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PORTATE DA SCARICARE A TORCIA PER INCENDIO

DIFFERENZE FRA NORME ISPESL E API


1. PREMESSA
Negli stabilimenti che trattano idrocarburi il sistema di torcia con i suoi collettori e sub collettori di
adduzione viene oggi in genere dimensionato per il caso incendio, scegliendo il peggiore (cio con la
portata di scarico pi alta) che possa capitare per tutte le possibili zone di fiamma che individuabili sulla
pianta dello stabilimento. Ricordo che la zona di fiamma una estensione in cui durante un incendio
tutte le valvole di sicurezza in essa presenti scaricano contemporaneamente; tale estensione viene
suggerita in 300-500 mq da note societ di ingegneria come dato statistico (vedi manuale).
La sua alternativa di dimensionamento per mancanza generalizzata di energia elettrica pi rara,
contrariamente a quanto avveniva in passato, perch pi facilmente fronteggiabile mediante luso di
strumentazione ridondante che blocca con adeguata affidabilit i processi di riscaldamento che, in
assenza dei raffreddamenti derivanti dalla mancanza di energia elettrica, farebbero aumentare le
pressioni di quasi tutte le colonne di distillazione fino a quelle di scatto delle valvole di sicurezza.
Risulta quindi sempre pi importante migliorare lapprossimazione dei calcoli per il caso incendio, gi
abbastanza aleatori per lintrinseca natura poco controllabile del fenomeno ; se poi si incontrano
incertezze sullapplicazione delle norme allora le difficolt di valutare delle affidabili portate di scarico
dalle valvole di sicurezza per il caso incendio aumentano in modo sostanziale.
Nel mondo si lavora quasi sempre con clienti che richiedono le norme API; in Italia si applicano le norme
ISPESL tenendo locchio sulle API per le parti non coperte da ISPESL. Entrambe le suddette norme
nonch quelle interne presenti nelle societ di ingegneria pi avanzate consigliano il progettista a
tenere gli occhi aperti e mantenere sempre uno spirito critico su quello che fa.
Questo lavoro ha lo scopo di individuare e discutere le differenze che emergono abbastanza
chiaramente fra le due norme menzionate per quanto riguarda il caso incendio, in particolare le seguenti:
Laltezza delle fiamme.
La protezione di un recipiente contenente solo una fase gas.
Lespressione base del caso incendio
1. ALTEZZA DELLE FIAMME
Laltezza delle fiamme che si raggiunge in un incendio individua in altezza quella che viene chiamata
superfice bagnata di un recipiente, elemento fondamentale nel calcolo della portata per incendio che,
per entrambe le norme e relativamente ad uno scarico da un recipiente contenente liquido in equilibrio
con il suo vapore, :

Q = cost. F S0,82 / L dove:

Q: portata di scarico dalla valvola di sicurezza


Cost: costante che dipende dalle unit di misura adottate
F: fattore minore di uno che dipende dallisolamento del recipiente
S: superfice bagnata
L: calore di vaporizzazione della fase liquida alla pressione di scatto
Cosa impone ISPESL: la superfice esposta al fuoco si intende quella inclusa in una altezza di almeno 8
metri al disopra di ogni piano ove possono accumularsi le sostanze infiammabili (vedi punto 8.3 di
E.1.D.2).
Ci significa, se le parole hanno un senso, che il progettista deve considerare un altezza dellincendio
di almeno 8 metri (quando laltezza dellincendio risulta inferiore) mentre quando laltezza dellincendio
supera gli 8 metri sua responsabilit valutare un altezza dellincendio massima cio di progetto per il
calcolo del o dei sistemi di protezione.
Cosa impone (o raccomanda) API : tutte le superfici bagnate che partecipano alla generazione della
portata da scaricare in caso di incendio vanno valutate entro unaltezza massima di 25 ft dalla superfice
che sostiene il fuoco. Poi per aggiunge anche portions higher than 25 ft are normally excluded e
questa frase merita di essere menzionata per la sua non chiarezza (punto 3.15.1.1).
Ci si potrebbe infatti aspettare che successivamente questo argomento venisse ripreso e meglio
specificato quando occorre considerare anche le altezze superiori, ma non cos; il dato degli 8 metri (o
25 ft) non viene pi discusso n giustificato. Ho potuto direttamente constatare la sorpresa di colleghi
americani che lavoravano con me su impianti progettati per lItalia quando si rendevano conto di questa
richiesta di ISPESL (praticamente lopposta dellAPI).
Tale richiesta risulta particolarmente onerosa per gli scambiatori ad aria che sono interessati da portate
di scarico per incendio elevatissime (ma che peraltro durano pochissimo!) e che sono spesso
posizionati su pipe rack ad altezze poco pi di 25 ft; sono cos trascurati da API ma non da ISPESL,
costringendo il progettista per limpianto in Italia ad una serie di adozioni di posizionamenti, distanze,
protezioni di tipo meccanico, non sempre sufficienti per escludere il loro pesante contributo alla portata
totale di scarico per incendio.
Probabilmente API tiene conto che negli impianti ove si trattano idrocarburi la maggior parte del liquido
si trova effettivamente entro i 25 ft da un piano che sostiene lincendio e che quindi, tenendo conto delle
misure di contenimento dellincendio quali la presenza di un adeguato sistema di drenaggio, lintervento
del fire fighting, le depressurizzazioni, il raffreddamento delle superfici esposte allincendio, ecc. che
scattano in genere quasi subito, fosse statisticamente possibile adottare questa misura non cautelativa.
Una ipotesi alternativa potrebbe essere che API lasci a al progettista la scelta (con responsabilit?) di
calcolare lui stesso laltezza da adottare quando le condizioni lo suggeriscono e cio perdita di un
idrocarburo a basso peso molecolare, pozza di liquido di elevate dimensioni, favorevoli condizioni
atmosferiche per lo sviluppo in alto dellincendio.
Per concludere, questo argomento non lascia del tutto tranquillo chi si affida alle API mentre chi usa
ISPESL deve sobbarcarsi maggiori costi sia di impianto che di progettazione.
2. LA PROTEZIONE DI UN RECIPIENTE CONTENENTE SOLO GAS
Il posizionamento di una valvola di sicurezza sul recipiente contenente solo gas da proteggere in caso di
incendio impedisce certamente laumento della pressione al di l di quella di scatto ma non pu
impedire, per lassenza di un liquido che bolle allinterno, laumento progressivo della temperatura del
metallo ben al di l della temperatura di progetto. Dopo un certo tempo si raggiunge quindi una
temperatura sicuramente pericolosa per la resistenza della parete e poi pu seguire il collasso.
Questo fenomeno avviene anche sulle superfici non bagnate di recipienti che contengono liquido e gas i
quali quindi, dopo un certo tempo dallinizio dellincendio, rischiano di collassare per lo stesso motivo
evitabile solo con il raffreddamento della superfice interessata o mediante ugelli o per lintervento della
squadra di fire fighting. Sono particolarmente a rischio piccoli recipienti contenenti poco liquido, ad
esempio i k.o drum sullaspirazione di compressori che restano senza liquido poco tempo dopo
lapertura della valvola di sicurezza.

La posizione ISPESL (vedi punto 8.4): per i recipienti contenenti solo fluidi allo stato gassoso, nel caso
di incendio, deve essere prevista, a cura e sotto la responsabilit dellutente, la depressurizzazione del
recipiente allinizio dellincendio.
Le norme non aggiungono altro e quindi non ci sono dubbi su quello che occorre fare: depressurizzare
subito, in modo affidabile, sufficientemente veloce in modo da non avere mai pressioni pericolose per le
temperature progressivamente crescenti che si raggiungono (uno standard far decrescere la pressione
del 50% in 15 ma meglio adeguare la velocit di depressurizzazione alleffettivo aumento della
temperatura della parete nel tempo che deve quindi essere valutato).

Posizione API: E permesso luso di una valvola di sicurezza secondo la procedura indicata al
punto 3.15.2 purch sia verificato il non collasso del recipiente per alta temperatura; in tale caso
vanno quindi aggiunte misure addizionali che scongiurano il raggiungimento di tali
sovratemperature..
Il calcolo della portata da evacuare con valvola di sicurezza, qui non indicato ma ben descritto
al punto 3.15.2.1.2 delle API RP 521, suggerisce l adozione di una temperatura massima della
parete a contatto con lincendio di 1100 F ( 593C ) per lacciaio al carbonio; per essa la
sperimentazione API ha verificato che il collasso, per una tensione operativa di circa 10
kg/mmq, avviene non prima di una decina di ore con largo tempo di intervento quindi
disponibile. Temperature superiori a 1100 F ridurrebbero di mol to questo tempo rendendo pi difficile
il compito delle misure di fire-fighting.
N.B. Una critica possibile di questo sistema di calcolo che nessuno pu assicurare che le temperatura
del metallo non superi mai 1100F. Il diagramma di fig.1 della suddetta practice mostra che i tempi
necessari per raggiungere 1100F durante un incendi o sono 6 minuti se la parete spessa e 12
minuti se la parete spessa 1 che sono tempi ristretti per i quali non garantito lintervento delle
squadre antincendio e solo un raffreddamento ad acqua con anello di ugelli (non molto affidabile a
causa degli intasamenti dovuti ad acqua non deionizzata) pu essere disponibile. Oltre questi tempi la
temperatura della parete continua a salire anche se pi lentamente.

Come al solito la posizione ISPESL pi sicura con la depressurizzazione immediata e andamento delle
pressioni verificato in base al valore massimo ammissibile per ogni temperatura raggiunta dal metallo.
La posizione API godrebbe di una pari classifica se le misure che assicurano il non collasso del
recipiente per alta temperatura fossero automatiche ed sufficientemente affidabili.
3. LESPRESSIONE DI BASE DEL CASO INCENDIO
API suggerisce due espressioni, la prima da usare quando limpianto attrezzato con efficace sistema di
drenaggio e apparecchiature antincendio, la seconda quando tali misure non sono previste:
Q = 21000 F A0,82
Q = 34500 F A0,82
Entrambe in unit di misura inglesi, cio Q in Btu/h e A in ft2
ISPESL riporta invece:
Q = 155000 F A0,82 in unit SI cio Q in kJ/h e A in m2
Tale espressione uguale quella API con efficaci drenaggi e apparecchiature antincendio; sorge quindi
il problema per un utente italiano di cosa fare se limpianto in esame non bene attrezzato, visto che le
norme del suo paese gli permettono di usare unespressione sottodimensionante riguardo la potenza
termica entrante. Ladozione delle ISPESL lo sollevano da ogni responsabilit materiale (ma non
morale), ladozione delle API non lo metterebbero in buona luce con chi deve finanziare lopera.
NOTA: Vista limportanza degli argomenti trattati e la loro elevata diffusione chi scrive invita il lettore a
esprimere il suo parere mediante posta elettronica indirizzata a fabrizio.logli@alice.it