Sei sulla pagina 1di 3

POLITICA DA STRADA: NUOVA METODOLOGIA DI SOLUZIONE DEI

PROBLEMI DELLA COMUNITA’ O GRATUITO STRUMENTO DI


PROPAGANDA ELETTORALE.
Siamo nell'era della “politica da strada” fatta con la videoripresa, con la
denuncia pubblica di ciò che funziona e ciò che non funziona in una comunità;
siamo nell’era dei social, ove in tempo reale è possibile documentare ciò che
di bene o di male accade in un determinato luogo.
Gli strumenti utilizzati si mostrano di indubbia efficacia documentale, nonchè
di una pronta visibilità.
Fare “politica da strada” è il dovere che avrebbe ogni rappresentante e/o
operatore cosciente della politica a tutti i livelli, perché in strada s’incontra la
gente, perché in strada si ha modo di cogliere i mal di pancia popolari, anche
quelli più banali o, forse, quelli più lievi e trascurabili.
Nulla da eccepire alla qualità ed efficacia documentale, come già detto, sugli
strumenti utilizzati: la fotografia, il video, la denuncia pubblica sui social.
Ebbene con questo modo o metodologia di condurre l’azione v’è l’ulteriore
vantaggio per i cittadini di cogliere più prontamente l’azione, il lavoro, l’opera
che in un dato momento storico compiono i politici utilizzano tali strumenti.
I risultati non possono che essere ottimi in termini di trasparenza dell’azione
politica operata, forse fin troppo trasparente da far appalesare violazioni del
diritto alla privacy in alcuni casi o altro genere di violazione, ma quest’ultima
è una tematica che eventualmente va affrontata nelle opportune sedi e da
ognuno che ne abbia interesse. La trasparenza è tale che il cittadino coglie la
portata e le energie profuse in quell’azione da strada, senza orari,
scontrandosi con persone, rischiando di incorrere in violazioni di cui si diceva
prima, sacrificando il proprio vissuto privato in nome della collettività.
Ai vantaggi anzidetti va aggiunto l’ulteriore vantaggio del fatto di vivere
nell’era dei social, per cui è possibile mostrare in tempo reale ciò che si fa per
la comunità, laddove il termometro della bontà dell’opera politica compiuta si
misura con i “mi piace” o con i “commenti ai post” che gli interessati
spettatori social fanno, aderendo a ciò che si è condiviso, mostrato e
scomodando le più disparate leggi, norme, regolamenti, dando i più disparati
dati, più o meno ufficiali, promananti da privati, da enti pubblici, ecc, ecc..
Ma ad un certo punto è d’obbligo smettere di pensare ai vantaggi che la
“politica da strada” può dare ad una comunità e chiedersi:
- ma la politica non doveva essere un momento di sintesi dei problemi
della nostra comunità da rappresentare in una pubblica assise,
utilizzando degli strumenti che la legge conferisce, secondo gli
imprescindibili valori della democraticità e della rappresentanza
popolare?
- ma tutto ciò che deriva dalla politica da strada, siamo sicuri, sarà
oggetto di una sicura finalizzazione, con la risoluzione delle
problematiche oggetto di quell’azione, o a cui quell’azione mirava, o,
quantomeno, quell’azione farà sì che quei problemi saranno presi in
carico da chi di dovere e poi esaminati attentamente e risolti?
- ma, se non erro, non v’è un regolamento che disciplina una qualsiasi
attività consiliare, a livello comunale, provinciale e regionale
consentendo alle parti politiche in contraddittorio di esercitare
importanti prerogative di interpellanza sull’operato di chi governa, di
interrogazione o strumenti similari che consentono in quella legittima
sede di dare l’indirizzo, magari supportando il tutto anche con carte,
documenti, fotoriprese, videoriprese e quant’altro e sottoporle a chi di
dovere e di incaricarlo della soluzione in nome di quella porzione di
popolazione anche minoritaria (c.d. minoranza)?
Da ciò detto devono trarsi delle conclusioni. Innanzitutto deve addivenirsi alla
presa d’atto che la politica come qualsiasi altra attività cambia e si orienta in
base a come va la società, per cui, se oggi la società utilizza i social, anche la
politica non può non risentire del costume vigente dei cittadini di utilizzare i
social e di farne il mezzo per prendere parte all’azione politica della comunità
in cui vive;
Né si può negare che anche la classe politica, in ossequio all’era social e
internetiana, possa utilizzare strumenti diversi da quelli più tradizionali per
sensibilizzare su tematiche d’interesse.
Di contro a tale presa d’atto bisogna però dire che se la “politica da strada”,
poi tradotta in video, foto, documenti condivisi sui social e avvalorati da
centinaia o migliaia di “mi piace” sarà lo strumento direttamente causale della
soluzione dei problemi allora avranno avuto ragione gli operatori di quella
politica di denuncia fatta di fotografia e di video;
Laddove, quei problemi non dovessero trovare soluzione tramite quella
determinata metodologia e, pertanto, dovranno passare per quegli strumenti
istituzionali prima citati al fine di cercarne la giusta soluzione, di quella
“politica da strada”, avente come vetrina i social e come approvazione i “mi
piace” e le “condivisioni”, che potrebbe risultare facile a prestarsi ad un certo
“populismo mediatico”, ci sarà d’aver paura o quantomento pensare che
qualcuno l’avrà utilizzata in nome del supremo valore del “bene per la
collettività” per farne a proprio ritorno un’ottima propaganda elettorale a
costo “zero”.
© FRANCESCO CASELLA