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Parte prima

Evoluzione del diritto scolastico


Capitolo 2

Lautonomia scolastica
Sommario

1. Il concetto di autonomia espresso dallart. 21 L. 59/1997. - 2. Lautonomia nanziaria,


contabile e negoziale. - 3. Lautonomia didattica. - 4. Lautonomia organizzativa. - 5. Lau-
tonomia di sperimentazione. - 6. Lautonomia funzionale. - 7. Lattuazione dellautonomia:
gli accordi di rete.
1. Il concetto di autonomia espresso dallart. 21 L. 59/1997
Lattuazione dellautonomia fnanziaria, organizzativa e didattica costituisce, nella dichia-
razione dintenti posta in apertura dellart. 21 L. 59/1997, il percorso obbligato che il legi-
slatore intende seguire verso una riforma della scuola in termini di modernit ed effcienza.
Con questa riforma si opta per un sistema organizzativo non piramidale ma di tipo
orizzontale, nel quale la scuola cessa di essere il terminale passivo di norme, circolari
e regolamenti e diventa un centro di erogazione di servizi, un soggetto protagonista
che progetta, programma percorsi didattici, elabora nuovi metodi e, infne, ottempera
ai compiti di ricerca e sperimentazione.
un modello di autonomia distante da una deregulation intesa come assenza di regole; le scuole,
infatti, devono rispettare standard di qualit ssati a livello nazionale, pur potendo disporre di una
forte essibilit nellorganizzazione della didattica.
Limpianto normativo dellart. 21 L. 59/1997 dispone che lautonomia scolastica
debba attuarsi innanzitutto attraverso il riconoscimento della personalit giuridica a
tutte le scuole, dalle elementari fno ai licei, che raggiungano, entro e non oltre il 31
dicembre 2000, una dimensione i cui parametri di riferimento sono precisati dal d.P.r.
18-6-1998, n. 233 al fne di garantire un equilibrio ottimale tra domanda di istruzione
e organizzazione dellofferta formativa.
in particolare, la citata normativa sancisce che, nellambito degli indici relativi alla
popolazione scolastica di cui deve essere dotato ciascun istituto 500/900 alunni
riducibili a 300 in particolari aree geografche (piccole isole, Comuni montani, zone
contraddistinte da specifcit linguistiche o etniche) o aumentabili nelle aree ad alta
densit demografca la dimensione ottimale di ciascuna istituzione scolastica
defnita in relazione agli elementi di seguito indicati:
consistenza della popolazione residente nellarea territoriale di pertinenza, con
riferimento a ciascun grado, ordine e tipo di scuola;
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caratteristiche demografche, orografche, economiche e socio-culturali del bacino
di utenza;
estensione dei fenomeni di devianza giovanile e criminalit minorile;
complessit di direzione, gestione e organizzazione didattica, con riguardo alla
pluralit di gradi di scuole o indirizzi di studio coesistenti nella stessa istituzione.
In base alle previsioni della L. 5-7-2011, n. 111 di conversione del D.L. 98/2011 di stabilizzazione
nanziaria, a partire dallanno scolastico 2011-2012 le scuole dellinfanzia, primaria e secondaria di
primo grado sono aggregate tutte in istituti comprensivi che mantengono lautonomia solo se hanno
almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 nelle zone pi disagiate. La misura, che risponde ad esigenze di
razionalizzazione della spesa pubblica destinata allorganizzazione scolastica, comporta in effetti
un dimensionamento della rete scolastica cui consegue una riduzione del numero delle scuole e
delle posizioni di dirigente scolastico e direttore dei servizi generali e amministrativi.

Giurisprudenza
Con la sentenza n. 147 del 7 giugno 2012, la Corte costituzionale ha dichiarato lillegittimit co-
stituzionale della norma per violazione dellart. 117, comma 3, della Costituzione, in quanto una
norma di dettaglio dettata invece in ambito di competenza concorrente.
Come gi chiarito con la sentenza n. 200 del 2009 dalla stessa Corte, il dimensionamento della rete
delle istitutuzioni scolastiche ambito che deve ritenersi di spettanza regionale. dunque, trattandosi
di competenza concorrente, allo stato spetta solo di determinare i principi fondamentali.
elemento centrale e qualifcante dellart. 21, per, rappresentato dalla codifcazione dei
principi, in passato oggetto di aspre discussioni, di autonomia organizzativa e didatti-
ca. Questi si sono concretizzati nel potere, attribuito al capo dellistituto, di organizzare
lofferta di servizi didattici diversi (da somministrare anche in orari differenziati), di
introdurre nuove tecnologie, di predisporre corsi extracurricolari, fnalizzati sia a rac-
cordare la formazione scolastica dello studente con il mondo del lavoro, sia ad attribuire
una istruzione agli adulti. il tutto, per, deve avvenire come dispone il comma 7
nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale e degli standard di livello nazionale.
al comma 8 vengono elencate, poi, in maniera esemplifcativa, alcune forme di auto-
nomia organizzativa la cui fessibilit e diversifcazione, spinte al punto di ipotizzare
anche la possibilit di distribuire lattivit didattica in soli cinque giorni settimanali,
sempre diretta ad assicurare lattuazione dei principi di effcienza ed effcacia del
servizio scolastico.
Di quale principio esplicazione lautonomia didattica?
Lautonomia didattica costituisce esplicazione del principio della libert dinsegnamento che, pur doven-
dosi svolgere negli argini della libert di scelta educativa delle famiglie e degli obiettivi generali del sistema
nazionale di istruzione, si articola nel potere del docente di scegliere metodologie, strumenti didattici e di
organizzazione dei modi e tempi dinsegnamento, consentendo la piena esplicazione del diritto ad appren-
dere da parte degli studenti.
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caratteristiche demografche, orografche, economiche e socio-culturali del bacino
di utenza;
estensione dei fenomeni di devianza giovanile e criminalit minorile;
complessit di direzione, gestione e organizzazione didattica, con riguardo alla
pluralit di gradi di scuole o indirizzi di studio coesistenti nella stessa istituzione.
In base alle previsioni della L. 5-7-2011, n. 111 di conversione del D.L. 98/2011 di stabilizzazione
nanziaria, a partire dallanno scolastico 2011-2012 le scuole dellinfanzia, primaria e secondaria di
primo grado sono aggregate tutte in istituti comprensivi che mantengono lautonomia solo se hanno
almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 nelle zone pi disagiate. La misura, che risponde ad esigenze di
razionalizzazione della spesa pubblica destinata allorganizzazione scolastica, comporta in effetti
un dimensionamento della rete scolastica cui consegue una riduzione del numero delle scuole e
delle posizioni di dirigente scolastico e direttore dei servizi generali e amministrativi.

Giurisprudenza
Con la sentenza n. 147 del 7 giugno 2012, la Corte costituzionale ha dichiarato lillegittimit co-
stituzionale della norma per violazione dellart. 117, comma 3, della Costituzione, in quanto una
norma di dettaglio dettata invece in ambito di competenza concorrente.
Come gi chiarito con la sentenza n. 200 del 2009 dalla stessa Corte, il dimensionamento della rete
delle istitutuzioni scolastiche ambito che deve ritenersi di spettanza regionale. dunque, trattandosi
di competenza concorrente, allo stato spetta solo di determinare i principi fondamentali.
elemento centrale e qualifcante dellart. 21, per, rappresentato dalla codifcazione dei
principi, in passato oggetto di aspre discussioni, di autonomia organizzativa e didatti-
ca. Questi si sono concretizzati nel potere, attribuito al capo dellistituto, di organizzare
lofferta di servizi didattici diversi (da somministrare anche in orari differenziati), di
introdurre nuove tecnologie, di predisporre corsi extracurricolari, fnalizzati sia a rac-
cordare la formazione scolastica dello studente con il mondo del lavoro, sia ad attribuire
una istruzione agli adulti. il tutto, per, deve avvenire come dispone il comma 7
nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale e degli standard di livello nazionale.
al comma 8 vengono elencate, poi, in maniera esemplifcativa, alcune forme di auto-
nomia organizzativa la cui fessibilit e diversifcazione, spinte al punto di ipotizzare
anche la possibilit di distribuire lattivit didattica in soli cinque giorni settimanali,
sempre diretta ad assicurare lattuazione dei principi di effcienza ed effcacia del
servizio scolastico.
Di quale principio esplicazione lautonomia didattica?
Lautonomia didattica costituisce esplicazione del principio della libert dinsegnamento che, pur doven-
dosi svolgere negli argini della libert di scelta educativa delle famiglie e degli obiettivi generali del sistema
nazionale di istruzione, si articola nel potere del docente di scegliere metodologie, strumenti didattici e di
organizzazione dei modi e tempi dinsegnamento, consentendo la piena esplicazione del diritto ad appren-
dere da parte degli studenti.
in attuazione dei principi contenuti nellart. 21 L. 59/1997 stato emanato il d.P.r.
8-3-1999, n. 275 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni
scolastiche) che defnisce lautonomia organizzativa e didattica delle scuole come
garanzia di libert di insegnamento e di pluralismo culturale e la concretizza nella
progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione
mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda
delle famiglie e alle caratteristiche specifche dei soggetti coinvolti, al fne di garantire
loro il successo formativo, coerentemente con le fnalit e gli obiettivi del sistema di
istruzione e con lesigenza di migliorare leffcacia del processo di insegnamento e di
apprendimento.
il percorso riformista trova il suo coronamento nella riforma costituzionale recata dalla
L. cost. 18-10-2001, n. 3 di riforma del Titolo v della Parte ii della Costituzione, che
nel disegnare un quadro di poteri locali in prospettiva federalista, consacra a livello
costituzionale il riconoscimento dellautonomia alle istituzioni scolastiche, consentendo
alla scuola di assurgere a soggetto istituzionale.
in forza del riconoscimento costituzionale, lassetto autonomistico defnito con lart.
21 L. 59/97 e successive disposizioni regolamentari (d.P.r. 275/1999 e d.M. 44/2001)
rappresenta un punto di partenza suscettibile di ulteriori attribuzioni e non certo di
sottrazioni.
Di qui la proposta di inserire una rappresentanza delle scuole nel Consiglio delle autonomie locali
o di una partecipazione delle scuole autonome alla Conferenza Stato-Regioni-Citt che potrebbe
diventare la Conferenza Stato-Regioni-Citt-Scuole, e la possibilit di sedere nella Commissio-
ne parlamentare per le questioni regionali. La formulazione dellart. 11 L. Cost. 3/2001 prevede
questa partecipazione solo per Regioni, Province autonome ed enti locali ma niente vieta che i
regolamenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica possano prevedere anche
la partecipazione delle istituzioni scolastiche.
Secondo una nuova impostazione, lautonomia scolastica, pi precisamente, dei singoli istituti
scolastici, troverebbe maggiore espressione nellautonomia dei poteri degli organi dellistituto,
decidendo in autonomia il proprio funzionamento e la propria composizione.
Il Consiglio dellAutonomia sostituirebbe il Consiglio di Istituto, consentendo lingresso a membri
esterni, sul modello delle charter schools americane.
2. Lautonomia nanziaria, contabile e negoziale
A) Lautonomia nanziaria
il comma 5, art. 21, come modifcato sul punto dal d.L. 28-8-2000, n. 240 conv. con
modif., in L. 27-10-2000, n. 306, ha disciplinato la materia prevedendo lerogazione
da parte dello stato di una dotazione fnanziaria essenziale, in concreto necessaria
a garantire il funzionamento amministrativo e didattico.
La norma precisa che il fnanziamento statale si scinde in una assegnazione ordinaria,
di carattere uniforme e determinata in relazione a parametri fssi quali, ad esempio, il
numero di studenti, di classi o la tipologia di studi, stabilita in misura tale da consentire
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lacquisizione da parte delle istituzioni scolastiche dei beni di consumo e strumentali
necessari a garantire leffcacia del processo di insegnamento-apprendimento nei vari
gradi e tipologie dellistruzione e rivalutata annualmente sulla base del tasso di infazione
programmata ed in una assegnazione perequativa, di natura integrativa ed eventuale,
da attribuire solo per far fronte alle esigenze di istituti in diffcolt economiche.
Le risorse assegnate dallo Stato e costituenti la dotazione fnanziaria di istituto sono
utilizzate senza altro vincolo di destinazione che quello prioritario per lo svolgimen-
to delle attivit di istruzione, di formazione e di orientamento proprie dellistituzione
interessata, come previste ed organizzate nel Piano dellofferta formativa.
Lattribuzione senza vincoli di destinazione comporta lutilizzabilit della dotazione
fnanziaria indifferentemente per spese in conto capitale e di parte corrente, con pos-
sibilit di variare le destinazioni in corso danno.
Le istituzioni scolastiche provvedono altres alla autonoma allocazione delle risorse
fnanziarie derivanti da entrate proprie o da altri fnanziamenti dello stato, delle regioni,
di enti locali o di altri enti, pubblici o privati, sempre che tali fnanziamenti non siano
vincolati a specifche destinazioni.
Con L. 296/2006 il legislatore ha previsto lassegnazione diretta alle istituzioni scolasti-
che delle risorse disponibili sui due fondi istituiti nello stato di previsione del Ministero
dellistruzione, in apposita unit previsionale di base (Fondo per le competenze dovute
al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del
personale a tempo indeterminato e determinato e Fondo per il funzionamento delle
istituzioni scolastiche).
Ai predetti fondi afuiscono gli stanziamenti dei capitoli iscritti nelle unit previsionali di base dello
stato di previsione del Ministero dellIstruzione Strutture scolastiche e Interventi integrativi
disabili, nonch gli stanziamenti iscritti nel centro di responsabilit Programmazione ministeriale
e gestione ministeriale del bilancio destinati ad integrare i fondi stessi.
B) Lautonomia contabile
Con D.M.1-2-2001, n. 44 sono state dettate le istruzioni generali sulla gestione
amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche per lautonoma allocazione delle
risorse, per la formazione dei bilanci, per la gestione delle risorse ivi iscritte e per la
scelta dellaffdamento dei servizi di tesoreria o di cassa, nonch per le modalit del
riscontro delle gestioni delle istituzioni scolastiche, in conformit a quanto previsto
dallart. 21, comma 14, L. 59/1997.
La gestione fnanziaria delle istituzioni scolastiche si esprime in termini di competenza,
improntata a criteri di effcacia, effcienza ed economicit e si conforma ai principi
di trasparenza, annualit, universalit, integrit, unit, veridicit.
I principi cardine su cui si basa la gestione contabile sono i seguenti:
unit: principio comune a tutti i bilanci pubblici ed in base al quale non possibile stabilire
una correlazione tra le singole entrate e le singole uscite ma tutte le entrate servono a coprire
indistintamente tutte le uscite;
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annualit: il bilancio periodico e riguarda le entrate e le uscite dellesercizio;
universalit: tutte le entrate e tutte le uscite dellente devono essere inserite nel bilancio al
ne di permettere un reale ed effettivo controllo della gestione;
integrit: vietato il compenso di partite nel senso che se una entrata determina anche
linsorgere di una spesa sar necessario iscrivere sia lentrata che la spesa e non il risultato
derivante da una loro differenza;
veridicit: il bilancio deve rispondere alla reale situazione economica dellistituzione che si
vuole rappresentare esponendone al meglio lo stato di salute, escludendosi, pertanto, liscri-
zione di entrate dirette a pareggiare ttiziamente il bilancio;
trasparenza: intesa come facile ed immediata controllabilit di tutti i momenti e di tutti i pas-
saggi in cui si esplica loperato gestionale.
Lattivit fnanziaria e amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche si svolge
sulla base di un programma annuale che costituisce il documento contabile di base
ed deliberato dal Consiglio di istituto su proposta del dirigente scolastico in coeren-
za con le previsioni del POF. ad esso data adeguata pubblicit mediante affssione
allalbo della scuola.
Il programma annuale
Nel programma sono indicate tutte le entrate, aggregate secondo la loro provenienza, nonch
gli stanziamenti di spesa aggregati per le esigenze del funzionamento amministrativo e didat-
tico generale, per i compensi spettanti al personale dipendente per effetto di norme contrattua-
li e/o di disposizioni di legge, per le spese di investimento e per i singoli progetti da realizzare.
Le spese non possono superare, nel loro complessivo importo, le entrate.
ad ogni singolo progetto compreso nel programma e predisposto dal dirigente scolastico per
lattuazione del Piano dellofferta formativa (P.O.F.), allegata una scheda illustrativa fnan-
ziaria.
Per ogni progetto, annuale o pluriennale, deve essere indicata la fonte di fnanziamento, la
spesa complessiva prevista per la sua realizzazione e le quote di spesa attribuite a ciascun anno
fnanziario, fatta salva la possibilit di rimodulare queste ultime in relazione allandamento
attuativo del progetto, mediante il riporto nella competenza dellesercizio successivo delle
somme non impegnate al 31 dicembre dellesercizio di riferimento, anche prima dellappro-
vazione del conto consuntivo.
ai fni della tempestiva elaborazione del programma, luffcio scolastico regionale provvede a
comunicare alle istituzioni scolastiche, anche sulla base dei fnanziamenti assegnati per i prece-
denti esercizi, una dotazione certa di risorse fnanziarie, fatte salve le eventuali integrazioni
conseguenti allapprovazione della legge di bilancio dello stato. Lapprovazione del programma
comporta autorizzazione allaccertamento delle entrate ed allassunzione degli impegni delle
spese ivi previste. Le entrate accertate ma non riscosse durante lesercizio e le spese impegnate
e non pagate entro la fne dellesercizio costituiscono, rispettivamente, residui attivi e passivi.
il Consiglio distituto verifca, entro il 30 giugno, le disponibilit fnanziarie dellisti-
tuto nonch lo stato di attuazione del programma per apportarvi le modifche che si
rendano necessarie in relazione anche allandamento del funzionamento amministrativo
e didattico generale ed a quello attuativo dei singoli progetti.
durante lultimo mese dellesercizio fnanziario non possono essere apportate variazioni
al programma, salvo casi eccezionali da motivare.
Parte prima Evoluzione del diritto scolastico 46
C) Lautonomia negoziale
il d.M. 44/2001 prevede il riconoscimento di autonomia negoziale alle scuole, per il
raggiungimento e nellambito dei propri fni istituzionali.
Nellambito di tale autonomia negoziale, le istituzioni scolastiche possono stipulare
convenzioni e contratti, con esclusione di quelli a carattere aleatorio e, in genere, delle
operazioni fnanziarie speculative e della partecipazione a societ di persone e societ
di capitali, fatta la costituzione e partecipazione a consorzi costituiti nella forma della
societ a responsabilit limitata.
spetta al dirigente scolastico esercitare i poteri di gestione negoziale, nel rispetto del
programma annuale e dei compiti educativi dellistituto e delle indicazioni di principio
fssate dal Consiglio di istituto, mentre a questorgano spetta potere deliberativo in merito:
alla accettazione di legati, eredit e donazioni;
alla costituzione o alla compartecipazione a fondazioni;
alla accensione di mutui e in genere ai contratti di durata pluriennale;
ai contratti di alienazione, trasferimento, costituzione e modifcazione di diritti reali
su beni immobili della scuola;
alladesione a reti di scuole e consorzi;
allutilizzazione economica delle opere di ingegno;
alla partecipazione della scuola a iniziative che coinvolgono agenzie, enti, universit,
soggetti pubblici e privati;
allacquisto di immobili.
3. Lautonomia didattica
A) Generalit
Lautonomia didattica fnalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del
sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libert di insegnamento, della
libert di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere e si
sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione
e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralit di opzioni
metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di libert progettuale, compresa
leventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle
esigenze formative degli studenti.
Lesercizio dellautonomia didattica da parte delle istituzioni scolastiche pu comportare
ladozione di alcune tipiche forme di fessibilit quali:
larticolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attivit
che pu comportare il superamento del gruppo-classe, come unit di riferimento e
recepimento della didattica modulare, o una diversa strutturazione del lavoro degli
insegnanti;
Capitolo 2 Lautonomia scolastica 47
una nuova strutturazione dellunit di insegnamento, intesa come tempo dedicato
ad una lezione, non necessariamente coincidente con lunit oraria;
la defnizione dei curricoli strutturati in una quota disciplinare e oraria obbli-
gatoriamente defnita dal Ministero e in una quota restante, in relazione alla
quale la scuola ha una certa discrezionalit (vedi sub lett. B);
lattivazione di percorsi didattici individualizzati, ovvero di percorsi formativi
calibrati sulle caratteristiche di alunni che si trovino in situazioni di diffcolt, anche
transitorie;
larticolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa classe o da
diversi anni di corso;
laggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari;
la scelta, ladozione e lutilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici
favorendo lintroduzione e lutilizzazione di tecnologie innovative;
la realizzazione di iniziative di recupero e di sostegno, di continuit e di orien-
tamento professionale coordinandosi con le iniziative promosse dagli enti locali;
la scelta dei criteri di riconoscimento dei crediti scolastici e per il recupero
dei debiti formativi, avuto riguardo agli obiettivi di apprendimento e tenuto
conto della necessit di facilitare il passaggio tra diversi tipi e indirizzi di studio,
di favorire lintegrazione fra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra
scuola, nonch un pi profcuo raccordo tra formazione professionale e mondo
del lavoro.
B) La denizione dei curricoli
spetta alle singole istituzioni scolastiche autonome defnire ed attuare un curricolo di
scuola, da intendersi quale sintesi progettuale ed operativa delle condizioni peda-
gogiche, organizzative e didattiche che consentono di realizzare un insegnamento
effcace ed adeguato agli alunni.
Nel rispetto degli obiettivi generali del processo formativo e specifci di apprendimento,
delle discipline e attivit costituenti la quota nazionale dei curricoli e del loro monte
ore, dellorario obbligatorio annuale complessivo comprensivo della quota nazionale e
della quota riservata alla istituzione scolastica defniti a livello nazionale dal Ministero
della istruzione, delluniversit e della ricerca, le scuole compongono un quadro
didattico unitario nel quale sono presenti:
discipline e attivit fondamentali nellambito delle quali ne esistono alcune a ca-
rattere alternativo tra di loro;
discipline e attivit integrative anchesse obbligatorie rispetto alle quali esiste la
possibilit di esercitare una facolt opzionale da parte dei genitori e degli studenti;
discipline e attivit facoltative che integrano lofferta formativa e la cui frequenza
non obbligatoria per gli alunni.
Parte prima Evoluzione del diritto scolastico 48
Con il riconoscimento dellautonomia delle istituzioni scolastiche vengono meno i Programmi
Nazionali, sostituiti, da un lato, da Indirizzi o Indicazioni nazionali e orientamenti pensati per i
vari ordini e gradi di scuola, che devono essere molto essenziali nella loro parte prescrittiva e,
dallaltro, dal curricolo didattico elaborato dalle scuole allinterno del Piano dellofferta formativa.
La prima defnizione dei curricoli nei termini individuati dallart. 8 d.P.r. 275/1999
si avuta con il D.M. 26-6-2000, n. 234 (Regolamento recante norme in materia di
curricoli nellautonomia delle istituzioni scolastiche) che, allart. 3, defnisce:
la quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli nella percentuale dell80% del
monte ore annuale delle singole discipline di insegnamento comprese negli attuali
ordinamenti e nelle relative sperimentazioni;
la quota oraria obbligatoria dei curricoli riservata alle singole istituzioni scolastiche
nella percentuale del 20% del monte ore annuale (1). Tale quota pu essere utilizzata
o per confermare lattuale assetto ordinamentale o per realizzare compensazioni
tra le discipline e attivit di insegnamento previste dagli attuali programmi o per
introdurre nuove discipline, utilizzando i docenti in servizio nellistituto.
Le riforme successive hanno sostituito diversamente la dizione di curricoli.
La riforma Moratti (L. 28-3-2003, n. 53) parla di piani di studio personalizzati che contengono un
nucleo fondamentale omogeneo su base nazionale che rispecchia la cultura, le tradizioni, lidentit
nazionale e una quota riservata alle Regioni relativa agli aspetti di interesse specico delle stesse.
La riforma Gelmini introduce, invece, le indicazioni nazionali degli obiettivi specici di appren-
dimento che deniscono le linee guida delle conoscenze fondamentali che lo studente dovrebbe
possedere al termine del proprio percorso di studi. Le indicazioni individuano alcuni nuclei fonda-
mentali di ciascuna disciplina e, pertanto, rappresentano un riferimento per linsegnante, ma gli
lasciano un ampio margine di autonomia, a livello personale e professionale, per poter progettare
percorsi scolastici innovativi e di qualit.
C) Lautonomia didattica e il Piano dellofferta formativa
Nella predisposizione del Piano dellofferta formativa (POF) (vedi retro Cap. 1,
sez. seconda, 6) e del relativo curricolo didattico si manifesta appieno lautonomia
progettuale, didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo che propria dellistituzione
scolastica, una autonomia funzionale alla piena valorizzazione e realizzazione della
persona umana, con le sue relazioni.
al fne di acquisire gli elementi per defnire i curricoli, gli obiettivi e i progetti fna-
lizzati ad un tipo di formazione educativa, adeguata alle aspirazioni di una societ
civile in continua evoluzione, il documento rifette le attese, le aspirazioni e i bisogni
dellintera comunit e conseguentemente recepisce non solo le proposte e i pareri
degli organismi e delle associazioni anche di fatto, ma pure raccoglie i suggerimenti
e i contributi di tutte le componenti scolastiche (personale non docente, genitori,
alunni) e non soltanto dei docenti, ai quali, per, rimane il compito pi importante
della elaborazione scientifca.
(1) Originariamente la quota di essibilit temporale riservata alle scuole era del 15%; con D. M. 13-6-2006, n.
47 se ne disposta lelevazione sino al 20%.
Capitolo 2 Lautonomia scolastica 49
4. Lautonomia organizzativa
Lautonomia organizzativa fnalizzata alla realizzazione della fessibilit, della
diversifcazione, delleffcienza e delleffcacia del servizio scolastico, alla inte-
grazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, allintroduzione di
tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale. essa si esplica
liberamente, anche mediante superamento dei vincoli in materia di unit oraria della
lezione, dellunitariet del gruppo classe e delle modalit di organizzazione e impiego
dei docenti, secondo fnalit di ottimizzazione delle risorse umane, fnanziarie, tecnolo-
giche, materiali e temporali, fermi restando i giorni di attivit didattica annuale previsti
a livello nazionale, la distribuzione dellattivit didattica in non meno di cinque giorni
settimanali, il rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio dei docenti previsti
dai contratti collettivi che possono essere assolti invece che in cinque giorni settimanali
anche sulla base di unapposita programmazione plurisettimanale.
In particolare:
gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione
alle esigenze derivanti dal Piano dellofferta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di
determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni;
lorario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attivit sono
organizzati in modo essibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale,
fermi restando larticolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto
del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attivit obbli-
gatorie;
in ciascuna istituzione scolastica le modalit di impiego dei docenti possono essere di-
versicate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte
metodologiche ed organizzative adottate nel piano dellofferta formativa.
5. Lautonomia di sperimentazione
A) Le iniziative nalizzate allinnovazione
Nel regime di autonomia defnito dal d.P.r. 275/1999 le norme contenute nel testo
unico sullistruzione (artt. 276-281 d.Lgs. 297/1994) in tema di sperimentazione
metodologico-didattica e organizzativo-strutturale cessano di trovare applicazione in
quanto le istituzioni scolastiche godono di una ampia libert organizzativa e di possi-
bilit di scelte didattiche suffcientemente discrezionali.
dal punto di vista delle cd. sperimentazioni ordinamentali il d.P.r. 275/1999,
allart.11, sancisce che il Ministro dellistruzione, delluniversit e della ricerca,
promuove, eventualmente sostenendoli con appositi fnanziamenti disponibili negli
ordinari stanziamenti di bilancio, iniziative fnalizzate allinnovazione, ovvero pro-
getti in ambito nazionale, regionale e locale, volti a esplorare possibili innovazioni
riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, lintegrazione fra
sistemi formativi, i processi di continuit e orientamento. il Ministro dellistruzione,
Parte prima Evoluzione del diritto scolastico 50
delluniversit e della ricerca riconosce altres progetti di iniziative innovative delle
singole istituzioni scolastiche riguardanti gli ordinamenti degli studi nei termini di cui
allart. 8, ovvero per la defnizione dei curricoli.
i progetti devono avere una durata predefnita e devono indicare con chiarezza gli
obiettivi; quelli attuati devono essere sottoposti a valutazione dei risultati.
B) Lautonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo
Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano lautonomia di
ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale,
sociale ed economico delle realt locali e curando tra laltro:
la progettazione formativa e la ricerca valutativa;
la formazione e laggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;
linnovazione metodologica e disciplinare;
la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dellinformazione e della
comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi;
la documentazione educativa e la sua diffusione allinterno della scuola;
gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;
lintegrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, dintesa con i
soggetti istituzionali competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la
formazione professionale.
se il progetto di ricerca e innovazione richiede modifche strutturali che vanno oltre
la fessibilit curricolare, le istituzioni scolastiche propongono iniziative fnalizzate
alle innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata,
lintegrazione fra sistemi formativi, i processi di continuit e orientamento.
6. Lautonomia funzionale
Tale forma di autonomia consiste nel riconoscimento alle istituzioni scolastiche, di
funzioni e competenze gi proprie dellamministrazione centrale e periferica della
pubblica istruzione relative a:
carriera scolastica e rapporto con gli alunni. vi rientrano tutti gli adempimenti
relativi alle iscrizioni, frequenze, certifcazioni, documentazione, valutazione e
riconoscimento degli studi compiuti allestero, valutazione dei crediti e debiti
formativi, partecipazione a progetti territoriali e internazionali, realizzazione di
scambi educativi internazionali, disciplina degli alunni;
amministrazione e gestione del patrimonio e delle risorse fnanziarie nel rispetto
dei principi individuati nel d.M. 44/2001. Le istituzioni scolastiche riorganizzano la
gestione dei servizi contabili ed amministrativi in considerazione del nuovo assetto
istituzionale delle scuole e della complessit dei compiti affdati e concorrono,
Capitolo 2 Lautonomia scolastica 51
altres, alla specifca formazione e aggiornamento culturale e professionale del
relativo personale;
stato giuridico ed economico del personale: lart. 15 d.P.r. 275/1999 elenca le
funzioni escluse dalla competenza delle singole scuole, trattandosi di funzioni in
materia di personale il cui esercizio legato ad un ambito territoriale pi ampio
di quello di competenza della singola istituzione. si tratta della formazione delle
graduatorie permanenti riferiti ad ambiti pi vasti di quelli della singola scuola,
del reclutamento del personale scolastico con rapporto a tempo determinato, della
mobilit esterna alla scuola e dellutilizzazione del personale eccedente lorganico
funzionale di istituto etc.
7. Lattuazione dellautonomia: gli accordi di rete
Nellattuazione dellautonomia ciascuno ha un suo ruolo:
gli organi collegiali garantiscono leffcacia e leffettivit dellautonomia nel rispetto
delle norma che ne defniscono competenze e composizione;
il capo di istituto esercita le funzioni connesse alla riconosciuta qualifca dirigenziale;
i docenti hanno il compito e la responsabilit della progettazione e dellattuazione
del processo di insegnamento e apprendimento;
il responsabile amministrativo assume funzioni di direzione dei servizi di segre-
teria nel quadro dellunit di conduzione affdata al dirigente scolastico;
il personale della scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di at-
tuazione dellautonomia assumendo le relative responsabilit.
Nellambito dellautonomia, le singole istituzioni possono stipulare accordi di rete
con altre istituzioni scolastiche. La documentazione dellaccordo deve prevedere i
tempi, le competenze e i poteri dellorgano responsabile della gestione fnanziaria e
professionale del Progetto.
essi possono avere per oggetto:
attivit didattiche, di ricerca e di sperimentazione, previa approvazione dal
Consiglio distituto e dal Collegio dei docenti, ognuno per le sue competenze;
attivit di formazione e aggiornamento del personale scolastico, anche in questo
caso previa approvazione degli organi collegiali;
attivit amministrativa e contabile;
acquisto di beni e servizi;
scambio temporaneo di docenti previa adesione del docente impegnato. Gli organici
funzionali, in tal caso, potevano essere defniti in modo tale da consentire lutilizza-
zione di personale competente per compiti organizzativi e di gestione dei laboratori;
organizzazione di laboratori territoriali per attivit didattica e sperimentazione,
una pi effcace circolazione delle informazioni, la formazione del personale sco-
lastico, lorientamento scolastico e professionale;
altre attivit coerenti con le fnalit dellofferta formativa.
Parte prima Evoluzione del diritto scolastico 52
Le istituzioni scolastiche, inoltre, possono stipulare convenzioni con universit, con
istituzioni, con enti, con agenzie, con associazioni il cui contributo ritenuto coerente
con il Piano dellofferta formativa.
infne le scuole possono aderire, anche in rete, a Consorzi pubblici e privati allo scopo
di acquisire beni e servizi ritenuti utili.
Questionario
1. Quale requisito devono rispettare le scuole per ottenere il riconoscimento della
personalit giuridica? (par. 1)
2. di quale principio costituisce esplicazione lautonomia didattica? (par. 1)
3. Come si compone il fnanziamento statale alle scuole? Quali esigenze soddisfa?
(par. 2)
4. Quali sono i principi cardine della gestione contabile delle istituzioni scolastiche?
(par. 2)
5. elenca alcuni degli ambiti in cui possibile per le istituzioni scolastiche adottare
forme di fessibilit. (par. 3)
6. Cosa si intende per curricolo? Come cambiata la sua defnizione nelle riforme
pi recenti? (par. 3)
7. Lautonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche si esplica liberamente
anche rispetto al numero dei giorni dedicati allattivit didattica? (par. 4)
8. in cosa consiste lautonomia funzionale delle scuole e a quali aspetti relativa?
(par. 6)
9. Quali sono le attivit oggetto degli accordi di rete stipulati tra le scuole? (par. 7)