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Lantropologia del teatro e il teatro della cultura

cap. 25
Conviene innanzitutto spiegare cosa si nasconde dietro, ma soprattutto dentro questo titolo, che
sembra un gioco di parole ma invece un gioco di specchi: lo specchio del teatro e quello
dellantropologia, due visioni dellalterit e due versioni dellidentit culturale.
Il Teatro del ondo! o il ondo come Teatro! sono vecchie immagini che non suggestionano
pi". #ppure non si sono consumate, ma al contrario si sono precisate. $a tempo il problema non sta
pi" nel rapporto %ra &ociet e Teatro, ma in quello %ra Teatro e Cultura, e viceversa. $a tempo
dunque la questione politica e sociologica del rapporto %ra %inzione e realt diventata una
competenza e unurgenza antropologica. # sempre pi" lantropologia culturale a %ornire ed
esplorare le nuove teorie drammaturgiche! con cui si analizza e si spiega la condizione umana e la
vita sociale' anzi, per mezzo delle quali si penetra %inalmente nel sottile scarto che divide e
con%onde la &ociet e la Cultura, la struttura sociale e la rappresentazione culturale.
(e vecchie analogie o meta%ore con cui si osservava la societ ) per lo pi" organiche o meccaniche
) sono man a mano diventate obsolete' non perch* ine%%icaci nella descrizione e interpretazione
oggettiva dei %atti e delle istituzioni sociali, ma perch* impotenti e addirittura elusive per ci+ che
riguarda la soggettivit sociale ovvero la mentalit collettiva: in una %ormula sintetica, quellinsieme
delle rappresentazioni mentali socialmente elaborate e condivise che appunto la Cultura, e che non
conviene pi" considerare dipendente! dalla &ociet ma invece valorizzare come interagente! con
essa.
1. Lanalogia drammaturgica
C nelle scienze sociali degli ultimi decenni un costante ricorso alla meta%ora drammaturgica! da
parte di sociologi e antropologi di indubbia importanza: una meta%ora! che si con%igura come
unaggiunta importante sia sul piano euristico che interpretativo, e che sembra dettare una via di
ricerca e di ri%lessione ormai ineludibile .
$a #dmund (each a #rving ,o%%man da -ictor Turner a Cli%%ord ,eertz .per %are i nomi principali,
senza trascurare di aggiungere ,ood/ e Turnbull o per%ino 0loo1hon2 c una corrente! nelle
scienze sociali che sottolinea come il $ramma o il Teatro o la 3appresentazione ) ma in%ine la
dialettica %ra la %inzione e la convenzione ) si %a strumento di valutazione e comprensione
dellinterazione %ra cultura e societ. 4on importa in questa sede ricapitolare nei dettagli il percorso
o il discorso di questi scienziati sociali. Chi volesse, pu+ ri%arsi a un Intermezzo sulla %inzione:
accenni a unantropologia del 5come se che sta in un bel libro di 6rancesco 3emotti di qualche
anno %a , e che ripercorre da 0ant a ,eertz la necessit e in%ine la verit antropologica della
analogia drammaturgica della vita sociale!.
&i chiede 3emotti: (a societ la somma degli individui7 (a societ una struttura autonoma e
unitaria indipendente dalle azioni degli individui7!. # risponde: #ssa piuttosto una via di mezzo,
espressa molto bene dalla %ormula del 5come se: non , ma come se lo %osse!. # conviene ancora
precisare che si tratta di una via di mezzo! non nel senso del compromesso, ma in quello della
%inzione8convenzione, per cui come se %osse luna e laltra cosa. # intanto non propriamente
nessuna delle due.
Come si vede, questa una analogia! ) tra societ e teatro ) che va molto al di l della nota e
per%ino abusata meta%ora! della -ita quotidiana come rappresentazione di #r9in ,o%%mann. Il
sociologo canadese aveva dichiaratamente usato il teatro e la sua recitazione dei ruoli come una
impalcatura! utile per registrare e analizzare i comportamenti quotidiani e le relazioni sociali'
subito dopo per+, quei ruoli teatrali ritornano per cos: dire nella 3ealt e si distaccano dalla
6inzione, cio da quel 5come se che li ha resi utili allanalisi dei ruoli sociali. ,o%%mann sembra
cio prendere a prestito! il teatro e applicarlo o disattivarlo solo in %unzione dei suoi lavori
sociologici in corso!. $allaltra invece, questa nuova veste e sostanza analogica! di cui parla il
libro di 3emotti, supera di gran lunga luso meta%orico del teatro! da parte dei sociologi .come
prima e ieri dei %iloso%i e dei politici di sempre2: qui non si tratta pi" di meta%ore meccaniche o
organiche utili per studiare la vita sociale, ma del 5come se 8 cio della %inzione e della
convenzione 8 come essenza sostanziale e non veste super%iciale del comportamento umano e delle
istituzioni sociali.
(a conclusione e insieme il %ondamento di questo nuovo sguardo teatrale! sul sociale si trova nella
proposta di ;ntropologia interpretativa di Cli%%ord ,eertz: (a societ sempre meno rappresentata
come un meccanismo elaborato o come un quasi8organismo e sempre pi" come un gioco serio, una
rappresentazione teatrale o un testo comportamentale! . Il %atto che ) secondo ,eertz ) la cultura
%atta di abiti e costumi che gli uomini indossano per recitare la loro vita, e dietro questa recitazione
e dopo questa recitazione non c una diversa situazione, una realt o una verit sottesa o nascosta:
si pu+ cambiare parte, stile di recitazione, dramma da recitare, ma gli uomini ) come osserv+
&ha1espeare stesso ) stanno sempre recitando! . 4on ) dice ,eertz ) una mera questione di vesti
e di apparenza, di scenari e di maschere!: invece una questione che concerne direttamente
lessenza delluomo! .
#ssenza e apparenza %inalmente coincidono, se vero che luomo gi in ci+ che appare in
super%icie, e se vero che anche nelle pi" intime pro%ondit ritroviamo %inzioni o 8 come conclude
,eertz 8 costruzioni pi" o meno illusorie, un variegato e sempre ambiguo come se! .
; partire di qui, la relazione %ra le discipline della ;ntropologia e del Teatro diventa obbligata ed
e%%icace. Tanto da stimolare le curiosit e i tentativi di cominciare a studiare il teatro come
minuscola ma concreta %abbrica di rappresentazioni! ovvero come microscopico doppio della
cultura!. <uesto approccio insieme %enomenologico e concettuale, da un lato porta a considerare il
Teatro .le sue pratiche e teorie2 come autonomo campo di indagine antropologica, mentre dallaltra
sospende de%initivamente il %acile gioco meta%orico e lo tras%orma in un di%%icile rapporto di
scambio tra una scienza .lantropologia2 e unarte .il teatro2: o per meglio dire, tra una scienza che
in %ondo somiglia ad unarte e unarte che ha necessit di darsi una base scienti%ica.
In sintesi e in con%usione estrema!, tra unantropologia che vuole ormai svilupparsi come studio
speci%ico della vita della cultura .sia pure nel quadro della vita sociale2 e un Teatro che ha
cominciato a concepirsi come spedizione antropologica! allinterno della societ ed ha %inito per
%ondare una sua propria antropologia.
Come si sa, la scienza del teatro! che ieri riempiva trattati di poetica oggi sempre pi" spesso
prende il nome e il metodo dellantropologia' e non parlo soltanto di #ugenio =arba e >erz/
,roto9s1i e 3ichard &chechner e delle loro strutturate proposizioni, ma anche delle incursioni e
invenzioni di molti altri teatri e teatranti, alla ricerca di un senso e di uno spazio culturale sempre
pi" autonomo dal contesto sociale di appartenenza. 4essuno di loro certo vuol dire che il teatro non
sia espressione della societ, ma ognuno cerca di sottolineare la relativa sospensione e lillusoria
libert dellarte scenica, della %inzione! degli attori ma anche della convenzione! con gli
spettatori.
2. Due equivoci e unequazione
?na nuova ;ntropologia del teatro! ) quella di cui mi occupo e mi preoccupo da anni ) pu+
situarsi e deve immergersi, a mio avviso, in questo scambio!, abbandonando la competizione
davvero accademica su quale disciplina sia oggetto di studio o miniera di metodo dellaltra. In
de%initiva, scienza! del teatro e arte! dellantropologia possono %are ricerche e ri%lessioni diverse
sullo stesso campo o %enomeno, quello della cultura in vita! ovvero della vita della cultura!.
In e%%etti ) a guardar bene ) i nuovi terreni dell;ntropologia dellesperienza, dellazione, della
per%ormance .come anche quelli pi" tradizionali ma non troppo sondati delle tecniche del corpo!2
si possono sviluppare soltanto se il laboratorio del teatro! partecipa al lavoro dellantropologo'
cos: come ) dallaltra ) il patrimonio delle ricerche antropologiche diventa strumento e alimento
della teoria e della pratica teatrale. 4on si tratta pi" allora di appro%ondire o rinnovare le teorie
drammaturgiche sulla cultura e la societ, ma pi" semplicemente di lasciare che il teatro e
lantropologia vengano operativamente e teoricamente a contatto, una volta superate le di%%idenze e
le de%inizioni tradizionali!.
Ci sono due stereotipi, o %orse addirittura due equivoci, circa la de%inizione e la %unzione
dellantropologia e del teatro' una scienza che studia i popoli primitivi e le tradizioni popolari!, e
unarte della rappresentazione drammatica in cui attori interpretano dei personaggi e raccontano
delle storie!. &i tratta in realt di due concezioni ancora correnti, e per certi versi anche coerenti. #
in%atti innegabile che la storia del teatro quella dei suoi testi e spettacoli, cos: come quella
dellantropologia %atta di viaggi e ricerche verso i popoli altri e lontani. a queste storie, che
hanno certo lasciato il segno, non sono pi" in grado di rilanciare il senso o di indicare le prospettive
della scienza antropologica e dellarte teatrale.
@ggi ) come si sa ) ci sono spettacoli teatrali senza testi drammatici e per%ino senza personaggi o
storie da raccontare .e al limite anche teatri senza spettacolo!2 , mentre dallaltra da molto tempo
che lantropologia ha perso di vista e ha perso la possibilit di incontrare e studiare le comunit
tradizionali e i popoli primitivi. (a messa in crisi o la relativa scomparsa del loro tradizionale
oggetto!, hanno messo sia il Teatro che l;ntropologia davanti a una ri%lessione di merito e una
ride%inizione di metodo. In entrambe le discipline dunque, si arrivati a una sorta di cortocircuito
che ha ra%%orzato lautonomia del loro senso! anche dispetto delle %unzioni! %in qui espletate eAo
attribuite.
(e scienze! o le arti! del teatro e dellantropologia ) almeno in parte, ed la parte pi" avanzata )
si sono ricoverate nel proprio processo: hanno coniugato lattivit di ricerca con latto ri%lessivo che
le anima e le motiva, hanno interrogato e liberato la propria autonomia e la propria di%%erenza .il
proprio testo!, si pu+ dire2, rispetto a un contesto! che le s%rutta e le emargina nello stesso tempo.
;ttualmente, il mondo e il modo dello spettacolo per quanto riguarda il teatro, e il campo e la
%unzione assegnati alle scienze umane e sociali per quanto riguarda lantropologia, sono in%atti
contesti! nei quali le due discipline diventano minori e scomode, rischiando di diluirsi e ridursi in
aggettivi ) teatrale e antropologico ) che sono %requenti e utili ingredienti a disposizione di altre
proposizioni artistico8spettacolari e di altre impostazioni euristico8scienti%iche, pi" attive e
decisamente pi" %unzionali nellattuale sistema culturale.
Bo tentato di %are unequazione %ra Teatro e ;ntropologia , allo scopo di trovare dei corridoi e delle
zone di contatto o di con%usione utili allantropologo .ognuno lavora per s* e per la propria
disciplina2, avvertendo che unanaloga crisi di %unzione! li aveva colpiti e che unanaloga %unzione
critica poteva invece riscattare il loro senso!.
3. Lantropologia una strana scienza
<ual oggi lo speci%ico dellantropologia, e perch* non potrebbe o non dovrebbe continuare a
dissolversi come aggettivo dentro le altre discipline7 <uale ricerca o ri%lessione non pu+ essere %atta
dagli storici, sociologi, psicologi sociali, semiologi, %iloso%i, ma invece di pertinenza e di
competenza per cos: dire esclusiva degli antropologi7
4on si tratta di tesaurizzare il patrimonio dei metodi e dei risultati della scienza e della storia
dellantropologia, visto che la sua valorizzazione consiste ) ed consistita ) nella
antropologizzazione! delle altre discipline. ;d esempio, i sociologi hanno %atto proprio il metodo
dellosservazione partecipante, gli storici hanno creato in proprio lantropologia storica e in%ine gli
stessi studiosi e uomini di teatro ) come si detto ) hanno elaborato in pi" %orme le loro
antropologie teatrali!.
4o, lo speci%ico dell;ntropologia culturale pi" radicale e insieme pi" intimo. &ta nella sua
tentazione di immersione nellalterit, ovvero ) come suggerisce Claude (evi8&trauss in uno strano
documento istituzionale che negli anni Cinquanta l?nesco gli aveva commissionato ) sta
nellambizione di costituirsi come la scienza dellosservato!.
-erso questo punto di arrivo! si misurano e si muovono quelle missioni dellantropologia! )
come le chiama sempre (evi8&trauss ) che danno lorientamento al suo metodo. etodo! che,
lungi dallessere strutturato come una ricetta che ripete le sue regole e attua le sue veri%iche, deve
essere ogni volta ride%inito a seconda delloggetto studiato e sulle esigenze del soggetto incontrato:
poich* lantropologia una strana scienza, che intende svilupparsi come incontro! %ra due soggetti,
e che dunque non pu+ e non deve ridursi allo schema che oppone losservatore allosservato, ma
appunto ambisce alla rivoluzione di questo rapporto.
# le missioni dellantropologia sono C. (obiettivit D. (a totalit E. Il signi%icato. In breve e
illuminante sintesi, (evi8&trauss ci spiega che lobbiettivit non losservazione obbiettiva dei %atti
e uomini osservati, ma la missione di elevarsi oltre i valori e il modo di pensare della societ e
cultura dellosservatore .una obiettivit critica, verso se stessi, che disattivi per quanto possibile
non solo gli atteggiamenti etnocentrici, ma la stessa logica della cosiddetta scienza positiva, per
inaugurare una scienza che proceda in negativo2' che la totalit si deve concepire come
sottolineatura dellorganicit che unisce tutti gli aspetti di una societ e cultura, in modo che di ogni
mani%estazione si possa e si debba rintracciare il legame o il riepilogo delle altre %orme sociali e
aspetti culturali .la totalit di un organismo vivente, i rapporti da rintracciare dovranno in tendenza
somigliare a quelli appunti vitali! che collegano i vari organi di un corpo2' che il signi%icato o il
senso va cercato e de%inito invece in positivo!, rintracciando nelle societ e culture altre, appunto il
signi%icato ;ltro che va misurato secondo un criterio di autenticit!.
# autenticit, nel linguaggio e nella tradizione antropologica, corrisponde alle relazioni autentiche
ovvero alle relazioni personali dirette, al tessuto ancora una volta organico che si esprime in modo
evidente ) e cio acquista peso e diventa valore ) nelle societ semplici o tradizionali, nelle
societAcomunit dove questi due termini si accostano diventando quasi sinonimi.
<uando poi si passa allo studio delle nostre societ complesse, il primo compito dellantropologia
sar quello di sottolineare e di interpretare i livelli di autenticit! ancora visibili e %unzionanti2.
;lla missione del &igni%icato si associa quindi il criterio dellautenticit delle relazioni, ma anche il
metro e il metodo dell;lterit.
In conclusione allora, lo speci%ico dellantropologia quello di studiare laltro diventando scienza
dellaltro. &e poi questa ambizione impossibile o pericolosa .pensiamo alla manipolazione
inevitabile e anche ai rapporti %unzionali che lantropologia ha avuto ed ha ancora nella dinamica di
potere sullaltro e di conquista dellaltro2, rimane il %atto che in ogni ricerca sul campo e per ogni
interpretazione o ri%lessione, lantropologo dovr obbedire allimperativo metodologico di %ar
passare ogni osservazione soggettiva e ogni descrizione oggettiva per un punto o un soggetto ;ltro.
<uando poi, dallo studio delle societ e culture altre, lantropologo passa allosservazione
partecipante di aspetti e soggetti della propria societ e cultura, dovr necessariamente alterizzarli, e
non di oggettualizzarli come %a la sociologia .che, secondo (evi8&trauss, appunto scienza
dellosservatore!2.
4. La funzione critica e il senso dellalterit
Il mezzo e il %ine della ricerca antropologica dunque essenzialmente e irrimediabilmente critico. &i
comincia da un disagio .ricorda spesso (*vi8&trauss2 e quindi con un viaggio, da cui si ritorna con il
regalo di una critica, di una comparazione e in%ine di una apertura che si riversa dentro ) ma anche
contro ) la societ e la cultura di appartenenza.
(antropologo non la nega e nemmeno la s%ida la sua appartenenza!. &oltanto la relativizza,
cercando di spezzarne la logica autore%erenziale e di evidenziare il peccato! inguaribile
delletnocentrismo .peccato che, tra parentesi, non riprovevole sul piano etico, ma pericoloso sul
piano conoscitivo2.
a questi sono problemi, anzi temi interni alla disciplina. Fer quanto concerne i processi visibili e i
risultati attendibili della sua ricerca, ogni re%erente e committente ne %ar luso che vuole o che pu+.
# per+ occorre essere consapevoli che la ricerca antropologica non persegue lobiettivo della
soluzione di un problema ma dellapertura di un tema: non serve a con%ortare ma a relativizzare le
scelte %atte e le decisioni prese, innescando una logica ri%lessiva costante, una so%%erente ma anche
esaltante messa in discussione del 4oi .e per%ino della scienza antropologica stessa2.
4ellattuale clima propositivo e decisionista, nellattuale quadro di una globalizzazione che si
pre%erisce trion%ante e omologante .e non problematica2, ben si comprende come le committenze e
le attenzioni verso la ricerca antropologica si siano ridotte. (a crisi! attuale delle indagini
antropologiche si deve proprio al loro inevitabile apporto critico: ogni ricerca in%ine comporta la
visualizzazione di una complessit e di una con%littualit non %unzionale alla governance! sociale e
culturale, e %inalmente un ridimensionamento e%%ettivo della societ e cultura di appartenenza o di
committenza.
(Gantropologo deve vedere la cosa da un altro punto di vista, anzi dal punto di vista dellG;ltro che
pi" %orte e che la %onte determinante dellIo.
(a questione dellidentit ) oggi tanto attesa e contesa ) il cuore dello studio antropologico, ma
non il cervello. # lalterit che ci aiuta a de%inirci, e che al contempo limita e minaccia,
ridimensiona e cancella la nostra stessa de%inizione.
&embra un trattato dellattore, sembra di trattare temi e problemi dellarte scenica.
# in e%%etti, lattrazione antropologica verso lattore teatrale nasce %orse per compensare la
distrazione verso un attore sociale! che si sta tras%ormando in mero agente di una
rappresentazione della vita quotidiana! che lo domina e lo trascende.
4ella situazione di routine e nella condizione di massa, lattore sociale non sembra a%%atto
consapevole della %inzione o cosciente della convenzione che costitutiva della sua cultura, di ogni
cultura. &empre pi" interessante come oggetto! di studio sociologico, lattore sociale non si presta
%acilmente a diventare soggetto! di incontro antropologico. 4on pi" disposto alla critica
obbiettiva!, cosciente della totalit organica! o aperto alla relazione autentica!, come invece
necessariamente quellattore teatrale che si dispone su una scena minuscola ma autonoma, dove
ripercorre e rigenera larti%icio della %inzione e la dinamica della convenzione del come se!.
6orse ) tanto per esagerare con lapologia dellantropologia del teatro ) non c oltre il Teatro
unaltra migliore scena dellalterit! su cui e con cui misurarsi da osservatore partecipante!. #
paradossalmente non si d unalterit altrettanto vera come quella %inta, cio costruita e indossata
dallattore di teatro. ,li uomini stanno sempre recitando!, non a caso unosservazione di
&ha1espeare prima di essere una citazione di ,eertz.
Il %atto che il teatro il gioco e larte che ) prima ancora di prodursi come spettacolo del
congiuntivo, della in%inita possibilit del 5come se ) ripete e allena quellatto ri%lessivo che genera
o appena rivela il nostro sdoppiamento. (a versione e lazione ri%lessiva di qualunque verbo ) come
si sa ) comporta la divisione del soggetto e quindi la primitiva sperimentazione dellincontro %ra me
e laltro me stesso, che %a da ponte e da %abbrica della cultura umana.
# questa la sorgente dellalterit intima o essenziale, ultima in ordine di spazio e prima in ordine di
tempo, nella classi%icazione che ci propone arc ;ug* : dallalterit esotica a quella etnica a quella
sociale a quella intima si snoda anche il viaggio .di ritorno72 della scienza antropologica. $avanti
alla progressiva acculturazione e globalizzazione che vede sbiadire le alterit sociali ed etniche ed
esotiche, lantropologia pu+ riscoprire la sua vocazione di penetrare nelle zone intime della
coscienza e della conoscenza .
5. l teatro della cultura
Tornando per+ in super%icie ) ovvero tornando allosservazione partecipante di quella societ
globale dei consumi! e dello spettacolo! a cui tutti si appartiene ) lantropologo si trova in una
scena diversa, dove gli attori sociali! ) con%usi dalla scomparsa e insieme dalla minaccia dellaltro
) sembrano concentrarsi nella di%esa a%%annosa di una loro reale o illusoria identit. #, anche a
questo %ine, hanno convertito e in%ine ride%inito la stessa Cultura che ) a dispetto della rivoluzione
antropologica che lha precisata e generalizzata ) tornata a dividersi in alta! e bassa!, nostra! e
loro!, ma ancor prima si strati%icata nellimmenso mercato che costituisce lhabitat davvero
globale che si contiene e ci determina. # mentre in questo habitat la cultura si propone come
5colore aggiunto ad ogni bene e attivit disponibile, si dispone anche come 5settore speci%ico della
produzione e soprattutto del consumo.
In altri termini e ai nostri tempi, nelluso e nel senso comune, cultura non cessa di signi%icare
linsieme delle rappresentazioni mentali!, ma al contempo torna a indossare la maiuscola quando
si struttura come reparto delleconomia, della politica e in%ine della vita sociale.
&arebbe quasi un reato per un antropologo %ar passare questa accezione e organizzazione della
Cultura come servizio e come consumo' sarebbe un 5reato se lantropologo non %osse appunto un
antropologo, e dunque non avesse il compito di studiare la cultura e la societ in tutti i suoi aspetti e
mutazioni. # per+ si pu+ ben comprendere ) anche alla luce di quanto si cercato di spiegare circa
la situazione e lambizione della disciplina ) come sia di%%icile trovare il punto di osservazione e il
modo di partecipazione dellantropologia culturale verso e dentro questa Cultura istituzionalizzata
come %unzione politica e inquadrata dentro leconomia di mercato.
Tanto pi" quando ) davanti questa %unzione e dentro questo quadro ) laggettivo culturale! diventa
insieme generico e speci%ico, ma non pi" generale e specialistico.
4on ho trovato altra immagine o in%ine altra meta%ora per raccogliere linsieme delle attivit, dei
beni, degli spettacoli e dei servizi culturali!, se non quella di un teatro della cultura!.
Teatro, perch* appunto un luogo del vedere e un modo del %are cultura! in senso speci%ico,
istituzionalizzato e commercializzato.
!. "n #teatro allitaliana$
Intanto questo teatro! ci impone di considerare una caratteristica e una vocazione ) diremmo una
egemonia ) tutta italiana, che ha lasciato dei segni sul presente proprio perch* ha connotato molta
parte del nostro passato. 3icordiamo per inciso che, nella storia del teatro, il teatro allitaliana!
quello spazio barocco che celebra la sottomissione della scena alla sala, ma anche che ha supportato
la di%%usione e il successo del gusto, dello stile e in%ine delle opere italiane nel mondo.
#bbene, malgrado la progressiva decadenza, pur vero che ancora oggi ) magari in altri modi e
mode ) la presenza e la pregnanza di un teatro della cultura allitaliana! non sar irresistibile
allestero ma condiziona %ortemente il carattere nazionale e il mercato interno. &i vuol dire che ) in
quanto italiani ) ci sentiamo specialisti di cultura e di arte da sempre. # soprattutto, ci riconosciamo
caratterizzati da questa specialit!.
<uesto vuol dire che, nel considerare il panorama dei beni e delle attivit culturali ) della Cultura
maiuscola, cos: come labbiamo de%inita ) noi italiani non possiamo prescindere da una storia %atta
di cultura, anzi da una mancanza di storia politica compensata da una abbondanza di politica
culturale.
In una conversazione tra ,o%%redo 6o%i e ario onicelli, il vecchio regista %a una comparazione
tra lItalia che non esiste! e gli altri stati europei, solidi e basati storicamente su una potenza
militare .6rancia, Inghilterra, ,ermania, @landaH2. (Italia era uno zero ) dice ) non aveva un
esercito. # stata occupata da tutti, era divisa in staterelli. # conclude: (Italia era solo
unespressione geogra%ica, ma aveva unidentit altrettanto visibile di quella della 6rancia o
dellInghilterra solo attraverso la cultura. (a nostra cultura %aceva aggio su tutto, e secondo me
questa cosa bisognerebbe saperla, bisognerebbe rivendicarla. &ono state la musica, la pittura, la
scultura, larchitettura a %are lItalia. (Italia esisteva per questo ed era Italia, come la 6rancia con
4apoleone e lInghilterra con #lisabetta e la sua %lotta. (a loro identit era di carattere
sopra%%attorio, quella dellItalia no, lItalia aveva inventato lopera bu%%a, il teatro, tutto.
<uando abbiamo cercato di %are uno stato anche noi, ecco che se sbragato tuttoH I grandi spiriti,
scultori, pittori, scienziati, non sono nati come politici. &ono i politici che hanno %allito tutto,
cialtroni, qualunquisti, arra%%atori e basta, a cominciare dai piemontesi! .
# si potrebbe, anzi si dovrebbe continuare. ,iacch* ha ragione onicelli, da noi la cultura tutto,
stata tutto ed stata viva: il motore di attivit e sostegno pressoch* unico della identit nazionale .se
vero, come vero, che le stesse grandi di%%erenze regionali hanno paradossalmente sempre
alimentato una unit culturale della nazione!2. Fossiamo aggiungere e dobbiamo aggiungere la
presenza e limportanza della Chiesa, per secoli il pi" potente centro internazionale di produzione e
di di%%usione culturale: va da s* che linterazione e la contraddizione %ra la chiesa e lidentit
culturale italiana un %enomeno di primaria importanza, anche se di proibitiva valutazione )
almeno in questa sede.
=asta per+ quanto detto a sostenere che il teatro della cultura allitaliana! non solo una boutade
ma unimmagine sostenibile e utile, non solo per le sue condizionanti radici storiche ma anche per i
pi" e%%imeri rami che prolungano e rilanciano la peculiarit del &ettore Cultura! nellItalia del
presente.
Fer%ino la stereotipia pi" sbrigativa e malevola ) spesso condivisa come gloria anzich* subita come
stigma dallitaliano medio ) illustra la nostra identit non solo con le immagini del ma%ioso,
pizzaiolo e latin lo9er, ma anche con le virt"! del bel canto, del buon gusto, del senso del teatro, e
in%ine ci riconosce quella vocazione allarte e inclinazione alla cultura di cui tutti si %in troppo
orgogliosi e invero poco dotati.
(a supponenza non ra%%orza in%atti la competenza, e il nostro teatro della cultura! attualmente pi"
ingombro di reperti che di progetti. &ul piano organizzativo eAo politico sono %in troppo note le
carenze e le disattenzioni allitaliana! in quella Cultura che invece ) negli altri stati europei e
occidentali ) ritenuta degna di grandi investimenti e suscettibile di nuovi incrementi.
a pi" delle disattenzioni valgono le progressive mutazioni. In Italia ) passata da consumo a
servizio, e da servizio a risorsa ) la Cultura ormai sempre pi" il monumento immobile di se stessa:
una sorta di giacimento culturale ereditato sul quale si pensa di poter vivere di rendita, senza
nemmeno dedicare troppo tempo e denaro al suo mantenimento e restauro.
algrado i proclami politici e le retoriche accademiche, i numeri e i soldi parlano chiaro: nemmeno
lequazione sbrigativa e pericolosa %ra Cultura e Turismo sembra essere perseguita con convinzione
ed e%%icacia. 4on solo non aggiornata n* competitiva nelle %orme, ma soprattutto non curata o
pensata nei contenuti: non c cultura nella vendita della Cultura.
?n mare di animatori, operatori, assessori, sembrano %are pi" pubblicit che commercio, e nei casi
migliori pi" commercio che produzione. # poco studio, e nessuna ricerca.
&e questo sintetico giudizio pu+ parere eccessivo, innegabile linsistenza di un atteggiamento
tanto super%iciale quanto mercantile, peraltro condiviso da tutti e dunque %acente parte davvero della
nostra attuale cultura. (individuazione della Cultura settoriale e maiuscola induce del resto di per
s* ) in un paese ricco! come il nostro ) a valorizzare il patrimonio storico anzich* investire sulla
nuova creativit' e di conseguenza, a privilegiare la vendita rispetto alla %abbrica, a incentivare la
visita invece di sviluppare una pi" intensa relazione.
(a messe di eventi e di %estival e di mani%estazioni con cui si riempie il territorio e il calendario di
ogni citt e regione, non tragga in inganno, perch* in realt non si genera cultura .nessuna creazione
che conti o relazione che duri2, ma in barba alla ricerca di contenuti e allinvenzione di %orme, in
realt si moltiplicano soltanto contenitori!, %unzionali al consumo culturale e al suo spettacolo .che
poi la stessa cosa2.
Circa lo spettacolo vero e proprio poi ) che sia teatro o cinema o musica o sport... ) la
programmazione conta pi" della produzione, e comunque sia la prima legge tacita che orienta tutte
le amministrazioni della Cultura dice e ripete che vale pi" il =ene che l;ttivit culturale!.
-engono cio prima le mostre dei concerti, prima le rovine e poi le relazioni, prima le %otogra%ie dei
monumenti e poi, semmai, il cinema dei mutamenti...
# passata da un pezzo la stagione delle%%imero e della socialit' adesso il binomio maiuscolo e
muscolare Cultura8Turismo si concentra sempre pi" sul =ene, come si vede anche dallincremento
di un mercato interno di turisti in%ine di se stessi, di italiani sempre in gita scolastica %ino
alluniversit della terza et, tutti perennemente a spasso in mezzo alla ricchezza statica e alla %atica
gi %atta della Cultura ereditata dalla &toria.
&e questa la politica altra cosa leconomia. 4on si vuole cio ignorare il ade in Ital/!, il
settore trainante dellindustria dove si ricoverata la creativit allitaliana!. &i deve anzi ricordare
come anche questa dellarte e dellartigianato sia una tradizione antica e gloriosa, e riconoscere che,
in altri modi e per altre mode, prosegue davvero con maggiore coerenza il suo corso. a la sua
ricaduta nel settore Cultura appena di contorno o di complemento. ;ggiunge abbigliamenti e
alimenti allo%%erta turistica e, per suo tramite, si associa alla politica culturale dei territori pi"
vivaci e degli assessori pi" moderni. Talvolta d titolo a intere mani%estazioni e talaltra %a solo da
condimento %estivo o %ieristico a iniziative pi" rigorosamente culturali!. In de%initiva colora di
modernit uno shopping altrimenti tutto %ol1lorico o archeologico, mentre imprime il suo marchio
italian st/le! alla vacanza breve o alla visita lunga del commesso, pardon del turista viaggiatore.
&u quel piano, che poi il piano dellarte e della sua industria, non si danno politiche culturali che
stimolino o ra%%inino la creativit: la cultura ha una sua economia ma nelleconomia vera e propria
la Cultura non centra. Fer il ade in Ital/ ) che in estensione va dagli stilisti pi" autorevoli agli
artigiani locali, dagli che% pi" rinomati alla sagra della salsiccia ) si lascia %are al ercato, davanti
alla cui maiuscola ogni altra maiuscola deve cedere il passo.
%. ndustria della cultura o della coscienza
(eccessiva dinamica spicciola e localistica in cui si concentra e si %rammenta lamministrazione
della Cultura non dipende soltanto dalla %orte vocazione al particulare ma anche dalla debole
partecipazione della politica culturale! alla pi" generale dimensione del mercato e dellindustria
culturale.
# come se si trattasse di due diverse situazioni e di due distanti amministrazioni. 4on cos: in altri
grandi paesi, dove la %abbrica e la vendita e in%ine il governo! della propria! Cultura appare
integro e integrato, malgrado le in%inite e minime derive in cui si scompone e si disperde questa
attivit inde%inita e inde%inibile. <ui da noi c una separazione per%ino ideologica %ra i settori e i
reparti del mercatino e del teatrino culturale! e le istituzioni della scuola e della ricerca, le
industrie e i mercati dellin%ormazione, gli imperi e gli a%%ari delle telecomunicazioni eccetera. #
non per+ detto che questa separazione sia sbagliata o impotente, perch anzi pu+ diventare una
e%%icace autonomia!.
Certo che quando si parla di attivit e beni culturali e della loro gestione e quindi si scende nei
dettagli delle iniziative speci%iche con cui si riempie e per cos: dire si anima! la vita culturale di
ogni citt e regione, ci si immerge in una dimensione divisa e distante dalla grandi istituzioni e dai
potenti strumenti che %anno cultura! per tutti e per davvero. # per+ uno sguardo e un ri%erimento a
quella Industria culturale che nella sua globalit allorigine di una terza rivoluzione industriale!
obbligatorio. In %ondo, si pu+ dire .o ci si dovrebbe ricordare2, che verso e contro di quella
Industria e il suo grande ercato che si ritagliano spazi e modi ancora interattivi e relazionali,
quando si scende ai livelli speci%ici e spiccioli della politica culturale attiva nei territori. In %ondo si
deve anche ricordare .e ci si deve dire2 che nessuno ) e tanto meno gli operatori e gli insegnanti, gli
intellettuali e gli artisti che si impegnano in cultura! ) collocato al di %uori di quellIndustria e di
quel ercato che produce, tras%orma, dirige sia il breve settore della Cultura maiuscola che il
grande cerchio di quella minuscola che poi la cultura antropologicamente de%inita.
a in%ine, Industria e ercato della Cultura sono termini propri7 @ come molti sostengono )
malgrado la vistosa macchina produttiva e distributiva di merci culturali! ) non sono nemmeno
corrette meta%ore di una tras%ormazione della cultura! che non pu+ adeguarsi n* adagiarsi su
vocaboli e concetti rubati al linguaggio e alla dimensione delleconomia7
Bans agnus #nzensberger %ra quelli che dichiarano sbagliato ma soprattutto comodo il
travestimento da industria della cultura! di quella che era ed un %enomeno diverso, de%inibile
semmai come industria della coscienza! . In un suo breve saggio scrive che %inora ci si tratti
dimpaccio con il termine Industria culturale, ma questo, oltre ad essere pro%ondamente inadeguato,
%rutto di unillusione ottica!, che tra laltro permette a molti intellettuali di non occuparsene e di
non preoccuparsene: %inalmente Industria e ercato sono dimensioni cos: importanti e potenti che,
%ra vantaggi e inevitabilit, conviene assumerle e assolverle nello stesso tempo.
a invece no ) conclude #nzensberger ) non si tratta di unindustria che produce cultura, perch*
poi non si tratta a%%atto di unindustria che produce: produrre non le interessa: la preoccupa
soltanto la mediazione derivata, secondaria e terziaria, del prodotto, la sua lenta instillazione...!.
Il suo travestimento in Industria culturale non che uno dei mezzi per %arla apparire innocua e per
nascondere le conseguenze ) appunto culturali ) del suo operato .
(industria della coscienza dunque non produce, ma induce. ;ssolve compiti di mediazione,
induzione, instillazione: per davvero un grande teatro della cultura!. ?n teatro che ) nella realt
) assume davvero la %orma e il %unzionamento di un mercato, che intanto ha cessato di essere
meta%ora ed diventato il luogo della vita sociale e il modo della vita culturale di tutti e di ciascuno.
?n non8luogo ad essere precisi e un non8modo ad essere pignoli. Foich* ) mutuando il concetto da
arc ;ug* ) di identitario, storico, relazionale, in una parola di antropologico!, quel luogo e quel
modo non hanno pi" nulla.
# per+, nellera della globalizzazione, un panorama onnicomprensivo e una modalit onnipresente
che istruisce! tutti su tutto, a prescindere da quanto o da come ci si pu+ muovere dentro o contro.
a certo che non si pu+ scappare da un Teatro o da un ercato cos: inteso.
# intanto non lo si pu+ nemmeno visualizzare, visto che ci contiene.
@ %orse lo si pu+ visualizzare soltanto da antropologi, prendendo a prestito il punto di vista di una
cultura altra, residuale o virtuale che sia. @ ancora ) se vero che sono sempre pi" inconsistenti e
ine%%icaci le alterit esotiche, etniche e sociali ) lo si pu+ individuare ricoverandosi nellalterit
intima o essenziale, recuperando lo spazio e il modo di una verticalit! che sola pu+ inserirsi e
insieme disobbedire alla piatta%orma orizzontale della globalizzazione.
Fer dirla in parole povere e per %are esempi concreti, si tratta di esplorare e utilizzare le tradizionali
riserve! della ricerca e della ri%lessione antropologica, gli ambiti e gli abiti verticali! dellarte,
religione, magia, %ollia... ; cominciare dallarte: non perch 5laica ma perch* 5%inta, e dunque
cosciente dei suoi limiti ma anche ostinata nei suoi doveri di indagine e invenzione dell;ltro.
# %ra le arti, a cominciare dal teatro, perch* lunica arte in cui il mezzo e il %ine luomo: il
corpo8mente! di un attore e la sua relazione diretta con lo spettatore.
&. l teatro nella 'ultura e nella sua politica
Il teatro .o dovremmo dire i teatri, perch* sempre al plurale andrebbero considerati2, conserva un
nucleo e una consistenza antropologica! irriducibile: qualcosa che impedisce non la sua
appartenenza, ma certo la sua con%ormit e %unzionalit alle leggi del mercato e ai linguaggi e
procedimenti dellindustria della cultura.
; di%%erenza degli altri generi di spettacolo contemporanei, il teatro spettacolo dal vivo!' il che
vuol dire che una %abbrica di processi anzich* di prodotti, che instaura delle relazioni %ra ;ttori e
&pettatori che si dividono la causa e le%%etto, lazione e la visione di una rappresentazione.
Il teatro si pu+ dunque autode%inire come una rappresentazione di %inzione nel contesto di una
relazione, oppure una relazione che si attiva in presenza di una rappresentazione di %inzione.
Il teatro al contempo 8 nel mercato e dal mercato 8 de%inito da pesanti condizioni di marginalit ma
anche da %elici riconoscimenti della sua di%%erenza!.
(a sua di%%erenza si basa su caratteristiche insieme residuali e innovative: la relazionalit la prima'
quindi lalterit che alimento e orientamento necessario e radicale per ogni sua e%%icace proposta
artistica e spettacolare' poi ancora lautenticit 5paradossale .nel senso che lespressione scenica, la
%inzione dichiarata ) come s detto ) pi" autentica e libera della recitazione dei ruoli sociali nella
vita quotidiana2' in%ine la sua gratuit che vuol dire insieme inutilit! e o%%erta! di un senso o
non8senso, che vale di pi" della %unzione sociale eventualmente e occasionalmente attribuita.
&intetizzato cos:, il teatro appare come un minuscolo ma presuntuoso anticorpo dellattuale e piatta
dinamica dellindustria e del mercato culturale . <ualcosa di trascurabile sul piano quantitativo, ma
di prezioso su quello qualitativo, per chi ha il compito o la vocazione di operare nel teatro o mercato
della Cultura. &u quel piano ) e per quel lavoro culturale! ) non conta per+ tanto la
programmazione e di%%usione degli spettacoli teatrali, quanto linvestimento e lo s%ruttamento della
cultura teatrale!, la sua potenzialit e le sue applicazioni nellintero settore! della Cultura e della
sua politica.
Il teatro e la sua cultura possono cio direttamente %ornire e indirettamente suggerire %orme e metodi
di un certo valore politico e di indubbia e%%icacia culturale.
?na politica culturale che voglia superare lo s%ruttamento delle nostre antiche miniere e maniere,
che quindi si proponga di produrre cultura e non solo di %arne mercato, dovrebbe innanzitutto
recuperare il contrasto se non la contraddizione %ra Cultura e Folitica: riaprire una dialettica %ra la
scena! dellarte e la sala! del pubblico, magari al posto dellasservimento compiacente o peggio
del %unzionariato dellintellettuale e dellartista organico .di rivoluzionaria memoria2.
Ispirarsi al modello e al metodo del teatro non serve a contestare il potere ma ) al contrario ) a
contrastare limpotenza di un sapere e di un saper %are! sempre pi" con%ormista e passivo, in un
epoca in cui la cultura di massa e la massa della cultura stanno diventando sinonimi. Fersino dunque
la sua minorit e il suo elitarismo hanno un senso, non ideologico ma pragmatico.
Il piccolo! teatro insegna a lavorare nel contatto diretto e per il vantaggio immediato, mentre la sua
grande cultura! indica operazioni e orientamenti davvero rivoluzionari.
?na prima rivoluzione che il teatro in grado di aiutarci a %are quella pedagogica .se non si
prende alla lettera questa missione2: ridare il giusto peso alleducazione invece che alla seduzione
.che hanno un signi%icato e un vettore contrario: verticale come larte la prima, e orizzontale come il
mercato la seconda2.
?na seconda rivoluzione invece ideologica .se per una volta si prende alla lettera questa
dimensione2: rimettere al posto giusto il tema e il problema dellalterit ) non banalizzata come
ingrediente da assimilare ma come mistero da inseguire inde%initamente. Il teatro ci insegna che
lalterit ha un nucleo assoluto e inesplicabile, poich* il sacro non solo religioso ma anche
estetico, e non deve necessariamente essere spiegato come %a la %ede ma pro%icuamente interrogato
come %a larte.
(e conseguenze o i corollari di queste rivoluzioni! sono notevoli: nella pratica del lavoro
culturale! riguardano la relazione al posto del consumo, la critica al posto del consenso, la variet
come ricerca e la libert come invenzione. # si potrebbe continuare ma rischieremmo di %are troppa
pubblicit al teatro, come se %osse la panacea, mentre invece ) per sua natura e per nostra %ortuna )
soltanto un placebo. a, come si sa, le%%etto terapeutico di un placebo ) dentro e contro il
mercato ) talvolta pari a quello di un anti8corpo.
&cendendo nel dettaglio e nel concreto delloperativit culturale, il modello! e la cultura! teatrale
pu+ quindi davvero suggerire comportamenti alternativi alle logiche culturali e commerciali
dellimperante e stagnante ercato o Teatro della Cultura!. Fer esempio, le iniziative culturali
dovrebbero comporsi non guardando al prodotto ma valorizzando il processo, rivendicare spazi ma
soprattutto reinventare modi in grado di contaminare la vita sociale con quelle qualit di
relazionalit, organicit, gratuit che il teatro contiene. Fer esempio, per%ino le %este, le gare, le %iere
e le sagre che ormai occupano tutto il calendario e il territorio di un immenso paese dei balocchi,
possono essere non solo aggiunte che umanizzano il supermercato globale, ma anche dimensioni
critiche che lo contrastano.
Certo, occorre progettarle bene o partorirle in modo di%%orme rispetto alla spettacolarit imperante'
in %ondo a guardar bene e a viverla davvero la teatralit il contrario di quella spettacolarit
mediatica e pubblicitaria verso la quale si proiettano e dentro la quale sperano di salvarsi tutte le
%orme minime e disperse di una attivit culturale caotica e in%estante, senza pi" una trama, una
storia, degli attori che abbiano o%%erte da dare e degli spettatori che abbiano domande da %are.
Il resto mercato!, concluderebbe un ;mleto di oggi, senza pi" dubbi. # quello gi c e %unziona
per suo conto. a non per il nostro tornaconto: questo ) in cultura e in arte ) dovrebbe essere chiaro
a tutti, anche a chi non studia lantropologia del teatro.
C bisogno di una disobbedienza, di una distanza, di una di%%erenza che ) con la stessa umilt ma
anche con lo stesso rigore di unarte della %inzione e di una relazione convenzionale ) sia autonoma
ed e%%icace in s* e per s*. 4on al %ine di cambiare il mondo ma di rinnovare incessantemente il
modo di pensare e di vivere.