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Archeologia

della Magna
Grecia
e
della Sicilia

La colonizzazione del Greci in Occidente


I Greci, al momento del loro arrivo lungo le coste dellItalia meridionale e della Sicilia nel corso
del VIII secolo a.C., incontrarono popolazioni native che abitavano da tempo quelle terre e con
le quali dovettero fin da subito instaurare un rapporto, inizialmente conflittuale e in seguito
amichevole.
Gli storici greci di epoca classica ci hanno riferito poco e nulla rispetto a queste genti che
definivano barbari. Gli etnonimi tramandati dalla fonti rispecchiano il punto di vista greco e non
sempre attestano una distinzione reale; la loro origine fatta risalire ad un epoca antichissima,
precedente la guerra di Troia.
In Italia meridionale nella fase di passaggio tra lantica e le media et del Bronzo (intorno al
1600 a.C.), sorgono numerosi piccoli nuovi insediamenti daltura che spesso avranno una
continuit di vita fino allarrivo dei Greci.
Gli abitati allaperto presentano caratteristiche comuni: villaggi di capanne estesi pochi ettari,
posti su pianori ben difesi naturalmente e in posizione dominante, a controllo di una porzione
ben limitata di territorio, talvolta anche muniti di opere di fortificazione artificiale. Le capanne
hanno pianta curvilinea con pareti sostenute da pali, tetto stramineo e piani di calpestio in
argilla battuta o pavimentati con cocci.
LItalia meridionale e la Sicilia sono teatro, durante let del Bronzo, di intesi contatti tra gruppi
di indigeni e navigatori micenei, documentati dal rinvenimento di ceramiche e oggetti in
metallo di produzione egea.
I primi contatti sono documentati da ceramiche del Tardo Mesoelladico e del Miceneo I e II, di
produzione peloponnesiaca. Il collasso della civilt micenea determina un rallentamento dei
rapporti tra Oriente e Occidente che con l XI sec. a.C. cessano del tutto.
Con il passaggio allet del Ferro (IX sec. a.C.) entriamo nella fase immediatamente precedente
alla colonizzazione greca (750-730 a.C.). Durante questo periodo si vengono definendo i
caratteri propri di una serie di gruppi locali; nella penisola si assiste al diffondersi di diversi riti
funerari praticati come linumazione individuale, lincinerazione secondaria entro vaso,
inumazione collettiva in grotticella.
La riprese delle spedizioni greche verso lItalia e la Sicilia costituisce un fenomeno definito
precoloniale.
Un ruolo fondamentale ricoperto dallEubea, grande isola ad Est dellAttica e della Beozia; i
recenti scavi di Lefkandi mostrano chiaramente la vitalit e la floridezza delle comunit isolane
nel IX e nell VIII sec. a.C.
Si comprende, pertanto, la necessit di reperire materie prime per alimentare il tenore di vita
delle lites.
Il principale indicatore della ripresa dei contatti con lOccidente costituito dalla ceramica, in
particolare le coppe con decorazione geometrica per il consumo del vino di produzione
euboico-cicladica e corinzia.
Esemplari ceramiche sono state rinvenute in Etruria, a nord di Siracusa, in Sardegna, nel
Salento, a Pithecusa, a Metaponto e a Megara Iblea; importante rotta per la sua posizione
geografica di ottimo approdo peninsulare era presso Locri a Capo Zefirio.
Il processo di colonizzazione dellItalia meridionale e della Sicilia da parte di gruppi di Greci che
non trovavano pi opportunit in patria, occupa un paio di secoli, dalla met dell VIII alla met
del VI sec. a.C.
Il termine colonia, con il quale solitamente definiamo gli insediamenti stanziali greci in
occidente, non deve essere interpretato nellaccezione moderna, a significare un insediamento
in terra straniera di cittadini che conservano con la madre patria legami politici vincolanti ed
indissolubili.
Sulle vicende della pi antica colonizzazione greca siamo poco e male informati dalle fonti
letterarie; il testo pi prezioso e larchaiologha di Tucidide che ci fornisce una sorta di
introduzione alla spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C., questo testo ci fornisce
unimpalcatura cronologica della colonizzazione in Occidente, limitata per alla sola Sicilia.
Pais ha una visione ipercritica riguardo alle fonti poich nega ogni attendibilit delle tradizioni
riportate dalle fonti riguardanti le fondazioni delle colonie e affermava che questi racconti di
fondazione non erano ben degni. Jean Bernard, invece, rivaluta la testimonianza delle fonti,
recupera le vecchie tradizioni cercando di conciliare quelli che sono i racconti un po mitici con
le evidenze concrete. Possiamo considerarlo il padre dellarcheologia della Magna Grecia e della
Sicilia.

La teoria decostruzionista o negazionista stata introdotta in ambienti anglosassoni negli anni


90 da R. Osborn che nellarticolo Colonizzazione Greca? inconsapevolmente torna alla
concezione ipercritica del Pais, sostenendo che nei racconti di fondazione non c nulla di vero
e che le colonie sono frutto di mobilit di genti di varia origine che si sono trovati ad impiegarsi
in territori non greci mescolandosi a popolazioni indigene e dopo diverse generazioni hanno
cominciato ad elaborare questi racconti di fondazione mitica (VI/V secolo) sul modello delle
fondazioni ateniesi, per legittimare il possesso del territorio in cui si sono stanziati in quanto
non si riconoscevano con la madrepatria. Questa teoria aspramente criticata dagli italiani.
Osborn nega il cosiddetto modello apeicistico ovvero i fatti che vengono narrati dalle fonti.
I Greci definivano le loro fondazioni in terra straniera col termine di apoika (derivato dal verbo
apoiko, abitato lontano); queste divenivano subito indipendenti dalla madrepatria e, pur
mantenendo vincoli politici, economici e religiosi, erano di fatto e di diritto entit del tutto
autonome, nuove pleis con istituzioni proprie. Per definire invece uno stanziamento coloniale
direttamente dipendente dalla madrepatria, utilizzavano il termine kleroucha.
Il fenomeno della colonizzazione si innesta direttamente in quella fitta rete di relazioni
commerciali ed ospitali che i navigatori euboici e corinzi avevano intessuto con le aristocrazie
indigene da un paio di generazioni.
Tutto il fenomeno migratorio dalla Grecia verso Occidente avviene per mare; presupposto
essenziale per un viaggio era la conoscenza dei venti, delle correnti, dei fondali e delle coste,
dal momento che le rotte erano per quanto possibile di cabotaggio, seguivano cio il litorale a
vista.
La colonizzazione euboica
Pithecusa
Sebbene si ritiene che la prima colonia sia Cuma, si ritiene anche che lo stazionamento cumano
sia preceduto dallinsediamento di Pithecusa sul Monte Vico. Un noto passo di Livio si legge che
i Calcidesi fondarono Cuma dopo essere sbarcati ad Ischia.
Gli scavi eseguiti da Buchner hanno riportato alla luce uno straordinario spaccato della societ
pithecusana della seconda met dell VIII sec. a.C.: un corpo sociale nel quale gli individui di
provenienza euboica sono la maggioranza, ma vi sono anche presenze di origine levantina,
aramaica, e fenicia, ed anche un nucleo di origine locale. Linsediamento ubicato sullacropoli
di Monte Vico, un promontorio aggettante sulla linea di costa tra due insenature naturali, posto
allestremit nord-occidentale dellisola di Ischia. A sud-ovest del Monte Vico, alle spalle della
baia di San Montano ubicata la necropoli.
Dellabitato si conoscono solamente i materiali recuperati nello scarico Gosetti e sulla collina
Mezzavia. Qui era lofficina di un metallurgo che lavorava il ferro e forse anche metalli preziosi.
Analisi metallografici sulle scorie rinvenute nello scavo hanno dimostrato che il ferro che si
lavorava proveniva dallisola dElba.
Linsediamento del monte Vico non presenta caratteri propri dello stazionamento agricolo
piuttosto ad uno stazionamento di una comunit aperta costituita in prevalenza da mercanti e
artigiani.
Vi la mancanza di tradizioni sulla fondazione, ci potrebbe essere spiegata col precoce
esaurimento di Pithecusa, gi agli inizi del VII sec. a.C.
Alcuni straordinari rinvenimenti nella necropoli mostrano lelevato livello di cultura di cui
disponevano alcuni abitanti dellisola. Dalla necropoli provengono la pi antica firma di vasaio
greco e una delle prime attestazioni di pratica simpodiale correlata allepica omerica dalla
coppa di Nestore. Di notevole importanza sono anche alcuni dei manufatti di produzione locale.
Quanto alla cronologia, sarebbe collocabile a partire dalla met dell VIII sec. a.C.
Cuma (Girolamo 1050)
Cuma una delle fondazioni pi antiche, sorge sulla collina del Monte Grillo gi dal IX sec.
Da Strabone sappiamo che il contingente proveniva dallEubea e aveva due ecisti, Megastene
di Calcide e Ippocle di Cuma; Strabone aggiunge che i due gruppi si erano accordati sul fatto
che la nuova fondazione sarebbe stata considerata colonia di Calcide, ma si sarebbe chiamata
Cuma.
Fin da subito viene occupato un ampio spazio destinato alla citt, nel VI sec. a.C. cinto da
possenti mura, privo di sepolture che vengono collocate esternamente al perimetro urbano.
A Cuma larrivo del contingente greco ha determinato una vera e propria conquista del villaggio
protostorico.

Il sito occupa un vasto areale di 70 ha ca. compreso tra le pendici occidentali del monte Grillo
ad est e i due promontori dellacropoli e del colle meridionale a ovest.
Il promontorio dellacropoli (A), proteso verso la linea di costa, doveva determinare la
formazione di due baie dapprodo. Labitato si doveva sviluppare nellampia conca
pianeggiante intermedia (B). lacropoli ospita due grandi edifici templari, uno sulla sommit
dedicato a Zeus ed laltro, su una pi bassa terrazza ad est, dedicato ad Apollo.
Gli scavi della citt consentono di definirne limpianto, articolato su due platiai nord-sud con
andamento non parallelo, raccordate da assi viari minori est-ovest posti a 70m di distanza luno
dallaltro.
Larea dello Stretto di Messina
La seconda area verso la quale gli euboici riversano le loro attenzioni quella dello stretto di
Messina. Non risulta che fossero attivi potentati indigeni in grado di controllare i traffici.
La documentazione archeologica documenta una prima occupazione a partire dal 730-720 a.C.,
allincirca una generazione dopo Pithecusa e Cuma, dal momento che i materiali pi antichi
rinvenuti si collocano nel Tardo Geometrico II.

Zancle
La fondazione di Zancle non rientra nel sistema cronologico delle colonie greche di Sicilia
riportato da Tucidide. Lo storico ateniese racconta che Zancle fu inizialmente fondata da pirati
venuti da Cuma e che solo in seguito sopraggiungono numerosi coloni da Calcide e dal resto
dellEubea.
Sembra di cogliere nel testo tucidideo che i Cumani, poco dopo la fondazione della loro citt, si
preoccuparono di presidiare lo Stretto con loccupazione del porto naturale di Messina.
Lunica data assoluta relativa alla fondazione di Zancle ci stata tramandata da Eusebio che la
colloca tra il 757/6. Lo storico siracusano Filisto, inoltre, fa iniziare il suo racconto in quello
stesso anno. Il presidio avvenne dapprima grazie allo stanziamento di un gruppo di pirati.
La penisola non mai stata completamente urbanizzata, ma viene destinata ad ospitare aree
sacre. Le necropoli alto-arcaiche non sono ancora state individuate cos come i limiti della citt
verso linterno.
Rhegion (no)
Rhegion posteriore rispetto a Zancle, dal momento che, gi Antioco, insigne storico
siracusano del V sec. a.C., afferma che furono gli Zanclei a sollecitarne la fondazione ai
Calcidesi.
Il testo di Strabone ricorda anche il ruolo svolto dalloracolo di Delfi nella fondazione: Loracolo
avrebbe prescritto ad un gruppo di Calcidesi di recarsi in Italia e fondare la citt. Del
contingente fecero parte anche alcuni messeni, scacciati dalla patria durante lo svolgimento
della prima guerra tra Messene e Sparta, conclusasi intorno al 715 a.C. Si presume, quindi, che
Rhegion sia stata fondata intorno al 720 a.C.
La citt si estendeva nella piana alluvionale compresa tra il torrente Annunziata a nord e
lantico Apsias a sud e le prime balze delle colline retrostanti.
Mylai e Metauros (no)
Il controllo calcidese sullo Stretto si materializzato anche attraverso lespansionismo zancleo
lungo la costa settentrionale della Sicilia e lungo quella tirrenica della Calabria meridionale,
attraverso gli insediamenti di Mylai e Metauros.
Mylai posta alla radice della penisola di Milazzo, una stretta e lunga lingua di terra protesa
verso le Eolie. Non abbiamo nessuna menzione da parte di Tucidide, il quale si riferisce ad
Himera come unica colonia greca sulla costa tirrenica della Sicilia. Strabone, forse
erroneamente, riferisce che Himera fu una fondazione degli Zanclei di Mylai. Eusebio, invece,
ricorda una fondazione zanclea datata al 717-6 o al 716-5 che si suole identificare con Mylai.
Alla radice della penisola stata scavata la necropoli porto-arcaica, adiacente a quella indigena
del Bronzo recente e finale, che ha restituito, nei corredi pi antichi, materiali del Tardo
Geometrico II.

Diverso il caso di Metauros, ubicata nei pressi del fiume Petrace a Gioia Tauro. Le fonti che la
riguardano sono tarde e contraddittorie: mentre Solino ne fa una colonia di Zancle, Stefano di
Bisanzio la dice fondazione di Locri.
stata scavata parte della necropoli. La fase pi antica, databile nella prima met del VII sec.
a.C., caratterizzata da numerose tombe con materiali di chiara origine locale accanto alle
importazioni greche.
Naxos e larea etnea
La terza area verso la quasi si dispiega il movimento coloniale calcidese costituita dalla fascia
costiera ionica centro-settentrionale della Sicilia. Secondo la testimonianza di Tucidide, i primi
Greci a stabilirsi in Sicilia furono i Calcidesi, che, guidati dallecista Teocle, fondarono Naxos,
ponendo fuori dalla citt un tempio dedicato ad Apollo dove sacrificavano tutti coloro che si
spostavano in Grecia per onorare lApollo di Delo.
La fondazione di Naxos posta da Tucidide un anno prima di quella di Siracusa. Inoltre dalle
fonti di Tucidide si dice che 7 anni dopo Naxos, un contingente proveniente da Megara Nisea,
dopo varie traversie fond Megara, della Iblea, la quale fu distrutta da Gelone, tiranno di
Siracusa, 245 anni dopo la sua fondazione. Siccome da Diodoro sappiamo che tale evento
avvenne nel 483-2 a.C., si ricavata per la fondazione di Megara la data del 727-6 a.C. e, di
conseguenza, per Naxos quella del 734-3 a.C.
Sulla fondazione di Naxos esistono altre tradizioni che la attribuiscono ora a Calcidesi e Nassi,
ora a Calcidesi, Ioni e Dori che, si sarebbero separati per fondare rispettivamente Naxos,
Megara Iblea e uno stanziamento al Capo Zefirio dal quale poi sorger Locri.
Non abbiamo nessun impianto iniziale della citt. Gli studiosi Pelagatti e Lentini hanno indagato
portando in luce limpianto del V secolo a.C. e ricercando le fasi pi antiche tenendo in
considerazione le strade e le aree libere. La Lentini nel 2000 ha indagato un ampio settore della
plateia A in corrispondenza degli incroci con gli stenopoi 10 e 11.
Dal punto di vista morfologico, Naxos si sviluppa su un promontorio che si protende sul mare
chiamato Capo Schis fino al torrente Santa Venera. Ad est e a sud si protende verso il mare, a
nord e a ovest sulla collina Larunchi. La citt si estende per circa 40 ha.
Sono accertate le prove che indigeni abitavano il territorio prima che arrivassero i Greci dai
rinvenimenti di resti delle loro capanne grazie agli scavi della Lentini.
Dalle fonti di Diodoro ricaviamo inoltre che i Siculi furono scacciati dai Calcidesi anche se i resti
archeologici fanno pensare ad una convivenza e non ha una presa di possesso violenta.
La citt sfrutta, in una fase iniziale, strutture indigene vicino alla costa, durante let del bronzo
medio fu inoltre costruito un muro di recinzione sfruttato dai greci come muro di fortificazione
sul mare.
La pianta della citt a griglia con incroci ortogonali nel V secolo mentre con orientamenti
diversi nellet arcaica.
Sono stati rinvenute resti di case antiche con tecnica poligonale che utilizza blocchi di forma
poligonale varia fatta combaciare con diversi massi di pietra.
Labitato del VIII-VII sec. a.C. si presenta con strade con diverse strade che ci incrociano tra di
loro. La Strada SH, larga 3,90m si incrocia con la strada SI e a sua volta la SI con una strada pi
piccola la SK che larga 2m. Le strade SK e SH non sono parallele tra di loro e le strade hanno
ampiezze diverse. Lurbanistica del VIII-VII sec. regolare ma non ortogonale.
Sono state rinvenute numerose case con uno o due vani che possono essere quadrate. La casa
pi studiata la numero 5 con due stanze e una banchina. Vi sono numerose affinit con
lambiente cicladico dellisola di Naxos in Grecia. Lotti pi piccoli senza rapporti tra aree
coperte e scoperte, sono prevalentemente aree coperte senza cortili separate tra di loro da
diversi corridoi che separano le case, quindi vi una maggiore densit abitativa.
Tra le SH e SI vi un edificio A i cui resti sono molto interessanti soprattutto quelli dellVIII
secolo E e C al di sotto delle quali sono state trovati resti dellet del ferro D e G, ovvero
capanne adiacenti ma non uniti. Sul fondo delle capanne sono state trovati sia materiali
indigeni ma anche ceramica greca, ci fa pensare che forse i Greci coabitavano con indigeni o
occuparono le loro case, inoltre non vi nessuna traccia di distruzione.
Da Tucidide apprendiamo che nel 728-7 a.C. altri gruppi di Calcidesi, mossi da Naxos fondarono
Leontini e Catania. Questultima scelse come ecista Evarco.
A Lentini stato rinvenuto un importante insediamento indigeno, attivo nel bronzo finale, a
sottolineare la tesi di Tucidide secondo cui i Calcidesi scacciarono i Siculi per fondare la citt.
Labitato arcaico di Catania doveva essere collocato sulla collina che sormonta larea portuale.
Naxos (V-IV sec.) distrutta poi da Ippocrate nel 495 a.C. e rifondata nel 476 a.C. da Ierone e nel
461 a.C. viene occupata dagli antichi abitanti di origine calcidese. Il nuovo impianto, compreso

entro la linea delle mura arcaiche e rispettoso dellantico santuario meridionale, imperniato
su 3 platiai est-ovest parallele (A-C), incrociate da una quindicina di stenpoi larghi 5m che
danno origine ad isolati stretti e lunghi 39x156m. incerta rimane ancora lubicazione dellagor.
Himera
La colonizzazione calcidese si chiude con la Fondazione di Himera lungo la costa settentrionale
della Sicilia, allo sbocco a mare del Fiume Grande che, insieme con lHimera meridionale
costituisce la linea di separazione tra Sicilia orientale e quella occidentale.
Tucidide attribuisce agli Zanclei la temeraria impresa di stabilire lunica colonia greca della
costa tirrenica siciliana, completamente circondata dagli indigeni e a stretto contatto con i
Punici. Lo storico ateniese non d indicazioni sulla cronologia della fondazione, ma ci soccorre
Diodoro, il quale sostiene che la distruzione punica del 409-8 sarebbe avvenuta 20 anni dopo la
fondazione, da porre quindi intorno al 649-8 a.C.
Dal punto di vista morfologico la citt si divide in citt Alta dove vi la piana di Himera, la
piana di Tamburi ed infine la citt Bassa.
Nellimpianto urbano del VII e inizio VI sec. a.C. sono state rinvenute fosse granarie dal prof.
Allegro dove vi anche un impianto urbano di IV secolo. Gli isolati vengono urbanizzati a poco
a poco. Si tracciano i lotti che inseguito andavano riempiti con la popolazione.
Impianto nuovo fino al V secolo a.C., nel 409 a.C. viene distrutta dai Cartaginesi come
Selinunte, nel 406 anche Agrigento, nel 405 Gela ed infine Camarina.
Dionisio di Siracusa arrester lavanzata dei Cartaginesi ma Himera non rinascer pi.
La citt ha un impianto ripartito, si imposta su unasse orientata Nord-Sud e le strade principali
corrono longitudinalmente alla collina mentre quelle secondarie perpendicolarmente alla
collina. Gli isolati sono larghi 32,80m (100 piedi), la plateia nord-sud larga 6m mentre gli
stenopoi 3.
Nella citt bassa gli stenopoi sono convogliati perpendicolarmente alla linea di costa e gli isolati
sono larghi 41m.
Lurbanizzazione della citt bassa sembra testimoniare che la popolazione fosse abbastanza
ricca.
Sulla citt alta posto il Santuario di Atena. Lagor risulta ubicata accanto al santuario mentre
gli scavi degli ultimi anni dicono che sia nella parte bassa della citt vicino al tempio della
Vittoria, edificato per la vittoria dopo la battaglia di Himera nel 480 sui Cartaginesi (i prigionieri
di guerra divennero schiavi e dovettero edificare gli edifici con il bottino cartaginese) svolta
nella piana del Buon Fornello.
Tra il VI e il V secolo si era dotata di un altro quartiere abitativo nella piana di Pestavecchia, in
propriet Cordillo, stato interpretato dal prof. Allegro come un possibile quartiere emporico di
carattere commerciale. Limpianto stradale simile a quello della citt bassa, non vi sono le
classiche case ma presentano delle planimetrie un po anonime, quindi non sono abitazioni
residenziali ma impianti artigianali o commerciali.
La necropoli sorgeva vicino allo spigolo del muro di fortificazione della citt bassa. Lo scavo
della necropoli ha conosciuto un ampliamento straordinario (necropoli ovest) che ha portato a
delle notevoli novit, le cosiddette tombe a cappuccina. Sono tombe di schiavo poich avevano
anelli che legavano i piedi.
Sono state trovate le fosse comuni dei soldati della battaglia di Himera, fosse in cui i cadaveri
sono stati disposti in modo ordinato uno accanto allaltro, erano individui maschi giovani, in
alcuni casi vi erano anche sepolture di cavalli.
Grazie allo scavo finanziato dalla Ferrovia dello Stato per il raddoppio della ferrovia sono state
ritrovate le fosse della necropoli e anche lagor. Non sappiamo se esiste unagor pi antica.
La colonizzazione dorica
Allondata colonizzatrice di matrice euboico-calcidese segue anche una migrazione di genti
peloponnesiache di origine dorica, capeggiata da Corinto. Inseguito alla guerra lelantina vi
unalleanza tra Calcide e Corinto che fa si che tra le due sfere dinfluenza non vi sia
sovrapposizione. Questa collaborazione si ha intorno al 733-2 a.C.
In terra di Sicilia, la componente dorica si riserva larea lasciata libera dai Calcidesi, si insedia
subito a sud di Leontini fino a raggiungere Selinunte. Allo stesso modo, la componente achea,
supportata da Corinto si riserva lo sfruttamento delle fertili pianure ionioco calabro-lucano, con
Taranto e Locri.
Siracusa

Siracusa la pi importante tra le fondazioni greche dOccidente. Il contingente corinzio


dovette provvedere a scacciare i Siculi che abitavano lisola di Ortigia, separata dalla terra
ferma da uno strettissimo braccio di mare, presto scavalcato da un ponte.
Strabone riporta un aneddoto interessante con riferimento alla collaborazione tra Corinzi e
Achei nellimpresa coloniale: Archia, prima di partire per lOccidente, si sarebbe recato presso
loracolo di Delfi insieme allacheo Miscello, il futuro ecista di Crotone, e il dio avrebbe loro
chiesto se preferivano la ricchezza o la salute. Il primo rispose la ricchezza e gli sarebbe stata
indicata come meta Siracusa, il secondo scelse la salute e sarebbe stato indirizzato verso
Crotone.
Per quanto riguarda la attuale pianta di Ortigia, restituisce limmagine di un fitto reticolo di
strade est-ovest, grossomodo parallele, che incrociano, sebbene non ad angolo retto, almeno
due assi nord-sud pi larghi che attraversano per intero lisola nel senso della lunghezza. Vari
saggi di scavo mostrano come questa conformazione urbanistica sia erede della fondazione dei
primi coloni. Vi sono almeno 2 ampie platiai nord-sud ampie 5,5m ca. e numerosi stenpoi di
3m di larghezza. La rete viaria cos delineata delimita isolati allinterno dei quali si sono
rinvenuti resti di abitazioni quadrate monovano.
Nellarea del Fusco sono ubicate le pi antiche aree di sepoltura. Nulla sappiamo
dellorganizzazione del vasto territorio circostante.
Le subcolonie di Siracusa
Tucidide ci fornisce lelenco delle sottofondazioni di Siracusa: Akrai 70 anni dopo Siracusa,
Casmene 20 anni dopo Akrai e Camarina 135 anni dopo Siracusa.
Akrai, fondata nel 663-2 a.C., era una vera fortezza in funzione anti-sicula, posta al vertice
dellaltopiano siracusano. Analoga funzione deve aver svolto Casmene, fondata intorno al 6432, posta su un altopiano a 830m, ancora pi nellinterno, forse presidio dal carattere militare.
Lultima fondazione siracusana Camarina, avvenuta nel 598-7 a.C., essa sorge su un basso
pianoro sabbioso adiacente alla linea di costa meridionale della Sicilia. Presto cercher di
rendersi indipendente. Nel 461 dopo la caduta della tirannide la citt rinasce a nuova vita,
attraverso la ridefinizione dellimpianto urbano ed una nuova suddivisione delle terre nella
chra. Limpianto, molto ampio, caratterizzato dalla presenza di 3 platiai parallele con
andamento est-ovest A,B,C- e da una sequenza di oltre 50 stenpoi nord-sud, che danno luogo
ad isolati regolari. Lagor collocata allestremit occidentale della citt ed lambita dalle
platiai B ed A.
Megara Iblaea
Il quadro della pi antica colonizzazione greca della Sicilia orientale si completa con la
fondazione di Megara Iblea. Tucidide narra le peripezie attraversate dallecista Lamis e dal suo
contingente per raggiungere allagognata meta di un appezzamento di terra dove fermarsi e
stabilire il loro insediamento. Eforo ci dice che il contingente megarese era partito insieme a
Calcidesi e Nassii guidati da Teocle. Giunti in Sicilia, i Megaresi dovettero staccarsi dalla
componente calcidese e provare ad impadronirsi di un territorio esterno allarea destinata ai
Calcidesi. Tucidide racconta che i Megaresi di Lamis colonizzarono prima una localit di nome
Trotilo ma poi la abbandonarono poich furono scacciati dai siculi, si trasferirono a Leontini ed
abitarono per un certo periodo coi Calcidesi; da questi vennero di nuovo scacciati e si
trasferirono a Thapsos, dove Lamis trov la morte. Cacciati anche da quella peni soletta, il re
dei Siculi Iblone offr loro la terra dove fondarono Megara che chiamarono Iblea in onore del re
locale.
Megara Hyblea considerata il punto di partenza dellurbanistica greca. Citt dorica stata
distrutta nel 483 a.C. da Gelone e non presentando testi relativi alla citt posteriore al 483 ci
restituisce resti di una civilt arcaica.
I coloni hanno operato sul campo e quindi non facile risalire a quale poteva essere lidea di
citt nella mente dei coloni per possiamo affermare che una delle prime azioni era quella di
pianificare lestensione del centro che poi conservavano nellarco della loro storia.
Siamo in grado di capire il limite del territorio urbano in base alla posizione della necropoli che
solitamente era posto fuori labitacolo. Solitamente i coloni delimitavano lestensione della loro
citt in basse ai fiumi che la circondavano.
Nella plateia nord e in quella sud non sono state trovate tracce di villaggi indigeni sul suolo
per prima dellavvento dei greci era stata abitata da popoli neolitici e del bronzo antico.

I Greci pongono un santuario a nord-est mentre al centro della plateau nord pongono lagor, il
resto del territorio destinato alla comunit e al resto della popolazione. Inizialmente il
santuario e lagor erano in aree libere, successivamente furono circondate e occupate: il
primo dal tempio, laltro da edifici pubblici.
I Greci della madrepatria si portarono con se unidea di modello preesistente, si pens che
arrivassero senza alcuna idea urbanistica ma che sperimentavano lurbanizzazione; oggi invece
con il proseguo delle ricerche in Grecia, ci si resi conto che vi erano degli esempi da seguire
( ad esempio Creta). In occidente ci si evolve per la vastit del territorio e vi era appunto la
necessit pratica di suddividere il territorio.
Gras e Trziny sono due studiosi di Megara Hyblaea e hanno affrontato il problema della
suddivisione in lotti nell VIII e VII secolo a.C., furono tracciati degli assi viari principali: due tra
la costa e linterno e una nord-ovest che collegava Megara Iblea a sud con Siracusa e a nord
con Catania.
Le strade principali sono larghe 5 m, quelle secondarie 3.
La domanda che bisogna porsi : Cosa sono state tracciate per prima? Gli stenopoi o i lotti?
Gli studiosi fanno pensare che gli stenopoi sono il risultato di disegni sul terreno dei piccoli lotti
(isolati) che poi furono separate da strade.
Dal punto di vista delle misure si tiene conto dei singoli lotti che sono di circa 120mq. Vi erano
due fila di lotti che avevano forma diversa ma mantenevano la stessa estensione. La forma
cambia perch queste strade non si incontrano ad angolo retto ma ci sono cinque orientamenti
diversi tra loro che sono parallele e a gruppi; forse il risultato di 5 trib anche se tuttoggi
questipotesi stata scartata.
I francesi parlano di diverse pendenze del terreno che non perfettamente pianeggiante. La
larghezza dellisolato multiplo di 29,7 del piede megarese. La distanza tra interasse delle
strade risultano di 120m, quindi si stabilito che le strade non furono tracciate per prime ma
suddivisero un rettangolo di 120 piedi e poi il territorio in due lotti, quindi lisolato fu tracciato
successivamente con le strade.
Gli abitacoli era capanne costruite con materiali deperibili e per questo motivo non sono
rinvenute mentre sono state rivenute delle fosse dove furono trovati dei cibi alimentari
Altra domanda: Come hanno fatto i francesi a leggere sul terreno i lotti?
Dalla presenza in questi lotti della casa che di solito aderiva al lotto (casa monovano) sulla
linea mediana dellisolato, sono il risultato di calcoli numerici effettuati dagli archeologi.
Nell VIII secolo le case avevano un solo vano che poi si elevava a casa con pi vani non
comunicanti tra loro con funzione paratattica. Col passare del tempo, gli edifici si espandono
( prima si seguiva lo schema: + aria scoperta area coperta; in seguito si segu o schema
inverso: - aria scoperta + area coperta).
Le case si aprono sul cortile o un pastas, sorta di portico o corridoio trasversale che a sua volta
si apriva su un corridoio ad L.
La casa a pastas complessa e si affaccia sulla piazza dellagor, a partire della met dell VIII
secolo vengono costruite due stoai che circondano lagor a nord e ad est ma anche edifici di
destinazione religiosa.
Quindi sto con funzione civile e religiosa, mentre successivamente le agorai saranno spazi
civili senza spazi sacrali, quindi aree distinte e separate.
Per la costruzione delle case usavano una tecnica particolare detta ortostati che prevede che le
basi delle mura sono in pietra poste verticalmente, due fila di ortostati con riempimento interno
e al di sopra venivano poste delle pietre pi piccole.
Selinunte
Selinunte una sottocolonia di Megara Iblea che lo storico di Agira data al 651 a.C., in Tucidide
la fondazione della citt posta 100 anni dopo Megara nel 627-6 a.C.
Selinunte sorge sui resti di un insediamento indigeno; essa cresce in fretta e ben presto si
doter di un grandioso impianto urbano e di una spettacolare serie di edifici templari.
Selinunte situata nella costa meridionale, citt di frontiera, oggetto di ricerca da parte di
studiosi stranieri come tedeschi. Lo stato di conservazione davvero spettacolare.
Sorge su una collina bassa che si protende sul mare e in quel tratto il terreno molto scosceso.
Vi sono due colline: la prima la cosiddetta collina dellacropoli e si protende sul mare; la
seconda e detta collina di Manuzza che un po obliqua di 23 verso nord-ovest rispetto la
collina dellacropoli. I confini naturali della citt sono separati da due fiumi: il Selinus, oggi
Modione, e il Cotone.

I resti pi antichi sembrano collegarsi a delle preesistenze indigene presenti allestremit nord
della collina di Manuzza con case a pianta curvilinea e vi sono anche tracce di capanne
indigene.
Sicuramente vi era una fase di convivenza poich vi sono strutture dove compaiono mescolate
presenze indigene e greche.
Mertenz ipotizza che, allinizio della fondazione, i greci, stanziati nel territorio, avessero
tracciato degli isolati sul versante orientale, che da sulla Gorgo Cotone, e sulla punta
meridionale della collina dellacropoli.
Fine VII inizio VI secolo.
Nella necropoli sono stati rinvenute tracce di isolati larghi 24m (molto strette) che hanno come
modello gli isolati di Megara Iblea. Nella valle de Gorgo Cotone non sono stati rinvenuti resti di
materiali ma solo qualche coccio di stretti isolati.
Nella seconda met del VI secolo le cose cambiano. Selinunte diventa una citt monumentale,
ricca di risorse naturali, limpianto urbano sofisticato con un tessuto viario complesso.
Vi un incrocio stradale tra la plateia nord-sud (larga 9m) e est-ovest nella collina dellacropoli.
Lurbanizzazione di Manuzza segue un impianto urbano diverso: nord-ovest/sud-est.
I due impianti si incontrano nel punto di cerniera tra Manuzza e lAcropoli dove vi era lagor
con la sua piazza (forma poligono irregolare).
La citt dotata di circuito murario con le porte che corrispondono ad alcune delle strade
principali come la plateia est-ovest che consentiva il collegamento con il santuario
dellapollineo occidentale.
Le caratteristiche dellimpianto sono databili dal punto di vista metrologico, dicono che gli isolai
sono larghi 100 piedi (32,8m), la larghezza del lotto di 4 piedi e mezzo e lintero isolato
lungo 500 piedi (164m).
Vi sono possibili tracce di riti di sacralizzazione nei diversi lotti. Vi una rigida gerarchia delle
strade (plateie). La plateia nord-sud e quella est-ovest sono larghe 9m mentre la SD e la SF
sono larghe 6m; gli stenopoi circa 3,50m (10piedi).
Lisolato ad est dellagor uno dei meglio indagati, presenta case monovano con due vani,
pozzi, cisterne ecc..
Come citt greca muore nel 49 a.C. e viene inseguito occupata dai Cartaginesi.
In questo isolato tra il VI e il V secolo vi erano degli allungamenti di diversi vani sullagor e si
ipotizza siano delle botteghe.
Nel corso del V secolo moltissime case vengono costruite con la tecnica isodoma= a blocchi
squadrati e sono tutte orientate verso la plateia nord-sud.
La colonizzazione achea
Londata colonizzatrice proveniente dellAcaia diretta verso larco ionico calabro-lucano,
abitato da numerosi gruppi di indigeni organizzati per villaggi.
Sibari
Alcune testimonianze ritengono che Sibari sia la prima colonia achea, la citt situata al centro
della piana alluvionale tra le foci del Crati e del Coscile, lantico Sybaris.
Secondo Eforo la citt visse per 210 anni; dal momento che sappiamo che andr distrutta nel
510 a.C. ad opera di Crotone, si pu cos risalire al 720 a.C. per la fondazione; Eusebio, invece,
abbassa la data, collocando la citt tra il 709-8 ed il 708-7. Da Strabone sappiamo che lecista
si chiamava Is e che era originario di Elice.
Sibari sorge su un sito completamente pianeggiante e disabitato. Larrivo degli Achei ha
determinato la completa distruzione del complesso sistema insediativo indigeno. Sul Timpone
Mottta di Francavilla Marittima sorge un grande santuario greco dedicato ad Atena che segna,
attraverso il sacro, lavvenuta conquista dellintero comprensorio.
La citt cresce velocemente ma la sua espansione dovuta al fatto di includere gli indigeni nel
corpo sociale.
A Sibari, completamente distrutta nel 510 a.C., si sovrappongono la fondazione panellenica di
Thurii.
Nel 444-3 a.C. viene fondata Thurii, la pianificazione dellimpianto urbano stata attribuita
alloperato di Ippodamo di Mileto. La vasta area quadrangolare, completamente pianeggiante,
compresa entro i tratti terminali del fiume Sybaris a nord e Crati a sud, adiacente ad est alla
linea di costa, viene scompartita in vari riquadri quadrangolari da una sequenza di 7 grandi
strade, 4 in un senso e 3 nellaltro. La plateia B incrocia ad angolo retto quella A e C. Gli
stenpoi sono invece largi 3m e hanno andamento nord-sud ed est-ovest e determinano una

maglia di isolati rettangolari disposti in senso est-ovest. Poco o nulla sappiamo della
ricchissima chora.
Crotone
Crotone situata a sud di Sibari presso la foce dellEsaro. Strabone citando Antioco di Siracusa,
riferisce che lecista, Miscello di Repe, avendo ricevuto dalloracolo il compito di fondare
Crotone, recatosi ad esplorare il paese vide che in quella zona era stata gi fondata Sibari
perci ritorn a Delfi per chiedere consiglio alloracolo ma ottenne sempre lo stesso responso.
Girolamo data la fondazione di Crotone intorno il 709-8 a.C. Gli scavi hanno restituito materiali
della prima fase coloniale ascrivibili al Tardo Geometrico.
La citt appare distribuita lungo unarea di amplissima estensione a cavallo del corso del fiume
Esaro; questenorme area, di 620 ha. interamente circondata da una lunga fortificazione di
epoca ellenistica.
Metaponto
Metaponto la terza fondazione achea nel Golfo di Taranto, non si dispone di tradizioni relative
alla cronologia. Liniziativa di occupare la citt di Sibari, la quale le attribuisce una funzione
anti-tarantina, tesa a frenare lespansionismo della colonia spartana verso la Basilicata
meridionale. Liniziativa achea era anche tesa al controllo della vicina Siritide, area invitante
per la sua produttivit agricola, intermedia tra Sibari e Metaponto.
Le ricerche archeologiche condotte sul sito dal secondo dopoguerra hanno permesso di
integrare la tradizione letteraria: il sito costiero sorge, ancora una volta, sui resti di un
precedente insediamento, i materiali greci pi antichi indicano per la fondazione achea una
data intorno al 620 a.C., il possesso della chora subito segnato dal sacro: ad est e ad ovest
della citt vi sono il santuario di Era e quello di Artemide presso la fonte di San Biagio alla
Venella, che hanno restituito materiali della seconda met del VII sec., praticamente
contemporanei alla fondazione della citt.
soprattutto nel VI secolo che la citt vive il periodo di maggiore sviluppo. Metaponto fu una
delle prime citt che speriment le forme di una razionale pianificazione dello spazio cittadino,
urbano e extraurbano. Lurbanistica regolare, basata su una ripartizione di spazi per ambiti
funzionali ed organizzata intorno ad un tessuto ortogonale di strade gerarchizzate.
Il territorio si pi definire una maglia regolare di isolati stretti 35m e di diversa lunghezza,
disposti in modo da risultare perpendicolari alla linea di costa, attestata su un reticolo di
strade principali, le platiai, 2 con andamento ovest-est (A-B), larghe 15,20m e poste a 385 m
di distanza luna dallaltra, e 4 con andamento nord-sud (I-II-III-IV); la platia III si distingue
dalle altre per una maggiore ampiezza e per il fatto che viene ad interrompere la regolarit
modulare che caratterizza le distanze tra le altre.
Tale organizzazione sembra risalire al IV sec. a.C., quale completamento di un piano pi antico
la platia A in senso ovest-est, che entra in citt dalla arcaica porta ovest e conduce allagor
lambendo da sud il santuario urbano e la perpendicolare platia III, in senso nord-sud, che
invece separa il santuario dellagor civile e politica. Anche la platia IV, posta a 263m dalla
parallela platia III e che delimita ad est la piazza, risale alla fase originaria.
Poseidonia
Poseidonia viene presentata da Strabone come una vera e propria sub colonia di Sibari, la cui
fondazione viene preceduta da una fortezza sul mare. La sua fondazione posta intorno al 600
a.C. grazie ai dati archeologici provenienti dallarea urbana e dal santuario di Hera.
La citt sorge nella fertilissima piana del Sele, a sud del fiume; ben presto assume un ruolo
politico di rilievo, quale mediatrice tra Sibari e le comunit indigene e sin da subito mostra uno
sviluppo urbanistico ed architettonico stupefacente.
Poseidonia (VI-inizi V sec. a.C.) sorge su un basso plateau calcareo quasi completamente
pianeggiante, a stretto ridosso della linea di costa, dalla quale la separa la duna sabbiosa, e di
unarea paludosa a nord-ovest che ne ha determinato linusuale ansa nella linea delle mura.
Tutta la fascia centrale della citt, per unampiezza di 300m e una lunghezza di 900 m ca., dalla
porta Aurea a nord fino alla porta Giustizia a Sud, destinata alla piazza dellagor e ai due
santuari urbani. Le 2 principali platiai est-ovest, chiamate A e B, distanti tra loro 300m ca.,
delimitano lo spazio dellagor, posto al centro della citt, e la separano dal santuario
settentrionale, dedicato ad Atena, e da quello meridionale, dedicato ad Era e ad Apollo.
Le platiai non hanno la medesima ampiezza ma sono gerarchizzate: la centrale B ampia
18,20m, la settentrionale A larga 12m, mentre la pi meridionale ampia solo 10m. sulle
platiai si attestano numerosi stenpoi nord-sud, strade larghe 5m, che danno luogo ad una
fitta maglia di isolati molto allungati di 35x273m.

Caulonia (no)
Strabone riporta che Caulonia fu fondata dagli Achei ed inizialmente si chiamava Aulonia. La
citt posta a nord del fiume Sagra; lo Pseudo Scimmo e Solino dicono che invece era una sub
colonia di Crotone.
I materiali pi antichi rinvenuti gi nei primi scavi e poi anche in quelli pi recenti indicano una
cronologia alta per la fondazione.
Taranto, colonia degli Spartani
Taranto lunica fondazione spartana in Occidente, la citt posta allestremit nord-orientale
della Magna Grecia. La data fornita da Girolamo quella del 706-5 a.C.
Ecista della spedizione Falanto, indirizzato in Italia dalloracolo. Falanto guidava un gruppo di
uomini Partheni, i quali, secondo Antioco, erano i figli di quei Lacedemoni che furono ridotti allo
stato di iloti e che quindi non potevano godere dei pieni diritti di cittadinanza. Secondo Eforo,
invece, i Partheni erano i figli delle donne spartane che avevano chiesto ai loro uomini di poter
assicurare una generazione alla citt, accoppiandosi agli iloti. Ad est di Taranto le ricerche
archeologiche hanno portato alla luce i resti di un importante insediamento attivo fino allet
del Bronzo.
Dopo la pesante sconfitta subita nel 473 a.C. la citt subisce una nuova pianificazione; si
sviluppa verso il pianoro intermedio tra il promontorio e larea paludosa delle saline piccole.
Lenorme area individuata, 500 ha., viene protetta da un muro di sbarramento e da un fossato
antistante, viene divisa interamente secondo un ordine regolare di strade e viene a
comprendere al suo interno la necropoli. Strabone e Polibio ci dicono che vi doveva essere una
grande agor, un teatro, ginnasi.
Locri Epizefiri
Sulla costa meridionale della Calabria ionica viene fondata Locri Epizefiri da coloni provenienti
dallomonima regione della Grecia continentale. Strabone sostiene che costoro provenissero dal
Golfo di Crisa, in polemica con Eforo che ne sosteneva lorigine dalla Locride orientale.
Le ricerche effettuate a Locri fin dallepoca di Paolo Orsi permettono di datare la fondazione
della citt verso il 700 a. C.
La fondazione di Locri avviene a scapito delle popolazioni indigene locali, definite Siculi poich
assimilabili per luso di seppellire i morti in tombe a grotticella artificiale per sepolture plurime.
Polibio riporta un aneddoto secondo cui con un inganno i Greci sottrassero agli indigeni parte
del territorio: i Siculi, vinti in battaglia, avrebbero accolto i Locresi e chiesto loro di occupare
insieme larea finch avessero camminato su quella terra e avessero portato la testa sulle
spalle; i Locresi, dice Polibio, giurarono portando la terra nelle scarpe e teste daglio sulle spalle
di cui si liberarono subito dopo, sottomettendo gli ingenui nativi senza venire meno al
giuramento.
La citt si trova lungo lestrema costa meridionale della fascia ionica calabrese; disposta in
parte nella pianura e in parte sulle prime colline, presenta unestensione ragguardevole, pari a
320ha., in seguito fu completamente cinta da una ponderosa fortificazione rispetto alla quale
risultano esterne anche le tombe pi antiche. Il perimetro urbano segnato da una corona di
santuari sia a monte che verso mare.
Per Locri non abbiamo notizie di santuari extraurbani contemporanei alla fondazione.
Limpianto della citt sembra aver avuto origine nel corso del VI sec. a.C. ed essere stato
articolato su almeno 4 platiai principali: una con andamento perpendicolare alla linea di costa,
B, e le altre ortogonali: D, sullallineamento del c.d. Dromo, strada di mezza costa che ricalca
un percorso antico, ed altre due a valle di questa. Le platiai parallele alla linea di costa sono
collegate da una serie di stenpoi di 4-4,50m di larghezza che danno vita ad isolati di 28m e
molto allungati.
La colonizzazione rodio-cretese
Londata colonizzatrice dorica si conclude con i movimenti verso ovest di genti provenienti da
grandi isole dellEgeo meridionale come Rodi e Creta.
Materiali di produzione rodia sono attestati fin dalla met dell VIII sec. a.C. a Pithecusa, ma
anche altrove.
Gela

La prima fondazione rodio-cretese quella di Gela, lungo la costa meridionale della Sicilia,
attribuita da Tucidide a due gruppi di coloni provenienti da Rodi e Creta e posta 45 anni dopo
Siracusa; una data tra 690 e 688 a.C. tramandata da Eusebio e sembra credibile.
Da un passo erodoteo apprendiamo che i Rodi provenivano dalla citt di Lindo e che, insieme a
loro, era approdato in Sicilia un antenato del futuro tiranno Gelone. La nuova fondazione trasse
il nome dal fiume Gela, ma in un primo momento era stato chiamato Lindioi.
La tradizione letteraria non riporta notizie sui rapporti con gli indigeni al momento della
fondazione ed anche la ricerca archeologica non ha permesso di riconoscere le tracce di un
abitato siculo precedente. Nuclei di indigeni occupavano le colline dellimmediato retroterra ed
intrattennero coi Geloi rapporti di varia natura.
Gela sorge su un sistema di colline stretto e lungo, parallelo alla linea di costa, subito ad ovest
della foce del fiume omonimo e del porto, al centro di una fertilissima ed ampia pianura
circondata da rilievi che ospitano fiorenti centri indigeni. Non ancora chiara la prima
organizzazione dellabitato anche se si pensa ad una pianificazione basata su una strada
principale con andamento est-ovest lungo il crinale della collina sulla quale si assestano gli
stenpoi nord-sud in pendenza. Le pi antiche necropoli si dispongono ad ovest della citt.
Agrigento (580 a.C.)
Loccupazione rodio-cretese della costa meridionale della Sicilia si completa allinizio del secolo
seguente con la fondazione di Agrigento. Tucidide dice che i Geloi fondarono Agrigento 108
anni dopo la fondazione della loro citt, nel 580 a.C.; anche la documentazione archeologica
relativa alle sepolture della prima generazione di coloni conferma in pieno una data intorno al
580 a.C.
La citt, fin dallinizio articolata in un nucleo emporico costiero alla foce del fiume Akragas e in
uno urbano rientrato verso linterno, ha uno sviluppo prorompente ed immediato tanto che
sperimenta listituto della tirannide.
Per Agrigento, i coloni scelsero unampia area collinare, distante qualche chilometro dal litorale,
molto ben difesa da ogni lato dai versanti della Collina dei Templi a sud, della Rupe Atenea e
del Colle di Girgenti a nord e poi dai corsi del fiume SantAnna ad ovest e del San Biagio ad est.
Lenorme superficie urbana, ampia 450 ha interamente cinta di mura gi alla met del VI sec.
a.C., stata definita al momento della fondazione. Le necropoli si dispongono subito fuori dal
perimetro urbano. Limpianto agrigentino si articola su 6 assi stradali principali, le platiai, con
direzione est-ovest (A-B-C-D-E-F-G-H-I-L-M-N), posti a distanze variabili luno dallaltro e a quote
diverse, intervallati da una serie di stenpoi nord-sud, larghi 5m, che determinano una maglia
di isolari di 35m di larghezza variabile, intorno ai 290-300m. La platia pi settentrionale, A-B,
per adattarsi alla conformazione del terreno, appare leggermente ruotata verso sud anche C-D
anche se non parallela a tutte le altre; la quinta platia a nord, determina I-L, ampia 12m.
I numerosi santuari si dispongono lungo il perimetro delle mura, a formare la cosiddetta cintura
sacra. Meno sicure sono lubicazione dellagor, forse ripartito su due diverse terrazze:
unagor politica e civile nellarea del Poggetto di San Nicola, posta al centro ella citt, e
unagor commerciale posta pi a sud, ad est del tempio di Zeus. La rete viaria determina
quasi ovunque la formazione di isolati stretti e lunghi; la loro larghezza si attesta intorno ai
32/33m mentre la loro lunghezza variabile. Gli isolati sono ulteriormente tagliati in senso
longitudinale da uno stretto ambitus funzionale allo smaltimento delle acque meteoriche.
Lipara (no)
Un altro gruppo di Dori si muove verso occidente, fuggendo loppressione dei regni anatolici,
con lobiettivo di fondare una colonia a Lilibeo, lodierna Marsala.
Diodoro racconta che i Dori giunti nella regione furono persuasi dai Selinuntini a combattere
contro la citt di Segesta che mal tollerava i tentativi greci di occupare larea di sua pertinenza.
Sconfitti i Greci in battaglia e morto Pentatlo, il contingente di Cnidi decide di far ritorno in
patria proseguendo il periplo della Sicilia lunga la costa settentrionale, giunti a Lipari vengono
accolti da uno sparuto gruppo di locali che li esorta a rimanere, concede loro la terra e li prega
di concorrere a combattere la pirateria etrusca che imponeva una sorta di talassocrazia sul
basso Tirreno.
La colonizzazione di matrice dorica presenta alcune caratteristiche comuni: essa appare
guidata da Corinto e organizzata in maniera da determinare precise aree di influenza ben
delimitate territorialmente che tendono ad evitare sovrapposizioni e conflitti. In quasi tutti i casi
avviene a scapito degli indigeni, scacciati e sottomessi. Quasi tutte le citt individuano come
sede spazi ampi e pianeggianti, circondati da vasti territori fertili. Un ruolo molto importante

attribuito dalle fonti alloracolo di Delfi, allora controllato da Corinto, che con in sui responsi
guida, indirizza e regola il movimento migratorio.
La colonizzazione ionica (no)
Meno strutturato appare il movimento colonizzatore da parte di genti di stirpe ionica.
Gruppi di ioni tra il VII e il VI sec. a.C. sono costretti ad abbandonare le loro sedi originarie a
causa della pressione esercitata su quelle ricchissime aree dai regni anatolici, Lidi e Persiani. Si
tratta di migrazioni non pianificate, spesso improvvisate e dalle modalit quasi sempre
estremamente difficoltose
Siris
La prima colonia ionica di cui si abbia conoscenza Siris, ubicata lungo la costa della
Basilicata, in posizione intermedia tra le achee Metaponto e Sibari. Secondo Strabone si trova
nei presso della foce del fiume omonimo, il Sinni; egli aggiunge che la citt era stata
colonizzata gi allepoca dei nostoi (troiani) e che poi, intorno al 680 a.C., fu rifondata dai
Colofoni, che abbandonavano la patria per la pressione esercitata dai Lidi di Gige, i Colofoni
avevano sottratto la terra agli indigeni Choni e lavevano chiamata Polieion.
Rispetto alle vicine fondazioni achee il contingente colofonio mostra un diverso approccio con
la realt indigena del comprensorio; almeno fino al terzo quarto del VII sec. i ricchi abitanti
continuano a vivere e a prosperare, svolgendo la funzione di re distributori verso la comunit
dellinterno dei beni e degli oggetti del commercio greco. Questa organizzazione viene messa
in crisi dalla fondazione di Metaponto, nel 630 a.C., la citt quindi si deve riorganizzare e
costruisce una cinta di mura anche se poi nella prima met del VI sec. soggetto di un attacco
da parte degli achei.
Velia
Velia sorge su un promontorio costiero a sud di Poseidonia. Erodoto riferisce che gli abitanti di
Focea fuggiti in seguito allattacco portato dai Persiani di Ciro intorno al 545 a.C., si stanziarono
per 5 anni nello loro colonia corsa di Alalia; Cartaginesi ed Etruschi inflissero loro una pesante
sconfitta navale; i superstiti, con solo 20 navi, ripararono a Reggio dove un Poseidoniate indic
loro dove fondare la nuova citt, nella terra abitata dagli Enotri.
I Samii in Occidente
Pochi anni dopo i Focei, intorno al 530 a.C., anche gruppi di cittadini di Samo sono costretti a
riparare in Occidente, ma questa volta per sfuggire alla tirannide di Policrate.
Abilissimi navigatori sono accolti dai Cumani che offrono loro di stanziarsi a Dicearchia
(Pozzuoli).
Allinizio del secolo successivo un gruppo di Samii, dopo il fallimento della rivola ionica in Asia
Minore, ripara in Italia su invito degli Zanclei, che offrono loro la possibilit di fondare una
colonia a Caleacte. Ma i Sami, sbarcati a Locri sono convinti dal tiranno di Reggio Anassilao a
stanziarsi a Zancle stessa.

Let arcaica
Il periodo successivo alle fondazioni, tra la seconda met dell VIII ed il VII sec. a.C.,
caratterizzato dal consolidamento delle nuove pleis, attraverso il processo di formazione delle
istituzioni, dei culti e dei rapporti sociali. Grazie a degli studi desunti da alcuni scavi possibile
ipotizzare che le prime generazioni di coloni adottassero un regime sociale egualitario.
Let arcaica, che si estende dalla fine del VII per tutto il VI sec. e fino al 480 a.C., anno della
celebre battaglia di Himera, rappresenta la fase di maggior sviluppo delle pleis greche
dOccidente. Lenorme ricchezza che queste citt accumulano riflessa nella grandiosit degli
impianti urbani e nella maestosit dellarchitettura pubblica.
Dal punto di vista socio-politico e culturale il periodo arcaico caratterizzato da tre fenomeni
principali che determinano lo sviluppo storico delle citt coloniali:
- processo di
consolidamento territoriale della pleis;
- Lotte sociali allinterno di ogni singola pleis;
- Rapporti con le popolazioni
indigene dellentroterra.
Durante lepoca arcaica i rapporti non vedono contrapporsi i Greci da una parte e gli indigeni
dallaltra; piuttosto si tratta di rapporti socio-politici tra le rispettive lites. Inizialmente vi
erano anche programmi di alleanze con le comunit indigene tanto che le aristocrazie indigene
tendono, da un lato, a fare proprie alcune usanze tipicamente greche come luso dei culti e dei
templi dedicati alle singole divinit o le diverse forme di sepolture.
La politica territoriale delle citt doriche di Sicilia
Siracusa
Siracusa una delle citt che mostra evidenti segni di una crescita prorompente, una crescita
che sia demografica ma anche politica, economica, militare e culturale.
Trovato il luogo per fondare la citt, i coloni si preoccuparono di sterilizzare le popolazioni
indigene, quelle che con maggiore facilit potevano mettere a repentaglio la sicurezza della
nuova fondazione. La successiva politica coloniale stata determinata anche dal forte
incremento demografico.
Altra politica quella di espansione e quindi fondazione di subcolonie siracusane come Akrai,
Casmene e Camarina. Questultima a causa di disordini di carattere sociale cambia alleanze e
si allea con i Siculi.

A causa dei vari contrasti interni alla pleis interverr, successivamente, Gelone, tiranno di
Gela, istaurando la tirannide.
Gela ed Agrigento
Gela ed Agrigento sono state additate come esempi di una politica di precoce espansionismo
territoriale.
Delle vicende interne a Gela (688 a.C.) non sappiamo molto. La documentazione archeologica
consente di ritenere che laristocrazia geloa al potere abbia inteso stringere subito rapporti con
la popolazione indigena del luogo. La citt per tutto il VII ed il VI sec. a.C. appare confinata
nella sua ricchissima chra che le garantiva una totale indipendenza di approvvigionamenti ed
un cospicuo surplus da smerciare sia in direzione dei centri indigeni che al resto del
Mediterraneo.
Agrigento sperimenta soluzioni innovative per dirimere questioni interne alla citt e anche con
gli indigeni. Anche se nel 572 a.C. lesplosione di contrasti interni porta alla nascita di un
regime tirannico con mire espansionistiche e aggressive non solo nei confronti delle popolazioni
indigene ma anche nei confronti della madrepatria Gela e nei confronti di unaltra citt,
Selinunte.
Megara Iblea e Selinunte
Molto scarse sono le fonti relative alle vicende della piccola Megara. Prima della distruzione da
parte di Gelone nel 493-2 a.C., sappiamo di scontri con la vicina Leontini e di una sua alleanza
con Siracusa nel 553 a.C.
Diverso il caso di Selinunte che, durante lepoca arcaica, riusc, ad estendere sempre di pi il
suo controllo. Dalle poche notizie letterarie superstiti sappiamo di diversi scontri con Segesta.
Dal punto di vista istituzionale sappiamo dellesistenza di almeno due tiranni, Pitagora e
Eurileonte.
La politica territoriale delle citt calcidesi
La colonizzazione calcidese ha avuto un impatto territoriale pi leggero rispetto ai movimenti
coloniali di matrice peloponnesiaca. Le colonie dello Stretto non hanno mai superato i confini
dello loro ristretta chra mentre praticarono continui rapporti con le comunit indigene.
Possiamo ipotizzare la loro vitalit si basasse su attivit artigianali, commerciali e mercantili. Le
citt dello Stretto appaiono circondate da centri indigeni conservano sempre la propria
indipendenza.
La mancanza di elaborazioni di una strategia militare di espansionismo territoriale lasci
impreparate e sguarnite le citt calcidesi agli inizi del V sec. a.C. quando quasi tutte dovettero
soccombere alla politica imperialistica di diversi tiranni. Solo Cuma riusc a praticare una vera e
propria politica territoriale di carattere espansionistico, anche se i grandi successi cumani poi
dovettero scontrarsi con gli Etruschi che, durante let arcaica, avevano stabilito una sorta di
talassocrazia sul Tirreno.
Le citt achee di epoca arcaica
Londata di colonizzazione achee ha profondamente segnato lo sviluppo di vaste aree delle
attuali Basilicata e Calabria. Le tre principali pleis achee, Sibari, Crotone e Metaponto, hanno
attuato fin da subito una politica espansionistica volta ad eliminare gli indigeni che abitavano il
sito prescelto e le immediate vicinanze.
Sibari, limpero sibarita e il ruolo di Poseidonia
Da diverse fonti e dagli scavi si deduce che limpatto provocato dai coloni achei sul tessuto
insediativo indigeno deve essere stato tremendo. Tutti gli insediamenti entro un raggio di una
ventina di chilometri vengono contemporaneamente abbandonati, molti degli indigeni anzich
sterminati devono essere stati asserviti ed utilizzati in qualit di schiavi o come forza-lavoro
nella campagne e in citt.
Da un noto passo di Strabone apprendiamo che Sibari, in et arcaica, avesse creato una sorta
di vero e proprio impero territoriale. Molta importanza hanno anche i diversi santuari
extraurbani che sono delle vere e proprie proiezioni della citt nella chra che segnano il
progressivo controllo verso lesterno di Sibari.
Limpero di Sibari va oltre i confini dellarea sottomessa e segnata dai santuari. La fondazione
di Poseidonia rende esplicite le mire sibarite: aprirsi una porta il pi vicino possibile ai fiorenti
insediamenti etruschi della Campania.

Crotone
La vicenda storica di Crotone si svolge in maniera parallela a quella di Sibari anche se le sue
mire espansionistiche vengono bloccate dai Locresi nella battaglia combattuta presso il fiume
Sagra, dove il contributo dei Dioscuri a cavallo, sarebbe stato decisivo in favore dei Locresi.
Anche per Crotone i santuari segnano le tappe dellespansione territoriale.
Larrivo a Crotone, subito dopo il 530 a.C., dellesule samio Pitagora portarono la citt a
riprendersi dalla sconfitta alla Sagra e a contrapporsi radicalmente al regime del tiranno di
Sibari. Ma nonostante il successo, poco dopo, in citt sorsero rivolte che portarono alla cacciata
di Pitagora e dei suoi seguaci.
Metaponto
Come molte citt anche Metaponto provvide alleliminazione degli indigeni presenti sul
territorio, ci per ricavarsi una grande area pianeggiante dove organizzare lo sfruttamento
sistematico della fertilissima chra. Metaponto ha svolto un ruolo fondamentale di irradiazione
di modelli in direzione delle ricchissime aristocrazie che guidavano le comunit indigene.
La politica territoriale di Taranto
Della storia arcaica di Taranto non sappiamo quasi nulla dalla tradizione letteraria. I coloni
spartani non riuscirono mai a spingersi oltre i suoi confini a causa della notevole forza militare
degli insediamenti indigeni. Le fonti riportano notizie di scontri militari tra la colonia spartana e
gli Iapigi, infatti Erodoto parla di questa guerra come una delle peggiori disfatte militari subite
dai Greci.
Taranto tent di allargare i suoi orizzonti territoriali in direzione degli Iapigi ma senza successi
stabili. Taranto tenta di espandersi anche verso le ampie e fertili pianure della Lucania. La citt
per rimane confinata nella sua chra e circondata da ogni lato da insediamenti indigeni.
Nulla sappiamo in relazione hai rapporti sociali che vigevano nella colonia, ma facile suppore
che, almeno fino alla disfatta del 473 a.C., una rigida aristocrazia abbia governato la plis.
Locri in epoca arcaica
Agli inizi del VI sec. a.C. Locri intraprende una sua politica colonizzatrice, rivolta alla fascia
costiera tirrenica posta al di l dellAspromonte probabile che tali iniziative rispondano alla
urgente necessit di distribuire nuove terre coltivabili a masse di cittadini esclusi dalla
propriet della chra originaria.
La costituzione di Lipara
Il contingente che fonda Lipara , accolto dai pochi indigeni rimasti si divide in due gruppi: uno
col compito di combattere di Etruschi che infestavano i mari esercitando la pirateria; laltro
dedito alla coltivazione della terra attraverso una sorta di consumismo. Successivamente i
coloni provvedono alla divisione dei lotti e allassegnazione delle terre coltivabili dellisola di
Lipari. Lipara ha svolto un ruolo molto importante in relazione allindebolimento della presenza
etrusca nellarea dello Stretto.

Velia e il ruolo dei Focei


La naturale propensione dei Focei alla navigazione e al commercio, che li ha portati nella prima
met del VI se. a.C. a fondare colonie commerciali
determina una forte spinta
allintensificazione dei traffici mercantili nel basso Tirreno. La citt cresce molto precocemente
e, sotto la guida di un governo oligarchico e conservatore, vede nascere e svilupparsi una
scuola di livello elevatissimo.
Lepoca delle grandi tirannidi di Sicilia
I primi tre decenni del V se. a.C. sono dominati dalle grandi figure di tiranni della citt doriche
di Sicilia, che intraprendono uno politica i dominio che tende alla creazione di compagini
territoriali interstatali e interetniche.
Lavventura dei Dinomenidi ha inizio nel 498 a.C. a Gela, quando a Cleandro succede il fratello
Ippocrate. Questi, con laiuto di Gelone intraprende una politica aggressiva nei confronti dei
Siculi ma anche nei confronti delle pleis greche della Sicilia orientale. La sola Reggio,
governata dal 494-3 a.C. dal tiranno di origine messenica Anassilao, attuando una politica filo
cartaginese e filo etrusca, riesce a contrastare lavanzata di Ippocrate, estendendo anzi il suo
dominio a Zancle dandole come nuovo nome Messana.

Negli anni successivi Gelone d avvio ad una politica espansionistica di stampo fortemente
antipolare: distrugge Camarina e Megara, trasferendo gli aristocratici a Siracusa e vendendo
come schiavi il resto della popolazione. Nel frattempo, Terone aveva intrapreso una analoga
politica di dominio nella Sicilia occidentale, si impadronisce di Himera. Questevento segna la
svolta nella politica siceliota: dalla conquista di Himera nasce la contrapposizione tra le pleis
doriche di Siracusa, Agrigento e Gela.
Ben presto i Greci vengono a scontrarsi contro i Cartaginesi che vogliono imporsi in Sicilia.
Anassilao, tiranno di Reggio, ha avuto un ruolo decisivo nel sobillare i Cartaginesi ad intervenire
contro Terone; inoltre, la nuova politica aggressiva dei tiranni di Agrigento e di Siracusa veniva
a scontrarsi con gli interessi cartaginesi nella Sicilia occidentale che erano stati improntati ad
un reciproco riconoscimento delle sfere dinfluenza e ad una sostanziale collaborazione
commerciale, anche e soprattutto con le colonie pi vicine di Selinunte e Himera.
I cartaginesi con i numerosi alleati mettono insieme un esercito di 300 mila uomini guidato da
Amilcare che nel 480 viene sconfitto dai Greci guidati da Gelone e Terone nella celebre
battaglia combattuta davanti le mura di Himera. La vittoria e il conseguente bottino arrecano
straordinarie ricchezze ad Agrigento e a Siracusa che crescono e si abbelliscono fino a
diventare due tra le principali citt del mondo greco.
La morte improvvisa di Gelone (478-7 a.C.) risulta fatale per Gela che non registra uno sviluppo
florido; il fratello Ierone, tiranno di Gela, si trasferisce a Siracusa dove governa per ben 12 anni
inasprendo ulteriormente la politica del fratello; egli fa eliminare lelemento calcidese e nel 476
a.C. distrugge Catania e Naxos e ne trasferisce gli abitanti a Leontini ripopolando le due citt
con coloni peloponnesiaci. Nello stesso anno Terone ripopola Himera con coloni di origine dorica
completando lannientamento dellelemento calcidese di Sicilia. Ormai le politica imperiale di
Siracusa la porta ad estendere i suoi interessi fuori dalla Sicilia, nel 477-6 si allea con Locri.
Siracusa mira anche ad acquisire posizioni di potere nel basso Tirreno e nel Golfo di Napoli, e
riesce a liberare definitivamente il basso Tirreno dalla talassocrazia etrusca.
La Magna Grecia comincia ad indebolirsi a causa della politica di Siracusa e Atene, nel
contempo anche in Sicilia vi una svolta, gli indigeni incominciano a prendere il sopravvento e
col passare del tempo iniziano a crollare tutti i regimi tirannici. La prima citt a crollare
Agrigento.

I secoli V e IV a.C.
Il periodo successivo alla fine delle tirannidi (466a.C.) caratterizzata dalla generale
affermazione degli ordinamenti democratici delle citt siceliote ed italiote con carattere n
monarchico e n tirannico. Emergono nuovi fattori come linteressamento attivo di Atene
allOccidente magno greco e siceliota; il nuovo ruolo politico che assumono le popolazioni
indigene; la consuetudine di assoldare truppe mercenarie.
Ducezio e la rivolta dei Siculi
Dopo la caduta di Ierone, emerge la figura di Ducezio che riesce ad ottenere per i Siculi una
porzione del fertile territorio di Aitna e nel 459 a.C. fonda Menaion. Incoraggiato dai primi

successi riesce ad unificare, sotto il suo comando, tutte le citt sicule e conquista la lontana
Morgantina.
Successivamente, Ducezio adotta una ambiziosa politica espansionistica e attacca Agrigento
ma, dopo alterne vicende, viene finalmente sconfitto da Siracusa ed esiliato a Corinto.
Lintervento di Atene e la guerra con Siracusa
Atene incomincia ad interessarsi allOccidente grazie, soprattutto, allavvento di Pericle.
I primi atti concreti della presenza ateniese in Occidente sono costituiti dallalleanza stipulata
con la citt di Segesta e dalle coeve alleanze con le citt calcidesi di Leontini e Reggio. Queste
alleanze mirano a legare ad Atene centri collocati in punti strategici lungo rotte commerciali
verso lEtruria e Cartagine, in aperta concorrenza con gli interessi di Siracusa.
La svolta si registra con la fondazione di Thurii, sul suolo della distrutta Sibari, attraverso la
quale Atene interviene direttamente a modificare gli assetti territoriali precedenti. Gli esuli di
Sibari dopo aver tentato di rifondare una nuova citt e furono stroncati da Crotone chiesero
aiuto a Pericle che, nel 444, promuove liniziativa dandogli un carattere panellenico.
Poco dopo, anche la Sicilia, entra nel mirino dellespansionismo ateniese. La prima spedizione
vi nel 433-2 a.C. a Thurii e poi nel 427 a.C. quando era gi scoppiata la guerra del
Peloponneso e Atene guadagna Messina. Nel 424 a.C. inseguito al congresso di Gela, dove si
afferma il principio della non ingerenza nei fatti riguardanti la Sicilia, Atene ritira il contingente.
Ma loccasione per una spedizione pi ambiziosa si presenta nel 415 quando le alleate Segesta
e Leontini richiedono laiuto di Atene contro Selinunte e Siracusa. La flotta ateniese avr al
comando Alcibiade. Anche se gli aiuti di Atene non serviranno.
I regimi democratici delle citt siceliote
Le grandi citt siceliote della costa meridionale attraversano un periodo di alterna fortuna. A
Selinunte sembra che si contrappongono un partito filo punico di tendenze aristocratiche ed
uno democratico pi orientato verso la solidariet con gli altri Greci.
Agrigento, invece, vive una fase di straordinario sviluppo, testimoniato ancora oggi dalla
corona di edifici templari peripteri. La citt scaccia i mercenari e fronteggia gli attacchi di
Ducezio e i successivi strascichi polemici con Siracusa. Nella seconda met del V sec. a.C.
prosegue la fase di prosperit legata anche ai rapporti con i Cartaginesi.
Anche Gela espelle i mercenari e sostiene con modesti aiuti Siracusa contro loffensiva
ateniese.
Le citt calcidesi dellarco ionico sono tutte schierate al fianco di Atene che sollecitano ad
intervenire ogni qual volta Siracusa ne minaccia lintegrit o lautonomia. Himera, invece,
adotta una politica filosiracusana.
Nuovi assetti in Magna Grecia
La fondazione di Thurii, oltre a colmare il vuoto che la distruzione di Sibari aveva causato, si
trova a fronteggiare due situazioni spinose: la minaccia portata dai Lucani e le mire
espansionistiche di Taranto.
A Taranto si instaura un nuovo regime democratico. La fondazione di Thurii determina la scelta
immediata di provare a dar colpo al progetto di annessione alla Siritide; ne scaturisce una
guerra decennale che vede alleati contro Taranto Thurii e Atene. La componente tarantina
riesce comunque a prevalere e ad assegnare alla citt il nome di Eraclea.
Nulla sappiamo in relazione alle vicende di Velia e Poseidonia.
Loffensiva cartaginese
Il V sec. a.C. si chiude con una nuova spedizione cartaginese in Sicilia. Selinunte, dopo la
disfatta del 413 a.C., chiede aiuto a Cartagine che le invia un piccolo contingente guidato da
Annibale.
Himera viene distrutta dai Cartaginesi e definitivamente abbandonata dai suoi abitanti. Nel 406
a.C., Annibale, assedia e distrugge anche Agrigento e Gela. Nel frattempo a Siracusa era stato
mandato in esilio Ermocrate e viene riconosciuto il governo di Dionisio I.
Cartagine estende il suo potere su Elimi e Sicani oltre che su Selinunte, Agrigento e Himera;
Gela e Camarina sono libere ma devono pagare tributi ai cartaginesi.
Letnogenesi degli Italici: Campani, Lucani e Brettii
Il V sec. a.C. coincide con il periodo di maggiore crisi dellelemento greco in Italia meridionale.
Le aristocrazie pi o meno ellenizzate subiscono un forte contraccolpo e raramente riescono a

mantenere saldo il loro potere. Questo il periodo nel quale le popolazioni indigene si
riorganizzano per ricomparire sullo scenario politico.
Strabone indica con chiarezza nei Sanniti i progenitori di Lucani e Brettii.
Per quanto riguarda i Campani sappiamo da Diodoro che il processo di etnogenesi culmina nel
438 a.C. in seguito al quale viene a scontrarsi contro alla etrusca Capua e alla greca Cuma che
cadono entrambe nelle loro mani.
Da Strabone, apprendiamo come i Lucani abbiano orientato la loro espansione verso le aree
tirreniche della Magna Grecia e poi verso le citt dellarco ionico.
Diodoro presenta i Brettii come una congerie di servi fuggiti di varia provenienza che,
radunatisi in Lucania, si danno a brigantaggio e al saccheggio. Pompeo invece li presenta come
genti asservite al Lucani, utilizzate come pastori nelle aree interne e come tutori dei giovani
aristocratici lucani durante il periodo di tirocinio che dovevano svolgere; inseguito si cre un
movimento secessionista che ha portato alla formazione della confederazione brettia.
Da Strabone sappiamo che i Brettii abitavano la parte dellattuale Calabria posta a sud della
linea che unisce Cirella a Thurii e che avevano a loro capitale, Cosenza.
La politica siracusana tra Dionisio I e Agatocle
Nel corso del IV sec. a.C. si fa sempre pi incontrastato il ruolo di Siracusa. Dopo la pace con
Cartagine del 405 a.C., Dionisio I crea premesse, militari, politiche al suo progetto egemonico.
Fortifica sempre di pi la sua citt e il porto militare, rafforza lesercito e la flotta e allarga
sempre di pi i suoi orizzonti.
Il tiranno nel 403 a.C. distrugge Naxos e punisce duramente Catania. I Cartaginesi iniziano a
riorganizzarsi e conducono una spedizione a Messina che viene completamente distrutta, poi
raggiunge Siracusa e ne occupa il porto ma nel 396 i cartaginesi vengono sconfitti e si ritirano.
Nel frattempo Dionisio espande i suoi orizzonti anche il Magna Grecia, si allea con Locri,
distrugge Caulonia e conquista Reggio. Con il passare del tempo persegue una politica di
stampo imperialista. Alla fine intervengono gli ateniesi con Timoleonte che scaccia
definitivamente la tirannide di Dionisio I e del figlio Dionisio II.
Taranto e le altre citt italiote del IV secolo a.C.
Nel corso dellet classica, Taranto assume il ruolo di principale centro della Magna Grecia, dal
punto di vista economico, culturale, ma anche politico; tale ruolo si esplica attraverso la
fondazione di Eraclea e lannessione di Metaponto e con il ridimensionamento di Crotone.
Taranto entra in contatto con molte personalit come ad esempio il Molosso che minaccia
Taranto inducendolo a ripensare i termini della sua politica nei confronti delle popolazioni
italiche. Da questo momento in poi, Taranto individua in Roma il pericolo principale per la
grecit della Magna Grecia.
Le atre citt della Magna Grecia sono costrette sulla difensiva dalla pressione di Lucani e
Brettii.

Architettura arcaica
Siracusa
In Ortigia, nellarea del duomo, presente un oikos con una planimetria regolare, la trincea di
fondazione ha restituito materiali dell VIII sec. a.C. Nel VI secolo fu sostituito da un edificio pi
grande, rettangolare, senza peristasi, molto semplice.
Megara Hyblea (fine VII secolo nellarea dellagor)
Tempio H
Ledificio di fine VII secolo molto complesso, ha una forma rettangolare molto allungata. Si
compone di pronao, distilo in antis, e cella, vi anche la presenza di un colonnato centrale. La
colonna centrale molto importante in quanto svolge la funzione di sostegno del tetto
(esempio con colonnati greci: Apollo a Thermos e quello di Dionisio a Naxos).
Fino al VI secolo permane il colonnato centrale. Ma perch questa permanenza? Questo ritardo
rispetto la madrepatria? Il Mertenz da una risposta in base hai riti che vi si svolgevano al suo
interno a differenza dei Greci che non svolgevano nessun rituale. In Occidente, invece,
compaiono gli altari allinterno delledificio.
Himera: santuario della citt alta
Tempio A (fine VII sec. a.C.)
Ledificio templare molto semplice, ha una forma rettangolare, allungata, preceduta da
unanticella (si ipotizza possa essere un adito). Le mura sono state realizzate con grossi ciottoli.
La copertura del tetto in tegole di terracotta, il tetto a spioventi basso e la tegola finale ha
incorporata un tubo di gronda per far defluire lacqua piovana (sono definite tegole di riva, sono
presenti solo nei lati lunghi del tempio). Possiamo confrontare questa copertura con la
copertura a 4 spioventi della madrepatria come nel 1tempio di Apollo a Corinto.
Comerano i primi tetti a spioventi in Sicilia? A 4 spioventi? Secondo il Mertenz no poich non
documentato archeologicamente. La tegola piana detta Salen; la tegola curva Kalipter e il
coppo maestro del tetto si chiama kalipter edemon, la testata finale del coppo chiamata
antefisse.
Locri: santuario urbano di Maras
Vi sono 3 diverse redazioni. Il tempio protoarcaico senza peristasi dell VIII sec. presenta un
pronao e cella con fila centrale di colonne; il pronao per presenta una sola colonna, non ci
sono delle vere e proprie ante ma solo un piccolo risvolto. Questentrata si definisce ad Oikos.
Il tempio di Maras ci fornisce una ricca documentazione di metope e rivestimento delle pareti
in terracotta dipinte con decorazione a meandro con delle lastre per decorare tutto il tempio, vi
sono anche la presenza di motivi a scaglie e a girandola. Secondo Gullini le lastre potevano
essere delle primitive metope mentre il Mertenz molto scettico nel definirle metope.
Metaponto (fondata nel 630 a.C.)
Allinizio del VI secolo viene eretto il primo edificio di culto del santuario urbano. Vi
abbondanza di edifici, di cui il pi antico il Tempio C1. Esso presenta una forma rettangolare
molto semplice con ingresso ad oikos. Probabilmente le pareti erano decorate da lastre in
terracotta, a differenza di Locri dove le lastre erano quadrangolari e piccoli, qui sono molto
allungate e hanno una forma rettangolare. Ricordiamo la scena di processione con biga di mule
guidata da un ragazzino mentre su carro sono sedute due donne. Il carro seguito da tre figure
femminili per portano un fiore. Le donne potrebbero essere due dee o una sposa con il suo
corteo nuziale. In Magna Grecia vi sono altri fregi con figure diverse, si ipotizzato che luso dei
fregi continui sia un apporto ionico dei colofoni di Siris.
Selinunte: santuario della collina orientale
Con il Tempio E1 (primi decenni del VI sec. a.C.) compaiono le prime colonne litiche. situato
nella collina orientale bassa. Vi sono tre diverse redazioni per il tempio.
Il tempio distilo in antis con pronao e due file di colonne nella cella, vi anche la presenza di
un adito antistante la cella. Dal pronao si accede ala cella attraverso una scalinata. Gullini
ipotizza che vi era un tetto a padiglione a 4 spioventi, il bordo finale del tetto detto a cinese

o a rigetto. Mertenz esclude che sia a 4 spioventi poich non vi nessun frammento di
angolo e secondo lui anche da escludere il tetto cinese.
Secondo Gullini le pareti erano piene in blocchi squadrati e nella parte alta vi era una sorta di
fregio dorico con delle sporgenze che producono un fregio con alternanze di triglifi e metope.
Importante lapparato decorativo del tetto. Non vi sono tracce di grondaie ma elementi
decoratici a palmette e a fiori di loto che si trovano sul bordo delle tegole a mo di antefisse
anche se non sono delle vere e proprie antefisse.
Siracusa, Ortigia: Apollonion(tempio dorico) 6x17
Primo periptero liteo della Sicilia, forse dellintero mondo occidentale. Si data intorno al VI sec.
a.C.
Il periptero presenta una doppia fila di colonne nel lato breve. Laccesso si costituisce di pronao
distilo in antis, vi sono tre navate nella cella con due file di colonne, dal quale si accede
alladyton.
Vi unenfatizzazione del lato centrale rispetto gli altri 3 lati. Lintercolunnio centrale molto
pi largo.
Lo stilobate presenta uniscrizione con la firma dellarchitetto: Kleomene, figlio del Knidio, fece
ad Apollo le belle opere del colonnato.
Le colonne sono monolitiche, molto tozze, non sono slanciate e presentano 16 scanalature. Il
capitello largo e schiacciato, labaco molto pesante; quello che conferisce una grande
pesantezza alledificio larchitrave sormontato da un fregio dorico. Larchitrave non a
blocchi piani ma ad L e allinterno ci era unasse di legno rivestito dalla pietra.
Le scalinate centrali sono state aggiunte in un secondo momento, ci fa pensare ad una
frequentazione quasi abituale allinterno del tempio.
Il fregio si compone di lastre sottili e ha un andamento autonomo. Vi il sistema sima-cassetta
o gheison ovvero il rivestimento delle travi del tetto che pu essere al L o ad U, sopra
questo elemento vi il sima che la cornice del tetto dove si introducono i tubi di gronda con
decorazione simile ad una rosetta.
Questo tempio presenta analogie con lArtemision di Corf che uno pseudo diptero.
Selinunte: Tempio Y nel santuario urbano
Il Tempio Y risale al 560 a.C. Sono stati dei blocchi appartenenti tutto allo stesso edificio poich
hanno la medesima pietra di taglio, inoltre le misure corrispondono perfettamente. Non si sa
dove sia localizzato, i muri sono stati trovati nei blocchi di fondazione.
Perch segna una tappa pi avanzata rispetto a quello di Siracusa? Le colonne sono un po pi
snelle, lechino meno schiacciato, larchitrave molto pi basso e vi una proporzione con il
fregio che corrisponde al ritmo delle colonne, i triglifi cadono in asse con le colonne, al fregio,
forse, appartengono le piccole metope.
Tempio C, 550-540 a.C., presenta la facciata pi enfatizzata con due file di colonne molto
distanziate, la scalinatura consente un accesso pi agevole al tempio. Il pronao ad oikos, vi
sono tre gradini dallo stilobate al pronao e due tra il pronao e la cella. La cella non presenta
colonne al suo interno.
Sul pavimento della cella vi un incasso di forma rettangolare che corrispondeva forse ad un
altare, dopo la cella vi ladyton dal quale si accede attraverso due gradini. Le colonne
presentano 20 scalanature con incavo molto accurato, il fregio presenta metope scolpite sulla
fronte. Il tetto in legno, nei lati brevi vi una cornice elaborata che riguarda il lato inferiore
del triangolo della facciata.
Santuario della collina orientale: in primo piano le rovine del tempio G, e in secondo piano i
templi F ed E.
Tempio G (ultimo quarto VI e fine V secolo a.C.) si presenta come un tempio colossale, sorge
sulla collina orientale est della citt, al di l del fiume Gorgocotone. Il tempio lungo circa 110
m e largo 50 con una peristasi di 8x17 colonne. una sorta di pseudo-diptero. I materiali di
costruzione sono stati presi dalla cavea di Cusa dove esistono dei resti di rocchi di colonne
colossali identici a quelli del tempio G e si pensati fosse stato abbandonato prima del suo
utilizzo.
Mertenz afferma che non essendoci fondazioni si infondata lipotesi di una seconda fila anche
perch molte colonne recano tracce di stucco quindi il tempio fu completato. La costruzione
dur molto tempo per il fatto che alcune colonne hanno unet classica e altre severa;
dovettero cominciare dal lato est per poi continuare a nord, sud ed infine ovest. Il lato est e
nord presentano un profilo arcaico con forme pi snelle con echino pi esteso e schiacciato,

quello sud ed ovest presentano un profilo severo con colonne pi massicce e capitello troncoconico. Nel lato est non vi contrazione angolare mentre presente nel lato ovest.
Interessante il capitello danta con caratteri ionici e con volute. I portici laterali sono
grandissimi e larghi 12m. il pronao prostilo tetrastilo, enorme e profondo circa 20m e largo
17m.
Mertenz dice che per le conoscenze architettoniche dellepoca impensabile che si potesse
costruire un tetto per un tempio cos grande, di conseguenza il pronao doveva essere scoperto
e le colonne rinvenute nella cavee di Cusa dovevano essere poste nel pronao per la costruzione
del tetto.
La cella era un secos ovvero un cortile scoperto (cella ipetrale) con due file di colonne
ornamentali, vi era anche un naiskos dove veniva posto il simulacro della divinit (Apollo)
(Affinit con il Didimaion di Mileto).
Per la prima volta vi lopistodomo distilo in antis, secondo Mertenz possibile che non
appartenesse al progetto iniziale.
Tempio di Apollo Aleo a Krimisa (Punta Alice) secondo quarto VI sec. a.C.
In magna Grecia ci una certa persistenza con il colonnato centrale nella cella. un santuario
extraurbano di Crotone, sembra molto arcaico ma in realt non cos. Abbiamo una fila di
sostegni centrali nella cella, alle cui spalle vi un adyton con 4 sostegni lignei che
circondavano la statua del dio. un tempio periptero con sostegni lignei.
Locri: Maras
un tempio periptero arcaico, risalente alla prima met del VI sec. a.C., con pronao prostatitetrastili lignei, questo periptero ha una fila di colonne al centro della cella.
Taranto: Tempio di Poseidon (prima met del VI sec. a.C.)
Primo tempio periptero. stato distrutto in epoca medievale e successivamente inglobato alla
chiesa. Rimangono solo due colonne lapidee, sono a rocchi e non monolitiche, sono molto
pesanti e massicce e sono posizionate in modo molto ravvicinato, presentano capitelli molto
espansi.
Metaponto: santuario urbano. La zona ad est della citt riservata al santuario.
Tempio A1 (A1: 570-560 a.C.)
Il pi antico il tempio A1, in realt non fu mai costruito ma furono solo trovate le fossa di
fondazione riempite di sabbia per preservare le fondazioni da problemi di umidit, in seguito fu
interrotto.
Accanto a questo tempio fu avviato la costruzione del tempio B1 che non ha lo stesso
orientamento di A1; hanno la stessa sorte, la costruzione fu avviata e poi interrotta per ad uno
stadio pi avanzato. Le fosse furono riempite di ghiaia, vi erano blocchi di fondazione e parte
dellelevato. Non aveva orientamento est-ovest ma vi era una rotazione che li orientava in
senso nord-ovest/sud-est nello stesso orientamento della citt.
Il tempio B1 ha una pianta enneastica con 9 colonne sulla fronte, presenta anche un colonnato
centrale. Vi una doppia fila di colonne e ledificio presenta anche un pronao. 9x17.
Il tempio A2 affiancato al B1 e quindi ha cambiato orientamento rispetto al progetto originale.
Tempio ottastilo con doppia fila di colonne su lato est, pronao ad oikos e doppia fila di colonne
allinterno della cella, molto vicina alla pareti laterali. Forse ispirato allApollonion di Siracusa.
Presenta due file di colonne dentro la cella e le 8 colonne del periptero erano cos vicine che il
ritmo delle colonne non erano allineate con i triglifi ed infine uno dei blocchi dellarchitrave
reca tracce di uniscrizione. La dea a cui fu dedicato il tempio quello di Hera.
Il tempio B2 ha una peristasi di 3x4 chiusa, solo il lato breve ad est a colonnato mentre il
resto mezza colonna addossata ad un muro di recinzione.
Siracusa: tempio ionico palazzo Vermezio in piazza Duomo (VI secolo) 520 a.C.
Restano poche notizie i resti del tempio sono stati scavati ed interpretati con grande attenzione
da Paul Auberson. un tempio esastilo con 14 colonne sui lati lunghi, due file di colonne in
facciata con pronao distilo in antis. I frammenti del capitello hanno una decorazione finissima
con antemio (palmette a fiori di loto) che si rif al modello dei capitelli dellHeraion di Samo e
anche in un piccolo capitello funerario delle necropoli di Giardino Spagna a Siracusa.
Decorazione di ascendenza Samia, finezza della fattura impeccabile, quindi si pensa che a
Siracusa vi furono ondate di Sami tra la fine del VI e linizio del V secolo a seguito della caduta

di Policrate e unaltra ondata si verific quando le citt greche dAsia Minore furono attaccate
dai Persiani.
La base della colonna era dotata di due elementi: la spira e il toro, e presenta scalanature
molto ravvicinate. Inoltre il rocchio inferiore del fusto non scanalato ma liscio con degli
incassi stranissimi.

Architettura Classica
Agrigento: collina dei Templi
Nel V secolo vi un boom delledificazione templare nella cosiddetta Valle dei Templi che
costituiscono una specie di cintura sacra ben visibile sia ai cittadini fuori le mura e sia dentro le
mura.
Il primo di questi templi quello di Heracles, nomignolo affidato dai viaggiatori Gran Tours nel
700. Secondo gli studiosi potrebbe essere edificato quando era al potere Cherone prima del
480 a.C.
Il tempio manifesta caratteri pi evidenti ai modelli della madrepatria. 6x15 colonne, pronao
distilo in antis, nella facciata vi sono scalinate daccesso con opistodomo speculare al pronao.
Si manifesta la contrazione angolare con aggiunta di correzione ottica. La cella molto larga e
lunga, forse il soffitto a capriate con due torri scalari per manutenzione del tetto mentre
Mertenz ritiene che forse erano destinate a delle liturgie, vicino alle torri vi era una finestrina.
Tempio di Zeus con orientamento nella stessa direzione delle strade. un tempio grandissimo,
la pianta poco visibile a causa del crollo. un estatico con 7 semicolonne allesterno e 7
pilastri allinterno. Tempio con una peristasi di 7x15 chiusa e negli intercolunni esterni della
facciata immettono dei corridoi che conducono alla cella. La cella era larga esattamente due
interassi centrali, al suo interno non vi sono colonne ma pilastri. I frontoni presentano delle
scene raffiguranti la battaglie della guerra di Troia e una gigantomachia.
Himera: templi del 480 per celebrare la vittoria della battaglia di Himera contro i Cartaginesi
Tempio della Vittoria dove si ritiene che vi collocata lagor. Peristasi di 6x14 con pronao e
opistotono distilo in antis con due torri scalari, vi anche qui la contrazione angolare.
Rinvenute delle sime con grondaie a testa leorina in pietra, ritrovate in posizione di caduta.
Sima non pi in terracotta ma in pietra.
Siracusa: tempio di Athena, duomo
Il tempio fu poi trasformato in una chiesa cristiana. Il peristilio fu chiuso completamente. Nelle
pareti della cella furono aperte delle arcate. Vi sono figure acroteri ali delle Nike e grondaie e
protoni leonine. Non vi sono torri scalari ma muri molto spessi, 6x14, pronao e opistodomo
distili in antis, correzione angolare.

Lekklesiasteion situato nel poggio di S. Nicola, i resti mostrano una forma circolare con
gradini.
Selinunte: Tempio E3
Il tempio E3 un po pi allungato con una peristasi di 6x15, presenta portici molto profondi sui
lati brevi con pronao e opistodomo distilo in antis. Tra cella e pronao vi sono delle torri scalari.
Si mantiene la presenza delladyton da quale si accede tramite una scalinata. Probabilmente
era un Heraion poich sono state trovate metope dove compare una ierogamia tra Zeus ed Era.
Il tempio presenta anche una scalinata di facciata e dei gradini anche tra pronao e cella.
Nelladyton sono state trovate tracce di una base rettangolare, forse era la base della statua di
culto. un tempio dorico di stile severo.
Gela: Tempio C (dopo il 480 a.C.)
La fascia sud della collina occupata da edifici sacri come il tempio B e C. sono state rinvenute
delle colonne databili dopo il 480 a.C., del tempio non conosciamo nulla, solo una colonna
dellopistodomo.
Paestum: Tempio di Poseidonia, santuario meridionale, detto anche tempio di Nettuno (460-450
a.C.)
Il tempio presenta una peristasi di 6x14 colonne con opistodomo e pronao distilo in antis, sono
presenti delle scalinate che dal pronao conducono alla cella. Al suo interno vi sono delle torri
scalari, due fila di 7 colonne nella cella che la dividono in tre navate. molto simile al tempio di
Zeus ad Olimpia. Vi anche qui la contrazione angolare, le colonne della facciata sono poco
inclinate per avviare ad un effetto ottico discorsivo. Le colonne dei lati brevi sono pi grandi e
massicce rispetto ai lati lunghi. Vi la curvatura dello stilobate e dellarchitrave anche se il
Mertenz lo nega dicendo che dipende dallo stato di conservazione del tempio.
Locri: santuario di Maras (del 480-470 a.C., stile severo)
Tempio ionico esastico 6x17, un edificio molto allungato con pronao e opistodomo. La cella
molto allungata, al centro vi era un botos, una fossa nella quale venivano versati dei liquidi alle
divinit. Il tempio dedicato ad Afrodite. Il trono ludovisi forse era la balaustra di questa fossa
mentre secondo Gullini era la guancia dellaltare.
Lelevato caratterizzato da colonne con base di tipo samio con spira liscia e toro con
scalanature.
Il sommoscapo ha una fascia decorata con palmette e fiori di loto, il capitello ha una
decorazione a squame. Larchitrave bipartita con cornici e ovuli. Questo tempio aveva una
parte della cella molto decorata con antemio.

Metaponto: santuario urbano, tempio ionico D


Il tempio D un ottastilo con 4 portici molto ampi, uno pseudo diptero. Si compone di
peristasi 8x20. Il pronao molto profondo ed ad oikos senza colonne con cella molto
profonda. Lintercolunnio centrale pi largo degli altri. un tempio ionico non proprio perfetto
in quanto vi sono state applicate delle interpretazioni locali che non erano samie. La base della
colonna a spira con una forma svasata e il toro molto grosso. Il fusto ha al sommoscapo un
motivo decorativo non raffinato, ad onde e meandro continuo. La fattura molto scadente. Le
volute sono enormi, perfettamente cilindrici rigidi e ha il capitello ad angolo.
A Metaponto vi un altro imponente edificio, lEkklesiasteion che situato vicino allarea
marginale.
Ha pi fasi descrittive, gli scavi degli anni 40 hanno portato alla luce resti di un edificio in legno
bruciato con gradinate lignee. Esso costituisce il primo edificio pubblico della citt.
Nella 1 fase era un terrapieno sistemato con superficie inclinate dove i cittadini si sedevano. Il
terrapieno aveva una forma circolare con tanto di muretto senza sedili, una specie di pendio
artificiale, costituito da due cave frontali. Al centro vi era una piazza rettangolare dove loratore
di turno parlava. Ledificio conteneva circa 7000 spettatori. Questedificio non aveva solo la
funzione per ospitare riunioni politiche ma poteva anche essere adibito a spettacoli teatrali ed
agoni.
La 2 fase si data alla prima met del V secolo a.C. ed costruito in pietra con gradinate. Il
muro di recinzione molto massiccio. Vi la presenza di due clave con maggiore inclinazione,
vi una piazza centrale e vi sono anche due corridoi che la collegano con lesterno. Larchitetto

passato da una forma rettangolare ad una forma circolare. Esso poteva contenere circa 8000
spettatori.
Nella seconda met del IV secolo fu trasformato in teatro.

Scultura arcaica
Stile dedalico in Occidente (fine VII sec. a.C.)
Per le raffigurazioni figurate i greci in Magna Grecia e in Sicilia si serviranno dellargilla e della
terracotta ma anche della pietra o marmi importati dalla Grecia.
La prima domanda da porsi se queste statuette furono importate dalla madrepatria o furono
plasmate nelle colonie.
La plastica di et geometrica non molto attestata. Nel VII sec. si diffonde lo stile dedalico,
stile associato allo scultore, artista e inventore Dedalo e che si caratterizza per la dominazione
di criteri uniformi.
Nel VII secolo si attestano delle statuette fittili in terracotta a stampo provenienti da Gela;
vanno distinte quelle prodotte a mano o i prodotti seriali. La piccola plastica votiva e questo
tipo di produzione veniva realizzata a matrice anche se non con le identiche fattezze: volto
triangolare e pettinatura a parrucca.
In Sicilia e in Magna Grecia abbiamo attestazione di un dedalico tardo. Interessante la
statuetta lignea da Palma di Montechiaro, rimasta integra grazie alla particolarit del terreno;
sono importanti anche le lucerne litiche di Selinunte, una in marmo cicladico importato dalle
Cicladi e laltro una copia locale.

Allinizio del VI secolo abbiamo una testa femminile di grandi dimensioni che rappresenta la
testa di una dea; stata rinvenuta alla sorgente del fiume Ciano, presso Siracusa. La statua
risente dellinfluenza dedalica ma manifesta anche lavvenuta modernizzazione della testa che
piuttosto cubica, quindi blocco scolpito e modellato nelle sue facce senza un accordo
armonioso e naturalistico. La faccia schiacciata, gli occhi sono a mandorla e molto grandi,
lorecchio quasi disegnato come quello dei kouros ed in calcare locale.
Nella prima met del VI secolo si collocano delle serie metopali con il desiderio di narrare e
rappresentare i miti. Per un certo periodo gli studiosi ipotizzarono che luso di scolpire con
scene figurate le metope furono inventate nelle colonie dOccidente e non nella Grecia. Ora
lipotesi non pi considerata valida. Questattribuzione aveva portato a pensare che il
Tesoretto dei Sicioni appartenesse ad un thesauros dedicata a Delfi da un rappresentante della
citt sicula o Magno Greca.
Sia a Selinunte che a Paestum sono state rinvenute parecchie metope.
Selinunte
A Selinunte nel tempio Y stato rinvenuta una metopa raffigurante Europa sul Toro (560 a.C.
circa), sono state trovate diverse metope scolpite a rilievo con rappresentazioni di Metope
senza ununit tematica: Europa sul Toro, la Sfinge, la triade delfica: Apollo, Latona e Artemide,
le dee che si incontrano con una terza divinit ed infine la quadriga con due dee.
Le prime tre sono caratterizzate da una cornice ad ovuli nellarea metopale, le altre due hanno
una cornice aggettante e molto semplice. Sono state rinvenute in momenti diversi: le prime tre
nell800, le altre due nel 1918 per cui si presuppone appartengano a due edifici diversi anche
se oggi si tende a ritenere che appartengano tutte ad un unico edificio: il Tempio Y (edificio
decorato da diverse mani e con stili diversi).
Rolley ritiene che a Selinunte gli scalpellini copiavano i modelli provenienti da altri paesi senza
avere una personalit artistica e una variet stilistica.
Lo stile non molto elevato, accurato e raffinato, si tratta di figure realizzate con una certa
approssimazione.
Ad esempio nella metopa di Europa sul Toro, la figura di Europa molto tozza con proporzioni
non armoniose, lo sculture non ha padronanza del quadro metopale infatti si nota subito come
lorecchio e la coda del Toro fuori dalla cornice cos come la testa di Europa.
Nella Sfinge, la testa come se volesse fuoriuscire dalla cornice, i dettagli non sono accurati, la
figura sembra bidimensionale.
Nella Triade Delfica, la testa di Apollo frontale mentre il busto e le gambe sono di profilo
senza un preciso accordo tra le parti. Le figure a volte o erano di profilo o erano di prospetto
ma anche entrambi. La costruzione della testa e degli occhi e le forme tondeggianti richiamano
la plastica ionica.
Nelle ultime due metope, soprattutto in quella delle tre dee, non si capisce bene lidentit,
forse sono Demetra, Kore e Hekate. Due vanno incontro ad una terza dea e hanno tutte le
stesse sembianze, forse divinit ktonie. Le superficie sono arrotondate, non sono figure
slanciate. Il rilievo basso e per dare stacco alle figure veniva scavato una linea di contorno.
Lultima metopa quella della quadriga che molto pi complicata. La scena forse frutto di
un pasticcio. I due cavalli esterni hanno una posizione rampante, ricordano un po quelli della
Potnia Teron che poggia le mani sulle teste degli animali, appunto Artemide che aveva la
capacit di ammansire le belve.
Lo schema quello della biga alata con la dea Artemide. Vi una dea centrale e laltra posta
in secondo piano. Forse sono Demetra e Kore. Non si capisce lincrocio delle braccia poich il
braccio davanti non si sa a chi appartiene. Le figure hanno unimpronta pi dedalica le la
pettinatura a lunghe trecce per i visi sono come quelle dei kouros. Vi una commistione di
stili, infatti le zampe dei cavalli sono a tutto tondo.
In Magna Grecia invece vi sono i fregi fittili in terracotta con forte sapore ionico.
Metaponto
Nel santuario extraurbano di San Biagio stato rinvenuto un fregio interessante raffigurante un
cavallo alato che ricorda quei cavalli delle ceramiche di Paros, Melos e Tasos. Si evidenzia
quindi una forte componente ionica insulare.
Unaltro ciclo metopale importante quello di Paestum, Poseidonia, santuario di Hera alla foce
del Sele. Alla prima redazione dellHeraion si attribuiscono ben 38 metope di cui alcune non

sono state terminate. Sopra al tempio pi antico fu costruito un altro tempio dove sono state
rinvenute altre metope.
La prima serie di metope databile poco dopo le metope di Selinunte verso la met del VI sec.
a.C., si sono fatti parecchi studi per capire come erano collocate le diverse metope.
Van Keuren nel 1989 tenta di ricostruire lordine delle metope ed afferma che certamente
furono scolpite per prime le metope del lato sud, a seguire quelle ovest, est e nord. Le metope
rappresentano tantissimi miti che tra di loro non hanno alcun collegamento. Esistono gruppi di
metope che rappresentano lo stesso mito.
Un nucleo molto grosso rappresentato dalle fatiche di Eracle, alcune storie vengono narrate
pi volte nelle metope. Nel lato Sud rappresentato un mito in cui Eracle difende la dea Era
dalle molestie di un gruppo di satiri, anche se sappiamo che Era, era una nemica di Eracle.
Vi anche un gruppo di metope che rappresentano la centauromachia a casa del centauro
Phoras, al banchetto nel quale partecip Eracle (lato est e sud).
Altri miti sono Apollo e Artemide mentre cerano di colpire il centauro che ha rapito la loro
madre; Dioscuri nel ratto delle Leucippidi; la fatica di Atlante; lagguato di Achille a Troilo o
scena dellOrestea come luccisione di Clitemnestra; altri miti liberi connessi con il ciclo troiano
come il suicidio di Aiace.
Gli studiosi hanno cercato di capire il filo conduttore di tutti questi miti, secondo la
maggioranza unantologia di miti che servivano a rappresentare la cultura greca.
Le metope hanno una grandissima omogeneit stilistica. Sicuramente erano sorte scuole con
caratteri ben precisi, queste botteghe vissero a lungo nellet arcaica a Poseidonia. Vi sono
stretti legami tra queste metope e quelle successive. Le figure sono piuttosto basse e tozze,
con teste grandi e arrotondate, schiacciate tra fronte e la sommit della testa, gli occhi sono
sproporzionati e molto allungati, tipiche caratteristiche ioniche. Le figure sono meno esili,
dettaglio nella definizione dei caratteri anatomici, tutti i muscoli sono evidenziati. Vi una
mistura tra modelli ionici e dorici. I muscoli sono molto possenti e ricordano la plastica dorica.
Alcune metope sono vivaci e dotate di movimento e di vivacit narrativa altre per non sono
definite e mancano molti particolari. Ad esempio le capigliature delle Leucippidi e quelle di
Eracle e Alcioneo sono resi a ricciolini, a cordoncini e questo stile stato definito cloroplastic
style.
Orlandini parla di due maestri, uno quello di Oreste e uno quello delle tartarughe, questa
ipotesi per risulta infondata. Le rappresentazioni possono anche rappresentare la
trasfigurazione di miti tramandati da Stesicoro, noto poeta di Himera e autore di molte opere di
carattere greco.
Megara Hyblaea
In Sicilia nella prima met del VI secolo vi sono sculture a tutto tondo come la kourotrophos
(nutrice di bambini) e il kouros, statue funerarie che sono state rinvenute a Megara Hyblaea,
una nella necropoli sud e laltra nella necropoli nord.
Il kouros della necropoli sud in marmo cicladico ci presuppone che la statua sia stata
importata o che il marmo sia stato importato per poi essere scolpito, pi accreditata la prima
ipotesi. Questo kouros appartiene al blocco del kouros di Melos, la figura molto slanciata, vi
una minore idea del movimento e di attenzione della plastica, si tratta di uno stile disegnativo
anzich plastico. Il kouros di Megara ha una forma slanciata, una pettinatura particolare con
basso nodo dietro il capo che ricordano i busti delle aree insulari o microasiatiche. Sulla gamba
destra vi uniscrizione con il nome del defunto, Sonbrotidas, medico di Megara Hyblaea.
Muscoli, pettorali e glutei sono simili ad un bronzetto proveniente da Samo. Lelemento che
favorisce limportazione una parte di marmo che vi tra il fianco e il braccio che doveva
essere eliminato una volta arrivato a destinazione dopo un lungo viaggio per impedirne la
rottura.
La kourotrophos in calcare locale, allatta due gemelli, una figura poco proporzionata e
ricorda una statua dellambiente dellAsia Minore. La figura porta un mantello con margini
spigolosi e taglienti cos come le fasce dei neonati. Proviene dalla necropoli nord di Megara. La
spigolosit degli indumenti stata interpretata come uninfluenza di diverse aree indigene.

Selinunte

A Selinunte sono state individuate delle metope molto grandi appartenenti al Tempio C,
oggigiorno sono esposte al museo di Palermo dedicate a Salinas dove sono state esposte nel
seguente ordine: quadriga di Apollo, uccisione della Gorgone e Eracle e i Cercovi anche se si
tende a ritenere che la vera sequenza sia: Eracle e i Cercovi, la quadriga di Apollo, luccisione
della Gorgone.
La metopa con luccisione della Gorgone forse databile dopo il 540 per la presenza del
kitoniskos che compare negli anni successivi(ipotesi); la metopa con la quadriga di Apollo
databile, anchesso, nel 540, circa un decennio dopo la datazione del tempio.
La figura di Apollo a tutto tondo con profondit spaziale. Dal punto di vista stilistico le figure
sono un po tozze per vi una maggiore attenzione alle masse muscolari, queste volumetria
sicuramente di impronta dorica. Non vi nessun dinamismo delle scene, esse sono molto
statiche come se fossero messe in posa, lazione sembra bloccata, vi una scarsa attenzione
per il movimento per vi un maggior senso plastico. Il viso di prospetto come anche il torso
mentre il resto del corpo di profilo.
Poseidonia
In Magna Grecia vi una statua fittile di Zeus databile intorno al 520 a.C. proveniente da
Poseidonia, una statua che ci da bene la misura dello stile delle colonie dOccidente, uno
stile con suggestioni di aree geografiche diverse, con la presenza di un certo eclettismo. La
statua maschile e seduta, con veste e mantello che ricordano un po le statue sedute attiche,
qui la figura scattante, sembra volersi alzare, il torso molto asciutto e il corpo molto
muscoloso.
Fregio in calcare del secondo tempio di Hera al Sele (fine VI sec. a.C.)
Il fregio molto simile a quello pi antico anche se si data circa 50/60 anni dopo. Le metope
sono 9 e vi sono raffigurate coppie di ragazze che corrono o ballano, forse pu rappresentare
una scena di ratto poich scappano nella stessa direzione, in una metopa per vi solo una
ragazza che gira la testa verso sinistra come per guardare il suo rapitore, forse la ragazza che
viene perseguitata. Le teste sono arrotondate, gli occhi a mandorla allungati, labbigliamento
tipico dellarea ionica che poi viene adottato in tutto il mediterraneo.
Selinunte, collina orientale: fregio in calcare del Tempio F (510-500 a.C.)
Metope realizzate in due pezze con blocchi sovrapposti, forse il primo fregio dove compare
ununit tematica: la gigantomachia (Ricorda frontone e metope del tempio di Atene Afaja ad
Egina).
Lespressione di dolore con bocca aperta un unicum.

Scultura Severa e Classica


Stile proto severo (I-II decennio del V sec. a.C.)
Si diffonde la statuaria a tutto tondo. Sono prodotti importati o prodotto in Occidente? Le state
sono di grande qualit il che fa pensare che sono state importate.
Lentini
Dalla necropoli di Lentini stato rinvenuta una testa di kouros in marmo e in un secondo tempo
stato rinvenuto anche il torso. La testa stata abrasa nella parte inferiore per poter essere
esposta e non avendo pi la fattura originaria non si sa se il torso e la testa appartenessero alla
stella statua.
un kouros che nella classificazione della Ricter appartiene al gruppo del kouros n20 del
santuario di Apollo Pto in Beozia. Il volto non pi incorniciato da riccioli ma ha una
pettinatura pi sobria con riccioli a mo di chioccia sulla fronte. Il volto molto modellato, le
guance hanno delle fossette che determinano giochi chiaroscurali molto oscurati.
Agrigento: Kouros in marmo da (480 a.C.)
La statua non molto grande, circa 2/3 del vero. Il marmo importato ed molto luminoso. Il
kouros assomiglia molto al kouros di Kritios, somiglianze si notano nelle partizioni addominali e
nel bacino. Compare la ponderazione Attica ma non quella chiastica. Vi sono delle differenze
nel viso che fanno pensare che sia stata prodotta in Sicilia. Gli occhi sono molto allungati con
palpebre molto rilevate tipiche dello stile severo in Sicilia, la bocca carnosa ed imbronciata.
Forse in questo periodo si forma una scuola di scultura capace di adoperare il marmo,
fenomeno forse connesso e motivato dalla presenza in Sicilia di un importante scultore greco
che poi form una scuola, Pitagora di Reggio.
Selinunte: Kouros in bronzo da (circa 470 a.C.)
Il fisico non equilibrato ma disarmonico. Lo studioso Marconi aveva fatto di questa statua una
bandiera di uno stile tipico dellOccidente Greco, per lui larte greca aveva dei caratteri non
classici, vi era, inoltre, il rifiuto dellarmonia, tipica dei Greci, questipotesi poi crollo
definitivamente.
Delle radiografie hanno messo in luce dei rattoppi perch evidentemente deve essere stata
realizzata male e quindi le parti bronzee subirono dei cedimenti, furono, quindi, praticate delle
aggiunte, sempre in bronzo, per poter rendere la statua pi stabile. Le aggiunte furono: una
nella parte bassa del torace, unaltra al livello delle ginocchia e lultima a livello della caviglia.
Le testa meno simile al kouros di Kritios, il naso prominente, occhi molto allungati e la
capigliatura tipica dello stile severo.
Agrigento: Torso di guerriero in marmo da (480-470 a.C. circa)
una scultura frontale di un guerriero che si sta chinando, la mano doveva reggere lo scudo
mentre doveva portare un elmo. Sono evidenti dei segni di incasso.
Il corpo non presenta una muscolatura dettagliata per resa con passaggi di piano,
plasticamente. Vi una stilizzazione della zona pubica tipica dello stile severo, ci compare
principalmente nelle statue elaborate da Pitagora di Reggio o dai suoi allievi. La testa ha le
tipiche caratteristiche, le palpebre sono molto rilevate, le labbra sono molto carnose ed
imbronciata e sono presenti delle fossette.
Adrano: Bronzetto di atleta (470-460 a.C.)
La muscolatura e gli addomi sono molto evidenti, vi una stilizzazione dellarea pubica e ha
una pettinatura a calotta. I grandi bronzisti come Pitagora erano molto noti per la resa delle
vene e della muscolatura ma anche per la resa del corpo nello spazio, in questo caso latleta
assume una posizione diversa in quanto si espande in varie dimensioni nello spazio. Il dorso
di scorcio, le braccia non si allungano verso la stessa direzione ma una portata in avanti
mentre laltra portata indietro. Vi una sorta di tridimensionalit.
Pitagora viene visto dagli studiosi come il precursore delle conquiste che furono poi portate a
termine da Lisippo circa un secolo dopo.

Statua in marmo da Mozia (datazione alta: 470 a.C.; datazione bassa seconda met del V sec.
a.C.)
La statua stata trovata nellisola di Mozia, non Greca ma proviene da un abitato punico. Si
pensato che questa statua rappresenti un personaggio punico e fu eseguita da un artista greco,
altri, invece, ritengono possa appartenere ad un bottino di guerra, forse durante lavanzata dei
Cartaginesi a Selinunte, Agrigento ecc..
Le datazioni sono cos distanti, quella pi avanzata data dl passaggio quasi trasparente e
dalla tridimensionalit, quella pi bassa quella che conduce verso lo stile severo a causa della
testa, della pettinatura con ricci a lumachelle.
Il personaggio indossa una veste lunga fino alle caviglie. Forse un auriga, solo che le loro vesti
sono molto pesanti mentre queste no, sembrano quasi femminili, presente anche una fascia
sul petto legata dietro e dei lacci portati davanti. Non si sa se fosse un abbigliamento di
qualche atleta.
Stucchi pens fosse la rappresentazione di Dedalo ed Icaro e che la fascia servisse ad allacciare
le ali per poter scappare dal labirinto. pi probabile che si tratti di un atleta, porta una mano
sul fianco mentre laltro braccio alzato come se salutasse la folla che lo acclama. Questa
statua definita Efebo di Mozia.
Per quanto riguarda la ponderazione, la statua ha un ponderazione molto avanzata che lo
colloca verso il 480 a.C.
Oltre alla posa sciolta interessante anche lavvitamento della figura che perfettamente
tridimensionale, la spalla sinistra un po arretrata, la posizione fruibile a 360.
Selinunte: collina orientale, Tempio E, metopa in marmo con Eracle e Amazzone (470-460 a.C.),
Artemide e Anteone, Nozze di Zeus ed Era.
Tre metope caratterizzate dalla presenza di una figura femminile e di una maschile. La
situazione quella di una lotta, nel terso caso si tratta di uno svelamento della dea dopo le
nozze.
Le scene sono molto diverse ma vi in comune la disapprovazione delle forze. Dato che il
tempio era un Heraion, la metopa delle nozze era sicuramente centrale.
Sono realizzate in calcare mentre le figure femminili sono in marmo (parti nude femminili in
marmo. Tecnica acroito, ovvero statue realizzate con due materiali diversi).
Stile severo ormai maturo che risente dellinflusso dello stile severo della Grecia propria.
Stile Severo in Magna Grecia
Questo stile completamente diverso da quello Siceliota, linfluenza sicuramente quella
ionica.
Taranto: Dea seduta, marmo, 470-460 a.C.
La statua proviene da un pozzo di Taranto, forse una statua di culto del santuario di
Persofone. Figura seduta su un podio, i capelli scendono in trecce lunghe sulle spalle e sul
petto. Indossa un kitone pieghettato e un klimateon trasverso a zig-zag secondo il tipico
abbigliamento ionico. La testa, per, ha dei caratteri un po diversi, intorno al volto ha una
massa voluminosa che crea un ombra sulla fronte e che quindi ricorda il volto delle figure
femminili severe. Mentre il corpo riconduce verso una certa datazione, il volto sembra pi
recente, questo leclettismo dellarte occidentale.
Il peplo nello stile severo
La moda peloponnesiaca prevede un peplo con un grosso risvolto che si ferma lungo il punto
della vita, la veste viene poi fermata da una cintura.
La moda Attica invece prevede un risvolto pi lungo e crea una specie di gonnellino sotto la
cintura.
La moda ionica invece un peplo senza cintura, con un risvolto e la veste molto libera.

Lo stile ionico severo


Thasos: Rilievi con Hermes e le Chariti, 480 a.C.
Le figure rispetto alle figure peloponnesiache sono meno sobrie e risentono ancora della
tradizione arcaica, rimane il gusto per le vesti pieghettate e la capigliatura molto decorata e
complicata.
Esempi sono la stele funeraria dellEsquilino (470-460) e la stele funeraria da Farsalo (470-460).
In Occidente le manifestazioni sono: Rilievo votivo funerario in marmo di Villa Albani, 470 a.C.
circa (forse proviene da Locri). Il rilievo rappresenta una dea seduta su un trono che sta
ricevendo una dona con delle bambine e la donna consegna nelle mani della dea un bambino
piccolo. La dea porta un kitone con klimateon, la donna solo un kitone. Le pettinature sono
molto elaborate e la testa tipica dello stile severo.
La dea seduta potrebbe essere Persofone.

Trono ludovisi in marmo di Thasos (460 a.C.)


un parapetto di un altare con due risvolti nei lati brevi. Nel lato lungo vi una donna immersa
nellacqua del mare o di un fiume e ai lati di questa donna vi sono due donne che coprono
laltra donna con un kitone. Forse pu rappresentare la nascita di Afrodite dalle acque del mare
e le altre donne sono delle ancelle che la aiutano.
Nei lati brevi vi una flautista nuda da un lato e nellaltro una figura femminile che brucia dei
grani di incenso.
Gullini ha ipotizzato che fosse la parte esterna del tempio di Maras di Locri.
collegabile con Locri poich fuori le mura della citt sono stati trovati dei Pinakes. Alcuni
rappresentano scene relative al mito di Persofone ma non mancano pinakes dove viene
rappresentata Afrodite.
Altre rappresentano le nozze di Persofone ed Ade che ricevono doni di nozze anche dagli dei,
Persefone seduta e riceve un regalo di nozze da Dionisio.
Forse a Locri si era trasferito uno scultore di Thasos che poi ha costruito delle botteghe.
Trono di Boston, in marmo di Thasos (460 a.C.)
Il reperto importantissimo in quanto ha delle affinit strettissime con il trono Ludovisi.
Rappresenta un giovane cupido con in marmo una bilancia. Sono presenti dei tronchi di cono
che pendevano dalle braccia della bilancia. Ai lati vi sono due figure femminili, una sembra in
lacrime mentre laltra sembra fare un gesto con le mani.
Nei lati brevi vi un personaggio maschile nudo con una cetra mentre nellaltro lato vi una
persona molto vecchia.
Si pensato fosse un falso, per ultimamente sono state fatte delle analisi sul marmo che
dicono che un reperto molto antico anche se non siamo in grado di dire se sia un originale
greco o una copia romana.

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