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DALLICDH ALLICF: LA TERMINOLOGIA DEL CAMBIAMENTO

I cambiamenti che hanno investito la scuola odierna italiana ed europea e la necessit di


implementare strategie didattiche orientate al successo formativo per la maggior parte dei discenti,
hanno portato a focalizzare lattenzione sul concetto di bisogno educativo speciale. Tale nozione ha
assunto una particolare importanza a livello europeo essendo passata da un modello incentrato sulla
patologia e sul deficit, ad un modello di classificazione del funzionamento.
Nel 1980 lOMS ha pubblicato un primo documento intitolato International Classification of
Impairment, Disabilieties and Handicaps (ICIDH), nel quale veniva fatta limportante distinzione
tra menomazione, disabilit ed handicap. La menomazione veniva indicata come un perdita o
anormalit a carico di una struttura corporea oppure di una funzione psicologica, fisiologica o
anatomica; la disabilit indicava, invece, qualsiasi limitazione o perdita (conseguente alla
menomazione) della capacit di compiere unattivit nel modo considerato normale per un
individuo; lhandicap, infine, esprimeva una condizione di svantaggio conseguentemente ad una
menomazione o a una disabilit che in un certo individuo limita o impedisce ladempimento del
ruolo normale o in relazione allet, al sesso o a fattori socioculturali. Tale distinzione presuppone
una logica sottesa di causa-effetto: la menomazione causa la disabilit, la disabilit causa
lhandicap. Lapproccio implicito, quindi, quello pi tradizionale, ovvero biomedico, che
minimizza o addirittura non prende in considerazione la componente relazionale dellindividuo.
Perci, sulla base di quanto appena affermato, nel 1993 inizia una revisione dello strumento ICIDH,
che prender il nome di ICIDH2. In tale versione, la relazione tra menomazione, disabilit ed
handicap non pi lineare, frutto di cause ed effetti, ma circolare. Inoltre, vengono utilizzati termini
positivi come quello di partecipazione attiva. Sebbene il modello dellICIDH2 abbia tentato di
cambiare la prospettiva incentrata sul deficit, esso si poneva come primo obiettivo la riduzione
dellhandicap. Le ricadute che tale modello aveva sul sociale erano palesi: la disabilit e la
menomazione erano considerati qualcosa di immodificabile, appannaggio di interventi specialistici
e di tipo biomedico.
E per tale ragione che nel 2001 lOMS elabora il modello dellICF, ovvero International
Classification of Functioning. Lelemento di rottura col passato il considerare oggetto della
classificazione non la menomazione, ma la salute, il funzionamento. Potrebbe sembrare un puro
cambiamento terminologico, ma ha invece avuto un significato molto rilevante: la classificazione,
non rivolgendo pi il focus alla sola menomazione ma alla salute, coinvolge tutta la popolazione.
Dalluso comune di misurare e valutare le menomazione, le patologie e i deficit si passati ad

analizzare quali sono i dati sulla salute, le competenze attive che ogni individuo possiede e gli stati
funzionali di qualsiasi soggetto, non relativi ad ununica classe di utenti.
LICF elimina il concetto di handicap e lo trasforma, includendolo, in quello di disabilit. La
disabilit viene definita come il risultato di una discrepanza tra le richieste dellambiente e le
prestazioni del singolo individuo. In tal maniera possibile agire per ridurre non pi lhandicap, ma
la disabilit. LICF pone sullo stesso piano i fattori causativi e di mantenimento di una disabilit,
ovvero pone le patologie allo stesso livello, senza prendere in considerazione le loro cause. La
disabilit dipender direttamente da quanto uso funzionale di una determinata funzione corporea ci
richiede lambiente e il contesto in cui opera ogni lindividuo. Dal modello biomedico, perci, si
transita al modello bio-psico-sociale. E stato grazie allICF che gradualmente si sostituito il
termine handicappato con il termine disabile. LICF permette quindi di non mettere la disabilit
al centro della vita del soggetto: pu accadere, infatti, che in una data situazione si manifesti la
disabilit solo di fronte a determinate richieste, come potrebbe succedere nella scuola di ogni ordine
e grado. In altre situazioni e contesti tale menomazione potrebbe non manifestarsi e incidere sulla
qualit della vita. LICF ha anche permesso di allontanarsi dal comparto sanitario per realizzare reti
integrate di servizi che hanno permesso ai soggetti diversamente abili di promuovere il loro progetto
di vita rispettando la soggettivit e le autonomie decisionali. Uno dei vantaggi maggiori dellICF
stata la fruibilit della classificazione da parte di professioni anche molto diverse tra loro, favorendo
in tal modo la condivisione di linee di analisi, decisioni e interventi di una realt molto complessa.
Nella fattispecie del campo scolastico il vantaggio consiste nellutilizzazione dello stesso strumento,
e dunque dello stesso linguaggio, sia da parte dei servizi sociosanitari che da parte delle istituzioni
scolastiche, permettendo in tal modo di mettere in atto uno scambio di informazioni significativo ed
efficace.
Pensare i Bisogni Educativi Speciali su base ICF vuol dire, quindi, mettere al centro il
funzionamento e la salute, e non la malattia, la patologia, il deficit. Un Bisogno Educativo Speciale
indica qualsiasi situazione evolutiva, permanente o transitoria, di funzionamento problematico
(come prodotto dellinterazione dei vari ambiti della salute) per un soggetto in termini di danno,
ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dallorigine delle cause, e che necessita di educazione
speciale individualizzata. Il BES secondo il modello ICF viene concepito come la relazione tra
diversi fattori: le condizioni fisiche, le strutture corporee, le funzioni corporee, le attivit personali,
la partecipazione sociale, il contesto ambientale e il contesto personale. Le condizioni fisiche stanno
ad indicare le ospedalizzazioni, le malattie acute o croniche, le lesioni, la fragilit o anomalie
cromosomiche, ecc.; il contesto ambientale si riferisce al mondo in cui un individuo con BES
interagisce: esso pu riferirsi ad una famiglia problematica, a delle ostilit e pregiudizi culturali, a

difficolt socioeconomiche, ad ambienti deprivati o devianti, a scarsit dei servizi, alla scarsa
disponibilit e preparazione degli insegnanti, ai materiali di apprendimento inadeguati; fa da
controcanto il contesto personale, ovvero la dimensione strettamente appartenente allindividuo,
come i suoi problemi relazionali e comportamentali, la sua scarsa autostima o motivazione, la
difficolt nellidentit e nel progetto di vita; le strutture corporee stanno ad indicare menomazioni
fisiche come mancanza di arti o anomali in varie parti anatomiche; le funzioni corporee sono
rappresentate da difficolt cognitive (ad esempio a livello attentivo e mnemonico), difficolt
sensoriali e motorie, ecc.; le attivit personali includono fattori quali lapprendimento,
lapplicazione delle conoscenze, la pianificazione delle azioni, lautoregolazione, la comunicazione
e i linguaggi usati, linterazione/relazione con lambiente circostante, lautonomia personale e
sociale, ecc.; infine, la partecipazione sociale indica la difficolt/facilit nel rivestire i ruoli nei
contesti dellistruzione (integrazione nelle attivit scolastiche), e la difficolt nel rivestire i ruoli nei
contesti della vita scolastica e di comunit. Ogni individuo caratterizzato dai fattori sopracitati ha
diritto ad una normalit pi speciale, ovvero pi sensibile, attenta e metodologicamente pi
articolata. Un Bisogno Educativo Speciale pu anche essere rappresentato da una situazione
transitoria, per cui ogni individuo in un certo arco di tempo della propria vita pu dover affrontare
situazione in cui lazione didattica/societaria deve essere personalizzata. Personalizzare lazione
didattica vuol dire attivare delle risorse con le quali facilitare/includere ogni tipologia di
apprendente attraverso: 1) laccessibilit degli spazi architetturali della scuola, 2) la
sensibilizzazione generale per la promozione di una cultura inclusiva, 3) costruzioni di rete
extrascolastiche, 4) formazione e aggiornamento di tutti gli operatori scolastici, 5) didattica
comune, ovvero scelte maggiormente inclusive come gruppi cooperativi, tutoring, didattica per
problemi reali, 6) didattica individuale, ovvero attivit in rapporto di uno a uno, 7) percorsi
educativi e relazionali comuni, come laboratori creativi, espressivi, di educazione socio affettiva, 8)
ausili tecnologici e materiali speciali volti a facilitare lautonomia e lapprendimento dellalunno, 9)
interventi riabilitativi, come ad esempio fisioterapia, logopedia, psicomotricit, ecc., 10) interventi
di assistenza e aiuto personale, ovvero sostegni per permettere allalunno un partecipazione attiva
alla vita scolastica.
Per quanto riguarda il punto 6, la personalizzazione e individualizzazione della didattica passa oggi
attraverso vari strumenti di diagnosi e intervento volti allintegrazione dellalunno con BES.
Bisogna specificare che i BES comprendono, a seguito della direttiva miniseteriale del dicembre
2012, tre grandi aree: bisogni evolutivi specifici, disabilit e svantaggio socio-economico,
linguistico e culturale. Strumento di eccellenza per lintervento con i BES il PDP, ovvero il Piano

Didattico Personalizzato che permette di documentare le strategie di intervento adottate e


condividere tali strategie con le famiglie.
Affinch avvenga un vera e propria integrazione quindi necessario concepire i BES non in
prospettiva negativa e di disturbo; partendo dalla positivit si pu raggiungere una vera inclusione
che renda l a-normalit una normalit speciale.

Elia G., Questioni di pedagogia speciale, Progedit, Bari, 2012.