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ALIMENTAZIONE, DISBIOSI

INTESTINALE E
PARASSITOSI
Come centinaia di patologie fisiche e mentali possono essere guarite a partire dal
risanamento dell’intestino

MATERIALI RACCOLTI E TRADOTTI DA CORRADO PENNA


E-BOOK GRATUITO
Prima edizione: ottobre 2015

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ALIMENTAZIONE, DISBIOSI INTESTINALE E PARASSITOSI è il
secondo libro della collana “Dalla salute negata alla salute ritrovata”,
proseguimento ideale del libro “I pilastri della salute e la rete di
interconnessioni” (http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc).

NB: questo è un libro in divenire, con aggiunte e modifiche continue. Il sommario


non riesco ad aggiornarlo continuamente, (qualche capitolo potrebbe trovarsi ad
una o due pagine prima o dopo rispetto a quanto segnato). I prossimi
aggiornamenti saranno sempre pubblicati al link
http://scienzamarcia.altervista.org/disbiosi.doc

Versione 7.0: 24 dicembre 2016

“Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi” è un e-book gratuito


È possibile ripubblicarne i contenuti purché la citazione sia testuale e sia
specificata la fonte e l’autore.

Questo documento contiene materiali raccolti, scritti e (ove non altrimenti specificato)
tradotti da Corrado Penna, già traduttore dei libri “La Sindrome Psico-Intestinale” (della
dottoressa Natasha Campbell-McBride) e “Guarire i sintomi noti come autismo”
(dell’omeopata Kerri Rivera). Corrado Penna ha inoltre collaborato alla seconda edizione
del libro “Il mal di glutine” di Lorenzo Acerra curandone l’impaginazione e scrivendo per
esso un’apposita appendice.
In questo libro è presente anche un contributo di Lorenzo Acerra sull’epilessia.

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Dichiarazione di non responsabilità (disclaimer)

Quanto trovate scritto qui sotto non costituisce in nessun caso una indicazione terapeutica. La
lettura delle seguenti informazioni non può sostituire un processo di diagnosi e di valutazione
accurata dello stato di salute da parte di uno o più medici di base o medici specialisti. Chi scrive è
convinto che non esiste la malattia bensì il malato, ovvero che non esistono rimedi sempre uguali
per la stessa malattia, ma percorsi di cura differenziati in base alle caratteristiche peculiari del
singolo malato. Qui di seguito trovate semplicemente informazioni, in base alle quali potete
rivolgervi presso un professionista qualificato (medico, odontoiatra, naturopata, nutrizionista,
osteopata) avendo voi stessi, si spera, una maggior conoscenza di causa. Un paziente informato,
secondo chi scrive, ha delle possibilità molto maggiori di guarigione, anche perché (è ben noto) due
professionisti con la stessa specializzazione a volte danno della stessa sintomatologia (e delle stesse
analisi di laboratorio) un’interpretazione differente, oppure a parità di interpretazione consigliano
due percorsi terapeutici molto differenti.
C’è da rimarcare anche che alcune tecniche di risanamento dell’intestino o del fegato, o altre
terapie, per quanto naturali, possono creare dei problemi in persone con la salute particolarmente
cagionevole; per esempio la pulizia intestinale con clisteri o con il lavaggio ayurvedico (acqua e
sale marino integrale), o con l’idrocolon-terapia, oppure la pulizia del fegato col metodo Clark-
Moritz potrebbero essere controindicate per le persone che soffrono di particolari malattie, e quindi
occorre sempre una supervisione medica. Persino le tecniche di respirazione del metodo Buteyko
(per quanto possano sembrare del tutto sicure, essendo basate sulla semplice respirazione), possono
creare problemi in persone particolarmente debilitate secondo la dottoressa Fiamma Ferraro.
Si precisa altresì che alcune terapie qui illustrate sono pesantemente osteggiate dalle istituzioni
sanitarie, che sconsigliano per esempio l’assunzione di biossido di cloro. Tale sostanza viene
considerata tossica nonostante gli esperimenti scientifici che mostrano il contrario e nonostante
centinaia di casi di guarigione dall’autismo con il protocollo di Kerri Rivera (che include appunto
l’assunzione di basse dosi di biossido di cloro). Siccome nessun ente istituzionale ha indagato su
queste guarigioni né tanto meno le ha certificate, non ci sono prove accertate dell’effetto terapeutico
del biossido di cloro, almeno non nel senso che la “scienza ufficiale” attribuisce a questo termine.
L’autore di conseguenza non si prende alcuna responsabilità per eventuali effetti avversi di una
qualsiasi terapia adottata senza un consulto ed una prescrizione medica.
Lo scopo di questo libro è quindi informativo e le informazioni in esso contenuto non vanno
intese come consiglio medico o terapeutico. Qualsiasi terapia, anche la più apparentemente
semplice e banale può comportare dei rischi; anche una semplice aspirina, è noto, può avere in
taluni casi dei gravi effetti collaterali. Le terapie naturali cui qui si accenna possono avere degli
“effetti collaterali” dovuti alla disintossicazione; guarire significa anche uccidere dei patogeni e/o
dei parassiti e causare il rilascio di tutte le tossine in essi contenuti, con un temporaneo
aggravamento di molti sintomi già presenti e la comparsa (temporanea) di sintomi nuovi. Nessuno
può dire a priori quale sarà la risposta di una singola persona a questo processo e quanto ciò possa
essere debilitante, per temporaneo che sia.
Consultatevi quindi con medici di base, specialisti, biologi nutrizionisti prima di fare qualsiasi
cambiamento dietetico particolarmente rilevante o di intraprendere un qualsiasi percorso curativo.
Per quanto sforzo abbia fatto l’autore del presente e-book, non può garantire in maniera assoluta
della correttezza e della completezza di quanto qui scritto, e (lo ripeto) si tratta di un testo
informativo; se volete provare a mettere ad utilizzare praticamente alcune delle informazioni in esso
contenuto vi prendete la piena responsabilità delle vostre azioni. Se un uso improprio delle
informazioni qui contenute, senza previo consulto con medico o altro professionista qualificato
dovesse arrecarvi del danni, l’autore non si assume di conseguenza alcuna responsabilità e non offre
nessuna garanzia. Lo stesso dicasi per tutti i libri ed i siti internet citati.

2
Sommario
Dichiarazione di non responsabilità (disclaimer).......................................................................................2
Sommario...................................................................................................................................................3
Introduzione..............................................................................................................................................6
I1. Disbiosi intestinale (e non solo)............................................................................................................7
Un approfondimento sulla Candida e in particolare sulla Candida albicans........................................23
I2. I parassiti intestinali (ed anche gli altri)..............................................................................................25
I3. Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze..........27
I4. La maggior parte dei trattamenti utilizzati dalla moderna medicina occidentale non sono basati
su valide prove scientifiche......................................................................................................................29
I5. Conflitti d’interesse e scienza poco scientifica: conferme ad alti livelli..............................................30
I6. La chemioterapia funziona … al 2 per cento!......................................................................................33
I7. Un mondo di cavie per la sperimentazione della medicina allopatica...............................................35

1. Tonsillite, otite e disbiosi......................................................................................................................39


2. Colite, colite ulcerosa, appendicite e morbo di Crohn.........................................................................40
3. Microflora intestinale e sistema immunitario: la disbiosi è correlata a infiammazione intestinale,
malattie autoimmuni, allergia e cancro...................................................................................................44
4. Il rapporto tra celiachia e disbiosi........................................................................................................45
5. Glifosato, celiachia, intolleranza al glutine e disbiosi ..........................................................................48
6. Danni causati dall’intolleranza al glutine – una piccola raccolta di studi scientifici.............................51
7. Infertilità, celiachia, disbiosi, veleni chimici e focus dentali................................................................54
8. Glutine, caseina, autismo e “malattie mentali”...................................................................................57
9. La pillola anticoncezionale può causare allergie ed altre malattie nelle donne e nei loro figli...........58
10. Cancro alla gola e cancro alla cervice dell’utero: la vera causa è il papilloma virus o la disbiosi?
..................................................................................................................................................................60
11. Prostatite, dismenorrea, ovarite, vaginite, cistite, uretrite e disbiosi................................................63
12. Sindrome premestruale, disbiosi e intolleranza al glutine.................................................................64
13. Disbiosi, allergia e debolezza del sistema immunitario.....................................................................66
14. I probiotici e la reazione di Herxheimer (die-off)...............................................................................67
15. Ansia attacchi di panico, disbiosi e candida.......................................................................................69
16. Disbiosi, parassitosi, focus dentali, alimentazione, “disturbi psichiatrici” e “problemi psicologici”
..................................................................................................................................................................71
17. Il legame tra l’intestino e la dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe)....................................82
18. Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana....................................................83
19. La chelazione farmacologica e la chelazione naturale ......................................................................85
20. Svenimenti, anemia, disbiosi, candidosi, respirazione.......................................................................84
21. Endometriosi, psiche, alimentazione, focus dentali e disbiosi intestinale.........................................86
22. Dermatite, eczema, psoriasi, rosacea, micosi della pelle e delle unghie...........................................88
23. Disbiosi, spondilosite anchilosante, artrite reumatoide............................................................96****
24. Epilessia, disbiosi, parassitosi, denti del giudizio, inquinamento elettromagnetico..........................98
25. La correlazione tra la disbiosi, il mal di testa e molti altri malesseri...............................................103
26. Anoressia, bulimia, disbiosi intestinale e trattamento nutrizionale................................................104
27. Ipocloridria, gastrite, ulcera gastrica, reflusso esofageo, tumore allo stomaco e disbiosi
intestinale...............................................................................................................................................107
28. La parassitosi, un problema sottostimato: i parassiti spesso sono presenti, nonostante le analisi
specifiche risultino negative...................................................................................................................109
3
29. I parassiti e le fasi lunari...................................................................................................................111
30. Il parassita intestinale Ascaris suum produce morfina....................................................................112
31. Tumori e parassiti (intestinali e non)................................................................................................113
32. I parassiti e il declino delle attività cognitive...................................................................................114
32.1 Stupidità o i parassiti?..................................................................................................................114
32.2 I parassiti, malattie tropicali e abilità cognitive............................................................................115
32.3 I vermi parassiti danneggiano le abilità cognitive dei bambini....................................................116
32.4 Gli effetti dei vermi intestinali sui risultati scolastici....................................................................117
33. Il parassita a corda (ropeworm) ed i suoi stadi di sviluppo..............................................................121
34. Un brevetto russo contro i parassiti.................................................................................................122
35. Riassunto del protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda..............................................................124
36. Dall’autismo si può guarire, decine di testimonianze, prove documentate e articoli scientifici.....126
37. Anche l’omeopatia può curare l’autismo.........................................................................................133
38. È curabile la sindrome di Rett?.........................................................................................................134
39. Anche i disturbi dell’apprendimento si possono guarire................................................................135
40. Asma, allergie, intolleranze, malattie autoimmuni e parassitosi....................................................137
41. La sindrome di Down non si può curare, ma si può spesso migliorare lo stato di salute fisico e
mentale con vitamine e integratori, oppure guarendo il concomitante disturbo dello spettro
autistico..................................................................................................................................................140
42. Antiparassitari naturali.....................................................................................................................141
43. L’ecosistema del cavo orale e la carie...............................................................................................144
44. Effetti benefici per la salute della terra diatomacea........................................................................146
45. La dottoressa Campbell sui parassiti................................................................................................148
46. La dieta senza carboidrati, una precisazione della dottoressa Campbell........................................150
47. Prove scientifiche e logiche della sicurezza dell’assunzione di bassi dosi di biossido di cloro........150
47.1 Studio scientifico dimostra la sicurezza dell’assunzione orale del biossido di cloro....................150
47.2 Altri studi scientifici sul biossido di cloro.....................................................................................151
47.3 Il biossido di cloro ed i brevetti relativi al suo utilizzo..................................................................152
47.4 A che dosi può essere tossico il biossido di cloro?.......................................................................154
47.5 Il biossido di cloro non è candeggina...........................................................................................154
48. Non solo la dieta paleolitica combatte la disbiosi............................................................................154
49. L-glutamina e intestino....................................................................................................................160
50. Diabete, dieta e disbiosi...................................................................................................................162
51. Tiroide, intestino, disbiosi................................................................................................................167
52. Iodio, carenza di iodio, alghe e lugol................................................................................................169
53. Funghi, microrganismi patogeni, malattie neurodegenerative (demenza, morbo di Alzheimer,
morbo di Parkinson, parkinsonismo, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla)..........................174
54. Approfondimento sulla sclerosi multipla e su alcuni metodi di cura proposti dai medici
Campbell, Wahls, Zamboni, Coimbra.....................................................................................................184
54.1 Sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica e focus dentali....................................................184
54.2 Sclerosi multipla e disbiosi...........................................................................................................184
54.3 La cura del dottor Zamboni..........................................................................................................193
54.4 La cura del dottor Coimbra a base di alte dosi di vitamina D.......................................................185
54.5 Il crudismo....................................................................................................................................185
54.6 Il digiuno.......................................................................................................................................185
54.7 Amalgama di mercurio e sclerosi multipla...................................................................................186
54.8 GcMAF..........................................................................................................................................189

4
54.9 Albert e il biotron.........................................................................................................................189
54.10 Cellule staminali … e ossigeno-terapia iperbarica......................................................................189
55. Ipertensione e disbiosi.....................................................................................................................190
56. 6 medici testimoniano la degenerazione della razza umana causata dall’alimentazione moderna
................................................................................................................................................................191
57. La degenerazione della salute umana alla luce del progressivo deterioramento dei denti in
epoca moderna......................................................................................................................................194
58. Il dottor Price testimonia la forte salute fisica e mentale delle popolazioni che nel 1900 non
avevano ancora abbandonato lo stile di alimentazione tradizionale....................................................195
59. La perfezione fisica e mentale degli aborigeni australiani e la loro degenerazione causata dalla
dieta dell’uomo bianco..........................................................................................................................200
60. Sale marino integrale, cloruro di sodio e cloruro di potassio).........................................................201
61. Zucchero e altri dolcificanti..............................................................................................................202
62. L’aspartame e altri dolcificanti artificiali..........................................................................................205
62.1 La malattia di Rumsfeld................................................................................................................208
62.2 Il sucralosio è una valida alternativa allo zucchero?....................................................................213
63. Il glutammato monosodico..............................................................................................................214
64. Le microonde distruggono il cibo?...................................................................................................214
65. I risultati dell’indagine del dottor Price mostrano come il consumo di farina raffinata, zucchero
raffinato e latte scremato, sia una causa dell’insorgenza di carie, infertilità ed altre malattie.............216
66. I cereali e la salute............................................................................................................................217
67. Fibromialgia, parassiti, disbiosi e dolcificanti artificiali....................................................................221
68. Sindrome dell’intestino irritabile, disbiosi, parassitosi e Blastocisti................................................226
69. Ipertiroidismo e altre malattie guarite con la dieta crudista...........................................................227
70. La questione della fibra nel crudismo e negli altri percorsi terapeutici incentrati sulla dieta.........229
71. Esempio di cucina paleo: pane di cocco alle zucchine.....................................................................230
72. Latte di cocco fatto in casa semplice e fermentato (yogurt e kefir di cocco)...................................232
73. Latte di mandorla semplice e fermentato, “formaggio” di mandorle.............................................233
74. Kefir d’acqua, di frutta, di riso e di latte…........................................................................................235
75. Dieta paleolitica e respirazione col metodo Buteyko.......................................................................236
76. I denti cariati possono essere guariti dalla sola dieta?....................................................................236
77. Microrganismi effettivi per la cura degli animali, degli uomini e delle piante.................................238
78. Carenze di vitamina D, un problema tanto diffuso quanto sottostimato, che può causare anche
malattie degenerative............................................................................................................................240
79. Carenza di zolfo, zolfo puro e zolfo organico....................................................................................247
79.1. Introduzione.................................................................................................................................247
79.2 Carenza di Zolfo, un possibile co-fattore di obesità, malattie cardiache, morbo di Alzheimer e
sindrome da fatica cronica.....................................................................................................................249
79.3 Piccolo addendum su rame, alluminio, zolfo, morbo di Parkinson e di Alzheimer.......................255
80. L’importanza del magnesio (e del cloruro di magnesio) per la nostra salute..................................256
81. La trementina e la sua efficacia contro Candida, batteri, patogeni e parassiti................................259
82. AIDS, disbiosi, parassitosi, oppiacei e altri veleni............................................................................265
83. Cuore, alimentazione, grassi e colesterolo......................................................................................269
84. Fegato e disbiosi...............................................................................................................................271
85. Cancro, disbiosi e cure naturali........................................................................................................258
85.1. Cancro e disbiosi..........................................................................................................................273
85.2. Cancro e psiche...........................................................................................................................277

5
85.3. Le “tossine di Cooley”.................................................................................................................278
85.4. La tisana di René Caisse ed altri rimedi.......................................................................................280
85.5. Il dottor Pantellini e l’ascorbato di potassio................................................................................280
85.6. Cancro e alimentazione...............................................................................................................282
85.7. La pervinca del Madagascar........................................................................................................286
85.8. La vitamina B-17 (amigdalina),....................................................................................................286
85.9. La proteina GcMAF......................................................................................................................286
85.10. Dicloroacetato, una cura contro il cancro nascosta perché su di essa non si possono fare
soldi a palate?........................................................................................................................................287
85.11. Resveratrolo e N-Acetil-Cisteina, un brevetto per la prevenzione del cancro e di altre
malattie degenerative............................................................................................................................288
85.12. Proprietà anti-tumorali dell’olio di canapa (e tumori cerebrali)...............................................288
85.13. David Servan ha sconfitto il cancro (al cervello).......................................................................289
85.14. Il Lugol e il melanoma...............................................................................................................290
85.15. Campi elettromagnetici per la cura del tumore?......................................................................290
85.16. tumori che guariscono da soli e potenziali effetti avversi della diagnostica precoce...............295
86. Artrosi...............................................................................................................................................296
87. Obesità.............................................................................................................................................296
88. Boro per l’atrite, l’osteoporosi e molto altro....................................................................................297
89. Osteoporosi, disbiosi intestinale e glutine.......................................................................................298
90. C’è una speranza per i malati di distrofia muscolare?.....................................................................306
91. Fibrosi cistica e disbiosi intestinale..................................................................................................307
92. Malattie neuromuscolari e atrofia muscolare spinale: c’è un legame con l’intestino?...................309
93. Il glaucoma, la vitamina D e l’intestino............................................................................................310
94. L’agricoltura del non fare: la vera agricoltura naturale che rispetta l’ambiente e permette di
ottenere ottimi risultati con pochi sforzi................................................................................................311
95. I vaccini come gli antibiotici con-causano la disbiosi intestinale?...................................................312
96. Bill Gates e i vaccini per la riduzione della popolazione mondiale..................................................312
97. Il controllo mentale della popolazione attraverso l’alimentazione ed i farmaci..............................315
98. Clisteri per la pulizia dell’intestino e per la rimozione dei parassiti.............................................317**
99. Possibili protocolli per la cura della disbiosi....................................................................................332
100. Appendice: ulteriori approfondimenti...........................................................................................336
101. Acufene..........................................................................................................................................337
102. Tunnel carpale: glutine, infiammazione e meridiani energetici ....................................................337
103. Una cura per il morbo di Alzheimer (e di Parkinson?)...................................................................338

6
I.1 - Disbiosi intestinale (e non solo)

Come il paguro e l’attinia vivono in perfetta simbiosi, aiutandosi l’un l’altro (il paguro porta in
giro l’attinia che ne approfitta per trovare cibo, mentre l’attinia offre al paguro la difesa dei propri
tentacoli urticanti), così succede per il rapporto di simbiosi tra gli animali pluricellulari (dagli
insetti1 ai mammiferi) e vari ceppi di batteri, detti per l’appunto batteri “simbionti”: l’animale ospita
i batteri che si trovano al sicuro in una “casa” che corrisponde al corpo dell’animale, ed i batteri in
cambio aiutano a digerire ed assimilare il cibo, e persino a fornire alcune sostanze nutritive (nel
caso dell’uomo si tratta di vitamine del gruppo B, vitamina K e alcuni aminoacidi). Nell’uomo
queste popolazioni di batteri popolano le varie mucose del corpo, la mucosa
dell’intestino (la più estesa e quindi anche la più popolata dai batteri), quella
della bocca e della cavità faringea, delle tonsille, delle orecchie, dei polmoni 2,
del tratto uro-genitale (e quindi anche della vagina), della pelle. Scrive il dottor
Massimo Caporossi, su un articolo sulla disbiosi intestinale3:
Tutte le superfici del corpo dalla pelle al tratto genito-urinario, alla cavità orale,
all’apparato respiratorio, all’orecchio e, soprattutto, all’apparato
gastrointestinale, sono colonizzati da batteri. L’intestino, in quantità progressive
dallo stomaco al colon-retto, ne contiene circa il 70% del totale, suddiviso in più
di 500 specie, costituendo così il microbiota.
Se qualcuno volesse una eventuale conferma cito l’articolo A brave new world: the lung
microbiota in an era of change (“Un mondo nuovo: il microbiota dei polmoni in un’era di
cambiamento”)4 che spiega come con le nuove tecniche di individuazione dei microbi (indipendenti
dalla loro coltura) sta permettendo di fare sempre maggiori e più dettagliate scoperte sul microbiota
delle varie zone del corpo umano; la presenza di una particolare comunità microbica sulla mucosa
pomonare è ormai un dato assodato. Anche lo stomaco, che prima si pensava fosse un organo
praticamente sterile, adesso viene studiato sotto il profilo del suo particolare microbioma, come
mostra l’articolo Gastric Microbiota5.
In realtà nel nostro organismo il rapporto tra il numero di cellule che contengono il nostro DNA
(e che quindi possiamo considerare dal punto di vista genetico prettamente umane) ed il numero di
cellule dei microbi simbionti è di uno a dieci, sebbene poi questi esseri unicellulari che noi
ospitiamo sono molto più piccoli delle nostre cellule umane; il rapporto in peso tra le due
componenti di conseguenza è invertito, e per ogni chilogrammo di microbi simbionti ci sono circa
20 chili di cellule umane. Il repertorio genetico di questi microbi (detto microbioma) è circa 100
volte maggiore di quello dell’uomo che li ospita; in particolare nell’intestino umano ci sono circa
1000 differenti specie batteriche.
Così come per analizzare il comportamento e le abitudini del paguro legato con l’attinia non è
possibile considerarli l’uno isolato dall’altro ma occorre considerare la loro unione simbiotica, così
a ben vedere anche il nostro corpo umano dovrebbe essere studiato come quel super-organismo

1
Per esempio l’articolo Implication of the mosquito midgut microbiota in the defense against malaria parasites,
pubblicato su PLoS Pathog. 2009;5(5):e1000423 (autori Dong Y, Manfredini F, Dimopoulos G), mostra che i batteri
benefici dell’intestino della zanzara anofele l’aiutano a difendersi dal plasmodio della malaria, e che una cura di
antibiotici le espone ad un maggiore rischio di infezione da parte di questo parassita unicellulare;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19424427.
2
Vedi anche il dizionario http://www.corriere.it/salute/dizionario/mucosa_polmonare/index.shtml.
3
http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
4
Pubblicato su Annual of American Thoracic Society. 2014 Jan;11 Suppl 1:S21-7, autori Segal L N, Blaser M J;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3972973/.
5
Pubblicato su Helicobacter 2015 Sep;20 Suppl 1:68-71, autori Ianiro G, Molina-Infante J, Gasbarrini A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26372828.
7
simbiotico rappresentato dall’interazione tra le nostre cellule e quelle del nostro microbioma 6. Da
notare che differenze genetiche e/o ambientali possono influire sulla particolare composizione di
questo super-organismo, vedi per esempio la differenza tra la comunità microbica vaginale delle
donne sane caucasiche e quella delle donne nere7.
È importante notare che la complessa ecologia di questa interrelazione tra microbi e corpo
umano è oggetto di studi piuttosto recenti, che anno dopo anno svelano sempre maggiori segreti di
questo super-organismo e permettono una comprensione più approfondita dei meccanismi che
permettono di mantenere una buona salute e di quelli che portano alla malattia. Alcune informazioni
erano già state ottenute con mezzi più rudimentali agli inizi del 1900, e molti medici avevano
attribuito alla cosiddetta “tossiemia” e alle “endotossine” (tossine che vengono dall’interno
dell’organismo stesso) la causa di molte se non tutte le malattie, facendo loro la massima del
medico greco Ippocrate (“tutte le malattie hanno orgine nell’intestino”) ma purtroppo alcuni medici
avevano pensato di “risolvere” il problema alla radice in una maniera a dir poco cruenta, ovvero
togliendo tonsille e denti in maniera indiscriminata e asportando persino chirurgicamente parti del
colon (in un’epoca in cui non erano ancora disponibili farmaci per la prevenzione delle infezioni
chirurgiche con tutte le drammatiche conseguenze del caso, decessi compresi). Fu anche a causa di
questo insensato accanimento chirurgico che venne gettato via, come si suol dire, il bambino
assieme all’acqua sporca, e per circa 60 anni la ricerca medica si dedicò ad indagare sugli effetti
intestinali di certe patologie piuttosto che sulla causa intestinale delle stesse malattie, confondendo
sostanzialmente la causa e l’effetto. Adesso invece la mole di ricerche scientifiche che si accumula
sullo squilibrio del microbiota intestinale (l’insieme dei microrganismi contenuti nel nostro
intestino) e del microbiota di altri organi e tessuti mostra fin troppo spesso non solo la correlazione
tra patologia e squilibrio del microbiota, ma dimostra anche in maniera incontrovertibile che
correggendo lo squilibrio intestinale (ad esempio con la somministrazione di fermenti lattici, cibi
fermentati, in poche parole di probiotici) si osservano notevoli miglioramenti delle condizioni di
salute dei pazienti.
Se qualcuno ha voglia approfondire la questione del microbiota umano e del rapporto simbiotico
tra microrganismi ed essere umano può leggere l’articolo Composition of the adult digestive tract
bacterial microbiome based on seven mouth surfaces, tonsils, throat and stool samples
(“Composizione del microbioma batterico del tratto digestivo dell’adulto basato su sette superfici
della bocca, tonsille, gola e campioni di feci”) 8, ma soprattutto il libro Metagenomics of the
human body (“Metagenomica del corpo umano”), un libro con contributi di vari studiosi, edito
dalla dottoressa Karen E. Nelson per la Springer9. A pagina vii, nella premessa al libro scritta da
Jane L. Peterson e Susan Garges, leggiamo che:
Relman e Falkow (2001), quasi contemporaneamente, hanno lanciato l’idea di un
“secondo progetto genoma umano” che “faccia un’inventario completo dei geni
microbici dei quattro più importanti siti di colonizzazione nel corpo umano:
bocca, intestina, vagina e pelle.”
Interessante è anche l’articolo è Role of intestinal bacteria in nutrient metabolism (“Il ruolo
dei batteri intestinali nel metabolismo dei nutrienti”) 10 che argomenta come la proliferazione dei
6
Vedi Role of the gut microbiota in defining human health, pubblicato su Expert review of anti-infective therapy 2010
Apr;8(4):435-54. doi: 10.1586/eri.10.14, autori Fujimura K E, Slusher N A, Cabana M D, Lynch S V;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2881665/.
7
Differences in the composition of vaginal microbial communities found in healthy Caucasian and black women,
pubblicato su ISME Journal 2007;1(2):121–133, autori Zhou X, Brown CJ, Abdo Z, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18043622.
8
Pubblicato su Genome Biology, autori Nicola Segata, Susan Kinder Haake, Peter Mannon, Katherine P Lemon, Levi
Waldron, Dirk Gevers, Curtis Huttenhower, Jacques Izard; http://www.genomebiology.com/2012/13/6/r42.
9
Sul sito della Springer è possibile leggere gli abstract dei vari capitoli, http://link.springer.com/book/10.1007/978-1-
4419-7089-3, nonché l’introduzione http://link.springer.com/content/pdf/bfm%3A978-1-4419-7089-3%2F1.pdf.
10
Pubblicato su Journal of parenteral and enteral nutrition, 1997 Nov-Dec;21(6):357-65., autori Cummings J H,
8
batteri benefici e di quelli patogeni dipenda dalla dieta, e mostra come i batteri benefici aiutano a
digerire ed a produrre vitamine e aminoacidi.
Una mancanza dei normali batteri simbionti può essere causata
dall’assunzione di molti tipi di farmaci (antibiotici, antidolorifici,
antinfiammatori, anticoncezionali, cortisonici, neurolettici chemioterapici),
stress, mancanza di allattamento, parto cesareo (l’intestino del feto è
praticamente sterile, senza alcun microrganismo, e in condizioni normali inizia
ad essere popolato da quei microrganismo che incontra nel canale del parto) e
per finire anche dalla nascita da una madre con una carenza di questi batteri
benefici (dovuta a sua volta ad una delle cause summenzionate).
Riguardo all’azione negativa dello stress sui batteri benefici vedi l’articolo Investigating the
role of perceived stress on bacterial flora activity and salivary cortisol secretion: a possible
mechanism underlying susceptibility to illness11 che mostra come gli alunni sotto stress per gli
esami mostrano una riduzione di acido lattico (prodotto dai batteri benefici) nelle feci.
Sull’effetto degli antibiotici vedi per esempio lo studio scientifico
Prospective study of the impact of large spectrum antibiotics on the
human gut (“Studio prospettico dell’impatto degli antibiotici a largo spettro
sull’intestino umano”)12 che mostra come gli antibiotici causino infezioni da
lieviti come la Candida albicans, e l’Amoxicillina-clavulonato causi un maggiore
aumento di tali patogeni. Anche l’articolo Incomplete recovery and individualized responses of
the human distal gut microbiota to repeated antibiotic perturbation 13 mostra che la microflora
intestinale, dopo due cicli di ciproflaxina, in alcuni casi non ritorna allo stato pre-esistente ma
mantiene una parziale alterazione che si è sviluppata nel corso del trattamento14.
Sui danni delle pillole anticoncezionali vedi più avanti il capitolo specifico.
Sull’effetto negativo dei chemioterapici nei confronti dei microrganismi
benefici dell’intestino vedi l’articolo Chemotherapy-driven dysbiosis in the
intestinal microbiome (“Disbiosi del microbioma intestinale causata dalla
chemioterapia”)15 nel quale leggiamo due cose interessanti, la prima delle quali è che
La chemioterapia causa diversi effetti collaterali, e la mucosite gastrointestinale è
uno dei più frequenti. Gli attuali modelli di mucosite gastrointestinale non
tengono generalmente conto del ruolo del microbioma intestinale.
E la seconda che
Il nostro studio identifica un grave squilibrio composizionale e funzionale nella
comunità microbica dell’intestino, associato alla mucosite gastrointestinale
indotta dalla chemioterapia.

Macfarlane G T; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9406136.
11
Pubblicato su Biological Psychology 2008 Feb;77(2):132-7, autori Knowles S R, Nelson E A, Palombo E A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18023961.
12
Pubblicato su European Journal of Clinical Microbiology and Infectious Diseases, August 1994, Volume 13, Issue 8, pp
665-667, autori G. Samonis, A. Gikas, P. Toloudis, S. Maraki, G. Vrentzos, Y. Tselentis, N. Tsaparas, G. Bodey;
http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF01973996.
13
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences March 15, 2011, vol. 108, suppl. 1 4561, autori Les
Dethlefsen, David A. Relmana; PNAS-2011-Dethlefsen-4554-61.pdf.
14
Ciò nonostante troviamo diversi studi scientifici che indicano, in una maniera un po’ troppo semplicistica e
rassicurante, come dopo un po’ che la cura antibiotica viene sospesa la microflora intestinale si riequilibra da sola; alla
luce di quanto detto nell’introduzione (e specialmente nel capitolo I5) è fin troppo comprensibile come si possano
“ottenere” questi risultati e la loro pubblicazione su giornali specialistici.
15
Pubblicato su Alimentary pharmacology & therapeutics 2015 Sep;42(5):515-28. doi: 10.1111/apt.13302., autori
Montassier E, Gastinne T, Vangay P, Al-Ghalith G A, Bruley des Varannes S, Massart S, Moreau P, Potel G, de La
Cochetière M F, Batard E, Knights D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ 26147207.
9
Ma è difficile tenere il conto di quali e quanti farmaci hanno un effetto negativo sull’ecosistema
dei microrganismi che vivono in simbiosi con l’uomo; per esempio l’articolo Tumor necrosis
factor inhibition and invasive fungal infections (“Inibitori del Tumor Becrosi Factor e infezioni
fungine invasive”)16 mostra l’assunzione di un farmaco piuttosto recente (un inibitore della
citochina TNF, utilizzato per gestire i sintomi dell’artrite reumatoide e di altre malattie autoimmuni)
è associata al’aumento di varie infezioni opportunistiche per esempio di Candida albicans e
Aspergiullus fumigatus (un fungo molto pericoloso per la salute dell’uomo17).
Il microbiota intestinale contiene di regola oltre ai batteri benefici anche modeste quantità di
batteri potenzialmente nocivi, che sono però limitatate dalla presenza dei batteri simbionti. Questi
ultimi infatti rendono l’ambiente della mucosa sfavorevole alla proliferazione dei batteri patogeni,
costituendo quindi una prima linea di difesa da molte infezioni; essi producono sostanze simili agli
antibiotici che tengono a bada i microbi patogeni, e rendono acido l’ambiente della parete
intestinale impedendone ancora di più la proliferazione.
Quanto detto a riguardo del microbiota intestinale vale sostanzialmente anche per gli altri gruppi
di microrganismi che troviamo in altri organi e tessuti del corpo; anche se la composizione di ogni
specifico microbiota è differente, l’elemento fondamentale alla base della condizione di salute di è il
giusto l’equilibrio tra i vari tipi di microrganismi: all’equilibrio i batteri “amici” (o simbionti) sono
molti e tengono a bada quelli patogeni, i quali a volte nelle piccole quantità in cui sono presenti
possono anche svolgere una funzione utile all’interno dell’ecosistema complesso della mucosa. Ma
quando i fattori summenzionati sconvolgono l’equilibrio della microflora i batteri patogeni
proliferano in maniera indiscriminata; in particolare nell’intestino gli organismi unicellulari della
Candida Albicans, quando sfuggono al controllo del sistema immunitario e aumentano di numero,
possono aggregarsi e integrarsi in una forma pluricellulare con ramificazioni (come le ife dei funghi
pluricellulari, dal momento che la Candida è lievito, ovvero un particolare tipo di fungo) che
penetrano addirittura nella mucosa intestinale e ne forano la parete contribuendo a causare la
cosiddetta “sindrome dell’intestino poroso” (ma anche altri patogeni e parassiti posso essere
concausa di tale problema).
A questo punto occorre precisare che sono nel corpo umano tre cosiddette “barriere”
(denominate con termine tecnico “barriere tissutali”) il cui funzionamento è critico ai fini della
corretto svolgimento di alcune delle più importanti funzioni vitali. In realtà al posto di “barriera”
forse dovremmo utilizzare la parola “filtro”, o ancor meglio la locuzione “filtro intelligente”, dal
momento che si tratta di superfici di separazione altamente sofisticate (che consistono di cellule
specializzate) e che servono soprattutto a far passare le sostanze nutritive ed a lasciar fuori le
tossine. La prima barriera è quella intestinale, ovvero quel sistema di filtraggio che, in condizioni
ottimali, fa passare il nutrimento dall’intestino nel sangue, evitando che passino al contempo anche
tossine o molecole mal digerite. La seconda è la barriera emato-encefalica, un sistema di filtraggio
che, in condizioni ottimali, fa passare le sostanze nutritive dal sangue al cervello inibendo il però il
passaggio ad eventuali tossine o altre molecole che potrebbero danneggiare la funzionalità
cerebrale. La terza è la barriera emato-liquorale (che si trova tra il liquido cerebro-spianale ed il
sangue).
La cosa notevole (e per certi versi disturbante, sia per il paziente che per molti medici che ancora
non si sono abituati all’idea) è che l’eccessiva porosità intestinale non è necessariamente connessa a
dei sintomi di malessere gastrointestinale 18; tali sintomi potrebbero non esserci o essere poco
evidenti, quanto meno rispetto ai problemi che si manifestano invece alla pelle, al cuore, alla

16
Pubblicato su Clinical Infectious Diseases 2005 Aug 1;41 Suppl 3:S208-12, autori Filler S G, Yeaman M R, Sheppard D
C, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15983902.
17
Vedi Pathogenesis of Aspergillus fumigatus in Invasive Aspergillosis pubblicato su Clinical Microbiology Reviews
2009 Jul; 22(3): 447–465, autori Taylor R. T. Dagenais, Nancy P. Keller; http://cmr.asm.org/content/22/3/447.full.
18
Vedi l’articolo Abnormal intestinal permeability in children with autism pubblicato su Acta Paediatrica 1996
Sep;85(9):1076-9, autori D’Eufemia P. et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8888921.
10
tiroide, alle articolazioni (per non parlare di depressione, disturbi mentali ed autismo).
Da tempo sono note possibili cause e meccanismi che portano all’alterazione del funzionamento
di tali barriere, con tutti i danni che ne possono conseguire. L’eccessiva porosità della barriera
intestinale porta nel sangue elementi estranei, con conseguente iper-reazione del sistema
immunitario che finisce per aggredire persino molecole del proprio corpo scatenando reazioni
allergiche e autoimmuni. L’eccessiva porosità delle altre due può portare varie tossine a
contaminare alcuni degli apparati più importanti per la regolazione ed il controllo dei movimenti e
del pensiero (tossine generate all’interno del corpo umano da funghi, lieviti, batteri patogeni,
parassiti, per non parlare del cibo di scarsa qualità, dei pesticidi, degli additivi alimentari, e delle
sostanze inquinanti che assumiamo attraverso l’aria, l’acqua e il cibo inquinato).
Di recente sono stati eseguiti degli studi sugli effetti delle citochine, molecole proteiche che
svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dei processi infiammatori, il cui eccesso è legato
ad una disfunzione delle tre barriere citate. Di tali citochine pro-infiammatorie si è visto che sono
coinvolte nella genesi di alcune malattie croniche e autoimmuni, che vengono prodotte dall’osso
infetto e infiammato delle cavitazioni (e quindi possibilmente anche in corrispondenza di denti
devitalizzati19). Gli studi in questo campo sono ad uno stadio abbastanza iniziale, ma già si
prospetta finalmente una spiegazione comprensibile del fatto che problemi essenzialmente
gastrointestinali da una parte e focus dentali dall’altra, possano portare a sintomi molto simili. Se
assumiamo che la disbiosi, ed in particolare la carenza di bifidobatteri è una delle cause
dell’infiammazione, e che porta alla produzione di citochine pro-infiammatorie, e che i focus
dentali sono un’altra causa di infiammazione e produzione di citochine pro-infiammatorie, il
cerchio si chiude.
Per giustificare quanto appena detto cito l’abstract dell’articolo Intestinal Epithelial Barrier
Dysfunction in Disease and Possible Therapeutical Interventions (“La disfunzione della barriera
epiteliale intestinale nella malattia e possibili interventi terapeutici”) 20 che afferma il legame tra la
permeabilità intestinale e diverse patologie intestinali (celiachia, morbo di Crohn colite ulcerosa) e
non intestinali. In particolare in esso leggiamo che:
Essa regola l’assorbimento dei nutrienti, il flusso di acqua e dioni, e
rappresenta la prima barriera difensiva contro le tossine ed i patogeni enterici.
(…)
In vitro leggeri irritanti, citochine proinfiammatorie, tossine e patogeni, e
condizioni ambientali avverse aprono le giunzioni occludenti ed aumentano la
permeabilità paracellulare, un effetto spesso accompagnato dall’attivazione degli
enterociti del sistema immunitario. Al contrario, l’inibizione del citochine pro-
infiammatorie, l’esposizione a fattori di crescita e probiotici, tra le altre cose,
esercitano un effetto protettivo. La disfunzione della barriera è conseguenza
dall’attivazione di percorsi di segnalazione che portano all’alterazione
dell’espressione delle proteine delle giunzioni e/o della loro distribuzione.
Di recente si è scoperto che anche la vitamina D è importante per il mantenimento dell’integrità
delle barriere corporee, la qual cosa aiuta a comprendere l’enorme importanza di vitamina D per il
nostro corpo. Un articolo del 2013, Vitamin D, vitamin D receptor and tissue barriers 21, fa il
punto della situazione e ci informa che
Le barriere tissutali sono critiche nella patogenesi delle malattie umane, quali
le dermatiti atopiche, i disturbi infiammatori dell’intestinoe varie forme di cancro.

19
Vedi il libro I pilastri della salute e la rete di interconnessioni; http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc.
20
Pubblicato su Current Medicinal Chemistry 2011;18(3):398-426, autori Catalioto R M, Maggi C A, Giuliani S;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21143118.
21
Pubblicato su Tissue Barriers. 2013 Jan 1; 1(1): e23118. autori Yong-guo Zhang, Shaoping Wu, Jun Sun;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3865708/.
11
(…). Una crescente messe di prove indica che la vitamina D ed i recettori della
vitamina D giocano un ruolo chiave nella patogenesi delle malattie umane. In
particulare, notiamo un legame interessante tra le segnalazioni che intercorrono
tra vitamina D ed i suoi recettori da una parte e le barriere tissutali dall’altra. (…).
Discutiamo inoltre le potenziali funzioni terapeutiche della vitamina D nella cura
delle barriere tissutali mal funzionanti che coinvolgono la pelle, l’intestino, i
polmoni, il fegato, i reni ed altri organi.
Anche l’inquinamento ambientale può concorrere alla disfunzione delle barriere tissutali, come
mostra l’articolo Disruption of the mucus barrier by topically applied exogenous particles
(“Danneggiamento della barriera mucosa a causa dell’applicazione di particelle esogene”) 22, al cui
interno leggiamo che:
inquinanti assunti respirando, aereosol ambientali, e sistemi di rilascio dei
farmaci possono compromettere la barrier mucosa per mezzo della forte
associazione dei biopolimeri con la superficie delle particelle che porta
all’apertura di nuovi canali di diffusione attraverso la barriera. Tenendo presente
questo, I potenziali effetti della barrier compromessa possono essere importanti
nelle malattie infettive, nella nano tossicologia e nel rilascio di farmaci
Fra i possibili agenti tossici che influiscono sulla permeabilità delle barriere troviamo anche i
due pericolosissimi metalli pesanti mercurio e alluminio come mostrano gli articoli Blood-brain
barrier dysfunction in experimental mercury intoxication (“Disfunzione della barriera emato-
encefalica nell’intossicazione sperimentale da mercurio”) 23, e nell’articolo Aluminum enhances
inflammation and decreases mucosal healing in experimental colitis in mice 24, nel quale si
legge che l’alluminio danneggia la funzione della barriera intestinale.
Ma le barriere tissutali pare che possano essere alterate anche da campi elettromagnetici (o dal
calore emesso localmente dai cellulari), e questo ci porta al triste problema dell’esposizione ormai
intollerabile a campi elettromagnetici di cellulari, smartphone, tablet e PC collegati via etere ai
ripetitori ed ai router, una fitta selva di radiazioni elettromagnetiche dalla quale è difficile stare
lontani. In realtà ci sono evidenze chiare che le radiazioni che riscaldano i tessuti, possono alterare
la barriera emato-encefalica, mentre gli studi sugli effetti delle radiazioni non termali sono al
momento poco chiari, ma è pur vero che siamo appena agli inizi di uno studio di tale fenomeno e
che certi studi che tendono a tranquillizzare la popolazione sono promossi a volte da istituzioni che
hanno tutto l’interesse a nascondere eventuali danni. Vedi per esempio Effects of Electromagnetic
Fields on Organs and Tissues (Effetti dei campi elettromagnetici sugli organi ed i tessuti) 25, uno
studio governativo sui possibili effetti negativi di un network di ripetitori di segnali elettromagnetici
realizzato in ambito militare (ministero della difesa) oppure Electromagnetic fields and the blood-
brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”) 26, un articolo realizzato
all’interno di un laboratorio di quello stesso ministero della salute olandese che è sempre stato
alquanto permissivo lasciando fiorire un selva di antenne in ogni angolo del paese (né più né meno
che da noi).
Questa correlazione tra barriere tissutali e campi elettromagnetiche forse permette di
22
Pubblicato su Molecular Pharmacology 2010 Dec 6; 7(6): 2280–2288, autori Shayna L. McGill, Hugh D. C. Smyth;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3654807/.
23
Pubblicato su Acta Neuropathologica 1972;21(3):179-84, autori Chang L W, Hartmann H A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5056005.
24
Pubblicato su Mucosal Immunology 2014 May; 7(3): 589–601, autori G Pineton de Chambrun, M Body-Malapel et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3998638/.
25
Pubblicato su Assessment of the Possible Health Effects of Ground Wave Emergency Network, National Academies
Press 1993; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK208983/.
26
Pubblicato su Brain Research Review 2010 Oct 5;65(1):80-97, autore Stam R;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20550949.
12
comprendere come ci siano persone con una estrema sensibilità ai campi elettromagnetici che
spesso si accompagna ad una sensibilità chimica multipla 27. Nell’opinione di chi scrive i
meccanismi già evidenziati (disbiosi, parassitosi, focus dentali, tossine ambientali, deficit di
vitamina D) contribuiscono ad una eccessiva permeabilità delle tre barriere tissutali e le onde
elettromagnetiche sono la goccia che fa traboccare il vaso e rende impossibile sopportare qualsiasi
emanazione di onde elettromagnetiche e la presenza nell’ambiente di prodotti chimici artificiali.
Questo dipende quindi probabilmente da un problema di salute pre-esistente che, in alcune persone
particolarmente predisposte, causa anche queste altre particolari forme di sensibilità. Vedremo
infatti nel corso di questo libro come cause molto simili determinano malattie alquanto differenti in
persone differenti, e come la predisposizione genetica possa avere un suo ruolo.
Il fatto che le barriere tissutali possono mal funzionare in presenza di certi campi
elettromagnetici spiega ad esempio come l’epilessia 28 (e probabilmente anche altre malattie
neurologiche) possa essere collegata anche all’invadenza di questi segnali che viaggiano per l’etere
e come essi possano generare anche problemi a livello cognitivo. Ovviamente i danni causati dalle
radiazioni elettromagnetici possono essere anche causati da ben altri meccanismi come viene ben
spiegato nell’articolo The implications of non-linear biological oscillations on human
electrophysiology for electrohypersensitivity (EHS) and multiple chemical sensitivity (MCS) 29,
il quale afferma giustamente:
Il ‘ contenuto informazionale’ dei segnali elettromagnetici terrestri è come un
insieme di istruzioni operative per la vita umana. (…) L’oscillazione è inoltre un
fenomeno universal, e sistemi biologici come il cuore, il cervello e l’intestino sono
dipendenti dalle azioni cooperative delle cellule che funzionano secondo principi
di oscillazioni biologiche accoppiate non-lineari per la loro sincronicità. (…) Campi
elettromagnetici pulsanti e radiazioni a radiofrequenza possono avere effetti
biologici devastanti rompendo l’omeostasi e de-sincronizzando i normali ritmi
biologici che mantengono la salute.
È interessante notare che l’articolo indichi un legame tra sensibilità elettromagnetica e sensibilità
chimica multipla e che in entrambe le condizioni patologiche si evidenziano eccessi di istamina,
indicatori di stress ossidativo (che può anche essere causato dai vermi parassiti), auto-anticorpi (che
ritroviamo in molte patologie che nel presente libro si dimostrano correlate alla disbiosi), e porosità
della barriera emato-encefalica … come volevasi dimostrare.
In realtà oltre alle tre barriere su cui ci siamo soffermati fino ad ora ci sono altre barriere 30 la cui
funzione è grosso modo simile, alcune delle quali sono connesse all’apparato riproduttivo (sia
femminile che maschile), agli occhi, alla milza, al timo, ai reni. Dal momento che i meccanismi che
danneggiano queste barriere sono generalmente simili (se non identici) a quelli appena discussi per
le altre, la disfunzione di tali barriere può causare dei sintomi patologici agli organi interessati.
Per sincerarcene possiamo leggere l’articolo The blood-epididymis barrier and inflammation
27
“Vari esperti provenienti da diversi paesi europei concordano sul fatto che l’Ipersensibilità Elettromagnetica sia una
vera e propria malattia fisica e, per alcuni di loro, questa condizione sarebbe strettamente legata alla Sensibilità
Chimica Multipla (MCS)”; http://www.infoamica.it/ipersensibilita-elettromagnetica-e-sensibilita-chimica-multipla-
due-facce-della-stessa-medaglia/. Mezzo milione di italiani allergici a Tv e telefonini - Italiani intolleranti a campi
elettromagnetici. Sono almeno 500mila coloro che sviluppano la Sensibilità chimica multipla, o Mcs che rende
allergici o sensibili alle sostanze chimiche e i campi elettromagnetici, articolo pubblicato su La Stampa
dell’8/04/2013; http://www.lastampa.it/2013/04/08/scienza/benessere/lifestyle/mezzo-milione-di-italiani-allergici-
a-tv-e-telefonini-16pv0j5TazRnw37EebQgRJ/pagina.html.
28
Vedi l’articolo What is the impact of electromagnetic waves on epileptic seizures? (“Qual è l’impatto delle onde
elettromagnetiche sugli attacchi epilettici?”), pubblicato su Medical Science Monitor Basic Research 19: 141–145,
autori Nilgun Cinar, Sevki Sahin, Oguz O, Erdinc; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3659130/.
29
Pubblicato su Review of Environmental Health. 2015 Sep 12, autori Sage C;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26368042.
30
http://ilmedicodifamiglia.altervista.org/barriere-del-corpo-umano.html.
13
(“La barriera emato-epididimo e l’infiammazione”) 31 il quale ci informa che tale barriera è di
centrale importanza per la protezione della fertilità maschile; essa infatti protegge lo sperma
tenendolo separato dal sistema immunitario, e la sua funzionalità è inibita dalle citochine rilasciate a
seguito di una infiammazione. La disfunzione di tale barriera, afferma l’articolo, induce una risposta
del sistema immunitario, una diminuzione di fertilità dello sperma e quindi contribuisce
all’infertilità maschile. Questo meccanismo potrebbe spiegare molte cose, per sempio come il
rilascio di citochine pro-infiammatorie a causa dei focus dentali (denti devitalizzati, cavitazioni,
etc.) possa inibire la fertilità, o come la disbiosi possa indurre infertilità (le endotossine LPS che
entrano in circolo nel sangue modificano la funzione delle barriere e creano infertilità) o come i
campi elettromagnetici utilizzati per le comunicazioni via etere (in cui purtroppo siamo immersi)
possano creare lo stesso tipo di danno inducendo per l’appunto una disfunzione delle barriere.
Per inciso l’associazione tra disfunzione della barriera emato-epididimo è confermata
dall’articolo The blood-epididymis barrier and human male fertility (“La barriera emato-
epididimo e la fertilità maschile”)32, ed inoltre il rapporto tra citochine e permeabilità è stato
dimostrato almeno nel caso di una certa classe di citochine, come mostra l’articolo TGFβs
modulate permeability of the blood-epididymis barrier in an in vitro model33.
Sul già citato ruolo dei bifidobatteri (un tipo di batteri benefici) nella protezione
dall’infiammazione (e quindi sul rapporto tra disbiosi ed infiammazione), vedi l’articolo
Bifidobacterium strains suppress in vitro the pro-inflammatory milieu triggered by the large
intestinal microbiota of coeliac patients (“I ceppi di bifidobatteri sopprimono in vitro il mezzo
pro-infiammatorio innescato dal microbiota del grande intestino dei malati di celiachia”) 34, ed anche
l’articolo Anti-inflammatory effects of the genus Bifidobacterium on macrophages by
modification of phospho-IκB and SOCS gene expression35.
Tornando ai lieviti patogeni, cìè da notare che la Candida albicans, e le altre specie del medesimo
genere Candida, non causano solo problemi intestinali, ma danni anche ad altri organi. Come
scrive il dottor Alessandro Caporossi nel suo articolo Disbiosi intestinale36:
La candida è un micete che normalmente si insedia nell’intestino fin dalla
nascita e vi rimane sempre presente per lo più in forma silente ed anzi benefica.
Infatti contribuisce con il pool batterico al lavoro metabolico dell’organismo. In
alcune condizioni, quali squilibri alimentari a favore di carboidrati e lieviti, terapie
chemio-antibiotiche, condizioni di stress o patologie debilitanti, la Candida si
trasforma da simbionte in aggressiva. In questa condizione cambia anche la sua
struttura e diventa in grado di diffondersi ed infettare per contiguità altri organi
vicini all’intestino come l’utero, la vagina e la prostata, ma anche, attraverso il
circolo ematico, organi molto distanti come l’encefalo, il cuore e i polmoni.
Lo stesso concetto viene espresso dal dottor Stefano Ciappi nel suo articolo Disbiosi: sindrome
intestino irritabile37, laddove conclude che la Candida in realtà può attaccare moltissimi tessuti.
L’eccessiva permeabilità della barriera intestinale causata da candida,
31
Pubblicato su Spermatogenesis. 2014 Dec 31;4(2):e979619, autori Gregory M, Cyr D G;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26413391.
32
Pubblicato su Advances in Experimental Medicine and Biology 2012;763:218-36, autori Dubé E, Cyr D G;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23397627.
33
Pubblicato su PLoS One 2013 Nov 13;8(11):e80611, autori Stammler A, Müller D, Tabuchi Y, Konrad L, Middendorff R;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24236189.
34
Pubblicato su Journal of Inflammation (London). 2008 Nov 3;5:19, autori Medina M, De Palma G, Ribes-Koninckx C,
Calabuig M, Sanz Y; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18980693.
35
Pubblicato su Internal Journhal of Experimental Pathology 2009 Apr; 90(2): 131–140. autori Yoshikiyo Okada,
Yoshikazu Tsuzuki, Ryota Hokari, Shunsuke Komoto, Chie Kurihara, Atsushi Kawaguchi, Shigeaki Nagao, Soichiro Miura;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2676698/.
36
http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
37
http://www.dottorstefanociappi.com/consigli-pratici/disbiosi-sindrome-intestino-irritabile/.
14
patogeni e parassiti, a sua volta permette sia alle tossine dei patogeni e dei
parassiti che a frammenti di cibo indigerito di raggiungere il sangue con tutte le
conseguenze negative del caso: le tossine alterano molte funzioni vitali, sia
fisiche che mentali, mentre i frammenti di cibo indigerito possono scatenare
reazioni anomale del sistema immunitario. L’una cosa e l’altra indeboliscono il
sistema immunitario e portano a reazioni autoimmuni, allergie ed intolleranze
in primis (vedi anche quanto scritto da Iantorno, Lozio, Paganelli nel libro
Disbiosi e immunità38).
Ma la candida non è l’unica che può migrare dall’intestino e causare diverse patologie. Il
fenomeno della cosiddetta “traslocazione batterica” è da tempo noto in medicina e consiste nel
trasferimento di batteri dal tratto intestinale ad altri siti ed organi anche lontani: i batteri, a causa di
un barrera intestinale non intatta e troppo permeabile, come accade appunto in presenza di
disbiosi/parassitosi “possono finire nel circolo sanguigno, nel sistema linfatico e da lì nei linfonodi
mesenterici, nel peritoneo, nel fegato, nei reni, nella prostata etc.
I fattori che contribuiscono alla permeabilità intestinale sono diversi: la presenza di vermi
parassiti, di candida e batteri patogeni (in breve disbiosi e parassitosi), l’età (la permeabilità
intestinale è maggiore nella prima infanzia e nell’età anziana 39), i cambiamenti ormonali che si
verificano nei giorni del ciclo mestruale40, e l’assunzione del glutine. L’articolo Gliadin, zonulin
and gut permeability: Effects on celiac and non-celiac intestinal mucosa and intestinal cell
lines (“Gliadina, zonulina e la permeabilità intestinale: Effetti sulla mucosa intestinale dei celiaci e
dei non celiaci e sulle linee cellulari intestinali”) 41, ci informa infatti che in presenza di gliadina (un
componente del glutine) le cellule producono un eccesso di zonulina, la quale a sua volta innesca un
aumento della permeabilità intestinale. È da notare che l’effetto è notevole nel caso dei malati di
celiachia, e limitato e temporaneo nei soggetti non celiaci.
In realtà anche alla luce della correlazione tra disbiosi intestinale e celiachia (vedi più avanti il
capitolo relativo) è da pensare ad un’influenza del microbiota intestinale sulla corretta regolazione
di tale meccanismo, come del resto indicano due studi. Il primo 42 è stato compiuto sui roditori, ed è

38
Disbiosi e immunità, Rossella Iantorno, Luciano Lozio, Paolo Paganelli, Tecniche Nuove Edizioni, 2005.
39
Vedi l’articolo Age-Associated Remodeling of the Intestinal Epithelial Pubblicato su Barrier The Journals of
Gerontology, Series A : Biological Sciences and Medical Sciences 2013 Sep; 68(9): 1045–1056, autori Lee Tran, Beverley
Greenwood-Van Meerveld; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3738030/ che mostra come la
permeabilità intestinale dei più anziani tenda ad aumentare esponendoli così al rischio di disturbi gastrointestinali . Ci
sarebbe da capire se questo avviene per tutti i soggetti anziani o solo in quelli che sono assuefatti ad un cibo poco
salutare come avviene ormai di regola nella nostra società moderna; essendo ben poche le persone che hanno un
regime alimentare salutare, ricco di cibi vivi ed in particolare di di magnesio (una delle chiavi per una vita lunga e piena
di salute, L’aumento della permeabilità nei più anziani potrebbe anche essere correlato all’accumularsi di cure
farmacologiche che assieme al perdurare di cattive abitudini alimentari crea danni al microbiota intestinale.
40
Non a caso durante i giorni del ciclo si aggravano i sintomi di malattie intestinali correlate alla disbiosi intestinale,
come mostra ad esempio l’articolo Pattern of gastrointestinal and somatic symptoms across the menstrual cycle,
pubblicato su Gastroenterolgy 1992 Feb;102(2):505-13, autori Heitkemper M M, Jarrett M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1732122.
41
Pubblicato su Scandinavian Journal of Gastroenterology 2006 Apr;41(4):408-19, autori Drago S, El Asmar R, Di Pierro
M, Grazia Clemente M, Tripathi A, Sapone A, Thakar M, Iacono G, Carroccio A, D’Agate C, Not T, Zampini L, Catassi C,
Fasano A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16635908.
42
Role of Intestinal Bacteria in Gliadin-Induced Changes in Intestinal Mucosa: Study in Germ-Free Rats (“Ruolo dei
batteri intestinali nei cambiamenti della mucosa intestinale indotti dalla gliadina: uno studio nei ratti senza germmi”),
pubblicato su PLOS one January 13, 2011, autori Jana Cinova, Giada De Palma, Renata Stepankova, Olga Kofronova,
Miloslav Kverka, Yolanda Sanz, Ludmila Tuckova http://journals.plos.org/plosone/article?
id=10.1371/journal.pone.0016169. Pubblicato su Journal of the International society of sports nutrition autori
Manfred Lamprecht, Simon Bogner, Gert Schippinger, Kurt Steinbauer, Florian Fankhauser, Seth Hallstroem, Burkhard
Schuetz and Joachim F Greilberger http://www.jissn.com/content/9/1/45.
15
quindi di parziale rilevanza, mentre il secondo 43 è stato condotto sugli atleti che compiono un
allenamento molto intenso, eccessivo, che innesca un aumento di permeabilità intestinale (e di
sintomi gastrointestinali correlati, dalla diarrea all’emorragia). Si è scoperto infatti che l’assunzione
di probiotici impedisce che si manifesti l’aumento della permeabilità intestinale (e dei sintomi
correlati): i probiotici rallentano la produzione di citochine infiammatorie e contemporaneamente
diminuisce anche la produzione di zonulina. Come emerge anche dal contenuto dei capitoli
successivi del libro la capacità di digerire correttamente il glutine, dopo un secolo di alimentazione
sempre meno naturale e oltre 60 anni di antibiotici ed altri farmaci, sta diminuendo di generazione
in generazione, di pari passo con l’aggravarsi dello squilibrio del microbiota intestinale. Forse
anche quei soggetti “non celiaci” che mostrano un aumento di permeabilità intestinale solo lieve e
temporaneo hanno una qualche forma (seppur minore) di disbiosi. È quindi lecito ipotizzare che chi
soffre di una qualsiasi delle patologie di cui si parla in questo libro potrebbe sperimentare un certo
miglioramento delle proprie condizioni di salute escludendo il glutine dalla dieta (soprattutto se si
esclude anche il mais44 e se ci si orienta verso il consumo di cibi non processati, non artefatti, non
trasformati dall’industria alimentare).
Concludo questa breve digressione sul rapporto gliadina-zonulina citando l’articolo Zonulin,
regulation of tight junctions, and autoimmune diseases (“Zonulina, regolazione della giunzione
occludente e malattie autoimmuni”), che mostra in dettaglio i meccanismi bio-chimici che legano la
zonulina alla permeabilità intestinale e quindi allo sviluppo di malattie autoimmuni 45, tra le quali
viene compreso anche il diabete, e l’articolo Zonulin and its regulation of intestinal barrier
function: the biological door to inflammation, autoimmunity, and cancer (“La Zonulina e la sua
regolazione della funzione della barriera intestinale: la porta biologica all’infiammazione,
all’autoimmunità ed al cancro”)46. Sebbene gli articoli siano alquanto tecnici e complessi, mostrano
un inequivocabile nesso causale tra glutine, infiammazione, immunità e cancro, offrendo una
ulteriore giustificazione alla scelta di una dieta senza glutine (e possibilmente senza caseina)
quando si soffre di certe patologie.
La disbiosi intestinale e l’eventuale eccessiva permeabilità dell’intestino a loro volta
contribuiscono al proliferare dei parassiti (vermi) sia nell’intestino che altrove; infatti le tossine dei
microrganismi patogeni alterano la capacità del sistema digestivo e di quello
immunitario di tenere a bada questi ospiti indesiderati. Come dice la dottoressa
Campbell-McBride, “i parassiti seguono sempre la tossicità”. Del resto l’articolo
Parasites in patients with malabsorption syndrome: a clinical study in children and adults 47
mostra che in caso di malassorbimento intestinale (tipica conseguenza di disbiosi e/o celiachia,
condizione la quale a sua volta è collegata alla disbiosi come vedremo in un capitolo successivo)
l’organismo è più soggetto alle infezioni da parassiti, sia unicellulari come l’ameba e la giardia, che
elminti (vermi parassiti) come gli anchilostomi.
A loro volta i parassiti generano tossine che perturbano l’equilibrio del
microbiota (detto a volte anche “microflora”) rendendo ancora più difficile la
43
Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a
randomized, double-blinded, placebo-controlled trial (“L’integrazione di probiotici influisce sugli indicatori della
barriera intestinale, ossidazione ed infiammazione negli uomini che si allenano: un esperimento a doppio cieco
randomizzato col gruppo di controllo”), pubblicato su Journal of the International society of sports nutrition autori
Manfred Lamprecht, Simon Bogner, Gert Schippinger, Kurt Steinbauer, Florian Fankhauser, Seth Hallstroem, Burkhard
Schuetz and Joachim F Greilberger http://www.jissn.com/content/9/1/45.
44
Vedi più avanti, nel capitolo sulla celiachia laddove si discute della celiachia refrattaria.
45
Pubblicato su Annals of the New York Academy of sciences 2012 Jul; 1258(1): 25–33, autore Fasano Alessio;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3384703/.
46
Pubblicato su Physiological Reviews 2011;91:151–175, autore Fasano Alessio;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21248165.
47
Pubblicato su Digestive Diseases and Sciences 2008 Mar;53(3):672-9, autori Behera B, Mirdha BR, Makharia G K,
Bhatnagar S, Dattagupta S, Samantaray J C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17763958.
16
correzione del problema: per farla breve la disbiosi intestinale (lo squilibrio
della microflora dell’intestino) apre la strada ai parassiti, ma anche la presenza
dei parassiti facilita la proliferazione di certi microrganismi patogeni come la
Candida e quindi predispone alla disbiosi intestinale.
Uno squilibrio del microbiota intestinale (il microbiota più importante e più numeroso, che arriva
a pesare circa due chilogrammi in una persona adulta) corrisponde generalmente ad uno squilibrio
anche degli altri microbiota (soggetti alle stesse cause, ovvero all’effetto sistemico degli stessi
farmaci, allo stesso stress, etc.), ed a volte lo influenza direttamente per semplice diffusione dovuta
alla contiguità (come succede per l’apparato gastrointestinale e quello genito-urinario).
Questa potrebbe essere una delle cause profonde di molte malattie diventate sempre più
frequenti nel mondo moderno, e non solo quelle specifiche dell’intestino come la sindrome
dell’intestino irritabile o le intolleranze (celiachia compresa), la diarrea e la costipazione, ma anche
le allergie (alimentari e non), le malattie autoimmuni (comprese certe dermatiti, il lupus eritematoso
e la sclerosi multipla), le patologie cosiddette psichiatriche (iperattività, disturbo dell’attenzione,
mania ossessivo compulsiva, depressione, schizofrenia), la disprassia (difficoltà a coordinare i
movimenti dei muscoli), e persino autismo, dislessia ed altri “disturbi specifici dell’apprendimento”
(discalculia, disgrafia, disortografia), nonché “disturbi a-specifici dell’apprendimento” (come per
esempio l’estrema lentezza nello svolgere compiti scritti anche a causa dell’incapacità patologica di
mantenersi concentrati su un qualsiasi compito per più di pochi minuti di seguito).
Ma quali sarebbero le cause di questa sempre più vasta diffusione della condizione di disbiosi
intestinale? La dieta a base di farine raffinate (quelle integrali, come ci fa sapere anche il professor
Franco Berrino48, sono molto più salutari), di alimenti sempre meno genuini e sempre più
manipolati a livello industriale, l’uso (ed abuso) di zucchero, una dieta povera di frutta e verdura,
l’uso (ed abuso) di antibiotici ed altri farmaci (antidolorifici, anti-infiammatori, neurolettici,
chemioterapici, anticoncezionali, cortisonici) che danneggiano la microflora benefica del nostro
intestino. È sintomatico il fatto che le donne che assumono la pillola anticoncezionale sono più
soggette alle infezioni da Candida, e che rischiano di generare figli con diversi problemi di salute
(vedi più avanti il capitolo relativo).
Da ricordare anche l’effetto nocivo per il nostro microbiota intestinale dell’uso di antibiotici ed
ormoni nell’allevamento (anche del pesce) e dell’uso di pesticidi ed antibiotici in agricoltura
(ebbene sì, anche in agricoltura talora si usano antibiotici a livello preventivo).
Per comprendere a fondo la relazione tra dieta e stato del microbiota possiamo discutere il
risultato di una piccola serie di articoli scientifici.
Il primo è Novel probiotic candidates for humans isolated from raw fruits and vegetables
(“Nuovi candidate come probiotici per gli esseri umani isolati da frutta e verdura fresca”) 49, che
mostra come il 35% dei batteri che producono acido lattico isolati in frutta e verdura fresca possono
sopravvivere all’acidità dello stomaco e quindi arrivare vivi nel nostro intestino.
Il secondo è Comparison of the fecal microflora in rural Japanese and urban Canadians
(“Comparazione della microflora fecale della popolazione rurale giapponese con quella della
popolazione urbana canadese”)50, che mostra un più elevato livello di clostridi e di altri batteri
patogeni tra la popolazione urabana canadese, ed un maggiore numero di bifidobatteri e di
lattobacilli (dei batteri benefici) tra la popolaizone rurale giapponese; anche la biodiversità del
microbiota della popolazione urbana è ridotta rispetto a quello della popolazione rurale. Similmente
l’articolo Comparison of fecal microflora of elderly persons in rural and urban areas of Japan

48
Medico che ha lavorato per molto tempo all’Istituto Nazionale Tumori di Milano e che ha scritto i libri Il cibo
dell’uomo e Alimentare il benessere entrambi editi da Franco Angeli Editore.
49
Pubblicato su Food Microbiology. 2012;31:116–125, autori Vitali B, Minervini G, Rizzello C G, Spisni E, Maccaferri S,
Brigidi P, Gobbetti M, Di Cagno R; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22475949.
50
Pubblicato su Microbiology and Immunology 1986;30:521–532, autori Benno Y, Suzuki K, Suzuki K, Narisawa K, Bruce
W R, Mitsuoka T; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3747865.
17
(“Comparazione della microflora fecale delle persone più anziane nelle aree rurali ed urbane del
giappone”)51 rileva una maggiore quantità di bifidobatteri ed una maggiore biodiversità nel
microbiota fecale di chi vive nelle zone rurali e segue una dieta più vicina a quella ancestrale, ed un
maggiore numero di clostridi nel microbiota di chi vive nelle zone urbane.
Similmente altri due articoli hanno confrontato le popolazioni che vivono in villaggi africani o
sud-americani con le popolazioni occidentali (europee e statunitensi) ottenendo ancora una volta il
risultato che il microbiota di chi si alimenta seguendo una dieta più vicina alla tradizione ancestrale
ha una maggiore diversità di batteri benefici. Si tratta di Impact of diet in shaping gut microbiota
revealed by a comparative study in children from Europe and rural Africa 52, e Human gut
microbiome viewed across age and geography53.
Oltre alla dieta, anche l’ambiente in genere, ovvero il “macrobiota” che ci circonda è importante
nel modellare le caratteristiche del microbiota umano. Si è infatti scoperto che vivere in una fattoria
o comunque vicino ad animali da compagnia, fa sì che l’intestino umano si popoli di ceppi di batteri
benefici che altrimenti vengono a mancare, e che sono utili nel proteggere da allergie, dermatiti e
asma. come comprova ad esempio l’articolo Perinatal Pet Exposure, Faecal Microbiota, and
Wheezy Bronchitis: Is There a Connection? (“Esposizione perinatale agli animali da compagnia,
microbiota e bronchite asmatica: c’è una connessione?”)54. Ma anche le piante hanno il loro ruolo,
come mostra l’articolo Environmental biodiversity, human microbiota, and allergy are
interrelated (“La biodiversità ambientale, il microbiota umano e l’allergia sono correlati”) il quale
descrive una correlazione tra la minore biodiversità delle piante nella zona in cui si risiede e la
diminuzione della biodiversità dei gammaproteobatteri rilevati sulla pelle di malati di dermatite
atopica55.
Oltre a tutto ciò dobbiamo menzionare l’avvelenamento da metalli pesanti, in primis il mercurio
(la cui presenza nel corpo umano può essere causata dalle otturazioni dentali in amalgama, dai
vaccini conservati con thimerosal, dalla vicinanza di una centrale a carbone, dal consumo di pesce
di grossa taglia in cui si accumulano i metalli pesanti) e l’alluminio (contenuto nelle pentole, nelle
lattine, nei vaccini, nei farmaci anti-acidità, in certi additivi alimentari, in molti deodoranti spray, a
volte persino nel processo di flocculazione56 per la potabilizzazione dell’acqua, per non parlare di
quello rilasciato dagli aerei57). Anche i cosmetici e certi coloranti per tatuaggi possono concorrere
all’intossicazione da metalli pesanti. Un capitolo a sé (vedi più avanti) merita l’uso di diserbanti, in
51
Pubblicato su Applied Environmental Microbiology 1989;55:1100–1105, autori Benno Y, Endo K, Mizutani T, Namba Y,
Komori T, Mitsuoka T; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC184260/.
52
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science USA. 2010;107:14691–14696 ; autori De Filippo C,
Cavalieri D, Di Paola M, Ramazzotti M, Poullet JB, Massart S, Collini S, Pieraccini G, Lionetti P;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2930426/.
53
Pubblicato su Nature. 2012;486:222–227, autori Yatsunenko T, Rey F E, Manary M J, Trehan I, Dominguez-Bello M G,
Contreras M, Magris M, Hidalgo G, Baldassano R N, Anokhin A P, Heath A C, Warner B, Reeder J, Kuczynski J, Caporaso
J G, Lozupone C A, Lauber C, Clemente J C, Knights D, Knight R, Gordon J I;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3376388/.
54
Pubblicato su ISRN Allergy 2013; 2013: 827934, autori Merja Nermes, Katri Niinivirta, Lotta Nylund, Kirsi Laitinen,
Jaakko Matomäki, Seppo Salminen, , Erika Isolauri; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3658390/.
55
Pubblicato su Proceedings of the National academy of Sciences USA, autori Hanski I, von Hertzen L, Fyhrquist N,
Koskinen K, Torppa K, Laatikainen T, Karisola P, Auvinen P, Paulin L, Mäkelä M J, Vartiainen E, Kosunen T U, Alenius H,
Haahtela T; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22566627.
56
Vedi a riprova l’articolo Removal of Coxsackie and bacterial viruses in water by flocculation. II. Removal of
Coxsackie and bacterial viruses and the native bacteria in raw Ohio River water by flocculation with aluminum
sulfate and ferric chloride, pubblicato su American Journal of Public Health Nations Health. 1958 Feb;48(2):159-69,
autori Chang S L, Stevenson R E et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/13521063.
57
Si va dagli additivi a base di alluminio (Al-Ice) a quelli a base di bario (Stadis 450) fino al programma di diffusione di
nanoparticolato di alluminio e bario attraverso false “scie di condensa”, come confermato dagli studi del dottor Russell
Blaylock (http://www.thenhf.com/chemtrails-nanoaluminum-and-neurodegenerative-and-neurodevelopmental-
effects-2/) e della dottoressa Hildegarde Staninger (http://1cellonelight.com/index-4.html).
18
particolare del glifosato (spesso associato alle coltivazioni transgeniche), che utilizzato in maniera
sempre più massiccia, contamina gli alimenti di cui ci cibiamo e l’acqua che beviamo.
Ma la lunga lista nera non è finita, perché dobbiamo aggiungere il cloro nell’acqua potabile, le
emozioni negative (periodi prolungati di stress, paura, angoscia), il parto cesareo (che impedisce al
feto di entrare in contatto con i batteri benefici presenti nel canale del parto) e soprattutto
l’allattamento con latte artificiale, che impedisce la normale trasmissione della flora intestinale dalla
madre al neonato. Come troviamo scritto nell’articolo scientifico The causes of intestinal
dysbiosis: a review (“Le cause della disbiosi intestinale”) 58, basato su ben 104 altri studi citati nelle
referenze:
Al giorno d’oggi si pensa che le alterazioni nella flora intestinale contribuisca a
molte malattie croniche e degenerative. Sindrome dell’intestino irritabile, disturbi
infiammatori dell’intestino [ovvero colite ulcerosa e Morbo di Crohn – N.d.T.],
artrite reumatoide e spondilosite anchilosante sono condizioni patologiche che
sono state collegate ad alterazioni della microflora intestinale. Si ipotizza che un
certo numero di fattori associati allo stile di vita occidentale moderno abbiano un
impatto negativo sulla microflora dell’apparato gastrointestinale. Si è scoperto
che fattori quali antibiotici, stress fisico e psichico, e certi componenti della dieta
contribuiscono alla disbiosi intestinale.
Un altro articolo che potete leggere a conferma di quanto detto negli ultimi paragrafi è Role of
the gut microbiota in defining human health (“Il ruolo del microbiota nel definire la salute
umana”)59. Molto interessante è, in questo articolo, una dimostrazione (seppure indiretta) che
diverse patologie di cui si tratta nel presente libro, siano realmente causate dalla disbiosi, piuttosto
che esserne la causa. Vengono infatti riportati diversi studi che hanno dimostrato come
l’allattamento al seno protegge contro la manifestazione di malattie allergiche, diarrea neonatale60,
colite necrotizzante61, obesità62 e diabete di Tipo II63. Ciò è comprensibile se si pensa che il latte
materno stimola un corretto accrescimento della microflora sulla mucosa intestinale oltre ad essere
portatore esso stesso dei batteri benefici e degli anticorpi che provengono dalla madre (entrambi
assenti nelle formulazioni di latte artificiale per l’infanzia).
Alla luce di quanto su esposto, una tipica situazione che predispone alla malattia potrebbe essere
quella di una madre che non ha allattato al seno sua figlia, la quale si è trovata così con una flora
intestinale già difettosa; se poi questa figlia ha usato la pillola anticoncezionale e si è trovata con
una disbiosi ancora più accentuata, quando a sua volta partorirà un figlio questo erediterà dalla
madre una flora non ottimale. Se questo bambino a pochi mesi dalla nascita viene sottoposto alle
vaccinazioni la sua reazione ad esse potrebbe essere particolarmente accentuata; dal momento che
nessuna autorità sanitaria prevede degli accertamenti prima di effettuare le vaccinazioni, dal
58
Pubblicato su Alternative Medicine Review, 2004 Jun;9(2):180-97, autori Hawrelak J A, Myers S P;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15253677.
59
Pubblicato su Expert review of anti-infective therapy 2010 Apr;8(4):435-54. doi: 10.1586/eri.10.14, autori Fujimura K
E, Slusher N A, Cabana M D, Lynch S V; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2881665/.
60
Protection of breast-fed infants against Campylobacter diarrhea by antibodies in human milk. Journal of Pediatrics
1990;116(5):707–713., autori Ruiz-Palacios G M, Calva J J, Pickering L K, et al.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2329419.
61
Donor human milk versus formula for preventing necrotising enterocolitis in preterm infants: systematic review .
Archives of Disease in Childhood Fetal & Neonatal Edition 2003;88(1):F11–F14., autori McGuire W, Anthony MY.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1756003/.
62
Effect of infant feeding on the risk of obesity across the life course: a quantitative review of published evidence .
Pediatrics. 2005;115(5):1367–1377., autori Owen C G, Martin RM, Whincup P H, Smith G D, Cook D G.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15867049.
63
Does breastfeeding influence risk of type 2 diabetes in later life? A quantitative analysis of published evidence .
American Journal of Clinical Nutrition. 2006;84(5):1043–1054., autori Owen CG, Martin RM, Whincup PH, Smith GD,
Cook DG. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17093156.
19
momento che nessun medico si preoccupa di vagliare quali bambini potrebbero essere (proprio a
causa della condizione del proprio intestino) particolarmente vulnerabili alle vaccinazioni, i vaccini
potrebbero essere la goccia che fa traboccare il vaso. Oppure se questo bambino viene sottoposto ad
una o più cure di antibiotici (magari quando non sarebbero necessarie, come nel caso delle otiti che
spesso si possono trattare con gocce antibiotiche locali 64) la situazione già delicata del suo intestino
potrebbe precipitare.
Chiarite quelle che potrebbero essere le cause che portano l’intestino umano ad avere una flora
squilibrata ed una permeabilità eccessiva, innescando tutta una serie di patologie, una dieta molto
particolare e molto rigida (ma tutto sommato temporanea, da protrarre per uno/due anni a seconda
delle situazioni) messa a punto dal dottor Haas 65 per la cura della celiachia, e poi riscoperta da
Elaine Gotschall66 quindi dalla dottoressa Natasha Campbell McBride 67, potrebbe curare l’intestino
e con esso anche le patologie innescate dalla disbiosi.
Tale dieta elimina tutti i cibi contenenti amidi, carboidrati, disaccaridi. Ciò significa eliminare
cereali e pseudo-cereali, patate, pastinaca, tapioca, quasi tutti i legumi con l’eccezione di alcuni tipi
di fagioli, quasi tutti i derivati del latte con l’eccezione dei latticini fermentati a casa (da introdurre
eventualmente in un secondo tempo quando l’intestino è pronto), permette il consumo di semi di
vario tipo specie se previo ammollo in acqua (mandorle, noci, nocciole, semi di zucca, semi di
sesamo, noci di cocco) e consiglia l’assunzione di cibi fermentati (come i crauti o lo yogurt/kefir
anche di cocco e di mandorla) e di alcuni integratori naturali (per lo più a base di probiotici, i
famosi “batteri buoni”); unico dolcificante permesso il miele (o eventualmente la stevia pura).
Il fatto è che a causa della carenza di batteri buoni, che aiutano a digerire e ad assorbire le
sostanze nutritive, e della proliferazione degli agenti patogeni che producono tossine, il processo di
digestione dei carboidrati complessi (e quindi di cereali e verdure amidacee) è mal funzionante, e
tali carboidrati complessi mal digeriti alimentano i patogeni (e i parassiti). Per chi avesse bisogno di
prove a supporto di tale affermazione cito l’articolo Il microbiota intestinale e la sindrome
metabolica68, che mostra tra le altre cose che i batteri simbionti dell’intestino sono utili per digerire
i polisaccaridi (anche i carboidrati complessi sono polisaccaridi). Questo spiega come la dieta
paleolitica (o dieta dei carboidrati specifici che dir si voglia), possa aiutare a risanare l’intestino e
quindi a guarire da molte malattie correlate alla disbiosi.
Secondo la dottoressa Natasha Campbell Mc-Bride, autrice del libro La Sindrome Psico
Intestinale (Medinform, 2013), i seguenti disturbi possono essere correlati alla disbiosi e quindi
trattabili con dieta paleolitica e fermenti lattici: dipendenza (da alcool, droghe o altre sostanze),
disturbo dell’attenzione/iperattività, alcoolismo, allergie, anemia, anoressia, ansietà, artrite, asma,
problemi autoimmuni (inclusa quindi sclerosi multipla), infezioni da candida e da altri lieviti, colite,
costipazione, morbo di Crohn, cistite, problemi dentali, depressione, disordini digestivi, dislessia,
infezioni auricolari, eczema, epilessia, intolleranze alimentari (e quindi anche celiachia), FPIES
(sindrome da enterocolite indotta dalle proteine del cibo), riflusso gastro-esofageo, allergie da
inalanti (oculo-riniti, asma e faringiti allergiche), perdita di capelli, mal di testa, iperattività,
problemi di cuore, sindrome dell’intestino irritabile, infertilità, malattia di Kawasaki, Lupus,
problemi mestruali, cefalea, narcolessia, disturbo ossessivo compulsivo, PANDAS (disordine
autoimmune pediatrico associato con infezione da streptococchi), attacchi di panico, PDD-NOS
(disordine dello sviluppo pervasivo non altrimenti specificato), PMS (sindrome pre-mestruale),
64
O se si preferisce un rimedio naturale con gocce di “olio di aglio”, come suggerisce la dottoressa Natasha Campbell-
McBride nel suo libro “La Sindrome Psico-Intestinale”.
65
Vedi il libro The management of celiac disease (“La gestione della celiachia”) scritto dai coniugi Sidney Valentine
Haas e Merrill Patterson Haas
66
Autrice del libro Guarire l’intestino con la dieta dei carboidrati specifici, Macro Edizioni.
67
Autrice del libro La sindrome psico-intestinale, Medinform.
68
Pubblicato su Internal and Emergency Medicine (2013) 8 (Suppl 1): S11–S15, autori Francesca D’Aversa, Annalisa
Tortora, Gianluca Ianiro, Francesca Romana Ponziani, Brigida Eleonora Annicchiarico, Antonio Gasbarrini;
http://www.progettoasco.it/numero-13-maggio-2013-il-microbiota-intestinale-e-la-sindrome-metabolica/.
20
psoriasi, riflusso, rosacea, schizofrenia, sinusite, apnea durante il sonno, insonnia, attacchi di
collera, problemi alla tiroide, tic, colite ulcerosa, problemi urinari, vomito. Ma come vedremo nelle
pagine successive (portando le dovute prove) anche diabete, prostatite, vertigini, svenimenti
ricorrenti, tonsillite, uretrite, appendicite ed altri problemi di salute possono essere originati dalla
disbiosi.
Per fornire ulteriori giustificazioni a quanto appena affermato possiamo citare per esempio
l’articolo scientifico Microbial ecosystems therapeutics: a new paradigm in medicine? (“Le
terapie incentrate sull’ecosistema microbico: un nuovo paradigma per la medicina?”)69 nel quale
non solo si afferma l’utilità dell’integrazione di vari ceppi di batteri benefici per combattere
l’infezione da Clostridium difficile e per curare colite ulcerosa, colite necrotizzante, obesità,
autismo regressivo, ma si ipotizza che anche altre malattie potrebbero essere curate nella stessa
maniera.
Altro articolo esemplare è Investigating the biological and clinical significance of human
dysbiosis (“Indagando il significato biologico e clinico della disbiosi umana”)70, nel quale si indica
la disbiosi come una delle concause (se non la causa principale) di tutta una serie di malattie quali:
diarrea associata agli antibiotici, vaginosi batterica, celiachia, cancro del colon retto, fibrosi cistica,
disturbi esofagei, morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome del colon irritabile, enterocolite
necrotizzante, prostatite non batterica, parto prematuro, obesità, borsite e psoriasi. L’articolo
fornisce una serie di referenze, ovvero di altri lavori scientifici che mostrano come ogni singola
sunnominata malattia sia correlata ad uno squilibrio della microflora intestinale.
Anche l’articolo Dysbiosis of the gut microbiota in disease (“Disbiosi del microbiota
intestinale e malattie”) illustra le stesse connessioni71. In esso leggiamo che:
C’è una crescente evidenza che la disbiosi del microbiota intestinale sia associata
con la patogenesi sia di disturbi intestinali che extra-intestinali. I disturbi
intestinali includono colite ulcerosa, morbo di Crohn, sindrome del colon irritabile
e celiachia, mentre i disturbi extra-intestinali includono allergia, asma, sindrome
metabolica, malattie cardiovascolari ed obesità. (…)
I microrganismi che vivono nel sistema digestivo come risultato della loro attività, producono
delle sostanze (dei metaboliti, come si dice in termine tecnico); per esempio ogni cellula usa delle
sostanze che trova nel suo ambiente, le modifica chimicamente per trarne energia e quindi rilascia i
residui di tali reazioni chimiche. L’articolo succitato spiega che tali metaboliti possono essere
correlati per esempio all’infiammazione o alla riduzione dell’infiammazione (a seconda del fatto
che siano prodotti da batteri benefici o patogeni), oppure all’arresto della crescita o all’apoptosi
delle cellule (quel meccanismo protettivo per cui le cellule in certe condizioni si “suicidano”
(meccanismo benefico quando riesce a funzionare nelle cellule cancerogene), e che alcuni prodotti
del metabolismo batterico sono stati associati a malattie del fegato, dei reni e malattie
cardiovascolari. Anche questo articolo si fonda su circa cento altri studi scientifici nel corso dei
quali sono stati analizzati i microbiomi dei soggetti malati e confrontati con quelli delle persone
sane (gruppo di controllo). Molti di questi studi saranno richiamati nel seguito quando si discuterà
delle specifiche patologie.
Del resto se quanto sopra esposto è corretto, le persone che soffrono di disbiosi intestinale
dovrebbero manifestare spesso più di una delle patologie ad essa correlate, ed in effetti diversi studi
scientifici attestano questa realtà. Tra questi citiamo Psychological disturbance in atopic eczema:
69
Pubblicato su Beneficial Microbes 2013 Mar 1;4(1):53-65. doi: 10.3920/BM2012.0039, autori Petrof E O, Claud E C,
Gloor G B, Allen-Vercoe E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23257018.
70
Pubblicato su Trends Microbiol. 2011 Sep; 19(9): 427–434, autori Daniel N. Frank, Wei Zhu, R. Balfour Sartor, Ellen Li;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3164499/.
71
Pubblicato su Microbial Ecology & Health Disease. 2015; 26: 10.3402/mehd.v26.26191, autori Simon Carding, Kristin
Verbeke, Daniel T. Vipond, Bernard M. Corfe, Lauren J. Owen;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4315779.
21
the extent of the problem in school aged children (“Disturbi psicologici nei malati di eczema
atopico: l’estensione del problema nei bambini in età scolare”)72 nel quale si afferma che i bambini
che soffrono di eczema soffrono di disturbi psicologici in misura doppia dei bambini del gruppo di
controllo; ne segue una sensibile correlazione tra le due condizioni.
Poi abbiamo tre articoli che descrivono i legami clinici e biologici tra autismo e schizofrenia:
Autism and schizofrenia (“Autismo e schizofrenia”)73, Gene gut and schizophrenia (“Gene,
intestino e schizofrenia”)74 e The gluten connection, the association between schizofrenia and
celiac disease (“La connessione del glutine, l’associazione tra schizofrenia e celiachia”)75.
Abbiamo ancora Childhood autism, a complex disorder (“Autismo infantile, un disordine
complesso”)76, che mostra come bambini autistici e psicotici hanno in comune la presenza di
particolari peptidi77 nelle urine. La stessa condizione di peptiduria (peptidi riscontrati nelle urine) è
stata rilevata nei soggetti con disturbo dell’attenzione, nei pazienti psichiatrici e nelle persone
dislessiche, come confermano gli articoli Attention deficit disorders: a study of peptide-
containing urinary complexes (“Disturbi da deficit dell’attenzione: uno studio su complessi
urinari contenenti peptidi”)78 e Urine patterns, peptide levels, and IgA/IgG antibodies to food
proteins in children with dislexia (“Analisi delle urine, livelli di peptidi ed anticorpi IgA/IgG alle
proteine del cibi nei bambini dislessici”) 79. Questi ultimi articoli in particolare segnalano la presenza
di anticorpi a glutine e caseina (intolleranza a queste due proteine contenute in grano, frumento,
orzo, farro, segale, avena, latte e derivati) e rimandano alla difficoltà di digerire completamente tali
sostanze, alla conseguente produzione di peptidi, e al ritrovamento di questi peptidi nelle urine. La
dottoressa Campbell segnala nel suo libro che tale condizione di peptiduria è stata rilevata anche
nelle persone sofferenti di iperattività, psicosi post-parto, epilessia, sindrome di Down, depressione,
artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni. Tra questi peptidi particolarmente importanti sono le
caeomorfine e le gluteomorfine (vedi più avanti nel presente libro).
Menziono ancora un interessante articolo intitolato Management of menstrual problems in
adolescents with learning and physical disabilities 80 il quale ci informa che i disturbi mestruali tra
le adolescenti con disabilità fisica o disturbi dell’apprendimento sono più frequenti rispetto alla
media delle donne. Per esempio la sindrome premestruale è più frequente tra le donne disabili, la
sindrome da ovaio policistico è più frequente tra le donne epilettiche, l’iperprolattinemia con
mestruazioni irregolari è comune nelle donne con sindrome di Down (a causa della maggiore

72
Pubblicato su British Journal of Dermatology, Volume 137, issue 2, pp 241-245, august 1997, autori Absolon C M,
Cottrell D, Eldridge S M, Glover M T; http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1046/j.1365-
2133.1997.18121896.x/abstract.
73
Pubblicato su Psychiatric times, March 15, 2011, autori Yael Dvir, Frazier J A;
http://www.psychiatrictimes.com/autism/autism-and-schizophrenia.
74
Pubblicato su Medical Hypoteses, 2005; 64(3): 547-52, autori Wei J., Jemmings J P;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15617864
75
Pubblicato su Acta Psychiatrica Scandinava, 2006 Feb; 113(2): 82-90, autori Kalaydijan A E, Eaton W, Cascella N,
Fasano A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16423158.
76
Pubblicato su Biological Psychiatry, 1986 Nov; 21(13):1279-90, autori Reichelt K L, Saelid G, Lindback T, Bøler J B;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3756276.
77
Una proteina è costituita da una lunga catena di aminoacidi (molecole organiche a loro volta alquanto complesse,
basate su legami dell’atomo di carbonio). Una proteina correttamente digerita si smembra e vengono ottenuti i tanti
singoli aminoacidi che la componevano; se il processo di digestione è imperfetto si possono restare delle catene più
piccole di aminoacidi, detti peptidi.
78
Pubblicato su Journal of developmental and behavioural pediatrics, 1988 Aug;9(4):205-12., autori Hole K, Lingjaerde
O, Mørkrid L, Bøler J B, Saelid G, Diderichsen J, Ruud E, Reichelt K L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3216000
79
Pubblicato su Pediatric Rehabilitation, 1997 Jan-Mar;1(1):25-33., autore Knivsberg A M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9689235.
80
Pubblicato su The Obstetrician & Gynaecologist 2013 - Vol 15, Issue 2; autori Elizabeth Jeffery, Salma Kayani, Anne
Garden; http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tog.12008/abstract.
22
frequenza tra di loro delle malattie tiroidee)81.
Molti altri articoli scientifici che giustificano quanto finora scritto sono mostrati nel seguito del
libro; rimando per altro coloro che ne volesse consultare altri a fare una ricerca sul web 82 o a
consultare la lunghissima sezione finale dei riferimenti scientifici del libro “La Sindrome Psico-
Intestinale”.
Per terminare segnalo alcuni articoli che confermano e approfondiscono quanto appena scritto
sul rapporto salute/flora batterica/intestino/psiche:
- Il nostro (secondo) cervello che funziona «a batteri» La flora intestinale svolge un’azione
decisiva di comunicazione fra l’apparato digerente e il sistema nervoso centrale83.
- I batteri e l’intestino umano: nuove evidenze sperimentali della complessità delle
popolazioni batteriche intestinali84.
- Uomini e batteri intestinali, storia di un destino evolutivo85.
Ad esempio sin dai primi giorni della vita l’organismo umano è popolato da alcuni ceppi
fisiologici (benefici per l’organismo, a differenza dei più noti ceppi portatori di malattie) di
Escherichia Coli che hanno la funzione di digerire il lattosio, produrre le vitamine K2, B1, B2, B6 e
B12, e produrre le colicine, sostanze che impediscono la proliferazione dei ceppi patogeni dello
stesso E. Coli. Altri batteri producono acido folico (detto anche vitamina B9), acido pantotenico,
vitamine B1, B2, B3, B6 e B12 ed anche altre sostanze nutritive per il nostro organismo.

Un approfondimento sulla Candida e sulla Candida Albicans in particolare


La candida è un genere di lievito che comprende molte specie, delle quali la Albicans è il più noto
(e spesso anche il più dannoso). Pur essendo un lievito, la Candida Albicans è in realtà un essere
vivente polimorfico, che possiamo trovare nel nostro corpo sotto forma di lievito vero e proprio,
con cellule staccate, isolate (organismo saprofita), e sotto forma più propriamente fungina, con una
organizzazione pluricellulare e ramificazioni dette ife, che penetrano negli organi e nei tessuti. In
questa pericolosissima forma si comporta come un parassita e può realmente avvelenare tutto il
nostro corpo. La candidosi sistemica, o candidosi disseminata (il nome scientifico di questa
problematica) è sempre più diffusa. E se cento anni fa la si poteva trovare (in forme più o meno
gravi) nel 3% della popolazione, adesso siamo arrivati al 30% circa della popolazione (come è stato
verifica dalle autopsie).
Ma le varie specie di candida possono trovarsi anche sotto forma di biofilm (delle complesse
strutture di microorganismi che aderiscono alla superficie dell’intestino – e non solo – e che
vengono descritte più avanti nel presente libro86) e possono formare anche delle spore87, motivo per
il quale non si può ragionevomente di eradicare una volta per tutte la candida dal nostro organismo,
ma di ridurne la quantità e la virulenza riequilibrando il sistema immunitaria e la microflora
81
La dottoressa Simona Pelotti, come vedremo meglio in seguito, attribuisce molti di questi problemi non solo alla
disbiosi, ma all’intolleranza al glutine, ipotizzando che una delle cause della disabilità possa essere l’intolleranza al
glutine (mai diagnosticata) delle loro madri, che ha causato dei problemi anche all’ovulo fecondato ed al feto.
82
Scrivendo su un motore di ricerca il nome inglese della patologia, la parola “dysbiosis” ed eventualmente anche
“pubmed”.
83
Pubblicato su Corriere della Sera - salute, 14 gennaio 2013, autore Danilo di Diodoro;
http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/13_gennaio_14/dossier-secondo-cervello-intestino-batteri_7cb8d1ee-
5a6c-11e2-b3af-cb49399e516b.shtml.
84
Pubblicato su LSWN, autori Marco Ventura, Francesco Turroni; http://www.lswn.it/biologia/i-batteri-e-lintestino-
umano-nuove-evidenze-sperimentali-della-complessita-delle-popolazioni-batteriche-intestinali/
85
Pubblicato su Le Scienze;
http://www.lescienze.it/news/2012/06/08/news/flora_batterica_intestinale_metabolismo_ripercussioni_sulla_salu
te_a_lungo_termine_prima_infanzia_allattamento_parto-1076260/
86
Vedi anche l’articolo Candida albicans Biofilms and Human Disease, pubblicato su Annual Review of Microbiology.
2015; 69: 71–92, autori Nobile CJ., Johnson AD; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4930275/.
87
Vedi l’articolo Candida albicans pathogenicity mechanisms, pubblicato su Virulence. 2013 Feb 15; 4(2): 119–128,
autori Mayer FL, Wilson D, Hube B; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3654610/.
23
intestinale nel suo complesso.
Le tossine della candida possono concorrere a una quantità incredibile di situazioni patologiche,
dalla fatica cronica alle allergie, può concorrere allo scatenarsi di malattie autoimmuni, tumori etc.
etc. Bisogna comprendere che la candida in genere non è solo un problema localizzato alla pelle
(piede d’atleta) alla vagina (mughetto) o altrove. Questi spesso sono sintomi di una problematica
più vasta e complessa. E sebbene spesso la proliferazione della candida parta dall’intestino (in
seguito all’utilizzo di antibiotici, anticoncezionali, chemioterapici, anti-infiammatori, antidolorifici,
esposizione a prodotti chimici tossici, a metalli pesanti, per non menzionare lo stress), quando la
candida si è ramificata nei tessuti e negli organi, eliminarla dall'intestino può non essere sufficiente.
La carenza di batteri buoni e l’abbondanza di batteri patogeni sono intimamente legate alla
proliferazione della candida, e spesso è difficile eradicare la candida se non si riequilibra la
microflora intestinale. Viceversa diminuire la presenza della candida aiuta a riequilibrare
l’organismo nel suo complesso (ed anche la microflora) dal momento che le tossine della candida
danneggiano anche il funzionamento del sistema immunitario.
Non sarà mai sufficiente ripetere il concetto che nelle persone con una flora intestinale equilibrata
ed un sistema immunitario efficiente, le cellule di C. albicans si trovano normalmente (ma in
piccole quantità) come componenti del microbioma intestinale, ma sebbene si trovino in un posto
dove possono avere facile accesso al nutrimento, la competizione con i batteri buoni rende
impossibile la proliferazione di questo lievito, come ci ricorda l’articolo Fungal metabolism in
host niches88.
Uno degli articoli scientifici più precisi che descrivono in dettaglio il molteplice aspetto della
candida albicans appena descritto è Candida albicans pathogenicity mechanisms89. Da tale
articolo apprendiamo che ci sono circa 600 specie di funghi patogeni (per l’essere umano) da quelli
che causano leggere infezioni alla pelle a quelli che causano gravi infezioni alla pelle (come la
specie Sporotrix schenkii) a quelli che possono addirittura causare gravissimi problemi di salute e
porre a rischio la vita umana (tra i quali Aspergillus fumigatus, Cryptococcus neoformans,
Histoplasma capsulatum e Candida albicans).
Il fatto che la specie Candida albicans (spesso assieme ad altre specie di Candida) sia presente
nella cavità orale del 75% circa della popolazione non significa necessariamente che le stesse
persone soffrono di un grave problema infettivo al cavo orale, dal momento che un sistema
immunitario efficiente impedisce che la candida proliferi.
Altre statistiche invece sono più preoccupanti, perché un conto è la presenza, e un conto è
l’infezione conclamata da candida. L’incidenza delle vulvovaginiti da candida (tra le donne) è del
75% se teniamo conto anche di chi ha contratto l’infezione solo una volta in tutta la propria vita (la
percentuale scende al 45% circa tra le donne che ne hanno sofferto almeno due volte) e c’è anche
uno “zoccolo duro” di donne che ne soffrono almeno 4 volte all’anno (5–8%). L’articolo conferma
quanto leggerete più di una volta nel presente libro, ovvero che antibiotici, pillole anticoncezionali e
terapia ormonale possono essere cause di una proliferazione di candida e spiega anche come mai sia
così difficile liberarsi dalla candida, perché in certe circostanze possa risultare così aggressiva.
La Candida albicans è “mutaforme”, adattabile a diversi ambienti, si adatta rapidamente a
variazioni del pH ambientale, è dotata di meccanismi per resistere ad innalzamenti della
temperatura, ed è ben equipaggiata per succhiare nutrienti essenziali al nostro corpo (anche metalli
come ferro e zinco, e in misura minore manganese e rame); a tale scopo può secernere enzimi
proteasi, fosfolipasi e lipasi. Alcuni meccanismi che regolano la transizione da una forma all’altra
(lievito a fungo e viceversa) sono il pH (con un pH acido minore di 6, per lo più la albicans si
comporta come lievito, mentre per valori del pH maggiori di 7 assume la forma fungina con ife) la

88
Pubblicato su Current Opinion in Microbiology. 2009;12:371–6; autore Brock M;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19535285.
89
The consistent formation of chlamydospores by Candida tropicalis Volume 9, Issue 2, pp. 164-166, autore H.F.
Hasenclever http://sabouraudia.oxfordjournals.org/content/9/2/164.abstract.
24
quantità di cellule presenti (quando prolifera oltre la densità di 10 7 cellule al millilitro assume la
forma fungina). Anche il contatto con una superficie può indurre il mutamento di forma e lo
sviluppo di ife, o in altri casi la svilupparsi di un biofilm; in particolare in colntatto con una mucosa
le ife possono svilupparsi anche nello strato inferiore (e quando questo succede nell’intestino si
genera una dannosa porosità). Ma anche una situazione di pericolo, come la carenza di nutrimento,
può indurre la Candida albicans a d assumere la forma fungina con le ife, le quali più facilmente si
traggono nutrimento dai tessuti del nostro organismo.
Tale organismo può infatti letteralmente penetrare (sotto forma di ife) dentro le cellule
dell’organismo in cui prolifera tramite speciali proteine detta invasine. Inoltre quando le sue cellule
sono racchiuse nelle strutture di biofilm sono molto più resistenti a qualsiasi tipo di farmaco o di
aggressione del sistema immunitario90.
La capacità della Candida Albicans di migrare all’interno del corpo umano (quando il sistema
immunitario non riesce a tenerla a bada) è semplicemente spaventosa: dall’intestino che rende
poroso può passar enel sangue (ricco di glucosio) ed anche se lì si confronta con le cellule del
sistema immunitario che possono fagocitarla, non solo si riesce ad adeguare rapidamente a
sopravvivere in questo nuovo ambiente, ma riesce a bloccare l’azione dei macrofagi e a sviluppare
delle ife che penetrano nelle cellule del sistema immunitario, aprendo un varco che permette loro di
scappare. A questo punto, una volta raggiunti altri organi e tessuti, la Candida albicans ha
un’enorme capacità di adattamento, e riesce ad adattarsi a cibarsi di diversi tipi di nutrimento.
La candida possiede anche altri meccanismi per eludere, ingannare, sopprimere il sistema
immunitario, come mostrano per esempio gli articoli scientifici Two mechanisms of inhibition of
human lymphocyte proliferation by soluble yeast mannan polysaccharide 91, e Candida
albicans suppresses nitric oxide (NO) production by interferon-gamma (IFN-γ) and
lipopolysaccharide (LPS)-stimulated murine peritoneal macrophages92.
Questo significa che quando la candida da pochi micro-organismi isolati diventa una presenza
invadente93, il sistema immunitario è sempre più indebolito, e a un certo punto la proliferazione di
questo lievito candida arriva a mettere il sistema immunitario in uno stato di stallo: allora le nostre
difese immunitarie non riescono più ad affrontare la candida stessa, ed hanno difficoltà anche a
contrastare altri micro-organismi patogeni (per non parlare dei vermi parassiti).
Il dottor Truss, autore di due libri sulla Candida (The missing duiagnosis, e The missing
diagnosis II) afferma che ci vuole un lungo lavoro (lungo a volte un anno e più) per ridurre
l’infezione della candida oltre una certa soglia, e permettere finalmente che il nostro sistema diventi
“competente”, ovvero che riesca a riprendere le sue funzioni anche contro la candida stessa. È
questo un momento in cui è possibile sperimentare reazioni di detox anche se non si assumono più
prodotti specifici contro la Candida. Tali reazioni corrispondono a un aumento momentaneo di
sintomi fisici e mentali (reazioni di Herxheimer): eczemi, dermatiti, sconforto gastrointestinale,
flautulenza, diarrea, sonnolenza, confusione, nebbia mentale, depressione, irritabilità, etc.
Una cosa importantissima è che il passaggio da un ambiente neutro ad un ambiente alcalino può
causare gravi danni alla C. albicans, ed è questo il motivo per il quale contro tale organismo (e
contro gli altri lieviti del genere Candida) può essere utile una dieta alcalinizzante o un protocollo
alcalinizzante94.
90
Vedi ad esempio l’articolo Fungal Biofilms, pubblicato su PLoS Pathogens 2012 Apr; 8(4), autori Fanning S, Mitchell
A P; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3320593/.
91
Pubblicato su Infection and Immunity 1984 Mar;43(3):1041-6, autori Nelson RD, Herron MJ, McCormack RT, Gehrz
RC; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6365780.
92
Pubblicato su Clinical & Experimental Immunology. 1999 Mar; 115(3): 491–497, autori T Chinen, M H Qureshi, Y
Koguchi, K Kawakami; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1905260/.
93
A causa di antibiotici, neurolettici, ormoni “per la donna” ovvero pillole anticoncezionali e terapia ormonale
sostitutiva, anti-infiammatori, antidolorifici, cortisonici, immunosoppressori, chemioterapici, vaccini, cattiva dieta,
carenza di allattamento al seno materno, allattamento al seno di una madre sofferente di candidosi.
94
Vedi ad esempio l’articolo How human pathogenic fungi sense and adapt to pH: the link to virulence, pubblicato su Current
25
Importante è anche il contributo della vitamina A alla difesa contro la Candida albicans ed altri
funghi dannosi, come mostra l’articolo Modulatory role of vitamin A on the Candida albicans-
induced immune response in human monocytes 95, mentre più controverso appare quello della
vitamina D; tuttavia l’articolo Association among Vitamin D, Oral Candidiasis, and
Calprotectinemia in HIV96, riporta una significativa correlazione tra carenza di vitamina D e
candidosi nel cavo orale.
** Alcuni dei sintomi più curiosi della candidosi sistemica sono legati indirettamente alla candida
stessa. Quando nel nostro corpo ci sono molte tossine della candida, e permeabilità intestinale
causata da candida,, ci sono influssi negativi diretti su cervello, intestino ormoni, sistema
immunitario, ma succede anche che il nostro organismo manifesta reazione allergiche a lieviti e
muffe diversi dalla candida, nonchè a profumi e sostanze chimiche. Questo significa che nei giorni
molto umidi, nebbiosi, nei giorni piovosi o poco prima che piova, quando nell'aria ci sono molte
spore di muffe e funghi, si possono avere brutte reazioni: stanchezza, sonnolenza, sensazione di
fastidio, problemi intestinali (finanche diarrea continua nei casi più gravi). Similmente il solo
entrare in un supermercato o in un centro commerciale può, a causa della sensibilità chimica indotta
dalla candida, portare a reazioni allergiche che danno molto fastidio; può essere tipico il sentirsi un
po’ straniti, confusi, come reazione a sostanze chimiche profumi, prodotti per l'igiene personale e
per l'igiene della casa, etc
Oltre ai libri del dottor Truss è molto interessante anche il libro The yeast connection del dottor
Crook
Uretrite, prostatite, cistite, sono possibili sintomi di infestazione da candida albicans. In
particolare l'uretrite è spesso causata dalle tossine di tale lievito, che vengono eliminate con le urine
e danno una sensazione di bruciore al transito. Tutto ciò lo leggete nei libri di Truss e Crook ma ho
anche esperienze di prima persona. Utilizzando prodotti che uccidono la candida ho avuto anche
episodi di forte uretrite (reazione di Herxheimer). Inutile dire che non ho seguito il consiglio del
medico che prescriveva antibiotici, ma ho preferito bere un litro e mezzo d'acqua. Il medico non
sospettava che l'uretrite fosse da tossine in transito invece che da infezione batterica.
Uno dei sintomi più curiosi descritti dal dottor Crook è quello delle ragazzine con problemi di
candidosi che hanno un seno che non si sviluppa. Il problema si risolve, assieme a molti altri,
quando la Candida albicans viene debellata. Altre testimonianze curiose sono quelle delle donne la
cui irritabilità (specialmente premestruale) è causata dalla candida, che fanno letterlamente
impazzire il marito causando la rottura del matrimonio, e che poi , sconfitta la candida si ritrovano
di nuovo felicemente spostate, senza più i problemi di un tempo. In un caso la donna, guarita, torna
felicemente assieme all’ex marito, sposandolo di nuovo. Persino l’infedeltà coniugale, in un caso, è
descritta dalla donna come un effetto collaterale dell'intossicazione da candida97.

I.2 - I parassiti intestinali (ed anche gli altri)

La presenza di disbiosi intestinale spesso causa una proliferazione di vermi parassiti. A causa
della disbiosi intestinale si genera un flusso di tossine rilasciate dagli agenti patogeni che rendono
più difficile tutto il processo digestivo (a partire dal livello di acidità dello stomaco che viene
diminuito), le difese del sistema immunitario perdono efficienza, e quando le uova dei parassiti si
Opinion in Microbiology. 2009;12:365–70; autore Davis DA; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19632143.
95
Pubblicato su Medical Microbiology Immunology. 2014; 203(6): 415–424, autori Klassert TE, Hanisch A,et al.;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4232755/.
96
Pubblicato su Journal of dental research 2012 Jul; 91(7): 666–670, autori H.Y. Sroussi, J. Burke-Miller, et al.;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3383847/.
97
Esitono anche testimonianze aneddotiche di persone omosessuali che diventano eterosessuali dopo avere curato
una candidosi sistemica.

26
schiudono, i vermi che ne vengono fuori riescono facilmente a diventare adulti e a riprodursi. La
dottoressa Campbell afferma che i vermi parassiti seguono sempre la tossicità, e per quanto le
infestazioni da parassiti dipendano un poco anche dall’igiene dell’ambiente in cui si vive, occorre
ricordare che potremmo ingerire uova di vermi parassiti non solo mangiando alimenti non troppo
bene lavati, ma anche semplicemente respirandole (tanto sono piccole e leggere alcune di esse).
I carboidrati mal digeriti sono uno dei cibi preferiti dai vermi, motivo per il quale la dieta dei
carboidrati specifici può servire anche a togliere il terreno sotto i pieni a tali parassiti, riducendo
quantomeno l’intensità dell’infezione (in certi casi la dottoressa Campbell suggerisce l’uso del
farmaco mebendazolo nelle notti di luna piena).
È importante notare che i vermi parassiti non si trovano solo nell’intestino, ma possono trovarsi
anche nel fegato (fasciole epatiche) e in altri organi e tessuti, per cui il danno che possono causare
tali ospiti indesiderati è davvero notevole. In certi casi le tenie allo stadio larvale, per esempio,
formano delle cisti anche nel cervello, causando una malattia detta cisticercosi. Alcuni parassiti
tropicali (assunti in genere mangiando carne o pesce crudo, ma talora anche verdure non bene lavate
cui restano attaccate le uova) possono anche muoversi sotto la pelle, muoversi all’interno del
cervello e causare tutta una serie di problematiche.
La lista dei problemi di salute che possono essere causati dai parassiti è davvero lunga, e spesso
si tratta di sintomi comuni alla disbiosi intestinale. È anche per questo che spesso occorrerebbe
considerare i due disturbi come un’unica manifestazione (disbiosi/parassitosi).
Una caratteristica peculiare dei disturbi causati dalla parassitosi è quella di accentuarsi nei giorni
(e nelle notti) di luna piena, talvolta anche nei giorni e nelle notti di luna nuova. Ogni plenilunio i
vermi parassiti ritornano tutti nell’intestino per accoppiarsi; per essere più precisi essi si accoppiano
nelle notti di luna piena (specialmente in un orario tra le 2 e le 3 di notte), motivo per il quale in
quei giorni ed in quelle notti intorno al plenilunio ci si può sentire particolarmente agitati, nervosi,
si può soffrire di insonnia, si possono accentuare i sintomi di una dermatite o di una fibromialgia
etc. Alcuni indicatori della presenza di parassiti sono: livelli elevati di immunoglobuline (IgE),
livelli elevati di eosinofili (un tipo di globuli bianchi), livelli elevati di ammoniaca ed ossalati, bassi
livelli di ferro (anemia) e di vitamina B12 (di cui si cibano sottraendola al nostro organismo).
Una lista parziale di sintomi, disturbi, patologie riconducibili alla parassitosi (secondo Andreas
Kalcker), è la seguente: scarso sviluppo fisico ed intellettuale nei bambini, eruttazione cronica, fame
esagerata, brama di dolci e latticini, rabbia, irritabilità, nervosismo, ansia, depressione, confusione,
scarsa memoria, scarsa coordinazione, sbalzi d’umore, ossessioni, dolori alle giunture, crampi
muscolari, fibromialgia, pancreatite, colite, gonfiore addominale, emorroidi, intestino poroso,
malassorbimento, torpore delle mani e dei piedi, tachicardia, epilessia, anoressia, autismo,
digrignamento dei denti, crampi, diarrea alternata a costipazione, mal di testa, prurito nella zona
anale, pianto o riso incontrollato, impotenza, problemi mestruali, psoriasi, dermatite, secchezza
della pelle, orticaria, alito cattivo, cattivo odore del corpo, vista offuscata, debolezza, stanchezza
cronica, disturbi del sonno, addormentamento delle estremità, difficoltà ad inghiottire, salivazione
eccessiva, accumulo o ritenzione di liquidi durante la luna piena, peritonite, anemia.
Le larve dei parassiti, transitando nei polmoni (ebbene sì, i parassiti si muovo all’interno del
nostro corpo, anche da un organo all’altro) possono causare anche sintomi a livello respiratorio,
asma, bronchite, tosse cronica irritativa, polmonite, crisi respiratoria.
Uno dei motivi per cui i parassiti possano essere diventati in epoca moderna un problema di
notevole rilevanza è anche la loro “globalizzazione” causata dalla facilità con cui gli uomini e le
merci possono spostarsi nel mondo moderno (per mezzo di navi treni ed anche aerei
intercontinentali) che ha portato nel giro di pochi decenni ad essere presenti un po’ ovunque sul
pianeta dei parassiti una volta diffusi solo localmente, e per i quali le popolazioni indigene avevano
sviluppato dei meccanismi di difesa immunitaria. Similmente a come cinque secoli fa gli indigeni
delle Americhe furono falcidiati dal vaiolo e da altri virus portati dagli europei, adesso molte
persone (ed anche molti animali) sono vittime di parassiti che appena qualche secolo fa erano
27
completamente sconosciuti ai loro antenati98.
Per giustificare sin da subito alcune delle affermazioni su esposte cito l’articolo Parasite stress
promotes homicide and child maltreatment (“Lo stressa da parassiti promuove l’omicidio ed il
maltrattamento dei bambini”)99 che mostra come la violenza, il maltrattamento dei bambini e
persino l’omicidio sono più frequenti da parte delle persone infettate dai parassiti; ci sarebbe da
aggiungere che se i parassiti si sono insediati in un ospite umano è anche perché esso soffre di
disbiosi, la quale a sua volta contribuisce ad uno squilibrio mentale (vedi più avanti il capitolo
relativo).
Il protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda100 utilizza un’associazione di erbe e di farmaci
secondo un calendario basato sul ciclo lunare, per debellare la parassitosi (non sempre basta una
dieta paleolitica per sbarazzarsi di questi scomodi inquilini). I principi attivi farmacologici utilizzati
sono pirantel pamoato e mebendazolo (più noti con i nomi commerciali Vermox e Combantrim, che
però è possibile farsi preparare da una farmacia galenica in modo da avere solo il principio attivo e
non altre inutili e tossiche sostanze chimiche utilizzate come eccipienti), sostanze che danno ben
poco assorbimento sistemico al di fuori del tratto intestinale. Trovate una particolare versione del
protocollo Kalcker nel libro Guarire i sintomi noti come autismo di Kerri Rivera. Alcune
informazioni riassuntive su tale protocollo, e su altri procedimenti utili a liberarsi dai parassiti, le
trovate più avanti nel presente libro.

I3 - Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da


metalli pesanti, intolleranze

A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il
sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi,
intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori
molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere
informazioni davvero attendibili.
Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine;
tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle
sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno
indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano
quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo
tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):
http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390
http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,
http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-intestinale-monza/.
Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente
le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene
nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale,
dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.
Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in
new-onset Crohn’s disease101 nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di
morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i

98
Vedi anche quanto scrive il noto paleontologo Robert T. Bakker nell’appendice scientifica a pagina 262 del suo
romanzo Raptor Red – Le avventure di una dinosaura innamorata, Rizzoli, Milano, 1995. Anche il dottor Andrea
Kalcker si eprime in tal senso, vedi http://www.andreaskalcker.com/en/health/parasite/116-parasite.html.
99
Pubblicato su Philosophical Transactions B Biological Science 2011 Dec 12; 366(1583): 3466–3477, autori Randy
Thornhill, Corey L. Fincher, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3189353/.
100
http://www.andreaskalcker.com/en/health/parasite/116-parasite.html.
28
campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.
Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory
(http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la
visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).
In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto
microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un
laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù
(Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.
Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può
sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche
se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di
interpretare i risultati. Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della
malattie, è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe
problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi)
rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile
e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio
di depressione, osteoporosi, diabete, alzewimer e altre patologie). E siccome tale gene è difettoso
nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome
Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto,
l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori 102 è possibile correggere gli squilibri causati
da questo problema di ordine genetico103.
Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,
sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione
raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino
a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri. Per altro molti
genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle
feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un
veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del
microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio. Una maniera
per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi
pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.
L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for
intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la
ricerca dei parassiti intestinali”)104 mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono
state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato
negativo. Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di
loro sarebbe risultato esente da parassiti, ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata
riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono
affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi)
per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire
che non ci sia alcuna infestazione.
Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-

101
Pubblicato su Cell Host Microbe. 2014;15:382–92.; Gevers D, Kugathasan S, Denson LA, Vazquez-Baeza Y, Van
Treuren W, Ren B, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4059512/.
102
Metilfolato, trimetilglicina, vitamina B6 (ovvero piridossina) e vitamina B12 nella forma di metilcobalamina; ma
talora sono necessari anche glutatione, vitamina D, zinco, selenio e potassio.
103
Ulteriori informazioni su http://www.energytraining.it/mutazione-mthfr/.
104
Pubblicato su British Journal of Clinical Practice 1993 Mar-Apr;47(2):76-8 , autori Nazer H, Greer W, Donnelly K,
Mohamed A E, Yaish H, Kagalwalla A, Pavillard R; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8334067.
29
Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) 105 mostra che
persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi,
anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le
amebe).
L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in
Irritable Bowel Syndrome106 descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un
parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli
esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici
fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione
dei farmaci contro i parassiti.
L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory: Result
Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment 107 ci informa che i test di
laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche
tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni
soggettive dei risultati.
Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una
tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital
(http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine
in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano. Queste analisi, basate su uno
strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti,
metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse
persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è
di circa 300 euro).
Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati,
uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-
sas.com/.
Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-
intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per
esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute
dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con famraci
che danneggiano il microbiota. Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di
mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e
mescolato con un poc d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire
con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione
cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

I4 - La maggior parte dei trattamenti utilizzati dalla moderna medicina


occidentale non sono basati su valide prove scientifiche

Se, come si è iniziato a mostrare, e come verrà ancor più argomentato in seguito, una grande
parte delle malattie “hanno orgine nel sistema digestivo”, come diceva Ippocrate, va da sé che la
gran parte dei rimedi farmacologici e dei trattamenti comunemente utilizzati dalla nostra medicina
moderna non affrontano la radice del problema ed è quindi ragionevole essere scettici sulla loro
reale efficacia e sicurezza.
105
Pubblicato su Journal of Clinical Microbiology Nov. 1993, p. 3044-3045 Vol. 31, No. 11 , autori Hanspeter Marti,
Jacob C. Koella http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC266208/pdf/jcm00023-0218.pdf.
106
Pubblicato su Clinical Endoscopy 2013 Nov; 46(6): 671–674, autori Kang Hun Koh, Sang Wook Kim et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3856272/.
107
Pubblicato Journal of Clinical Microbiology 2008 Jul; 46(7): 2200–2205, autori M. D. Libman, T. W. Gyorkos, E.
Kokoskin, J. D. MacLean ; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2446938/.
30
Una ulteriore prova di questo sospetto viene dal Clinical Evidence (“Evidenza Clinica”), una
sezione del sito del prestigioso British Medical Journal (una delle riviste più rinomate in ambito
medico-scientifico assieme a The Lancet, New England Journal of Medicine, Journal of American
Medical Association). In un recente articolo pubblicato su tale sito e intitolato What conclusions
has Clinical Evidence drawn about what works, what doesn’t based on randomised controlled
trial evidence? (“Quali conclusioni ha tratto Clinical Evidence su quello che funziona, su quello
che non è basato su esperimenti randomizzati col gruppo di controllo?”) 108 vengono tirate le somme
di un lavoro di indagine sulla validità delle terapie in uso nel nostro occidente moderno.
Il risultato è decisamente sconsolante: su 3.000 trattamenti sottoposti a valutazione tramite
esperimento randomizzato con gruppo di controllo (ovvero valutando l’efficacia del trattamento
paragonando un gruppo di pazienti che vengono trattati ed uno - di simile numero e composizione -
che non vengono trattati) è stato verificato che:
Il 50% dei trattamenti è di sconosciuta
efficacia.

Il 24% pare che siano benefici.


L’11% sono benefici.
Il 7% stanno in una zona limbica tra l’effetto benefico ed il danno.
Il 5% probabilmente non sono benefici
Il 3% pare che siano inefficaci o dannosi.
Al di là di alcune sottigliezze su cui si potrebbe arzigogolare per arrampicarsi sugli specchi nel
tentativo di difendere questo tipo di medicina poco scientifica, abbiamo qui l’ennesima conferma
che i trattamenti medici sono ben poco basati sulla solida scienza, e che i vaccini non sono l’unico
tipo di terapia mai sottoposta a verifica seria (analisi comparativa di un gruppo di persone
sottoposte ed uno di persone non sottoposte al trattamento).

I5 - Conflititti d’interesse e scienza poco scientifica: conferme ad alti livelli

Se a questo aggiungiamo l’enorme conflitto di interessi che coinvolge molti medici di alto livello
e professori universitari, per non parlare di vere e proprie forme di corruzione, si evidenzia come
questo tipo di medicina ufficiale moderna sia una costruzione alquanto inconsistente.
Marcia Angell non è un medico qualunque, ma è stata vice-direttrice e direttrice nientemeno che
del New England Journal of Medicine, uno dei più famosi e rispettati giornali medico-scientifici del
mondo (assieme a The Lancet, British Medical Jorunal, Journal of the American Medical
Association). Lei stessa è stata una delle più famose e rispettate giornaliste medico-scientifiche.
La sua indiscussa esperienza sul campo l’ha lasciata delusa e fortunatamente anche piena di una
gran voglia di fare chiarezza e di dire la verità. E così ha scritto il libro The Truth About the Drug

108
http://clinicalevidence.bmj.com/x/set/static/cms/efficacy-categorisations.html.
31
Companies: How They Deceive Us and What to Do About It (La verità sulle aziende
farmaceutiche: come ci ingannano e cosa fare al riguardo)109 ed alcuni lunghi articoli di denuncia
della moderna medicina farmaceutica e specialmente della psichiatria quali The illusions of
psychiatry (L’illusione della psichiatria)110 e Drug companies & doctors: a story of corruption
(Aziende farmaceutiche e dottori: una storia di corruzione)111.
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla veridicità di quanto appena asserito, può avere
l’ennesima conferma leggendo l’articolo del New York Times A doctor put the drug industry
under microscope (“Un medico mette l’industria dei farmaci sotto il microscopio”)112 e leggendo la
recensione del suo libro proprio sul sito del New England Journal of Medicine113.
Detto questo, e quindi fornite abbondanti prove che la notizia è assolutamente reale, vediamo
cosa dice Marcia Angell nelle prime righe dell’articolo succitato Aziende farmaceutiche e dottori:
una storia di corruzione. Partendo da un’indagine del senatore repubblicano Charles Grassley “sui
legami finanziari tra l’industria farmaceutica e i medici accademici” la Angell racconta il caso del
Dr. Joseph L. Biederman, professore di psichiatria dell’Harvard Medical School, nonché primario di
psicofarmacologia pediatrica del Massachusetts General Hospital (Harvard), e scrive:
Grazie soprattutto a lui, bambini in giovane età, perfino di appena due anni,
vengono adesso diagnosticati come sofferenti di disordine bipolare e trattati con
un cocktail di potenti farmaci, molti dei quali non sono stati approvati dalla Food
and Drug Administration (FDA) per quello scopo e nessuno dei quali è stato
approvato per l’uso in bambini di meno di dieci anni.
(…). Gli stessi studi di Biederman sui farmaci che egli promuove per trattare il
disordine bipolare nei bambini erano, secondo il The New York Times che ha
riassunto le opinioni delle proprie fonti esperte “così mal congegnati da essere
largamente inconcludenti”. (1)
A giugno il Senator Grassley ha rivelato che le aziende farmaceutiche (…) hanno
pagato a Biederman 1,6 milioni di dollari in pagamenti per consulenze e
conferenze tra il 2000 ed il 2007. Due suoi colleghi hanno ricevuto simili somme
[di denaro]. Dopo la rivelazione, il presidente del Massachusetts General Hospital
ed il dirigente della sua organizzazione dei medici hanno spedito una lettera ai
medici dell’ospedale esprimendo non lo sgomento riguardo all’enormità dei
conflitti di interesse, ma la simpatia per i beneficiari [di quelle somme].

(1) Gardiner Harris e Benedict Carey, Researchers Fail to Reveal Full Drug Pay
(“Ricercatori non rivelano per intero i pagamenti da parte delle aziende
farmaceutiche”) The New York Times, 8 Giugno, 2008114.
Qualcuno potrebbe pensare che Marcia Angell sia un caso isolato, ma non è assolutamente così.
Anche Richard Horton, direttore della rivista Lancet (un’altra delle riviste mediche peer-reviewed 115
più famose e blasonate) in un suo editoriale intitolato Offline: what is medicine’s 5 sigma?116 ha
109
Editrice Random House, http://www.amazon.com/The-Truth-About-Drug-Companies/dp/0375760946.
110
http://www.nybooks.com/articles/archives/2011/jul/14/illusions-of-psychiatry/.
111
http://www.nybooks.com/articles/archives/2009/jan/15/drug-companies-doctorsa-story-of-corruption/.
112
Articolo scritto da Claudia Dreifus, e pubblicato il 14 settembre 2004;
http://www.nytimes.com/2004/09/14/health/policy/14conv.html?_r=0
113
New England Journal of Medicine 2004; 351:1580-1581 October 7, 2004;
http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJM200410073511522.
114
http://www.nytimes.com/2008/06/08/us/08conflict.html.
115
Cioè riviste nelle quali gli articoli vengono pubblicati dopo che dei colleghi stimati e quindi dotati (almeno sulla
carta) di una certa autorità in campo medico, verificano la correttezza del metodo adottato.
116
Lancet Vol 385 11 aprile 2015; http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736%2815%2960696-
1.pdf.
32
dichiarato che una grande quantità della ricerca scientifica pubblicata è inaffidabile, se non
completamente falsa, fraudolenta:117
Il caso contro la scienza è semplice: gran parte della letteratura scientifica, forse
la metà, può essere semplicemente falsa. Studi inconsistenti, analisi non valide,
conflitti di interesse, oltre all’ossessione di perseguire delle mode alquanto
dubbie, la scienza ha deciso di percorrere una strada buia.
Per ultimo cito Randy Schekman, premio Nobel per la medicina denel 2013, il quale ha
affermato: “Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una
«tirannia» che va spezzata”. Queste parole compaiono su un suo articolo scritto per il quotidiano
The Guardian118 il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel. Come se non bastasse pochi
giorni prima, sempre in una intervista al The Guardian, Peter Higgs119, noto per avere teorizzato il
famoso bosone aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.
La dichiarazione di Schekman è passata quasi sotto silenzio, fanno eccezione un trafiletto su Il
Corriere della Sera (Schekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza» 120) e
un articolo su l’Unità (Il Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature” 121). Gli altri giornali e
persino riviste di settore come Le Scienze, Oggiscienza, Focus, sempre pronte a scagliarsi contro la
“scienza-spazzatura” e contro i paladini delle terapie naturali si sono “dimenticati” di segnalare
simili vicende.
Perché succede tutto questo? Semplicemente le riviste scientifiche in ambito medico, per quanto
all’apparenza sottopongano a controllo e revisione gli articoli che vengono loro proposti, in realtà
non possono far funzionare questo filtro in maniera equanime, per il semplice fatto che esse (come i
nostri quotidiani) prendono una consistente parte dei propri guadagni dalla pubblicità, e la
pubblicità prevalente sulle pagine di tali riviste (come è facile immaginarsi) è quella pagata dalle
aziende farmaceutiche. Di conseguenza una ricerca che valuta positivamente l’effetto di un
farmaco, o che considera innocuo un eccipiente o un principio attivo, sarà più facilmente accettata
per la pubblicazione, mentre una ricerca che valuta negativamente l’effetto di un farmaco o che
mostra la tossicità di un eccipiente o di un principio attivo, incontrerà sicuramente delle resistenze
maggiori ad essere pubblicata. Nel nostro mondo occidentale ormai le farmacie sono capillarmente
diffuse al pari dei panifici, il giro d’affari complessivo delle aziende farmaceutiche è da capogiro, e
ci vuole poco a capire quali enormi conflitti di interesse ci possono essere in ballo
E ancora Richard Smith, direttore del British Medical Journal, in un articolo intitolato Peer
review: reform or revolution? (“Revisione autorevole: riforma o rivoluzione?”)122 demolisce la
pratica corrente della “revision autorevole” (il processo che in teoria permettebbe un controllo della
serietà degli studi scientifici pubblicati da parte di altri esperti incaricati dalla singola rivista
scientifica). Egli afferma infatti che:
Il problema con la revisione autorevole è che abbiamo buone prove delle sue carenze
e poche prove dei suoi benefici. Sappiamo che è costosa, lenta, soggetta ad errori di bias,

117
Fonte http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736%2815%2960696-1.pdf; vedi anche
http://www.vacciniinforma.it/?p=2750.
118
How journals like Nature, Cell and Science are damaging science, The Guardian, 9 dicembre 2013, articolo di
Randy Schekman; http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/09/how-journals-nature-science-cell-
damage-science.
119
Peter Higgs: I wouldn’t be productive enough for today’s academic system, The Guardian, 6 dicembre 2013,
articolo di Decca Aitkenhead; http://www.theguardian.com/science/2013/dec/06/peter-higgs-boson-academic-
system.
120
Corriere della sera, 10 dicembre 2013, articolo di Paolo Virtuani
http://www.corriere.it/scienze/13_dicembre_10/schekman-le-principali-riviste-scientifiche-danneggiano-scienza-
554ac088-61b7-11e3-9835-2b4fbcb116d9.shtml.
121
L’unità, 11 dicembre 2013, autrice Cristiana Pulcinelli; http://www.unita.it/scienza/notizie/il-nobel-sheckman-
boicottiamo-science-e-nature-1.539190.
122
Pubblicato su British Medical Journal 1997;315:759; http://www.bmj.com/content/315/7111/759.
33
aperta all’abuso, possibilmente anti-innovativa, e incapace di individuaree la frode.
Sappiamo anche che gli articoli pubblicati che vengono fuori da questo processo sono
spesso carenti esageratamente carenti. (…) che le revisioni di routine hanno raramente
metodi adeguati e sono fortemente influenzate dal pregiudizio sulla specialità e la
geografia nelle referenze che esse citano
Detto questo nel presente libro vengono citate centinaia di ricerche scientifiche, e il lettore
potrebbe essere confuso al riguardo; ma per l’appunto si tratta di ricerche che mostrano come i
farmaci possano causare disbiosi intestinale, e come la carenza di microrganismi benefici ed il
proliferare di quelli patogeni possa causare varie malattie. Si tratta di ricerche quindi che più
difficilmente passano al vaglio dei curatori di una rivista medica, perché, direttamente o
indirettamente, puntano il dito sugli effetti collaterali dei farmaci (molti dei quali causano disbiosi);
inoltre le cure della disbiosi passano più per le scelte dietetiche che per i rimedi farmacologici. È
vero, il risultato di queste ricerche potrebbe portare al “business dei probiotici”, ma si tratta di un
business che non va nel senso della perpetuazione del circolo vizioso (sintomo-farmaco-effetto
collaterale-altro farmaco), ma nel senso di un intervento che mira ad affrontare la radice del
problema (per quanto un probiotico da solo non possa fare miracoli), ed inoltre è possibile ottenere
degli ottimi integratori di probiotici anche mangiando cibi fermentati (come i crauti per esempio),
che volendo si possono imparare a fare da soli (è facile anche preparare il kefir d’acqua, di succo di
frutta, di latte di riso, mandorla o cocco).

I6 - La chemioterapia funziona … al 2 per cento!

A ulteriore conferma di quanto su esposto vediamo il risultato di un’indagine sull’efficacia della


chemioterapia contro il cancro, che si è scoperto funzionare … al 2%!
Si tratta dell’articolo The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult
malignancies (“Il contributo della chemioterapia citotossica ad una sopravvivenza di 5 anni nei
tumori maligni degli adulti”), redatto da Morgan G, Ward R, Barton M, del Dipartimento di
radiazioni oncologiche, Centro per i Tumori di Sydney Nord, Royal North Shore Hospital, Sydney,
Australia), e pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Oncololgy [2004 Dec;16(8):549-60]123.
La cosa sconcertante (almeno per chi non si ancora informato sull’argomento) è che la
conclusione dell’articolo indica un effetto benefico della chemioterapia citotossica (ovvero di quei
farmaci anticancro che dovrebbero uccidere più rapidamente le cellule tumorali delle cellule sane)
attorno al 2 per cento! Chi mai assumerebbe un simile farmaco costosissimo e dai devastanti effetti
collaterali sapendo che l’eventuale beneficio apportato è così esiguo?
Se poi pensiamo che l’effetto benefico non è quello di guarire dal tumore, ma al massimo di
assicurare una sopravvivenza per i 5 anni successivi c’è da rabbrividire. Non c’è niente che assicuri
il paziente contro il pericolo che il sesto anno sopravvenga una recidiva del tumore stesso o
l’insorgenza di un tumore di altro tipo (giacchè uno dei possibili effetti collaterali di molti
chemioterapici è proprio il cancro).
E se pensiamo che l’effetto placebo è spesso dello stesso ordine di quel misero 2 per cento (sono
documentati i casi di guarigione dal cancro dopo assunzione di un placebo, vedi quanto riportato nel
libro “La mente che guarisce”124), possiamo concludere che l’efficacia della chemioterapia nella
guarigione del cancro è pressoché nulla.
Nell’abstract (riassunto) dell’articolo, gli autori affermano di avere fatto
una ricerca nella letteratura [scientifica] su esperimenti clinici randomizzati che
riportino una sopravvivenza di 5 anni attribuibile unicamente alla chemioterapia
123
L’articolo è disponibile in lingua originale sul sito scientifico governativo pubmed al link
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15630849.
124
La mente che guarisce, Douglas Colligan, Steven Elliot Locke, Giunti.
34
citotossica negli adulti con tumori maligni.
Dopo di che hanno calcolato il numero di persone che hanno beneficiato della chemioterapia
come il prodotto di (a) il numero totale di persone con quel particolare tipo di
cancro; (b) la proporzione del/dei sottogruppo/i di tale forma di cancro che
hanno avuto un beneficio; e (c) l’aumento percentuale nella sopravvivenza a 5
anni dovuta unicamente alla chemioterapia citotossica.
Di conseguenza i calcoli da loro effettuati hanno portato ai seguenti risultati ed alle seguenti
conclusioni:
Il contributo complessivo della chemioterapia citotossica curativa e coadiuvante
alla sopravvivenza di 5 anni negli adulti è stato stimato pari al 2,3% in Australia
ed al 2,1% negli USA (…)
è chiaro che la chemioterapia citotossica apporta solo un contributo minore alla
sopravvivenza al cancro.
A conferma di quanto appena riportato, leggiamo sul sito dell’agenzia di stampa ANSA 125 che la
chemioterapia utilizzata contro il cancro alla prostata, al seno ed alle ovaie, può avere:
un effetto inverso al desiderato, ossia aumentare i rischi di una ‘ricrescita veloce’
della neoplasia che a quel punto non risponde piu’ ai trattamenti” (…)
i ricercatori hanno osservato che la chemioterapia non solo come è noto uccide
le cellule che si dividono velocemente - ossia quelle cancerose - ma crea al tempo
stesso danni nelle cellule sane,inducendo la secrezione della proteina WNT16B
che ‘sostiene’ la crescita delle cellule tumorali.
Lo studio orginale è disponibile in lingua inglese su nature.com126.
Un altro studio molto significativo viene segnalato dall’agenzia ADN Kronos in un articolo
intitolato “Chemioterapia può nuocere fino a metà pazienti”, l’allarme su Lancet127, da
Repubblica in un articolo intitolato Lancet: in Gran Bretagna troppi morti da chemioterapia 128
(un titolo che forse ha lo scopo di cercare di ridimensionare una tragica realtà) e da molti altri
giornali nazionali ed esteri. Lo studio originale si intitola 30-day mortality after systemic
anticancer treatment for breast and lung cancer in England: a population-based,
observational study129
In tale studio si è indagato sul numero di malati morti entro 30 giorni dall'inizio della
chemioterapia, evento che fa propendere per una morte da effetti collaterali della curta piuttosto che
per effetto del cancro. Lo studio, portato avanti dalle stesse istituzioni sanitarie inglesi, ha
esaminato oltre 23.238 donne con cancro al seno e 9.634 uomini con “cancro polmonare non a
piccole cellule”. A seconda dei diversi ospedali e del tipo di tumore curato, la mortalità entro 30
giorni risulta molto varia, arrivando a toccare punte del 50%. Nelle conclusioni dell’articolo si legge
che bisogna porre maggiore attenzione nello scegliere i pazienti sui quali vale la pena di utilizzare
un trammento così aggressivo e quelli per i quali tale terapia è troppo rischiosa.
125
http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2012/08/06/Tumori-sa-chemioterapia-puo-
aumentare-ricorrenze_7303228.html
126
Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance
through WNT16B, pubblicato su Nature Medicine 18,1359–1368 (2012), autori Yu Sun, Judith Campisi, Celestia
Higano, Tomasz M Beer, Peggy Porter, Ilsa Coleman, Lawrence True, Peter S Nelson;
http://www.nature.com/nm/journal/v18/n9/full/nm.2890.html.
127
Pubblicato il 31-08-2016; http://www.adnkronos.com/salute/medicina/2016/08/31/chemioterapia-puo-
nuocere-fino-meta-pazienti-allarme-lancet_QRDRRMeDk2xKgUb4pRQx5J.html.
128
Pubblicato il 31-08-2016 e scritto da Irma d’Aria;
http://www.repubblica.it/oncologia/news/2016/08/31/news/chemioterapia_su_lancet_in_inghilterra_muore_fino
_al_50_dei_pazienti-146951332/.
129
Pubblicato su Lancet Oncology Volume 17, No. 9, p1203–1216, September 2016, autori Michael Wallington, Emma
B Saxon, et al.; http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(16)30383-7/abstract.
35
I7 - Un mondo di cavie per le sperimentazioni della medicina
allopatica

Nonostante quanto appena mostrato, la maggior parte dei medici hanno piena fiducia nelle
terapie che prescrivono, e a nessuno dei propri pazienti dicono “guardate che stiamo utilizzando su
di voi tecniche sperimentali, che allo stato attuali possono risultare più dannose che benefiche”. Ma
la triste realtà è che chi assume farmaci o si sottopone a terapie chirugiche, molto spesso fa da cavia
umana, senza averne ovviamente coscienza, senza avere mai firmato un modulo di consenso
informato.
Quando i danni della medicina allopatica (basata sui farmaci di sintesi) vengono messi a nudo, il
sistema sanitario si difende dicendo che si tratta degli inevitabili errori che commette qualsiasi
scienza sperimentale, ma che i nuovi ritrovati, i nuovi farmaci, i nuovi vaccini, i nuovi protocolli
chirurgici, sono (a differenza di quelli vecchi) sicuri e affidabili. Ma in realtà se i vecchi farmaci e le
vecchie terapie erano stati sperimentati per decenni sulla pelle delle persone, e quindi se ne
conoscevano perfettamente i possibili effetti tossici, di quelli nuovi ben poco si sa, anche perché
vengono approvati dopo una sperimentazione su cavie animali che, per quanto possano essere
vagamamente simili all’uomo, presentano sempre delle notevoli differenze, anche solo per il
corredo enzimatico che differisce da una specie all’altra. Basti pensare al fatto che le cavie non
tollerano gli integratori di vitamina C mentre gli esseri umani spesso ne traggono grande beneficio.
Se uno stesso farmaco da effetti differenti da persona a persona, tanto che in qualcuno causa gravi
effetti collaterali ed in altri no, cosa può significare una sperimentazione “positiva” su un gruppo di
sventurati animali?
In realtà servono sempre delle sperimentazioni successive su ristretti campioni di esseri umani, e
quindi si finisce sempre e comunque per fare da cavie umane. Ma anche quando la sperimentazione
su cavie umane fornisce (almeno sulla carta) risultati positivi, non per questo possiamo stare sicuri,
e per due buoni motivi. Il primo è che il campione di persone sottoposte all’esperimento potrebbe
essere troppo esiguo per potere riscontrare tutti i possibili effetti avversi, mentre il secondo è che
molti degli effetti collaterali potrebbero essere nascosti al pubblico da manovre fraudolente delle
aziende produttrici le quali, ovviamente, hanno qualche difficoltà ad ammettere tutti i possibili
effetti avversi del proprio prodotto.
La riprova di quanto affermato ce la fornisce una recente sentenza sui danni da vaccini, che ha
portato alla condanna definitiva del Ministero della sanità a versare un risarcimento nei confronti
dei genitori di un bambino divenuto autistico in seguito alla somministrazione del vaccino
esavalente. Nell’articolo del quotidiano Repubblica ititolato Il Tribunale: “Bimbo autistico per
colpa del vaccino”130 leggiamo non solo che il Ministero non fa appello e che la sentenza è quindi
definitiva (evidentemente non c’era speranza di ribaltare, in seguito ad un ricorso, una sentenza
solidamente fondata), ma anche che nella sentenza del medico legale si fa riferimento a:
“un poderoso documento riservato della GlaxoSmithKline” sui “cosiddetti side
effects del vaccino Infanrix Hexa Sk emersi nel corso della sperimentazione clinica
pre-autorizzazione o successivamente, fra l’ottobre 2009 e lo stesso mese 2011”.
In particolare - come scrive il perito - ci sarebbero “cinque casi di autismo
segnalati durante i trial, ma rimasti unlisted, ossia omessi dall’elenco degli effetti
avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l’autorizzazione al commercio”.
Del resto anche nel migliore dei casi succede fin troppo spesso che, dopo diversi anni di utilizzo,
130
Pubblicato su Repubblica del 25 novembre 2014, autori Alessandra Corica e Franco Vanni;
http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/11/25/news/il_tribunale_bimbo_autistico_per_colpa_del_vaccino
-101357013/.
36
anche dei nuovi farmaci si scoprono nuovi “effetti collaterali” devastanti, magari un poco differenti
da quelli dei farmaci vecchi ed il balletto ricomincia.
Ma perché il balletto ricomincia? Semplice, perché i brevetti scadono, e una volta scaduto il
brevetto di un farmaco la sua commercializzazione diventa ben poco redditizia. Ecco il vero motivo
per la continua ricerca di nuovi farmaci, per la continua richiesta di donazioni per la ricerca su
questa o quella malattia, o come si suole dire per la “lotta alle malattie”; si chiedono contributi ai
cittadini per fare soldi con le loro malattie.
La ricerca di nuovi farmaci per altro avviene per lo più tramite studi basati sulla vivisezione,
sulla tortura sistematica di innocenti cavie animali, studi che, come appena rimarcato, spesso non
forniscono informazioni valide anche per la specie umana. Basti ricordare la storia del talidomide,
farmaco approvato anche per l’uso in gravidanza dopo sperimentazione su cavie animali 131, che però
nell’uomo ha prodotto migliaia di bambini focomelici (con le mani o con i piedi direttamente
attaccati al tronco)132.
Come esempio particolarmente valido ricordiamo brevemente la storia dei vaccini antipolio:
siamo già al terzo tipo di vaccino dopo che i primi due sono stati ritirati a causa dei loro (a volte
tragici) “effetti collaterali”. Ovviamente il vaccino attuale viene considerato “sicuro ed affidabile”,
né più né meno di come venivano considerati “sicuri ed affidabili” dal sistema sanitario quei due
tipi di vaccini che sono stati poi abbandonati. Se e quando le statistiche sui suoi effetti negativi si
accumuleranno e non sarà più possibile nascondere gli effetti collaterali di tale vaccino, verrà forse
anch’esso ritirato dal commercio (solo dopo che le sue scorte saranno esaurite, non si possono certo
danneggiare le multinazionali del farmaco) non prima che un nuovo vaccino “sicuro e affidabile”
verrà messo in commercio. Così il balletto ricomincia daccapo (e non si perdono nemmeno i soldi a
causa della scadenza dei brevetti).
Ma parliamo anche di elettroshock, che una volta veniva eseguito senza somministrazione di
anestetici, e provocava convulsioni così forti che spaccavano letteralmente la schiena a molti
pazienti; ciò non ostante lo si continuò a praticare per un po’ di tempo, fino a che si iniziò ad
utilizzare i farmaci anestetici. Le schiene non si spezzavano più, ma le scosse erano più forti per
garantire l’insorgere di quello che doveva essere “l’effetto terapeutico delle convulsioni”. Adesso
hanno modificato ancora la procedura e c’è chi vuol farci credere che, se nel passato l’elettroshock
poteva anche fare del male, adesso invece è finalmente utilizzabile in sicurezza in alcuni casi in cui
gli psicofarmaci non riescono a dare sollievo ai sintomi della “malattia mentale”. Ma gli stessi
psichiatri ammettono che fra gli effetti collaterali continua ad esserci la perdita della memoria, cioè
la distruzione di quanto più sacro ci può essere per l’uomo, la sua essenza, la sua storia, il proprio
sé, i suoi ricordi. Il balletto va avanti e tutti tacciono sul fatto che, anche se volessimo davvero
ammettere che la tecnica odierna possa a volte essere benefica, la “scienza medica” ha torturato
migliaia di persone con una tecnologia crudele e mutilante.
Un altro esempio illuminante è quello dell’AZT, farmaco per la cura dell’AIDS (vedi il capitolo
relativo) riguardo al quale nel 2000 i medici hanno sostanzialmente affermato che “nel passato ha
fatto più male che bene perché somministrato a dosi troppo forti” 133. Per 10 anni lo si è usato sui
131
“Dopo tre anni di prove su animali era stato ritenuto così innocuo che ne era stata approvata la libera vendita senza
alcuna prescrizione medica in tutta la Germania occidentale”, articolo su The Times del 23.2.1962;
http://www.vegetariani-roma.it/50-anni-dal-talidomide-il-riscatto/.
132
Vedi l’articolo È focomelico, ministero condannato - La madre assunse il farmaco Talidomide durante la
gravidanza: il dicastero della Salute gli risarcirà 4 mila euro al mese, pubblicato il 7 luglio 2013 su Il mattino di
Padova, autore Carlo Bellotto; http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2013/07/07/news/e-focomelico-
ministero-condannato-1.7383825. Nell’articolo si precisa che “Il giudice del Lavoro Umberto Dosi ha ritenuto che non
esistano dei dubbi sul fatto che la focomelia che ha colpito il ricorrente sia dovuta all’assunzione della mamma
dell’imputato (nata nel 1933 e deceduta nel 1998) del Talidomide, un farmaco che veniva prescritto all’epoca per
combattere le nausee.”
133
Affermazione ascoltata con le mie orecchie ad una conferenza tenuta da un primario del reparto malattie infettive.
Ad ogni modo lo studio “Concorde” ha stablito definitivamente che l’AZT non migliora le speranze di vita dei cosiddetti
37
malati con effetti dannosi per la loro salute, si sono trattate migliaia di persone come cavie per la
“ricerca scientifica” (o per i profitti delle multinazionali?). Adesso ovviamente dicono che i nuovi
farmaci in cui l’AZT è a dosaggio minore o in cui è presente insieme ad altre sostanze chimiche
sono “efficaci nella terapia”, ed in fondo è facile convincere la gente, in quanto per l’AIDS siamo
all’inizio del balletto, in effetti siamo ancora al secondo giro. Curiosamente però quelli che la
medicina ortodossa denomina “malati di AIDS” hanno un’aspettativa di vita più lunga da quando i
dosaggi di AZT sono diminuiti, ma pochi sono quelli che si chiedono cosa succederebbe se
provassimo ad eliminare del tutto quel veleno chimico. Per chi non lo sapesse ricordo che l’AZT è
una molecola brevettata come farmaco contro i tumori (chemioterapico) che non era stato
commercializzato perché le autorità sanitarie lo avevano ritenuto troppo tossico; ma lo stesso
farmaco che era stato considerato troppo tossico per un malato di cancro è stato improvvisamente
riesumato e considerato terapeutico per un malato di AIDS, con conseguenti grandi profitti per la
sua casa produttrice.
Come si costruisce un simile apparato di menzogne? Semplice, si fa pensare alla gente che la
medicina ufficiale vada avanti con un rigore scientifico che semplicemente non c’è (come abbiamo
appena visto) e poi ci si ostina a chiedere la verifica sperimentale di tutti quei procedimenti non
ortodossi, di tutte quelle terapie non farmacologiche che danno tanto fastidio ai profitti delle
multinazionali; ma nel frattempo gran parte delle terapie ufficiali vengono utilizzate seppure non
siano mai state correttamente testate.
È quello che è successo con le vaccinazioni: nessun gruppo di controllo è mai stato utilizzato per
verificarne l’utilità, si sono sempre fatte punto e basta, e si afferma che siano utili e sicure non
perché è stato effettuato un qualche controllo scientifico, ma per un dogma della fede. È quello che
avviene ad esempio con la chirurgia che cerca di recuperare un sistema arterioso con interventi
locali (by-pass e altro). Il confronto con chi, pur soggetto alla stessa patologia, non è stato operato, è
stato fatto solo decenni dopo l’utilizzo di tale tecnica chirurgica: il risultato, che tale tecnica non
allunga la vita ed è altamente rischiosa (vedi quanto documentato dalla cardiologa Jillie Collins nel
suo libro Il cuore senza chirurgia, Spirali Edizioni), non ha certo posto fine a tali interventi, non
ha aperto la strada alle alternative non chirurgiche (intervento dietetico, ozonoterapia, terapia
chelante).
Ovviamente quando qualcuno suggerisce di abbandonare certe inutili tecniche chirurgiche o
farmacologiche l’apparato della medicina ufficiale rilancia il suo dogma che “bisogna sperimentare
ancora” (sempre ovviamente su cavie umane disinformate), che si deve “finanziare e far progredire
la ricerca scientifica”, che i “fondi per la ricerca sono insufficienti” e non una parola viene spesa per
la prevenzione primaria (per esempio alimentazione sana basata su cibi non processati, privi di
pesticidi, conservanti e di qualsiasi altra sostanza sintetica) che potrebbe eliminare il bisogno di
qualsiasi intervento; molto scarsi per altro sono i finanziamenti per la ricerca ed la sperimentazione
di terapie naturali o alternative.
Sembra la stessa lamentela che fanno i questori e i ministri dell’interno quando non si riesce a
tenere sotto controllo la cosiddetta criminalità: “ci vogliono più poliziotti, più fondi per le forze di
polizia, agenti più preparati, scuole di polizia migliori” e mai che si dica che bisogna eliminare
l’alienazione nel nostro sistema di vita e di consumo, che bisogna eliminare le cause socio-
economiche del malessere sociale, che bisogna eliminare la disoccupazione, la precarietà e la
povertà, che bisogna ridefinire i rapporti di lavoro, gli orari di lavoro e di vita, che bisogna
ridefinire il ruolo stesso del lavoro all’interno della società (vedi più avanti il capitolo sulla
“agricoltura del non fare”).
In tutti e due casi si punta sull’eliminazione del sintomo invece che sulla comprensione e

“malati di AIDS”, come ci informa l’articolo Altro terremoto nella ricerca sull’ AIDS “l’AZT non aiuta i pazienti
sieropositivi”, pubblicato sul Corriere della sera del 3 aprile 1993 e scritto da Loretta Bondì. Vedi anche la trasmissione
di RAI Report, L’affare AIDS; http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-449b136a-f3a4-4d34-a176-
2277a629ade0.html.
38
prevenzione del malessere. Pillole e chirurgia invasiva sono il corrispondente in campo medico dei
poliziotti e delle carceri: eliminiamo i sintomi del nostro malessere individuale come eliminiamo il
sintomo del malessere sociale, senza in realtà mai affrontare il problema alle radici.
Un sistematico lavaggio del cervello duranto ormai per quasi un secolo ha fatto sì che la gente
tenda ormai a confondere la malattia con i sintomi che la rendono manifesta: in tal modo si possono
spacciare pillole e interventi chirurgici per terapie risolutive, quando sono terapie per l’appunto
sintomatiche, a volte molto dannose. Si rimuove un sintomo, si rimuovere un dolore, si disinnesca
un campanello di allarme che ci avverte di uno squilibrio, di una disarmonia, di uno stato patologico
su cui intervenire, ma non si affronta il male alla radice. Tranne pochissimi casi la moderna
“scienza” farmaceutica e chirurgica elimina il sintomo senza aggredire la causa, elimina le
sentinelle biologiche che gridano e che ci avvertono di un malessere profondo. Si toglie un pezzo
del nostro corpo invece di aggredire la causa che ha generato il tumore che lo ha invaso, si avvelena
un nervo affinché noi non percepiamo il dolore che esprime un importante avvertimento, si prende
un antibiotico nella falsa illusione che la “causa” del male sia l’agente infettivo invece che lo
squilibrio della microflora intestinale e del sistema immunitario.
Tutto questo si costruisce anche in base alla paura, un terrorismo psicologico messo in atto dalla
classe medica in combutta con le case farmaceutiche: paura del dolore, paura del microbo, paura del
cancro, paura dell’attacco cardiaco. Una paura finalizzata a continue esasperazioni farmacologiche,
a continui controlli medici che instillano altra paura, una paura che genera ipocondria.
Eppure per liberarsi da questi pericoli e da queste paure basterebbe un’opera seria di prevenzione
primaria: evitare le malattie con un sano stile di vita ed una sana alimentazione. Ma un tale compito
è fuori dalla logica del nostro sistema sanitario: con la prevenzione primaria la gente guadagnerebbe
salute, e sulla salute non c’è niente da speculare, nessuna pillola da vendere, nessuna chirurgia da
proporre. Allora è più comodo che la gente conduca una vita malsana, che mangi malissimo, che
viva una vita stressante, così poi si realizzano lauti guadagni con le pillole e le altre tecniche
mediche che ci tolgono il dolore e spengono i nostri sintomi, ma non per questo ci regalano la
salute.
Per comprendere fino a che punto siamo stati ingannati chiunque può leggere, oltre al presente
documento, i libri del dottor Mendelson, del dottor Tilden, del dottor Moerman, della dottoressa
Kousmine, della dottoressa Campbell-McBride, del dottor Chopra, di Linus Pauling, di Jean Valnet,
tutte persone che hanno saputo fare un percorso che li ha portati a liberarsi dal peso del pregiudizio
installato dal sistema dominante. Il percorso per liberarsi dal pregiudizio è lungo, lo so perché l’ho
vissuto in prima persona, e non è facile, ma dobbiamo piano piano aprire le nostre menti per non
essere schiavi, nel corpo oltre che nell’anima, delle logiche di profitto dei potenti della terra.

39
1 - Tonsillite, otite e disbiosi

Qui di seguito una breve rassegna di articoli sul rapporto tra tonsillite e disbiosi intestinale, ai
quali ovviamente si somma quanto scritto nel libro “La Sindrome Psico-Intestinale” della dottoressa
Natasha Campbell-McBride, la quale spiega in maniera dettagliata come la disbiosi intestinale
generi uno squilibrio di tutta la microflora del cavo orale ed anche della microflora del sistema
uditivo, predisponendo così l’organismo a tonsilliti ed otiti. Nel suo libro la dottoressa Campbell
consiglia infatti la dieta paleo/GAPS e quindi l’assunzione di probiotici (fermenti lattici e cibi
fermentati come i crauti) per prevenire il ripetersi di queste affezioni; per le otiti consiglia anche di
mettere nell’orecchio dolorante un paio di gocce di “olio d’aglio” ottenuto schiacciando uno
spicchio d’aglio, aggiungendo un poco d’olio e lasciando riposare il composto per un paio d’ore.
Dal canto suo il dottor Saverio Buccieri, medico olistico, con laurea in medicina e chirurgia,
odontoiatra, omeopata e agopuntore, nel suo interessante articolo Disbiosi intestinale, le nostre
difese134, afferma che mantenere in buone condizioni la flora eubiotica intestinale, permette di
evitare:
le otiti, le bronchiti, le tonsilliti, le faringiti, le laringiti e la maggior parte dei
problemi a carico dell’apparato respiratorio, fino ad episodi di asma, in seguito
all’assunzione di alimenti quali latte di scarsa qualità e glutine.
Similmente la dottoressa Fabiola Menon, nutrizionista, nel suo articolo L’intestino135, scrive che:
Tonsilliti e otiti ricorrenti, presenti soprattutto nei bambini, hanno spesso la loro
origine in un sistema immunitario intestinale inefficiente
Ulteriori conferme le troviamo sul sito dietology,136 ove troviamo scritto che:
le conseguenze di carattere sistemico della disbiosi sono molteplici e assai
importanti: predisposizione alle infezioni, perdita di energia, cistiti ricorrenti,
manifestazioni allergiche, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti,
faringiti, tracheiti, bronchiti), difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.
Anche sul sito mednat.org137, del naturopata Vanoli, leggiamo di un rapporto tra disbiosi,
carenze di zolfo e tonsillite.
Ulteriori informazioni e conferme si trovano nell’articolo: Nasopharyngeal microbiota in
infants with acute otitis media138, che mostra come il microbiota nasofaringeo degli infanti cambia
in maniera significativa nel corso di una otite media acuta, ma anche dopo ad esposizione agli
antibiotici ed al vaccino eptavalente “conjugated pneumococcal polysaccharide vaccine” (PCV7).
Da notare un riscontro scientifico sul danneggiamento della popolazione di batteri amici da parte di
un vaccino.
L’articolo The otologic microbiome: a study of the bacterial microbiota in a pediatric
patient with chronic serous otitis media using 16SrRNA gene-based pyrosequencing 139,
rappresenta un altro studio che ci informa di come le nuove tecniche di indagine sul microbiota
permettano di scoprire tutto un proliferare di batteri in ogni zona dell’orecchio, del naso, della
faringe.
L’articolo Aspergillus Otitis140 ci informa del fatto che le otiti possono essere causate da

134
http://www.ilcambiamento.it/voglia_di_stare_bene/disbiosi_intestinale_flora_eubiotica.html.
135
http://www.fabiolamenon.it/sisimm/body.pe.
136
http://www.dietology.it/index.php/area-diagnostica/disbio-test/disbiosi-intestinale?jjj=1439385880313.
137
http://www.mednat.org/cure_natur/fiori_zolfo.htm.
138
Pubblicato su Journal of infectious diseases, 2012 Apr 1;205(7):1048-55, autori Hilty M, Qi W, Brugger SD, Frei L,
Agyeman P, Frey P M, Aebi S, Mühlemann K; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22351941.
139
Pubblicato su Archives of Otolaryngology -- Head & Neck Surgery 2011 Jul;137(7):664-8, autori Liu C M, Cosetti M K,
et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21768410.
140
Capitolo del libro Aspergillosis: From Diagnosis to Prevention, autori Alexandro Bonifaz , Rogelio Chavolla-Magaña,
Javier Araiza; http://link.springer.com/chapter/10.1007%2F978-90-481-2408-4_58.
40
infezioni fungine, le quali sono conseguenti anche a trattamenti con antibiotici e cortisonici ,
l’ennesima conferma di quanto più volte ribadito in questo libro.

2 - Colite, colite ulcerosa, appendicite, diverticolite e morbo di Crohn

Chi conosce i già citati libri La Sindrome Psico-Intestinale (scritto dalla dottoressa Campbell-
McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine
Gotschall)141, ed il libro The management of celiac disease (“La gestione della celiachia” - scritto
dai coniugi Sidney Valentine Haas e Merrill Patterson Haas), dovrebbe avere pochi dubbi sul fatto
che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale. Ad ogni modo ecco alcune ulteriori
informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo
statunitense che raccoglie moltissime ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).
Iniziamo con Dysbiosis of the faecal microflora in patients with Crohn’s disease and their
unaffected relatives (“La disbiosi della microflora fecale nei malati di morbo di Crohn e nei loro
parenti sani”)142, nel quale si evidenzia una differenza tra la microflora intestinale di chi soffre di
tale malattia e quella dei soggetti sani.
Consideriamo quindi l’articolo Intestinal dysbiosis in inflammatory bowel disease (“Disbiosi
intestinale nei disturbi infiammatori dell’intestino” – dove per tali disturbi si intendono per
l’appunto morbo di Crohn e colite ulcerosa)143, nel cui abstract leggiamo che:
Abbondante letteratura suggerisce che uno squilibrio tra batteri nocivi e batteri
benefici dell’intestino, ovvero disbiosi, è largamente responsabile per l’aumento
dell’incidenza dei disturbi infiammatori dell’intestino. In questo studio vengono
presentati i dati che supportano la tesi della disbiosi come causa di disturbi
infiammatori dell’intestino.
Molto interessante è anche la riflessione sul fatto che negli Stati Uniti si fa molta meno ricerca
sulla disbiosi e sulla composizione del microbiota rispetto a quello che succede in Europa, fino ad
ammettere che:
Il trend in aumento del consumo di antibiotici negli Stati Uniti fornisce ulteriore
prova della mancanza di preoccupazione per l’effetto della disbiosi sulla salute
umana.
Per comprendere se davvero la disbiosi è una causa piuttosto che un effetto del quadro
sintomatologico della colite ulcerosa basta consultare l’articolo VSL#3 probiotic-mixture induces
remission in patients with active ulcerative colitis (“La miscela di probiotici VSL 3 induce
remissione in pazienti con colite ulcerosa attiva”) 144 che tratta della somministrazione per sei
settimane di un particolare insieme di probiotici145 a pazienti sofferenti di colite ulcerosa attiva (di
intensità da media a moderata). Il risultato è stata la remissione (guarigione, almeno temporanea)
nel 53% dei casi, il miglioramento nel 24%, nessuna variazione nel 9%, peggioramento nel 9% e
mancanza di dati nel restante 5%. Le biopsie hanno mostrato che alcuni ceppi di probiotici
somministrati si erano impiantati nella mucosa di alcuni soggetti guariti. Per quanto riguarda il 9%

141
Edito per la Macro Edizioni.
142
Pubblicato su Gut, 2011 May;60(5):631-7. doi: 10.1136, autori Joossens M, Huys G, Cnockaert M, De Preter V,
Verbeke K, Rutgeerts P, Vandamme P, Vermeire S; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21209126.
143
Pubblicato su Gut Microbes 2011 Jul-Aug;2(4):211-6, autori Kaur N, Chen C C, Luther J, Kao J Y;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21983063.
144
Pubblicato su American Journal of Gastroenterology 2005 Jul;100(7):1539-46, autori Bibiloni R, Fedorak R N,
Tannock G W, Madsen K, Gionchetti P, Campieri M, De Simone C, Sartor R B;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ 15984978.
145
Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis, Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus
plantarum, Lactobacillus paracasei, Lactobacillus bulgaricus, Streptococcus thermophilus.
41
dei pazienti peggiorati bisognerebbe forse avere dati più significativi riguardanti l’effetto a lungo
termine, dal momento che una reazione di Herxheimer (vedi il capitolo relativo) potrebbe spiegare
il temporaneo acutizzarsi del disturbo (se così fosse dopo qualche tempo la situazione alla lunga
potrebbe addirittura essere migliorata), ma è pur vero che ci sono dei casi particolari (forse alcune
forme di “proliferazione batterica nel piccolo intestino” e/o persone che doffrono di qualche focus
dentale che complica la situazione) nei quali i soggetti disbiotici non riescono a tollerare i probiotici
e rispondono solo ad una dieta dei carboidrati specifici (SCD). Alcuni tollerano solo i cibi
fermentati come i crauti, altri nemmeno quelli, mentre alcuni riescono a tollerare solo la
somministrazione di probitici “morti”, ovvero fermenti lattici o cibi fermentati fatti cuocere; per
quanto possa sembrare strano, anche così i probiotici esplicano una funzione positiva. Ad ogni
modo un risultato positivo nel 90% circa dei pazienti è decisamente significativo.
È importante notare a questo punto che i farmaci spesso utilizzati per dare sollievo ai sintomi di
queste patologie sono farmaci che squilibrano il microbiota intestinale e rendono l’organismo
suscettibile ad infezioni opportunistiche. Ce lo conferma l’articolo Opportunistic infections due to
inflammatory bowel disease therapy (“Infezioni opportunistiche dovute alla terapia dei disturbi
infiammatori dell’intestino”)146. Tra le infezioni opportunistiche (che ricordo, sono infezioni che
avvengono quando qualcosa deprime il sistema immunitario) segnalate in questo articolo troviamo
infezioni da herpes, papillomavirus, influenza, tuberculosi, nocardiosi, infezioni da Clostridium
difficile, da pneumococco, da funghi e lieviti (per esempio Aspergillus e Candida) e vermi parassiti
(come lo Strongyloides stercoralis).
Altro articolo significativo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with
Fusobacterium nucleatum/necrophorum (“L’appendicite acuta è caratterizzata dall’invasione
locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum”)147; in tale articolo come mostra già il titolo, si
evidenzia come l’attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da
un’invasione di questi batteri patogeni nell’appendice.
Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell’organismo e causare un tale
danno? Nell’organismo sano i batteri patogeni presenti nell’apparato digerente vengono tenuti a
bada dai batteri simbionti, i “batteri amici” che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che
producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire. Solo uno
squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione
incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri
infettino l’appendice. Di quanto appena detto troviamo conferma nell’articolo Gut microbiota:
next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (“Il
microbiota dell’intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello
sviluppo di terapie biomediche”)148, nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni
che riescono a infettare il colon quando c’è una condizione di squilibrio della microflora
dell’intestino.
Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili on line gli abstract ma solo i titoli, che
tuttavia sono indicativi:
Local appendiceal dysbiosis: the missing link between the appendix and ulcerative colitis?
(“Disbiosi locale dell’appendice; l’anello mancante tra l’appendice e la colite ulcerosa?”)149.
Gut microbiota: Diet promotes dysbiosis and colitis in susceptible hosts (“Microbiota
146
Pubblicato su Inflammatory Bowel Disases. 2014 Jan;20(1):196-212, autori Dave M, Purohit T, Razonable R, Loftus E
V Jr; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24051931.
147
Pubblicato su Gut, 2011 Jan;60(1):34-40, autori Swidsinski A, Dörffel Y, Loening-Baucke V, Theissig F, Rückert J C,
Ismail M, Rau W A, Gaschler D, Weizenegger M, Kühn S, Schilling J, Dörffel W V. ;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19926616.
148
Pubblicato su Biologics 2011; 5: 71–86 doi: 10.2147/BTT.S19099, autori Satya Prakash, Laetitia Rodes, Michael
Coussa-Charley, Catherine Tomaro-Duchesneau; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3156250.
149
Pubblicato su Gut 2012 Apr;61(4):635-6, autori Roblin X, Neut C, Darfeuille-Michaud A, Colombel J F;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21737859.
42
dell’intestino: la dieta promuove disbiosi e colite in pazienti suscettibili”)150.
Anche l’articolo Phylogenetic analysis of dysbiosis in ulcerative colitis during remission
(“Analisi filogenetica della disbiosi nella colite ulcerosa durante la remissione”)151 testimonia
l’alterazione della microflora intestinale (ovvero la disbiosi) dei pazienti che soffrono di colite
ulcerosa.
L’articolo Enteric microbiota leads to new therapeutic strategies for ulcerative colitis (“Il
microbiota enterico porta a nuove strategie terapeutiche per la colite ulcerosa”)152 partendo dalla
constatazione della presenza di una disbiosi associata alla colite, suggerisce nuove strategie di cura
basate su integrazione di probiotici, assunzione di prebiotici e trapianto di microbiota fecale153.
Per quanto basato su uno studio su cavie, e quindi non troppo affidabile, cito anche l’articolo
The murine appendiceal microbiome is altered in spontaneous colitis and its pathological
progression (“Il microbioma dell’appendice dei topi è alterato nella colite spontanea e nella sua
progressione patologica”)154 che rivela la medesima associazione tra disbiosi e colite.
Dulcis in fundo abbiamo l’articolo Dysbiosis in inflammatory bowel disease (Disbiosi nelle
malattie infiammatorie croniche intestinali - denominazione che comprende morbo di Crohn, colite
ulcerosa ed altre malattie simili)155.
Una ricerca del 2016 ha fatto ulteriore luce su una delle possibili cause del morbo di Crohn. Si
tratta di Bacteriome and Mycobiome Interactions Underscore Microbial Dysbiosis in Familial
Crohn’s Disease156. In tale ricerca i malati di morbo di Crohn non solo risultano soffrire di disbiosi,
con carenza di batteri simbionti (i “batteri amici”) ma che presentano una proliferazione notevole di
tre patogeni, un fungo (Candida tropicalis) e due batteri (Serratia marcescens ed Escherichia coli)
presenti soprattutto in una particolare aggregazione simbiotica detta “biofilm” 157 nella quale i tre
organismi si aggregano e si aiutano l’un l’altro (a danno però dell’organismo umano).
Ma non è ancora finita, giacchè molti pazienti col morbo di Crohn risultano infetti da
Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP)158, un batterio molto particolare, difficile da
individuare con test di laboratorio (la sua coltura non è per niente facile) che si può trasmettere per
mezzo della carne e soprattutto del latte dei bovini infetti, anche perchè non viene distrutto dal
processo della pastorizzazione. In realtà ci sono molte altre malattie descritte in questo libro che
potrebbero essere concausate da tale Micobatterio, e vi consiglio di leggere i pregevoli articoli che
Giancarlo Luzzi ha scritto sulla questione. In particolare gli autori dell’articolo Causation of
Crohn's disease by Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis 159 riferiscono che
150
Pubblicato su Nature reviews, Gastroenterology & Hepatology. 2012 Oct;9(10):561-2, autori Sartor R B;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22890110.
151
Pubblicato su Inflammatory bowel diseases 2013 Mar;19(3):481-8, autori Rajilić-Stojanović M, Shanahan F, Guarner
F, de Vos W M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23385241.
152
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology, 2014 Nov 14; 20(42): 15657–15663, autori Wei-Xu Chen, Li-Hua
Ren, Rui-Hua Shi; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4229530/.
153
Tecnica che consiste nell’innesta tramite clistere delle feci di un donatore sano (con microbiota intestinale bene
equilibrato) in un paziente malato. Un’alternativa secondo me più sensata è la dieta paleolitica associata all’assuinzione
di probiotici e cibi fermentati, per non parlare dei clisteri con fermenti lattici suggeriti dalla dottoressa Campbell nel
suo libro.
154
Pubblicato su Gut Pathogens, 2014; 6: 25, autori Sultan Alkadhi, Dale Kunde, Rajkumar Cheluvappa, Sarron Randall-
Demllo, Rajaraman Eri; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4085080/.
155
Pubblicato su Gut 2004 Jan; 53(1): 1–4, autori C P Tamboli, C Neut, P Desreumaux, J F Colombel;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1773911/.
156
Pubblicato su mBio 7(5):e01250-16; autori G. Hoaraua, P. K. Mukherjeeb, et al.;
http://mbio.asm.org/content/7/5/e01250-16.
157
Vedi più avanti il capitolo relativo.
158
Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis causes Crohn's disease in some inflammatory bowel disease
patients, pubblicato su World Journal of Gastroenterol. 2014 Jun 21; 20(23): 7403–7415 , autori Naser SA, Sagramsingh
SR, Naser AS, Thanigachalam S; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4064085/.
159
Pubblicato su Canadian Journal of Gastroenterology 2000 Jun;14(6):521-39, autori Hermon-Taylor J, Bull TJ,
43
farmaci particolarmente attivi contro il micobatterio come rifabutina e claritromcina possono
portare un profondo miglioramento e, in pochi casi, ad un-apparente eradicazione della malattia.
Riguardo all’appendice c’è da segnalare che di recente alcuni scienziati del Duke University
Medical Centre (Carolina del Nord), hanno ipotizzato che essa sia una sorta di contenitore di
microfolora intestinale di riserva, utile a ripopolare l’intestino in caso di diarrea o altre malattie
come il colera, che depauperano l’intestino dei suoi batteri simbionti; se questo fosse vero,
avremmo un motivo in più per cercare di riequilibrare la microflora intestinale in caso di occorrenza
di un’infiammazione all’appendice ed evitarne (finché possibile) la rimozione chirurgica. Per lungo
tempo la scienza medica ha considerato l’appendice un organo inutile, e 30/40 anni fa la rimozione
di tonsille ed appendice veniva eseguita di routine al minimo segno di infezione/infiammazione dei
due organi; secondo la medicina olistica invece anche l’appendice fa parte del sistema immunitario,
e la rimozione delle tonsille sovraccarica il sistema immunitario rischiando di causare anche
un’infiammazione all’appendice.
Dal sito dell’ABC riporto queste informazioni tratte dall’articolo Scientists discover true
function of appendix organ (“Scienziati scoprono la vera funzione dell’appendice”)160.
Essa fungerebbe da riparo per i batteri benefici, che possono essere utilizzati in
maniera efficace per ripristinare la flora microbica intestinale in seguito ad un
episodio di dissenteria o di colera (…) Ma il professor Bill Parker afferma che
questo non vuol dire che dobbiamo tenerci stretta le nostra appendice ad ogni
costo.
Nicholas Vardaxis, professore associato del Dipartimento di Scienze Mediche
dell’Università RMIT afferma che la teoria degli scienziati della Duke University è
sensata e precisa che secondo lui gli esseri più evoluti nel regno animale sono
onnivori, e che questa dieta porta ad una minore necessità dell’appendice
Per quanto riguarda la diverticolite innanzitutto ricordiamo che il libro Intestino sano con la
dieta dei carboidrati specifici di E. Gotschall (Macro Edizioni) include la diverticolite tra le
patologie che possono essere risolte da questo tipo di dieta paleolitica; siccome tale dieta mira ad
affamare patogeni e parassiti, risulta evidente il ruolo della disbiosi intestinale, e possibilmente
anche della parassitosi.
A parte questo consideriamo l’articolo Diagnostic criteria for different clinical variants of
diverticular disease (“Criteri diagnostici per diferenti varianti cliniche della diverticolite”)161,
nel quale leggiamo che dopo avere analizzato da una parte un gruppo di 77 persone senza
diverticolite (25 soggetti sani e 35 malati di una forma di colite cronica) e dall’altra un gruppo di 33
malati di diverticolite affermano che:
Un criterio diagnosticamente significativo nei pazienti con diverticolite si è
rivelato una disbiosi intestinale di grado II-III
Passiamo quindi all’articolo Diverticular disease as a chronic illness: evolving epidemiologic
and clinical insights (“Diverticolite come malattia cronica: evoluzione epidemiologica e
approfondimenti clinici)162 nel quale leggiamo innanzitutto che tale malattia è particolarmente
diffusa nelle società occidentali e industrializzate, e questo già fa comprendere come una delle
possibili cause possa essere la dieta standard occidentale, a base di farine raffinate, vecchie,
processate, addizionate con lo zucchero (o dannosi dolcificanti sintetici), nonché di prodotti vegetali
e animali provenienti da un’agricoltura e da un allevamento intensivi, e quindi poveri di sostanze
Sheridan JM, Cheng J, Stellakis ML, Sumar N; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10888733.
160
ABC News, 10 ottobre 2007, articolo di Barbara Miller; http://www.abc.net.au/news/2007-10-10/scientists-
discover-true-function-of-appendix-organ/693946.
161
Pubblicato su Klinicheskaja Meditsi (Mosk). 2009;87(10):46-50., autori Kozlova IV, Mialina IuN;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20017351.
162
Pubblicato su Amican Journal of Gastroenterology 2012 Oct;107(10):1486-93. doi: 10.1038/ajg.2012.194, autori
Strate L L, Modi R, Cohen E, Spiegel B M.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ 22777341.
44
nutritive (ma spesso ricchi di sostanze chimiche artificiali). Ma, si afferma nell’articolo, secondo le
nuove ricerche è importante nello sviluppo della malattia il ruolo della disbiosi, per cui da una
terapia con antibiotici ci si sta spostando verso nuovi approcci con probiotici. Uno dei motivi per
cui ci si sta muovendo su questa nuova strada è che spesso i sintomi della diverticolite si
manifestano assieme ad altri sintomi che sono tipici della colite ulcerosa, del morbo di Crohn (in
lingua inglese accomunati nella signla IBD, ovvero Inflammatory Bowel Disease) e della sindrome
del colon irritabile; inoltre la qualità della salute dei malati di diverticolite è minore rispetto a quella
dei soggetti di controllo.
La diverticolite può essere associata alla proliferazione batterica del piccolo intestino (SIBOuna
forma un po’ particolare di disbiosi nella quale l’integrazione di probiotici risulta, come vedremo
più problematica). A tal proposito cito i due articoli Assessment of small intestinal bacterial
overgrowth in uncomplicated acute diverticulitis of the colon 163 e Small intestinal bacterial
overgrowth syndrome164.

3 - Microflora intestinale e sistema immunitario: la disbiosi è correlata a


infiammazione intestinale, malattie autoimmuni, allergia e cancro

Per comprendere fino a che punto l’equilibrio della microflora intestinale può incidere sulle
condizioni di salute e di malattia dell’essere umano, riporto qui alcune righe della traduzione del
riassunto (abstract) dell’articolo The gut microbiota shapes intestinal immune responses during
health and disease (“Il microbiota intestinale modula le risposte immunitarie durante la salute e la
malattia”)165.
L’errata regolazione immunologica è la causa di molte malattie umane non
infettive quali autoimmunità, allergia e cancro. Il tratto gastrointestinale è il sito
primario di interazione tra il sistema immunitario dell’ospite [l’essere umano
N.d.T.] ed i microrganismi, sia quelli simbiotici che quelli patogeni. In questa
rassegna discutiamo le scoperte che indicano che gli aspetti dello sviluppo del
sistema immunitario adattivo sono influenzati dalla colonizzazione batterica
dell’intestino. (...) Infine presentiamo prove recentemente scoperte che
sostanziano l’ipotesi che gli squilibri nel microbiota batterico causano un’errata
regolazione delle cellule adattive del sistema immunitario, e questo può
sottostare a disordini quali le infiammazioni dell’intestino. Ciò porta a
considerare la possibilità che il sistema immunitario dei mammiferi, che sembra
essere stato creato per controllare i microrganismi, sia in realtà controllato dai
microrganismi.
Sul rapporto tra disbiosi e malattie autoimmuni, vedi anche l’articolo Alterations in intestinal
microbial flora and human disease (“Alterazioni nella flora microbica intestinale e malattie
umane”)166, nel quale si afferma che lo squilibro del microbiota intestinale porta ad aumento della
permeabilità intestinale e attivazione del sistema immunitario (ovvero predisposizione ad allergie,
intolleranze, malattie autoimmuni). Lo stesso viene affermato nell’articolo The role of gut
163
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology v.11(18); 2005 May 14, autori Tursi A, Brandimarte G, Giorgetti
GM, Elisei W; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4305914/.
164
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology 2010 Jun 28; 16(24): 2978–2990, autori Bures J, Cyrany J, et al.;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2890937/.
165
Pubblicato su Nature Reviews Immunology 9, 313-323 (Maggio 2009), autori June L. Round e Sarkis K. Mazmanian,
del dipartimento di biologia del Caltech (Istituto californiano di tecnologia);
http://www.nature.com/nri/journal/v9/n5/abs/nri2515.html.
166
Pubblicato su Current opinion in gastroenterology, autori Othman M, Agüero R, Lin H C.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18043226.
45
microbiota in immune homeostasis and autoimmunity (“Il ruolo del microbiota nell’omeostasi
immunitaria e nell’autoimmunità”)167 nonché nell’articolo Does the microbiota play a role in the
pathogenesis of autoimmune diseases? (“Il microbiota gioca un ruolo nella patogenesi delle
malattie autoimmuni?”)168. Nell’abstract di quest’ultimo si legge che col procedure della ricerca si
accumulano sempre più prove del ruolo causativo della disbiosi intestinale rispetto ad alcune
malattie autoimmuni, per esempio “diabete di Tipo 1, celiachia e artrite reumatoide”.
Altre informazioni più particolareggiate sul rapporto tra disbiosi e cancro verrano fornite più
vanti nel capitolo relativo.

4 - Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non ritenesse sufficiente quanto viene affermato al riguardo nei libri citati nel capitolo 3
(in particolar modo in quello dei coniugi Hass sulla celiachia), ecco alcune informazioni desunte da
alcune recenti ricerche scientifiche.
Il primo è Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (“Batteri
della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini”)169. Gli autori dello studio hanno
raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed hanno scoperto che
la malattia è associata alla proliferazione eccessiva di possibili patogeni che
escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è
il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute.
Detto in altre povere viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli “amici”, che ci
aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono
aumentati quelli patogeni (quelli “cattivi”, apportatori di malattie, produttori di tossine). Questo
studio indica chiaramente la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.
Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated
with coeliac disease in children (“Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da
immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini”)170. A conclusione di questo studio si legge
che “nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata alla disbiosi intestinale”.
Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from
persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (“Composizione alterata del microbiota dei
pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto
tempo”)171. In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi
persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.
Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain
axis dysfunction, and vulnerability for dementia (“Sensibilità al glutine non celiaca innesca la
disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell’asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la
demenza”)172. In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al
glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si
167
Pubblicato su Gut Microbes. 2012 Jan 1; 3(1): 4–14, autori Hsin-Jung Wu, Eric Wu;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3337124/.
168
Pubblicato su Gut 2005 Feb;64(2):332-41. doi: 10.1136; autori McLean M H, Dieguez D Jr, Miller L M, Young H A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25416067.
169
Pubblicato su Applied environbmental biology 2013 Sep; 79(18): 5472–5479., autori Ester Sánchez, Ester Donat,
Carmen Ribes-Koninckx, Maria Leonor Fernández-Murga, Yolanda Sanz;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/.
170
Pubblicato su BMC Microbiology 2010 Feb 24;10:63. doi: 10.1186/1471-2180-10-63., autori De Palma G, Nadal I,
Medina M, Donat E, Ribes-Koninckx C, Calabuig M, Sanz Y; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20181275.
171
Pubblicato su The american Journal of gastroenterology, autori Wacklin P, Laurikka P, Lindfors K3, Collin P4, Salmi
T5, Lähdeaho ML, Saavalainen P, Mäki M, Mättö J, Kurppa K, Kaukinen K;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367.
46
suppone che sia l’intolleranza la causa scatenante della disbiosi piuttosto che il contrario. Del resto
tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al
glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell’apprendimento),
sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni della
disbiosi intestinale. È pur vero che una reazione di intolleranza al glutine, sebbene scatenata dalla
disbiosi, posso avere a sua volta un effetto negativo sull’equilibrio della microflora intestinale,
creando un circolo vizioso.
Il quinto è Imbalance in the composition of the duodenal microbiota of children with coeliac
disease (“Squilibrio nella composizione del microbiota duodenale dei bambini celiaci”)173 nel quale
si legge che i bambini celiaci hanno un numero significativamente più alto del carico totale di
batteri, in particolar modo dei microrganismi gram-negativi, rispetto ai pazienti asintomatici ed ai
soggetti sani, che i batteri delle specie del genere Bacteroides e l’Escherichia coli sono
significativamente più numerosi nei celiaci rispetto alle persone sane.
Simili risultati sono stati ottenuti nello studio The metabonomic signature of celiac disease174,
mentre l’articolo Symptom overlap and comorbidity of irritable bowel syndrome with other
conditions (“La sovrapposizione di sintomi e la comorbidità della sindrome dell’intestino irritabile
con altre condizioni”)175 mostra come spesso i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile ed altri
disturbi gastrointestinali si sovrappongono spesso alla condizione celiaca.
Di particolare rilievo ai fini di quanto su esposto è l’articolo Antibiotic exposure and the
development of coeliac disease: a nationwide case-control study (“L’esposizione agli antibiotici
e lo sviluppo della celiachia: uno studio caso-controllo esteso a tutta la nazione”) 176 le cui
conclusioni sono:
L’associazione positiva dell’uso degli antibiotici co il successivo manifestarsi
della celiachia ma anche con le lesioni che possono rappresentare un primo
stadio della celiachia suggerisce che la disbiosi intestinale può giocare un ruolo
nella patogenesi della celiachia. Tuttavia, una spiegazione non causale per
questa associazione positive non può essere esclusa.
L’articolo scientifico The HLA-DQ2 genotype selects for early intestinal microbiota
composition in infantsat high risk of developing coeliac disease (“Il genotipo HLA-DQ2
seleziona precocemente una composizione del microbiota intestinale in infanti ad alto rischio di
sviluppare la celiachia”)177 mostra che chi possiede quel particolare un fattore genetico (considerato
un fattore di rischio per il successivo sviluppo della celiachia) sviluppa una composizione alterata
del microbiota intestinale (per esempio con una quantità inferiore di bifidobatteri ed altre alterazioni
rispetto al gruppo di controllo), anche se è stato allattato al seno ed ha avuto un parto naturale. Ciò
potrebbe significare che quel fattore genetico (sebbene il meccanismo non sia per niente chiaro)
influenza la creazione di un microbiota alterato che a sua volta predispone alla celiachia. Sebbene in
questo caso potrebbe essere un fattore genetico a indurre realmente la celiachia, pare che lo faccia
perturbando l’equilibrio del microbiota intestinale, e quindi trattare la disbiosi può essere il mezzo
migliore per evitare tutte le complicazioni e le patologie correlate alla disbiosi che spesso si
172
Pubblicato su CNS & neurological disorders drug targets, autori Daulatzai MA;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25642988.
173
Pubblicato su Journal of Medical Microbiology, 2007;56(12):1669–1674. autori Nadal I, Donant E, Ribes-Koninckx C,
Calabuig M, Sanz Y; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18033837.
174
Pubblicato su Journal of Proteome Research. 2008;8(1):170–177, autori Bertini I, Calabrò A, De Carli V, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19072164.
175
Pubblicato su Current gastroenterolgy reports 2005 Aug;7(4):264-71, autori Frissora C L, Koch K L;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16042909.
176
Pubblicato su Biomedical center gastroenterology 2013 Jul 8;13:109, autori Mårild K, Ye W, Lebwohl B, Green P H,
Blaser M J, Card T, Ludvigsson J F; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23834758.
177
Pubblicato su Gut 2015 Mar;64(3):406-17, autori Olivares M, Neef A, Castillejo G, Palma GD, Varea V, Capilla A, et
al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24939571.
47
manifestano nei pazienti celiaci. Per altro è possibile che la predisposizione alla celiachia indotta da
quel gene si manifesti solo quando è presente qualche altro fattore (alimentazione, stile di vita,
sostanze tossiche inalata o assimilate) ed in questo caso sarebbe difficile attribuire alla celiachia una
causa puramente genetica, tanto più che sappiamo ormai come anche l’alimentazione e lo stile di
vita della madre contribuisca all’espressione genetica. Da un po’ di tempo ormai, sebbene questa
rivoluzione epocale non sia stata ancora recepita dai libri di testo scolastici e quindi non sia ancora
stata recepita dalle masse, la genetica come causa delle malattie è stata messa in un angolo dalla
scoperta che i geni si possono esprimere in maniera differente a seconda dell’ambiente in cui si
trovano le cellule che li portano, e che questa espressione dipende a volte persino dall’ambiente
della madre durante la gravidanza (in certi casi addirittura si può risalire indietro anche di 3 o 4
generazioni). Questo nuovo campo di studi, detto epigenetica, fa vedere sotto una luce
completamente differente il legame supposto tra alcune patologie ed i geni, non per negarlo, ma per
ridurlo a volte ad una semplice predisposizione che si manifesta solo in particolari condizioni.
Un discorso particolare va fatto sulla cosiddetta Celiachia refrattaria, un disturbo che si
differenzia dalla celiachia per il fatto che l’adesione rigida ad una dieta senza glutine non porta alla
guarigione. Innanzitutto bisogna puntualizzare che, sebbene nella maggior parte dei casi di
intolleranza al glutine basti appena un mese per notare dei netti miglioramenti, certe volte
occorrono persino 18 mesi per una remissione dei sintomi. A parte questo, rimuovere il glutine non
fa certo scomparire la pre-esistente disbiosi, un certo grado di danno alla mucosa intestinale ed ai
villi può forse essere spiegato da una grave forma di disbiosi su cui bisogna ancora intervenire dopo
avere rimosso il glutine. Inoltre c’è da tenere conto non solo dell’intolleranza al glutine, ma anche
di possibili intolleranze alla caseina (una persona potrebbe essere intollerante a glutine o caseina pur
se gli esami di laboratorio risultano negativi, dal momento che nessun esame potrà mai rilevare tutti
i possibili anticorpi a peptidi originatisi dalla cattiva digestione di queste proteine) nonché di
reazioni incrociate. Esiste infatti la possibilità che una persona celiaca risulti intollerante anche a
delle sostanze la cui struttura molecolare assomiglia a quella di certi peptidi derivati dalla digestione
del glutine. Alcuni alimenti in particolare come latte, mais, soia, uova, lieviti, caffè, sesamo,
cioccolata, persino riso (ed altri ancora) possono causare queste reazioni incrociate facendo sì che
gli anticorpi al glutine restino elevati anche dopo l’adesione rigida ad una dieta senza glutine. Una
dieta paleolitica, che escluda tutti i cereali e gli pseudo-cereali (eventualmente se necessario anche
gli altri alimenti summenzionati), potrebbe essere la soluzione a questo particolare disturbo?
Sarebbe auspicabile che la ricerca si indirizzasse anche in questa direzione.
Probabilmente il primo alimento che si potrebbe eliminare dalla dieta in caso di celiachia
refrattaria (e a dirla tutto anche in molti altri casi) è il mais. Questo perché, per quanto possa
sembrare strano, il fatto che il mais sia sempre e sicuramente “senza glutine” non è ancora assodato,
come fa notare il dottor Osborne178 in un suo articolo. In effetti, anche se il mais originario forse di
glutine non ne conteneva, cosa possiamo dire del mais moderno, in un’epoca in cui la coltivazione
di varietà transgeniche si fa sempre più largo, soprattutto nel continente americano? La
contaminazione del mais orginale con quello transgenico è un dato di fatto, sebbene si possa sperare
che non sia ancora così massiccia da noi come in America; ad ogni caso, sebbene sia sicuramente
una ulteriore cautela, acquistare mais di coltivazione biologica non è detto che sia una garanzia
assoluta. Del resto anche il dottor Nacci nel suo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza
CHEMIO179 afferma che le proteine del mais moderno risultano alterate rispetto a quelle del mais
originario.
Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell’articolo Why everyone with celiac
disease needs vitamin d (“Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D”)180, articolo corredato
da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli
178
https://www.glutenfreesociety.org/corn-maize-gluten-causes-antibody-response-in-celiac-patients/.
179
http://www.pedras.it/nacci.pdf.
180
http://scdlifestyle.com/2012/07/why-everyone-with-celiac-disease-needs-vitamin-d/.
48
l’integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che
presentano disbiosi intestinale.

5 - Glifosato, celiachia, intolleranza al glutine e disbiosi

Il glifosato, sostanza erbicida contenuta nel famigerato Round-up della Monsanto, viene adesso
usato anche come essiccante (da spruzzare sui cereali al raccolto per farli seccare); tale sostanza è
quella che viene utilizzata in abbinamento agli Organismi Geneticamente Modificati “Round-up
ready”, semi geneticamente modificati per svilupparsi nonostante l’azione di tale sostanza, che
risulta quindi selettiva. L’utilizzo sempre più diffuso, dapprima negli Stati Uniti e poi anche nelle
altre nazioni, ha portato ormai ad avere tracce di tale sostanza chimica un po’ ovunque nelle acque
potabili anche in Italia. La Monsanto è un’azienda famosa per avere prodotto sia i tossici PCB, che
il defoliante “agent orange” (agente arancio) utilizzato a profusione dall’esercito statunitense nel
corso della guerra del Vietnam (allo scopo di ridurre la possibilità dei guerriglieri di nascondersi tra
la lussureggiante vegetazione di quel paese). L’eredità che tale guerra con agenti chimici ha lasciato
a quella sfortunata nazione consiste in centinaia di bambini deformi, alcuni nati morti, altri
sopravvissuti e condannati ad una vita tragica e miserevole. Il documentario “Il mondo secondo
Monsanto” illustra egregiamente questi ed altri episodi a dir poco imbarazzanti nei queli è stata
coinvolta tale azienda multinazionale.
Di recente il glifosato è stato considerato un sospetto cancerogeno181.
A proposito di tale sostanza la dottoressa Campbell-McBride scrive sul suo blog182:
• Il glifosato persiste nel suolo, nel cibo e nella flora intestinale di uomini ed animali.
Esso causa la crescita di Clostridium difficile nell’intestino umano. Esso agisce come un
antibiotico nel corpo e distrugge il normale equilibrio della flora intestinale di uomini
ed animali.
• Il glifosato causa carenza di vitamina D negli esseri umani, dal momento che
interferisce con la sua attivazione nel fegato.
• C’è una forte correlazione tra l’uso del glifosato e l’epidemia di obesità.
• C’è una correlazione perfetta tra l’uso del glifosato e l’epidemia mondiale di
autismo.
• Il glifosato si trasforma nel composto chimico tossico P-cresolo nell’intestino di un
soggetto autistico, passa nel flusso sanguigno e viene espulso con l’urina.
• La maggior parte dei bio-marcatori dell’autismo possono essere spiegati dall’uso
del glifosato.
• Il glifosato induce bassi livelli di serotonina e dopamina negli esseri umani,
causando depressione ed altri problemi mentali.
• Il glifosato causa la proliferazione nell’intestino umano di un microbo patogeno
detto Pseudomonas aeruginosa, il quale produce formaldeide ed altre sostanze molto
tossiche.
• Recentemente la nostra agricoltura occidentale intensive ha iniziato a utilizzare il
glifosato come dessiccante per i semi [ovvero per i chicchi dei cereali e di altre piante
commestibili – N.d.T.]: il grano, la soia la colza ed altre granaglie e semi, una volta
maturi, vengono spruzzati con il glifosato appena prima della raccolta per farli essiccare
181
Vedi l’articolo Il diserbante più usato al mondo è cancerogeno] Il diserbante più usato al mondo è cancerogeno ,
pubblicato sul Corriere della sera dell’8 aprile 2015, scritto da Valeria Balboni;
http://www.corriere.it/ambiente/15_aprile_08/glifosato-erbicida-cancerogeno-ogm-dcc46586-dde0-11e4-9dd8-
fa9f7811b549.shtml.
182
http://www.doctor-natasha.com/dangers-of-glyphosate.php.
49
e per rendere semplice separare i semi dal resto della pianta. Questo significa che i
semi sono coperti dal glifosato appena spruzzato.
• Il suolo viene distrutto dal glifosato; la comunità microbica presente nel suolo
viene alterata e danneggiata.
• Le popolazioni delle api soffrono a causa dell’uso del glifosato dierettamente a
causa dell’avvelenamento degli insetti e indirettamente attraverso la distruzione di
piante necessarie per la sopravvivenza delle api, dalle quali esse traggono nutrimento.
• Il glifosato causa infezioni fungine negli animali e negli uomini. Le infezioni fungine
sono una delle cause più importanti dell’estinzione degli animali.
• Il glifosato causa danneggiamento degli ormoni negli uomini e negli animali.
• Il glifosato danneggia la capacità delle piante di assorbire il carbone dall’aria
contribuendo al riscaldamento globale.
• Il glifosato si lega ai minerali presenti nel suolo rendendoli indisponibili per le
piante e per i microbi del suolo. I cibi coltivati con l’utilizzo del glifosato hanno una
composizione molto povera in minerali.
Qui di seguito invece la traduzione del riassunto (abstract) dell’articolo Glyphosate, pathways
to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance (“Glifosato, sentieri per nuove
malattie II: celiachia e intolleranza al glutine”)183.
La celiachia, e più in generale l’intolleranza al glutine, è un problema crescente in
tutto il mondo, ma specialmente in Nord America ed in Europa, dove si stima che
adesso ne soffra il 5% della popolazione. I sintomi possono includere nausea, diarrea,
eruzioni cutanee, anemia macrocitica e depressione. È una malattia multifattoriale
associata a numerose carenze nutritive e problemi riproduttivi, all’aumento del rischio
di malattie della tiroide, alla disfunzione renale e al cancro.
Qui proponiamo che il glifosato, l’ingrediente attivo dell’erbicida Roundup®, sia il più
importante fattore causale in questa epidemia. I pesci esposti al glifosato sviluppano
problemi digestivi che ricordano quelli della celiachia. La celiachia è associata con uno
squilibrio della flora batterica che può essere pienamente spiegato dagli effetti noti del
glifosato sui batteri intestinali.
Le caratteristiche della celiachia fanno puntare in direzione del danneggiamento di
molti enzimi del citocromo P450, che sono coinvolti nella disintossicazione dalle tossine
ambientali, nell’attivazione della vitamina D3, nella catabolizzazione della vitamina A,
nel mantenimento della produzione degli acidi della bile e del rifornimento di solfati
all’intestino. È noto che il glifosato inibisce gli enzimi del citocromo P450. Carenze di
ferro, cobalto, molibdeno, rame ed altri metalli in traccia associati alla celiachia
possono essere attribuite alla forte abilità del glifosato di chelare questi elementi.
Carenze di triptofano, tirosina, metionina, e selenometionina associati con la celiachia
corrispondono alla nota azione di esaurimento di questi aminoacidi da parte del
glifosato.
I pazienti celiaci hanno un rischio aumentato di sviluppare linfomi non-Hodgkin, che
sono stati pure implicati nell’esposizione al glifosato. Problemi riproduttivi associati con
la celiachia, come l’infertilità, l’aborto spontaneo, ed i difetti congeniti possono pure
essere spiegati dal glifosato. Di recente i residui di glifosato nel grano e nelle altre
piante stanno verosimilmente aumentando a causa della crescente pratica di
disseccare le piante appena prima della raccolta. Supponiamo che la pratica di “far

183
Pubblicato su Interdisciplinary Toxicology 2013 Dec; 6(4): 159–184, autori Anthony Samsel e Stephanie Seneff;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3945755/.
50
maturare” la canna da zucchero con il glifosato possa spiegare la recente impennata di
disfunzioni renali tra i lavoratori agricoli nell’America Centrale. Concludiamo con un
appello ai governi a riconsiderare le politiche riguardanti la sicurezza dei residui di
glifosato nei cibi.
Per completezza discuto qui anche delle critiche al presente articolo, prendendo come
riferimento un articolo di Peter Olins pubblicato su un sito che difende gli OGM 184. La prima è che
chi l’ha scritto non è medico, né tossicologo. Ma è forse proibito leggere articoli scientifici e farsi
un’opinione, specie in un mondo in cui tutto ruota intorno al dio danaro e non ci si può fidare più di
nessun esperto del settore, visti i colossali conflitti di interesse? Del resto l’articolo in questione non
è opera di fantasia, ma si fonda su ben 271 pubblicazioni citate come fonti. Al contrario gli articoli
citati per “smontare” il suo lavoro sono appena una manciata.
Ancora più importante è la riflessione sugli autori e sui loro conflitti d’interesse. Stephanie
Seneff non sembra legata a nessuna organizzazione che possa “lucrare” sul rispetto dell’agricoltura
naturale e delle sementi naturali (l’autore dell’articolo citato riesce a scoprire solo un finanziamento
da parte di un’azienda di computer, il che la dice lunga), mentre Peter Olins che viene presentato
come “esperto indipendente” è in realtà una persona che “ha lavorato per la maggior parte della sua
carriera nelle industrie farmaceutiche e biotecnologiche”, come mostra il suo curriculum 185 presente
sul medesimo sito.
Non è un caso che anche uno degli articoli citati da questo biochimico viene da un’altra fonte
non troppo indipendente. Se l’articolo di S. Seneff punta molto sul fatto che il glifosato danneggi gli
enzimi del gruppo detto “citocromo P450”, P. Olins ribatte che questa affermazione basilare
verrebbe smentita dalla ricerca Functional Expression and Comparative Characterization of
Nine Murine Cytochromes P450 by Fluorescent Inhibition Screening (“Espressione funzionale
e caratterizzazione comparativa di nove citocromi P450 dei topi per mezzo di un controllo con
l’inibizione fluorescente”)186. L’esperimento è stati condotto su un modello animale, e quindi già di
per sé non troppo affidabile, in più uno degli autori, come viene specificato in una nota, è affiliato
ad una azienda che si occupa anche di biotecnologia (la Amgen, Inc., di Seattle, in procinto di
trasferirsi in Massacchussets - http://www.amgen.com/). La situazione mi ricorda molto le ricerche
che dimostrerebbero l’innocuità dell’adiuvante vaccinale squalene realizzate (guarda caso) da una
nota azienda produttrice di vaccini. Faccio notare anche che la Amgen sta studiando un rimedio
farmaceutico187 che spera possa portare beneficio ai pazienti celiaci (verrebbe da pensare che la
prevenzione di una malattia non interessa certo a chi vuole vendere farmaci ad essa dedicata).
Ma per capire fino in fondo quanto i conflitti di interesse pesino sulla cosiddetta ricerca
scientifica, credo che occorra leggere le dichiarazioni di chi è stato direttore di alcune tra le più
prestigiose ricerche scientifiche (vedi il capitolo I.5).
Ritornando agli enzimi del citocromo P450, c’è da tenere conto dello studio del 1988 citato da
Seneff, Glyphosate Is an Inhibitor of Plant Cytochrome P450: Functional Expression of
Thlaspi arvensae Cytochrome P45071B1/Reductase Fusion Protein in Escherichia coli 188,
Benché lo studio non sia su un soggetto umano, mostra dei danni causati dal glifosato.
Tra gli altri articoli scientifici che vengono presentati da Peter Olins per screditare l’articolo della
Seneff vi sono:
184
https://gmoanswers.com/studies/ultimate-gluten-free-does-glyphosate-cause-celiac-disease-actually-no.
185
https://gmoanswers.com/experts/peter-olins-phd.
186
Drug metabolism and disposition 2008, Vol. 36, No. 7, 21261/3354389, autori Lesley A. McLaughlin, Leslie J.
Dickmann, C. Roland Wolf, Colin J. Henderson; http://dmd.aspetjournals.org/content/36/7/1322.full.pdf.
187
https://www.amgenbd.com/specific-article?Id=FBE228C6-8D92-4024-8B9A-F9B1CBD0A759.
188
Pubblicato su Biochemical and Biophysical Research Communications, 244, 110-114.
http://dx.doi.org/10.1006/bbrc.1997.7988, autori Lamb D.C., Kelly D.E., Hanley S.Z., Mehmood Z., Kelly, S.L.;
http://www.unboundmedicine.com/medline/citation/9514851/Glyphosate_is_an_inhibitor_of_plant_cytochrome_
P450:_functional_expression_of_Thlaspi_arvensae_cytochrome_P45071B1/reductase_fusion_protein_in_Escherichi
a_coli_.
51
- Un articolo svedese in cui si mostra che il linfoma non Hodgkin sta diminuendo tra i pazienti
celiaci (forse per la maggiore attenzione alle loro problematiche?); tale citazione non smentisce il
fatto che la celiachia predisponga al linfoma. Non si poteva trovare di meglio?
- Un articolo che conferma quanto detto dalla Seneff sull’aumento dei casi di celiachia ma non
sull’aumento dei casi di sensibilità al glutine (che sarebbero rimasti costanti). Il che corrisponde
appena ad una mezza smentita (sebbene sia solo un aneddoto, ricordo la testimonianza di una
signora intollerante a latte e glutine che miracolosamente riesce però a mangiare queste due
sostanze quando vengono va in vacanza in Bolivia, dove l’agricoltura segue ancora modalità più
legate alla tradizione189).
Peter Olins concorda con la Seneff sul fatto che il glifosato possa legarsi ad una varietà di
metalli, ma afferma che “non viene presentata alcuna prova che questo fatto sia rilevante nelle reali
condizioni che si incontrano nel sistema digestivo umano”; questo non è sicuramente un pensiero
consolante, in quanto l’unico dubbio che resta è su quanto negativo sia l’effetto. Di certo si può
sempre sperare che tale effetto negativo sia minimo, ma già l’agricoltura industriale sta da molti
decenni depauperando il suolo di sostanze nutritive essenziali: perché mai dovremmo rischiare di
aggiungere danno al danno?
Su un punto mi sento di dare ragione al signor Olins: l’esperimento sui pesci 190 che viene citato
nel lavoro di Seneff e Samsel non sembra molto valido, e questo non lo dico solo perché sono
contrario alla vivisezione, ma perché non è stata utilizzata una formulazione specifica per l’uso in
ambiente acquatico, ma un’altra formulazione specifica per l’uso sulla vegetazione terrestre. Il fatto
che quest’ultima contiene un surfattante che non contiene la prima, lascia dei dubbi sul reale
responsabili del danno mostrato dal sistema digestivo dei pesci: il glifosato o il surfattante? Tra
l’altro i pesci sono stati esposti a livelli davvero massicci di prodotto, cosa che difficilmente si
potrebbero verificare (almeno in tempi brevi) utilizzando normalmente il prodotto incriminato.

6 - Danni causati dall’intolleranza al glutine - una piccola rassegna di studi


scientifici

Come descritto nei libri “Il mal di glutine” (Lorenzo Acerra) e “I pilastri della salute e la rete di
interconnessioni” (Corrado Penna), l’intolleranza/sensibilità al glutine può essere causa di decine di
patologie, anche molto gravi, che si possono accompagnare alla celiachia, che possono verificarsi
anche in assenza di essa, o che la possono precedere nel tempo (per dirla con termini tecnici,
esistono forme silenti e subcliniche di celiachia che possono poi evolversi in celiachia conclamata,
ma esistono anche casi in cui il principale bersaglio della reazione di intolleranza al glutine non è
l’intestino).
La valanga di studi sul glutine effettuati nel corso degli ultimi dieci anni fa sì che basti utilizzare
la funzione ricerca all’interno dell’archivio on-line di pubmed (o su un qualsiasi motore di ricerca)
per trovare decine e decine di ricerche scientifiche che correlano il glutine alle più svariate
189
http://domorethanexist6.com/2014/09/13/i-can-eat-all-the-food-and-i-feel-awesome/.
190
http://www.science20.com/agricultural_realism/a_fishy_attempt_to_link_glyphosate_and_celiac_disease-132928.
52
patologie. Per esempio provate a collegarvi a http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ e scrivere in
alto nella barra “search” le parole “gluten osteoporosis” (glutine osteoporosi) oppure “celiac disease
anemia” (celiachia anemia).
Occorre ben comprendere che oltre al tipo di intolleranza al glutine che va sotto il nome di
celiachia, esiste anche una “intolleranza al glutine non celiaca” che non causa problemi ai villi
intestinali, e che non necessariamente causa danni solamenteo primariamente a livello intestinale.
Questo tipo di intolleranza non viene diagnostica coi normali esami di laboratorio, ma si rivela
soprattutto dai sintomi. La consapevolezza della reale esistenza di una sensibilità al glutine non
celiaca è sempre più diffusa e gli studi nei tempi più recenti si moltiplicano.
Tra i tanti cito l’articolo Spectrum of gluten-related disorders: consensus on new
nomenclature and classification191 sul quale leggiamo che il piccolo intestino dei pazienti con
sensibilità al glutine non celiaca è generalmente normale, sebbene i sintomi dei pazienti con
sensibilità al glutine e quelli dei celiaci sono spesso indistinguibili; in sostanza quando tutto porta
all’intolleranza al glutine ma gli esami clinici non mostrano segni di celiachia, o quando i pazienti
(in uno studio nel quale si possa escludere l’effetto placebo) guariscono con una dieta senza
glutine, si può parlare di sensibilità al glutine non celiaca (generalmente indicata con GS, da gluten
sensitivity).
Tra l’altro molte delle problematiche che possono essere connesse ad una intolleranza celiaca al
glutine si sta scoprendo di recente che possono essere anche causate da una intolleranza al glutine
non celiaca. Per esempio, sde era già noto nella letteratura medica che la celiachia fosse correlata a
problemi mentali (“schizofrenia” in primis), adesso si scopre che lo è anche la sensibilità al glutine
non celiaca, come mostra l’articolo Celiac and non-celiac gluten sensitivity: a review on the
association with schizophrenia and mood disorders (“Sensibilità al glutine celiaca e non celiaca;
una rassegna dell’associazione con la schizofrenia e i disturbi dell’umore)192.
Esiste un articolo in particolare che può riassumere molte delle cose fin qui scritte, intitolato
Complications of celiac disease: are all patients at risk? (“Complicazioni della celiachia: tutti i
pazienti sono a rischio?”)193; in esso viene presa in considerazione la correlazione tra il glutine e
quasi tutte le patologie qui discusse, dall’osteoporosi alla dermatite erpetiforme, dalla carenza di
ferro ai problemi neurologici, dalla depressione al cancro, dalla stanchezza eccessiva ai problemi
dell’apparato riproduttivo femminile. Ad ogni modo qui sotto è presente una piccola rassegna di
studi sul rapporto tra intolleranza al glutine e diverse problematiche di salute.
Osteoporosi
Bone mineral density in patients with gluten-sensitivity celiac disease (“Densità minerale
dell’osso nei pazienti con intolleranza al glutine”)194.
Tiroide
Celiac Disease and Autoimmune Thyroid Disease (“Celiachia e disturbo autoimmune della
tiroide”)195.
Epatite
Celiac disease associated with autoimmune hepatitis and autoimmune hyperthyroidism

191
BioMed Central Medicine 2012; 10: 13, autori Anna Sapone, Julio C Bai et a4l.;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3292448/..
192
Auto-Immunity Highlights. 2014 Oct 16;5(2):55-61, autori Porcelli B, Verdino V, Bossini L, Terzuoli L, Fagiolini A;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26000156.
193
Pubblicato su Postgraduate Medical Journal, Nov 2008; 82(973): 705-712, autori C. J. R. Goddard, H. R. Gillett;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2660494/. La rivista ove è stato pubblicato l’articolo, precisiamo, è
una costola del prestigioso British Medical Journal.
194
Pubblicato su Terapevtikeski arkhiv, 2010;82(2):43-8., autori Albulova E A, Drozdov V N, Parfenov A I, Viazhevich Iu
V, Petrakov A V, Varvanina G G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20387675.
195
Pubblicato su Clinical Medicine & Research Oct 2007; 5(3): 184-192, autori Chin Lye Ch’ng, M. Keston Jones, , Jeremy
G. C. Kingham; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2111403/.
53
(“Celiachia associata con epatite ed ipertiroidismo autoimmune”)196.
Prevalence and clinical features of celiac disease in patients with hepatitis B virus infection
in Southern Brazil (“Prevalenza e caratteristiche cliniche dei celiaci con infezione da epatite B nel
Brasile del Sud”)197.
Linfoma
Update on the diagnosis and management of refractory coeliac disease (“Aggiornamento
sulla diagnosi e la gestione della celiachia refrattaria”) 198. L’articolo spiega che la condizione di
Celiachia refrattaria di tipo II, caratterizzata da una popolazione di linfociti intraepiteliali con
fenotipo aberrante, può essere definita come un linfoma intraepiteliale di basso grado.
“Malattie mentali”, depressione, autismo
Autism and Schizophrenia: Intestinal Disorders (“Autismo e Schizofrenia: disturbi
intestinale”)199.
The gluten connection: the association between schizophrenia and celiac disease (“La
connessione del glutine: l’associazione tra schizofrenia e celiachia”)200.
Malattie autoimmuni
Celiac disease and autoimmune-associated conditions (“Celiachia e condizioni associate
all’autoimmunità”)201.
Epilessia
Celiac disease with neurologic manifestations in children (“Celiachia con manifestazioni
neurologiche nei bambini”)202.
Infertilità femminile
A risk factor for female fertility and pregnancy: celiac disease (“Un fattore di rischio per la
fertilità femminile e la gravidanza: la celiachia”)203.
Reproductive changes associated with celiac disease (“Cambiamenti riproduttivi associate alla
celiachia”)204.
Ipertensione
Successful treatment of portal hypertension and hypoparathyroidism with a gluten-free
diet (“Successo nel trattamento dell’ipertensione della vena porta e dell’ipoparatiroidismo con una
dieta senza glutine”)205.
Tumori
196
Pubblicato su Med Glas (Zenica). 2013 Aug;10(2):408-10., autori Milić S, Mikolašević I, Mijandrušić-Sinčić B, Bulić Z,
Giljača V, Štimac D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23892869.
197
Pubblicato su Revista de Sociedade Brasileirade Medicina Tropical 2013 Jul-Aug;46(4):397-402, autori Nau A L,
Fayad L, Lazzarotto C, Shiozawa M B, Dantas-Corrêa E B, Schiavon L de L, Narciso-Schiavon J L;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23982094.
198
Pubblicato su Gastroenterology Research and Practice. 2013;2013:518483., autori Nijeboer P, van Wanrooij R L, Tack
G J, Mulder C J, Bouma G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23762036.
199
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 – 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly, Neil
Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein;
http://www.fooddetective.pl/download/No%2038.%20Cade%20Autism%20and%20Schizophrenia%20Paper.pdf .
200
Pubblicato su Acta Psychiatrica Scandinava 2006 Feb;113(2):82-90, autori Kalaydjian A E, Eaton W, Cascella N,
Fasano A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16423158.
201
Pubblicato su Biomedical research International, 2013;2013:127589, autori Lauret E, Rodrigo L;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23984314.
202
Pubblicato su Revista medico-chirurgicalăă a Societăăţţ̜ii de Medici şş̧i Naturalişş̧ti din Iaşş̧i 2013 Jan-Mar;117(1):88-94,
autori Diaconu G, Burlea M, Grigore I, Anton DT, Trandafir LM; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24505898.
203
Pubblicato su Gynecological Endocrinology 2000 Dec;14(6):454-63, autori Anna Velia Stazi, Alberto Mantovani;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11228068.
204
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology Dec 14 2010, autore Hugh James Freeman
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3001971/.
205
Pubblicato su Journal of Clinical Gastroenterology. 2007 Aug;41(7):724-5., autori Kara B, Sandikci M.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17667060.
54
Celiac disease and malignancy (“Celiachia e tumore maligno”)206.
Disappearance of Mesenteric Lymphadenopathy with Gluten-Free Diet in Celiac Sprue
(“Scomparsa della linfoadenopatia mesenterica con una dieta senza glutine in un paziente
celiaco”)207. L’articolo riferisce di un linfoma maligno in un paziente con celiachia fino ad allora
non diagnosticata, che regredisce e scompare dopo l’adesione ad una dieta senza glutine.
Affezioni cardiache
Death from ischaemic heart-disease and malignancy in adult patients with coeliac disease,
(“Morte a causa di ischemia cardiaca e tumore maligno in pazienti adulti celiaci”)208.

7 – Infertilità, celiachia, disbiosi, veleni chimici e focus dentali

Qui di seguito la traduzione di alcuni brani particolarmente significativi del riassunto (abstract)
dell’articolo A risk factor for female fertility and pregnancy: celiac disease (“Un fattore di
rischio per la fertilità femminile e la gravidanza: la celiachia”), scritto da Anna Velia Stazi e Alberto
Mantovani209.
A parte l’enteropatia manifesta, ci sono molte altre forme che appaiono più tardi
nel corso della vita; gli organi bersaglio non sono limitati all’intestino, ma
comprendono il fegato, la tiroide, la pelle, e l’apparato riproduttivo. È adesso
riconosciuto che la celiachia è una condizione relativamente frequente; la
prevalenza totale è di almeno 1 su 300 nell’Europa Occidentale. La celiachia può
compromettere la vita riproduttiva delle donne che ne sono affette, causando
pubertà ritardata, infertilità, amenorrea e menopausa precoce. Studi clinici ed
epidemiologici mostrano che le pazienti celiache hanno un rischio più alto di
aborti spontanei, minor peso alla nascita del neonato e ridotta durata
dell’allattamento. Non sono disponibili studi adeguati sul tasso di difetti congeniti
nei figli delle donne celiache; tuttavia, la celiachia induce malassorbimento e
carenza di fattori essenziali per l’organogenesi, per esempio ferro, acido folico, e
vitamina K. Le evidenze complessive suggeriscono che i pazienti celiaci possono
essere un gruppo particolarmente suscettibile alle sostanze che risultano tossiche
per la riproduzione
Particolarmente interessante è anche l’articolo Risk of infertility in patients with celiac
disease: a meta-analysis of observational studies (“Rischio di infertilità in pazienti con celiachia:
una meta-analisi di studi di osservazione”)210, che passa in rassegna diversi lavori scientifici sulla
questione in modo da avere a disposizione una statistica più significativa. Nell’abstract di tale
articolo si legge che
Un’associazione significativa è stata trovata tra donne con una diagnosi di
infertilità e celiachia non diagnosticata [OR 3.09 (95% CI 1.74-5.49)]. Quando si

206
Pubblicato su Medicine (Baltimore) 1980 Jul; 59(4): 249-61, autori Cooper BT, Holmes GK, Ferguson R, Cooke WT;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7392945.
207
Pubblicato su Journal of Clinical Gastroenterology, 1993; 16(4): 317-319, autori Wink A, De Boer.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8331266
208
pubblicato su Lancet 1976 Jul 17; 2(7977): 113-4, autori Whorwell PJ, Alderson MR, Foster KJ, Wright R;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/59182.
209
Pubblicato su Gynecological Endocrinology 2000 Dec;14(6):454-63, autori Anna Velia Stazi, Alberto Mantovani;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11228068.
210
Pubblicato su Arquivos de Gastroenterologia vol.51 no.2 São Paulo Apr./June 2014, autori Juan
Sebastian Lasa , Ignacio Zubiaurre, Luis Oscar Soifer; http://www.scielo.br/scielo.php?pid=S0004-
28032014000200144&script=sci_arttext.
55
considerano gli studi che valutano l’occorrenza dell’infertilità in soggetti con
celiachia già diagnosticata, nessuna differenza è stata trovata tra i pazienti
celiaci ed i soggetti del gruppo di controllo [OR 0.99 (0.86-1.13)].
Un altro articolo in italiano sul medesimo argomento che potete leggere per approfondimento è
Fertilità, gravidanza e celiachia211 della dottoressa Anna Vitale; altre informazioni sono reperibili
in inglese sul sito Celiac Central212, e all’interno dell’articolo Reproductive changes associated
with celiac disease (“Cambiamenti riproduttivi associati con la celiachia”)213.
Che l’intestino non sia il solo organo bersaglio delle reazioni autoimmuni innescate dal glutine
viene ribadito anche nell’introduzione dell’articolo Malattia celiaca e riproduzione: possibili
modelli in vivo214 della dottoressa Anna Velia Stazi. Nell’articolo viene spiegato che le difficoltà
riproduttive causate da una intolleranza al glutine possono essere indirette (malassorbimento che
porta a carenze di micronutrienti e quindi ad infertilità) oppure dovute ad diretto un effetto negativo
del glutine sugli apparati riproduttivi maschile e femminile. Nell’articolo vengono riferiti anche i
risultati di studi precedenti che mostrano come la celiachia possa causare menopausa precoce,
ritardo del menarca, difficoltà ad allattare, amenorrea, infertilità, aborti spontanei, maggiore rischio
di peso basso alla nascita e maggiore rischio di ritardi di crescita.
L’articolo è molto interessante, sebbene io preciserei che:
1) La celiachia ha sicuramente una base genetica nel senso di predisposizione genetica, ma
occorrono secondo l’opinione e l’esperienza del dottor Haas e della dottoressa Campbell anche
fattori scatenanti che spesso sono identificabili con la disbiosi e la parassitosi intestinale, per non
parlare del ruolo di alcuni agenti tossici (prodotti chimici, metalli pesanti). Vedi a tal proposito il
capitolo 4.
2) Il malassorbimento (per quanto detto sopra) è presumibilmente un effetto della
disbiosi/parassitosi intestinale piuttosto che della celiachia in sé, ovvero celiachia e
malassorbimento possono rilevarsi solo due facce della stessa medaglia, che sono correlati in quanto
effetti della medesima causa.
Altre informazioni più dettagliate sull’argomento del presente capitolo sono reperibili all’interno
del libro “Il mal di glutine” di Lorenzo Acerra, leggendo il quale si evince come oramai si siano
accumulate numerose prove che legano al consumo di glutine non solo l’infertilità femminile, ma
anche gli aborti spontanei, i problemi mestruali, la sindrome premestruale, il minor peso del
bambino alla nascita, il travaglio anticipato e la difficoltà di allattare.
Per esempio riporto che:
Eliakim [2001] sottolinea che sebbene siano stati ultimati numerosi lavori di
ricerca in merito e sebbene queste informazioni siano da considerarsi un dato
acquisito, molti specialisti in ostetricia e ginecologia non sono al corrente di una
tale correlazione. Gasbarrini [2000] effettua lo screening ematico della celiachia
in 44 donne con aborti spontanei ricorrenti, 39 con ritardo della crescita
intrauterina e 50 donne sane di controllo. Nessuna delle donne sane risulta
celiaca, mentre questa condizione viene trovata nell’8% delle donne con aborti
spontanei ricorrenti e nel 15% di quelle con ritardo della crescita intrauterina.
Concludo questo capitolo facendo notare che anche per l’infertilità (o più in generale alla
difficoltà di portare normalmente a termine una gravidanza) ci possono essere differenti cause, a
partire da una dieta scorretta ed una forma di disbiosi/parassitosi che sottrae alla madre le sostanze
nutritive che servono a far funzionare correttamente l’apparato riproduttivo ed a portare a termine la
211
http://www.k1rules.com/alimentazione/alimentazione/579-celiachia-fertilita-e-gravidanza.
212
http://www.celiaccentral.org/newlydiagnosed/Related-Conditions/Infertility/41/.
213
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology 2010 Dec 14; 16(46): 5810–5814, autore Hugh James Freeman;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3001971/.
214
Pubblicato su Annali dell’ Istituto Superiore di Sanità 2005;41(4):523-531;
http://www.iss.it/publ/anna/2005/4/414523.pdf.
56
gravidanza. Sul sito della dottoressa Wahls si trova la testimonianza di una donna, Genie
Maybanks215, cui era stata diagnosticata l’infertilità, ma che dopo appena un mese di adesione al
regime dietetico paleolitico della dottoressa è rimasta incinta. Anche la carenza di vitamina D
secondo alcuni studi recenti può essere concausa dell’infertilità 216, così come l’intolleranza al
glutine217.
Ma causa di infertilità può anche essere l’endometriosi (vedi il capitolo relativo) un focus dentale
(per esempio un dente devitalizzato), nonché l’effetto avverso di una vaccinazione. Per
approfondimenti vedi anche i libri “I pilastri della salute e la rete di interconnessioni”, “Bonifica
dentale”, “La scienza marcia e il sistema di menzogne mondiale” 218.
Ma adesso occupiamoci anche di un altro problema, ovvero dei prodotti chimici tossici e
velenosi che ritroviamo nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo (per non parlare dell’aria
che respiriamo).
È noto da tempo che il mercurio, fino a poco tempo fa presente all’interno delle amalgame per le
otturazioni dentali, ma presente in notevole quantità anche nel mare e quindi nei pesci di taglia più
grossa (nonché rilasciato dalle emissioni delle centrali a carbone), è un metallo pesante che può
indurre sterilità (d’altronde esso causa disbiosi, e così facendo predispone l’organismo alla
parassitosi, lo espone a carenze nutritive ed all’intolleranza al glutine).
Ma oltre al mercurio c’è anche la diossina.
Su un articolo sul sito http://archivio.denaro.it dal titolo “Incubo diossina: in aumento la
sterilità per chi vive in aree inquinate” 219 leggiamo le dichiarazioni di Massimiliano Pellicano,
ginecologo napoletano esperto nel campo della sterilità di coppia:
Sebbene ci sia ancora dibattito sono molti gli studi che indicano la diossina come
determinante nella caduta di fertilità. Le ragioni? Gli effetti dovuti all’azione simil-
estrogenica di questa molecola, con la relativa diminuzione del numero di
spermatozoi nell’uomo, mentre, d’altro canto, si assiste ad un incremento
dell’endometriosi nella donna.
Simile denuncia viene da un’altra dottoressa che potete ascoltare su un video visonabile sul sito
vitachenasce.org220.
Anche l’arsenico, che troviamo in quantità sempre maggiori persino nelle acque che dovrebbero
essere potabili (vedi l’articolo del Corriere della sera Acque all’arsenico: l’Ue chiude i rubinetti
di 128 Comuni italiani corriere221) causa infertilità come possiamo verificare leggendo una pagina
web sul sito dell’associazione fatebenefratelli per la ricerca che descrive un progetto di ricerca di
cui è responsabile il prof Dario Manfellotto222:
Differenti studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata a basse
concentrazioni di arsenico può portare lesioni dermatologiche, neuropatie
periferiche, malattie cardio-vascolari, diversi tipi di cancro e infertilità (Hughes et
al. 2002; Schoen et al. 2004; ATSDR 2007). Per quanto riguarda l’infertilità, sia
215
http://www.terrywahls.com/individual-success-stories/genie-maybanks.
216
The role of vitamin D in impaired fertility treatment, pubblicato su Neuro Endocrinology Letters. 2013;34(8):756-
62, autori Grzechocinska B, Dabrowski FA, Cyganek A, Wielgos M. ;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24522025. ,
217
Vedi il libro Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi; http://scienzamarcia.altervista.org/disbiosi.doc.
218
http://scienzamarcia.altervista.org/marcia.doc.
219
Sito purtroppo non più on-line.
220
http://www.vitachenasce.org/video-riproduzione/la-diossina-nel-tarantino.html.
221
Pubblicato il 22 novembre 2010, autore Alessandro Fulloni;
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_22/arsenico-e-vecchi-acquedotti-ue-boccia-fulloni-
1804217682750.shtml.
222
Aplotipi del gene GSTO1 e infertilità maschile indotta da arsenico.;
http://www.fondazionefatebenefratelli.it/ricerca/it/component/content/article/58-neurosensoriale/452-aplotipi-
del-gene-gsto1-e-infertilita-maschile-indotta-da-arsenico.
57
studi su modelli animali che studi sull’uomo hanno osservato delle associazioni
significative tra i parametri di funzionalità degli spermatozoi e l’esposizione
all’arsenico (Meeker et al., 2008; Wirth and Mijal, 2010). In particolare, lo studio
di Meeker e collaboratori ha dimostrato che l’esposizione prolungata a basse
concentrazioni di arsenico provoca una riduzione significativa dei parametri di
funzionalità degli spermatozoi.
Da notare che l’arsenico si trova in alcuni tipi di pesticidi, erbicidi, insetticidi, e che di recente è
stato trovato in concentrazioni allarmanti in diversi alimenti specie negli Stati Uniti. D’altronde
negli USA è permesso utilizzare un prodotto a base di piombo e arsenico sulle coltivazioni 223, tanto
che esiste persino un articolo scientifico pubblicato negli Archivi di contaminazione e tossicologia
ambientale e che si intitola Esposizione professionale all’arsenico nell’irrorazione delle
coltivazioni d’uva in Florida224. Da notare che (ma guarda un po’ la coincidenza!) il piombo è una
delle cause dell’infertilità maschile225.
Ecco da dove deriva l’arsenico che poi finisce nel succo d’arancia (come riporta il sito della rete
televisiva ABC226) o nel succo d’uva. Attraverso additivi presenti nel mangime per avicoli anche il
pollo statunitense diventa spesso sovraccarico di arsenico 227, come ci conferma l’articolo pubblicato
su USA today intitolato FDA: Some chicken may have small amount of arsenic228.

8 - Glutine, caseina, autismo e “malattie mentali”

Nell’articolo Autism and Schizophrenia: Intestinal Disorders (“Autismo e schizofrenia:


disordini intestinali”)229 gli autori riferiscono che, dopo avere preso atto di lavori e ricerche
precedenti che identificavano nelle gluteomorfine e caseinomorfine una possibile causa sia di
schizofrenia che di autismo230, hanno “riscontrato dei pattern simili nei picchi dei peptidi”, ma non
solo. Infatti nella stragrande maggioranza dei pazienti schizofrenici e dei bambini autistici osservati
nel corso di questo studio sono stati trovati alti livelli di anticorpi al glutine ed alla caseina. Per
l’esattezza:
Alti livelli di anticorpi IgG alla gliadina sono stati trovati nell’87% dei pazienti
autistici e nell’86% degli schizofrenici, ed alti livelli di anticorpi IgG alla caseina
bovina sono stati trovati nel 90% dei bambini autistici e nel 93% dei pazienti
schizofrenici. Alti livelli di anticorpi IgA al glutine o alla gliadina sono stati trovati
nel 30% dei bambini autistici mentre nei pazienti schizofrenici l’86% aveva elevati
anticorpi IgA al glutine e il 67% alla caseina; alcuni bambini e adulti normali
hanno questi anticorpi ma solo in tracce.
I risultati di questo studio sono per davvero strabilianti, giacché con una dieta senza glutine e
senza caseina è scomparsa la presenza di peptidi nelle urine e sono diminuiti i comportamenti
223
http://www.mindfully.org/Food/Lead-In-Grapefruit.htm.
224
http://www.springerlink.com/content/g1g20672k01476mg/.
225
http://www.interpuntonet.it/article.php?id=976.
226
http://abcnews.go.com/Health/orange-juice-moms-secret-ingredient-worries/story?id=15154617#.T4XtCoJaeHt.
227
http://www.naturalnews.com/032659_arsenic_chicken.html, http://grist.org/food-safety/2011-06-08-fda-
admits-supermarket-chickens-test-positive-for-arsenic/
228
Articolo pubblicato il 6/8/2011, scritto da Marie Clare Jalonick dell’Associated Press
http://www.usatoday.com/money/industries/food/2011-06-08-fda-chicken-arsenic_n.htm.
229
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 — 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly,
Neil Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein;
http://www.fooddetective.pl/download/No%2038.%20Cade%20Autism%20and%20Schizophrenia%20Paper.pdf.
230
Dohan nel 1966 aveva osservato che la schizofrenia era molto rara e si manifestava in forma leggera nei paesi in cui
non si mangiavano cereali col glutine, mentre era più diffusa e si manifestava in forma più grave nei paesi in cui i
cereali contenenti glutine costituivano una larga parte della dieta.
58
anomali. L’ 81% dei bambini autistici dopo tre mesi di questo regime dietetico
hanno mostrato miglioramenti riguardo alla maggior parte delle categorie di
disturbi comportamentali.
E le conclusioni sono ovviamente che:
I nostri dati forniscono sostegno alla proposta che molti pazienti con schizofrenia
o autismo soffrono a causa dell’assorbimento di esorfine formate nell’intestino
dalla digestione incompleta del glutine e della caseina.
L’articolo The gluten connection: the association between schizophrenia and celiac disease
(“La questione del glutine: l’associazione tra schizofrenia e la celiachia”)231 consiste in un’analisi
della letteratura precedente sul rapporto tra schizofrenia e intolleranza al glutine; il risultato è che
una gran parte dei pazienti migliora passando ad una dieta senza glutine, ma non tutti.
Si legge infatti nell’abstract dell’articolo che:
È stata condotta una rivista della letteratura relativa all’associazione tra
schizofrenia e celiachia (intolleranza al glutine). (…)
Una drastica riduzione, se non una completa remissione dei sintomi
schizofrenici dopo che si è iniziato ad eliminare il glutine, è stata notata in vari
studi. Tuttavia ciò succede in un sottogruppo di pazienti schizofrenici.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3641836/
Interessante è anche l’articolo Neurologic and Psychiatric Manifestations of Celiac Disease
and Gluten Sensitivity (“Manifestazioni neurologiche e psichiatriche della celiachia e sensibilità al
glutine”)232 tra i cui autori ritroviamo ancora l’ottimo Alessio Fasano, uno dei più importanti
studiosi e ricercatori del settore. Nell’abstract dell’articolo leggiamo che
Sia la celiachia che la sensibilità al glutine possono presentari con una varietà di
co-morbidità neurologiche e psichiatriche, tuttavia, sintomi extraintestinali
possono essere i primi a manifestarsi nei malati di sensibilità al glutine. Tuttavia
la sensibilità al glutine resta un fattore che non viene trattao e non viene
riconosciuto come concausa di manifestazioni psichiatriche e neurologiche.

9 - La pillola anticoncezionale può causare allergie ed altre malattie nelle


donne e nei loro figli

L’articolo The Contraceptive Pill: Its Relation to Allergy and Illness (“La pillola
contraccettiva: la sua relazione con l’allergia e la malattia”), scritto dalla dottoressa Ellen C. G.
Grant233 è l’ennesima conferma di quanto affermato dalla dottoressa Campbell nel suo libro “La
Sindrome Psico-Intestinale”, ovvero che la pillola anticoncezionale danneggia la flora intestinale
delle future madri predisponendo ad allergie ed altri problemi di salute anche la loro progenie.
Nell’abstract dell’articolo si legge che dal 1961 si accumulano sempre maggiori prove che le
pillole anticoncezionali stanno causano la diffusione di diverse malattie in donne precedentemente
sane, con un aumento definito “drammatico”
di emicranie, sbalzi d’umore con depressione e tentativi di suicidio, allergie al cibo
ed ai prodotti chimici e cancro al seno ed alla cervice dell’utero.
Nell’articolo si riferisce anche di alterazione della funzionalità epatica cui si accompagnano

231
Pubblicato su Acta Psychiatrica Scandinava 2006 Feb;113(2):82-90, autori Kalaydjian A E, Eaton W, Cascella N,
Fasano A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16423158.
232
Pubblicato su Psychiatric Quarterly 2012 Mar;83(1):91-102, autori Jackson J R, Eaton W W, Cascella N G, Fasano A,
Kelly D L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3641836/.
233
Pubblicato su Nutrition and Health April 1983 2: 33-40, autrice Ellen C. G. Grant; http://intl-
nah.sagepub.com/content/2/1/33.refs?patientinform-links=yes&legid=spnah;2/1/33.
59
reazioni ai cibi ed alle sostanze chimiche ed una ridotta abilità di affrontare le
sostanze cancerogene e mutagene.
Ma una delle cose più tragiche è che
Le donne che hanno assunto la pillola sono quelle che più frequentemente hanno
figli anormali o allergici e l’allattamento al seno può non offrire protezione se la
madre sta mangiando dei cibi nei confronti dei quali manifesta delle reazioni
allergiche.
L’articolo è corredato da oltre 30 citazioni (references) di altri articoli pubblicati su riviste
scientifiche specializzate tra i quali:
· Anti-ethinyloestradiol antibody activities in oral contraceptive users (“Attività
anticorporale contro l’etiniloestradiolo nei soggetti che usano i contraccettivi orali,”)234.
· Lead and cadmium levels in stillbirths (“Livelli di cadmio e di piombo nei nati morti”)235.
· Oral Contraceptives and Allergy (“Contraccettivi orali e allergia”)236.
· Changes in serum Vitamin A levels during and after oral contraceptive therapy
(“Cambiamenti dei livelli di vitamina A nel sangue durante e dopo la terapia contraccettiva”)237.
· Surfactant abnormalities in babies dying from sudden death syndrome (“Anormalità nei
relative ai surfattanti nei bambini morti di sindrome della morte improvvisa”)238.
· Relationship between headaches from oral contraceptives and the development of
endometrial arterioles (“Relazione tra mal di testa causato da contraccettivi orali e lo sviluppo
delle arteriole endometriali”)239.
· The effect of oral contraceptives on folate metabolism (“L’effetto dei contraccettivi orali sul
metabolismo dei folati”)240.
· Disturbed liver function in migraine patients (“Funzione epatica disturbata nei pazienti
sofferenti di emicrania”)241.
Del resto anche l’articolo Does the pill make a difference? Previous maternal use of
contraceptive pills and allergic diseases among offspring (“La pillola fa la differenza?
Precedente uso materno delle pillole contraccettive e malattie allergiche nei figli”) 242 ci informa che
le donne che hanno assunto contraccettivi orali hanno una maggiore probabilità di mettere al mondo
bambini allergici”.
A tutto ciò possiamo aggiungere che Philippe-Gaston Besson nel suo libro Candidosi cronica
(Tecniche Nuove Edizioni, 2000) afferma che:
La diffusione degli ormoni sessuali di sintesi, impiegati nei contraccettivi orali, ha
234
Pubblicato su Clinical and Experimental Immunology, 38, 445–452 (1979), autori Beaumont J. L., Lemort N.,
Lorenzelli-Edouard L., Delplanque B., Beaumont V; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/535183.
235
Pubblicato su Lancet, i, 1159 autori Bryce-Smith D, Deshpande RR, Hughes J, Waldron H A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/68261.
236
Pubblicato su Lancet, 2, 515 (1974), autore Falliers C. J.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4136963.
237
Pubblicato su Contraception (1973) 1, 13–25, autori Gal I., Parkinson C. E.;
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0010782473901558.
238
Pubblicato su Lancet (1982) 1, 1320–1322, autori Morley C. J., Hill C. M., Brown B. D., Barson A. J., Davis J. A.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6123636.
239
Pubblicato su British Medical Journal (1968) 3, 402–405 Grant E. C. G.);
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4875428.
240
Pubblicato su American Journey of Obstetric Gynaecology (1971), 3, 782–785, autori Shojanaia A. M., Hornady G. J.,
Barnes P. H.; link a diversi articoli su argomento similare su pubmed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=
%22The%20effect%20of%20oral%20contraceptives%20on%20folate%20metabolism
%22%20Shojania&itool=QuerySuggestion.
241
Pubblicato su Headache (1979) 19, 270–272, autori Capel I. D., Grant E. C. G., Dorrell H. H., Pinnock M. H., Rose F. C.,
Williams D. C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/468533.
242
Pubblicato su Allergy 2006 Dec;61(12):1467-72, autori Keski-Nisula L, Pekkanen J, Xu B, Putus T, Koskela P;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17073879.
60
favorito il massiccio sviluppo della candidosi vaginali. Uno studio effettuato negli
Stati Uniti rivela come il fungo sia stato individuato nel 61% delle donne che
fanno ricorso a questo tipo di contraccezione. La percentuale aumenta in
proporzione alla durata dell’assunzione della pillola.
Inoltre Sherrill Sellman nel suo libro La verità sugli ormoni (Gruppo editoriale futura) a pag 68
e 69, descrive una lunga serie di effetti collaterali negativi della pillola anticoncezionale (molti dei
quali si ritrovano non a caso nell’elenco delle malattie causate dalla disbiosi intestinale secondo la
dottoressa Campbell):
Reazioni allergiche, Diminuzione della funzionalità del sistema immunitario,
Disturbi della funzionalità epatica, Disturbi della vista come visione doppia,
rigonfiamento del nervo oculare, intolleranza alle lenti a contatto e
infiammazione della cornea, Crescita di peli sul viso e sul corpo, Ritenzione di
fluidi e rigonfiamento, Infezioni da funghi e tigna, Perdita di capelli, Febbre da
fieno, asma, eruzioni cutanee, Perdita di libido, Emicranie, Nausea, Disturbi
psicologici ed emotivi, depressione, cambiamenti d’umore, Secrezioni dalle
mammelle, Perdita di colorazione della pelle, Suicidio molto più frequente
rispetto a chi non utilizza la pilloa anticoncezionale, Aumento di peso, Infezioni
del tratto urinario, Verruche veneree, Infiammazioni vaginali, Vene varicose,
Disturbi del metabolismo dello zucchero nel sangue (con possibile comparsa di
diabete o ipoglicemia), Notevole aumento del rischio di ictus cerebrale (aumenta
con l’età e con la durata dell’uso della pillola), Maggior rischio di ispessimento
delle arterie e di ipertensione, Maggior rischio di trombosi, Maggior rischio di
calcoli alla cistifellea, Tumori del fegato (il rischio aumenta con la durata dell’uso
della pillola), Possibile legame con il cancro dell’endometrio, della cervice, delle
ovaie, del fegato e dei polmoni, Rischio significativamente maggiore di
gravidanze extrauterine, Forte probabilità di un più rapido sviluppo di tumori
preesistenti e di una accelerata trasformazione di cellule anormali in cancerose,
Rischio di attacchi cardiaci da 3 a 6 volte maggiore (in funzione dell’età),
Osteoporosi.

10 - Cancro alla gola e cancro alla cervice dell’utero: la vera causa è il


papilloma virus o la disbiosi?

Lo studio Prevalence and significance of human papillomavirus in oral tongue cancer: the
Mayo Clinic experience (“Prevalenza e significatività del papilloma virus umano nel cancro orale
della lingua: l’esperienza della Clinica Mayo”)243, giunge alle seguenti conclusioni:
I nostri dati suggeriscoono che l’incidenza dell’HPV nel cancro orale della lingua
sia basso e che difficilmente giochi un ruolo significativo nell’eziologia,
patogenesi, e nell’insorgenza clinica del cancro orale della lingua. In oltre, l’HPV
difficilmente costituisce un fattore significativo nell’aumento del cancro orale
della lingua nella popolazione giovane.
Interessante è anche l’articolo Understanding the link between HPV and oropharyngeal
cancers (“Comprendere il legame tra il virus HPV e i tumori orofaringei”) 244. In esso sebbene si

243
Pubblicato su Journal of oral and maxillofacial surgery 2008 Sep;66(9):1875-80. doi: 10.1016, autori Liang X H,
Lewis J, Foote R, Smith D, Kademani D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18718395.
244
Pubblicato su Journal of the American Academy of Physician Assistants 2009 Oct;22(10):42-6., autori Sedrak M,
Rizzolo D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19902832.
61
affermi che “la ragione per vaccinare sia ragazzi che ragazze contro l’HPV è il fatto che i tumori
orofaringei si verificano sia negli uomini che nelle donne”, si dichiara altresì che “Nonostante la
letteratura confermi che l’HPV sia un fattore di rischio, l’infezione non è né necessaria né
sufficiente affinché si manifesti il carcinoma squamoso del collo e della testa.”
Non c’è da stupirsi, visto che la correlazione tra cancro della cervice dell’utero ed infezione da
HPV è alquanto debole: secondo quanto riportano le statistiche ufficiali ci sarebbe un caso su 100 di
infezione da HPV che causerebbe alla lunga un cancro alla cervice. In effetti sebbene una infezione
da virus HPV colpisca in genere oltre il 75% delle donne, la percentuale delle donne che sviluppa
un tumore è decisamente molto minore. Secondo la medicina ufficiale infatti solo in una piccola
percentuale dei casi di infezione il sistema immunitario non riesce a liberarsi del tutto dal virus, che
invece persiste ed alla fine causa il cancro, con un tempo di latenza addirittura di decenni 245. Ma se
anche dovessimo credere a questo nesso causale, non ci sarebbe da sospettare che il vero problema
sia la debolezza del sistema immunitario (che come dipende in gran parte dai microrganismi
simbionti, come viene precisato più avanti nel capitolo relativo)?
L’articolo Prevalent high-risk HPV infection and vaginal microbiota in Nigerian women 246
mostra infatti che le infezioni da HPV ad alto rischio sono correlate ad una carenza di Lactobacilli
nel microbiota vaginale delle donne.
Sul fronte dei medici scettici sulla correlazione tra virus HPV e cancro alla cervice ci sono anche
dei medici come Peter Duesberg (virologo) e Sergio Stagnaro247. I medici che dissentono
dall’ipotesi di relazione causate tra HPV e cancro sospettano che una delle possibili cause o con-
cause sia l’abitudine (abilmente diffusa dalle solite campagne pubblicitarie) da parte di molte donne
occidentali di lavarsi con i cosiddetti “prodotti per l’igiene intima”, ovvero mettendo in contatto con
la mucosa vaginale delle sostanze chimiche artificiali.
La mucosa vaginale, come tutte le mucose del nostro corpo (e non solo quella intestinale) ospita
una microflora composta da batteri ed altri micro-organismi benefici che tengono sotto controllo la
presenza dei microorganismi patogeni. Quando una donna o una ragazza assume pillole
anticoncezionali, oppure quando assume antibiotici, anti-infiammatori, neurolettici (ed altri farmaci
ancora) la flora benefica viene decimata e quella patogena prende il sopravvento causando una
condizione patologica detta disbiosi, che si manifesta a livello delle varie mucose del nostro corpo)
predisponendo l’organismo a varie malattie; ovviamente più è lungo il periodo di utilizzo dei
farmaci che danneggiano la flora benefica più profondo è il danno, sia per la flora della vagina che
per quella dell’intestino.
Per di più, come mostra in maniera dettagliata la dottoressa Campbell-McBride nel suo libro, tale
condizione di squilibrio ha un effetto negativo sul sistema immunitario e quindi predispone allo
sviluppo di varie forme di cancro (vedi più avanti il capitolo ad esso relativo). Non è un caso che tra
le donne che assumono la pillola la candidosi sia un fenomeno alquanto frequente (come riportato
nel capitolo precedente).
La dottoressa Campbell afferma nel suo libro che quasi ogni farmaco assunto per via orale per
lunghi periodi di tempo rischia di danneggiare la flora benefica che si trova sulla mucosa
intestinale; che dire allora dell’effetto di frequenti lavaggi alle parti intime con prodotti chimici
artificiali che vanno a contatto con le mucose degli organi genitali e con la loro flora batterica?
E cosa dire di un’alimentazione scorretta, basata sul consumo di farine raffinate, ossidate,

245
Vedi l’articolo Advances in prevention of cervical cancer and other Human Papillomavirus-related diseases,
pubblicato su Ped Infect Dis J 2006; 25:S65-81, autori Frazer IH, Cox JT, Mayeaux EJ, Franco EL, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16462611.
246
Pubblicato su Epidemiology and Infection 2015 Jun 11:1-15. [Epub ahead of print], autori Dareng E O, Ma B, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26062721.
247
www.willi-maurer.ch/PDF/DonneVaccinoPapillo.pdf
http://sergiostagnaro.wordpress.com/tag/la-favola-dei-papillomavirus-causa-del-cancro-cervicale/

62
processate, cibi zuccherati, ed altri prodotti assolutamente innaturali? Una tale alimentazione
concorre alla genesi della disbiosi e indebolisce a sua volta il sistema immunitario (per non parlare
dello stato di salute complessivo) predisponendo al cancro.
Adesso vogliono farci credere che l’HPV sia causa non solo del cancro al collo dell’utero, ma
anche dei tumori alla bocca e alla faringe, guarda caso altri organi dove si trovano mucose ricoperte
da batteri benefici, batteri che diversi farmaci danneggiano in maniera spesso irreversibile.
Come fare allora ad incolpare un virus come causa di questi tumori quando esso potrebbe essere
solo un agente opportunistico che si insedia quando, a causa della disbiosi, lo stato delle mucose (e
dell’organismo in generale) degenera e le difese immunitarie si abbassano?
In effetti dal punto di vista statistico la correlazione tra infezione da virus HPV e cancro al collo
dell’utero è quasi assente, e di prove di una relazione causale ce ne sono ben poche. Senza per
questo escludere la possibilità che diverse infezioni da parte di differenti ceppi di virus HPV possa
concorrere alla genesi di un tumore alla cervice, ci sarebbe da chiedersi come mai un virus che
convice con l’uomo da secoli (o forse da millenni) possa arrivare a causare un tumore così diffuso
solo in tempi moderni. Se anche tale virus fosse una delle possibili concause, solo una disbiosi,
causando un abbassamento delle difese immunitarie, può giustificare una inusitata aggressività e
pericolosità del virus; in fondo anche la Candida, in situazione di equilibrio della microflora
intestinale, è presente nei soggetti sani ma in piccole quantità del tutto innocue.
A riprova di quanto su esposto cito l’articolo scientifico The vaginal and gastrointestinal
microbiomes in gynecologic cancers: a review of applications in etiology, symptoms and
treatment (“Il microbioma della vagina e quello gastrointestinale nelle forme di cancro
ginecologico: una rassegna delle applicazioni in eziologia sintomi e trattamento”) 248 nel cui abstract
leggiamo:
Recenti studi indicano che le alterazioni nel microbioma possono essere implicate
in un certo numero di malattie, incluso il cancro. Più specificatamente,
cambiamenti nei microbiomi dell’intestino e della vagina possono essere
associati ad una varietà di tipologie di cancro ginecologico, tra i quali il cancro
della cervice, dell’utero e delle ovaie.
Tra l’altro la stessa medicina ufficiale pensa anche ad altri possibili fattori causali come la
pillola anticoncezionale (ed il meccanismo pillola-disbiosi-cancro è pure perfettamente logico). Se
una donna su 100 colpita da HPV sviluppa cancro alla cervice dell’utero, qual è la percentuale delle
donne che usano o hanno usato la pillola anticoncezionale prima di sviluppare la stessa malattia?
All’incirca venti volte di più, eppure si consiglia di somministrare il vaccino contro il Papilloma
virus invece che di smettere l’uso della pillola anticoncezionale.
Di fronte a questi dati e a queste considerazioni cosa si può pensare di certi organi di stampa che
sbandierano in maniera sensazionalistica la notizia che il sesso orale potrebbe provocare un cancro
nella regione orofaringea per tramite del papilloma virus?
Che siccome non si fanno abbastanza soldi (ed abbastanza danni) con le vaccinazioni alle donne
ed alle ragazze qualcuno ha bisogno di allargare il mercato e di fare altri soldi (ed altri danni)
vaccinando anche i ragazzi e gli uomini. La vaccinazione per altro, anche a causa delle sostanze
chimiche alquanto discutibili (per così dire) che contiene come eccipienti e adiuvanti, può aggravare
una condizione pre-esistente di disbiosi; lo dimostra ampiamente la dottoressa Campbell-McBride
nel suo libro. Il vaccino contro il papilloma virus allora previene il cancro? Per rispondere a tale
domanda consiglio anche la lettura dell’articolo della giornalista Gioia Locati 249 intitolato “Il
vaccino anti HvP non previene il cancro” che risponde in maniera tassativamente negativa.
Altre informazioni sul vaccino contro papilloma virus ed i suoi potenziali effetti nocivi (talora
persino mortali) sono ampiamente disponibili sul mio libro “Dalla scienza marcia al nuovo ordine
248
Pubblicato in Gynecological Oncology, 2015 Jul;138(1):190-200. doi: 10.1016/j.ygyno.2015.04.036., autori Chase D1,
Goulder A2, Zenhausern F2, Monk B1, Herbst-Kralovetz M3; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25957158.
249
http://blog.ilgiornale.it/locati/2011/05/21/il-vaccino-anti-hvp-non-previene-il-cancro/.
63
mondiale” 250.

11 - Prostatite, dismenorrea, ovarite, vaginite, cistite, uretrite e


disbiosi

Anche nel caso di questi disturbi il ruolo dell’intestino appare essenziale nel causare o quanto
meno predisporre il terreno per l’insorgenza di tali patologie. Come già specificato nelle prime
pagine, il tratto urogenitale è una delle zone in cui i batteri simbionti sono presenti, ed in cui, a
seguito di diversi fattori (farmaci, alimentazione, stress) si può creare una disbiosi locale (spesso
correlata ad una disbiosi intestinale). Molti dei meccanismi che aiutano a preservare la salute o a
innescare un processo patologico, sono quindi similari a quelli visti per le malattie intestinali: la
disbiosi predispone alle infezione dei batteri patogeni che vengono dal’esterno perché la protezione
dei batteri simbionti viene meno, alle infezione dei batteri e degli altri microorganismi (lieviti,
funghi) opportunisti, che proliferano solo quando diminuisce la popolazione dei batteri benefici. Già
questa osservazione spiega abbastanza bene la correlazione tra la disbiosi e le affezioni citate nel
titolo del capitolo.
Segnalo ad ogni modo diversi articoli di approfondimento da cui traggo alcune citazioni, ma che
sarebbe utile leggere integralmente per rendersi conto appieno del rapporto tra la causa (un intestino
con permeabilità alterata, con flora batterica squilibrata) e l’effetto (i sintomi delle varie patologie).
Sul sito Arnold Ehret251 possiamo leggere che dopo una pulizia del colon con
l’idrocolonterapia252 Le cistiti, l’ovarite e la dismenorrea migliorano sempre e sovente si ottiene una
guarigione definitiva dopo la cura. Segnalo qui che l’idrocolonterapia va generalmente associata
all’assunzione di probiotici sia prima che dopo il lavaggio nonché ad una dieta particolare, vedi
quanto scritto nel libro Guarire l’intestino con l’idro-colon terapiadi Flora Peschek-Bohmer
(Macro Edizioni). Da notare che tale procedura è sconsigliata in caso di malattie infiammatorie
intestinali in fase attiva, gravidanza, insufficienza cardiaca congestizia (NYHA grado II)253.
Il dottor Fortunato Loprete in un suo articolo intitolato La DISBIOSI INTESTINALE:
valutazione alla luce delle nuove scoperte ossigenoozono254 scrive che la dismenorrea è uno dei
tipici sintomi della disbiosi insieme ad allergie, mal di testa, astenia e tanti altri più specificamente
legati all’intestino.
Nella presentazione del dottor Marcello Romeo (direttore sanitario che si occupa di medicina
naturale ed integrata) intitolata disbiosi intestinale, oltre a prostatite e vaginite, anche il diabete
viene annoverato tra le conseguenze della disbiosi intestinale255.
In un articolo sulla disbiosi sul sito verbal256 leggiamo che:
Il colon può trattenere del materiale tra le sue pieghe, deformandosi in uno stato
di infiammazione cronica, oppure può subire un prolasso e premere sulle viscere
vicine, come la vescica, l’utero o la prostata, causando problemi anche in questi
organi.
In un articolo del dottor Stefano Ciappi intitolato Disbiosi: sindrome intestino irritabile 257
250
http://scienzamarcia.altervista.org/nuovo.doc.
251
http://www.arnoldehret.it/old/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=9
252
Lavaggio intestinale ottenuto con l’ausilio di una macchina che inserisce acqua a temperatura ottimale dall’ano e che
poi raccoglie e smaltisce quello che viene fuori dall’intestino, che viene così lavato da una sorta di “clistere” che va a
pulire un po’ più a fondo e un po’ più a lungo.
253
Vedi quanto scrive il dottor Caporossi sul suo sito al link http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
254
http://www.ossigenoozono.it/Relazioni%20Patologie/Ozono%20Terapia%20e%20disbiosi%20itestinale.pdf.
255
http://www.slideshare.net/marcelloromeo5/disbiosi-intestinale.
256
http://www.verbal.it/nature/disbiosi.htm.
257
http://www.dottorstefanociappi.com/consigli-pratici/disbiosi-sindrome-intestino-irritabile/.
64
leggiamo che la Candidosi (uno degli aspetti della disbiosi) spesso si trasmette dall’intestino alla
prostata (o alla vagina). Anche il dottor Massimo Caporossi in un suo articolo intitolato Disbiosi
intestinale258 afferma che la disbiosi può causare prostatite, vaginite, cistite, specificando che le
tossine prodotti dai patogeni possono avere effetti anche in organi e tessuti distanti dall’intestino.
Ennesima conferma di ciò è un articolo del dottor Marcello Romeo intitolato Disbiosi intestinale259
e una discussione su forumsalute260.
Lo zinco, presente ad esempio nel prezzemolo e nelle carote pare sia un valido aiuto per trattare
la prostatite. Sul sito della Leva di Archimede leggiamo dei suggerimenti dietetici riguardo
all’assunzione di cibi ricchi di zinco, magnesio, vitamina C, vitamina A e vitamine del gruppo B, la
cosa non meraviglia dal momento che la carenza di zinco, magnesio, vitamina C e vitamine del
gruppo B sono una caratteristica comune a tutte le persone sofferenti di disbiosi261.
Detto ciò occorre dire che alcuni casi di prostatite, cistite, vaginite possono essere dovuti alla
Candida (che degli antibiotici si fa un baffo, e che anzi prolifera in seguito ad un trattamento con
questi farmaci), mentre altre possono essere puramente batteriche e trattabili eventualmente con gli
antibiotici; se la ricorrenza di tali infezioni è correlata ad una disbiosi sottostante, con gli antibitoici
si rischia di entrare in un circolo vizioso, e per spezzarlo occorre ripristinare l’equilibrio, ovvero
l’eubiosi (la corretta e bilanciata presenza di batteri benefici il contrario della disbiosi).
Similmente l’uretrite che può essere batterica, ma può anche essere causata dall’irritazione
dovuta al transito delle tossine di una sottostante candidosi/disbiosi. L’urina è uno dei fluidi
attraverso il quale il corpo espelle le tossine, e se il corpo ha molte tossine da espellerere si possono
avvertire fortissimi bruciori all’uretra. Me ne sono accorto un giorno che ho avuto un episodio acuto
di uretrite in seguito ad una reazione di Herxheimer (vedi il capitolo relativo); a dispetto del
suggerimento medico di iniziare subito un ciclo di antibiotici ho bevuto un litro e mezzo d’acqua e
piano piano tutto si è normalizzato. Infatti in caso di prostastite, cistite e uretrite, generalmente si
consiglia di bere molto per diluire l’urina e facilitare la minzione.
Altre informazioni sulla dismenorrea le trovate nel capitolo successivo, ma segnalo fin da adesso
che la dottoressa Daniela Pelotti262 collega tale problema all’intolleranza al glutine.

12 - Sindrome pre-mestruale, disbiosi e intolleranza al glutine

È davvero fuorviante il pensiero che la donna in occorrenza di alcuni giorni particolari del ciclo
mestruale, debba essere sempre nervosa, facile ad esplosioni di rabbia incontrollata, soggetta a mal
di testa ed altri dolori molto fastidiosi. In realtà la donna in buona salute, sebbene possa
sperimentare sicuramente alcune modificazioni psico-fisiche, non dovrebbe mai manifestare delle
sintomatologie di questo tipo, che si configurano invece come una vera e propria sindrome, detta
Sindrome Pre-Mestruale263.
In realtà tali problemi secondo alcune stime affliggono circa il 25% delle donne (almeno nei
nostri paesi occidentali), ma secondo altre stime264 si arriva sino all’80%; ovviamente alcune
discrepanze si possono comprendere ipotizzando ci sarà una certa percentuale con sintomi molto
evidenti, ed un’altra percentuale con sintomi meno marcati. Secondo un recente sondaggio della
Società Italiana di ginecologia e Ostetricia (eseguito su di un campione di 743 donne) la sindrome
258
http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
259
http://www.ambulatoriprivati.it/rimedi-naturali/disbiosi-intestinale.html.
260
http://www.forumsalute.it/community/forum_48_apparato_urinario_e_genitale_maschile/thrd_78836_correlazi
one_tra_candida_cistite_e_prostatite_1.html.
261
http://www.laleva.cc/almanacco/prostatite.html.
262
http://www.pelotti.altervista.org/index.php/le-mie-ricerche-mainmenu-30/215-sindrome-premestruale.
263
http://www.dica33online.it/art9.htm.
264
http://www.staibene.it/psicologia/articoli/single_news/article/la_sindrome_premestruale_mette_in_crisi_la_co
ppia/?refresh_cens
65
premestruale colpirebbe l’80% delle donne, compromettendo la vita sociale di 43 donne su cento, la
vita di coppia di 53 donne su cento e la vita lavorativa/scolastica di 70 donne su cento.
Altra interessante statistica viene da uno studio sulle studentesse di una università egiziana
Nature and prevalence of menstrual disorders among teenage female students at Zagazig
University, Zagazig, Egypt265 che su un campione di 285 soggetti il 6,3% mostra oligomenorrea
(mestruazioni meno frequenti del normale, ogni 35-90 giorni), l’1.8%, polimenorrea (mestruazioni
più frequenti del normale, ogni 21-24 giorni), l’8,8% ipomenorrea (perdita di sangue molto ridotta
spesso correlata ad una breve durata delle mestruazioni), il 4,2% ipermenorrea (perdita di sangue
molto abbondante spesso correlata ad una durata più lunga delle mestruazioni), l’8,4% periodi
mestrauli irregolari, il 66% dimenorrea (dolori mestruali particolarmente forti), il 56,1% sindrome
premestruale. Gli autori riferiscono che tali dati sono in sintonia con quelli raccolti in altri studi e
mostrano una realtà davvero spaventosa. Ma possibile che in natura ci sia un essere così squilibrato?
Difficile da credersi, mentre è facile immaginare che tutto dipenda dallo stile di vita moderna:
alimentazione, tossine ambientali, farmaci, intolleranza a glutine e caseina.
Ma qual è la vera causa della sindrome pre-mestruale? La dottoressa Natasha Campbell-McBride
afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta dei carboidrati specifici, ovvero su una dieta
paleolitica) è utile anche per guarire dalla sindrome pre-mestruale. La scopo del protocollo GAPS è
quello di curare la disbiosi intestinale, che evidentemente è alla base dei sintomi della sindrome pre-
mestruale, attraverso una dieta che esclude tutti i cereali (e quindi anche quelli che contengono
glutine).
In effetti la disbiosi è una delle cause dell’intolleranza al glutine e in certi giorni del ciclo si
manifesta un’alterazione della permeabilità intestinale, che può a sua volta intensificare i sintomi
della sensibilità al glutine. Possiamo quindi individuare nell’intolleranza al glutine una concausa
della sindrome premestruale, come afferma per altro il dottor Jake Paul Fratkin266.
Non è un caso che la dottoressa Daniela Pelotti in un suo articolo intitolato Dismenorrea e
sindrome pre-mestruale267 indichi nella disbiosi intestinale e nella sensibilità al glutine la causa
della sindrome premestruale. La dottoressa precisa che il termine sindrome premestruale fu
introdotto negli anni ‘60 del secolo scorso (quando presumibilmente l’effetto cumulativo di
antibiotici, mancato allattamento al seno ed alimentazione scorretta aveva reso sempre più frequente
l’occorrenza di questo disturbo) e che la donna primitiva che seguiva la dieta paleolitica non
soffriva di certi problemi ed aveva una mestruazione contenuta.
Un’altra conferma in tale senso ci viene dalla biologa nutrizionista Lorella De Mariani268, che in
un suo articolo indica nella disbiosi intestinale la causa della sindrome premestruale. La stessa cosa
viene affermata da un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto Tillotson269 (clinica di medicina
naturale), su un articolo pubblicato su di un giornale di medicina naturale del Sudafrica 270,
nell’articolo pubblicato sul sito di un’altra clinica di medicina naturale271 ed altri ancora272.
Del resto un articolo del quotidiano La Stampa273 ci informa che delle possibili soluzioni sono

265
Pubblicato su Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology 2015 Sep 3. pii: S1083-3188(15)00309-5., autori Nooh
A M, Abdul-Hady A, El-Attar N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26343844.
266
http://drjakefratkin.com/articles/leaky-gut-syndrome-a-modern-epidemic.
267
http://www.pelotti.altervista.org/index.php/le-mie-ricerche-mainmenu-30/215-sindrome-premestruale.
268
http://www.demariani.it/aprofondimenti-test-nutrizione-genetica/ecologia-intestinale/disbiosi-candida-
intestinale-de-mariani-milano/.
269
http://www.tillotsoninstitute.com/diseases/intestinal-dysbiosis.html.
270
http://www.naturalmedicine.co.za/index.php?option=com_content&view=article&id=4692%3Atreating-
candidiasis&catid=1015%3Aimproving-health&tmpl=component&type=raw.
271
http://azimsolutions.com/wp-content/uploads/2014/11/PMS.pdf.
272
http://www.doctorschoicenaturally.com/pages/brain-fog-your-mind-is-writing-checks-your-body-cant-cash.
273
Sindrome premestruale svelato il ruolo degli ormoni, pubblicato il 14/10/2013
http://www.lastampa.it/2013/10/14/scienza/benessere/salute/sindrome-premestruale-svelato-il-ruolo-degli-
ormoni-DInz1I1nl0dgVbI8cLo3nL/pagina.html.
66
l’integrazione di magnesio e vitamina B6, proprio due di quelle sostanze di cui il nostro corpo è
carente quando si soffre di disbiosi.
Interessante infine è anche la testimonianza di Lauren Geertsen274, una ragazza che sta guarendo
dai suoi problemi di salute (colite ulcerosa) applicando il metodo GAPS (dieta paleolitica), che ha
visto risolversi anche i propri problemi premestruali ed ha scritto un libro “Quit PMS” (“Dire addio
alla sindrome premestruale”)275. Personalmente sono in contatto con diverse donne che passando ad
una dieta paleolitica hanno vissuto la stessa esperienza.

13 - Disbiosi, allergia e debolezza del sistema immunitario

Questo capitolo del libro si basa su tre studi scientifici, che rappresentano l’ennesima conferma
del fatto che disbiosi e/o parassitosi causano allergie, intolleranze, disfunzione e debolezza del
sistema immunitario.
Qui sotto la traduzione delle parti più interessanti dell’abstract dell’articolo Frequently ill
children (“Bambini che si ammalano frequentemente)276 che mostra come infezioni ricorrenti
all’apparato respiratorio, allergie e disbiosi intestinale vanno di pari passo.
I bambini che si ammalano frequentemente mostrano persistenza di infezioni
nella zona nasofaringea, disbiosi intestinale, malattie concomitanti e malattie
allergiche. Secondo i nostri risultati, i bambini che si ammalano frequentemente
in età compresa tra i 2 ed i 15 anni, che manifestano frequenza delle malattie
respiratorie acute di 6-15 episodi all’anno e focus di infezione cronici, mostrano
nei periodi di remissione (ovvero quando non sono malati - N.d.T.) dei disordini
del sistema immunitario di natura eterogenea.
Una conferma viene dall’articolo Microbiota of the large bowel in patients with allergic
diseases (“Il microbiota del grande intestino nei pazienti con malattie allergiche”)277, nel cui
abstract leggiamo:
È stato indagato lo spettro dei microrganismi che vivono nel grande intestino dei
pazienti con malattie allergiche. (…) Sono stati esaminati 80 pazienti (31 adulti e
49 bambini di età inferiore a 14 anni). Nei bambini sono stati rilevati
cambiamenti molto prominenti nella parte obbligatoria ed in quella facoltativa
della microflora. La tipizzazione sierologica di 108 colture di enterobatteri nei
bambini sotto esame sofferenti di disbiosi hanno mostrato una varietà di gruppi
che evidenzia la presenza di varianti patogene.
Chiaramente quei cambiamenti molto prominenti della microflora significano una seria disbiosi
intestinale, e la presenza di varianti patogene indica per l’appunto la presenza di candida e di batteri
“cattivi” che secernono tossine e predispongono alla malattia.
L’articolo Probiotic Therapy as a Novel Approach for Allergic Disease ovvero (“La terapia
probiotica come un nuovo approccio alla malattia allergica”)278, è forse il più rilevante ai fini di
274
http://empoweredsustenance.com/.
275
http://empoweredsustenance.com/quit-pms/.
276
Pubblicato su Advances in experimental medicine and biology (2007;601:301-6), autori Markova T e Chuvirov D. ,
dell’Istituto per gli Studi Avanzati, Dipartimento Federale Educativo, FMBA, Mosca, Russia;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17713018
277
Pubblicato su Zhurnal mikrobiologii, epidemiologii, i immunobiologii [2007 May-Jun;(3):69-72] , autori Leonova Alu,
Romanenko E E, Baturo A P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17672135.
278
Pubblicato su Frontiers in Pharmacology (2012 Sep 21;3:171), autori Toh Z Q, Anzela A, Tang M L, Licciardi P V, che
lavorano per l’Allergy and Immune Disorders, Murdoch Childrens Research Institute Melbourne, VIC, Australia
(Istituto australiano di ricerca sulle malattie del sistema immunitario e sulle allergie, con sede a Melbourne); abstract
su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23049509, articolo integrale su
67
quello che viene qui mostrato. In esso all’inizio viene esposta la teoria dell’igiene:
secondo la quale la ridotta esposizione agli stimoli microbici nelle prime fasi della
vita inducono il sistema immunitario ad una risposta allergica del tipo Th-2 279, si
pensa che sia un meccanismo rilevante per spiegare questo fenomeno nelle
popolazioni sviluppate280.
Ma l’affermazione più importante è la seguente:
È stato dimostrato che la disbiosi intestinale precede l’insorgere dell’allergia,
possibilmente perché altera la regolazione del sistema immunitario. I trattamenti
esistenti per le malattie allergiche come eczema, asma, ed allergie alimentari
sono limitati, e ci si è concentrati quindi su trattamenti alternativi o strategie
preventive.
Negli ultimi 10 anni un vasto numero di studi clinici hanno investigato le
potenzialità dei batteri probiotici nel migliorare le condizioni patologiche delle
malattie allergiche. Questo nuovo approccio si è originato da numerosi dati che
hanno riportato gli effetti che hanno i probiotici su moltissime funzioni tra le
quali l’immunomodulazione, la correzione della disbiosi intestinale così come il
mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale [dell’intestino - N.d.T.].
Come è possibile verificare facilmente scorrendo l’articolo fino alla fine, esso si basa sull’analisi
di ben 161 altri lavori scientifici e quindi non si tratta di pura speculazione.

14 - I probiotici e la reazione di Herxheimer (die-off)

In caso di disbiosi intestinale può essere molto utile assumere integratori di fermenti lattici ed
altri micro-organismi benefici, sia nella forma di cibo fermentato (crauti, yogurt e kefir) che nella
forma di pillole o bustine. L’assunzione di probiotici, seppur sempre benefica (purché si scelgano
dei prodotti validi e possibilmente specifici rispetto alle proprie carenze di questo o quel ceppo di
batteri benefici), spesso non può svolgere la sua massima azione benefica se non in concomitanza
con l’adozione di una dieta mirata ad “affamare” i microbi patogeni; anche la pulizia intestinale
(idrocolonterapia, clisteri, lavaggio ayurvedico con acqua e sale281) può aiutare sia a ripulire (e
letteralmente disincrostare) l’intestino che a potenziare di conseguenza l’azione dei batteri benefici.
In alternativa ci possono essere altri approcci per debellare i patogeni mentre si potenzia la flora
benefica dell’intestino (vedi il capitolo “Non solo la dieta paleo può combattere la disbiosi”).
In certi casi però (specialmente se si segue una dieta paleolitica oppure in persone
particolarmente sensibili che hanno un sistema di disintossicazione difettoso, vuoi per effetto della
stessa disbiosi, vuoi per caratteristiche genetiche), se non si inizia con piccole dosi per poi
aumentare con gradualità, l’azione positiva dei fermenti può causare un momentaneo
peggioramento di tutta la sintomatologia pre-esistente. Si tratta di una particolare reazione di
disintossicazione detta anche “reazione di Herxheimer” o “reazione di die-off”, in quanto avviene a
causa della morte dei microbi patogeni e del susseguente rilascio massiccio delle tossine in essi
contenuti. Se durante la loro vita questi patogeni infatti rilasciano continuamente dette tossine, una
volta morti i loro “cadaveri” le rilasciano tutte in una volta, esponendo il corpo umano ad una sorte
di overdose di quelle stesse tossine che sono responsabili delle patologie correlate alla disbiosi
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3448073.
279
Sistema immunitario sbilanciato con eccessiva presenza dei globuli bianchi T helper di tipo 2 ed insufficiente
presenza dei T helper di tipo 1.
280
Ciò significa che l’eccessiva igiene dell’ambiente in cui vive il neonato nelle nostra moderna civiltà occidentale non
fornirebbe il corretto addestramento al suo sistema immunitario in formazione, con conseguente predisposizione allo
sviluppo di malattie allergiche.
281
http://tuttocrudo.blogspot.it/2008/07/shankprakshalan-la-depurazione.html.
68
intestinale.
Tale reazione esacerba per un po’ di tempo i vari sintomi delle patologie correlate alla disbiosi,
causando anche stanchezza, spossatezza, sonnolenza, eruzioni cutanee, disturbi digestivi (gonfiori,
flatulenza, diarrea o costipazione).
Per mitigare queste reazioni è meglio iniziare ad assumere probiotici in piccole dosi ed
aumentare pian piano tenendo sotto controllo l’insorgere di qualsiasi reazione (come consiglia
anche dalla dottoressa Campbell nel suo libro). Ma se si esagera e si soffre per la reazione di
disintossicazione vi dico alcune cose che, nella mia esperienza, hanno funzionato nell’espellere le
tossine: un semi-digiuno di una ventina di ore, la pulizia intestinale con acqua e sale o con
enteroclismi, l’assunzione di acqua con argilla ventilata e zeolite, bere e sudare molto (quindi anche
la sauna dovrebbe servire allo scopo). Il sito aerrepici invece consiglia il carbone attivo282, riguardo
al quale sul sito my personal trainer283 leggo che le dosi sarebbero di 1-2 grammi al giorno lontano
dai pasti. Il carbone attivo è però controindicato in presenza di ostruzioni intestinali o appendicite, e
può ridurre l’assorbimento di taluni farmaci (infatti elimina tantissimi prodotti chimici e fa una
grande pulizia nel nostro corpo, ma rischia di eliminare anche alcuni oligoelementi utili); il sito
riporta anche che
non va usato in concomitanza con altri antidoti somministrati per bocca, perché
ne vanificherebbe l’efficacia; per le stesse ragioni non va associato neppure allo
sciroppo emetico di ipecacuana o ad altri emetici”.
L’uso dell’argilla ventilata per depurarsi dalle tossine rilasciate nel corso della reazione di die-
off viene consigliato nel libro Guarire l’intestino con l’idro-colon terapia di Flora Peschek-
Bohmer (Macro Edizioni). In tale libro viene anche consigliata l’assunzione di aceto di mele per
staccare le spore di funghi e lieviti (alcuni dei più fastidiosi patogeni che proliferano in caso di
disbiosi intestinale). Dalla pagina 106 del suddetto libro cito testualmente:
Per ottenere dall’analisi delle feci risultati affidabili, beviamo la sera precedente
un bicchiere d’aceto di frutta o di mele diluito (tre cucchiai da minestra più acqua
fresca fino a riempimento). Questo liquido acidulo stacca, infatti, le spore dei
funghi dalla parete intestinale e riesce anche a snidare colonie molto ben
nascoste, per farle poi evacuare.
Per quanto riguarda l’acquisto di integratori di probiotici, la dottoressa Campbell consiglia di
scegliere dei fermenti in bustina, che si possono sciogliere e dosare a piacimento, purché
contengano in notevoli quantità sia batteri della famiglia Lactobacilli (Acidofilus, Bulgaricus,
Rhamnosus, Reuteri, Casei, etc.), sia batteri della famiglia dei Bifidobatteri (Bifidum, Breve,
Longum, Infantis, etc.) che Bacillus Subtilis (detto anche Batterio del suolo). Utili sono anche i
ceppi benefici dell’Escherichia coli come il ceppo di Nissle (i quali ci aiutano sia a digerire il
lattosio che a tenere alla larga i ceppi patogeni di E. Coli, ovvero quelli apportatori di malattie) e il
lievito Saccaromiceto Boulardii, che è un benefico antagonista della Candida. Tale microorganismo
si trova in molte formulazioni di probiotici facilmente reperibili anche in farmacia, è utile a
contrastare gli effetti nocivi degli antibiotici ed a ripristinare l’equilibrio dell’intestino dopo la
diarrea284.
Ma la reazione di Herxheimer non è solo un effetto dei probiotici, in quanto varie altre sostanze
(specie se abbinate ad una dieta paleolitica) possono indurre lo stesso fenomeno. Io ho sperimentato
reazioni di Herxheimer anche assumendo vitamina C, aglio e cloruro di magnesio, per non parlare
del biossido di cloro, e persino del digiuno. E non dobbiamo limitarci a considerare l’effetto della
morte di candida, funghi e batteri patogeni, perché anche infastidendo e/o uccidendo i vermi
parassiti si può sperimentare qualcosa di simile, al punto che a volte è difficile distinguere tra
282
http://www.aerrepici.org/forum/topic.asp?TOPIC_ID=372.
283
http://www.my-personaltrainer.it/integratori/carbone-vegetale.html.
284
Per approfondimenti vedi i due articoli: http://www.holus.it/pages/articoli.cfm?
anno=2000&numero=2&articolo=1 e http://www.emergenzautismo.org/content/view/748/48/.
69
eventuali effetti collaterali veri e propri di un protocollo antiparassitario ed effetti delle tossine
liberare dai parassiti quando vengono “attaccati”. Personalmente ho sperimentato per esempio
recidive di psoriasi e di allergia agli inalanti non solo quando ho assunto cloruro di magnesio o
vitamina C (efficaci contro i microrganismi patogeni), ma anche quando ho utilizzato alcuni metodi
per la rimozione dei parassiti descritti in questo libro. Più in generale con i protocolli antiparassitari
si può accusare un forte gonfiore (anche doloroso) all’addome (per il quale possono essere utili dei
delicati massaggi per sbloccare l’aria), ed un temporaneo aumento (ovvero un temporaneo
ripresentarsi) dei sintomi di tutte quelle patologie che sono correlate all’infestazione parassitaria.
Ma a volte, a causa di una reazione di Herxheimer potrebbero presentarsi anche sintomi (lievi e
temporanei) di patologie mai presentatesi in passato, o accusati solo in forma molto lieve ed
occasionale. Si tratta di tutte quelle patologie che possono essere causare da disbiosi/parassitosi e
che una persona potrebbe sviluppare in forma più grave con l’accentuarsi di tale condizione. Per
certi versi la reazione di Herxheimer, per quanto fastidiosa da gestire, è anche un evento che
chiarisce la causa di alcuni disturbi: se li vediamo riacuirsi in seguito alla somministrazione di
probiotici o di altre sostanze che mirano a combattere patogeni e/o parassiti, abbiamo la prova che
quei disturbi sono causati proprio da quegli agenti.

15 - Ansia, attacchi di panico, disbiosi e candida

Come detto nell’inroduzione, la dottoressa Campbell-McBride attribuisce alla disbiosi intestinale


la causa degli attacchi di panico e dell’ansia eccessiva. Le tossine della candida (ma anche quelle di
altri batteri patogeni e dei parassiti) possono causare queste reazioni, una errata digestione di glutine
e caseina connessa alla condizione di disbiosi può portare caseomorfine e gluteomorfine (sostanze
morfinosimili) ad attraversare la barriera emato-encefalica causando ulteriori disturbi mentali.
Facendo una ricerca sul web si trovano molti siti che affermano la correlazione tra attcchi di
panico, ansia e disbiosi intestinale, vedi ad esempio il sito del dottor Lawrence Wilson che in un suo
articolo intitolato Anxiety and panic attacks – Their causes and correction (“Ansia e attacchi di
panico – le loro cause e la loro correzione”) 285; sebbene egli non attribuisca tutte le cause alla
disbiosi/candidosi, menziona diversi fattori casuali che sono a loro volta fin troppo spesso correlati
dalla disbiosi (infiammazione, carenze nutrizionali, accumulo di metalli tossici, ipoglicemia).
Anche a pagina 169 nel libro di Sandra Scheimbum How to give clients the skills to stop Panic
attacks - Dont’ forget to breathe leggiamo che l’ipoglicemia (spesso causata da alimentazione a
base di farine raffinate e zuccheri, e dalla concomitante disbiosi intestinale) può condurre agli
attacchi di panico, così come la proliferazione della Candida. Il libro, molto interessante e completo,
discute anche degli esercizi di respirazione per calmare gli attacchi di panico, nonché dei rimedi
erboristici (molte parti del libro sono liberamente accessibili google books). Non molto diverso è
l’approccio al problema di Lorraine Mason nel suo libro Panick attacks - five steps to freedom;
(anch’esso parzialmente visonabile su google books).
Da una discussione su un forum286 traggo l’esperienza di un ragazzo che ha iniziato a tirarsi fuori
dai suoi problemi di ansia e attacchi di panico curando la disbiosi intestinale. Interessante è il fatto
che questa persona parla di due mesi di cura con psicofarmaci che gli hanno fatto ritornare la nausea
mattutina, segno che tali farmaci, influendo negativamente sulla microflora intestinale, hanno
tamponato il sintomo aggravando però la condizione di malattia:
Dico avvelenato perchè sono stato peggio, mi ha fatto risorgere un vecchio
problema di nausea mattutina, e mi sono cominciato a “farmela addosso”
(dimagrivo, faticavo a mangiare, ad uscire ...). Meno male che (…) sono arrivato
a fare una visita in un centro di naturopatia e tramite l’esame iridologico e quello
285
http://drlwilson.com/Articles/ANXIETY.HTM.
286
http://theaurumdream.forumcommunity.net/?t=24723909.
70
all’orecchio (non ricordo il nome, ma la dottoressa mi disse che quello che non
dice la lingua, lo dicono gli occhi e quello che non dicono gli occhi lo dicono le
orecchie) ho scoperto di soffrire di una FORTE DISBIOSI.
Bene da 20 giorni la mia vita alimentare è cambiata, da due settimane ho
smesso gli ansiolitici, da 7 giorni completamente l’inibitore.
Ora mi limito a: mangiare sano (niente più farine raffinate, zuccheri raffinati,
latte vaccino, fritture, carni rosse, lievito chimico), faccio i giusti abbinamenti
proteici (senza quantità perchè io ero dimagrito di brutto e non devo perdere
ulteriormente peso), e sto facendo una cura a base di integratori (inositolo,
tarassaco, carciofo e due integratori con iperico, vitamina b6, e altre piante per
rilassare il corpo).
La naturopata dice che è normale per ora che abbia alti e bassi perchè il corpo
si sta disintossicando (oltre all’intestino anche il mio fegato stava parecchio male
per tutte le schifezze prese).
A parte segnalare che c’è anche chi trova sollievo dagli attacchi di panico 287 con la tecnica del
rebirthing e della respirazione consapevole, a conferma della testimonianza sopra riportata citiamo
anche un documento pubblicato sul sito genitori contro autismo288 che tra i sintomi della candidosi
intestinale menziona:
depressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ansietà, iperattività, deficit
dell’attenzione, manie ossessivo compulsive, attacchi di panico, insonnia.
Molta altra documentazione sul rapporto tra ansia e disbiosi la trovate nel capitolo
successivo.

16 - Disbiosi, parassitosi, focus dentali, alimentazione, “disturbi


psichiatrici” e “problemi psicologici”

Sul rapporto tra intolleranza al glutine e caseina e “malattia mentale” avete già letto numerose
informazioni nel capitolo 8; tale intolleranza, come è stato argomentato ampiamente
nell’introduzione, è a sua volta causata da disbiosi e/o parassitosi. Una dieta senza glutine e senza
caseina e senza zucchero (possibilmente anche senza soia e senza lievito di birra, sostanze che
spesso danno reazioni di intolleranza) a volte permette di ottenere dei buoni risultati nei confronti
dei cosiddetti “disturbi mentali”; in caso contrario è forse il caso di affrontare più a fondo la la
questione intestinale (disbiosi/parassitosi). Senza ovviamente negare l’importanza di eventuali
problemi di natura relazionale e psicologica, molto spesso alla base di tante problematiche di un
certo tipo ci sono problemi legati allo stato dell’intestino e/o dei denti. Sui focus dentali che
possono causare problemi mentali rimando al libro (anch’esso gratuito) Bonifica dentale289, mentre
in questo capitolo ci si concentra su alimentazione, carenze nutrizionale, disbiosi e parassitosi.
Come mostrato più avanti nel capitolo sullo zolfo, la carenza di tale fondamentale elemento
costitutivo del corpo umano può contribuire alla genesi di problemi cardiaci ma anche di
problematiche attenenti alla sfera psichica come la depressione. È pur noto da tempo che la carenza
di elementi nutrizionali come il ferro può concorrere alla manifestazione di quella che viene
etichettata come “sindrome da deficit dell’attenzione” 290, così come l’abuso di caffeina (che
troviamo anche nella coca-cola) può concorrere alla manifestazione di quello che viene etichettato
come “iperattività”. Più in generale da un po’ di tempo si studiano i rapporti tra alimentazione e
287
http://it.paperblog.com/curare-attacchi-di-panico-271080/.
288
http://www.genitoricontroautismo.org/files/CANDIDA_FILE_GCA.pdf.
289
http://scienzamarcia.altervista.org/denti.doc.
290
http://www.tuttosteopatia.it/wp-content/uploads/glm_articoliscientifici_allegato_79.pdf.
71
“deficit di attenzione/iperattività”291. Del resto anche la disbiosi intestinale è causa di carenze di
zolfo e ferro, a causa della proliferazione di batteri patogeni che sottraggono al nostro corpo questi
due importanti elementi.
Alcuni ricercatori attenti all’influsso dell’alimentazione sulla psiche da tempo denunciano che
l’uso (ed abuso) di zucchero (vedi più avanti il capitolo relativo) nella dieta influisce negativamente
sull’equilibrio psichico degli esseri umani, ma già quasi un secolo fa il dottor W. A. Price mostrava
gli influssi negativi sia sul fisico che sulla mente di una dieta a base di farine raffinate, zucchero,
cibo in scatola.
Dal canto suo la dottoressa Campbell-McBride, nel suo libro La Sindrome Psico-Intestinale
spiega nel dettaglio come una dieta a base di alimenti preconfezionati, farine raffinate, zucchero
possa contribuire fortemente alla creazione di una disbiosi intestinale, che è causa a sua volta sia di
disturbi fisici che mentali. Nel suo libro la dottoressa menziona gli studi del giapponese Kaduzdo
Nishi secondo i quali una condizione psichiatrica su dieci è causata dalle tossine che provengono
dall’intestino a causa della disbiosi. Ad esempio, una disbiosi che causa una proliferazione della
Candida albicans nell’intestino (un lievito che è “goloso” di zuccheri e farine raffinate) fa sì che tale
ospite indesiderato (che in condizioni normali è presente nell’intestino in quantità minime e non
dannose) rilasci come prodotto della sua digestione l’etanolo (un alcool), oltre a diversi tipi di
candidotossine che hanno effetti negativi sia sul corpo che sulla mente.
A causa della disbiosi e della presenza della Candida nell’intestino la digestione del glutine
(contenuto nel grano, nell’orzo, nel farro, nella segale) e della caseina (contenuta nel latte e nei
latticini) può venire compromessa, e come risultato di tale difficoltà digestiva si generano dei petidi
detti gluteomorfine e caseinomorfine, che sono state riscontrate anche in soggetti “schizofrenici”,
iperattivi, con deficit dell’attenzione, autistici ed epilettici. Tali sostanze sono (come dice il nome
stesso) morfinosimili, ed hanno un effetto negativo sul nostro sistema nervoso centrale.
A conferma di quanto su esposto riporto una citazione dall’articolo Intolleranze alimentari:
verità o pregiudizio?, dalla biologa nutrizionista Federica Mastronardo292:
Perché attribuire proprio a quel nutrimento di cui si è ghiotti la causa di un
banale mal di testa? Lo stesso vale per numerosi disturbi comuni che spesso sono
associati a momenti di stress psico-fisico: colon irritabile, reazioni cutanee,
attacchi di ansia, obesità, disbiosi e malassorbimento intestinale, carenze di
vitamine e minerali fino ad arrivare ai disturbi comportamentali quali epilessia,
schizofrenia, autimo, iperattività nei bambini, fotofobia o problemi di
performance fisica nello sport agonistico.
Anche nella pagina di presentazione di un test delle urine (uro-digestiv test 293) leggiamo come la
permeabilità intestinale possa essere correlata alla cosiddetta schizofrenia.
Sul sito scienza e salute leggiamo una interessante dichiarazione della Dott.ssa Fiamma
Ferraro294:
Il fatto che molti soggetti affetti da schizofrenia o depressione siano carenti di
vitamina B6 e zinco potrebbe essere una delle scoperte più significative della
medicina nutrizionale/ortomolecolare. In questo contesto potrebbe non trattarsi
di carenze dovute ad un’errata alimentazione, ma di difetti innati del
metabolismo, tra i quali la criptopirroluria.
La criptopirroluria è una condizione non ancora ben compresa dalla medicina che risulta presente
nel 30% dei soggetti classificati come schizofrenici e nell’11% della popolazione. Secondo alcuni si
tratterebbe di una disfunzione metabolica, ma essendo in realtà molto diffusa, sebbene manifestata

291
http://www.psicos.org/ADHD.html.
292
http://www.federicamastronardo.it/articoli_9.html.
293
http://www.gheos.it/sitogheos/liv1/urotest.php.
294
http://scienzaesalute.blogosfere.it/2007/06/schizofrenia-depressione-o-carenze-nutrizionali.html.
72
spesso ad un livello molto basso, a me viene il sospetto che tale condizione potrebbe essere in
qualche modo correlata alla disbiosi, innanzi tutto perché e le carenze di zinco e di vitamina B6
sono tipiche nei soggetti sofferenti di disbisosi intestinale, e inoltre certi farmaci che danneggiano la
flora intestinale come gli antidolorifici sono stati indicati come fattori scatenanti di una
criptopirroluria latente295. In effetti le persone che manifestano questa condizione manifestano anche
una serie di sintomi296 molti dei quali sono correlati anche alla disbiosi.
Per quanto riguara il rapporto tra la disbiosi intestinale ed i disturbi del sistema nervoso centrale,
leggiamo sul già citato articolo Dysbiosis of the gut microbiota in disease297:
La disbiosi dei microbi intestinali è stata osservata anche in malattie extra-
intestinali ed in particolare in quelle che possono essere correlate all’ asse
intestino-cervello e colpire il Sistema Nervoso Centrale e quindi il
comportamento e le funzioni cognitive.
Diversi studi si sono concentrate sulla possibilità che il microbiota intestinale
possa influenzare le funzioni cognitive ed il comportamento attraverso una diretta
riprogrammazione dell’asse ipotalamo - ghiandola pituitaria - ghiandola
surrenali, una via attivata in risposta all’infezione e perturbata da fattori di
stress psicologico. (…)
Batteri commensali possono causare cambiamenti cerebrali attraverso la
molecola GABA (…) che è il principale neurotrasmettitore inibitore del sistema
nervoso centrale ed è coinvolto nella regolazione di processi fisiologici e
psicologici. Alterazioni nell’espressione del recettore centrale del GABA sono
implicati nella patogenesi di ansietà e depressione298.
L’articolo Normal gut microbiota modulates brain development and behavior (“Normal gut
microbiota modulates brain development and behavior”)299, mostra che la prima colonizzazione
dell’intestino da parte dei microbi influenza fortemente il futuro sviluppo del sistema nervoso
enterico (il famoso “secondo cervello” dell’intestino), e che il microbiota intestinale può influire
anche sullo sviluppo e sul funzionamento del sistema nervoso centrale.
Che la disbiosi possa essere alla base di differenti problemi mentali viene indicato da diversi
studi su modelli animali citati nel già citato articolo Dysbiosis of the gut microbiota in disease
(con tutti i limiti che possono avere tali esperimenti) ma soprattutto importanti sono due esperimenti
condotti sull’uomo che mostrano come la somministrazione di probiotici possano servire a regolare
l’umore.
L’articolo Impact of consuming a milk drink containing a probiotic on mood and cognition
(“L’effetto sull’umo re e sulle capacità cognitive dell’assunzione di una bevanda a base di latte
contenente un probiotico”)300, mostra che persone depresse che assumevano Lactobacillus casei
hanno avuto significativi miglioramenti nell’umore, rispetto al gruppo di controllo che assumeva un

295
http://www.laleva.cc/phpBB2/viewtopic.php?f=1&t=512.
296
http://www.micomedicina.com/index.php?
option=com_content&view=article&id=289:criptopirroluria&catid=35:archivio&Itemid=93.
297
Pubblicato su Microb Ecol Health Disease. 2015; 26: 10.3402/mehd.v26.26191, autori Simon Carding, Kristin
Verbeke, Daniel T. Vipond, Bernard M. Corfe, Lauren J. Owen;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4315779.
298
Ingestion of Lactobacillus strain regulates emotional behavior and central GABA receptor expression in a mouse
via the vagus nerve (“Ingestione di ceppi di Lactobacillus regola il comportamento emozionale e l’espressione del
recettore centrale del GABA attraverso il nervo vago in un topo.”) Pubblicato su Proceedings of the National Academy
of Science USA 2011;108:16050–5, autori Bravo JA, Forsythe P, Chew MV, Escaravage E, Savignac HM, Dinan TG, et al..
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3179073/.
299
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science USA. 2011;108:3047–52., autori Diaz Heijtz R, Wang
S, Anuar F, Qian Y, Bjorkholm B, Samuelsson A, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3041077/.
300
Pubblicato sull’European Jornal of clinical nutrition 2006;61:355–61, autori Benton D, Williams C, Brown A.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17151594.
73
placebo.
L’articolo Assessment of psychotropic-like properties of a probiotic formulation
(Lactobacillus helveticus R0052 and Bifidobacterium longum R0175) in rats and human
subjects, ovvero “Verifica delle proprietà simil-psicotrope di una formulazione di probiotici
(Lactobacillus helveticus R0052 e Bifidobacterium longum R0175) in ratti e soggetti umani” 301,
afferma che dopo la somministrazione di quei due ceppi di probiotici sono stati osservati riduzione
dell’ansia ed altri positivi effetti psicologici, oltre alla diminuzione del livello di cortisolo (l’ormone
dello stress) nel sangue.
Se a tutte queste informazioni aggiungiamo l’effetto negativo delle tossine dei vermi parassiti
(vedi il capitolo relativo), che possono a loro volta causare molti problemi mentali e
comportamentali (tra i quali rabbia, aggressività, autolesionismo) comprendiamo che, in un modo o
nell’altro, molti disturbi etichettati come “patologie psichiatriche” o “problemi psicologici” sono in
realtà la manifestazione di uno squilibrio a livello dell’intestino (disbiosi e/o parassitosi), e che
come tale andrebbe trattato.
Un’attenta lettura del libro di Natasha Campbell potrebbe aiutare a comprendere quando le
condizioni etichettate come psichiatriche o psicologiche sono il sottoprodotto di una disfunzione
intestinale; laddove la disbiosi si rivelasse la causa profonda di problemi altrimenti classificati come
“psichiatrici” e “psicologici” la dieta paleolitica potrebbe portare ad una guarigione con metodi del
tutto naturali e consoni alla filosofia di Ippocrate (“fa che il cibo sia la tua medicina”).
E se anche fosse difficile mettere in atto tale dieta molto restrittiva (esclude anche ogni sorta di
cereali e di cibi ricchi di carboidrati, anche i cibi amidacei come le patate) forse una dieta GFCF
(ovvero senza glutine e senza caseina) potrebbe portare almeno in certi casi ad un sensibile
miglioramento. Laddove si trovassero prove di infezioni di Candida, eliminare quegli alimenti che
più di tutti alimentano la proliferazione di tale lievito (come zucchero, latticini e cibi lievitati con
lievito di birra) sarebbe sicuramente utile.
Una delle cose che più fa comprendere la reale eziopatogenesi della maggior parte dei casi di
cosiddetta “malattia mentale” è il fatto che fin troppo spesso questi pazienti manifestano svariati
sintomi fisici correlati alla disbiosi/parassitosi, che si sovrappongono ai loro “disturbi mentali”.
Dei farmaci antipsicotici, utilizzati come “rimedio” per la schizofrenia la dottoressa Campbell
afferma:
essi sono sintomatici, il che significa che essi riducono solo i sintomi senza curare
la malattia. In media i farmaci anti-psicotici riducono i sintomi solo del 15-25% il
che significa che il 75-85% dei sintomi restano irrisolti.
Tali farmaci, così come qualsiasi altro psicofarmaco, hanno pericolosi effetti collaterali, spesso
permanenti, come mostra lo psichiatra Peter Breggin nei suoi libri ed in particolare in Brain
disabling treatments in Psychiatry: Drugs, Electroshock, and the Role of the FDA
(“Trattamenti psichiatrici che danneggiano il cervello: Psicofarmaci, Elettroshock e il ruolo della
FDA”)302. Consiglio a tal proposito anche la lettura dell’opuscolo Effetti Collaterali del Telefono
Viola contro gli abusi psichiatrici di Milano (Nautilus edizioni303).
Peter R. Breggin è un medico psichiatra, ma fa parte del piccolissimo gruppo di psichiatri che
critica aspramente - con precise argomentazioni scientifiche - i classici sistemi di “trattamento”
psichiatrici (contenzione, psicofarmaci, elettroshock). Ha già scritto diversi libri 304 sui danni causati
da simili “terapie” ed ha anche messo a punto un’alternativa basata sul rapporto umano e l’ascolto
che egli chiama “terapia empatica” (con tutti i limiti di chi non affronta di pari passo eventuali

301
Pubblicato su British Journal of Nutrition 2011;105:755–64, aumttori Messaoudi M, Lalonde R, Violle N, Javelot H,
Desor D, Nejdi A, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20974015.
302
1997, Springer Publishing Company.
303
Attualmente disponibile solo sul sito web
http://psicodissea.altervista.org/biblioteca/psicofarmaci/guida_effetti_collaterali_telviola/.
304
http://www.breggin.com/bookordrfrm.html.
74
problemi intestinali o focus dentali). Nel libro succitato egli scrive che tutti i trattamenti psichiatrici
a base di farmaci:
hanno in comune la maniera in cui esplicano la loro azione, ossia il
danneggiamento e l’alterazione delle normali funzioni cerebrali. I farmacologi
parlano di un indice terapeutico delle medicine, il rapporto fra gli effetti benefici e
quelli tossici. In realtà i trattamenti biochimici sul cervello sono tali che l’effetto
tossico e quello terapeutico coincidono. Lo stesso dicasi per l’elettroshock e la
psicochirurgia.
(…) Da quello che sappiamo dalla neurologia appena una sostanza estranea
entra in contatto col cervello, i suoi effetti tossici si manifestano subito anche
come effetti psicoattivi. Senza tossicità il farmaco non avrebbe alcun effetto
psicoattivo.
(…) esplicano i loro effetti “terapeutici” danneggiando le più alte funzioni
umane, inclusa la reattività emozionale, la sensibilità sociale, l’auto-coscienza e
la capacità di auto-comprensione, l’autonomia e l’autodeterminazione. Effetti più
drastici possono essere apatia, euforia e una sorta di indifferenza tipica delle
persone lobotomizzate. Se un disordine del cervello o della mente affligge già un
individuo, gli interventi biopsichiatrici attualmente disponibili peggiorano il
disordine.
Nel suo libro Psychiatric Drug Withdrawal A Guide for Prescribers, Therapists, Patients
and their Families (“Dismissione degli psicofarmaci, una guida per chi li prescrive, per i terapisti,
pe ri pazienti e le loro famiglie”) il dottor Breggin si è focalizzato sulla difficile opera di
dismissione degli psicofarmaci, dal momento che, se è pericoloso assumerli, è spesso altrettanto
pericoloso smetterli. Scrive egli sul suo sito:
La maggior parte degli psicofarmaci possono causare reazioni durante la loro
dismissione, che includono talvolta problemi fisici ed emozionali che possono
costituire un pericolo mortale. La sospensione degli psicofarmaci andrebbe fatta
attentamente sotto un’esperta supervisione clinica.
In maniera simile la dottoressa Campbell a tal proposito afferma che conviene prima ristabile
l’equilibrio della microflora intestinale e poi diminuire molto gradualmente il dosaggio degli
psicofarmaci.
È da tener presente che una volta gli psichiatri, quando non avevano ancora a disposizioni i
moderni farmaci, annotavano tutti i malesseri fisici che si associavano alle condizioni di “follia” ed
il risultato era che venivano riscontrati problemi digestivi, cardio-vascolari, diabete, infezioni
polmonari ed uro-genitali, malattie autoimmuni ed altri squilibri del sistema immunitario. Segnalo
anche quanto si trova scritto nel libro Textbook of Psychiatry di Henderson e Gillespie (1937):
un’approfondita indagine fisica è assolutamente essenziale in ogni caso – gli
schizofrenici sono generalmente soggetti scarsamente nutriti.
L’articolo Intestinal microbiota, probiotics and mental health: from Metchnikoff to modern
advances: Part I – autointoxication revisited (“Microbiota intestinale, probiotici e salute mentale:
da Metchnikoff alle scoperte moderne: Parte I – l’autointossicazione rivisitata”) 305 mostra in
maniera molto estesa come questo legame (adesso denominato in termini scientifici “gut-brain axis”
ovvero asse intestino-cervello) fosse noto già cento anni fa, sebbene alcuni dei più convinti assertori
di questa correlazione pensarono purtroppo di risolvere il problema alla radice in una maniera
decsamente drastica e cruenta, ovvero con la rimozione chirurgica di parti dell’intestino, mettendo
coosì in cattiva luce anche gli altri medici che ipotizzavano invece altre strade più sensate per

305
Pubblicato su Gut pathogens 2013 Mar 18;5(1):5; autori Bested A C, Logan A C, Selhub E M;
http://www.gutpathogens.com/content/5/1/5.
75
ottenere il riequibrio dell’intestino.
In effetti le carenze vitaminiche (soprattutto niacina ovvero vitamina B3, e poi acido folico,
vitamine B6, B12, B1 e C) e di molti minerali (soprattutto magnesio, zinco, manganese) sono
tipiche delle persone etichettate schizofreniche. Non a casa il medico canadese Abram Hoffer, ha
ottenuto notevoli successi con migliaia di pazienti “schizofrenici” utilizzando integratori di
vitamine C, B3, B12 e acido folico. Similmente lo statunitense Carl Pfeiffer, che ha lavorato con più
di 20.000 pazienti ed ha quindi a disposizione una statistica di tutto riguardo, ha scoperto che con la
dieta e con gli integratori si ottengono migliori risultati che non con i farmaci. Anche la dottoressa
Campbell nel suo libro “La sindrome Psico-Intestinale” consiglia, ai pazienti sofferenti di disturbi
mentali, di associare alla dieta paleolitica ed ai probiotici anche degli integratori di vitamine del
gruppo B, particolarmente la B6.
A riprova di queste affermazioni posso citare l’articolo scientifico Status of vitamin B-12 and
B-6 (“Lo stato delle vitamine B12 e B6)306, che collega le carenze di queste due vitamine del gruppo
B alla depressione ed alle difficoltà cognitive, e l’articolo Misdiagnosed vitamin deficiency
(“Carenza vitaminica non diagnosticata”)307, nel quale si collegano alla carenza di vitamina B12
confusione, depressione e perdita di memoria,
Se il francese Philippe Pinel ha scritto circa 200 anni fa che “La sede primaria della follia è nella
regione dello stomaco e degli intestini”, il professor Curtis Donohan, statunitense, ha scoperto che i
sintomi della schizofrenia possono essere notevolmente ridotti togliendo cereali e pseudo-cereali
dalla dieta (ciò è molto ben comprensibile in base a quanto scritto nel capitolo 8 sulle caeomorfine e
gluteomorfine).
Citando ancora la dottoressa Campbell:
Egli ha scoperto pure che presso alcuni popoli del Pacifico del Sud, che non
avevano mai consumato cereali e pseudo cereali, non esistevano casi di
schizofrenia. Solo quando essi hanno adottato una dieta occidentale ricca in
cereali si sono iniziati a manifestare casi di schizofrenia. Un altro buon esempio è
l’Irlanda, dove la gente non ha consumato grano fino alla carestia delle patate
del 1845. Prima di allora in Irlanda non era stato registrato alcun caso di
celiachia o di schizofrenia. Dal momento in cui hanno adottato il grano come
alimento di base, gli irandesi hanno una delle più alte incidenze al mondo di
celiachia e schizofrenia.
La presenza di certe carenze nutrizionali sono confermate nell’articolo intitolato “Matti”,
depressi, o carenti di vitamina B6 e zinco 308 In tale articolo si legge che molti soggetti depressi e
“schizofrenici” (o cosiddetti tali) hanno carenze di zinco e di vitamina B6.
La stessa informazione la si trova nel libro di Linus Pauling (fondatore della medicina
ortomolecolare e due volte vincitore del premio nobel) intitolato Come vivere più a lungo e
sentirsi meglio, sebbene Pauling evidenzi anche il ruolo della carenza di vitamina C e di vitamina
B3 nell’insorgenza della depressione e della carenza di vitamina B12 nell’insorgenza di molti casi
di cosiddetta “malattia mentale”. In tale libro scopriamo pure l’esistenza di studi che legano il
deficit di vitamina B6 all’insorgenza di crisi convulsive (epilessia).
In quest’ottica i tentativi di psichiatri psicoterapisti e psicologi di trovare rimedio ai problemi di

306
Titolo completo Status of vitamins B-12 and B-6 but not of folate, homocysteine, and the
methylenetetrahydrofolate reductase C677T polymorphism are associated with impaired cognition and depression
in adults, pubblicato su Journal of Nutrition 2012 Aug;142(8):1554-60, autori Moorthy D, Peter I, Scott T M, Parnell L D,
Lai C Q, Crott J W, Ordovás J M, Selhub J, Griffith J, Rosenberg I H, Tucker K L, Troen A M ;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22739363.
307
Titolo completo Misdiagnosed vitamin B12 deficiency a challenge to be confronted by use of modern screening
markers, pubblicato su Journal of the Pakistan Medical Association 2012 Nov;62(11):1223-9, autori Iqtidar N,
Chaudary M N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23866416.
308
http://guide.supereva.it/patologie_croniche/interventi/2006/10/271236.shtml.
76
un gran numero di loro pazienti con droghe chimiche (psicofarmaci) o con estenuanti quanto dubbie
analisi introspettive, potrebbero sembrare decisamente goffi se non addirittura patetici in tutti quei
casi in cui la causa principale del problema è fisica piuttosto che psicologica.
Non è un caso che secondo la dottoressa Campbell le persone che soffrono di disbiosi intestinale
hanno bassi livelli di zinco e di diverse vitamine del gruppo B (tra le quali anche la B6), il che fa
sospettare che dietro a molti casi di problemi definiti mentali psichiatrici o psicologici, ci possano in
realtà essere dei problemi intestinali trascurati o mai evidenziati da una scienza medica che (come
conferma Linus Pauling nel suo libro) sembra avere dimenticato la scienza dell’alimentazione e
della nutrizione.
Le vitamine del gruppo B309 si trovano anche nella frutta e nei semi commestibili (frutta secca);
in particolare le nocciole contengono la vitamina B12. Sono essenziali per la regolazione di
tantissime funzioni del nostro organismo e la loro carenza è correlata a tantissime patologie (dal
Morbo di Crohn, alla prostatite al morbo di Parkinson ...), malattie che, come viene mostrato in
questo libro, sono per lo più causate dalla disbiosi. Lo zinco invece lo si trova anche nei semi di
papavero, di zucca, di girasole e nella frutta secca (oltre che nelle uova e in altri alimenti310).
Secondo l’Almanacco della nutrizione311, un elenco di sostanze che potrebbero aiutare le persone
che soffrono di depressione o che sono classificate “schizofreniche” o “bipolari” include anche il
magnesio e l’aminoacido L-triptofano (precursore della serotonina).
Su un forum on line ho letto un interessante intervento di una donna 312 che ha smesso di
prendere la pillola anticoncezionale perché la rendeva depressa; il suo medico le ha poi riferito che
“la pillola brucia vitamina B6, così come alcool, fumo e caffeina”.
Il sito dell’istituto Watson313 (psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale) segnala come
cibi antidepressivi i pesci ricchi di omega 3 come le sardine, i semi di zucco e di lino (anch’essi
ricchi di omega 3), spinaci, riso nero, broccolacee (broccolo, cavolo e cavolfiore), kiwi e frutti di
bosco, ed altro ancora (come ad esempio l’avenza che però contiene il glutine).
L’articolo Effect of zinc supplementation on mood states in young women: a pilot study
(“Effetto sell’integrazione di zinco sull’umore delle giovani sonne: uno studio pilota”) mostra che la
somministrazione di integratori di zinco riduce la rabbia e la depressione.
L’articolo Longitudinal association of vitamin B-6, folate, and vitamin B-12 with depressive
symptoms among older adults over time 314 mostra l’importanza delle vitamine B6 e B12 e la loro
azione di contrasto della depressione; tale studio mostra che per ogni incremento giornaliero di 10
milligrammi sia della vitamina B6 che della vitamina B12, il rischio di depressione diminuisce del
2% all’anno.
Cito a questo punto anche una sorta di curiosità, ovvero che secondo uno studio cinese315
Chi consumava pomodori da due a sei volte a settimana, aveva il 46 per cento in
meno di probabilità di soffrire di depressione e malumore rispetto a chi mangiava
il frutto rosso meno di una volta alla settimana.
Impossibile terminare questa rassegna di informazioni senza citare i famosissimi acidi grassi
Omega 3, che secondo lo psichiatra David Servan (autore dell’ottimo libro Guarire, ed Pickwick,
in cui descrive metodi naturali per affrontare i problemi cosiddetti “mentali”) possono risolvere
alcuni casi di depressione.

309
http://www.medicinaecologica.it/Vitamina%20B.htm.
310
http://www.valori-alimenti.com/cerca/zinco.php.
311
http://www.laleva.cc/almanacco/depressione.html.
312
http://forum.alfemminile.com/forum/contra/__f15372_contra-Depressione-e-pillola-una-spiegazione.html.
313
http://blog.iwatson.com/20110224105/area-benessere/depressione-e-cibi-antidepressivi.html.
314
Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition 2010 Aug; 92(2): 330–335, autori Kimberly A Skarupski,
Christine Tangney, Hong Li, Bichun Ouyang, Denis A Evans, Martha Clare Morris;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2904034/.
315
http://www.mondobenessereblog.com/2012/12/06/depressione-malumore-benefici-pomodori/.
77
Di recente uno studio italiano, Long chain omega 3 polyunsaturated fatty acids
supplementation in the treatment of elderly depression: Effects on depressive symptoms, on
phospholipids fatty acids profile and on health-related quality of life 316 ha confermato l’effetto
antidepressivo di tali acidi grassi317.
Nel suo libro David Servan, oltre a suggerire l’integrazione di omega 3, il ricorso all’agopuntura
ed alle erbe curative, parla diffusamente dell’effetto curativo dello sport: andando in palestra,
pedalando sulla cyclette o facendo attività all’aria aperta si producono endorfine naturali che
possono servire (almeno in certi casi) a sostituire in maniera del tutto naturale gli psicofarmaci. Un
altro curioso metodo descritto da Servan nel suo libro è quello della sveglia che simula il sorgere
del sole: si tratta di una sveglia che, all’incirca mezz’ora prima dell’orario in cui viene predisposta
la suoneria, inizia ad irradiare una luce che gradatamente aumenta di intensità, simulando così la
venuta dell’alba. Si tratta di un metodo per aiutare in maniera del tutto naturale l’organismo a
gestire lo stress del risveglio forzato.
L’ennesima conferma di quanto su asserito sul rapporto tra disbiosi e “malattie mentali” è
l’articolo del daily mail intitolato Eat more yogurt! Low levels of healthy gut bacteria could be
the cause of mental health issues such as ‘anxiety and schizophrenia’ (“Mangiate più yogurt!
Bassi livelli di batteri benefici nell’intestino potrebbero essere la causa di problemi mentali quali
“ansietà e schizofrenia”)318. I sottotitoli sono particolarmente significativi:
Una persona adulta porta in media 2 kg di batteri
I batteri benefici sono noti come probiotici, e si trovano comunemente nello
yogurt di latte, yogurt di soia, e sotto forma di integratori alimentari
I probiotici sono anche somministrati nei trapianti di feci, nei quali le feci di un
donatore sano vengono somministrate per via anale ad un paziente infetto
Gli Streptococchi sono legati al disordine ossessivo compulsivo
I batteri intestinali regolano i livelli di dopamina
Un accumulo di dopamina causa agitazione e stress nel corpo
I batteri intestinali ‘parlano al cervello’ per mezzo del sistema immunitario o di
parti del sistema nervoso
Per quanto interessante, l’articolo però non dice che gli yogurt vaccini (o caprini) andrebbero
fatti a partire da latte intero, di sicura provenienza biologica, di mucche (o capre) in ottima salute,
che dovrebbero fermentare 24 ore, e quando possibili preparati a partire da latte crudo, non
pastorizzato e non omogeneizzato; questo è almeno quanto asserisce la dottoressa Campbell (e non
solo lei).

316
Pubblicato su The Journal of Nutrition, Health & Aging (2010), autori M. Rondanelli, A. Giacosa, A. Opizzi;
http://www.jacn.org/content/29/1/55.full.pdf)
317
http://www.mettersiadieta.it/alimenti/omega-3-riduce-depressione.
318
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2419418/Low-levels-healthy-gut-bacteria-cause-mental-health-issues-
anxiety-schizophrenia-say-scientists.html.
78
Ma esiste poi un latte così?319 … forse quello degli animali
allevati sul proprio pezzettino di terra? Vista anche la
correlazione tra consumo di latte e latticini e tubercolosi320
nonché paratubercolosi321 c’è da stare molto attenti.
Personalmente ritengo che la migliore alternativa vegetale sono
gli yogurt fatti in casa a partire per esempio dal cocco o dalla
mandorla (vedi più avanti).

Ad ogni modo l’articolo del Daily Mail riferisce di studi di scienziati che correlano lo stato della
microflora intestinale a disturbi quali l’ansietà, la schizofrenia e l’autismo, ed in particolare di uno
studio pubblicato sul giornale Nutritional Neuroscience da parte del laboratorio statunitense The
Great Plains Laboratory (uno dei migliori e più attrezzati al mondo, cui si appoggia la stessa
dottoressa Campbell-McBride). Questo studio mostra che i livelli della molecola HPHPA (un
sottoprodotto chimico dei batteri del genere clostridium) sono molto più alti nelle urine dei bambini
autistici e di altri soggetti con problemi mentali. In particolare in una nota ad una foto dell’articolo
il giornale riferisce che
il dottor James Greenblatt, un psichiatra dell’area di Boston, dice che tutti i
dottori dovrebbero adottare come una procedura standard l’esame degli acidi
organici nelle urine per il controllo dei livelli di HPHPA.
Questa molecola (HPHPA) secondo Greenblatt
causa la disattivazione di un enzima che impedisce alla dopamine di essere
convertita nel neurotrasmettitore neuroepinefrina, dice Greenblatt, e questo
causa un accumulo di dopamina.
L’accumulo di dopamina, è noto, induce agitazione.
Per quanto inaccettabile dal punto di vista etico, e di incerta trasposizione all’uomo, è
interessante anche quanto riferisce l’articolo su una ricerca in cui i topi sono stati privati dei microbi
intestinali, i quali mostravano livelli più alti del cortisolo (l’ormone dello stress) rispetto ai topi sani
del gruppo di controllo; i topi privati della microflora intestinale mostravano anche
livelli alterati della molecola cerebrale BDNF, che è stata correlata all’ansietà ed
alla depressione negli esseri umani.
Nell’articolo si parla anche di PANDAS, una malattia causata dagli streptococchi
che si manifesta come una combinazione di tic, ossessioni, compulsioni ed altri
sintomi che possono essere abbastanza gravi per giustificare diagnosi come
disordine cronico da tic, disturbo ossessivo compulsivo, e sindrome di Tourette .
Un bambino di 10 anni della Virginia è stato curato con probiotici dopo essere
stato erroneamente diagnosticato come sofferente di PANDAS dopo che aveva
sviluppato dei sintomi da disturbo compulsivo in seguito ad un’infezione da
streptococchi e ad un lungo ciclo di antibiotici.
(…) Dopo i probiotici, ‘c’è stato un cambiamento totale’, ha detto ad ABC
News. ‘I suoi sintomi sono scomparsi e si è rimesso del tutto.’
Quanto ai trapianti di feci di donatori sani, per quanto possa essere un interessante campo di
ricerca, mi sembra molto più logico ripristinare la corretta flora con una dieta paleolitica ed i
probiotici, o magari provare semplicemente a fare dei clisteri con sciolti dentro dei probiotici,
secondo quanto suggerisce la dottoressa Campbell.
319
http://www.boorp.com/libri_gratis_pdf/libro_Tbc_Tisi_quale_Verita%27_in_pdf_gratis.php.
320
http://integrazionebenessere.it/alimentazione/406-lo-sapete-che-dietro-al-commercio-di-latte-e-latticini-si-
nascondono-temibili-verita.html.
321
http://www.izsler.it/izs_bs/ftp/doc/CREF_paratubercolosi/compiti/Mybacterium%20avium.pdf.
79
Per spiegare meglio il legame intestino-cervello e comprendere come si possano originare i
cosiddetti disturbi mentali, consiglio la lettura dell’articolo Intestinal microbiota, probiotics and
mental health: from Metchnikoff to modern advances: Part II – contemporary contextual
research (“Microbiota intestinale, probiotici e salute mentale: da Metchnikoff alle scoperte
moderne: Parte II – ricerca contestuale contemporanea”) 322 che presenta forse la più ricca mole di
dati sul rapporto tra equilibrio del microbiota intestinale e salute mentale. Gli autori ricordano
innanzitutto come agli inizi del 1900 gli scienziati indagassero già tale questione discutendo del
fenomeno della cosiddetta autointossicazione (tossine prodotte dai patogeni che arrivano al cervello
anche a causa di una aumentata permeabilità dell’intestino), ma dal 1930 in poi la questione fu
abbandonata e si iniziò al contrario ad indagare sulla relazione causale inversa: l’effetto di
depressione, ansia e stress nella genesi dei disturbi gastrointestinali.
Gli autori stessi, prima di lavorare a questo articolo di rassegna degli studi del settore, hanno
fatto dei lavori di indagine mostrando il ruolo potenziale dei probiotici per combattere stati di fatica
cronica e di depressione. Col progredire delle tecniche di analisi ormai sappiamo che i cosiddetti
disturbi mentali sono associati con un basso grado di infiammazione, stress ossidativo e aumento
delle citochine infiammatorie (delle molecole denominate per esempio TNF-α, IL-1, IL-6, etc) tutti
fattori che possono regolati dall’assunzione dei probiotici.
Uno dei fattori intestinali che può causare disturbi mentali, e su cui si sofferma il succitato
articolo, sono le endotossine lipopolisaccaridi (LPS), la cui somministrazione (anche in basse dosi)
ha innescato ansia, depressione, deficit cognitivi. Tali molecole fanno parte della membrane esterna
dei batteri gram-negativi, microrganismi che (sotto normali condizioni) sono presenti in quantità di
almeno un grammo nel nostro intestino (una minuscola porzione del microbiota intestinale quindi).
Se la barriera intestinale è sana e funzionante, solo una minuscola quantità di endotossine LPS può
passare nel sangue, mentre alti livelli di tali tossine vengono rilevate nel sangue di persone obese,
con alti livelli di insulina e che manifestano altri segni che predispongono alle malattie
cardiovascolari ed al diabete. Ma le tossine LPS inducono anche produzione di citochine che a loro
volte sovra-eccitano il sistema limbico e portano ad una diminuzione di triptofano, la molecola a
partire dalla quale viene costruita nel nostro corpo la serotonina, un neurotrasmettitore essenziale
per il normale funzionamento del cervello, e la cui carenza induce ansia e depressione.
Tra l’altro l’ingresso nel circolo sanguigno delle tossine LPS può danneggiare la barriera emato-
encefalica323, ovvero quel sistema che agisce da filtro per evitare che certe molecole indesiderabili
arrivino fino al cervello; sostanzialmente aumenta la permeabilità di questa barriera e aumenta il
carico di patogeni e di tossine che riescono a raggiungere il cervello, comprese le stesse LPS, e
diminuisce al contempo la capacità della barriera di espellere le tossine, come quelle che delle beta-
amiloidi, peptidi tossici che nel cervello nei malati di Alzheimer accumulano e si aggregano
formando addirittura delle placche che ricoprono le cellule nervose (e che, secondo recenti ricerche,
hanno un qualche ruolo anche nel morbo di Parkinson324). Il nostro organismo però è dotato di un
sistema di regolazione della permeabilità di questa barriera per mezzo di certi cannabinoidi (detti
endocannabinoidi, in quanto prodotti dal corpo stesso) che compensano l’effetto negativo delle
LPS. Questo suppongo che possa spiegare l’effetto terapeutico dei cannabinoidi nel mitigare i
sintomi della sclerosi multipla e forse anche quello curativo nei confronti dei tumori cerebrali.
Affinché le tossine LPS (ed anche altre) possano giungere in circolo nel sangue in dosi
sufficienti a creare dei disturbi mentali occorre un aumento della permeabilità intestinale (e

322
Pubblicato su Gut Pathogens. 2013; 5: 3, autori Alison C Bested, Alan C Logan, Eva M Selhub;
http://www.gutpathogens.com/content/5/1/3.
323
Direct effects of endotoxin on the endothelium: barrier function and injury, pubblicato su Laboratory investigation
1999 Oct;79(10):1181-99., autori Bannerman D D, Goldblum S E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10532583.
324
Motor deficits associated with changes in β-amyloid in Parkinson’s disease, pubblicato su Journal of Neurology
Neurosurgery & Psychiatry, nov 2012, autrice Glenda M Halliday;
http://jnnp.bmj.com/content/early/2012/11/08/jnnp-2012-304177.extract.
80
possibilmente a volte anche un aumento di numero degli stessi batteri gram-negativi), e sempre più
ricerche scientifiche lo stanno dimostrando. Interessante ad esempio è il risultato dello studio
Alterations of the intestinal barrier in patients with autisms pectrum disorders and in their
first-degree relatives (“Alterazioni della barriera intestinale in pazienti con disturbo dello spettro
autistico e nei loro parenti di primo grado”)325 che mostra come l’eccessiva permeabilità
intestinalesi riscontri nel 36.7% dei bambini autistici, nel 21.2% dei loro parenti di primo grado (tra
i quali ci sono anche le madri ed i fratelli, che condividono una simile microflora, dal momento che
viene trasmessa da madre a figlio) e nel 4.8% dei soggetti sani del gruppo di controllo. L’aumento
della permeabilità intestinale non è però legata solo al passaggio nel sangue delle tossine LPS, ma
anche di molte altre tossine, veleni ambientali, nonché particelle di cibo maldigerito. Tra i veleni
ambientali che causano sintomi depressivi ci sono i PCB, i quali a loro volta compromettono la
funzionalità di entrambe le barriere di cui qui si è discusso, quella intestinale e quella emato-
encefalica. Anche in questo caso il corpo è dotato di meccanismi di riequilibrio, i batteri benefici, ed
in effetti la somministrazione di probiotici aiuta a disintossicare l’intestino.
Mentre l’assunzione di acidi grassi Omega 3 ha un effetto positive sulla barriera intestinale ed
aiutano a limitare il passaggio di LPS tossine nel sangue, il fruttosio aumenta la quantità di LPS in
circolazione rispetto al saccarosio ed al glucosio. La sempre maggiore diffusione dello sciroppo di
mais ad alto contenuto di fruttosio può quindi contribuire all’aumento dei casi di ansia e
depressione.
Un altro fattore a volte importante nei problemi mentali, che viene fatto notare nel succitato
articolo, è quello dell’acido D-lattico, un isomero del’acido lattico che viene prodotto da alcuni
batteri (come il Lactobacillus delbrueckii) e che si può accumulare nell’intestino, passare nel
sangue e quindi contribuire ad uno squilibrio psichico. L’assorbimento di acido D-lattico nel sangue
viene aumentato dalle tossine LPS, dalla permeabilità intestinale, ma anche dallo stress; l’eccesso di
fibra può incoraggiare la crescita delle specie che producono questo isomero dell’acido lattico.
Alcune altre informazioni (e conferme di quanto su scritto) le troviamo nell’articolo Serotonin,
tryptophan metabolism and the brain-gut-microbiome axis326 (“Serotonina, metabolismo del
triptofano e l’asse microbioma intestinale-cervello”) nel cui abstract troviamo scritto che uno dei
meccanismi con cui asse e microbioma interagiscono può dipendere
dalla capacità del microbiota intestinale di controllare il metabolismo del
triptofano (…) riducendo simultaneamente la frazione disponibile per la sintesi
della serotonina ed aumentando la produzione di metaboliti neuroattivi
È noto che bassi livelli di serotonina a possono provocare ansia, depressione nonché problemi
sessuali, e aggressività; si può fare qualcosa per aumentare la produzione di serotonina facendo
attività fisica e prendendo il sole, oppure mangiando alcuni alimenti che ne stimolano la produzione
(frutti di bosco, patate, cacao, zucca, e lasciamo perdere il latte che ormai è tutto pastorizzato e nn
fa certo bene alla salute) attività fisica e luce solare).
Come già accennato all’inizio del libro, sono emerse di recente molte informazioni sul possibile
ruolo del parassita unicellulare toxoplasma nella depressione e in altri “problemi mentali”.
L’articolo New findings: depression, suicide, and Toxoplasma gondii infection (“Nuove
scoperte: depression, suicidio ed infezione da Toxoplasma gondii)327 ci informa che non solo la
presenza di anticorpi al Toxoplasma è correlate a vari disturbi mentali (tra i quali schizofrenia,
depressione, tentativo di suicidio) ma che è stato individuato un possibile meccanismo: la reazione

325
Pubblicato su Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition. 2010;51:418–424, autori De Magistris L, Familiari
V, Pascotto A, Sapone A, Frolli A, Iardino P, Carteni M, De Rosa M, Francavilla R, Riegler G, Militerni R, Bravaccio C ;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20683204.
326
Pubblicato su Behavioural Brain Research 2015 Jan 15;277:32-48, autori O’Mahony S M, Clarke G, Borre Y E, Dinan T
G, Cryan J F.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25078296.
327
Pubblicato su Journal of American Association of Nurse Practicioners 2014 Nov;26(11):629-37, autori Hsu P C, Groer
M, Beckie T; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24715687.
81
di difesa dell’organismo contro questo protozoo ha come effetto collaterale una diminuzione di
produzione di serotonina nel cervello. Un’altra affermazione importante dell’articolo è che mentre
generalmente un’infezione da toxoplasma non può riattivarsi una seconda volta, questo può invece
succedere nei soggetti con un sistema immunitario squilibrato.
L’articolo Effects of Toxoplasma gondii infection on plasma testosterone and cortisol level
and stress index on patients referred to Sina hospital 328, mostra che nelle persone infette da
toxoplasma c’è un misurabile aumento dei livelli di testosterone e di cortisolo (l’ormone dello
stress) ed è stata misura una correlazione tra toxoplasmosi stress ed ansia.
L’articolo Reconceptualizing major depressive disorder as an infectious disease (“Ripensare
la depressione maggiore come una malattia infettiva”)329, per quanto si presenti come puramente
speculativo, mostra diverse argomentazioni a favore di tale punto di vista, per esempio la presenza
di indicatori di un processo infiammatorio (anche nel cervello). Per esempio i suicidi mostrano
livelli più elevati di alcune interleuchine in un’ area del cervello già in precedenza associata ala
formulazione di idee suicide. Ovviamente è una speculazione asserire che tali indicatori di un
processo infiammatorio dipendano dall’attivazione del sistema immunitario in risposta ad
un’infezione da virus, batteri o parassiti, ma è una speculazione molto sensata. L’articolo ci informa
che il Toxoplasma gondii infetta circa un terzo della popolazione mondiale e che tale infezione è
associata alla produzione di quelle citochine pro-infiammatorie riscontrate nei pazienti depressi e
che è stata riscontrata una correlazione tra diffusione dell’infezione da toxoplasma e tassi di
suicidio; inoltre le persone che hanno tentato il suicidio hanno più alti livelli di anticorpi al
toxoplasma. Del resto se il toxoplasma riesce a modificare il comportamento dei topi da esso
infettati fino a far loro percepire l’odore dell’urina del gatto come qualcosa di sessualmente
attraente, il sospetto che possa causare anche nell’uomo delle forte modificazioni a livello cerebrale.
Altri dati finora appurati sono quelli della correlazione tra virus come l’herpes simplex-1 o il virus
di Epstein-Barr; ma è noto che la correlazione non è abbastanza per definire un rapporto di causa ed
effetto.
Argomentazioni molto simili le ritroviamo nell’articolo Could depression be the result of a
brain infection?(La depressione potrebbe essere causata da un’infezione al cervello?)330.
Ma come fare a liberarsi da una infezione da toxoplasma se il proprio sistema immunitario è
debole? Ovviamente ristabilendo l’equilibrio del sistema immunitario risanando l’intestino, e poi
probabilmente possono venire in aiuto zinco, melatonina e lattoferrina; sebbene i seguenti studi
siano stati compiuti su animali, è risaputo che lo zinco aiuta a potenziare il sistema immunitario e
che la lattoferrina ha un’azione antibattericaed antifungina. Vedi Effect of zinc and melatonin
supplementation on cellular immunity in rats with toxoplasmosis331 e Toxoplasma gondii:
inhibition of the intracellular growth by human lactoferrin 332. Maggiori informazioni su dei
percorsi natuali di cura della toxoplasmosi potete trovarle (in inglese) sul sito di Greg Lee333.
In realtà il numero dei parassiti (anche unicellulari) che possono causare problemi a livello
mentali (ma anche attacchi epilettici) è piuttosto vasto, sebbene molti si trovino solo in aree
tropicali; chi vuole controllare l’elenco può leggere l’abstract dell’articolo Parasitoses of the
328
Pubblicato su Jundashapur Journal of Microbiology, autori Tehran Shahnaz Shirbazou, Laila Abasian, Fatemeh Talebi
Meymand; http://jjmicrobiol.com/2399.fulltext..
329
Pubblicato su Biology of Mood and Anxiety Disorders 2014; 4: 10, autore Turhan Canli;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4215336/.
330
Pubblicato su Journal Biology of Mood and Anxiety Disorder 2014, 4:10, autore Turhan Canli;
http://www.biolmoodanxietydisord.com/content/4/1/10.
331
Pubblicato su Biological Trace Elememnt Research 2003 Winter;96(1-3):237-45, autori Baltaci A K, Bediz C S,
Mogulkoc R, Kurtoglu E, Pekel A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1471610326.
332
Pubblicato su Polish Journal of Microbiology 2007;56(1):25-32, autori Dzitko K, Dziadek B, Dziadek J, Długońska H;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17419186.
333
Why Chronic Depression Can Be Aggravated By a Hidden Toxoplasmosis Infection;
http://goodbyelyme.com/free_articles/coinfections/toxoplasmosis.
82
human central nervous system334. Persino alcuni vermi parassiti possono penetrare nel cervello,
ma perché ciò succeda occorre ingerire carne cruda.
Molto altro materiale sulla questione psichiatrica sarà presto disponibile non appena riordino i
miei scritti. Sul rapporto tra “malattia mentale” e carenze di vitamina D, vedi il capitolo relativo.
Per l’intanto vi suggerisco di leggere anche (nonostante tutti i limiti di un approccio che non
riconosce la follia come problema legato a disturbi nutritivi, intestinali o di focus dentali) i libri di
Giuseppe Bucalo (disponibili anche gratuitamente on line) e l’articolo Le voci dentro la loro
testa”, approccio di Gail Hornstein alla comprensione della follia335.

17 - Il legame tra l’intestino e la dipendenza da sostanze (alcool e altre


droghe)

La dottoressa Natasha Campbell-McBride afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta
paleolitica e sui probiotici) è utile anche per risolvere i problemi legati alla dipendenza da sostanze
(alcool e altre droghe). La scopo del protocollo GAPS è quello di curare la disbiosi intestinale che
evidentemente concorre (assieme a una serie di problematiche sociali e psicologiche) all’instaurarsi
di una dipendenza.
Non è un caso che il metodo Gerson336 (nato allo scopo di curare tumore e tubercolosi, e basato
sul risanamento dell’intestino e del fegato) ha dato buoni risultati anche nel risolvere problemi di
dipendenza da sostanze. Se la dieta GAPS (una versione della dieta dei carboidrati specifici)
abolisce del tutto i carboidrati complessi (e quindi tutti i cereali, gli pseudo-cereali e i tuberi
amidacei), la dieta associata al metodo Gerson del resto prevede ben pochi carboidrati, ben poco
glutine (un po’ di avena) e tantissima frutta e verdura biologica cruda, sotto forma di spremute.
Non è un caso che l’articolo Role of intestinal permeability and inflammation in the
biological and behavioral control of alcohol-dependent subjects (“Ruolo della permeabilità
intestinale e dell’infiammazione nel controllo biologico e comportamentale dei soggetti alcol-
dipendenti”)337 mostra una aumento della permeabilità intestinale negli alcolisti, permeabilità che
permette alle endotossine (ed eventualmente anche a caseomorfine e gluteomorfine) di penetrare nel
circolo sanguigno. Ovviamente non è abbastanza per indicare che lo squilibrio intestinale sia causa
e non effetto del consumo di alcool e/o altre droghe (probabilmente il nesso causale esiste in tutte e
due le direzioni) ma è sicuro che, una volta nota la correlazione tra le due cose, non ci si può
limitare a curare il problema psicologico alla base della dipendenza, perché altrimento lo squilibrio
intestinale rischia di influire negativamente sulla psiche ed alimentare un circuito chiuso.
Altro articolo che illustra la correlazione tra danno al microbioma intestinale ed alcool (sebbene
non chiarisca in che senso vada il nesso causale) è The intestinal microbiome and the leaky gut
as therapeutic targets in alcoholic liver disease (“Il microbioma intestinale e l’intesino poroso
come un obiettivo terapeutico nella malattia epatica da alcool”)338.
Abbiamo appena visto al capitolo precedente che una dieta senza glutine e caseina apporta
notevoli miglioramenti nei soggetti autistici e nei cosiddetti schizofrenici. La disbiosi intestinale
impedisce una corretta digestione di diverse sostanze; in particolare l’incompleta digestione di
glutine e caseina genera la produzione di gluteomorfine e caseomorfine, sostanze morfinosimili che
334
Pubblicato su Journal of Helminthology. 2013 Sep;87(3):257-70, autori Finsterer J, Auer H;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23046708.
335
http://www.italiah24.it/italia/notizie/46291/le-voci-dentro-la-loro-testa-approccio-di-gail-hornstein-alla-
comprensione-della-follia.html.
336
Vedi anche più avanti il capitolo sul cancro.
337
Pubblicato su Brain, behavior and immunity 2012;26:911–918, autori Leclercq S, Cani PD, Neyrinck A M, Stärkel P,
Jamar F, Mikolajczak M, Delzenne N M, de Timary P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22521198.
338
Pubblicato su Frontiers in physiology 11 October 2012, autori Phillipp Hartmann, Wei-Chung Chen, Bernd Schnabl;
http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fphys.2012.00402/full.
83
innescano una vera e propria dipendenza da latticini e da farinacei contenenti glutine. Forse anche
questo fenomeno (specie alla luce di quanto appena riportato) potrebbe contribuire a spiegare il
legame tra intestino e dipendenza da sostanze.
Ma vediamo infine le informazioni che ci porta l’articolo Intestinal permeability, gut-bacterial
dysbiosis, and behavioral markers of alcohol-dependence severity (“Permeabilità intestinale,
disbiosi dei batteri intestinali e indicatori comportamentali della gravità della dipendenza da
alcool”)339, il quale ci informa che alcuni (ma non tutti) i soggetti alcolizzati soffrono di eccessiva
porosità intestinale, e che questi soffrono più degli altri di ansia, depressione e desiderio
incontenibile dell’alcool dopo un lungo periodo di astinenza. Tra l’altro i soggetti alcolizzati con
intestino permeabile analizzati in questo studio mostrano una composizione alterata del microbiota
intestinale (ovvero una disbiosi) e gli autori concludono che questa, alterando la funzionalità della
barriera intestinale contribuisce ai disturbi del comportamento; di conseguenza si propone l’idea di
considerare il microbiota un aspetto datenere in considerazione nella gestione della dipendenza da
alcool, ovvero si propone lo stesso approccio fin qui da me discusso (e che ci crediate o no, ho
scoperto questo articolo solo dopo avere scritto il resto del capitolo).

18 - Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana

In tempi relativamente recenti la scienza, la medicina e la microbiologia hanno scoperto le


strutture dei cosiddetti “biofilm”, ovvero aggregazioni di organismi unicellulari che spesso
divengono così complesse da poter essere considerate quasi come un unico organismo vivente, in
maniera non molto differente da come avviene per le spugne.
Si tratta di particolari strutture che aderiscono a superfici sia biologiche (come per esempio le
pareti dell’intestino) che artificiali (come ad esempio la parete interna di un catetere), costituite di
una matrice polimerica composta di polisaccaridi all’interno della quale vivono colonie di micro-
organismi. Quando il numero delle cellule presenti nella colonia supera un certo livello (quorum)
tra le diverse cellule vengono scambiati persino molecole chimiche che hanno funzione di
trasmettitori, ma vengono scambiati anche materiali genetici. A tale scopo i biofilm presentano
spesso dei veri e propri canali che potremmo anche vedere come un rozzo apparato circolatorio,
nervoso, escretore.
La matrice a base di polisaccaridi del biofilm è caricata negativamente, ed ai polisaccaridi sono
frammisti degli ioni metallici positivi di calcio, manganese e ferro, che ne permettono la coesione.
Si crea così una struttura che protegge gli organismi unicellulari da radiazioni e agenti chimici, ma
anche dall’effetto degli antibiotici e dall’azione del sistema immunitario dell’organismo che li
ospita.
Ed è proprio questo aspetto che rende importantissima la presenza dei biofilm nell’organismo
umano quando essi sono formati da batteri patogeni oppure da batteri commensali che, in soggetti
immunodepressi, subiscono una proliferazione eccessiva. Lo stesso batterio nella sua forma libera
(o planctonica) può essere abbastanza facilmente identificato e colpito da un sistema immunitario
efficiente o dai farmaci (come gli antibiotici), ma all’interno del biofilm può diventare 100 volte più
resistente.
Ciò vuol dire che a volte i focolai infettivi responsabili di una certa patologia non sono esterni
ma interni, e che non possono essere eliminati fintanto che non vengono eliminati i biofilm. In
effetti sebbene molte cellule trovino rifugio all’interno del biofilm esse vivono in equilibrio con un
numero variabile di individui liberi (forme planctoniche) dello stesso batterio che si staccano dal
biofilm. Di conseguenza molte malattie croniche e/o autoimmuni possono essere causate da agenti
339
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science U S A. 2014 Oct 21;111(42):E4485-93, autori Leclercq
S, Matamoros S, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25288760.

84
patogeni che, riparati nella struttura del biofilm, non si riescono ad eliminare. La struttura del
biofilm, che ripara i patogeni, è quindi fortemente correlata al problema della disbiosi intestinale e
della sua risoluzione, ma anche a problematiche dentali, dal momento che anche la famosa placca
dentale è stata recentemente riconsiderata come una struttura a base di biofilm340.
I biofilm non hanno una membrana esterna proteica e proprio per questo motivo il sistema
immunitario non li riconosce come un pericolo e non li attacca. Da notare per altro che
l’integrazione di calcio ferro e manganese (elementi cardine della struttura del biofilm) può essere
controproducente se si vogliono attaccare tali strutture.
Un metodo chimico-farmaceutico per aggredire il biofilm (un metodo che presenta diversi effetti
collaterali ovviamente) è quello di rompere i legami a base di ioni metallici con il chelante EDTA,
in modo che i batteri non siano più protetti e di somministrare quindi un antibiotico per eliminarli.
Secondo quando scritto da Kerri Rivera nel suo libro (che descrive un protocollo per la
guarigione dall’autismo, ma anche da molte malattie causate da disbiosi e parassitosi), il biossido di
cloro somministrato per via orale e per via rettale (in opportune basse diluizioni) ha la duplice
funzione di distruggere la coesione della matrice del biofilm e di aggredire i patogeni che ne
fuoriescono. La conferma di questa affermazione avviene dalla Lenntech, azienda che si occupa di
trattamento e purificazione dell’acqua, la quale nel suo sito341 riferisce espressamente:
È stato dimostrato oltre ogni dubbio che il biossido di cloro rimuove il biofilm dai
sistemi acquosi e ne impedisce la formazione una volta dosato ad un basso livello
continuo. L’ipoclorito d’altra parte si è rivelato avere scarso effetto sui biofilm.
Si tratterebbe quindi di un’alternativa molto più naturale e che presenta come effetti collaterali
solo una eventuale reazione di Herxheimer. Da notare che la reazione di Herxheimer non è un vero
e proprio effetto collaterale, ma è una sorta di reazione di disintossicazione, che però a volte può
essere anche molto pesante; è possibile evitarla iniziando con dosi molto ma molto basse, per poi
andare ad aumentare piano piano.
Ma ovviamente la dieta SCD (paleo) affamando i patogeni alla lunga dovrebbe contribuire allo
smantellamento della struttura dei biofilm, ci sono poi vari tipi di enzimi utili per aggredirlo (ad
esempio Biofilm Defense di Kirkman Labs, Intenzyme Forte di Biotics Research, MetabolicZyme
di Allergy Research Group), anche la lactoferrina esplica un’azione positiva contro il biofilm 342, così
come l’N-Acetilcisteina343 (però a volte ci possono essere reazioni avverse forti, sebbene potrebbero
essere correlate proprio ad una reazione di Herxheimer).
Per approfondimenti sui biofilm vedi anche i documenti seguenti
Biofilm microbici, formazione e funzioni
http://www.sciunisannio.it/doc/appunti/lm_biol/201011/microb_virol_m_03.pdf
Biofilm batterici
http://www.microbiologiatorvergata.it/approfondimenti/biofilmbatterici.htm
Biofilm, una nuova visione della placca dentale
http://www.dentalcare.it/formazione-dentale-professionale/biofilm.aspx?
ModuleName=coursecontent&PartID=3&SectionID=-1
Meccanismi di resistenza del biofilm agli antimicrobici
http://www.renalgate.it/biofilm_antib3.htm
Colon irritabile e colite recidivi? Il problema è il biofilm
http://www.codicepaleo.com/biofilm/
340
http://www.dentalcare.it/formazione-dentale-professionale/biofilm.aspx?
ModuleName=coursecontent&PartID=3&SectionID=-1.
341
http://www.lenntech.it/biblioteca/clo2/diossido-di-cloro.htm.
342
Iron-binding compounds impair Pseudomonas aeruginosa biofilm formation, especially under anaerobic
conditions, pubblicato su Journal of Medical Microbiology 2009 Jun;58(Pt 6):765-73, autori O’May C Y, Sanderson K,
Roddam L F, Kirov S M, Reid D W; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19429753.
343
N-acetylcysteine inhibit biofilms produced by Pseudomonas aeruginosa, pubblicato su Biomedcentral
Microbiology 2010, 10:140v, autori Tiemei Zhao, Youning Liu; http://www.biomedcentral.com/1471-2180/10/140.
85
19. La chelazione farmacologica e quella naturale secondo la dottoressa
Campbell-McBride (e le virtù salutari delle bacche di sambuco nero)

La dottoressa Natasha Campbell-McBride nel suo libro “La Sindrome Psico-Intestinale” parla
anche dei chelanti farmacologici (farmaci che legano a sé i metalli pesanti e li espellono
dall’organismo), in particolare dell’Acido Dimercaptosuccinico (DiMercaptoSuccinic Acid -
DMSA) e dell’EDTA (acido etilendiamminicotetracetico), farmaci utilizzati dalle forze armate per
trattare militari esposti a tali sostanze tossiche.
Sebbene ci siano persone che asseriscono di avere avuto giovamento dalla terapia con farmaci
chelanti, la dottoressa Campbell è molto scettica. In effetti chi decide di assumerli deve essere
sottoposto a costante monitoraggio medico e regolari analisi del sangue, dal momento che tali
farmaci hanno effetti collaterali di un certo rilievo, come danni al midollo osseo: diminuzione del
numero di globuli bianchi neutrofili, diminuzione delle piastrine che servono alla coagulazione del
sangue, distruzione dei globuli rossi. Tutto ciò causa una riduzione della funzionalità del sistema
immunitario che può portare a sua volta ad infezione di batteri e funghi patogeni nell’intestino; un
parziale rimedio è l’assunzione d’integratori di fermenti lattici sia prima che durante il trattamento.
Oltre ad eliminare i metalli pesanti questi farmaci eliminano anche metalli ed altri minerali utili
al corpo umano, come lo zinco. I farmaci chelanti non vanno usati in pazienti con malattie renali, e
durante la chelazione farmacologica andrebbero monitorate sia la funzionalità renale che quella
epatica (del fegato).
Insomma, soprattutto se si utilizzano su soggetti particolarmente vulnerabili come i bambini
autistici, o altri soggetti con forte disbiosi intestinale, il gioco potrebbe non valere la candela.
Qual è allora il rimedio suggerito dalla dottoressa Campbell? Un rimedio semplicissimo: succhi
(fatti in casa, possibilmente con un estrattore, o anche con una centrifuga) di frutta e verdura.
Personalmente ho acquistato una centrifuga ed ho preparato il succo di ogni sorta di frutta e
verdura fresca, sperimentando anche associazioni decisamente gustose come arancia carota e mela,
ananas banana e arancia, arancia zucca e mela, limone arancia e pera.
La dottoressa Campbell-McBride fornisce una serie di indicazioni e suggerimenti tra i quali:
ingerire i succhi a due ore e mezzo di distanza dai pasti, bere succhi (rigorosamente fatti in casa)
almeno due volte al giorno, aggiungere alla frutta ed alla verdura da cui estrarre il succo anche un
cucchiaio di bacche di sambuco344, potente antivirale345 efficace anche contro molte infezioni
batteriche, anti-infiammatorio, stimolante del sistema immunitario. Sul http://takecareblog346
leggiamo che:
Le bacche cotte posseggono anche proprietà depurative per reni, sangue e
stomaco; stimolano il ricambio metabolico ed aiutano nel caso di disturbi
reumatici e di sciatica.
Inoltre la dottoressa Campbell consiglia:
- il succo di carote mele sedano e barbabietola rossa per depurare il fegato.
- il succo di verza, sedano e mela per stimolare il sistema digestivo e depurare i reni
- il succo di verdura fresca (spinaci, lattuga, cime di barbabietola, bieta, cime di carota e ortica)
con un pomodoro e succo di limone per chelare i metalli pesanti e integrare magnesio e ferro
- il succo di ananas carota e poca barbabietola rossa da bere al mattino per stimolare la
produzione di enzimi pancreatici e di succhi gastrici (e migliorare quindi la digestione).
Detto questo come sostanze chelanti naturali ci sonola vitamina C (naturale), l’aglio, la curcuma,

344
http://www.mr-loto.it/sambuco.html.
345
http://www.riza.it/benessere/sos-salute/2756/infezioni-addio-con-il-sambuco.html.
346
http://takecareblog.iljournal.it/2009/il-sambuco-nero-per-depurare-il-sangue/28949.
86
l’acido alfa lipoico (finchè si resta entro basse dosi 347), lo zolfo organico (vedi anche il capitolo
relativo), il glutatione, il magnesio, la zeolite, la tintura madre di coriandolo (che però va associata a
zeolite – non micronizzata - oppure ad alga clorella, altrimenti i metalli pesanti reintossicano
l’organismo348).
Di metodi naturali per chelare i metalli pesanti ce ne sono anche altri: l’assunzione di vitamina C
e acido alfa lipoico (in particolare gli esteri della vitamina C come l’ascorbil palmitato, passano
attraverso la barriera emato encefalica e arrivano fino al cervello, permettendo di depurarlo), il
metil-sulfonil-metano (MSM, zolfo organico), il silicio organico (oppure più semplicemente
dell’enterosgel, un prodotto reperibile in farmacia), il Lugol (in piccole dosi ovviamente), la pectina
di agrumi modificata, il metodo coriandolo + clorella (clorella mezz’ora prima dei pasti principali e
gocce di tintura madre di coriandolo subito prima dei pasti). Per ulteriori approfondimenti potete
leggere anche il libro di Fiamma Ferraro La Terapia Chelante: Disintossicarsi dai metalli tossici.

20 - Svenimenti, anemia, disbiosi, candidosi, respirazione

Secondo quanto si legge su un sito ispirato al lavoro del dottor Buteyko, gli svenimenti si
possono prevenire con gli esercizi di respirazione (metodo Buteyko per l’appunto, vedi anche il
capitolo relativo)349.
Secondo gli studi e la pratica clinica del dottor Buteyko e della sua scuola, l’iperventilazione
causa tutta una serie di patologie, diminuendo l’ossigenazione di organi e tessuti, danni cui si
rimedia appunto con gli esercizi di respirazione che, aumentando il tasso di anidride carbonica del
sangue, spingono maggiore ossigeno dai capillari ai tessuti. A conferma di quanto appena scritto c’è
la diffusione della moda di procurarsi lo svenimento da soli utilizzando l’iperventilazione forzata, a
volte con lo scopo di saltare la scuola (ma non solo). Si tratta di una pratica insensata e pericolosa
che ha già causato molte morti350. Sta di fatto che viene confermato il legame tra svenimento e
respirazione.
A parte questo occorre ricordare che la dottoressa Campbell menziona vertigini e svenimenti
ricorrenti tra le malattie causare da candidosi e disbiosi intestinale. Facendo una ricerca su internet
si trovano infatti testimonianze di persone sofferenti di candidosi/disbiosi e di svenimenti
frequenti351.
Inoltre è ben noto che gli svenimenti possono essere conseguenza della pressione bassa, la quale
a sua volta può essere concausata dalle tossine della Candida, la cui proliferazione causa un eccesso
di istamina nel corpo; tale eccesso di istamina (detto anche istadelia) a sua volta può causare
alterazione della pressione oltre che contribuire all’innesco di reazioni allergiche e infiammatorie,
(dalla rinite allergia a varie forme di dermatite). Per quanto appena detto un possibile rimedio al
problema degli svenimenti ricorrenti, oltre che la cura della disbiosi/parassitosi, possono essere utili
gli esercizi di respirazione Buteyko, che aiutano a normalizzare la pressione.
Anche l’anemia spesso causa svenimenti352. La dottoressa Campbell nel suo libro La Sindrome
Psico-intestinale scrive che le persone con disbiosi intestinale (e quindi anche molte delle persone
etichettate come depresse, schizofreniche, iperattive, o sofferenti di una delle molte patologie
correlate alla disbiosi come celiachia, morbo di Crohn etc.) hanno una forma più o meno accentuata
347
Fino a 50 mg per gli adulti; integratori di acido alfa lipoico e vitamina C sono in vendita anche in farmacia senza
alcuna ricetta.
348
Zeolite o clorella mezz’ora prima dei pasti e coriandolo all’inizio dei pasti.
349
http://www.buteykoclinic.it/achi.htm.
350
http://www.tgcom24.mediaset.it/skuola/2013/notizia/modi-per-saltare-la-scuola-arriva-lo-svenimento-
indotto_2007714.shtml.
351
http://www.medicitalia.it/consulti/archivio/13789-svenimenti_infezioni.html, http://o.elobot.it/categoria/denti-
della-bocca-e-la-salute-orale/candida/sintomi.
352
http://www.cibo360.it/cibo_salute/altrepatologie/anemia.htm.
87
di anemia.
L’anemia del può essere sia una conseguenza immediata della disbiosi, dovuta alla proliferazione
di batteri patogeni che sottraggono al corpo il ferro che viene introdotto con l’alimentazione (ad
esempio Attinomiceti, Micobatteri, e Corinebatteri), sia una sua conseguenza indiretta: le tossine
accumulatesi nel corpo a causa della disbiosi aprono la strada alle infestazioni da parassiti, e la
parassitosi causa spesso una forma di anemia.
Gli integratori di ferro ben poco possono fare per contrastare una carenza causata dalla disbiosi
intestinale, in quanto essi rafforzano la crescita dei batteri patogeni che assorbono il ferro. Gli studi
più recenti del resto mostrano che fornire integratori senza affrontare globalmente il problema
apporta ben pochi benefici, mentre al contempono causano diversi effetti collaterali negativi a
livello digestivo.
Un fattore importante di cui tenere conto quando si soffre di una forma di anemia
apparentemente inspeigabile è la possibilità di avere una forma non ancora diagnosticata di
celiachia o di sensibilità al glutine non celiaca (una forma di intolleranza al glutine che non causa il
danneggiamento dei villi intestinali). L’articolo Refractory iron-deficiency anemia and gluten
intolerance - Response to gluten-free diet (“Anemia refrattaria da carenza di ferra e intolleranza al
glutine – risposta ad una dieta senza glutine”)353 ci informa tale forma di anemia
ha un’origine multifattoriale correlate a varie condizioni gastrointestinali, tra le
quali celiachia più malassorbimento e disturbi infiammatori intestinali assieme
all’intolleranza al glutine.
In un campione di 98 pazienti (per lo più donne) studiato dagli autori dell’articolo
Un totale di 67 casi (68%) erano persone con aplotipo HLA-DQ2 o -DQ8 (+) 354].
Abbiamo trovato atrofia dei villi (Marsh III) nel 13% dei pazienti, ed un pattern
infiammatorio (Marsh I o II) nel 13%. Tutti i restanti 72 pazienti (74%) non
presentavano alterazioni duodenali riscontrabili istologicamente 355
(…) La risposta [ad una dieta senza glutine] è stata positiva nel 92% dei
soggetti. (…) L’intolleranza al glutine in assenza di lesioni istologiche è rilevata in
circa il 75% dei pazienti , e di conseguenza gioca un ruolo rilevante nello sviluppo
della malattia.
Detto questo segnalo che il mais di adesso è spesso contaminato da OGM e non c'è più certezza
che non contenga tracce di glutine. Alcuni medici che si occupano della intolleranza al glutine
consigliano di evitare il mais o assumerlo solo di origine veramente biologica. In alternativa, se si
segue già per motivi medici una dieta senza glutine, escludere pure il mais può essere un tentativo
da prendere in considerazione. Va da sé che in una dieta senza cereali il problema non si pone.

21 - Endometriosi, psiche, alimentazione, focus dentali e disbiosi


intestinale

Una mia amica mi ha raccontato tempo fa di essere guarita dall’endometriosi anche grazie alla
meditazione. In effetti l’endometriosi è una malattia autoimmune e come tale il ruolo della psiche
può essere molto forte, ma generalmente è la presenza di disbiosi e di parassitosi ad innescare uno
squilibrio del sistema immunitario.
La disbiosi può essere la causa che innesca una intolleranza al glutine, alla caseina e ad altre
353
Pubblicato su Revista espanola de enfermedades digestivas 2011 Jul;103(7):349-54, autori Sáez LR, Álvarez DF,
Martínez IP, Mieres NA, García PN, García Rde F, Menéndez SR, Alegre SV, Goñi JL;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21770680.
354
Dei marcatori genetici che indicano la predisposizione alla celiachia, ma non la certezza che la malattia si svilupperà.
355
Dopo analisi del tessuto prelevato con una bioscopia.
88
sostanze, intolleranze queste che possono a loro volta essere cause di varie malattie. Per altro le
tossine generate dai batteri patogeni e dalla candida, predispongono il corpo ad essere infestato dai
vermi parassiti. Secondo la dottoressa Clark l’endometriosi è causata dai trematodi nell’utero.
Sul rapporto tra disbiosi ed endometriosi ho reperito in rete un articolo intitolato Disbiosi
intestinale, intolleranze alimentari, cistiti ricorrenti e endometriosi 356, e due ricerche
scientifiche che correlano l’endometriosi alla sindrome d’intolleranza al glutine. La prima e l apiù
importante è Gluten-free diet: a new strategy for management of painful endometriosis related
symptoms? (“Dieta senza glutine: una nuova strategia per la gestione dei sintomi dolorosa correlati
all’endometriosi?”)357. Dopo 12 mesi di dieta senza glutine il 75% delle donna malate di
endometriosi manifestavano una significativa riduzione dei sintomi dolorosi della malattia e tutte
(anche quelle non erano miglirate sotto questo aspetto) mostravano un miglioramento delle
condizioni generali di salute fisica, con maggiore vitalità, maggiore propensione alla vita sociale e
un migliore equilibrio mentale.
La seconda è Celiac disease and endometriosis: an insidious and worrisome association
hard to diagnose: a case report (“Celiachia ed endometriosi: un’associazione insidiosa e
preoccupante difficile da diagnosticare: un rapporto su un caso clinico”)358.
Ad ulteriore conferma porto diversi articoli e pareri medici, vedi per esempio il sito infoceliachia
ed il sito dell’associazione italiana endometriosi:
http://www.infoceliachia.com/169/endometriosi-e-celiachia-sono-in-correlazione.html
http://www.endoassoc.it/HOME/Inprimopiano/announce_20140708.aspx
La dottoressa Daniela Pelotti addirittura intitola il suo articolo “L’endometriosi è sempre causata
dal glutine”359.
Ma come fare a dimenticarsi del legame tra l’intolleranza al glutine e disbiosi intestinale, già
evidenziato nel capitolo 7? Una mia amica infatti mi ha segnalato che la sua cisti endometriosica di
4 cm, dopo un digiuno detossificante si è riassorbita e i dolori sono spariti, che sta continuando con
un alimentazione tendenzialmente crudista e pare che il processo di guarigione stia progredendo
positivamente. Tenendo conto che il digiuno fa letteralmente morire di fame patogeni e parassiti
così come una dieta tendenzialmente crudista, questa testimonianza rientra perfettamente nel quadro
fin qui delineato.
Secondo un’interpretazione psicologica l’endometriosi è una delle malattie causate dal blocco
del 2° chakra (quello collegato al sesso) in seguito ad trauma di natura sessuale. Lei afferma di
avere trovato molto utile fare dei lavaggi energetici emozionali per risolvere questo problema. Sulla
tecnica succitata vedi i due link seguenti:
http://naturopatia.over-blog.it/pages/Lavaggio_Energetico-1202528.html
http://www.spiritoliberomag.it/2013/02/lavaggio-energetico-emozionale-di-nader-butto/
Claudia Rainville nel suo libro Metamedicina - ogni sintomo è un messaggio (Amrita editore)
afferma invece che:
Questa malattia è caratterizzata da presenza di mucosa uterina fuori dal luogo in
cui si trova naturalmente. Questa affezione è quasi sempre collegata al timore
delle conseguenze della nascita di un bambino. Le donne che ne soffrono hanno a
volte paura che un bambino venga a prendere il loro posto, a spezzare l’armonia
di coppia, oppure temono di condurre il bambino in un mondo che, a loro volta,
non hanno accettato.
356
http://sabrinaseveri.it/donne/.
357
Pubblicato su Minerva Chirurgica 2012 Dec;67(6):499-504 autori Marziali M, Venza M, Lazzaro S, Lazzaro A, Micossi
C, Stolfi V M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23334113.
358
Pubblicato su Clinical and experimental obstetrics & gynecology 2014;41(3):346-8, autori Caserta D, Matteucci E,
Ralli E, Bordi G, Moscarini M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24992792.
359
http://pelotti.altervista.org/index.php?
option=com_content&view=article&id=73:endometriosi&catid=3:archivio&Itemid=30.
89
La naturopata Obberhammer360 sostiene che una giusta circolazione sanguigna attivata attraverso
la ginnastica intima dia molto beneficio a questo disturbo, mentre il dottor Perugini Billi (ottimo
medico che usa la dieta, i prodotti erboristici ed altri rimedi naturali) ha scritto un interessante
articolo361 citando anche vari rimedi naturali. Significativo il fatto che egli scriva: ”È stato visto che
le donne con endometriosi hanno un’assunzione ridotta di antiossidanti, segnatamente le vitamine
C, E e i minerali Zinco e Selenio”. Come già evidenziato più volte in precedenza questo è un tratto
comune ai pazienti sofferenti di disbiosi intestinale.
Riguardo all’endometriosi è molto interessante l’esperienza pubblicata dal dentista Federico
Avesani sul suo sito (Denti devitalizzati Disbiosi intestinale e Endometriosi)362, di una donna che,
tramite un omotossicologo che la sottopone al Vega-Test, scopre di avere un problema ai denti.
Casualmente in occasione di quella visita è presente il dottor Avesani che propone il test della
procaina, ovvero una iniezione in corrispondenza di un molare devitalizzato. Il risultato è che:
in 5 minuti mi passa il dolore alle ovaie e alla schiena che da sempre mi
attanagliano durante l’ovulazione a causa dell’endometriosi. Dopo anni di pillola,
antidolorifici, corse in ospedale, due laparoscopie importanti nel giro di 5 mesi, la
prospettiva di una menopausa precoce artificiale, l’incubo dell’infertilità, mi
ritrovo ad avere speranza, speranza in una visione più naturale e vivibile per
convivere e magari risolvere il mio problema trovandone la causa reale. (…) mi
affido al dottor Avesani per bonificare alcune vecchie amalgame in sicurezza, ma
soprattutto per estrarre alcuni denti devitalizzati che scopro essere spesso “il
nascondiglio” di infezioni che possono scatenare l’endometriosi. Nonostante il
disagio di togliere dei denti “buoni” e anche le spese per affrontare un percorso
di questo tipo, (in realtà in confronto a tutte le precedenti spese fatte in farmacia
e per le visite dai vari specialisti non sono niente), mi butto in questo percorso e la
mia vita ricomincia. A fine 2011 concludo i controlli con lo specialista
Omotossicologo. Da allora ovulazione e ciclo li supero con del semplice
paracetamolo. Da novembre 2012 sono una mamma.
Concludo questo capitolo con un link di approfondimento su endometriosi ed alimentazione, un
articolo della biologa nutrizionista Maria Stella Cacciola in cui si cita uno studio sull’integrazione
di omega-3 che ha diminuito i sintomi della malattia di circa il 22%:
http://nutritievivibene.blogspot.it/2010/12/endometriosi-e-alimentazione.html.

22 - Dermatite, eczema, psoriasi, rosacea, micosi della pelle e delle unghie

Anche la pelle, come già evidenziato nell’introduzione, ospita un vasto numero di


microorganismi, come mostra l’articolo The skin microbiome (“Il microbioma della pelle”)363, nel
cui abstract leggiamo che la pelle è l’organo più esteso del corpo, colonizzato da diversi
microrganismi, la maggior parte dei quali è innocua o persino benefica. La composizione di questo
microbiota dipende da fattori interni ed esterni al corpo; il sistema immunitario epiteliale influenza
il microbiota ma a sua volta ne è influenzato. Gli autori in particolare scrivono che:
Lo sviluppo di metodi molecolari per identificare I microrganismi ha portato
all’emergere di una nuova visione dei batteri residenti sulla pelle come altamente
diversificati e variabili. Una migliore comprensione del microbioma della pelle è
360
http://simonaoberhammer.com/ginnastica-intima/.
361
http://www.dottorperuginibilli.it/patologie/496-endometriosi-cure-complementari.
362
http://www.studioavesanifederico.it/le-testimonianze.
363
Pubblicato su Natural Reviews, Microbiology 2011 Apr;9(4):244-53, autori Grice E A, Segre J A.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21407241.
90
necessaria per acquisire maggiori informazioni sul coinvolgimento microbico nei
disordini cutanei e per permettere nuovi approcci terapeutici probiotici ed
antimicrobici per il loro trattamento.
L’articolo The Human Skin Microbiome in Health and Skin Diseases, Pubblicato su
Metagenomics of the human body, autore Huiying Li, Karen E Nelson editore;
http://link.springer.com/chapter/10.1007/978-1-4419-7089-3_8#page-1, ci informa che la pelle
È colonizzata da un ecosistema microbico unico e complesso, che include
batteri, funghi, e batteriofagi, alcuni dei quali potrebbero divenire patogeni in
certe circostanze. Il microbiota della pelle è complesso. Diverse centinaia di
specie microbiche differenti risiedono sulla pelle. La sua composizione e
distribuzione differiscono in maniera peculiare da quella dalla flora degli altri
organi.
In effetti le affezioni della pelle di cui si discute in questo capitolo sono, a parere di quasi tutti i
medici naturopati, correlate a disbiosi e parassitosi intestinale per diversi motivi: le tossine della
microflora patogena e dei parassiti concorrono direttamente al problema, alcuni patogeni ed anche
alcuni parassiti concorrono ad una esagerata permeabilità intestinale (sindrome dell’intestino
poroso) che permette il passaggio nel circolo sanguigno di tossine che altrimenti verrebbero
eliminate tramite l’apparato escretore, ed infine sulla pelle è presente una microflora, che risente
degli squilibri della microflora intestinale (che costituisce la parte maggioritaria della microflora
dell’intero organismo). Una microflora squilibrata a livello intestinale predispone ad una microflora
epiteliale squilibrata, e la carenza dei batteri simbionti (quelli benefici) rende più deboli le difese del
sistema immunitario nei confronti di microrganismi patogeni ed opportunisti, tra i quali anche quei
funghi unicellulari che causano la micosi alla pelle.
Le seguenti righe sono tratte dal sito http://leakygut.co.uk/ e sono state scritte dalla dottoressa
Gloria Gilbère:
Gli esperti concordano sul fatto che la maggior parte dei disturbi cronici della
pelle, in particolare la psoriasi, siano la manifestazione esterna del tentativo del
corpo di eliminare le tossine interne che si sono accumulate all’interno dei vasi
linfatici e del sangue da “infiltrazioni” attraverso le pareti intestinali in una
condizione nota come sindrome dell’intestino permeabile (leaky gut syndrome).
Lavorando direttamente con i pazienti in tutto il mondo, si è visto che i
protocolli che sono stati più efficaci sono quelli che includono la riparazione delle
pareti intestinali prima di iniziare l’eliminazione da candida e parassiti.
Il protocollo di pulizia più efficace si ottiene sgombrando questi microrganismi
indesiderati al fine di diminuire la pressione accumulata sul fegato e
sull’intestino, permettendo il libero passaggio e così la riduzione del carico tossico
complessivo.
Scrive a sua volta il dottor Edward F. Group III sul sito www.parasite-cleanse.com364:
Malattie della pelle
La presenza di parassiti intestinali, a volte, si manifesta come allergie, tumori
e varie altre malattie della pelle.
I parassiti intestinali inducono il corpo umano a rilasciare ormoni e difensori
del sistema immunitario, che a loro volta irritano la pelle causando varie malattie
epiteliali come acne, orticaria, eruzioni cutanee, prurito, eczema, ulcere,
gonfiore, ferite, lesioni, vesciche sulle labbra e dermatiti. Ciò priva anche la pelle
della sua solita lucentezza.
I parassiti intestinali causano irritazione e infiammazione al ventre rendendo
364
http://www.parasite-cleanse.com/intestinal-parasite-symptoms.html.
91
difficile la digestione di certi tipi di alimenti. La presenza di particelle di cibo non
digerito nel tubo digerente obbliga l’organismo a produrre una quantità
eccessiva di eosinofili, un difensore del sistema immunitario. Questi eosinofili
infiammano il tessuto del corpo e causano eruzioni cutanee.
Quanto su scritto viene confermato dai casi clinici mostrati nel capitolo 34 (Un brevetto russo
contro i parassiti) e dalla mia personale esperienza, oltre che da alcuni studi scientifici.
L’articolo Skin manifestations in parasite infection (“Manifestazioni epiteliali nell’infezione
parasitica”)365 ci informa su alcuni meccanismi specifici che legano la presenza di parassiti sia alle
manifestazioni allergiche epiteliali che alle oculo-riniti allergiche agli inalanti. È noto infatti
(riferisce l’abstract dell’articolo) che i parassiti intestinali stimolano la produzione di IgE e la
degranulazione dei mastociti e quindi possono indurre manifestazioni allergiche. Nello studio di
questi autori si sono osservati 55 pazienti con infestazione da parassiti intestinali, tutti sofferenti di
eruzioni cutanee, orticaria o angioedema366 causato dai parassiti, manifestazioni che sono scomparse
dopo trattamento con farmaci antiparassitari. Fra tutti i pazienti il 30% circa terzo è risultato
allergico ad almeno un inalante (pollini, polvere, pelo degli animali domestici).
L’articolo Chronic urticaria and blastocystis hominis infection: a case report 367 ci informa
che “un vasto numero di parassiti sono stati correlati all’orticaria” e riporta il caso di una donna in
cui la malattia era causata da un protozoo parassita, Blastocystis hominis.
Vediamo adesso cosa si può leggere su alcune ricerche scientifiche riguardo al rapporto tra
squilibrio della microflora e malattie della pelle
Nell’articolo Microbioma and the skin diseases (“Il microbioma e le malattie della pelle”)368 si
trova scritto tra l’altro:
Recentemente stanno emergendo delle relazioni che valutano le strategie per
manipolare il microbioma della pelle con l’intento di modulare le malattie e/o i
loro sintomi.
Il microbioma della normale pelle umana si è scoperto che ha un’alta diversità
e variabilità da persona a persona. La composizione della microflora delle lesioni
della pelle malata (nella dermatite atopica e nella psoriasi) ha mostrato precise
differenze rispetto a quella della pelle sana. E’ stata riportata la funzione della
colonizzazione microbica nello stabilire l’omeostasi del sistema immunitario,
mentre sia le interazioni tra il corpo umano ed i microbi che ospita, che la
variazione geneticamente determinata dello strato corneo potrebbero essere
legati alla disbiosi della pelle. Entrambe le cose sono rilevanti per le malattie
cutanee con risposta immunitaria aberrante e/o funzionalità disturbata della
barriera epiteliale. La modulazione della composizione della microflora della
pelle per restaurare l’omeostasi del sistema corpo-microbioma potrebbe essere la
strategia del futuro per trattare o prevenire la malattia.
A questo punto ci si pone il solito problema se la disbiosi è causa oppure effetto di certe
condizioni patologiche, e la risposta viene da articoli come Allergy development and the
intestinal microflora during the first year of life (“Microflora intestinale durante il primo anno di

365
Pubblicato su Roumanian Archives of Microbiology and Immunology 2001 Oct-Dec;60(4):359-69, autori Varga M1,
Dumitraşcu D, Piloff L, Chioreanu E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12561678.
366
Manifestazione simile all’orticaria caratterizzata dal gonfiore della zona di pelle interessata.
367
Pubblicato su European Review for Medical and Pharmacological Sciences 2004 May-Jun;8(3):117-20, autori
Pasqui AL, Savini E, Saletti M, Guzzo C, Puccetti L, Auteri A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15368795.
368
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science vol. 110 no. 37 15061–15066, autori Christel
Chehouda, Stavros Rafailb, Amanda S. Tyldsleya, John T. Seykoraa, John D. Lambrisb, Elizabeth A. Gricea;
http://www.pnas.org/content/110/37/15061.abstract,.
92
vita e sviluppo dell’allergia”) 369. Nello studio cui si riferisce l’articolo, oltra a verificare una carenza
di batteri simbionti del genere Enterococcus e Bifidobacterium si è appurata anche la successione
temporale, ed infatti nella conclusione leggiamo
Differenze nella composizione della flora intestinale tra infanti che svilupperanno
ed infanti che non svilupperanno l’allergia sono dimostrabili prima dello sviluippo
di qualsiasi manifestazione clinica di atopia.
Interessante è anche l’articolo Complement modulates the cutaneous microbiome and
inflammatory milieu370 che tratta della correlazione tra funzionamento del sistema immunitario
epiteliale e microflora della pelle. In esso tra l’altro si afferma che tale microflora può regolare
l’espressione di alcuni geni; qui di sotto riporto la traduzione di alcune informazioni addizionali su
tale studio371:
La diminuita diversità microbica è stata associata a malattie della pelle come la
dermatite atopica, un tipo di eczema (...) sta diventando sempre più evidente che
molte malattie sono causate (o quanto meno esacerbate) non dai patogeni di per
sè, ma dalla disbiosi, uno squilibro nella comunità microbica. (...) Questo
equilibrio è probabimente altamente evoluto in maniera tale che la salute della
nostra pelle si mantiene quando questi due fattori [sistema immunitario e
popolazione microbica - N.d.T.] sono in equilibrio ed in comunicazione. E quando
si perturba uno dei due si può innescare o esacerbare una malattia od
un’infezione della pelle.
L’articolo Immune System, Skin Microbiome “Complement” One Another, Finds Penn
Medicine Study (“Studio della Penn Medicine scopre che il sistema immunitario ed il microbioma
della pelle “si complementano” l’uno con l’altro”) 372 sul sito della Perelman school of medicine
afferma che la diminuita diversità microbica è stata associata a malattie della pelle come la
dermatite atopica, e che sta diventando sempre più evidente che molte malattie sono causate (o
quanto meno esacerbate) non dai patogeni di per sè, ma dalla disbiosi, uno squilibro nella comunità
microbica.
Ma cosa può influire negativamente sulla microflora della pelle? A parte la presenza di una
disbiosi a livello intestinale e altre alterazioni a livello sistemico che si riflettono anche sulla pelle
(parliamo quindi anche di antibiotici, anticoncezionali, antiinfiammatori, neurolettici,
chemioterapici, cortisonici ed altri farmaci che danneggiano il microbiota umano), c’è da prendere
in considerazione tutta quella miriade di prodotti per la pelle, saponi e detergenti che rischiano di
perturbare l’equilibrio della popolazione microbica similmente a quanto fanno molti farmaci
(antibiotici, pillole anticoncezionali, neurolettici, antidolorifici etc.) nell’intestino. Non è un caso
che la dottoressa Campbell consiglia di usare pochi prodotti, e sceglierli il più naturali possibili.
Alcune persone affermano che la vera sicurezza deriva dall’utilizzare prodotti a base di sostanze che
siano anche commestibili, anche perché la pelle assorbe tutto quello che le si pone sopra; per altro
ciò che si ingerisce può subire un processo di filtraggio da parte del fegato, mentre ciò che si
assorbe attraverso la pelle passa all’interno del nostro corpo senza filtro di sorta.
L’articolo The skin Brigade (“La brigata della superficie”) 373, è un altro articolo che riporta i
risultati di studi effettuati su pazienti sofferenti di psoriasi al quale è stata analizzata la microflora
369
Pubblicato su Zeischrift fur Versuchstierkunde. 1990;33(2):91-6., autori Engelen D P, Koopman J P, van der Brink M E,
Bakker M H, Stadhouders A M, de Boer H.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2353549.
370
http://www.pnas.org/content/early/2013/08/21/1307855110.abstract.
371
http://www.uphs.upenn.edu/news/News_Releases/2013/08/grice/.
372
L’articolo riferisce di una ricerca effettuata da Grice, Lambris et al., pubblicata su Proceedings of the National
academy of science http://www.uphs.upenn.edu/news/News_Releases/2013/08/grice/.
373
Pubblicato su Nature. 2012 Dec 20;492(7429):S60-1, autore Trivedi B;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23254975,
http://www.nature.com/nature/journal/v492/n7429_supp/full/492S60a.html.
93
epiteliale sia di una zona di pelle affetta dalla malattia che di una zona di pelle sana, e su persone
senza alcun segno di psoriasi. Abbiamo quindi degli studi in cui il paragone tra pelle malata e pelle
sana è stato effettuato utilizzando due diverse tipologie di soggetti di controllo.
I risultati di questo tipo di studi, sebbene per il momento ancora ad uno stadio embrionale, sono
ugualmente interessanti, in quanto hanno mostrato differenze nella popolazione dei propionibatteri.
Il confronto ha mostrato che tali batteri erano presenti in notevole quantità nei campioni di pelle
sana analizzata, in moderate quantità nei campioni di pelle sana dei pazienti psoriasici, ed in
quantità ancora minori nei campioni di pelle con lesioni da psoriasi.
Altra notizia interessante è quella riguardante i gemelli sofferenti di psoriasi: nel 30% dei casi
solo uno dei due gemelli omozigoti manifesta la malattia, a conferma del fatto che la psoriasi non è
una malattia genetica, sebbene si potrebbe ipotizzare una predisposizione genetica.
Ma se pensiamo che i gemelli identici oltre ai geni hanno in comune la flora intestinale (ereditata
dalla madre durante il parto, e durante l’allattamento al seno, e acquisita dallo stesso ambiente
esterno), l’alimentazione della casa in cui abitato fino al raggiungimento dell’indipendenza, tale
ipotetica predisposizione genetica si potrebbe spiegare in ben altro modo.
Visto il gran numero di numerose persone guarite definitivamente dalla psoriasi grazie
all’alimentazione paleo, si può facilmente immaginare come la disbiosi sia una delle cause più
importanti della malattia e come tale fattore, che si trasmette di madre in figlio, possa apparire
ingannevolmente ereditario. Con questo ovviamente non si può negare la possibile esistenza di
predisposizioni genetiche, ma ritengo che l’influenza dell’ambiente sia predominante; d’altronde
come potrebbero essere puramente dovute a predisposizioni genetiche le tante le malattie che si
sono largamente diffuse in epoca moderna e che erano molto rare 100 o 200 anni fa?
Le più moderne tecniche di ricerca 374 stanno permettendo di identificare le specie di funghi e di
batteri presenti nelle varie zone della pelle umana, che dimostra quindi di essere, al pari della
mucosa intestinale, un sito che ospita una complessa microflora. L’articolo Microbiome dynamics
of human epidermis following skin barrier disruption375, mostra gli esisti di un’analisi del
microbiota dell’epitelio (quello profondo e quello superficiale) e le loro intereazioni, discutendo
l’analisi del microbiota tipico di 4 differenti regioni della pelle.
Grazie a questi nuovi metodi (spesso basati sul riconoscimento genetico) è stato possibile un
nuovo filone di ricerca nuovi filone di ricerca, grazie al quale si sono potute evidenziare le
differenze significative tra il microbioma epiteliale della pelle malata e di quella sana, come mostra
ad esempio l’articolo Molecular analysis of fungal microbiota in samples from healthy human
skin and psoriatic lesions (“Analisi molecolare del microbiota fungino in campioni prelevati da
pelle umana sana e da lesioni psoriasiche”)376.
Sul rapporto tra microrganismi intestinali ed affezioni cutanee segnalo anche l’articolo Effect of
saccharomyces on the eubiosis of intestinal flora and the significance of dysbiosis in
dermatoses “L’effetto dei saccaromiceti nell’eubiosi della flora intestinale e la sua importanza nelle
dermatiti”)377.
Una presentazione della dottoressa Heidi H. Kong, del dipartimento di dermatologia del Centro
per la ricerca sul Cancro (CCR) del National Cancer Institute, che verte su eczema, sistema
immunitario e microbioma della pelle378 ci offre numerose informazioni che concordano col quadro
sin qui delineato.
Apprendiamo poi che le eruzioni della dermatosi atopica sono associate con la colonizzazione e
374
http://www.genomeweb.com/sequencing/nih-team-presents-findings-fungi-focused-study-skin-microbiome.
375
Pubblicato su Genome Biology 2012, 13:R101, autori Patrick LJM Zeeuwen et al.;
http://genomebiology.com/2012/13/11/R101.
376
Pubblicato su Journal of Clinical Microbiology. 2006;44:2933–2941, autori Paulino LC, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16891514.
377
Pubblicato su “Zeitschrift für Haut- und Geschlechtskrankheiten 1971 Oct;46(19):607-9, autore Máramarosi G;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5137243.
378
http://www.genome.gov/Multimedia/Slides/HumanMicrobiomeScience2013/21_Kong.pdf .
94
le infezioni da Staphylococcus aureus, che le tipiche cure includono la somministrazione di
antimicrobici e coricosteroidi sia locali (sulla pelle sotto forma di pomate, creme unguenti) che
sistemici. Se come tutto mi fa supporre questa malattia è correlata alla disbiosi (intestinale ed
epiteliale), si tratta di due categorie di farmaci che a lungo andare contribuiscono proprio alla
disbiosi (e quindi potrebbero cronicizzare la situazione). Non meraviglia infatti che il 40/70 per
cento dei pazienti che soffrono di questa malattia sviluppano asma o rinite allergica; infatti secondo
quanto afferma la dottoressa Capbell-McBride la disbiosi è la causa comune di queste tre patologie.
Per altro mi viene da pensare che se si inizia con la dermatite atopica e si assumono quei farmaci si
peggiora la disbiosi e si comprende come si possa sviluppare anche qualche altro problema di
salute.
Non desta quindi meraviglia il fatto che negli ultimi 30 anni l’incidenza di tale malattia è
raddoppiata, dato che dimostra categoricamente che non si tratta di una malattia genetica ma
ambientale.
La presentazione della dottoressa Kong mostra che la biodiversità della microflora batterica della
pelle è correlata con la gravità dei sintomi di dermatite atopica, e che tale diversità diminuisce
quando si sviluppano le eruzioni cutanee, mentre al contempo aumenta la presenza delle specie di
Stafilococchi. Viene segnalato infine che i pazienti con immunodeficienza primaria con malattie
eczematose hanno in genere infezioni da Candida (ennesima conferma di quanto affermato dalla
dottoressa Campbell sulla genesi di tale patologia) e che tali pazienti hanno una microflora
epiteliale atipica.
Vista la presenza di una microflora alterata sulla pelle di chi soffre di eczema, psoriasi e
dermatite atopica, viene da pensare al possibile utilizzo dei probiotici da spalmare sulla pelle in caso
di psoriasi. Questa è solo una mia supposizione, ma concorda con quanto scritto da alcuni
ricercaotori e riportato all’inizio del capitolo. Ricordo che la pelle assorbe le sostanza alla pari
dell’intestino, quindi anche in questo caso se si volesse provare sarebbe il caso di provare con
piccole dosi e piano piano aumentare, e visto che non ci sono al momento sperimentazioni di
nessuna sorta, chi volesse provarlo la faccia a proprio rischio e pericolo.
Ma ci sono altri due fattori che possono risultare importanti nel causare problemi della pelle,
come dovrebbe essere chiaro a chi ha ben letto il mio libro “I pilastri della salute e la rete di
interconnessioni”: i focus dentali e la respirazione.
Già in una pubblicazione del 1939 (Piorrea alveolare e infezione focale. La Stomatologia, n.6
1939) il professor Paolo Albanesi aveva riportato che:
da una casistica di centinaia di casi abbiamo potuto desumere che una riduzione
delle paradontopatie arrecava dei risultati positivi rispetto allo stato di salute
generale.
Il miglioramento delle paradontopatie secondo quanto riporta questo illustre medico italiano
poteva in certi casi risolvere problemi a carico dell’apparato digestivo e respiratorio, ma anche
angina, asma e psoriasi. Le parodontopatie sono quel fenomeno di degenerazione di ciò che sta
“intorno al dente”, a partire da una gengiva che si infetta e si infiamma per arrivare poi, col
progredire delle infezioni batteriche (che si rafforzano costruendo una struttura biofilmica, vedi il
capitolo relativo) all’indebolimento della funzione di sostentamento dei denti ed alla piorrea (con
eventuale caduta del dente. Il biossido di cloro in opportune piccole diluizioni, potrebbe essere utile
per fare dei risciacqui volti a disinfettare la zona gengivale e parodontale, smantellare gli eventuali
biofilm presenti, e quindi prevenire o combattere tali problemi.
Tra le persone che hanno affrontato la bonifica dentale (rimozione con protocollo sicuro delle
amalgame, estrazione di denti devitalizzati, pulizia curettaggio e disinfezione delle cavitazioni,
rimozione di residui radicali e denti del giudizio inclusi nell’osso mascellare) ci sono testimonianze
di guarigione dalla psoriasi, come del resto riporta anche il dentista Ernest Adler nei suoi libri.
Personalmente conosco una persona che dopo medi di dieta paleo non riusciva a guarire dalla
psoriasi, ma che poi si è decisa a rimuovere le sue (molte) otturazioni in amalgama di mercurio; la
95
guarigione è arrivata dopo la rimozione dell’ultima amalgama. Ma le cavitazioni ed i denti
devitalizzati possono essere più subdoli sebbene meno evidenti, anche perché le cavitazioni nel sito
di estrazione dei molari, sono in connessione diretta con gli organi del sistema digestivo.
Nel suo libro “Attacco all’asma e non solo” la dottoressa Fiamma Ferraro, sebbene scriva che gli
esercizi di respirazione Buteyko non servano a guarire la psoriasi, riporta pure la testimonianza di
una donna che guarisce da una forma di dermatite grazie anche all’attenzione posta sul respiro.
Segnalo infine che il dottor Angilé parla del rapporto tra dermatiti e ombelico e dei buoni
risultati ottenuti con la neural-terapia379.
Prima di passare alla mia personale esperienza con questo tipo di problemi, vorrei segnalare
l’importanza della vitamina D per la prevenzione cura di questa malattia; il capitolo sulle carenze da
vitamina D dovrebbe spiegare bene il perché.
Personalmente ho sofferto per molto tempo di psoriasi ed eczemi, anche a causa delle numerose
otturazioni in amalgama di mercurio che avevo (e che ho rimosso seguendo una procedura protetta,
eseguita da un dentista esperto). Ma ad alcuni mesi di distanza dalla rimozione delle otturazioni
velenose i disturbi restavano quasi invariati. Col senno del poi si potrebbe pensare da una parte che
ci vogliono diversi anni per smaltire tutto quel mercurio, e dall’altra parte che il mercurio aveva
innescato una disbiosi intestinale con proliferazione di Candida, la quale non va via solo perché il
mercurio è stato rimosso.
È stato a questo punto che ho scoperto il libro di John Pagano Guarire la Psoriasi (Macro
Edizioni, Diegaro di Cesena, 2003) ed ho messo in pratica i consigli che esso dà: eliminare dalla
dieta tutta una serie di cibi istaminizzanti o allergizzanti come le solanacee (pomodoro, patata,
melanzana, peperoncino, peperone), i frutti di mare e i crostacei, eliminare zucchero (saccarosio, sia
bianco che integrale), vino ed ogni bevanda alcolica, eliminare le bibite gasate (che siano dolcificate
con lo zucchero o peggio ancora con dolcificanti artificiali), eliminare té e caffé, limitare il consumo
di carne, bere due litri d’acqua al giorno e seguire una dieta alcalinizzante [devo dire che io già
avevo smesso di assumere zucchero sia bianco che di canna, ero già vegetariano e praticamente
astemio].
Nonostante l’entusiasmo con cui ho provato a seguire la strada indicata da John Pagano i
miglioramenti sono stati relativi, e quando ho provato ad eseguire persino la idro-colon terapia
(lavaggi dell’intestino) consigliata dal libro non sono mancati gli effetti collaterali negativi. Questo
impatto negativo forse è stato dovuto al fatto che il medico che mi seguiva non mi ha fornito
nessuna indicazione dietetica da seguire nei giorni prima durante e dopo il lavaggio, né suggerito di
prendere al contempo dei probiotici; l’unico consiglio che mi aveva dato è stato di seguire la già
citata dieta alcalinizzante e quindi di bere molto, cosa che ho fatto coscienziosamente. Purtroppo
però era inverno, faceva freddo, ed una delle maniere con cui introducevo ingenti quantità di liquidi
nel mio organismo erano i brodi caldi, che preparavo aggiungendo un preparato granulare
contenente lievito (ma privo del pericoloso glutammato monosodico, tengo a precisare). Ma chi me
lo aveva mai detto che il lievito poteva essere una delle cause principali dei miei mali giacché la
candida se ne nutre?
E così ho convissuto col mio inferno personale ancora per qualche mese fino a quando, in
maniera del tutto casuale, ho scoperto due persone che operavano vicino a casa mia: una
pranoterapeuta ed un medico naturopata che integrava il sapere della medicina tradizionale cinese
con l’uso di un modernissimo strumento computerizzato per valutare lo stato energetico dei diversi
meridiani.
La prima a visitarmi è stata la pranoterapeuta, della quale ho sperimentato subito l’enorme
energia che emanava dalle mani; quando infatti lei ha passato una mano vicino all’articolazione
infiammata del mio ginocchio ho sentito una vampata enorme di calore, e l’ho sentita
esclusivamente quando le mani della pranoterapeuta sono passate sopra quella zona. Per farla breve
posso dirvi che dopo pochi minuti arriva la diagnosi: “tu hai la Candida nell’intestino, e
379
Per esempio qui http://www.giovanniangile.it/index.php/neuralterapia/40-neurodermatiti.
96
probabilmente anche dei vermi parassiti”.
Il secondo è stato il medico naturopata, che (senza sapere niente di quanto detto dalla
pranoterapeuta) mi ha diagnosticato una parassitosi da candida e prescritto un cambiamento di dieta
unito all’assunzione di alcuni estratti vegetali (tramite il prodotto erboristico Leucand, che contiene
pau d’arco, echinacea angustifolia, acido caprilico, melaleuca alternifolia,) ed alla digitopressione
su alcuni punti specifici (che ho praticato da solo su me stesso). Ed ecco il miracolo: dopo anni ed
anni di tentativi più o meno infruttuosi in tre settimane sono praticamente rinato, dopo anni di
sofferenze tre settimane di dieta avevano praticamente cancellato i devastanti pruriti e permesso il
rimarginarsi della maggior parte delle lacerazioni.
Ciò che nutre la candida infatti sono gli zuccheri semplici (saccarosio, ma in misura minore
anche fruttosio e quindi miele) gli zuccheri del latte vaccino ed il lievito di birra abitualmente
utilizzato per la panificazione (pasta e pane), oltre agli alimenti a base di farina raffinata, ai funghi,
alla frutta secca (il naturopata mi ha concesso di fare un’eccezione solo per le mandorle, e così
almeno quelle me le sono mangiate).
Ho quindi tolto dal mio menù anche questi cibi ed il risultato non si è fatto attendere, anche se la
situazione non si era risolta del tutto: i sintomi (pur se molto attenuati) persistevano, ed in
primavera, quando l’allergia ai pollini scatenava una reazione istaminica nel mio corpo, anche la
psoriasi si riaffacciava.
Ci sono voluti un paio d’anni di consulti con alcuni erboristi ma soprattutto di studi, letture
personali, ricerche su internet, per scoprire degli ottimi antagonisti della candida: estratto di semi di
pompelmo, aglio, acido caprilico, fermenti lattici acidophilus, magnesio. Con queste armi ho
finalmente ottenuto una prima vittoria contro una malattia per la quale la medicina ufficiale ancora
non sa spiegare bene né quale sia la causa né quale sia il rimedio.
Nel mio caso ciò che ha fornito un contributo fondamentale alla guarigione sono stati (dopo il
cambio di dieta) i fermenti lattici ed il magnesio, ma ciò non vuol dire che debba essere così per
tutti i malati di candidosi e/o di psoriasi. Per quanto ne so il magnesio è utile per la risoluzione dei
problemi di psoriasi anche se essi non sono causati dalla candida, ed i fermenti lattici possono
essere utili per correggere una disbiosi, che spesso è una delle con-cause della psoriasi, ma la
“malattia” è spesso un’etichetta che serve a camuffare una realtà molto più profonda, e come dicono
alcuni medici naturopati non esiste la malattia, ma la singola persona malata. Un’altra cosa che è
stata utilissima per la guarigione è stato … il buon umore, ma quello non sempre si può a comando,
per quanto si possa meditare due volta al giorno, fare sport o attuare altre strategie. Lo stress genera
la produzione dell’ormone cortisolo il quale a sua volta contribuisce a peggiorare i sintomi della
psoriasi (e non solo). Infatti dopo quella prima guarigione nei periodi di stress ho avuto delle
ricaduta, a dimostrazione che il problema non era stato risolto del tutto.
Un elemento che pare dia buoni risultati nella cura della psoriasi (ma anche dell’artrosi e di altre
afflizioni) è il silicio organico (che si può assumere come integratore orale, ma anche spalmare sulla
zona della cute interessata), ma questo è un rimedio che non ho ancora provato, sebbene molte
persone me ne abbiano parlato bene. Può essere utile anche lo zolfo organico e il magnesio,
soprattutto nella forma di cloruro di magnesio. Ovviamente bisogna attenersi a dosi ragionevoli e
occorre sapere che il magnesio è vietato in caso di disfunzionei renali.
Meditate voi infine se seguire i consigli che trovate sul dossier di medicina 380 ortomolecolare
redatto dal dottor Mondini (l’autore di Kankropoli) seguendo magari le discussioni ad esso relative
sull’apposito forum381. Come descritto più avanti la vitamina C associata ai probiotici può avere
buoni effetti nel contrastare la disbiosi (specie se la si assume dalla frutta direi, o da integratori
naturali).
Personalmente, un ottimo ed economico rimedio che ho scoperto per dare sollievo alle pelli
secche e piene di croste in desquamazione è quello di usare del normalissimo olio di oliva. C’è chi
380
http://www.aerrepici.org/istruzionistampa.htm.
381
http://www.aerrepici.org/forum.
97
dice che l’olio di mandorle o quello di iperico siano migliori, c’è chi consiglia estratti di aloe, io li
ho provati tutti e devo dire che su di me questi lenimenti non hanno avuto molto effetto; e a questo
punto l’olio di oliva - magari extravergine e biologico se proprio volete - a parità di effetto è
sicuramente molto più economico.
Un altro trucco che a volte può funzionare è quello di passare l’olio sulla zona della pelle in cui
si manifesta la psoriasi e poi avvolgerla con quella pellicola trasparente che si usa per avvolgere gli
alimenti; si tiene quindi la pellicola lì sopra per alcune ore, magari per una notte intera. Questo
consiglio l’ho letto sul libro citato di John Pagano e devo dire che spesso funziona, specie per le
mani e per i piedi. Attenzione però, è un trucco che dovete imparare ad usare e che certe volte (a
seconda delle condizioni della pelle) potrebbe essere controproducente; quello che intendo dire è
che se la psoriasi è secca in genere funziona bene, se la psoriasi è purulenta o se avete troppe
lacerazioni la situazione potrebbe aggravarsi. Insomma non vi sto dando un’indicazione terapeutica,
ma vi sto riferendo un trucco che ho imparato e che va usato con cognizione di causa magari dopo
alcune prove fatte su voi stessi per periodi di tempo relativamente limitati. Tra l’altro la plastica a
contatto con la pelle non è il massimo, si rischia di assumere tramite la permeabilità epiteliale
qualche sostanza chimica, e allora si potrebbe mettere sotto un telo o un indumento leggero e sopra
la pellicola (a volte ho fatto così).
Nella mia esperienza le cose che hanno funzionato nel tempo contro la psoriasi, oltre a quelle
sopra menzionate, sono state la dieta senza glutine prima e la dieta paleolitica dopo. In seguito
all’estrazione di un dente ed agli antidolorifici ed antibiotici che ho dovuto prendere, ho avuto una
ricaduta, che però questa volta ho affrontato in maniera differente: cucina energetica senza glutine
(cereali e pseudo-cereali integrali senza glutine cotti a risotto dopo una tostatura di 2 o 3 minuti,
oppure ridotti in farina e utilizzati il giorno stesso) e dei farmaci antiparassitari in corrispondenza
della luna piena ed a volte anche della luna nuova. Dopo 5 mesi di questa cura la psoriasi è quasi
totalmente scomparsa.
Ma la storia non è finita, perché le recidive non sono terminate, sono quindi ritornato ad una
dieta paleolitica con grande difficoltà perché ho scoerto che nel frattempo ero diventato intollerante
al cocco ed anche ad alcuni frutti che prima mangiavo. Eliminati i cibi che mi facevano male piano
piano tutto sta passando di nuovo (anche grazie all’uso della trementina) ma i miei studi e l’analisi
di certi sintomi da me provati, oltre che un consulto con un bravo dentista, mi hanno fatto capire che
alla base della mia psoriasi c’erano anche 4 cavitazioni in corrispondenza dei molari, che sto
trattando con il protocollo “casalingo” della dottoressa Clark (vedi il libro Bonifica dentale382)
NB: sembra che anche l’intossicazione da alluminio possa concorrere ad esacerbare o con-
causare problemi come la psoriasi e gli eczemi; di sicuro l’alluminio crea problemi anche a livello
di pelle ed è un materiale da cui tenersi alla larga (io evito cibi e bevande in lattina così come cibi
cotti in pentole di alluminio e non uso la pellicole metalliche per avvolgere gli alimenti). Purtroppo
da qualche anno l’alluminio è stato (senza giustificazione apparente) addizionato nei carburanti
degli aerei e viene sparso a piene mani con scie tanto bianche quanto tossiche.
Fortemente consigliato a tutte le persone sofferenti di queste malattie è il libro Psoriasi la nostra
rivoluzione (di Paolo Antolini e Jacopo Paolucci), il sito http://www.psoriasimetodoapollo.com/
ed il gruppo Facebook ad esso collegato. Il libro, il sito e le linee guida (diffuse gratuitamente) per
la cura naturale di queste ed altre malattie sono uno strumento davvero potente, e la scienza su cui si
basano coincide in gran parte con quanto esposto in questo libro (ma c’è anche molto di più).

Un piccolo approfondimento su dermatite atopica e la sua correlazione col glutine (e altri


alimenti
L’articolo Gluten-sensitive enteropathy associated with genital lichen simplex chronicus 383
382
http://scienzamarcia.altervista.org/denti.doc.
383
Journal of the Royal Society of Medicine Short Reports. 2010 Oct; 1(5): 43; autori Joanna E Gach, Henry Francis
Seddon; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2984362/.
98
relaziona su un caso di una devastante malattia simile all’eczema (una neurodermatite detta “lichen
simplex”) che portava una donna a grattarsi a sangue la zona perianale. Gli esami del sangue hanno
mostrato gli anticorpi tipici della celiachia, e nel corso dei mesi successivi, adottando una dieta
senza glutine, la donna è guarita dall’insopportabile prurito ed ha normalizzato i suoi livelli di
ferritina nel sangue.
L’articolo Serum IgG antibodies to gliadin and other dietary antigens in adults with atopic
eczema384 riferisce di un piccolo studio che ha riscontrato nel 30% degli adulti sofferenti di eczema
atopico la presenza di anticorpi IgG alla gliadina (un componente del glutine) quando la percentuale
media nella popolazione è di appena il 6,5%.
L’articolo Chronic urticaria: A cutaneous manifestation of celiac disease385 ci informa che la
celiachia oltre che con classici sintomi gastrointestinali si può presentare inizialmente con problemi
di malassorbimento (e quindi di carenza) di ferro, acido folico, vitamina B12 e vitamina D, con
sintomi di osteoporosi precoce o refrattaria, ma occasionalmente con manifestazioni cutanee; una
delle più frequentemente collegate alla celiachia è la dermatite erpetiforme, ma bisogno tenere
conto anche di alopecia, stomatite angolare386 e afte. L’articolo descrive il caso di una donna con che
presentava urticaria intermittente e sintomi gastrointestinali, entrambi scomparsi con la rimozione
del glutine dalla dieta (in seguito alla conferma clinica della condizione di celiachia).
L’articolo Acupuncture and a gluten-free diet relieve urticaria and eczema in a case of
undiagnosed dermatitis herpetiformis and atypical or extraintestinal celiac disease: a case
report387 riporta un caso di guarigione dalla dermatite erpetiforme grazie all’agopuntura ed alla
dieta senza glutine, in una paziente senza segni clinici di celiachia.
L’articolo Diet and Dermatitis: Food Triggers388, oltre ad essere una interessante e lunga
disamina dei possibili cibi che innescano una dermatite (per chi volesse approfondire la questione),
ci informa che in un esperimento ben il 43% dei pazienti sofferenti di dermatite atopica hanno
mostrato una reazione allergica a una dieta con latte bovino, uova, glutine, e soia, con alcuni
sintomi immediati seguiti più tardi dallo scatenarsi di un eczema. Skin manifestations of food
allergy389 riferisce di simili reazioni anche in seguito all’assunzione di cibi quali noci, nocciole,
mandorle, arachidi, pesce e frutti di mare. Personalmente conosco anche persone i cui sintomi
dermatologici sono fortemente correlati all'assunzione di carne di maiale.
L’articolo Gluten intolerance and skin diseases390 conferma l’accumularsi di prove scientifiche
relative al legame tra malattie autoimmuni, psoriasi, dermatiti e le due condizioni di intolleranza al
glutine (celiachia e sensibilità al glutine non celiaca), come conferma lo studio di un’équipe italiana
descritto nell’articolo Cutaneous Manifestations of Non-Celiac Gluten Sensitivity: Clinical
Hystological and Immunopathological Features391.
Cito infine l’articolo Breast-feeding and the onset of atopic dermatitis in childhood: a

384
Clinical and Experimental Dermatology. 1985 May;10(3):222-8, autori Finn R, Harvey MM, Johnson PM, Verbov JL,
Barnes RM.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4006283/.
385
Canadian Journal of Gastroenterol. 2006 Apr; 20(4): 291–293; autori Jessica Haussmann, Arni Sekar,
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2659909/ .
386
Infiammazione agli angoli della bocca con fessurazione della pelle, che spesso è causata dalla candida o da un
eccesso di batteri coliformi nell’intestina, ma che può essere causata o con-causata da carenza di ferro e di vitamina
B2; queste ultime due carenze possono essere a loro volte causate dal malassorbimento dovuto alla celiachia .
387
Journal of Chiropractic Medicine. 2011 Dec; 10(4): 294–300; autore Bahia A. Ohlsen;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3315874/.
388
Journal of Clinical Aesthetic Dermatology 2014 Mar; 7(3): 30–36; autori Rajani Katta, Megan Schlichte;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3970830/.
389
Pediatrics. 2003 Jun;111(6 Pt 3):1617-24, autore Burks W; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12777601/..
390
European Journal of Dermatology 2006 Jan-Feb;16(1):4-11, autori Humbert P, Pelletier F, Dreno B, Puzenat E, Aubin
F; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16436335.
391
Nutrients 2015, 7, 7798, 7805, autori V Bonciolini, B Bianchi, et al.; www.mdpi.com/2072-6643/7/9/5368/pdf.
99
systematic review and meta-analysis of prospective studies 392, che consiste in una meta-analisi di
18 studi sull’argomento, e conclude che l’allattamento esclusivo al seno per almeno 3 mesi ha una
valida azione protettiva contro l’insorgenza della dermatite atopica nei bambini che hanno casi di
atopia in famiglia.

23 - Spondilite anchilosante, artrite, artrite reumatoide, artrite psoriasica

Qui di seguito la traduzione del riassunto (abstract) dell’articolo scientifico The causes of
intestinal dysbiosis: a review (“Le cause della disbiosi intestinale: una rassegna”)393, basato a sua
volta su una vasta bibliografia scientifica (104 referenze).
Le cause della disbiosi intestinale: una rassegna
Adesso si pensa che le alterazioni nella flora dell’intestino e le attività di tale
flora siano dei fattori che contribuiscono a molte malattie croniche e
degenerative. Sindrome dell’intestino irritabile, morbo di crohn, colite ulcerosa,
artrite reumatoide e spondilosite anchilosante sono tutte patologie che sono
state collegate ad alterazioni della microflora intestinale.
(…) Si è scoperto che fattori quali antibiotici, stress fisico e psichico, e certi
componenti della dieta contribuiscono alla disbiosi intestinale. Se queste cause
possono essere eliminate o almeno attenuate, allora le cure mirate a modificare
la microflora possono essere più efficaci.
Un altro articolo che indica una causa o concausa della spondilite anchilosante (una sorta di
artrite che colpisce lo scheletro) nella disbiosi intestinale è Update on ankylosing spondylitis:
current concepts in pathogenesis (“Aggiornamento sulla spondilite anchilosante: correnti concetti
nella patogenesi”)394 nel quale si discute del ruolo della microflora, dell’infiammazione e
dell’autoimmunità (nei malati di tale disturbo si sono infatti scoperti autoanticorpi); ben sapendo
che, come mostra questo libro, infiammazione ed autoimmunità sono causati a loro volta da disbiosi
e parassitosi, è evidente la conclusione che la causa della malattia la si trova nell’intestino. Nella
stessa direzione vanno gli articoli Spondyloarthritis and the gut: a new look (“Spondilosite
anchilosante ed intestino, una nuova prospettiva)395, Microbes, the gut and ankylosing spondylitis
(“I microbi, l’intestino e la spondilite anchilosante”) 396 e soprattutto The role of the gut and
microbes in the pathogenesis of spondyloarthritis (“Il ruolo dell’intestino e dei microbi nella
patogenesi della spondilosite anchilosante”)397, nel cui abstract leggiamo che:
Esistono significative sovrapposizioni cliniche, genetiche, immunologiche e
microbiologiche tra le malattie infiammatorie dell’intestino e la spondilo site
anchilosante, il che indica che ci sono meccanismi patofisiologici condivisi tra
392
Journal of American Academy of Dermatology 2001 Oct;45(4):520-7, autori Gdalevich M, Mimouni D, David M,
Mimouni M; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11568741.
393
Pubblicato sulla rivista Alternative medicine review: a journal of clinical therapeutic, 2004 Jun;9(2):180-97, autori
Hawrelak J A, Myers S P della School of Natural and Complementary Medicine, Southern Cross University, Lismore
NSW, Australia; abstract su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/18326290, articolo integrale su
http://www.altmedrev.com/publications/9/2/180.pdf.
394
Pubblicato su Current Allergy and Asthma Reports. 2015 Jan;15(1):489, autore Smith A J;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25447326.
395
Pubblicato su Joint Bone Spine 2015 Mar;82(2):77-9, autori Wendling D, Vuitton L, Koch S, Prati C,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25572015.
396
Pubblicato su Arthritis Research & Therapy. 2013;15(3):214, autori Costello M E, Elewaut D, Kenna T J, Brown M A,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4060176/.
397
Pubblicato su Best Practice & Research. Clinical Rheumatology 2014 Oct;28(5):687-702., autori Asquith M, Elewaut
D, Lin P, Rosenbaum J T, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25488778.
100
queste malattie e possono dipendere dal microbiota intestinale.
Nel corso del libro trovate diversi altri riferimenti ad articoli che correlano l’artrite reumatoide
alla disbiosi, ma qui ne aggiungo ancora alcuni Fecal microbiota in early rheumatoid arthritis
(“Microbiota fecale nell’artrite reumatoide recente”)398, Microbiome and probiotics: link to
arthritis (“Il microbioma ed i probiotici: il legame con l’artrite”) 399, ma soprattutto l’articolo The
Microbiome, Autoimmunity, and Arthritis: Cause and Effect: An Historical Perspective (“Il
microbioma, l’autoimmunità e l’artrite: causa ed effetto: una prospettiva storica”) 400, interamente
fruibile sul web.
Che la causa dell’artrite reumatoide sia effettivamente la disbiosi è provato dal fatto che
l’integrazione di probiotici porta ad una mitigazione dei sintomi (probabilmente anche a causa di
una correlata diminuzione di produzione di citochine pro-infiammatorie) come mostra l’articolo
Probiotic supplementation improves inflammatory status in patients with rheumatoid
arthritis401 (“L’integrazione di probiotici migliora lo stato infiammatorio nei pazienti con artrite
reumatoide”). Del resto se tale malattia ha anche molti aspetti in comune con la celiachia, cosa ci si
potrebbe mai aspettare402? È interessante notare che riguardo all’artrite reumatoide ritroviamo come
fattore di rischio le periodontiti ed il microbiota sottogengivale403 (vedi il capitolo precedente). In
effetti se trovassi il tempo dovrei dedicare più spazio ai possibili effetti negativi di queste alterazioni
del microbiota della bocca che possono essere correlati a problemi molto gravi, dal diabete 404 al
cancro (secondo quanto scrive la dottoressa Clark nel suo libro La cura di tutti i cancri avanzati).
Nell’abstract dell’articolo The bacterial skin microbiome in psoriatic arthritis, an
unexplored link in pathogenesis: challenges and opportunities offered by recent technological
advances (“Il microbioma betterico della pelle nell’artrite psoriasica, un legame inesplorato nella
patogenesi: sfide ed opportunità offerte dai recent progressi tecnologici”)405 leggiamo
L’artrite psoriasica rappresenta una malattia infiammatoria modello per
l’esplorazione del ruolo del microbioma perché il coinvolgimento della pelle e la
sovrapposizione con le malattie infiammatorie intestinali [morbo di Crohn e colite
ulcerosa] implicano che sia la pelle che il tratto gastrointestinale possano essere
fonti microbiche di innesco per la’artrite psoriasica.
L’articolo Decreased bacterial diversity characterizes the altered gut microbiota in patients
with psoriatic arthritis, resembling dysbiosis in inflammatory bowel disease (“Diminuita
diversità batteriale caratterizza il microbiota intestinale alterato in malati di artrite psoriasica, che
398
Pubblicato su The journal of rheumatology 2008 Aug;35(8):1500-5, autori Vaahtovuo J, Munukka E, Korkeamäki M,
Luukkainen R, Toivanen P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/18528968.
399
Pubblicato in Current Opinion in Rheumatology 2014 Jul;26(4):410-5, autori Bedaiwi M K, Inman R D;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24841227.
400
Pubblicato su Transactions of the american Clinical and climatological association; autore S. A. Paget;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3540616/.
401
Pubblicato su Nutrition. 2014 Apr;30(4):430-5, autori Vaghef-Mehrabany E, Alipour B 2, Homayouni-Rad A, Sharif S
K, Asghari-Jafarabadi M5, Zavvari S; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24355439.
402
Vedi l’articolo Rheumatoid arthritis-celiac disease relationship: Joints get that gut feeling pubblicato su
Autoimmun Reviews 2015 Nov;14(11):1038-47., autori Lerner A, Matthias T;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26190704.
403
Vedi l’articolo Periodontal disease and subgingival microbiota as contributors for rheumatoid arthritis
pathogenesis: modifiable risk factors? pubblicato su Current Opinion in Rheumatology 2014 Jul;26(4):424-9, autori
Scher J U, Bretz W A, Abramson S B; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24807405.
404
Vedi l’articolo Association of periodontitis with insulin resistance, β-cell function, and impaired fasting glucose
before onset of diabetes pubblicato su Endocrine Journal 2015 Sep 1., autori Islam S A, Seo M, Lee Y S, Moon S S;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26329671. La periodontite viene considerata un fattore di rischio perchè
rilevata significativamente prima dell’insorgenza del diabete.
405
Pubblicato su Rheumatology (Oxford). 2014 May;53(5):777-84, autori Castelino M, Eyre S, Upton M, Ho P, Barton A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24067887.
101
somiglia a quello dei disturbi infiammatori intestinali”) 406 mostra che sia nei malati di psoriasi
epiteliale che nei malati di artrite psoriasica è presente una disbiosi intestinale, con diminuzione dei
livelli dei batteri benefici, ma nei soggetti sofferenti di artrite psoriasica lo squilibrio del microbiota
intestinale è più forte, ed è molto simile a quello dei malati di morbo di Crohn e colite ulcerosa.
Come un po’ tutte le malattie di cui si discute in questo libro, l’artrite rumatoide (come le altre
patologie discusse in questo paragrfo) è fortemente legata ad una carenza di vitamina D. L’articolo
Vitamin D level in rheumatoid arthritis and its correlation with the disease activity: a meta-
analysis407, pubblicato nel 2016, si basa su una meta-analisi, ovvero su un controllo che prende i
dati di diversi studi scientifici già pubblicati per ottenere dati stastistici più significativi, e mostra
che i livelli di artrite reumatoide sono significativamente bassi nei malati di artrite reumatoide, che
la carenza di vitamina D è più frequente nei malati rispetto ai soggetti sani, e che l’attività della
malattia è inversamente correlata con il livello di vitamina D nel sangue (ovvero che i sintomi della
malattia aumentano al diminuire del livello di vitamina D nel sangue). Simile risultato emerge da
un’altra meta-analisi analisi408 e dall’articolo scientifico Vitamin D and rheumatoid arthritis409,
che ci informa come la carenza di vitamina D sia stata anche collegata a dolore musco-schletrico
diffuso. Infine l’articolo Vitamin D deficiency in rheumatoid arthritis: prevalence,
determinants and associations with disease activity and disability 410 mostra che non solo
l’attività della malattie, ma anche la gravità della disabilità sono inversamente correlate ai livelli di
vitamina D nel sangue.

24 - Epilessia, disbiosi, parassitosi, denti del giudizio, inquinamento


elettromagnetico
Scritto con la collaborazione di Lorenzo Arcerra

Presentiamo qui un quadretto d’inizio novecento in cui interagiscono tre punti cardinali
dell’America di allora: il milionario e potente lobbista Charles Prentice Howard, Rockefeller Jr. che
produsse grandi sforzi e finanze per trasformare la gestione della salute in un monopolio sforna-
soldi (al Dr. John Howland andò la cattedra del primo dipartimento universitario di pediatria), e il
salutismo germanico che era approdato in maniera particolarmente forte dalle parti della California
(Macfadden e Conklin).
Febbraio 1916: la sventura volle che Charles P. Howland e consorte dovettero iniziare a
confrontarsi quotidianamente con lo strazio degli attacchi epilettici del figlio. Charles, fondatore
della Howland, Murray & Prentice Associati, era nelle commissioni politiche ed economiche più
importanti a livello nazionale insieme con i suoi amici John D. Rockefeller Jr., Frederick Strauss e
Vernon Kellogg. Suo fratello, il prof. John Howland, era uno dei padri fondatori della pediatria
americana. Ma né i consulti con lui né quelli con i migliori specialisti della nazione potettero
migliorare la situazione del piccolo malato. Presi dalla disperazione, i genitori si rivolsero al Dr.
Conklin, medico del Midwest che si era convertito ai metodi di fitness e salute olistica del
406
Pubblicato su Arthritis & Rheumatology 2015 Jan;67(1):128-39, autori Scher J U, Ubeda C, Artacho A, Attur M, Isaac
S, Reddy SM, Marmon S, Neimann A, Brusca S, Patel T, Manasson J, Pamer E G, Littman D R, Abramson S B;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25319745.
407
Pubblicato su Clinical and Experimental Rheumatology 2016 Sep-Oct;34(5):827-833, autori Lee YH, Bae SC;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27049238.
408
Serum Vitamin D Level and Rheumatoid Arthritis Disease Activity: Review and Meta-Analysis, pubblicato su PLoS
One. 2016; 11(1): e0146351, autori Lin J, Liu J, Davies ML, Chen W;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4709104/.
409
Pubblicato su Therapy Advances in Endocrinology and Metabolism 2012 Dec; 3(6): 181–187, autori Kostoglou-
Athanassiou I, Athanassiou P, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3539179/.
410
Arthritis Research and Therapy 2010; 12(6): R216, autori Rossini M, Maddali Bongi S, et al;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3046526/.
102
famosissimo Bernarr Macfadden. La terapia Conklin-Macfadden per l’epilessia consisteva in un
digiuno ad acqua. La cosiddetta “terapia” durò tre settimane. Fu così che per la prima volta gli
attacchi epilettici smisero.
Sulla scia di Conklin e Macfadden molti altri autori potettero riscontrare che la guarigione
dall’epilessia rimaneva stabile dopo i digiuni se si seguiva una dieta senza amidi e senza zucchero
di canna (McMurray 1916). Il Dr. Geyelin era un famoso medico ed endocrinologo del New York
Presbyterian Hospital che ebbe l’opportunità di osservare la guarigione di un giovane cugino che
aveva avuto epilessia per quattro anni. Il dottore ebbe modo di riportare in vari congressi della
American Medical Association molti altri casi di guarigione se il digiuno veniva seguito dalla dieta
chetogenica. La questione quindi era anche capire cosa fare dopo i digiuni.
Fu così che venne ideata una “dieta chetogenica” sviluppata negli anni venti alla Mayo Clinic
negli Stati Uniti. Tale dieta è basata su una forte riduzione del consumo di carboidrati e proteine a
vantaggio dei grassi. Con i bambini si ottennero ottimi risultati, con una mitigazione degli attacchi
epilettici nel 95% dei pazienti, ed una totale cessazione nel 60%. La dieta chetogenica411 fu accettata
dalla comunità medica fin tanto che non iniziò l’era della farmacopea chimica. Con la scoperta dei
farmaci anticonvulsivi nel 1938, i forti interessi economici delle aziende farmaceutiche riusciro a
far dimenticare la dieta.
Tuttavia i farmaci anticonvulsivi non funzionano per circa un 30% dei pazienti, e così restò
ancora un certo interesse per la dieta chetogenica che fu ulteriormente affinata. In tempi recenti
anche la Dieta Atkins Modificata412 ha portato a dei buoni risultati per il trattamento dell’epilessia.
Un’altro tipo di dieta fu pubblicizzata qualche decennio più tardi da Elaine Gottschal, madre di
una ragazza malata di epilessia sin dall’adolescenza, che guarì quando, motivata da disturbi
intestinali persistenti, adottò un radicale cambiamente alimentare. La cosiddetta dieta SCD (Specific
Carbohydrate Diet, ovvero Dieta dei Carboidrati Specifici), ideata molti anni prima dal dottor Haas,
che con questa dieta senza amidacei e senza carboidrati complessi (in sostanza una dieta paleolitica
senza cereali, pseudo cereali, tuberi, e gran parte dei legumi).
Ancora più chiaro ed esplicativo è il libro della dottoressa Campbell-McBride che individua
nella disbiosi intestinale la causa di moltissimi casi di epilessia (soprattutto tra i bambini), e spiega
come una dieta paleolitica (un’adattamento della dieta SCD denominato dieta GAPS) possa portare
alla guarigione.
Il fatto che l’infiammazione intestinale vada ad abbassare nettamente il valore soglia degli
attacchi epilettici è stato dimostrato da Dufour (1984) e Riazi (2004). Le evidenze cliniche per
Conklin erano tali che egli definì l’epilessia pediatrica semplicemente una “epilessia digestiva”.
Cioè aveva le sue origini negli intestini ed era curabile. Conklin vedeva guarigioni del 90% dei casi
con il digiuno e con la dieta igienista germanica quando i pazienti avevano meno di 10 anni. Per
coloro che avevano tra i 15 e i 25 anni di età la percentuale di successi scendeva al 60% e per coloro
che avevano da 40 anni in su le probabilità che il digiuno apportasse miglioramenti sostanziali
erano ridotte al lumicino.
Secondo alcuni autori la teoria focale giustificava queste grosse differenze con l’età. Per esempio
costituiscono un grosso campo di disturbo i denti del giudizio impattati o con carenza di spazio 413. A
tale campo di disturbo si aggiunge negli anni il progressivo peggioramento della salute degli altri
denti, con infezioni e necrosi varie nel cavo orale che diventerebbero il cofattore principale delle
malattie degenerative e nel caso specifico delle epilessie resistenti a trattamenti (Cotton HA, 1921).
La discussione si aprì in ogni parte d’America. Il fatto che il digiuno liberasse temporaneamente
i piccoli pazienti dalle convulsioni non era messo in discussione. L’informazione fu riportata su tutti
i manuali di neurologia. L’unico modo in cui questo fenomeno poteva essere attaccato erano
focalizzare il discorso sulla pochezza dei risultati registrabili un paio di mesi dopo essere tornati
411
http://dietachetogenica.blogspot.it/.
412
http://dietachetogenica.blogspot.it/2013/05/la-dieta-atkins-modificata-mad.html.
413
www.youtube.com/watch?v=R2xYj9AZvfI.
103
all’alimentazione solida senza regole. Il digiuno evidentemente poteva costituire un varco verso un
miglioramento definitivo solo se il medico era in grado di dare istruzioni precise al paziente sulla
chetogenica o un’alimentazione igienista. Altrimenti, se il medico ignorava ciò, gli attacchi
epilettici sarebbero tornati nel giro di un paio di mesi quasi ai livelli precedenti.
Cinquant’anni dopo però l’ultimo dei manuali di neurologia pediatrica che ancora conteneva un
accenno sulle possibili manipolazioni dietetiche per controllare l’epilessia era il Livingston (1972):
“Comprehensive Management of Epilepsy in Infancy, Childhood and Adolescence”, che si
occupava però solo della variante chetogenica post-digiuno.
Nel film Non nuocere (1997 interpretato da Meryl Streep), basato su una storia vera, la
neurologa dell’ospedale dice che un libro del genere, altrimenti perfetto in ogni sua parte, aveva
quell’unica pecca dell’accenno ad una possibilità terapeutica così poco scientifica come un cambio
di alimentazione.
La dottoressa Natasha Campbell-McBride parla estesamente della relazione tra disbiosi ed
epilessia, rimarcando il fatto che Gluteomorfine e Caseomorfine sono presenti nelle urine dei
pazienti epilettici come di quelli autistici (e non solo) 414. Queste due sostanze derivano dal fatto che
la disbiosi provoca una digestione difettosa del glutine e della caseina, la quale genera a sua volta la
produzione di questi due oppiacei, che interferiscono con il sistema nervoso. Questa prima
informazione fa pensare che l’adozione di una dieta paleo/SCD come la dieta GAPS potrebbere
risolvere il problema alla radice, e che una dieta senza glutine e senza caseina potrebbe quanto
meno ridurre la gravità delle crisi epilettiche.
La dieta GAPS della dottoressa Campbell e la dieta chetogena, assomigliano (per la loro
proibizione/restrizione dell’assunzione di carboidrati) alla dieta vegetariana crudista, che in realtà è
ancora più restrittiva persino della dieta GAPS. È infatti possibile seguire una dieta con alimenti
permessi dalla dieta GAPS ma esclusivamente crudi e di orgine vegetale, oppure seguire una dieta
anche solo tendenzialmente crudista415.
A confermare il legame epilessia-intestino è anche la biologa nutrizionista Federica
Mastronardo416. Vedi anche la testimonianza della ricercatrice Elaine Gottschall 417 sul rapporto tra
sintomi di patologie intestinali da una parte e sintomi di sofferenza psichica e mentale (compresa
l’epilessia) dall’altra.
Nella discussione sul forum di Italia Salute intitolata “epilessia e celiachia” 418 il dottor Paolo
Mainard, Neurochimico del Centro Epilessia dell’Università di Genova, Consulente del Centro di
Nutraceutica Applicata, afferma:
Per quanto riguarda l’epilessia, Dephour riporta un’aumentata risposta
convulsiva in animali nei quali è stata provocata un’infiammazione intestinale
con un olio urticante, l’olio di crotontiglio. Pertanto un’infiammazione intestinale
riduce la soglia convulsiva.
La prova non è decisiva in quanto basata su un esperimento di vivisezione (i topi per quanto
simili all’uomo sono pure per molti aspetti differenti). Più interessante è il seguito del discorso:
Sospendere il glutine elimina i processi infiammatori legati alla risposta
anticorpale, in analogia a qualsiasi altra intolleranza alimentare o allergia. In
tutti questi casi si ha un intestino troppo permeabile che lascia passare grossi

414
Come conferma l’articolo Biochemistry and psychophysiology of autistic syndromes pubblicato su Tidsskrift for den
Norske lægeforening 1994 May 10;114(12):1432-4, autore Reichelt K L;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8079233.
415
http://www.nonsoloanima.tv/valdovaccaro/index.php?m=11&y=11&d=28&entry=entry111128-123248,
http://valdovaccaro.blogspot.it/2010/10/epilessia-chiarita-uguale-epilessia.html,
http://valdovaccaro.blogspot.it/2011/09/epilessia-rolandica-ansie-ed-amnesie.html
416
http://www.federicamastronardo.it/articoli_9.html.-
417
http://www.emergenzautismo.org/content/view/231/48/.
418
http://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=6238.
104
peptidi, frazioni di proteine, “clandestini”. Contro questi peptidi si attiva una
risposta anticorporale che si risveglia ogni qualvolta entriamo in contatto con la
proteina progenitrice. Se questi peptoni rimangano in circolo abbiamo un
processo infiammatorio, tipico delle allergie, ma se questi peptoni vanno ad
accumularsi presso frazioni di proteine dei nostri tessuti a loro simili, simile cerca
simile, la tolleranza degli anticorpi, che si portano dietro, non sarà in grado di
distinguere tra il peptone clandestino e il pezzo di proteina del nostro tessuto. Se
l’accumulo avviene in prossimità delle articolazioni avremo l’artite rematoide, se
nella mielina le patologie autoimmuni.
Sempre il dottor Mainardi in una sua lettera critica nei confronti della trasmissione “dica 33” ha
scritto419:
In base ai risultati dei miei studi ho realizzato un integratore alimentare a
base di alfa-lattoalbumina che è entrato nei programmi di screening nuovi
farmaci anticonvulsivi dell’NIH (USA) per i risultati ottenuti sia pre-clinici che
clinici. Questa molecola agisce principalmente a livello intestinale come
prebiotico, riduce la disbiosi e la permeabilità intestinale. I risultati ottenuti con le
diete a restrizione, non noti forse al solo autore dell’articolo su dica-33,
confermano l’importanza del ruolo dell’intestino in diverse patologie
neurologiche. Compreso l’autismo, il cui aumento esponenziale dell’incidenza (da
1 su 10000 a 1 su 130) rende altamente improbabile una natura genetica, ma
quanti fondi vengono impiegati oggi in questa improduttiva ricerca?
D’altronde la curcumina, la dieta chetogenica e l’alfa-lattoalbumina mostrano
ampi spettri d’azione, difficilmente attribuibili a specifiche azioni a livello
cerebrale, più facilmente dovuti alle loro azioni intestinali (...) ad ulteriore
conferma del collegamento intestino-cervello, provocare processi infiammatori
intestinali porta a stati ansiosi e riduce la soglia convulsiva.
La dieta chetogenica è una dieta ricca in grassi e povera in carboidrati, che sembrava ormai quasi
dimenticata dalla comunità scientifica nonostante la produzione del film “Non nuocere”
(testimonianza di una guarigione dall’epilessia per mezzo della dieta). Di recente la sua validità nel
per ridurre la frequenza delle crisi epilettiche è stata scientificamente dimostrata come riporta un
articolo del New York Times420 che menziona uno studio scientifico effettuato col gruppo di
controllo.
Rimarchevole è un altro articolo scritto dal dottor Mainardi in collaborazione col dottor
Gianluigi Pesce e la dottoressa Silvia Bornia421. In esso leggiamo che:
È sorprendente come l’intestino nell’antichità fosse considerato l’organo
responsabile di molte patologie neurologiche sin dai tempi della bibbia, quando
le crisi di epilessia venivano curate con il digiuno, da cui ebbe origine la dieta
chetogena, ricca di grassi e povera di carboidrati, ampiamente usata
nell’epilessia sino agli anni 30.
Oggi [la dieta chetogenica] viene applicata anche in altre patologie
neurologiche, ad esempio depressione Alzheimer, Parkinson etc., dimostrando
come una dieta possa ridurre significativamente i sintomi di patologie
neurologiche complesse. (…) La disbiosi intestinale riducendo l’assorbimento di
triptofano, può rendere più fragile il cervello, meno capace di autoripararsi.
419
http://www.emergenzautismo.org/content/view/1031/68/.
420
Evidence a High-Fat Diet Works to Treat Epilepsy, pubblicato il 6 maggio 2008 sul New York Times, autore Aliyah
Baruchin; http://www.nytimes.com/2008/05/06/health/research/06epil.html.
421
Articolo non più presente sulla rete internet, non più attivo il link http://www.det.it/pdf/ottobre10/int.pdf.
105
Interessanti sono anche le proprietà del Serplus menzionato dal dottor Mainardi che regolando la
flora intestinale avrebbe ricadute positive anche sull’umore delle persone e sulla normalizzazione
del ciclo sonno-veglia422. Altra informazione che potrebbe essere interessante è quella della
relazione tra melatonina ed epilessia, vedi l’articolo “Melatonina in aiuto degli epilettici”423.
Per comprendere alcuni meccanismi che portano allo scatenarsi delle crisi epilettiche occorre
anche studiare il ruolo delle barriere tissutali cerebrali
L’articolo Mechanisms underlying blood-brain barrier dysfunction in brain pathology and
epileptogenesis: role of astroglia424 ci informa che l’apertura della barriera emato-encefalica nel
corso di uno status epilepticus425 ha effetti pro-epilettici nel breve termine, dal momento che la
composizione ionica del siero interferisce con l’eccitabilità neuronale.
L’articolo Brain inflammation as a biomarker in epilepsy (“L’infiammazione cerebrale come
indicatore dell’epilessia”)426 conferma ancora una volta il probabile ruolo causale dei mediatori
dell’infiammazione (citochine pro-infiammatorie) nell’insorgenza delle malattie affermando che
prove sperimentali e cliniche hanno dimostrato che nel cervello epilettico c’è un’aumentata sintesi
di specifici mediatori dell’infiammazione ed una sovra-regolazione dei loro recettori il che fa
pensare ad una componente infiammatoria nella genesi della malattia.
A questo punto (alla luce di quanto detto nel capitolo I.1) risulta comprensibile anche la recente
scoperta di casi di crisi epilettiche che si scatenano in seguito all’uso del cellulare, come riportato
nell’articolo Rischio epilessia col telefonino sul sito italiasalute427.
Interessante pure il resoconto di un’esperienza di guarigione di una bambina epilettica nella
quale la malattia era scatenata dalla presenza di parassiti nematodi. La testimonianza è della
dottoressa Rosanna Qualizza, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica428.
Per quanto riguarda la correlazione tra epilessia e parassiti, vi propongo qui la traduzione di
alcune righe dell’abstract dell’articolo Helminthic parasites and seizures (“Parassiti elmintici e
crisi epilettiche”)429:
Un grande numero di parassiti elmintici sono noti per la loro azione sul
sistema nervoso centrale e causano sintomi neurologici inclusi gli attacchi
epilettici. La Taenia solium (verme solitario) è probabilmente il più diffuso e
conosciuto per la sua associazione con gli attacchi epilettici. Molte altre malattie
elmintiche sono prevalentemente diffuse in aree geografiche relativamente
ristrette e la loro manifestazione in gran parte della restante parte del mondo è
limitata a casi rari tra i viaggiatori e gli immigrati.
La cisticercosi è un’altra condizione correlata alle infestazioni da parassiti; si tratta di cisti (uno
stadio di sviluppo del parassita Tenia) che si possono annidare anche nel cervello causando crisi
epilettiche; in effetti la cisticercosi è una delle cause preminenti di epilessia nel terzo mondo (ma
potrebbe verificarsi anche nel ricco occidente). Vedi a tal riguardo l’articolo Antiparasitic Therapy
for Viable Cysts May Help Seizure Control in Patients with Neurocysticercosis (“Terapia

422
http://www.mangiaconsapevole.com/forum/T-Alfa-Lattoalbumina-Serplus%C2%AE-BioZzz%C2%AE.html.
423
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=78.
424
Pubblicato su Epilepsia. 2012 Nov;53 Suppl 6:53-9, autori Kovács R, Heinemann U, Steinhäuser C;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23134496.
425
Un tipo di grave crisi epilettica, piuttosto pericolosa.
426
Pubblicato su Biomarkers in Medicine 2011 Oct;5(5):607-14, autori Annamaria Vezzani, Alon Friedman;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22003909.
427
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=8871.
428
http://www.airett.it/studi-clinici-quando-i-problemi-possono-essere-causati-anche-dai-parassiti.
429
Pubblicato su Epilepsia. 2008 Aug;49 Suppl 6:25-32, autori Garcia H H, Modi M, del Departimento di Microbiologia
(Facoltà di Scienze) dell’Università Peruana “Cayetano Heredia”, Lima;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18754958.
106
antiparassitica può aiutare a controllare le crisi epilettiche in pazienti con neurocistercosi”)430,
nonché l’articolo La rubrica del medico - la neurocistercosi431.
Invece l’articolo Infectious agents and epilepsy (“Agenti infettivi ed epilessia”)432 mostra come
in certi casi l’epilessia possa essere causata da diversi agenti infettivi (virus, batteri e parassiti),
molti dei quali diffusi soprattutto (se non esclusivamente) nel terzo mondo, come la malaria e la
cisticercosi. C’è da chiedersi se, vista la connessione tra disbiosi e stato del sistema immunitario,
anche certe forme di epilessia mediate da agenti infettivi, non possano essere prevenute (e guarite)
ripristinando l’equilibrio del microbiota intestinale.
Come trascurare infine il legame tra vaccini ed epilessia? La stessa dottoressa Campbell
denuncia come l’abitudine di vaccinare indiscriminatamente i bambini a prescindere da uno
screening che verifichi l’eventuale presenza di alterazioni intestinali espone molti soggetti vaccinati
al rischio di contrarre una serie di malattie più o meno gravi. Secondo quanto da lei riportato nel
libro “Sindrome della Psiche e dell’Intestino” un intestino già sofferente può non sopportare lo
stress delle vaccinazioni che in tal caso aggravano lo stato patologico pre-esistente.
Sul rapporto vaccini-epilessia (e non solo) vedi la bibliografia a cura di P. Vanoli433 dalla quale
traggo un piccolissimo estratto:
Measles vaccination and risk of SSPE (“La vaccinazione contro il morbillo ed il rischio di
SSPE”)434.
On the neurological complications of vaccination, with special reference to epileptic
syndromes (“Complicazioni neurologiche delle vaccinazioni, con particolare riferimento alle
sindromi epilettiche”)435.
Epilepsy and mental retardation following febrile seizures in childhood (“Epilessia e ritardo
mentale a seguito di attacchi febbrili nell’infanzia”)436.
Pertussis immunization and characteristics related to first seizures in infants and children
(“La vaccinazione contro la pertosse e le caratteristiche correlate ai primi attacchi epilettici nei
neonati e nei bambini”)437.
Risk of seizures after measles-mumps-rubella immunization (“Rischio di attacchi epilettici
dopo la vaccinazione morbillo orecchioni rosolia”)438.
Effectiveness and safety of an Haemophilus influenzae type b conjugate vaccine (PRP-T) in
young infants (“Efficacia e sicurezza di un vaccino coniguato (PRP-T) anti-Haemophilus influenza
tipo b”). La cosa davvero incredibile di questo studio sono le conclusioni, ovvero che i vaccini di
cui si dichiara la sicurezza e l’efficacia hanno causato febbri, iritabilità, pianti ed attacchi
epilettici439.

430
Pubblicato su Epilepsy Currents 2004 Sep; 4(5): 202–203, autore Bassel W. Abou-Khalil,;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1176373/.
431
http://www.medicusmundi.it/it/comunicazione/la-rubrica-del-medico/51-la-rubrica-del-medico-la-
neurocisticercosi.html.
432
Pubblicato all’interno della relazione congressuale The Infectious Etiology of Chronic Diseases, libro edito dalla
National Academies Press (US); 2004, autore Josemir W. Sander; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK83677/.
433
http://www.mednat.org/vaccini/1000_studi2.htm.
434
Pubblicato su Indian Pediatics. 1999 Mar;36(3):317, autore Agarwal R K;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10713848.
435
Pubblicato su Rivista di Neurologia, luglio-agosto 1973, 43:254-258, autori Ballerini Ricci B, Bilancia G, Cherubini E,
Maccagnani F, Ricci G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4782469.
436
Pubblicato su Acta Paediatrica Scandinava, marzo 1989; 78(2):291-295, autori Wolf S M, Forsythe A;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2929352.
437
Pubblicato su Journal of Pediatrics 1993 Jun;122(6):900-3, autori Cherry JD1, Holtzman AE, Shields WD, Buch D,
Nielsen C, Jacobsen V, Christenson PD, Zachau-Christiansen B; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8501566.
438
Pubblicato su Pediatrics 1991 Nov;88(5):881-5, autori Griffin MR, Ray WA, Mortimer EA, Fenichel GM, Schaffner W;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1945626.
439
Pubblicato su Pediatrics, 1993 Aug; 92(2):272-279, autori Vadheim C M, Greenberg D P, Partridge S, Jing J, Ward J I;
107
25 - La correlazione tra la disbiosi, il mal di testa e molti altri malesseri

Sebbene le cause del mal di testa possano essere molte, da un problema al fegato ad un focus
dentale (cavitazione, dente devitalizzato, dente del giudizio incluso nell’osso mascellare, residuo
radicolare, vedi il libro “Bonifica dentale”) all’infestazione dei parassiti, in questo capitolo ci
concentriamo sul possibile ruolo causale della disbiosi intestinale.
Sul suo sito la dottoressa Gabriella Lesmo evidenzia il fatto che i soggetti autistici soffrono di
regola di disbiosi, e fa un’affermazione a nostro parere molto interessante, ovvero che la disbiosi,
che pur può essere innescata anche dall’accumulo di metalli pesanti, porta a sua volta alla ritenzione
di metalli pesanti. Una ennesima conferma di quanto scritto dalla dottoressa Campbell nel suo libro.
Scrive la dottoressa Lesmo440:
La disbiosi persistente porta all’infiammazione intestinale, alla maldigestione
e malassorbimento, quindi apre la porta alle allergie, alle intolleranze alimentari,
alla ritenzione di metalli pesanti e di altre tossine ambientali, ai disturbi
dell’umore, della concentrazione e dell’attenzione, alla cefalea, alla disfunzione
immunitaria, oltre che al dolore addominale ricorrente e ai tanti sintomi
genericamente indicati come dispepsia che tanto disturbano milioni di persone.

Il già citato dottor Paolo Mainardi, scrive a tal proposito sul forum italia salute 441 che le cause
delle varie forma di mal di testa (o emicrania o cefale che dir si voglia) sono da rintracciarsi
nell’intestino, al di là delle sottili distinzioni tra una forma e l’altra di questa patologia e cita
l’eccesso di istamina correlato alla disbiosi (spesso determinato infatti dalla proliferazione
intestinale della Candida) come una causa di tale problema. Afferma testualmente il dottor
Mainardi:
Una disbiosi intestinale che coinvolge il triptofano produce un aumento della
decarbossilazione di questo ammino acido a indolo e scatolo, determinabili nelle
urine quali marker della disbiosi. Scarsi livelli di triptofano conducono a scarsi
livelli cerebrali di neuropeptidi, quali l’NPY responsabile della soglia convulsiva e
della soglia del dolore.
Sul sito del dottor Giovanni Angilè442 troviamo scritto che oltre alla cefalea e ad altre condizioni
patologiche già menzionate, anche l’ipertensione può essere indotta dalla disbiosi, sia a causa del
sovraccarico del fegato che a causa delle patologie circolatorie indotte dalla disbiosi. Egli annovera
tra le patologie correlate alla disbiosi anche le emorroidi, il diabete, la perdita di concentrazione e di
memoria, la vulvo-vaginite e la cistite.
Altri siti che confermano il legame tra disbiosi, mal di testa e molte altre malattie (comprese
allergia, asma, otite) sono i seguenti (il primo è particolarmente interessante e ne consiglio la lettura
integrale):
http://alimentarmente.altervista.org/mal-di-testa-grasso-obesita-intolleranze-alimentari-
tutto-causato-dalla-disbiosi/
http://www.armonianaturale.com/allergie-e-intolleranze-alimentali/flora-batterica-disbiosi-
intestinale-e-sistema-immunitario/
http://www.realwayoflife.com/2012/07/02/pancia-gonfia-cattiva-digestione-intolleranze-
stanchezza-tutta-colpa-della-disbiosi/

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8337029.
440
http://www.lesmomd.com/Disbiosi.aspx.
441
http://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=7359.
442
http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.
108
http://www.ondabio.it/news/disbiosi.htm
http://www.viveremeglio.org/0_guarire/guar_fisica/alimsalu/disbiosi.htm
Un libro interessante sull’argomento che può essere utile a complemento di questo capitolo è
Mal di testa cure e terapie naturali Ramón Roselló e Pepe Landázuri, Macro Edizioni.

26 - Anoressia, bulimia, disbiosi intestinale e trattamento nutrizionale

L’esperienza clinica della dottoressa Natascha Campbell-McBride ha mostrato una fortissima


correlazione tra i cosiddetti disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia ed altre ossessioni
alimentari variamente denominate) e lo squilibrio della flora intestinale a vantaggio dei microbi
patogeni (apportatori di malattie).
Secondo l’esperienza di questa dottoressa (che tramite una dieta particolare ed alcuni integratori
naturali ha curato persino l’autismo del figlio) al di là dei problemi psicologici e di relazione
familiare (che possono contribuire anch’essi al sorgere del problema) c’è un problema di flora
intestinale benefica danneggiata con sopravvento di microbi patogeni (particolarmente batteri,
muffe e lieviti) e parassiti.
Sarebbero quindi le carenze nutrizionali innescate dall’incapacità di assorbire i principi nutritivi
dai cibi (conseguenza della disbiosi) e le tossine prodotti dai microbi patogeni (che vengono
assorbite dal sangue a causa di una parete intestinale porosa che non riesce a filtrarle) a causare dei
veri e propri squilibri mentali che sfociano nei cosiddetti disturbi dell’alimentazione.
Questi disturbi per altro spesso vengono accompagnati da altri problemi come difficoltà di
concentrazione ed attenzione, iperattività, manie ossessivo-compulsive, attacchi di panico, ansia,
abuso di alcool e droghe, ed altri problemi cosiddetti mentali o psichiatrici (persino appartenenti a
quel vasto ed ambiguo contenitore di problematiche che viene denominato “schizofrenia”).
Per chi volesse avere conferme ufficiali di quanto suddetto può consultare gli articoli Gut
feelings: A role for the intestinal microbiota in anorexia nervosa?443, Gut microeukaryotes
during anorexia nervosa: a case report 444 e Monitoring bacterial community of human gut
microbiota reveals an increase in Lactobacillus in obese patients and Methanogens in anorexic
patients445. In particolar modo l’ultimo studio, oltre ad una variazione della composizione del
microbiota intestinale delle persone obese da una parte ed anoressiche dall’altra, mostra la presenza
del batterio metanogeno Methanobrevibacter smithii nei malati di anoressia. Significativo,
soprattutto in rapporto a quanto scritto in questo libro, il fatto che nelle famiglie in cui c’è un figlio
autistico è più facile trovare anche un figlio anoressico446, ed il fatto che l’anoressia si accompagna
spesso a diversi problemi mentali (ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo-compulsivo 447),
tutte correlazioni che richiamano quanto scritto nel captiol introduttivo sulla disbiosi.
Cito infine l’articolo The Intestinal Microbiota in Acute Anorexia Nervosa and During

443
Pubblicato su Internation Journal of Eating Disorders 2015 Jul;48(5):449-51, autori Kleiman S C, Carroll I M,
Tarantino L M, Bulik C M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25639767.
444
Pubblicato su BMC Research Notes. 2014 Jan 13;7:33, autori Gouba N, Raoult D, Drancourt M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24418238.
445
Pubblicato su PLoS One. 2009 Sep 23;4(9):e7125, autori Armougom F, Henry M, Vialettes B, Raccah D, Raoult D;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19774074.
446
Vedi Autism spectrum disorder in individuals with anorexia nervosa and in their first- and second-degree
relatives: Danish nationwide register-based cohort-study, pubblicato su British Journal of Psychiatry 2015
May;206(5):401-7, autori Koch S V, Larsen J T, Mouridsen S E, Bentz M, Petersen L, Bulik C, Mortensen P B, Plessen K J ;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25657359.
447
Vedi Etiological overlap between obsessive-compulsive disorder and anorexia nervosa: a longitudinal cohort,
multigenerational family and twin study, pubblicato su World Psychiatry. 2015 Oct;14(3):333-8., autori Cederlöf M,
Thornton L M, Baker J, Lichtenstein P, Larsson H, Rück C, Bulik C M, Mataix-Cols D;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26407789.
109
Renourishment: Relationship to Depression, Anxiety, and Eating Disorder Psychopathology
nel cui abstract si legge in maniera chiarissima:
Abbiamo fornito prove di una disbiosi intestinale nell’anoressia nervosa e di
un’associazione tra l’umore ed il microbiota enterico in questi pazienti.
La dottoressa Campbell ascrive molti casi di anoressia a ragazzi (più spesso ragazze) che hanno
optato per una dieta vegetariana o vegana, dal momento che in assenza di proteine il corpo umano
non può sintetizzare ormoni, enzimi, neurotrasmettitori e molte altre sostanze essenziali al suo
funzionamento. Anche carenze di zinco (presente nella carne, soprattutto quella rossa) hanno lo
stesso effetto negativo dato che lo zinco è coinvolto in un numero enormi di funzioni enzimatiche.
Personalmente ritengo che occorre anche analizzare esattamente cosa si intenda per dieta
vegetariana o vegana, dal momento che ben diversa è la situazione di mangia frutta verdura e molti
carboidrati (patate e cereali, magari raffinati o con l’aggiunta di zucchero) dalla situazione di chi
mangia quasi esclusivamente frutta e verdura cruda, un po’ di cereali integrali (magari in chicco e
non sotto forma di farinacei macinati mesi prima di venire utilizzati) magari mangiando anche
qualche uovo (preferibilmente alla coque, col tuorlo quasi crudo).
L’assunzione di carne o soprattutto di pesce, purchè siano sani (non allevati, ovvero
cacciati/pescati, o in alternativa alimentati con il loro cibo specifico e non con una dieta a base di
cereali448), può essere essere utile e finanche indispensabile dal punto di vista nutrizionale (vedi le
testimonianze riportate dal dottor Price dopo i suoi incontri con i popoli primitivi di ogni parte del
mondo che erano in perfetto stato fisico e che integravano sempre la propria dieta con carne o con
pesce, quando non erano tendenzialmente carnivori) ma occorre anche considerare che
probabilmente non tutti gli uomini sono uguali e che la differenziazione delle razze (e dei gruppi
sanguigni) può avere portato anche a diversità non indifferenti nel funzionamento dei sistemi
digestivi.
Fatto sta che, al di là della scelta vegetariana/carnivora, se ci si fissa per un motivo o per l’altro a
seguire una dieta a basso contenuto di grassi, si rischia di sviluppare carenze delle vitamine
liposolubili (A,D,E e K), e se a queste carenze si associa una dieta a base di farine raffinate e cibi
zuccherati, qualche cicli di antibiotici, l’uso della pillola anticoncezionale o di altri farmaci che
danneggiano la flora benefica (neurolettici, chemioterapici, antidolorifici, antinfiammatori) si
danneggia la flora intestinale che vive in simbiosi nel nostro intestino. Questi microbi benefici
producono vitamine del gruppo B, vitamina K, alcuni aminoacidi, alcune sostanze simili agli
antibiotici che tengono a bada i microbi patogeni, e rendono l’ambiente della parete intestinale
acido impedendo ancor più la proliferazione dei patogeni.
Tutto ciò spiega chiaramente come la distruzione anche parziale della flora microbica benefica
rende facile la proliferazione di microbi come i ceppi dannosi dei batteri Escherichia Coli, i batteri
Clostridi, i lieviti come la Candida albicans. Questi patogeni hanno due effetti negativi, il primo è di
rendere porosa la parete dell’intestino, il secondo è quello di produrre tossine che, proprio perché la
parete intestinale è porosa e non riesce più a filtrare le impurità (cibo parzialmente digerito e
tossine) passano nel sangue e tramite esso arrivano a tutti i tessuti e gli organi del corpo, cervello
compreso.
Non stupisce quindi che oltre a causare sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione, iperattività,
possano anche distorcere la percezione sensoriale, in particolare l’auto-percezione. Succede così
non solo che il sapore e la consistenza di certi cibi vengano percepiti in maniera alterata, ma che
una ragazza anoressica possa guardarsi allo specchio senza rendersi conto del suo stato
terribilmente emaciato, o addirittura vedendovi una persona con del grasso da perdere. Similmente
posso venire danneggiate altre percezioni, persino il senso del pericolo, la percezione delle
448
Anche i pesci allevati mangiano spesso mangime poco costoso a base di cereali, così come gli animali da macello;
spesso il mangime è a base di mais, poco costoso ma transgenico o transgenicamente contaminato; questa carne e
questo pesce hanno troppi omega-6 e pochi omega-3, diventando un cibo che predispone all’infiammazione dei
tessuti.
110
emozioni altrui, la percezione di ciò che è giusto e sbagliato, e tutto ciò ovviamente danneggia
anche la capacità di relazionarsi con le altre persone.
La disbiosi intestinale e la percezione alterata del gusto spingono ad accettare come fonte di cibo
quasi esclusivamente carboidrati (per lo più prodotti a base di farina bianca o comunque cereali
raffinati) eventualmente dolcificati con lo zucchero, ovvero alimenti che l’intestino danneggiato non
riesce a digerire correttamente proprio per la mancanza dei batteri benefici. Il glutine (presente in
molti cereali) e la caseina (presente in latte e derivati) non vengono scissi negli aminoacidi che li
compongono ma in molecole dette gluteomorfine e caseomorfine, ovvero molecole del gruppo degli
oppiacei che di conseguenza hanno effetti negativi sul cervello.
Anche a causa di questa tossicità che parte dall’intestino a arriva al cervello attraversando la
barriera emato-encefalica, succede che, come riferisce la dottoressa Campbell nel suo libro:
Essi [i pazienti che soffrono di disturbi dell’alimentazione] possono essere
abbastanza bravi nel manipolare le persone intorno a loro e assumendo una
posizione di “povera vittima” dei vigorosi genitori o altre persone che si prendono
cura di loro, mettendo le persone una contro l’altra. Le famiglie di questi ragazzi
persone spesso attraversano un inferno di constante conflitto e confusione a
causa del disturbo del proprio figlio.
Per altro se la dieta di queste persone è carente di proteine ne consegue anche una carenza
ormonale che rende difficile al corpo persino sfruttare le calorie dei carboidrati, che vengono quindi
accumulate sotto forma di grasso. Quando le persone anoressiche in un modo o nell’altro vengono
convinte a mangiare di nuovo, se la dieta è a base di carboidrati riprendono peso rapidamente, e
siccome la loro paura di ingrassare non è scomparsa, è facile che si verifichi una ricaduta.
È molto difficile di conseguenza riuscire a trattare questi disturbi, se non con un corretto
approccio nutrizionale. Secondo la dottoressa Campbell oltre a seguire il Protocollo Nutrizionale
GAPS descritto nel suo libro (con qualche trucco per adattare la dieta alle fobie che queste persone
sviluppano per i cibi grassi) occorre somministrare integratori di alcune sostanze di cui
generalmente questi pazienti sono particolarmente carenti:
- gamma completa di aminoacidi nella loro forma libera, 15-20 grammi al giorno.
- picolinato di Zinco, 45-50 mg al giorno
- tre altri aminoacidi: triptofano, glutamina e asparagina: 500 mg di ognuno di essi tre volte al
giorno assunti a una certa distanza di tempo dagli altri integratori di aminoacidi
- gamma completa di vitamine del complesso B, vitamina C, calcio, magnesio, ferro e iodio.
Da notare che, ovviamente, il Protocollo Nutrizionale GAPS prevede già di per sé integratori di
probiotici.

27 - Ipocloridria, gastrite, ulcera gastrica, reflusso esofageo, tumore allo


stomaco e disbiosi intestinale

La disbiosi intestinale ha fra i suoi tanti effetti una scarsa produzione di succhi gastrici. Ciò
succede perché il lievito Candida ed altri microbi patogeni producono delle tossine che causano una
riduzione della la secrezione dei succhi gastrici, la cosiddetta ipocloridria.
Siccome lo stomaco ha bisogno di un ambiente molto acido per digerire le proteine questa
condizione patologica ha tutta una serie di conseguenze dannose, non ultima quella di contribuire in
molti soggetti all’imperfetta digestione di glutine e caseina, che può portare anche alla produzione
caseomorfine e gluteomorfine (vedi il capitolo iniziale sulla disbiosi),
La bassa acidità gastrica rende difficile tutto il processo di digestione perché impedisce la
secrezione di due ormoni, la secretina e la colecistochinina, che servono a regolare l’attività di
fegato, pancreas e cistifellea sincronizzandola correttamente.
La cattiva digestione di molte sostanze alimentari, dovuta all’ipocloridria come alla carenza di
111
batteri benefici nell’intestino, può innescare dei fenomeni di allergia e intolleranza, anche perché la
disbiosi (e la concorrente parassitosi) generalmente si accompagna ad un condizione di porosità
dell’intestino, che permette a questi frammenti non completamente digeriti di essere assorbiti nel
sangue. A questo punto il sistema immunitario (che ha moltissime delle sue cellule nel sangue), già
squilibrato dalle tossine dei microbi patogeni presenti nell’intestino, si deve confrontare con la
presenza nel circolo sanguigno di sostanze che sono completamene estranee a quell’ambiente.
La condizione di ipocloridria, ovvero la bassa acidità dei succhi gastrici sguarnisce una delle
nostre prime linee di difesa, per l’appunto l’alta acidità dello stomaco, che in condizioni normali
stronca ogni invasione microbica; la condizione di bassa acidità permette invece che nello stesso
stomaco proliferino microbi patogeni come il lievito Candida e l’Helicobacter pylori (notoriamente
correlato a ulcere gastriche, gastriti, tumore allo stomaco 449). L’Helicobacter pylori è stato
classificato come “carcinogeno di gruppo I per l’insorgenza del cancro allo stomaco”.
Che tali sgradite presenze siano sostanzialmente un effetto, un sintomo dello squilibrio della
microflora, lo mostra l’articolo The role of probiotics in the treatment and prevention of
Helicobacter pylori infection (“Il ruolo dei probiotici nel trattamento e nella prevenzione
dell’infezione da Helicobacter Pylori”)450, una rassegna dei precedenti studi sulla questione che
mostra come certe volte i probiotici da soli possano eradicare tale infezione, e che la loro
assunzione apporta sempre dei benefici aggiuntivi a qualsiasi altra terapia in uso. Ben sapendo che i
probiotici da soli poco possono fare per correggere una disbiosi (specie se piuttosto marcata) se non
si agisce anche per affamare o uccidere i patogeni (per esempio con la dieta paleolitica) il fatto che
in certi casi i probiotici da soli sconfiggano l’H. Pylori è un risultato di notevole importanza.
Per chi avesse ancora dei dubbi l’articolo The gastrointestinal microbiome - functional
interference between stomach and intestine (“Il micro bioma gastrointestinale – interferenza
funzionale tra lo stomaco e l’intestino”)451 esprime il concetto che la perdita dell’equilibrio del
microbioma gastrico causa l’infezione da H. Pylori, la quale a sua volta ha delle ripercussioni
sull’ecosistema microbico dello stomaco che si estendono poi anche al microbioma intestinale.
Da notare che in uno stomaco col giusto grado di acidità vengono digerite solo le proteine, ma
quando l’acidità è insufficiente nello stomaco i carboidrati fermentano, e la conseguente produzione
di gas causa rutti e rigurgiti.
Anche il famoso reflusso gastro-esofageo può essere causato dalla disbiosi con conseguente
ipocloridria e proliferazione di microbi patogeni nello stomaco. Alcuni patogeni infatti possono
proliferare intorno al muscolo sfinterico che separa lo stomaco dall’esofago, emettendo tossine che
paralizzano parzialmente tale muscolo. La sensazione di sentirsi risalire del cibo acido non è certo
piacevole, ma se a questo punto si interviene con degli antiacidi si finisce, almeno sul lungo
termine, ad acutizzare il problema. Vedi a riprova di quanto suddetto l’articolo scientifico Bacterial
biota in reflux esophagitis and Barrett’s esophagus (“Biota batterico nel reflusso esofageo e
nell’esofago di Barrett”)452.
L’ipocloridria può essere una causa importante anche di un disturbo noto come “proliferazione
batterica del piccolo intestino (Small Intestinal Bacterial Overgrowth, ovvero in sigla SIBO); in
genere infatti, quando nello stomaco i succhi gastrici raggiungono il corretto grado di acidità, nella
seguente porzione dell’intestino si crea un ambiente sfavorevole alla colonizzazione batterica, ma in
caso di ipocloridria possono traslocare nel piccolo intestino (detto anche intestino tenue, e formato
da duodeno, digiuno e ileo) alcune forme batteriche che di norma non si trovano in quel sito (e che
lo più provengono dal colon), causando una particolare forma di disbiosi associata tra l’altro a
449
http://robertoinsoliascienza.wordpress.com/2010/08/26/cancro-allo-stomaco-e-infezione-da-helicobacter-pylori.
450
Pubblicato su International Journal of Antimicrobial Agents 2003;22:360-366, autore Hamilton-Miller J M;
www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14522098.
451
Pubblicato su Best Practice & Research Clinical Gastroenterology 2014 Dec;28(6):995-1002, autori Lopetuso L R,
Scaldaferri F, Franceschi F, Gasbarrini A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25439066.
452
World Journal of Gastroenterology. 2005;11:7277–7283, autori Pei Z, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16437628.
112
gonfiori addominali (altri sintomi sono eruttazioni, dolori addominali, diarrea, costipazione, reflusso
gastrico, acne rosacea, artrite e persino anemia453).
È notevole segnalare che sia la dottoressa Campbell-McBride sia il dottor Gerson (all’interno del
protocollo da lui ideato per la cura del cancro e di altre malattie croniche), propongono in certi casi
di ipocloridria, l’integrazione di succhi gastrici sotto forma di Betaine HCl con aggiunta di pepsina.
Ma se volete un rimedio casalingo all’ipocloridria c’è il cavolo (da assumere all’inizio dei pasti):
succo di cavolo, cavolo crudo, cavolo fermentato (crauti), succo dei crauti.
Anche un po’ di aceto di mele mescolato con l’acqua o del limone spremuto in un bicchiere
d’acqua (se ben tollerati), possono essere utili specie se bevuti la mattina al risveglio.
Se la condizione di ipocloridria è causata dalla disbiosi intestinale una dieta paleolitica (dieta dei
carboidrati specifici) può aiutare a ristabilire una flora intestinale equilibrata e risolvere il problema
alla radice.
Se invece volete perdervi nella spirale senza fondo dei farmaci potete prendere degli antiacidi
(magari a base di idrossido di alluminio, e quindi neurotossici), che fanno sì che il reflusso sia meno
fastidioso, ma non risolvono il problema alla base, anzi riducono ulteriormente la bassa acidità
gastrica che generalmente ne è la causa, oppure degli inibitori di pompa protonica i quali si è
scoperto ormai, con prove sostanziali, che inducono lo stesso sintomo che dovrebbero fare
scomparire, come afferma l’editoriale di Gastroenterology intitolato per l’appunto Evidence That
Proton-Pump Inhibitor Therapy Induces the Symptoms it Is Used to Treat 454.

28 - La parassitosi, un problema sottostimato: i parassiti spesso sono


presenti, nonostante le analisi specifiche risultino negative

Abbiamo un tremendo problema causato dai parassiti proprio qui negli Stati Uniti.
Semplicemente non viene affrontato - Dottor Peter Wina, Pato-Biologo capo all’Istituto di Ricerca
Militare Walter Reed 1991455.

Un mio amico tempo fa mi ha detto che aveva scoperto la presenza di parassiti nelle proprie feci,
ma nonostante ciò il medico a cui si era rivolto negava l’evidenza. La cosa, per quanto possa
apparire strana, non è poi così inusuale. Come afferma l’omeopata Kerri Rivera nel suo libro, e
come confermano decine e decine di genitori di bambini autistici che stanno utilizzando il
protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda, le analisi per la ricerca dei parassiti riportano fin troppo
spesso dei falsi negativi: il referto indica assenza di parassiti quando invece questi fastidiosi ospiti
sono stati rilevati da un’osservazione diretta.
D’altronde molti parassiti normalmente non fuoriescono dall’intestino, anche perché non hanno
alcuna intenzione di lasciare un ambiente dove si trovano bene e hanno di che nutrirsi, e per quanto
rilascino moltissime uova, anche queste ultime non vengono rilasciate ogni giorno nelle feci. Anche
per questo motivo gli esami di laboratorio disponibili per la ricerca dei parassiti non sono molto
affidabili, ed anche a causa dei molti falsi negativi i nostri medici spesso si cullano nell’illusione
che, vivendo in un paese dove c’è un discreto rispetto delle norme igieniche, le infezioni
parassitiche siano alquanto rare.
Come si legge nel brevetto per l’eliminazione dei parassiti di Gubarev et al. (vedi il capitolo
relativo)

453
Vedi l’articolo del dottor Francesco Perugini-BIlli intitolato Sindrome da proliferazione batterica intestinale (SIBO)
http://www.dottorperuginibilli.it/patologie/4060-sindrome-proliferazione-batterica-intestinale-sibo.
454
Pubblicato su Gastroenterology, 2009 Jul;137(1):20-2, autori McColl K E, Gillen D;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19482105 , http://www.gastrojournal.org/article/S0016-
5085%2809%2900780-X/abstract.
455
http://www.aboutclay.com/info/Uses/parasite_removal.htm.
113
Molti dottori, molte diagnosi e molti trattamenti delle malattie non tengono
conto della possibilità della presenza di infestazioni parassitiche intestinali, e in
questo caso utilizzare un lungo e snervante singolo specifico trattamento non
offre sollievo alle sofferenze del paziente e non porta ad una cura della malattia,
che è anzi spesso complicata dagli effetti collaterali dei farmaci.
La difficoltà risiede nel fatto che nell’esame al microscopio delle feci le uova
degli elminti spesso non vengono riscontrate, a causa del ciclico sviluppo a stadi
degli elminti e dell’imperfezione dell’attrezzatura del laboratorio.
Un articolo che mostra come un particolare parassita unicellulare (non quindi un verme in questo
caso) sia ben più diffuso di quanto si potesse pensare è Neglected Parasitic Infections in the
United States: Toxoplasmosis (“Infezioni parassitiche trascurate negli Stati Uniti: toxoplasmosi”)
456
che mostra come tale malattia sia ancora particolarmente diffuse presso le minoranze etniche e gli
strati sociali più poveri della popolazione, o comunque in quei contesti in cui c’è povertà e
mancanza di igiene. Toxoplasma gondii. Sporcizia, contaminazione da feci di gatto, carne poco
cotta e trasmissione da madre a figlio sono le fonti principali di infezione; tra le tante conseguenze
dell’infezione di questo protozoo pare ci sono anche alcuni studi interessanti sulla correlazione di
tale infezione con sintomi mentali che vanno dalla cosiddetta schizofrenia all’autolesionismo ed al
suicidio fino al danneggiamento della memoria nelle persone più anziane457.
Tra l’altro le uova dei vermi possono essere così piccole da non essere distinguibili da un
granello di polvere, possono essere facilmente portate dal vento, e quando finiscono su un substrato
che offre cibo e riparo si schiudono; se il sistema immunitario e quello digestivo non sono in
perfetta efficienza, se non sono pronti a difendere l’organismo da questi “invasori”, e se nel sistema
digestivo vengono introdotti dei cibi graditi ai parassiti, le loro larve crescono e proliferano. Non è
necessario vivere in mezzo alla sporcizia sviluppare una parassitosi, può bastare inalarle, oppure
non lavare sufficientemente bene gli alimenti che mangiamo crudi (frutta e verdura).
Ma il fatto che un uovo di parassita finisca nel nostro organismo, non vuol dire per questo che si
schiuda e cresca fino a diventare adulto e deporre le uova. Se noi siamo è in condizioni di salute
ottimali, i parassiti hanno vita dura anche se sono riusciti ad introdursi nel nostro organismo.
Viceversa se si segue un regime alimentare a base di alimenti processati e cibo industriale, ricco di
zucchero bianco e altre pseudo sostanze alimentari (ormai purtroppo di uso comune) si trasforma il
nostro intestino e il nostro corpo in un luogo molto accogliente per i parassiti. Inoltre da tre
generazioni almeno siamo in contatto con tutta una serie di farmaci che indeboliscono la flora
intestinale benefica (antibiotici, anticoncezionali, anti-infiammatori, antidolorifici, chemioterapici,
neurolettici, etc.) causano la proliferazione di candida e batteri patogeni. In questa situazione nel
nostro intestino si trovano residui di cibo maldigerito (conseguente alla cattiva digestione indotta
dalla disbiosi), si ha un accumulo di tossine rilasciate dai microrganismi patogeni, si ha una
diminuzione delle capacità di disintossicazione dell’organismo, nonché molto spesso una
condizione di maggiore o minore ipocloridria; come conseguenza anche il sistema immunitario si
indebolisce ed il corpo umano diventa suscettibile alla proliferazione dei parassiti. A tutto ciò va
aggiunto il fatto che:
a) i parassiti possono essere trasmessi dalle madre al figlio nel corso della gestazione
b) secondo quanto afferma la dottoressa Clark alcune sostanze chimiche (che purtroppo ormai
456
Pubblicato su American Journal of Tropical Medicine and Hygiene 2014 May 7; 90(5): 794–799, autori Jeffrey L.
Jones, Monica E. Parise, Anthony E. Fiore, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4015566/.
457
Non c’è ancora un’accettazione definitiva in ambito medico del fatto che infezioni di Toxoplasma causino sintomi
mentali, perché qualcuno (facendo giustamente l’avvocato del diavolo) afferma che il nesso causale potrebbe essere
invertito: le problematiche mentali potrebbero portare ad essere trascurati anche nell’igiene e quindi ad essere più
facilmente infettati. In realtà, come vedremo in seguito, le ultime ricerche indicano che un sistema immunitario debole
(tipico effetto della disbiosi intestinale) può far sì che infezioni latenti da Toxoplasma si riattivino e causino anche grossi
problemi fisici e mentali.
114
respiriamo, beviamo, o ingeriamo coi cibi) predispongono anch’esse alla parassitosi
c) Andreas Kalcker, in base alla sua esperienza, sostiene che i vaccini predispongono alla
parassitosi, tanto da definire l’autismo una sorta di “parassitosi vaccinale”
c) anche quando i parassiti vengono individuati, non bastano un paio di pillole di farmaci
antiparassitari per debellarli, giacchè molti parassiti depongono migliaia di uova al nostro interno e
si riproducono con scadenza mensile o bimensile, sicché per debellarli bisogna intraprendere una
vera e propria lotta senza quartiere che si protrae per un periodo di 6-9 mesi, ma a volte (nei casi più
gravi) anche per un periodo doppio. A conferma almeno parziale si quanto su scritto segnalo
l’articolo Factors associated with parasitic infection amongst street children in orphanages
across Lima, Peru458, nel quale si mostra che il tentativo si affrontare la parassitosi endemica tra i
bambini di strada della capitale peruviana, basato su una singolo dose di farmaco antiparassitario è
stato sostanzialmente inefficace (anche se si può immaginare come causa dell’insuccesso anche una
grande facilità direinfezione).
Particolare attenzione va posta al fatto che i parassiti si riproducono durante la luna piena (e a
volte durante la luna nuova); il protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda (incluso nel libro di
Kerri Rivera e di cui qui è presente un riassunto) tiene conto di tale ciclo.
Del resto si fa presto a pensare di vivere in un ambiente pulito ed igienico. Quanti di noi si
tolgono le scarpe entrando in casa per evitare di portare dentro microbi e uova di parassiti che
possono restare attaccati alle suole? In Giappone è un’usanza comune, ma in Italia ed in molti altri
paesi non lo è. Quanti di noi lavano e rilavano la frutta e la verdura che poi mangiano cruda? E
quanti di noi si rendono conto che ci vuole anche un po’ di igiene intestinale oltre che di igiene
domestica? Se il nostro intestino è riempito di pseudo-alimenti, di cibi industriali, o se è saturo di
scorie accumulate nel tempo ed aventualmente rimaste incrostate nelle pareti del tubo digerente,
parassiti e patogeni trovano terreno fertile per proliferare.
La tradizione yogica conosce diverse tecniche di pulizia interna, una delle quali, denominata
Shank prakshalan (lavaggio ayurvedico con acqua e sale marino integrale) permette di depurare il
tratto gastrointestinale per tutta la sua lughezza, dall’esofago all’ano. Dal momento che i parassiti
intestinali odiano il sale, questo metodo ha anche una valenza antiparassitaria. Una descrizione
abbastanza esauriente del Shank prakshalan la trovate al seguente link (ove trovate pure un video
delle posizioni yoga che servono ad implementare correttamente il metodo):
http://tuttocrudo.blogspot.it/2008/07/shankprakshalan-la-depurazione.html
Un altro link su tale metodo è
http://salutenaturale.forumattivo.com/t321-shank-prakshalana

29 - I parassiti e le fasi lunari


Lunatico significa un po’ matto, svitato, con l’umore ballerino, con degli sbalzi d’umore che
seguono i cicli lunari. Non credo sia una coincidenza il fatto che i cicli dei vermi parassiti sono
regolati sui cicli lunari. La parola “lunatico” in fin dei conti nasconde il concetto che fin troppo
spesso la follia è causata o concausata dai parassiti intestinali (che spesso si sommano ad una
concomitante disbiosi, giacché un intestino privo della flora benefica è spesso facilmente
colonizzato dai vermi parassiti).
Molte persone, a partire da 2/3 giorni prima del verificarsi della luna piena per finire a 2/3 giorni
dopo, sentono acuirsi i sintomi dell proprie condizioni patologiche. Si tratta delle persone che
soffrono di vari tipologie di parassitosi.
I parassiti hanno dei cicli vitali sincronizzati con quelli della luna, ed hanno una vita
458
Pubblicato su Pathogens and Global Health. 2013 Mar; 107(2): 52–57, autori Chris Bailey, Sonia Lopez, Anahí
Camero, Carmen Taiquiri, Yanina Arhuay, David A J Moore,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4001478/.
115
essenzialmente notturna, ragione per la quale la parassitosi può indurre risvegli notturni, pruriti
notturni, oltre a stanchezza, irrequietezza, rabbia, aggressività, autolesionismo, etc. Nelle notti di
luna piena i parassiti si danno convegno nell’intestino del loro ospite/vittima per riprodursi, e questa
può essere l’occasione per lanciare un attacco mirato contro di loro, per esempio assumendo rimedi
antielmintici (farmaceutici o naturali). Alcuni parassiti, come ad esempio l’Enterobius vemricularis
(detto anche ossiuro) si riproducono ogni due settimane, rendendo critici (per l’acuirsi dei sintomi
sia fisici che emotivi, mentali, comportamentali) anche i giorni intorno alla luna nuova. Secondo
alcuni medici però il miglior modo di intervenire sui parassiti, per ottimizzare l’azione
antiparassitaria, è quello di farlo ogni quarto di luna 459. L’orario di massima attività dei parassiti in
questi giorni (di luna piena e/o di luna nuova) è tra le 2 e le 3 della notte (ora solare).
Non ci sono migliori parole per chiudere questo capitolo di quelle pronunciate da un bambino
che ha seguito il il protocollo di Kerri Rivera per la guarigione dall’autismo, il quale usava dire che
quando fa un clistere che lo aiuta ad eliminare i parassiti, la sua follia “va via con la cacca”.
Per conoscere le fasi della luna potete consultare i link sottostanti
http://www.calendario-365.it/luna/fasi-della-luna.html
http://www.calendario-365.it/luna/calendario-lunare.html

30 - Il parassita intestinale Ascaris suum produce morfina

Nel 2000 è stata pubblicata, da medici e ricercatori del Neuroscience Research Institute
dell’Università statale di New York, l’articolo scientifico Ascaris suum, an Intestinal Parasite,
Produces Morphine460.
Ciò è l’ennesima conferma di quanto affermato da Kerri Rivera nel suo libro Guarire i sintomi
noti come autismo. La produzione di morfina da parte dei parassiti (ma non è il solo sottoprodotto
del metabolismo di questi ospiti indesiderati, che producono spesso anche ammoniaca), oltre ai
facilmente immaginabili effetti a livello mentale ha anche delle ripercussioni sul sistema
immunitario, la cui efficacia viene indebolita dalla morfina e dagli altri oppioidi, come conferma
l’articolo Depression of monocyte chemotaxis in intravenous drug abusers (IDA): cell
alteration461.
Del fatto che gli oppioidi deprimano il sistema immunitario potetete trovare conferma anche
consultando diversi articoli reperibili on line quali per esempio:
http://www.dronet.org/sostanze/sos_pdf/Eroina.pdf
http://www.stefanocanali.com/PUBalterFar.htm

Del resto la stessa presenza di tale articolo su un giornale specializzato in immunologia dovrebbe
chiarire che in ambito medico l’associazione tra oppioidi (come morfina ed eorina) e indebolimento
del sistema immunitario è un fatto dato per scontato.
Nell’articolo viene specificato che la presenza di morfina nel parassita è stata verificata in
maniera ineccepibile utilizzando diversi metodi, che la quantità rilevata è di 1168 +/- 278
nanogrammi per ogni grammo di verme (ciò significa che il valore indicativo è di 1168 con un
margine di errore di 278 in più o in meno); in sostanza si tratta di circa un milionesimo di grammo
459
Vedi il libro La medicina dell’informazione di Urbano Baldari;
http://www.scienzaeconoscenza.it/riviste/scienza_e_conoscenza_gold7_2014.php.
460
Pubblicata sul Journal of Immunology 2000 Jul 1;165(1):339-43, autori Goumon Y, Casares F, Pryor S, Ferguson L,
Brownawell B, Cadet P, Rialas CM, Welters ID, Sonetti D, Stefano GB; abstract
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10861070, articolo intero
http://www.jimmunol.org/content/165/1/339.long#fn-1.
461
Pubblicato su Allergologia et Immunopathologia 1988 Nov-Dec;16(6):403-5, autori Pérez Castrillón J L, García
Palomo J D, Pérez Arellano J L, Jiménez López A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3242378.
116
di morfina per ogni grammo di verme. Inoltre, viene specificato nell’abstract (riassunto)
dell’articolo, l’ascaride in questione, mantenuto in vita per 5 giorni, ha continuato a possedere una
significativa quantità di morfina, così come il mezzo nel quale era mantenuto in vita, il che ha
dimostrato l’abilità di tale parassita di sintetizzare la morfina.
Per determinare se la morfina fosse attiva la si è aggiunta ad una coltura di monciti (i globuli
bianchi di maggiori dimensioni), ed essi hanno immediatamente reagito rilasciando ossido nitrico.
Ulteriori analisi hanno verificato l’assenza dei recettori mu, e la presenza della morfina nella
subcuticola (ovvero in prossimità dello strato di “pelle” più esterno del verme) e nei cordoni nervosi
dell’animale. Tutto ciò, dicono gli autori di questo articolo, “suggerisce che la morfina endogena sia
prodotta per essere secreta nel microambiente” (in cui vivono i vermi).
NB: sebbene la quantità di morfina rilevata, possa apparire a prima vista modesta, occorre
ricordare che possono essere presenti diversi esemplari di ascaridi in um medesimo ospite, e che un
ascaride adulto misura circa 15 cm di lughezza. Inoltre non si può dimenticare il fatto che le pur
piccole quantità rilevate vengono riversate dal parassita nel suo micro ambiente fin tanto che resta
in vita, e che le femmine adulte di ascaride depongono fino a 200.000 uova al giorno, alcune delle
quali possono svilupparsi nuovamente all’interno del corpo umano aumentando l’intesnità
dell’infestazione e perpetuando il problema all’infinito.

31 - Tumori e parassiti (intestinali e non)

Tutti i nostri padri praticavano il trattamento antiparassitario come parte della


loro pratica culturale. Ce ne siamo allontanati perché ci siamo affidati alla
pratica moderna. Faremmo bene a re-imparare queste pratiche dei nostri
antenati per mantenerci sempre in buona salute. - Capo Due Alberi
A conferma di quanto affermava già molti anni fa la compianta dottoressa Clark, che individuava
nei parassiti intestinali (e non) una delle cause principali delle malattie (anche croniche e
degenerative) diffuse al giorno d’oggi, e che asseriva che in caso di tumore sono sempre presenti
dei parassiti che lo concausano, vi presento la traduzione di alcune righe scritte dal dottor Edward F.
Group III (DC, ND, DAC BN, DABFM) estratte dal sito http://www.parasite-cleanse.com462
Tumori
I parassiti intestinali attivano il sistema immunitario del corpo per sviluppare
una massa tumorale nota come granuloma al fine di incorporare larve di
parassiti o uova. Di solito, i granulomi si sviluppano nel colon, nella parete
rettale, nei polmoni, nel fegato, nel peritoneo e nell’utero.
Nell’articolo citato sono elencate molte altre condizioni atribuibili ai parassiti intestinali, che
prima o poi colpiscono, secondo l’autore, un cittadino statunitense su due: costipazione, diarrea,
formazione di gas e gonfiore di stomaco, sindrome del colon irritabile, dolori ai muscoli e alle
giunture, anemia, allergie, disordini del sonno, bruxismo (digrignare i denti), fatica cronica,
disfunzione del sistema immunitario.
Le tossine dei parassiti hanno un effetto negativo sull’apparato circolatorio umano che causano
una forma di anemia che risulta a volte così grave da essere diagnosticata come tumore del sangue
(EE Kornakova “Parassiti umani”, San Pietroburgo, 2002 - Muller R. “Worms and human diseases”,
Oxon - New Jork, 2001).
Quanto alla dottoressa Clark, seppure reputo i suoi libro molto interessanti, essi sono un po’
carenti sul lato dell’alimentazione (i latticini, benché cotti, non li considero un alimento salutare) e
non affrontano adeguatamente il problema della disbiosi intestinale. Dal canto suo il libro della
dottoressa Campbell affronta in dettaglio la disbiosi ma poco si dilunga sulla parassitosi, fidando

462
http://www.parasite-cleanse.com/intestinal-parasite-symptoms.html.
117
nel fatto che una dieta che affami i parassiti e che restauri il giusto PH nel tratto intestinale col
tempo permetta di risolvere anche il problema dei parassiti (anche se in altri scritti suggerisce di
utilizzare all’occasione dei rimedi naturali contro i parassiti, in corrispondenza della luna piena, o
eventualmente anche il farmaco mebendazolo).
L’articolo Carcinogenic Parasite Secretes Growth Factor That Accelerates Wound Healing
and Potentially Promotes Neoplasia (“Il parassita carcinogeno produce un Fattore di Crescita che
accelera la guarigione delle ferrite e può promuovere la neoplasia”) 463, ci informa che l’infezione da
parte della fasciola epatica Opisthorchis viverrini (un verme parassita del fegato) può causare una
forma di tumore nei condotti biliari; nutrendosi questo verme causa estese lesioni che nel corso
degli anni guariscono e poi si riaprono. Una delle sostanze che tale parassita secerne promuove la
guarigione delle ferite ma anche, paradossalmente la creazione di un microambiente che agevola la
formazione del cancro.
Già nel 1900 il dottor Askanazy ha segnalato un legame tra un altra fasciola epatica,
Opisthorchis felineus, ed il cancro del fegato, ed il dottor Goebel ha segnalato un rapporto tra
l’infezione di Bilharzia (un verme degli schistosomi) ed il cancro al fegato464.
L’articolo An interesting finding in the uterine cervix: Schistosoma hematobium calcified
eggs (“Una scoperta interessante nella cervice dell’utero: uova calcificate di Schisostoma
hematobium”)465 racconta di un caso di una donna africana il cui pap test mostrava valori
esageratamente anomali (e che quindi possono fare sospettare una lesione cancerosa o pre-
cancerosa) e nella cui cervice uterina sono state trovate per l’appunto le uova di uno schisostoma.
L’articolo aggiunge che i medici hanno poca familiarità con questo parassita dell’apparato genial
femminile, nonostante la sua presenza endemica in quella regione.
L’articolo Distinct microbiological signatures associated with triple negative breast cancer 466
illustra un’analisi di virus batteri e parassiti associati ad un particolare tipo di tumore al seno, la
quale ha mostrato una presenza del verme parassita Trichuris trichuria (verme a frusta) nel 93% dei
casi; in realtà tale studio ha mostrato una notevole presenza anche di agenti batterici, virali, fungini,
che potrebbero essere anche la manifestazione di una forma di disbiosi che causa l’abbassamento
delle difese immunitarie nei confronti di tutti questi ospiti indesiderati. .

32 - I parassiti e il declino delle abilità cognitive

32.1 - Stupidità o i parassiti?


Nell’abstract dell’articolo “Stupidity or worms”: do intestinal worms impair mental
performance (“Stupidità o vermi” i vermi intestinali inficiano le prestazioni mentali?”)467, gli autori
concludono che
esistono le prove che un’alta intensità di vermi può inficiare le prestazioni

463
Pubblicato su PLoS Pathogens 2015 Oct 20;11(10):e1005209, autori Smout M J, Sotillo J et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26485648.
464
Vedi Howley PM. Infectious agents and cancer. In: Mendelsohn J, Gray JW, Howley PM, Israel MA, Thompson CB,
editors, The Molecular Basis of Cancer. 4th ed. Philadelphia, PA: Elsevier Saunders; 2015. pp. 79–102 - zur Hausen H.
Infections Causing Human Cancer. Mol Carcinogen. 1988;1:147–150; entrambi gli studi sono citati in Gordon Wilson
Lecture: Infectious Disease Causes of Cancer: Opportunities for Prevention and Treatment, pubblicato su
Transactions of the Amercian Clinical and Climatological Association 2015; 126: 117–132, autore Peter M Howley;
www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4530691.
465
Pubblicato su Autopsy & Case Reports 2015 Jun 30;5(2):41-4, autori Toller A, Scopin A C et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26484333.
466
Pubblicato su Scientific Reports 2015 Oct 15;5:15162, autori Banerjee S, Wei Z et al.; abstract su
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26469225. articolo completo su http://www.nature.com/articles/srep15162.
467
Pubblicato sulla rivista Psychological bulletin, 1997 Mar;121(2):171-91; autori W E Watkins, E. Pollitt - Dipartimento
di Pediatria dell’Università di Davis, California; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9100486.
118
mentali, ma non tutte le persone sverminate mostrano un miglioramento delle
prestazioni. Gli autori discutono i meccanismi per mezzo dei quali i vermi possono
danneggiare la mente.
Che non tutte le persone sverminate mostrano un miglioramento sul piano intellettivo è
facilmente comprensibile non solo perché ci sono differenze di intelligenza dovute ai geni ed alla
maggiore o minore stimolazione che i bambini possono ricevere, ma anche perché:
1) a volte le infestazioni parassitarie sono così intense che per debellare i parassiti non bastano
nemmeno quei 6/9 mesi di cura che vengono generalmente prescritti
2) una volta eliminati i vermi parassiti non vengono automaticamente eliminati altri ospiti
indesiderati del nostro corpo e del nostro intestino quali lieviti del genere Candida, batteri del
genere Clostridium, batteriodi ed altri patogeni. La carenza di batteri benefici ed il sopravanzare
degli agenti patogeni crea una condizione di malassorbimento di tanti nutrimenti essenziali per il
corretto funzionamento della mente, nonché porta alla produzione di molte tossine che possono
inficiare le prestazioni mentali.

32.2 – Parassiti, malattie tropicali e abilità cognitive


L’articolo Parasite prevalence and the worldwidw distribution of cognitive ability (“La
prevalenza e la diffusione a livello mondiale dell’abilità cognitiva”)468 mostra una significativa
correlazione tra infestazione da parassiti e malattie infettive molto diffuse nella zona tropicale.
Da notare la presenza di indici di correlazione alquanto significativi. Se l’indice r è nullo
abbiamo la mancanza di qualsiasi correlazione, quando tale valore è 1 abbiamo il massimo della
correlazione positiva (ovvero all’aumentare del primo fattore aumenta nella stessa maniera anche il
secondo), quando è -1 abbiamo il massimo della correlazione negativa (all’aumentare del primo
fattore diminuisce nella stessa maniera anche il secondo). I valori sotto riportati, prossimi a -0,8
sono indici di una correlazione negativa alquanto forte che suggerisce l’ipotesi che le parassitosi
(così come altre malattie infettive non parassitiche tropicali) siano un importante fattore che
danneggia le abilità cognitive portando ad un minore Quoziente Intellettivo (QI). Inoltre
nell’articolo in oggetto vengono citati anche altri studi i cui risultati portano a conclusioni analoghe.
Le ipotesi che vengono fatte per spiegare il rapporto tra parassitosi e diminuzione del QI, per
ammissione stessa degli autori, si limitano alla carenza di nutrimento e di energia necessarie alla
crescita ed allo sviluppo del cervello. In realtà i parassiti producono anche varie tossine che possono
inibire le funzioni neurologiche e cerebrali.
Gli autori affermano che lo sviluppo del cervello e lo sforzo di combattere le malattie infettive
sono due compiti molto dispendiosi dal punto di vista energetico. I dati da loro rilevati sono che tra
quoziente intellettivo (QI) e stress da parassiti c’è una correlazione descritta da un indice r che varia
da 0,76 a 0,82. I meccanismi attraverso quali i parassiti possono causare una perdita di sostanze
nutritive ed un eccessivo dispendio energetico che influisce sul QI sono:
(i) Alcuni organismi parassiti di nutrono dei tessuti dell’ospite: la perdita deve
essere rimpiazzata a spese energetiche dell’ospite stesso. Tali organismi
includono soprattutto fasciole e molti tipi di batteri.
(ii) Alcuni parassiti abitano il tratto intestinale o causano diarrea, limitando
nell’ospite l’assorbimento di nutrienti altrimenti disponibili. Tra questi vanno
considerati soprattutto le tenie, i batteri, la giardia e le amebe.
(iii) I virus utilizzano le macromolecole e gli apparati cellulari dell’ospite per
riprodursi, a spese energetiche dell’ospite.

468
Articolo tratto da The Causes and Impacts of Neglected Tropical and Zoonotic Diseases: Opportunities for
Integrated Intervention Strategies, libro pubblicato da National Academies Press (US); 2011, autori Eppig C, Fincher
CL, Thornhill R. – Dipartimento di biologia dell’Università del New Mexico, Albuquerque;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK62514/.
119
(iv) L’ospite deve attivare il suo sistema immunitario per combattere le
infezioni. Tra queste la diarrea può imporre il costo più serio sul bilancio
energetico della persona colpita. (…) Se sono esposti alla diarrea durante i loro
primi cinque anni, gli individui possono manifestare effetti negativi che durano
per tutta la vita rispetto allo sviluppo del loro cervello, e quindi dell’intelligenza. I
parassiti possono influenzare negativamente le funzioni cognitive in altre
maniere, ad esempio infettando direttamente il cervello, ma noi ci concentriamo
solo sul costo a livello energetico.
Tale articolo si basa anche su studi precedenti i quali mostravano che le zone degli Stati uniti del
sud nelle quali è stata portata a termine la campagna di eradicazione degli anchilostomi, i redditi
medi delle persone (presumibilmente correlati a QI più elevati e maggiore avanzamento negli studi),
che i bambini brasiliani con parassitosi da anchilostomi hanno ottenuto risultati peggiori nei test
cognitivi rispetto ai bambini sani, e che i bambini infettati da più di un tipo di parassiti hanno
ottenuto risultati peggiori dei bambini infettati da un tipo di solo di elminti. In più ci sono diversi
studi che mostrano come i bambini sottonutriti non solo abbiano minore QI, ma persino a volte teste
più piccole, e come abbiamo visto la parassitosi può causare anche sottonutrizione, specie nei paesi
poveri dove già si soffre la fame.

32.3 – I vermi parassiti danneggiano le capacità cognitive dei bambini


School-based deworming (“Sverminazione basata sulla scuola”)469, è
il titolo di un documento che si propone come una sorta di linea-guida per
sviluppare un percorso di trattamento antiparassitario di massa effettuato
su tutti gli studenti. In tal modo sarebbe facile (specialmente in certe
nazioni africane) raggiungere la gran parte dei bambini e degli
adolescenti di una certa età.

In esso si propone la somministrazione di appositi farmaci contro i parassiti ai bambini che


frequentano la scuola. È molto interessante vedere come a livello istituzionale si ammette la grande
rilevanza del problema delle infezioni parassitiche e come tale problema sia causa di difficoltà
dell’apprendimento (anche in età adulta) e di abbassamento del quoziente intellettivo.
Tale guida è stata realizzata dall’associazione “Deworm the World” (Sverminare il mondo) con
contributi da parte di organismi come la Banca Mondiale (World Bank), l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (World Health Organization), i Ministeri della Sanità e dell’istruzione di Gambia,
Kenya, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, il Kenya Medical Research Institute.
La parte più interessante è l’introduzione (intitolata Why a school-based deworming? ovvero
Perché un programma di sverminazione basato sulla scuola?), nella quale vengono fornite prove
sostanziali della correlazione tra parassitosi e difficoltà di apprendimento.
In essa si afferma che oltre 400 milioni di bambini in età scolastica in tutto il mondo soffrono di
infezioni a vermi parassiti che ne danneggiano la salute, lo sviluppo e le capacità di apprendimento.

469
http://www.schoolsandhealth.org/Shared%20Documents/Downloads/School%20based%20deworming%20-
%20A%20planners%20guide%20to%20proposal%20development%20for%20national%20school-based
%20deworming%20programs.pdf.
120
Un trattamento eseguito a scuola, secondo questo documento, potrebbe essere semplice, ci
sarebbero pochi pazienti che saltano la terapia, e l’intervento in sé sarebbe poco costoso (meno di
50 centesimi di dollaro all’anno per ogni bambino trattato).
Nell’introduzione di questo documento si afferma che le infezioni di vermi parassiti sono
particolarmente frequenti nei bambini in età scolastica (Bundy et al. 1992a; Bundy et al. 1992b). Per
lo più si tratta di schistosomi e di vermi trasmessi attraverso le uova che vengono depositate nel
suolo quali ascaridi, trichuris e anchilostomi.
Tali vermi possono causare Anemia, malnutrizione e danneggiamento dello sviluppo fisico e
mentale (Hotez et al. 2006; Stephenson 1987).
Sempre nell’introduzione vengono segnalati effetti a breve, medio e lungo termine della presenza
di vermi parassiti nei bambini.
Gli effetti a breve termine sono che i bambini possono essere troppo malati o troppo stanchi per
andare a scuola o per concentrarsi.
Gli effetti a lungo termine, oltre alla sottonutrizione (i parassiti intestinali rubano letteralmente le
sostanze nutritive della persona che li ospita) sono:
 Danneggiamento dello sviluppo cognitivo e peggioramento dei risultati scolastici (Simeon and
Grantham-McGregor 1990; Mendez and Adair 1999).
 Cattivi riultati nei test sulle funzioni cognitive, con tempi di risposta maggiorati (Watkins and
Pollitt 1997).
 Scarsa memoria a breve termine (Jukes et al. 2002).
Sui tempi ancora più lunghi si stima che ci siano poi i seguenti effetti:
 La parassitosi da vermi causa una perdita media del Quoziente Intellettivo (QI) di 3,75 punti
per bambino.
 I bambini infettati persistentemente con anchilostomi hanno meno probabilità di essere istruiti
ed imparano di meno da adulti di quelli che sono cresciuti senza vermi (Bleakley 2007).

32.4 – Gli effetti dei vermi intestinali sui risultati scolastici

Sulla scorta dell’articolo Parasites in the classroom: the effects of intestinal helmints on
educational attainment and the value of school deworming programs (“I parassiti in aula: gli
effetti dei vermi intestinali sui risultati scolastici ed il valore dei programmi di sverminazione nella
scuola”), scritto da Katherine Hoffmann e pubblicato sul sito dell’Università statunitense di
Stanford470, analizzo adesso alcuni possibili effetti dei parassiti intestinali sulla capacità di
apprendimento.
Alcuni ricercatori stimano che oltre il 25% della popolazione mondiale sia infetta da qualche
verme intestinale, ma secondo altre stime si arriva all’80%; in realtà come già mostrato gli esami di
laboratorio riescono ad individuare solo una parte delle persone infettate da parassiti e ciò spiega
bene tali discrepanze, giacchè se si osservano vermi nelle feci dei bambini trattati anche laddove gli
esami delle feci fatti in laboratorio davano esito negativo, si comprende che la percentuale reale di
persone sofferente di parassitosi è molto maggiore di quella fornita da molti enti istituzionali. I
vermi che risultano più diffusi sono ascaridi, anchilostomi e vermi a frusta (Trichuris trichiura), i

470
http://web.stanford.edu/group/parasites/ParaSites2010/Katherine_Hoffmann/Hoffmann%20-%20ParaSites
%20Webpage.htm.
121
quali, secondo le statistiche ufficiali (che, come appena detto, probabilmente sottostimano l’entità
del problema) infettano rispettivamente 1,47 - 1,05 e 1,3 miliardi di persone. I bambini sono
particalrmente esposti ad infezioni parassitiche perché il loro sistema immunitario non è ancora
completamente sviluppato, e perché vivono spesso giocano con la terra e non osservano tutte le
norme igieniche ottimali.
Molto interessanti al riguardo sono le informazioni che ci vengono dalla già citata campagna di
eradicazione degli anchilostomi finanziata dalla fondazione Rockefeller (1910, Stati Uniti del sud).
Qui di seguito due resoconti che provengono dalle scuole coinvolte nel programma471:
I bambini che erano svogliati e apatici adesso sono attivi e vigili; bambini che
un anno fa non potevano studiare, adesso non solo stanno studiando, ma
provano gioia nello studiare per la prima volta nella loro vita le loro guance
mostrano la luce della salute. (…)
Come risultato del vostro trattamento ... le lezioni non sono più così difficili per
loro: essi pongono maggiore attenzione in classe e hanno più energia … per farla
breve nelle nostre aule abbiamo adesso circa 120 bambini brillanti, dalla faccia
colorita, mentre se non li aveste fatti trattare qui ci sarebbero molti bambini
stupidi col viso pallido.
Qualcuno magari potrà pensare che simili commenti siano troppo entusiastici, visto che sono
stati raccolti dalla fondazione Rockefeller in seguito ad una campagna organizzata dalla fondazione
stessa. Ma si tratta di osservazioni del tutto conformi a quelle che vengono da altre fonti, per
esempio da due ricercatori di Porto Rico472:
Oltre a tutti i vari sintomi di cui soffre lo sfortunato jibaro [contadino], infetto dagli
anchilostomi, c’è la condizione di avere un intelletto intorpidito, una mente che ha
ricevuto un terribile colpo ... C’è un’espressione senza speranza, ipocondriaca,
malinconica, che in certi casi gravi diventa addirittura una vera e propria apparente
stupidità, con indifferenza a quanto succede intorno e mancanza di ogni ambizione.
Ma come possono fare i parassiti a creare un simile danno? Come dice la dottoressa Hoffman
(nell’articolo citato in apertura di paragrafo), noi sappiamo che l’infezione da parassiti intestinali è
associata a:
carenze vitaminiche, arresto della crescita, anemia, carenza di calorie e proteine,
che a sua volta influiscono negativamente sull’abilità cognitiva e sullo sviluppo
intellettuale. Questa relazione è particolarmente allarmante perché è graduale e
spesso relativamente asintomatica.
Sebbene rubino letteralmente il cibo agli esseri umani che li ospitano nel proprio sistema
digestivo, alcuni parassiti sono troppo piccoli per causare direttamente una malnutrizione per
carenza di cibo, a meno che non siano davvero numerosi. Ma esistono anche le tenie, che da adulte
possono arrivare a misurare persino diversi metri di lunghezza, ed i vermi a corda (ropeworm) che
da adulti possono misurare circa un metro. I vermi a corda si nutrono del sangue umano, così come
alcune gli Anchilostomi, e siccome i primi sono grandi ed i secondi possono essere anche numerosi,
il “furto” energetico può anche essere notevole, fino a causare anemia da carenza di ferro 473. La

471
Affermazioni tratte dall’articolo Disease and Development: Evidence From Hookworm Eradication in the American
South pubblicato su The Quarterly Journal of Economics (2007), pag 78-79, autore Hoyt Bleakley;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3800113/. Le due affermazioni riportate sono tratte da Rockefeller
Sanitation Committee (1915) e Rockefeller Sanitation Committee (1912).
472
Tratto dall’articolo già citato ‘Stupidity or Worms’: Do Intestinal Worms Impair Mental Performance?, che cita a
sua volta Ashford e Igaravidez (1911).
473
Ne parla anche il rapporto del comitato di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1987, intitolato
Prevention and Control of Intestinal Parasitic Infections (Prevenzione e controllo delle infezioni parassitiche) - World
Health Organization, Technical Report Series 749. Ovviamente non fa cenno all’esistenza dei vermi a corda.
122
carenza di ferro a sua volta ha diversi effetti negativi, sia sulla crescita dei bambini che sulla loro
capacità cognitiva, misurato anche da minori risultati nei test sullo sviluppo mentale e motorio, ma
anche aumento delle paure, disattenzione, stanchezza, apatia e diminuita interazione sociale.474
Ma a parte il furto diretto di macronutrienti e di sangue, a causa della parassitosi si può avere un
furto di micronutrienti o un loro malassorbimento, a causa delle tossine che essi emettono o a causa
di un danno diretto alle pareti dell’intestino 475. Nel già citato articolo ‘Stupidity or Worms’: Do
Intestinal Worms Impair Mental Performance, Watkins and Pollitt avanzano l’ipotesi che il
rilascio di inibitori della protease da parte dei vermi parassiti può danneggiare anche la digestione di
altre sostanze nutritive; la protese è un enzima che serve a digerire le proteine, che i parassiti
secernono per non farsi digerire. In ultimo abbiamo anche la diarrea, uno degli effetti collaterali
delle infezioni parassitiche, che rimuove anzitempo il cibo dall’intestino impedendo all’organismo
di nutrirsi.
Le infezioni da elminti possono causare a volte una fame insaziabile ed a volte una diminuzione
dell’appetito, sintomi che scompaiono dopo l’eradicazione dei parassiti, come dimostrato in uno
studio eseguito su quasi 500 bambini di Zanzibar 476, le cui madri hanno notato un ritorno
dell’appetito in seguito all’applicazione di un programma antiparassitario con cadenza trimestrale.
La connessione tra il carico di vermi e la
malnutrizione è ulteriormente supportata dagli studi
che indicano che i programmi di sverminazione
portano a bruschi aumenti della crescita; la presenza di
tale effetto anche nei bambini più grandi ha portato
alcuni ricercatori a concludere che “risolvere il
problema dell’arresto di crescita nei bambini più grandi
può essere più semplice di quanto si pensava in
precedenza”.

Il “verme a frusta” (Trichuris trichiura)

Del resto quale che siano i meccanismi siamo certi degli effetti negativi dei parassiti sulle facoltà
cerebrali. L’articolo Parasitic Helminth Infection and Cognitive Function in School Children
(“Infezioni da elminti parassiti e funzione cognitiva nei bambini che frequentano la scuola”) 477
riferisce del miglioramento della memoria uditiva a breve termine nonché della scansione e del
recupero di dati nella memoria a lungo termine dopo il trattamento antiparassitario contro i vermi a
frusta; in questo studio condotto in Giamaica si è scoperto che sono bastati due mesi ai bambini
sottoposti al trattamento per mettersi alla pari dei propri coetanei nei risultati dei test di prestazione.
Questa reversibilità porta ad ipotizzare meccanismi differenti da quelli della semplice malnutrizione
indotta dalla parassitosi.
Altri ricercatori hanno scoperto impatti negativi della parassitosi non solo sulla memoria ma
anche sulla fluidità nel parlare, vedi l’articolo Evidence for an association between hookworm
infection and cognitive function in indonesian school children (“Evidenza dell’associazione tra
474
Nutrition, Health, and Learning: Current Issues and Trends School Nutrition and Health Network Monograph
Series, #1 (1992), autori Levinger, Beryl.
475
Vedi il rapporto dell’OMS citato in una nota precedente.
476
Low Dose Daily Iron Supplementation Improves Iron Status and Appetite but Not Anemia, whereas Quarterly
Antihelminthic Treatment Improves Growth, Appetite, and Anemia in Zanzibari Preschool Children The Journal of
Nutrition. 2004 Feb;134(2):348-56; autori Stoltzfus R J, Chway H M, Montresor A, Tielsch J M, Jape J K, Albonico M,
Savioli L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14747671.
477
Pubblicato su Proceedings of the Royal Society of London (1992) 247, 77-81, autori Nokes C, Grantham-McGregor S
M, Sawyer A W, Cooper E S, Bundy D A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1349184.
123
infezione da anchilostomi e funzione cognitiva nei bambini indonesiani che frequentalo la
scuola”)478.
Detto questo si comprende facilmente come oltre ad apatia, svogliatezza, difficoltà di
concentrazione, insonnia, i parassiti possono causare malessere fisico e vere e proprie condizioni
patologiche, non solo dell’intestino; ad esempio la migrazione delle larve degli ascaridi attraverso il
sistema respiratorio (movimento che fa parte del loro normale ciclo vitale) può causare una crisi
asmatica ed altri sintomi respiratori. Inoltre il sistema immunitario,
Come scrive la dottoressa Hoffmann nell’articolo citato all’inizio del paragrafo:
Le condizioni associate con l’infezione di elminti intestinali comprendono
l’ostruzione intestinale, l’insonnia, il vomito, la debolezza, ed i dolori allo
stomaco; mentre il naturale movimento dei vermi ed il loro attaccamento
all’intestino può essere genericamente fastidioso per i loro ospiti. La migrazione
delle larve degli ascaridi attraverso il sistema respiratorio può anche causare un
accesso temporaneo di asma ed altri sintomi respiratori. Questi effetti collaterali
possono tutti concorrere alla distrazione degli studenti e ridurre la loro lucidità
mentale e produttività intellettuale. (..) È anche importante considerare il fatto
che la risposta del sistema immunitario innescata dall’infezione elmintica può
esaurire la capacità del corpo di combattere altre malattie, rendendo le persone
colpite più soggette a co-infezioni.
Tutto ciò, unito alle scarse risorse economiche della famiglia (che rende difficile la cura delle
complicazioni legate alla parassitosi), fa sì che i bambini con infezioni parassitiche siano spesso
assenti, abbiano difficoltà cognitive ed eventualmente abbandonino la scuola precocemente
conseguendo risultati più bassi se confrontati a quelli degli altri coetanei. L’articolo Worms:
identifying impacts on education and health in the presence of treatment externalities 479
mostra che i programmi di sverminazione aumentano la frequenza scolastica del 25%, similmente
l’articolo Disease and Development: Evidence From Hookworm Eradication in the American
South480 mostra trovato che la frequenza scolastica aumentava e l’abbandono scolastico diminuiva
significativamente nelle popolazioni scolastiche che più hanno beneficiato dei programmi di
verminazione della Fondazione Rockefeller, portando sul lungo termine ad un aumento delle entrate
monetarie così come dei livelli di acculturazione.
Altre conferme ci vengono dall’articolo Treatment for Schistosoma japonicum, reduction of
intestinal parasite load, and cognitive test score improvements in school-aged children
(“Trattamento dello Schistosoma japonicum, riduzione del carico dei parassiti intestinali, e
miglioramenti nel punteggio dei test cognitivi nei ragazzi in età scolastica”) 481, che riferisce dei
risultati di un’osservazione durata 18 mesi su un gruppo di studenti: non solo il punteggio degli
alunni curati (sterminati) e di quelli rimasti senza parassiti per 12 mesi sono stati significativamente
più alti per quanto riguarda memoria, apprendimento, fluidità del linguaggio e intelligenza non
verbale, ma (cosa ancora più significativa) gli alunni sverminati hanno mostato dei significativi
miglioramenti dopo la cura. Da notare l’estrema accuratezza dello studio nel corso del quale gli
autori di questo studio hanno continuamente verificato la presenza/assenza/riduzione di parassiti.
Altri studi che non ha ottenuto gli stessi risultati a mio parere non sono altrettanto accurate, ad
478
Pubblicato su Tropical Medicine and International Health, Vol. 4, No. 5, 1999, 322-334; autori Sakti H, Nokes C,
Hertanto W S, Hendratno S, Hall A, Bundy D A, Satoto.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10402967.
479
Pubblicato su Econometrica, Vol. 72, No. 1 (January, 2004), 159–217, autori Miguel E., Kremer M.,
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1468-0262.2004.00481.x/abstract.
480
Pubblicato su The Quarterly Journal of Economics (2007), pag 78-79, autore Hoyt Bleakley;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3800113/.
481
Pubblicato su PLoS Neglected Tropical Disease 2012;6(5):e1634, autori Ezeamama A E, McGarvey ST, Hogan J,
Lapane K L, Bellinger D C, Acosta L P, Leenstra T, Olveda R M, Kurtis J D, Friedman J F;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22563514.
124
esempio l’articolo Cluster-randomised trial of the impact of school-based deworming and iron
supplementation on the cognitive abilities of schoolchildren in Sri Lanka’s plantation sector 482,
parla di trattamento contro i vermi parassiti associato a 6 mesi di integratori di ferro, ma non viene
verificata l’effettiva riduzione del carico di parassiti e non è specificato quante volte è stato ripetuto
il trattamento antiparassitario (è stato fatto solo una volta? Sappiamo bene che occorrono spesso
diversi mesi per otttenere dei risultati validi).
I programmi di sverminazione in cui si coinvolgono le istituzioni scolastiche per la
somministrazione periodica dei farmaci antiparassitari sono quindi un intervento economico, pratico
ed utile a garantire migliore salute, migliore qualità della vita ed un migliore futuro soprattutto in
certi paesi del terzo mondo ove la prevalenza dei parassiti è maggiore, ma (da quanto esposto nel
presente libro sulla diffusione della disbiosi e della parassitosi) sicuramente anche nel nostro mondo
occidentale.

33 - Il parassita a corda (ropeworm) ed i suoi stadi di sviluppo

La recente scoperta di un nuovo parassita umano


detto “parassita a corda” o in inglese “ropeworm” ha
sollevato un vespaio di polemiche tra gli specialisti del
ramo che non riescono a credere alla scoperta. Eppure
non solo uno degli autori, ma centinaia e centinaia di
altre persone negli ultimi anni hanno scoperto di avere
questi indesiderati ospiti nel proprio corpo e grazie ad
internet confrontano le proprie esperienze (e le foto dei
vermi a corda espulsi con i clisteri). In particolare molti
vermi a corda sono stati ritrovati dalla comunità dei
genitori di bambini autistici che sta curando i propri
figli con il biossido di cloro ed il protocollo
antiparassitario Kalcker. L’articolo Development
stages of the “rope” human intestinal parasite (Stadi
Foto di Alex Volinsky prima e dopo
l’espulsione dei parassiti a corda
di sviluppo del parassita intestinale umano “a corda”)
pubblicato sul prestigioso sito scientifico arxiv.org483,
ha tra i suoi autori Alex Volinsky, un ingegnere meccanico484 che lavora e studia le nanotecnologie
e che ha quindi dimestichezza con la microcopia ad alta risoluzione. Volinsky è per altro uno dei
pazienti che ha riguadagnato uno stato di prestanza fisica e di salute invidiabile proprio dopo avere
espulso questi parassiti a corda. Indicative e particolarmente eplicite sono le sue foto prima e dopo
la cura. Altri autori dell’articolo sono i medici Nikolai V. Gubarev, Galina M. Orlovskaya, Elena V.
Marchenko.
Secondo quanto scrivono gli autori tali parassiti sono capaci di muoversi all’intenro del corpo
umano rilasciando bolle di gas che usano come propulsione a getto e possono arrivare fino ad un
metro di lunghezza, si evolvono lentamente impiegando decine di anni per passare dallo stadio
iniziale a quello finale. Il nome proposto per questo nuovo verme parassita che non ricade in
nessuna delle categorie finora note è Funis parasitus (verme a corda) perché assomiglia alle fibre

482
Pubblicato su Tropcial Medicine & International Health. 2013 Aug;18(8):942-51, autori Ebenezer R, Gunawardena K,
Kumarendran B, Pathmeswaran A, Jukes M C, Drake L J, de Silva N; abstract
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23837404, articolo integrale
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tmi.12128/epdf.
483
http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1301/1301.2845.pdf.
484
http://ropeworms.com/alex-volinsky/
125
intrecciate di una corda ed hanno un colore che può variare del nero al bianco, a seconda
dell’alimentazione dell’uomo che li ospita. Sull’articolo succitato leggiamo che
I vermi a corda possono essere localizzati praticamente ovunque all’interno
del corpo umano, ma preferiscono il canale digerente, specialmente il piccolo ed
il grosso intestino. (…)
Essi sono attivi soprattutto la notte, tra l’una e le sei antimeridiane. Una forte
attività di tali parassiti ed il conseguente rilascio di tossine possono alterare
l’attenzione e le reazioni umane.
Lo stadio adulto dei vermi a corda può essere espulso
per mezzo di clisteri con decotto di eucalipto a cui vanno aggiunte diverse gocce
di olio essenziale di eucalitpo, e successivo clistere con il succo di limone appena
spremuto (Gubarev et. al. 2007).
Negli stadi finali di sviluppo questi parassiti si possono nutrire di sangue, e per questo la loro
eliminazione richiede molta attenzione, perché possono venire lasciate ferite aperte all’interno
dell’intestino.
Secondo quanto scritto nell’articolo il terzo stadio dei vermi a corda ha un aspetto medusoide e si
può espellere per esempio cone dei clisteri con il bicarbonato. Il primo ed il secondo stadio hanno
l’aspetto inusuale di un muco viscido e si può trovare in qualsiasi zona del corpo umano, e possono
essere espulsi con dei clisteri con il latte salato.
Tra i motivi per i quali non sarebbeor stati scoperti che di recente possiamo annoverare il fatto
che il loro sviluppo è molto lento, che raramente fuoriescono dal corpo umano come adulti, che i
primi stadi ben poco rassomigliano a dei parassiti, che hanno una forma che rammento le feci
umane.

34 – Un brevetto russo contro i parassiti

Qui di seguito un riassunto della descrizione del brevetto della federazione Russa n.
RU2250111485. A seguire la mia esperienza con tale metodo (da me leggermente modificato).
Ricordo che Gubarev è uno degli autori dell’articolo tradotto nel capitolo precedente. Si tratta del
METODO PER ELIMINARE GLI ELMINTI dal corpo umano, di cui sono inventori e
detentori Nikolai V. Gubarev, Sergey Lebedev, Orel Lyudmila Petrovna, Pakulina Olga
Per prima cosa si tratta di far eun clistere di 2 litri d’acqua a temperatura 20 ° - 22 ° C per
operare una pulizia preventiva dell’intestino e permettere la massima efficacia del clistere
terapeutico successivo.
Per il secondo clistere bisogna preparare il liquido con notevole anticipo, utilizzando 30 gr di
foglie di eucalipto aggiunte ad un litro di acqua bollente fatte bollire per 15 minuti. Si chiude quindi
la pentola con un coperchio e si lascia riposare il liquido per 2 o 3 ore. Appena prima della
somministrazione alla temperatura di 40° - 42° C., si aggiungono 15-30 gocce di olio essenziale di
eucalipto (di qualsiasi marca) trattenendo il liquido nell’intestino per 15-20 minuti. Tale procedura
andrebbe eseguita per 5-7 giorni di seguito, sempr iniziando con il clistere con sola acqua per la
pulizia dell’intestino. L’eucalipto ha un’azione antiparassitaria e l’olio essenziale fa sì che i vapori
di eucalipto risalgano l’intestino in modo che l’azione non sia limitata alla prima parte del colon.
Come leggiamo nell’articolo
Gli oli essenziali volatili, grazie alla piccola dimensione delle loro molecole,

485
La traduzione è stata eseguita da un orginale inglese che corrisponde ad una traduzione dal russo non ottimale, ma
non ostante ciò solo alcuni aspetti secondari del testo appaiono poco chiari. Fonte inglese:
http://en.shram.kiev.ua/top/patents_medicine/medicine_13/medicine_4.shtml

126
tendono a penetrare rapidamente e profondamente nella mucosa intestinale, e
quindi a passare nel circolo sanguigno e nel circolo linfatico, a partire dai quali
essi esercitano lo loro azione sulla grande lunghezza del sistema
gastrointestinale. Gli esteri volatili, a causa delle loro caratteristiche, penetrano
rapidamente e profondamente nei tessuti del corpo degli stessi elminti, causando
rilassamento neuromuscolare, contribuendo a staccarli dalla mucosa intestinale e
facendoli quindi espellere assieme al liquido quando si svuota l’intestino.
Nell’introduzione al brevetto gli autori sottolineano che i parassiti sono alla base di
molti disordini gastrointestinali (costipazione, diarrea, nausea, vomito, dolore
allo stomaco causato da enterite o enterocolite), malattie dell’apparato
respiratorio (dalla malattia respiratoria acuta fino alla polmonite), malattie
neurologiche (dal nervosismo al mal di testa, passando per vertigini, tic e persino
epilessia), sindrome da fatica cronica, reazioni allergiche sotto forma di eruzioni
cutanee, e disturbi mentali troviamo spesso la presenza dei vermi parassiti. (…)
Le tossine degli elminti indeboliscono il sistema imunitario, aggravando il decorso
di molte malattie.
In appendice al brevetto sono descritti alcuni casi di guarigione da
1) Orticaria, dopo 6 giorni di trattamento con l’espulsione in successione di: grandi quantità
macroscopiche di muco, grandi quantità di enterobi e pochi ascaridi, segmenti di tenia e
grandi quantità di muco. tre teste di tenia, 2 spire di ascaridi.
2) Distonia vascolare vegetativa di tipo ipertensivo, vertigini, mal di testa, perdita di
memoria, stanchezza ed irritabilità, problematiche scomparse dopo 7 giorni di trattamento
con la fuoriuscita in successine di, niente , 8 ascaridi, 4 tenie con la testa e grande quantità
di muco medusoide (vermi a corda), 2 spire di ascaridi, 1 spira di ascaride, 2 teste senza i
corpi dei vermi, alcuni ascaridi.
3) Sindrome da fatica cronica, perdita di memoria, mal testa persistente, e dolore alle
articolazioni delle ginocchia, problematiche molto diminuite dopo l’espulsioni di muco
ascaridi e tenie.
Sebbene gli autori del brevetto siano contrari ai farmaci antiparassitari per i loro possibili effetti
collaterali, segnalano l’osservazine di alcuni effetti collaterali del trattamento da loro ideato, con
disturbi del sistema gastrointestinale e delle funzioni biliare ed urinaria: Nel complesso essi
affermano però che che il trattamento è stato ben tollerato dai pazienti.

La mia personale esperienza con questo metodo


Personalmente ho utilizzato questo metodo con discreti risultati sebbene temporanei (come già
detto la lotta contro i parassiti non si vince in un solo round). Ricordando che quanto qui sotto
riportato non costituisce consiglio terapeutico alcuno (non esiste la malattia in sé, ma il singolo caso
clinico che è spesso unico e che va valutato appunto singolarmente da un medico di fiducia) ma
solo la descrizione della mia esperienza, descrivo quanto ho fatto.
Innanzitutto ho notato nella mia esperienza che fare i clisteri a stomaco vuoto è molto meglio, e
di conseguenza li ho fatti o la mattina appena sveglio o il pomeriggio tardi dopo una giornata di
digiuno. Fare questo tipo di pulizia intensa il pomeriggio tardi o peggio la sera rischia di causare
una sorta di “insonnia” (anche se forse dovremmo parlare di aumento di energie che impediscono di
cadere addormentati). In ogni caso anche il giorno dopo ho sperimentato un’energia incredibile,
durata fino a quando non ho pranzato.
Per potenziare il clistere preparatorio ho usato due litri di acqua fatta bollire e poi raffreddata a
37 gradi (non a 20-22 come nel metodo descritto) aggiungendo un cucchiaio di sale marino

127
integrale per litro. I parassiti odiano il sale e quindi anche questo clistere ha valore antiparassitario.
Questo primo clistere l’ho trattenuto per 12/15 minuti.
Mentre preparavo l’acqua calda per il primo clistere facevo bollire per 15 minuti le foglie di
eucalipto (30 grammi in un litro d’acqua - ho provato successivamente anche ad usare sempre 30
grammi in due litri d’acqua ma non sono riuscito a trattenerli quasi per niente). Poi ho messo il
coperchio sulla pentola, ho lasciato riposare per 2 o 3 ore, ho filtrato, fatto in modo che la
temperatura fosse 37 gradi (e non 40/42 gradi come descritto nel metodo qui sopra riportato, che mi
sembrano decisamente troppi), versato il tutto nel contenitore dell’enteroclisma, aggiunto 25 gocce
di olio essenziale di eucalipto, somministrato e trattenuto il più a lungo possibile (la seconda volta
sono arrivato a circa 10 minuti).
Una volta che mi ero dimenticato di aggiungere le gocce di olio essenziale di eucalipto ho però
potenziato il clistere con 10 gocce di Mix antiparassitario Clark potenziato 486 (l’idea di usare estratto
di mallo di noce nera come antiparassitario in un clistere è ovviamente della stessa dottoressa
Clark).
Siccome non sapevo quali potessero essere gli effetti di queste sostanze assunte per via rettale sul
mio corpo ho iniziato con dosi un po’ più piccole (parlo dell’olio essenziale di eucalipto e del Mix
antiparassitario) e poi piano piano ho aumentato per verificare se e fino a che punto potevo
tollerarle. Personalmente non ho rilevato nessun effetto collaterale. Non ho però mai provato a
ripeterli ogni giorno per 6 giorni di seguito.

35 - Riassunto del protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda

NB: in questo protocollo il giorno zero corrisponde a tre giorni prima della luna piena, il giorno
1 a due giorni prima della luna piena, il giorno 2 al giorno prima della luna piena, il giorno 3 al
giorno della luna piena, etc.
Qui di seguito le sostanze utilizzate, la tempistica e i dosaggi indicativi
- Terra diatomacea: durante i 18 giorni del trattamento (dal giorno 1 al giorno 18), se ne
prendono da ½ ad 1 cucchiaino da tè (5 ml) due volte al giorno per i bambini più piccoli, 1
cucchiaino da tè tre volte al giorno per gli adulti ed i bambini più grandi. Si mescola la polvere di
terra diatomacea (solo di grado alimentare) con un po’ di acqua e la si beve; la terra diatomacea
non si scioglie, resta in sospensione, e quindi si agita vigorosamente e si beve subito. Non si può
mai assumere senza che la si mescoli con l’acqua. La terra diatomacea raramente causa
costipazione, ed in tal caso si riduce la dose a metà (o a un quarto, o ad un ottavo), ma se il
problema persiste meglio non usarla più. La si assume in corrispondenza dei pasti
- Estratto di Lepidium Latifolium (detta anche Rompepiedras o Pepperwort) o Chanca
Piedra: si tratta di due sostanze vegetali che attaccano il rivestimento esterno dei parassiti; si può
utilizzare l’una o l’altra, oppure la prima la mattina e la seconda la sera. Va presa durante i 18 giorni
del trattamento (dal giorno 1 al giorno 18), in corrispondenza di colazione e cena. Le dosi sono 15
gocce per un bambino di 45 kg, sette gocce per i bambini più piccoli, che si possono anche
mescolare con l’acqua in cui si scioglie la terra diatomacea.
- Pirantel pamoato (Trilombrin®/Combantrin®): è un farmaco a largo spettro contro i parassiti
che causa un blocco neuromuscolare ai parassiti causandone la morte ed impedendone la
migrazione verso altri organi o tessuti. Esso viene scarsamente assorbito dal tratto intestinale e
viene eliminato dal corpo per mezzo delle feci e delle urine nel giro di tre o quattro giorni. Gli
effetti avversi del Pirantel Pamoato possono essere collegati più alle tossine emesse dai parassiti
morenti che ai veri e propri effetti collaterali del principio attivo; quasi tutti i rimedi contro i
parassiti, naturali o farmaceutici, possono causare gonfiore, diarrea ed altri sintomi gastrointestinali;
man mano che si va avanti, mese per mese, tali sintomi dovrebbero diminuire. Se ne assumono 10
486
http://www.ecosalute.it/depurativi/mix_bilanciato_clark_potenziato_sc_191.htm.
128
mg per chilo, di conseguenza una persona che pesa 50 kg ne deve assumere 500 mg (corrispondente
a due tavolette, se si assume in quella forma). La sua azione viene bloccata dalla piperazina
(contenuta in alcuni rimedi contro i parassiti e contenuta anche nei semi di zucca, sostanza naturale
ad azione antiparassitaria). Il Pirantel pamoato viene assunto una volta durante la colazione il
giorno uno, e nuovamente durante la colazione il giorno cinque. La migliore formulazione di
Pirantel pamoato è quella realizzata dal farmacista (in una farmacia galenica) su richiesta del cliente
in modo da evitare coloranti, aromi ed altri eccipienti tossici. NB: non assumere farmaci che
combinano Pirantel Pamoato e Mebendazolo.
- Mebendazolo (Vermox®/Lomper®) è un farmaco che viene scarsamente assorbito nel tratto
gastrointestinale (approssimativamente il 5-10%) e viene poi eliminato con le feci e (in maniera
minore) con le urine; l’assunzione aumenta se viene assunto assieme a cibi grassi. Gli effetti avversi
del mebendazolo sono alquanto rari a causa dello scarso assorbimento di tale sostanza. Tuttavia esso
può causare nausea, vomito, dolore addominale e diarrea, ma questi effetti spesso sono dovuti al
risultato del rilascio di tossine conseguente alla morte dei parassiti. La dose più frequentemente
raccomandata è di 100 mg per i bambini, 200 mg per gli adulti, due volte al giorno per sette giorni
dei primi nove del protocollo.
Dosaggio: (Le quantità indicate dovrebbero essere considerati solo come una guida indicativa.)
Bambini piccoli (9-18 kg): nei giorni 2, 3, 4, 6, 7, 8 e 9 si assumono 25 mg di mebendazolo a
colazione e a cena, e NON si assumono dosi maggiori il giorno 9.
Bambini (19-32 kg): nei giorni 2, 3, 4, 6, 7 e 8 si assumono 50 mg a colazione e a cena, e il
giorno 9 invece se ne assumono 50 mg a colazione, 50 mg a pranzo e 25 mg a cena.
Adolescenti (33-45 kg): nei giorni 2, 3, 4, 6, 7 e 8 si assumono 100 mg a colazione e 100 mg a
cena. Il giorno 9 è il “giorno dell’attacco col mebendazolo” in cui somministrare UNA dose da 200
mg a colazione; UNA dose da 200 mg a pranzo, e una dose finale di 100 mg a cena.
Ragazzini e adulti (da 46 kg in su): nei giorni 2, 3, 4, 6, 7 e 8 si assumono 200 mg a colazione e
200 mg a cena. Il giorno 9 è il “giorno dell’attacco col mebendazolo” nel quale si somministra UNA
dose da 500 mg a colazione e nessuna dose a pranzo o a cena per il resto del ciclo.
La migliore formulazione di Mebendazolo è quella realizzata dal farmacista (in una farmacia
galenica) su richiesta del cliente in modo da evitare coloranti, aromi ed altri eccipienti tossici. NB:
non assumere farmaci che combinano Mebendazolo e Pirantel Pamoato.
I farmaci antiparassitari possono essere somministrati molto efficacemente diluendoli in acqua,
mettendo la mistura in una piccola pompetta per il clistere e somministrandoli per via anale. Questo
è specialmente indicato in caso di ossiurasi. Per prevenire i pruriti anali causati dagli enterobi, i
risvegli notturni, etc., potete utilizzare una peretta per il clistere con una diluizione di 50 mg di
mebendazolo in 10/15 ml d’acqua per bambini piccoli, o 100 mg di mebendazolo in 15/20 ml
d’acqua per i figli più grandi, i ragazzini e gli adulti. La migliore maniera per farlo è introdurre il
farmaco mescolato all’acqua nel retto, immediatamente prima che vadano a letto, e farlo trattenere
per tutta la notte. Se state usando questo “impianto,” è obbligatorio fare un clistere alla mattina.
- Olio di ricino: è un lassativo vegetale. Con un trattamento antiparassitorio avvenire delle
paralisi spastiche nei parassiti che possono formare dei “nodi” di vermi che ostruiscono l’intestino;
è quindi importante aiutare il corpo a espellerli utilizzando l’olio di ricino, la mattina, due ore dopo
la colazione e dopo i farmaci antiparassitari. La dose tipica per un bambino è tra 1/2 e 1 cucchiaino
da tè (5 ml). Il dosaggio per un adulto è da 15 a 30 ml (due cucchiai), due ore dopo la colazione e
dopo i farmaci antiparassitari. Queste dosi sono indicative, e dipendono dalla tolleranza personale:
in caso di diarrea diminuire le dosi fino a trovare quella ottimale). Se non viene tollerato a causa di
fastidi a livello intestinale si possono usare i Sali di Epsom (solfato di magnesio), o lassativi
vegetali come le foglie di senna. L’Olio di ricino è disponibile anche in capsule gelatinose per quelli
a cui non piace il suo sapore.
- Neem (Azadirachta indica), capsule o tisane: sono foglie di una pianta originaria dell’India.
Il neem è da sempre utilizzato per combattere ogni forma di parassiti del corpo, sia esterni che
129
interni. Per preparare il neem, bollire quattro foglie (normalmente il contenuto di una bustina) in un
litro d’acqua per cinque minuti. Si beve questa tisana nel corso della giornata nel corso dal giorno
10 al giorno 18. La tisana ha un sapore sgradevole, ma esistono anche le capsule. Se si utilizzano
delle capsule da 475 mg, un adulto ne prende sei al giorno, tre volte due capsule ai pasti. In ogni
caso seguire le indicazioni sulla confezione. Ragazzi di almeno 13 anni e adulti che pesano almeno
45 kg possono assumere la dose piena, mentre per i bambini a seconda dell’età occorre ridurre
opportunamente le dosi fino ad un quarto di quella degli adulti.
Tisana: date quattro dosi nel corso della giornata. Preparate una tisane con le foglie, un bustina in
un litro d’acqua (aggiungete stevia se necessario per coprirne un poco il sapore amaro). Una bustina
usualmente contiene approssimativamente quattro foglie. Se usate foglie sciolte, allora fate un litro
di tisana con quattro foglie di neem. Se utilizzate foglie spezzettate, allora usatene
approssimativamente un cucchiaino da tè leggermente ricolmo.
Dosaggio delle tisane di neem
9 – 15 kg 100 ml 16 – 22 kg 200 ml 23 – 29 kg 300 ml
30 – 38 kg 400 ml 39 – 49 kg 500 ml dai 50 kg in su 600 ml
®
- Probiotici. THERALAC è un probiotico che aiutare a ristabilire la flora intestinale. È quello
scelto da Kerri Rivera nel suo protocollo di cura dell’autismo. Secondo lei l’ideale sarebbe
utilizzare a mesi alterni questo prodotto ed il THERALAC ® TruFlora®, assumendone una capsula
ogni sera prima di andare a letto, indipendentemente dall’età e dal peso. Questo probiotico si può
continuare a prendere anche al di fuori dei 18 giorni del protocollo antiparassitario. Alcune persone
però non tollerano i probiotici, ed in tal caso si può provare con crauti o altre verdure fermentate per
fornire batteri benefici. Se si segue una dieta paleo, l’effetto dei probiotici potrebbe essere troppo
forte e le dosi minimizzate in base alla tolleranza personale (iniziare da piccole dosi e salire
gradualmente). Ovviamente si possono utilizzare anche altri fermenti, per esempio una
formulazione che mi sembra molto buona (e che è senza tracce di glutine e derivati del latte) sono le
bustine proflora della ditta Guna. Per altre informazioni sui probiotici vedi quanto già scritto al
capitolo relativo.

36 - Dall’autismo si può guarire, decine di prove, testimonianze


documentate e prove scientifiche

Ci sono ancora persone che stentano a credere che l’autismo sia curabile, e che stentano a
credere che mass media ed istituzioni sanitarie possano commettere un errori così macroscopico e
grossolano come ripetere continuamente che l’autismo NON È CURABILE. Qui di seguito una lista
di video-testimonianze che provano senza ombra di dubbio invece che l’AUTISMO È CURABILE
(per chi ha occhi per vedere, queste sono anche prove granitiche che il sistema in cui viviamo è
marcio fin dalle fondamenta).
Per altro alcune testimonianze riprendono bambini di pochi anni di età prima e dopo la cura:
pensate forse che siano dei bravissimi e precocissimi attori? Per la maggior parte dei casi i video
che ho trovato e qui elencato si riferiscono alla cura col metodo della dottoressa Campbell (dieta
GAPS), alcuni sono guariti con altri interventi bio-medici (dieta senza glutine e caseina, integratori,
disintossicazione dai metalli pesanti, sostanzialmente il protocollo DAN! di Bernard Rimland 487),
uno con il metodo omeopatico CEASE, e uno col programma educativo Son-Rise488. Alcune
testimonianze si riferiscono invece alla cura dell’autismo con il metodo di Kerri Rivera (basato

487
http://www.emergenzautismo.org/content/view/15/48/.
488
http://www.autismando.it/autsito/Segnala_doc/ConvManerbio/Atti%20Congresso%208%20Novembre
%202003.pdf.
130
sull’uso del biossido di cloro contro i patogeni e del protocollo antiparassitario Kalcker).
Una delle testimonianze più granitiche è l’incredibile collezione di filmati del canale youtube
Brandon’s window489, centinaia di video che raccontano la guarigione di un bambino, seguito
passo passo nei suoi progressi mentre vengono fornite informazioni sulla dieta GAPS.
Si tratta della video-documentazione (370 video!) messa on line da una nonna che testimonia la
guarigione del nipote. Sull’omonimo sito (Brandonswindow.com)490 si legge che Brandon è stato
diagnosticto autistico all’età di 17 mesi ed è guarito dall’autismo dopo 4/5 mesi di cura naturale
basata sulla dieta, integratori naturali, disintossicazione, cambiamento dello stile di vita, un
particolare tipo di educazione personalizzata.
I video disponibili sul canale youtube491 testimoniano i progressi del bambino dall’età di 5 anni e
4 mesi fino all’età di cinque anni e nove mesi; sul sito viene precisato che il bambino è guarito
grazie all’implementazione della dieta GAPS492.
Ovviamente a queste testimonianze si aggiunge quella della dottoressa Natasha Campbell
McBride che con la dieta GAPS ha guarito il figlio autistico.
Altra testimonianza granitica è quella dei seguenti video di un bambino non più autistico dopo la
cura https://www.youtube.com/watch?v=xfW8zkeZ37o
Lo stesso bambino, ancora visibilmente autistico prima della cura, lo potete vedere qui:
parte 1: https://www.youtube.com/watch?v=KA3nxGYzDoo
parte 2: https://www.youtube.com/watch?v=I36YQVBjUEE
parte 3: https://www.youtube.com/watch?v=4sqKnaiBSUU
Da notare che i sintomi facilmente identificabili in questo bambino (sbattere le mani, correre
avanti e indietro), sono descritti come tipici dell’autismo in siti come
http://www.nhs.uk/Conditions/Autistic-spectrum-disorder/Pages/Symptoms.aspx (sito del
sistema sanitario della Gran Bretagna) e
http://www.autismosardegna.org/index.asp?ID=56&ETR=&FG=&AC=

Prima di passare ad un’altra carrellata di testimonianze mostro anche alcune ricerche scientifiche
che confermano la validità dell’interpretazione dell’autismo come di una malattia causata da
disbiosi intestinale, parassitosi intestinale (e concomitante aumento della permeabilità intestinale) e
che si sommano a quelle già citate nell’introduzione.
La prima è Abnormal intestinal permeability in children with autism (“Permeabilità
intestinale anomale in bambini autistici”)493, che mostra come sia stata riscontrata una permeabilità
intestinale anormale in bambini autistici (che non mostravano altri segni di disturbi intestinali).
La seconda è Attention deficit/hyperactivity disorder (ADHD) in children: rationale for its
integrative management (“Disturbo del deficit dell’attenzione/iperattività nei bambini: una guida
per la sua gestione con gli integratori”) 494 nella quale si mostra come l’integrazione omega 3 e
omega 6, vitamine del gruppo B e correzione della disbiosi intestinale aiutano a mitigare sintomi
quali iperattività e difficoltà di concentrazione, problematiche che affliggono gran parte delle
persone sofferenti di autismo. Da notare che questo articolo si fonda anche su 141 altri studi citati
nella bibliografia.
Il già citato articolo Role of intestinal bacteria in nutrient metabolism (“Ruolo dei batteri
intestinali nel metabolismo dei nutrienti”)495, nell’affermare che la proliferazione dei batteri benefici
e di quelli patogeni dipenda dalla dieta, e che i batteri benefici aiutano a digerire ed a produrre
489
https://www.youtube.com/channel/UCN4IuWDguA1PwdKD_kq0gGA.
490
http://www.brandonswindow.com/page/page/6577201.htm.
491
http://www.youtube.com/user/lynneanthonybrandon.
492
http://www.brandonswindow.com/page/page/6577202.htm.
493
Pubblicato su Acta Paediatrica 1996 Sep;85(9):1076-9, autori D’Eufemia P, Celli M, Finocchiaro R, Pacifico L, Viozzi L,
Zaccagnini M, Cardi E, Giardini O.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8888921.
494
Pubblicato su Alternative Medicine Review 2000 Oct;5(5):402-28, autore Kidd P M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11056411.
131
vitamine e aminoacidi, mostra per converso come la disbiosi intestinale porti a carenze nutritive che
sono tipiche del quadro clinico dell’autismo (e non solo).
L’articolo Il microbiota intestinale e la sindrome metabolica496 mostra tra le altre cose che i
batteri simbionti dell’intestino sono utili per digerire i polisaccaridi (anche i carboidrati complessi
sono polisaccaridi); per converso la mancanza o la scarsità di questi batteri rende difficile la
digestione dei carboidrati complessi (cereali, pseudo-cereali, verdure amidacee). A conferma cito
l’articolo Impaired carbohydrated digestion and transport and mucosal dysbiosis in the
intestines of children with autism and gastrointestinale disturbances (“Digestione dei
carboidrati difettosa e disbiosi della mucosa nell’intestino dei bambini autistici e con disturbi
gastrointestinali”)497, nel quale leggiamo che
negli autistici sono comuni i disturbi intestinali. In tali soggetti è stata riscontrata
la carenza di disaccaridasi (enzima che serve a digerire gli zuccheri disaccaridi
come lo zucchero di canna) mentre sono stati ottenuti buoni risultati con gli
integratori di probiotici e con le diete.
Che i bambini autistici abbiano una microflora intestinale anomala viene dimostrato dallo studio
Differences between the gut microflora of children with autistic spectrum disorders and that
of healthy children (“Differenze tra la microflora intestinale dei bambini che soffrono di disturbi
dello spettro autistico e quella dei bambini sani”) 498, nel quale si afferma che i bambini autistici
tendono a soffrire di gravi disturbi intestinali, che la loro flora intestinale benefica è danneggiata e
la flora patogena al contrario prolifera.
Lo stesso concetto viene espresso dallo studio Intestinal microflora of autistic children
(“Microflora intestinale nei bambini autistici”)499 nel quale si legge che il comportamento autistico
si accompagna spesso a numerosi sintomi fastidiosi del sistema gastrointestinale, come dolore
addominale, costipazione o diarrea, problemi spesso connessi con uno squilibrio della microflora
intestinale; l’articolo riporta pure che nelle feci degli autistici sono stati trovati clostridi,
enterococchi, oltre a differenze quantitative di stafilococchi e candida.
Anche l’articolo Anaerobic intestinal microflora in pathogenesis of autism? (“Microflora
intestinale anaerobica nella patogenesi dell’autismo?”) 500 esprime lo stesso concetto, fornendo
informazioni sulle differenze nella microflora intestinale tra i bambini autistici ed i bambini non
autistici con speciale attenzione al alcune specie di clostridi e cetobatteri.
L’articolo Autism and Clostridium tetani (“L’autismo ed il clostridium tetani”) 501, mostra in
particolare che:
Una significativa percentuale degli individui autistici hanno una storia di ripetuti
cicli di antibiotici che hanno causato la proliferazione del Clostridium tetani.
L’inoculazione delle tossine del Clostridium in cavie animali ha causato
comportamenti tipici dell’autismo.
Anche l’articolo Therapy and epidemiology of autism – clostridial spores as a key element

495
Pubblicato su Journal of Parenteral and Enteral Nutrition 1997 Nov-Dec;21(6):357-65., autori Cummings J H,
Macfarlane G T ; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9406136.
496
Pubblicato su Internal and Emergency Medicine (2013) 8 (Suppl 1): S11–S15, autori Francesca D’Aversa et al.;
http://www.progettoasco.it/numero-13-maggio-2013-il-microbiota-intestinale-e-la-sindrome-metabolica/.
497
Pubblicato su PLoS One. 2011;6(9):e24585, autori Williams B L, Hornig M, Buie T, Bauman M L, Cho Paik M, Wick I,
Bennett A, Jabado O, Hirschberg D L, Lipkin W I; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21949732.
498
Pubblicato su Journal of Medical Microbiology 2005 Oct;54(Pt 10):987-91 autori Parracho H M, Bingham M O,
Gibson G R, McCartney A L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16157555.
499
Pubblicato su Medicina Doswiadczaina i Mikrobiologia 2010;62(3):237-43, autori Ekiel A, Aptekorz M, Kazek B,
Wiechuła B, Wilk I, Martirosian G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21114016.
500
Pubblicato su Postȩpy higieny i medycyny doświadczalnej (Online) 2004;58:349-51, autore Martirosian G;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15459553.
501
http://www.medical-hypotheses.com/article/S0306-9877%2898%2990107-4/abstract.
132
(“Terapia ed epidemiologia dell’autismo – le spore del clostridio come un elemento chiave”) 502,
mostra una correlazione tra clostridi e autismo, specificando che:
Quando si somministra un farmaco anti-clostridi gli autistici migliorano, per
peggiorare subito dopo la sospensione del farmaco.
In effetti i farmaci disponibili in farmacia non hanno mai dimostrato di riuscire a debellare i
batteri patogeni senza uccidere anche quelli benefici, per cui qualsiasi trattamento espone a rischi di
recidiva, almeno fino a quando non si riequilibra la microflora intestinale.
A questo punto ci si potrebbe chiedere se davvero la disbiosi intestinale è una delle cause
dell’autismo, o se invece è una sorta di conseguenza. La risposta ci viene da due articoli, il primo è
The potential role of probiotics in the management of childhood autism spectrum disorders
(“Il potenziale ruolo dei probiotivi nella gestione del disturbo dello spettro autistico”) 503, che mostra
come la somministrazione di probiotici mitighi i sintomi dell’autismo, e il secondo è Short-term
benefit from oral vancomycin treatment of regressive-onset autism (“Beneficio a breve termine
della vancomicina orale sull’autismo regressivo”)504, che mostra come l’uso dell’antibiotico
Vancomicina, un farmaco utilizzato soprattutto per combattere le infezioni dei clostridi e di alcuni
streptococchi, porti dei miglioramenti nel quadro clinico dei bambini autistici, miglioramente che
però svaniscono poco tempo dopo la sospensione del farmaco. Se postuliamo che la vancomicina
riduce il carico di clostridi presenti nell’intestino senza però eradicarlo, si riesce a spiegare bene il
risultato di questo studio: l’autismo è concausata dalla disbiosi intestinale, in particolar modo da
una proliferazione dei batteri patogeni del genere Clostridium, che però non può essere sconfitto in
maniera definitiva da un antibiotico; solo il riequilibrio del microbiota intestinale può portare al
massimo le difese interne dell’organismo contro questi patogeni.
L’articolo Gastrointestinal flora and gastrointestinal status in children with autism --
comparisons to typical children and correlation with autism severity 505 mostra che i sintomi
gastrointestinali sono correlati alla gravità del disturbo autistico e conclude che i problemi
gastrointestinali a quanto pare sono una concausa dell’autismo. Da notare il fatto che sebbene gli
autori minimizzino i dati nella discussione, la presenza di lieviti (Candida albicans ed altri) nei
bambini autistici è significativamente più alta (vedi tabella 5 dell’articolo).
L’articolo Epidemiology and control of enterobiasis in a developmental center 506 mostra
come in un centro di accoglienza che accoglie bambini ritardati o sofferenti di autismo, epilessia,
paralisi cerebrale, la diffusione dell’Enterobius vermicularis (ovvero dei vermi parassiti detti anche
ossiuri) sia passata dal 30% all’1% grazie ad uno screening seguito da un trattamento con
membendazolo (due dosi a 14 giorni di distanza, visto che il ciclo vitale di questi parasisti è per
l’appunto di due settimane circa). Sebbene non fossero tutti bambini autistici il dato può apparire
indicativo, anche perché in questo studio no si sono presi in considerazione tutti gli altri possibili
parassiti.
Se qualcuno vuole ulteriori informazioni può sempre leggere l’articolo Gastrointestinal
Microflora Studies in Late-Onset Autism (“Microflora gastrointestinale nell’autismo
regressivo”)507, che consiste in una rassegna di studi che concordano con quelli fin qui enunciato, ed
502
Pubblicato su Postȩpy higieny i medycyny doświadczalnej 2004;58:349-51, autori Martirosian G;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17904761.
503
Pubblicato su Gastroenterology Research and Practice 2011;2011:161358, autori Critchfield JW, van Hemert S, Ash
M, Mulder L, Ashwood P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3205659/.
504
Pubblicato su Journal of Child Neurology 2000 Jul;15(7):429-35 autori Sandler R H, Finegold S M, Bolte E R,
Buchanan C P, Maxwell A P, Väisänen M L, Nelson M N, Wexler H M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10921511.
505
Pubblicato su Western Journal of Medicine 2000 May; 172(5): 305–308, autori Ghan-Shyam Lohiya,Lilia Tan-
Figueroa, Francis M Crinella, Sonia Lohiya; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1070873/.
506
Pubblicato su BioMedCentral Gastroenterology 2011; 11: 22, autori James B Adams, Leah J Johansen, Linda D
Powell, David Quig, Robert A Rubin; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3072352/.
507
Pubblicato su Clinical Infectious Diseases Volume 35, Issue Supplement 1Pp. S6-S16, autori Finegold et al.;
133
anche la serie di due articoli Autism, an extreme challenge to integrative medicine (“L’autismo,
una sfida estrema per la medicina integrative”)508 con tutte le loro referenze.

Ed ecco i link alle altre testimonianze di guarigione dell’autismo:

Autism yesterday (autismo ieri) documentario sui bambini guariti dall’autismo


Parte 1: https://www.youtube.com/watch?v=m2PyRhOSYBY
Parte 2: https://www.youtube.com/watch?v=p01G0V4d-Kw
Parte 3: https://www.youtube.com/watch?v=suQ1Mtl3D3Q

Finding the words, altro breve documentario sulla guarigione dall’autismo


https://www.youtube.com/watch?v=tsjx0Lo05z4

Altro bambino non più autistico dopo la cura


https://www.youtube.com/watch?v=DfzQx2ZAnow
Lo stesso bambino prima della cura
https://www.youtube.com/watch?v=bAse3Apfjo8

Video di un’altra storia di guarigione


https://www.youtube.com/watch?v=w0FBBHx1fog

Telegiornale testimonia la guarigione di un bambino dall’autismo


https://www.youtube.com/watch?v=fh3QfFP_yCM

Jenny McCarthy intervistata sulla guarigione del figlio ex autistico (con l’appplicazione del
metodo DAN)
https://www.youtube.com/watch?v=qGW4a96GqGc

Preston guarisce con l’omeopatia


https://www.youtube.com/watch?v=ivIiZfkOUc8

Altra storia di guarigione narrata da una televisione locale


https://www.youtube.com/watch?v=pQgA70twx3g

La storia di una guarigione raccontata dalla madre con video del bambino prima e dopo la cura
(nel video vengono mostrati anche analisi e referti)
Parte 1: https://www.youtube.com/watch?v=tt_QIFURDO4
Parte 2: https://www.youtube.com/watch?v=816is_DMwns

Video di bambino guarito dall’autismo con testimonianze video di come’era prima della cura
https://www.youtube.com/watch?v=ze_Hlkz8dDs

Altro bambino guarito con foto di com’era prima di ammalarsi, e dopo essere guarito
https://www.youtube.com/watch?v=lurd9Di86aY

Bambino guarito col protocollo DAN di Bernard Rimland

http://cid.oxfordjournals.org/content/35/Supplement_1/S6.long.
508
Parte 1, pubblicato su Alternative Medicine Review 2002 Aug;7(4):292-316., autore Kidd P M;
http://www.altmedrev.com/publications/7/4/292.pdf. Parte 2, pubblicato su Alternative Medicine Review 2002
Dec;7(6):472-99, autore Kidd P M; http://www.altmedrev.com/publications/7/6/472.pdf.
134
https://www.youtube.com/watch?v=XL4W7gLVRIw
https://www.youtube.com/watch?v=DjFCBfOn1os

Ragazza autistica sin dall’età di due anni testimonia la propria guarigione


https://www.youtube.com/watch?v=gax-fCgvoJo

Ragazzo non più autistico guarito grazie all’applicazione del programma Son-Rise testimonia la
propria guarigione https://www.youtube.com/watch?v=OCSoM6BJhxk

Madre testimonia la guarigione del figlio con il biossido di cloro (una delle 10 testimonianze
presenti sullo stesso canale youtube) https://www.youtube.com/watch?v=ljCOxgcARKY

Altra testimonianza (questa volta scritta) è quella di un padre che descrive il regresso dei sintomi
autistici del figlio dopo 8 medi di dieta GAPS, vedi
http://www.takesatown.com/our-story-gaps-and-autism/
Di testimonianze scritte ne trovate a decine, spesso corredate di foto e firme dei genitori, nel
libro “Guarire i sintomi noti come autismo” di Kerri Rivera.

La storia di Hannah: 2 anni con la dieta GAPS hanno curato l’autismo (traduzione
dell’articolo Hannah’s story: 2 years on GAPS diet reverse autism509, scritto da Cara Faus).

Ho scoperto che mia figlia Hannah aveva l’autismo quando aveva solo 12 mesi sebbene non sia
stata diagnosticata professionalmente fino all’età di 4 anni.
Adesso che ha 6 anni, dopo avere seguito una dieta GAPS per due anni e mezzo, Hannah non si
porta più dietro una diagnosi di autismo ed i progressi che ha fatto sono stati decisamente
notevoli.
Inoltre Hannah negli ultimi mesi ha compiuto una transizione dalla dieta GAPS alla tradizionale
dieta che include granaglie [sia i cereali che gli pseudo-cereali come grano saraceno, amaranto e
quinoa] ed amidi senza alcuna regressione o ricomparsa dei vecchi sintomi!
Per quelli che non sanno cosa sia GAPS, ricordo che si tratta dell’acronimo di Gut and
Psychology Syndrome. GAPS è una dieta temporanea ideata dalla dottoressa Dr. Natasha Campbell-
McBride per risolvere il problema di autismo del proprio figlio. GAPS lavora curando le pareti
intestinali, riequilibrando la flora intestinale, ed aiutando l’assorbimento dei principi nutritivi.
In sintesi, la dieta GAPS elimina semi, zucchero ed amidi ed aggiunge cibi ricchi di probiotici,
grassi benefici, ed aminoacidi necessari per curare le pareti intestinali. Una volta che le pareti
intestinali sono state curate, molti problemi cronici di salute vanno via magicamente – dalle
malattie autoimmuni ai problemi comportamentali all’eczema.
E sì, persino l’autismo!

La storia di Hannah
La diagnosi formale di autismo è stata formulata quando aveva 4 anni, ma io sapevo che dovevo
intervenire il più presto possibile per darle le migliori possibilità di una piena guarigione.
Ho iniziato facendole seguire una dieta tradizionale con cibo biologico e nutriente secondo i
dettami di Weston A. Price mentre la stavamo svezzando, ma quando non ho visto alcun
miglioramento abbiamo provato con la dieta senza glutine e senza caseina, che migliorò
temporaneamente la sua capacità di apprendimento. Dopo un poco, tuttavia, lei ripiombò nel suo
autismo.
Come madre disperata di un bambino autistico, ed in più il fratellino appena nato, ho continuato
509
http://www.thehealthyhomeeconomist.com/hannahs-story-2-years-on-gaps-diet-reverses-autism/.
135
a cercare delle strade per aiutare il mio bambino. Facendo una ricerca sul motore di ricerca google
con le parole chiave ‘cosa fare quando la dieta senza senza glutine e senza caseina smette di
funzionare per l’autismo’ ho scoperto la dieta GAPS – era il 2009, quando la dieta GAPS stava
appena iniziando ad essere conosciuta su internet.
Mi ci sono voluti pochi mesi per maturare la motivazione necessaria per decidermi ad adottare
una dieta così restrittiva per mia figlia, ma lo svegliarmi ogni due ore la notte, il vedere che lei non
faceva progressi né nel parlare né nelle altre cose perché non era capace di apprendere, e volendo
così disperatamente migliorare la sua qualità di vita, mi ha spinto a provare la dieta GAPS. Appena
dopo il terzo compleanno di Hannah ho detto che avremmo provato GAPS solo per 30 giorni. E l’ho
provata assieme a lei, per essere sicura che sarebbe stata bene seguendo una dieta così differente
dalla dieta tradizionale americana.

Tutto questo cibo è permesso dalla dieta

Iniziare la dieta GAPS


Abbiamo iniziato la GAPS con la dieta introduttiva nel Novembre 2009. Ho visto un un tale
grande progresso con lei (e me stessa - GAPS ha rimosso un’allergia ai latticini che avevo sin
dall’infanzia, in appena 6 settimane di dieta introduttiva) che mi sono impegnata ad andare avanti.
Lei fu capace nuovamente di imparare, e sembrava un’affamata di cibo GAPS; stava realmente
mangiando persino più di me, che pure stavo allattando!

Continuare con la GAPS, visto che necessario


Abbiamo continuato GAPS per 2 anni e mezzo, lavorando per curare le pareti intestinali. La
digestione di Hannah è migliorata, ed ha iniziato a mangiare di meno dopo avere seguito la dieta
per alcune settimane - il suo corpo all’inizio era così affamato di sostanze nutritive che avrebbe
mangiato qualsiasi cosa le si piazzava davanti, ma poi l’appetito è diminuito fino a raggiungere
livelli normali dopo alcune settimane di GAPS.
La cosa più esalante del miglioramento di Hannah dopo l’inizio della dieta GAPS fu che era
capace nuovamente di imparare. Ha iniziato a fare progressi nel parlare e nelle terapie fisiche ed
occupazionali. Iniziò ad interessarsi agli altri bambini, dormiva bene la notte, ed era più felice
durante il giorno. GAPS le aveva dato un tale miglioramento nella qualità della vita che non vi
furono dubbi sul fatto che dovessimo continuare la dieta fintanto che l’avrebbe aiutata.
Mente continuavamo sono diventata più brava a cucinare cibi GAPS. All’inizio mangiavamo
zuppe vegetali, pollo, hamburger, ed uova strapazzate quasi ogni giorno. GAPS mi ha spinto a
diventare più creativa e sono stata capace di espandere la varietà di cibi e cucinare piatti gustosi!
Hannah sapeva che la sua dieta era differente, ma era contenta del proprio cibo. Altri genitori
potrebbero guardare a me con gelosia dal momento che lei si ingozzava di uova, carne, frutta e
vegetali. Ci vollero degli sforzi per continuare con la dieta, ma una volta che l’avevamo seguita per
6 mesi era diventata una routine.
136
La transizione per uscire dalla dieta GAPS dopo 2 anni
GAPS è stata ideata come una dieta temporanea, e quindi dopo che Hannah l’ha seguita per due
anni e mezzo stando bene, ho iniziato a provare alcuni cibi che non appartenevano alla dieta GAPS
circa una volta al mese. Abbiamo iniziato con le patate, i popcorn, ed il latte intero crudo e lei è
stata bene. Abbiamo continuato introducendo nuovi cibi non permessi dalla GAPS e controllato
attentamente ogni eventuale reazione (il grano è stata l’ultima cosa che abbiamo introdotto). Se il
suo intestino non fosse stato guarito del tutto e non avesse tollerato qualche cibo avrei visto delle
reazioni come eruzioni cutanee, terrori notturni, o perdita del contatto con gli occhi - sebbene le
reazioni possano essere differenti per e dipendano da persona a persona.
A giugno siamo andati in California al matrimonio di mio fratello minore. Lei stava compiendo la
sua transizione per uscire dalla GAPS ormai da 6 mesi e quindi ho deciso di provare a vedere se
poteva mangiare ciò che mangiavano tutti gli altri. Lei stette bene! Assolutamente nessuna
reazione al cibo. Avevamo ufficialmente finito (con successo) con la nostra dieta GAPS e col nostro
viaggio nell’allergia alimentare!

Non più autistica!


Sebbene Hannah abbia ancora delle difficoltà di apprendimento (credo che dipenda dal lungo
periodo di tempo in cui il suo cervello era bombardato dalle tossine prima che adottasse la dieta
GAPS, e stiamo tentando altre terapie per continuare ad aiutarla), è stata appena controllata
questo autunno ed è stato stabilito che non soddisfa più i criteri necessari per diagnosticare
l’autismo [in realtà è possibile che i problemi residui siano dovuti alla parassitosi che spesso si
accompagna all’autismo, per risolvere la quale a volte ci vuole un intervento mirato - N.d.T.].
Ha ricevuto così tanti benefici dalla dieta GAPS, ed è cambiata così tanto da quando all’età di 12
mesi non sapeva fare altro che agitarsi e guardare fissa nel vuoto tutto il giorno. Adesso fa a meno
del pannolino, interagisce coi coetanei, impara nuove cose, ha un ottimo contatto oculare, e sta
diventando più facile per lei accettare i cambiamenti di abitudine.
Noi mangiamo ancora soprattutto cibi GAPS a casa, dal momento che è una dieta così densa di
sostanze nutritive che sono salutari per la nostra famiglia. Ma avere smesso la dieta GAPS significa
che non dobbiamo stressarci quando siamo fuori e che possiamo mangiare ciò che mangiano tutti
gli altri.
Alcune altre informazioni sulla dieta GAPS e anche alcune ricette (fare click in alto sul sito per
scegliere la lingua!) sono disponibili in italiano sul sito della dottoressa Campbell-McBride,
http://www.gaps.me/.

37 - Anche l’omeopatia può curare l’autismo

Sono entrato in contatto con un genitore che sta avendo buoni risultati nella cura dell’autismo del
proprio figlio con il metodo CEASE, indirizzato a riequilibrare l’organismo per annullare i danni da
vaccino (e non solo). Dopo quanto è stato esposto in precedenza dovrebbe risultare evidente che tale
metodo è sempre meglio associarlo ad una dieta senza glutine, caseina, zucchero e lievito di birra,
sebbene la cosa più importante secondo Tinus Smits è l’eliminazione dello zucchero e degli altri
dolcificanti.
Dal momento che le cause profonde dell’autismo sono disbiosi, parassitosi, intossicazione da
metalli pesanti, una terapia che è capace di guarire l’autismo potrebbe essere un utile strumento
(con le dovute differenze) anche per tutte quelle altre patologie di cui si occupa questo libro.
Vi lascio qui sotto due link per approfondire la questione, il primo è quello del libro del
137
fondatore della terapia, il secondo quello del sito italiano, dove potete trovare informazioni sui
medici italiani che applicano questo metodo:
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__autismo-oltre-la-disperazione-omeopatia-ha-la-
risposta.php
http://italia.cease-therapy.com/
Dal primo sito riporto le seguenti righe:
In quest’opera di avanguardia, il Dr. Tinus Smits, omeopata olandese, rivela,
passo dopo passo, il metodo che ha utilizzato su più di 300 bambini autistici. In
molti casi i genitori hanno dichiarato che i loro bambini erano guariti al 100%,
mentre in altri casi il processo è ancora in atto con miglioramenti significativi. La
sua terapia si basa principalmente sull’Isoterapia, una forma di Omeopatia che è
in grado di diagnosticare e di curare le cause dell’autismo.
Ma come funzione in sostanza questo metodo? Innanzitutto ci sono alcuni rimedi omeopatici
generici, che vanno bene per quasi tutti i bambini autistici e che vengono utilizzati per inziare il
percorso di guarigione. Poi ci sono gli integratori: zinco associato a magnesio, ascorbato di potassio
(ovvero una forma della vitamina C) ed ascorbil-palmitato (una forma liposolubile della vitamina C
che riesce ad altrepassare la barriera emato-encefalica ed arrivare fino al cervello). La vitamina C,
in dosi relativamente alte aiuta a disintossicare dai metalli pesanti, lo zinco ed il magnesio sono
spesso carenti nei bambini autistici ed la loro integrazione supporta sia la funzionalità del sistema
immunitario che quella cerebrale. Infine, in basi ad una certosina analisi delle sostanze che hanno
causato la malattia, sia nell’infanzia che durante la gestazione o a volte persino durante il periodo
pre-gestazionale, si somministrano dei rimedi omeopatici mirati ad annullare il campo di
interferenza di un particolare farmaco, vaccino o altro agente nocivo, preparati a partire dalla stessa
sostanza che ha creato il danno somministrata in diluizioni omeopatiche; è questa la tecnica
dell’isoterapia. In particolare il dottor Smits ha notato che molti bambini autistici migliorano
notevolmente dopo la disintossicazione dai vaccini infantili.

38 - È curabile la sindrome di Rett?

La sindrome di Rett è, secondo la definizione ufficiale, un disturbo molto simile all’autismo, ma


che da esso si distingue per due fattori: la presenza di alterazioni nel gene MECP2 presente sul
cromosoma X, ed il fatto che per lo più si manifesta nelle femmine, e solo in rarissimi casi nei
maschi. Al contrario l’autismo si manifesta più spesso nei maschi, ma c’è anche una considerevole
percentuale di bambine che sviluppano l’autismo (o “Disturbo dello spettro autistico”, come
sarebbe meglio definirlo, vista la multiformità di tale problema).
Questi dati evidentemente indicano una componente genetica nello sviluppo di entrambi i
disturbi (Sindrome di Rett e Disturbo dello spettro autistico), ma di che tipo è questo fattore
genetico?
La possibilità di curare l’autismo con interventi di vario tipo, benché nascosta dai mass-media e
dalle istituzioni sanitarie, mostra che non si tratta di una malattia legata ad un gene difettoso che una
volta presente causa inevitabilmente una malattia inguaribile, ma di una malattia nella quale gioca
un ruolo il fattore epigenetico. L’epigenetica è quella branca della scienza che studia l’espressione
del gene in rapporto all’ambiente, dal momento che si è scoperto che lo stesso gene attiva
comportamenti differenti a seconda di quello che è l’ambiente in cui vive la cellula (si dice che
l’espressione del gene cambia in rapporto all’ambiente). Uno dei fattori ambientali più importanti
per le cellule del nostro corpo è il fattore nutrizionale (il cibo che assumiamo), altro fattore
importante è l’inquinamento ambientale (compreso quello elettromagnetico).
L’importanza dell’epigenetica è ancora fin troppo sottovalutata da molti medici sebbene
ampiamente riconosciuta in ambito scientifico; si sa bene, per esempio, che topolini con geni
138
difettosi possono non sviluppare il disturbo genetico cui sarebbero predisposti, se le loro madri
vengono nutrite in una maniera particolare durante la gravidanza. Vedi a tal proposito l’articolo
Topini gialli e macachi dominanti redatto da due ricercatrici dell’Istituto Superiore di sanità 510.
Risulta quindi fondato il sospetto che sia la sindrome di Rett che il disturbo dello spettro autistico
siano legati ad un danno epigenetico più che genetico in senso stretto.
Personalmente ho avuto modo per puro caso di conoscere una bambina che soffriva di questa
sindrome, e devo dire che il suo comportamento era fin troppo simile a quello di uno dei tanti
bambini guariti con il metodo GAPS che si vedono nei video segnalati in uno dei capitoli
precedenti. Ma ciò che più conta è una interessantissima testimonianza (riportata sul sito
dell’Associazione Italiana Rett511) di una dottoressa che è riuscita a migliorare di molto il quadro
clinico di una bambina affetta da sindrome di Rett dopo avere riconosciuto in lei una forte infezione
da parassiti. L’utilizzo di un farmaco antiparassitario (Combantrim, ovvero Pirantel Pamoato)
assieme all’integrazione di fermenti lattici, ha permesso in questo caso di risolvere molti problemi
gastro-intestinali della bimba e di tenere sotto controllo le sue crisi epilettiche.
Guarda caso la cura della disbiosi intestinale con dieta e fermenti lattici è l’intervento cardine del
protocollo nutrizionale GAPS messo a punto dalla dottoressa Campbell-McBride, mentre la
centralità delle infezioni da vermi parassiti nello sviluppo dell’autismo è stato messo a fuoco
soprattutto dal lavoro di Andreas Kalcker e Miriam Maceda (ideatori dell’apposito protocollo
antiprassitario).
Il sospetto (ovvero la speranza) è che lavorando per risolvere il problema di disbiosi e di
parassitosi, si possano guarire anche le bambine affette da Sindrome di Rett così come si sono
guariti i bambini autistici. Su un forum in lingua spagnola ci sono testimonianze di genitori che
riferiscono di stare guarendo le proprie figlie affette da questo disturbo grazie all’applicazione del
protocollo CD (biossido di cloro) e del trattamento antiparassitario, secondo le indicazioni
contenute nel libro Guarire i sintomi noti come autismo, di Kerri Rivera.

39 - Anche i disturbi specifici dell’apprendimento si possono curare (e così


pure l’iperattività ed il disturbo dell’attenzione)

Che la dislessia512, la discalculia, la disgrafia, il disturbo della comprensione del testo 513, o altri
simili disturbi dell’apprendimento possano essere defintivamente curabili lo si può dimostrare
guardando i video segnalati nel capitolo 35.
Se un bambino di 4 anni può guarire da una forma grave di autismo, perchè non può farlo una
persona dislessica? Se quel bambino ripreso nel video può passare da una situazione di
incontenibile movimento delle mani e della test, con versi e urla, ad uno stato di tranquillità in cui
riesce a relazionarsi con le persone intorno a lui, non è forse qualcosa di relativamente più semplice
risolvere un problema di decodifica e comprensione del testo o di difficoltà con certi meccanismi
del calcolo numerico?
È vero che la dottoressa Campbell afferma che il suo metodo GAPS funziona ottimamente con i
bambini più piccoli (da cui l’importanza di una diagnosi precoce) e più difficilmente con quelli più
grandi, ma è pur vero che il protocollo messo a punto da Kerri Rivera, che si affianca ad un
protocollo antiparassitario, ha dimostrato di dare ottimi risultati anche con ragazzi più grandi
(persino di 30 anni). Le testimonianze contenute nel suo libro Guarire i sintomi noti come
autismo mostrano che nei ragazzi più grandi il livello di infestazione da parassiti è spesso fin
510
Topini gialli e macachi dominanti, pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione 2012; 36 (3-4), Periodo: maggio-
agosto, pagine: 213-214, autori Antonia Stazi, Sonia Brescianini; http://www.epiprev.it/rubrica/topini-gialli-e-
macachi-dominanti.
511
http://www.airett.it/studi-clinici-quando-i-problemi-possono-essere-causati-anche-dai-parassiti.
512
Vedi http://www.maestrantonella.it/dislessia.html.
513
http://www.airipa.it/wp-content/uploads/2013/04/CornoldiDeBeniSanmMarino17IX10.pdf.
139
troppo elevato. Forse questo può rendere conto del fatto che il solo regime GAPS (dieta paleolitica
e integratori di fermenti lattici) non basta per eradicare il problema e che occorre prestare maggiore
attenzione al problema dei parassiti?
Il problema dei bambini autistici e delle persone dislessiche è nel cervello, chiaramente, ma
cos’è che causa esattamente la disfunzione a livello cerebrale? Decine di medici, ricercatori,
biologi, da tempo indicano la causa nelle tossine che patogeni (Candida, Clostridium, Batteroidi
etc.) e parassiti (ossiuri, fasciole, ascaridi, vermi a corda ed altri vermi intestinali) rilasciano
nell’intestino e che poi (complice spesso l’eccessiva permeabilità intestinale) arrivano fino al
cervello. Come quando si beve una birra, le tossine passano dall’intestino al cervello, causando una
disfunzione, un’alterazione del funzionamento cerebrale.
Tra l’altro queste problematiche (disbiosi/parassitosi) causano fin troppo spesso una difficoltà a
digerire correttamente glutine e caseina, lasciando come sottoprodotto della digestione dei peptidi
oppioidi: il glutine e la caseina mal digeriti generano caseomorfine e gluteomorfine, sostanze simili
alla morfina e che quindi possono causare anch’esse alterazioni a livello mentale.
Del resto queste condizioni (disbiosi/parassitosi) sono sempre più spesso messe in relazione
dagli esperti del settore a: irritabilità, aggressività ansia, attacchi di panico, disturbo dell’attenzione,
iperattività, allergie agli alimenti e agli inalanti, asma, dermatiti eczemi e psoriasi.
L’ipotesi di una causa genetica per queste malattie del resto non regge, visto il continuo aumento
di casi sia di autismo, che di dislessia, che di tutte le altre malattie sopra menzionate. Ci possono
eventualmente essere geni che predispongono ad un certo problema, ma che si attivano solo se c’è
qualche fattore ambientale scatenante. Del resto le analisi delle urine mostrano spesso alti livelli di
peptidi (come le caseomorfine e le gluteomorfine) nei soggetti che soffrono di questo tipo di
malattie/sindromi/disturbi, come già mostrato a pagina 12 del presente libro.
Per affrontare l’autismo e molti problemi ad esso correlati è possibile anche utilizzare due
approcci che vanno nella stessa direzione del protocollo GAPS, sebbene si basino su una dieta meno
rigida. Il primo è il protocollo CD di Kerri Rivera, ed il secondo è il metodo CEASE (basato su un
tipo di omeopatia detta isoterapia) applicato anche in Italia da un piccolo numero di medici (vedi il
capitolo relativo).
Nel libro di Kerri Rivera ci sono anche testimonianze di genitori i cui figli, seguendo il
protocollo descritto nel suo libro, risolvono problemi di dislessia e di iperattività; dal canto suo
anche la dottoressa Campbell riporta guarigioni con suo protocollo nutrizionale GAPS fondato sulla
dieta paleolitica ed i probiotici.
Del resto, se anche ci fossero problemi a livello di “circuiti cerebrali bloccati su funzionamenti
anomali” che causano i disturbi dell’apprendimento come non valutare positivamente gli
entusiasmanti risultati ottenuti nella sperimentazione del GcMAF (una proteina del tutto naturale)
nella cura dell’autismo? Tale proteina ha sorprendentemente potenziato i neuroni e le loro
interconnessioni in esperimenti in vitro, e contribuito alla guarigione o a notevoli miglioramenti
persino su soggetti autistici (vedi a tal proposito il capitolo dedicato al GcMAF dal dottor Marco
Ruggero514 e presente nel libro di Kerri Rivera). Su tale sostanza non ci sono troppe informazioni
disponibili in italiano. Purtroppo il GcMAF al momento costa un po’ troppo, ma per chi fosse
interessato il sito relativo è: www.gcmaf.eu.
Molto interessante è anche la testimonianza 515 di una madre che afferma di avere risolto i
problemi di iperattività, disgrafia e discalculia seguendo i consigli contenuti nel libro di Abram
Hoffer Curare i disturbi di attenzione e di comportamento dei bambini 516, ovvero per mezzo di
una dieta (non troppo rigida in verità) e di alcuni integratori alimentari (vitamina C, calcio, fosforo,
magnesio, zinco, Omega 3, tutte le vitamine del gruppo B, con dosaggi particolarmente alti di B3).
514
https://www.youtube.com/watch?v=_QH67gAXWS4.
515
http://forum.alfemminile.com/forum/enfants1/__f4783_p2_enfants1-Mio-figlio-aveva-ladhd.html.
516
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__curare-i-disturbi-d-attenzione-e-di-comportamento-dei-bambini-libro.php?
pn=2631&gclid=CMiXgbnMhMECFc7HtAodWnAA9A
140
Questa testimonianza mostra che non molto diversa è la causa del cosiddetto disturbo
dell’attenzione e dell’iperattività: carenze nutrizionali (ferro, magnesio, zinco, vitamine del gruppo
B) causate dalla disbiosi e dalla parassitosi. Per chi non fosse soddisfatto da questa testimonianza
ricordo la già citata ricerca scientifica che va nella stessa identica direzione, ovvero Attention
deficit/hyperactivity disorder (ADHD) in children: rationale for its integrative management
(“Disturbo del deficit dell’attenzione/iperattività nei bambini: una guida per la sua gestione con gli
integratori”)517 nella quale si mostra come l’integrazione omega 3 e omega 6, vitamine del gruppo B
e correzione della disbiosi intestinale aiutano a mitigare sintomi quali iperattività e difficoltà di
concentrazione, problematiche che affliggono gran parte delle persone sofferenti di autismo.
Segnalo infine un articolo sul possibile uso dei fiori di Bach per aiutare la concentrazione e
gestire gli stati d’animo dei ragazzi e bambini con disturbi dell’apprendimento:
http://www.cure-naturali.it/i-fiori-di-bach/1913/dislessia-bambini-fiori-di-bach/4742/a

40 - Asma, allergie, intolleranze, malattie autoimmuni e parassitosi

Nel suo interessantissimo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza CHEMIO
(distribuito gratuitamente su internet in formato pdf 518) il dottor Giuseppe Nacci (medico chirurgo
specialista in medicina nucleare) afferma il ruolo fondamentale che possono avere per la genesi di
molte malattie i batteri patogeni (che proliferano in seguito a molte cure farmacologiche, dagli
antibiotici agli anti-infiammatori passando per le pillole anticoncezionali) ed i parassiti, eprimendo
il concetto (qui ribadito più volte) che la carenza di batteri benefici apre la strada a quelli patogeni
ed alla candida, la quale a sua volta apre la strada ai vermi parassiti. Scrive egli infatti:
La presenza dei parassiti (vermi) intestinali è un fenomeno molto diffuso nella
popolazione italiana attuale, benché notevolmente sottostimata. Un valore
ematico facilmente ottenibile è quello della percentuale di EOSINOFILI presenti
nell’ “Ematocrito con formula”.
Intolleranze alimentari, allergie (asma compreso) e gran parte delle malattie
auto-immuni (o forse tutte) hanno, o avrebbero, come unica causa (ezio-
patogenesi) la presenza di parassiti (vermi) nell’intestino. Nell’ASMA, nelle
malattie allergiche, nelle intolleranze alimentari sono presenti percentuali di
EOSINOFILI superiori al 2% (valore limite che non si dovrebbe superare)
(...)
Personalmente si ritiene, in contrasto con la linea di molti allergologi, che sia
le intolleranze alimentari che le allergie (compreso l’Asma) siano riconducibili ad
un unico quadro eziopatogenetico: squilibrio immunitario da disbiosi intestinale.
In questo l’opinione del dottor Nacci coincide sia quanto ha scritto la dottoressa Natasha
Campbell-McBride nel libro La Sindrome Psico-Intestinale sia con quanto ha scrtito l’omeopata
Kerri Rivera nel libro Guarire i sintomi noti come autismo.
Anche la dottoressa Clark nel suo libro La cura di tutte le malattie, pone l’accento sui parassiti
come causa di tantissimi problemi, anche del cancro.
Personalmente sono rimasto stupito quando, dopo tre mesi di dieta paleolitica (vegetariana) ho
eseguito la tecnica di pulizia yoga dell’intestino con acqua e sale ed ho visto quasi scomparire i
sintomi della mia allergia al polline. Sul momento ho pensato che fosse la pulizia dell’intestino in sé
a recare un tale beneficio, ma a ripensarci bene, ed alla luce anche delle esperienze successive, ho
capito che era il merito andava attributo alla valenza antiparassitario di quel metodo (i parassiti non

517
Pubblicato su Alternative Medicine Review 2000 Oct;5(5):402-28., autore Kidd P M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11056411.
518
http://www.pedras.it/nacci.pdf.
141
sopportano il sale). In seguito ho sperimentato che, quando pongo attenzione ai parassiti
(utilizzando vari metodi naturali, per esempio ripetendo quella stessa tecnica una volta a settimana
per diverse settimane di seguito) i sintomi dell’allergia diminuiscono, e quando invece trascuro la
questione dei parassiti i sintomi aumentano nuovamente. Del resto i parassiti si riproducono
mensilmente nelle notti di luna piena, ed è quindi un percorso lungo quello che porta alla
liberazione da simili indesiderati ospiti. Il dottor Andreas Kalcker, ideatore con Miriam Maceda
dell’omonimo protocollo antiparassitario, afferma che occorre insistere per 12-18 mesi.
Il già citato articolo Skin manifestations in parasite infection (“Manifestazioni epiteliali
nell’infezione parasitica”)519 oltre ad informare su alcuni meccanismi specifici che legano la
presenza di parassiti anche alle oculo-riniti allergiche, precisa che su 55 pazienti con infestazione da
parassiti intestinali il 30% circa terzo è risultato allergico ad almeno un inalante (pollini, polvere,
pelo degli animali domestici).
L’articolo Eosinophils promote allergic disease of the lung by regulating CD4(+) Th2
lymphocyte function520 ci informa che i globuli bianchi eosinofili (il cui livello si innalza a causa
delle infezioni parassitarie) promuovono l’allergia a livello polmonare. Ed io mi chiedo: studi
analoghi sulle riniti allergiche mostreranno una correlazione simile?
Che poi ci siano alti livelli di eosinofili nel sangue sia in presenza di parassitosi che in presenza
di asma ed allergia è noto, ma non è del tutto chiara l’eventuale correlazione tra queste
condizioni521. In effetti i vari studi sul rapporto tra parassitosi, asma e allergia, sono a volte
contraddittori522, ma prima di cercare di dirimere questo problema analizziamo due studi che
mostrano una correlazione positiva tra i due fenomeni. L’articolo Bronchial asthma associated
with intestinal parasites (“Asma bronchiale associato con i parassiti intestinali”)523 riferisce di uno
studio con 50 malati di asma bronchiale e 50 soggetti del gruppo controllo (non sofferenti di tale
malattia): nelle feci del 40% dei pazienti con asma bronchiale sono stati rintracciati i vermi ascaridi
a confronto del 14% dei soggetti del gruppo di controllo. Non si può che concordare con quanto
affermano gli autori dello studio nelle loro conclusioni:
La differenza significativa in questi due gruppi indica che si dovrebbe fare una
ricerca di parassiti intestinali nei pazienti con asma bronchiale.
L’articolo Ascaris lumbricoides infection and parasite load are associated with asthma in
children (“L’infezione da Ascaris lumbricoides ed la quantità dei parassiti sono associati con l’asma
nei bambini”)524 è il primo che aiuta a dirimere i risultati contraddittori di altri articoli precedenti
(l’articolo, faccio notare, è del 2014). Le conclusioni dello studio infatti sono che una quantità
modesta di Ascaris lumbricoides costituisce un fattore protettivo dall’asma mentre un maggiore
carico di parassiti è un fattore di rischio.
Un articolo che aiuta a fare chiarezza sul problema è Parasite infections and the risk of asthma
and atopy (“Infezioni parassitarie e rischio di asma ed atopia”) 525. Innanzitutto tale articolo ci
informa che
519
Pubblicato su Roumanian Archives of Microbiology and Immunology 2001 Oct-Dec;60(4):359-69, autori Varga M1,
Dumitraşcu D, Piloff L, Chioreanu E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12561678.
520
Pubblicato su Journal of Immunology 2001 Sep 15;167(6):3146-55, autori MacKenzie J R, Mattes J, Dent L A,
Foster P S; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11544300.
521
Eosinophils: role in asthma, allergy and parasite immunity Pubblicato su New England and Regional Allergy
Proceedings 1985 Fall;6(4):341-5, autore Kay A B, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3870502.
522
Parasites and asthma--predictive or protective? Pubblicato su Epidemiologic Reviews 1985;7:49-58 , Masters S,
Barrett-Connor E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4054238. .
523
Pubblicato su American Journal of Gastroenterology 1978 May;69(5):605-6, autori Kayhan B, Telatar H,
Karacadag S; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/685969.
524
Pubblicato su Journal of infection in developing countries. 2014 Jul 14;8(7):891-7, autori Bragagnoli G, Silva M T;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25022300.
142
I comuni allergeni ambientali stimolano la risponsta delle IgE e producono
malattie allergiche, ma gli allergeni che producono la più potente risposta delle
IgE hanno origine in natura dai parassiti elmintici. (…) l’infezione parassitaria è
endemic nella maggior parte della popolazione mondiale (…) Reazioni locali di
IgE possono creare nell’intestino condizioni sfavorevoli per i parassiti intestinali,
e le IgE possono mediare l’attività citotossica degli eosinofili contro le larve dei
parassiti. Queste osservazioni hanno portato al concetto che, da una prospettiva
evolutiva, la funzione primaria della risposta allergic può essere parte di un
meccanismo protettivo anti-parassitario, e che la malattia allergica possa essere
l’indesiderabile reazione verso sostanze ambientali altrimenti inoffensive.
A parte questo l’articolo mostra che ci sono diversi tipi di Ige e diverse cause che portano alla
loro produzione: c’è una produzione di un tipo di Ige dell’organismo contro i parassiti, ed una
produzione di Ige che non è specifica contro i parassiti, ma che al contrario è stimolata dai parassiti
per confondere il sistema immunitario ed abbassare la quantità di Ige specifiche. L’articolo
suggerisce anche che ci siano diversità nella risposta alle infezioni parassitiche da parte di diversi
sottogruppi della popolazione umana, a seconda di certe predisposizioni genetiche.
A questo punto tutto diventa chiaro, ovvero si capisce come mai ci siano studi sull’effetto
protettivo di certi parassiti nei confronti di malattie allergiche, e si capisce anche come mai gli studi
precedenti lasciassero nel lettore una grande confusione. La soluzione è che ci sono diversi tipi di
parassiti, alcuni dei quali possono modulare la risposta delle Ige in modo che la risposta allergica
sia mitigata, ed inoltre il funzionamento di certi meccanismi di interazione tra il parassita ed il
corpo che lo ospita possono dipendere dal carico totale di parassiti da una parte, e da una differenza
di genetica che influisce sulla risposta del sistema immunitario.
Adesso si spiega anche il contenuto dell’articolo Helminth therapy or elimination:
epidemiological, immunological, and clinical considerations (“Terapia con gli elminti o loro
eliminazione: considerazioni epidemiologiche, immunologiche e cliniche”)526 che riferisce anche
dei recenti studi per utilizzare i parassiti come possibile trattamento per le malattie infiammatorie: ci
sono infatti diversi studi per valutare la sicurezza ed efficacia della somministrazione di uova di
Trichuris suis (Trichuris Sus Ova – TSO) per contrastare le allergie, morbo di Crohn, colite ucerosa,
sclerosi multipla, artrite reumatoide psoriasi ed autismo oppure delle larve di Necator americanus
larvae per le riniti allergiche, l’asma, la celiachia e la sclerosi multipla. In effetti l’uso dell’uovo di
Trichuris suis è già possibile e conosco persone che l’hanno utilizzato con successo per il
trattamento delle allergie del proprio figlio (il parasita in questione d’altronde non può sopravvivere
a lungo nel corpo umano, ma solo nel corpo dei suini 527) mentre il Necator americanus è una delle
specie che causano l’anchilostomiasi (anemia, disturbi gastrointestinali, a volte problemi cutanei e
mentali) ed il suo utilizzo mi lascia alquanto perplesso.
A completamento di questo capitolo ricordo che anche denti devitalizzati e cavitazioni
predispongono a malattie infiammatori ed autoimmuni, allergie comprese, ma anche altri campi di
interferenza possono essere a volte rilevanti. Da un articolo del dottor Franz Hopfer pubblicato sul
sito biological dental health528 si apprende che ci sono casi di persone il cui ombelico (quando
sono nate) tardava a cicatrizzarsi e sanguinava spesso, che hanno sviluppato prima una forma di

525
Pubblicato su Thorax. 1999 Aug; 54(8): 659–660, autori N. Lynch, J Goldblatt, P N Le Souef;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1745543/.
526
Pubblicato su Lancet Infectious Diseases 2014 Nov;14(11):1150-62, autori Wammes L J, Mpairwe H, Elliott AM3,
Yazdanbakhsh M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24981042.
527
Vedi anche l’articolo Malattie autoimmuni: un parassita dei suini potrebbe essere la chiave di cura pubblicato
su La Stampa del 24/06/2014 ; http://www.lastampa.it/2014/06/24/scienza/benessere/medicina/malattie-
autoimmuni-un-parassita-dei-suini-potrebbe-essere-la-chiave-di-cura-3XiI5XBb2jHqh22GIpvTcL/pagina.html.
528
www.biologicaldentalhealth.com/dr-verigins-biodental-library/79.html.
143
eczema ed in seguito l’asma bronchiale. Trattando l’ombelico con la neural-terapia (iniezioni di
procaina diluita all’1%) si registrano casi di guarigione.
Su 100 soggetti nei quali è stata trattata solo la cicatrice dell’ombelico, nel 18 % dei casi viene
rilevata la sparizione di diversi disturbi, quali asma, dolori addominali, cistiti croniche, cefalee e
lombalgie. Vedi l’articolo di Weinschenk S. Campo interferente en ombligo (“Il campo
d’interferenza dell’ombelico”)529 e l’articolo Nostre esperienze nel trattamento del dolore
cronico benigno mediante infiltrazione di cicatrici con anestetico locale530.

41 - La sindrome di down non si può curare, ma si può spesso migliorare lo


stato di salute fisico e mentale con vitamine e integratori, oppure guarendo il
concomitante disordine dello spettro autistico

Alle pagine 198-201 del libro di Linus Pauling Come vivere più a lungo e sentirsi meglio viene
descritto il protocollo a base di integratori vitaminici per migliorare le condizioni (mentali,
cognitive e persino fisiche) dei bambini down, uno dei tanti studi pionieristici sull’enorme valore di
vitamine ed altri micronutrienti.
Per chi non volesse credere a queste informazioni può consultare l’articolo scientifico Can
nutritional supplements help mentally retarded children? an exploratory study (“Gli
integratori possono aiutare i bambini ritardati? uno studio esploratorio”)531.
Le conclusioni di tale articolo sono che:
3 bambini down su 4 hanno guadagnato tra i 10 e i 25 punti di quoziente
intellettivo ed hanno anche mostrato cambiamenti fisici in direzione della
normalità. Oltre prove suggeriscono che l’integrazione ha migliorato l’acume
visivo in due bambino ed ha aumentato il tasso di crescita. Questi risultati
supportano l’ipotesi che il ritardo mentale sia in parte di origine genetotrofica.
Per ulteriori informazioni oltre al libro di Pauling segnalo anche due articoli in inglese
http://www.down-syndrome.org/perspectives/144/
http://www.healthresearch.com/height.htm
Come al solito le cure per i nostri figli ci vengono nascoste da un mostruoso apparato
istituzionale; come per l’autismo abbiamo la conferma che il sistema gestito dall’élite occulta lavora
contro l’uomo, e non certo per il suo bene.
Un’altra cosa che occorre dire rispetto alla sindrome di Down è che, secondo alcune statistiche
recenti (non certo realizzate dalle nostre istitutuzioni sanitarie) spesso si accompagna con una forma
più o meno grave di sindrome dello spettro autistico. Uno dei primi sospetti viene riflettendo sul
fatto che il protocollo sviluppato per trattare i bambini Down è molto simile al protocollo Defeat
Autism Now! (DAN!), uno dei primi tentativi di intervento per i bambini autistici (poi di gran lunga
superato dal metodo GAPS della dottoressa Campbell-McBride e dal protocollo di Kerri Rivera).
Ma è stata proprio Kerri Rivera a rilevare il fatto che un numero pari circa all’80% dei bambini
down soffre anche di una forma più o meno gravi di disturbo dello spettro autistico, che tante volte
non viene riconosciuta in quanto nascosta dall’altro problema, molto più facilmente riscontrabile e
diagnosticabile. Ciò vuol dire che tanti bambini down stanno migliorando di molto la propria salute
generale e la propria capacità di autogestione, grazie ad un protocollo che “guarisce i sintomi noti
come autismo”.

529
http://terapianeural.com/index.php?option=com_content&view=article&id=82:campo-interferente-en-
ombligo&catid=22:memorias-de-los-encuentros&Itemid=100010&lang=de.
530
Pubblicato su La clinica terapeutica 2009; 160 (6): 445-449, autori Paolo Bargagli, Renza Bollettin;
http://neuralterapia-in-italia.webs.com/cicatrici-campi-perturbanti.
531
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science U.S.A. Jan 1981; 78(1): 574-578, autori R.F. Harrell, R.
H. Capp, D. R. Davis, J. Peerless, L R Ravitz; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC319096/.
144
È da rimarcare anche quanto la dottoressa Campbell afferma riguardo alla presenza di
caseomorfine e gluteomorfine nelle urine (condizione generalmente associata alla disbiosi ad alla
conseguente incorretta digestione di glutine e caseina) dei soggetti con sindrome di Down. Un
particolare che avvalora quanto scritto in questo capitolo e che suggerisce come tali persone (o
almeno un vasto numero di essi) potrebbero beneficiare da una dieta priva di glutine e caseina (in
modo che l’incompleta digestione di quelle proteine non generi caseino-morfine e gluteo-morfine).
Così come la disbiosi/parassitosi che rappresenta una delle cause più importanti dell’autismo, è
almeno parzialmente ereditata dalla madre (sebbene i vaccini sono spesso la goccia che fa
traboccare il vaso532 così la sindrome di Down secondo alcuni critici della medicina ufficiale 533, non
sarebbe causata dalla tarda età della madre in sé, ma dal fatto che la donna di età più avanzata è
stata, nel corso degli anni, esposta ad un maggiore quantitativo medio di radiografie.
Personalmente mi sembra molto plausibile l’ipotesi che la trisomia 21 possa essere correlata
anche ad altri tipi di problemi di salute della madre, specialmente la disbiosi/parassitosi intestinale.
Se viene perturbato il delicato equilibrio ecologico della microflora intestinale (con cui viviamo in
perfetta simbiosi) il processo di assimilazione dei nutrienti viene compromesso, il sistema
immunitario indebolito, il sistema di disintossicazione viene rallentato fin quasi a venire bloccato,
metalli pesanti, composti chimici dannosi ed altre tossine si accumulano nei tessuti grassi, e a volte
si sviluppano forme più o meno gravi di malattie autoimmuni. Il fatto che in queste condizioni di
squilibrio sistemico si possa manifestare un difetto genetico nel nascituro, non è difficile da
immaginare. Sarà un caso che di recente ho conosciuto una madre che ha due figli, uno autistico ed
uno down?
PS: ho letto un articolo sul sito del quotidiano La Stampa534 che riferisce di una bambina nata
con leucemia e sindrome di Down e poi miracolosamente guarita da entrambe le patologie; sembra
ben poco credibile, eppure la notizia viene riportata dalla stampa mainstream, ma qui siamo al
limite del fantastico ...

42 – Antiparassitari naturali

Contro i parassiti le ho provate un po’ tutte e devo dire che ho avuto buoni risultati mangiando
100/150 grammi di semi di zucca (per qualcuno questa doese potrà essere sicuramente eccessiva, e
può causare un’altrettanto forte reazione dei parassiti morti o morenti con conseguenti disturbi
gastrointestinali, per quanto temporanei). Per buoni risultati intendo che ho avuto
momentaneamente un’esacerbazione dei problemi correlati ai parassiti (ad esempio crisi allergica)
che poi sono passati del tutto nel giro di uno o due giorni.
La lotta contro i parassiti non è facile, e può capitare che, utilizzando solo rimedi naturali
(soprattutto quando l’infestazione è forte ed il sistema immunitario è indebolito) si riesca solo a
infastidire i parassiti senza causarne la morte. I parassiti, quando si sentono attaccati reagiscono
rilasciando nell’ambiente in cui vivono ammoniaca ed altre tossine, e certe volte un attacco blando
ai parassiti può causare più fastidi che benefici.
Ricordo ad ogni modo che l’aglio è un potente antiparassitario, c’è chi lo usa anche per ripulire
l’intestino tramite i clisteri535 e chi lo usa a mo’ di supposta contro i parassiti536.
Per giustificare l’uso antiparassitario dell’aglio segnalo l’articolo Evaluation of the
anthelmentic activity of garlic (Allium sativum) in mice naturally infected with Aspiculuris

532
http://autismovaccini.org/2014/11/28/autismo-da-vaccino-esavalente-indetta-conferenza-stampa/.
533
Vedi Ciò che i dottori non dicono, Lynne McTaggart, Macro Edizioni.
534
http://www.lastampa.it/2013/04/22/scienza/benessere/gravidanza-parto-pediatria/la-bambina-miracolo-
guarisce-improvvisamente-da-leucemia-e-sindrome-di-down-ReG4aQDYB66GgN8EDGHEQI/pagina.html.
535
http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/clistere-casalingo-dai-rimedi-della.
536
http://fiocco59.altervista.org/aglio.htm , http://www.blogmamma.it/ossiuri-cosa-fare-con-i-vermi-intestinali/.
145
tetraptera537 che mostra come l’aglio si sia dimostrato più efficiente dei farmaci nel debellare un
certo tipo di parassiti dei topi: L’efficacia è stata comprovata utilizzando tre gruppi: gruppo che
assume aglio, gruppo che assume il farmaco, gruppo che non assume niente. L’efficacia dell’aglio e
del farmaco sono state rispettivamente del 91.24 % e del 78.03 %. Detto questo l’esperimento lo
trovo orribile e disumano perchè il conteggio dei parassiti è avvenuto uccidendo i topi e
dissezionandoli. E aggiungo che non ci dovrebbe essere bisogno di questi esperimenti sui topi,
l’aglio è una sostanza naturale e utilizzata sin dalla notte dei tempi, avrebbe molto più senso
utilizzarla direttamente sull’uomo giudicando il valore del trattamento dal miglioramento
dei sintomi.
L’articolo Antioxidant and schistosomicidal effect of Allium sativum and Allium cepa
against Schistosoma mansoni different stages538 mostra i risultati di una ricerca che è stata fatta in
vitro e mostra che l’aglio e la cipolla hanno funzione antiparassitara sullo Schisostoma mansoni.
Ma sull’efficacia antiparassitaria dell’aglio di studi scientifici ce ne sono in quantità, qui sotto
una piccola, e sicuramente incompleta, rassegna di articoli in cui si discute la funzione
antiprassitaria anche di altre sostanze naturali:
Effetto paralitico dell’estratto alcoolico di aglio e di pepe lungo sull’Anfistoma del fegato
(sperimentazione in vitro)539, effetto della Nigella sativa (sesamo nero) e della cipolla sul parassita
Trichinella spiralis nei topi540, effetto dell’aglio e dei suoi derivati su un parassita flagellato 541,
effetto antiparassitario dell’aglio in soluzione acquosa contro i parassiti Giardia e Hymenolepis
nana542.
Come ultimo cito l’articolo Garlic (Allium sativum) and traditional medicine543 nel quale si
ammette si ammette la validità dell’uso dell’aglio contro batteri virus, funghi e parassiti, come è
noto da secoli nella medicina tradizionale (ovvero naturale).
e segnalo questo elenco di sostanze naturali antielmintiche (che combattono i vermi parassiti):
http://www.erbemagiche.altervista.org/anti%20elmintici.html
Spesso viene consigliato di prendere qualche blando lassativo come l’olio di ricino dopo un
trattamento antiparassitario (alcuni vermi, specie quelli più lunghi, possono morire e formare dei
grovigli che tappano letteralmente l’intestino), sebbene a volte l’effetto del trattamento (la morte dei
parassiti) possa causare da solo una forma di diarrea. Come quando si debellano i batteri patogeni e
la Candida, anche quando si debellano i parassiti di possono avere sul momento alcuni problemi più
o meno gravi, per lo più transitori. Per minimizzarli una possibile strategia che alcune persone
adottano è quella di ripetere alcuni trattamenti antiparassitari a distanza di giorni o di settimane
utilizzando all’inizio dosi minori, per poi piano piano arrivare alla dose ottimale. Ma il tipo di
537
Pubblicato su Recent Patents on Anti-infective Drug Discovey 2008 Jun;3(2):149-52, autori Ayaz E, Türel I, Gül A,
Yilmaz O; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18673129.
538
Pubblicato su European Review for Medical and Pharmacological Sciences 2012 Jul;16 Suppl 3:69-80, autori
Mantawy M M, Aly H F, Zayed N, Fahmy Z H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22957420.
539
Paralytic effect of alcoholic extract of Allium sativum and Piper longum on liver amphistome, Gigantocotyle
explanatum, pubblicato su Indian Journal of Pharmacology 2008 Mar-Apr; 40(2): 64–68, autori Singh T U, Kumar D,
Tandan S K; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3025128/.
540
Effect of Nigella sativa and Allium cepa oils on Trichinella spiralis in experimentally infected rats Pubblicato su
Journal of Egyptian Society of Parasitology 2005 Aug;35(2):511-23, autore Abu El Ezz N M;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16083064.
541
Effect of garlic and allium-derived products on the growth and metabolism of Spironucleus vortens , pubblicato su
Experimental parasitology 2011 Feb;127(2):490-9, autori Millet C O, Lloyd D, Williams C, Williams D, Evans G, Saunders
RA, Cable J, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21056027.
542
Evaluation of the antiparasitic effect of aqueous garlic (Allium sativum) extract in hymenolepiasis nana and
giardiasis, pubblicato su Journal of Egyptian Society of Parasitology 1991 Aug;21(2):497-502, autori Soffar S A,
Mokhtar G M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1875077.
543
Pubblicato su Türkiye parazitolojii dergisi 2007;31(2):145-9, autori Ayaz E, Alpsoy H C,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17594659.

146
infestazione e l’intensità, ampiamente variabile da persona a persona, non permette di dare
indicazioni universalmente valide.
Secondo Kerri Rivera, “l’aglio, mangiato regolarmente, trasforma lo stomaco e l’intestino in un
ambiente letale per i parassiti, fornendo costante protezione (...) Il trattamento più semplice consiste
nel mangiare tre spicchi di aglio ogni mattina o di prendere un cucchiaino da tè di olio di aglio. In
alternativa mescolate aglio sminuzzato in un poco di acqua fresca e bevete immediatamente la
mistura.”
Personalmente ho scoperto che l’aglio è veramente potente e che addirittura con la dieta
paleolitica può anche causare reazioni di Herxheimer (l’aglio ha una potente funzione di contrasto
della Candida e dei batteri patogeni). Quindi se proprio volete utilizzarlo forse è meglio iniziare con
dosi piccole (come un quarto o mezzo spicchio al giorno) e poi vedere se ne tollerate pian piano
dosi maggiori (alcune persone non riescono proprio a tollerarlo). In ogni caso attenti a non
esagerare, a non forzare il vostro organismo (e come al solito se parlate col vostro medico curante è
sempre meglio). Attenzione, l’aglio contiene delle sostanze che smuovono il mercurio delle
amalgame e può essere controindicato se ne avete in bocca.
Una delle tante possibilità di fare un antiprassitario naturale è quello di utilizzare due spicchi
d’aglio, un cucchiaio di semi di zucca e un paio di foglie di menta, pestare assieme e mangiare o
sciogliere nell’acqua. Anche la carota cruda può avere una blanda valenza antiparassitaria, mentre
più forte è l’effetto dei chiodi di garofano e del mallo di noce nera (utilizzato nel protocollo
antiparassitario della dottoressa Clark, descritto in dettaglio nei suoi libri). Altre sostanze naturali
antiparassitarie sono lo zenzero, il propoli, la corteccia di melograno, il succo di papaya acerba, i
semi di papaia, la corteccia del melograno. Un piccolo contributo alla lotta ai parassiti può venire
anche da spezie quali peperoncino di cayenna, cannella, paprika, pepe, dragoncello, timo e
curcuma, ma ci sono anche altre sostanze, per esempio foglie ed erbe con le quali fare decotti contro
i parassiti (ad esempio il neem). Sull’azione antiparassitario della trementina rettificata vedi il
capitolo relativo.
A base di aglio (e anche di altre erbe 544) è un rimedio fitoterapico dell’azienda Labor Villa
Stoddard N° 32, LVS 32N ALLIUM SATIVUM COMPOSITUM (facilmente ordinabile on-line o
presso la locale farmacia). Si tratta di un rimedio che non uccide i parassiti direttamente, ma crea un
ambiente inospitale, li debilita e a lungo andare può causarne la morte o l’allontanamento. Oltre
all’azione antiparassitica Lvs 32 preso prima dei pasti ha un forte effetto depurativo.
Ciclo completo per tutti i parassiti:
durata: almeno tre lune (tre cicli lunari completi) - consente l'eliminazione anche delle uova
inizio: a partire dalla prima luna piena, iniziare con la luna calante
posologia standard: 30gtt (gocce) in poca acqua mezz'ora prima dei 2 pasti principali (pranzo e
cena)
posologia intensiva: 30gtt (gocce) in poca acqua mezz'ora prima dei 3 pasti principali (colazione,
pranzo e cena)
tempistica standard: a partire dalla luna calante assumere le gocce per 14 giorni, poi pausa,
riprendere la luna calante seguente e così via per tre lune.
tempistica intensiva: a partire dalla luna calante assumere le gocce tutti i giorni per tre lune
almeno.
nota importante: accertarsi di andare di corpo almeno una volta al giorno (aiutarsi con
enteroclismi all'occorrenza) e possibilmente controllare nelle evacuazioni la presenza di parassiti

544
Allium sativum (aglio), allium ceppa (cipolla) bulbo fiori e semi, triticum repens (gramigna), timus serpillus (timo),
cucurbita pepo (zucca), tanacetum vulgare fiore (tanaceto) berberis vulgaris (crespino), genziana lutea radice
(genziana), pruno spinosa fiore (prugnolo selvatico), pruno spinosa frutto (prugnolo selvatico), equisetum arverse
(equiseto), betonica officinalis (erba betonica), licium verum (anice stellato), cinnamonum canfora (cannella), alcool
biologico etanolo purissimo (senza traccia di glutine), acqua pura di sorgente.

147
Solo per i parassiti a corda:
Ciclo completo valido per tutti i parassiti con posologia e tempistica intensiva protratto ad
oltranza sino a quando i parassiti a corda non saranno terminati (non ci saranno più espulsioni)
L’utilizzo degli enteroclismi è consigliato (anche giornalmente) per sfrattare i parassiti indeboliti
(o per indebolirli ancora di più se si fanno clisteri con sostanze antiparassitarie)
Dasaggi per i bambini
10-15 anni: 20gtt
5-10 anni: 15gtt
3-5 anni: 10gtt
Per i bambini usare acqua tiepida o calda e lasciare evaporare l'alcool, il gusto risulterà meno
forte.

Sull’aglio potete leggere anche:


Cura dell’aglio http://altrarealta.blogspot.it/2011/06/cura-dellaglio.html
Aglio, antica ricetta tibetana http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=7483
L’aglio e il sistema immunitario http://www.macrolibrarsi.it/speciali/proprieta-aglio.php
Come utilizzare l’aglio contro i parassiti del giardino
http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/5644-usare-aglio-contro-i-parassiti-giardino
Come eliminare i parassiti delle piante con l’aglio
http://bogomillahoppkids.blogspot.it/2013/08/come-eliminare-i-parassiti-delle-piante.html

43 – L’ecosistema del cavo orale e la carie

L’articolo Maturation of Oral Microbiota in Children with or without Dental Caries


(“Maturazione del microbiota orale in bambini con o senza carie dentali”) 545 riferisce di uno studio
sulla composizione dell’ecosistema microbico del cavo orale, e più precisamente della saliva e dei
biofilm. I risultati mostrano che la composizione del microbiota orale a tre mesi di età non permette
di prevedere l’eventuale avanzare delle carie, ma che nei bambini in cui tale degenerazione del denti
si manifesta, il microbiota orale è significativamente differente da quello dei bambini senza carie; in
particolare associati alla carie sono batteri dei generi Actinobaculum, Atopobium, Aggregatibacter e
Streptococcus.
L’articolo Analysis of oral microbiota in children with dental caries by PCR-DGGE and
barcoded pyrosequencing546, oltre a riportare risultati simili, riferisce che:
I risultati hanno mostrato che non c’è nessuno specific patogeno ma piuttosto
una popolazione patogena nella placca che si correla significativamente con le
carie dentali.
Di articoli che confermano ulteriormente la connessione tra squilibrio del microbiota orale e
carie ce ne sono tanti547 ma riferisco in dettaglio solo dei più interessanti. L’articolo Solving the
etiology of dental caries (“Risolvendo il problema dell’eziologia delle carie dentali”) 548 ,

545
, Pubblicato su PLoS One 015 May 28;10(5):e0128534, autori Lif Holgerson P, Öhman C, Rönnlund A, Johansson I;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26020247.
546
Pubblicato su Microbial Ecology 2010 Oct;60(3):677-90, auotri Ling Z, Kong J, Jia P, Wei C, Wang Y, Pan Z, Huang W,
Li L, Chen H, Xiang C; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20614117.
547
Ad esempio Pyrosequencing analysis of oral microbiota shifting in various caries states in childhood, pubblicato su
Microbial Ecology 2014 May;67(4):962-9, autori Jiang W, Ling Z, Lin X, Chen Y, Zhang J, Yu J, Xiang C, Chen H,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24504329, Analysis of Oral Microbiota in Children with Dental Caries by
PCR-DGGE and Barcoded Pyrosequencing, pubblicato su Microbial Ecology (2010) 60:677–690, autori Zongxin Ling,
Jianming Kong, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20614117.
548
Pubblicato su Trends in Microbiology Volume 23, Issue 2, February 2015, Pages 76–82, autori Aurea Simón-Soro,
148
analizzando i dati delle ricerche più recenti offre una interpretazione della carie in linea con quella
dell’articolo precedente, che supera il vecchio concetto di un singolo batterio come agente
causatore:
Ciò supporta il concetto che dei consorzi formati da multipli mircrorganismi
agiscano collettivamente, probabilmente sinergicamente, per formare ed
espandere la cavità [della carie]. Di conseguenza non ci si può aspettare che le
terapie antimicrobiche [antibiotici] siano effettive nel trattamento della carie e di
altre malattie polimicrobiche549
Alcuni degli articoli citati come referenze da quest’ultimo lavoro sono molto interessanti,
particolarmente l’articolo Candida and other fungal species: forgotten players of healthy oral
microbiota (Candida ed altre specie fungine: attori dimenticati di un sano microbiota orale”)550.
Altro articolo che conferma la visione della carie come l’effetto di una complessa comunità
microbica e non di un singolo agente infettivo è The oral metagenome in health and disease (“Il
metagenoma orale nella salute e nella malattia”)551.
Di importanza centrale è poi l’articolo Sequencing ancient calcified dental plaque shows
changes in oral microbiota with dietary shifts of the Neolithic and Industrial revolutions 552, ci
informa su uno studio di reperti fossili (placche dentali calcificate) tramite sequenziamento del
DNA. Il risultato è fin troppo chiaro, (e fin troppo imbarazzante per tutti quelli che considerano i
cereali un cibo davvero sano e nutriente)
I dati provenienti da 34 antichi scheletri europei indicano che la transizione dalla
condizione da cacciatori-raccoglitori a quella di agricoltori ha innescato un
cambiamento della comunità microbica orale verso una configurazione associata
alla malattia. La composizione del microbiota orale è rimasta inaspettatamente
costante tra il neolitico ed i tempi medioevali, dopo i quali i batteri della carie
(adesso ubiquitari) sono diventati dominanti, apparentemente durante la
rivoluzione industriale. Gli ecosistemi microbiotici sono marcatamente meno
diversificati di quelli delle popolazioni antiche, il che potrebbe contribuire alle
malattie croniche del cavo orale (e non solo) associate alle società postindustriali.
A conferma di ciò posso citare anche l’abstract dell’articolo , The oral microbiome in dental
caries (“Il microbioma orale nelle carie dentali”)553 laddove si legge che:
Le carie si sviluppano come risultato dei uno squilibrio ecologico nel microbioma
stabile orale. I microrganismi formano una placca dentale sulla superficie dei
denti, che è la causa del processo della carie, e mostra la classica struttura del
biofilm. (…) I microrganismi cariogeni producono acido lattico, formico, acetico e
proprionico, che sono un prodotto del metabolismo dei carboidrati. La loro

Alex Mira; http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0966842X1400225X.


549
In effetti l’articolo Effect of Antimicrobial Intervention on Oral Microbiota Associated with Early Childhood Caries
(pubblicato su Pediatric Dentistry 2015; 37(3): 226–244, autori Yihong Li, Anne Tanner,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4485441/) mostra che una revisione complessiva delle ricerche che
dimostrerebbero una certa validità delle terapie antibiotiche per la prevenzione della carie non sono per niente
probanti.
550
Pubblicato su Journal of Dental Research 2014 May;93(5):445-51, autori Krom BP1, Kidwai S, Ten Cate JM:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24487378.
551
Pubblicato su ISME Journal 2012 Jan; 6(1): 46–56, autori Pedro Belda-Ferre, Luis David Alcaraz, Raúl Cabrera-Rubio,
Héctor Romero, Aurea Simón-Soro, Miguel Pignatelli, Alex Mira1;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3246241/.
552
Pubblicato su Nature Genetics 45, 450–455 (2013), autori Christina J Adler, Keith Dobney et al.;
http://www.nature.com/ng/journal/v45/n4/abs/ng.2536.html.
553
Pubblicato su Polish Journal of Micorbiology 2014;63(2):127-35, autore Struzycka I,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25115106.
149
presenza causa una diminuzione del livello del pH al di sotto di 5.5, che induce la
demineralizzazione dei cristalli di idrossipatite dello smalto e lo sgretolamento
proteolitico della struttura del tessuto duro del dente.
A quanto pare quindi, l’eccesso di carboidrati, tipo della nostra dieta occidentale predispone alla
carie, sebbene probabilmente occorre fare dei distinguo; ci si riferisce all’effetto del metabolismo
dei carboidrati nei soggetti con un microbiota (intestinale ed orale) veramente sano o alle odierne
popolazioni occidentali che dopo tre o quattro generazioni di antibiotici, vaccini e cibi industriale
hanno ormai una microflora squilibrata? Abbiamo già visto che nei soggetti disbiotici il
metabolismo dei carboidrati non funziona come dovrebbe e quindi il sospetto è legittimo, specie
alla luce della buona salute dentale di molte popolazioni che agli inizi del 1900 (vedi i capitoli
successivi) mangiavano anche farinacei (ma macinati a base di farina integrale macinata di recente,
cotti nel forno a legna e lievitati con pasta madre). Ma come potrete notare leggendo attentamente i
capitoli successivi, e come mostra l’articolo summenzionato, la salute delle popolazioni che
adottavano una dieta paleolitica (incentrata su caccia e raccolta) sembra leggermente migliore di
quella delle popolazioni dedite all’agricoltura ed all’allevamento stanziale.

44 - I benefici per la salute della terra diatomacea (combatte i parassiti,


depura l’intestino, elimina l’alluminio, ringiovanisce la pelle, rinforza i vasi
sanguigni, e le ossa, combatte l’osteoporosi e ...)

La terra diatomacea è costituita in gran parte di silice (biossido di silicio), deriva dagli
esoscheletri di esseri unicellulari acquatici chiamati diatomee, e contiene anche un 3% di magnesio
e un 2% di ferro. Sempre più studi scientifici mostrano come il silicio sia importante per prevenire e
combattere l’osteoporosi, e non solo per quello. Vedi per esempio l’articolo The chemistry of silica
and its potential health benefits (“La chimica della silice ed i suoi potenziali benefici per la salute
umana”)554.
La silice stessa (biossido di silico) contenuta in notevole quantità nella terra diatomacea, è
importante per la salute umana in generale, vedi ad esempio l’articolo Biosilica-based strategies
for treatment of osteoporosis and other bone diseases (“Strategie per il trattamento
dell’osteoporosi e di altre malattie dell’osso basate sull’uso della silice organica”) 555, nel quale si
legge che:
Dati molto convincenti suggeriscono che ila silice sia essenziale per la salute
sebbene per essa non sia stata stabilita una dose raccomandata. Tuttavia la sua
carenza induce deformità nel teschio e nelle ossa periferiche, articolazioni
malformate, ridotto contenuto di cartilagine e di collagene, e rottura
dell’equilibrio dei minerali nel femore e nelle vertebre.
Il dottor Andreas Kalcker suggerisce di utilizzare la terra diatomacea all’interno del suo
protocollo antiparassitario. L’uso di tale sostanza richiede piccole dosi (per gli adulti al massimo un
cucchiaino da té tre volte al giorno), ed in caso di costipazione è meglio ridurre ulteriormente il
dosaggio (se poi il problema persiste forse è meglio evitarne l’assunzione); c’è però chi consiglia
dosi maggiori (fino a due/tre cucchiai al giorno) e tutto dipende anche dalla tolleranza personale. Si
tratta di un prodotto approvato per l’uso umano persino dall Food and Drug Administration
statuintense, e gli studi finora effettuati non hanno evidenziato effetti tossici da sovradosaggio; ciò
non toglie che è meglio non eccedere e possibilmente farsi consigliare dal proprio medico.
Come qualsiasi altra sostanza anche la terra diatomacea va presa con criterio ed evitata in certi
554
Pubblicato su Journal of Nutrition Health and Aging, 2007 Mar-Apr;11(2):94-7, autore Martin K R;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17435951.
555
Pubblicato su Progress in molecular and subcellular biology 2011;52:283-312, autori Schröder H C, Wiens M, Wang
X, Schloßmacher U, Müller W E; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21877270.
150
casi: alcuni consigliano di inziare con piccole dosi ed aumentare gradualmente, di non usarla se si
soffre di stitichezza a meno che non la si abbini ad un lassativo (preferibilmente naturale, come
l’olio di ricino); occorre fare attenzione se si soffre di irritazione al colon (l’assunzione di terra
diatomacea in tal caso potrebbe essere controproducente). Lo zolfo organico (altra sostanza utile a
disintossicare il corpo dai metalli pesanti, e non solo) andrebbe preso almeno mezz’ora dopo
l’assunzione della terra diatomacea e di stare attenti se si assume contemporaneamente anche lo
zolfo organico (MSM)
Tra i numerosi benefici della terra diatomacea vengono menzionati 556 l’abbassamento della
pressione sanguigna (per chi è iperteso), la rimozione di residui di farmaci, di metalli pesanti e
pesticidi, per non parlare dei benefici per la pelle e per i polmoni. Essa si può utilizzare anche come
antiparassitario per gli animali domestici557 e come insetticida naturale558, anche contro le zecche e
le pulci degli amici a quattro zampe559.
Il dottor Dee McCaffrey del CDC nel suo articolo I benefici per la salute della terra
diatomacea560, afferma che
Alcuni degli studi più recenti mostrano che può rafforzare ossa e le giunture,
che previene l’osteoporosi e risana le ossa se già soffrite di osteoporosi, che
potenzia il sistema immunitario, previene lo sviluppo dell’Alzheimer, previene
l’invecchiamento prematuro della pelle, previene il prematuro formarsi di rughe
sulla pelle, e rafforza le pareti delle arterie promuovendo la salute cardiaca. Un
altro beneficio della silice è che aiuta a distruggere i grassi cattivi all’interno del
corpo. Utilizzata come trattamento quotidiano, la terra diatomacea può alleviare
i rischi potenzialmente mortali del colesterolo alto, della pressione alta e
dell’obesità.
Inoltre, a causa della sua struttura fisica, la terra diatomacea è altamente
efficace come anti-infiammatorio e come sostanza per la pulizia interna del
corpo. Esso può rimuovere batteri intestinali, parassiti, e-coli, virus, pesticidi,
metalli pesanti, e altre tossine. È da tempo nota anche per il sollievo che può
dare a chi soffre di vertigini mal di testa, tinnitus e insonnia.
Il problema con la silice, e con altre sostanze come il magnesio e lo zolfo, è che con l’agricoltura
industriale ed i cibi processati la nostra assunzione si è progressivamente ridotta. I cibi che la
contengono sono alfalfa, barbabietole, riso integrale, avena, peperoni, verdure a foglia verde, ed in
misura minore asparagi, topinambur, prezzemolo, semi di girasole e la parte esterna dei cereali;
molto ricco invece è il miglio bruno.
A causa di un minore approviggionamento molti uomini adesso sono carenti si silice,
specialmente nel’età avanzata, e tale carenza oltre ad un declino generale delle condizioni di salute,
causa stanchezza ed un’accelerazione del processo di invecchiamento. Oltre che per la salute delle
ossa la silice è utile per la disintossicazione dall’alluminio, che a sua volta aiuta a prevenire il
morbo di Alzheimer, per la salute di cuore e dei polmoni.
Il dottor McCaffrey afferma a tal riguardo che
la silice può contrastare gli effetti delle malattie coronariche fortificando i vasi
sanguigni. Alcuni studi confermano che con l’età la silice scompare dall’aorta, il

556
Pubblicato su Journal of Nutrition Health and Aging, 2007 Mar-Apr;11(2):94-7, autore Martin K R;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17435951.
557
http://www.golden-forum.it/index.php?topic=16198.0.
558
http://it.wikihow.com/Eliminare-le-Formiche.
559
http://www.integratorialimentarisani.com/disintossicare-il-corpo/i-benefici-della-terra-diatomacea-di-grado-
alimentare/.

560
http://www.processedfreeamerica.org/resources/health-news/793-health-benefits-of-diatomaceous-earth-.
151
vaso sanguigno principale del cuore, indebolendo così il suo tanto critico tessuto
connettivo, e causando un aumento del rischio di malattie cardiache. Altri studi
hanno mostrato che la terra diatomacea abbassa in maniera significativa il
colesterolo rimuovendo la placca e mantenendo flessibili le vene e le arterie. Essa
inoltre aiuta a regolare la pressione sanguigna. La silice aiuta inoltre a riparare e
mantenere in buona salute i vitali tessuti dei polmonari difendendoli
dall’inquinamento.
A parte questi effetti salutari ci sono anche quelli estetici, come un’azione antagonista della
formazione delle righe, e dell’afflosciarsi della palle grazie alla sua azione di rinforzamento del
tessuto connettivo, di tendini e legamenti, che sono composti anche di silice.
Per finire abbiamo un effeto di rinforzo del sistema immunitario e un’azione di pulizia del canale
digestivo da tossine e prodotti chimici dannosi.
Bisogna però stare molto attenti che solo la terra diatomacea di grado alimentare (food grade) è
sicura per l’assunzione umana, mentre quella calcinata, ovvero riscaldata a 1000°, è addirittura
pericolosa. Ad ogni modo quella di grado alimentare è una polvere bianca, mentre altre forme sono
marroni o rossicce. La terra diatomacea migliore è quella che viene da diatomee depositatesi in
acqua dolce che contiene soprattutto la forma non cristallina (o amorfa) di tale sostanza; la silice
cristallina invece può essere pericolosa, specialmente per i polmoni se viene inalata.
Essendo stata approvata dalla FDA, la terra diatomacea non ha assolutamente pericolosi effetti
collaterali, ma ovviamente è meglio non esagerare con le dosi e provare inziando con dosi più basse
e valutare la reazione del proprio organismo.

45 - La dottoressa Campbell sui parassiti

Traduzione a cura di Paolo Donati


Non penso che sia giustificato creare paura riguardo ai parassiti (e purtroppo questo è ciò che
sta accadendo su Internet). Certo, non hanno un bell’aspetto e il pensiero che vivano dentro di noi
è ripugnante, ma sono nel corpo per un motivo. Non c’è modo di evitarli, sono ovunque in Natura,
non esiste nessun essere umano su questo pianeta che non ne abbia - Tutti ne abbiamo! Il ciclo
vitale di molti parassiti attraversa i nostri organi interni a tappe, per poi terminare nei polmoni e
dalla gola ed essere inghiottiti di nuovo. Ci sono altri parassiti che vivono al di fuori del tratto
digestivo, nel cervello, nei muscoli, nel grasso, ecc .
La parassitologia è una scienza Cenerentola, non esiste molta ricerca attualmente. Sono
contenta che qualche ricerca sia stata fatta in paesi come la Russia, dove un altro parassita è stato
recentemente scoperto (rope worm - verme a corda) che va a fare compagnia ad altre centinaia
che si conoscono già. Alcuni parassiti sono lunghi più di un metro, altri sono microscopici. Ma
ancora non sappiamo abbastanza su di loro e perché compaiano. Molte idee sono solo
supposizioni e sostanzialmente si basano sul principio che siano esseri del tutto negativi, senza
alcun aspetto positivo. Personalmente ritengo che la loro funzione nel corpo sia depurativa. Si
nutrono dei rifiuti del nostro metabolismo e del cibo rimasto nel nostro apparato digerente.
Ingoiano anche le tossine (sostanze chimiche, radioattive, tessuti alterati da inquinamento
elettromagnetico e altri prodotti artificiali). Più tossica una persona è, più parassiti avrà. I bambini
autistici sono molto tossici a causa del loro stato intestinale, e perciò il loro carico parassitario è
elevato. Non solo i soggetti autistici, ma anche le persone con altri sintomi GAPS sono molto
tossiche. Anche loro avranno un elevato carico parassitario.
Ovviamente se i vermi e parassiti sono troppo numerosi causeranno dei problemi. Questo è il
motivo per cui così tante persone notano un miglioramento dei loro sintomi quando cercano di

152
rimuovere dei parassiti. Le loro esperienze sono generalmente condivise su Internet o altrove, ma
tutti notano un effetto immediato dopo la rimozione dei parassiti. Cosa succede a queste persone
dopo 2-3-4 mesi o dopo un anno è pressochè sconosciuto. Nella mia esperienza i parassiti
ritornano e molto rapidamente. Finché il corpo di quella persona conterrà un sacco di sostanze
tossiche, così ‘deliziose’ per questi parassiti, questi si rifaranno rivedere. E questa situazione è
molto comune in persone che involontariamente sono esposte a queste tossine. Ad esempio, il
gruppo per l’autismo che utilizza il protocollo MMS segue tendenzialmente una classica dieta SGSC
(senza glutine e caseina), contenente cereali e altri tipi di amidi. Finché assumeranno questi
alimenti i parassiti torneranno.
Nel protocollo nutrizionale GAPS si trattano vermi e parassiti, ma non all’inizio, un po’ più tardi
nella dieta, quando il tratto digestivo è più forte. Esistono molti rimedi efficaci, da quelli tradizionali
a base di erbe ad altri più moderni. Circa 10-20 anni fa diverse persone bevevano acqua ossigenata
al 35% con ottimi risultati. Il sapore è terribile e molte persone non riuscivano a continuare, e
appena smettevano i parassiti ritornavano. Ora è il turno del MMS [biossido di cloro – N.d.T.],
anche questo con un sapore altrettanto sgradevole. Sono sicura che usciranno altri prodotti simili.
Esse sono efficaci in un numero di persone (non per tutti), ma esistono metodi più sicuri da
utilizzare regolarmente e in maniera costante. Prodotti erboristici - noce nera, origano, neem, ecc. I
clisteri all’aglio funzionano molto bene. Il mebendazolo assunto intorno alla luna piena è molto
efficace. O alcune erbe potenti, da assumere come infusi freschi durante una luna piena o
semplicemente mangiate (l’Artemisia è una di queste). Ho discusso in passato di un rimedio a base
di olio di ricino e brandy per i parassiti, che deve essere assunto in corrispondenza della luna piena
nelle prime ore del mattino (2-3 am), perché è questo l’orario in cui i parassiti entrano nel tratto
intestinale per nutrirsi, e possiamo colpirne il più possibile. Funziona! Tutti questi interventi sono
utilissimi in aggiunta ad un rimedio erboristico anti-parassitario assunto per 3-4 mesi (i più comuni
contengono noce nera, neem, estratto di semi di zucca, assenzio, etc.)
Il metodo suggerito dal Dott Gubarev è interessante e penso valga la pena provare: clisteri con
eucalipto – un rimedio naturale che può essere utilizzato regolarmente. Molti vermi e parassiti
sono molto più attivi in corrispondenza della luna piena, cioè quando ritornano nel tratto
intestinale per riprodursi e deporre le uova. È questo il momento per fare questi clisteri o per gli
altri rimedi che abbiamo discusso. Anche il clistere all’eucalipto deve essere fatto intorno alle 2 del
mattino (…). E questo è un altro metodo. Se avete la possibilità di parlare con qualsiasi persona
anziana depositaria delle tradizioni di un’antica cultura, vi parlerà di altri rimedi tradizionali, molti
dei quali funzionano.
Ciò che si deve capire è che eliminare i parassiti non si può fare ‘una volta per tutte’, sono
impossibili da rimuovere. Fanno parte integrante della nostra fisiologia umana. Quando il corpo
umano è pulito dentro e ben nutrito, il sistema immunitario è forte, e i parassiti rimarranno in
equilibrio con il resto del corpo. Questo è ciò che cerchiamo di raggiungere nel lungo termine con il
protocollo nutrizionale GAPS. Nel breve termine invece, in caso di persone tossiche, è utile
‘schiaffeggiarli’ occasionalmente quando escono fuori a giocare nella luna piena.
Spero che questo porti qualche spunto di riflessione.

PS: conosco famiglie di bambini autistici che non sono riusciti a guarire del tutto i propri figli
con la dieta paleo/GAPS fino a quando non hanno intrapreso con tanta pazienza la strada del
protocollo antiparassitario mensile in occorrenza della luna piena. Questo non lo scrivo per togliere
valore alle parole qui sotto riportate, ma per far notare che il problema dei parassiti a volte è più
importante di quanto si possa pensare, e non è detto che una dieta paleolitica (che pur dovrebbe
affamarli) riesca da sola a risolvere la parassitosi ed in tempi ragionevoli. Tra l’altro ci sono
parassiti che si nutrono del sangue umano e che riescono ad agganciarsi così bene alla ventosa che
153
anche molti prodotti naturali contro i parasiti non rieescono ad eliminarli. Il digiuno (condotto sotto
supervisione di un medico esperto) può essere un’arma efficace contro i parassiti, ma non contro
quelli che si cibano del nostro sangue come gli anchilostomi o gli stadi adulti del verme a corda.

46 - La dieta senza carboidrati, una precisazione della dottoressa Campbell

Molti genitori vengono messi in guardia dai pediatri secondo i quali la dieta GAPS (ovvero senza
amidacei e carboidrati) ha troppo pochi carboidrati e può mettere a rischio il bambino. La dottoressa
Natasha Campbell-McBride così risponde.

Traduzione a cura di Paolo Donati


I medici sono le ultime persone al mondo con le quali parlare quando si tratta di nutrizione. Il
medico generico non ha fatto studi su questo argomento e spesso ne sa come qualunque altra
persona che trae informazioni nutrizionali dalla pubblicità dell’industria alimentare. Il dogma
nutrizionale “scientifico” propagandato dal’industria alimentare ha demonizzato le proteine e i
grassi e quindi non restano altro che i carboidrati. La gente è stata bombardata per decenni
sull’importanza dei carboidrati e i medici sono stati condizionati come chiunque altro.
Tecnicamente parlando i carboidrati sono macro-nutrienti senza i quali l’umanità può vivere in
perfetta salute. Lo stesso non potremmo dire in mancanza di proteine e grassi che sono stati
diffamati dall’industria alimentare.
E d’altronde l’uomo è forse nato con la padella in mano? Gli uomini primitivi sappiamo bene
non coltivavano i cereali, e quindi i cereali sono un cibo per molti versi artificiale, almeno per
l’uomo.

47 – Prove scientifiche e logiche della sicurezza dell’assunzione di


bassi dosi di biossido di cloro

47.1 - Studio scientifico dimostra la sicurezza dell’ingestione orale del


biossido di cloro
Qui di seguito la traduzione del sommario (abstract) dell’articolo Controlled clinical
evaluations of chlorine dioxide, chlorite and chlorate in man (“Valutazioni cliniche controllate
del biossido di cloro, del clorito e del clorato nell’uomo”)561. Tra parentesi quadre alcune note
esplicative aggiunte dal traduttore.
Uno studio controllato [per controllato qui si intende condotto con un gruppo di controllo che
non ha assunto la sostanza] è stato intrapreso per stabilire la sicurezza relativa per l’uomo dei
disinfettanti a base di cloro che vengono continuamente utilizzati per l’acqua. La valutazione clinica
è stata condotta in tre fasi similmente alle indagini compiute per studiare i farmaci.
La fase I, un’indagine sulla tolleranza a dosi crescenti, ha esaminato gli effetti acuti conseguenti
al progressivo aumentare delle singole dosi di disinfettanti a base di cloro somministrate a normali
volontari sani, maschi, adulti.
La fase II ha considerato l’impatto sui soggetti normali dell’ingestione giornaliera dei
disinfettanti ad una concentrazione di 5 mg/l. per dodici settimane consecutive. Ci si potrebbe
aspettare che le persone con bassi livelli di glucosio-6-fosfato deidrogenase [un enzima che serve
come catalizzatore per la prima reazione della cosiddetta “via dei pentoso fosfati”, che è un
processo metabolico citoplasmatico] siano specialmente suscettibili allo stress ossidativo; di
561
Pubblicato su Environmental Health Perspectives (Dec 1982; 46: 57–62), autori J R Lubbers, S Chauan, e J R
Bianchine; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1569027/.
154
conseguenza nella fase III, il clorito ad una concentrazione di 5 mg/l. è stato somministrato
giornalmente per dodici settimane consecutive ad un piccolo gruppo di soggetti a rischio in quanto
carenti di glucosio-6-fosfato deidrogenase.
L’impatto fisiologico è stato determinato valutando una batteria di analisi qualitative e
quantitative. Le tre fasi di questa valutazione con gruppo di controllo in doppi cieco del biossido di
cloro e dei suoi potenziali metaboliti in soggetti umani maschi volontari è stata completata senza
eventi di rilievo.
Non ci sono state evidenti sequele cliniche [per sequele si intende “alterazioni organiche o
funzionali”] notate da alcuno dei soggeti partecipanti o dal team di osservatori medici. In molti
casi, delle tendenze statisticamente significanti nei valori di certi parametri biochimici o fisiologici
sono state associate al trattamento; tuttavia nessuna di queste tendenze è stata giudicata avere
alcuna conseguenza fisiologica [ciò vuol dire che ci sono state delle modifiche rilevate riguardo a
questi parametri ma non sono state tali da causare alcuna conseguenza dannosa].
Non si può escludere la possibilità che, nel corso di un periodo più lungo di trattamento, queste
tendenze potrebbero in realtà arrivare a livelli di importanza clinica. Tuttavia, dall’assenza di
risposte fisiologicamente dannose nei limiti dello studio, è stata dimostrata la sicurezza relativa
dell’ingestione orale del biossido di cloro e dei suoi metaboliti, clorito e clorato.

47.2 – Altri studi scientifici sul biossido di cloro

Sull’archivio pubmed562, si trovano 831 articoli che menzionano il biossido di cloro, per lo più
come agente disinfettate ed antimicrobico. Qui di seguito il resoconto di una minuscola parte di tali
studi scientifici.
Nell’articolo Chlorine Dioxide Is a Size-Selective Antimicrobial Agent563, leggiamo che
ClO2, il coiddetto “biocide ideale”, potrebbe anche essere utilizzato come
antisettico se fosse compresa la ragione per la quale la solution nell’uccidere
rapidamente i microbi non cauda alcun danno agli esseri umani o agli animali.
Gli autori dell’articolo concludono che l’efficienza con cui vengono uccidi i batteri dipende dalla
dimensione degli stessi.
L’articolo Inhibition of Tongue Coat and Dental Plaque Formation by Stabilized Chlorine
Dioxide Vs Chlorhexidine Mouthrinse: A Randomized, Triple Blinded Study 564, riferisce di uno
studio nel quale si sono messi a confronto due principi attivi validi come colluttori, la clorexidina e
il biossido di cloro; i risultati di tale studio mostrano che la clorexidina, uno dei principi attivi più
diffusi nell’uso come colluttorio, ha la stessa efficacia nel ridurre il carico dei batteri patogeni orali
del biossido di cloro. Quello che non menziona l’articolo è che la clorexidina ha come effetti
collaterali565: ulcere aftose, gengive bianche, ulcerazione, eritema, desquamazione, lingua patinata,
nonché l’alterazione nella percezione del gusto degli alimenti (che però scompare smettendo di
utilizzare il prodotto. Quanto su riportato viene segnalato anche da uno studio scientifico che mostra
come il 31% dei pazienti che hanno utilizzato tale colluttorio hanno riportato effetti collaterali
Adverse events associated with chlorhexidine use: results from the Department of Veterans
Affairs Dental Diabetes Study566.
562
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=chlorine+dioxide.
563
Pubblicato du PLOSone del 5 novembre 2013, autori Zoltán Noszticzius, Maria Wittmann , Kristóf Kály-Kullai,
Zoltán Beregvári, István Kiss, László Rosivall, János Szegedi ; http://journals.plos.org/plosone/article?
id=10.1371%2Fjournal.pone.0079157.
564
Pubblicato su Journal of Clinical and Diagnostic Research. 2015 Sep;9(9):ZC69-74, autori Yadav S R, Kini V V, Padhye
A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26501017.
565
http://www.denti360.com/igiene-orale/collutorio-clorexidina-effetti-collaterali-interazioni.html.
566
Pubblicato su Journal of the American Dental Association 2008 Feb;139(2):178-83.; McCoy L C, Wehler C J, Rich S E,
Garcia R I, Miller D R, Jones J A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18245686.
155
L’articolo Meta-analysis of the Effects of Sanitizing Treatments on Salmonella, Escherichia
coli O157:H7, and Listeria monocytogenes Inactivation in Fresh Produce 567, ci informa che il
più potente disinfettante nei confronti di Salmonella, Escherichia coli O157:H7, e Listeria
monocytogenes, risulta il biossido di cloro, al pari di clorito di sodio acidificato e acqua
elettrolizzata leggermente acida (l'ambiente acido è ostile ai microrganismi patogeni, e nell'intestino
tale ambiente acido è garantito dai batteri amici, quelli simbionti).
L’articolo Chloroxyanion Residues in Cantaloupe and Tomatoes after Chlorine Dioxide Gas
Sanitation568, mostra che il biossido di cloro può essere efficacemente utilizzato per disinfettare le
verdure senza che si vengano a formare residui dannosi a causa della sua azione chimica.
L’articolo Comparison of commercial analytical techniques for measuring chlorine dioxide
in urban desalinated drinking water569, ci informa che il biossido di cloro è un promettente agente
per la disinfezione dell’acqua potabile.
L’articolo Fighting Ebola with novel spore decontamination technologies for the military 570,
ci informa come i laboratori dell’esercito statunitense abbiano sviluppato un brevetto per la
decontaminazione degli ambienti dalle spore di Ebola utilizzando il biossido di cloro.
L’unico articolo che fa il resoconto di un effetto avverso è del tutto particolare: un bambino di 1
anno che beve un prodotto per la pulizia della casa a base di biossido di cloro 571. A parte il problema
del dosaggio, che presumibilmente sarà stato almeno 100 volte quello utilizzato nel protocollo di
Kerri Rivera, non è dato sapere quali altre sostanze chimiche fossero presenti in quel prodotto.
L'articolo spiega che dopo ricovero in ospedale e intubazione temporanea, il bambino si è ripreso
del tutto senza alcuna conseguenza né sul piano fisico né su quello mentale. La malattia causata
temporaneamente da quell'avventata ingestione (metemoglobinemia) sembra in effetti collegata a
qualche eccipiente di quel prodotto572.

47.3 - Il biossido di cloro (MMS) ed i brevetti relativi al suo utilizzo

Sul sito statunitense ufficiale dei brevetti possiamo trovarne diversi che mostrano l’efficacia del
biossido di cloro (il principo attivo denominato MMS da Jim Humble, che lo ha ri-scoperto come
anti-batterico, anti-fungino, anti-candida, se utilizzato in opportune e basse concentrazioni).
Uno dei tanti è il brevetto “Therapeutic, production and immunostimulatory uses of biocidal
compositions”, ovvero Terapeutica, produzione ed utilizzo immunostimulatorio di composizioni
biocide visionabile al link http://patents.com/us-5830511.html
In esso leggiamo che:
Molti brevetti mostrano che il biossido di cloro è un effettivo microbicida ed
anche che è un potente ed efficace agente ossidante utile nell’uccidere vari
microrganismi. Quindi c’è un’ampia varietà di brevetti e ci sono referenze
precedenti che decfrivono la produzione di biossido di cloro e/o l’utilizzo di
soluzioni stabilizzate di biossido di cloro.

567
Pubblicato su Applied and Environmental Microbiology 2015 Dec 1;81(23):8008-21, autori Prado-Silva L, Cadavez V,
et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26362982.
568
Pubblicato su Journal of agricultural and food Chemistry 2015 Nov 4;63(43):9640-9, autori Smith D J, Ernst W,
Herges G R; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26496046.
569
Pubblicato su Journal of Water Health. 2015 Dec;13(4):970-84, autori Ammar T A, Abid K Y, El-Bindary A A, El-
Sonbati A Z; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26608759.
570
Pubblicato su Frontiers in Microbiology 2015 Aug 12;6:663, autori Doona C J, Feeherry F E, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26322021.
571
First case of methemoglobinemia caused by a ClO2 -based household product, pubblicato su Pediatric
International 2015 Sep 3., autori Hagiwara Y, Inoue N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26338044..
572
http://www.treccani.it/enciclopedia/metemoglobinemia_%28Dizionario-di-Medicina%29/.
156
Nel brevetto in questione vengono citati come referenze (e forniti di link
cliccabile in modo che si possa subito verificare) circa 25 brevetti di prodotti a
base di cloro, ma solo alcuni si riferiscono espressamente al biossido di cloro.
Quanto segue é un estratto dalla newsletter di Jim Humble del 21 novembre 2012:
Il dottor Andreas Kalcker ha parlato di brevetti ottenuti da differenti aziende farmaceutiche
multinazionali per ottenere proventi da tale prodotto o per prevenire la sua messa sul mercato.
Alcuni di questi brevetti sono:
• Antisettico non tossico (Pat 4035483/1977)
• Per combattere le amebe umane (Pat.4296102/1981)
• Contro la demenzia indotta dall’AIDS (Pat.5877222/1999)
• Per curare tutti i tipi di malattie della pelle (Pat 4737307/1988)
• Per disinfettare il sangue vivo (Pat. 5019402/1991)
• Per curare le ferite più rapidamente (Pat. 5855922/1999)
• Per ogni tipo di cura del cavo orale (Procter & Gamble) (Pat. 6251372B1/2001)
• Contro le infezioni causate da batteri (Pat. 5252343/1993)
• Per il trattamento di ustioni gravi (Pat.4317814/1982)
• Per la rigenerazione del midollo osseo (Pat. 4851222/1989)
• Trattamento dell’Alzheimers, demenzia etc. (Pat. 8029826B2/2011)
• Per stimolare il sistema immunitario negli animali (Pat. 6099855/2000)
• Per stimolare il sistema neurologico (Bioxy. Inc.) (Pat. 5830511/1998)
(...) Il pericolo può presentari se qualcuno per errore utilizza una forma altamente concentrata.
Forme altamente concentrate o dosi troppo elevate di quasi ogni sostanza possono causare la
morte. Nella sua conferenza il dottor Andreas Kalcker fa notare che anche 70 grammi del semplice
sale da cucina possono causare la morte. (...)
Ci sono molti prodotti che contengono biossido di cloro (ClO 2) che sono stati approvati dalla
Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti. Essi sono prodotti da Frontier Farmaceutical,
Alcide, Bioxy, ed altre aziende per la cura della pelle del cavo orale. Un certo numero di questi
prodotti sono elencati qui sotto:
• DioxiRinse™ Mouthwash
• DioxiBrite™ Toothpaste
• DioxiWhite™ Pro Teeth Whitener
• WhiteLasting™ Maintenance Gel
• BioClenz™ Dental Unit Waterline Cleaner
• Penetrator™ Periodontal Gel
• Simply Clear™ Acne Treatment
• DioxiWhite™ Home Teeth Whitener
• Cankers Away™ Canker Sore Cure
• DX7™ Skin Protectant Gel
• Periodontitis Treatment
• DioxiSmooth™ Facial Exfoliant
• Gingivitis Treatment Surface Disinfection
• Fire Fighter™ Burn Pain Reliever
• DioxiGuard™ Spray Disinfectant
• Nail-It™ Nail Protector

47.4 - A che dosi può essere tossico il biossido di cloro?

157
Anche il sale da cucina, in dosi di 70 grammi al giorni (circa 100 volte la dose giornaliera
assunta da una persona comune) può essere mortale. Ciò non vuol dire che il sale sia una sostanza
tossica, messa sulla lista nera dalle istituzioni sanitarie di tutto il mondo. Per il biossido di cloro ci
vorrebbe una quantità 1000 volte maggiore di quella utilizzata in un trattamento giornaliero
(secondo le dosi indicate da Jim Humble, Andreas Kalcker o Kerri Rivera) per raggiungere la dose
tossica per un essere umano, come indica il “Profilo tossicologico del diossido di cloro e del clorito
di sodio”573. In particolare i ricercatori Shi and Xie (1999) hanno indicato che un valore LD 50 per
l’assunzione orale (una dose che dovrebbe causare la morte del 50% degli animali cui è stata
somministrata) per una forma stabile di diossido di cloro sia maggiore di 10.000 mg/kg nei topi.

47.5 – Il biossido di cloro non è candeggina

Per screditare la sicurezza del biossido di cloro si insiste nel dire che esso è candeggina ed è
quindi tossico. Jim Humble, che lo ha riscoperto in tempi recenti dandogli il nome MMS (Miracle
Mineral Solution) ribadisce che tale composto chimico non viene correntemente utilizzato come
candeggina, per pulire i sanitari o per altri usi domestici. Come al solito è una questione di dosi, di
concentrazione: solo in concentrazioni mille volte maggiori di quelle indicate per l’assunzione orale
potrebbe essere utilizzato come candeggina. Ed anche se il biossido di cloro effettivamente toglie il
colore dai tessuti, bisogno ricordare che lo stesso fanno i raggi caldi del sole; non per questo il sole
viene chiamato candeggina.
Il cloro (Cl) e l’ipoclorito di sodio (NaOCl, candeggina a base di cloro) distruggono i patogeni
attraverso un meccanismo detto clorinazione, mentre il biossido di cloro (ClO2) attraverso un
processo detto ossidazione. I sottoprodotti della clorinazione si possono legare ad altre molecole e
formare dei trialometani potenzialmente cancerogeni, mentre gli unici sottoprodotti dell’ossidazione
(ovvero dell’azione del biossido di cloro) sono due atomi neutri di ossigeno ed uno ione Cloro, che
si può legare con il sodio del nostro corpo per formare la molecola del sale da cucina (NaCl).

48 - Non solo la dieta paleolitica può combattere la disbiosi

NB: questo capitolo fornisce solo informazioni e non costituisce assolutamente un consiglio
terapeutico, il quale può essere fornito solo un medico competente. Ci si augura che la scienza
medica ufficiale possa prima o poi orientarsi verso la sperimentazione di metodi naturali simili a
quelli descritti ed ipotizzati nel presente articolo, onde sottoporli a un controllo clinico. Purtroppo
però, per i motivi espressi nei primi capitoli del libro, è illusorio pensare che le istituzioni sanitarie
si dedichino a trovare soluzioni che favoriscano la salute delle persone invece che il profitto delle
multinazionali del farmaco.
Il già citato articolo Intestinal microbiota, probiotics and mental health 574 indica che alcune
dei più forti antiossidanti come cacao, caffé, tè verde mirtilli e curcumina sono correlate a bassi
livelli di depressione e declino delle abilità cognitive, ma che ci sono studi (su uomini e su animali)
che indicano che queste sostanze hanno effetti benefici sul microbiota intestinale, per esempio
promuovendo la crescita di lactobacilli e bifido batteri. In particolare la curcumina (sostanza
contenuta nella curcuma, e la cui azione viene potenziata da un pizzico di pepe) previene la
permeabilità intestinale indotta dalle tossine LPS, il tè verde riduce i problemi comportamentali e la
permeabilità della barriera emato-encefalica causata da queste tossine.
573
Toxicological Profile for Chlorine Dioxide and Chlorite. U.S. Department of Health and Human Services. Public Health
Service. Agency for Toxic Substances and Disease Registry. September 2004. Pg 25. 3.2.2 Oral Exposure. 3.2.2.1 Death.
Web. 11 May 2013.
574
Pubblicato su Gut Pathogens. 2013; 5: 3, autori Alison C Bested, Alan C Logan, Eva M Selhub;
http://www.gutpathogens.com/content/5/1/3.
158
L’amido-resistente (contenuto per esempio nelle banane verdi) assunto assieme ai probiotici li
aiuta a proliferare, ma se ci sono grosse carenze di batteri buoni è inutile integrare amido resistente,
ragione per la quale lo si assume generalmente in concomitanza con i probiotici. L’amido resistente
si può “creare” in casa se si cucina del riso bianco e lo si mette in frigo appena cotto. Ovviamente se
si segue un regime rigidamente paleo questa scelta è preclusa e restano solo gli integratori di amido
reistente estratto da patata o banane verdi575.
L’integrazione di probiotici è generalmente utile, ma in condizioni di proliferazione batterica del
piccolo intestino i probiotici che contengono batteri produttori di acido lattico arebbe meglio
evitarli, e molti dei probitoici in commercio contengono per esempio Lactobacillus acidophilus.
Il limone è un frutto miracoloso, bere mezzo limone o un limone intero (a secondo di quello che
si riesce a tollerare) spremuto al mattino a digiuno è, secondo molti medici, una delle migliori
maniera per iniziare la giornata. La curcuma e l’origano utilizzati per condire i piatti (e così magari
mettervi meno sale) hanno una funzione positiva sull’equilibrio della flora intestinale; un pizzico di
pepe (se ben tollerato) potenzia l’attività della curcuma, mentre l’olio essenziale di origano
selvatico è un estratto molto potente che può essere efficace contor i patogeni dell’intestino, ma
proprio per la sua potenza va utilizzato con moderazione, con periodi di sospensione del
trattamento, e possibilmente sotto supervisione medica.
L’aglio, come abbiamo già visto, è una panacea al pari del limone, combatte i microrganismi
patogeni dell’intestino così come combatte i parassiti; aglio limone curcuma e origano da soli
possono apportare grossi benefici all’intestino ed all’organismo in generale. Il cloruro di magnesio è
un altro prodotto del tutto naturale (se utilizzato in dosi appropriate ovviamente, e sempre che non
sia presente una insufficienza renale) che potenzia il sistem immunitario ed aiuta a debellare i
patogeni.
Nei casi più semplici di disbiosi/parassitosi, un’alimentazione a base di prodotti genuini, e di
cereali integrali (possibilmente senza glutine) cotti a risotto, unita all’integrazione di probiotici e
fibre prebiotiche può essere di aiuto in tantissime patologie, specie se ci si fa aiutare anche da aglio,
limone, curcuma (eventualmente un pizzico di pepe) e origano. Anche la cannella ed il peperoncino
possono fare la loro parte (se ben tollerati, per esempio il peperoncino è una solanacea e per chi
soffre di eczemi o psoriasi è generalmente controindicato). Ma la cannella è un potente
antibatterico, antimicotico, anti Candida576 (la Candida, lo ricordo, è un lievito) non per niente lo
troviamo come componente del rimedio Demicos577 ed è degno di nota che essa veniva utilizzata
dagli antichi Egizi per imbalsamare i corpi.
Per i probiotici però non ci sono ricette universali e ci sono anche persone che non tollerano
l’integrazione di probiotici vivi, ma solo di probiotici morti (nonostante tutto anche dei fermenti
lattici ricaldati o dei crauti cotti, esplicano degli effetti positivi); come già detto in caso di SIBO
certi probiotici possono essere controindicati. Questo per ricordare che anche nelle cose più banali
serve un’analisi precisa della situazione iniziale, e per questo può essere indispensabile il contributo
di un medico capace di di fare una diagnosi ben precisa e/o delle analisi dettagliate (per quanto,
come già detto nei primi capitoli, siano ben pochi i laboratori affidabili).
Detto questo io penso che una dieta a base dei reali alimenti che la natura mette a disposizione
dell’uomo (dieta paleo, ovvero GAPS o SCD che dir si voglia), il meno processati possibile, è una
delle scelte migliori che si possa fare per recuperare e mantenere la salute.
Però so bene che una dieta senza cereali è a volte dura da implementare (più che altro è dura
iniziare, perché una volta che la si fa da un paio di settimane si finisce per abituarsi) e sicuramente è
più costosa (sebbene ci sia il vantaggio economico di ridurre a zero le spese per pseudo-cibi
confezionati, pseudo-bevande processate, dolciumi che predispongono a carie e diabete).
575
http://www.codicepaleo.com/amido-resistente/.
576
http://www.alimentazione-benessere.it/categorie/lalimento-di-oggi/393-la-cannella-antibatterica.html.
577
http://www.mysalus.com/alimentazioneedietetica/integratorialimentari/apparatodigerente/demicos-
integratore-30cps.
159
Può essere quindi utile studiare possibili alternative alla dieta paleolitica per ripristinare la
corretta microflora intestinale. Alcune mie osservazioni, alcune mie esperienze, alcune letture, oltre
a talune esperienze raccontatemi da alcuni amici, mi hanno indotto a ragionare su tale problema e a
scrivere le seguenti righe.
La prima osservazione è che, nel corso della mia esperienza con la dieta paleolitica (senza
cereali, amidacei, latticini, ma vegetariana) ho provato diverse volte delle reazioni di Herxheimer
anche piuttosto pesanti. Quando si uccidono troppi patogeni in una volta le loro cellule si aprono e
liberano di colpo tutte le tossine presenti all’interno, con l’effetto di aggravare almeno
momentaneamente i sintomi pre-esistenti. A volte gli effetti di questa re-intossicazione sono anche a
lungo termine, e quindi ho scoperto (col senno di poi) che oltre a mettere in atto alcuni
comportamenti che posso aiutare a smaltire le tossine (vedi il capitolo relativo), è meglio in certi
casi “tornare indietro” con la dieta alla primissima fase, quella senza fibre (la dieta introduttiva con
frutta e verdura senza buccia, senza semi e bollita). Nel suo libro “Sindrome psico-intestinale” la
dottoressa Campbell non tocca tale questione, ma ne ha fatto cenno durante le sue conferenze.
Queste reazioni all’effetto benefico dei probiotici in alcune persone possono essere fortissime
anche se si assume una goccia di fermenti lattici o una punta di cucchiaino di crauti (o yogurt o altro
cibo fermentato). Nei primi giorni della dieta può non succedere (personalmente all’inzio ho
mandato giù una o due bustine di fermenti lattici al giorno senza che mi succedesse alcun ché), ma
man mano che i patogeni hanno sempre meno cibo (a causa della dieta) l’effetto dei probiotici è
enormemente amplificato rispetto a quel blando effetto che potrebbero avere (almeno per chi ha una
disbiosi intestinale) quando li si assume continuando a mangiare cereali ed amidacei.
Ma lo stesso incredibile effetto l’ho sperimentato con altre sostanze: l’aglio, la vitamina C,
l’acqua ossigenata al 35% (di grado alimentare, ovvero senza nessun altro composto chimico che
serva a stabilizzarla)578, il biossido di cloro (detto anche MMS, che ha aiutato, assieme ad una dieta
specifica e ad un protocollo anti-parassitario, a guarire dall’autismo moltissimi bambini). Pare che
anche l’ipoclorito di sodio possa avere lo stesso effetto (il primo libro sul metodo Ruffini579 tratta
dell’uso topico di ipoclorito di sodio, mentre il prossimo libro dovrebbe trattare dell’uso sistemico
di tale sostanza, opportunamente diluita). Per quanto riguarda acqua ossigenata (al 35%), e biossido
di cloro esistono sperimentazioni (al di fuori però dei circuti medici ufficiali) dell’utilizzo di queste
sostanze in opportune e piccole dosi; fra tutte però solo il biossido di cloro è stato testato e trovato
innocuo per l’uomo, mentre acqua ossigenata di grado alimentare ed ipoclorito di sodio potrebbero
avere anche qualche effetto avverso. Anche la trementina (vedi pià avanti) secondo alcuni medici e
secondo le testimonianze di alcune persone può essere uno strumento nella risoluzione della
disbiosi, purchè utilizzata pura in opportune e piccole dosi (ma per le istituzioni sanitarie non è
esattamente così).
Quanto all’aglio, non so dire quanto può essere potente rispetto alle altre sostanze, ma di certo è
la più semplice da procurare e la più naturale, assieme alla vitamina C, che si può assumere anche
bevendosi una bella spremuta di limone. Una dieta a base di cereali in chicchi o appena macinati
(possibilmente senza glutine) o ancor meglio una dieta paleolitica, associata ad una assunzione
ragionata di queste due sostanze (ovviamente senza esagerare nemmeno con aglio e limone)
potrebbe essere una soluzione davvero semplice a molti problemi (purchè la disbiosi non sia troppo
marcata, e non siano coinvolti focus dentali o forti problematiche di ordine psichico).
La cosiddetta “cura del limone” consiste nel bere il succo di un limone intero a digiuno appena
svegliati (con l’aggiunta di un po’ di acqua tiepida se non ce la fae a berlo puro) aspettando poi
mezz’ora prima di fare colazione; il secondo giorno si passa a due limoni e così via fino a …
qualcuno dice 7, qualcuno addirittura 15! Poi si dovrebbe andare a scalare , diminuendo di un
limone al giorno fino ad interrompere la cura. In caso si riesca ad arrivare ad almeno 4 limoni si
potrebbe eventualmente suddividere la somministrazione in due o tre dosi purché a stomaco vuoto
578
Vedi anche http://ecocreando.weebly.com/perossido-di-idrogeno-h2o2-acqua-ossigenata-alimentare.html.
579
http://www.metodoruffini.it/.
160
(insomma quanto meno molto lontano dall’ultimo pasto, mezz’ora prima del successivo), anche se
al mattino credo sarebbe meglio. Se si fa questa cura unitamente ad una dieta paleolitica l’effetto
della vitamina C contro i patogeni potrebbe essere molto maggiore e quindi le dosi potrebbero
essere da ridurre in base alla tolleranza individuale. In ogni caso qualsiasi percorso curativo vogliate
intraprendere imparate ad ascoltare il vostro corpo, e prima di iniziare parlatene col vostro medico
curante o altro medico di fiducia.
Detto questo conosco chi è guarito dall’allergia proprio usando l’acqua ossigenata di grado
alimentare con il metodo del libro The One Minute Cure580 di Madison Cavanaugh, ed ho pure
letto il libro, che è abbastanza documentato e interessante. Questo mio conoscente del resto oltre ad
uccidere i patogeni con l’ossigeno attivo liberato dal perossido ha anche integrato fermenti lattici
con yogurt/kefir fatto in casa, riequilibrando così la flora intestinale. L’ossigeno attivo (per esempio
sotto forma di ozono) viene attualmente utilizzato come disinfettante sia in medicina che nelle
migliori piscine, e chiunque può rendersene conto facendo una ricerca su pubmed581. Inoltre il
perossido di ossigeno (acqua ossigenata) al 35% ha anche una valenza antiparassitaria.
Quanto alla guarigione dall’autismo con il biossido di cloro ed il protocollo antiparassitario
Kalcker, l’ultima edizione del libro di Kerry Rivera Guarire i sintomi noti come autismo riporta
molte testimonianze di persone che si firmano con nome e cognome e spesso autorizzano la
pubblicazione della propria foto.
La vitamina C in alte dosi è noto che può essere un’antogonista della Candida582 (quanto meno
perché rafforza e potenza le difese immunitarie mettendole in grado di ridimensionare questa
infezione fungina) e che quindi potesse essere d’aiuto nel trattamento della disbiosi intestinale, ma
non avevo mai sperimentato davvero tale azione fino a quando non l’ho provata associandola alla
dieta senza carboidrati complessi (cereali, pseudo-cereali ed amidacei).
L’idea che mi viene è che quindi l’abbinamento tra una dieta opportuna (magari senza zucchero,
glutine, soia e caseina, come nella dieta descritta da Kerry Rivera, sicuramente meno restrittiva, più
semplice e meno costosa da implementare della dieta paleo) un qualche metodo naturale per
debellare i patogeni intestinali, all’occorrenza un protocollo anti-parassitario e l’integrazione di
fermenti lattici/cibi fermentati, potrebbe essere un’alternativa all’associazione dieta
paleolitica+probiotici.
Una conferma a tale idea mi è venuta anche dalla storia di Norman Cousin, ex redattore del
programma radio Saturday Review, che sostiene di avere sconfitto un male che i medici ritenevano
incurabile, la spondilosite anchilosante (che è poi una delle tante conseguenze della disbiosi)
utilizzando come arma il sorriso e la vitamina C, e nel 1979 ha narrato la sua esperienza nel libro
Anatomy of an Illness (“Anatomia di una malattia”). L’unica cosa che i medici gli avevano
prescritto per una malattia secondo loro incurabile e mortale era la morfina come antidolorifico. Ma
Norman si era fatto portare in ospedale televisione, video registratore e una valanga di videocassette
di film comici. Tutte le risate che si faceva hanno dato fastidio ai medici dell’ospedale, così l’hanno
dimesso. Norman Cousin si è quindi trasferito in un albergo con tv, registratore e film comici,
aggiungendo alla cura delle risate dosi massicce di vitamina C: dopo un anno egli era guarito.
In realtà, come si evince dalla lettura di uno dei capitoli precedenti, la spondilosite anchilosante è
una delle tante malattie correlate alla disbiosi intestinale, e se è vero che la vitamina C distrugge
alcuni patogeni correlati alla disbiosi (come la Candida) e che il benessere psichico aiuta anch’esso
a ristabilire l’equilibrio (i batteri benefici possono persino essere danneggiati dallo stress, ed è facile
ipotizzare che il sorriso e la gioia abbiano un effetto opposto), la “miracolosa” guarigione di
Norman Cousin potrebbe essere fondata su un meccanismo chiaro e comprensibile: la vitamina C
debella alcuni patogeni intestinali, e coadiuvata dal benessere psicofisico indotto dalla cura delle

580
http://www.amazon.com/The-One-Minute-Cure-Virtually-Diseases/dp/0977075141.
581
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=ozoned+water.
582
Vedi http://www.naturopataonline.org/medicina-alternativa/cure-naturali/101-candidosi-infezione-da-candida-
albicans-causa-cure-e-i-rimedi-naturali.html.
161
risate la disbiosi regredisce e con essa il suo sintomo più evidente (la spondilosite anchilosante). Del
resto il buon umore riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, concausa di molte malattie.
Ovviamente l’idea di utilizzare alte dosi di vitamina C a scopo terapeutico è osteggiata dalla
medicina ufficiale, per quanto il lavoro pionieristico di Linus Pauling dovrebbe bastare a mio
giudizio a smentire questo pregiudizio. Consiglio a tutti la lettura del suo libro Come vivere più a
lungo e sentirsi meglio583.
Un’altra esperienza interessante sulla guarigione da candidosi/disbiosi e quindi da diverse
patologie fisiche e mentali che ne rappresentano i sintomi, è quella del dottor Truss 584, il quale dopo
aver notato il livello di patologie apparentemente correlate alla disbiosi indotta da trattamento
antibiotico, ha iniziato a trattare numerosi pazienti con un rimedio contro la Candida. Egli aveva
infatti letto che per curare un’infestazione da candida nel sangue era possibile impiegare una
soluzione di ioduro di potassio, quindi prescrisse ai suoi pazienti da 6 a 8 gocce di soluzione di
Lugol, 4 volte al giorno per 3 settimane. Molti dei suoi pazienti guarirono straordinariamente dalle
più varie, fra cui problemi mestruali, iperattività, disturbi dell’apprendimento, autismo,
schizofrenia, sclerosi multipla nonché malattie autoimmuni come il morbo di Crohn e lupus
eritematoso. Non stupirà trovare in questo libro abbondanti prove che collegano tutte queste
problematiche alla disbiosi intestinale.
Riguardo al Lugol è da tenere presente che esistono persone allergiche allo iodio, e che adesso in
Italia il Lugol (a scopo farmacologico, giacché lo si trova come reagente chimico tra i prodotti per
laboratorio) non viene più prodotto dalle aziende farmaceutiche ma lo si può ancora far preparare su
richiesta dalla farmacie galeniche (attrezzate con un piccolo laboratorio). Ovviamente con nessun
elemento chimico, e nessuna sostanza, per naturale che sia, si può scherzare e imporvvisare in
quanto a dosi e tempi di utilizzo. Sebbene sia propenso a credere che le dosi di assunzione,
raccomandate dalle istituzioni sanitarie, di iodio, vitamina C e vitamina D siano davvero molto più
basse del dovuto, l’assunzione di un prodotto a base di iodio per via orale si può intraprendere solo
se seguiti da un medico esperto; l’eccesso di iodio, così come la sua carenza, possono danneggiare
infatti il funzionamento della tiroide585.
Altre interessanti testimonianze di guarigione da disbiosi/parassitosi, che ci giungono sia dai libri
di medicina dell’800 che da alcuni medici moderni, sono quelli relativi all’impiego di dosi
opportunamente basse di trementina pura (rettificata), rispetto alla quale potete consultare il
capitolo relativo, mentre più recenti sono le informazioni sull’uso del borace (che nell’intestino si
trasforma in acido borico) come antifungino, e quindi anche anti-candida (vedi il cpaitolo sul boro).
Sicuramente merita un cenno anche la dieta macrobiotica, in particolare alcuni regimi un po’ più
restrittivi come la dieta Ma-Pi 2, ideata da Mario Pianesi ed applicata con successo per la cura del
diabete; si tratta di una dieta semplice basata sul consumo di riso integrale, cibi fermentati come il
miso, poche verdure, e ogni tanto anche pesce o carne. In certi casi sicuramente un tale approccio
può dare alcuni risultati, vedi le interessanti ricerche svolte a Cuba sull’applicazione di tale dieta ai
malati di diabete, ma ci sono casi più gravi per i quali tale approccio può non essere sufficiente.
Per chi volesse approfondire l’argomento o volesse avere le prove di quanto su scritto, consiglio
la lettura degli articoli Medium- and Short-Term Interventions with Ma-Pi 2 Macrobiotic Diet
in Type 2 Diabetic Adults of Bauta, Havana 586, Ma-pi 2 macrobiotic diet intervention in adults
with type 2 diabetes mellitus 587, Ma-Pi 2 macrobiotic diet and type 2 diabetes mellitus: pooled
583
Lo si trova anche on line in formato pdf, ma credo ci siano problemi di copyright, ed infrangere il copyright è reato.
584
http://www.miraclemineral.info/DOC/morte_per_trattamento_alimentare.html#1.
585
Vedi più avanti nel medesimo libro e vedi Il ruolo dello Iodio, benefici e controindicazioni;
http://www.alleanzadellasalute.info/forum/Medicina-Ortomolecolare/7236-Il-ruolo-dello-Iodio-benefici-e-
controindicazioni.html.
586
Pubblicato su Nutritional Metabolism 2012; 2012: 856342, autori Porrata C, Hernández-Triana M et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3477773/.
587
Pubblicato su MEDICC Reviews 2009 Oct;11(4):29-35, autori Porrata C, Sánchez J et al.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21483296.
162
analysis of short-term intervention studies588.
Quanto al resto, quasi ogni provincia d’Italia ha il suo negozio/ristorante del circuito “Il punto
macrobiotico” dove potete trovare cibo di ottima qualità ( a parte i farinacei, che sono di buona
qualità come materie prime, ma per forza di cose ossidati) e persone preparate che possono
ragguagliarvi sulla dieta macrobiotica
Più o meno nello stesso senso della dieta macrobiotica si muove il regime della cucina energetica
di Ferenc Holecz589: zuppe di cereali integrali e verdure nelle quali per prima cosa si tostano i
cereali per tre minuti, però i farinacei sono ammessi solo se preparati partendo da farina macinata
sul momento. In effetti le antiche popolazioni agricole che si mantenevano in buona salute
macinavano i cereali al massimo ogni due settimane; oltre tale termine le farine si ossidano e non
sono più molto nutrienti, per quanto possano essere integrali e biologiche. Il metodo di Holecz
punto molto anche sugli esericizi di respirazione. Vedi anche quanto scritto nel libro “I pilastri della
salute e la rete di interconnesioni”.
In ultimo ci sono esperienze di risoluzione di alcuni problemi correlati alla disbiosi intestinale
attraverso l’uso di antibiotici per rimuovere alcuni patogeni, ed il successivo uso di probiotici per
ripopolare l’intestino. Per quanti successi possano essere riportati dalla letteratura scientifica, come
abbiamo visto all’inizio sono proprio gli antibiotici uno dei farmaci più responsabili dello squilibrio
della microflora intestinale, e se si risolve uno squilibrio relativo ad alcuni batteri, se ne può acuire
un altro relativo ad altri ceppi con possibili conseguenze negative nel medio o lungo termine. Ciò
non toglie che in certi casi si riesca ugualmente a ripristinare l’equilibrio della microflora
intestinale, specialmente se si utilizzano i farmaci in maniera oculata (alcune procedure
contemplano la somministrazione di antibiotico per mezzo di un clistere, per evitare eventuali effetti
collaterali sistemici del farmaco, o di un antibiotico a bassissimo assorbimento sistemico come la
rifaximina).
Ad ogni modo segnalo l’articolo Chronic bacterial prostatitis and irritable bowel syndrome:
effectiveness of treatment with rifaximin followed by the probiotic VSL#3 (“Prostatite batterica
cronica e sindrome del colon irritabile: efficacia del trattamento con rifaximina seguito dal
probiotico VSL#3”)590, nonché l’esperienza del dottor James Greenblatt 591, uno psichiatra dell’area
di Boston, che ha curato una ragazzina sofferente di una grave forma di disordine ossessivo-
compulsivo, di un disordine dell’attenzione e iperattività (ADHD) e di diversi problemi digestivi.
Dopo avere riscontrato un alto livello di clostridi (batteri patogeni) nella paziente, le ha
somministrato degli antibiotici ed un ciclo di potenti probiotici. La guarigione completa è avvenuta
in un anno. Da notare che la rifaxima non ha effetti sistemici (ovvero non agisce al di là del tratto
intestinale) e che questo metodo di intervento risulta utile particolarmente nel caso di SIBO
(proliferazione batterica nel piccolo intestino).
Il decotto di foglie di ulivo funziona nel combattere disbiosi/parassitosi? Secondo la mia
esperienza sì. Come faccio ad esserne certo? Secondo me se si assume una sostanza a dosi man
mano maggiori fino ad incontrare una dose che dà una reazione di Herxheimer, che sia
CHIARAMENTE una reazione di Herxheimer (e non una intossicazione da parte del prodotto
stesso) allora il prodotto funziona.
Ho avuto così la conferma nel tempo che funzionano biossido di cloro, acqua ossigenata di grado
alimentare, trementina, fermenti lattici, kefir d’acqua e per ultimo anche il decotto di foglie di ulivo.
Le ho raccolte, da alberi possibilmente poco trattati, le ho fatto bollire per 15 minuti (io ci ho
588
Pubblicato su Diabetes/metabolism research and reviews 2014 Mar;30 Suppl 1:55-66, autori Porrata C, Hernández-
Triana M et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24532293.
589
Vedi Ferenc Holecz, Cucina energetica e curativa, edizioni Tecniche Nuove.
590
Pubblicato su Aisan Journal of Andrology, autori Enzo Vicari, La Sandro Vignera ,Roberto Castiglione, Rosita A
Condorelli, Lucia O Vicari, Aldo E Calogero; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4215680/.
591
Descritta nel già citato articolo Eat more yogurt! Low levels of healthy gut bacteria could be the cause of mental
health issues such as ‘anxiety and schizophrenia’; http://www.dailymail.co.uk/news/article-2419418/Low-levels-
healthy-gut-bacteria-cause-mental-health-issues-anxiety-schizophrenia-say-scientists.html.
163
aggiunto anche qualche fogliolina di eucalipto contro i parassiti) e poi ho filtrato il decotto e l’ho
bevuto.
Io ho iniziato da 4/5 foglie fino ad arrivare a 20 e poi a 30 e infine ad oltre 50. È stato a questo
punto che , presumibilmente per l’uccisione di candida e batteri patogeni (forse anche di qualche
parassita) ho avuto una giornata di raffreddore allergico a livelli mai visti (tenete presente che la
mia allergia è era quasi scomparsa), e poi stanchezza incredibile per altri due giorni. Pur bevendo
due litri di acqua al giorno mi ci sono voluti tre giorni per rimettermi, per smaltire le tossine dovute
ai microrganismi “cattivi” uccisi dal decotto che letteralmente scoppiano e rilasciano nel corpo tutte
le tossine che hanno dentro.
Nell'utilizzare questo come altri prodotti dall'azione similare, bisogna tenere conto che una
persona molto intossicata e con difficoltà a smalitre le tossine potrebbe avere problemi ad assumere
anche dosi molto basse, e quindi se qualcuno volesse provare l’unico consiglio che posso dare è
iniziare con una o due foglie e poi eventualmente aumentare molto lentamente.
L'alternativa alla preparazione casalinga è quella di comprare il decotto già pronto dalla
evergreenlife.it; in questo prodotto purtroppo c’è un po’ di fruttosio, mentre io quando lo preparo a
casa aggiungo solo la stevia purissima (il decotto di foglie di ulivo è alquanto amaro). Ovviamente
con gli estratti standardizzati è più facile ottenere dosi sempre ugualmente concentrate.

49 - L glutamina e intestino

La L glutamina è uno dei tanti aminoacidi che viene prodotto da una flora batterica normale592, e
la cui produzione può venir meno in caso di disbiosi; ultimamente si sta studiando il suo ruolo nella
salute dell’intestino, e pare che serva a combattere l’eccessiva porosità dell’intestino.
Le autorità europee593 però, dopo avere valutato l’effetto della glutamina hanno negato
l’esistenza di tale effetto curativo. Ma leggete le testuali parole594 relative alla questione glutamina e
permeabilità intestinale e osservate quanto siano ambigue:
Nel valutare gli elementi di prova il gruppo di esperti ha preso in considerazione
che gli studi sul ratto e in vitro forniscono prove limitate a sostegno dell’effetto
sostenuto negli esseri umani, e che i risultati di due studi non possono essere
estrapolati alla popolazione generale.
Quando un nuovo farmaco mostra di funzionare sulle cavie lo si approva, in questo caso invece
si dice che i risultati non sono estrapolabili alla popolazione generale. Fra l’altro queste parole
nascondono l’implicita ammissione che i risultati positivi ci siano.
Per esempio l’articolo L-glutamine edema attenuate mucosal injury in experimental colitis 595
riferisce di risultati positvi nel curare una colite indotta nei ratti con clisteri di glutamina (e
stendiamo qui un velo pietoso su questi crudeli esperimenti sugli innocenti ratti):
Tra l’altro non si capisce perché, essendo la L glutammina un aminoacido naturale e non una
molecola sintetizzata chimicamente, non la si sia testata in vivo sui pazienti piuttosto che sui ratti,
ed a me viene il sospetto che ci sia in atto delle manovre per insabbiare l’efficacia di un integratore
naturale con buone potenzialità. Sarà un caso che le bacche di goji (ricche di L-glutamina) siano

592
http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/flora-batterica.html.
593
http://www.nutrizionesport.com/EFSA.html.
594
http://www.europass.parma.it/page.asp?IDCategoria=584&IDSezione=3349&ID=341839.
595
Pubblicato su Diseases of the colon & rectum September 1999, Volume 42, Issue 9, pp 1209-1215, autori Ekrem
Kaya, Esma Sürmen Gür, Halil Özgüç, Ahmet Bayer, Rifat Tokyay;
http://link.springer.com/article/10.1007/BF02238577.

164
utilizzate in Asia per combattere le allergie596? Abbiamo infatti visto nei capitoli precedenti come
l’allergia sia correlata a disbiosi ed intestino poroso.
Detto questo i risultati degli studi condotti fino ad esso appaiono inconclusivi o contraddittori,
vedi per esempio l’articolo Glutamine prevents parenteral nutrition-induced increases in
intestinal permeability597, che indica una prevenzione della permeabilità intestinale indotta dalla
nutrizione parenterale, l’articolo Possible Links between Intestinal Permeablity and Food
Processing: A Potential Therapeutic Niche for Glutamine 598 che descrive i possibili meccanismi
benefici di curcumina e L-glutamina sull’intestino, mentre l’articolo Effect of long-term oral
glutamine supplements on small intestinal permeability in patients with Crohn’s disease 599,
riferisce che, alle dosi somministrate per via orale, la L-glutammina non ha apportato miglioramenti
alla porosità intestinale dei malati di morbo di Crohn.
Forse la L-glutamina ha più effetto se somministrata tramite clistere? L’articolo Effect of
retention enema with combination of compound glutamine entero-soluble capsule and
glucocorticoids for treatment of ulcerative colitis 600 per esempio mostra che l’aggiunta di tale
aminoacido ad altri medicamenti ne potenzia nettamente l’azione benefica.

50 – Diabete, dieta e disbiosi

Una prima notizia specifica che viene da fonte ufficiale su tale correlazione è l’articolo
scientifico A case of an effective application of probiotics in the complex therapy of severe type
1 diabetes mellitus and intestinal disbacteriosis, (“Un caso di efficace applicazione dei probiotici
nella complessa terapia di un grave caso di diabete mellito di tipo 1 e disbatteriosi intestinale”) 601.
Qui sotto la traduzione dell’abstract dell’articolo:
L’articolo presenta un caso che mostra l’associazione tra la gravità del diabete
mellito di tipo 1 ed il disordine del microbiota intestinale. Gli autori sottolineano
che i segni clinici della disbiosi si manifestano soprattutto come disturbi del
processo metabolico. Viene mostrata l’efficacia clinica della terapia con probiotici
nel complesso trattamento della malattia.
Anche un articolo602 del Dr. Ruggero Grazioli, Medico chirurgo Specialista in Scienza
dell’Alimentazione, conferma il legame diabete mellito e disbiosi. In esso infatti leggiamo che tra i
sintomi della disbiosi si annoverano:
stanchezza, stato confusionale, cefalea, insonnia - dermatosi (acne, eczemi) -
intolleranze ed allergie alimentari - epatopatie e sintomi da ipertensione portale -
diabete mellito - infezioni croniche mucose (cisititi, vaginiti, prostatiti) -
alterazioni psichiche
Anche il dottor Fortunato Loprete segnala il diabete mellito come conseguenza della disbiosi603.
596
http://www.bacchedigoji.it/cosa-sono-le-bacche-di-goji/sistema-immunitario/.
597
Pubblicato su Journal fo Parenteral and Enteral Nutrition 1994 Jul-Aug;18(4):303-7, autori Li J, Langkamp-Henken B,
Suzuki K, Stahlgren L H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7933435.
598
Pubblicato su Clinics (Sao Pailo) 2010 Jun; 65(6): 635–643., autori Jean Robert Rapin, Nicolas Wiernsperger;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2898551/.
599
Pubblicato su Journal of Parenteral and Enteral nutrition 1999 Jan-Feb;23(1):7-11, autori Den Hond E, Hiele M,
Peeters M, Ghoos Y, Rutgeerts P; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9888411.
600
Pubblicato su Zhongguo Zhong Xi Yi Jie He Za Zhi. 2008 Jul;28(7):645-7, autori Tan H, Sun MY, Yang J;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18822919.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2898551/.
601
Pubblicato su Klinicheskaia meditsina 2008;86(1):67-8, autori Rozanova G N, Voevodin D A;
http:/www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18326290.
602
http://www.dydnaturalbirth.it/naturopatia/articolo1.html.
603
http://www.ossigenoozono.it/Relazioni%20Patologie/Ozono%20Terapia%20e%20disbiosi%20itestinale.pdf.
165
Ulteriore conferme della stessa relazione causale la troviamo nel già citato articolo del dottor
Caporossi604 ed anche sul sito del centro medico di medicina biologica di Monza 605 nel quale ci si
riferisce all’insorgenza di “malattie metaboliche (diabete mellito, obesità, calcoli della colecisti,
malattie cardiovascolari)” come conseguenze della disbiosi intestinale.
A conferma di quanto su affermato abbiamo l’articolo Gut microbiota, probiotics and diabetes
(“Microbiota intestinale, probiotici e diabete”)606 nel quale leggiamo che la causa del diabete risiede
almeno in parte nel microbiota intestinale e che, come conferma di tale ipotesi, l’utilizzo di
probiotici nei pazienti diabetici porta a dei miglioramenti (aumento della resistenza insulinica,
riduzione delle reazioni autoimmuni, anche in seguito alla diminuzione della permeabilità
intestinale).
Nel suo libro del Come affrontare il diabete il dottor Giuseppe Nacci individua nella disbiosi la
causa del Diabete Mellito e scrive che607:
Nei pazienti diabetici in trattamento farmacologico, però, dove la terapia
medica è mirata soltanto al mantenimento di livelli controllati di Glicemia e dove,
quindi, i medicinali non rivestono alcun fine di guarigione dalla malattia, la
questione è più delicata, poiché in questi casi bisognerebbe iniziare a sostituire i
farmaci chimici di sintesi con particolari piante officinali mirate al ripristino delle
normali funzionalità biochimiche dell’organismo.
Fra queste azioni di recupero è compresa anche, per i pazienti affetti da
Diabete Mellito di Primo Tipo, la rigenerazione delle stesse cellule Beta del
Pancreas: fatto questo non ancora dimostrato ma ritenuto teoricamente
possibile, come pure, anche se non ancora provata, la possibile ripresa funzionale
dei Glomeruli renali nei casi di Insufficienza Renale Cronica ai primi stadi,
patologia presente in circa 1/3 di tutti i casi di Diabete Mellito.
Sul sito del dottor Giovanni Angilè608 troviamo scritto che il diabete può svilupparsi come
conseguenza della disbiosi intestinale, ed anche la naturopata Laura Quinti609 menziona il diabete tra
le malattie causate dalla disbiosi (oltre ad acne, mal di testa, malattie cardiovascolari, debolezza,
malattie del fegato e delle vie biliari, insonnia, osteoporosi, reumatismi, disturbi ormonali).
In effetti questi professionisti si basano su una discreta letteratura scientifica, come mostrano i
seguenti articoli.
- Gut microbiota in human adults with type 2 diabetes differs from non-diabetic adults (“Il
microbiota in umani adulti con diabete di tipo 2 differisce da quello degli adulti non diabetici”)610.
- A metagenome-wide association study of gut microbiota in type 2 diabetes 611 (altro studio
che conferma la presenza di disbiosi del microbiota intestinale nel diabete di tipo 2)
- Gut metagenome in European women with normal, impaired and diabetic glucose
control612 (“Metagenoma intestinale intestinale in donne europee con controllo del glucosio
normale, insufficiente e diabetico”).

604
http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
605
http://www.centrodimedicinabiologica.it/idrocolonterapia-problemi-intestinali-iridologia-monza/.
606
Pubblicato su Nutrition Journal 2014, 13:60 autori Aline Corado Gomes, Allain Amador Bueno, Rávila Graziany
Machado de Souza, João Felipe Mota ; http://www.nutritionj.com/content/pdf/1475-2891-13-60.pdf.
607
Editoriale Programma, maggio 2011; http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_giuseppe-nacci.php?pn=439.
608
http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.
609
http://www.lauraquinti.net/Articoli/disbiosi_e_patologie.htm.
610
Pubblicato su PLoS One. 2010;5:e9085. Autori Larsen N, Vogensen F K, van den Berg FW, Nielsen DS, Andreasen AS,
Pedersen BK, et al. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2816710/.
611
Pubblicato su Nature. 2012;490:55–60., autori Qin J, Li Y, Cai Z, Li S, Zhu J, Zhang F, et al.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23023125.
612
Pubblicato su Nature. 2013;498:99–103., autori Karlsson FH, Tremaroli V, Nookaew I, Bergstrom G, Behre CJ,
Fagerberg B, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23719380.
166
- Gut microbiota in children with type 1 diabetes differs from that in healthy children: a
case-control study (“Il microbiota intestinale dei bambini con diabete di tipo 1 differisce da quello
dei bambini sani: uno studio caso-controllo”)613. Nelle conclusioni di questo articolo leggiamo:
Le differenze significative osservate tra I due gruppi nel numero dei Bifidobatteri,
Lactobacilli e Clostridi e nel rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes, può essere
correlata al livello glicemico nel gruppo dei diabetici. Inoltre la quantità dei
batteri essenziali per il mantenimento dell’integrità dell’intestino è risultata
significativamente più bassa nei bambini con diabete che non nei bambini in
buona salute.
- Transfer of intestinal microbiota from lean donors increases insulin sensitivity in
individuals with metabolic syndrome (“Trasfermento del microbiota intestinale da donatori sani
aumenta la sensibilità all’insulina negli individui con sindrome metabolica”) 614. Questo articolo in
particolare permette di chiarire il dubbio sul tipo di correlazione presente tra diabete e disbiosi,
giacchè si potrebbe pensare che la disbiosi sia una conseguenza delle alterazioni innescate dal
diabete, ma tale esperimento mostra esattamente il contrario, visto che ripopolando l’intestino con
microbi benefici si ottiene un miglioramento.
A proposito di cure naturali per il diabete (nonché per il tumore, la tubercolosi ed altre malattie
considerate pressoché incurabili dalla medicina moderna) segnalo il libro Guarire il cancro con il
metodo Gerson ed il video-documentario allegato Se solo avessimo saputo - guarire con il
metodo Gerson. Il metodo Gerson si basa su un’alimentazione povera di carboidrati complessi e
ricca di spremute di frutta e verdura, un’alimentazione quindi che può aiutare a riequilibrare la
disbiosi intestinale (vedi anche più avanti nel capitolo sul cancro).
Sebbene la fonte sia puramente aneddotica, è significativo che vi siano testimonianze di un
effetto curativo dei microrganismi effettivi (Vitabiosa) anche riguardo al diabete (vedi più avanti nel
capitolo relativo). Interessante anche la testimonianza della famiglia Boutenko, uno dei cui membri
afferma di essere guarito dal diabete cibandosi per l’appunto solo di frutta e verdura cruda (vedi più
avanti il capitolo relativo al crudismo ed alla storia di tale famiglia).
Un conferma indiretta, ma ugualmente importante del legame tra diabete e disbiosi, viene dalla
lettura dell’articolo scientifico Early feeding and risk of type 1 diabetes: experiences from the
Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk (TRIGR)
(“Alimentazione nella prima infanzia e rischio di sviluppo del diabete di tipo 1: esperienze
dall’Esperimento per ridurre il diabete mellito insulino-dipendente nelle persone geneticamente a
rischio”)615.
Da esso risulta evidente che allattare al seno il più a lungo possibile sembra la maniera migliore
per evitare la comparsa di diabete mellito nei bambini; in ogni caso lo svezzamento con latte di
mucca viene indicato da questo studio come fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 1 e
viene suggerita una innovativa formula di latte artificiale con caseina altamente idrolizzata.
Anche questa informazione può inquadrarsi nell’interpretazione del diabete come effetto della
disbiosi, in quanto l’allattamento artificiale è una delle cause della disbiosi, perché manca il
passaggio dei batteri benefici dal latte della mamma al neonato.
Chi considera il latte un alimento poco salutare può prendere in considerazione (almeno da una
certa età in poi, a seconda anche del consiglio del pediatra) le alternative vegetali (dipende
ovviamente dall’età del bambino e dalla valutazione del pediatra), ma attenzione alla soia, cibo che

613
Pubblicato su Biomedical center medicine 2015, autori Mora Murri, Isabel Leiva, Juan Miguel Gomez-Zumaquero,
Francisco J Tinahones, Fernando Cardona, Federico Soriguer, María Isabel Queipo-Ortuño;
http://www.biomedcentral.com/1741-7015/11/46.
614
Pubblicato su Gastroenterology 2012;143:913–16, e7., autori Vrieze A, Van Nood E, Holleman F, Salojarvi J, Kootte
RS, Bartelsman JF, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22728514.
615
Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition dell’ 8 giugno 2011, autori Knip M, Virtanen SM, Becker D,
Dupré J, Krischer JP, Akerblom HK; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21653795.
167
andrebbe mangiato solo se fermentato o cotto a lungo in pentola sotto forma di semi interi (molti
derivati della soia sono super processati, e contengono dei dannosi fitoestroegeni e degli
antinutrienti).
Il consiglio che sicuramente si può dare è che se ci si impegna e se lo si vuole fortemente, e se si
è in buona salute, è difficile non allattare un bambino per un anno o due (come abbiamo visto le
difficoltà di allattamento possono venire da una intolleranza al glutine o da altri disturbi come i
focus dentali). Ciò che impedisce o fa interrompere l’allattamento materno sono a volte dei blocchi
psicologici, a volte l’impreparazione della madri nel gestire alcune naturali “crisi” durante le quali il
bambino si attacca con maggior frequenza (non perché il latte materno non basta ma per stimolarne
la produzione in momenti in cui ne ha maggior bisogno per crescere). Altra causa di interruzione
dell’allattamento materno è spesso un immotivato pregiudizio secondo il quale 6 mesi di
allattamento potrebbero bastare, poi ci sono le difficoltà e la scomodità di conciliare allattamento e
lavoro, ma incidono anche il riscorso immotivato al taglio cesareo (quando ci vuole ci vuole, ma in
questi anni si registra un uso spropositato di tale tecnica) e all’epidurale, una forma di anestesia
durante il parto, generalmente evitabile a meno che non serva appunto per un intervento come il
taglio cesareo, ma adesso più utilizzata anche per l’innaturale paura che hanno alcune madri di non
potere sopportare i dolori del parto (quel dolore che hanno naturalmente sopportato tutte le nostre
antenate). Un aiuto a tutte le mamme che hanno qualsiasi tipo di difficoltà ad allattare può venire
dai consigli e dalle consulenze della lega del latte (www.lllitalia.org/).
Ed ecco la traduzione di alcune righe dell’articolo succitato:
L’allattamento al seno di breve durata e la precoce esposizione alla presenza di
proteine complesse nella dieta, come proteine del latte di mucca e dei cereali, o
alla frutta, ai frutti di bosco, e alle radici o tuberi, è stato implicato come fattore
di rischio per l’autoimmunità delle cellule β, per il diabete del tipo clinico 1, or per
entrambi. (…)
Nel nostro studio pilota lo svezzamento con una formula altamente idrolizzata
ha diminuito di circa il 50% l’incidenza cumulativa dell’occorrenza di uno o più
auto-anticorpi associati col diabete ad un’età media di 4,7 anni. Questo risultato
è stato confermato in una recente analisi di controllo proseguito fino a 10 anni di
età.
Altra conferma è l’articolo (già citato nell’introduzione) Does breastfeeding influence risk of
type 2 diabetes in later life? A quantitative analysis of published evidence (“L’allattamento al
seno influenza il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nella vita futura? Un’analisi quantitativa di
prove pubblicate”)616.
Se è vero che il diabete è correlato alla disbiosi intestinale (ma non solo, come dovrebbe essere
chiaro dalla lettura del libro “I pilastri della salute e la rete di interconnessioni”) tutti i metodi che
possono servire a riequilibrare l’equilibrio della microflora intestinale potrebbero risultare utili. Uno
tra questi è una dieta basata essenzialmente sul consumo di cereali in chicco (cucinati a mo’ di
risotto con le verdure) secondo i dettami della cucina energetica di Ferenc Holecz o secondo i
dettami della macrobiotica, uniti alla somministrazione di probiotici. In particolare si sono rivelati
efficaci alcuni regimi un po’ più restrittivi come la dieta Ma-Pi 2, ideata da Mario Pianesi ed
applicata con successo per la cura del diabete (come abbiamo visto in un capitolo precedente);
tenete presente che la dieta macrobiotica prevede anche il consumo regolare di cibi fermentati, che
aiutano a riequilibrare la flora intestinale.
Questo può significare anche che una dieta crudista (naturalmente priva di carboidrati complessi)
può essere utile nella guarigione del diabete. A tal proposito segnalo una testimonianza di un ex

616
Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition 2006;84(5):1043–1054., autori Owen CG, Martin RM, Whincup
PH, Smith GD, Cook DG. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17093156.
168
malato italiano che è guarito mangiando per alcuni mesi solo frutta e verdura cruda617.
E adesso parliamo di veleni chimici che causano diabete (ma anche obesità e sterilità)
Il quotidiano francese Le Monde ci avvisa nell’articolo Des produits chimiques favorisent
obésité et diabète (“Dei prodotti chimici favoriscono obesità e diabete”) 618 che alcune sostanze
chimiche favoriscono l’insorgenza dell’obesità e del diabete.
È la conclusione di un rapporto del CHEM Trust britannico (Fondazione di Sorveglianza sui
prodotti chimici, la sanità e l’ambiente). Miquel Porta (Istituto di ricerca dell’Ospedale del Mare di
Barcellona, in Spagna) et Duk-Hee Lee (Università statale di Kyungpook, Daegu, Coréa del Sud)
hanno passato in rivista più di 240 pubblicazioni scientifiche al riguardo.
Nell’articolo leggiamo che:
Differenti sostanze chimiche sono state identificate come agenti che
favoriscono il diabete e l’obesità, particolarmente gli inquinanti organici
persistenti (POP) come le diossine, i PBB e certi pesticidi organoclorati
Dagli studi compiuti negli anni ‘90 sui veterani della guerra del Vietnam, si sa
che le vecchie diossine sono diabetogene. Lo stesso vale per l’arsenico. La
scoperta è più recente nel caso del Bisfenolo A, uno dei prodotti chimici prodotti
in quantità maggiore nel mondo, dice Miquel Porta.
Tale articolo ci informa pure che, a dispetto di un piano nazionale (plan Ecophyto) che prevede
la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2018 l’associazione France Nature Environnement
denuncia che “tra il 2008 e il 2010, l’uso dei pesticidi in Francia è aumentato del 2,6 % per i
trattamenti foliari e del 7 % per il trattamento delle semenze”619.
Alla luce di tutta questo approfondimento sul rapporto tra prodotti chimici utilizzati
nell’agricoltura e malattie, diabete in particolare, è maggiormente comprensibile come una dieta a
base di cibi crudi e biologici possa servire a correggere questa malattia. Basta infatti passare una
settimana mangiando solo cibi biologici per vedere ridursi del 90% la quantità i prodotti chimici
(utilizzati nell’agricoltura) presenti nel nostro corpo.
Crudo e semplice620 è un documentario indipendente che testimonia la guarigione di un gruppo
di persone che passano ad una “dieta naturale basata su cibo biologico, frutta e verdure crude”,
eliminando alcool, sigarette, caffè e soda; anche chi non è guarito del tutto ha ridotto di molto il
tasso di glicemia e di conseguenza la necessità di assumere farmaci. Alex Ortner, produttore
esecutivo del film, ha vinto secondo premio al “Festival cinematografico della vita consapevole”.
Sul web potete trovare altre informazioni sulla cura naturale del diabete con la dieta senza muco
del dottor Arnold Ehret621 (una dieta essenzialmente crudista), ed altre informazioni 622, alcune delle
quali in francese623.
E dopo il film ecco un libro sulla cura del diabete: Curare il diabete in 21 giorni, di Gabriel
Cousens, medico omeopata che tiene seminari sulla nutrizione e lo stile di vita in ogni parte del
mondo.
Il libro è un po’ troppo generico, non spiega in dettaglio quale sia la dieta da adottare, sebbene ci
si riferisca sempre ad una dieta basata su cibi naturali, essenzialmente una dieta vegan. Cousens
asserisce che il suo programma “Albero della Vita” è in grado di:
617
http://frontelibero.blogspot.gr/2013/07/testimonianza-di-angelo-palomba-una.html.
618
Autore Paul Benkimoun, pubblicato il 23/03/2012; http://www.lemonde.fr/planete/article/2012/03/23/des-
produits-chimiques-favorisent-obesite-et-diabete_1674620_3244.html.
619
http://www.fne.asso.fr/fr/les-pesticides-sont-dangereux-y-compris-pour-les-agriculteurs.html?
cmp_id=33&news_id=12684.
620
http://www.macrolibrarsi.it/video/__crudo-semplice-film-documentario-dvd.php.
621
http://www.arnoldehret.it/modules.php?name=News&file=print&sid=63. il libro del dottor Ehret si può
acquistare anche presso macrolibrarsi.
622
http://www.facebook.com/notes/erboristeria-semi-di-luna/diabete-cannella-cromoacido-
lipoico/126812814054117.
623
http://soleilvert1.blogspot.com/2010/09/diabete-on-peut-guerir.html.
169
invertire il processo degenerativo del diabete di tipo II sino a completa guarigione
e di apportare miglioramenti significativi rispetto ai disturbi generati da quello di
tipo I, grazie a un approccio naturale a 360° che tiene conto di alimentazione,
emozioni, stile di vita e rimedi naturali.
Termino queato capitolo riportando alcune brevi informazioni in ordine sparso su varie questioni
connesse al diabete ed a una sua possibile cura naturale. La prima è secondo l’articolo nell’articolo
Glycated haemoglobin and blood pressure-lowering effect of cinnamon in multi-ethnic Type 2
diabetic patients in the UK: a randomized, placebo-controlled, double-blind clinical trial 624
(sperimentazione in doppio cieco randomizzato con gruppo di controllo che assume placebo) la
cannella assunta da su persone affette da diabete di tipo 2, abbassa la glicemia, contrasta
l’ipertensione arteriosa e riduce il peso in eccesso. Si tratta nella fattispecie della cannella della
specie Cinnamomum Cassia detta anche cannella cinese.
La seconda invece riguarda la L-Carnitina, un aminoacido la cui carenza, secondo alcune
ricerche, potrebbe essere implicata in patologie come encefalopatia mialgica/sindrome da
stanchezza cronica e diabete. Questo non garantisce però che una sua integrazione possa essere dare
un contributo significativo alla cura di queste patologie (se e quando avrò informazioni più precise
aggiornerò il libro).
Un’altra informazione riguarda i cicli di metilazione, una serie di reazioni biochimiche che sono
essenziali per la disintossicazione del nostro organismo, ma anche per il bilanciamento dell’umore,
il controllo dell’infiammazione ed il cui danneggiamento può condurre a problemi come diabete,
autismo, morbo di Alzheimer. È noto che il mercurio danneggia i cicli di metilazione così come una
mutazione genetica dell’enzima MTHFR (in tal caso può essere utile assumere metilcobalamina, la
forma metilata della vitamina B-12).
Bob Sands, in un capitolo scritto per il libro Guarire i sintomi noti come autismo di Kerry
Rivera, riferisce l’esperienza di una persona da lui trattata per 5 volte in camera iperbarica che così
risolse un problema neurologico (causatogli da un colpo apoplettico) ma ottenne da quel trattamento
anche una stabilizzazione della pressione sanguigna ed un miglioramento sensibile del diabete, che
gli permise di diminuire la quantità di medicine per il diabete che era costretto ad assumere.
Sul medesimo libro si possono leggere due testimonianze di cura del diabete con il biossido di
cloro (protocollo di Kerry Rivera), da parte di parenti dei bambini autistici che hanno provato ad
utilizzare tale prodotto anche per le proprie patologie.
L’articolo Fat intake and the development of type 2 diabetes 625 ci informa che non esiste
alcuna prova che il grosso aumento nel consumo di grassi in Oriente sia la causa scatenante
dell’impennata di casi di diabete.
In realtà per quanto riguarda il diabete possiamo spingerci più in là, per il semplice motivo che la
curva glicemica con un picco maggiore, la si ha dopo avere assunto carboidrati, una curva invece
meno pronunciata la si ha quando si mangiano le proteine, ed una curva quasi appiattita quando si
mangiano i grassi. Quindi i grassi (sani) parrebbero un alimento ideale per i malati di diabete.
L’articolo A low-carbohydrate, ketogenic diet to treat type 2 diabetes 626 ci informa infatti che
prima che fosse disponibile insulina a buon mercato, la dieta raccomandata per la cura del diabete
era a bassissimo tenore di carboidrati (5%), alto tenori di grassi (75%), e medio tenore di proteine
(20%). L’articolo passa in rassegna alcuni studi recenti che mostrano buoni risultati ottenuti con
diete simili e passa quindi a descrivere i risultati positivi ottenuti dagli autori stessi con una dieta
chetogenica a basso tenore di carboidrati per il trattamento di persone obese con diabete di tipo 2.
624
Pubblicato su Diabetic Medicine 2010 Oct;27(10):1159-67., autori Akilen R, Tsiami A, Devendra D, Robinson N.;
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20854384.
625
Pubblicato su Endocrinology Journal 2015;62(7):561-72, autori Nagao M, Asai A, Sugihara H, Oikawa S;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25924665.
626
BioMed Central Nutrition & Metabolism 2005; 2: 34, autori William S Yancy Jr, Marjorie Foy, Allison M Chalecki,
Mary C Vernon, Eric C Westman; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1325029/.
170
Gli autori concludono che tale dieta può essere molto efficace nell’abbassare i livelli di glucosio nel
sangue e che i pazienti che usano farmaci per il diabete nel seguire una simile dieta devono essere
seguiti da un medico o devono essere capaci di aggiustare di volta in volta le dosi delle medicine
che assumono.
Sebbene i risultati ottenuti fino ad ora non sono definitivi, ci sono i primi studi che mostrano
come la vitamina D possa aiutare a prevenire, controllare il diabete e contenere gli effetti collaterali
della malattia, come mostrano gli articoli Vitamin D replacement and type 2 diabetes mellitus 627
e Vitamin D deficiency and type 2 diabetes628. Il fatto che in alcuni studi l’integrazione di
vitamina D mostri effetti positivi, e in altri nessun effetto, ovviamente può signifiare sia che bisogna
indagare più a fondo, sia che non tutti i casi di diabete siano sensibili ad una integrazione 629. Tra i
tanti che mostrano l’efficacia della vitamina D nel migliorare le condizioni dei pazienti sofferenti di
diabete (di tipo 2, anche mellito) cito l’articolo The effect of vitamin D on insulin resistance in
patients with type 2 diabetes630.
L’articolo Role of vitamin D in the pathogenesis of type 2 diabetes mellitus 631 mostra anche
delle buone ragioni che potrebbero spiegare la correlazione del diabete con la carenza di vitamina
D, ovvero
La presenza nel tessuto pancreatico dei recettori della vitamina D (VDR) e delle
proteine che si legano alla vitamina D (DBP) e le relazioni tra certe variazioni
degli alleli nei geni di VDR, tolleranza al glucosio e secrezione dell’insulina.

51 – Tiroide, intestino, disbiosi

NB: Molte delle informazioni qui sotto riportate sono tratte dal sito di Chris Kresser
(https://chriskresser.com/the-thyroid-gut-connection/) dal quale potete scaricarvi un intero libro
(in inglese) sulla guarigione delle malattie della tiroide.
Già all’inizio del 1900 era stato ipotizzato un tale legame, come mostra l’articolo the influence
of intestinal bacteria upon th thyroid gland632 , ma è in tempi molto più recenti che, grazie a
innovative tecniche di sequenziamento, si è scoperto come individui con ipertiroidismo hanno
livelli più bassi di Bifidobacteria e di Lactobacilli e livelli più alti di Enterococchi rispetto ai
soggetti sani del gruppo di controllo633.
Non ci sono ancora studi simili per quanto riguarda l’ipotiroidismo, ma il 90% dei casi di
ipotiroidismo sono di natura autoimmune, come mostra l’articolo Autoimmunity and
hypothyroidism634, ed il presente libro mostra con abbondanza di prove come le malattie

627
Current Diabetes Review 2015;11(1):7-16, autori Issa CM, Zantout MS, Azar ST;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25495839.
628
Postgraduated Medical Journal 2010 Jan;86(1011):18-25; quiz 24, autori Ozfirat Z, Chowdhury TA.;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20065337.
629
Vitamin D and type 2 diabetes: a systematic review, European Journl of Clinical Nutrition 2011 Sep;65(9):1005-
15, autori Mitri J, Muraru MD, Pittas AG; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25495839.
630
Diabetology & Metabolic Syndrome 20135:8, autori Afsaneh Talaei, Mahnaz Mohamadi, Zahra Adgi;
https://dmsjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/1758-5996-5-8.
631
Diabetes Obesity & Metabolism 2008 Mar;10(3):185-97, autori Palomer X, González-Clemente JM, Blanco-Vaca F,
Mauricio D; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18269634.
632
Pubblicato su British Medical Journal 1923; 1:834; http://www.bmj.com/content/1/3254/834.3.
633
Gut Microbe Analysis Between Hyperthyroid and Healthy Individuals, Pubblicato su Current Microbiology
November 2014, Volume 69, Issue 5, pp 675-680, autori Lei Zhou, Xinli Li,et al;
http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00284-014-0640-6.
634
Pubblicato su Baillière's Clinical Endocrinology and Metabolism Volume 2, Issue 3, August 1988, Pages 591–61¸
autore Nobuyuki Amino; http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0950351X88800557.
171
autoimmuni siano legate alla disbiosi intestinale. Per avvalorare ulteriormente questa tesi si può
citare l’articolo Does the Gut Microbiota Trigger Hashimoto’s Thyroiditis? 635, nel cui abstract
leggiamo
Una crescente mole di prove ha dimostrato che fattori ambientali, quali ad
esempio le infezioni, sono critici nell’innescare la tiroidite di Hashimoto in
individui geneticamente predisposti. Non solo i patogeni ma anche i
microrganismi simbiotici intestinali possono influenzare risposte extra intestinali
del sistema immunitario e quindi la disbiosi nell’intestino potrebbe portare alla
perdita della tolleranza agli auto- antigeni tra i quali si annoverano la tiro
globulina e l’autoimmunità che sta alla base della tiroidite di Hashimoto. I
microbi riconoscono un certo numero di differenti molecole endocrine dell’ospite,
inclusa adrenalina, noradrenalina, ormoni sessuali e omoni tiroidei, e possono
persino cambiare la virulenza ed alcuni aspetti del proprio metabolismo in
risposta a questi segnali. Inoltre i ratti private di batteri, allevati in condizioni
sterili e privi di batteri intestinali, hanno ghiandole tiroidee più piccole dei ratti
allevati convenzionalmente, il che suggerisce un ruolo cruciale per questi
microbi nella salute della tiroide.
C’è da aggiungere che la disbiosi intestinale porta ad un malassorbimento del cibo, e quindi ad
una carenza di varie sostanze nutritive come per esempio iodio e selenio, che sono essenziali per il
buon funzionamento della tiroide. Sebbene siano dati che derivano da un (crudele) esperimento su
animali, può essere indicative il fatto che ratti sottoposti ad un ciclo di antibiotici ad ampio spettro
hanno mostrato un minore assorbimento di iodio da parte della tiroide636.
I lipopolisaccaridi (LPS)637, in caso di disbiosi ed aumentata porosità intestinale possono giungere
nel sistema sanguigno e causare problemi alla tiroide. In particolare tali sostanze inibiscono
l’enzima iodotironina deiodinasi, un enzima che contiene selenio e che è responsabile della
conversione dell’ormone THS (ormone stimolante della tiroide) dalla forma inattiva T4 alla forma
attiva T3638. Si è scoperto che nei ratti questa conversione avviene in buona parte (per circa il 20%)
nel sistema gastrointestinale grazie alla presenza dei batteri simbionti e dell’enzima sulfatasi, ed è
facile immaginare che sia così anche negli esseri umani639. Inoltre in seguito alla produzione degli
acidi biliari da parte della cistifellea (per la digestione dei grassi) i batteri dell’intestino producono
gli acidi biliari secondari che a loro volta aumentano l’attività della iodotironina deiodinasi640.
Inoltre se mancano i recettori della tiroide si possono soffrire sintomi di ipotiroidismo anche in
presenza di una produzione ottimale dell’ormone tiroideo; l’articolo Sick euthyroid syndrome is
associated with decreased TR expression and DNA binding in mouse liver 641 mostra che i
lipopolisaccaridi diminuiscono l’espressione dei recettori tiroidei nel fegato.
635
Pubblicato su Discovery Medicine 14(78):321-326, November 2012. Kouki Mori;
http://www.discoverymedicine.com/Kouki-Mori/2012/11/27/does-the-gut-microbiota-trigger-hashimotos-
thyroiditis/.
636
Effect of Changing Intestinal Bacterial Flora on Thyroid Function in the Rat Pubblicato su Hormone and Metabolic
Research 1972; 4(1): 43-47, autori R. L. Vought , F. A. Brown , K. H. Sibinovic, E. G. Mc Daniel; https://www.thieme-
connect.de/DOI/DOI?10.1055/s-0028-1094095 , https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4110893.
637
Come già detto sono una delle sostanze che compongono la membrana esterna di certi batteri.
638
Regulation of Hepatocyte Thyroxine 5′-Deiodinase by T3 and Nuclear Receptor Coactivators as a Model of the
Sick Euthyroid Syndrome Pubblicato su Journal of Biological Chemistry, autori Jingcheng Yu, Ronald J. Koenig;
http://www.jbc.org/content/275/49/38296.full.
639
On the enterohepatic cycle of triiodothyronine in rats; importance of the intestinal microflora pubblicato su Life
SciencesVolume 45, Issue 9, 1989, Pages 849-856, autori W.W. de Herder, M.P. Hazenberg, A.M. Pennock-Schröder, A.C.
Oosterlaken, M. Rutgers, T.J. Visser; www.sciencedirect.com/science/article/pii/0024320589901793.
640
Bile acids induce energy expenditure by promoting intracellular thyroid hormone activation, pubblicato su Nature
439, 484-489 (26 January 2006), autori Mitsuhiro Watanabe1,6, Sander M. Houten, et al.;
www.nature.com/nature/journal/v439/n7075/full/nature04330.html.
172
I lipopolisaccaridi possono anche indurre una eccessiva acquisizione di iodio nelle cellule della
tiroide da parte di quel meccanismo denominato simporto sodio-ioduro642; lo iodio è essenziale al
buon funzionamento della tiroide, ma un eccesso di tale elemento (specie se associato da una
carenza di selenio) può contribuire all’ipotiroidismo autoimmune (tiroidite di Hashimoto), come
mostra l’articolo Supplemental Selenium Alleviates the Toxic Effects of Excessive Iodine on
Thyroid (“L’integrazione di selenio allevia gli effetti tossici dell’eccesso di iodio sulla tiroide”) 643.
A conferma di quanto su esposto ci sono alcuni studi che mostrano come l’integrazione di
lattobatteri aumenti i livelli di ormoni tiroidei nel plasma sanguigno dei polli 644, e similmente che
l’integrazione di Lactobacillus reuteri migliori la funzionalità tiroidea nei topi.
Un altro servizio che ci rendono i nostri batteri simbionti è quello di produrre acidi grassi a catena
corta fermentando alcuni cibi ricchi di fibre come cassava, patata dolce, banana platano
(piantaggine). A loro volta gli acidi grassi a catena corta sono dei regolatori delle espressioni
genetiche ed hanno un’azione positiva sui recettori della tiroide645.
È interessante notare la connessione tra SIBO (proliferazione batterica nel piccolo intestino) e
tiroide. L’articolo Association between Hypothyroidism and Small Intestinal Bacterial
Overgrowth646, mostra che il 54% delle persone con ipotiroidismo autoimmune hanno tale
sindrome, a dispetto del 5% delle persone del gruppo di controllo. Non è chiaro se ci sia una
correlazione di causa ed effetto (ed in che senso), però è anche noto che gli ormoni tiroidei
influenzano la motilità intestinale ed anche la funzionalità della barriera intestinale (e quindi la loro
disfunzione può indurre porosità intestinale).
Un cenno infine va fatto alle radiazioni elettromagnetiche, in cui purtroppo ormai siamo immersi
a causa delle antenne per la telefonia e delle radio-trasmissioni, dei wi-fi, dei cellulari. L’articolo
Effects of 900 MHz electromagnetic field on TSH and thyroid hormones in rats 647 mostra infatti
che, almeno nei ratti, le radiazioni da 900 MHz emesse dai telefoni cellulari diminuisce i livelli nel
siero sanguigno degli ormoni TSH (ormone stimolante della tiroidee) e degli ormoni tiroidei T3 e
T4.

52 – Iodio, carenza di iodio, alghe e lugol

641
Pubblicato su American Journal of Physiology - Endocrinology and Metabolism Published 1 January 2003 Vol. 284
no. 1, E228-E236, autori A P Beigneux, A H Moser, J K Shigenaga, C Grunfeld, K R Feingold;
http://ajpendo.physiology.org/content/284/1/E228.
642
NF-κB p65 Subunit Mediates Lipopolysaccharide-Induced Na+/I− Symporter Gene Expression by Involving
Functional Interaction with the Paired Domain Transcription Factor Pax8 pubblicato su Molecular endocrinology 2010
Sep;24(9):1846-62, autori J P Nicola, M Nazar, I D Mascanfroni, C G Pellizas, A M Masini-Repiso;
http://press.endocrine.org/doi/10.1210/me.2010-0102, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20667985.
643
Pubblicato su Biological Trace Element Research, June 2011, Volume 141, Issue 1, pp 110–118, autori Jian Xu, Xiao-
Li Liu, Xue-Feng Yang, Huai-Lan Guo, Li-na Zhao, Xiu-Fa Sun; http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs12011-010-
8728-8, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20517655.
644
Alleviation of cyclic heat stress in broilers by dietary supplementation of mannan-oligosaccharide and
Lactobacillus-based probiotic: Dynamics of cortisol, thyroid hormones, cholesterol, C-reactive protein, and humoral
immunity, pubblicato in Poultry Science Volume 89, Issue 9Pp. 1934-1938 , autori M. U. Sohail, A. Ijaz. et al.;
http://ps.oxfordjournals.org/content/89/9/1934.
645
Short-chain fatty acids enhance nuclear receptor activity through mitogen-activated protein kinase activation and
histone deacetylase inhibition, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science USA 2004 May
4;101(18):7199-204, autori Jansen MS, Nagel SC, et al.; www.pnas.org/content/101/18/7199,
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15103026.
646
Pubblicato su Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism2007 Nov;92(11):4180-4 , autori Lauritano EC,
Bilotta AL, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17698907.
647
Pubblicato su Toxicology Letters 2005 Jul 4;157(3):257-62, autori Koyu A, Cesur G, Ozguner F, Akdogan M,
Mollaoglu H, Ozen S; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15917150.
173
In questo capitolo del libro presento anche molte informazioni desunte dall’ascolto di alcune
conferenze il cui video è presente su internet. La prima è quella del dottor Jorge Flechas648.
La carenza di iodio è noto che può causare il gozzo; chi soffre di gozzo causato da carenza di
iodio ha una maggiore probabilità di sviluppare diversi tipi di tumori, in particolare alla tiroide, al
seno, allo stomaco, all’esofago, alle ovaie, all’endometrio. Ci sono zone della terra in cui lo iodio è
più carente (come nella regione americana dei grandi laghi), ed è per questo che si è deciso di
aggiungere iodio al sale. La carenza di iodio causa anche cretinismo, basso quoziente intellettivo,
bassa statura. Ci sono popolazioni che vivono alcune zone montuose della Bolivia che a causa della
carenza di iodio hanno bassa statura e basso Q.I.
Le donne sono molto più soggette dell’uomo a malattie della tiroide (9 a 1) e al gozzo (6 a 1),
perché gli estrogeni rendono più difficile l’assorbimento dello iodio.
Tutte le cellule del nostro corpo contengono e utilizzano iodio. I globuli bianchi non posso
difenderci dalle infezioni in assenza di iodio. Lo iodio si concentra nelle ghiandole e soprattutto
nella tiroide. Troviamo livelli relativamente alti di iodio nel seno, nelle ghiandole salivari, nelle
ghiandole paratiroidee, nel pancreas, nel fluido cerebrospinale, nel cervello, nello stomaco, nella
pelle, nelle ghiandole lacrimali. L’assenza di iodio promuove il cancro. La carenza di iodio in casi
estremi può quindi causare difficoltà a produrre saliva (bocca secca) difficoltà a fare funzionare
anche le ghiandole sudorifere della pelle (pelle secca che quando fa troppo caldo si arrossa senza
sudare); In questi casi dopo 3 o 4 settimane di integrazione i problemi si risolvono.
Le ovaie sono un altro organo che concentra iodio e che lo utilizza per produrre ormone tiroideo
(T2). Per questo alle donne con ipertiroidismo si fa un’indagine per verificare lo stato delle ovaie.
La carenza di T2 (collegata quindi a una disfunzione delle ovaie) può causare aumento di peso.
Anche i globuli bianchi del midollo osseo possono produrre l’ormone tiroideo.
Lo iodio presente nel cervello lo rende più vigile, più attivo, ecco perché non si da mai a nessuno
dello iodio prima di andare a letto. Lo iodio nella gravidanza è importantissimo, è utile fornire alla
donna gravida la stessa quantità di iodio che viene assunta da una donna giapponese (13,8 mg) 649.
Lo iodio per il feto è come la caffeina per noi, lo rende attivo, si muove nell’utero, scalcia, come se
la madre avesse bevuto 10 tazzine di caffè. Lo iodio stimola molto i tessuti cerebrali.
E adesso parliamo del sistema di trasporto dello iodio nei tessuti, ma prima puntualizziamo che
noi assumiamo iodio sotto due forme: ioduro (il sale) e iodio. Il sistema di trasporto difettoso è
quello che causa la nascita di bambino con ipotiroidismo, o che è coinvolto nello sviluppo del
cancro al seno. Ci sono mezzi per verificare l’efficace di questo sistema di trasporto dello iodio
(senza il quale lo iodio non può arrivare nei tessuti e nelle ghiandole che ne hanno bisogno) e ci
sono metodi per rimetterlo in funzione. Il sistema di trasporto lavora contro il gradiente di
concentrazione, per esempio di fronte ad un livello 1 nel sangue, si può avere un livello 28 nelle
ghiandole salivari, che assorbono e concentrano lo iodio.
Ci sono tessuti che assorbono solo iodio e tessuti che assorbono solo ioduro (il sale) mentre
alcuni tessuti li assorbono tutti e due. Per esempio prostata e stomaco assorbono solo iodio, la
pelle, le ghiandole salivari e la tiroide assorbono solo ioduro, mentre il seno entrambi. Ecco perché
è importante assumere un integratore che contiene al suo interno sia l’una che l’altra forma dello
iodio.
Lo iodio è essenziale nel periodo di sviluppo del feto e nei primi 3 anni di vita per un corretto
sviluppo del sistema nervoso centrale. Fornendo alla madre 12,5 mg di iodio al giorno durante la

648
https://www.youtube.com/watch?v=ZBM2qWKkFxE.
649
Secondo alcuni studi scientifici tale quantità potrebbe essere esagerata, perché il contenuto di iodio delle alghe
(consumate almeno due volte al giorno nelle zuppe secondo la tradizione culinaria giapponese) si perde in parte nel
corso del processo di cottura che ne causa l’evaporazione (lo iodio bolle a 184° C).
174
gravidanza, si svilupperò un bambino con un quoziente intellettivo di circa 20-30 punti maggiore di
quello dei genitori. Ho due pazienti, entrambi dottori, che avevano già 4 figli brillanti, e su mio
consiglio la madre ha assunto 12,5 mg di iodio durante la quinta gravidanza. Il quinto figlio è
risultato assolutamente superiore agli altri per sviluppo intellettivo. Ho visto 10 bambini nella mia
pratica medica la cui madre ha assunto integratori di iodio in gravidanza, e tutti sono
intellettivamente più avanti della loro età secondo i normali parametri, uno di questi, anche se va
in seconda elementare svolge già esercizi della quinta, l’altro a quattro anni già sa contare e
sommare i numeri, riconosce le lettere e le sa scrivere.
È una cosa molto importante questa, a cui fare attenzione, 12,5 mg di iodio al giorno per le
donne incinte sotto forma di pillole o sotto forma liquida di lugol 650. La carenza di iodio può causare
di cretinismo e ritardo mentale, ritardo nello sviluppo fisico e intellettuale.
Lo iodio è essenziale pure per il corretto sviluppo delle ossa, dello scheletro. Leggere carenze di
iodio nei primi anni di vita si possono manifestare come disturbo dell’attenzione. Una volta si
metteva iodio nel sale, nel latte e nel pane, adesso nel latte e nel pane non si mette più, resta lo
iodio nel sale ma ci dicono di diminuire la quantità di sale che assumiamo e questo parta anche a
carenza di iodio nelle madri ed all’aumento di disturbo dell’attenzione. Il problema è che i dottori
spesso consigliano alle donne incinte di diminuire le dosi di sale assunto con l’alimentazione, ma
non dicono mai di assumere contemporaneamente integratori di iodio. Negli anni tra il 1970 e il
200 i livelli di iodio assunti dalla popolazione americana si sono dimezzati, ed al contempo sono
aumentati problemi quali malattie della tiroide, cancro al seno, alla prostata, alle ovaie e
all’endometrio (tutte patologie spesso associate al gozzo, malattia causata dalla carenza di iodio).
L’inefficienza del trasporto dello iodio nei tessuti, negli organi e nelle ghiandole si può verificare
misurando quale percentuale dello iodio assunto viene escreta dal corpo con le urine; se una
persona che assume pochissimo iodio ne butta fuori per esempio il 90%, (o in certi casi addirittura
più del 100%, ovvero ne eliminano più di quanto ne assumano) quando in condizioni normali un
corpo carente di iodio dovrebbe trattenerne il più possibile, abbiamo un’indicazione chiara che è il
sistema di trasporto dello iodio a non funzionare.
L’80% dei vegani soffre di carenza di iodio [lo iodio è presente in discreta quantità anche nei
pesci – N.d.T.], io sono vegetariano, ma il problema è che bisogna mangiare anche le piante
marine, le alghe . dovete imparare a mettere le alghe nelle vostre zuppe di vegetali, a mangiarle
con il riso, a mangiarle ogni giorno, non ogni tanto. In Giappone mangiano alghe tre volte al giorno,
essi mettono le alghe in ogni cibo, e invece di mettere il sale mettono le alghe che sono salate (e
contengono iodio). La tiroide ha bisogno di 6 mg al giorno, il seno ha bisogno di 5 mg al giorno (per
le donne sui 50 kg, ma le donne di maggiore peso o con seno più abbondante hanno bisogno di
una quantità proporzionalmente maggiore); ovviamente gli uomini hanno mammelle più ridotte e
meno bisogno di iodio in quella parte del corpo. Altri tessuti (ghiandole surrenali, timo ovaie,
ipotalamo, etc.) hanno bisogno complessivamente di 2 mg al giorno. Il corpo nel suo complesso
può contenere 1500 mg di iodio; la tiroide al massimo può contenere 50 mg di iodio; il 20% dello
iodio si trova nella pelle; il 32% dello iodio si trova nei muscoli, e se manca lo iodio …
Nei vari organi, ghiandole e tessuti in cui manca lo iodio si possono creare dei noduli,
ingrossamento, disfunzione, tessuto fibroso, disfunzione dell’organo/tessuto, e anche dolore. La
carenza di iodio nelle ovaie e nel seno può causare dolore, può causare anche ovaio policistico.
Anche nei muscoli la carenza di iodio oltre ai sintomi già citati può causare dolore, e quindi dolore,
debolezza (disfunzione del tessuto muscolare) tessuto fibroso, noduli … ritroviamo i sintomi della
fibromialgia. Le donne che conosco che soffrono di fibrocisti al seno mi dicono che quando

650
Va sottolineato che ci sono situazioni in cui l’integrazione dello iodio può essere pericolosa, come già discusso nel
capitolo precedente.
175
assumono lo iodio per questo problema (e per contrastare anche il conseguente dolore al petto)
sentono scomparire anche i dolori muscolari (dei sintomi che per loro erano di secondaria
importanza). L’80% delle donne con dolori muscolari da fibromialgia ottengono un notevole
miglioramento di questo sintomo con la sola integrazione dello iodio. Ovviamente lo iodio non può
curare tutti i casi di fibromialgia, alcuni dei quali hanno una origine meccanica, la compressione
delle vertebre della spina dorsale. La fibromialgia è essenzialmente una diagnosi da cestino della
spazzatura, un po’ come il mal di testa, dal momento che posso avere il mal di testa per colpa di un
tumore cerebrale, perché ho ricevuto una botta in testa … fibromialgia significa che si hanno dei
muscoli che fanno male, ma bisogna andare al di là del sintomo e capire perché fanno male, ed
una delle possibili cause è la carenza di iodio. Allora si può assumere iodio assieme a dei cofattori,
ovvero vitamina B2 e B3, che aiutano ad assorbire lo iodio e a trattenerlo, e si vedrà che molto del
dolore scomparirà piuttosto rapidamente. Le dosi giornaliere raccomandate (negli USA) sono
indicate solo per evitare il gozzo, e non per andare incontro ai bisogni del resto del corpo, delle
singole ghiandole, organi e tessuti menzionati in precedenza, ed il sistema sanitario non menziona
il problema delle sostanze che causano il gozzo perché essendo simili allo iodio si sostituiscono ad
esso inibendone l’assorbimento: cloro, fluoruro, bromo651.
I composti del bromo li hanno messi nel pane la posto dello iodio e li ritroviamo nelle bevande
analcoliche. È il caso di controllare sul dizionario il significato dalla parola “bromismo”; molti dei
nostri ragazzi soffrono di bromismo652. Ci sono paesi nei quali i ragazzini bevono anche 4/5 di
queste bevande al giorno, che contengono un olio vegetale brominato. Uno dei problemi che può
causare il bromismo è il comportamento schizoide, e poi vi chiedete perché i ragazzini che vanno a
scuola hanno comportamenti paranoidi e si uccidono a vicenda e uccidono i professori. Nella
scuola di mio figlio 14 distributori automatici vendono quasi esclusivamente bevande brominate e
molti ragazzi ne bevono anche 3 al giorno. L’integrazione di iodio può eliminare piano piano (nel
giro eventualmente di 3-4 anni) fino al 90% del tessuto fibroso che si è formato nel seno (in questo
lo iodio molecolare I2 è più efficace dello ioduro). Durante l’allattamento il seno cattura più iodio
che non la tiroide.
Il trattamento con lo iodio del tumore benigno al seno è accompagnato dalla riduzione del
volume del seno e remissione dei sintomi della malattia.
Una bassa assunzione di iodio causa uno stato iper-estrogenico (il quale a sua volta riduce la
capacità di assorbimento dello iodio). L’ipotiroidismo è associato con livelli di estrogeni liberi che
arrivano fino all’80%-90%, quando i valori normali sono tra il 40 e il 60%. L’ipertiroidismo è
associato a livelli di estrogeni liberi del 20% circa. L’ormone della tiroide induce la globulina di
legamento dell’ormone sessuale
C’è una interazione di fondo tra gli estrogeni ed i livelli di iodio nel corpo umano, gli estrogeni
inibiscono l’assorbimento dello iodio. Quando si somministra iodio a cellule di tumore si induce
apoptosi, lo iodio combatte il tumore, elimina l’immortalità delle cellule tumorali, significa che
somministrando iodi le cellule tumorali ricevono il segnale che è il loro momento di morire.
Di fronte alla domanda “come è possibile ripristinare la funzionalità del sistema di trasporto
dello iodio nei vari tessuti?” il dottor Flechas risponde che sul suo sito
http://www.helpmythyroid.com ci sono articoli sulla ricerca sullo iodio che sta conducendo nella
sua clinica privata ed in particolare ci sono tre articoli che spiegano come ripristinare tale
funzione. Si tratta degli articoli intitolati:

651
E qui entra in gioco anche il fluoruro contenuto nei dentifrici e negli integratori che purtroppo ancora si danno ai
bambini, con grave danno per la salute.
652
Intossicazione da bromo che causa disturbi del sistema nervoso e gastro-intestinale, nonché di tutti i tessuti, gli
organi, le ghiandole che hanno bisogno di iodio.
176
“vitamin C”, “fibromyalgia” , “sodium iodide symporter”.
Il primo metodo consiste nella somministrazione di 3 grammi di esteri - vitamina C 653.
Il secondo nella somministrazione di alte dosi di iodio.
Il terzo nella somministrazione delle vitamine B2 e B3
Ci sono differenti modi di restaurare la funzionalità del sistema di trasporto e siamo adesso in
grado di documentare che ciò è possibile
Rispondendo ad una domanda sulla cura della fibromialgia il dottor Flechas afferma che bisogna
valutare la storia clinica e i sintomi del paziente. Con la somministrazione di iodio nel giro di un
mese si riducono notevolmente i sintomi del dolore muscolare dell’80% di chi soffre di questa
patologia. Ma bisogna ricordare che una compressione a carico della colonna vertebrale, uno
schiacciamento, di qualche disco, può essere causa di fibromialgia, e in questo caso spesso i malati
soffrono di mal di testa su base giornaliera.
Altre informazioni e riferimenti scientifici sul problema della carenza dello iodio si trovano al link:
http://www.helpmythyroid.com/iodine.htm.

Qui di seguito invece alcune informazioni desunte da una conferenza della dottoressa Sherry
Tenpenny654.
Lo iodio è presente nelle uova, ma ci hanno convinto a mangiarne poche per paura del
colesterolo, è presente nel sale iodato, ma se si mette nell’acqua di cottura evapora sotto forma di
gas, e se il sale iodato è conservato dove c’è alta umidità può perdere fino al 50% del suo
contenuto di iodio. In più l’agricoltura industriale ha spesso deprivato il terreno di iodio.
Le autorità sanitarie non hanno mai predisposto uno studio per stabilire la dose giornaliera di
iodio che è necessaria all’intero corpo umano, ma solo alla tiroide, o meglio spesso viene
raccomandata una dose appena necessaria a impedire lo sviluppo del gozzo.
Il sistema di trasporto dello ioduro di sodio serve a portare iodio in: pancreas, fegato, mucosa
gastrica e intestinale, le ghiandole del cavo nasofaringeo, ghiandole lacrimali, corpo ciliare degli
occhi, plesso coroideo, ghiandole salivarie, mammarie, sudorifere della pelle. Ma non sappiamo
quanto è il bisogno di iodio per tutti questi organi.
L’ormone della tiroide (TSH) aumenta l’attività del sistema di trasporto dello iodio
In caso di problemi con la tiroide a volte si utilizza iodio radioattivo per uccidere le cellule della
tiroide, ma forse quello di cui ci sarebbe bisogno è dello iodio non radioattivo per rimettere in
funzione la tiroide in caso di carenza di iodio.
Il selenio è fortemente correlato con lo iodio, io non prescrivo mai ai miei pazienti lo iodio da
solo, ma lo associo sempre al selenio.
La carenza di selenio può avere un profondo effetto sul metabolismo dell’ormone tiroideo e sul
metabolismo della tiroide stessa, ciò dipende dall’enzima deiodinase di tipo 1, che contiene il
selenio, e che ha un ruolo nel convertire la forma T4 dell’ormone tiroideo nella forma T3. Per
questo alcune forme di “ipotiroidismo” in realtà corrispondono a carenza sia di iodio che di
selenio.
Una prolungata carenza di selenio e di iodio può portare a una forma di ipotiroidismo dei tessuti
e danneggiare la funzionalità cerebrale655.
653
Una formulazione della vitamina C di facile assorbimento come per esempio questi prodotti
http://www.solgar.it/prodotti/item/574-ester-c-plus-500 ; http://www.solgar.it/prodotti/item/575-ester-c-plus-
1000#, http://arganiascorbile.it/materie-prime/469-ascorbil-palmitato-esteri-della-vitamina-c-100g.html.
654
https://www.youtube.com/watch?v=hMjKmi12UX0.
655
La dottoressa si riferisce al seguente studio compiuto su ratti: Effects of selenium and iodine deficiency on thyroid
hormone concentrations in the central nervous system of the rat, pubblicato su European Journal of Endocrinology
1997 Mar;136(3):316-23, autori Campos-Barros A, Meinhold H, Walzog B, Behne D;
177
La carenza di selenio impedisce la disintossicazione della tiroide, ed in presenza di concomitante
carenza di iodio ciò può portare alla morte delle cellule, oppure può portare a tutti gli alti e bassi
della tiroidite di Hashimoto. Anche leggere carenze di selenio possono contribuire allo sviluppo di
patologie autoimmuni della tiroide (Hashimoto). Secondo alcuni studi scientifici il 40% dei malati di
tiroidite di Hashimoto può guarire con l’integrazione di selenio.
Anche una intossicazione di mercurio può causare problemi alla tiroide
I livelli considerati normali dell’ormone TSH sono tra 0,5 e 5, ma quelli ottimali in realtà sono tra
0,3 e 3,3, e quelli davvero eccellenti tra 0,1 e 1,5.
Qui finisce per adesso la trascrizione degli elementi più importanti della conferenza della
dottoressa Tenpenny (che forse porterò avanti in una prossima edizione del libro). Adesso
continuiamo la trattazione sullo iodio partendo da alcuni articoli scientifici.
Le analisi statistiche mediche ufficialmente condotte da enti governativi negli Stati Uniti 656,
hanno mostrato una continua e preoccupante diminuzione dei livelli medi di iodio assunti dalla
popolazione, il che porta a pensare che il cambiamento nello stile di vita, nell’alimentazione, ma
anche nella coltivazione dei vegetali commestibili (abbiamo visto come la coltivazione intensiva su
largi appezzamenti di terra con l’utilizzo di sostanze chimiche come fertilizzanti e pesticidi abbia
ridotto il tenore di zolfo e boro nei nostri alimenti) possa essere responsabile di questa
problematica.L’articolo citato, pur facendo riferimento a dosi raccomandate giornaliere alquanto
basse (0,15 mg per gli adulti in genere e 0,2 mg per le donne incinte) riferisce che oltre ad un
aumento di gozzo, si deve alla carenza di iodio un aumento del rischio di sviluppare una scarsa
intelligenza.
L’articolo What’s Happening to Our Iodine? (“Cosa sta succedendo al nostro iodio?”) 657 ci
informa che attualmente circa un terzo della popolazione mondiale vive in zone dove c’è una
carenza di iodio e che tale problematica non è diffusa solo tra i paesi poveri, ma anche nelle ricche
nazioni occidentali. L’articolo può essere un buon punto di partenza per comprendere il perché lo
iodio possa essere essenziale e perché la sua carenza possa essere così preoccupante. Gli ormoni
secreti dalla ghiandola tiroide658, indicati con i simboli di T4 e T3, sono composti di iodio
rispettivamente per il 65% ed il 59% del loro peso molecolare, e a tal scopo la tiroide deve
concentrare lo iodio presente nel sangue prima di utilizzarlo per sintetizzare tali ormoni. A loro
volta gli ormoni agiscono attivando dei recettori specifici, che possono essere attivati solo da tali
molecole, come se il recettore fosse una serratura che viene aperta solo da quella chiave. Tali
recettori attivano l’espressione dei geni nelle cellule dei tessuti dove i recettori sono presenti,
ovvero inducono la produzione di specifiche proteine secondo le istruzioni contenute nel DNA. I
recettori per gli ormoni T4 e T3 si trovano soprattutto nel fegato, nella ghiandola pituitaria nei
muscoli e nel cervello in via di sviluppo. Già questo dovrebbe metterci tutti in allerta: il cervello che
si sviluppa, prima nel feto e poi nel bambino, dipende fortemente dal rifornimento di iodio nel
nostro organismo.
Per quanto detto in precedenza una carenza di iodio può portare ad una impossibilità materiale di
produrre gli ormoni della tiroide e alla lunga al malfunzionamento di tutti quei tessuti in cui sono
presenti i recettori, portando ad una condizione patologica detta ipotiroidismo, che porta ad un
generale diminuzione dell’attività metabolica del corpo ad un suo “rallentamento psico-fisico”. I
sintomi dell’ipotiroidismo sono da stanchezza, spossatezza, debolezza, pressione bassa, aumento di
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9100558.
656
Iodine nutrition in the United States. Trends and public health implications: iodine excretion data from National
Health and Nutrition Examination Surveys I and III (1971-1974 and 1988-1994) , Journal of Clinical Endocrinology and
Metabolism. 1998 Oct;83(10):3401-8, autori Hollowell JG, Staehling NW, et al;
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9768638 .
657
The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2011, Volume 83, Issue 10, autore Dunn J T;
http://press.endocrine.org/doi/10.1210/jcem.83.10.5209 .
658
Una ghiandola a forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo, davanti alla trachea .
178
peso, depressione, problemi con la memoria, sensazione di freddo, pelle secca, ruvida, e fragilità del
capello. Tra gli effetti collaterali della carenza di iodio ci sono anche il gozzo (la prima
problematica studiata in relazione alla carenza di iodio circa un secolo fa), il ritardo mentale, il
danneggiamento delle facoltà riproduttive, e persino una diminuzione delle speranze di
sopravvivenza dei bambini, tutti problemi connessi con il malfunzionamento della tiroide, e spesso
causati da una carenza di iodio.
Giornalmente circa il 90% dello iodio viene eliminato dal nostro organismo attraverso l’urina, e
la concentrazione di iodio nell’urina fornisce una misura indiretta dei livelli di iodio assunto.
Nell’articolo citato si fa riferimento ancora alle dosi raccomandate di 0,15 mg di iodio ma si legge
un’affermazione importante che è il caso di riportare testualmente
Il limite superiore per una sicura assunzione dello iodio è incerto e varia
largamente tra gli individui e tra le popolazioni (…). Assunzioni fino ad 1 mg di
iodio al giorno sono sicure per la maggior parte della popolazione, e quantità molto
maggiori sono generalmente tollerate senza problemi.
L’eccesso di iodio, è noto, può portare ad una forma di ipertiroidismo (detta anche tireotossicosi),
altra condizione patologica, con sintomi per lo più diametralmente opposti a quelli
dell’ipotiroidismo, dal momento che l’eccessiva produzione di ormoni tiroidei porta ad
un’accelerazione (eccessiva e preoccupante) del metabolismo del corpo: perdita di peso, magrezza,
nervosismo, eccessiva sudorazione, sensazione continua di calore, battito cardiaco accelerato. ansia,
insonnia, tremore alle mani, alcune forme di gozzo.
La carenza di iodio non incide solo sulla tiroide o sui tessuti connessi alla tiroide per mezzo degli
specifici recettori tiroidei. Per esempio il seno fibrocistico (formazione di tanti piccoli noduli
correlata spesso a dolore al seno) è una condizione che risponde spesso positivamente
all’integrazione di iodio, soprattutto nella forma molecolare (I 2) piuttosto che nella forma di ioduro.
Il motivo di tale correlazione non è chiaro, ma gli studi scientifici a tal proposito sono abbastanza
chiari659.
In generale è il caso di stare attenti all’integrazione di iodio quando si soffre di ipertiroidismo
(per i motivi su esposti), ma anche in caso di morbo di Addison (insufficienza corticosurrenale
primaria cronica), problemi cardiaci, miotonia congenita, tubercolosi, bronchite acuta, o
danneggiamento della funzionalità renale. Curiosamente in certi pazienti l’uso prolungato di ioduri
può causare ipotiroidismo. È controindicato utilizzare lo iodio assieme a litio o farmaci antitiroidei,
farmaci contenenti potassio, alcuni diuretici e ACE inibitori (ci possono essere gravi ripercussioni a
livello cardiaco). Tutto questo spiega come il fai da te possa essere rischioso soprattutto se si soffre
di qualche patologia o si assumono dei farmaci, e dovrebbe motivare il paziente che vorrebbe
integrare lo iodio a consultarsi con un proprio medico di fiducia.
Detto questo andiamo ad analizzare alcune ricerche recenti che vanno un poco oltre le linee guida
ufficiali, pubblicate su una rivista poco conosciuta, per quanto menzionata anche su pubmed, che si
chiama The Original Internist660.
Iniziamo con l’articolo Optimum Levels of Iodine for Greatest Mental and Physical Health
(“Livelli ottimali di iodio per il maggiore benessere fisico e mentale”) 661, che riporta studi compiuti
già all’inizio del 1900, riguardo alla prevenzione del gozzo. Il primo di essi è stato compiuto su una
campione di popolazione studentesca femminile (10-18 anni) in una città statunitense dove il gozzo
era endemico tra la popolazione (e particolarmente diffuso tra le ragazze nell’età della pubertà); la
dose somministrata era di 0,2 grammi di ioduro di sodio (NaI) al giorno per dieci giorni per un
primo ciclo in primavera, seguito da un secondo ciclo dopo sei mesi. Si tratta quindi di una dose
659
Iodine replacement in fibrocystic disease of the breast. Canadian Journal of Surgery 1993 Oct;36(5):453-60, autori
Ghent WR, Eskin BA, Low DA, Hill LP; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8221402 .
660
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/nlmcatalog?term=The%20original%20internist%5BTitle%5D; vedi anche
http://www.worldcat.org/title/original-internist-a-scientific-publication-on-natural-health-care/oclc/43303604 .
661
The Original Internist, 9:5-20, 2002, autori Abraham, G.E., Flechas, J.D., Hakala, J.C.
179
circa 1000 volte maggiore di quella attualmente raccomandata, anche se bisogna dire che facendo la
media giornaliera, ovvero suddividendo la quantità totale di 4 grammi per 365 giorni, si arriva 12
mg al giorno di ioduro che corrispondono a 9 mg di Iodio. Il risultato è stato che dopo due anni e
mezzo ci sono stati 495 casi di gozzo nel gruppo di controllo, e soli 5 nel gruppo di ragazze che
hanno assunto l’integratore di iodio662, e lo iodismo (effetto collaterale dovuto all’eccessiva
assunzione di iodio) è stato registrato nello 0,5 % dei soggetti.
Uno studio simile, condotto in Svizzera con dosi molto ridotte di 10-15 mg di iodio alla
settimana, ovvero circa 2 mg di iodio al giorno 663, ha portato ad una valido risultato in termini di
prevenzione del gozzo, e nessun caso di iodismo.
L’articolo Optimum Levels of Iodine for Greatest Mental and Physical Health cita quindi il
fatto che in Giappone per tradizione vengono consumate alghe nelle zuppe (spesso anche due volte
al giorno) per un consumo totale di iodio che aumenta nella popolazione che vive lungo la costa e
diminuisce nella popolazione che vive nelle zone interne. E in se queste ultime è stato misurata
un’assunzione di iodio di circa 4 mg al giorno (dedotti dai 3,4 mg al litro mediamente escreti
nell’urina)664, è evidente che i giapponesi che vivono sulla costa assumono circa 100 volte la dose di
iodio raccomandata dalle nostre autorità sanitarie (una decina di mg al giorno). Secondo gli autori
dell’articolo l’assunzione media di iodio da parte delle persone che vivono sulla costa del Giappone
arriva a 13 mg, sebbene altri autori contestano tale dato (la quantità di iodio presente nelle alghe
prima della cottura in genere diminuisce perché lo iodio sotto forma di I 2 è un gas ed in parte
evapora).
È importante notare che dosi giornaliere di 0,1 ml Lugol al 5% (una soluzione a base di iodio
puro e ioduro di potassio, un tipico integratore di iodio) vengono consigliate nella 19 a edizione
(1995) del libro Remington’s Science and Practice of Pharmacy, e tale dose corrisponde per
l’appunto a 12,5 mg di iodio.
Una cosa molto importante da notare, evidenziata da Ghent et al. 665, è che si è passati da una
incidenza di appena il 3% del seno fibrocistico nel 1928 ad una incidenza dell’89% nel 1973666. Nei
primi anni del 1900 il Lugol era molto più conosciuto e utilizzato, ogni farmacia poteva procurarlo
ai propri clienti (oggi invece bisogna cercare una farmacia galenica, attrezzata un piccolo
laboratorio per la preparazione del farmaco), in seguito con l’avvento di linee guida (diramate dai
vari ministeri della sanità) che si basavano su dosi giornaliere raccomandate molto più basse, è
possibile che la carenza di iodio abbia portato alla diffusione di tale patologia.
Finito di descrivere la lunga (ma interessantissima) introduzione dell’articolo, veniamo al piccolo
studio su 10 pazienti di sesso femminile che in esso viene descritto, utilizzando delle pastiglie
contenenti 5 mg di iodio e 7,5 mg di ioduro di potassio. I risultati sono stati quelli di normalizzare il
livello ematico di piastrine e in due soggetti di normalizzare i livelli dell’ormone TSH (che prima
erano a livelli di ipotiroidismo subclinico, ovvero fase che può facilmente preludere
all’ipotiroidismo vero e proprio) . L’integrazione di iodio ha portato alla scomparsa dei sintomi di
662
Prevention and treatment of simple goiter Atlantic Journal of Medicine 1923 26:437-442, autore Marine D; non
ritracciabile per esteso sul web ma citato da numerosi altri articoli .
663
The prevention of simple goiter in man The Journal of Laboratory and CLinical Medicin 1917, vol 3 n. 1: 40-49,
autori Marine D. Kimball O. P.; http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1753-4887.1975.tb05112.x/abstract .
664
Clinical evaluation of the iodide/creatinine ratio of casual urine samples as an index of daily iodide excretion in a
population study Endocrinology Journal 1993 Feb;40(1):163-9; autori Konno N, Yuri K, Miura K, Kumagai M, Murakami
S; abstract su https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7951490, articolo completo su
https://www.jstage.jst.go.jp/article/endocrj1993/40/1/40_1_163/_pdf .
665
Iodine replacement in fibrocystic disease of the breast Canadian Journal of Surgery, 1993; 36:453-460; autori
Ghent W, Eskin B, Low D, and Hill L; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8221402.
666
Pathologico-anatomical and clinical investigations of fibroadenomatosis cystica mammae and its relations to
other pathological conditions in mammae especially cancer, Acta Chiropratrica Scandinava, 1928; 10:1-48, autore
Sem BC. Mammary duct proliferation in the elderly: A histopathologic study, Cancer, 1973; 31:130-137, autori
Kramer WM, Rubin BF; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4345607.
180
dolore al seno, tremore e “sindrome delle gambe senza riposo” 667.
In conclusione nell’articolo si passano in rassegna diversi studi che collegano il tumore al senso
alla carenza di iodio, forse anche a causa della mancata esplicazione dell’attività antiossidante degli
ioduri.
L’articolo The thyroid, iodine and breast cancer668 ci informa sulla maggiore probabilità di
ammalarsi di malattie autoimmuni della tiroide (e altri problemi tiroidei) per le donne con cancro al
seno e ci ricorda che le malattie della tiroide e il cancro al seno (nonché l’osteoporosi) hanno in
comune un picco di incidenza dopo la menopausa). Inoltre è particolarmente importante la
conclusion dell’abstract dell’articolo:
Un’area nella quale le funzioni della tiroide e il seno si sovrappongono e
l’utilizzazione dello iodio assunto con la dieta. I risultati sperimentali che mostrano
l’abilità dello iodio o delle alghe ricche di iodio di inibire lo sviluppo dei tumori del
seno è supportata dalla relativamente bassa percentuale di tumori al seno nelle
donne giapponesi che consumano una dieta ricca di alghe contenenti iodio.
Un possibile meccanismo esplicativo dell’azione curative/preventiva dello iodio rispetto al
tumore al seno sono alcune ricerche che mostrano che lo iodio inibisce la promozione del cancro
attraverso la modulazione della via metabolica degli estrogeni669.
Di questa connessione parla anche l’articolo Iodine and mammary cancer 670, che afferma in
maniera molto chiara come lo iodio sia essenziale per la normale funzionalità del seno nei
mammiferi e che la sua mancanza può portare a diverse problematiche, incluso il tumore. Pur se
questo articolo come altri non si sbilancia troppo, conclude che ci sono grandi potenzialità per
l’utilizzo dello iodio nella prevenzione e nella cura del cancro al seno.
Per ulteriori approfondimenti cito il libro Breast Cancer and Iodine : How to Prevent and How
to Survive Breast Cancer (“Cancro al seno e iodio: come prevenire e come sopravvivere al tumore
al seno”) del dottor David Darry, l’articolo Transdermal Breast Cancer Treatments671 del dottor
Sircus che parla anche di applicazioni transdermiche di iodio sul seno; l’articolo Iodine prevents
breast cancer su Natural News672.
E adesso trattiamo un po’ più in dettaglio il rapporto tra selenio iodio e tiroide. L’articolo
Selenium and the thyroid gland: more good news for clinicians673 ci informa che la tiroide è
l’organo del nostro corpo a più alto contenuto di selenio (per grammo di tessuto) e che nei pazienti
col morbo di Hashimoto e nelle donne incinte con anticorpi con