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Renzo a Milano

Partendo dal fatto che Renzo è un personaggio sempre in evoluzione, gli evenimenti di Milano
sono stati fondamentali per la sua crescita, da personaggio ingenue e inesperto passando per le
avventure di Milano acquista esperienze e conoscenze impara a non commettere più passi falsi ed
è molto più prudente con le persone che conosce.

Sulla strada verso Milano Renzo pensa in continuo a don Rodrigo con odio e furia, ma i suoi ideali
cristiani prevalgono ogni volta la rabbia prende il soppravvento e pregando si calma, arriva a
Milano l’11 Novembre 1628 il giorno dell’assalto al forno delle Grucce.

Il suo carattere curioso fa sì che non trovando padre Bonaventura al monastero si dirige verso la
protesta , dove osserva quello che succede e decide sempre di seguire la folla. All’inizio Renzo è
imparziale, non sa se il saccheggiamento dei forni sia giusto o sbagliato visto che il popolo era
affamato, ma quando arrivano a casa del vicario e iniziano a chiedere la sua morte sà che non può
non intervenire e grida alla folla invoncando invocando la loro pietà. Ma la folla addirata non sente
ragioni e cercano di farla pagare anche a Renzo che credono sia un aiutante del vicario, non viene
catturato solo perchè l’attenzione viene attirata da altri protestatari che vogliono usare una scala
per entrare in casa.

Il carattere ingenuo di Renzo e la sua sicurezza lo indennano a dire un discorso nel quale denuncia
la sua più grande convinzione, che la politica sia sinonimo di “imbroglio, astuzia e ipocrisia”,
anche se lui non si sente un rivoluzionario, (come Manzoni stesso).

Grazie al suo discorso viene scambiato per un sostenitore della rivolta, la sua impulsività lo induce
a perdere il controllo e si trasforma in una persona ingenuamente minacciosa, attirando
l’attenzione di un “birro” che fa finta di aiutarlo a trovare un posto dove passare la notte. All’osteria
riesce a farlo ubriacare e cerca sapere il suo nome visto che Renzo non vuole dirlo al locandiere.
La sua ingenuità lo porta a fare di nuovo discorsi che criticano la società e le persone che “usano
la penna” , essendo anche ubriaco il birro riesce facilmente tramite un gioco a sapere il suo nome.
Renzo credendolo veramente un amico gli offre da bere e cerca di discutere acora con lui, ma
avendo estrapolato le invormazioni di cui aveva bisogno il birro se ne va.

Il giorno seguente vengono ad arrestare Renzo, ma accorgendosi del pericolo, mentre lo stavano
portando via riesce a far capire alla gente che lo stanno portando via, cosi le persone iniziano a
radunarsi intorno a lui e riesce a scappare senza che nessuno lo veda. In questa sequenza viene
fuori l’astuzia di Renzo, che non crede alle parole del notaio e alle sue promesse, grazie al suo
instinto riuscirà a scappare e mettere in salvo la sua vita.

“E subito alzò la voce: figliuoli! Mi menano in prigione, perchè ieri ho gridato: pane e giustizia.
Non ho fatto nulla; son galantuomo: aiutatemi, non m’abbandonate, figliuoli!”

Più tardi scoprirà che molte persone sono state arrestate e saranno impiccate perchè facevano parte
della lega, il gruppo che ha fatto partire le rivolte.

Alla fine quando Renzo andrà via da Milano, si percepisce la sua crescita, grazie a tutti gli
evenimenti che lo hanno scombussolato e fatto riflettere. E’ un giovane pacifico, per natura è
predisposto al bene avendo degli ideali cristiani solidi crede nella pace, nella carità e nella giustizia.
A prova di ciò, oltre che nel discorso appassionato che rivolge alla folla dopo che Ferrer se n'è
andato, anche il secondo discorso, quello all'osteria dove esprime avvincentemente la sua passione
per la giustizia, l’odio per la violenza e l’inganno.