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Enrico Brizzi, nessuno lo sapr. Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero.

Copyright 2005 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano. I edizione maggio 2005.

Non sar un coast to coast da New York a Los Angeles, ma anche il pi modesto "da costa a costa" dal Tirreno all'Adriatico pu riservare sorprese, ge-

nerare avventura, produrre mito. Basta uscire dal centro abitato - e gi non facile - e imboccare la prima strada bianca che sale in mezzo ai colli per rendersi conto che smarrirsi un'eventualit pi che concreta, che un cane randagio non proprio una minaccia da nulla, che individuare il posto ideale per piantare la tenda pu richiedere assai pi tempo del previsto, che neppure trovare un agglomerato di case munito di bar cos ovvio e che niente, per la verit, pi come prima, scontato come prima. Tre settimane di marcia ed ecco un mondo imprevedibile, cos dietro casa e cos assolutamente remoto, tutto da raccontare. Enrico Brizzi parte con il fratello e poi completa il percorso in compagnia di tre amici. Al resoconto delle avventure del minuscolo drappello si aggiungono, sulla pagina, impressioni, visioni, suggestioni e storie che il territorio, vero protagonista di questo libro, lascia sgorgare cos, in maniera quasi spontanea. L'uomo che cammina si adatta presto a un nuovo ritmo, del corpo e dei pensieri, come dir quel gran personaggio che il Vietnamita: Mentre cammino, penso, e i pensieri pi spigolosi si levigano da soli. Per via dell'attrito. una regola fisica. Cos, da Orbetello a Portonovo d'Ancona, passando

per il Monte Amiata, le colline a sud del Trasimeno e l'alta valle del fiume Potenza, attraversando tre regioni, pagina dopo pagina questo libro avr tutto il tempo - un tempo pacato, un tempo riflessivo, il tempo di una volta - di mostrare ai suoi lettori ci che non vuole essere e ci che . E allora: non un manuale pratico, bench contenga itinerari e consigli; non , o non fino in fondo, un semplice diario di viaggio, nonostante contenga resoconti sinceri e tanta onest. Non un libro concepito per pagare un debito a suggestioni letterarie, bench sia indubbia l'influenza di scrittori-camminatori come Thoreau e Chatwin. Non solo un romanzo, anche se coloro che vi compaiono, che lo attraversano o che semplicemente vi fanno capolino, hanno tutti la complessit e la dignit di quei personaggi che il suo autore blandisce, corteggia, ama. semplicemente un libro concepito con felicit, con freschezza, con la purezza e il respiro dell'aria aperta.

Enrico Brizzi nato a Bologna, dove vive e lavora, nel 1974. Ha esordito presso Transeuropa con il ro-

manzo Jack Frusciante uscito dal gruppo (1994; Baldini&Castoldi, 1995), tradotto in ventiquattro Paesi. Presso Baldini&Castoldi ha pubblicato i romanzi Bastogne (1996), Tre ragazzi immaginari (1998), Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999). Per Transeuropa, nel 1999, ha pubblicato il mondo secondo Frusciante Jack, un libro-intervista a cura di Cristina Gaspodini. Da Mondadori sono usciti L'altro nome del rock (2001, insieme a Lorenzo Marzaduri) e Razorama (2003).

Nessuno lo sapr.

A Cristina, Cio, Maia e Altea.

Uomini vanno ki per prode e chi per danno per lo mondo tuttavia. (Detto del gatto lupesco).

Un ringraziamento particolare ai ragazzi che hanno camminato insieme a me: R. B., G. S., V. Gv A. R, M. G.; G. L.

Intro.

Ma adesso eri sposato. Eri sposato da quindici mesi, e avevi un figlio. Avevi un figlio, e con tua moglie una serie di cose cominciavano a perdere quota. Avevate vissuto insieme tre anni, prima di sposarvi, ma adesso quella stessa ragazza non si ricordava pi tanto bene chi eri, e pure con il lavoro le cose non procedevano a meraviglia. Era un mondo molto piccolo, quello del tuo lavoro, e lo era ancora di pi da quando era arrivato il bambino. La stanza in cui lavoravi era adesso la sua cameretta, e tu eri ormai confinato, col

computer e il po' di libri che vi trovavano spazio, in quello che prima insieme a Dina chiamavate "il ripostiglio grande".Era un ambiente appena meno angusto del ventre dell'armadio a muro che presidiava il corridoio, e ogni volta che volevi fumare dovevi abbandonare la postazione e trasferirti sul balconcino del soggiorno. Con i tuoi guadagni dei vent'anni avevi comprato una casa spaziosa, e gli amici di allora erano i primi a stupirsi, misurando insieme a te il poco tempo che era servito per trasformare quella casa nella filiale di un negozio di giocattoli. In ogni caso, come padre ti sentivi uno schianto. Portavi Malcolm a spasso per il quartiere, imbragato nel marsupio a bretelle. Gli insegnavi i nomi degli alberi, i nomi degli animali. Una volta a casa, i vecchi Mano Negra in sottofondo, potevi accennare a un assurdo passo o due di danza e riuscivi sempre a farlo ridere. Prima che arrivasse il bambino, alle otto e mezzo tua moglie usciva per andare in ufficio, e tu potevi restare a lavorare in pace, padrone del tuo tempo come a vent'anni. Ora invece gli orari erano stabiliti dal piccolo Malcolm, tua moglie era in casa tutto il giorno, e appena lasciavi libero il computer frequentava i forum internet dedicati alle nuove mamme. Avevi imparato a temerli, perch le frequentatrici dei forum si convincevano a vicenda di baggianate colossali. Ad esempio, che era opportuno allattare i piccoli fino ai tre anni di et. Per non traumatizzarli. Per non fare di loro, una volta adulti, dei frustrati violenti. C'erano frequentatrici vegetariane sui forum internet, c'erano frequentatrici vegane, e tutte concordavano sul fatto che i pannoli-

ni di stoffa erano di gran lunga pi graditi dei pampers alla pelle del tuo bambino. Erano pannolini fabbricati in cotone biologico, sbiancato senza l'impiego di cloro, e ti arrivavano a casa pagando con la carta di credito direttamente alla pagina emporio del sito per le nuove mamme. Lo stenditoio campeggiava notte e giorno in salotto e, ogni volta che la lavatrice finiva il lavoro, serviva scuoterli uno a uno per srotolarne i bordi, sfilare il tessuto interno e affrontare con pazienza il piccolo groviglio dei legacci. Erano sei mesi che andava avanti a quel modo. Tua moglie non si ricordava pi chi eri, ma nel nuovo delirio operativo che sembrava animarla, nutriva il piccolo, lo portava al parco due volte al giorno e si prendeva cura di lui in tutti i modi. La amavi, per questo, e ti stupivi di come fosse brava a decifrare le richieste del bambino, a calmarlo quando scoppiava a piangere nel cuore della notte. Ti stupivi ogni volta, ma alla fine la trovavi una faccenda molto naturale. Era lei, la mamma, e ci restavi male quando ti faceva pesare che Malcolm, con te, non si trovava altrettanto bene. Dina aveva cominciato a confondersi mentre la riportavi a casa in macchina dall'ospedale, con Malcolm sui sedili posteriori, adagiato per la prima volta nel guscio di plastica da beb. Prima di andarli a prendere, avevi impiegato una quarantina di minuti per assicurare il benedetto guscio alle cinture dei sedili, e quand'eri arrivato all'ospedale tua moglie era gi stata dimessa e

ti aspettava gi di corda nella sala d'aspetto riservata ai parenti. Aveva detto che non eri capace di prenderti cura di nessuno, ma tu eri troppo distratto dal piccolo per farci caso sul serio. Lungo il tragitto verso casa avevi guidato prudente come una suora, ma Dina sosteneva che stavi troppo sulla destra. A un certo punto t'aveva persino accusato di prendere apposta le buche dell'asfalto. Due giorni prima, l'avevi vista partorire il piccolo, con tutto quello che era accaduto nelle ore senza tempo in cui vi avevano separati. Un'infermiera l'aveva fatta accomodare su una sedia a rotelle per portarla in sala travaglio, fra le ragazze spossate dalle contrazioni. Ce n'era una che implorava di morire, e a te non era rimasto che aspettare in corridoio, interrogando dalla finestra le fronde mute dei grandi alberi che facevano ala all'edificio del reparto. Poteva accadere qualunque cosa oltre le ante del portone antipanico, nel posto dove l'infermiera aveva condotto tua moglie, e tu restavi l fuori come un uomo senz'ombra, ad aspettare di conoscere il vostro destino. Se c'era un modo per propiziare le cose, non lo conoscevi. Ricordavi delle preghiere e le avevi ripetute fra te, ma non era un modo per propiziare niente, solo una preparazione per arrivare pi mansueto al momento in cui tutto sarebbe stato chiaro. Poi il portone si era socchiuso, l'infermiera aveva messo la testa fuori e aveva chiesto se eri tu il marito di Dina G. Si sbrighi aveva detto, sprigionando la smorfia d'un sorriso, o qualcosa, che aveva a fondamento una certa urgenza addomesticata solo in parte dalla routine. Sua moglie c' quasi, e tu avevi fatto il gesto di

precipitarti all'interno, ma prima di lasciarti vedere Dina l'infermiera ti aveva obbligato a indossare una specie di mantella di carta color menta, guanti color menta e sovrascarpe. Adesso non si sentiva pi nessuno che implorava di morire. Si sentiva il pianto d'un piccolino, e tu credevi fosse tuo figlio. Ti tremavano le mani, l'infermiera ti aveva aiutato a chiudere la mantella, e sottobraccio come in questura, ti aveva portato di fronte all'ingresso della sala parto. Dentro c'era Dina. Ti aspettavi di trovarla sdraiata, e ti sei stupito di vederla in piedi a gambe larghe, aggrappata alla sponda regolabile del lettino, che'gemeva piegata in avanti. Di fianco a lei, un'ostetrica le poggiava una mano sulla spalla e provava ad aiutarla a governare la respirazione. Quando arriva la prossima, prova a soffiare fuori l'aria. Capito, Dina? La incoraggiava come un'amica. Se fai come hanno insegnato al corso, va tutto bene. Non l'ho fatto, il corso aveva considerato tua moglie con voce stravolta, e tu avevi camminato senza peso fino ai piedi del letto per vederla in faccia. arrivato, il colpevole aveva detto l'ostetrica, ma Dina non ti aveva guardato subito. Fa un gran male aveva detto con un filo di voce. I suoi occhi erano pieni di lacrime e aveva le guance tirate. L'ostetrica era una donna di quarant'anni, con una gran testa di riccioli mori, ed era l'unica persona al mondo che potesse aiutar-

vi. Sei bravissima l'incoraggiava carezzandola, e il bambino sta per arrivare. Vieni qui aveva detto tua moglie, abbracciami le spalle, se vuoi. Allora eri andato dietro di lei. Eri andato dietro di lei, e l'ostetrica ti aveva spiegato come fare per non opprimerla. Eravate vicinissimi, e anche quando il corpo di Dina si irrigidiva e la sentivi soffiare pi forte, l'ostetrica restava calma e tu continuavi a massaggiare le spalle di tua moglie. Dina era andata avanti cos per un'ora, mentre gli intervalli fra una contrazione e l'altra si accorciavano, a spingere a quel modo, in piedi a gambe larghe contro il lettino, e a te pareva di essere il testimone in mantella color menta di una magia preistorica. Poi il dolore si era fatto troppo forte, l'ostetrica aveva aiutato Dina a sdraiarsi, e tu guardando tua moglie su quel lettino le avevi voluto bene molto pi di quanto sapevi, fin l, di avere voluto bene a qualcuno. Avevi avuto paura che se ne andasse, che non riuscisse davvero a far nascere il bambino, e avevi implorato di andartene tu, al loro posto. Per un tempo senza tempo ti eri sentito nudo e derubato della voce, distrutto di non poter aiutare tua moglie, ma poi Malcolm era arrivato, bagnato come un uccellino e sbalordito di ritrovarsi nelle mani dell'ostetrica. La donna che l'aveva tratto dal ventre di tua moglie gli stava dicendo che era bellissimo, e il piccolo rispondeva a gridolini,

sporgendosi verso il suo viso per capire cosa volesse di preciso. L'ostetrica l'aveva mostrato sorridendo a tua moglie, e mentre la meraviglia accadeva, tu l'avevi preso in braccio per la prima volta. L'avevi preso in braccio, e mentre seguivi l'infermiera verso la nursery non ti importava nulla di quanto potesse pesare. Ti premeva solo che lo vestissero in fretta, e guardando le sue mani minuscole hai pensato che adesso, fra tua moglie e te, c'era qualcosa che nessuno avrebbe potuto mai cancellare. Il giorno in cui li avevi condotti a casa dall'ospedale avevi preparato una piccola festa d'accoglienza, appeso un fiocco azzurro al portone del palazzo e comprato una bottiglia di champagne per festeggiare insieme a tua moglie. Dina, per, non era stata contenta della festa e non era stata contenta di vedere lo champagne. Era gi di corda per via che eri arrivato in ritardo, e ti aveva detto che eri un irresponsabile, a proporle di bere alcol. Allattava otto volte al giorno, e pi insistevi che si trattava solo di bagnarsi le labbra in onore di vostro figlio, pi lei pareva averla con te. Sono trascorsi sei mesi da allora, sei mesi nei quali tua moglie ha fatto in tempo a trasformarsi in una persona molto diversa dalla ragazza che conoscevi. Alla fine una donna di soli trent'anni, e ti fa rabbia pensare che, fino a poco tempo fa, sapeva stare al gioco e tirare tardi in compagnia Ma anche tu non sei esattamente quello di prima. Passi le giornate fra l'ex ripostiglio grande, con il computer e le

carte che servono al tuo lavoro, e il balconcino del soggiorno, dove ancora puoi fumare senza che tua moglie protesti. Sei pieno di rabbia compressa, ti senti sfruttato e tenuto lontano dalle decisioni che riguardano tuo figlio. Quando arriva il finesettimana, poi, la cupezza del tuo umore non ha niente da invidiare alle atmosfere dei Joy Division. Non si parte quasi pi con gli amici pi urbanizzati e mods verso qualche stadio dal nome leggendario. E neppure si riesce a rintanarsi come ai vecchi tempi nel rustico del buon Luther, per mettere mano alle Fender e fare un po' gli asini ad alto volume. Arrivano da ogni dove, i cugini di quinto e sesto grado che ancora non hanno fatto in tempo a conoscere Malcolm, e tu sei obbligato a farti trovare al tuo posto. Ti vogliono imbalsamato e sorridente e, se non vuoi deluderli, meglio simulare uno sbalordimento senza fine per la sorpresa di ritrovarti padre. Devi fumare il migliore tabacco aromatizzato, quando si avvicina il finesettimana, per sopportare l'idea delle gradinate che si riempiranno senza di te. Ti arriva l'eco via mail e via sms, della barandana che va avanti lo stesso anche se tu non ci sei. Sono migliaia, ormai, i concerti imperdibili dei quali hai avuto notizia solo dopo, e la domenica, sul balconcino dell'ex appartamento spazioso, fumi una sigaretta olandese dopo l'altra, fin dal mattino. Ti offuschi per convincerti che va tutto bene, e farti trovare pronto quando lo scampanio elettrificato annuncer che i cu-

gini di quinto e sesto grado si trovano gi alla porta. A quel punto sar troppo tardi per tentare la fuga, e non rester che soffocare il mozzicone nella terra dei gerani, trovare il flaconcino azzurro del collirio e sbrigarsi ad aprire. In cambio d'un pupazzo o una scatola di duplo, i cugini di quinto e sesto grado vorranno bere il t e costringeranno Malcolm a vestire i panni dell'attore da cucciolo: lo applaudiranno perch agita un sonaglio, e lo chiameranno per nome solo per catturarne l'espressione sorpresa, rubargli un po' d'anima con il minuscolo obiettivo digitale incorporato al Nokia. Non lasciano crescere in pace Malcolm, lo studiano per decidere da chi ha preso il colore dei capelli, oppure il disegno delle labbra. Alla fine non capisci come facciano a dire che somiglia a te, visto che nessuno, qui, ricorda pi chi sei. Una notte hai sognato che la fortuna tornava a sorriderti. Nel sogno Malcolm aveva dieci anni e la testa carica di capelli, ma tua moglie era identica alla ragazza che avevi conosciuto all'inizio. Abitavate in una casa piena di luce, circondata dal verde, e tu passavi le giornate in una grande stanza dal pavimento d'assi. Nella stanza c'era posto per tutti i tuoi libri, e potevi seguire in pace i progetti che ti appassionavano; ricordi l'odore del legno piallato da poche stagioni, il profumo dell'erba tenera, gi in giardino, che entrava dall'orbita della grande finestra sotto la quale trovava posto il tuo tavolo da lavoro. A met del pomeriggio, prendevi Malcolm con te e lo portavi a

camminare lungo sentieri che si inoltravano nell'aperto, verso le colline. A volte anche tua moglie vi accompagnava, ma spesso andavate soli, come faceva tuo padre con te quando ancora tuo fratello era troppo giovane per seguirvi. Nel sogno insegnavi a Malcolm come si scelgono i sassi per preparare un buon fuoco di bivacco, lo aiutavi a costruire la piccola capanna di rami necessaria ad alimentare la fiamma giovane. Ti chiamava "babbo", e poich era un ragazzino intelligente, faceva un sacco di domande. Gli piaceva sentirti raccontare di quando, insieme a tuo fratello e gli amici, lasciavate la citt sicurissimi di trovarla, al ritorno, perfettamente identica, e partivate a piedi verso qualche posto lontano. Nel sogno, raccontavi a Malcolm di ogni cosa. Le riunioni intorno a una carta in scala uno a cinquantamila; i preparativi, l'acquisto delle provviste e la paura di non farcela; la tenda arrotolata nello zaino e il genere di timore e felicit che, il giorno della partenza, vi guidava verso l'appuntamento. Potevi spiegare al ragazzino il significato di espressioni come "rompere il fiato" o "aprire la strada", raccontare di quando col buon Luther, ai tempi del ginnasio, scendevate dalla littorina a Molino del Pallone per esplorare i boschi della dorsale; o di quando avete deciso di raggiungere Cervia a piedi, e il riverbero del sole a specchio sulle saline, dopo cinque giorni di marcia, per poco non vi faceva svenire a un tiro di voce dall'arrivo. Malcolm domandava quanti giorni servivano per raggiungere

Firenze, e tu gli spiegavi che seguendo i segnavia gialli della Via degli Dei ne bastavano cinque, mentre per arrivare fino a Roma avrebbe dovuto contare almeno trenta tappe. Eri felice di spiegare al ragazzino tutto quello che sapevi sull'antica arte del viaggiare a piedi, e di come i camminatori dovevano considerarsi tutti fratelli nella fatica. Gli raccontavi senza censure che, in nome del progresso, luoghi meravigliosi erano stati spogliati di ogni bellezza, ma ti raccomandavi che non desse mai retta ai vecchi, quando dicevano che in giro non ne restava pi. E poi, mentre rientravate a casa attraverso i prati, nella luce nitida che precede il crepuscolo, Malcolm chiedeva di raccontargli daccapo di quando avevi raggiunto la costa del Tirreno per traversare a piedi, da mare a mare, l'immenso ponte di coperta della penisola.

PRIMA PARTE. da Orbetello a Chiusi.

GIORNO UNO. Da Orbetello al Monte Argentario e il Tombolo della Giannetta.

Per molti anni hai creduto di aver rivestito un ruolo determinante, pi ancora dei tuoi genitori, nelle scelte fondamentali relative all'educazione di tuo fratello. Quando avevi otto anni e lui ancora studiava all'asilo, eri una specie di guru, ai suoi occhi. Nel tempo, avrebbe frequentato anche lui le elementari di Casaglia, la scuola media a un passo da casa, il tuo stesso liceo. Oggi ha venticinque anni, pi alto di te d'un buon palmo, ed sempre stato pi magro. Se doveste correre uno contro l'altro, o sfidarvi a chi salta pi lontano, vincerebbe lui di sicuro. Solo se doveste battervi, con o senza guantoni, sarebbe un bell'incontro equilibrato. Da ragazzini potevi metterlo schiena a terra con una mano sola, ma all'epoca quattro anni di differenza ti garantivano un vantaggio incolmabile. In ogni caso, sono secoli che avete smesso di battervi. Per un'intera epoca geologica, mentre ti pavoneggiavi fumando sigarette olandesi sulla terrazza della biblioteca di Villa Spada in compagnia degli amici pi urbanizzati e mods, tuo fratello continuava a giocare a calcio, indossava la tuta in triacetato e andava ad allenarsi al campo del velodromo: giocavano solo il campionato amatori, ma era una cosa che prendeva terribilmente sul

serio. Era il regista della squadra, avevano convinto la ditta Fabbri a divenire il loro sponsor e scendevano in campo tutte le domeniche mattina alle otto, contro il Budrio, l'Ascensori Sabiem, lo Sparta Casalecchio o i Warriors Anzola, nelle cui fila militava un sedicente nipote di Dirceu. In trasferta nel gelo della Bassa, con queste maglie magnifiche, istoriate, che riproducevano il motivo liberty dei vasetti d'amarena, tuo fratello c'era sempre. Nel frattempo studiava storia all'universit, e adesso che si laureato, si sta trasformando anche lui in una specie di lavoratore. L'anno scorso ha abbandonato la casa in cui siete cresciuti per trasferirsi in un appartamento arredato alla tirolese in compagnia della fidanzata di sempre, una ragazza di nome Silvia conosciuta in quarta ginnasio. Poich l'assegno del dottorato di ricerca non somiglia a uno stipendio vero, nel finesettimana lui lavora come cameriere per una ditta di catering specializzata in feste di matrimonio. Cos, con lo stipendio da maestra di Silvia, riescono a pagare tutti i mesi le rate del mutuo. A parte questo, avete morso insieme quel che c'era da mordere, e oggi sei contento che tuo fratello sia un uomo mite, capace di sporcarsi le mani e riconoscere ancora le ingiustizie. Questa non neppure una tappa vera dice. Camminiamo solo il pomeriggio, e alla fine c' persino il campeggio prenotato.

come al Giro dici tu. C' sempre, il prologo. Una tappa breve, per sgranchirsi le gambe e spegnere l'ansia dell'attesa? Andate incontro all'abbraccio di bosco dell'Argentario, questo promontorio che un tempo era un'isola, collegato alla terraferma da due tomboli, dai cordoni sabbiosi ampi poche centinaia di passi, al cui interno si sviluppata una grande laguna salmastra. Il paese di Orbetello sorge su un istmo che, dalla terraferma, si protende nel cuore della laguna, collegato al promontorio dalla diga costruita dall'ultimo Granduca. La sommit della diga abbastanza ampia da ospitare una strada a due corsie, e all'inizio tu e tuo fratello camminate sul ciglio di questa sopraelevata, affacciati su tutta quell'acqua ferma sulle cui sponde si rifugiano a nidificare l'airone e la gru. Di fronte a voi, la cupola di bosco dell'Argentario spicca contro il cielo di maggio, come sorgesse direttamente dalle profondit del Tirreno. Verso Nord, oltre la lingua di terra del tombolo, ne distingui la massa sterminata che increspa a tempo con il respiro stesso del mondo. come se tutta l'acqua che c' assediasse la laguna, e ogni nuovo treno d'onde sembra, per il gioco della prospettiva, destinato a coprire la terra. C' di che sentirsi poco sicuri, sospesi lungo la diga, sfiorati dal traffico di monovolume e station wagon dei primi turisti della stagione. Se le onde coprissero il tombolo, la strada che corre sulla sommit della diga si troverebbe circondata dal mare aperto. Meglio affrettare

il passo, incontro alla cupola di bosco del promontorio, verso il punto in cui la sopraelevata sfocia sull'asfalto della strada panoramica. Il primo bivio ti trova preparato da molti giorni: a sinistra si va a Porto rcole, mentre voi prendete verso Santo Stefano, e quando incontrate un'ampia carrareccia che si stacca sulla sinistra, abbandonate l'asfalto della panoramica e prendete a salire, in silenzio e senza forzare, verso il fitto del bosco di querce da sughero. Verniciato su un masso c' un segnavia del percorso escursionistico numero 715. Poco dopo tuo fratello ne distingue un secondo e, dentro l'avvenuto contatto con la rete dei sentieri, puoi gi sentirti orgoglioso del piccolo patrimonio che hai speso in mappe e tavole dell'Istituto Geografico Militare. Per un po' procedete quasi in piano, sempre all'ombra delle grandi querce, e gli affluenti che portano acqua al borro di Sant'Antonio sono rivoli che si guadano con un semplice passo. Nell'ansia della vigilia l'hai studiata fino allo sfinimento, questa prima tappa dimidiata e special, pensata per essere il contrappunto d'una mattina trascorsa seduti in treno. E per la prima e unica volta puntate a Ovest, che ti pareva di buon auspicio, per la salute tua e del fratello, non fare le cose alla carlona e rendere omaggio, innanzi tutto, a questo promontorio assediato per tre lati dal Tirreno. Traversare la penisola, si detto. Da mare a mare. Tanto vale mettersi d'impegno allora, e partire dalla cupola di bosco dell'Argentario. Un santuario dell'avifauna di cui hai notizia fin da

quando, a cavallo dei dieci anni, ti raggiungeva per posta il bollettino dedicato ai giovani sostenitori della Lipu. Ci vorranno armeno tre settimane hai annunciato a tua moglie quando sei riuscito a sistemare ogni cosa ed arrivato il momento di preparare sul serio lo zaino. Ventidue giorni, ventitr al massimo. Anche se in fondo non ho mai smesso di sentirmi anarchico, questa volta spero di tornare in tempo per le elezioni. Non stato semplice, spiegarle che volevi realizzare un vecchio sogno prima di compiere trent'anni e trasformarti per sempre in un morto vivente, ma Dina ti stata ad ascoltare e ha detto che non c'era nessun problema. Nessunissimo proprio. Se speri che faccia una scenata, amore, o ti abbracci le ginocchia implorandoti di non andare, sar per un'altra volta. saltato fuori che anche lei aveva un gran bisogno di cambiare aria, e non hai capito se ce l'aveva con le prime morse della calura o con l'ex appartamento spazioso nel quale ti ostinavi a camminare senza pattine. Alla fine della prossima settimana andr al mare con Malcolm, nella vecchia casa ai piedi del Conero dove avete trascorso quasi tutte le vostre vacanze da fidanzati. Se tu vai a divertirti ha detto, finch dura il permesso di maternit porto il piccolo a respirare un po' d'aria buona. D'accordo hai detto, io prendo la rincorsa dalla riva opposta e provo a raggiungervi a piedi. Ho sposato un pazzo ha detto tua moglie, e prima o poi dovevo aspettarmi qualcosa del genere.

Da un mare all'altro. Subito prima di diventare un morto vivente. Come sognavo da piccolo quando guardavo la carta d'Italia appesa in classe. Spero solo non sia un piano per liberarti di noi qualche tempo. Oh no, amore. Per depurarmi, se mai, e tornarvi incontro preparato. Non sei pazzo, sei solo stronzo. Per promettimi che terrai la fede al dito e non andrai con nessuna. Amo-ore hai sospirato, saremo in mezzo alla campagna, e non ci sar nessun motivo di pensare a quelle cose. Da domani punterete senza tregua verso Nord-Est, lungo il mosaico di provinciali senza importanza, sterrate e sentieri che hai individuato sulle mappe. una teoria di minuscole frecce a matita disegnate sulle Kompass e le Multigraphic che dovrebbe condurvi dall'altra parte. Malcolm e Dina saranno ad aspettarti laggi, sulla sponda opposta del Paese proteso a trampolino attraverso il Mediterraneo, e per oggi non vi resta che la minuscola emozione di superare il braccio scarso del borro e ammirare, una volta di l, le arcate in rovina del vecchio acquedotto, assediate dal viluppo degli infestanti. Precise a come le avevi immaginate da casa. Se sei voluto partire da qui, dev'essere per una forma di devozione che affonda le sue radici ai tempi in cui eri socio sostenitore della Lipu.

Sarebbe stato triste scendere dal treno in una stazioncina qualsiasi, priva persino della biglietteria, traversare le quattro corsie dell'Aurelia, affacciarsi appena sul mare e imboccare in fretta, come ladri, la via dell'interno. I riti preparatori hanno la loro importanza, all'interno della segreta devozione che ti rende pi simile a tuo padre di quanto avresti mai desiderato a diciassette anni. E prima di intraprendere un viaggio, o ingaggiare una sfida decisiva, tradizione vuole che ci si spinga in un luogo romito a raccomandare l'anima. Nel caso qualcosa andasse storto, nettamente. E cos, visto che non sai quando, n in che stato di preciso raggiungerai la costa orientale, provi anche tu l'esigenza confusa di affidare la tua anima a qualcuno che sappia vegliare su di lei per il tempo del viaggio. Affinch l'anima non fugga per conto suo appena vi trovate in mezzo alla selva, e nemmeno si corrompa a tal punto da farti arrivare trasformato in una persona diversa, incapace di voler bene a Dina e il bambino. Sono molte stagioni che entri in chiesa solo per i matrimoni e i funerali. Dal tempo in cui hai letto alcuni libri ben documentati sui rapporti fra il Duce e il Vaticano, l'affare Marcinkus e le trame dell'Opus Dei. Per, anche se a diciott'anni volevi farti protestante, a ventuno maomettano e pochi mesi pi tardi sostenevi d'essere vicino al taoismo, adesso credi di avere le idee piuttosto chiare.

Devono esistere, nel mondo, uomini in grado di prendersi cura dell'anima altrui, e tu hai letto da qualche parte di questa congregazione dei chierici Passionisti, che nel diciottesimo secolo si diedero, in opposizione allo sfarzo della Chiesa, a un'esperienza mistica di annichilimento. Hai pensato a San Francesco, a Johnny Rotten e i musicisti sufi, e ti sei detto che uomini del genere forse facevano al caso tuo. La casa madre della congregazione sorge a mezzacosta, e quando incontrate la strada asfaltata la vedete a un tiro di voce, simile a un fortilizio candido arrampicato nel cuore d'un rimboschimento di cipressi che svettano sul folto della macchia. Risalite lungo la strada, verso il piazzale che fronteggia il convento, e saranno due ore che camminate. Adesso il tombolo settentrionale non fa pi pensare a un'esile cordone sabbioso, ma a un argine concavo e scuro dotato di una sua ampiezza, contro il quale le onde vanno a frangersi, e la spuma della risacca ne accompagna la fuga verso la terraferma. Al largo un peschereccio si porta dietro uno stuolo di gabbiani, e per prima cosa dovresti domandare a tuo fratello se vuole accompagnarti dal padre portinaio, o se invece preferisce aspettare fuori. Vorrei parlare con qualcuno, dovresti esordire, cui raccomandare l'anima tre o quattro settimane. Cui raccomandare l'anima, nettamente meglio, per il tempo d'un viaggio. Immagini che il padre portinaio farebbe un sacco di domande,

e forse a quest'ora non c' nessuno a disposizione in tutto il convento. Forse a quest'ora riposano, oppure saranno impegnati in qualche adorazione, o messa. E magari salta fuori che tocca aspettare mezz'ora, prima che il padre portinaio ti presenti il chierico adatto. L'hai visto succedere, quando andavi in giro per parrocchie e conventi a vendere il calendario scout. Ti fanno aspettare, e alla fine insistono perch ti confessi. Non tengono minimamente in considerazione il fatto che una persona, per un motivo o per l'altro, possa andare di fretta. La strada adesso si snoda come un serpente grigio lungo la linea del crinale, punta a vista la sommit del Telegrafo, la cima pi alta del promontorio, irta d'antenne e ripetitori. Il convento dei chierici Passionisti, con il suo piccolo cimitero, dista s e no dieci minuti, ma ormai non si vede pi, sommerso dalla macchia che nasconde i tornanti della strada. Se lo sapevo, che c'era un caldo del genere dice tuo fratello rallentando perch l'affianchi, portavo un paio di scarpe pi leggere. Pi in l sarai contento di avere le pedule. Gi che lo zaino pesa venti chili, potevo portarlo, un paio di scarpe che lascino respirare i piedi. Appena si scopre il sole, mi sembra di averli prigionieri dentro le torrette di due tank. L'importante dici, che facciano i bravi e non comincino da subito a riempirsi di vesciche. Hai presente i tank sovietici? Quelli immensi e squadrati della

seconda guerra mondiale? Lascia perdere. Quando siamo andati a Firenze lungo la Via degli Dei, con il buon Luther e lo schizzato del Vietnamita, gi la seconda sera avevo i piedi devastati. Dina quando li ha visti voleva portarmi al pronto soccorso. Sai cosa mi preoccupa di brutto? Non i piedi. Le vipere, e restare senz'acqua la notte. Ti fossi ricordato di portare una borraccia in pi. Per favore. Avevi detto che tu avresti portato due borracce. Non mi piace quando cambi le carte in tavola, kapish? Kapish risponde subito. Per mi pare che le dovevi portare tu. Fa lo stesso dici. Non resteremo senz'acqua e per un po', in segreto, continui a farti cullare dalle tue paranoie. Superate un paio di valloni, e verso Oriente la vista spazia sulla terraferma. A tuo fratello preferisci non parlare della minuscola puntura che provi all'inguine, o di come ti sembra di sentire scricchiolare in maniera appena percettibile il ginocchio sinistro ogni volta che carichi sul piede. Lungo la Via degli Dei ti ha fatto soffrire, il ginocchio. In discesa vedevi le stelle, nettamente e una a una, e dopo il passo dell'Osteria Bruciata dovevi massaggiarti con il Voltaren ogni pochi chilometri. Ma quando sei andato a Firenze con il Vietnamita e il buon Luther, erano trascorsi sette mesi appena dal pomeriggio in cui un industriale in pensione, un uomo che poteva

essere tuo nonno alla guida d'una Mercedes d'epoca, aveva deciso di svoltare alla cieca e travolgerti con tutta la Vespa. Ora sono passati quattro anni, e in ogni caso il ginocchio non ti ha pi fatto soffrire. N lungo il sentiero Doppio Zero, e neppure quando, con i soliti due amici, hai passato il confine a piedi per raggiungere Nizza lungo la vecchia strada dei contrabbandieri. Quando pensi che ormai siete saliti abbastanza distinguete un punto, poco pi a monte, in cui la strada incrocia un'ampia fascia tagliafuoco che scende ripida attraverso il bosco di lecci. Cos decidete di spingervi fin l, e quando ci siete abbandonate il ciglio della strada. Andate a sedere sull'erba tenera che cresce in testa al corridoio largo una cinquantina di passi, e i tronchi degli alberi che ne presidiano i fianchi sono fitti come una doppia palizzata. Sfili gli spallacci del Salewa, ti risollevi in piedi e all'inizio ti sembra che le tue braccia siano prive di peso. Inarchi indietro il dorso sgravato dallo zaino, e in fondo al corridoio ripido della fascia tagliafuoco distingui il gomito del molo frangiflutti e le schiere bianche dei grandi catamarani ormeggiati ai pontili di Cala Galera. Oltre il manto di pineta del tombolo meridionale, il cuneo di case di Orbetello fa pensare a un transatlantico da sogno ancorato al centro della laguna, e da quass li potresti contare uno a uno, gli isolotti di limo che affiorano a poca distanza dai canneti della riva. Sulla terraferma alle spalle della cittadina si vede una catena di colline dalle cime sfondate, ma oltre quella il Paese solo una fuga infinita di bassure e valloni di cui non scorgi con certezza

neppure il primo argine. Solo la piramide dell'Armata, scorciata nella bruma al limite estremo dell'orizzonte, pu permetterti d'orientare la Kompass in maniera sensata, e pare incredibile che riuscirete a spingervi fin laggi fidando sulle minuscole frecce a matita che hai tracciato sulle mappe. Cos torni a sedere, la schiena contro lo zaino, e tutto l'occorrente per fabbricare le sigarette nella tasca sinistra dei pantaloni in cordura da trapper. Per un po' fabbrichi la tua sigaretta lottando contro il vento. Guardi il mare e guardi il profilo smisurato del Paese confuso dalla bruma, proprio come avevi immaginato di fare. Speri ti venga in mente qualcosa di memorabile da annotare sul taccuino, ma ti viene in mente solo che serviranno almeno due ore, per scendere da capo sulla panoramica, e forse ancora una e mezza per raggiungere il dannato campeggio presso l'imbocco del tombolo settentrionale. Sono giorni che hai stabilito di passare la prima notte laggi, e l'uomo con il quale hai parlato al telefono si raccomandato di arrivare entro le otto. Abbiamo fatto bene a venire dice tuo fratello. C' una specie di belvedere a trecentosessanta gradi, da quass. Peccato per le antenne dici. Non ci riesco, a guardare da quella parte. Gi dice lui. Un po' troppe antenne. Per c' aria d'estate, e

le scie delle barche sembrano sbucare dal bosco. Rifletti che dovreste cominciare a scendere verso la cintura d'asfalto della panoramica e ti dici che le vostre anime, a questo punto, possono considerarsi al sicuro. Se i chierici Passionisti sono sant'uomini, non dev'essere necessario rispondere alla trafila di domande del padre portinaio, n confessare le tue horride gesta di peccatore tanto per fare atmosfera. Se sono sant'uomini, si saranno accorti dei viandanti dalle gambe bianche che sfilavano sotto il loro convento. E ora, pensi rabbrividendo al vento, che le anime siano affidate o no, non resta che infilare da capo gli spallacci del Salewa e disporsi, con pazienza, a portarlo dall'altra parte. Adesso che l'hai raccontato a tua moglie e l'hai raccontato persino agli amici pi urbanizzati e mods il sogno nudo. Ora che siete partiti producendo il solito polverone d'incredulit che suscitano le vacanze eccentriche, ti senti obbligato a sognare fino in fondo, e tornare in citt senza aver portato a termine l'impresa alla quale hai pazzamente brindato in pubblico, ti sembra l'anticamera della malasorte. Non ti stupiresti, per, se le ginocchia cedessero di schianto molto prima di arrivare all'Armata, minate dall'immobilit babilonese dell'inverno casalingo, i lunghi mesi durante i quali lo sforzo fisico pi intenso stato cullare Malcolm mentre tua moglie provava a dormire. Potrebbero cedere. Ne avrebbero il diritto, ma non importa.

Piuttosto che rientrare in citt a occhi bassi, ti fai trascinare alla prima fattoria e implorate ospitalit al contadino, che vi lasci piantare la tenda sulla sua terra finch non sarai in grado di riprendere la strada. Lungo la discesa sfilate di nuovo sotto il convento e, anzich prendere la via del bosco, proseguite lungo l'asfalto, un tornante dopo l'altro, verso il mare che il crepuscolo sfuma di arancio e viola. Nel cuore dell'ultimo vallone, ormai in vista della spiaggia, incontrate due giovani chierici, la veste nera lunga fino ai piedi, che salgono di buon passo verso la casa madre. Sul petto delle loro vesti spicca ricamato il distintivo del cuore trafitto dalla croce, identico a quello dei reazionari sanfedisti. Non fanno pensare a Johnny Rotten n ai musicisti sufi e mentre vi scambiate un rapido saluto fra viandanti, rimpiangi di non aver affidato l'anima a qualcuno che conoscevi gi. Buo-onasera dici all'uomo seduto a leggere un vecchio Urania dentro la piccola edicola in cemento della reception. Dentro l'edicola, alle spalle dell'uomo c' uno scaffale che contiene una mezza dozzina di schedari, e assicurata alla parete si vede l'imponente scocca candida d'un sistema elettrico antizanzare. Omaggi dice l'uomo in un sussurro, senza sollevare lo sguardo dal libro. Dev'essere a met di una frase molto lunga, e quando la frase finisce, per un poco vi osserva da dietro la piccola barriera di snack confezionati, Mars e Lila Pause, che costituisce

l'unico arredamento della sua scrivania. Potrebbe essere l'uomo con il quale hai parlato al telefono, ma non c' niente di specifico che te ne convinca sul serio. Purtroppo siamo al completo dice senza verve. Tutta la stagione aggiunge, e scoppia a ridere. Tuo fratello ti guarda, tu guardi l'uomo e pensi che avete fatto male a venire in questo campeggio perso lungo il cordone sabbioso del tombolo settentrionale. Avete la tenda? Altrimenti, se volete stare pi comodi, fino a met giugno le case mobili costano solo dieci euro a notte. A noi dici, basta una piazzola per la tenda. Piazzole dice l'uomo, ho tutte quelle che volete. Non ho mai dormito in una casa mobile dice tuo fratello, e carezzandosi le narici si sporge verso l'interno dell'edicola. I mars sono in vendita, s? Sei sicuro gli domandi, di voler dormire in una casa mobile? Non ci ho mai dormito. una specie di camper o cosa? Sono grandi caravan illustra quello, adatti per una famiglia di quattro persone, e fino a met giugno sono in offerta. Potevate dormire in spiaggia, aprire la tenda fra le dune oppure in pineta, ma a questo punto facile, scegliere fra la malinconia d'un quadrato d'erba in affitto, e la chance imprevista di fare contento tuo fratello. Caravan tuo fratello dice. E dentro questi caravan si pu cucinare, s? Dentro regna un odore vago di disinfettante, per l'ambiente

spazioso, e ci sono due letti gi pronti, incastellati sulla destra, ai piedi dei quali potete adagiare gli zaini. Una scaletta agganciata alla parete conduce al paio di cuccette ricavate sotto la copertura del tetto, e gli sportelli dei pensili che incombono sulla piastra dei fornelli elettrici, con i loro pomelli in plastica a forma di dado e il fregio a fiori mezzo scollato, sembrano parlarti del tempo in cui questo caravan aveva ancora ruote vere, adatte per girare l'Europa a rimorchio d'un Ford Cortina, o un furgone bicolore della Volkswagen. Sopra il piano di lavoro in formica che affianca i fornelli si apre un finestrino rettangolare, e tuo fratello, la maglia incollata alle spalle, si china sul piano di lavoro, accosta il viso al finestrino e guarda fuori. Non siamo affacciati sul mare dice dopo un po'. Siamo affacciati sulla laguna. Sfilate gli scarponi in Gore-Tex dalla suola a carrarmato, li abbandonate di fianco agli zaini, e tuo fratello il pi veloce ad avventurarsi nel cubicolo cieco del bagno. Mentre senti l'acqua scrosciare, a piedi nudi sulla vecchia moquette che riveste l'impiantito ti dai da fare per recuperare i vostri panini. Sono soffocati, insieme ai libri e le mappe, dentro la tasca a zip incorporata nella copertura del Salewa, e quando riesci a cavarli fuori li liberi dall'involucro e li sistemi sull'occhio principale della piastra elettrica. Azioni la manopola che governa l'accensione e, pian piano, l'occhio della piastra comincia a scaldarsi.

Se sapevo che l'acqua era cos poca, mica facevo lo shampoo dice tuo fratello provando la fiamma del Bic. Adesso mi sembra d'avere una specie di elmo da porcospino, e la testa mi prude a tutt'andare. Gli passi una mano sulla testa, e avverti la consistenza simile a zucchero filato dei suoi capelli. Per favore dice ritraendosi, non mi piace che mi tocchino la testa. Conciato a 'sto modo, poi. Scusi, signorino dici. Per fai abbastanza ridere. Tuo fratello sbuffa, gira con il pollice la minuscola rotella a corona alla base del parafiamma, la apre al massimo. Poteva dircelo, l'uomo, che l'acqua era pochissima. Tu almeno sei riuscito a fare la doccia. Non faresti cambio, di' la verit. C' poco da fare cambio tuo fratello dice. Dopo una notte chiusi l dentro, nessuno sar in grado di indovinare chi dei due ha fatto la doccia. Si portato fin qui sulla riva una serpentina al piretro che avete trovato dentro un pensile del caravan, e adesso che prova a incendiarne l'estremit, un vento basso e teso fa ballare la fiamma che disegna fughe di fantasmi sul suo volto mite. Lungo la curva del tombolo si vedono le luci di poche case, e la salicornia forma un tappeto compatto, che nasconde la rena e asseconda il profilo delle dune. Al centro della laguna, il cuneo di case d'Orbetello appare illuminato dal basso, e se pure laggi esistono posti in cui bere una birra e ascoltare un po' di musica, per

arrivarci servirebbe una barca, e prepararsi a remare un buon tratto. Vado a chiedere all'uomo se ci vende qualcosa da bere tuo fratello dice. Un po' di vino, o almeno una lattina di birra. Quello secondo me vende solo barrette e cioccolata dici guardando oltre il deserto delle piazzole, e ormai a quest'ora non arriverano altri ospiti. Il fumo della serpentina al piretro sale lento, grave d'odore chimico, e quanto ti ritrovi sottovento il naso pizzica e gli occhi si riempiono di lacrime. Un paio di lattine da qualche parte insiste tuo fratello, l'uomo deve averle per forza. Hai visto un frigo, dentro il maledetto gabbiotto? Io no. Per mi sa che provo dice tuo fratello sporgendosi a misurare la distanza che vi separa dall'ingresso del campeggio. Se devo stare seduto qui con la voglia, tanto vale che provo.

GIORNO DUE. Dal Tombolo della Giannella a Albinia e Marsiliana.

Alla terza ora di marcia vi lasciate Albinia alle spalle, immobile nella canicola come l'avete trovata, un nido di case con il silos

dell'acqua e la chiesa, stretto fra la fuga dei binari e le quattro corsie dell'Aurelia. Oltre l'edificio della minuscola stazione che ieri avete superato per ultima, avanzate attraverso le terre bonificate cariche di grano dalle spighe ancora verdi. Vi spingete lungo il fondo polveroso delle sterrate che incrociano ad angolo retto, sempre in vista della doppia linea di pini che incanala il traffico della strada maestra. Verso Sud, a chiudere da vicino l'orizzonte, si staglia il profilo scuro d'un treno di colline che, alle spalle della laguna, sviluppa verso l'entroterra a proteggere la bassa valle dell'Albegna. Le fattorie sono lontane una dall'altra, bianche come mollica di pane, e le schiene curve delle serre punteggiano il paesaggio. Ci sono gruppi di donne al lavoro nei campi. Prelevano uno a uno i piccoli meloni acerbi dalle cassette caricate al vivaio, e con pazienza li mettono a dimora fra le zolle, che finiscano di maturare in piena terra. Un paio fra le lavoranti pi giovani, i fazzoletti da testa stampati a colori vivaci, a vedervi con gli zaini interrompe il lavoro e saluta. Vorresti sfilare il Salewa, andarle a conoscere e tenere loro un po' di compagnia, ma la strada per Marsiliana ancora lunga. Sotto un cielo di nuvole che sembrano stagnare alte fin dai tempi degli Etruschi, gli sguardi delle donne vi spingono sempre pi lontani dal mare. Quando si alza la brezza tuo fratello dice, non va male. Per lo zaino mi trascina verso terra, e mi chiedo come far quando co-

mincia la salita. Anch'io avevo deciso di partire leggero, e guarda che roba. Al peggio, getteremo via qualcosa. O faremo un piccolo regalo a qualcuno dici, ma sai che niente, dentro il Salewa che pesa in spalla, salito a bordo senza un motivo specifico. Per lo senti sottopelle, il prurito della fatica in arrivo, e il pensiero della salita, valutato da vicino, basta a gettarti nella desolazione. Pensi che sei ancora in tempo per scrollarti il Salewa di dosso, dire a tuo fratello che era solo uno scherzo e convincerlo a lasciar perdere. Creder che sei matto, ma se ti rifiuti di proseguire mica pu costringerti. In fondo, qui per accompagnare te. Magari dovresti proprio fermarti un minuto, invece. Fermare i tuoi piedi del cavolo che se ne vanno stolidi verso la valle dell'Albegna. Se la conoscono in pochissimi, consideri guardando le gambe bianche di tuo fratello, un motivo ci sar. Finch non ci siete impantanati in mezzo, puoi ancora fermare i tuoi piedi, e senza ridere n niente spiegare con calma a tuo fratello che il progetto di traversare a piedi la penisola da mare a mare era solo uno scherzo, una messinscena per evadere pochi giorni lontano da casa. Non dovrebbe essere impossibile, tenere a bada il suo stupore e proporgli di fare dietrofront, verso la costa e le luci dell'Argentario, Porto rcole e Santo Stefano. Se serve puoi supplicarlo, di restare a tenerti compagnia fino a mercoled, ricoverati come latitanti in qualche pensioncina. Potreste restare a far niente tutto il

giorno, passeggiare senza zaino lungo la spiaggia deserta, leggere i libri che vi siete portati dietro, bere birra al bar del paese e studiare le penultime voci di mercato sul "Corriere dello Sport". Nettamente. Adesso ordini ai tuoi piedi di fermarsi e, con la voce da paloma, spieghi al fratello che hai un gran bisogno di parlare di te e dell'antica istituzione a orologeria chiamata matrimonio. un bravo ragazzo, e se si convince che deve aiutarti fatta. Niente salite verso i paesini crocifissi in cima alle colline, e niente sofferenze gratuite. La sera, potresti offrirgli delle buone cene di pesce lontano dalla pensioncina. Adesso che gli stabilimenti hanno appena riaperto e sono arrivati solo i primi turisti stranieri, dovreste riuscire a cenare in pace, senza bisogno di sgomitare per un tavolo. Era un secolo che non partivate insieme. Sarebbe nettamente da ingrati non offrirgli nemmeno una cena di pesce e costringerlo a camminare dieci ore al giorno per espiare, nemmeno sai bene cosa, insieme a te. Pensi questo, e a Oriente, dritto avanti a voi, d'improvviso distingui una colonna di caligine scura o qualcosa, che origina ai piedi delle colline e sale contro il cielo. Quello laggi dici un incendio bello e buono. Non credo sia fumo dice tuo fratello. Non sembra fumo. Un incendio in piena regola. Non sembra un incendio. Facci caso. Senti odore di bruciato? Gli domandi di sfilare la Kompass dalla tasca a rete del tuo zaino, e per un po', mentre tuo fratello annusa l'aria, studi la carta. A un'ora di marcia si apre l'anfiteatro d'una cava, e la colonna di caligine o polvere scura o quel che , dev'essere prodotta dal lavorio

delle escavatrici. Puoi anche smettere di sniffiare dici. solo la polvere di una cava. Adesso fai l'intenditore dice lui, per un minuto fa dicevi che era un incendio. Proseguite a marciare lungo la vicinale in direzione della colonna di caligine, finch la vicinale non termina in questo incrocio a T, e la vostra nuova strada una carreggiabile il cui braccio di destra aggira da monte l'anfiteatro della cava e punta verso il treno di colline che difende la bassa valle dell'Albegna; prendete a sinistra, verso il doppio solco di pini marittimi che vi permette di individuare il corso della strada maestra. Per forse cinquecento passi la carreggiabile costeggia il recinto d'un podere che si chiama Priorato. Superato il podere, traversate un ponte a una sola campata che scavalca un canale artificiale dalle sponde scoscese di calcestruzzo. Poi anche la carreggiabile finisce e voi sbucate sulla strada maestra all'altezza di una villa isolata. Dietro il grande cancello in ferro battuto, lucida come un'otaria al sole, l'immensa scocca d'un Cayenne chiude per tre quarti il vialetto di ghiaia, e appena fuori dalla recinzione intonacata della villa, spicca il cartello smangiato dalla ruggine d'una fermata a richiesta delle autolinee Rama. Per non c' nessuna tabella degli orari, e lungo la strada non si vedono corriere, solo un camion ogni tanto. Cos vi rassegnate ad aggirare la cava seguendo il rettilineo della strada maestra che si allontana dalla costa.

Filari di cipressi frenano il vento e segnano il confine delle propriet, alberi di pesco e pianticelle giovani di barbabietola riempiono i campi a perdita d'occhio. Un onesto agrimensore riuscirebbe persino senza strumenti a valutarne la superficie, e magari indovinarne l'abbondanza del raccolto. Di sicuro, il riverbero prodotto dal canto delle cicale che li abitano e che adesso vi tengono compagnia sarebbe irrilevante, dal punto di vista dei suoi calcoli. Marciate in silenzio, e dall'occhio cieco della cava si alza una nuvolaglia di sabbia che il vento trascina e disperde. Il sole appare smorto e fioco attraverso il pulviscolo in sospensione capace di seccare le labbra e rendere opachi, nella distanza, i profili dei casali. Seguite un sentiero al limitare dei campi, e il sentiero procede parallelo alla modesta massicciata della strada. C' un minuscolo casale adibito a bar-tabacchi, circondato per tre lati dagli alberi di un frutteto e, secondo la Kompass, questa localit a un tiro di voce dall'accesso alla cava riservato ai mezzi pesanti, porta l'adatto nome di Polverosa. I due anziani che gestiscono il bar sembrano soli da molte ore. Seduti a un tavolino, seguono la diretta dal Parlamento su un Brionvega incassato in una mensola d'angolo. Alle pareti sono incorniciate foto in bianco e nero di famiglie numerosissime, e tutti gli uomini sono in camicia d'orbace. Sorrisi e saluti romani, a testimonianza del tempo in cui le ultime paludi vennero bonificate e centinaia di famiglie di braccianti si trasfe-

rirono quaggi dal Fucino e la Sardegna. Mentre il gestore riempie per voi le borracce sotto il rubinetto dell'acquaio, dal Brionvega prende la parola il Presidente del Consiglio. Con la consueta gestualit da imprenditore di smisurato successo, spiega che la nostra una missione di pace e non ci si deve preoccupare, perch il lavoro laggi praticamente privo di rischi reali. Mandaci i tuoi figlioli e falla finita sbotta la moglie del gestore picchiando sul tavolo il palmo aperto. Lui li mandava, i suoi figlioli, a dare l'esempio. Una volta fuori, tuo fratello dice: Credevo fossimo tutti compagni, nella provincia di Grosseto, ma qui a Polverosa ci troviamo a destra di Rauti. Nettamente sussurri, guardandoti attorno. Nettamente. La Vespa Primavera color petrolio vi arriva incontro lungo il rettilineo d'asfalto crepato che traversa i campi di granturco. A bordo c' un uomo in canottiera scura, e ha un berretto di velluto calcato sulla fronte; quando mancano cinquanta metri, sollevi il braccio, le dita bene aperte, per invitarlo a fermarsi. L'uomo scala quasi subito la marcia, ma senza rilasciare del tutto la frizione. Inclina col peso verso l'interno, per un attimo sembra che abbia perso il controllo, poi ferma la Vespa di traverso. Poggia i piedi a terra e la sostiene fra le gambe senza mollare le manopole, come un ragazzino con la bici, e da l resta a guardarvi

in silenzio. Amici o nemici? grida dopo un po', e poich non siete lesti a rispondere scoppia a ridere, rimonta in sella e sta ancora ghignando, mentre vi raggiunge disegnando i suoi zig zag per tutta la larghezza della carreggiata. Viene a fermarsi di fianco a voi con una derapata finale quasi al rallentatore, un'ultima acrobazia pensata per non spaventare nessuno. Non cercate me dice, e nella sua voce c' qualcosa di beffardo e qualcosa che fa pensare al catrame. Potrebbe avere quarantotto anni oppure sessanta, e al collo porta una catena dai cui anelli pende una croce d'oro spessa due dita. una croce di fattura artigianale, ma sembra fusa in cantina ed cos grande che dalla canottiera dell'uomo spuntano solo il capo di Cristo e le sue braccia aperte. Dove andate, con questo caldo? vuol sapere. Verso il Monte Amiata dice tuo fratello, e tu gli sei grato di non scoprire del tutto le carte. L'uomo vi guarda le gambe e lascia andare una bestemmia. Verso il Monte Amiata ripete, battendo il palmo aperto sul trapezio del tachimetro. Vi piace soffrire, a voialtri. Per stasera dici basterebbe arrivare a Marsiliana. A Marsiliana ci ho fatto le elementari considera quello. Poi solleva la Vespa sul cavalletto, e senza spegnere il motore si issa in piedi sulla pedana. Stringe gli occhi, esplora la distesa dei campi i cui confini sono segnati da filari di cipressi disposti per linee spezzate. Oltre l'orizzonte pi vicino dice, puntando chiss cosa con l'indice tozzo e scuro, sotto la torre della pompa a vento.

Fattorie punteggiano la campagna a perdita d'occhio, e vorresti chiedere all'uomo cosa intende per orizzonte pi vicino, finch tuo fratello non ti mostra, in lontananza, la grande raggiera di pale fissata alla struttura metallica della torre; ruote del genere ne avevi viste solo al cinema, e ai piedi della pompa a vento c' una mezza dozzina di casali, ravvicinati come un piccolo borgo di pianura senza chiesa. Quelle sono gi case di Marsiliana dice l'uomo. Ma prima di andare, aspettate. Un attimo solo. La sapete guidare una Vespa, voi? Be' dice sedendo da capo sulla sella, secondo voi, a quanti chilometri orari si pu affrontare, una curva a gomito? Con la sua Vespa? dice tuo fratello. Studiate da preti? Signors, con la mia Vespa. Dipende se la strada bagnata o asciutta dice tuo fratello. Non studio da prete, ma anche le condizioni meteorologiche hanno la loro importanza. Ride, ti guarda, si guarda intorno. Non prendetemi in giro dice, e il suo sguardo ha qualcosa di esigente e primitivo. Ci ho messo anni per saperlo, e ormai che l'ho stabilito con precisione scientifica, mi fa piacere divulgare i risultati. Non so dici per farlo contento. Io scommetterei settantacinque all'ora. Forse, settantacinque. Novanta sorride l'uomo massaggiandosi il collo. Novanta tondi tondi, scalando all'ultimo istante senza neppure sfiorare il freno. Non so pi quante volte mi sono scrocifissato per i campi,

ma sentivo che si poteva fare, e alla fine ho imparato. Accidenti dici tu, ci vuole un certo fegato, a fare tutti quei tentativi. Fegato una bella parola dice l'uomo facendo salire di giri il motore un paio di volte, come per risvegliarlo. La pi dispari che c'. Nemmeno Dante stato capace di trovarne una che ci facesse rima. Gi annuisci. Qualcosa vorr pur dire. Se volete sapere cosa ne pensa il sottoscritto l'uomo dice, non c' niente meglio del fegato, da mangiare, se hai bisogno di prendere una decisione. Per un po' resta a spiare l'effetto della notizia sui vostri volti. Si vede che ci crede sul serio. Non ho inventato niente dice modesto. Sono gli Etruschi che lo insegnano. E dando retta a loro, prendendosi cura di ascoltare le loro voci che chiamano dice allargando un gesto verso le colline che chiudono la valle a meridione, un figlio di mignotta pu campare tutta la vita. Capito? dice strizzandoti l'occhio. E forse anche un prete dice a tuo fratello. Se sta cercando di stendervi, deve solo andare avanti cos. Non serve spaccarsi la schiena in fabbrica, basta prendere le curve pi veloce delle guardie infami. Adesso che vi ha steso del tutto, non perde neppure tempo ad ascoltare i vostri ringraziamenti per avervi gratuitamente aperto un terzo occhio al centro della fronte. Spinge la Vespa gi dal cavalletto, con un colpo preciso di tacco, aggiusta il cavalletto in posizione di viaggio. Al crocicchio, prendete per la pompa a

vento. E se vi assale l'incertezza ride da solo, fate come gli Etruschi. L'uomo ingrana la prima, la seconda, la Vespa prende velocit lungo l'asfalto crepato del rettilineo che incunea fra i campi coltivati: da fondo alla progressione delle marce e ancora accelera a tutto gas. Rimpicciolisce fra le ali di granturco, e prima che scompaia oltre il punto in cui il muro di spighe si richiude, vi sembra di sentirlo cantare. Quel tizio dice tuo fratello, il classico delinquente vecchio stile. Maraglio, ma cortese. Non vi resta che seguire, con calma, la scia della Vespa, e quando arrivate al bivio, una svolta a forcella in mezzo alla quiete d'un mare di granturco, non vi stupite di trovare sull'asfalto gli apostrofi neri d'innumerevoli sgommate e frustate di freno. C' una solitria villa a due piani che domina i terreni in prossimit del bivio, e la prima cosa che noti sono i sei tronchi levigati e gialli, come la polpa di pesche mature, che formano il colonnato della veranda. I parapetti del terrazzo sono intagliati a cuore come in Carinzia, il tetto a doppio spiovente fa a pugni col finestrone a semicerchio che occhieggia nella penombra della veranda, e il muretto di recinzione, sovrastato da una ringhiera a punte di lancia, denuncia gi da duecento passi il gusto dei padroni di casa. tuo fratello, mentre vi lasciate alle spalle il viottolo che conduce al cancello spalancato della villa, a farti notare, parcheggiata di sbieco in cortile, la sagoma della Vespa Primavera color petrolio.

Guarda che casa si costruito dice. Sembra progettata da un ubriaco. Forse hai ragione dici. Solo un delinquente vorrebbe abitare una casa del genere. Quello, scusa, ascolta le voci degli Etruschi che chiamano dalle colline. Come no dici. Secondo me, sulle colline va a farci le messe nere. Mica ci si guadagna, con le messe nere. Per me va a caccia di roba antica per rivenderla. Gi dici senza individuare la parola esatta che stai cercando. Ecco cosa intendeva. Ascolta le voci per farsi guidare verso i sepolcri. Che studi bisogna fare, per diventare tombarolo? vuol sapere tuo fratello, e ora la parola che cercavi stata pronunciata e galleggia lugubre nell'aria. O dici che il signore, dopo le elementari a Marsiliana, ha proseguito da autodidatta? D'improvviso, pensi alle alture che domani comincerete a risalire e pensi all'intera valle dell'Albegna come a un ventre oscuro, punteggiato di tombe profanate e colmo di sussurri. Cos ti senti contento per stasera, che ancora la pianura si stende intorno alla strada e la grande raggiera di pale della pompa a vento, capace di azionare l'asse rotante che pesca nel fondo del pozzo, indica la meta. Ormai vi basta seguire le vostre ombre che si allungano verso la grande torre metallica della pompa a vento, pregustare in silenzio l'istante in cui sfilerete gli zaini fino a domani.

All'inizio una sorta di sospiro, il lamento affannato d'una creatura senza amore che vaga per la campagna, ma quando inizi a farci caso sul serio la creatura decide di palesarsi. Le note di gola del suo abbaiare risveglierebbero un moribondo, e vi girate in tempo per vedere questo cane sterminato, il mantello irsuto color dell'antracite, che risale a tutta velocit il rettilineo della vicinale. Pensi che potrebbe essere uscito dal cancello del tombarolo, o da una delle fattorie, e se non dirige verso di voi proprio non si capisce dove vada, con tutta quella fretta. Poi il cane non abbaia pi n niente, e man mano che si fa sotto pare ingigantire. Ti guardi alle spalle, verso il paese, ma le case sono troppo lontane per mettersi a correre e in strada non si vede nessuno. Stiamo calmi dice tuo fratello quando il cane a meno di quaranta passi. Poi chiede se hai il coltello, ma il Gerber nello zaino. Un bastone dici. Con un bastone in mano, sto ancora pi calmo. Se anche ci attacca lui dice, non mettiamoci a correre. Bastoni, al limitare dei campi di lattuga, non se ne vedono. I pali della tenda gridi mentre il cane si precipita a coprire gli ultimi metri. Peser una cinquantina di chili e, al riparo dietro le tue spalle, tuo fratello armeggia con le cinghie del Salewa. Lo fa ondeggiare di peso, e imprecando tenta di sfilare la busta in tela cerata anti-

strappo, lunga mezzo braccio, che contiene il fascio di pali in vetroresina grazie ai quali un sacco di seta diventa una vera tenda a igloo. Sono incastrati, cazzo dice tuo fratello, e forse non capisce che una bestia del genere pu staccarti un polpaccio in un colpo solo. Poi vedi il cane che rallenta, come se, in qualche modo disponibile alle bestie feroci, si fosse accorto che l'effetto sorpresa svanito. Rallenta fino a fermarsi, ora che sarebbe abbastanza vicino da tagliare in pochi balzi la distanza che vi separa. Quando ci riesci sussurri fra i denti, sar sempre troppo tardi. Il cane ha una testa enorme, il triangolo del muso carico di lanugine scura, e se esiste una razza di cane-pastore cos, non l'hai mai vista prima. I suoi occhi sono cerchiati di giallo, e ringhiando scopre la tagliola delle zanne, perde fiocchi di bava dagli angoli della bocca dalle labbra nere. Senza sapere come, stai gi stringendo un'estremit della busta in tela cerata, ne percepisci il peso e ti dici che se non perdi d'occhio il triangolo del muso, finir bene. A cuccia! gridi con quanto fiato hai in gola. Subito! Sollevi sopra la testa la busta dei pali, che il cane la veda bene, fai il gesto di colpire. Allora quello abbassa la testa enorme e, stanco come dev'essere dopo la corsa, s'accuccia ventre a terra, gola a terra, a tre passi da voi. Ecco sussurra tuo fratello, bravo cos.

Sdraiato com', una grande bestia scura in mezzo alla carreggiata, ti guarda da sotto in su con gli occhi cerchiati di giallo e sembra disposto a darti retta. Su, bello gli dici. Torna a casa, bello. Ma quello abituato a riconoscere la paura nella voce, solleva da capo le orecchie coperte di lanugine scura e riprende ad avanzare. Tu e tuo fratello indietreggiate spalla a spalla. Due passi. Tre. Tuo fratello grida di stare a cuccia. Stringi a due mani la busta dei pali, punti al muso, ti prepari a colpire forte, e vedi questa manciata di ghiaia che piove addosso al cane. Questa non una buona idea dici a tuo fratello, e il cane si torce, ringhia, vi guarda di sbieco e, se pure la linea scura delle labbra non scopre del tutto la tagliola delle zanne, brontola basso e sembra intenzionato a non passare sopra la faccenda. Magari all'inizio voleva solo annusarci dice tuo fratello gi pentito. Non credo dici tu. E in ogni caso, a forza di mosse ostili, ci siamo messi in una luce disgraziata, mi sa. Fermo! gridi quando ti sembra che si prepari ad attaccare. Fermo a cuccia! e il cane sembra tornare una creatura ragionevole, abbassa le orecchie, sbadiglia mentre il sole gli cala alle spalle e la lingua che esce fuori sembra una specie di bistecca viva. Non vuole sbranarci subito dici. Aspetta che riprendiamo a camminare per attaccarci alle spalle. Camminiamo all'indietro suggerisce tuo fratello. Almeno lo

teniamo d'occhio. Lo teniamo d'occhio in due, e se attacca colpiscilo alla testa finch puoi. Cos prendete a procedere a ritroso, spalla contro spalla, lungo il rettilineo che conduce alla torre della pompa a vento; il cane continua a seguirvi, ringhia in attesa del momento propizio. Tenta di soprendervi con piccoli scarti laterali, ma china le orecchie e abbassa la testa ogni volta che lo minacci ondeggiando sopra la spalla il fascio dei pali, e quando ormai siete a ridosso della prima fattoria, il latrare furioso dei maremmani che hanno fiutato l'intruso un annuncio di salvezza. Il cane vi concede terreno e, caracollando, abbandona la carreggiata e prende a fiutare lungo il ciglio. Sembra non si trovi a suo agio, da queste parti. Se la fortuna vi assiste, finir per dimenticarsi di voi. Decidete di domandare ospitalit ai padroni della fattoria all'ombra della pompa a vento. un'azienda agricola che porta il nome di Buttero Volante, un posto dove puoi fermarti una sera o una settimana e, grazie alla striscia calva della pista d'atterraggio ricavata fra i campi di frumento, adatta a ultraleggeri e piccoli velivoli, puoi considerarlo un avamposto dell'aviazione sportiva in quest'angolo di Maremma. Il capofamiglia un uomo dai capelli color ruggine e la pelle cotta dal sole. Si chiama Ivan, e la dpendance riservata agli ospiti un'ex stalla risistemata con cura, a cento passi dall'edificio principale in cui Ivan abita insieme alla moglie e un figlio della vostra et. Apre per voi la porta di una delle stanze, e dice che di solito, pri-

ma della fine di giugno, da quelle parti non arriva nessun turista. Ma noi dici, non siamo veri turisti. Noi siamo camminatori. Come i pellegrini dell'antichit ride tuo fratello. Pi o meno. Non so da cosa scappate anche l'uomo ride, ma qui siete fra amici. Dentro la stanza c' spazio per due letti dalle testate in ferro battuto, un armadio e poco altro, ma il posto pulito, e per voi pi che sufficiente. La cucina di mia moglie non il ristorante dice Ivan prima di congedarsi, ma se vi fa piacere, alle otto potete cenare con noi. Lo ringraziate, e l'uomo vi lascia soli. Per prima cosa sciogliete i nodi dei lacci, sfilate gli scarponi e sfilate i calzini. Abbiamo fatto bene ad accettare tuo fratello dice. L'uomo sembra simpatico. Seduto sul bordo del letto controlli i piedi. come se, durante la marcia, si fossero intorpiditi e frollati, ma per il momento non fanno male e non si vedono vesciche. Ti ha mai morso un cane? domanda tuo fratello. Dobbiamo proprio parlarne? Penso che ne incontreremo a centinaia, merda. Cani dici, e cinghiali. I cinghiali diventano aggressivi solo per difendere i figli. L'importante che non sia la stagione in cui hanno appena figliato. Lo dici tu. Nettamente. Mi prendi in giro?

L'unica cosa di cui preoccuparsi dici, trovare tutte le sere un buon posto per la tenda. Voglio procurarmi un randello, domani. Un randello, o una cavolo di pistola. Trovare un buon posto prima che faccia buio, voglio dire. Forse si sporge lui a stringerti il polso, dovremmo telefonare a casa che siamo ancora vivi. Alle otto in punto, lavati e pettinati, uscite dalla stanza indossando i vostri abiti migliori. Confidando sul chiarore della luna, decidete di percorrere senza torcia elettrica il vialetto di ghiaia che collega la dpendance alla fattoria. Basta secondarne la curva che lambisce i campi di frumento e la striscia calva della pista d'atterraggio, e la fattoria laggi, scura nella notte scura da non distinguerne il profilo. Per si vedono le finestre illuminate al pianterreno, e la feritoia verticale del portone semiaperto a significare che siete attesi. Mentre facevo la doccia dice tuo fratello, pensavo che sei fortunato, ad avere un figlio maschio. Anche una femmina dici sarebbe andata benissimo. Per cos puoi spiegargli un sacco di cose. E quando ha sedici anni e fa tardi la sera non ti preoccuperai. Dici di no? Non cos tanto. Mi preoccuper. E suo padre e il vecchio zio faranno tardi nei bar del quartiere per sorvegliarlo senza che lui se ne accorga. Dovremo travestirci, come minimo.

L'importante non commettere qualche errore fatale. Una di quelle cappelle educative di cui l per l non ti rendi conto, e poi una sera, fra dieci anni, rientri a casa e te lo trovi sdraiato sul divano come un ciccione viziato. Viziato no. protesta il fratello. Viziato fa cagare. Meglio un po' rustico. La stanza che vi accoglie smisurata, e sotto la luce elettrica Ivan appare ancora pi rosso in viso di come vi era sembrato fuori. Il figlio aiuta la madre ai fornelli. un tipo solido, abbronzato in maniera pi discreta rispetto a Ivan. Avr l'et di tuo fratello, e sembra impegnato a mescolare il contenuto d'una gran pentola di coccio. Dalla pentola sale un vapore che profuma d'uova e verdura. Benvenuti al Buttero Volante ride il ragazzo. Non facciamo ancora parte della catena Hilton, ma se avete bisogno di mandare un fax o scaricare la posta, il mio computer a disposizione. Anche la madre vi saluta. Potr avere quarantacinque anni e sembra una donna paziente. Siete i primi ospiti della stagione, e cerca di capire che razza di gente le arrivata in casa. Da dove venite, ragazzi? chiede. Glielo dici e lei risponde che non c' mai stata, ma che dev'essere una bella citt. Mettetevi comodi dice. Fra cinque minuti pronto. Per quel che capisci di architettura, la stanza potrebbe occupare per intero il piano terra della costruzione. Anche il soffitto molto alto, ma il fuoco che, sul lato a man destra dell'ingresso, arde

quieto sotto la grande ala scura della cappa, in questa sera fresca di maggio basta a riscaldare l'ambiente per intero. La fattoria esiste da quando ci sono arrivato con i miei dice Ivan colmando i vostri bicchieri di vino scuro. All'epoca avevo cinque anni. Il nome Buttero Volante, invece, un'idea recente del mio figliolo. Visto che babbo e io abbiamo la passione per gli ultraleggeri dice il ragazzo, in pratica il nome venuto da s. Le sue occupazioni ai fornelli sono finite, e prima di sedere a capotavola va a lavarsi le mani sotto l'acquaio. In zona gi pieno Ivan dice, di poderi che si chiamano Querciola e Oliveto, Vigna e Selva, e anche noi, se non vogliamo fare la fine degli Etruschi, dobbiamo un po' modernizzarci. Sua moglie riempie le scodelle con una zuppa a base di pane raffermo, uova e verdura, e mentre mangiate il ragazzo insiste per sapere cosa fate nella vita, e dove pensate di dirigervi. Allora pronunci con cautela i nomi imparati sulle mappe, e mentre nomini Saturnia, Semproniano e Santa Fiora, ti sembra di cogliere negli occhi di Ivan la qualit di compassione che forse riserva agli esaltati e gli ubriachi di paese. La moglie dice che gi arrivare a Saturnia una bella sfacchinata. Quand'ero piccola, il nonno mi ci portava col biroccio e serviva mezza giornata. solo che viaggiate un po' pesanti dice Ivan. Abbiamo la tenda, il campingaz, le gavette e tutto quello che serve per fare tappa dove capita dici.

I campeggi apriranno solo alla fine del mese fa lei. Sono in due dice il ragazzo. Possono fermarsi dove vogliono e sono in due. Io arrivo a Chiusi tuo fratello dice. Quando incontreremo di nuovo la ferrovia. Devo tornare in citt, dopo. Questioni di lavoro lo senti dire per la prima volta da quando lo conosci. Lui dice poggiandoti la destra sulla spalla, va avanti a testa bassa, invece. Fino all'Adriatico. Ivan spalanca gli occhi ammirato. una malattia meravigliosa, la giovent. Ci provo dici ora che sanno ogni cosa. Ci proviamo. Partirei con voi dice il ragazzo, se non fosse la stagione peggiore per il lavoro. Non ti hanno mica invitato lo rimprovera la madre, ma il ragazzo non le bada. Sar un viaggio magnifico e, da qui a Chiusi, di spazio per la tenda ne trovate finch vi garba. Ce le avete le carte? Ne ho dodici, nello zaino. Kompass in scala uno a cinquantamila, un paio di Multigraphic e qualche tavola dettagliata dell'Istituto Geografico Militare. Sai che domani non incontrerete neppure i segnavia biancorossi alle svolte dei sentieri, ma questo non lo dici. Fuori, oltre i vetri delle finestre, latrano cani per scelta o di rimando, e la campagna ne sembra popolata fin nel pi recondito anfratto. Possono essere centinaia, e forse la bestia che vi ha spa-

ventato oggi vaga ancora nella notte, in cerca di rogne, o forse tornata a casa, a farsi coccolare dal suo padrone tombarolo. Dopo cena, nella vicinanza che il vino e la confessione del vostro progetto hanno saputo alimentare, anche Ivan si abbandona alla confidenza. La moglie versa per voi il caff nelle tazze, e lui parla della terra e dell'impegno che reclama, le cure da adottare perch il grano cresca sano e le fragole saporite senza bisogno di appestare il terreno con i fertilizzanti chimici. Tutti i poderi che avete traversato dalla costa fin qui racconta girando il cucchiaino nella tazza, formavano il latifondo del principe Corsini. Per coltivarlo serviva il lavoro di eserciti di braccianti, e solo dopo la riforma agraria le terre sono state distribuite a chi le faticava. Per la gente di qui stata una specie di rivoluzione chiosa la moglie. Quel che apparteneva a uno solo, adesso basta per migliaia di famiglie dice Ivan. E il principe rimasto in ogni caso un uomo ricco. Ai tempi dei nonni dice il ragazzo, questo era il Far West d'Italia. Arrivavano carovane di poveretti da tutte le regioni del Paese per lavorare terre mai coltivate prima, e nella macchia c'erano i rifugi dei briganti. Ho visto sulla carta dici che la piana oltre il fiume porta il nome di Camera dei Ladri. Adesso solo un nome il ragazzo dice, ma una volta non ci

andavano neppure i carabinieri. C'erano bande rivali che lottavano fra loro, e tutte lottavano contro i carabinieri e gli uomini del principe. Un po' come le storie di Zorro. I briganti facevano quel che facevano perch c'era miseria dice Ivan. La miseria per c'era per tutti, dice lei. Mica penso che a quest'ora se la spassino in paradiso. Quelli il paradiso non lo vedono neppure con il cannocchiale. Per fare certe cose, bisogna avere la cattiveria dentro. Mia moglie sorride Ivan alzandosi per andare a ravvivare la fiamma, non ha ancora mandato gi un vecchio sgarbo. Oh fa lei, che vai a rimestare. Si fa pregare dice il ragazzo, ma mica le dispiace parlarne. I nostri camminatori avranno sonno, ormai la donna dice, ma voi la incoraggiate. Be', non aspettatevi una storia tanto speciale. Il padre di mio nonno era segretario del sindaco, e le spie dei briganti si erano convinti che, grazie al suo lavoro, avesse accumulato una piccola fortuna. Cos, un giorno che il ragazzino tornava da scuola, arrivarono tre uomini a cavallo e lo portarono al loro rifugio oltre il fiume. I briganti, al rifugio, volevano stare allegri dice Ivan. Avevano sempre signorine al seguito e non si facevano mancare da bere. Sembra una storia ambientata nel Nuovo Messico dice il ragazzo. Invece accaduta al nonno di mia madre. Dal momento che era solo un ragazzino, lo impiegarono come

coppiere. La sera, era incaricato di servire il vino ai banditi mentre giocavano a carte. Non lo trattavano male dice Ivan. Era diventato una specie di mascotte. I genitori quasi morivano di crepacuore. Non riuscivano a farsi prestare i soldi per pagare il riscatto, e a quel modo mio nonno trascorse nella macchia pi di due mesi. La sera versava da bere ai giocatori, e in cambio chi vinceva la mano gli allungava qualche moneta. Solo all'alba, quando andavano a dormire, lo chiudevano in un capanno. Poi, una notte, i banditi si ubriacarono per bene e caddero addormentati uno dopo l'altro dimenticandosi di mio nonno. Cos riusc a svignarla, e con s port il piccolo gruzzolo delle mance. Alla fine dice il ragazzo, per la famiglia stato un affare. Non mi piace la donna dice, quando scherzate su certe cose. Adesso cambiato tutto dice il ragazzo. Non esattamente come in citt, ma abbiamo internet e non ci manca niente. Sono un sentimentale, e sono fiero che nostro figlio sia rimasto con noi dice Ivan. Tanti giovani non vogliono saperne. Preferiscono cercare un impiego del cavolo in citt, e cos lasciano andare a male il frutto di tante lotte. Io non voglio lasciarlo andare a male il ragazzo dice, e adesso dobbiamo darci da fare con la raccolta delle fragole, ma a settembre vado alle Isole Vergini. Ci ha fatto una testa cos dice la madre, con queste Isole Ver-

gini. la terza volta che ci vado dice il ragazzo senza nascondere la soddisfazione. Ormai ho amici che mi ospitano. Mia moglie ha paura che rimanga laggi a fare il pescatore sorride Ivan. Ma a me fa piacere che i giovani vedano il mondo. E il mio figliolo sa fare tante cose, ma come pescatore non camperebbe nemmeno una settimana. E poi racconta di come, insieme al ragazzo, stanno costruendo una casa a poca distanza dalla fattoria. Senza bisogno di muratori e senza fretta, un'estate dopo l'altra. Hanno a disposizione il modello pi piccolo di betoniera in commercio, ma se vanno avanti di questo passo, nel giro di un paio d'estati rester da pensare solo agli infissi e le imposte. Ivan e il ragazzo parlano di controsoffitti e gettate di cemento armato, scherzano dei piccoli rischi corsi l'anno scorso e delle soluzioni adottate, come se costruire una casa fosse semplicemente il livello pi avanzato e affascinante del bricolage. Cos dice la moglie mentre porta in tavola il liquore alle fragole che lei stessa produce, quando il giovanotto sceglier una brava ragazza, si pu restare tutti vicini. Alta sopra il profilo delle colline, la luna fa risplendere la striscia ricavata fra i campi e adibita a pista d'atterraggio. Mossa debolmente dal vento che profuma di sale e terra rivoltata, fruscia in cima al suo palo la manica a vento. Non avevo mai conosciuto dei coltivatori di fragole dice tuo

fratello mentre rientrate verso la dpendance. Non mi dispiacerebbe, vivere come loro. Certo dici, se ne stanno tranquilli, quaggi. Dici che vanno spesso al cinema? Sono brava gente dici. E forse vanno al cinema pi di me. Sono brava gente dice tuo fratello, ma non ho ancora deciso se credere alla storia dei briganti. Magari la raccontano a tutti quelli che passano, tanto per fare atmosfera. Oi, la raccontava a modo. E almeno una storia che finisce bene. Questo l'ultimo avamposto, gracchia la ghiaia sotto le vostre suole ubriache di strade bianche e liquore alla fragola. Domani abbandonerete la pianura e comincerete a risalire l'intrico delle valli, verso i primi contrafforti del serraglio di nuda pietra nuda che separa le due coste del Paese.

GIORNO TRE. Da Marsiliana a Montemerano e Saturnia.

Il torrione quadrato del castello Corsini svetta fra pochi tetti sulla cima d'una collina fitta d'alberi, e da lass si vede di sicuro, il paesetto arroccato verso il quale dovete puntare se volete raggiungere Saturnia prima di sera.

All'inizio camminate sul ciglio della strada maestra, una statale tutta curve asfaltata quando ormai era da secoli l'arteria principale della zona, battuta dai carri dei commercianti di carbone che facevano la spola con la costa: compravano la loro mercanzia direttamente dai montanari neri di fuliggine dell'alta valle, e scendevano a venderla ai capitani dei vapori in attesa di rifornimento a Santo Stefano" e Talamone. Non che abbiamo con noi una cavolo di crema solare? domanda tuo fratello. Porta calcato sulla fronte un cappello bianco con la visiera a becco, da pesca d'altura, e al retro del cappello ha attaccato con il nastro adesivo un foulard da signora che gli ripara il collo. Ho paura di scottarmi le braccia dice. Le braccia e i maledetti polpacci. Dici che non l'hai portata, la crema solare. E nonostante il Salewa sia pieno da segare le spalle potrebbero essere uno sterminio, gli oggetti utili che rimpiangerai quando sarete accampati in mezzo alla selva. Seguite il ciglio della statale per meno di due chilometri, distratti dal passaggio di furgoni e camion scoperti carichi di frutta, e all'altezza d'una frazione chiamata Mariannaccia prendete una stradina che si infila fra le case. Fedele alla rappresentazione della carta militare, la stradina si inoltra fra i campi come un fuso, e ogni poche centinaia di metri, dove dipartono a pettine i viottoli anonimi che conducono alle fattorie, vedi sull'asfalto bigio le impronte dei battistra-

da a coda di rondine dei grandi trattori. Puoi immaginarli all'alba, gli uomini alla guida, che manovrano in curva per immettersi sul rettilineo, verso il lavoro, fidando che il pistono del diesel suoner beffardo alle orecchie dei vicini ancora seduti a colazione. Dove l'asfalto piega di nuovo verso la strada maestra imboccate un'ampia sterrata, bianca come in un sogno, che procede imperterrita verso il mare d'erba delle colline. Le ultime case costruite a ridosso della sterrata non somigliano ad aziende agricole, ma a turpi villette di periferia aviotrasportate in qualche modo fin qui e, una volta paracadutate al limitare della pianura, qualcuno a terra si dato da fare per recintarle e verniciarne le pareti a colori pastello. Appena oltre le villette, per, non ci sono pi orti n recinzioni a ridosso della strada, e l'unica costruzione che si scorge una casa in sasso tutta storta. Gli scuri sono sprangati e sul retro, sotto lo scheletro d'un pergolato in rovina, c' una Cinquecento chiazzata di ruggine. Le tracce dei trattori non si vedono pi, e dal fondo in terra battuta affiorano i dorsi di pietre bianche che nessuna schiacciasassi ha mai spianato. Fino alla vigilia della partenza potevi pensare alle diverse tappe come a un succedersi di paesaggi, simile alla parata di videocartoline dell'Intervallo Rai. Ti sei preoccupato delle mappe e ti sei preoccupato delle provviste, ma hai tenuto lontano per tutto il tempo il pensiero della fa-

tica. Sai che arriver, compagna fedele di tutte le marce, e in ogni caso non serve pensarci in anticipo. Eppure, adesso che non si vede pi l'asfalto e potete solo addentrarvi per la campagna verso una localit famosa che i turisti, di solito, raggiungono dalla costa in mezz'ora d'auto, la hybris del tuo progetto comincia a sgomentarti. La sterrata smuore nello spazio di un ultimo arco di curva, si perde fra le tife a pochi passi dalla riva tonda d'uno stagno che balugina sotto il sole gi alto. Per il gioco della rifrazione, i bassi argini che lo delimitano appaiono percorsi da bagliori d'incendio, e l'unica cosa viva il frullo d'ali d'una gazza che sorvola l'acqua ferma, odorosa di foglie in disfacimento. Bene dice tuo fratello. Mi aspettavo che ci fosse da guadare, prima o poi. Pensavo al massimo a un torrente, per. Per questa volta dici, baster girarci intorno. Distinguete due tracce di sentiero che si inoltrano nella macchia mantenendosi sulle sponde opposte dello stagno, e secondo la carta militare la vostra quella invasa da banchi di moscerini che punta a destra, verso la cresta d'erba d'una collina isolata, sulla cima della quale spicca il telaio in metallo di un pilone dell'elettrodotto principale. Sicuro che andiamo bene? domanda tuo fratello dopo un po'. Nettamente rispondi, e tutto come l'avevi immaginato stu-

diando le mappe, ad eccezione del fatto che il sole picchia duro e gi a met della primissima salita le giunture delle ginocchia si fanno sentire. Forse sei uno stupido. Forse dovevi allenarti un po', prima. Oppure partire sul serio senza zaino, con la k-way in cintura e la carta di credito in tasca, deciso a fare tappa negli alberghi. Mica si offendeva nessuno, se camminavi tutto il giorno e la sera dormivi in albergo. Invece ti sei ostinato a fare alla vecchia maniera, con la tenda e il resto dell'equipaggiamento aggrappati alle spalle come una gigantesca scimmia. La traccia esce dalla vegetazione in vista d'una recinzione di filo spinato, e un cancello costituito da una vecchia rete da letto difende il varco oltre il quale il sentiero serpeggia nell'aperto di prati brillanti. Dici che andiamo bene, s? Oi dici. sempre il sentiero di cinque minuti fa. La rete balugina fra due montanti verticali di metallo, e alle maglie di quel cancello di recupero appeso col fil di ferro un rettangolo di compensato sul quale si leggono ancora poche righe a vernice nera sbiadita dal sole: E - INUTILE - CHE - FAI - IL - FURBO / PRIMA - O DOPO - TI - BECCO /E - ALL'ORA - SON - DOLORI. Questa considera tuo fratello, come minimo, una propriet privata. Si tratta solo di scollinare dici smuovendo il cancello, e la rete semplicemente appoggiata ai montanti, senza cardini n niente. Questione di cinque minuti e dovremmo trovare una

specie di sterrata abbastanza larga per i trattori. Dopo la bestiaccia di ieri, kapish, non ci tengo a cacciarmi di nuovo nei guai. Kapish, ma solo un cancello per non lasciare scappare le pecore. Se volevano sbarrare la strada sul serio mica lo lasciavano accostato. Sposti la rete quel tanto che basta per passare, la reggi che sgusci dentro anche tuo fratello. Potevamo seguire l'asfalto sospira mentre la sistema da capo contro i montanti. Seguendo l'asfalto, a quest'ora eravamo gi a met strada. Sai che noia dici. E poi col cavolo che eravamo a met strada. La statale fa il giro della peppa, per arrivare laggi. Sar anche il giro della peppa, ma almeno non devi infilarti nelle propriet private. Adesso la traccia solo un solco nell'erba alta fino al ginocchio, e quando raggiungete la sommit della collina vedete sotto di voi i campi di frumento che diradano ai piedi delle dune verdi d'erba, e sui versanti soleggiati spicca il colore pi brillante di piccoli appezzamenti tenuti a filari. Il paesetto che speravate di raggiungere per pranzo ancora dannatamente lontano. Il percorso, nel mosaico di prati, macchie e stagni che occupa il fondovalle, si distingue solo fino alla prossima fattoria, ma anche a puntare il paese in linea d'aria ti sembra di riconoscere le creste di tre avvallamenti distinti.

Scendete verso l'incrocio con la vicinale che conduce alla Fattoria Cavallini: un traguardo da tagliare senza festeggiamenti ed l'inizio di un nuovo ramo di sterrata che si inoltra fra i prati in pieno sole dove le pecore pascolano a centinaia. Di tanto in tanto vi fermate a bere un sorso dalla borraccia, ma appena partite di nuovo, il sudore riprende a scendere. come una risacca inesauribile che origina all'attaccatura dei capelli e invade la fronte; puoi sentirla travolgere l'argine delle sopracciglia, scendere lungo la vela del naso e cadere, per gocce e grappoli di gocce, in mezzo ai tuoi piedi comandati a camminare. Adesso che tornata la riconosci subito, la fatica delle vecchie marce di sei o sette giorni con il Vietnamita e il buon Luther. Puoi persino provarne sollievo, all'inizio. un posto che conosci da molto tempo, e alla fine ti ci trovi bene. Pensi cos, ma subito dopo ti dici che solo un pazzo, al tuo posto, si sarebbe messo in testa di traversare a piedi la penisola nel punto pi largo. Gli amici pi urbanizzati e mods non la smettevano pi di domandare se ti stavi preparando con un allenamento specifico. Ti guardavano storto, quando spiegavi che nessunissimo pellegrino, ai vecchi tempi, ha pensato di allenarsi prima di mettersi in strada... L'importante, credi di capire, tenere l'ansia sotto controllo. Convincersi che non ti sta venendo l'ernia al disco, e l'articolazione del ginocchio non in procinto di sbriciolarsi. Per rilassarti puoi tenere il conto dei passi, oppure avventurarti in addizioni semplici semplici ogni volta che superate una vec-

chia pietra miliare. Tre e nove fanno dodici, scrivi due e porti uno, e le senti avvicendarsi e friggere in testa, le cifre sbiadite dei tuoi minuscoli calcoli. Se non vuoi impazzire subito, devi pensare al tuo piccolo Tour da un mare all'altro come a una successione di tappe quotidiane e appuntamenti intermedi: il prossimo alla stazione di Chiusi, fra una settimana esatta. Laggi, dove incontrerete per la prima volta la ferrovia, bisogna arrivarci anche stremati, a costo di gettare lo zaino nei rovi e coprire gli ultimi chilometri a quattro zampe. Tuo fratello deve assolutamente tornare a casa mercoled, con il treno di met pomeriggio. Per questo scampolo di stagione, che in citt nessuno ancora chiama estate, riprender la vita del laureato in Storia a disposizione del Professore-ammiraglio. Con la testa schizzata del Vietnamita, il patto che basta una telefonata. "Non ti ci lascio, a camminare solo come un vagabondo" ha detto spiccio il tuo amico. "Lo zaino gi pronto. Ti fai sentire appena arrivi a Chiusi e io, la mattina dopo, scendo con l'Intercity delle 6 e 53. Cos abbiamo tutta la giornata davanti per camminare". Con la testa schizzata, seguendo i sentieri che aggirano da Sud il cratere colmo d'acqua del Trasimeno, arriverete alle porte di Perugia, e una volta in citt potrete ricoverarvi nella casa da studen-

ti in cui vive il vostro amico Galerio. Si trasferito laggi per aprire una libreria, e pare abiti con la fidanzata e un piccolo harem di amiche. Nella casa di Perugia potete passare una buona giornata di riposo per rimettervi in sesto, prima di ripartire insieme a Galerio verso la costa orientale. Anche in mezzo alla campagna somiglia a un buon piano, e puoi ripeterlo in testa all'infinito. Magari finisce per darti forza, mentre talloni lo zaino celeste di tuo fratello lungo il saliscendi sterminato d'un viottolo buono per i muli, stretti fra una doppia ala di ortiche sotto il sole che martella dallo zenith. Il vento fa stormire le fronde dei grandi ulivi che ricoprono i fianchi delle colline, immensamente pi antichi degli alberi da frutto piantati a valle ai tempi della bonifica. Non si vedono pi pecore, nei prati sotto di voi, e per un po' il canto metallico delle cicale sembra l'unica voce capace di riempire la valle. Vuoi bere? domanda tuo fratello. Sentire la sua voce sopra il canto degli insetti che ti stava risucchiando suona come una sferzata. Ti porge il cilindro smaltato della borraccia senza fermarsi, come fanno i ciclisti, e l'acqua in qualche modo ancora fresca. Ne bevi solo un po', il resto lo spruzzi a fontanella sull'erba per non riempirti la pancia. mezzogiorno e il paese ancora non si vede dice mentre rallenta per consentirti di riporre la borraccia nella tasca laterale del

suo zaino. Sar dura, quando arriviamo, trovare negozi aperti. Per mangiare, non abbiamo bisogno di nessuno. Non pensavo al cibo. Pensavo alla crema solare. Gli guardi le braccia, e non sembrano ancora sul punto di scottarsi. Per potrei anche averla nello zaino dice. Non sono sicuro al cento per cento, di cosa c' nello zaino. Come sarebbe? Diciamo che l'ha preparato Silvia. Da quando siete andati a vivere insieme ti trovo un po' viziato, kapish? Ne avevo fin sopra i capelli, l'altra sera. Prima di partire dovevo assolutamente spedire via mail una relazione. Una sorta di riassunto dell'ultimo convegno. E questa volta come si intitolava? Sono appena sei mesi che diventato attendente del Professore-ammiraglio, e ancora riesci a tenere il conto dei suoi primi impegni da lavoratore. Il convegno, intendo. De Gaulle contro chi? De Gaulle non mai contro qualcuno, nei titoli dei convegni. come per Asterix. Asterix e i Goti. De Gaulle e la questione algerina. Non pu mai essere contro, altrimenti suona lugubre e l'universit non caccia fuori i soldi. D'accordo dici mentre il viottolo segue la rovina d'un muro a secco coperto di rampicanti. Cos avevi da fare, e Silvia si offerta volontaria per scegliere al tuo posto cosa mettere nello zaino.

Volontaria, s. Perch lo dici con una voce strana? Oh, niente lo prendi in giro. solo che i veri trapper, nei libri di Jack London, il bagaglio lo preparano quasi sempre da soli. Non sono mai stato un trapper sorride tuo fratello. Per questa settimana, al massimo sono il tuo angelo custode. Il viottolo scende verso la provinciale, in vista d'un ponte le cui spallette sono state sostituite di recente da sontuosi guard rail in legno pressato a caldo, e bastano i guard rail a conferire al paesaggio un decoro improvvisamente europeo. Sull'asfalto, presso l'uscita del ponte, distinguete una macchia scura e allungata che sembra un residuo di bitume. Tuo fratello solleva la visiera per guardare meglio, e man mano che vi avvicinate, la macchia scura assume l'aspetto osceno di una volpe schiacciata da un'automobile. Si distinguono le zampe piegate in maniera innaturale, il muso, il triangolo d'un orecchio incartapecorito dal sole, e intorno alla carogna volano mosche. Per passarle vicino dovete sollevare la maglietta a coprire il naso e la bocca, come quando la polizia spara i lacrimogeni. C' da sentirsi un tantino soli, da queste parti dici appena vi siete lasciati indietro la carogna. Forse dovresti metterti a cantare. Oi. E cosa vorresti sentire? Qualcosa di nero. Canzoni da schiavi, roba adatta a diluire la fatica.

Dice che se canti, lui batter il tempo con le mani. Passate una vecchia casa cantoniera dai vetri sfondati, e salite in silenzio l'erta che conduce alle prime case del paesetto di Montemerano. Sono disseminate fra i cipressi, alle pendici del colle occupato dal borgo medioevale, e tu pensi che fin qui ce l'avete fatta. Ci siamo allunghi un pugno leggero sulla spalla di tuo fratello, ma lui sembra pensieroso, guarda senza gioia la meridiana di pietra della torre e i tetti del paese ormai a portata. Sono le due passate dice, e non ho nessuna voglia di perdere tempo a cucinare. Quando saremo laggi voglio solo bere e mangiare ghiaccioli. Ghiaccioli? Almeno un paio. Ho un bisogno dannato di zucchero. La prospettiva della sosta vi pungola, e cos macinate passi lungo la successione di tornanti stretti, incassati fra le case dai cortili scoscesi, che conducono verso l'anello delle mura. Il paese gi sprofondato nella quiete che segue l'ora di pranzo, e per strada non si vede neppure un bambino. Cos, appena tuo fratello scorge in distanza una figura in movimento dietro la recinzione d'un orto, lo vedi perdere il controllo. Scsi grida nel megafono delle mani, la voce traversata da una nota di disperazione autentica. In paese, c' un br? Mangiate i vostri ghiaccioli seduti a torso nudo sullo zoccolo d'un gradino ai piedi delle mura, a poca distanza dagli zaini, co-

me nomadi che non si possono permettere di perdere l'unico bagaglio. La crema solare, nel ventre immenso dello zaino celeste non si trova, cos infilate da capo gli zaini e scendete verso la strada di crinale che si inoltra fra i campi di frumento verso Saturnia. quasi tutta in discesa, e sotto il cielo che addensa di nuvole color bronzo il vento spettina per raffiche e mulinelli la massa compatta di spighe giovani. Disegna a capriccio solchi di un colore pi chiaro, i cui margini ondeggiano prima di richiudersi, e tu gi non sapresti pi indicare con precisione in quale punto del campo avvenuto la penultima volta il prodigio. Se il tempo regge dice tuo fratello, potremmo fare il bagno alle ter me. Le terme dici, sono un posto lussuoso, poco adatto ai camminatori. Per c' un fiume, per fare il bagno gratis nella stessa acqua, e ci sono pozze d'acqua calda disseminate in tutta la zona. E tu domanda tuo fratello, come cavolo fai a saperlo? Dici che tua moglie te ne ha parlato un centinaio di volte, di questo fiume sempre tiepido e delle gradinate naturali di roccia che chiamano cascate del Molino. Da Roma, con gli amici, ci mettevano un'ora e mezza di macchina, per venire a fare il bagno di notte. Ne parlava come di un posto unico, ma quando le ho chiesto di portarmi saltato fuori che non ricordava pi la strada. Magari dice tuo fratello, non la ricordava sul serio. Se non

guidava lei, facile. Solo che, quando ho messo insieme tutte le indicazioni e le ho proposto di andarci insieme, Dina ha cominciato a sostenere che l'acqua, quaggi, non sarebbe abbastanza pulita. Sai quando non hanno voglia di fare una cosa e si inventano delle gran cazzate? Ho presente dice tuo fratello. Ci tenevo, ma alla fine ho fatto prima io a sposarla che lei a convincersi. D'accordo dice lui. Per siete andati in una quantit di altri posti. Spiegami. Quando la portavano gli altri, l'acqua era abbastanza pulita... Chiamate un dottore. C' un uomo in piena crisi di gelosia retroattiva. .. .E adesso, dopo che non vede il posto da anni, si inventa che l'acqua sporca. Scommetto che immagini scene ad alta gradazione, ambientate alla cascata. Scene si affretta a dire, che probabilmente non sono mai accadute. Mi capitato ammetti. Ma non succede quasi pi. Te lo chiedo perch tipico, nei gelosi allo stato terminale. Per, dottore, mi sento anche fiero come un galletto. Per via che alle cascate ci stiamo arrivando da soli. Senza bisogno di nessuna merdosa automobile, capisce? Una sorta di rivalsa a distanza sorride tuo fratello. Questo,

addirittura, un classico della mentalit persecutoria. Quindi, dottore, non sono grave. Oh no dice lui, fa parte dell'essere cresciuti in Italia. Dici sul serio? Assolutamente. Nessun dubbio, spero, sul fatto che siamo un popolo di moralisti e bulletti del cazzo. Non ci avevo mai pensato dici, ma sembra una definizione interessante. Potresti proporre all'universit di organizzarci una specie di convegno. Oh lui dice, i convegni si fanno su ci che fermo. Almeno quelli di Storia. Qui, invece, si parla di attualit stretta. cos ammetti. Siamo un popolo di bulletti diffidenti, e ci vorranno secoli, prima che consideriamo serenamente il fatto che la nostra donna ha avuto altri uomini. Il sipario d'alberi che chiude la vista verso valle s'interrompe all'improvviso, e a poca distanza si apre una sorta di piazzola panoramica delimitata da una recinzione in legno; dalla piazzola vedete scintillare il fiume, le gradinate di roccia bagnate dal domino di salti della cascata. Le figure dei bagnanti spiccano a decine, bianche sopra i minuscoli appezzamenti colorati degli asciugamani distesi sulla sponda erbosa, e oltre lo zoccolo d'un terrapieno alle spalle d'un prato, i dorsi delle auto parcheggiate a schiera rimandano sotto il sole incerto i loro barbagli d'alluminio. Abbandonate l'asfalto e imboccate la sterrata che conduce alla riva, incassata nelle pendici erbose della collina, e per quanto tuo

fratello cerchi di farti ragionare, senti pesare in testa un grumo pietrificato d'invidia per gli uomini ai quali tua moglie, da ragazza, ha concesso il proprio entusiasmo iniziale, non ancora rallentato dalla prudenza. Il prato che si stende ai piedi delle cascate principali affollato da legioni di bagnanti; ci sono tedeschi e olandesi, coppie che giocano a dama e altri seduti sugli asciugamani che leggono la guida Lonely Planet mascherati con la creta bianca del fiume. Per un po', mentre i forestieri da tutte le angolazioni studiano i vostri zaini, vi guardate intorno alla ricerca di un tratto di sponda ancora sgombro. Dovreste calpestare una decina di persone, per raggiungere la riva, e siete sul punto di lasciar perdere quando vedi ondeggiare i pennacchi del sipario di canne che chiude il prato verso valle. Muovete in quella direzione e, quando siete a dieci passi, dal canneto sbuca un uomo, i lunghi capelli da re-pastore sciolti sulle spalle. Indossa un paio di calzoncini fradici, in cintura ha una sorta di piccola giberna, e ai piedi porta sandali in cuoio sporchi di creta. Non capisco sorride miope, accennando alle legioni distese sugli asciugamani. Perch restano tutti quass, stretti come impiegati all'inferno. Lo salutate, e lui risponde giungendo le mani alla maniera indiana, accenna un inchino benedicente senza rallentare. Dev'essere un vecchio hippie dice tuo fratello mentre lo guar-

date andare via, o forse una specie di sciamano bianco. A te sembra soprattutto uno scoppiato della primissima generazione, un testimone e un superstite, ma non dici niente mentre segui tuo fratello nel cuore del passaggio vegetale che l'uomo vi ha mostrato. Seguite la traccia che si inoltra nel fitto di canne fibrose, molto pi alte della vostra testa. Il fondo, condannato all'ombra perpetua, pieno di fango, e all'inizio non capisci come se la sia cavata l'uomo con i suoi semplici sandali in cuoio. Ci vuole fede ma, a forse cinquanta passi dall'ingresso del passaggio, i fusti delle canne diradano. Uscendo allo scoperto, la traccia piega in modo brusco verso il corso del fiume, e avanti ai vostri occhi si apre una proda erbosa che offre abbastanza spazio per depositare gli zaini. In questo punto il fiume largo una ventina di braccia, e l'acqua odorosa di zolfo zampilla sul fondo bianco di creta, formando piccole cascate a ridosso delle sedute di roccia. Guarda che lusso dice tuo fratello. Si capiva, che l'uomo era una specie di sciamano. Non ci sono zanzare, n pulci d'acqua, e il sole che torna a mostrarsi attraverso il sipario dischiuso di nuvole color bronzo fa apparire lucido il muschio che ricopre i grandi massi sulla sponda opposta. Sfilate gli zaini e le maglie bagnate, vi sedete sull'erba per sciogliere i lacci degli scarponi. Si vede gi il timbro dei calzini protesta tuo fratello. Ho le caviglie bianche e i polpacci, cazzo, color magenta.

Forse dici, dovresti camminare con i pantaloni lunghi. Sono una tale scocciatura dice lui sfilando i calzoncini. E poi dovresti saperlo sorride, che dieci anni di scautismo ti segnano per la vita. L'acqua quasi calda, e per arrivare dove non si tocca devi spostarti al centro del fiume. Tenti una caricatura di stile a rana nel cuore d'una vasca profonda meno di tre braccia, vai a toccare il tappeto di muschio che ricopre i massi della sponda opposta. Il vocio dei forestieri che affollano il prato a monte, qui arriva solo attutito, sommerso dal ruscellare. Tuo fratello si gi seduto sulle rocce piatte, a un passo dalla proda erbosa sulla quale, simili a grandi insetti ribaltati sul dorso, riposano gli zaini coricati spallacci all'aria. immerso fino al torace, sistemato in modo che i piccoli salti d'acqua gli massaggino le spalle. Devi provare ti chiama. un'esperienza da sceicco. Cos, prima con due bracciate e poi alla disperata nell'acqua bassa, attento a non rovinare sulle pietre che affiorano, torni da lui. Mettiti un po' tranquillo dice mentre ti lasci scivolare seduto al suo fianco. Dobbiamo recuperare le forze per l'ultimo strappo. Se anche sua madre non vuole venire dici con il fiato corto, mi piacerebbe portare qui Malcolm. Ha appena sei mesi, fratello. Magari fra qualche tempo.

Non serve neppure che cammini dici. Lo porto dove voglio, con il marsupio a bretelle. il mio unico nipote dice tuo fratello rovesciando la testa all'indietro in modo che l'acqua gli bagni i capelli. E mi piacerebbe esserci, quando lo farai dormire la prima volta sotto una tenda. Ci pensi che non ha mai visto un prato vero? ti accalori. Non ha mai visto una montagna. Sta per cominciare la sua prima estate. Avr un sacco di occasioni, per meravigliarsi. Quando seduto nel seggiolone e sente cantare gli uccelli fuori dalla finestra, d'istinto si gira a controllare il quadrante del cuc elettrico. Non sa neppure cos' un merlo, ho paura. Guarda dice tuo fratello risollevandosi a sedere, basta immergere la mano sul fondo. Rompe la superficie con la sinistra, risolleva il palmo aperto, e mentre l'acqua fugge fra le dita, ti mostra un grumo bianco di creta ruvida che balugina sotto il sole, come contenesse cristalli, o minerali polverizzati. Sembra piena di pagliuzze d'oro dice tuo fratello. Magari dice, oro. Poi lo vedi farsi serio, e tenendo la sinistra al riparo dalla piccola pioggia che gli bagna le spalle, se ne serve come fosse una tavolozza; intinge le dita dell'altra mano nel grumo di creta, chiude gli occhi e inizia a pitturarsi il volto di bianco. Avete visto una quantit di turisti, sul prato, massaggiarsi con la creta del fiume.

Probabilmente, credono che abbia propriet salutari per la pelle. Magari addirittura vero, ma non alle propriet salutari che pensi mentre trai dal fondo del fiume una manciata di creta e prendi a dipingere la tua maschera di guerra. E anche tuo fratello, ne sei sicuro, non sta pensando a come ottenere una pelle splendida. Credi di saperlo con esattezza, mentre si avvicina il momento di uscire dall'acqua e ripartire, che in mente ha soprattutto il vostro vecchio idolo Orzowei, e la prova della solitudine che fa di ogni ragazzo zul un vero guerriero. Il giorno stabilito, i ragazzi venivano pitturati dalla testa ai piedi con una tintura bianca e cacciati dal villaggio con l'unico equipaggiamento costituito da una assegai. Ne parla anche BadenPowell, nelle sue memorie delle guerre coloniali in Sud Africa. Impiegando rassegai di punta e di taglio, i ragazzi dovevano procurarsi da mangiare da soli finch la pittura, molti giorni pi avanti, non si fosse dissolta seccandosi al sole. Fino a quel giorno, tutti i componenti del villaggio avevano il diritto, e in un certo senso il dovere, di cacciarli come bestie feroci. E cos, mentre vi passate sul volto la creta ruvida per completare le maschere di guerra capaci di mettere paura agli spiriti della notte, i forestieri che si affacciano dal fitto del canneto alla ricerca di un angolo tranquillo devono fare dietrofront, perch la proda erbosa occupata per intero dai vostri zaini. Eppure esitano, prima di andarsene, e forse cercano di capire a quale tipo di cerimo-

nia sono intenti i due ragazzi immersi nell'acqua fino al torace. Le nuvole viaggiano veloci, l'aria rinfresca. Mentre vi asciugate a ridosso degli zaini potete misurare quante ore vi separano dal tramonto. Indossate i vostri calzoncini in cordura da trapper, e infilare da capo gli scarponi, all'inizio, sembra un ritorno alla schiavit. Percorrete a ritroso la traccia che si inoltra fra le canne, e quando risbucate sul prato affollato di turisti, gli sguardi dei forestieri convergono di nuovo su di voi. Deve essere perch vi hanno riconosciuto come guerrieri zul, o forse guardano la tenda ripiegata che sporge orizzontale in testa alla massa compatta del tuo Salewa. Sono condannati a passare la notte in qualche agriturismo caro arrabbiato, e forse invidiano chi pu scegliere dove accamparsi. Per conto tuo, mentre risalite la sterrata fino all'asfalto, cominci a sentire crescere l'ansia perch ancora non sai di preciso dove passerete la notte. Il paese di Saturnia dici, a un tiro di schioppo. Da l imbocchiamo il nostro sentiero e, alla prima radura tiriamo su la tenda. D'accordo lui dice. Almeno dice, in questa stagione viene buio tardi. Cos dici, non c' bisogno di correre, ma gi esplori i prati e le macchie di tife che si stendono verso la riva alla ricerca di un posto tranquillo. Abbiamo fatto il bagno, per caso? domanda tuo fratello men-

tre, sotto di voi, appare simile al miraggio d'un architetto, lo stabilimento lussuoso delle terme. No, perch sono gi pi sporco e sudato di prima. Ti sembra meglio avere un buon posto cui tornare, se in prossimit del paese non si trovasse niente di adatto. Sei diventato nervoso? domanda tuo fratello. da quando siamo usciti dall'acqua che hai una gran faccia buia. Forse mi stavo facendo prendere dall'ansia, kapish? Kapish lui dice. Ma presto. Aspetta di sentire i cinghiali grufolare intorno alla tenda. Mi piacerebbe tanto dici, sapere gi dove piantarla. Poco dopo la svolta per le terme, una ripida imbrecciata abbandona l'asfalto e si inoltra di petto verso il lato a monte. Presso il bivio, una targa metallica spiega che si tratta di un'antico tracciato di crinale, gi noto agli Etruschi e alle popolazioni nomadi della preistoria. I Romani lo lastricarono per intero e ne fecero una strada consolare, la Via Clodia che traversava le alture dell'Etruria meridionale colonizzate di recente. Per un po' ne risalite l'erta, avanzate piegati sotto il peso dello zaino fra i cespugli che assediano il tracciato. Da qui sono passate le legioni e i barbuti guerrieri di Carlo Magno, ma il mosaico del basolato, per quanto sconnesso qua e l dagli sprofondamenti del terreno, nell'insieme ha resistito a meraviglia. Vi mantenete fra i solchi incisi nei secoli dalle ruote dei carri, ne

seguite in silenzio le tracce fino al varco, incastonato fra immensi blocchi poligonali di travertino, dell'antica porta romana. Il sole ormai basso, e sulla piazza principale di Saturnia fate in tempo a vedere drappelli di coppiette in visita che ripiegano in fretta verso le auto. Molti di loro reggono per i manici buste di carta cariche di souvenir, e i souvenir devono essere bottiglie di extravergine, conserve di funghi e il resto della mercanzia sott'olio e sotto spirito che piccoli negozi dalle insegne in ceramica, tutti cannissimi e magistralmente identici nel modo country-fighetto di proporsi, vendono a ogni angolo del paese. Ai piedi del campanile trovate una normale bottega di fruttivendolo ancora aperta, comprate un melone e un cartoccio di pesche. Aspettami in piazza dice tuo fratello mentre uscite dalla bottega. Vado a cercare lo schifo di crema solare. Se vuoi dici, ti accompagno. Sei gentile dice lui. Ma forse in certi momenti un uomo deve restare solo. Pensi che riesce ancora a meravigliarti e che comprare il melone stata una sciocchezza, mentre ripieghi verso la piazza principale. Le transenne d'un cantiere ne delimitano la porzione centrale, e poich hai fretta di arrivare alle panchine del belvedere che occupa il lato opposto, getti solo uno sguardo distratto ai mosaici delle terme dissepolti dagli archeologi. Dietro la rete che difende l'ultimo lembo di collina, si apre tutta la campagna che avete traversato dal paesetto di Montemera-

no, e qua e l, dal ventre pi profondo delle colline che si elevano fra il corso tortuoso dell'Albegna e quello del fiume Fiora, si alzano pennacchi di fumo bianco e denso che insiste a pochi metri dal suolo, come una cortina troppo pesante perch il vento riesca a disperderla. Puoi provare a immaginare cosa intendevano per pace gli antichi abitanti di queste terre spopolate e incolte. Belle, direbbe il poeta, di una loro bellezza selvaggia. Dieci anni, provi a indovinare, senza calate di eserciti n carestie. Per un po' carezzi l'idea di lasciar scivolare il melone oltre la rete, poi guadagni una panchina e lo depositi con cura sulla seduta. Di fianco, corichi il Salewa che, fra le altre cose, contiene il fornello campingaz e il resto della cena. Hai risotti e minestra liofilizzata per quattro giorni almeno, e lo zaino celeste di tuo fratello dovrebbe contenere, in qualche anfratto, delle buste di polenta. Dalla tasca a rete del Salewa sfili la carta militare in scala 1:25.000. La apri, ti prepari una sigaretta e per un po', mentre aspetti che tuo fratello torni, interroghi i simboli e le onde dei rilievi. Per proseguire secondo il piano basta individuare dove si trova, nel mondo reale, l'attacco della strada che conduce al ponte e la legenda definisce "carreggiabile di quarta classe". Allora pieghi la carta militare, torni fumando al parapetto e, affacciato come un capitano alle prime armi dalla fiancata della na-

ve, osservi meglio il groviglio di perastri e pruni. Gi a poca distanza dal paese la vegetazione forma un manto compatto, punteggiatato qua e l dal giallo ricco delle ginestre. un intrico minaccioso capace di colmare l'orizzonte, e non c' modo di distinguere il punto esatto, verso la testa della valle, in cui la macchia si trasforma in un bosco vero e proprio. Sei stato un pazzo dici a tuo fratello mentre uscite dal paese. Te li avrei prestati volentieri, i soldi. Mica era il punto. Vendono solo creme solari da ricconi, e il sottoscritto non vuole stare al loro ricatto. questo il punto. Per hai i polpacci tutti rossi. Domani dobbiamo trovare qualcosa. Domani staranno benissimo dice. Credimi. Non semplice credergli, dopo che al mare l'hai visto scottarsi estate dopo estate con la pervicacia sorprendente dei bambini biondi. Adesso per un uomo di venticinque anni, e non puoi riportarlo in paese per un orecchio. Ascolta dici mentre il crepuscolo comincia a confondere i fianchi delle colline, da questo istante, possiamo ufficialmente aprire gli occhi e cercare un posto per la tenda. Sentite il bisogno disperato di un posto tranquillo e vorreste inoltrarvi in profondit nella macchia, lontano dalle case e lontano dai campi coltivati. Laggi, dove una profusione violacea di fiori carnosi, a mazzi smisurati riveste i tronchi dei fichi mori, qualsiasi posto farebbe al caso vostro, ma qui dietro ogni svolta della strada l'orizzonte si

apre da capo sul terreno di un nuovo podere, e non c' terreno o angolo di prato che appaia adatto ad accamparvi. Per spegnere l'imbarazzo camminate fino all'imbrunire, e quando fa quasi buio vi trovate a costeggiare un filare di cipressi che si stende ai piedi dello scosceso d'una collina coltivata a grano. Sulla sommit della collina c' una fattoria di cui distinguete le finestre illuminate che spiccano sulla facciata a intonaco, e forse sul versante opposto sale una strada bianca, perch a pochi passi dalla casa scorgete il muso di una jeep parcheggiata. Dobbiamo fare in camuffa dice tuo fratello. Vedrai che un agriturismo, e se ci scoprono a dormire nel loro campo, come minimo ci fanno pagare la mezza pensione. Cos, mentre il mondo si fa buio e l'aria che rinfresca porta odore di legna e fumo, decidete di accamparvi sul limitare del campo, mimetizzati sotto gli alberi che ne segnano il perimetro. Domattina dovremo sgommare all'alba dici, e mentre apri le cinghie dello zaino per liberare il fagotto della tenda pensi a una sera che tu, il Vietnamita e il buon Luther, avete dormito dentro una casa in costruzione, e un'altra, nel cuore della Romagna, sistemati al caldo in un fienile. Chini fra le messi acerbe innestate gli elementi precollegati dei pali in vetroresina, stabilite la posizione e l'orientamento dell'igloo in seta della casetta. L'ingresso, per cortesia, verso il sentiero, e l'abside rivolto a

monte. Aprite la casetta, ne picchettate gli angoli al terreno e, grazie alla magia dei pali che si curvano come rami di salice incrociandosi sulla sommit della volta, la tenda assume il giusto volume. L'hai fatto decine di volte, ed sempre come fondare una citt molto piccola. Ora la casetta di seta biancheggia come un'evidenza dolorosa ai piedi dei cipressi. Dovete fare in fretta, prima che gli abitanti della fattoria la notino, a nasconderla sotto la vela color oro brunito del sovrattelo impermeabile. Assicurate gli angoli del sovrattelo ai picchetti, tendete la veranda fissando i tiranti in cordino di nylon agli spilli in acciaio che affondano facilmente nel terreno smosso dalle macchine agricole. Tuo fratello si accovaccia sotto la veranda, apre il sorriso della zip che difende la casetta e apre la zanzariera. Mette la testa dentro, e quando la tira fuori dice che dentro c' odore di chiuso, e dice che in ogni caso vi abituerete in un istante. Puoi tagliare il melone dice a bassa voce, mentre sistemo il sacco a pelo. Abbiamo il campingaz dici, e quintali di roba da cucinare. Il melone, se mai, lo mangiamo alla fine. Non possiamo accendere neppure un fiammifero, se vogliamo che non ci vedano dalla casa. Pensi che forse ha ragione, e ormai con questo buio troppo tardi per cucinare senza bisogno della torcia elettrica.

Per questa sera dobbiamo accontentarci di mangiare melone al buio dice. E poi, come un rettile che richiami la preda dalla fenditura che gli fa da tana, lo vedi stringere lo zaino per la maniglia che sporge presso l'incrocio degli spallacci e, facendolo sobbalzare sul terreno, lo trascina verso l'interno dell'igloo. Mangiate in silenzio sotto la veranda, schiaffeggiandovi di continuo per via degli insetti, e appena avete finito chiudi le bucce in un sacchetto di carta e, chino per non farti scorgere dalla fattoria, vai a depositarle venti passi pi in l, fra i cipressi che costeggiano il sentiero. Le recupererai domattina, in attesa di trovare da qualche parte un bidone della spazzatura. Nel frattempo, se gli animali le fiutano, almeno non verranno a mangiare attaccati alla tenda. Quando ti affacci ginocchioni sull'entrata, tuo fratello gi imbozzolato nel sacco a pelo, e fra lui e lo zaino resta libera met esatta del catino. Ci sono le radici dei cipressi che affiorano dal terreno si lamenta. Ne sento una proprio sotto le scapole. Pensi che se davvero arriverai a Perugia con il Vietnamita, e Galerio partir con voi come ha promesso, dentro la tenda ci sar spazio solo per voi tre, e gli zaini bisogner stivarli sotto l'abside. E poi ridacchia da solo tuo fratello, ho paura di essermi messo nel verso sbagliato. Sento i piedi pi in alto della testa, ma

ormai non mi va pi di girarmi. Sfili gli scarponi, li sistemi con cura sotto la veranda e, mentre trascini dentro lo zaino, vedi che le lancette luminose del tuo orologio indicano le nove e un quarto. Il catino in plastica della tenda freddo e asseconda tutte le sconnessioni del terreno; srotolare il modulo isolante di poliuretano e aprire il sacco a pelo, con tuo fratello che sbadiglia nel buio pesto dell'interno, richiede il massimo impegno, e quando ci scivoli dentro anche il sacco a pelo sembra umido e freddo. Per un po' cerchi una posizione accettabile, e solo quando decidi di impiegare il giacchetto in pile come cuscino trovi la quiete. Be' dice tuo fratello risorgendo da un immenso sbadiglio, quanti chilometri avremo fatto, oggi? Uno sbanderno. Pi di trenta, forse. Sembra una vita fa che eravamo al Buttero Volante. Erano brava gente. Spero che anche i padroni di questo campo lo siano. Forse io m'incazzerei tuo fratello dice, se qualcuno piantasse la tenda nel mio campo. Non per una sera dici. Per una sera, lascerei accamparsi chiunque. Poi anche tu cominci a sbadigliare, ma prima di mollare del tutto gli ormeggi ti sollevi a sedere e cerchi nelle profondit dello zaino il Gerber a serramanico. Se sei abbastanza veloce ad aprirlo, hai dalla tua una delle migliori lame del mondo. 'Notte, allora dice tuo fratello quando un po' che non dite

niente. Appena vi mettete quieti e provate a riposare, cominciate a sentire tramestio di animali tutto intorno alla tenda. Sapevi gi che lo scalpiccio dei topolini di campagna decisi a rosicchiare il frumento si trasforma, chiusi al buio sotto la volta dell'igloo, nell'avanzata ostile di tassi dalle unghie possenti, lupi spinti a valle dal digiuno e famiglie intere di cinghiali. Lo sapevi gi, ma a ogni miniatura di ramo che si spezza sussultate, e domandate all'altro se anche lui ha sentito. A volte vi pare di sentir soffiare e stridere, ma se pure tassi e cinghiali infestassero il campo fino al limite dell'alba, non te ne preoccuperesti sul serio. I cinghiali non hanno mai dato fastidio al sovrattelo color oro brunito, picchettato con cura, di una tenda. N loro, n gli istrici e le volpi sono capaci di aprire la zip della veranda e il doppio sorriso della cerniera che protegge l'igloo della casetta. Se temi qualcosa sono i cattivi cristiani che girano la notte, i profanatori e i maniaci di paese, gli ultimi fantasmi da quando i briganti hanno smesso di fare la posta ai viaggiatori dietro le svolte dei sentieri. Ne conti quattordici, tutto intorno alla tenda, prima di convincerti che devono essere solo animali. E poi, a forza di stare all'erta con il Gerber a serramanico stretto in pugno, gli occhi piano piano ti si chiudono da soli.

GIORNO QUATTRO. Da Saturnia a Triana e Santa Fiora.

Nel corso della notte ti svegli un centinaio di volte, sbalordito di ritrovarti imbozzolato nel sacco a pelo, e ogni volta ti senti felice di essere al riparo sotto l'igloo, di fianco a tuo fratello che dorme in pace, mentre fuori le bestie si nutrono e vegliano sui piccoli. Un'alba livida porta via tutti i fantasmi, e a voi che, ginocchioni sui sacchi a pelo, vi sporgete cauti sotto la veranda della tenda mostra il campo cos com', sconvolto dal passaggio al traverso di animali abbastanza grandi da schiacciare le messi. Lo scosceso della collina svapora l'umidit della notte, e qua e l la terra appare dissodata con accanimento, come centrata da piccoli calibri di mortaio. Cinghiali mormora tuo fratello. Hanno fatto festa, stanotte. Teliamo dici scrutando la fattoria muta sulla sommit della collina. Filiamocela prima che i proprietari se la prendano con noi. E cos, mentre il primo vento fa ondeggiare nella foschia le fronde dei cipressi, sfilate uno a uno i picchetti d'acciaio e liberate l'igloo dalla copertura del sovrattelo. Scomponete con cura i pali in vetroresina, ne radunate a fascio dentro la sacca antistrappo gli elementi tenuti insieme dall'anima

in elastico. Poi piegate casetta e sovrattelo, e non sono ancora le sei quando chiudete il fagotto della tenda sotto la copertura del Salewa. come essere in apnea dice tuo fratello mentre indossa una casacca in pile verdolino. Fino a quando non hai messo via la tenda, voglio dire. Sei alla merc dei proprietari, prima. Sembra gi di sentire le loro lamentele perch ti sei accampato senza permesso. Poi, in cinque minuti fai sparire tutto e sei di nuovo un buon cittadino a cui piace camminare per la campagna la mattina presto. cos dici issando il Salewa in spalla. Ti senti al sicuro solo quando la tenda nello zaino. Comunque tuo fratello dice, qui non abitano contadini veri. A quest'ora i contadini veri sono gi svegli da un pezzo. i piedi del filare di cipressi, le bucce di melone non si trovano pi, e la strada scende ripida verso un bivio ventoso, dove abbandonate la strada principale che inerpica verso il villaggio di Semproniano, il pagus cantato dal poeta Mario Luzi che vi trascorse buona parte della giovinezza. Proseguite in piano verso il ponte sull'Albegna, e la fuga a capofitto d'una famiglia di fagiani guida il vostro incedere iniziale, ancora a passo ridotto. Superate il fiume, venti braccia d'acqua bianca che scende veloce attraverso il fitto di salici del bosco ripariale, e per un po' se-

guite il percorso della carreggiabile che sale con pendenza modesta verso le prime alture. Presso il bivio per Scansano vi fermate a fare colazione. Il sole un disco fioco, alto sopra i boschi alla testa della valle, e la luce che irradia simile a un sussurro nel vento scuro che spazza le colline. Sedete all'indiana sull'erba, a pochi passi dal nastro deserto della strada, coricate gli zaini spallacci a terra. Li sistemate uno contro l'altro, ad angolo retto per creare una nicchia adatta a ospitare il fornello campingaz e ripararne la fiamma dal vento. Tuo fratello riempie d'acqua il suo bicchiere d'alluminio con i manici pieghevoli, lo deposita sull'erba, poi solleva la bombola celestina del campingaz alla quale, prima di partire, hai avvitato con mille precauzioni il bruciatore. Per un po' guardi tuo fratello che legge le istruzioni stampigliate e studia la rotella zigrinata che governa la valvola d'erogazione. La verit dice che non mi sono mai fidato, di questi fornelli a butano. Passa qua dici. Liberi i quattro bracci a elle dagli alloggiamenti posti sulla vite del bruciatore, li sposti in posizione di lavoro che si preparino a sostenere il bicchiere d'alluminio. Metti che si apre la valvola mentre camminiamo insiste tuo fratello. Pian piano sprigiona tutto il gas e tu, senza saperlo, viaggi con una specie di bomba dentro lo zaino. S dici mentre tasti il terreno per trovare, sotto l'intrico dell'erba, una porzione pianeggiante in grado di ospitare il campin-

gaz. Poi mi accendo una sigaretta e schizzo in orbita. C' poco da scherzare, col butano dice tuo fratello ritirando le gambe. Se ti senti sicuro dice mentre depositi con cura il fornello sul terreno, potremmo stabilire che lo maneggerai sempre tu. Come preferisci dici saggiandone l'equilibrio. Poi sfili il Bic dalla tasca dei calzoncini, ne provi la fiamma e apri al minimo la valvola d'erogazione. Per il tempo d'un battere di ciglia puoi ascoltare il sibilo che esce dal bruciatore, e l'odore marcio del butano copre il profumo pesante d'erba e fiori al risveglio. Inneschi la fiamma con il Bic, e la testa piatta del bruciatore s'incorona torno torno di minuscole lingue di fuoco dai riflessi azzurrini. Neanche quelli di Hamas, dormirebbero con un ordigno del genere sotto la tenda sorride tuo fratello, poi sistema con gesti da orologiaio il bicchiere d'alluminio in equilibrio sui bracci a elle. Quando ha finito, giri la rotella a mezza corsa e le fiamme si alzano fino a lambire il fondo del bicchiere. Cos dici, forse riusciremo a fare colazione prima di diventare vecchi. Da questa sera, silvupl dice tuo fratello fissando il po' di condensa che svanisce dalla superficie curva del bicchiere, l'ordigno resta fuori, sotto la veranda insieme agli scarponi. Avete bustine a cannello di Nescaf normale e tipo forte, qualche bustina di t e, dentro un flacone di plastica con il tappo a vi-

te, tutto lo zucchero che vi serve. Poi si gira verso lo zaino, e per un po' lo vedi armeggiare dentro il suo ventre immenso, reso compatto dall'ammasso di vestiti e provviste. I biscotti dovrebbero essere qui dice, e a forza, puntellando le ginocchia sul prato, che lo zaino non possa reagire, cava fuori dall'imboccatura un sacchetto di carta scura del tipo impiegato dai panettieri. Caff forte? domandi, ma tuo fratello impegnato a studiare il contenuto del sacchetto di carta. Dovevo ricordarmene prima dice deluso mentre ti mostra l'ammasso indistinto di pasta frolla che colma il fondo del sacchetto. Erano biscotti dice, e l'ammasso pare traversato qua e l da venature e affioramenti di mostarda alla frutta. Li aveva preparati Silvia con le sue mani, perch ci dessero forza lungo la strada. Li mangeremo pescando dal sacchetto dici, e rabbrividendo per il vento teso decapiti due cannelli di caff forte, ne versi un po' alla volta la polvere bruna nell'acqua che fumigando leva il primo bollore. Avete appena finito di radunare le vostre cose negli zaini, quando dal cielo basso e smorto comincia a cadere una pioggerella fine. Tuo fratello mormora che la pioggia non faceva parte del piano, mentre indossa la grande vela del poncho di gomma. Non ci sono ripari in vista, e anche tu indossi il giacchetto cerato Patagonia, spieghi il cappuccio a visiera sopra la testa e issi da capo lo

zaino. Andiamo pure dice tuo fratello, e sembra il pallido fantasma d'un contadino, sotto il poncho che lascia scoperto solo l'ovale perplesso del volto, i polpacci rosolati al sole e i piedi prigionieri dentro gli scarponi. La strada si inoltra fra le alture, sempre pi ripida, e voi la seguite, ignorando le vicinali che conducono alle fattorie disperse fra queste colline spoglie, punteggiate dal giallo saturo delle ginestre. Di tanto in tanto, sui pali di legno dell'elettricit che affiancano la strada appaiono ricordi di segnavia bicolori, una pennellata bianca e una rossa senza la grazia d'un numero. L'asfalto termina di fronte a una villa isolata dalle pareti color ocra. Ne costeggiate il recinto, e il giardino della villa deturpato da aquile e minerve in gesso. Non sono ancora le otto, e forse i proprietari, pi tardi, arriveranno in fuoristrada dalla citt per abitarla fino a domani sera. Vi fermate a ridosso del recinto solo per bere un sorso dalla borraccia, e poi ricominciate a macinare strada, col fiato corto lungo un ramo di sterrata che risale il fianco d'una collina senza nome. Se provi a dimenticare l'aria fresca e tesa e cerchi, per un attimo, di fare mente locale, senti solo il rumore della pioggia che picchietta il cappuccio di tela cerata. Camminare sotto l'acqua toglie coraggio, e il temporale, per quanto ne sapete tornando a camminare sul fondo d'asfalto cre-

pato, potrebbe anche peggiorare, trasformarsi in un diluvio capace di andare avanti tutto il giorno. Con un ultimo strappo, raggiungete una specie di punto di valico dove la strada si biforca, e voi imboccate il gomito di strada che si tuffa a capofitto verso le strette del fiume. Il sole adesso non si vede pi, e a fondovalle stagna una nebbia gelida e pungente che sembra levarsi direttamente dal fitto del bosco, dove antichi lecci dalle foglie simili a ritagli di cuoio crescono frammisti ai perastri e i grandi cerri. L'Albegna gonfio e bianco scende fra i massi attraverso la luce del ponte dalla ringhiera arrugginita, precipita avanti nel suo letto scosceso portando con s foglie e rami, ed quasi impossibile credere sia lo stesso fiume che avete passato all'alba. Secondo le carte, dovrebbe essere l'ultima volta che lo scavalcate, e appena siete sull'altra sponda la strada prende a inerpicare con pendenza mozzafiato, e gli alberi che svettano tutt'intorno non bastano a ripararvi dalla pioggia. Mentre arranchi dietro la vela scura che nasconde quasi per intero tuo fratello, puoi maledire le ultime cento sigarette che hai fumato e prometterne a te stesso una nuova di zecca, da gustare con calma non appena avrete guadagnato la sommit della rupe. Arroccato sullo sperone a strapiombo come un nido di rapaci c' un borgo di forse cinquanta case in sasso, radunate intorno a ci che resta del castello di Bonifazio degli Aldobrandeschi, e tuo fratello dice che quel posto non un vero paese. Non ci sar neppure un bar dice. Me lo sento, accidenti.

Per, almeno, possiamo ripararci un po'. Nessuno ci corre dietro annaspi. Oggi abbiamo un sacco di strada da fare, ma siamo partiti alla prima luce, e se pure riposiamo mezz'ora non succede niente di male. Oltre il ciglio della pista d'asfalto, dove i cespugli sono pi radi, vedete un animale giovane, il mantello color della ruggine, che forse un cerbiatto e forse un capriolo. In qualche modo si mantiene in equilibrio su tre zampe, e con una delle posteriori si gratta il costato, come fanno i cani. Quando siete abbastanza vicini da distinguerne il sottocoda bianco, la creatura si accorge di voi e si rifugia a balzi nel fitto della macchia. Vorresti guardare in alto, verso la testa della valle, imprimerti in mente l'immagine del borgo e controllare se spuntano altri animali, ma se guardi in alto i piedi che in qualche modo ancora ti conducono finiranno per inciampare. Man mano che salite, sul lato sinistro della strada si aprono prati, e se piove cos anche a casa, Malcolm e tua moglie se ne staranno rintanati al coperto. Forse lei gli star leggendo una storia, e pensi che questa sera, da sotto la tenda, telefonerai per salutarli e racconterai che vi siete lasciati per sempre alle spalle la valle dell'Albegna. Tua moglie forse non capir, e il minuscolo borgo arroccato intorno al castello di Bonifazio, devastato dalle soldataglie di Carlo V nel 1536, sar solo un ricordo affidato a dieci righe sul tuo taccuino.

Per il momento, per, insiste come un miraggio in cima alla salita, e l'unica cosa da fare stringere le mani intorno agli spallacci, guardare a terra e sforzarsi di non perdere il passo. In paese c' un ristorante, ma a quest'ora chiuso, e un po' ti dispiace che non saprete mai se faceva anche servizio bar. Vi aggirate per le vie acciottolate del borgo, sbalorditi d'ogni cosa, e in qualche modo vi trovate ai piedi del castello, o di quel che ne resta dopo le devastazioni del Sedicesimo secolo. Ai piedi d'un tratto superstite di mura si apre una cavit nella roccia, una grotta simile alla tana d'un grande animale, ma profonda a mala pena cinque braccia, e l'imboccatura abbastanza ampia da permetterti di entrare senza chinare la testa. Dentro c' abbastanza spazio per depositare il Salewa, e di sicuro altri viandanti si sono rifugiati qui dentro di recente, perch in un angolo ci sono mozziconi spenti, e scritte a carboncino spiccano sulla volta pregna d'umidit. come ripararsi nella casa delle bambole dice tuo fratello disarcionando lo zaino. Non ci piove in testa, ma sento il vento che si infila ovunque. Teresa una troia e lo sanno tutti, recitano le scritte. A chi legge si cavino gli occhi. Forza Viola Yuve Merda Impestata. Se non troviamo un posto al chiuso dice, tanto vale che andiamo avanti fino al prossimo paese. Un attimo dici. Sto cercando di radunare le idee. Fin qui avete percorso una quindicina di chilometri, e poich Triana solo un pugno di case, al prossimo paese vero ne mancherebbero ancora venti.

C' da spaccarsi la schiena, ma tuo fratello deve assolutamente rientrare in citt entro mercoled sera. La mattina dopo, sul presto, ci sono gli esami scritti in facolt, e il Professore-ammiraglio gli ha intimato di presenziare. Oltre a incaricarlo di radiografare la vita e le opere di Charles De Gaulle, lo ha inserito in un corpo scelto di giannizzari deputati a controllare che i candidati all'esame non si passino bigliettini, e se non procedete a marce forzate, per mercoled sarete ancora lontanissimi dalla ferrovia. Restate seduti appena dentro il ciglio della grotta, a cavalcioni degli zaini, e la semplice idea d'un pasto caldo, all'asciutto sotto un tetto vero, in qualche modo somiglia a un premio ottenuto il quale nessun uomo dovrebbe provare altri desideri. Per un po' fumi a occhi chiusi, e quando senti tuo fratello che ti chiama sollevi da capo il cappuccio della cerata. ' uscito dal riparo della grotta mezzo minuto fa, e adesso in vedetta venti passi a monte, fra i cipressi affacciati a strapiombo, i lembi del poncho che schiaffeggiano l'aria, e la vista che si apre l sotto vertiginosa. Pareti verticali di calcare a nudo, cariche di riflessi color ruggine, incombono a precipizio sulla trincea ad anse che il fiume ha scavato fra le gole di roccia, e le chiome folte di migliaia di alberi, lucide d'un verde quasi prismatico per effetto della pioggia, rivestono a perdita d'occhio i fianchi dei colli affacciati sulle strette della valle. un mondo a parte, compreso fra la mole spoglia d'alberi del

Monte Labbro e le gole del fiume, e l'abitato di Roccalbegna, disposto su un pianoro sovrastato da due rupi minacciose, ne occupa il cuore. Puoi distinguere il nastro della strada asfaltata che dal centro serpeggia verso il crinale, e anche tuo fratello sta guardando verso il fitto di case ai piedi delle rupi. Quello s che un paese tuo fratello dice, e laggi un bar c' di sicuro. Laggi dici, purtroppo non ci passiamo. Sei sicuro? dice. Sicurissimo dici, e con tutto il vento che c' l'acqua cade in diagonale. Cos tornate alla grotta, recuperate gli zaini e vi rimettete in marcia. Dovreste domandare dove si trova l'imboccatura del vostro sentiero, ma alle undici di mattina in strada non c' nessuno, e finite per ritrovarvi ai piedi d'un piccolo edificio medioevale sul cui architrave inciso l'agnello con la croce. Forse un tempo stato un rifugio per i pellegrini, e tuo fratello dice che in una giornata del genere, all'epoca vi avrebbero offerto volentieri qualcosa di caldo. Allora spiegate la carta al riparo del poncho, e tu provi a interrogarne il disegno, chino in quella penombra azzurrognola che puzza di gomma. Sono pi di due ore che seguite il sentiero di mezzacosta, traversando un vallone dopo l'altro, macchie di cerri, perastri e or-

nielli dalle infiorescenza a pannocchia, e solo da poco ha smesso di piovere. Dove il passaggio si allarga si notano fra l'erba ai margini del sentiero le tinte sbiadite e innaturali dei bossoli esplosi dai cacciatori. Sono cilindri di plastica colorata, ammaccati e svuotati della carica di lancio; solo la capsula color ottone del fondello, rotonda e intatta, rende l'idea della precisione del congegno di sparo, della violenza con cui la cartuccia deve essersi fatta strada, alla velocit di centinaia di metri al secondo, in mezzo a tutta quella pace. Ormai andate avanti come automi, dandovi il cambio ogni poche centinaia di passi per dosare le forze, sempre pi stupiti dal peso degli zaini ogni volta che la traccia esce dal bosco per traversare un nuovo lembo di prateria che asciuga al sole. Camminavate sotto i rami lucidi di pioggia, lungo una traccia sempre pi debole che la boscaglia, nel giro di un'estate, potrebbe aver rimangiato del tutto. Avete perso la pista e vi siete inoltrati fra rovi e macchie d'ortiche; avete scavalcato pozze d'acqua stagnante e tronchi morti, e mentre vagavate alla ricerca del sentiero provavi a immaginare tutti gli animali, gli istrici e i gatti selvatici, che dovevano essere al riparo nelle tane, a poche centinaia di passi da voi. Pensavi a Thoreau, a quando scrive come bello perdere il sentiero e vagare nella selva seguendo le tracce di una volpe. Ma Thoreau, per quel che hai letto, amava viaggiare leggero, e di cer-

to non portava in spalla un Salewa da sessantacinque litri in grado d'intrappolarsi nei rovi ogni pochi passi. Se ci perdessimo quaggi ha detto tuo fratello a un certo punto, non ci verrebbero a pescare per un pezzo. Non moriremmo comunque hai detto, e la tua voce ti ha dato i brividi. Possiamo sempre piantare la tenda, alla fine. Restiamo qui tranquilli, in letargo fino a domani. A me sembra un luogo tetro, e non mi riposerei per un cavolo. Non tetro hai detto. solo un po' fuori mano. Un po' fuori mano, accidenti ha detto tuo fratello, e io ho quasi finito l'acqua. La luce cambiata all'improvviso, e nel nuovo chiarore avete trovato un corridoio da carbonai che risaliva a mezzacosta, e il corridoio vi ha condotti di nuovo sul sentiero. Sul fondo fangoso spiccavano le peste di una famiglia di cinghiali, due adulti e forse tre piccoli, e tuo fratello ha detto che forse potevano essere le stesse bestie che, durante la notte, avevano devastato il campo intorno alla tenda. Tu hai detto che non lo sapevi, se i cinghiali amano camminare cos a lungo, e l'odore d'erba bagnata nascondeva l'annuncio di tutti i profumi che avrebbero riempito il bosco nella corruzione della stagione calda. l'una e mezzo dice tuo fratello mentre procedete spalla contro spalla attraverso una radura tempestata di minuscole orchidee. Nelle ultime ventiquattr'ore, dimmi se esagero, abbiamo

mangiato un melone e un po' di biscotti sbriciolati. Pensi che sta perdendo la fede, e forse la stai perdendo anche tu. State marciando alla disperata, come prigionieri in fuga dall'alba, e se non vi fermate a riposare finirete per demotivarvi. Se a Triana c' un bar dice, ti offro volentieri una birra. Mentre cercavi notizie sull'itinerario, hai trovato su internet l'articolo di una pittrice che vive lass, e l'idea che ti sei fatto quella di un pugno di case radunate intorno a un altro castello fuori uso da cinque secoli. Va gi bene se troviamo una fontana dici. Dovrei asciugarmi dice. Ma soprattutto, mangiare qualcosa di caldo, kapish? Anche un toast. Kapish rispondi senza convinzione. E comunque abbiamo il fornello. Posso preparare un risotto. Come cavolo facciamo, che piove ogni cinque minuti. Non c' mica bisogno di perdersi d'animo. Se lass non c' neppure un riparo, tiriamo su la tenda. Perdiamo mezza giornata, e a questo modo non arriveremo mai a un paese vero. Preferisci che restiamo a prendere la pioggia come due geppetti? Sei gi pentito, fratello? Sei fuori strada dici asciugando la fronte contro il polsino dell'antivento da ciclista. Nettamente. Allora hai deciso di farmi scendere la catena.

Non ho deciso un bel cavolo dici. Ho fame anch'io. Stiamo calmi, allora dice lui senza rallentare. Arriviamo alla benedetta fontana e vediamo di organizzare una specie di pranzo. Sono passate da poco le tre quando raggiungete il piccolo spiazzo alle spalle del castello di Triana, costruito a picco su uno scoglio di roccia vulcanica che domina la testa della valle, il piccolo mondo d'alberi compreso fra la mole spoglia del monte Labbro, le rupi di Roccalbegna e le strette del fiume. Antiche fattorie e dipendenze, depositi d'attrezzi e legnaie, fronteggiandosi sui lati della stradina che conduce alla porta del castello formano un minuscolo insediamento, e una targa sulla fontana ricorda il giorno in cui la gente del posto ottenne il privilegio di poter attingere acqua senza sobbarcarsi il viaggio a piedi fino alla sorgente. A venti passi dalla fontana, addossata al muro di una casa, c' una vecchia su una sedia impagliata; non indossa scarpe, ma un paio di logore pantofole a quadri, e la ragnatela di rughe del suo volto incorniciata da un fazzoletto da testa in cotone scuro. Potrebbe essere uscita quando ha smesso di piovere, e ora siede quieta come l'ultima sentinella d'un avamposto che ha perso da troppe stagioni il suo valore. Risponde al vostro saluto con un cenno della mano, e dopo avervi dedicato un esame sommario dice che l'acqua buona e riprende a scrutare il mare di alberi che colma la valle, oltre il salto del precipizio alle spalle della fontana. Ti domandi se pu essere la nonna o la madre della pittrice del-

la quale hai letto l'articolo, e forse la vecchia vi guarda di nascosto, mentre bevete a turno e colmate d'acqua la coppa delle mani per rinfrescare il volto. Poi riempite le borracce, e adesso la fame un dolore esatto al centro del corpo. Prima di accamparvi dovreste chiedere il permesso alla vecchia, ma tuo fratello punta deciso la bocca a trapezio di una legnaia che sembra offrire l'adatto riparo, e tu sei troppo stanco per intavolare una trattativa. In fondo, non serve un filantropo di professione per capire che avete bisogno di stendervi un attimo e riprendere le forze. Cos segui tuo fratello, trascinando i piedi sul fondo d'acciottolato, fino alla soglia della costruzione. I dischi dei tronchi tagliati, stivati sul fondo della legnaia, sorvegliano come centinaia di occhi il disordine che regna al centro della costruzione, dove un tappeto di schegge e segatura si allarga ai piedi d'un ceppo sul quale, in equilibrio orizzontale, riluce la corona di denti scuri d'una sega a nastro. Addossata alla parete di destra, spicca la sagoma di un'Ape riparata sotto un telone che lascia scoperta solo la ruota anteriore. La curva del parafango chiss perch ti ricorda la cresta di un elmo troiano, e tuo fratello dice che, se vi rifugiate per un po' nella legnaia, il padrone non si offender. Senza perdere tempo vi sistemate accanto all'Ape, seduti sull'impiantito di terra battuta invaso di trucioli e segatura. Qui il vento non arriva dice tuo fratello, e mentre sfili dallo

zaino il campingaz lo vedi che riempie d'acqua la gavetta e rabbrividisce. Basta che non ci ammaliamo dici. Poi regoli a mezza corsa la rotella dell'erogazione, e senza perdere tempo appicchi il fuoco alla testa piatta del bruciatore. Tuo fratello sistema la gavetta sui bracci a elle, dice che fra un attimo star meglio, e mentre aspettate che l'acqua prenda a bollire puoi cercare nello zaino una maglia asciutta. Siamo quasi fuori dalla valle dici per festeggiare, e quando ti volti a guardare tuo fratello, vedi che ha gi srotolato il modulo in poliuretano e si appresta a stendervi sopra il sacco a pelo. Mangio da sdraiato dice. Al caldo si recuperano le forze pi in fretta. una buona idea, e anche la tua testa piena di vento pensa che dentro il sacco a pelo si possano riorganizzare le idee in maniera adeguata. Prima di stendere il modulo, per, disponi a un palmo dal campingaz la busta di risotto liofilizzato ai funghi, il flacone che contiene il sale grosso e quello del sale fino, il minuscolo frigoverre colmo di parmigiano grattugiato e la bottiglietta di plastica dell'olio. Puoi ammirare i tuoi flaconi e le vaschette da cucina giocattolo schierati sulla segatura, e bastano a farti sentire bene. Perch quando manca quasi tutto e ti tremano le gambe dopo sei ore sotto l'acqua, sono le piccole cose a fare la differenza fra un trapper e un semplice profugo.

Almeno il cielo sfogasse per bene dici, domani potremmo affrontare l'Amiata con il bel tempo. Pensi al grande vulcano spento, a quanto sembrava lontano pochi giorni fa, e pensi alla prima volta che l'hai visto dagli spalti d'un monastero lungo la Via degli Dei: la sua piramide scura torreggiava da oltre cento chilometri di distanza, incoronata di nubi cariche di pioggia, e ricordi che quel giorno ti era parso di capire perch, secondo i Latini, la vetta dell'Amiata doveva ospitare la casa di Giove Tonante. Un sacco di gente che conosco dice tuo fratello, si sentirebbe male, a riposare in un posto del genere. sdraiato pancia all'aria, le mani incrociate dietro la nuca, e forse sta osservando le rudimentali capriate che sostengono la tettoia. Peggio per loro dici. Si vede che non sono abbastanza stanchi, i damigelli. E poi, mentre aspettate che l'acqua si decida a scaldare, cominci ad allestire il tuo giaciglio. Dopo pranzo, tuo fratello si addormenta quasi subito balbettando che dovrebbe puntare la sveglia del telefono, ma quello che dice perde definizione man mano, come se la sua anima desta gli scivolasse via dalle labbra. Ti fabbrichi una sigaretta e gattoni per met fuori dal bozzolo del sacco a pelo, ti sporgi verso lo zaino e apri la tasca ricavata nella copertura del Salewa. Hai portato qualche libro, e per un po' sei indeciso su quale leggere per primo.

Alla fine pensi che il momento giusto per affrontare il testo su David Lazzaretti, il birocciaio passato alla storia come il Cristo dell'Armata. un libriccino della Savelli prelevato dalla biblioteca di vostro padre, e la storia entra nel vivo quando l'ex garibaldino ed ex disertore Lazzaretti, ritiratosi in una grotta sulla sommit brulla del Monte Labbro, comincia a essere ossessionato da apparizioni sempre pi impegnative. Eremiti e martiri del tempo andato insistevano a presentarsi al pover uomo, e un giorno la madonna in persona gli rivel di essere il pronipote illegittimo di un re capetingio. Dopo una simile escalation, non c' da meravigliarsi troppo che un giorno sia rientrato in paese confuso, la fronte segnata da una croce affiancata da due C contrapposte. Il marchio, spieg agli amici, gli era stato apposto personalmente dalle mani di San Pietro, e la missione che il Santo gli aveva affidato era quella di guidare il popolo di Dio verso la Nuova Sion. Erano le stagioni durissime immediatamente successive all'Unit d'Italia, e alla povera gente dell'Amiata, famiglie allo stremo di boscaioli e carbonai, piacque pensare che la Provvidenza si fosse incarnata, per una volta, vicino a casa. Lazzaretti fond una comunit i cui adepti si soccorrevano a vicenda, pregavano insieme e pensavano a un'educazione comune per i figli. La sua fama di sant'uomo raggiunse tutti i paesi disposti ad anello intorno alla piramide del vulcano, e i fedeli costruirono un tempio presso la grotta in cui David si riuniva a

pregare. Predicava il vangelo delle origini, e il semplice esempio della condivisione dei beni risuonava come una minaccia di stampo socialista ai possidenti della zona; invitava a non credere all'Inferno, e i parroci dei paesi vicini strepitavano perch il Sant'Uffizio lo scomunicasse. Per un periodo spar, forse a Montecristo, e quando ricomparve aveva con s una bandiera rossa sulla quale si leggeva "La Repubblica il Regno di Dio". Al solo sentire la parola repubblica, le autorit stabilirono di avere gi tollerato troppo a lungo quello strano esperimento a met fra ascesi e sovversione. Lazzaretti scendeva verso il paese che l'aveva visto ragazzo, alla testa d'una fiumana di fedeli in processione pacifica, quando i soliti colpi d'avvertimento dei carabinieri lo freddarono con tre compagni davanti a centinaia di testimoni. una storia avvincente, da leggere imbozzolati nel sacco a pelo sotto la tettoia di una legnaia e, a quanto sostiene l'autore, il martirio di David Lazzaretti ha determinato la rottura definitiva fra la Chiesa cattolica e la comunit dei suoi fedeli. Attraverso vicissitudini avventurose e il temporaneo gemellaggio con una cerchia di benestanti famiglie romane, la comunit giurisdavidica arrivata fino ai giorni nostri, e il tempio sulla sommit del monte Labbro resiste ancora, circondato da spirali di pietre bianche e dalle rovine dei sacri edifici.

Ogni anno, la notte di ferragosto, gli ultimi fedeli si radunano lass. Accendono un grande fuoco sulla sommit piatta del tempio e con le fiamme accendono fiaccole che portano a valle in segno di pace. In cima al monte, anche in distanza se ne indovina la sagoma, simile a un fiero nuraghe esposto ai venti, e ti dispiace abbandonare la valle senza salire a vederlo da vicino. Magari un'altra volta, ti dici. Quando non c' tutta l'Italia da traversare e il tempo un po' migliore. E poi, mentre tuo fratello digrigna i denti nel sonno, puoi riempire d'acqua il bicchiere con i manici pieghevoli e sistemarlo sui sostegni del bruciatore, innescare la fiamma e cercare di capire dove sono finite le bustine a tubo di caff forte. Sveglia dici a tuo fratello, e lui apre un occhio e domanda se per caso c' qualche animale feroce. pronto il caff dici. Ed quasi ora di partire. Ci sono dice senza muovere un gesto. Sono praticamente pronto. Ho letto un libro quasi per intero, mentre dormivi. Non doveva essere un libro lungo dice sollevandosi a sedere, e se pure mezzo addormentato lo vedi sgranare lo sguardo, e d'istinto ti volgi anche tu verso l'ingresso della legnaia. La vecchia ritta sulla soglia, a quindici passi dal vostro accampamento temporaneo. Avete mangiato abbastanza? domanda. Deve avere percorso una cinquantina di passi sull'acciottolato, ma non ha ritenuto opportuno sostituire le pantofole con

un paio di scarpe vere. Vi ho portato delle frittelle dice avanzando al coperto verso i vostri giacigli, e per quel che ne sa potreste anche essere una coppia di banditi da strada. Lei troppo gentile, signora dice tuo fratello mentre accoglie fra le mani il piccolo fagotto che la vecchia si cava dalla tasca del grembiule. Pensavamo di essere condannati a fare la dieta, per oggi. Io l'ho fatta tutta la vita, la dieta sorride la donna. strano trovarsi seduti nei sacchi a pelo davanti a lei, ma non ti imbarazza n niente. Pane di legno dice e vino di nuvoli, e adesso che mio figlio porta a casa la carne tutte le settimane non mi fa neppure voglia. Mi addormenta, la carne, e cos la mangio solo la domenica per farlo contento. Cos' il pane di legno domanda tuo fratello sollevando il lembo del fagotto. La polenta di castagne la vecchia dice. E il vino di nuvoli quello che cade dal cielo. Ne venuto gi un bel po', oggi dice tuo fratello. Anche troppo, per i miei gusti dice, e ti passa una frittella di farina scura che sembra fritta nell'olio, o nel lardo. piovicchiato dice la donna mentre tuo fratello attacca il resto del fagotto, ma prima del vespro viene bello. La frittella dolce e mescolati all'impasto ci sono uvetta e pinoli. Ti sporgi verso l'aperto, e il cielo ancora velato. Se viene bello dici.

Si vedono le stelle, questa notte dice la vecchia. Ma non si ancora sfogato del tutto, e forse domani piover di nuovo. Sono buonissime dice tuo fratello a bocca piena. L'importante che ci dia tregua fino a stasera. Dopo averci dormito sopra, vedremo le cose in un altro modo. Scendete a Roccalbegna? domanda la vecchia. Non scendiamo mai, signora sorride tuo fratello. da stamattina alle sei che camminiamo sempre in salita. Vi piace lo sport dice la vecchia. Siete bravi. Le domandi se conosce un sentiero che conduca verso Santa Fiora, ma dice che vi conviene seguire la strada asfaltata fino allo spartiacque. Io non ci sono mai stata, di l, ma secondo mio figlio in macchina un attimo. Sono solo quattro chilometri, fino allo spartiacque, e una volta lass le vostre sofferenze saranno finite. Vi troverete di fronte alla piramide scura dell'Amiata, la casa di Giove Tonante che svetta come un'isola sul mare di colline. A quel punto il paese sar sotto di voi, e dovrebbe bastare un'ora, a gara con il sole ormai basso, per trovarvi al riparo fra le case. E vedrai Santa Fior com' sicura dice la donna d'un fiato, quasi fosse un proverbio o una filastrocca che ha significato solo pronunciata per intero. Dice cos, e guardandovi sorride. Suo figlio non le ha mai detto se laggi c' un bar indaga tuo fratello. Oppure un ristorante o qualcosa? C' l'anagrafe e la stazione dei carabinieri la vecchia si stringe nelle spalle. Forse ci sar anche un bar.

Di sicuro dici conciliante, ma intanto fai gli occhiacci a tuo fratello e aspetti il momento propizio per dirgli che comincia a sembrare uno sballato, con questa storia dei bar. Perch noi di qui la vecchia spiega, l'anagrafe e tutto il resto ce l'abbiamo gi a Roccalbegna. Con rispetto dici, possiamo offrirle del caff, signora? Del caff? domanda la vecchia stupita. Pensi che forse stata una cattiva idea, proporre a una donna di ottanta anni di bere dal bicchiere con i manici pieghevoli, e adesso tuo fratello che ti fa gli occhiacci. Volevi essere gentile, e se pure nessuna vecchia accetterebbe il caff preparato sul campingaz da una coppia di sconosciuti, questa sorride e si sporge a controllare dall'alto il lago rotondo che occupa il bicchiere. Cos' dice curiosa. Surrogato? La strada sale per tornanti larghi verso lo spartiacque, si perde sempre pi nell'entroterra, dove puoi caminare ore senza incontrare un paese vero, solo frazioni di poche case vicino alle quali riposano vecchie Panda a quattro ruote motrici e le scocche smisurate dei trattori Lamborghini; come traversare avamposti d'umanit precaria, aggrappati al crinale delle colline sui cui fianchi si aprono prati immensi, adatti al pascolo dei cavalli. Per non esporre al sole le braccia scottate, tuo fratello cammina avvolto nella k-way color acquamarina, e il foulard che gli ondeg-

gia sulla nuca assicurato al retro del cappello gli conferisce l'aspetto di una sorta di mercenario, o cacciatore di taglie. Quanto manca domanda, al Gran Premio della Montagna di oggi? Un paio di chilometri, credo, e dopo abbandoneremo per sempre la valle dell'Albegna, e fino al paese resta solo discesa. Era una valle magnifica tuo fratello dice. Selvaggia e piena di animali, ed strano che non la conosca quasi nessuno. Adesso il sole indora le fronde dei castagni, e rallentando l'andatura parlate di quando i vostri genitori vi accompagnarono a vedere il Giro d'Italia che passava da Castelrotto. Tuo fratello, all'epoca, era un bambino biondo dalla chioma a caschetto e un accanito sostenitore del "Diablo" Chiappucci, mentre nel tuo cuore d'infelice delle medie nessuno aveva ancora rimpiazzato l'ombra gigantesca di Francesco Moser. Mentre strappate metri all'ultima salita parlate di come and a Castelrotto e di quell'altra volta, ancora prima, quando il Giro pass praticamente sotto casa e vi andaste ad appostare con enorme anticipo in testa alla rampa delle Orfanelle, lungo gli archi di portico che conducono a San Luca. Vi guidava la speranza di vedere il grande Moser in fuga solitria, invece la tappa era partita da pochi chilometri e in fuga non c'era nessuno: il gruppo formava una massa compatta, come un fiume di lava capace, per effetto di un'immensa pressione, di risalire la chicane incassata in contropendenza nel fianco del colle. Come al Giro, tirate a turno la volata fino al pianoro fiorito che

segna lo spartiacque fra la valle aspra dell'Albegna e il sognante regno d'alberi disteso alle pendici dell'Amiata. Ci siamo sorridi, questo, il Gran Premio della Montagna. Appena cominciate a scendere l'orizzonte si spalanca, e verso Nord come colmato dall'immensa piramide boscosa del vulcano. Potete abbracciarne i fianchi con lo sguardo, riconoscere il segno oltre il quale la massa fosca dei castagni lascia spazio al verde brillante dei faggi, ma il cono della cima avvolto da una fuga di nuvole cariche di riflessi d'acciaio. Pi in basso, aggrappati alle pendici, distinguete verso occidente l'abitato raccolto del paese di David Lazzaretti e di fronte a voi, quasi a portata di mano, i tetti di tegole di Santa Fiora. Il borgo occupa la sommit di un'alta ripa, discosta dalla strada maestra che raccorda fra loro i paesi disposti a corona ai piedi del vulcano, e le facciate delle case a ridosso delle mura, viste da qui, sembrano tagliate direttamente nella roccia. Il paese non sembra minuscolo dice tuo fratello mentre seguite un viottolo che scende ripido fra le macchie di ginestra e piante di cardo pi alte di un uomo. Se non ci attardiamo per la via, saremo laggi molto prima di sera. Adesso camminare non costa pi fatica, e man mano che vi portate sotto il paese cominciate a distinguere la merlatura della Torre dell'Orologio, i piccoli orti ai piedi delle mura e i comignoli che sormontano le case.

Oltre il ciglio del viottolo si aprono prati privi di recinto e poggi incolti adatti per accamparvi, ma ormai siete troppo vicini al paese per ignorarne il richiamo. Passate un'altura isolata, e dietro una curva vi imbattete in un gregge di pecore che staziona fiducioso nel mezzo della carreggiata. Stiamo in occhio tuo fratello dice. Dove ci sono le pecore c' anche il cane. Saranno quaranta capi, carichi di lana bionda, e appena vi vedono spuntare in cima alla salita, le pi vicine si ridestano levandosi in posizione di guardia. Per un po' indugiate. Aspettate di veder spuntare un pastore, o perlomeno un cane, ma non arriva nessuno. Ci siete solo voi e le pecore, e per un po' le vedete pietrificate dall'incertezza, che vi fissano interrogandosi furiosamente sulla cosa giusta da fare. Poi, senza la grazia d'un segnale convenuto, prendono a correre verso il paese scavalcandosi l'un l'altra in maniera selvaggia. uno spettacolo che fa sorridere e mette angoscia, ma le pecore si limitano a correre per il tempo d'una carica disperata lungo la pista d'asfalto. Giudicano adatto fermarsi cento metri pi in l, ai piedi d'un dosso, e man mano che scendete in pace verso di loro vedete crescere il fremito che agita il mare di lana bionda. Devono essere affrante, all'idea che fra poco le avrete raggiunte. Cos, appena superate il limite invisibile che le fa sentire mi-

nacciate, obbediscono di nuovo all'istinto di mettersi in salvo. Vedi i piccoli restare indietro, e la disperata fisarmonica del gregge va avanti a quel modo fino alle prime case di Santa Fiora. La porta del paese incassata fra rocce in ombra di trachite, e appena fuori, vegliato dall'abbaiare dei cani alla catena nei cortili vicini, si apre il grande specchio rettangolare dell'antica peschiera. La vasca, destinata all'allevamento delle trote da mangiare nei giorni di vigilia, delimitata da un'alta recinzione in pietra, e una coppia di delfini in peperino sormonta il lato che guarda verso il paese. L'acqua che alimenta la peschiera guizza all'esterno attraverso cannelli di bronzo incorporati alla parete, e voi scattate foto ai delfini in peperino, ne scattate altre, mentre i cani impazziscono alla catena, in bilico su uno sperone di trachite scheggiata che dalle pendici delle mura pare protendersi nel vuoto. I negozianti sulla porta delle botteghe, a vedere il Salewa e lo zaino celeste di tuo fratello salutano per primi, e non difficile sentirsi al riparo e bene accetti nel ventre del paese. Vi meraviglia la posizione inespugnabile del borgo e la maest paziente con cui il cielo comincia a tingersi di rosa. Se pure domani vi attendono i fianchi scoscesi dell'Amiata vi sentite pieni di fiducia, mentre risalite fra case vecchie di secoli, e soglie minuscole a misura di ragazzino. Sull'architrave d'una di queste case, all'imboccatura d'un vicolo, trovate incisa una scena di caccia. Risale all'epoca longobar-

da, ma i tratti del cinghiale e dei cani che lo circondano sono cos essenziali che potrebbero sembrare graffiti preistorici, e in fondo alla fuga in ombra del vicolo spiccano il verde e l'oro della campagna. Le miniere di mercurio dell'Amiata sono state attive fino a trent'anni fa, e dentro le poche stanze del museo dei minatori trovate gli strumenti di lavoro di questi montanari che preferivano alla fame il lavoro in galleria. Dove almeno, dicevano, non piove e non fiocca. Ci sono lanterne e teste di piccone, dietro le vetrine del piccolo museo, e i cilindri che si impiegavano per stivare il minerale sui vagoni a scartamento ridotto ricordano le vecchie latte d'olio da un litro. Riempiti di minerale, i cilindri arrivavano a sfiorare i trentacinque chili di peso, e gli uomini, per trasportarli ai vagoni, dovevano indossare una speciale imbragatura in cuoio. Mentre uscite sul campo allungato della piazza, pensi a tutti gli uomini e le donne che lavoravano nella luce fioca delle gallerie, a contatto diretto con i solfati di mercurio, e forse i vecchi che indugiano a prendere il fresco di fronte alla Rocca Aldobrandesca hanno fatto in tempo a vivere le ultime stagioni dell'epopea, quando ancora gli uomini sciamavano come formiche attraverso le fenditure alle pendici del vulcano. E VEDRAI SANTAFIOR COM' SICURA, scritto su una lapide ancorata alla parete della chiesa. Le lettere spiccano sulla lastra bianca, e all'inizio ti stupisci di riconoscere le stesse parole che ha pronunciato la vecchia oggi pomeriggio.

Solo quando siete a pochi passi, sotto quello che credevi essere un proverbio vedi incisa a caratteri pi piccoli la scritta DANTE, PURGATORIO, CANTO VI. Dopo, siccome la luce morbida della sera non accenna a affievolire, consenti a seguire tuo fratello che punta una soglia sulla quale incombe un'insegna a forma di botte. Sono le otto passate, e credi di conoscere gi il genere di proposta che sta per fiorire sulle sue labbra.

GIORNO CINQUE. Da Santa Fiora a Abbadia San Salvatore.

Solo il passo dei vostri scarponi a carrarmato, reso swing e solenne dal peso degli zaini, traversa il campo allungato della piazza in ombra. Sono le otto di domenica mattina e la piramide dell'Amiata riempie l'orizzonte avanti a voi per intero. Dentro il timore che ispira, puoi pensare al vulcano come all'ostacolo pi alto lungo il percorso. Oppure, con una sorta di rovesciamento artificiale e rassicurante, puoi decidere che il sentiero che vi attende sar un itinerario spettacolare e panoramico. Fino a pochi minuti fa, mentre studiavate la mappa bevendo il

Nescaf direttamente dalla tazza in alluminio, il piano era chiaro come il disegno di un ingegnere: tre o quattro ore di ascensione, Gran Premio della Montagna, inizio della discesa lungo il versante senese e accampamento a mezzacosta, presso l'antico Sasso dei Tre Confini. Potevi ancora pensare a quel modo, subito prima d'infilare da capo gli spallacci del Salewa, e finch il vulcano era disegnato sulla mappa, potevi illuderti di essere qualcuno che andava a rendergli visita, un ospite gradito che l'Amiata avrebbe tenuto in palmo di mano. Poi siete usciti incontro al vento teso che solleva mulinelli di polvere nel cuore della piazza deserta, e adesso che il vulcano si mostra cos com' provi quasi vergogna a puntare lo sguardo sull'immenso fianco fitto di castagni. Il vostro tracciato attacca di petto il versante meridionale per confluire, poco sopra i mille metri d'altitudine, sul sentiero circolare di mezzacosta che compie il periplo del monte. Dalle profondit del bosco che l'avvolge fin quasi al cono della vetta risalgono le vibrazioni d'un accordo oscuro e affascinante, che non sembra un invito n una minaccia, ma il respiro antico e indifferente della terra. Per farvi coraggio, potete parlare del tempo e dei vostri muscoli ancora freddi, mentre muovete i primi passi della giornata lungo la campata del ponte che conduce fuori dal paese. Il sentiero scavato nella terra, profondo tre passi; troppo stretto per procedere affiancati, ma all'inizio ricalca un percorso

facile, procede per curve larghe e piccoli strappi in mezzo alla fustaia di castagni dai tronchi grigi. Poca luce filtra traverso il fitto delle grandi chiome a forma di globo, e se non fosse per il tappeto di foglie morte che invade il camminamento e nasconde il profilo delle radici, il sentiero sarebbe adatto anche ai bambini. Lungo le prime centinaia di metri sono predisposti passaggi attrezzati, e gli zoccoli dei gradini in terra battuta sono rinforzati mediante traverse puntellate al suolo da coppie di pioli in legno giovane. I pioli emergono solo per met dalla sterminata lettiera di fogliame: sembrano riposizionati da poche stagioni, e le loro teste, sfibrate dai colpi di mazza, spiccano contro la superficie scura, solcata da crepe profonde, delle traverse. E la terza domenica di maggio tuo fratello dice, e non mi dispiacerebbe, incontrare qualcuno lungo il sentiero. E chi? dici. Non senti mai la mancanza di nessuno, quando indossi i panni del grande Maschera-Di-Sudore. Non mi sento cos presentabile dici, asciugando la fronte con il dorso della mano. Mica spero di incontrare le vergini del bosco. Andrebbe benissimo anche un contadino, oppure una famiglia che dirige verso una radura adatta ai picnic. Che problema c'? Sono giorni interi, che camminiamo da soli. So solo che la terza domenica di maggio, il cielo terso e

quass ci sono sentieri per camminare una settimana di fila. Se nessuno si presenta, kapish, ci dev'essere sotto la fregatura. La prima salita vi ricaccia in gola tutte le chiacchiere. I vostri piani da ingegnere perdono in fretta nitore, mentre il corpo impara a muovere da capo al ritmo senza parole della marcia, dentro la sola danza capace in ogni istante di bastare a se stessa. Cos, mentre il fiato si fa corto, cominci a credere che in realt non avete deciso un bel niente; se non stai cominciando a confonderti, state solo seguendo il richiamo che la montagna, di per s, riesce a sprigionare. Salite verso il cuore del bosco, come d'istinto vorrebbe fare chiunque, vedendo la piramide che svetta e il sentiero che s'inoltra a monte sotto l'ombra dei castagni. Salite e danzate sotto il peso dei vostri zaini, come penitenti d'una congrega nuova. Un po' alla volta guadagnate un tratto quasi pianeggiante, dove il sentiero non pi scavato nella terra, e tutto ci che vedete intorno a voi cresce abbarbicato al vulcano senza bisogno delle opere dell'uomo. Adesso affondi fino alla caviglia nelle foglie dal margine seghettato, rese scure come bucce marcite dalla pioggia di ieri, che quass, a giudicare dai molti rami rovinati a terra, deve essere arrivata con la forza di una vera tempesta. Presso il punto d'inserzione delle foglie si distinguono gi le prime infiorescenze della stagione, simili a piume color crema, che sviluppano dalle piccole

cupole spinose, ancora tenere e verdi d'un tono brillante, destinate a proteggere le castagne. Per orientarvi potete solo seguire i segnavia verniciati sulla corteccia grigia, solcata a spirale, di tronchi che gi anni fa suggerivano abbastanza saldezza da essere scelti come punti di riferimento. Sento i polpacci di legno dici a tuo fratello, ed come avessi appena fatto la doccia. Te, in ogni caso, sudi subito. Sai com' dici in debito d'aria. La tenda nello zaino ce l'ho io. La casetta di seta e il sovrattelo, forse. I pali e i picchetti sono nello zaino del sottoscritto. D'accordo incassi. Ma se non porti neppure i picchetti tanto vale che ti tengo in braccio. Risalite un costone in diagonale, guadagnando quota poco alla volta, poi il sentiero piega di nuovo verso monte, punta senza compromessi una piccola cresta oltre la quale si fa largo la luce piena del giorno. Mentre uscite incontro alla radura, forzando il passo sul terreno scosceso, vedi i tronchi che diradano al margine della fustaia: come se un albero potesse apparire per ci che soltanto isolato, ti affezioni a questa propaggine di bosco, e prendi a considerare il disegno del fogliame, la distanza fra i palchi di rami che si succedono verso l'alto. Oltre la radura incontrate quasi subito il fondo imbrecciato

d'una carraia che sulla mappa non riuscite a individuare. Su un masso venti passi a monte, proprio sul bordo della pista, individuate un segnavia e cos prendete a salire contenti, in segreto, all'idea di riprendere le forze lungo un fondo meno sconnesso. La carraia sale incassata nello sterro della montagna, fra argini di terra alti fino al ginocchio; abeti giovani, dagli aghi ancora teneri e quasi privi di pigmento, crescono gi a ridosso delle piccole scarpate invase dall'ortica. Poi, lungo la frusta di un tornante, gli argini si abbassano fino a scomparire, e voi riprendete a camminare al livello delle radici a nudo dei grandi alberi. Ogni poche centinaia di passi, dalla pista dipartono sentieri in terra battuta che conducono a piccoli appczzamenti di abetaia, governati a ceduo, che gli abitanti dei casali sparsi a valle impiegano come riserva di legname. Ci sono lunghe cataste di tronchi gi sramati, ai margini delle piazzole, e fascine di rami ancora da sfrondare, eppure non hai mai l'impressione che il bosco possa impiegare molti anni, a riprendere quello che ha concesso. Per un po', dalle profondit di un vallone che vi trovate a costeggiare, risale il ringhio meccanico, tutto picchi e smorzate, di una sega a strappo; nelle pause del motore vi sembra di distinguere voci d'uomini, ma per quanto vi piegate sulle ginocchia e inclinate la testa per scorgerli vedete solo il muro compatto d'abeti che li nasconde. Vi siete appena lasciati indietro il vallone, quando la pioggia prende a cadere fitta e senza preavviso dal cielo pieno di luce.

Sembra che gli dei non ci vogliano bene dici, e tuo fratello non risponde neppure, solo sgrana gli occhi come un uomo ferito, incredulo che qualcuno voglia ancora colpirlo. Ci vorrebbe un po' di fortuna dice, depositando lo zaino nel mezzo della pista imbrecciata. Sempre dici tu mentre indossi la cerata arancione Patagonia. E meno la chiami, pi t'ascolta. Sei un cavolo di superstizioso dice lui, cavando fuori il poncho. E non mi ricordo se lo sei sempre stato. Sono solo prudente dici sollevando il cappuccio a visiera. Tu? dice ilare. Forse credi di essere prudente. Lo sono davvero. Fa parte della mia natura. L'importante dice, che non fai diventare superstizioso mio nipote. . Interrogare i segni non c'entra niente, con la superstizione. Mi preoccupi dice mentre drappeggi per lui la vela scura del poncho a coprire lo zaino. Una volta studiavi semiotica, ma di questo passo finirai per ascoltare le voci che chiamano dalle colline, come il tombarolo in Vespa dell'altro giorno. Ecco dici. Adesso comincia a scrosciare sul serio. Questa un'altra parola che secondo me non porta bene. N la parola, n il mestiere, n l'uomo. Tombarolo? Zitto dici riprendendo la danza dei passi. Lo fai apposta? Tu sei malato dice tuo fratello senza lasciarsi staccare. Hai la

testa piena di fisse. Quel tizio in Vespa scandisci ad alta voce per coprire lo stormire di fronde, era una cazzo di apparizione. In carne e ossa, per. Ti ho insegnato tutto gli dici. Potresti anche darmi retta, ogni tanto, in nome dei vecchi tempi. Ti ascolto sempre volentieri, quando non cominci a delirare. Era un messaggero che portava un pessimo annuncio. Non c' bisogno di essere superstiziosi per capirlo. Hai la testa piena di fisse, e anzich mandare Malcolm a catechismo, finir che lo mandi a scuola dallo sciamano. Quell'uomo non parlava di cose qualsiasi. Casualmente parlava di vicende oscure e profanazioni, e cinque minuti pi tardi, sempre casualmente, per poco un cane non ci sbrana. D'accordo dice tuo fratello mentre il cielo perde in fretta gradi di luminosit. Divertiti pure a fare il sensitivo, ma mio nipote devi tenerlo fuori. Poco pi a monte i segnavia del sentiero abbandonano la pista di breccia, tagliano di nuovo in mezzo agli alberi, nel cuore dell'abetaia. L sotto il picchiettare delle gocce sul cappuccio a visiera della cerata si fa meno fastidioso, e tutti gli aghi caduti al suolo, e le pigne sfaldate, formano un tappeto sul fondo sconnesso. Seguite i segnavia biancorossi verniciati sui massi che affiorano dal terreno, al riparo delle grandi chiome coniche, respirando a pieni polmoni l'odore di resina che riempie l'aria carica d'elettri-

cit. L'acqua scroscia violenta sulle cime degli abeti, secondo angolazioni che il vento cambia di continuo; di tanto in tanto, un lampo rischiara il bosco in lontananza, fa apparire i tronchi in quella direzione, dritti e sgombri di rami fino a molti metri d'altezza, pallidi e sottili come assurde matite infitte nel terreno. Solo quando il boato preistorico del tuono scuote la terra, l'acqua che vi filtra addosso attraverso i palchi di fronde verde acceso gocciola copiosa, e allora come se una clessidra scaricasse in fretta i suoi grani sul cappuccio della cerata e la copertura impermeabile del Salewa. Quando traversate una radura e provate cosa significa restare esposti in campo aperto sotto un temporale del genere, l'istinto vi guida a correre sull'erba tenera, con lo zaino che sega le spalle, fin dove il sentiero si inoltra da capo al riparo dell'abetaia. Adesso che siete lontani da tutti, la sola idea di accamparvi nel bosco riesce a metterti i brividi. La casetta della tenda si bagnerebbe prima ancora di poterla coprire col sovrattelo, e se pure riusciste a montarla, sotto un temporale del genere resisterebbe solo poche ore. Forse il pensiero di essere bloccati a met strada sarebbe troppo angoscioso, per riposare sul serio, e nella tua testa disabitata si insinua il pensiero che forse non sarebbe sciocco tornare verso Santa Fiora e aspettare che spiova. Tuo fratello non accetterebbe mai, ma per quel che ne sapete, il

riparo offerto dagli abeti potrebbe diradare, o sparire del tutto. Potrebbe accadere appena guadagnate il nuovo versante, oppure ancor prima di riconnettervi al sentiero ad anello, e allora vi trovereste allo scoperto per chilometri e chilometri, ad avanzare sgomenti fra i prati a mezzacosta, lontanissimi dalle prime case abitate. Sareste gli unici, fra le creature atterrite del bosco, desiderosi di fissare il disegno delle folgori che, per lo spazio breve d'un istante capace di togliere il respiro, riescono a mandare in frantumi la volta livida del cielo. Quelli che tornano indietro sono considerati codardi, pensi mentre apri la strada a testa bassa sul tappeto di ramaglia e pigne sfaldate. Eppure, ti dici, quanti insistono a inoltrarsi in montagna col maltempo, al ritorno non vengono festeggiati come eroi, ma trattati da deficienti, e fra una bolla da stupido e una da pauroso non sai cosa sia preferibile. Qui per non c' nessuno a giudicarvi, e quando vedi i tronchi farsi bianchi, come rischiarati da un'esplosione al fosforo, puoi chiederti dov' andata a cadere di preciso la saetta, sforzarti di non chiudere gli occhi mentre il vulcano si prepara a vibrare sotto un nuovo boato. Tuo fratello dice che ha gli scarponi pieni di terra. Cos ride, sembra di camminare a piedi nudi. L'ovale del volto che sbuca dalla vela del poncho quello di un uomo determinato a patire tutto quello che serve, senza sconti, e tu pensi che non hai nessu-

na voglia di finire nei guai. Hai gi visto una volta com', e ti bastato. Magari non stai rischiando cos tanto. Se stai calmo, alla fine va tutto bene e riesci a trovare un posto abitato dove qualcuno ti da una mano. Il punto che, quando finisci nei guai, non sei pi calmo. Neanche per sogno. E pi si avvicina il tramonto, pi vai fuori di testa. Fuori dalla grazia di Dio. Cos si dice. E il bello che ti ci sei cacciato tu, a forza di sognare sulle mappe. Faggi alti come palazzi di cinque piani ondeggiano per lo spostamento d'aria a ogni nuovo boato. Ogni volta che vi fermate a rifiatare, il sudore sembra gelare sulla pelle, e nella tua testa in debito d'ossigeno iniziano a frullare figure di paura, il ricordo vivo della giornata di maggio in cui la neve ti sorprese con il Vietnamita e il buon Luther, mentre tentavate di entrare in Toscana al Passo d'Annibale. Era un tragitto abbastanza impegnativo, e camminare in calzoni corti nel bosco innevato stava diventando una pena. Poi usciste allo scoperto e vi trovaste a farvi largo sotto il turbinare dei fiocchi, in mezzo alla neve vergine, e fu subito chiaro che il freddo e la fatica patiti fin l erano solo un anticipo della vera prova. Eppure, anche con i segnavia sepolti, apriste la carta e insieme decideste di forzare fino al Passo. C'eravate solo voi tre, ad avanzare in fila lungo il fianco sempre pi scosceso della montagna che i Cartaginesi avevano supe-

rato con gli elefanti. Tutto accadeva in un silenzio impressionante, dotato di una sua densit specifica. Il freddo mordeva le guance, e quando traversavate i profondi valloni sommitali la neve smossa dai vostri passi sfarinava a valle contro il cielo bianco. Sotto il manto che ricopriva la montagna dovevano scorrere ruscelli, acqua viva che erodeva da sotto la compattezza della neve, e il buon Luther apriva la strada affondando fino al ginocchio ad ogni passo. Poich non c'era nessun riparo, puntavate a vista un avvallamento del crinale, una minuscola forcella che secondo voi doveva essere il Passo. Poteva distare mezz'ora di cammino, in condizioni normali, ma erano calcoli che lass non significavano pi niente, e un braccio sotto di voi la parete cadeva quasi a precipizio. L'importante era arrivare in fretta al valico, perch sul versante opposto scendeva una strada e, per quanto coperta di neve, la strada vi avrebbe condotto con certezza verso un paese. A ridosso del crinale, la neve si staccava a falde dal versante, e ogni passo era una manovra che sembrava comportare rischi enormi. Lass sprofondavi fino alla cintura, e le tue gambe scoperte cominciavano a perdere colore. Quando vi fermavate a rifiatare, toccava restare in piedi, il fianco a monte mezzo affondato nella neve, ed era impossibile sfilare lo zaino senza rischiare di sbilanciarsi.

Vi ritrovaste bloccati contro l'ultimo muro sotto la forcella, un salto di cinque o sei metri per superare il quale persino degli alpinisti esperti avrebbero avuto bisogno di corde e piccozze. Non poteva essere quella sforcatura del cavolo, a cavallo di precipizi opposti, il valico attraverso il quale gli uomini di Annibale avevano condotto gli elefanti. Vi eravate imbucati in un vicolo cieco, e ciascuno di voi sapeva che sarebbero servite troppe ore, dopo tutti i valloni che avevate traversato, per tornare sui vostri passi. Lass, mentre i banchi di nebbia addensavano veloci, di tanto in tanto pensavi alla ragazza che sarebbe diventata tua moglie, e anche morire non sembrava un'idea cos terribile, in tutto quel silenzio. Pensavi che l'avresti rivista in ogni caso, e solo ti dispiaceva non averle lasciato un piccolino per tenerle compagnia fino a quel giorno. C'era di che sentirsi in pace, alla fine, e anche quella volta era una domenica di maggio. E cos, mentre le forze se ne andavano, cominciaste a ridere e il Vietnamita, le labbra livide, disse che a quel punto potevate anche fumarvi una paglia, e se proprio vi doveva toccare, era meglio lass, in buona compagnia, che da qualunque altra parte. Arrivare al Passo, tornare indietro o salvarsi in qualche modo, nelle vostre teste mezze congelate, erano solo pensieri anestetizzati, incapaci di gettare la luce adatta. Poi il vento si era abbassato, e i banchi di nebbia che avvolge-

vano il crinale diradavano sotto di voi come una mandria in fuga. Mentre gli ultimi petali della neve cadevano controluce, lo scivolo del vallone si allargava per incanto ai vostri piedi, come un fiume che scende sempre pi mansueto verso la pianura e, trecento metri sotto il crinale, la teoria di pilastri d'una cabinovia fuori servizio mostrava la via da seguire per tornare lentamente verso casa. Cos imparaste che non era quello, il giorno per voi, e mentre il sole tornava ad accendere di barbagli il fianco immenso della montagna, scendere il vallone senza rovinare non sembrava pi un'impresa impossibile; distinguevi a distanza i passaggi difficili, e riuscivi a immaginare in anticipo le soluzioni per aggirarli. Fanculo aveva detto il Vietnamita, oh s, stralunami, 'fanculo, e in fila indiana avevate preso a disegnare il vostro zigzag verso i pilastri della cabinovia, preoccupati in segreto di aver preso un brutto raffreddore. Ascolta dici a tuo fratello, non credo sia prudente, andare avanti sotto questa tempesta. Cosa vuoi fare dice lui mentre ti viene dietro. Diciamo "fido" e smette di piovere? Non sto scherzando dici. Per un po' devi sforzarti di respirare a bocca chiusa. Non parlavi da un pezzo, e lo sforzo fa battere il suo martello all'interno delle tempie. Forse dovremmo cercare un rifugio, una cavolo di capanna o qualcosa, e smettere di seguire il sentiero come due muli. Oppure possiamo tornare in paese, bere qualcosa di caldo e aspettare domani per provarci da capo. Come lo sai dice tuo fratello con la voce carica di una strana

gioia, che non piove anche domani? Sono stanco ti sembra di ringhiare, d'accordo? Stai solo facendo lo scemo, e ormai siamo troppo avanti dice lui. Non ho nessuna voglia di tornare a valle per fare da capo domattina tutta la strada fin qui. Cosa c'entra, se hai voglia dici brusco mentre l'acqua ti scivola lungo il filo della schiena e scivola ovunque. Se non conosci la montagna, mica lo capisci che ti stai cacciando nei guai. Scusa, comandante dice lui ombroso. Ti prenderei a cazzotti, quando assumi questo tono del cavolo da comandante. Se il sentiero sbuca allo scoperto ti blocchi all'improvviso, io torno indietro. Perdiamo un giorno, a questo modo dice senza fermarsi, e dopo non ci baster il tempo per arrivare a Chiusi. Non ti ci faccio andare, da solo sotto i fulmini insisti, ma lui non risponde niente e continua a prendere il largo. E se vuoi sul serio prendermi a cazzotti gridi rauco sotto tutta quell'acqua che non smette di cadere, basta che ti fermi un attimo e appoggi quello zaino di merda. Sei un deficiente isterico dice lui, e almeno s' fermato. Lo vedi l'incavo che il poncho forma sulla testa dello zaino? Raccoglie l'acqua come una bacinella, e dalla bacinella, senza fretta, l'acqua mi scende gi per il collo. Saranno due ore che va avanti cos. Mi lamento, per caso? Marcio a testa alta come i guerriglieri di Sendero Luminoso. E tu, dopo che mi hai convinto a partire, te

la caghi e vuoi tornare indietro. D'accordo mormori senza convinzione. Se pensi che me la cago e non vuoi neppure fare a cazzotti, non ci parlo pi con te. Ti dispiace avere alzato la voce, e pensi che abbia ragione lui. Se volete farcela a piedi, non potete perdere una giornata intera. Per, se dietro la prossima curva il sentiero sbuca allo scoperto, piuttosto che lasciarlo andare da solo sotto i fulmini, ti butti seduto e minacci di chiamare al telefono il soccorso alpino. Oppure vostra madre, che lo faccia ragionare. Gli alberi giovani spezzati dalla scarica del fulmine giacciono reclinati, la chioma intrappolata fra i palchi delle piante vicine, e in qualche modo lungo le fibre del tronco non ancora recise del tutto deve scorrere la linfa. Vicino al punto in cui vi raccordate al sentiero ad anello che compie il periplo del vulcano, c' una costruzione in rovina da anni, le travi del tetto ridotte a mozziconi scuri dall'opera delle termiti. Dentro devono esserci bisce e topi, al riparo dal temporale, ma il pensiero stesso che un tempo questo luogo buio stato abitato da uomini non diversi da voi riesce a infondere coraggio. All'inizio il sentiero ad anello pianeggiante e battuto bene, ma quasi subito si trasforma in una sorta di mulattiera che sale senza curve il fianco ripido d'un poggio. Mentre il bosco si fa buio, il ventre stesso del vulcano sembra sussultare sotto i vostri piedi e la pioggia cade fitta come in campo aperto, senza che le fronde dei faggi riescano pi a filtrare niente.

Arrampicate piegati a met sotto l'acqua, e ti chiedi quanto pu essere lunga una salita. Che quota avremo guadagnato, ti chiedi e, sulla base di quello che hai sofferto fin l, avanzando a occhi chiusi nel cuore del temporale, provi a dare un nome a tutto quello che resta da patire. Ci sono momenti in cui vorresti sfilare lo zaino, abbandonarlo ai piedi d'un albero per salire pi in fretta, allora serri i denti in un morso che non trattiene niente e maledici il tuo progetto arrogante di traversare il Paese a piedi. Bestemmi e soffi e preghi il Dio che regna sulla montagna perch smetta di infierire sui poveri pellegrini. E solo acqua che cade dal cielo, sono folgori e tuoni, ma per un po' ti sembra che ogni passo potrebbe essere l'ultimo prima di lasciarti cadere faccia avanti, con il Salewa aggrappato alle spalle come una grossa scimmia, sullo sconnesso di terra e fronde spezzate. Ti fermi a rifiatare, massaggi i muscoli tesi delle cosce, e altra acqua, un rivo ingrossato dal temporale, scende veloce sulla sinistra del sentiero, trascina a valle, dentro il letto scavato durante la stagione del disgelo, pietre e zolle strappate ai suoi stessi argini. Facciamo finta che sia bel tempo dice tuo fratello con l'esasperazione che vibra in gola. bel tempo dice, i fringuelli cinguettano, e i nostri zaini maledetti sono cestini leggeri da picnic. La macchia color oltremare del poncho che lo copre fino ai polpacci ondeggia pochi passi avanti a te, due alberi pi in l lungo il

percorso obbligato che i segnavia dipinti sui tronchi tracciano in mezzo a questo lembo di foresta aggrappata al vulcano. Da qualche parte, sopra di voi, oltre la sommit della muraglia d'alberi, vi pare di riconoscere il canto originario della fonte. Continui a seguire tuo fratello senza cedere terreno, anche quando si tratta di passaggi difficili in cui serve aiutarsi con le mani. Lo segui per un tempo che sembra infinito, come dentro una gara al rallentatore, ma quando si ferma abbracciando un albero per riprendere fiato non pensi di superare nessuno, solo ti senti fiero che per un po' tocchi di nuovo a te aprire la strada. Alla Fonte delle Monache bevete e riempite da capo i cilindri delle borracce. Il rifugio della forestale in vista della sorgente chiuso, e appena riprendete a salire nel bosco, senti l'acqua che balla nel tuo stomaco vuoto. un po' che non tuona pi, e se pure non smette del tutto di piovere, lame di luce illuminano ampie plaghe di faggeta. Scusa per prima dici a tuo fratello. Hai fatto bene a insistere perch proseguissimo. Sei tanto caro lui dice, ma quando vuoi fare il dittatore ti odio. Non volevo fare il dittatore. Ero preoccupato che un fulmine ti aprisse la zucca a met. Ma i dittatori sono esattamente cos. Dei gran ansiosi. perch si preoccupano troppo del bene degli altri, che vogliono comandare.

Pu anche darsi dici. Ma se Dio vuole, almeno sta smettendo di piovere. Vi spogliate degli impermeabili, e l'aria fresca che gela il sudore sul collo e lo fa svaporare come una sferzata che ti ridesta. Puoi sentire le forze che affluiscono di nuovo, e attaccare l'ultimo tratto di salita come non avessi pi memoria di quando l'infuriare del temporale ti aveva reso mansueto. Fumi dalle spalle dice tuo fratello, e anche lui in controluce sembra avvolto da pennacchi di nebbia, come una creatura mite dell'oltretomba. Vi ritrovate senza preavviso a camminare in piano, attraverso il ceduo bene ordinato. Grandi rocce di lava rappresa affiorano come scogli dal fondo in ombra del terreno, e non c' un punto preciso in cui il sentiero comincia a scendere. Un tavolato d'assi fornito di corrimano scavalca il letto d'un ruscello, ed il primo manufatto che incontrate da parecchie ore; a poca distanza, un cippo in pietra che emerge per due piedi dal mare di foglie morte segna il confine fra le provincie di Grosseto e Siena. Eccolo tuo fratello sorride, il Gran Premio della Montagna di oggi e adesso che non costa pi fatica volete lasciarvi indietro pi strada possibile, allontanarvi dal cono della vetta che incombe, spoglio d'alberi, poche centinaia di metri sopra di voi. Aspetta dice a un tratto tuo fratello, e lo vedi immobilizzarsi al centro del sentiero. Fa cenno di non parlare, e con la sinistra indica oltre una placca di roccia a nudo, dove la boscaglia torna a

farsi fitta. Cos ti fermi dove sei, e mentre esplori con lo sguardo il primo sipario di cespugli, ti trovi a incrociare i grandi occhi ovali d'una femmina di capriolo. cos vicina che puoi vederla fiutare nella vostra direzione dilatando le narici, e per un attimo, prima che abbassi il muso, distingui con precisione il disegno dei muscoli sotto il pelame rossiccio del collo esile e aggraziato. Vorrei abbracciarla tuo fratello sussurra, solo per sentire quant' tiepido e morbido il suo mantello. Il capriolo non fugge, solo manda una sorta di latrato deluso e si accuccia dietro i cespugli, e se vi prendeste il tempo che serve, forse riuscireste a convincerlo che le vostre sono intenzioni oneste. Lungo il sentiero battuto bene che scende fra i castagni, incontrate un capanno da carbonai incassato per tre lati nel fianco d'una collinetta. Il capanno ha un tetto di tronchi a doppio spiovente, ma solo sotto il colmo la copertura abbastanza alta per un uomo in pied, e a ridosso delle pareti devi quasi inginocchiarti. Un'ora fa vi sarebbe apparsa un segno della clemenza celeste, invece adesso che non piove pi e vi sentite al sicuro fate solo una breve sosta per mangiare qualcosa, cambiare le maglie bagnate, e indossare un paio di calzettoni asciutti al posto di quelli che vi stanno marcendo ai piedi. Non ho pi tanta voglia di accamparmi lontano dal paese sospira tuo fratello. Proseguiamo fino a Abbadia, allora.

Giusto per non perdere del tutto le sembianze umane dice uscendo dal riparo del capanno. Scruta la galleria vegetale del sentiero, e ogni singola fronda sembra stillare acqua, mentre dalle spaccature dei rami pi vecchi le femmine d'upupa dal pimaggio color cannella riprendono a mandare il loro richiamo pulsante. Non ho pi niente di asciutto dice, e mi sembra tutta la vita che camminiamo. Se non comincio a confondermi mormori, credo che oggi il vulcano ci abbia voluto ammonire. Sarebbe a dire? domanda tuo fratello calcando in testa il berretto a visiera. Non saprei spiegarlo bene. Sono vibre che sento. come se avesse voluto ammonirci, e anch'io credo che facciamo bene a scendere verso il paese. Tuo fratello ti guarda di sbieco, e il suo berretto sembra essere la cosa pi bianca nel raggio di molti chilometri. Fossi in te dice, lo farei battezzare, il dottor Malcolm, invece di riempirgli la testa con le vibre da sensitivo. Sua madre sarebbe contraria dici. Per via di Marcinkus e tutte le altre porcherie. E anch'io non sono mica convinto al cento per cento. Pian piano stai rientrando all'ovile tuo fratello dice. A un certo punto dicevi che i preti bisogna fucilarli e basta. Oi dici, quando ho sfiorato la prima volta l'argomento, Di-

na pensava scherzassi. "Ecco il retroterra cattolico che affiora", ha detto. Protestava che non mi ero neppure voluto sposare in chiesa, e mi ha accusato di essere una specie di voltagabbana. "E Marcinkus, allora?" mi diceva. "E il fatto di essere anarchico?" Eppure chiaro mormora tuo fratello, che il retroterra cattolico, se c', prima o poi affiora. A Dina ho spiegato che tutte le persone perbene, secondo me, dovrebbero essere almeno un po' anarchiche, ma le ho anche spiegato di come stato importante, crescere abitato da una fede che, all'epoca, credevi ti avrebbe accompagnato per sempre. Cos ho vuotato il sacco, e le ho raccontato com'era, sul serio, essere un cattolico di dieci anni. Di tutto, le ho parlato. La domenica a messa prestissimo insieme alle vedove, le partite di calcio sul campo di cemento arbitrate dal frate giardiniere, la maledetta recita per la decennale eucaristica e tutto il resto che ti faceva sentire parte d'una comunit. A dieci anni non era male dice tuo fratello. E non ricordo molti altri posti in cui ti insegnassero a pensare a te stesso come a una pecorella. Non saprei da dove cominciare, di preciso, ma vorrei qualcuno lo insegnasse anche a Malcolm. Dovreste farlo battezzare tuo fratello dice. Sempre che tu non voglia ancora fucilare tutti i preti. Avevo un sacco di progetti, per il giorno in cui avremmo preso il potere dici. Ma alla fine ho capito che non mi interessa. A nessuna persona perbene dovrebbe interessare, e adesso non vor-

rei pi fucilare nessuno. Allora dovreste farlo battezzare. Di Marcinkus e le altre porcherie, magari, gli parlate pi avanti. Cos, provando a immaginare quanta forza avrete nelle gambe quando Malcolm sar abbastanza grande da partire con voi, tornate a camminare in discesa nel fitto di castagni. Ai piedi degli alberi sono nati grandi funghi spugnosi, e i fiori violetti dell'anemone spiccano contro i toni spenti del sottobosco. A valle il sentiero si allarga, scende su una pista ampia segnata dalle profonde impronte a U di cavalli ferrati. Tutta la pista ne invasa, e le impronte pi recenti, ancora smarginate, puntano verso Abbadia San Salvatore. Vedrai dici, che passata una di quelle gite a pagamento organizzate dai maneggi. Accidenti dice tuo fratello camminando al centro del sentiero. Non hanno scelto una buona giornata. Appena ha cominciato a piovere sul serio, l'organizzatore se l' fatta sotto che i cavalli si ammalassero, e ha ordinato di rientrare a valle. Anch'io avrei fatto cos tuo fratello dice. Se i cavalli si ammalano, mi sa che lavorare diventa un problema. Mettono una tristezza insisti, quei poveri castroni imbottiti di tranquillanti, costretti a portare in groppa una quantit di sconosciuti. Che diavolo te ne frega lui dice. un bel sentiero, si sente

l'odore della terra che asciuga, e siamo quasi in paese. Lo so. Ma l'idea dei castroni imbottiti di tranquillanti mi mette una malinconia da non dire. Tu, comunque, hai la testa piena di fisse. Hai la testa piena di fisse, e quando ti innervosisci vuoi fare a cazzotti con la gente che ti aiuta. Ho capito dici. Uno si confida un attimo e salta fuori che ha le fisse. Hai le fisse perch sei un romantico incalza tuo fratello. Appena trovi un particolare fuori posto, cominci a credere che stai soffrendo. E questo sarebbe essere romantici. Secondo me lo sei. Un romantico putrefatto, e un gran disordinato. E tu, allora, che parti senza neppure sapere cosa c' nello zaino? Te l'ho detto, ho avuto da fare fino a tardi. stata Silvia a offrirsi di preparare lo zaino. Hai visto un bel mondo, nettamente. S? Ti hanno sempre aiutato le donne, a te. La mamma prima, e Silvia adesso. Se fossi una donna dice lui, chi preferiresti aiutare dei due? Cosa vuoi dire? Se fossi una donna dice, non vorrei mai avere a che fare con te. Hai la testa piena di fisse, e sei troppo romantico. Hai avuto fortuna a trovare la ragazza paziente che ha accettato di sposarti.

E voi invece domandi a tuo fratello, quando vi sposate? Lo vedi spalancare gli occhi e farsi rosso, come se avessi intercettato la missiva dei piani segreti. Non so respira a bocca aperta. Non c' una data fissata. Diciamo prima dei prossimi mondiali. E Silvia aspetter i mondiali? Sempre che il sottoscritto, beninteso, riesca a trovare un lavoro serio. Ti sembra strano, sentire tuo fratello che parla di te senza impiegare i soliti schermi fumogeni, delle preoccupazioni che lo accompagnano nei suoi panni nuovissimi di adulto, e oltre il costruito in sasso di casa Cipriani il sentiero scende netto verso il paese, ampio abbastanza perch possiate procedere di nuovo affiancati. Comunque dici, su Silvia scherzavo. Io mi preoccupo sul serio, invece dice lui accigliato. Lo stipendio da maestra e la mia borsa di studio vengono risucchiati dalle maledette rate, e se ci sposassimo adesso potremmo a malapena invitare a pranzo i testimoni. Intanto siete andati a vivere insieme. Gi dice, e la bolletta della luce sempre un colpo a tradimento. Solo, dovresti fare qualcosa per quei mobili. Cos'hanno che non va, i mobili? L'insieme carino prendi tempo. Ma avete venticinque an-

ni, e forse andrebbe svecchiato un po'. La sera, sembra di essere in una stube. A me piace, che casa nostra somigli a una stube. E comunque ho gi fatto i miei conti dice allungando un calcio al guscio acerbo d'una castagna. Se non mi rinnovano la borsa di studio all'universit, per chiudere la mia parte di mutuo devo lavorare novemila ore come cameriere. Quante sono, novemila ore? Senza andare mai in vacanza, in tre anni me la cavo. Dopo, se mangio quasi sempre dalla mamma e accendo poco la luce, potrei quasi smettere di lavorare. Lavora Silvia, e io sto a casa con i bambini che arriveranno. Non sono cos sicuro si possa fare. No. Forse non ancora. Ma tra vent'anni si potr fare di sicuro. Il sentiero esce dal fitto d'alberi per gettarsi sulla strada asfaltata solo alle porte del paese; sul lato opposto della carreggiata spiccano dalla boscaglia le pareti e le torrette mangiate dalla ruggine della vecchia stazione estrattiva. Rampicanti ed erbe spontanee avviluppano nel loro intrico l'ingresso alle miniere abbandonate, e se gli uomini non si decidono a radere al suolo la vecchia stazione, presto ci penser il bosco, senza bisogno di nessun aiuto, a inghiottirla da capo con tutta la radura. Vi fermate ai piedi di quelle rovine fosche solo il tempo di fabbricare una sigaretta. Quand' pronta, caricate di nuovo gli zaini, che vuoi fumarla mentre scendete con calma verso il centro di

Abbadia San Salvatore. il paese pi grande della zona, e il pi grande in assoluto che abbiate traversato fin qui. Quando spararono a Palmiro Togliatti dice tuo fratello mentre il vecchio benessere vegetale t'invade, da queste parti si scaten il delirio. Pensavo ti occupassi esclusivamente di De Gaulle. Per la borsa di studio, devo ringraziare solo De Gaulle. Ma avrei preferito occuparmi di Togliatti, o della Resistenza. Avresti dovuto laurearti con un altro professore, forse. Credo di s, ma tanto erano gi tutte assegnate, le borse di studio sulla Resistenza. In ogni caso, quando spararono a Togliatti, i vertici del Partito, qui ad Abbadia decisero che era scoccata l'ora dell'insurrezione. I compagni delle Brigate Garibaldi presero la piazza sparando addosso ai carabinieri, bloccarono le strade e, insomma, combinarono un accidenti. Fecero anche saltare la centralina telefonica, l'unica che collegava Roma all'Alta Italia, e sul municipio, in quei giorni, al posto del tricolore sventolava la bandiera del Soviet. Poi dici, arriv la notizia che Bartali aveva il Tour in tasca, e tutti tornarono a casa come geppetti. Questo forse quello che raccontano i carabinieri tuo fratello dice. O gli organizzatori del Tour. In realt i compagni si sciolsero solo quando fu sicuro che Togliatti, dal letto d'ospedale, si era raccomandato di non fare altre sciocchezze.

Ormai in mezzo alle case, sfilate di fronte al vecchio stabilimento per la lavorazione del minerale di mercurio e, di fronte all'ingresso, montato su un piedistallo un vagoncino a scartamento ridotto, di quelli impiegati un tempo in galleria. Sembra identico a quello che avete visto all'entrata del museo di Santa Fiora, e sta qui a ricordare le stagioni del lavoro e della lotta, guardato a vista da un palo della segnaletica pubblica cui sono assicurate a doppia ala le insegne gialle di alberghi e ristoranti. Per un po', sull'onda del benessere vegetale, segui tuo fratello dentro il cortile del vecchio stabilimento. Officine e magazzini sono stati convertiti di recente in botteghe artigianali, e lui dice che non gli dispiacerebbe, lavorare in un posto cos, a due passi dal bosco. Il paese si sta riappropriando di questa grande area dove hanno lavorato tre generazioni di abitanti, e nonostante gli zaini e gli scarponi sporchi di terra, in nessun modo avete l'impressione di somigliare a intrusi. Ci abbiamo dato dentro, oggi dice tuo fratello mentre uscite incontro al borgo. E adesso mi sento quasi a casa. Sono cos stanco sorridi lento che mi sentirei a casa ovunque. Ovunque? tuo fratello dice senza rallentare. Pu darsi, ma questo paese ha carattere, e sento che ce lo siamo guadagnato, il diritto a stare qui. una prospettiva che mi interessa consideri, e nel cuore d'un giardino pubblico al limitare del borgo incontrate un drappello chiassoso. Ci sono adulti che non governano un bel niente, al centro d'un mucchio selvaggio di forse cinque preadolescenti, e tutti

insieme, sprizzando spensieratezza guasta e citazioni di Zelig da ogni mozzicone di frase, ben s'attagliano a figurare nell'erigenda galleria dedicata ai martiri della televisione. Poche ore fa tuo fratello dice, sembrava di essere oltre il limite estremo del mondo civile. Magari solo perch pioveva dici. Pensi che dopo giornate del genere, per sentirsi a casa sufficiente aprire la tenda lontano dai drappelli di turisti, ma a tuo fratello non dici niente. Al centro del mucchio selvaggio di preadolescenti in jeans e stivali, spiccano due vessilliferi del turismo della domenica. Sono lavoratori intorno ai cinquant'anni dai baffi curati, i giacconi verdi da brughiera aperti sopra i gilet milletasche guarniti di materiale fotografico, e non difficile individuare, a pochi passi di distanza, un paio di secchielli bruni tempestati di monogrammi Louis Vuitton. I secchielli sono nettamente ancorati alle spalle di due matrone arcigne, casalinghe forse, giocatrici di bridge o dignitose lavoratrici part-time. Le matrone delegano la propria sportivit a fiammanti Diadora da tennis, e la convessa visione delle loro frangette, senza dubbio progettate dal medesimo artista di periferia, basta a prosciugare ogni traccia di gioia autentica nel raggio di molte centinaia di metri. All'improvviso dici, questo posto mi sta uccidendo. Vedrai che sono poveri colleghi di lavoro in gita con le famiglie dice tuo fratello sottovoce.

Mentre sfilate a meno di trenta passi, il mucchio selvaggio di preadolescenti sembra incuriosito, per un attimo, dai vostri zaini, e in quella specie di silenzio uno dei vessilliferi baffuti si lamenta ad alta voce. Con la fortuna che abbiamo geme, le batterie della digitale stanno di nuovo lampeggiando. Stanno in esaurimento commenta brillante il vessillifero collega. Otto, ne ho comprate insiste il primo. Per fotografare i ragazzini a cavallo e tutto il resto, ma questa macchina non consuma le batterie, le beve. quello che succede ad avere il braccino corto, Mimmo lo punzecchia la matrona che forse gli compete. La macchina vuole le batterie al litio e tu insisti a comprare quelle tarocche. Qualcuno, non Mimmo, ride, e ti pare di sapere che le uniche cavalcate ancora in grado di entusiasmare questi poveri adulti sono quelle organizzate dai maneggi, in groppa a castroni imbottiti di tranquillanti. Ma noi tuo fratello dice, dove stiamo andando, di preciso? Siamo poveri pellegrini reduci dalla tempesta sorridi indicando il campanile in pietra, simile a una nuda torre d'avvistamento, che svetta oltre una quinta di case in ristrutturazione. Andiamo a vedere se ci accolgono all'Abbazia. Vuoi dormire dentro l'Abbazia? In realt dici, volevo solo chiedere ai monaci il permesso di piantare la tenda l vicino. Vi siete lasciati da poco il drappello alle spalle quando ricomin-

cia a piovigginare, e le grida allegre e sgraziate dei preadolescenti invitano a volgere di nuovo lo sguardo in quella direzione. Adesso il mucchio selvaggio, disperso a ventaglio per tutto il giardino, inneggia all'acqua con strida altisuono, e lo spettacolo dei vessilliferi e le matrone che ciabattano in disordine verso il riparo d'un ponteggio mette voglia di tornare al bosco e non avere mai pi una famiglia. Noi per dice tuo fratello riprendendo a camminare a testa bassa, non stiamo mica andando a Roma. E poi un monaco lo capisce subito che non siamo veri pellegrini. Ascolta bene dici. Se iniziano a fare domande impertinenti, siamo in viaggio verso Assisi. Per l'anniversario della Basilica di San Francesco. Kapish?

GIORNO SEI. Da Abbadia San Salvatore a Radicofani.

Sotto di voi si aprono prati grassi e brillanti, e il rombo di auto e camion lanciati lungo la Cassia, che pure deve riverberare senza sosta a fondovalle, quass coperto dal canto misteriosamente accordato di cicale a migliaia. Devono essere nascoste in ogni anfratto, nel fitto d'erba e ai piedi delle macchie di ginestra dai rami

fibrosi, simili a dita protese d'un fantoccio: il loro canto metallico come un'onda che sale verso il cielo per frangersi al suo picco contro l'ostacolo della scogliera. Allo stesso modo, dopo un crescendo di parossismo il canto delle cicale conosce all'improvviso una fase sommessa, quasi mesta, e solo in quel ritrarsi il frinire degli insetti pi vicini spicca e tradisce la loro posizione. Questa mattina tuo fratello dice, senza turisti, Abbadia San Salvatore sembrava un paese a corto d'abitanti. Poich sapevate di esservi lasciati alle spalle una tappa impegnativa, appena smontata la tenda vi siete portati nel cuore del borgo per bere un espresso. Il cielo era terso, sfogato dai temporali dei giorni scorsi, e volevate svegliarvi per bene, prima di visitare l'abbazia intorno alla quale cresciuto il paese. L'hanno fondata i Longobardi nell'Ottavo secolo, un'epoca che immagini umidissima e poco incline alle spiritosaggini, e per molti secoli ha rappresentato il massimo polo culturale e religioso della regione. Portando a spasso gli zaini per il quartiere pi antico, vi siete resi conto che la proloco molto legata alle origini della cittadina, e un ristorante dedicato al leggendario re Rachis, cos come i manifesti dell'imminente criterium ciclistico dei Longobardi, stavano a testimoniare questo affetto un po' pretestuoso nei confronti di padroni troppo antichi per essere ricordati con dispetto. Dentro la chiesa dell'Abbazia, un monaco meridionale dalla

pronuncia blesa vi ha riempito di domande sulla vostra parrocchia di origine. Avete raccontato di essere pellegrini diretti a Assisi per l'anniversario della Basilica di San Francesco, e il monaco vi ha fatto depositare gli zaini, prima di guidarvi verso il piccolo regno sotterraneo della cripta. Ha acceso per voi il sistema di faretti incorporati al pavimento, e le colonne che sostenevano le volte del soffitto erano snelle, ciascuna decorata secondo un differente motivo geometrico. Teste di animali e uomini armati decoravano i rozzi capitelli in pietra, e non erano le rappresentazioni degli evangelisti, ma musi di cavalli imbrigliati per essere condotti al sacrificio, teste di montoni, e volti di prigionieri sui quali era scolpito lo sbigottimento delle vittime designate. Hai avuto l'impressione, in quel luogo, di trovarti di fronte a rappresentazioni di un tempo di passaggio, quando ancora il timor di Dio era tutt'uno col terror panico dei pagani, e versare il sangue dei nemici doveva apparire caro al Cielo. Quanti giorni dice tuo fratello mentre camminate affiancati, che non ti fai sentire a casa? Ho chiamato la prima sera dici, e ho chiamato questa notte, dalla tenda. Sono crollato, ieri sera. Erano le otto e mezza, quando hai cominciato a russare. Dopo tutta l'acqua che abbiamo preso, l'aspirina mi ha chiuso le palpebre.

Quando ha sentito la mia voce al telefono, Dina mi ha chiesto se per caso non parlavo a quel modo per scherzo. "Mi sa che ho preso un bel raffreddore" le ho detto. "Okay" mi fa, "per un attimo m'ero preoccupata che ti avessero imbavagliato". sempre offesa perch sei partito? Se n' fatta una ragione, ormai. E forse con il raffreddore l'ho impietosita del tutto. Diceva che mi sarei dovuto provare la febbre e cose del genere, kapish, tutte caritatevoli. E il dottor Malcolm cosa combina? Prova a spostarsi a gattoni dici. Ma sembra che per il momento non faccia molta strada. Bisognerebbe filmarlo di continuo. Registrare la sua voce e tutto il resto. A volte dici, penso che servirebbe ingaggiare un biografo. Comunque fra pochi giorni si trasferiranno al mare, e laggi sua madre gli scatter abbastanza foto da riempire tutto l'album. Adesso la strada segue la linea del crinale, questo luogo luminoso ed esposto ai venti, capace di affacciare su due orizzonti allo stesso tempo. Se pure sei ancora rintronato dall'acqua di ieri, e camminando gocci senza sosta dal naso, ti senti felice e pieno di grazia. A occidente lo sguardo pu spaziare sul paesaggio ondulato dell'alta Valdorcia, gentili colline dalle cime tondeggianti e banchi di tufo dorato. Il fiume descrive un'ansa profonda fra i campi color ocra e i colli dai cui fianchi sgorgano le acque termali; le opposte pareti della valle, anche qui alla sua testa, appaiono gi molto

distanti. Sulla destra invece la scarpata scende ripida, e il tappeto vegetale di macchia e pascoli sembra rivestire a perdita d'occhio i fianchi dei monti. Da qualche parte a fondovalle corre in rettilineo la variante moderna della Cassia, e oltre il primo schermo d'alture si staglia in distanza l'isoscele del colle di Radicofani. Alla seconda ora di marcia, cominciate a distinguere il profilo come d'osso della sua rocca, in grado di dominare per secoli la strada per Roma, l'arteria nota nei secoli come via Francigena o Romea, nel tratto in cui abbandonava il territorio senese per inoltrarsi nei domni della Chiesa. Nelle settimane precedenti la partenza, oltre a studiare le mappe e stabilire cos'avrebbe trovato posto nel Salewa, ti sei appassionato alle memorie dei viaggiatori che, da tutta Europa, scendevano in pellegrinaggio lungo la Francigena. Ognuno di loro ha annotato nel proprio diario i paesi traversati e gli ostelli o borghi fortificati nei quali ha fatto tappa, e una delle fonti pi antiche il diario di Nicola di Munkathvera, un abate islandese che decise di visitare Roma e Gerusalemme. Con i mezzi a disposizione dei pellegrini a met del Dodicesimo secolo, il viaggio dur tre anni, e le sue memorie sono una testimonianza preziosa su cosa significasse mettersi per strada in quei tempi. Del suo passaggio al borgo fortificato di Mala Mulier, purtrop-

po Nicola non racconta niente di piccante come il nome del luogo farebbe presumere. Se pure gli edifici descritti nel suo diario sono stati rasi al suolo secoli fa, immagini che il luogo sia ancora carico di fatica e magia, e hai deciso che non passarci sarebbe irriverente. E poi molto tempo che hai sentito parlare di Radicofani e della sua rocca espugnata solo dopo l'avvento delle artiglierie: passando dal bivio di Mala Mulier ci arriverete come i viaggiatori del Duecento, quando i Senesi resero impraticabile il tracciato di fondovalle e deviarono il traffico di merci e pellegrini verso il paese. Di tanto in tanto, lungo la carreggiata della strada di crinale, vi sbucano incontro pattuglie di stranieri in bicicletta, le maglie attillate dipinte a campiture di colori innaturali. Viaggiano in carovane di amici e familiari, e se qualcuno stacca i compagni, alla fine della salita poggia il piede a terra e resta ad aspettare che il gruppo coaguli da capo. Tutti i drappelli viaggiano in direzione opposta alla vostra, verso Abbadia San Salvatore, e dalla qualit della loro pedalata provate a indovinare da quale paese possono essere partiti e quanto, a occhio e croce, resta loro da ansimare. Anche la Tirreno-Adriatico dice tuo fratello dopo un po', una corsa ciclistica. una piccola corsa a tappe dici. La corrono a inizio stagione, subito prima della Milano-Sanremo. Mi sa che una di quelle corsette a cui partecipano le seconde linee.

Non il Giro, ma l'ha vinta Moser e l'ha vinta Saronni. Sei sicuro che Moser l'abbia vinta o stai cominciando a spararne? Nettamente dici. Almeno un paio di edizioni. Poi si fa mezzogiorno, e non passano pi neppure i ciclisti. Resta tuo fratello, preoccupato per il foulard assicurato al retro del cappello a visiera, che ondeggia a ogni passo e scopre il collo bruciato; restano i vostri zaini e, se pure la grazia che t'invade te ne fa dubitare, resti tu e il tuo naso che gocciola. Il naso di un uomo di quasi trent'anni che sta compiendo un lungo giro per raggiungere le uniche persone di fianco alle quali vorrebbe essere capace di sentirsi a casa. Come vanno le gambe? domanda tuo fratello dopo un po'. Per conto loro, kapish? Oggi mi sento in forma. Io non tanto lui dice. . come se qualcosa mi friggesse fra la testa e il cappello, e forse dovrei prendere un'altra aspirina. L'ultimo chilometro dici. E poi ci fermiamo a mangiare, d'accordo? Continuate a inoltrarvi finch non incontrate, sulla sinistra, un prato che scende con un'inclinazione fantastica verso i banchi di tufo dell'alta Valdorcia, simile a una gigantesca rampa per il salto con sci. In testa al prato c' una piccola terrazza pianeggiante coperta da una macchia di roverelle, e accucciati sotto le roverelle il vento che spazza il crinale quasi non lo avvertite pi.

Dopo pranzo, mentre versi il caff nel bicchiere in alluminio, tuo fratello si allunga sul modulo, spalle a terra, e quasi subito dice che un sonno invincibile lo sta portando via. Fra l'altro abbiamo finito l'acqua ti annuncia dentro un ultimo soprassalto. Finch dormo borbotta, almeno non penso alla sete. Cala sul volto la visiera a becco del cappello da pesca d'altura, e per un po' non lo senti neppure russare. Bevi il tuo caff, fabbrichi a mano una sigaretta; mentre fumi ti aggiri sotto le roverelle e osservi la porzione di valle sotto di voi. C' un paese, che biancheggia a un paio d'ore di marcia, e potrebbe essere Bagni San Filippo e potrebbe essere Castiglione d'Orcia. Quando sei stanco di provare a indovinare i nomi dei borghi e delle montagne, torni da tuo fratello e studi la Kompass. Nessuna fonte fiorita all'improvviso sulla vostra strada, e per quanto esamini la mappa con attenzione lungo la vostra strada rintracci un solo casolare, perso sulla cima della montagna che la variante moderna della Cassia traversa in galleria cinquecento piedi pi in basso. Il casolare si chiama Podere La Chiave, e per quel che ne sai potrebbe essere disabitato da anni. Ad ogni modo, stendi la Kompass sul modulo, estrai dal suo astuccio il curvimetro e passi con cura la rotella lungo la serpentina bianca del percorso. Poi esamini il quadrante piatto dello strumento, e la lancetta segna una distanza di nove chilometri da qui al casolare. Nove al casolare, un paio per il bivio e altri cinque fino a Radicofani. "Per il tramonto ci siamo in tutti i casi" ti dici, e poich senti la

testa che comincia a beccare in avanti decidi di riposare un poco anche tu. Ti sveglia il canto di gola, simile a un insistere di rimbalzi, d'un picchio nascosto da qualche parte. Gli zaini sono al loro posto, tuo fratello, suole all'aria, digrigna i denti nel sonno e tu devi essere uno degli uomini pi sporchi della regione. L'effetto combinato di polvere e sudore rappreso forma una sorta di patina opaca che ti avvolge per intero, ma ti dici che in fondo non siete attesi a nessun ricevimento o vernissaggio. Sbadigli, e forse erano mesi, che non respiravi un'aria buona come questa. Poi ti dici che forse, adesso che vi siete lasciati l'Amiata alle spalle, potreste concedervi mezza giornata di pausa, accamparvi all'ombra delle roverelle e lasciare che tuo fratello recuperi con calma le forze. Per un po' ti perdi a considerare la minuscola meraviglia di un maggiolino dal guscio carico di riflessi bronzei che risale la manica della tua camicia. Stupisci di come, appena si sente minacciato da un movimento brusco, divarica le due met del guscio che custodisce le ali e si appresta alla fuga. Chiss da quanto tempo, si crede che i maggiolini portino fortuna, e se pure hanno preso confidenza con gli uomini, restano guardinghi. Ti sei quasi abituato all'idea di bivaccare qui fino a domani, poi

ricordi che siete senza un goccio d'acqua, e allora maledici gli insetti del prato e l'ombra traditrice delle roverelle, mentre sale in fretta la smania di riprendere la marcia. Scuoti piano tuo fratello che cominci a svegliarsi, ma lui apre gli occhi cerchiati di rosso e, senza riconoscerti davvero, dice che non si sente ancora pronto a soffrire. Dice solo questo, cos decidi di lasciarlo riposare un altro po'. Risali verso il crinale battuto dal vento per controllare se si distingue in distanza il casolare dove forse potrete bere, e appena esci dalla macchia hai un soprassalto nel vedere l'orizzonte colmato dalla piramide del vulcano. Avete camminato tutta la mattina allontanandovi dalle sue pendici, e in silenzio l'Amiata ingigantiva alle spalle, tornava a svettare come due giorni fa, quando vi apparso per la prima volta, scuro e immenso, e ha preso ad attirarvi a s con la sua musica misteriosa. Adesso sgombro di nuvole fino alla grande croce in ferro che ne segna la sommit, e il sole indora le chiome di faggi e castagni, il poggio coperto d'abeti che avete risalito ieri, e le praterie fiorite a ridosso della vetta. Per un po' resti l, sul ciglio della strada, a carezzare con lo sguardo i fianchi immensi del vulcano in pace, e in testa ti battono i primi versi d'una vecchia canzone dei Diaframma. "Manca l'acqua" la canzone dice, "accenderemo candele per rischiarare la terra e il mare". Canti a mezza voce, e anche se non ricordi come continua la

strofa, a forza di ripetere quei versi ti senti di nuovo pieno di gratitudine e grazia. Torni agli zaini solo perch senti la voce di tuo fratello. Si svegliato senza trovarti e adesso chiama il tuo nome con voce distorta dall'esitazione, come temesse uno scherzo. Proseguite verso il Podere La Chiave e il tracciato della Francigena, lungo l'orlo dell'immensa scarpata coperta di pascoli e praterie, e l'isoscele solitario che culmina nel profilo d'osso della rocca di Radicofani occupa il suo centro. Non fate che girarle intorno da ore, schiaffeggiati dal vento del crinale mentre a valle cala un silenzio sempre pi profondo, e a fatica potresti immaginare un paese pi complicato da cingere d'assedio. Sono passate ore da quando avete incontrato gli ultimi ciclisti, cos ormai camminate in mezzo alla carreggiata come fanti sbandati, senza allontanarvi dal punto di corda neppure all'ingresso delle curve. Vorresti chiacchierare per distrarti, ma tuo fratello si scusa, dice che ha mal di testa e parlare gli mette troppa sete. Allora dici tanto valeva che venivo da solo, ma lui non si scompone e continua ad avanzare a testa bassa, avvolto nella k-way color acquamarina. Su lo sproni. Non dirmi che hai dei pensieri. Che palle dice. Ho le narici screpolate dal vento e le labbra secche. Se parlo dice, la lingua mi si asciuga in bocca. In questa immensa solitudine, costeggiate un terreno sul quale

pascolano a decine i maiali neri di cinta senese. I piccoli grugniscono atterriti, fuggono sorprendentemente agili verso l'interno del pascolo, mentre i grandi maschi adulti, abituati alla vita semibrada, si affollano verso il ciglio della strada lanciandovi contro richiami d'avvertimento che, nella quiete della montagna, risuonano alti come lugubri barriti. Vi tenete sul ciglio opposto, spronati dall'ansia che le bestie decidano d'irrompere sulla carreggiata. Il primo che salta in strada tuo fratello dice, mollo lo zaino e la svigno a rotoloni gi per la scarpata, e a vedere i musi allungati protesi a fiutare da meno di dieci passi, simili a oscene ventose coperte di muco, ti torna in mente che una volta, su un libro, hai letto che i maiali affamati sono in grado di sbranare un uomo che dorme. Poi non ci sono pi maiali e non c' pi niente di vivo, intorno alla strada che snoda per tornanti verso il tracciato della Francigena, simile a un corridoio aereo delimitato dai recinti di filo spinato che perimetrano pascoli immensi punteggiati dai fiori di croco. Quando vi concedete una pausa e sfilate lo zaino ti senti all'improvviso cos leggero, mentre il sangue torna a fluire fino alla punta delle dita, che provi la tentazione assurda di prendere la rincorsa e spiccare il volo sull'immensa scarpata sulle cui pareti d'erba riesci a distinguere il tracciato delle mulattiere che conducono a fattorie sperdute, arrampicate sui poggi che dominano la trincea della statale. La variante moderna della Cassia convoglia il traffico a fondovalle, verso il traforo della galleria, e sei grato agli ingegneri che

l'hanno progettata per avere restituito al silenzio questo crinale spopolato, sopra il quale il nibbio e il falco lanario disegnano ad ali aperte le loro spirali. La sete, e il pensiero della sete, vi spingono avanti. Per consolarti pensi a Nicola di Munkathvera e a tutti i pellegrini senza nome che, per arrivare da queste parti, avevano affrontato le fatiche e i pericoli di viaggi lunghi molti mesi. Passasse una macchina, almeno dice tuo fratello. Mi sbraccio per fermarla, faccio la voce triste e chiedo se a bordo gli avanza un goccio di acqua minerale. Il Podere La Chiave occupa la sommit della montagna traversata cinquecento piedi pi in basso dal traforo della galleria, e il casolare con la stalla e le dipendenze devono essere gli unici edifici ancora in uso nel raggio di molti chilometri. Faraone e galline dorate vagano libere per lo scosceso dell'aia, e se pure non c' nessun cane che vi abbaia contro, come se i due vecchi in piedi sulla soglia fossero in attesa, gi avvertiti in qualche modo del vostro arrivo. Avranno settant'anni, e si somigliano cos tanto che non potresti dire se sono marito e moglie o piuttosto due fratelli. La donna vestita di nero, porta i capelli partiti in due bande e raccolti a ruota sulle orecchie; ai piedi porta gli zoccoli, e un paio di calzini da uomo le risalgono fino a met polpaccio, mentre il vecchio indossa un gilet di maglia sopra la camicia. Tiene le mani affondate nelle tasche dei calzoni, e vi studia da sotto la tesa del

cappello color tabacco che porta calcato di sbieco. Di certo una vita che resistono quass, e pensi che devono avere visto andare in malora uno per uno i poderi vicini. Quando siete ai piedi dell'aia, salutate mostrando le borracce, domandate il permesso di salire fino alla soglia, e il vecchio v'invita ad avanzare con un gesto della mano che pi che altro ricorda un silenzioso addio. La sua voce quella fioca di un uomo che parla solo di rado, e quando raccontate che siete in viaggio verso Assisi si tocca la tesa del cappello e dice che il Santo vi protegger durante la strada. Lui che ha camminato tanto sorride senza denti, ce li ha sempre a cuore, i pellegrini. Cos gli consegnate i cilindri delle borracce, e mentre l'uomo scompare zoppicando all'interno, nel cuore di un casolare il cui impiantito ricorda quello d'una cantina, la vecchia occupa il centro della porta e, a braccia conserte, prende a balbettare qualcosa con gli occhi pieni di gioia. Parla di un ciclista solitario, un ragazzo giunto da Bergamo che ha trascorso una notte alla fattoria, ma non c' verso di capire se un episodio dell'altro giorno o risale a parecchi anni fa. Parla del ciclista di Bergamo e guarda le vostre gambe, guarda gli scarponi e quando distingue il tatuaggio sul tuo polpaccio, la vedi che stringe gli occhi e si sforza di decifrarne la mappa d'inchiostro. molto bello, qui dice tuo fratello per rompere il silenzio, e indica oltre lo scosceso dell'aia, verso il profilo verde del crinale

che sale verso Radicofani. C' tanta gente cattiva balbetta la vecchia, e la vedete stringersi nelle spalle come l'avesse presa un brivido. Una volta dice, una volta lasciavamo la porta aperta anche di notte. Guardi tuo fratello, e anche lui desolato. Signora dice, non deve mica preoccuparsi. Nemmeno io, da ragazza, avevo paura dice la vecchia. Correvo velocissima. Adesso che non posso pi scappare, invece, ho paura di tutto. Smettila, miseria gobba dice l'uomo mentre risorge dal buio dell'interno con le vostre borracce. Sono bravi figlioli che vanno a Assisi, e finirai per inquietarli. Mentre prendete le borracce che l'uomo vi porge, la vecchia guarda in viso tuo fratello. Potete fermarvi qui, se avete paura di fare brutti incontri. molto gentile dice lui, ma proviamo ad arrivare in paese. Apre il tappo a vite della tua borraccia da un litro, beve con cautela il primo sorso e te la passa. Non vogliamo un soldo insiste la donna, e per come sta precipitando la situazione non ti stupiresti se si aggrappasse al braccio di tuo fratello. Potete dormire nella camera dove ha dormito il ciclista sorride. C' anche il gabinetto. La vuoi smettere o no? si scalda l'uomo mentre bevi. Devono rimettersi in strada, e anche noi abbiamo da fare. Una sera sola dice la vecchia. Abbiamo tutte le coperte che

volete ma l'uomo si spazientisce e, la voce fioca tirata al massimo, le ordina di filare in casa. C' da preparare la cena, miseria gobba dice, e saranno s e no le quattro. Ti senti mortificato, mentre serri il tappo a vite e porgi di nuovo la borraccia a tuo fratello, che la riponga per te nella tasca a rete sul dorso del Salewa. Dovete perdonarla dice l'uomo mentre la vecchia gli scivola alle spalle gettandovi un ultimo sguardo pieno di rimpianto. S'inventerebbe qualsiasi cosa, pur di cambiare compagnia. Mentre s'alza il vento e dallo scosceso dell'aia si solleva un polverone capace di confondere il profilo della stalla, l'uomo vi mostra il suo sorriso senza denti, e se sta cercando di mettervi fretta gli sta riuscendo alla grande. Da qualche anno diventata triste sospira appena il vento smuore. Prima di Pasqua, quando viene il parroco per dare la benedizione, scappa sulla sua giardinetta e gli chiede di portarla in convento. Mi fa diventare matto, e fa diventare matto il parroco. Quest'anno ha chiuso le portiere con la sicura e ci abbiamo messo un'ora, per convincerla ad aprire. Tanto si fa sentire la vecchia da dentro casa, prima o poi taglio la corda. L'uomo sospira una frase che non afferri, simile a un fiume di sillabe in mezzo al quale galleggiano nere le parole miseria gobba e camposanto. Ti ci metto il veleno grida la donna con la voce che impenna

di soddisfazione, cos si fa prima. Le scorre in testa, il veleno dice l'uomo. A volte prova anche a scappare a piedi, ma va sempre dalla stessa parte, e col trattore la riprendo in un momento. Dovreste provare ad andare d'accordo dice tuo fratello carezzando la visiera a becco del berretto da pesca. Qua in mezzo dice, se non andate d'accordo fra voi un guaio. Si bisticcia per passare il tempo scuote la testa l'uomo. Ma alla fine, miseria gobba, si fa quasi sempre pace. Sul serio insiste tuo fratello. Non fatemi stare con l'ansia. Noi si va a cena, allora taglia corto l'uomo sporgendosi verso l'interno del casolare. Buona passeggiata. Cos potete solo ringraziare per l'acqua, e sotto il suo sguardo scendete in silenzio lo scosceso dell'aia. Che razza di situazione dice tuo fratello quando siete abbastanza lontani. Se gli mette sul serio il veleno, ci vorranno settimane prima che qualcuno avverta i carabinieri. Adesso il vento gira di continuo, e la strada, lambita da alte macchie di cardo, evita la sommit di Monte Nebbiali per digradare in modo dolce verso l'antico bivio di Mala Mlier. Ti emoziona, l'idea di arrivare a Radicofani lungo la stessa salita che milioni di pellegrini hanno percorso con la speranza di vedere Roma nel giro di dieci giorni, contriti e redenti dalle difficolt inimmaginabili del viaggio. questo vento che gira senza tregua dice tuo fratello, che

ha fatto ammattire i vecchi su al podere. Per un po' parlate di come deve essere arrivare a quell'et, e tuo fratello dice che ogni uomo, prima di morire, dovrebbe ritrovarsi alla testa di una trib. Poi vedete rilucere qualcosa, nell'erba grassa del pascolo che si stende a ridosso della strada, e tuo fratello si spinge fra l'erba per controllare. Lo vedi piegarsi sulle gambe e raccogliere, con due dita, un oggetto levigato, di una lucentezza stupefacente, che sulle prime ti ricorda un assurdo calzascarpe di cera. Devono averla sbranata i lupi dice euforico. Sorreggendo l'estremit dell'oggetto fra due dita, te lo mostra come una cosa infetta. una mezza mandibola di vacca dice. I denti sono ancora al loro posto, ma il resto spolpato a regola d'arte. Sto per vomitare dici. Perch non butti quella roba e torni qui? Un attimo dice perlustrando l'erba con la punta in gomma dello scarpone. Volevo vedere se per caso si trova l'altra met. Per favore dici. Mi da fastidio, sul serio. Anche noi. dice avvicinandosi con quel povero resto in mano. Su dici. A venticinque anni, non dovresti metterti a giocare con le prime ossa che trovi in giro. Sei nervoso? domanda tuo fratello lanciando lontano la mezza mandibola. tutto il pomeriggio che sei nervoso. La strada scende per curve brusche, e solo all'ultimo scorgete

in fondo alla discesa il bivio in cui si immette sulla direttrice della Francigena. La via di pellegrinaggio pi importante d'Europa oggi riposa sotto una tomba d'asfalto, e a ridosso del bivio di Mala Mulier sorge il rudere di una lunga costruzione a un solo piano, sopraelevata da uno zoccolo in muratura. Poteva ospitare una trattoria, o forse una sala da ballo di quelle che, ai tempi dei nonni, rappresentavano la massima attrattiva per i giovani di campagna. Il continuo delle tegole sconnesso, e i vani delle finestre, privi di vetri e scuri, appaiono simili a orbite tetre. Qualunque cosa sia stato il rudere, ti piace pensare che sorga nello stesso luogo dove un tempo si alzavano le mura del borgo fortificato di Mala Mulier. Per un po' la serpentina della strada ve lo nasconde, e quando la discesa torna a puntarne la mole in maniera diretta, siete abbastanza vicini da decifrare le scritte tracciate a vernice bianca sulla facciata, maiuscole generose che inneggiano a Bartali, Coppi e Fiorenzo Magni. Deve esserci passato il Giro, ai vecchi tempi dici a tuo fratello, ed bello immaginare questo luogo, teatro di pellegrinaggi arrischiati, tornare per un giorno il centro del mondo. Pensi al piccolo corteo d'auto e motociclette che avr preceduto la testa della corsa, e puoi immaginare i dorsi a centinaia del gruppo dilagare lungo la carreggiata e sfilare fra le ali d'una pic-

cola folla. Mentre scendete verso il rudere che presidia il bivio, parlate di cosa deve essere stato appostarsi sul ciglio di questa salita quando i campioni si davano battaglia a viso aperto, e non mascherati come oggi sotto il casco e gli occhiali da galleria del vento. Mi sa che sono fasulle, sai dice tuo fratello con il tono cauto di chi non vuole uccidere a tradimento un sogno. Le scritte per i ciclisti, intendo. Scusa dice, non sono troppo fresche, per essere d'epoca? Guardi meglio la facciata e ti senti stupido per non averci pensato prima. L'ombra dell'intonaco svanita da decenni, e solo le maiuscole bianche, brillanti di vernice giovane, spiccano contro la facciata decrepita del rudere. Sono di pochi anni fa consideri, e per un po' vi arrovellate su chi diavolo pu girare per la campagna con il secchio di vernice e la pennellessa per scrivere w FIORENZO MAGNI. D'accordo dice lui deluso. Le hanno verniciate gli scenografi quando giravano il film-tiv dedicato a Coppi e la sua voce smorta e rassegnata. Senti che tuo fratello deve avere ragione, e per un po' accusi il colpo. Immagini l'attore Castellitto con la brillantina in testa e travestito da campione, che beve un t caldo nella roulotte del regista. Immagini la roulotte del regista e immagini il resto della troupe che aspetta in strada il momento in cui Castellitto uscir a inforcare la mitica Bianchi, e finger per la cinepresa di avere percorso duecento chilometri in fuga solitria.

Come minimo, ti senti truffato. cos tutte le volte che pensi da vicino al laborioso inganno che costituisce l'essenza del cinema. Ogni volta che ci pensi provi un capogiro. un po' come provare nausea, ed un po' come sentirsi truffati. Per fortuna passa in fretta e, con l'aiuto del vento, passa in fretta anche questa volta. Va bene provi a reagire, le scritte sono fasulle. Ma forse gli scenografi le hanno verniciate qui perch il Giro ci passava sul serio. Quando in sella, voglio dire, c'era il vero Fausto Coppi. Come minimo tuo fratello ti rassicura. Mica avranno ambientato il film a casaccio. Lungo il ramo della Francigena che sale per rampe verso la cima di Monte Nebbiali vi date il cambio a fare il passo. da questa mattina che girate intorno alla torre bianca della rocca senza mai avvicinarvi, e adesso che la potete puntare lungo il crinale avanzate senza pause, scrutando il piano diseguale dei pascoli per scegliere in anticipo un buon posto in cui tornare ad accamparvi se non troverete niente di adatto in paese. Pensi al lastricato duecentesco della Francigena che riposa sotto la sua tomba a strati di breccia e asfalto, e quando sono le cinque tuo fratello propone di coprire a pieno regime i chilometri che vi separano dal paese: stringendo gli spallacci forzate lungo i segmenti in falsopiano, sfruttate i tornanti per rilanciare a turno l'andatura. Dentro la cerchia delle mura le strade sono strette e scoscese, lastricate a conci di basalto, e il Circolo dei lavoratori cattolici di

Radicofani sorge al primo piano d'una casa, a pochi passi dalla targa che ricorda il plebiscito del 1860. In sala non si pu fumare, e gli unici clienti sono un nero alto di statura, che siede solo e legge una copia di "Avvenire", e due uomini barbuti, forse padre e figlio, impegnati a dividere una Moretti in bottiglia. La barista una donna bionda dall'aria stoica e non del tutto rassegnata. Potr avere quarant'anni, e solo lei risponde al vostro saluto. Avete la tenda, ragazzi? domanda con voce di gola appena sfilate gli zaini. Nettamente dici. Siamo pellegrini diretti a Assisi la informi, e subito i barbuti si voltano a guardarvi. Anche tuo fratello ti guarda, guarda la barista e dice che gli venuta voglia di bere chinotto. Abbiamo gazosa, cola e succhi di frutta. Niente chinotto, per oggi. Te cosa bevi? domanda tuo fratello, e sei indeciso fra la gazosa e un succo di frutta. Gazosa rispondi, e lui dice che una buona idea. Due gazose dice alla donna, per cortesia. Sapete gi dove fermarvi stanotte? domanda la barista mentre stappa le vostre bottigliette, e non ti piace che vi riempiano di domande senza neppure lasciarvi sedere un momento tranquilli. da un po' di giorni sorridi, che scegliamo all'ultimo momento dove dormire. Dopo usciamo dal paese taglia corto tuo fratello, e senza

tante cerimonie, ci accampiamo sul primo prato. I barbuti adesso vi studiano in silenzio. Anche il nero vi guarda, e solo ora noti che ai suoi piedi c' una grande borsa sportiva. Non deve pesare molto meno dei vostri zaini, eppure non ha spallacci, ma una semplice tracolla. Fuori dal paese? dice la donna depositando le bottigliette stappate sul bancone. Fate attenzione, ragazzi. Facciamo sempre attenzione, signora dici coprendo la poca distanza che ti separa dalle gazose, e sul rivestimento in linoleum dell'impiantito, le suole a carrarmato dei tuoi scarponi gemono e stridono come zampegne in fin di vita. Lo dico per voi la donna ti assicura. Ci sono branchi di cani selvatici, che scorazzano qui attorno, e la notte salgono a cercare cibo fino al cuore del paese. Sono cani abbandonati dice il barbuto pi anziano. Quelli che sopravvivono ai primi giorni da soli. Le femmine in calore si accoppiano con i lupi, e le cucciolate che nascono dai lupi non hanno pi nessun rispetto per l'uomo. Non conoscevo i dettagli la donna dice. Non li conoscevo, ma sono bestiacce, e l'anno scorso hanno morso il figliolo di mia cugina mentre lavorava nei campi. Mi dispiace dici, e le hai gi sentite molte volte, le storie sui cani rinselvatichiti. Faremo pi attenzione del solito, allora. Non sarete venuti fin qui per farvi morsicare dice il barbuto giovane. Pu avere la tua et, e nei pressi del sorriso asimmetrico

che all'improvviso gli illumina il volto forse dovresti rintracciare il desiderio di apparire simpatico o, addirittura, amichevole. No dici strizzando l'occhio al ragazzo. Sarebbe un peccato, nettamente. Fossi in voi dice la barista, andrei dal parroco. Il parroco, un posto per dormire al coperto ve lo trova di sicuro. Bevete con calma le vostre gazose, e adesso che ci hanno preso gusto, i bevitori di Moretti vanno avanti a raccontare altre storie sui cani selvatici che, la notte, si spingerebbero a raspare contro le porte degli abitanti dissoluti. La gazosa non male, le leggende neppure, ma come se un clima cupo e risentito da Controriforma regnasse su tutta la conversazione. In bocca al lupo dice la barista mentre uscite, e la sua voce risuona stridula. In bocca al cane, anzi e il barbuto anziano si abbandona a una risata di bronchi. Visti dal Circolo dei lavoratori cattolici sorride tuo fratello appena siete fuori, i dintorni del paese appaiono luoghi terrificanti, e tu confessi che non avresti nessuna intenzione, dopo avere camminato libero tutta la giornata, di andarti a consegnare in parrocchia. Pensavo avessi cambiato idea, sui preti dice tuo fratello con la stessa faccia tirata dietro la quale, a un poker fra amici, tenterebbe invano di nascondere un bluff. Pensi che, rispetto a quando avevi vent'anni e li avresti fatti fucilare come consigliava Durruti, in effetti hai cambiato idea.

Adesso per non esageriamo dici. E, cani o non cani, oserei piantare la tenda senza tante paranoie. Cos vi spingete per le vie strette del paese, e in un piccolo spaccio comprate formaggio, olive e una forma di pane senza sale; perlustrate i dintorni alla ricerca di un posto per piantare la tenda, ma l'unico spazio verde la mezzaluna di parco pubblico che si apre a ridosso delle mura, simile a una terrazza panoramica affacciata sui prati e la macchia di quella valle ventosa. Per un po' restate in vedetta dalla balaustra, e a Sud si distingue il fiorire d'alture vulcaniche che indicavano ai pellegrini la direzione da seguire verso Roma. Acquapendente, Bolsena, Montefiascone. Giunti salvi fin qui, non erano molte le tappe che restavano da coprire, e tutte le alture e i poggi che vedete devono essere apparsi identici all'abate Nicola e i suoi compagni di strada. Forse da queste parti abitava pi gente, ai tempi del Medio Evo tuo fratello dice. Adesso, pare che non ci abiti quasi nessuno. Nella mezzaluna di parco sorgono panchine nuove di zecca, e una sorta di nicchia creata da una sporgenza della balaustra ospita una statua in basalto scuro dedicata al fuorilegge Chino di Tacco: la celebrit locale mostra una spada e la testa mozzata del giudice che aveva fatto condannare suo padre, ma il suo volto accigliato stona con il taglio a caschetto dei capelli. un caschetto che ricorda quello di Oliver Hardy nella parodia di Fra' Diavolo, e l'impressione d'insieme quella di trovarsi al cospetto d'un uomo ombroso costretto a prendere parte a una festa in costume.

Sembra una persona molto sola, il fuorilegge Chino, e vi piacerebbe tenergli compagnia per questa notte, ma le panchine del parco sembrano troppo frequentate dai ragazzini del paese. Dopo cena, vedrai che tornano qui a riunirsi dice tuo fratello con una smorfia. Se vuoi, mi ci gioco i marni. Cos seguite la curva della balaustra aggirando le mura fino a riguadagnare la strada che scende al bivio di Mala Mulier. A cento passi dalle case si stende uno sperone coperto d'erba giovane. Lo sperone incombe su una pietraia di massi grandi quanto balle di fieno, massi medioevali forse, e la luce del crepuscolo li colora di rosa. Una macchia di pruni copre la scarpata che digrada verso la pietraia e chiude a Sud lo sperone erboso. Ancora pi in basso si vede l'erba ben curata, delimitata dal perimetro in gesso, di un terreno da calcio, e dev'essere l'unico lembo pianeggiante di tutto il circondario. Cos, senza scomodare il parroco e senza scomodare nessuno, scendete verso il limitare della macchia. Qui mi pare vada bene tuo fratello dice. Dal paese non ci vedono. Sfila lo zaino e lo deposita a terra con cura, come fosse una cosa viva. Anche a te sembra un buon posto. La terra soffice, senza sassi, e i prati al crepuscolo si aprono sotto di voi come una promessa di quiete. Cos tuo fratello apre la sacca di tela cerata e con calma, mentre

l'aria che rinfresca porta odore di greggi ed erba tagliata, cominciate a innestare uno sull'altro i segmenti dei pali che sosterranno la volta dell'igloo. Non ci credo per niente, alla storia dei cani dice tuo fratello quando la tenda pronta ad accogliervi. Lo dice sollevando le sopracciglia ad arco, senza guardare niente di preciso. Oi dici, sono gli incubi che si fanno a forza di restare chiusi al bar. Non si possono prendere malattie da una mandibola di vacca, vero? Ti divertivi tanto, e ora pensi di avere preso una malattia? Se non morta sbranata, morta di malattia. Penso solo questo. Non credo ti debba preoccupare dici, e tuo fratello sbadiglia. un lungo sbadiglio composito, che finisce per riempirgli gli occhi di lacrime. L'unica adesso che non venga a scovarci il parroco.

GIORNO SETTE. Da Radicofani a Sarteano.

Levate la tenda sotto il sole gi alto delle otto. A piedi nudi sull'erba, ancora storditi di sonno, scomponete i

pali e li piegate in fascio, strappate i picchetti d'alluminio dal terreno e li radunate in un piccolo mazzo. Poi piegate la vela del sovrattelo reggendola agli angoli, e quando l'avete ridotta a una striscia ampia due palmi l'adagiate a terra. Piegate a quel modo anche la casetta, poi t'inginocchi per avvolgerla in un unico rotolo insieme al sovrattelo. Tuo fratello ti aiuta schiacciando a mani aperte la porzione ancora distesa affinch non si formino bolle d'aria, e tu pensi che domani l'ultimo giorno in cui camminerete insieme. Poi riponete il rotolo nel sacco, infilate i fasci dei pali nella busta antistrappo. Sar l'aria fina tuo fratello dice, o non so cosa, ma la prima notte che mi sembra di avere riposato sul serio. Anch'io sto bene dici. bello cominciare la giornata in cima a un colle, anzich imboscati a fondovalle. Ripensi a quando avete dormito al limitare d'un campo di grano, appena fuori Saturnia, alla sveglia di ieri, a pochi passi dall'Abbazia e il cuore del paese, poi guardi i massi della pietraia indorati dal sole, l'aperto dei pascoli e il fiorire, verso Sud, d'alture vulcaniche sulle cui sommit si distinguono greggi di case, e non serve essere un esperto di viabilit, o di storia del viaggio in et moderna, per capire che tutti quei luoghi arroccati sono rimasti esclusi dai tracciati idealmente lineari delle strade pi recenti. All'improvviso ti appare chiaro che non si pu pensare alla Francigena come a un solo percorso, ma a un'immensa fascia viaria in mutazione permanente, capace di riguardare valli diverse, e

cos dev'essere stato per tutte le grandi strade dell'antichit. Quando una zona si faceva insicura, o qualche potenza decideva di deviare il traffico di merci e pellegrini, come fecero i Senesi rendendo impraticabile il tracciato di pianura che correva fra Abbadia e Radicofani, l'idea stessa di strada si spostava. Pensi a queste cose, mentre raccogliete il po' di rifiuti della cena e mozziconi che ieri sera, al buio, vi siete limitati ad abbandonare in veranda, e ti dici che il Paese solcato da una rete fitta di viottoli e secondarie, bianche di polvere o asfaltate in maniera approssimativa, che un tempo, per pochi anni o un'epoca intera, hanno rappresentato le strade maestre. Di solito, per ricalcare i passi dei padri, basta trovare due paesi abbastanza antichi e individuare la strada pi impervia che li collega: quasi sempre segue la cresta d'un crinale, e antiche chiese dirute, cappelle e maest scandiscono le distanze della marcia in maniera precisa, come una punteggiatura molto pi esatta di qualsiasi pietra miliare o segnavia. Ce n' abbastanza per camminare tutta la vita senza pestare mai un lembo di terra senza storia, e in poco tempo lo sperone erboso al limitare della macchia di pruni di nuovo sgombro e intatto. L'unico indizio del vostro bivacco il quadrato d'erba umida schiacciato sotto il catino della tenda dal peso dei vostri corpi, ma per cancellarlo basteranno poche ore di sole. Rientrate al borgo attraverso la mezzaluna di parco ai piedi

delle mura, e il caschetto di capelli scolpiti nel basalto sempre al suo posto, ben calcato sulla testa del fuorilegge Chino. Affacciato sul piccolo sagrato della chiesa di San Pietro c' un bar che deve avere visto tempi migliori, ma la vecchia che lo gestisce cortese, e la sua torta di mele vi sembra la colazione pi nutriente per cominciare un nuovo giorno di marcia. State mangiando la torta in piedi al bancone, e la vecchia rivolta alla Cimbali, alle prese con i vostri caff, quando nel bar entra un prete dalle guance mal rasate. Ha lo sguardo d'un uomo appena sorto dal letto, il suo ventre prominente fa pensare a qualcosa di estivo e malinconico, e per un po' vi guarda senza decidersi a raggiungere il bancone. Guarda voi e guarda gli zaini, e tu pensi che non deve portarne uno in spalla da parecchi anni. Figlioli vi chiama, e la sua voce vibra sulle frequenze d'un cauto rimprovero. Voi due, figlioli, dovete essere i pellegrini che ieri sono passati al circolo. Siamo noi confessi. Volevamo solo bere una gazosa, per e anche tuo fratello sembra stupito per come la notizia della vostra presenza ha fatto il giro del paese. Un ragazzo riprende il prete, un caro ragazzo di colore che mi aiuta in parrocchia, venuto ad avvertirmi i che cercavate un posto per dormire, e cos vi aspettavo. Quando si fatto tardi ho mandato il ragazzo a cercarvi. Ha girato tutto il paese, mentre scendeva la sera, ma voi non c'eravate pi. Mi dispiace dici. stato gentile a preoccuparsi, ma non c'era bisogno.

Cos avete dormito sotto le stelle il prete dice, e per qualche motivo sembra dispiaciuto nel profondo. Sotto le stelle dici, ma dentro la tenda. Perlomeno dice il prete. Quando il ragazzo tornato senza di voi, ho pregato perch non vi capitasse niente di brutto. Abbiamo dormito benissimo tuo fratello dice. E quindi credo che le sue preghiere siano state esaudite. Il prete lo guarda in viso, e con un'espressione desolata gli allunga una carezza che lascia tuo fratello senza parole. Chi va tanto in pellegrinaggio sentenzia il prete, di rado diventa santo e ti dici che avete fatto bene, a non andare in parrocchia. Ripensi a ieri sera, a quand'eravate imbozzolati nei sacchi a pelo e il tempo del riposo era tutto avanti a voi. Tuo fratello si era addormentato con il tomo universitario su De Gaulle aperto sul petto, e tu, alla luce della lampadina a pinza, hai ripreso in mano Un avamposto del progresso. Non te lo ricordavi quasi per niente, e a un certo punto hai dubitato d'averlo mai letto prima. Sapevi d'averlo gi letto, ma era come la prima volta e, mentre la macchia prendeva vita, hai pensato che la notte, sotto una tenda a igloo, le parole degli scrittori coraggiosi assumono un valore speciale. Adesso, a due braccia dalla Cimbali e l'espositore delle torte, il prete traccia la croce con gesti rapidi della mano. La benedizione del Signore scenda su di voi sussurra salmodiando, come un uomo che traduca per la prima volta dal latino, e su di voi rimanga

sempre. E poi, sostenuto dalla linea di basso d'un moderato rimprovero, domanda se andate a Roma o dove. Domani pomeriggio dobbiamo essere a Chiusi dice tuo fratello. Pensi che nessun pellegrino va a Chiusi, e se questo povero prete spera ancora che lo siate, non dovreste deluderlo in maniera cos grossolana. Da l, poi, andiamo verso Assisi ti sbrighi a precisare, per l'anniversario della basilica di San Francesco. Dell'anniversario hai letto sui giornali solo pochi giorni fa, e in ogni caso ti sembra un dettaglio straordinariamente realistico. Chiusi mormora il prete senza considerarti. Ci ho passato quindici anni, a Chiusi, prima che mi spedissero fra questa gente straordinaria. Guarda la donna dietro il bancone e per un po', in piedi com', nasconde le guance mal rasate sotto le palme delle mani. Dico "spedissero" perch non stata una mia scelta, all'inizio. Il fatto che sono nato in citt, e quass patisco un po' la solitudine. Invece un posto di passaggio come Chiusi, con la stazione dei treni e l'autostrada, mi andava proprio a genio. Poi lascia cadere le braccia lungo i fianchi, e all'improvviso lo vedete sorridere. Se lo ricorda, signora domanda allegro alla donna dietro il bancone, quando sono arrivato quass? Come no risponde la vecchia. Appena morto il vecchio parroco. Gli anziani il prete dice, sono ancora molto affezionati, alla memoria del vecchio parroco. gente straordinaria, sul serio, e

quando sar morto si renderanno conto di quanto erano affezionati anche a me. Per all'inizio ho fatto fatica. Ce la caviamo ancora con le bombole del gas, qui, e durante la buona stagione si portano a monte le provviste per l'inverno, perch quando nevica restiamo tagliati fuori dal mondo. Pensi alla vita di quest'uomo comandato a prendersi cura delle anime del paese e tutte quelle disperse nei poderi delle vicinanze, e all'improvviso provi una grande malinconia per i preti, i militari e tutte le persone che non possono allontanarsi senza permesso dal presidio in cui esercitano le loro funzioni. L'inverno scorso riprende, non sono uscito dalle mura del paese fino all'epoca delle benedizioni pasquali. Il territorio vasto, e mi serve almeno un mese per visitare tutti i parrocchiani, cos quando la Pasqua cade presto un problema. Vorresti domandare se conosce la coppia che vive al Podere La Chiave, ma ormai l'uomo una specie di fiume in piena. Anche Charles Dickens s'infervora, che pass da qui in carrozza, ha scritto che le tempeste di Radicofani sono qualcosa di pauroso, e non hanno nulla da invidiare a quelle che si abbattono sulla costa atlantica. A questo modo, padre, a parlare di neve e tempeste, ci fa una pessima pubblicit protesta la vecchia. Perch non porta i ragazzi a visitare la chiesa, invece? Ma certo dice assorto il prete, ma certo, e lo vedete lisciarsi l'attaccatura del naso come un uomo che abbia appena incassato un brutto manrovescio. Abbiamo pezzi unici, quass dice sorri-

dendo senza guardarvi. Le invetriate robbiane riprende a salmodiare come quando sembrava tradurre dal latino, anche a distanza di secoli riflettono la luce in maniera perfetta, e arrivano gli studiosi dall'America e dal Giappone, per scoprire il loro segreto. Quand'ha finito di salmodiare, il prete sospira, guarda la vecchia dietro il bancone, e con la mano vi fa cenno di portare pazienza. Adesso la signora prepara un bel cappuccino dice, e poi vi faccio strada, figlioli. Il tour completo, vi faccio fare. Scendete e scendete lungo il versante soleggiato, seguendo lungo il ciglio l'asfalto della provinciale che conduce a Est. Non passano che poche auto, ma ormai la strada solo un rettilineo sgombro che corre addomesticato fra i prati, punta il fondovalle come la pi ovvia delle idee. Buona bazza dici a tuo fratello, dare retta al parroco. Questa strada va bene per le macchine, forse va bene per le moto, ma a piedi un abisso di noia. l'unica strada che va a Sarteano. Almeno credo sia l'unica. E se domani voglio salire su quel cavolo di treno, per stasera dobbiamo arrivarci, kapish? Kapish, ma potevamo andare per sentieri, anzich dare retta al prete. Adesso colpa mia, se il prete non li conosce. Non hai neppure voluto studiare le mappe dici. Ormai con la testa sei gi a casa, vero? Porca miseria dice lui. Stai ricominciando a fare il romantico, per caso? e cos decidi che meglio camminare in silenzio.

Avanzate lungo la striscia d'asfalto schiacciata a fondovalle finch non incontrate una carrareccia che sale sulla sinistra verso i pascoli brillanti e profumati di fieno. Presso l'imboccatura della carrareccia, un cartello in legno, inchiodato al montante d'un recinto, indica un rosario di poderi sconosciuti, e non ti serve perdere le ore sulla Multigraphic per convincere tuo fratello che la deviazione fa al caso vostro. Salite in fretta verso il cielo azzurro e puro, e per un po' non si sentono altro che i vostri passi sul fondo della strada polverosa che guadagna quota; intorno a voi, greggi sterminate si stagliano contro il verde dei versanti soleggiati. I prati sono circondati da palizzate rinforzate con il filo spinato e ogni tanto, a cavallo delle palizzate, scorgete le scalette a V rovesciata impiegate dai pastori. Sei contento, adesso, romanticone tuo fratello sorride, e la carrareccia segue la linea d'un crinale secondario. Adesso avanzate sollevando una nube di polvere, e dopo un'ora di marcia la carrareccia torna a scendere ripida verso la doppia linea di cipressi che fa ala alla provinciale per Chianciano. Prendete a Nord, verso il ponte sull'Orda e, negli intervalli fra l'ombra d'un albero e quella del successivo, ti sembra di sentire il sole che martella con esattezza la vela del tuo naso. Cos passate sul ponte della provinciale il fiume ancora giovane, e cinquecento passi pi in l abbandonate nuovamente l'asfalto, questa volta per una mulattiera che risale a curve lente la testa della valle. Anche se la pendenza modesta fa un caldo da im-

pazzire, e la semplice idea di quattrocento metri di dislivello basta a tagliare il fiato. Mentre salite piegati in avanti, il prossimo passo gi chiaro in mente, cerchi di allontanare il pensiero che domani tuo fratello partir, e puoi sentirti pieno di dispiacere e gratitudine ogni volta che vi fermate per bere dalla stessa borraccia. Quando da poco passata l'una, la mulattiera guadagna la cresta e sbuca su una meravigliosa strada secondaria tutta curve, che segue senza strappi, simile a un percorso aereo, il profilo del crinale maestro. Verso sinistra, la strada conduce al borgo di Castiglioncello del Triner, che distinguete a un tiro di voce quasi mimetizzato alla sommit d'un poggio boscoso, mentre nella direzione opposta corre in leggera discesa verso Sarteano. Seguite la discesa, e verso Sud-Est si staglia fra le colline la mole di una montagna aspra e ritta, che vista da qui ricorda un immenso ceppo bruciato. Pensi che oltre la montagna, simile a una ferita verde fra le alture, deve stendersi la piana irrigata della Val di Chiana. Ti culla l'idea che potreste camminare ancora per molte ore, adesso che siete quasi anestetizzati dalla fatica e la strada si snoda in discesa. Andare avanti fino a che il torpore non prende il sopravvento, ma quasi subito trovate una terrazza panoramica rivolta verso l'Amiata. Tuo fratello propone di fermarsi a dare un'occhiata, e appena abbandonate la carreggiata l'anestesia svanisce, lascia posto all'urgenza di riposare e mangiare qualcosa.

Un parapetto in legno corre per cinquanta passi lungo il limitare dello strapiombo oltre il quale la vista pu spaziare d'infilata lungo la valle dell'Orda. Ieri ne avete intravisto uno scorcio, e adesso che state per abbandonarla, vi si offre distesa fino alle ripe scoscese che la serrano fra Vignoni e la Rocca di Castiglione. Con l'aiuto della Multigraphic, mantenendo come riferimento la piramide dell'Amiata, individui anche gli abitati di San Quirico e Pienza, ma in nessun modo riesci a scorgere Montepulciano, dove si era ritirato Paz gli ultimi anni. Per un po' restate a scrutare il mare d'erba delle colline solcate da strade bianche, e il cuore della terrazza occupato da due postazioni da pic-nic. Sono tavoli calcinati dal sole, affiancati dalle lunghe sedute di panche in legno che sembrano sorgere direttamente dal suolo, e a poca distanza dai tavoli si vede un bidone di metallo per l'immondizia, ancorato a un paletto di ferro che il vento non lo rovesci. strano pensare che ogni tanto passa da qui un furgone della nettezza urbana dice tuo fratello, e solo all'ultimo vi appare un terzo tavolo, incassato fra l'estremit del parapetto e la prima selva. Un leccio proietta la sua ombra a perpendicolo sul piano del tavolo e le panche, ne fa una sorta di ridotto dove, anche all'una e mezza d'un giorno soleggiato, sembra esserci posto per la frescura. Cos vi installate al tavolo in ombra, seduti uno di fronte all'altro. Nel Salewa restano un po' di olive e mezza forma di pane to-

scano, e solo quando tuo fratello domanda di passargli l'acqua, ti rendi conto che anche lui deve averla finita. Che cazzo dice, sembra che facciamo apposta. Mangiate in silenzio il pane e le olive, e senza niente da bere solo la pasta d'acciughe sarebbe una pietanza pi micidiale. Potreste spingervi alle prime case del paese mimetizzato fra gli alberi sulla sommit del poggio. Dister s e no cinque minuti, ma adesso che vi siete fermati nessuno dei due ha troppa voglia di muoversi. Cos, mentre ti confezioni una sigaretta, tuo fratello srotola il modulo ai piedi del tavolo, estrae dallo zaino il tomo universitario su De Gaulle e si sdraia a leggere ventre a terra. Ho i piedi a pezzi dice pieno di sonno dopo poco che legge. Mi pulsano le caviglie. E gradirei immensamente che arrivassero a portarmi qualcosa di fresco da bere. Questa sera dici soffiando fuori il fumo. A Sarteano svaligiamo il bar. Dovremmo farne pi spesso, di queste trasferte dice mentre gli si chiudono gli occhi. Magari una volta potremmo portarci dietro anche le donne. Oi dici, e pensi che forse una volta ci riuscirete. Anche se loro, con questi zaini da forzati e niente di fresco da bere, non mica detto che resistano. Sta ancora parlando, mentre la testa gli scivola lenta sulle pagine del tomo aperto. Per un po' il cuore della terrazza panoramica sembra il regno esclusivo di cavallette e api. Hai fumato la tua sigaretta e sei inde-

ciso se fabbricarne una seconda, quando distingui nel vento un canto aspirato di pistoni che risale la cresta. Scruti verso la strada, curioso e gi infastidito all'idea che qualcuno possa arrivare qui semplicemente dosando il gas. Dalla qualit del suono si indovina che una moto di grossa cilindrata, ma ti stupisci lo stesso quando vedi spuntare i caschi integrali, dipinti a tinte sgargianti, di una coppia in sella a una colossale Bmw carenata. Il nocchiero alla guida si accorge della terrazza all'ultimo momento: scala due marce in sequenza e, senza che la moto riesca a impuntarsi o scodare, la costringe oltre il ciglio dell'asfalto, all'altezza dei tavoli schierati sotto il sole. Sembra da subito un uomo molto alto e anche il torace, fasciato da un giubbotto da gara, pare quello di un peso massimo. Quando poggia il piede a terra per dare modo al passeggero di smontare, la cavalcatura carenata resta perfettamente in equilibrio sul suo asse. Il passeggero un'amazzone dal portamento slanciato, fasciata per intero da una tuta in pelle color della notte. Le sue gambe sono lunghe e snelle, e la tuta aderente disegna i fianchi dell'amazzone, ne comprime i seni e li fa apparire simili a colline gemelle, certo d'origine vulcanica, pronte a esplodere da un momento all'altro. Per un po' vedi il nocchiero a casco chino sul serbatoio, come una persona che rifletta dentro una grande stanchezza. Poi si spegne anche il canto sommesso del motore in folle. L'uomo smonta e, dentro un movimento fluido che non sembra

costargli fatica, solleva sul cavalletto la cavalcatura carenata. Nel frattempo l'amazzone, il guscio del casco chiuso in testa, avanza verso le postazioni da picnic a passi cauti. C' qualcosa di indeciso in maniera strutturale, nel suo incedere, e quando raggiunge il primo tavolino lo carezza. I suoi guanti, carichi d'inserti in plastica rigida, ricordano quelli degli sciatori professionisti, e mentre provi a immaginare il cortocircuito climatico che pu essersi creato sotto la tuta sigillata fino alla gola, qualcosa che somiglia a un brivido, o una puntura diffusa, ti corre lungo il filo della schiena. Fra poco, si accorger di te, e in un certo senso pregusti il momento in cui il tuo saluto risuoner netto e amichevole come quello dei veri gentiluomini. Non importa, se non fai una doccia da cinque giorni, o se tuo fratello dorme con il viso premuto contro le pagine spiegazzate del tomo dedicato al maledetto De Gaulle, perch gli zaini ribaltati fra l'erba fanno di voi gentiluomini d'antica stirpe, i nobili camminatori che non hanno bisogno di nessunissima cavalcatura. Adesso l'amazzone dirige verso il parapetto. Sfila a venti passi dal vostro ridotto in ombra, e il sole riverbera tutti i colori dell'iride, scansionati in minuscole gocce, sullo specchio curvo della sua visiera. O non t'ha visto, o ha fatto finta di niente, e in ogni caso il saluto ti sfiorisce sulle labbra mentre la vedi avanzare malferma fino al parapetto. Con una mano si sostiene alla traversa, fa scivolare l'altra sotto la gola. In qualche modo apre il cinghietto del casco,

e contorcendosi senza grazia lotta per sfilarlo dalla mentoniera. Quando riesce a sfilarlo lo lascia cadere nell'erba, afferra a due mani la traversa e prende a scuotere la testa all'indietro. Ha i capelli color rame, tagliati alla spalla, e la sua pelle candida, il naso sottile e tempestato di lentiggini, ti richiamano alla mente una canzone di Zappa, un pezzo scintillante e grottesco dedicato a una principessa arrogante, ansiosa d'inghiottire l'orgoglio dei suoi sudditi. Per un po', sostenendosi alla traversa, l'amazzone ruota la testa, le labbra semiaperte, con una lentezza che mette languore. E poi la senti intonare senza un rimpianto la nota scura e vibrante d'un brutto flato di gola. Ti chiudi il naso per soffocare una risata, e ti spiace che tuo fratello cada addormentato ogni volta che vi fermate a pranzo. Adesso il nocchiero avanza attraverso la radura, il casco in mano. Ehi, miele la chiama in inglese, e il suo accento lagnoso come quello dei paperi Disney. Dove ti sei cacciata, miele? una specie di colosso, forse un ex giocatore di football a livello universitario, e solo quando arriva all'altezza dei tavolini si accorge della donna in difficolt. L'amazzone tenta una seconda prodezza di gola, ma le esce un suono marcio, da refettorio di caserma, e subito si piega ad abbracciare la traversa. Prova a prendere fiato e poi, senza poterci fare niente, comincia a ruggire verso la scarpata i suoi scrosci. Allora il nocchiero deposita il casco su uno dei tavolini in pieno

sole, e senza fretta la raggiunge. Tuo fratello adesso mormora qualcosa nel sonno, ma la voce esce soffocata, come se tutta la carta del libro che impiega come guanciale ne assorbisse l'intenzione. Mentre aspetta a braccia incrociate, il nocchiero si controlla gli stivali, o qualcosa di vicino agli stivali. Solo quando l'amazzone smette di ruggire contro la valle, si azzarda ad abbracciarla con fare pietoso. L'abbraccia, e dentro quell'estrema vicinanza ne profitta per ravviarle i capelli color rame dietro le orecchie. Sono orecchie piccole e bianche, graficamente perfette, e il nocchiero ci sussurra qualcosa vicino. Alla fine sprigiona una risata ululante e sgarbata, e dopo un po' anche l'amazzone ride, dapprima senza entusiasmo e poi sempre pi convinta. Parlando fra loro, scambiano opinioni con voci lagnose, e non basta conoscere l'inglese per capire davvero cosa si dicono. Poi il nocchiero recupera il casco che l'amazzone ha lasciato cadere in mezzo all'erba e, senza mai volgersi sul serio nella vostra direzione, i due vanno a sedersi a un tavolino in pieno sole. Adesso parlano con il tono di chi deve prendere una decisione, e quando forse l'hanno presa il nocchiero si spinge verso il profilo della cavalcatura carenata in attesa al limitare del prato. Lo vedi carezzare la curva della sella, e poi da una delle valigie in plastica rigida alloggiate sui lati della coda estrae un grande sacchetto termico color argento. Dal vostro riparo sotto il leccio lo segui mentre torna verso il tavolino. Vedi uscire dal sacchetto termico una tovaglia e le posa-

te, e poi lattine di birra, banane, hotdog, frigoverre sigillati e barattoli che sembrano contenere burro d'arachidi. I due apparecchiano in silenzio, sotto un riverbero che stordisce. Resti a guardarli mentre aprono i frigoverre e sistemano i piatti con cura. Quando il nocchiero prova ad aprire una lattina di birra, un fiotto di schiuma si riversa sul tavolo, bagna la tovaglia e forse bagna l'amazzone. Salgono strepiti di protesta, in ogni caso, e finalmente tuo fratello si sveglia. Pallido e smorto, solleva il volto dalle pagine del libro, e i suoi occhi sono in fiamme come quelli di un ubriaco. Da dove spuntano questi due? sussurra sollevandosi a sedere, e mentre gli rispondi il nocchiero si accorge del movimento all'ombra del leccio. Confida qualcosa all'amazzone, lei si volta nella vostra direzione e, quando incrocia il tuo sguardo, sgrana gli occhi come una specie di sciocca devastata dalla sorpresa. Solo dopo il nocchiero leva un braccio grosso quanto la coscia d'un uomo normale, e in modo timido prende a salutare. Morning dice pieno di speranza. Hello, gente. Hello dici. Buona giornata. Per non lasciare dubbi sul fatto che siete gentiluomini, prendi anche tu un libro dallo zaino e ti siedi all'indiana sull'estremit del modulo. Leggi Un avamposto del progresso senza sollevare lo sguardo dalle pagine.

Non vuoi guardarli, mentre si arrostiscono senza causa, seduti intorno all'incudine del tavolino imbandito sotto le martellate del sole meridiano. Se sono persone sensibili si sentiranno come minimo degli sprovveduti, e non vuoi aggravare il loro imbarazzo. Tuo fratello invece li tiene d'occhio, e con voce esilarata ti aggiorna di continuo. La gnocca si terge la fronte t'informa. Il giandone ha fatto fuori un altro hotdog, e sembra che la gnocca si terga la fronte una dozzina di volte, prima che il nocchiero trovi il coraggio di avvicinarsi al vostro ridotto, mostrando i palmi aperti delle mani come un prigioniero che venga a consegnarsi. il prigioniero pi imponente che si sia mai visto dai tempi dei Visigoti, e con voce lagnosa domanda se potete farli sedere un po' all'ombra. Poco fa la mia signora si sentita male spiega nella sua lingua. Anche se si sforza di scandire bene le parole, come se non pronunciasse del tutto le consonanti, e voi due non siete veloci a rispondere. Il vino italiano non va d'accordo con le strade di campagna italiane aggiunge scoprendo la chiostra dei denti. Le sue gengive hanno un che di pallido e forse spera che la spiritosaggine di cui ha dato prova faciliter le cose. Adesso che hanno invaso il tavolino in ombra con tutto il baraccone di barattoli e posate, il nocchiero e l'amazzone si affrettano a dichiarare che la Toscana merravilioso e il popolo italiano very nice. Seduti di fronte a voi, gli stivali a mezzo palmo dai vostri scarponi, sembrano preoccupati soprattutto di compiacervi.

Il nocchiero domanda se siete diretti a Chianciano Terme, e quando raccontate che state traversando l'Italia da un mare all'altro sorride senza capire. Ho paura di diventare una specie di morto vivente dici. Fino a pochi anni fa ero libero, senza doppi sensi, come gli uccelli del cielo. Adesso invece sono di nuovo circondato da una famiglia e, provate a seguirmi, da tutto me stesso. Cos, per perdermi un poco, rarefarmi quasi, ho deciso di mettermi in marcia. Torno a piedi da mia moglie e il bambino, chiaro, s? una specie di pellegrinaggio dice tuo fratello ai due che vi guardano intimoriti. Un pellegrinaggio propiziatorio, kapish? Nettamente dici. Un pellegrinaggio e un ritorno. Solo quando spiegate di essere fratelli, i due cominciano a riconoscere qualcosa di gi mappato nelle carte astrali a loro disposizione e si rilassano. Il sacchetto termico ancora pieno di provviste, e il nocchiero insiste per offrirvi acqua fresca, mele e un paio di hot-dog dal pane fradicio di salsa. Mentre mangiate gli hotdog, per ravvivare la conversazione, l'amazzone domanda se preferite Pavarotti o la musica rock. Anche loro dicono di amare il rock, e il loro cantante preferito Tom Petty. Arrivano da Milwaukee, Wisconsin. la citt di Fonzie ma i due dove lavorano come funzionari per una compagnia di navigazione lacustre e, a quanto sostengono, sarebbero arrivati in spe-

dizione in Toscana insieme a un gruppo di amici. Li incontreranno questa sera a Chianciano Terme, dove il tour manager austriaco ha prenotato stanze per tutti in un hotel di lusso. Il nocchiero e l'amazzone sono entusiasti degli alberghi e i ristoranti dove hanno fatto tappa insieme al resto della spedizione, e vi raccontano che il tour manager austriaco li ha accolti all'aeroporto di Firenze con il camion officina e le moto che avevano selezionato via internet, direttamente da casa, all'interno della sua enorme scuderia. Il tour manager parla inglese, tedesco e italiano, fa da meccanico e risolve i problemi che possono sorgere lontano da casa, persino negli hotel di gran lusso. Di solito a ora di pranzo provvede a farsi trovare a un punto prefissato, con il camion-officina, e allestisce il barbecue per tutta la spedizione. Accidenti tuo fratello dice. come un angelo custode, ma scommetto vi coster un bel po'. Oh no dice il nocchiero. Siamo dieci amici, e la Toscana chcap, per noi. Se non vedete gli amici e il camion-officina, spiega l'amazzone, solo perch oggi il big day out, il giorno dedicato all'avventura. Dobbiamo arrivare a Chianciano Terme da soli dice, poi si stringe nelle spalle, e sgranando gli occhi solleva le sopracciglia, come a dire che forse non baster mettercela tutta. Adesso non sembra pi una principessa, ma solo una turista dalla gola molle che s'ispira alla mimica a scatti delle attrici televisive. Miele non si fida di me il nocchiero dice. Non si mai fidata al cento per cento. Eppure potete scommetterci, che prima di sera

la porter da qualche parte. Per Chianciano saranno venti chilometri dice tuo fratello. E se vi perdete, potete sempre chiamare il tour manager. Lo paghiamo apposta spiega il nocchiero senza un'ombra di ironia. Lo sapete dice, quell'uomo una specie di esploratore. Conosce tutta l'Europa, e ogni anno ci porta in un paese diverso. Siamo stati anche in Spagna, con lui dice l'amazzone. lontana, da qui, la Spagna? Oi dici. Con una moto come la vostra, potete arrivarci in un paio di giorni. Il bello dell'Europa lei dice, che i paesi sono tutti cos vicini. La Toscana, la Spagna, il Marocco. Ci siamo andati l'anno scorso, in Marocco confessa l'uomo. L per diverso. C' la sabbia sulle strade, e servono filtri speciali per la marmitta e il motore. Anche la gente diversa vi ragguaglia l'amazzone. Sono poveri laggi. Pi poveri di qui, e cos provano sempre a venderti la droga. un re cattivo, il re di Marocco. Forse pi cattivo di Saddam insiste il nocchiero, e voi scambiate uno sguardo che comprende tutte le possibilit di un'insurrezione imminente. La gente cammina senza scarpe mentre il re ha un palazzo magnifico, e le guardie schierate davanti le ha addestrate Saddam. Davvero? tuo fratello dice. Io non credo. Sono tutti amici di Saddam. Il re, le guardie, e i musulmani

senza scarpe che vendono la droga. A un certo punto ti ricordi del Gerber che pesa in tasca, immagini il nocchiero che becca una pugnalata in pancia e, grosso com', comincia a piagnucolare provando a tamponare la ferita. Se lo colpissi con una pugnalata, la prossima volta ci penserebbe su, prima di arrivare da una citt di nome Milwaukee per sbavare condiscendenza sulla vostra gente e i poveri sudditi senza scarpe del re di Marocco. Voi non siete musulmani, vero? domanda la donna nascondendo la bocca con le dita sottili, e tu pensi che se li pugnali non saprai mai fino a che punto hanno le idee chiare. Cristiani scuote sconsolato la testa tuo fratello. Cristiani cattolici. Come tradizione di famiglia, intendo. Non ciellini, in ogni caso, e neppure dell'Opus Dei. Come si dice cristiani progressisti? Esistono da voi? Very progressive christians, okay? L'amazzone ride, e ormai ha registrato quel che le interessa. Anche noi sgrana gli occhi, siamo cattolici. Con un sorriso da martire volontaria abbassa per un palmo la zip della tuta da motociclista. Fra le pendici lentigginose delle colline gemelle coperte di minuscole gocce, balugina solido l'argento d'un piccolo crocifisso, e per un po' ridete tutti insieme. Sul serio, gente dice il nocchiero. Voi siete bravi ragazzi, ma in Marocco c'era da avere paura. Anche se gi passato un anno, si vede che crede d'averla scampata bella. Tutti quei musulmani senza scarpe dice in una smorfia, e con la mano forse sta spazzando via un brutto ricordo.

Il tourmanager aveva assunto un po' d'uomini di scorta spiega la donna, e la scorta viaggiava su due pickup, uno ad aprire la strada e uno a chiudere la carovana. Erano guerrieri tuareg puntualizza lui, e per un po' ti immagini questi scalzacani della periferia di Casablanca costretti dal tour-manager a indossare i turbanti per fare scena. Tuareg democratici, nemici di Saddam, e ogni volta che ci fermavamo per il pranzo, con i fucili tenevano lontano tutta la gente senza scarpe che cercavano di venderti la droga. Be' dice tuo fratello a mezza voce, io credo che andr in bagno. Sorry dice mentre esce dal riparo dal tavolo e si avvia lungo una traccia che guadagna il cuore della macchia. Toilet. So che un argomento delicato sorride il nocchiero appena tuo fratello scomparso, ma non c' bisogno di dire che siete fratelli. Non abbiamo problemi, noialtri, con la gente omosessuale. Nemmeno noi dici incredulo. Sul serio. solo che siamo fratelli da un sacco di tempo. Sono fratelli dice la donna. Cosa ti dicevo? vero, lei era quasi sicura. Siamo stati fortunati a incontrare due italiani perbene dice il nocchiero. Cattolici enumera con le dita, fratelli, e perbene. Per un po' ti sorride, e forse aspetta che tu dica "Troppo buono, sign", o tenti di baciargli le mani. Adesso te la vedi in testa, la pellicola di come dovrebbero andare le cose. Il montaggio serrato, e in queste scene di grande in-

tensit, qualcuno perde la pazienza con i due colonialisti luridi e, senza lasciarsi impietosire, decide di fare giustizia. Sorridi all'amazzone, chiudi gli occhi, e la pellicola che ti scorre in testa, con Mario Adorf e Philippe Leroy nei panni dei due fratelli, semplicemente esaltante. Lei non ha pi la tuta addosso, mentre la legano al tronco del leccio insieme al cadavere dell'americano. Piange a occhi bassi, e nella penultima sequenza Mario Adorf svelle a calci un paio di montanti del parapetto di legno. Crea un varco abbastanza ampio per la cavalcatura dalla grande carena, e ghignando contro il cielo, con una mezza rincorsa la spinge oltre il limitare della scarpata. Molto bene dice tuo fratello mentre rispunta dalla macchia. Grazie per l'acqua e tutto il resto, amici. Andiamo? domandi, e l'anticipo del sollievo ti spinge in piedi, via dalla panca. Sono le tre lui dice. Forse meglio che andiamo. Non c' niente che vi appartenga, sul tavolino ingombro di barattoli e frigoverre. Tuo fratello ha ragione. Non servir minacciare nessuno con il Gerber, n evocare le ombre giovani di Adorf e Leroy. Basta chinarsi a imbracciare lo zaino, issarlo in spalla, chiudere il cinturone e lasciare i colonialisti luridi a marcire. Okay gente dice il nocchiero con lo stesso sorriso fasullo dell'inizio. Forse l'ha capito, che alla fine non vi stanno cos simpatici. stato fantastico conoscervi. Oh s conferma l'amazzone facendo ondeggiare i capelli color rame. Anche lei sembra sorpresa di tutta quella fretta. stata

un'esperienza interessante dice confusa. Non avevamo mai conosciuto due italiani fratelli. Allora dici agganciando i due elementi in plastica nera che chiudono il cinturone del Salewa, divertitevi, stasera. E salutate gli amici. Gli amici, e il tourmanager aggiunge tuo fratello mentre gi si allontana attraverso il po' di prato, aggiustando in testa il berretto dalla visiera a becco. Soprattutto, il tourmanager. Per un po' non dite niente, solo vi preoccupate di aumentare la forbice della distanza. Solo mentre uscite dalla prima curva, tuo fratello comincia a ridere. Ride come un uomo in preda a una brutta crisi isterica, e senza smettere di camminare stringe fra due dita l'attaccatura del naso. Ragazzi dice con gli occhi pieni di lacrime, quando hanno tirato fuori i tuareg democratici, non ci ho visto pi. La strada serpeggia in modesta discesa nell'aperto delle vigne, e attraverso la quinta di filari vedete stagliarsi il paese di Sarteano, adagiato intorno al cassero quadrato del suo castello. L'abitato sorge al limitare dei boschi, a cavaliere dell'estrema innervatura di colline affacciate sulla depressione della Val di Chiana e, appena sotto il nido di case, il velo sottile dell'umidit ristagna sul mosaico regolare dei coltivi. I solchi dei canali artificiali, progettati da Leonardo per invertire il corso del fiume Chiani impaludato, coprono la pianura come un fitto reticolo, e l'Autostrada del Sole, vista da qui, una pista

ampia e dritta di cui puoi a stento distinguere l'inclinazione. Pi in l, baluginano sotto il sole i veli d'acqua dei laghi di Chiusi e Montepulciano, cos vicini che le rive sembrano toccarsi. Pensi che domani, quando sarete laggi, sprofondati a meno di trecento metri sul livello del mare e lontanissimi dalla costa, l'aria non sar pi cos fina, e dopo un po' vedi che tuo fratello muove la mano, come una specie di burattinaio, sotto il foulard che gli ripara la nuca. Non ho nessuna voglia di prendere il treno dice. Tornare in mezzo alla fretta, il rumore e tutto il resto, e guardando a valle pare di poterlo toccare con mano, il genere di furia meccanizzata cui scendete incontro. Per dice considerando i tetti di Sarteano radunati intorno al cassero del castello, questo paese sembra l'ultimo ancora al riparo. Intanto facciamo tappa laggi dici, e domani scendiamo con calma in pianura. Neanch'io ho tanta voglia, di vedere da vicino la fretta che dici. Vi avvicinate a una zona pi turistica e rassicurante di quelle che avete traversato fin qui, e mentre scendete verso il paese, sullo sfondo, simile all'estremo argine del mondo, vi appare per la prima volta la dorsale dell'Appennino: il continuo di cime possenti e affratellate si presenta a distanza di molti giorni come lo sbarramento definitivo, al di l del quale i fiumi scendono in fretta verso l'Adriatico. Adesso la strada scende fra gli alberi, raggiunge una sterrata che vi conduce a traversare un pianoro coltivato a grano, e contro

le messi mature, nella luce tersa che precede il crepuscolo, spicca il rosso dei papaveri. Per un po' un respiro che sale, simile al latrare soffocato di decine di cuccioli, riempie il vostro piccolo orizzonte. Qualunque cosa sia, si fa pi intenso e vibrante man mano che vi avvicinate a una casa di sasso posta a ridosso della provinciale, e vi meravigliate quando capite che non sono cani, ma il tubare di centinaia di piccioni viaggiatori che affollano una colombaia. Siamo cos vicini che il paese non si vede pi tuo fratello dice. Appena arriviamo, senza tante pugnette, ci tuffiamo dentro un bar. Scandiscono le tappe, questi cavolo di bar. Sono tutto quello che resta degli ostelli per i pellegrini. E poi la mia ultima sera e kapish, pensavo di comprare una bottiglia per celebrare. Lungo la strada principale, davanti alle filiali delle banche, si aprono piccole aiuole impeccabili. Ai piedi del borgo, contro un muro di contenimento, spiccano i manifesti dei candidati affissi ai pannelli in alluminio della propaganda diretta, e se pure non conosci quasi nessuno degli aspiranti eurodeputati, l'impressione che da queste parti il centro-sinistra vincer facile. Ai piedi della piazza principale c' un palazzo cui sembra essere stata tagliata un'ala, e un pergolato dal fondo di ghiaia ne chiude il cortile sul retro del palazzo. Un'intera trib di anziani, perlopi in abito scuro e cappello,

gioca a carte ai tavolini sotto il pergolato. Devono essere in corso una dozzina di partite in simultanea, e se pure si tratta solo di un circolo Arci, un silenzio semiprofessionistico, carico d'ipotesi e subipotesi, aleggia sulle teste dei giocatori. Sul fondo del cortile, un portone aperto conduce alla sala bar, e mentre sfilate fra i tavolini nessuno sembra fare caso a voi o gli zaini. Dentro possono esserci venti uomini, radunati a sedere sotto la finestrella d'un Synudine che manda in onda le immagini in diretta del Giro. Possono esserci venti uomini, radunati sotto la finestrella, e solo di tanto in tanto qualcuno esprime un commento ad alta voce, quasi sempre per criticare la tattica attendista degli uomini di Cipollini e la loro tenuta zebrata. Per il resto, si sente solo la voce di De Zan, esaltato dalla fuga d'altri tempi di Damiano Cunego sulle rampe delle Dolomiti, e nessuno degna di uno sguardo la giovane dal volto nobile prigioniera dietro il bancone. Legge una copia del mensile "Stilosa" addossata alle mensole di amari e sciroppi alla frutta, e dentro il suo isolamento a tenuta stagna ti sembra la ragazza pi graziosa e annoiata del mondo. Posate gli zaini contro il muro, a un passo da un tavolino libero sul fondo della sala. Forse tuo fratello non ha notato la ragazza, perch si siede con gesti lenti, gi ipnotizzato dalla festa rosa che va in onda sulla finestrella del Synudine. Sono vicini a Brunico mormora. Una volta o l'altra, accidenti, voglio tornare a vederli passare.

Ci torneremo dici, ma sai gi che nessuna festa su due ruote potr pareggiare la scarica selvaggia d'entusiasmo che hai provato a Parigi, assediato contro le transenne dalla folla immane degli Champs Elyses, la volta che hai visto il Pirata di Cesenatico sfilare come un eroe pagano sotto il traguardo del Tour. Non lo dimenticherai pi, n scorderai il genere di luce che mandavano dal podio i suoi occhi, e quelli del gigante tedesco che aveva appena battuto. Il ragazzo sta dando la paga al suo capitano commenta sommesso tuo fratello senza distogliere lo sguardo dal Synudine. Se non molla, dar la paga a tutti. Che ne dici di una birra? lo incoraggi. Guardi la ragazza che legge, guardi il portone aperto della sala-bar e speri che non entri nessuno a disturbarla. Mi prendi un chinotto? tuo fratello dice. Anzi, una limonata. D'accordo dici e, per non fare scricchiolare gli scarponi sul fondo a piastrelle della sala, prendi ad avanzare verso il bancone a passi minuscoli, come una specie di vecchia cinese. Dall'orbita a tutto sesto del portone si vedono solo vecchi seduti sotto il pergolato, e non c' nessuna fretta di disturbare la ragazza. Sfoglia il fascicolo di "Stilosa", e per un po' resti a guardare le dita sottili che reggono i lembi della copertina dedicata agli scapoli d'oro del cinema italiano. una rivista del cavolo, ma vedere i suoi polsi bianchi impegnati a reggerne il modesto peso sufficiente a ricondurti nel luo-

go in cui ti sei trovato poche ore fa, quando hai visto l'amazzone scendere dalla cavalcatura carenata, fasciata per intero dalla tuta color della notte. Senti un gran caldo alle tempie, e mentre pensi che non sano incontrare cos poche donne, scorgi la tua immagine riflessa nella specchiera delle mensole. Fra le bottiglie d'orzata e tamarindo, ti sembra d'essere abbronzato in maniera quasi oltraggiosa. Hai i capelli schiacciati all'indietro, e la barba disegna un bavaglio scuro dal quale emerge a malapena la linea delle labbra. Anche la maglia che indossi stinta dal sole, e le cuciture sulle spalle sono nettamente lacere. Poi vedi la ragazza che lancia uno sguardo curioso nella tua direzione, e cordialmente impettisci. Ripone la rivista da qualche parte sotto il piano di lavoro. Stavo leggendo dice in tono quasi dispiaciuto, e la sua voce la pi soave che ascolti da molti giorni. Se speri di fare colpo, meglio ammettere con te stesso che non potrai giocare la carta dell'eleganza pura. Anche a me piace leggere. Nettamente sorridi, tentando di sprigionare un'urbana cordialit. E cosa leggevi, di bello? Adesso sciocchezze dice la ragazza, e forse lontano da qui persino una lettrice di libri. Dicono che un'equipe di scienziati, in America, abbia isolato il principio attivo della gelosia. Ah dici. E cosa ci fanno, adesso? Per ora l'hanno isolato nelle cavie. Forse pi avanti riusciranno a preparare una medicina per gli uomini sorride lei.

Una medicina per curare la gelosia consideri. Se non fai qualcosa per renderti interessante entro i prossimi due secondi e mezzo, la ragazza domander se vuoi un caff o cosa, e allora buonanotte al secchio. Io comunque getti il cuore oltre l'ostacolo, sono contrario con tutto me stesso allo strapotere della scienza. Se uno geloso, mi dico, pace. Imparer a gestire la sua gelosia, o non imparer. Amen. Ma non vorrei mai.... Ascolta la ragazza t'interrompe. La mia libert finisce dove inizia quella degli altri, giusto? Certo ripieghi. Ma certo. La gelosia non qualcosa che ferisce noi stessi dice la ragazza. La sua voce sicura, ma non ha il tono aspro di qualcuno che desidera ammaestrarti. una specie di aggressivit che opprime gli altri, la tua fidanzata, ad esempio. Va trattata come una piaga sociale, se vuoi, perch i gelosi seminano zizzania in giro. Non ha bisogno di controllare se la stai seguendo, perch ti guarda tutto il tempo dritta negli occhi. Ecco perch ci andrei cauta sorride, prima di condannare a priori una medicina che potrebbe aiutarci tutti. fantastico, ascoltarti ti sciogli. Non sono d'accordo su quasi niente, ma proprio bello. E se vuoi saperlo sussurra lei senza distogliere lo sguardo, stavo pensando che, appena entrer in commercio, potrei farla prendere di nascosto al mio ragazzo. Perch no sibili sprofondando a tutta velocit. Dunque, ti dici

mentre sprofondi, questa povera ragazza scontenta. Dovrei correre in suo soccorso. Mostrarle che al mondo esistono anche gentiluomini, per quanto sul momento possano apparire male in arnese. La gelosia l'unica cosa che ti viene alle labbra, forse la forma pi classica del desiderio mimetico. La voce sembra uscirti sotto pressione. Anche nella Bibbia Erode desiderava la moglie di suo fratello. Erode sospira, sarebbe un soprannome adatto, per il mio ragazzo. Ma allora, ti dici, non solo scontenta. scontentissima, codice rosso, caso urgente. Come sotto la visita d'una folgore, realizzi per la prima volta che tua moglie e il bambino sono lontanissimi. Sono in citt, o addirittura in viaggio verso il mare, mentre il tuo corpo esattamente qui, a un braccio da un caso urgente, e per un po' ti vedi ad azzuffarti con questo Erode sconosciuto, le cascate di riccioli profumati che escono da sotto il cerchio della corona da tetrarca. La ragazza ti sorride, e hai l'impressione che assista in diretta alle tue fantasie. Cosa bevi? ti mitraglia al suolo, e nella confusione del disastro non ricordi pi cosa volesse tuo fratello. Due birre reagisci. Birre medie. E poi, dentro un tentativo disperato per riprendere quota, domandi alla ragazza se conosce un buon posto dove due pellegrini possono piantare una tenda a igloo.

C' un campeggio in paese dice recuperando i boccali da una mensola. Un bel campeggio con piscina. Come siete, in bici? Non c' nessuna bici dici senza filtrare la fierezza, andiamo a piedi verso l'Adriatico. La ragazza lancia uno sguardo a tuo fratello e gli zaini, poi guarda verso il Synudine in fondo alla sala, che adesso mostra il treno colorato del gruppo, sgranato lungo la salita fra gli abeti. Beati voi che vi divertite dice spillando la prima birra. Io sono murata qui fino alla vigilia di ferragosto. Se dice cos, pensi esaltato dalla confidenza che pare mostrarti, forse domani sera dovrei invitarla a cena. Siamo partiti una settimana fa, da una stazioncina del cavolo lungo la linea tirrenica, e domani a Chiusi raggiungiamo l'asse ferroviario principale. Dici cos, e pensi che forse l'hai presa un po' larga. Domani un treno condurr mio fratello in citt. S lei dice. E allora? Niente dici, e speri che tuo fratello stia ancora seguendo il Giro. Mi dicevo che sarebbe nettamente una buona idea, domani sera, cenare insieme. A Chiusi, qui o dove preferisci. Sei gentile dice la ragazza a occhi bassi, ma non so se il mio fidanzato d'accordo, e non so se d'accordo tua moglie. Chiss da quanto l'aveva visto, il cavolo d'anello in oro bianco, ma ti dici che non importa. Cenare insieme come amici sussurri da un'altra dimensione mentre i boccali vengono posati sul bancone. Ma solo se mi dici

come ti chiami. Alena dice, e anche tu ti presenti. Stiamo correndo dice lei a un certo punto, ma non sembra dispiaciuta. E poi la vedi cambiare espressione, spostarsi in fretta verso la cassa. Ora vattene sussurra a occhi bassi, e subito dopo, mentre afferri i manici dei boccali, t'accorgi del garzone in full jeans, l'aria sciocca e la pettinatura da predatore di provincia, che appena oltre la soglia, ancora al fresco del pergolato, sembra assorbito nell'insana scommessa di aspirare una sigaretta in meno di due tiri. Da dietro la cassa la ragazza lo saluta, e quand'hai pagato ripieghi con le birre verso il vostro tavolo. Non sei romantico dice tuo fratello senza smettere di fissare il Synudine. Sei pazzo. E non farmi dire nient'altro. Perch dici? sussurri con voce da paloma, e adesso che Erode entra nella sala sorride ebete alla ragazza di nome Alena. Lascia perdere tuo fratello dice, e per non guardare i due che si baciano provi anche tu ad appassionarti al commento febbrile di De Zan. Pensi che tuo fratello, a questo punto, ti far in tutti i casi una specie di predica, e tanto vale crederci fino in fondo. Dopo ti spiego dici, e provando un'assurda calma, con i soliti passetti da cinese, vai a recuperare dallo scaffale del telefono pubblico il volume delle pagine gialle. Nel Salewa hai tutto quello che serve per scrivere un biglietto, e adesso basta trovare un locale dal nome suggestivo. Serve un nome suggestivo e, se possibile, un locale che non disti chilome-

tri dalla stazione di Chiusi. Il campeggio delimitato da un ruscello incanalato con cura, e sulla recinzione svettano pennoni di metallo verniciati di verde racing. In cima ai pennoni garriscono nel vento della sera le bandiere di quasi tutte le nazioni in grado di portare turisti in questo paese circondato da vigne e boschi. Quando arriva, di preciso, il Vietnamita? domanda tuo fratello. Domani parti e la mattina dopo arriva. Perch? Forse non dovrei lasciarti solo. Finisce che torni qui in taxi e inviti a cena la ragazza del bar. Adesso dici. Ti senti un verme, a non raccontare che le hai gi dato appuntamento, ma pensi che non riusciresti a spiegare in che senso, mentre preparavi il biglietto, ti sentivi felice e spaventato come a diciassette anni. Fingevi di prendere appunti sul taccuino, e intanto scrivevi veloce ad Alena che domani sera, fin dalle otto, l'aspetterai davanti all'Osteria del Vapore di Chiusi. Comunque tuo fratello dice, pu anche capitare. Di guardare un'altra, intendo. Penso sia naturale. solo che mi sembravi in adorazione. Era molto carina dici. Questo campeggio, invece, sembra la sede della Nato o qualcosa del genere. Alzate la tenda in una piazzola fuorimano, lontano dalla piscina e lontano dall'edificio dei bagni. Tuo fratello apre il doppio velo a zip dell'ingresso, s'installa al-

l'interno per stendere il modulo e il sacco a pelo. Mentre ti siedi al largo della veranda pensi che hai fatto bene, a non lasciare nulla d'intentato, e prima di sera dovresti chiamare tua moglie. Per un po' ti massaggi i polpacci. Li senti contratti, e quando provi a levare gli scarponi come se i talloni si fossero gonfiati, cos ti tocca sfilare i lacci passante per passante. Nemmeno far scivolare i piedi fuori dai calzini un'operazione cos ovvia, e con orrore ti rendi conto che sono arrivate a tenerti compagnia le vesciche. Ne vedi due, grosse come acini d'uva sui calcagni, e sul piede destro ce n' un'altra, gonfia di siero, sotto l'attaccatura dell'alluce. Miseria gobba dici piano. Non somigliano per niente alle innocue bolle sul calcagno che si vedono nella pubblicit dei cerotti Secundapelle, e ti domandi se anche le calzature medioevali riuscivano a produrre qualcosa di simile sui piedi dei pellegrini. Fratello lo chiami palmico. Passami il borsello per il rammendo, di grazia. Sto scrivendo un messaggio a Silvia ti raggiunge la sua voce. Te cos'hai, il culo di cemento? Non posso alzarmi in piedi dici senza perdere la pazienza, e avrei bisogno del borsello per il rammendo. Sotto la vela color oro brunito del sovrattelo, per un po' tuo fratello fruga nello zaino, e quando lo trova lo vedi sporgersi in mutande sotto l'esiguo riparo della veranda. Ragazzi dice quando vede i tuoi piedi. Fanno male? Finch camminavamo dici aprendo il borsello, con gli scar-

poni allacciati stretti, non me ne ero neppure accorto. strano dice, perch hai le gambe abbronzate, da persona in salute, e i piedi sembrano quelli di un cadavere. con questo genere di spiritosaggini dici aprendo il borsello, che siamo arrivati fin qui. Per non stato male. Ancora non ci credo che domani te ne vai. Accidenti tuo fratello dice. Non abbiamo comprato nessuna bottiglia, al bar. Scegli un ago dal borsello e, mentre ti sporgi in modo goffo verso la sagoma reclinata del Salewa, lo stringi fra le labbra. Scoperchi lo zaino, e il ncessaire quasi in cima, gi a portata di mano. Mi sa che ci tocca andare a cena fuori, stasera tuo fratello dice. Prima, sulle pagine gialle, ho visto che c' una trattoria praticamente sulla piazza. D'accordo dici mentre estrai dal ncessaire il flacone dell'acqua ossigenata. Qe ja giamo guadagnata anche stavolta, e gli zaini sono al sicuro. Trattoria Tripitani' si chiama mormora lui, e poi resta a guardarti in silenzio mentre scaldi l'ago sulla fiamma del Bic. Non sei messo bene dice mentre il siero stilla fra l'erba. Li abbiamo con noi, i cerotti Secundapelle?

GIORNO OTTO. Da Sarteano a Cetona e Chiusi.

Sulla piazza del paese nessuno vi sa indicare il modo di arrivare a Chiusi evitando la strada maestra, cos decidete di seguire il sentiero di mezzacosta, punteggiato di segnavia biancorossi, che dall'ingresso del campeggio ripiega verso la montagna aspra e ritta. Da qui non ricorda pi un ceppo bruciato, e la faggeta sembra rivestirla fino al cono della vetta. Ci sono numerose deviazioni, sul lato a monte, che conducono a grotte abitate fin dalla preistoria, e dopo un'ora di marcia uscite dal bosco in vista del paese di Cetona. Sembra costruito a spirale sui fianchi d'una collina, e una fitta corona di cipressi nasconde la base della fortezza dai torrioni cilindrici che ne occupa la sommit. La grande piazza oblunga ai piedi delle mura esterne sembra interessata da molti restauri in contemporanea, e voi vi spingete fino alla farmacia, dove il titolare, un uomo dai modi eleganti e misurati come un attore di teatro, ti rifornisce d'acqua ossigenata e cerotti Secundapelle. Ho una paura dannata dici mentre uscite dalla farmacia, che il Vietnamita non si presenti. Perch non dovrebbe presentarsi? domanda tuo fratello dentro uno sbadiglio. Lo sai com'. Un metro e ottantasette, sano come un pesce, ma

quando lo prende l'ipocondria non c' niente da fare. Se ha detto che viene, lo far. Ma infatti. Arriva di sicuro, sul treno giusto o quello dopo, e mi toccher tirarlo su di morale per tutto il tempo. ancora sbalestrato per via dell'Arida e il matrimonio andato a monte? Non andato a monte nessun matrimonio. Si sono soltanto lasciati. Lasciati. Per abitavano in una mansarda spettacolare con vista sulle Due Torri, e adesso tornato da sua madre a Borgo Panigale. Appunto dici. Per un po' rimasto sbalestrato, ma adesso tornato in s, e cos si accorto della vita di merda che sta facendo. Non gli piace, stare da sua madre? Ha trent'anni, e penso stia cercando un'altra casa. Un'altra casa, e soprattutto un altro lavoro. Mi sempre stato simpatico, il Viet, sin da quando mi ha insegnato a suonare la chitarra. Non ti ha insegnato lui. Mi ha insegnato a schiaffoni il maestro Semola, in effetti, ma stato lui a strapparmi dal mondo della classica. Pensi che forse tuo fratello poteva diventare un chitarrista vero, o altrimenti un buon calciatore, e ti sembra strano pensare che anche per lui, ormai, l'et delle scelte chiusa. Ai piedi degli ulivi sono spiegate grandi reti dalla trama scura,

e quando vi arriva incontro una corriera dovete fare strada e saltare oltre il fosso in secca che corre parallelo all'asfalto. L'umidit sembra una cortina che aleggia sui coltivi e le case, e poi non sembra pi niente che si possa distinguere, soltanto sudi anche procedendo in discesa, e quando il sudore scende attraverso le sopracciglia e finisce sugli occhi, ti asciughi con il lembo della maglietta senza smettere di camminare. Dietro l'ultimo sipario di fronde, la vista si apre su una depressione, simile a un immenso scavo perpendicolare al procedere della vostra strada, da cui sale l'eco sorda degli autoarticolati lanciati oltre i cento chilometri orari. L'autostrada scorre incassata fra declivi fitti d'erba, perfettamente rettilinea, e voi percorrete il cavalcavia attraverso la doppia fuga delle griglie di protezione. Sotto di voi, fra i fumi degli scarichi incombusti, sono centinaia sulle tolde dei camion e dentro il ventre di pesci di metallo, lanciati a gara lungo le corsie dritte come i sentieri di Satana. L'antica Chiusi occupa dai tempi degli Etruschi la sommit d'un colle isolato, mentre voi procedete lungo la striscia d'erba che affianca la strada diretta alla borgata situata a ridosso dei binari che solcano la bassura. L'intera borgata si fonda su un ampio terrapieno, formato con i materiali di riporto ai tempi della bonifica, e il terrapieno costituisce una sorta di spartiacque artificiale, a Nord del quale le acque scorrono incanalate a irrigare la pianura fino alle porte di Arezzo, mentre a Mezzogiorno il ramo superstite del fiume Chiani scende

come un tempo attraverso il territorio di Citt della Pieve, verso la rupe di Orvieto e la valle del Tevere. Pensi che per prima cosa faresti bene a trovare una stanza per stasera. L'Osteria del Vapore dovrebbe trovarsi a un tiro di voce dalla stazione, e se esiste un albergo decente in quei paraggi, potrebbe essere il luogo ideale secondo tutti i punti di vista. Appena ci siamo dici mentre sfilate sotto il cartellone pubblicitario d'un agriturismo di lusso, prendiamo una stanza e appoggiamo gli zaini fino all'ora del tuo treno. Questa sera tuo fratello dice, fai il riccone in un letto vero, e poi domani, con il Vietnamita, torni a fare il pellegrino. Il riccone ripeti, e pensi che un uomo senza scrupoli, nei tuoi panni, sceglierebbe una doppia. Poi la strada affianca i binari lucidi della ferrovia, e per l'una e mezza siete nel cuore della borgata, in mezzo al movimento di studenti delle superiori diretti ai treni e alle corriere. I pi estroversi portano bandane in testa, canottiere e pantaloni bassi al cavallo, come aspiranti comparse di un balletto in tiv, e solo adesso ti rendi conto di aver traversato per giorni luoghi in cui la televisione, lontana com' dall'essenzialit della terra, non riesce ancora a mordere n ispirare un bel niente. Sulla piazza della stazione c' un albergo a tre stelle raccomandato dalla Guida del Giramondo. Entri fiducioso seguito da tuo fratello, e l'ambiente che vi accoglie oltre la porta a vetri cos piccolo che il banco della reception l'occupa per due terzi.

Al riparo del banco carico di dpliant, regna una donna corpulenta e annoiata, le labbra pittate d'un brutto fucsia, che porta al collo l'immaginetta di Padre Pio. Per questa sera c' solo una doppia con il letto matrimoniale informa a bruciapelo mentre v'incastonate con gli xaini nel poco spazio a disposizione, e sembra che comunicare questa semplice notizia basti a riscattarla dal tedio. Va bene, per voi, il letto matrimoniale? Rimane solo lui puntualizza tuo fratello. Il sottoscritto parte con il treno delle cinque. Pensi che un equivoco e un segno del destino, e dici che se c' solo la matrimoniale, la matrimoniale va benissimo. Se resta solo il signore filosofeggia la donna, possiamo considerarla una doppia-uso-singolo. Cos fanno quaranta euro a notte e tu, maledicendola dentro di te, balbetti una specie di ringraziamento. E poi, mentre porgi la carta d'identit alla donna, quella specifica che i quaranta euro non comprendono la colazione n gli extra, e tu pensi che, se una serie di eventi si allineer a tuo favore, ne serviranno altrettanti per corrompere il portiere notturno. Alla fine, dopo tutto il filosofeggiare sulla doppia-uso-singolo, per salire in camera insieme a depositare gli zaini serve una specie di lotta sindacale. Sul registro segnato solo il signore s'impunta. E solo le persone segnate sul registro possono salire in camera. Insistete un po', e alla fine la donna acconsente solo a patto che

tuo fratello si sbrighi. La camera al secondo piano, e le cattive vibrazioni del luogo non promettono niente di carino o caratteristico. Per ci resti male quando vedi il letto in formica da pensione al mare e le piastrelle color anice. L'unica finestra affaccia su un cortile interno verso il quale sfogano le prese d'aria d'una cucina, e dalla parete vi aggredisce la veduta a olio, nettamente scolastica, d'un acquedotto romano inquadrato nella sua cornicetta dorata. Pensi che non puoi portare qui Alena, e a tuo fratello dici che secondo te la stanza fa schifo. Non niente di speciale ammette sfilando lo zaino. Ma c' la tele, e questa sera si gioca la finale di Coppa dei Campioni. Di che anno, cavolo? Pensi che non leggi il giornale da una settimana e sei gi rimasto tagliato fuori dal mondo. Se la giocano Porto e Monaco, e se il treno non prende ritardo, forse arrivo a casa per il secondo tempo. Oi dici, me la guardo di sicuro. E tifo nettamente per il Porto. Nemmeno il fratello di Carolina e Stephanie, secondo me, tifa sul serio Monaco. Sono troppo antipatici, ma rischia di essere una partita ricca di gol. Mentre sfili la maglia, pensi che forse anche questo un segno del destino. Una partita secca assegna il trofeo per squadre di club pi importante della stagione, e all'improvviso tuo fratello ti ricorda che quella partita si gioca stasera. E allora non serve essere dei sensitivi, per capire il messaggio: se sei un minimo appas-

sionato, forse dovresti restare buono in stanza, a curare i piedi e seguire la finale senza combinare guai in giro. E poi, mentre confezioni una sigaretta seduto ai piedi del letto, tuo fratello si rinfresca in bagno con il piacere maniacale dell'ospite abusivo. Attraverso la porta socchiusa, lo vedi che s'insapona la faccia con cura. Per un tempo che il silenzio di voci sembra dilatare, da sotto la maschera di sapone studia la propria immagine riflessa nello specchio appeso sopra il lavabo. Poi china il capo e, portando acqua nella coppa delle mani, in fretta lava via la maschera. Quando la sigaretta pronta, recuperi il Siemens, e appena la luce arancio illumina la finestrella del display, digiti il codice segreto sulla tastiera dalle cifre ormai illeggibili. Sul display compare il solito avviso di benvenuto e, senza occuparti dei messaggi fioccati in casella, componi il numero di sempre del Vietnamita. Quando viveva nella mansarda, spesso rispondeva al suo posto la ragazza che poi l'ha lasciato. Lavoravano insieme e vivevano in simbiosi, praticamente, e tu pensi che ormai saranno sei mesi, da quando il Viet tornato a Borgo Panigale. Oi, uomo dici appena risponde. Ce l'abbiamo fatta. Stralunami, amico mio ti raggiunge la sua voce. una gioia, sentirti. Dimmi subito dove ti trovi. Sono a Chiusi, uomo. Chiusi-scalo. Ho raggiunto da poco il luogo dell'appuntamento. Per un po' non dice niente, e se davvero, dopo tutti i discorsi e le promesse, si dimenticato del vostro appuntamento, forse davvero diventato pazzo come dice la sua ex.

Domani dice, mi sembra ancora cos lontano. Ma intanto tu sei arrivato, e vedi gi quello che io vedr domattina, giusto? Dici di s, e dici che lo senti un po' strano. Poi tuo fratello esce dal bagno, traversa la stanza a passi brevi, ed come lo vedessi per la prima volta, un uomo di venticinque anni con le guance abbronzate e la fronte quasi bianca fino all'attaccatura dei capelli, e pensi che almeno il berretto da pesca l'ha salvato dai colpi di sole. Il fatto mormora il Vietnamita dopo un po', che l'altro giorno ho avuto un problemino alla colonna vertebrale. Parla di un problema di salute, ma come se te lo comunicasse nell'imminenza d'una risata. Ho guidato fino a Trieste, andata e ritorno in otto ore, e il mattino dopo, quando mi sono svegliato, avevo una specie di comignolo in terracotta al posto del collo. Brutta bazza dici. Tuo fratello accende l'apparecchio, smorza il volume e prende a scorrere i titoli color Umetta del menu televideo. Non riuscivo a muovere la testa insiste il Vietnamita. Stralunami, pensavo di essere rimasto paralizzato. Almeno non ti sento troppo gi. E come stai, adesso? Guardi tuo fratello proiettato verso le notizie in arrivo dalle agenzie stampa, pensi che il Vietnamita sta cercando un modo gentile per spiegare che non pu raggiungerti, e se tutti ti lasciano solo a questo punto del viaggio, forse stasera Alena verr. In pratica ti confonde il Vietnamita, dobbiamo ringraziare

la mia vecchia. Con un'ora di massaggi e il balsamo di tigre, sono tornato come nuovo. Se Alena verr, l'unica cosa che pensi, domani sul presto vi lascerete in ogni caso, e in qualche modo ne provi sollievo. Non capisco pi niente dici. Pensi di farcela a partire? Te l'ho gi detto ti rassicura con la cadenza larga delle vostre parti. Dovr portarmi dietro il balsamo, e tenere lo zaino leggero, ma non ti ci lascio, a camminare da solo come un girovago. Sei un amico, Viet dici mentre tuo fratello scorre le notizie. Nettamente. Quanti passaggi in macchina avete preso? Non me lo racconterai mai, vero? Vedrai quanti passaggi prendiamo fino a Perugia. Il mio Intercity dovrebbe essere laggi per le nove e mezza, e sono pronto a soffrire. Hai bisogno che ti porti niente? Basta la compagnia dici. I cerotti Secundapelle li ho comprati stamattina. Ci avrei giurato lo senti ridere nel ricevitore, che finivano per servirti. Sei predisposto, alle vesciche. Allora, uomo, niente scherzi ti raccomandi. A domattina, in assetto da campagna. Con il vecchio temperalapis, la campagna non mi fa paura dice allegro. E se devo essere sincero, non sto nella pelle. Alla fine, per un po' resti a guardare il telaio in formica del matrimoniale, le federe lise e l'effetto bugnato del copriletto in sintetico, e pensi alle volte in cui, quando Dina non era ancora tua mo-

glie, avete fatto l'amore in stanze pi desolate di questa, e la loro desolazione non bastava a ferirvi. Poi, confuso come sei, ti dici che determinati incontri fra persone sole sprigionano una grande capacit di consolare. Accendi la sigaretta, mentre guardi tuo fratello che legge della visita di Bush a Roma. Guardi i caratteri color Umetta di televideo, guardi tuo fratello e pensi che se non trovi le parole per raccontare nemmeno a lui che genere di pensieri ti ronzano in testa, prima o poi finirai per pentirtene. Quando la strada per la citt alta comincia a inerpicare, imboccate una scorciatoia di gradini bianchi chiamata Scalette Zilath, che risale il colle tagliando i tornanti. Le rampe sono strette fra i giardini delle case, e voi potete sentirvi fortunati per il semplice fatto di camminare un po' senza zaino. Tuo fratello con la testa gi a casa e, dentro il suo anticipo di nostalgia, parla del lavoro che lo attende. Deve scrivere un paio d'articoli su richiesta del Professore-ammiraglio, e pi avanti nell'estate andr a Parigi, munito di un salvacondotto ufficiale, per consultare di persona alcuni documenti custoditi negli appartamenti abitati da De Gaulle durante la sua presidenza. Praticamente dice, andr a studiare questi documenti conservati in pompa magna dentro il suo mausoleo, e forse riuscir a parlare con il pubblicitario che curava la sua immagine. Sorridi all'idea di tuo fratello che esibisce il salvacondotto ai gendarmi in kepi. Poi te lo vedi seduto in un grande appartamen-

to di Boulevard Saint Germain, alle prese con un ottuagenario elegantissimo e tentato di confessare una quantit di segreti. il mio primo incarico delicato dice, e tu pensi che a questo modo, se continua a proiettarsi in avanti e staccarsi da te, non riuscirai a raccontargli un bel niente. Vi spingete verso la zona pedonale, e solo gli scarponi sporchi di fango rappreso fanno di voi qualcosa di diverso dai turisti che passeggiano fra la cattedrale e l'ingresso del Labirinto di Por senna. A uno sportello automatico della Cassa Rurale ritiri un po' di contante per i prossimi giorni. Per ora rifletti ad alta voce come il tour-manager di te stesso, in una settimana lontano da casa, ho speso meno di quando mi fermo una notte a Milano, e tuo fratello dice che lui, quando sar a Parigi, dormir all'ostello della giovent. Per cominciare dovresti raccontargli del foglio d'agenda piegato in quattro parti che hai consegnato nelle mani leggere di Alena, di come lei si affrettata a nasconderlo nel taschino della camicia senza maniche. cos che andata, e forse tuo fratello penserebbe che sei una persona patetica. Chiss cosa ci trovava di tanto speciale, il prete dice all'improvviso, e la sua voce ti ricorda il salto di quei pesci capaci di rompere la superficie dell'acqua per catturare gli insetti al volo. Quale prete? Quello che ha tanto pregato per noi. Diceva che stava benone, qui. Pensi alla solitudine del prete, alla solitudine di tutti, e for-

se potrebbe essere un buon punto d'inizio per il tuo discorso. A me sembra un paese come tanti. Non male dici. Forse solo che prova a darsi un tono. Al Museo Etrusco oggi si entra gratis, e forse c' pi verit sul territorio di Chiusi dentro le sue sale che in tutti gli agriturismo con piscina del comprensorio. Nelle teche sono esposti a decine i canpi, urne cinerarie le cui bocche sono modellate a riprodurre le fattezze del morto. Nel loro tentativo di restare aggrappati al mondo di qua hanno un che di allegro e struggente, ed strano pensare che su tutte le terre che avete traversato, fin dal tempo in cui questi uomini erano vivi, si parlava la stessa lingua e si riconosceva una medesima legge. Le iscrizioni di epoche diverse documentano l'evoluzione del primo alfabeto diffuso nel cuore del Paese, e un'intera sezione dedicata all'attivit di falsificazione dei reperti. Ancora una volta ti torna in mente l'uomo a bordo della Vespa Primavera color petrolio. Pensi al lavorio notturno dei profanatori, all'arte disgraziata di quanti si dedicano a contraffare arredi funebri, e appena uscite di nuovo in strada, tuo fratello confessa che dentro il museo l'ha preso una sorta di cupezza. Quel popolo aveva tutte le carte in regola dichiara guardandoti con gli occhi spalancati. E a un certo punto sono scomparsi cos in fretta che nessuno stato pi in grado di decifrare cosa hanno lasciato scritto. Gi dici. terribile, ma in fondo devi aspettartelo, quando

entri in un museo. Non vorrei partire cos, accidenti. Che ne dici di una sfida a biliardo? Lo sai dici, che non so giocare a biliardo. Neanch'io, accidenti. Sono una schiappa. Giusto per farci due risate. Se per farci due risate dici, sono la persona giusta, e pensi che ormai non ti produrrai in nessuna confessione patetica. Finiresti per affliggerlo in extremis, e invece vuoi lasciargli un buon ricordo dei vostri giorni insieme. Cos fate il giro dei bar, ma dentro sono travestiti da osterie o enoteche, e in tutta la citt vecchia non riuscite a trovarne neppure uno, con una sala abbastanza ampia da ospitare un tavolo verde. Quando manca un'ora al treno scendete lungo la rampa di Scalette Zilath, verso la borgata a ridosso dei binari. Stasera devi curarti intima tuo fratello mentre scendete fra i giardini delle case. Guardi la partita e, se non sei pazzo, fai qualcosa per i piedi. D'accordo dici. Li terr a bagno nell'acqua ossigenata. Prima di camminare ancora, devi proteggere quelle vesciche orrende con i cerotti. Obbedisco dici. Comunque all'inizio non ci credevo, che saremmo arrivati fin qui senza veri problemi. Determinate tappe erano un po' lunghine dice lui. Prima dell'Amiata ci siamo abbrutiti. Ma adesso Perugia a uno sputo, e a Perugia puoi riposare un giorno intero.

Mancano ancora sessanta chilometri, ma sono soltanto colline basse, affacciate sul Trasimeno. La parte pi dura era all'inizio, e sono contento di averti accompagnato fin qui. Siamo stati bene per. Accidenti, s. E mi sembra impossibile che domani, alle otto in punto indosser una camicia stirata e uscir di casa, il casco sottobraccio, per andare all'universit. Pensi che lui, almeno, questa sera, sicuro di dormire con la sua donna, e mentre ti aspetta ai piedi dell'albergo a tre stelle consigliato dalla Guida del Giramondo, sali a ritirare il suo bagaglio. Ti carichi in spalla lo zaino celeste e pensi che dentro ci sono il modulo, il sacco a pelo e il resto di roba che, una volta squadernata, riusciva a riempire met esatta della tenda. Adesso la camera, pi che un posto in cui due persone sole possono consolarsi a vicenda, sembra il rifugio squallido d'un uomo in fuga. Nell'atrio della stazione, tre uomini della Polfer vegliano sui movimenti d'una dozzina di studenti pendolari e qualche turista straniero. Un'edicola e una tabaccheria saziano i desideri concessi ai viaggiatori, e il treno di tuo fratello annunciato al primo binario. Il vostro viaggio corso via, e non c' bisogno di parole fra voi per sapere che anche l'altro, in questo istante preciso, si domanda quanto tempo deve passare, prima di prendere il largo insieme un'altra volta. Ci siamo lasciati indietro uno sbanderno di chilometri dice

tuo fratello mentre guadagnate la banchina. Devo fare i conti bene, con il curvimetro e una calcolatrice, ma forse sono centoventi. La prossima volta dice, ci prendiamo un po' di giorni in pi e troviamo un sentiero per arrivare a Saturnia lontano dall'asfalto. Gi dici senza crederci del tutto. E torniamo a Radicofani per i campi. stata una vacanza come non ne avevo mai fatte prima dice lui. Dalla parte dei poveri, e mi manca gi, il pomeriggio in cui siamo rimasti senz'acqua. Ieri. S, e anche l'altro ieri. E se pure hai la testa piena di fisse da sensitivo, e sei un romantico putrefatto, sono contento che sei mio fratello, kapish? Kapish dici in fretta. Anch'io sono contento, e ti si chiude la gola, quando vedi il maledetto locomotore verdolino dell'Intercity che mangia i binari. Fai bene a salutare sempre la gente per strada dice. Ma ora dammi lo zaino , e mentre lo sfili pensi che non torneranno mai pi, i giorni nei quali potevi credere di proteggerlo semplicemente tenendo gli occhi molto aperti. Stammi bene e saluta il Vietnamita dice mentre vi abbracciate, e ti sembra che anche la sua voce abbia qualcosa di mesto e incrinato. Mi raccomando dice, e soprattutto, questa sera non farti prendere dalla malinconia.

Puoi contarci. Tu invece, saluta Silvia e saluta i nostri vecchi. Per non preoccuparli, dei tuoi piedi non racconter niente. Pensi che gli vuoi bene, e se cos dovresti dirlo senza paura di sembrare patetico. Sei tu il maggiore, e tocca a te rischiare per primo. Anch'io ti voglio bene risponde lui baciandoti di nuovo sulle guance, ma non ricominciamo. Adesso vado dici, sento dalla voce che ti stai commuovendo. Io? sbalordisce mentre lo stridore dei freni invade la pensilina con il suo odore di lubrificante surriscaldato. Mi pare che sei tu, il romantico con gli occhi lucidi. Poche commedie lo colpisci piano alla spalla. Fai persino fatica a deglutire. Dimmi una cosa, adesso dice serio, ma il rossore tradisce il suo bluff. Te la caghi di non farcela, senza di me? Oi, pulcino. Torna in citt, che ti aspettano per cena, e cerca di non farti rubare tutto in treno. Ora vattene dice lui, e senza guardarti punta l'indice verso la sala d'aspetto. Poi fa una smorfia, e si massaggia la radice del naso. Vattene insiste, oppure non reggerai all'emozione. Voglio vederti partire, pulcino. Voglio essere sicuro che trovi posto a sedere. Sul serio, vattene dice lui mentre si aprono le porte dei vagoni. Altrimenti va a finire che scoppi a piangere, e tutti ti guarde-

ranno come un nudista alla stazione. Immergi i piedi nella tazza del bidet nella quale hai vuotato per intero il flacone d'acqua ossigenata, e se pure non brucia, senti qualcosa che fermenta all'altezza dei calcagni. Una schiuma bianca s'addensa intorno ai fori d'ago, e alla fine asciughi i piedi con cura, applichi i tuoi cerotti sui talloni e sulla pianta. Pensi che sei stato pazzo ad affidare un biglietto compromettente a una ragazza sconosciuta, e se sentirai la voce di tua moglie prima delle otto, non avrai il coraggio di presentarti all'appuntamento. Forse Alena ha riso, quando ha letto del tuo invito, e forse ha mostrato il biglietto a Erode. Se qualcuno invitasse a cena tua moglie, e lei te lo raccontasse, come minimo andresti all'appuntamento al suo posto. Forse, stasera dovresti portare con te il Gerber. Non ci hai mai colpito nessuno, ma la lama d'un serramanico sempre qualcosa che vale la pena esibire prima di rimediare un trauma cranico da un tetrarca geloso e i suoi fratelli, che in questo momento immagini fatalmente appassionati boxeur. Pensi ai tre palmi del coltello di famiglia senza il quale il Vietnamita non si spinge in campagna e ti dici che, con quello, nessuno ti metterebbe le mani addosso. Nessuno forse, tranne i carabinieri, e per entrare in un ristorante servirebbe nasconderlo, con il fodero e tutto, sotto una camicia molto ampia. In ogni caso il Gerber meglio di niente, e adesso pensi a te

stesso come a una specie di Taxi Driver rusticano. I tuoi piedi sono una carta geografica di cerotti, stai per scendere verso l'Osteria del Vapore, e non sai pi se speri di trovare all'appuntamento Alena, Erode o proprio nessuno. Altrimenti potresti mangiare qualcosa al bar della stazione, sgattaiolare di nuovo in camera in tempo per l'inizio della finale, e ammettere con te stesso che quel biglietto stato l'errore romantico d'un uomo che non vedeva da una settimana una ragazza decente. Poi pensi alle dita bianche di Alena, alle sue spalle, e pensi che non hai mai tradito tua moglie. L'Osteria del Vapore una pizzeria dagli arredi moderni, capace d'un centinaio di coperti. La cameriera raccoglie l'ordinazione digitando un codice sulla tastiera d'un palmare dalla scocca verde e lucida, e forse l'oggetto pi levigato che vedi da una settimana. Mezz'ora fa, quando sei arrivato davanti al locale, le tue emozioni erano un'orda fuori controllo come a diciassette anni. Per prima cosa hai riconosciuto il nome del locale sull'insegna, e la sagoma in legno d'un cuoco presidiava l'ingresso. Era una sagoma ad altezza quasi naturale, prodotta in serie, e al posto del grembiule il cuoco aveva una lavagna sulla quale erano scritti a gesso rosa i piatti del giorno. Quando hai visto la sagoma del cuoco, la porta finto antica in ferro battuto sulla quale spiccavano un cartello con la scritta "Pizze anche a mezzogiorno" e il solito adesivo delle Guide del Giramondo, hai continuato senza fermarti fino all'angolo dell'isolato.

Mentre lo aggiravi per intero, sentivi che lo spavento del te stesso diciassettenne rimpiccioliva, come qualcosa che restava confinato in una riserva mentre il mondo intorno cambiava. Era cambiato per tutto quel tempo, e camminando da solo lungo il marciapiede d'una borgata del Centro Italia cresciuta intorno alla ferrovia, un posto che i geografi considerano uno spartiacque artificiale, le idee pian piano si facevano nitide. Alena non sarebbe venuta. Al massimo avrebbe mandato un'amica per scusarsi. Non aveva riso di te, e forse il biglietto le aveva fatto piacere. Ma non dovevi augurarti che fosse una ragazza scontenta. Se lo era, dovevi sperare che lo fosse solo un po', e che il tuo gesto goffo e audace fosse bastato a consolarla. L'avresti vista solo se era molto triste, e in questo caso sarebbe stato opportuno cenare insieme a lei, essere cortese e rincuorarla. Potevi dedicare la serata a dimostrarle che al mondo esistono gentiluomini, e questo proposito ti faceva gi sentire in pace. Sarebbe bastato bere poco, tenere sempre le posate in mano, e parlare male delle ragazze che si lasciano convincere a salire nelle stanze d'albergo. Ormai eri di nuovo in vista dell'Osteria del Vapore, e lungo il marciapiede avanti a te una mamma giovane spingeva una carrozzina a due posti. Hai rallentato per non superarla, e mentre tornavi al cospetto del cuoco dal grembiule di lavagna, lo spavento del te stesso diciassettenne, fuori dai confini della sua riserva, non bastava pi a confondere un bel niente. Potevi anche andartene, ma un gentiluomo non abbandona il

luogo dell'appuntamento, neppure se pentito e ormai spera solo che lei non arrivi. Cos hai aspettato a pochi passi dall'ingresso fino alle otto e venti, dentro una sensazione di pace che cresceva, e alla fine sei stato contento di non avere visto Alena. Mentre aprivi la porta in ferro battuto dell'Osteria del Vapore, hai pensato che forse il tuo biglietto era bastato a mostrarle una piccola luce, e a questo modo nessuno si era fatto male. Una ragazza cos, una potenziale lettrice di libri, merita qualcosa di buono, e se in fin dei conti il suo Erode le va ancora bene, solo un egoista marcio dovrebbe dispiacersene. Cos mangi in fretta la tua pizza, seduto da solo fra tavolate di ferrovieri in borghese che parlano di lavoro, e pensi che meraviglioso bere birra senza timore di contagiare nessuno con la tua solitudine. A quest'ora, le squadre saranno da un pezzo negli spogliatoi, ad ascoltare i discorsi che il mister ha preparato per l'occasione. Forse Dina avr gi messo a letto Malcolm, e anche tuo fratello, ne sei certo, sta sognando a bordo dell'Intercity in viaggio verso casa.

SECONDA PARTE. da Chiusi a Csaluna.

GIORNO NOVE. Da Chiusi a Panicale.

Luca Rappini lo chiamate "il Vietnamita" in onore della storia della sua famiglia. Il nonno materno si chiamava Jean-Lue Lagrange, ed era nato nel 1915 in una villa dal gusto europeo a un giorno di viaggio da Saigon, in quella che allora era la Colonia francese di Cocincina. La sua famiglia possedeva un grande appezzamento di foresta, dove crescevano a migliaia gli alberi di hevea, e il caucci, in quella zona, era abbondante e di ottima qualit. In pochi anni, intorno a quello che era stato un avamposto assediato dalla vegetazione era sorto un villaggio con una chiesa e una stazione di polizia, e tutti gli uomini del villaggio lavoravano a cavare caucci dagli alberi di hevea per conto dei Lagrange. Quando comp venticinque anni, l'uomo che sarebbe diventato il nonno del tuo amico fece costruire una nuova casa dal cui porticato la vista spaziava sulla foresta, e appena la casa fu pronta scelse fra le ragazze del villaggio quella che sarebbe diventata sua

moglie. Una grande festa celebr l'unione con una sedicenne il cui nome significava Rugiada, e la giovane presto gli diede una figlia. Per quello che racconta oggi il suo unico nipote maschio, in Vietnam Jean-Lue Lagrange seguiva i suoi affari, conduceva trattative con i mercanti di caucci, e nel tempo libero usciva con i proprietari delle piantagioni vicine a caccia di cervi e tigri. Poteva cacciare tranquillo, perch nel frattempo i dipendenti della famiglia si occupavano degli alberi di hevea, ma alla fine dell'agosto 1940, mentre il mondo andava lentamente a fuoco, l'armata giapponese invase l'Indocina, e un distaccamento di fanteria s'install al villaggio. Anche il vecchio posto di polizia rimase attivo, e per un po' di anni ci fu questa strana convivenza fra ufficiali nipponici e gendarmi nati a Nizza e Marsiglia. Solo nel 1945, quando ormai la guerra era perduta, i giapponesi concessero l'indipendenza al Vietnam e le altre nazioni dell'Indocina. E quando si ritirarono, arrivarono dalla citt agitatori che incitavano il popolo a cacciare le sanguisughe europee, e nel giro di pochi mesi anche al villaggio si diffuse un malcontento sordo. All'improvviso, gli uomini cui i francesi avevano dato un lavoro non facevano pi nessuna differenza. Uno dei proprietari con cui il giovane Lagrange usciva a caccia venne assassinato, a un altro portarono via i figli. Cos il nonno del tuo amico vendette a poco prezzo l'appezza-

mento di foresta della sua famiglia, la propria casa e la villa dei genitori. Gli uomini della Legione Straniera stavano disseminando il paese di ridotti fortificati e, prima che la Colonia s'inabissasse per sempre, il giovane Lagrange rientr a Nizza, dove ancora c'erano dei parenti, insieme alla donna chiamata Rugiada e la bambina. La bambina aveva nove anni, e nessuna delle due aveva mai visto prima un aereo. Cos il tuo amico Luca Rappini, attraverso la madre ha ereditato il sangue dei Viet, mescolato a quello dei bianchi che provarono a diventare i loro padroni. Ma dimmi domanda a bruciapelo mentre risalite le rampe di Scalette Zilath, come te la sei cavata, fin qui? Mi sembra d'essere partito ieri dici, e mi sembra di essere partito un secolo fa. E animali? s'informa da dietro la montatura leggera degli occhiali. Ne avete visti, di animali? e non ricordavi fino a che punto i suoi capelli, quando li porta tagliati corti, somigliano a un fitto di setole scure. Qualche capriolo dici, e un sacco di rapaci, ma so riconoscere solo il nibbio e il falco lanario. Per in Maremma ancora pieno di selvaggina, e una sera i cinghiali sono venuti a mangiare intorno alla tenda. Tu l'hai conosciuto a otto anni, in parrocchia. A quei tempi il Vietnamita era un ragazzino miope e spilungone, e giocava a calcio con te, sul vecchio campo in cemento dietro gli orti dei frati. A volte i pi grandi, il bullo Paride Bonfiglio e i fratelli Corda,

lo prendevano in giro per via che la domenica, per fare contenta la madre, indossava la tonaca bianca dei chierichetti e serviva messa insieme al parroco. Se ti piace tanto portare la sottana lo mettevano in mezzo, molto probabile che tu sia un invertito. Una volta che esagerarono, il Vietnamita perse la pazienza. . Eravate sul solito campo in cemento dietro gli orti dei frati, e lui sferr questo calcio micidiale, il piede a martello, che colse il giovane Corda sotto il cavallo. All'istante si form una crocchia di lupetti e ragazzini del catechismo, intorno al poveretto sdraiato a terra, che si tamponava a due mani la parte offesa, e piangendo mugolava che gli erano saliti i marni. Tu eri inorridito, all'idea che a qualcuno potessero salire i marni, ma pensavi che il Vietnamita aveva fatto bene a reagire. Da allora i grandi non l'avevano pi preso in giro, ma con voialtri coetanei aveva preso a tirarsela da Bruce Lee dei giovani, e in privato ti confessava di conoscere molte altre tecniche segrete. E tuo fratello come se l' cavata domanda ora mentre stringe le mani intorno agli spallacci dell'Invier rosso a mezzo carico. andato agile dici tu. I primi giorni, quando camminavamo ore senza vedere l'ombra d'un paese, era soprattuto preoccupato di trovare un bar, poi si rilassato, e alla fine grazie a lui se sono arrivato in tempo al nostro appuntamento. Era il mio allievo pi promettente. A tredici anni un potenziale talento del fingerpicking moderno. Mi spiace non abbia perseverato.

Suonavate insieme, tu e il Vietnamita. Basso e chitarra-voce d'una banda senza batteria chiamata Sleepo Marx. Sperimentalissimi. Sognavate di andare in tour a Parigi, un tour da marciapiede fra un bar di periferia e una stazione della metro, come avevano fatto pochi anni prima i Mano Negra. Una volta eravate quasi pronti a partire sul serio. Ma il Viet studiava al liceo scientifico, e quell'anno gli diedero matematica e latino. Quattro e quattro, fine del tour. Oggi laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, il tuo amico, e finch era fidanzato con l'Arida Greta, si era adattato a lavorare come commesso di lusso. In camice bianco. Dietro il banco della farmacia in centro del padre di lei. Pare si cresca in mezzo a un disastro di soldi, a essere figlie di determinati farmacisti del centro ammanicati con la Curia. Pare anche non vada tanto bene se il tuo fidanzato, anzich portarti a teatro ad applaudire i comici gi visti in tiv, insiste a suonare nei locali. In special modo se sono locali di ultima, dove ti vergogni a invitare le amiche, e il tuo fidanzato suona con il fantasma d'una band che in dodici anni ha prodotto solo tre demo. Il Viet sempre stato un ragazzo sensibile ed estroverso: non gli andava a genio, l'idea di vivere come un commesso di lusso, fasciato dal camice dietro il banco d'una farmacia gradita alla Curia. Quando l'Arida non lo sentiva, diceva che quel posto avrebbe potuto incassare pi di quanto gi incassava solo in caso di guerra batteriologica. Sentiva gi da un po' l'odore della putrefazione in arrivo, e all'inizio ha provato a salvare anche la fidanzata. Le parlava di cambiare vita, diventare persone migliori, e un giorno

il padre di lei ha spiegato che, se il dottor Rappini Luca pensava di trasformare la vita di sua figlia Greta in un inferno, forse avrebbe fatto bene a cercare lavoro in una farmacia diversa. Riempite le borracce a una fontana ai piedi delle mura; tre vecchi, seduti su una panchina sotto il cielo che rannuvola, vi spiegano dove imboccare una strada poco trafficata che conduce al lago di Chiusi. Ti chiede se hai mai pensato sul serio di rinunciare, di fermarti da qualche parte e traversarla a piedi l'anno prossimo, l'Italia. Vorresti raccontare al tuo amico di tutta la bellezza che s' offerta in modo spontaneo, invece finisci per insistere sulle piccole difficolt del viaggio e il vostro moto d'automi lungo i sentieri dell'Amiata, quando le folgori si abbattevano fra i castagni e ogni altra creatura doveva essere nascosta sotto terra. Allora gli parli del richiamo che sembrava promanare dai fianchi immensi del vulcano in pace, e se anche non trovi le parole esatte per descrivere quel genere di vibrazione, sai che lui pu capire. Si addestrato a capire, finch era lontano dall'universit e dalle farmacie. Quando rientrato alla mansarda in cui avevano vissuto insieme tre anni, l'Arida non c'era. Per aveva lasciato una lettera di molte pagine. Scritte al computer. L'espressione "crescita interiore" vi ricorreva cinque volte, e per una settimana il Vietnamita non riuscito a vederla n a parlare con lei neppure per dirle '"fanculo". Dice che tutta la faccenda stata umiliante, e alla fine con i soldi della

buonuscita ha salutato tutti ed partito da solo per il Madagascar. Diceva che laggi c'era bisogno di personale tecnico qualificato. Forse un laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica poteva fare comodo, alle organizzazioni non governative che operano sull'isola, ma alla fine il tuo amico rimasto laggi tre mesi senza lavorare un solo giorno. Quando tornato non aveva pi una casa. Cos si era rifugiato nella sua stanza di ragazzo a Borgo Panigale, chez marnati, e qualunque cosa avesse visto in Madagascar era diventato un'altra persona. Adesso voleva solo suonare, battersi contro il deserto della pax americana e non avere mai pi una fidanzata farmacista. Parlava di ricominciare il programma con il buon Luther a Radio Citt Popolare, e quando uscivate insieme per un cinema e un kebab, farneticava d'infondere nuova linfa al progetto ormai archeologico degli Sleepo Marx. Il mulo si strappato il paraocchi amava ripetere. E ora ha capito che la libert qualcosa che basta raccogliere da terra. Sul selciato di via del Fratello, determinate notti di primavera facile fare nuove conoscenze. E se hai gi carburato con un paio di pinte, sei alto un metro e ottantasette e tieni in serbo stupefacenti memorie di prima mano sul Madagascar, puoi star certo che le amiche degli amici ti noteranno. Da quando era tornato in citt, la sua testa coperta di setole scure sembrava tornata la vecchia fucina dalla quale erano nati progetti in grado d'illuminare da soli molte serate intorno ai vent'anni. Non era pi un commesso di lusso in camice bianco. Oh no,

amici del menga! Adesso il Vietnamita beveva birra tutte le sere. Scriveva canzoni di getto. Faceva di nuovo l'amore con le studentesse di Lettere, e voi amici del menga eravate contenti che si fosse ripreso a meraviglia. Solo maman era preoccupata, che dal suo punto di vista un laureato di trent'anni non poteva ricominciare impunemente la carriera del lazzarone. Poich non lavorava pi in nessuna farmacia e dormiva tutte le mattine fino alle undici, la madre pensava fosse malato. Voleva portarlo dagli specialisti in malattie tropicali, ma sotto sotto temeva gli fosse entrato in corpo qualche demonio di stirpe remota, sopravvissuto con l'inganno alla predicazione dei missionari. Cos questa signora nata a un giorno di viaggio da Saigon ha fatto recitare una quantit di rosari ai frati di San Giuseppe, e visto che il figliolo ex chierichetto ancora non si ravvedeva e continuava a poltrire fino alle undici, ha pensato di prendere l'iniziativa in prima persona. Pi o meno tre mesi fa, ha fatto assumere il Viet da un amico di famiglia, un rappresentante di poltrone da dentista che aveva bisogno di un giovane sveglio, disposto a viaggiare, e in pratica, adesso, il tuo amico va in giro al posto di questo signore. Avrebbe preferito mettersi in proprio, come tutti, magari aprire una piccola etichetta discografica, ma per il momento deve accontentarsi di macinare chilometri in autostrada, e se gli chiedi qual

il suo lavoro, ti guarda storto da dietro la montatura leggera degli occhiali e dice che, per il momento, gli tocca rappresentare un rappresentante. L'acqua del lago di Chiusi, che l'altro giorno sembrava turchese, attraverso i canneti prossimi alla riva appare un velo chiaro increspato dal vento, e dietro la prima linea di colline che limitano la piana irrigata, dovrebbe specchiarsi l'immenso cerchio d'acqua che occupa il cratere tronco del Trasimeno. Quell'uomo cercava un pollo e mi ha trovato dice il Vietnamita. uno schifo di lavoro senza prospettive. A queste condizioni, era meglio la farmacia. Pensi che hai fatto male a chiedergli del lavoro e vorresti scusarti, ma pensi che ormai troppo tardi. Adesso guido due ore, oppure ne guido tre e mezzo, imbalsamato in giacca e cravatta reggimentale, poi imbocco l'uscita Viacard e vado a incontrare i dentisti. Dentisti di Mantova, dentisti di Pesaro. Tutta gente piena di quattrini, felice di farti sapere che in giro si scopa alla grandissima. Povero Viet mormori sommesso. Mi dispiace. Alcuni dentisti, sotto la scorza d'ottimismo a tutti i costi, nascondono animi delicati. Cantano in una corale, stralunami, oppure collezionano giocattoli di latta. Vogliono farti pesare che sono meglio di te, e anzich fare giustizia, imbalsamato e cordiale come il culo, sono costretto a illustrare le funzioni dell'ultimo modello di poltrona intelligente. Se posso dirlo la farmacia era peggio. Ti stavi spegnendo, dietro quel cavolo di bancone.

Io sarei uno che suonava la chitarra in un gruppo rock dice il Vietnamita con una smorfia. Post rock lo correggi. Ho vissuto un incubo lungo cinque anni mormora guardando avanti a s, e adesso m'interessa tornare a lavorare per le forze del bene. Non so cos'hai in mente dici, ma sembra una buona idea. Mia madre dice che lasciando Greta ho dato un calcio alla fortuna, ma resto dell'idea che fosse una fortuna del menga. Troppo faticoso, sopportare che per il resto del mondo sei un farmacista in attesa della guerra batteriologica. O un maledetto rappresentante di poltrone da dentista. Dovresti ricominciare a mettere i dischi in radio dici sentendoti una specie di ipocrita insegnante di sostegno. Alla gente piaceva, il tuo stile. A me piaceva da matti. Pu darsi dice lui. Ricominciare alla radio e cercare in fretta un altro lavoro. Di sicuro mi sono stracotto il razzo insorge a un bel punto, di quelli che si illudono ancora di cambiare le cose da dentro. Mia madre e gli scout e i dentisti maledetti. E per un po', con uno stile fra l'anarchico individualista e il bastian contrario tout court, se la prende con tutti: dai punkabbestia coi pitbull e il padre ingegnere alle vecchie gonfie di rag e il genere di opportunisti che inquadra sotto la definizione di "sinistrorsi olivol". Il mondo affonda dice, e io che faccio? Scoppia a ridere e

dice: Per non pensate male, signorine belle. Io sono un lavoratore. Pago le tasse. Poi sputa a terra e ti fissa incredulo. E la sera, s, guardo la televisione. Scavalcate i binari della ferrovia a un passaggio a livello, e sotto un cielo di cenere sorda marciate verso l'aperto della campagna. A forse mezz'ora dal lago, vi imbattete nel rudere d'una torre che sorveglia l'argine d'un modesto canale, e se pure incoronato dal ricordo d'una merlatura, i rampicanti l'avvolgono fino alla sommit, e tutto il costruito sembra destinato a sprofondare lentamente nella terra umida; sulla sponda opposta, svetta fra le erbe piegate dal vento un secondo torrione squadrato e minaccioso. Il canale segna il vecchio confine fra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa, e secondo la Kompass i ruderi portano i nomi di Torre Beccati questo e Torre Beccati quest'altro. Oggi ricordano una coppia d'anziani scorbutici che la convivenza non ha reso meno sospettosi, e se qui che la strada entra in provincia di Perugia non c' un cartello n niente che lo dimostri. La strada prende a salire in modo dolce fra gli ulivi, e per un po' camminate senza parlare, tornate nel luogo stesso del silenzio che tante volte vi ha visti fianco a fianco, e non importa se i tuoi talloni fanno male a ogni passo, o se il Vietnamita di tanto in tanto solleva lo sguardo, sbuffa e torna a marciare studiando il mosaico del bitume. Di strada insieme ne avete fatta, in tanti anni, e non avete bisogno delle didascalie per sapere che andare costa fa-

tica. Pensi che non hai curato i piedi come avresti dovuto, pensi a tuo fratello che sar ormai completamente assorbito dalle pretese della citt, e al bivio di Cardinale abbandonate la strada asfaltata. Adesso seguite la segnaletica contrassegnata da un rombo giallo del sentiero che sale verso una localit di poche case, esposta al vento carico di polline che sferza la campagna. Manca poco a mezzogiorno quando arrivate lass. Il posto sembra disabitato, e il Vietnamita depone lo zaino contro la facciata d'una casa abbastanza antica da avere murati a un braccio dall'ingresso tre anelli per legare i cavalli. tempo di fare gli omarini giudiziosi dice mentre s'inginocchia sul poco d'erba che cresce davanti alla porta murata della casa. Per non tirare troppo la corda sorride. Scioglie le braccia, finge di nuotare a stile libero, poi prende a massaggiare con lentezza il collo e le spalle. Mentre il tuo amico si da da fare, puoi scrutare l'anfiteatro di colline a sud del Trasimeno, e provare a capire quant' lontano il paese a mezzacosta che dovete raggiungere prima di sera. Sono fastidi che mi porto dietro dall'epoca delle superiori dice il Vietnamita. In ginocchio com', si massaggia a occhi chiusi la base del collo, prova a ruotare piano la testa. Non normale dice, guadagnare venti centimetri di statura nello spazio di un anno scolastico. Prima per dici, non ti era mai capitato niente di serio.

Erano solo fastidi dice. Ma prima non avevo trent'anni. L'altro giorno, invece, ho temuto sul serio di restare paralizzato. Paralizzato dici. Ti sarai preso un bello spavento. Uno spavento del menga. Non mi ero mai svegliato con un comignolo in terracotta al posto del collo. D'accordo dici. in forma ed felice di essere qui, ma ancora carico di tutte le tensioni che si lasciato dietro le spalle. Era una brutta infiammazione ai nervi cervicali dice a mascella contratta, ed solo grazie alla mia vecchia se sono qui. Comunque dici mentre si risolleva in piedi, non volevo minimizzare. Una volta dice lui mentre torna verso lo zaino ho letto un articolo su "Lancet", e secondo l'articolo buona parte dei disturbi ai nervi cervicali avrebbe un'origine psicosomatica. Ci sta tutta dici, e per un po' segui in silenzio i gesti con cui apre il barattolo esagonale, decorato a fantasie cinesi, che contiene il balsamo di tigre. Nettamente dici. Il balsamo odora di mentolo e cannella, e quando il Vietnamita ha finito di ungersi il collo, pesca un foulard rosso dalla tasca dello zaino. Lo piega a triangolo, si fascia il collo e l'annoda dietro la nuca. Sono come nuovo dice, e allora raccogliete gli zaini e prendete a seguire una sterrata che scende sottovento verso la pianura. Il percorso della ferrovia una cicatrice candida che riaffiora fra i campi, rimarginata solo a tratti dal fitto dei rovi che arrivano a lambirne la massicciata, e la vostra strada la segue da vicino per

un paio di chilometri. Ormai zoppichi per non appoggiare il tallone sinistro, ma con il Vietnamita non vuoi farla tanto lunga. L'applicazione del balsamo ti ha allarmato, e se si convince che state male in due, a Perugia non ci arriverete mai. Quando la sterrata piega verso i binari, vi accorgete che il sottopasso cui conduce impraticabile, invaso per met d'acqua piovana, rami morti e banchi di foglie. Adesso la ferrovia qualcosa capace di sbarrarvi la strada, e appena oltre, secondo la Kompass, dovrebbe esserci una frazione di Citt della Pieve, distesa lungo la statale che conduce al lago. Arrampicate per met la massicciata di sassi, i sensi resi vigili dalla minaccia, ma i binari corrono in rettilineo, lisci e lucidi, e la vista pu spaziare per molte centinaia di metri. Per un po' restate in ascolto. Ombre azzurre di rondini volano basse sui campi, squittiscono di gola i loro avvertimenti indecifrabili, e aiutandovi con le mani vi arrampicate sulla parte alta del terrapieno, a un braccio dalla superficie lucida del binario pi vicino. Controllate di nuovo, il cuore che batte a martello, e tu pensi a una volta, in trasferta a Praga, in cui l'Assiro ha posizionato una moneta sulla rotaia del tram, e dopo la moneta sembrava una lingua di gatto, e in nessun modo potevi riconoscere le immagini coniate sulle due facce. Il Vietnamita traversa per primo, con una falcata da trampoliere in fuga, e anche tu in due salti lungo le traversine hai gi gua-

dato i binari, e scendi spigolando di fianco al tuo amico lungo il pendio opposto della massicciata. Adesso davanti a voi si aprono lucenti hangar di serre solitrie, modeste discariche di materiale edilizio e le schiene a botte di rimesse costruite per offrire ricovero all'auto di famiglia. Sembra l'immenso retrobottega d'un paese senza nobilt, e i colori sgargianti dei vestiti da ragazzi, stesi al vento ad asciugare, spiccano contro la quinta di case a due piani allineate lungo la statale. Il vento solleva mulinelli di polvere fina che secca le labbra, e non si vede nessuno alla finestra e nessuno in giro. L'unica cosa in movimento sembra essere la fiancata azzurra d'una corriera che, in fondo al rettilineo, riprende la spola lungo la sua pista d'asfalto. Sono quasi le due dici appena scorgi un prato d'erba giovane che si stende a fianco del sagrato d'una chiesa. Sembra un posto tranquillo, e sistemate il campingaz al riparo degli zaini, ma il vento spegne la fiamma di continuo. Cos il Vietnamita si spinge a perlustrare i dintorni, e quando risbuca sul sagrato felice come solo gli spilungoni in giacca di pile riescono a essere. C' un campo da calcio dice, al riparo dietro la chiesa e, stralunami, sottoporta non soffia un refolo. Cos vi trasferite laggi, ai piedi della scala in alluminio che conduce in campo, e non un terreno pi regolare di quello sul quale giocavate voi a otto anni. Mentre l'acqua scalda sul bruciatore del campingaz aperto a tutta forza, studiate il percorso del pomeriggio, e se pure non ti

levi gli scarponi per controllare i calcagni, li senti che pulsano. Quand' il momento, apri la busta di farina gialla; il Vietnamita mescola con calma finch i fiocchi non rapprendono. Mangiate dalla stessa gavetta, cavando a turno con i cucchiai la polenta grumosa e salata. Alla fine ti senti rinfrancato. Stendi le gambe e fabbrichi una sigaretta per il tuo amico e una per te. Ho fatto bene a venire dice il Vietnamita mentre fumate. Finch cammino, penso, e i pensieri pi spigolosi si levigano da soli. Per via dell'attrito. una regola fisica. cos anche per me dici. E non so alla fine cosa rester. Il vento teso di prima smorto. Adesso solo una brezza leggera muove l'erba che cresce a fianco del sagrato, e al sole fa troppo caldo per tenere addosso l'antivento da ciclista. Oltre i grappoli di ginestre che fanno ala al tracciato si aprono pascoli e uliveti, ed bello camminare sollevando di nuovo la polvere d'un'antica strada bianca che segue in saliscendi il profilo delle colline. ancora met pomeriggio, quando il paese di Paciano si mostra dietro la cresta d'un'ultima altura, e allora scendete verso una sorta di portale costituito da una coppia di pini marittimi che si fronteggiano dove la lingua bianca della sterrata incrocia la striscia d'asfalto. Sembra un arco di trionfo sorride il Vietnamita inspirando a pieni polmoni, e poi tende avanti a s le lunghe braccia prigionie-

re degli spallacci, apre le mani e le chiude in fretta, tre o quattro volte per riattivare la circolazione. E quello dice da dietro la montatura leggera degli occhiali, il posto dove dovremmo passare la notte, giusto? Oi dici. Preciso. Si tratta solo di arrivare in paese, fare provviste e uscire a cercare un posto per la tenda, ma adesso il piede sinistro fa un male d'inferno, come si fosse gonfiato dentro lo scarpone, e appena guadagnate l'asfalto ti rendi conto di non essere pi in grado di poggiare il tallone. Perdi terreno alle spalle del tuo amico, sbilanciato come Garrincha lungo il bordo della provinciale che snoda fra i giardini delle prime case, e adesso ogni passo costa una fatica che pensi di non poter sopportare a lungo. Ma qui, signorine belle, abbiamo una persona in difficolt dice il Vietnamita quando s'accorge che sei rimasto indietro. Ci dev'essere qualcosa di guasto, in quel piede dici indicandolo come non t'appartenesse. Forse le bolle che ho bucato l'altro giorno hanno fatto infezione sotto i cerotti. Strano dice lui. Di solito la gente restava soddisfatta dei Secundapelle. Sono il marchio leader, nel loro segmento di mercato. Non lo so dici vinto dalla costernazione. So solo che riesco ad appoggiare la punta, ma se sfioro l'asfalto con il tallone, sento una fitta prolungata che sale fino al ginocchio. Siamo gi arrivati il Vietnamita dice. Adesso andiamo pianissimo, d'accordo, e appena piantiamo la tenda, ci pensa il tuo

amico a darti una bella medicina. Se un doppio senso lo ammonisci, in questo momento non fa ridere. Non un doppio senso del menga lui dice. Ho portato una sorpresa per te. Cos cammini con la gamba sinistra ritratta, in modo da poggiare solo la punta del piede. Marchi da vicino l'Invicta del Vietnamita, e ti convinci che se terrai duro fino a stasera, in qualche modo riuscirai a rimediare. In paese, il vento carico di polline sembra gonfiare l'intonaco delle case, e voi entrate in un alimentari Conad per comprare pane, formaggio e una cartata di prosciutto. Nel cuore del borgo ci sono palazzi antichi, dalle pareti porose, che avrebbero un sacco di storie da raccontare, ma la gente ti guarda come un uomo a fine corsa, e non vedi l'ora di trovare un buon posto per la tenda. Cos prendete a seguire il tracciato di mezzacosta della strada del Ceraseto, che conduce attraverso il bosco al paese di Panicale. Procedete nel fitto di abeti e querce, avvicinandovi poco alla volta al ciglio pi alto dell'anfiteatro di colline affacciate sul Trasimeno. Attraverso l'intrico delle foglie, distinguete sotto di voi il mosaico di coltivi della Val di Chiana e l'abitato di Castiglione, fitto di torri e campanili, che si protende a istmo verso le acque del lago. Scorgete a malapena la riva settentrionale, e solo la pi vicina delle tre isole, vista da qui, appare abitata.

Sembra di essere vicino al mare e sembra di essere in montagna il Vietnamita dice, e tu ormai conti i passi, rassegnato a camminare come Garrincha per tutto il tempo che servir. Un'antica torre si staglia contro il sudario di foglie del bosco al crepuscolo, e poco pi avanti la strada esce dalla foresta e sbuca su un pianoro. La cinta d'un convento presidia il lato a monte della strada, ma l'intero edificio appare abbandonato. A valle della strada si apre una grande spianata, solcata in profondit dai cingoli dei mezzi pesanti. Il fitto di ceppi ai margini del pianoro, e le fascine gi pronte, affastellate sull'erba, sembrano testimoniare che il taglio di quest'angolo di bosco risale a pochi giorni fa. Traversate la porzione disboscata, e il terreno umido, come quando le radici hanno smesso da poco di assorbirne il nutrimento. Seguite una traccia che penetra nella macchia, e per un po', mentre procedete paralleli alla riva d'un ruscello che scende attraverso le balze del pendio alberato, pensi che il momento del sollievo non mai stato cos vicino. La riva alta, indorata dalle ultime lame di luce, e non difficile trovare un posto asciutto, invisibile dalla strada e dall'aperto della spianata. Le teste a spillo dei picchetti affondano facilmente nel terreno, e per un po' restate seduti sotto il riparo modesto della veranda rivolta verso il ruscello, a misurare quanto ci mette il disco rosso

del sole a scivolare dietro la sommit degli alberi che crescono sulla sponda opposta. Questa la vita che vorrei dice il Vietnamita mentre indossa il giacchetto in pile. Camminare levigando i pensieri pi spigolosi, quando viene sera occuparmi di trovare un buon posto per la tenda, e non perdere tempo dietro le poltrone da dentista. Ride, trascina lo zaino all'interno e da l sotto lo senti ridere ancora. Comincia a fare fresco dice, e dopo un po' che fiuti l'aria del tramonto carica del profumo di campi a maggio, decidi di sfilare gli scarponi per vedere cosa sta succedendo di preciso ai tuoi piedi. Sfili con cura i lacci dai passanti, allarghi le linguette a fisarmonica e, mentre la fitta si prolunga, un poco alla volta fai scivolare fuori il piede sinistro. Il cotone del calzino Tekso macchiato di scuro intorno all'alluce e sul rinforzo del calcagno, e i cerotti Secundapelle sono attaccati anche al cotone. Ci metti un paio di minuti, a srotolare via il dannato calzino, e il Vietnamita, da dentro la tenda, ride e dice che non sa pi dove ha messo i pantaloni della tuta. Si vedono piaghe all'attaccatura delle dita, e anche l'unghia dell'alluce sporca di sangue. Pensi che dovrebbe bastare l'acqua ossigenata, ma sul tallone, sotto il cerotto dai bordi scollati, si sviluppata una nuova vescica dalla superficie tesa e biancastra, grande quanto una noce. Non hai mai visto una bolla cos grande sui piedi di nessuno e ci vuole un po' per accettare che quello

schifo fa parte del tuo corpo. Ho capito perch camminavo cos gemi verso la tenda. Sono messo male, amico. Non perdere mai la fede lo senti ghignare, e quando sbuca dall'igloo ha un sorriso strano, e i pantaloni della tuta sono in cotone pesante, color grigio melange, lo stemma d'una squadra di basket universitario stampato vicino a una delle tasche. Si solleva in piedi a un passo dalla veranda, con questi calzoni che hanno tutta l'aria di tenere caldo e la zip della giacca in pile chiusa fino alla gola. Il sole andato gi dice. Per c' ancora luce e in mano stringe un mazzetto di foglie a punta di lancia dal margine seghettato. Somigliano alle foglie di menta, ma sono troppo grandi, e come venate di ruggine. Cos' quella roba? Il Vietnamita ti guarda, nota il piede e per un po' lo vedi inspirare a denti stretti. Stralunami dice. Dove vuoi andare, con quella specie di Alien attaccato al piede? Prima di bucarlo dovrei levare il Secundapelle, ma sulle istruzioni dice che il cerotto non va staccato in nessun caso. Se non lo levi, come speri di riuscirci, a infilzare l'Alien del menga? Dice cos, arrotola a sigaretta una delle foglie, la piega a met e poi ancora a met, e quando l'ha ridotta a una pallottola compatta la infila in bocca. Alla fine cosa sarebbero? Sembrano foglie di menta molto

grandi, ma non fanno odore di menta. Non menta dice lui. Sono la mia sorpresa. Pensi che il Vietnamita vuole fare il misterioso, e pensi che i cerotti Secundapelle resistono alla doccia. Dovrebbero rilasciare un imprecisato principio attivo e, nel giro di pochi giorni, fondersi con il corpo, ma tu con calma prendi a lavorarne i margini. La bolla tesa sotto il velo del cerotto circondata da un alone livido, e mentre strappi la porzione centrale, una fitta pi cattiva delle altre si propaga per le terminazioni nervose fino alle spalle e i denti. Speri che almeno la bolla si sia rotta, invece quell'appendice grottesca ancora gonfia e biancastra, tutt'uno col tuo piede di sempre. Una cosa del genere non si mai vista, sui libri di medicina biascica il Vietnamita. Sta ruminando la foglia fra i denti e la guancia, e sembra un uomo in preda a un ascesso. Forse dovremmo scattare un paio di foto insiste, per inviarle a "Lancet", o qualche altra rivista del menga. Sono contento che tu sia qui dici. Non mi ricordavo, di quanto sei bravo a tirare su la gente. Se vuoi dice, il temperalapis gi fuori dallo zaino. Lo arroventiamo sulla fiamma del fornello, ti scoli un po' d'alcol, e in un attimo sar finita. Non c' bisogno di una scimitarra da tre palmi dici. Di solito, basta un ago.

Perch tu ridacchia, speri ancora di salvare il piede. Ma la cancrena, amico, una brutta bestia. Guardi l'alone livido della vescica, pensi che presto sar finita e ti sporgi in ginocchio verso lo zaino. Mentre rovisti nel ventre del Salewa, il tuo amico si piega verso l'igloo, e in un attimo lo vedi sorridere mentre ti mostra per l'ennesima volta il cimelio di famiglia. Il fodero in cuoio trattato, con cinghietto di sicurezza e passante per la cintura, un optional recente ma l'impugnatura, rivestita da piccoli cerchi in metallo scuro, sarebbe ancora quella originale commissionata da Jean-Lue Lagrange al migliore artigiano di Saigon. Mio nonno ci scuoiava le tigri, gi in Vietnam, e poich sono l'unico nipote maschio, anche se figlio di un itahen, il temperalapis oggi appartiene al sottoscritto dice il Vietnamita soppesando il coltello. Una volta con questo ci ha ucciso una tigre, e tu pensi che il tuo, di nonno, stato convinto fino all'ultimo di possedere un frammento della vera Croce. L'aveva comprato a vent'anni, a Genova, ma al Vietnamita non lo racconti. Fa sempre paura, quell'affare dici sfilando la busta per il rammendo e il flacone d'acqua ossigenata. Lo faccio lucidare e affilare tutti gli anni. Alla fine, l'unico ricordo che ho di mio nonno. A parte l'espressione imperturbabile con cui, a tavola, si sporgeva a colpirti con i suoi scappellotti. Per Natale passavamo una settimana da lui, in Costa Azzurra, e ogni tanto quest'uomo di settantacinque anni lasciava andare uno scappellotto devastante a me o uno dei fratelli. Nostra madre non

voleva, ma lui diceva che dovevamo essere sempre pronti, e fidarci solo di noi stessi. Doveva essere una persona incredibile dici. Ma le foglie le mandi gi, alla fine? Macch dice lui. Si masticano per fare uscire il succo, e dopo un po' le sputi. Che roba sarebbe dici. Medicina alternativa? Medicina tradizionale sorride lui. Le ho conosciute quando vagavo per il Madagascar in compagnia dei miei libri di Chatwin, lontanissimo dalle farmacie. Da questa parte del mare conosco un tizio solo che riesce a procurarsele. Sono quello che ci vuole, a questo punto della giornata, per cacciare via la fatica e i cattivi pensieri della sera. Comunque, con quel cavolo di pallottola sotto la guancia, sembra che hai un ascesso. Il succo mette euforia dice il Vietnamita senza smettere di ruminare. Voglia di ridere e stare un attimo sereni. Per dice guardando di sbieco i tuoi preparativi con l'ago, il meglio arriva dopo, quando l'euforia scende e tutto il corpo si rilassa. Sento la schiena che si scioglie, i nervi cervicali che si sciolgono e tutto torna come dovrebbe sempre essere. un po' come fumare l'erba. un po' come tornare a casa. la tua sorpresa, e dovresti provare, appena hai sistemato quel piede marcio. Anzi dice piegando per te una foglia in quattro parti visto che sei in fin di vita,

prova subito. Non che sono foglie di menta andate a male, e ti stai divertendo a prendermi per il culo? Si chiama khat. Cerca su un buon libro di botanica, se non mi credi. E per mostrarti che non scherza aggiunge anche il nome latino. una pianticella benedetta riflette ad alta voce, mentre contempla con occhi liquidi il piccolo boccone verde e ruggine che t'aspetta sul palmo aperto. Gi Chatwin mi teneva una gran compagnia, ma quando ho conosciuto questa pianticella che ho perso i paraocchi. Prendi la foglia che il Vietnamita ti porge. Fra le dita tenera e fresca. Per un po' ne esamini il margine seghettato, la superficie ancora brillante, poi lasci perdere la cautela e la porti alla bocca. Di fianco t'istruisce il tuo amico. Fra i denti e la guancia. In Madagascar una cosa normalissima. A Diego Suarez, nel nord dell'isola, ci sono i banchetti al bordo della strada, stracarichi di fronde fresche, e l'andirivieni di clienti ininterrotto, come da noi in una tabaccheria del centro. Dopo un po' che mastichi, la foglia comincia a secernere un succo aspro, che immagini biancastro e come elettrificato in superficie. Seduti di fianco al venditore riprende il tuo amico scivolando a sedere di fianco a te, vedi i vecchi aficionados, i masticatori cronici senza lavoro. Sono stralunatissimi, tengono in mano i ramoscelli di khat ancora freschi, li agitano come ventagli e, di tanto in tanto, li accostano alla bocca per strappare un'altra foglia.

Scaldi l'ago e all'inizio non ti riesce di bucare la superficie tesa della bolla. Sbagli l'angolazione, in qualche modo, e la punta dell'ago scivola senza raggiungere il cuore di Alien. I loro denti, i pochi che restano, sono rossi come le zanne di una belva feroce, ma sono gente inoffensiva, e tutto quello che fanno osservare l'andirivieni dei clienti e ridere a occhi sbarrati. Ma la maggior parte mica si riduce cos. un po' come il vino per noi. Il khat fa parte della loro cultura e, da quando ho avuto il piacere di masticarlo la prima volta, anche della mia. Punti al cuore, ritrai l'ago e il siero zampilla fuori per conto suo. E cos dici, ti sei fatto spedire a casa le foglioline benedette da qualche amico di laggi. Pi o meno dice il Vietnamita. Per essere precisi, se l' fatte spedire Gabrio Spichisi. Mai sentito. Chi sarebbe, Gabrio Spichisi? senti la tua voce che domanda incolore. Una specie di pusher? Premi con le dita i margini della bolla, la svuoti del siero fino alla fine. Non un pusher dice. un compatriota che ho conosciuto in Madagascar, mentre celebravo la mia liberazione dall'Arida. Con un nome del genere dici, ti viene subito in mente un pusher. un bel tipo, invece, estroverso e ottimista. Praticamente, ha viaggiato in tutta l'Africa. All'inizio ha aperto un ristorante italia-

no nella capitale del Gabon, poi ha rilevato un villaggio turistico in Senegal, ma nessuna delle sue attivit ha avuto fortuna. Ci vuole tempo, per mettere in pratica tutti questi disastri. Ormai avr i capelli bianchi. A occhio e croce pu avere una quarantina d'anni. estroverso, te l'ho detto, e anche ai disastri va incontro sorridendo, senza rallentare. Quando l'ho conosciuto io, sulla terrazza di un bar per bianchi a Tana, sfoggiava un indimenticabile paio di pantaloni a scacchi, e appena ha saputo da dove arrivavo, ha insistito per offrirmi da bere e farsi raccontare cosa succedeva in Italia. Mentre parla, il Vietnamita va avanti a masticare, e anche tu, mentre il siero cola sull'erba e la vescica si sgonfia, rumini piano la tua foglia appallottolata. A quel punto, Spichisi viveva in Madagascar gi da parecchi mesi, ed era titolare di una piccola impresa che installava impianti di condizionamento in giro per l'isola. Aveva una dozzina di dipendenti, fra magazzinieri e impiegati che lavoravano con lui in un ufficio vicino al Parlamento, e dopo un po' che bevevamo mi ha confidato di essere un amico personale del ministro per il turismo. Non somigliava veramente a un nababbo, ma neppure a un uomo cui la fortuna potesse girare le spalle senza preavviso. Poi, poche settimane dopo la mia partenza, l'opposizione scesa in piazza, i governativi hanno fatto saltare i ponti per la capitale, e l'isola sprofondata nel caos. Quasi tutti gli imprenditori europei sono rientrati, ma Spichisi no. Lui troppo ottimista.

Pensava che le cose si sarebbero sistemate in fretta, e che molti impianti di condizionamento, nei mesi a venire, avrebbero dovuto essere sostituiti. Poteva essere un bagno di sangue considera la tua voce, e lui aspettava d'installare i suoi fottuti impianti. Non c' stato nessun bagno di sangue, alla fine, ma finch l'isola era nel caos, Spichisi non ha installato un bel niente. Ha resistito laggi venti mesi barricato in casa, visto che i dipendenti avevano spogliato di ogni cosa l'ufficio e il magazzino, prima di tornare ai villaggi. A certi colonialisti luridi dici allegro, le sommosse popolari stanno bene come un vestito nuovo. Alla fine cambiato il governo, e il nuovo ministro del turismo non si neppure degnato di riceverlo. Spichisi ha fatto una specie di scena madre in anticamera, e la sera stessa un paio di agenti in borghese sono andati a trovarlo a casa. Cordiali, ma senza l'aria di lasciarsi corrompere, hanno spiegato che quando il cielo si fa minaccioso, partire di fretta non mai scortesia. Cos pi o meno sommerso dai debiti riparato in Italia. Mi sa che di fare l'imprenditore lontano da casa galleggia la tua voce elettrificata e bianca, deve averne piene le scatole, ormai. Conoscendolo non ci giurerei dice il Vietnamita. Ma tu come lo sai domandi all'improvviso, quel che gli capitato quando l'isola era nel caos?

La voce ti esce fuori controllo, piena di picchi, e ti dispiace se il Viet penser che non gli credi. stato lui stesso a raccontarmi ogni cosa spiega. L'ho incontrato un paio di mesi fa ai Giardini Margherita, e all'inizio non credevo potesse essere lui. Correva sotto il sole, tutto storto, in canottiera e calzoncini con gli spacchi a coda di rondine, e intorno alla testa portava una fascia a treccia in spugna. "Stralunami", mi sono detto. "Cosa ci fa Gabrio Spichisi da questa parte del mare?" Cos l'ho fermato, e lui, dopo quasi due anni, mi ha riconosciuto subito. Tutto accaldato, mi ha voluto abbracciare. Faceva le feste, mentre mi guidava verso una panchina. stato allora che ha raccontato dei venti mesi di caos, e di come gli agenti in borghese l'hanno convinto a lasciare l'isola. Pensavo che aveva del fegato e, seduti su quella panchina del menga, Spichisi ha spiegato che potevo considerarlo un uomo d'affari in anno sabbatico. Per, ha voluto precisare, un uomo d'affari resta sempre un uomo d'affari. Se lo vedevo in citt, era perch stava studiando con calma una nuova strategia. "Ci vuole un guizzo" diceva, "e sbarco da capo sui mercati emergenti dell'ex Africa Francese". Elettrificato e bianco come ti senti, provi a pensare che nome dare a una sensazione che non ti appartiene. Guardi il tuo amico che accartoccia una seconda foglia dalle venature di ruggine, e pensi a come dev'essere, di preciso, conoscersi fra compatrioti sulla terrazza d'un bar per bianchi, nella capitale d'un'isola remota, e finire per incontrarsi al parco come due poveri reduci.

E cos riprende il Vietnamita, nel bel mezzo dei nostri discorsi sull'isola, Spichisi ha sorriso e, guardandomi negli occhi, ha sussurrato che qualche oncia di khat, e le buone bottiglie di rum agricolo, in qualche modo riesce ancora a farsele spedire. Il piede non lo sento pi dici, e anche le gambe mi sembrano leggere. In ogni caso aggiungi dopo un po', ho paura che questo tizio sia uno sbruffone. Non una persona modesta, ma con me stato gentilissimo. Appena l'ho sentito nominare il khat mi ricordo dei venditori a Diego Suarez e di come stavo bene, sotto il ventilatore della mia stanza, a leggere Le vie dei canti mentre il sole tramontava oltre la baia. Dopo anni con l'Arida, stavo bene anche da solo, e il khat mi ha rallegrato fino alla scaletta dell'aereo che mi ha riportato in Italia. Ho capito dici. Praticamente Spichisi ti ha adescato con l'effetto-nostalgia. "Non siamo in molti a conoscere la benedizione delle foglioline di khat" mi provocava. "Peggio per gli altri" rideva con questi occhi da matto e la fascia a treccia che gli traversava la fronte come una ferita mortale. Solo dopo un po' ha proposto di fare un salto da lui per ruminare un po' di foglie e fare un brindisi in nome dei vecchi tempi. Avevo un po' paura che, una volta dentro casa, si rivelasse uno di quei maniaci che pagano per farti una sega, ma pur di non perdere l'occasione e assaggiare di nuovo il succo aspro

delle foglie di khat, mi sono offerto di accompagnarlo in macchina. A poche braccia dai picchetti gemelli che mantengono tese le ali della veranda spicca il balzo una cavalletta, o qualcosa che somiglia a una cavalletta. La vedi librarsi in avanti, le zampe posteriori distese come molle liberate all'improvviso da un'enorme pressione. Ricade a cinque passi di distanza, s'inabissa con un piccolo fruscio sotto la linea dell'erba, ma il suo atterraggio deve avere avuto la precisione delle cose esatte, perch risbuca quasi subito, proiettata verso la prossima tappa del suo viaggio. Questo eroe di nuovo modello vive in un appartamento spazioso, all'ultimo piano di un edificio ristrutturato di recente, appena fuori dal ponte di Stalingrado. Non mi dispiace, come zona. Da l con una bici, anche scassata, in cinque minuti arrivi all'universit e arrivi dappertutto. Pensi che poco fa avevi fame, e adesso, all'idea di aprire il cartoccio del prosciutto, ti prende la nausea. Siamo saliti in ascensore il Vietnamita dice, e appena dentro, nella penombra d'un salotto, c'era odore di sigarette spente, e seguendo Spichisi mi sono ritrovato lungo un corridoio ampio. Alla parete di destra era incorporato un armadio a muro, e le ante dell'armadio erano coperte da blocchi di citazioni dipinte a tempera. C'era una frase di Bukowski, e una specie di versione blasfema del Padre Nostro. Spichisi ha sfilato la fascia a treccia dalla fronte, ha asciugato

le mani sui calzoncini dagli spacchi a coda di rondine. "Acqua in bocca con le forze del disordine" ha sussurrato, poi ha aperto l'armadio, e dentro, stipate sugli scaffali, c'erano tre borse da tennista. Ne ha presa una per i manici, l'ha deposta sul pavimento, ha aperto la cerniera e dentro erano stivate a decine le pagine di "Midi du Madagascar" avvolte a caramella intorno alle foglioline benedette. Un uomo d'affari dici, sempre un uomo d'affari. Anche in anno sabbatico, s. Comunque alla fine stato splendido. Mi ha regalato un foglio intero, pi di cento foglie fresche. E, nel caso avessi la curiosit, in cambio non ha voluto farmi nessuna sega. Il succo aspro del khat comincia a darti alla testa, e per irrorare d'acqua ossigenata il calcagno serve stringere il flacone a due mani. Ormai non si vede un cavolo il Vietnamita dice. Vieni dentro la tenda. Brucia come la merda affermi mentre l'acqua ossigenata fermenta intorno al foro d'ago. Forse i tessuti sono ancora vivi. una roba schifosa dice lui guardando via. Domani, al primo paese, ti porto a fare visita alla guardia medica. Domani sar in gran forma. Ho espulso il marcio, ormai. Piuttosto, passami un'altra di queste foglioline. La senti, tutta la gioia che c' dentro? Dopo una giornata di cammino, come essere i principi delle colline.

Non che adesso salta fuori la Forestale? domandi mentre cerchi nel Salewa un paio di calzini puliti. All'improvviso credo di sapere che ci hanno seguito, circondano la tenda nella notte e ci arrestano. Su il Vietnamita dice. Vieni dentro la tenda. Prenderai freddo, in calzoncini. Perch, voglio dire, queste foglie non sono legali, vero? Hai un piede in cancrena, quasi buio e ti preoccupi della Forestale? Il mio piede pu essere brutto da vedere, ma il peggio passato. E al posto d'un Secundapelle, pi tardi metter un cerotto normale. Comunque non lo so, se possono arrestarci. Non lo sai. Nelle tabelle delle sostanze stupefacenti, il khat del Madagascar non l'ho mai notato. Allora tutto a posto ti rilassi mentre sistemi il cerotto. Se non proibito, legale per forza. A quanto racconta Spichisi, le foglie arrivano in Europa nascoste dentro i container di banane. Magari solo contrabbando. Dici? Un conto il contrabbando dici sforzandoti di guardare il Vietnamita senza ridere, un conto farsi arrestare dalla Forestale. Mangiate al buio, di malavoglia, seduti senza scarpe sotto la

veranda della tenda, e appena vi chiudete dentro l'igloo, le balze alberate prendono ad animarsi di stridori, squittii e grugniti sommessi. Alla luce di una candela posizionata sul piatto d'alluminio della gavetta, sdraiati sui bozzoli dischiusi dei sacchi a pelo, mettete di nuovo mano alle foglie, e la traiettoria del vostro discorrere perde quota solo quando lo stoppino bruciato fino in fondo. Forse sono gi morto e non lo so senti la tua voce che mormora nel cubicolo buio della tenda, ma il Vietnamita ride da solo inseguendo il filo dei suoi pensieri. Queste foglie del menga dichiara con voce sorda, lo hai visto, mettono in chiaro un sacco di questioni. Non siamo morti riprende la tua voce, come in apnea, per siamo lontani da tutto. Potremmo restare qui, masticare una dopo l'altra tutte le foglie, morire davvero e la gente del posto se ne accorgerebbe fra molte settimane. Ascolta il mio piano dice il Vietnamita. Accende la torcia elettrica, e lo vedi puntellarsi sul gomito come un ubriaco dell'antichit a bordo d'un triclinio. un piano gi sperimentato da altri sorride, e i suoi occhi sono gli occhi pi rossi che tu abbia mai visto. Sentiamo dici. Ma ho l'impressione che ascolteremo una stronzata. Adesso scendiamo in paese t'ignora, scegliamo le allodole

che ci piacciono e le portiamo quass prima dell'alba. Alla vecchia maniera, senza chiedere il permesso ai padri. Lo sai come sono fatte, no? Se siamo buoni con loro finiranno per volerci bene, e non saremo pi lontani da niente. un piano interessante dici. Ma ho paura che Dina finir per trovarmi, e non sar per niente contenta. Hai fatto la cosa giusta dice lui, e attraverso il cono di luce della torcia ti colpisce a una spalla. Non pianissimo. Adesso hai un bambino dice. Stralunami, se al tuo posto non avrei un bambino. Per avevo sbagliato fidanzata, e adesso penso che il mondo pullula di allodole che hanno un disperato bisogno di aiuto. Se fai silenzio un attimo, sentirai nel vento il loro grido. Fai silenzio, e senti solo grugniti in distanza, minuscoli rami che si spezzano e il canto sommesso del ruscello che scende nel buio. Lo senti, cosa dicono le allodole? ghigna il Vietnamita nel buio della tenda. Dicono che un uomo non dovrebbe diventare egoista solo perch sposato.

GIORNO DIECI. Da Panicale a Sant'Arcangelo sul Trasimeno.

Siete andati avanti fino a notte inoltrata, imbozzolati nei sacchi a

pelo, a masticare foglie di khat, chiacchierare elettrici e ridere di naso. Prima dell'alba, hai sognato a lungo di essere arrivato nella casa che la famiglia di tua moglie possiede ai piedi del Conero, la stessa in cui, un'estate dopo l'altra, quand'eravate fidanzati andavi a raggiungerla a cavallo della Vespa Px. L'hai fatto per quattro estati consecutive, traversando lungo strade secondarie la Romagna e i valichi del Montefeltro. Ormai era una tradizione, passare il primo giorno di vacanza a cavalcare la vecchia Px color argento. La tenevi al mare fino alla fine d'agosto, e quand'era tempo di tornare in citt, da bravo ti riconduceva verso l'interno. Quest'anno ci sar anche Malcolm, e per portarlo in giro non serve nessuna Vespa, solo la Polo con il seggiolino aeronautico assicurato ai sedili posteriori. Hai sognato a lungo il bambino, e nel sogno pregavi ad alta voce che il cielo gli sorridesse per sempre. Ti sei svegliato arso dalla sete, e anche ora che il sole basso, e gli ultimi passi della giornata vi guidano spalla a spalla lungo il pontile proteso sulle acque ferme del Trasimeno, nei vostri crani farciti di foglie ristagna il residuo incombusto della gioia. Questa mattina il paese di Panicale sembrava deserto, poi siete sbucati sulla piazza e avete trovato tutti laggi, sprofondati in un'atmosfera pigra di agape. Al centro della piazza c'era una fontana, e due vecchi lettori de

"l'Unit", seduti sui gradini del basamento, rampognavano una coppia di turisti americani per via delle scelte dementi di Bush. La gente in America tentava di giustificarsi il marito, sono tutti meglio di George Bush. Si sforzava di parlare in italiano, e lo capivi ch'era costernato, all'idea che il suo Paese avesse una fama tanto cattiva in quest'angolo di Umbria. Con tutto lo spazio che avete insisteva uno dei vecchi, dovreste costruire un recinto gigantesco, nel mezzo del Texas, e vedere se ne trova anche l dentro, di terroristi. Avete superato la fontana, siete entrati al bar, e con tutta l'arsura che v'accompagnava dalla sera prima, avete ordinato yogurt da bere e domandato che vi riempissero le borracce. Quasi subito s' liberato un tavolino, e voi vi siete seduti a bere il vostro yogurt. Quando cammini tutto il giorno ha detto il Vietnamita mentre allungava le gambe, serve partire con il piede giusto, e seduto al tavolino accanto al vostro c'era un uomo in divisa da volontario della Croce Rossa. Il volontario beveva cappuccino in compagnia di una collega che reggeva fra le braccia un mazzo di fiori. Lo ricordi basso di statura, eppure appariva solido, e in testa aveva una chioma fittissima e ricciuta, orfana delle basette. stato il volontario ad attaccare discorso. Guardava gli zaini e, quando ha imparato dove andavate, ha insistito per pagarvi la colazione e spiegare una scorciatoia. Non per la Chiesa dove c' il San Sebastiano del Perugino si raccomandato prima di lasciar-

vi partire, ma gi per la discesa dello Scortico, dove c' proprio da scapicollarsi, e da l prendete per la Torraccia. Sei una persona caritatevole ha detto il Vietnamita offrendogli la destra . Sul serio ha detto alla donna. fortunata, perch non sono rimaste tante. pi facile andarci che spiegarlo ha detto con modestia il volontario, e in ogni caso, basta tenere d'occhio i cartelli del sentiero numero 6. Cos, in pace col mondo e la popolazione di Panicale, avete imboccato la discesa dello Scortico. Scendeva a capofitto fino a un trivio, e l avete preso l'unica strada non asfaltata. Seguendo i cartelli a freccia del sentiero numero 6 avete continuato a salire fra macchie sempre pi fitte di ginestre e papaveri, e poi al riparo del tunnel vegetale d'una selva di querce giovani. Il sentiero guadagnava il crinale dell'anfiteatro di colline affacciato sul Trasimeno, e sulla sinistra il pendio digradava senza ostacoli fino allo specchio del lago. Dobbiamo seguire la cresta fino alla fine ha detto il Vietnamita, dove il crinale torna a scendere verso la riva. Non sembra durissima hai risposto valutando la catena di cime basse e arrotondate che si stendeva avanti a voi. Capaci che, per una volta, arriviamo prima delle sette di sera. Solo la vetta del Monte Solare spiccava fra le alture, e sul versante opposto, ai piedi del monte, doveva esserci gi il paese con

l'imbarcadero del traghetto e il vostro campeggio. Riuscivi di nuovo a camminare come una persona normale e, respirando in silenzio l'aria profumata della macchia, potevi pensare che era una splendida mattinata. Di tanto in tanto, distinguevate sprofondato fra gli ombrelli dei pini il costruito candido d'una villa discosta dal sentiero. Parlavate di come impossibile fare un discorso razionale insieme a una donna. Pontificavate in calzoncini e maglietta, cucivate le braghe al mondo come a vent'anni, seguendo a vista il profilo scuro d'un minuscolo borgo fortificato. Sembrava l'unico insediamento a cavallo del crinale, e camminare era lieve, finch sotto di voi baluginava lo specchio ovale del lago. Il tracciato in terra battuta si allontanava dal crinale e per forse mezz'ora avete perso di vista i segnavia del sentiero. D'altronde, continuavate ad avvicinarvi al profilo scuro del borgo fortificato, e pensavate di far bene. Vi siete insospettiti solo quando il sentiero ha cominciato a scendere ripido per un vallone. Poich non c'era nessun bivio, l'avete seguito fino a una provinciale che tagliava la pianura, e in mezzo a quella pianura si vedevano campi di grano e barbabietola, ma non c'era nessun lago. Cos vi siete fermati all'ombra, avete spiegato la Kompass numero 662, interrogandone il disegno per scoprire a quale pena, di preciso, vi aveva condannato la vostra distrazione. Stralunami! aveva gridato il Vietnamita quando vi era riuscito di localizzare la vostra posizione. Siamo ai piedi del versante sbagliato, e praticamente abbiamo sbagliato strada da un pezzo.

Poteva essere met mattina, e voi siete risaliti fino al crinale, sgomenti a ogni passo mentre scontavate la condanna. Anche lass, avete ripercorso i vostri passi per un buon tratto, ma i segnavia non si vedevano. Non capisco hai detto. come se li avessero cancellati nel frattempo. l'unico sentiero che c' si disperava il Vietnamita. All'imboccatura era pur segnato, e io di bivi non ne ho visti. Non ce n'erano rifletti. C'erano solo le sterrate che conducevano alle ville, ma se pure il sentiero entrava nel cortile d'una villa, ci sarebbe stato un cartello o qualcosa. Forse entrava nel cortile d'una villa, e noi siamo due baggiani. Cos per dici, stiamo tornando in paese. Gi ha detto il Vietnamita. E forse faremmo bene a tagliare per il bosco, anzich girare in tondo lungo questo sentiero del menga. Si fermato nel mezzo della pista in terra battuta, e per un po' l'hai visto scrutare il profilo scuro del borgo fortificato. Quell'uomo caritatevole ha detto di andare verso la Torraccia, giusto? Avete imboccato una traccia che puntava la sella fra due colline, seguendo le impronte dei cinghiali fino a un rivo che doveva servire da abbeveratoio. Sotto il fitto d'alberi non si vedeva pi il cielo, e l'unica cosa da fare era seguire la traccia fino alla fine e sperare sbucasse in vista del lago. In linea d'aria ci stiamo avvicinando t'assicurava ogni cento

passi il Vietnamita, ma la sua voce usciva come un sussurro nella penombra. Siete risaliti oltre il rivo, dove la macchia era pi fitta, e tu, piegato sotto il Salewa, seguivi il tuo amico sussurrante. In cima alla salita, la traccia usciva all'aperto per perdersi fra le zolle riarse alla base d'una collina sul cui fianco gemevano nel vento centinaia d'ulivi. Il lago non si vedeva, ma perlomeno si scorgeva di nuovo il crinale, e il profilo scuro del borgo fortificato non poteva distare pi di un'ora. Avete attaccato in linea retta l'erta dell'uliveto e dopo un po', come ti capita quando il fiato si fa corto e non si vede la fine della salita, ti sei fermato e hai scelto un sasso che affiorava dalla terra riarsa. una tecnica per scuoterti che hai collaudato da ragazzo, e ti sei stupito che ti fosse tornata in mente solo a quel punto. Hai raccolto il sasso, e senza neppure strofinare via la terra l'hai fatto scivolare nella tasca dei calzoncini in cordura. E un piccolo pegno da conservare fino al termine della tappa hai detto al Viet. Quando arriveremo al lago, me ne liberer, e allora prover piet e comprensione per il me stesso di adesso. una specie di paradosso spazio-temporale ha detto lui passando le dita fra le setole lucide. Ieri sera eravamo comodi. Questa sera saremo comodi un'altra volta, ma negli intervalli fra una sera e l'altra puoi anche scoraggiarti. A pensarci adesso che avanzate lungo il tavolato d'assi dell'imbarcadero, e il sasso pesa come un ricordo inopportuno nella tasca dei calzoncini in cordura, difficile individuare il momento

esatto in cui la fatica ha preso il sopravvento. Di sicuro, mentre aprivi la strada fra gli ulivi, piegato dal Salewa sotto il cielo senza nubi del mezzogiorno, credevi che un primo limite fosse gi stato superato. Pensavi di essere in riserva ormai, e a un certo punto sono apparsi in cima al colle i comignoli, poi il tetto e le pareti intonacate di bigio d'un casale solitario. Salivate fra le zolle, e quando siete arrivati abbastanza vicini al casale da scorgerlo per intero, vi siete accorti delle donne sedute in cortile. Erano due donne bionde in caffettano da spiaggia, e sedendo a gambe accavallate su un paio di poltrone in bamb sembravano guardare nella vostra direzione. Donne ha considerato il Vietnamita. Donne sole in mezzo alla campagna. Prendono il sole, e il posto non sembra male. Chiss quanto si annoiano, mi dico. Hai levato un braccio, una delle donne ha risposto al saluto, e voi avete ripreso a salire lungo il filare d'ulivi. Con quelle tuniche del menga, si vedono le cosce fino alle mutande ha detto il Viet. Sempre che ci siano, le mutande. Quando mancavano cinquanta passi, il vento vi ha portato il riverbero delle loro voci che parlavano fitto una lingua del Nord, e poi le avete sentite ridere. Cos per da spudorate ha sussurrato il Vietnamita asciugandosi la fronte con l'avambraccio. Cos vogliono proprio fartelo capire, che c' da far bene.

Manteniamo la calma hai detto al tuo amico. Comportiamoci da gentiluomini e, soprattutto, non facciamoci illusioni, che poi ci si resta male. Non volevi farti illusioni, per c'era il casale dalle pareti intonacate di bigio, c'era il cortile e c'erano queste donne bionde in caffettano da spiaggia, che anzich scappare vi aspettavano sorridendo, sedute spalla contro spalla. Mancavano solo una ventina di passi, le guardavate e loro vi guardavano, dentro un avvicinarsi che custodiva tutte le pirotecniche possibilit del futuro. Avete coperto spalla a spalla gli ultimi metri, le donne sorridevano, e il frinire degli insetti sembrava qualcosa di assordante, finch non era risuonata attraverso il cortile una voce baritonale e carica d'irritazione. Vi siete persi? aveva detto la voce, e i vostri sguardi erano corsi verso la porta aperta del casale. Si perdono tutti, porca l'oca. Anche le donne si erano volte verso la facciata, e l'uomo che parlava era inquadrato dall'orbita di una delle finestre al piano alto. Era un orco dalla barba rossa, non indossava maglia n camicia, e tu hai pensato che, se era gi in vedetta da un po', doveva avervi scorto fra gli ulivi molto prima delle donne. Ridevano del vostro stupore, e voi le avete abbandonate sulle poltrone di bamb senza scambiarci neppure una parola. Sentivi che ti avevano ingannato, e anche per il Vietnamita doveva essere cos. L'orco sceso in cortile indossando soltanto un paio di calzon-

cini lucidi del Bayern Monaco. Il suo ventre teso era coperto da un fitto pelame fulvo, e tu, con la voce da paloma, hai domandato come si faceva a tornare sul sentiero numero 6. La contrada meravigliosa ha detto lui. Peccato solo che qualcuno si diverta ad abbattere i pali della segnaletica. Vi guardava come fosse colpa vostra, e tu, sforzandoti di non fissare lo sguardo sul suo ventre teso, hai detto che forse erano stati i bracconieri. Prima o poi, uno di quei bastardi non torna a casa ha detto l'orco. Cos imparano a buttare gi i cartelli. Era un uomo che metteva soggezione, e a un certo punto ha puntato l'indice in mezzo al petto del Vietnamita. A voi pare giusto ha detto che i cristiani si perdono e finiscono tutti a casa mia? Per un po' vi ha guardato in silenzio, e anche le donne vi guardavano. Adesso andiamo il Vietnamita ha detto. Se ci spiega come si torna sul sentiero, leviamo subito il disturbo. Via ha sbuffato l'orco. Datemi le borracce, almeno. Avete consegnato le borracce alle sue grandi mani coperte di peli rossicci, e scuotendo la testa l'orco entrato in casa. Io sono una persona tranquilla il Vietnamita ha detto, ma se continua a fare il prepotente, forse dovrei mostrargli il temperalapis con cui mio nonno ha ucciso quella tigre. Lascia perdere hai detto. Non prepotente, solo un po' burbero.

Le donne vi sorridevano, adesso che lui non c'era, e il Vietnamita ha detto fra i denti che non capiva cosa ci trovassero, due bionde cos, in un ciccione maleducato. Il profilo del borgo che puntavate da tutta la mattina, adesso svettava arroccato sulla cima del colle pi vicino, e tu non vedevi l'ora di tornare a camminare sul fondo battuto del sentiero. Poi l'orco tornato, vi ha restituito i cilindri delle borracce di nuovo freddi e pesanti. Quella specie di paesino ha domandato con cautela il Vietnamita. Quello a cavallo del crinale, si chiama Torraccia o come si chiama? L'orco ha levato lo sguardo verso le poche case cinte dalla cerchia di mura, e poi vi ha guardato come due poveri sciocchi. La vedete, la strada padronale che sale dietro la casa? ha indicato. Prendete quella, e in un attimo sarete sul sentiero e sarete dove cavolo vi pare. Poi rimasto a fissarvi, le braccia incrociate sul torace, e se pure non diceva niente era chiaro che aspettava solo di vedervi partire. La strada padronale andava a morire su una sterrata solcata dai pneumatici delle jeep, e la sterrata era abbastanza larga da consentirvi di procedere affiancati. Ormai il borgo era cos vicino da distinguere gli scuri delle finestre, e quando vi siete trovati abbastanza in alto da vedere il casale sotto di voi, il cortile vi apparso simile a una terrazza aggettante sul declivio dell'uliveto. Le donne erano ancora sedute sulle

poltrone in bamb, e adesso l'orco era in piedi in mezzo a loro, le mani posate sugli schienali. Scrutavano a valle, e forse l'orco parlava di recintare la propriet. Il Vietnamita ha trovato un segnavia dipinto su un masso, e pi avanti avete scorto un cartello metallico del sentiero numero sei, assicurato con il filo a molla al tronco di un nocciolo. Cos potevate quasi esultare, mentre vi avvicinavate al borgo fortificato. Se pure avevate perso tempo e vi eravate lasciati ingannare dalle donne che vi aspettavano in cima alla collina, ormai sarebbe bastato seguire il sentiero e non abbandonarlo pi fino a sera. Sembra abbandonata, la Torraccia del menga il Vietnamita ha detto, ma a quel punto vi bastava trovare un po' d'ombra per allungarvi sull'erba e mangiare qualcosa. Oltre l'arco dell'unica porta, un cane bianco giocava con un gatto giovane, e il gioco consisteva nell'inseguire il gatto, prenderlo per la collottola e fingere di ucciderlo. Appena lo lasciava andare, il gatto schizzava a nascondersi fra l'erba, e a parte loro, non si vedeva fra le mura creatura vivente. Al centro del borgo c'era una chiesetta in disuso, e di fronte alla chiesetta una quinta di case risistemate con grazia, le facciate in pietra rivestite da graticci carichi di rosa canina. Oltre la chiesa, il selciato conduceva agli spalti; anche laggi crescevano i cespugli di rosa canina, e voi siete andati ad affacciarvi sicuri di scorgere le sponde amiche del Trasimeno.

Invece il lago proprio non si vedeva, e al suo posto spiccava, in mezzo alla pianura coltivata, il gigantesco rocchetto color cemento di quello che sembrava un reattore nucleare, e ai piedi del rocchetto distinguevi la piscina del bacino di raffreddamento. Il Vietnamita aveva sfilato in silenzio la Kompass dalla tasca a rete del tuo zaino e, per quanto vi affannaste sulla carta e nelle triangolazioni a vista, restava il fatto che l'immenso occhio tondo del lago era scomparso. Faceva un caldo del diavolo, in mezzo a tutti quei cespugli di rosa canina. Il cane bianco strapazzava il gatto finch questo, per dargli soddisfazione, non fingeva di essere morto, e in un certo senso avresti voluto accartocciare la Kompass e darle fuoco con l'accendino. Per un po' avete poggiato gli zaini contro gli spalti delle mura e siete rimasti seduti a pensare. Solo dopo, ti venuto in mente che potevi dare un'occhiata alla bussola. La sua lancetta vi ha spiegato con amore che, se sotto di voi non si vedeva il lago, quel posto non poteva in nessun caso essere la Torraccia. Allora avete abbandonato gli zaini contro gli spalti e, scortati dal cane bianco, vi siete messi a esplorare il borgo, con la speranza di trovare un indizio. Affisso sul fianco di una delle case puntellate con le assi, avete trovato un pannello con le indicazioni di legge: sul pannello era scritto il nome della ditta incaricata al restauro ed era scritto il nome della localit.

Non si chiama Torraccia ha detto il Vietnamita in un grido di dolore. Si chiama Mongiovino, puttana va. Mongiovino Vecchio, specificava il cartello, e voi siete tornati agli zaini odiandone fino all'ultimo gli invisibili abitanti. Con mani tremanti, avete spiegato di nuovo la Kompass per capire dove vi eravate cacciati, e quando avete individuato il nome del borgo sulla carta, il Vietnamita ha ricominciato la sua sagra di "Stralunami" e "Puttana va." Abbiamo preso il sentiero dalla parte sbagliata diceva cercando di strapparti la Kompass. Fin da casa del ciccione, almeno. A stare un attimo calmi, invece, la carta ti rivelava un sacco di cose. Ad esempio che la famosa Torraccia, pi che un borgo, era il nome d'un colle, uno degli ultimi prima di Monte Solare, e distava almeno due ore di marcia. Il cane bianco e il gatto che teneva in ostaggio vi hanno scortato fino all'arco della porta, e voi avete imboccato la sterrata verso la casa dell'orco. servito doppiarla e camminare ancora un pezzo, prima che il sentiero guadagnasse l'ombra delle querce. Il sentiero vi ha condotti alla Buca dei Calcinari, una radura da cui dipartivano a stella piste capaci di inoltrarsi nel fitto del bosco. Una tabella in metallo sfiorata da una rosa di pallini proibiva in maniera esplicita la raccolta di funghi, asparagi e altri frutti della terra, e al limitare degli alberi si apriva la grande volta annerita della fornace che dava il nome alla radura. Sembrava di trovarsi davanti a un monumento nascosto nel

bosco di querce, l'estrema memoria di quando i mattoni necessari alla fabbricazione dei casolari dovevano essere cotti sul posto. Cos vi siete fermati a mangiare a pochi passi dalla volta in pietra annerita e, mentre tagliavi il pane, il Vietnamita ha detto che, prima di sera, avreste dovuto disegnare una mappa precisa del vostro itinerario. Magari ha detto, prima o poi salta fuori, un'altra pattuglia di pazzi che si mette d'impegno per traversare il Paese a piedi. Salta fuori, e la fatica da muli di stamattina, tutti gli errori e i giri a vuoto, si trasformer in qualcosa di nutriente. Non ci avevo pensato hai detto. Ma bisogna essere capaci, di disegnare una mappa precisa. Dopo pranzo, il Vietnamita ha sciolto il foulard rosso che portava intorno alla gola, e mentre si massaggiava il collo, saltato fuori con l'idea delle foglie. Se dobbiamo faticare come muli fino alla riva del lago ha detto, tanto vale che stiamo allegri. Tu all'inizio non volevi, avevi paura che il khat non vi avrebbe aiutato a prendere le decisioni giuste ai bivi. Parli come una persona con i paraocchi diceva lui. Basta non uscire mai dal sentiero, e queste foglioline ci porteranno dritti alla riva. Cos ha preparato un paio di foglie a testa, e ruminando avete ripreso il cammino. Dovevano essere le due, pi o meno, e tutto quello che sai che da allora avete seguito i tornanti d'una strada bianca senza smettere di masticare khat, ma l'ordine di quello che avete visto si confonde.

Di certo vi siete lasciati indietro la Stonehenge di cipressi e pini marittimi che incoronava la cima della Torraccia, e di certo la danza dei passi vi ha condotto attraverso la frazione abbandonata di Scarnabecco, un posto lugubre infossato nel punto pi profondo d'una conca senza luce. Siete scesi verso un fiume dall'acqua melmosa e avete risalito la collina fino a un altro villaggio deserto, dove l'unico segno di passate attivit era un capannone dal tetto in lamiera, all'ombra del quale era posteggiato un vecchio camion Bedford color oliva, e i rovi che assediavano il perimetro del capannone ne lambivano il grande radiatore. C'erano segnavia biancorossi del Cai, lungo le pendenze andine della strada di breccia che conduceva alla vetta del Monte Solare. Il succo elettrificato e bianco entrava in circolo, e tu riuscivi a pensare a te stesso come a un punto luminoso in movimento attraverso i paesi fantasma dell'Italia Centrale. Avete sbagliato strada ancora un paio di volte, ma non vi pi dispiaciuto. E poi, in un tratto in cui i segnavia si lasciavano seguire in maniera pedissequa, vi siete trovati nel cortile a ghiaia fina d'un resort di lusso. C'erano Bmw e Jaguar parcheggiate, e una portiera in divisa vi ha spiegato come uscire dalla propriet privata. stato pi avanti che il tuo tallone ha ricominciato a pulsare, ma tutto accadeva sottotraccia, compresso per lasciare spazio alla gioia di

essere vivi. Dovevate aver superato da poco il passo di Porta Materna, quanto il Vietnamita, gli occhi resi lucidi dal khat, ti ha posato una mano sulla spalla e, sorridendo, ha dichiarato che il futuro era disteso davanti a voi. Ho visto la luce insisteva. Stralunami, ho visto l'uovo di Colombo. La mappa solo il primo passo. Dobbiamo fondare una cooperativa, amico. In fretta, prima che ci rubino l'idea, e l'obiettivo della nostra cooperativa sar quello di attrezzare il sentiero dei due mari. Niente meno hai detto. Ci metteremo d'accordo con le istituzioni insisteva da dietro la montatura leggera degli occhiali. Contatteremo le province, prometteremo di valorizzare lealmente il loro territorio, e con i fondi che otterremo sar un gioco da ragazzi attrezzare la prima via pedonale dal Tirreno all'Adriatico. In Australia ce li avevano, in America ce li avevano. Sentieri a lunga percorrenza. In Madagascar non li avevano, ma solo perch tutta l'isola, da Diego Suarez all'estremo Sud, poteva essere considerata un sentiero a lunga percorrenza. Se eravate convincenti a esporre l'idea, sarebbero accorsi a frotte i volontari, per aiutarvi a sviluppare l'iniziativa. Sarebbe bastata un'estate, e poi il sentiero sarebbe rimasto molti anni a disposizione di quanti, per una tappa o per tutto il tempo necessario alla traversata, desideravano perdere se stessi nel cuore verde della Nazione.

Noialtri della cooperativa delirava sputando di tanto in tanto una pallottola di foglie ormai priva di succo potremmo lavorare sul terreno in pianta stabile, come ranger. Per fare le cose sul serio, c' bisogno di una manutenzione continua della segnaletica, e serve gente decisa, capace di scoraggiare i bracconieri del menga. La stampa, sosteneva fra una citazione di Chatwin e un'altra forse di Terzani, si sarebbe occupata senz'altro, di una cooperativa del genere. Pi tardi vi siete ritrovati esausti, e le foglie che masticavate non servivano pi a stare allegri, e anzi vi separavano, sospingendo ognuno lungo la china spoglia dei propri pensieri privati. Adesso il Vietnamita non parlava pi, e alla Chiesa dei Montali eravate cos stanchi da incespicare sui sassi che affioravano sul fondo della sterrata. Davanti al cimitero erano parcheggiate due vecchie Fiat, e un gruppo di uomini giocava a bocce lungo la strada deserta. Vi venuto naturale, procedere oltre il ciglio per non disturbarli, ma loro hanno ringraziato uno per uno e poi, attraverso la sforcatura dell'ultima onda di colli, il Vietnamita t'ha indicato l'abitato di Sant'Arcangelo, simile a un uccello candido posato sull'acqua scura. Siete scesi verso un bassopiano punteggiato di poderi, costeggiando un grande recinto per i cavalli, e tu pensavi ai giocatori di bocce, alla portiera in divisa del resort di lusso e a tutte le persone che vi avevano aiutato a tornare sulla buona strada. Quando la cantonale muore contro un greppo era un brandello di frase che

tornava in superficie, prendete in discesa. Qualcuno l'aveva detta, ma non ricordavi chi fosse stato. Un grosso cane pastore era sdraiato in mezzo alla strada, fra le prime case di Sant'Arcangelo, e alle sue spalle s'indovinava gi il traffico sostenuto della litoranea. Un ragazzino in canottiera che sembrava uscito da un film neorealista sbucato da un cortile, ci ha detto di non aver paura, che il suo cane era mansueto. Allora il Vietnamita, con gli occhi d'un uomo che ha pianto a lungo, ha domandato al ragazzino se per caso sapeva dove fosse il campeggio. Il ragazzino vi ha spiegato una scorciatoia fra le case, e quando siete usciti sulla litoranea avete trovato quasi subito la terrazza d'un bar. Avete bevuto birra e gazosa in piedi al banco, e poich non vi sembrava di esservi riavuti del tutto, una seconda birra seduti sulla terrazza. Mentre fumavate guardavate le macchine passare, e guardavate tutta quell'acqua quieta e lontanissima dal mare. Ce n'era a non finire, oltre la litoranea e il sipario rado di tife e papiro della riva. La brezza ne increspava appena la superficie, e tu potevi pensarla come il liquido ombelico del Paese. La prospettiva del viale bordato di pini che conduce all'ingresso del campeggio prosegue dritta fino all'imbarcadero dei traghetti. Ti sei ricordato del sasso che porti in tasca da questa mattina, e hai pensato che, prima ancora di piantare la tenda, sarebbe bene offrirlo in pegno d'amicizia alle acque del lago. Una draga gialla ancorata presso la riva, una seconda pi

grande alla piattaforma d'attracco in fondo al pontile, e se pure la prossima corsa partir solo domani mattina, vicino all'ingresso del campeggio c' traffico di stranieri in vacanza. Lungo le ringhiere del pontile fioriscono a intervalli regolari coppie di lampioncini che si preparano a illuminarne il fondo di tavole, e il crepuscolo avvolge gi i paesi e le fattorie che punteggiano di luci la sponda opposta. Mi hanno sempre messo malinconia, i laghi dice il Vietnamita mentre vi trascinate lungo il sentiero di tavole dell'imbarcadero. L'acqua non fa mai buon odore, e io praticamente non ci vedo pi dalla fatica, ma questa volta sento che ne valsa la pena. Percorrete il pontile fino alla piattaforma d'attracco, e laggi siete di nuovo soli. E poi tranquillo, qui dice il Vietnamita. Mentre sfili di tasca il sasso raccolto questa mattina fra le zolle riarse, lo vedi che si schiaffeggia un orecchio. Il posticino ideale, se sei una zanzara, per venire a fare le tue cose in pace.

GIORNO UNDICI. Da Sant'Arcangelo sul Trasimeno a Perugia.

Dormite finch la luce del giorno non filtra attraverso la vela co-

lor oro brunito del sovrattelo, e dentro i vostri bozzoli, con la cerniera chiusa fino al torace, fa un caldo d'inferno. Il Vietnamita si gratta la testa, si solleva sui gomiti e scruta le macerie degli zaini, il caos di maglie sporche e posate della gavetta che cingono d'assedio i sacchi a pelo. Che notte del menga dice subito mentre si puntella sui gomiti, e scruta a occhi stretti tutta la devastazione dentro l'igloo della casetta surriscaldata. Ho sognato che camminavamo senza incontrare mai nessuno. Sar per via dei villaggi fantasma di ieri dici. Ieri per qualcuno l'abbiamo incontrato. Invece nel sogno camminavamo da settimane, e tutti i paesi erano disabitati. A un certo punto mi sono svegliato con il cuore a mille. Avevo la tuta fradicia, e non so come nel sonno mi ero girato, con il sacco a pelo e tutto, ed ero finito con la testa dalla parte della veranda. Pensi che ieri sera s' addormentato di fianco a te, con la testa dalla parte dell'abside com' ora, e se davvero si girato nello spazio esiguo della tenda, ci dev'essere stata una fase in cui ti passato sopra con le gambe. Avevo la testa laggi ripete indicando l'estremit del sacco a pelo tesa dai piedi, e pensavo fossi stato tu, a girarmi. Amico dici, ho paura che tu abbia fatto tutto da solo. Dopo servito un quarto d'ora, per cambiarmi al buio e sistemarmi da capo in posizione. Ci abbiamo dato dentro, ieri, con le foglie di Spichisi. Non sono le foglie, il problema. la vicinanza del lago che mi

mette ansia. Sar il lago dici levandoti a sedere. Qua sotto in ogni caso dici spalancando il doppio sorriso a cerniera dell'entrata, comincia a fare tiepido. La prima folata che lambisce l'igloo ti fa rabbrividire, ma la porzione d'erba al largo della veranda indorata dal sole, e lungo il vialetto si vedono un paio d'ospiti del campeggio dirigere in costume e canottiera verso il casotto dei bagni. Il bello del campeggio dici, che almeno, la mattina puoi fare una doccia. un piacere che non puoi capire mormora il Vietnamita sollevandosi a sedere, se non sei abituato ad accamparti nelle radure del menga. Deve stare gobbo, per non premere con la testa contro la sommit dell'igloo, e gobbo tasta nelle macerie ammassate fra il sacco a pelo e la parete inclinata della casetta. Se cerchi le sigarette dici, le ultime sono nel Salewa. Non cerco le sigarette dice il Vietnamita a occhi stretti mentre svuota la tasca di sinistra. Sto cercando i maledetti occhiali. Nella tasca c' il portafoglio del Viet, c' la torcia elettrica e il barattolo esagonale del balsamo di tigre, e il tuo amico apre la zip del sacco a pelo, sguscia fuori e lo solleva per met. Puttana va lo senti gemere. I miei occhiali Armani, e quando lascia ricadere il lembo del sacco a pelo, vedi che in mano stringe la carcassa della montatura leggera. Le lenti ricorda-

no vetrine bersagliate da una sassaiola, e una delle stanghette pende come un'ala spezzata. Ci ho dormito sopra, stralunami l'uccello. Nel casotto c' posto per dodici docce, e le scocche splendenti dei phon a parete, i loro tubi corrugati simili a boccagli da astronauta, spiccano contro le piastrelle opache. Ieri sera, all'ingresso del campeggio, nessuno vi ha chiesto i documenti, e cos, mentre riprendete coscienza sotto l'acqua tiepida, carezzate l'idea di sgattaiolare fuori senza passare dalla cassa. Come risarcimento insiste il Vietnamita sfoggiando in anticip la sicurezza degli abusivi di successo. Costavano duecento euro, i cazzo d'occhiali, e a Perugia mi tocca comprarne un paio nuovo. Vi asciugate ai phon a parete, e la testa del Vietnamita, con i capelli ancora umidi schiacciati all'indietro, per un attimo ti ricorda quella di una grande lontra. Lungo il decumano asfaltato di quella piccola citt di tende sorge uno spaccio. Vendono carte Kompass e Multigraphic, bombole celestine campingaz, cibo e tabacco. Scegliete dagli scaffali un barattolo di carne salata, comprate pane e succo di frutta. La cassiera una signora giovane, con le foto dei figli appese dietro le spalle, e appena nota la maglia del Vietnamita, una t-shirt fiammante con il logo del parco dei Monti Sibillini, domanda se arrivate da l. Pensavo di portarci i ragazzi ha detto mostrando le foto. Ci

sono stata da ragazza, e voglio che anche loro vedano quei posti. Sono posti magnifici ha sorriso il Vietnamita, e tu non sapevi che fosse mai stato laggi. Se conosce i sentieri, forse conosce quello che sale al Pian Grande. Come no il Vietnamita dice. uno dei sentieri pi belli d'Italia. E secondo lei, adatto per dei ragazzi di dieci anni? Non solo adatto, indicato. Si divertiranno, vedr. Appena siete fuori, domandi al Viet in quale fase della sua vita stato sui Monti Sibillini, e lui solleva le sopracciglia. Mai visti dice. Ho solo la maglietta. Me l'ha regalata una ragazza. Non Greta dici. Greta adesso sta con un porco di quarantasei anni, lo sapevi? No, comunque non Greta. Un'altra ragazza. Vorresti domandargli chi , ma poi non dici niente, e pensi che un tempo non eravate cos discreti. Quindi dici, speriamo che il sentiero sia adatto sul serio, ai figli della signora. Ma certo il Vietnamita dice. Non hai visto che moriva, dalla voglia di portarceli? Forse non quello il punto dici, e adesso ti batte in testa la sensazione che sgattaiolare via da un posto del genere sarebbe una sciocchezza, e una cosa che a Malcolm non ti piacerebbe raccontare.

Lo dici al Viet, e lui dice che, nei tuoi panni, sono molte le cose di cui non parlerebbe a suo figlio. D'accordo dici, su alcune faccende servir mantenere il segreto un po' di anni, ma questa una cosa di cui proverei pena e basta. Non insisto dice il Vietnamita. So solo che non vedo l'ora d'essere lontano da questo lago del menga. Basterebbe non perdersi di nuovo dici mentre rientrate verso la piazzola. Se non ci riduciamo anche oggi come due storditi, per questa sera potremmo essere a Perugia. Percorrete a ritroso il viale dell'imbarcadero accompagnato dalla fuga dei pini; per un po' seguite l'asfalto della litoranea, e quando questa si discosta dalla riva scendete lungo una ciclabile in terra battuta. La ciclabile si inoltra fra i canneti e i fazzoletti d'orto ricavati dalla terra limacciosa che le acque del lago un tempo arrivavano a coprire. Adesso avanzate fra banchi di moscerini lungo il ciglio del cratere, ed come un giro senza parole sul camminamento d'un torrione, i cui merli sono poggi verdeggianti e colline capaci di racchiudere il cerchio del lago. Mentre camminate lungo la ciclabile, guardi tutta quell'acqua destinata a evaporare, e pensi che a Perugia potete fare i conti sulla casa di Galerio. Siete cresciuti a poche strade di distanza, e l'anno scorso si trasferito in Umbria per rilevare una libreria specializzata in testi universitari. Si fidanzato con una delle sue prime clienti, e poco dopo andato a vivere nell'appartamento che la sua ragazza divi-

de con due compagne di studio. stabilita dall'inizio, questa sosta d'un giorno a met traversata, ma mentre camminate sul fondo fangoso della ciclabile, puoi sentirti preso in contropiede, all'idea che domani resterete ospiti a casa del vostro amico come signorini in vacanza, senza bisogno di portare lo zaino da nessuna parte. Chi troveremo, di preciso, laggi? domanda il Vietnamita a un certo punto. Da Galerio, intendo. La sua fidanzata e le compagne d'appartamento, credo. Ma potrebbe esserci anche qualche amico di passaggio. Potrebbe esserci chiunque. Lo sai come sono, le case degli studenti. Dal mio punto di vista, meglio se non c' nessun amico di passaggio. E comunque Galerio non uno studente, una specie di punkabbestia travestito da libraio. Ex libraio, ormai. L'ha capito, alla fine, che passare la giornata a vendere testi universitari non faceva per lui. Per forza. Se lo vedi sembra un ragazzo come tanti, ma dentro un punkabbestia. Io mi chiedo che diavolo aveva in mente, quando ha deciso di trasferirsi a Perugia. All'inizio voleva restare in citt, ma in citt la concorrenza era troppa, cos quando ha trovato la bazza a Perugia, partito senza un rimpianto. Lo sai com' fatto. Uno che emigra a Londra senza conoscere le lingue straniere, mica s'impressiona per trasferirsi in Umbria. un punkabbestia, e ogni volta cambia progetto. Non aveva

deciso di restarci, a Londra? Lo sei andato a trovare, quando lavorava allo Stromboli's di Camden Town. Se la passava bene, ma diceva che quella non era una citt adatta ai camerieri. "Con tutti i soldini che girano qui" diceva, "ti diverti di pi a fare il commerciante". Piano piano dici, si sta avvicinando a casa anche lui, e pensi che solo tu, in questi anni, hai sempre lavorato dentro un appartamento. Sono discorsi che mettono malinconia dice il Viet. E comunque, se abbiamo fortuna, le amiche della ragazza di Galerio potrebbero essere entusiaste, di vederci arrivare. Le hai conosciute? Per ora conosco soltanto la fidanzata di Galerio. E com'? carina ed una brava ragazza, ma spero che le sue amiche siano autentiche allodole sportive. Se solo si rendessero conto della forza che riescono a infonderti dici, sarebbero tutte un po' pi sportive. Siamo la crema della nobilt psicoatletica insiste il Vietnamita. Arrivi a piedi dal mar Tirreno. A piedi. Dal Tirreno. Lo senti come suona? Non possono ignorarti. Non penso che ci ignoreranno. Posso dire che arrivo anch'io dalla costa? Spero solo di non fare cazzate dici. Cose di cui dopo mi pento. Sei innamorato di tua moglie, giusto? Se sei gi innamorato,

mica puoi fare cazzate. L'unica cosa di cui pentirsi, a questo punto, sarebbe innamorarsi di un'altra. Vorrei crederti dici. Sul serio. Ma vorrei ancora di pi che Dina capisse come ci si sente dopo dieci giorni lontano dalle donne. Se lo capisse, forse sarebbe pi facile parlare di determinate questioni. Loro non possono capirlo. Va contro la loro natura, amico mio. Ascolta ti dice. Le donne sono i contadini pazienti, e noi i pastori nomadi. E tutto quello che dispongono intorno alle loro casette ordinate, a noi appare come un bene che sarebbe interessante portare via. Non sono sicuro che vada cos. la natura, amico. Cos, per, la natura vista dai rapaci. Ci guida, il nostro rapace sorride il Vietnamita, e poich non pu volare via senza di noi, ci trascina con s. In un certo senso, sono le stesse gag paradossali che a vent'anni facevano del Vietnamita una specie di artista giovane, ma sono passati dieci anni da allora, dieci anni nei quali il tuo amico si addestrato soprattutto a diventare un farmacista. L'hai capita, almeno? domanda dopo un po' che camminate in silenzio fra i canneti e le piante di papiro. Suppongo di s dici, e pensi che ormai s'aggrappa alla verve come al fantasma di ci che sarebbe potuto diventare. La ciclabile risale l'argine della litoranea nei pressi di un bivio,

e voi imboccate l'erta asfaltata che sale verso un paese chiamato Agello. Non c' un filo d'ombra, ma quasi subito trovate verniciato su un masso al margine della strada un segnavia del sentiero numero 6. Arriva fino a Perugia, il dannato considera il Vietnamita, e tu dici che perlomeno va in quella direzione. Seguendo i segnavia, nel giro di poco vi trovate su una aiuola erbosa, circondata da alberi ancora troppo giovani per crescere senza sostegno, e al centro dell'aiuola una stele ricorda che in quel luogo esatto, cinquant'anni fa, tedeschi e fascisti fucilarono venti contadini. Il Vietnamita dice che la nazione disseminata di monumenti del genere, cippi e steli e targhe che portano i nomi di giovani e donne e famiglie intere, e per un po', mentre vi lasciate alle spalle quel posto in cui venti vite sono state spezzate, il tuo amico se la prende con i revisionisti del menga. Negli ultimi tempi dice, basta ricordare che siamo stati noi, a scatenare la guerra, per rischiare di essere giudicati male. Ultimamente c' un pizzico d'ignoranza, in giro. Si chiama disinformazione il Vietnamita dice. E finch al governo ci sono i reduci di Sal, ne sentiremo di incredibili. Ho paura che quando Malcolm andr a scuola, agli studenti racconteranno le puttanate all'acqua di rose. Tipo che Hitler, a parte la svista dell'Olocausto, non ha fatto niente di male. Era solo malato, poverino, e in ogni caso ha osato attaccare al cuore il Comunismo. Questo racconteranno, i reduci di Sal e i loro soste-

nitori. E Mussolini, alla fine, era solo un simpatico romagnolo fissato con le divise e le bonifiche. Ci saranno ancora, le steli e le lapidi il Vietnamita dice. Baster portare Malcolm a vederle. Un ragazzino lo capisce subito, da che parte stare. Pensi che i monumenti resteranno, ma tuo figlio non potr mai parlare con i reduci della 36a Garibaldi, n andranno a scuola i vecchi partigiani con l'accento della sua terra per raccontare di quando, a vent'anni, tennero in scacco la Wehrmacht a Porta Lame. Dove cazzo sono tutti domanda il Vietnamita quando ormai siete in mezzo alle case, e l'unico negozio che trovate aperto in tutto il paese di Agello serve da edicola, drogheria e rivendita di alimentari. Comprate due panini al salame di cinghiale, un sacchetto di pesche, e vi ritirate sulla terrazza di un locale chiuso per turno. Alla parete esterna ancorato un distributore di gomme Brooklyn vecchio di venticinque anni e, secondo l'insegna, il locale si chiama Bar Sventola. Mangiate seduti a uno dei tavolini d'alluminio abbandonati sulla terrazza, e quando avete finito il Vietnamita sgombra il ripiano dalle briciole, raduna i rifiuti e li va a gettare dentro un cestino in plastica azzurra, omaggio dei gelati Eldorado, sagomato come un barbapap dalla bocca spalancata. Quando torna al tavolo, con gesti meticolosi, apre la zip che difende la tasca sulla sommit dello zaino e ne estrae l'astuccio den-

tro il quale ha nascosto le foglie tenere del khat. Fa scattare il bottone automatico che ne governa la chiusura, e ti dispiaci quando vedi che ormai solo mezza dozzina di foglie opache spiccano contro la fodera di iuta. Poco male dice il Vietnamita rovesciandole sul ripiano lucido del tavolino, questa sera facciamo rifornimento. Come sarebbe, rifornimento? dici considerando la superficie delle foglie che comincia a raggrinzire, e i riflessi color ruggine stanno virando lentamente al bruno. Non dirmi che hai un appuntamento a Perugia con il tuo fornitore. Il Vietnamita sorride misterioso, mentre prende ad arrotolare la prima foglia. Mi sono premunito dice. Ho intercettato Galerio, la settimana scorsa, e ho affidato a lui il grosso delle foglie. Sono una cinquantina almeno, ancora custodite nel foglio di giornale dentro il quale me le ha consegnate Spichisi. D'accordo dici. E perch tutti questi passamano? Nello zaino, lo vedi, non resistono pi di tre o quattro giorni. Invece Galerio rientrava a Perugia la sera stessa, e a quest'ora le foglie che ci condurranno di slancio oltre l'Appennino aspettano freschissime dietro lo sportello del suo frigo. o non un piano geniale? Nettamente dici, e pensi che se il tuo amico s'industria tanto per queste foglie, forse anche il suo fornitore ha trovato il pollo che stava cercando. Questa sera le facciamo provare alle ragazze dice il Viet mentre

ti porge una foglia. Se sono autentiche sportive, ci divertiremo. Chiss se Galerio immagina dici piegandola a met, che razza di bomba a tempo custodisce per noi. La pieghi per due volte, come fa lui, e mentre l'arrotoli a sigaretta, ti stupisci che la tua bocca si riempia in anticipo di saliva. Questa sera dice il Viet inghiottendo la prima foglia, anche Galerio sar premiato per la sua fedelt. Ho in mente di preparare una tisana un po' speciale. Tanto domani non camminiamo, e se pure questa sera facciamo un po' festa, nessuno se la prender. Una tisana al khat? domanda la tua voce da sotto un vetro molto spesso. In una casa piena di ragazze? Li spediamo in orbita dice il Vietnamita stringendoti il polso. Galerio e la sua fidanzata e tutte le allodole, e quando siamo cucinati a puntino, liberiamo i rapaci che facciano il loro dovere. Non voglio fare il guastafeste biascichi con la pallottola fra i denti. Per siamo quasi a Perugia, e anzich sentirmi disteso, mi preoccupo. Di cosa, ti preoccupi? Vuoi scommettere che Galerio non avr neppure preparato lo zaino? Ho capito cosa intendi il Vietnamita dice. impegnato a vendere la libreria del menga, e alla fine servir sradicarlo, dalla citt. Basta che non ci attardiamo dici. Non vorrei che ci troviamo troppo bene, fra una tisana e l'altra, e alla fine il viaggio va a ramengo.

Ascolta, amico il Vietnamita dice. Il sette giugno, l'uomo che vado in giro a rappresentare sar a pranzo da noi. Al mattino lo vedr in ufficio, riprenderemo le fila del lavoro dopo una settimana di ferie. Per quel giorno non andr a incontrare nessun dentista, perch mia madre ci aspetta all'una. Conosce l'uomo da anni, e se non mi presento, stralunami, il doppio pacco si ritorcer in fretta contro il mio culo. D'accordo dici. Lo sapevo che non saresti potuto restare di pi. Se potessi v'accompagnerei fino al mare, ma posso restare solo fino a domenica prossima, e finch saremo insieme non andr a ramengo un bel niente. Finora dici, non abbiamo fatto una piega rispetto al tabellino di marcia. Tranquillo, amico. Questa sera diamo retta ai rapaci, domani si vedr, e all'alba del giorno dopo, se pure le allodole si disperano, ci mettiamo in marcia. Per dove gi, ci mettiamo in marcia? Assisi dici. C' l'anniversario della basilica. Ti ricordi quando ci siamo andati con gli scout? Mi ricordo, s. Ci siamo presentati ubriachi alla messa del venerd santo, e qualcuno svenuto. Non sono svenuto dice il Vietnamita sciogliendo il nodo del foulard rosso che gli ripara il collo. Ho avuto un semplice mancamento. Le villette adesso si succedono, e ogni fazzoletto di giardino cinto da ringhiere sulle quali spiccano le insegne metalliche di

PROPRIET PRIVATA e mille varianti, in gara fra loro per buzzurraggine verbale e grafica, del nobile ATTENTI AL CANE. Sul fianco della pieve del Rosario, isolata presso un bivio, ritrovate verniciati i segnavia d'un sentiero, ma non pi il numero 6. Cos scivolate all'ombra verso Passo del Lupo, costeggiando un colle che il Viet, ruminando le ultime foglie, non smette di trovare straordinariamente simile al dorso di una bestia preistorica. Il paese di Corciano balugina davanti ai vostri occhi, arrampicato a mezzacosta sul versante occidentale d'una montagna fitta di macchia chiamata Malbe che vi nasconde il centro di Perugia, ma non le sue propaggini distese lungo la statale. Quando siete sbarcati sulla banchina della stazione d'Orbetello in vista della costa, ti sembrava una scommessa azzardata l'idea di raggiungere l'Umbria con gli stessi mezzi a disposizione dei pellegrini medioevali. Ormai dovresti aver percorso pi di centocinquanta chilometri, e se terrai a bada il dolore ai piedi, e continuerai a curarli ogni sera, in pochi giorni vi troverete a scavalcare la dorsale dell'Appennino, il confine di creste e crinali oltre il quale l'acqua dei fiumi scende in fretta verso l'Adriatico. Finirete per vederlo sotto di voi, il mare in cui nuotavi da bambino, la stessa acqua nella quale imparer a nuotare tuo figlio. Scendete sotto il sole incontro alla citt, e ti piace immaginare che un giorno lo zaino sar leggero, e potrete tirarla in lungo per viottoli di campagna, fermandovi ogni poco solo per ritardare il piacere dell'arrivo.

Sono un uomo di trent'anni che ha bisogno di masticare un casino di foglie biascica il Vietnamita mentre imboccate il rettilineo perfettamente pianeggiante, simile a una pista d'atterraggio, della vicinale che conduce al mulino di Ponte Forcione. Sono un uomo che ha dormito sopra un paio d'occhiali Armani considera a occhi stretti, ma sono anche, e soprattutto, una formidabile pistola carica. Quindi, per cortesia grida a braccia spalancate verso la distesa dei campi, non mi si prenda sottogamba, popolo. Anche a te, una volta, quando s'apriva il nuovo orizzonte, capitava di urlare ai campi che stavi arrivando, agli alberi di stare in guardia, ma da un po' che non ne senti pi il bisogno. E nemmeno contro le citt ti piace pi alzare la voce. Ormai siete schiacchiati a valle, e in vista del Mulino vi fermate a studiare la Kompass. L'itinerario vermiglio del vostro sentiero supera la massicciata della ferrovia infilando un sottopasso, e in qualche modo si congiunge alla strada panoramica che risale la montagna chiamata Malbe fino al parco della Trinit. Per fare le cose come si deve, dovremmo arrivare a piedi fino a casa di Galerio. Dov' che abita, Galerio? In via Eugubina, mi pare, ma il numero bisogna domandarlo al telefono. Oppure facciamo un'improvvisata alla maledetta libreria, sempre che ci lavori ancora dentro. I mobili dovrebbe averli gi venduti il Vietnamita dice.

Quando l'ho visto io, parlava di andare a venderli al mercato di Portobello. Ogni volta che ha qualcosa da vendere, dice che dovrebbe venderla lass. Non so se ci sia andato davvero, alla fine. Ma ormai la libreria vuota, per quel che ne so. Vi inoltrate in un labirinto di orti abusivi delimitati da lamiere e filo spinato: i cani alla catena vi latrano contro, e ancora una volta il sottopasso segnato sulla carta impraticabile, invaso di rovi e detriti. La massicciata sviluppa in curva, come un cattivo presagio, ed molto pi ripida di quella che avete superato l'altro ieri. Non facciamo cazzate proprio adesso che le allodole sono a portata dice il Vietnamita, e cos percorrete il viottolo a ritroso attraverso il labirinto d'orti. Il sole ancora alto, ma tu cominci ad avere voglia di stendere le gambe. Mentre riemergete dai campi e vi portate sul tracciato della vecchia statale, potete stupirvi di vedere di nuovo un marciapiede, il po' di zozzerie gettate lungo il ciglio e la scocca invasa d'affissioni abusive d'una pensilina delle corriere. Le cubature disumane dei capannoni industriali affollano la terra di nessuno fra la statale e le carreggiate sopraelevate del raccordo per l'Autostrada del Sole. La semplice espressione "strada veloce" in questo momento preciso ti da il voltastomaco, e annusarne le esalazioni dopo una

giornata fra i campi ti sembra una pena ingiusta. Ovunque si vedono persone sole in viaggio dentro gusci di lamiera. Marciate attraverso la furibonda desolazione della periferia di Perugia, e non fosse per il profilo di pietra dell'Appennino che chiude l'orizzonte da presso, potreste essere ai margini di qualunque citt. Sfilate sotto il cavalcavia del raccordo, e la strada che secondo la Kompass vi condurr lontani da tutto quell'orrore motorizzato, verso il palmo aperto del parco della Trinit, smuore dopo cento passi contro il cancello d'una palazzina di periferia. Ci sono bandiere della pace appese ai terrazzi, e una signora dai capelli color stoppia sta scuotendo una tovaglia oltre il davanzale d'una finestra al piano rialzato. Dovrebbe esserci un sentiero, signora la fa breve il Vietnamita. Una strada panoramica o forse un sentiero, che sale al Parco della Trinit ed entra in citt evitando la statale. La donna vi guarda e dice che da quelle parti non mai passato nessun sentiero. La panoramica che sale alla Trinit si prende molto pi indietro dice reggendo per le cocche la tovaglia. Si prende a Cordano dice, e per un po' la guardate come fosse esattamente colpa sua, se adesso vi tocca scendere di nuovo alla statale. Raccomandate le vostre anime al cielo e prendete a camminare lungo la canaletta che separa l'asfalto della statale dal muraglione di contenimento, incontro alla fuga di cetacei metallizzati e cetacei color pastello. Tu apri la strada, il Vietnamita ti segue a tre passi, e in curva le

auto v'incrociano a due braccia scarse di distanza. I piloti non si accorgono di voi fino all'ultimo, e quando scorgete la tolda d'un camion vi stringete in anticipo al muraglione per non farvi sbilanciare dallo spostamento d'aria. La rampa del raccordo autostradale adesso si stacca da terra, prende quota grazie a un impressionante viadotto. Vorrei sapere chi l'ha costruito, quell'ottovolante del menga dice il Vietnamita mentre seguite la curva del guard-rail lungo il po' d'erba bruciata, costellata di preservativi e pacchetti di Merit, che presidia l'esterno della strada. Cos giriamo intorno alle pendici del monte dici, e non riusciremo mai a vedere la citt dall'alto. Andate avanti, sfiorati dai cetacei in fuga e sfiniti d'asfalto, finch non riuscite ad abbandonare la statale scendendo contromano una rampa in vista del grande stabilimento Ellesse. Pi in l, le cubature immense di un centro commerciale che sviluppa per terrazze vegliano il cartello lungo la strada maestra, tempestato d'adesivi degli Ingrifati, che segna il confine fra i sobborghi e la citt. Ci sono edicole e rosticcerie, panettieri, tabaccai, e tutto quello che si pu desiderare sembra in vendita dietro le vetrine dei negozi che si aprono lungo il marciapiede. Forse potremmo chiamare Galerio il Vietnamita dice. Ormai a Perugia ci siamo, e almeno ci facciamo spiegare dove ragiungerlo.

Forse un buon piano dici. La citt tutta in saliscendi, e arrivare a casa sua per scoprire che fuori, sarebbe da geppi. Per un po' andate avanti sulla spinta dell'inerzia, poi vi fermate sulla terrazza d'una pizzeria al taglio che affaccia sul corrai d'un parcheggio. Entro a comprare qualcosa per rompere il digiuno dice il Vietnamita sfilando lo zaino. Tu resti fuori col Siemens e all'inizio prendere la linea una specie di impresa. Le nuvole fanno in tempo ad assumere la tonalit rosata che annuncia il tramonto, prima che la scocca color antracite della Golf, fiorita di graffi e ammaccature, appaia lungo la carreggiata. Allora vi sbracciate, ma anche senza accorgersi di voi, Galerio si tuffa fuori dal traffico e, dentro lo stridore d'un arco di curva in sottosterzo, costringe la Golf nel corrai del parcheggio. Mentre raccogliete gli zaini e scendete lungo la gradinata, vedete spalancarsi in simultanea le ali delle portiere anteriori, ma all'inizio solo il vostro amico esce dall'abitacolo. La chioma lunga alle spalle, lucida come un berretto di castoro, e una barba di alcune settimane destrutturata per chiazze e radure, mimetizzano il volto vigile da ex ragazzo della via Pal, e sotto il profilo pugilistico del naso riconosci il sorriso a labbra cucite dei giorni migliori. Siete neri come il carbone dice Galerio mentre vi arriva incontro. Ve lo dico col cuore in mano, regiz. Incutete un certo timore. E tu? dice il Vietnamita. Lo sai cosa ti aspetta, s? Veramente, reganz insiste Galerio senza smettere di studiar-

vi. Sembrate portatori neri sopravvissuti al disastro della spedizione. Diventerai come noi dici mentre lo abbracci. Tempo tre giorni, sarai anche tu un portatore nero. In fondo anch'io, reginaldz, posso considerarmi una specie di sopravvissuto dice mentre vi scorta verso la Golf posata ad ali aperte nel cuore del corrai. Non sapete quanto mi sta facendo sudare, lo sbirro. Quale sbirro? domanda il Viet. Il maledetto che luned rilever la licenza e i muri della libreria Galerio dice. Cos te ne liberi, alla fine dice il Vietnamita, e tu pensi che luned il giorno in cui dovreste partire all'alba verso Assisi. andata per le lunghe. Sembrava che il maledetto avesse il pepe al culo, pur di entrare entro la fine del mese. Invece, quando siamo andati a stringere, saltato fuori che non aveva i soldi. Non tutti, almeno. Per domani, mentre voi riposate ufficializziamo davanti a un notaio. Mi raccomando dice il Vietnamita. Ti faccio presente che una sosta pi lunga del previsto potrebbe risultare fatale al nostro amico. Trnquili vi rassicura. Il maledetto lo sa da un pezzo, che luned devo partire. Siete a dieci passi dalla Golf quando la ragazza di Galerio esce dall'abitacolo, leggera sui piedi calzati da sandali in cuoio.

giovanissima, senza un filo di trucco, e il suo vestito in cotone grezzo, color giallo acceso, sembra arrivare dall'Africa. Benvenuti ragazzi vi sorride in controluce, voi sarete stanchissimi. Pensi che pi carina, delle altre ragazze che Galerio ti ha presentato, e pensi che forse non ha ancora compiuto ventun anni. Io mi chiamo Sara dice avanzando verso di voi, e anche se siete sporchi e sudati, sembra intenzionata a baciarvi. Pace la senti sussurrare prima di sfiorarti la guancia con le labbra, e finch non s'allontana, cerchi di tenere le braccia molto aderenti al corpo. Non ho mai dubitato che sareste arrivati dice Galerio mentre apre per voi il portello del bagagliaio. Per, regi/, bello vedervi qui. Vi aiuta a incastrare gli zaini, e poi non resta che stringersi sulla seduta posteriore della Golf e lasciarsi cullare fino a casa, come due autostoppisti cui una coppia di freak giovani abbia offerto un passaggio. Puoi seguire dal finestrino mezzo abbassato la fuga di facciate e vetrine piene di merci, sentirti felice perch dalle casse dello stereo di bordo esce limpido, sorprendente come lo ascoltassi per la prima volta, il buon rock sudista, tirato a mille e pieno di corda, d'un gruppo che una sera hai visto suonare in piazza insieme a Neil Young. Galerio guida sorridendo a labbra cucite lungo le strade selciate della citt che l'ha accolto, e la ragazza di nome Sara vi mostra la chiesa di San Francesco al Prato, racconta delle buone serate che vi si possono trascorrere durante la stagione di Umbria

Jazz. Quando passate sotto il palazzo che ospita la sede della sua facolt, per un po' parla degli esami che l'attendono a fine mese, ma la sua voce mette allegria lo stesso, come tutte le cose all'inizio. Anche lei di tanto in tanto, con il gruppo di Pace e Democrazia, si trova a percorrere i sentieri dell'Umbria, e adesso vuole sapere dove avete piantato la tenda, e se la notte, in due soli, non avete mai avuto paura. L'atrio dell'appartamento di via Eugubina invaso da una quantit di elmi e teste di drago in gommapiuma, allineati lungo le pareti e sul piano della cappelliera a muro. Non sono mica mie spiega Galerio con un tono a met fra lo sconcerto e le scuse. Appartengono alle amiche di Sara. Studiamo insieme lei dice, ma nel finesettimana organizzano feste per bambini, e questa volta le hanno ingaggiate per un compleanno in stile medioevale. Io le ammiro, le persone che sanno tenere buoni i bambini considera il Vietnamita. Una volta, ho dovuto fare il baby sitter alla figlia di mio fratello per tutto il pomeriggio, e ho capito che serve un grande equilibrio interiore. Benvenuti, in ogni caso dice Galerio precedendovi attraverso un grande salotto luminoso, pregno dell'odore simile ad anice che sale dalla cupola in terracotta d'un bruciatore per aromi. Due pilastri ravvicinati, alti fino al soffitto, separano la cattedrale di mensole e fornelli dallo spazio destinato al convivio, il cui centro

occupato dal grande occhio d'un tavolo rotondo. Intorno al tavolo vedi solo sedie pieghevoli del modello che impiegano i registi, e sugli schienali in tela spicca a stampa il logo di Umbria Jazz. Qui abbiamo tirato gi un muro in cartongesso dice Galerio indicando il vano fra i due pilastri. Con l'accordo quasi completo della padrona di casa. Il vostro amico pazzo ride Sara, e sulle pareti spiccano a diverse altezze un poster del reverendo King e la locandina a tinte forti d'un musical indiano. Complimenti dice il Vietnamita valutando con sguardo incerto il paio di divani di recupero che occupano l'angolo pi lontano, luminosissimo, qui. Guardi oltre la doppia anta della porta-finestra, e il monolite d'una pianta di cactus presidia il ridotto del terrazzo. Non abbiamo la televisione Sara dice. Spero non vi dispiaccia. Sotto la finestra ci sono due letti quasi accostati, le federe dei cuscini color zafferano che profumano di pulito, e ai piedi dei letti sono pronte due pile d'asciugamani in spugna. Allora, regiz dice Galerio quando torna, sembra che non abbiate mai visto prima una camera da letto. Poggiate gli zaini, invece di guardarvi intorno come personaggi di Pirandello. simpatica dice il Vietnamita, la tua ragazza. Simpatica dici tu e gentile. Non c'era bisogno di lasciarci la stanza.

Sul serio il Vietnamita dice. A noi bastava un angolo per stendere i sacchi a pelo. stata Sara, a insistere. molto credente, lei, e ci tiene a queste cose. Che bellezza dice il Vietnamita sfilando lo zaino. E come ha fatto, uno come te, a trovare una brava ragazza credente? Insegna catechismo ai ragazzini Galerio dice. E anche le sue amiche, le proprietarie di tutta la gommapiuma che ingombra l'atrio. Stralunami dice il Vietnamita. Questa la devi sposare, amico. Forse dice Galerio, e si vede che ha voglia di cambiare discorso. Devono essere simpatiche anche le sue amiche dice il Viet mentre siede su uno dei letti. Scommetto che non sono catechiste bigotte dice pieno di speranza, e con grande lentezza si piega in avanti per liberarsi degli scarponi. Non sono bigotte Galerio sospira. Sono di Pace e Democrazia. E comunque sono felice che vediate questa casa. possibile che l'anno prossimo non ci avr pi niente a che fare. Sento che nessuno mormora il Vietnamita ha pi bisogno del sottoscritto, di una buona doccia. Per dice Galerio, dovevate venire prima, se volevate trovarmi in gran forma. Mi sarebbe piaciuto, che vedeste come avevo sistemato la libreria. un'ex bottega di carbone nel cuore della

zona universitaria dice passando fra i capelli le grandi mani callose, a due passi dal portone di Lettere. Speravo di diventarci almeno un po' ricco, ma quando la fortuna non ti bacia in fronte, c' poco da sperare. Anche tu hai avuto un bel coraggio dice il Viet. Ce n' pochissimi, che diventano ricchi con le librerie, e tu, senza offesa, eri una specie di debuttante assoluto. Mi sembrava un investimento sicuro ammette Galerio, e invece ci ho solo speso dietro. rimasto in piedi in mezzo alla stanza, e parlando gesticola, ma non hai mai l'impressione di trovarti di fronte un narcisista o qualcosa del genere. Pensavo che gli studenti, i libri li devono comprare per forza, ma le cose non vanno pi cos da molto tempo. L'avevano capito tutti tranne me, che nelle vicinanze dell'universit bisogna mettersi d'accordo con i professori. Se ti metti d'accordo, ti lasciano vendere le dispense in esclusiva, e ti fanno persino la pubblicit in aula, alla fine della lezione. Io non mi ero messo d'accordo con nessuno, e verso ottobre ho ordinato al distributore venticinque copie del Manuale di Italianistica al Femminile della casa editrice Taunus. Qui una lettura quasi obbligatoria, per le studentesse di Lettere. Ne ho ordinate venticinque copie e aspettavo che le matricole-fiorellini, perlomeno quelle sbarcate in citt da poche settimane, si azzuffassero per procurarselo. Invece entravano, chiedevano il prezzo del Manuale e degli altri titoli semiobbligatori, e poi uscivano perplesse senza aver comprato quasi niente. Le vedevo attraverso la vetrina, pian-

tate appena fuori dal negozio, chiamare le amiche al cellulare. Domandavano consiglio, e se pure non potevo sentire, dopo un po' ho capito che il consiglio era sempre lo stesso. Proseguire cento metri verso Porta Pesa, e entrare da Grifocopy. Il Vietnamita sfila da sopra la testa la maglia fradicia con il logo dei Monti Sibillini. Sulle clavicole spiccano i solchi, simili a frustate perfettamente simmetriche, impressi dagli spallacci dello zaino. Quei maiali di Grifocopy riprende Galerio, sono venticinque anni che tessono le loro trame con i professori, e da loro il Manuale di Itaianistica al Femminile si trova, fotocopiato e rilegato, a met esatta del prezzo di copertina. Sarebbe illegale, ma solo da me, col fatto che ero nuovo, i vigili venivano a controllare i permessi e fare i pignoli. Magari te li mandavano quelli di Grifocopy insinua il Vietnamita. La gente diventa aggressiva, quando si tratta di spazzare via la concorrenza. Mi hanno odiato da subito perch la mia libreria era arredata con buon gusto. Era un posto che non passava inosservato, e loro non potevano sopportarlo. Per non mi ero messo d'accordo con nessun professore, e gli affari, cazzo, non decollavano mai. Cos, dopo qualche mese che i fiorellini entravano e uscivano senza comprare quasi niente, mi sono reso conto che, invece di aprire una libreria con punto internet, avevo spalancato un buco nero nel mio conto in banca.

Mi dispiace mormori. Non siamo una generazione di imprenditori, a quanto pare. E impossibile farcela commenta il Viet. Chi ha gi i soldi li usa per stritolare vivi i concorrenti giovani. Deve essere cos ammette Galerio. O qualcosa del genere. Per all'inizio ci credevo, regiz. Volevo impormi, e cos ho puntato soprattutto sull'immagine. Non volevo saperne, di mettere su il solito posto schifo. triste, non riuscire a imporsi il Vietnamita dice. Ma quando avr preparato la mia tisana, non ricorderemo pi nemmeno l'odore, della tristezza. Il Viet dici vuole preparare una tisana con le foglie di khat. Ha deciso di mandarci tutti in orbita. Facciamo qualcosa, stasera dice Galerio. Per festeggiare il vostro arrivo, e il fatto che alla fine ho trovato un acquirente per la libreria. Per il Vietnamita dice lo sbirro non lo invitiamo. Quello un attimo che ci vede su di giri e inizia a fare domande. Se tardava sei mesi dice Galerio, rischiavo di andare a fondo ammanettato al timone. Avevo gi intorno gli amici di tutti, gli squali che si offrono di prestarti denaro, e a un certo punto ho pensato anche di scappare. A Londra, scommetto dici tu. Quella una citt dove un commerciante pu ancora fare fortuna Galerio dice. Ci sono stato la settimana scorsa a vendere i mobili, e la sera, a Camden, ci si diverte sempre.

Non posso farmi trovare in questo stato, quando arriveranno le ragazze dice il Vietnamita sollevandosi in piedi. Studia la piccola pila di asciugamani ripiegati sul letto, ne saggia fra le dita la diversa consistenza, e alla fine sceglie di portarli tutti con s. Se adesso ti racconta che ha dovuto trascinarmi, farmi coraggio o altre panzane del menga sorride a Galerio, non credergli neppure un minuto. la rabbia, che mi ha fatto da benzina dice mentre traversa la stanza a piedi nudi, gli asciugamani stretti al petto. E le foglie benedette di khat puntualizza sono state il nostro lubrificante. Forse il Viet ha ragione dice Galerio appena il vostro amico uscito dalla stanza. Di questi tempi, solo un pazzo furioso proverebbe a vendere libri. Ma non sono pentito di niente. Abbiamo da fumare? s'informa. Se mi passi l'occorrente, ci penso io. Prendi la busta del tabacco e tutto quello che serve dalla testa del Salewa reclinato sul pavimento, lo consegni alle grandi mani callose del tuo amico. Per non insozzare il letto, prima di sdraiarti stendi l'asciugamano pi grande a proteggere il lenzuolo e la federa color zafferano. La mia libreria dice Galerio mentre apre la lista adesiva della busta del tabacco era arredata da cima a fondo in stile arte povera, compresa la stanza riservata al punto internet. una zona di grande passaggio, e qualche studente che ha fretta di scaricare la posta c' sempre. Il letto soffice. Pensi che, alla lunga, potrebbe persino inghiot-

tirti, e pensi che il tuo amico non farebbe male a sposare Sara. Era un posto speciale, credimi, e per arredarlo ho speso un occhio della testa. Senti il rumore dell'acqua che scroscia oltre la parete, e gli occhi un po' ti si chiudono. Devono essere le foglioline del Viet, che all'inizio ti elettrizzano e dopo un po' finiscono per affossarti. C' questo tizio, un ex di Prima Linea, che ha un magazzino vicino all'aeroporto. S mormori. Qui a Perugia? Vicino all'aeroporto di Bologna. Vende mobili di seconda mano. Catafalchi da due lire e pezzi autentici d'arte povera, tutto rastrellato gratis nelle cantine che va a sgomberare. Certo ti sforzi di seguire. L'arte povera ha il suo fascino. Non un brutto lavoro, con tutti gli anziani che abitano soli, andare a sgomberare le cantine. Se ci sai fare, in pochi anni metti insieme una discreta collezione. A me bastato vederli una volta, i mobili di quel tizio, per decidere che la mia libreria avrebbe avuto la stessa personalit, solida e un po' sciupata. Intravedi fra le palpebre socchiuse il bagliore d'una fiammata d'accendino, e l'aroma deciso della sigaretta comincia a diffondersi nella stanza dalle pareti tinteggiate a spugna. Nelle segrete del magazzino, l'ex di Prima Linea ha il suo laboratorio puzzolente d'acquaragia, e al centro del laboratorio c'erano un bel tavolo rustico e sei sedie impagliate. "Tutto quello che vedi apparteneva all'Osteria delle Dame" ha detto il tizio posandomi una mano sulla spalla. "Su queste sedie" mi fomentava,

"Lolli, Guccini e il resto della compagnia tiravano tardi la sera. E comunque la pensi su Francesco Guccini, le ho restaurate di persona e sono un pezzo di storia della citt". Pensi a tutta la campagna che avete traversato, a come sembrava quieta e priva di tentazioni. Pensi alle citt, la vostra, quella che vi ospita e tutte le altre, come a un groviglio di storie che si intrecciano all'insegna della simulazione e il desiderio. E poi vedi Galerio che t'arriva incontro. Vuole passarti la sigaretta, e un mezzo cocco svuotato che fin qui ha impiegato come posacenere. "Vuoi che non sappia quanto impegnativo aprire un'attivit?" m'inferlava l'ex di Prima Linea. "Lo so che per voi giovani dura. Adesso le porti a Perugia" insisteva, "i soldi me li darai quando arrivano". Faceva il filantropo, e intanto portava le sedie fuori dal magazzino, verso la Golf parcheggiata nel piazzale. E cos dici sollevandoti a sedere, hai comprato le reliquie dell'Osteria delle Dame. Pensavo che quel legno fosse carico di energia. Pensavo avrebbe protetto la mia nuova attivit. I ragazzi ci andavano matti. Credevano fossi un pezzo grosso, su a Bologna. un peccato che sia andata come andata dici a Galerio. In culo alla sfortuna. In culo, s lui dice. E in ogni caso passeranno secoli, prima che quaggi si veda spuntare un'altra libreria arredata in stile arte povera. Il Vietnamita entra nella stanza con un che di furtivo, l'asciuga-

mano pi grande legato intorno ai fianchi e il resto di salviette e vestiti premuti al petto in un unico fagotto. C' nebbia da queste parti dice mentre ripara verso il letto. Nebbia e profumo e Galerio dal fondo della stanza sorride a labbra cucite. Si parlava d'affari dice. Basta parlare di soldi dice il Vietnamita. Si vede che la doccia l'ha rinfrancato, e adesso dovresti trovare il coraggio di alzarti e seguire il suo esempio. Non potremmo parlare di donne, invece? la stessa cosa Galerio dice. Se ne parla sempre quando non ci sono. Cos', un proverbio? dice il Viet lasciandosi cadere seduto. Un proverbio o una massima? Sorride da solo, mentre si friziona la testa con la salvietta pi piccola, e dopo un po' dice che tempo di preparare la tisana. Stasera si vola dice. Vi porto in orbita, amici, e voi sarete i miei co-piloti. Salgono a bordo anche le ragazze? domandi a Galerio, ma lui guarda verso il pavimento, come cercasse qualcosa. Dove lo tieni il giornale? domanda il Vietnamita. Il giornale? domanda Galerio, e la sua voce ritratta non lascia presagire niente di buono. La pagina di "Midi du Madagascar" che ti ho affidato. Quella con avvolte dentro le foglie benedette di Spichisi. Dove le tieni? Erano in frigo dice Galerio senza guardarvi, e ormai l'hai capito il genere di putiferio che sta per saltare fuori.

Te lo chiedo dice il Vietnamita senza smettere di asciugare la testa, perch mi sono permesso di dare un'occhiata in frigo, e in frigo le foglie non c'erano. Poi scoppia a ridere, lascia cadere sul letto la salvietta fradicia, e con i capelli ritti in capo tende il braccio verso Galerio. Ti conosco, mariolo ghigna. Non hai resistito alla curiosit, e hai provato a masticarne un paio. Galerio solleva lo sguardo e resta a fissarlo senza dire niente, la testa carica di capelli inclinata sulla spalla. D'accordo il Vietnamita dice, ti perdono, mariolo, ma adesso tira fuori il resto del tesoro. Fra poco le allodole saranno qui, e io voglio darmi da fare con la tisana. Pensi che non vuole darsi per vinto, ma se continua a seguire la curva del suo ragionamento, se ne render conto da solo, della fine che hanno fatto le sue foglie. Lo capir da s, se non si impunta, e forse non gli far tanto male. Non ti scaldare Galerio dice, pensavo di trovare il modo per procurarmene altre. Dove le tieni, per la miseria? s'inalbera il Viet. Dove sono le foglie? Sono finite, le foglie dici. Lo vuoi capire, cazzo. Il Vietnamita si volta verso di te. Per un po' ti guarda, e forse guarderebbe allo stesso modo un uomo sorto dal nulla per rivelare qualcosa di spiacevole sul passato di sua madre. Potrebbe scoppiare a piangere, con il suo asciugamano legato alla vita, oppure partire con un manrovescio.

vero? domanda a Galerio, con la voce che esce compressa e in ritardo. Sul serio sono finite? Devi perdonarmi Galerio dice. Non ci sono pi. Te le avevo affidate dice il Vietnamita con una vibra di delusione autentica nella voce. Sapevo che erano qui ad aspettarmi. E adesso come cazzo faccio? Proviamo a procurarcene altre Galerio dice, ma deve saperlo anche lui, in mezzo alla nebbia che raggela, che sta dicendo un'assurdit. Ma tu si scalda il Viet, che cazzo avevi in mente, mentre ti infilavi in bocca le mie foglie? Se vuoi saperlo Galerio dice, era la sera di una giornata durissima. Se vuoi saperlo replica il Vietnamita, mi ci deodoro il culo, con le tue giornate durissime. Ti stavo solo rispondendo. Pensavo ti facesse stare meglio, sapere com' andata. Magari un'altra volta dici a Galerio, e ti dispiace che questa sera, anzich andare in orbita, finirete per tenervi il muso. Ascoltatemi lui dice. Lo sbirro mi aveva giurato che, grazie ai risparmi di sua moglie, poteva pagare per intero e in contanti. "Guarda" salta su l'altro giorno, "se la matta mi lascia a piedi, non so come fare. Di mio posso darti solo la met, il resto a rate". Me l'ha smenata cos, davanti ai clienti, dopo che eravamo d'accordo da mesi. Quando sono tornato a casa ero a pezzi. Poi ho discusso con mia madre. L'ex di Prima Linea li chiamava

a casa per essere pagato, e fuori di testa com'ero, a cena ho discusso anche con Sara. "Basta" mi sono detto. "Qui vado a letto o impazzisco". Per un po' sono rimasto sul letto a occhi chiusi, poi mi sono venute in mente le tue foglie, di quando hai detto che tiravano su, e ho pensato che non ti sarebbe dispiaciuto se ne prendevo un paio in prestito. Cos ho aperto la pagina di giornale, ho sfilato due foglie e sono tornato sul letto a masticarle. E, cazzo, con tutti i problemi che avevo, e i soldi che correvano veloci lontano da me, dopo un po' ho cominciato a ridere da solo. Ridevo e sognavo a occhi aperti. Il Vietnamita piegato in avanti, sta cercando di infilare un paio di mutande senza rinunciare al riparo dell'asciugamano. Un paio di mutande, o forse di calzoni. Con che diritto ruggisce. Con quale cazzo di diritto? Non so cosa mi preso riprende Galerio. Ridevo e avrei fatto a pezzi i cuscini solo per la curiosit di vedere le piume dell'imbottitura volare come coriandoli. Dopo un po' Sara s' insospettita, venuta in camera a vedere se per caso mi sentivo male. Allora, cercando di tenere a bada l'allegria, le ho spiegato di questa pianta che arriva dalla costa dell'Oceano Indiano. Le voglio bene, e in quel momento mi sembrava la cosa pi giusta del mondo, che ne mangiasse anche lei. Sara mormora il Vietnamita, l'unica che ho gi perdonato. Ci voluto un po' per convincerla, e quando il succo delle fo-

glie ha cominciato a riempirle la bocca, Sara tremava. Pian piano andata in orbita, e abbracciandomi sussurrava che le sarebbe piaciuto, un giorno, fare l'amore in mezzo alla campagna. La situazione stava prendendo una piega da sogno, e Sara andata avanti a straparlare finch non diventata pallida. Allora si rannicchiata sul bordo del letto sussurra Galerio, e quasi subito stata male di stomaco. Porca miseria dici. Cos, oltretutto, stato uno spreco. Dopo si vergognava. Ha insistito per pulire, ma anzich aiutarla a passare lo straccio, ridevo come un ossesso. Cos ha avuto il pretesto per rimettermi il broncio praticamente da subito. una storia tenerissima dice il Vietnamita. Con un paio di calzoni lunghi color kaki al posto dell'asciugamano si sente pi a suo agio, e una volta in piedi la sua presenza non pi qualcosa che ti faccia venire voglia di ridere. Ma c' qualcosa che non quadra dice aggirando il perimetro del letto fino a darti le spalle. Tu l'hai capitocosa non quadra? si gira a sorriderti. Ti avrei affidato almeno cinquanta foglie dice piano a Galerio, e adesso dovrei credere che le hai finite in una sera sola. In un momento d'esaltazione. Cinquanta foglie. La prima volta che provavi il khat. Insieme a una ragazza che, al massimo, ne avr masticate un paio. Da allora ne ho prese tutto il tempo ammette Galerio. Facevo l'alba a sognare a occhi aperti. Mi venivano in mente progetti meravigliosi, un flusso ininterrotto di buone idee. Una notte, vi giuro, ho persino scritto una poesia.

Madonna dice il Vietnamita colpendosi sulla coscia con la mano aperta. Era l'unica gioia dopo una giornata di cammino. Ti staccherei la testa dal collo, lo sai? Credo di averti gi chiesto scusa Galerio dice. E se vuoi te lo chiedo di nuovo, ma non ci credo, che alzeresti la mano contro il tuo vecchio amico. Perfetto, pensi. A questo modo tocca restare a sorvegliarli, e la doccia salta di sicuro. Devi crederci, invece dice il Vietnamita. Appena siamo all'aperto, prendo il coltello con il quale mio nonno chiudeva gli occhi alle tigri e, senza lasciarmi impietosire dal sangue e i gorgoglii, ti stacco quella testa da ladrone. Non chiamarmi ladrone dice Galerio. E non spararne di grosse. Vuoi vederlo, il coltello con cui penso di tagliarti la testa? No dice Galerio, e ti guarda. Non voglio vederlo. Lo usava mio nonno insiste il Vietnamita. Per le tigri. Nel delta del Mekong. Sei sicuro che non vuoi vederlo? Non lo vuole vedere nessuno, adesso dici tu. Per tu, Galerio, sei un bel deficiente. Io non so neppure cosa siano, di preciso, quelle foglie. Per con tutto il traffico di pusher che incrocia in zona universitaria, ero quasi sicuro di riuscire a trovarne altre. Da quale cazzo di pusher? perde la pazienza il Vietnamita. Nessun pusher tratta queste foglie grida, e la voce gli esce

strozzata. Ho sbagliato Galerio dice. un periodo difficile, e mi sono lasciato prendere la mano. Ma adesso basta. Arrivate a piedi da non so dove, e ci aspettano un sacco di giorni insieme. A chi? sibila il Vietnamita. A chi, l'aspettano? Parlo del nostro viaggio Galerio dice. La camminata. Perch noi dovremmo camminare insieme? Non credo, sai. Non credo proprio. Io non ci vado da nessuna parte, con i ladroni. Galerio sorride a occhi bassi, ma il Vietnamita ormai attento a ogni movimento e pronto a insorgere. Sei un cretino dice. Prima finisci le foglie che ti affido, e adesso magari pensi di essere simpatico. Ma perch Galerio dice, tu credi di essere simpatico? Io credo solo che con te non vado da nessuna parte. E se non smetti di ridermi in faccia, forse ti chieder di accompagnarmi gi in strada. Non sto ridendo dice Galerio. Ma se vuoi che ti accompagni, ti accompagno dove vuoi. Adesso basta dici. Invece di litigare come deficienti, pensiamo a come rimediare, porca puttana. Poi la porta si apre per due palmi, e Sara si affaccia sulla nebbia satura di malessere. Cosa succede dice, e subito Galerio le mostra i palmi delle grandi mani callose. Perch domanda pslmico. Poi ammette che s, avete alzato la voce, ma stavate solo scherzando.

Sono arrivate le ragazze dice lei poco convinta. A questo punto Galerio dice, sar meglio che cominciamo a occuparci della cena, regiz. Io sul serio gli taglio la testa dice il Vietnamita quando restate soli nella stanza. Faccio finta di fare pace, e appena siamo in mezzo alla campagna, sguaino il temperalapis. Si comportato da deficiente ammetti, mentre dietro la porta il salotto si riempie di voci allegre. Anch'io avevo voglia di bere la tisana. Stralunami il Vietnamita dice, non c' il minimo problema. Gli taglio la testa e me ne vado a vivere sull'isola, dove le foglie di khat le vendono agli incroci. Neanche gli avessi chiesto di trovarmi un fiore raro si strugge. Doveva solo conservare un maledetto foglio di giornale. Per devi ammettere che sembra dispiaciuto. Lo sai cosa me ne faccio, del suo dispiacere. In ogni caso dici, cerchiamo di non scatenare risse da deficienti. Di l, in salotto, impazzano le voci giovani di Sara e delle amiche. Fervono i preparativi per una minestra d'orzo, e in qualche modo, anche inchiodato alla responsabilit della cucina, Galerio trova il modo di far ridere le ragazze. In sottofondo il giullare Caparezza canta di un tizio che viene dalla luna, e non si capisce se un ed o la radio. Poi vedi il Vietnamita che nasconde la faccia fra le mani. un

incubo, cazzo lo senti che mormora. Uomo dici, ho paura che quelle foglie non facciano troppo bene ai tuoi nervi. Quando saremo vecchi dice il Viet, avremo un casino di tempo per piangerci addosso. Adesso, invece, pensiamo a come raggiungere Spichisi. Pensi gli avanzi qualcosa per te? Ne aveva tre borse piene, in quell'armadio del menga. Sessanta chili almeno di foglie fresche. Se gli avanza qualcosa ci facciamo prestare la Golf e, con la superstrada, in tre ore siamo sotto casa sua. Un po' ti ripugna, l'idea di interrompere l'arco del cammino, snaturarlo con un intermezzo automobilistico, ma ti ripugna di pi l'idea che tutto finisca a carte quarantotto per colpa dei due deficienti. Quando andiamo? dici. Questa notte lui dice. Oppure domattina presto. Le ragazze adesso ridono, prendono in giro il vostro amico perch non vuole ballare, e tu non ne puoi pi di restare nascosto in stanza. Che ne pensi, uomo. Ce la facciamo a presentarci di l?

DOMENICA 30 MAGGIO.

(Riposo).

A giudicare dalla condensa sui vetri della porta-finestra, la notte fuori deve essere stata rigida, e se pure giorno pieno, il cielo fosco, carico di riflessi metallici. Le ragazze dormono Galerio dice. Se vuoi c' del caff caldo. A piedi nudi, scivoli verso la cattedrale di mensole e fornelli. Se la strada per l'Adriatico fosse lastricata di piastrelle come queste dici, non servirebbero scarpe, e nessuno soffrirebbe di vesciche. Il Vietnamita dorme ancora. Russa, pi che altro. Non sono sicuro riesca a dormire sul serio, con quel casino. Io dalle sei non ci sono pi riuscito. Le ultime due bottiglie le ha bevute da solo. Gi dici, mentre versi il tuo caff. Era su di giri anche senza foglie, ieri sera. Mentre vai verso l'occhio rotondo del tavolo, guardi di nuovo la luce metallica che colma il rettangolo della porta finestra. Non capisco se piove dici mentre ti siedi sulla poltroncina da regista di fianco alla sua. All'alba cadeva una pioggerella fine dice, e tu speri non fosse l'avanguardia di qualcosa di serio. C' un sacchetto di biscotti alla crusca, aperto al centro del tavolo. Ne prendi uno e prima di morderlo lo bagni nel caff.

Oggi il giorno del summit supremo dice Galerio ravviando i capelli dietro le orecchie. Indossa una camicia nera di lino, e le ipotcnuse spericolate del colletto sono messe in risalto da cuciture a vista in filo argentato. per questo che ti sei vestito elegante. Il maledetto mi ha dato appuntamento a casa sua. Spero la moglie sia fuori, e se chiudiamo, domani dal notaio sar una formalit di mezz'ora. Pensi che domani dovevate partire all'alba, e in qualche modo ti senti incastrato. Poi pensi a quando la tua vita ti sembrava dipendere da un accredito che non arrivava mai, e un po' ti vergogni. In bocca al lupo dici. Oh, crepi. Se il maledetto non si tira indietro, per domani avr rimesso in sesto il conto in banca. Posso pagare l'ex di Prima Linea, saldare le ultime bollette e gli arretrati con i distributori. Sar di nuovo un uomo libero, e non avr mai pi paura di rispondere al cellulare. L'avevi immaginato molte volte, lungo le salite assolate e all'ombra dei castagni, il vostro giorno di pausa a Perugia, ma non ti era mai venuto in mente che sarebbe potuto essere cos lontano dalla terra e carico di tensioni figlie della citt. E le foglie dici. Quello si fatto prendere la mano, e adesso pensa che, se non mastica un po' di khat, si sente malissimo. Ieri sera dice Galerio, con le amiche di Sara, non sembrava stare cos male. Poi raccoglie una giacca dalla seduta del divano, e forse ancora arrabbiato per come il Viet si lasciato trasporta-

re dal vino. Poteva giocarsi le sue possibilit, invece di chiamarle galline chiesaiole solo perch non volevano giocare a strip poker. La compagnia delle ragazze lo manda su di giri, e alla fine era ubriaco fradicio. Ma da qui all'Appennino ne incontreremo pochissime, e ho paura che, appena finito il tuo summit, dovrai prestarci la Golf. La giacca in velluto lucido color turchese, carico di riflessi, e addosso al tuo amico fa pensare alla giacca di un cantante da night. Questa dice carezzando uno dei revers, una sciccheria che arriva dritta da Londra. Hai notato i bottoni in osso? Non li avevo notati ammetti. osso vero Galerio dice. E se il Viet non vuole pi tagliarmi la testa, appena mi libero possiamo andare tutti insieme. Andata e ritorno. Una specie di blitz, d'accordo? Tranquilo. Da quando sto qui, sono diventato uno specialista della tratta Bologna-Perugia. Il biscotto alla crusca, anche inzuppato non il massimo. Per ti senti debole e ne peschi un altro dalla busta. Tu lo conosci, il fornitore del Viet? Mai visto Galerio dice. Comunque tratta delle gran primizie. Pensi che hai un figlio. Una moglie e un figlio. Sanno che stai camminando attraverso il Paese, e sarebbe complicato spiegare che sei finito nei guai in citt, non lontano da casa, dentro l'ap-

partamento d'un trafficante internazionale. Magari al fornitore non resta neppure una foglia, e facciamo un blitz per l'anima del cavolo. Oltre la porta finestra, uno sprazzo di luce bianca rischiara la facciata del caseggiato di fronte, e se c' questo tempo anche sulla costa, oggi Dina non potr portare in spiaggia Malcolm. Prima o poi i nodi vengono al pettine dichiara Galerio. Glielo devo, e al peggio sar un viaggio a vuoto. Per lasciamo qui gli zaini, che il matto non si faccia prendere dalla fregola di restare in citt. Risalite la valle del Tevere lungo il nastro a due corsie della E45, sotto una pioggia obliqua che dilava e rende lucidi i teloni dei camion. Ogni quarto d'ora riuscite a coprire la distanza che, a piedi, vi costa una giornata intera di marcia, ma oggi non puntate la costa, e il viaggio ha il sapore di una parentesi segreta. In vista degli svincoli aerei che conducono ai paesi, ci sono posti ristoro e chioschi che vendono piada. Galerio, a suo agio nella giacca da cantante color turchese, sprona la Golf in corsia di sorpasso, e il Vietnamita, seduto al posto del navigatore, insegue le sintonie radio con il nottolino dello stereo di bordo. Allora siamo d'accordo dice Galerio quando avete passato da poco Citt di Castello. Si va dritti a casa di Spichisi e, se non c', peccato e tutti a Perugia. Nettamente lo incoraggi dalla seduta posteriore. Ci proviamo, ma questa sera si torna senza drammi agli zaini.

Come volete dice il Viet. E poi me l'avete fatto giurare prima di partire. Domani serviranno un bel po' di ore esageri per arrivare ad Assisi. una tappa semplice, attraverso la pianura, e milioni d'anziani l'hanno testata prima di voi nel corso delle marce della pace. Quanti chilometri sono? s'informa il Viet. Credo venticinque dice Galerio. Ma quando ci sono le marce della pace, i faccioni dei politici si fanno scaricare dall'auto blu in testa al corteo. Passano davanti a tutti quelli che hanno marciato sul serio, e percorrono solo gli ultimi cinquecento metri, dove ci sono le telecamere. Che vergogna il Vietnamita dice. Manco a camminare senza zaino son capaci. uno schifo, ed per questo che non ho voluto accompagnare Sara alla marcia della pace. Magari cammini tutto il giorno, e la sera compari in tiv alle spalle di Marcello Pera. O di Bondi. Chi la sistema dopo, la tua immagine? Domani partiamo appena hai finito dal notaio, e sento che non incontreremo nessun politico. Io invece dice il Viet, spero che per domani il qui presente Galerio abbia preparato lo zaino. Perch dubitate, regiz. Mi sono fatto prestare il sacco a pelo da Sara, e la borsa da fotografo gi pronta. Ascolta dici. Serviranno almeno tre giorni, per scavalcare

l'Appennino e sbucare da qualche parte dove c' un negozio. Ma s, Reginaldz. Lo so che ti chiedo molto dice il Vietnamita, ma dovresti concentrarti mezzo minuto, e pensare a tutto quello che serve per vivere all'aperto. che mi piace camminare leggero. E gi la borsa da fotografo pesa un bel po'. Penso di portare un k-way, un paio di magliette e poco altro. E una borraccia dici. un casino, senza borraccia. E una gavetta del menga? infierisce il Viet. Oppure pensavi di mangiare da terra come le bestie? Coalizzatevi, allora Galerio dice. Scaricate pure le vostre tensioni su di me. Da quando ho convinto il maledetto a pagare l'ottanta per cento subito e il resto entro sei mesi, mi sento praticamente invulnerabile. Scavalcate le montagne a Vergherete, sotto il fitto di nubi che nascondono la sommit del Fumaiolo, e per la prima volta dall'inizio del viaggio ti ritrovi nella met del Paese in cui le acque scendono verso l'Adriatico. Imboccate la via Emilia in direzione Nord, e in meno di un'ora la Golf si trova a percorrere a passo di ronda la vasca colma di foschia della Stalingrado Avenue. Siete in citt, e se incontraste qualcuno fra gli amici pi urbanizzati e mods, si meraviglierebbero a vedervi con gli scarponi impolverati e i calzoni multitasche color kaki. Abita qui l'uomo dice il Viet indicando una palazzina d'an-

golo alta quattro piani, e quasi tutti i balconi sono occupati dalle grandi padelle bianche delle parabole tiv. Sono pronto a supplicarlo, se serve, va su di giri mentre Galerio parcheggia lungo una laterale silenziosa che lambisce uno degli ultimi prati del quartiere. Risalite verso la foschia pi densa della Avenue camminando in mezzo alla carreggiata. Galerio occupa il centro della formazione, e ora che ha aperto i primi due bottoni della camicia, le smisurate ipotcnuse del colletto riescono a nascondere i revers della giacca. Tu e il Viet presidiate le ali, come guardaspalle in tenuta da campagna, e solo la differenza di statura rende il quadro asimmetrico. Mentre svoltate in vista della palazzina, il Viet cerca di trarre auspici dalla posizione delle saracinesche all'ultimo piano, e confessa che pronto a restare tre giorni senza mangiare, pur di mettere le mani su un po' di foglie. Tre giorni senza mangiare promette, e tre settimane senza sfilare le mutandine a nessuna. Cos non vale Galerio dice. Questo un fioretto che non ti costa niente. Non sar lo scopatore mascherato s'offende il Viet, ma il mio carniere pieno di bei nomi, e non so i vostri. Una volta, agli scout, il Viet ha sedotto una capo-guida, e da allora pensa di essere Casanova dici Casanova degli scout. Dopo ti toccato sposarla? lo sfotte Galerio mentre coprite

gli ultimi metri. Stralunami dice lui. Avevo solo diciott'anni, e lei era gi sposata. Sono belle esperienze, vero Viet? Cose alle quali puoi ripensare un sacco di volte anche da solo. Ora basta cazzate dice lui mentre studia la plafoniera color ottone dei campanelli. E soprattutto, con l'uomo tratto io. La scritta SPIGHISI in rilievo sul fondo rosso della targhetta letraset, irradia speranza attraverso i comparti della pulsantiera fitta di nomi. Il bottone del campanello ricorda una pasticca di liquerizia, e per quanto il Viet insista a suonare, dall'interno non giunge risposta. Dorme sempre, il pomeriggio prende tempo. Mangio un bricco, se non in casa a quest'ora. Arretra con cautela attraverso il marciapiede, esplora la facciata dell'edificio. Ha paura che non vogliate aspettare, e cos non si allontana dal portone pi di tre passi. Quelle finestre all'ultimo piano dice indicando un davanzale carico di vasetti in terracotta, dove si vedono i bonsai, quella camera sua. Pensi che il Vietnamita non dev'essere venuto qui una volta sola, e Galerio sfila dalla tasca della giacca la chiave della Golf. Se pensi che da sopra pi facile dice. Infila la punta della chiave nel poco spazio fra le due ante del portone, l'abbassa lentamente finch non incontra il blocco, lo spinge verso l'interno, e sotto una spinta leggera della mano l'anta libera ruota docile sui cardini. Nella penombra dell'atrio stagna odore di cavolo, e al doppio

sipario d'alluminio dell'ascensore applicato con il nastro adesivo un avviso scritto a mano. Io aspetto gi dice Galerio spalancando la porta al Viet. Sono appena tornato un uomo libero, e preferisco non farmi vedere, a casa di certa gente. Una grande pianta di ibisco dalle foglie accartocciate presidia la piattaforma che immette alla tromba delle scale. Il Viet attacca di slancio la prima rampa, e tu lo segui, che non ti va di lasciarlo solo nelle mani del trafficante. Sulle targhette dei campanelli si stagliano solitari i cognomi da vedova, infittiscono le sillabe difficili da pronunciare dei casati migranti. Salite spediti, senza perdere il ritmo fino all'ultimo piano. La fuga delle rampe si arresta contro un pianerottolo, e la luce del pomeriggio afoso spiove incerta da un grande lucernario. Dietro il lucernario, il sipario dell'ascensore ostruito da una seggiola, al cui schienale affisso un foglio a quadretti. Sul foglio spicca la parola ATTENZIONE, senza punti esclamativi, e due porte si fronteggiano sui lati corti del pianerottolo. Sta dormendo sussurra il Vietnamita. Me lo sento. Punta con sicurezza l'appartamento di destra, e solo quando siete davanti alla porta t'accorgi dell'etichetta letraset applicata sui nomi degli inquilini precedenti. Sullo zerbino scritto in spagnolo "La mia casa la tua casa" e per un po', mentre il Viet bussa contro il legno, osservi il quartiere

dalla prospettiva a vertigine del lucernario. Il traffico d'auto e furgoni lungo la Stalingrado Avenue procede scansionato nella foschia, e solo dopo un po' ti accorgi di Galerio. S'aggira lungo il marciapiede e la giacca, anche vista dall'alto, non sembra qualcosa di adatto a passare inosservato. Il Vietnamita insiste a bussare, suona da capo il campanello, accosta lo sguardo all'occhio tondo dello spioncino. Puttana va dice la sua voce piena di paura. Purch non sia partito. Ti spiace vedere il tuo amico in ansia per una manciata di foglie, ma pensi che Spichisi forse partito sul serio, e ne provi sollievo. Ci abbiamo provato bisbigli, ma non possiamo stare qui ad aspettarlo. Cos sembriamo dei malintenzionati. Aspetta dice il Viet. Un minuto soltanto. Poi lo vedi inginocchiarsi a un passo dalla porta, di fronte allo zerbino, e all'inizio non capisci cos'ha in mente. Afferra il bordo dello zerbino, lo solleva con cura, come fosse il cofano che protegge un meccanismo delicato. Lo vedi dice mentre si risolleva in piedi. Qualcuno che si fida del prossimo c' ancora. Ti mostra il profilo argenteo d'una chiave, e tu pensi che il trafficante avr i suoi buoni motivi, per lasciare la porta praticamente aperta. Forse qui in giro sussurri. Forse solo sceso in cantina. Non c' problema sorride il Viet, e con la chiave indica la scritta sullo zerbino. Lasciamo i soldi. Tu sei da legare dici. Io comunque non vengo. La chiave entra senza fatica, e basta un giro perch la serratura

scatti. Ci metto un secondo sussurra il Vietnamita aprendo la porta per un terzo, e il suo sguardo non ha pi niente di addomesticabile. Se arriva qualcuno, avvertimi senza attaccarti al campanello, d'accordo? Poi scivola nell'ombra dell'appartamento, accosta la porta dietro di s, e adesso che sei solo sul pianerottolo, riesci a misurare il peso e la densit del silenzio. Con l'ascensore impraticabile, l'unica via di fuga sono le scale. E se il trafficante dovesse rientrare, non resta che dare l'allarme e disporsi palmico a incrociarlo. Ma se quello vede il Viet, c' poco da fare i pesci in barile. Lo riconosce, fa due pi due e capisce che venuto, Dio mio, a rubargli in casa. Tieni d'occhio il lucernario. Galerio non si vede pi, n si vedono pattuglie lungo la Avenue. Segui le traiettorie dei passanti sul marciapiede e preghi che nessuno si fermi ai piedi del portone. Immagini il tuo amico dentro l'appartamento che apre sportelli e cassetti, fruga pieno di febbre sotto i cuscini dei divani. Sempre che tu sia veloce a dare l'allarme. Se Spichisi torna e lo trova dentro, potrebbe anche perdere il controllo. Magari arriva insieme a un po' di compari. Oppure arriva solo, come le vere persone feroci, e prima di chiedere come mai ti trovi davanti alla porta mezza aperta di casa sua, scarrella la calibro nove, oppure prova a staccarti un orecchio a morsi. Ti accosti alla soglia dell'appartamento, e qualunque cosa stia

facendo il tuo amico, sembra trattarsi di un'attivit silenziosa. Pensi che dovresti farti sentire, annunciare che l'ansia, l fuori, ha superato il limite percussivo. Poi senti il tramestio d'una porta che s'apre al piano di sotto, e dentro un tuffo che non controlli, ti ritrovi seduto a terra sotto il lucernario, le spalle premute contro la parete. ... una questione di qualit dice una voce rauca e priva d'accento. Sembra rintanata nel profondo dell'appartamento sottostante quello di Spichisi. Come sempre aggiunge, e la mola della tua paranoia viaggia a pieni giri. Ma infatti echeggia per le rampe una seconda voce maschile. Lo sostenevano anche i CCCP, e il tono danneggiato e pieno di compiacimento fa pensare a un drogato. Un drogato giudizioso. Oppure un trafficante. Non possono vederti in nessun modo, ma adesso ogni cosa t'appare chiara. Spichisi era sceso a bere un caff dal vicino del piano di sotto, e la tua traversata potrebbe concludersi nei prossimi trenta secondi su un pianerottolo schifo della Stalingrado Avenue. Ci siamo capiti scolora la voce del rauco. Tossisce, reprime un colpo di tosse, riprende quota. Come i CCCP, adesso si tratta di restare fedeli alla linea. Una linea che alla fine non c' ride l'altro. Si divertono, e potrebbero essere il tuo carnefice e il suo complice. Pensi che forse, sgattaiolando fuori dal lucernario, potresti rifu-

giarti su un cornicione, e poi pensi che devi mantenere la calma e avvertire il Viet. Cos, mentre i due al piano di sotto vanno avanti a chiacchierare e scambiarsi quelli che t'appaiono messaggi in codice, provi a risollevarti in piedi al rallentatore. Cerchi di non far scricchiolare neppure le giunture delle ginocchia, dentro una cautela da ginnasta a fine esercizio che gli scarponi in Gore-Tex non riescono a propiziare fino in fondo. Guardi lo spiraglio aperto della porta, e adesso preferiresti di gran lunga essere dentro col Viet, piuttosto che trovarti esposto a questo modo. Allora siamo d'accordo dice il rauco in tono congedativo. Metti insieme la pilla e giochiamo le nostre carte decisi come la dinamite. Come la dinamite, porco zio dice in allontanamento quello che dovrebbe mettere insieme la pilla. Pum! dice il rauco. Ride, e mentre si rintana a quattro mandate, distingui lo scalpiccio dell'altro lungo la rampa. Ti prepari a veder spuntare la testa pericolosa del trafficante, invece non arriva nessuno, e forse sta scendendo in fretta verso l'atrio. Mentre la grancassa del cuore dirada i colpi, ascolti il riverbero dei passi che attutisce. Sfiori la porta che ha inghiottito il tuo amico, e adesso che la tromba delle scale tornata a essere un luogo silenzioso, ti sembra di riconoscerlo, il tramestio di oggetti spostati in fretta che il Viet produce all'interno dell'appartamento.

Viet lo chiami sottovoce, e l'unica cosa che distingui all'interno una maschera tribale, forse una maschera di guerra, appesa sopra l'attaccapanni deserto dell'atrio. Luca lo chiami, e quando s'affaccia dalla soglia del corridoio il tuo amico sembra invecchiato. Non sto mica trovando un cazzo dice. Vieni via, deficiente. Io vado via. Poi sai solo che imbocchi la prima rampa e prendi a scenderla senza fretta. Superi il pianerottolo da cui parlava il rauco, e adesso sei di nuovo un bocconcino innocente digerito dal ventre del palazzo. Fuori l'aria greve di smog, e Galerio in attesa all'angolo della via in cui avete parcheggiato. La giacca gettata sulle spalle, sta leggendo un giornale d'annunci, e s'accorge di te solo quando sei gi vicino. Si pu sapere cosa fanno? riesce a dire. Prendono il t con i pasticcini? Lungo via del Lavoro, il volto di Cofferati affisso in serie sui pannelli a disposizione dei candidati sindaco. DA BOLOGNA TU A BOLOGNA NOI l'ermetico slogan. Mancano due settimane alle elezioni, e se non vi perdete di nuovo arriverete all'Adriatico in tempo per tornare in citt a votare. In caso d'emergenza, quando il Paese in pericolo, puoi farlo anche se in fondo ti senti anarchico. Almeno in citt, si vince a mani basse dice il Vietnamita. Forse dopo quattro anni vedrete Bologna tornare rossa, ma per stasera fuggite a bordo della Golf senza salutare nessuno, come fosse una citt di cui non v'importa. Comunque Spichisi ha un volume d'affari impressionante

dice il Vietnamita. Pochi giorni fa nell'armadio c'erano tre borse stipate, almeno sessanta chili di foglie fresche, e adesso nell'armadio non restavano neppure le borse. Volevo andarmene subito, poi mi sono fatto coraggio e mi sono detto che, da qualche parte, una piccola scorta doveva pur esserci. Stavo per morire d'infarto, su quel pianerottolo dici. Che poi non serviva a niente, stare l. Mi guardavi le spalle dice il Viet. Dovevo scendere subito, e controllare l'ingresso del palazzo, se mai. Hai messo la casa sottosopra dice Galerio, e la sua voce ha qualcosa di gioioso. Solo la camera di Spichisi dice il Viet. Ho cercato nei cassetti, ho cercato fra i vestiti. Ho trovato i pantaloni che indossava in Madagascar e un paio di giornali porno, ma delle foglie nemmeno l'ombra. Li hai presi, i giornali? No dice il Viet. Ma potete farlo voi, se avete il fegato. La chiave sapete dove trovarla. Adesso fa il fenomeno dici. Non faccio il fenomeno. Me la sono fatta sotto tutto il tempo. "Lascio i soldi" dicevi. Li hai lasciati i soldi? Mi stava scoppiando la testa, l dentro. Forse tiene le foglie in frigo, mi sono detto in mezzo a quello sfacelo. Cos sono scivolato in cucina, e la cucina era un posto di gran classe, pieno di manife-

sti d'epoca incorniciati. Che genere di manifesti? domanda Galerio. Pubblicit francesi, mi pare. Dell'Air Afrique, soprattutto. Stampe originali o riproduzioni? Non sono stato a controllare ammette il Viet. In frigo c'erano solo sottaceti e bottiglie di birra. Ho aperto gli sportelli alla rinfusa, e solo dopo un po' ho notato il cazzo di vaso sul tavolo. Era un vecchio vaso panciuto da caramelle, in vetro spesso, e attraverso il vetro vedevi i pacchetti di carta di giornale stipati dentro. E cos, sentendo che stavo per abbandonare quel posto di gran classe, ho rovesciato il vaso sul tavolo. C'erano sei cartocci farciti di foglie, e io ne ho scelti tre. Met per uno lo prende in giro Galerio, dopo tutta questa strada. Mi sembrava una cosa equa. E poi, appena li ho fatti scivolare in tasca, mi sono dimenticato dei soldi e di tutto. Sono schizzato verso la porta, senza perdere tempo a controllare dallo spioncino, e mezza scoreggia pi tardi eravamo seduti in macchina. Per con Spichisi sistemo tutto appena torno. Garantito. Non so quanto siete amici, ma forse meglio che fai l'indiano dice Galerio. Nettamente dici. Noi qui non ci siamo mai stati. Magari a Spichisi mando i soldi in busta anonima dice il Vietnamita. La vostra privacy del menga sar tutelata in ogni caso. Spero solo non serva fare altri rifornimenti, da qui alla fine del

viaggio dici. Non ne faremo altri, vero? Adesso abbiamo centinaia di foglie Galerio dice. Qui dentro c' gioia quanto basta per scavalcare l'Appennino a zoppo galletto dice il Vietnamita. E da questo momento dobbiamo fare gioco di squadra. Aiutarci a vicenda per dosare le foglie senza fare gli ingordi. Ci credi almeno un po', mentre lo dici? Per questa sera, ci sarebbe una tisana in arretrato. Ma da domani, giuro che proviamo tutti insieme a comportarci da omarini morigerati.

GIORNO DODICI. Da Perugia a Assisi.

Hai fatto male a non venire con me dice il Viet mentre scendete lungo l'asfalto d'una via che porta il nome del vento Grecale. Il centro all'alba era un posto da paura. Ci credo dici, ma se non dormivo qualche ora, adesso invece di camminare dovevo trascinarmi. C'era una quantit di chiese. Si pu camminare nel ventre della citt lungo gallerie, e le gallerie sono illuminate da faretti tipo Ikea.

Fantastico dici. Era l'unica citt che traversavamo, e io non ho visto niente. Alle sei e mezzo il sagrato del Duomo era pieno di gente. C'erano frati, suore e aspiranti beati che recitavano il rosario prima d'affrontare la giornata di lavoro. Sembrava una citt molto devota, poi mi sono accorto che a due passi c'era il palazzo che ospita la sede della Massoneria. Allora ho capito qualcosa di pi, su questa citt. Quelli hanno sedi ovunque consideri. Ovunque, credo, ma di solito non di fronte al Duomo. Comunque Galerio non lo capisco dici. Giura che partiremo tutti insieme a mezzogiorno, ci fa aspettare, e alla fine salta fuori che non riesce a liberarsi prima di sera. pazzo, secondo me. Per si sistemato alla grande, e fossi in lui diventerei mormone. Ci abitavo vicino, alla chiesa dei mormoni. Sembravano brava gente. Mi piacciono perch non sono moralisti. Lo sanno che dev'essere una specie di supplizio, vivere insieme a tre ragazze e poterne baciare una sola. Dice che lo accompagna il maledetto con l'auto di servizio, direttamente al Camping San Francesco. Secondo me un trucco per arrestarlo. Lo fa salire in macchina, chiude le sicure, accende la sirena e non lo vediamo pi. Pensi a tutte le volte che insieme a Galerio, vi siete trovati mascherati dalle sciarpe in mezzo alle cariche d'un cordone di celeri-

ni. In quei momenti di febbre senza sogni l'unica certezza era che non vi sareste piegati alla prepotenza degli elmetti e di nessuno. Avevi poco pi di vent'anni e pensavi che, grazie a quel carnevale di bastonate, la citt poteva considerarsi viva anche la domenica pomeriggio. Al massimo prender una corriera mormori, o si far portare dalle ragazze. La via Grecale scende per tornanti ripidi fra i giardini di villette bifamiliari, e ora capisci in che senso l'altura sulla quale sorge Perugia domina la valle del Tevere. La riva da questa parte cos ripida da costringervi a procedere spigolando. Allargate le curve per non sbilanciarvi, mentre sulla sponda opposta si stende una campagna fertile e pianeggiante di cui non supponevi l'esistenza. La furia industriale e meccanizzata sembra catalizzarsi intorno al tracciato della E 45. La superstrada corre appena oltre il fiume, seguendo da vicino le anse che disegna serpeggiando al riparo degli alberi, e al di l i casali sembrano di nuovo fortini di mollica. Punteggiano l'aperto dei campi, ma non sembrano davvero presidiarli. Sembrano vegliare su di loro, e oltre quella piana fertile Assisi appare gi vicinissima. Potete abbracciare per intero lo scosceso di tetti e campanili che risalgono lo sperone del Subasio, ed facile riconoscere in primo piano la teoria d'archi che accompagna la salita verso la Basilica. Sembra l'ultima pianura del mondo dice il Viet. Dopo Assisi, si vedono solo montagne.

Oi dici, e pensi a una frase di Goethe che descrive a perfezione la natura intricata della dorsale. L'hai letta, l'hai copiata da qualche parte, ma per quanto ti sforzi non c' verso di fartela tornare in mente. La gente non lo caga dice il Viet dopo un po', ma fa sempre impressione il vecchio Appennino, visto dal basso. Pensi che ci si potrebbe passare tutta la vita, a camminare su quelle montagne, lungo il sentiero Doppio Zero e le sue diramazioni, ma questa volta la partita diversa. Dovete passarci in mezzo, in qualche modo. Infilarvi nei boschi, e risalire il versante umbro della dorsale. In due o tre giorni arriverete a un punto di valico, forse un Passo segnato sulla mappa, ma personalmente ti sentirai dall'altra parte solo quando distinguerete il canto originario d'un torrente che accompagna la vostra discesa verso Est. Dici che troveremo la neve, quando saremo inculati l in mezzo? domanda il Viet scrutando la fortezza di roccia che serra l'orizzonte per intero. Lo so a cosa stai pensando. Ma questa volta stiamo pi bassi. Nettamente pi bassi. Io non ce l'ho, l'attrezzatura da neve dice il Viet. strano parlare di queste cose mentre scendete fra i giardini in fiore verso la piccola stazione di Pretola, e il vento porta con s lanugine di pioppi. Galerio non ce l'ha di sicuro considera ad alta voce. Non vuole portare un cazzo. Dice che fa le foto, lui. Evitiamo le montagne pi imbusonite, senza strafare, e la neve la vedremo solo da lontano.

Abbiamo fatto bene, a non fermarci un giorno in pi. Non ho fatto in tempo ad abituarmi alla vita civile, e cos lo zaino non pesa tanto. Il primo giorno pesava un casino anche se mezzo vuoto. Il primo giorno insieme, pensavo di essere diventato zoppo. Per mica se ne vanno del tutto, le vesciche bastarde. Provano a riorganizzarsi durante la giornata, e non posso mai abbassare la guardia. Comunque credevo che quelle di Pace e Democrazia fossero meno bigotte, rispetto ad altre organizzazioni. E cosa te lo faceva pensare? Non so, una di loro sta con Galerio. Pensavo non fossero le solite bigotte del menga. Invece sanno divertirsi solo a met. Le hai rase al suolo, con la tisana. Se speravi di agire, forse dovevi metterci meno foglie. Pu darsi dice. Come si chiamava, quella che si messa a cantare in piedi sul tavolo? Non mi ricordo. N lei n l'altra, ho paura. Per stata una bella serata. Galerio sembra un altro, insieme a quella ragazza. Nettamente dici. Sembra una persona posata, quando sono insieme. Lo so come va a finire dice il Viet. Va a finire che fate tutti un sacco di bambini, e io rester solo, lungo via del Fratello a notte fonda come un cacciatore patetico di giovanotte. Scavalcate il corso ampio e limaccioso del Tevere grazie a un

ponte sospeso riservato a pedoni e ciclisti, e i suoi tiranti d'acciaio ti richiamano alla mente il vecchio distributore di gomme Brooklyn che avete visto l'altro giorno, in un paese di cui non sapresti pi dire il nome. Il sentiero del Parco Fluviale corre all'ombra degli alberi lungo l'argine sinistro. Ampie pozze ne costellano il fondo sconnesso, e il Vietnamita dice che bello, tornare a sporcare le pedule di fango fresco. Dove il sentiero lambisce le ultime case del paese di Valleceppi, sorgono panchine distanziate una cinquantina di passi l'una dall'altra, e ognuna un mondo. Si vedono anziani che complottano in dialetto e pi in l, dove la macchia stringe il sentiero da vicino, tossichelli solitari leggono fumetti a poca distanza dalle bici scassate. E poi, sprofondata nella penombra della boscaglia ripariale, scorgete un'ultima panchina abitata da una strana bestia che calza quattro scarpe. Ne distinguete nettamente due dalla zeppa in sughero, illuminate da una lama di luce a un palmo da terra, e solo quando siete a venti passi vedete con chiarezza di cosa si tratta. Una donna non tanto magra, i capelli acconciati ad alveare, siede di traverso sulle gambe d'un uomo dalla testa lucida. L'uomo indossa scarpe da lavoro con la suola in gomma e un grembiule scuro da artigiano. Sostiene la donna sulle cosce, come il peso di lei fosse lieve, e abbracciandola sembra intento a strofinare il naso contro la sua scollatura. Sorridete, a sentirlo chiamare la donna "amore" e chiamarla "bella tettona", ma non rallentate.

Quando la donna vi vede, sussurra all'amico di calmarsi, e allora anche lui vi guarda, e per un po' pensi che somiglia a un negoziante vicino casa tua. Adesso osserva le pozze del sentiero come una persona assediata dalle preoccupazioni, e sembra essersi dimenticato della donna che gli siede addosso. Non me li vuoi regalare, i fiori? domanda lei con accento slavo, e se pure la sua voce ha qualcosa di civettuolo, pi che altro sembra parlare all'uomo per consolarlo. Adesso basta parlare di fiori lui dice. Se la smetti con questa solfa, dopo andiamo a mangiare in trattoria. Sono strane coppie, quelle che adesso incontrate sulle panchine, e dopo un po' lo spettacolo di tutte queste persone desiderose d'amore rifugiate in riva al Tevere finisce per mettervi una strana allegria. Il sentiero per Assisi si discosta dal gomito della riva vicino al paese di Collestrada. Scavalcate il letto d'un canale affluente sulla schiena curva d'un ponte in legno, e all'uscita del ponte vi trovate a traversare la terra di nessuno fra il lungofiume e la massicciata della superstrada. Cinquecento passi pi avanti sbucate sul grande spiazzo asfaltato d'un parcheggio. il parcheggio d'un ipermercato, e mentre ne lambite l'estensione potete leggere lo stupore negli occhi delle famiglie che vi scorrono a fianco spingendo carrelli pieni di surgelati. Chi sono? grida un bambino indicandovi alla madre, ma lei lo conduce via in fretta. Diffidente del menga mormora a mezza voce il Viet. Potrei

farti felice tutta la notte e non lo sai. Ci schifano proprio dici. Sar per via degli zaini? Che ne so dice il Viet. Mi ci deodoro il culo, con la loro diffidenza. Cammini in santa pace, e appena incontri qualcuno, ti rendi conto che sembri sospetto. Com' 'sta storia? Forse credono di essere belli loro dice il Viet mentre sfilate a venti passi dal varco che immette alla galleria coperta dell ipermercato. Invece fanno cagare dal primo all'ultimo, e la guardia giurata sembra un povero scemo di guerra che il resto del plotone ha lasciato indietro. Diventi polemico, quando rimani sveglio tutta la notte. Non dico che debbano stenderci il tappeto rosso, ma certi sguardi dovrebbero risparmiarseli. Per un paio di chilometri seguite una secondaria semideserta raddoppiata dalla statale, e in localit Ospedalicchio una strada bianca si inoltra ad angolo retto per i campi verso una chiesetta solitria. All'inizio un ronzio meccanico che sembra insistere sul cuore coltivato della pianura, e dopo un po' che scrutate il cielo distinguete la sagoma d'un aereo da turismo color zucca. Vola basso e la sua traiettoria sembra parallela al rettilineo della vostra sterrata. Quello un Cessna dice il Viet bloccandosi. Sembra un Cessna. Adesso l'aereo perde quota a vista d'occhio, la fusoliera inclinata avanti dentro una picchiata disastrosa, e tu pensi che non hai

mai visto cadere un aereo in tutta la vita. Senti la mano del Viet stringere la tua spalla come una specie di morsa, e solo quando l'aereo a venti piedi da terra lo vedete rallentare il precipizio della discesa. Via da qui grida il Viet fuori sincronia, e dentro una virata che pu lasciarvi impietriti l'aereo ronzando riprende quota. Fanculo dice il Vietnamita dopo un po'. un modellino del menga. Basta che non ci piombi in testa dici, e all'altezza della chiesetta vedete una Panda ferma lungo il ciglio della traversa sterrata. Il bagagliaio aperto, e anche lo sportello dal lato del guidatore aperto. Solo dopo un po' che avanzate vi accorgete di un uomo con il cappello da baseball accovacciato nell'erba a venti passi dalla macchina. La visiera del cappello sembra calamitata dall'aereo, e l'uomo stringe fra le mani una piccola scocca nera da cui origina l'antenna del trasmettitore. Testa di cazzo mormori. Far morire d'infarto la gente. Adesso gliele canto chiare dice il Viet, e quando s'accorge di voi l'uomo pilota il modellino al largo sopra la distesa dei campi. Saluta in fretta col braccio, e mentre andate verso di lui scatena tutt'un repertorio di loop, picchiate e virate a bassa quota. Vuol farci vedere quant' bravo dici. Questo fanfarone. impressionante, per dice il Viet senza perdere d'occhio il modellino. Io l'avrei gi fracassato un centinaio di volte. Quando siete abbastanza vicini da distinguere i pollici bianchi

dell'uomo sopra le leve del radiocomando, lui conduce il Cessna ad alta quota. Gli fa compiere un ultimo giro ampio di ricognizione, verso le case sparse di Ospedalicchio, e quando lo vedi scendere in assetto d'atterraggio, la fusoliera perfettamente in asse con il nastro bianco della sterrata, capisci che l'uomo ha deciso di lasciarvi a bocca aperta. Vuole farlo arrivare qui lungo la pista dice il Viet, e adesso l'uomo con il cappello da baseball vi sorride in mezzo a due guance immense. Peser un quintale abbondante, e la tuta in felpa che indossa non gli dona. Guardate grida mentre il Cessna scende con precisione in mezzo agli ombrelli degli alberi. Pensi che ha deciso di farlo atterrare nel punto esatto in cui vi ha visti arrivare, e adesso il Viet segue la manovra a bocca aperta, una mano aggrappata al foulard che gli cinge il collo. Mi diverte quando si schiantano sussurra, ma questa volta, quasi quasi faccio il tifo per lui. Il ronzio dell'elica dev'essere a meno di cento passi, quando il Cessna scende all'altezza dei cespugli che in quel tratto delimitano la sterrata, e fra un attimo raggiunger la sua ombra che gli corre sotto al centro della pista. Il carrello e il ruotino anteriore toccano il suolo quasi insieme. Vedete questa nuvola bianca sollevarsi dalla carreggiata e poi c' solo l'elica che spazza via la polvere. Il muso color zucca della fusoliera irrompe avanti e le ali sono rimaste miracolosamente in asse a un passo da terra. Il modellino vi arriva incontro rallentando addomesticato, e adesso la sua fusoliera ti fa pensare a una strana scialuppa, le ali al

bilanciere che la mantengono in equilibrio. Puttana va dice il Viet mentre il Cessna si ferma a meno di dieci metri da voi. Lei deve andare ai campionati del mondo dice all'uomo. Non facile, guidare questi apparecchi dice lui sollevandosi in piedi. Ho un brevetto dice. Resta a guardare il Cessna incolume fermo al centro della sterrata, e le ali da un'estremit all'altra non misurano meno d'un buon braccio. Per un po' l'elica sembra girare al contrario, poi smette del tutto. Quanto pu pesare, un affare del genere? domanda il Vietnamita. in fibra di vetro l'uomo dice. Pesa solo il motore. Per, anche con un radiocomando a sei canali, ho sempre paura di perdere il controllo. Se finisce in strada dice indicando il tracciato lontano della statale, si scatena il finimondo. per questo che vengo qui. E tranquillo qui dici. Come si chiama questo posto? Madonna di Campagna dice l'uomo. Bisogna stare attenti alle linee elettriche delle fattorie, per non passa nessuno. Solo noi puntualizza il Viet. In ogni caso resto vicino alla macchina dice l'uomo. Per sicurezza. Di cos'ha paura? domandi. La gente cattiva dice l'uomo infilando la scocca del radiocomando nella tasca della tuta. Deforma il tessuto, ma in qualche modo ci entra. Ti prendono in giro perch giochi con i modellini.

Ma questi non sono giocattoli, sono apparecchi costosi e complicati da governare. L'antenna sembra uscirgli dal fianco, mentre taglia in mezzo all'erba verso il Cessna color zucca. Il Viet ti guarda, fa segno che l'uomo dev'essere un po' tocco, e tu sorridi. Adesso basta dice l'uomo sollevando l'aereo in modo delicato per la fusoliera. A volare si scalda, e appena ti diverti un po' c' sempre qualcuno di invidioso che chiama la polizia. S'inventano che gli hai sfiorato il tetto di casa, o che hai messo paura ai bambini, e la polizia non aspetta altro. Si divertono a fare i severi, ed un pezzo che ce l'hanno con me. Va a riporre l'aereo e il radiocomando nel bagagliaio della Panda, poi apre una portiera e si sporge all'interno dell'abitacolo. Quando torna verso il bagagliaio ha in mano un lenzuolo. Con il lenzuolo copre l'aereo, poi abbassa il portello e lo vedete estrarre di tasca un pacchetto di Diana. Quando il pilota capace, le uniche noie possono arrivare dal radiocomando dice quando ha acceso la sua sigaretta. Se finiscono le batterie, la ricevente non capta pi nessun segnale. L'apparecchio si trova in volo fuori da ogni controllo, e allora meglio buttare il radiocomando, salire in macchina e filare. Le capitato spesso? domanda il Viet. Una volta sola l'uomo dice. E ne possiedo nove, di apparecchi. Quello che ho perso per via delle batterie era un Mosquito De Havilland in resina. La polizia venuta a casa a mostrarmelo fracassato com'era. Per fortuna era solo precipitato in

una serra. Chiss come, se lo sentivano che era mio ride, e la sua bocca sembra troppo piccola per le guance che la stringono. Facevano le loro domande tutti severi, ma io pensavo che se confessavo mi levavano il brevetto. Cos ho tenuto la bocca chiusa dice soffiando via il fumo, e da allora me l'hanno giurata. La traversa sterrata muore sull'asfalto in prossimit d'un sottopasso dalle pareti in cemento. Sono tappezzate di scritte spray dedicate al Grifo che deve volare sempre in alto, e pi in l scorgi maiuscole a vernice che inneggiano sghembe all'unit dei lavoratori. Non dormo da due giorni dice il Vietnamita mentre i vostri passi rimbombano l sotto, e ormai un pezzo, che non massaggio pi il collo col balsamo. E gli occhiali dici. Non dovevi ricomprare gli occhiali? Lascia perdere gli occhiali dice il Viet. Non ne ho davvero bisogno, finch non devo guidare di nuovo, e luned, in citt, me ne faccio preparare un paio in meno d'un'ora. Pi che altro, pensavo che ci siamo meritati un po' di foglie. Non possiamo piantare la tenda, prima? Siamo quasi arrivati. Appunto dice il Viet sfilando il primo spallaccio. Se vogliamo arrivare sul serio, sar meglio che mastichi qualcosa. Tira fuori dallo zaino l'involto in carta di giornale arrotolata alle estremit, lo apre, e nessuno fra gli automobilisti che passano in fretta sopra la vostra testa saprebbe indovinare quanta gioia c' dentro.

Il succo aspro vi riempie la bocca, e mentre scivolate sotto la statale pensi che forse il Vietnamita va avanti da un pezzo, a masticare khat tutti i giorni. Per quanto ti riguarda un vizio come un altro, ma se procurarsi le foglie cos complicato, devono esserci portelli a tenuta stagna, nella sua vita di rappresentante, dietro i quali la ruota dello sbattimento produce il suo lavorio inesausto. Alle porte di Bastia Umbra trovate un vecchio casale che un tempo era un convento e oggi ospita un bed and breakfast, e da l il sentiero segue quasi in piano la riva destra d'un fiume. Il Vietnamita domanda se di nuovo l'acqua del Tevere, ma sembra pi pulita di quella del Tevere, e dici che forse solo un affluente. Sulla sponda opposta, la cupola di Santa Maria degli Angeli riluce come metallo levigato nel cuore della piana, e adesso che siete ai suoi piedi Assisi non si scorge pi. Quando arrivate a un ponte, le indicazioni del sentiero invitano a proseguire lungo l'altra riva ma voi prendete un viottolo che punta verso l'interno, dritto al campeggio dove avete appuntamento con Galerio. . Seguite la recinzione, e il piazzale di fronte all'ingresso del Camping San Francesco invaso da una piccola carovana di Harley Davidson. Aspettano a motori spenti davanti alla sbarra abbassata, e possono essere una dozzina fra piloti e passeggeri. Gli uomini portano i baffi, le donne pantaloni in cuoio a frange, ma il riverbero delle loro chiacchiere non ha niente di sguaiato, e quando li raggiungete salutano per primi. Le moto sono targate Padova, e sulle spalle dei giubbotti di tut-

ti loro ricamata ad arco la scritta "Ges Salva". Allora ti accorgi degli adesivi con la croce attaccati ai caschi, dei Golgota stilizzati e le corone di spine che ornano i parafanghi. Brutti, questi sussurra il Viet mentre aggirate il piccolo arcipelago di serbatoi e cromature. Per, a livello di stile spaccano il culo ai passeri. Dentro il prefabbricato della reception un motopellegrino barbuto, la misteriosa scritta Giobbe 18, 76 tatuata sull'avambraccio, sta sbrigando le formalit d'ingresso per tutta la comitiva. I pannelli d'abete che rivestono le pareti interne donano all'ambiente una luminosit propria, e appesi a puntine da ingegnere riconosci i calendari scout e altri mai visti, stampati a cura degli ordini missionari. Ci sono almeno venti carte d'identit squadernate sul bancone, e la ragazza di turno una diciottenne atletica con l'apparecchio dei denti e i capelli tagliati alla maschietta. Vi da il benvenuto, si scusa e dice che ha bisogno di un momento per annotare sul registro tutti i nomi. E cos domani andate a Fonte Avellana dice al motopellegrino, riprendendo il filo d'un discorso che non dev'essere mai decollato sul serio. Domani sera dormiamo lass dice l'uomo. E prima di tornare a casa scendiamo a Loreto. Caspita la ragazza dice. un bel giro, e tu pensi che da Loreto si vede il mare e si vede la casa di tua moglie ai piedi del Conero .

Quando arriva il vostro turno, la ragazza prende in consegna i documenti e posa sul bancone una mappa fotocopiata del campeggio. C' posto vicino alle docce sorride casta e metallica, e tu speri che dai bagni non salga odore. Con un pennarello rosso evidenzia la vostra piazzola. Non c' bisogno di pagare in anticipo dice, e mentre ti consegna la mappa ti guarda negli occhi pina d'un amore freddo. Siamo tutti volontari qui, e il camping affidato al senso di responsabilit degli ospiti. Stronza diffidente sussurra il Viet mentre uscite. Se pensa che scappiamo senza pagare, pu anche farsi dare i soldi, invece di intristirci cos. C' un passaggio pedonale, di fianco alla sbarra, e voi dovreste seguire la comitiva dei motopellegrini verso il cuore fitto d'alberi del Camping San Francesco. I piloti spingono le moto curvi sui manubri, adesso, e i passeggeri li aiutano a condurle in silenzio verso il parcheggio, come una carovana di moto in panne. Mentre sfilate attraverso il passaggio pedonale guardi le scritte sui loro giubbotti, e pensi che il Paese si sta popolando di sette girovaghe e trib timorose del futuro, come capita nei tempi bui, quando la gente comincia pian piano a confondersi e cercare un nemico. I caravan sono allineati con ordine, e sotto le verande ci sono famiglie di francesi e tedeschi intenti a cucinare su batterie da campo. Solo i bambini pi piccoli sono esentati dai preparativi della cena, e un drappello a cavallo di bici da cross solca i vialetti del camping per la ronda serale.

Dov' la piazzola del menga? s'informa il Viet. A muro con i cessi? Dentro i cessi? C' un'area riservata al barbecue dici studiando la mappa fotocopiata. Non siamo lontani neppure da l, e poi ti sembra di sentire alle spalle la voce di Galerio che saluta qualcuno. Ce l'ho fatta, regiz, si sbraccia mentre imbocca il passaggio pedonale. Sono arrivato grida, e oltre la sbarra fate in tempo a vedere la coda mozza dell'Alfa verniciata di celeste che s'allontana attraverso il piazzale. Arriva di mezza corsa, il vostro amico, sorridente come non l'avevi mai visto. Regge in mano uno zainetto viola da finesettimana, e sul petto della sua vecchia maglietta del Bulldog s'incrociano a doppia bandoliera la tracolla della borsa da fotografo e il cordoncino giallo d'una sacca da marinaio. Allora andiamo in montagna conciati come i profughi sospira il Viet. Dove pensi d'andare ride di naso, con tutta la zavorra fuori dallo zaino? Sono un uomo libero, amici esulta Galerio, e il suo volto sembra mandare luce da sotto la chioma lucida e compatta. Pensate di restare a guardarmi come personaggi di Pirandello, o si fa un po' festa? Era un secolo, che non me ne stavo sdraiato sotto le stelle considera la voce stravolta del Viet. Senza una donna si corregge quasi subito, e in questa porzione di prato al largo delle basi in muratura per le griglie, un odore acuto di mentolo e cannella

sembra contagiare ogni filo d'erba. Poi solleva i piedi, e per un po', schiena a terra come sei, il profilo dei suoi scarponi alti alla caviglia ti nasconde il disco della luna. Che numero porti? domanda Galerio. Il cinquantadue come Bud Spencer? Fai pure lo spiritoso mormora il Viet, e le gambe dopo un po' gli tremano, ma lui continua a puntarle a candela, gli scarponi che si toccano. Vediamo quanto ridi domani dice quando riappoggia i piedi a terra. Mi invidierete, quando vi staccher in salita leggero come un camoscio. T'invidio l'ottimismo, forse dice il Viet. Nemmeno il sacco a pelo, riesci a infilare nello zaino? uno zaino da lupetti dici. Hai bisogno d'uno zaino vero, amico. Sei ancora vivo, tu? Pensavo dormissi. Fra poco striscio fino alla tenda. E fareste bene a seguirmi, se domani non volete essere dei rottami. Lui una specie di capospedizione dice il Viet. Per la guida vera il khat. Foglia della staffa e andiamo tutti a dormire? Serviranno tre staffe ride il Viet. Cercando tastoni l'involto di carta finisce per urtarti. Per se il capospedizione si addormenta non vale. Adesso tengo gli occhi apertissimi dici. Penso all'infinit

della via lattea e mi lascio traversare da sensazioni ad alta gradazione poetica. Come nei libri di Asimov dice Galerio. Pi o meno. Ascolta, Asimov dice il Viet, prendi questa fogliolina tenera, e mentre la mastichi ringrazia San Culo che non ti ho dovuto tagliare la testa. C' tanta rabbia, in questo ragazzo dici mentre il Viet ti passa quella che devi considerare la tua foglia della staffa. Da quand' che viaggi sulle volanti? domanda a Galerio. Devo cominciare a preoccuparmi? la prima volta che ci salgo, e solo perch abbiamo fatto tardissimo e lui doveva montare in servizio e dopo un po' dice stato strano. E l'elmetto che ti ha salvato, molla la carriera da elmetto e diventa libraio? uno sbirro ma un bravo ragazzo dice Galerio, e voi non dite niente. L'ho conosciuto perch lavora nella zona dell'universit. pieno di pusher, intorno a Porta Pesa, e laggi l'attivit principale degli sbirri consiste nel fingersi tossici per smascherare i pusher e catturarli. Oi dici. Sempre meglio che restare chiuso in ufficio. Corre come una scheggia. Da ragazzo era una specie di atleta promettente e, se non fosse stato infortunato, avrebbe corso per l'Italia alle Olimpiadi di Seul. Poverino dice il Viet. Scommetto che, se non era infortuna-

to, portava a casa la medaglia d'oro. Allora stava a Roma, con il gruppo sportivo della Polizia. Poi diventato troppo lento per le gare, e l'hanno spedito qui a inseguire i pusher. Per forza, che non vede l'ora di rintanarsi in un negozio. Di solito ne parlava ridendo, dei suoi inseguimenti a piedi e degli stratagemmi assurdi di quella gente. Per oggi, mentre mi portava qui insieme a un collega che sembrava muto, mi ha raccontato una cosa che non sapevo. Un paio d'anni fa, nel corso di un'operazione a Porta Pesa, un pusher anzich fermarsi ha raccolto da terra un mattone e per poco non gli spacca la fronte a met. Ha visto il mattone che gli volava a un palmo dalla testa, il tizio si messo a scappare, e lui, invece di tirare fuori la pistola si intestardito a catturarlo a mani nude. Tanto l'uomo pi veloce del mondo, no? Dice che il tizio ci dava dentro. Si fatto tutti i vicoli a ridosso delle mura, in salita e in discesa, e lui sempre dietro a dieci passi, fedele all'idea di non mollare. Forse anche il pusher, da giovane, doveva andare alle Olimpiadi dice il Viet mentre mastica. Era un ragazzo di ventidue anni, ma lui ancora non lo sapeva. Si buttato nel portone di un palazzo, ha salito quattro piani di scale, e lui l'ha inseguito attraverso la finestra di un abbaino che affacciava sui tetti. Doveva essere fuori di testa dall'incazzatura, per non mollarlo.

Dice che voleva ammanettarlo, e prima di portarlo via chiedergli perch aveva provato ad aprire la mela proprio a lui. Il pusher gridava "Pace, adesso basta", mentre correvano sulle tegole, fra le antenne e i camini. Quando si accorto che non c'era verso di staccarlo, ha spento il cervello. Era un salto impossibile, cinque o sei metri a strapiombo su un vicolo che conosco, ma quello saltato e basta. Dice che l'ha visto piombare braccia avanti sullo spiovente del tetto di fronte, senza riuscire ad aggrapparsi a niente, e poi l'ha visto cadere. Stralunami dice il Viet. morto? Muori quasi sempre, se cadi schiena a terra dal tetto di una casa di quattro piani. Me la sentivo che finiva male dici, e il succo del khat che ti riempie la bocca sembra allo stesso tempo prosciugarla. Strisciamo verso la tenda? da allora che ha deciso di comprare la mia libreria. Intanto ci mette dentro la moglie, e quando potr smettere di inseguire la gente sui tetti, ci andr a lavorare anche lui. Se vuole rilanciarla dice il Viet, sar meglio che smetta di trattare testi universitari. Pi che libri, venderanno oggettistica. Oggettistica considera il Viet mentre le ciglia ti s'abbassano. Vanno di brutto, certe puttanate come le bombe di sapone rigenerante, o le orecchie di pelliccia sintetica da attaccare al casco.

Stralunami se so di cosa stai parlando dice il Viet e anche lui sembra pronto a dormire qui. Cazzate che compri a due euro, tu dettagliante, e se pure si tratta di una seconda persona generica, la voce di Galerio cos indignata da scuoterti. C' forse in te qualcosa del dettagliante? Le compri a due euro dai grossisti cinesi, d'accordo, e in negozio le rivendi a quindici o venti senza che nessuno protesti. Ti dispiace, non avere visto quel posto quand'era pieno di libri, e forse, con un piccolo sforzo, avresti potuto comprarli tu, il tavolo e le sedie appartenute all'Osteria delle Dame. La trasforma in una cartolibreria del menga biascica il Viet sollevandosi a sedere. un ragazzo con le idee chiare Galerio dice. A forza di conoscere gente di tutti i tipi, gli sbirri fanno l'occhio lungo, per il bisness.

GIORNO TREDICI. Da Assisi alla Rocca di Pastigliano.

La giornata tersa e fresca, e all'inizio Galerio si ferma ogni poco per puntare l'obiettivo della Nikon verso lo scrigno di tetti d'Assisi. Se continua a scattare ogni dieci passi si lamenta il Vietnami-

ta, a Nocera Umbra non ci arriviamo mai. Ti ho sentito sai? grida Galerio. Vedrai che sei contento, alla fine, di avere le foto. La borsa con gli obiettivi e la sacca da marinaio ondeggiano a ogni passo, e il peso esiguo dello zainetto viola da finesettimana non basta a controbilanciare il doppio effetto a pendolo. Cos Galerio costretto a camminare piegato in avanti, e ti sembra spendere una quantit d'energie solo per avanzare in linea retta. uno spettacolo che all'inizio fa sorridere, poi preoccupa e mette piet, e mentre seguite sotto il sole la sterrata che sale di petto verso le mura, le oscillazioni fuori fase delle due zavorre fanno pensare all'espressione "eguale e contrario". Forse dovremmo cercare un negozio dici. Trovare uno zaino vero e buttarci tutto dentro. Sono sempre stato uno sportivo dice Galerio salendo a occhi bassi. qualche tempo che non faccio niente, ma sono sempre stato uno sportivo. Nettamente dici. Sei una delle migliori ali sinistre in circolazione. Ma cos fai il triplo della fatica. Ascolta dice. La macchina fotografica mi serve a portata di mano, e anche la borsa con i rullini e l'altro obiettivo. Quindi, alla fine, l'unica cosa strana che ho il sacco a pelo fuori dallo zaino ti sorride inclinato in avanti, le basette imperlate di sudore, mentre la sacca da marinaio gli sbatacchia contro la coscia. Le sagome gialle delle ruspe che riposano in cima all'erta ti fan-

no pensare che l'anno prossimo l'imbrecciata sar sepolta sotto uno strato d'asfalto, e per il momento solo voi tre avanzate a elastico nel polverone che la brezza del mattino smuove e insinua sotto i vestiti. Oltre le ruspe, si staglia l'arco di Porta San Francesco, e subito dentro le mura le strade risuonano di canti e rulli di tamburo. C' il palio, ad Assisi? domanda il Viet, e Galerio sospira che non ne ha mai sentito parlare. Un paio di vigili urbani e il servizio d'ordine delle maestre precedono un corteo di studenti delle elementari. Li senti cantare in coro Caravan of Lave con le parole in italiano, e ad aprire il corteo ci sono due piccoli alfieri con il tricolore e la bandiera arcobaleno inastate su tubi di plastica. Dietro gli alfieri viene un drappello di tamburini sui dieci anni, compresi e felici di darci dentro sulle pelli d'asino. A pochi passi di distanza una fila di ragazzine regge a mano uno striscione in plastica sul quale campeggia la scritta PACE SUBITO IN TERRA SANTA E MESOPOTAMIA. Dietro puoi Contare i bambini a centinaia, che cantano e agitano foulard colorati, e li guardate passare fino alla fine, imbottigliati fra i turisti che s'accalcano estasiati. Qualcuno applaude, molti scattano foto, e Galerio scatta a raffica. Un ultimo drappello di maestre controlla che nessuno s'attardi, e voi vi accodate come vecchi anarchici senza insegne, seguite il corteo a distanza di pochi passi mentre risale verso la spianata della Basilica. Comitive d'anziani, famiglie straniere e mistici so li tari in ber-

muda affollano il po' d'ombra davanti all'ingresso laterale della Basilica. Una formula incisa sul fregio che asseconda l'arco a sesto acuto del portale garantisce indulgenza plenaria e perpetua a quanti passeranno la soglia. ancora valido, l'annuncio? sorride il Viet. Perch se ancora valido, per non sbagliare io entrerei. Depositate gli zaini a pochi passi dall'ingresso, uno contro l'altro. A turno, prima il Vietnamita e poi tu e Galerio, visitate la Basilica che ospita il sepolcro di San Francesco. Dentro freddo, e i banchi sono pieni di persone inginocchiate che pregano il pi umano e punk fra tutti i santi che la Chiesa considera degni di culto. Pensi alla fede intatta di quelle persone inginocchiate, e pi che esprimere speranza o desideri, ti sembrano vittime miti, pronte a offrirsi in sacrificio per riscattare qualcun altro. Su una targa incorporata a una parete riprodotto con cura l'ultimo itinerario di Francesco. Non sapevi che si trovasse a Ncera Umbra, quando sent avvicinarsi l'ombra di som nostra morte corporale. Era l, e al pari di tutte le creature della terra prov l'istinto di tornare a casa. Nobili cavalieri lo scortarono fino a Assisi, e ti stupisci di trovare il percorso riprodotto sulla targa identico a quello che la mappa del Parco Regionale chiama sentiero 51. L'idea di avere scelto il sentiero che conduce a Nocera senza sapere che percorre a ritroso gli ultimi passi di Francesco riuscirebbe a turbarti anche in pieno sole, e mentre segui Galerio che

cammina a testa bassa verso l'uscita della Basilica ti senti scombussolato. Fuori, lungo la rampa che conduce al sagrato, gruppi di ragazzi con gli zaini scattano foto-ricordo, ma pochi fra loro calzano scarponi da trekking. Risalite una strada sulla quale affacciano banchi di cartoline e souvenir, e oltre alle statue in terracotta del Santo e il portachiavi francescano, i pellegrini possono levarsi lo sfizio di acquistare una bandiera della Ferrari, o le maglie non ufficiali dei calciatori Cassano e Kak. Io penso che se torna, per prima cosa ribalta questi banchi di merda dice il Vietnamita mentre fendete la folla in fila indiana. Non pu essere contento, di vedere la sua citt trasformata in una bottega a cielo aperto. Sai con quanta gente ti devi mettere d'accordo, per aprire un banco qui? Galerio dice. Anche i frati e le suore vorranno dire la loro, oltre al sindaco e i vigili. Per cos uno schifo dice il Viet. Le cassette di Leone di Lernia cosa c'entrano? Pi a monte i banchi lasciano spazio a normali negozi. Entrate in una bottega d'alimentari per comprare un po' di formaggio, e anche l trovate l'immagine del Santo riprodotta sull'etichetta delle caciotte. Allora ditelo, che una barzelletta dice il Viet mentre uscite. Scriveteci Las Vegas, all'ingresso della citt, cos tutto chiaro. Il Viet faceva il chierichetto dici. Ce l'ha a morte, con i mer-

canti del tempio. Bevete a una fontanella vicino al palazzo del Comune, gi in disparte dal trambusto di turisti, e ti senti felice mentre salite per vie ripide verso l'oasi di quiete di Porta Cappuccini, dove l'abitato smette d'arrampicare lo sperone del Subasio. la porta attraverso la quale Francesco rientr morente in citt, ed il punto di partenza del sentiero che traversa i boschi alle pendici del monte fino a Nocera Umbra. All'inizio il sentiero scortato da una doppia ala di cipressi, ma quasi subito penetra nella macchia e voi salite in silenzio verso mezzacosta, misurando il fiato e la forza, via dal grumo bianco di case, conventi e collegiate. Dopo un po' che scavalcate radici e scivolate in silenzio all'ombra dei carpini neri, il Vietnamita batte le mani un paio di volte e dice che gli sembrato di vedere una biscia, o forse una vipera. Se vi mordono dice fermandosi, non lasciatevi iniettare il siero. Ho letto su "Lancet" che il siero ne ammazza pi del veleno. Per via dello shock anafilattico del menga. Te lo ricorder, al momento giusto dici. Se mi dimentico, te lo ricorder Galerio. L'unica cosa da fare incidere, succhiare via il sangue infetto e sputarlo fuori dice il Viet, e prima di sfilare l'Invicta rosso smuove col piede il tappeto di foglie. Poi deposita lo zaino, lo scoperchia e sfila il temperalapis nel suo fodero di cuoio. Nella luce fioca del bosco, l'impugnatura rivestita da piccoli cerchi di metallo sembra

mandare barbagli oscuri. Con questo, d'accordo? dice mentre apre la cintura dei pantaloni color kaki per assicurarvi il fodero. Fa sempre cos, quando si va in montagna? domanda Galerio. Ora almeno possiamo difenderci dai cinghiali, e incidere quello che c' da incidere dice il Viet caricando da capo lo zaino in spalla. Adesso salite sgranati, e sei tu che apri la strada. Il dolore ai piedi, ormai, qualcosa con cui riesci a convivere. Il Vietnamita fa da elastico, e dopo mezz'ora lo senti chiamare la sosta. Tempo dice. Galerio non si vede pi. Allora battezzi il cono d'ombra successivo, e quando lo raggiungi, senza sfilare il Salewa ti siedi sulla terra argillosa ad aspettare i tuoi amici. Il Vietnamita sorge per la salita con la sua falcata ampia e dubitativa, mormora qualcosa a proposito dell'equipaggiamento inadatto di Galerio e viene a sedersi di fianco a te. Fate in tempo a chiudere gli occhi, prima che il vostro amico compaia, ondeggiando al rallentatore, in fondo alla discesa. Ma tu, omarino, sei un omarino spacciato lo assale il Viet mentre viene a gettarsi di fianco a voi. Galerio lo guarda come non fosse sicuro di chi si trova di fronte. Con le grandi mani aperte fa cenno d'aspettare un attimo, poi netta gli angoli della bocca e lo sentite sospirare. Sono rimasto un po' indietro mormora a occhi chiusi. Ma solo perch mi sono fermato a scattare un sacco di foto. Sar meglio che ci procuriamo uno zaino all'altezza dell'im-

presa insiste il Viet. Cos sembri uno sfollato. Lo ringrazierai, lo sfollato dice Galerio sfiorando la cinghia della Nikon, quando vedrai che razza di capolavori saltano fuori. Per un po' masticate in silenzio le foglie che il Viet vi passa, e quando la curiosit si fa troppa glielo domandi, quanto valgono sul mercato tre cartocci di foglie come quelli che avete prelevato a casa di Spichisi. Non saprei dice lui. Il prezzo dipende sempre dalla quantit. Forse seicento euro. Sei o settecento euro. una passione costosa, se ne vuoi masticare tutti i giorni. una passione costosa, s. Ma non possiamo parlare di qualcos'altro? Scusa dici. Mi sembrava un commento da uomo di mondo, e invece venuto fuori da censore del cazzo. Se la gente non avesse vizi Galerio dice, non avrebbe quasi bisogno di lavorare. Dici che anche tuo fratello la pensa cos, e lui ha meno vizi di tutti. Su, uomini dici quando ti sembra che una pausa pi lunga finirebbe per piegarvi le ginocchia. Non dobbiamo ammazzarci, ma avremo fatto s e no tre chilometri. Let's go dice Galerio saltando in piedi. Ho gi recuperato le forze. In ripartenza provate a tenerlo in testa, ma l'ondeggiare delle

zavorre lo porta lontano dalla traiettoria ideale, e nello spazio di cento passi vi fa segno di andare senza preoccuparsi di lui. A un certo punto vi trovate davanti a una cava di pietra a cielo aperto, simile a una voragine bianca sul fianco del monte fitto d'alberi. Il costruito dell'impianto affaccia sulla carrabile di mezzacosta e sembra abbandonato da anni. La recinzione stata abbattuta in molti punti e le pareti esterne sono solcate da scritte sataniche, ma quelle invocazioni al maligno appaiono maledizioni infantili e come sfiatate, al cospetto del fianco vivo del Subasio scavato in profondit con le ruspe e la dinamite. Ora avanzate quasi in piano fra i cespugli di bosso, e anche Galerio, al di l della fatica enorme che deve abitarlo, sorride a labbra cucite e sembra di buon umore. Ormai siamo troppo lontani per tornare indietro dice, e non sapete che sollievo ne provo. sempre cos all'inizio dice il Viet. Sei tentato di dargliela su prima ancora di cominciare. Se dici cos per, sembra che siamo appena partiti. Non siamo appena partiti. Facevo il chierichetto, non il teologo dice il Viet senza badargli, ma credo ci sia pi santit in questi boschi che in tutte le chiese di Assisi. Non saprei dici. Com' che si finisce sempre per parlare di queste cose? A un certo punto, mentre salivamo prima della cava, mi sono sorpreso a pregare. Ripetevo le parole fra me e me, e chiss da quanto andavo avanti. A voi non capita di pregare?

Pregare pregare no dice Galerio. Per in tutto questo silenzio, con la borsa della Nikon che ti ostacola a ogni passo, ti fai dei gran esami di coscienza. Pensavo di essere l'unico dice il Viet, e cominciavo a sentirmi solo. Ora che la libreria andata riprende Galerio, mi chiedo cos'ho combinato in questi anni, e cosa si pu tentare nei prossimi. Perch lo so cosa mi piacerebbe fare sul serio, ma in giro non c' tutta questa richiesta di fotografi. N a Londra n qui, e a questo punto devo specializzarmi. Trovare un maestro che mi eviti di cadere sempre negli stessi errori. Intanto che ti specializzi, un lavoro dovrai pur farlo dice il Viet. Non lo dico per metterti tristezza. Ho vissuto un anno lass, nessuno ha comprato le mie foto e parlo l'inglese come pu parlarlo il cameriere d'una pizzeria di Camden. Almeno ho fatto esperienza, e anche con la libreria ho fatto esperienza. Adesso per devo mettermi a fare le cose sul serio dice. Imparare bene l'inglese e trovare un maestro. Ho la fortuna che con la gente lego subito, e forse a ventott'anni non sono troppo vecchio perch un professionista mi prenda con s. Anche il mio rappresentante doveva insegnarmi un mestiere, e stralunami se ho imparato qualcosa da lui. Mi usa come galoppino, e mi sa che presto il dottor Rappini Luca saluta tutti e si ritira in provincia. Ale dici.

Sentite che piano. Vado a fare il farmacista in qualche paesello del menga, come quello dove mi hanno spedito per il servizio civile. Trenta case, una parrocchia e una trattoria con il menu scritto a macchina. Cos per dice Galerio, l'anticamera della morte. solo una tecnica per trovare moglie. Quando l'ho trovata torno in citt. E allora mi scateno, faccio lavorare lei e provo a vivere di musica. Prima per, devo spacciarmi un paio d'anni per un vero farmacista rassicurante, una persona senza una briciola d'interessi. Alle donne l'eclettismo fa paura. Mentre li ascolti parlare ringrazi in silenzio per tutte le giornate chiuso nell'ex ripostiglio grande, alle prese con il computer e il lavoro che ti sei scelto. Il sentiero sbuca sulla strada asfaltata in una localit che secondo la carta del Parco si chiama Costa di Trex, e i segnavia numerati del sentiero per Nocera, verniciati sui rari pali della segnaletica stradale, ne accompagnano la salita fino alla sommit d'un colle. Un pannello metallico segna il punto in cui abbandonare l'asfalto per addentrarsi da capo nel fitto d'alberi, verso una gola sul cui fondo corre ripida l'acqua d'un torrente. L'antico Ponte dei Lupi ne scavalca il letto, e tu speri di trovarlo ancora intatto come lo videro Francesco e i cavalieri che lo accompagnavano nell'ultimo viaggio. Il sentiero scende deciso, invaso da uno strato di foglie morte e rottami d'alberi giovani. Si fa pi ripido man mano che distinguete il riverbero argentino del ruscellare che promana dal fondo, e mentre scendete frenando fra i tronchi esili dei salici ripaioli, puoi

provare a intuire il genere di sforzo che vi toccher oltre il ponte, quando dovrete risalire il versante opposto. Sul fondo della gola fa fresco anche all'una di pomeriggio, e le infiorescenze dell'astragalo punteggiano la macchia simili a calici rosati screziati di porpora. Il cielo solo una ferita nel tetto d'alberi, e le spallette del ponte appaiono all'improvviso dietro un'ultima quinta di vegetazione, gelide e sgraziate come le opere figlie del Genio Militare. Valutate la spaccatura del terreno sul cui fondo scorre l'acqua, e pi che un letto ricorda una faglia, il confine netto fra due porzioni di mondo. Speravo fosse ancora in piedi il ponte medioevale consideri. Mettevo su il bianco e nero Galerio dice. Questo solo un prefabbricato. Sar crollato mille anni fa dice il Viet mentre percorrete il tavolato d'assi sospeso sopra un salto di molte braccia, e oltre le spallette vedete l'acqua ribollire fra i massi. Sembra di essere sul fondo di un canyon dice, e non dev'essere stato semplice trasportare fin quaggi questa passerella del menga. N portarla qui, n posizionarla fra una riva e l'altra senza farla precipitare di sotto. Stendete i moduli su un fazzoletto d'erba soleggiato a dieci passi dall'uscita del ponte. Galerio, sgravato dai suoi fardelli, cammina in maniera innaturale, senza quasi piegare le ginocchia, e per non sbilanciarsi deve accompagnare i passi con le braccia

piegate a squadra, come un marciatore delle Olimpiadi. Per un po', mentre tu e il Viet preparate il pranzo, si aggira a quel modo, la Nikon a tracolla, esplorando i dintorni del bivacco e le pendici della sponda ancora sconosciuta. Il minuscolo scatto dell'otturatore un tributo che rivolge volentieri ai fiori d'astragalo, alle cime degli alberi e gli affioramenti di scaglia cinerea erosi da rivi minuscoli che scendono verso il letto profondo del torrente. Non che ci sviene lungo la strada? domanda il Viet sciogliendo il foulard rosso che gli ripara il collo. testardo dici. Se la godrebbe di pi, con uno zaino adatto, ma non sar facile convincerlo. Questa bella, regiz grida Galerio fra i cespugli di cornetta venti passi sopra di voi. Questa da bianco e nero, e basta seguire con gli occhi la traiettoria del suo indice puntato verso la riva per capire cosa lo esalta. Il camminamento messo in opera dal Genio Militare non sospeso nel vuoto, ma poggia sopra la volta in pietra sorpendentemente intatta dell'antico Ponte dei Lupi. Bello stare qui come lucertole e sentire le forze che affluiscono da capo dice Galerio. Passa la sigaretta dici. Oppure ne preparo un'altra. L'ultima e poi andiamo. Fai cos ti strizza l'occhio Galerio. Ancora le forze non sono affluite del tutto. Per un pezzo tutta salita rifletti ad alta voce mentre ti passa la busta del tabacco, e il Vietnamita scruta immobile il versante oppo-

sto della faglia. Sento dei rumori dice. Voi non sentite niente? Fate silenzio, e anche a Galerio sembra di sentire qualcosa. Sar un animale dice aspirando dalla sigaretta. Non si chiama Ponte dei Lupi, questo posticino del menga dice il Viet, e in fretta si solleva in ginocchio, libera dal cinghietto di sicurezza l'impugnatura del coltello. Non credo siano lupi dice Galerio puntellando i gomiti sul modulo. I lupi di giorno non dormono? Il Vietnamita va in fretta fino all'uscita del ponte. Carezza il fodero in cuoio del cimelio di famiglia e scruta oltre i venti passi della campata, verso la macchia che, sulla sponda opposta, avvolge il sentiero fin quasi all'attacco delle spallette. Chi l? grida con voce incerta, e solo il ruscellare del torrente sul fondo della gola in qualche modo gli risponde. C' qualcuno, appena di l dice fra i denti, qualcuno che gioca a nascondino. Allora lo raggiungete, e oltre la campata, nel primo fitto della macchia, ti sembra di distinguere la tinta elettrica d'uno zaino o qualcosa che occhieggia ai piedi d'un salice. Forse una famiglia in gita dice Galerio sottovoce, e noi li abbiamo spaventati. S? sussurra il Vietnamita. E allora perch giocano a nascondino? Oi dici, non siamo pi tanto belli, e schierati a questo modo sembra che facciamo la posta ai viandanti. Siamo noi i viandanti il Vietnamita sorride. Poi smette di

stuzzicare il fodero del temperalapis, si asciuga la fronte con il dorso della mano. Allora grida mostrando le mani aperte sopra la testa. Siamo brava gente, amici. Viandanti come voi. Precisi. Parliamo la stessa lingua, s? Appena i ventagli delle fronde si smuovono, un minuscolo smottamento fa sfarinare una manciata di terra umida verso l'imboccatura del ponte. Il Vietnamita allarga le braccia per tenervi indietro, e dal fitto della macchia vedete sollevarsi due raga/ze che, a un palmo di distanza una dall'altra, vi guardano spaurite. Indossano magliette e calzoncini in tela grezza simili ai vostri, e la pi alta porta una fascia biancadi cotone sulla fronte. I capelli scuri le ricadono sulle spalle, mentre la chioma color cenere dell'amica radunata in grossi dreadlock. Trnquile proclama sorridendo Galerio. Il nostro amico pensava fossero animali feroci, e a mezza voce aggiunge che gli sembra di avere gi visto le ragazze in mezzo al traffico di turisti di Assisi. Anch'io le avevo notate sussurra il Vietnamita. Sono passate mentre voi eravate dentro la Basilica, e non speravo di vederle un'altra volta. Siamo pellegrini, in pratica dice ad alta voce. Ci avete messo paura protesta la ragazza con la fascia sulla fronte. Porta a tracolla un tascapane, e subito credi di sapere che sua madre dev'essere una donna bellissima. Nessunissimo vi scambierebbe per pellegrini dice l'altra chinandosi ai piedi del salice per raccogliere una borsa in tela jeans che sembra cucita in casa. Vi guarda imbronciata dall'altro capo

del camminamento, e in nessun modo si preoccupa di tenere indietro le vibre del rimprovero. Le ragazze si chiamano Flora e Vanna e, poich il Vietnamita praticamente le supplica, accettano di fermarsi a bere un caff insieme a voi prima di riprendere la strada. Posano la borsa e il tascapane di fianco ai vostri zaini, e mentre l'acqua scalda dentro la gavetta posizionata sul campingaz, fate a gara a metterle a proprio agio. Galerio offre il suo modulo che siedano comode, tu metti a disposizione la busta del tabacco mentre il Viet si agita e infiora d'episodi avventurosi il vostro viaggio lungo le piste a sud del Trasimeno. Tutt'intorno a voi bosco, e di tanto in tanto, sopra lo stormire di fronde e il canto dell'acqua prigioniera sul fondo della gola, guizza l'ombra celeste e vermiglia d'un martin pescatore, e le ragazze non sembrano pi impaurite da voi. Arrivano da Valbruna, un paesello di poche centinaia d'abitanti non lontano da Spoleto, e quando parlano fra loro in dialetto sembra di riconoscere il suono d'una lingua fossile, una cadenza che credevi prigioniera delle antologie medioevali. Dopo un po' che siete seduti a fumare nel poco d'ombra presso l'uscita del ponte, Galerio decapita i cannelli di caff solubile e ne rovescia in acqua il contenuto, mescola adagio con il cucchiaio della gavetta. Le ragazze vi raccontano della vita schifa che si fa in paese, di

come tutti i giovani di Valbruna, all'inizio dell'estate si trasferiscono a lavorare nelle localit turistiche, e il contrasto fra l'incarnato olivastro di Flora e quello latteo dell'amica sembra contenere in s qualcosa di stupefacente e doloroso. ... forse altri, al vostro posto, non proverebbero nessuna piet. Immagini le grida soffocate delle ragazze, l'accanimento con cui proverebbero a difendersi, e ne provi nausea, come capita quando sei costretto ad assistere a una scazzottata che non ti riguarda... Flora domanda se conoscete un albergo, in Riviera, dove hanno lavorato l'estate scorsa, e il Viet dice di conoscerlo. Sua madre dev'essere ancora un incanto, e pensi che se fosse nata a Roma o Milano, oggi Flora sarebbe sicuramente la figlia d'un milionario. A lavorare fuori dice, almeno si riesce a vedere un po' di mondo. Su da noi non succede un cavolo di niente. Niente proprio dice l'altra. E non da ieri. Dai tempi che l'acqua andava in salita. E cos siamo rimasti jente de macchia sorride Flora stringendosi nelle spalle. Cos ci chiamano, quelli dei paesi vicini. ]Gente de macchia ripete il Vietnamita. un soprannome simpatico. Su da noi dice Flora c' solo la corsa con gli asini, il giorno di Sant'Antonio. La corsa degli asini, il palio della cuccagna e, la sera, il concerto in piazza di qualche vecchia gloria. Quest'anno venuto Scialpi sbuffa Vanna, e le estremit diseguali dei grossi dread sembrano oscillare di disapprovazione. E cos l'estate, finch non abbiamo un marito che ce lo impedi-

sce, andiamo a lavorare negli alberghi, nei rifugi di montagna o dove serve. Quando il caff smette di fumare, bevete a turno dalla gavetta, e la grazia iniziale che abita le ragazze di vent'anni sembra accompagnarsi in loro a un'intraprendenza sobria, una capacit d'adattamento che le donne cresciute in citt devono avere smarrito da tempo. Domani attacchiamo a lavorare in un campeggio dice Flora. Nelle cucine di un campeggio. Vanna diplomata all'alberghiero, e anch'io ormai ho la mia esperienza. E questo campeggio lo raggiungete a piedi? domanda il Viet. Che ci vuole sorride la ragazza che si chiama Flora. Sono tiv giorni di strada, una specie di passeggiata. Gi il Vietnamita dice. Ma la notte? Come fate la notte? Le ragazze si guardano, e Flora sorride. Che v'importa, a voi, come facciamo? A Assisi abbiamo dormito dalle suore dice Vanna. E anche a Nocera, dormiamo dalle suore. Abbiamo una lettera bollata del nostro parroco. Garantisce per noi. Scrive che ci ha impartito di persona i sacramenti fino alla cresima, e domanda ospitalit per le sue pecorelle Vanna e Flora. Stralunami dice il Viet. Proprio come una volta. Cos', "stralunami"? domanda Vanna. Niente sospiri. un modo suo di dire.

un modo buffo Flora dice. E la tenda? domanda Galerio indicando la borsa in tela jeans dalla quale sporgono le teste a cilindro della paleria. Lavorate al campeggio e quei negrieri vi costringono a dormire in tenda? No dice Flora, e forse la domanda l'ha imbarazzata. La canadese solo in caso d'emergenza. Per il Vietnamita dice. Avete fegato, ragazze. Fegato una parola che piace sempre, a voi maschi sorride Flora. Per un po' il Vietnamita la guarda, poi guarda te e anche Galerio ti guarda. Anche noi andiamo verso Nocera dici. Possiamo fare un pezzo di strada insieme, se volete. Siete gentili, ma forse per voi andiamo troppo lente dice Flora. Siamo solo ragazze de macchia, e voi sembrate una specie di spedizione professionale dice Vanna. Il Vietnamita lascia andare una risata che ricorda le proteste d'un asino. Ma no dice, andiamo pianissimo, noi, e tu spieghi che di professionale avete solo la tenda. L'attacco violento, i segnavia spiccano a molte decine di metri l'uno dall'altro lungo il versante assolato, fitto di roverelle, che il sentiero risale uscendo dalla gola. Procedete sgranati, tu e il Viet in testa, Galerio insieme alle ragazze. Se sollevi lo sguardo e misuri quanto manca al falsopiano, senti il fiato farsi corto e lo zaino pesare per intero sui lombi, ma an-

zich buttarti a sedere sotto gli occhi delle ragazze, stringi pi forte gli spallacci e forzi l'andatura quel tanto che basta per sfilare accanto al Viet e dargli il cambio. Se riuscite ad accamparvi nei pressi di Nocera, il pensiero che ti sprona, domani sar il gran giorno. Attaccherete a viso aperto l'Appennino e supererete la linea dello spartiacque in un modo o nell'altro. Sai gi che non troverete un cartello n niente del genere, ma semplicemente vi si spalancher davanti un nuovo orizzonte, prima un po' alla volta e poi a perdita d'occhio, e quando incontrerete un ruscello saprete che la sua acqua destinata a raggiungere l'Adriatico. Al solo pensiero di trovarti di l, dall'altra parte, ti prende la smania che per molti giorni hai tenuto sotto controllo. Pensi alla penisola che si protende nel Mediterraneo come all'immenso ponte di coperta d'una nave, e alla vostra traversata come ai pochi passi d'un marinaio deciso a spostarsi da una fiancata all'altra. Vorresti staccare le ragazze, staccare tutti e andare solo, e ti torna in mente il titolo d'un libro che hai letto a quattordici anni. Si chiamava I fiumi scendevano a Oriente, ed era la cronaca di un'esplorazione nell'alto bacino del Rio delle Amazzoni. Tu per quest'anno, ti sei limitato a risalire l'Albegna e il Tevere, e al posto della Cordigliera delle Ande hai arrampicato solo l'Amiata, ma non conta.L'approssimarsi del valico ti riempie di ten-

sione e gioia. Il corridoio d'erba delimitato da balle di fieno pronte per essere sigillate e stivate all'asciutto. Risale verso una fattoria isolata, all'ombra della quale sviluppa il costruito in legno d'una stalla. C' un grande abbeveratoio, a pochi passi dal portone, e da qualche parte dietro la stalla risale il canto di gola di colombi prigionieri. Per un po' scrutate la valle coltivata che si apre a oriente, simile a un imbuto di cui dovete risalire il bordo inclinato. Seguirete il crinale lambito dalle ginestre fino alla cappella di Satriano che si staglia fra le querce in testa alla valle. Fino a quando giungerete lass non incontrerete altre case, cos studiate l'abbeveratoio incerti se approvigionarvi d'acqua. Non abbiamo i filtri per renderla potabile considera il Viet. Potrebbe anche esserci un topo morto, sul fondo della vasca, e Flora stringe i denti e guarda via. Non ho nessuna voglia di beccarmi un'infezione del menga aggiunge lui. Dal cannello esce acqua corrente dice Galerio. Chi se ne frega, di cosa c' nella vasca. Dopo un po' che vi confrontate, due anziani escono con circospezione dalla stalla. Il primo indossa una tuta da meccanico e calza in testa un cappellino da ciclista con la visiera in plastica. L'altro un vecchietto che forse non raggiunge il metro e mezzo di statura, porta un abito intero marrone, e in testa un impeccabile borsalino. Salutate, e solo il vecchietto col borsalino risponde e vi viene incontro. Il suo amico preferisce accovacciarsi a met strada, e re-

sta a guardarvi di sottecchi massaggiandosi i polsi. Questo il Poderaccio Basso dice il vecchio. Dice di essere il padrone di casa e spiega che l'acqua dell'abbeveratoio buona da bere, anche se il vino pi buono. Si fa raccontare da dove arrivate, e mentre i tuoi amici riempiono le borracce ti prende in disparte e domanda se le ragazze sono le vostre mogli. Per la verit no devi ammettere. Sono ragazze di Valbruna che abbiamo incontrato poco fa. Facciamo un pezzo di strada insieme. Lass sono gente di macchia dice l'uomo guardando le gambe scoperte delle due. Non come qui che lavoriamo la terra. Poi indica l'imbuto della valle, le grandi querce isolate e i muri diruti che punteggiano lo scosceso dei coltivi. Qui prima della guerra c'erano quattordici fattorie, e la pi picccola aveva intorno quaranta ettari di terra coltivata. Eravamo tutti mezzadri della famiglia Fanesi. Li conoscete i Fanesi? No dici. Non mi pare. Siete forestieri sorride l'uomo da sotto la tesa del borsalino. A Perugia lo sanno tutti, che gente sono i Fanesi. Ora di queste fattorie, ne restano abitate solo tre. Questa, il Poderaccio Alto e un casale lass a Satriano dice muovendo un gesto con la piccola mano verso la chiesetta a capovalle. L'ha comprato un cugino dei Fanesi, un architetto di citt che ci viene solo pochi giorni l'anno. Se l' sistemata per bene e nessuno va mai a di-

sturbarlo. Per un po' l'uomo guarda Galerio e il Viet che riempiono le borracce sotto il cannello dell'abbeveratoio e scherzano con le ragazze. Se non sono le vostre mogli scuote la testa, saranno pure le figlie di qualcuno. Poi vuole sapere dove siete diretti, e lui l'Adriatico non l'ha mai visto in tutta la vita. Ormai sono troppo vecchio, per venire con voi, ma quando arrivate al mare potete mandarmi una cartolina. Annoti sul taccuino il suo nome e l'indirizzo postale del podere, e pensi che mantenere le promesse fatte in viaggio qualcosa che i ragazzi non fanno, ma gli uomini s. Galerio scatta un paio di foto, poi il vecchio vi augura buona fortuna e riprendete a seguire il tracciato del sentiero. Si stacca pian piano dalle macchie di ginestre e coltivi che digradano sui due versanti, sale dove la volta del cielo si fa pi ampia. Dovevi immaginarlo, che in cinque le soste si sarebbero fatte pi lunghe, e il punto in cui le gambe di tutti vanno a pieni giri si sposta pi lontano a ogni ripartenza. Cammini di fianco a Galerio, adesso, e il Viet scorta le ragazze in coda. Li senti parlare fitto, ridere, e pensi che adesso avete un problema serio, qualcosa che pu portarvi fuori strada. Vorresti parlarne al tuo amico, ma lo vedi avanzare curvo e non vuoi affliggerlo. Cos gli domandi dell'ultimo viaggio a Londra, e lo vedi illuminarsi, mentre racconta col fiato corto degli affari d'oro che si potrebbero fare lass. Dovremmo comprare un pied--terre in societ dice. Cos

vai a Londra quando ti pare. Tanto il biglietto quasi gratis. Io arrivo ogni volta che rastrello qualcosa d'interessante da vendere ai ricconi di lass. Tanto quelli comprano tutto. Lo sai come sono gli inglesi. Collezionano le cose pi incredibili. Manifesti della Vespa, lampade che da noi la gente butta via, mobili anche brutti. lass che hai venduto le reliquie dell'Osteria delle Dame. Gi dice. E dietro un banchetto preso a nolo, ho capito molte cose. Che l'euro una truffa, ad esempio. E anche la sterlina. Diventare ricchi tutta una questione di apnea. Basta comprare nei paesi poveri e trasportare la roba in apnea dove la vita costa di pi. Pensi che anche Spichisi fa qualcosa del genere, ma non dici niente. Era eccitante, vedere tutti quegli inglesi felici di pagare ogni oggetto il triplo del suo valore. Eccitante e istruttivo. Se non sfondo come fotografo, forse sarebbe la mia seconda vita ideale. Basta essere svegli, cavarsela con l'inglese e riuscire a sbattersi un po' pi degli altri. Devo parlarvi, amici del menga dice il Vietnamita mentre vi raggiunge a falcate distese. Ho fatto i conti sorride. Siamo in tre e qualcuno, stanotte, deve restare a reggere il moccolo. Quanto corri Galerio dice. Stai un po' sereno. No dice il Viet. una questione matematica. A Flora piaccio io, giusto? Cos troppo facile, no? dice Galerio.

Anche l'altra carina insinua il Viet. A parte l'accento, Flora somiglia a una principessa, e l'altra, al massimo, pu sembrare la sua scudiera rasta dice Galerio. Non voglio farti concorrenza, ma almeno racconta le cose come stanno. In ogni caso, per voi Flora troppo alta. inutile che ti agiti Galerio dice. Alla fine sono sempre le donne, a scegliere cosa fare. Noi al massimo possiamo dire di no. E per tua conoscenza, ho avuto un sacco di fidanzate pi alte di me. D'accordo il Viet dice. Sono carico come una molla. Ruminiamo un po' di khat? Dai dici. Dalle ragazze per non vuoi farti vedere. Non voglio spaventarle dice il Viet voltandosi in fretta a controllare quanto sono rimaste indietro. Questa sera per ne faremo assaggiare anche a loro. E poi andiamo a leggere cosa succede, in mezzo a queste montagne. Adesso camminate in gruppo fra pascoli scoscesi dai quali sale l'odore greve del fieno che fermenta. Pi avanti traversate un bosco di cerri, e le ombre proiettate dal sole ormai basso rendono agevole l'ultimo tratto di marcia in salita. Il punto di valico che conduce fuori dalla valle segnato da una minuscola cappella in pietra, restaurata di recente, che sorge al limitare d'una spianata a prato. Sul prato trovano posto un tavolino da picnic, uno scivolo e un paio di cavalcature a molla per bambini, ma difficile immaginare famiglie prive di un fuoristrada spingersi fin quass. All'estremit opposta della spianata, un rudere monolitico, si-

mile a una zanna di pietra che sorga dal terreno, domina il tornante ove la sterrata esce dal Parco e comincia a scendere verso Nocera. Il crepuscolo ormai vicino carica il rudere di riflessi rosati, e forse doveva trattarsi della parete esterna d'un edificio, ma impossibile stabilire se fosse una torre, una chiesa o cos'altro. tardissimo dice Vanna lasciando cadere a terra la borsa in tela jeans della canadese, e tu pensi che a questo modo la paleria non avr vita lunga. Cos arriveremo in citt che fa buio da un pezzo, e troveremo chiuse le porte del convento. accaldata, e anche Flora dev'essere stanca, ma sorride e dice che se nessuno apre loro, vorr dire che si accamperanno fuori dal paese. pericoloso camminare di notte dice il Viet, e anche Galerio, mentre si libera della sacca da marinaio, le guarda di traverso. Chi ve lo fa fare? dice. Sai come si dice da noi? domanda Vanna. Meglio sole, che male accompagnate. Poi ride, e cerca lo sguardo dell'amica come per chiedere se l'ha cantata abbastanza chiara. Forse dovreste dire qualcosa, ma adesso le ragazze vi guardano, tutti insieme e uno a uno, e tu pensi che stanno facendo la commedia e ormai hanno deciso di fidarsi. Voi cosa pensavate di fare? domanda Flora dopo un po'. Perch non ci accampiamo insieme dice il Viet, e domani andiamo dove bisogna andare, senza che nessuno stia in ansia. Si passa una mano sulla testa fitta di setole lucide, e poi lo vedete

sorridere. Non ce la farei a riposare sapendo che siete ancora per strada dice. Con tutte le storie che si sentono in giro. Le ragazze guardano via, ma il Viet ormai deciso. Siamo brave persone, e come vi dicevo lui anche sposato. Ti fa l'occhiolino, il paraculo, mentre fruga nelle tasche esterne dell'Invicta. Galerio scuote la testa sorridendo a labbra cucite, e Vanna dice che, senza offesa, ormai avete tutti e tre l'et per essere sposati. Pu darsi il Viet dice. Per io ho fatto altro dice squadernando il portafoglio. Pesca con due dita quella che ti sembra una carta di credito e la mostra impettito alle ragazze. Farmacista iscritto all'albo lo senti dire. Non per vantarmi, ma mi rintracciate in mezzo secondo. Scendete nell'aria fresca della sera, assecondando le curve a gomito della sterrata che digrada verso la conca di Nocera. Le difficolt della marcia per oggi sono finite, cos non resta che guadagnare terreno e tenere gli occhi aperti alla ricerca d'un buon posto per le tende. I dorsi delle mandrie spiccano in distanza, si stagliano opalescenti contro i pascoli ormai bruni, e voi puntate a vista il colle occupato dai resti della rocca di Postignano. Una cascata di grandi pietre affiora dai fianchi erbosi dell'altura, e il pensiero ti corre a quando hai stabilito il tabellino di marcia aiutandoti con le mappe e il curvimetro, nella quiete dell'ex "ripostiglio grande". Fin da allora un bivacco da queste parti sembrava l'ideale, per tentare il giorno successivo l'ascesa verso il valico. Non pensavo si potesse fare tanta fatica in un giorno solo

sorride Galerio mentre aprite la strada trenta passi avanti al gruppo. Forse avevate ragione. Era meglio portare uno zaino pi grande, ma ormai siamo in ballo. Pensi che ha un gran cuore, per camminare curvo da stamattina, urtando le zavorre con le cosce a ogni passo. Non abbiamo perso niente, rispetto al tabellino di marcia dici. Domani passiamo di l. il ginocchio il problema dice in una smorfia. A forza di camminare storto, il peso mi finisce tutto sul ginocchio destro. dal ponte che stringo i denti. Ho del Voltaren, nello zaino. Il Voltaren la pomata preferita dai calciatori. L'avevo portato, ma non ne ho ancora avuto bisogno. Se ho resistito fin qui dice, domani con la pomata sar da ridere. E le ragazze? dici. Da queste parti gente dura dice lui. Te le immagini due fichette di citt, a camminare sole fra i monti per andare a lavorare? Saranno contadini, i loro genitori. Contadini o taglialegna. Certo dice Galerio, preferivo incontrarle l'anno scorso, quando sono tornato da Londra e non conoscevo pi nessuna. Il giorno in cui Dina scoprir chi c'era a camminare con noi, mi far una testa cos. Servir bruciare le foto dove compaiono, e tenere per sempre a mente che non bisogna parlarne. C' una verit in cui credo Galerio dice. I nodi prima o poi

vengono al pettine. Vuoi bene a Sara dici. E io voglio bene a mia moglie. Ma forse la sto prendendo larga. Poi gli racconti di Alena, e come ti sembra d'avere capito qualcosa di fondamentale, mentre aspettavi fuori dall'Osteria del Vapore sperando che non arrivasse. Perch ridi? domanda il Viet mentre picchettate l'igloo. Pensavo a Dina dici. Proprio ora che mi stavo abituando all'idea di tornare da lei, spuntano queste due. Sono ragazze simpatiche dice. E mi dispiace averle spaventate, oggi al ponte. Guardi lungo la sterrata, e Galerio e le ragazze sono abbastanza lontani. Lui sta illustrando il funzionamento della Nikon, e forse hanno deciso di fotografare le ultime pietre della Rocca sotto la luce del tramonto. Quello che hai in mente di fare, uomo, vedi di farlo stasera. Io non ti capisco. Sono giorni che parliamo di allodole, e adesso che le allodole sono qui fai il guastafeste? Viet sospiri. Adesso non m'importa delle allodole. Penso che sarebbero un impiccio. Le hai viste bene, amico? Alla fine, anche la piccoletta non da buttare. Dammi retta. Prima ce le scrolliamo di dosso, meglio . Ma perch? dice. Non siamo andati cos male, oggi. Lascia perdere dici. Hai visto come camminava Galerio quando ha posato i bagagli? Come Maurizio Damilano, senza piegare le gambe. Ma adesso

cammina quasi normale. Non hanno neppure montato la tenda dici indicando al Viet la borsa in tela jeans adagiata sul prato insieme ai vostri zaini. Forse non sono capaci. Sono abituate a dormire dalle suore. Stralunami se conosco un altro egoista come te dice il Vietnamita. Quelle due vanno a lavorare a piedi attraverso i boschi. Lo sai cosa rischiano due ragazze sole, con tutti gli stronzi che ci sono in giro? Va be-ene. Saremo le loro guardie del corpo fino a domani. Monteremo la tenda per loro e le lasceremo soltanto all'ingresso del campeggio. Non rovinare tutto con quel tono polemico lui dice. da quando ho visto Flora che mi sento una persona molto fortunata. Quanti anni avr? Dieci meno di noi. Vorrei convincerla a proseguire insieme. A proseguire con me sussurra, e ti sembra di rivederlo sbarbo, mentre discutevate insieme le strategie da mettere in atto per organizzare una prima telefonata. Servivano ore di discussione e i migliori consigli dell'altro, per dare appuntamento alle compagne di liceo soavi, capaci di rischiarare con la propria luce le paludi infestate da carlotte velenose e temibili puttansuore. Sarebbe un capolavoro, se la convincessi a salire in treno con me. Che cazzo dici, Viet. S, eh. Se non sono pazzo come sostiene l'Arida, questa me la

porto in citt. E poi mamma lo dice da sempre ride, che ho bisogno di una ragazza dal bel portamento. Per favore, uomo lo guardi negli occhi. Io ti capisco, il mio uccello poi ti capisce alla grande, ma queste non c'entrano niente con il nostro viaggio. Se Chatwin avesse avuto la tua stessa apertura mentale, non avrebbe mai scritto una riga. Sarebbe rimasto direttamente a bere birra al pub sotto casa. Cosa c'entra adesso Chatwin? Domani proviamo a passare dall'altra parte. Immaginavo un po' di raccoglimento, una cazzo di veglia d'armi, e invece dopo due settimane di marcia ci trasformiamo in una gita scolastica. In viaggio gli imprevisti non dovrebbero spaventare dice il Viet con una calma che t'invoglia a colpirlo con un buon montante. Poi ti guarda negli occhi e sorride. Ti ricordi quando ti sei sposato? domanda. Era un giorno molto caldo ed era meno di un anno fa. stata una bellissima festa, e ti ringrazio ancora di avermi lasciato suonare i Pixies in municipio. Cosa stai cercando di dire? Quello che si sposava quel giorno eri tu. Non io. Io ero solo il chitarrista ufficiale del matrimonio, e non puoi fare il geloso perch trovo da far bene, d'accordo? Mangiate intorno al fuoco, e le ragazze sembrano conoscere una a una le feste e le sagre che, in quest'ultimo scorcio di primavera, fioriscono in tutta la regione.

Qualche settimana fa sono andate a Gubbio, insieme al parroco che le chiama pecorelle e mezzo paese, per partecipare alla festa dei ceri. Le immagini dei santi sono fissate in cima ai ceri, che sono alte clessidre di legno spiega Flora. E le clessidre sono montate in verticale su barelle che gli uomini portano a spalla. C' un cero per ogni quartiere della citt, e ogni quartiere ha il suo santo. Corrono in salita verso la Basilica Vanna dice. Ai margini della corsa la gente ubriaca, e vedi scoppiare di continuo le risse fra i parenti dei ceraioli. ^Potremmo tornarci insieme, l'anno prossimo dice Flora. Sempre che vi piacciano le feste religiose un po' selvagge. Stralunami sorride il Vietnamita. Mi hanno sempre fatto andare gi di testa, le feste religiose un po' selvagge. Allora Vanna dice dovremmo andare alla Fiera dei Pauliani. C' la gente che si rotola a terra, e i vecchi che sono stati in Terra Santa si lasciano mordere dalle vipere senza che succeda niente. No il Vietnamita dice. Magari salterebbero fuori delle discrete foto dice Galerio cercando il tuo sguardo. una festa incredibile insiste Flora, e il posto non lontano da qui. Dove sarebbe questa Fiera dei Pauliani dici rimestando le braci con un ramo. Non lontano dice Flora.

Verso Gubbio dice Vanna, e tu pensi che la geografia non dev'essere il loro forte. Ci tocca valicare dalle parti di Fabriano dopo dici scrutando il profilo nero dell'igloo e quello sbilenco della canadese che il Viet ha preteso di montare a pochi passi. Per vedere la gente che si rotola a terra, allunghiamo la strada di quattro o cinque giorni. Il Vietnamita lascia andare un sospiro, e per un po' ti sembra che tutti, intorno al fuoco, l'abbiano con te. Nel giro d'un minuto qualcuno proporr di masticare foglie, e credi di sapere che le ragazze non si tireranno indietro. Signorine belle dici. Fratelli viandanti. Perdonate ma sto morendo dal sonno.

GIORNO QUATTORDICI. Dalla Rocca di Postignano a Nocera Umbra e Casaluna.

Hai sete, i piedi si trovano a monte rispetto alla testa e i ragazzi sono dentro l'igloo insieme a te. L'orologio segna le sei meno un quarto, e dopo un po' che provi da capo a dormire ti rendi conto della pioggia che scroscia senza piet. E una percezione inaggirabile e cruda, e all'inizio pensi che le ragazze portano sfortuna.

Il sovrattelo appesantito dall'acqua ha perso tensione, e nella poca luce che filtra all'interno distingui macchie scure d'umidit sullo spiovente in seta della casetta, due palmi sopra il tuo naso. Di tutti i giorni in cui poteva piovere questo il peggiore, e provi a misurare in anticipo la fatica che vi coster valicare l'Appennino sotto l'acqua. Viene gi da un pezzo mormora il Vietnamita a occhi chiusi. il pi alto, e dorme nel mezzo. Se qualcuno non esce a regolare i tiranti fra poco ci piover in testa. Sentito che roba dici. Mancano solo i tuoni. Godiamoci gli ultimi minuti di pace, prima che i sacchi a pelo si trasformino in spugne. Cos' successo, ieri sera? Sussurri, ma con tutta l'acqua che cade, le ragazze non potrebbero sentirvi neppure se parlassi a voce alta. Niente il Viet dice. Abbiamo guardato un casino le stelle. Ma se le convinciamo a proseguire con noi, sento che stasera la vecchia Flora capitola alla grande. Ti prego dici, e poi pensi che la canadese non pu reggere il temporale pi a lungo del vostro igloo. Non devono andare a lavorare? Con questo tempo dice, c' caso che il campeggio ritarda l'apertura d'un paio di giorni. Volevi le foglie e ti ho accompagnato a prenderle, ma adesso seguo il tabellino di marcia e basta.

Non ha mai conosciuto suo pap sospira il Viet. Non stato semplice, per la madre, tirarla su da sola in un paese dove tutte le donne hanno un marito. Vuoi sapere come farei? Il prossimo finesettimana salgo in macchina e la vengo a trovare. Puoi farlo anche tutti i finesettimana, se lei ti piace sul serio. Uno dopo l'altro, e in agosto passare le ferie qui. Per te facile dice. Tu hai una moglie che t'aspetta a casa. Se anche non l'avessi, non credo manderei a puttane un viaggio con gli amici. Ma fai quello che vuoi, senza mezzo problema. Tanto stasera saremo dalla parte giusta delle montagne. Galerio dorme? Ci sono dice la sua voce da sotto lo spiovente opposto al tuo. Quanta autonomia ha la tenda, secondo voi? Venti minuti dici, se qualcuno non esce a regolare i tiranti. Il capospedizione mi stava sgridando dice il Viet. Non ne vuole, di donne a bordo. Rallentiamo troppo con le ragazze brontola Galerio. Vanno pi piano di me che ho un ginocchio devastato. Allora siete invidiosi dice il Viet. Non capite cosa faccio alle donne, e congiurate contro il mio rapace. Ieri sera non sei stato timido Galerio dice. Hai giocato la tua partita, e se alla fine le ragazze si sono chiuse in tenda, forse un motivo c'. Vi odio dice il Viet. Mi invidiate perch sono spigliato. E fra poco ci piover in testa. Ho capito dici. Dobbiamo tirare a sorte.

Vado io dice Galerio. Sono l'ultimo arrivato. Lo vedi sollevarsi a sedere oltre la mummia del Vietnamita, e la sua chioma bruna adesso non ha pi niente di compatto. Mi pare che il ginocchio va un po' meglio dice mentre si puntella sul gomito, e con il dorso dell'altra mano massaggia gli occhi pesti. Le scarpe dice, le scarpe dove sono? Sotto la veranda dice lento il Viet. Sempre che ieri sera, accecato dall'invidia, tu non le abbia lanciate in mezzo al prato. Io sono una persona fedele Galerio dice. inutile che mi tiri in mezzo. Comunque carino, quel sacco a pelo a fiori ride di naso il Viet. Cos pi che un punkabbestia somigli a un hippie del menga. di Sara, fenomeno dice Galerio aprendo la zip fino in fondo. Adesso esco io, ma la prossima volta, sai gi a chi tocca. Nettamente dici. Se vale l'anzianit, il Viet il penultimo arrivato. Galerio esce in calzoncini dalla crisalide aperta del sacco a pelo, infila una k-way stropicciata. Tasta la parete d'ingresso lungo il sorriso rovesciato della cerniera, e un istante pi tardi il velo di seta e la zanzariera s'afflosciano sul catino. Fuori il cielo color bronzo e l'aria che entra nel cubicolo della tenda sembra ghiacciata. A che cazzo di quota siamo? domanda, e il Viet dice che per ora siamo solo in collina. Stringi intorno al collo il margine superiore del sacco a pelo, resti a guardare Galerio che si sporge ginocchioni verso il po' d'erba

asciutta sotto il riparo intermedio della veranda. Infila gli scarponi senza perdere tempo ad annodarne i lacci. inverno su queste colline dice sollevando sulla chioma sconvolta il cappuccio scuro della k-way, e poi fuori. Sotto l'acqua che scroscia, allenta e tende da capo, uno dopo l'altro, i tiranti d'angolo e quelli che mantengono in tensione l'abside. Anche se la seta della casetta umida in molti punti, pensi che ci vorranno ore, prima che il sovrattelo s'appesantisca di nuovo fino a toccarla. Un tempo in cui fareste bene a recuperare le forze, essere mansueti e prepararvi a salire sotto l'acqua come sull'Amiata. Galerio ricompare attraverso la bocca spalancata della tenda. Sorride a labbra cucite per aver portato a termine un buon lavoro, ma il Viet si leva sui gomiti come un uomo colpito da un manganello elettrico. La canadese regge? domanda. L'hai montata storta. Per regge, e le ragazze sembrano dormire. Provateci voi a piantare una canadese con un palo di meno dice il Viet. C' un ramo, al posto della traversa. L'ho fissato ai montanti a forza di nastro adesivo. Che trapper dici. E come mai mancava un palo? L'hanno portata cos da casa dice il Viet. Finora non l'avevano mai aperta. Amori dice Galerio. E vorresti portarti dietro queste due? Fra un po' vado a vedere come stanno. Se l dentro troppo

umido, le invito al riparo. Pensi che la tenda tua, e pensi che non potete lasciarle sotto l'acqua. Dovremo stare seduti uno sull'altro, per entrarci in cinque. Quando vi decidete a uscire dalla tenda sono le nove passate. Non piove pi, e il cielo sembra avere assunto una tonalit meno metallica. Le ragazze hanno gi smontato la canadese, e mentre preparano la colazione insieme al Viet, tu e Galerio svuotate l'igloo, sfilate i picchetti e stendete sull'erba il sovrattelo, che il vento e la luce lo asciughino. Pare che oggi si cominci a lavorare dice Vanna, le gambe fasciate da una tuta scura tagliata alle caviglie. Con il sole, il campeggio apre di sicuro. Il suo viso ancora gonfio di sonno, e la testa carica di tentacoli sembra quella di un'idra svogliata. stato carino, passare la notte in tenda dice Flora. Ha dormito in calzoncini, e addosso ha la giacca in pile del Vietnamita. Stralunami dice lui. Sono stato sveglio tutto il tempo a controllare che non arrivasse nessuno. Anch'io ho fatto fatica a dormire dice lei. Tengono svegli, quelle foglioline. Le prime volte s dice il Viet. Dopo diverso. Ti portano a casa, pi che altro. Dovunque tu sia, ti prendono per mano e ti conducono a casa. Le ragazze sorridono, e il tuo amico sfila dallo zaino le poche foglie che restano dentro il primo cartoccio recuperato in casa di

Spichisi. Riprendete la sterrata, il Viet e le ragazze staccati di molti passi, e quasi subito vi lasciate alle spalle il viottolo che conduce ai ruderi della Rocca di Postignano. In distanza fra i prati si vedono fattorie dalle porte murate, case in pietra rovinate su se stesse, e tu pensi che se le ragazze insisteranno a seguirvi oltre Nocera Umbra perch si sono innamorate delle foglioline del Vietnamita. Forse dovremmo bruciarle, quelle foglie del cazzo dici a Galerio. Mi sembra che non portino tanto bene. Adesso dice lui. Dopo lo sbattimento che ci sono costate, bruciarle uno spreco. Il Viet obnubilato. Parla tanto del rapace, e alla fine al posto del rapace manda sempre avanti le foglie. una persona sensibile dice Galerio voltandosi a guardare. Per a volte sembra che abbia sedici anni. L'avr capito, che lei non ci sta? Era un uomo quasi sposato. Poi si ritrovato solo, e adesso intorta le ragazze come faceva al liceo. Sii gentile e sorridi a tutte, la sua convinzione, e prima o poi qualcuna ti raccoglier dal bordo della strada. la tecnica dell'orfanello Galerio dice. Non ne avrebbe bisogno, se avesse un po' pi di fiducia in se stesso. I segnavia del sentiero francescano annunciano una scorciatoia nella macchia in grado di tagliare larghi tornanti. Quando risbucate in gruppo sulla carreggiata vi trovate a un quadrivio. Secondo la

carta dovreste essere presso la frazione chiamata Villa di Postignano, ma anzich case si vedono solo una mezza dozzina di container bianchi. Che diavolo dice il Viet. Un deposito di scorie ai piedi delle montagne? Il terremoto del 1997 ha provocato danni gravissimi a Nocera Umbra e a tutte le frazioni a cavaliere dello spartiacque. A sette anni dal sisma, migliaia di persone sono ancora lontane dal poter rientrare a casa, e anche nel paese dove vivono le ragazze la terra ha tremato a pi riprese. La prima scossa stata di sera dice Flora. Ero in prima superiore, mancava poco a cena, e io stavo facendo i compiti. Flora non ignorante come me dice Vanna. Ha fatto il liceo, sapete. Sei anni di liceo a Spoleto sorride Flora, e uno a Foligno. Quella sera stavo provando a raccapezzarmi con la versione di latino. Mi ricordo solo che parlava di Catilina, e a un certo punto il libro mi salta fra le mani. Penso che sto impazzendo per colpa di Catilina, poi noto il lampadario. Sembrava che qualcuno lo facesse dondolare, e dopo mia madre urlava che dovevamo uscire subito di casa. Stralunami dice il Viet. Non crollata, spero. Si solo crepata un po' la facciata dice Flora. andata bene, ma per sei mesi ci toccato dormire dai parenti. Mia nonna impazzita del tutto, con il terremoto dice Vanna.

Non pi voluta entrare in casa, neanche quando i tecnici hanno dato il via libera. Diceva che le case sono trappole, e confondeva il terremoto con i bombardamenti della guerra. Povera dice il Viet. E dove dormiva? Si fidava solo delle tende della Croce Rossa. Era gi molto anziana, e cos qualcuno doveva restare a tenerle compagnia. A volte restavo io, a volte mio padre. Alla fine dell'emergenza, quando la Croce Rossa se n' andata stato un colpo bruttissimo, e in pratica non s' pi ripresa fino alla fine. Puttana va dice il Viet, e tu pensi che strano, vedere le case devastate e i boschi intatti. Sfilate fra i container lungo il ramo asfaltato che scende verso la stazione, e ormai potete abbracciare con gli occhi la conca di Nocera. Sviluppa da Nord a Sud, parallela alla catena di cime che chiude l'orizzonte, e il Viet finge di riconoscere quale fra i denti affilati di quella bocca di pietra sia il monte Pennino. Galerio cerca di catturare con la Nikon la magia dei banchi di nebbia dorata che diradano. Tanta bellezza mormora, tutta gratis, e tu pensi che adesso basta incunearsi a vista attraverso una delle scanalature fra i denti affilati. Da fondovalle vi raggiunge il basso continuo di grandi macchinari al lavoro nei pressi della stazione. L'edificio non lo scorgete fino all'ultimo, quando la strada piega sulla sinistra. Adesso in lontananza si distingue un merci fermo lungo il binario morto e il passaggio a livello sulla Flaminia. Sulla Kompass hai trovato il valico da puntare. Si chiama Passo

del Termine, un nome che ti parso triste e troppo solenne. Dov', di preciso, il campeggio in cui vi aspettano? domandi a Vanna mentre scendete a ventaglio lungo la carreggiata. Al Pian delle Stelle dice Vanna indicando la mole d'una cima che deve incombere sul paese. Un paio di chilometri prima di Passo del Termine. sulla vostra strada, ma almeno valicherete da soli. E com' lass? chiede Galerio. Bisogna volerci andare. Il grosso del traffico viaggia sulla nazionale. La nazionale scavalca le montagne a Fossato di Vico dice Flora. Molto pi a Nord. Per da Nocera c' una strada che sale diretta al Passo del Termine. Allora ti dici che se quel posto dev'essere la fine di qualcosa, sar la fine del viaggio nella met del Paese rivolta al Tirreno, e questo pensiero basta a cullarti anche sotto la pioggia che ricomincia sottile a cadere. La chiamano strada Clementina dice Vanna infilando una mantella quasi trasparente. Di l dal passo, parlano gi marchigiano. Oggi una specie di scorciatoia, ma una volta ci passavano tutti dice Flora. Lei non ha neppure una mantella, e il Viet le presta la berretta di lana perch non si bagni i capelli. Stai benissimo dice. Perch poi non ci passano pi? Un cocchiere e un cardinale hanno rovinato la valle risponde

Flora divertita. una storia che conoscono tutti, ma alla fine credo sia una leggenda. Non una leggenda dice Vanna mentre riprendete la marcia. Dove oggi sorge il campeggio, ai tempi in cui i signori andavano in carrozza, c'era una locanda racconta Flora. E una sera si ferm l un cardinale che scendeva a Roma. Come si chiama, quando eleggono il nuovo Papa? Conclave s'affretta a rispondere il Vietnamita. Esatto. Il cardinale andava a Roma per il conclave. E la sera, mentre mangiava alla locanda, sent un cocchiere che bestemmiava. And a rimproverarlo, ma quello lo tratt male, e allora lui spieg chi era. "Sono il cardinal della Genga" disse, ma il cocchiere non aveva mai sentito nominare quel posto, e pens di avere di fronte un ciarlatano. La parola ti fa sorridere, sulla bocca d'una ragazza giovane, e anche il Viet sorride, ma come una persona malata. "Cardinale della Genga" disse il cocchiere mollandogli un ceffone, "pigli questo e se lo tenga". Chiss poi com' andata, in verit dice Galerio. Aspettate dice Vanna. Non mica finita. Il cardinale part nella notte. Nessuno l'aveva mai scambiato per un ciarlatano, e doveva essere furibondo. Arriv a Roma, e nel giro di pochi giorni il conclave lo scelse come nuovo Papa. Che culo sfrenato dice Galerio. Per il cocchiere, intendo. Adesso il cardinale era l'uomo pi potente del mondo, e fece cercare in ogni modo la persona che poche sere prima l'aveva malmenato. Visto che non si trovava, fece demolire la locanda.

Per non lasciare le cose a met, ordin di cancellare dalle mappe la strada di Passo del Termine, e da allora Nocera Umbra ha perso il suo valico. Mi dispiace Galerio dice. Ma io mi sono immedesimato con il cocchiere, e sono felice che l'abbia fatta franca. Cos la zona intorno al Passo praticamente disabitata, dice. Di qua ci sono solo boschi, e immagino anche sull'altro versante. La banchina della stazione deserta, come se l'intera rete fosse fuori servizio. Al passaggio a livello superate l'unico binario della ferrovia e da l seguite la Flaminia che sale leggera, verso il paese che perdette il suo valico per colpa d'un papa vendicativo. Piove ancora, ma il cielo ormai pieno di luce. Il centro di Nocera arroccato su una rupe cinta da impalcature, e sopra le chiese e i palazzi svettano i giganteschi bracci meccanici delle gru al lavoro. Solo in periferia, ai piedi della rupe, il sisma sembra avere risparmiato le costruzioni, e nel quartiere Africa una brutta piazza oblunga, dominata da una monumentale fontana in pietra bianca, vi appare all'improvviso come l'adatto campo-base, un buon posto dove riprendere le forze per tentare l'attacco al valico. Dev'essere un'installazione futurista dice Galerio mentre sfila le zavorre e le depone ai piedi d'una panchina a pochi passi dalla vasca. Anche tu depositi il Salewa, e in breve contro la panchina sono

allineati tutti i vostri bagagli. Resta l'ultimo strappo dici. Cinquecento metri di dislivello, e saremo al Passo. Mi dispiace che fra poco ci separiamo dice il Viet, e lo vedi carezzare furtivo la mano di Flora. Lei non la ritrae, e resta a guardare il tuo amico come una specie di animale mansueto che si lascia condurre senza un lamento verso la fine. Pensi che sar complicato abbandonare le ragazze al Pian delle Stelle senza che il Viet tenti qualche colpo di testa. Cos finir che piangiamo dice Vanna seduta a pochi palmi dalla borsa in tela jeans che contiene il relitto della canadese. Assolutamente no dice il Vietnamita. finito per sempre, il tempo delle lacrime. Finir che ci scambiamo gli indirizzi e sar l'inizio d'una amicizia magnifica. Che dite, lo cerchiamo un passaggio da qualcuno che va su? propone Vanna. Se non perdiamo tempo a camminare, al campeggio vi prepariamo la torta al testo. Eccoci. Due settimane a camminare fino alle sette di sera, un giorno dopo l'altro, per arrivare qui. Ai piedi del valico. E anzich studiare insieme la mappa, si parla di prendere un passaggio. Immaginavi che avreste pregato, offerto sacrifici incruenti per propiziare l'ascesa. Galerio invece non parla, e il Viet fa il cascamorto, dice che dall'altra parte del mondo aiutarsi con le foglie una cosa normale e insiste per avere il campingaz. Acqua ce n' a bizzeffe dice accennando alla fontana con un sorriso remoto, acqua miracolosa, magari. Una buona tisana di foglie e sar come

esserci appena svegliati. Presto, mi raccomando lo attacchi. Non si riesce pi ad affrontare nemmeno una salita, senza le cavolo di foglie? Non fare il moralista dice il Viet vuotando il cilindro della borraccia nel bicchiere d'alluminio. Non tu, per favore. Omarini morigerati dici imitando la sua voce. S' visto. Siamo svegli dall'alba dice Galerio. E il ginocchio ricomincia a farsi sentire. Se il Viet prepara un po' di tisana, sinceramente gli tengo compagnia volentieri. Cos sganci la copertura dello zaino, e il bruciatore del campingaz sporge dalla bocca a elastico, stipato fra le buste compatte di vestiti sporchi e biancheria di riserva. tutto vostro dici porgendo il fornello al Viet. E adesso, se non vi dispiace, il sottoscritto andrebbe a fare un po' di meditazione nei dintorni. Vedi il Vietnamita scuotere la testa coperta di setole scure, mentre libera i bracci a elle del campingaz, e Galerio ti guarda dispiaciuto di sotto in su, ma ormai hai annunciato la tua decisione. Mi fai un po' pena, Luca insisti, e gli sguardi preoccupati di Flora e Vanna, anzich indurti alla calma in qualche modo aumentano la pressione della tua rabbia. Ci vediamo qui dice il Vietnamita liberando la fiamma. Appena hai finito di meditare. :<Nettamente dici. Una valanga di pena. Te ne vai gi pentito di aver parlato cos, ascoltando il rumore

dei tuoi passi sul selciato. Oltre la fontana e l'ala di case che chiude la piazza, trovi una via in ombra che sembra condurre alla riva d'un fiume. La percorri fino in fondo, cerchi un posto tranquillo sul ciglio d'erba riarsa che cresce a ridosso degli argini murati. Pi a valle ci sono ragazzini che pescano, e tu pensi che se qualcosa ti riempie di rabbia vedere i tuoi amici cos lontani dall'essenzialit del camminare. Allora sciogli i nodi degli scarponi, siedi all'indiana, e prestando orecchio alle voci dei ragazzini che pescano provi a interrogare il tuo dispiacere. Quel che ci fa arrabbiare nelle persone pi vicine, ormai l'hai capito, innanzitutto quello che vorremmo rimproverare a noi stessi. Lo ripeti in silenzio, e ti sembra un punto d'inizio dannatamente buono. Se ti fa rabbia che il Viet e Galerio desiderino le foglie, perch ti dispiace scoprirti a desiderarle. Molto molto semplice. Se temi che possano cedere, perch hai paura di cedere. La tentazione non c'entra e il peccato non c'entra. la vicinanza di Babilonia, credevi un tempo, che fa sentire ridicoli gli uomini capaci di interrogare l'essenziale. Perch anche tu sei disposto ad ammettere che altrove, come dice il Vietnamita, per queste cose esista ancora un luogo. Lui l'ha visto, un luogo del genere. Laggi la gioia e l'eccitazione racchiusa nelle foglie di khat sono considerate benedette, come

tutte le sensazioni capaci di avvicinarci al Cielo. Solo che per crederci sul serio servirebbe vivere laggi, sull'isola, in un mondo che ci crede. Quello in cui vivete voi, vuole credere solo alle storie peccaminose della televisione e alle profezie di sondaggi che si autoavverano. E in questo mondo che perde pezzi, si confonde e cerca nemici da braccare, la piccola trib che ti attende intorno al campingaz forse ancora qualcosa di santo e intatto. Se ti dispiacer non trovarli a pronunciare formule magiche per propiziare l'ascesa al valico, perch nel vostro tempo disabitato dalla magia quel tipo di devozione non ha pi spazio. Ne conosci, tu, di formule magiche? Siamo seri, uomo. Non ricordi pi nemmeno le preghiere imparate a catechismo. Non resta che rassegnarsi, stringere le schiere contro l'orrore che avanza e provare a interrogare le ultime vibrazioni percettibili. Se quelle foglie crescono sulla terra senza bisogno che nessuno le coltivi, forse un motivo che ti sfugge c'. Guardi i ragazzini che pescano, e senti la rabbia che ti riempie svaporare, come qualcosa che raffreddi al contatto con l'aria. Cosa fai, piangi? domanda la voce di Galerio alle tue spalle. Sei contento di vederlo sorridere con la borsa da fotografo a tracolla e la Nikon pronta in mano. Quei ragazzini dice. Quelli che pescano. Rischia di essere uno scatto straordinario. Fumate seduti vicino alla riva, e quando rientrate verso la piaz-

za, i ponteggi che sullo sfondo avvolgono la citt alta sembrano l'espressione d'una volont testarda, l'ostinazione umana nel non abbandonare i luoghi dei padri. Prima di ripartire avrei bisogno d'un altro po' di pomata dice Galerio. Sarebbe il Viet il farmacista dici, ma lui ha solo il balsamo di tigre. La brutta fontana bianca colma l'angolo pi vicino della piazza. Seguite il profilo della vasca fino alla panchina, e alla panchina non c' nessuno. Pensi che il Viet uno stupido, a lasciare gli zaini incustoditi e il campingaz incustodito, ritto sul selciato come un totem in miniatura intorno al quale non siede nessuna trib. Dove sono andati, vorrei sapere dice Galerio, e fra i bagagli manca il tascapane di Flora. Poi t'accorgi delle chiavi di casa che baluginano attraverso la cerniera aperta sulla testa del Salewa, e quando te ne sei andato quella tasca era chiusa. Il mio zaino grida Galerio. Qualcuno ha frugato nel mio zaino. Sotto il sole dell'una potete fare l'inventario del disastro. Il tuo portafoglio non si trova pi, e anche quello di Galerio e il suo cellulare sembrano avere preso il volo. La tessera del telefono Galerio dice. Devo avvertire da qualche parte per bloccare la tessera prima che i ladri telefonino in Australia.

Merda dici. Il bancomat, e la maledetta carta di credito. Per fortuna la Nikon non la mollo mai. Gi dici. Almeno le foto sono salve. Io li prendo a calci tutti e tre dice. Non siamo nel bosco. Come cazzo fanno ad abbandonare gli zaini qui? Per fortuna non hanno trovato il Siemens dici. Continui a frugare in tutte le tasche. I ladri hanno risparmiato le mappe e il curvimetro, eppure ti sembra che allo zaino continui a mancare qualcosa di fondamentale. Aspetta aspetta dice Galerio, e dietro il profilo pugilistico del naso lo sguardo vigile si trasforma nell'espressione d'un uomo i cui pensieri franano uno sull'altro in una slavina senza fine. Siamo fatti dice. Dove cazzo la tenda? Allora ti rendi conto che il Salewa orfano dell'essenziale. Da quanto tempo te ne sei andato? mormori con l'inverno nella voce. Dieci minuti, non lo so. Capito come andata, s? Cristo s. Quei coglioni hanno lasciato la roba incustodita, son passati due tossichelli e hanno pensato di essere al self service. Guarda dice indicando all'altro capo della piazza, e c' il Vietnamita che sbuca da sotto la tenda a strisce d'un bar. Regge a due mani un vassoio carico di calici e bottigliette, e avanzando sul selciato sembra sorridere. Deficiente dici. andato a prendere l'aperitivo. Sono state loro dice Galerio. E pensavamo di proteggerle. Adesso anche tu hai capito come sono andate le cose. Devono

essere ancora in giro dici. Se facciamo in fretta le troviamo, e da brave restituiscono tutto e chiedono scusa. Hanno aspettato di essere qui in paese per prendere un passaggio mormora Galerio senza urgenza. Oppure erano d'accordo dall'inizio coi loro amici tossichelli. Tu sei cos stravolto che vorresti prendere Galerio per le spalle, scuoterlo che t'aiuti a cercare in giro le ladre e i loro complici. Fai che sono ancora in giro. Li facciamo diventare giudiziosi, loro e i tossichelli di Nocera Umbra. Ma figurati Galerio dice. Da qui prendi un passaggio per la Flaminia e in cinque minuti sei sparito per sempre. Pensi alle decine e decine di auto che avete visto sfrecciare lungo i viadotti della nazionale, e ora sai per certo che non rivedrai pi la sacca antistrappo con la casetta a igloo e il sovrattelo che fin qui vi hanno fatto da casa. Mai visto un uomo con un vassoio? dice il Viet quando a dieci passi da voi. Ci ho messo un casino, a convincere il proprietario a prestarmelo. Vedrai dice allegro, se non mi sta tenendo d'occhio da dietro la vetrina. Per un po' viene avanti a passi cauti, il bordo del vassoio puntellato contro il torace, e oltre alle bibite e i calici vedi piccole scodelle in ceramica traboccanti d'olive e cubetti di mortadella che sotto il sole paiono trasudare grasso. Le ragazze ci offrono questo giro dice. Frizzante e campari per darci forza verso il Passo. Guarda la panchina e guarda voi che lo osservate in silenzio. Allora dice. Si pu sapere dove so-

no le nostre amiche? Tu gli ringhi contro. Minorato masticatore di foglie. Seduti sulla panchina guardate i vostri zaini violati, le cerniere a zip dalle quali sono fuggiti i portafogli ancora aperte nel loro sorriso a denti guasti. Per quel che ne sai, con poche telefonate puoi bloccare le carte di credito e i bancomat, ma sar impossibile ottenerne di nuovi senza rientrare in citt. Le carte d'identit le rivendono Galerio dice. A Perugia ci sono tizi che le pagano all'istante, cinquecento euro l'una. Dopo, basta cambiare la foto. Dici che dobbiamo andare dai carabinieri? Sporgere una schifosa denuncia contro ignote, seduti davanti a un brigadiere che ti riempie di domande? Non con questi occhi lucidi di foglie dice Galerio. Con questi occhi, finisce che ci legano a noi. Magari adesso il Vietnamita dice, si vergognano di quello che hanno fatto. Saranno come minimo addolorate ride nero Galerio. C'era qualcosa, fra noi sorride il Viet. Ci dev'essere ancora, qualcosa. Mi ha raccontato della sua famiglia, questa notte. Non sapete che difficolt ha dovuto affrontare sua madre per tirarla su da sola. Ma allora sei scemo dice Galerio. Era vero, quello che mi ha raccontato insiste il Viet. Era vero

e ora so perch me l'ha detto. Guardi Galerio e anche lui, da sotto la massa compatta di capelli lunghi alle spalle, osserva il vostro amico come fosse il ritratto d'un povero pazzo. Credevo si stesse innamorando di me, invece aveva gi tutto in mente e, povera, mi domandava scusa in anticipo. Povera 'sto gran paio Galerio dice. Lei e l'altra troia. Era stata ovunque quella tenda mormori. Quasi ovunque. Forse sono molto povere dice compreso il Viet. Oppure cleptomani, ma almeno ci hanno lasciato la canadese. Che culo sfrenato. Manca solo la traversa, ma con un ramo risolverai la situazione anche questa sera. Gi dici calciando la borsa di tela jeans. In mezzo alle chiappe, devi mettertelo. L sotto ci dormono al massimo due persone, e solo se stanno quasi abbracciate. Piano il Vietnamita dice. Non neppure nostra, e tu vorresti bastonarlo con i pali. Ma parliamo un attimo di cose serie, regiz. Quanti soldi restano? Perquisisci con metodo i pantaloni in cordura, e in fondo alla tasca posteriore, rintracci una banconota da cinque piegata a fisarmonica. A Galerio resta solo una buona manciata di monete, e contando i risparmi superstiti nel portafoglio del Vietnamita mettete insieme il capitale in miniatura di ventuno euro e quindici centesimi. Per passare le montagne, anche troppo, sorride il Viet. E appena siamo di l, al primo paese prelevo col bancomat. Non vi

era mai capitato un imprevisto? Io non so che cazzo ci trovi di cos divertente dici. Sembra che ti diverti. Cosa devo fare? il Vietnamita dice. Vi fa sentire meglio, se mi dispero? Poi impallidisce, porta una mano alla gola e adesso il foulard rosso sembra una ferita mortale. Si alza in piedi, annaspa, e dentro un automatismo fluido da ex chierichetto lo vedete inginocchiarsi da capo ai piedi dello zaino. Il resto perdonato mugola infilando una mano nella bocca dell'Invicta. Il telefono, d'accordo amore, il Motorola e i numeri dei dentisti persi per sempre, quello tutto perdonato. Cosa spera, adesso dice Galerio. Dopo il viaggio che ci sono costate, dice il Vietnamita, e ormai non vuole pi dare retta a nessuno. Le foglie, amore, ti prego no, e con il volto tirato strappa fuori i calzoni lunghi color kaki e la maglia dei Monti Sibillini, li lascia cadere sul selciato insieme alla custodia degli occhiali, la berretta di lana e il resto di cose che le ragazze non hanno voluto. Quelle mica fanno a met come te dice Galerio, e mentre il Vietnamita, sull'abbrivio della foga, continua a esplorare tentoni il fondo della tasca, il suo sguardo rivolto in alto, da qualche parte oltre il sommo dell'orrida fontana futurista. Lo scolo a tutte e due, gli deve venire dice quand' sicuro. Monta a cavalcioni dello zaino, lo colpisce a ganci larghi. I vermi al culo, troie disgraziate.

Per un po', mentre Galerio prepara con dita tremanti una sigaretta, e il Vietnamita si dispera per le foglie, siedi sulla panchina, chiudi gli occhi e pensi a come venirne fuori. L'importante fare in fretta, prima che la carovana si disgreghi dalla parte sbagliata dell'Appennino. Se non fai in fretta, il Vietnamita insister per scendere da capo verso la stazione. Lo sai come la vede, in determinati momenti. Lo guardi, e le sue labbra sono le labbra sottili di un uomo prontissimo a salire senza biglietto sul primo treno diretto a Nord. Ascoltate dici. Io il telefono l'ho ancora, e forse c' un modo. Appena passate le ultime case, la strada per la fontana del Centin si stacca ripida sulla sinistra. Il primo tratto asfaltato, ma non passa nessuno e siete liberi di occupare a ventaglio tutta la carreggiata. Non ti stupiresti, se Galerio svenisse prima del valico. Ne avrebbe tutto il diritto, invece marcia a testa bassa, senza chiamare mai la sosta, e con le grandi mani spalancate tenta a ogni passo di compattare al corpo l'ingombro delle zavorre. Il Vietnamita, con la sua lunga falcata indolente taglia le curve meno ripide, tu le abbracci per intero e macini passi lungo il cordolo con stile pi tarchiato e tenace. I tratti in rettilineo hanno pendenza costante, e mentre salite fra gli alberi ciascuno con il proprio passo ti sembra abbiate un che di meravigliosamente sincronizzato. Ormai riuscite a sgranarvi e tornare in formazione senza bisogno di chiamare soste, e quando mancano due chilometri al valico, la strada si trasforma in un sen-

tiero vero e proprio. All'inizio sale con una pendenza da tagliare il fiato, e tu ripensi a quando con tuo fratello marciavate lungo il fianco dell'Amiata sotto una specie di tempesta. passata una settimana o forse dieci giorni, ma sembra sia trascorsa una stagione intera, e adesso fa abbastanza caldo da camminare in maglietta. Oltre la cortina d'alberi sulla destra del sentiero sale il canto sommesso d'un rivo giovane. Arrivate a lambirne il letto in prossimit della sorgente, e forse l'ultima volta che vedete acqua destinata a scendere verso il Tirreno. Tracce non battute da molte settimane infilano la macchia, e il sentiero adesso piega verso Occidente. Sotto di voi torna a mostrarsi la conca di Nocera e, oltre un colle che vi nasconde il paese, distinguete i viadotti in costruzione della Nuova Flaminia. Basta che non torniamo indietro dice il Vietnamita, ma i segnavia non lasciano dubbi, e riprendete a seguirli lungo un crinale secondario. Un bosco misto di faggi e roverelle riempie il vallone sulla destra, mentre sul lato opposto del sentiero, quando la vegetazione dirada, il vento porta fino a voi il riverbero del passaggio di moto e automobili. Adesso che ci siete in mezzo, non pi tanto semplice pensare alla dorsale come ai denti d'una bocca, e viene in chiaro la sua natura di fortificazione complessa, composta da cime e controcime, innervature infinite di crinali ai piedi dei quali si apre il labirinto

delle valli tributarie. Controlli la bussola e vedi che puntate a Nord-Est, la direzione ideale dell'intera traversata. Ne provi conforto, come per un buon auspicio, e il rifugio di Monte Alago compare all'improvviso. Oltre il rifugio, un ramo di strada bianca vi riconduce sull'asfalto della strada comunale: sulle pietre ai margini della carreggiata fioriscono inattesi i segnavia con il Doppio Zero del Sentiero Italia, il tracciato che ricalca la linea naturale dello spartiacque. Superate la costruzione in muratura d'una trattoria isolata, alle spalle della quale si apre il perimetro d'un campeggio che sembra abbandonato dall'estate scorsa. "Pian delle Stelle" recita l'arco dell'insegna che sormonta il cancello d'ingresso. chiuso con due grossi catenacci, e il Vietnamita raccoglie da terra un sasso, traversa la strada di corsa e lo lancia teso oltre la recinzione. Puttane del menga grida con il pianto nella voce. l'ultima volta che mi fido di qualcuno, e tira un calcio alla base del cancello. incredibile, quanta cattiveria c' in giro. La gente non ci pensa due volte, a rovinarti dice Galerio a bassa voce. Non guardarlo nemmeno, questo posto dice al Viet. Fai conto che fra poco Capodanno e abbiamo buttato via le cose vecchie. Tu per la Nikon del menga ce l'hai ancora. Se te la fregavano, che Capodanno passavi? Pensi che la tenda poteva accompagnarti ancora per una vita, e non vedi nessuna logica nel castigo che vi toccato, ma forse Galerio ha ragione. Stralunami geme il Viet lasciandosi cadere in ginocchio ai

piedi del cancello. Era una ragazza dolcissima. La quota sfiora i mille metri, e appena traversate una radura provate la sensazione di avanzare lungo un camminamento aereo sospeso fra i due versanti della penisola. A ogni passo potete interrogare la scarpata che affaccia verso Oriente alla ricerca di una traccia, finch non si apre sotto di voi una valle d'abeti da cui sale in silenzio odore di resina, e dalla piega pi profonda di quel mondo nuovo, intona il suo canto giovane un ruscello chiamato Capo d'Acqua. Adesso avanzi incerto nel po' di commozione che ti prende al pensiero di aver portato il Salewa fin qui. Quando i segnavia con il Doppio Zero vi conducono di nuovo sull'asfalto della comunale, siete all'imboccatura d'una ripida imbrecciata. Si chiama vocabolo di "Casaluna", e scende la costa sinistra della valle d'abeti, verso la met del Paese in cui i fiumi corrono a Est. Una coppia di transenne ostruisce la carreggiata, e ai loro piedi spicca il rettangolo giallo d'un cartello. Una frana rende impossibile percorrerla in sicurezza, ma basta un controllo veloce alla Kompass per capire che si tratta del percorso, evidenziato da una teoria di puntini verdi, che conduce alla minuscola frazione dallo stesso nome. Puoi immaginarlo come la rampa da cui domani comincerete una lunga planata attraverso l'interno delle Marche, e secondo la legenda i puntini verdi corrispondono agli itinerari consigliati per le gite in mountain bike.

Cos aggirate le transenne e prendete a scendere i tornanti incassati nel fianco della dorsale, e la strada bianca ampia e battuta bene. Le nuvole corrono come draghi d'oro nell'aria pura del pomeriggio, sopra le creste nude e il vallone che si apre oltre il ciglio della scarpata, cos scosceso e fitto d'alberi che solo gli animali, l in mezzo, devono essere capaci di trovare la direzione. Non sar un valico famoso, questo Passo del Termine, ma il posto ha qualcosa di mitologico dice il Vietnamita. che sembra di essere sulle Alpi dice Galerio. Con tutti questi abeti. I contrafforti del monte sono ingabbiati da gigantesche reti metalliche; all'inizio scendete in fretta, avete paura di trovarvi di fronte a uno smottamento inaggirabile, ma dietro ogni curva l'orizzonte si apre da capo, e distinguete in distanza il nastro bianco della strada serpeggiare sostenuto da immense muraglie di contenimento, composte da blocchi di pietra impilati a centinaia come mattoncini d'un plastico. Ormai siamo passati, s? domanda Galerio. Non ci stiamo imbucando gi per una meravigliosa valle senza uscita? Non so, il Vietnamita dice. Io me la sento bene. E tu, capospedizione, come te la senti? Bene dici guardando il mare d'abeti sotto di voi. Forse dovremmo restare qui, se solo ci fosse un fazzoletto di terra pianeggiante. Qui non verrebbe nessuno a disturbarci dice il Vietnamita.

Si potrebbe fondare una repubblica e provare a difenderne i confini in maniera adeguata. A suon di guerriglia, intendo. Questa l'ho gi sentita. Ma a fare il guerrigliero, finiresti per annoiarti prima di tutti. D'accordo dice il Viet. Senza donne nella brigata, diserterei subito. Resta il fatto che l'umanit mi ha deluso, e finch coi soldi non ci puoi comprare un cazzo me ne sto volentieri alla larga. Pi a valle colossali tamburi in legno per il trasporto dei cavi giacciono abbandonati come immensi rocchetti sul fondo d'imbrecciata. facile immaginare il lavorio di ruspe e betoniere pronte a devastare col catrame la silenziosa bellezza del luogo, ma per oggi questa pista sinuosa consigliata per le gite in mountain bike costituisce il vostro passaggio personale verso la valle del fiume Potenza. Scendete e scendete il vallone del fosso Capo d'Acqua, sempre pi schiacciati ai piedi delle cime. Superate le transenne poste alla base della strada bianca, e il vocabolo di Casaluna conta meno di cinquanta camini. Se pure circondati dal bosco non ve ne rendevate conto, qui le ferite del terremoto sono ancora aperte: le porte di molte abitazioni sono murate, e i vecchi con i loro cani sembrano gli unici che non se ne sono voluti andare. Mette i brividi, immersi in tutta questa grazia, l'idea della dorsale che trema sotto le radici degli alberi. Ora che uscite nell'aperto di praterie baciate dall'ultimo sole del pomeriggio, solo vol-

gendo lo sguardo verso il Passo riuscite a figurarvi cosa deve essere stato, trovarsi bloccati lass in quei giorni di panico. Grandi roveri solitari e boschetti di faggio delimitano l'aperto dei prati, e sotto i vostri occhi si apre a ventaglio un villaggio di casette in legno prefabbricate il cui centro occupato dal dorso curvo d'una cisterna. Le casette sono tutte uguali, e si vedono fiori ai davanzali, come un villaggio disegnato da bambini. Bello qui dice il Viet. Sembra un fortino. Pensi che devono abitarci gli inquilini delle case che avete visto con le porte murate. Dopo sette anni dici, forse mi annoierei, a vivere in un fortino. Un paio di setter maculati si inseguono fra i cespugli che crescono a ridosso della spianata, e tutt'intorno pace, silenzio e profumo d'erba. C' un ragazzo di diciassette anni che attinge acqua dal rubinetto d'una fontana collegata alla cisterna, e non devono essere molti i giovani che vivono qui. Oltre le casette, sul lato opposto al costone che ospita le abitazioni superstiti di Casaluna, una collina tondeggiante alta forse cento piedi si staglia contro l'orizzonte della boscaglia. La sommit incoronata da un giro di noccioli, mentre i fianchi sono privi d'alberi, coperti d'erba fresca e senza placche di roccia in vista. una specie di cerchio mistico dice il Vietnamita. Eredit celtica. O forse longobarda. Accampiamoci lass Galerio dice. Peccato solo che non restino un po' di foglie per festeggiare.

Se il Viet aveva dietro la chitarra come quando eravamo giovani, stasera si poteva fare un po' di musica. S dice Galerio. Lui suonava, e noi facevamo le cubiste. Possiamo sempre invitare i vecchi di Casaluna dici su di giri. Magari in cantina hanno qualche bottiglia, e mentre loro bevono, si balla a turno con le mogli. Salutate il ragazzo che vi segue di sottecchi gi da un po', e trascinando i piedi che vi hanno condotto oltre lo spartiacque andate verso di lui per chiedere se potete accamparvi nei paraggi. Un attimo mormora il Vietnamita quando siete a mezza strada Magari ha delle sorelle. Malcolm ha fatto per la prima volta il bagno in mare annunci ai tuoi amici. Siedono sotto l'ultimo sole, a due passi dalla caricatura storpia di tenda canadese, e adesso ti guardano in modo strano. Cosa c' dici. Niente sorride il Viet. Con la lama da tre palmi del temperalapis, sta liberando dalla corteccia un ramo di nocciolo. Galerio intento a spalmare la pomata sul ginocchio, ma guarda via, verso la distesa di prati stretta ai piedi delle montagne. Ho capito dici. Non una notizia che vi cambia la vita. Che permaloso dice il Viet. Era solo che urlavi come avessimo vinto i mondiali. Oi dici. Finora non s'era voluto avvicinare alla riva, e quando arriveremo l sar gi abituato. Nuota a dorso magari dice Galerio, e il Viet scoppia a ridere

di naso. Va bene dici, e fa i tuffi dal trampolino. Siete degli stronzi, ma sono contento di essere qui. Io, voi, e una tenda che sembra progettata da Picasso. Pensavo si sentisse ancora il suo profumo dice il Vietnamita saggiando fra le dita un lembo del sovrattelo color bottiglia. Invece ho messo la testa dentro, ed incredibile che due ragazze abbiano dormito in un posto che fa tanto odore di muffa. I cani di Casaluna ululano verso valle, e cento passi sotto di voi, i setter alla catena presso la cisterna uggiolano pieni d'inquietudine. Per, anzich sentirti minacciato, ti sembra che da lass possiate vegliare in modo adatto sul ventaglio di chalet prefabbricati e i cinquanta camini superstiti dell'antico vocabolo. Adesso tutta discesa dice Galerio muovendo un cenno vago verso Est. Quasi, vero? Domani seguiamo l'acqua da vicino. Per dopo, in mezzo alle colline, sar da capo un bel su e gi. Non vedo l'ora dice il Vietnamita. Tanto domenica qui che arriva, e per domenica sera il qui presente Rappini Luca sar dentro la vasca da bagno a Borgo Panigale e maman avr preparato i sali. Voi fortunelli invece, sarete ancora a camminare gobbi. Voi, e l'uomo che da Est arriver a salvarci. E cos ci arrivano i soccorsi, come a una spedizione polare in difficolt dice Galerio Nettamente confermi. L'uomo ci viene incontro con una tenda nuova di zecca.

Cos' domanda il Viet. Una gag per tenere alto il morale della truppa? Il mio abbastanza alto dice Galerio. Ce l'ho fatta con un ginocchio di meno e abbiamo ancora qualcosa da fumare. Una prateria al tramonto protetta dalle montagne mormora il Viet. Mentre guidavo in autostrada, non facevo che sperare di trovarmi in un posto cos. Stralunami ride. E come ci fossi gi stato, ma anzich sentirmi a casa, sento che manca l'essenziale. Chi l'uomo che verr a salvarci? dice Galerio. Il vostro amico Luther? Non Luther dice il Viet. Luther in Valmadero con la famiglia. Tutte le squadre hanno almeno un uomo pronto in riserva te la tiri. Il nostro un ex giocatore di rugby e si chiama Leo Pagani. uno dei tuoi nuovi amici sposati? domanda Galerio. una gag dice il Vietnamita. Non arriver nessuno. Non una gag dici. Aspettava un messaggio, e il messaggio che ho mandato stamattina l'ha convinto a liberarsi in fretta. Se adesso riveli che Leo semplicemente il tuo vicino del piano di sopra, e che a rugby ci giocava forse ai tempi delle superiori, i ragazzi ci resteranno male. Ma quello che non devi fare adesso rivelare che lo conosci appena. Fino a un mese fa vi limitavate a salutarvi e commentare con favore generico le rare vittorie del Bologna. stata la sua compagna

che ha saputo per prima della traversata, non ricordi pi se da Dina o dal tabaccaio sottocasa. Un pomeriggio che l'hai incrociata per le scale ha sponsorizzato con vigore la partecipazione di Leo. Gli farebbe bene dopo tutto l'inverno chiuso in ufficio ha detto col suo accento entusiasta da italoamericana dell'Ohio. Camminare sotto il sole ha aggiunto stringendoti il gomito l'aiuterebbe a buttare gi un paio di chili. La solidariet che hai provato in quel momento per Leo, stritolato fra l'ufficio e le preoccupazioni della compagna per la sua linea, ti ha fatto decidere d'istinto che dovevi fare qualcosa per lui. Per della sua resistenza non sapevi quanto potevi fidarti, e nei tempi stretti della vigilia, con l'ansia di partire che ti si mangiava vivo, hai preferito non rischiare. Avevi evitato di formalizzare l'invito, ma la mattina in cui scendevi le scale con lo zaino per andare all'appuntamento con tuo fratello in stazione, l'avevi incontrato che accompagnava la bambina all'asilo. Ti eri un po' vergognato ma lui sembrava contento per te. Ho giocato a rugby, una volta mi sono lanciato col paracadute, ma il viaggio in tenda mi manca. E anche staccare un po', mi manca aveva detto. E poi aveva insistito per lasciarti il suo numero di cellulare. Non per saltare sul carro della banda aveva precisato. Ma mi piacerebbe che mi chiamassi, il giorno che arrivate al mare. Salgo in moto e vengo a festeggiare con voi. Dev'essersi stupito, quando ha ricevuto il tuo messaggio. Ma anche tu ti sei stupito, della rapidit con cui il Siemens ha annunciato vibrando la sua risposta. E quando lo vedremo, il salvatore? dice Galerio.

La ferrovia risale la valle fino a Castelraimondo dici. Per domani sera dovremmo esserci. Il nostro appuntamento alla seconda stazione. San Severino Marche. Il centro pi grande della valle. Cos', disoccupato, che pu prendere e partire cos? Non disoccupato. Dice che per la tenda non c' problema, e forse porter delle primizie dalla citt. Primizie dice Galerio sorpreso. Mo-olto bene. Andiamo a leggere, chi arriva dice il Viet. Fa lo sbruffone ma non deve dispiacergli, pensare che qualcuno in citt sa di voi persi con pochi spiccioli ai piedi dell'antico vocabolo di Casaluna. Adesso per, dobbiamo tirare a sorte chi sta fuori dalla tenda dice il Viet. Sar una notte tersa dici. Ci sto volentieri, fuori da quella tenda scalognata. Siamo in alto dice il Viet. Far freddo, fra poco. Ci copriamo bene e questa volta dormiamo sotto le stelle dici. La canadese la teniamo come rifugio dice Galerio. Se attacca a piovere, corriamo a sederci l sotto. Perch pi che seduti, mi sa che in tre non ce la facciamo. Ma s dice il Vietnamita. Per un po' guarda il cielo scrutando il telo color bottiglia chiazzato di muffa. Sapete cosa c'? Forse dovremmo bruciarla.

TERZA PARTE. da Casaluna a Portonovo.

GIORNO QUINDICI. Da Casaluna a Pioraco e Castelraimondo.

il primo mattino d'una nuova era, e voi avanzate fra prati in fiore e basse colline, lungo la carreggiabile che scende verso la stretta valle del fiume Potenza. stato bello aprire gli occhi rintanati fianco a fianco nei sacchi a pelo e vedere subito le pareti di roccia nuda della dorsale indorate di sole. Il telo color bottiglia della canadese che avete impiegato come una grande coperta svaporava umidit, e tutto il fianco della collina, fin gi al ventaglio di chalet disposti intorno alla cisterna, sembrava coperto di rugiada. Pensavi che ti sarebbe piaciuto, svegliarti cos per tutta l'estate, scendere a scarponi aperti fra le case provvisorie in cui famiglie di gente dura vivono da sette anni e dare loro il buongiorno, condividere sigarette e caff dopo essersi lavati con l'acqua della cister-

na. Ascoltare le loro storie, raccontare la tua e diventare qualcuno di familiare per i setter maculati del villaggio. Arrampicato sull'ultimo costone in vista sotto il Passo, il presepe di Casaluna sembrava sospeso fra il serraglio di pietra della dorsale e un regno mite di colline, ma ancora adesso dietro ogni curva appaiono valloni e radure in cui varrebbe la pena di piantare la tenda, se solo ne aveste ancora una. Sui pali della linea elettrica che affiancano la strada compaiono i segnavia del sentiero 215, e l'idea di perdere quota ti sembra un peccato, dopo tutta la pace che siete riusciti a guadagnare. da prima di Perugia che non annoti nulla sui taccuini, e ti piacerebbe passare qualche tempo a riordinare le idee prima di consegnarvi da capo alla furia meccanizzata della pianura. Pensavo sarebbe stato fatale, per il mio povero collo, dormire all'aperto dice il Vietnamita. Invece sono solo un po' indolenzito. Quel balsamo di tigre una bombas dice Galerio. Diventi un uomo nuovo, dopo i massaggi. Fra il balsamo e le pomate da calciatori dici, i cerotti normali e i Secundapelle, al Viet non deve mancare troppo l'ambiente farmaceutico. Spiritoso dice lui. Ma non ero sicuro di farcela. A me, amico, se s'infiammano le vertebre cervicali, dovete portarmi a spalla. Non avevo mai dormito sull'erba usando un telo ammuffito come coperta Galerio dice. E non stato freddo come pensavo.

Eri imbottito come l'uomo Michelin dice il Vietnamita. E comunque, il modulo in poliuretano stato l'invenzione pi importante del secolo scorso. T'isola dal terreno che una meraviglia, e se nel sonno non rotoli lontano, il sacco a pelo resta asciutto e il collo non subisce danni. Quando ti sei svegliato non eri cos di buon umore dici. Non sono mai di ottimo umore, quando mi scuotono a met di un bel sogno. Flora ansimava, m'implorava di non smettere, e quando ho visto la tua brutta faccia pensavo volessi spodestarmi. Il vostro sentiero raggiunge la strada maestra della valle presso il Ponte delle Pecore, un altro nome che sulle mappe hai notato da molte settimane, e il fiume Potenza corre sulla destra della strada, governato da stretti argini coperti d'erba lucida. Pensi alla sua valle stretta, e a quelle che scendono in parallelo dalla dorsale verso Oriente, come a lande benedette dal giro del sole che ogni giorno sorge dall'Adriatico. Se pure la sorgente dista mezza giornata di marcia, il canto del fiume risuona incorrotto. Grandi libellule ronzano a pelo d'acqua, e contro le fronde dei salici spicca il volo, simile a un cangiante specchiarsi di petali, delle farfalle Vanessa migrate fin qui dalla costa. Un tempo qui sorgeva la citt romana di Dubios, posta a guardia del tracciato di fondovalle, ma molti secoli che il controllo di quest'area non appare una priorit strategica, e prima la guerra, poi la mancanza di lavoro e infine il terremoto hanno contribuito a spopolarla sempre pi. Una Panda grigia della Forestale vi supera, e quando scompa-

re oltre il sipario d'una curva scavata nel fianco della montagna, trascorrono molti minuti prima di percepire la vibrazione d'un secondo motore. Sulla sinistra, si stacca una provinciale che risale verso la valle dell'Esine: ne distinguete i primi tornanti attaccare cauti il fianco della montagna, e sul lato destro della carreggiata, opposta alla biforcazione, sorge una fontana in muratura. L'acqua quella limpida del fiume, buona da bere anche a stomaco vuoto, e il luogo porta da chiss quanto tempo il nome di Bivio rcole. Di cartine non me ne intendo dice Galerio mentre riprendete la marcia lungo il ciglio della strada maestra, quindi inutile che me le mostri. Dimmi solo una cosa. Se seguiamo l'asfalto fino alla fine, arriviamo all'Adriatico, s? Preciso dici, ma lo seguiamo solo per oggi. Pi a valle, si trasforma in una specie di strada veloce. Per resta vicina al fiume. Fino alla foce, credo. Da qualche parte vicino a Civitanova Marche. Allora dovremmo costruire una zattera capace di portare noi e gli zaini, e farci portare dall'acqua. Ce ne stiamo sdraiati sulla zattera a prendere il sole, e guardiamo sfilare i campi e i paesi fino alla foce. Sempre che pi avanti non ci siano cascate. L'importante arrivare per domani a San Severino. Non possiamo mancare l'appuntamento con Leo.

I tuoi amici ti guardano come se avessero dimenticato che c' un uomo determinato a venirvi in aiuto, e anche tu adesso pensi con fastidio a quando avete creduto di essere quasi spacciati per cos poco. Come quando vi avvicinavate a Perugia e le gambe giravano per conto loro, ti spiace l'idea di rallentare la marcia per far saltare a bordo qualcun altro che come camminatore un'incognita totale. Per Leo Pagani, con tutto che nella vita fa il piccolo industriale, ha una casa in Sardegna e non ha mai viaggiato a piedi, non ci ha pensato due volte a risponderti. Se c'era da arrivare in un paese mai sentito dell'entroterra maceratese con una tenda per quattro persone, lui l'avrebbe fatto. pronto dici, deciso, e chiede se ci serve qualcosa dal mondo civile. Per un po' ci pensate, e al di l d'una tenda e le primizie gi promesse, non c' niente che vi faccia gola. Sai che sorpresa insiste Galerio, se ci presentiamo all'appuntamento a bordo di una zattera. A parte le cazzate dice il Viet, quand' che troviamo un bancomat? Comincio a sentirmi nudo, senza un soldo. Il paese di Spindoli ormai vicino, e il passaggio d'auto lungo la maestra si fa pi frequente. Galerio e il Vietnamita camminano lungo il ciglio dell'asfalto, portandosi sull'esterno della carreggiata ogni volta che si avvicinano a una curva stretta. Tu li segui lungo il camminamento sopraelevato formato dal continuo delle gabbie di sassi che rinforzano l'argine sinistro del fiume.

Il letto del Potenza ancora stretto e pulito. L'acqua viaggia veloce nonostante la pendenza modesta, cos limpida che puoi interrogare il verde sottomarino delle alghe pettinate dalla corrente. Il bar che sorge all'ingresso del paese chiuso per turno, cos proseguite sulla maestra fino a un posto-ristoro cui si accede tramite la rampa d'una scalinata. Entrate per bere un succo di frutta, e la donna al banco pu avere cinquant'anni ed una romagnola di Bagnacavallo. Io sono arrivata quaggi per amore dice con l'accento rilassato delle vostre parti, ma a voi chi caz ve l'ha fatto fare? Raccontate del viaggio, e all'inizio crede la vogliate prendere in giro. Saranno contente le vostre mogli dice quando si convince che non siete semplicemente partiti ieri da Nocera. Io non so cosa darei, perch se ne andasse un paio di settimane anche mio marito. Parlando di lui lo chiama traditore, e oca morta, ma lo fa senza rancore, con l'affetto ruvido tipico della sua terra. una donna dalla spiritosaggine quasi incontenibile, e quando siete pronti a partire vi accompagna sulla soglia. Indica una cabina dell'Enel all'ombra della quale parte una scorciatoia che si inoltra a fondovalle. Cos dice, andate sicuri, come unti, e non vi cuocete i piedi sull'asfalto. La scorciatoia una strada bianca che segue il profilo della riva, collega casali sgranati a poche centinaia di metri uno dall'altro fino al ponte di Fiuminata.

Ormai ora di pranzo, e lungo il ramo di strada che scende dalla frazione Castello arriva un prete in bicicletta. Per essere certo d'intercettarvi comincia a rallentare da una certa distanza, e quando vicino il lamento dei freni a tamburo copre il canto dell'acqua. Siete scauti? vi domanda gioviale fermandosi a un braccio da voi. Voglio dire, scauti adulti. L'inaudito plurale stona con il clergyman impeccabile, e ci vuole un po' a capire che la domanda riguarda il movimento educativo fondato da Baden Powell. Allora il Vietnamita spiega che tu e lui siete ex caposquadriglia del Bologna 16, mentre Galerio stato contrario fin da piccolo, all'idea d'indossare un'uniforme che non fosse da calcio. Per la cresima l'avrai fatta lo mette in mezzo il prete. Senta, don reagisce lui. Non sono pi i tempi dell'Inquisizione. Si renda utile, piuttosto. Dov' che un assetato pu comprare un po' di frutta? L'aquila bronzea del monumento- agli eroi di Vittorio Veneto sembra vegliare sul decoro del luogo, e non si vede nessuno sulle panchine, nessuno sul prato traversato a croce da vialetti selciati. Lasciate scivolare gli zaini sull'erba, non lontani dal monumento, e al capo opposto l'ovale del giardino chiuso da una schiera di tabelloni della propaganda elettorale. Le teste giganti dei candidati sorridono a gara, e Galerio dice che sembrano mostri, mostri che sorgono spalla a spalla dalle viscere della terra. Verso l'estremit pi lontana della schiera, spicca un manifesto che non riproduce le fattezze di nessun candidato, ma reca stam-

pata a caratteri di scatola la disarmante scritta "GRAZIE DARIO". La semplicit quasi confidenziale del messaggio attira l'attenzione pi di qualsiasi slogan, e cos decidi di dare un'occhiata da vicino per capire quale Dario s'intenda ringraziare, e perch. Sopra la scritta intuisci una mappa, e nella parte bassa stampata qualche riga. Ti avvicini come in sogno all'infilata di teste, e da venti passi di distanza cogli la seconda parte del messaggio. GRAZIE DARIO. PER IL QUADRILATERO. Questa roba esoterica dici ai ragazzi. Esoterica, o legata alle guerre d'Indipendenza. Solo quando sei abbastanza vicino da poter toccare la superficie ancora umida della carta, metti a fuoco la mappa riprodotta sulla parte alta del manifesto. una mappa muta dell'Italia centrale, solcata da un rombo i cui angoli sono uniti da possenti tronconi scuri scriminati al centro di bianco. il tipo di tratto che, sulle mappe, distingue le autostrade, e nella parte bassa del cartello puoi leggere che tanto stato fatto, grazie all'impegno di Dario e tutto il Governo, per migliorare la viabilit nel cuore d'Italia. Okay informi i ragazzi. Niente di esoterico. il solito progetto di devastare le vallate con i viadotti. Cos la gente crede che, se appena ti puoi permettere le rate d'una Fiat, nessun luogo lontano. E poi, come si stagliasse dal manifesto per colpirti alla base del naso, il cognome dell'onorevole Dario spalanca per te la magia

parossitona delle sue sillabe. Quel cognome, in qualche modo, lo conosci da molti anni. Mentre torni verso i ragazzi, lo ripeti fra te e te finch non si affaccia alla mente la frangia castana d'una ragazza. Si chiamava Valentina, e ai tempi del liceo ti spingevi volentieri a casa sua per ripetere la lezione. Era originaria delle Marche, certo, e suo padre all'epoca faceva un lavoro normale. Solo pi tardi hai saputo che si era messo in politica. Ti anche capitato di vederlo un paio di volte ospite da Bruno Vespa, l'ormai onorevole Dario. Ricopriva un qualche incarico di governo, ma non riuscivi a stare ad ascoltare cosa dicesse. Per tutto il tempo, nel tuo narcisismo sfrenato, ti domandavi se avesse mai avuto notizia di quando tu e la figlia ripetevate la lezione fino a sera tardi. Adesso che puoi vedere da vicino quale genere di progetti cova in mente, e per quale tipo di idee al catrame viene ringraziato, ti prende una sorta di spaesamento, come se ti sentissi in qualche modo complice del progettato Quadrilatero. L'ho quasi conosciuto di persona, quel Dario dici ai ragazzi. Se le cose fossero andate in un'altra maniera, potrei essere il suo unico genero. Eppure il suo progetto e quello della nostra cooperativa di ranger non potrebbero essere pi diversi. Il manifesto non parla di sentieri a lunga percorrenza domanda il Viet. Neanche per scherzo scrolli le spalle. Solo di autostrade. Non esiste in nessun partito dice il Viet, un politico disposto

a battersi per una raggiera di sentieri a lunga percorrenza in grado di condurti da un capo all'altro del Paese. Sentite questa dici. Dina mi ha regalato il libro di un camminatore emerito, uno che scrive su "Alp", e il libro s'intitola A piedi da Firenze a Siena e a Roma. Bel giro anche quello, ho paura, e praticamente questo camminatore famoso spiega tappa per tappa come coprire pi di quattrocento chilometri attraverso la Toscana e l'Alto Lazio. Ti conduce per mano sempre pi vicino a Roma, cos come ci arrivavano i pellegrini. solo una guida, ma quando vai a leggere l'ultima tappa, il viaggio a piedi finisce al capolinea dell'Arac. Dopo, se vuoi arrivare a San Pietro o il Colosseo, devi salire in autobus, perch non esiste un modo decente di entrare in citt superando l'anello del Raccordo. Eppure le richieste della nostra cooperativa sarebbero richieste miti. Una segnaletica decente ai bivi, la possibilit di rifornirsi d'acqua e, ogni tanto, una piazzola di bivacco. Anche una ogni venti chilometri andrebbe benissimo. Qualcuno che ha dormito sotto una tenda, da giovane, ci sar pure. Magari fra i Verdi. O qualche prete mancato ex DC. Di sicuro non Dario ghigna il Vietnamita. Per scusa, se conosci sua figlia quasi fatta. Non la vedo da dodici anni, minuto pi minuto meno. Eppure vale la pena di tentare. Altroch farmacie, code in autostrada e puttanate varie. Mettiamo nero su bianco il progetto, tu lo passi alla tua ex fidanzatina, e lei lo presenta al padre.

Non fa una grinza Galerio dice. Da un giardino pubblico in provincia di Macerata a Montecitorio in tre mosse. Scusa, amico, se ti devo insegnare tutto. A noi non ci ascoltano, ma se la figlia di uno di loro, a proporre l'idea, devono darle retta per forza. Ormai si sono convinti che la tieni in pugno, Valentina. Potrebbe essere sposata anche lei, per quel che ne sai. Avere dei figli. Da un ingegnere, probabilmente. Cos Dario pu farsi bello con le piume del pavone, e vantarsi con gli altri sottosegretari che l'idea dei sentieri stata della sua bambina ti spiega il Viet. Per te si tratta solo di alzare il telefono ed essere un po' gentile. Non facile come credete li freni. L'ultimo appuntamento, dodici anni fa, non andato tanto bene. Cose che capitano dice il Viet. L'importante lasciarsi senza rancore. Avevo bevuto al pub, prima, e l'Assiro quella sera aveva versato delle gocce di Vellocet nelle birre di tutti. Cos non ero tanto in me. Lei poi, anzich capire la situazione e assecondarmi, voleva discutere di noi e del passato. Ho paura d'averla abbandonata su un prato dei colli, quella ragazza. A notte fonda, e lei abitava in centro. Stralunami dice il Viet. Mi sa che tramite Dario non si combina un bel niente. So' senza divisa, ma so' sempre scaut commenta a mezza voce il prete con un paio d'avventori del bar, e forse li sta rassicu-

rando. Uscite dal paese di Fiuminata, imboccate da capo la strada maestra che conduce verso Est, e adesso a camminare sull'asfalto le piante fanno male. Il carrarmato dei tuoi scarponi in Gore-Tex, gli unici da quando calzi un numero da adulto, ormai liscio, e la suola smangiata verso l'esterno costringe il piede in una postura sempre pi scorretta. Sulla destra del fiume, oltre la linea dei salici, la valle si apre, come se la catena dei monti che la chiudono da quel lato conoscesse un'ansa, e laggi si aprono i primi campi coltivati. Sulla sinistra, invece, balze coperte di bosco incombono sull'asfalto ormai caldo. Sapete cosa c', regiz? dice Galerio. Non possiamo stare qui a sperare che qualche politico ci dia retta. Se ci crediamo, il sentiero dal Tirreno all'Adriatico dobbiamo tracciarlo e basta. Gi il Vietnamita dice. I veri pionieri mica chiedono il finanziamento alla Comunit Montana. Per prima cosa bisogna disegnare una mappa completa, con i paesi e tutte le svolte segnate in maniera inequivocabile. Cos, se anche i bracconieri del menga abbattono i segnali, la gente sa come andare avanti. A cinque anni esageri, ero un ottimo disegnatore. A mano salta fuori una fetenzia dice Galerio. Oggi le mappe si disegnano al computer. Con il computer un attimo. D'accordo. La mappa bisogna farla disegnare al computer, da qualcuno che capace sul serio. Per i segnali lungo la strada dobbiamo posizionarli noi. Provi a mettere a fuoco quale pu es-

sere l'esistenza di un uomo che, come secondo lavoro, apre sentieri e li mantiene in ordine. Per un po' ci pensi e non arriva niente che ti spaventi. Mica si pu, andare in giro per le colline a verniciare segnavia senza autorizzazione il Vietnamita dice. Magari non li verniciamo. Facciamo preparare delle piccole targhe metalliche e le fissiamo agli alberi con il filo a molla. Oppure le inchiodiamo ai pali della luce e i montanti delle palizzate. Certo dice sarcastico il Vietnamita. Ricominciamo dalla costa del Tirreno e ci seminiamo le targhette dietro come Pollicino. Oi dici. cos che si segnano i sentieri. Alla Forestale baster seguire la scia, per piombarci addosso. Ci beccano in tre giorni, e appena scoprono che siamo senza autorizzazione, sono cazzi. Che paura, regiz. Scommetto ci obbligheranno a staccare le targhette con i denti. Voi ci scherzate il Vietnamita dice. Ma un conto la mappa, un conto modificare il territorio. Le alte pareti di roccia che custodiscono il lembo di prati compreso fra il fiume e la strada maestra s'allargano a tenaglia per richiudersi pochi chilometri avanti a voi, come l'argine estremo di quel regno luminoso e in pace, e non fosse per la Kompass non riusciresti a indovinare il punto in cui il fiume si fa largo attraverso la gola. All'ingresso dell'abitato, un cartello arrugginito vi da il benvenuto nella Terra della Carta, e cento passi pi in l, discosto

dalla strada maestra, c' uno chalet in legno enormemente pi lussuoso di quelli destinati alla popolazione sfollata di Casaluna. Sembra un rifugio di montagna dimenticato a fondovalle, e sulla terrazza spicca l'insegna d'una marca di caff. Fermiamoci un minuto propone Galerio. Giusto il tempo di raffreddare il ginocchio. Pensi che siete appena ripartiti da Fiuminata, e poich il Vietnamita non dice niente, cominci a temere che la faccenda andr per le lunghe. Ti tornano alla mente le giornate con tuo fratello attraverso la montagna spopolata della Maremma, quando il miraggio d'un bar bastava a spronarvi per tutto il pomeriggio. Fra i tre uomini giovani e devastati che si trascinano attraverso il cortile a ghiaia dello chalet, sei l'unico che ha visto le cose dall'inizio. Cos ti senti in grado di pensare alla traversata come a qualcosa che all'inizio era puro e adesso, non fosse per te, sarebbe condannato alla degenerazione. Salite la breve scaletta che conduce alla terrazza. Al riparo dello spiovente del tetto c' un tavolo circondato per tre lati da panche di legno, e voi occupate con gli zaini quella addossata alla parete. La barista dev'essere una studentessa delle superiori che si cimenta per la prima volta con un lavoretto stagionale. Ordinate i vostri caff, e lei sorride impacciata mentre si gira verso la Gaggia e prende a studiarla con la stessa confidenza che sfoggerebbe al cospetto d'un acceleratore di particelle. L'unico cliente, seduto a un tavolo in fondo al locale, sotto una

finestra che affaccia sul verde brillante dei campi, un ragazzino di forse otto anni che indossa i pantaloni della tuta e quella che i vecchi chiamano "maglia della salute". I suoi capelli sono biondi e ritti in capo senza bisogno di brillantina, il volto accaldato, come il ragazzino fosse arrivato fin qui di corsa. Adesso sprofondato dentro la pace ipercinetica dei suoi coetanei, e mentre gusta un ghiacciolo dondola senza sosta i piedi che non arrivano a toccare l'impiantito d'assi. Mentre aspettate i caff il ragazzino prende a osservarvi, e quando Galerio se ne accorge gli domanda che tipo di ghiacciolo sta mangiando. Quello con lo stecco di liquirizia dice lui indicando il frigo dei gelati alle vostre spalle, e non sembra intimorito, ma solo curioso. Stralunami dice il Viet muovendo due passi da trampoliere verso il frigo. Saranno secoli, che non mangio un ghiacciolo con lo stecco di liquirizia. Prendilo anche per me dice Galerio, e va a finire che nemmeno tu resisti al vibrante richiamo della nostalgia. La studentessa serve sui piattini i vostri caff, ed come se qualcuno avesse ordinato un ristretto e qualcun altro un americano. Pagate senza fiatare e vi trasferite all'esterno, ciascuno con il proprio ghiacciolo e il po' di caff che il destino gli ha riservato. Secondo me, per avere il permesso di segnare un sentiero bisogna telefonare al Cai dice il Viet. Telefonare e prendere ap-

puntamento con qualche pezzo grosso. Al Cai pieno di ex alpini dice Galerio. Gente come noi, estroversa a questo modo, agli ex alpini non piace quasi mai. un peccato dici. Sono gli unici militari che mi stanno simpatici e per un po' pensi alla volta che hai avuto la fortuna di pranzare insieme a Rigoni Stern. Diventerebbe il nostro lavoro Galerio dice. Tenere il sentiero in ordine e farlo conoscere. Iniziano ad arrivare gli stranieri ed fatta. Sono sempre loro che devono mostrarci come passare il tempo libero. Guarda com' andata col calcio. Piano dice il Viet. Meglio cominciare un po' alla volta, durante le vacanze, senza fare il passo pi lungo della gamba. No Galerio dice. O ci credi, nelle cose, o le lasci fare agli altri. Per le targhette e la vernice dovremo autofinanziarci. Lo sai quanta vernice servir? Come faccio ad autofinanziarmi se lascio il lavoro? Il ragazzino esce oltre la soglia e resta a guardarvi, le spalle poggiate alla parete. Ormai il ghiacciolo finito, e quello che resta dello stecco di liquirizia gli sbuca fra le labbra simile a un mozzicone, ma non c' niente, nel suo atteggiamento, che potresti definire strafottente. Ascolta quieto i vostri discorsi, le mani dietro la schiena, dondolando la testa in modo leggero, come uno scudiero in miniatura. Siamo seri dici. Quanta gente c', che lascia la poltrona e parte per traversare il Paese?

che hanno paura dice Galerio. Della fatica e di non so cosa. Ma se esistesse un sentiero segnato partirebbero in molti. Non lo so dici. Forse basterebbe diffondere la credenza che, se non cammini con gli amici da un mare all'altro, non passi la maturit. Oppure il rapace ti resta per sempre incapace di trovare un nido. Sono timori che, a quell'et, sono in grado di tirare fuori il meglio di te. Fai conto Galerio dice. O qualcosa del genere. Se lavoriamo bene, diventa una specie di cerimonia di iniziazione. Poi lo vedi bloccarsi, come se un ricordo improvviso l'avesse raggelato. Basta che non ci snaturino l'idea dice. Non snaturano un bel cazzo dice il Vietnamita. Le regole sono troppo semplici. A piedi. Da una parte all'altra. E i nostri nomi per quei ragazzi saranno nomi leggendari di pionieri. Non dire parolacce davanti al piccoletto dice Galerio. Non c' problema dice il ragazzino. Le conosco gi le parolacce. sveglio il Vietnamita dice. Come ti chiami, giovane? Lorenzo il ragazzino dice. E gi che state per chiedermelo, ho sette anni e mezzo. Pensi a Malcolm, a come potrebbe essere fra pochi anni, e ti piacerebbe che avesse lo stesso piglio amichevole e sicuro. Abiti da queste parti? domandi. Abito l dice il ragazzino, indicando oltre la strada. Alle pendici del colle si vede un nucleo di villette moderne circondato per

tre lati dal bosco. Anche i miei amici abitano l. un ragazzino simpatico e vorresti invitarlo a sedere con voi, ma pensi che potrebbe mettersi paura e non dici niente. Siamo andati in missione nel bosco, ma il sentiero saliva tantissimo dice mostrando il taglio della mano inclinato su una pendenza esagerata. Dopo un po' mi fermavo sempre. Cos mi hanno detto di tornare qui e aspettarli. E gli altri sono ancora in esplorazione? Sono pi grandi, loro. Io sono il pi giovane. Anche noi arriviamo dal bosco. Da quelle montagne laggi dice indicando la vetta del Pennino e le altre cime in testa alla valle. Avete lasciato indietro qualcuno? domanda il ragazzino. O hanno lasciato indietro voi? No dici. Siamo tutti qua. E dormite fuori, sotto gli alberi? Prima dormivamo in tenda Galerio dice. Ma poi l'abbiamo persa, e adesso dormiamo fuori. Si sta pi larghi dice il Vietnamita. E all'aperto non devo sentire la puzza dei loro piedi. Il ragazzino sorride. Io avrei paura, quando viene buio. Ma di giorno no. Sono coraggioso, di giorno. Bene dice Galerio. Vedrai che fra qualche anno non avrai paura neppure di notte. Noi non abbiamo mai avuto una tenda il ragazzino dice.

Per abbiamo le nostre capanne. Sono laggi dice indicando il mantello d'alberi che risale il fianco del colle. Se non le vedete dice, perch sono mimetizzate. E cosa ci fate, nelle capanne? Le riunioni il ragazzino dice. Siamo una banda, noi. Ogni pomeriggio, andiamo alle capanne a discutere i piani per le missioni segrete. Anche noi alla tua et facevamo parte di una banda dice Galerio. E dopo? Anche dopo dice. Per non dirlo a nessuno. Adesso giriamo l'Italia a piedi per contare quante vere bande rimangono dici lento al ragazzino. Quante ne rimangono? Eh dici. Non so se possiamo dirlo. la nostra missione sorride il Vietnamita. Ma tu non sai niente, vero? Con me potete parlare il ragazzino dice. Nessuno lo sapr. Sono settantasette dici. Settantasette in tutto il Paese e se volevi impressionarlo dovevi stare pi basso. E cos voi siete la banda di Pioraco dice il Viet. Il ragazzino lo guarda con aria dubbiosa, schiocca la lingua. Qui siamo a San Rocco dice mentre le guance gli vanno a fuoco per l'indignazione. Pioraco dove si va a scuola. Scusami dice il Viet. il cartello lungo la strada, che dice Pioraco.

L ci sono altre bande. Anche di ragazzi grandi. Cavolo dice Galerio. Speriamo che ci lascino passare attraverso il loro territorio. Quanto sono grandi? Come noi? Ma no scoppia a ridere il ragazzino. Hanno sedici anni. Speriamo sospira Galerio scrutando la strada maestra. Dici che ci daranno noie? Corrono dietro alle femmine, quelli dice il ragazzino. Vanno in scooter e danno noia solo alle femmine. Voi non date noia alle femmine? domanda il Viet. A noi del Kappa Gi Esse dice solenne il ragazzino, non importa un fico secco, delle femmine. Bel nome, Kappa Gi Esse. Cosa significa? Visto che me lo chiedete il ragazzino dice, significa Kommando Giovani Sanroccari. Kommando con la K suona bene Galerio dice. Da stadio. E stato il capo ad avere l'idea dice il ragazzino. Muove due passi verso il lato libero del vostro tavolo. Ha undici anni, lui, ed mio cugino. Quanti siete domandi al ragazzino, se posso chiederlo? Siamo in cinque. E ognuno ha un nome in codice. sempre utile, avere un nome in codice. E che nomi in codice avete? Nomi da pellerossa? Macch pellerossa dice il ragazzino schifato. Io sono il compagno Numero Cinque. Mio cugino il Numero Uno, e in esplorazione con lui ci sono i compagni Numero Due e Numero Tre.

Pensi che questo sistema di nomi in codice ti ricorda qualcosa, qualcosa da legato alla vanit dell'infanzia, ma non riesci a capire di preciso cos'. E il compagno Numero Quattro? domanda Galerio. Lui non esce mai dice il ragazzino. Sta chiuso in casa e gioca a PlayStation fino a ora di cena, sdraiato sul divano come un pappamolla. E che cavolo Galerio dice. Fa parte di una banda e se ne resta a putrefarsi in casa. Se non viene neppure oggi dice il ragazzino con l'aria di confidarvi un segreto, dice mio cugino che da stasera il nuovo Numero Quattro sono io. Sacrosanto dice Galerio. Se ha deciso di putrefarsi, mica pu pretendere di tenere il posto occupato. Sacrosanto, s ripete il ragazzino mentre lancia uno sguardo oltre la scaletta, verso il piazzale coperto di ghiaia che si apre intorno allo chalet. Appena tornano gli altri, glielo dico. L'ultima sigaretta dice il Viet. L'ultima e poi andiamo, e giuro che apro la strada fino a stasera. Non vuoi sederti? domanda Galerio indicando al ragazzino la porzione libera della panca. Sto bene cos lui dice. Mi sono gi riposato dentro. E una bandiera ce l'avete? domandi mentre il Viet cerca da fumare. No dice il ragazzino sorpreso. Per un po' pensa a come potrebbe cambiare la vita del Kappa Gi Esse se adottasse un vessillo.

Appena andiamo in missione con la bandiera lo capiscono tutti che siamo una banda. il bello delle bandiere dici. Quando serve restare in incognito, le puoi tenere nascoste da qualche parte. Poi la tirate fuori quando conquistate un posto nuovo dice Galerio. Non so dice il ragazzino. Alla fine su queste cose decide il Numero Uno. In fondo tuo cugino dice Galerio. Un minimo t'ascolter. Prima che andate dice a bruciapelo, non vi va di vedere le nostre capanne? Galerio scruta il ragazzino di sotto in su, come gli fosse apparso sotto una luce nuova. Forse meglio di no dice. Quella di Numero Uno tutta di legno, con il pavimento, e dentro c' un divano. l che facciamo le riunioni. Per se ci attaccano la mia la pi sicura. C' una trappola, davanti all'uscio. Se non lo sai, ciao, finisci in un buco fondo cos dice, e con il taglio della mano si colpisce fra le costole. In questi tempi paranoici, ti risuona in testa la telescrivente della prudenza, meglio non andare a visitare nessunissima capanna con i figli degli altri. Nemmeno per complimentarsi delle trappole ingegnose che le circondano. L'ho riempito per met di ortiche ride. Per se venite con me vi spiego in tempo tutte le trappole. Sei gentile dici, ma abbiamo ancora un sacco di strada da

fare, prima di sera. E poi dice il Viet, magari il resto della banda non d'accordo, con l'idea di mostrarci le capanne. Il ragazzino solleva ad arco le sopracciglia, e il suo sguardo contrito, in qualche modo stupefatto dalla puntualit del messaggio. Per devi salutarceli, Numero Uno e gli altri ragazzi dici sollevandoti in piedi. stato un piacere, sapere che esistono anche qui bande come voi, che vanno in missione e tutto il resto. Bande a cui non importa un fico secco delle femmine dice il Viet. State allegri finch dura. Prima di infilare le braccia negli spallacci, pensi che ti piacerebbe regalare qualcosa di adatto al ragazzino, e l'unica cosa che ti viene in mente la carta in scala 1:50.000 che vi ha condotto fin qui. A noi ormai non serve pi dici porgendola al ragazzino. Cos dici, quando il Numero Uno decider di portarvi in missione verso il valico, non vi perderete n niente. Lo aiuti ad aprire la Kompass sul tavolo, e presso il margine destro, quasi a ridosso della cornice bianca, gli mostri la frazione di San Rocco assediata dal disegno corrugato degli affioramenti rocciosi, e il capoluogo posto a cavaliere del fiume nel punto in cui le acque superano le strette della valle. Adesso i segnavia biancorossi sono verniciati direttamente sul guard rail della strada maestra, e un ampio marciapiede lastricato ne accompagna il percorso, costretto tra il fianco della montagna che incombe sulla sinistra e il solco rettilineo d'un canale artificia-

le. Il Potenza serpeggia oltre la distesa brillante dei campi, ai piedi della tenaglia di roccia che chiude la valle a Sud. La piana irrigata compresa fra i due corsi d'acqua simile a un unico grande orto. Se segui con gli occhi la processione d'alberi che fa ala al fiume, ti accorgi con esattezza di come il canale si appresti a confluire nel suo letto, e di come tutto quell'aperto sia destinato a trasformarsi in una strozzatura. Marciate incontro all'abitato, il campanile romanico e il gregge di tetti aggrappati alla riva del fiume, e la prospettiva sembra chiudersi a ogni passo come se il regno in pace dell'alta valle fosse separato in maniera netta dal resto del Paese. Una targa assicurata alla roccia che strapiomba sulla strada svela l'antico segreto di quella via. Si tratta d'un'antica variante militare della Flaminia, non meno ardita del tracciato che esce dai monti alla Gola del Furio, e tu puoi immaginare schiene a centinaia di prigionieri e schiavi condannati a erodere il fianco della montagna. Tutto quello che resta dei campi brillanti di cui non vedevi la fine un estremo corridoio di terra che conduce a un ponte basso, proteso sugli argini che imbrigliano la confluenza delle acque. L'unico nome dell'orizzonte, adesso, la sforcatura fra le pareti opposte di roccia, le ganasce ravvicinate della tenaglia che fanno apparire il paese di Pioraco arroccato al limitare d'un grande salto, sospeso fra gli elementi come l'ultimo paese del mondo.

Case simili a tane arroccate dominano il minuscolo centro, e gi l'ombra immensa della dorsale s'allunga dietro di voi. Ci sono vecchi seduti all'ombra sulle panchine del lungofiume, e mentre saluti quanti non distolgono lo sguardo all'ultimo momento, cerchi di indovinare quale pu essere l'aspetto della valle oltre questo nido di case stretto fra acqua e cielo Aggirate il municipio lungo la strada maestra, e lo stemma del comune un crostaceo circondato da una panoplia di elmi e corazze da legionario, a memoria di quando qui era stanziata in permanenza una guarnigione. Sei mangiato vivo dalla curiosit per il nuovo orizzonte, ma quando la strada piega a gomito verso valle come se tutto si congelasse. Ci vuole qualche secondo per ammettere con te stesso che la carreggiata va a gettarsi, scendendo con inclinazione invitante e quasi beffarda, nell'orbita in cemento d'una galleria. Puttana va dice il Viet. Va bene seguire l'asfalto, ma dentro i tunnel del menga non ci entro. Non c' neppure il marciapiede dice Galerio sporgendosi verso l'imboccatura. Come cavolo facciamo? Forse dice il Vietnamita c' una corriera che arriva dall'altra parte, senza rischiare la vita per l'anima del cazzo. Altrimenti facciamo l'autostop fino all'uscita Galerio dice. Sono arrivato a piedi fin qui, e non ci doveva essere nessuna galleria. Quindi calma scandisce la tua voce che calma non . Ci dev'essere per forza, un'altra strada senza tunnel. Piccole carovane d'auto in viaggio verso valle, e di certo le persone

a bordo non sanno quanto hai speso per studiare un percorso che ti portasse da un mare all'altro senza imboccare nessunissima galleria. Fra le soglie delle case affacciate sulla strada si apre la luce di una bottega aperta; la bottega di un cartolaio, e il titolare, sostenuto dalla sua unica cliente, vi garantisce che esiste il modo di evitare la galleria. Per i forestieri conviene la donna, pu essere un'impresa, trovarla da soli. Parlando un po' per uno, mettono assieme i pezzi di una spiegazione articolata e apparentemente troppo fitta di deviazioni per poter essere ospitata dal modesto nido di case arroccate da centinaia di anni nel punto pi stretto della gola. Alla fine, l'unica cosa chiara che la vecchia strada oggi passa attraverso il cortile di una cartiera. Ma non c' da avere paura dice la donna. Gli operai sono bravi ragazzi, tutti del paese. Vi fanno passare l'uomo garantisce. Alla fine, si tratta solo di traversare il cortile. Quando arrivate in vista della recinzione della cartiera, avete perso quota e siete come schiacciati ai piedi delle pareti a strapiombo. C' un cancello aperto, entrate, e ci sono magazzinieri in canottiera che stivano bobine di carta all'ombra di una tettoia. Dovete proprio passare di qua? domanda uno di loro. Questione di un secondo dice il Vietnamita mentre puntate il varco stradale all'altro capo del cortile. Se insistono toccher liti-

gare, che quel cortile per voi l'unico passaggio possibile verso l'Adriatico, ma restano a guardarvi senza farla tanto lunga. Presso l'uscita della cartiera, la bocca colossale d'un nuovo tunnel in costruzione incombe sul tracciato, e una gigantesca talpa meccanica capace di scavare il ventre della montagna riposa incustodita contro il fondo della cavit. Poi la strada si insinua all'ombra di una struttura costituita da un castello di tubi innocenti sui quali poggia un tetto d'assi, e camminando nell'ombra del passaggio obbligato non riuscite a capire se la struttura pensata per puntellare il fianco della montagna o piuttosto per riparare la strada nel caso di una frana. come traversare l'antico cassero d'una porta che separa due parti ben distinte della vallata, e quando tornate a camminare lungo la riva nella luce sobria delle quattro di pomeriggio, l'acqua del Potenza gi torbida. La strada maestra scavalca il fiume grazie a un ponte in muratura, e l'imboccatura del vostro sentiero occhieggia fra i cigli erbosi, orgoglioso di mantenersi a mezzacosta. Procede per curve lente che aggirano le sommit di colli sempre pi modesti, finch sotto di voi non si spalanca a perdita d'occhio lo scenario da incubo d'una piana fitta di capannoni industriali. Sorgono ai lati della strada e sorgono a scacchiera attraverso la distesa dei campi. I loro dorsi piatti biancheggiano sotto il sole con l'insolenz delle cose giovani, progettate per costare poco. un paesaggio che leva la forza, e l'aria calda che stagna a fondovalle qualcosa che all'inizio puoi quasi toccare.

Nella rabbia che provi, pensi che se qualcosa ti ha condotto fin qui, forse doveva essere una cattiva magia. Verso Sud, sullo sfondo di montagne ancora verdi, si staglia il centro di Camerino, arroccato lungo la cresta d'un colle, e forse in quella direzione ci sarebbe ancora speranza, ma non a Est dove andate voi. L'hai visto giovane, il fiume, hai camminato lungo le gabbie di sassi dell'argine, e non semplice vederlo ridotto a scorrere lento nel suo nuovo letto deputato a raccogliere gli scarichi delle industrie. come se la fatica di duecentocinquanta chilometri di marcia ti fosse piombata addosso tutta insieme, e dentro le pedule in Gore-Tex senti i piedi frollarsi a ogni passo sotto il peso dello zaino. Domani dici recuperiamo Leo e come prima cosa abbandoniamo la valle. S dice il Vietnamita. Qui si prospettano bivacchi da vomito. Potremmo camminare anche stanotte consideri, ma nessuno ti prende sul serio. Se l'orrore vi sfida, voi psicoatleti dovreste accettare la sua sfida. Se la bruttezza vi chiama per nome, dovreste essere abbastanza forti da raccogliere il suo guanto. Troppo facile dici cercando di tenere sotto controllo le gambe, avere sempre a che fare con la bellezza. Roba da fighetti. Non procedi proprio in linea retta, e forse dovresti fermarti un attimo a rifiatare.

L'aria di questo posto avvelena dice Galerio, e poi dice che ormai Castelraimondo non pu essere lontana. Hai letto che un paese grazioso, e niente di quello che si stende intorno a voi lo . A met strada, dove il sentiero passa sotto all'edificio restaurato d'un piccolo castello chiamato Villa Lanciani, il Vietnamita sfila lo zaino e si lascia cadere seduto sull'erba. Cos ci ammazziamo dice. Io non ce la faccio pi. Anche Galerio sembra esausto. All'inizio si sdraia a occhi chiusi, ma quasi subito chiede il Voltaren per massaggiare il ginocchio. Non possiamo restare qui dice. Ormai che ci siamo avvicinati alla civilt dobbiamo trovare dei soldi e rimetterci in forze. Io mi sarei rotto il cazzo, di faticare come una bestia. Arriviamo in centro mormori, ci sar un parco o qualcosa del genere. Ho il bancomat e non voglio dormire in un parco il Vietnamita dice. Sono a pezzi, e se questa notte non dormo in un letto vero, da domani potete considerarmi un cadavere. Per me va bene dice Galerio. Se troviamo una pensione da poco, per me va benone. Cosa fanno, ti si ammutinano sotto il naso? Ho il ginocchio gonfio aggiunge Galerio. Una notte in un letto vero potrebbe farmi bene, no? Guardi il ginocchio di Galerio, le tracolle posizionate a doppia bandoliera che gli segano le spalle, e poi guardi le mani del Viet, le dita avvinghiate agli spallacci dell'Invicta.

Se questo un ammutinamento, hai di fronte gli ammutinati pi gentili e supplichevoli che si siano mai visti. D'accordo dici. In paese per dobbiamo arrivarci con le nostre forze. O volete chiamare un taxi? A Castelraimondo fervono i preparativi per la festa dell'Infiorata, e il viale principale pavesato di bandiere scarlatte. Sembra un'accoglienza da campioni dice Galerio, anche se per strada non c' quasi nessuno. I negozi hanno gi chiuso, ma per fortuna trovate subito un bancomat, e con i soldi in mano il Vietnamita sembra rianimarsi. stata colpa mia se ci hanno derubato ammette per la prima volta. Ma stasera mi faccio perdonare. Vi voglio vedere ubriachi come marinaretti appena sbarcati a Gibuti. Poi s'infila nel primo bar, e poco dopo ne esce sorridendo. Ho prenotato una tripla nell'albergo migliore del circondario dice. E, con la forza dei rituali che affiorano dalla memoria, sbarra gli occhi e indica il cielo. Primo a fare la doccia. L'Hotel Kappa un edificio moderno che sorge sul fianco d'un colle, appena fuori dal centro del paese. In fondo al corridoio che conduce alla vostra camera, basta abbassare il maniglione rosso di una porta antipanico per ritrovarsi su un'ampia terrazza dal fondo impermeabilizzato a catrame. Da lass lo sguardo pu spaziare sui tetti del paese e il mare d'alberi che risale verso l'alta valle. Le prime finestre illuminate producono un alone fioco, che sfu-

ma sulle facciate color cenere delle case, e domani lascerete la strada maestra per tornare a rifugiarvi fra le colline, dove non si vedono luci e nessuna automobile potr seguirvi. Quando ormai buio scendete in paese per mangiare qualcosa senza lasciarvi costringere al ristorante dell'hotel come villeggianti qualsiasi. Interrogando un paio di giovani venite a sapere di un pub irlandese, e per tutto il tempo in cui restate seduti al bancone i boccali non sono mai vuoti. Alla fortuna dice Galerio, e all'uomo che verr a salvarci. Se dobbiamo dormire in albergo da qui al mare, siamo rovinati un'altra volta. Intanto qui ci siamo arrivati dici. E domani Leo dovr svegliarsi presto, se non vuole mancare le coincidenze. Non viene in macchina. Dopo gli tocca tornare a prenderla dice Galerio. Parte in Eurostar verso Ancona, laggi aspetta un'ora l'interregionale per Fabriano, e forse a San Severino arriver su uno di quei carrelli da ferrovieri che avanzano sui binari a forza di braccia. Comunque assurdo dice Galerio. Ci sono le tipe sedute al tavolo in fondo vestite da fan degli Oasis, beviamo birra irlandese e l'unica cosa che servono da mangiare a quest'ora sono olive all'ascolana. Intanto siamo qui, ha ragione il capospedizione dice il Vietnamita osservando in controluce la fuga delle bollicine di birra.

Ma il capospedizione, se non era per me, era ancora fermo al primo paesello dell'Umbria. Addirittura dici. Quella radura del menga vicino al convento in restauro. Te lo ricordi come stava il tuo piede, s? Adesso va meglio dici. Niente pi bolle sul tallone, n bolle sotto la pianta. Stanno diventando calli, credo. Ma non sono sicuro sia merito tuo. Mio e delle foglie. Sono loro che ci hanno sostenuto e guidato. Va bene dici. Per per cento e passa chilometri con mio fratello siamo andati avanti senza neppure sapere cosa fossero, le tue foglie. Non essere ingrato il Viet dice. Eri l'uomo pi felice del mondo. Volevi persino scendere in paese a rapire le vergini. Non ne so niente Galerio dice. Usciamo a prendere un po' d'aria? Era lui, che voleva rapire le vergini. Io magari, su di giri com'eravamo, gli avr dato corda per non deluderlo. Per eri felice. Adesso dimmi che facevi finta, per non deludermi, e su in albergo ti taglio la testa. Ma s dici. solo che non so bene cosa pensarne. Il mondo deve conoscere questa benedizione. Altroch articoli su "Lancet". Migliaia di ragazzi che marciano per il paese sostenuti dalle foglie d'una pianta mite. Li vedo a dozzine di migliaia. Com' che si dice, gi? Non verbis sed herbis redeunt in corporei vires.

Devi pagare tu, Viet. Sei l'unico che ha i soldi. Stralunami. Sto ancora bevendo. Quando il barista abbassa le luci non serve insistere pi di tanto per ottenere il grappino della staffa. Il pub affaccia su una piazza, e appena fuori vi accorgete che presso l'angolo pi remoto sorge una scultura in marmo a forma d'anello, montata su un basamento verticale che spicca dal lastricato per forse un metro. A te ricorda semplicemente una ciambella, e poi, man mano che vi avvicinate, un cerchio di fumo rappreso in aria. Questa non roba futurista dice Galerio. Facevano tutto a spigoli, loro. Non c' una targa n niente, e forse la scultura opera di un qualche maestro locale. Siete proprio dei balenghi dice il Viet fiutando il marmo. Lo so io cosa rappresenta questo buco. Poi aggira la scultura, arretra di cinque o sei passi, e lo vedete sgranchirsi e ruggire come il leone che si prepara a saltare attraverso il cerchio di fuoco. Dite che non ci passo in mezzo, se prendo bene la rincorsa? Lascia perdere dici. bassissimo. Lo sai che da sdraiate sono tutte alte uguali, no? fuori dice Galerio. fuori e parla da fuori. Sar un metro scarso insiste il Viet, e per quanto largo il buco, ci passerebbe un ciccione. D'accordo dici. Ma tu ubriaco come sei inciampi e ti sfracelli contro il piedistallo.

Su dice il Viet. Un po' di spettacolo. Ci passo in mezzo. Voi state esattamente dove siete e mi salvate la vita prima che atterro. In due non difficile. Ci vorrebbe un materasso dice Galerio. Due o tre materassi. Io non ti prendo dici. Mi preparo una sigaretta, uomo dici mostrando la busta del tabacco attraverso l'occhio della scultura. L'alcol potr offuscare la mia agilit proclama il Viet, ma niente pu arrivare a sterminarla del tutto. Sterminarla? domanda Galerio, e ridete tutti e due mentre il pazzo prende la rincorsa e si tuffa braccia avanti.

GIORNO SEDICI. Da Castelraimondo al Rifugio Manfrica.

Alle undici le poche case di Valeano appaiono inondate da un sole abbacinante, e l'aria calda che risale da fondovalle produce la sua particolare forma d'attrito che vi costringe ad attaccare le salite a zig zag. Galerio cammina con una ginocchiera elastica, sforzandosi di non poggiare il peso sulla gamba malconcia, e mentre riprendete quota pensi che pi tardi il treno del Vietnamita e quello di Leo s'incroceranno da qualche parte, lungo una galleria dalle parti di

Fabriano o chiss dove. Un compagno ha abbandonato per kappa tecnico, e un ragazzo di cui non sai quasi niente sta arrivando a salvarvi. Cambia tutto, s, e l'unica cosa che resta uguale a se stessa la danza dei passi, la sorpresa e il piacere di portarsi con le proprie forze lontano dal traffico della strada maestra per attaccare da capo la salita e vedere se almeno lass, fra gli altopiani e i pascoli sterminati che dominano il fondovalle, c' ancora spazio per la terra selvaggia. In localit Collina abbandonate la strada asfaltata, prendete a seguire i segnavia che conducono per i campi al paese di Crispiero. La pendenza adesso lieve, ed un sollievo camminare sul fondo d'una sterrata lungo la quale non arriva nessuno, attraverso una campagna dura, assediata dai monti. L'addome bianco delle gazze e le loro code graduate, lustre come di velluto, spiccano fra le fronde degli alberi, e sparsi lungo i crinali che dominano la contrada potete contare i profili delle torri d'avvistamento in rovina. Abbiamo fatto bene, a mollare la strada maestra dice Galerio. Laggi la fatica ti abbrutisce. Quanto ci ha lasciato il Viet? Tutto quello che gli restava dopo aver pagato l'hotel e il biglietto del treno. Non so se baster. Potevamo farci prestare il bancomat. Cos appena becchiamo Leo, ci toccher chiedergli un prestito fino al mare. Avr capito la situazione?

C' poco da capire. Mi sembra un ragazzo a posto, e uno che dice le cose come stanno. Se non voleva saperne, non avrebbe promesso di venirci a salvare. In fondo abita sopra casa tua. Non che pu tirare il pacco e sperare di farla franca per sempre. Gi dici. Spero solo non si sia sentito in obbligo, ma non credo. Sembrava contento, e a quest'ora sar sul taxi per la stazione. uno dei tuoi amici di nuovo modello fa Galerio, e in nessun modo quel che dice somiglia a una domanda. Un padre di famiglia, suppongo. Lo dici sgomento. Infatti prima di lui ho conosciuto il pianto di sua figlia. Era una neonata, quando mi sono trasferito nella nuova casa, e adesso la cara Darma ha gi cinque anni. Darma. Bel nome da fricchettoni approva Galerio. La madre un'italoamericana di Akron, Ohio dici. La stessa citt dei Devo. E anche se non sono i Devo, quella di Leo una famiglia simpatica. Lui fricchettone? Non da fuori. un piccolo industriale e un tifoso del Bologna. Per i nomi ha gusto dice Galerio. E il fatto che non abbia sposato una fichetta della presunta Bologna-bene mi fa quasi perdonare che un industriale. Io, l'unica volta che ho lavorato in un'industria, facevo i turni alla catena di confezionamento della Pasta Corticella.

Un paio di estati fa. Prima di Londra sospira Galerio. Dovevi stare in piedi otto ore a raccogliere nidi di tagliatelle e disporli quattro alla volta dentro le scatole che sfilavano sul nastro. E dovevi sbrigarti, perch il nastro portava le scatole alla macchina che le sigillava. Appena ti distraevi iniziava a sigillare delle gran scatole vuote, ogni dieci scatole vuote scattava la trattenuta dal salario. Ho resistito meno di un mese. Da allora ho deciso che con le industrie non voglio pi avere a che fare. Quella di Leo una piccola ditta di parti meccaniche. Credo che fra lui e i dipendenti siano una dozzina in tutto. A parte che molto pi ricco di noi, come se la cava l'uomo? Oi. Deve resistere solo quattro giorni. Se resisto io proclama Galerio, con questo ginocchio devastato, un uomo sano ce la fa di sicuro. Pruni in fiore spiccano sul fianco dei colli che fanno da sipario al sentiero, e per un po' potete illudervi di essere tornati a camminare attraverso la terra selvaggia. Il borgo di Crispiero una trincea di case alle pendici del monte che porta lo stesso nome. Affaccia verso meridione dominando una curva della provinciale per Camerino. Evitate l'asfalto e risalite piegati fra le case dalle facciate in sasso, e adesso la vedete rosata e maestosa davanti ai vostri occhi, l'antica capitale del Ducato. La citt sviluppa in lunghezza lungo la cresta d'una dorsale secondaria, e da qui non si distingue pi la stretta valle del Potenza.

L'aperto di colline ondulate sembra rendere omaggio al profilo vicinissimo e circonfuso d'azzurro dei monti della Sibilla. Pensi che al Viet sarebbe piaciuto essere qui, e pensi che adesso l'infiammazione alle vertebre cervicali solo il penultimo dei suoi problemi. Ce la far dici, a scendere dal treno da solo? Poteva ammazzarsi, ma non si mica rotto niente, alla fine. Gli andata bene che siamo riusciti a fare da cuscinetto. Ripensi al siluro da ottanta chili in cui si trasformato il vostro amico la notte scorsa, alla stupefacente traiettoria con la quale si tuffato braccia avanti attraverso la scultura ad anello per rovinarvi addosso. Passare passato, la sfiga che ha perso l'assetto alla fine dice Galerio. Era impossibile che ce la facesse, con gli scarponi e tutto. Non so cosa sperava. gi tanto che non ha battuto la testa contro il marmo. Se batteva la testa, altroch lividi e distorsioni. Forse ha ragione la sua ex. Se pure il Vietnamita non sta marciando a grandi falcate verso la follia, c' qualcosa in lui di urlante e indomabile che lo rende inadatto alla vita civile. In piedi sulla scaletta del vagone, ha voluto stringervi le mani, per come riusciva a stringerle col polso malconcio e le nocche scorticate. Le sue gambe erano chiazzate dalle pennellature di mercurocromo, e anche se la guardia medica aveva assicurato che non c'erano fratture, non riusciva a muovere il braccio si-

nistro. Lo portava appeso al collo con il foulard, e diceva che se al Rizzoli gli trovavano qualcosa, la guardia medica di Castelraimondo avrebbe avuto presto notizie da un suo cugino avvocato. Dal finestrino poi diceva di avere capito un sacco di cose, durante questi giorni. Che si sente concentrato come un grande judoka, adesso. E vuole ribaltare gli avversari senza muovere un dito. Subire finch non si stancano di colpirlo e cadono da soli. A un certo punto non lo seguivi pi. "Subire solo una questione di respirazione". Cosa stava vedendo mentre diceva cos? Per sospiri, alla fine sembrava davvero sereno. Faceva paura, tumefatto com'era. Comunque hai ragione. Sembrava in pace. E quando ha detto che non si deve piangere sui compagni caduti ma andare avanti anche per loro? Si raccomandava di mirare alla vittoria con l'aiuto degli di. Quando ha tirato fuori gli di, regiz, mi ha lasciato di sasso. Poi per s' corretto. "Fate ben senza, che con gli di a favore ce la fanno anche i codardi. Quel ragazzo dice Galerio. Dovremo stargli vicini, quando torniamo in citt. Oltre il cimitero, la lingua d'asfalto finisce e lascia a nudo il tracciato della mulattiera scavata nella terra rossa e sassosa del monte. Un solco di pneumatici da cross l'unica traccia d'un passaggio recente, e voi lo seguite finch sul lato opposto non s'apre un sentiero che punta a vista un altopiano incolto e disseminato di

ginestre. La gobba di prati dell'altopiano di Crispiero si protende verso Nord sulla valle del Potenza ed strano pensare che, sprofondate ai suoi piedi, corrono affiancate la statale e la ferrovia mentre qui potete camminare di nuovo vicini al cielo. Dopo mangiato, riposate allungati sull'erba tiepida, e le nuvole sembrano immobili sopra di voi. Pensi a quale forma prender il gruppo quando Leo sar a bordo, e pensi a quando, insieme a Galerio e gli altri amici pi urbanizzati e mods, viaggiavate lontano dai treni speciali verso Marassi o il Rigamonti. Portavi uno stendardo piegato sotto il giubbotto, e tante volte hai avuto paura ma non ti sei mai nascosto. Te lo ricordi dici, quella sera che i Commandos Tigre ci hanno accerchiati sotto l'entrata ospiti di San Siro? Ce la siamo giocata dice. Anche quando la curva del Marsiglia ha caricato attraverso i distinti e ci siamo trovati in prima linea. Qualcuna l'abbiamo fatta. Per in un'altra vita, in un certo senso. Da qualche parte avranno i filmati. Non staremo diventando vecchi, vero? Pu darsi ridi. Era diverso dice Galerio. Avevo meno pensieri. Lo guardi, e in fondo anche per te cos. Ogni tanto penso all'Assiro dice a

bassa voce. A quando abbiamo seguito la squadra a Reggio Calabria e lui ha voluto fare il bagno. Era febbraio dici, e rivedi il vostro amico con i calzoncini ufficiali da gioco e coperto di tatuaggi com'era alla fine, mentre scende incontro alle acque gelide dello Stretto per tirare su il morale del pullman dopo dodici ore di viaggio. alla fine perdemmo anche. Una partita ventosissima con rete di Possanzini. Parli della partita e pensi al pomeriggio in cui Galerio ti chiam per darti la notizia. Hai saputo? era l'unica cosa che aveva detto. Poi si era messo a singhiozzare, e dopo un po' che singhiozzava aveva chiamato per la prima volta l'Assiro con il suo vero nome. E tu, anzich raggiungerlo per bere insieme all'anima del vostro amico, se non ricordi male ti informasti su come era accaduto. D'altronde eri occupato. Avevi da fare, piet per la tua testa di cazzo, al computer. E cos ti limitasti, pi o meno, a domandare se era gi stata fissata la data per la cerimonia. L poi c'erano tutte le brigate della citt, perch l'Assiro lo conoscevano tutti, e solo quando un ultimo applauso ha accompagnato la discesa del feretro hai fatto in tempo a realizzare che il suo sorriso non avrebbe mai pi fatto innnamorare nessuna ragazza, n mai sarebbe risuonato su questa terra il suo grido di battaglia. Tu ci credi, che adesso da qualche parte? domanda Galerio. Che lo rivedremo, la sua anima, o quello che ? Non lo so dici. Da piccoli ci hanno abituato a crederlo, e vorrei che fosse cos. Non so se un giardino o cosa Galerio dice. Ma credo che si

vive una volta sola, e dopo si finisce in una specie di giardino. A Malcolm racconter cos dici. Che ci rivedremo tutti. Altrimenti ho paura che non gli baster il coraggio. Sono dei disgraziati dice Galerio sollevandosi a sedere, quelli che credono di aprire gli occhi ai ragazzini e in realt li disilludono. A met pomeriggio distinguete l'eco di spari, e il sentiero solca l'altopiano fino a ricongiungersi con una rotabile imbrecciata. Conduce verso un lungo edificio bianco cinto da un giro di cipressi, e Galerio dice che forse il tiro al piattello. Invece una villa, e poco dopo ne superate una seconda e una terza, e il fiotto degli irrigatori automatici frusta fasulli prati all'inglese, isole sequestrate fra la recinzione e le volumetrie luminosissime progettate da architetti di citt. Poco pi avanti la rotabile va a gettarsi su una strada asfaltata, e per tutto il tempo in cui vi avvicinate all'incrocio sentite l'eco dei colpi risalire dall'intrico d'alberi della gola che scende alla vostra sinistra. S'incunea fra il ripido versante orientale dell'altopiano che avete traversato e il cono del Monte d'Aria, e sembra solcata in profonit dal corso d'un ruscello. Cos, prima di tornare a cuocervi i piedi sul bitume, controlli la tavola dell'Istituto Geografico Militare, e il ruscello scende a gettarsi nel Potenza un paio di chilometri a monte di San Severino. Una buona sterrata scende sulla costa destra fino al Rifugio

Manfrica, e da l potete scegliere se proseguire diretti per il paese oppure arrivarci lungo il sentiero che si tiene alto sulla riva del ruscello. Le curve di livello non scherzano dici. Sembra un passaggio sospeso sull'acqua, e dopo qualche chilometro ci sono delle grotte.

Grotte di Sant'Eustachio legge Galerio. Sar un posto da eremiti. Vediamo a che ora siamo al rifugio dici piegando in modo approssimativo la mappa. Il sentiero delle grotte sembra pi bello, ma non mi va di fare aspettare Leo in paese. La sterrata inclina a valle in modo dolce. quasi tutta all'ombra, e adesso non si sente pi sparare. Dov' l'appuntamento? dice Galerio. Rigorosamente alla stazione. All'inizio pensavo di farlo arrivare con le sue gambe fuori dal paese, ma era gi abbastanza preoccupato all'idea delle coincidenze. Vedrai che per le sette ci siamo. Chiss che tenda ha portato. Non una canadese, voglio sperare. Figurati dici. uno che va alle riunioni dei piccoli industriali, lui. O forse lo invitano e non ci va. Dici che passato da Playsport e ha comprato una nove posti da safari? Qualcosa del genere dici. Basta che si stia comodi.

Sono un po' intimorito dice Galerio. Un conto dormire in tenda con il Vietnamita o i reginaldz, un conto insieme a qualcuno che non hai mai visto. Fossi in te starei tranquillo. lui che in questo momento si star domandando in che razza di avventura s' cacciato. Il Rifugio Manfrica un edificio in muratura a un solo piano, e le ante arrugginite dell'ingresso sono chiuse da un lucchetto per rompere il quale non basterebbe un normale tronchese. Sotto lo spiovente del tetto, oltre all'ambiente principale trova posto un ricovero cui si accede tramite una porticina d'assi chiusa da un semplice gancio. un ambiente che ricorda una piccola stalla: l'impiantito coperto di paglia asciutta, e sulla parete opposta all'ingresso sono murate a un braccio di distanza due anelle coperte di graffi. Sar uno di quei posti in cui la Forestale cura gli animali feriti dice Galerio. Non ne ho mai visti, ma li ho sempre immaginati cos. Non sono ancora le cinque e voi infilate la macchia lungo una traccia da boscaioli che scende verso il ruscello. Scavalcate grandi rami e le radici affiorano all'improvviso sotto il fondo di foglie morte, seguendo il profilo della costa che verso sinistra precipita. Quanto ci vorr per le grotte domanda Galerio dopo un po' che avanzate in silenzio, misurando ogni passo e preparando il successivo senza distogliere lo sguardo dalla terra. Non sapr

leggere le mappe, ma sembravano quasi all'inizio del sentiero. Secondo me dici, aggirato il prossimo costone ci siamo. Continuate a testa bassa, sempre pi immersi nel bosco, e il Rifugio Manfrica dev'essere l'unica costruzione della valle, perch qui non si vede un fazzoletto di terra pianeggiante, n il sommo della costa alberata. Ormai avrete camminato due o tre chilometri, e oltre alla traccia che snoda sempre pi tenue fra i cespugli e i tronchi grigi dei castagni, c' solo la cima degli alberi arrampicati fra voi e il letto del ruscello. Quando la boscaglia si fa meno fitta, potete vedere vicino in linea d'aria il versante opposto della gola, le pareti a nudo che rendono inaccessibile per quella via l'altopiano. Pensi che doveva essere una tappa tranquilla, e invece ti stai trasformando da capo nel grande Maschera-di-Sudore. Fronde ostruiscono il sentiero, e nei passaggi esposti serve fare attenzione ai piccoli smottamenti che si producono sotto gli scarponi. Servirebbe un machete dice Galerio alle tue spalle, o perlomeno il temperalapis del Viet. In questo modo, quando arriveremo alla stazione di San Severino, faremo la nostra figura. Io mi sto graffiando le gambe a tutto spiano, e ho visto ortiche dalle infiorescenze violacee che devono essere perlomeno velenose. Non dire cos geme Galerio. Gi mi brucia da impazzire, e se dici che erano velenose m'imparanoio. A me pare che non stiamo andando da nessuna parte dici.

Ancora un costone, e se non si vede qualcosa che somiglia a una grotta, forse abbiamo sbagliato strada. Per siamo scesi. Gi, ma sulla carta le grotte sembrano vicinissime al ruscello. Invece noi non ci schiodiamo da mezzacosta, e il ruscello sempre pi in basso. Guardi gi, e forse neppure una biglia potrebbe scivolare fra gli alberi fino alla riva senza restare prigioniera nel fitto della macchia. Quasi non la sento pi, l'acqua. Neanch'io dici. E in questo silenzio non mi sembra un buon segno. Quindi il sentiero giusto sotto di noi. Molto sotto, mi sa. Stai per dirmi che dobbiamo tornare indietro, vero? Cos imboccate la traccia a ritroso, scendendo verso le pieghe della gola dalle quali sgorgano minuscoli rivi e risalendone il pendio opposto, e adesso non pi cos semplice trovare la strada fino al rifugio. La mappa militare in scala 1:25.000 piegata in tasca e chiazzata di sudore, del po' di sangue che una spina t'ha fatto uscire da uno sgraffio sul dorso della mano. Adesso non fai altro che aggirare cespugli, schivare fronde e seguire i polpacci di Galerio. Sbucano dai calzoncini che le prime sere ha impiegato per dormire, e ormai ha imparato a gestire a perfezione l'ingombro delle zavorre. Ha tro-

vato un ritmo e uno stile, e sei contento che guidi lui la risalita. Comunque sparano, da queste parti. Oi. Chiss a cosa sparano. Tu quando hai visto l'ultimo biancorosso? Fammi pensare. Ne ho visto uno solo. Verniciato su un tronco a dieci metri dal rifugio, dove ci siamo infilati nel bosco. Ho paura che non abbiamo visto un bivio. Allora doveva essere all'inizio dice Galerio. A un certo punto trovate ai piedi d'un cespuglio una dozzina d'aculei d'istrice ancora lucidi, e tu ne raccogli uno lungo mezzo braccio da portare a Leo. Domani lasciamo la valle dici mentre lo infili in orizzontale sotto le cinghie nere del Salewa. Non so se dove andiamo ne troveremo altri. Quando risbucate in vista dell'edificio, vi sembra di sentire qualcuno che canta a mezza voce. Avanzate cauti, e fino all'ultimo l'erta vi nasconde il piccolo spiazzo davanti al rifugio. Io voglio amare chi ama me va avanti una voce d'uomo. Chi notte e giorno si corregge sta in prigion per me. Galerio avanza in diagonale per scorgere in anticipo chi sia il cantante. Lo vedi scrollare le spalle, e un attimo dopo anche tu scorgi il telaio giallo d'una mountain bike abbandonata nell'erba, i catarifrangenti che adornano i pedali dentati e il profilo d'un ragazzo pasciuto che cantando legge una rivista. Quando vi vede smette di cantare e si solleva di scatto in piedi.

La faccia larga e pare devastata dagli effetti d'una rasatura alla cieca. Il giro argenteo d'una catenina spicca intorno al collo massiccio, e sotto la carne arrossata della gola risplende una piastrina da militare. Trnquilo dice Galerio. Siamo in gita e ci siamo persi. Il tipo resta a guardarvi indeciso se saltare in bici e riparare verso la sterrata che conduce in paese, ma voi avanzate mostrando le mani aperte, e quello ride. E che non passa mai nessuno da qui dice. E dove andate in gita, alle grotte? Ci stiamo provando dici. Ma non abbiamo trovato il sentiero. impossibile sbagliare dice. segnato fino alla fine, e parte proprio da qui sotto. Galerio ti guarda storto, e la rivista aperta a due passi dalla bici un mensile dedicato al modellismo. Mi sa che le grotte non le vedremo dici. Da qui tutta discesa dice il ragazzo, e per essere arrivato fin qui a cavallo della mountain bike, pesante come sembra, deve avere due gambe non comuni. Pensi che sono le sei passate e dovresti chiamare Leo per sapere se in arrivo, ma guardi il primo tratto della strada bianca che sale cattiva, e adesso che avete risalito la traccia fin qui ti dispiace rinunciare alla discesa che il ragazzo promette. Che razza di posto sono le grotte? domanda Galerio sfilando la sacca da marinaio e la borsa del materiale fotografico.

Hai presente quando cominci a fare il bullo con gli amici sorride il ragazzo. Quando credi di essere il primo, che va nel bosco a fumare e fare cose strane? Eh dice Galerio. Noi di San Severino andavamo sempre alle Torri di Crispiero, oppure gi alle grotte dice indicando verso la macchia. All'improvviso giri un costone e ti trovi davanti alla facciata di una chiesa che sbuca dalla montagna. Sembra un miraggio, ma non un miraggio, che la chiesa proprio scavata dentro la montagna dove pregava Sant'Eustachio. Non ho ancora scattato oggi dice Galerio. Subito prima del crepuscolo, mi sa che il posto rende. Ha qualcosa di magico, solo che nessuno portava mai via la spazzatura, e a forza d'andarci l'abbiamo un po' rovinato. Dev'essere magnifico dice Galerio. Ma per arrivarci bisogna essere degli atleti estremi. Non so dove vi siete ficcati dice. Basta seguire un vecchio lastricato che scende di fianco al fosso. Non difficile, e poco sotto le grotte il sentiero diventa una strada larga abbastanza per le jeep. Posso venire con voi se volete dice raccogliendo la rivista. Quanto ci si mette, dopo, ad arrivare in paese? Un'ora considera il ragazzo sollevando la bici per il manubrio. Io per le sette e mezza ho un appuntamento in piazza. Cos scendete da capo lungo la traccia, e anzich infilarsi nella macchia al primo segnavia, il ragazzo accompagna la bici lungo un dosso alle spalle del rifugio che sembra digradare fino alla ri-

va. Un guado permette di varcare le poche braccia del torrente, e dalla parte opposta la traccia risale a curve verso le pareti di calcare dell'altopiano che si tingono gi d'ombre lunghe, mentre il sentiero per le grotte scende ampio mantenendosi sulla vostra riva. L'imboccatura grande come una casa ammetti. Se invece di infrattarci davamo un'occhiata in giro, forse a quest'ora eravamo in paese e Galerio ti guarda con rassegnazione. Scendete lungo il sentiero, e l'antico lastricato di cui parlava il ragazzo emerge qua e l fra l'erba e i calici color malva delle campanule. un tesoro d'arte, la nostra citt dice il ragazzo. Domina la valle e l'ha sempre dominata. Scusa dici, ma non sembra cos difficile. In che senso? domanda sospettoso. una bella valle, ma a parte voi e Castelraimondo, gli altri sono solo villaggi. Non era cos semplice dice. E a un certo punto, eravamo quasi spacciati. Non per colpa di Castelraimondo. Per colpa dei Goti. Parliamo di molto tempo fa dice Galerio. Anzich restare ad aspettarli, i nostri antenati hanno spostato la citt durante la notte. Sul serio ride mentre infila la rivista piegata a met sotto la cintura. stato un colpo di genio. Ah, non c' dubbio dice Galerio.

Sono usciti in processione dalla citt vecchia, che si trovava in pianura e portava il nome di Septempeda. In testa alla processione hanno messo un carro tirato da buoi, e sul carro c'erano le reliquie del vecchio vescovo Severino. stato lui a guidare la popolazione verso la cima del colle dove oggi c' la citt. E per ringraziare Severino che li mise in salvo dai Goti, i nostri antenati gliel'hanno dedicata. Non sono in tanti, a conoscere la storia del proprio paese dici. Se non sappiamo da dove veniamo dice serio il ragazzo, casa nostra diventer in fretta casa di qualcun altro. Non sei no global lo provoca Galerio. Preferisco l'Italia vi gela il ragazzo. Non so se significa essere no global come lo intendi tu. So solo che quando arrivano i barbari, questa volta non potremo spostare la citt durante la notte. Gi dici. Non ci avevo pensato. Non grave dice il ragazzo. Neppure io ci pensavo, fino a pochi anni fa. Poi ho iniziato a frequentare un laboratorio di rinnovamento sociale. Cos' domanda Galerio. Una specie di workshop. un'associazione di giovani militanti dice il ragazzo. Si chiama Giovinezza Identitaria, e visto che il reggente nazionale di Macerata, l'anno scorso il campo base stato organizzato qui da noi. un'associazione di centrodestra dice Galerio. No sorride il giovane frenando la bici. Di destra e basta. La

sella poggiata alla coscia, solleva una manica della maglietta. Il tatuaggio sulla spalla raffigura il sole, e al centro del disco spicca un pugno nero che stringe una fiaccola tricolore. L'ho capito subito che siete compagni dice abbassando la manica. Ma io non ce l'ho coi compagni. Non con quelli che camminano nei boschi, almeno. Ci credi, eh? dice Galerio. Sono pronto a combattere dice riprendendo la discesa. Siamo in tanti pronti a farlo. E voi che camminate nei boschi, vi trovereste bene con noi. Al reggente piacciono le persone ruvide. Sei simpatico dici, ma se stai provando a convertirci, forse fiato sprecato. Parecchi di noi sono ex compagni dice il ragazzo. Gente senza pregiudizi che, a un certo punto, ha capito che era meglio serrare le fila. Ma non sto provando a convertirvi. Verrete da soli, quando i barbari saranno alle porte. Tu sei sposato ti dice. Posso chiederti se hai bambini? Uno dici. Piccolo. Sarai contento quando avr paura di giocare in strada perch gli stranieri lo picchiano? La vedi un po' drammatica dice Galerio. Magari giocano insieme. Infatti dici. E comunque non sar io a chiuderlo in casa. Se hai piacere che tuo figlio faccia banda con quella gente, non parlo pi dice il ragazzo. Magari speri che sposi una di loro,

quando arriva il momento, e al matrimonio mangiate spiedini d'agnello e cuscus. Oi dici. Sposer chi cazzo gli pare. Non te la prendere dice il ragazzo. Anch'io ci sono rimasto male, quando il reggente mi ha fatto le stesse domande. Sono le sette adesso dici. Quanto scende questo sentiero? Ci siamo lui dice. dall'estate scorsa che non passo di qua, e me le ricordavo pi vicine. Leo star smadonnando in stazione dice Galerio. Appena siamo alle grotte lo chiamo dici. Non mi va di fermarmi adesso per telefonare. Certo il ragazzo dice. Con lo zaino, ogni volta una specie di decisione strategica. Finch si scende, non viene tanta voglia di fermarsi dice Galerio. In bici lo stesso. Ma dopo, quando avrete beccato il vostro amico, dove andate? Cambiamo valle dici. Puntiamo a Nord, verso Treia. Immaginavo il ragazzo dice. Seguite la vecchia consolare. La Flaminia? domanda Galerio. Non la Flaminia. La consolare scomparsa che collegava Nocera Umbra al porto di Ancona. Pu darsi dici. Abbiamo visto una targa, a Pioraco, e parlava di una strada militare romana. lei dice il ragazzo. Nuceria ad Anconam. La consolare dell'Alto Piceno.

Forse anche la sterrata che conduceva dal Passo del Termine al vocabolo di Casaluna, un tempo ne faceva parte, cos come la sua prosecuzione fino al Ponte delle Pecore. Se cos, sotto l'asfalto infuocato della strada maestra deve riposare il basolato, e il pensiero di avere calcato le orme dei carriaggi suona come una consolazione postuma per la bruttura traversata ieri pomeriggio. La vecchia Septempeda era pi o meno a met del percorso. Adesso vi resta da San Severino a Passo di Treia, da Passo di Treia... Va bene che sei una specie di appassionato d'archeologia lo interrompe Galerio. Per cos non vale. Hai detto che saremmo stati alle grotte in un attimo, ed un'ora che scendiamo. Chi me lo fa fare d'accompagnarvi? scuote la testa il ragazzo. Siete pure rossi. Il camerata Musolesi s'allarga dice Galerio. Io ho un po' paura dici. Tu hai paura? No dice lui. Mica s'allarga, il camerata Musolesi dice il ragazzo. abituato a vivere fra i rossi. Mio padre vota quei disperati dei Comunisti Italiani. Pensi che ha del fegato, a scherzare mentre conduce a mano la bici e cammina in mezzo a due sconosciuti, e per un po' scendete in silenzio. Se non vedo questa cazzo di chiesa entro tre minuti, io torno al rifugio dici. Prendiamo la strada bianca, e a un certo punto

vedremo il paese sotto di noi. Arriviamo lass che fa buio dice Galerio. D'accordo dici. Ma il camerata Musolesi secondo me si perso e non ha il coraggio di dircelo. cos, camerata Musolesi? Guardate dice lui. Ci siamo quasi. La traccia di lastricato piega a destra con una curva abbastanza ampia da permettere la svolta a un convoglio, e ti aspetti di vedere il gigantesco oculo del rosone e le bifore sulla facciata della chiesa scavata nella pietra, invece il vostro sentiero scende invaso di sassi e detriti fino a un punto in cui il fianco della montagna sembra averlo inghiottito. Il solco d'una frana immane scopre le radici degli alberi pi vicini, e la boscaglia da qui al torrente appare devastata. Giovani roveri sradicati giacciono imprigionati fra i tronchi ancora in piedi, e dalle grandi zolle strette alle radici degli alberi morti spuntano gi i pennacchi brillanti di piante nuove, destinate a rimarginare la ferita dello smottamento. Fantastico dici. E tu qua in mezzo ci passi in bici. L'estate scorsa non era cos si giustifica il ragazzo. Si passava comodi, per la miseria. E le grotte sono l dietro dice indicando la voragine che ha inghiottito il sentiero. Adesso s che ci tocca fare gli atleti estremi dice Galerio studiando la devastazione vegetale che ha trasformato il vostro sentiero in un'illusione senza uscita. Cos non arriver mai all'appuntamento dice il ragazzo. E non arriver neppure a cena. Cazzi tuoi, scusa senti Galerio che sibila.

Pensavo di accompagnarvi alle grotte e da l scendere senza pedalare neppure una volta fino alla nazionale. Adesso mi tocca tornare al rifugio. Bel problema, con una bici e senza zaino ringhia Galerio mostrandogli la salita a mano aperta. Fossi in te mi strapperei i capelli dal dispiacere. Provate a cercare una via fra i tronchi trascinati a valle dalla frana, arrampicando pendii scoscesi e scavalcando intrichi di rami che vi feriscono le gambe, e in quel mondo sottosopra si levano gi le sillabe lamentose dei gufi. Di tanto in tanto il canto dell'aria che vibra per il movimento d'ali sembra vicinissimo, e per quanto vi spingiate avanti e perlustriate ogni anfratto, la montagna sembra avere cancellato del tutto il profilo originario del costone. Cos ti convinci che dopo la frana, della chiesa di Sant'Eustachio potrebbe non restare in piedi un solo angolo. Torniamo al rifugio dici col fiato corto. Di qua non si passa. Buona, la bazza del fascista dice Galerio. Per fortuna che conosceva i luoghi. Se gli si tronca la catena a met salita, un po' sarei contento dici mentre ripiegate verso l'ultimo tratto di sentiero percorribile in sicurezza. Cos da Leo ci arriviamo a notte fonda. Non ci voglio credere dice Galerio. Una volta che qualcuno viene a salvarti gratis. Visto dal basso, il sentiero che riconduce al rifugio una corda

tesa che rimonta attraverso le balze alberate. Qua in mezzo il Siemens non riceve nessun segnale, e cammini stringendolo in pugno, controlli il display ogni pochi passi e ti dici che finora non avete mai dovuto camminare al buio. Comincio a essere stanco Galerio dice. Avessimo ancora la canadese non ci sputerei sopra. Dove sar la mia tenda? dici, e da qualche parte oltre il torrente sparano di nuovo. Sentite il gracchiare di colpi lontani che si spegne contro le pareti della gola, e dopo ogni sparo si levano nell'aria bruna del bosco latrati lunghi e interrogativi, come se a cacciare fossero mute di cuccioli. Fra un po' non si vede niente dice Galerio. E la torcia in fondo allo zaino. Basta che non ci scambiano per selvaggina, le teste di cazzo. Al prossimo falsopiano ci fermiamo a decomprimere e la tiro fuori. Devo decomprimere, e in maglietta comincio a gelare. D'accordo dici. E io provo a chiamare il poveretto, gli dico che si trovi un tavolo al ristorante mentre proviamo a scendere per la strada bianca. Lo dici e non ci credi neppure tu. Mentre sfilate gli zaini, pensi che saresti gi contento di rivedere le pareti solide del rifugio. Dormiamo nello sgabuzzino della Forestale ti anticipa Galerio. Sulla paglia. Se non ci vede arrivare, l'uomo capir che c' stato un problema. Basta che non si rompa le palle di aspettare dici sedendo a terra, e l'erba umida. Se si rompe le palle e torna in citt, noi

due siamo da capo. Dina dice Galerio. Non gi al mare, lei? Pu venire in macchina ad allungarci i soccorsi. S dici. Ma Dina ha il suo da fare col bambino. E poi non voglio farmi soccorrere da lei. Un cane abbaia vicino, in fondo alla discesa, e abbaia come se l'avessero ferito. Lo vedete ritto sulle zampe magre, bianco contro la cenere del sottobosco. Solo le orecchie sembrano scure, rosse forse, e anche se latra a gola scoperta, la sua voce pi che una minaccia sembra contenere una domanda. Che diavolo ? dice Galerio. Non lo so dici sollevandoti in piedi. Sembra malato. Guaiti gli rispondono dal fitto della boscaglia, e per un tempo che vi sembra molto lungo il cane resta a fissarvi in silenzio. Poi emette un ultimo latrato doloroso, e senza fretta prende la macchia dal lato del torrente. Non mi piace pi questo posto dice Galerio. Andiamo al rifugio dici. Adesso. Infili in fretta gli spallacci e avete ripreso da poco la marcia quando sentite un frastuono di rami spezzati attraverso il bosco a monte del sentiero. Galerio si immobilizza e tu pensi che la terra stia ricominciando a tremare. come un respiro pesante che si avvicina, ed come se qualcuno stesse risalendo la gola a bordo d'un carro fantasma che dietro di s lascia solo distruzione. E poi vedete il grande capofila dalle zanne ritorte, la curva della schiena

che scende netta dietro la mole delle spalle, e possono essere quintali di volont selvatica lanciati paralleli all'argine del sentiero. Passa cos vicino che distingui le setole del fianco screziate d'argento e una cicatrice nera attraverso la coscia. Dopo di lui, a un braccio di distanza, corre una seconda ombra scura, una terza le insegue senza scarti. Dietro viene una teoria d'altre pi piccole, e gli ultimi correndo mandano grugniti di protesta. Traversano il bosco come un convoglio guidato da un'urgenza ottusa, e forse sono otto o dieci bestie in tutto. Solo quando torna il silenzio, Galerio ti stringe il gomito. Non voglio cazzi lo senti dire. Al rifugio ci asserragliamo sul tetto. Arrivate che distingui a malapena la punta in gomma dei tuoi scarponi sul fondo del sentiero, e davanti alla porticina del ricovero fai strada a Galerio, che ti sei accorto di aver percorso gli ultimi metri quasi di corsa. Una volta dentro, sporgendoti oltre il sommo della porticina, assicuri il gancio all'occhiello murato sulla parete esterna, ma solo quando appoggi il Salewa a rinforzare lo sbarramento ti sembra di essere al sicuro. Abbiamo avuto fortuna dice il tuo amico smuovendo la paglia col piede. Se ci arrivavano incontro lungo il sentiero, ci passavano sopra. Dicono che sono veloci a scartare, ma secondo me correvano dritti e basta. Come i bisonti. Non ne avevo mai visti dice Galerio srotolando il modulo sulla paglia. Per un po' sto bene anche se non ne vedo pi. Prende, qui, il telefono?

Il telefono dici tastando le tasche vuote dell'antivento. Non ce l'ho pi. No-o dice lui. Cerca bene. Affondi le mani nelle tasche dei calzoncini, e il telefono non si trova. Non ci voglio credere dici. Cos da mettersi a piangere. Quand' l'ultima volta che hai provato dice Galerio paziente. Lascia perdere dici. C' di tutto, l fuori. Almeno non sparano pi. Non m'interessa. Peccato per il Siemens e peccato per Leo. Spero solo non torni a casa. Devi averlo perso lungo il sentiero dice Galerio. Per forza. Magari tre chilometri fa. Magari qua sotto. Domattina vado a cercarlo dici, e pensi che solo un cazzo di telefono di seconda mano, e la tessera una prepagata. La vera tessera con la rubrica e i numeri di lavoro a casa. Avevo messo in conto di perderlo, prima o poi. E il poveretto? dice lui, e ha gi in mano il cilindro scuro della torcia elettrica. Dobbiamo provare ad avvertirlo prima che torni a Bologna dice puntando a terra il cono di luce che fionda fuori dall'occhio rotondo, e se vuole andare a cercare il tuo Siemens non puoi lasciarlo andare da solo. una sciocchezza dici, ma ormai la porticina aperta, e tu stai seguendo Galerio attraverso lo spiazzo che conduce all'im-

boccatura del sentiero. C' la luna quasi piena, ma qua sotto non si vede niente dice allegro mentre scendete a passi minuscoli il dosso che conduce alla riva del ruscello, i sensi vigili a captare ogni frullo d'ali. Sfilate lenti dietro il rifugio Manfrica, avanzate perlustrando ogni palmo di terra finch il rifugio non si vede pi, e tu pensi che non giusto spazzare il bosco con il fascio della torcia. Pu essere ovunque dici raccogliendo un sasso, e abbiamo lasciato la porta aperta. Se entrano le bestie, la fine. Te la stai cagando? domanda quando siete in vista del guado. Anch'io dice, e ridendo si ferma. Sull'altro versante, le pareti di calcare a picco che chiudono l'altopiano sembrano l'ultima cosa solida e sicura sotto la luna, mentre qua in mezzo migliaia di voci sussurrano incerte. Forse meglio tentare domani dice Galerio. Appena fa giorno. Si torna su di corsa? Di corsa mi schianto di sicuro dici, e mentre risalite verso il Manfrica parlando ad alta voce per farvi coraggio, sembra che il sentiero rischiari man mano. A torcia spenta, lo spiazzo t'appare pervaso da una luce pallida che non ricordavi, e ringrazi la Guardia Forestale o chi per Lei, per l'idea impagabile di costruire un rifugio esattamente qui. Vorrei sprangarla dici agganciando la porticina appena siete dentro. Peccato che il vero rifugio sia chiuso. Non avevo mai dormito sui prati, e non avevo dormito sulla paglia dice Galerio, e nell'ombra senti lo scricchiolio del modulo di poliuretano che si comprime sotto il suo peso. Ma a questo

punto del viaggio anche un ricovero della Forestale va di lusso. Prima di bloccare la porticina con lo zaino, sfili anche tu il modulo dall'elastico del Salewa e lo deponi sulla paglia vicino a Galerio. Poi apri la zip della tasca inferiore, prendi il sacco a pelo e lo srotoli sul modulo. Forse ci conviene ammucchiare un po' di paglia dici. Cos dormiamo sull'impiantito. Ascolta dice lui sollevandosi a sedere con le spalle contro la parete. Adesso che siamo al sicuro sento la fame di un popolo in marcia. Acqua ne abbiamo? Gi al ruscello ride lui nascondendo la faccia fra le mani. Allora ho paura che resti poco. O apriamo una busta e mangiamo il riso crudo, o resta davvero poco. Neanche del pane? dice Galerio nella penombra, e dal lato della porta si leva il cicalio elettrico d'una suoneria arabeggiante che conosci bene. Allora ricordi di avere riposto in fretta il telefono nella tasca superiore del Salewa, mentre eravate seduti nel bosco. Prima che arrivassero gli animali. O subito dopo. Ma vaffanculo gridi raccogliendo la torcia per illuminare lo zaino. Dai, allora esulta Galerio nel buio mentre gli mostri sul display del Siemens il nome dell'uomo che da ore vi aspetta a valle. Non siamo ancora i personaggi di una tragedia.

GIORNO DICIASSETTE. Dal Rifugio Manfrica a San Beverino e Passo di Treia.

Scendete attraverso i pascoli nell'aria pura delle sette, e nessuno sorveglia le grandi vacche pezzate che stazionano in mezzo alla strada bianca brucando l'erba dalle bordure. Avete fame, ma la conca del Potenza aperta sotto di voi e i tornanti che conducono alle prime case di San Severino si possono contare uno a uno. Il fatto di avere dormito in un ricovero di fortuna, pi che un inconveniente, adesso ti sembra una marachella combinata ai danni di Leo. Basta che non si sia offeso dici. Non sembra permaloso, ma se lo , non ce la far passare liscia. Dove avr dormito, l'industriale? domanda Galerio ravviandosi i capelli dietro le orecchie, e ormai anche lui abbronzato come un tagliatore di canna da zucchero. Il posto sembra abbastanza grande dici indicando a valle. Non pu averci messo molto, a trovare una stanza. E secondo i patti, a quest'ora di nuovo al bar della stazione. Ci sono anche le industrie dice Galerio. Le cave e le industrie. Cos non avr sofferto di nostalgia. Non trattiamolo male dici. Lo so che adesso non ci sembra pi di avere bisogno di lui.

Trnquilo dice Galerio senza guardarti. Con la gente lego subito, e se ha portato sul serio la tenda lo far sentire fra amici. Mi dispiace che ha aspettato. Magari crede che non lo vogliamo a bordo. Se te lo posso dire, da quando frequenti i padri di famiglia stai diventando una persona un po' troppo responsabile. Pensi? Parli come se fossi il suo psicologo. Sembra che lo vuoi proteggere, ma sei tutto sporco di paglia e lui come minimo avr dormito al quattro stelle. Forse hai ragione dici. Senti la sabbia in mezzo ai capelli, ma non pu essere sabbia. Potreste fermarvi dal barbiere, a San Severino. Per un po' ti culli all'idea di farti radere la barba e lavare i capelli, poi pensi che cos male in arnese nessun barbiere vi farebbe entrare nel suo negozio. Pi che altro dici, dovremmo passare dai carabinieri a fare la denuncia. S ride Galerio. A quest'ora, le nostre carte d'identit le star usando qualche pusher di Porta Pesa. Una convivenza vertiginosa dici. Basta che non ci arrestino gli alter ego. Questa l'hai copiata dice Galerio puntandoti l'indice al petto. Questa la classica idea di Pirandello. Leo Pagani siede a un tavolino addossato alla parete esterna, e sembra essere l'unico cliente del bar. Il gomito piantato sulla superficie opaca del ripiano, sostiene la fronte col pugno destro. Da-

vanti ha una copia stropicciata della "Gazzetta dello Sport", ma i Polaroid dal design aggressivo t'impediscono di capire se abbia davvero gli occhi aperti. lui dici a Galerio mentre vi avvicinate raso al muro. Ma va dice lui. Pensavo fosse il sindaco del posto. Sulla sedia di fianco alla sua, Leo ha sistemato uno zaino vecchio stile dall'intelaiatura in alluminio, e se resta in equilibrio senza franare a terra dev'essere mezzo vuoto. Fra i suoi piedi scorgi una sacca argentata a maniglie, e i polpacci che escono dai calzoncini militari sono i pi bianchi e glabri che tu abbia mai visto. Non siamo in anticipo dici quando gli siete a fianco. La camicia a scacchi da boscaiolo aperta sul petto, scopre una maglietta dell'Hard Rock Caf di Detroit, e il posacenere sul tavolino gi a quest'ora trabocca di mozziconi. Mi spiace che hai dovuto aspettare. Leo solleva lo sguardo dal giornale con un'aria smarrita. Ha un viso da ragazzo, e la barbetta da malvagio che sfoggia non riesce a conferirgli nessuna minacciosit supplementare. Se non si riprende nelle prove di oggi, la Ducati parte decima considera sollevando i Polaroid sulla fronte. Non riusciamo a farci rispettare neppure al Mugello. Poi si solleva in piedi e ride. pi alto di voi, pi pesante, e speri che le sue gambe glabre spingano come devono. Alla buon'ora dice mentre ti offre la destra alla maniera dei neri del ghetto. Pensavo vi avessero mangiato i lupi, ormai. Stringe la mano allo stesso modo anche a Galerio, si presenta e

mentre vi sedete dice che nel posto in cui ha dormito lo guardavano come un pezzente. Era un albergo e un centrocongressi, e non ci credevano, che la carta di credito fosse mia dice indignato. Pensavi vi avrebbe riempito di domande, ma per il momento sembra gi appagato di vedervi. Mi sa che non avevano mai ospitato un vagabondo con la carta oro ride poi, e pi che ai vagabondi, fa pensare ai frequentatori veterani dei rock club all'aperto dell'estate bolognese. Si va? dice. Un attimo lo fermi. Ieri sera abbiamo mangiato pane secco. C' un cameriere o bisogna ordinare dentro? Arriva il tizioo dice Leo. Tira fuori di tasca un pacchetto di Lucky Strike, ve ne offre e tu ne prendi una. La fumo dopo dici sentendoti una specie di miserabile. A stomaco vuoto ci resto secco. Ti sporgi verso l'interno del bar, e c' un ragazzo magro dai capelli tagliati a zero che pulisce le mensole. Indossa un grembiule sul quale spicca un segnale giallo con la scritta "Pericolo: uomini in cucina", e ai piedi porta anfibi da battaglia cos nuovi che cigolano ancora. E cos vi siete persi nel bosco come Cappuccetto Rosso dice Leo accendendo la sua sigaretta. Al massimo come Pollicino dici. Ma eravamo a corto di mollica. E stato un domino di sfighe dice Galerio. Un tizio ci ha guidato per errore verso una frana e siamo dovuti tornare indietro.

Le mappe non sono aggiornate dici. Era pieno d'animali e gente che andava a caccia, l in mezzo, ma il sentiero non c'era pi. Ve la siete spassata Leo dice, mentre io facevo la figura del vagabondo al centro-congressi. Comunque hai fatto bene a portare uno zaino leggero dici cercando d'attirare l'attenzione del cameriere. Il tuo non sembra leggero ride Leo. Se vuoi facciamo scambio. Ormai che l'ho portato fin qui dici, mi sembrerebbe una specie di tradimento. Dentro il mio c' una boccia di whisky per stasera dice Leo sporgendosi sul tavolino. Bourbon? domanda Galerio. Jack Gran riserva, dritto dritto dagli States dice Leo. Filtrato due volte nel carbone, goccia dopo goccia. Una volta sono stato male col bourbon, ma questa sera potrei ricominciare a prendere confidenza dice Galerio. Il Jack whisky americano dice Leo senza ostilit. Non bourbon. Il bourbon non lo filtrano nel carbone. Galerio si sporge perplesso all'indietro. Scusami dici al cameriere, ma quello non sente. il carbone, che ti fa sentire caldo al cuore anche circondato dai lupi dice Leo, poi batte le mani due volte per costringere il ragazzo a occuparsi di voi. Uscite dall'abitato lungo una provinciale che all'inizio si man-

tiene parallela alla strada maestra, guadagnando quota poco alla volta. Leo apre la fila, vi sopravanza a grandi passi che sembrano quelli d'un cavallerizzo a fine giornata. Quando chiaro che non passa nessuno, rallenta perch lo affianchiate e dopo un po' domanda se anche Galerio cresciuto dalle parti della Saragozza Avenue. Preciso dice lui. Abitavamo a due passi, noialtri. Da ragazzo stavo in via Vittorio Veneto dice Leo. Giusto dall'altra parte dello stadio. Chiss quante volte ci siamo visti considera Galerio. In che ballotta eri, tu? Da cinno, in nessuna ballotta. Solo a quindici anni ho cominciato a vedere il mondo, e con gli amici ci trovavamo alla baracca dei gelati di via Andrea Costa. Quella di fronte alla chiesa del Ravone dice Galerio. una delle chiese del quartiere, e gli fa piacere nominare un posto vicino a casa. Quella che era, di fronte alla chiesa precisa Leo. La conoscevi anche tu, la baracca in muratura intorno alla quale fiorivano risse e amori, ma al massimo andavi a prenderci una cestina all'amarena. Solo se incontravi qualcuno degli scout, avevi il permesso di restarci a chiacchierare. Quando ho scoperto che era stata una Mercedes e non il missile di un elicottero Apache, non ci volevo credere dici. L'ha rasa al suolo.

E il bello dice Galerio, che il tizio alla guida non si fatto niente. Se invece d'una macchina un po' seria avesse avuto una Fiat dice Leo convinto, mi sa che non la raccontava agli amici. Camminate in silenzio lungo l'asfalto, e pensi che quel mattino il traffico su via Andrea Costa sembrava pi rallentato del solito. Tu andavi a scuola in bicicletta. Procedevi lungo la striscia gialla della preferenziale risalendo la colonna di Panda e Peugeot dai motori imballati sulla seconda marcia. Eri un bassista punk, il futuro era disteso davanti agli Sleepo Marx, e a quell'ora dovevi solo stare attento a non stamparti contro gli autobus e le corriere lanciate lungo la preferenziale. Presto avreste suonato al concerto del liceo, e tu pedalavi con bell'abbrivio in sella alla vecchia Atala. Quel mattino per, di autobus e corriere non se ne vedevano, come nelle giornate in cui i ferrotranvieri sfilavano in centro con le bandiere rosse. Potevano mancare cinquanta colpi di pedale per arrivare alla chiesa del Ravone, dove la strada curva sulla destra per poi procedere in rettilineo fino alla Porta. All'inizio, sembrava solo polvere rossa piovuta chiss come sull'asfalto. Poi hai visto i lampeggianti color cobalto sfarfallare all'altezza del sagrato, e d'istinto ti sei portato pi all'interno, a ridosso della colonna. Procedevi sul filo della striscia gialla e sentivi la polvere che copriva la carreggiata scricchiolare sotto i copertoni, come assumesse via via una grana pi grossa. Un'autopattuglia della Municipale era parcheggiata di traverso

sul marciapiede, e un vigile che conoscevi di vista, a gambe larghe in mezzo alla preferenziale, mulinava la paletta per invitare gli automobilisti a procedere. Era come avessero sparso del pietrisco durante la notte, e contro lo zoccolo del marciapiede c'erano schegge di mattoni. Neppure quando il corteo impazzito dei Laziali aveva devastato il quartiere, avevi visto cos tante pietre per terra, ma questa volta non si vedevano ambulanze, e le vetrine sembravano intatte. "Oi, ragazl" aveva detto il vigile che conoscevi di vista mentre gli arrivavi incontro. "Credi di essere il pi bello, che non stai in fila con gli altri?" Eri un bassista punk, ma bastava poco a farti rigare dritto. Cos ti sei infilato in colonna a occhi bassi, e hai preso a chiederti se sul serio eri cos brutto che veniva voglia di prenderti in giro appena spuntavi in sella all'Atala. La questione dei mattoni ti era proprio passata di testa. Pedalavi lento fra le auto senza pi osare avvicinarti alla striscia gialla. Il pietrisco scricchiolava sotto il peso della bici, e quando la strada ha cominciato a piegare sulla destra, la facciata della chiesa ti apparsa simile a una vela opaca e immobile, identica a come la conoscevi. Altri lampeggianti sfarfallavano in silenzio sopra il dorso liscio d'una pantera del 113, e la porzione pi lontana del sagrato era circondata dal nastro bianco e rosso di celluloide. Era teso a formare un quadrato che ballava senza bisogno di vento, e al centro

del quadrato spiccava sul marciapiede il basamento in mattoni della baracca. Allora hai capito che la polvere e le schegge di mattoni erano state le pareti d'un posto che non sarebbe esistito mai pi, e hai provato dispiacere per non esserti lasciato coinvolgere abbastanza dalle risse e gli amori che fiorivano da quelle parti. Al quarto chilometro, la provinciale che conduce a Pollenza prende a serpeggiare fra i colli, e voi l'abbandonate per un viottolo chiamato Contrada San Giuseppe. Infila in saliscendi la campagna, e appena vi fermate a riposare all'ombra di un fico, Leo estrae il pacchetto di Lucky Strike e da fiato all'accendino. Bella, per, la vita del vagabondo sospira soffiando fuori il fumo. Faticosa, finch non rompi il fiato, ma bella e dentro di te sai che d'ora in poi andr sempre meglio. Dove stiamo andando? domanda Galerio. A Passo di Treia, dove c' il ponte. Cambiamo lato del fiume e domani usciamo dalla valle. una settimana, che dobbiamo uscire dalla valle dice Galerio. Ma almeno qui si cammina in mezzo al grano. Mi sembra di essere un fuggitivo dice Leo. Come quando dicevo che andavo a scuola e invece andavo ai giardini a giocare a rugby. Non mi ero mai preso quattro giorni di ferie fuori stagione da che lavoro dice. E ho iniziato presto, cazzo. Per, a parte che nella vita produco tritacarne, alla fine sarei un gran maraglio. Bene dici. Siamo rimasti in tre e siamo i pi maragli. Tu non sei un vero maraglio Galerio dice. Non so se Leo lo

, ma tu non lo sei. Sei figlio d'insegnanti, scusa. E cosa sarei allora? Un fighetto? Sei una specie di mod con la barba dice Galerio. Io sono un maraglio. Sono cresciuto fra la Avenue e via delle Bombe. Ai tempi in cui ci abitava Vasco. S dici. Quando Vasco non era ancora Vasco e veniva a mangiare in pizzeria dai tuoi. Magari Leo ancora non lo sapeva protesta Galerio. vostra, la pizzeria all'angolo di via delle Bombe? domanda Leo. Da sempre. Adesso la gestisce mio zio. Allora devi conoscere Giordano. Giordano dice Galerio, mio fratello. il bello di Bologna dice Leo. All'inizio ti sembra una citt, ma quando cominci ad avere qualcosa pi di vent'anni, capisci che un paese. Oi dici. Non mai sembrata Tokyo. Eravamo in classe insieme all'Iris dice Leo. Giordano s che era un maraglio. Cantava sempre, e una volta a carnevale entrato a scuola in Vespa. Adesso ha messo la testa a posto dice Galerio. Devono avergli fatto il lavaggio del cervello commenta Leo. E come se la passa, con la testa a posto? quasi sposato dice Galerio, e anche lui non fa che lavorare.

Devi salutarlo. Digli che lo saluta Osbourne Pagani, e si ricorder subito. passato da poco mezzogiorno quando superate il pugno di case radunate intorno alla parrocchia di San Giuseppe. L'asfalto finisce quasi subito e la sterrata disegna una traiettoria a ottovolante fra i campi di frumento pronto per essere falciato: per un po' salite sgranati, resi di nuovo mansueti dalla fatica, e adesso nessuno parla pi. Seguite le curve della sterrata che si fa largo fra i campi, e in mezzo al biondo delle messi mature scorgi le teste dei contadini al lavoro. Le labbra secche, ricordi tutta la pioggia che cadeva sulle colline della Maremma, e pensi che a forza di camminare hai fatto arrivare l'estate. La conoscete Anzola? domanda Leo all'improvviso. C' la mia ditta, ad Anzola. Ci sono passato un migliaio di volte dici. Ma non posso dire di conoscerla. una specie di paese-dormitorio per gli operai della GiD. Non il massimo della vita, ma anche le industrie da qualche parte bisogna pur metterle. Gli operai sono contenti di arrivare al lavoro in cinque minuti, e intorno al Novanta ad Anzola si suonava il miglior metallo della regione. C'erano almeno dieci bande, anche se non avrebbero mai potuto esibirsi in simultanea, perch quasi sempre il chitarrista di un gruppo suonava la batteria in un altro. Per ci credevamo tutti. Nella forza primitiva del metal e in quella del cioccolato.

Alla forza del cioccolato Galerio dice, abbiamo sempre creduto anche noi della Avenue. Avevo i capelli lunghi ed ero un bel ragazzino, quando ho cominciato a suonare la batteria. Dieci chili fa, forse dodici, e la mia banda si chiamava Discredito. Avete mai inciso niente? t'informi, e Leo ti guarda stupito. Solo una canzone per la compilation Anzola Rocks 1993. Le solite cose a circolazione ridotta sponsorizzate dall'assessorato. Ci avrei fatto la firma, quando suonavo. Noi eravamo gli Sleepo Marx dici con un sorrisetto da sedicente reduce. Sleepo Marx dice Leo. Li ho anche visti al Covo, mezza vita fa, ma non mi ricordo di te. Ci suonavo prima, io. Pi di mezza vita fa. All'inizio proprio. Ti hanno buttato fuori? No dici. Mi rendevo conto che facevo cagare, e a un certo punto ho smesso di ammorbarli. Se stavano pensando di buttarmi fuori, sono stato pi veloce. Il basso per ce l'hai ancora. In cantina. Allora un sabato ti porto in ditta da me e facciamo una jam basso e batteria propone Leo. La batteria la tieni in ditta? domanda Galerio. Ho cominciato a lavorare presto dice Leo. Non ho potuto neppure provarci, a fare sul serio. Ma anche se tutte le mattine vado in ufficio, ogni giorno mi ritaglio almeno mezz'ora per suona-

re seduto alle pelli, con del buon metal nelle cuffie. Sei un uomo fortunato dici. Ma proprio il metal devi ascoltare. Lo so che agli intenditori non piace. Per la musica con pi tiro. Ma se vieni suoniamo quello che vuoi. Tutto tranne lo ska. Guarda dici. Ci resteresti male e sei felice che debba crederti sulla parola. Una jam per ridere insiste. Tu suoni, Galerio? Non suono e non canto, ma se la fate vengo volentieri. Magari saltano fuori un paio di scatti simpatici. Appena torniamo in citt dice Leo. Sono dieci anni che non prendo il basso in mano, e anche quando suonavo tutti i giorni ero una specie di disastro senti il bisogno di sottolineare. No problem dice. La mia una ditta meccanica, e non diamo fastidio a nessuno. Il paese di Pollenza domina questo versante della valle, unico testimone di salite che vi trasformano in mostri dalla faccia grondante, cui succedono discese morbide e quasi irreali. Poich ormai siete usciti dall'area mappata sulle tavole militari, per orientarvi non resta che la fotocopia d'una carta stradale. Quella e un rosario di nomi annotati sul taccuino prima di partire, cos in vista dei bivi andate a domandare ai contadini. C' un camion parcheggiato oltre il limitare della carreggiata. Il rimorchio carico di balle di paglia, e voi vi fermate a mangiare sull'erba all'ombra del rimorchio.

Da seduti, la polvere bianca e appicicosa sembra attecchire in gola e gi fino ai polmoni, ma qualcosa che dopo un po' non da pi fastidio, e all'ombra si sta bene. Mentre mangiate Leo vuol sapere come avete fatto a perdere la tenda. Glielo raccontate, gli raccontate del Viet, e adesso che sa ogni cosa sembra ancora pi felice di essere a bordo. Sono fiero di avere preso il posto di un musicista dice serio mentre bolle l'acqua per il caff. Adesso suono mezz'ora al giorno ma da giovane era il centro della mia vita. Ero l'erede di una ditta di tritacarni, ma il mio idolo era Ozzy Osbourne. Hai capito dice Galerio. Ad Anzola ti raccontavano che Ozzy, durante un concerto con i Black Sabbath aveva strappato a morsi la testa d'un pipistrello. Se ne sentivano di ogni dici. Io ci ho creduto fino a ieri, alla leggenda che il vecchio cantante degli Ac/Dc era morto folgorato dal microfono. Era un bel circo sorride Leo. Ma Ozzy era un passo avanti a tutti. Anche ai Twisted Sisters che suonavano vestiti da donne. Sono solo nomi per me Galerio dice. Ma il metal, o piace o non piace. Con i Discredito provavamo due sere la settimana, nelle salette messe a disposizione dal Comune di Anzola. Suonavamo cover dei Black Sabbath, ma anche pezzi nostri, e quando fu pronto il primo demo, lo inviammo a Ozzy Osbourne per avere la sua opinione.

Come facevate a avere l'indirizzo dice Galerio. Lascia perdere dice subito dopo. Lo inviammo al suo quartiere generale, a Londra. Non americano? un inglese selvaggio come le corse dei cani, e nel giro d'un mese rispose di persona. Sicuro che fosse lui? domanda Galerio. Fu il custode del parco in cui sorgevano le salette-prova, a consegnarci la risposta. Era una busta lunga e stretta, filettata di rosso e blu, fuori formato rispetto alle nostre. Era indirizzata per posta aerea ai Discredito, Anzola Emilia, Italy, e al posto del mittente c'era un timbro strafico con la scritta "Ozzy Rules". Io avrei pensato a uno scherzo dici. Noi una volta abbiamo mandato l'assistente sociale a casa del nostro chitarrista. Il Viet? domanda Galerio indignato. Oi protesti. Mica lo sapevamo, dodici anni fa, che era destinato a sfracellarsi nel tentativo di attraversare il monumento alla ciambella. Anche noi all'inizio pensavamo fosse uno scherzo riprende Leo. Credevamo fossero stati gli invidiosi delle salette vicine, ma una busta cos, in tabaccheria da noi non si trovava, e sui francobolli c'era il profilo della regina. E oltre al timbro schifo dell'ufficio postale di Bologna Ovest c'erano quelli da appassionati di filatelia della Royal Mail. La busta arrivava sul serio da Londra, e poteva contenere una cartolina, o un biglietto. Forse addirittura un biglietto d'invito.

Qualcuno di noi aveva un temperino, e facendo attenzione a non sfrangiare la carta, aprimmo la busta che arrivava dal quartiere generale di Ozzy, e dentro c'era una foto di lui vestito da imperatore romano, con la corona d'alloro e le fiamme sullo sfondo. Non una cartolina, capito, una vera foto stampata su carta professionale. Poteva essere il fotogramma d'un video, o uno scatto realizzato per qualche rivista di lass. La tunica lasciava vedere i tatuaggi sulle braccia, e sul retro della foto era scritto a mano con un pennarello a punta fine "To Discredito - Never surrender - Ozzy". Hai capito dice Galerio. stato gentilissimo. Con tutti gli impegni che avr avuto. Se avessero scritto a te, di non arrenderti, come minimo avresti pensato che il demo non era piaciuto, ma Leo sembra compreso, come avesse appena raccontato un momento cruciale e fortificante della propria giovinezza. Era l'imperatore in persona dice dopo un po', che ci chiedeva di non mollare in nome del metal. E sulla foto di Ozzy vestito da imperatore abbiamo giurato di insistere a scrivere nuovi pezzi e suonare gratis in giro fino a trovare una casa discografica. E com' andata dopo Anzola Rocks? Ci voleva la Warner ride Leo. Dopo Anzola Rocks, un cazzo. Per almeno siamo andati a suonare a Lugano e Bellinzona, e la foto di Ozzy era sempre con noi sul pulmino. Ecco perch mi ha fatto svenire vederlo in tiv. Avete visto quant' patetico?

S ammetti. Mi capitato di vederlo, ed abbastanza triste. E tipo un reality dice Galerio. Sembra un reality, ma nel profondo un'altra cosa. Lo tengono in ostaggio, imbottito di tranquillanti sul divano di casa. Lui. Lo stesso uomo che ci ha scritto dall'Inghilterra di non mollare in nome del metal. Lo rendono ridicolo per mostrare che un rocker, alla fine, solo un patetico padre di famiglia. Ride, ma si vede che gli brucia ancora, e Galerio lo guarda paziente. Se Leo Pagani diventa un patetico padre di famiglia non fa male a nessuno riattacca caldo in viso. Anche voi forse non farete male a nessuno, ma sono sicuro che Ozzy non avrebbe mai voluto mostrarsi cos, in catene. Lo copriranno d'oro a ogni puntata dice Galerio. Se vai a vedere nel profondo, lo costringono per offendere chi ancora ci crede e fargli capire che non ha scampo. Staccare le teste dei pipistrelli, Never surrender e tutto il resto, era anche per lui una buffonata a tempo, una commedia prima di rientrare nei ranghi. Magari dice Galerio, quando staccava le teste ai pipistrelli aveva meno pensieri. Riprendete la strada, e dopo un po' vedete una nube bianca che vi arriva incontro lungo la carreggiata. cos fitta da distinguerne i pennacchi ma non il cuore, e solo quando mancano cento passi vi rendete conto che sono due uomini a cavallo. Anche vicino a casa di tua moglie c' un maneggio, e ti chiedi quante ore servono, in groppa a un cavallo, per arrivare fin laggi. Liberate la carreggiata, in piedi sull'argine sollevi la magliet-

ta a coprire il naso e la bocca. Chiudi gli occhi per non restare accecato dal polverone, e per la prima volta senti l'ansia di arrivare. Una lepre traversa il viottolo con due balzi, e l'ultimo pugno di case che vi siete lasciati dietro porta il nome di Cuccagna. Procedete all'ombra attraverso la pianura coltivata, e andare non pi fatica. Galerio e Leo hanno finito d'annusarsi, parlano come si conoscessero da molto tempo. Galerio racconta della vostra trasferta a casa di Spichisi, e tu pensi che seguendo da vicino i fiumi si potrebbero coprire distanze immense. Fantastichi imprese, e l'abbazia di Rambona t'appare inattesa con il suo triplo abside assediato dall'erba alta. E la tenda? dice Galerio. Ti preso un colpo, quando hai scoperto che ci serviva la tenda? Leo sorride e indica la sacca argentata legata in bilico sullo zaino. Questa una di quelle che si montano in fretta dice. Il mio amico Tigella ci ha dormito a Jerez de la Frontera, per il Gran Premio di Spagna. Basta che si monti dice Galerio. Ne ho abbastanza, di notti all'addiaccio. Il costruito di antichi mulini punteggia i campi, e l'unica compagnia sono rondini e ghiandaie, poi il viottolo piega brusco e nello spazio di pochi passi sfocia sull'asfalto. Una pattuglia della Guardia di Finanza sosta di fronte all'edificio d'una trattoria, e la strada scende al paese di Passo di Treia, al-

lungato lungo la statale in prossimit del ponte sul Potenza. Un manifesto affisso al muro d'una casa avverte che in zona si vendono galline vive, e Leo, gli zigomi rossi e gonfi per il sole, dice che per lui avere camminato fin qui gi una piccola impresa. E adesso viene il bello dice. Decidere il posto per l'accampamento. Voglio proprio vedere come si fa dice. un ragazzo a posto dice Galerio osservando la copertura in fibra rosa che ondeggia sopra di voi nel vento della notte. Peccato, che invece di una tenda abbia portato una specie di riparo da spiaggia. Trenta euro, gliel'ha fatta pagare il suo amico Tigella dici aggiustandoti nel sacco a pelo. Usata, e non c' neppure il sovrattelo. Bell'amico. Se piove, qui come stare sotto la carta velina. C' gente che se ne approfitta, appena sa che c' da spolpare. Almeno una notte chiara. E poi ormai siamo in basso. Mi sa che da qui al mare non piove pi. passata, la perturbazione grossa. Comunque carico, Leo. Mi aspettavo una specie di morto di sonno, ma non lo neanche un po'. Lo conosco poco, ma non me lo aspettavo cos carico. come fosse in preda all'euforia, e avesse l'ansia di farci capire che in fondo siamo uguali. Per via che suonavate tutti e due. Non solo io e lui. Tutti e tre. come se urlasse che uno di

noi. Di fidarci perch uno di noi. Gi dice Galerio. Ci tiene di brutto, a farti sapere che anche lui uno dei reginaldz. Comunque uscito da un pezzo. Dove s' cacciato? Non ha preso la carta igienica. Ha preso la "Gazzetta dello Sport". Non penso stia leggendo al buio in mezzo ai cespugli. Dici che si offende, se beviamo un altro goccio senza di lui? No dici. Non credo. Met ce la siamo fatta fuori dice Galerio svitando il tappo. Ormai il sapore di carbone mi sta arrivando agli occhi. Sar un cattolico marcio, ma quando mi sembra di essermela meritata, una buona bevuta non mi da nemmeno un filo di mal di testa. cos che si comincia dice Galerio, e beve. Thanks dici quando ti passa la bottiglia, e dovresti sollevarti a sedere ma non ne hai voglia. Adesso mi sbrodolo annunci. Eccolo che torna dice Galerio. Bevi in silenzio, e in silenzio un po' di whisky ti cola sul mento, goccia sul sacco a pelo. Ecco dici. Mi sono sbrodolato. Il cono della torcia di Leo ondeggia sull'erba, sempre pi bianco e vicino. Senti i suoi passi che arrivano. Provi a ricordare che scarpe porta ma non ti viene in mente, e appena il cono di luce scompare, per un po' guardate le gambe di Leo fuori dalla tenda. pieno di pipistrelli che volano basso dice mentre sfila le

scarpe. Un paio di Timberland da corsa campestre. Finch sei in piedi volano alto, ma appena ti accovacci, con i loro sensori del cazzo lo capiscono subito e se la prendono comoda. Qualche testa l'hai staccata? domanda Galerio. A morsi, dico. Anche tuo fratello a scuola era cos. Il vecchio Giordano. Sempre con la parolina giusta sulla punta della lingua. Scherzo Galerio dice. Scusa se ho offeso quel ciccione di Ozzy. Era sempre allegro, Giordano. Tu sei il fratello serio. Pu darsi. Abbiamo bevuto un goccio, mentre non c'eri. Dobbiamo finirlo dice Leo. L'ho portato apposta. Il bello di avere una moglie americana che ogni volta che vai a trovare i suoceri, torni con dei gadget da paura. Com' che vi siete conosciuti, poi? Con la Terry? A una fiera in Ohio. uno stato di pazzi, ma c' la fiera pi importante del mondo di tecnologia domestica. Perch uno stato di pazzi? domanda Galerio. Sono tutti pazzi. Se in America c' un pazzo, dell'Ohio per forza. Marylin Manson. I cascatori di Jackass che si lanciano in skate dal tetto delle case. Il Mostro di Milwaukee. Non credo Milwaukee sia in Ohio mormori. Non la citt di Fonzie? in Wisconsin, ma il Mostro era originario dell'Ohio. Non ne scappa uno, allora. Non fanno che spostarsi da casa al lavoro, da l al mall e di

nuovo a casa. Mettono fiori alle finestre per riconoscere casa propria da quella del vicino, e se proprio sei in sfrombolo, la sera vai a bere in un posto dove una cameriera che potrebbe essere tua madre ti fa l'occhiolino. una vita un po' cos, appartata dai significati profondi, e qualsiasi cosa tu veda in giro, sai gi che qualcuno pu dirtene il prezzo. Sto per mettermi a piangere dici. Passatemi la bottiglia. Ce l'hai tu, la bottiglia dice Leo sedendosi fra voi sotto il riparo da spiaggia in tela rosa. La Terry comunque studiava ancora al college. Lavorava da interprete alla fiera della tecnologia domestica per guadagnare qualcosa, e io ero l come tutti gli anni a vendere tritacarni elettrici agli americani. Pensi a Leo che vende i suoi tritacarni porta a porta in Ohio. Te lo vedi che suona a casa di Marylin Manson, a casa dei cascatori di ]ackass. Il nostro prodotto pi classico il tritacarne manuale va avanti la sua voce. Quello a manovella che hanno tutti i macellai del Paese attaccato al bancone. Ne vendiamo in Libano e ne vendiamo in Brasile, ma negli States porto solo i modelli elettrici. So gi che fatica sprecata, spiegare loro che un tritacarne manuale dura tutta la vita, mentre uno elettrico prima o poi, per quanto buono, ceder. fuori dalla loro logica, fare la fatica di girare la manovella quando puoi premere un pulsante. E i nostri modelli manuali sono la cosa pi semplice del mondo, due elementi assemblati a vite, cos anche una vecchia pu smontare il suo tritacarne per lavarlo. Sembra semplice dice Galerio.

Lo dice Leo. Se non c', non pu rompersi. da sempre la filosofia della Pagani Srl ed una delle mie massime di vita. Ad esempio, l'amante meglio non averla. Se non c', non pu rompersi ripeti. Si presta a un sacco di interpretazioni. Con la Terry non siamo sposati. Per molti buoni motivi, ma anche per semplicit. La sera in cui ci siamo conosciuti, ero ubriaco fradicio. Le fiere sono una rottura di coglioni. A vent'anni, quando mi trovavo a una fiera da solo, magari a Atene, appena chiudevo lo stand filavo a sprangarmi in albergo. Invece con gli anni ti rendi conto che c' sempre la stessa gente, e pian piano si formato un gruppo di amici carichi. Cos adesso una festa, vedersi in giro per il mondo, e la sera usciamo a divertirci. C' Miguel di Valencia, un argentino pazzo che si chiama Carles Aba, e poi c' Tiago, un tossicofilo assoluto. di Lisbona lui, e rappresenta il pi importante gruppo mondiale del sughero. Del sughero. un consorzio fra cinque multinazionali, e il gruppo ha filiali in tutti i paesi del mondo. Ma lui tossico, e nel suo computer portatile, oltre ai dati di lavoro ha solo foto che lo ritraggono abbracciato a piante di maria alte due metri. A proposito dici. Sei poi riuscito a fare niente, per quelle primizie? Tigella, l'amico della tenda, mi ha lasciato anche della skunk. Me l'ha fatta a un prezzo onesto, se conti che olandese. Vogliamo tenerla nello zaino, in una notte cos? dice Galerio.

Io non la faccio dice Leo. La tiro fuori, ma non la faccio. Mi sono gi messo la crema per le mani. Tirala fuori dici. Vediamo se a qualcuno viene voglia di farla. Leo ride. Non c' nessuna crema per le mani. Per non ho pi la concentrazione necessaria. Perch un minimo di concentrazione ci vuole. E la boccia? domanda Galerio. Si arenata dalla parte sbagliata della tenda. Comunque con la Terry stata una cosa strana dice Leo rovistando nello zaino alla luce della pila. Lascia perdere che ero ubriaco fradicio. Quella sera Carles Aba aveva preso un tavolo nel migliore locale di Akron. Giravano caraffe di daiquiri, e con noi c'erano un po' di venditrici e interpreti che avevamo conosciuto in fiera. stata una di loro a presentarmi la Terry. Una sua amica. E anche se ha visto che ero stregato dalla Terry, ci ha provato anche lei. Anche nel mio lavoro ci sono le fiere dici. Ma met della gente ha settantanove anni. Alla fine Miguel di Valencia ha bloccato l'amica, e io sono potuto uscire a fare due chiacchiere con questa ragazza italoamericana che mi aveva stregato. Ci siamo visti altre quattro volte, dopo, e poi venuta a vivere da me. Sono fatti cos, loro. Prendono e partono. Per questo, mi piacciono dice Galerio. Quasi solo per questo, per. Non sono i fighetti di New York. Sono i pazzi dell'Ohio. La

gente pi dura degli States. Sono un po' l'Umbria d'America, allora dice Galerio. Non so se l'Umbria c'entra qualcosa. Il padre della Terry un figlio di siciliani. Truman Campisi, si chiama il nonno di mia figlia. Ha combattuto in Vietnam, e tutte le mattine alza la bandiera nel giardino di casa. In Vietnam ha perso il suo migliore amico ed il suo modo per ricordarlo. Come nei film dici. Li hanno inventati loro, i film, e non credono sia soltanto cinema. Credono sia il racconto della loro storia. Neanche tu li ami cos tanto dice Galerio. Per parlerai l'inglese benissimo. Non uno di quelli che sono scappati in Canada, tuo suocero dici. Era un militare di professione. Anche il suo amico. Cresciuti insieme, nello stesso quartiere va avanti Leo, italoamericano anche lui. Si erano arruolati insieme e praticamente gli morto di fianco. Sono saltati su una mina, e al padre della Terry hanno dovuto ricostruire un braccio. Merda dice Galerio. Peccato non ci sia il nostro amico dici. La sua mamma c' nata, in Vietnam. Comunque il padre della Terry non ne parla volentieri. E se non avessi visto in casa il basco verde, non ne avrebbe parlato per niente. La mamma del Viet sussurri impastato, studiava alle ele-

mentari francesi di Saigon. Insieme a Riccardo Cocciante, lo sapevate? Le primizie sono qui dice Leo. Di fianco al sacco a pelo. Se qualcuno ha ancora un briciolo di forza nelle dita e pensa di riuscire a concentrarsi, il momento adesso.

GIORNO DICIOTTO. Da Passo di Treia a Osterianuova.

Treia sembra posata sul banco d'arenaria in cima alla collina, meno di cento metri sopra di voi, ma ormai dormire non basta pi a recuperare del tutto le forze. I piedi cominciano a non sopportare l'asfalto, e mentre salite lungo la Provinciale sotto il sole gi alto, hai l'impressione di una vena fossile di carbone aperta attraverso la fronte. Galerio si trascina la gamba danneggiata, e anche Leo avanza cauto, come fosse preoccupato di risparmiare le forze. Praticamente considera viaggiando da Ovest verso Est, avete avuto il sole in faccia tutte le mattine. E nella nuca il pomeriggio dice Galerio. Pensavo una cosa. Avete presente le meridiane? come se la mia testa fosse una meridiana, e il sole ci viaggia sopra pian pia-

no. Interessante dice Galerio. Se non accelera un po', rischio di non vedere il mezzogiorno spiega Leo, e il suo sorriso sembra contenere un anticipo di scuse. Disseminate ai piedi della collina si vedono vecchie abitazioni costruite impilando pani di terra cruda mista a paglia. Sono poco pi che ruderi dalle finestre sbarrate, ma le tracce d'intonaco sulla superficie fibrosa delle pareti parlano ancora del tempo in cui costituivano l'unico riparo per le grandi famiglie dei mezzadri. Verso monte, invece, si staglia nella macchia una villa in stile neoclassico sul cui fregio campeggia maiuscola la scritta "LA QUIETE". Quando la raggiungete ne imboccate il viale di pini, ma appena sedete all'ombra vi accorgete della donna che vi scruta dalla soglia del casotto presso il cancello d'ingresso. Non risponde ai saluti, e non fa niente per domare il paio di botoli che, senza osare allontanarsi da lei, vi abbaiano contro tutta la loro disapprovazione di minuscoli animali territoriali. Sembra che le dia fastidio, se ce ne stiamo qui a fumare in pace si sorprende Leo. Signora grida sopra l'abbaiare dei cani venga qui che le offro una paglia e si rilassa un po' anche lei. Lascia stare dice Galerio. Abbiamo gi abbastanza problemi cos. E se la vecchia chiama i carabinieri, non so neppure che documenti mostrargli. Garantisco io dice Leo soffiando via un fiore di fumo. Con me siete al sicuro. Perch dici? domanda Galerio.

Sono un uomo di trentatr anni che passa le sue giornate in ufficio, dentro un capannone industriale ereditato da mio padre che l'aveva ereditato da mio nonno. Produciamo tritacarne e spremipomodoro. Di cosa devo avere paura? Guardi Galerio, e pensi che alla fine nessuno di voi un rivoluzionario pericoloso. C' chi si fa strada grazie alla tenacia dice Leo. Io li ammiro, ma non la mia storia. La mia la storia di un ragazzo che sognava di suonare la batteria, studiare all'universit e guardarsi intorno come tutti. Invece non ho deciso un bel niente. Non avevo ancora vent'anni quando mio padre se n' andato. Mi dispiace dici, e Leo ti strizza l'occhio. Era una domenica di novembre riprende. Una giornata freddissima, e la prima neve gelava sui marciapiedi. Mio padre era andato allo stadio con il solito paio d'amici, e mentre rientravano lungo via XXI Aprile si sent male. I botoli ormai hanno perso il fiato, ma la vecchia sempre l che controlla, e Galerio fuma nascondendo la sigaretta sotto le dita. I suoi amici pensavano avesse preso freddo, o una sciocchezza del genere. Credevano che riposando un attimo si sarebbe ripreso, e cos l'hanno portato sulle sue gambe fino alle panchine di fronte alle scuole elementari. Ci avevo sempre visto sedere le donne che aspettavano l'uscita delle classi, e quando me l'hanno raccontato mi sembrato strano che mio padre avesse chiuso gli occhi in quel posto. Scusate se vi intristisco dice. cos che ho iniziato a fare il lavoro che faccio.

Per continuare quello che mio padre ha dovuto lasciare a met. E poi ci sono gli operai. Quando mio padre se n' andato, con mia madre abbiamo dovuto decidere cosa fare della ditta. A liquidarla, campavo vent'anni suonando gratis in giro, mi laureavo e facevo la vita da signorino. Peccato che questo avrebbe significato, fra le altre cose, mandare a casa dodici persone, e mio padre mi aveva sempre detto che un capitano responsabile di tutto l'equipaggio, compreso l'ultimo dei mozzi. Cos insieme a lui ho sepolto anche un po' di sogni. Il giorno stesso del funerale ho parlato con Comastri, il vecchio capofficina che aveva cominciato sotto mio nonno, e ho chiesto la sua fiducia. "Di' alla gente di stare tranquilla" gli ho detto, e a pensare come mi guardava quell'uomo mi viene ancora la pelle d'oca. Io ero un ragazzo spaventato iscritto all'universit, e lui era talmente comunista che l'estate andava a Mosca per vedere di persona il comunismo realizzato. "Non liquido un bel niente" gli ho detto, "e spero che insieme riusciremo a lavorare bene". Lui mi ha abbracciato, e da allora non sono mai partito in vacanza durante la stagione delle fiere. Mi sta simpatico, Comastri dice Galerio. Ufficialmente pensionato da un pezzo. Per non voleva saperne di restare a casa. Era ancora in gamba, gli operai gli davano retta, e nel giro di pochi giorni l'ho assunto da capo con un contratto da consulente. Niente lavoro pesante, nessun cartellino da timbrare, ma a sessantanove anni veste ancora la tuta ogni mattina, e tutti i pomeriggi alle sei, la tuta sporca di morchia, passa a

salutarmi. "Anche oggi stata una buona giornata" mi dice prima di scendere negli spogliatoi. "Quella volta ha fatto bene a non vendere". Il giorno che non me lo dir pi, dovr farmi venire in mente una buonuscita degna d'un lavoratore del suo calibro. Perch secondo me, alla fine vuole ritirarsi in Russia, da qualche parte sul mar Nero. Dal Cinquecento fino al termine del Diciannovesimo secolo, quando si diffuse in tutta Italia la passione per il calcio, il gioco del pallone col bracciale era il divertimento pi popolare. Si disputavano regolarmente incontri in tutte le citt, e negli sferisteri si radunavano migliaia di persone per assistere alle sfide fra le squadre dei professionisti pi titolati. Il piccolo centro di Treia era una delle capitali italiane di questo gioco, e a un campionissimo locale dedic un'ode Giacomo Leopardi. Oggi il pallone col bracciale si pratica in poche piazze dell'Italia centrale, e le squadre superstiti convengono qui ogni anno per darsi battaglia sotto gli occhi dei turisti. A met mattina il corso principale tutto in ombra, e i capannelli commentano la notizia della liberazione degli italiani rapiti in Iraq. Sembra una notizia che ha destato scalpore, e insieme alla piet per l'ostaggio ucciso escono a mezza voce le parole "riscatto" e "propaganda". Mi spiace per quello che morto, ma sono solo dei mercenari proclama un ragazzetto in canottiera. Lo sapevano che la gente di laggi non li vuole.

Manca poco alle elezioni dice un altro con la faccia da studente. E adesso che il Governo li ha liberati, come minimo bisogner accoglierli come eroi. Eroi 'sto cazzo protesta l'amico. E io, allora, che guadagno ottocento euro al mese e ancora non ho messo una bomba da nessuna parte? Il corso sfocia sul grande invaso d'una piazza soleggiata, al centro della quale sorge una fontana dai riflessi bluastri. Tre lati della piazza sono chiusi dai portici dei pi importanti palazzi cittadini, mentre a Oriente corre il davanzale d'uno spalto, e una lunga balaustra di marmo ne difende il camminamento che spazia sull'aperto. Salite sullo spalto, e oltre la balaustra vi appare un paesaggio di colline dolci a perdita d'occhio, e i borghi medioevali spiccano ravvicinati nel po' di foschia che sfuma i crinali delle ultime valli. Sotto di voi distesa una terra ricca, coltivata fino al sommo delle colline, e da qui si capisce perch le Marche fossero ritenute il granaio dello Stato Pontificio. La costa ancora al riparo dell'ultimo orizzonte, ma verso Nord-Est riconosci gi il dorso boscoso del Conero. Per come si vede dal giardino della casa di Dina, hai sempre pensato al monte come a un immenso animale preistorico, una creatura pietrificata mentre era intenta ad abbeverarsi con la testa sott'acqua, e ora che di quell'animale scorgete il dorso, baster non perderlo mai d'occhio fino alla fine. Vi faccio una foto dice Galerio, e mentre ti stringi a Leo sfor-

zandoti di assumere un'espressione naturale, pensi che fra pochi giorni risalirete per intero il dorso del monte. Da Camerano basteranno poche ore, e a un certo punto vedrete sotto di voi la baia di Portonovo, riparata come all'inizio, il po' di stabilimenti e ristoranti che occupano la striscia sottile di terra fra i laghetti e l'arco della prima spiaggia. Sfilerete a piedi lungo i tornanti della rampa che tante volte hai sceso in Vespa con Dina. Sprofonderete per l'ultima volta nel bosco, e alla fine, quando davanti a voi sar solo mare, forse capirai perch ti sei messo d'impegno e hai scomodato tanti amici per questa impresa che farebbe sorridere qualunque professionista del trekking. Leo va benissimo dice Galerio. Tu invece hai un'aria da funerale e scatta. Due volte. Se hai l'aria che credo, le cancello subito dice. Uscite dalla porta settentrionale, di nuovo in mezzo allo spolverio di colori della campagna. Allora, mentre Leo e Galerio ti precedono di pochi passi, provi a pensare cosa ti ha spinto a partire. Sarebbe un buon inizio, nettamente, cos provi a riordinare le idee. C' una ragazza a cui hai promesso di volere bene per sempre. Molto prima di sposarvi e senza bisogno di testimoni. C' un piccolo che comincia adesso a camminare gattoni. Ed era deciso dall'inizio che saresti tornato da loro. Su questo non ci piove. Ma perch te ne sei andato, ancora non lo sai. Sai solo che hai ubbidito a un istinto. Una specie di paura.

Se semplicemente avessi avuto a disposizione un posto per lavorare fuori di casa, l'assedio non ti avrebbe colto cos impreparato. Avresti potuto organizzare delle sacche di resistenza. Invece sei rimasto fermo come la paloma condotta al sacrificio, a guardare il circo che si scatenava intorno al tuo lavoro, appena fuori dall'ex "ripostiglio grande". chiaro dici. Devo trovarmi un ufficio e Leo ti guarda come avessi interrotto un'emozione. Stavo pensando che la civilt tutta una sfida fra l'uomo e la terra dice. Se te ne vieni fuori con le bestialit prosaiche mi deludi. Ormai ogni incrocio ha un nome, e intorno a te non vedi terra incolta n macchia, ma rami di provinciali che solcano le coltivazioni intensive e il baluginio del sole sugli hangar delle serre. Rivorresti indietro le strade bianche dei giorni scorsi, i sentieri lungo i crinali, e adesso ti senti in colpa per avere trascinato Leo e Galerio lungo questo budello asfaltato. Dopo un paio di chilometri la strada smette di scendere e sulla destra s'apre una porzione di prato sulla quale un vecchio ciliegio dai rami frondosi proietta la sua ombra. Leo si lascia cadere seduto, accende a occhi chiusi una Lucky Strike e tu tenti di rilevare la posizione sulla fotocopia di carta stradale. Con la ginocchiera schiatto dal caldo dice Galerio. Dove siamo? Mi dispiace avervi portati qui dici. La strada fa schifo, e in

un'ora abbiamo fatto meno di tre chilometri. Ci stiamo un po' trascinando dice Leo. Gi che riusciamo solo a stare seduti, perch non allunghiamo le gambe sotto un tavolo? S dice Galerio. Quale tavolo? contrario allo spirito del viaggio? Se contrario, fate conto che non ho detto niente. A questo punto vale tutto dici. Basta che arriviamo e subito ti dispiace averlo detto. Fra un po' ci alziamo in piedi e cominciamo a camminare lungo la strada dice Galerio. Ci sar pure un camion di frutta, prima o poi. possibile dici. Speriamo di trovarlo prima di sera. Ho in mente qualcosa di meglio del camion di frutta dice Leo. Dalla tasca dei calzoncini militari spunta un videocellulare a mattonella che pare cromato. Sul grande display spicca la foto di sua figlia Darma, e Leo preme una combinazione breve di tasti.

La cameriera vi guida nel cuore di una grande sala banchetti, e ti sembra strano sedere a tavola a met giornata. Ordinate antipasti e tagliolini, e Leo insiste per provare il rosso della casa. Partiamo con un litro annuncia, e la cameriera sta ancora raccogliendo l'ordinazione quando la mattonella cromata del telefono prende a vibrare sul tavolo riproducendo l'attacco di Smoke on th water. Non fai in tempo ad accenderlo sbuffa, poi controlla il display e sorride. Ciao piccola lo sentite rispondere. S piccola. Daddy sta benone. Very good. And you? Devo chiamare Sara dice Galerio sottovoce. un po' di giorni che non ha notizie. E neppure a casa hanno notizie. Hai gi pensato a cosa fare dopo? gli domandi. Mi serve un lavoro di transizione dice Galerio. Qualcosa per incassare mentre mi guardo in giro alla ricerca d'un maestro. Io pensavo che sarei arrivato con le idee meravigliosamente chiare, e tutto quello che ho in mente che ci sono le elezioni, e il 19 a Imola suonano i Pixies. E i Cure dice Galerio. Forse ci vengo, a Imola. Il Viet ha gi il biglietto. Se non gli trovano niente di rotto ci sar di sicuro. Hai fatto i disegni? va avanti Leo con il telefono all'orecchio. Veri/ good, piccola. Cos' che hai fatto? Ah. Daddy deve indovinare? Me lo dici un indizio, almeno? Possiamo fare una macchina dice Galerio. Se viene anche Leo si va tutti insieme. Il muso viola? domanda Leo nel microfono. un animale

raro, allora. Oggi mi sento uno schifo dici. Sembra che il mondo sia stato asfaltato per intero, e penso che colpa mia se il Viet si fatto male. Mica l'hai spinto tu a saltare. Si va insieme, ma ognuno responsabile del proprio culo. Ha la coda? tenta Leo. Okay. un animale della fattoria? Un modo pi stupido per farsi male non l'avrebbero trovato neppure quelli di Jackass dice Galerio. E quelli li pagano. Quando tutto questo sar finito, voglio tornarci, a vedere quella scultura. Tornarci con lui e domandargli cos'aveva in mente di preciso. Un animale della fattoria con il muso viola dice Leo coprendo il microfono con la mano. Lo conoscete? Gli antipasti arrivano che ancora al telefono con la bambina, poi parla a lungo con Terry, le racconta che ieri sera avete dormito in un prato e che adesso siete in pausa. Abbiamo fatto venti chilometri, ieri dice, e oggi gi un altro po'. Sembra cos entusiasta che per un po', mentre mangi il formaggio e le olive, pensi che sarebbe valsa la pena di partire anche solo per contagiare Leo Pagani con la passione per il camminare liberi. Quando riattacca si scusa e sorride, poi lo vedete leggere sul display e rabbuiarsi da capo. C' un messaggio di mia madre. Dice che in ditta la gente si diverte, e vuole sapere quando torno. Che ne so quando torno? Prima dobbiamo arrivare a Ancona a piedi.

Stiamo andando a Ancona? dice Galerio. Credevo a Numana. Fra Ancona e Numana dici. Non abituata, a vedermi partire cos, e in pratica strippata. Se la chiamo mi fa uno sfogo dice Leo scrivendo in fretta con i tasti. Vuole sapere in anticipo quando sar via, perch cos va in ditta a controllare. E tu non avevi avvertito dice interdetto Galerio. Pensa che se non ci sono, gli operai chiss cosa combinano dice Leo. Non si fida neppure di Comastri. E forse questa volta non l'avevo avvertita. Non che stavo via finch non s'arrivava a Ancona, almeno. Tua moglie l'avevi avvertita? domanda Galerio. O in citt ti aspetta la guerra civile? Le ho mandate apposta in Costa Azzurra, lei e la bambina. Hai anche la villa in Costa Azzurra dice Galerio. Se rinasco faccio te. una specie di residence con la piscina in comune minimizza Leo. E appena torniamo in citt, il patto che salto in moto e le raggiungo. Sono andate l in macchina da sole, e forse non sapete cosa pu essere la Terry, dopo cinque anni che vive qui, alle prese con le autostrade italiane. Un disastro? dice Galerio. Dice che non riesce a leggere i cartelli. possibile che per arrivare laggi abbia fatto un paio di volte il giro della tangenziale di Milano.

Alla fine, con tre porzioni di crema, i caff e gli amari spendete venti euro in tutto. Pensi che dopo un pranzo del genere non arriverete da nessuna parte, invece il vino vi ha rimesso in forze, e mentre Leo progetta di mettere insieme una guida dedicata alle trattorie meglio nascoste del Paese, il sole prosegue il suo viaggio verso le cime dell'Appennino. Malcolm potrebbe non riconoscerti, all'inizio, ma tua moglie ti riconoscer di sicuro. Pensi alla casa al mare di Dina, a tutte le volte che l'hai raggiunta laggi a cavallo della Vespa. una strada che conosci a memoria. Basta seguire la via Emilia, uscire a Cesena e risalire la valle di Mercato Saraceno fino al punto in cui la Romagna comincia a chiamarsi Montefeltro. Si passa la vecchia Linea Gotica e si traversano i luoghi in cui Pier Vittorio Tondelli ambienta alcune sequenze di Rimini. Per cabala, a Novafeltria fai benzina al distributore dove Marco Bauer, il protagonista del romanzo, si ferma con la sua Rover. Si esce dai boschi di querce e castagni poco prima di Urbino, e poi si seguono per un pezzo i binari abbandonati della ferrovia costruita durante la Grande Guerra per evitare i bombardamenti austriaci, che bersagliavano la linea costiera. Fermandoti a chiedere informazioni nei paesi, hai imparato a conoscere il punto preciso in cui l'accento degli abitanti cambia in maniera inequivocabile, e dal sound familiare e disteso del romagnolo si passa ad ascoltare il ritmo spezzato dei dialetti centrali. Sono sempre state cavalcate ma-

gnifiche, sotto le chiome degli alberi e nel cuore di valloni dimenticati, e conosci anche il punto esatto, fra i filari di vite, in cui si staglia all'orizzonte il gomito di costa a ridosso del quale sorge Ancona, ai piedi del dorso immenso del Conero, e la vastit del mare appare l'unico degno traguardo per il viaggio d'un uomo libero. Di solito, le sere in cui arrivi in Vespa dalla citt, finite per litigare. Litigate perch sei arrivato tardi a cena, litigate perch non hai chiamato per tutto il giorno, ma spesso non serve neppure una scusa. Sei tu che ti senti pieno di rabbia a essere arrivato. come se il perimetro della casa non bastasse a contenere tutta la libert che hai assaggiato fin l. Come se tua moglie ti apparisse l'unica colpevole di un'esistenza ordinaria, dove solo di tanto in tanto ti concesso di dimenticare ogni cosa e partire. Oppure senti di avercela con lei perch non ha mai voluto essere con te in questo genere di viaggi. Dopo tutto questo tempo fuori casa, dovrai essere bravo, a non fare il selvaggio una volta arrivato. Per Malcolm, per, hai in serbo grandi novit. Non marcir in citt, lui. Molto presto lo porterai con te. Lo porterai sull'Appennino, che conosca da subito la possanza della dorsale che traversa il Paese e lo taglia in due bacini distinti. Lo condurrai lungo l'argine del Grande Fiume e a navigare sulle barche dal fondo piatto che usano gli abitanti del Delta. Oh s, lo farete, e appena avr l'et per capire gli mostrerai su una carta d'Italia la rete invisibile di strade antiche ed antichissime che riposa sotto la sua tomba di breccia. Allora sar curioso d'andare, e tu lo accompagnerai.

Al quadrivio fra Filottrano e Macerata proseguite dritti fra i campi, e se questa era davvero la strada consolare dell'Alto Piceno, nessuna pr loco sembra essersene ancora accorta. Se mai ad ogni chiesa vedete i manifesti dei pellegrinaggi a Loreto, e in prossimit del paese di Appignano la carreggiata torna a essere assediata da lunghe teorie di villette in costruzione. Gli uomini al lavoro dentro gli scheletri in cemento armato non sono mai pi di due. Li vedete impastare la calce in piccole betoniere, e Galerio dice che potrebbero essere tutti padri e figli. Se cos, ogni gesto dei primi deve contenere in s l'amore che basta a insegnare un mestiere. Tempo di condoni facili dice Leo, e t'accorgi che il sole lo sta rendendo paonazzo. Si costruisce a tutto spiano, tanto i permessi prima o poi arrivano. Prima di met pomeriggio siete nel cuore del paese. Galerio fotografa la facciata coperta di piastrelle multicolori d'una bottega di ceramiche, e poco dopo entrate in un bar per chiedere se nei dintorni esiste un posto adatto a piantare la tenda. Dentro, l'aria condizionata sparata a tutta forza. C' una bandiera rossa, appesa dietro al bancone, e sulla bandiera l'immagine di Che Guevara affiancata all'emblema dell'Ancona. Bevete succo di frutta, e a sentire il barista ormai i campeggi pi vicini si troverebbero sulla costa. Ci sono degli agriturismo per coppiette, dalle parti nostre, ma nisciun campeggio. E il cuntad, se ve becca a pianta la tenda nel campo suo, ve spara nel

culo. Uscite dal paese avvolti dai pennacchi della skunk, decisi a dimostrare che i veri psicoatleti, se hanno bisogno di piantare la tenda, un posto lo trovano sempre. A passo ridotto imboccate una strada chiamata Contrada Verdefiore che procede per saliscendi e curve dolci in direzione di Montefano. Valutate qualsiasi praticello, ma anzich perdere tempo a domandare il permesso ai padroni delle fattorie vicine preferite andare avanti. Inseguite il miraggio di una radura non cintata che, a volerci credere sul serio, potrebbe aprirsi dietro la prossima curva. Superate la deviazione per un agriturismo, vi lasciate indietro anche la cancellata di una villa trasformata in ristorante, e lungo il percorso obbligato delle siepi che cingono la carreggiata, verso le sei di sera giungete a un pugno di case che sembra sorto intorno a una chiesetta. Il sagrato abbastanza ampio da ospitare un campo giochi, e oltre la distesa di giostre e panchine l'asfalto di Contrada Verdefiore va a gettarsi sulla strada che unisce Macerata a Osimo. In vista c' solo una vecchia che fa girare la giostra per il nipotino, mentre sul retro della chiesa, ai piedi del campanile, si apre un cortile chiazzato d'erba. Non si dispiacer nessuno dici lasciando scivolare a terra lo zaino se per questa sera ci accampiamo qui. I ragazzi non si fanno pregare, ma dalle giostre la vecchia vi osserva sospettosa e prima di aprire la tenda decidi di chiederle il

permesso. Mentre avanzi verso di lei, la vedi strappare il nipotino dalle giostre. C' il parroco? domandi, ma quella inizia a spostarsi di buon passo verso l'asfalto. Cosa fa dici, scappa? Non decido niente, io dice prima di sparire col nipotino oltre la siepe che perimetra il sagrato Non conto niente. Allora provi a entrare in chiesa, ma la porta chiusa, e anche le finestre dell'oratorio sono tutte chiuse. Il parroco non c' dici ai ragazzi. Non diamo fastidio a nessuno. Cos'ha detto la vecchia? domanda Galerio. Era solo una pazza. Il genere di pazza che scambia chiunque per un malintenzionato. Cos ti sdrai sull'erba, deciso a confezionare una sigaretta, e Leo dice che non sarebbe male, prima che faccia buio, provare a spingersi verso una fattoria per comprare una bottiglia di vino sincero. Quando torniamo dobbiamo organizzare una festa dice Galerio. Con tuo fratello, il Vietnamita e tutti quanti. Una festa come a vent'anni, per dice Leo. Senza prigionieri. Ne ho abbastanza di cene tristi insieme ai vecchi soci e le loro famiglie. Quelle cene in cui si mangia scondito per non scontentare i bambini, e alla fine le donne si addormentano sul divano guardando i Pokemon, mentre i bambini si eccitano a vicenda e poi non dormono pi.

Pensavo che il peggio fosse quand'erano piccolissimi dici. Pensavo che dopo tornavi a gestire la situazione. Non c' pi nessuna situazione da gestire, dopo. Semplicemente, non trovi pi un amico che riesca a liberarsi per una serata decente. O devono rientrare per le undici e ti lasciano a bere con il barista, oppure ti convincono direttamente a vedervi per un caff. Se guardi nel profondo, solo che si perdono i contatti. E va a finire che uno suona la batteria da solo. Cos, per, mi scoraggio dici. Non dovresti dice Leo. Magari si un po' pi soli, ma fai cose che a vent'anni neanche ti sognavi. Per quello ne faccio dici. Vivi del tuo. Permetti una vita libera alla tua famiglia. E forse fai anche un lavoro che ti piace. Vai avanti dici. Fra un po' mi sentir cos meschino che fuggir per i campi. Lo sai come ti guardano i ragazzi di vent'anni, mentre porti a spasso per il centro una bambina e una moglie perfettamente civilizzata, bench dell'Ohio? Ti guardano come un reduce, come carne morta, e non ci credono che anche tu un giorno ti sei fatto tatuare. E anche noi li guardavamo cos, i padri di famiglia. Sii onesto. Li guardavamo male. Ma non una questione di guerra fra generazioni. solo che prima non puoi sapere com', mentre dopo, dimenticare impossibile. Le campane non ci sono pi da molti anni, ma un altoparlante collegato a un registratore rimanda alle colline il clangore dei suoi

rintocchi registrati. una cantilena metallica che parte senza preavviso tutti i quarti d'ora, e anche sotto la tela rosa del riparo da spiaggia, ogni volta sussultate da capo. I contadini non mi incutevano timore, prima di partire dice Galerio. Pensavo fossero gente all'antica che si fa gli affari propri. Questi due sono speciali dice Leo. Devono essere una specie di milizia paramilitare alle dipendenze del parroco, come in Colombia. Sembra dici. da quando siamo arrivati, che ci tengono d'occhio. Pensavo che noi camminavamo, e loro seminavano. Non credevo dovessimo implorarli per piantare la tenda. Non per piantarla di fianco a una chiesa, almeno. Non si fidano. Magari credono che siamo dei terroristi dice Leo. la vecchia che li ha aizzati dici. Chiss cos'ha raccontato. Che la inseguivo con una scimitarra, forse. Eccoli che tornano dice Galerio. Non si pu neppure cucinare in pace, cazzo. Si credono i padroni del posto dice Leo. Adesso glielo spiego, che devono lasciarci in pace. Buonasera dice il vecchio per la terza volta, e il nipote che gli cammina a fianco scruta gli zaini e il po' di disordine sotto il riparo come per imprimersi in mente ogni particolare. Abbiamo pro-

vato di nuovo a chiamare Don Mauro dice. Allora? dice Leo. Possiamo restare? Non l'abbiamo trovato dice il vecchio. E se non dice di no, per noi potete stare. solo che il parroco lui, e bisogna domandare il permesso. Per correttezza. D'accordo dici. Ma ormai buio. Forse inutile, continuare a cercare il parroco. Vede dice il vecchio, se qualcuno si ferma sulla mia terra, Don Mauro mi avverte di sicuro. Perch non ci lasciate il numero Leo dice. Proviamo noi a chiamarlo. Vediamo di conoscerci un attimo, invece dice il vecchio, e s'accovaccia di fianco alla tenda. Cos sar pi facile fidarsi. Sicuri che non cercate da lavorare? domanda il ragazzo affondando le mani nelle tasche del giubbotto jeans. Ha una faccia che non ti piace, occhi troppo piccoli e sfuggenti per ispirare fiducia. Assolutamente no dice Leo. Te l'ho gi detto. Va bene il ragazzo dice. Guarda il vecchio, aspetta di vedere cosa fa. Lo dico perch di lavoro ce ne sarebbe. A noi non importa, se siete in regola con i permessi dice il vecchio. I permessi non li controlla nessuno. Ma qui capitato pi d'una volta, che arrivasse qualcuno per lavorare, e il giorno dopo era sparito qualcosa. Fantastico dici, e se non fosse tardi, raccoglieresti tutto nel Salewa per andarti ad accampare duecento metri pi in l.

Ora basta dice Leo. Se pensate che siamo ladri, chiamate la polizia. Ma adesso lasciateci in pace. Quante parole il vecchio dice. Si vede che arrivate dalla citt. Dicono che i contadini non ci si dovrebbero fermare troppo a lungo dice Leo. Si dice anche qui? Qui a Osterianuova dice il ragazzo, si dice che fidarsi bene, ma non fidarsi molto meglio. Dite che ci stiamo divertendo? domanda il vecchio. Noi non contiamo niente. Non decidiamo neppure. per Don Mauro che lo facciamo. vostra, la macchina fotografica? dice il ragazzo. Regiz dice Galerio. Quest'interrogatorio sta cominciando a darmi ai nervi. Posso chiedervi dove l'avete comprata? Ges dici. Dov' Don Mauro? Gli telefono adesso. Vado da lui a piedi. Volete il numero. E se poi non lo chiamate? Dobbiamo parlargli in tutti i casi. Ma perch vi siete messi in testa che siamo ladri domanda Leo. Di cosa, poi? Di galline? Non possiamo essere brave persone che camminano e basta? Potreste dice il vecchio. Ma le intenzioni non sono scritte in fronte. Neppure la fedina penale dice il ragazzo.

Bel ragionamento dice Galerio. E comunque il nostro amico un industriale. Non deve andare molto bene, la sua industria dice il ragazzo. Senza offesa, ma non ho mai visto un industriale dormire per terra. Aspettate Leo dice. Ce l'avete in casa un tritacarne? O la spremitrice per i pomodori?

GIORNO DICIANNOVE. Da Osterianuova a Spaccio Bagnolo e Osimo.

Il cielo senza nuvole e non tira un filo di vento, cos prima di partire vi bagnate la testa alla fontana della chiesa. Solo dopo un po' che camminate, Leo sospira e dice che non gli era mai capitato di doversi difendere da un interrogatorio, n di vedere una bombola celeste del campingaz decollare sotto una tenda. Fortuna che avevo la sigaretta spenta dici. Ma il merito stato suo, che l'ha buttata fuori. Pensavo fossi capace di cambiarla dice Galerio. "Spingi pure" mi dicevi, e io ho spinto. Non mi ricordavo che si svitava anche il bruciatore dici. Dopo tutte le domande di quei due abbiamo cenato alle dieci, e dovevo essere stanchissimo.

Appena s' bucata, schizzata in aria come un bolide dice Leo. Per poco non ti portava via il naso. andata bene che ho sentito solo un fiotto gelido sulla faccia, ma se avevo la sigaretta accesa, mi sa che erano cazzi. Dopo servita un'ora, per arieggiare l'interno del riparo, e se non ti avessero avvertito avresti continuato a dormire fuori. Nella mia guida alle trattorie meglio nascoste del Paese lo scriver senz'altro, che il posto di ieri sorge al centro di un'area inospitale dice Leo. Le badands di Osterianuova. Secondo voi esiste, Don Mauro? domanda Galerio. O la chiesa era una chiesa fantasma, e i tipi stavano valutando se valeva la pena di tagliarci la gola nella notte? Lo capisci subito, che non vale la pena dici. Forse erano solo curiosi. Io mi sono sentito minacciato dice Leo. Non so voi, ma pensavo che avremmo dovuto cacciarli, invece se ne stavano a un passo dalla tenda come se fosse la cosa pi naturale del mondo. Adesso mi alzo, mi dicevo, e li caccio a pedate nel culo. Ma pi li guardavo, pi mi convincevo che dovevano essere armati. Brutti erano brutti dice Galerio. Ma anche noi non scherziamo. Comunque ce l'ho in memoria, il numero del Don. E un giorno o l'altro lo chiamo. Vorrei sapere se a conoscenza del fatto che i paramilitari presidiano la sua parrocchia. Glielo vorrei ricordare, che i primi cristiani erano ladri e prostitute. Chiss se l'ha

mai sentito dire. Gli telefoniamo solo a notte fonda, per dice Galerio. Cristo non ha detto di accogliere i poveri? domanda Leo. E questa che razza d'accoglienza sarebbe? Se non rispondevo bene ai loro indovinelli di merda sulla spremitrice, forse ci accoppavano. Adesso dici. Non saremo andati un momento in paranoia? S, e i tipi erano fantasmi, e Don Mauro non esiste come dice Galerio. Bella storia. Viviamo in un'allucinazione. E il castello laggi l'unica cosa reale. Come si chiama quel paese? domanda Galerio. Montefano dici. l'unico paese che attraversiamo oggi. Anzi, non reale neppure quello s'esalta Leo. Quello pi fasullo del resto. Siamo reali solo noi, e le badlands di Osterianuova sono precisamente un sogno. Per un po' ridendo va avanti a esporre quei suoi incubi concentrici, e in meno di un'ora, prima che l'asfalto s'arroventi, arrivate sotto le mura del paese. Il paese ha un'aria operosa, come fervessero i preparativi per una festa o una fiera, e ormai la gente vestita come nel cuore dell'estate. Calzano ciabatte e sandali, e a vederli pensi che ormai i tuoi scarponi in Gore-Tex hanno fatto il loro tempo. Non lontano dal castello si apre un parco pieno di bambini, e al limitare del parco sorge un chiosco circondato da un semicerchio di tavolini in ombra. In bella vista sul bancone c' un blocco di cartoline che invitano a votare la lista di Alessandra Mussolini. Vi

fate preparare sandwich da mangiare lungo la strada, e quando la ragazza che vi serve impara che avete intenzione di raggiungere il mare a piedi, non fa nulla per nascondere il suo stupore. Ci arriverete a notte, a Porto Recanati dice, e tu spieghi che non state andando l, ma oltre il Conero, e il suo volto sembra illuminarsi. Perch lo fate? domanda, e sembra una persona soggiogata dalla curiosit. una specie di pellegrinaggio dici. Un pellegrinaggio verso casa. Arriviamo da San Severino carica il colpo Leo, e il mio amico partito dal Tirreno, per venire a fare il bagno da queste parti. Oh dice la ragazza. Altroch gli invertiti della televisione. Voi s, che siete uomini. Ti guarda felice, e confuso come ti senti ordini ghiaccioli Calippo per tutti. Quella ti tira addosso dice Leo appena prendete posto a uno dei tavolini. Hai visto come ti guardava? Mi ha imbarazzato dici. E comunque domani rivedo mia moglie. Sedete, e racconti ai ragazzi di quando hai detto al vecchio Rigoni Stern che stavi per sposarti. "Adesso la finirai di andare in osteria" mi ha detto. Io l'ho guardato negli occhi, sorridendo senza capire, e lui mi ha stretto il polso nella sua grande mano. "Solo i matti" ha sorriso, "vanno in osteria quando hanno gi il vino in casa".

Ne sanno, i vecchi dice Galerio. Sono stati pazzi anche loro, e solo dopo sono diventati saggi. Il vecchio Rigoni ne sa eccome dici. E con la storia del vino a casa, mi ha steso per sempre. Al tavolino si sta all'ombra e si sta bene, ma la campagna intorno a voi sembra scintillare sotto il sole come se le colline fossero di bronzo. I vostri zaini attirano l'attenzione d'un ragazzino che forse non arriva ai sei anni. Ha la testa rasata come gli scolari d'una volta, e conducendo a mano la piccola bici prende a ronzare intorno al tavolo senza il coraggio di avvicinarsi. Solo quando Leo lo saluta, come fosse in attesa di un'autorizzazione, lascia la bici e viene a poggiarsi con i gomiti al bordo del tavolino. Perch avete gli zaini grandi? domanda guardandovi con cautela. Andiamo al mare dice Galerio. Dentro ci sono le palette e i secchielli. Non avete la macchina? domanda il ragazzino. Mio padre ce l'ha. Se volete vi faccio portare da lui. Ce l'abbiamo dice Leo. Andiamo a piedi apposta. E le macchine dove sono? A casa dici. A Bologna. E la sua Golf a Perugia. Non potevate venire in macchina? Vuoi mettere dici. Cos non ci perdiamo niente, e quando vediamo un paese possiamo uscire dalla strada e visitarlo con calma. I] ragazzino vi guarda uno a uno, e non sembra molto convin-

to. Guardate dice, che anche in macchina si pu. Non sapete mettere la freccia? La frazione ai piedi del castello fa gi parte del comune di Recanati. Il paese per lontano, distinguete appena la torre del borgo, e fra le ultime case costeggiate il cortile di una scuola elementare. Il cortile pieno di bambini, e appena vi vedono molti s'addensano dietro le maglie della recinzione. Formano una massa compatta, dalla quale emergono volti e mani a decine, e per un po' restano a guardarvi in silenzio, come per giudicarvi, ed una sensazione che si fa subito opprimente. Siete brutti vi urla contro una bambina lentigginosa. Siete marocchini nitrisce, ed come il segnale d'inizio per un pogrom fatto di grida stridule. Zingari luridi gridano i ragazzini. Albanesi! Ridono, ma nella loro allegria distingui la codardia naturale degli animali gregari. Ugoslavi vi gridano contro, e tu pensi che la tolleranza non fa parte in nessun modo del nostro bagaglio naturale. Va insegnata, ma le maestre chiacchierano dall'altra parte del cortile. Tu dice Leo puntando l'indice contro la bambina lentigginosa che ha cominciato la cagnara, tu sei la bambina pi ignorante che abbia mai conosciuto. Quella a sentirsi messa in mezzo ci resta male, ma ormai i compagni paiono ammattiti e premono contro le maglie della recinzione. Un ragazzino prova a sputarvi, ma finisce per sporcarsi le mani. Ti piacerebbe sfilare il Salewa e saltare dentro. Giusto per met-

tere loro paura. Almeno imparerebbero che imprudente, confidare nell'impunit solo perch si protetti da una recinzione alta meno di due metri. Qual il punto? insiste Leo invece di andarsene. Cosa vi hanno fatto di male gli stranieri? Lasciali perdere dice Galerio fermo dieci passi avanti. Con i genitori, dovremmo prendercela. Leo per non arrabbiato, cerca solo di farsi sentire. Siamo tutti uguali grida. chiaro? E poi la piccola folla si apre, e la figura d'una donna dai capelli rossicci e il naso a punta appare a un braccio da voi. Cosa sta succedendo qui? domanda mentre il solito ragazzino tenta di scalare la rete per sputare da sopra. Lei sarebbe la maestra? domanda Leo sopra il putiferio. Le sembra normale che insultino la gente? proibito sostare nei pressi di una scuola elementare dice la donna senza avvicinarsi alla recinzione. Mi hanno detto di andare con loro piagnucola la bambina lentigginosa. Volevano portarci via e la maestra le carezza la testa. Tu dici solo bugie la accusa Leo severo. Non fare la furbina, okay? Lasci stare i bambini dice la donna, su di giri. Per carit dice Leo. Pensano che siamo stranieri e che questo li autorizza a urlarci contro. Sembrate stranieri dice la donna. E in ogni caso li avete spa-

ventati. D'accordo dice Leo. Andiamo subito. Mi dica solo come si chiama questa scuola di nazisti. La maestra non risponde, ma il ragazzino aggrappato alla rete dice che sono le scuole Diaz. Elementari Armando Diaz specifica, poi risucchia e ti sputa. Bravo Yuri dice la maestra mentre i bambini ridono. giusto non avere paura dei primi barboni che passano e una specie di saracinesca s'abbassa dentro la tua testa. Lei ruba lo stipendio tutti i mesi dici alla donna. Cosa pu insegnare, una persona che non capisce un cazzo? I ragazzini, a sentire la parola proibita sbandano e quasi fanno silenzio. Se non ve ne andate, chiamo i carabinieri dice lei, e la voce le trema. Il mio fidanzato brigadiere, e sar qui in quattro e quattr'otto. Lasciatela perdere dice Galerio. Non sa a cosa aggrapparsi e scoreggia dalla bocca. Dice cos nel silenzio putrefatto che sceso, e la donna grida come l'avessero colpita. Scusi ride lui. solo che sembra un dialogo fra sordi. Voi pezzenti dice la donna, ma non le viene il verbo. Adesso chiamo sul serio i carabinieri proclama, ma anzich cercare un telefono si mette a singhiozzare con il naso fra le mani, e qualcuno dei bambini adesso sembra spaventato sul serio. Fai bene a piangere dice Leo mentre lo trascini via per un

braccio. Sono amico del provveditore. Giochiamo a tennis insieme, e l'anno prossimo finisci a insegnare alle capre, no ai bambini. Su dici. solo una stupida, e l'abbiamo fatta piangere. Non dovrebbero affidare i bambini a una stupida. Se penso che mia figlia pu finire in mano a una cos, una razzista, mi viene voglia di conoscer lo sul serio, il provveditore. All'inizio talmente arrabbiato che cerca sul cellulare il numero di Telefono Azzurro. Dice di voler denunciare la maestra, e ci vuole un po' a convincerlo che sarebbe solo una perdita di tempo. Sono cazzi, decidersi ad affidare tua figlia a qualcuno dice dopo un po'. Darma la manda allo stesso asilo che frequentavo io. S dici, e sei contento che parli con voi, anzich con la centralinista di Telefono Azzurro. E dove? Vicino a casa? Vicino allo stadio dice. Dalle Maestre Pie. Io sarei contrario alle scuole private dici. Ma anche la pubblica di poco fa, non fa venire tanta voglia. Alle Maestre Pie non ci sono quasi pi, le suore dice Leo. Nessuna donna in Italia fa pi la suora. Ci sono le insegnanti laiche, e l'unica suora mi sa che la direttrice con la quale ho parlato per iscrivere Darma. Prima di staccare l'assegno, volevo sapere se l'avrebbero fatta sentire diversa dagli altri perch non era battezzata. La suora ha detto di no. C' anche un ragazzino musulmano, pensate. Alle Maestre Pie dice Galerio. Gi. E dopo qualche giorno salta fuori che il ragazzino musul-

mano non vuole parlare con mia figlia. Allora indaghiamo, e si scopre che il padre gliel'ha proibito. E sapete perch? Perch mia figlia sarebbe americana. Si comincia presto dici. A parte che mia figlia non americana e ha sempre abitato qui, avrei voluto parlarci con quest'uomo. Spiegargli che se li mettiamo uno contro l'altro a cinque anni, c' poco da stupirsi. Volevo andare a casa sua e dirgli che i nostri figli dovevano diventare amici, ma alla fine non ho mai trovato il tempo di farlo. Malcolm battezzato? domanda subito dopo. No dici. Non ancora. Eravamo contrari, ma adesso ci sto pensando. Secondo me la gente dovrebbe essere battezzata da adulta dice Leo. Mi sembra assurdo, decidere per lei adesso. Per di Ges le parlo. Mi fa un sacco di domande, e a volte sono in imbarazzo. Perch Ges voleva bene anche a Giuda? Bisogna avere la stabilit economica, per diventare genitori dice Galerio. Per serve anche essere dei teologi. Io mi sento impreparato dici. Pensavo che un giorno avrei capito quasi tutto, e invece Malcolm comincer fra non molto a gelarmi di domande. L'unica cosa che posso fare spiegargli le cose come le ho capite fin qui. Per forza Leo dice. Cosa vuoi, spiegargliele come le ha capite un altro? Non sarebbe molto onesto, alla fine. Nettamente incassi, e pensi che Leo Pagani, nella semplicit

dei suoi argomenti, si mantiene sempre vicino all'essenziale. Osimo dista solo dodici chilometri. La vedete ormai a portata, e mentre preparavi il tabellino di marcia avevi stabilito che sarebbe stata l'ultimo posto-tappa. Pensavi che dormendo l, anche se ci fossi arrivato zoppo, saresti riuscito in ogni caso a raggiungere il mare prima del tramonto successivo. Ora senti la fine arrivarti incontro troppo in fretta, e nel punto pi profondo d'una curva gioisci nel vedere una strada bianca che sprofonda via dal crinale e si tuffa dritta verso il cuore punteggiato di papaveri d'una delle ultime contrade in pace. Per questa via i chilometri diventano pi di venti, ma ai ragazzi, mentre prendete a scendere lungo il fondo polveroso, non dici la verit. Dici che cos s'allunga d'un niente, e se menti perch sai che ce la faranno. Arriverete a Osimo per la campagna, e ve lo guadagnerete passo passo, il diritto di riposare laggi. In ogni caso dice Leo non esiste nessun santo, con i nomi dei nostri figli. E un po' sono contento. I figli non dovrebbero avere nomi troppo comuni. Credo anch'io dice Galerio. Ma voi proprio non rischiate, che si trovino in classe qualcuno col nome uguale. Darma significa "la Distruttrice" sussurra Leo, e tu pensi che sua figlia, al massimo, avr distrutto delle piramidi di Lego. un nome che deve proteggerla spiega. E Malcolm perch si chiama cos? un omaggio dici. Avevo tredici anni, quando ho letto l'autobiografia di Malcolm X, e per un sacco di tempo mi sono

sentito in colpa di essere bianco. Uno come me, pensavo, come minimo dovrebbe essere mulatto. Per non solo un omaggio a Malcolm X. Un'idea ce l'ho dice Leo. Si chiama cos anche il chitarrista degli Ac/Dc. Il fratello timido di Angus. Lascia perdere dici. Malcolm significa "Seguace della colomba". Un po' diverso da Darma Leo dice, ma anche questo un nome che deve proteggerlo. Regiz dice Galerio. Mi sembra di camminare insieme a due druidi. Mentre avanzate fra la polvere, pensi che i tuoi genitori hanno passato la vita a insegnare, e pensi che una volta era pi semplice: sceglievi un lavoro, o lui sceglieva te, e bene o male il lavoro ti avrebbe accompagnato per sempre. Soprattutto se era un lavoro per il quale ti eri preparato e avevi studiato anni. Guardando gli adulti, temevi i guasti della stabilit, l'immobilismo borghese, ma erano preoccupazioni fuori luogo. Intorno a te vedi solo gente che fugge urlando dal posto di lavoro, gente che piangendo ne cerca uno qualsia si e altri ancora che pensano di emigrare. Solo Leo ragionevolmente sicuro del timone che stringe fra le mani, e quanto a certezze, secondo staccato arrivi tu. Non faresti cambio con Galerio o il Viet, n con tuo fratello. Il dottor Luca Rappini malato d'indecisione e sbalzi gravi d'umore, e gli altri ti sembrano ancora all'inizio del sentiero. Ammiri il coraggio quieto

di tuo fratello, la forza d'animo che guida Galerio a non abbattersi mai e ricominciare ogni volta. Speri per loro una vita di meraviglie, ma li senti dietro le spalle, qualunque cosa voglia dire essere pi giovani. Gli unici capaci di farsi carico d'una famiglia, a un'et in cui tuo nonno non si sentiva pi n un giovane n un ragazzo, siete tu e Leo Pagani. Un uomo che fino a un mese fa salutavi appena, e adesso felice di abbrutirsi insieme a voi e guadagnare terreno verso il mare. All'inizio pensavi che tutto questo camminare ti avrebbe condotto a un traguardo, e se una volta sulla riva sentirai tremare le ginocchia come il pomeriggio che Firenze ti apparsa dopo cinque giorni di marcia, la vittoria di Leo non sar pi piccola della tua. E lui stato l'unico finora, a capire che non si pu sempre scegliere, e che in ogni caso andare meglio di restare fermi a prepararsi per un futuro che non verr, la vita di puro entusiasmo come la sognavate da ragazzi. Pensavate che i trentenni fossero lenti, ma non sapevate che razza di botte avevano preso nel frattempo, n quanta gente avevano gi visto cadere. Ma adesso, al di l delle bandierine da piantare sulle carte, al di l dei brindisi che non mancheranno e delle sensazioni sublimi che proverai sulla riva e dentro al mare, per restare un attimo fedeli a quello che conta, bisognerebbe fare in fretta a scrivere ogni cosa. Mettersi d'impegno e raccontare com' andata. Parlare della bellezza che ti ha riempito il cuore a ogni nuovo orizzonte che s'apriva, e

farlo subito, prima che si spenga l'amore che hai provato per ogni prato. Prima di scordare i posti in cui avete dormito, e tutte le colline che ti sono apparse luoghi adatti in cui restare a vivere. Non dovrebbe essere difficile. Baster raccontare dei ragazzi che hanno camminato con te, di chi c'era ad aspettarti e di tutti quelli che t'hanno accompagnato fin qui senza saperlo. Servir raccontare le cose in modo onesto. Senza voler sembrare qualcuno di diverso da un padre giovane che, dopo tre settimane, vuole svegliarsi in un letto pulito insieme a suo figlio e la ragazza che ha sposato. Adesso sono loro i compagni con i quali rilanciare l'andatura, e non ti dispiacerai se non avranno subito il tempo d'ascoltare la storia del tuo viaggio. A loro, e solo a loro, hai una vita per raccontarla. La sterrata risale le alture una dopo l'altra, congiunge fattorie isolate sulla sommit delle colline, e ogni volta si tuffa da capo verso fossi di cui nessuno pu dirvi il nome. Galerio dice d'avere i talloni in fiamme, e appena vi trovate in testa a un tratto in discesa, Leo accende una Lucky Strike. Sento di avere un disperato bisogno di un Moment dice a un certo punto, e la sua voce bianca e piatta non ha nulla di scherzoso. Ci saranno quaranta gradi, e il sole mi sta facendo impazzire. Ho le ultime aspirine dici. Compresse masticabili. Con tutto questo sole che pialla la testa, preferirei affidarmi alle medicine che uso di solito.

Vi state inoltrando lungo una sterrata polverosa, nel cuore di vallette dove gli unici veicoli in vista sono le mietitrebbia al lavoro nei campi. Non c' neppure un paese dici. Mi sa che per il Moment devi aspettare stasera. Okay dice pallido. Va bene un'aspirina, allora. Ci sono momenti in cui pensa di non farcela, e allora dovete scendere a patti per spostare la prossima sosta cento passi pi in l. Quando l'una vi fermate a pranzare, addossati agli zaini, nel poco d'ombra che una macchia di roveri proietta intorno alle rovine d'un casale. Ma a te dice Leo com' saltata fuori, 'sta fregola del camminare? la cosa pi semplice del mondo, ma non siamo in tanti. Non saprei dici. Forse solo che i miei nonni abitavano in campagna, ed erano abituati ad andare a Bologna a piedi. Mia madre ha preso da loro, e io ho preso da lei. Va ancora a camminare in montagna dici. Anche da sola. E poi sei stato negli scout dice Galerio. Anche l, mi sa che si marcia un bel po'. Si marciava dici, ma c'erano anche le ragazze, cos non si facevano mai cose troppo impegnative. Il bello partire fra amici, arrivare al punto in cui non ce la fai pi e passare dall'altra parte. Morire, intendi dice Leo. Scherzo dice subito, solo che nel profondo un po' come morire e diventare un altro. La luce sembra gialla, qui dice Galerio. Come nel deserto. E

sono curioso di vedere cosa diventa al tramonto. La lingua d'asfalto ricomincia a coprire la strada in vista delle quattro case di Spaccio Bagnolo. C' una fontana sul fianco della chiesa, e mentre vi rifornite la perpetua vi spia dietro la finestra. Visti da qui, i colli di Osimo e Castelfidardo sembrano ospitare citt gemelle, mentre la torre del borgo di Recanati riemersa ormai dietro di voi. Scendete a rotta di collo verso il fiume, senza preoccuparvi se perdete quota e la citt scompare dall'orizzonte. Adesso siete schiacciati nel cuore disabitato della valle, di nuovo sulle montagne russe d'una sterrata che collega casolari sparsi. Alla base degli strappi pi impegnativi, con tutta la polvere che vi si attacca addosso, Leo sfila il videocellulare a mattonella, fotografa la nuova salita che vi attende e invia l'immagine al telefono di Terry, che lei e la piccola Darma si rendano conto a quali imprese si dispone. Perdete quota, la riguadagnate da capo per tre volte, e senza preavviso vi trovate a camminare attraverso un pianoro dove i gabbiani volano bassi sulla terra rivoltata, e la brezza che risale da Oriente odora di sale. Un grande rovere solitario domina il pianoro, e appena siete all'ombra Galerio si blocca, e per un po' lo vedi annusare l'aria. Poi stende il braccio oltre il colle di Castelfidardo, indica qualcosa che sembra un capannone, o forse un container, molto pi lontano delle case e dell'ultima linea di campi, e il container balugina vago sotto il sole, come sospeso in aria. Regiz dice con

l'eccitazione che gli sale in gola, quella laggi una cazzo di petroliera e interrogando l'enorme distanza metti a fuoco per la prima volta la linea vaga che separa il cielo dall'orizzonte curvo dell'Adriatico. Pensavi che avresti gridato il nome del mare, invece senti qualcosa che ti chiude la gola, e tutto quel che riesci a fare stringere in un abbraccio Galerio. Poi abbracci anche Leo, che fino a un mese fa salutavi appena, e vedi che ha gli occhi lucidi. Ce l'ho fatta mormora. E non mi ero allenato per niente. Allora sfilate gli zaini ai piedi del rovere, vi sedete per celebrare a modo vostro con quello che resta delle primizie di Leo. Il gusto selvatico della skunk mescolata al tabacco vi inonda di gioia. Fumate e vi riempite i polmoni di tutto il profumo di terra e sale. Restate l un pezzo ad ascoltare i gabbiani, e di tanto in tanto senti il bisogno di alzarti per controllare che la grande petroliera ci sia ancora, e riempirti i polmoni di tutto quel profumo di sale. Scendete verso la costa, lungo una vicinale che procede parallela al corso del fiume Musone. Non vedete il letto, ma solo il fitto d'alberi che gli fanno ala, e viottoli infilano la macchia alla vostra sinistra, ma si interrompono quasi subito. Aggirate lo specchio fermo d'un laghetto artificiale, e poco prima d'infilare il ponte sul Musone, un cartello segna il limite fra la provincia di Macerata e quella di Ancona. Non fa buon odore, questo fiume dice Leo mentre passate sull'acqua.

Non sai cos' alla foce dici. All'inizio Dina aveva una spider, e quando la sera si andava a Porto Recanati, nel punto in cui la strada s'infila nei canneti vicini alla foce, c'era da tirare su la capote. Adesso per non l'avete pi dice Leo. un secolo che non la vedo parcheggiata in strada. Adesso abbiamo la Polo dici. Tre porte. Se avessi saputo che i ragazzini devono sedere in un seggiolino speciale fino all'et delle medie, almeno prendevamo una cinque porte. Tu tanto vai in Vespa dice Leo. Ormai, per la famiglia, ti conviene pensare a una monovolume. O un furgone dice Galerio. Cos fino a nove ci state. Oltre il ponte la strada piega fra i campi di barbabietole e girasole. La cresta del colle di Osimo si allunga a Nord-Est, e dove le estreme propaggini lambiscono la pianura si staglia il profilo oscuro d'una cupola che sembra sorgere direttamente dal terreno. Secondo un uomo a bordo d'un Ciao, si tratta d'una frazione chiamata Campocavallo, e per arrivare a Osimo evitando la statale vi conviene passare da l. Per un tratto seguite la pista ciclabile, e appena trovate uno stradello che si stacca sulla destra e punta il cupolone, andate sicuri. La pista ciclabile intitolata al grande Girardengo, un campione cui sei affezionato da sempre, e leggere il suo nome su una targa ti sembra di buon auspicio. Ci sar una farmacia, in questa Campocavallo? si informa

Leo, e ormai trascina i piedi. Se non trovo un Moment e mi siedo mezz'ora al fresco potrei sentirmi male. Su lo sprona Galerio, la maglietta appicicata alla schiena fradicia, gente che va al mare a piedi mica si dovrebbe spaventare per un po' di caldo. Poi sorride a labbra cucite, ma anche lui ormai si fa forza stringendo le tracolle. Il sole ti batte sulle tempie, e pensi che se vi fermate in un posto senz'ombra, forse non riuscirete pi a partire. I pochi anziani in giro per Campocavallo vi guardano come foste evasi in fuga e voi vi trascinate fino a una fontana a colonna, vi lavate la faccia e riempite le borracce. Il display a cristalli liquidi di un calendario-termometro installato sulla facciata di una banca vi informa che l'aria avrebbe raggiunto la temperatura di trentasette gradi. Ora tornate a vedere la citt di Osimo, che vi sovrasta dalla cima del colle come mai ha fatto in tutta la giornata; sembra galleggiare in una nube d'acqua in sospensione, abbastanza vicina da lasciarti contare i campanili, ma i profili degli edifici appaiono scontornati nella luce scabra del pomeriggio. Madonnina dice Galerio, sono ridotto a una poltiglia. Io non lo so mormora Leo, se dopo riesco a salire lass. Per un poco scruta controluce le chiese e i palazzi racchiusi dall'anello delle mura. Al limite noleggio una moto dice. Poi ti guarda e sorride. Ma forse pi tardi, col fresco, sar tutto diverso. Volete andare a Osimo a piedi? domanda quasi indignato il barista. Ma per Osimo s'ingolfa per l'emozione mostrando le

dita stese verso l'alto, sono quattro chilometri di salita cusc. Ehi dice Leo inclinando la destra a rappresentare una salita pi lieve al massimo cos. No, no insiste il barista, fidatevi che proprio cusc. Cosa vuoi che siano dici, a questo punto, quattro chilometri? C' da mor dice il barista. Sembra l'abbiano pagato per scoraggiarvi. Fuori segna trentadue gradi, e prima arrivato a trentacinque. Trentasette precisa Galerio. Comunque siete bravi, da queste parti, a fare forza alla gente. Il barista per un attimo fissa voi e fissa i vostri zaini. Se volete, alle sei parte la corriera. Proprio da qui, davanti alla chiesa, e arriva fin su alle mura. Fate come volete dici appena siete fuori. Se siete morti, prendete la corriera e ci vediamo su in piazza. Il diavolo non mai cos brutto dice Galerio. In un'ora al massimo saremo arrivati, e non sar come esserci andati in corriera. Io ci provo dice Leo con occhi enormi. Al massimo mi lascio cadere in un fosso e dormo l, poi domattina all'alba vi raggiungo. Dai, allora dice Galerio. Senza restare a pensarci su. Seguite una strada chiusa per lavori che sale in modo dolce, e quando varcate le transenne poste a monte state gi camminando

lungo il marciapiede d'una via alberata. Adesso incrociate massaie con la spesa e uomini in abito scuro e valigetta che rientrano dall'ufficio. Le mura bianche che da molti secoli custodiscono la citt sono cos vicine che puoi distinguere le imperfezioni e i chiaroscuri della pietra e, oltre quelle, gli occhi rettangolari di centinaia di finestre sono aperti sull'ora quieta che, in estate, prolunga il pomeriggio e ne rende ricchi i colori. L'ultimo strappo fino alla circonvallazione esterna costituito da una scorciatoia impraticabile alle auto. Forse a questo budello di duecento metri che pensava il barista di Campocavallo quando mostrava le dita tese verso l'alto e faceva risuonare il suo cusc. Puoi contare i passi uno a uno, abbassare lo sguardo per non sapere quanta fatica resta da fare, tutto il sistema di rituali senza parole che ti hanno sostenuto fin qui ogni volta che la forza sembrava venir meno. Una volta in testa al budello salite le rampe d'una scaletta e vi ritrovate ai piedi delle mura: adesso potete abbracciare tutta la terra fino al dorso boscoso del Conero. Nascosto dietro la plaga di Numana e Sirolo deve esserci lo scosceso delle falesie calcaree, il collo immane dell'animale, e in fondo allo strapiombo gli scogli delle Due Sorelle, a mostrare il punto esatto in cui la testa scompare per abbeverarsi in mare. A mezza via fra le mura e il monte, il rilievo del colle di Camerano e il suo campanile indicano la strada di domani, e la brezza di mare si mescola al respiro della terra carica di frutti.

Sotto di voi, tutto risuona di pace a lungo desiderata e a perdita d'occhio si stende il biondo delle messi mature. Casali candidi spiccano fra i versanti tenuti a vigna, e ti pare che in ogni dove l'animo degli uomini debba assecondare la gentilezza del crepuscolo.

GIORNO VENTI. Da Osimo a Camerano e Portonovo.

Sembra che anche oggi la morsa dell'afa non lascer tregua fino a sera, ma l'ultima tappa e ormai non sar il caldo a fermarvi. Andrete a prendervela da soli, la brezza che sfuria la riva stretta ai piedi delle falesie che fino all'ultimo non si mostreranno. Mentre raduni per l'ultima volta le tue cose dentro la bocca del Salewa, lasci i calzoncini da bagno a portata di mano e pensi che finora li hai usati solo a Saturnia insieme a tuo fratello. Gli hai mandato un messaggio, ieri sera. Conosce anche lui quel tratto di costa in cui approdavano le triremi greche e le feluche dei saraceni, e ti ha scritto di pensare alla vostra fatica sull'Amiata, quando davanti a voi sar solo acqua. Se l'anno scorso con Dina avete scelto di sposarvi da queste parti, perch quest'angolo di Marche affacciato sul mare il vo-

stro posto, quello in cui il vostro amore nato e si fatto qualcosa di forte, capace di generare vita nuova. Per trovare la strada fin qui hai avuto bisogno delle Kompass e le tavole dell'Istituto Geografico Militare, ma ora non ti serve pi nessuna mappa. La conosci a memoria la strada che, risalendo per tornanti le pendici del Conero, dal paese di Camerano si getta sulla strada del monte. Passerete dall'abitato del Poggio, poi giungerete al bivio per Portonovo, dove la vista si spalanca sul mare e sotto di voi vedrete aprirsi la spiaggia sterminata di Mezzavalle. Non hai mancato un'estate, da quando hai conosciuto la ragazza che sarebbe diventata tua moglie. Con la riserva d'olio nel bauletto e tutte le soste panoramiche del caso, potevi metterci fra le sette e le nove ore. Dopo, avere la Vespa al mare risultava di una comodit stupefacente, ma ogni tanto ti capitava di confonderti, e allora potevi avere fatto tutta quella strada solo per il momento preciso in cui, dopo trecentocinquanta chilometri, issavi la Vespa sul cavalletto davanti al cancello della casa di Dina e, richiamata dal canto glorioso del motore, lei usciva attraverso il giardino, dorata di sole e ogni volta un po' cambiata, per venire ad abbracciarti. Nella luce piena del mattino di giugno Leo e Galerio finiscono di approntare i loro zaini, e tu pensi che rischioso, racchiudere il senso del viaggio nella bellezza di un momento, che sia un panorama sublime o l'arrivo fra le braccia della ragazza cui vuoi bene. Se quest'estate li hai percorsi a piedi, trecentocinquanta chilo-

metri, per sostituire il viaggio in Vespa con qualcosa di pi incerto e faticoso. Volevi metterti alla prova, dimostrare a te stesso che non eri ancora un morto vivente, e un po' d'aria fresca t'avrebbe senz'altro fatto bene. Pensavi che l'ossigeno ritarda la decomposizione, e anche se ognuno di noi destinato a barcollare ogni tanto, camminare per un tratto come i morti viventi, sapevi che stare fra amici t'avrebbe fatto caldo al cuore. Con qualcuno sognavate di fare la rivoluzione, con qualcun altro di andare in tourne a Parigi. Leo poi non sapevi neppure che esistesse, prima di trasferirti nella casa nuova ma, con tutti, quest'estate avete fatto qualcosa di pi che sognare e basta. Avete sognato in movimento, spalla contro spalla, bevendo dalla stessa borraccia e facendovi forza a vicenda, e di questa disponibilit a sognare insieme ti senti grato a ognuno di loro. Traversate Osimo, e prima d'uscire dal centro vi fermate a comprare un po' di frutta per il pranzo. Andate a Camerano? domanda il bottegaio che sente i vostri discorsi. Ma allora vi conviene seguire la via degli Zingari. Pensavo di scendere da dietro dici, evitando la stazione. Per i campi. la via degli Zingari. Non sapevo si chiamasse cos dici. Si va per i campi finch non si scavalcano l'autostrada e l'Adriatica, e praticamente sei gi in paese. Proprio dice l'uomo. E il posto dove si scavalca, si chiama Scaricalasino.

magnifico dice Leo. E noi zingari carichi come asini, quando saremo laggi potremo quasi levarci lo zaino. Per un po', scendendo lungo il marciapiede, parlate di tutti i nomi strani incontrati lungo la via, e nel loro succedersi ti sembra di intravedere gli accenni d'una storia misteriosa parallela a quella del tuo viaggio. Con mio fratello dici, abbiamo traversato posticini come la Polverosa, Mala Mulier e Monte Nebbiali, e il prato fuori Santa Fiora si chiamava Piscina Mignottaia. Allegria dice Leo. S. Mettevano fiducia, se conti che era solo all'inizio del viaggio. Poi col Viet abbiamo incrociato due torrioni che presidiavano un confine vecchio di secoli, e si chiamano Beccati questo e Beccati quest'altro. Proprio il giorno in cui pensavo di essermi giocato i piedi. Anche il Ponte dei Lupi non scherzava dice Galerio. Chiss che fine hanno fatto, gli agnellini che abbiamo incontrato laggi. Gi dici. A quest'ora avranno raccontato le loro balle strappalacrime a un sacco di gente. Adesso che cominciano ad arrivare turisti in massa, sar una festa per tutta l'estate. E poi c' stato il Passo del Termine dice Galerio. L, regiz, pensavo di terminare io. Solo il fatto di avere salvato la Nikon mi ha dato la forza necessaria per andare avanti. Dopo lo spartiacque, anche i nomi sono diventati pi dolci dici. Non avevo mai visto un posto chiamarsi "vocabolo". E quando ci saremmo passati? domanda Galerio.

La strada di Casaluna dici, si chiamava cos. Vocabolo di Casaluna. La strada, non il paese. Per "vocabolo" significa anche "frazione minuscola" dici. Sul dizionario. Bastava Casaluna dice Leo. Casaluna bellissimo. Ascoltate dici. Ponte delle Pecore. Era pi bello Ponte dei Lupi dice Galerio, e poi capisce anche lui. Li abbiamo fatti tutti e due dice. Quale prima? domanda Leo. Questo sposta un sacco di cose. Prima i Lupi dici. E le Pecore dopo il Termine. Allora si va verso la pace dice Leo, e per un po' camminate in silenzio. Poco pi avanti, attraverso le ante spalancate di un garage che un tempo deve essere stato un fienile, vi appare una fila di vecchi poster di calciatori incollati alla parete di mattoni; stinti dal tempo ma ancora sorridenti riconoscete Haller e Bulgarelli, e sotto i poster qualcuno ha scritto a vernice bianca w BOLOGNA. bello pensare che anche qui esistono, o sono esistiti, tifosi rossobl, e mentre Galerio prende le misure per una foto, dal garage esce la padrona di casa. una signora che pu avere pochi anni pi di tua madre, e sorridendo si scusa per il disordine che vi trovate davanti. Ma fatele pure, le foto dice. I miei figli hanno deciso d'intonacare tutto, e presto i manifesti non si vedranno pi. Ma come, signora protesta Leo. Le mando le Belle Arti, se lo

dice di nuovo. Siete tifosi? domanda la donna. Io sono tifoso dice Leo. Questi due erano hooligans. E siamo cresciuti tutti e tre intorno al Dall'Ara. Ho dei bei ricordi di Bologna dice la donna. C' ancora la bocciofila in via Andrea Costa? Certo dice Galerio. Ci abito di fianco. Andavamo a festeggiare l, dopo le partite. Prima di salire in pullman e tornare a casa. Giocavano quei signori dice indicando i poster. Io andavo con mio fratello, altrimenti i miei non mi avrebbero lasciato partire. E fra gli amici di mio fratello c'era un ragazzo bello come Raf Vallone. La donna ride. Il tempo passa per tutti dice. Vi guarda, ed come se vi guardasse attraverso, poi la sua voce riprende confidenza. Sapete quand' che ha chiesto di sposarmi? Durante lo spareggio di Roma. Sulle gradinate dell'Olimpico, subito dopo il gol di Fogli. A volte mi chiedo come sarebbe andata se avesse vinto l'In ter. Signora mormora Leo, dica ai suoi figli che salvino la scritta e i poster. Non possono intonacare tutt'intorno e lasciarli in pace? Quando i nostri ragazzi andavano a scuola, il Bologna non vinceva pi niente sorride la donna con dolcezza. Cos sono tutti e due della Juve. Che gusto c' dice Galerio. Cos sai gi come va a finire. I miei figli la pensano diversamente dice la donna: Loro dicono che la Juve sfavorita dagli arbitri di centrodestra. Perch ha gi vinto tanto, e in questo momento storico c' bisogno che

vinca il Milan. La via degli Zingari scende decisa verso la pianura compresa fra le pendici del colle di Osimo e il dorso del Conero picchiettato dal giallo delle ginestre. Una volta a valle, piega a gomito e si fa largo fra i campi. Scavalcate le acque lente d'un canale, superate un paio di dossi in successione. La zona industriale di Scaricalasino un orrido distretto in cui sorgono a poca distanza l'uno dall'altro capannoni di mobilifici e corrieri-espresso. Adesso vedete davanti a voi il paese di Camerano, isolato su un'altura secondaria ai piedi del monte, e sembra il primo posto in salvo oltre le cicatrici della ferrovia e le strade veloci che qui s'allontanano dalla costa. Riconosci gli ombrelli di pini d'un parco pubblico che costeggia la provinciale per Numana, ed il posto dove ti fermi l'ultima volta quando arrivi in Vespa. Dopo tutte quelle ore in sella, ti piace fermarti a bere una birra, per darti da solo il benvenuto e darlo all'estate. Di solito quando arrivi al parco di Camerano quasi l'ora del tramonto, mentre adesso che sfilate fra le alte pareti prefabbricate dei capannoni, il sole arroventa questa pianura colonizzata senza gentilezza, e altro calore sembra sorgere direttamente dal flusso ininterrotto di auto e caravan sull'A14. La superate lungo un cavalcavia che poco dopo guada anche la statale. Passate per l'ultima volta anche i binari della ferrovia. Corrono a perdita d'occhio verso Sud, ma non distingui nessuna stazione.

Sentite che silenzio, di qua dice Leo appena cominciate da capo a camminare all'ombra. Voglio ricordarmelo, questo cavalcavia. una specie di confine Adesso c' un po' da salire annunci. Per ho in mente un posto in cui possiamo fermarci per pranzo. Una trattoria? dice Leo. Non una trattoria dici. un parco. C' un chiosco, per, e il gestore un tipo simpatico che tifa Ancona. E Juve. E tutti gli anni, quando arrivo, passo a bere una birra da lui. Stasera per in trattoria, obbligatoria. Ce ne sar una dove andiamo? S dici. Ce n' finch vuoi, e c' anche abbastanza spazio per stare in pace vicino al mare. Facciamo quello che volete, stasera. Non abbiamo pi un soldo sussurra Galerio. Se andiamo in trattoria, ci tengono a lavare i piatti. Non c' problema dice Leo. Cerchiamo un posto dove conoscono la carta oro. Mentre imboccate l'erta da capogiro che conduce in paese, pensi che se festeggerete, dev'esserci anche Dina. Poi ti scopri a pensare che sarebbe una specie di tradimento nei confronti dei ragazzi, un modo di spegnere prima tutto quello che stato fin qui il vostro viaggio. Al supermercato del paese vi fate preparare tre panini, e prima di congelare del tutto per via dell'aria condizionata, comprate anche frutta e yogurt da bere. Poi entrate al parco, e il chiosco ha una veranda nuova, in pla-

stica arancione, che crea una sorta di terrazza coperta sulla quale sono disposti tre tavolini e la scocca scura d'un televisore rivolto verso il bancone. Il groviglio di cavi e prolunghe, sospeso a uno dei montanti della veranda, serpeggia attraverso la terrazza fino alla porticina socchiusa del chiosco. Pensi che forse il posto ha cambiato gestione, e l'inserviente dietro il banco non il ragazzo che conoscevi tifoso di Ancona e Juve. un tipo con la coda di cavallo e una barbetta rada che vi guarda senza gioia, mentre scaricate gli zaini su una panchina a ridosso della terrazza coperta. Galerio sfila la maglia bagnata, e per un po' resta a guardarvi come se fosse pentito. Non c' nessuno dice. E siamo quasi al mare, no? Allora anche tu levi la maglia, e il salto cromatico fra le braccia e il torace qualcosa che fa venir voglia di ridere. Dovr abbronzarmi con i manicotti, quest'estate dici, ma nessuno si diverte. Sembri il re dei muratori dice Leo. paonazzo, con gli zigomi gonfi di sole, e oggi ha gi consumato un paio dei Moment comprati a Osimo. A vederti cos, non lo direbbe nessuno dice, che nella vita lavori seduto. I migliori lavoravano in piedi, dall'alba a mezzogiorno. Forse quando mi sar raffinato, ce la far anch'io. Non raffinarti troppo dice Galerio. Dopo dieci giorni di marcia ha sviluppato ampie basette da trapper, e quando non ravvia i capelli dietro le orecchie, la frangia gli nasconde la fronte per intero. Mica devi piacere alle contesse del cazzo argomenta.

l'una e mezzo dici. Se anche beviamo una birra, abbiamo tutto il tempo per smaltirla, prima di riprendere la strada. Io tanto prima delle tre non mi muovo dice Leo. Non senza maschera a ossigeno. Sotto la veranda in plastica sprigionano temperature vicine ai quaranta gradi, e nello schermo del televisore va in onda una puntata di Futurama. Saluti il nuovo gestore e ordini le vostre birre. Nello specchio i tuoi capelli sono una massa compatta, i baffi spiovono sugli angoli della bocca, e la barba comincia ad arricciarsi e fare volume. Pellegrino o muratore, hai un aspetto molto diverso da quello di tre settimane fa. Il nuovo gestore vi serve le birre, e anche se non dice niente si capisce che vorrebbe protestare per l'accampamento di zaini e maglie fradicie che avete installato a due passi dalla terrazza. Dopo un po' che bevete, sudate e tentate di seguire Futurama, dal casotto del bagno esce un secondo ragazzo dalle braccia coperte di tatuaggi. Traversa la terrazza in silenzio e va a raggiungere il gestore dietro il banco. Dopo un po' si lamenta per via del caldo, e l'altro dice che hanno fatto male, a rilevare il chiosco. Quando avete finito di bere, tornate agli zaini e stendete i moduli sotto i pini marittimi carichi di grandi pigne brune. Mangiate i vostri panini, fumate e all'improvviso sei cos stanco che senti le palpebre farsi pesanti, e i pensieri vanno in risonanza per conto loro. Ora ti sembra di capire con chiarezza cosa non va con tua mo-

glie, e non qualcosa di cui ti senti fiero. Da quando arrivato, Malcolm regna giorno e notte sulla casa, senza interruzioni di sovranit pi lunghe di cinque ore, il tempo del sonno che riesce a concedersi prima della poppata successiva. Cos tu e Dina, nel passaggio dal vecchio regime di vita garantito a questa nuova sudditanza volontaria, assoluta e stupefacente, vi siete trovati lontani, ciascuno a imparare per proprio conto cosa significa diventare un padre e una madre. Avete sprecato tempo per delimitare con rabbia i vostri spazi privati, quello del lavoro e prima ancora quello necessario del riposo, e ora dovete imparare da capo a vivere insieme come una coppia che non sar mai pi una coppia di ragazzi. Qualunque cosa accadr, siete nel palmo della stessa mano, e anzich tenere Dina fuori dai tuoi progetti migliori, dovreste camminare spalla a spalla finch il Cielo ve ne dar la possibilit. Avete gi visto una volta com' essere annientati insieme dalla meraviglia, e sperare che l'altro non se ne vada. Insieme avete portato un piccoletto in pi su questa terra, e presto il piccoletto camminer con voi. Conosci luoghi che devono vedere, e pensi che alla fine non difficile. Basta partire, anzich fantasticare sulle mappe. Quando ti svegli la calura ha cominciato ad attenuarsi; Galerio sta preparando una sigaretta e Leo seduto sull'erba di fianco a te. Parlavi nel sonno sorride, e dice che sono le tre passate.

Tornate alla veranda per un giro di caff che vi aiuter ad affrontare lo strappo della salita fino al Poggio. Il tatuato non si vede pi, e quando sente i vostri discorsi, il nuovo gestore ci tiene a dirvi che nessuno si spinge a piedi lungo la strada del Poggio. Ci passato il giro d'Italia, qualche anno fa dice. Quando c'era Pantani aggiunge per intimidirvi, ma a te ormai viene solo da sorridere. Non sa che eri sotto al podio a Parigi, e non sa che lo spirito del Giro, il vostro procedere in drappello rilanciando a turno l'andatura, vi ha sostenuti e accompagnati fin qui. Cos risalite senza fretta le rampe in terra battuta scavate nel terrapieno che chiude il parco verso monte. Puntate il cimitero del paese, e da l vi tuffate verso la bassura che separa Camerano dal dorso del Conero. La strada aggira la piccola chiesa di San Germano, sfiora le facciate delle case e s'inoltra attraverso un corridoio d'alberi. Abbandonata l'ultima frazione, superate il cartello che segna il confine del comune d'Ancona, dove la strada comincia ad arrampicare il fianco del monte. Guadagna quota a strappi, uscendo allo scoperto poco alla volta, poi comincia a disegnare i suoi tornanti pi temibili, e allora dovete camminare curvi e spingere con i polpacci, ma quasi una gioia. Apri la strada staccato dagli altri, come un padrone di casa troppo premuroso, e per quel che ne sanno i ragazzi, l'asfalto potrebbe continuare a salire cos per molte ore. In capo a pochi tornanti, per, la strada si stende di nuovo in

rettilineo attraverso un pianoro fiorito, e allora riconosci il posto in cui insieme a tua moglie vi siete fermati tante volte rientrando da Portonovo. L'entroterra aperto sotto di voi, e le poche frazioni sprofondate nella macchia di corbezzoli sembrano candidi ricoveri per i viandanti storditi dalla calura pomeridiana. Vuoi fare la lepre fino al traguardo? grida Leo staccato di cinquanta passi. Fermati un attimo. Avevo promesso alla Terry di arrivare vivo. Pausa, allora dici mentre esci dalla strada e punti l'ombra dell'unico albero del prato. Pi in l, la scarpata scende ripida verso il fitto di cespugli, e non si vedono sentieri. Nella valletta qui sotto c' una grotta dici a Galerio. Si chiama il buco del diavolo, ma non l'ha scavata il diavolo. L'hanno scavata gli antichi romani, o qualcuno prima di loro, e dentro la grotta si apre un camminamento alto quanto un uomo, che si perde sotto la montagna. Forse era un acquedotto dice Galerio. Chiss dici. Non hanno mai capito dove finisca, ma a forza di cercare l'uscita hanno trovato altre sette imboccature che conducono sotto la montagna, e tutti i camminamenti hanno la stessa forma e le stesse dimensioni. un bel mistero dice sfilando le zavorre. Chiss sopra quanti tunnel abbiamo camminato senza saperlo. Porca miseria dice Leo. Volete farmi scoppiare l'ultimo giorno? Quanto dobbiamo salire ancora?

Ci siamo quasi dici, e cinquanta metri sopra di voi riconosci il viadotto della strada del monte che scavalca un burrone. Io mi metto il costume dici scaricando a terra il Salewa. Mi sa che non ci fermiamo pi fino alla fine. Cosa facciamo, poi? dice Galerio. Questa sera, dico. Hai degli impegni? domanda Leo. Ho una fidanzata e un'auto che cade a pezzi, a Perugia. Ma per stasera non ho nessunissimo impegno. Allora facciamo cos dici. Chiamo Dina, le dico di venire a cena con noi, e questa sera si dorme a casa sua. Possiamo restarci un po' di giorni, se volete. Io mi sa che domani filo a Bologna, prendo la moto e vado dalle donne dice Leo. Ma questa sera mi fermo molto volentieri. Non ci sar bisogno di piantare la tenda in giardino. Ci sono letti per tutti dici. E domani o quando volete, vi porto in macchina alla stazione. Sbucate sulla strada del monte poco prima del viadotto; lo percorrete fino in fondo. Incespichi un paio di volte, camminando fra gli sterpi che assediano la carreggiata, e ti ritrovi a pensare, sgomento di avercela quasi fatta, che ormai solo il pi strampalato degli infortuni potrebbe impedirvi di raggiungere la riva. Superate la deviazione che sale al Poggio, i cui abitanti, una notte senza luna di cinque secoli fa, furono rapiti fino all'ultimo dai pirati saraceni sbarcati nella baia, e adesso davanti a voi ci so-

no solo campi coltivati che affacciano direttamente sul mare. Vi lasciate indietro l'hotel a picco sulla costa in cui tu e Dina avete trascorso la prima notte di nozze, appena un anno fa, e neppure lei pu avere dimenticato la gioia di allora. La plaga di Portonovo, generata da un immensa frana staccatasi in tempi antichi dal versante a mare del Conero, si mostra trecento metri sotto di voi, dominata dalle chiome di lecci e pini che ricoprono il fianco del monte. Qua e l, dove l'opera di rimboschimento compiuta negli anni Trenta non ha dato i frutti sperati, costoni di calcare a nudo, colpiti dai raggi bassi del sole, biancheggiano come ferite sull'immenso dorso verde del monte che strapiomba. Una teoria di auto e scooter carichi di ragazzi emerge dal viottolo asfaltato che conduce alla spiaggia. Prendono quasi tutti la via d'Ancona, e per un po' pensi a quando, con i compagni, si prefigurava per tutta la primavera una gita a Milano Marittima, o Riccione, per celebrare insieme la fine dell'anno scolastico. Cos potete fermarvi discosti dall'imboccatura della strada, in mezzo al grano maturo, a scattare le foto che mostrerete come prova agli amici pi urbanizzati e mods, e anche quando avrete finito di esibirle, sai gi che resteranno a tenervi compagnia a lungo. Non puoi fare un autoscatto? dice Leo. Tutti insieme. L'arrivo si specchia nella partenza, e i laghetti salmastri di Portonovo, imprigionati da un sottile cordone di terra sul quale trovano posto gli stabilimenti e i ristoranti che fra poco cominceran-

no ad affollarsi, ti ricordano da vicino la quiete della laguna delimitata dai tomboli che uniscono l'Argentario alla terraferma. E la chiesetta di Santa Maria di Portonovo, costruita in pietra bianca del Conero all'estremit pi riparata della baia, si riflette nel santuario dei Passionisti sul monte Argentario. Da mare a mare, da un monte che svetta fra le acque a un altro che vi irrompe, e la strada fatta fin qui solo il filo d'una collana che finalmente si chiude e prende significato. Fra poco chiamerai Dina, le dirai che siete arrivati e forse lei vi raggiunger per cenare insieme in riva al mare e fare un po' di festa. Magari porter anche Malcolm, imbragato nel seggiolino aeronautico incorporato ai sedili posteriori. Servir stringersi, fino a casa, ma in macchina sono appena venti minuti. A tutto questo penserai fra un attimo. Guardi l'orologio e sono le sette, come tutte le sere quando smettete di camminare. Superate il parcheggio dell'ultimo ristorante, ne traversate increduli la terrazza. Uno dei camerieri che apparecchiano per la cena vi guarda storto, ma voi gli sorridete lo stesso, e di certo non sa da dove arrivate. Scendete la scaletta che conduce alla riva, e non c' pi strada davanti a voi, solo una breve spiaggia di sassi candidi e il mare che riempie la curva dell'orizzonte. Pi in l ci sono un po' di ragazzi che radunano le proprie cose e si apprestano a tornare a casa, ma nel giro di poco non c' pi

nessuno tranne voi e i vostri zaini. Che dite, regiz fa Galerio dopo un po' che nessuno dice niente. Siamo arrivati fin qua per non bagnarci neppure i piedi? Cos ti spogli degli scarponi che ormai fanno solo caldo, della maglietta e dei calzoncini in cordura da trapper e della maglietta, e con passo incerto, i piedi feriti dai sassi, guadagni la riva insieme ai tuoi amici. Si tocca per una decina di passi, e poi sotto i piedi non avete pi niente, e lo sapete tutti e tre, mentre nuotate verso la boa pi lontana, che non ci sar pi nessun momento come questo. Pensi a tuo fratello, al Vietnamita e a quella volta che l'Assiro si lanci in inverno nello Stretto, e mentre nuoti come fosse la prima volta, tieni gli occhi aperti su tutta quell'acqua che sembra sostenerti e accoglierti. Ti sembra che il tuo corpo si curi, che i tuoi piedi tornino qualcosa che presto sar di nuovo sano, e finch non tocchi la boa continui a nuotare guardando il fondo che si fa scuro. Poi ti fermi a rifiatare, galleggi e basta, a occhi chiusi perch il sole radente t'acceca, ed bello sentire di nuovo il sale sulle labbra. L'hai chiamata Dina? domanda la voce di Leo, e allora lasci affondare le gambe, le muovi il poco che serve a tenere la testa fuori dall'acqua e guardi i sorrisi galleggianti dei tuoi amici a poche bracciate da te. Fra poco sar qui dici. Possiamo restare a cena qui o andare dove ci pare.

stato un viaggio bellissimo dice Leo. Domani continuiamo camminando sulle acque dice Galerio. Fino alla Dalmazia. Era da una vita che non me ne stavo lontano dalla ditta e lontano dalle donne. Ancora dovete vedere le foto dice Galerio nuotando lento a dorso. E comunque questo posto meraviglioso. Ci credo che ai saraceni piacesse. Ormai la spiaggia in ombra, e i camerieri stanno accendendo candele al centro dei tavoli, ma dove siete voi il sole si vede ancora, e seguendo la striscia d'oro che balugina fra le onde, la vedete perdersi verso il largo. Peccato per il Viet dici battendo i piedi per restare a galla. Non avrebbe avuto tempo in ogni caso, di arrivare fin qui, ma se lo meritava. Stasera lo chiamiamo dice Galerio. E a vedere i Pixies, ce lo portiamo anche in barella. Quand'? dice Leo. Lo stesso giorno dei Cure o quello dopo? Nettamente lo stesso dici. Prima suonano i Pixies e poi i Cure. E anche un metallaro come te non dovrebbe mancare. Poi senti Galerio chiamare il tuo nome.Strana magia aver pensato di festeggiare senza di loro. Lo vedi che ti indica la riva e Dina l, in piedi di fianco agli zaini. In braccio ha il piccolo, e dieci passi pi indietro, in testa alla scaletta del ristorante, vedi il passeggino e pensi che nessuno ti restituir tre settima-

ne della vita di Malcolm. Sollevi un braccio, anche i ragazzi salutano. Dina alza una mano e sorride. La vedi chinarsi sulla piccola testa di Malcolm, e mentre gli parla vi indica. Allora prendi a nuotare in diagonale verso riva, la testa fuori dall'acqua, senza mai perderli di vista.

Durante questi undici mesi.

Durante questi undici mesi sei tornato molte volte sui luoghi traversati d'un fiato la primavera scorsa. Gli amici che ti hanno accompagnato e quelli che non hanno potuto farlo, chi ti aspettava e chi avete incontrato per caso, adesso ti appaiono persone legate da un solo destino, quello della terra che li ospita e nutre. Unica la terra e unico l'amore, mentre gli uomini, presi uno a uno, sono molto meno unici e insostituibili di come credevi a diciassette anni.

Ormai sei sicuro che le persone, queste presunte isole, non fanno che misurarsi a vicenda e trarre ispirazione dai propri simili. Anche nei boschi. Basta essere pi di uno perch accada, ed naturale come l'amore che si prova a primavera per le creature leggiadre. Ma tutto questo lo sospettavi gi, e non sei partito per conoscerti meglio, o conoscere meglio i tuoi amici. Volevi disconoscerti, se mai. Dimenticare il tuo nome e restare nudo con la fatica e la gioia, vicino a qualcuno di cui potevi fidarti e alle cose essenziali che conoscevi da sempre. Ora sai che si pu, e se pure gli scarponi che ti hanno condotto da un mare all'altro sono arrivati sdruciti e senza traccia di carrarmato, prima della fine dell'estate ne avevi gi comprato un altro paio. A novembre, quando ancora la temperatura era mite, hai ripercorso alcune tappe insieme a Galerio. Avete dormito sotto un igloo nuovo di zecca, e vi capitato di essere sorpresi dal tramonto senz'acqua, e senza torcia, in mezzo a un altopiano di ginestre vicino al cielo. Avete visto di nuovo i cinghiali irrompere attraverso la selva, ma in quella stagione non c'erano pi cuccioli spaventati, solo animali robusti pronti ad affrontare l'inverno. Finalmente durante le feste sei riuscito a portare Dina in Toscana per mostrarle le terre che avete traversato fra la costa e il limite della Valdorcia. Era la prima volta che lasciavate Malcolm ai nonni per pi di una notte, e lei faceva da navigatore con le Kompass aperte sulle gambe. Era bello guidare la Polo a briglia sciolta lungo le strade bianche, riconoscere le svolte e i paesi e ritrovare ogni

cosa addormentata, sognante, in attesa di rinascere a primavera. Mentre viaggiavate attraverso quei luoghi ti sembrava di dividere con tua moglie l'amore che finora avevi dovuto tenere per te. Il giorno dell'Epifania, prima di rientrare in citt, siete saliti insieme sulla cima del Monte Labbro per vedere da vicino il tempio giurisdavidico e la grotta in cui Lazzaretti si ritirava a pregare. Enormi spirali di pietre bianche circondavano la sommit del monte, e le rovine degli edifici comunitari affioravano ai piedi del tempio simile a un antico nuraghe. Alcuni gradini tagliati nella roccia permettevano di salire fin sulla copertura, dove nelle notti di ferragosto gli ultimi fedeli di Lazzaretti accendono un grande fal in segno di pace. Cominciava a fare fresco, la parete del monte strapiombava a pochi metri, ma il breve giro dei gradini non era esposto, cos anche Dina salita con te. Da lass l'Amiata, con la sua vetta coperta di neve, non sembrava cos alto, e avevi l'impressione che ai suoi piedi s'aprissero solo contrade benedette, in cui l'uomo ancora non ha dimenticato che la terra la nostra unica madre. Verso Nord, vedevi le zanne delle montagne di casa, il Cimone e il Corno alle Scale, e potevi provare a riconoscere la minuscola sforcatura che un giorno con i tuoi amici avevi scambiato per il Passo d'Annibale. Pi in l, sotto il sole radente baluginava la fortezza candida delle Apuane, e sembrava di poter contare una a una le colline fra Siena e Grosseto.

L'Argentario sembrava vicinissimo, e nel breve spazio d'un giro su voi stessi avete visto la fuga d'alture vulcaniche in direzione di Roma, il Gran Sasso lontano verso Mezzogiorno e i monti della Sibilla. Da quella grande distanza, le creste della dorsale chiudevano l'orizzonte in un arco perfetto di pietra, e ai loro piedi il Subasio e la Valle del Tevere v'apparivano gi in ombra. Allora hai pensato a quando eri un pellegrino con il Salewa, a come ti sembrava che tua moglie si fosse dimenticata chi eri, a tutta la paura che sentivi per i cambiamenti cui andavate incontro. Se era stata lontana da te era per via del piccolo. Di Malcolm e di nient'altro, e adesso che per la prima volta eravate di nuovo soli, non ti sembrava diverso da quando eravate ragazzi. Cos le hai preso le mani, hai provato il bisogno di abbracciarla e sentire vicino l'odore dei suoi capelli. A fondovalle la caligine del crepuscolo confondeva gi i profili delle cose, e tu hai sentito che ora il tuo viaggio era finito sul serio.

Poche sere dopo il vostro arrivo, con tuo fratello, Galerio e il Vietnamita, eravate a Bologna, in mezzo a decine di migliaia di persone scese in piazza per festeggiare il nuovo sindaco. Dopo le settimane di marcia e i primi giorni con Dina e Malcolm, non eri pi abituato a vedere tanta gente insieme, ed stato bello cantare con loro le canzoni di sempre mentre l'estate comin-

ciava per tutti. Clacson e sirene sono andati avanti fino al limite dell'alba, e mentre passeggiavate sotto i portici illuminati a giorno avete deciso che non aprirete nessuna cooperativa. A bocce ferme, vi sembrava un impegno troppo grosso dal punto di vista burocratico. Troppo per gente estroversa come voi, almeno, ma l'idea del sentiero a lunga percorrenza continuava a piacervi. Il Viet faceva i suoi preventivi basati sul costo al litro della vernice, e Galerio insisteva perch anzich una cooperativa vi limitaste a fondare un'associazione culturale. Per credevate ancora che, se pure saranno tre in tutto, i matti che decideranno di traversare il Paese da un mare all'altro, quei tre matti hanno diritto a una segnaletica decente. Vi eravate addirittura divisi i compiti, e sembrava che entro ferragosto la vostra associazione culturale sarebbe stata operativa, gi in contatto con le amministrazioni locali, lanciata a pieno regime verso la realizzazione del Sentiero dei Due Mari.

Oggi Luca Rappini detto il Vietnamita non pi un rappresentante di poltrone da dentista. Durante l'inverno ha resistito in modo semieroico alle minacce della madre che voleva farlo assumere da capo in farmacia. Quando le forze stavano per venirgli meno, l'ha raggiunto la telefonata d'un compagno d'universit di ritorno dalla Germania. A