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Cordinamento di redazione: Emanuele Ramini Redazione: Salvatore Passaretta Progetto Grafico e Impaginazione: Letizia Favillo Copertina: Letizia Favillo

I a Edizione 2008

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2008

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Annalisa Molaschi

Nancy Fly
e il collezionista

Illustrazioni di

Anna Maria Cotogni

Per farsi unidea di Nancy Fly

Giu

redetemi, non lo so! Davvero, non so chiarire chi sia Nancy Fly veramente S, certo, siamo molto amiche, il nostro un grande legame, ma ci sono cose inspiegabili che la riguardano cos difficile riuscire a darvi lidea di ci che Nancy, perch... perch... Perch Nancy Nancy, ecco! Perch lei s, insomma ha diciamo... delle doti particolari di straordinaria agilit e scioltezza, che per emergono solo in alcune situazioni. Allora, vediamo Avete presente una che a undici anni pu saltare dieci metri e fare capriole in aria ad altezze impossibili come se avesse grandi molle sotto i piedi? Vi giuro, non le ha! Ho guardato, controllato mille volte Ci riesce e basta!

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Ah, s, a volte pu correre ad una velocit sorprendente, ha uno spiccato sesto senso e qualche volta prevede in anticipo quanto accadr. Non sar mica una piccola fata? Aggiungo che ha un carattere mutevole, che a scuola una frana, che non si sa troppo bene da dove venga e che ha una famiglia normale: un fratello pi grande di quattro anni, una mamma che legge messaggi pubblicitari in una piccola radio locale e teme sempre improvvisi abbassamenti di voce, un padre assente giustificato per lavoro e qualche zia mezza matta. Ma chi non ne ha? A volte per ho la sensazione che venga da un altro pianeta. Naturalmente, la prima volta che lho vista fare un salto dei suoi, quasi mi veniva un colpo. Poi lei mi ha detto senza scomporsi: - Giudy, smettila di essere cos sconvolta, ognuno di noi nasce con le proprie abilit A me sono capitate queste, forse un po pi

speciali, tutto qui. Tu, comunque, sarai per sem-

pre lunica che lo sapr! - stabil con un tono che non ammetteva repliche. Un giorno, abbassando la voce e facendosi seria, mi svel che pensava di aver ereditato questi suoi poteri da una sua antenata. - Quando ho trovato questa fotografia in un vecchio album su in soffitta, mi sembrato di aver finalmente compreso la strana cosa che mi capita da quando ho sette anni - mi raccont mostrandomela. Era una foto in bianco e nero del secolo scorso e ritraeva una ragazza dalla figura sottile e slanciata che indossava un abito pieno di ricami e nastrini. Clara, stava scritto sul retro con una calligrafia piccola e sottile. Oltre lincredibile somiglianza con Nancy, ci che colpiva di pi era la sua strana posa, come fosse sospesa in aria.

- Beh, devo ammetterlo, fa una certa impressione! - esclamai osservando il suo stesso sguardo enigmatico. Adesso non pensate che Nancy sia una ragazzina molto diversa dalle altre; strana in molte cose lo , questo indubbio, perfino in quel suo modo eccentrico di vestire Per lei ci soffrirebbe troppo a pensare davvero di essere diversa. per questo che non vuole far sapere delle sue capacit ed io manterr il suo segreto. Costi quel che costi!

ancy

Questo ci che dice di me Giudy, la mia migliore amica. Lei mi conosce meglio di chiunque altro e solo lei pu darvi unidea di come sono. Un salto, un nuovo balzo verso lalto, unaltra doppia, tripla capriola in aria ehm un attimo ora scendo scendooo Ecco! Fatto! Ahm... se tutto fosse cos semplice come saltare! Ci sono momenti in cui non va tutto come desidero, e allora i miei piedi e le mie gambe decidono per me. Unenergia straordinaria mi investe come una scossa elettrica, e uau! Mi stacco da terra e mi ritrovo in aria e finalmente come se potessi liberare il mio vero spirito! Leggete e capirete. Certo, non tutto perch certi eventi non sono proprio spiegabili. Io stessa a volte fatico a comprenderli. Dovr cominciare dallinizio, solo cos riuscir a farmi conoscere davvero.

Nancy e Giudy

iudy ed io abitavamo vicine. Lei allinizio ed io alla fine di una via non troppo grande e abbastanza tranquilla, costeggiata da condomini e villette con piccoli giardini. Ci siamo conosciute a scuola, al momento dellappello, come Annunziata e Giuditta. Ma da subito preferimmo chiamarci pi semplicemente Nancy e Giudy. Arrivai nella loro classe in seconda elementare, dopo qualche giorno dallinizio delle lezioni. Per questo, da allora, venni chiamata la nuova, appellativo che mi rimase per diverso tempo e che ancora oggi, a scuola, fatico a scrollarmi di dosso. Ricordo il mio ingresso in aula, quando tutti osservarono la mia andatura decisa, i miei vestiti dai colori veramente vivaci, latteggiamento disinvolto e quasi spavaldo che adotto sempre.

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- Questa Annunziata Flainetti! - mi aveva presentata la maestra. - Nancy, prego! - lavevo subito corretta io, mentre ventidue paia di occhi attenti mi fissavano sbalorditi. - Annunziata! - Nancy! - Annunziata! - Nancy! La maestra aveva alzato gli occhi al cielo e con voce acuta aveva continuato: - Ti chiami Annunziata e basta! Annunziata andr benone! - Nancy! Ho detto Nancy! - ripetei io testarda. - Vai al tuo posto ora - sibil linsegnante serrando le labbra. - Solo Nancy! - proseguii io mentre arrivavo al terzo banco, di fianco a Giudy. Sono sicura che tutti i miei compagni pensarono che fossi una strana anche per via di

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quelle ciocche rosse che accendevano, come piccole fiamme animate, i miei capelli lunghi e ondulati di un colore insolito e indefinito. - Mogano! - sottolineavo io precisa, muovendo la testa e scrollando i capelli fluenti affinch potessero osservarli bene. Di certo a tutti feci subito un grande effetto. Sebbene non volessi far conoscere i miei insoliti poteri, mi piaceva stupirli raccontando loro storie strane e stravaganti su di me e la mia famiglia. Forse, proprio per questo, non mi feci molte amicizie. A parte Giudy: fu subito obbligata ad aiutarmi nei compiti visto che, nonostante la mia aria piuttosto furba e la parlantina sciolta, non me la cavavo troppo bene... E, da allora, siamo indivisibili.

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Io e la mia famiglia ci eravamo trasferiti da poco in quel quartiere. Avevo girato una quantit di posti che ai miei compagni risultavano per lo pi sconosciuti e irraggiungibili, anche solo con il pensiero. - a causa del lavoro di mio padre - raccontavo. In realt, per quanto fossi abituata a riferirne i particolari, non erano ancora riusciti a capire che tipo di professione egli svolgesse. A volte dicevo che era un abile venditore di automobili eccezionali e ad alta tecnologia che esistevano solo in altri paesi. - Perch - sostenevo con aria di superiorit - voi qui, siete davvero ancora troppo arretrati! Unaltra volta era il miglior cuoco o pasticcere che ci fosse. - un grande chef ! - sospiravo trascinando la e e calcando la pronuncia per darmi pi importanza possibile. - cos bravo, da essere invitato ai pi importanti ricevimenti e

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ai pi famosi programmi televisivi di alta cucina! Ovviamente sempre in luoghi stranieri, che non avevano mai sentito nominare. Altre volte, invece, era un famoso etnologo che studiava popoli lontani. Per la verit, nemmeno io sapevo di preciso cosa facesse. Non lo vedevo spesso, solo quando tornava dai suoi viaggi misteriosi in giro per il mondo carico di regali e di avventure memorabili. Quelle stesse che poi io, opportunamente rivedute e corrette, raccontavo. Ma torniamo a me: avevo scoperto da poco i miei poteri, e come tutte le cose strane ed inspiegabili che possono capitare allimprovviso, soprattutto a quellet, ne ero inizialmente spaventata e confusa. Pensavo che avrei dovuto assolutamente tenerli nascosti per non apparire diversa. Per non apparire come non avrei voluto.

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Un conto era avere un alone magico di mistero attorno, tuttaltra cosa era essere giudicata stramba o peggio ancora avere affibbiato addosso qualche nomignolo tipo bambina volante, gambe da grillo, piedi da canguro o gi di l No, non mi sarebbe affatto piaciuto. Fu solo qualche anno dopo che ebbi il primo indizio della mia sorte particolare. Trovai infatti la foto della mia antenata Clara, e iniziai ad intensificare le mie ricerche in soffitta, nei grandi scatoloni e negli armadi polverosi. Quella fotografia, purtroppo, fu lunica testimonianza che scovai e aument notevolmente la mia sete di informazioni.

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Da quel momento, provai a chiedere spiegazioni alla mamma, ma dalle sue parole evasive e dallespressione sconcertata del suo viso, intuii che non voleva affrontare largomento. Come se esistesse qualcosa che fosse meglio tacere. - Nancy, cosa ti vai ad inventare sempre? - mi rispondeva con la solita voce sussurrata. - Non so come quella foto sia finita nella nostra soffitta, magari non fa nemmeno parte della nostra famiglia, risale a cos tanti anni fa - Eh? - ripetevo pi volte, tentando di capire la sua spiegazione, mentre la voce si affievoliva sempre pi... - Dico che non so nemmeno chi sia ma che timporta poi? - continuava senza alzare il tono. - Eeeh? - richiedevo io, senza speranze. - Dai tesoro, lo sai che domani ho quella pubblicit da registrare e devo fare tutti quegli acuti. Non vorrai che mi stanchi le corde vocali, vero?

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- No, naturalmente - dicevo ragionevole. E mi convincevo sempre di pi che cera davvero qualcosa che mi riguardava, qualcosa che mi veniva nascosto. E allora mi chiudevo nella mia stanza e saltavo, saltavo sfiorando il soffitto, finch la rabbia e la frustrazione non svanivano. Forse qualcuno potrebbe invidiare una madre che non urla mai, ma vi assicuro che quasi pi insopportabile di una che grida sempre. Mio fratello, in compenso, sapeva mandare la sua voce alle stelle. Soprattutto con me. S, qualche volta lo avr pure provocato... ma lui finiva sempre per arrabbiarsi e urlare come un matto! Lui e i suoi dannati malumori adolescenziali!

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Che noia, i compiti!

crivi! - Quanti metri gliene occorrono... di cosa? domandavo a Giudy con lespressione pi tonta che riuscissi a trovare. Ecco una tipica discussione tra me e Giudy durante i nostri pomeriggi di studio. - Quanti metri di rete servono al signor Mario per costruire il recinto dei cavalli - mi spiegava per lennesima volta, sbuffando rumorosamente. - Quanto hai detto che grande? - Leggilo nel testo del problema! - E se poi i cavalli non ci vogliono stare l rinchiusi? - le chiedevo con preoccupazione. - Non ti deve interessare! - ribatteva esasperata. - Odio il signor Mario! - Non puoi odiare un tizio che stato inventato solo per un problema di matematica! cercava di chiarirmi senza alcun successo Giudy.

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Al solito, non sapevo pi che scappatoie utilizzare per spostare lattenzione dai compiti a qualsiasi altra cosa. A volte cercava di convincermi con le buone, ma spesso si arrabbiava fino a minacciarmi. - Dir alla maestra che non collabori per niente! Io, i compiti con te, non li voglio pi fare Hai capito?

- Giudy dai - Muoviti! - Vuoi la risposta? - Certo, non abbiamo a disposizione tutto il giorno per risolvere un problema tanto facile! Mamma mia, che disastro che sei! E alzava gli occhi al cielo.

- Dunque allora - Dai! Quando hai intenzione di risvegliare il tuo cervello? - Uff, bisogna moltiplicare S, s, ecco, moltiplicare ma cio non so per cosa, perch ho in mente le espressioni tristi di quei poveri cavalli che quello stupido del signor Mario vuole privare della libert! Alla fine, raggiungevo il mio scopo e riuscivo a convincerla a chiudere libri e quaderni. Le proponevo allora di uscire e le mostravo, ad esempio, come sapevo arrampicarmi su un albero nel modo pi veloce che lei avesse mai visto. Salivo in alto con la disinvoltura di una scimmia, sfidando ogni pericolo e lasciandola con il fiato sospeso, per la paura che potessi cadere e farmi male. Oppure le facevo vedere le mille acrobazie che riuscivo a fare con il mio corpo snello e snodato: capriole, ruote e strani contorcimenti. Se andavamo su certi argomenti che mi

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agitavano e infastidivano, mi esibivo anche in quelli che lei chiamava i miei salti incredibili. Era come se dal mio corpo si sprigionasse allimprovviso una forza imprevedibile. La stessa forza che sembrava invece abbandonarmi totalmente per tutto ci che non mi coinvolgeva e interessava: i compiti, ad esempio o certi altri doveri casalinghi. Quante volte, ad esempio, mia madre mi aveva obbligato a sistemare la camera! - Nancy - minacciava, ma con un filo di voce, - metti in ordine la tua stanza! Non vorrei davvero essere costretta a a farti sparire i tuoi vestiti multicolori! A proposito del mio abbigliamento tanto bistrattato: un giorno avevo trovato in un mercatino una signora che vendeva vestiti dai mille colori. Li tingeva lei stessa e sapeva formare bellissime tonalit di colore, tinte mai viste. S, vero, forse un po vivaci e sgargianti, ma bellissime!

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Mi ricordavano certi coloratissimi tessuti africani o indiani ed evocavano la magia di quei paesi lontani, che sentivo familiari. Da allora, quelli furono i miei colori. - Allucinanti! - sussurrava mia madre quando me li vedeva addosso. - Orribili, spaventosi! - i commenti perfidi di mio fratello che addirittura si copriva il viso disgustato per non vedermi, quando gli passavo vicino indossandone uno. No, i miei abiti fantastici non si potevano toccare! Cos, tutte le volte che ne ero costretta, ammassavo ogni cosa nellarmadio. Riuscivo a chiuderlo solo spingendo le ante con quanta forza avevo. Poi, purtroppo, me ne dimenticavo e quando mi capitava di riaprirlo, tutto mi crollava addosso sommergendomi come una valanga.

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Io sono Nancy, Nancy Fly! S pu forse pensare che le banalit di tutti i giorni possano coinvolgermi? Io non ho tempo per simili sciocchezze, ho tutto un mondo l fuori che mi aspetta. Devo risolvere cose pi importanti, io.

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Indice
1 Per farsi unidea di Nancy Fly 2 Nancy e Giudy 3 Che noia, i compiti! 4 Alla scoperta dei miei poteri 5 Un indizio importante 6 La lettera 7 La sfida 8 A caccia di guai 9 La casa diroccata 10 Non aprite quella porta! 11 Al peggio non c mai fine! 12 Vai, Nancy Fly... 13 Sani e salvi 4 10 20 28 36 54 60 74 88 100 114 130 146

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