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Rom e Sinti in Lombardia:


alcuni tratti distintivi della cultura,
dell’istruzione e del lavoro

Quaderno di documentazione
a supporto dell’esame dei progetti di legge riguardanti le popolazioni
nomadi o seminomadi nel territorio lombardo

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CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA
Documentazione ad uso interno

Servizio Valutazione Processo Legislativo e Politiche regionali


Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali

Gruppo di ricerca:
Pinuccia Dantino (project leader)
Elvira Carola (coordinamento)
Paola Comini
Francesco Pellegrini

Editing e segreteria:
Daniela Carnelli, Laura Gabetta, Loredana Invernizzi

Stampa a cura di:


Centro Stampa del Consiglio Regionale della Lombardia

Si ringraziano per la collaborazione: Rosella Petrali, Antonello Grimaldi e Clara Demarchi della
Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia; il Centro di
documentazione della Fondazione ISMU; Rosa Spadaro dell’Ufficio Scolastico regionale.

Documentazione ad uso interno


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È possibile richiedere copia della pubblicazione presso il Servizio Valutazione Processo Legislativo
e Politiche regionali – Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali
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Rom e Sinti in Lombardia:
alcuni tratti distintivi della cultura,
dell’istruzione e del lavoro

Quaderno di documentazione

a supporto dell’esame dei progetti di legge riguardanti le


popolazioni nomadi o seminomadi nel territorio lombardo

Milano, aprile 2008


Indice

1. I popoli rom e sinti 7


1.1. Terminologia e cenni storici 7
1.2. Essere una minoranza 9
1.3. Nomadismo e stanzialità 10

2. Origini e disposizione sul territorio 13


2.1. I gruppi presenti in Italia e in Lombardia 13
2.2. Alcuni dati demografici 15
2.3. Presenza e distribuzione in Lombardia 15
2.4. Approfondimento: gli insediamenti di Milano e provincia 18

3. L’istruzione dei minori e degli adulti 24


3.1. Politiche, disposizioni e raccomandazioni 24
3.2. Scuola ed educazione nella quotidianità degli insediamenti lombardi 26
3.3. Approfondimento: i minori rom e sinti e la scuola 29
3.4. Alfabetizzazione degli adulti 32

4. Il lavoro: fra tradizione e modernizzazione 33


4.1. Le occupazioni di Rom e Sinti 33
4.2. I lavori nella quotidianità degli insediamenti lombardi 34
4.3. Una strategia per l’integrazione: la mediazione linguistico – culturale 35

Appendice 36

Normativa e documentazione nazionale ed internazionale 37


Legislazione statale e regionale 37
Documenti internazionali 39

Enti e organizzazioni per lo studio e la tutela di Rom e Sinti 43

Riviste e monografie della Biblioteca del Consiglio Regionale 46

Bibliografia generale e webgrafia 48


1. I popoli rom e sinti

Le etnie dei Rom e dei Sinti (insieme ai Caminanti ed altre meno numerose), sono comunemente
raggruppate sotto l'appellativo di zingari. Spesso ci si riferisce a q ueste etnie anche con il termine
nomadi, anche se molti di essi non lo sono più, oppure con il termine rom, ma non tutti
appartengono a questo ceppo.
In questo capitolo cercheremo prima di tutto di chiarire il significato di questi termini, non sempre
equivalenti, con i quali nel linguaggio comune ci riferiamo a queste popolazioni e cercheremo
anche di tratteggiarne le origini e la storia.

1.1. Terminologia e cenni storici

Gli Zingari appartengono ad un gruppo etnico migrante, risalente ad un ceppo indiano (come si
evince dai caratteri somatici), incrociatosi poi con le popolazioni di altri paesi d’adozione1.
Le migrazioni verso occidente delle popolazioni zingare “incominciano a datare dal IX secolo,
quando dalle zone nord-occidentali dell'India si spostarono
Terminologia
verso la Persia e da qui verso la Turchia e la Grecia, da
dove poi si diffusero in tutta l'Europa”2. La parola italiana zingaro, come il
Se tracciamo “una linea immaginaria che congiunge Roma francese tsigane e il tedesco Zigeuner,
ad Helsinki, passando per Vienna e Praga, ad est di deriva da: athinganoi parola greca
questa ipotetica divisione troviamo le comunità che si “αθιγγάνος”, traducibile con “non colpito”,
autodenominano Rom, mentre ad ovest della linea “non toccato”, quindi “intoccabile”.
troviamo gruppi dai nomi differenti: Sinti, Manus, Kale,
Romanichals (o Romanicèls), con esigue minoranze di La parola gitano, come l'ungherese
Rom”3. cigány, l'inglese gypsy, il francese e
spagnolo gitan, il portoghese cigano,
alimenta la leggenda di una loro
La presenza degli zingari in Italia viene fatta risalire provenienza dall'Antico Egitto.
all'invasione dei Balcani da parte dei Turchi. Dai paesi
slavi e dalla Grecia si spostarono verso l'Italia: per via L’etnonimo rom (romnì al femminile)
terra, attraverso i Balcani e i territori tedeschi, giunsero nel nella loro lingua significa “uomo/donna”,
nord Italia; per via mare, dalla Grecia raggiunsero le coste o “marito/moglie rom”, oppure
calabresi, siciliane, pugliesi e abruzzesi. “appartenente al popolo rom”, è una
Anche se le ricerche storiche non hanno ancora accertato parola che li differenzia dai non zingari,
la data di arrivo dei Sinti, sembra che alcuni gruppi di essi nel loro idioma detti “gagè”. L’aggettivo
siano giunti in Italia all’inizio del 1900. I Rom dell'Italia singolare maschile è romanò, mentre il
femminile è romanì; il plurale romanès
centro-meridionale risultano presenti sin dalla fine del XIV
vale per entrambi. Al contrario di quello
secolo, invece, altri gruppi rom sono giunti in Italia dalla che comunemente si pensa, non c’è
fine del 1800, dopo la loro emancipazione dalla schiavitù in nessuna connessione tra questo termine
Romania. Altri gruppi provenienti dalla Russia, dalla Serbia e il nome Romania, intesa come stato,
e dalla Croazia hanno raggiunto l’Italia nord-occidentale che deriva dal rumeno e non dalla lingua
dopo la prima guerra mondiale, mentre dopo la seconda parlata dai rom.
guerra mondiale si è andata intensificando l’immigrazione
dai Paesi dell’Est4. L’etimologia del termine sinti è invece
oscura, si può ipotizzare che la sua
Gli zingari oggi presenti in Italia appartengono origine derivi dalla parola “sinto” che nel
dialetto dei sinti significa “parente”, ma
principalmente a due gruppi: i “Rom”, più diffusi al Centro e
non è comprovabile.
al Sud e maggiormente tendenti alla sedentarizzazione e i
“Sinti” che vivono al Nord e hanno mantenuto più viva la
tradizione del nomadismo.

1
Da Mario Scalia, Le comunità sprovviste di territorio, i Rom, i Sinti e i caminanti in Italia, Ministero dell’Interno – Dipartimento per le
libertà civili e l’immigrazione, Roma 2006, p. 4.
2
Ministero degli Interni, “Le Comunità sprovviste di territorio. I Rom, i Sinti e i Caminanti in Italia”, 2006. Per approfondire la conoscenza
del fenomeno del nomadismo e tutelarne la cultura, il Ministero dell’Interno ha istituito nel 2006 un Tavolo Tecnico interministeriale
coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore centrale per i diritti civili.
3
Leonardo Piasere, I rom d’Europa, Laterza Editori, Roma-Bari 2004, p. 46.
4
Ibidem.

7
La tradizione e la cultura rom sono state per secoli tramandate oralmente. La conoscenza del loro
passato, quindi, si basa soprattutto su ciò che hanno lasciato scritto le varie culture dominanti con
cui essi sono venuti in contatto. La lingua dei Rom (il romanés, in italiano) è simile al sanscrito e
questa è un’altra ragione per la quale sembra probabile che provenissero dall'India, dalla quale
sarebbero fuggiti intorno all'anno mille.
La parola “rom” è un “termine universale che rimanda ad una miriade di sottogruppi: la loro
etimologia si riferisce a diverse tipologie, come la stirpe, la nazionalità, il mestiere tradizionalmente
praticato ed ulteriori ripartizioni che si basano su determinati elementi di identificazione. Non sono
quindi caratteri distintivi precisi a definire questo popolo eterogeneo, ma una serie di somiglianze
che includono la lingua, le modalità di vita, la cultura e l’organizzazione familiare. Così come non
possiamo trascurare il fatto che i Rom non sono sfuggiti alla pluralità di influenze culturali delle
popolazioni incontrate durante il loro percorso, con cui hanno convissuto nel corso dei secoli”5.

La distinzione comunemente impiegata tra i


Sinti e i Rom “non ha valenza così assoluta:
infatti per i Sinti anche i Rom sono Sinti, come
per la maggior parte dei Rom anche i Sinti sono
Rom”6. I Sinti, attestati originariamente nelle
regioni di lingua tedesca, sono emigrati verso
l’Italia settentrionale e la Francia in era
moderna. Malgrado le differenziazioni interne, “i
Sinti sono accomunati da uno stile di vita
essenzialmente simile sia per quanto riguarda
l’economia che le tradizioni. Sono
generalmente nomadi o seminomadi, date le
loro attività, ma attualmente si sta delineando in
alcuni gruppi una tendenza alla
sedentarizzazione con attività di commercio” 7.

5
Zoran Lapov, Vac’aré romanè? Diversità a confronto: percorsi delle identità rom, FrancoAngeli, Milano 2004, p. 30.
6
Leonardo Piasere, opera citata, p. 46.
7
Ministero degli Interni, “Le Comunità sprovviste di territorio. I Rom, i Sinti e i Caminanti in Italia”, 2006.

8
1.2. Essere una minoranza

Nel 1978 ventisette rappresentanti zingari di altrettanti Paesi chiesero, in un documento indirizzato
all’ONU, di essere riconosciuti come popolo senza territorio.
Nella Conferenza stampa tenutasi al Palazzo delle Nazioni Unite essi dichiararono di riconoscersi
come un unico popolo e scelsero come simbolo la bandiera verde e blu: l'azzurro come colore del
cielo e della libertà, il verde della madre terra e in mezzo alla bandiera una ruota a 32 raggi (la
ruota indiana, nazione che ha dato l'origine agli zingari) che rappresenta il nomadismo dell'ultima
popolazione nomade europea.
Figura n . 1 – Bandiera “Romani”
In base alla legislazione nazionale sui Rom e sui Sinti, in
questo paragrafo cercheremo di chiarire le differenze fra il
“popolo senza territorio” (espressione con la quale le
popolazioni zingare hanno chiesto all’ONU di essere
riconosciute) e le “minoranze linguistiche”. Queste ultime
infatti sono tutelate per dettato costituzionale, in particolare
attraverso l’art. 6 nel quale si dichiara esplicitamente che:
“la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze
linguistiche”.

Definizioni
Alcuni contenuti di una ricerca del Ministero Una minoranza nazionale è un gruppo
dell’Interno8, che riportiamo testualmente, numericamente inferiore rispetto al resto della
consentono di fare chiarezza su questo popolazione di uno Stato, i cui membri, che sono
tema: cittadini di quello Stato, hanno caratteristiche etniche,
«Le minoranze riconosciute e la religiose o linguistiche diverse da quelle del resto della
legislazione popolazione, e sono animati dalla volontà di
La legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme salvaguardare la propria cultura, tradizione, religione o
in materia di tutela delle minoranze lingua.
linguistiche storiche” riconosce e tutela 12
Una minoranza storica è una minoranza nazionale
minoranze etnicolinguistiche storiche con l’aggiunta della storicità. L’insediamento nel
(albanese, catalana, germaniche, greca, territorio è considerato antico se protrattosi fino al 1800
slovena, croata, francese, franco- (principio uniformemente accettato in Europa
provenzale, friulana, ladina, occitana e occidentale).
sarda), tenendo conto dei criteri: etnico,
linguistico e storico nonché la localizzazione Una minoranza nuova è una minoranza nazionale con
in un territorio definito. Tre dei quattro criteri l’aggiunta di un insediamento relativamente recente
si riscontrano anche nella minoranza (gruppi di immigrati dopo la prima guerra mondiale).
zingara di antico insediamento presente in
Una minoranza etnica è una minoranza nazionale con
Italia in quanto:
specificità della loro etnia (origine etnica). Per etnia,
1) Criterio della storicità: Rom, Sinti e infatti si intende un gruppo umano determinato in base
Caminanti sono presenti in Italia da circa ai criteri di classificazione che possono essere di tipo
600 anni; molto diverso (linguistici, culturali, tratti fisici, ecc).
2) Criterio dell’etnicità: Rom, Sinti e Peraltro, il concetto di etnia è assunto unicamente
Caminanti hanno una origine etnica; come strumento di indagine e non come
3) Criterio linguistico: Rom, Sinti e determinazione della realtà.
Caminanti hanno una propria lingua
denominata “romanés”, riconosciuta dagli Una minoranza linguistica è una minoranza nazionale
organismi internazionali e dai linguisti quale con l’aggiunta dell’aspetto linguistico (criterio della
lingua come elemento di valutazione del patrimonio
lingua minoritaria.
culturale delle minoranze).

8
Da Mario Scalia, Le comunità sprovviste di territorio, i Rom, i Sinti e i caminanti in Italia, Ministero dell’Interno – Dipartimento per le
libertà civili e l’immigrazione, Roma 2006, p. 6-8. Per approfondire la conoscenza del fenomeno del nomadismo e tutelarne la cultura, il
Ministero dell’Interno ha istituito nel 2006 un Tavolo Tecnico interministeriale coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore centrale
per i diritti civili. Per la composizione di tale gruppo di lavoro, si rimanda alla sezione che riporta gli organismi che si occupano delle
popolazioni nomadi.

9
La legge ha inteso tutelare le minoranze etnico-linguistiche storiche presenti nel nostro Paese,
(escludendo le nuove) al fine di attuare, in maniera compiuta, il dettato dell’art. 6 e degli artt. 2 e 3
della Costituzione. Nel testo del disegno di legge era compresa, tra le minoranze storiche, anche
quella zingara, per la quale si prevedevano medesime disposizioni di tutela. L’approfondimento
parlamentare fece emergere, però, la difficoltà di applicazione alla popolazione zingara di molte
delle norme dell’articolato, per il mancato ancoraggio della stessa ad un territorio definito. Si
decise, così, di prevedere per essa l’approfondimento in altro,
specifico, provvedimento. Diritti riconosciuti alle
minoranze etnico-linguistiche
Pertanto, allo stato attuale, non esiste nel nostro storiche
ordinamento alcuna norma che preveda e disciplini
“l’inclusione” e il “riconoscimento” delle popolazioni Rom - Insegnamento delle lingue nelle
nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”. scuole dell’obbligo;
Nella minoranza zingara storica la posizione giuridica (l’80% - uso della lingua
dei sedentarizzati Rom storici sono cittadini italiani) non è nell’Amministrazione pubblica;
riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, - uso della lingua nei media;
provenienti in massima parte dall’Est Europeo, cosiddetti - uso della lingua nella
rifugiati Rom e richiedenti asilo. Le popolazioni zingare sono toponomastica ed onomastica
presenti in Italia da circa 600 anni (…)». locale.

La tutela delle comunità “sprovviste di territorio”


Le comunità “sprovviste di territorio”, residenti in Italia, sono prive di norme per la salvaguardia
della loro cultura e della loro lingua. Il rapporto tra le istituzioni e le comunità zingare si presenta
ancora difficile anche se sono stati fatti progressi nel riconoscimento dei loro diritti. Oggi, infatti,
essi vengono regolarmente iscritti all’anagrafe comunale, ottengono regolari licenze di commercio,
di spettacolo viaggiante e di artigianato. Inoltre hanno la possibilità di iscrivere i figli a scuola e
godono dell’assistenza sanitaria ordinaria.
Gli Organismi europei richiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza zingara. Il
Consiglio d’Europa se ne è occupato sin dal 1969 ed ha creato un apposito gruppo di esperti.
Anche il Parlamento europeo e, infine, la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa, oggi Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si sono
interessati alla stessa tematica.

Il 31 gennaio 2008 il Parlamento europeo ha votato a larghissima maggioranza una risoluzione9


per definire una strategia europea per i Rom. In base a questo provvedimento la Commissione
europea dovrebbe affidare ad uno dei suoi commissari la responsabilità di coordinare le politiche a
favore dei cittadini Rom e Sinti che vivono all'interno dell'Unione europea. In sintesi, la risoluzione
chiede di porre fine alla segregazione dei Rom nell'istruzione, sostenendone l'integrazione
nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli ad avviare attività imprenditoriali. Viene, quindi,
sollecitata la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei Rom,
che miri a dare coerenza alle politiche della UE a favore della loro inclusione sociale e ad
elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno finanziario per la
realizzazione di questo obiettivo.

1.3. Nomadismo e stanzialità

Per comprendere le ragioni che impediscono agli zingari di integrarsi completamente nella nostra
società nonostante comportamenti sempre più stanziali, occorre conoscerne tradizioni e stili di vita
che ancora oggi sopravvivono pur adattate alle contingenze delle metropoli contemporanee.
Nonostante sei secoli di convivenza, conosciamo ancora poco della storia, dei costumi, delle
tradizioni, dell'arte e della lingua di questo popolo. Ad esempio, solo il 6% degli italiani stima

9
Una strategia europea per i Rom, Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008, P6_TA-PROV(2008)0035. Il testo della
risoluzione è disponibile all’indirizzo internet:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P6-TA-2008-0035&language=IT&ring=P6-RC-2008-
0050#ref_1_1ref_1_1

10
correttamente il numero di zingari in Italia, mentre la maggior parte non sa (56%), o sovrastima il
fenomeno (35%)10.
Uno dei principali tratti distintivi della cultura di queste popolazioni è il nomadismo, tuttavia
abbiamo già sottolineato che la denominazione “nomadi” non può essere usata per designare, in
generale, le popolazioni rom e sinti. In Italia, infatti, convivono oggi forme di nomadismo e forme di
stanzialità che solo in parte derivano dai tratti culturali e dalle origini di queste popolazioni. Ciò che
si osserva è, in primo luogo, che non necessariamente la sedentarizzazione segue al nomadismo
(come se fosse uno stadio evolutivo successivo dell’organizzazione sociale dei Rom e Sinti); in
secondo luogo che il nomadismo viene praticato in molte forme.
Nomadismo e stanzialità sembrano quindi modelli di vita diversi che la popolazione romanì
adotta sulla spinta di circostanze esterne di natura sociale ed economica, che quindi possono
mutare nel tempo.
“Il nomadismo implica modi di vita, valori, orientamenti, in primo luogo la concezione e
l’organizzazione stessa del tempo e dello spazio, talmente diversi da quelli delle società
industrializzate che spesso si verifica una totale assenza di comunicazione, in grado di ostacolare
una piena partecipazione a molte delle attività che costituiscono la vita sociale (frequenza
scolastica regolare, attività lavorativa stabile, ecc.)”11.

Quali tipi di nomadismo possiamo riconoscere fra quelli praticati da Rom e Sinti in Italia?
Si può parlare, prima di tutto, di un nomadismo di tipo “simbolico” che “si manifesta in un diverso
utilizzo degli spazi e degli ambienti, negli arredi di case che ancora ricordano l’interno degli antichi
carrozzoni e delle tende, nella presenza delle roulotte in sosta accanto alle abitazioni; lo si
percepisce nel senso di costrizione che molti Rom e Sinti manifestano quando debbono rimanere
fermi in un posto per troppo tempo”12.

Possiamo poi riconoscere:


- una mobilità “stagionale”, motivata “da richiami di natura economica (la raccolta della frutta, la
vendemmia, la partecipazione a fiere e a festività, l’esercizio di mestieri itineranti, ecc.) o da
richiami di natura familiare (visita a parenti che si trovano in altre località)”13;
- una mobilità “circolare” “che procede seguendo un determinato itinerario all’interno di un
territorio limitato e in cui il punto di partenza coincide con il punto di arrivo e corrisponde a una
località nella quale ha luogo un lungo soggiorno che include la stagione autunnale e
invernale”14;
- una mobilità “pendolare” “tra una località principale e una o più località situate a breve
distanza”15.

Ogni tipo di mobilità non esclude le altre: possono coesistere all’interno dello stesso gruppo etnico,
possono succedersi nel tempo oppure, talvolta, trasformarsi in vere e proprie migrazioni, quando
ad esempio l’allontanamento da un punto di partenza è motivato da dinamiche relazionali interne al
gruppo o dalla ricerca di un impiego stabile.

Mutamenti degli stili di vita e dei costumi


Molte sono le cause dei mutamenti negli stili di vita e nei costumi delle popolazioni Rom e Sinti.
Tra queste le principali possono essere attribuite16:
1) al passaggio dalla società agricola a quella industriale. Infatti “Attività un tempo redditizie quali
il commercio e i mestieri artigianali, così come attività collaterali praticate dalle donne, ad
esempio la chiromanzia o la vendita di chincaglierie e articoli di merceria a domicilio, erano
pianificate da costanti spostamenti sul territorio. Esse sono state spesso sostituite da forme di
accattonaggio slegato da ogni forma di nomadismo o, peggio ancora, da un incremento di

10
Risultati di una recente ricerca condotta da ISPO, presentata da R. Mannheimer alla Conferenza Europea sulla popolazione rom,
organizzata dal Ministero dell’Interno, nel gennaio 2008.
11
IRES Piemonte , Rom e Sinti in Piemonte, a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro, Torino, 2005.
12
Ibidem.
13
Ibidem.
14
Ibidem.
15
Ibidem.
16
Ibidem.

11
attività illecite favorite dallo stato di necessità e dal Il nomadismo
contatto con le fasce più emarginate della società
maggioritaria”; Il nomadismo è un aspetto culturale
2) alla scomparsa dei mezzi di trasporto tradizionali, corrispondente alla mancanza
sostituiti da mezzi di locomozione più sofisticati e dell’insediamento stabile e quindi allo
costosi: “i carrozzoni tradizionali, utilizzati dai Sinti e spostamento perpetuo o periodico del
dai Rom all’inizio di questo secolo, sono stati gruppo o della comunità.
inizialmente soppiantati da roulotte di varie Da una risoluzione contenente
raccomandazioni sulla situazione sociale
dimensioni e da case mobili trainate da auto e
dei nomadi in Europa adottata dal
furgoni, i cui costi sono molto più elevati rispetto a Comitato dei Ministri del Consiglio
quelli dei tradizionali carrozzoni trainati da cavalli d'Europa il 22 maggio 1975 possiamo
utilizzati ancora fino agli anni Sessanta. Tali mezzi ricavare una semplice definizione per
comportano spese assai elevate per carburante, indicare quelle persone inclini al
bollo di circolazione, assicurazione, ecc., e un uso nomadismo: “Per quanto riguarda la
continuo ne determinerebbe un rapido presente risoluzione, l'espressione
deterioramento. Per questa ragione Rom e Sinti nomadi significa persone che per ragioni
tendono sempre più a “immobilizzare” queste storiche conducono abitualmente un
strutture all’interno dei campi di sosta o su terreni di modo di vita itinerante, come pure
persone di origine nomade che trovano
proprietà”;
difficoltà ad integrarsi nella società per
3) al divieto di sostare fuori dalle aree riservate che, ragioni sociologiche, economiche o
offrendo un numero limitato di posti, possono indurre simili”.
la mobilità.

In generale la mobilità delle popolazioni rom e sinti è diminuita sempre più, ma essi sono stati un
popolo tradizionalmente nomade all’interno di un territorio geografico e culturale come quello
europeo che non conosce altre forme di nomadismo.
Lo stile di vita nomade è talmente estraneo alla cultura europea occidentale da suscitare spesso
forti resistenze: “la resistenza da parte della società maggioritaria ad accettare l’idea che si possa
vivere in una roulotte all’aperto deriva dal fatto che le nostre abitudini di vita escludono l’uso dello
spazio esterno come spazio abitativo. Nella nostra cultura, che separa nettamente i luoghi ed i
tempi della vita privata da quelli della vita pubblica, lo spazio abitativo segna i confini metaforici
dello spazio individuale e corrisponde al luogo fisico che difende il nostro diritto all’intimità e agli
affetti. Al contrario lo spazio esterno, organizzato per accogliere tutte le strutture che consentono la
vita sociale e le attività produttive, corrisponde allo spazio della nostra identità sociale ...”17.

Grandi differenze di cultura e stile di vita stanno alla base delle difficoltà di comunicazione tra Rom
e non Rom e frequentemente hanno determinato l’esigenza di ricorrere al nomadismo, come
ricerca di luoghi più ospitali. Paradossalmente proprio queste difficoltà di relazione fra comunità
romanès e comunità gagè (non rom) hanno contribuito alla conservazione da parte di tale
minoranza della propria identità culturale, perchè il tempo di permanenza in un determinato paese
non era tale da consentire l’assimilazione e la sedimentazione di valori culturali diversi.
Questo diverso modo di rappresentarsi lo spazio ed il tempo sono alla base delle scelte di vita ed
abitative dei Rom e dei Sinti e dovrebbero costituire un orientamento nell’individuare politiche che,
a partire dal rispetto di queste culture, intervengano per tutelare queste minoranze ma nel
contempo per favorirne l’integrazione, a partire dai minori, per evitare una marginalizzazione che
può essere foriera di conflitti sociali.

17
A.R. Calabrò, Il vento non soffia più. Gli zingari ai margini di una grande città, Marsilio ed. Venezia 1992.

12
2. Origini e disposizione sul territorio

In questo capitolo forniamo qualche sintetica indicazione sui gruppi Rom e Sinti presenti in Italia e,
in particolare, in Lombardia, con alcuni dati demografici sulla popolazione e gli insediamenti.
Richiamiamo l’attenzione sul fatto che la classificazione dei gruppi etnici si fonda su elementi
etnico-linguistici, ma ad essa non corrisponde un preciso riconoscimento giuridico.

2.1. I gruppi presenti in Italia e in Lombardia18

In Italia sono presenti numerosi gruppi Rom e Sinti che, in diverse epoche e con diversa
provenienza, sono giunti nel nostro paese insediandosi in numerose regioni.
Nella cartina che segue li abbiamo identificati con il nome specifico e la provenienza.
Come si può notare, in molte regioni (Abruzzo, Molise, Lazio, Puglia, Marche e Lombardia) è
diffuso il gruppo dei Rom abruzzesi che risulta anche il più importante numericamente,
economicamente attivo e socialmente integrato. I Rom abruzzesi “mantengono forti i legami delle
famiglie estese ... sono sedentari e tendono a raggrupparsi nella stessa strada o nello stesso
quartiere, possibilmente in case monofamiliari, proprio per mantenere la coesione sociale. Alcuni
piccoli nuclei hanno recentemente ripreso la carovana o la campina: una parvenza di nomadismo,
perché sono andati a stanziarsi in alcune città del nord. Tradizionalmente calderai, ma soprattutto
mercanti di cavalli, oggi i Rom abruzzesi si dedicano in particolare al commercio, anche se non
mancano giovani inseriti in lavori dipendenti”19.

In Lombardia sono poi presenti da lunga data i Sinti “italiani”. Essi “si suddividono in gruppi a
denominazione regionale: piemontesi (diffusi anche in Francia), lombardi, veneti, emiliani,
marchigiani; però le orbite del loro nomadismo si estendono a tutto il territorio italiano.
Tradizionalmente dediti allo spettacolo viaggiante (musica, acrobazia, ammaestramento di animali,
spettacolo ambulante, circo, luna-park) hanno sempre integrato le loro risorse economiche con il
piccolo artigianato (oggetti in legno e vimini, riparazione di ombrelli o di sedie impagliate, affilatura
di coltelli, ecc.) e con il piccolo commercio di merceria praticato dalle donne per strada o di porta in
porta. (...). Malgrado le differenziazioni interne, i Sinti sono accomunati da uno stile di vita
essenzialmente simile sia per quanto riguarda l’economia che le tradizioni. Sono generalmente
nomadi o seminomadi, date le loro attività, ma attualmente si sta delineando in alcuni gruppi una
tendenza alla stanzialità”20.

Le difficoltà economiche nei paesi dell’Europa orientale e soprattutto la guerra nell’ex Jugoslavia
hanno portato un flusso sempre crescente di nuovi gruppi zingari in Italia.

18
Per questo paragrafo ci avvaliamo del saggio di Mirella Karpati, Gruppi zingari in Italia, in Jean Pierre Liégeois (curato da), Rom, Sinti,
Kalé ... zingari e viaggianti in Europa, Edizioni Lacio drom, Roma 1995.
19
M. Karpati, opera citata.
20
M. Karpati, opera citata.

13
Figura n. 2 – distribuzione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti in Italia

Sinti gàckane, che individua zingari immigrati


dalla Germania attraverso la Francia, in tutta
l’Italia centro-settentrionale Sinti estrekhària, (da Osterreich
= Austria) si trovano in Trentino
Alto Adige oltre che in Austria

Sinti lombardi, presenti


in Lombardia, in Emilia e
parte anche in Sardegna
Sinti Kranària, nella zona della
Carnia
Sinti Kranària, nella zone del
Sinti piemontesi, Carso
stanziati in tutto il
Piemonte e Liguria

Sinti veneti, presenti nel


Veneto

Sinti emiliani, nella


parte centrale Rom abruzzesi dal XIV secolo,
dell’Emilia Romagna diffusi oltre che in Abruzzo e Molise,
anche nel Lazio, in Campania, in
Puglia, nelle Marche. Un nucleo
Sinti marchigiani, notevole si trova a Milano e in altre
presenti nelle città del nord insieme a Rom di
Marche, nell’Umbria origine Rumena;
e nel Lazio

Sinti lombardi, presenti


in Lombardia, in Emilia e
parte anche in Sardegna

Ròmje pugliesi,
stanziati in Puglia

Ròmje basalisk, presenti


in Basilicata e i Rom
lucani
I Rom napoletani (detti
napulengre) sono fortemente
mimetizzati nel capoluogoi; Rom calabresi, stabilitisi
i Rom cilentani vivono nel Cilento da secoli in Calabria

I Caminanti siciliani sono


presenti nella provincia di
Siracusa e in particolare
LEGENDA: Noto Rom Kalderasa, Lovara e Churara
appartengono alla seconda ondata
Sinti risalente al XIX secolo e si trovano
sparsi per tutta la penisola
Rom
Caminanti

14
2.2. Alcuni dati demografici

Non esistono censimenti ufficiali che consentano di quantificare il variegato mondo rom e sinti in
Italia. Ci baseremo, quindi, su stime di organismi attendibili che hanno affrontato il problema.
Nel febbraio 2007 l'Opera Nomadi21 ne ha tracciato una fotografia in occasione di un congresso
nazionale. Le stime parlano di 160 mila persone di cui 70 mila con cittadinanza italiana (quasi il
45%); le altre 90 mila provengono dai Balcani, per metà dalla ex Jugoslavia (dal 1966) con punte
altissime nei primi anni novanta, e metà dalla Bulgaria e dalla Romania, "direttrice che registra un
costante aumento"22.
Altri dati disponibili sono quelli riportati da ERRC (European Roma Rights Center)23 che valutano la
presenza di zingari in Italia intorno a 150.000 unità, di cui oltre i 2/3 di cittadinanza italiana, mentre
il terzo rimanente ha altre cittadinanze della Comunità Europea o della ex Jugoslavia.
In Europa la minoranza rom/sinta è stata definita "la minoranza più numerosa dell'Unione
europea". In Italia rappresenta lo 0,3 per cento della popolazione.
In genere si può dire si tratti di popolazioni giovani (il 60% ha meno di 18 anni), ma con una bassa
speranza di vita. L’età media è tra i 40 e i 50 anni mentre gli ultra sessantenni si stima siano pari al
2 – 3% della popolazione.

2.3. Presenza e distribuzione in Lombardia

In questo paragrafo cerchiamo di dare una dimensione al fenomeno nell’ambito del territorio
lombardo, avvalendoci dell’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia contenuta nel
Rapporto 2006 dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità – Fondazione
ISMU24.
Gli autori richiamano l’attenzione sui limiti dell’attendibilità di questo tipo di ricerche per
diversi motivi:
- «“ragioni teoriche”, derivanti dall’incertezza e dalle sovrapposizioni tra le nozioni con cui le
popolazioni di riferimento vengono identificate: “nomadi” e “zingari”;
- la mancanza di “criteri precisi per classificare una persona o un gruppo come zingari”;
- “la stessa precarietà degli insediamenti e della presenza zingara nel territorio rende difficili le
rilevazioni”, facendo si che “il numero di presenze in un insediamento è quasi sempre un dato
approssimativo, così come spesso lo sono le informazioni sulle caratteristiche degli
abitanti”25».

L’indagine, svolta tra giugno e ottobre 2006, ha individuato un numero di 241 insediamenti
(ripartiti in “irregolari permanenti”, “regolari permanenti”, regolari temporanei”) con una presenza
di 8.496 persone. Nella tabella 1, i dati relativi al Comune di Milano sono indicati separatamente
da quelli della Provincia per mettere in evidenza la peculiarità della situazione milanese.
A questi valori occorre aggiungere quelli relativi alle persone che abitano in case convenzionali,
circa 1.003 unità, più 1.428 giostrai (dei quali però non è certo se vi sia sovrapposizione con gli

21
L’Opera Nomadi, riconosciuta a livello nazionale nel 1965, nel 1970, con Decreto del Presidente della repubblica n. 347, è elevato a
Ente Morale Nazionale. Si configura come un’associazione apartitica e aconfessionale, promotrice della partecipazione diretta di Rom e
Sinti. In generale, l’Opera Nomadi si fa mediatrice tra i pubblici poteri ed i gruppi di rom e sinti per la tutela dei loro diritti e per favorire
interventi specifici atti a sanare le situazioni di svantaggio. L’associazione si articola sul territorio in sezioni (provinciali o regionali) o
gruppi di collaboratori autonomi.
http://www.operanomadimilano.org
22
Opera Nomadi nazionale – IX Seminario Nazionale, Roma – Ministero Istruzione 10 e 11 febbraio 2007 – “Rom/Sinti e le Metropoli”.
23
http://www.errc.org/Links_index.php
24
Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e Sinti in Lombardia, Rapporto 2006, Capitolo 3, a cura di Maurizio Ambrosini e
Antonio Tosi, Fondazione ISMU, Milano.
25
L’attendibilità è diversa per i diversi tipi di insediamenti. Il punto critico riguarda il grosso numero di piccoli insediamenti familiari su
terreni di proprietà della famiglia, che rappresentano uno dei principali sviluppi delle strategie insediative in questi anni anche in
Lombardia. La difficoltà di identificare queste presenze, che in molti casi comportano elementi di irregolarità, influisce sull’attendibilità
delle informazioni relative a questo tipo di insediamenti (in molti casi ascrivibili alla tipologia “insediamento irregolare”). L’indagine è
stata svolta attraverso l’invio di un questionario ai comuni con la verifica e integrazione delle informazioni attraverso contatti con gli
operatori ed esponenti di associazioni attive sul territorio. La copertura dei comuni è stata superiore all’80%. Per Milano città i dati
utilizzati sono quelli del “censimento” condotto dalla Polizia locale nel 2005 nelle aree occupate abusivamente da cittadini
extracomunitari, aggiornati con i dati dei Servizi sociali del comune relativi al 2006. Questi dati sono stati integrati sulla base delle
informazioni fornite dall’Opera Nomadi di Milano e dalla Caritas ambrosiana. Le stesse associazioni hanno anche fornito informazioni
sulle presenze in alloggi convenzionali.

15
abitanti di insediamenti). In Lombardia dunque un totale di circa 11mila persone, e in ogni caso si
tratta di cifre sottostimate26.

Tabella n. 1 – Insediamenti per tipo e area territoriale


tipo di insediamento
Insediamenti

segnalati alloggi
abitanti

regolare regolare segnalati giostrai


irregolare n.d. convenzionali
Provincia stabile temporaneo

n.
insed. abit. insed. abit. insed. abit. insed. abit. n. comuni pop. pop.
comuni
Bergamo 14 323 7 230 2 30 5 63 0 0 5 245 7 75
Brescia 36 748 23 603 5 38 8 107 0 0 4 283 7 187
Como 1 5 0 0 0 0 1 5 0 0 0 0 0 0
Cremona 9 205 6 150 2 35 1 20 0 0 2 84 2 35
Lecco 3 54 1 13 1 26 1 15 0 0 0 0 3 51
Lodi 2 12 0 0 0 0 2 12 0 0 2 22 10 282
Mantova 6 154 4 119 0 0 2 35 0 0 4 62 3 67
Milano 77 1.843 19 459 3 42 53 1.272 2 70 8 55 20 303
Pavia 24 758 10 524 1 0 13 234 0 0 3 44 4 62
Sondrio 1 10 0 0 1 10 0 0 0 0 0 0 3 35
Varese 23 704 4 275 1 34 18 395 0 0 5 58 5 31
Comune
45 3.680 13 1.690 0 0 32 1.990 0 0 1 150 1 300
Milano
Totale 241 8.496 87 4.063 16 215 136 4.148 2 70 34 1.003 65 1.428

La distribuzione territoriale ovviamente è molto disomogenea, con una maggiore presenza


nell’area milanese e nelle aree contigue. La sola Milano conta infatti 45 insediamenti, con 3.680
presenze circa, mentre in provincia di Milano ne risultano 77 per un totale di 1.843 presenze.

Figura n. 3 – Rom e Sinti, popolazione stimata per province

Per quanto riguarda i tre tipi di insediamenti (“irregolari permanenti”, “regolari permanenti”, regolari
temporanei”) le tabelle di seguito riportate forniscono diverse indicazioni. Le principali:
- Tab. 2. tipologie abitative: la roulotte e il camper sono ancora (con l’eccezione di Milano) la
sistemazione prevalente: sono presenti nel 76% degli insediamenti;
- Tab. 3. proprietà dell’area: un terzo degli insediamenti si trovano in aree di proprietà pubblica,
quasi metà sono in aree di proprietà di chi vi abita: il dato documenta lo sviluppo del “campo
familiare” che si è verificato in questi anni (che ha interessato in particolare alcune province:

26
Cfr. nota 30.

16
Varese, Milano provincia, Brescia). Gli insediamenti in aree pubbliche, che sono di maggiori
dimensioni, ospitano quasi il 60% dei Rom e dei Sinti presenti in Lombardia;
- Tab. 4. gruppi: quasi due terzi degli insediamenti sono abitati da Rom; due soli casi di
insediamenti misti di Rom e Sinti sono stati registrati:
- Tab. 5. nazionalità: oltre la metà degli insediamenti ospita soltanto italiani27.

Tabella n. 2 – Tipo di insediamento e tipologia abitativa (percentuali)28


Tipologia camper e case/ numero
baracche camper camper e case n. d. totale
insediamento baracche immobili insediamenti
regolare
1,1 46,0 13,8 18,4 10,3 10,3 100,0 87
stabile
regolare
0,0 75,0 6,3 0,0 0,0 18,8 100,0 16
temporaneo
irregolare 10,3 33,8 21,3 15,4 14,7 4,4 100,0 136
n.d. 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 100,0 100,0 2
Totale 6,2 40,7 17,4 15,4 12,0 8,3 100,0 241

Tabella n. 3 – Tipo di insediamento e proprietà dell’area (percentuali)


privata di privata di
Tipologia pubblica n.d. numero
chi altri totale
insediamento insediamenti
vi abita
regolare stabile 43,7 46,0 6,9 3,4 100,0 87
regolare
87,5 6,3 0,0 6,3 100,0 16
temporaneo
irregolare
22,1 57,4 15,4 5,1 100,0 136
stabile
n.d. 0,0 0,0 0,0 100,0 100,0 2
Totale 34,0 49,4 11,2 5,4 100,0 241

Tabella n. 4 – Tipo di insediamento e gruppi di appartenenza (percentuali)


Tipologia numero
rom sinti entrambi n.d. totale
insediamento insediamenti
regolare stabile 37,9 47,1 1,1 13,8 100,0 87
regolare temporaneo 31,3 43,8 0,0 25,0 100,0 16
irregolare stabile 72,1 19,9 0,7 7,4 100,0 136
n.d. 50,0 50,0 0,0 0,0 100,0 2
Totale 56,8 31,5 0,8 10,8 100,0 241

Tabella n. 5 – Tipo di insediamento e nazionalità (percentuali)


Tipologia numero
italiani stranieri entrambi n.d. totale
insediamento insediamenti
regolare stabile 65,5 20,7 6,9 6,9 100,0 87
regolare temporaneo 75,0 6,3 0,0 18,8 100,0 16
irregolare stabile 41,2 50,0 5,1 3,7 100,0 136
n.d. 50,0 50,0 0,0 0,0 100,0 2
Totale 52,3 36,5 5,4 5,8 100,0 241

27
“Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e Sinti in Lombardia”, Rapporto 2006, Capitolo 3.
28
Ibidem, pagg .62-65.

17
2.4. Approfondimento: gli insediamenti di Milano e provincia

Prima di descrivere la situazione insediativa nel comune di Milano, riportiamo alcune informazioni
tratte dal censimento quantitativo effettuato dalla Provincia di Milano pubblicato nell’estate 200629.
La rilevazione è stata effettuata nel 2005 relativamente al territorio provinciale, città di Milano
esclusa; la particolarità di questo caso, la sua consistenza, richiedono infatti una trattazione a
parte.

La Provincia di Milano
Anche qui occorre premettere la difficoltà di raccogliere i dati, specie nei contesti di irregolarità.
I Comuni che hanno risposto al censimento sono stati 154 su 18930.
Il censimento provinciale non è comparabile con quello effettuato dall’ISMU (la raccolta dei dati da
parte della provincia è avvenuta un anno prima (2005); i comuni che hanno risposto non sono gli
stessi censiti dall’ISMU; i parametri adottati sono stati diversi; tuttavia tale rilevazione è importante
in quanto fornisce informazioni interessanti sugli aspetti relativi alla distribuzione del fenomeno
sul territorio provinciale di Milano.
Il comune con il maggior numero di insediamenti risulta essere Corbetta con 9 insediamenti
registrati come “non regolari”; si tratta però di insediamenti molto piccoli, che singolarmente non
superano i 5 abitanti.
Più significativa è invece la presenza nei Comuni di Sesto San Giovanni, Pioltello, Garbagnate
Milanese, Rho e Cernusco sul Naviglio dove, si concentra oltre il 75% della popolazione Rom di
tutta la provincia, peraltro in condizione di instabilità.
Significativi sono inoltre gli insediamenti, questa volta regolari, dei comuni di Buccinasco e
Lissone, che con un insediamento regolare e permanente a testa raccolgono oltre il 50% della
popolazione sinti.
A questi dati, confermati anche dalle Polizie Locali, vanno aggiunte alcune informazioni messe a
disposizione dall’Opera Nomadi. Ci viene, infatti, segnalata presenza di insediamenti Rom nei
comuni di Boffalora, Trezzo, Agrate Brianza, Rozzano, Locate Triulzi, Settimo; inoltre sappiamo
della presenze di insediamenti sinti nei comuni di Monza e Solaro. Si tratta di piccoli insediamenti,
che non superano le 40-50 presenze in totale31.

Il censimento inoltre, descrive i fenomeni insediativi dividendo la popolazione rom da quella sinta.

La popolazione rom32
La popolazione rom censita dalla Provincia di Milano è all’incirca di 1149 persone di cui 1106
vive all’interno di un insediamento non regolare33;
I minori sono all’incirca 362 e corrispondono al 31% della popolazione totale censita. Questo
dato dimostra l’alta percentuale di minori tra i Rom e Sinti che supera quella registrata per i
bambini stranieri (non più del 20%).
Come già segnalato in precedenza i Comuni aventi il più alto numero di Rom tra i propri abitanti
sono quelli di Sesto San Giovanni, di Pioltello, Garbagnate e Rho. La presenza di Rom aumenta in
corrispondenza di centri abitati maggiori, in particolare nelle vicinanze della città di Milano34, e
tende a diminuire nei centri più piccoli.
Per quanto riguarda le cittadinanze possiamo notare che solo in un caso troviamo Rom con
cittadinanza straniera in insediamenti regolari: si tratta di uno dei due insediamenti del comune di
Vittuone, per altro regolare solo in parte, popolato di Rom italiani e stranieri in percentuali rispettive
del 40% e 60%.

29
Censimento popolazioni Rom e Sinti – Osservatorio per le Politiche Sociali – Provincia di Milano – 2006, a cura della Dr.ssa Marta
Lovison Ufficio Dati area Minori e Immigrazione – Servizio Osservatorio per le Politiche Sociali.
30
“A causa della complessità dell’argomento trattato e delle caratteristiche delle popolazioni censite, i dati di seguito riportati non
possono essere ovviamente considerati definitivi; sono comunque gli unici dati, a nostra disposizione, provenienti dalle Amministrazioni
Comunali e possono indubbiamente essere considerati buon indicatore di un fenomeno di cui è difficile avere una stima definitiva”.
31
Dal censimento della Provincia di Milano, anno 2006, op. citata.
32
Ibidem.
33
Confrontando i dati con quelli della ricerca ISMU di cui al Cap. precedente, risulta che in un anno le presenze negli insediamenti della
provincia sono aumentate fino a 1843 unità.
34
Un esempio è rappresentato dal campo di Via Monte Bissino ai confini del Comune di Baranzate di Bollate con Milano

18
Tutti gli altri Rom di cittadinanza straniera vivono in insediamenti registrati come non regolari, sia
per quanto riguarda le norme urbanistiche e/o di edilizia, sia per quanto riguarda l’occupazione di
spazi non meglio identificati. Per quanto riguarda la popolazione Rom avente cittadinanza italiana,
questa si distribuisce equamente in situazioni di regolarità e probabile irregolarità.
Questa situazione è indicativa dei processi di integrazione temporale di questa popolazione: come
per i Sinti, anche le popolazioni Rom di più vecchio insediamento cominciano a vivere in situazioni
di regolarità, sia di permanenza che abitativa, ma la maggioranza vive ancora in condizioni di
profonda precarietà.

La popolazione sinti35
Il censimento mostra che la popolazione sinti in provincia si aggira intorno alle 500 persone. Di
queste meno del 15% (una cifra che corrisponde a 70 persone) vivono in condizioni di irregolarità e
in particolare in due campi: quello di Boffalora sopra Ticino e quello di Senago.
La percentuale di minori è molto alta: circa il 30% (per un totale di circa 150 bambini-ragazzi).
I Sinti si dividono per la maggior parte in due insediamenti di grandi dimensioni: quello del Comune
di Lissone e quello situato sul territorio di Buccinasco. Il resto della popolazione si distribuisce in
modo più o meno omogeneo nei restanti comuni.
Per quanto riguarda la cittadinanza di appartenenza i dati rilevati confermano che i Sinti, data la
presenza più antica, hanno quasi tutti acquisito la cittadinanza italiana (solo il Comune di Senago
ci segnala una presenza di Sinti stranieri, insediati in un campo non regolare) e nella maggior parte
dei casi vivono in situazioni di regolarità di insediamento. Anche le condizioni abitative sembrano
essere migliori: tutti gli insediamenti sono infatti composti da case prefabbricate o immobili
preesistenti riusati, non risultano segnalazioni di Sinti abitanti in baracche, camper o roulottes;
questo dato, come quello della cittadinanza, può essere letto come indicativo di una maggiore
stabilità insediativa.

La situazione nella città di Milano


Gli insediamenti nel Comune di Milano, secondo i dati del Rapporto ISMU 200636, sono 45 per un
totale di circa 4.130 persone. Questi valori comprendono le 150 unità che abitano in case
convenzionali e i 300 giostrai segnalati (di cui è incerta la sovrapposizione con gli abitanti di
insediamenti).

Tabella n. 6 – distribuzione della popolazione Rom-Sinti nel Comune di Milano per tipo di insediamento
tipo di insediamento
Insediamenti

segnalati
segnalati
abitanti

regolare regolare alloggi


irregolare n.d. giostrai
stabile temporaneo convenzionali

n. n.
insed. abit. insed. abit. insed. abit. insed. abit. pop. pop.
comuni comuni
Milano
45 3.680 13 1.690 0 0 32 1.990 0 0 1 150 1 300
Comune

La maggioranza di essi è di cittadinanza italiana. A Milano, su di una popolazione residente di


1.304.26337, gli zingari sono poco più dello 0,3%.
In rapporto alla popolazione straniera censita alla stessa data (170.000) sono il 2,4%.

Come si vede nella tabella n. 6, a fronte di 13 insediamenti regolari e stabili, troviamo ben 32
situazioni di irregolarità, ma il dato che colpisce (parlando di un popolo tradizionalmente nomade) è
che non risultano campi regolari a carattere temporaneo.

35
Dal censimento della Provincia di Milano, anno 2006, op. citata.
36
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto
2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007.
37
Dati Comune di Milano, aggiornati al 2006.

19
Gli insediamenti comunali autorizzati
Riportiamo qui di seguito alcune informazioni sugli insediamenti stabili presenti sul territorio
comunale38, segnalando che le differenti situazioni di tali insediamenti e le difficoltà di rilevazione
delle informazioni determinano, in alcuni casi, un diverso livello di approfondimento.

Campo di Via Idro


Anno di nascita del campo 1989 – Zona decentramento 2 – Mq 20.000 circa.
E’ in fase di ristrutturazione. Ogni nucleo familiare dispone di un servizio igienico, le piazzole sono
ben definite, da tempo non ci sono occupazioni abusive dell’area. Gran parte dei minori
frequentano le scuole della zona. All’interno del campo è sorta nel 1990 la “Laci Buti“ (buon
lavoro), una cooperativa sociale che attualmente occupa tre squadre di Rom del campo (c.a 15
persone.) in appalti pubblici di manutenzione del verde.
Abitanti: Cittadini Italiani di origine Rom che non praticano più da tempo il nomadismo presenti in
Italia da almeno mezzo secolo. Famiglie 29 – Persone 116 – Minori 47 – Anziani 1.
Lavoro: Oltre ai soci della cooperativa vi sono 2 lavoratori dipendenti.
Scuola: Materna 5 bambini – Elementare 19 – Medie inferiori 11.
Mediazione Culturale: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali all'interno della
scuola elementare di zona.
Strutture: all’interno del campo vi sono un Centro Polifunzionale in muratura e una serra di 250
mq, non più funzionante, di proprietà della coop. Laci Buti.

Campo di Via Bonfadini


Anno di nascita del campo 1987 – Zona decentramento 4 – Mq 5.000.
Nel corso degli anni all’interno del campo i Rom hanno edificato casette in muratura. La
popolazione è aumentata notevolmente per i numerosi matrimoni e le nuove nascite. Nel campo
ora non c’è quasi più spazio. Infatti, limitrofo al campo comunale è sorto un insediamento di 8
famiglie di Rom harvati per un totale di 31 persone con prefabbricati e roulottes. Il contratto
stipulato con il Comune era valido fino al 2000, ma le famiglie sono rimaste sull’area. Gran parte
dei minori frequentano le scuole ed è sorta una cooperativa sociale: la “Romano Drom”.
Abitanti: cittadini con cittadinanza italiana di origine rom che non praticano più da tempo il
nomadismo, originari dell'Abruzzo, emigrati a Milano negli anni '60. Famiglie 29 – Persone 129 –
Minori 40 – Anziani 1 – Invalidi civili 1.
Lavoro: dipendenti 4 persone; autonome 2 persone.
Scuola: Materna 5 bambini – Elementare 2 – Media inferiore 3.
Mediazione Culturale e Sanitaria: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali
all'interno della scuola elementare e 1 donna lavora come mediatrice sanitaria presso il
Consultorio familiare.

Campo di Via Martirano


Anno di nascita del campo 1987 – Zona decentramento 7 – Mq 7000.
Si trova in aperta campagna, molto isolato. Dispone di un solo blocco di servizi igienici. I minori
frequentano le scuole, ma la situazione complessiva con la zona circostante è conflittuale,
soprattutto per la presenza di altri Rom che attuano occupazioni abusive.
Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine rom che non effettuano più da tempo il nomadismo.
Sono presenti in Italia da oltre mezzo secolo. Famiglie 22 – Persone 93 – Minori 41 – Anziani 2 (1
è pensionato sociale) – Invalidi Civili 3 di cui 2 sono minori.
Lavoro: autonomi 2 persone.
Scuola: Materna 11 bambini – Elementare 14 – Media Inferiore 13 – Media superiore 1
(ragioneria).
Mediazione Culturale: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali all'interno della
scuola elementare di zona.

38
Comune di Milano, Settore Acquisti di Beni e Servizi – Settore Adulti in Difficoltà “Affidamento del servizio di gestione sociale delle
aree abitative comunali per cittadini di origine rom e sinti – periodo 2008/2011”.

20
Campo di Via Negrotto
Anno di nascita del campo 1968 – Zona di decentramento 8 – Mq 10.000.
E’ stato ristrutturato nell’anno 2000. Con la ristrutturazione si è dotata ogni famiglia di un blocco di
servizi igienici con doccia e questo ha migliorato la situazione igienico sanitaria. La popolazione è
stabile.
Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine rom harvati che non praticano più da tempo il
nomadismo. Sono in Italia da oltre mezzo secolo. Famiglie 18 – Persone 84 – Minori 32 – Anziani
3 di cui 1 è pensionata sociale.
Lavoro: dipendenti 1 (operaia pulizie); autonomo 1 (arrotino).
Scuola: Materna 3 iscritti – Elementare 10 – Media Inferiore 3. Non vi sono realtà organizzate del
privato sociale che intervengono sul campo ma unicamente 2 suore che conducono da anni un
laboratorio di taglio e cucito.

Campo di Via della Chiesa Rossa


Anno di nascita del campo 2000 – Zona di decentramento 5 – Mq 13.000.
E’ stato realizzato nell’anno 2000 al fine di trasferire all’interno dello stesso numerose famiglie di
Rom harvati , presenti sul territorio cittadino da oltre quarant’anni. Il campo è suddiviso in quattro
aree, in quanto sono quattro le famiglie allargate che vi sostano (imparentate tra loro). Le
attrezzature sono ottime. Come in altri campi è sorta una cooperativa sociale formata dai Rom, la
“Nevi Bait”.
Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine Rom che non effettuano più da tempo il nomadismo.
Famiglie 42, Persone 158 – Minori 50 – Anziani 2 (pensionati sociali) - Invalidi civili 7 di cui 3 sono
minori.
Lavoro: dipendenti 7 (compresi in 2 famiglie).
Scuola: Materna 1 bambino – Elementare 21 – Media inferiore 7.
Mediazione Culturale: 3 donne del campo lavorano all'interno delle scuole elementari di zona
come mediatrici culturali.
Strutture: Il campo è dotato di un ottimo centro polifunzionale e di un campetto per il gioco del
calcio.

Campo di Via Impastato


Anno di nascita del campo 2004 – Zona decentramento 4 – Mq 2.500.
Nel campo di via Impastato i Rom hanno posizionato fabbricati (facilmente rimovibili e non ancorati
a terra) e delimitato le aree occupate con reti da giardino. Si tratta di una sola famiglia allargata
con una buona integrazione sociale.
Abitanti: cittadini italiani di origine rom che non praticano più da tempo il nomadismo. Famiglie 11
– Persone 31 – Minori 9 – Anziani 2 (pensionati) di cui 1 invalido civile.
Lavoro: dipendenti 6 persone di cui 3 part-time; autonome 4 persone.
Scuola: Materna 3 bambini – Elementare 3 – Medie Inferiori 1 – Media Superiore1 (elettricista).

Campo di Via Novara


Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 7 – Mq. 3.000 circa.
Trattandosi di famiglie numerose le stesse, accanto ai container messi a disposizione
dall’Amministrazione comunale, hanno edificato abusivamente.
Abitanti: si tratta di cittadini Macedoni e Kosovari di origine rom, non più nomadi, presenti a Milano
dalla seconda metà degli anni ‘90. Famiglie 40 – Persone 233 – Minori 116 (63 Kossovari e 53
Macedoni).
Lavoro: dipendenti 21 (molti part-time e lavori precari).
Scuola: Materna 7 bambini – Elementare 34 – Media inferiore 14 – Media superiore 1 (+1 scuola
professionale).

Campo di Via Rogoredo


Anno di nascita del campo 2003 – Zona di decentramento 4.
Abitanti: 30 Rom Harvati con cittadinanza italiana.

21
Campo di Via Triboniano 112
Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 8.
Abitanti: 48 Rom Harvati con cittadinanza straniera.

Campo di Via Triboniano 110


Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 8.
Il campo è stato realizzato per porre fine all’insediamento abusivo di via Barzaghi. Il progetto
comunale prevede strutture per 25 famiglie, mentre attualmente ve ne sono il doppio. Vi sono
tensioni dovute al sovraffollamento. La gestione del campo è affidata a Opera Nomadi. Il campo è
posto dopo il cimitero Maggiore, molto distante da altre zone abitate. Le famiglie rom vivono in
vecchie roulotte e in baracche costruite con materiale di recupero, prive di requisiti minimi di
vivibilità: dal punto di vista igienico-sanitario il Comune di Milano ha provveduto alla fornitura di
servizi chimici il cui numero è però largamente insufficiente, l’area in cui sono insediati è cosparsa
di rifiuti che nel corso del tempo si sono accumulati rappresentando un grave pericolo per la salute
e l’incolumità soprattutto dei minori. Questa situazione è ulteriormente aggravata dall’incostante
presenza d’acqua: le condizioni di vita estremamente precarie nelle quali si trovano a vivere i Rom
si ripercuotono in modo particolarmente negativo sui minori. La frequenza dei bambini Rom alla
scuola dell’obbligo è varia: per alcuni alunni la frequenza è costante, mentre per altri è discontinua.
Abitanti: 170 Rom Harvati con cittadinanza straniera – Famiglie 50.

Campo di Via Barzaghi


Anno di nascita 2004 – Zona di decentramento 8.
Recentemente ampliato.
Abitanti: 130 Rom Rumeni con cittadinanza straniera.

Campo roulottes di Via Triboniano


Area in via di definizione
Abitanti: 250 Rom Rumeni con cittadinanza straniera.

Così il Rendiconto di gestione del Comune di Milano, anno 2006: «i campi comunali attrezzati, con
esclusione dei tre campi collocati in Via Triboniano/ Barzaghi, la cui ristrutturazione è avvenuta a
fine 2006, sono stati gestiti avvalendosi di due convenzioni con Cooperative Sociali formate da
zingari che hanno svolto compiti di custodia e piccola manutenzione. Per il campo di Via Novara,
abitato da Rom macedoni e kossovari si è incaricata del coordinamento la Fondazione Caritas.
L’insieme delle attività svolte: l’azione degli operatori dell’ufficio nomadi del comune, l’opera di
mediazione sviluppata attraverso operatori nomadi e gli interventi per i minori, hanno permesso un
miglioramento dei rapporti tra Rom e cittadini, l’aumento della scolarizzazione dei minori, un
incremento degli inserimenti nel mondo del lavoro e il consolidarsi dell’esperienza delle
cooperative sociali formate da zingari sorte nei campi di Via Idro, Bonfadini e Chiesa Rossa. Per la
gestione dei campi e per le altre attività quali: borse di studio, convenzioni con le cooperative
sociali, Caritas e Opera Nomadi per il coordinamento delle mediatrici culturali il costo complessivo
sostenuto dal Comune di Milano nel 2006 è stato di 412.000,00 Euro»39.

Come si vede nella cartina che segue, gli insediamenti si sono concentrati nelle zone periferiche
della città, con una maggiore incidenza a nord-ovest (zone 7 e 8 ).
Accanto a quelli cosiddetti regolari «…si sono sviluppate, spesso spontaneamente, altre soluzioni
abitative, in genere all’insegna della provvisorietà o dell’abusivismo: parcheggio di roulottes in
terreni di proprietà, costruzioni spontanee, insediamenti non autorizzati su aree pubbliche, ecc.
Anche quando queste pratiche riescono ad evolvere verso soluzioni stabili e dignitose, devono fare
i conti con il problema delle licenze edilizie e con quello dell’ostilità dei vicini, benché si tratti
spesso di zone agricole distanti dalle abitazioni. (…) Proprio l’organizzazione degli insediamenti
“temporanei”, con la parallela difficoltà di trovare altre aree di sosta, tende a far diventare
permanenti soluzioni che dovrebbero essere provvisorie, istituisce sovente grandi contenitori

39
Relazione al rendiconto della gestione 2006 del Comune di Milano, ex art. 151 D.lgs. n. 267/2000.

22
difficili da controllare e gestire, obbliga alla convivenza forzata famiglie e gruppi spesso fra loro
ostili»40.

Mappa di localizzazione dei campi nomadi a Milano


(Autorizzati/Abusivi/di Proprietà)

Via Chiesa Rossa

Abusivi area mercato


comunale
Abusivi nel Campo
Comunale
Via V. Negrotto, 23
Barzaghi Proprietà nom., contenzioso
V. Paradisi
V. Triboniano, 110 -112 Abusivi Via Sturzo
Proprietà nom. V. Stephenson
V. Idro, 62
Abusivi area AMSA
Concessione com.
V. Cascia
V. Novara, 523
Via Rogoredo
Baggio
Via Impastato
Fuoriusciti V. Novara
Abusivi
Proprietà nomade
area AMSA v. Zama
V. Martirano

Proprietà nom.,
confine Cusago V. Bonfadini, 39

Abusivi nel Campo V. Martirano, 71


Comunale Abusivi svincolo
Tangenziale
Affitto demaniale, v.
Abusivi V.le Cassala S. Abbondio
Proprietà nomade, vicino campo comunale

Chiesa Rossa, 351 Abusivi in area privata


V. Vaiano Valle
Abusivi in area privata
V. Boffalora

CAMPI COMUNALI ATTREZZATI


Affitto demaniali,v. O
ALTRI CAMPI
Fonte: www/milano.istruzione.lombardia.it/intercultura

40
Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per
l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007. pag. 224.

23
3. L’istruzione dei minori e degli adulti

Spesso Rom e Sinti presentano bassi livelli d’istruzione tanto che la scarsa comprensione della
lingua italiana orale e l’analfabetismo rappresentano uno dei maggiori ostacoli all’integrazione. Ma
in molti casi gli adulti tendono a considerare queste difficoltà come un problema che riguarda solo i
minori, “se si riesce a superare la sospettosa diffidenza del Rom adulto, si sente spesso ripetere la
stessa frase: “Io me la cavo a modo mio e così continuerò ormai. Ma fate qualcosa per questi (e il
gesto indica i bambini, i preadolescenti); loro, non è giusto che vadano avanti così”. I progressi
della scolarizzazione sono legati anche a questo; se appena possono fermarsi, mandano i bambini
a scuola, fanno conseguire loro la licenza elementare. Il numero dei ragazzi e delle ragazze che
frequentano regolarmente le medie fino al conseguimento della licenza aumenta”41.
Purtroppo però la mancanza di comunicazione e la diffidenza reciproca, tra il mondo dei Rom, la
scuola e le istituzioni in genere, possono creare forti ostacoli all’innalzamento dei livelli d’istruzione
anche quando vi è da parte dei bambini un forte desiderio di vivere l’esperienza scolastica, da parte
delle famiglie la consapevolezza dell’importanza di tale scelta e da parte della scuola la volontà di
accoglierli e collaborare.

3.1. Politiche, disposizioni e raccomandazioni

La politica scolastica a favore di Rom e Sinti si è sviluppata, a livello nazionale, fin dagli anni
Sessanta, quando il Ministero della Pubblica Istruzione ha stipulato una convenzione con Opera
Nomadi e con l’Università di Padova ed ha avviato l’esperienza delle classi speciali per bambini
zingari, denominate “Lacio drom” (buon cammino).
Nel corso degli anni successivi questa esperienza è stata oggetto di revisione critica fino a che le
classi speciali sono state definitivamente soppresse per indirizzare tutta la popolazione zingara in
età scolare verso le classi normali, pur riconoscendo l’importanza di introdurre un insegnante di
sostegno con la funzione di mediazione fra la scuola e l’ambiente esterno. Inoltre nel 1986 il
ministero ha disdetto la convenzione con Opera Nomadi, assegnando tutte le competenze in
materia alle istituzioni scolastiche e stabilendo il principio fondamentale secondo cui “la scuola
costituisce sì un obbligo per tutti i bambini rom ma lo Stato, dal canto suo, ha il compito di favorire
in tutti i modi l’espletamento di quest’obbligo”42.
Verso la fine degli anni Ottanta si è affermata la prospettiva interculturale43, tuttavia nella pratica
questo tipo di educazione, “soprattutto per quanto riguarda la scolarizzazione dei bambini rom e
sinti, non ha provocato quei radicali cambiamenti che era lecito aspettarsi da tanti proclami:
nonostante alcuni indubbi successi, restano molti problemi. E la ragione principale di questa
situazione è l’assenza di una politica concertata e globale, della quale la scolarizzazione, ancorché
di importanza fondamentale, dovrebbe costituire soltanto una parte”44.

Con una risoluzione del 1975, contenente raccomandazioni sulla situazione sociale dei
nomadi in Europa, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa riconosce che: “Il basso livello di
frequenza scolastica dei figli dei nomadi ostacola gravemente le loro possibilità di progresso
sociale ed economico”.
Pertanto per quanto riguarda la scolarizzazione, l’orientamento e l’istruzione professionale:
“1. La scolarizzazione dei bimbi nomadi sarà promossa con i metodi più adatti, i quali devono
tendere al loro inserimento nelle classi comuni.
2. Allo stesso tempo, ove sia necessario, si promuoverà l'istruzione generale degli adulti, ivi
compresa l'alfabetizzazione.
3. I nomadi e i loro figli dovrebbero poter effettivamente accedere alle varie istituzioni esistenti per
l'orientamento, l'addestramento e la riconversione professionale.

41
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto
2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano marzo 2007, p. 28.
42
Ibidem.
43
In contrapposizione ad una scuola orientata prevalentemente in modo monoculturale, la prospettiva interculturale propone una prassi
pedagogica per l’inserimento attivo degli stranieri nella scuola ed un ripensamento degli insegnamenti. L’obiettivo è quello di sviluppare
negli alunni procedimenti mentali che cerchino di unificare saperi diversi e farli dialogare fra loro, con l’introduzione anche di nuove
materie indispensabili per far fronte alla mondializzazione dell’economia, della politica, della cultura o dell’informazione (come l’inglese,
l’informatica, usi e costumi stranieri, l’educazione civica, ambientale, dei diritti dell’uomo, ecc.).
44
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto
2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano marzo 2007, p. 28.

24
4. Nell'ambito dell'ordinamento e dell'istruzione professionale si terrà sempre il massimo conto
delle abilità naturali”45.

In una risoluzione del 1993, riguardante invece ruolo e responsabilità delle autorità locali e
regionali, la Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali d'Europa invita le autorità locali
e regionali: “ad adottare le misure necessarie mediante un approccio globale per facilitare
l'integrazione dei Rom e dei Sinti nella comunità locale, nei settori dell'istruzione, delle aree di
sosta, della salute, del sostegno all'espressione ed allo sviluppo della loro dignità e cultura”.
E chiede al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa di incaricare il Consiglio della
Cooperazione Culturale:
“a) di intensificare il lavoro svolto da una decina di anni a questa parte mediante attività di
pubblicazione ai fini della formazione e informazione nell'ambito della scolarizzazione e della
formazione dei bambini e dei giovani rom e sinti;
d) di approfondire la riflessione sulla questione rom e sinta, specificamente nel quadro del nuovo
progetto "Democrazia, Diritti dell'uomo, Minoranze: aspetti educativi e culturali";
e) di considerare la possibilità di promuovere un Itinerario Rom e Sinto Europeo in seno al
programma Itinerari Culturali Europei”46.

Nella vigente legge regionale della Lombardia che dal 1989 disciplina l’“Azione regionale per la
tutela delle popolazioni appartenenti alle «Etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi»”,
vengono previste iniziative in campo scolastico e professionale:
“1. Ferme restando le competenze istituzionali dei soggetti preposti ai diversi tipi di intervento, per
la realizzazione del piano triennale, in campo scolastico e professionale, la Regione, sentita la
consulta per il nomadismo, attraverso il competente settore regionale può stipulare apposite
convenzioni con i comuni, maggiormente interessati al fenomeno del nomadismo, al fine di
realizzare iniziative congiunte.
2. Le iniziative congiunte comportano il concorso finanziario dei comuni che provvedono alla loro
gestione”.
E con riferimento ad un piano degli interventi si dispone che questo comprenda delle azioni volte a:
“favorire l'inserimento scolastico e la formazione professionale dei giovani nomadi, nonché
l'alfabetizzazione degli adulti ivi compreso il bando di borse di studio riservate per la frequenza ai
corsi di formazione professionale correlati ad attività tipiche dei nomadi e l'accesso a provvidenze
per la frequenza alle scuole medie superiori e all'università”47.

45
Risoluzione (75) 13 contenente raccomandazioni sulla situazione sociale dei nomadi in Europa. Adottata dal Comitato dei Ministri del
Consiglio d'Europa il 22 maggio 1975 (durante la 245a riunione).
46
Risoluzione 249. I Rom e i Sinti in Europa: ruolo e responsabilità delle autorità locali e regionali, adottata dal Consiglio d'Europa
(Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali d'Europa, Strasburgo 16 e 18 marzo 1993) il 18 marzo 1993, durante la 20°
sessione.
47
Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 77 “Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle «Etnie tradizionalmente
nomadi e seminomadi»”, art. 5 e art. 14.

25
3.2. Scuola ed educazione nella quotidianità degli insediamenti lombardi

Le ragioni che spingono gli abitanti degli insediamenti nomadi a relazionarsi con ciò che li circonda
sono: la necessità di lavorare e di fare la spesa, le esigenze sanitarie ed anche quelle che hanno a
che vedere con l’istruzione dei bambini.
Nella cultura dei popoli zingari, la famiglia e la comunità assumono un’estrema importanza
educativa. È attraverso la famiglia che i bambini imparano rapidamente a capire le relazioni sociali,
vengono educati alla vita di gruppo ed alle relazioni interpersonali alle quali si assegna la massima
importanza; vengono educati alla capacità d’iniziativa, sollecitati a sviluppare comportamenti
esplorativi e la responsabilità viene valorizzata in un quadro flessibile, senza mai imporre orari
rigidi né costrizioni particolari. Il controllo è compito dell’intero gruppo e i comportamenti dei
bambini sono indirizzati ad una precoce autonomia. Solitamente verso i dodici anni i figli danno un
importante contributo alle attività dei loro genitori che completano la loro formazione professionale
e sociale sempre all’interno delle famiglie e con l’aiuto del gruppo.
Le differenze fra questo modello educativo e quello proposto dalla scuola italiana sono evidenti e
possono indurre i genitori nomadi/zingari a percepire l’inserimento dei propri figli nei percorsi
scolastici come un problema: il timore che la scuola possa allontanarli dalla cultura di
appartenenza e che metta in discussione il ruolo formativo della famiglia estesa sono, talvolta, alla
base di atteggiamenti di “diffidenza”48.
I bambini, dal canto loro, spesso faticano ad accettare regole rigide, soffrono nel trattenere
sentimenti ed opinioni senza poterli esprimere immediatamente e stentano ad abbandonare lo
spirito d’iniziativa al quale sono abituati. L’istruzione primaria “costituisce uno degli spazi
problematici (…). Potremmo dire che il mondo della scuola, e la marginalità dei bambini rom
rispetto a esso, viene generalmente vissuto in maniera rassegnata e distante”49. Tra gli stessi
bambini la scuola è spesso vissuta con distacco e negli adolescenti maschi “emerge un modello di
comportamento contrassegnato dal “sentirsi diversi” dalla normalità dei coetanei gagé, (non rom)
quantunque le modalità espressive, l’abbigliamento e le abitudini televisive siano identiche. La
differente durata delle fasi della vita (esplicitata dalla precocità del matrimonio e della paternità,
elementi caratterizzanti il passaggio all’adultità), impone necessariamente una diversa percezione
della propria adolescenza e una presa di coscienza della propria specificità”50. Inevitabilmente
questi particolari aspetti dell’adolescenza vissuta dai ragazzi zingari hanno dei riflessi nel loro
rapporto con la scuola, istituzione educativa che appare aliena e distante dalle loro abitudini e dai
loro progetti futuri e spesso viene percepita come inutile.

In considerazione della non disponibilità di dati sulla frequenza scolastica e sulle ragioni che
favoriscono od ostacolano l’integrazione dei minori, abbiamo ritenuto utile riportare i dati del
Rapporto dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multi etnicità 200651 che contiene un
approfondimento qualitativo su alcuni campi nomadi. Pertanto pur senza pretese di
generalizzazioni quest’analisi consente di formarsi un’opinione su come i residenti dei campi
vivano il rapporto con le istituzioni scolastiche.

Gli insediamenti presi in esame nel precitato Rapporto sono52:


- campo comunale di Via Novara a Milano, con presenza di macedoni e kosovari sia regolari
sia irregolari, provenienti da un campo abusivo sgomberato da Via Barzaghi;
- campo di Via Monte Bisbino a Baranzate, costituito da abitazioni autocostruite su un terreno
di proprietà e abitato da Rom serbi khanijarjia perlopiù irregolari;

48
Cfr. in merito Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai
margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi
etnicità, Milano, marzo 2007, p. 210.
49
Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e
Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio
Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 110.
50
Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura
di), opera citata, p. 185.
51
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata.
52
La ricerca ha utilizzato il metodo etnografico, basato sull’osservazione partecipante, su interviste a testimoni privilegiati (in modo
particolare, operatori sociali impegnati sul campo), sulla raccolta di articoli di stampa e altro materiale documentario, su colloqui e
interviste non strutturate, sulla partecipazione ad alcuni momenti della vita delle popolazioni rom e sinte, sulla produzione autonoma di
materiale fotografico, e si è avvalsa della collaborazione di organizzazioni da tempo impegnate nel sostegno alle popolazioni rom e sinti.

26
- campo spontaneo di Via San Dionigi a Milano, abitato da Rom provenienti dalla Romania,
stabilitisi qui dopo l’incendio di un precedente insediamento;
- campo Sinti di Voghera, di cui, nel corso della ricerca, si è realizzato il trasferimento da un
insediamento irregolare ma tollerato nel centro della città, a un campo autorizzato e attrezzato
ai margini estremi del territorio comunale;
- insediamenti sparsi, di piccole dimensioni, nelle province di Mantova e Cremona
(Casalmaggiore), abitati da Sinti italiani.

Le principali osservazioni che emergono da queste analisi sono le seguenti:


• il primo grosso problema che si incontra nell’insegnamento ai bambini Rom e Sinti è di tipo
linguistico, sia nel caso di Rom e Sinti appena arrivati, sia nel caso di cittadini italiani, anche per
questi ultimi infatti l’italiano è una seconda lingua e in famiglia viene parlato esclusivamente il
romanes. Tanto che ad esempio nel campo di via Novara “un dato rilevante risulta essere quello
dell’alto tasso di difficoltà nel comprendere la lingua italiana sia scritta che orale e
dell’analfabetismo soprattutto tra i ventenni (…)”53. Le difficoltà che gli zingari devono affrontare
nel linguaggio non si limitano alla comprensione delle frasi in italiano ed alla loro formulazione,
ma sono relative a molteplici aspetti, alcuni dovuti ad esempio al fatto che la cultura zingara sia
solamente orale e l’appartenenza ad una comunità che non pratica la scrittura determina
modalità peculiari di sviluppo cognitivo;
• la maggior parte dei bambini non frequenta con regolarità la scuola, e quelli che lo fanno in molti
casi sono spinti dai genitori per ragioni che non riguardano la loro educazione, come ad esempio
la possibilità per gli adulti di non doversi occupare di loro per alcune ore o, come accadeva
spesso in passato, la speranza di ottenere il permesso di soggiorno (ex art. d.l. 286/1998);
• i bambini incontrano molte difficoltà nell’apprendimento all’interno del sistema scolastico e in
molti casi questo determina anche l’abbandono degli studi. Nell’insediamento di via San Dionigi,
ad esempio, “ne è un segnale evidente il fatto che i bambini che lo scorso anno erano iscritti alla
scuola media siano stati bocciati e che molti abbiano preventivamente abbandonato il percorso
scolastico”54. Dato che si conferma nei campi di Voghera dove “il rapporto con l’istituzione
scolastica diviene problematico nel passaggio alle medie a causa della mancanza di un sostegno
adeguato alle problematiche dei ragazzi sinti. Nessuno degli adolescenti presenti dopo la scuola
media ha proseguito negli studi”55;
• in qualche caso si rileva uno squilibrio tra il livello di frequenza di bambini e bambine, con una
maggior difficoltà per quest’ultime di poter frequentare la scuola. Nel campo di via Novara “la
proporzione di genere (…) vede le ragazze in netto svantaggio rispetto ai loro coetanei maschi.
Attualmente sono iscritti alla scuola elementare 38 bambini mentre due sono ancora in attesa di
essere inseriti; di questi quaranta 14 sono femmine mentre i restanti 26 sono maschi. (…) In
controtendenza rispetto alle generazioni precedenti, notiamo che le ragazze sono più propense a
proseguire gli studi dopo la terza media, questo dato potrebbe dipendere dal fatto che le stesse
hanno frequentato in Italia classi alte del ciclo elementare o l’intero ciclo delle scuole medie; le
ragazze che arrivate in Italia non hanno frequentato subito la scuola media inferiore
rarissimamente hanno in seguito conseguito la licenza media o proseguito gli studi dopo di
essa”56.

Tabella n. 7 - Carriera scolastica: alunni rom risiedenti al campo rom di via Novara
numero esito frequenza
scuola
iscritti promossi bocciati costante buona altalenante scarsa inesistente
elementari 37 36 1 1 23 9 3 1
medie
13 7 6 3 3 1 5 1
inferiori
Cfp e
7 3 4 3 1 3 -
superiori

53
Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini.
Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità,
Milano, marzo 2007, p. 160.
54
Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata p. 87.
55
Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura
di), opera citata, p. 185.
56
Ibidem.

27
Dai discorsi dei genitori, raccolti nel corso di alcune interviste nel campo di Via Monte Bisbino,
sembra sia prioritario che i bambini “imparino almeno a leggere e scrivere, poi il resto sembra
contare relativamente. (…) Il “saper leggere e scrivere” è il pacchetto-base di competenze che tutti
considerano essenziali e si aspettano che la scuola offra ai propri figli. Al di là di quello, la scuola
sembra rilevante soprattutto perché si prende carico per alcune ore del giorno dei figli”57. Inoltre,
come anticipato, vi sono ragioni culturali che rendono difficoltoso il rapporto di Rom e Sinti con il
sistema scolastico “il senso di sfiducia, che riflette più in generale il rapporto distante con ogni altra
istituzione dello Stato, e che costituisce un patrimonio condiviso dagli abitanti, si tramuta poi in
alcuni rapporti privilegiati con i pochi operatori scolastici che negli anni hanno insistito
nell’intrattenere rapporti con i figli (…). Questa personalizzazione del rapporto con le istituzioni, cui
va il merito di aver garantito nel tempo il consolidarsi di diversi rapporti tra figli, genitori e
insegnanti, rappresenta il lato pragmatico del rapporto asimmetrico e formale che si è costituito nel
tempo tra i cittadini-clienti-utenti rom dell’area di Via Monte Bisbino e le istituzioni scolastiche”58.

Per i genitori l’inserimento scolastico dei figli è difficoltoso non solo per ragioni di tipo culturale ma
anche economico ed organizzativo. Spesso infatti i bambini sono una risorsa in grado di dare un
contributo al sostentamento economico della famiglia, possono sbrigare le faccende di casa e
partecipare ai lavori utili allo svolgimento delle vita quotidiana. In alcuni casi l’inserimento
scolastico di più figli diventa difficoltoso poiché gli stessi, che potrebbero frequentare il medesimo
istituto, vengono assegnati a istituti diversi con tutti i disagi che ne conseguono. Nel campo di Via
Novara, ad esempio, “nel caso dell’anno scolastico 2006/2007 su dodici nuclei familiari con più figli
per nucleo inseriti alla scuola elementare, soltanto sette hanno potuto godere della possibilità di
inserire i figli nella stessa scuola. Se guardiamo gli inserimenti in prima elementare dell’anno
scolastico 2006/2007 soltanto 2 bambini su 5 sono stati inseriti in una scuola dove già andava un
fratello o una sorella. Il fatto di essere divisi in più istituti disincentiva i genitori a seguire i figli nel
loro percorso scolastico”59. Generalmente i genitori trovano molte difficoltà nello stabilire dei
contatti con il corpo docenti della scuola che i figli frequentano. Se poi i bambini vengono dislocati
in scuole diverse, il fatto di doversi interfacciare con più insegnanti rende particolarmente difficile la
partecipazione e la cura da parte dei genitori della carriera scolastica dei propri figli.

Esperienze in controtendenza sono quelle vissute nel campo di Via del Porto a Casalmaggiore
dove “sotto il profilo della scolarizzazione sembra che l’attività di integrazione dei bambini sinti
nella comunità cremonese abbia raggiunto risultati apprezzabili. I tassi di scolarizzazione sono
buoni, secondo quanto dichiarato dalla Onm60 e, a riprova dell’interesse reciproco per questo
tema, esiste un servizio di trasporto per i bambini che agevola la permanenza scolastica
dissuadendo l’abbandono. L’unico inconveniente segnalato è che il trasporto dei bambini non viene
effettuato direttamente al campo, ma sulla vicina tangenziale lasciando così esposti i bambini al
traffico veicolare. Tale servizio inoltre non copre che i livelli di istruzione inferiori riducendo
ulteriormente l’incentivo alla continuazione del percorso scolastico oltre le scuole dell’obbligo”61.

In alcuni casi, la consapevolezza dell’importanza di possedere il diploma della scuola media


inferiore, per ottenere un lavoro, può essere un utile stimolo e può contribuire a mutare
l’atteggiamento di rifiuto nei confronti del sistema scolastico. Un’esperienza simile si è verificata,
ad esempio, nel campo di Sinti italiani di Voghera, nel quale un ragazzo, per poter accettare un
contratto in regola offertogli da una ditta locale, ha deciso di intraprendere le scuole serali; “è
opportuno rilevare, in questo caso, il rinforzo della madre nel sostenere la necessità di ottenere il
diploma e l’esempio del padre, l’unico con un contratto di lavoro”62.
Nell’insediamento di Via San Dionigi invece “per quanto riguarda i ragazzi di età superiore ai 14
anni sia l’associazione Nocetum che la Casa della Carità stanno lavorando a organizzare il loro
inserimento nell’ambito di corsi professionalizzanti, e in particolare di quelli della durata di 150 ore

57
Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e
Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 111.
58
Ibidem.
59
Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), op. cit., p. 160.
60
Opera Nomadi di Mantova.
61
Andrea Molle, I nomadi di Mantova e Casalmaggiore: tra mediazione e intervento, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di),
opera citata, p. 198-199.
62
Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura
di), opera citata, p. 185.

28
(per meccanico, l’aiuto cuoco, l’elettricista) finanziati dal Fondo sociale europeo, integrandoli con
una preparazione centrata sull’insegnamento della lingua italiana”63.

3.3. Approfondimento: i minori Rom e Sinti e la scuola

In questo paragrafo il tema della scolarizzazione e delle pratiche educative viene approfondito
riportando uno studio sul contesto educativo nel quale sono inseriti i minori delle famiglie rom e
sinti in Lombardia. Vengono presentati alcuni dati tratti dal Rapporto 2006 dell’Osservatorio
regionale per l’integrazione e la multi etnicità, volti a quantificare i diversi aspetti delle esperienze
fatte dai minori ed analizzare in modo specifico le realtà di quattro province lombarde64.

Scolarizzazione in Lombardia
Il Rapporto dell’Osservatorio evidenzia che, nell’anno scolastico 2005-06, i minori iscritti nelle
scuole lombarde sono stati 1.631. Tuttavia, non sono disponibili informazioni che permettano di
cogliere il successo o l’insuccesso scolastico dei minori rom e sinti nomadi che risultano iscritti ai
diversi gradi di scuola e, non conoscendo con esattezza il totale di tali minori presenti nella nostra
regione, non possiamo nemmeno sapere quale sia il livello complessivo di scolarizzazione.

Attraverso le notizie raccolte dalle interviste sul campo è emerso che anche nei casi in cui si
registra la disponibilità delle famiglie a iscrivere i propri figli a scuola e in cui si riscontra tutta la
buona volontà per favorirne la frequenza, si evidenzia un alto grado di dispersione, dovuta a una
serie di complicazioni che condizionano il percorso scolastico di questi minori; un percorso che
nella maggior parte dei casi risulta discontinuo o addirittura si arresta prima della conclusione.
La scolarizzazione è ancora un problema irrisolto, sia per motivi interni alla famiglia, sia per
l’organizzazione della scuola e del territorio, e l’iter scolastico seguito si limita spesso alla scuola
secondaria di I grado, sono pochissimi coloro che riescono a conseguire una formazione di II
grado.

Grafico n. 1 – Alunni rom e sinti in Lombardia per province


anno scolastico 2005-06.

1000
900
800
700
600
500
400
300
200
100
0
o
a

a
o

di
o

rio

se
a

on

vi
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Fonte: Elaborazioni dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e


la multi etnicità su dati del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Tra le province lombarde la distribuzione degli alunni rom e sinti risulta disomogenea, si
evidenziano realtà come quella della città di Milano con oltre il 70% delle presenze regionali e
di città come Sondrio dove tali presenze risultano quasi inesistenti (grafico n. 1). Non tutti i dati
riportati nel grafico rispecchiano la situazione reale perché le rilevazioni “vengono realizzate in
determinati periodi, durante i quali la scuola non ha ancora registrato eventuali trasferimenti e/o

63
Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 88.
64
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini.
Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità,
Milano, marzo 2007, p. 209-219. Alcune parti di questo testo sono state omesse per motivi di sinteticità o perché non completamente
inerenti alle tematiche affrontate dal presente quaderno di documentazione. Per chi volesse prendere visione del testo integrale si
rimanda alla versione contenuta nella pubblicazione dell’Osservatorio.

29
nuovi arrivi. Ma aldilà delle possibili inesattezze occorre pensare che, rispetto al numero dei
frequentanti registrati, una grossa fetta di minori in età di obbligo scolastico non assolve tale diritto-
dovere. Nel tentativo di costruire un mosaico di informazioni sono state prese in considerazione le
notizie tratte dalle analisi di caso, riportate in tabella, creando un collegamento fra tipologie degli
insediamenti, gruppi etnici, regolarità del soggiorno e rapporto con le scuole. Dal quadro di sintesi
emerge che gli adulti intervistati hanno dato risposte dalle quali emerge che il loro rapporto con la
scuola è piuttosto problematico nella maggioranza dei casi. Le situazioni più positive si riscontrano
per il campo di Via Novara a Milano e quello di Casalmaggiore in provincia di Cremona.
Incrociando i dati relativi al tipo di rapporto con la scuola con quelli riferiti al tipo di insediamento si
coglie una maggiore positività nei rapporti con la scuola fra insediamenti autorizzati dal Comune
rispetto agli altri. Sempre dal confronto di tali dati si rileva che la positività del rapporto non è
strettamente collegato al gruppo etnico né al tipo di permanenza (regolare o irregolare)”65.

Tabella n. 8 – Sintesi dei rapporti scuola-campi (informazioni tratte da interviste)


nazionalità/ rapporto con la
Insediamento soggiorno sito nuclei minori supporti
gruppi scuola/frequenza
difficoltoso
Campo spontaneo/
S. Dionigi Casa Carità
baracche irregolare rumeni 44 175
Milano poche Ass. Nocetum
villaggio
frequenze
Facilitatori
Problematico Ufficio
Monte Bisbino
Terreno di proprietà/ 300 scolastico
irregolare Milano/ serbi-croati n.d.
case in muratura abit. molte provinciale
Baranzate
frequenze (Usp)
soddisfacente
campo Via Caritas
regolare/ macedoni e 240
comunale/ Novara 121
irregolare kosovari abit. buona
container Milano Usp
la frequenza
apprezzabile
campo
Cremona Opera
comunale/ regolare sinti italiani 3 n.d.
Casalmaggiore buona Nomadi
area parcheggio
la frequenza
campo Problematico
comunale/ sinti Opera
regolare Mantova 9 n.d.
microarea/ lombardi sufficiente Nomadi
terreno di proprietà la frequenza
Problematico
campo Comune
regolare Pavia/Voghera sinti italiani 16 22
comunale/roulotte sufficiente Usp
la frequenza

La realtà scolastica nelle province di Milano, Cremona, Mantova e Pavia


Riportiamo sinteticamente le informazioni raccolte da un’indagine svolta dall’Osservatorio che ha
coinvolto 4 province cui è stato somministrato un questionario inviato dall’Ufficio scolastico
regionale alle sedi territoriali.

Milano – Nell’anno scolastico 2005-06, la maggior parte dei 902 alunni iscritti alle scuole di Milano
e provincia frequenta le scuole primarie e secondarie di I grado. Dalla rilevazione “Minori Nomadi
nelle scuole di Milano e provincia” promossa dal Centro Servizi Amministrativi (CSA) nell’aprile del
2005, si possono ricavare ulteriori notizie: i minori provenienti dai 7 campi nomadi comunali, dai 6
insediamenti di proprietà e dagli 11 insediamenti “spontanei” della provincia “frequentavano le
scuole in numero di 832, di cui il 53% a Milano e il 47% nei comuni della provincia, primo fra questi
Baranzate, (…) la maggior parte dei minori censiti (oltre 500) risultava nata in Italia e in massima
parte in Lombardia e (…) il numero maggiore di presenze si registrava nella fascia di età 10 -13
anni. Infine un ultimo dato, seppur sintetico, riguarda la frequenza che risultava regolare per il
61%, mentre il restante 39% si divideva in irregolare per il 23% e quasi nulla per il 16%”66.

65
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini.
Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità,
Milano, marzo 2007, p. 212.
66
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini.
Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità,
Milano, marzo 2007, p. 212.

30
Cremona – In questa città e nella sua provincia gli alunni rom e sinti frequentanti sono 39, di cui
19 nelle scuole di Casalmaggiore. La distribuzione nelle scuole evidenzia una loro maggiore
presenza nelle scuole elementari.
Mantova – Qui si registra la presenza di minori nomadi anche nelle scuole superiori (3 studenti),
nel complesso gli alunni frequentanti sono 50 maggiormente distribuiti nelle scuole elementari.
Pavia – La maggior parte dei 142 alunni rom e sinti presenti nelle scuole di Pavia e provincia
frequenta le scuole primarie e sono pochissimi quelli inseriti nelle scuole secondarie di II grado.
Dai dati del CSA di Pavia riguardanti i 13 alunni sinti, che frequentano le scuole di Voghera, si
ricava “che 10 minori sono nati in Italia, che la maggior parte sono di religione cattolica e che 8 su
13 sono femmine. Dalle interviste sul campo non sono emerse ulteriori significative informazioni,
ma solo l’affermazione che “il rapporto con l’istituzione scolastica appare problematico, soprattutto
nelle scuole medie a causa della mancanza di sostegno adeguato alle difficoltà dei ragazzi sinti” 67.

Grafico n. 2 – Alunni rom e sinti nelle province di Milano, Cremona, Mantova e Pavia, per tipo di scuola – anno
scolastico 2005- 06.

Milano Classificazione
amministrativa delle scuole:
Cremona DDS – Direzioni Didattiche
Statali (elementari e in
Mantova
qualche raro caso anche
Pavia materne)
ICS – Istituti Comprensivi
0 100 200 300 400 500 600 700 Statali (elementari + medie e
Pavia Mantova Cremona Milano in qualche raro caso anche
DDS 71 19 12 192 materne)
ICS 46 22 25 619 SMS – Scuole Medie
SMS 25 6 2 86 Statali (medie)
SS 0 3 0 5
SS – Scuole Superiori
(superiori)
Fonte: Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità.

Sul territorio lombardo si sono sviluppate diverse esperienze volte ad agevolare l’inserimento
scolastico dei bambini rom e sinti, tra queste si possono ricordare alcuni tipi di intervento
particolarmente significativi, come:
- i progetti delle singole scuole, che sono tantissimi e che mirano a costruire percorsi di
educazione e di istruzione personalizzati e comuni per realizzare un clima relazionale positivo
per tutti gli alunni della scuola (vedi Banca dati Progetti per l’Educazione
Interculturale/Osservatorio Regionale-Ismu);
- il progetto regionale promosso da Regione Lombardia Ufficio Scolastico regionale, Asl e Opera
Nomadi per affrontare in concreto i problemi, in area materno infantile, dei soggetti disagiati,
destinato alla formazione di Mediatori culturali rom in campo sociosanitario ed educativo. Tale
progetto interessa, da un biennio, in forma sperimentale i territori di Milano e Pavia;
- il progetto “Rete RomSinti” promosso dal CSA di Milano sul territorio di Milano e di alcuni
comuni limitrofi, come Rho e Baranzate, per favorire innanzitutto l’informazione alle scuole, per
raccogliere le iscrizioni scolastiche delle famiglie rom e sinti, per coordinare gli inserimenti
scolastici nelle scuole e garantire i servizi di trasporto in collaborazione con il Comune;
- il progetto della Casa della Carità che, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e le scuole, sta
lavorando per sperimentare un modello che integra aspetti socio-educativi dentro e fuori la
scuola.

Il Rapporto 2006 dell’Osservatorio si conclude con alcune considerazioni sulla necessità di


costruire una conoscenza più approfondita ed organica del rapporto fra Rom/Sinti e scuola, in
grado di supportare maggiormente le scelte di intervento: “quanto emerso fin qui evidenzia non
solo la problematicità del rapporto nomadi-scuola, ma anche la mancanza di dati quantitativi e
qualitativi sui minori che frequentano o no la scuola; dati che possano permettere analisi
comparate e studi approfonditi, funzionali alla risoluzione delle problematiche emerse. La
67
Ibidem.

31
frammentarietà dei dati, la difformità delle rilevazioni locali che impediscono un confronto fra
categorie, nel tempo e nello spazio, l’approssimazione delle risposte date dalle famiglie e l’assenza
del punto di vista dei minori e degli operatori delle scuola, richiedono l’avvio immediato di una
indagine regionale approfondita su tale tema, come già convenuto in sede di Osservatorio
Regionale per l’integrazione e la multi etnicità. Una indagine che permetta di cogliere e analizzare
quali dinamiche si sottendono alla non iscrizione a scuola, alla saltuaria frequenza scolastica e
all’insuccesso scolastico/formativo che spesso accompagna il percorso scolastico dei minori
nomadi. Una indagine da realizzare attraverso la raccolta di informazioni con diverse modalità. (…)
Obiettivi prioritari della ricerca saranno quelli di cogliere le cause che determinano l’insuccesso
scolastico-formativo e di individuare delle piste di intervento che, partendo dalle buone pratiche già
esistenti, traducano in positivo le potenzialità registrate”68.

3.4. Alfabetizzazione degli adulti

Per quanto riguarda gli adulti, non sono disponibili dati e studi sui livelli di istruzione ed
alfabetizzazione. Le informazioni reperibili si limitano alla considerazione che non risultano
iscrizioni di Rom e Sinti nelle scuole serali, né nei Centri Territoriali Permanenti per EDA
(Educazione degli adulti). Al contrario di quanto avviene comunemente per gli adulti stranieri, che
spesso frequentano corsi appositi di italiano, non risultano attivi corsi analoghi destinati in modo
specifico ad adulti rom o sinti.
L’unica esperienza che ha visto donne rom impegnate in corsi di formazione è l’intervento di
Regione Lombardia per la formazione di mediatrici culturali in ambito educativo e sanitario, che
oltre ad un percorso formativo mirato, elaborato in collaborazione con l’Università Bicocca, ha
portato alcune mediatrici a conseguire la certificazione in Italiano L2, grazie al progetto “Certifica il
tuo italiano”.

68
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini.
Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità,
Milano, marzo 2007, p. 218-219.

32
4. Il lavoro: fra tradizione e modernizzazione

In questo paragrafo verranno affrontati gli aspetti riguardanti le attività e le occupazioni dei Rom e
dei Sinti. Anche in questo caso ci avvarremo di ricostruzioni offerte da alcune ricerche etnografiche
condotte sulle realtà degli insediamenti lombardi. In passato quello del lavoro non era un problema
così critico come lo è ora; come accennato nei capitoli precedenti, appena giunti in Europa gli
zingari erano identificabili anche attraverso attività ed abilità particolari: quali la musica, la danza,
l’arte di lavorare i metalli e di intrecciare i vimini, l’allevamento dei cavalli e l’addestramento di
animali, l’acrobazia e lo spettacolo in grado di garantire un minimo di reddito. Oggi invece la
società zingara vive una crisi dovuta ai grandi mutamenti che la nuova società industriale e
telematica impone.

4.1. Le occupazioni di Rom e Sinti

Gli zingari faticano a convertire i loro mestieri tradizionali in attività che rispondano alle nuove
esigenze di mercato ed in loro rimane viva la convinzione che il lavoro debba essere soltanto uno
strumento. L’occupazione nella cultura zingara rappresenta una necessità piuttosto che un fine e non
le viene attribuita una specifica valenza sociale. Difficilmente il Rom/Sinto concepisce il lavoro
dipendente, né riesce ad adattarsi facilmente a degli orari fissi, a dei vincoli e alla prospettiva di
svolgere la medesima occupazione per tutta la vita. La società occidentale propone invece un
modello fondato sul lavoro e la produzione, un modello di tipo individualistico che vede il primato
della persona e questo contrasta con le abitudini di tipo comunitario degli zingari. Inoltre i mestieri
tradizionali "sono entrati in crisi, in un processo che si è accelerato con gli anni Settanta man mano
che la moderna economia di mercato faceva scomparire i residui spazi economici “arcaici” (...).
Questo vuoto, questa morte dei loro lavori viene riempito da un arrangiarsi quotidiano fatto anche
di espedienti. D’altronde spesso i posti di lavoro offerti scompaiono immediatamente, se il
richiedente è rom”69.
I bassi livelli d’istruzione e la mancanza di titoli di studio determinano notevoli difficoltà
nell’inserimento lavorativo e c’è anche “l’elemento di demoralizzazione, di distorsione che
introduce nella psicologia di una collettività l’essere a lungo esclusa dal lavoro e rinchiusa
nell’economia degli espedienti. Su questa demoralizzazione, su questa distorsione interviene da
alcuni anni, creando grande allarme tra i Rom più anziani, la malavita organizzata”70.
Per le famiglie l’unico reddito sicuro è dato dal lavoro della donna che svolge l’attività che tuttora
persiste: quella del chiedere l’elemosina71. Il peso del sostentamento della famiglia si è dunque
spostato dall’uomo alla donna, con conseguente ribaltamento dei ruoli e crisi della struttura
familiare. Gli uomini generalmente cercano di arrotondare raccogliendo ferro vecchio e svolgendo
lavori occasionali; soprattutto i ragazzi appena sposati cercano lavori stagionali per poter comprare
quanto serve alla famiglia appena formata.
Ma comunque è necessario tenere presente che “in realtà le strategie di sopravvivenza di Rom e
Sinti variano a seconda delle comunità e dei luoghi, così come varia il loro grado di marginalità e il
loro coinvolgimento nei diversi tipi di attività lavorativa”72. Alcune ricerche evidenziano “una
diversificazione nell’importanza conferita alla dimensione del lavoro. L’esperienza di un reddito
garantito incomincia a pesare nelle valutazioni e tende a crescere d’importanza nella vita
quotidiana delle famiglie sinte: lo testimonia la partecipazione di alcuni adolescenti alle attività di
raccolta stagionali nelle cascine vicine, e gli stessi adulti di fronte alla fatica di mantenere una
soglia minima di guadagno dalle attività svolte saltuariamente prospettano un possibile avvenire di
lavoro “regolarizzato”. Tale termine non vuole indicare esclusivamente la volontà di attività
subordinate, piuttosto evidenzia la possibile ricerca di forme lavorative ibride che rispondano al
bisogno di continuità delle entrate e consentano di mantenere un minimo di autonomia nel gestire i
tempi di vita”73.

69
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto
2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 28.
70
Ibidem.
71
Attività che in romanes viene indicata con la parola “mangel”.
72
Maurizio Ambrosiani e Antonio Tosi, opera citata p. 29.
73
Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura
di), op. cit., p. 182.

33
4.2. I lavori nella quotidianità degli insediamenti Lombardi

La mancanza di dati e di ricerche quantitative in grado di descrivere le attività lavorative di Rom e


Sinti, e gli aspetti a queste correlati, è ancor più marcata rispetto a quanto già sottolineato nei
paragrafi precedenti in riferimento ai livelli d’istruzione ed alla scolarizzazione. Anche in questo
caso abbiamo dunque ritenuto utile utilizzare le informazioni di tipo qualitativo raccolte dalle
ricerche etnografiche riportate nel Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e
la multi etnicità74, che descrivono anche gli aspetti lavorativi della vita di Rom e Sinti in alcuni
campi lombardi.
Da queste analisi emergono alcuni punti che accomunano le esperienze vissute nei diversi
insediamenti:
• sono in pochi ad avere “un lavoro regolare, mentre molti sembrerebbero sopravvivere grazie a
diversi espedienti”75 o comunque grazie ad attività saltuarie, stagionali, precarie e non in regola;
• quando viene intrapresa un’attività lavorativa, spesso si tratta di attività in proprio: il musicista,
l’autotrasportatore, il meccanico76; si può tuttavia osservare anche che “le nuove generazioni,
rispetto alle generazioni precedenti, accettano di buon grado anche il rapporto di lavoro
dipendente: tendenzialmente i capi famiglia preferiscono il lavoro dipendente a “piccole dosi” e
non sempre dimostrano una tenuta del lavoro sul lungo periodo preferendo spesso rassegnare le
proprie dimissioni”77;
• il sostentamento familiare, soprattutto da parte delle donne e comunque per coloro che non sono
impiegati in attività lavorative “è basato soprattutto sul mangel: per questi Rom mangel assume
sia il senso limitativo di andare a chiedere l’elemosina ma soprattutto il mantenimento di quella
rete di appoggio che, tramite parrocchie, centri di ascolto e conoscenze personali permette loro
di riuscire a mantenersi”78;
• infine i problemi dell’occupazione sono strettamente legati a quelli dell’analfabetismo, in
particolare quello “presente tra i giovani adulti, condizione che produce uno svantaggio aggiuntivo
nell’accesso nel mercato del lavoro oltre a quelli collegabili ai pregiudizi esterni e alla mancanza di
una qualifica professionale”79.

A titolo esemplificativo, si può considerare la situazione degli abitanti dei campi di Milano-via
Novara e di Voghera.
Nel primo, “su 60 residenti adulti maschi, solo 25 hanno un impiego lavorativo e per molti il lavoro
è comunque precario (tramite cooperative o agenzie che, in base al carico di lavoro, chiamano i
soci o gli iscritti). Gli altri adulti maschi esercitano lavori irregolari o di tipo autonomo”80.
Nei campi nomadi di Voghera “alcuni uomini hanno già avuto esperienza di lavoro dipendente per
periodi più o meno brevi, anche se in questo momento un solo capofamiglia risulta occupato
presso un’azienda agricola della zona da circa tre anni, mentre gli altri svolgono principalmente
attività di recupero e rivendita di materiali ferrosi o si dedicano a piccoli trasporti e traslochi”81.
Non è poi inusuale che alcune attività lavorative si sviluppino all’interno stesso del campo ed al
servizio dei suoi abitanti: “saltuariamente compaiono anche piccole attività economiche di servizio,
interne al quartiere, come rivendite informali di beni di consumo, soprattutto dolciumi e bevande”82.
L’insediamento di via San Dionigi ad esempio “è dotato di tre “bar” all’interno di tre baracche (…)
gestiti da una o più persone della medesima famiglia che servono caffè, bibite fresche e prodotti
acquistati al discount e rivenduti a prezzi leggermente maggiorati. Tra i clienti del bar non vi sono
solo gli abitanti del campo: vengono anche da fuori (…). Presso due dei tre bar viene venduta
anche l’elettricità prodotta dai due grandi generatori. In secondo luogo presso l’insediamento è
attivo un forno per la produzione quotidiana di pane (...). Per quanto riguarda poi il servizio di
pulizia: l’incarico per le pulizie del campo e degli spazi esterni a ciascuna baracca è stato affidato a

74
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata.
75
Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e
Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 108.
76
Ibidem
77
Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 149.
78
Marco Trezzi, opera citata, p. 149-150.
79
Alfredo Alietti, opera citata, p. 182-183.
80
Marco Trezzi, opera citata, p. 149.
81
Alfredo Alietti, opera citata, p. 182-183.
82
Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e
Antonio Tosi (a cura di), op. cit., p. 108.

34
un abitante (...) e comprende la pulizia dell’esterno, il trasporto dell’immondizia alla discarica, la
pulizia dei bagni”83.

Un’esperienza positiva per lo più per i giovani maschi, in quanto accettata dalla famiglia, è quella
relativa alle borse lavoro. “Tale strumento è però funzionale se si tratta del primo ingresso nel
mondo del lavoro: la retribuzione minima non è di ostacolo per i genitori proprio perché si
considera questa una prima esperienza lavorativa con caratteristiche formative. Per le stesse
ragioni la borsa lavoro non è considerata una valida alternativa alla disoccupazione degli adulti che
si considerano già formati”84.

4.3. Una strategia per l’integrazione: la mediazione linguistico–culturale

In Lombardia a partire dall’anno scolastico 2004/2005 Che cos’è la mediazione culturale


è stata avviata la sperimentazione “Mediazione
linguistico-culturale in area materno infantile a favore di Il tentativo di relazionarsi, compiuto da
utenze svantaggiate”, realizzata attraverso le risorse soggetti appartenenti a culture differenti,
del Fondo Nazionale per le politiche sociali. Questa può fallire a causa di un diverso
iniziativa vede coinvolti Regione Lombardia (Direzione significato assegnato alle parole, ai gesti,
Generale Famiglia e Solidarietà Sociale), l’Ufficio alle azioni, alle domande, alle richieste o
alle risposte. Per questo motivo può
Scolastico Regionale per la Lombardia, l’Asl Città di
emergere la necessità di strumenti di
Milano (dipartimento Assi) e il comune di Pavia85. Il mediazione linguistica e culturale,
progetto ha come obiettivo quello di assicurare ai capaci di veicolare da una cultura
minori rom e sinti e alle loro famiglie una rete di all’altra, da una lingua all’altra, da un
servizi sanitari e socioeducativi di informazione, codice interpretativo all’altro. L’obiettivo è
accoglienza e supporto nella fruizione dei servizi quello di facilitare la convivenza pacifica
stessi. Obiettivo trasversale è stato invece quello della e l’integrazione nelle società
formazione professionale dei mediatori e delle multietniche, tramite lo scambio, la
mediatrici rom e sinti, che prestano servizio presso le comunicazione e la conoscenza.
scuole, i consultori e i campi nomadi delle province di “Compito del mediatore culturale non è
eliminare un conflitto, ma renderlo
Milano e Pavia. La sperimentazione così “oltre ad
esplicito. La riconciliazione non è
avere una ricaduta sull’utenza e sugli operatori dei l’obiettivo, ma il mezzo e lo strumento
servizi socio-sanitari (…), ha contribuito nel far per avviare il dialogo”*. Nelle situazioni di
crescere in queste donne rom la coscienza del proprio migrazione, la mediazione culturale
ruolo professionale e sociale. Infatti, in questi anni il solitamente viene effettuata da persone
progetto ha permesso di formare un gruppo di 12 appartenenti al Paese di provenienza
mediatrici culturali esperte e di altre 5 operatrici di degli immigrati.
campo di primo livello, dotando loro non solo delle
competenze necessarie per esercitare tale lavoro sia in campo scolastico che sanitario, ma altresì,
orientando ciascuna verso la funzione lavorativa più adatta e consentendo loro di raggiungere una
maggiore autonomia e consapevolezza di se stesse, della propria identità e utilità sociale”86.
Il lavoro di mediazione linguistico-culturale può essere molto utile ad esempio nei consultori, dove,
grazie alla presenza di mediatrici, le donne provenienti dai campi nomadi possono essere più
disposte a ricevere informazioni, accettare consigli e a farsi seguire nel corso della gravidanza. Più
in generale, questo lavoro può aiutare l’avvicinamento degli zingari alle istituzioni socio-sanitarie
con un conseguente aumento della possibilità di effettuare dei controlli sulla salute dei bambini,
vaccinarli ed inserirli in circuiti educativi e scolastici.

83
Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 82.
84
Marco Trezzi, opera citata, p. 149-150.
85
Alla realizzazione dell’intervento hanno attivamente collaborato anche altri soggetti pubblici e privati, quali: l’Università di Milano
Bicocca, gli Uffici Scolastici Provinciali di Milano e Pavia, l’Opera nomadi di Milano, consultori familiari, scuole dell’obbligo e formazione
professionale.
86
Così Clara Demarchi, funzionario della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale, nella sua relazione durante il ventunesimo
convegno nazionale dell’ Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO), tenutosi il 5 ottobre 2007 a Rovereto (TN).
* Elisabetta Nigris, in Sabrina Ignazi e Monica Napoli (a cura di), L’inserimento scolastico dei bambini rom e sinti, Caritas Ambrosiana
Centro COME, FrancoAngeli, Milano 2004, p 75.

35
APPENDICE

36
Normativa e documentazione nazionale ed internazionale

In questo capitolo forniremo una sintesi della legislazione statale e regionale e dei principali
documenti nazionali ed internazionali volti a definire le politiche riguardanti le popolazioni zingare e
il riconoscimento dei loro diritti.

Legislazione statale e regionale

Normativa statale

- D.P.R. 26 marzo 1970, n. 347 “Riconoscimento dell’Ente morale opera Nomadi”.


- Legge 13 ottobre1975, n. 654 “Ratifica di convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte
le forme di discriminazione razziale”.
- D.M. Ministero dell’Interno, 7 aprile 1989 “Individuazione dei comuni interessati alla
predisposizione di infrastrutture necessarie alla realizzazione di aree attrezzate per ospitalità
delle minoranze nomadi“.
- Legge 27 maggio 1991, n. 176, di ratifica della Convenzione sui Diritti del fanciullo (New York
20 novembre 1989).
- Legge 25 giugno 1993, n. 205 “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e
religiosa”.
- D.P.R. 21 aprile 1994, n. 394 “Regolamento recante semplificazione dei procedimenti di
concessione di contributi a favore di attività teatrali di prosa, cinematografiche, musicali e di
danza, circensi e di spettacolo viaggiante, nonché dei procedimenti di autorizzazione per
l’esercizio di attività circensi e per parchi di divertimento”.
- Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delle disposizioni concernenti la
disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
- Legge 6 marzo 1998, n. 40 “Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero”.
- Legge 15 Dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche
storiche“.
- “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – D.P.R. n. 380
del 6 giugno 2001”.
- Legge 30 luglio 2002, n. 189 “Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e asilo“.
- Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 251 “Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante
norme minime sull’attribuzione a cittadini di Paesi terzi o apolidi della qualifica di rifugiato o di
persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul
contenuto della protezione riconosciuta”.

Circolari ministeriali

Ministero dell'Interno:
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali. n. 17/73 dell'11.10.1973 su ”Problema dei nomadi“
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (80) 19 (1) del 31.7.1980 su “Spettacoli viaggianti e
correlate iniziative teatrali e culturali itineranti di vario tipo.”
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (85) n. 4 del 5.7.1985 su “Problema dei nomadi“.
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (88) n. 6 del 6.6.1988 su “Legge 18.3.1968 n. 337 –
Spettacoli viaggianti”.
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali n. 8 (89) dell’1.7.1989 su “Ordinanza sindacale
d’urgenza. Responsabilità – Controllo”.
- Circolare Min. Int. Dip. P. S. n. 4 del 18.1.1991 “Oggetto: Insediamenti di nomadi, zingari ed
extracomunitari. Attività di vigilanza e di controllo“.
- Circolare Min.Int. Dip. P. S. del 28.5.1993 su “Nomadi – Dislocazione sul territorio”.
- Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali. n. 8 (95) del 29.5.1995 su “Precisazioni
sull'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani“.

37
Ministero della Giustizia:
- Circolare del 21.5.1965 su “Legislazione attinente gli zingari“.

Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca:


- Raccomandazione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 14.4.1981.
- Circolare n. 207 del 16.7.1986 su “Scolarizzazione degli alunni zingari e nomadi nella scuola
materna, elementare e secondaria di primo grado”.
- Circolare n. 400 del 31.12.1991 su “Iscrizione degli alunni alle scuole materne, elementari e
secondarie di primo grado”.
- Circolare n. 67 del 7.3.1992 su “Legge 23.12.91 n. 423. Soppressione della ratifica
ministeriale ai fini dell'iscrizione negli istituti e scuole di istruzione secondarie di studenti
provenienti dall'estero”.
- Circolare n. 5 del 12.1.1994 su “Iscrizione nelle scuole e negli istituti di ogni ordine e grado di
minori stranieri privi di permesso di soggiorno. Modifiche e integrazioni del paragrafo 7 della
C. M. 31.12.91 n. 0400, già modificato dalla C. M. 7.3.92 n. 67“.
- Documento del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 14.7.1995.

Ministero per i Beni e le attività culturali:


- Circolare n. 337 del 18.3.1968 Oggetto: Disposizioni sui circhi equestri e sugli spettacoli
viaggianti.

Leggi regionali

Lombardia
- L.r. 22.12.1989, n. 77 “Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle etnie
tradizionalmente nomadi e seminomadi”. L’art. 3 di tale legge, riguardante la realizzazione di
campi di sosta o di transito è stato abrogato dalla:
- L.r. 04.03.2008, n. 82 “Ulteriori modifiche ed integrazioni alla legge regionale 11.3.2005, n. 12,
Legge per il governo del territorio”, che definisce nuove disposizioni per regolare la
localizzazione, la realizzazione ed il mantenimento dei campi di sosta e di transito dei nomadi.

Emilia Romagna
- L.r. 12.1.1985, n. 2 “Riordino e programmazione delle funzioni di assistenza sociale”.
- L.r. 23.11.1988, n. 47 “Norme per le minoranze nomadi in Emilia Romagna”.
- L.r. 6.9.1993, n. 34 contenente modifiche della l.r. 23.11.1988, n. 47 “Norme per le minoranze
nomadi in Emilia Romagna” e della l.r. 12.1.1985, n. 2 “Riordino e programmazione delle
funzioni di assistenza sociale”.

Friuli-Venezia Giulia
- L.r. 14.3.1988, n. 11 “Norme a tutela della cultura 'Rom' nell’ambito del territorio della Regione
autonoma Friuli-Venezia Giulia”.
- L.r. 20.6.1988, n. 54 "Modificazione alla l.r. 14.3.1988, n. 11 "Norme a tutela della cultura
'Rom' nell'ambito del territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”.
- L.r. 24.6.1991, n. 25 “Modificazioni ed integrazioni alla l.r. 14.3.1988, n. 11 "Norme a tutela
della cultura 'Rom' nell'ambito del territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”, già
modificata dalla l.r. 20.6.1988, n. 54.

Lazio
- L.r. 3.5.1985, n. 59 "Disciplina dei complessi ricettivi campeggistici".
- L.r. 24.5.1985, n. 82 “Norme in favore dei Rom”.
- L.r. 30.3.1992, n. 29 "Norme per l'attuazione del diritto allo studio".

Liguria
- L.r. 27.8.1992, n. 21 “Interventi a tutela delle popolazioni zingare e nomadi”.

38
Marche
- L.r. 5.1.1994, n. 3 “Interventi a favore degli emigrati, degli immigrati, dei rifugiati, degli apolidi,
dei nomadi e delle loro famiglie”.

Piemonte
- L.r. 10.6.1993, n. 26 “Interventi a favore della popolazione zingara”.

Sardegna
- L.r. 9.3.1988, n. 9 “Tutela dell’etnia e della cultura dei nomadi”.

Toscana
- L.r. 8.4.1995, n. 73 “Interventi per i popoli Rom e Sinti”.

Trentino - Alto Adige


- L.p. 2.9.1985, n. 15 “Norme a tutela degli zingari”.

Umbria
- L.r. 27.4.1990, n. 32 “Misure per favorire l’inserimento dei nomadi nella società e per la tutela
della loro identità e del loro patrimonio culturale”.

Veneto
- L.r. 22.12.1989, n. 54 “Interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti”.

Le rimanenti Regioni (Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo, Molise, Valle
D'Aosta) non hanno legiferato nella materia di cui trattasi.

Documenti internazionali

Unione Europea

Consiglio

Risoluzioni:
- Concernente la scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi. N. 89/C 153/02 del
22/5/1989 (G.U.C.E. N. C 153/3 del 21.6.89).

Parlamento europeo

Risoluzioni:
- Concernente l'istruzione dei figli di genitori senza fissa dimora. S. n. del 16/3/1984. (G.U.C.E.
N. C 104/144 del 16.4.84).
- Sur la situation des Tziganes dans la Communauté. Testo in francese e italiano. (G.U.C.E. N.
C 172/153 del 24.5.1984).
- Sull'analfabetismo e l'istruzione dei bambini i cui genitori non hanno dimora stabile.
Documento A2-0379/88 del 17/3/89 (G.U.C.E. N. C 96/250 del 17.4.89).
- Sulle minoranze linguistiche e culturali nella Comunità europea. N. A3-0042/94 del 9.2.94.
(G.U.C.E. N. C 61/111 del 28.2.94).
- Sulla situazione degli zingari nella Comunità del 21.4.94. (G.U.C.E. N. C 128/372 del 9.5.94).
- Sulla situazione dei Rom dell’Unione Europea del 28.4.2005 (G.U.C.E. C 45E/129 del
23.2.05).
- Sulla situazione delle donne Rom nell’Unione Europea del 1.06.06 (G.U.C.E. N. C 298E del
8.12.06).
- Sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro
familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati Membri, 15.11.07.
- Su una strategia europea per i rom, del 31 gennaio 2008 (non ancora pubblicata).

39
Relazioni:
- Sulla situazione degli Zingari nella Comunità. A nome della Commissione giuridica.
Documento 1-1544/83 del 19.3.1984.
- Su l'analfabetismo e l'istruzione dei bambini i cui genitori non hanno dimora stabile. A nome
della Commissione per la gioventù, la cultura, l'istruzione e lo sport. Documento A2-0379/88
del 3/2/89.

Consiglio d'Europa

Comitato dei Ministri

Convenzioni:
- Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali. Adottata il10.11.1994.

Raccomandazioni:
- Relative aux nomades apatrides ou de nationalité indéterminée. N. R (83) 1 adoptée le
22/2/1983. Testo in francese, inglese e italiano.
- Recommandation n. R(2000) 4 du Comité des Ministres aux Etats members sur l’éducation
des enfants roms/tsiganes en Europe. Testo in francese.

Risoluzioni:
- Containing recommendations on the social situation of nomads in Europe. N. (75) 13 adopted
on 22/5/1975. Testo in inglese e italiano.

Assemblea Parlamentare

Raccomandazioni:
- Relative à la situation des Tziganes et autres nomades en Europe. N. 563 (1969) adopté le
30.9.1969. Testo in francese, inglese e italiano.
- Relative aux Tziganes en Europe. N. 1203 (1993) adopté le 2.2.1993. Testo in francese ed
inglese.

Rapporti:
- Sur les Tziganes en Europe. Doc. 6733 dell'11/1/1993. Testo in francese ed inglese.

Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali dell'Europa (CPLRE)

Risoluzioni:
- Sur le rôle et la responsabilité des collectivités locales et régionales face aux poblémes
culturels et sociaux des populations d'origine nomade. Testo in francese e italiano. N. 125
(1981) adottata il 29.10.1981.
- On Gypsies in Europe: the role and responsability of local and regional authorities. N. 249
(1993) del 18.3.1993. Testo in inglese.
- Il contributo degli zingari alla costruzione di un'Europa tollerante. Testo in italiano e francese.
N. 16 (1995) adottata il 31.5.1995.

Audizioni:
- Les Tziganes et l'Europe: transmission de la tradition dans une Europe en mutation. Testo in
francese. N. CPL/Cult (27) 11 del 12-13 luglio 1991.

Conclusioni:
- Les Tziganes dans la commune, Conclusions du colloque. 15-17 octobre 1992. Testo in
francese. N. Coll/Tsi (92) 16 rév. Del 25.11.1992.

40
Rapporti:
- Les Tziganes en Europe: rôle et responsabilités des autorités locales et régionales, 16-18
mars 1993 (aboutit à la résolution 125 (1981). Testo in francese. N. CPL (28) 10 Part I del
16.3.1993.

Comitati di esperti
Conferenza dei Ministri europei della Giustizia – Comitato di esperti per i documenti
d'identità e la circolazione delle persone (CAHID)

Rapporti:
- Examen des question juridiques liées à la circulation des nomades. Testo in francese. Projet
de rapport final d'activité CAHID (86) 3 del 31.7.1986.

Convenzione Culturale Europea – Consiglio della Cooperazione Culturale (CDCC)

Rapporti:
- La formation des enseignants des enfants tziganes. 20éme séminaire de Donauedchingen,
Allemagne, 20-25 juin 1983 (avec une recommandation). Testo in francese. N. DECS/EGT
(83) 63.

Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI)

Raccomandazioni:
- La lotta contro il razzismo e l'intolleranza verso i rom/zingari. N. 3 del 6.3.1998.

Comitato europeo sulle migrazioni (CDMG)

Rapporti:
- La situazione degli zingari (rom e sinti) in Europa. N. (95) adottato il 5.5.1995.

Altri Organismi internazionali

Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE)

Documenti:
- Riunione di Copenhagen. Testo in italiano e francese. 5-29 giugno 1990, Copenhagen, 1990
- Réunion d'experts de la CSCE sur les minorités nationales. Testo in francese. 1-19 juillet
1991, Genève, 1991.
- Riunione di Mosca della conferenza sulla dimensione umana. Testo in italiano e francese. 10
settembre – 4 ottobre 1991, Mosca, 1991.
- Document de Helsinki. Les défis du changement. Testo in italiano (con omissis) e francese.
12 juin 1992, Helsinki, 1992.

Organizzazione delle Nazioni Unite

- Etude des droits des personnes appartenant aux minorités ethniques, religieuses et
linguistiques. Commission des droits de l'homme. Projet de ésolution. Testo in francese.
E/CN.4/Sub.2/L.670 (26.8.1977).
- Rapport de la lutte contre les mesures discriminatoires et de la protection des minorites.
Etude des droits des personnes appartenant aux minorités ethniques, religieuses et
linguistiques. Commission des droits de l'homme. Testo in francese. E/CN.4/1261 –
E/CN.4/Sub.2/399 (24.10.1977).
- NGO committee recommends 30 organizations for consultative status (version anglaise).
Press release Committe on NGOs (1.3.1979) 393 rd Meeting (PM) Protection des minorités.

41
Commission des droits de l'homme. Projet de résolution. Testo in francese.
E/CN.4/Sub.2/1991/L.9 (19.8.1991).
- Le droit de toute personne de quitter tout pays, y compris le sien, et de revenir dans son pays.
Commission des droits de l'homme. Projet de décision. Testo in francese.
E/CN.4/Sub.2/1991/L.65 (28.8.1991).
- Prevention of discrimination and protection of minorities. Commission of human rights. Testo
in inglese. E/CN.4/Sub.2/1992/L.11/Add.5 (28.8.1992).

Iniziativa Centro Europea (CEI)

- Strumento CEI per la tutela dei diritti delle minoranze. Testo in italiano e inglese. Budapest
(15 novembre 1994).

Varie

Associazione mondiale dei Rom - Romani Union:


- Statuto dell'Associazione, organismo non governativo riconosciuto dall'O.N.U. il 2 marzo
1979.
- Documento degli zingari italiani presentato al 3° Congresso mondiale della Romani Union
(Maggio 1981).

42
Enti e organizzazioni per lo studio e la tutela di Rom e Sinti

The European Roma Rights Centre (ERRC) è un’organizzazione internazionale di pubblico


interesse volta alla tutela giuridica nei confronti delle popolazioni Rom per combattere il razzismo e
l’abuso dei diritti umani ai Danni di questa popolazione. Sorta nel 1996, ha procurato alla
popolazione Rom gli strumenti necessari a combattere la discriminazione e ottenere pari diritti
nell’accesso alla politica, all’ istruzione, alla casa, alla salute e ai pubblici servizi.(testi in lingua
inglese).
http://www.errc.org/English_index.php

ECRI – La Commissione del Consiglio d’Europa contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) è stata
fondata in occasione della conferenza al vertice di Vienna del 1993. Gli esperti dell'ECRI operano
su mandato degli Stati membri del Consiglio d'Europa ma in modo assolutamente indipendente.
Dal 1997, queste istituzioni collaborano alla realizzazione di alcuni progetti.
Nel sito internet dell’ECRI si possono consultare i rapporti e le raccomandazioni, e ottenere altre
interessanti informazioni nelle pagine dedicate alle “minoranze”. (testi in lingua inglese).
www.coe.int

The Decade of Roma Inclusion 2005–2015 (Dieci anni di integrazione Rom 2005-2015) è un
comitato senza precedenti nella storia, formato dai governi dei Paesi europei centrali e orientali per
promuovere le condizioni socio economiche e l’integrazioni del popolo Rom in un progetto
interregionale. E’ un’iniziativa internazionale che unisce i governi, le associazioni intergovernative
e non governative per accelerare il processo di miglioramento delle condizioni dei Rom in modo
tangibile e trasparente. “La decade” ha posto come priorità i temi dell’istruzione, salute, casa e
lavoro. L’idea di questa iniziativa ha preso il via da una Conferenza generale sui Rom tenutasi a
Budapest nel 2003, dal titolo “I Rom nell’allargamento europeo, sfide per il futuro” i Primi Ministri
dei governi partecipanti hanno siglato la Dichiarazione per “Decade of Roma Inclusion“a Sofia, il 2
febbraio 2005. I nove Paesi che prendono parte a questo progetto sono: Bulgaria, Croazia,
Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, and Slovakia. Tutti questi
Paesi hanno un numero considerevole di minoranze Rom che sono state nel tempo discriminate e
svantaggiate.
http://www.romadecade.org/

Ministero dell’Interno – Le comunità sprovviste di territorio


Per una più ampia conoscenza dell’attuale situazione in cui si trovano le comunità rom e sinti, è
stato istituto un Tavolo tecnico interministeriale, coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore
centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze. Il fine del Tavolo è quello di esaminare
tutte le questioni emergenti e individuare possibili soluzioni, anche normative, che tutelino gli
aspetti culturali delle stesse comunità rom, sinte e caminanti, prestando attenzione all’equilibrio tra
diritti e doveri.
Al tavolo partecipano le amministrazioni competenti in materia: Presidenza del Consiglio dei
Ministri, Affari Esteri, Pubblica istruzione, Giustizia, Salute, Solidarietà sociale, Affari regionali e
autonomie locali, Diritti e Pari opportunità, Politiche per la Famiglia, Anci; Upi, Conferenza dei
Presidenti delle Regioni e Province autonome ed il Confemili (Comitato nazionale Federativo
minoranze linguistiche d’Italia).
http://www.interno.it/mininterno/

L’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, ISMU istituito dalla Giunta della
Regione Lombardia con provvedimento n. 2526 del 5 dicembre 2000, nasce non solo dall’esigenza
di conoscere e monitorare il fenomeno della presenza straniera ma anche dalla consapevolezza
che l’immigrazione è un fenomeno strutturale che ha investito e continuerà ad investire in modo
privilegiato l’Italia per la sua collocazione geografica e la Lombardia per la sua attività economica e
produttiva. Con d.g.r. n. 19977 del 23 dicembre 2004, la Giunta ha istituzionalizzato la rete degli
Osservatori Provinciali sull'immigrazione quali preziosi terminali per la realizzazione di un
sistema informativo integrato sulla realtà migratoria a scala locale. L’ISMU costituisce uno
strumento funzionale all’acquisizione di dati certi e puntuali, costantemente aggiornati, sul

43
fenomeno dell’immigrazione nel territorio regionale della Lombardia. Facendo convergere ruoli e
competenze e coniugando il lavoro di enti di ricerca non solo universitari, l’Osservatorio Regionale
per l’integrazione e la multietnicità analizza gli aspetti quantitativi e caratterizzanti la popolazione
immigrata. Uno degli aspetti considerati dalla ricerca dell’Osservatorio e quello della presenza di
Rom e Sinti nella Regione.
http://www.ismu.org

L'Opera Nomadi nasce a Bolzano nel 1963 come associazione regionale del Trentino Alto Adige
e diventa una associazione di carattere nazionale nel 1965. Il 26/3/1970, con Decreto del
Presidente della Repubblica n. 347, è elevata a Ente Morale Nazionale. L'Associazione è nata
dalla consapevolezza che fosse necessario un movimento di volontari organizzato per promuovere
interventi atti a togliere gli zingari ed altri nomadi,o gruppi di origine nomade dalla situazione di
emarginazione in cui sono relegati e per aprire la collettività nazionale alla comprensione e
all'accoglienza dei diversi. Per corrispondere meglio allo sviluppo di una società pluralistica e
aperta, l'Opera Nomadi si configura come un'associazione apartitica, aconfesionale, promotrice
della partecipazione diretta di Rom e Sinti.
In generale, l'Opera Nomadi si fa mediatrice tra i pubblici poteri ed i gruppi di rom e sinti per la
tutela dei loro diritti e per favorire interventi specifici atti a sanare le situazioni di svantaggio.
L'Associazione si articola sul territorio in sezioni (provinciali o regionali) o gruppi collaboratori
autonomi. Ha una struttura nazionale che si riunisce periodicamente a Roma ed elegge ogni 3 anni
un Presidente e un Direttivo, analogamente alle sezioni locali.
La sezione di Milano è rappresentata dal Presidente Anna Ricci, dal Vicepresidente Maurizio
Pagani, dal Segretario Giorgio Bezzecchi, dal Tesoriere Andrea Bertol e dal Consigliere Costantin
Marin.
http://www.operanomadimilano.org/

La Caritas è stata costituita in Italia nel 1971 da un’intuizione di Papa Paolo VI come organismo
pastorale finalizzato a promuovere la testimonianza della carità all'interno della comunità cristiana.
"La Caritas …assume una prevalente funzione pedagogica: il suo aspetto spirituale non si misura
con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare la Chiesa locale e i singoli
fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi". Così Papa Paolo VI
espresse ai Presidenti delle Caritas Diocesane al Primo Convegno Nazionale della Caritas Italiana
il 27 settembre 1972 la propria idea di missione della Caritas. La Caritas Ambrosiana è
l'organismo pastorale istituito dall'Arcivescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità
della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone
ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace,
con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica.
La Caritas Ambrosiana collabora attivamente con il Comune di Milano per l’area di bisogni relativa
all’integrazione dei rom e sinti nei campi comunali ed è impegnata in studi e ricerche in
collaborazione con l’ISMU e il Politecnico di Milano.
http://www.caritas.it/

Sucar Drom – Istituto di Cultura Sinta In Lombardia, presso Ente Morale Opera Nomadi
Sezione di Mantova
Sucar Drom è un’organizzazione formata da appartenenti alla società maggioritaria (in senso
numerico) e da appartenenti alle società sinte e rom.La mission di Sucar Drom è il riconoscimento
dei pieni diritti di cittadinanza delle Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom. L’organizzazione
contrasta tutte le forme di discriminazione, dirette e indirette, che attualmente colpiscono le
popolazioni sinte e rom.Sucar Drom agevola le relazioni tra gli individui, le società e le culture per
la realizzazione di una cultura della conoscenza, del dialogo e della comprensione, fondata
sull'acquisizione responsabile di diritti reciproci. Opera anche a livello internazionale.
http://www.sucardrom.eu/cenni.html

OsservAzione – Centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti è


un'associazione di promozione sociale - onlus che nasce ufficialmente nel 2005.
Successivamente, si è costituita della rete Conares, il coordinamento nazionale rom, sinti e gagé,

44
che ha partecipato ad alcune delle battaglie più significative per i diritti dei rom e dei sinti in Italia,
contribuendo a far conoscere in Europa le gravi forme di discriminazione, razzismo e segregazione
che colpiscono queste persone in Italia. Il “Paese dei campi”, il rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, pubblicato e diffuso in tutta Europa dallo European Roma Right
Center (ERRC), ha generato un processo a catena che ha portato la Commissione delle Nazioni
Unite contro il Razzismo e la Discriminazione (CERD) e la Commissione Europea contro il
Razzismo e l'Intolleranza (ECRI) ad esprimere pubblicamente pareri critici verso l'Italia e le sue
politiche verso rom e sinti.
http://www.osservazione.org

Il Centro Studi Zingari ha iniziato la propria attività nell'anno 1965 presso l'Università di Padova e
si è costituito come ente autonomo nell'anno 1970 a Roma.
Ha come scopo la promozione e la realizzazione di studi e ricerche sulle tematiche del mondo
zingaro; la pubblicazione della rivista Lacio Drom (cessata nel 1999) e di quaderni speciali;
la collaborazione con Enti, Istituti culturali e organizzazioni allo scopo di promuovere, diffondere e
difendere la cultura zingara.
http://members.xoom.alice.it/mcrs/centro_studi_zingari.htm

Il Comitato Rom e Sinti Insieme si è costituito il 14 Aprile 2007 a Mantova, Si sono riuniti i
delegati dei diversi gruppi Rom e Sinti. All’unanimità sono stati eletti 22 delegati di diversi gruppi
rom e sinti che costituiscono ufficialmente il Comitato Rom e Sinti Insieme. Tra le finalità del
Comitato vi è quella di sollecitare il Governo italiano al riconoscimento delle minoranze Rom e
Sinte come ha già fatto più volte il Consiglio d'Europa e l’Unione Europea.
In Italia le minoranze Rom e Sinte non sono riconosciute nè come Minoranze Etniche Linguistiche
nè come Minoranze Nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questi status prevedono.
Il Comitato è stato invitato tra le organizzazioni che si occupano della difesa delle minoranze alla
Conferenza europea sulle popolazioni rom e sinte che si è tenuta a Roma presso il Ministero
dell’Interno il 22, 23 gennaio 2008.
http://www.comitatoromanophralipe.it/index.html

45
Riviste e monografie della biblioteca del Consiglio Regionale87

Monografie

Osservatorio Regionale per l’integrazione e la Multietnicità, ISMU, Vivere ai margini –


Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Milano, 2007.

F. Motta, S. Geraci e M. Converso, Rom, Sinti e Camminanti in Italia, in Dossier Statistico


Immigrazione 2006 - XVI Rapporto sull'Immigrazione, Caritas/Migrantes, Roma 2006.

N. Sigona, I confini del “problema zingari”. Le politiche dei campi nomadi in Italia, in T.
CAPONIO e A. COLOMBO (a cura di), Migrazioni globali, integrazioni locali, Il Mulino, Bologna,
2005, p. 267-293.

A. Tosi, Rom e sinti: un’integrazione possibile, in COMMISSIONE PER LE POLITICHE DI


INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, Secondo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, a
cura di G. ZINCONE, Il Mulino, Bologna, 2001, cap. XIV.

Periodici

P. Arrigoni e T. Vitale, Quale legalità? Rom e gagi a confronto, in Aggiornamenti sociali, n.


3/2008, p.182-194.

D. Pizzuti, Accogliere i Rom – Una rete di solidarietà a Napoli, in Aggiornamenti sociali, n.


3/2007, p. 211-221.

L.Mancini, Antropologia e diritto zingaro, in Sociologia del diritto, n. 3/2004, p. 43-55.

F.M. Galanti, I bambini degli zingari e il reato di maltrattamenti in famiglia, in Questione


giustizia, n. 3/2003, p. 652-661.

L. Mancini, Il debole riconoscimento giuridico di una minoranza:il caso degli zingari, in


Diritto, immigrazione e cittadinanza, n. 3/2001, p. 65-72.

C. Landuzzi, Gli zingari: un nomadismo in crisi, in Sociologia urbana e rurale, n. 59/1999, p.


189-219.

A. Simoni, Il giurista e gli zingari: lezioni dalla Common Law, in Politica del diritto, n. 4/1999, p.
629-666.

R. Pezzano, Bambini “argati” e riduzione in schiavitù: primo intervento della Cassazione, in


Foro Italiano, 1990, parte II, p. 369-374
In I rom nella scuola italiana, Quaderni di sociologia, n. 3/2004 (numero monografico)

C. Saletti Salza, Non c’è proprio niente da ridere. Sulle strategie di gestione del quotidiano
scolastico di alcuni alunni rom, p. 7-29.

S. Menchinelli, Il rapporto di una comunità rom kalderasha con la scuola, p. 31-49.

S. Pontrandolfo, Alla ricerca dei rom di Melfi: i rom immaginati e l’archivio scolastico, p. 51-
72.

A.V. Sorani, Gli insegnanti degli alunni rom e sinti. Un’indagine nazionale, p. 73-110.

87
I testi segnalati sono disponibili al prestito e consultazione presso la Biblioteca consiliare.

46
Documentazione digitale

S. Franzese e M. Spadaro, Rom e sinti in Piemonte a dodici anni dalla legge regionale 10
giugno 1993, n. 26, “Interventi a favore della popolazione zingara”, IRES, 2005
http://www.piemonteimmigrazione.it/pubblicazioni.html#societa

47
Bibliografia generale e webgrafia

- Ambrosini M., Sociologia delle migrazioni, Il Mulino, Bologna, 2005.


- AA.VV., Un viaggio senza sosta, in «Aspe», 15, 3, pp. 3 – 32, 1996.
- Balfour R. La dimensione europea della questione Rom/Zingara, paper presentato alla
Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, Roma, 2000.
- Bertozzi R., Le politiche sociali per i minori stranieri non accompagnati. Pratiche e modelli
locali;in Italia, FrancoAngeli, Milano, 2005.
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- www.gfbv.it (Associazione per i popoli minacciati, per i diritti umani, in tutto il mondo)
- www.iru.iru (International Roman Union)
- www.ilponterivista.com (Il Ponte, rivista fondata da Piero Calamandrei)
- www.naga.it (Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri
e Nomadi)
- www.nonluoghi.info (Sito dell’associazione culturale Centro indipendente studi informazione
e democrazia)
- www.osservazione.org (Centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti)
- www.osservatoriobalcani.org (Osservatorio Balcani per uno sviluppo umano, democratico,
sostenibile nel Sud Est Europa)
- www.provincia.milano.it (Sito della provincia di Milano)
- www.romcittadinideuropa.it (Sito del progetto Rom cittadini d'Europa, nell'ambito dei progetti
comunitari EQUAL finanziati dal fondo sociale europeo)
- www.ristretti.it (Federazione nazionale informazione carcere)
- www.operanomadi.org (Opera Nomadi e sezione di Milano)
- www.unionromani.org (Associazione Union Romani, union del pueblo gitano)
- www.vurdon.it (Storia e cultura romani)
- www.sucardrom.blog.tiscali.it/ (blog dell'Associazione Sucar Drom)

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La collana QUADERNI DI DOCUMENTAZIONE comprende:
1. I Consiglieri regionali: status, risorse e strutture
Marzo 2001

2. Progetto di legge n. 102 "Norme per l'incremento e la tutela del patrimonio ittico e l'esercizio della
pesca nelle acque della Regione Lombardia"
Marzo 2001

3. Progetto di legge n. 75 “Norme per protezione della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio
ambientale e disciplina dell’attività venatoria”
Ottobre 2001

4. Conoscere la Lombardia – Guida ai siti internet del Consiglio e della Giunta regionale
Maggio 2002

5. Il sistema regionale allargato


Una prima mappa su enti, fondazioni, aziende e società regionali
Dicembre 2005

6. Il sistema regionale allargato


Mappa degli enti, società, aziende e fondazioni regionali – Aggiornamento 2006
Dicembre 2006

7. Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia


Maggio 2007

Fuori collana:

Progetto di legge n. 54 – Istituzione del Corpo forestale regionale


Novembre 2000

Rapporto sugli strumenti informativi di sostegno alla funzione legislativa e di controllo


Luglio 2002

Quali regole a sostegno della rappresentanza politica delle donne?


Ottobre 2002

Le esperienze di analisi ex-post delle leggi nei Consigli regionali, nelle Assemblee e nelle Province
autonome – Un'indagine empirica
Maggio 2003

Progetti di legge in materia di asili-nido e altri servizi per l'infanzia (raccolta di documentazione a
supporto della Commissione Sanità ed Assistenza)
Ottobre 2003

Un passo avanti verso l'accountability. Gli strumenti di controllo e rendicontazione nel Consiglio
Regionale della Lombardia
Novembre 2004

Un passo avanti verso l'accountability. Gli strumenti di rendicontazione: procedure e contenuti – II parte
Giugno 2005

Raccolta di documentazione in materia di Programmazione Negoziata regionale


Ottobre 2006

Raccolta di documentazione a supporto del processo decisionale per l’istituzione del Garante regionale
dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Aprile 2007

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