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La Fede e l’intuizione del Logos cosmico

Comunemente si ritiene che la fede in Dio sia un fatto che


appartiene esclusivamente alla sfera religiosa, intesa come un
dominio specifico all’interno della più vasta realtà universale, o,
secondo un’idea più ristretta, della vita mentale dell’essere umano.
La fede sarebbe solo un sentimento, più o meno indefinibile, e
comunque difficilmente giustificabile, che non avrebbe alcun
legame immediato con la nostra comprensione della realtà, non
avendo nulla in comune con la razionalità, e quindi nemmeno con
un’intelligente interazione col mondo, la quale dovrebbe invece
dipendere dalla sola conoscenza delle sue dinamiche concrete. In
base a questo assunto, il credo in un’entità superiore chiamata
«Dio» sarebbe dunque un’opzione che si può liberamente
scegliere oppure no, senza che ciò possa avere alcuna incidenza od
influenza sul rapporto effettivo che abbiamo col mondo di cui
siamo parte, con la nostra ordinaria e continua esperienza di esso.
In verità, tutto ciò potrebbe sembrare vero ed evidente unicamente
a tutti coloro i quali, malgrado le apparenze, e nonostante il loro
pragmatismo, hanno un contatto assai superficiale con il mondo, e
soprattutto con se stessi. A quella concezione estremamente
riduttiva della fede si contrappone innanzitutto il caposaldo
indispensabile di qualunque autentica teologia: Dio è
l’Intelligenza Suprema, l’Essere la cui Sapienza ha creato
l’universo e lo governa costantemente. Intendiamo quindi
dimostrare come questi dogmi siano del tutto connaturati alla
stessa intelligenza umana, ossia come inconsciamente essi siano la
parte più essenziale della nostra presenza cosciente nell’universo,
e come, in questo senso, essi siano inconsapevolmente
fondamentali anche per coloro i quali si professano atei.
Procederemo applicando a questa questione il precetto apollineo
del «conosci te stesso». Ebbene, se vi poniamo la dovuta
attenzione, ci accorgiamo che ogni nostro pensiero, ogni nostro
singolo gesto o atto quotidiano dipende essenzialmente dalla
nostra fede assoluta nel fatto che l’intero Cosmo sia una realtà
essenzialmente unitaria, retta da leggi naturali inflessibili ed
eterne. Noi tutti, infatti, crediamo in maniera assoluta nella legge
di gravità, nella continuità ed irreversibilità del tempo, nella
stabilità dello spazio, nelle invariabili dinamiche energetiche,
nell’ordinamento ferreo delle orbite celesti, nella legge che
presiede alla luce ed all’oscurità, nell’ignota intelligenza che
plasma tutte le forme di vita. Crediamo assolutamente, in
definitiva, che nell’intero Universo, nell’intera sua storia, in ogni
istante, sia totalmente impossibile che possa mai verificarsi anche
un solo evento che sia del tutto contrario alle sue leggi naturali, o
che sia del tutto gratuito, ossia privo di una qualche causa
specifica prevista e consentita da tali leggi; siamo inoltre
assolutamente certi che una qualunque catastrofe, per quanto
grande possa essere, non potrebbe mai sconvolgere quelle leggi, e
che anzi esse governino anch’essa, limitandone appunto la portata
distruttiva ed esaurendone ad un certo punto il corso; e crediamo
quindi sia pura pazzia il poter pensare l’esatto contrario di tutto
ciò. Crediamo in modo assoluto, in definitiva, che il Cosmo sia
sempre e dappertutto il risultato di un’unica logica adamantina,
onnipotente e misteriosa. Chiunque, con un’adeguata
introspezione, potrebbe in ogni momento verificare tale verità
della sua coscienza profonda e darne piena conferma.
A tutti questi spontanei e continui atti di fede abbiamo dato una
formulazione esplicita e precisa, ma è evidente che quasi sempre
gli individui ne hanno al massimo una percezione vaga e sfocata,
un sottofondo costante della loro vita psichica, che solo coloro i
quali professano un credo religioso esprimono con una certa
chiarezza. Questa fede nell’ordine onnicomprensivo ed
immutabile della natura, infatti, è una componente talmente
fondamentale della mente umana, un istinto, anzi un’intuizione
talmente immediata, e profondamente radicata nella psiche, da
restare troppo spesso praticamente inavvertita nel suo essere del
tutto scontata nella nostra esistenza. Paradossalmente, appunto, ciò
risulta essere un fatto concretamente ignoto a moltissimi di noi,
proprio perché costituisce la necessità primaria della nostra vita
concreta; infatti, come potremmo mai avere un’esistenza normale
e psichicamente sana qualora dubitassimo dell’inalterabilità di tale
ordinamento cosmico? In assenza di tale indispensabile
convinzione, come potremmo avere alcuna presa sulla realtà? Su
cosa potremmo mai contare se davvero pensassimo o solo
ipotizzassimo che l’universo fosse, o potesse eventualmente
divenire, il luogo dell’arbitrio o addirittura del caos? Dove ciò che
vale in un istante possa non valere più in quello successivo? Dove
tutto possa avvenire senza una ragione? Senza obbedire ad alcuna
legge o logica?
La Fede, dunque, a prescindere dal fatto che sia percepita come
tale oppure no, risulta essere l’autentico fondamento della nostra
comprensione della realtà, ed il presupposto indispensabile della
nostra efficace relazione con essa.
Ad ogni modo, si dovrebbe riconoscere che l’affermazione
secondo cui l’ordine cosmico, o specialmente l’intero mondo delle
specie viventi, non sarebbe altro che il frutto del caso, non
significa assolutamente niente, ed è pertanto del tutto ridicola
quale pretesa di spiegazione. Affermare, da ultimo, che tutto nasce
dal caso significa semplicemente che si ignora completamente
quale sia l’origine reale dell’Universo o della vita. Il “Caso” è
semplicemente il nome che convenzionalmente si dà alla propria
ignoranza o alla propria incapacità di comprendere la realtà. È
assolutamente assurdo che la scienza ufficiale, con la sua
dogmatica pretesa di costituire la quintessenza della razionalità,
finisca in questo modo per dare di sé la prova esattamente
contraria, giacché la “spiegazione” “casuale” – e non causale – del
Cosmo è del tutto priva di senso, e quindi assolutamente
irrazionale, oltre che perfettamente vuota ed inutile. L’intelligenza
umana, per istinto od intuizione – quando infatti non sia ormai
divenuta vittima dei sortilegi ideologici del nichilismo, mascherato
da modernismo o postmodernismo, fattosi pensiero unico
dominante -, rifiuta categoricamente qualunque assurda asserzione
circa la presunta assenza di logica e di significato dell’esistenza
nella sua interezza, e la respinge sia per la sua stessa immediata
consapevolezza di sé in quanto coscienza capace di comprendere
sia se stessa che il mondo esterno, e sia perché effettivamente
dimostra continuamente a sé stessa che tale logica e tale
significato esistono realmente; anche quando, senza scomodare
alcuna metafisica o teleologia, ci si fermi alla sola constatazione
dell’universale validità della legge di causa ed effetto, o delle
leggi dei fenomeni sensibili. È infatti la sua esperienza comune e
continuativa a dimostrare immancabilmente all’intelligenza umana
la verità dell’oggetto della propria fede o intuizione
nell’Intelligenza del Cosmo.
Bisogna inoltre sottolineare anche l’enorme contraddizione
secondo cui la scienza moderna, se da un lato nega ufficialmente
l’esistenza di un’unica Intelligenza trascendente dell’universo,
dall’altra lo indaga di fatto considerandolo come un tutto unitario,
una realtà omogenea governata da un’unica logica onnipervadente
e conoscibile. Come ha giustamente sottolineato Titus
Burckhardt* – basandosi evidentemente sulla metafisica non-
dualista dell’Induismo – l’uomo non potrebbe affatto pensare
l’Intelligenza Divina del Cosmo, e nemmeno essere effettivamente
capace di comprenderlo mediante l’indagine scientifica, qualora
l’intelligenza umana e quella divina non fossero effettivamente e
profondamente legate tra loro, anzi, se tra di esse non vi fosse una
qualche misteriosa unità. In questo senso, è chiaro che, se si
considera l’aspetto immanente dell’Intelligenza Divina, essa si
manifesta in maniera eminente nella mente umana. Non è questa
la sede per affrontare il discorso sulla natura trascendente
dell’anima, per cui ci limitiamo a concludere ricordando la tesi
rilanciata da Burckhardt sulla presenza nell’uomo del
«Testimone», ossia dell’Intelletto Divino, che è l’unica garanzia
assoluta della possibilità umana di conoscere la verità del Tutto.

Giovanni M. Tateo

* Si vedano i due illuminanti saggi: Cosmologia perenne e


Scienza non saggia, in Titus Burckhardt, Scienza moderna e
saggezza tradizionale, traduzione di Angela Terzani Staude,
Borla, Torino, 1968.