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A.

Gramsci Interprete di Pirandello


Author(s): Paolo Cherchi
Source: Italica, Vol. 45, No. 2 (Jun., 1968), pp. 201-215
Published by: American Association of Teachers of Italian
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/478302
Accessed: 03-01-2016 14:24 UTC

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A. GRAMSCIINTERPRETEDI PIRANDELLO

In una lettera scritta in carcere e indirizzata alla cognata


Tatiana, Gramsci metteva in rilievo l'urgente necessita di com-
piere qualche studio " fur ewig ", perche la sua vita interiore
potesse essere assorbita e centralizzata da una ricerca sistematica.
Indicava quindi quattro temi da sviluppare; il terzo ha per
oggetto Pirandello:
Uno studio sul teatro di Pirandello e sulla trasformazione del gusto
teatrale che il Pirandello ha rappresentato e contribuito a determinare.
Sai che, molto prima di Adriano Tilgher, ho scoperto e contribuito a
popolarizzare il teatro di Pirandello? Ho scritto sul Pirandello dal 1915
al 192o, tanto da mettere insieme un volumetto di duecento pagine e
allora le mie affermazioni erano originali e senza esempio: il Pirandello
era o sopportato amabilmente o apertamente deriso.1

A questo passo bisogna apportare alcune correzioni, sia pure


tenui dato che si tratta di lapsus: le Cronache Teatrali che
Gramsci cur6 per l'Avanti! vanno dal 1916 al 1920; le cronache
su Pirandello messe assieme non costituiscono piu di una trentina
di pagine. Inoltre bisognerebbe ridimensionare l'impressione,
giustificata dalla lettura del passo, che Gramsci avesse esaltato
in termini ditirambici il teatro pirandelliano; infatti vicino ai
giudizi positivi non mancano le stroncature, pari in numero e
qualita ai primi. Si puo dire subito che l'alternarsi di queste
valutazioni rifletta una dicotomia di fondo, che Gramsci se da
una parte rimaneva ancorato ai criteri critici dell'estetica cro-
ciana, dall'altra era impegnato in una battaglia culturale che lo
portava a mordere il freno e a rifiutare quel tipo di critica
"frigidamente estetica." Ma prima di anticipare qualche con-
clusione sarebbe meglio esaminare le Cronache per vedere come
egli arrivi a superare una certa riluttanza e a proclamare Pi-
randello un " ardito" del teatro che deve essere sostenuto dalla
critica militante.
II primo dramma di Pirandello recensito sulle colonne del-
l'Avanti! il 24 marzo 1917 e Pensaci Giacomino.

Questa commedia di Luigi Pirandello e tutta uno sfogo di virtuosismo,


di abilitA letteraria, di luccichii discorsivi. I tre atti corrono su un solo

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binario. I personaggi sono oggetto di fotografia piuttosto che di appro-


fondimento psicologico: sono tutti ritratti nella loro esteriorita pii
che in una intima ricreazione del loro carattere morale. t questa del
resto la caratteristica dell'arte di Luigi Pirandello, che coglie della vita
la smorfia pid che il sorriso, il ridicolo pid che il comico: che osserva
la vita con l'occhio fisico del letterato piu che con l'occhio simpatico
dell'uomo artista e la deforma per un'abitudine ironica che e l'abitudine
professionale piu che visione sincera e spontanea. I personaggi sono di
una poverta interiore spaventosa in questa commedia, come del resto
nelle novelle, nei romanzi e nelle altre commedie dello stesso autore.
Hanno solo qualitA pittoriche: un pittoresco caricaturale, con qualche
velatura di malinconia, che e anch'essa smorfia fisica piu che passione.2

Si tratta di un giudizio prettamente estetico e, certamente, non


positivo. L'arte di Pirandello, tutta la sua produzione che
Gramsci pare conoscere, e caratterizzata secondo i canoni este-
tici idealistici: nell'autore prevale il momento " pratico " della
produzione artistica, cioe la " letteratura," il cerebralismo, il
virtuosismo, altissimo quanto si vuole ma sempre virtuosismo.
Perci6 la creazione dei personaggi e fatta a freddo, senza rapi-
mento lirico, e, tutt'al piu, con una venatura di malinconia.
Due settimane dopo (il 4 aprile) Gramsci scriveva in termini
entusiastici di Liola che giudichera poi sempre la migliore
commedia di Pirandello. Quest'entusiasmo, sostenuto da una
scrittura incisiva e brillante, non e senza una consapevolezza
polemica contro il pubblico che ha accolto freddamente l'opera
perche essa non si conclude in un bagno di sangue o in un
matrimonio. Piu tardi Gramsci spieghera diversamente questo
insuccesso. In Liola Pirandello e riuscito a liberarsi dei suoi
" vizi " artistici, da quella moralita inconsciamente predicatoria,
da quella verbosita spesso gratuita che affoga in una palude
di retorica la prima intuizione delle sue opere. II nucleo dram-
matico e artistico, la prima intuizione di quest'opera ha avuto
modo di decantarsi, di sedimentare tutti gli elementi spuri nel
romanzo II fu Mattia Pascal. Se la trama delle due opere e simile,
nella commedia

il fantasma artistico & stato completamente rinnovato: esso e diventato


pura rappresentazione, libero completamente di tutto quel bagaglio
moraleggiante e artatamente umoristico che lo aduggiava. Liolk e una

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 203

farsa, ma nel senso migliore della parola, una farsa che si riattacca ai
drammi satireschi della Grecia antica, e che ha il suo corrispondente
pittorico nella arte figurativa vascolare del mondo ellenistico. C'e da
pensare che l'arte dialettale cosi come e espressa in questo tre atti di
Pirandello, si riallacci con l'antica tradizione popolare della Magna
Grecia, coi suoi fliaci, coi suoi idilli pastorali, con la sua vita dei campi
piena di furore dionisiaco, di cui tanta parte e pure rimasta nella tra-
dizione paesana della Sicilia odierna, la dove questa tradizione si e
conservata pit viva e piu sincera. g una vita ingenua, rudemente sincera,
in cui pare palpitino ancora i cortici delle querce e le acque delle fon-
tane: e una efflorescenza di paganesimo naturalistico, per il quale la
vita, tutta la vita e bella, il lavoro e un'opera lieta, e la fecondita
irresistibile prorompe da tutta la materia organica.3

II giudizio e sempre di stampo crociano, anche se una leggera


incrinatura in seno a quel tipo di lettura e rappresentata dal-
l'accostamento dell'arte di Liola con quella della Grecia antica.
Questo riaccostamento, inconcepibile nel mondo della teoresi
crociana, dato il carattere di aseita dell'arte, ha qui un significato
tutto empirico ma che gia rivela un interesse ancora allo stato
aurorale per la letteratura popolare; e, piu tardi, proprio su
questo spunto eterodosso Gramsci costruira la sua analisi del-
l'opera.
I1 diagramma della critica gramsciana su Pirandello conosce
una punta molto bassa con la recensione della terza commedia,
Cosi e (se vi pare). In quest'opera Pirandello avrebbe voluto
drammatizzare un'asserzione filosofica alquanto banale: la verita
oggettiva non esiste. Ora, se questa tesi non ha alcuna consistenza
logica, puo fornire, nondimeno, il tema per un'azione drammati-
ca. Senonche Pirandello e rimasto alquanto lontano dalla com-
piutezza artistica giacche la sua affermazione filosofica rimane
estrinseca, non si realizza in dramma. Tutto vi e falso: la curio-
sita pettegola del mondo provinciale che non si dimostra suffi-
ciente a muovere tutta l'azione; il dialogo e un puro e semplice
" aggregato meccanico " di parole; i personaggi non hanno alcuna
consistenza morale. L'opera, come giustamente la chiama Pi-
randello, e una parabola.
La parabola e qualcosa di misto fra la dimostrazione e la rappresenta-
zione drammatica, la logica e la fantasia. Pub essere un mezzo efficace
di persuasione nella vita pratica, e un mostro nel teatro, perche nel

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204 PAOLO CHERCHI

teatro non bastano gli accenni, perche nel teatro la dimostrazione e


impersonata in uomini vivi, e gli accenni non bastano piu, e le sospen-
sioni metafisiche devono scendere al concreto della vita, perche nel teatro
non bastano le virtd dello stile per creare bellezza, ma e necessaria la
complessa rievocazione di intuizioni interiori profonde di sentimento
che conducano ad uno scontro, a una lotta, che si snodino in una
azione.4

Cosi e (se vi pare) e dunque un fatto di pura letteratura, e di


questa natura e anche la frase finale della signora Ponza: uno
sgambetto logico. Al vero dramma l'autore ha semplicemente
accennato: esso e tutto nella vita intima del signor Ponza e
della signora Frola " che non rappresentano pero la vera vita,
l'intima necessita dei loro atteggiamenti esteriori, ma sono pre-
sentati come pedine della dimostrazione logica." 5
Permane qui un'atteggiamento negativo nei riguardi della
"letteratura " che soffoca il " frammento " drammatico costituito
dalla vita intima dei due pseudopazzi.
Senonche, il virtuosismo, la " praticita " e la " letteratura"
di Pirandello vengono riscattate appieno nella recensione succes-
siva, scritta un mesetto dopo a proposito de II piacere dell'onesta.
Per la prima volta Gramsci rompe il solito schema di giudizio
e passa a valutare l'opera di Pirandello da un punto di vista
di tipo storico-culturale.

Luigi Pirandello e un ' ardito' del teatro. Le sue commedie sono tante
bombe a mano che scoppiano nei cervelli degli spettatori e producono
crolli di banalita, rovine di sentimenti, di pensiero. Luigi Pirandello
ha il merito grande di far, per lo meno, balenare delle immagini di
vita che escono fuori dagli schemi soliti della tradizione, e che pero
non possono iniziare una nuova tradizione, non possono determinare
il cliche di moda. C'e nelle sue commedie uno sforzo di pensiero astratto
che tende a concretarsi sempre in rappresentazione, e quando riesce dS
frutti insoliti nel teatro italiano, d'una plasticita e d'una evidenza
fantastica mirabile.6

Inaspettatamente tutte le opere finora analizzate ci appaiono


sotto diversa luce che su di esse si riverbera la positivita di
questo giudizio. La bonta del teatro pirandelliano non e da ri-
cercare nei risultati artistici, che sono per lo piu frammentari
anche se di grande intensita drammatica, quanto nella loro

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 205

efficacia culturale. I1 gusto del pubblico italiano - Gramsci lo


nota piu volte si e fatto " lapposo," pago dei vaudevilles francesi
e dei miti cari al teatro romantico-borghese di Giacosa, Berrini,
Praga, Gallina, ecc. E il teatro non spoltrisce questi cervelli
rimminchioniti che vedono nelle rappresentazioni un buon di-
gestivo, uno spettacolo da dopocena anziche un fatto educativo.7
Percio Pirandello e un " ardito," perche violando questa conni-
venza tra autori e pubblico da a quest'ultimo pensieri ed idee
che mettono in crisi quello statico mondo di concezioni e ideolo-
gie accettate acriticamente.
Purtroppo l'astrattezza di pensiero nel drammaturgo siciliano
da dei frutti artistici occasionali nel senso che il tentativo di
trasfondere i suoi filosofemi in creazioni poetiche vive, rimane
un'aspirazione piu perseguita che realizzata. Forse e questa
frammentarieta di risultati che, in mente di Gramsci, non per-
mette l'instaurazione di una nuova tradizione teatrale. D'altra
parte esistono anche dei limiti oggettivi che possono spiegare
la difficolta, per un autore italiano, di rinnovare integralmente
il teatro. Si pensi un po' al teatro del grottesco che costituisce
l'esperienza piu seria ed impegnata per un rinnovamento della
moda teatrale. Ma fino a che punto questo teatro puo essere
considerato rivoluzionario? Riportiamo un passo in cui il nome
di Pirandello e posto vicino a quello di alcuni autori del teatro
grottesco, come Antonelli, San Secondo, Veneziani, Cavacchioli,
autori dalla fantasia " legnosamente arida... matematica " ma che
divertono, pur annoiando un po' per la loro pedanteria, della quale
sono figli non degeneri. Divertono e interessanoperche, insomma, questi
giovani adempiono pure a un compito: rendere intollerante la vecchia
moda del teatro romantico da appendice, sfrenare una irrequietudine
interiore e corrodere i sedimenti di sugna inacidita che facevano grossi
i cuoricini microscopici. .... difficile analizzarele loro commedie, senza
dilungarsi sazievolmente; non si puo essere severi, perche sono una
istituzione del gusto, che non ha ancora esaurito il suo ufficio storico.8

II teatro di Pirandello, come quello degli autori del grottesco,


risponde ad una funzione storica e ad un certo gusto. Esso e
un teatro borghese, di una borghesia non nella sua fase espan-
siva, ma piuttosto nella sua fase involutiva.9 Cosi Gramsci prima
del D'Amico e del Simoni,10 coglieva i limiti rivoluzionari di

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206 PAOLO CHERCHI

quel teatro che porta si a conseguenze estreme e grottesche i


miti che avevano animato le scene tardo-romantiche, ma, d'altra
parte, esaurisce il suo impegno in questo atteggiamento negativo
senza riuscire a presentare contenuti ideologicamente nuovi e,
quindi, ad instaurare una nuova tradizione teatrale. Uniti in
questo sforzo comune di seppellire con esequie farsesche il teatro
dei Rovetta e dei Praga, questi autori si collocano indubbiamente
su livelli diversi: il piu alto spetta a Pirandello perche esiste
in lui non solo un piu forte temperamento d'artista ma anche
una piu profonda consapevolezza ideologica.
Cio che sorprende nel corpus di queste Cronache e che,
una volta stabilita la natura dell'" arditezza " artistica di Pi-
randello, Gramsci ritorni ad una valutazione quasi sempre este-
tica delle opere pirandelliane. Ma sorprende maggiormente il
fatto che anche sul piano estetico questi giudizi siano sottoposti
ad una correzione apportata a posteriori: ogni commedia di
Pirandello viene paragonata alle precedenti con conclusioni
sempre intinte di delusione. Sembrerebbe che Gramsci, pur con-
sapevole della " malattia " storica di Pirandello, ne aspettasse
un capolavoro, come della malattia dell'ostrica ci aspettiamo la
perla. Recensendo A' berritta ccu li ciancianeddi, trova che in
essa l'autore non e riuscito a creare dei " momenti drammatici"
come in Cosi e (se vi pare) o ne II piacere dell'onesta; ma abbia-
mo gia visto che la prima delle due commedie addotte in con-
fronto fosse stata giudicata completamente povera di risorse
drammatiche.11 Ne A' berritta ccu ii ciancianeddi, la contraddi-
zione tra l'essere e il dover essere, il sofisma e il paradosso non
arrivano neppure alla vivacita del dialogo registrata nelle opere
precedenti.
Piu sbrigativo e il giudizio espresso su II gioco delle parti,
giudizio in cui tutta la produzione pirandelliana viene assunta
quasi come un " genere " teatrale a se stante, per concludere che
l'opera in esame conserva di questo " genere " solo gli aspetti
tecnici: " La commedia del Pirandello non e delle migliori del
genere di Pirandello: il gioco vi e diventato meccanismo esteriore
di dialogo, puro sforzo letterario di verbalismo pseudofilo-
sofico." 12

Negativo senz'altro e il giudizio su L'innesto:

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 207

Sono stentati i tre atti, prolissi nella loro secchezza e congestione. I,'ar-
gomento e posto, ma non e vivificato, la passione e la follia sono presup-
poste, ma non rappresentate. Ii Pirandello non ha neppure realizzato
una di quelle sue " conversazioni " drammatiche, che se non conteranno
molto nella storia dell'arte, avranno invece molta parte nella storia
della cultura italiana.3

Riappare qui in forma generica un cenno alla funzione culturale


esercitata dal teatro pirandelliano.
Essa viene specificata, ma anche limitata all'area del solo
pubblico, nella recensione successiva. L'opera in questione e
La ragione degli altri, in cui Pirandello rinuncia ai suoi pre-
diletti temi letterari e filosofici per drammatizzare solo dei motivi
di primordiale umanita ". L'istinto materno e l'egoismo proprio
di ogni amante entrano in violento urto...

rappresentato senza lenocini oratori, senza scene grandiloquenti, e percib


direttamente rivolto a colpire tutte le abitudini del pubblico che reagi-
sce con irti tutti i pregiudizi piccolo borghesi.14

Ma rispunta subito la pregiudiziale estetica e il dramma ne esce


piuttosto malconcio. Le opere di Pirandello hanno per lo piu
un carattere di sommarieta a cui non si sottraggono ne l'opera
appena esaminate ne Come prima, meglio di prima, dove persi-
no il dialogo, sempre vivo e serrato in Pirandello, e poco
curato.15
L'ultima recensione che Gramsci scrisse per l'Avanti! il
16 dicembre del 192o, riguarda Cece, atto unico al quale son
dedicate solo due righe: " e una sciocchezza semplice senza capo
ne coda: si descrive a puro titolo di far il solletico sotto la
pianta dei piedi, come avvenga che un viveur riesca a non
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pagare seimila lire a una prostituta."
Le recensioni riguardanti Pirandello sono in tutto dieci ed
esse offrono un saggio abbastanza chiaro della finezza critica di
Gramsci, specialmente se si tien conto che, per esigenze giornali-
stiche, venivano redatte nelle prime ore del mattino. Si parago-
nino, per esempio, con quelle di Silvio D'Amico e si vedra subito
che esse collimano in piu d'un punto: entrambi i critici mettono
a fuoco la " cerebralita " e l'aspetto " canovaccesco " delle opere
di Pirandello. Ma mentre le cronache del D'Amico presentano

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208 PAOLO CHERCHI

una definita omogeneita metodologica giacche la tela di giudizio


e sempre e soltanto estetica, quelle di Gramsci presentano un
aspetto piu complesso e multiforme. In Gramsci, allora " ten-
denzialmente crociano," matura progressivamente l'esigenza di
considerare nell'opera letteraria gli aspetti piu specificamente
culturali. In tutte le Cronache infatti, se esaminate nel loro
fieri, come graduale acquisizione di chiare posizioni critiche,,
si avverte correre, sempre piu grosso, un filone di eterodossia
crociana: l'attenzione e la polemica verso il pubblico borghese,
la riabilitazione del dramma d'arena, l'analisi dell'industria
teatrale di Torino e dell'opera di attori e registi, sono tutti
elementi che inquinano la purezza del giudizio e tendono a ren-
derlo " impuro " calandolo in un mondo di realta quotidiana.
Certo, tale tendenza che prelude 1'" umanesimo integrale" di
Gramsci, non ha, per il momento, nessuna convincente soluzione
teoretica, ed e forse azzardato dire che l'avra in seguito. Ma
Gramsci non puo prescindere dal sottolineare, quando vi siano,
tutti quegli elementi di cultura che s'accompagnano ad un'opera
d'arte. Ci pare quindi che il giovane sardo in queste Cronache
operi empiricamente secondo quella differenziazione di funzioni
che, con discorso piu ampio svolto nei Quaderni del carcere,
egli attribuira al critico artistico e al critico politico rispettiva-
mente.l7 Ma qui non importa tanto segnalare la presenza di
queste aporie, quanto stabilire che solo quel nucleo di spunti
eterodossi viventi accanto all'estetica crociana permettono a
Gramsci di indicare per primo 1'" arditezza " culturale piran-
delliana.
Quando la meditazione assidua sui problemi dell'organizza-
zione della cultura e della funzione degli intellettuali conferi-
ranno a Gramsci una prospettiva piu matura, egli ritornera a
Pirandello, senza piu impegni giornalistici e col proposito di-
chiarato di sviluppare organicamente alcune sue vecchie idee
sulla rivoluzione culturale del siciliano. Ed e singolare il fatto
che di tanti autori recensiti per l'Avanti! Gramsci riprenda
in esame solo Pirandello. Il drammaturgo siciliano, sia pure
militando all'interno d'una tradizione borghese, era pur sempre
un rivoluzionario che non poteva non incontrare la simpatia
di Gramsci. Vociani, futuristi (almeno quelli di piu alto inge-

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 209

gno), autori del grottesco come Chiarelli e Pirandello, lavoravano


tutti ad operare uno svecchiamento della cultura italiana, il
fondatore dell'Ordine Nuovo, propugnatore di un rinnovamento
culturale, non poteva non incoraggiare questi "arditi." Ma
Pirandello, come abbiamo gia detto, merita un'attenzione spe-
ciale per l'irruenza e genialita frammentaria che anima la sua
polemica.
Purtroppo Gramsci non porto mai a termine il saggio cui
alludeva nella lettera indirizzata a Tatiana, e lascio solo una
serie di schede di lunghezza varia,l8 in cui accenna ad alcuni
punti fondamentali del suo progettato lavoro, lasciando dei
vuoti su altri punti, suscitando cosi in chi li esamini la tenta-
zione di riempirli.
II problema che pare costituisca il centro della meditazione
gramsciana riguarda 1'" ideologia " di Pirandello. Potrebbe sem-
brare un aspetto "allotrio" laddove si tratti di giudicare
un'opera d'arte, ma e certamente il punto sul quale i critici
discutono con maggiori dissensi. Siffatte discussioni poggiano
nella certezza che in Pirandello esista una " filosofia " sui generis,
il cosidetto " pirandellismo," molto vicino al soggettivismo ideali-
stico dal quale Pirandello avrebbe attinto i postulati della sua
concezione del mondo. Per Gramsci il " pirandellismo" e una
chiave critica (ma si chiamerebbe meglio un " grimaldello ") esco-
gitata da interessi ideologici.
Ad avviare la polemica e stato Adriano Tilgher che " aveva
fatto del Pirandello 'un poeta del problema centrale', cioe
aveva dato come 'originalita artistica' del Pirandello cio che
era un semplice elemento culturale da tenersi subordinato e da
esaminare in sede culturale." Queste idee hanno indubbiamente
orientato la produzione di Pirandello, per cui bisognerebbe di-
stinguere la produzione anteriore all'interpretazione tilgheriana
da quella posteriore. I cattolici, come Silvio d'Amico, hanno
accettato la formula del " pirandellismo " solo per dimostrarne
la scarsa coerenza logico-filosofica e minimizzarne tutti gli apporti
storico-culturali. I crociani (Italo Siciliano ne e il rappresentante
piui noto) prestano un'attenzione negativa al " pirandellismo ",
perche di natura affatto " parassitaria " ai fini dell'arte, e fini-
scono cosi col buttare via il bagno con il bambino dentro.

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210 PAOLO CHERCHI

Nessuno di questi critici si preoccupa di rinvenire nella storia


la genesi dell'ideologia pirandelliana: per loro e un fatto scontato
e comodo che essa sia di filiazione idealistica. Ne a metterli
sulla buona strada e sufficiente ricordare che Pirandello si
educo in Germania, ma nella Germania del positivismo filolo-
gico e che da positivista scrisse di stilistica e di estetica. E qui,
con la precisa intenzione di mostrare l'aspetto " non-libresco"
del pirandellismo, s'inserisce il discorso critico di Gramsci, con
un duplice fine: studiarne la natura storica e vedere come e
quando esso si concreti in arte.
Non c'e dubbio che Pirandello abbia una Weltanschauung
costruita sul principio della dialettica. La sua concezione del
mondo e pero troppo individuale e quindi incapace di diffusione
nazionale-popolare, anche se ha avuto una grande importanza
critica e di corrosione di un vecchio costume teatrale.

L'importanzadel Pirandello mi pare di carattere intellettuale e morale,


cioe culturale, piu che artistica: egli ha cercato di introdurre nella
cultura popolare la " dialettica " della filosofia moderna, in opposizione
al modo aristotelico-cattolico di concepire 1' " oggettivith del reale."
L'ha fatto come si pu6 fare nel teatro e come pu6 farlo il Pirandello
stesso: questa concezione dialettica dell'oggettivith si presenta al pub-
blico come accettabile, in quanto essa e impersonata da caratteri di
eccezione, quindi sotto veste romantica, di lotta paradossale contro il
senso comune e il buon senso. Ma potrebbe essere altrimenti? Solo cosi
i drammi del Pirandello mostrano meno il carattere di " dialoghi filo-
sofici," che tuttavia hanno abbastanza, poiche i protagonisti devono
troppo spesso " spiegare e giustificare " il nuovo modo di concepire il
reale; d'altronde il Pirandello stesso non sempre sfugge da un vero e
proprio solipsismo, poiche la "dialettica " in lui e piu sofistica che
dialettica.

II richiamo alla " dialettica " della filosofia contemporanea po-


trebbe sembrare una concessione fatta da Gramsci alle tesi che
vuol combattere, impegnate tutte a sostenere la natura "li-
bresca " del pirandellismo. Ma e una concessione piu volte
ritrattata: se la dialettica di Pirandello presenta dei punti in
comune con il soggettivismo moderno, si tratta solo di una coin-
cidenza casuale. All'origine di queste dialettica sta la contraddit-
torieta della personalita pirandelliana. Pirandello e un siciliano
che nello stesso tempo e " italiano " ed " europeo " e tali attri-

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 211

buti si giustappongono in una composita personalita. Come ogni


siciliano che tenti di inserirsi in un contesto di vita nazionale,
Pirandello esperimenta in se la difficolta di trovare un " ubi
consistam," un'univocita del proprio essere. Per capire meglio
il senso dell'affermazione gramsciana giova ricordare che il fulcro
della polemica critico-letteraria di Gramsci e il concetto di lette-
ratura nazionale-popolare. Una storia della cultura italiana
sub specie litterarum dimostra come gli autori e gli intellettuali
in genere abbiano vissuto in un'Italia artificiata e cosmopolita,
lontani dagli interessi vivi del popolo-nazione. Gli intellettuali
non hanno saputo creare una nazione omogenea, ne quel
consenso corale suscitabile solo per mezzo dell'egemonia cultu-
rale; ed e per questo che nelle regioni italiane gli strati periferici
e medi non partecipano della vita dell'Italia unita. Percio l'in-
tellettuale che vive i problemi della sua regione, quando e chia-
mato a presentarli in campo nazionale riesce al massimo a
conservarli nel loro aspetto formale non coi loro contenuti
reali. La crisi, l'angoscia, lo smarrimento, problemi ontologici
irrisolvibili perche proteiforme e l'essere che vi si esamina,
sono la necessaria conseguenza.
Ora Pirandello, che dal rapporto io - gli altri - la natura
ha ricavato le regole della sua dialettica, e consapevole di queste
sue contraddizioni e in ci6 risiedono la sua importanza cultu-
rale e i suoi limiti artistici. Ma prima di passare ai risultati piu
propriamente artistici vogliamo insistere, perche Gramsci vi
insiste, sul fatto che il pirandellismo, almeno nelle sue prime
prove, non sia un fatto libresco, ma una concezione del mondo
maturata in quel condizionamento d'essere siciliano, italiano,
ed europeo ad un tempo. Come riprove ulteriori di cio, il
pensatore sardo, avanza due ipotesi: la prima, molto azzardata,
e che Pirandello usi i suoi sofismi e il suo solipsismo per " sfotte-
re" il soggettivismo filosofico; la seconda, ormai verificata, con-
siste in un perspicace accostamento tra il concetto di " teatra-
lita " di Evreinov e il pirandellismo.'9
L'insistere sulla genesi storica del pirandellismo e dovuto,
oltre ai motivi che abbiamo esposto, all'esigenza di spiegare la
disparita artistica delle opere di Pirandello, non invocando piu
momenti di un'ineffabile grazia che con Pirandello civetta, una

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212 PAOLO CHERCHI

volta concedendoglisi e una volta negandoglisi, ma vedendo se


contenuti reali o problemi fittizi stiano alla base di queste opere.
In tutti i drammi del siciliano i personaggi presentano dei
punti di vista filosofici; bisogna pero stabilire se

i) questi punti di vista sono presentati in modo " filosofico," oppure i


personaggi vivono questi punti di vista come individuale modo di
" "
pensare? Cioe, la " filosofia implicita e esplicitamente solo " cultura
ed " eticita " individuale, cioe esiste, entro certi gradi almeno, un pro-
cesso di trasfigurazione artistica nel teatro pirandelliano? E ancora, si
tratta di un riflesso sempre uguale, di carattere logico, o invece le
posizioni sono sempre diverse, cioe di carattere fantastico?; 2) questi
punti di vista sono necessariamente di origine libresca, dotta, presi dai
sistemi filosofici individuali, o non sono invece esistenti nella vita stessa,
nella cultura del tempo e persino nella cultura popolare di grado
infimo, nel folclore?

La risposta a questi quesiti e, per Gramsci, un'operazione pre-


liminare al discorso estetico. Per renderli pii semplici, ripor-
tiamo ancora un passo, evitando cosi di diluirne l'essenzialita
con una parafrasi:

Questo secondo punto mi pare fondamentale ed esso pu6 essere risolto


con un esame comparativo dei diversi drammi, quelli concepiti in
dialetto e dove si rappresenta una vita paesana, " dialettale " e quelli
concepiti in lingua letteraria e dove si rappresenta una vita superdialet-
tale, di intellettuali borghesi di tipo nazionale e anche cosmopolita.
Ora, pare che, nel teatro dialettale, il pirandellismo sia giustificato da
modi di pensare " storicamente " popolari e popolareschi, dialettali;
che non si tratti cioe di " intellettuali " travestiti da popolani, di popo-
lani che pensano da intellettuali, ma di reali, storicamente, regional-
mente, popolani siciliani, che pensano e operano cosi, proprio perche
sono popolani e siciliani. Che non siano cattolici, tomisti, aristotelici
non vuol dire che non siano popolani e siciliani; che non possano cono-
scere la filosofia soggettivistica dell'idealismo moderno non vuol dire
che nella tradizione popolare non possano esistere filoni di carattere
" dialettico " e immanentistico. Se
questo si dimostrasse, tutto il castello
del pirandellismo, cioe dell'intellettualismo astratto del teatro piran-
delliano crollerebbe, come pare debba crollare.

Le riserve che concludono il passo valgono solo a dare tono di


ipotesi a tutte le osservazioni precedenti, ma non rappresentano

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 213

in modo alcuno un dubbio sui criteri metodologici proposti.


Liola e per Gramsci un capolavoro, anche se molti " frammenti"
bellissimi sono riscontrabili nelle altre opere. Si puo osservare
che per arrivare a queste conclusioni e sufficiente una lettura
" pura " di tipo crociano, una lettura " frigidamente estetica."
Ma se si vuol capire il perche di questa disparita di risultati
artistici occorre servirsi di uno storicismo integrale che studi
nella storia le forze spirituali ed economico-politiche nelle loro
reciproche interferenze. Si vedra allora, nel caso di Pirandello,
che laddove i drammi " dialettali aderiscono ad un contenuto
reale, i drammi superdialettali annaspano in un vuoto pratico.
In altre parole, quando il mondo portato sulle scene e vero,
quando Pirandello non e portato a trasformare le pale dei mulini
a vento in giganti come l'eroe del Cervantes, allora i suoi per-
sonaggi non sono eccezionali, non devono troppo " spiegare e
giustificare " ma sono personaggi " tipici " e la Wiederspiegelung
della realta diventa poetica.
Questo dato critico si trasforma agilmente in dato politico,
indicando chiaramente il complesso circolo in cui si iscrivono
gli interessi gramsciani: in Italia non esiste un'unita nazionale-
popolare che assimili le realta regionale-popolare. L'intellettuale
che voglia superarla deve affrontare il rischio di esaurire la
propria vitalita critica e di esser fagocitato dall'accademismo,
la torre eburnea dei nostri letterati, la tabe della nostra cultura.
E Pirandello affronta questo rischio, ma la sua prepotente perso-
nalita d'artista, il coraggio di drammatizzare le sue contraddi-
zioni, anche se non producono capolavori, entrano come un
turbine sulla scena italiana, sradicando pregiudizi e inferendo
un colpo mortale a quel mondo melodrammatico che vive nel
teatro come ipostasi del gusto borghese. In cio la sua funzione
culturale, e la presenza di Pirandello rappresenta una svolta
decisiva nella storia del teatro italiano.
Termina qui il discorso gramsciano su Pirandello, discorso
che abbiamo riassunto cercando di inserirlo nel contesto dei
temi cari al prigioniero di Turi. Oggi che la fase agiografica
degli studi su Gramsci pare conclusa, anche su queste schede
critiche potrebbero avanzarsi delle riserve. II concetto di lette-

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214 PAOLO CHERCHI

ratura nazionale-popolare viene proclamato da piu parti inade-


guato per intendere un qualsiasi movimento di avanguardia e
tanto meno per suscitarne.20 Tutto questo puo esser vero ed e
senz'altro vero in parte; ma se a quel concetto non si da solo
valore di criterio estetico, bensi lo si considera in cio che ha
di programmatico, di pedagogico-politico, cioe come strumento
di politica culturale; e se, soprattutto, lo si studia illic et tune,
vale a dire nel momento storico che esprimeva, si capira l'asso-
luta novita del discorso gramsciano. Gramsci non si forgiava uno
strumento per capire le avanguardie italiane ed europee del
Novecento che, per note vicende biografiche e di formazione,
non pote conoscere; ma rimane il fatto che egli fu il primo ad
intendere l'importanza storica di Pirandello. Egli poteva esami-
nare le opere pirandelliane con le sole estetiche che conoscesse:
quella desanctisiana, quella crociana, e quel tanto che della
bergsoniana era penetrato in Italia per mezzo de La Voce.
Nessuna lo soddisfaceva appieno e l'impuro concetto di lettera-
tura nazionale-popolare era cio che meglio gli sembrava venire
incontro alle esigenze di critico militante e di organizzatore cultu-
rale. Esso nacque come necessita di resistere ai movimenti di
"
Strapaese " e " Stracitta " che si perdevano in un provincia-
lismo di maniera o in un cosmopolitismo vuoto. Gramsci capiva
bene che quella letteratura non poteva costituire l'inizio di un
Rinascimento, di un " ordine nuovo " proprio perche non rappre-
sentava in modo alcuno un'andata al popolo. Ora, Pirandello
rappresentava per lui la prima fase del rinascimento auspicato,
un'andata al popolo non certo paternalistica e pacifica, bensi
violenta e in polemica viva con quel mondo di paternalismo
cattolico e borghese. E affinche piu giustificate apparissero le
esigenze polemiche del pirandellismo, Gramsci lo liberava dalle
ipoteche " accademiche " e " libresche " perche non fosse dissolto
in una diatriba avvocatesca e sepolto poi negli archivi. Egli, del
pirandellismo, tentava una nuova eziologia, ne cercava le cause
nel punto piu basso, nella storia. Questa ci pare la conquista
metodologica ancora valida, e ci conforta in quest'idea il recente
e acuto saggio del Salinari che, proprio nella " sicilianita " di
Pirandello, nella condizione storica-culturale della Sicilia entrata

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A. GRAMSCI INTERPRETE DI PIRANDELLO 215

a far parte dell'Italia unita, ha colto la genesi della " crisi della
decadenza, " del " pirandellismo. "21

PAOLO CHERCHI
University of Chicago

Lettere dal carcere, Torino, 1947, p. 28. La lettera e datata al


19 marzo 1927.
2
Letteratura e vita nazionale, Torino, 1950, p. 281 sg.
3 Ivi, ' Ivi, p. 299. 5 Ivi, p. 300. 6 Ivi, p. 307.
p. 283 sg.
7 Su questo aspetto delle Cronache cfr. Gian Carlo Ferretti, " Sulle
cronache teatrali di Gramsci," in Societi, XIV (1958), p. 263 sgg.
8 Letteratura e vita nazionale, cit., p.
348 sg.
9 Cfr. Gigi Livio, Introduzione al Teatro grottesco del Novecento,
Milano, 1965.
10 Le idee del D'Amico sul teatro grottesco hanno la loro prima for-
mulazione in II teatro dei fantocci, Firenze, 1920. Per il Simoni si veda
l'Introduzione a E. Cavacchioli, L'uccello del paradiso, Milano, 1920.
Letteratura e vita nazionale, cit., p. 313 sgg.
2
Ivi, p. 346. 13
Ivi, p. 352. 4 Ivi, p. 15Ivi, p.
375
379. 16 Ivi, p. 389.
17 I1 discorso sull'estetica e sulla metodologia critica di Gramsci &
quanto mai complesso e controverso e ci riserviamo di svolgerlo ampia-
mente in un libro in preparazione. Per il momento si possono vedere, fra
i contributi piu cospicui, G. Petronio, " Gramsci e la critica letteraria " in
Studi Gramsciani, Roma 1958, p. 223 sgg.; A. Seroni, " La distinzione fra
'critica d'arte' (estetica) e ' critica politica' in Gramsci, il concetto di
'lotta culturale' e le indicazioni metodiche per un nuovo storicismo cri-
tico," ivi, p. 259 sgg.; G. Della Volpe, " Intervento," ivi, p. 243 sgg.;
G. Scalia, " Metodologia e sociologia della letteratura in Gramsci," ne
La citta futura, Milano, 1959, p. 329 sgg.; A. Guiducci, A proposito di
estetica in Gramsci," ivi, p. 369 sgg.; R. Musolino, Marxismo ed estetica
in Italia, Roma, 1963, p. 27 sgg.
18 Queste schede sono tutte raccolte in Letteratura e vita nazionale,
cit., sotto il capitolo " Ii teatro di Pirandello," p. 46-53. Data la brevita
del capitolo, ci pare opportuno non allungare il corpo di queste note con
fitti richiami indicanti le pagine da cui le citazioni sono ricavate.
19 Cfr. 0. Budel, Pirandello, Londra, 1966, p. 96 sgg.
20 Cfr.
soprattutto A. Asor Rosa, Scrittori e popolo. Saggio sulla lettera-
tura popolista in Italia, Roma, 1965, p. 257 sgg.; ma si vedano le obiezioni di
G. Nava " Da Gramsci all'avanguardia," ne II Ponte XXIII (1967) 2,
p. 201 sgg. Sulla letteratura per il popolo idee incerte e generiche in
A. Lebedew, " Kunst fur den Massenbedarf. Antonio Gramscis ' Briefe aus
dem Kerker '" in Kunst und Literatur, XIII (1965), 4, p. 333 sgg.
21 C. Salinari, Miti e coscienza del decadentismo italiano, Milano,
1960, p. 249 sgg.

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