Sei sulla pagina 1di 14

ASSOCIAZIONE PER LA VALORIZZAZIONE E LO SVILUPPO DEL

TERRITORIO DELLALTOPIANO DI NAVELLI V.e S.T.A.


67020 Navelli (AQ)

Navelli, 13 Gennaio 2015

Al Ministero dello Sviluppo Economico


Direzione Generale per la sicurezza
dellapprovvigionamento
e le infrastrutture energetiche Div. VI
via Molise, 2
00187 ROMA

OGGETTO: osservazioni in merito al procedimento per lautorizzazione


alla costruzione del Metanodotto Sulmona-Foligno DN 1200 (48) DP
75 bar, ai sensi dellart. 52 quinquies D.P.R. 8:06:2001 n. 327 e s.m.i.
In relazione al procedimento per lautorizzazione alla costruzione del
metanodotto Sulmona-Foligno, DN 1200 (48) DP 75 bar, con annessa centrale
di compressione e spinta da ubicarsi nel Comune di Sulmona, ai sensi dellart.
52 quinquies D.P.R. 8.06.2001 n. 327 e s.m.i., il sottoscritto Cantalini Gaetano,
in qualit di rappresentante della Associazione per la Valorizzazione e lo
Sviluppo del Territorio dellAltopiano di Navelli, in sigla V.e S.T.A., residente a
Navelli (AQ) in Via della Libert n. 2, formula le seguenti
osservazioni
VIZI PROCEDURALI
Il progetto del metanodotto Sulmona Foligno e centrale di compressione gas di
Sulmona fa parte di una pi ampia dorsale, denominata Rete Adriatica che si
snoder dal Sud Italia (Massafra TA) fino al Centro Nord (Minerbio BO). Le
strutture della Rete Adriatica, secondo il progetto Snam del 2005, hanno il
compito di garantire il trasporto di nuovi volumi di gas dal Sud Italia.
Inizialmente, il nuovo gasdotto doveva essere a servizio del rigassificatore di
Brindisi, il cui progetto, per, al momento sembra essere del tutto accantonato.
Il suo posto stato preso dal gasdotto T.A.P. (Trans Adriatic Pipeline)
proveniente dallAzerbaijan, il cui approdo sulla costa pugliese, fortemente
contestato da cittadini ed istituzioni.

In particolare, nel documento SPC. LA.E.83011 della Snam, vengono elencati i


seguenti lotti funzionali: Metanodotto Massafra Biccari - DN 1200 (48), lungo
194,7 km; Metanodotto Biccari - Campochiaro - DN 1200 (48), lungo 70,6 km;
Metanodotto Sulmona Foligno - DN 1200 (48), lungo 167,7 km; Metanodotto
Foligno - Sestino - DN 1200 (48), lungo 113,8 km; Metanodotto Sestino Minerbio - DN 1200 (48), lungo 142,6 km;
Da quanto precede, lecito ritenere il lotto metanodotto Sulmona-Foligno e
centrale di compressione gas di Sulmona come un progetto facente parte di
un piano o programma denominato Rete Adriatica le cui parti,
funzionalmente connesse per la realizzazione di ununica opera per il trasporto
del gas, deve essere assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di
valutazione ambientale strategica V.A.S., qualora sia considerata piano o
programma (direttiva n. 42/2001/CE) ovvero ad un unico procedimento di
valutazione di impatto ambientale V.I.A. (direttive n. 85/337/CEE e n.
97/11/CE) qualora sia considerata opera unitaria.
La direttiva n. 42/2001/CE, entrata in vigore il 21 luglio 2001, stabilisce,
allart.1 che, sulla base delle politiche e delle azioni comunitarie dirette a
promuovere lo sviluppo sostenibile, deve essere obbligatoriamente garantita
lintegrazione di considerazioni ambientali allatto dellelaborazione e
delladozione di piani e programmi suscettibili di avere un impatto significativo
nellambiente, al fine di assicurarne una valutazione ambientale efficace. Il
procedimento di V.A.S. va condotto in concertazione con le Autorit con
competenza ambientale (A.C.A.) e con il pubblico e, sulla base di uno specifico
studio (Rapporto Ambientale), ha lo scopo di fornire i criteri per la scelta della
strategia pi sostenibile per lambiente, in seguito alla valutazione di tutte le
strategie possibili e le ragionevoli alternative effettuata comparando gli
obiettivi di sviluppo del piano o programma con gli effetti significativi, singoli e
cumulativi che lattuazione dello stesso potrebbe avere sullambiente. Lobbligo
di applicazione della procedura di V.A.S. si riferisce ai piani e programmi il cui
primo atto preparatorio formale successivo alla data del 21 luglio 2004 (art.
13, comma 3, della direttiva n. 42/2001/CE). I piani e i programmi il cui primo
atto preparatorio formale precedente a tale data e che sono stati approvati o
sottoposti all'iter legislativo pi di ventiquattro mesi dopo la stessa data, sono
soggetti all'obbligo di cui all'articolo 4, paragrafo 1, a meno che gli Stati
membri decidano caso per caso che ci non possibile, informando il pubblico
di tale decisione.
Nelle Linee Guida allattuazione della direttiva, elaborate dalla Commissione
Europea, si chiarisce che la seconda frase dellarticolo 13, paragrafo 3 volta a
garantire che una valutazione ambientale conforme alla direttiva venga
normalmente svolta per i piani e i programmi il cui primo atto preparatorio
formale precedente al 21 luglio 2004, ma che non verr approvato prima del
21 luglio 2006.
Da quanto dato conoscere, la data di presentazione del progetto il 30
gennaio 2005, successiva alla data di entrata in vigore della direttiva n.
42/2001/CE. Si rileva, infine, per analogia che, come stato sottoposto a V.A.S.
il piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale di Terna Rete

Elettrica Nazionale s.p.a., cos dovrebbe valere lobbligo di procedura V.A.S.


anche per lo sviluppo della rete di gasdotti che fa capo a Snam Rete Gas s.p.a.
I cinque tratti sopra riportati, che sono parti strettamente connesse e
consecutive di ununica e unitaria infrastruttura lineare, cio dellunico
gasdotto Rete Adriatica devono essere assoggettati ad un unico
procedimento di V.I.A. La prassi amministrativa seguita dalla Snam Rete Gas
s.p.a. , attraverso una serie di procedure di valutazione di impatto ambientale
V.I.A. parziali e minimali, in palese violazione delle disposizioni comunitarie
e nazionali che impongono la valutazione complessiva degli interventi proposti,
come autorevolmente interpretato dalla giurisprudenza comunitaria e
amministrativa nazionale (vds. es. Corte Giust. U.E., sez. II, 28 febbraio 2008,
causa 2/07; Corte Giust. U. E., 16 settembre 1999, causa 435/97; Cons. Stato,
sez. VI, 15 giugno 2004, n. 4163; Cons. Stato, sez. IV, 7 maggio 2004, n. 2874;
T.A.R. Sardegna, sez. II, 30 marzo 2010, n. 412; T.A.R. Lazio, LT, 16 dicembre
2002, n. 1456). In proposito, esplicitamente ha affermato la Commissione
Europea: gli Stati membri sono tenuti a fare in modo che lobiettivo della
direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la
valutazione dellimpatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,
sia nella versione originaria sia in quella modificata dalla direttiva 97/11/CE del
3 marzo 1997, non venga aggirato attraverso il frazionamento dei progetti.
Nella determinazione adottata a norma dellarticolo 4, paragrafo 2, della
direttiva 85/337/CEE, nel testo modificato dalla direttiva 97/11/CE, la mancata
considerazione delleffetto cumulativo di pi progetti frazionati rischia di
sottrarre allobbligo di valutazione progetti che, considerati nel loro insieme,
possono avere un notevole impatto ambientale ai sensi dellarticolo 2,
paragrafo 1, della direttiva (Commissione Europea, risposta del 16 luglio 2003
allinterrogazione parlamentare E-1823/03IT dellon. Monica Frassoni gruppo
Verdi/A.L.E.).
Ed anche la posizione della giurisprudenza dominante: La
necessit di effettuare una valutazione complessiva stata sottolineata anche
in Corte di Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07, ove la Corte,
occupandosi nella specie del progetto di ampliamento di un aeroporto, ha
ritenuto che, a fronte ad un insediamento realizzato in pi fasi, si debba tener
conto dell'effetto cumulativo di pi progetti il cui impatto ambientale deve
essere valutato complessivamente. Nel medesimo senso sostanzialmente
orientato il Consiglio di Stato, secondo cui Per valutare se occorra o meno la
VIA necessario avere riguardo non solo alle dimensioni del progettato
ampliamento di opera gi esistente, bens alle dimensioni dellopera finale,
risultante dalla somma di quella esistente con quella nuova, perch lopera
finale nel suo complesso che, incidendo sullambiente, deve essere sottoposta
a valutazione: Sez. VI, 15 giugno 2004, n. 4163 (T.A.R. Sardegna, sez. II, 30
marzo 2010, n. 412);
IMPATTO AMBIENTALE DELLOPERA
Il metanodotto Sulmona-Foligno, con annessa centrale di compressione e
spinta a Sulmona, come tutta lopera unitaria Rete Adriatica, era stato

progettato per affiancare il ramo della rete nazionale esistente lungo


lAdriatico, come la stessa Snam argomenta nello Studio di Impatto Ambientale
per il tratto Massafra-Biccari, sostenendo che, per opere che hanno uno
sviluppo lineare come questa, occorre utilizzare corridoi tecnologici gi
esistenti nei territori (raddoppio della linea Adriatica come per la Tirrenica),
sfruttando servit gi costituite e, soprattutto, limitando il consumo di
ulteriore suolo, risorsa non rinnovabile che assicura funzioni importantissime
come la produzione alimentare e la regolazione dei processi ambientali.
Ma, allaltezza di Biccari (FG), il progetto cambia percorso per infilarsi nei
crinali appenninici, andando ad intaccare, non solo i territori ad alta valenza
ambientale pi ricchi di fiumi, biodiversit, Parchi Naturali, aree Sic, Zps, ma
anche quelli a pi elevato rischio sismico e idrogeologico. Tale scelta viene
giustificata dalla Snam a posteriori adducendo, come motivazione, presunte
criticit insuperabili sotto il profilo idrogeologico, sismico ed antropico, non
suffragate dai necessari studi, che ne avrebbero impedito il proseguimento
lungo la fascia costiera.
La mancata individuazione da parte della Snam di un possibile percorso che
corresse in prossimit della fascia interna della linea di costa ed il mancato
approfondimento di una possibile alternativa in mare, stata particolarmente
grave in quanto la Commissione V.I.A., non ha verificato lattendibilit delle
affermazioni della Snam, limitandosi a prendere in esame esclusivamente il
tracciato proposto sulla dorsale appenninica e cio proprio la soluzione che
presenta le pi elevate criticit sul piano ambientale, idrogeologico e,
soprattutto, sismico.
Per quanto riguarda limpatto ambientale del metanodotto, il tracciato si
sovrappone al progetto A.P.E. (Appennino Parco dEuropa) il pi importante
progetto di sistema avviato a suo tempo nel nostro Paese, finalizzato alla
conservazione della natura e allo sviluppo sostenibile con lambizione
strategica della valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Il tracciato del
metanodotto corre lungo lintera dorsale appenninica, un complesso sistema di
elevato valore ambientale, interrompendo la continuit e quindi la funzione
stessa dei corridoi ecologici. La realizzazione del metanodotto comporter
inevitabilmente una sensibile alterazione degli habitat naturali, stante
limpossibilit di ripristinare le condizioni ecosistemiche preesistenti. Ed a tal
proposito induce ad una profonda riflessione quanto sostiene il servizio
programmazione Forestale-Faunistico-Venatorio della Regione Umbria: tutto il
tracciato dellopera ricade nel cuore dellintera dorsale appenninica, un
complesso sistema geografico ed ecologico ritenuto strategico per la
conservazione e il ripristino della biodiversit animale della Penisola italiana la
cui importanza sancita a livello europeo. Lopera porter ad una sottrazione
dhabitat naturale valutabile, con approssimazione di ampio difetto, in non
meno di 750 ettari. Tale sottrazione deve essere considerata in molti casi
permanente, sia in riferimento alla totale trasformazione e alterazione nella
fase di cantiere sia per limpossibilit di effettuare un ripristino eco-sistemico
delle condizioni precedenti, a causa della complessit, fragilit ed inerzia del
paesaggio calcareo e marnoso arenaceo dellarea attraversata. Nel migliore dei

casi infatti, nel corso di lunghi decenni, se non di secoli, si potr ottenere la
rinaturazione del sito.
Oltre ad aree soggette a vincolo paesaggistico, idrogeologico e di uso civico, il
tracciato del gasdotto
Rete Adriatica
interessa direttamente o
indirettamente numerose aree naturali protette cos come definite dalla
legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni e in particolare:
Parchi nazionali della Majella, dei Monti Sibillini, del Gran Sasso Monti della
Laga; Parco naturale regionale del Velino Sirente;
siti di importanza
comunitaria S.I.C. e/o zone di protezione speciale Z.P.S. La costruzione del
metanodotto lungo la dorsale Appenninica, anche nella fase di cantiere,
potrebbe creare una situazione di assoluta gravit e pericolo per le specie rare
presenti; lutilizzo di mastodontici macchinari per lo scavo e il trasporto dei
materiali, il taglio di innumerevoli alberi, lapertura di nuovi tracciati stradali, la
produzione di rumore ecc. avrebbe evidenti ripercussioni sulla presenza e sulla
riproduzione del lupo, vanificando le azioni di tutela intraprese in passato
anche con numerosi finanziamenti della Comunit Europea.
I numerosi attraversamenti dellopera sui corsi dacqua, creerebbero
conseguenze dannose alla fauna ittica e all ecosistema fluviale. La particolare
qualit delle zone umide, con la loro tipica vegetazione ed avifauna,
connessa in modo strettissimo alla conservazione della risorsa acqua.
Interventi molto pesanti quali quelli relativi ai lavori per il metanodotto non
appaiono assolutamente compatibili con lesigenza di evitare manomissioni ad
una risorsa cos
fondamentale. I cambiamenti climatici in atto lasciano
prevedere un futuro in cui la disponibilit di acqua sar sempre minore. Di qui
lesigenza di proteggere in modo rigoroso le nostre riserve idriche, sia
sotterranee che di superficie, evitando interventi fortemente impattanti come,
appunto, il metanodotto: il danno per lambiente e per la comunit biologica
sarebbe enorme.
Lopera produrr un impatto fortemente negativo sul paesaggio dellintero
Appennino, bene comune tutelato dalla Costituzione Italiana (Art.9), nonch da
leggi specifiche.
La tutela del paesaggio trova condivisione tra gli Stati membri del Consiglio
dEuropa, in quanto esso svolge importanti funzioni di interesse generale sul
piano culturale, ecologico, ambientale e sociale.
Ed proprio per questo che il 20 Ottobre 2000 gli Stati europei hanno
sottoscritto una apposita convenzione denominata Convenzione Europea del
Paesaggio e ratificata dallItalia con L. n. 14/2006.
La Convenzione si prefigge lobiettivo di promuovere la salvaguardia, la
gestione e la pianificazione del paesaggio, in quanto componente essenziale
della vita delle popolazioni, espressione dellidentit collettiva e patrimonio
culturale e naturale.
Anche il Consiglio di Stato si pronunciato in tema di paesaggio: il supremo
Organo di giustizia amministrativa italiana ha ribadito (Cons. Stato, Sez. IV, 29
aprile 2014, n. 2222) che il paesaggio nel nostro Ordinamento bene
primario e assoluto. La tutela del paesaggio quindi prevalente su qualsiasi
altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato.

IMPATTO AMBIENTALE NELLA VALLE PELIGNA


Un aspetto direttamente connesso agli impatti dellimpianto proposto con gli
aspetti naturalistici dellarea interessata e di quelle circostanti che
comprendono parchi nazionali e regionali, quello legato ai corridoi ecologici.
La localizzazione e lo sviluppo direzionale del metanodotto, nonch
linsediamento della centrale di compressione del gas, vengono a trovarsi
trasversalmente a diversi canali di connessione ecologica posti tra le aree
protette.
Lintera Conca Peligna, in particolare nel suo settore pi meridionale svolge un
ruolo non secondario nellambito della rete ecologica dellAbruzzo interno in
particolare nelle aree di fondovalle. In questambito, linfrastruttura di rete in
oggetto rappresenta un ulteriore fattore di frammentazione ambientale che nel
medio periodo potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla mobilit faunistica.
In particolare saranno interessate le connessioni tra il Parco Nazionale della
Majella ed il Parco regionale del Sirente-Velino, tra questultimo ed il Parco
Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, coinvolgendo specie di interesse
prioritario come lorso ed il lupo che gi soffrono dellisolamento creato da
barriere quali autostrade, ferrovie ed altre infrastrutture realizzate dalluomo.
Laspetto che pi di tutti necessita approfondimenti ed opportune valutazioni,
interessa anche larea della Riserva Regionale del Monte Genzana attualmente
riconosciuta come una delle stepping zone pi importanti dellAppennino
centrale in particolare per la mobilit dellOrso Bruno Marsicano: interrompere
o deteriorare tale collegamento ecologico significherebbe limitare la
dispersione e la mobilit della popolazione di orso del Parco Nazionale
dAbruzzo, Lazio e Molise verso le aree meridionali del Parco della Majella,
compromettendo le azioni previste da diversi progetti legati alla conservazione
di questa preziosa specie a rischio di estinzione.
Per quanto concerne la Valle Peligna, la particolare delicatezza di gran parte del
territorio interessato dal tracciato del metanodotto e dal sito della centrale di
compressione, riconosciuta e perci tutelata anche dalle norme tecniche del
Piano Regolatore Generale di Sulmona. In particolare, dalla frazione Marane di
Sulmona, fino alla Frazione di Bagnaturo, il metanodotto attraverserebbe una
zona ricchissima di sorgenti e terreni con falda acquifera superficiale; nella
zona denominata Paludi la falda acquifera praticamente affiorante. Unopera
di grande impatto qual il metanodotto (per la cui posa previsto uno scavo
profondo 5 metri) sconvolgerebbe lassetto idrogeologico dellarea, provocando
danni irreversibili al territorio e alleconomia locale.
Il rischio di alterare la falda idrica molto elevato: ci potrebbe portare alla
scomparsa di diverse sorgenti e comunque alla riduzione, anche notevole,
dellaffioramento nelle zone umide, cui verrebbe a mancare lapporto della
circolazione sotterranea dellacqua. Si pu senzaltro affermare che larea in
esame presenta una elevata vulnerabilit nei confronti degli interventi antropici
di superficie.

DANNI ECONOMICI
Va
sottolineato
che,
pressoch
ovunque,
ad
essere
interessati
dallattraversamento del metanodotto sono i terreni pi fertili. Ci
particolarmente evidente nella Valle Peligna e, in particolare, nellarea Fonte
dAmore-Badia dove tale fertilit dovuta anche e soprattutto alla abbondante
presenza di acqua. Qui, infatti, la falda idrica a pochissima profondit e
sempre qui si registra lesistenza di numerose sorgenti, alcune delle quali
danno origine al Velletta, un corso dacqua la cui ricca portata consente non
soltanto lirrigazione dei terreni di Sulmona ma anche di quelli di Pratola
Peligna e Roccacasale. Il Velletta confluisce poi nel fiume Sagittario,
alimentandone la portata e quindi contribuendo allirrigazione dei terreni posti
fino a valle. Linterferenza del metanodotto con il sistema irriguo e con il
delicato equilibrio ecologico sarebbe cos pesante da provocare danni non
soltanto alle moderne opere di irrigazione realizzate in epoca recente dal
Consorzio di Bonifica, ma anche alle antiche opere di canalizzazione realizzate
nel medioevo dai Celestini della vicina Abbazia fondata da Papa Celestino V, i
quali bonificarono la zona non a caso denominata Paludi. Si avrebbero perci
non solo danni alleconomia agricola, ma anche al patrimonio storico-culturale
e archeologico del nostro territorio.
La sottrazione di questi terreni per la realizzazione del metanodotto comporta
un notevole danno alleconomia locale (basata su una agricoltura di qualit e
produzioni tipiche quali laglio rosso di Sulmona, oliveti, vigneti), gi fortemente
penalizzata, come gran parte delle aree interne, dalla grave crisi economica ed
imporrebbe anche consistenti limitazioni alle coltivazioni e agli altri usi dei
terreni consentiti in base alle vigenti normative urbanistiche. E evidente che le
propriet tagliate dal metanodotto, con una servit di pertinenza di quaranta
metri, non potranno pi essere utilizzate per le colture migliori e pi redditizie,
con conseguente sensibile deprezzamento del valore immobiliare dei terreni
stessi, perdita netta del reddito dei coltivatori, svalutazione del patrimonio
immobiliare presente nelle vicinanze di tali infrastrutture.
Anche le piccole attivit locali, (prodotti enogastronomici, bed & breakfast,
alberghi, ristoranti ecc.) finalizzate allo sviluppo del turismo, volano
irrinunciabile per il rilancio economico del nostro territorio, (situato al centro del
sistema dei Parchi della Regione Abruzzo che vede la presenza di ben 7 Borghi
pi belli dItalia sul totale dei 21 riconosciuti nella nostra Regione) sarebbero
compromesse dalla realizzazione del metanodotto e della centrale di
compressione.
A tutto ci vanno sommati i danni che il metanodotto provocherebbe
allecosistema delle aree attraversate, non solo a causa dei notevoli
sbancamenti necessari per la posa dellinfrastruttura, ma anche per lapertura
di nuove strade per portare sui luoghi i grandi macchinari occorrenti per gli
scavi.
A fronte di danni economici tanto rilevanti, considerato soprattutto che il
progetto di uno sviluppo ecosostenibile con potenzialit occupazionali anche
per le future generazioni, viene irrimediabilmente compromesso dalla

realizzazione dellinfrastruttura, appaiono risibili gli indennizzi che verrebbero


pagati agli agricoltori.
RISCHIO SISMICO
Tra le criticit del progetto, uno degli aspetti pi macroscopici quello relativo
al rischio sismico: infatti, il metanodotto in progetto Sulmona-Foligno si snoda
lungo le depressioni tettoniche interne dellAppennino centrale, storicamente
interessato da un notevole tasso di sismicit che si manifesta con eventi anche
di magnitudo elevata. Nel tratto che interessa lAbruzzo, il Lazio, lUmbria e le
Marche, su ventisei localit appenniniche attraversate, 12 sono classificate in
zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Molte localit in cui dovrebbe insistere il
metanodotto sono proprio quelle pi colpite dal disastroso terremoto del 6
aprile 2009: LAquila, Pizzoli, Barete, Barisciano, Poggio Picenze, San Demetrio
ne Vestini, San Pio delle Camere, Navelli, Caporciano, Popoli.
Il tracciato abruzzese del metanodotto, sovrapposto alla carta neotettonica
dellAbruzzo, mette in evidenza che la condotta che ha una lunghezza
complessiva di circa 167 Km. -, corre parallelamente e talvolta interseca le
linee di faglia attive. Partendo dal sito individuato per la centrale di Sulmona, il
metanodotto passa lungo le faglie di: Sulmona, Media Valle Aterno, Aquilano,
Monte Pettino, Pizzoli, Montereale.
Il territorio della provincia aquilana stato interessato in tempi storici da una
diffusa e frequente attivit sismica ( basti ricordare i terremoti del 1349, 1461,
1703, 1706, 1915 ) legata ad un campo di sforzi tettonici ancora attivo, la cui
massima intensit osservata pari allXI grado MCS, mentre la magnitudo
circa 7,0.
Lelevato grado di sismicit naturalmente legato alla presenza di strutture
sismogenetiche note da tempo. A partire dagli anni 70 del secolo scorso,
infatti, indagini geologico-strutturali, geomorfologiche e paleosismologiche,
hanno accertato la presenza, nel territorio della Provincia dellAquila, di
numerose faglie attive durante lOlocene ed il periodo storico. Lattivit
sismica, caratterizzata da meccanismi focali di tipo distensivo, con asse di
massima distensione in direzione NE-SW, concentrata ad una profondit
variabile dai 5 ai 18 Km. Lo studio del danneggiamento indotto dagli importanti
terremoti storici citati in precedenza, mette in evidenza lelevato carattere
distruttivo della sismicit abruzzese ed evidenzia (terremoti dellAquila del
1349/1703
e terremoti che hanno interessato la citt di Sulmona nel
1349/1706) lo stretto legame di correlazione in termini di effetti e tempi di
ritorno.
La mappa della pericolosit sismica del territorio nazionale mette in evidenza,
attraverso l'intensit della colorazione viola, le aree che sono a pi elevato
rischio dell'intera penisola: sono le stesse aree che, secondo la Snam,
dovrebbero essere attraversate dal mega - gasdotto Brindisi - Minerbio; un
metanodotto e una centrale di compressione, pensati in un territorio
altamente a

rischio, caratterizzato da eventi sismici frequenti, con magnitudo massima


attesa di 7,0 Mw della scala Richter, suscita enormi perplessit anzitutto in
merito alla incolumit pubblica.
E bene ricordare che in occasione di un terremoto con magnitudo > 6, la
dislocazione, dalla profondit ipocentrale dove si ha la rottura (5-18 Km.), si
propaga verso la superficie tagliando di netto la superficie topografica e
qualsiasi elemento naturale ed antropico posto in corrispondenza della sua
emergenza superficiale. La velocit di propagazione della rottura (circa 1500
m/s) non consente a nessun manufatto di opporre sufficiente resistenza al
taglio, provocandone sempre la distruzione.
Nella Valle Peligna, il metanodotto correrebbe lungo le faglie attive del Monte
Morrone che interessano il sottosuolo fino a una profondit di 15 Km.,
attraversando i comuni di Sulmona, Pratola Peligna, Corfinio, Roccacasale,
Popoli. La Valle Peligna classificata Zona Sismica di I Categoria, ritenuta dagli
studiosi dellINGV una delle pi pericolose dItalia a causa della massima
Magnitudine attesa in caso di attivazione della Faglia del Morrone (M= 6,6-6,7 )
e, soprattutto, per le accelerazioni attese sui depositi alluvionali che sono i
terreni pi pericolosi in caso di sisma. Questo aspetto doveva essere oggetto di
opportuna progettazione, con rispetto delle indicazioni di massima sicurezza
necessaria, cio calate negli elaborati e rese chiaramente realizzabili.
Considerato che, come sostenuto dalla stessa SNAM (Documento SPC.LA-E83049, pag. 43 di 65), il sistema di faglie del monte Morrone non presenta
attivit da almeno 1800 anni, c da ritenere che il lasso di tempo trascorso
abbia determinato un notevole accumulo di energia che, al momento del
rilascio, potrebbe indurre sollecitazioni superiori a quelle prese a base per il
calcolo. Considerato altres, che il complesso dellopera insiste su una zona
sismica di 1^ grado con un sottosuolo la cui caratteristica di essere costituita
da sedimenti di tipo detritico-alluvionale che amplificherebbe notevolmente gli
effetti dellonda sismica, riteniamo che sia del tutto irrazionale localizzare una
infrastruttura, potenzialmente molto pericolosa, come quella in oggetto in una
zona di cos elevata sismicit. Nel convegno promosso dallAssociazione
Progetto M6.5 e tenutosi a Sulmona il 6 novembre 2010 per diffondere la
cultura della prevenzione sismica, il Prof.
Warner Marzocchi, sismologo
dellIngv, ha dichiarato che: nei prossimi dieci anni potrebbe esserci in citt un
terremoto di magnitudo 5.5 o superiore; leventualit si attesta su una
probabilit del 15%, che scende al 5 per i futuri 5 anni. E logico dedurre che
eventuali incidenti connessi con il verificarsi di eventi sismici, non possono
essere aprioristicamente esclusi, come altrettanto logico che avrebbero
conseguenze a dir poco disastrose per lintero territorio e per la salute umana,
soprattutto in considerazione della pericolosit del prodotto trasportato.
Non sono escluse, purtroppo, come la cronaca dimostra le possibili esplosioni di
gasdotti e centrali di compressione: nella bassa molisana nella periferia di
Montecilfone il 15 gennaio 2004 per una frana; a Tarsia, in Calabria, l11
febbraio 2010 per uno smottamento di terreno; a Tresana per lavori di
manutenzione il 18 gennaio 2012; a Sciara (PA) il 20 luglio 2013 forse per un
condotta danneggiata ed in localit S. Antonio in via S. Alberto, vicino Ravenna

il 10 dicembre 2014 con lincendio che si sviluppato nella centrale Snam di


gas metano, dovuto probabilmente al malfunzionamento della caldaia di
raffreddamento.
Tutto ci in contrasto con il principio di precauzione, sancito dallart 174 del
trattato istitutivo della Comunit Europea e recepito nella legislazione italiana
dal D.Lgs. 152/06. Uno degli elementi su cui si fonda tale principio e per cui
opportuno applicarlo, proprio relativo alla mancanza di certezze scientifiche
che permettano di escludere ragionevolmente rischi di danno grave o
irreversibile.
Ed anche per lelevata sismicit dei territori attraversati dal metanodotto che
comitati, associazioni, Enti istituzionali (Comuni, Provincia e Regione) hanno
espresso la loro contrariet allopera cos come progettata dalla SNAM. Questi
ultimi si sono espressi con atti deliberativi tutti approvati allunanimit, come
pure allunanimit stata la risoluzione approvata dalla Commissione Ambiente
della Camera dei Deputati del 26/10/2011 la quale, considerata lalta valenza
ambientale dei territori attraversati dal metanodotto ed il grave pericolo
connesso per le popolazioni residenti per lelevato rischio sismico, data la
vulnerabilit della condotta, ha impegnato il Governo a disporre la modifica del
tracciato al di fuori della dorsale appenninica. Il Governo, disattendendo i
deliberati assunti da tutti gli organi elettivi, sta operando di fatto al di fuori e
contro le regole basilari della democrazia.
Per quanto attiene allinstallazione della condotta nel territorio della Valle
Peligna, secondo i dati progettuali attualmente disponibili, la stessa avverrebbe
in aperto contrasto con il D.M.17.04.2008, che definisce la regola tecnica per la
progettazione, costruzione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e
degli impianti di trasporto di gas naturale.
In particolare tale normativa stabilisce chiaramente i criteri di sicurezza per la
pubblica incolumit indicando, senza possibilit di equivoco, che le condotte di
1^ specie, come quella da realizzare riportata in progetto, devono trovarsi ad
almeno cento metri da fabbricati destinati a collettivit (es. scuole, alberghi,
ospedali, cimiteri, uffici, centri commerciali etc.) con affollamento superiore a
100 unit (luoghi di concentrazione di persone).
HUB DEL GAS, VERA FINALITA DEL PROGETTO RETE ADRIATICA
Per quanto attiene alla finalit dellopera, la realizzazione del metanodotto
"Rete Adriatica" strettamente collegata alla costruzione del T.A.P. (Trans
Adriatica Pipeline), funzionale al disegno della Snam di trasformare il nostro
Paese in un hub del gas. Questo significa che il gas che sar importato
attraverso nuovi metanodotti e nuovi rigassificatori, destinato per essere
rivenduto ad altri Paesi europei.
Bisogna tener presente che gi oggi il nostro Paese ha una capacit di
importazione superiore al fabbisogno interno di gas: 110 miliardi di metri cubi
a fronte di consumi che non superano i 70 mld di mc. annui e che secondo i
dati Snam, sono in netto calo (nei primi nove mesi del 2014 sono stati immessi
nella Rete nazionale di trasporto 47,19 mld. di mc. di gas naturale, in riduzione

di 3,13 mld di mc. rispetto ai primi nove mesi del 2013). Ma ci che non pu
essere giustificato perch, una operazione prettamente commerciale,
destinata a portare guadagni enormi nelle casse della Snam, debba essere
pagata dalle popolazioni in termini di devastazione ambientale, di aumento
dei rischi per la sicurezza e la salute pubblica, di impoverimento economico
dei territori interessati e di aumenti di costi delle tariffe sulle bollette dei
cittadini.
Data lattuale crisi economica e le normative sempre pi rigide per il risparmio
energetico, considerato che tutto il territorio nazionale (perlomeno quello in cui
i gestori ricavano una convenienza economica) gi servito dal gas naturale e
che nemmeno le pi ottimistiche previsioni lascerebbero supporre aumenti di
consumo di gas in Italia a breve periodo, riteniamo che il progetto del
metanodotto Sulmona-Foligno, non possieda neanche i requisiti idonei per
poter essere dichiarato di pubblico interesse. A tal proposito si richiama lart.
31 del D.lgs. 1164/2000 recante dichiarazione di pubblica utilit di nuove
infrastrutture di trasporto e distribuzione in presenza di capacit disponibile in
quelle esistenti che ammette la dichiarazione di pubblica utilit di una
nuova infrastruttura, solo nel caso in cui non sia possibile effettuare
lattivit di trasporto e distribuzione a causa della mancanza di capacit delle
reti di trasporto e distribuzioni esistenti e non il caso del nostro Paese.
Il futuro non nelle fonti fossili (carbone, petrolio, gas) tra le pi dirette
responsabili del surriscaldamento globale del pianeta, ma in un nuovo modello
di economia che sia basato soprattutto sulle fonti rinnovabili, sul risparmio e
sullefficienza energetica.

Il Presidente
Gaetano Cantalini