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20 Il Vangelo secondo Giovanni Jean Zumstein La tradizione della chiesa antica, in particolare Ireneo di Lione, attri- buisce cinque scritti neotestamentari all’apostolo Giovanni di Zebedeo. Si tratta del quarto vangelo Giov.), delle tre epistole di Giovanni (I Giov,, I Giov,, III Giov.) e dell’ Apocalisse di Giovanni (Apoc.). Qualunque sia il va- lore storico di questa attribuzione, fin dal 1! secolo questi cinque documenti sono legatil’un l’altro nella storia della Bibbia cristiana e costituiscono quel- la che si conviene chiamare la tradizione giovannea. 20.1 Presentazione 20.1.1 Giovanni e i sinottici Un breve confronto tra il Vangelo secondo Giovanni e i sinottici per- mette di farne risaltare ’originalita. Vengono cosi messi in evidenza alcu- ni punti comuni ma soprattutto le differenze sostanzi Quattro punti comuni meritano di essere segnalat a) Stesso genere letterario. Cosi come i sinottici anche Giov. fa ricorso al ge- nere letterario del vangelo. Per trasmettere la fede, racconta la storia del Gesit terreno partendo dalla testimonianza di Giovanni il Battista e ter- minando il suo racconto con la storia della Passione e di Pasqua. 367 Jean Zumstein b) Alcune unitk narrative comuni. Nella prima parte del vangelo si contano cinque racconti che appaiono anche nei sinottici. Si tratta della purifi- cazione del Tempio (2,13-22), della guarigione del figlio di un ufficiale del re (446-54), del miracolo dei pani (6,1-13), del cammino sul mare (6,16-21) e dell’unzione a Betania (12,1-8). ©) Alcuni loghia comuni. Gli esempi pid chiari di loghia che hanno un paral- lelo nei sinottici sono 1,27.33.51; 2,19; 3,35; 4,44; 12,25 e 15,20. d) Storia della Passione. La principale convergenza con i sinottici consiste nella stessa struttura narrativa alla quale si aggiungono alcuni episodi comuni (per esempio, I'annuncio del tradimento di Giuda e il rinnega- mento di Pietro 13,21-30.36-38). A questi quattro punti comuni si contrappongono quattro differenze so- stanziali. a) Lo schema del quarto vangelo. Lo schema di Mc. (che é la base di quelli di Mt edi Lc.) pud essere riassunto come segue: I’attivita pubblica del Cri- sto dura un anno; si svolge essenzialmente in Galilea e si conclude con un unico viaggio a Gerusalemme; Gesit soggiorna una settimana nella Citta Santa prima di essere arrestato, giudicato e giustiziato; la scoper- ta del sepolcro vuoto chiude la narrazione. Lo schema di Giov. si caratterizza per una diversa concezione geografi- cae cronologica. L’attivita publica di Gest non dura un anno bensi tre (vengono segnalate tre feste di Pasqua consecutive: 2,13; 6,4; 11,55). I centro del ministero di Gest non é pitt la Galilea ma Gerusalemme (il Cristo giovanneo effettua quattro viaggi a Gerusalemme). Per di pit, Giov. riporta un numero minore di eventi della vita di Gesii e li raccon- tain ordine diverso (esempio classico: la purificazione del Tempio apre Vattivita pubblica di Gesi e non la Passione). b) I racconti giovannei. Giov. contiene un numero apprezzabile di racconti che non hanno equivalente nei sinottici. Fra questi, in primo luogo bi- sogna segnalare i racconti di miracoli che il vangelo presenta come se- gni (onpeta). Fra i racconti propri di Giov. bisogna menzionare Cana (2,1- 12), Nicodemo (3,1-21), la Samaritana (4,1-42), il paralitico presso la va- sca denominata Betesda (5), Gesit e i suoi fratelli (7,1-10), il cieco fin dal- lanascita (9), la risurrezione di Lazzaro (11), Gesit ei greci (12,20-23), la lavanda dei piedi (13,4-11), il ciclo pasquale (20) con la corsa al sepolcro, Yapparizione a Maria di Magdala e l'episodio di Tommaso. Idiscorsi. I discorsi del Cristo giovanneo costituiscono il materiale prin- cipale dei capitoli 1 - 17. Risultano essere profondamente differenti dai discorsi tenuti dal Cristo dei sinottici. Nei primi tre vangeli, il Gest terreno si esprime con brevi sentenze, parabole e apoftegmi. Nel quar- ©) 368 20. 1 Vangelo secondo Giovanni to vangelo, il Cristo tiene lunghi discorsi che si caratterizzano per la grande unita di contenuto. I] tema ricorrente @ il seguente: Gest @ l'in- viato del Padre; chi crede in lui ha vita eterna. Si tratta di discorsi cri- stologici che culminano nelle celebri dichiarazioni in «Io sono» (ya eit) che intendono esprimere il significato della venuta del Rivelato- re nel mondo. d) I temi. Secondo i sinottici, il Cristo & in primo luogo colui che si rivol- ge ai poveri e agli esclusi d’Israele per liberarli. Questa liberazione si concretizza nellannuncio della vicinanza del Regno di Dio e nella rin- novata interpretazione della Torah. In Giov. invece sono marginali sia la tematica del Regno di Dio, sia quella della reinterpretazione della Torah, Tutta I’attenzione 2 concentrata sulla rivelazione della gloria del Figlio. 20.1.2 La struttura del quarto vangelo La macrostruttura del Vangelo di Giovanni é relativamente semplice da stabilire. Il prologo (1,1-18) si distingue dal corpo dello scritto che esso in- troduce senza per questo farne parte. In modo analogo, lepilogo (21) po- sto dopo la conclusione del vangelo (20,30 s.) si presenta esplicitamente co- me unaggiunta e deve essere letto come tale. Come segnalano I’uno dopo Yaltro epilogo di 12,27-50, che traccia un bilancio dell’ attivita publica del Cristo giovanneo, e la solenne menzione dell’inizio della Passione in 13,1, il corpo del vangelo (1,19 - 20,31) @ costituito da due grandi parti: 1,19 - 12,50 che descrive la rivelazione del Cristo al mondo, e 13,1 - 20,31 che evo- ca la rivelazione del Cristo ai suci. La strutturazione della prima parte & ardua, in primo luogo perché la tra- ma non 2 drammatica bensi tematica. Per 'evangelista non si tratta di pre- sentare lo sviluppo storico o psicologico della vita del Cristo, ma di mostrare attraverso una successione di episodi il modo in cui, da un lato, Ia rivela- zione cristologica si porge al mondo e richiama alla fede e, dall’altro, quale varieta di risposte essa susciti. Si noteranno, perd, due elementi di progres- sione drammatica nella trama dei capitoli 1 - 12. Innanzitutto, isette «segni» (termine giovanneo che indica i racconti di miracoli) seguono una curva ascendente e culminano, con la risurrezione di Lazzaro (11), nel miracolo per eccellenza che é il dono della vita. Inoltre, fin dal capitolo 5, il conflitto tra il Cristo giovanneo e le autorita giudaiche acquista progressivamente in violenza per terminare con la decisione del sinedrio di farlo morire (11,45- 54). Questo crescendo nella forza dello scontro tra il Rivelatore e i «giudei» porta a fare dei capitoli 11 - 12 un ambito in cui la morte ormai certa del Cri- sto diventa il soggetto centrale della riflessione e in cui viene stilato un bi- lancio fallimentare dell’attivita del Cristo. 369 Jean Zumstein Lo schema della seconda parte @ pit facile da tracciare. L’ultima cena di Gesii con i suoi @ allo stesso tempo il quadro della lavanda dei piedi (13,1- 20), dell’annuncio del tradimento di Giuda (13,21-30), dei due discorsi-di commiato (13,31 - 14,31; 15-16) e della preghiera sacerdotale (17). Se messa aconfronto con gli altri vangeli, questa sequenza? di grande originalita per- ché - prendendo atto della prossima scomparsa del Gesit terreno ~ essa si interroga sul possibile avvenire della rivelazione. A questo addio del Cristo ai suoi segue il racconto della Passione (18 - 19), poi il ciclo pasquale (20). Schema del Vangelo secondo Giovanni Prologo (1,1-18) La rivelazione del Figlio al mondo 0 il libro dei segni (1,19 - 12,50) 1,19 - 2,22 2,23 - 3,36 | 4,1-42 443-54 5,1-47 370 Gli inizi 11 Battista e i primi discepoli (1,19-51); i due atti pro- grammatici: Cana (2,1-12) e la purificazione del Tem- pio (213-22) Nicodemo Ticolloquio con Nicodemo (2,23 -3,21);il dibattito sul- la purificazione (3,22-30); Colui che viene dall’alto (3,31-36) La Samaritana La guarigione del figlio dell’ufficiale del re La guarigione di un paralitico La guarigione nel giorno di sabato (5,1-18); l’onnipo- tenza del Figlio (5,19-30); la legittimita del Rivelatore (5,31-47) Tl pane della vita ILmiracolo dei pani (6,1-15); il cammino sul mare (6,16- 21); il discorso sul pane della vita (6,22-50); il discorso di Gesii sulla sua carne e sul suo sangue (6,51-59); scan- dalo e confessione di fede di Pietro (6,60-71) Gesit viene rifiutato alla festa delle Capanne Prima della festa (i fratelli di Gesi:7,1-13); verso lameta della festa (7,14-36); ultimo giorno della festa (7,37- 52); la donna adultera (7,53 - 8,11); Gest luce del mon- do (8,12-20); la partenza di Gesit (8,21-30); la vera di- scendenza di Abraamo (831-59) Scontro a Gerusalemme prima e durante la festa della Dedicazione La guarigione del cieco fin dalla nascita (9,1-41);il buon pastore (10,1-21); controversia con i giudei (10,22-42) 20. II Vangelo secondo Giovanni 111-54 La risurrezione di Lazzaro Tl segno della risurrezione di Lazzaro (11,1-44); il sine- | drio decide la morte di Gest (11,45-54) | 11,55-12,50 L'ultima apparizione pubblica di Gest prima di Pasqua L'unzione a Betania (11,55 - 12,11); lingresso a Gerusa- lemme (12,12-19); il discorso ai greci: la gloria e la cro- ce (12,20-36); Yepilogo della prima parte del vangelo | (12,37-50) La rivelazione del Figlio di fronte ai discepoli oppure Vora della glorifica- | zione (13 - 20) 13-17 Cristo prende congedo dai suoi Lultima cena di Gesit: la lavanda dei piedi e sua spie- gazione (13,1-20); 'annuncio del tradimento di Giuda (13,21-30) | Idiscorsi d’addio: primo discorsod’addio(13,31-14,31); | secondo discorso d’addio (15 - 16); la preghiera sacer- | dotale (17,1-26) 18-20 La Passione e Pasqua Arresto, processo e crocifissione di Gesit (18-19); ciclo pasquale (20,1-29), conclusione del vangelo (20,30-31) Epilogo (21) 20.1.3 La ricezione del quarto vangelo nella chiesa antica La ricezione di Giov. nel cristianesimo antico riserva una sorpresa. Le at- testazioni pitt antiche della lettura e dell utilizzo del Vangelo di Giovanni, infatti, derivano da circoli gnostici del 11 secolo, e in modo particolare dal- Ia gnosi valentiniana. I Vangelo di Veriti (140-150) e il Vangelo di Filippo co- noscono Giov., Eracleone lo commenta. Per quanto riguarda la chiesa an- tica, bisogna aspettare la fine del 1 secolo per scoprire le prime indiscuti- bili citazioni di Giov. da parte di Teofilo di Antiochia e da parte di Ireneo di Lione. II papiro Egerton 2 conferma la ricezione ecclesiale del quarto vangelo. IL testo di Giov. 2 conservato altrettanto bene quanto quello dei vangeli sinotti- ci. Appare non solo nei grandi onciali del 1v-v secolo (Sinaiticus, Vaticanus, codi- ce di Beza), ma é anche precedentemente trasmesso da papiri. II P=? che & il papi- ro neotestamentario pitt antico (= Giov. 18,31-33.37-38) dimostra che il Vangelo di 371 Jean Zumstein Giovanni era in circolazione in Egitto verso il 130. I papiri P® (= Giov. 1-5; estrat- to del cap. 6; 7 - 13; estratti dei capp. 14.15.16; 17 - 19; estratti dei capp. 20-21) e P”> (Giov. 1 - 12; estratti dei capp. 13; 14; 15), che datano rispettivamente dalla meta del 11 secolo e dall’inizio del m secolo, ci fanno scoprire lo stato del testo del van- gelo in quell’epoca remota. La presenza di Giov. nei grandi elenchi canonici 2 costante e indiscussa a partire dal canone di Muratori (circa 200) fino all’Epistola di Atanasio (367) passando da Origene, Eusebio di Cesarea, il canone del Codex Claromon- tanus, Cirillo di Gerusalemme, i sinodi di Laodicea e di Cartagine. 20.2 Composizione letteraria e teologica 20.2.1 La questione dell’integrita letteraria Sia la critica testuale, sia la critica letteraria mostrano che il vangelo nel- lasua forma canonica non é un testo monolitico, bensi il risultato di un pro- cesso di composizione lungo e complesso. La critica testuale rivela che 5,3b-4 e 7,53 - 8,11 (I’episodio della donna adultera) costituiscono delle sequenze che sono state aggiunte in un se- condo tempo al testo di Giov. Durique queste due sequenze non fanno par- te dell‘opera nella sua forma originale, ma sono gia parte della storia del- la sua ricezione. Una lettura attenta dell’ opera fa apparire che, almeno in un caso —si trat- ta della sequenza di capitoli da 5 a7 - Yordine della narrazione sembra es- sere stato messo sottosopra. L'indicazione topografica di 6,1 («Gesit se ne and) all’altra riva del mare di Galilea») non si armonizza bene con il con- testo, perché l’intero capitolo 5 si svolge a Gerusalemme. Invece, se si in- verte l’ordine dei capitoli 5 e 6, il quadro geografico ritrova la sua coeren- za. In aggiunta, il discorso tenuto dal Cristo giovanneo in occasione della festa delle Capanne in 7,15-24 evoca I’intenzione dei «giudei» di soppri- mere Gest, accusato di non rispettare il sabato. In virtii di cid, questo pas- so sembra echeggiare la scena di 5,1-18 e costituire il seguito logico di 5,19- 47. Se si uniscono queste due osservazioni, si finisce per ricostruire l’ordi- ne iniziale di questi capitoli nel seguente modo: 4.6.5.7,15-24.1-14.25 ss. Sembra che il vangelo non sia stato composto in una volta sola, ma che sia stato oggetto di pit redazioni. Quattro osservazioni avvalorano questa ipotesi. * Le due conclusioni del vangelo. 11 vangelo non presenta una ma due con- clusioni. La prima in 20,30 s. @ la conclusione iniziale dell’ opera, men- 372 20. Il Vangelo secondo Giovanni tre la seconda in 21,25 costituisce l'ultima parola dell’epilogo (cap. 21). La voce che si esprime in 21,24 si distingue esplicitamente dall’autore del vangelo stesso («Questo é il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testi- monianza é vera»). Dunque, le due conclusioni non apparterrebbero al- la stessa penna e accreditano, senza il minimo dubbio, l’ipotesi di una duplice redazione. Del resto, tutto il capitolo 21 sembra essere un esem- pio privilegiato della redazione finale di Giov. Le glosse. II fenomeno della duplice redazione é rafforzato dall’esisten- za di tutta una serie di glosse secondarie nel testo del vangelo. Alcune chiariscono un punto in particolare (per esempio, 4,2); altre commenta- no teologicamente il racconto (cosi, per esempio, 4,44; 7,39b; 12,16). © Le aggiunte secondarie nel racconto. A volte, alcune parole sono state inse- rite, senza altra indicazione, nel racconto iniziale al fine di riorientare l’in- tento teologico (cost lenotizie escatologiche in5,28s.;6,39.40.44.54; 12,48). Le parti aggiunte. Alla fine di alcune sequenze, sono state aggiunte in un secondo tempo delle parti che interrompono oppure ritardano lo svol- gimento della narrazione. Cosi, alla fine del capitolo 3, la cerchia di co- loro che hanno composto l’opera ha introdotto ~ senza legami apparen- ti né con cid che precede, né con cid che segue - un piccolo brano cri- stologico (3,31-36). Alla fine del capitolo 12, anche la conclusione della prima parte (12,37-43) 2 completata da un piccolo paso cristologico (12,44-50). Tl racconto della lavanda dei piedi presenta due interpreta zioni (13,6-11.12-20). Infine, il primo discorso d’addio termina in 14,31 con un’ingiunzione: «Alzatevi, andiamo via di qui. Eppure quest’or- dine viene eseguito solo in 18,1, che segna'inizio del racconto della Pas- sione. Sembra dunque che i capitoli 15 - 17 siano stati collocati in-un se- condo tempo tra 14,31 e 18,1. In tutti questi esempi, la scuola giovannea sembra aver completato una versione iniziale dell’opera ampliandola mediante ’aggiunta di piccoli insiemi tipicamente giovannei. Come si possono spiegare tutti questi fenomeni? Si pud ricostruire la storia della composizione del quarto vangelo e, in caso affermativo, come? 20.2.2 Tre modelli di composizione letteraria Nel xx secolo]a ricerca esegetica ha tentato di spiegare la genesi del quar- to vangelo proponendo tre grandi modelli distinti. a) I modello dell'unita della composizione. In questa ipotesi si afferma che il vangelo nel suo insieme é opera di un solo e unico autore. L’argomento 373 Jean Zumstein invocato @ di natura stilistica (E. Ruckstuhl, E. Schweizer)}. Infatti — co- me mostra la statistica terminologica —a dominare I’intero racconto gio- vanneo vi é la medesima lingua. Per i sostenitori di questo modelo, le eventuali tensioni che appaiono col proseguire dell‘opera si spiegano con un’ipotesi complementare: @ lo stesso autore ad aver rielaborato a pid riprese il suo testo iniziale (B. Lindars, W. Wilkens)”. Questo modello é vittima di una duplice critica. Da un lato, 'unita del- lo stile non rimanda necessariamente a una individualita, ma pud benissi- mo essere il segno distintivo di un contesto sociologico omogeneo e strut- turato, per esempio una scuola. Dall’altro, non ci si spiega in che modo un autore che ritocca la sua opera finisca col creare delle tensioni, tanto a li- vello letterario quanto a livello teologico. b) I modello del vangelo primitivo. Questa teoria, molto in voga verso il 1900 (J. Wellhausen), é stata ripresa e sviluppata nella seconda meta del se- colo (R.E. Brown, W. Langbrandiner, G. Richter ecc.)!. Il concetto pitt im- portante di questo modello consiste nel postulare Iesistenza di un van- gelo primitivo all origine della tradizione giovannea, il quale, in segui- to, @ stato oggetto di reinterpretazioni e di ampliamenti successivi. La forza di questa ipotesi risiede nel fatto che presenta la storia della com- posizione del quarto vangelo sotto forma di un proceso teologico e lettera- tio dinamico, che amplia e approfondisce il racconto giovanneo. La sua de- bolezzaé duplice. Da un lato, non ¢’é alcun consenso sull’identificazione pre- cisa del vangelo primitivo. Dall’altro, perché ci sia stato un vangelo primiti- vo, cio® il racconto della vita e della morte di Cristo, bisogna perlomeno che iracconti di miracoli e quello della Passione abbiano formato un tutt’uno fin dall’inizio del processo letterario. La lettura attenta del vangelo non favori- sce perd questa ipotesi: sembra piuttosto che sia stato 'evangelista a unire questi due insiemi tradizionali molto differenti I’uno dall'altro. ©) Il modello delle fonti. Questa posizione formulata in maniera program- matica da Bultmann ancora oggi gode di un grande favore (J. Becker, R. Schnackenburg ecc.). Pud essere riassunta in due affermazioni comple- 1 Cf, Eugen RUCKSTUHL, Die liretarische Einheit des Johannesevangeliums (NTOA 5), Fri- burgo/Gottinga, Universitatsverlag / Vandenhoeck und Ruprecht, 1987; Eduard SCHWEIZER, Ego Eimi. Die religionsgeschichtliche Herkunft und theologische Bedeutung der johanneischen Bild- reden, zugleich ein Beitrag zur Quellenfrage des vierten Evangeliums (FRL NF 38), Gottinga, Van- denhoeck und Ruprecht, 1939. 2 Barnabas LINDARS, Beltind the Gospel, Londra, SPCK, 1971, pp. 27-42; Ulrich WILCKENS, Die Entstehungsgeschichte des vierten Evangeliums, Zollikon, Evangelischer Verlag, 1958. 3Julius WELLHAUSEN, Eriveiterungen und Anderungen im vierten Eoangelium, Berlino, 1907. 4 Wolfgang LANGBRANDTNER, Weltferner Gott oder Gott der Liebe (BET 6), Francoforte s.M., Peter Lang, 1977; Georg RICHTER, Studien zum Johannesevangelium (BU 13), Regensburg, Pu- stet, 1977. 374 20. I Vangelo secondo Giovanni mentari; da un lato, per comporre il suo vangelo, Vevangelista ha di- sposto: 1) di un racconto della Passione, 2) di un insieme di racconti di miracoli, e 3) di loghia che ha rielaborato in particolare nei suoi grandi discorsi. Dall’altro, I’ opera elaborata dall evangelista stata ripresa, am- pliata e approfondita dalla scuola giovannea (= redazione finale). Questa ipotesi — cosi formulata - riprende il nucleo dell’idea di Bult- mann, pur correggendolo su molti punti. L’esistenza di un racconto pre- giovanneo della Passione, ricevutoe rielaborato dall’evangelista, non? qua- si mai contestata. Allo stesso modo, tutta la critica ammette che I’evangeli- sta abbia integrato nella sua narrazione una serie di racconti di miracoli preesistentie, in parte, appartenenti al contesto giovanneo. I pareri si divi- dono invece quando si tratta di sapere se questi racconti di miracoli for- massero una fonte coerente tanto dal punto di vista letterario quanto dal punto di vista teologico — in questo caso la si chiama fonte dei segni o dei «semeia» (cosi la chiama R. Bultmann, seguito, per esempio, da J. Becker e da R. Schnackenburg) -, o se bisogna piuttosto pensare a racconti di mira- coli di diverse provenienze (per esempio, D. Marguerat, U. Schnelle)°. La ricerca ha invece abbandonato il concetto di una fonte di discorsi di rive- lazione d’origine pre-cristiana e gnosticizzante (gli «Offenbarungsreden» secondo Bultmann), e preferisce postulare I’esistenza di una collezione di loghia cristiani, trasmessi nel contesto giovanneo, che avrebbero costituito il materiale rielaborato nei discorsi e nei dialoghi del vangelo (per esem- pio, le parole in «Io sono» o quelle sul Paraclito). IL lavoro di redazione finale non 2 contestato. Quest’ ultima ha inserito (in wna o pitt volte?) delle aggiunte nei punti che segnano la fine di una se- zione: l’epilogo (cap. 21) dopo la conclusione principale del vangelo (20,30 s.); il secondo discorso d’addio (15 - 16) e la preghiera sacerdotale (17) do- poil primo discorso d’addio; 12,44-50 dopo la conclusione della prima par- te del vangelo (12,27-43); 3,31-36 dopo il ciclo su Nicodemo e dopo una se- quenza sul Battista; 10,1-18 dopo la guarigione del cieco dalla nascita (9). Oltre a queste aggiunte sostanziali, bisogna segnalare delle glosse intro- dotte in qualche racconto 0 in qualche discorso (1,29b; 5,28 s.; 6 51¢-58; ve- di 20.2.1) e le note escatologiche. Questa semplice elencazione permette di constatare che le rielaborazioni pid importanti coinvolgono la seconda par- te del vangelo. Infine, notiamo che I’esatta portata della redazione finale @ controver- sa: si tratta di un lavoro teologico coerente e delineato che testimonia un 5 Daniel MARGUERAT, «La source des signes existe-t elle? Réception des récits de miracle dans l’évangile de Jean», in: Jean-Daniel KAESTLI, Jean-Michel POFFET, Jean ZUMSTEIN, a cu- ra di, La communauté johannique et son histoire (Monde de la Bible 20), Ginevra, Labor et Fi des, 1990, pp. 69-93; Udo SCHNELLE, Antidoketische Christologie int Johannesevangetium (ER- LANT 144), Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, 1987, pp. 168-180. 375 Jean Zumstein certo discostamento dalla posizione dell’ evangelista (per esempio, R. Bult- mann, J. Becker)? Oppure si tratta piuttosto di un lavoro di rilettura che mira ad approfondire e ad attualizzare la posizione dell’evangelista (J. Zumstein)? 20.2.3 Giovanni e i sinottici Non si pud trattare la questione delle fonti utilizzate da Giovanni sen- za evocare il rapporto tra Giov. e i vangeli sinottici. Due tesi si scontrano. a) La tesi antica della dipendenza letteraria oggi conosce un ritoino di favore (cfr. C.K. Barrett, F. Neirynck e la scuola di Lovanio, U. Schnelle)°. Essa postula che Giovanni abbia conosciuto uno o piit vangeli sinottici e che li abbia utilizzati come fonte. Cosi facendo, voleva completare, supera- re, se non addirittura sostituire (H. Windisch)’ i vangeli sinottici. In fa- vore di questa tesi si fanno valere i seguenti argomenti: in primo luogo, per proclamare la fede in Gesti Cristo (20,30 s.), Giovanni ricorre allo stesso genere letterario dei sinottici: il genere letterario del vangelo. A immagine di questi ultimi, redige uno scritto che inizia con la testimo- nianza del Battista, prosegue con I’evocazione della predicazione e dei miracoli di Gesii, e termina col richiamo della sua Passione, della sua morte e della sua risurrezione. In secondo luogo, in Giov. si osserva la presenza di sequenze narrative che presentano alcuni episodi nello stes- so ordine che si ritrova in Mc. (per esempio, Giov. 6; Giov. 18 - 19). In terzo luogo, infine, si osserva V'esistenza di alcune identita verbali tra Giov. e i sinottici’, b) La tesi dell’indipendenza letteraria di Giov. rispetto ai sinottici (P. Gard- ner-Smith) ha avuto grande credito, dal momento che era sostenuta da Bultmann e Dodd. Essa postula che Giovanni non abbia né conosciuto né utilizzato i sinottici nella loro forma letteraria, ma che in compenso sinutra di un fondo di tradizioni comuni sia all’ambito pregiovanneo, sia a quello presinottico (classico esempio: i racconti dei miracoli, il rac conto della Passione). In questo caso, la dipendenza non si pone a li- 6 Adalbert DENAUX, a cura di, John and the Synoptics (BETHL 101), Lovanio, Leuven Uni- versity Press, 1992; Udo SCHNELLE, «Johannes und die Synoptiker» in: Frans VAN SEGBROECK et ali, a cura di, The Four Gospels. Festschrift F. Neirynck (BEThL 100), Lovanio, Leuven Uni- versity Press, 1992, pp. 1799-1814. 7 Hans WINDISCH, Joharines und die Synoptiker, Lipsia, 1926. 8 Inventario cft. Udo SCHNELLE, Einfithrung in das Neue Testament (UTB 1830), Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, (1994) 19962, pp. 563-566. ° Percival GARDNER-SMITH, St, John and the Synoptic Gospels, Cambridge, Cambridge Uni- versity Press, 1938. 376 20. Il Vangelo secondo Giovanni vello letterario ma appartiene alla storia delle tradizioni, di modo che Giovanni avrebbe inventato, per la seconda volta e del tutto indipen- dentemente, il genere letterario del vangelo. Gli argomenti che sosten- gono questa tesi sono i seguenti: 1) il tipo d’intertestualita che prevale. tra i sinottici (per esempio, il modo in cui Mt. riprende Mc.) non si ri- trova in Giov.; 2) le identita verbali nelle sequenze narrative, che sono un argomento decisivo in materia di dipendenza letteraria, sono quasi inesistenti; 3) le differenze nel materiale presentato sono considerevo- li; Giov. ignora del tutto i racconti dell’infanzia, le parabole, le contro- versie, i loghia raccolti nella fonte Q, I’apocalisse sinottica, la predica- zione di Gest sul Regno di Dio; 4) quando appaiono degli elementi co- muni, anche le differenze sono notevoli (si confrontino rispettivamen- te in Giov. e nei sinottici: la testimonianza del Battista, I’elenco dei rac- conti di miracoli, la formulazione del comandamento d’amore, gli an- nunci della Passione). Possiamo decidere in favore di una di queste due ipotesi? Allo stato at- tuale delle nostre conoscenze e della nostra documentazione & possibile solo una risposta parziale. La ricerca recente" ha dimostrato che il tipo di intertestualita che prevale tra i sinottici (cfr. la teoria delle due fonti) non si ritrova nel caso di Giov. L'argomento decisivo @ il seguente: nel caso di racconti paralleli (Giov. 4,46-54 e 6), la versione giovannea non @ mai mu- nita di elementi redazionali, caratteristici delle versioni sinottiche paral- lele; questa carenza segnala in modo certo che non c’é dipendenza lette- raria di Giov. rispetto ai sinottici. Questa argomentazione - se esclude un rapporto di dipendenza letteraria—non implica tuttavia che Giovanni non abbia conosciuto i sinottici, ma solo che non li abbia utilizzati come fonti. Infatti, si pud benissimo supporre che Giovanni fosse al corrente dell’esi- stenza dei sinottici. Forse ne aveva anche letto uno o pitt. Il fatto decisivo @ che ha elaborato il suo vangelo a partire da materiale tradizionale che circolava nel suo ambiente e appoggiandosi sulla sua personale concezio- ne teologica. Conosciuti o sconosciuti, i vangeli sinottici non hanno avuto peso né sulle scelte delle tradizioni riportate, né sulla concezione teologi- ca globale (D.M. Smith)". Stephan LANDIS, Das Verhiilinis des Johannesevangeliums zu den Synoptikern (BZNW 74), Berlino, Tépelmann, 1992; Christian RINIKER, «Jean 6,1-21 et les évangiles synoptiques», in: Jean-Daniel KAESTLI, Jean-Michel PorrET, Jean ZUMSTEIN, a cura di, La communauté johanni- que et son histoire (Monde de la Bible 20), Ginevra, Labor et Fides, 1990, pp. 41-67. 1D, Moody SMITH, Johannine Christianity, Columbia, University of South Carolina Press, 1984, pp. 95-172. 377 Zia a) b) °) Jean Zumstein 20.2.4 Particolarita e origine del linguaggio giovanneo 20.2.4.1 Il linguaggio giovanneo Il confronto tra Giov. e i vangeli sinottici (cfr. 20.1 Presentazione) eviden- la singolarita del linguaggio giovanneo. IL vocabolario utilizzato nel Vangelo di Giovanni, ma anche nelle episto- le giovannee, é diverso da quello utilizzato nei vangeli sinottici. La sta- tistica terminologica mostra che i termini cari a Giovanni (per esempio, amare, la verita, conoscere, la vita, i giudei, il mondo, giudicare, testi- moniare, il Padre, inviare, mantenere, manifestare, la luce, dimorare e cosi via) appaiono raramente nei sinottici; all’ opposto, le nozioni care ai sinottici (il battesimo, il Reame/Regno, il demonio, avere piet’, purifi- care, proclamare, il vangelo, convertirsi, la parabola, la preghiera, il pub- blicano e cosi via) non si incontrano che eccezionalmente in Giov.. Lo stile, al tempo stesso semplice e solenne, si caratterizza per alcune particolarita spesso rilevate (E. Schweizer, E. Ruckstuhl). 1) Mentre di norma il greco si distingue per la sua complessa costruzione delle proposizioni, Giovanni si segnala per il suo gusto per la paratassi, fatta di brevi proposizioni unite semplicemente dalla congiunzione «e» (ai). 2) Ri- corre altrettanto volentieri all’asindeto (assenza della congiunzione che uni- sce due proposizioni). 3) Utilizza circa 300 volte la particella «dunque» (obv), che diventa una semplice copula con funzione di unione senza significato. 4) Le congiunzioni «affinché» (iva) e «che/perché» (81) hanno frequentemen- te una funzione esplicativa. 5) La costruzione «no ... ma» (ob 41h ... 226), anch’essa frequente, appare 75 volte. 6) A questi elementi si aggiungeranno alcune locuzioni tipiche dello stile giovanneo: cosi il pronome dimostrativo txeivog & utilizzato 44 volte, ma solo 21 volte nella parte restante del Nuovo ‘Testamento; Giovanni si serve volentieri dell’ aggettivo possessivo (26s) (39 volte, pitt sovente che nella restante parte del Nuovo Testamento che ricorre pitt volentieri alla forma ov); Yespressione dq” Eautod/dz’ uavtod appare 13 volte in Giov. (ma solo 3 volte nella restante parte del Nuovo Testamen- to); la preposizione éx & frequentissima nel quarto vangelo (42 volte). ‘Tre procedimenti letterari sono frequentemente adoperati nel quarto van- gelo. La loro funzione é quella di arricchire il commento implicito che sottende la narrazione (R.A. Culpepper). In primo luogo, bisogna cita- re il malinteso (per esempio, 3,3 ss., cfr. H. Leroy"). Questo procedi- ® Cfr, gli elenchi statistici di Charles K. BARRETT, The Gospel according to St. John, Fila- delfia, Westminster Press, 19782, pp. 5-6. 19 Herbert LeRoy, Raitsel und Missverstindnis. Ein Beitrag zur Formgeschichte des Johannese- ‘vangeliums (BBB 30), Bonn, P. Hanstein, 1968. 378 20. Il Vangelo secondo Giovanni mento gioca sull/ambivalenza che caratterizza alcune dichiarazioni del Cristo giovanneo. Il meccanismo é il seguente: I’interlocutore frainten- del significato di una parola del Cristo interpretandola in funzione del- le certezze che prevalgono nel mondo. Questa incomprensione permet- te allora al Cristo giovanneo di riformulare e di precisare il significato della rivelazione di cui 2 portatore. In secondo luogo, bisogna menzio- nare il linguaggio simbolico (per esempio, le parole in «Io sono», I’'uso dinozioni come «acqua vivam, «pane», «luce», «ceppo/tralcio», «porta» ecc.). Sfruttando il duplice senso inerente a questo tipo di linguaggio (il primo senso punta verso il secondo), il simbolo fornisce la riserva se- mantica necessaria all’espressione della rivelazione. Infine, Vironia (per esempio, 11,47-50 e il racconto della Passione) sfrutta la discrepanza che esiste tra il significato apparente di un evento e il suo significato nasco- sto, che in realta @ il suo vero significato d) Le coppie di concetti antitetici (per esempio, luce /tenebre, verita /menzo- gna, in alto/in basso, liberta/serviti, vita / morte e cosi via) costituisco- no infine un elemento teologico importante del linguaggio giovanneo, perché permettono lo sviluppo conseguente del dualismo che attraver- sa il quarto vangelo. 20.2.4.2 Lo sfondo religioso di Giovanni Ilinguaggio cosi particolare di Giovanni pone il problema della sua ori- gine. Questo linguaggio é senza analogia nel mondo religioso dell’antichit& del Vicino Oriente? Oppure, al contrario, si possono identificare delle affi- nit, dei paralleli o delle dipendenze con altri contesti religiosi a noi noti Bisogna evitare di fornire una risposta unilaterale a questo problema proponendo un modello di spiegazione univoco. Il Vangelo secondo Gio- vanni si colloca all’incrocio di differenti mondi religiosi, portatori di lin- guaggi e di rappresentazioni ben specifiche. a) Il primo contesto che ha nutrito il linguaggio giovanneo e il suo uni- verso di rappresentazioni é il cristianesimo delle origini. Liessenziale del materiale narrativo (racconti di miracolie storia della Passione), i loghia integrati nei dialoghi e nei discorsi (per esempio, le parole in «Io sono»), i titoli cristologici o inno al logos (1,1-18) costituiscono delle tradizioni che hanno preso corpo nel cristianesimo primitivo prima di essere inte- grate nel vangelo. Una volta menzionato questo radicamento priorita- tio, e solo allora, ci si pud porre la questione dei rapporti tra Giovanni ei contesti esterni al cristianesimo nascente. b) Il Vangelo di Giovanni echeggia il conflitto del cristianesimo giovanneo con la sinagoga farisea (9,22; 12,42; 16,2). La violenza stessa dello scon- tro ha lasciato delle tracce nel vangelo, che rimanda a uno stretto, anche se ormai passato, legame con il giudaismo palestinese. Cosi, certi passi 379 Jean Zumstein del vangelo tradiscono una sorprendente conoscenza della geografia pa- lestinese: 4,5 (Sicar); 5,2 (Betesda); 18,1 (Chedron). Le feste e i pellegri- naggi che ne conseguono strutturano la narrazione giovannea (2,13; 6,4; 7,2.8.37; 10,22; 18,28; 19,31.42). Le prescrizioni della Torah, in particola- re l’osservanza del sabato (5,9 s.; 7,22-24; 9,14.16), sono nel novero del- Ie convinzioni che si presuppone siano note, proprio come la speranza messianica giudaica (per esempio, 1,20 s.; 7,27.42). L'influenza ‘del giudaismo palestinese in Giov., per incontestabile che sia, deve essere ponderata in tre modi. Innanzitutto, @ parte costitutiva di ogni tradizione su Gesii. Inoltre, appartiene al passato delle comunita giovannee. Infine, le problematiche centrali del giudaismo palestinese (per esempio, la Legge 0 il Tempio) non sono pitt delle questioni centrali per la teologia giovannea c) Lascoperta dei manoscritti di Qumran ha permesso di gettare nuova lu- ce sui legami tra Giovanni e il giudaismo palestinese. Infatti, il linguag- gio dualista, che @ una delle caratteristiche dei concetti giovannei, @ for- temente presente nella letteratura qumraniana (per esempio, opposi- zione luce /tenebre o verita /menzogna). «18 [...] E ha disposto in loro due Spiriti affinché rimanesse in loro fino al momento della sua visita: sono i (due) Spiriti di verita e di perversione. 19 Lorigine della verita @ nella fontana di luce e Vorigine della perversione & in una fonte di tenebre. 20 ‘impero su tutti i figli di giustizia @ nelle mani del Principe delle Luci; camminano nelle vie della luce; e tutto l'impero sui figli della perversione é nelle mani dell Angelo 21 delle tenebre: e cammi- nano nelle vie delle tenebre» (1 QS II, 18-20). Anche se i campi semantici sono vicinissimi, ci si tratterra perd dal de- durre un‘influenza determinante di Qumran su Giovanni. Infatti, se la chiave di volta del dualismo qumrniano si trova nella problematica del- la Legge (@'obbedienza etica alla Torah a suddividere gli uomini in due campi), il dualismo giovanneo ha origine nella cristologia (@ la fede nel Cristo, luce del mondo, che opera la separazione fra gli uomini). A con- trario, i] dualismo qumraniano non é mai posto in relazione con I’attesa messianica. Da questa osservazione si trarra una duplice conclusione. Daun lato, i testi di Qumran non forniscono lo sfondo religioso che per- metterebbe in modo semplice di collocare la letteratura giovannea nel- Ia scia del movimento esseno. Ma, d’altra parte, il linguaggio dualista, tipico del Vangelo di Giovanni, lo ravvicina piuttosto al giudaismo ete- rodosso che al giudaismo rabbinico fariseo, preponderante dopo il 70. 380 20. Il Vangelo secondo Giovanni Questo giudizio @ rafforzato dal modo in cui Giovanni si colloca rispet- to a un altro movimento eterodosso giudaico del 1 secolo: Giovanni il Battista e i suoi discepoli. d) L’inizio del Vangelo di Giovanni conserva ancora il ricordo di uno scon- tro senza pieta con le cerchie battiste. Fin dall’inizio della sua narrazione, Vautore del Vangelo di Giovanni non smette di precisare il rapporto esi- Battista @ solo il precursore del Cristo (1,6 ss.); il suo unico ruolo consiste nell’ essere il testimone che in- dica nella persona di Gest l’ Agnello e il Figlio di Dio (1,19-36); la supe- riorita del Cristo di fronte alla quale il Battista scompare é indubbia (3,30; 5,36; 10,41). Questo chiarimento é tanto piii necessario nel momento in cui, seguendo Giovanni, si legge che i primi discepoli di Gest sono usci- ti da circoli battisti (1,35 ss.). Questo lavoro di memoria operato dall’autore del vangelo deve attira- ze ’attenzione per tre motivi. Da un lato, il contesto religioso giudaico da cui proviene Gesii é incontestabilmente il movimento battista (cfr. il battesimo di Gesit per opera di Giovanni Battista). In secondo luogo que- sto contesto battista — cosi importante agli occhi di Giovanni poiché da esso provengono Gesit e i suoi primi discepoli - parte integrante del giudaismo eterodosso. Infine, come mostra la storia della gnosi mandea, icircoli battisti sono uno dei luoghi di comparsa della gnosi. e) Eppure il giudaismo palestinese, con le sue diverse sfaccettature, non esclude una possibile parentela tra Giovanni il giudaismo ellenistico. Le tradizioni sapienziali — e in particolare il mito della Sapienza — che so- no percepibili in Giov., prima di tutto nel prologo (1,1-18), ne sono l’in- contestabile dimostrazione. Filone d’ Alessandria, per esempio, identi- fica la sapienza con il logos. f) Tuttavia, nell’esegesi contemporanea, il dibattito centrale sul radica- mento storico-religioso del quarto vangelo verte sul rapporto tra Gio- vanni e la gnosi. Tanto il dualismo che impregna la narrazione giovan- nea, quanto la sua concezione cristologica basata sulla figura dell’ inviato celeste hanno favorito questa ipotesi. In particolare, Bultmann ha cre- duto di vedere nella figura del Figlio preesistente, che viene a rivelare la salvezza tra gli uomini immersi nelle tenebre e che ritorna poi accan- to al Padre celeste, una ripresa critica del mito gnostico del redentore. Bisogna quindi considerare il Vangelo di Giovanni come costitutiva- mente tributario dell’universo del pensiero gnostico, reinterpretato in modo fondamentale (R. Bultmann), 0 al quale avrebbe ceduto (E. Kase- mann, L. Schottroff'), oppure ancora con il quale avrebbe un legame di stretta vicinanza (J. Becker)? Ernst KASEMANN, Jesu letzter Wille nach Johannes 17, Tubinga, Mohr, 1980*; Luise SCHOTT- 381 Jean Zumstein Larisposta a questa domandaé difficile per tre motivi. Da un lato, la de- finizione stessa di quel che bisogna intendere per «influenza gnostica» ci pone un problema. Infatti, non basta scoprire nel vangelo un concetto o una rappresentazione che pit tardi appariranno nei sistemi gnostici per con- cludere che si trattava di un legame di appartenenza. Un simile concetto 0 una simile rappresentazione devono integrarsi in una concezione gnostica d’insieme, esplicitamente identificabile, per autorizzare un tale giudizio. In secondo luogo, la definizione stessa del termine «gnosi» si rivela spinosa. Si tratta di una comprensione delineata dell’esistenza che si fa luce nel sin- cretismo antico e che attraversa molte correnti di pensiero (H. Jonas)!5? Op- pure bisogna pensare a dei sistemi costituiti, formulati in alcuni documen- ti oggi accessibili (J.-M. Sevrin)'®? Se questo @ il caso — ed 2 il terzo punto — allora @ necessario constatare che i documenti letterari gnostici pid antichi che possediamo sono datati 11 secolo (il mito del redentore, per esempio, non appare che in una fase ulteriore dello gnosticismo e per nulla alle sue origini). Questa analisi @ valida per il Vangelo di Giovanni: i documenti gnostici che gli sono pid strettamente legati (per esempio, V'inno della Pro- noia trasmesso nell’ Aprocrifon di Giovanni) appaiono nel 11 secolo, ossia do- po la redazione del vangelo. Cosa bisogna concludere da questa rapida panoramica? Si pud dare so- Jo una risposta sfumata. Da un lato, non c’é uno scontro esplicito tra la gno- sie la fede cristiana nel Vangelo di Giovanni. Gli elementi dei grandi si- stemi gnostici del 1 secolo (in particolare la cosmologia) non sono reperi- bili in Giov. Ancor pitt, come mostra la nozione della creazione (cfr. il pro- logo) oppure ancora il primo discorso di addio (cfr., per esempio, 14,23), il quarto vangelo & a-gnostico (H. Koester)!”. Dall’altro, la storia della rice- zione mostra che Giov. si presta a una lettura gnostica (cfr, per esempio, la gnosi valentiniana). Questa potenzialita di lettura si spiega con il fatto che il Vangelo di Giovanni @ nato in un contesto religioso — la Siria — che era uno dei terreni fertili della gnosi. Benché Iespressione «pregnostico» si pre- sti a discussione, essa definisce in modo chiaro I’ambiente religioso in cui la scuola giovannea ha sviluppato la sua riflessione. ROFE, Der Glaubende und die feindliche Welt. Beobachtungen zum gnostischen Dualismus und sei- ner Bedeutung fiir Paulus und das Johannesevangelium (WMANT37), Neukirchen-Viuyn, Neukir- chener Verlag, 1970. © Hans JONAS, Gnosis und spiitantiker Geist (FRLANT 51), parte 1, Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, 19643; parte 11/1, Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, 19667 18 Jean-Marie SEVRIN, «Le quatritme évangile et le gnosticisme: questions de méthode», in: Jean-Daniel KAESTLL Jean-Michel PorFer, Jean ZUMSTEIN, a cura di, La communauté johan- nique et sou histoire (Monde de la Bible 20), Ginevra, Labor et Fides, 1990, pp. 251-268. 7 Helmut KOESTER, «Les discours d’adieu de ’évangile de Jean: leur trajectoire au pre- mier et au deuxitme sidcle», in: Op. ct,, pp. 169-280. 382 20. Il Vangelo secondo Giovanni 20.3 I contesto di produzione Il confronto tra Giov. e i vangeli sinottici fa risaltare la sua specifi- cita. Malgrado alcune similitudini (genere letterario, racconto della Pas- sione, alcuni racconti e loghia in comune), Giov. si impone per la sua o1 ginalita (schema, temi principali, racconti sconosciuti ai sinottici, di- scorsi cristologici). Questa originalita indica che Giov. non @ un feno- meno secondario nella letteratura neotestamentaria, ma che costituisce una linea di sviluppo specifico nella storia del cristianesimo delle ori- gini. Se cosi &, come si pud descrivere il contesto di produzione che é al- Vorigine del vangelo? 20.3.1 La scuola giovannea Il lavoro letterario e teologico che ha portato alla redazione di Giov. co- pre pid decenni. Presuppone I'esistenza di un contesto stabile in cui alcu- ne tradizioni proprie delle chiese giovannee sono state raccolte, collazio- nate, reinterpretate e trasmesse, un contesto in cui questo lavoro teologico e letterario ha condotto alla redazione progressiva del vangelo, poi delle epistole. Quindi legittimo supporre che questo compito sia stato portato a termine da un circolo teologico - la scuola giovannea — la cui figura fon- dante @ verosimilmente il discepolo prediletto (13,23-25; 19,26-27; 20,1-10; 21,2-8.20-24; cfr. anche 18,15-16; 19,34b-35). Nel quadro della scuola giovannea, chi allora l’autore del quarto van- gelo? Se il discepolo prediletto @ il fondatore della scuola giovannea, d’al- tra parte @ poco probabile che sia I’autore del vangelo. Bisogna pensare a un redattore diverso da lui, di una generazione pid giovane che viene chia- mato di solito l’evangelista. Il contributo determinante dell’ evangelista 2 di aver messo in raccontile tradizioni giovannee, e in particolare di aver con- cepito una storia di Gesit orientata verso la croce. I motivi redazionali dell’ «ora», dell’«elevazione» e della «glorificazione» che mettono tutto il racconto in rapporto con la croce sostengono questo giudizio; i discorsi d’addio che si interrogano sul significato della partenza di Gestt vanno nel- la direzione stessa. Tuttavia, conviene prendere atto del fatto che il vangelo canonico noné opera dell’evangelista, bensi del redattore finale (bisogna pensare a un sin- golo o a un gruppo di persone?); questi ha dato l’ultimo tocco al vangelo, aggiungendogli in particolare il capitolo 21 e inserendo diverse glosse nel testo (cfr. 20.2.2). Le ragioni che hanno motivato quest’ ultima rilettura de- vono essere cercate nel mutamento della situazione delle chiese giovannee dopo il loro probabile spostamento dalla Siria verso Asia Minore, e nella loro ricerca di un‘integrazione nella grande chiesa. 383 Jean Zumstein 20.3.2 Data di composizione E possibile precisare quando I’evangelista ha composto la sua opera? L’unico contesto storico che sia esplicitamente evocato in Giov. 2 lo scontro tra i discepoli e la sinagoga e, in particolare, la loro esclusione da quest’ ul- tima (9,22; 12,42; 16,2). Qualunque sia stata la sua forma, questa esclusio- ne si colloca negli anni 80-90; essa mise i giudeo-cristiani, che ne furono le vittime, in una situazione religiosa e sociale difficilissima. Quindi non 2 ec- cessivo supporre che questa rottura culmind in una crisi di identita. Lo smarrimento, lo scoraggiamento, I’insuccesso misero la fede dei cristiani giovannei a dura prova. Il vangelo si inserisce in questa situazione, e ten- ta di ristrutturare la fede vacillante delle comunita giovannee. Levidenziazione del contesto polemico in cui si inserisce il vangelo ne permette la datazione. Giov. é stato composto dopo la rottura con la sina- goga farisea, cioé dopo I’85. Per di pid, un papiro ritrovato in Egitto nel 1935 — il P>2 che contiene alcuni versetti del capitolo 18 — permette di fissa- re il terminus ante quem. Questo papiro, che data circa il 125, mostra che in questo periodo il quarto vangelo era conosciuto in Egitto. E quindi ragio- nevole proporre la fine del I secolo come data di composizione. 20.3.3 Luogo di composizione Per determinare il probabile luogo di composizione del vangelo, biso- gna tener conto di sei fattori. Si deve trattare: 1) di un luogo in cui Ia sina- goga farisea svolgeva un ruolo importante e in cui era possibile imporre delle misure disciplinari; 2) di un luogo in cui il giudaismo eterodosso era ancora fiorente; 3) di un luogo in cui i discepoli di Giovanni Battista ono- ravano il loro defunto maestro; 4) di un luogo in cui la gnosi stava per svi lupparsi; 5) di un luogo in cui il greco era in uso; 6) di un luogo in cuile fi- gure di Pietro e di Tommaso svolgevano un ruolo ecclesiale di primo pia- no. La Siria costituisce uno spazio in cui sono riunite queste sei condizio- ni, ma non per questo si deve escludere I’Asia Minore. A quanto detto, bi- sogna aggiungere che l’eventuale localizzazione del vangelo in Siria sa~ rebbe valida solo per il lavoro dell’evangelista; 1a redazione finale di que- sto stesso vangelo e quella delle epistole giovannee devono essere verosi- milmente situate in Asia Minore. 20.3.4 L’autore Il vangelo non é opera di un testimone oculare. Se vogliamo credere al capitolo 21, il discepolo prediletto ne sarebbe V/autore (21,24). Questa iden- tificazione, che interviene solo nell’epilogo del vangelo, richiama due os- 384 20. Il Vangelo secondo Giovanni servazioni. In primo luogo, se si tiene conto del fatto che in Giov. esiste una certa rivalita tra Pietro e il discepolo prediletto, e in aggiunta che la morte del discepolo prediletto sembra aver costituito un problema per i circoli giovannei, ne consegue che il discepolo prediletto non deve essere cor derato come una figura puramente simbolica, senza consistenza storica; si tratta di una figura conosciuta dai circoli giovannei, pitt precisamente co- me fondatore della tradizione e della scuola giovannea. In secondo luogo, a differenza del discepolo prediletto, il redattore del vangelo @ probabil- mente un uomo della seconda o della terza generazione. Scrive innome del discepolo prediletto, e si sforza di esporre nella forma di un vangelo I’in- terpretazione della fede cristiana abbozzata dal discepolo prediletto. Liattribuzione del quarto vangelo a Giovanni di Zebedeo Nella storia dell’esegesi moderna (XIX secolo e prima meta del xx secolo), il problema dell’identificazione dell’autore del quarto vangelo costitui la que- | Sone giovannea propriamente detia. Dalla conclusione di questo dibattito appassionato dipendevano, si credeva, I'autorita teologica e la credibilita di | questo scritto. La dimostrazione della sua attribuzione all’apostolo Giovan- ni ne assicurava il credito; la sua messa in dubbio lo minava. Oggi questa problematica ha perso gran parte del suo significato, perché il criterio del- Vapostolicita non & pit: determinante nella valutazione dell’ autorita teolo- gica di uno scritto neotestamentario. Da un punto di vista storico, quali sono i documenti che operano l’identifi- cazione che il vangelo si @ rifiutato di fare, vale a dire V'identificazione del discepolo prediletto con Giovanni di Zebedeo? Questa attribuzione appare, in primo luogo, nella tradizione manoscritta del Vangelo di Giovanni. L'inscriptio del P®, che forse data la seconda meta del It secolo, dimostra che gia a quell’epoca il quarto vangelo era attribuito a Giovanni di Zebedeo. Ireneo di Lione (verso il 180 ca) 2 il primo testimone | _ sicuro nella chiesa antica - sara seguito da Eusebio di Cesarea (Storia eccle- siastica V, 8,4) - a professare questa opinione. Nel suo trattato Contro le Ere- sie (IIL, 1.1), afferma: «Poi, Giovanni, il discepolo del Signore, lo stesso che | tiposd sul suo petto, ha pubblicato anch’egli il vangelo durante il suo sog- giorno a Efeso». Per rinforzare la sua posizione, Ireneo si fa forte della te- stimonianza dei presbiteri dell’ Asia Minore che hanno frequentato Giovan- ni (Contro le Eresie II, 22,5) e in particolare di Papia di Gerapoli e di Policar- po di Smirne. Se Papia - stando a quello che dice Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica 111, 39,1) afferma di aver conosciuto sia 'apostolo Giovanni sia | _ ilpresbitero Giovanni, non dichiara da nessuna parte che uno dei due avreb- be scritto il quarto vangelo. Per quanto riguarda Policarpo, morto martire nel 155 all’eta di 86 anni, Ireneo sostiene di averlo personalmente sentito | parlare del suo rapporto con I’apostolo quand’ era in vita (Contro le Eresie Hl, 3A; cft. anche Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica TV, 14,3-6). Tuttavia, da un lato, Ireneo nella sua evocazione del rapporto tra Policarpo e Giovanni 385 Jean Zumstein non menziona nessun dato concreto sulla redazione di Giov.; dall’altro, gli scritti di Policarpo non parlano della sua pretesa conoscenza di Giovanni di Zebedeo. La conclusione é chiara: la testimonianza di Ireneo poggia sicura- mente su una tradizione, ma impossibile ricostruirla e autenticarla Controla tradizione della chiesa antica vengono costantemente invocate due argomentazioni per opporsi al fatto che Giovanni di Zebedeo — e pit in ge- nerale un testimone oculare - sia l'autore del quarto vangelo. Da un lato, stando a quelio che dice Mc. 10,35-40 (vaticinium ex eventu?), Giovanni di Ze- bedeo sarebbe morto martire precocemente, e non venerabile vegliardo sot. to il regno di Traiano a Efeso (cost Ireneo, Contro le Eresie I, 22,5). Se la tesi di un martirio comune con suo fratello Giacomo (At. 12,2) sotto il regno di Erode Antipa non é dimostrabile, va giocoforza constatato che si perdono le tracce di Giovanni di Zebedeo dopo I’assemblea di Gerusalemme (Gal. 2,9). Fra Giovanni di Zebedeo, compagno della prima generazione, ¢ il redatto- re del vangelo alla fine del I secolo sussiste una distanza temporale incol- mabile. Dall’altro, il confronto con i vangeli sinottici (cfr. 20.1 Presentazione) mostra che sia il linguaggio sia la teologia del quarto vangelo non hanno pid. un legame di vicinanza con il mondo del Gesit storico e dei suoi primi scepoli. Una lunga storia di tradizione separa la vita e’insegnamento di Ge- si dal momento in cui vengono riprese nel quarto vangelo. Non potendo attribuire il quarto vangelo a Giovanni di Zebedeo, alcunt(per esempio, M. Hengel'*) hanno visto nel presbitero Giovanni, menzionato da Eusebio (Storia ecclesiastica II, 39,4: 6 meeoBitegos "lwdvvys), Yautore del vangelo e delle tre epistole (II Giov. e III Giov. si presentano esplicitamente come lettere scritte dall'«Anziano» [6 xgeoBUtegos}). Questa ipotesi astuta che combina i dati sparsi non @ sostenuta né dal quarto vangelo, né da al- cuna testimonianza esplicita della tradizione della chiesa antica; essa deve essere abbandonata 20.3.5 La funzione pragmatica del vangelo Dal punto di vista della pragmatica della comunicazione, il Vangelo se- condo Giovanni si propone di ristrutturare la fede dei credenti. Intende farli passare da una fede indebolita e vacillante a una fede fortificata e for- mulata in modo chiaro. Questa ristrutturazione della fede avviene in quan- to il vangelo, in ciascuna delle sue parti, adopera un’ermeneutica per gra- di, il che significa: i credenti sono colti nella loro fede elementare e inde- bolita per essere avviati verso una concezione pitt compiuta. 38 Martin HENGEL, Die johanneische Frage (WUNT 67), Tubinga, Mohr, 1993 (trad. it. La questione giovannea, Brescia, Paideia, 1998). 386 20. Il Vangelo secondo Giovanni 20.4 Prospettiva teologica I quarto vangelo precisa nei discorsi d’addio (capp. 14 - 16) il luogo teo- logico a partire dal quale viene raccontata la storia del Cristo. Questo atto di anamnesi é intrapreso a partire dalla fede pasquale (2,17.22; 12,16; 13,7; 20,9) e l'agente di questo lavoro di memoria @ il Paracleto (= lo Spirito san- to). Infatti, solo il Paracleto (14,15 ss.26; 15,26; 16,7-11.13.15) @ il testimone fedele e Yermeneuta qualificato della vita e dell’opera del Cristo giovan- neo. Solo la retrospettiva pasquale, operata dallo Spirito, permette di sco- prire il significato compiuto dell’incarnazione, del ministero terreno, della Passione e dell’elevazione del Figlio. Dunque il vangelo & per eccellenza una testimonianza resa al Cristo incarnato, nella forza dello Spirito, il qua- Ie al tempo stesso conserva il ricordo del Cristo terreno e ne comunica l'at- tualita per il presente della fede. Questa descrizione dell’attivita del Paracleto lascia subito presagire che ilracconto giovanneo é fondamentalmente un racconto cristologico: la per- sona del Cristo, la sua storia e il suo significato costituiscono il soggetto centrale del vangelo. Qual é allora la concezione cristologica sostenuta da Giovanni? Il Cristo giovanneo @ fondamentalmente presentato come il Ri- velatore di Dio nel mondo. Questa funzione rivelatrice @ sviluppata in ma- niera duplice. 20.4.1 La cristologia dell’incarnazione Tl quadro ermeneutico all’interno del quale deve essere letto il racconto della vita del Gesii terreno & dato dal prologo (1,1-18). La tesi fondamen- tale rimane una cristologia dell’incarnazione. Cosa significa questo? Il mo- vimento costitutivo che ispira I’inno al logos & quello della venuta di Dio fra i suoi, della consacrazione di Dio per i suoi, cio’ per tutti gli esseri umani. IL logos, pitt precisamente il Figlio preesistente che vive nell’unita con il Pa~ dre e che 2 il mediatore della creazione, diventa carne (1,14). Ha un nome, Gesii di Nazareth, e anche una storia, quella che sara raccontata nel van- gelo. Nella persona del Cristo, Dio si fa vicinanza amorosa e presenza in seno alla creazione e all’umanita. Gest é la Parola di Dio fatta carne. Tutta la storia del Gest umano, le sue parole, i suoi atti, la sua vita e la sua mor- te, devono essere letti a partire da questa prima affermazione. 20.4.2 La cristologia dell’inviato I corpo stesso del vangelo sviluppa una cristologia dell’inviato, Questa cristologia dell’ inviato non é in tensione o in contrasto con la cristologia del- Yincarnazione; ne costituisce, in un altro linguaggio, lo sviluppo e l’esplici- 387 Jean Zumstein tazione. Proprio perché Gest é il Figlio preesistente diventato carne, il suo destino storico pud essere presentato come una venuta, come un invio. a) La semantica dell'invio deve essere intesa sullo sfondo del diritto del- Yinvio nel Vicino Oriente antico. Un inviato era un messaggero debita- mente legittimato che rappresentava il suo sovrano presso una corte straniera, La categoria principale attribuita alla figura dell’inviato era quella della rappresentanza; giocava sulla dialettica tra Yunita e la dif- ferenza: Vambasciatore rappresentava pienamente il suo re pur essen- do diverso da lui. I possibili significati di queste rappresentazioni per Ja cristologia sono evidenti. In quanto inviato del Padre, il Cristo lo rap- presenta nel mondo, Non pronuncia parole proprie, ma quelle di suo Padre (3,34; 14,10; 17,8.14); non compie le proprie opere, ma quelle di suo Padre (4,34; 5,17.19 ss.30.36; 8,28; 14,10; 17,24.34). Non compie la sua volonta, ma quella di suo Padre (4,34; 5,30; 6,38; 10,25.37). Non vuol essere null’altro che la voce e la mano di Dio fra gli esseri umani. Nel- Ia logica giovannea, il Cristo & effettivamente Dio nella misura in cui & Al suo inviato: al tempo stesso tutt’ uno con Lui eppure diverso da Lui. Quest’ affermazione é di fondamentale importanza, poiché nessuno ha mai visto Dio (1,18). b) Il significato dell’invio. Linvio del Figlio deve essere colto come Vamore di Dio in atto (3,16). Nella misura in cui accoglie il Cristo, essere umano beneficia di questo amore. Questo amore manifestato non @ un evento qualsiasi tra tanti altri: ha un carattere unico e decisivo. Costituisce da un ato il compimento della promessa veterotestamentaria e dall’altro si realizza in lui il giudizio del mondo (3,18 s.;5,24s,; 9,39). Nella misura in cui Giovanni pretende che il giudizio si compia nella venuta del Fi- glio, il vangelo si allontana dalla concezione apocalittica del giudizio. L’escatologia 2 storicizzata; il giudizio non @ piti una conseguenza che so- praggiunge alla fine dei tempi, ma si compie nell'incontro del Figlio. In- fatti, @ di fronte al Figlio, nella fede data o rifiutata, che si realizza la se- parazione tra credenti ¢ non credenti. $i parla allora dit escatologia pre- sentistica. ¢) Il dualismo. L’invio del Figlio nel mondo sfocia in una visione dualista del mondo. Infatti, la venuta del Rivelatore svela le tenebre nelle quali vi- vono gli esseri umani Se V'ordine della rivelazione si caratterizza con la luce, la verita, Jo spirito, la liberta e la vita, la sfera del mondo risulta es- sere lo spazio delle tenebre, della menzogna, della carne, della serviti e della morte. Questo dualismo non & ontologico bensi storico: ® deter- minato dalla venuta del Figlio. ) Il percorso delt'inviato, Come avviene allora concretamente invio del Fi- glio di cui abbiamo appena sottolineato il significato ultimo? Si posso- no distinguere tre momenti nel percorso dell’inviato: 388 20. Il Vangelo secondo Giovanni * la prima tappa dell’inviato comprende la preesistenza e Vincarnazio- ne. Queste due nozioni non devono essere interpretate in modo og- gettivante, ma qualificano Gesti come il rivelatore del Padre. La sua vera origine & accanto a Dio. * I secondo momento 2 quello del compimento della missione. Il Cristo giovanneo innanzitutto realizza la sua missione compiendo dei m racoli. Per Giovanni i miracoli sono dei segni (onueta), cio’ degli at- ti che rimandano al di Ia di loro stessi, alla realta decisiva che Ge: svela: un Dio creatore e donatore di vita in sovrabbondanza. In se- guito il Cristo giovanneo realizza la sua funzione di rivelatore tra- mite i suoi discorsi. A differenza dei sinottici, il contenuto dei suoi discorsi2 rigorosamente cristologico (cfr. i detti in «Io sono»).In quan- to inviato del Padre, Gesit risponde ai bisogni pitt fondamentali che si manifestano nell’esistenza umana: li soddisfa in sovrabbondanza. * IL terzo momento nel percorso dell’inviato é il ritorno. Questo ritorno si effettua nel momento della croce, che nel quarto vangelo @ inter- pretata come il luogo dell’elevazione e della glorificazione. Se I'intento del vangelo 2 rigorosamente cristologico, la sua conclusio- ne (20,30 s,) sottolinea che cristologia e soteriologia vanno di pari passo. La confessione dell’inviato del Padre nella persona di Gesit fatto uomo da ac- cesso alla vita eterna, cio’ alla vita cosi come Dio la offre nella sua pienez- za. Il dono del Figlio e quello della vita sono un unico e medesimo evento: costituiscono il contenuto del vangelo che richiama alla fede. 20.5 Nuove prospettive La scuola giovannea. La famosa «questione giovannea», cio’ la questione dell’identita dell’autore del vangelo, ha dominato a lungo la ricerca gio- vannea. Oggi non é del tutto abbandonata (cfr. M. Hengel), ma cede il pas- so a una nuova problematica. In primo luogo, non si tratta pitt di sapere se Giovanni di Zebedeo oppure il presbitero Giovanni abbiano composto il quarto vangelo, bensi di interessarsi al circolo che @ all’origine della lette- ratura giovannea (Giov, I Giov,, Il Giov,, III Giov.), ossia la scuola giovan- nea (R.A. Culpepper)”, Richiama lattenzione il modo in cui questo grup- ¥R. Alan CuLPEPPER, The Johannine School: An Evaluation of the Johannine-School-Hypothesis Based on an Investigation of the Nature of Ancient Schools (Dissertations Series. Society of Bibli- cal Literature 26), Missoula, Scholars Press, 1975. 389 Jean Zumstein po sociologicamente strutturato e teologicamente consistente ha trasmes- so, interpreato e fissato per iscritto la tradizione giovannea in opere suc- cessive (J. Zumstein)”’. La storia del cristianesimo giovanneo. Questo interesse per il lavoro teolo- gico e letterario della scuola giovannea non deve essere separato da una tinnovata attenzione per la storia del cristianesimo giovanneo (J. Becker, RE. Brown, K. Wengst). Il vangelo e le epistole giovannee sono parte inte- grante di una storia di cui conviene ricostruire le tappe. L’analisi della ge- nesi del vangelo, delle sue redazioni successive, e poi di quella delle epi- stole, fornisce le indicazioni che permettono di descrivere le diverse fasi di una linea di sviluppo specifico in seno al cristianesimo primitivo (H. Koe- ster, J.M. Robinson). Rapporti con il cristianesimo nascente. | rapporti del cristianesimo giovan- neo, in particolare del vangelo, con il cristianesimo nascente nel suo i sieme e con il mondo circostante rimangono controversi. Un primo dibattito riguarda il legame tra Giov. e i sinottici. Se seguen- do P. Gardner-Smith si era stabilito un certo consenso per affermare che Giovanni non aveva conosciuto i vangeli sinottici come opere letterarie (R. Bultmann, J. Becker ecc.), bensi attingeva come loro da un fondo tradi: nale comune (= pre-giovanneo e pre-sinottico), nel corso degli ultimi de- cenni si @ assistito, sotto svariate forme, a una rinascita dell’ipotesi di una dipendenza letteraria di Giov. dai sinottici (C.K. Barrett, scuola di Lova- nio, U. Schnelle). Un secondo dibattito verte sul rapporto tra Giovanni e il mondo reli- gioso circostante. Se in seguito a Bultmann e ai suoi lavori sui mandei in particolare, la questione del rapporto tra Giovanni e la gnosi era diventata una questione centrale dell’ esegesi giovannea (E. Kasemann, L. Schottroff, W. Schmithals)”, alcune voci si sono fatte sentire per richiedere un riesa- me dell’argomento. Vengono invocate tre ragioni. In primo luogo, una co- noscenza pitt precisa della gnosi (cfr. le ricerche su Nag Hammadi) mostra che gli scritti gnostici propriamente detti sono datati, al massimo, It secolo e dunque sono posteriori alla redazione del vangelo; risulta che il mito del redentore, in particolare, un‘ipotesi critica anziché una realta testuale (C. Colpe)?3. In secondo luogs, il contesto storico fondamentale al momento 2 Jean ZUMSTEIN, «Le processus de relecture dans la littérature johannique», ETR 73, 1998, pp. 161-176. 21 Helmut KOESTER, James M. ROBINSON, Entwicklungslinien durch die Well des frithen Christentums, Tubinga, Mohr, 1971 2 Walter SCHMITHALS, Neues Testament und Gnosis (ED 208), Darmstadt, Wissenschaft- iche Buchgeselischaft, 1984. % Carsten COLPE, art. «Gnosis (eligionsgeschichtlich)» RGG TI, col. 1648-1652. 390 20. Il Vangelo secondo Giovanni della redazione del vangelo @ piuttosto il conflitto tra le chiese giovannee e la sinagoga farisea (J.L. Martyn)*. In terzo luogo, i problemi che porte- ranno alla ricezione e all’interpretazione gnostica del vangelo nel corso del 1 secolo (per esempio, Eracleone) risultano innanzitutto da un conflitto di interpretazione all’interno delle comunita giovannee stesse. Quindi come va posta la questione del contesto storico-religioso di Giov.? La ricerca recente per la maggior parte concorda su due punti. Da un lato, il linguaggio e le rappresentazioni religiose tipiche del Vangelo di Giovan- nitestimoniano una marcata parentela con il giudaismo eterodosso (Qumran, giudaismo samaritano, ambienti battisti), che alla fine del secolo stava per diventare il terreno d’allevamento della gnosi (O. Cullmann)*. Dall’altro lato, bisogna rinunciare a una spiegazione univoca e ammettere che I’uni- verso storico-religioso di Giov. é situato alla confluenza di correnti diverse (giudaismo sapienziale ed eterodosso, sincretismo ellenistico, raggruppa- menti gnosticizzanti). La genesi del vangelo. Se la questione dell’ambiente storico-religioso ri- mane dibattuta, lo stesso dicasi per la genesi del vangelo. L’assenza di con- senso (vedi 20.2.2) - che in gran parte dipende dalla natura della docu- mentazione - non pud far dimenticare due aspetti promettenti della ricer- ca attuale: a) se @ possibile che la questione delle fonti rimanga un enigma insuperabile della ricerca giovannea, la situazione non 2 la stessa per quan- to riguarda il fenomeno della redazione multipla del vangelo. II titolo del vangelo, le glosse, le aggiunte alle imbastiture del racconto, epilogo testi: moniano un fenomeno di rilettura (J. Zumstein, A. Dettwiler)* caratteri- stico della scuola giovannea; b) si levano voci nella ricerca recente per ri- nunciare a una lettura diacronica di Giov. e preferire una lettura principal- mente sincronica (R.A. Culpepper, X. Léon-Dufout, FJ. Moloney, L. Schenke, H. Thyen)”. Probabilmente questo approccio narrativo permette di rende- re meglio giustizia alla costruzione della trama, ai procedimenti letterari utilizzati (simboli, ironie, malintesi) e alla pragmatica del racconto. Per con- tro, tralascia il fatto che il vangelo porta le tracce indelebili della storia del- la sua costituzione le quali richiedono anch’esse di essere interpretate. 24]. Louis MARTYN, History and Theology in the Fourth Gospel, Nashville, Abingdon, 1979?, 2 Oscar CULLMANN, Der johanneische Kreis. Zum Ursprung des Johanneseoangeliums, Ta binga, Mohr, 1975 (trad. it. Origine e ambiente dell’ Evangelo secondo Giovanni, Torino, Marietti, 1976). 2 Andreas DETIWILER, Die Gegenwart des Erhahten: eine exegetische Studie zu den johannei- schen Abschiedsreden (Joh 13,31-16,33) unter besonderer Beriicksichtigung ihres Relecture-Charak- ters (FRLANT 169), Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, 1995. 2” Ludger SCHENKE, Johannes:Kommentar (Kommentare 2u den Eoangelien), Diisseldorf, Pat- mos-Verlag, 1998. 391 Jean Zumstein La teologia di Giovanni. Un ultimo spostamento nella ricerca riguarda Ja teologia giovannea. Se il punto di partenza della cristologia giovan- nea risiede nell’incarnazione del Figlio (R. Bultmann), due linee di ri- cerca meritano di essere menzionate. Da un lato, la rivelazione di Dio le- gata alla venuta del Figlio é sviluppata in una cristologia dell'invio (J. Becker, J.A. Bihner, E. Haenchen?; cfr. 20.4 Prospettiva teologica): & pro- prio in qualita di inviato del Padre che il Figlio rivela il Padre. Dall’al- tro, opponendosi alla tesi di Kasemann che vedeva nella Passione un’ap- pendice obbligata ma non significativa del vangelo, la ricerca recente sot- tolinea che tutto il racconto giovanneo é un racconto orientato verso la croce, che costituisce il compimento della rivelazione (T. Knéppler, U. Schnelle, J. Zumstein)”. 20.6 Bibliografia Commentari: Charles K. BARRETT, The Gospel according to St. John, Londra /Filadelfia, SPCK/We- stminster Press, 19782, Jiingen BECKER, Das Evangelium nach Johannes (OTK 4/ 1-2),2 voll., Gitersloh / Wiirz- ‘burg, Mohn/Echter Verlag, 19913. Josef BLANK, Das Evangelium nach Johannes (GSL.NT 4,1-3), Diisseldorf, Patmos-Ver- lag, Ia.Jb 1981, II 19862, III 1988°. Raymond E. BROWN, Giovanni. Commento al Vangelo spirituale, Assisi, Cittadella, 1979 (orig. ing]. New York, 1966). Rudolf BULTMANN, Das Evangelium des Johannes (KEK 2), Gottinga, Vandenhoeck und Ruprecht, 1968". Rinaldo FABRIS, Giovanni, Roma, Borla, 1992. Xavier LEON-DUFOUR, Lettura dell’evangelo secondo Giovanni, 4 voll., Cinisello Bal- samo, Paoline, 1990-1998 (orig. franc. Parigi, 1987, 1990, 1993, 1996). Charles L’EPLATTENIER, L’Evangile de Jean, Ginevra, Labor et Fides, 1993. Francis J. MOLONay, The Gospel of John (Sacra Pagina 4), Collegeville, Liturgical Press, 1998. Rudolf SCHNACKENBURG, II vangelo di Giovanni, 4 voll, Brescia, Paideia, 1974-1987. Udo SCHINELLE, Das Evangelium nach Johannes (ThHK 4), Lipsia, Evangelische Ver- lagsanstalt, 1998. 28 Emnst HAENCHEN, «“Der Vater, der mich gesandt hat», in: Emst HAENCHEN, Gott und Mensch, Gesammelte Aufsitze, Tubinga Mohr, 1965, pp. 68-77; Jan-A. BUHINER, Der Gesandte und sein Weg im 4. Evangelium (WUNT, Reihe 2;2), Tubinga, Mohr, 1977. 2 Thomas KNOPPLER, Die theologia crucis des Johanineseoangeliums (WMANT 69), Neukir- chen-Vluyn, Neukirchener Verlag, 1994. 392 20. Il Vangelo secondo Giovanni Per iniziare lo studio: Raymond E. BROWN, La comunita del discepolo prediletto, Assisi, Cittadella, 1982. Rudolf BULTMANN, art.