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Ripetizione e sublimazione | RAPSODIA.

Rete di psicanalisi, arte, vocalit

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RAPSODIA. Rete di psicanalisi, arte, vocalit


A cura di Laura Pigozzi

Ripetizione e sublimazione
Pubblicato il 13 dicembre 2011 da Laura Pigozzi

da Laura Pigozzi, curatrice del sito

La ripetizione il primo movimento di un atto creativo: si ripete un gesto quando esso ha trovato una soluzione, sia pure incompleta e parziale, ad un problema pratico, psichico, teorico. Ripetendo lazione, essa diventa acquisizione, nuovo sapere, ma qualche volta anche sintomo, come nel gesto ossessivo che mortifica la vita, oppure nel ripresentarsi di scene esistenziali che il soggetto, dolorosamente, reitera con puntualit. Qual la differenza tra la ripetizione come sintomo e come gesto inventivo? La domanda cruciale perch persino gli effetti sintomatici nascono da una pulsione alla vita, dal fatto, cio, che si ripete una prima acquisizione di successo, una prima, pur immaginaria, soluzione al problema: a causa della gi sperimentata sicurezza e riuscita, il soggetto simmagina di tener lontano il rischio del fallimento. Si ripete ci che si gi vissuto una volta e si pu continuare a farlo per tutta la vita perch il soggetto ha dimenticato rimosso quella prima marcatura. Chi non ricorda destinato a ripetere, chi dimentica il passato condannato a riviverlo. Per lui non ci sar rettifica, finch non ricorda. La ripetizione un primo gesto evolutivo, tanto da poterla pensare come stadio nascente della sublimazione: la ritroviamo nel gioco del bambino e, in musica, nei canoni corali, nei pattern musicali, nei riff, negli ostinati, nei groove ritmici, nei loop elettronici: tante le forme della ripetizione in musica. Essa si ritrova, non a caso, in alcune tra le pi amate composizioni classiche, come lAve Maria di Gounot, il Bolero di Ravel o le Variazioni Goldberg di Bach. La variazione, per esistere, ha bisogno di un substrato ripetitivo. Dalla filastrocca alle composizioni antiche pi conosciute, il nucleo sempre la ripetizione. Tra le ripetizioni pi famose ricordiamo il Preludio de Il clavicembalo ben temperato di Bach dove lo stesso modulo musicale proposto due volte in modo identico, poi varia di poco e si ripete altre due volte e cos via: lo stesso Gounod lo ha utilizzato come sottofondo armonico alla melodia della nota Ave Maria, costruita quindi come una improvvisazione sulla ripetizione bachiana. Tra i contemporanei pensiamo alle ipnotiche ripetizioni di Philip Glass nella colonna sonora del celebre film Koyaanisqatsi, o al riff di Smoke on the water dei Deep Purple. Il tema ripetitivo de La Follia di anonimo portoghese, scritto intorno al 1490 stato il fondamento su cui Scarlatti, Corelli, Vivaldi, Salieri costruirono variazioni e solo questultimo ne fece ben 26. Un altro canone famoso lanonimo inglese Greensleeves composto nel XV
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secolo, variato e rielaborato dalla voce di Leonard Cohen e nella bellissima Amsterdam di Jacques Brel, cos come dai Jethro Tull e riproposto anche dal sax di Coltrane. Senza la ripetizione la musica non esisterebbe, al punto che il minimalismo ne ha fatto il principio creativo. Steve Reich, uno dei suoi pi noti esponenti, sostiene che la musica pi interessante consiste semplicemente nellallineare i loop allunisono e lasciarli uscire lentamente fuori fase tra loro. Una delle sue opera pi famose Music For 18 Musicians, del 1974, inizia con la presentazione di un ciclo di undici accordi che vengono poi suonati separatamente e seguiti da variazioni musicali create su ognuno. watch?v=vpbtFfSl3-c Per Terry Riley, altro compositore minimalista, la musica ciclica, proprio come luniverso. Nella sua In C presenta 53 pattern nella tonalit di Do, la pi semplice al piano: uno spartito minimo da cui scaturiscono ore di musica e un numero imprecisato di musicisti nellesecuzione di Los Angeles nel 2006, furono addirittura 124! ciascuno dei quali sceglie quali pattern suonare e quante volte ripeterli. Il fondamento dellopera dato da una voce che ripete costantemente il suono della nota Do. watch? v=ae2QqTbVHaA Allora, quale la differenza tra la ripetizione come sintomo e la ripetizione come atto creativo? La prima crede di poter evitare la variazione e la seconda, invece, accetta la variazione implicita in ogni ripetizione. Lossessivo ripete per non dover cambiare, imbalsamando la sua vita pur di tener lontana ogni variazione, che , per, implicata in ogni ripetizione. Uno stesso suono, infatti, non si ripropone mai identico, e ci accade non solo alla voce umana, ma persino al suono ottenuto con uno strumento: la forza, il mood, lintenzione con cui si pigia un tasto o una corda non mai identica. I minimalisti, nella loro ricerca estrema, hanno avuto il merito di svelare che la ripetizione sempre il segreto della composizione musicale. In una ballad o uno standard, una canzone popolare o un lied, unopera moderna o classica, la musica costruita sulla ripetizione. Nella struttura di ognuna di queste forme c sempre un ritornello, una frase musicale che ritorna e si fissa nella memoria. Ogni ritornello successivo variato, arricchito dalla storia che, nel frattempo, si prodotta nellopera. Il ritornello variazione in potenza, anzi , intrinsecamente, una teoria della variazione che rivela come esso abbia in s una struttura che chiama il movimento e la differenza. Il ritornello il familiare in quanto ripetizione e, nello stesso tempo, lestraneo della variazione: esso Das Unheimliche perch nella apparente ripetizione introduce lapertura alla variazione illimitata. Ogni ritornello bifronte: usuale e insolito, identico e straniero. Il principio di ogni improvvisazione prevede che su una stessa armonia insistano infinite melodie che possono anche essere suonate contemporaneamente, come la citata opera In C di Riley. Limprovvisazione figura estrema della variazione non potrebbe esistere senza una rigorosa struttura armonica che si ripete e che costituisce il ground di ogni invenzione. Ripetere una nota o una frase. Nel mare magnum dellimprovvisazione necessario qualche volta fermarsirilassarsi un momento. Si affaccia qui una dialettica di ripetizione e di avventura senza di cui la musica, anche la grande musica del passato, non potrebbe esistere. (A.Cappelletti, Paul Bley. La logica del caso) La ripetizione sta al centro della creazione. Nella sua forma pi rudimentale pura rassicurazione: la cantilena, la nenia, la ninna nanna, le onomatopee sono, tutte, costruite sul modello inconscio della ripetizione: per questo che funzionano cos bene nei bambini per addormentarli, calmarli, rasserenarli, cullarli. La filastrocca, inoltre, connota affettivamente il linguaggio e facilita, cos, laccesso alla parola. Nei concerti jazz il gioco con il pubblico, consiste nelleseguire un obbligato figura musicale che replica una successione di note e ritmi a intervalli irregolari: quando lartista giudica che il pubblico lo possa ricordare, lo invita a ripeterlo, cosa che il pubblico fa con grande prontezza e con un piacere che rasenta il giubilo del neonato nel gioco vocalico con la mamma. La ripetizione non , in s, sedativa perch ci che serve nellavanzamento verso il nuovo: ci che rende possibile la variazione e linvenzione, la pausa in cui riprender fiato mentre si procede nella scoperta, il saputo che fa rete per un nuovo lancio nellacrobazia del sapere. Non si inventa dal nulla ma da variazioni successive! Diventa sedativa quando si blocca, come nelle azioni rituali ossessive o ottundente nel meccanismo psichico che ripete il trauma.
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La ripetizione meccanismo universale del funzionamento psichico, come ha ben mostrato Freud, e lo non solo in senso sintomatico. Linvenzione ci che fa evolvere la ripetizione anche nella nevrosi: se il trauma un inassimilabile, un fuori linguaggio, la via perch esso acquisti senso linvenzione. Al punto che si pu dire che al centro di ogni creazione, che se ne sia consapevoli o meno, c un trauma. Una piccola curiosit: Freud si definiva ganz unmusikalisch, poco portato per la musica ma, appena poteva, anche quando la sua salute vacillava, non si perdeva un concerto di Yvette Guilbert, la pi celebre chanteuse francese, dotata di una personalit di rilievo, adorata dallintellighenzia dellepoca e a cui Freud, che aveva nel suo studio una foto con dedica della cantante, era legato da rapporto di amicizia. Yvette, modella preferita di Toulouse-Lautrec e amica forse amante della Duse, era famosa per linterpretazione convincente che riusciva a dare dei vari personaggi che metteva in scena nelle sue canzoni. Freud la incontr una prima volta nel 1889 a Parigi dove, consigliato da Madame Charcot, and ad ascoltarla al caf-concert LEldorado alla serata di debutto di Yvette, restandone incantato, ascoltandola a bocca aperta, secondo la testimonianza della signora Charcot. Si conosceranno personalmente, per solo nel 1926 grazie allamicizia tra una nipote della cantante e la figlia di Freud, Anna. Probabilmente listrionicit dellartista dotata, come ebbe a dire Freud, di uno charme magico era un soggetto che lo interrogava, dal momento che, per lui, listerica e la donna mantennero, fino alla fine, qualcosa di imprendibile. La canzone rappresenta la forma pi evidente della creazione nella ripetizione che si manifesta sia nella musica che nel testo, nelle parole, certamente pi vicine della musica alla sensibilit di Freud. Del repertorio della cantante, Freud amava particolarmente una canzone il cui refrain dice: dites moi que je suis belle: una domanda che al centro aveva la bellezza, la cosa pi inutile e indispensabile, secondo Freud. In questa invocazione, insistentemente replicata nel brano della Guilbert, forse Freud ha scorto la domanda cruciale dellisterica, la quale si aspetta che il valore le possa (e le debba) giungere dallAltro e, dunque, glielo domanda. Nella istrionicit di quella interprete, il sobrio psicanalista viennese avr forse colto il variare continuo di quella petizione ripetuta che risultava ogni volta diversa e aggiungeva indefinitamente qualcosa che non era stato chiesto prima, pur nella permanenza delle stesse parole. Ad ogni ripetizione come se, inspiegabilmente, la domanda possa contenere nuove invocazioni pur formulandosi sempre alla stessa maniera. Ci che Yvette in realt canta, allora, la migrazione metonimica del desiderio che non mai soddisfatto e ripete allinfinito la sua richiesta, mettendo in scena il brivido di quel godimento femminile capace di fare arte sullorlo di un impossibile. Il segreto di una donna cominci presto ad interrogare Freud e fu una domanda che non lo abbandon mai. Ripetizione e variazione la riguardano intimamente. (da: L. Pigozzi, Voci smarrite. Godimento femminile e sublimazione, Antigone Edizioni, 2011)
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