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MASSIMA RESISTENZA ALLE SOLLECITAZIONI TERMOMECCANICHE NEI SETTORI DELLA PRESSOFUSIONE DI Al

E STAMPAGGIO A CALDO DI ACCIAIO.


Dott. Pirovano Marco - T.T.N. S.p.A.
T.T.N. S.p.A. ha considerato negli ultimi anni obiettivo strategico per la
propria caratterizzazione come trattamentista la specializzarsi nell' affrontare le
problematiche dellacciaio coordinando lazione metallurgica a cuore del pezzo
con quella esercitata alla superficie dello stesso.
In questo approfondimento ci siamo per primo specializzati in un settore dove
lacciaio e tutto ci ad esso relativo hanno unelevata incidenza sui costi, in
particolare ci riferiamo a stampi dedicati a fonderie di Al o a stamperie a caldo
di acciaio.
Dando uno sguardo allindietro vediamo che levoluzione del processo di
tempra conosce un momento importante con lintroduzione circa 10-12 anni fa
della tempra eseguita sotto pressione di gas (detta anche impropriamente
sottovuoto). Qui apriamo una piccola parentesi per spiegare un concetto che
molti confondono e cio che con il termine tempra sottovuoto si indica solo
limpiego di impianti in cui i particolari sono riscaldati e mantenuti in
temperatura (1000-1050C) in vuoto; il raffreddamento pu invece avvenire in
diversi modi: sia in flusso di gas ad alta pressione, sia in olio, sia in bagno di
sale (ma sempre di tempra sottovuoto si tratta!!).
Il vantaggio della tempra sottovuoto con raffreddamento in gas ad alta
pressione consiste nella riduzione notevole del sovrametallo da lasciare sui
pezzi in quanto non si ha decarburazione superficiale durante il ciclo termico.
Alcuni per tra stampisti e fonderie hanno sempre guardato con sospetto questo
sistema di tempra in gas preferendovi la vecchia tempra in bagno di sale, sono
infatti intimoriti dalle difficolt per sistemi di raffreddamento diversi a garantire
una buona trasformazione metallurgica dellacciaio che determina
imprescindibilmente la resa dello stampo in macchina.
Siamo perci in presenza di due scuole di pensiero circa la tempra: la prima
privilegiata da colui che costruisce lo stampo per cui la tempra con
raffreddamento in gas, garantendo le minori decarburazioni e deformazioni, gli
riduce fortemente i costi; la seconda avvallata principalmente dagli utilizzatori
spaventati dalla possibile non idonea struttura di tempra per cui vale la pena
perdere ore in pi di lavoro dopo tempre drastiche in bagni di sale piuttosto che
avere una precoce comparsa di cricche a fatica termica, pelle di elefante, sulle
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T.T.N. S.p.A. non si azzardata a sostenere la tempra sottovuoto con


spegnimento in gas ad alta pressione, operativa presso i nostri stabilimenti da
ca. 10 anni, su matrici di grandi dimensioni. Ci perch con questa soluzione di
tempra non possibile prescindere dalla morfologia e dalla composizione della
carica per determinare la velocit di raffreddamento e quindi le strutture
metallurgiche. In altre parole non possiamo mai essere sicuri di come avverr il
raffreddamento e come sar efficace perch la capacit di raffreddare del gas
determinata dalla estensione della superficie in carica che varia di volta in volta.
Il flusso del gas ad alta pressione lambisce la superficie degli stampi
determinando raffreddamenti differenziati. Secondo la sezione e la morfologia
della superficie avremo risultati differenti: le alette sottili sono raffreddate
immediatamente avendo un basso rapporto superficie-volume, le sezioni cave
invece vedranno un ristagno del gas allinterno con conseguente ridotta
efficacia di raffreddamento ancora sezioni di grosse dimensioni avrannno un
raffreddamento molto pi lento delle altri parti dello stampo con presenza di
forti tensioni termiche.

Zona critica in raffreddamento:


forte variazione di sezione e di massa
pericolo di cricche, tensionamenti
e variazioni dimensionali

Fig.1

Una parte di stampo come quella di Fig 1.a temprata sottovuoto in pressione di
gas ha altissimi rischi di accumulare tensioni ed anche microcricche a causa
della diversa espansione e contrazione termiche rispetto alla matrice Fig.1b.
Alternativamente se durante la tempra in flusso di gas tengo bassa la pressione
seppure riduco notevolmente i rischi sopra evidenziati devo per rinunciare ad
avere una buona struttura metallurgica dellacciaio compromettendo
definitivamente le prestazioni agli shock termici e meccanici in esercizio con le
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In Fig. 2.a viene riportata la micrografia eseguita al microscopio ottico (X500)


di un campione prelevato da un tassello Nabe (diam. 250) che dopo 1000 colpi
presentava evidenti sgranature della superficie in prossimit dellingresso di
colata.
GROSSO AGGREGATO BAINITICO
GEMINATO A BORDO GRANO
VELOCITA DI RAFFREDDAMENTO
INSUFFICIENTE

Fig. 2

T.T.N. S.p.A. propone finalmente come soluzione a questa situazione per cui
non si pu coniugare trasformazione con deformazione e assenza di
decarburazione con strutture come in Fig.2a una tempra eseguita in forni
sottovuoto ma con spegnimento non solo in sale bens in due bagni di sale a 2
temperature differenti (vedi Fig. 3).
1 bagno a 550C

Forno
sottovuoto

2 bagno a 200C

La linea robotizzata presentata in fig. 3


costituita per affrontare
definitivamente le esigenze del settore pressofusione e stampaggio a caldo si
costituisce di 2 forni sottovuoto per tempra fino a 2 tonn /cad con i due forni di
rinvenimento sottovuoto annessi e due vasche per il raffreddamento in doppio
bagno di sale: il primo fino a 550C il secondo fino a 210C.
Questa soluzione estremamente semplice in quanto permette di conciliare
basse deformazioni, basse decarburazioni con strutture metallurgiche molto
buone.
Riportiamo qualche esempio pratico di applicazione della soluzione proposta a
stampi e contenitori di grosse dimensioni attraverso il monitoraggio con due

Figg.4
4

In Fig. 4a riportato il diagramma CCT per raffreddamento continuo su acciaio


X38CrMoV5.1 da cui si evidenzia la presenza di una cosiddetta finestra tra
400C e 600C dove lacciaio ha una struttura stabile di austenite evitando le
due zone evidenziate ove si avrebbe perlite o bainite superiore.
Senza entrare nei dettagli metallurgici possiamo tranquillamente introdurre una
correlazione tra microstruttura dellacciaio e sue caratteristiche macroscopiche,
infatti al fine di avere le migliori caratteristiche a caldo dovranno essere evitati
in ordine decrescente di pericolosit le seguenti fasi: carburi primari, carburi da
precipitazione, perlite, bainite superiore.
Dalle Fig. 4 b,c si vede come le temperature della superficie e del cuore di
grossi stampi siano uniformate a ca.500C in tempi variabili da 30 a 90 in
funzione della sezione e solo successivamente immerse nel 2 bagno a 200C
dove avviene la trasformazione metallurgica con il conseguente aumento di
durezza ed il conferimento delle propriet di resilienza e tenacit allo stampo.
Questa tempra sottovuoto con spegnimento in bagno termale a doppio stadio
garantir al particolare, qualunque siano la dimensione e la geometria, i
seguenti requisiti:
a.- ottima struttura (tenacit e resistenza a caldo),
b.- tensioni di raffreddamento e di trasformazione contenute,
c.- deformazioni contenute,
d.- decarburazione assente,
Miglior rapporto: A/(B+C+D).
LE CARATTERISTICHE MECCANICHE
Quanto detto finora comprensibile in base intuitiva a tutti coloro che in
qualche modo hanno a che fare con lacciaio ed i suoi requisiti, analizziamo ora
dei dati scientifici ottenuti su provini in H11 temprati in vari modi e verificati
presso lUniversit di Trento e Brescia.
In particolare T.T.N: S.p.A. ha voluto misurare la resilienza e la tenacit, due
caratteristiche pregiudiziali al comportamento dello stampo in presenza di
shock termici e meccanici.
Come prima cosa va detto che per resilienza si intende la resistenza offerta
dallacciaio alla nucleazione di una cricca a propagazione immediata, ci ci
fornisce delle informazioni riguardo il comportamento dellacciaio nelle
primissime fasi dellimpiego. La tenacit o KIc misura , su di un provino
precriccato a fatica, quale sia il carico che determina la propagazione
catastrofica della cricca fino alla rottura. Questa misura da uninformazione su
quanto a lungo lo stampo possa mantenere la sua integrit visiva in superficie e
quindi di riflesso sul pezzo stampato prima di essere ripreso.
E a questo punto indispensabile entrare maggiormente in dettaglio nella
relazione presente tra la microstruttura generantesi dalla tempra e le
5

b
Figg.5

In Figg. 5 sono riportate delle micrografie ottenute su stampi e tasselli temprati


rispettivamente a) vuoto 8 bar, b) sale 525C+ aria forzata, c) sale 550C+ sale
a 220C.
A questo riguardo raccomandiamo ad utilizzatori e stampisti interessati di
richiedere sempre micrografie soprattutto dopo tempra, prima che i
rinvenimenti. Le diversit nella struttura dopo tempra sono progenitrici di tutta
la vita dello stampo ed andarle a cercare su strutture dopo rinvenimento come
quasi tutti fanno compito assai arduo anche per occhi esperti. Quindi
richiedete micrografie quali quelle in Figg. 5 per comprendere se il vostro
stampo presenta strutture con bainite superiore marcata a bordo grano Fig. 5a,
bainite sempre superiore ma pi fine Fig.5b oppure struttura completamente
martensitica bainitica inf. Fig 5c.
Se vi chiedete perch la bainite superiore ben visibile su strutture solo temprate
sia cos pericolosa ai fini della fragilit a caldo potete osservare in Fig.6a come
questa si presenti al microscopio elettronico a trasmissione a 100.000
GROSSA ISOLA
DI FERRITE

PACCHETTI MOLTO
RAVVICINATI FERRITE-

GROSSA PLACCHETTA DI
Fe3C
a BORDO GRANO

Figg.6
6

La bainite superiore si forma durante un raffreddamento lento che consente agli


atomi di C di diffondere ai bordi del grano austenitico lasciando cos grosse
placche senza carbonio cio di ferrite, isolate le une dalle altre da grosse lamelle
ad alto contenuto di carbonio Fe3C (cementite), vedi Fig. 6a.
E facile immaginare cosa significhi avere cos strutturate grosse zone senza
durezza ed altre con durezza molto elevata. Inoltre se la superficie dello stampo
dovesse essere sottoposta a processi quali la nitrurazione sia gassosa, che ionica
o salina le placche di ferrite verrebbero letteralmente zavorrate di azoto
assumendo una fragilit enorme, estremamente adatte a sgranarsi durante un
ciclo termico.
Dobbiamo riflettere molto bene sulla connessione tra struttura di tempra e
trattamenti antiusura-antincollaggio superficiali, infatti se la prima si presenta
come in Fig. 5a sar certamente pi consigliato non eseguire neppure processi
quali larricchimento interstiziale di atomi N,C ed O che ne
comprometterebbero le caratteristiche di tenuta a caldo.
In Fig. 6b riportata unimmagine ottenuta al T.E.M. di una struttura di bainite
inferiore nucleata contemporaneamente e nello stesso modo della martensite.
Questa struttura infatti segue ad un processo di raffreddamento rapido che non
permette agli atomi di C la diffusione, intrappolandoli allinterno del grano
austenitico che si trasforma cos in una finissima alternanza di pacchetti ferrite/
Fe3C senza precipitazioni a bordo grano. La bainite inferiore una struttura che
al microscopio ottico appare indistinguibile dalla martensite, la loro presenza
congiunta infatti garanzia delle migliori caratteristiche di tenacit/durezza.
Inoltre in tal caso effettuando un trattamento superficiale non si incorrerebbe in
rischi di sfaldature e criccature precoci, potremmo invece sfruttare i vantaggi di
nitrurazioni, comunque a basso potenziale di azoto, di rivestimenti P.V.D. quali
il CrN oppure ancora del NIPRE contro lossidazione e lincollaggio sia di Al
che di acciaio.
I valori di resilienza KV e di resistenza alla frattura KIc ottenuti sui campioni in
acciaio AISIH11 con le 3 differenti soluzioni di tempra sottovuoto sono
riportati in Fig. 7. Qui sulle ascisse abbiamo le velocit di tempra in C/min, in
ordine crescente troviamo:a) tempra effettuata in sale a 550C seguita da aria
forzata, b) tempra effettuata in gas a pressione di 8 bar, c) tempra effettuata in
sale a 200C.
Come ci si attende la resilienza aumenta allaumentare della velocit di tempra.
Tradotto in microstruttura ci equivale a dire che tanto pi le placche di bainite
(ferrite/Fe3C) sono sottili quanto maggiore la resistenza offerta dallacciaio
alla comparsa di cricche.

Pr o p r iet m eccan ich e


m acr o sco p ice in fu n zio n e d ella
d r ast icit d i t em p r a

R e s ilie n z a K V ,( J o u le )
35
30
25

H 1 1 f o r g ia to ,
tr a s v e r s a le
H 1 1 f o r g ia to
lo n g itu d in a le

T e n a c it a lla f r a t t u r a K Ic ,( M N /m ^ 1 .5 )

100
80

20

60

15

40

10

20

5
0

16
42
78
V e lo c it d i t e m p r a , ( C /m in )

16
42
78
V e lo c it d i t e m p r a , ( C /m in )

Fig. 7
Ricordiamoci comunque molto bene che il nostro stampo non certo semplice
come una provetta di resilienza (10x10x55) impiegata per il nostro studio, per
cui non si pu assolutamente mai dimenticarsi le implicazioni in termini di
deformazione e soprattutto tensioni di tempra.
A questo riguardo fondamentale che la superficie e gli strati pi interni dello
stampo si raffreddino il pi omogeneamente possibile, dimentichiamoci quindi
di poter spingere al massimo nel caso b) la pressione del gas di raffreddamento.
Quello che si deve fare con stampi e particolari delicati sfruttando il diagramma
CCT, Fig. 4a, scendere rapidamente dai 1020C solo fino a ca. 500C
attutendo lo sbalzo termico, raggiunta luniformit raffreddare immediatamente
a 190-200C (sotto Ms). Sbalzi termici maggiori sono solo inutili, si
tradurranno infatti unicamente in tensioni e precriccature nelle zone a forte
variazione di sezione (Fig.1a).
Dalla Fig.7 scaturisce in modo sconcertante la superiorit dei due
raffreddamenti in sale a) e c) rispetto a quello con gas in pressione b)
relativamente alla caratteristica di impedire la propagazione delle cricche verso
linterno una volta nucleate. Ci importante agli occhi degli utilizzatori,
infatti maggiore la durezza di tempra e di nitrurazione maggiore sar la
resistenza allinnesco di cricche ma si ridurr fortemente quella alla
propagazione. E quindi desiderabile da parte dellutilizzatore fonderie o
stamperia che sia avere una struttura in grado di assorbire lei le tensioni agli
apici delle cricche, plasmandosi in modo plastico prima di avere la
propagazione catastrofica.
Si deve parlare brevemente a livello di microstruttura dellimportanza dei
carburi precipitati in fase di raffreddamento nella matrice ed a bordo grano. E
fondamentale analizzare a questo riguardo la densit e la morfologia ai fini
della resistenza a caldo dello stampo e della sua fragilit
8

In conseguenza di queste caratteristiche quando lacciaio portato ad alta


temperatura il C ha lenergia sufficiente per cominciare a diffondere verso zone
di alto disordine quali appunto i carburi. La diffusione del carbonio provoca un
impoverimento della matrice ed un ingrossamento o coalescenza dei carburi con
conseguenza perdita di durezza (caduta di durezza a caldo) ed estrema fragilit
(grossi carburi in matrici depleted-svuotate).
Per questo motivo auspicabile che dopo tempra il numero di carburi
precipitati e le loro dimensioni siano le minori possibili. Infatti pi la
precipitazione fine pi sar ritardato leffetto in esercizio di accrescimento ed
impoverimento della matrice sopra descritto.
In fig. 8 riportiamo la quantificazione dei carburi in funzione della dimensione
sui provini usati per la caratterizzazione di KV e KIC per le tre diverse modalit
di tempra. Anche qui evidente la forte relazione con la drasticit di tempra che
sopprime la diffusione del carbonio impedendo la comparsa di bainite
grossolana e carburi grossolani.

Valutazione del numero e della


morfologia dei carburi dopo
tempra

numero di misurazioni

30
25
20

temprato in sale a 200c


temprato in gas a 8 bar
temprato in sale a 500C

15
10
5
0

12 18 22 28 32 38 42 48 52 58 62 68 72 78
dimensione dei carburi in lega (nm)

Fig.8