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30 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 4 APRILE 2010

le storie Una serie a puntate su TV2000 racconterà i monasteri


Pasqua di clausura femminili. Eremi lontani o enclave spirituali
in mezzo alle città, un viaggio alla scoperta
di una scelta di vita votata alla contemplazione
La riflessione di un monaco e quella di un laico
sulla solitudine. Tra i demoni dentro e il frastuono fuori

Cercando il dio del silenzio


ENZO BIANCHI A volte la pace dei muri, delle celle, scenza di sé, del proprio profondo, in modo da imprimere alla vita
consapevolezza, responsabilità e bellezza.

Q
uando uno varca la soglia di un monastero, a volte tro-
va di fronte a sé un affresco o un’icona del patriarca dei
del chiostro appare abitata da pensieri Ma a volte questo silenzio dei muri, dei corridoi, delle celle, del
chiostro, del giardino o del bosco appare abitato da pensieri che ur-
monaci, san Benedetto che, dito sulla bocca, invita al
silenzio: «Tace!». Del resto, già i padri del deserto nel
che urlano con voce straziante lano con voce straziante. Antonio, il primo monaco solitario cri-
stiano, li chiamava “demoni” e aveva la percezione di vederli nella
Quarto secolo cercavano di vivere secondo il detto di cella, intenti ad assalirlo mentre si sentiva solo, debole e fragile, fi-
abba Arsenio: «Fuge (cioè ritirati in disparte), tace (fa’ cia silenzio, parli se è necessario alla carità, e comunque vigili sem- no a interrogarsi se Dio non lo avesse abbandonato... Sono le ten-
silenzio), quiesce (ricerca la pace)!». Per quanti fanno vita monasti- pre a che la sua parola miri a ciò che è essenziale, autentico, veri- tazioni dell’eremita, come di chi vive la solitudine all’interno di una
ca, il silenzio è l’atmosfera, l’ambiente in cui vivono la loro tensio- tiero, evitando non solo ogni doppiezza o menzogna, ma anche di comunità monastica. Ma sono anche le stesse tentazioni proprie
ne a quaerere Deum, a cercare Dio, impegno che contiene innan- dire ciò che non fa o che non pensa in profondità. di ogni uomo, perché il monaco è un uomo come gli altri, vulnera-
zitutto il quaerere hominem, cercare l’essere umano. Senza questo silenzio — che pur conosce contraddizioni da par- bile come gli altri: la solitudine, il silenzio, l’ascesi gli consentono
Dal canto dell’ultima preghiera della sera (verso le venti) fino al- te dei monaci — non sarebbe possibile una vita di lotta contro la di- forse una maggiore consapevolezza nel guardare in faccia questi
l’ora ancora notturna che precede l’alba (attorno alle quattro), i spersione, l’ansia, la distrazione, il de.... ment, come lo definiva Pa- pensieri-tentazioni e nell’affrontarli. Sono “avversari” di ogni tipo,
monaci e le monache osservano il “grande silenzio”: da soli, nella scal. Si tratta, infatti, di unificare la vita, di giungere a una sempli- dalle tentazioni più basse ai pensieri più sottili: il non credere più
loro cella, cercano di vegliare, di leggere, di pensare e di pregare. ficazione del cuore attraverso il lungo lavoro di “ordinare” i pen- in Dio né in nulla, lo spettro della nientità che tutto dissolve in non-
Ma anche durante il giorno le regole chiedono che il monaco fac- sieri, i sentimenti, le azioni: uno sforzo costante verso la cono- senso, il peso dei propri peccati che porta a dubitare del perdono e

Il nostro presente FRANCO LA CECLA e tempo e una volta si misurava il battito cardiaco

C’
sulle tempie. In molte culture il silenzio è una co-
è un’interessante intervista fil- struzione assidua. Si “fa” silenzio. Lo sanno bene i
mata con John Cage, dove in una maestri orientali che insegnano a ripetere l’Om
stanza di una casa di Manhattan, primordiale, il suono dello scorrere e della vita, lo

che si arrende
lui spiega cos’è il silenzio. E af- sanno bene i mistici dell’islam, quando ripetono,
ferma che il silenzio è un suono, cantando e girando su se stessi il nome di Dio fino
il rumore che fa il mondo quan- a farlo coincidere con il respiro affannato. Danza-
do non si ha l’intenzione di fare musica e quando re per i dervisci è un modo di creare un arco di si-
lo si sta ad ascoltare. Volgendosi verso la finestra lenzio, l’uomo che gira su stesso diventa il proprio

al rumore del mondo


aggiunge che il silenzio è in quel momento il ru- suono. Lo sanno coloro che recitano mantra, ma
more del traffico, perché è un suono costante che anche le vecchiette che recitano il rosario.
cambia continuamente, molto più della più ricca Il rosario è uno degli strumenti più diffusi nel
partitura musicale. Cage si dice interessato più al mondo e più antichi. Sono stati rinvenuti grani di
suono che alla musica. Il suo famoso pezzo 4’ 33’’, preghiera negli scavi dell’Indo di tremila anni fa e
quattro minuti e trentatré secondi di silenzio, ese-
guito da un pianista o da un’intera orchestra ha lo
stesso significato. Ascoltare i rumori che in una sa- John Cage parlava del suono
la di musica o in un auditorium ci sono, «in assen-
za di musica». In genere si dice che è una provoca-
che ci sta intorno e cambia
zione, che sono il pubblico e i suoi rumori che co-
stituiscono la composizione, ma non è vero, sono
continuamente, molto più
anche le espressioni dei musicisti, quella del diret-
tore d’orchestra o del pianista, i rumori di fondo
di una partitura musicale
del teatro stesso.
Il silenzio, insomma, è un suono e non può che
essere così perché noi non possiamo non sentire la corona di grani è presente nell’induismo come
qualcosa, anche se ci turiamo le orecchie o se ci im- nel buddismo, nell’islam come nell’ebraismo e nel
mergiamo in un liquido che ci avvolge. In questi cristianesimo. Senza che nessuno di questi culti
casi passiamo ad ascoltare il suono interno, il bat- ammetta di averlo in comune. Sembra che l’origi-
tito del cuore e la pulsazione alle tempie e il respi- ne indiana sia stata tramitata dai monaci buddisti
ro e ogni altro rumore che dall’interno il nostro al Rumi, il grande mistico Sufi che l’ha portata fin
corpo ci invia. Il silenzio è un suono, ma può anche verso il Monte Athos, dove i monaci l’hanno utiliz-
essere una produzione di suono. Il pulsare del san- zata per la preghiera esicasmica, quella che ripete
gue nelle nostre tempie. Il suono dei nostri passi continuamente il nome di Cristo.
sul selciato. C’è una connessione forte tra tempie Il mistico non sta in silenzio, ma lo costruisce, si

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DOMENICA 4 APRILE 2010 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 31

IL DOCUMENTARIO
TV2000 manda in onda la nuova edizione de I passi del silenzio,
cinque itinerari sulla vita contemplativa femminile
Un documentario in luoghi appartati dal mondo, come il monastero
delle Carmelitane Scalze di Ronciglione e di San Nicolò delle Clarisse
di Otranto. Ma anche in oasi immerse nel caos cittadino,
come il monastero delle Agostiniane di Roma, quello delle
Benedettine di Lecce, il Cottolengo di Torino. I passi del silenzio va in
onda dal 10 aprile ogni sabato alle 20. Prima puntata, il monastero
delle Benedettine di Lecce. Repliche la domenica
alle 13,30 e alle 23,20 sul digitale terrestre e sul satellite al canale 801

della possibilità di trovare il bene nell’uomo. Il monaco conosce la prima volta: non manca chi si affretta a tornare alla propria vita
anche questa contraddizione al silenzio che viene dal suo cuore, Il chiacchiericcio, la molteplicità quotidiana in cui il rumore, il chiacchiericcio, la molteplicità dei
dalla sua psiche e che lo rende a volte esperto di a-teismo.
Anche per questo, nella sua vita quotidiana il monaco giustap-
dei messaggi distolgono messaggi distoglie dal porsi le domande vere e dall’affrontare i
pensieri-tentazioni che sorgono nel cuore. Ma così si preferisce il
pone al silenzio il canto, più volte al giorno: vive nella custodia
amorosa del silenzio, eppure canta assieme agli altri nella pre-
dal porsi le domande vere sonnambulismo spirituale, il non conoscersi in profondità, e si fi-
nisce per imboccare percorsi di alienazione anziché vie di uma-
ghiera con inni, salmi, orazioni... La preghiera, intessuta della pa- nizzazione.
rola di Dio è lo spazio vitale in cui lo stesso silenzio è ricondotto al- fratello e della sorella, di quanti bussano alla porta del monastero Sì, c’è un grande silenzio che avvolge molte esistenze piene di vi-
la sua qualità di ricerca di Dio: lì si esprime quella sete che dal de- per confidare soprattutto le loro fatiche e le loro sofferenze, quan- ta, fatte di lavoro e di preghiera in un nascondimento che oggi mol-
serto, dalla terra arida che ciascuno sente di essere, fa muovere ver- do la durezza della vita li porta a interrogarsi sul senso ultimo che ti non riescono più a comprendere, un silenzio soprattutto dei cor-
so l’essere umano autentico la cui vita può divenire un capolavo- sovente lo star bene ottunde. pi e dei volti, che talora si celano nell’anonimato anche quando si
ro. E nella preghiera comunitaria si ritrova anche l’altro elemento Il lungo silenzio del monaco in cella, la sua solitudine a volte co- fanno eloquenti nella scrittura, firmandosi semplicemente come
fondamentale della vita monastica, cui il silenzio stesso è orienta- sì pesante da portare alla sera — silenzio e solitudine abitati dalla «un certosino... una monaca benedettina... un eremita... un mo-
to: l’ascolto. Sì, l’invito di san Benedetto al silenzio è in funzione di preghiera — sono così preparazione all’ascolto degli altri: ascolto naco d’occidente...». Eppure forse sono là in disparte anche per ri-
quell’esortazione che apre la sua regola per i monaci: «Ascolta!». a volte faticoso, perché richiede comprensione, simpatia, condivi- cordarci che ogni parola autentica nasce dal silenzio e dal silenzio
Ascolto del silenzio che parla, certo, ascolto della parola di Dio che sione e magari parole che non si vorrebbero pronunciare né udire. è custodita.
richiede di far tacere le altre parole, ma anche ascolto dell’altro, del Sovente questo silenzio oggi inusuale spaventa chi vi si accosta per © RIPRODUZIONE RISERVATA

tratta di una tecnica del corpo. Il silenzio non è da- una composizione e una musica che possiamo co- DIETRO LE GRATE ti nel koan zen che cerca di farci capire in cosa con-
to, si apprende come tecnica del corpo, come si ap- struire noi stessi, pazientemente. E la ripetizione Da sinistra, il monastero di San Giovanni siste il battito di una mano sola, c’è tutto questo. Ci
prende a parlare, a camminare in montagna, a di- ci aiuta, perché per quanto il nostro tempo aborri- Evangelista di Lecce; il Cottolengo di Torino; sono suoni che si possono percepire solo nel si-
giunare. Assorbiti come siamo dalle ovvietà del sca la ripetizione, poi è alla base di buona parte del- ancora Lecce e il monastero Gesù bambino lenzio e ci sono silenzi che si possono costruire so-
presente ci sembra che il problema di non avere il le nostre azioni e sostanzia il nostro vivere quoti- di Praga a Ronciglione lo con una successione di suoni. L’importante è sa-
silenzio sia una questione ambientale: dobbiamo diano, dal respiro, al passo con cui ci muoviamo, pere che il silenzio è una porta e non è chiusa.
pretendere il silenzio! Ma non è così, il silenzio è al ritmo che ci fa ballare in discoteca. In fin dei con- © RIPRODUZIONE RISERVATA

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