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SCIENZE DELLANTICHIT

STORIA ARCHEOLOGIA ANTROPOLOGIA


15
(2009)
estratto
UNIVERSIT DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA
Edizioni Quasar di Severino Tognon srl
via Ajaccio 41-43 - 00198
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ISBN 978-88-7140-440-0
Finito di stampare nel mese di giugno 2010
presso la tipograa La Moderna - Roma
1. PREMESSA
Il presente contributo nasce da una lunga consuetudine di studi comuni e dalla comune
discussione dellintero argomento trattato, al di l delle parti effettivamente svolte da ciascu-
no degli autori. Nonostante una larga coincidenza di vedute circa i contenuti dei processi di
formazione, cambiamento, crisi e dissoluzione della civilt nuragica, permangono importanti
divergenze sullintensit dei ritmi di svolgimento di tali processi nelle fasi pi avanzate: infatti
una parte degli autori li considerano concentrati entro il limite del Bronzo Finale, mentre altri
li vedono maggiormente diluiti nel tempo no a comprendere per intero la prima et del Ferro.
Il dibattito non ristretto ai soli autori del contributo ma coinvolge tutti gli studiosi interessati
alla Sardegna protostorica; come ovvio, il suo signicato va ben al di l di una mera disputa
cronologica, in quanto le diverse soluzioni proposte portano con s opinioni del tutto diffe-
renti riguardo allidentit, consistenza e vitalit culturale della componente indigena con cui
i trafcanti levantini entrarono in contatto durante il lungo periodo di consolidamento della
loro presenza in Sardegna.
Inoltre, per mancanza di tempo e di spazio, in questa relazione non si potuto dedicare un
approfondimento specico allet del Ferro indigena immediatamente precedente linstallazio-
ne delle prime colonie fenicie, e contemporanea allestensione nellisola dei nuovi sistemi inse-
diativi, tecnologici, economici, commerciali, ideologici, eccetera. Largomento tanto pi scot-
tante in quanto nelle varie regioni storiche si sono constatate realt diverse e talora divergenti
e, per quel che concerne la Sardegna centro-settentrionale, lentit dellindagato parzialmente
e dellinsufcientemente edito sta superando i livelli di guardia (lo stesso ormai celebre sito di
S. Imbenia rientra purtroppo in questa categoria), giusticando cos ampiamente le differenti
opinioni segnalate fra gli autori. Si approtter di una prossima occasione per proseguire lin-
dagine auspicabilmente in comune nella direzione indicata.
2. LA COROPOIESI E LA CENOPOIESI ALLE ORIGINI DELLA CIVILT NURAGICA
Il problema delle origini della civilt nuragica strettamente collegato a un quesito fon-
damentale: come dalla facies del BA 1 di Corona Moltana di Bonnanaro, eminentemente fune-
FULVIA LO SCHIAVO MAURO PERRA ALESSANDRO USAI
FRANCO CAMPUS VALENTINA LEONELLI PAOLO BERNARDINI
SARDEGNA: LE RAGIONI DEI CAMBIAMENTI NELLA CIVILT NURAGICA
266 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
raria, della quale nora si evidenzia un lungo e indistinto torpore culturale, si possa approdare
ad una civilt pienamente e fortemente connotata come quella nuragica
1
. Questo gap storico
superato da alcuni studiosi attribuendo allaspetto Bonnanaro la costruzione di nuraghi arcaici
e delle prime tombe di giganti
2
. bene chiarire n dora che nessun nuraghe arcaico e nessuna
tomba di giganti ha restituito materiali tipologicamente attribuibili alla facies di Bonnanaro.
Sulla base dellanalisi dei dati offerti dalle recenti ricerche, laspetto Bonnanaro si caratte-
rizza per un insediamento di tipo sparso, con fattorie isolate disperse su ampi territori, come
nel caso di Su Stangioni di Portoscuso (Cagliari)
3
e per un rituale funerario vario e multiforme
nel quale le appena percepibili distinzioni si basano sul sesso (enfasi sul maschio munito di
brassard) e probabilmente sullet.
Il nodo storico della transizione al nuragico stato in parte sciolto con lidentica-
zione di una nuova facies archeologica, quella del BA 2 di S. Iroxi, che sta assumendo con
il prosieguo delle ricerche una sionomia sempre pi nitida rispetto a quella precedente di
Bonnanaro.
Nella tomba di S. Iroxi di Decimoputzu (CA) sono stati identicati una sessantina di
individui, una parte dei quali sepolti in posizione rannicchiata, accompagnati da una serie di
vasetti tipici della facies S. Iroxi associati a reperti in rame arsenicale quali lesine appiattite a
losanga, spilloni e aghi, cinque pugnali e tredici spade. Gli strati di fase BA 2 testimoniano una
serie di importanti cambiamenti rispetto al BA 1: il passaggio dalluso dellarco a quello della
spada e dei pugnali, e la conseguente accentuazione del ruolo sociale del guerriero nel rituale
funerario
4
.
Nella tomba di Bigia e Monti di Gonnostramatza (OR) ben si enuclea una fase S. Iroxi,
che copre uno strato di crollo sotto il quale si trovano le deposizioni Bonnanaro (g. 1a). Alla
fase S. Iroxi appartengono una cista contenente circa 40 crani, isolati dal resto delle ossa e privi
di corredo, e un inumato in posizione semi-rannicchiata accompagnato da un vaso
5
. Quale
fosse il signicato di questa differenziazione nellaccesso alla sepoltura fra individui tutti adul-
ti, non dato sapere con certezza; oggi possiamo solo prendere atto del fatto. Uninteressante
straticazione si registra nella tomba 10 della necropoli a domus de janas di Montessu a Villa-
peruccio (CA) (scavi inediti E. Atzeni, R. Forresu), nella quale chiaro il riutilizzo in funzione
funeraria dellanticella, con una netta sovrapposizione dellaspetto sulcitano del BM 1 su una
fase S. Iroxi.
Il BM 1, o facies di Sa Turricula di Muros, al momento poco conosciuto
6
. Molti dei con-
testi attribuiti a questa fase, come quelli che restituiscono le ceramiche decorate a nervature
7
,
potrebbero in realt essere pi pertinenti al periodo successivo del BM 2
8
. Lassenza di mate-
riali riferibili a Sa Turricula in strutture forticate e nelle tombe di giganti con stele centinata,
il riutilizzo di grotticelle articiali come luogo di sepoltura fanno supporre che nel BM 1 si
risenta ancora dei modelli insediativi, economici e sociali tipici del BA.
1
USAI A. 1995; PERRA 1997a.
2
LILLIU 1988, pp. 273 ss.; TANDA 2001.
3
USAI L. 1999.
4
UGAS 1990.
5
ATZENI 1996, g. 3:6.
6
FERRARESE CERUTI 1981.
7
UGAS 2005.
8
CAMPUS - LEONELLI 2004.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 267
Fig. 1. a) Tomba di Bigia e Monti-Gonnostramatza (rielaborazione M. Perra da ATZENI 1996); b) Nuraghe Talei-
Sorgono (da FADDA 1998); c) Nuraghe Arrubiu-Orroli: ceramiche dallo strato 3 del cortile B (da COSSU 2003);
d) Nuraghe Arrubiu-Orroli: alabastron miceneo.
268 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
Nel BM 2 (facies della ceramica a nervature) inizia un processo di aggregazione delle
fattorie isolate, come avviene attorno al nuraghe a corridoio con camera a tholos embrionale
di Talei (g. 1b) di Sorgono
9
. Un altro aspetto della formazione/trasformazione del paesaggio
nuragico nel BM 2 dato dalla comparsa della tipica forma di sepoltura megalitica nuragica: la
cd. tomba di giganti con stele centinata, come testimoniano le tombe galluresi e di Dorgali
10
.
Le tombe di giganti, come abbiamo pi volte sottolineato, sono tombe monumentali a caratte-
re collettivo, che rispecchiano la struttura dei rapporti di parentela allinterno delle comunit
nuragiche e che hanno come correlato il culto degli antenati ed una specica funzione di mar-
catore territoriale
11
.
I pochi dati sulle caratteristiche dellinsediamento mostrano una certa continuit con il
BA. Si documentano fattorie monofamiliari sparse sul territorio con timidi accenni di aggrega-
zione attorno alle pi arcaiche strutture di controllo come i nuraghi a corridoio.
Nel BM 3A (facies di S. Cosimo o della ceramica metopale) prosegue la trasformazione
del paesaggio gi in atto dal BM 2 e subisce, anzi, unaccelerazione probabilmente a seguito di
processi di emulazione/competizione fra comunit prossime culturalmente e territorialmente.
I nuraghi arcaici (o a corridoio) si dispongono sulla sommit e ai margini di altopiani basal-
tici e di tavolati calcarei, come nel caso dei nuraghi Bruncu Madugui di Gesturi
12
, Sa Fogaia
di Siddi
13
, Su Mulinu di Villanovafranca
14
. Dobbiamo supporre che tale fenomeno coinvolga
anche altre regioni isolane quali il Marghine-Planargia
15
e laltopiano di Abbasanta
16
. La tomba
di giganti pu essere disposta al centro del pianoro, sempre e comunque in posizione visiva-
mente preminente, come accade nella giara di Siddi con la tomba di Sa Domu e sOrcu. Sono,
dunque, in formazione quelli che potremmo denire dei proto-sistemi territoriali, che si svi-
lupperanno nelle fasi seguenti del BM 3B e del BR. Attraverso di essi si esercitava un controllo
ad ampio spettro sulle vallate circostanti e sulle principali vie di comunicazione.
Nel BM 3B (facies di Su Murru Mannu di Tharros)
17
nascono i sistemi territoriali gerar-
chizzati imperniati sui nuraghi a tholos semplici e complessi, si espandono gli abitati di capanne
con zoccolo murario lapideo, in alcune tombe di giganti del centro dellisola si sperimenta la
tecnica isodoma in concomitanza con la scomparsa della stele centinata, compaiono i primi
beni di prestigio esotici derivanti dal contatto con il mondo egeo
18
. Con la formazione dei pri-
mi sistemi territoriali gerarchizzati si ottiene un controllo pi puntuale sui passi montani e sui
guadi dei umi e, probabilmente, su di un sistema viario pi complesso rispetto a quello dei pe-
riodi precedenti
19
. Tutto ci accade entro la seconda met del XIV secolo a.C., secondo quanto
possiamo evincere dalla datazione dellalabastron (g. 1d) rinvenuto negli strati di fondazione
del nuraghe Arrubiu
20
. I contesti chiave della Sardegna centro-settentrionale si caratterizzano
per la persistenza delle pissidi biconiche, che coesistono con le prime manifestazioni della cera-
mica decorata a pettine (come si evince da Su Murru Mannu e i contesti del Sinis, dalle tombe di
15
MORAVETTI 1998-2000.
16
USAI A. 2003.
17
SANTONI 1985.
18
VAGNETTI - LO SCHIAVO 1993.
19
LO SCHIAVO et al. 2004, pp. 363-365.
20
VAGNETTI - LO SCHIAVO 1993; COSSU 2003.
9
FADDA 1998.
10
CASTALDI 1969; MORAVETTI 1980.
11
PERRA 1997a; 2000; 2006.
12
BADAS 1992.
13
SANTONI 2001.
14
UGAS 1987.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 269
Sa Pattada di Macomer e Seleni I di Lanusei)
21
. Pi indeterminati tipologicamente si presentano
i contesti della Sardegna meridionale, nei quali la persistenza della pisside si accompagna ad un
tipo di decorazione a rado puntinato (come allArrubiu e a Mitza Purdia) (g. 1c) o a riquadri
a pettine strisciato come nel nuraghe Pitzu Cummu di Lunamatrona
22
.
Il processo coropoietico, cio di costruzione del territorio, nora delineato ha il suo mo-
tore nelle dinamiche di trasformazione interne e dinterazione fra comunit anche distanti geo-
gracamente, come attestano i primi scambi con lEgeo. Il processo di sinecismo policentrico
non urbano, di cui abbiamo descritto il graduale sviluppo durante il BM, lo specchio, in
ambito sociale, di un razionale progetto di aggregazione delle famiglie e delle strutture di pa-
rentela in vista del raggiungimento di obiettivi socio-economici comuni (cenopoiesi), quali un
pi stretto controllo del territorio e delle sue risorse. Corrispondentemente, nellambito eco-
nomico si verica lintegrazione e lo sviluppo delle forze produttive, con il conseguente supe-
ramento del modo di produzione domestico tipico del BA e lavvio di un modo di produzione
che potremmo denire beyond subsistence
23
.
M. P.
3. ALLAPOGEO, LE PREMESSE DELLA TRASFORMAZIONE E DELLA CRISI
Partendo dagli isolati nuclei insediativi corrispondenti ai primi nuraghi, nella fase tarda
del Bronzo Medio e nel Bronzo Recente si compie una prodigiosa colonizzazione di vaste aree
di pianura, di collina, daltopiano e di montagna
24
(g. 2a). Il processo di popolamento si ac-
compagna ad un processo di trasformazione e addomesticazione del territorio, per cui il suolo
viene per la prima volta estensivamente liberato dalla foresta mediterranea dominante e reso
produttivo nelle forme consentite da un efciente sistema economico misto.
Si possono schematicamente distinguere due fasi caratterizzate da tendenze opposte ma
forse parzialmente coesistenti nella grande variet delle situazioni concrete. Nel Bronzo Medio
e nel Bronzo Recente si osserva una tendenza espansiva ed estensiva, che comporta la propaga-
zione dei nuraghi semplici e complessi e degli abitati pi o meno strutturati associati ad essi o
isolati, e la formazione di sistemi territoriali gerarchizzati che si articolano in agglomerati poli-
centrici esercitanti un controllo collettivo su territori piuttosto ampi. Gi nel Bronzo Recente
e ancor pi nel Bronzo Finale, con la progressiva saturazione degli spazi, si affaccia anche una
tendenza selettiva e intensiva che provoca la concentrazione del popolamento nelle aree e nei
siti pi favorevoli e la crescita degli abitati adiacenti ai nuraghi pi importanti e degli insedia-
menti produttivi ad essi subordinati. Ci non si traduce mai nellapparire di una sia pur timida
tendenza alla formazione di centri protourbani.
to di tutta la bibliograa esistente sullargomento; un
campionario rappresentativo contenuto in USAI A.
2006. Sullarchitettura nuragica sono sempre utili LIL-
LIU 1962 e CONTU 1981.
21
SEBIS 1992; 1995; 1998; FADDA 1998; PERRA
1997b.
22
LOCCI 2001.
23
PERRA 1997a.
24
Non possibile in questa sede rendere con-
270 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
Fig. 2. a) Carta dei siti nuragici del versante settentrionale del Montiferru (elaborazione A. Usai su base I.G.M.
1:50.000); b) Nuraghe Nuracale-Scano Montiferro; c) Nuraghe Arrebeddes-Seneghe; d) Nuraghe Crabia-Aidomag-
giore.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 271
Non si osserva una ripetizione di modelli occupativi teorici, ma uninnita variet di si-
tuazioni concrete in cui le comunit nuragiche adattano i modi delloccupazione alla morfo-
logia, alla distribuzione delle risorse, al grado di sviluppo demograco e sociale, alla vivacit
della competizione interna ed esterna. In certe zone si trovano solo nuraghi semplici, in altre
alcuni nuraghi complessi si inseriscono in una larga maggioranza di nuraghi semplici, in altre
ancora il numero dei nuraghi complessi eguaglia o perno supera quello dei nuraghi semplici,
a volte con una costante ripetizione del modulo architettonico o con leggere varianti. I nuraghi
complessi talvolta sono disposti alla periferia degli agglomerati, talaltra si raccolgono al cuore
del sistema e lasciano i nuraghi semplici a controllo dei conni e delle vie daccesso. General-
mente gli abitati circondano i nuraghi, ma spesso si sviluppano accanto o a qualche distanza da
essi. Le tombe megalitiche sono ora distribuite presso ciascun abitato, ora disposte in periferia
oppure concentrate in veri e propri complessi funerari.
I nuraghi complessi (g. 2b) richiamano lattenzione dei ricercatori non solo per larditez-
za e la monumentalit quanto per levidente espressione di una gerarchia strutturale che non
pu non essere anche una gerarchia funzionale in rapporto alle esigenze di controllo e gestione
delle risorse territoriali e della rete viaria. In alcune zone, la presenza di numerosi e imponenti
nuraghi complessi presuppone un notevole surplus di risorse umane ed economiche in condi-
zioni di insolita densit abitativa, di efcienza del sistema produttivo e di sviluppo dellorga-
nizzazione gerarchica, anche per effetto dellinterazione e della competizione tra le comunit
di diversi ambiti territoriali. Tra i tanti emergono alcuni nuraghi complessi di proporzioni
inusuali, progettati e realizzati quasi come piccole capitali perno in zone prive del necessa-
rio materiale lapideo che veniva appositamente trasportato da alcuni chilometri di distanza
25
.
Tutto ci doveva esprimersi gi nel Bronzo Medio e Recente con lesuberante formazione di
diversi centri di coordinamento politico-economico, probabilmente rivolti a ospitare, su diver-
si livelli gerarchici, attivit di accumulazione e redistribuzione dei prodotti primari e secondari
del sistema agricolo e industriale, in connessione con le sorti mutevoli di clan, famiglie e anche
individui di volta in volta emergenti sul persistente fondo comunitario tribale
26
.
Per quanto scarsamente chiariti da speciche indagini e da studi interpretativi, due feno-
meni, forse in qualche misura interconnessi, accennano con una certa evidenza ai meccanismi
di replicazione delle cellule insediative attraverso cui si attua lo sviluppo territoriale della civil-
t nuragica. In primo luogo, i gruppi di nuraghi semplici di modulo medio-piccolo fortemente
standardizzato (g. 2c), contrapponendosi ai principali monumenti dislocati nelle postazioni
di pi efcace controllo strategico, denotano uno sforzo intenso e pianicato tendente alloc-
cupazione e alla messa in produzione di aree economicamente rilevanti che vengono progres-
sivamente sottratte alla foresta. Inoltre si comincia a mettere in evidenza un certo numero
di strutture composte da uno, due o tre lari di blocchi, prive di accumuli di crollo e spesso
concluse dallarchitrave, certamente impoverite nel corso dei secoli ma con tutta probabilit
incompiute o semplicemente abbozzate, che devono essere interpretate come nuraghi non ter-
A. 1995; PERRA 1997a; utili accenni in LILLIU 1988,
pp. 576-577; WEBSTER 1996, pp. 71, 98-99, 106-107,
129-131.
25
Per esempio, i nuraghi Santu Antine di Torral-
ba e SUrachi di San Vero Milis.
26
Sugli sviluppi della societ nuragica: USAI
272 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
minati (g. 2d); oltre a pochi casi dubbi di costruzioni di tipo arcaico e a pochi casi accertati
di nuraghi complessi, la grandissima maggioranza era stata indubbiamente concepita per dar
luogo a nuraghi semplici.
interessante notare che entrambi i fenomeni descritti non appaiono sporadicamente ma
con diversi esemplari ravvicinati e secondo disposizioni regolari, in allineamento lungo vallate
uviali oppure in coppie o terne in aree pianeggianti o tabulari. In particolare i nuraghi abboz-
zati, che potrebbero essere in parte edici semplici e piuttosto antichi, ma forse soprattutto
edici standardizzati e piuttosto tardivi, si trovano spesso accanto agli insediamenti principali
oppure ai margini degli agglomerati, come a testimoniare tentativi non riusciti di intensica-
zione o di espansione. Poich ogni insediamento presuppone un progetto di gemmazione, che
comporta il trasferimento di un gruppo umano da un luogo gi abitato ad uno ancora disabita-
to che deve anche essere contemporaneamente bonicato e colonizzato, non strano che una
certa percentuale di progetti insediativi potesse fallire per motivi contingenti o, soprattutto, per
ragioni strutturali connesse alla progressiva trasformazione della societ nuragica. Sulla base
dei dati a disposizione, facile immaginare che verso la ne del Bronzo Recente le comunit
nuragiche in piena espansione abbiano cominciato a considerare che il costo economico e uma-
no della costruzione dei nuraghi fosse sproporzionato al benecio derivante in termini tanto
utilitari quanto simbolici, e abbiano progressivamente orientato gli sforzi verso una maggiore
strutturazione degli insediamenti e degli edici di culto.
Nonostante le prevedibili battute darresto, no alla ne del Bronzo Recente la moltipli-
cazione dei nuclei insediativi continua a manifestarsi in forme strettamente collegate alla strut-
tura sociale di tipo tribale e parentelare, con lintensicazione dello sfruttamento delle aree pi
produttive e la colonizzazione di nuove terre attraverso lespansione degli agglomerati esistenti
e la costituzione di nuovi agglomerati. In tal modo, lungi dal creare unorganizzazione stabile
ed equilibrata, si pongono le premesse degli scompensi visibili gi allinizio del Bronzo Finale:
da un lato lincremento demograco che alla lunga diventer insostenibile; dallaltro lindeboli-
mento delle antiche forme di collaborazione comunitaria e inter-comunitaria e linnalzamento
del tasso di competizione. Questultimo viene accentuato anche dalla ristrutturazione delle
lites emergenti, decise a stabilizzare il proprio rango e il proprio potere con la dissoluzione
dei soffocanti legami di parentela e con limposizione di strumenti di controllo pi efcaci nei
confronti dei ceti subordinati.
A. U.
4. I CAMBIAMENTI NELLA CIVILT NURAGICA
Ledizione di importanti contesti ceramici documentati da stratigrae afdabili consente
di formulare nuove ipotesi di seriazione cronologica dellet nuragica. La recente proposta
di suddividere il Bronzo Finale in tre fasi BF 1, BF 2, BF 3-I Fe1A, lultima delle quali non
distinguibile dalla fase iniziale della I et del Ferro
27
trova stretta corrispondenza con la pe-
riodizzazione realizzata per i ripostigli
28
.
28
LO SCHIAVO 1990.
27
CAMPUS - LEONELLI 2006, pp. 372-392.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 273
Se nel Bronzo Medio e allinizio del Bronzo Recente i Nuragici danno forma al progetto
di occupazione sistematica del territorio e lo attuano con la costruzione di migliaia di edici,
la parte terminale dellet del Bronzo si caratterizza per lesplosione di tutti quei fenomeni gi
in nuce nel periodo precedente.
A partire almeno dalla seconda fase del Bronzo Recente i dati archeologici sembrano indi-
care il passaggio ad un nuovo assetto socio-economico, che adottando gli schemi proposti da
Renato Peroni per lItalia continentale potremo denire gentilizio-clientelare preurbano
29
.
Tutti gli aspetti della cultura materiale sembrano ribadire in maniera inequivocabile come
ci si trovi di fronte al momento di massimo sviluppo della civilt nuragica. questo il periodo
in cui i Nuragici sono attori allinterno dei circuiti di scambio nel Mediterraneo, e i rinveni-
menti di materiali ceramici di produzione sarda del BR 2 a Kommos e a Cannatello e delle
prime due fasi del BF a Lipari suggeriscono una presenza stanziale di gruppi umani provenienti
dalla Sardegna in punti strategici per le rotte da e per il Vicino Oriente.
Il nuraghe continua ad avere in un primo momento una forza simbolica eccezionale e
costituisce lo spazio comunitario per eccellenza e il centro di coordinamento e gestione del-
le attivit. In questo periodo si assiste a cambiamenti nella destinazione duso di alcuni vani
delledicio, che vengono trasformati in depositi di granaglie; in altri casi strutture per la con-
servazione di derrate vengono costruite appositamente allesterno del nuraghe o nel villaggio
30
.
Sarebbero proprio i gruppi di lite ad amministrare limmagazzinamento dei raccolti, gli scam-
bi organizzati e il surplus economico, assumendo anche il ruolo di redistributori allinterno
della comunit.
Le diverse tipologie di bronzi duso e le offerte documentate nei santuari indicano chia-
ramente un livello di benessere diffuso ed ostentato in molti modi. Eppure proprio in questo
periodo che si manifestano in tutta la loro drammaticit quei sintomi che porteranno di l
a poco alla crisi del sistema politico e socio-economico nuragico. assodato che proprio a
partire dalla fase terminale del Bronzo Recente non si costruiscono pi nuraghi; interventi di
ristrutturazione e rifasci sembrano esaurirsi nella fase intermedia del Bronzo Finale.
Se la seconda fase del Bronzo Recente e gli inizi del Bronzo Finale si caratterizzano per un evi-
dente boom demograco, come sembrano attestare le capanne sempre pi ampie e i villaggi sempre
pi vasti, nellultima delle fasi del Bronzo Finale moltissimi siti vengono abbandonati, in quasi tutto
il territorio isolano, forse in coincidenza con i crolli delle parti sommitali dei nuraghi.
Resta da chiedersi quali furono le ragioni di un abbandono cos sistematico e apparen-
temente repentino. Non si pu escludere che abbiano giocato un ruolo non secondario degli
ecofatti, dei quali tuttavia ci sfuggono la reale portata e limpatto
31
come un eccessivo disbosca-
mento con conseguente erosione dei suoli, un progressivo impoverimento dei terreni agricoli, che
possono aver portato ad una maggiore domanda di nuove terre, o a un loro maggior frazionamen-
to forse legati allaumento demograco, che noi vediamo riesso nellampliarsi dei villaggi.
di Orroli, durante il Bronzo Finale si nota una sensi-
bile diminuzione dei bovini e un aumento degli ovi-
caprini (FONZO 2003, pp. 113-133).
29
PERONI 1996.
30
PERRA 2003, pp. 77-91.
31
Secondo larcheozoologa Ornella Fonzo, che
ha studiato le faune provenienti dal nuraghe Arrubiu
274 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
Non abbiamo alcun elemento invece che evidenzi uno stato di conittualit permanente
allinterno delle comunit nuragiche o fra i diversi sistemi territoriali, e neppure indicazioni di
uneventuale aggressione proveniente dallesterno. Nella gran parte dei siti indagati non sono
visibili tracce di incendi. Tutto ci induce a pensare che labbandono sia avvenuto non in ma-
niera traumatica, ma in modo progressivo no agli inizi dellet del Ferro.
Daltra parte anche i ripostigli di bronzi, probabilmente patrimonio dellintera comunit,
occultati al di sotto dei lastricati delle capanne e nelle murature dei nuraghi, documentano la
pratica della tesaurizzazione, che potrebbe quasi contraddire una realt in crisi.
Ma che interpretazione dare allapparente aporia costituita dalle realt santuariali, che
invece mostrano i segni inequivocabili di una continuit di frequentazione? E soprattutto che
spiegazione formulare per il fenomeno della trasformazione di alcuni nuraghi, come quello di
Nurdole di Orani, o di singoli vani, come quello nel nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca, in
luoghi di culto?
chiaro che in questo senso hanno svolto un ruolo determinante aspetti legati ad un ten-
tativo di riorganizzazione delle comunit nuragiche sotto il prolo politico ed economico in
tempi non troppo avanzati del Bronzo Finale. Per alcuni secoli la sfera politico-amministrativa
e quella religiosa convivono in simbiosi o in rapporti di reciproca collaborazione ed inuenza,
permettendo di mantenere gli equilibri interni alle comunit e di tenere salda lunit. Con le
fasi terminali dellet del Bronzo il ruolo degli edici destinati al culto e la loro variet archi-
tettonica templi a megaron, rotonde, fonti sacre, templi a pozzo sembrano indicare che una
nuova stagione si sta prospettando.
possibile che la congestione del sistema socio-economico dei nuraghi abbia causato lin-
debolimento della sfera politica a vantaggio di quella religiosa, provocando una crisi di vasta
portata. Coloro che gestiscono i templi e le loro risorse sembrano avocare per s spazi sempre
pi ampi allinterno della societ. La creazione di sacelli in alcuni nuraghi potrebbe essere con-
nessa con il controllo economico-amministrativo assunto dalla sfera religiosa.
Nella fase avanzata del Bronzo Finale nuove forme di organizzazione sociale sembrano
riconoscersi nel dilatarsi degli insediamenti intorno ad un nucleo iniziale che prossimo ad un
luogo di culto.
Queste nuove, pi estese, entit territoriali avranno un forte potere attrattivo sulle comu-
nit, perch sedi pi idonee per contenere il potenziale e la ricchezza accumulatisi, in cono-
scenze tecnologiche, in beni di prestigio, ma anche in risorse agricole e bestiame, potendone
favorire la circolazione a pi largo raggio. E saranno proprio quei luoghi che potranno offrire
queste potenzialit presso le zone pi appetibili dal punto di vista agricolo, o lungo le coste,
presso gli approdi ad avere una continuit di vita nellet del Ferro. Eppure questo tentativo
di centralizzazione del potere e di formazione di aggregazioni territoriali di dimensioni mag-
giori non riuscir ad evolversi in senso protourbano.
E nella fase piena del Bronzo Finale trova adeguata collocazione cronologica lo svi-
luppo della produzione della bronzistica gurata, dei modelli di navi in bronzo, delle raf-
gurazioni del nuraghe. Queste tre classi di oggetti, cos come la coeva grande statuaria in
pietra, rivestono, oltre ad un pregio estetico eccezionale, anche una grande valenza sim-
bolica.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 275
Le spade che ornano il culmine dei templi a pozzo, i modelli di armati e lottatori, che ven-
gono riprodotti nei bronzi gurati e nelle grandi statue di Monte Prama (g. 3a-b), sembrano
funzionali alla legittimazione e al rafforzamento del potere politico, a causa di unevidente
incapacit per i gruppi egemoni di mantenere saldo e vedere riconosciuto il prestigio sociale
acquisito in precedenza
32
.
Daltra parte gli scavi pi recenti hanno mostrato come spesso i bronzi gurati siano stati
disposti in modo tale da creare delle vere e proprie scene: il caso ad esempio del rinvenimen-
to effettuato nel tempio a megaron di Domue Orga nel territorio di Esterzili. Tale apparato
gurativo esprime chiaramente una forte ideologia, legata alla necessit dei membri delllite di
celebrare gesta eroiche e miti.
E pregnanza simbolica possiedono i modelli in bronzo delle imbarcazioni dalle diverse
tipologie di sca, alcuni pi appropriati per percorsi brevi, altri pi adatti allo stoccaggio delle
merci o per viaggi a lunga distanza: viene ribadito lo stretto rapporto fra i Nuragici e il mare,
un rapporto non mediato, ma diretto.
La rappresentazione del nuraghe avviene a prescindere dal materiale utilizzato e dalle di-
mensioni del modello, e, continuamente ripetuta in vani di nuraghi riadattati a scopo cultuale,
nei santuari, nelle grandi capanne dette delle riunioni assume una straordinaria valenza
ideologica. La rafgurazione del nuraghe infatti uno strumento politico: simbolo per
celebrare il presente, o per pregurare il futuro, icona per evocare il passato, totem per
manifestare la propria identit e unit sociale, bandiera per indicare lautodeterminazione
e forza, emblema mezzo di propaganda delle proprie gesta
33
(g. 3c).
Ma anche un altro aspetto mostra in maniera piuttosto netta come ci si trovi di fronte ad
un cambiamento epocale. Le tombe dei giganti, le sepolture monumentali, hanno rappre-
sentato per lungo tempo la compattezza e la forza del gruppo, oltre che quellelemento che
assicurava la continuit della coscienza collettiva. Con il Bronzo Finale attestato un tentativo
di creare unautocoscienza individuale. il caso di alcune tombe a cassone, fra le quali si
ricorda quella di Motroxe Bois-Usellus con deposizioni plurime di inumati e di un incinerato.
Per gli inumati, tutti accompagnati da corredo personale, fra cui uno stiletto in ferro con elsa
in steatite e vaghi dambra, si pu supporre unappartenenza a nuclei familiari distinti. Nella
tomba a cassone di Sa Costa-Sardara sono stati rinvenuti due bronzi gurati di arcieri, uno
dei quali presentava tracce del tessuto che probabilmente avvolgeva il defunto, resti di lamina
bronzea occupavano il pavimento lastricato. Tra le sepolture singole in pozzetto di Antas-
Fluminimaggiore il corredo della n. 3 era costituito da un bronzo gurato di armato, da monili
di ambra e vetro.
In Sardegna, i bronzi gurati antropomor hanno pertanto una duplice destinazione: voti-
va e, in questa fase, funeraria
34
, e la pratica della deposizione funeraria, ma non esclusivamente di
essa, ricorre nella penisola italiana ad opera di emigrati dalla Sardegna o di loro discendenti.
(PERONI 1996, p. 32).
33
LEONELLI 2005, pp. 51-63.
34
Come sottolinea PERONI 1996, pp. 442-443.
32
Per i gruppi dominanti le imprese bellico-
predatorie, le cacce, i giochi, le competizioni atletiche
sono, come dice Renato Peroni, fondamentali per ac-
crescere il prestigio e per instaurare vincoli reciproci
276 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
Fig. 3. a) Ricostruzione graca di statue di arciere e pugilatore da Monte Prama-Cabras (rielaborazione V. Leo-
nelli); b) bronzi gurati di arciere da Abini-Teti e di pugilatore da Cala Gonone-Dorgali; c) modelli di nuraghe in
pietra da Noragugume e in bronzo da Ittireddu.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 277
Lincapacit di creare mercati stabili, la mancanza di un apparato burocratico, la presenza
sulla scena mediterranea di entit politiche sempre pi concorrenziali e agguerrite e la con-
seguente perdita di competitivit ci inducono a ritenere che gi alla ne dellet del Bronzo
lintimo mutamento delle comunit nuragiche sia un fatto ormai compiuto.
Tale processo non avviene improvvisamente, ma ha sicuramente un periodo di gestazione
che possiamo collocare allo scorcio del X secolo a.C. Nei siti in cui si assiste a una continuit di
vita nella seconda fase della I et del Ferro
35
gli elementi allogeni si integreranno con i Sardi e gli
stessi gruppi egemoni riusciranno a mantenere alcuni dei privilegi acquisiti. E i Sardi avranno
di certo un ruolo non secondario nello sviluppo in senso urbano degli stanziamenti fenici.
La vita pertanto non sembra in nessun modo interrompersi nellisola, ma le nuove con-
dizioni venutesi a creare non ci permettono pi di parlare di civilt nuragica e di Nuragici,
quanto piuttosto di Sardi e di Sardo-Fenici.
F. C. V. L.
5. ORIGINI, EVOLUZIONE E CAMBIAMENTI DELLA METALLURGIA NURAGICA
Lattivit mineraria e metallurgica, cio la ricerca e lo sfruttamento delle risorse e lapplica-
zione delle tecnologie di trasformazione, alligazione, formatura e rinitura degli oggetti, costi-
tuisce il lo conduttore che si dipana attraverso lintero corso della Civilt Nuragica, mettendo
in luce e spiegando gran parte del suo sviluppo, ma non la totalit di esso; lattivit mineraria
e metallurgica non va valutata isolatamente ma come componente essenziale della societ e
delleconomia. Ripercorrere la traccia della metallurgia indicatore forte sia di interconnes-
sioni che di denizioni cronologiche un modo per ricondurre ad unit tutti i fenomeni di
sviluppo e di decadenza. Si conferma lalto grado di maturit e di consapevolezza che le genti
che abitarono la Sardegna nellet del bronzo dimostrarono nellaffrontare tecnologie com-
plesse, tanto nel campo della metallurgia quanto della scienza delle costruzioni, dellingegneria
idraulica, dellarchitettura navale, della marineria. In sintesi, le relazioni uomo/ambiente nella
Sardegna nuragica furono attraverso precise scelte tecnologiche sosticate ed articolate, nel
tempo e nello spazio.
Le origini della metallurgia nuragica non sono le origini della metallurgia in Sardegna. La
prospezione e lidenticazione delle varie mineralizzazioni sono infatti fra le pi antiche atti-
vit svolte dalle comunit della Sardegna e la documentazione archeologica permette di con-
statare come la metallurgia prenuragica si inserisca a pieno titolo nella produzione dellinizio
dellet dei metalli nel Mediterraneo centrale
36
.
Le origini della metallurgia nuragica sono ancora poco documentate: spicca la comparsa
di nuovi tipi, che provano non tanto limportazione (nel senso di acquisizione di oggetti
dallesterno) quanto ladozione e la rielaborazione di modelli. questo il caso delle grandi
sono basate sul sistema dendrocronologico, piuttosto
che su quello storico tradizionale.
36
LO SCHIAVO 1989; USAI L. 2005.
35
La discussione sulla periodizzazione della I
et del Ferro ancora aperta: le determinazioni cro-
nologiche cui si fa riferimento in questo contributo
278 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
spade di S. Iroxi, delle quali si era gi in passato osservata lafnit ed il parallelismo (non la
dipendenza) rispetto al modello argarico
37
. Di esse stata ora indagata la composizione che
permette di riconoscere le caratteristiche dei depositi di minerali di rame locali e dunque la
fabbricazione isolana
38
.
Una questione ancora incerta quando e perch lattenzione e linteresse della Sardegna si
volsero dalla Penisola Iberica allEgeo: di questo mutamento di rotta, che nel Bronzo Recente
appare ormai perfettamente compiuto, per il periodo precedente del Bronzo Medio non si han-
no che sparsi indizi. Uno di questi costituito dalle grandi asce a margini fortemente rialzati,
che sono una foggia riferibile agli inizi dellet del bronzo medio, il tipo Sezze-Orosei, diffuso
in tutta lisola con una produzione locale di grande fortuna, evolutasi con continuit per tutta
let del bronzo recente e nale
39
.
Nel Bronzo Recente, in tempi corrispondenti allElladico IIIB si possono datare i lingotti
cd. a forma di pelle di bue (di seguito, per brevit e per convenzione internazionale denomi-
nati oxhide) in Sardegna, anzi da presumere che possano essere giunti anche in un momento
precedente: che infatti abbiano iniziato a circolare nel Mediterraneo gi dal XIV secolo cosa
nota
40
(g. 4a-b). Luso della forma del lingotto oxhide confermato nellisola di Cipro dal
XIV no alla ne del XII secolo
41
.
dunque in periodi corrispondenti almeno al Bronzo Medio ed allelaborazione del mo-
dello del nuraghe complesso che si pu far risalire il cambio di rotta, dalladozione di modelli
occidentali a quella di modelli peninsulari prima, ed in seguito egei e per la metallurgia so-
prattutto ciprioti.
Daltronde, la datazione alla ne del XIV secolo (1342-1314 BC) del relitto di Uluburun
con il suo ricco carico, buona parte del quale era costituita di lingotti di rame e di stagno, ma
avente a bordo una spada tipo Pertosa variet B2 o C
42
, la presenza di lingotti oxhide a Canna-
tello ed a Thapsos, la presenza di ceramica nuragica a Cannatello ed a Kommos, mostrano che
alla ne del XIV e nel XIII secolo le interconnessioni mediterranee erano stabilite e la Sardegna
nuragica ne era partecipe.
I risultati delle analisi ed una ricca messe di documenti archeologici provano la lunga
comunanza dei Sardi nuragici con i Ciprioti, che indubbiamente li ha portati a raggiungere un
alto grado di specializzazione tecnologica nel campo minerario e metallurgico.
Sembra evidente che nellet del bronzo la Sardegna nuragica costituiva un mercato pre-
ferenziale per il rame cipriota, che ha accolto largamente sia per la convenienza di disporre di
metallo gi rafnato e marcato, sia per lopportunit di accogliere artigiani specializzati per
lapprendimento di nuove tecnologie, legate alla nuova qualit del rame.
Alla ne del XII secolo, il mercato del rame nel Mediterraneo centrale cambia nuovamente
connotazione e direzione: da una parte si interrompe a Cipro la produzione dei lingotti oxhide,
dallaltra le mineralizzazioni di rame nellisola, gi scarse e sfruttate n dal IV e III millennio,
erano probabilmente esaurite. La Sardegna viene interessata dallimportazione di manufatti
40
LO SCHIAVO et al. 2004, p. 375.
41
KASSIANIDOU cds.
42
BETTELLI 2006, p. 242 nota 2.
37
LO SCHIAVO 1991.
38
ATZENI et al. 2005, pp. 121-122.
39
LO SCHIAVO 1989-90.
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 279
Fig. 4. a) Lingotti oxhide integri rinvenuti nel Mediterraneo centrale: 1, 5-6 da Serra Ilixi-Nuragus; 2 da S. Anasta-
sa-Borgo (Corsica); 3 da Bisarcio-Ozieri; 4 da Ste (Hrault); b) carta di distribuzione dei lingotti oxhide.
280 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
di tipologia iberica, attestati di preferenza sulla costa atlantica, raggiungibile dalla navigazione
sottocosta della Corsica (vedi lingotto oxhide da S. Anastasia
43
) e dal breve percorso lungo la
Garonna e i Pirenei (vedi lingotto oxhide, forse di fattura nuragica? da Ste
44
). Si tratta della
ripresa di un percorso gi praticato nella preistoria e mai interamente abbandonato? O del ri-
attivarsi dellantica via dello stagno?
Certo che nora dopo le spade di S. Iroxi non si trovato nessun manufatto iberico in
Sardegna pi antico dellXI secolo mentre moltissimi sono quelli databili al X secolo, anche
riprodotti in loco
45
. Daltra parte, per fare un solo esempio, la presenza in Spagna di spade tipo
Monte Sa Idda di ferro dimostra ancora una volta la partecipazione attiva della Sardegna nura-
gica negli scambi di merci e di tecnologie.
La presenza di uno spiedo articolato di tipo iberico con un frammento nel ripostiglio di
Monte Sa Idda-Decimoputzu (Cagliari), deposto ancora entro la ne dellet del bronzo, e con
un esemplare integro in una tomba di Amatunte, associato ad un gruppo di oggetti datato al
Cipro-Geometrico I
46
, dimostra che le relazioni della Sardegna nuragica con Cipro non si sono
mai interrotte. Semmai sono mutate anchesse, sotto la pressione delle popolazioni del Levan-
te, prima componenti minoritarie e poi comprimarie e dominatrici dei trafci.
E a questo punto siamo davvero nellet del ferro.
F. Lo S.
6. I FENICI IN SARDEGNA: CONTINUIT E DISCONTINUIT OVVERO LE STORIE INCONCILIABILI
I decenni nali del IX e lavvio dellVIII sec. a.C. sono i tempi della disseminazione, lungo
le coste mediterranee e atlantiche, degli empori, spesso correlati a strutture di santuario, e degli
stanziamenti fenici di tipo urbano
47
; a questa data massima riporta la cronologia tradizionale,
ancorata alle sequenze di ceramica greca, ancora convincenti e fondate nonostante i ripetuti ten-
tativi di metterne in crisi la validit sulla base di una serie di problematiche e non certo conclusive
indicazioni al C14 di area iberica e portoghese
48
. La fase degli insediamenti si innesta direttamen-
te su esperienze precedenti di navigazioni e esplorazioni di matrice siro-palestinese, aramaica e
fenicia che, a loro volta, emergono, seppure in modo non organico, sullo sfondo dei rapporti
mercantili innestati tra Oriente e Occidente nel solco della rotta internazionale dei metalli; si
tratta del discusso fenomeno della precolonizzazione fenicia, denominazione tanto impropria
quanto ancora largamente equivoca e uida nella denizione delle sue componenti
49
.
MARKOE 2000, pp. 170-189; TORRES ORTIZ 2002.
48
AA. VV. 2005; per la problematica dellespan-
sione fenicia si vd., in particolare, BOTTO 2005, pp.
579-628; BERNARDINI 2006, pp. 206-209; contra TORRES
ORTIZ 1998, pp. 49-60.
49
BERNARDINI 2000a, pp. 13-33; TORRES ORTIZ
2002, pp. 79-82.
43
LO SCHIAVO 2005, abb. 9; 2006a, g. 3.2; 2006b,
g. 7.2.
44
LO SCHIAVO 2006a, g. 3.4; 2006b, g. 7.4.
45
BEGEMANN et al. 2001, pp. 48-49, g. 5, n.
10714; p. 72.
46
KARAGEORGHIS - LO SCHIAVO 1989.
47
KRINGS 1995, sezione III: Les Aires de la Re-
cherche, pp. 553-844; AUBET 1997; ARRUDA 1999-2000;
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 281
La Sardegna, innestandosi naturalmente sulla lunga rotta che da Tiro conduce alle colonne
dErcole e, oltre Gibilterra, alle rive atlantiche dellAndalusia, del Portogallo e del Marocco,
presenta un quadro di evoluzione storica che d pienamente conto delle strategie della diaspora
fenicia
50
(g. 5).
Linterminabile via fenicia verso Occidente strutturata sostanzialmente sulla rotta dellar-
gento iberico e portoghese e adotta una particolare strategia socio-economica che condiziona e
potenzia, su questa rotta, gli insediamenti e i mercati: si tratta di inserirsi nel circuito produtti-
vo e di trafco attivato dalle popolazioni locali, a livello regionale e interregionale, ravvivando-
ne la vitalit e lefcacia, ampliandone i conni, rafforzandone la produttivit, orientandone,
anche ideologicamente, manodopera e committenza
51
.
Con queste premesse, limportanza strategica della Sardegna per i Fenici immediata-
mente evidente: lisola infatti da tempo cardine delle interrelazioni e dei trafci atlantico-
mediterranei e punto nevralgico del trafco internazionale dei metalli che lega Cipro e il Vicino
Oriente al medio e estremo Occidente nei secoli centrali e nali dellet del Bronzo
52
; essa
sede di comunit umane di grande esperienza e vivacit metallurgica e in grado di costruire
sistemi economici integrati e articolati nelle risorse e nei mezzi di produzione
53
; , insomma,
un luogo nel quale gli insediamenti fenici possono prosperare e svilupparsi in un percorso pro-
duttivo e fecondo di interrelazione
54
.
Queste premesse, che trovano ampia conferma nei modi del radicamento fenicio in am-
bito occidentale e atlantico, sono, nel caso specico della Sardegna, le basi fondanti di una
forte divergenza che coinvolge linterpretazione dei quadri ricostruttivi delle vicende dellisola
allavvio dellet del Ferro e contrappone sostanzialmente, anche nel presente contributo, lap-
proccio di chi scrive a quello degli studiosi che lo hanno preceduto
55
.
Ritenere sostanzialmente esaurita la dinamica culturale nuragica alla ne dellet del
Bronzo e porre entro questet le sue pi signicative esperienze culturali, dalla bronzisti-
ca alla statuaria alla produzione ceramica come suggerito nella prospettiva che si snoda
nelle pagine che precedono signica infatti svuotare di ogni contenuto ma anche di ogni
logica il successivo rapporto tra i Fenici e quelle comunit indigene di Sardegna che tutto fa
ritenere, anche sulla base di una documentazione archeologica in continuo aumento, dirette
eredi, ancora vitali e produttive dellantica cultura nuragica del Bronzo
56
. In linea generale, e
una dicotomia di ricostruzione critica della Sardegna al
volgere dal Bronzo al Ferro che allo stato attuale dei
dati e dei metodi appare difcilmente risolvibile in qua-
dri che siano insieme comuni, condivisi e coerenti.
56
BARTOLONI - BERNARDINI 2005, pp. 57-64 (P.
Bartoloni); BERNARDINI cds. Lautore ben consapevo-
le che, vista la mancanza in questo lavoro di unana-
lisi anche parziale della problematica delle comunit
indigene nelle prime fasi dellet del Ferro da parte
dei colleghi protostorici, i suoi Fenici si ambientano
e si muovono in uno scenario pressoch vuoto e poco
comprensibile che ricorda la Sardegna senza popoli di
Pausania.
50
PHOINIKES B SHRDN 1997; ARGYROPHLEPS NESOS
2001; MARE SARDUM 2005, pp. 77-103; BERNARDINI 2006.
51
AUBET 2000a, pp. 31-41 e, per i precedenti nel
Vicino Oriente, AUBET 2000b, pp. 70-120; si vd. anche
il recente lavoro di VIVES-FERRNDIZ SNCHEZ 2005.
52
LO SCHIAVO 2003, pp. 152-161; ma vd. anche
BERNARDINI 1993, pp. 29-67.
53
BERNARDINI 2005a, pp. 9-26.
54
BERNARDINI 2000b, pp. 39-98.
55
Nello stato ancora largamente pionieristico
della ricerca si scelto, di comune accordo con i colle-
ghi coinvolti nel lavoro, di dare massima visibilit alla
diversit degli approcci cos da rispecchiare fedelmente
282 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
senza entrare nel dibattito specico su una
produzione artigianale nuragica che gli
studiosi ribassisti, tra cui milita chi scri-
ve, tentano di seguire nel suo svolgimento
dalla prima et del Ferro al periodo Orien-
talizzante, va osservato come la crisi di un
certo modo di comporsi delle comunit nu-
ragiche, evidente nella drastica caduta degli
insediamenti agli inizi dellet del Ferro, si
comprenda forse meglio valorizzandone il
dato di trasformazione e di mutamento, an-
che traumatico e conittuale, rispetto ad una
precedente e ben pi solida organizzazione
socio-economica, ma ancora assai lontano
dalla asssia culturale
57
.
Due situazioni, in particolare, sembra-
no confermare la vitalit della cultura indi-
gena allatto dellincontro con i Fenici tra il
IX e lVIII sec. a.C.: SantImbenia, insedia-
mento nuragico sito nel golfo di Alghero, e
Sulci, colonia fenicia della costa sud-occi-
dentale. Alla ne del IX secolo i Fenici e gli
indigeni di SantImbenia inventano nella fertile regione della Nurra la prima industria del
vino in Occidente e la esportano nel Mediterraneo fenicio, da Cadice a Cartagine, in caratte-
ristici contenitori anforari che riprendono modelli vicino-orientali, realizzati a SantImbenia,
prima in impasto e poi torniti
58
.
Tale produzione, che circola nel Mediterraneo per almeno centocinquantanni, recupera e
valorizza, secondo un tipico imprinting fenicio, la tradizionale cultura del vino indigeno, legata
alla produzione delle brocche askoidi, il cui collegamento con il vino emerge in modo deni-
tivo da recenti analisi: le brocche indigene che circolano a Huelva intorno all800, ma anche
quelle di Cadice, del Carambolo, di Mozia e forse di Creta sono il segno di unimprenditoria
sardo-fenicia di pregnante potere attrattivo
59
.
in cui dissoluzione di antichi modelli socio-politici
e devastanti dislocazioni di gruppi umani minano
gravemente la stabilit e la sicurezza dello scenario
vicino-orientale.
58
OGGIANO 2000, pp. 235-258.
59
BERNARDINI 2004a, pp. 133-134; MARE SARDUM
2005, pp. 84-93.
57
BERNARDINI 2005b, pp. 5-9. bene ricorda-
re, al riguardo, che il ruolo centrale della Sardegna
nelle rete dei trafci metallurgici egeo-ciprioti, tra
il XIII e il X secolo, opera di comunit che vedo-
no progressivamente andare in pezzi lancestrale
modello organizzativo del popolamento a nuraghi
e che, inoltre, la stessa vivacit e profondit degli
apporti egeo-ciprioti si cala in un momento storico
Fig. 5. Carta dei rinvenimenti fenici in Sardegna
(elaborazione P. Bernardini).
15, 2009 Sardegna: le ragioni dei cambiamenti nella civilt nuragica 283
Diventa logica, in questo contesto, lapparizione a SantImbenia delle prestigiose coppe
da vino straniere, dalla coppa, forse cipriota, a semicerchi penduli alle rafnate tazze siriane
e fenicie
60
.
Sulci, intorno al 770 a.C., registra un fenomeno diverso di interrelazione: il comporsi
graduale di una comunit urbana di etnia articolata, tra cui lelemento indigeno gioca una parte
rilevante: le urne di tradizione nuragica emerse dai giacimenti arcaici del santuario tofet ne
sono testimonianza immediatamente percepibile
61
.
Questo fenomeno acquista spessore nelle fasi di rafforzamento degli insediamenti costieri,
con progressivo assorbimento di gruppi indigeni come documentano le necropoli di Tharros
e di Bitia; recenti ricerche confermano la capillarit della penetrazione fenicia sia nella regione
sulcitana, con forme di convivenza con il mondo indigeno come nel caso del Nuraghe Sirai di
Carbonia o della comunit arroccata nella fortezza del Nuraghe Sirimagus di Tratalias, sia nei
territori delle mitiche piane iolee, il Cagliaritano, la Trexenta e lOristanese
62
.
Si compone in questo modo, tra VIII e VII sec. a.C., quella societ di frontiera sardo-
fenicia che dovr affrontare gli eserciti di Cartagine e che rappresenta una fase cruciale dello
sviluppo culturale dellisola
63
.
P. B.
Fulvia Lo Schiavo
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana,
via della Pergola 65, Firenze 50121
fulvia.loschiavo@beniculturali.it
fulvia.loschiavo@icevo.cnr.it
fulvials@tin.it
Mauro Perra
Civico Museo Archeologico Genna Maria,
Viale Umberto 1, 09020, Villanovaforru
museogennamaria@tiscali.it
mauro.perra@tiscali.it
Alessandro Usai
Soprintendenza per i Beni Archeologici
delle provincie di Cagliari e Oristano,
Piazza Indipendenza, 7, 09124 Cagliari
ausai@beniculturali.it
alessandro.usai@tiscali.it
Franco Campus
Viale Europa 52, 07010 Ittireddu - Sassari
francocampus@gmail.com
pp. 69-86.
63
Per il divenire di questa componente culturale,
le premesse e le fasi cruciali dello scontro con Carta-
gine si vd. BARTOLONI - BERNARDINI 2005, pp. 64-67 (P.
Bernardini) e MARE SARDONIO 2000.
60
OGGIANO 2000, pp. 235-238.
61
BERNARDINI 2000c, pp. 37-56; 2005c, pp. 1059-
1069.
62
PHOINIKES B SHRDN 1997; BARTOLONI - BERNAR-
DINI 2005, pp. 57-64 (P. Bartoloni); cfr. FINOCCHI 2005,
284 F. Lo Schiavo M. Perra A. Usai F. Campus V. Leonelli P. Bernardini Sc. Ant.
Valentina Leonelli
Via Addis 1 F, 07100, Sassari
vale.leonelli@tiscali.it
Paolo Bernardini
Facolt di Lettere e Filosofia,
Universit degli studi di Sassari
bernardini@uniss.it
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SUMMARY
The paper presents the formation, development and transformation of the Nuragic civilization, from the
end of Early Bronze Age to the Final Bronze Age / Early Iron Age, until the period of the rst contacts
between the native societies and the Levantine sailors. The process is analysed through the examina-
tion of several indicators: territorial setting, settlements and monumental structures, marks of rank and
power, trade and exchange. In this frame the mining and metalworking activity is considered as an es-
sential component of society and economy, a strong indicator of multidirectional interconnections and
of chronological denitions, able to represent all the phenomena of development and transformation.