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LIBRI Nuova Umanit

XXV (2003/6) 150, pp. 797-800

NATALINO VALENTINI,
CRISTIANESIMO E BELLEZZA.
TRA ORIENTE E OCCIDENTE

La riflessione contemporanea, spesso in bilico tra la spiritua-


lizzazione della natura e lestetizzazione del sentire, ha finito per
trascurare il valore conoscitivo del bello, il suo significato di veri-
t, confinandolo in unambigua zona dombra o relegandolo nel-
leffimero. Ma perch continuare a negare alla bellezza il suo va-
lore conoscitivo? Non forse giunto il momento, anche in teolo-
gia, di ripensare integralmente la bellezza nellincontro sostanzia-
le con la vita e la cultura?
questo interrogativo che percorre e sottende gli interventi
che alcune tra le pi autorevoli voci del dibattito filosofico e teolo-
gico odierno offrono nel volume collettaneo Cristianesimo e bellez-
za. Tra Oriente e Occidente, splendidamente curato da Natalino Va-
lentini (Ed. Paoline, Milano 2002). Una diversit di prospettive che
si appunta sullavvento della bellezza come irraggiamento di verit
e di bene concentrati sul volto sfigurato e trasfigurato del Cristo
nella trasparenza di uno Spirito, ipostasi della Bellezza (P. Bulga-
kov) che abbraccia e raccoglie i frammenti dellesistente ferito e in-
fragilito, ricomponendoli in armonia e comunione.
Lavvento della bellezza di Dio e di Dio come bellezza impe-
disce la deriva della sola verit in idolatria metafisica e del solo
bene in imposizione morale liberandoli dalla giustapposizione e
componendoli in s e oltre s, in quella via amoris dellunica
theologia della Chiesa indivisa (p. 17). Estetica teologica e non
teologia estetica o estetizzante, splendore di una comunione capa-
ce di attraversare la notte dellassenza e del non senso, della lace-
razione e dellostilit senza lasciarsene consumare, ma consuman-
done ed esaurendone il dinamismo entropico in una testimonian-
798 Natalino Valentini, Cristianesimo e bellezza. Tra Oriente e Occidente

za-martyria di donazione di s e di trasparenza sino alla fine di un


Amore pi forte della morte.
Se la scaturigine intima e ultima della bellezza da rinvenire
in quella pericoresi, in quella danza intratrinitaria, nel movimento
immobile damore e nellatto di kenosis e reciproca glorificazione
in cui ciascuna persona divina si svuota di s per non riceversi
glorificata se non nelle altre, per le altre e dalle altre, nellattua-
zione della natura divina come Agape, tuttavia solo nel volto del
Crocifisso-Risorto e nelleffusione dello Spirito su ogni carne che
tale atto sincronico si distende diacronicamente nel subabbraccio
di ogni spazio e tempo.
Nel passaggio dalla simultaneit trinitaria dellAtto triuno di
relazione, Atto-sostanza che Amore (pp. 138-139, su Pavel
Florenskij, la cui opera teologica sottende momenti altissimi del
lavoro corale del testo), alla distensione creaturale lasciata essere
nella libert e come libert di e da un amore non impositivo, che
si fa spazio di abbandono e di accoglienza dellalterit, si spalanca
la tragica possibilit dello sfasamento delle coordinate trinitarie,
dellinfragilimento del dono, delloscuramento della koinonia e
dellambiguit di una bellezza in cui il richiamo alla comunione si
pu offrire nella forma rovesciata di una seduzione vorace e fu-
sionale, in un eros non illuminato che distrugge laltro e non ne
rispetta linoggettivabilit del volto e del destino.
Ed precisamente nellattraversamento e nellassunzione
delle crepe del nulla che lacerano unesistenza promessa alla pie-
nezza, al centro degli inferi della dissomiglianza e della bruttezza
che irradia graziosamente levento della Bellezza del Cristo, che
il Cristo e la sua presenza nella luce dello Spirito, in cui ogni bel-
lezza chiamata e richiamata (kalos-kallein), compiuta nel suo es-
sere evocazione e riflesso di una giustizia originaria della crea-
zione che lascia balenare il sentimento di una felice corrisponden-
za della sua destinazione (p. 99), destinazione che il grembo
del Dio trinitario verso cui lumanit trasfigurata del Cristo, le sue
ferite, segno del passaggio e dellassunzione nellamore di Dio di
tutta la storia e degli affetti umani, imprescindibile accesso.
La riflessione sulle pagine della Bibbia come trama del reali-
smo mistico dellinscriversi nella storia della presenza di Dio,
Natalino Valentini, Cristianesimo e bellezza. Tra Oriente e Occidente 799

come sermo humilis che si annuncia sub contraria specie nella te-
stimonianza della compassione infinita di Dio per la sua creazione
in una configurazione di bellezza contemporaneamente dolente e
gloriosa che assume e libera le intuizioni estetiche, artistiche e
concettuali, da ogni cattura ideologica o rassegnazione nichilistica
aprendole a un eschaton di cui essa trasparenza e invocazione
(Stefani e A. Giannatiempo Quinzio).
La contemplazione dellAmore crocifisso come simbolica
trinitaria, coniugazione dei volti divini della proportio, della sinte-
si e dellordine come rispecchiamento e testimonianza della bel-
lezza sovrasensibile, e claritas, irraggiamento e donazione indedu-
cibile di un offrirsi del Tutto nel frammento creato senza esaurir-
visi, ma chiamandolo a unuscita da s nella comunione in Dio
con la creazione intera e allassunzione del suo gemito verso la
pienezza (B. Forte).
Lumanit di Dio nel Figlio Ges, nellumanit pneumatizzata
del Risorto come bellezza che risveglia i sensi spirituali, come luce
per una sensibilit rinnovata che avverte nella dedizione incondi-
zionata del Cristo, nellofferta di s senza ritorno, la fedelt di un
Dio non faraonico ma garante di quellordine degli affetti, di
quella bont originaria della creazione come donata e perdonata da
Dio in Cristo nella luce escatologica dello Spirito che i nostri sensi
anestetizzati, il nostro cuore sigillato dalla paura e dalla mancanza
di fiducia non riescono pi a percepire e che solo unascesi di libe-
razione del sensibile dal suo degrado e non dal degrado nel sensi-
bile potr ricondurre al suo pleroma divinoumano (Sequeri).
Ascesi come abbandono attivo di tutto luomo e delluomo
come un tutto alla dynamis trasfigurante, alle energie divinizzanti
dello Spirito Santo, divino iconografo che riporta alla luce la dei-
formit, la cristiformit originaria delluomo attraverso un itinera-
rio di kenosis, di svuotamento dellautoaffermazione inospitale
dellio (Florenskji) per ritrovare s e tutte le creature unificate in
Dio, Tertium e condizione di possibilit e compimento della co-
munione tra Dio e luomo, e tra i fratelli al di l di ogni separazio-
ne e confusione.
Il cristianesimo dOriente con la sua forte sottolineatura
pneumatologica ed escatologica come guida allacquisizione di
800 Natalino Valentini, Cristianesimo e bellezza. Tra Oriente e Occidente

quello sguardo dioratico, trasparente alla sofianicit del creato


come roveto ardente permeato dalle energie divine, che vede nel-
la Bellezza la contemplazione di s attraverso laltro nel terzo,
la kenosis dei distinti nellunit dello Spirito, la composizione del-
le differenze nellunit diverificata della carit attinta al cuore
dellevento perpetuo del consumarsi dei Tre, distinti nellunit e
del distinguersi dei Tre, uniti in unit indissolubile (M. Tenace,
L. Razzano e L. Zk). questo, in estrema sintesi, il percorso de-
gli autori, compendiato in una magistrale rilettura di alcune gran-
di opere darte quali veri e propri luoghi teologici ed epifanie del-
la salvifica bellezza offerta da Timothy Verdon, itinerario verso
un eschaton che gi si annuncia qui e ora in ogni atto di creativit
e libert da s verso lA/altro, in ogni atto di carit che sottrae
lac-cadere insensato del tempo donandogli contenuto eterno e
radicandolo nellEterna Memoria della divinit triipostatica.

MASSIMO BOLOGNINO