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ASSEMBLEA DELLA I FACOLTA' DI SCIENZE MM FF NN.

16/12/2009

Analisi e proposte di emendamento del Disegno di Legge 28/10/2009

TITOLO I
Organizzazione del sistema universitario
La Facoltà manifesta perplessità sull’eventualità che si scelga un Rettore di altra
Università: una persona esterna al contesto locale ha certamente scarse conoscenze
delle specificità di questa realtà. Per quanto concerne la “comprovata competenza”
richiesta ad un candidato Rettore, si renderebbe necessaria l'istituzione di una
commissione ad hoc che la possa valutare, laddove si potrebbe invece evincere dalla
semplice analisi del suo curriculum.
Per quanto riguarda l'attribuzione delle competenze e la composizione del SA e
del CdA, si osserva che queste norme andrebbero valutate contestualmente.
L'attribuzione al CdA della competenza a deliberare su gli indirizzi strategici e
sull’attivazione/soppressione di corsi, funzione più consona al Senato Accademico,
espone l'università al rischio di compiere scelte dettate esclusivamente da
considerazioni economiche limitandone la missione culturale. Si riconosce che sia
comunque necessario modificare la governance dell'Università secondo criteri di
trasparenza, razionalizzazione ed efficienza. La rappresentanza studentesca nel CdA
limitata ad un solo membro appare insufficiente, in quanto in caso di sua eventuale
assenza tale componente non sarebbe rappresentata. Non si condivide la mancanza di
rappresentanza dei ricercatori di ruolo nel SA, laddove a costoro è riconosciuta
comunque la funzione docente (art. 5, comma 4, lettera c).
La distinzione tra la carica di Rettore e quella di presidente del CdA può essere
ritenuta relativamente condivisibile, allo scopo di assicurare una maggiore
trasparenza. Tuttavia questa norma, insieme alla presenza di una componente di
soggetti esterni non inferiore al 40% ed una eccessiva discrezionalità di governo del
CdA rispetto al Senato e ai Dipartimenti, potrebbe sbilanciare gli equilibri tra le
diverse componenti dell'organizzazione universitaria. La Facoltà ritiene che lo Statuto
debba essere indirizzato a limitare questo rischio.

Si valuta positivamente la nuova organizzazione e le funzioni attribuite ai


Dipartimenti: queste risolvono l'ambiguità attuale relativa all' incardinamento dei
docenti rispetto ai loro compiti scientifici e didattici. Rimangono delle perplessità
relativamente alla istituzione delle Scuole, che dovrebbero avere esclusivamente
funzione di raccordo tra i dipartimenti. Lo Statuto dell'Ateneo dovrà evitare pertanto
conflitti di competenze tra Dipartimenti e Scuole.

TITOLO II
Norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema
universitario
Si ribadisce la necessità di istituire borse di studio, mentre si è contrari all’istituto
del prestito d'onore, che obbliga i giovani ad un indebitamento prima ancora di aver
terminato il percorso formativo. Non si ritiene opportuno inoltre che il fondo per il
merito venga gestito da un ente privato. Per quanto concerne quindi le prospettive
formative dei giovani questo provvedimento legislativo, con queste soluzioni, rischia
concretamente di limitarne il diritto allo studio creando disparità tra studenti più e
meno abbienti.
La questione dei ricercatori a tempo indeterminato è uno dei punti di maggiore
criticità dell'intero provvedimento legislativo. La Facoltà ribadisce la necessità di
prevedere il pieno riconoscimento dell'attività didattica svolta dai ricercatori, che
sono in realtà docenti a tutti gli effetti, sostengono in gran parte l’offerta formativa
dei corsi di studio, e la cui presenza quali docenti garanti, è insostituibile ed
essenziale per l'attivazione della maggioranza dei corsi.
Per quanto riguarda la questione della revisione del trattamento economico, il
dibattito ha evidenziato l’opportunità di stabilire criteri di premialità per i docenti più
produttivi, ma non attraverso un meccanismo “a costo zero”, che di fatto
attingerebbe le premialità soltanto dalle risorse eventualmente disponibili attraverso
la sospensione degli scatti stipendiali dei colleghi meno produttivi.

TITOLO III
Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente
il reclutamento
La Facoltà ribadisce l'inadeguatezza delle risorse messe in gioco per una concreta,
ancorchè doverosa, riforma dell'Università. Manca una reale programmazione del
reclutamento per le varie fasce, che provoca di fatto la proliferazione di precari con
compiti e prospettive di carriera irragionevolmente diverse ( per esempio assegnisti e
ricercatori a tempo determinato).
Inoltre i ricercatori tempo determinato, ancorchè abilitati per la docenza, se non
trovano entro i dieci anni complessivi di precariato una collocazione nel sistema
universitario non hanno nessuna prospettiva di collocazione nel pubblico impiego.
Si rileva anche come l'affidamento di eventuali incarichi di insegnamento ai
ricercatori a tempo determinato, analogamente a quella svolta dagli altri docenti e
ricercatori di ruolo, potrebbe determinare uno scadimento del livello qualitativo della
didattica, dovuto all'inesperienza ed alla mancanza del “training” che invece per gli
attuali ricercatori è stato possibile tramite lo svolgimento della didattica integrativa e
quindi della titolarità di corsi.
Si ribadisce l’opportunità della presenza dei ricercatori di ruolo negli Organi di
Governo e nelle commissioni di valutazione per il reclutamento di figure equivalenti.
Si richiama l’attenzione sulla necessità di garantire loro, a fronte della
soppressione di tale ruolo, una reale progressione di carriera, quali la chiamata diretta
nei ruoli di associato se questo istituto dovesse permanere per i ricercatori a tempo
determinato.
Non si condivide che al termine delle procedure di selezione locali non sia
indicato quale vincitore alcun candidato, laddove costui è stato invece dichiarato
abilitato scientificamente da una commissione nazionale.
Si ritiene opportuno che i componenti delle commissioni di abilitazione e
valutazione abbiano requisiti scientifici adeguati e congrui con quelli stabiliti dal
CUN per l’accesso alle fasce di docenza relative.
Si ritiene che le università non statali vengano disciplinate per quanto riguarda la
formazione delle commissioni di valutazione per il reclutamento allo stesso modo
delle università statali, dal momento che usufruiscono di fondi pubblici.

I provvedimenti contenuti in questo DdL, associati con la circolare MIUR n°160,


che sarà prossimamente trasformata in decreto, rischiano concretamente di portare ad
una paralisi del sistema di reclutamento e progressione di carriera della docenza, con
la drastica riduzione dell'offerta formativa. Poiché l'età media dei docenti di ruolo è
attualmente pari a 65 anni, entro 5 anni, in assenza di nuove immissioni e
progressioni, si rischia il collasso del sistema universitario.

Si rileva come sia necessaria una riorganizzazione organica dell'Università, ma si


riscontra anche la mancanza, a livello politico, di formulazioni alternative che
sappiano superare le diffuse criticità di questo provvedimento. Si invitano gli Organi
di Governo dell’Università a farsi promotori di una formulazione migliorativa di
questa proposta legislativa seguendo puntualmente l'iter parlamentare della legge,
attualmente già all'esame in commissione Senato.