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cultura

RITRATTI DEL POTERE

IL ventennio DELLEX CAVALIERE


HA SEGNATO LA STORIA DITALIA.
ANCHE QUELLA DELLARTE:
PER ADESIONE O PER SATIRA, SONO STATI
IMMORTALATI SILVIO E LA SUA CORTE, LE CENE
ELEGANTI, I LIFTING E GLI AMORI.
UN LIBRO RACCONTA COMERAVAMO.
E UN PO COME SIAMO ANCORA

Berluscart
3

di Tommaso Pincio

aspetto e le dimensioni sono


quelli di una normale saponetta. larga cinque centimetri,
lunga otto e mezzo, spessa due.
Anche la materia quella: sapone e idrossidio di sodio. Stando alla persona che lha
realizzata, lartista Gianni Motti, la saponetta in questione vanterebbe per un ingrediente in pi: il grasso di Silvio Berlusconi proveniente da una liposuzione effettuata in una clinica svizzera. La speciale
sostanza, a quanto pare trafugata grazie a
un impiegato compiacente, ha conferito
alla saponetta ovviamente chiamata
Mani pulite un valore speciale, di gran
lunga superiore a quello di un comune articolo per ligiene personale. Quindicimila
euro, questo il prezzo a cui fu venduta nel
2005, alla fiera darte di Basilea.

1 Filippo Panseca, Zefiro e Flora (2009)


2 Gianni Motti, Mani Pulite (2005)
3 Giuseppe Veneziano, Novecento (2009)
4 Shepard Fairey, illustrazione per Rolling Stone (2009)
5 Gian Marco Montesano, Lapparizione miracolosa del Cavaliere (2004)
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27 M A R ZO 2015

27 M A R ZO 2015

Va da s che la veridicit della storia


tutta da dimostrare. Ma importa forse
qualcosa che Mani pulite sia effettivamente fatta col grasso dellinventore della televisione commerciale, il lascivo anfitrione di
cene eleganti, il simpatico imbonitore che
per un ventennio riuscito a proporsi come luomo della provvidenza, liniziatore di
una politica nuova? In fondo, se lopera di
Motti fosse una comunissima saponetta, il
cerchio sarebbe comunque perfetto. Lo
stesso mito di Berlusconi non si forse retto sulla straordinaria capacit di dispensare sogni palesemente irrealizzabili? Ma
non solo. Vera o falsa che sia, limmagine di
s che il Cavaliere ha costruito e alimentato con metodo quella dellitaliano energico e ottimista, dotato di un po di genio e
tanta sregolatezza ha pervaso la nazione, dominandone, a seconda dei casi e delle opinioni, incubi e speranze.

Non stupisce dunque Gianni Motti sia


soltanto uno fra i tanti artisti a scorgere in
questa icona ingombrante una fonte di ispirazione. Va detto che si tratta di opere perlopi triviali e scontate. Opere che volano
a quote di poco pi alte di una vignetta
satirica. Dipinti in cui lineffabile Silvio
raffigurato come apparizione miracolosa.
Sculture che lo mostrano con una calzamaglia da supereroe e il membro fatalmente
eccitato.
Tracce della sua presenza, o meglio del
suo fantasma, parrebbero tuttavia riscontrabili anche altrove. la tesi urticante
proposta da Luca Beatrice in una breve e
briosa ricostruzione dellarte italiana recente il cui filo rosso facilmente intuibile
dal titolo pi che esplicito, Nati sotto il biscione (Rizzoli, pp. 144, euro 18,50). Il berlusconismo come nuovo canone estetico,
ma soprattutto come via strategica

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RITRATTI DEL POTERE

per arrivare al successo. Via del successo, proprio cos.


Perch senza lesplosione del fenomeno
Berlusconi molti artisti
non sarebbero stati capaci di intercettare gli spunti
che li hanno resi ricchi e famosi in tutto il mondo.
Personalit brillante ma
fin troppo scanzonata, il critico darte Luca Beatrice si
sempre collocato ai margini, se
non allopposizione di quella
che lui definisce lite culturale.
Ha insomma tutta laria del
tipico intellettuale berlusconiano e dunque dellosservatore di parte. Nondimeno c
del metodo nel suo ragionamento. innegabile, per
esempio, che dallinizio anni
Novanta fino alla crisi del
2008, lItalia dellarte ha
vissuto un periodo di particolare euforia. Si aprivano
gallerie. I collezionisti non
mancavano e avevano
una gran voglia di
spendere.
Tutti vendevano, tutti compravano e, in tanta prosperit, i giovani artisti
crescevano. Su tutti Maurizio Cattelan,
lartista del piccolo Hitler, del papa colpito
dal meteorite, del dito medio eretto al cospetto della borsa di Milano. Se il Cavaliere sceso in campo per necessit, Cattelan caduto nel mondo dellarte mentre
cercava di sfuggire al mondo reale. Non
proviene dallaccademia. insofferente
alle regole, incline allo sberleffo. Sfregia
tele col segno di Zorro, irridendo i tagli di
Fontana. Umilia i suoi galleristi, appendendoli al muro o imponendogli di indossare
osceni costumi da coniglio. Le sue irriverenti trovate hanno spesso il carattere
della barzelletta, di quella goliardia rivendicata da Berlusconi quando fece le corna
in occasione di un vertice internazionale.
Anche Vanessa Beecroft, altra grande

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1
1 Francesco De
Molfetta, Super Silvio
(2009). 2 Vanessa
Beecroft, VB43,
performance
alla Gagosian Gallery
di Londra (2000) .
3 Francesco Vezzoli,
Democrazy (2007).
4 Kendell Geers,
Masked Ball
(Berlusconi) (2002)

star della nuova arte italiana, deve qualcosa al berlusconismo. Le sue performance
riducono la donna a semplice suppellettile.
Quadri viventi popolati da ragazze dallaria assente e annoiata, quasi sempre nude
o pochissimo vestite, magari con banchiera
intima di Prada. Merce da osservare dietro
cui possibile intravedere anni di velinismo, lesibizione insistita di seni e cosce che
ha fatto le fortune della televisione commerciale. Malgrado sia donna, Vanessa
Beecroft sembra servirsi del corpo femminile con logica fallocratica. Il potere necessita di una donna simbolica da esaltare,
di una donna da porre al centro dellattenzione, ma che intimamente considera inferiore. La logica di Berlusconi appunto.
Lultimo esempio chiamato in causa da
Beatrice quello di Francesco Vezzoli, ar-

tista che ha realizzato pi di un video strizzando locchio al mondo Mediaset. Ok, the
Praz is right!, prodotto nel 1997 e ambientato nella casa museo di Mario Praz, ha per
protagonista Iva Zanicchi, berlusconiana
di ferro e conduttrice di Ok, il prezzo giusto! Pi recente Comizi di non amore. Il
titolo del video allude a un famoso documentario di Pasolini sulla vita sessuale
degli italiani al tempo del boom economico,
ma di fatto la puntata pilota di un ipotetico reality show concepito sulla falsa riga
dei programmi di Maria De Filippi.
E ora che lera del berlusconismo volge
al tramonto? La scena dellarte appare dimessa. I collezionisti comprano poco o
niente. Molte gallerie hanno chiuso per via
della crisi, ma non soltanto per quella. I
talenti pi giovani, abbandonati a se stessi,
non sembrano in condizione di eguagliare
i successi di Cattelan, Beecroft e Vezzoli.
LItalia ha bisogno di un leader popolare
e populista scrive Beatrice, con una certa
voglia di semplificazione, quando sarebbe
bene ricordare che limmaginario della nazione non lhanno fatto soltanto Mussolini
e Berlusconi.
Tommaso Pincio
27 M A R ZO 2015

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Qui a sinistra, il David di Michelangelo,


scolpito fra il 1501 e il 1506 a Firenze.
Nella pagina accanto, Edward Hopper,
Nighthawks (Nottambuli), 1942

SIME / SIEPHOTO

CORBIS/CONTRASTO

GRANDI MOVIMENTI

CORBIS/CONTRASTO

CON REPUBBLICA DAL 30 MARZO La grande storia dellarte:


UNA COLLANA DI VENTIDUE VOLUMI LUNGO SEI SECOLI DI CAPOLAVORI,
MAESTRI E MOVIMENTI. PER CAPIRE COME HANNO INFLUENZATO IL MONDO

Da Michelangelo
al design 2.0,
larte racconta
la nostra storia
A sinistra, Andy Warhol, John Wayne,
dalla serie Cowboys e Indiani, 1986

di Emiliano Coraretti

a storia dellarte moderna


prende forma da un pezzo di
marmo che giace malmesso e
male abbozzato nel cortile di
una delle pi grandi corti europee del XVI
secolo. il 16 agosto del 1501, infatti, quando i consoli dellArte della lana e gli Operai
del Duomo di Firenze propongono al giovane Michelangelo di tirar fuori da quella
pietra senza vita un gigante capace di rappresentare il David, che nella mitologia
biblica sconfigge Golia con la sola forza
della fionda e, soprattutto, della sua fede.
Allepoca Buonarroti ha appena ventisei anni, ma gi lo scultore pi pagato
del suo tempo grazie alla Piet che aveva
cesellato a Roma. Utilizzare quel marmo
fragile e pieno di fori sembrava per
unimpresa impossibile anche per il suo
spirito rivoluzionario e inquieto, visto che,
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prima di lui, ci avevano gi provato altri


due scultori di rango, Agostino di Duccio
e Bernardo Rossellino, entrambi sconfitti
da una pietra che non sembrava davvero
adatta alla sfida. A Michelangelo servirono tre anni e un lavoro senza sosta per far
nascere il suo David, ma quando lartista
present quel gigante di oltre quattro metri di altezza e cinque tonnellate di peso
alla commissione che ne doveva scegliere
la collocazione, fu subito chiaro che quel
capolavoro sarebbe stato lopera in grado
di rappresentare in modo definitivo lestetica e il pensiero del tempo.
La lunga e poliedrica attivit di Michelangelo offre la sintesi pi alta e sofferta del Rinascimento, perch, da giovane,
ne condivide le speranze e le conquiste; da
uomo maturo, ne indirizza gli obiettivi con
la pittura e larchitettura, la poesia e la
scultura, che considerer sempre la pi
diretta espressione del suo spirito; e infi27 M A R ZO 2015

ne, da vecchio, ne diventa testimone del


crollo degli ideali. A dirlo lo storico
darte Stefano Zuffi, chiamato a curare i
ventidue volumi della collana La grande
storia dellarte, che inizia il 30 marzo con
Il Rinascimento italiano, in edicola con Repubblica al prezzo di lancio di 1,90 euro,
mentre le uscite successive costeranno
11,90 euro pi il prezzo del giornale.
Da Michelangelo, artista simbolo di
quel Cinquecento da cui prende le mosse
la collana, a Albrecht Drer (ampiamente
trattato nella seconda uscita, Il Rinascimento europeo, in edicola il 6 aprile), dal
Barocco alla Pop Art di Andy Warhol, i
ventidue volumi dellopera raccontano
con linguaggio semplice e un gran corredo di immagini sei secoli di arte. In pagine
curate da decine di critici darte, docenti
universitari ed esperti della materia, le
opere pi importanti di pittori, scultori e
architetti vengono trattate non solo come
il miglior strumento possibile per capire
i cambiamenti e le contraddizioni dei tempi in cui sono state realizzate, ma anche e soprattutto come lespressione
pi alta dellidentit di un popolo o di una determinata epoca storica.
Continua Zuffi: La bellezza
e la difficolt delle discipline
umanistiche sta proprio nellinterpretare fenomeni collettivi e
insieme saper cogliere la creativit individuale dellartista.
Mettere lartista in relazione con la storia,
senza dimenticare di coglierne il tratto
originale e innovativo (la consapevolezza dice Zuffi), che lo pone un gradino al
di sopra delluomo comune. questo uno
degli obiettivi dei ventidue volumi in cui il
David di Michelangelo diventa il simbolo
della Firenze democratica dopo la seconda cacciata dei Medici; il Massacro di Sci
di Eugne Delacroix del 1824 (raccontato
nel volume Il primo Ottocento in Europa in
edicola il 15 giugno) lespressione di
unartista romantico, che invece di ritirarsi nella rappresentazione della mitologia affronta la bruciante attualit della
repressione del movimento insurreziona-

IN EDICOLA
BAROCCO,
IMPRESSIONISMO
MA ANCHE MODA

al Rinascimento italiano
allEuropa del Rococ. Dalla
pittura romantica alle avanguardie del Novecento. Fino
ad arrivare alla Pop Art e alle ultime tendenze del ventunesimo secolo. Dal 30
marzo arriva in edicola con Repubblica La
Grande storia dellarte, ventidue volumi
che con un linguaggio lontano da inutili
tecnicismi e un grande apparato fotografico racconteranno sei secoli (dal Cinquecento a oggi) di pittura, scultura e architettura. Si inizia con Il Rinascimento italiano (in edicola al prezzo di lancio di 1,90
euro, mentre tutte le altre uscite costeranno 11,90 euro pi il prezzo del giornale) e si prosegue poi con Il Romanticismo
in Europa (5 aprile), Lo spettacolo del
Barocco (4 maggio), Il tempo di Napoleone (1 giugno), LImpressionismo e il Simbolismo (29 giugno). E, in una collana che
dar valore a tutte le forme di
arte, ci sar spazio anche per
Fotografia, Cinema, Moda (3
agosto) e per le ultime tendenze del design internazionale (10 agosto). (e.c.)

lista greco da parte dei turchi ottomani


nel 1822; i Nottambuli di Edward Hopper
si impongono come il volto solitario e inquieto di unAmerica lontana dalle luci
sfavillanti del progresso (Larte americana
moderna e contemporanea, 13 luglio). Anche se nei sei secoli che trattiamo in questa collana conclude Zuffi larte ha attraversato culture, ambiti geografici, tecniche e materiali molto diversi tra di loro,
il suo compito non mai davvero mutato.
Perch solo grazie ad essa se, cinquecento anni fa come oggi, possiamo avvertire
una dimensione umana pi alta: un orizzonte che ci appartiene, al di l delle barriere dello spazio e del tempo.

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