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IL FOGLIO

Redazione e Amministrazione: via Carroccio 12 20123 Milano. Tel 02/771295.1

ANNO XX NUMERO 10

quotidiano

Sped. in Abb. Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

MARTED 13 GENNAIO 2015 - 1,50

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

EMOZIONE E VUOTO POLITICO

Ai bordi della grande marcia senza parole contro un nemico che si ha paura di conoscere
Oltre la piazza

Rivali o no?

Vignette e ipocrisia

Terroristi in bolletta

LEuropa la patria dellemozione,


ma il cuore dolente cozza contro
la fredda determinazione del jihad

Perch i due gruppi di attentatori


non si sono sparati fra loro.
Allarme basso in Vaticano (per ora)

Parla Flemming Rose, il giornalista


danese che compare nella stessa
black list di Charlie Hebdo

La violenza politica, centra poco


o nulla con povert e istruzione.
Teorie economiche anti vulgata

Milano. Noi siamo un popolo, titola


Libration pubblicando unimmagine della
piazza di Parigi di domenica, potente e silenziosa, con gli applausi e gli elicotteri e
la Marsigliese a fare da colonna sonora, i
colori della Francia come sfondo, la Marianna insanguinata issata tra la folla, i leader di mezzo mondo in prima fila, un G40 in
marcia, stretto stretto, per manifestare assieme a due milioni di persone contro il
terrorismo che ha straziato la redazione di
Charlie Hebdo e tutta la Francia. Non c
nulla di pi simbolicamente possente, nellimmaginario collettivo che vuole reagire
ai giorni del terrore, esecuzioni e ostaggi,
della grande marcia di Parigi, siamo tutti
Charlie, siamo tutti uniti, combatteremo insieme quella minaccia che amiamo pensare sempre come lontana e che invece vicinissima. Noi siamo un popolo, e vi sfidiamo, terroristi: We are not afraid, non ci
sconfiggerete.
LEuropa la patria dellemozione (e sulle piazze la Francia non ha rivali, da secoli), ha la capacit di addormentarsi disunita e distratta e di risvegliarsi con gli occhi
lucidi e il cuore sanguinante da usare come
scudi di fronte a qualsiasi minaccia: l11
gennaio diventato, scrive il Monde, una
giornata fondatrice della Repubblica francese. Poi per lEuropa si addormenta e si
distrae di nuovo, perch lo sforzo della tolleranza e delle distinzioni faticoso, e lascia stanchi, inebetiti. I terroristi invece
non dormono mai. Lemozione calda dellEuropa cozza contro la fredda calma dei
jihadisti che pianificano attentati per mesi,
per anni anche, trovano i finanziamenti e le
armi, le nascondono, studiano le mappe e
gli obiettivi, calcolano i tempi, controllano
le vie di fuga, percorrono le strade della
strage, fanno sopralluoghi, preparano filmati da pubblicare postumi, e infine agiscono. Si coordinano nelle moschee Le
moschee sono piene di uomini vigorosi,
com che con queste persone non riusciamo a difendere lislam?, ha detto Amedy
Coulibaly, lattentatore dellpicerie ebraica e nei penitenziari anzi, nei penitenziari si incattiviscono e si radicalizzano e
poi, con quella pazienza strategica che i
leader e lopinione pubblica occidentali
perdono con il trascorrere del tempo e che
invece tra i terroristi resta forte e inalterata, mettono a punto i loro attacchi.
Il tempo ci distrae, il motivo per cui gli
stragisti di Parigi erano noti e conosciuti e
condannati eppure non pi sotto sorveglianza, perch nel frattempo noi abbiamo
avuto modo di indignarci sconsideratamente e di dare Pulitzer a chi ha denunciato
lobbrobrio per il grande fratello di stato,
la sorveglianza dellNsa: sono tutti spioni,
gli americani pi di tutti, ma anche i francesi e i tedeschi, pensano di poter origliare tutto, come si permettono? Cos, interrogandoci flagellandoci sui nostri metodi, sugli origliamenti di massa, abbiamo
smesso di applicarli, quei metodi, lasciando che le maglie del controllo si allargassero mentre quelle del jihad si stringevano e gli islamisti non hanno fatto nulla
per farci pensare che la minaccia fosse diminuita, anzi, il loro scopo farci vivere
nella paura.
Ora in Francia si parla di un Patriot Act,
e gi la definizione risveglia tic ideologici
irreversibili, fare come Bush, siamo pazzi?,
ma poco cambia della strategia nei confronti dello Stato islamico in Siria e in Iraq
in Siria, laddove tutto cominciato, come
scrive il Wall Street Journal: la minaccia di
oggi si salda con labdicazione americana
nella guerra civile in Siria, che diventata la Grand Central del jihad globale.
Twitter @paolapeduzzi

Roma. Il finale dei tre giorni di attacchi


a Parigi apre questioni difficili da risolvere. Una questa: al Qaida e lo Stato islamico sono due gruppi rivali, si odiano, tra loro in corso una sfida ideologica e anche
una guerra vera (in Siria) a colpi di imboscate ed esecuzioni, com possibile che gli
attentatori di Parigi abbiano fatto squadra
assieme? I fratelli Kouachi si sono dichiarati uomini di al Qaida nello Yemen che
tecnicamente si fa chiamare Al Qaida nella penisola arabica, e questa definizione
include i ricchi regni del Golfo e la gigantesca Arabia Saudita, anche se in pratica il
gruppo nellest e nel sud dello Yemen,
punta inferiore e povera della penisola.
Amedy Coulibaly invece ha lasciato un video per dire di avere giurato fedelt al capo dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, e anche per dire che cera una spartizione dei compiti con i Kouachi, loro dovevano pensare a Charlie Hebdo, io li ho
aiutati con qualche migliaio di euro.
Questa strana collaborazione a Parigi
non una questione vuota di forma, di araldica del jihad. La spaccatura fra i due gruppi stata una delle svolte pi importanti
della storia della guerra santa contemporanea, se si saldano di nuovo assieme sar
una notizia altrettanto importante. Per ora
sembra che non sia successo, e sembra che
a Parigi ci sia stata una decisione pragmatica e opportunista degli attentatori, che
non hanno tenuto conto della divisione che
esiste in medio oriente dal 2013 perch si
conoscevano da prima, almeno dal 2007, e
avevano bisogno di risolvere problemi concreti in Francia: tra gli altri, come procurarsi il denaro e le armi necessarie. Facevano parte della stessa rete estremista, il
gruppo del diciannovesimo arrondissement, non hanno troncato i rapporti.
Sia Coulibaly sia i fratelli Kouachi non
sembrano ben integrati nei due gruppi a
cui fanno riferimento da lontano. Venerd
scorso al Qaida in Yemen ha fatto uscire un
audio che si riferisce allattentato, ma un
messaggio un po vago e improvvisato, una
quasi rivendicazione. Non sono ancora
usciti elementi decisivi che facciano pensare a un piano a lungo termine, come per
esempio potrebbe essere una foto di almeno uno dei due fratelli con il loro mentore,
lo sceicco americano Anwar al Awlaki, che
ha detto Reuters ieri hanno incontrato
in Yemen nel 2011. Anche in questo caso,
lo Stato islamico si sta dimostrando pi
abile dei rivali nel campo dei media e il video di Coulibaly dappertutto.
La compagna di Amedy, Hayat Boumedienne, volata in Turchia il 2 gennaio e ieri uscito il video del suo arrivo al banco
del controllo passaporti dellaeroporto di
Istanbul, assieme a un uomo che i media
turchi identificano come Mehdi Sabri
Belhouchine. L8 gennaio la donna ha passato il confine ed entrata in Siria. Secondo una fonte della tv francese, il video di
Coulibaly stato messo su internet da Raqqa, capitale siriana dello Stato islamico.
Ieri il Vaticano ha troncato e sopito, sopito e troncato lallarme dato dalla tv israeliana e attribuito allintelligence americana su un possibile attacco contro la Santa
Sede. Non un obiettivo da scartare era
sulla copertina di Dabiq, la rivista in inglese edita dallo Stato islamico, ma fonti di sicurezza italiane tendono per ora a minimizzare. Ieri, hacker simpatizzanti con il gruppo di al Baghdadi hanno preso possesso
dellaccount twitter del comando centrale
americano (usato per postare i tweet del
settore del Pentagono che si occupa di medio oriente). Laccount stato chiuso senza
troppi danni, ma uno smacco dimmagine.
Twitter @DanieleRaineri

Roma. Era una morte annunciata, quella di Stphane Charbonnier, il direttore di


Charlie Hebdo. Il suo nome era finito nella black list di al Qaida pubblicata sulla rivista Inspire insieme ad altri otto nomi.
Uno quello di Flemming Rose.
Non intendo lasciare coloro che intimidiscono me e i miei colleghi decidere
come vivr la mia vita, dice Rose al Foglio. Da quando ha deciso di pubblicare
le vignette su Maometto sul giornale danese Jyllands-Posten, sulla testa di questo giornalista pende una condanna a
morte che si autorigenera. La sua testa
finita sulla picca di una caricatura islamica. I talebani hanno offerto una ricompensa a chi lo uccider. Lufficio di Rose
al giornale stato pi volte evacuato per
allarmi bomba. Un suo omonimo ha cambiato nome, nella pacifica Danimarca, a
scanso di equivoci. E quando Rose stato invitato a parlare a Oxford, le forze
dintelligence britanniche misero su la
pi grande operazione di sicurezza da
quando la pop star Michael Jackson aveva visitato la ridente cittadina universitaria alcuni anni prima.
Figlio della sinistra antiautoritaria e
anticonformista, autore del nuovo libro
The tyranny of silence, Rose si formato accanto a dissidenti come Andrej Sacharov quando era il corrispondente da
Mosca del suo giornale (anche la moglie
di Rose, Natalia, russa). Sono molto
pessimista sul futuro della libert di parola, dice Flemming Rose al Foglio. Ovviamente sono felice che molti siano scesi a manifestare sostegno a Charlie Hebdo. Conoscevo molti dei vignettisti uccisi
a Parigi e sono stato chiamato a testimoniare a loro favore in tribunale nel 2007.
La mia paura oggi che questa solidariet non si tradurr in decisioni reali o
che la situazione cambier. Lo abbiamo
gi visto: Madrid 2004, Theo van Gogh nel
2004, Londra 2005, il doppio attentato a
Kurt Westergaard nel 2008 e nel 2010.
Ogni volta grande solidariet con le vittime, ma poi sempre avvenuto il contrario. A parte Charlie Hebdo, nessun giornale europeo ha ripubblicato le vignette
di Maometto dal 2008. Rose indica un paradosso: Quando hai una societ che sta
diventando sempre pi multiculturale,
sempre pi multietnica e sempre pi multireligiosa, e se pensi che la crescente diversit dovrebbe essere soddisfatta da
meno diversit quando si tratta dei modi
di esprimersi, io penso che sia un vicolo
cieco per la democrazia. La storia insegna
che quando cedi allintimidazione, questa
non si riduce in futuro, ma diventa sempre pi grande. (Meotti segue a pagina quattro)

Roma. La povert, la mancanza distruzione, la disuglianza: ecco le cause profonde


dellestremismo e del rigurgito terroristico,
fin dentro il cuore dellEuropa. Peccato che
la popolarit della tesi in questione sia direttamente proporzionale alla scarsit di sue
dimostrazioni scientifiche. Almeno a voler
ascoltare gli economisti.
Sul nesso tra povert e terrorismo intervenuto pi volte, anche di recente, Papa
Francesco. Domenica poi, sulla prima pagina del confindustriale Sole 24 Ore, pure Guido Rossi giurista e avvocato con passate
esperienze nellindustria e nella finanza ha
indugiato sul nesso economia-terrorismo.
Avviando una pi meditata riflessione sui
tragici fatti di sangue di Parigi, ecco una
delle conclusioni: Laffermazione dei diritti umani deve prevalere sulla governance
neoliberista, tenendo conto che se i princpi delleconomia portano alla creazione continua di diseguaglianze e di smisurate ricchezze, i conflitti non potranno mai essere risolti. Daniel Pennac, scrittore francese pubblicato in tutto il mondo, a Repubblica ha
detto che la radicalizzazione dei giovani
francesi di fede islamica il risultato di
molti fattori, tra cui il capitalismo odierno
che fa la guerra ai poveri e non alla povert.
A smontare il sillogismo basterebbero le
ricerche di Alan Krueger, economista di
Princeton tendenza liberal, nel 1994-95 capoeconomista del dipartimento del Lavoro
nellAmministrazione Clinton e poi nel 200910 capoeconomista del Tesoro americano
con lAmministrazione Obama. La logica, innanzitutto, conta: con pi di una persona su
cinque nel nostro pianeta che vive con meno di 1,25 dollari al giorno e con centinaia di
milioni di analfabeti ha ripetuto spesso
Krueger se povert ed educazione inadeguata fossero le cause, anche secondarie, del
terrorismo, allora il mondo brulicherebbe di
terroristi che vogliono distruggere la nostra
way of life. Leconomista, nel suo libro
What makes a terrorist (pubblicato originariamente nel 2007), si affida comunque a
una corposa mole di dati e studi empirici a
livello micro. Come quelli compiuti da alcuni psichiatri della Cia qualche anno dopo
l11 settembre, in cui si dimostrava che il 35
per cento degli affiliati di al Qaida aveva una
laurea, e che addirittura il 45 per cento erano professionisti. Poi c la rielaborazione
dei sondaggi dopinione in base a professione e reddito, da cui emerge per esempio che
alla met dello scorso decennio, tra i palestinesi che sostengono gli attacchi terroristici,
sono pi numerosi i professionisti e i commercianti che i disoccupati. Infine i dati
macro sui paesi di provenienza dei terroristi, da cui emerge che landamento del pil
inutile come variabile predittiva.
Secondo il democrat Krueger, errato associare il percorso dei terroristi a quello dei
criminali comuni, cio persone con impieghi
lavorativi che hanno un basso costo-opportunit e quindi incentivate ad abbandonare tali impieghi per attivit pi remunerative
(perfino criminali). Lanalogia corretta
quella con il voto: sono i pi ricchi e i meglio educati a recarsi pi spesso alle urne, gli
stessi che avrebbero meno incentivo a farlo
perch luso alternativo del loro tempo pi
remunerativo. Perch gli elettori hanno
unaltra priorit: Vogliono esprimere la loro opinione e influenzare le scelte politiche. Allo stesso modo i terroristi (relativamente) affluenti ricorrono alla militanza violenta per promuovere unagenda politica.
Perch allora capi di stato e capi religiosi insistono sul nesso inesistente tra povert e
terrorismo? Per lex obamiano Krueger, cerchiamo cos una risposta semplice e rassicurante a una questione in realt terribile e
inquietante. (mvlp)

Risanare le ferite

Marciare coi cretini

Dialogo sotto scacco, cristiani


uccisi, ma per il Vaticano la linea
lospedale da campo geopolitico

Dopo la marche rpublicaine


arriva il momento di chiamare
il nemico con il suo nome

Roma. Il cardinale Jean-Louis Tauran,


titolare dellufficio per il Dialogo interreligioso di Santa romana chiesa, invita a lasciare ai suoi deliri Michel Houellebecq,
autore del romanzo Soumission. Persona
cui meglio non dare molto peso, dice
in unintervista ad Avvenire a margine della strage a Charlie Hebdo. Lui, il porporato francese, fa sapere che non lo legger di
certo, anche perch pi utile concentrarsi sul dialogo vero con la controparte islamica anche se, ammette, i risultati non sono di certo quelli sperati. Basti pensare
che nonostante seminari e convegni, strette di mano, preghiere e riflessioni comuni
ospitate nei Giardini vaticani, rimane tuttora interrotto il dialogo con lUniversit al
Azhar del Cairo, cio con la pi importante e rispettata universit musulmana che
sia sul pianeta. Dialogo interrotto, diceva
lo stesso Tauran quasi due anni fa, per
scelta dei nostri partner musulmani. Comunque, non di certo quello il problema,
visto che in merito a quanto accaduto a
Charlie Hebdo si pu parlare semmai di
una crudelt commessa da giovani traviati, provenienti da famiglie in cui non hanno mai sperimentato lamore. Una crudelt
in cui per non riesco a vedere elementi
realmente religiosi, aggiungeva il cardinale. Niente a che fare con lislam, quindi,
religione di pace che soppone a tutte le
forme di violenza che distruggono la vita
umana. Eppure, chi come il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphal Sako, sta
sul campo e da mesi tenta di salvare la presenza cristiana nelle terre prede dellavanzata del califfo e dei suoi sgherri, invoca
che le autorit islamiche prendano liniziativa dallinterno di smantellare questa
ideologia terroristica ed estremista. Quel
che bisogna fare, ha spiegato Sako, costruire unopinione pubblica islamica
aperta e illuminata, che non accetti luso
politico della religione. E il Papa, pronto
a imbarcarsi sullaereo che lo porter per
una settimana in visita apostolica in Sri
Lanka e Filippine, ricevendo il Corpo diplomatico per il tradizionale messaggio dinizio anno tra un placet allAmministrazione americana che ha deciso di chiudere Guantanamo e un ricordo delle bombe
nucleari su Hiroshima e Nagasaki ha
chiesto ai leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani di condannare qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione
volta a giustificare tali atti di violenza.
Guarda alla Siria e allIraq, regioni piagate dal dilagare del terrorismo di matrice
fondamentalista contro cui necessaria
una risposta. E la reazione, per Bergoglio,
una risposta unanime che, nel quadro
del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia
e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato.
Twitter @matteomatzuzzi

Roma. Non siamo daccordo sullidentit del nemico, e ancora meno sulle cose
da fare per mettere fine a questa esplosione di violenza e di odio. Su questo punto, i
francesi non sono pi uniti di quanto non lo
siano Netanyahu e Abu Mazen. Lo scrive
su Causeur.fr lo storico Gil Mihaely, mentre
la direttrice Elisabeth Lvy avverte: Unione nazionale attorno alle vittime s, ipocrisia sui colpevoli, no. Dopo la grande
marche rpublicaine, arriva il momento
dei conti con la realt, che possono assomigliare a una doccia fredda. Sempre su Causeur, Pascal Bories scrive che il rischio era
di marciare con dei cretini. Quelli che
chiamavano islamofobiche le vignette oggi difese in nome della libert di espressione, o che scandivano ogni poliziotto
una pallottola, mentre ora plaudono ai
gendarmi, non rinunciano a chiedere lo
scioglimento del Front national e invitano alla solidariet con Gaza.
Note di colore, si dir, quel che conta
la prova superata. Ma se davvero lEliseo
cuor di leone aveva chiesto al premier
israeliano di non partecipare alla marcia,
come ha rivelato ieri Haaretz, non si pu
dar torto al sociologo Jean-Pierre Le Goff.
Intervistato dal Figaro, spiega che non
chiamare le cose con il loro nome gi una
sconfitta. Lunica ad aver parlato chiaro
stata Marine Le Pen, a confronto dellimbarazzo di altri politici nellammettere che
siamo in guerra e nel nominare i nostri nemici. Prima ancora, si era cercato in ogni
modo di sostituire Stato islamico con Daesh, per evitare confusioni con islam, islamismo, musulmani (linvito era arrivato a
settembre dal ministro degli Esteri, Fabius, ndr). Ma il timore giustificato di fare confusione non pu essere un argomento per non guardare in faccia la realt,
parlando di un terrorismo indefinito creato dal nulla, venuto da chiss dove e abbattutosi sul paese come una catastrofe naturale. Le Goff dice che aver criminalizzato
scrittori come Zemmour e Houellebecq, invece di chiedersi come sia stato possibile
che crescesse fino alle attuali conseguenze lislamismo radicale e lantisemitismo,
significa rifiutarsi di affrontare le sfide
del presente, mentre tutta una mentalit
pacifista e angelica, presente in Francia e
in numerosi paesi europei da pi di
trentanni, va in pezzi. La risposta peggiore sarebbe quella di ricorrere ai sociologismi che considerano i discorsi dellodio e
gli atti criminali come sintomi delle condizioni economiche e sociali, delle discriminazioni, della dominazione dei paesi ricchi su quelli poveri. Esistono invece cause ideologiche che fanno capo a un sistema di credenze dotate di una loro consistenza, che mettono in gioco concezioni del
mondo, della vita, della morte, del potere,
e designano il nemico da combattere e da
eliminare. E il nemico designato chiaro:
loccidente, gli ebrei e i crociati.

LISLAM MODERATO NON


BASTA. Conversazione con Ezio Mauro
Merlo nellinserto I

Mi arrivata, anonima, via


mail e ve la ripropongo pari
pari.
Titolo: Una soluzione alla
crisi del terrore franco-islamista.
Questo attacco sottolinea lurgenza a
che la Francia sieda immediatamente al
tavolo delle trattative con i francesi musulmani per creare due stati per due popoli, che vivano uno accanto allaltro in
pace e sicurezza, con Parigi come capitale condivisa. Baci.
Questo numero stato chiuso in redazione alle 21

NON SONO CHARLIE E NON RIDO DI TUTTO. MEN CHE MENO DELLA LORO RELIGIONE MINACCIOSA
L

oro sono assassini che vanno combattuti, ma anche combattenti di una loro guerra che non capiamo. La loro idea
della religione aberrante, almeno dalDI

ALFONSO BERARDINELLI

lattuale punto di vista cristiano, per il


quale la chiesa ha chiesto perdono del rogo di Giordano Bruno avendo assimilato la
lezione dellilluminismo. Loro sono assassini, ma io non sono, noi non siamo esattamente Charlie, non tutti lo siamo, anche
se la circostanza ci costringe a dire che lo
siamo.
Ogni aggressione, da qualunque parte
venga, anche le aggressioni in parte motivate, se superano certi limiti e proporzioni (supera il limite un bombardamento
che uccide 100 civili per reagire a un attentato che ne ha uccisi cinque) le aggressioni rendono pi ottusi, pi limitati, pi
irragionevoli, pi retorici e ipocriti gli aggrediti. Va difesa la libert di esprimersi.
Il che non esclude che questa libert pos-

sa esprimere contenuti pi o meno accettabili, pi o meno degni che si muoia per


loro. Essere consapevoli di rischiare la vita per il sacro diritto di prendere per il culo Maometto, non d luogo a una mobilitazione morale entusiasmante. Esiste anche
la prudenza nellesprimere liberamente il
proprio pensiero. La prudenza una virt
minore e non amata dagli intellettuali,
ma non va trascurata perch in molti casi
ha un evidente valore pratico.
Tutti noi liberi occidentali ci censuriamo quotidianamente e spesso senza
neppure pensarci, per ragioni di prudenza e di buon senso. Se mi metto a criticare apertamente, in un articolo, in modo
osceno, il mio datore di lavoro, il direttore di un giornale con cui collaboro, gli
amici del mestiere mi diranno che sono un
pazzo, un irresponsabile: non si pu rischiare di perdere lavoro e salario per il
gusto o la libert di dire in modo provocatorio quello che penso.
Se dovessi esprimere liberamente il

mio pensiero con i miei vicini di casa che


fanno rumore o ingombrano con le loro robe il pianerottolo, o con i miei compagni
di viaggio in treno, che telefonano a voce
spiegata o mettono le suole delle loro
scarpe sul sedile di fronte; se poi difendessi il mio sacro diritto di parola prendendoli per il culo, dovrei prepararmi, a
volte, a uno scontro, perfino fisico. Un imprudente coglioneria pu provocare tragedie e non per questo diventa in s tragica,
n pi accettabile, pi seria e sacrosanta.
La globalizzazione ha reso vicini di casa, s, troppo vicini, popoli, gruppi umani,
individui che non ci sono affatto vicini e
prossimi, che non capiamo, che non ci capiscono, che ci abitano accanto ma magari ci odiano, e se c unoccasione o una
scusa sufficiente, esprimeranno liberamente il loro odio. Ogni volta che esco da
un supermercato con i sacchetti della spesa pieni e non mi fermo a dare qualcosa,
denaro o cibo, a chi mendica sulla porta,
so che sar odiato. Anni fa ho sentito que-

sta frase sulla bocca di unimmigrata:


Questi italiani mangiano come porci.
Per qualcuno che vive dove io vivo, nel
mio quartiere, nella mia citt, so che sono
un porco solo perch compro da mangiare nella misura (modesta) in cui le nostre economie mi hanno abituato a mangiare.
Abbiamo fatto dellaccettazione dellAltro uninsopportabile retorica etico-filosofica. Ma accettare laltro, la sua mentalit,
la sua cultura, le sue abitudini, difficile,
molto difficile anche quando questo altro
lo si conosce, un amico, lo si ama e in pi
si in tempo di pace. Non dimentichiamo
che il nostro tempo di pace si sta sempre
pi mescolando, fuori da ogni legalit, con
il tempo di guerra e che vivono con noi i
parenti stretti di coloro con cui, fuori dai
nostri confini nazionali, siamo in rapporto di guerra. Questa situazione richiede un
po di prudenza. Lo scontro di civilt non
una teoria, un fatto che chiunque pu
constatare. I conflitti aumenteranno. E

molto probabile che nel prossimo futuro


aumenteranno le guerre.
Lislam non una cosa sola, non monolitico, non solo intolleranza e guerra santa. Ma ha con lintolleranza e la guerra
santa un legame speciale che detta comportamenti a volte prevedibili e a volte no.
Va anche ricordato che ogni religione ha
sempre avuto certi limiti e certe ambivalenze perch, per mite che sia, ha una tendenza irresistibile allenunciazione di
dogmi sottratti alla discussione e di sacre
verit da difendere e alle quali sacrificare anche eroicamente la vita. Lindividuo
religioso pu essere pi umano ma anche
meno umano degli altri, perch mette Dio
al di sopra della vita terrestre e Dio conta pi di ogni altra cosa.
Luso criminale del dogma religioso non
una novit. Chi si serve di Dio per
combattere meglio i propri nemici, cade
nelle mani del diavolo. Le grandi religioni offrono e promettono molto, ma esigono molto e, a voler essere coerenti con i

princpi, possono chiedere troppo. Le religioni degli altri possiamo discuterle razionalmente fra noi, ma non con loro se ritengono razionalit e discussione modalit
antireligiose. Le religioni degli altri non
vanno offese n ridicolizzate.
La situazione oggi delicata, rischiosa
e sempre sullorlo di diventare drammatica. La cosiddetta occidentalizzazione del
mondo una interessante sineddoche, che
scambia la parte per il tutto. E stato occidentalizzato solo lo strato pi superficiale dei comportamenti. Perfino la modernizzazione italiana stenta a imporsi. Luniversalismo della produttivit e dei consumi non significa universalismo di valori
amorali, di convinzioni e di sensibilit.
Nei fatti, ogni volta che ci fa comodo, i nostri valori li mettiamo da parte e scopriamo lestraneit degli altri. Visti i fatti, c
poco da ridere. Comunque, sono contro le
specializzazioni: a ridere sempre, come
vorrebbero i satirici di professione, si diventa noiosi. E non si pu ridere di tutto.

ANNO XX NUMERO 10 - PAG 2

e peripezie funamboliche del


diritto possono stupire (ma
quante ne inventano, signora
mia, questi giudici). Eppure ci
si deve rassegnare, dal momento
POLITICAMENTE CORRETTISSIMO

che a esigere tanta rocambolesca creativit


non sono leccentricit sfrenata o il formalismo inesausto della magistratura, bens
la vita sociale e le sue profonde e dirompenti trasformazioni.
E cos, mentre la procura di Roma apre
unindagine (per peculato e abuso dufficio)
per la trascrizione nei registri comunali
delle nozze contratte allestero tra persone
dello stesso sesso, la Corte dappello di Torino consente la registrazione allanagrafe
di un bimbo nato in Spagna come figlio di
due donne.
Entrambe le vicende riguardano coppie
omosessuali recatesi allestero per esercitare diritti o comunque avvalersi di tutele che in Italia sono loro negati. Nel primo caso, il matrimonio o, pi semplicemente, il riconoscimento giuridico dellunione
civile; nel secondo caso la fecondazione
eterologa. E in entrambe le vicende, queste
coppie, dopo essere state costrette al turismo dei diritti, hanno richiesto allo stato
italiano, e per la prima volta ottenuto, il riconoscimento giuridico di quellatto formato allestero.
Una banalit, si direbbe: la mera registrazione di un atto che in paesi quali la
Spagna non certo meno democratici del
nostro gi stato istruito, autorizzato e formalmente sancito come legittimo. E dunque, perch stupirsi tanto se una sentenza
(quale quella della Corte dappello di Torino) afferma questovviet? Ed possibile
anche solo ipotizzare che la trascrizione di
un atto di stato civile, legittimamente formato allestero, costituisca abuso dufficio
e addirittura peculato? Pu ladempimento
ai proprio doveri, da parte di un funzionario dello stato, risolversi nel suo opposto: in
un reato di abuso di potere?
A questi paradossi rischia di condurre
uninterpretazione regressiva ma sinora
assolutamente incontrastata del concetto
di contrariet allordine pubblico dellatto da trascrivere e che appunto, secondo le
norme vigenti, ne impedisce il riconoscimento in Italia. E, infatti, esso stato sinora il limite opposto a chi, recatosi allestero per esercitare diritti fondamentali qui
preclusi, ne rivendica il riconoscimento in
Italia. Con la conseguenza di condannare
alla totale irrilevanza giuridica (una quasiclandestinit) tanto unioni perfettamente
legittime poco oltre i confini nazionali,
quanto i veri genitori (omosessuali) di
bimbi nati allestero: coloro i quali, cio, a
quella vita hanno affidato non dei gameti
ma un progetto esistenziale e familiare.
Ma come pu lordine pubblico (in quanto tale espressivo dei valori fondativi dellordinamento) affermarsi contro la dignit
e leguaglianza delle persone, nel momento in cui impedisce il riconoscimento di diritti fondamentali quale, appunto, quello
alla vita familiare? E ci in qualunque tipo di famiglia essa si svolga. A questinterpretazione che finisce invece, essa s, con
il violare quella componente essenziale
dellordine pubblico che la tutela delle libert alcuni comuni italiani e la Corte
dappello di Torino hanno invece opposto
una lettura evolutiva delle norme vigenti, che globalizzi, insomma, non lindifferenza ai diritti, ma la loro promozione. Cos, la sentenza torinese supera il limite della contrariet allordine pubblico declinandolo in funzione del superiore interesse del minore a vedere riconosciuto anche giuridicamente, in questo caso, il legame con i propri genitori.
Con argomenti affini, una recente decisione del Tribunale per i minorenni di Roma ha consentito ladozione del figlio del
partner (omosessuale) nato allestero, con
fecondazione eterologa. E questo, in base
allargomento secondo cui il benessere del
bambino non legato alla forma del gruppo familiare in cui inserito, ma alla qualit delle relazioni che vi si instaurano.
In tutti questi casi, dunque, le sorti di
una famiglia, di un bambino e dei suoi affetti erano legate a formule (lordine pubblico; il superiore interesse del minore),
la cui ampiezza, come spesso accade nel diritto, una risorsa da valorizzare, perch
consente di adeguare la fissit delle norme
allevoluzione sociale. Riempire di senso
parole altrimenti vuote, per promuovere
diritti anzich impedirne lesercizio, forse la funzione pi nobile del diritto. E, come scriveva Garapon, restituire a ciascuno
la propria dignit di soggetto di diritti, risvegliandone la sovranit, il vero obiettivo dellintervento giudiziario.
Luigi Manconi e Federica Resta

INNAMORATO FISSO
di Maurizio Milani

Ieri sera tardi ho preso il treno locale Milano Greco Pirelli


- Piacenza. Fa tutte le fermate.
Che bello. A un certo punto si
presentato il controllore con due tizi
di una societ di security. Sono stato
contentissimo. Finalmente si pu reagire, se cera qualche prepotente sul treno prima non si poteva. Motivo? I miliardari di sinistra non volevano. Tanto
i treni serali non li prendevano.
Ah, dimenticavo. Sul treno cera anche
Beatrice Borromeo che stava andando
verso Piacenza, l prendeva la coincidenza per Alessandria, poi la corriera per
Imperia. Infine la veniva a prendere lautista per portarla a Montecarlo. Io sono
sempre stato a favore del Principato di
Monaco. Motivo? L fanno il festival del
circo pi bello del mondo. Basta balle di
sinistra. Il circo pu usare il bestiame.

MARTED 13 GENNAIO 2015

Tutto tranne la verit (o quasi). I Golden Globe premiano segreti e bugie

Ordine contro
Nozze omo allestero, il figlio di due
donne: lassurdo di uno stato che
nega ci che altrove diritto

IL FOGLIO QUOTIDIANO

n una scena di The honourable woman


(miniserie inglese, per la quale Maggie
Gyllenhaal ha vinto il premio come miglior
attrice) Nessa Stein/Maggie, in una prigione a Gaza, si rialza dal pavimento e si reinfila le mutande. Ci mette un po di tempo,
lenta, e la telecamera resta l. Chi guarda sa che cosa successo, e sa che quel momento significa: ecco che fine fanno tutti i
segreti. Siamo pieni di silenzi, e di strati di
bugie di cui nemmeno ci rendiamo conto,
cos che, come dice il refrain di questa serie, stupefacente anche solo pensare di
potersi fidare di qualcuno. Di vederlo cos da vicino, cos in profondit da sapere
tutto e non avere paura. Succede fra nemici, succede anche dentro un matrimonio e
dentro un adulterio, come in The Affair,
che ha vinto il premio come miglior serie
drammatica: sono due storie diverse, quella di lei e quella di lui, raccontate nella
stessa storia, sono le due versioni di un pezzo di vita. Questanno i Golden Globes, assegnati domenica scorsa a Beverly Hills,
hanno premiato i segreti, le bugie e il loro
disvelamento, limpossibilit di conoscere
davvero le persone, e il fascino misterioso
che esercitano le une sulle altre. Non vogliamo altro che vedere cosa fanno gli altri
al nostro posto, che faremmo noi al loro posto, e che fa alla vita lo stratificarsi dei se-

greti, e il tempo che passa. Il miglior film,


Boyhood, si messo addosso a un bambino di sei anni, figlio di genitori divorziati, e lha guardato crescere, rabbuiarsi,
complicarsi e cambiare nei successivi dodici: Richard Linklater, il regista (quello della trilogia Before, con Ethan Hawke e Julie Delpy dal primo incontro alla crisi del
matrimonio) ha messo la vita sotto i nostri
occhi, girando questo film per dodici anni:
Patricia Arquette, che ha vinto il Globe co-

BORDIN LINE
di Massimo Bordin

Volevano mettere in ginocchio i francesi, hanno fatto alzare in piedi lEuropa, fra le sintesi della
manifestazione di domenica, decisamente quella che pi trasuda enfasi. Non
c dubbio che in situazioni del genere la
retorica sia un pedaggio inevitabile, ma,
a pensarci bene, i primi a riderne e a
metterla alla berlina sarebbero i vignettisti di Charlie Hebdo. Un corteo di milioni di persone che, con la parola dordine Je suis Charlie, segue una falange di
governanti evidenzia un paradosso e forse un equivoco. Non il solo. Si sente invocare una intelligence europea. Ci

me miglior attrice non protagonista ( lei la


madre del ragazzino), ha mostrato anche
come si cambia, in dodici anni, e ha dato
carne, recitazione e blue jeans stretti alla
terribile realt: gli uomini invecchiano meglio, ed Ethan Hawke (lex marito) sempre
pi bello, il tempo gli vuole bene. Che cos dunque che ci appassiona, che ci fa stare alzati la notte a guardare sei puntate di
fila di una serie tv sul tradimento, e che cosa ci commuove e ci sconvolge di un bamvorrebbe un governo europeo vero. LEuropa si sar pure alzata ma non ne dispone. Piuttosto c chi vuole abrogare
Schengen e ripristinare i gendarmi di
frontiera, altro che intelligence. Le barriere doganali, simbolo degli stati nazionali. E qui sta lultima suggestione. I francesi comunque si sono alzati e hanno manifestato. C un precedente, la marcia di
un milione di cittadini organizzata da
Andr Malraux a sostegno di De Gaulle.
Era il giugno del 1968. Fu la fine del joli mai che in Francia dur appunto circa un mese. Da noi and avanti una decina danni. Speriamo bene, anche perch non sar lintelligence europea, credo, a risolverci i problemi.

bino che in due ore e mezza cresce di dodici anni? Forse il bisogno di guardare le
persone da vicinissimo, di vedere Maggie
Gyllenhaal che si chiude nella panic room
e piange, soltanto l libera dalle bugie, e sapere che suo fratello le sta mentendo, e che
non per odio ma per impossibilit di non
avere segreti. Anche Amy Adams, che ha
vinto il Globe come miglior attrice protagonista di una commedia, in Big Eyes di
Tim Burton (la folle storia della pittrice
Margaret Keane), custodisce per anni un
segreto: quando si chiude nel suo studio
nemmeno la figlia pu entrare, e Margaret
deve mentire a tutti, anche alla sua migliore amica, deve diventare unaltra persona,
fino a quando il segreto diventa il suo nemico, e la travolge, e lei decide di liberarsene. In The honourable woman, suona il
telefono e qualcuno dallaltra parte dice:
conosco il tuo segreto. In The affair i segreti damore e di famiglia vengono raccontati a un poliziotto, ma in modo sempre diverso (ogni puntata divisa in due parti, il
flashback di lei e quello di lui), tanto che
impossibile capire chi stia dicendo fino in
fondo la verit, e chi stia mentendo, magari senza rendersene conto. Forse, semplicemente, la verit non esiste. Esistono le storie, ed tutto quello che ci serve.
Annalena Benini

Un sistema di controllo perfetto per le spie cinesi? E gi nella tua tasca


Roma. Avete scaricato la app cinese WeChat sul vostro cellulare, magari ve lha
consigliata un amico. E come WhatsApp, vi
avr detto, solo che ha molte funzionalit
in pi. E poi le emoticon sono molto meglio,
non lha nessuno, bisogna provarla. Avete
scaricato WeChat, dicevamo, e avete scoperto che un sacco di gente che conoscete
lha scaricata prima di voi. WeChat, come
tutte le applicazioni del suo genere, controlla la vostra rubrica e vi mostra chi ha
gi iniziato a usare la app: un paio di amici, il vostro coinquilino, dei colleghi di lavoro. Tutto sommato, WeChat funziona bene, davvero come WhatsApp, consente di
inviare messaggi istantanei e le emoticon
sono molto pi carine. In pi ha le videochiamate, come Skype, e la possibilit di
postare degli aggiornamenti di stato come
Facebook. WeChat la app per inviare
messaggi pi utilizzata al mondo. E prodotta dal gigante cinese di internet Tencent, e
ha superato WhatsApp come app pi usata
oltre un anno e mezzo fa. Oggi la usa il 35
per cento dei possessori di uno smartphone (WhatsApp al 25 per cento, secondo alcuni dati pubblicati dal Global Web Index),
e il merito in gran parte del mercato cinese, anche se WeChat, con le sue emoticon
animate, si sta diffondendo moltissimo anche in occidente, nellultimo anno cresciuta del 55 per cento, mentre lintero
mercato cresciuto del 30 per cento circa.

WeChat bella e funzionale, sempre


pi usata anche in Italia, e se qualcuno ha
amici in Cina essenziale: l usano solo
quella. Ma WeChat ha un problema, che il
sistema di controllo e censura del regime
comunista cinese. Il fatto che i server di
WeChat, scrive Nathan Freitas in una ricerca dellInternet Monitor ripubblicata da
Slate, sono quasi tutti situati in Cina. Dai
server passano tutti i messaggi che inviamo
e riceviamo, e questo fa s che il regime cinese abbia potenzialmente a disposizione
le nostre comunicazioni. E un po come
bussare alle porte del Grande Firewall (il
sistema gigantesco di censura che isola linternet cinese dal mondo, e che fa s che per
esempio a Pechino non si trovino risultati
sulla strage di piazza Tiananmen) ed entrarvi volontariamente. Il Grande Firewall,

IL RIEMPITIVO
di Pietrangelo Buttafuoco
E unillusione lidea che linteriorit appartenga solo a chi se la riproduce nella dissimulazione del pensiero pi
segreto. E impossibile che resti impenetrabile agli altri. Ogni realt psichica materia condivisa. Coloro che gemmano pensieri nuovi e forse ancor pi di quelli che si
limitano ad attraversare emozioni si rivelano libri aperti perch non esiste clausu-

per esempio, individua nei messaggi le parole pericolose per la stabilit del regime.
Se due utenti cinesi scrivono Occupy Central (il movimento democratico di Hong
Kong) in una conversazione su WeChat,
probabile che la censura cinese canceller
i messaggi sgraditi. Se due utenti italiani
fanno la stessa cosa, il sistema non canceller i messaggi, ma li segnaler come utenti sospetti. Secondo Freitas il loro profilo
potrebbe essere schedato e associato al loro numero di telefono, e la prossima volta
che avranno a che fare con la Cina, per
esempio la prossima volta che avranno bisogno di chiedere un visto per Pechino, potrebbero avere delle difficolt.
Ma il problema pi grosso, scrive Freitas, che insieme allo smartphone vi siete
infilati in tasca un perfetto strumento di
ra della testa. Chi vuol essere estraneo al
mondo, insomma, risulta estraneo a se stesso. Certo, lanima la cui preistoria magica e manipolatrice torner. E ciascuno
segner a dito da s, se stesso. Come per dire: Eccomi. Dopo di che, il destino ultimo
della storia: la societ aperta e il conseguente pensiero unico (che ha sempre una
verit unica, allorquando lindagine sulla
realt, diventa, Umberto Eco permettendo,
un complotto).

spionaggio. Quando installate WeChat, le


date il permesso di attivare il microfono
del vostro smartphone, attivare la fotocamera, controllare la rubrica, le foto, i contenuti. E una cosa che possono fare moltissime app, compresa WhatsApp, ma il fatto
che una compagnia cinese, sottoposta alle
leggi e alle costrizioni del regime di Pechino e sempre pi diffusa sia in grado di
spiarci un po pi inquietante. Finora non
ci sono stati casi provati di spionaggio attraverso WeChat, ma spesso gli hacker possono approfittare delle debolezze di una
app senza che questa lo sappia, e diverse
compagnie cinesi, come la produttrice di
smartphone Huawei, sono state bandite dagli Stati Uniti con laccusa di avere inserito degli strumenti di spionaggio nei cellulari venduti agli americani
Cos sono molti, tra dissidenti cinesi e governi che temono Pechino, come quello di
Taiwan, a denunciare WeChat. Reuters
scriveva gi un anno fa che la app potrebbe essere una buona notizia per i censori,
e notava la tendenza di Tencent ad autocensurarsi in patria, ma scriveva che allestero casi di censura non ci sono stati. I dirigenti di WeChat hanno detto al South China
Morning Post che la app sicura. E certo,
dopo gli scandali della Nsa abbiamo scoperto che che nessuna app davvero a prova di hacker. Basta sapere chi potrebbe
ascoltarci. E non citare Tiananmen.

Perch gli illuministi oggi non sarebbero affatto tolleranti con lislam
E

rrore da matita rossa: lEuropa non sta


restando vittima della sconfitta dellilluminismo, ora che i valori occidentali vengono sovvertiti dalle infiltrazioni islamiche,
n colpa dellilluminismo avere tollerato
questattecchimento. La responsabilit va
cercata piuttosto in uninterpretazione post illuministica che va grosso modo da Per
la pace perpetua di Kant alle teorie politiche novecentesche di John Rawls e che voleva essere estensiva ma si rivelata, ai fatti, limitativa e micragnosa. Questinterpretazione ha tentato di tradurre lidea illuministica di tolleranza nel pi vasto concetto di neutralit; ossia si proposta di trasformare il principio che le diverse religioni minoritarie andassero tollerate, allinterno di uno stato in cui la religione pi diffusa garantiva comunque il pacifico esercizio
di culti differenti, nel tentativo di trovare

un algoritmo per il quale la convivenza delle religioni, quali che siano, possa essere
garantita allo stesso modo da qualsiasi stato in qualsiasi tempo. Cos sono crollati tre
capisaldi dellilluminismo francese.
Anzitutto la specificit. Lilluminismo
non parlava di situazioni ipotetiche eterne
ma di dati geopolitici concreti, quindi si
proponeva di rispondere a domande specifiche: lislam pu essere tollerato, qui e
ora? Qual la vera patria di un ebreo di
Bordeaux? Il potere temporale dei Papi
vantaggioso per un suddito di Luigi XV? In
questa specificit sta lapparente contraddizione dellilluminismo francese, i cui
esponenti sembravano passare di volta in
volta dallessere benevoli allessere ostili
verso il medesimo culto: poich non cercavano di trovare lequazione della tolleranza universale ma di capire in quali luoghi

e in quali momenti una determinata religione andasse tollerata, e in quali no.


Inoltre lilluminismo francese era una
cultura priva di ufficialit accademica.
Nessun philosophe aveva una cattedra universitaria ma tutti combattevano la propria
battaglia nel sottobosco di pubblicazioni
corrosive, anonime o clandestine. Rinchiudere lilluminismo nelle facolt, con professori che ricercano lalgoritmo della neutralit religiosa, un travisamento se non
un tradimento. Coi loro scritti divulgativi o
satirici gli illuministi cercavano infatti di
diffondere la tolleranza negli strati produttivi della societ francofona fra le persone per bene della nascente borghesia ponendoli di fronte a una domanda cardine:
lesercizio di questa particolare religione
contribuisce o no allo sviluppo economico
e culturale della particolare societ in cui

viviamo? Nessuna religione andava tollerata per diritto pregresso e tutte le religioni
avevano il dovere di cooperare al bene della nazione, se volevano essere tollerate.
Questo porta al terzo punto. Lilluminismo non ha mai separato la tolleranza dallintransigenza. Se una religione diventa un
fattore di disordine allinterno di una nazione, va estromessa senza distinguo fra ali
estreme e ali moderate. Se una religione
prevede lapplicazione letterale di norme
rivelate lesive della pace, del benessere e
della prosperit di uno stato, lesercizio di
tale culto diventa reato penale. Il motto con
cui Voltaire concludeva le proprie lettere
era crasez lInfme: linfame che causava morte e terrore a una nazione andava
schiacciato, distrutto, annientato; dimenticarlo un errore da matita blu.
Antonio Gurrado

Fanculo lo sdegno, siamo in guerra. E combattiamo nel nome del Padre


F

anculo lo sdegno, siamo in guerra, andiamo al sodo. Cazzo, non si lasciano in


circolazione due fratelli abbandonati dai
genitori in tenera et, dagli amici imbottiti di droga e da osceni padrini di sanguinari precetti, due ragazzi accecati dallodio e
determinati a vendicare lonore offeso del
Padre Maometto. Non li si lascia in giro per
pi di dieci anni ad allenare i muscoli e il
rancore, raccattando per strada un tipo che
ha una fidanzata piuttosto carina ma delle
idee molto confuse, e che ammazzer un
po di ebrei tanto per fare anche lui qualcosa. E non si lascia sguarnito il luogo dove tutti sanno che la vendetta prima o poi
sar eseguita, e i vendicatori sono attesi
con una sorta di fiera rassegnazione: lestrema vignetta di Charbonnier non una
profezia ma un testamento. Sorgono inquiete domande che esigono precise risposte. Perch il direttore di Charlie Hebdo
non ha avuto una protezione adeguata,
quattro poliziotti blindati e sempre in tiro?
Anche se Charbonnier non li avesse chiesti, un governo responsabile avrebbe dovuto imporli. Charbonnier li ha chiesti e non
gli sono stati concessi? Lo si ingannato
con ridicole rassicurazioni, come se un
unico poliziotto potesse salvare lui e i suoi
dalla jihad? Nemmeno lo Sniper di Clint
Eastwood ci sarebbe riuscito. E cos adesso ci sono i martiri di Voltaire, celebrati
dalloccidente, e i martiri del Corano, celebrati dalloriente ma non solo.
Colpito dalla fatwa, per anni e anni Salman Rushdie stato custodito dagli inglesi, che pure sono tirchi, come un gioiello
dinestimabile valore. Cosa ha impedito a
Hollande e a chi ne fa le veci di fare altrettanto con i vignettisti? Al culmine di un negazionismo che va avanti da decenni, il fidanzato di Julie Gayet insiste a dire: Questi terroristi non hanno nulla a che fare con
la religione musulmana. Falso dal Foglio
intercettato e abbattuto. Piuttosto la religione musulmana a non avere nulla a che

fare con se stessa, e la tirano di qua e di l,


e chi dice che il Corano chiede sangue e
chi fiori, salvo poi quasi tutti i governi islamici trovarsi daccordo nel tagliare mani e
teste. Insomma, sapendo che due figli di
Maometto giravano col kalashnikov, perch
non si provveduto a rinchiuderli in qualche orfanatrofio con le sbarre ma si data loro licenza di uccidere? Un paio di camionette non si negano a nessuno, nemmeno a un sottosegretario alle vongole. Vengono cattivi pensieri. Inutile riparare il danno mandando a sangue versato centomila
soldati contro i vendicatori, ne bastavano
dieci. Che si voluto dimostrare? La sollecitudine del governo, il suo impegno? Ma
va! Doveva impegnarsi prima, la grottesca
mobilitazione militare solo una presa per
il culo. Mai cos grandiosa quanto il sublime sfott messo in atto dai vignettisti di
Charlie, che morendo da eroi hanno costretto i gi pluri-sfottuti Grandi della Terra a correre da ogni parte del mondo per
celebrarli. Onore a Charlie.
Detto questo mi chino sui cadaveri dei
due fratelli Kouachi con la pietas che per

ogni anima per quanto nera la chiesa raccomanda; dopo avere recitato un Miserere
minterrogo sullorigine del loro gesto. Dice bene Giuliano Ferrara, la Guerra santa
in atto, Guerra sacra nel caso di questo
blitz che concerne la sacralit del Padre, la
sua inviolabilit. Il figlio amoroso e ligio
uccide e si suicida per cancellare laffronto fatto al Padre suo che sta nel cielo delle uri; un accadimento assai frequente anche da noi, c chi uccide per una semplice occhiataccia che magari nemmeno tale. Se avessero sfottuto mio padre, io che
avrei fatto? Boh. I jiadhisti pensano di avere le idee chiare: Hai riso di mio padre e
io ti uccido proclamano tutti seri. Va a
spiegarglielo ai due fratelli che certe cose
non si fanno; per loro un dovere, per noi
un crimine, difficile metterci daccordo. Ti
diranno che per troppi anni ci hanno visto
ridere di loro padre Maometto, lunico dal
quale evidentemente si sono sentiti amati
e spronati a conquistare il mondo, insieme
a tanti altri giovanotti. Peccato che raramente costoro invadano il mondo con le invenzioni e larte e assai pi spesso con la

PREGHIERA
di Camillo Langone

Da qualche giorno ho
scoperto la parola deculturazione. Da qualche giorno tante cose,
solitamente cose sgradevoli, me le spiego
con questa parola. Ad esempio le ceneri
di Pino Daniele. Come mai un napoletano
nato e cresciuto fra chiese e sepolcri, a
pochi metri dalla casa dove Giambattista
Vico scopr che la umanit ebbe incominciamento dallhumare, seppellire,
un uomo per giunta devoto a Padre Pio,
arrivato a farsi cremare? Deculturazione,
certo. E come mai il frate di famiglia, colui che ha usato il funerale per fare un pistolotto contro i politici, non ha, che io

sappia, speso una parola su questo? Deculturazione ecclesiastica, chiaro. E perch tanta gente si messa in fila al Maschio Angioino per il rito assurdo del saluto al mucchietto di ceneri? Ancora deculturazione. La deculturazione il processo di perdita della propria cultura da
parte di un gruppo sociale. Linumazione, cos strettamente legata alla speranza nella resurrezione, fa parte della nostra cultura che ogni giorno si incenerisce
sotto i nostri occhi. Meglio marciare che
marcire, sono daccordo, ma non ci si illuda che basti marciare, anche in tantissimi, per non scomparire. Si fermi la deculturazione della cremazione, tanto per
cominciare.

scimitarra e il mitra. E questo non per


niente bello. Siete sicuri cari ragazzi
jiadhisti che sia proprio questo quel che il
Padre vi chiede? Non pensate che cos interpretando la sua parola lo state umiliando, quel Padre saggio e amorevole che sta
nei nostri cuori? E, soprattutto, umiliate
voi stessi?
Che fare? I quaranta milioni di tedeschi
hitleriani erano perfidi o psicotici? Entrambe le cose, se no difficilmente a guerra finita sarebbero tutti dun botto diventati buoni. Pi che irriducibili psicotici la
maggior parte di costoro si era psicotizzata, avevano rinunciato al pensiero consegnandolo allaltrui sadismo di cui si erano
fatti servi, e per guarirli gli alleati inventarono unottima terapia, i dollari e lorso
sovietico alle porte. Se ora ammazziamo
tutti gli psicotizzati musulmani la volta
che psicopatici diventiamo noi; vero anche
che impossibile invitare pazienti cos sovreccitati e maneschi a una psicoterapia di
gruppo o imbottirli di Serenase. Non c un
rimedio miracoloso, tocca inventarsi ogni
giorno qualcosa. Che magari non sia il toccasana proposto da Eco, labolizione delle
religioni. Per il famoso pensatore esse
stanno allorigine di tutti i disastri del mondo, le religioni e non piuttosto lavarizia,
laccidia, il sadismo, Pol Pot, Hitler, la paranoia, il rancore, linvidia, no, le diaboliche religioni. Che genio! Dora in poi consigliamo di non leggere pi il Corano o il
Vangelo ma lopera omnia di Stalin, ateo
doc che ai preti strappava le unghie.
I Padri latitano, imperversano i parricidi. La chiesa cattolica ancora Padre, cos come Padre il popolo ebraico. Padri sono gli angloamericani; chi non vacill davanti ai diavoli nazisti, pur sbuffando ci
preserver dal male. Certo bisogna tenerseli buoni i nostri cari Padri, non atteggiarci a stronzetti sapienti e ogni tanto fare loro qualche regalino di Natale.
Umberto Silva

Stato della musica


Cedere al vezzo della classifica
dellanno 2014 e farsi domande su
Spotify & co. nellanno che verr

l pomeriggio dellultimo dellanno,


complice il freddo polare per le
strade di Roma, mi sono messo a
frugare nelle liste digitali dei miei
ascolti del 2014, e alla fine,
contraddicendo come al solito tutte le
dichiarazioni di metodo, ho vergato
questa listarella dei dieci album che
durante gli ultimi dodici mesi hanno
destato maggiormente il mio interesse.
Non ho alcuna pretesa di attestato di
qualit, ma prendetela come una
memoria di cose a cui concedere il
beneficio di un ascolto quando vi
arrivano a tiro da parte mia garantisco
che non ve ne pentirete. Per il resto, via
verso nuove avventure. Comunque ecco
lelenco dei dieci titoli 2014, a nome
dello Stato della musica:
1. DAngelo Black Messiah;
2. Ricky Eat Acid Three Love Songs;
3. James Vincent McMorrow Post
Tropical;
4. Adam Faucett Blind Water Finds
Blind Water;
5. Chet Faker Built On Glass;
6. Sturgill Simpson Metamodern
Sounds in Country Music;
7. FKA Twigs LP1;
8. Jungle Jungle;
9. Damon Albarn Everyday Robots;
10. How to Dress Well What Is This
Heart;
intesi in rigoroso ordine di
preferenza. A margine dei quali
doveroso accordare almeno una
citazione ai seguenti titoli, di poco non
sono entrati nella nostra lista dei
migliori: Cesare Cremonini Logico,
Cristophe Intime, Caparezza
Museica, Childish Gambino Kauai,
Avi Buffalo At Best Cuckhold. Mentre,
senza concorrenza alcuna, assegniamo
lalloro per la migliore ristampa del
2014 alla monumentale ripubblicazione
dei Complete Basement Tapes, a cura
di sua eminenza Bob Dylan.
Ecco fatto. Non ci voleva molto,
stato indolore, anche se certamente ci
siamo scordati qualche titolo e la cosa
ci provocher micidiali sensi di colpa.
In ogni caso archiviamo una volta per
tutte il vecchio anno e dedichiamoci a
quello nuovo e a provare a capire quali
saranno, anzi, sono gi, i trend creativi,
aggregativi e quali le atmosfere
musicali, immersi nelle quali vivremo i
prossimi 12 mesi. Certamente ci sono
questioni sulle quali ci piacerebbe
immaginare gli esiti futuri prossimi, se
non altro per intuire che genere
dinflussi provocheranno sui nostri
consumi musicali, sui gusti e sulle
abitudini di chi, per vivere, ha bisogno
di farsi accompagnare da una colonna
sonora selezionata. Certamente siamo
incuriositi dalle supposizioni attorno
alla questione dello streaming, ora che
Spotify e le altre compagnie di giro da
un lato sembrano aver raggiunto lacme
del loro potere di condizionamento nei
confronti degli artisti e del gradimento
del pubblico, ma al tempo stesso si va
rafforzando il fronte dei contrari, gli
anti-streaming che accusano Spotify &
co. di sfruttamento, rifiutano loro i
diritti della propria musica e
denunciano lesiguit dei pagamenti e
la ricattatoria atmosfera di dentro o
fuori che si vive, non appena
oltrepassato lingresso nel mondo della
musica digitale ormai lunico che
conti, parlando di canzonette. Poi ci
piacerebbe capire che succeder qui da
noi, in questa strana Italia della crisi
cronicizzata, che ha spiazzato la musica
pi ancora di altre forme despressione
artistica, rendendola spesso
anacronistica e difficilmente
sintonizzata con laria che tira. Abbiamo
bisogno di voci del presente, forti e
rappresentative e possibilmente anche
sexy e seducenti. Ma sembrano tutti
timidi, spauriti e spesso disinteressati,
presi piuttosto dagli scimmiottamenti o
dai remake. Se ne occuper qualcuno o
gli unici col tocco del contemporaneo
continueranno a essere i nostri dj?
Unaltra questione che vogliamo
scrutinare quella del passaggio di
generazione (di generazioni, sarebbe
meglio dire), che portano alla
convivenza, ma in certi casi anche ad
alcune sane forme di conflitto, tra
musicisti di 70 anni e altri di 20, che si
trovano a condividere gli stessi palchi,
le stesse sale di registrazione e, quel
che pi conta, lo stesso pubblico. Infine,
ovviamente, vogliamo stare col fiato sul
collo alle nuove e inattese
peregrinazioni dei suoni che
credetemi, soprattutto voi scettici e un
po passatisti stanno cambiando pi di
quanto sembri a prima vista, almeno
nella stessa misura in cui si stanno
modificando i gusti e le esigenze di chi
ascolta. La fusione tra ambienti sonori
digitali e songwriting stata la pi
affascinante novit dellanno appena
finito. Ma gi si delineano
contaminazioni con quelli che una volta
erano i pi deep tra i ritmi dance, che
promettono nuove comunioni, sinergie e
ovviamente, dolci rivoluzioni. Staremo a
sentire anche per conto vostro, siatene
sicuri. E, non dimenticatelo mai: dont
believe the hype!
Stefano Pistolini

PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri

Marine Le Pen ha dovuto


rassegnarsi a stare fuori
scena per un giorno. Il
buffone Dieudonn non ce
lha fatta. E ora speriamo solo che nessuno lo tocchi.

ANNO XX NUMERO 10 - PAG 3

EDITORIALI

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

Obama insegue la Storia che lo aveva esaltato prima del tempo


IL NEW YORK MAG CHIEDE A 53 STORICI IL GIUDIZIO DEI POSTERI SUL PRESIDENTE. DOMANDA: PERCH A PARIGI NON ANDATO?

Una risata li seppellir


Da Aristofane a Charlie, la civilt della satira ha radici sempreverdi

a satira, contro la quale si scatenato lodio assassino dei terroristi islamici, un prezioso retaggio della civilt
classica, quella che nella semplificazione di uno storicismo schematico viene
descritta come superata (magari per trarne presagi funesti per quella occidentale che ne lerede diretta). Chi pensa che
lirriverenza urticante di Charlie non si
possa paragonare alla tradizione letteraria latina e greca dimentica che Aristofane, per citare lesempio pi celebre, fu
politicamente scorretto, per usare un eufemismo. Derideva in modo anche insolente un pensatore del livello eccelso di
un Socrate, che di l a poco sarebbe stato condannato a morte per le sue idee.
Anche Aristofane ebbe i suoi guai, per
effetto dellattacco che gli sferr il demagogo Cleone, ma del suo censore non
si ricorda nessuno, mentre a lui si rif
tutta la tradizione della drammaturgia

buffa. La forza della satira e della libert


che esprimeva sopravvissuta alle condanne ecclesiastiche (temperate per
dal lavoro di conservazione dei certosini)
per poi esplodere nuovamente nelle lingue romanze, da Cecco Angiolieri a Giovanni Boccaccio. Quello che rende speciale la vicenda della satira che essa
resta caratteristica della cultura occidentale, mentre assente in quella islamica e assai rachitica in quelle asiatiche
tradizionali. In assenza dellammortizzatore umoristico, comprensibile, ma non
giustificabile, la reazione violenta contro
ogni espressione che si possa interpretare come blasfema o pornografica o anche
solo come irrispettosa (come nel caso
della reazione del regime nordcoreano a
un film satirico). La satira, segno distintivo della libert occidentale, ha radici
antiche e solide e sopravviver anche ai
nuovi fanatismi.

Diplomazia, fede e ospedale


Curare le ferite di una guerra di religione. Mica tanto facile

he il Papa gesuita non parli mai a


caso, neppure quando parla a braccio, una constatazione che solo i superficiali e i riottosi si ostinano a negare. Quando parla in discorsi ufficiali, come ieri ricevendo il Corpo diplomatico,
Papa Francesco improvvisa anche meno e sa che cosa vuole dire. Ieri ha chiesto ai leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani di
condannare qualsiasi interpretazione
fondamentalista ed estremista della religione. Ma il metodo una risposta
unanime che ristabilisca la concordia
e risani le profonde ferite. Bergoglio
ha preferito insomma continuare su una
linea, come spieghiamo in un articolo di
prima pagina, che potremmo con lieve
irriverenza definire dellospedale da
campo applicato alla geopolitica (guerra fra religioni espressione che appartiene allindicibile cattolico). Il Vati-

cano per lunghi decenni ha fatto buon


conto, andreottianamente, su una sorta
di non belligeranza con lislam. Che la
distopia islamista di Houellebecq non
interessi un anziano cardinale portatore di una sapienza teologica novecentesca comprensibile, che non colga nel
tema della crisi dellilluminismo laicista un punto, se non in suo favore, ma
su cui interrogarsi, una cosa che forse spiacer al professor Ratzinger, e temiamo a pochi altri cattolici. Limpressione che non ci sia (ancora) un pensiero adeguato a un rapporto tra le religioni pericolosamente cambiato. Resta il dubbio, pi abrasivo sotto le raffiche dei kalashnikov jihadisti e le simbologie di bandiere nere sopra San Pietro, che una chiesa intimorita o forse
priva di un pensiero forte stia esponendosi a un rischio non calcolato. Buon
viaggio in estremo oriente.

Il nemico del popolo assume


Marchionne, il rilancio Fiat a Melfi e la (fu) lagna sui modelli

a Fca (Fiat Chrysler automobiles) fa


oltre mille assunzioni a Melfi, grazie
alle vendite di Jeep Renegade e 500X. I
contratti saranno regolati dal Jobs Act,
appena entreranno in vigore i decreti attuativi; intanto entrano in azienda 300 lavoratori con accordi ponte ai quali se ne
aggiungono temporaneamente 350 da
Cassino e Pomigliano. Per altri 5.418 termina definitivamente la cassa integrazione per saturare gli impianti dopo il
successo dei due modelli, entrati nella
top ten delle vetture pi vendute in Italia, un debutto assoluto per la Jeep. Lo
ha annunciato ieri Sergio Marchionne allapertura del Salone di Detroit, dove la
Fca ha anche comunicato, con 4,7 milioni di auto vendute, il superamento degli
obiettivi del 2014. Per il prossimo anno,
ha aggiunto, ne venderemo cinque milioni, non distanti dai sei nel 2018 fissa-

ti alla fusione tra Torino e Detroit, un target deriso come irrealistico da molti.
Egualmente la grande stampa di casa
nostra aveva attaccato la presunta incapacit del manager italo-svizzero-canadese di realizzare modelli appetibili, riconoscendogli al pi talento finanziario
(che qui equivale pressappoco al malaffare). Un modo anche per rispolverare il
caso Pomigliano, e indirettamente il
Jobs Act: nessuno dei due mai accettati
dalla Cgil. La Fiom parla di buon risultato ma solo per Melfi. Eppure le 500 e
le Renegade utilizzano meccanica e lavoro italiani; tra poco saranno lanciate
negli Stati Uniti in attesa delle nuove Alfa Romeo e Maserati. Sar la prima volta che il made in Italy vende auto e marchi di punta in America; per Marchionne era un nemico del popolo, e non solo
per il sindacato.

Petraeus in amore e in guerra


Condannare il generale? Non scherziamo, semmai riabilitiamolo

sparsa la voce, nel fine settimana,


che il dipartimento di Giustizia americano sta valutando se incriminare il generale David Petraeus, lex capo della
Cia e leader del surge in Iraq, che
avrebbe confessato segreti militari alla
sua amante, la muscolosa Paula
Broadwell, durante il loro affair. Il ministro Eric Holder non commenta, dice che
linchiesta in corso, ma che il risultato
non roba da giornalisti famelici. Pare
invero bizzarro che il generale antropologo che ha gi perso il posto proprio per
quellaffair debba finire addirittura in
un processo per delle chiacchiere amorose che, per quanto si sa, non hanno
portato a nulla, n danni n rischi alla sicurezza, se non alluscita di scena di uno
tosto (non ci dato sapere di che ira viva la moglie Holly, donna della vita conosciuta al liceo, ma unidea comunque

ce labbiamo). Lo ha detto domenica anche Dianne Feinstein, la senatrice democratica che ha voluto e gestito il report sulle torture della Cia, quello fatto
senza interpellare i capi della Cia: Questuomo ha gi sofferto abbastanza. Le
persone non sono perfette, lui ha fatto
degli errori. Ha perso il suo posto come
direttore dellAgenzia a causa di questi
errori. Voglio dire, quanto vogliamo punire una persona? E finita. E in pensione. Ha perso il lavoro. Che altro vuole il
governo?. Non c altro da volere, la fine ingloriosa stata raccontata, spettegolando, in ogni modo, abbiamo capito
quanto maldestro possa essere anche un
generale-capo di spie in amore, semmai
ci piacerebbe una riabilitazione, ch se
mai una notizia buona arrivata dallIraq, negli ultimi quindici anni, quella ce
laveva portata lui.

New York. E difficile fare previsioni,


specialmente riguardo al futuro, ha detto
una volta il grande maestro della tautologia
Yogi Berra, ma se il New York Magazine
DI

MATTIA FERRARESI

mette in copertina lObama History


Project forse non tanto per capire cosa
penseranno i posteri del presidente, quanto per decifrare cosa pensa oggi il presidente di se stesso. Come si vede allo specchio del presente e come si immagina nella lente distorcente e immaginifica del futuro. La legacy, leredit politica, il giudizio
della storia sono ossessioni ancestrali dei
leader; ancora di pi per quelli che sono
appesantiti dalla zavorra dei bagni di folla
preventivi, dei premi Nobel sulla fiducia,
dellaggettivo storico appiccicato anche
sulla pi insignificante delle decisioni,
perch la Storia con la esse maiuscola gi
scritta nel colore della pelle di un uomo
che in un passato nemmeno troppo lontano alla Casa Bianca avrebbe al massimo
servito la cena. Obama era lo spirito del
mondo a cavallo prima ancora di combattere la sua battaglia di Jena. E poich anche la pi sofisticata astuzia della ragione
pu venire a noia, il sigillo impresso nel destino andava assecondato e certificato con
decisioni di calibro e portata conseguenti.
Da qui il grande gioco della divinazione intorno allorma che il presidente stamper
nella storia, gioco che il New York Magazine ha messo sotto forma di questionario
per 53 storici pronti a misurarsi con una disciplina allincrocio fra la chiaroveggenza
e la psicostoria di Asimov, immaginaria
scienza predittiva tanto cara a Paul Krugman. Sar ricordato come un grande presidente? Come un disastro? Una promessa
non mantenuta? Un bluff? A quale provvedimento o decisione sar legato il suo nome? AllObamacare? Alla regolamentazione di Wall Street? Ai droni? Alla morte di
Bin Laden? Alluguaglianza economica? A

quella razziale? Al ritiro dallIraq e dallAfghanistan? Alla normalizzazione dei


rapporti con Cuba?
Il questionario fantastorico si apre con

dialogo con regimi che questo il sottotesto evaporeranno grazie alla forza della openness, non con gli attacchi in picchiata dellaquila imperiale. Il matrimonio

Disastro nixoniano o trionfo segnato dal destino? Sar ricordato per


lObamacare o per i droni, per il matrimonio gay o gli errori in politica
estera? Le risposte degli esperti illuminano pi il modo in cui il leader vede
se stesso che il giudizio imperscrutabile dei posteri
una schermaglia fra il liberal Jonathan
Chait e il conservatore Christopher
Caldwell, del Weekly Standard. Per Chait
la storia sar assai clemente con un presi-

gay parte di un processo culturale pi


ampio di un singolo presidente, ma la storia tende a ricordare pi chi mette la firma che gli autori del contratto, e Obama ha
saputo cambiare idea evolvere il termine ufficiale giusto in tempo per allinearsi con la storia. Pi complicato lallineamento con la storia quando si parla di
primavere arabe, di sommosse in Iran, di
guerra civile in Siria, di crisi Ucraina, ma
per gli ammiratori gli ideali non si danno
mai in purezza, ci sono sempre dosi di compromesso da trangugiare.
In questo senso, sostiene Chait, limperturbabile freddezza che tutti, amici e avversari, rimproverano a Obama in realt
la chiave della resilienza del presidente
che si legge gi in chiave storica e si lamenta degli editorialisti che non hanno
prospettiva. Quello che stato capace di sopravvivere a 19 episodi che sono stati classificati dai media come Katrina moment
e a sbaragliare lavversario (debole, va detto) dopo quattro anni non esattamente
trionfanti.

dente che ha accumulato una serie di successi politici che sono pi profondi di
quanto anche molti dei suoi sostenitori ammettono, dal modo in cui ha salvato e poi
imbrigliato le banche che avevano fatto
crollare il mondo alle regolamentazioni
ambientali fino allapertura dei canali di

Lassenza alla marcia francese


Tutta questa clemenza della storia ha
per un lato oscuro. C una ragione scrive Caldwell per cui la popolarit del presidente caduta a livelli nixoniani. Anche
le sue politiche che funzionano meglio hanno comportato un prezzo molto alto in ter-

mini di danni alle istituzioni, e hanno lasciato un paese meno unito, meno democratico e meno libero.
E ancora: La riforma sanitaria e il matrimonio gay sono spesso presentati come il
cuore della legacy di Obama. Questo un
errore. Le politiche non sono necessariamente delle legacy, anche se durano, e ci
sono ragioni per pensare che queste non lo
saranno. Pi la gente scopre nuovi dettagli
sullObamacare meno la ama; la sua popolarit ha raggiunto il record negativo in novembre: 37 per cento. Trenta stati hanno votato contro il matrimonio gay e quasi dappertutto la sua legalit garantita da sentenze di tribunali. Queste sono tipiche conquiste la Obama, trionfi di tattica non della costruzione del consenso. Il trionfo della tattica, leredit fatta di mezzi e non di
fini, il leader che fa navigazioni di cabotaggio per circumnavigare prudentemente
i problemi: questo lObama storicizzato di
Caldwell, un Gorbaciov americano che
crede che la storia e la tecnologia abbiano
una direzione e il suo compito sia quello di
allineare il paese con questa, poco importa quanto illogico e indesiderabile ci appaia ai suoi concittadini. E come Gorbaciov, anche Obama sar stimato fra una generazione ma probabilmente pi dagli
stranieri che dagli americani, pi dai paesi nemici che dagli alleati.
Proprio la debolezza nel definire il ruolo
dellAmerica nel mondo al centro delle critiche di molti degli storici interrogati dal
New York Magazine. Intorno alla debolezza,
anche simbolica, del presidente si sono interrogati in tanti quando domenica, a Parigi, fra leterogenea teoria di leader che a
braccetto apriva il pi grande corteo della
storia francese per rivendicare le libert occidentali contro lodio feroce del fondamentalismo islamico non hanno visto il leader
del mondo libero. Per Obama, evidentemente, quel giorno la storia si faceva altrove.
Twitter @mattiaferraresi

Pap Le Pen avverte il Giappone: non fate il nostro stesso errore


Roma. Un terrorismo crudele come questo non pu essere tollerato per nessuna ragione e lo condanno fermamente. Il Giappone con la Francia in questo momento diffiDI

GIULIA POMPILI

cile, ha scritto il primo ministro di Tokyo,


Shinzo Abe, al presidente Franois Hollande
dopo la sparatoria al Charlie Hebdo. Ma
quello di Abe non era solo un messaggio di
condoglianze. Non c da stupirsi dellattenzione di Tokyo sui fatti francesi, infatti, soprattutto da parte del governo guidato dal
centrodestra. Anzitutto c un fattore culturale: in Giappone la Francia considerata il
simbolo dellEuropa, la massima espressione
dei princpi che riguardano la libert, luguaglianza e la democrazia parole che nella tradizione culturale e religiosa nipponica
hanno un significato vago, e alle quali i giapponesi hanno iniziato a dare forma soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale. Nel
corso degli anni, per i giapponesi, la Francia

diventata lideale di democrazia non snaturata del sentimento nazionalista ancora vivo nelle coscienze nipponiche. Nella letteratura psichiatrica giapponese (anche se qualcuno parla di letteratura e basta) esisterebbe
una patologia che si chiama sindrome di Parigi. Una sorta di disturbo post traumatico
da stress generato dalla differenza tra quello che il turista giapponese si aspettava dalla capitale francese e quello che poi, realmente, ha trovato.
Due giorni prima dellattacco terroristico
in Francia, sul quindicinale della destra
giapponese, Sapio, apparsa una pagina firmata dallottantaquattrenne Jean-Marie Le
Pen, padre del Fronte nazionale dallanno
della sua fondazione nel 1972 fino al 2011,
quando ha lasciato il posto a sua figlia Marine. Nelleditoriale, riportato dal Japan Today, Le Pen avverte il Giappone sul possibile cambio delle politiche sullimmigrazione
annunciato da Abe nella sua politica di crescita economica. Tokyo non deve fare lo stes-

so errore della Francia, dice Le Pen, cercando di reagire alla bassa natalit, allinvecchiamento della popolazione e alla progressiva diminuzione di forza lavoro aprendo le
frontiere. Per il padre del Front national sarebbe un errore blu, un modo semplicistico
di risolvere un problema che invece va affrontato con una politica sistematica volta ad
aiutare i giapponesi ad avere pi figli. Inoltre
alleggerire le regole sullimmigrazione rischia di far iniziare, anche in Giappone, quel
processo di islamizzazione che per Le Pen in
Francia ormai inarrestabile. Il consiglio al
Giappone del politico francese aiuta a comprendere il rischio di europeizzazione del
Pacifico, ovvero lesportazione di un modello culturale difficile da interpretare in Asia.
Tokyo da anni fa i conti con i radicalismi legati al nazionalismo e a peculiari fenomeni
religiosi e settari non a caso gli unici attentati terroristici subiti dal Giappone sul
proprio suolo sono stati quelli dellArmata
rossa giapponese e quello con il gas sarin al-

la metro di Tokyo, nel 1995, della setta religiosa Aum Shinrikyo. La Soka Gakkai, movimento religioso di ispirazione buddista, attualmente al governo di Tokyo nella forma
del Partito Komeito, ma in vari paesi europei inserita nelle liste delle sette religiose
sotto osservazione dalle forze dellordine. In
alcuni paesi asiatici il processo di globalizzazione invece appena iniziato. E il caso
del sorprendente risultato delle elezioni in
Sri Lanka, dove Maithripala Sirisena ha vinto sulla dittatura soft di Rajapaksa promettendo democrazia e apertura ai paesi vicini vincendo con i voti dei tamil e dei musulmani. E poi c la nuova Indonesia di
Jokowi, che nel paese pi islamico al mondo
riuscito a piazzare nel suo governo una donna e un cattolico. C lIndia di Narendra Modi. Tutti outsider che non provengono dalle
lite militari e politiche, e che promettono di
avvicinarsi al modello di scambio multiculturale occidentale. Un modello, parafrasando Le Pen, non sempre vincente.

La Sura del bottino e la teologia assassina delle banlieue


Roma. I fratelli Chrif e Said Kouachi
avevano avuto precedenti con la giustizia
per la partecipazione a circoli jihadisti. Ma
Amedy Coulibaly era stato fin da adolescente un piccolo delinquente ripetutamente condannato per rapina a mano armata e spaccio di droga, prima di incontrare Chrif in carcere ed essere da lui convertito. Mohammed Merah, il massacratore
di Tolosa del 2012, prima di diventare maggiorenne era stato gi condannato quattordici volte, e quando si convert in carcere
stava scontando 18 mesi per scippo.
Alexandre Dhaussy, il 21enne che il 25
maggio 2013 nel sobborgo parigino di La
Dfense pugnal il soldato Cdric Cordier,
aveva iniziato a 14 anni con un arresto per
furto con scasso una carriera di piccolo delinquente che dopo altre condanne per
porto illegale darmi, violazione di domicilio e furto con violenza senza armi lo aveva portato a 17 anni a convertirsi allislam.
Il sociologo Samir Amghar nellottobre del

omincia dopo la presa della Bastiglia,


con il nuovo governatore della fortezza, Prosper Souls, che passeggia solitario
sulle mura, in una notte nera come unanima priva di grazia; si conclude il 10
agosto 1792, dopo il grande assalto dei
sanculotti alle Tuileries, con la famiglia
reale trascinata via e i soldati svizzeri fatti a pezzi, mentre risuona il grido di lunga vita alla repubblica!. In una Parigi divenuta campo di battaglia, di linciaggi e
di esecuzioni sommarie, una giovane generazione di rivoluzionari si trova allimprovviso sulla soglia del potere. Uno dei
rampanti Camille Desmoulins, ventinovenne deputato agli Stati generali, poi direttore del battagliero Rvolutions de
France et de Brabant, avvocato. Un agitatore la cui effigie stampata su piatti di
porcellana e ventagli e che non smette di
incitare alla ribellione. Non dormiva
molto: non cera tempo. E quando accadeva, i suoi sogni lo spossavano. Un altro Georges Jacques Danton, anche lui
avvocato trentenne. Acclamato tribuno,
verr eletto al servizio della citt e tenter di imporre le leggi rivoluzionarie prima come deputato, poi da ministro della
Giustizia e da presidente del Comitato di
salute pubblica e della Convenzione nazionale della Prima Repubblica. Uno
scimmione sfregiato: cos lo definisce,
per la sua mole e per le tracce che gli ha
lasciato in volto il vaiolo, il cugino del re
che tresca con i rivoluzionari per pren-

2012 aveva fotografato il fenomeno come


islam-banditismo, commentando per il
Figaro larresto dei membri di una cellula
jihadista francese composta da undici piccoli delinquenti tra i 19 e 25 anni. Assistiamo allemergere di una nuova tendenza del salafismo composto da delinquenti,
che spesso si sono convertiti mentre erano
in prigione, e che mantengono le proprie
abitudini violente, ma le giustificano con
ragioni religiose di lotta alloccidente. Lo
stesso Manuel Valls aveva convenuto che
assenza di punti di riferimento e povert
nelle periferie possono condurre sia alla
delinquenza, sia verso lislam radicale.
In realt il contesto pi antico delle
banlieue parigine del XXI secolo. Ti interrogheranno a proposito del bottino. Di:
Il bottino appartiene ad Allah e al suo
Messaggero, esordisce quella ottava Sura
del Corano il cui titolo letteralmente alAnfal: Il bottino. E al versetto 41 la stessa Sura del bottino acquisisce la preci-

LIBRI
Hilary Mantel
UN POSTO PI SICURO
Fazi Editore, 190 pp., 18 euro
dersi il trono, Luigi Filippo. Riconosco
M. Danton, uno di quei brutali demagoghi
che si trovano nei libri di storia, dice invece re Luigi XVI. Eppure, come Desmoulins, anche Danton finir sulla ghigliottina per essersi opposto allazione
sempre pi sanguinaria del terzo rampante: Maximilien de Robespierre. A sua
volta deputato poco pi che trentenne, avvocato e compagno di studi di Desmoulins. Se solo sapessi cosa vuole quelluomo, forse potrei darglielo e chiudere la
faccenda, si tormenta il re. Amato dagli
strati popolari, definito un eunuco da
Danton, Robespierre continua imperterrito la sua opera, circondato dallo sconcerto degli amici e dalla profonda diffidenza dei colleghi deputati, per il suo disprezzo del denaro e per la fede incrollabile nelle proprie idee. Succeder a Danton, prima alla presidenza del Comitato
di salute pubblica, poi sul patibolo. Nessuno, per, sa ancora quale sar il prezzo

sione di un commercialista: Sappiate che


del bottino che conquisterete, un quinto
appartiene ad Allah e al suo Messaggero, ai
parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti.
Il contesto quello della battaglia di Badr
del 624, iniziata appunto come un agguato
di seguaci del profeta a una carovana di
mercanti pagani della Mecca. Dopo la vittoria i credenti avevano per iniziato a litigare tra di loro per la spartizione, e appunto la Sura del bottino intervenne per
stabilire regole in cui alcuni apologeti intravedono linizio dello stato sociale.
Ovviamente, lepisodio va inquadrato in
un contesto nel quale la razzia era considerata una forma di attivit economica altrettanto legittima del commercio. Anzi, rispetto alla mentalit attuale gli arabi erano forse un passo avanti rispetto ad Aristotele, secondo cui il brigantaggio sarebbe
unattivit naturale e il commercio invece no. Anche la Public Company, allorigine
del capitalismo anglosassone, nasce dalle
da pagare, al momento in cui si svolge
questa seconda puntata della storia segreta della rivoluzione narrata da Hilary
Mantel. Considerata da alcuni come la
pi grande scrittrice inglese vivente e da
altri come la terza donna pi importante
della letteratura inglese dopo Jane Austen e Virginia Woolf, la sessantatreenne
Mantel lunica donna ad aver vinto due
volte il Booker Prize, grazie allaltra grande saga storica su Cromwell, il ministro di
Enrico VIII protagonista dello scisma anglicano. Il romanzo sulla Rivoluzione
francese il suo primo fu da lei intrapreso nel 1974 perch (lo spiega la stessa
autrice in una nota a questa edizione italiana, tradotta da Giuseppina Oneto), da
sessantottina tardiva aveva visto nei fatti
che ebbero inizio nel 1789 la cosa pi
sorprendente e interessante accaduta
nella storia universale. E perch la sanguinosa traiettoria dei tre protagonisti
prescelti contiene un insegnamento che
vale per tutte le epoche in cui lidealismo si trova a essere rimpiazzato dalla
stanchezza e dallapatia. Costruito con
grande accuratezza documentaria su carte e testimonianze originali, il lavoro ha
richiesto quasi ventanni per arrivare alla pubblicazione (e Hilary Mantel confessa che oggi non avrebbe pi lo stesso folle coraggio). Ma levidente retroterra di
documentazione non solo non appesantisce ma esalta la velocit del racconto, di
piglio decisamente cinematografico.

collette con cui venivano finanziate le spedizioni del corsaro Francis Drake. Che andava peraltro a predare ricchezze che i
conquistadores spagnoli avevano a loro
volta predato, in nome di una concezione
della guerra per diffondere la fede basata
sul modello di jihad dellavversario, negli
otto secoli che era durata la Reconquista
della penisola iberica. Aristotele, Drake,
Corts e Pizarro, per, sono oggi storia. La
Sura del bottino nellinterpretazione integralista non solo storia, ma teologia e
modello attuali. Una teologia, peraltro, che
come nel cristianesimo si rivolge spesso in
maniera preferenziale proprio ai marginali, offrendo loro riabilitazione. Ma il ladrone evangelico va in Paradiso perch ha
espresso pentimento e alladultera Ges dice di non peccare pi. Al piccolo delinquente islamico la Sura del bottino pu
semplicemente suggerire che il problema
sta nel gridare Allah Akbar e nel devolvere poi un 20 per cento della refurtiva.

IL FOGLIO

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ANNO XX NUMERO 10 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

Non tutto oro che luccica nella manifestazione multiculturale e illuminista


Al direttore - Intanto Salvini licenzia tutti
i lavoratori della Lega, sti bokoharam.
Maurizio Crippa
Al direttore - Domenica ero a Parigi, eppure non ho sfilato. Nessuno scrittore pi di me
attaccato alla libert di espressione. Di codesta
libert ho sempre usato e pure abusato, ma
non mi garbava lidea di sfilare insieme con gli
ipocriti, farisei (di sinistra, di destra, la solita
minestra) che della libert degli scrittori, giornalisti, vignettisti se ne fanno un baffo, che
non amano affatto la libert, ma provano a
strumentalizzare la strage di Charlie Hebdo.
La Francia il reame del politically correct:
tutti sono buoni, moralisti, virtuosi, laicisti,
tutti scrivono, dicono le stesse cose, e guai a chi
fa stecca nel coro. Per quel che mi riguarda,
non perdo mai unoccasione di sfottere il politically correct. Mi sento troppo irrimediabilmente anarchico per sfilare in parata.
Gabriel Matzneff

Al direttore - La sera della strage di Parigi ho


visto per caso al cinema La spia, lultimo film
interpretato da Philip Seymour Hoffman, che
avevo perso alluscita e ho recuperato in una
proiezione dessai. La trama curiosamente in
sintonia con i tragici fatti di questi giorni: agenti segreti spiano ad Amburgo sospetti simpatizzanti islamici in odore di terrorismo. Ma mentre nel film non succede quasi niente, nella
realt era successo di tutto. Anzi, il plot progressista, per denunciare lislamofobia occidentale,
mostra la stronzaggine dellintelligence tedesca
e americana che vede complotti ovunque, tradisce le promesse fatte a un povero ceceno e incarcera sbrigativamente anche gli innocenti. E,
per far capire questo, lascia lo spettatore in balia di interrogatori e inseguimenti inconcludenti, che non approdano a nulla, se non alla noia
di noi che ci giriamo inquieti sulla poltrona. Nel
frattempo a Parigi cera linferno. Gi il film era
moscio di suo, visto poi quella sera risultava insopportabile. Per placare luggia (avrei fatto me-

glio, pensavo, a rimanere davanti alla tv a seguire in diretta su Sky gli sviluppi incalzanti di
quella tremenda giornata), immaginavo che in
un mondo ideale sarebbe dovuto accadere il
contrario: che la trama del film fosse la vita vera (cos avremmo fatto bene a flagellare la nostra diffidenza che ci fa vedere fantasmi cattivi
dappertutto) e i fatti di Parigi fossero un film
(unamericanata avvincente ed emozionante, e
anche un po razzista). Avremmo apprezzato entrambi, uscendo dalla sala elettrizzati per la
spettacolare tragedia frutto di finzione, per entrare in un mondo reale, protetto anche se ne-

Alta Societ
Partito per loriente, il Santo Padre
ha portato con s una buona scorta di
mate e il propongo per preparare lenergetico infuso.

vrotico, sentendoci oltretutto orgogliosi e illuminati nellostentare disprezzo per quei burocrati
ingiusti e ottusi. Invece siamo doppiamente avviliti, perch la verit appassionante come un
buon thriller, ma cattiva, e la fiction buona,
ma fiacca come una cattiva coscienza.
Fabio Canessa
Al direttore - Nella rabbia ed emozione collettiva suscitate dalle orribili stragi a Parigi,
mi ha lasciato perplessa la formula scelta dallEliseo. Ad accompagnare la folla immensa i
pi importanti leader politici delle grandi democrazie: silenziosi e quasi impacciati, come
fossero degli scolaretti in castigo dietro la lavagna. Dovevano forse farsi perdonare qualcosa?
Non era pi appropriata una sfilata sugli
Champs Elyses con tutte le insegne delle democrazie rappresentative in bella e orgogliosa
mostra? E anche uno slogan meno minimalista del #jesuischarlie?
Margherita Boniver

Al direttore - I social network trillano un


qualcosa di Eco che dice: Siamo in guerra
(ma va?) lIsis il nemico (ma va, ma va?) lIsis il nuovo nazismo (analisi superficiale,
per dimostra buona volont). Poi scopro da
Langone che secondo il Professore c equivalenza tra Corano e Vangelo (ahi, ahi). Spero
che lei sia daccordo: c ancora parecchia strada da fare ma si ha limpressione che il ragazzo migliori. Dopo aver letto e riletto Kant sembra che qualcosina cominci a capire.
Attilio Rizzo
Al direttore - Siamo tutti islamici. E non nel
senso della solidariet e della vicinanza ai carnefici dei vignettisti di Charlie Hebdo. Lo siamo
perch immersi in una cappa di paura, vilt e
abbandono al nichilismo. E cosaltro vogliono
dire paura e sottomissione se non che la societ
sta procedendo spedita verso un islamismo
anonimo, per parafrasare Rahner?
Luca Del Pozzo

Tutto sul Quirinale


Monti scalpita. DAlema gioca
su Veltroni. I motivi per cui
Renzi vorrebbe evitare un ex Pci
Quale metodo. Che sia alla prima votazione (altamente improbabile se non impossibile) o alla quarta, Matteo Renzi non cambier metodo per lelezione del successore
PASSEGGIATE ROMANE

di Giorgio Napolitano. Sia un presidente alla Pertini, come scrive qualcuno, o alla Einaudi, come scorge qualcun altro, il metodo
sar il metodo Ciampi. Ovvero sia quello
dellintesa pi ampia possibile che il presidente del Consiglio riuscir a costruire.
Le sirene di Massimo. Per questa ragione
il premier, ieri da Napolitano, oggi a Strasburgo per il discorso conclusivo del semestre europeo, non si fatto incantare dalle
sirene di Massimo DAlema che ha dato il
suo via libera in via informale alla candidatura di Walter Veltroni. Il presidente del
Consiglio sa che questo il modo per mandarlo a sbattere e per bruciare definitivamente lex leader del Partito democratico.
Del resto, Renzi sa anche che pure Pier Luigi Bersani vorrebbe consumare sua vendetta nelle urne delle elezioni del capo dello
Stato, a scrutinio segreto. E il motivo per cui
il premier non abbandona lo schema del
patto del Nazareno. Lunico che pu garantirgli lelezione del successore di Giorgio
Napolitano, se non alla prima, almeno alla
quarta votazione.
Agguato assicurato. Il presidente del Consiglio sa bene che non sono solo i suoi franchi tiratori ch deve temere e che potrebbero, almeno allinizio, sfiorare le duecento
unit. Ci sono anche quelli degli altri. E non
si parla dei soliti fittiani. Appuntati uno per
uno nel quadernetto da cui Luca Lotti, lunico di cui veramente Renzi si fida. Ma anche dei tanti parlamentari del Nuovo centrodestra. Ragion per cui non si partir mai
da Romano Prodi. E nemmeno (se non per
farlo andare a sbattere) su un nome della cosiddetta ditta, ossia degli ex Pci. Su un nome me del genere, infatti, Renzi avrebbe il
falso via libera della minoranza e lagguato
assicurato nelle urne.
Una scelta civica. Un nome, al momento,
non c e anche se ci fosse, comunque, Renzi non lo svelerebbe. Ma un nome ha preso
a circolare da qualche giorno in qua. Quello di Mario Monti. Non ne parla nessuno,
nemmeno il diretto interessato, che si schermisce. Ma lintervista rilasciata la settimana
scorsa per ricordare al centrosinistra che
nel 2013 avrebbe vinto Berlusconi se non
fosse scesa in campo alle elezioni la sua
Scelta civica, la dice lunga sulla volont dellex premier di non essere lasciato ai margini della dibattito politico di questi giorni.
Certo, Monti rappresenta dei problemi per
limpatto che il suo nome avrebbe in Italia,
dove in molti si sentirono impoveriti dalla
sua linea di politica economica. Ma pur vero che fu Berlusconi a mandare Monti in Europa. E fu Monti a governare con una maggioranza composta da Pd e Forza Italia. Ipotesi velleitaria. Ma ipotesi sul campo.

Siamo rimasti soli


Parla Flemming Rose, il
giornalista danese che per primo
pubblic le vignette su Maometto
(segue dalla prima pagina)

Flemming Rose, che a causa delle minacce di morte ha dovuto vivere per un lungo periodo negli Stati Uniti, indica un altro problema. Lipocrisia. Noi che pubblicammo le
vignette siamo stati lasciati soli. Lavvocato
personale di Jacques Chirac era in aula a testimoniare contro Charlie Hebdo.
Secondo il giornalista che per primo in
Danimarca pubblic le vignette blasfeme
sullislam, la strage di Charlie Hebdo sfida
le democrazie nello stile pi nauseante. E
una terribile minaccia per la libert di parola che il fondamento della vera democrazia. Gli assassini di Parigi sinceramente credevano che gli esseri umani a Charlie Hebdo meritavano di morire a causa delle loro
vignette offensive. Si sentivano giustificati
dalla loro interpretazione dellislam militante. Ma questi tragici eventi hanno anche
esposto la nostra ipocrisia, le illusioni e levasione che assumiamo per mantenere la pace nel breve termine. Io ho assunto il posto
di redattore culturale al mio giornale dopo
anni come corrispondente estero a Mosca,
dove sono stato con i dissidenti che nella societ sovietica avevano la forza della loro fede nella libert. La dura verit che lomicidio di massa di Parigi ha esposto lipocrisia anche di tutte quelle brave persone che
dichiarano Je Suis Charlie. Purtroppo, i governi difendono le restrizioni alla libert di
parola per mantenere la pace e a evitare
scontri tra i diversi gruppi. Nel 2004, Theo
van Gogh stato ucciso ad Amsterdam e il
ministro olandese della Giustizia ha risposto
dicendo che la sua vita avrebbe potuto essere salvata se lOlanda avesse avuto leggi pi
severe sul discorso dellodio. Vogliamo vivere in una tirannia del silenzio o difendiamo
il diritto di offendere?.
Emblematico il fatto che questa settimana il Jyllands-Posten, il giornale di Rose, sia
stato lunico quotidiano danese a non ripubblicare le vignette di Charlie Hebdo. Il direttore, Jorn Mikkelsen, ha detto che la decisione non autocensura ma riflette la
speciale realt del giornale, con la sicurezza alzata ai massimi livelli. Flemming
Rose la traduce cos: Abbiamo paura. Come ho imparato durante i miei quattordici
anni come corrispondente in Unione sovietica, una dittatura si dissolve rapidamente
quando dissipa la paura tra i suoi cittadini.
Le dittature esistono perch le persone interiorizzano i limiti che le autorit impongono sulla societ.
Giulio Meotti

ANNO XX NUMERO 10 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

LEuropa si suicider con il nichilismo alla Oliviero Toscani, ci dice Salvini


Roma. Matteo Salvini in piazza a Parigi non ci sarebbe andato (e non ci avrebbe portato la Lega nord).
Dice che a quella manifestazione cera s una marea di brava gente forse intenzionata a reagire, ma
pure una manciata di ipocriti sfruttatori di folle con
la matita in mano. In questi giorni post-massacro,
il leader della Lega dice che la risposta pi sbagliata lannacquamento dellidentit, il pensiero suicida e nichilista alla Oliviero Toscani, quello di chi
convinto che la soluzione sia eliminare tutte le religioni dalla scena pubblica. Follia, balle: le religioni non sono tutte uguali. Salvini considera ipocriti quelli che sfilano a Parigi ma vogliono in Europa la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, capo di un
regime fondamentalista che ha appena fatto arresta-

re ventisette giornalisti, non vuole riconoscere il genocidio armeno e occupa da decenni una parte di Cipro, con distruzione di chiese cristiane. Ha ragione Angelo Panebianco, dice Salvini (leditorialista
del Corriere della Sera ieri metteva in guardia contro il mantra secondo cui i jihadisti di Parigi
avrebbero danneggiato prima di tutto lislam e
contro la condanna generica che rischia di occultare le contiguit e continuit culturali). Hanno
ragione, dice Salvini, quelli che coraggiosamente
fanno un passo per dire non ci sto, per esempio il
presidente egiziano al Sisi, e pazienza se al suo nome viene accostata la qualifica di dittatore. Davanti alle autorit religiose dellUniversit Al Azhar, al
Cairo, al Sisi ha chiesto una rivoluzione nel mondo

islamico per sradicare il fanatismo. E per Salvini dice che nelle comunit islamiche europee queste posizioni sono deboli, silenziose e isolate, perch si preferisce magari non contrariare chi ha i soldi, chi foraggia. Si preferisce lArabia Saudita. Ecco: chi dialoga con lArabia Saudita e poi va in piazza a Parigi ha le idee confuse. Per non dire dei difensori dei diritti dei gay, che si stracciano le vesti per
qualche convegno sulla famiglia in Italia e poi marciano con regimi che i gay li mettono in galera. In
quella piazza, a Parigi, cera una marmellata imbarazzante che non aiuta. Alle comunit islamiche e
agli stati islamici Salvini ora chiederebbe prima di
tutto ladesione per iscritto alla Dichiarazione universale dei diritti delluomo del 1948. Molti in que-

gli stati e in quelle comunit non la sottoscriverebbero mai, perch convinti che la legge islamica valga pi della legge dei singoli stati. Il problema di
fondo, e lo ribadisco anche se Beppe Grillo mi d di
ignorante, Angelino Alfano di terrorista e Matteo
Renzi di cialtrone, che lislam non pu essere trattato come le altre religioni. Fosse al governo (fossi ministro dellInterno, dice), Salvini chiederebbe
dunque come pre-requisito per concessioni di qualsiasi tipo proprio la sottoscrizione della Dichiarazione dei diritti: sarebbe un primo discrimine, un atto
che certifichi che la pensi come il resto del mondo
civile. Molto pi facile , oggi, condannare in piazza, tanto poi non si dir mai che non si devono accettare finanziamenti da paesi ultr del fondamen-

talismo. Farebbe come in America dopo l11 settembre, Salvini (un Patriot act? Perch no), oltre a sospendere gli accordi di Schengen (siamo un colabrodo, uno scolapasta ridicolo). Le preoccupazioni
per la privacy? Di fronte a certi pericoli non ci sono liste passeggeri o telefonate che tengano. Ma certo non metterei la pratica in mano a organismi europei non controllati n controllabili. I fatti di Parigi sono anche colpa di unEuropa suicida, con una
politica estera demenziale. Se potesse, Salvini metterebbe al Quirinale, dopo le dimissioni di Giorgio
Napolitano, un uomo dal profilio fallaciano (Purtroppo i numeri stanno a sinistra, a differenza della
rabbia e dellorgoglio).
Marianna Rizzini

LISLAM
MODERATO
NON
BASTA
Per Ezio Mauro loccidente pi forte del jihadismo. Ma i musulmani devono laicizzarsi come noi
di Salvatore Merlo
Roma. Agli islamici dobbiamo chiedere partecipazione alla nostra democrazia, e
rispetto delle nostre regole. Che loro dicano not in my name non basta pi. Non basta affatto. In cambio della cittadinanza,
noi dobbiamo pretendere che loro rispettino il fondamento delle nostre leggi, il che
significa rispetto per la separazione tra stato e chiesa, significa libert religiosa, significa riguardo per le regole costituzionali,
dice Ezio Mauro. E il direttore di Repubblica, domenica, ha partecipato alla marcia di
Parigi, alla manifestazione che ha attraversato le strade della capitale francese. Mauro ha dunque visitato i luoghi della strage,
quel bersaglio simbolico e concreto che
Charlie Hebdo. E l ha assistito, racconta, a una manifestazione straordinaria
perch senza una sola parola dodio. La
gente, i cittadini, sembravano tutti dire:
Abbiamo una cosa da difendere, una cosa
in cui credere, ovvero la nostra libert.
Una libert in senso vasto, che coincide
con la libert despressione e con la libert
di stampa. Il che mi ha colpito molto. E
per la prima volta, aggiunge Mauro, a manifestare fisicamente, a testimoniare la loro esistenza, cerano anche gli euroburocrati. LEuropa non pu essere soltanto economia, moneta, freddezza finanziaria.
Il presidente francese, Franois Hollande, nel suo intervento pubblico, non ha mai
associato la parola terrorismo allaggettivo islamico. Unomissione che stata notata, e da molti stigmatizzata: timidezza,
paura, impotenza, remoto senso di colpa?
Risponde Mauro: Quella di Parigi stata
guerra santa, jihad, terrorismo islamista.
Repubblica lo ha scritto subito, sin dal primo giorno. La natura di questo attentato
terrorista infatti un elemento fattuale che
non si pu omettere. Hollande, a caldo, aveva forse il dovere della cautela, in ore concitate per chi al governo e controlla gli
apparati di sicurezza e quelli investigativi.
Noi invece non abbiamo di questi doveri e
dunque possiamo, dobbiamo dirlo. Lo abbiamo fatto subito. Quella di Parigi stata
una strage islamista e antisemita con la
quale i terroristi hanno voluto colpire la
nostra normalit.
Abdel Fattah al Sisi, il presidente egizia-

Levoluzione dei poster celebrativi dei gruppi jihadisti diffusi su internet durante e dopo gli attacchi a Parigi
no, parlando allUniversit del Cairo ai primi di gennaio, si rivolto agli ulema, cio
alle massime autorit religiose del suo paese, e ha manifestato loro la necessit e lurgenza di una rivoluzione nelle radici della cultura religiosa islamica. La figura di
al Sisi va valutata con cautela, nel suo complesso, ma il suo stato un discorso importante, dice Mauro. Al Sisi ha chiesto una
rivoluzione e lha motivata dicendo sostanzialmente questo: Non possibile che le
cose sacre alle quali noi crediamo spaventino il mondo. Direi che ha colto il punto.
Noi occidentali abbiamo infatti bisogno
che nasca un islam democratico, un islam

che dichiari esplicitamente di condividere


i fondamenti del nostro sistema di vita comune. E dobbiamo spingere perch ci avvenga, assolutamente. E infatti, che dal
mondo islamico, dopo i fatti di Parigi, arrivi adesso un generico not in my name, ecco, questo non basta pi. Non basta affatto.
Dobbiamo pretendere che non basti. Dobbiamo pretendere che nasca un islam, come dice Al Sisi, dentro cui ci sia lo spazio
per una fede religiosa che non sia ideologia
totalitaria. Ideologia di morte.
LItalia ha avuto una storia intensa e
drammatica di terrorismo politico, che colpiva i giornalisti, la libert despressione.

In Italia sono stati assassinati Tobagi e Casalegno, a Milano fu gambizzato anche


Montanelli. E il terrorismo, quel terrorismo, fu sconfitto quando furono tranciate le
lontane radici comuni che esso aveva con
la sinistra del Pci. Il terrorismo fu sconfitto grazie alla difesa delle istituzioni democratiche messa in campo dal Pci e dalla
Dc, dice Mauro. Ma nella sinistra comunista non cera una cultura delleversione.
Certo, quelli erano anni in cui era molto insidioso sentirsi dire n con lo stato n con
le Br, o che lo stato era un guscio vuoto.
E fu certamente decisivo che il Pci si fosse
schierato con cos tanta forza a difesa del-

le istituzioni. Daltra parte a quei tempi,


nei partiti, cera una pedagogia continua.
Tutte cose che in politica oggi non ci sono
pi. Ingrao, a Torino, in un famoso discorso,
molto appassionato e molto teso, spieg come il terrorismo fosse inconciliabile con la
storia e gli interessi del movimento operaio. E insomma Mauro sembra dire che
il paragone tra terrorismo islamico e terrorismo rosso, che pure in tanti hanno fatto in
questi ultimi giorni, non funziona. E non
funziona perch nella sinistra comunista
non cera quella cultura eversiva e violenta, dice Mauro, che invece inquina, come ha
detto al Sisi, la cultura islamica. E dunque:

Il mondo occidentale, oggi, ha il dovere di


difendersi dal terrorismo restando se stesso, ma deve anche ottenere che lislam inizi a condividere le sue regole.
E cos il direttore di Repubblica elenca
lorrore di Parigi, quasi a voler rendere
ancora pi esplicito quello che lui chiama
attentato alla normalit: C stato prima
lassalto alla redazione di un giornale, dodici persone assassinate, un poliziotto
freddato per strada. Poi la povera vigilessa ammazzata perch era in preparazione
lassalto a un asilo ebraico. E infine i due
sequestri di ostaggi in due posti diversi,
tra cui un negozio kosher, con un tremendo bilancio complessivo di venti morti.
Nel 2015. A Parigi. Incredibile. Con gente
che non potuta andare in sinagoga, genitori spaventati allidea di portare i figli
nelle scuole ebraiche. Ecco, tutto questo
dimostra quanto i terroristi islamisti siano
attenti alla normalit della nostra vita,
quanto considerino eversive le nostre libert. Un giornale e un negozio ebraico sono infatti la normalit della nostra vita. E
noi dobbiamo difendere il nostro modo di
vivere, quello stile della cui importanza ci
accorgiamo non appena lo vediamo a rischio, com accaduto domenica alla manifestazione di Parigi. Una marcia che
Mauro considera importante perch, dice,
ho avuto limpressione duna presa di coscienza civile. Forte. I capi di stato e di governo finalmente si sono portati dietro anche i burocrati di Bruxelles. Ed come se,
chiss, tutti avessero capito che non si pu
vivere di sola moneta, che lEuropa soprattutto altro. Insomma Ezio Mauro
esprime a parole la forza e lottimismo
delloccidente, il suo vigore universalista,
anche in tempi di struggimento e pessimismo per il declino. E dunque dice che
lEuropa e loccidente hanno una forza
straordinaria, la capacit di difendersi, di
difendere i principi democratici senza bisogno di tradirli e stravolgerli. E in questo senso, aggiunge, noi siamo portatori
di qualcosa di universale. I terroristi infatti potranno anche colpirci di nuovo, e non
c niente di pi vigliacco, ma questo non
pu indebolire la coscienza delle persone
che ho visto manifestare domenica a Parigi. Come dire, noi siamo pi forti finch
restiamo noi stessi.
Twitter @SalvatoreMerlo

LISLAM E LA PIAZZA CHE NON CE


Dove sono i moderati indignati contro i fanatici? Oggi come con le Br, bisogna schierarsi. Parla Fassino
di Claudio Cerasa
Roma. Ero a Parigi, s. Ero anche in
piazza a manifestare. Ma dire che, nel
mio piccolo, ero in piazza solo per difendere la libert, le nostre libert, banale. Perch quello che successo in questi giorni non solo un massacro messo in
atto da alcuni fanatici integralisti. E
qualcosa di pi. Qualcosa che deve farci
riflettere, che deve interrogare le nostre
coscienze. Qualcosa che ci deve portare
a scegliere da che parte stare: o di qua, o
di l. Stavolta, mi spiace, ma non ci sono
sfumature. Piero Fassino, sindaco di Torino, ex segretario dei Ds, ex ministro
della Giustizia, nome che in queste ore
viene associato da molti a una partita importante che scatter nelle prossime ore
quando verranno formalizzate le dimissioni dal Quirinale di Giorgio Napolitano,
accetta di conversare con il Foglio su
quello che oggi largomento centrale
non solo per lItalia ma per tutto il resto
dEuropa: lislam, il fondamentalismo, gli
attentati di Parigi, il terrorismo nellra
del jihad, la ricerca forsennata, e sterile,
di una forma di islam moderato, la posizione dellItalia allinterno del grande casino europeo.
Fassino dice di essere orgoglioso della

piazza di Parigi, perch di fronte a un


gruppo di fanatici ci sono stati milioni di
persone che hanno scelto di ricordare
quali sono i valori fondamentali della nostra civilt, e due su tutti: la libert di
pensiero, la convivenza tra culture diverse. Ma di fronte alla piazza di Parigi, dice Fassino, c unaltra piazza che non si
ancora manifestata che quella che si
trova nei paesi che si riconoscono nella
cultura musulmana. E oggi, secondo il
sindaco di Torino, non ci possono, non ci
devono, essere sfumature. Quello che
successo a Parigi non riguarda soltanto
lEuropa, e quello che genericamente viene identificato come loccidente. C poco
da fare: riguarda anche lislam. Quello
che successo evidente. Nelle grandi
capitali europee milioni di persone sono
scese in piazza per manifestare i propri
princpi di libert. Nelle grandi capitali
di cultura musulmana questo non successo. Spieghiamo meglio. Il punto
semplice. E chiaro, cosa il massacro ha
suscitato nella classe dirigente occidentale. Non chiaro invece, a parte il caso
virtuoso dei re di Giordania e dei Principi Sauditi, cosa ha suscitato nella classe
dirigente di matrice islamica. Ho visto
molta timidezza. E sarebbe grave se questa timidezza fosse stata generata da una
comune appartenenza di carattere religioso e culturale, che potrebbe aver frenato alcuni paesi arabi. Inutile girarci attorno. Le condizioni in cui si trova oggi
lEuropa non sono cos differenti da quelle in cui si trovava lItalia ai tempi delle
Brigate rosse. Allepoca dicevamo che
non era accettabile la tesi del n con lo
stato n con le Br. Oggi vale lo stesso principio. Non accettabile per nessuna ragione dire n con i terroristi n con loccidente. E chi sceglie di nascondersi nella zona grigia sceglie di schierarsi dalla
parte di chi non lotta insieme con loccidente. Lestremismo fanatico non pu
avere alcuna copertura. In questo contesto il multiculturalismo naturalmente
centra, perch ovvio che nella societ
delle convivenze non si pu in nessun mo-

do rinunciare a far convivere persone


che hanno culture e religioni diverse. Ma
allo stesso tempo la convivenza vera deve essere fatta di reciprocit, e la reciprocit non vale solo per chi accoglie ma anche per chi accolto, cosa, questultima,
che purtroppo non capita sempre. Ma il
punto non solo questo. E il ragionamento di Fassino parte dal presupposto che

non si pu osservare quello che sta accadendo in questi mesi senza allargare linquadratura a quello che succede nel
mondo, perch oggi non c solo Parigi,
non c solo la Francia, ma c anche la
Nigeria, con il suo stato islamico, e c anche il fondamentalismo islamico di Boko
Haram, con i suoi 14 mila morti provocati negli ultimi sei anni, e c anche il Ca-

Noi e lislam? Inconciliabili, dice Ostellino


Non tutti gli islamici sono terroristi,
ma tutti i terroristi sono islamici, dice
Piero Ostellino. E con questo lex direttore ed editorialista del Corriere della Sera vuole dire che il silenzio di Franois
Hollande e degli altri leader europei che
non hanno pronunciato la parola islam
associata alla parola terrorismo, quellevidente omissione reiterata persino domenica alla marcia di Parigi, una vigliaccheria. Spiega Ostellino: E come
se esistesse una direttiva europea, una
specie di coglionata eurocratica, per cui
non si possono associare tra loro queste
due parole, cos evidentemente associabili. Anzi, cos evidentemente associate.
C un islam che non ammazza, chiaro, prosegue Ostellino, ma oggi, nel
mondo, tutti quelli che ammazzano sono
islamici. E insomma: alcuni islamici fanno irruzione nella redazione di un giornale satirico a Parigi, sparano e massacrano dodici persone, annientano unintera
redazione di satirici che si erano permessi di scherzare con il loro Dio, e noi che
dovremmo dire? Che non sono stati gli
islamici? E chi stato, allora? Coglionerie, appunto.
La manifestazione di Parigi, guidata
dai quaranta capi di stato e di governo,
domenica stata un successo dal punto di
vista dei numeri, della partecipazione,
della retorica emozionale, dice Ostellino.
Una grande manifestazione democratica, spiega, che tuttavia anche la prova
evidente, inconfutabile della nostra in-

conciliabilit con lislam tout court. Quella manifestazione infatti, cos silenziosa,
pudica, sobria, stata la prova che la nostra concezione del mondo e la loro non
possono convivere in alcun modo. Sono
inconciliabili. E lo dico senza intenzione
dessere in alcun modo offensivo nei confronti degli islamici, mi limito a riportare un dato di realt, come dire: oggettivo.
Voglio semplicemente dire che loro hanno una fortissima e dinamica pulsione a
espandersi e a convertire gli infedeli, in
ogni modo e con ogni mezzo, anche attraverso limmigrazione di massa. Al contrario noi occidentali e democratici marciamo in silenzio e non vogliamo convertire
proprio nessuno, nel senso che non vogliamo convertire nemmeno alla democrazia, alle regole di convivenza occidentali, noi abdichiamo, siamo molto eleganti, buoni. Ecco. Abbiamo cinque secoli di
sviluppo, lumanesimo e lilluminismo, loro sono rimasti al medioevo. E un dato
oggettivo. Nessun cattolico, nemmeno un
ebreo, avrebbe mai sparato contro un vignettista per punire la blasfemia. I cattolici del Quattro e Cinquecento si comportavano un po cos anche loro, abbiamo
anche avuto lInquisizione. Ma nel mezzo
ci sono stati Hobbes e Locke, poi la Rivoluzione francese, i Lumi. E mentre noi andavamo avanti, gli islamici, che nel medioevo riuscivano a vivere in pace con gli
ebrei, sono andati indietro. Non hanno
mai separato la religione dalla vita politica. Sono rimasti teocrati. (sm)

liffatto. Fassino dice che il problema


di carattere culturale, e politico, perch
la maggioranza delle societ islamiche
non ha conosciuto fino a oggi secolarizzazione, con la difficolt a distinguere in
maniera netta tra sfera religiosa e sfera
politica. Non c incompatibilit genetica tra islam e democrazia, perch laddove ci sono stati fenomeni di secolarizzazione allintegralismo fanatico, come con
Atatrk, come in Indonesia, come in Tunisia, si creata unalternativa vera allislam fanatico. E il passo successivo mosso dal sindaco di Torino riguarda non
quello che non stato fatto nel passato
ma quello che andr fatto nel futuro, e in
particolare con lo stato islamico, lIsis.
Bisogna essere onesti e dire che in questi mesi non c stata una risposta sufficiente da parte della comunit internazionale rispetto alla pericolosit del fenomeno Isis, e per questo penso sia doveroso interrogarsi oggi sullapproccio anche
militare che i paesi alleati devono avere
rispetto alle cellule terroristiche. Se Kobane non caduta in mano allIsis perch c stato un dispiegamento di forze
maggiore in quella zona. E in questa fase
credo sia giusto ragionare in modo pragmatico su tutte le opzioni possibili. Ladeguatezza degli strumenti militari un
punto centrale. E oggi non bisogna escludere nessuna opzione. Tra gli elementi
importanti che Fassino suggerisce di tenere in considerazione ce ne sono due
che riguardano sempre la sfera della religione. Da una parte, ripensando al caso
nigeriano, il sindaco di Torino sostiene
che loccidente sta sottovalutando in modo scellerato la persecuzione di cui sono vittime i cristiani in alcuni paesi dove
vige la legge coranica, e dallaltra parte
Fassino dice che non si pu rimanere indifferenti a numeri come quelli che arrivano dalla Francia che riguardano gli
ebrei: oltre 5.000 ebrei francesi immigrati in Israele nel 2014 rispetto ai 3.120 del
2013 e ai 1.916 del 2012. E il fenomeno, dice Fassino, non riguarda solo la Francia
ma pi generale: E giusto avere la

preoccupazione di contrastare ogni forma


di islamofobia. Ma questo non pu ridurre o offuscare la necessit di contrastare
ogni forma di antisemitismo, antisionismo
e antiebraismo, che una febbre che corre costantemente della nostra societ. Anche qui la comunit islamica bene che
dia messaggi chiari. Anche nelle moschee. E io sono certo che se nelle preghiere del venerd gli imam ricordassero
in modo chiaro quali sono i principi di
convivenza, come sia importante rispettare anche le altre religioni, come sia prioritario non mostrare complicit con il fondamentalismo, credo che questo sarebbe
un passaggio avanti straordinario. Il cronista ricorda che alcuni mesi fa un importante politico di un importante partito italiano, Alessandro Di Battista, Movimento
5 stelle, disse: Dovremmo smetterla di
considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare
una discussione. Fassino ricorda bene
quelle parole e la mette cos: Si pu discutere con chiunque, sempre. Ma non si
pu discutere con chi uccide, con chi mette le bombe, con chi fa delleliminazione
del suo presunto avversario lunica sua
ragione di esistenza. E la linea di confine tra chi accetta di stare dentro la civilt
e chi invece sceglie di starne fuori.
Twitter @ClaudioCerasa

ANNO XX NUMERO 10 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

programma di formazione
77 neolaureati al 2013

200 entro il 2016

la nostra pi grande
scoperta di idrocarburi

un giacimento con risorse


stimate di 2.300 mld di m3
di gas naturale

Mozambico: limpegno eni nella formazione di personale qualificato


2.300 miliardi di metri cubi di risorse stimate, pari a pi di 30 volte il fabbisogno annuale italiano: questo
il valore del pi grande giacimento di gas naturale che noi di eni abbiamo mai scoperto e che intendiamo
condividere sul territorio. Per questo in Mozambico abbiamo avviato un programma innovativo di
reclutamento e formazione di neolaureati in tutte le discipline relative alloil and gas. Un progetto che
continuer fino al 2016, coinvolgendo in totale 200 neolaureati.
prenderci cura dellenergia vuol dire creare nuova energia, insieme

eni.com

ANNO XX NUMERO 10 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

ALLE RADICI DEL DISORDINE


Il terrorismo che tracima dal Medioriente, le rivendicazioni di potenza
delle vecchie nazioni imperiali, le pesanti responsabilit degli Stati Uniti
iappone, Turchia e Russia, nazioni dalla lunga tradizione imperiale, hanno
in comune un tratto rilevante: rivendicano
tutte con orgoglio la propria storia di potenza senza rinnegarne o filtrarne con scuse dipocrisia le parti pi crudeli e offensive. I primi ministri di Tokyo, da Koizumi
ad Abe, fanno visita al tempio di Yasukuni dove sono sepolte le vittime di guerra
nipponiche, criminali inclusi; in Turchia
ideologi e politici compiono ogni sforzo
per circoscrivere, storicizzando e minimizzando, il massacro degli armeni; il regime
di Putin insiste sul destino di potenza della Russia dispiegato in una continuit secolare che non omette lepoca staliniana.
In ci tutti e tre i paesi marcano una significativa differenza sia con la visione dei
popoli offesi sia con il mainstream ideologico delloccidente che adotta senza riserve il punto di vista delle vittime. La memoria un segmento cruciale della politica e
la sua rivendicazione, anche spavalda o
sfacciata, non solo nazionalismo dantan:
segna indipendenza di giudizio e forza cul-

rientrano nel novero dei possibili, allora i


mercati diventano globali e la finanza moltiplica (nel bene e nel male) i suoi prodotti
e la loro efficacia. Lascesa economica di Cina, India, Brasile ha tempi scanditi in parallelo con questo drammatico sviluppo.
Le nuove potenze sono estranee allidea
di ordine mondiale elaborata dalloccidente, sia nella versione westfaliana dellequilibrio di potenza sia nella versione assiologica della giurisdizione umanitaria: in alcuni casi seguono cogenti obiettivi nazionali
che non ammettono responsabilit globali,
in altri dipendono da tradizioni in cui vige
una diversa idea di ordine (gerarchico e autocentrato in Cina, religioso nel mondo islamico). Allo stesso modo potenze antiche, come la Russia umiliata dalle vicende successive al 1991 e minacciata dallespansione
militare della Nato, o il Giappone, preoccupato per laggressivo attivismo della Cina,
mettono in primo piano dure strategie di
autodifesa.
In queste condizioni, aree cruciali del
mondo finiscono abbandonate a contese
multiformi e sanguinose, con ricadute
spesso devastanti a largo raggio. Lepicentro del disordine , per densit storica e

Antichi santuari, genocidi


storicizzati, Dna da potenza:
Giappone, Turchia e Russia,
rivendicano la propria tradizione

LEuropa confusa si percepisce


al centro di un conflitto di visioni
globali, di civilizzazione. E
Obama intanto riscopre Kissinger

turale, dichiara autonomia strategica.


Anche se differenti nellimpianto, fenomeni analoghi di rivendicazione culturale,
orgogliosa quando non sciovinista, compaiono in altre grandi nazioni: in India la
tutela privilegiata della tradizione hindu si
affaccia nella legislazione nazionale e singoli stati fanno leggi contro il proselitismo;
Israele formalizza in norme positive il nesso fra stato e identit ebraica; la Cina potenzia la propria presenza culturale nel
mondo e comincia a formare allestero una
propria figura nazionale sganciata dallo
stereotipo comunista.
Finora queste varie tendenze erano classificate, con benevolo ottimismo, come
espressioni del multipolarismo in ascesa:
la superpotenza americana patisce unevidente sindrome da iperestensione, con
Obama organizza un inevitabile e benefico
ripiegamento e altre potenze espandono la
propria influenza nelle aree rimaste sguarnite. In realt il processo in corso pi
complesso, pi conflittuale e pi pericoloso. I fenomeni di rivendicazione culturale
si diffondono soprattutto nelle nazioni a dimensione continentale o comunque a larga
scala e appaiono, pi che il passaggio da
una forma di equilibrio a unaltra, il correlato di un ordine mondiale frammentato
fra potenze che per lo pi agiscono in modo non cooperativo: assolutizzano la propria agenda, la separano, con effetti di solipsismo strategico, da quelle altrui e non
sembrano riconoscere interessi generali di
sistema che eccedono il proprio.
Proviamo ad allargare la prospettiva:
un quarto di secolo, da quando lUnione
Sovietica si frantumata e si dissolto
lordine mondiale basato sulla deterrenza
nucleare e la fedelt di campo, che non
esiste pi un assetto stabile delle relazioni internazionali. Loccidente non ha compreso la portata dellevento, ha spesso ceduto a interpretazioni idealiste, si mosso molte volte a ranghi sparsi. Il disordine
si alimenta anche per insufficienza concettuale. La fine del conflitto tra i due blocchi
di stati interpretata in chiave ideologica,
come conferma empirica della superiorit
di un sistema di pensiero e, in via derivata, di un modo di organizzare la vita sociale. Francis Fukuyama, influente filosofo
della politica, lo teorizza in un libro famoso del 1992 che prevede non tanto la fine
della storia quanto il suo inevitabile svolgersi entro lo schema ideale della democrazia di mercato. Ne vengono conseguenze significative: immaginato un mondo

concentrazione di religioni, il Medio oriente. Il ripiegamento ideale delloccidente,


che porta con s incertezza strategica e
sconfitte politiche, precipita in un drammatico salto di dimensione: il fanatismo
omicida trova radicamento territoriale, da
connessione virtuale si materializza in istituzioni concrete si fa stato. Con i talebani vi fu un anticipo afghano di tale evoluzione che ora si diffonde in pi punti, dalla Libia alla Nigeria, dissestando anche tra
Siria e Iraq gli stati esistenti: nel mondo ci
costituisce un grande spot di conferma che
da un lato riclassifica, esasperandole, le attuali lotte per legemonia regionale e dallaltro drammatizza la pressione esistenziale soprattutto sulla vicina Europa che oggi
confusamente si percepisce al centro di un
conflitto di visioni globali di civilizzazione. Ma anche altri luoghi, come lAfrica intorno al Sahara e ai Grandi laghi oppure
lAsia centrale, ospitano sorde e feroci lotte di supremazia (economica e politica) dove loccidente manca.
In passato, prima della deterrenza nucleare, le ondate di turbolenza politica facilmente sfociavano in conflitto: ora, con gli
stati del globo che fanno parte di ununica
scena politica, tutto diverso e forse pi
pericoloso. La rivoluzione digitale aggiunge tensione: tramite la finanza ridisegnata
dalla tecnologia in tutto il mondo leconomia vive sconvolgimenti ripetuti e sovrapposti. Il ritmo del cambiamento accelera
quasi ovunque e molte formazioni sociali,
gi provate da una demografia in profonda
mutazione, faticano a metabolizzarlo. La rivoluzione industriale partita in Inghilterra
nel 1760 ebbe il vantaggio, dopo i soprassalti napoleonici, di dispiegarsi nellEuropa
messa in ordine e pacificata dal Congresso
di Vienna. Ora invece anche il mercato dellenergia conosce trasformazioni di vasta
portata e i sussulti del prezzo del petrolio,
che incidono sul bilancio e il benessere di
molti stati-chiave, mostrano quale potenziale di disordine sia insito nel corto circuito fra tecnologia e politica.
Occorre oggi in occidente una profonda
riflessione che operi, in controtendenza rispetto agli ultimi 25 anni, per riallacciare
nessi con la Russia in primo luogo e costruire elementi di ordine sistemico. La diplomazia vaticana lo fa da tempo e ora Obama, dopo aver diviso alleati storici e punito alleati potenziali, chiede a Kissinger, il
massimo teorico dellordine mondiale, di
provare a riannodare con Putin i fili tranciati. Sono segni favorevoli: era tempo.

di Antonio Pilati

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Il ripiegamento e lincertezza delloccidente danno largo spazio a nuovi attori politici: alcuni rivitalizzati dalla caduta dellimpero sovietico, altri sospinti dagli effetti pro sviluppo della rivoluzione digitale
unipolare dove sbiadiscono i vincoli alla
superpotenza residua; gli interventi allestero sono trattati, per lassenza di controlimiti, come operazioni di polizia su larga
scala (Iraq 1991, Yugoslavia); la Russia,
sbandata e sconnessa, appare alla merc
delloccidente; le alleanze, finiti i blocchi,
perdono rilevanza e lEuropa si concentra
su di s: pensa, via euro, di assorbire la
Germania neutralizzandola e di allargarsi a est innalzando insieme dimensioni
e status internazionale.
E una visione minata da gravi fraintendimenti e nel tempo si rivela inconsistente. Il crollo in Europa dei sistemi a economia pianificata non di per s la vittoria
della democrazia liberale o la prova fattuale della sua superiorit. Il mercato si mostra su scala mondiale come un congegno
di straordinaria efficacia per lo sviluppo

La visione americana (in stile


Fukuyama) mette sullo sfondo
dimensione della forza e conflitto
tra ragioni di stato. Sbagliando
delleconomia ma anche di grande duttilit
operativa: pu declinarsi in forme molto diverse (in relazione allintervento dello stato o alla regolazione della finanza) ed
compatibile con quasi tutti i regimi politici, dalla dittatura alloligarchia autoritaria
(Cina, Vietnam, Iran) alla giunta militare
(Cile di Pinochet, Egitto) fino alla democrazia pi o meno guidata dallalto. Molti tra i
fallimenti patiti dalloccidente negli ultimi
due decenni hanno radice proprio nellidea che attribuisce a mercato e democrazia, uniti per natura, attrattiva universale
e forza insuperabile.
Se il primo errore di giudizio riguarda la
figura del vincitore, il secondo concerne lidentit dello sconfitto. Nel 1989 finisce in
dissesto un modello economico (il sistema
pianificato) e nel 1991 va in pezzi il regime
politico che lo inquadrava (lUnione sovietica): la nazione russa, che faceva da sfondo

a entrambi e per questo considerata coprotagonista del disastro, da retrocedere


nella seconda o terza fila delle potenze mondiali, fiaccata ma intatta: non ha truppe
straniere sul suo territorio, mantiene tutte
le sue armi, resta una superpotenza nucleare con cui bisogna fare accordi se si vogliono ridurre a una soglia meno pericolosa i
congegni per la distruzione di massa. Immaginare che il 1991 sovietico sia una riedizione del 1945 tedesco pone le basi per il passaggio da Eltsin a Putin e per il ritorno in
grande stile dellorgoglio nazionale russo.
I due fraintendimenti hanno un punto in
comune: rimuovono dallanalisi i fattori di
potenza. La visione alla Fukuyama mette in
primo piano lo scontro fra schemi ideali e
manda sullo sfondo la dimensione della forza, il conflitto fra ragioni di stato diverse. Di
fatto ci minimizza la politica, espunta come
elemento secondario. Ma quel che accade
nel 1990-91 soprattutto la fine di un ordine mondiale: durava da oltre 40 anni, aveva
garantito con guerre circoscritte e una pace
sostanziale il periodo di maggiore sviluppo
economico nella storia dellumanit, aveva
posto le premesse per un eccezionale salto
tecnologico quello digitale che eguaglia
e forse supera in dimensioni e ricadute sociali la rivoluzione industriale. La sua fine
un evento in essenza e al massimo grado politico. Insieme allimpero sovietico cade infatti unimpalcatura di assunti e convenzioni che regolava i rapporti fra i blocchi e fra
le nazioni al loro interno, stabiliva limiti
ovviamente differenziati per lazione dei
vari soggetti politici, garantiva un equilibrio
globale che teneva a freno il potenziale di
distruzione reciproca: tutto ci dava allassetto dei rapporti fra gli stati, ormai reso globale, un sigillo di legittimit.
Da allora il tema dellordine internazionale si dileguato se non come pretesto per
qualche esercizio retorico. Non nato un
nuovo assetto dei rapporti internazionali
basato su principi condivisi anche perch
nessuno si fatto avanti a promuoverlo.
Lordine infatti si costruisce: in modo cooperativo isolando e legittimando aree dove
interessi generali permettono di seleziona-

re obiettivi comuni. Al contrario, negli ultimi ventanni il solipsismo strategico ha preso il sopravvento. Mancano alleanze coerenti e quando sono ereditate dalla storia, come quella occidentale, perdono a gran velocit ragione e focus tramutandosi in convivenze conflittuali. Non esistono strumenti
di deterrenza efficaci su scala globale, le armi nucleari proliferano creando pericoli
ma non riescono pi a portare disciplina
nei rapporti internazionali. Le sanzioni economiche, unica misura cogente usata con
frequenza e intensit, hanno spesso effetti
autolesionisti e provocano in ogni caso disgregazione. Sono i sintomi di un disordine
internazionale che continua a estendersi.
La responsabilit principale grava sulloccidente e in particolare sugli Stati Uniti che per gran parte del periodo hanno detenuto un potere esteso e non bilanciato.
Guidata da unidea della congiuntura storica che rimuove la politica, la superpotenza
americana oscilla, sotto quattro diversi presidenti, tra due linee o meglio tra due stati
danimo: da un lato limpulso a fare da s,
a incarnare direttamente nella propria
azione, che negli anni 90 del secolo scorso
non incontra limiti significativi, i princpi
emersi con la fine vittoriosa della Guerra
fredda; dallaltro lintenzione di assoggettare i rapporti internazionali a una trama paragiuridica (tutela dei diritti umani anche
contro i governi; intangibilit dei confini se
non in forma consensuale; interventi umanitari di varia caratura) che dovrebbero acquisire con il tempo valore quasi universale. Il risultato di questa impostazione, che
spesso nel concreto dellazione politica si
miscela e si scontra con obiettivi e vincoli
della ragion di stato (lintervento in Iraq
un esempio drammatico), genera fallimenti che alla fine incentivano e ne forniscono largomento razionale il ripiegamento
di Obama e la progressiva rinuncia alla responsabilit, finora assolta dagli Stati Uniti, di pivot delle relazioni globali.
Anche lEuropa, impegnata nella costruzione di ununione a scala continentale, si
allontana dalla politica: una leadership
convinta che il progetto di integrazione,

passando alla fase operativa, sollevi divergenze insuperabili, si affida ad algoritmi in


apparenza neutri per pilotare con il minimo di scosse lo svuotamento dello stato nazionale e riconvertire con ci la vita di 500
milioni di persone. Il progetto, minato dalla hybris, provoca danni estesi uno dei quali e non il minore la totale concentrazione sui propri affari interni e il ritiro dalla scena globale. Fanno eccezione pochi
stati che, per tradizione o per sfruttare i
vantaggi acquisiti con lautomatismo degli
algoritmi, fanno politica a largo raggio ma
essenzialmente in difesa di piccole strategie nazionali.
Il ripiegamento e lincertezza delloccidente danno largo spazio a nuovi attori politici: alcuni gemmati o rivitalizzati dalla caduta dellimpero sovietico, altri sospinti dagli effetti pro sviluppo che porta la rivolu-

Washington e unidea della


congiuntura storica che rimuove
la politica. Il caso della trama
paragiuridica per imbrigliare il caos
zione digitale. E un altro punto cruciale:
lenorme e capillare potenziamento della
tecnologia ha grande efficacia politica immediata, intensa e poco compresa. Quando
la distribuzione delle conoscenze avviene a
tempo zero, laccesso ai depositi di sapere
si rende di fatto universale e ognuno in
quanto ha facile modo di trovare la propria
audience pu diventare fonte, c un primo rapido esito da registrare: si dissolvono
rendite di posizione basate su depositi cognitivi accumulati nel tempo, recintati e resi esclusivi; si azzerano intermediari e
broker; si moltiplicano i teatri dazione, i
processi produttivi, le opportunit di mercato entro cui possibile intervenire. Nel
momento in cui le infrastrutture di comunicazione spianano gli ostacoli che tempo e
spazio oppongono alla circolazione cognitiva e la potenza di calcolo massimizza il numero e lampiezza delle operazioni che

ECOAMBIENTE S.R.L.
Bando di gara
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Il RUP ing. Giuseppe Romanello

ANNO XX NUMERO 10 - PAG IV

MUNTARIS,
i calmanti
per
accettare le
sostituzioni
con grande
classe
e stile

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 13 GENNAIO 2015

THAT
CALM
THE
BEAST

More Premier League for all


BONANZA

di Alessandro Bonan

Dopo quello di Totti, il selfie


di Mario Gomez. Si vede un
uomo con le valigie alla stazione
di Firenze.

CHE
NEUER
Grazie al gel. Cristiano Ronaldo accanto al Pallone doro nella conferenza stampa prima della cerimonia di premiazione

Dopo una cerimonia pi bolsa


di Blatter, Cristiano Ronaldo vince
il suo terzo Pallone dOro. Altri
attaccanti si consolano coi selfie
di Jack OMalley
Londra. Non so per quale motivo ogni
anno mi infliggo il supplizio di seguire la
diretta della premiazione del Pallone doro della Fifa. Mi basterebbe guardare su
internet alla fine chi il favorito di turno
del salotto del calcio, invece che seguire
un format televisivo pi bolso del presidente Blatter con un eccesso di oro nelle
scenografie e nella grafica come neppure
nella limousine di un pappone sudamericano. Ha vinto Cristiano Ronaldo, e forse
giusto cos certo meglio che Messi anche se il risultato cos scontato rende ancora pi perdibile questa messinscena. Il
momento pi alto stato allinizio, quando la Fifa ha fatto lerrore di mandare in
streaming senza commenti larrivo sul red
carpet di candidati, ospiti, pubblico e conduttori. Urla belluine, maglie lanciate in
faccia ai giocatori. Messi accolto persino da qualche buu, alcuni dei pischelli
assiepati l vicino fanno partire un coro
per Cristiano Ronaldo (il pi amato). Mes-

si rimane impassibile, firma qualche maglia a caso e poi se ne va col suo completo color prugna, forse in onore delleffetto che la sua prestazione alla finale del
Mondiale ha fatto sui tifosi. Cristiano Ronaldo era pi rigido di un editoriale di
Mario Pirani, e dava la sensazione di essersi spalmato il gel anche sui muscoli
facciali. Alle spalle del red carpet passavano gli ospiti in sala, ex giocatori, calciatori ancora in attivit e diversi burocrati
accompagnati da milf clamorose. Quando
arrivato Blatter, sorridente, stato accolto da una bordata di fischi. A quel punto, magicamente, laudio della diretta del
sito della Fifa saltato. Puf. Solo video, e
un ragazzo probabilmente minacciato
che ha persino chiesto al presidentissimo
di farsi un selfie. La cerimonia del Pallone doro un concentrato di interviste post partita con laggiunta di domande pi
stupide della media. E una pioggia di
qual stato il momento pi bello della
tua carriera?, come fai a fare cos tanti
gol?, a quale giocatore ti sei ispirato?
e altre banalit. Nessuno pretende approfondimenti filosofici o ponzate profonde in diretta tv, ma almeno fatela pi corta. Avessi avuto dei raccattapalle in salotto avrebbero dovuto lavorare un sacco.
Blatter ha salutato tutti ricordando i tri-

sti fatti di Parigi e dicendo che il calcio


gioia, condivisione. Avr ripetuto pi volte lui sharing ieri pomeriggio che
Zuckerberg in una riunione a Facebook.
Sul palco erano tutti pettinatissimi, pure
lospite musicale in playback, di cui ho
gi scordato il nome. La top 11 del 2014
stata annunciata reparto per reparto, e
quelli che dovrebbero essere i migliori
calciatori del mondo comparivano sul
palco con una scenografia di fumi e laser
che i Queen avevano gi abbandonato nel
1986. Landamento spezzettato, lunica
cosa che interessa davvero il Pallone
doro alla fine di unagonia in cui
chiunque viene premiato per qualsiasi
cosa: pure un anziano giornalista giapponese del cui discorso si capisce solo la parola Maradona e i volontari dei Mondiali in Brasile, rappresentati da un personaggio improbabile con parrucchino color polenta. C molta emozione, e i raccattapalle devono entrare di nuovo in gioco quando premiano le donne, secondo
quello stucchevole equivoco per cui il calcio femminile e quello maschile si equivalgono. Qualcuno dice che il calcio femminile migliorato tantissimo negli ultimi anni, e io sento il forte bisogno di una

ULTIMO STADIO

di Sandro Bocchio

di Alessandro Giuli

MICHEL
MA BELLE
Il meglio del libro di Platini
Al centro di qualsiasi regola c il
movimento e il movimento sul terreno.
Molti metri quadrati per ogni calciatore. E qui che sono stupito: ma quali
calcoli avranno mai fatto gli inventori
del calcio per circoscriverlo in quel
perimetro? Perimetro ideale per il
gioco e per i giocatori.
(Parliamo di calcio, Bompiani, p. 271)

E cos, alla fine, la vera coreografia per il derby capitolino lha fatta
lui, il Capitano, alla robusta et di 38
anni suonati. Hai voglia a sventolare
le bandierine biancocelesti come un
nordcoreano davanti a Kim jong-un, o
tu laziale, illuso di prenderti i tre
punti e la palma dello spettacolo.
Non hai fatto i conti con il vero spettacolo di un artista cui basta giocare
met partita per rimettere il Colosseo
al centro del villaggio. E ora selfateci pure tutti.
Ps. Mai sottovalutare i vecchietti;
quelli nati il 27 settembre, poi, non ne
parliamo.

LE PROVINCIALI
Di figli darte sono pieni gli almanacchi del calcio: molti i chiamati, pochi
quelli che hanno risposto alle attese. A
Verona propongono Mattia Valoti. Suo
pap Aladino, centrocampista ruvido
e dal nome evocativo, che aveva battuto la provincia italiana per un paio di
decenni. Domenica Mandorlini ha messo in campo il ragazzo (21 anni) a met
ripresa contro il Parma, gli sono bastati 5 minuti per lassist del 2-1 a Toni e altri 21 per la rete personale. Lha mandato l proprio pap, oggi ds allAlbinoLeffe. Finora quattro presenze e neanche unora di minutaggio. Probabilmente qualcosa cambier dalla prossima
partita, pur se lavversario si chiama
Juventus.

dichiarazione di Tavecchio. Il video sul


Vorremmo vedere qualcosaltro, please.
Mondiale in Brasile con samba di sotSoprattutto, non vorremmo pi vedere
tofondo ci fa ripiombare nellincubo estiqueste cerimonie.
vo, ed un colpo basso. Un ragazzo con il
farfallino pettinato come un mix di CR7 e
Serfie. Anche la figura delleroe nazioMessi si alza dal pubblico e fa una domannalpopolare ha un limite, e la Roma quel
da banale, Cristiano Ronaldo quando sorlimite non lo ha superato, lo ha polverizride sembra che si sia cagato addosso. Luzato. Credevo che la nonna di Florenzi
nico brivido la facavesse naturalmente
cia impietrita di Mesportato alla sua fine
si quando Luis Enrinaturale lesibizione
que tesse il suo elodella romanit pi
gio con una faccia da
sbrigliata (e ai pi
culo che in questi
inaccessibile)
sul
giorni si era vista socampo di calcio, ma il
lo nella prima fila
serfie di Totti un pasdella manifestazione
so pi avanti, o pi ina Parigi di domenica.
dietro. E tutti gi a
In tutto ci Neuer il
elogiare il genio della
pi normale, sembra
comunicazione, lartinon entrarci nulla in
sta dellesultanza e il
questa accozzaglia di
gran capitano del poburocrati, tamarri e
polo, ma per che coun po di figa. Infatti
sa? Un selfie brutto
non ha vinto, anche
che subito alimenta
se meritava. Il fatto
meme prevedibili
sottaciuto, ma che
come un Muntari che
tutti percepiscono,
d in escandescenze,
che Messi e Ronaldo
con il faccione del cahanno fatto il loro
pitano sovrapposto a
tempo. Intendiamoci:
quello di chiss chi
sono forti, fortissimi,
altro (sempre per non
vinceranno ancora
allontanarsi dal namolto, e hanno fatto
zionalpopolare). La
la storia del calcio,
prossima volta che secome direbbe chi
gna al derby, cosa fa,
costretto a gestire
mangia labbacchio
una diretta eterna
sotto la Sud? Si veste
senza avere nulla da
da gladiatore? Fa un
dire. Ma la sovraeduetto con Venditti?
sposizione a cui ci
Munge una lupa? Ma
hanno costretti in
cos romanamente
questi anni, con i lobello tutto questo afro numeri, gol, truc- Yolanda Cardona, moglie del neoacquisto del fetto, questepica di
chi, dribbling e tun- Manchester United Victor Valds, perplessa borgata, diranno i pi
nel visti e rivisti a ai fornelli: adesso che si sono trasferiti in In- romantici. Bello sar
qualsiasi ora del ghilterra, non sa pi cosa cucinare al marito
per le fotogallery di
giorno e della notte
Repubblica e per i
ci ha anestetizzati. Persino le loro fidancommenti al bar, nel mondo del calcio vezate sono scontate, anche lurlo di CR7 apro una sudamericanata, una vanit di
pena ricevuto il premio fa sbadigliare.
provincia, roba da pischelli.

GIOCO MASCHIO
di Simonetta Sciandivasci
Eravamo sul punto di far cadere in prescrizione la misoginia di Giovenale e le
sue satire contro le signorine, regalando
unennesima rinfocolata alla nostra misericordia, quando unepifania ci ha fermate. Il responsabile della moviola, cio
quella cosa a cui, dopo domeniche di partite, i nostri uomini appaltano le conversazioni del luned, lui. Che lo abbia fatto con dolo oppure no, che abbia vaticinato o no la nascita del calcio, evidente che la possibilit di rivedere un gol 786
volte qualcosa cui nessuno avrebbe
pensato se lui non si fosse mai chiesto

chi controller i controllori?. La moviola sessista, perch tale era il suo ispiratore: rimuovetela o saremo costrette a interpellare, nostro malgrado, Se non ora
quando pur di non sentirvi pi berciare
sullarbitraggio del povero Tagliavento in
Juve Napoli. Un gol un gol: accettatelo e andate avanti. Se rivedessimo alla
moviola il modo in cui ci spogliate, sareste tutti in fuorigioco: la maggior parte di
voi, per esempio, non sa che le autoreggenti si sfilano con i denti e non con le
mani. Tuttavia, poich la perfezione non
esiste, noi ci accontentiamo del risultato:
in questi tempi bui gi tanto che riusciate ancora a spogliarci, quindi chissenefrega se lo fate in modo regolamentare oppure no.

JUNGLELAND
di Pierluigi Pardo

LiPhone 10 ce lha solo lui, ma la


doppietta di Totti non basta a evitare
lallegro allungo di Max, tra (nuove)
questioni di centimetri, tweet infuocati, denunce e interrogazioni parlamentari. La Juve torna se stessa, gioca novanta minuti tosti e spietati e rimette la freccia. Pogba non ha limiti,
come Totti, del resto.
La Roma sbanda di brutto contro
una grande Lazio e si salva infatti solo grazie al talento di Francesco, eterno bambino e campione leggendario.
Lui se ne frega delle parodie che circolano in rete. Pensa se avesse perso
cosa gli avrebbero detto. Niente. Sotto la Sud non resiste e celebra la bellezza del gioco e dellappartenenza
nel modo pi contemporaneo e tecnologico che esista. Romano e romanista, per sempre.
Uno dei suoi amici, Roger Federer,
vince intanto per la millesima volta
un match ed un numero enorme, che
racconta longevit e talento, impegno
e grandezza. LInter sembra finalmente risorta, il Milan invece cupo. AllOlimpico va in scena lantitesi dellestetica berlusconiana. Il Toro del discepolo Cairo padrone del campo e
del giuoco (con la U) e non vince solo perch non segna (quasi) mai. Pippo finisce senza attaccanti e con la difesa a cinque. Eresia.
Il resto ovviamente contorno. Le
immagini di Parigi si prendono i titoli e rappresentano il senso di tutto. La
faticosa ricerca di un equilibrio, la libert nel suo significato pi alto, lOccidente inteso come il luogo dove se
ti offendono non reagisci sparando
ma, al massimo, con una querela. Lo
sport, giocato, visto e raccontato, fa
parte di questa allegria, della nostra
fragile e relativa libert, che, con difetti e miserie, crisi economiche e diseguaglianze, continua a essere comunque gradita compagna di viaggio.
Nelle banlieue di Parigi, tra i tifosi
del PSG travolto in Corsica e nei bar
di tutta Italia, dove oggi si parla di
Charlie e terrorismo, certo, ma anche
di fuorigioco e prodezze, trasferte da
organizzare e arbitri discutibili. Come
sempre.

ZERU TITULI
di Maurizio Crippa
Gi come birilli li abbiamo buttati
gi, allora del lunch match. Strike.
Un, due, tre tocchi dallestrema destra a sotto porta, e gol! Un, due, tre
passi, giravolta e botta secca. Gol!
Gran bel calcio, bella squadra. Idea di
gioco, tecnica e personalit. Oscar e
Diego Costa, ah, questo s che voltare pagina. Finalmente. Come, cosa? Quello era il Chelsea di Mou? Non
lInter de Miln? Ah ecco che cosa
non tornava, mi sembrava uno Zeru
Tituli troppo facile. S, ora ricordo. Il
birillo, a San Siro, era il Mancio. Botta secca di Andreolli e lui un cencio
di cachemire sul prato. Vabb, si sognava. Per dai: come birilli li abbiamo stesi lo stesso.

CHIAPPE STRETTE
di Lanfranco Pace
Se si sceglie di parcheggiare mourinianamente lautobus davanti la porta, allora che sia bus inglese, scattante e preferibilmente a due piani. E
non un asmatico veicolo uscito dal
polveroso deposito Atac. Tre minuti e
siamo subito in gol, nemmeno la soddisfazione di parlare del bel gioco visto almeno per una ventina di minuti
la volta scorsa contro il Sassuolo. La
spinta propulsiva si esaurisce subito,
un altro tiro e poi arrocco, a difesa
dellesistente. Una fesseria di un De
Sciglio stralunato assai ci fa rimanere
in dieci per tutto il secondo tempo.
Dallarrocco a Fort Alamo.
Quando entra anche Alex, brasiliano, cui il tempo e lusura hanno risparmiato quanto meno stacco e colpo
di testa, mi viene da toccarmi le parti. In campo ci sono quattro difensori
centrali, due laterali pericolosi pi
che altro per s, uno perch mezzo azzoppato, laltro perch gioca alla viva
il parroco. I tre davanti, la cosiddetta
prima linea, vengono sistematicamente aggirati.
Ci salva il portiere, il migliore in
campo dei nostri. A pochi minuti dalla fine, dalla selva di teste e di gambe,
spunta solitario, non marcato e in tanta confusione immarcabile, il biondo
capitano polacco del Toro. Che incorna. Una soverchia figura di merda. E
per un punto, poi. Sarebbe stato meglio farsi una pera di attaccanti e buttarsi a perdere. Come avremmo ampiamente meritato.