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Lezione n°18 Professore Bussolino 29/03/17

Il ciclo delle purine è legato a un accumulo di acido urico che è poco solubile. Abbiamo due
patologie conclamate, una, la gotta, in netta diminuzione, i casi si vedono in maniera
estremamente ormai rara.

Nell’altro caso (calcolosi) si può avere la formazione di cristalli di acido urico. Nell’immagine si può
vedere un campione di urina al microscopio in cui si possono notare dei cristalli regolari, appuntiti
e luminescenti. Questi cristalli possono precipitare sia a livello del rene (come si può vedere
nell’immagine) ma anche delle piccole articolazioni, ovvero quelle delle mani dei piedi. (Sono
grosse articolazioni per esempio quelle del gomito, ginocchio e spalla e ci sono forme
infiammatorie che colpiscono le grandi articolazioni che hanno caratteristiche fondamentalmente
diverse.) In questi noduli avviene la stessa cosa che avviene quando abbiamo una reazione a
corpo estraneo, cioè come nell’aterosclerosi: si instaura un’infiammazione all’inizio acuta, dove
tutti gli scopi infiammatori hanno come fine ultimo l’eliminare l’oggetto estraneo, quando
quest’oggetto estraneo è ineliminabile, come per esempio qualcosa di organico o una pallottola di
fucile, si crea intorno una reazione cronica che causa stati infiammatori cronici estremamente
dolorosi. ​L’iperuricemia​, sia nella forma gottosa sia legata alla calcolosi renale, senza ancora questi
sintomi conclamati, fa parte di un quadro definito di ​sindrome metabolica​ caratterizzato
dall’ipertensione, obesità, dalla dislipidemia e dal diabete di tipo 2. Quest’ultime sono tutte
patologie dovute a stili di vita errati, caratterizzati indubbiamente non da ristrettezze alimentari
quanto da abbondanza alimentare. L’iperuricemia può caratterizzare quadri anche molto più
generali di malattie cardiopatiche che possono andare dall’ipertensione essenziale al rischio di
infarto o all’insufficienza cardiaca, è quindi un sintomo che un medico deve sempre tenere in
considerazione come una spia di un dismetabolismo che può poi focalizzarsi in patologie più
conclamate.

Legate al metabolismo delle purine ci sono altre due malattie trasmesse in maniera mendeliana:
una è ​l’immunodeficienza ereditaria,​ che è dovuta a deficit dell’​adenina deaminasi​ (SCID) e
quindi di quell’enzima che deamina l’adenina e la fa diventare inosina e quindi, anche se è un
enzima che noi inquadriamo in un pathway metabolico, l’effetto di questo deficit non è un
iperuricemia, ma patologia che con l’acido urico c’entra poco. Questo significa che nell’ottica del

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fatto che noi viviamo grazie a una rete genica e che le nostre proteine fanno più cose e che il loro
output è determinato da un sistema complesso, da una rete di interazioni, si può capire come
questa adenina deaminasi, oltre a partecipare al metabolismo delle purine, ha anche funzioni
ancor non ben chiarite che la legano a un deficit congenito e a un disordine immunologico.
L’immunodeficienza congenita si differenzia da quella acquisita che è quella di tipo virale, non solo
da HIV ma anche da una serie di altri virus.

L’altra malattia (​sindrome di Lesch-Nyan​) è determinata dal difetto ​dell’ipoxantina/guanina


fosforibosiltransferasi​, cioè quell’enzima caratteristico della via di salvataggio che ha il compito di
tagliare il legame glicosidico tra guanina o ipoxantina per fare riboso-1-fosfato e la base azotata.
Se abbiamo un deficit di questa proteina abbiamo una ridotta efficienza della via di salvataggio
perché arriviamo al nucleoside e non siamo più in grado di fare la base azotata e quindi di
recuperarla. Questo determina un maggiore afflusso nei confronti della via catabolica, che causa
iperuricemia. Nella sindrome di Nisch-Liemann l’iperuricemia è un effetto sine cura, poco
importante, tale sindrome è infatti prevalentemente caratterizzata da gravi disturbi psichiatrici,
che possono arrivare all’automutilazione che è un quadro psicotico tipico di questi malati (non
tutti gli psicotici arrivano all’automutilazione).

Esiste un farmaco estremamente efficiente per ridurre l’iperuricemia,


chiamato ​allopurinolo. ​L’allopurinolo ha una struttura simile a una base
azotata ed è un inibitore per competizione della ​xantina ossidasi,​ cioè
dell’ultimo enzima che porta alla formazione da ipoxantina o da guanina ad
acido urico. Di solito l’iperuricemia si accompagna a ​iperuricuria​, infatti se
uno produce tanto acido urico, si cerca in qualche modo di eliminarlo e lo si
elimina attraverso il conduttore renale.

L’uracile e le basi azotate possono andare


incontro a ​tatutomeria chetoenolica,​ che è
un equilibrio non indotto. Quando la base
si trova nella forma enolica si può
immaginare come i due gruppi OH per
quanto siano acidi deboli possono
deprotonarsi. La pKa è alta, tuttavia
quando sono deprotonati e legano un catione, il prodotto di solubilità di questo catione è molto
basso, cioè precipitano facilmente. Per evitare questa precipitazione evidentemente si cerca di
alcalinizzare​ le urine perché così si permette la formazione della forma chetonica e si riduce la
possibilità di avere dei sali che precipitano. Un presidio efficiente associato all’iperuricuria è quello
di prendere ​bicarbonato​ o, meglio ancora, la ​citrosodina​ che sono basi e sono sufficienti ad
alcalinizzare il pH delle urine che fisiologicamente è acido, intorno a 5. Infatti le urine servono a
eliminare l’eccesso di protoni che produciamo, se noi le alcalinizziamo portandole intorno ai 6.5
questo inibisce la precipitazione. Se però l’alcalinizzazione è eccessiva si ha l’effetto negativo di
facilitare le infezioni batteriche. Uno dei presidi per evitare che le urine si contaminino di batteri
(cosa che soprattutto nelle donne è frequente perché l’uretra è più corta) è il ph acido delle urine

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che sfavorisce la crescita batterica.

SINTESI DELLE PIRIMIDINE

La sintesi delle pirimidine ha una filosofia opposta alla sintesi delle purine, in quanto per
quest’ultime si monta sullo zucchero la base azotata, per le pirimidine invece si fa la base azotata e
poi la si trasferisce sullo zucchero, che è sempre la forma attiva del ribosio-5-fosfato, quindi il
5-fosforibosilpirofosfato​. L’anello pirimidinico è fatto da due pezzi che derivano dal
carbamoilfosfato​ e ​dall’acido aspartico​. Anche questa è una ​via epatica e citosolica​. Purine e
pirimidine sono fatte nel fegato. Dopodiché si prende la base azotata e si fa UTP. La base azotata
viene montata sul fosforibosilpirofosfato e poi può essere metilata a CTP, trasformata in TMP e
andare verso la sintesi del DNA. Il carbamoilfosfato si trova in due vie metaboliche:

● anabolismo delle pirimidine


● catabolismo degli amminoacidi, ovvero entrata del ciclo del’urea.

Si parte dal bicarbonato HCO​3​-​ e ne si attiva transitoriamente uno dei gruppi alcolici, producendo il
carbossifosfato​ e poi si ha come output finale l’ingresso di una molecola di NH​2 a​ formare
carbammato. ​Il carbammato viene poi fosforilato a ​carbamoilfosfato,​ che sarebbe la forma
attivata. Più nello specifico: il doppietto elettronico libero del gruppo NH​2 ​della glutammina funge
da nucleofilo per la carica parziale positiva del dipolo carbonio-ossigeno del gruppo carbonilico
(del carbossifosfato). Questi due elettroni sono attratti dalla carica parziale e questa carica parziale

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è esaltata dalla presenza del fosfato e otteniamo l’acido carbammico. L’acido carbammico, sia per
entrare nel ciclo dell’urea che nella via di sintesi delle pirimidine, deve essere ulteriormente
attivato a carbamoilfosfato. Quindi viene reintrodotta una molecola di fosfato da dove l’avevamo
tolta. L’altro gruppo alcolico del bicarbonato, che è deprotonato, è la sede in cui leghiamo NH​2​.

La ​carbamoilfosfato sintetasi​ è codficata da due geni diversi, uno per le pirimidine e l’altro per il
ciclo dell’urea. Le differenze tra i due geni sono:

● Il luogo di lavoro, in quanto la ​carbamoilfosfato sintetasi 2​ sta nel ​citoplasma​ per la sintesi
di pirimidine citoplasmatiche, mentre la ​carbamoilfosfato sintetasi 1​ per il ciclo dell’urea
(un metabolismo che un po’ avviene nel mitocondrio e un po’ nel citoplasma) sta nel
mitocondrio​ e quindi la carbamoilfosfato sintetasi 1 è mitocondriale.
● Il donatore del gruppo NH​2​: il substrato di questi due enzimi è uguale per quanto riguarda
ATP (2 molecole) e bicarbonato (1 molecola), ma nel caso della carbamoilfosfato sintetasi
2 per la sintesi delle pirimidine il donatore è la ​glutammina​, nel caso del ciclo dell’urea si
usa ​NH​3​ o ​ione ammonio​ libero.

Il carbamoilfosfato più
l’aspartato formano una
struttura aperta: si lega
l’aminogruppo
dell’aspartato con il
carbamoilfosfato, facendo
uscire il fosfato e
formando un legame
diammide. Questa
struttura si chiama
carbamoilaspartato​. Poi
avviene una serie di
reazioni multiple (che tagliamo ☺) per formare la struttura chiusa. La base azotata è infatti per
antonomasia chiusa. Otteniamo la chiusura utilizzando l’amminogruppo del carbamoilfosfato che
proveniva dalla glutammina (in blu) con il gruppo carbossilico che si trovava sulla catena laterale
dell’aspartato. Si arriva a tutti gli effetti alla base azotata, che però è ancora lontana dall’essere
una base azotata che entra nei nucleotidi; questa base azotata frutto della chiusura dell’anello si
chiama ​acido diidroorotico​. La prima cosa che facciamo per avvicinarsi alla base azotata degli acidi
nucleici è togliere gli idrogeni andando ad ossidare la molecola. Dall’acido diidroorotico, ad opera
di una specifica deidrogenasi, otteniamo ​acido orotico,​ che è la base azotata che viene montata
sul riboso.

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Quindi prendiamo la base e il 5-fosforibosilpirofosfato, dove il


pirofosfato è la parte che permette l’attivazione e la formazione,
sul carbonio 1 anomerico, del ​legame N-glicosidico,​ formando da
un nucleoside un nucleotide chiamato ​orotidilato​.

Basta poi una reazione di


decarbossilazione​, cioè
l’eliminazione di un gruppo
carbossilico per ottenere UMP
(uridilato). Dunque, l’UMP è
soltanto l’OMP (orotidilato)
decarbossilato

L’UTP, per confezionare la base azotata


piridimindinica necessaria alla sintesi del
DNA ,va incontro a una aminazione, dove il
donatore è la glutammina, e otteniamo CTP.

In questo modo abbiamo le basi necessarie per fare parte dei nostri acidi nucleici, ci manca la base
azotata TMP, specifica del DNA. L’evoluzione poteva scegliere diverse strategie:

● Poteva produrre la base azotata ossidata, ovvero un TMP inutile per poi andarlo a ridurre
● Poteva, come ha fatto, prendere i nucleotidi che fanno parte di quello che può in potenza
essere trasformato in maniera più semplice in TMP, ovvero dall’ADP si può fare dADP, da
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GTP dGTP, dal CTP dCTP. Questi tre, modificandolo lo zucchero, rientrano nel DNA. L’UDP
viene ridotto a uridindeossiriboso, che poi viene metilato dalla ​timidilato sintasi​ a formare
TMP specifico per il DNA.

L’alternativa era fare dall’UDP, con il riboso in stato ossidato, un TDP e poi ridurlo a dTDP, ma dal
punto di vista funzionale ottenere timidilato nella forma in cui il riboso è nella forma ossidata non
serve a nulla, invece avere UDP serve sia per fare acidi ribonucleici, sia potenzialmente per fare
acidi desossiribonucleici trasformandolo con semplice metilazione, per esempio, nella base
corretta, così che si facciano meno sprechi.

La sintesi degli acidi desossiribonucleici


prevede dunque una strategia comune che è la
riduzione del ribosio e poi si prende dUMP e lo
si metila a dTMP. Si ha un enzima unico
(​ribonucleotide​ ​reduttasi​) che riconosce come
substrato tutti e quattro i nucleotidi e ne riduce
il gruppo ossidrilico in posizione 2’. Il vantaggio
di avere un unico enzima è che permette un
facile coordinamento della sintesi del DNA. Per
sintetizzare DNA si ha necessità di quantità
equimolare delle quattro basi che formano il
DNA, quindi è più facile coordinare un unico
enzima piuttosto che coordinarne quattro più
specifici. È come voler organizzare le luci a casa
propria, accendendole e spegnendole da un
unico contatore generale. Se avessimo per ogni
interruttore un comando di accendimento o
spegnimento a valle sarebbe tutto più
complesso. Quindi si ha sistema che riduce gli
zuccheri di tutte le basi.

La ribonucleotide reduttasi prende OH in posizione 2’ e lo riduce eliminando l’ossigeno, ma non è


una vera e propria reazione di ossidoriduzione. Il termine reduttasi era stato dato in termini
storici, guardando il risultato finale della reazione, quando ancora il meccanismo d’azione non era
chiaro. In realtà è una ​reazione radicalica​ in cui H​- ​sostituisce un OH​- .​ Fosse stata una reazione

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redox avremmo dovuto avere un protone al posto di uno ione idruro.

Questo enzima è fatto da quattro subunità, due alfa e due beta. Il sito catalitico è compreso dalla
subunità beta, in cui è importante un residuo di ​tirosina​, e due residui di ​cisteina​ presenti sulla
subunità alfa. Poi ci sono due siti allosterici, infatti questo enzima deve essere regolato in modo da
rendere disponibile a una cellula che va in replicazione una quantità equimolare di basi azotate.

Un sistema di controllo di questo tipo deve prevedere due funzioni:

● la prima è dire se c’è reale necessità di deossinucleotidi oppure no.


● la seconda funzione è quella di impostare la scelta del substrato da ridurre: prima un po’ di
ADP, UDP e così via.

Ci sono due siti catalitici:

● Il primo dice all’enzima se deve funzionare o meno e l’effettore allosterico negativo o


positivo è uno dei substrati o prodotti della reazione: l’adenina. Quindi l’ATP sarà effettore
allosterico positivo, mentre il dATP (uno dei prodotti della reazione) sarà effettore
allosterico negativo. Se noi abbiamo poco dATP e la cellula si trova in una ricchezza
energetica per fare neosintesi e replicare il DNA, la combinata di questi due sistemi fa sì
che la reduttasi inizi a lavorare.
● Invece il sito che dice quale substrato utilizzare è un sito che, a seconda della
combinazione dei nucleotidi liberi, decide di lavorare in un modo piuttosto che in un altro.
La scelta di utilizzare l’ATP come substrato per fare dATP dipende da una serie di
combinazioni, ad esempio se noi abbiamo dGTP questo favorisce la riduzione dell’ATP.
Quindi a seconda della quantità di prodotti fatti, la macchina decide di farne degli altri. Il
sito di specificità è legato quindi alla combinazione della disponibilità dei prodotti fatti. In
poche parole se abbiamo già sintetizzato dGTP, questo si legherà al sito regolatorio e gli

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dirà di smettere di utilizzare GTP e di iniziare a utilizzare UMP. (Le singole combinazioni
che si trovano sulle slide non sono da sapere).

Di quest’enzima dobbiamo capire due cose: prima come facciamo a sostituire un OH​- ​con un H​- ​e
in secondo luogo come possiamo rigenerare l’enzima in modo tale che possa continuare a
lavorare, dal momento che l’enzima non si distrugge mai.

Nel sito catalitico è importante il


residuo di tirosina che è sotto forma di
radicale, poi ci sono due cisteine
importanti, che realmente partecipano
agli scambi, più una cisteina di
appoggio. Ci sono dei passaggi
intermedi in modo da superare la
distanza tra i vari punti che bisogna
toccare: se i gruppi funzionali che
danno origine allo scambio fossero
molto vicini, di pochi nm per esempio,
non sarebbe necessario fare queste
tappe, ma di fatto la struttura del
riboso e del sito catalitico non permette
la reazione se non con il passaggio da
un gruppo funzionale all’altro.

Quindi, come nel meccanismo della


vitamina B12, abbiamo uno scambio
della forma radicalica, cioè lo zolfo
diventa radicale e il radicale ossigeno
della tirosina diventa gruppo OH. A questo punto il ​secondo passaggio​ prevede un ulteriore
avvicinamento: l’idrogeno in 3’ viene perso e abbiamo lo zolfo radicalico che diventa gruppo SH.
Contemporaneamente, una cisteina dona il suo idrogeno all’ossidrile in posizione 2’. La ​terza
tappa​ è l’uscita di una molecola di acqua, dopo la quale ci troviamo in una situazione con un
carbocatione (C​+​), mentre tutto il resto rimane immutato. Per iniziare a ripristinare situazione
iniziale, dobbiamo posizionare due idrogeni che arrivano dalle due cisteine importanti. Questi
finiscono sul C 2’ e sul C 3’ e si ha uno scambio del radicale e la formazione di un ponte disolfuro. A
questo punto la reazione ha avuto successo, noi abbiamo ottenuto da un ossiribonucleotide un
deossiribonucleotide​. Ora bisogna rigenerare l’enzima, ritornando allo status quo in due modi,
prima riducendo il ponte disolfuro e in secondo luogo rifacendo lo scambio tra radicale (S°) e il
gruppo che era il radicale iniziale(OH°). Questo scambio avviene semplicemente, mentre la
riduzione del ponte disolfuro avviene grazie a un intervento esterno.

Per ridurre le due cisteine ossidate a formare il ponte disolfuro dobbiamo avere un donatore di
elettroni. L’evoluzione ha scelto qualcosa di simile: due molecole di glutatione. Una proteina detta
glutaredoxina,​ che sta in forma ridotta, si ossida e diventa ​glutaredoxina ossidata​ e riduce il

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nostro sistema. Per


ripristinare il sistema, la
glutaredoxina ossidata
reagisce con due
molecole di glutatione
ridotto, formando una
molecola di glutatione
ossidato. Per generare
glutatione ridotto
abbiamo la ​glutatione
reduttasi​ che utilizza
NADPH​ (e che abbiamo
discusso nel globulo
rosso e nella carenza di glutatione-6-fosfato deidrogenasi che dà malattia emolitica).

Si può avere un’altra via simile che utilizza un’altra proteina detta ​tioredoxina,​ che sta in forma
ridotta e viene ossidata in tioredoxina ossidata. Poi abbiamo una ​tioredoxina reduttasi​ che ha
come gruppo prostetico, covalentemente legato, una molecola di ​FADH​2​, che si ossida riducendo
la tioredoxina e può poi essere rigenerato sempre utilizzando NADPH.

L’ultimo punto da vedere è


quello che ci porta alla
formazione di quell’unica
base azotata specifica del
DNA che non abbiamo
ancora toccato. Abbiamo
che la ribonucleotide
reduttasi produce il dUDP
e il dCDP, ma a noi serve il
dTMP. Ci sono due
possibilità, una è quella di
metilare il dUMP. C’è da
ricordare che la
ribonucleotide reduttasi
“sputa fuori” il nucleotide
nella forma con due
fosfati: alfa e beta. Poi
dobbiamo fare alcuni
passaggi di fosforilazione e
defosforilazione. Una fonte alternativa al dTMP è l’altra base azotata pirimidinica, il CDP, che può
essere defosforilato a CMP, poi deaminato a UMP e l’UMP metilato in TMP. Il più semplice dunque
è l’uracile a cui si può aggiungere un metile o un gruppo NH​2​. Il dUMP è il substrato di un enzima
che si chiama ​timidilato​ ​sintasi,​ che è un target molto importante per gli oncologi. La timidilato

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sintasi metila l’uracile e il donatore di metili è il ​5,10-metilenetetraidrofolato​ che ha un gruppo


CH​2​ che viene ceduto al dUMP. Il 5,10-metilenetetraidrofolato, cedendo questo gruppo CH​2​, è
trasformato in ​diidrofolato(DHF)​. Per rigenerare la situazione iniziale, lo riduciamo ulteriormente
da diidrofolato a ​tetraidrofolato (THF)​ e poi prendiamo il CH​2​ dalla ​serina​ e lo mettiamo sul
tetraidrofolato e quindi, togliendo CH​2​ alla serina, produciamo ​glicina​, formando l’amminoacido
con la catena laterale più piccola che ci sia. Questo ciclo è estremamente importante perché il
metile deriva da una vitamina (che è il cofattore) della famiglia dei folati: noi introduciamo ​acido
folico​ che, per diventare vitamina, viene ridotto quattro volte a tetraidrofolato. Questa via è di
grande interesse farmacologico per due motivi:

● uno per la chemioterapia


● l’altro perché ci sono dei farmaci antibatterici che influiscono su questo metabolismo.

Il primo target è la timidilato


sintasi: c’è un farmaco che si
chiama ​5-fluorouracile,​ che è
utilizzato nel trattamento, per
esempio, di pazienti con il tumore
del colon come prima linea di
chemioterapia in associazione con
altri farmaci (viene chiamato folfox
o folfiri). Il 5-fluorouracile ha
molecola di fluoro che lega
covalentemente la timidilato
sintasi e la porta al catabolismo.
Questo enzima viene chiamato
“suicida” perché una volta legato
al suo chemioterapico è come se
si suicidasse.

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L’altro farmaco è
l’aminopterina,​ che è
componente di un
antibattericida, formato
dall’associazione di questo
farmaco più un sulfamidico
(nome commerciale: bactrim o
eusaprim). Fondamentalmente
questo farmaco ha specificità
per la ​tetraidrofolato reduttasi
batterica e quindi è selezionato
come agente battericida.

C’è un altro farmaco utilizzato in combinazione ad altri farmaci nella cura di certe leucemie e
malattie autoimmuni che si chiama ​methotrexate​ e che ha come bersaglio quest’enzima. In tutte
le situazioni in cui si ha un'alta proliferazione cellulare o batterica e quindi si ha bisogno di tanto
DNA, se si va a bloccare una via che fa una delle quattro basi necessarie a DNA, evidentemente la
DNA polimerasi smette di funzionare perché le manca uno dei substrati.

Visto che il catabolismo delle pirimidine


non è legato a nessuna situazione
patologica umana, basta ricordare che il
catabolismo della citosina e dell’uracile
permette di arrivare ​all’alanina​ che finisce
poi nel ​ciclo dell’urea​. Per quanto riguarda
la timina, il catabolismo della timina finisce
in ​ammoniaca​ più acido ​aminoisobutirrico,
che viene smantellato e finisce di nuovo nel
ciclo dell’urea.

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INTEGRAZIONE DEL METABOLISMO

(Di questa presentazione ne faremo solo dei pezzi perché contiene cose che abbiamo già fatto a
lezione, per esempio c’è tutta una serie di diapositive che riassumono cosa succede ai lipidi e ai
carboidrati nel muscolo, nel fegato e nel tessuto adiposo in condizioni di abbondanza di nutrienti
piuttosto che di scarsità di nutrienti. Per esempio nel muscolo quando siamo in abbondanza di
glucoso, se il muscolo non sta lavorando faremo glicogeno mentre se è attivo faremo acido
piruvico. Poi c’è una parte sull’insulina che avete visto ieri).

L’importante è avere una visione integrata del metabolismo, vedere in un unico colpo cosa
succede contemporaneamente nel muscolo, nel fegato e nel tessuto adiposo in alcune vie
metaboliche. Questa è una lettura trasversale del metabolismo perché vede il problema a livello
dei metaboliti, noi dobbiamo anche avere lettura di tipo verticale, cioè cosa succede a livello di
cellula, tessuto e organismo.

Esistono dei sensori a livello cellulare, a livello d’organo e di organismo che servono a integrarlo. Il
dogma del metabolismo nei primati è di ​mantenere una quantità di glucoso sufficiente nel sangue
per alimentare in modo particolare il cervello​, in secondo luogo una quantità di energia disponibile
nel plasma per alimentare le funzioni degli altri organi. L’integrazione può avvenire ​a livello di
cellula​ grazie a due enzimi che sono ​l’AMP chinasi​ (AMPK) e ​TOR​. Questi due enzimi stanno a
monte delle singole vie di segnale che abbiamo visto per il glucagone piuttosto che per l’insulina.
Possiamo avere una necessità generale dell’organismo, ovvero poco glucoso o tanto glucoso,
pochi lipidi, tanti lipidi, glucagone o insulina, ma poi possiamo anche avere delle situazioni cellulari
che si intersecano su questa struttura, cioè possiamo avere una struttura cellulare che
indipendentemente dall’ipoglicemia o dall’iperglicemia temporalmente riflette la situazione
precedente. Dunque possiamo avere una situazione di abbondanza di nutrienti ma la periferia dei
nostri tessuti, che non ha ancora ricevuto questi nutrienti, può trovarsi ancora come se fosse
affamata. Quindi dobbiamo avere dei sensori locali che si integrano con i sensori dell’organismo.

A livello dell’organismo abbiamo una regolazione veloce e una più lenta. Fanno parte della
regolazione veloce​ ​l’insulina​ e il ​glucagone​ e poi, per quelle situazioni chiamate di “stress” in cui
c’è il concetto di “scappa o attacca” e per cui dobbiamo rendere in maniera disponibile
dell’energia in relazione alle emozioni e al pericolo, le 2 catecolamine: ​epinefrina​ e ​norepinefrina​.
Poi abbiamo un ​meccanismo​ più ​lento​ che è regolato dai ​ritmi circadiani​ che possono essere
giornalieri ovvero quelli più conosciuti. Esiste nel sistema nervoso centrale un vero e proprio
gruppo di geni che regola questo mestiere: i CLOCK genes. Ma possiamo avere dei ritmi circadiani
più lenti ancorché sconosciuti: il fatto che uno in primavera si sente più stanco, per esempio,
riflette determinati cambiamenti. Anche l’animale che va in letargo sicuramente spiega bene il
concetto di ritmo circadiano non giornaliero, ma stagionale. Questi sono controllati da una serie di
eventi, come ​cortisolo​, ​ormoni tiroidei​, ormoni ​leptina e grelina​ che regolano l’appetito e in più
tutta la regolazione che vede il sistema nervoso centrale.

Se noi vogliamo provare a quantizzare le varie modalità di regolazione del metabolismo a livello
cellulare, abbiamo tantissimi esempi di controllo enzimatico come la regolazione covalente e
allosterica. La regolazione covalente rispetto alla regolazione generale del metabolismo occupa

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1/4. Il ruolo giocato dal controllo enzimatico, allosterico e covalente, occupa circa 1/8. Invece i due
sensori molecolari AMPK e TOR sono gli intermediari generali di quello che avviene per gli stimoli
che vengono dall’esterno, come gli ormoni e i segnali dei ritmi circadiani, e gli eventi trascrizionali
e enzimatici che stanno all’interno della cellula.

L’enzima AMPK ha diversi substrati tutti


interessati al metabolismo. Il suo compito
è fosforilare dei substrati e regolare
negativamente​ tutti quei processi che
consumano ATP ​(tutte le vie
biosintetiche), mentre regola
positivamente​ tutti quei processi che
portano alla ​formazione di
ATP​(catabolismo del glucoso, beta
ossidazione, etc., che portano alla
formazione di engia.). Non esiste un
elenco di target, è indicato il concetto.
L’effettore allosterico​ ​positivo​ è ​l’AMP
che è un buon marcatore di scarsità di energia. Le situazioni influenzate da AMPK a livello di
enzimi e di effetto fisiologico si riflettono, per esempio, sul cuore. Quando viene attivata AMPK
perché c’è tanto AMP o stiamo facendo esercizio fisico e quindi consumiamo ATP, questa
favorisce la beta ossidazione, l’entrata di glucoso nel cuore, che deve battere e avere più energia,
e favorisce poi la glicolisi. Nel muscolo scheletrico fa la stessa cosa. Nelle cellule del pancreas
inibisce lo stimolo anabolico per eccellenza, cioè la secrezione di insulina. Nel fegato inibisce le via
anaboliche, cioè sintesi di colesterolo e sintesi di lipidi.

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Nel tessuto adiposo inibisce la vie anaboliche. Se noi andiamo a vedere i target molecolari
enzimatici: volendo attivare la glicolisi attiva la fosfofruttochinasi-2; volendo favorire l’utilizzo di
glucoso aumenta i trasportatori GLUT1 e GLUT4; volendo inibire la sintesi di acidi grassi blocca gli
enzimi che fanno acidi grassi; blocca la sintesi del colesterolo inibendo l’idrossimetilglutaril
reduttasi; blocca la sintesi dei trglicerdi inibendo l’acil trasnferasi; blocca la sintesi di glicogeno
inibendo la glicogeno sintasi e così via.

mTOR​, l’altro sensore generale,


funziona quando abbiamo buona
disponibilità di nutrienti e di fattori di
crescita (tenendo presente che i fattori
di crescita funzionano se c’è
disponibilità di nutrienti). Questo va ad
attivare una serie di funzioni legate alla
crescita​ e alla ​proliferazione:​ sintesi di
nucleotidi, sintesi di ribosomi e delle
proteine e, indirettamente, sintesi delle
membrane lipidiche. A livello energetico
mTOR favorisce vie metaboliche che
portano alla sintesi di ATP. Quindi
avendo tanta disponibilità di nutrienti,
come dopo pranzo, a livello sistemico abbiamo l’insulina che lavora, a livello cellulare abbiamo
mTOR e di conseguenza avremo un aumento dell’introduzione di glucoso, della formazione di ATP,
della formazione e dell’attivazione del ciclo dei pentosi e della formazione di NADPH, che serve per
le vie anaboliche. Dal momento che queste attività di sintesi richiedono energia e equivalenti
riducenti, mTOR è in grado di attivare anche queste vie metaboliche e allo stesso tempo ha attività
a livello trascrizionale. Per fare una duplicazione cellulare, bisogna cambiare assetto trascrizionale
della cellula e quindi attivare una serie di fattori di trascrizione che vanno a influenzare il
metabolismo del tessuto adiposo e del fegato e di conseguenza la sintesi di steroidi e di acidi grassi
e, generalmente, il metabolismo mitocondriale aumentando quindi la disponibilità di energia.
Inoltre mTOR ha anche una stimolazione positiva dell’angiogenesi che è accessoria alla crescita
tissutale. Per crescere un tessuto deve avere supporto di nutrienti e quindi aumentare la rete di
distribuzione fatta dai vasi.

Ferretti Elisa