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LUDWIG WITTGENSTEIN E LUMORISMO

di Paolo Musano
1. Il libro non scritto
Completata la stesura del suo primo libro, che non ha ancora un
titolo definitivo, Wittgenstein, per convincere leditore von Ficker
della sua buona fede, manda la celebre lettera con le seguenti
parole:
il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho
scritto e inoltre di tutto ci che non ho scritto. E proprio
questa parte la pi importante....
Come dobbiamo interpretare queste parole? Suonano come una
provocazione, ma, comprendendo profondamente il linguaggio
della logica del Tractatus, acquistano una sensatezza cristallina.
Ci non toglie che la prima impressione che ne ricaviamo quella
di un fine umorista ebreo, un Woody Allen sotto mentite spoglie.
2. Lumorismo del Tractatus Logico-philosophicus
Gregory Bateson, antropologo, sociologo e psicologo, in un
lavoro del 1952, ricorre alle categorie gestaltiche di sfondo e figura
per illustrare i meccanismi alla base dellumorismo nella
comunicazione umana.
Pi avanti afferma che la situazione umoristica ha come aspetti
fondamentali e interessanti un mutamento di prospettiva e quello che si
potrebbe chiamare un riorientamento del vedere.
Cifra dellumorismo, come dei paradossi in generale, sarebbe
allora che luno e gli altri permettono di vedere improvvisamente
qualcosa sotto una nuova luce.
Chi privo di senso dellumorismo soffrirebbe di un deficit di
prospettiva che trova corrispondenza, per dirla con Wittgenstein,
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nella difficolt di riconoscere la molteplicit e la diversit dei


giochi linguistici e delle forme di vita a essi relativi. Trova
corrispondenza anche nellincapacit di passare da un gioco
linguistico a un altro, di adattarsi alla diversit e al cambiamento.
La condizione patologica di chi privo di senso dellumorismo
simile a quella del filosofo secondo Wittgenstein. Anche il filosofo,
come chi non sa ridere, soffre di una rigidit nella visione che
necessario curare. E non stupir allora il fatto che non di rado i
filosofi non siano capaci di ridere.
La terapia per guarire della mancanza di umorismo come dagli
errori filosofici deve consistere, dunque, in un addestramento alla
visione, in un imparare a vedere altrimenti, che sembra essere il comune
denominatore della sperimentazione filosofica di Wittgenstein
tanto nelle Ricerche filosofiche quanto nel Tractatus
Logico-Philosophicus.
Questo imparare a vedere altrimenti, che con le parole del
Tractatus potremmo definire impare a vedere rettamente,
inseparabile da un progetto di riconfigurazione della forma di vita
di chi in prima persona impegnato nella ricerca e nella
sperimentazione filosofica.
Secondo il filosofo Luca Lupo il senso umoristico del Tractatus
emerge da: a) lambientazione; b) la dinamica argomentativa
interna dellopera, ovvero la struttura; c) la scelta dello stile; d) il
contenuto di alcune proposizioni.
Il Tractatus ha unatmosfera claustrofobica, poich unopera sul
concetto di limite. Esso la attraversa e la impregna. Unopera sul
limite della vita e del mondo, dato che il mondo e la vita sono
uno, e che i limiti del linguaggio, invalicabili, significano vita-emondo e li circondano.
Lambientazione privilegiata della scena umoristica proprio il
luogo chiuso, sono i recinti di convivenza coatta: il carcere, la
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centrale atomica, la vita. Come le storie umoristiche, il Tractatus


testimonia la tensione soggettiva a uscire dal contenitore.
In esso, allopera, nonostante i propositi dichiarati, la volont di
far dire quanto non si pu dire. I tentativi di fuga dai luoghi
chiusi e invalicabili a volte sono ridicoli. Cos accade per ogni
tentativo di oltrepassare i limiti del linguaggio/mondo.
Come secondo passo, nellintelaiatura del Tractatus si pu
osservare un movimento figura-sfondo riconducibile al modello
esplicativo batesoniano della comunicazione umoristica. Tale
movimento si gioca interamente su una specifica determinazione
del concetto di mondo, il mistico.
La celebre proposizione sul mondo apre il Tractatus:
Il mondo tutto ci che accade.
Tale definizione seguita dalle reti proposizionali in cui sono
fornite e formulate le condizioni di dicibilit del mondo stesso.
Fino a quando una determinazione del mondo in particolare, la
pi importante, quella della sua esistenza, definita come
mistico:
Non come il mondo , il mistico ma che esso .
La proposizione 6.44 dice dunque che il mistico il fatto che il
mondo . Pi avanti Wittgenstein completa il quadro delle
determinazioni del mistico aggiungendo che il mistico ineffabile
e mostra s.
Seguendo la logica di Bateson, il mondo, che era dato allinizio del
Tractatus come figura con la caratteristica della dicibilit, alla
fine, paradossalmente capovolto, come figura indicibile, quanto
alla sua essenza. Laspetto mistico delloggetto-figura si stagliava
inespresso sullo sfondo ed balzato improvvisamente a figura. Il
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balenare dallo sfondo indicibile del dicibile avviene


improvvisamente, con lintroduzione del riferimento al mistico e
viene espresso linguisticamente in modo paradossale dalla
proposizione 6.54. Le ultime due proposizioni del Tractatus sono
allora la degna, anche se inattesa e paradossale conclusione di una
tragicommedia logico filosofica: mi avete seguito fino a qui?
sembra dirci lautore, bene, allora buttate la scala e restate sospesi
allineffabile. Solo infatti in questa posizione assurda, illogica, ci
dice Wittgenstein, solo a partire da un angolo visuale insolito un
senso sembra diventare visibile.
Ci che certo, che lintero edificio della logica appare ridicolo
di fronte allineffabilit del mistico.
Lultima parte del Tractatus assimilabile alle caratteristiche del
Witz, il motto di spirito. Il Witz in grado di ribaltare lordine
costituito, di contravvenire alla regola. Di questa, il Witz mostra il
lato non familiare e le possibilit inespresse. costitutivamente
paradossale. uno spiraglio attraverso cui la verit balugina,
riluce; un momento di sua epifania che in un momento dilegua.
Il Witz scontro improvviso di orizzonti di senso tra loro
irriducibili da cui emerge un orizzonte di senso ulteriore,
singolare, inusitato e mai visto. Non stupisce dunque che
Wittgenstein lo menzioni nel catalogo degli esempi di giochi
linguistici nelle Ricerche filosofiche.
Wittgenstein aveva una predilezione per i non sensi e le battute.
Come testimonia Norman Malcom, secondo il filosofo
un serio e buon lavoro filosofico potrebbe essere scritto e
composto interamente di battute.
Gottfried Gabriel cita la prefazione del Tractatus laddove il
filosofo afferma:
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Se questo lavoro ha un valore, questo consiste in due cose. In


primo luogo pensieri sono qui espressi; e questo valore sar tanto
maggiore quanto meglio i pensieri sono espressi.
Ma perch, si chiede Gabriel, il fatto di esprimere pensieri
dovrebbe conferire valore a unopera filosofica? La risposta che il
termine pensiero spesso impiegato nel senso di aforisma come
lo intende Karl Kraus. Il valore del Tractatus determinato in
maniera decisiva dal fatto che esso composto da aforismi. Dice
Kraus:
non necessario che un aforisma sia vero, ma necessario che
esso vada oltre la verit. Occorre in una sola frase, andare al di l
di essa.
Leccedenza dellaforisma che qui emerge esattamente ci che
laforisma stesso condivide con il motto, la cui peculiarit consiste
nellandare oltre il modo di vedere abituale.
Alcune proposizioni del Tractatus sono di fatto un prendersi gioco
logicamente conseguente della logica. Perseguire con rigore
largomentazione logica conduce, di necessit, a riconoscerne i
limiti e il riconoscimento dei limiti suona ridicolo. Le proposizioni
in cui questo accade sono i Witz del Tractatus. Esse sono il
prodotto e lespressione dellumorismo del Tractatus. A
conclusione dellopera, la logica proposizionale lascia il posto alla
logica paradossale del motto.
Nella proposizione 6.54 Wittgenstein dice:
Le mie proposizioni illustrano cos: colui che mi comprende,
infine le riconosce insensate, se salito per esse - su esse - oltre esse
(egli deve, per cos dire, gettar via la scala dopo che v salito.) Egli
deve superare queste proposizioni, allora vede rettamente il
mondo.
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Nella 6.54 si pone infine il problema del vedere rettamente e della sua
condizione di possibilit. Tale condizione consiste in un
capovolgimento di prospettiva, qui rappresentato dallimmagine
del gettare la scala, con cui si mette in discussione radicalmente il
percorso conoscitivo svolto nel libro: fare a meno del supporto che
garantisce la dicibilit del mondo un atto di coraggio e in esso
gioca la sua parte lattitudine al ridimensionamento che una
delle caratteristiche dellumorismo.
Gettare la scala significa che il vedere rettamente un processo
irreversibile, un guadagno definitivo che leffetto di una sorta di
trasformazione alchemica.
Vedere rettamente il mondo significa vedere lo straordinario
nellordinario; restare stupiti di fronte al che del mondo. Ma
vedere rettamente consiste anche nella capacit stessa di vedere
altrimenti, e si delinea pertanto come un vedere umoristicamente.
Dice Gabriele Lolli, matematico e logico che insegna alla
Scuola Normale Superiore di Pisa:
Di Wittgenstein si pu dire con espressione inglese che
maddening, irritante. Scrive pagine e pagine su un argomento
per spiegare perch di quellargomento non bisogna parlare. E gi
questo un paradosso. Che cosa veramente intendeva? Io credo
che alludesse alla dissoluzione dallinterno di falsi problemi. E un
modo per vedere che sono falsi problemi quello di riuscire a
riderci sopra.

3. Il Wittgenstein di Derek Jarman


Il film biografico di Jarman, del 1992, comincia con uno sfondo
nero e un piccolo Ludwig Wittgenstein che racconta la propria
storia e la propria filosofia. Lo contraddice un alieno verde, e lo
accompagnano il suo allievo-amante Johnny Barnes, Bertrand
Russell e John Maynard Keynes.
Girato da Jarman in soli 12 giorni, nel suo ultimo anno di vita, il
film riesce a essere convincente, addirittura leggero e lievemente
umoristico.
Non mancano parentesi di deliziosa ironia, come la scena in cui
Bertrand Russell - in camera da letto - minimizza l'importanza
della logica di fronte alle ingenue e fatue domande della propria
amante.
Vita e filosofia di Wittgenstein si compenetrano, con il
contrappunto di quadri e colori che mostrano la logica del
Tractatus dove questa non pu essere detta.
Arrivato alla fine dellesistenza, sul letto di morte, Wittgenstein
confessa al fedelissimo Norman Malcolm che avrebbe voluto
scrivere un libro di filosofia composto esclusivamente di battute
di spirito. Al che Malcolm gli chiede prontamente, con un tono
tra lansioso e lallarmato: E perch non lhai fatto?. Risposta di
Wittgenstein: Perch non avevo il senso dellumorismo. E poco
dopo, prima di spirare, dice: Ho avuto una vita meravigliosa.
Dobbiamo credergli o dobbiamo ridere?
4. Lipotesi estrema di Kimberly Cornish
Nel 1904 Adolf Hitler e Ludwig Wittgenstein frequentarono la
Realschule di Linz. Questa notizia fulmin qualche anno fa la
mente fertile di Kimberly Cornish, professore di matematica a
Melbourne.
All'inizio di "Mein Kampf" Hitler confessa che l'antipatia verso
un compagno di scuola ebreo l'ha reso antisemita. Quel ragazzo
probabilmente era Ludwig Wittgenstein. Pi tardi, frugando nella
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biografia del filosofo, si convinse che, durante il periodo in cui


insegnava a Cambridge, Wittgenstein aveva lavorato per i russi e
reclutato spie tra i suoi allievi; proprio quegli allievi, durante la
guerra, decrittarono i codici che servivano per le comunicazioni
interne dell'esercito tedesco e li passarono al Kgb, dando un
contributo decisivo alla vittoria dei nemici di Hitler.
Insomma, i due compagni di scuola si sarebbero battuti per tutta
la vita: a causa di Wittgenstein - suggerisce Cornish - ci fu
l'Olocausto; sempre a causa di Wittgenstein, Hitler
venne travolto.
In un capitolo che non appariva nell'edizione inglese, Cornish
registra un altro exploit del suo eroe: in qualit di paziente dello
psicoanalista Alfred Adler, avrebbe fornito il materiale umano
necessario per mettere a punto il concetto di nevrosi. Come ha
osservato, con molta grazia, un giornalista francese, Wittgenstein
diventa cos un Forrest Gump europeo, sempre presente l dove
accade qualcosa di decisivo.

5. EPILOGO
Sarebbe strano se la societ umana avesse parlato
finora senza aver messo insieme una sola proposizione
corretta. (Big Typescript, p. 271)