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1/16/2014

Il mobile che cambia le competenze digitali in azienda

GIOVED 16 GENNAIO 2014


EuniniziativadelCorrieredelleComunicazioniDirettore:GildoCampesato Partner: Responsabileeditoriale:AlessandroLongo

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Sitrasformanoiparadigmiconcuisiusanoesviluppanoisoftwareinazienda.Mailsettoreimpreparato.Le aziendenonhannocapitoaqualifornitoririvolgersi,mentrel'offertadibusinessappcontinuaaevolvere.Adesso devecambiareilmodoincuisiacquisisconolecompetenze
diAlessioJacona
Il quadro semplice: da un lato gli italiani hanno la rete in tasca, perch in 22 milioni accedono a contenuti e servizi digitali usando uno smartphone. Dallaltro, le aziende rincorrono il cambiamento innovando nel segno del mobile sia lofferta consumer, sia i propri processi interni, per trasformare i quali devono aggiornare tanto gli strumenti quanto le competenze necessari a gestirli. Nelle aziende lintroduzione di smartphone, delle applicazioni e del concetto stesso di Appstore stanno realmente generando un cambio di paradigma nella modalit stessa con cui si sviluppa il software aziendale, spiega AndreaRangone,responsabile scientificodellOsservatorioMobileDevice&BusinessAppdelPolitecnicodiMilano. Innanzitutto leappdevono esseresingletask,semplicidausareeimmediate,cioloppostodelclassicoapplicativoaziendalecheera concepitoperoperarea360gradiedesseremultifunzionale.Insecondoluogo,cambianoiciclidisviluppoe aggiornamentodelsoftware,perchlutentestessoadarefeedbacksullapp:si mette nello store, si ricevono dei feedback, si effettuano le modifiche, si pubblica laggiornamento. In questo modo i tempi di update sono molto rapidi e non richiedono anni-uomo di sviluppo. Anche questa una rivoluzione. Ci sono aziende, specie quelle pi grandi, che hanno colto la trasformazione in corso e hanno modificato almeno in parte la modalit di approvvigionamento delle applicazioni. Lo confermano i dati forniti di recente dallOsservatorio del Polimi sugli investimenti nella Mobility in azienda, secondo cui le imprese che li ritengono prioritari passano dal 37% del 2012 al 50% del 2013, cio una su 2. Diventeranno 2 su 3 nel 2014. Per contro, sonoancoramoltelerealtche,abituateaunafilieradisviluppodelsoftwareormai stabilizzatadadecenni,orasitrovanospiazzate.E ci in primo luogo perch spesso non capiscono questa rivoluzione e la ritengono un fenomeno solo consumer, distante dal mondo aziendale - spiega ancora Rangone - Purtroppo un errore, perch lutente business abituato nel privato ad usare questi sistemi caratterizzati da semplicit e immediatezza, e ora si aspetta di trovare in azienda strumenti molto simili. Il secondo problema, strategico, che leaziendenonhannoancorabencapitoaqualifornitoririvolgersi.Veniamo contattati da un numero crescente di grandi aziende che ci chiedono consiglio su dove trovare agenzie e team di sviluppatori pi agili e veloci dei tradizionali system integrator - conferma infatti Rangone ne hanno bisogno, ma non sanno a chi rivolgersi. Altra anomalia che proprio le Piccole e medie imprese, cio coloro che trarrebbero maggiore vantaggio dallimpiego di tecnologie pi agili e dai costi pi contenuti, sono anche quelle che mostrano maggiore difficolt ad adottare device mobili e app. E questo perch manca la cultura necessaria a fare il salto. Mentre le aziende italiane cercano di capire come adeguarsi al nuovo che avanza, nel frattempo sulfrontedelloffertasiregistranosegnaliincoraggianti.C ome rivela RiccardoDonadon,cofondatoreeCeodiHFarmnonchPresidentediItaliaStartup, dal 2005 a oggi la cultura e lecosistema delle startup tecnologiche sono cresciuti sensibilmente: Lanno in cui abbiamo iniziato come H-Farm, ricevemmo appena 150 proposte ricorda mentre ora viaggiamo sulla media di 1200 candidature ogni sei mesi. C stata una crescita di consapevolezza e, ora che le aziende utilizzano al loro interno device mobili in modo pi consolidato, si aprono nuove opportunit. Donadon porta come esempio fra tutti il caso di H-umus, azienda incubata da H-farm che sviluppa Nuxie.QuestultimaunapiattaformasuiPaddedicataallavenditapershowroom, agentiinmobilitepuntivendita che sostituisce i tradizionali strumenti di presentazione e vendita basati su carta o mouse e tastiera con una soluzione efficiente, interattiva e funzionale che utilizzi i pi avanzati dispositivi mobili. Nel 2012 H-umus entrata a far parte di TeamSystem, diventando di fatto lemblema di come vecchie e nuove competenze possano incontrarsi, combinarsi e generare valore. Per il resto parlano i numeri: nel 2012 il mercato complessivo delle app e dei contenuti digitali distribuiti via rete e telefono cellulare (giochi, news, video, social network, ecc.) valeva secondo lOsservatorio del Polimi 623 milioni di euro, registrando una crescita pari al 20%. Se il panorama incoraggiante, non mancano tuttavia le criticit: come evidenzia ancora Donadon, in Italia uno dei principali problemi che le startup faticano a farsi acquisire: Quando una grande azienda compra una startup, una win-win situation - spiega - chi compra, porta in casa le nuove competenze di cui aveva bisogno; chi viene acquisito, ha a disposizione nuovi mezzi per portare avanti il proprio progetto; gli investitori vedono rientrare i fondi stanziati che poi possono reimmettere nel circuito sotto forma di nuovi finanziamenti. Purtroppo in Italia si tende ad assumere i singoli talenti piuttosto che a inglobare limpresa con il risultato avverte Donadon - che spesso questi si perdono tra centinaia di dipendenti e il loro potenziale innovativo si riduce drasticamente. Un altro problema da affrontare e risolvere pi a monte, e riguarda non solo le competenze dei lavoratori, ma il modo stesso in cui queste vengono acquisite. Secondo Pietro Paganini,professoreinBusinessAdministrationpressolaJohnCabottUniversityefounderdiCompetere.eu, il lavoratore del futuro dovr essere formato in modo radicalmente diverso, sia esso uno startupper oppure un dipendente sul libro paga di una grande azienda. Il nostro sistema scolastico, basato sul trasferimento di competenze, non in grado di plasmare lavoratori capaci di affrontare e gestire i continui mutamenti cui oggi sono soggette ormai tutte le professioni, spiega Paganini. La ricetta per sopravvivere in questo nuovo mondo del lavoro impone invece di non limitarsi ad acquisire competenze, ma di sviluppare un approccio interdisciplinare alla conoscenza, nonch una forte propensione al problem solving. Abilit queste, che i nuovi professionisti dovranno mettere in pratica sempre pi spesso, mentre passano da unazienda allaltra: Verr sempre meno la figura del dipendente fisso che svolge la stessa mansione per 40 anni conclude Paganini mentre si avranno sempre pi innovatori che vengono assunti per breve o medio periodo con il compito di far evolvere un prodotto o processo. Professionisti che dovranno rinnovare continuamente le loro competenze e fare cose sempre diverse.

11 Luglio 2013 TAG: jacona, mobile, politecnico di milano

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