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1 Successioni e serie di funzioni

Abbiamo studiato le propriea delle successioni di numeri (xn ) e delle corrispondneti


serie, X
xn .
Vogliamo ora studiare il caso delle successioni di funzioni (fn (x)) e delle corrispon-
denti serie X
fn (x) .
Per definizione, la successione di funzioni (fn (x)) e una trasformazione che ad ogni
n associa una funzione; la funzione associata ad n si indica col simbolo fn (x).
P
La serie di funzioni fn (x) ha per somma una funzione g(x) che si costruisce
in questo modo:

1) si costruisce la successione (sn (x)) delle somme parziali


k
X
s1 (x) = f1 (x) , s2 (x) = f1 (x) + f2 (x) , . . . , sk (x) = fn (x)
n=1

(se lindice n comincia da 1, modifice ovvie se inizia da 0 o, per esempio, da


2).

2) x dom g se e solo se esiste limn sn (x).

3) se x dom g si definisce
X
fn (x) = g(x) = lim sn (x) .
n

Si noti che, cos come (fn (x)), anche (sk (x)) e una successione di funzioni.

Osservazione 1 E importante notare che le funzioni fn (x) si intendono tutte defi-


nite su un medesimo insieme A, indipendente da n. Linsieme A puo essere in R o
in Rn oppure anche un insieme di numeri complessi. Noi considereremo solamente
il caso in cui A R oppure A C. Gli argomenti si adattano senza difficolta al
caso in cui A Rn .

Notazione. Da ora in poi di regola useremo una notazione meno elementare:


per indicare una funzione invece di scrivere f (x) scriveremo semplicemente f . Invece,
col simbolo f (x) intenderemo il valore che la funzione f assume nel punto x. In
certi casi questo puo condurre ad ambiguita ed allora useremo notazioni del tipo
x f (x) per indicare la funzione che ad x associa il numero f (x). Inoltre, questa
notazione non pota usarsi per specifiche funzioni: la funzione x sin x si indichera
semplicemente con sin x.

1
Dunque, successioni e serie di funzioni di regola si indicheranno con la notazione

X +
X
(fn ) , fn , fn
n=1

ecc. Invece scriveremo esplicitamente x quando dovremo considerare successioni o


serie di funzioni particolari, per esempio
X X 1 X 1
5n (x 1)n , sin nx .
nx2 + 1 n2
Sia (fn ) una successione di funzioni definite su un insieme A. Si dice che la
successione converge puntualmente su A0 A quando essa converge in ogni punto
x A0 . Analoga definizione per il caso delle serie: la serie
X
fn

converge puntualmente su A0 quando converge in ogni punto di A0 .


Dal punto di vista della convergenza puntuale, le successioni o serie di funzioni
siano niente altro che successioni o serie numeriche dipendenti dal parametro x: per
ogni valore fissato di x si trova una successione o una serie di numeri che puo essere
studiata con le tecniche che gia conosciamo. In particolare e vero che:
P P
una serie +n=1 fn converge puntualmente se e solo se
+
n=r fn converge per
un r > 1 (ossia la proprieta di convergenza puntuale non dipende dai primi
elementi della serie).
P+
se n=1 fn converge puntualmente allora
+
X r
X +
X
fn (x) = fn (x) + fn (x) , x A .
n=1 n=1 n=r+1

E un fatto che la convergenza puntuale a poco serve. Servono altri tipi di con-
vergenza, che dipendono dal tipo particolare di successioni di funzioni che si stanno
studiando. Noi ci limiteremo a studiare i casi della convergenza uniforme e della
convergenza quadratica. Nel contesto della convergenza uniforme studieremo le
serie di potenze, in particolare le serie di Taylor. Nel contesto della convergenza
quadratica studieremo le serie di Fourier.

2 La convergenza uniforme
Siano fn funzioni definite su un insieme A.

2
Si dice che la successione (fn ) converge uniformemente su A ad g quando
per ogni > 0 esiste N > 0 tale che per n > N si ha

|fn (x) g(x)| < x A .

Un modo diverso di descrivere la convergenza uniforme, equivalente al


precedente, e
" #
lim sup |fn (x) g(x)| = 0 .
n xA

Confrontiamo questa definizione con la definizione di convergenza puntuale: fn


converge puntualmente su A ad f0 quando per ogni x A e per ogni > 0 esiste
N = N (, x) tale che se n > N (, x) allora vale |fn (x) f0 (x)| < .
La definizione di convergenza uniforme si trasferisce dalle successioni alle serie
di funzioni applicandola alla successione (sn ) delle somme parziali. Se
+
X n
X
g(x) = fk (x) , sn (x) = fk (x)
k=0 k=0

allora
X n +
X +
X
|sn (x) g(x)| = fk (x) fk (x) = fk (x)

k=0 k=0 k=n+1

e quindi:

Le funzioni fn siano definite su A. La serie di funzioni


+
X
fn
n=0

converge uniformemente su A alla funzione g se per ogni > 0 esiste N


tale che
Xn

n > N = g(x) f (x)< x A .
k
k=q

Si verifica facilmte:
Teorema 2 Se una successione (fn ) di funzioni converge uniformemente su A ad
una funzione g, essa converge a g anche puntualmente su A. Una successione di fun-
zioni costanti su A, se converge, converge uniformemente. Asserti analoghi valgono
anche per le serie di funzioni.

3
Mostriamo due esempi:

Esempio 3 Sia
1 n
A = [0, 1] , fn (x) =
x .
n
La successione (fn ) converge uniformemente alla funzione 0 su [0, 1]. Infatti, sia
> 0 e si risolva la disequazione
1 1
| xn 0| = xn < x [0, 1].
n n
Essendo xn < 1 questa disequazione vale in particolare se n > N = 1/.
Consideriamo invece la successione delle funzioni fn , ancora definite su [0, 1],

fn (x) = xn .

E immediato verificare che essa converge puntualmente alla funzione g(x),


(
0 se x [0, 1)
g(x) =
1 se x = 1 .

La convergenza pero non e uniforme. Per vederlo, si fissi x0 (0, 1) e si noti che
per x [0, x0 ) si ha
xn xn0 .
Dunque si ha
xn < x [0, x0 ]
se e solo se
log
xn0 < ossia se e solo se n > = N (x0 , )
log x0
(si noti che log x0 < 0 e anche log < 0 se (0, 1)). Per x0 1, il denominatore
log x0 0 e quindi non puo trovarsi N (), indipendente da x0 , per cui xn < su
[0, x0 ].

Lesempio precedente mostra in particolare una successione di funzioni continue


che converge puntualmente ad un funzione discontinua. In contrasto con cio:

Teorema 4 Siano fn funzioni continue su un insieme A. Se la successione (fn )


converge uniformemente su A ad una funzione g, allora la funzione g e continua su
A.

In particolare cio vale per le serie:


P
Corollario 5 Siano fn funzioni continue su un insieme A. Se la serie fn con-
verge uniformemente su A ad una funzione g, allora la funzione g e continua su
A.

4
Enunciamo ora, senza provarli, i risultati seguenti:
P P
Teorema 6 Sia fn una serie di funzioni definite su A: se la serie |fn | converge
P
uniformemente su A allora anche la serie fn converge uniformemente su A.

Osservazione 7 Analogamente al caso delle serie numeriche, diciamo che la serie


P P
fn converge assolutamente su A quando ivi converge la serie |fn |.

Un test semplice per verificare la convergenza uniforme di una serie di funzioni


e il seguente:
Teorema 8 (di Weierstrass) Esista una successioni (n ) di numeri tale che
X
|fn (x)| n x A , n < + .
P
In tal caso, la serie fn converge uniformemente su A.

3 Convergenza uniforme ed integrale di Riemann


La convergenza uniforme di successioni di funzioni continue ha legami molto stretti
con lintegrale di Riemann. Infatti:
Teorema 9 Sia (fn ) una successione di funzioni continue su un intervallo [a, b],
che converge uniformemente a g. Allora vale
Z b Z b
lim fn (t) dt = g(t) dt .
a a

Dim. Si sa gia che la funzione g e continua e quindi il suo integrale esiste. Valutiamo
Z Z b Z
b b

fn (t) dt g(t) dt = |fn (t) g(t)| dt .
a a a

Sia > 0 e sia N tale che per n > N e per tutti i t si abbia

|fn (t) g(t)| < .

Il numero N esiste grazie alla convergenza uniforme.


Per N > N si ha quindi
Z Z b Z Z b
b b

fn (t) dt g(t) dt = |fn (t) g(t)| dt dt = (b a)
a a a 0

e quindi lasserto.
Lasserto del teorema precedente si compendia dicendo che se ce convergenza
unifome il segno di limite si scambia con quello dintegrale.
Notiamo ora:

5
Lemma 10 Sia (fn ) una successione di funzioni continue definite su [a, b], che
converge uniformemente a g. La successione di funzioni (Fn )
Z t
Fn (t) = fn (s) ds
a

converge uniformemente su [a, b] alla funzione G,


Z t
G(t) = g(s) ds .
a

Dim. Si noti che


Z t Z b
max |Fn (t) G(t)| |fn (t) g(t)| dt |fn (t) g(t)| dt
t[a,b] a a

e questo e minore di (ba) se n > N , per un opportuno N , grazie alla convergenza


uniforme di (fn ) ad y.
Unulteriore proprieta importante che si vede ancora passando attraverso linte-
grazione e la seguente. Per semplicita diremo che una funzione f e di classe C 1 su
[a, b] qundo e di classe C1 su (a, b) e inoltre

lim f 0 (x) = f 0 (a+) , lim f 0 (x) = f 0 (b) .


xa+ xb

Per derivata in a e in b intenderemo la derivata direzionale.


Teorema 11 Sia (fn ) una successione di funzioni di classe C 1 su [a, b] e supponia-
mo che:
in un punto c [a, b] la successione numerica (fn (c)) converga ad un numero
z.

la successione di funzioni (fn0 ) converga uniformemente su [a, b] ad una fun-


zione g(t).
In questo caso la successione di funzioni (fn )
converge uniformemente su [a, b] ad una funzione h;

la funzione h e derivabile e h0 (t) = g(t) per ogni t [a, b].


Dim. Si scriva Z t
fn (t) = fn (c) + fn0 (s) ds .
c
Per ipotesi, fn (c) z e (fn0 ) converge uniformemente a g; e quindi il segno di limite
si scambia con quello di integrale, ottenendo che esiste
Z t Z t
lim fn (t) = lim fn (c) + fn0 (s) ds =z+ g(s) ds .
c c

6
Dunque h(t) = lim fn (t) esiste per ogni t,
Z t
h(t) = z + g(s) ds .
c
Il teorema fondamentale del calcolo integrale mostra che la funzione h e derivabile e
che h0 (t) = g(t). Inoltre,
Z t Z t
fn (t) h(t) = fn (c) + fn0 (s) ds z + g(s) ds
c c
Z t Z t
[fn (c) z] + fn0 (s) ds g(s) ds .
c c

Si vede da qui che (fn h) tende a zero uniformemente su [a, b] perche il primo
addendo e una successione di funzioni costanti, che converge a zero. Il secondo
addendo converge uniformemente a zero grazie al Lemma 10.

Osservazione 12 La continuita di fn0 (t) e la convergenza uniforme della successione


delle derivate implicano la continuita di g(t) e quindi la derivabilita di h(t). Si
ricordi infatti che il teorema fondamentale del calcolo integrale richiede la continuita
della funzione integranda. Una dimostrazione assai piu complessa mostra che il
Teorema 11 vale anche supponendo la sola derivabilita delle (fn (t)) in ogni punto.

3.1 Il caso delle serie


Combiniamo ora i teoremi del paragrafo 3 con la linearita dellintegrale:
Z b Z b Z b Z b
[f1 (x) + f2 (x) + + fn (x)] dx = f1 (x) dx + f2 (x) dx + + fn (x) dx .
a a a a
Si ottengono i risultati seguenti:
Teorema 13 Sia (fn ) una successione di funzioni continue su [a, b] e supponiamo
P
di sapere che fn converge ad una funzione g, uniformemente su [a, b]. In tal caso,
Z b X XZ b
fn (x) dx = fn (x) dx . (1)
a a

Dim. Sia (sn ) la successione delle somme parziali. Per ipotesi la successione sn
P
converge uniformemente a g = fn , uniformemente su [a, b]. Dunque,
Z b Z b Z b
g(x) dx = lim sn (x) dx = lim sn (x) dx .
a a n n a
Ma ora,
Z b Z b
sn (x) dx = [f1 (x) + f2 (x) + + fn (x)] dx
a a
Z b Z b Z b
= f1 (x) dx + f2 (x) dx + + fn (x) dx
a a a

7
e quindi
Z b "Z Z b Z b #
b
g(x) dx = lim f1 (x) dx + f2 (x) dx + + fn (x) dx
a a a a
XZ b
= fn (x) dx .
a

La formula precedente si chiama formula di integrazione termine a termine.


In modo analogo, a partire dal Teorema 11, si potrebbe provare:
Teorema 14 Sia (fn ) una successione di funzioni di classe C 1 , su [a, b]. Supponia-
mo che:
P
in un punto c [a, b] la serie numerica fn (c) converga ad un numero z.
la serie di funzioni (fn0 (t)) converga uniformemente su [a, b] ad una funzione
g(t).
P
In questo caso la serie fn converge uniformemente ad una funzione h derivabile
e X
h0 (x) = fn0 (x) . (2)
La (2) si chiama formula di derivazione termine a termine.

3.2 Convergenza uniforme di serie di funzioni e operazioni


Sulle serie di funzioni si eseguono le usuali operazioni di somma e di prodotto per
scalari, operando puntualmente:
X X X X X
fn (x)+ gn (x) = [fn (x)+gn (x)] fn (x) = fn (x) x A .
P P
Si prova facilmente che se fn e gn convergono uniformemente, allora anche
P P P
fn e fn + gn convergono uniformemente. E meno intuitiva la definizione
di prodotto alla Cauchy di due serie di funzioni. Questa si definisce ancora punto
per punto ma, per giustificarla, conviene considerare prima il caso particolare delle
due serie
+
X +
X
an (x x0 )n , bn (x x0 )n
n=0 n=0
Si definisce
+ ! + ! (" N # " N #)
X X X X
n n n n
an (x x0 ) bn (x x0 ) = lim an (x x0 ) bn (x x0 ) .
N +
n=0 n=0 n=0 n=0

Dentro la parentesi graffa ce il prodotto di due polinomi e si calcola immediatamente


che " # " #
N
X N
X 2N
X
an (x x0 )n bn (x x0 )n = cn (x x0 )n
n=0 n=0 n=0

8
ove
cn = a0 bn + a1 bn1 + + an1 b1 + an b0 .
Prendendo spunto da questosservazione, si definisce in generale
+ ! + ! +
X X X
fn gn = hn
n=0 n=0 n=0

con
hn = f0 gn + f1 gn1 + + fn1 g1 + fn g0 .
Il prodotto di serie cos definito va sotto il nome di prodotto alla Cauchy. Si
prova:

Teorema 15 Se ambedue le serie convergono uniformemente, rispettivamente ad


F e G e se una di esse converge assolutamente, allora la serie prodotto alla Cauchy
converge uniformemente ad F G.

4 Serie di potenze
Si chiamano serie di potenze le serie di funzioni della forma
+
X
an [x x0 ]n , (3)
n=0

ottenute a partire dalla successione di potenze (an [x x0 ]n ).


Si noti che il primo valore di indice e ora n = 0.
Il numero x0 si chiama il centro della serie e la serie di potenze converge sempre
per x = x0 (e ivi converge a 0). Potrebbe non convergere in nessun altro punto.

Esempio 16 Si consideri
+
X +
X
nn xn = (nx)n .
n=0 n=0

Si fissi il valore di x 6= 0 e sia n0 tale che |n0 x| > 1. Allora, per n > n0 , si ha

|nx|n > |n0 x|n + .

Dunque, se x 6= 0, il termine generale della serie non tende a zero, e quindi la serie
non converge.

Supponiamo pero che una serie di potenze converga in un punto 6= x0 e sia

r = |x0 | .

Allora:

9
Teorema 17 La serie di potenze converge uniformemente in {x | |x x0 | < r0 } per
ogni r0 < r.

Dim. Sia |x x0 | < r0 < r e sia d (r0 , r). Allora,


n 0 n
r0 r
|an (x x0 )n | < |an (x )n | |an (x )n | .
|x | d

La convergenza in implica che il coefficiente |an (x )n | e limitato (anzi tende a


zero):
|an (x )n | < M .
Invece,
r0
< q < 1.
d
La convergenza segue per confronto con la serie geometrica, ed e uniforme: fissato
> 0 si ha
+
X +
X X r0 n
+
|an (x x0 )n | |an (x )n | ( <
n=k n=k n=k
d
per N > N con N dipendente da q, e quindi da r0 , ma non da x purche sia
|x x0 | < r0 .
Questo risultato in particolare implica che se una serie di potenze converge al-
lora linsieme su cui essa converge e un intervallo centrato in x0 (e non si esclu-
de che sia ridotto al solo x0 , oppure che sia tutta la retta). Questo si chiama
lintervallo di convergenza della serie di potenze e si chiama raggio di convergenza
la sua semiampiezza.

Osservazione 18 Se lintervallo di convergenza e limitato, diciamo (x0 R, x0 +R),


niente puo dirsi della convergenza della serie negli estremi dellintervallo: ivi la serie
puo convergere o meno. Inoltre, la dimostrazione del Teorema 17 mostra che nei
punti interni allintervallo di convergenza converge anche la serie
X
|an ||x x0 |n .

Questo fatto si indica dicendo che nei punti interni allintervallo di convergenza, la
serie converge assolutamente.

Inoltre, la convergenza essendo uniforme:

Corollario 19 La somma di una serie di potenze e continua nei punti interni


allintervallo di convergenza.

Si puo inoltre provare:

10
Teorema 20 Ogni serie di potenze con raggio di convergenza non nullo si deriva
termine a termine, e il raggio di convergenza della serie derivata e uguale a quello
della serie data.

In particolare quindi anche la serie derivata puo a sua volta venir derivata termine
a termine e cio tante volte quante si vuole. Dunque:

Corollario 21 La somma di una serie di potenze di raggio di convergenza non nullo


e una funzione di classe C .

Chiediamoci ora come sia possibile calcolare il raggio di convergenza di una


serie di potenze. Esiste una formula per il raggio di convergenza, che non possiamo
presentare. Possiamo pero presentare due test particolari, che si ottengono per
confronto con la serie geometrica. Il primo si puo applicare quando si ha an 6= 0 per
ogni n (e basta che questa condizione sia soddisfatta per n maggiore di un opportuno
N0 ).

Teorema 22 Supponiamo che an 6= 0 per ogni n e che esista, finito o meno,

|an |
R = lim .
|an + 1|

Allora, R e il raggio di convergenza della serie.

Dim. Limitiamoci a considerare il caso 0 < R < +. Applichiamo il criterio del


rapporto per la convergenza della serie di numeri
X
an [x x0 ]n ,

con x fissato. Il criterio del rapporto asserisce che e condizione sufficiente di conver-
genza che per n sufficientemente grande valga

|an+1 [x x0 ]n+1 | |an+1 |


n
= |x x0 | < q < 1 .
|an [x x0 ] | |an |

Dunque si ha convergenza se per n sufficientemente grande x verifica

|an |
|x x0 | < q (4)
|an+1 |
con un q < 1.
Se
|an |
|x x0 | < R = lim
|an+1 |
(disuguaglianza stretta) esiste q (0, 1) tale che

|x x0 | < qR < R . (5)

11
Per assurdo proviamo che vale (4). Infatti se invece di (4) fosse
|an |
|x x0 | q ,
|an+1 |
passando al limite rispetto ad n troveremmo
|x x0 | qR ,
in contrasto con (5).
Dunque abbiamo provato che la serie converge per ogni x tale che |x x0 | < R e
quindi il raggio di convergenza e almeno R. Abbiamo pero usato solo una parte del
criterio del rapporto: il criterio del rapporto da anche una condizione sufficiente di
divergenza di una serie. Usando anche questa condizione, si potrebbe provare che il
raggio di convergenza e esattamente R.
Ripetiamo che il teorema precedente non puo usarsi se infiniti coefficienti an sono
nulli.
Usando il criterio della radice invece del criterio del rapporto si prova invece:
Teorema 23 Se esiste, finito o meno, il limite
q
n
lim |an | = L
allora il raggio di convergenza e


1/Lse L 6= 0 , L 6= +
R= 0 se L = +

+ se L = 0 .

Si noti che il Teorema 23 puo usarsi anche se infiniti coefficienti an sono nulli.

4.1 Serie di Taylor


Sia ora f (x) una funzione di classe C in un intorno di x0 . Ad essa puo associarsi
la serie di Taylor
+
X 1
f (n) (x0 )[x x0 ]n .
n=0
n!
Questa si chiama la serie di Taylor della funzione f . Pero questa serie puo non
convergere e, se converge, puo non convergere alla funzione f , come mostra lesempio
seguente:
Esempio 24 Sia ( 2
e1/x se x 6= 0
f (x) =
0 se x = 0 .
Questa funzione e di classe C su R e le sue derivate sono tutte nulle in 0. Dunque
la serie di Taylor di centro 0 ha tutti i coefficienti nulli: converge su R alla funzione
identicamente zero e non ad f .

12
Ci possiamo chiedere quindi sotto quali condizioni la serie di Taylor di f effetti-
vamente converga ad f . Scrivendo la formula di Taylor di f (x) arrestata allordine
k e col resto in forma di Lagrange, si vede che
k
X 1 (n) 1
f (x) = f (x0 )[x x0 ]n + f (k+1) (sk )[x x0 ]k+1
n=0
n! (k + 1)!

dove sk dipende da k ed e compreso tra x0 ed x. La serie di Taylor converge ad f


quando il resto converge a zero. Una condizione perche cio accada e:

Teorema 25 Esistano M , L tali che

|f (k) (x)| < M Lk x [x0 r, x0 + r] .

La serie di Taylor di f (x) converge su [x0 r, x0 + r] e converge alla funzione f (x).

Dim. Ricordiamo che per ogni x si ha


xn
lim = 0.
n+ n!

Si osservi ora che

1 (Lr)k+1
(k+1)
f (sk )[x x0 ]k+1 < M .
(k + 1)! (k + 1)!
Il membro destro tende a zero e quindi, per il criterio del confronto, tende a zero
uniformemente anche lerrore

Xk
1 (n) 1
n (k+1)
f (x) f (x0 )[x x0 ] = f (sk )[x x0 ]k+1 .
n! (k + 1)!
n=0

La condizione del Teorema 25 e soddisfatta nel caso delle funzioni di cui cor-
rentemente si usano gli sviluppi di Taylor, almeno su un opportuno intervallo. La
tabella seguente riporta alcune funzioni e il raggio di convergenza della relativa serie
di McLaurin (ossia, della serie di Taylor di centro 0).

Funzione Raggio di conv.


ex +
sin x, cos x +
sinh x, cos hx +
log(1 + x) 1
(1 + x) 1

13
4.2 Serie di potenze ed equazioni differenziali lineari
Consideriamo il problema di Cauchy
x0 = ax , x(0) = x0 .
Il coefficiente a e costante. Per definizione, la soluzione x e continua e quindi,
dalluguaglianza, e addiritture continuamente derivabile; e quindi
x00 = ax0 = a2 x .
Cos proseguendo,
x(n) = an x
e quindi, per t = 0,
x(n) (0) = an x0 .
Dunque, la soluzione x(t) e di classe C e verifica le condizioni del Teorema 25 su
tutti gli intervalli chiusi contenenti x0 . Dunque, la soluzione si esprime in forma di
serie di potenze
+
X 1
x(t) = an tn
n=0
n!
Daltra parte si verifica immediatamente che questa e la serie dellesponenziale e
quindi si ritrova il risultato noto
x(t) = eat x0 .
Consideriamo ora il sistema di equazioni differenziali lineari
x0 = Ax
ove ora x e un vettore di Rn ed A e una matrice (costante) n n. Vogliamo
rappresentare la soluzione di questo sistema che verifica lulteriore condizione
x(t0 ) = x0 .
E facile vedere che tutto cio che abbiamo detto sulle serie di potenze e sulle serie
di Taylor si estende senza cambiamenti a funzioni a valori vettori e quindi e ancora
vero che + !
X 1
n n
x(t) = A (t t0 ) x0 .
n=0
n!
A questa serie si attribuisce il simbolo
+
X 1 n
eA(tt0 ) = A (t t0 )n .
n=0
n!

Cio definisce lesponenziale di una matrice, che si usa per scrivere in forma compatta
le soluzioni di unequazione differenziale lineare a coefficienti costanti.

14
Osservazione 26 Va notato un fatto importante: lesponenziale di matrice puo
essere un polinomio: se " #
0 1
A=
0 0
allora A2 = 0 e quindi " #
At 1 t
e = :
1 0

eAt e un polinomio di primo grado. Si provi che invece se


" #
0 1
A=
1 0

allora " #
At cos t sin t
e = .
sin t cos t

Proprieta importanti della matrice esponenziale eAt sono espresse dal teorema
seguente, che non proviamo:
Teorema 27 Vale:
AeAt = eAt A.
P
det eA = exp{ ni=1 aii } . Dunque, det eA e sempre diverso da zero: la matrice
eA e invertibile per ogni A.
h i1
eA = eA .
0
Se AB = BA allora eA eB = eA+B . In particolare, vale sempre eAt eAt =
0
eA(t+t ) .

La funzione t eAt e derivabile e


d At
e = AeAt .
dt

Lintroduzione dellesponenziale eAt della matrice At permette anche di rappre-


sentare la soluzione del problema

x0 = Ax + f (t) x(t0 ) = x0 .

Procediamo esattamente come gia si e visto (nel corso di Analisi Matematica 1) per
lequazione scalare: moltiplicando i due membri per eAt si trova

eAt x0 (t) AeAt x(t) = eAt f (t) . (6)

15
La regola della derivata del prodotto si estende al prodotto di una matrice per un
vettore1 e quindi la (6) e
d At
e x(t) = eAt f (t) .
dt
Integrando i due membri da t0 a t si trova
Z t
At At0
e x(t) e x0 = eAs f (s) ds . (7)
t0

Moltiplichiamo i due membri di (7) per eAt e usiamo le proprieta nel teorema 27.
Si trova
Z t
A(tt0 )
x(t) = e x0 + eA(ts) f (s) ds .
0

1
con lavvertenza di non commutare i fattori!

16
5 Serie di Fourier: introduzione
Oltre alle serie di potenze, nelle applicazioni si incontrano molti altri tipo di serie
di funzioni, la cui teoria comunque e sostanzialmente piu complessa e viene qui
esaminata per sommi capi nel caso di gran lunga piu importante delle serie di
Fourier.
Si chiamano serie di Fourier le serie del tipo
+
X
a0 + [an cos nx + bn sin nx] . (8)
n=1
I coefficienti an e bn sono reali.
Si noti che, usando sin 0x = 0, si potrebbe assorbire il coefficiente a0 nella serie
scritta con n 0 invece che con n 1. Vedremo che pero ce una buona ragione
per separare a0 dagli an con n > 0.
Ovviamente una serie di Fourier non sempre converge. La convergenza sara
implicata da opportune proprieta dei coefficienti an e bn . Per esempio, certamente
si ha convergenza (uniforme) quando an = bn = q n , con |q| < 1. Il problema della
convergenza puntuale o uniforme delle serie di Fourier comunque e assai delicato
e lo illustreremo piu avanti. Per ora notiamo che se la serie converge per ogni
x [, ] essa converge per ogni x R e converge ad una funzione peridica. Per
questa ragione, prima di studiare le serie di Fourier, vogliamo richiamare alcune
proprieta delle funzioni periodiche.

5.1 Premesse: le funzioni periodiche


Sia f (x) una funzione della variabile reale x. Si dice che f (x) e periodica di periodo
T quando:
la funzione f (x) e definita in x + T se e solo se e definita in x. E conseguenza
di questo che per ogni numero intero n, la funzione e definita in x + nT se e
solo se e definita in x.
per ogni x nel dominio della funzione, si ha f (x) = f (x + T ) e quindi anche
f (x) = f (x + nT ) per ogni numero intero n.
Le funzioni sin x e cos x sono funzioni periodiche di periodo 2/ ovunque definite
mentre tan x e una funzione di periodo /, che pero non e ovunque definita.
Una funzione periodica non ha un solo periodo: se T e un periodo anche 2T , T ,
2T ecc. sono periodi. Linsieme dei periodi positivi ha pero un estremo inferiore
che e zero se e solo se la funzione e costante, altrimenti e un periodo2 . Ossia,
ogni funzione periodica non costante ammette un minimo periodo positivo. Molto
spesso, quando si parla di periodo di una funzione periodica si intende tale minimo
periodo3 . Se T e il (minimo) periodo di f (x), allora 1/T si chiama la frequenza di
2
per quanto sembrino ovvie, queste affermazioni sono di difficile dimostrazione.
3
molto spesso, ma non sempre: si faccia attenzione al contesto!

17
f (x) mentre 2/T si chiama la frequenza angolare di f (x).
Vale:
Teorema 28 Sia f (t) continua su R e periodica di periodo T . Per ogni x R si
ha Z T Z x+T Z T Z T
f (s) ds = f (s) ds , f (x + s) ds = f (s) ds .
0 x 0 0
Dim. Per capire lidea della dimostrazione della prima uguaglianza, si guardi la
figura 1. La prima uguaglianza si prova come segue: sia k il massimo intero tale che
kT x (k + 1)T x + T . Si scriva
Z x+T Z (k+1)T Z x+T
f (s) ds = f (s) ds + f (s) ds
x x (k+1)T

Figura 1:
1

0.8

0.6

0.4

0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

1
0 5 2 10 x0 15 x0+2 20 25 30 35

Usiamo ora la periodicita di f (x), Nel primo integrale al membro destro, al posto
di f (s) scriviamo f (s kT ) e nel secondo al posto di f (s) scriviamo f (s (k + 1)T ).
Questo non cambia il valore della funzione integranda, e quindi nemmeno quello
dellintegrale. Si trova
Z x+T Z (k+1)T Z x+T
f (s) ds = f (s kT ) ds + f (s (k + 1)T ) ds
x x (k+1)T
Z T Z xkT Z T
= f (r) dr + f (r) dr = f (r) dr .
xkT 0 0

La seconda uguaglianza e conseguenza della prima perche


Z T Z x+T Z T
f (x + s) ds = f (r) dr = f (r) dr .
0 x 0

18
Si noti che nel teorema precedente T non e necessariamente il minimo periodo.
Inoltre:
Teorema 29 Sia f (x) periodica di periodo T e sia S numero reale. La funzione
f (x/S) ha periodo ST . In particolare, se S = 2/T , la funzione ha periodo 2.
La verifica e immediata:
f ((x + ST )/S) = f (T + x/S) = f (x/S) .
Dunque, da ora in poi, potremo assumere di lavorare con funzioni periodiche di
periodo 2, caso a cui sempre ci si puo ricondurre grazie al teorema precedente.

5.2 Premesse: le formule dEulero


Ricordiamo le formule dEulero, incontrate nello studio delle equazioni differenziali
lineari:
eix = cos x + i sin x
e quindi
eix = cos x i sin x .
Osservazione 30 Le formule dEulero mostrano che la funzione eix e periodica
di periodo 2. E anche vero che lestensione della funzione esponenziale al piano
complesso
ex+iy = ex (cos y + i sin y)
e periodica quando ci si muove parallelamente allasse immaginario, di periodo 2i.

Sommando e sottraendo membro a membro, si trovano le uguaglianze


eix eix eix + eix
sin x = , cos x =
2i 2
che anche vanno sotto il nome di formule dEulero. Sostituendo queste espressioni
in
N
X
a0 + [an cos nx + bn sin nx]
n=1
si trova (si ricordi che i = 1/i)
N
X N N
an ibn inx X an + ibn inx X
a0 + e + e = cn einx
n=1
2 n=1
2 n=N

ove ora i cn sono i numeri complessi




c0 = a0

an ibn
cn = 2 se n > 0


an +ibn
cn = 2 se n < 0

19
e quindi tali che
cn = cn .
Si osservi che anche in questa scrittura il termine con n = 0 ha un ruolo particolare:
c0 = c0 e reale.
Dunque, una serie di Fourier puo scriversi in modo piu compatto facendo uso
dellesponenziale complesso:
+
X
cn einx
n=

dove cn = cn . Il fatto importante da ricordare e che se vogliamo che questa serie


corrisponda alla (8) le somme parziali vanno prese in modo simmetrico: le somma
parziali sono
N
X
cn einx (9)
n=N
e non
N
X
cn einx (10)
n=K

con K ed N tra loro indipendenti. E infatti puo accadere che per K ed


N +, indipendentemente, la (10) non ammetta limite mentre la (9) ammette
limite per N +.
Avremo bisogno di calcolare derivate e integrali di funzioni

f (x) + ig(x)

della variabile reale x, a valori numeri complessi. Per definizione,


Z b Z b Z b
d
[f (x)+ig(x)] = f 0 (x)+ig 0 (x) , [f (x)+ig(x)] dx = f (x) dx+i g(x) dx
dx a a a

e quindi
Z b
d
[f (x) + ig(x)] dx = [f (b) + ig(b)] [f (a) + ig(a)] .
a dx
Essendo
d inx
e = ineinx ,
dx
si trova: (

R 0 se n 6= m

cos nx cos mx dx =

se n = m
R

sin nx cos mx dx = (
0 per ogni n, m. (11)



R 0 se n 6= m

sin nx sin mx dx =
se n = m

20
Per verificare la prima delle uguaglianze precedenti calcoliamo, usando le formule
dEulero
Z Z
1 h inx ih i
cos nx cos mx dx = e + einx eimx + eimx dx
4
Z
1 h i(n+m)x i
= e + ei(nm)x + ei(n+m)x + ei(nm)x dx .
4
Lasserto ora segue perche, essendo per esempio
d i(n+m)x
e = i(n + m)ei(n+m)x ,
dx
si ha
Z h i
1 2
ei(n+m)x dx = ei(n+m) ei(n+m) = sin((n + m)) = 0 .
i(n + m) n+m

Le altre uguaglianze si provano in modo analogo.


Le uguaglianze precedenti mostrano che
1 1 1
, cos nx , sin kx ,
2

al variare dei numer naturali n e k, equivalentemente


1
einx
2
al variare del numero intero n, sono sistemi di funzioni due a due ortogonali in
L2 (, ) e tutte di norma uguale ad 1. Si dice brevemente che sono sistemi
ortonormali in L2 (, ).
Questosservazione suggerisce che lambiente in cui e piu facile studiare la serie
di Fourier sia lo spazio L2 (, ) e non lo spazio C(, ).

6 Convergenza quadratica
Le serie di potenze sono state studiate nel contesto delle funzioni continue e facendo
uso della convergenza uniforme. Lo studio delle serie di Fourier invece va fatto
nellinsieme delle funzioni a quadrato integrabile. Si considerano cioe funzioni f (x)
definite su un intervallo [a, b] e tali che
Z b
|f (x)|2 dx < + .
a

(abbiamo introdotto il modulo perche in generale la funzione f (x) prende valori


complessi).

21
Indichiamo con L2 (a, b) linsieme delle funzioni a quadrato sommabile su (a, b),
( Z b )
2 2
L (a, b) = f| |f (x)| dx < + < + .
a

Si vede facilmente che se f L2 (a, b) allora f L2 (a, b) per ogni numero e


si potrebbe provare che
f , g L2 (a, b) = (f + g) L2 (a, b) .
Introduciamo la notazione seguente:
"Z #1/2
b
2
||f ||2 = |f (x)| dx
a

(lindice 2 spesso si omette).


Su L2 (a, b) si introduce una distanza
d(f, g) = ||f g|| .
Intuitivamente, d(f, g) misura la distanza tra le due funzioni f e g. Per capire il
significato intuitivo, dimentichiamo per un momento la presenza del quadrato. In
tal caso si trova Z b
|f (x) g(x)| dx
a
e questa e niente altro che larea compresa tra il grafico di f e quello di g, si veda
la figura 2. Interpretazione analoga vale per la distanza in L2 (a, b).
Osservazione 31 Va osservato che la d(f, g) non ha precisamente le proprieta che
intuitivamente si attribuiscono ad una distanza: se f e g sono ovunque uguali salvo in
un punto, ci aspetteremmo che abbiano distanza positiva, mentre invece d(f, g) = 0.
Daltra parte se si decide di guardare una funzione per mezzo dei suoi integrali
e naturale che alcune sue proprieta vengano trascurate. Questosservazione pero
mostra che la definizione che abbiamo introdotto di L2 (a, b) non e ne soddisfacente
ne rigorosa. Non abbiamo pero gli strumenti per introdurre la definizione completa
e quindi trattiamo questi argomenti in modo alquanto informale.

Diciamo che la successione di funzioni (fn ) converge a g in L2 (a, b) quando


"Z #1/2
b
2
lim d(fn g) = lim |fn (x) g(x)| dx = 0.
a

Osservazione 32 Si potrebbe introdurre una distanza anche con riferimento alla


convergenza uniforme, definendo
g) = sup |f (x) g(x)| .
d(f,
xA
In questo modo la funzione g e vicina alla funzione f quando il grafico di g e in
un tubo intorno al grafico di f . Si veda la figura 3.

22
Figura 2:
3

2.5

1.5

0.5

0.5

1.5

2
0 2 4 6 8 10 12 14 16

6.1 Il prodotto interno su L2 (a, b)


Su L2 (a, b) si puo definire un prodotto interno o prodotto integrale come segue:
siano f e g due funzioni a quadrato integrabile. Si puo provare che il loro prodotto
e integrabile. Definiamo allora il prodotto interno delle due funzioni f e g ponendo4
Z b
hf, gi = g(s)f (s) ds .
a

Si noti che se le funzioni prendono valori reali allora il segno di coniugio non ha
alcun effetto, se pero esse prendono valori complessi il coniugio e importante perche
e grazie ad esso che si ottiene
q
hf, f i = ||f ||2 .

Diciamo che due funzioni f e g sono ortogonali in L2 (a, b) quando

hf, gi = 0 .

Naturalmente, per dire che f e ortogonale a g, scriveremo

f g.

Una proprieta importante del prodotto interno in L2 (a, b) e che per esso vale il
teorema di Pitagora:
4
si puo mostrare che le proprieta essenziali di questo prodotto mimano quelle del prodotto scalare
di vettori di Rn o di Cn .

23
Figura 3:
1.5

0.5

0.5

1.5
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Teorema 33 Se f g allora ||f + g||2 = ||f ||2 + ||g||2 .

Dim. Infatti si ha

||f + g||2 = hf + g, f + gi = hf, f i + hf, gi + hg, f i + hg, gi = ||f ||2 + ||g||2 .

In particolare,
f g = ||f || ||f + g|| , ||g|| ||f + g|| .

7 La serie di Fourier in L2 (, )
Non e sato possibile introdurre in modo rigoroso lo spazio L2 (, ) e cio indica che
lo studio della serie di Fourier e molto piu complesso di quello delle serie di potenze,
e puo essere solo accennato.
Cominciamo col definire polinomio trigonometrico ogni espressione della forma
N
X
cn einx , cn = cn
n=N

equivalentemente
N
X
a0 + [an cos nx + bn sin nx] .
n=1

Indichiamo questo polinomio trigonometrico col simbolo P (x). Ovviamente, P (x) e


una funzione continua e periodica su R. Se i valori di P (x) su [, ] si conoscono,

24
da questi si ricavano facilmente i coefficienti cn e quindi i coefficienti an e bn . Infatti,
moltiplicando i due membri delluguaglianza
N
X
P (x) = cn einx
n=N

per eirx e integrando su [, ] si trova 0 se r > N . Altrimenti si trova


Z
1
cr = P (x)eirx dx .
2

Analogamente,
R

a0 = (1/2)R P (x) dx

a
k = (1/) R P (x) cos kx dx (se k > 0)

b
k = (1/) P (x) sin kx dx .

(ossia, la formula per a0 non si ottiene da quella di ak ponendo k = 0. Per questa


ragione conviene scrivere a0 separato dalla sommatoria).
Vale inoltre:
Teorema 34 E:
Z +N
X
1 2
|P (x)| dx = |cn |2
2 i=N

Lidentita precedente va sotto il nome di Identita di Parseval.


Sia ora f (x) una generica funzione (per esempio continua a tratti, ma gli ar-
gomenti seguenti valgono molto piu in generale). Chiamiamo coefficienti di Fourier
della funzione f (x) i numeri
Z
1
cr = f (x)eirx dx
2

(se vogliamo scrivere la serie di Fourier con gli esponenziali complessi),


R

a0 = (1/2)R f (x) dx

ak = (1/) R f (x) cos kx dx (se k > 0)

b
k = (1/) f (x) sin kx dx

(se vogliamo scrivere la serie di Fourier nel campo reale).


Per fissare le idee e scrivere formule piu semplici, usiamo la serie di Fourier scrit-
ta mediante gli esponenziali complessi. Considerazioni del tutto analoghe valgono
anche per la serie di Fourier scritta nel campo reale.
Consideriamo ora la serie
+
X
cn einx

25
e la sua somma parziale N ma
+N
X
SN (x) = cn einx .
N

Si noti che SN (x) e un polinomio trigonometrico.


Si puo provare:

Teorema 35 Vale:
Z
lim |f (x) SN (x)|2 dx = 0 ossia lim ||f SN ||L2 (,) = 0
N + N +

Dunque, la successione delle somme parziali (SN (x)) converge ad f (x) nella
distanza di L2 (, ). Sottolineiamo nuovamente che il teorema riguarda SN (x) e
P
non per esempio una somma n=K n = N cn einx . Anche se i cn sono i coefficienti
di Fourier di f , niente puo dirsi del comportamento di questa serie per N +,
K + in modo indipendente.
Diamo uninterpretazione geometrica di SN (x). Consideriamo il sottospazio
lineare VN ,
X
+N
VN = cn einx , cn = cn .

n=N

Come si e notato, VN e uno spazio vettoriale di dimensione 2N + 1. Si ha:

Teorema 36 La somma parziale SN (x) di f (x) e lelemento di VN che ha minor


distanza da f (x) nel senso della distanza di L2 (, ).

Dim. Facciamo la dimostrazione nel caso N = 1. La dimostrazione nel caso generale


e analoga.
Gli elementi dello spazio V1 sono le funzioni

c0 + c1 eix + c1 eix ,

equivalentemente

a0 + a1 cos x + b1 sin x , a0 , a1 , b1 R .

Tra queste funzioni dobbiamo trovare quella che ha minima distanza da f (x). Si
tratta quindi di studiare un problema di minimo al variare dei parametri complessi
c0 e c1 o, equivalentemente, al variare dei parametri reali a0 , a1 , b1 . Dato che i
problemi di minimo che si sono studiati sono quelli di funzioni di variabile reale,
conviene studiare il minimo della funzione
Z
(a0 , a1 , b1 ) = [f (x) a0 a1 cos x b1 sin x]2 dx .

26
Il minimo esiste, come conseguenza del Teorema di Weierstrass, perche la funzione

(a0 , a1 , b1 ) (a0 , a1 , b1 )

e continua e tende a + per ||(a0 , a1 , b1 )|| +. Per trovarlo, annulliamo le


derivate prime5 . Si trovano le condizioni
Z
[f (x) a0 a1 cos x b1 sin x] dx = 0

Z
[f (x) a0 a1 cos x b1 sin x] cos x dx = 0

Z
[f (x) a0 a1 cos x b1 sin x] sin x dx = 0 .

Usando le uguaglianze (11), si trova che le tre derivate parziali si annullano solamente
quando
Z
a0 = (1/2) f (x) dx

Z
a1 = (1/) f (x) cos x dx

Z
b1 = (1/) f (x) sin x dx ;

ossia, il punto di V1 che meno dista da f (x) e S1 (x).


Dunque linterpretazione della serie di Fourier in L2 (, ) e la seguente: per
ogni N si considera il sottospazio VN di dimensione finita 2N + 1 di L2 (, ). Si
scrive la serie di Fourier di f (x) e si tronca allindice N . Si trova un elemento di
VN che e proprio lelemento che meglio approssima la funzione f (x) nel senso di
L2 (, ). Usando una terminologia della geometria elementare, diremo che SN (x)
e la proiezione ortogonale di f (x) su VN . Il Teorema 35 si puo riassumere dicendo
che la successione delle proiezioni di f sui VN converge ad f in L2 (, ).
Diciamo infine che anche per la generica funzione f (x) vale lidentita di Par-
seval:
Z +
X
1 2
|f (x)| dx = |cn |2
2 n=

ossia
Z
1 2 1 +
X
|f (x)| dx = a20 + [a2 + b2n ] .
2 2 n=1 n
Queste identita si chiamano identita di Parseval e in particolare mostrano:

Teorema 37 La successione dei coefficienti di Fourier tende a zero.


5
si puo provare che e lecito derivare sotto il segno di integrale.

27
Lidentita di Parseval ha uninterpretazione importante per le applicazioni, che
illustriamo con riferimento alla forma complessa
Z +
X
1
|f (x)|2 dx = |cn |2 .
2 n=

Interpretiamo la variabile x come posizione. Il primo integrale si interpreta come


energia per esempio cinetica: la somma delle energie associate ad ogni particella
del corpo.
La componente di frequenza n/2, ossia

cn einx

ha quindi energia 2|cn |2 . Quindi,

lenergia totale ottenuta sommando le energie di tutte le posizioni e uguale


alla somma delle energie delle componenti di tutte le frequenze.

Naturalmente, niente vieta che nella rappresentazione di un segnale f (x) la compo-


nente di frequenza n0 /2 abbia energia nulla, ossia che cn0 = 0. Le considerazioni
precedenti mostrano che lenergia di f (x) si ripartisce tra i segnali einx per cui
cn 6= 0.
La successione (n/2, cn ), che si chiama lo spettro del segnale.
Infine, notiamo che lidentita di Parseval mostra che se i coefficienti di Fourier
sono tutti nulli allora la funzione e nulla, ed ovviamente vale anche il viceversa.
Ossia:

Teorema 38 Due funzioni f , g in L((, )) con i medesimi coefficienti di Fourier


hanno differenza nulla, e quindi coincidono.

8 La convergenza puntuale della serie di Fourier


E un fatto che la convergenza nel senso della norma di L2 (, ) non implica la
convergenza puntuale, nemmeno in un solo punto. Anzi, si prova che esistono funzioni
continue e periodiche su [, ] la cui serie di Fourier diverge in ogni punto razionale.
Esistono pero anche casi in cui la serie di Fourier converge puntualmente. Come
abbiamo detto questo accade se, per esempio, an = bn = q n con |q| < 1. Ci si
puo chiedere se sia possibile dare condizioni sulla funzione f (x) che implichino la
convergenza puntuale della serie di Fourier. Condizioni per questo sono note. In
particolare si ha:

28
Teorema 39 Sia (a, b) [, ] ed esistano M e [0, 1] tali che per ogni coppia
x, y di punti di (a, b) valga

|f (x) f (y)| < M |x y| . (12)

Sia [a0 , b0 ] (a, b). La serie di Fourier di f (x) converge ad f (x) uniformemente in
[a0 , b0 ].

Una funzione f (x) ovunque derivabile con derivata limitata,

|f 0 (x)| < M ,

in particolare verifica
|f (x) f (y)| < M |x y|
e quindi soddisfa alle condizioni del teorema. Daltra parte le ipotesi del teorema 39
implicano la continuita della funzione f (x) e questa e una condizione eccessivamente
restrittiva per molte applicazioni nelle quali interviene la serie di Fourier. Per cercare
di indebolire questipotesi, supponiamo che la funzione f (x) abbia in (a, b) un solo
punto di discontinuita x0 , che e un salto. Dunque, f (x) e continua su (a, x0 ) e su
(x0 , b). Vale:

Teorema 40 Supponiamo che f (x) verifichi la condizione (12) sia su (a, x0 ) che su
(x0 , b). Supponiamo inoltre che essa sia derivabile in un intorno di x0 e che esistano
finiti i limiti
lim f 0 (x) , lim f 0 (x) .
xx0 xx0 +

In questo caso la serie di Fourier di f (x) converge in ogni punto di (a, b) e inoltre:

Se [a0 , b0 ] (a, x0 ) oppure se [a0 , b0 ] (x0 , b) allora la serie converge unifor-


memente ad f (x).

in x0 la serie di Fourier converge alla media


1
[f (x0 ) + f (x0 +)] .
2

Lasserto del teorema precedente si estende facilmente al caso in cui f (x) ha un


numero finito di salti.

Esempio 41 Sia

1 se x < 0
(x) = 5 se x = 0

1 se x > 0 .
Si noti che questa funzione differisce dalla funzione sgn (x) per il valore che assume
in 0; ma il valore assunto in un solo punto non altera gli integrali che definiscono

29
i coefficienti di Fourier. Dunqe, (x) e sgn (x) hanno la medesima serie di Fourier,
che e la serie
4 sin x sin 3x sin 5x
+ + +
1 3 5
Per x = 0 questa serie converge e converge al valore 0, media dei limiti direzionali
di (x) per x 0. Per il teorema 40 la somma della serie e quindi sgn (x).
La convergenza non puo essere uniforme perche le somme parziali sono continue
mentre la somma della serie non e continua. Se si disegnano alcune somme parziali,
come in figura 4,

Figura 4:
1.5

0.5

0.5

1.5
8 6 4 2 0 2 4 6 8

si vede che le somme parziali saltano sopra e sotto il valore 1 di una quantita che
non si attenua al crescere di N . Calcoli piuttosto laboriosi mostrano che

lim SN (1/N ) = d
N +

e si puo mostrare che d e strettamente maggiore di 1: d > 1, 089. E quindi al crescere


di N lerrore tra SN (x) e sgn (x) non si attenua (ma si concentra sempre di piu
intorno al salto x = 0).

Il fenomeno appena illustrato non dipende dalla particolare funzione sgn (x)
usata nellesempio. Si puo provare che, nelle ipotesi del Teorema 40, esso si verifica
in vicinanza di ogni salto. Tale fenomeno va sotto il nome di Fenomeno di Gibbs.
Supponiamo ora che le ipotesi del teorema 40 valgano su (, ) cos che la
serie di Fourier converge in ogni punto di (, ). Se esistono finite le derivate
direzionali in , si puo provare che si ha convergenza addirittura in [, ] e

30
quindi, per periodicita, su R. Supponiamo inoltre di aver gia ridefinito f (x), negli
eventuali salti, uguale alla somma della sua serie di Fourier. In questo caso la serie
di Fourier generata dalla funzione f (x) converge su R ad una funzione periodica che
coincide con f (x) nei punti di [, ]. Converge quindi allestensione per periodicita
di f (x).
Supponiamo ora che f (x) sia pari,

f (x) = f (x) .

In questo caso, ciascuna delle funzioni

f (x) sin nx

e dispari e quindi ha integrale nullo: i coefficienti bn sono tutti nulli. Vicever-


sa, se i coefficienti bn sono tutti nulli, la somma della serie e una funzione pari.
Analogamente, se f (x) e dispari,

f (x) = f (x) ,

sono nulli i coefficienti an e viceversa. Dunque:

Teorema 42 Una funzione periodica e pari se e solo se la sua serie di Fourier ha


nulli i coefficienti delle funzioni sin nx; e dispari se e solo se ha nulli sia i coefficienti
delle funzioni cos nx che a0 .

Notiamo che le considerazioni precedenti dipendono dal fatto che stiamo lavo-
rando con funzioni f (x) definite su un intervallo di ampiezza 2, uguale al periodo
delle funzioni sin x, cos x. Se la funzione f (x) e definita solamente su (0, ) allora
la sua serie di Fourier su (, ) non e unica, e in particolare possiamo ottenere
per f (x) una serie di soli seni oppure di soli coseni. Per questo basta estenderla a
(, ) rispettivamente in modo dispari o in modo pari.
Infine, riportiamo alcune serie di Fourier e, nelle figure seguenti, i grafici della
restrizione della funzione a (, ), con sovrapposti i grafici di alcune somme par-
ziali. Nella colonna di sinistra della tabella, si riporta lespressione della funzione
su (, ). La funzione e poi estesa ad R per periodicita.

31
Figura 5:

1.5
3.5

1 3

2.5
0.5

0

x 1.5

0.5
1

1 0.5

0
x
1.5
5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5 5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5


4 sin x sin3x sin 5x
sign x 1 + 3 + 5 +


4 cos x cos 3x cos5x
|x| 2 12
+ 32
+ 52
+


sin x sin 2x sin 3x
x 2 1 2 + 3 .


x + 2 se < x < 0 sin x sin 2x sin 3x
x se 0<x<
2 1 + 2 + 3 +


2 4 cos 2x cos 4x cos 6x
| sin x| 13 + 35 + 57 + .


8 sin 2x 2 sin 4x 3 sin 6x
sgn (x) cos x 13 + 35 + 57

32
Figura 6:
4 1.2

3
1

2
0.8

0.6

0
x
0.4
1

0.2
2

0
3
x

4 0.2
5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5 5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5

33