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Low Moorsley, Gran Bretagna.

Quando suo padre muore in un incidente sul lavoro, Mary Ann ha soltanto nove anni. È il 1841 e,
nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale, la condizione dei lavoratori è dura. Particolarmente
pericolosa e difficile, è la situazione dei minatori che- come il padre di Mary - rischiano ogni giorno
la vita per un una paga non certo elevata. No, non si può continuare così. Mary vuole crescere, in
tutti i sensi. Vuole evadere, vuole migliorarsi. Diventa una bella ragazza, piena di sogni e di
speranze. Ma la vita è ironica e crudele: Mary finisce con lo sposarsi- già incinta- con un uomo che
fa lo stesso (duro e rischioso) mestiere del suo defunto padre. La madre e il patrigno non approvano,
la gravidanza pre-matrimoniale li scandalizza e dunque le voltano le spalle. Mary, in breve tempo,
si ritrova ad esser madre di cinque figli. Cinque bocche da sfamare. Un quadro di per sé non roseo,
che viene poi funestato dalle morti di quattro dei cinque bambini, avvenute tutte a causa di una
micidiale “febbre gastrica”. Nel 1857, William- il marito di Mary- trova un lavoro assai più sicuro:
diventa magazziniere. Una buona notizia, alla quale s’aggiunge un nuovo fiocco rosa in famiglia.
Nasce infatti Margaret Jane, cui quasi subito segue la piccola Isabella. Ma la felicità non è destinata
a durare: due, dei tre figli rimasti alla coppia, muoiono tra atroci dolori. La febbre gastrica ha
colpito ancora. Mary però è una donna giovane e ha altri due figli: una femmina, anche lei
battezzata Margaret Jane, e un maschietto, che di nome fa John Robert. Ma il piccolo non raggiunge
l’anno d’età e ben presto, tocca anche al marito di Mary andarsene in preda alla febbre e al dolore.
Una sciagura. Una famiglia di colpo povera. Una donna sola, con le due figlie che le restano. Il
giorno dopo però, Mary non piange. Anzi, qualcuno giura di averla vista ballare davanti allo
specchio, con un vestito nuovo in mano: quello è il frutto dell’assicurazione sulla vita del povero
marito. Il tempo passa, le bambine crescono. Ormai hanno sei e tre anni, rispettivamente. Mary si
trasferisce in una cittadina sul mare, Seaham. Qui, sembra l’inizio di una nuova vita: la donna trova
un lavoro come infermiera in una clinica, ha un suo piccolo appartamento, è molto apprezzata dai
dottori e dai pazienti che assiste con devozione. Sì, ma la morte è di nuovo dietro l’angolo.
Margaret Jane muore di febbri gastriche e Mary preferisce affidare Isabella alla nonna. Un’altra
perdita, un altro dolore: Mary ha perduto, sinora, otto dei nove figli che ha partorito. A darle
conforto è il tenero legame con uno degli ammalati che assiste in clinica, tale George Ward. I due si
fidanzano, si sposano. Sì, ma non è tutto rose e fiori: George è ancora inabile al lavoro e la malattia
ha compromesso la sua virilità. A metter fine ad un matrimonio non proprio felice, è un’ennesima
febbre gastrica che si porta via il poveretto in poco tempo. Mary è sola, di nuovo ma non dispera: è
una donna bella e determinata e riesce a trovare lavoro presso la famiglia di James Robinson, un
vedovo che rimane colpito anche dal suo aspetto. Mary si dà un gran da fare, è una governante
solerte e premurosa e conquista tutta la famiglia. Peccato però che, poco tempo dopo, il primo figlio
di James si ammali di febbre gastrica e muoia, lasciando dietro di sè un padre disperato e affranto.
Mary sta molto vicino allo sconsolato James e nel 1867, si ritrova incinta ma no, non è l’unico
problema. Nel frattempo sua madre s’è ammalata e Mary lascia per qualche tempo la casa di James
per andare ad assisterla: la donna, dopo un po’, sembra riprendersi e dunque Mary, per disinfettare
ben bene tutta la casa e la biancheria, compra dell’arsenico. Un gesto previdente, un tentativo di
fare profilassi: sì, però entro qualche giorno la madre di Mary, inaspettatamente, muore. Il padrigno
non ha prove ma sospetta qualcosa: caccia Mary di casa, insieme alla figlia Isabella, che nel
frattempo è diventata una bambina di nove anni. Una situazione difficile, difficilissima ma, a
salvare Mary, ci pensa James Robinson che fa di lei una donna onesta, sposandola nel 1867. Tutto
sembra pian piano risolversi, quando la neonata famiglia è colpita da tre, quasi simultanee, sciagure:
muoiono di febbri gastriche due dei tre figli di James e muore Isabella, l’ultima bambina superstite
di Mary. Quest’ultima è affranta e sembra non farcela: a sostenerla, è solo il pensiero di portare in
grembo un’altra creatura che però muore anch’essa, pochi mesi dopo la nascita. Le cose si mettono
male, il matrimonio non va: i coniugi litigano, sopratutto per una questione di assicurazioni sulla
vita. Mary vuole che il marito ne stipuli una e nel frattempo, vende suoi abiti ed oggetti senza
dirglielo. James ha paura e vuole il divorzio. Per tutta risposta, la sua inquietante moglie scappa di
casa portandosi dietro la figliastra (ovvero, la bambina più piccola di James) che abbandona poi da
un’amica ed incomincia a prostituirsi, finché l’amica Margaret non le parla del fratello Frederick
Cotton, vedovo con figli a carico. Mary- con grande determinazione- seduce Frederick e di lì a
poco, Margaret lascia questa valle di lacrime. Dopo una breve parentesi lavorativa presso un
medico- che si insospettisce e la caccia quando incomincia a soffrire di fortissimi dolori intestinali-
Mary torna da Frederick e lo sposa. Per poi assicurare, contro la morte, i due figli di Cotton.Il
matrimonio non è dei più felici, anche se nasce un figlio, il piccolo Robert. Anche il copione della
vita di Mary poi, non è molto diverso dal passato: di febbri gastriche muore il marito Frederick,
muoiono due figli della coppia e pure un tale Natrass, nuova fiamma di Mary. La reputazione di
quest’ultima non è certo delle migliori ma, mentre l’accusa di libertinaggio è quella che le piove sul
capo, quella d’omicidio è ancora lontana dall’essere formulata. Nessuno può dire che Mary abbia
sterminato figli e mariti perché, nell’Ottocento, le condizioni igieniche sono precarie, molto
precarie ed è impossibile evitare infezioni ed epidemie. Intanto, la donna riceve i soldi
dell’assicurazione sulla vita di Frederick e rimane incinta dell’ultimo amante. Ancora un altro
figlio, che dovrebbe far compagnia al piccolo Charles: l’ultimo bambino di Mary rimasto in vita.
Charles però è poco amato dalla madre: subisce maltrattamenti, non viene nutrito, anche se nessuno
sembra farci molto caso. Un giorno, l’igienista Mary compra dell’arsenico per disinfettare casa e
Charles muore, poco tempo dopo, tra atroci spasmi. Nessuno si preoccupa dei figli dei poveri. I
bambini che muoiono nell’Inghilterra del XIX secolo sono tanti. Nessuno ci fa caso. Sì, ma a Mary
ne sono capitate troppe, troppe davvero: il medico si rifiuta di firmare il certificato di morte ed
ordina l’autopsia sul corpo di Charles. Il risultato è terribile e, al tempo stesso, prevedibile: Charles
è stato avvelenato, con l’arsenico. Mary, arrestata, viene ritenuta colpevole di aver ucciso 21
persone tra mariti, amanti, figli e figliastri. All’epoca, nessuno ha ancora coniato il termine serial
killer ma è questa la definizione più giusta per Mary Ann Cotton che forse uccideva per sentirsi
libera e poter ricominciare ogni volta con un uomo diverso o forse “semplicemente” per intascare
denaro dell’assicurazione. Qualunque fosse il movente, l’arma del delitto è chiara: arsenico diluito
in una “buona”, calda tazza di the. Che, a stomaco vuoto, vuol dire morte rapida e dolorosa. Mary
viene condannata a morte, dopo aver partorito in carcere la sua ultima bambina. L’unica dei suoi
figli a non aver sorseggiato il suo the…