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Alberto Viotto
alberto_viotto@hotmail.com

Il limite classico

Le nuove idee scientifiche possono cambiare radicalmente il nostro modo di vedere noi stessi e la realt.

Copyright 2013

Al lettore Questo intende essere un libro di filosofia. Che impudenza! si dir. Per confutare questa accusa necessario chiarire il significato che la parola "filosofia" ha per l'autore. Una delle definizioni pi comuni di questo termine dice che la filosofia il tentativo di dare risposta ad alcune "domande fondamentali" che l'uomo non pu fare a meno di porsi, ad esempio "che cosa importante nella propria esistenza?", oppure "che cosa si vuole ottenere dalla vita?". Questa definizione manca di unit ed eleganza; vero che si pu dire che la filosofia la risposta alle domande fondamentali, ma poco soddisfacente dal punto di vista intellettuale che la definizione di una entit sia composta da elementi (le "domande") di cui non chiara la correlazione. necessario trovare un punto di partenza unitario; da questo si potranno poi derivare altre definizioni. Una filosofia una concezione generale della realt, un pensiero generale, di secondo livello; da questa concezione deriva il modo in cui guardiamo a noi stessi ed alla realt che ci circonda. Questa concezione implica la definizione delle proprie scale di valori, degli obbiettivi della propria esistenza; in altri termini, implica la propria risposta alle domande fondamentali. Dalle prime domande possono derivarne molte altre. La nostra esistenza ha un senso, un fine? Vale la pena vivere? La vita gioia o un oscuro dovere? E infine, quali sono le leggi che regolano la realt che percepiamo? In che modo possiamo conoscerla? impossibile non avere una concezione della realt, non avere una propria filosofia. Nessuno pu evitare di porsi le domande fondamentali, anche senza rendersene conto. Si vive per diventare ricchi? Per ottenere piaceri materiali? Chi ha questa convinzione ha dato una propria personale risposta alle domande fondamentali. Il fatto che questa risposta sia pi o meno rozza, pi o meno interessante o significativa

solo uno degli aspetti della questione; dare una risposta alle domande fondamentali significa occuparsi di filosofia. Ogni nostra azione, ogni nostro pensiero influenzato dalle risposte che abbiamo dato a queste domande, anche inconsciamente; sono influenzati dalla nostra filosofia il modo in cui spendiamo i nostri soldi, il modo in cui passiamo il nostro tempo libero, la scelta delle cose a cui dedichiamo la nostra attenzione. Dipende dalla nostra filosofia il modo in cui affrontiamo il mondo, se siamo in grado di apprezzare la realt o viviamo perch "dobbiamo" farlo, il modo in cui ci impegnamo nelle nostre attivit, in cui reagiamo alle avversit, in cui trattiamo gli altri. La ricerca di risposte alle domande fondamentali ha dato origine a teorie estremamente sofisticate; quando si parla di "filosofia" si pensa ad Aristotele, a Cartesio, a Kant. In realt la natura delle teorie "nobili" non diversa da quella delle teorie che ognuno di noi elabora per affrontare la vita di tutti i giorni. Spesso nel pensiero comune la filosofia associata ad un sentimento di repulsione ed vista come una cosa totalmente inutile, regno di vecchi e noiosi professori o di giovani dissipati e fannulloni; in realt anche chi disprezza la filosofia come cosa "inutile" ha dovuto definire un proprio concetto di "utilit". In questo modo si occupato di filosofia, ed il suo disprezzo rientra in una concezione filosofica del mondo. In realt ci che egli disprezza non la "filosofia", ma le concezioni filosofiche sofisticate che, secondo lui, rubano tempo alle cose importanti. Per esprimere questo giudizio, per, stato necessario definire quali siano le "cose importanti". La propria sopravvivenza certamente importante, anzi essenziale. Non vi potrebbe essere pensiero altrimenti! Ma nessuno, in realt, impiega ogni sua energia e ogni suo pensiero per il proprio mantenimento. La quantit di cose non strettamente legate alla nostra sopravvivenza e che riteniamo importanti elevatissima. Il nostro cibo molto pi elaborato del necessario, le nostre abitazioni ed i nostri vestiti sono molto pi sofisticati di quanto servirebbe; ottenere queste cose costa

molto tempo ed energia. Spendiamo buona parte del nostro tempo leggendo il giornale, guardando la televisione, parlando con gli amici al bar. Ovviamente non intendo sostenere che queste cose non siano importanti; ma la scelta di dedicare loro il nostro tempo una scelta "filosofica", anche se spesso non meditata. Non siamo obbligati a fare queste cose. Vi sono persone che dopo avere studiato e talvolta conseguito una laurea scelgono di fare una vita da hippy; anche loro hanno fatto una scelta "filosofica", diversa da quella della maggioranza. In realt c' molto interesse per i problemi filosofici, e l'"offerta" di risposte estremamente vasta e differenziata. Il grande successo di molte sette nasce proprio da questo bisogno: esse danno risposte, sia pure rozze e superficiali, a domande filosofiche. Il pensiero filosofico quindi un argomento molto delicato, a cui ogni persona estremamente sensibile; non a caso a scuola non si insegna "filosofia" ma "storia della" filosofia. In genere la storia di una disciplina (anche se non pu essere del tutto oggettiva) d riferimenti meno contestabili. La mancanza di risposte accettate da tutti e l'importanza primaria del problema fanno s che non sia opportuno studiare una risposta particolare. L'argomento troppo scottante, troppe le differenze tra il modo di pensare delle persone. Non si pu fare a meno di avere una filosofia, e quindi ognuno ha diritto ad elaborare liberamente la propria. Ecco quindi una giustificazione alla "impudenza" di cui si parlava all'inizio. Ognuno ha diritto ad avere la "sua" filosofia ed eventualmente a scrivere un libro che ne parli. La filosofia cosa troppo importante per non occuparsene direttamente, per lasciarla a coloro che se ne ritengono i depositari.

La scienza
La filosofia e la scienza All'inizio del pensiero occidentale il termine "filosofia" comprendeva tutte le scienze; in seguito alcune parti del pensiero filosofico si sono estremamente specializzate e sono state caratterizzate con nomi propri. In origine la fisica, l'astronomia e le scienze naturali erano parte della filosofia; la loro evoluzione le ha rese qualcosa di peculiare. In realt ancora adesso alcune discipline scientifiche sono pi vicine alla filosofia di quanto comunemente si creda, ed i risultati che hanno raggiunto possono essere applicati al pensiero filosofico. La fisica, in particolare, affronta problemi molto vicini alla filosofia ed ha realizzato straordinari progressi rispetto al pensiero (alla "filosofia") comune. I capitoli successivi descrivono in maniera estremamente semplificata alcune idee fondamentali della scienza. Una funzione di questa digressione di creare un bagaglio di conoscenze in comune con il lettore; la descrizione di queste idee ha per interesse anche dal punto di vista filosofico, come apparir chiaro nelle prossimi parti. Questi capitoli non richiedono particolari conoscenze e sono relativamente facili da affrontare. Diffidate da chi vi dice che le scienze si sono sviluppate al punto da renderle troppo complesse per essere comprese; le idee importanti sono sempre fondamentalmente semplici.

La teoria scientifica

La scienza ... una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni d'idee e di concetti Uno degli aspetti pi interessanti della scienza moderna costituito dal concetto di "teoria scientifica". Tempo fa la scienza era percepita come qualcosa di "magico", in grado di "spiegare" la realt. Questa concezione cambiata; non si presuppone pi l'esistenza di magiche leggi che l'uomo/scienziato deve scoprire, quasi affrontasse un gioco enigmistico. L'uomo percepisce il mondo delle impressioni sensibili e costruisce delle teorie che gli permettono di rappresentarselo internamente in maniera efficace. Una teoria una creazione dell'intelletto umano e la maniera in cui viene elaborata dipende dalla maniera in cui pensiamo. Per convincerci della validit di questa affermazione possiamo riflettere su alcune teorie ormai superate, come la concezione geocentrica dell'astronomia di Tolomeo. evidente che essa dipendeva dal modo di pensare dell'epoca ; si credeva che il sole girasse intorno alla terra perch l'uomo era considerato il centro dell'universo. Anche le teorie utilizzate nella nostra epoca, quindi, possono dipendere dal nostro modo di pensare. Per quale motivo la loro natura dovrebbe essere diversa da quella delle teorie antiche? Gli antichi non potevano rendersi conto dei loro "errori" (gli aspetti del loro pensiero che oggi ci appaiono chiaramente non validi), ma noi non possiamo renderci conto dei nostri. Sicuramente tali "errori" sono meno grossolani (vi sono stati enormi progressi), ma sarebbe un atto di superficialit ritenere che le nostre teorie siano qualcosa di una natura diversa dalle teorie antiche.

Il valore di una teoria risiede nella sua utilit, in particolare nella sua capacit di prevedere nuovi eventi. La meccanica valida perch permette di calcolare con quale velocit un sasso lasciato libero a mezz'aria cadr verso il suolo, o cose analoghe. Non esiste alcuna componente "magica", non esiste una teoria "assoluta"; ogni teoria potr essere soppiantata da una teoria nuova e pi utile. Questa evoluzione avvenuta pi e pi volte; la meccanica aristotelica stata soppiantata dalla meccanica newtoniana, e questa a sua volta dalla meccanica relativistica. Chiedersi se "finalmente abbiamo trovato la teoria definitiva" una domanda ingenua. Le teorie considerate valide nella nostra epoca sono estremamente utili in questa epoca; probabile che in futuro vengano soppiantate da altre teorie, ma non possiamo saperlo. Queste affermazioni non tolgono nulla alla bellezza del pensiero scientifico. Non necessario caricarlo di aspetti che non gli appartengono per apprezzarne l'importanza e la bellezza. Spesso una teoria scientifica meravigliosa, sia nei suoi concetti fondamentali che nelle equazioni che la esprimono. Ci si pu chiedere se le affermazioni precedenti abbiano valore, se esse stesse costituiscano una "teoria" valida (e cio utile in questo momento). Ritengo di s; questa concezione valida e feconda e non conosco motivazioni fondate che la contraddicano. Essa verr quindi ampiamente utilizzata nel corso del libro.

Il concetto di infinito L'infinito un concetto estremamente sfuggente, ma al tempo stesso affascinante. Secondo alcuni, ad esempio, l'universo infinito; ma che cosa significa? che cosa c' al di l delle stelle pi lontane che possiamo a vedere? altre stelle? e al di l di queste? altre stelle ancora? e poi? La fisica moderna ha elaborato teorie ingegnose per rappresentare in modo elegante l'universo; dal punto di vista matematico, per, il concetto di infinito potrebbe sembrare pi accessibile. Sia pure con qualche difficolt, si pu immaginare un "numero infinito". Esso un "numero" (magico!) pi grande di ogni altro numero. Questa entit pu essere usata, ad esempio, per indicare "quanti" sono i numeri, la cui successione evidentemente non ha fine (dato un numero, se ne pu sempre trovare uno pi grande). Questo "numero" ha alcune caratteristiche del tutto peculiari; ad esempio, dividendo l'infinito per un numero, si ottiene sempre l'infinito. Il numero dei numeri pari infinito esattamente come il numero di tutti i numeri. Infatti, se consideriamo la successione dei cosiddetti numeri "naturali" 1,2,3,...... e la successione dei numeri pari 2,4,6,..... vediamo che si pu facilmente mettere in corrispondenza ogni membro della prima successione con un membro della seconda, semplicemente moltiplicandolo per due. Non esiste un numero il cui doppio non sia un numero, e quindi "il numero" (infinito!) dei numeri tutti uguale al "numero" dei numeri pari. quindi

possibile "togliere una parte" all'infinito (il numero di tutti i numeri dispari!) senza che esso diminuisca. Il concetto di infinito riserva per sorprese ancora maggiori. "Questo" infinito che con qualche difficolt siamo riusciti a concepire non ha la propriet essenziale che dovrebbe avere un numero infinito: vale a dire la non esistenza di un "numero" pi grande. Esiste, infatti, un infinito "ancora pi infinito" di quello di cui abbiamo parlato: i punti di una retta sono in numero maggiore della sequenza (infinita!) dei numeri naturali. La dimostrazione di questo importante teorema abbastanza semplice e prover a riportarla. Si tratta di una dimostrazione per assurdo. In tale tipo di dimostrazione si tenta di negare la validit di una ipotesi; se si constata che questo porta a conseguenze assurde si pu ritenere vera l'ipotesi. Immaginiamo per assurdo che si possano contare tutti i punti di una retta (e quindi che il loro numero sia uguale a quello dei numeri naturali). Supponiamo che ad ogni punto della retta corrisponda un numero crescente, a partire da una certa origine a cui facciamo corrispondere il numero 0. Un punto scelto a piacere sulla retta dopo tale origine dovr quindi corrispondere ad un numero. Chiameremo tale punto "p", tale numero "n". Cerchiamo il punto che si trova sulla retta a met distanza tra il punto p e l'origine; tale punto dovr corrispondere ad un numero, evidentemente maggiore di 0 (perch posto dopo l'origine). Cerchiamo ora il punto che si trova sulla retta a met distanza tra il punto appena individuato ed il punto p; a questo punto dovr a sua volta corrispondere un numero, evidentemente maggiore di 1 (perch posto dopo il primo punto individuato). evidente che possiamo ripetere questo procedimento quante volte vogliamo, e trovare punti prima di p a cui corrisponda un numero grande quanto vogliamo. Qualunque numero n si scelga per p, con questo procedimento si pu individuare un punto che si trova prima di p e a cui corrisponde

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un numero maggiore di n. Ci evidentemente assurdo; non si pu quindi associare un numero ad ogni punto della retta. Da questa affermazione deriva che non possibile contare tutti i punti di una retta, e che il loro numero non uguale a quello dei numeri naturali, ma evidentemente maggiore. Ci estremamente sorpendente. Da un punto di vista matematico si dice che i punti di una retta sono rappresentati dalla potenza del continuo che quindi maggiore della potenza del numerabile. I punti di un segmento sono "pi densi" dei numeri naturali. Alcuni aspetti del concetto di infinito sono quindi totalmente anti-intuitivi. Questo concetto, d'altronde, si appoggia su teoremi matematici, e non ragionevole negarne la validit. La totale anti-intuitivit del concetto di infinito e di molti altri importantissima, e verr discussa pi avanti.

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Numeri Pu essere interessante "giocare" un poco con i numeri, per rendersi conto della loro "ampiezza". Ci si pu riferire ai numeri che sono in gioco in alcuni campi scientifici, ad esempio al numero di molecole che si trovano in un litro di acqua; esse sono circa un miliardo di miliardi di miliardi. Per esprimere numeri di questa grandezza si ricorre ad una notazione particolare, detta esponenziale; in tale notazione si considera quante sono le cifre contenute in un numero. Un miliardo, ad esempio, che sappiamo essere scritto come 1000000000, si pu indicare pi semplicemente come "10 seguito da 9 zeri", oppure "10 elevato alla nona potenza". Il numero di molecole che si trovano in un litro d'acqua si pu esprimere come 10 elevato a 27. Per rendersi conto della grandezza di questo numero basti pensare che, se si ricevessero da ogni uomo della terra un miliardo di molecole di acqua, si raccoglierebbe molto di meno di un litro, solo alcuni milionesimi di grammo. Ovviamente esistono numeri molto pi grandi del numero di molecole di un litro d'acqua; si pu calcolare, ad esempio, il numero che esprime quante molecole compongono la Terra. Questo numero dell'ordine di 10 elevato a 50. Si pu procedere ulteriormente e considerare il numero di molecole presenti nell'universo conosciuto, ed altri numeri sempre pi grandi. Ci siamo forse avvicinati al "numero infinito"? Assolutamente no, considerando ognuno di questi numeri giganteschi si pu facilmente pensare ad un numero ancora pi grande. Anche se non riuscissimo ad immaginare una entit che avesse bisogno di un numero pi grande per essere descritta, non per questo potremmo dire di essere vicini al numero infinito; si potrebbe sempre moltiplicare il numero considerato per qualsiasi altro numero maggiore di 1 ed ottenere un numero pi grande a piacere.

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Un altro numero che pu essere interessante conoscere la probabilit di riuscire a "creare" qualcosa di significativo in maniera casuale. Mi riferisco al famoso esempio della scimmia che batte a caso sui tasti di una macchina da scrivere e, dopo un certo numero di tentativi, riesce a comporre un'opera famosa. Quanti tentativi dovrebbe compiere per essere sicura di scrivere, ad esempio, una cantica della Divina Commedia? Per rendere il calcolo pi comprensibile, possiamo chiederci quante varianti possa avere uno scritto che usi soltanto le lettere a e b ed abbia una lunghezza di tre lettere. Le combinazioni possibili sono evidentemente: aaa aab aba abb baa bab bba bbb Nella prima posizione dello scritto ci pu essere una delle due lettere (e si hanno quindi due possibilit), ma ognuna di queste deve essere moltiplicata per il numero di possibilit relative alla seconda posizione dello scritto (nuovamente due) e il tutto deve essere moltiplicato per il numero di possibilit relative alla terza posizione (altre due). Il risultato complessivo uguale al prodotto di due per due per due, in altri termini uguale a due elevato alla terza potenza. Le lettere che compongono una cantica della Divina Commedia sono circa centocinquantamila, il numero dei caratteri usati nell'opera di circa venticinque, considerando anche lo spazio ed i segni di interpunzione. Il numero di tentativi necessari quindi dato da venticinque elevato alla centocinquantamillesima potenza, circa 10 elevato a duecentomila. Questo numero (esprimibile con un 1 seguito da

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duecentomila zeri) molto pi grande di tutti gli altri numeri che abbiamo finora considerato. Per confrontare questi numeri con le cifre in gioco nella nostra vita quotidiana, si pu considerare quanti secondi compongono una vita umana eccezionalmente lunga, di cento anni. Sono "solamente" tre miliardi, un numero del tutto trascurabile rispetto a quelli di cui abbiamo parlato.

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La fisica relativistica Non c' mai stato un tempo in cui non c'era ancora il tempo L'inizio della grande rivoluzione della fisica avvenuta in questo secolo pu essere ricondotto alla teoria della relativit ristretta, proposta da Albert Einstein. Nella vita di tutti i giorni naturale pensare che si possa vedere una cosa nel momento stesso in cui si verifica; in altri termini, naturale rappresentarci la velocit di propagazione della luce come infinita. Se, ad esempio, vediamo un fulmine seguito dal tuono, ci naturale pensare che il fulmine sia caduto nello stesso identico istante in cui l'abbiamo visto. Ci invece chiaro che la velocit di propagazione del suono limitata; infatti sentiamo il rumore del tuono un certo numero di secondi dopo avere visto il lampo; misurando l'intervallo tra il momento in cui vediamo il lampo e quello in cui sentiamo il tuono si riesce a calcolare la distanza a cui caduto. La velocit del suono di circa trecento metri al secondo; se trascorrono tre secondi tra lampo e tuono, il fulmine caduto a circa novecento metri dal punto in cui ci troviamo. In realt la velocit di propagazione della luce non infinita; stato possibile misurarla con esattezza, ed risultata di circa trecentomila chilometri al secondo, vale a dire un milione di volte maggiore di quella del suono. Nella vita pratica quindi ragionevole considerarla infinita; il tempo necessario alla luce per percorrere i novecento metri di distanza dal punto in cui caduto il fulmine di tre milionesimi di secondo e pu essere trascurato. In astronomia, per, una tale semplificazione non possibile; la distanza tra la Terra e la Luna, ad esempio, di circa quattrocentomila chilometri, per cui un raggio luminoso impiega pi di un secondo per percorrerla; se disponessimo di

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uno specchio sulla luna e vi indirizzassimo un raggio luminoso (un esperimento difficilmente fattibile!), potremmo vederlo riflesso solo dopo che avesse percorso la distanza Terra-Luna nei due sensi, vale a dire dopo pi di due secondi. Per percorrere la distanza Sole-Terra la luce impiega addirittura otto minuti. La velocit della luce ha per delle caratteristiche molto particolari. necessaria una digressione per proseguire nel discorso. intuitivo che le velocit si possano sommare. Immaginiamo che una persona si trovi su un treno che viaggia a cento chilometri all'ora, e cammini nel corridoio ad una velocit di tre chilometri all'ora nella stessa direzione di marcia del treno. Dal punto di vista di chi si trova fermo a terra la sua velocit risulta essere di centotre chilometri all'ora. Allo stesso modo, se si muovesse nella direzione opposta a quella di marcia, rispetto a chi si trovasse fermo a terra la sua velocit sarebbe di novantasette chilometri all'ora. Sembrerebbe naturale che tale caratteristica si applicasse anche alla velocit della luce. Immaginare nuovamente un treno in corsa non sarebbe adeguato, vista la enorme sproporzione delle grandezze in gioco (il treno tanto pi lento della luce!). Possiamo pensare ad un aereoplano che si muove a 3600 chilometri orari, vale a dire a un chilometro al secondo. Un raggio luminoso emesso dall'aereo viaggia, dal punto di vista di chi si trova sull'aereo, alla velocit della luce, vale a dire a trecentomila chilometri al secondo. Dal punto di vista di chi si trova a terra, quindi, quel raggio luminoso dovrebbe viaggiare a trecentomilauno chilometri al secondo; la velocit della luce dovrebbe potersi comporre come ogni altra. Sono stati effettuati esperimenti molto sofisticati per verificare questa supposizione. Il risultato stato sorprendente: la velocit della luce, la velocit del raggio luminoso emesso dall'aereo in movimento, la stessa sia per chi si trova a bordo dell'aereo sia per chi si trova a terra. Misurata a terra, essa non

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di trecentomilauno chilometri al secondo, ma sempre di trecentomila. Come pu essere possibile? La soluzione semplice, anche se sorprendente (e profondissima). Una velocit espressa da una distanza divisa per un tempo. Sembrerebbe che, nello stesso tempo, il raggio luminoso compisse, rispetto alla superficie terrestre, un percorso pi lungo di quello effettuato rispetto all'aereo in movimento; da ci deriva la nostra supposizione che la sua velocit debba essere pi elevata se misurata dalla superficie terrestre. L'"errore" sta nella supposizione implicita che abbiamo fatto, perch del tutto intuitiva e naturale. Il problema sta nella frase "nello stesso tempo". naturale, infatti, pensare che il tempo sia qualcosa di assoluto, una sorta di "contenitore cosmico" per gli eventi. Di conseguenza, naturale pensare che il tempo "scorra" allo stesso modo sia per chi si trova sulla superficie terrestre, sia per chi in movimento rispetto ad essa. Se si disposti ad abbandonare questo postulato implicito, tutto si spiega in maniera semplice ed elegante. Il tempo non scorre allo stesso modo. Se il raggio di luce percorre rispetto alla superficie terrestre un cammino pi lungo, questo possibile perch, sulla superficie terrestre, il tempo trascorso stato pi lungo. Rispetto all'aereo in movimento, il tempo sulla superficie terrestre scorre pi velocemente. Il tempo relativo al sistema di riferimento in cui misurato. La velocit della luce invece una costante universale, e rappresenta la massima velocit raggiungibile in qualsiasi sistema di riferimento. La teoria della relativit generale ha ulteriormente fatto evolvere il concetto di "tempo", che ha assunto un significato ancora pi "relativo". Il tempo ora considerato una entit che non pu esistere di per s, ma che in qualche modo "connessa" alla materia. Non ha senso parlare di tempo se non esiste un universo, non ha senso chiedersi "che cosa ci fosse prima che esistesse l'universo".

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Si pu ravvisare in questa nuova concezione del tempo una somiglianza con quanto esposto da Sant'Agostino in un celebre capitolo delle "Confessioni", in cui si trova una straordinaria discussione sulla natura del tempo. Secondo Sant'Agostino stato Dio a creare il tempo, e non ha senso chiedersi che cosa ci fosse prima della creazione, perch il tempo non esisteva; il tempo non quindi un "contenitore assoluto". Questo concetto per estremamente radicato in noi; all'atto pratico era sempre stato dato per scontato in qualsiasi teoria scientifica. La teoria della relativit eccezionalmente importante proprio per questo motivo. In questo modo il tempo viene ad essere stravolto nel suo significato intuitivo. Questa nuova concezione pu apparire inaccettabile, ma non se ne pu ragionevolmente negare la validit, confermata da innumerevoli risultati sperimentali. La "lezione" che si pu trarre dal punto di vista filosofico che necessario essere sempre disposti a mettere in discussione anche ci che si ritiene del tutto logico e naturale. Dalla validit di una teoria cos poco intuitiva deriva inoltre che non vi alcun bisogno che la nostra rappresentazione della realt risponda a criteri di "ragionevolezza" dal punto di vista delle nostre convinzioni profonde.

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Il dualismo ondulatorio-corpuscolare Uno degli argomenti pi interessanti affrontati dalla fisica dell'inizio di questo secolo riguarda la natura delle particelle, ed in particolare dell'elettrone. Ne parler cercando di semplificare il pi possibile l'argomento, anche a costo di incorrere in inesattezze. L'elettrone, come noto, uno dei componenti dell'atomo, assieme a protone e neutrone. Nella rappresentazione che probabilmente abbiamo studiato a scuola l'atomo costituito da un certo numero di neutroni, elettricamente neutri, da un certo numero di protoni, caratterizzati da carica elettrica positiva, e da un numero uguale di elettroni, caratterizzati da carica elettrica negativa. Il numero di elettroni (e di conseguenza di protoni) che compongono un atomo lo individua univocamente. L'idrogeno l'elemento composto da un solo elettrone, l'elio composto da due elettroni, e cos via fino all'uranio, l'elemento naturale con il maggior numero di elettroni, 92. L'elettrone era normalmente rappresentato come una "particella", caratterizzata da una sua massa e da una sua carica elettrica. Per parecchio tempo non vi stato alcun dubbio su questa immagine dell'elettrone, confermata da numerosi effetti sperimentali. Le conoscenze riguardanti l'elettrone sono state sfruttate in numerose applicazioni pratiche; i raggi catodici, ad esempio, altro non sono che elettroni le cui traiettorie vengono calcolate con questo modello. Una parte del tutto differente della fisica si occupava invece delle onde. Un fenomeno ondulatorio molto facile da osservare rappresentato dalle vibrazioni che si producono in una corda tesa quando viene pizzicata. Il "funzionamento" degli strumenti a corde pu essere spiegato dalla teoria ondulatoria: le onde che si formano sulle corde dello strumento si trasmettono all'aria che le diffonde sotto forma di onde sonore. La lunghezza d'onda caratterizza l'altezza del suono; minore la lunghezza d'onda, pi acuto il suono. Il violino, le cui corde

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sono pi corte, produce un suono di tonalit pi alta rispetto al contrabbasso, le cui corde sono pi lunghe. Anche la propagazione della luce rientra nel campo della teoria ondulatoria; la luce composta da onde elettromagnetiche. In questo caso la lunghezza d'onda determina il colore della luce; la radiazione elettromagnetica con lunghezza d'onda maggiore (poco meno di un millesimo di millimetro) ha colore rosso, quella con lunghezza d'onda minore (circa mezzo millesimo di millimetro) ha colore violetto. La normale luce atmosferica, detta luce "bianca", composta dall'insieme della luce di tutti i colori, in cui pu essere scomposta. Un esempio di scomposizione naturale della luce rappresentato dall'arcobaleno, nel quale sono identificabili tutte le lunghezze d'onda visibili, dalla maggiore alla minore; se si osserva un arcobaleno, la luce rossa si trova ad una estremit, la luce violetta all'estremit opposta. Una conferma della natura ondulatoria della luce pu venire da esperimenti di laboratorio; ad esempio i raggi luminosi possono fare osservare fenomeni di diffrazione ed interferenza. Se si fa passare un raggio di luce attraverso uno stretto forellino e si raccoglie la luce sullo schermo, su di esso si forma una macchia luminosa con i bordi colorati, detta figura di diffrazione, spiegabile alla luce della teoria ondulatoria. Un esperimento ancora pi interessante permette di rilevare il fenomeno detto di interferenza. Se si fanno passare raggi luminosi attraverso un cartone in cui sono state praticate due sottili fenditure, chiudendo prima l'una e poi l'altra si osservano due figure di diffrazione. Mantenendo invece aperte entrambe le fenditure non si osserva la sovrapposizione delle due figure di diffrazione, come sembrerebbe naturale, ma una successione di frange scure e luminose - la cosiddetta figura di interferenza del tutto diversa dalla sovrapposizione che ci si aspetta. Il fenomeno dell'interferenza pu essere spiegato abbastanza semplicemente utilizzando la teoria ondulatoria. Nei vari punti dello schermo la luce proveniente da ciascuna delle due fenditure ha percorso una distanza diversa; nella posizione

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centrale il percorso identico per entrambi i raggi luminosi, spostandosi verso l'una o l'altra delle fenditure il percorso del raggio luminoso proveniente dalla pi vicina pi breve rispetto a quello del raggio proveniente dalla pi lontana. Se la differenza di percorso multipla della lunghezza d'onda della radiazione i due raggi luminosi si trovano entrambi nella parte "alta" o nella parte "bassa" dell'onda, per cui si sovrappongono e si osserva una luminosit elevata. Se invece la differenza di percorso corrisponde a met della lunghezza d'onda (o ad un suo multiplo pi un mezzo) la parte "alta" di un raggio viene ad incontrarsi con la parte "bassa" dell'altro raggio, per cui i due raggi si annullano a vicenda e si osserva una frangia scura. La rappresentazione corpuscolare dell'elettrone entr in crisi quando si osserv che in alcuni casi l'elettrone si comportava anch'esso come un'onda. Un'importante esperienza su questo argomento si pu effettuare utilizzando uno schermo che non si lascia attraversare dagli elettroni e nel quale sono stati praticati due sottili fori. Se si chiude uno dei due fori e si osserva il passaggio di un fascio di elettroni attraverso l'altro foro si osserva una figura di diffrazione; aprendo entrambi i fori si osserva una figura di interferenza. Questo fenomeno non pu assolutamente essere spiegato dalla teoria corpuscolare, ma pu essere facilmente compreso considerando l'elettrone come un'onda, caratterizzata da una sua ben precisa lunghezza. Altre "prove" della natura ondulatoria dell'elettrone vennero trovate in seguito; in particolare il sistema periodico degli elementi pu essere spiegato molto bene alla luce di questa teoria. Il modello ondulatorio, per, non in grado di spiegare gli aspetti corpuscolari dell'elettrone, che invece sono spiegati molto bene dal modello corpuscolare. In alcuni casi l'elettrone si comporta come un'onda, in altri casi si comporta come una particella. Sembra naturale a questo punto chiederci come dovremmo rappresentare mentalmente l'elettrone. La fisica utilizza a

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questo proposito la formula "dualismo ondulatorio corpuscolare", ma ci non ci risulta soddisfacente. Dovremmo forse pensare allelettrone come ad una sorta di dottor Jekyll mister Hyde che cambia di natura a seconda delle modalit con cui viene osservato? Questa soluzione sembra del tutto innaturale. La domanda di base sembra essere: l'elettrone un'onda o una particella? Come nel caso della relativit la risposta a questa domanda molto semplice e profonda. Una domanda del genere non ha senso. La nostra convinzione implicita che la realt sensibile possa essere descritta tramite modelli intuitivi priva di fondamento. Un certo tipo di rappresentazione pu esserci utile in determinate circostanze, ma da abbandonare l'idea che la realt debba essere rappresentata in modi intuitivi. L'unica "pretesa" della scienza di essere in grado di prevedere il comportamento del mondo sensibile. Cos come il tempo non quel "contenitore assoluto" a cui ci congeniale pensare, l'elettrone non n un'onda n una particella. Pu essere utile in alcuni casi crearci la rappresentazione mentale di un'onda, in altri casi quella di una particella, ma la teoria non dice niente di pi.

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La meccanica quantistica Per progredire nella scienza indispensabile rinunciare ai "postulati impliciti". Nel caso della relativit si rinunciato all'idea che il tempo fosse una entit assoluta, uguale per tutti; in pratica abbiamo rinunciato ad usare liberamente l'espressione "nello stesso tempo". Nel caso del dualismo ondulatoriocorpuscolare abbiamo rinunciato all'idea che si potesse conoscere la natura dell'elettrone, se particella o onda. La meccanica quantistica nasce attorno agli anni 20 di questo secolo, per risolvere una serie di problemi e di contraddizioni in cui si cade se si cerca di interpretare il mondo atomico utilizzando la meccanica e l'elettrodinamica "classiche". Alla luce delle teorie classiche, ad esempio, non si riesce a giustificare la stabilit dell'atomo, che dovrebbe irraggiare con continuit onde elettromagnetiche, perdendo la sua energia, mentre l'esperienza dimostra che stabile. Anche la meccanica quantistica nasce dall'abbandono di un "postulato implicito", in maniera ancora pi drastica. Fino all'introduzione della meccanica quantistica era implicita l'idea che in linea di principio si potesse conoscere "tutto" di un sistema fisico; in altri termini, l'idea che la conoscenza potesse essere di precisione infinita. Nella meccanica quantistica, invece, si prende atto del fatto che la conoscenza limitata. La meccanica quantistica afferma che la conoscenza di natura probabilistica. Ad esempio, se consideriamo una particella elementare e ne intendiamo misurare la posizione, tutto ci che possiamo sapere che probabilit di verificarsi abbiano i vari valori che pu assumere; da questi dati si possono poi ricavare valore e scarto "medi". Lo "scarto medio" di una grandezza chiamato indeterminazione, e in linea di massima non pu essere nullo. Questa affermazione sembra del tutto incredibile. Ci pu sembrare naturale laffermazione che determinare dove si trova esattamente una particella non tecnicamente possibile per una

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quantit di motivi, ad esempio perch non esistono microscopi sufficientemente precisi. per difficile accettare il principio che in linea teorica non sia possibile misurare esattamente dove si trova la particella, come affermato dalla meccanica quantistica. quindi necessario fare un passo in avanti, e riflettere sul procedimento di misura. Per misurare una qualsiasi entit, necessario interagire con essa. Nel caso pi comune, per "vedere" una cosa, necessario che ci sia luce. La luce, per, altro non che un'onda elettromagnetica. Il nostro occhio "vede" le cose perch rileva la radiazione elettromagnetica che riflettono. Per "vedere" una particella, quindi, necessario che essa venga colpita da una radiazione elettromagnetica, il che comporta una perturbazione nello stato della particella. Non si possono effettuare misure senza perturbazione. Il ruolo della teoria quantistica di prevedere, basandosi sul risultato di una misura, quali saranno i risultati di misure successive. Questa previsione, per, pu essere solamente di natura probabilistica, perch il suo oggetto stato perturbato dalla prima misura. La meccanica quantistica introduce una precisa relazione per indicare qual la quantit minima di perturbazione associata ad ogni misura. Questa quantit non relativa ad ogni grandezza, ma a coppie di grandezze "complementari". Sono complementari, ad esempio, la posizione e la quantit di moto relative ad una determinata direzione (la quantit di moto una grandezza che nella meccanica classica corrisponde alla massa per la velocit). Il "quanto" minimo di perturbazione (detto costante di Planck) il prodotto della indeterminazione di una grandezza per l'indeterminazione dell'altra. Se si volesse conoscere una grandezza con precisione infinita, si dovrebbe introdurre una perturbazione ugualmente infinita nella grandezza complementare.

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Nel caso in cui si colpisca una particella con un raggio elettromagnetico per "vederla", maggiore la frequenza del raggio elettromagnetico, maggiore la precisione della misura e, quindi, minore la indeterminazione della posizione. Ma la frequenza del raggio proporzionale alla sua energia, e quindi anche alla perturbazione del moto che si induce nella particella interagendo con essa; in questo modo diventa maggiore l'indeterminazione della sua quantit di moto. L'indeterminazione nello stato di una particella data dal prodotto dello scarto medio che possiamo aspettarci per la grandezza "coordinata" (la posizione) e per la grandezza "quantit di moto" (la velocit), relativamente ad ognuna delle tre dimensioni spaziali. Secondo la meccanica quantistica, questa indeterminazione intrinseca alla natura di qualsiasi particella e di qualsiasi entit su cui vogliamo effettuare una misura. Il processo di misura pu "trasformare" questa situazione, diminuendo la indeterminazione di una grandezza con una misura precisa, ma non pu cambiare il "quanto" di indeterminazione totale: il processo di misura di una grandezza provoca fatalmente un aumento nella indeterminazione della grandezza complementare. Nell'esempio considerato, pi si vuole sapere sulla posizione di una particella, meno si pu sapere sulla sua velocit. E inutile dire che anche i risultati della meccanica quantistica, per quanto possano sembrare incredibili, sono certamente validi, confermati da innumerevoli prove ed utilizzati dalla tecnologia elettronica. In meccanica quantistica non esiste il concetto di traiettoria della particella (che necessita della conoscenza contemporanea di posizione e velocit); abbandonata l'illusione di poter sapere che cosa sia una particella ora, come a ben vedere era naturale, si deve abbandonare l'idea di potere conoscere il suo comportamento.

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Il processo di misura La meccanica relativistica ha introdotto il concetto di "osservatore": "osservare" una grandezza fisica non ha senso se non si specifica chi la sta osservando. Si visto che non esiste un "tempo assoluto"; allo stesso modo non esiste una "lunghezza assoluta", ma tempo e dimensioni spaziali dipendono da chi sta osservando. Dal punto di vista di pi osservatori lo stesso oggetto pu avere dimensioni diverse, la stessa successione di eventi pu essere separata da un intervallo temporale diverso. Nella meccanica quantistica questo punto di vista si radicalizza ulteriormente. Il concetto di misura viene sostanzialmente ridefinito rispetto alla concezione classica nella quale, in linea teorica, si pu sapere tutto ci che si vuole su un determinato fenomeno. Nella meccanica quantistica, poich non si pu sapere tutto , importante determinare che cosa si vuole conoscere, e definire uno strumento di misura. Determinata la domanda che ci si vuole porre, ad esempio quale sia la posizione di una particella, si pu effettuare il processo di misura. Pi in generale, non esiste conoscenza dello stato di una entit al di fuori di una misurazione. Prima della misura il valore di una grandezza non esiste: si pu parlare di tale valore solo in seguito all'effettuazione di una misura.

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Limite classico Secondo la meccanica quantistica l'indeterminazione insita nella realt. Ci sembra in contraddizione con la vita di tutti i giorni; nei calcoli che riguardano gli oggetti macroscopici si continuano ad usare con successo le formule della meccanica classica, se si deve costruire una casa od un ponte gli effetti quantistici non sono minimamente considerati. Ci si pu chiedere come queste formule possano "funzionare", in presenza dei limiti che abbiamo visto. La risposta che abitualmente ci si d che "la meccanica quantistica valida solo nel mondo microscopico". Ci non corretto; la meccanica quantistica ha valore del tutto generale. La meccanica classica valida solo come approssimazione; la si pu usare senza problemi nel mondo macroscopico perch il quanto di indeterminazione molto piccolo. Il valore del quanto minimo di indeterminazione, espresso in chilogrammi per metri al secondo (l'unit di misura della quantit di moto) per metri (l'unit di misura della posizione) rappresentato da 1 diviso 10 elevato a 34. Nel caso di un oggetto di un chilo di peso, ad una indeterminazione della posizione di un milionesimo di miliardesimo di millimetro corrisponderebbe una indeterminazione nella velocit dell'ordine del milonesimo di milardesimo di millimetro al secondo. evidente che una tale indeterminazione non ha alcun interesse pratico se si devono misurare metri, o millimetri, o anche millesimi di millimetro. Ha invece senso considerare il quanto di indeterminazione se la massa in gioco dell'ordine di quella dell'elettrone (espressa in chili rappresentata da 1 diviso 10 elevato a 30), le dimensioni dell'ordine del raggio di un atomo, vale a dire dei miliardesimi di millimetro. Per una massa atomica, ad una indeterminazione della posizione pari alla dimensione di un atomo corrisponde una indeterminazione della "velocit" dell'ordine dei milioni di metri al secondo, significativa anche se

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confrontata con gli elevatissimi valori in gioco nel mondo subatomico. Nel mondo macroscopico si possono quindi trascurare gli effetti quantistici. Questo non significa che si possano effettuare misure "precise" (dove "precise" significa "di precisione infinita"); in ogni misura comunque presente una indeterminazione. Se le grandezze in gioco sono sensibilmente pi grandi di un elettrone, l'indeterminazione trascurabile e si possono adottare le formule della meccanica classica. evidente anche in questo aspetto il valore di una teoria scientifica come "qualcosa di utile". Sappiamo che la meccanica classica non precisa, non "vera", ma la usiamo ancora perch utile se il margine di errore che procura trascurabile. Ci si pu chiedere se abbia ancora senso usare espressioni del tipo "il tale oggetto misura esattamente tot millimetri". Ovviamente la risposta s. La precisione di tale misura non assoluta, ma nel mondo macroscopico non ha senso preoccuparsene. In altri termini, "esattamente" deve intendersi come "con una esattezza soddisfacente rispetto alle grandezze in gioco". Non si possono cambiare gli abituali modi di esprimersi; molto pi sensato riflettere sul significato da dare ai termini che si usano. Dal punto di vista fisico il "limite classico" evidenziato dal fatto che le formule quantistiche si riducono alle formule classiche se si fa tendere il valore della costante di Planck a zero. interessante notare che il "limite classico" contemplato anche dalla meccanica relativistica. Gli effetti relativistici sono da trascurare se le velocit in gioco sono molto inferiori alla velocit della luce: se si fa tendere il valore della velocit della luce ad infinito, le formule relativistiche si riducono alle formule classiche.

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La semplicit della scienza In molti corsi l'esposizione resa sostanzialmente pi complicata rispetto ai lavori originali. Bench tali complessit vengano giustificate solitamente con motivi di generalit e di rigore, a un attento esame facile vedere che sia l'uno che l'altra, in realt, sono spesso illusori a un punto tale che una parte notevoli di teoremi "rigorosi" falsa. Poich una tale complessit di esposizione appare a noi del tutto ingiustificata, abbiamo cercato, al contrario, di semplificare il pi possibile. Quando due teorie scientifiche si sono trovate in competizione tra loro, quasi sempre a prevalere stata la pi "semplice", quella che prevedeva il minor numero di entit costitutive. Pu essere interessante fare alcuni esempi; per spiegare la propagazione del calore era stata ipotizzata l'esistenza di un "fluido calorico" che poteva trasferirsi da un corpo all'altro; ora invece chiaro che il "calore" non altro che il movimento microscopico delle particelle che costituiscono un corpo. stata cos eliminata l'"entit inutile" "fluido calorico", ricollegandosi ad una famiglia di fenomeni gi conosciuti. Un'altra teoria ora abbandonata considerava la luce come una sostanza, mentre essa rientra nella famiglia dei fenomeni elettromagnetici. Anche la "sostanza luce" stata eliminata in quanto "entit inutile". Un'altra entit scientifica che ha avuto vita breve il cosiddetto "etere", che si supponeva riempisse tutti gli spazi vuoti dell'universo per permettere la propagazione della luce. Le nuove teorie sulla propagazione luminosa hanno dimostrato

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che non vi era alcuna necessit di tale "sostanza" per giustificare i risultati sperimentali. Anche nel passaggio dalla meccanica classica alla meccanica relativistica si sono diminuite le entit in gioco; non vi sono pi due entit distinte "massa" ed "energia", ma queste grandezze sono viste come una cosa sola. Nella meccanica quantistica onde e particelle sono considerate come aspetti di una stessa entit e descritte con le stesse equazioni. Per aumentare la conoscenza quindi importante mantenere le cose semplici. Un concetto analogo era stato espresso dal filosofo Guglielmo di Occam nel quattordicesimo secolo; il celebre principio conosciuto come "il rasoio di Occam" dice "Le entit non devono essere moltiplicate senza necessit". Anche in questo caso, come era gi avvenuto per la fisica relativistica, si pu sottolineare la vicinanza tra alcuni temi scientifici e temi filosofici. Un equivoco in cui si pu facilmente cadere quello di confondere il termine "semplice" con il termine "facile". Non facile comprendere le idee scientifiche; pu essere estremamente faticoso il processo di avvicinamento e di familiarizzazione con le nuove idee, gli strumenti da utilizzare possono essere estremamente difficili. La meccanica quantistica pi "semplice" della meccanica classica, ma l'apparato matematico che la descrive molto pi complesso e difficile. Il termine "semplice" riferito ad una teoria scientifica significa che tale teoria prevede un limitato numero di entit costitutive e di concetti fondamentali; non significa che la teoria sia facile da comprendere o utilizzare. Il valore della semplicit nella conoscenza scientifica e in tutti gli aspetti della nostra vita pu essere evidenziato da una riflessione; quando si raggiunge un risultato scientifico (o si costruisce una qualsiasi cosa), ci che stato fatto pu essere utilizzato da noi stessi o da altri per raggiungere ulteriori risultati. Se una cosa pi complessa del necessario, anche il suo utilizzo sar pi complesso, e cos pure l'utilizzo del suo utilizzo, e cos via. In questi casi la complessit cresce in

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maniera esponenziale, e cio aumenta di un determinato fattore ad ogni passaggio, facendo in modo che si perda rapidamente il controllo di ci che si sta facendo. Per rendersi conto di quanto sia "veloce" un processo esponenziale si pu pensare alla celebre favola dell'inventore del gioco degli scacchi. Egli, richiesto dall'imperatore di indicare una ricompensa per la sua invenzione, chiese che gli venisse data una certa quantit di chicchi di riso per ognuna della 64 caselle della scacchiera, ed esattamente un chicco sulla prima, due sulla seconda, quattro sulla terza, e cos via, raddoppiando ogni volta. Se la progressione fosse stata di tipo aritmetico, vale a dire un chicco sulla prima casella, due sulla seconda, tre sulla terza, quattro sulla quarta e cos via, poche manciate di riso sarebbero state sufficienti ad esaudire la richiesta (circa duemila chicchi). Nel caso di progressione esponenziale, invece, non sarebbe bastata la produzione di mille anni di tutte le risaie dell'impero; i chicchi necessari sarebbero stati diversi miliardi di miliardi. Alcuni autori sostengono che la complessit degli ultimi sviluppi della scienza moderna uscita completamente di controllo, e che neppure dedicando tutto il proprio tempo alla lettura di articoli scientifici si riuscirebbe a tenere il passo con le pubblicazioni scientifiche di una determinata disciplina. Il commento che di solito viene effettuato che la scienza ormai un lavoro per persone in grado di gestire le attivit di chi "produce" idee. Il ruolo delle idee sembra quasi svalutato; il valore di ci che si fa dato dall'accumulo di un gran numero di idee, di cui sembra pi importante la quantit che la qualit. Questo sembrerebbe mettere in discussione l'affermazione che le idee scientifiche importanti tendano alla semplicit. Ritengo invece che sia opportuno mettere in discussione la reale validit e importanza di molte pubblicazioni. Molte idee che propongono non sono significative, e probabilmente il tempo ne far giustizia. Spesso chi afferma e talvolta provoca la ingovernabile complessit della conoscenza scientifica lo fa per un bisogno

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(anche inconscio) di dare importanza alla propria "arte" e al proprio sapere, per creare una barriera tra gli "eletti" che sanno e chi non sa. Nella credenza generale una cosa complessa si identifica con una cosa di grande valore; invece la complessit inutile il pi grande degli ostacoli alla conoscenza.

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Il significato della scienza Un importante aspetto evidenziato da questa panoramica su alcune idee scientifiche la constatazione che la scienza non in grado di spiegare la realt; ad esempio, non in grado di spiegare che cosa sia l'elettrone. Quale allora, se esiste, il ruolo da attribuire alla scienza? Per rispondere a questa domanda necessario chiarire un punto importante: la scienza non altro che una costruzione dell'uomo; l'infinito, ad esempio, solo un concetto elaborato dall'uomo, non niente di supremo o soprannaturale. Per questo motivo, la scienza non pu cercare una "spiegazione della realt", che non "esiste" e non ha senso definire. Il fatto che questa concezione non corrisponda a ci che ci viene naturale pensare non ha importanza: non vi alcun motivo per cui la realt debba essere interpretata seguendo la nostra intuizione; se cos fosse, non potrebbero esistere infiniti "sempre pi infiniti" ed il tempo non potrebbe essere relativo. Il "valore" della scienza sta nella sua utilit, intesa non solo come "utilit pratica", ma come capacit di far progredire il pensiero. Si visto un esempio della validit di questo approccio nella discussione sul concetto di infinito; per riuscire a raccapezzarci stato necessario considerarlo semplicemente come un concetto che ci serviva. Tutto ci potrebbe sembrare triste, come potrebbe sembrare un fallimento per la scienza affermare di essere intrinsecamente limitata, composta da teorie di validit relativa. Per la fisica, ad esempio, affermare di non essere in grado di determinare dove si trova esattamente una particella sembrerebbe la pi clamorosa delle sconfitte. In realt riconoscere la limitatezza della conoscenza scientifica non affatto triste. Perch mai dovrebbe esserlo? La stessa teoria quantistica, che introduce il concetto di limitatezza della conoscenza, di una bellezza straordinaria.

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La scienza ha un elevatissimo valore anche se non in grado di rispondere a determinate domande. Innumerevoli aspetti del mondo in cui viviamo sono stati profondamente influenzati dai risultati scientifici, che hanno permesso di fare cose meravigliose ed una volta impensabili. Per finire, importante chiarire la posizione di queste stesse idee dal punto di vista del concetto di "teoria scientifica". Anche questa una teoria scientifica. Non sarebbe corretto dare a questi stessi pensieri un valore "assoluto". La validit di queste idee limitata, come quella di tutte le idee di cui si parlato. Dire "sono sicuro che non esistono certezze" potrebbe sembrare intrinsecamente contraddittorio; in realt questa contraddizione solo apparente, come apparir chiaro nei prossimi capitoli.

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Il mondo
La fondamentale bont del mondo La razza umana esiste da un intervallo di tempo estremamente lungo, se rapportato alla durata della nostra vita. Il fatto stesso che la razza umana continui ad esistere e non si lasci estinguere indica che fondamentalmente il mondo cos come lo conosciamo per essa "buono", gradito. Pur nel rispetto di chi soffre e si trova in situazioni insopportabili, non si pu negare che il fatto stesso che ognuno di noi continui a vivere - e non si lasci morire come potrebbe essere estremamente facile - sottintenda l'implicita affermazione della bont del mondo, del fatto che "valga la pena vivere". In realt il mondo meraviglioso, il mondo rifulge di grande bellezza. difficile esprimere questo sentimento. Le cose "belle", le cose di cui godere, non sono necessariamente le cose importanti: pu essere semplicemente la visione di un fiore, della campagna, del tramonto. Pu essere la visione di un'opera d'arte, un gesto di una persona cara; possono essere innumerevoli altri aspetti della realt. Il mondo fondamentalmente benevolo nei nostri confronti. Dopo ogni temporale viene sempre il sereno, ancora pi bello proprio perch segue il brutto tempo; dai momenti di sconforto nascono la gioia e l'entusiasmo. Ogni comunit, ogni popolo, anche il pi sventurato, ha delle cose che sono per lui importanti, di cui essere orgoglioso, cose per cui "vale la pena vivere". La bellezza del mondo accessibile ad ogni essere umano. Il riconoscimento della bellezza del mondo la prima e pi importante osservazione che la mente umana possa fare. Infelice l'uomo che non sa godere del mondo, che non sente il mondo "amico".

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I giudizi sul mondo Alcune persone disprezzano il mondo e ne rilevano le gravi manchevolezze, la ricchezza distribuita in maniera ineguale, la violenza che caratterizza il comportamento di molti individui. Queste persone ritengono che la gente sia sciocca e malvagia, che i governanti siano incapaci di fare ci che dovrebbero, come ridistribuire le ricchezze o punire severamente chi si comporta male. In realt "migliorare" il mondo non facile, le conseguenze di ogni tentativo possono essere disastrose. Se il mondo cos come lo percepiamo qualche motivo ci deve essere, non sarebbe facile ed automatico crearne uno migliore. Chi disprezza il mondo ne evidenzia gli innumerevoli aspetti che gli appaiono sciocchi o ingiusti. In realt, come prima cosa, prima di tentare qualsiasi azione, importante riconoscere il valore, la ricchezza, la complessit del mondo, di ci che possediamo. Sarebbe sufficiente poco per portare il mondo alla catastrofe, all'assenza di cibo, di vestiti, di comunicazioni; basterebbe abbandonare per qualche tempo le normali attivit di manutenzione. Invece il mondo sopravvive e prospera. Il fatto stesso che la civilt si perpetui dimostra che il comportamento medio delle persone ha senso, non folle. Il valore della formidabile organizzazione che costituisce il "mondo" non pu essere negato. Prima di suggerire nuovi atteggiamenti e nuovi comportamenti, necessario riflettere a fondo sui meccanismi che permettono al mondo di funzionare. Se ci si proponesse di eliminare comportamenti sempre seguiti, ad esempio si volesse eliminare il denaro, o si cercasse di evitare in maniera assoluta ogni forma di violenza, o si volesse abbandonare l'abituale schema con cui un uomo e una donna collaborano per crescere i figli, si porterebbe il mondo alla catastrofe.

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In maniera analoga occorre estrema cautela nel mettere in discussione ci che sempre stato ritenuto giusto, o corretto, o valido. Non saggio cercare di stravolgere la saggezza del mondo. Se una filosofia, un libro, un poema sono universalmente apprezzati, qualsiasi nuova concezione del mondo deve riconoscerne il valore. necessario riconoscere l'importanza dei concetti e dei pensieri elaborati in tanto tempo, di tutto ci che da tanti anni viene considerato valido.

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Limite classico Le basi teoriche della fisica moderna sono sostanzialmente diverse rispetto a pochi decenni fa, prima che nascessero le nuove teorie di cui si parlato nella prima parte. forse cambiata anche l'applicazione pratica della fisica? No, le nozioni di fisica necessarie per costruire un ponte o per calcolare la velocit con cui un sasso cade verso terra non sono cambiate, i ponti costruiti alcune decine di anni fa continuano a rimanere in piedi. Questo avviene perch le nuove teorie contengono come caso limite le teorie precedenti. Il "caso limite" rappresenta la situazione "normale" con cui si ha a che fare nella maggioranza dei casi. Nelle situazioni normali ci si deve ricondurre a quanto gi si conosce; anche nel campo scientifico si deve riconoscere il valore di quanto stato raggiunto nel passato. Un comportamento analogo deve essere adottato in ogni campo della conoscenza. Se si vogliono ridefinire modificando le basi teoriche concetti come "giusto", "certo", "vero", si deve fare in modo che nelle situazioni "normali" tali concetti continuino ad avere significati non difformi da quelli soliti. Una nuova concezione pu dare loro un senso completamente nuovo, ma deve contenere, come caso "limite" e "normale", il significato "classico". Non si pu stravolgere la saggezza del mondo; se una cosa comunemente considerata "giusta" o "vera", nelle situazioni abituali dovr continuare ad essere "giusta" o "vera" anche per la nuova concezione.

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Continuit ed omogeneit

Si pu sempre trovare un sistema di riferimento tale che rispetto ad esso lo spazio sia omogeneo ed isotropo ed il tempo omogeneo. Il mondo che percepiamo sostanzialmente continuo. Non ci capita di addormentarci in una calda sera d'estate e di risvegliarci la mattina dopo in un gelido inverno; la variazione del clima nel corso delle stagioni, pur se soggetta a sbalzi, procede in maniera sostanzialmente continua. Non c' una separazione netta tra l'atmosfera terrestre ed il vuoto interplanetario; la densit dell'atmosfera diminuisce sempre di pi, fino a che il numero di molecole per unit di misura diventa cos basso da essere insignificante. Si obbietter che esistono una quantit di fenomeni tutt'altro che continui; pensiamo ad un tavolo: se lo si colpisce con un pugno, si pu ritenere che vi sia un confine preciso tra l'aria ed il tavolo, un momento esatto in cui il pugno incontra il tavolo e proviamo dolore. per necessaria una riflessione. Che cos' in realt il tavolo? un insieme di una quantit sterminata di molecole, collegate da forze fisiche che permettono loro di stare assieme e di conservare la forma "tavolo". Perch, se sferro un pugno al tavolo, provo dolore? Questo avviene perch le molecole che costituiscono le cellule del mio corpo entrano in contatto con molecole del tavolo e, non riuscendo ad inserirsi nella loro struttura, sono soggette ad una variazione della propria struttura, tenuta assieme dalle stesse forze che mantengono unito il tavolo. In ultima analisi, questa deformazione a provocare il mio "dolore". Il confine tra l'assenza di dolore ed il momento in cui la deformazione gli fa superare la soglia di guardia davvero netto? Assolutamente no; anche in questo caso il fenomeno

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avviene in maniera continua, la deformazione ed il dolore aumentano senza discontinuit. Possiamo dire che a livello macroscopico, tra l'eventualit in cui il pugno si fermi prima di incontrare il tavolo e l'eventualit in cui il pugno venga sferrato provocando dolore, esiste una grande quantit di situazioni intermedie in cui il tavolo viene solo sfiorato, colpito appena appena, e cos via. In realt, per quanto ci possiamo sforzare, non riusciremo ad individuare fenomeni che siano del tutto discontinui. Anche se ci ricolleghiamo al mondo microscopico i principi della meccanica quantistica impediscono di sapere dove si trova esattamente una particella, e quindi di individuare fenomeni che si possano chiamare discontinui. Una caratteristica del mondo correlata alla continuit l'omogeneit. Da un punto di vista fisico il termine "omogeneo" indica che le propriet fondamentali di una entit sono le stesse in ogni suo punto. Il mondo sostanzialmente omogeneo. Tutta la meccanica classica pu essere derivata dal principio di omogeneit ed isotropia (vale a dire equivalenza in tutte le direzioni) dello spazio e di omogeneit del tempo (il tempo non isotropo, ma scorre in una sola direzione, verso il futuro; i viaggi all'indietro nel tempo non sono possibili). La riflessione su questi principi, uniti al principio di minima azione, permette di costruire in maniera teorica tutta la meccanica. Dal riconoscimento della continuit ed omogeneit deriva un principio che abbiamo gi usato. Un'epoca, nel caso specifico la nostra, non pu essere sostanzialmente diversa dalle precedenti, non pu essere quella in cui vengono trovate le soluzioni ultime, in cui si pensano le cose "giuste".

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La semplicit Everithing should be made as simple as possible, but not simpler I nostri pensieri, lo stesso pensiero che stai pensando in questo momento, sono fondamentalmente semplici. Se cerchiamo di "guardare" dentro alla nostra mente, dobbiamo riconoscere che ci che stiamo pensando semplice ed unitario, comprensibile a noi stessi: in caso contrario non potremmo nemmeno riuscire a pensarlo. Possiamo dire di aver "capito" un concetto quando lo sappiamo spiegare con le nostre parole - quando lo sappiamo semplificare. Se abbiamo studiato un po di matematica e ne conserviamo qualche ricordo, se cerchiamo di dirci "che cosa sono" una funzione trigonometrica, un integrale o una derivata, ci vengono in mente delle idee semplici. Abbiamo "capito" una situazione complessa quando la riconduciamo a pochi elementi. La soluzione di un giallo di centinaia di pagine riduce a pochi aspetti fondamentali - il movente, le modalit del crimine - tutto quello che stato detto. Se torniamo con la mente agli errori che abbiamo commesso nella nostra vita, ci vengono in mente cose semplici: non abbiamo riconosciuto l'importanza di una persona, non abbiamo avuto fiducia nel successo di una idea. Le decisioni importanti derivano da pensieri semplici. Non crediamo che chi governa il mondo prenda le sue decisioni in base al risultato di complicatissime riflessioni: esse dipendono da poche circostanze, dalla previsione che gli avvenimenti prenderanno una certa piega, dall'entusiasmo del momento, da sensazioni e simpatie. Ci che pensiamo semplice ed unitario; pu diventare complesso se vi sovrapponiamo altri pensieri senza dargli l'opportuno ordine, senza cercare di mantenerne la semplicit.

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La complessit, che percepiamo nel mondo, viene in un secondo tempo rispetto alla semplicit delle idee. I calcoli e le applicazioni relativi alle idee di integrale o di derivata possono essere estremamente complessi, ma non intaccano la semplicit dell'idea originale. In qualsiasi cosa si deve introdurre complessit solo se necessario, mantenendola il pi possibile separata dall'idea di base. Una relazione sulle opinioni di un campione di persone sarebbe inutilmente complessa se consistesse nella trascrizione di tutte le interviste. In una relazione ben fatta si riportano un'analisi sommaria delle opinioni degli intervistati e, ad un livello di complessit immediatamente superiore, i dati sintetici delle rilevazioni. Pu essere utile allegare la trascrizione delle interviste solamente in appendice, per poterle prendere in esame se si dovessero verificare errori o discrepanze. necessario nascondere la complessit quando non indispensabile. Se una cosa troppo complessa non riusciamo ad usarla. Immaginiamo di raccogliere ogni giornale o rivista che acquistiamo, senza buttare mai via niente, pensando di crearci un archivio formidabile. Nel giro di pochi anni la nostra casa sar piena di carta ed in pratica non potremo utilizzare ci che abbiamo raccolto; quando cercheremo una cosa che ci aveva colpito e ci era sembrata importante non saremo in grado di trovarla. molto meglio tenere solo ci che serve. Si deve scegliere che cosa tenere, si deve semplificare eliminando volta per volta ci che ha minore importanza. La complessit inutile dannosa. noto a tutti gli addetti ai lavori che un eccesso di segnaletica stradale estremamente pericoloso; se ci sono troppe indicazioni l'automobilista non riesce a raccapezzarsi e le probabilit di incidenti aumentano sensibilmente. Se le istruzioni di un apparecchio sono troppo complicate nessuno le legge e risultano perfettamente inutili. Istruzioni semplici possono essere di grande aiuto; se vengono complicate al di l di quanto accettabile alla maggioranza delle persone la loro utilit si annulla.

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La base da utilizzare per rappresentare i numeri arbitraria; universalmente diffuso l'utilizzo della base decimale, ma si potrebbe usare qualsiasi altra base. Qual la base pi "semplice" che esista? Evidentemente la base due, in cui ogni cifra esprimibile con il minor numero possibile di simboli, lo zero e l'uno. I calcolatori utilizzano proprio l'aritmetica binaria, e questa scelta all'origine del loro clamoroso successo. Il mondo che percepiamo estremamente multiforme e complesso. La semplicit la chiave per comprenderlo.

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La sorpresa Ogni mattina il sole si alza nel cielo ad illuminare la terra. Si tratta di un evento meraviglioso, ma sappiamo perfettamente che avverr. Una persona con un normale livello di conoscenza del mondo sa benissimo che ogni giorno il sole si alza; di solito ne conosce anche l'ora approssimativa di levata nei vari periodi dell'anno. Il fatto che il sole sorga non "notizia", non "informazione". Se, una mattina, il sole non illumina la terra a causa di un eclisse, invece, il fatto rappresenta una sorpresa. Sapere che ci sar un eclisse una informazione importante, che ci coinvolge e stupisce molto pi della quotidiana e regolare ascesa del sole nel cielo. La natura ripetitiva. Se li osserviamo superficialmente, come avviene di solito, i fili d'erba di un prato, i sassolini di ghiaia in terra, i granelli di sabbia di una spiaggia sono del tutto simili, del tutto rapportabili gli uni agli altri. La nostra rappresentazione del mondo coglie questa ripetitivit e ci permette di prevedere che cosa osserveremo nel futuro. Quando percepiamo qualcosa di non previsto dobbiamo organizzare la nostra mente per introdurlo nella nostra visione del mondo; in questo modo incrementiamo la nostra conoscenza. L'informazione consiste nella sorpresa, nella variazione rispetto a ci che riteniamo lo "stato normale" delle cose. utile riflettere su che cosa sia effettivamente informazione. Quando i bambini imparano a contare, uno dei criteri per misurare la loro abilit matematica la risposta alla domanda "fino a che numero sai contare"? Un bambino impara inizialmente a contare fino a dieci; nei numeri da uno a dieci ogni nuovo numero una "sorpresa", chi impara non ha modo alcuno di immaginare che, ad esempio, dopo il cinque viene il sei. Il nome di ogni nuovo numero una nuova informazione.

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Per contare da dieci a venti, invece, il nome di ogni nuovo numero in certa misura prevedibile, anche se non in maniera totale; "undici" deriva da "uno", "dodici" deriva da "due". La prevedibilit non per completa; si dice "diciassette" e non "settedici". In altri termini, nei nomi dei numeri da dieci a venti presente una certa quantit di informazione, anche se minore rispetto alla quantit di informazione contenuta nei nomi dei numeri da uno a dieci. Quali nuove informazioni sono necessarie per essere in grado di contare fino a cento? I nomi delle decine sono abbastanza regolari e prevedibili, ottenibili aggiungendo il suffisso "anta", sia pure con alcune irregolarit ("venti" e non "dueanta", "trenta" e non "treanta"). In altri termini, passare dal saper contare fino a dieci al saper contare fino a venti molto pi facile che imparare a contare fino a dieci; passare al saper contare fino a cento ancora pi facile. E per i numeri ancora pi grandi? Le informazioni necessarie non sono molte; dobbiamo conoscere le parole "cento", "mille", "milione", "miliardo". L'abilit necessaria per saper contare fino ad un certo numero non aumenta in modo proporzionale al numero stesso. Un bambino che sa contare fino a cento non dieci volte pi bravo di uno che sa contare fino a dieci; le informazioni necessarie per fare questo passo sono meno di quelle necessarie al passo iniziale. E noi, fino a che numero sappiamo contare? Ognuno di noi, se possiede un minimo di conoscenza aritmentica, sa contare fino a qualsiasi numero; non esistono altre informazioni che necessario apprendere. L'informazione presente nei nomi dei numeri fino a due miliardi esattamente uguale a quella presente nei nomi dei numeri fino ad un miliardo; non c' alcuna sorpresa, alcuna informazione nell'apprendere che dopo il numero "un miliardo tremilacentoventi" viene il numero "un miliardo tremilacentoventuno". Essere in grado di individuare che cosa realmente informazione estremamente importante anche nella vita di

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tutti i giorni. Se un nostro amico un po svanito continua a raccontare sempre le stesse barzellette, di solito ci annoia profondamente; non c' informazione in quello che ci dice, siamo in grado di prevedere ogni sua parola. Se si considerano attentamente gli articoli che appaiono sui giornali o le interviste a personaggi famosi si pu notare quanta parte degli scritti non contenga alcuna informazione. Le cose che si dicono tendono a ripetersi, si usano frasi fatte, si ritorna sui medesimi concetti. Uno sportivo, richiesto di commentare il suo prossimo impegno, nella stragrande maggioranza dei casi dir che l'avversario forte e degno di rispetto, che lui far del proprio meglio, che si preparato all'impegno con grande cura, e cos via. Queste frasi portano con s pochissima informazione. Ancora pi prevedibili sono i discorsi dei politici e degli altri uomini pubblici. importante "ripulire" ogni discorso ed ogni testo che leggiamo da ci che non informazione, per riuscire ad individuare ci che pu effettivamente aumentare la nostra conoscenza.

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La probabilit La meccanica quantistica afferma che in ultima analisi la conoscenza fisica di natura probabilistica. Non si pu conoscere con esattezza dove si trova un elettrone, ma solo la probabilit che si trovi in una certa posizione. Questa affermazione pu sembrare discutibile e sconcertante. Immaginiamo allora di non conoscere la teoria quantistica, e riflettiamo su alcune situazioni che ci possono capitare nella vita di tutti i giorni. Immaginiamo di introdurre un pezzo di ghiaccio in un bicchiere pieno d'acqua calda. Che cosa possiamo prevedere che avvenga? Il ghiaccio si dovrebbe sciogliere nell'acqua calda. Ma ne possiamo essere effettivamente certi? Prima di rispondere a questa domanda opportuno riflettere a fondo. La teoria scientifica che regola il passaggio del calore da un corpo all'altro la termodinamica. Essa per sua natura una teoria statistica; lo studio del calore lo studio meccanico di un insieme di particelle (atomi e molecole) cos numeroso che non si pu effettuare la descrizione dettagliata del moto, ma soltanto considerare le propriet medie dell'insieme. In altri termini, anche la termodinamica non dice che il ghiaccio deve sciogliersi nell'acqua calda, ma solamente che vi una probabilit elevatissima che si sciolga. Quanto elevata? Come ovvio che sia, tale da poterci far dormire sonni del tutto tranquilli, ed esprimibile con un numero molto pi grande di tutti quelli fino ad ora incontrati. Possiamo tranquillamente giocare una fortuna contro un centesimo sul fatto che il ghiaccio si scioglier nell'acqua. Nella vita pratica "con una probabilit molto bassa" significa sostanzialmente mai. Si potr ribattere che esistono fenomeni che non sono regolati da una teoria statistica, ma da una teoria del tutto precisa (sempre trascurando gli aspetti quantistici). Immaginiamo di fare scivolare una pallina lungo un asse inclinato. La legge del suo movimento regolata dalla

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meccanica classica, non statistica. Si pu pensare che il suo movimento sia perfettamente determinato. Ma anche in questo caso, ne possiamo essere davvero sicuri? L'oggetto di cui sono conosciute le equazioni del moto del tutto privo di imperfezioni, il piano inclinato che si considera un piano inclinato ideale, senza la minima scabrosit o il minimo granello di polvere. Nessun piano inclinato risponde a questi requisiti. Possiamo eliminare ogni margine di errore scegliendo una pallina con la massima accuratezza o rimuovendo ogni singolo granello di polvere dal piano inclinato? Possiamo certo migliorare la precisione dell'esperimento, avvicinarci alla perfezione; ma non possiamo raggiungerla. La pallina ed il piano inclinato previsti dalla teoria non esistono nella realt. Se volessimo descrivere il moto di una pallina che rotola su di un piano inclinato "reale" dovremmo ricorrere ancora alla statistica. I valori medi che osserveremo saranno molto vicini a quelli ottenuti con l'utilissima astrazione della teoria meccanica, che quindi uno strumento eccellente per fare previsioni sull'esperimento; per, se vogliamo essere rigorosi, anche in questo caso dobbiamo accontentarci di un calcolo probabilistico. Ci si pu chiedere se possiamo osservare qualche tipo di fenomeno che non sia probabilistico. Ritengo che la risposta sia "no". Non ho mai osservato un fenomeno di questa natura, n ho motivo di pensare che alcuna persona lo abbia fatto. Siamo cos giunti ad una conclusione che va in direzione analoga a quanto visto nel caso della meccanica quantistica. In realt sarebbe stato ben sorprendente che non fosse stato cos e si fosse potuta perseguire una conoscenza non probabilistica, ma in grado di fornire delle certezze. La natura della conoscenza sembra comprendere tra i suoi attributi la limitatezza.

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La probabilit nella vita La probabilit gioca un ruolo fondamentale nella conoscenza, ma spesso agli effetti pratici non necessario tenerne conto. In realt nella nostra esistenza dobbiamo fidarci di previsioni probabilistiche anche quando il calcolo non d risultati altrettanto tranquillizzanti. Se ad esempio percorressimo in automobile una strada con diritto di precedenza e, avvicinandoci ad un incrocio, vedessimo un'altra automobile proveniente da una strada laterale, molto probabilmente non freneremmo per evitare lo scontro. Ci fideremmo del fatto che l'autista dell'altra macchina sappia di doverci cedere la precedenza (potrebbe non conoscere lincrocio ed il cartello di "dare precedenza" potrebbe essere stato rimosso da un vandalo), che la sua macchina sia in buon ordine e non si rompano i freni proprio in questo istante, che egli non sia distratto o non sia stato colto da un malore. Che cosa ci costerebbe tenere conto della possibilit che uno di questi eventi si verifichi, e rallentare per evitare ogni problema? Pochi secondi del nostro tempo; ma ben pochi di noi lo farebbero. Il possibile incidente forse uno degli eventi di cui si parlato prima, caratterizzati da una probabilit cos bassa da essere sostanzialmente nulla? Assolutamente no; capita abbastanza di frequente di avere notizia di incidenti di questo genere. Stiamo barattando la nostra vita contro un guadagno di pochi secondi. Si deve forse concludere affermando la totale follia del comportamento dell'automobilista medio? Ritengo di no; difficile che ragionamenti che "dimostrano" la follia dei comportamenti abituali della maggioranza delle persone siano convincenti. La probabilit che l'incidente si verifichi non sostanzialmente nulla, ma sufficientemente piccola da fare s che sia ragionevole barattarla con un guadagno di qualche secondo, per quanto questo possa sembrare assurdo.

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Lo stesso uso dell'automobile estremamente pericoloso. La possibilit di avere un incidente mortale usando la macchina circa cento volte maggiore rispetto a quella che si avrebbe usando il treno per lo stesso spostamento; ma ben pochi di noi rinunciano alla comodit dell'automobile. possibile evitare quello che sembra un baratto assurdo? Vi sono delle persone che cercano di improntare la loro vita alla massima sicurezza; non viaggiano mai in automobile, ma solo in treno, controllano ossessivamente ogni cosa, ogni sera prima di andare a letto chiudono il rubinetto generale del gas e se, mentre stanno per addormentarsi, gli viene un minimo dubbio di aver dimenticato questa incombenza non esistano ad alzarsi e andare a controllare. Queste persone sono forse pi sagge della maggioranza della gente? Pu darsi, ed in ogni caso affar loro se, ad esempio, vogliono rinunciare alla comodit di spostamento garantita dall'automobile ed a tutto ci che vi pu derivare (migliori opportunit di lavoro, amicizie, visite a posti che altrimenti non si potrebbero vedere). Ma queste persone sono davvero sicure di fare tutto il possibile per evitare dei rischi per la loro esistenza? Se effettivamente queste persone non volessero correre alcun rischio dovrebbero, ad esempio, mangiare nella propria casa solamente cibi freddi (un fornello, a gas o elettrico, comunque una fonte di pericolo). Dovrebbero, a rigore, non uscire mai di casa, per evitare la possibilit di essere investiti mentre attraversano la strada sulle strisce pedonali. Dovrebbero vivere non in una normale casa, soggetta ad ogni genere di rischi (crollo per un terremoto, incendio e molti altri), ma chiedere ospitalit in un rifugio antiatomico. La ricerca assoluta della sicurezza, cos come la ricerca assoluta di qualsiasi cosa, totale follia. Se queste persone affermano di fare tutto il possibile per non correre alcun pericolo e di non barattare mai un bench minimo rischio per la propria esistenza con qualche comodit, non dicono il vero. Esse fanno in modo che il rapporto tra la

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probabilit di subire un grave incidente ed il valore di ci che possono ottenere in cambio sia estremamente piccolo, molto pi piccolo di quanto la maggioranza delle persone ritenga accettabile. Ma nessuno pu agire in modo tale da non correre alcun rischio. Sta ad ognuno di noi definire qual il rapporto tra rischi e comodit che si ritiene accettabile; ma, a qualsiasi livello di sicurezza vogliamo spingerci, nella nostra vita dovremo sempre prendere delle decisioni con le quali, per ottenere qualcosa, barattiamo la probabilit di perdere cose molto pi importanti, perfino la nostra esistenza.

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La conoscenza
Il valore del dubbio Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non creder Nella nostra esistenza siamo continuamente "aggrediti" da persone che ci espongono la loro interpretazione dei fatti e cercano di convincerci della bont del loro ragionamento. Ad alcune di queste "aggressioni" siamo perfettamente attrezzati a resistere; se un imbonitore televisivo elogia le qualit di un prodotto venduto ad un prezzo molto inferiore a quello di mercato, solo gli sciocchi si affrettano a fare unordinazione. Se ci viene proposta una crema dimagrante che permette di perdere in una settimana tutti i chili superflui, la nostra reazione di ilarit; un prodotto cos "miracoloso" evidentemente non esiste. Se leggiamo un quotidiano che esprime opinioni politiche in contrasto con le nostre, "facciamo la tara" a quello che dice e difficilmente cambiamo le nostre convinzioni politiche. Vi sono per una quantit di "informazioni" che ci paiono verosimili e che quindi teniamo per vere, anche se non siamo in grado di verificarle. Talvolta, per, queste "informazioni" risultano del tutto false, esattamente come l'esistenza di una crema dimagrante miracolosa. Le cartine geografiche francesi, ad esempio, indicano che la cima della montagna pi alta d'Europa, il Monte Bianco, interamente in territorio francese. Ci falso, per i trattati internazionali la cima si trova sul confine; un errore di un oscuro topografo del secolo scorso non

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mai stato corretto ed stato riportato su tutte le mappe. Gli articoli sui giornali o riviste specializzate sono pieni di errori ed imprecisioni; talvolta dopo qualche giorno un lettore scrive per rettificare ed il giornale si scusa, pi spesso la cosa passa sotto silenzio. Pu essere interessante riflettere su ci che la gente anziana afferma a proposito delle condizioni metereologiche. "Ai nostri tempi, s che le stagioni esistevano, d'inverno veniva sempre neve abbondante e le estati erano vere estati, non come adesso che non ci sono pi stagioni". Se si vanno a rilevare i dati metereologici di quaranta o cinquanta anni fa, invece, si pu constatare che sono estremamente simili a quelli di oggi. Non si pu essere del tutto sicuri nemmeno di ci che viene detto dalle fonti "pi autorevoli" di cui sembra possiamo disporre, vale a dire i libri. sufficiente leggere i libri di pochi decenni fa per trovare asserzioni che oggi fanno letteralmente inorridire, ad esempio che il rimedio migliore per diversi disturbi psicologici sia una lobotomia frontale, o che il modo migliore per restaurare un'opera d'arte che sta subendo le ingiurie del tempo sia ritoccare con uno strato di nuovo colore le parti che stanno sbiadendo. Se si rileggono pubblicazioni di poche decine di anni fa, facile imbattersi in ridicole esaltazioni di capi di stato che si sono rivelati feroci dittatori, o appoggi convinti a teorie di purificazione della razza che oggi ci risultano ripugnanti. Se risaliamo ancora pi indietro nel passato troviamo tutta una serie di affermazioni che oggi appaiono assurde. Dobbiamo forse concludere che ci si pu fidare solo dei libri pi recenti? Ritengo di no: opportuno dubitare anche di ci che viene scritto oggi, come avrebbero fatto bene a dubitare coloro che vivevano nel passato; anche in questo caso non saggio ritenere che la nostra epoca sia "diversa" dalle precedenti. quindi opportuno mettere in dubbio e sottoporre al vaglio della nostra esperienza tutto ci che ci viene detto, anche se proviene da chi stimiamo. Molte volte comodo accettare

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acriticamente ci che affermato da persone di cui abbiamo stima, ma proprio in questo modo si possono compiere errori gravissimi. sempre opportuno chiedersi il perch delle cose; non esistono cose "tab", cose che empio chiedere. Se ci capiter di sentirci ingannati per avere creduto ad affermazioni che si sono rivelate non vere, la colpa sar esclusivamente nostra, per non averle analizzate a fondo. In questo libro si cerca di mettere in discussione ogni genere di affermazioni, da qualsiasi persona siano state fatte, e - per quanto possibile - di ripartire da zero cercando di individuare una concezione della realt intellettualmente soddisfacente. Questo atteggiamento non indica mancanza di rispetto o di apprezzamento nei confronti di coloro che hanno maggiormente influenzato il modo di pensare corrente, ma deriva dalle constatazioni che sono state sviluppate nella parte dedicata alla scienza: in ogni epoca i progressi pi significativi sono stati ottenuti abbandonando idee fino a quel momento considerate indiscutibili. Si chieder: se si deve dubitare di tutto, perch si deve credere a ci che sostiene questo libro? Nessuno lo pretende, di certo non l'autore. Questo libro propone una sua concezione, e sta ad ognuno dei lettori valutarne la validit. Sicuramente anche questo libro contiene degli errori, come ogni altro libro che sia mai stato scritto. Le idee che espone possono semplicemente interessare ed essere utili.

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La mente di fronte alla realt Se si deve dubitare di tutto, esiste qualcosa di cui posso essere veramente certo? Ci di cui posso essere sicuro senza alcuna ombra di dubbio il fatto di esistere come entit pensante. La mia mente esiste, qualsiasi cosa ci possa significare; in caso contrario non potrei esprimere questo stesso pensiero. (Come universalmente noto, il primo a partire da questo punto di vista fu Cartesio, nel diciassettesimo secolo). Ovviamente questo punto fermo pu essere solamente una base di partenza. La mia conoscenza molto pi vasta, l'organizzazione della mia mente ed il mio pensiero sono estremamente sofisticati. Da dove deriva la mia conoscenza? innata? Deriva dall'educazione che ho ricevuto? Da libri che ho letto, discorsi che ho sentito? Anche in questo caso conveniente semplificare. La conoscenza deriva dalle esperienze sensoriali, da ci che percepiamo attraverso i sensi e dalle elaborazioni effettuate dalla nostra mente. E l'educazione, i discorsi, i libri? Se riflettiamo a fondo, ci convinceremo che non sono cose sostanzialmente diverse dal resto delle esperienze sensoriali. Se leggo un libro, lo faccio tramite la vista; se poi i segni presenti sul libro vengono elaborati dalla mia mente ed assumono un importante significato, non per questo posso concludere che la lettura di un libro sia una esperienza di natura diversa rispetto, ad esempio, ad un viaggio. C' chi sostiene che la conoscenza sia innata, e non derivi dalle percezioni sensoriali (questa corrente di pensiero nasce con il filosofo greco Platone, nel quarto secolo avanti Cristo). Questa concezione in contrasto con quanto si visto nella prima parte. La conoscenza scientifica non innata; se lo fosse sarebbe statica ed immutabile, mentre invece la sua evoluzione continua Gli sviluppi scientifici pi significativi sono stati ottenuti cercando di spiegare i risultati sperimentali, che sono riconducibili ad esperienze sensoriali. stato necessario

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mettere in discussione idee che sembravano ovvie, che potevano sembrare "innate": l'idea che il tempo fosse un "contenitore assoluto", l'idea che una entit (l'elettrone) dovesse "essere" qualcosa, o particella o onda, l'idea che si potesse sapere tutto sullo stato di una entit fisica. Poich la scienza e le altre forme della conoscenza - in particolare la filosofia - hanno diversi punti di contatto e spesso trattano argomenti molto vicini, sarebbe difficile pensare che la conoscenza nella sua accezione pi generale potesse essere innata. Ci che ha importanza nella nostra vita sono le percezioni sensoriali. Dalle nostre percezioni deriva tutto ci che conosciamo, tutte le nostre idee ed i nostri pensieri.

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Le concezioni della realt Nel corso della storia umana sono state elaborate un gran numero di concezioni della realt, di "filosofie"; formarsene una una aspirazione di fondo degli esseri umani, ed ogni epoca storica stata profondamente influenzata dalle filosofie prevalenti. Se si considerano tutte queste concezioni, si pu individuare una sostanziale omogeneit, al di l di quelle che possono sembrare differenze evidenti. Tutte queste concezioni sono figlie del pensiero umano e sono state espresse in modo simile, con scritti o discorsi, seguendo regole di non-contraddizione e cercando di farsi capire da altri esseri umani. In ogni concezione vi lo stesso desiderio di individuare dei principi generali e di formulare un pensiero coerente. Per ogni persona che elabora una filosofia implicito il riconoscimento della importanza di avere una filosofia. Ogni nuova concezione critica le precedenti, talvolta recuperandone alcuni aspetti, e si pone come "vera" e definitiva. Chi la propone profondamente convinto della sua validit, talvolta al punto da sacrificare la propria vita per difenderla. In seguito, inevitabilmente, altri criticheranno questa stessa concezione e ne proporranno una nuova, anche questa ritenuta "vera", definitiva. Con quali criteri possiamo cercare la concezione "giusta"? Esse sembrano sostanzialmente omogenee tra loro. Se esistesse una concezione "vera", essa dovrebbe essere sostanzialmente diverse dalle altre e rappresentare una discontinuit rispetto al gran numero di concezioni false. Chi la ha elaborata avrebbe "ragione" e tutti gli altri "torto". Questo modo di vedere non pu risultare soddisfacente a chi conosce il principio dell'omogeneit. Non pu esistere una concezione "speciale", di una natura diversa da tutte le altre. accaduto molte volte che qualcuno pensasse di averla trovata,

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ma in seguito sono apparsi chiari gli errori in cui era incorso; ingenuo sperare che prima o poi qualcuno ci possa riuscire. Se nessuna concezione pu essere vera, per, sembra che si debba concludere che tutte devono essere false e prive di valore; se cos fosse la speculazione filosofica sarebbe una attivit completamente inutile.

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La natura della conoscenza Le conclusioni a cui si giunti nel precedente capitolo sembrano condurre ad un vicolo cieco; per uscirne necessario ricondursi a ci che si detto nella parte dedicata alla scienza. Per comprendere il valore della conoscenza scientifica stato necessario considerarla come una creazione dell'intelletto umano, riconoscendo che le teorie da cui composta dipendono dal modo di pensare di chi le ha elaborate. La natura della scienza non lontana da quella della filosofia: anche le teorie scientifiche sono concezioni della realt, sebbene specializzate e limitate a campi specifici. Le riflessioni sulla scienza si possono applicare anche alla filosofia . Anche le filosofie non sono altro che creazioni umane, dipendenti dal modo di pensare dei loro autori. Le filosofie non possono cercare una "spiegazione della realt", una "verit assoluta" che non ha senso definire. Anche una filosofia, come una teoria scientifica, ha validit limitata ed importante in quanto "utile", nel senso pi ampio di questo termine. Anche una filosofia una creazione dell'intelletto umano, ed in quanto tale non pu essere "vera", "oggettiva", "assoluta", ma intrinsecamente limitata e potenzialmente superabile. Questa constatazione non impedisce di riconoscerne il valore, come non impedisce di cogliere il valore della conoscenza scientifica. Il concetto pu essere ulteriormente esteso: queste riflessioni possono essere applicate a tutto il pensiero umano. Tutto ci che noi pensiamo dipende dal nostro modo di pensare e non pu essere vero, oggettivo o assoluto. Queste considerazioni si applicano anche a me, a qualsiasi concezione io possa elaborare, a qualsiasi pensiero io possa formulare. Tutto ci che noi sappiamo pu essere visto come una teoria, anche questa stessa affermazione. La nostra mente organizzata a "teorie". Se tocco una fiamma posso pensare che mi scotter, se abbandono un sasso a

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mezza altezza che cadr verso il suolo: ma non posso affermare di sapere quello che avverr. Ancora, se apro un libro molto probabilmente potr leggere delle frasi, se esco di casa molto probabilmente vedr la strada in cui si trova. Le teorie derivano dalle percezioni sensoriali, in modo diretto o indiretto; tramite l'esperienza sensoriale che veniamo a conoscenza di teorie elaborate da altri. Se un vigile urbano ci consiglia di cambiare il nostro itinerario perch in una certa strada il traffico bloccato, normalmente riconosciamo in queste indicazioni una "teoria" valida e la facciamo nostra senza avere bisogno di provare direttamente. Anche questa teoria, per, deriva da una esperienza sensoriale, e precisamente dalla percezione delle parole dette dal vigile. Il procedimento di elaborazione delle teorie che ci servono nel corso della nostra vita inizia molto presto. Dopo avere visto che i genitori sanno come procurarsi il cibo, come utilizzare il televisore o gli altri elettrodomestici, ci si forma la teoria: "ci che dicono i genitori valido". Allo stesso modo, dopo avere verificato che nella maggior parte dei casi ci che si trova nei libri coerente con le nostre esperienze dirette, viene formulata la teoria: "le affermazioni contenute nei libri sono attendibili". In questo modo, poco alla volta, viene elaborata tutta la nostra conoscenza. Si pu definire in maniera pi esatta una "teoria"? Direi di s: una "teoria" una forma di organizzazione della mente che, basandosi sulle percezioni sensoriali del passato, cerca di prevedere le percezioni sensoriali del futuro. Si giunti in questo modo ad una definizione della parola "conoscenza": la conoscenza l'insieme dei ricordi delle nostre percezioni sensoriali e delle teorie da esse derivate.

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Esistenza e realt Qual , alla luce di quanto affermato, il significato da attribuire alla parola "esistere"? Una cosa "esiste" se le nostre percezioni sensoriali ci spingono a formarci una rappresentazione mentale in cui essa compresa e le pu in qualche modo influenzare. Diremo che una cosa "esiste" se ci comodo farci una sua rappresentazione mentale . Non vi sono ulteriori significati da aggiungere a tale parola. Un altro termine che importante definire "realt". Ci che percepiamo dotato di coerenza interiore. Ci che vediamo segue determinate leggi, non vediamo cose apparire o scomparire per magia; se una cosa si trova in un certo posto perch qualcuno o qualcosa ve la ha messa, seguendo le normali leggi della fisica. Si pu allora definire come "realt" l'insieme delle esperienze sensoriali che rispettano questa coerenza interiore, per distinguerle, ad esempio, da ci che percepiamo in sogno. Possiamo elaborare una teoria secondo la quale le nostre esperienze sensoriali future rispetteranno questa coerenza. Anche in questo caso non vi sono altri significati da aggiungere al termine. Si pu fare un discorso analogo per il concetto di "esseri umani". Posso essere sicuro che quelli che vedo muoversi e parlare vicino a me e la cui immagine simile alla mia stessa immagine riflessa da uno specchio siano delle entit simili a me? Che ragionino con gli stessi meccanismi che uso io? In realt non ne ho alcuna certezza. Potrebbero essere immagini animate da un essere potentissimo, o entit aliene che hanno assunto le sembianza umane per imperscrutabili motivi. E allora, ci si pu chiedere, che senso ha relazionarsi con gli altri, che senso ha scrivere un libro che si spera venga letto da altri? La risposta semplice. Non sono in grado di sapere se coloro che vedo attorno a me sono come me, ma osservo che si comportano come se lo fossero. Posso quindi elaborare la

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teoria che queste entit siano controllate da meccanismi interni simili a quelli che riconosco in me stesso e che in sostanza siano analoghe a ci che sono io. Applicando il limite classico a queste definizioni, si pu osservare come nelle situazioni "normali" corrispondano a quanto comunemente accettato. La definizione che si data di "esistenza" e di "realt" non priva di senso e di bellezza la nostra vita; possiamo continuare ad interagire con il mondo anche senza attribuire a questi concetti significati metafisici. Allo stesso modo, la definizione che si proposta per il termine "esseri umani" permette di accedere alla grande ricchezza delle relazioni con gli altri e di comportarsi in maniera corretta in ogni circostanza.

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I limiti della conoscenza

Ci sono pi cose nel cielo e nella terra, Orazio, di quante possa immaginare la nostra filosofia Consideriamo le due frasi: "Sono certo che la conoscenza pu essere assoluta" e "Sono certo che la conoscenza limitata" Personalmente non conosco nessuna prova diretta ed assoluta a favore di una delle due frasi. Dobbiamo quindi concludere che le due frasi sono equivalenti, entrambe non vere? A mio parere questo ragionamento scorretto, e si basa su una pura somiglianza verbale. Il significato delle parole diverso nelle due frasi. Se la conoscenza assoluta, il termine "certo" significa "con certezza assoluta". Viceversa, se la conoscenza non assoluta, il termine "certo" indica che a parere di chi la esprime l'affermazione che segue una teoria estremamente valida. Se quindi non disponiamo di alcuna prova assoluta della prima frase, dobbiamo ritenerla falsa. Per ritenere valida la seconda frase, invece, sufficiente che la nostra conoscenza, per sua natura limitata, ci faccia propendere per la sua validit. Seguendo tale interpretazione facile convincersi che la seconda frase non contiene alcuna contraddizione. In questo modo abbiamo risolto l'interrogativo con cui si era conclusa la prima parte. Vi sono per altre domande che si presentano. Alcuni obbietteranno che ci sono cose di cui si sentono assolutamente sicuri, ad esempio del fatto che 1+1 faccia 2. Esaminiamo questo argomento.

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I numeri e l'aritmetica costituiscono una nostra teoria di eccezionale utilit. Ma sono davvero del tutto sicuro della validit di questa teoria? Sono del tutto certo che 1+1 faccia 2? Potrei stare sognando, potrei essere sotto l'effetto di qualche droga. E, anche se non fosse cos, si pu dire dove termini la sicurezza assoluta relativamente alle operazioni aritmetiche? Se sei sicuro che 1+1=2, lo sarai anche di 2+2=4. Ma, che 1785+1937 faccia 3722, di questo sei veramente sicuro? Se a 1785 oggetti ne aggiungi altri 1937, sei sicuro che in totale ne potrai contare 3722? Hai mai verificato direttamente? Eppure, non esiste una discontinuit tra 1+1=2 e 1785+1937=3722, non si pu stabilire un confine preciso tra le operazioni di cui siamo del tutto sicuri e le altre. E quindi, se di alcune di queste operazioni non possiamo essere del tutto sicuri, lo stesso vale per le altre. Potremo essere confidenti nella nostra conoscenza in maniera elevatissima, ma non in maniera assoluta. Una certezza assoluta, una sicurezza assoluta, una verit assoluta non possono esistere. Esse rappresenterebbero per il mondo un punto di discontinuit e sarebbero qualcosa di profondamente diverso da tutto il resto della nostra esperienza sensoriale. Questa concezione coerente con quanto si visto nella prima parte. Il fatto che la nostra intuizione ci spinga a pensare che debba esistere una conoscenza assoluta non rilevante; per progredire stato necessario abbandonare le convinzioni intuitive ed i postulati impliciti. Una teoria una creazione dell'intelletto umano, e come tale non pu essere "assoluta". L'affermazione della limitatezza della conoscenza pu essere vista come una forma diversa del principio di indeterminazione. La conoscenza scientifica limitata, e non vi motivo di pensare che altre forme di conoscenza non debbano esserlo. Si potrebbe a questo punto avanzare l'obiezione che una visione del mondo in cui non vi siano cose di cui essere del tutto certi sarebbe di una tristezza spaventosa, e quindi contraria al principio della fondamentale bont del mondo. In

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realt questa obiezione deriva dai consueti postulati impliciti e non pu essere considerata valida. Perch mai dovrebbe essere importante poter essere del tutto sicuri di qualcosa? Riconoscere la limitatezza della conoscenza pu forse togliere qualcosa alla bellezza del mondo? La grande bellezza del mondo rimane immutata qualunque nuova teoria venga elaborata per interpretarlo. Da ogni parte la si guardi, la conoscenza limitata. importantissima, la cosa pi importante che abbiamo, ma limitata. Il mondo, il cielo e la terra, contengono molte pi cose di quante possiamo immaginare, di quante possiamo conoscere.

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Limitatezza e perfezione Se la perfezione esistesse e fosse raggiungibile, mancarla di poco o di molto tutto sommato non farebbe una grossa differenza; essere poco imperfetti o molto imperfetti sarebbe comunque un fallimento, l'obbiettivo sarebbe comunque mancato. Se la conoscenza potesse essere infinita, la valutazione del valore di qualsiasi conoscenza riguarderebbe la sua capacit di raggiungere la perfezione; se quindi si scoprisse che la scienza non in grado di risolvere esattamente determinati quesiti, si potrebbe decretarne il fallimento. Se invece si parte dal presupposto che la conoscenza sia limitata, la perfezione non raggiungibile (o, meglio, non esistente), allora ha importanza quanto si riesce ad essere buoni, o istruiti, o quanto si conosce, quanto si coerenti. L'affermazione della propria limitatezza rende pi prezioso ci che si ha, ci che si riesce a fare. Allo stesso modo, affermare la limitatezza del pensiero umano gli d una forza straordinaria; non si deve pi perdere tempo a cercare cose "assolute", non si devono rispettare "leggi" soprannaturali, tutte le cose che riteniamo vere devono essere da noi coscientemente accettate. Il nostro pensiero tutto ci che abbiamo; sarebbe da sciocchi rattristarsi perch non pu essere perfetto e non pu essere assoluto. Sarebbe come rattristarsi perch la terra rotonda e non ha una dimensione infinita, o perch dopo il giorno viene la notte. Abbandonati i preconcetti molto pi facile riconoscere il valore del nostro pensiero, la sua straordinaria forza e bellezza.

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Coerenza ed equilibrio
La coerenza della realt

Ecco i dubbi spiegati, ecco l'imbroglio, Ecco il raggiro onde m'avverte il foglio A tutti pu essere capitato di perdersi in un dedalo di viuzze in una citt sconosciuta e straniera, e di non riuscire a trovare la strada per ritornare al punto di partenza. In queste situazioni ci si pu sentire in preda al panico; come fare a ritornare indietro? Ci si pu sentire persi in un mondo straniero, si pu temere che non esista una via per ritornare nel nostro mondo. In realt una via per il ritorno ci deve essere, le cose non si possono essere modificate in maniera misteriosa. Da qualche parte dobbiamo essere passati, in qualche modo potremo ritornare indietro. Capita a volte di non riuscire a raccapezzarsi in una situazione, di pensare che sia accaduto qualcosa di misterioso. In un celebre film di Hitchcock i compagni di viaggio del protagonista spariscono o iniziano a comportarsi in modo strano, cercando di presentargli una realt diversa da quella che aveva conosciuto. Anche in questi casi ci deve essere il trucco, qualche spiegazione deve esistere, come quella che viene presentata alla fine del film. La coerenza della realt non pu essere violata. Non ci sono "smagliature" nella realt che percepiamo, almeno dal punto di vista delle esperienze dell'autore. Allo stesso modo, se ci capita di non trovare pi un oggetto nonostante tutte le nostre ricerche, non possiamo concludere che sia "sparito". Da qualche parte dobbiamo averlo messo, oppure qualcuno ce lo ha sottratto. Se non pi dove si

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dovrebbe trovare, una spiegazione ci deve essere. La realt che percepiamo dotata di coerenza interna. La visione del mondo dei nostri antenati era sostanzialmente "magica". Si pensava comunemente che interventi soprannaturali influenzassero la nostra esistenza; se ad una persona accadevano eventi spiacevoli, una spiegazione comune era il "malocchio" o una "fattura". Si pensava che i numeri del lotto venissero influenzati dagli avvenimenti, si credeva che esistessero maghi in grado di compiere ogni sorta di prodigi. In realt non esistono entit magiche che influenzino il mondo; se una cosa si trova in un certo posto perch qualcuno o qualcosa ce la ha messa, seguendo le normali leggi della fisica. Come tutte le affermazioni di questo libro, anche l'affermazione della coerenza della realt non ha valore assoluto, ma deriva dall'esperienza. L'autore non ha mai assistito ad eventi che la contraddicano e, a suo giudizio, i racconti di chi la mette in dubbio non sono per nulla credibili.

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La valutazione delle fonti

Sapete, Markham - proruppe con voce inflessibile - qualsiasi opera d'arte autentica ha una qualit che i critici definiscono "elan", o pi precisamente entusiasmo e spontaneit. Una copia o un'imitazione manca di caratteristiche, troppo perfetta, troppo ben curata, troppo esatta Ci che vale per l'arte vale per la vita - prosegu Vance tranquillamente. Ogni azione umana, vedete, suscita inconsciamente una sensazione di genuinit o di falsit, di sincerit o di calcolo. In uno dei capitoli precedenti si affermato che bisogna dubitare di tutto ci che ci viene detto e di tutto ci che scritto in libri, giornali, riviste. Ma, se le cose stanno in questo modo, come fare per incrementare la nostra conoscenza di cose di cui non possiamo avere esperienza diretta? Come fare, ad esempio, ad avere notizie riguardanti paesi estremamente lontani? Dubitare di tutto poco pratico, con le nostre esperienze dirette potremmo conoscere molto poco. Come prima considerazione ci si pu chiedere se questo genere di conoscenze possa avere importanza. La risposta senz'altro affermativa: in futuro ci potrebbe capitare di recarci in un paese lontano, ad esempio in Cina. Inoltre, anche se questo non dovesse mai accadere, molte affermazioni che la riguardano ci potrebbero interessare: se in un supermercato troviamo prodotti provenienti dalla Cina ci pu essere utile sapere che i suoi abitanti sono in un certo numero e lavorano per un salario inferiore a quello dei lavoratori occidentali. In

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entrambi i casi le nostre percezioni sensoriali verrebbero coinvolte. Come valutare, quindi, le nostre fonti indirette, libri, giornali, discorsi? Supponiamo di avere letto la notizia riguardante la popolazione cinese su di una enciclopedia. Abbiamo gi avuto occasione di servirci di questa enciclopedia ed i dati che ci ha fornito si sono sempre rivelati attendibili; abbiamo sentito delle persone di cui ci fidiamo parlarne bene, la abbiamo vista nelle loro case; abbiamo letto articoli che esprimevano un giudizio positivo. Infine, l'enciclopedia si presenta bene, rilegata con accuratezza, la carta e la stampa sono di buona qualit. Si tratta, a ben vedere, di indizi estremamente indiretti, ma la maggior parte delle nostre conoscenze derivano da informazioni indirette, "collaterali". Possiamo per questo essere sicuri che ci che scritto sull'enciclopedia "vero"? No, per possiamo ritenerla una fonte affidabile. estremamente improbabile che coloro che vi hanno lavorato si siano inventati il dato che ci interessa; pu darsi che tale dato non sia estremamente accurato, ma comunque una fonte affidabile di informazione. E se la Cina non "esistesse"? Se, viaggiando dall'Europa costantemente verso Sud-Est, trovassimo paesi completamente diversi, oppure la terra improvvisamente finisse ed incominciasse un oceano sterminato? Non possiamo escluderlo, certo, ma la somma delle nostre esperienze ci pu portare a ritenerla una eventualit molto improbabile. Se intraprendessimo questo viaggio saremmo ragionevolmente sicuri che le nostre esperienze sensoriali sarebbero sostanzialmente in accordo con ci che abbiamo letto sull'enciclopedia. Ogni informazione che ci riguarda deve essere sempre soppesata e giudicata; questo procedimento il pi delle volte rapidissimo e praticamente inconscio, ma saggio averne coscienza. Nella nostra vita ci siamo elaborati criteri sofisticatissimi per giudicare ci che "vero" e ci che non lo . Le notizie non autentiche hanno spesso qualcosa che ci suona

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"falso", in qualche modo "puzzano" di finto o di inattendibile. Ovviamente questo non significa che possiamo fidarci ciecamente del nostro intuito; ci potrebbe portare ad errori clamorosi. per utile saperlo "ascoltare", saperne interpretare i segnali. In un racconto di fantapolitica si ipotizza che il Presidente degli Stati Uniti sia in realt morto, ucciso da una potenza straniera, ed un sosia abbia preso il suo posto senza che nessuno al di fuori della cerchia dei suoi pi stretti collaboratori se ne sia accorto. E se fosse andata realmente cos? Se la realt fosse contraffatta? Se i "Presidenti" non fossero mai esistiti, come ipotizzano altri racconti, ma un geniale burattinaio dietro le quinte (il vero potente) proponesse quando necessario una nuova figura di rappresentanza? Tutto ci sarebbe possibile, certo, ma molto improbabile. Se un'operazione del genere venisse tentata innumerevoli segnali permetterebbero di scoprire il "trucco". molto difficile contraffare completamente la realt: i nostri strumenti di percezione e giudizio sono validi.

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Don Chisciotte e la conoscenza implicita - ... credo anzi che sia tutto finzione, favola bugiarda, sogni raccontati da gente risvegliatasi dal sonno o, per meglio dire, ancora mezzo addormentata. - Cotesto un altro errore - rispose Don Chisciotte - in cui sono caduti molti, i quali non credono ci siano stati di tali cavalieri nel mondo. Don Chisciotte della Mancia prendeva sul serio tutto ci che era scritto. Egli prendeva per oro colato i romanzi cavallereschi, pensava che giganti, maghi ed incantatori fossero realmente esistiti e che potesse incontrarli nel proprio girovagare. Questa era la sua follia, questa la sua grandezza - il rivendicare la dignit e la nobilt della propria convinzione soggettiva. Se ci si attiene alla lettera di ci che scritto e di ci che ci viene detto, il nostro comportamento non pu essere adeguato alla realt, esattamente come quello di Don Chisciotte. Quando una recluta giunge in caserma non ricava le informazioni pi importanti dall'opuscolo che gli viene consegnato, e nemmeno dal discorso del suo ufficiale; le cose importanti sono quelle che imparer giorno per giorno sulla propria pelle, le mezze frasi del caporale istruttore. In ogni campo i "trucchi del mestiere" sono la cosa pi importante, ma nessun libro li descrive, e di solito quelli che tentano di farlo sono scarsamente efficaci. Se un occidentale deve andare a vivere in Oriente nessun libro potr spiegargli il modo in cui si deve comportare, totalmente diverso da quello a cui abituato. Egli dovr impararlo sulla propria pelle; al massimo potr sfruttare la vicinanza di una persona che abbia gi affrontato la stessa esperienza.

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Anche il nostro comportamento abituale obbedisce a regole non scritte che spesso avremmo difficolt ad ammettere di seguire. Quando una conferenza termina ed il relatore chiede se ci sono domande, anche se molte persone non hanno capito nulla nessuno si alza a dirlo e a chiedere che venga ripetuto tutto. Di solito alcuni si preparano delle domande che possano essere gradite all'oratore e ne propongono un paio, dopo di che ci si getta sui rinfreschi. Anche se il relatore dicesse cose del tutto incomprensibili il copione non cambierebbe. Nelle situazioni "ufficiali", in sostanza, recitiamo tutti una commedia, non possiamo comportarci nella maniera che potrebbe sembrare normale. Quando una persona con cui non siamo in confidenza ci espone alcuni suoi concetti ed ogni tanto ci chiede se abbiamo capito, di solito rispondiamo affermativamente anche se non siamo riusciti a seguirlo; non potremmo interrompere il suo discorso ogni momento, non appena i suoi ragionamenti si perdono. Le cose delicate non si dicono esplicitamente, ma si fanno capire. Quando si tiene una lezione una delle regole pi importanti che la sua durata non pu essere inferiore ad un certo tempo (altrimenti chi ascolta si sentirebbe defraudato); anche se non si hanno pi argomenti si deve continuare a parlare. Una riunione d'affari non pu durare cinque minuti, si deve trovare qualcosa da dire anche se non ne sussiste una reale necessit. Quando frequentiamo la scuola guida ci viene detto che i cartelli stradali devono essere sempre rispettati. In realt sarebbe impossibile circolare se i cartelli fossero totalmente rispettati; le nostre strade sono pieni di indicazioni di limiti di velocit che renderebbero necessarie pericolose frenate e di divieti di sosta che paralizzerebbero la vita di interi quartieri. Di solito i vigili non danno multe per tali infrazioni, tacitamente tollerate; anche loro "mangiano la foglia". I regolamenti sono pieni di norme che nessuno segue e nessuno fa rispettare; una forma di sciopero dei dipendenti pubblici consiste nell'applicare alla lettera i regolamenti: l'attivit si paralizza immediatamente. Se seguissimo tutte le

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prescrizioni contenute nel libretto di manutenzione di un'automobile dovremmo passare buona parte della nostra esistenza a controllare freneticamente la pressione delle gomme, il livello del liquido di raffreddamento e tanti altri particolari. Il modo in cui ci dobbiamo comportare in tutte queste situazioni non scritto da nessuna parte. Per quale motivo? Le parole, gli scritti, non sono uno strumento "perfetto" (n possono esistere strumenti "perfetti"). Non appena un regolamento viene terminato e stampato risulta evidente che alcune sue parti sono inapplicabili e che innumerevoli casi non sono previsti. Con le parole non si pu dire tutto , non ci viene mai alla mente al momento giusto tutto ci che vorremmo dire, la gentilezza nei confronti degli altri ci impedisce di dire cose che li potrebbero urtare. Se poi raccogliamo il coraggio a due mani e cerchiamo di essere del tutto sinceri, di solito il risultato ancora peggiore e riusciamo a farci capire in maniera ancora meno efficace. Per riuscire a comprendere quanto ci serve nella vita necessario possedere una nostra concezione "generale", che non ci pu essere comunicata in maniera diretta e che ci costruiamo a poco a poco. I nostri interlocutori assumono che noi possediamo questa "conoscenza implicita"; se ne fossimo privi non saremmo in grado di comportarci in maniera adeguata, esattamente come Don Chisciotte, oggetto di ogni genere di burle. Questa "conoscenza implicita", questo "buon senso", questa capacit di "mangiare la foglia" un pensiero "di secondo livello", una riflessione che va al di l dei nostri pensieri del momento; in sostanza qualcosa che si pu chiamare con il nome di "filosofia".

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La catena di S. Antonio Fate dieci copie di questa lettera e mandatele a dieci amici; entro una settimana vi accadr qualcosa di piacevole. John Smith ricevette questa lettera, ci rise sopra e non fece le copie e dopo pochi giorni ... A tutti sar capitato di ricevere una lettera che chiede di essere replicata in un certo numero di copie ed inviata ad amici e conoscenti, che a loro volta dovranno fare lo stesso. A volte si chiede di mandare del denaro al penultimo mittente (il mittente di chi ci ha inviato il messaggio), con la promessa di riaverlo al pi presto con elevatissimi interessi. Pu funzionare? Si, pu capitare che funzioni; se le dieci persone a cui inviamo il messaggio eseguono quanto richiesto, e cos anche i cento destinatari di secondo livello, riavremo i nostri soldi moltiplicati per cento; ma di solito non funziona. Per quale motivo? Il motivo sta nella velocit di accrescimento di un processo di questo genere; la sua progressione di tipo esponenziale, come nel caso dei chicchi di riso sulle caselle di una scacchiera di cui si parlato nella prima parte. Se un meccanismo di questo genere funzionasse come richiesto, nel giro di 10 passaggi si arriverebbe a dieci miliardi di lettere, vale a dire pi di una per ogni abitante del pianeta. Altri due passaggi, ed il numero di lettere per abitante della Terra sarebbe superiore a cento. Se chi riceve lettere di questo genere facesse sempre quanto richiesto, il mondo precipiterebbe rapidamente nella follia. La sostanziale stabilit che osserviamo nel mondo richiede che esistano dei meccanismi che regolano le attivit di questo tipo (il buon senso di chi si rifiuta di continuare la catena). Non

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possono non esistere dei meccanismi che evitino lo stabilirsi di una situazione insostenibile ed impediscano di sconvolgere l'equilibrio. Immaginiamo ora che nel nostro caso la cosa funzioni e che riceviamo i nostri soldi centuplicati; da dove arrivano? Il denaro, cos come la materia o l'energia, non si genera da solo; se qualcuno guadagna qualcuno ci deve rimettere. La risposta semplice: provengono dalle cento persone che ci hanno inviato il denaro e che non lo potranno riavere. Nel caso queste persone riavessero il loro denaro, nel caso la catena rimanesse attiva, si potrebbero comunque individuare altre persone che perderanno i loro soldi; la catena non si pu mantenere indefinitamente, il denaro non si pu generare da solo. L'equilibrio della realt non pu essere stravolto.

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L'equilibrio Il mondo che conosciamo si basa sull'equilibrio. Importantissime leggi fisiche esprimono la conservazione dell'energia e della materia. L'energia o la materia totali non possono aumentare o diminuire; se ci fosse possibile, se le trasformazioni non dovessero rispettare l'equilibrio ma, ad esempio, in ogni trasformazione si perdesse una quantit anche piccolisssima di materia, il mondo non potrebbe esistere, a lunghissimo termine (un termine che sarebbe gi scaduto) non potrebbe non dissolversi completamente. Se possiamo osservare il mondo, perch esso in equilibrio. Se un aspirante inventore si presenta all'ufficio brevetti proponendo un perpetuum mobile (un meccanismo in grado di restare indefinitamente in movimento senza bisogno di interventi esterni, e quindi in grado di produrre energia dal nulla - il sogno di generazioni di studiosi), viene immediatamente cacciato via. Un meccanismo di questo genere violerebbe la legge dell'equilibrio, che oggi ben chiara ad ogni persona di scienza. Questo meccanismo, se funzionasse, rivoluzionerebbe ogni legge fisica (ed il suo inventore meriterebbe ben altro che un brevetto); praticamente certo che chi lo propone sia un mitomane. Anche nella biologia facile osservare il rispetto della generale legge dell'equilibrio. Ogni specie animale o vegetale ha i suoi nemici e dei fattori che ne limitano la diffusione. Se una specie animale non avesse nemici, e niente fosse in grado di arrestarne la diffusione, essa diventerebbe rapidamente l'unica abitante del pianeta e non potremmo osservare la ricchissima variet di forme di vita presenti nel mondo. Una specie animale o vegetale pu trovarsi in situazioni estrememente favorevoli ed iniziare un rapido accrescimento, ma presto questo accrescimento dovr essere controbilanciato da altri fattori e dovr stabilirsi un nuovo equilibrio.

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Anche le storie, i racconti ed i romanzi sono consci della necessit di non rompere l'equilibrio. Nella grande maggioranza dei racconti in cui si cerca qualcosa di favoloso (la pietra filosofale, l'elisir di eterna giovinezza), alla fine non si riesce ad ottenerla (o, se si riesce ad ottenerla, non ha i poteri che le si attribuivano). Un mondo in cui si possa convertire ogni metallo in oro o in cui si possa vivere in eterno non verosimile, non corrisponde a ci che osserviamo, non in equilibrio. Per quanti tentativi possa fare, alla fine delle storie Paperino rimane povero. Non pu esistere, in natura o tra gli uomini, un potere assoluto, che non abbia limitazioni; se esistesse, osserveremmo solo tale potere. Questo fatto espresso anche nel mondo dei giochi. Nel gioco del poker la scala minima di picche batte la scala massima di cuori; il gioco si modella sulla realt e non potrebbe tollerare una combinazione di carte (la scala massima di cuori) in grado di vincere ogni altra combinazione. Un semplice gioco richiede a due partecipanti di indicare contemporaneamente con la mano un simbolo scelto tra la carta, la forbice, il sasso. Vince chi indica il simbolo che prevale su quello dell'avversario. Il sasso prevale sulla forbice (pu romperla), la forbice sul foglio (pu tagliarlo). Ma il foglio prevale sul sasso (pu avvolgerlo). Ogni potere ha un potere pi grande di lui, ma non esiste un potere supremo, la relazione tra i vari elementi della realt "circolare", ricorsiva. Non si pu infrangere l'equilibrio della realt.

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Il mantenimento dell'equilibrio

Ogni cosa piacevole immorale, illegale o fa ingrassare Se esistesse una cosa sempre piacevole e che non avesse alcun genere di controindicazioni, l'umanit non farebbe altro che dedicarvisi e si ridurrebbe rapidamente ad uno stato di abiezione. L'orientamento generale della natura contrario alle cose smodate, ed saggio attenersi a questa inclinazione nel proprio comportamento. Tentare di stravincere quando si vinto, il troppo successo, il troppo lavoro, la fretta vanno in senso contrario all'equilibrio generale. Cercare di fare qualcosa in maniera del tutto perfetta rappresenta una rottura dell'equilibrio e frequentemente porta al disastro. Le donne del popolo Navajo, quando completavano un vestito, vi lasciavano di proposito una lieve imperfezione perch "la loro anima non vi restasse impigliata", per non fare una cosa eccessiva, per non rompere l'equilibrio della realt. Gli antichi greci avevano ben chiaro questo concetto nelle loro filosofie; tutti, anche gli dei, erano sottomessi al Fato. L'orgoglio smisurato, ci che veniva chiamato "ubris", era considerato una gravissima empiet. Chi, peccando di "ubris", rompeva l'equilibrio delle cose era destinato ad una rapidissima rovina. Chi non riconosce che la natura si basa sull'equilibrio pericoloso per s e per gli altri; il fallimento a cui a lungo termine va incontro causato dai meccanismi con cui il mondo difende s stesso. Questo principio si applica anche alle cose di tutti i giorni; chi eccede nel bere si ubriaca, chi eccede nel cibo soffre di indigestione, chi si dedica in maniera eccessiva ad una

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certa attivit perde, nella migliore delle ipotesi, il proprio equilibrio e benessere spirituale. Anche il non riconoscere i propri limiti in campo intellettuale e l'orgoglio di pensare di poter raggiungere la "verit assoluta" rappresentano una rottura dell'equilibrio. Il riconoscere l'esistenza di una "verit oggettiva", esterna a noi e da noi non completamente raggiungibile, aveva l'importantissima funzione di impedirla.

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Giudizio e azione
Il giudizio

La vita breve, l'arte lunga; l'esperienza fallace, l'occasione fuggevole, il giudizio difficile Una delle pi importanti attivit della mente umana consiste nell'esprimere giudizi. Un giudizio una semplificazione della realt che percepiamo, al fine di migliorarne la nostra rappresentazione; di fronte ad una situazione complessa noi semplifichiamo le cose dicendo che una persona stata "saggia" o "sventata", "buona" o "cattiva". La natura dei giudizi analoga alla natura delle misure, che stata definita nella parte dedicata alla scienza. Il giudizio pu essere accostato ad una misura, di cui condivide le limitazioni. Poich non si puo sapere tutto, importante determinare che cosa si vuole sapere. Non si pu sapere che cosa sia una entit, e nemmeno un giudizio pu catturarne l'"essenza". Il giudizio intrinsecamente impreciso, esattamente come le misure della meccanica quantistica; non raggiungibile una precisione assoluta. Se ci chiediamo quanto lunga una sbarretta di metallo o quanto pesa una mela non possiamo darci una risposta del tutto precisa; questa affermazione a maggior ragione valida se ci chiediamo se una azione "giusta" o "sbagliata". Il giudizio sempre soggettivo, e dipende da chi lo esprime. In meccanica relativistica l'osservazione di una grandezza non ha senso se non si definisce chi la effettua. Allo stesso modo, un giudizio non ha senso se non si specifica chi sia l'"osservatore"; per questo motivo i giudizi espressi da noi o da

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qualsiasi altra persona non hanno e non possono avere un valore assoluto, ma sono soggettivi. Siamo sicuramente in grado di ricordare giudizi che noi stessi abbiamo dato anni ed anni fa e che ora ci appaiono completamente sbagliati; essi non erano "oggettivi", cos come non possono essere "oggettivi" i giudizi che formuliamo adesso. Queste limitazioni non derivano da una nostra "imperfezione", ma sono strutturali, insite nella natura del giudizio e nella natura della conoscenza. Riconoscere la totale soggettivit dei giudizi non significa diminuirne il valore; in realt d loro pi forza, perch semplifica la nostra visione del mondo, elimina gli equivoci, ci permette di tralasciare la ricerca illusoria del giudizio "giusto" e di concentrarci sulla ricerca di un giudizio il pi possibile valido (ovviamente dire che un giudizio "valido" a sua volta un giudizio, sottoposto alle stesse limitazioni). Il fatto che i giudizi siano imprecisi e soggettivi non ci deve trattenere dallesprimerli: opportuno formulare giudizi su ogni cosa che ci riguarda. In futuro potremo riconoscerne la scarsa validita, ma ci inevitabile. inutile cercare di esprimere giudizi totalmente oggettivi; la loro "oggettivit" sarebbe comunque illusoria. In maniera analoga opportuno tenere presente che anche i giudizi formulati da altri sono limitati, imprecisi e soggettivi. Non saggio dare eccessivo peso ai giudizi di altri nei nostri confronti. Ad esempio, il fatto che un'altra persona esprima un certo giudizio etico su di te non significa che tu sia buono o malvagio; vuole semplicemente dire che quella persona ha formulato per i suoi personali motivi un determinato giudizio.

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La metrica del giudizio

Se calda, o frigida, se poca, o molta, se in una volta ovvero in pi Ogni nostro giudizio dipende dalla metrica che adottiamo. Quando ci chiediamo se siamo soddisfatti di una determinata situazione, la nostra risposta dipende dal livello di soddisfazione che riteniamo accettabile. Ognuno di noi avr conosciuto persone che non sono mai contente di nulla e che si lamentano in ogni circostanza; la loro metrica tale che risponderanno sempre in maniera negativa a questa domanda. In qualsiasi situazione possibile individuare metriche che portano a giudizi diversi. Se dobbiamo dividere delle arance in grandi e piccole, il risultato della nostra selezione dipende dalla misura a partire dalla quale riteniamo che una arancia sia "grande". Se ci chiediamo se l'acqua della doccia calda o fredda, la risposta dipende dalle nostre abitudini e dalla situazione del momento; se siamo accaldati probabilmente la risposta sar diversa da quella che daremmo rientrando a casa dopo una fredda giornata invernale. Anche la scelta di quali giudizi opportuno formulare soggettiva; non esistono giudizi "naturali", categorie "oggettive" che si possono sempre applicare alla realt. Vi sono giudizi molti comuni, che formuliamo continuamente, ma da questo non si pu dedurre che sia "naturale" esprimerli. Costruirsi delle categorie in base alle quali formulare giudizi non significa che tali categorie "esistano". Se con un nostro giudizio dividiamo gli uomini in "buoni" e "cattivi", non per questo si pu dire che "esistano" uomini buoni e uomini cattivi; non abbiamo fatto altro che esprimere un giudizio.

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La normalizzazione Nella maggioranza degli sport di squadra viene organizzato un campionato tra tutte le compagini partecipanti; ogni squadra incontra le altre ed alla fine viene stilata una classifica. In ogni campionato c' sempre una sola squadra che vince, un certo numero di squadre che fanno una figura dignitosa, un certo numero di squadre che retrocedono. Non possibile che in un campionato tutte le squadre vincano, o perdano; ai buoni risultati di una squadra devono corrispondere i cattivi risultati di un'altra. Che cosa succederebbe se tutte le squadre di un campionato si rafforzassero, acquistando giocatori fortissimi provenienti da altri campionati? Alcune squadre migliorerebbero i loro risultati, ma non possibile che tutte facciano un buon campionato; vi sar sempre un certo numero di squadre dai risultati insoddisfacente. Alla fine di ogni campionato la somma dei punti di tutte le squadre costante. Il giudizio sui risultati di una squadra significativo perch raffrontato alla media dei punteggi. In altri termini, il giudizio sui risultati viene "normalizzato" rispetto a questa somma, rapportandolo al risultato medio. Questo procedimento analogo a quanto avviene in meccanica quantistica. La funzione d'onda relativa ad una particella, il cui valore nei vari punti dello spazio esprime la probabilit che la particella si trovi in quel determinato punto, solitamente definita dal punto di vista matematico a meno di una cosiddetta "costante di integrazione". Per determinare il valore di tale costante - e dare un significato a questa funzione si applica una "condizione di normalizzazione". Nello spazio esiste una ed una sola particella; in altri termini, la somma delle probabilit di tutti i punti dello spazio deve essere uguale ad uno. Un giudizio ha quindi significato solo se relativo a qualche valore di riferimento, solo se "normalizzato". Questo

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procedimento di "normalizzazione" viene applicato in ogni nostro giudizio, a volte in maniera inconscia. Una casa ci appare grande o piccola a seconda delle dimensioni delle case che conosciamo. Per chi ha sempre vissuto in piccole capanne un appartamento di un solo locale appare estremamente grande, per chi frequenta palazzi ed abitazioni spaziose molto piccolo. Entrambi i giudizi sono stati rapportati a ci che chi li esprime considera lo "stato normale". La condizione di normalizzazione e la definizione di "stato normale" possono variare molto rapidamente. Un tipico esempio legato all'evoluzione dei calcolatori, la cui potenza aumentata molto rapidamente negli ultimi anni: oggi un piccolo calcolatore molto pi veloce di un supercomputer di venti anni fa. Il giudizio sulla potenza di un calcolatore relativo ad uno "stato normale" che profondamente cambiato nel giro di pochi anni. A volte la "condizione di normalizzazione" viene applicata in maniera scorretta; in questo caso il giudizio risulta poco significativo. Se dite ad uno sportivo che si rotto un braccio che la sua situazione migliore di quella di tutti i vecchi con le articolazioni aggredite dall'artrite, molto probabilmente vi mander a quel paese. vero che l'efficienza fisica di questa persona migliore di quella media, ma per lo sportivo lo "stato normale" la perfetta efficienza di tutto l'organismo, e non pu accettare un giudizio rapportato ad una situazione che non gli familiare. Altre volte la condizione di normalizzazione viene completamente tralasciata, rendendo il giudizio privo di significato. Un tipico esempio riguarda i giudizi sull'operato dei vari governanti. Raramente si afferma che un governo si sta comportando bene, ci sono sempre delle lamentele su ci che realizza. La media dei giudizi su tutti i governi estremamente negativa. Come mai nessuno governa "bene"? Evidentemente ci sono dei motivi per cui nessun governante, una volta al potere, riesce ad accontentare tutti; evidentemente governare molto pi

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difficile di quanto si pensi. Se tutti i governi sono ritenuti cattivi, il giudizio non significativo, ma va "normalizzato" rispetto alla media dei giudizi. Un governo che rubi meno degli altri in ultima analisi deve essere giudicato "buono", se non sono disponibili persone che siano capaci di non rubare una volta al potere. I giudizi riferiti alla totalit dei soggetti che costituiscono una determinata "classe di normalizzazione" sono privi di senso. Se affermiamo "tutti gli uomini sono poco intelligenti" o "tutti gli uomini sono molto intelligenti" esprimiamo un giudizio privo di significato. Lo stato normale dell'intelligenza di una persona (per quanto possa avere senso "misurarlo") la media delle intelligenze di tutti gli esseri umani. Non esiste uno "stato normale" esterno per la capacit intellettuale, una "intelligenza standard" che possa essere definita senza tenere conto dell'intelligenza media degli esseri umani.

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Il manoscritto copiato Immaginiamo che un aspirante scrittore si presenti nella redazione di una casa editrice chiedendo la pubblicazione di un suo manoscritto, e che l'editore si accorga che il manoscritto del tutto identico a "Delitto e Castigo" o a qualche altro celebre romanzo. Possiamo essere certi che l'editore non penser neanche per un istante che l'aspirante scrittore abbia composto un grande capolavoro, solo casualmente identico ad un'opera gi scritta; penser che si tratti di un maldestro truffatore. Ma l'editore pu essere del tutto sicuro che l'opera stata copiata? La risposta a questa domanda non cos semplice; possiamo rifarci all'esempio citato nella prima parte. Se una scimmia batte dei caratteri a caso sulla tastiera di una macchina da scrivere, esiste la possibilit che, per caso, componga un'opera celebre. Lo stesso potrebbe essere capitato all'aspirante scrittore. Egli potrebbe non avere mai letto "Delitto e Castigo" ed avere composto una sua opera che casualmente del tutto identica. Si deve quindi concludere che il comportamento dell'editore scorretto? Ovviamente no, ma importante chiedersi il perch. L'editore non pu essere certo che il libro stato copiato, ma sa che estremamente improbabile che l'aspirante scrittore abbia composto l'opera senza copiare. Quanto improbabile? Questa una domanda chiave. Nel capitolo in cui si introdotto l'esempio della scimmia che compone un capolavoro si effettuato un calcolo a questo proposito. La probabilit dell'ordine di 1 rispetto ad un numero rappresentabile da 1 seguito da duecentomila zeri, molto pi grande del numero di molecole che compongono l'universo conosciuto. Non avrebbe alcun senso che l'editore si preoccupasse di questa possibilit estremamente remota. Si visto in uno dei precedenti capitoli che non si pu essere del tutto sicuri di nessuna affermazione, ma questo non pu bloccare le nostre azioni. L'editore pu comportarsi come se fosse certo del

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plagio; dal suo punto di vista questo evento estremamente probabile equivalente a ci che chiamiamo un evento certo.

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Limite classico Se l'editore di cui si parlato nel capitolo precedente volesse applicare una metrica rigorosa, non potrebbe affermare che il manoscritto "copiato": dovrebbe tenere in considerazione l'eventualit che l'aspirante scrittore abbia composto un'opera casualmente identica ad un celebre capolavoro. Applicare una metrica eccessivamente rigorosa non ha senso. La misura di un oggetto non pu essere precisa al miliardesimo di millimetro: gli effetti quantistici ci impediscono di raggiungere questa precisione. L'affermazione che un determinato oggetto ha una certa lunghezza valida perch applichiamo il limite classico, trascurando l'indeterminazione che non pu essere eliminata dalla misura. Il caso visto nel capitolo precedente analogo; l'affermazione dell'editore valida perche applica il limite classico e trascura l'inevitabile imprecisione insita nel suo giudizio, il minimo livello di incertezza che non ha senso cercare di eliminare. Il concetto di limite classico permette di rendere meno paradossale quanto si detto nella parte dedicata alla conoscenza. Il giudizio sulla validit dell'affermazione "uno pi uno fa due" dipende dal livello di sicurezza che riteniamo accettabile. Da un punto di vista rigoroso non possiamo esserne certi, ma nelle situazioni normali opportuno applicare il limite classico e trascurare un'incertezza molto piccola. Nelle situazioni normali indispensabile limitare la precisione della metrica. Dobbiamo per essere coscienti di avere applicato il limite classico: non stiamo esprimendo un giudizio "preciso", n potremmo esprimerlo.

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Il destino Siamo effettivamente liberi nelle nostre scelte o, invece, ci che sceglieremo gi "scritto"? Il nostro destino immutabile o si pu fare qualcosa per cambiarlo? In realt, alla luce delle affermazioni fatte in questo libro, queste domande non hanno alcun senso. Nessuno, infatti, mette in dubbio che a noi sembri di essere liberi, che nella nostra visione della realt le nostre scelte e le nostre azioni appaiano effettivamente libere. E se, invece, tutto fosse gi deciso, il libro del futuro gi scritto? Per noi questo fatto non avrebbe alcuna importanza, se questo libro non potesse influenzare la nostra percezione, se fosse impossibile venirne a conoscenza. Molti, dopo che un evento ha avuto luogo, sostengono che loro sapevano gi come sarebbero andate le cose, che era evidente che "sarebbe finita cos". Per ci che possiamo dedurre dalla nostra esperienza, invece, nessuno conosce il futuro pi di quanto sia possibile fare con normali previsioni. Se cos non fosse, il mondo sarebbe ben diverso da come lo conosciamo. Sull'incertezza del futuro sono basate le scommesse di ogni tipo, le corse dei cavalli, i movimenti dei capitali in borsa. Se vi fossero individui in grado di conoscere il futuro tutto ci non potrebbe esistere. Essi vincerebbero tutte le lotterie (e nessuno ne comprerebbe pi i biglietti), acquisterebbero solo azioni di aziende destinate al successo, provocando la rovina di tutti gli altri investitori. Per quanto ci riguarda il futuro non "scritto". Il nostro destino dipende dalle nostre azioni.

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L'azione L'azione l'interazione degli esseri umani con la realt; tramite l'azione, e solo in questo modo, possibile modificare la realt che percepiamo. Gli scritti ed i discorsi rientrano in questa definizione di "azione": la loro natura non diversa da quella delle azioni fisiche, e non particolarmente utile stabilire una distinzione. Le nostre azioni dipendono da moltissime influenze; siamo influenzati da ci che gli altri ci dicono, dalle leggi, dalle convenzioni sociali, dal nostro stesso carattere. In ogni circostanza il comportamento pi saggio consiste nel considerare queste influenze come un dato di fatto. impossibile eliminare le influenze esterne che condizionano il nostro agire; le si devono accettare, considerandole come una delle variabili in gioco. Nessuno si rattrista perch non in grado di sollevare un peso di una tonnellata, o non sa volare agitando le braccia, o non pu respirare sott'acqua; allo stesso modo inutile preoccuparsi perch non siamo in grado di compiere azioni prive di condizionamenti esterne. Anche il comportamento di coloro con cui abbiamo a che fare deve essere considerato come uno dei fattori in gioco. Non saggio recriminare perch qualcuno si comportato "male", o non ha fatto ci che "doveva": non esiste un modo di comportarsi "giusto" a cui si pu pensare che gli altri si attengano. Se gli altri si comportano in modo da ostacolare i nostri intenti, la "colpa" nostra: siamo noi che non abbiamo previsto le loro azioni e non abbiamo fatto in modo che fossero diverse. Una visione del mondo in cui si ritiene la responsabilit di tutto ci che ci accade solamente nostra molto pi utile ed efficiente di una in cui si cercano di individuare le "colpe" degli altri o della sfortuna. sciocco invocare la "giustizia", recriminare, scagliarsi contro questa o quella persona (questo atteggiamento pu avere senso solo se esso stesso inteso

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come azione, se ci comportiamo in questo modo per influenzare gli altri). Allo stesso modo, non saggio rammaricarsi per le cose che non si possono fare. Se realmente non si pu fare nulla per risolvere un determinato problema sciocco preoccuparsene. In ogni circostanza ci si deve porre la domanda: "che cosa pu succedere se compio questa determinata azione?". In ogni situazione opportuno considerare quali sono le possibili alternative e riflettere su ci che pu accadere nel caso se ne scelga una. Evidentemente impossibile effettuare questa analisi in maniera sempre fredda e distaccata: anche la nostra personalit fa parte delle variabili in gioco. inutile preoccuparsi per questo motivo: nessuno in grado di comportarsi in maniera del tutto oggettiva, nessuno nel suo comportamento pu prescindere dalle proprie emozioni. L'azione deriva dalla risposta alla domanda "che cosa opportuno che io faccia in questa situazione?". Il significato da dare alla parola "opportuno" deriva dalle proprie profonde scelte interiori, e cio dalla propria filosofia. fondamentale imparare dal proprio passato e riflettere sulle conseguenze che hanno avuto le nostre scelte. per sciocco rammaricarsi per le proprie azioni, "pentirsi" per i propri comportamenti passati. Evidentemente, quando abbiamo scelto di comportarci in una determinata maniera, lo abbiamo fatta sulla base degli elementi di cui al momento disponevamo, probabilmente in numero inferiore rispetto a quelli di cui potremmo disporre adesso. Non si puo "ritornare indietro nel tempo" portando con noi la nostra attuale esperienza. Molto probabilmente se adesso ci capitassero delle situazioni analoghe ci comporteremmo in maniera pi saggia, forse le nostre azioni passate ora ci sembrano empie; ma in senso stretto "pentirsi" del proprio passato cosa assurda.

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I tempi dell'azione Gioacchino Rossini sosteneva di avere impiegato tredici giorni per scrivere le seicento pagine della partitura del "Barbiere di Siviglia". Probabilmente esagerava, ma in ogni caso non impieg pi di venti giorni. Questo vuole forse dire che avrebbe potuto scrivere un numero di opere del valore del "Barbiere" pari al numero dei giorni della sua vita attiva diviso per venti? Ovviamente no, questi venti giorni, oltre che il prodotto di un particolare stato di grazia, erano il culmine di tutte le sue precedenti esperienze. In certi momenti ci che si deve fare "precipita", si deve portare a termine il pi in fretta possibile una determinata attivit, si "coagula" tutto ci che si pensato fino a quel momento, si chiamano a raccolta le proprie energie, si comincia a lavorare a ritmo frenetico: l'attivit deve essere terminata in un periodo molto breve. Questa affermazione valida in ogni aspetto della nostra esistenza; in particolare pu essere riferita al processo di decisione. Noi non possiamo sapere tutto ci che ci potrebbe essere utile conoscere a proposito di una determinata scelta; ma, se questo ci impedisse di prendere una decisione, la nostra vita sarebbe sostanzialmente paralizzata. La prima scelta riguarda il tempo entro cui dobbiamo fare una determinata scelta. Ad un certo momento "si sceglie" che le cose sono mature, si accetta la decisione a cui si giunti in quel determinato momento. Non possiamo essere sicuri che la nostra scelta sia quella "giusta", ma non potremmo comunque esserlo in modo assoluto; il momento in cui la scelta precipita ci costringe ad affrontare la componente di rischio che non eliminabile dalla nostra vita.

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Il bene
Il bene e il male Nei vari periodi storici sono state proposte numerose definizioni di "bene". Quasi tutte queste definizioni fanno riferimento agli effetti delle nostre azioni sugli "altri" per giudicare se il nostro comportamento "buono": un tipico esempio la massima evangelica "non fare agli altri ci che non vorresti fosse fatto a te". Anche l"imperativo categorico" introdotto dal filosofo tedesco Immanuel Kant nel diciottesimo secolo e considerato uno dei criteri etici pi validi ("agisci secondo una massima che potresti volere che diventasse legge universale") non sfugge a questa logica. Queste definizioni presuppongono l'esistenza degli "altri"; sappiamo per che essi non sono una entit peculiare, ma soltanto elementi della nostra rappresentazione interna della realt. In breve, esse appaiono arbitrarie e prive di giustificazioni. Perch non dobbiamo danneggiare gli altri? Se vero che opportuno non danneggiare gli altri, si deve cercare un criterio generale da cui derivare questa convinzione. Il bene l'organizzazione, la complessit non inutile, la "ricchezza" nel suo significato pi generale. La foresta che ha impiegato decine di anni a crescere, la sua variet di forme e profumi, i suoi innumerevoli rami ed arbusti, insetti e scoiattoli, "bene". L'incendio doloso che la distrugge "male". Se rubiamo la pensione ad un vecchietto che vive tra gli stenti, il danno che gli arrechiamo molto maggiore del beneficio che noi potremmo trarne. Egli si disperer, cercher i suoi soldi, rester profondamente turbato. Se uccidiamo una persona provochiamo la perdita di tutte le sue esperienze, le sue capacit, le sue conoscenze, le "ricchezze" che possono derivare da lui nel senso pi ampio del termine; per questo motivo uccidere una persona senz'altro "male".

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La definizione proposta estremamente generica e difficile da applicare nei casi specifici; ma non potrebbe essere diversamente. Se fosse possibile elaborare una definizione di "bene" sempre valida e facilmente applicabile, la storia del mondo si ridurrebbe ad una lineare lotta tra il "bene" e il "male". Questa visione del mondo sarebbe riduttiva e non corrisponderebbe alla realt che percepiamo. Una visione del mondo di questo genere non tiene conto della soggettivit di ogni nostro giudizio e ci porta a cercare di far prevalere il "nostro" bene contrapposto a ci che gli altri ritengono sia bene, causando ogni genere di contrasti. Nelle situazioni abituali il limite classico della definizione che abbiamo appena proposto corrisponde a quanto si pensa normalmente. Nei due esempi citati quanto normalmente ritenuto "giusto" corrisponde a ci che per questa definizione "bene". Un concetto correlato al concetto di bene quello di "male". Molti si chiedono perch esista; in realt opportuno chiedersi se ci che spesso chiamiamo "male" lo sia veramente, se sia saggio classificarlo in questo modo. In una visione pi ampia ci che a noi sembra "male" pu non essere altro che un evento inevitabile. La nostra precariet fisica, la nostra non immortalit sono forse "male"? senz'altro pi saggio considerarle un dato di fatto; ci sarebbe molto difficile immaginare un mondo in cui non fossero presenti, e non c' nessun motivo per pensare che un tale mondo potrebbe esistere ed essere "migliore" di quello che conosciamo. In realt il "male" non altro che la mancanza del "bene". Nessuna altra definizione pu essere utile, nessuna altra caratteristica gli pu essere attribuita. Alcuni ipotizzano che esista una entit malvagia il cui scopo il "male", ma questa non certo una conclusione a cui si possa giungere osservando la realt che percepiamo. Una tale entit semplicemente una nostra arbitraria costruzione mentale, a cui comodo attribuire ci che riteniamo fallimenti nostri o di tutti gli uomini.

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La perfezione irraggiungibile

Molte persone avevano un aspetto malaticcio, ma sembravano soddisfatte. I contadini del luogo davano cibo con il generale sorriso stupido, ma i loro raccolti erano molto poveri: la maggior parte veniva calpestata dal bestiame. Pareva che nessuno mangiasse carne, nessuno litigava o lottava, o addirittura alzava la voce nella Zona Epidemica. Ed era l'inferno in terra Esiste qualche motivo per cui dobbiamo comportarci bene? Esiste una legge morale alla quale dobbiamo uniformarci? In realt non vi alcun motivo per dare risposta affermativa a queste domande. Non c' niente che dobbiamo fare nella nostra vita. Se mi sentissi obbligato a tendere al bene e cercassi di comportarmi in maniera coerente cadrei nella follia. Se avessi il dovere di essere "buono" dovrei cercare di esserlo in modo assoluto, senza sconti e senza tollerare divergenze da questo obbiettivo; in caso contario avrei fallito. Se volessi essere assolutamente "buono" con gli altri esseri umani, dovrei dare tutto il denaro che posseggo al primo mendicante che me ne facesse richiesta; probabilmente non sopravviverei a lungo. Se non volessi fare del male ad alcun essere vivente, non dovrei limitarmi a seguire una dieta vegetariana, ma dovrei controllare ad ogni passo di non schiacciare una formica, dovrei portare una mascherina per evitare di ingerire involontariamente minuscoli insetti o qualche genere di microrganismi, dovrei evitare di mangiare lo yogurt ed altri alimenti che contengono microrganismi vivi. Anche se mi comportassi in questo modo, per, non sarei sicuro di

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raggiungere il mio scopo; prima o poi per sbadataggine schiaccerei un insetto e causerei la morte di un essere vivente. Potrei escludere gli insetti dal novero degli esseri viventi che non voglio danneggiare, ma anche cos si finirebbe nella contraddizione: e i ragni? e i topi ed altri animali infestanti? Non esiste una separazione netta, una discontinuit tra gli esseri viventi "nobili", degni di salvaguardia, e gli altri. Potrei pensare che sia "male" cercare i piaceri materiali, e ripromettermi di non farlo; in realt anche questo obbiettivo irraggiungibile: non posso evitare di provare piacere se mangio anche solo un tozzo di pane quando sono affamato. Potrei pensare che sia "male" cercare stimoli per il mio organismo, ad esempio tramite droghe o sostanze stupefacenti. Anche in questo caso l'obbiettivo non completamente raggiungibile: dovrei evitare molti alimenti di uso comune, il t o il caff o molte tisane, non potrei frequentare gli ambienti in cui si fuma. Anche cos, per, non potrei evitare che il fumo della sigaretta di un passante raggiungesse le mie narici, o che il mio stesso organismo in situazioni di pericolo producesse spontaneamente adrenalina. Non possibile individuare una discontinuit totale tra questi tipi di stimolazioni. Qualsiasi obbiettivo morale tu ti ponga non potrai raggiungerlo completamente. Ogni obbiettivo raggiungibile solamente ad un certo livello, che sia il rispetto per la vita, l'abbandono dei piaceri materiali, il rispetto delle opinioni degli altri: non pu quindi rappresentare una ragione di vita ed essere dettato da una legge assoluta. Cercare la perfezione contrario all'equilibrio del mondo; chi, in contrasto con le proprie naturali inclinazioni, cerca coerentemente di fare ci che ritiene il "bene" prima o poi dovr sfogare i suoi istinti, prima o poi "pagher" il proprio comportamento innaturale. La maggior parte delle persone ritiene che si dovrebbe essere "buoni", si dovrebbero dare le proprie sostanze ai poveri ed andare in missione. In realt ben pochi lo fanno e ci si accontenta di una blanda adesione ai propri elevati principi etici. Non siamo perfetti, si dice, e quasi tutti accettano questa

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"cesura" tra ci che si "dovrebbe" fare e ci che si fa. La maggior parte delle persone accetta a cuor leggero la deviazione da ci che ritiene il bene, pensando di essere carente rispetto ai propri pensieri, filosofie, religioni. Tutti costoro pensano di essere imperfetti di fronte alla perfezione di questo "bene". Se applichiamo con coerenza il pensiero comune, siamo quindi miserabili, folli, peccatori. molto meglio, invece, capovolgere il punto di vista: sono le nostre concezioni filosofiche ad essere carenti . La nostra concezione di "bene", unita alla convinzione che tale "bene" dovrebbe essere perseguito, non adeguata, tanto vero che non la seguiamo. Applicare strettamente i criteri morali che la maggior parte delle persone ritiene corretti sostanzialmente impossibile. Vi sono, vero, delle persone che sembrano seguire alla lettera questa concezione ed effettivamente partono per andare in missione; ma, se andiamo ad analizzare la loro vita, vediamo che anche il loro comportamento tutt'altro che esente da pecche. Chi va in missione molto spesso sta cercando le sue gratificazioni. Non vi dunque alcun motivo di pensare che si debba cercare il "bene"; tale obbiettivo irraggiungibile, le nostre azioni sono libere e non devono seguire alcuna legge morale.

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L'egoismo Il comportamento degli esseri umani dettato dall'egoismo. In qualsiasi azione, anche quella che sembra la pi nobile, si pu rintracciare la ricerca del proprio personale interesse. Il cavaliere bianco che corre in soccorso della vergine minacciata dal drago sta anch'egli cercando le proprie gratificazioni: la riconoscenza della donzella, la stima della gente, la soddisfazione di avere agito in maniera eroica. Non c' niente di "speciale" nel comportarsi bene. Possiamo provare stima e gratitudine per chi opera bene, ma anch'egli, anche il cavaliere senza macchia che salva la donzella dalle fauci del drago, lo fa per ottenere la propria ricompensa. Il venditore scrupoloso nel pesare la merce e nel restituire il resto ottiene un vantaggio dal suo comportamento: se egli truffasse sul peso, non appena la voce si diffondesse i suoi affari avrebbero un immediato tracollo. Un comportamento corretto, "etico", normalmente vantaggioso in ogni societ sofisticata; questo il motivo fondamentale per cui la maggior parte delle persone si comporta onestamente. Anche l'amore che pu sembrare pi sacro ed altruistico, l'amore di una madre per i propri figli, pu essere riconducibile all'interesse. una grandissima gioia e piacere vederli e toccarli, seguire i loro progressi, sentirsi per la prima volta rivolgere la parola, osservare le fasi della crescita. La madre che ama i propri figli riceve molto da questo amore; il suo impegno produce un interesse elevatissimo. Chi fa donazioni spesso d pubblicit al proprio atto e spera che tutti ne vengano informati. Il suo interesse evidente, desidera essere stimato e vuole che tutti lo considerino una persona giusta e generosa; in alcuni casi pensa che in questo modo i suoi affari migliorino. Ma anche chi dona senza apparire, di nascosto da tutti, sta cercando la sua ricompensa: la soddisfazione di avere fatto una cosa bella, il piacere di

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sentirsi buono. C' una sostanziale omogeneit tra i loro comportamenti, il loro fine ultimo lo stesso. Anche nell'atto eroico di chi dona la propria vita per una nobile causa si pu rintracciare l'interesse: probabilmente all'eroe la vita diventerebbe insopportabile dopo avere rifiutato di sacrificarsi. Il martire baratta il proprio futuro con pochi ma bellissimi momenti, con la bellezza di un sacrificio sublime. Ogni azione umana riconducibile al proprio interesse, e guai se non fosse cos! Il mondo funziona ed ha sempre funzionato in questa maniera. Se una visione del mondo riconosce questo principio diventa molto pi chiara ed efficace. ovvio che non intendo incitare a smettere i lettori che abitualmente danno qualche soldo ai mendicanti o fanno offerte per qualche associazione benefica; sappiano per che non stanno facendo niente di "meritevole" - chiedersi se una cosa "meritevole" inutile - sappiano che non stanno facendo andare il mondo nella "giusta" direzione - non esiste per il mondo una "giusta" direzione; stanno semplicemente facendo una cosa che a loro piace.

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I giudizi etici

- Quali sono i suoi misfatti? - cant l'Orco Silvano. - Ha ucciso, ha tradito, ha distrutto navi, ha torturato, ricattato, depredato, venduto bambini come schiavi, ha ... L'Orco Silvano lo interruppe. - Le vostre differenze religiose non hanno importanza, per noi. Che senso possono avere i giudizi etici alla luce di quanto si affermato nel precedente capitolo? Se ogni persona si comporta in maniera egoistica non ha alcun senso cercare di individuare chi "buono" e chi "cattivo". In realt i giudizi etici possono ugualmente essere espressi: una persona si comporta in maniera "etica" se i suoi interessi egoistici coincidono con ci che stato definito come "bene". per opportuno usare estrema cautela nel formularli: i giudizi etici sono fortemente soggettivi, pi di qualsiasi altro giudizio. In ogni conflitto il giudizio non mai univoco, anche per chi non parte in causa. Chi per alcuni ha "torto" per altri ha senza alcun dubbio "ragione". Le concezioni etiche sono cambiate in maniera drastica nel tempo, e possono essere molto differenti presso popoli diversi. Nell'antichit era una pratica comune uccidere i bambini nati deformi; ora questa azione sarebbe considerata un crimine orrendo. In certe epoche storiche venivano tranquillamente tollerati comportamenti che in altre epoche erano considerati empi. Nella nostra epoca sorridiamo di comportamenti che in altri periodi potevano portare alla condanna a morte. Per molti anni la conquista del West stata vista dalle popolazioni bianche come una epopea eroica, mentre dal punto

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di vista degli Indiani d'America altro non era che un atroce genocidio. La "civilizzazione" e la "evangelizzazione" di molti popoli primitivi rappresentavano dal loro punto di vista delle brutali aggressioni. I giudizi di tipo etico tendono ad essere fortemente semplicistici. Molto spesso il "cattivo" ha in realt argomenti validi, che non vengono presi in considerazione. Non esiste una differenza netta tra buoni e cattivi, non vi una sostanziale discontinuit tra il comportamento delle persone. La complessit della realt pu difficilmente essere ridotta ad un giudizio drastico. Cercare chi ha "ragione" di solito porta a non comprendere appieno i termini di un conflitto. In ogni contrasto chi evita di prendere apertamente parte e non si lascia accecare dalla "ragione" particolare di uno dei contendenti si trova in posizione vantaggiosa. Chi cerca di capire le motivazioni di tutte le parti in causa si comporta in maniera pi responsabile di chi trancia giudizi. I giudizi su alcune persone sembrano al di fuori di ogni discussione; santi, grandi benefattori dell'umanit ed eroi ci sono spesso proposti come modelli indiscutibili. Anche in questo caso, per, il giudizio rischia di essere semplicistico; andando a scavare nella loro vita si possono scoprire le cose pi imprevedibili: il grande benefattore picchiava la moglie e i bambini, l'eroe era un debole che solo per un insieme di coincidenze si ritrovato ad apparire un esempio di virt. Si pu venire a sapere che il Papa diventato santo aveva fatto crudelmente torturare gli eretici, o che le mogli e i figli del famoso pacifista - dopo essere dovuti ricorrere alle cure degli psichiatri - non vogliono nemmeno sentirne pronunciare il nome. Molto spesso la "santificazione" di queste persone strumentale a precisi interessi. Capire se una persona effettivamente buona e santa pressoch impossibile. Allo stesso modo estremamente difficile decidere chi ha ragione: ognuno, dal suo punto di vista, ha "ragione", ed un punto di vista "oggettivo" non esiste.

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L'utilit del formulare giudizi etici quindi molto relativa; la realt va interpretata, non giudicata.

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La scelta del bene Immaginate di trovare per strada un portafoglio abbandonato, contenente una gran quantit di denaro. La strada deserta, nessuno vi ha visto. Nel portafoglio ci sono i documenti di identit del proprietario; restituirglielo sarebbe estremamente semplice. Che cosa fareste? Molto probabilmente la maggior parte dei lettori correrebbe a restituire il portafoglio. Per quale motivo? E per quale motivo riterreste opportuno comportarvi "bene" in molte altre circostanze? Una motivazione potrebbe essere la convinzione che chi si comporta bene prima o poi riceve una ricompensa. Quale ricompensa? Dobbiamo forse essere buoni per essere lodati da qualcuno? Che sciocchezza! Rallegrarsi per le lodi e cercare encomi non mai una buona politica. Di solito si tende ad approfittare delle persone degne di lode. Chi troppo "buono" visto come uno sciocco. allora opportuno restituire il portafoglio per ottenere la riconoscenza del proprietario? Potrebbe essere una ragione valida, il proprietario potrebbe essere una persona ricca e famosa, e la sua riconoscenza valere molto di pi dei soldi che abbiamo trovato; ma immaginiamo che questo non sia il caso, immaginiamo che restituendo il portafoglio non guadagneremmo nulla. Per quale motivo, allora, comportarsi "bene"? L'unico motivo realmente valido che comportarsi bene bello, gratificante. Dopo avere restituito ci che abbiamo trovato ci sentiremo meglio, saremo in armonia con il mondo. La nostra ricompensa l'abbiamo gi ottenuta, viene elargita immediatamente. Questo l'unico e solo motivo per comportarsi "bene". L'inclinazione generale verso il "bene". Con ogni probabilit voi restituireste il portafoglio, se una persona per strada vi chiedesse delle indicazioni gli rispondereste gentilmente e gli

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fornireste istruzioni corrette. Se l'inclinazione generale fosse verso il "male", se quando si chiedono indicazioni ad uno sconosciuto si venisse sistematicamente mandati fuori strada, il mondo cos come lo conosciamo non potrebbe esistere.

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La responsabilit L'atteggiamento della nostra societ nei confronti di chi compie azioni giudicate non corrette non univoco. Se un bambino tira dei sassi ai lampioni, fa gesti poco educati o dice delle parolacce, sono i suoi genitori ad essere considerati responsabili ed eventualmente costretti a rifondere i danni. La reazione nei confronti del bambino ben diversa da quella che si avrebbe con una persona adulta. Il bambino, si dice, non colpevole, non in grado di capire quello che fa. Allo stesso modo, l'atteggiamento nei confronti di chi non del tutto in s e si comporta scorrettamente ben diverso da quello che si tiene con una persona "normale": ai pazzi si d sempre ragione. Anche il nostro ordinamento giuridico prevede la punibilit solo di chi sapeva quello che faceva nel momento in cui ha commesso una azione; in altri termini solo chi "responsabile" punibile. In molti processi l'argomento pi dibattuto riguarda proprio la determinazione della capacit di intendere e di volere del presunto colpevole. Una persona che agisce sotto l'impulso di altri di cui succube non ritenuta responsabile. per possibile ricercare il motivo di un comportamento non corretto nella educazione ricevuta, nei traumi infantili, e cos via. In qualsiasi circostanza e per qualsiasi persona si possono trovare degli argomenti che spieghino perch, senza sua colpa, si sia comportata in una determinata maniera. Per una madre il proprio figlio non mai colpevole. Esiste un vero, chiaro confine al di l del quale la piena responsabilit inizia, al di l del quale il presunto colpevole poteva fare a meno di pensare e fare ci che ha pensato e fatto? Il problema sembra di impossibile soluzione, ma pu essere risolto in maniera drastica. Il concetto di "responsabilit" nostra creazione arbitraria, non un concetto assoluto. Diciamo che una persona responsabile di una certa cosa quando riteniamo opportuno

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punirla a motivo di tale cosa. inutile chiedersi se la persona avrebbe effettivamente potuto fare una cosa diversa; si entrerebbe in una serie di discussioni senza fine. Esprimere un giudizio di questo genere non ha senso; l'unica cosa saggia determinare se vi sono ragioni macroscopiche per cui il comportamento di una certa persona non poteva essere diverso. Il limite classico di questa ridefinizione del concetto di responsabilit coincide con quanto si pensa abitualmente: in tribunale le attenuanti derivanti da irresponsabilit sono considerate solo se estremamente evidenti, solo nel caso in cui la pena non potrebbe avere alcun effetto deterrente.

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I delitti e le pene Vi sono nel mondo innumerevoli persone che si comportano "male" e non rispettano le regole di civile convivenza. Ci si deve forse limitare a compatirli e coprirli di disprezzo? Non sarebbe un comportamento saggio: le loro azioni danneggiano le comunit a cui appartengono. ovvio che ci si debba difendere da queste persone, anche se non si pu individuare una loro "responsabilit" nel fare ci che riteniamo "male". opportuno che uno stato abbia leggi e pene, ma esse non derivano da un criterio di "giustizia assoluta". Le leggi e le pene rappresentano soltanto un espediente pratico per evitare che una comunit venga danneggiata. Non mai stato possibile instaurare societ del tutto prive di repressione. Il motivo per cui, ad esempio, opportuno rinchiudere in carcere un ladro duplice: gli si impedisce di compiere altri furti, si fa capire ad altri potenziali ladri che, se rubassero, potrebbero fare la stessa fine. utile che le pene siano proporzionate a quanto commesso: in caso contrario si incoraggerebbero i crimini pi gravi, puniti come quelli lievi. Si potrebbe osservare che non possiamo essere sicuri di nulla, neppure della colpevolezza di una persona, per cui non possiamo avere il diritto di punirla. ovvio che opportuno punire solo coloro della cui colpevolezza siamo ragionevolmente certi, ma il fatto che non si possa essere del tutto sicuri di ci che facciamo non deve paralizzare la nostra azione. Non ha senso, inoltre, definire che cosa si abbia il "diritto" di fare ad altre persone: si tratta esclusivamente di provvedimenti pratici, non dell'erogazione di una "giustizia" che non avrebbe senso cercare di definire. Alcuni affermano che la motivazione della pena consiste nella rieducazione del condannato. chiaro che opportuno cercare di convincere chi ha commesso reati a comportarsi in maniera corretta, ma non si pu accettare questa affermazione; in caso

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contrario sarebbe difficile giustificare la graduazione delle pene. Per quale motivo chi ha commesso una colpa lieve dovrebbe rieducarsi in un periodo pi breve di chi ha commesso una colpa grave? La lunghezza del periodo necessario per imparare a rispettare gli altri pu essere estremamente variabile - e non garantito che si abbia successo - e non legata alla gravit della colpa. L'idea di volere "rieducare" gli altri, inoltre, sospetta e si presta alle manipolazioni pi sinistre; pericoloso imporre ad altre persone di comportarsi in un certo modo, anche se corrisponde a ci che noi riteniamo sia "bene". Si potrebbe pensare che l'abbandono dell'idea di pena come rieducazione giustifichi le pene pi crudeli ed atroci; in realt non cos: le pene crudeli si sono sempre dimostrate controproducenti e non hanno mai portato ad altro che ad un aumento del livello di violenza. Anche se le pene crudeli fossero utili, inoltre, la persona saggia vi si opporrebbe; non potrebbe sopportarne l'orrore, anche a discapito del proprio interesse. Poich non esiste una giustizia "oggettiva", ci che ha realmente importanza ed "oggettivo" nel senso del limite classico la "lettera" della legge. Ogni legge si ispira a determinati principi ed ha un suo "spirito", ma sarebbe estremamente complesso tenerlo presente in ogni singolo caso. impossibile giudicare prescindendo dalla lettera della legge, sulla lettera della legge che si basa ogni civile convivenza.

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Etica e conoscenza Senza alcun dubbio la conoscenza "bene". Normalmente le persone che possiedono una solida conoscenza del mondo si comportano in maniera etica. Di solito i razzisti sono persone ignoranti; chi conosce a fondo un popolo non lo disprezza, perch sa quali ricchezze contiene la sua cultura - la cultura di ogni popolo contiene ricchezze. Si potrebbe obbiettare che persone molto colte hanno fatto o addirittura teorizzato ci che comunemente ritenuto "male". Questa affermazione senz'altro valida, ma non una confutazione della corrispondenza tra bene e conoscenza. Non sempre una persona colta ed intelligente riesce a fare cose valide. Essa pu sbagliare in ogni genere di valutazioni; l'errore da cui deriva il "male" uno dei tanti che anche una persona estremamente dotata pu fare. A volte le persone geniali sbagliano completamente i loro piani; la storia piena di generali di grande talento che hanno perso le battaglie decisive per errori clamorosi, di grandi scienziati che hanno insistito fino alla fine su ipotesi totalmente sterili, di avveduti uomini d'affari che hanno dissipato tutto il loro capitale con speculazioni avventate. L'unico vero "peccato", l'unico vero "male" - o, meglio "assenza di bene" - l'ignoranza, la mancanza di conoscenza. Chi ha intelligenza e cultura sa che opportuno mantenere l'equilibrio e la ricchezza del mondo, e cio il "bene". Chi compie il "male" lo fa perch non capisce la bellezza del bene.

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Gli altri
Noi e gli altri Tutto ci che noi sappiamo relativo a noi stessi. Noi sappiamo di esistere, di avere delle percezioni, dei pensieri, delle emozioni. Le teorie che costituiscono la nostra conoscenza nascono da noi stessi, dalle nostre percezioni. chiaro che noi siamo qualcosa di diverso dagli altri, che vi una discontinuit tra noi e gli altri. Non sappiamo quali siano i loro pensieri, le loro emozioni. Possiamo, in una certa misura, conoscere noi stessi, ma non possiamo conoscere gli altri. Si potrebbe quindi pensare che sia saggio cercare in tutti i modi la propria affermazione, anche a discapito degli altri. In realt impostare la propria vita secondo questo principio sarebbe controproducente. Le relazioni con gli altri sono una grande ricchezza; un comportamento egoistico le danneggia e ne impedisce il pieno sviluppo. Una concezione della realt nella quale consideriamo gli altri equivalenti a noi molto pi valida ed elegante. Anche se noi siamo "speciali", opportuno considerare gli altri come se fossero nostri simili. Solo in questo modo possiamo proficuamente relazionarci con il mondo, solo in questo modo la nostra vita pu essere interessante.

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La soggettivit Il comportamento delle persone non segue criteri "ragionevoli". La maggioranza delle persone si occupa di attivit che possono sembrare superflue e futili molto pi che di attivit che possono sembrare essenziali; non si spiegherebbero altrimenti le collezioni di lattine e gadget della Coca Cola, le collezioni di francobolli o monete, i club di tifosi organizzati. Non intendo disprezzare queste attivit; per coloro che vi sono coinvolti sono importanti e creative. per evidente che queste attivit non sono essenziali; se gli uomini fossero "ragionevoli" dedicherebbero il loro tempo al miglioramento della propria condizione, allo studio, alla lettura di libri di valore. Si potrebbe pensare che in democrazia, in cui ognuno pu decidere con il proprio voto le sorti del paese, il voto sia il frutto di riflessioni profonde e responsabili; sufficiente invece osservare una campagna elettorale per vedere come ogni candidato punti essenzialmente sulla propria simpatia, sulla propria immagine, sulla propria abilit di parola. Spesso un governante che si ben comportato non viene rieletto semplicemente perch si stanchi di vederlo, o perch il suo avversario in grado di presentare una immagine pi accattivante. Nella storia delle elezioni presidenziali statunitensi, nella grande maggioranza dei casi il candidato eletto al ballottagio finale stato quello pi prestante, la cui immagine pareva pi autorevole agli elettori. Il comportamento di ogni persona dipende dalle proprie convinzioni interne, del tutto personali e soggettive, influenzate solo in minima parte da criteri di "ragionevolezza". La vera "legge di funzionamento" degli esseri umani rappresentata da ci che essi pensano nel profondo del loro animo. Nelle relazioni con gli altri indispensabile tenere conto delle loro "leggi di funzionamento", accettare la loro soggettivit; inutile sperare che coloro con cui abbiamo a che fare si comportino "ragionevolmente", che effettuino scelte politiche

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ponderate, che dedichino le loro migliori energie ad attivit utili anzich a passatempi insulsi. Essi faranno comunque quello che vogliono, quello che a loro soggettivamente piace. Se si cerca di costringere chi ama vivere nel disordine a comportarsi nella maniera "oggettivamente" migliore, in maniera razionale ed ordinata, non si riesce ad ottenere nulla di buono; se una persona deve fare un lavoro della cui validit non intimamente convinta, i risultati di solito sono molto scadenti. La considerazione che una persona ha di un'altra dipende solo in minima parte da criteri razionali, o da quello che questa persona ha fatto per lei. impossibile imporsi con la propria personalit a chi nel profondo del suo animo non ha stima di noi, anche se avrebbe mille motivi per farlo. Il ragionamento pi perfetto non ha nessun potere nei confronti di chi non vuole lasciarsi convincere. In qualsiasi situazione indispensabile accettare la soggettivit degli altri.

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Le entit pensanti Si potrebbe pensare che imporsi sugli altri possa essere molto facilitato dalla conoscenza della loro soggettivit e delle loro "leggi di funzionamento". Esiste per una limitazione fondamentale: anche noi siamo soggettivi, anche noi siamo irrazionali e funzioniamo secondo meccanismi su cui non abbiamo completo controllo. Anche noi spesso scegliamo ci che ci piace e non ci che sarebbe "ragionevole" scegliere. Quando ci troviamo in una determinata situazione il nostro comportamento influenzato da innumerevoli fattori esterni; possiamo perdere la calma, cedere all'ira, lasciarci prendere dall'entusiasmo. Ci difficile, ad esempio, liberarci di un importuno che ci racconta cose che per noi non hanno alcun interesse; i nostri meccanismi interni ci impediscono di essere bruschi, cacciarlo via rappresenterebbe una faticosa forzatura del nostro animo. In nessuna situazione la soggezione un atteggiamento valido: ma sei tu che provi soggezione, ed molto difficile evitarlo. Il principale limite all'azione degli altri esseri umani ci che essi pensano nel profondo del loro animo, ma il limite alla tua azione ci che tu pensi nel profondo del tuo animo; su questo molto difficile intervenire. Non c' alcun modo di sfuggire a questa limitazione, alla nostra soggettivit. La mancanza di oggettivit non una imperfezione nostra o degli esseri umani con cui abbiamo a che fare; una limitazione strutturale, esattamente come la precisione di una misura limitata dal punto di vista teorico, cos come sono limitate la conoscenza scientifica ed ogni genere di conoscenza. Una diretta conseguenza di queste affermazioni il fatto che non esiste una entit pensante del tutto oggettiva, che si possa eleggere a punto di riferimento assoluto. Il mondo cos come lo percepiamo popolato da entit pensanti il cui comportamento sostanzialmente soggettivo; sta ad ognuno di noi comportarsi in questa situazione nel modo che ritiene il migliore.

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Ci si pu chiedere se esista almeno qualcosa di oggettivo, ad esempio delle idee o dei libri "diversi", pensati in modo oggettivo. Ritengo di no; ogni idea comunque soggettiva, ogni libro influenzato dalle circostanze in cui stato scritto, dallo stato d'animo dell'autore, dalle sue simpatie ed antipatie, da ci che stava facendo nei giorni in cui lo scriveva. Queste limitazioni si applicano anche a libri che sembrano assolutamente incontestabili, anche ad un trattato di fisica, alle tavole dei logaritmi, al Codice Penale. Queste limitazioni, ovvio, si applicano anche a questo stesso libro. Non ha quindi senso rammaricarsi del fatto di non essere oggettivi, o perfetti; la conoscenza (da quel che possiamo sapere) limitata, niente o nessuno (da quel che possiamo sapere) "oggettivo" o "perfetto".

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Il comune denominatore

Le bugie hanno le gambe corte Un essere umano non pu essere assolutamente sicuro di nulla, la sua conoscenza limitata. Proprio perch la conoscenza limitata, per, indispensabile che esista per tutti gli uomini un "comune denominatore", un meccanismo di accettazione di determinate affermazioni sostanzialmente analogo in ogni persona. Se cos non fosse, gli uomini non riuscirebbero in alcun modo a comunicare e ad avere relazioni tra loro; la societ umana crollerebbe in pochissimo tempo. Se la conoscenza fosse invece illimitata, non vi sarebbe bisogno di questo atteggiamento "attivo" di accettazione: una cosa sarebbe in un modo o nell'altro indipendentemente dal pensiero delle persone. Ognuno di noi "funziona" in modo tale che nel profondo del suo animo sa perfettamente che cosa "vero" e che cosa non lo riguardo ad una moltitudine di argomenti. Ognuno sa molto bene, anche se a volte cerca di "mentire a se stesso", come "stanno le cose" nella maggioranza delle situazioni in cui si viene a trovare. Questo non significa che gli uomini non possano mentire; le menzogne sono molto frequenti. Una persona pu benissimo (se questo le porta vantaggio) affermare che il nero bianco. Chi dice una cosa del genere, per, sa perfettamente che sta affermando una cosa che al suo stesso animo risulta non vera. Mentire richiede grande fatica, in alcuni casi grande abilit. La maggior parte delle menzogne vengono smascherate in un periodo di tempo relativamente breve. Mentire molto pi difficile di quanto possa sembrare. Se ognuno di noi fosse in grado di mentire senza fatica e senza traumi interni, se fosse in grado di fornire quando gli comodo

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una versione dei fatti coerente e credibile non rispondente a ci che egli sa essere "vero", il lavoro dei tribunali sarebbe molto pi difficile. La ricerca del comune denominatore facilitata dal riconoscimento della nostra soggettivit: in questo modo si eliminano gli equivoci, si evita di perdere tempo alla ricerca di una "oggettivit" comunque illusoria, si maggiormente disposti ad accettare la soggettivit altrui. L'affermazione della comune e totale soggettivit permette di ricercare pi efficacemente le cose su cui non ci possibile non concordare. Esistono molte affermazioni su cui nessuno pu ragionevolmente avere obiezioni, su cui la totalit delle persone non pu fare a meno di convenire. La quantit di questi pensieri molto grande, pi grande di quanto normalmente si pensi. Da questi pensieri dipende la sopravvivenza del mondo. Il concetto di comune denominatore pu essere usato per definire il concetto di "verit". Noi sappiamo che non esiste una "verit assoluta", ma si pu definire la "verit" come il comune denominatore di ci che tutti gli esseri umani pensano. Applicando il limite classico, questa definizione corrisponde al significato abituale del termine: nelle situazioni normali si pu dire "vera" una affermazione su cui nessuno pu ragionevolmente avere obiezioni. Il patrimonio di queste affermazioni, il patrimonio di verit del mondo, molto grande ed ci che permette alla civilt di sopravvivere.

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L'importanza di s Molte persone sono convinte di essere qualcosa di "speciale", di essere migliori di coloro con cui hanno a che fare e di avere diritto a deferenza ed ammirazione. Talvolta cercano di darsi importanza parlando di s stessi in terza persona, assumono atteggiamenti ridicoli, si offendono se qualcuno mette in dubbio il loro essere "migliori". In realt chi vuole sfruttare ci che ritiene di rappresentare e non sa rispettare ed apprezzare gli altri non altro che uno sciocco. Chi crede nella propria importanza non ha una buona visione del mondo, non ne ha capito l'omogeneit e la simmetria. La migliore risposta a questo atteggiamento il dileggio: niente pi ridicolo di una persona che si ritiene "speciale". molto pi bello e vitale rimettersi in discussione in ogni momento e ricercare la stima degli altri per ci che si sa fare. chiaro che vi sono persone di talento, persone che fanno avanzare la conoscenza e rendono il mondo pi valido ed interessante; ma neppure per queste persone opportuno ritenersi "speciali" e "migliori". La loro stessa personalit ne soffrirebbe, la loro stessa inventiva ne sarebbe danneggiata. sciocco prendersi eccessivamente sul serio, dal momento che i pensieri nostri e di chiunque altro sono fondamentalmente soggettivi e limitati. bene guardare sempre a s stessi con ironia, bene rimettersi in discussione ogni volta che necessario.

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Le persone di successo Vi sono nel mondo molte persone di successo. Scrivono di loro tutti i giornali, a volte con toni encomiastici, a volte con toni di pesante riprovazione. impossibile ignorare la loro esistenza; il mondo ne parla continuamente. piuttosto improbabile che noi riusciamo a diventare persone di successo, anche se lo volessimo: il loro numero una porzione infinitesima del numero delle persone "comuni". Dobbiamo forse rattristarci per questo? Per rispondere a questa domanda necessario analizzare che cosa significhi "avere successo". Il successo procura titoli sui giornali, premi, riconoscimenti, notoriet, feste in proprio onore, denaro. Quali di queste cose hanno realmente valore? La disponibilit di denaro senz'altro importante, ma quando supera ci che necessario diventa difficile da gestire e pu portare a comportamenti ridicoli. Molte persone che diventano improvvisamente ricche si danno a spese faraoniche e perfettamente inutili; acquistano residenze di lusso in cui non abiteranno mai o costosissime automobili sportive che non sono in grado di guidare. Tutte le altre "soddisfazioni" che derivano dall'avere successo sono riconducibili alla vanit. Chi prova piacere a vedere il proprio nome nei titoli dei giornali o ad essere continuamente adulato non altro che una persona vanitosa. Ci si pu chiedere se esistano dei tipi di celebrit "nobile", se ad esempio la "gloria" che deriva dall'aver vinto un premio Nobel sia di qualit migliore rispetto a quella procurata da un film di cassetta. In realt questa distinzione non ha grande importanza; scienziati e studiosi sono quasi sempre persone pi "valide" delle stelle del cinema o dello sport, ma i guasti del successo sono simili per tutti. Raggiungere la "gloria" non serve ad altro che ad esaltare la propria vanit. L'unica cosa importante nella vita sono le nostre percezioni, tramite le quali conosciamo tutto ci che del mondo ci

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riguarda. Vedere il proprio nome a caratteri cubitali su di un manifesto rappresenta forse una percezione di particolare valore, che migliora il proprio pensiero, la propria visione del mondo? Ben altra, per l'uomo saggio, pu essere la soddisfazione ricavata da molti altri aspetti della realt, da un viaggio in un luogo che non si conosce e che si rivela meraviglioso, dalla comprensione di un'opera di valore. La possibilit di avere tempo per riflettere sul mondo vale molto di pi di quello che si pu ottenere con una vita frenetica. Quasi sempre, per avere successo, ci si appoggia a qualcuno che lo ha gi avuto; lo si segue, lo si adula, si finge di pensare come lui o, peggio ancora, si riesce a pensare come lui. Ci necessario per fare carriera nelle aziende, per farsi strada in politica, persino per avanzare nella carriera universitaria. Quando si arriver al successo o ci si sar fatti una posizione si avr perso la cosa pi importante della propria vita, la capacit di pensare liberamente. Per ottenere e mantenere il successo necessario fare molte cose sciocche ed irritanti: la stella del cinema deve recitare un certo copione con i suoi ammiratori, l'uomo politico deve farsi vedere alle principali manifestazioni del proprio collegio elettorale, stringere le mani di una moltitudine di persone, mostrarsi cordiale e simpatico anche con persone che detesta. Non c' quindi motivo di essere tristi per il fatto che molto difficilmente avremo successo. Una visione del mondo in cui la vita vale la pena di essere vissuta solo per alcune persone "speciali", "diverse" dalle altre, squallida ed asimmetrica; contraria a ci che vediamo della realt, contraria ai principi dell'equilibrio e della bont del mondo.

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A chi aprire il nostro cuore

Da ci nasce un problema: se sia meglio essere amati piuttosto che temuti, o se sia meglio essere temuti piuttosto che amati. La risposta che si vorrebbe essere l'una e l'altra cosa, ma poich difficile mettere insieme le due cose, risulta molto pi sicuro, dovendo scegliere, esser temuti piuttosto che amati. Alcuni profondono grande impegno nella ricerca di una persona di cui fidarsi ciecamente, a cui confidare tutti i propri pensieri e le proprie pene. possibile che questa ricerca abbia successo? A volte la persona "giusta" viene individuata e le si apre il proprio cuore, la si mette a parte di ogni nostro pensiero. Prima o poi, per, inevitabile che si verifichino delle situazioni in cui questa persona si mostra inadeguata. Pu darsi che guidi molto male rischiando continuamente di provocare incidenti, o che non sappia vestirsi e a volte abbia un aspetto orribile. Che cosa possiamo fare in queste situazioni? Le diciamo anche in questi frangenti tutto quello che pensiamo, le spieghiamo come si dovrebbe comportare? Ovviamente no, il tipo di rapporto che abbiamo instaurato ce lo impedisce, non vogliamo criticarla e perdere la sua benevolenza. In breve, neppure a questa persona possiamo dire "tutto". Se un giorno una persona che ci cara ha un pessimo aspetto, non glielo diciamo apertamente. Ci che diciamo ad ogni persona deve essere attentamente valutato, a nessuno possiamo aprire completamente il nostro cuore, fosse il nostro pi caro amico, il nostro padre spirituale, il nostro grande amore. necessario valutare il grado di confidenza che possiamo avere con ogni persona; pu variare moltissimo, ma

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mai essere totale. sempre necessario tenere conto delle reazioni che possono suscitare le nostre parole, delle conseguenze di quanto diciamo. inutile, ad esempio, dire a chi riteniamo uno sciocco che cosa si pensa di lui: n lui n noi ne trarremmo alcun vantaggio. La stessa cura va applicata nel valutare il comportamento degli altri nei nostri confronti. Ogni cosa che una persona ci dice un suo personale pensiero, un suo giudizio personale e soggettivo. Contrariamente a ci che si potrebbe pensare, tenere a mente questo principio non peggiora i rapporti con gli altri, ma in realt li migliora, li chiarifica, impedisce sciocche delusioni. L'analisi di ci che gli altri ci dicono, l'aspettarci tutto da tutti rende pi efficace e sicuro il nostro agire, ci impedisce di andare incontro a cocenti disillusioni, aumenta il rispetto reciproco. Di ogni persona, ovviamente, valuteremo il grado di "eticit", la sua "propensione al bene", ed in base a questo ci comporteremo e la tratteremo. Vi sono sicuramente delle persone al cui giudizio attribuiamo grande importanza, che ci stanno estremamente a cuore; vi sono delle persone il cui comportamento riteniamo profondamente etico, in cui riponiamo grande fiducia. per superficiale dividere il mondo in "buoni" e "cattivi", persone di cui fidarsi e di cui diffidare: non esiste una differenza netta tra queste due categorie, non esistono persone completamente "buone"; pensarlo un errore comune, ma molto grave. Dal fatto che dobbiamo giudicare criticamente ogni persona, e che sciocco immaginare che certe persone siano "diverse" dalle altre, deriva che non si deve mai mettere nessuno su un piedestallo. Nessuno, genio, eroe, cavaliere senza macchia, santo, nessuno nient'altro che un uomo.

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Il rispetto Si potrebbe pensare che sottoporre ogni persona ad una analisi spietata porti a disprezzare gli altri. In realt non cos: il disprezzo proprio dello sciocco, non di chi analizza a fondo la realt. Si pu disapprovare una persona, si pu desiderare di non avere niente a che fare con lei, ma non per questo si pu fare a meno di rispettarla. Il disprezzo deriva dalla mancanza di conoscenza; se si cerca di capire la logica e la personalit di un individuo non lo si potr disprezzare. necessario tentare di capire le ragioni di ogni persona con cui abbiamo a che fare; le nostre ragioni possono essere pi valide, ma nessuno, n noi n altri, pu essere del tutto sicuro della validit di ci che pensa. Chi disprezza ed insulta uno sciocco, e si squalifica da solo; di solito a lungo termine perde la sua partita. Il mondo di chi ha saggezza e pazienza.

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Le ingiurie

- Ah! Voi la prendete su questo tono, signor Guascone? ebbene, io vi insegner a vivere! - Ed io vi rimander al vostro convento, signor abate! Mano alla spada, se vi piace, e sull'istante! In epoche passate, se una persona di una certa classe sociale veniva insultata da un'altra, l'unica possibile via d'uscita era il duello, di solito l'indomani all'alba presso un vecchio convento. La necessit di una riparazione a seguito di una ingiuria presuppone il valore "oggettivo" di quest'ultima; pronunciare una frase ingiuriosa equivale a "fare" qualcosa contro il suo destinatario. Al giorno d'oggi non si fanno pi duelli, ma questo punto di vista non stato del tutto abbandonato. In realt il valore di qualsiasi frase detta da qualsiasi persona del tutto soggettivo. Le parole dette da un'altra persona sono un suo personale giudizio. Se il valore che noi attribuiamo alle opinioni di questa persona nullo, niente di ci che egli dice ci potr ferire. Se ridiamo di un insulto siamo del tutto inattaccabili alle insolenze; se ci infuriamo diamo loro importanza. La migliore politica nei confronti delle offese consiste nel non considerarle; chi offende si squalifica da solo, soltanto la nostra risposta pu dare forza alla sua posizione. In realt tenere un atteggiamente di questo genere non facile come potrebbe sembrare: siamo noi stessi soggettivi, non abbiamo controllo sulla nostra emotivit. Se per riflettiamo a fondo su che cosa realmente un insulto, sul valore che hanno realmente le parole, nessuna parola detta da un altro ci potr ferire.

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Conversazioni, discussioni Ognuno di noi, nella propria vita, ha sicuramente partecipato ad innumerevoli discussioni. Le discussioni sembrano il modo pi "giusto" e lodevole per risolvere un determinato problema o per approfondire un determinato argomento. In realt questa convinzione non fondata; per rendersene conto sufficiente esaminare come vengono condotte il pi delle volte. Di solito uno dei partecipanti esprime la propria opinione, spesso introducendo qualche frase che possa irritare l'interlocutore. Questi lo interrompe e dice ci che lui pensa (molte volte senza logica contrapposizione, senza affrontare ci che l'altro intendeva dire), si parla pi forte per farsi sentire, se c' pubblico ogni tanto qualcuno dice una frase ad effetto ed il pubblico applaude, il pi delle volte per il tono con cui stata detta e non per il suo reale significato. Nelle discussioni sono estremamente importanti la dizione, il tono di voce, la prontezza, i tempi delle pause. La discussione non strumento di verit. L'abilit nella discussione spesso usata come chiave per il proprio successo. Se si riflette sulle modalit con cui avvengono la maggior parte delle discussioni a cui assistiamo, in particolare nei dibattiti pubblici o alla televisione, ci si pu rendere conto della loro sostanziale follia. Imporre il proprio argomento perch l'interlocutore intimidito, o preso alla sprovvista, o non ha tempo di analizzare le nostre frasi, dovrebbe essere una ben misera soddisfazione. I sofisti si vantavano di essere in grado di dimostrare tutto ed il contrario di tutto; ma, ovviamente, tutte queste "dimostrazioni" non reggono ad un attento esame. Il comportamento pi saggio in una discussione consiste nel permettere al proprio interlocutore di esporre compiutamente il proprio pensiero, e quindi analizzare ci che ha detto, individuare l'informazione presente nei suoi discorsi. Molto spesso le discussioni si perdono sui termini, non chiaro ai contendenti se ed in quale punto le opinioni divergano

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realmente o si tratti solo di diversa interpretazione delle parole; per questo motivo il primo passo dovrebbe essere l'individuazione del comune denominatore, dei punti su cui non si pu non concordare. Spesso le affermazioni del nostro interlocutore hanno molti aspetti in comune con ci che noi stessi pensiamo. Se invece le opinioni divergono radicalmente importante individuare il punto esatto di inizio della divergenza. Quasi sempre le frasi del nostro interlocutore sono piene di postulati impliciti non giustificati, che per raramente riusciamo ad evidenziare. importante individuare quali affermazioni sono chiaramente opinabili, quali frasi sono suoi giudizi totalmente soggettivi: metterli in evidenza un'ottima tattica, tolti dall'insieme di frasi e parole che li circondano questi giudizi appaiono ridicoli. Uno dei postulati impliciti pi frequenti e pi facilmente attaccabili riguarda l'importanza data da chi parla alle capacit proprie o del proprio gruppo. Ci che proviene dal proprio gruppo o dai propri amici "buono" e "valido"; questa impostazione debolissima e pu essere contestata con facilit. Un altro postulato implicito riguarda la divisione del mondo in "buoni" e "cattivi", dove chi parla ed i suoi amici fanno parte dei "buoni". Una persona saggia sa che il mondo non agevolmente divisibile secondo criteri etici: un discorso che contiene questa affermazione implicita pu essere facilmente ridicolizzato. Se il nostro interlocutore ci accusa di "usare un vecchio modo di ragionare" possiamo sicuramente mettere in discussione l'affermazione che il nostro modo di ragionare sia "vecchio" ( una sua gratuita affermazione; noi possiamo affermare con pari dignit che non lo - difficile trovare elementi "oggettivi" a questo proposito). Ma, soprattutto, possiamo evidenziare il postulato implicito presente nella sua frase, vale a dire l'affermazione che "il vecchio peggio del nuovo", il che non assolutamente sostenibile. Molte cose "nuove" sono ben peggiori delle "vecchie".

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Spesso utile far notare le conseguenze ultime di quanto sostenuto dai nostri interlocutori. Un postulato implicito estremamente diffuso in questo periodo che lo "sviluppo" sia sempre positivo e possa risolvere ogni nostro problema. In realt, uno sviluppo continuo chiaramente insostenibile ed contrario alle leggi dell'equilibrio. L'attuale stato di sviluppo potrebbe essere gi eccessivo, se si prosegue su questa strada le conseguenze possono essere catastrofiche. L'analisi accurata del discorso del nostro interlocutore ci pu portare ad evidenziare le sue incongruenze. opportuno chiedergli con estrema decisione i "perch" delle sue affermazioni. Spesso non sono chiari nemmeno a lui, e si nasconder dietro ad espressioni come " chiaro", " evidente". Frasi di questo tipo non sono una risposta valida, chi fa qualsiasi genere di affermazioni deve essere in grado di giustificare ogni passaggio dei suoi discorsi. Ricordate al vostro interlocutore i suoi principi conclamati, spesso in contrasto con quello che sta affermando al momento. Citate testi che non possono essere messi in discussione neppure da lui; riconducetevi a ci che non contestabile, a ci che "sta scritto" in testi di cui non pu disconoscere il valore. Evitate l'enfasi, la retorica. Se si analizza un discorso retorico rimane ben poco. L'analisi vi permetter di smontare completamente la retorica del vostro interlocutore. assurdo interrompere continuamente il proprio interlocutore; se ci viene fatto nei nostri confronti facile mettere in ridicolo questo ulteriore postulato implicito (che sia accettabile interrompere un altro mentre parla). Si pu redarguire pesantemente il nostro interlocutore, impedire che vi siano nuove interruzioni dietro minaccia di abbandonare la discussione. Su un punto su cui si ragionevolmente certi di essere nel giusto si pu essere molto intransigenti. Non insultate, non attaccate scorrettamente il vostro interlocutore; inutile e controproducente: se analizzerete a fondo le sue argomentazioni troverete molti argomenti con cui

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confutare le sue affermazioni rimanendo nella totale correttezza. facile avere successo in una discussione mostrando come i giudizi altrui siano soggettivi; ma anche i nostri lo sono. Se per noi sappiamo che i nostri giudizi sono soggettivi e, se necessario, siamo disposti ad abbandonarli, se stiamo sinceramente cercando la "verit", chi ci ascolta sar dalla nostra parte.

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L'uomo
La memoria Molte persone affermano, quasi orgogliose, di "non avere memoria". Sostengono di dimenticarsi con estrema facilit qualsiasi informazione, ma non sembrano ritenerla una carenza grave. Imparare a memoria sembra quasi una attivit poco "nobile", forse per reazione a ci che ci veniva imposto di ricordare nel periodo scolastico. In fondo, se ci sono libri o quaderni di appunti in cui sono scritte le informazioni che ci servono, che importanza pu avere conoscerle a memoria? In realt anche chi sostiene di non avere memoria in grado di immagazzinare e riportare alla mente in ogni istante della propria esistenza una quantit impressionante di informazioni; se non fosse cos non sarebbe in grado di fare assolutamente nulla, non sarebbe capace di muovere un passo, sostenere un discorso, bere un bicchiere d'acqua. Non si ricorderebbe che un normale pavimento in grado di reggere il suo peso, per cui pu fare un passo in avanti senza correre rischi, non si ricorderebbe le parole dette dal suo interlocutore un attimo prima, non si ricorderebbe che l'acqua pu essere bevuta e non un mortale veleno. La quantit di informazioni che ci sono necessarie nella vita di tutti i giorni sterminata, come la nostra capacit di riportarle alla mente quando necessario. Senza la sua memoria ognuno di noi sarebbe praticamente morto. Noi siamo la nostra memoria. La nostra personalit ed il nostro modo di essere dipendono da tutto ci che abbiamo percepito prima di questo preciso istante; in altre parole, dipendono dall'insieme dei nostri ricordi. Coloro che "non hanno memoria", che si dimenticano gli appuntamenti ad un giorno di distanza o che hanno estrema difficolt a ricordare un numero di telefono, il pi delle volte

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soffrono di una incapacit di organizzare coscientemente la propria memoria, di fissare la propria attenzione su di una determinata informazione. Normalmente ricordiamo solo le cose che ci interessano o ci colpiscono; se una persona ritiene nel profondo del suo animo che la capacit di ricordare un numero di telefono sia una cosa sostanzialmente volgare, non riuscir mai a dedicarvi una attenzione sufficiente. Probabilmente ricorder un gran numero di informazioni raccolte nello stesso momento in cui ne venuta a conoscenza, ma non riuscir a risalire al numero. Se non siamo in grado di ricordare una informazione, di solito ci avviene perch non vogliamo farlo. Vi sono persone che fanno della propria memoria una sorta di fenomeno da baraccone, che partecipano ai quiz o ricordano ogni parola della Bibbia o del Corano. Non si tratta di persone sostanzialmente diverse da noi; esse hanno semplicemente una forte motivazione a ricordare le informazioni che riguardano una determinata materia e sono in grado di organizzarle con ogni genere di correlazioni. Queste persone svolgevano nel passato una funzione importantissima; molte culture non conoscevano la scrittura e si sono tramandate grazie alla tradizione orale. La nostra memoria la nostra conoscenza. Se ci siamo del tutto dimenticati di una cosa, come se non la avessimo mai saputa. Non possiamo conoscere niente che non siamo in grado di ricordare; dal nostro punto di vista, ci che non ricordiamo non "esiste". Noi non sappiamo che cosa ci siamo dimenticati, non possiamo essere sicuri di ricordarci tutte le cose "importanti" che ci sono accadute nella vita (una notte mentre dormivamo potremmo avere scoperto in sogno il segreto dell'universo, ed essercene dimenticati al risveglio). La nostra memoria non illimitata; questo fatto una ulteriore prova della limitatezza della conoscenza.

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La tristezza

Nulla, tranne una battaglia perduta, pu essere cos malinconico come una battaglia vinta Molte narrazioni si concludono con una formula rituale: "e vissero felici e contenti". La vicenda terminata con successo, il cattivo stato sconfitto, adesso dovrebbe iniziare la gioia, questo dovrebbe essere il momento della felicit. La narrazione per si ferma. Non c' pi niente da raccontare, non c' pi niente di interessante. Se indagassimo, molto probabilmente scopriremmo che dopo pochi anni il matrimonio tra il principe e la deliziosa fanciulla naufragato nella noia. Ci che interessante, divertente, vivificante l'avventura, il rispondere ai nuovi problemi che si pongono, la creazione, il divenire. Quando i propri obbiettivi sono stati raggiunti subentra la noia, la tristezza. La felicit non statica, ma mutevole, continuamente sfuggente. Ci sar sicuramente capitato di voler riprodurre qualche azione che ci ha procurato una grande gioia, come l'ascolto di un determinato brano musicale in una particolare situazione, o una visita ad una certa citt. Di solito questi tentativi sono estremamente deludenti. Nessuna cosa, se ripetuta pi volte, mantiene lo stesso gusto. Se si cercano di riprodurre esattamente le condizioni che hanno creato un determinato momento "magico" non si ottiene quanto sperato. Stiamo cercando di barare, stiamo cercando di "catturare" la felicit, il che evidentemente impossibile.

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La felicit

Ma questa mattina, quando voi mi avete detto di avere arrestato Jessup e avete sottolineato la questione della chiusura della porta dopo l'uscita di Skeel, la nebbia si alzata, il sole ha incominciato a splendere e gli uccelli a cantare. Vi sono, non vi dubbio, dei momenti "magici" nella vita di ognuno. Pu essere un successo insperato, una promozione inattesa; oppure pu essere una cosa apparentemente trascurabile, ma che ci coinvolge con grande forza. Pu essere il primo giorno in cui usciamo di casa dopo una malattia, la visione dell'erba ed il canto degli uccelli, pu essere l'arrivo nel posto previsto per una vacanza e che si rivela meraviglioso. Quando ci si sveglia la mattina dopo una sbornia o dopo una serata tristissima di solito si guarda il mondo con altri occhi, la realt ritorna ad essere amica. Si abbandonano le angosce della sera, ci si riconduce alla realt, si ricomincia. Dalla noia, dalla tristezza, dalla sofferenza nascono la gioia, la creativit. Dalla noia nascono le idee, chi sempre occupato a "fare" difficilmente riesce a pensare in maniera originale. Senza il dolore non potremmo provare la gioia, senza il dolore scivoleremmo nell'apatia. Senza la preoccupazione da cui nasce il lavoro duro non ci potrebbe essere la soddisfazione per il lavoro compiuto. La nostra vita ha senso, tra le altre cose, perch possiamo provare dolore.

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Le emozioni Conoscete qualcuno che sia del tutto felice? Siete mai stati del tutto felici? Se si torna con il pensiero ai momenti pi belli che ricordiamo, a pensarci bene c' sempre qualcosa che in qualche maniera li ha turbati; spesso, se si riflette a fondo, si scopre che in realt questi momenti sono stati trasfigurati nel ricordo, abbelliti e resi piacevoli. Si deve pensare che questo sia una grande sventura? Vorresti essere stato qualche volta del tutto felice, oppure esserlo sempre? In realt la cosa non avrebbe senso. Che cosa sarebbe una felicit "assoluta"? Uno stato di totale euforia? In questo caso sarebbe facile raggiungerlo, vi sono innumerevoli sostanze in grado di procurarlo. Cos come non pu esistere niente di assoluto, n sicurezza assoluta n conoscenza assoluta, non possono esistere n una felicit assoluta n una emozione assoluta. Le leggi dell'equilibrio e della moderazione si applicano anche alle emozioni umane; violarle porta alla catastrofe. Le emozioni umane possono essere assimilate alle teorie da cui composta la nostra conoscenza e a tutti gli altri pensieri umani; hanno validit limitata, la loro stessa natura tale che non ha senso vederle come qualcosa di "assoluto". opportuno non prenderle eccessivamente sul serio, anche se sono tutto quello che abbiamo. Non si possono programmare le nostre emozioni (cos come sbagliato programmare eccessivamente qualsiasi aspetto della nostra esistenza: bisogna sapersi reinventare in ogni momento). sciocco cercare con forza la felicit: se la si cerca senza moderazione non la si raggiunge, e se anche la si raggiungesse non potrebbe durare a lungo. Molto spesso le persone che "dovrebbero" essere felici, che sono nate in condizione estremamente agiata, frequentano l'alta societ, sono invidiate da molti, in realt sono estremamente tristi, instabili, incapaci di apprezzare il mondo, in una parola infelici.

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Niente ha valore assoluto, niente va enfatizzato - anche se per chi coinvolto in una determinata situazione questo pu essere praticamente impossibile. Niente va enfatizzato, nemmeno le ultime parole di un moribondo. Esse hanno un grande valore, chiaro, ma siamo in grado di apprezzarlo pienamente solo se riusciamo a non abbandonarci all'enfasi. Cos come la felicit non pu essere illimitata, anche il dolore non pu essere troppo grande; un dolore eccessivo distrugge s stesso. Se scompaiono i centri del dolore non si sente pi niente; le ustioni pi gravi non sono dolorose perch non vi sono pi terminazioni nervose che possano trasmetterne la sensazione. Il dolore fisico serve al nostro organismo per facilitare la propria sopravvivenza; se non sentissimo dolore quando tocchiamo una fiamma ci ustioneremmo con facilit. Il nostro organismo pu degenerare, vero, il dolore pu diventare insopportabile, ma di solito anche questo ha rapidamente fine. Considerare tutte le emozioni umane, anche il dolore, come uno dei tanti aspetti della realt e non qualcosa di "speciale" porta a grande serenit. Se non si usasse questo atteggiamento nei confronti delle emozioni, anche delle nostre emozioni, non potremmo sottrarci alla follia. Se la morte in s fosse una cosa tragica, dal momento che lo "stato normale" di una persona la non esistenza, la nostra breve vita prima della morte sarebbe tristissima. Questo sarebbe in contraddizione con un principio fondamentale, con la fondamentale benevolenza del mondo, con la bellezza della nostra vita. Pensare alla propria vita come a qualcosa di peculiare e di assoluto porta a contraddizioni e pensieri insostenibili, impedisce di affrontare in maniera adeguata la realt. Se la nostra vita fosse un bene assoluto non dovremmo fare niente che la potesse mettere in pericolo, non dovremmo prendere alcun rischio; ma, come abbiamo visto, un tale intento del tutto impossibile da realizzare.

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I momenti

- San Carmody! - disse il Premio, con profondo sarcasmo. - Soltanto un capello ti separa dalla morte, ora! Che cosa vuoi fare del tuo misero momento? - Viverlo - disse Carmody. - I momenti sono fatti per questo. I momenti che viviamo sono sospesi tra passato e futuro. L'attimo presente diventa continuamente il nostro passato, gli attimi futuri si trasformano continuamente nel presente. ovvio che ci che stiamo vivendo solamente questo momento; passato e futuro hanno importanza solo in relazione all'attuale momento. Il passato ci che ci ha portato ad essere ci che siamo, in particolare a pensare ci che pensiamo. Il nostro passato la fonte di tutta la nostra conoscenza; utile tornarci spesso con il pensiero e cercare di migliorare la nostra visione del mondo basandoci su ci che ci accaduto. Il passato non ha alcun altro significato per noi; non avrebbe alcuna importanza non avere effettivamente vissuto ci che ci ricordiamo, ma essere stati creati in questo medesimo istante con tutti i nostri ricordi e tutti i nostri pensieri. sciocco biasimare il passato; come si gi detto, se in un certo momento della nostra esistenza ci siamo comportati in una certa maniera, lo abbiamo fatto perch era ci che credevamo giusto in quel momento. altrettanto sciocco, perch totalmente inutile, rimpiangere il passato; ha importanza solo ci che siamo adesso, non ha senso rimpiangere ci che eravamo (o che crediamo essere stati) anni o giorni fa, quando eravamo qualcosa di "diverso" rispetto ad ora.

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L'attimo futuro diventa continuamente il nostro presente; non vi una discontinuit tra il futuro lontano ed il futuro immediato, quello che affronteremo tra pochi secondi. quindi impossibile non occuparci del futuro; dobbiamo continuamente affrontarlo. Pu capitare che si decida di privilegiare il futuro immediato rispetto a quello lontano; ci che fa, ad esempio, chi decide di sacrificare la sua vita per qualche nobile causa: la gioia e la grandezza dell'atto che sta per compiere valgono pi di tutti i momenti del futuro lontano a cui rinuncia. Di solito saggio preoccuparsi di ci che porter il futuro a medio o lungo termine. per sciocco occuparsene eccessivamente: non vi nessuna certezza del futuro, esso ha importanza solo in relazione al momento presente. Nulla di ci che pu accadere pu cancellare il valore del momento presente. Bisogna saper apprezzare l'attimo che viviamo, questo preciso attimo che stai vivendo. Potremmo essere stati creati un secondo fa, tra un secondo potremmo non esistere pi.

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La filosofia nella vita Tutte le volte in cui ricolleghiamo una determinata situazione a nostre convinzioni generali, noi tutti effettuiamo riflessioni filosofiche. Se in una determinata circostanza diciamo che "non si pu avere tutto dalla vita", in realt stiamo affermando la teoria dell'equilibrio del mondo, vale a dire una teoria filosofica. Se ci diciamo che non dobbiamo perdere di vista i nostri obbiettivi principali affermiamo il valore della semplicit, se ci diciamo che "tutto il mondo paese" affermiamo l'omogeneit del mondo, se citiamo "in medio stat virtus" riconosciamo ancora il valore dell'equilibrio. La maggioranza delle massime e delle citazioni pi comuni sono pensieri filosofici, come "il tempo aggiusta molte cose", o "non si deve prendere tutto alla lettera", o persino "chi la fa l'aspetti". Questi pensieri, a cui la maggioranza delle persone si rif in molteplici momenti della propria esistenza, queste "filosofie spicciole" non sono filosofie di "seconda scelta", ma sono molto importanti, sono ci che la gente realmente pensa nei confronti della realt che percepisce. La filosofia di una persona determina ogni aspetto del suo comportamento. facile capire qual la concezione del mondo delle persone che abbiamo di fronte, se esse considerano il mondo amico o nemico, quale pensano sia il proprio ruolo nel mondo, se ritengono giusto e ineluttabile il fatto che debbano prevalere sugli altri o sanno apprezzare la ricchezza che pu derivare dai rapporti con le altre persone, se ritengono la vita gioia o un oscuro dovere. Lo si capisce dagli atteggiamenti, dal sorriso, dalla camminata tesa alla conquista del mondo o timida e incerta, sicura di s o arrogante. La filosofia di una persona determina ci che tale persona ; il modo in cui una persona reagisce alle parole che gli vengono

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rivolte ed il modo in cui affronta una determinata situazione dipendono dalla propria concezione della realt. Educare una persona consiste nel renderla in grado di interpretare correttamente ci che gli viene detto e di comportarsi in ogni circostanza in maniera adeguata. L'utilit principale della scuola non consiste nell'apprendimento di determinate nozioni, che il pi delle volte non verranno mai usate nel corso della propria esistenza, ma nel rendere una persona "matura" e "responsabile", nel permetterle di crearsi una propria visione generale della realt. Questo avviene elaborando la propria strategia per affrontare le difficolt e gli esami, imparando in che maniera fare bella figura con i docenti, imparando come trattare le persone che ci circondano; come si gi detto, queste nozioni non possono essere comunicate efficacemente in maniera diretta. La capacit di ricoprire adeguatamente una determinata posizione non dipende da ci che una persona "sa", ma da quello che "", dal modo in cui pensa, dalle sue concezioni, dalle leggi generali che ha dedotto dalle nozioni che ha appreso; in altri termini, dalla sua filosofia. Educare una persona consiste nel fare in modo che si crei la propria filosofia.

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Il saggio Il saggio colui che vive la propria vita nella maniera "migliore" possibile, dopo essersi definito in maniera cosciente e consapevole che cosa per lui significhi "migliore". Egli sa che il valore delle cose limitato, ma sa che esse sono tutto ci che ha, e le sa apprezzare. Il saggio cerca di cogliere l"essenza" delle cose, cerca di ricondurle alla semplicit e di eliminare le complessit inutili. Sa che la natura sostanzialmente ripetitiva e cerca di applicare alle nuove situazioni ci che ha imparato nel passato, sa che importante individuare che cosa sia realmente informazione in tutto ci che viene a sapere. Il saggio sa che il mondo si basa sull'equilibrio: rifugge ogni cosa eccessiva e conosce il valore della moderazione. Cose piccolissime possono avere grande valore e procurare molta gioia; chi, ubriacato da ci che possiede, non pi in grado di apprezzarle in realt molto povero. Il saggio sa che la conoscenza bene, e che ogni persona vale per ci che conosce. Il saggio sa che il valore di ci che pensa e ci che prova limitato, sa di essere lui stesso una entit soggettiva; ma crede in ci che pensa e ci che prova, sa che il suo valore comunque grande, perch tutto quello che possiede. Egli sa che anche gli altri sono entit soggettive, e ne rispetta la soggettivit. Il saggio non cerca di convincere gli altri della bont delle proprie idee. Non cerca onori, non cerca di cambiare il mondo. Tutte le volte in cui qualcuno ha cercato di "migliorare" il mondo e di imporre il proprio pensiero, anche se nobilissimo, i risultati sono stati disastrosi. Tutti i pensieri "forti" hanno provocato immani guasti. Infine, l'uomo saggio sa che egli ci che pensa; non si fa dire da nessuno ci che deve pensare, e non cerca di cambiare il proprio pensiero. C' chi vorrebbe tornare giovane; ma il "s

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stesso" giovane sarebbe un'altra cosa, avrebbe altri pensieri e altri ricordi: sarebbe un'entit diversa, un'entit sicuramente pi povera.

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La visione del saggio

Ostinato, scaltro, mai sazio di inganni, non dovevi neppure nella tua terra lasciar stare le trappole e i racconti bugiardi, che tu ami tanto. Ma non diciamone pi, perch entrambi conosciamo le astuzie. But you and I, weve been through that, this is not our fate. So let us not talk falsely now, the hour is getting late. Nessuno, come si detto all'inizio di questo libro, pu fare a meno di avere una propria concezione della realt, una propria "filosofia". Le differenti persone si occupano per di questo tema in maniera molto diversa. L'uomo saggio colui che ha riflettuto a fondo sulla realt, che ha una propria visione del mondo definita e sviluppata, che ha cercato le proprie risposte alle domande fondamentali. Il saggio ha affrontato tutti questi problemi e ne ha cercato una soluzione pi o meno soddisfacente, senza lasciarli nel limbo delle cose di cui " inutile occuparsi". chiaro che non possiamo sapere tutto, ma questa stessa affermazione pu fare parte della teoria che elaboriamo per affrontare questi quesiti ed essa stessa rappresenta una risposta soddisfacente. Il saggio l'uomo che possiede una "solida" filosofia. Quale sia questa filosofia meno importante rispetto al fatto di possederla; come si gi detto, vi una fondamentale omogeneit tra le varie concezioni filosofiche, anche se pu essere estremamente difficile coglierla. Se una persona ritiene di avere una visione del mondo "buona", vale a dire ricca, articolata e confermata da numerose prove, non la modificher di frequente, ma cercher di adattarla

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alle nuove situazioni. Raramente possono accadere eventi che portano a cambiare in maniera radicale la propria concezione del mondo, se questa stata meditata in modo approfondito. Chi "possiede" una filosofia maggiormente attrezzato ad affrontare il mondo, vive meglio la propria vita. La conoscenza e la saggezza danno innumerevoli vantaggi nel mondo, permettono di vedere le cose nella giusta luce, permettono di non soccombere alle proprie emozioni. Chi ha riflettuto sulla propria vita, chi sa quello che sta facendo, chi crede nel proprio pensiero in grado di interagire nel modo migliore con il mondo e di affrontare ogni aspetto della realt.

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La bellezza
La bellezza

Finisce la nona giornata del Decameron incomincia la decima ed ultima nella quale sotto il reggimento di Panfilo si ragiona di chi liberamente o vero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a fatti d'amore o d'altra cosa La bellezza ci che d senso alla vita. Senza la capacit di percepire la bellezza la nostra vita non sarebbe altro che un vuoto susseguirsi di giornate insulse. Che cosa sia "bello" e che cosa non lo sia un problema estremamente dibattuto; come criterio generale si pu dire che il bello ci che ha significato, la complessit non inutile. Questa definizione estremamente generica e difficilmente applicabile, come gi la definizione di "bene". In realt non potrebbe non essere cos. I giudizi estetici, analogamente ai giudizi etici, sono fortemente soggettivi. La percezione del bello soggettiva. Per ogni persona bello ci che a lui piace, e nulla in contrario pu essere detto da altri. La bellezza "esiste" solo in relazione alla fruizione che una determinata persona ne pu fare. Una chiesa rococ, piena di decorazioni che a noi possono sembrare grottesche nella loro complessit, per chi l'ha concepita e per chi apprezza tale tipo

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di arte senz'altro "bella"; per lui le sue decorazioni sono tutt'altro che "inutili", hanno tutte un significato. La bellezza della natura e delle cose non direttamente concepite dall'uomo anch'essa riconducibile al suo significato. In un paesaggio di grande bellezza ogni cosa al posto giusto, ogni cosa ha un senso, la disposizione degli elementi che lo compongono armonica ed ha una sua precisa ragione d'essere. La definizione che si data di "bello" molto vicino alla definizione di "bene". In realt "bello" e "bene" possono essere visti come aspetti di una stessa entit. Si parla di "bene" quando sono coinvolti i nostri bisogni primari. La fruizione della bellezza, invece, una attivit pi "elevata", intellettualmente pi stimolante.

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La componente estetica La componente estetica d senso alla vita di ognuno di noi. Il significato da attribuire a questa espressione estremamente ampio; appartiene alla "componente estetica" tutto ci che non strettamente necessario alla nostra sopravvivenza, tutto ci che facciamo perch ci piace farlo. Il numero di cose che rientrano in questa categoria sterminato, molto pi di quanto normalmente si pensi. Quando scegliamo i nostri vestiti, quando arrediamo la nostra casa, quando scegliamo un'automobile, la motivazione delle nostre scelte quasi sempre estetica. Le auto pi vendute sono quelle con l'aspetto pi gradevole, l'influenza delle considerazioni tecniche ben minore. Appartiene alla parte estetica della nostra vita il modo in cui impieghiamo il nostro tempo libero, la scelta di passare le serate giocando a bigliardo con gli amici oppure andando al cinema o a teatro. Vi appartiene la scelta di ritrovi, ristoranti, locali di intrattenimento. Vi appartengono ogni genere di feste, le danze e i balli; vi appartiene ogni forma di corteggiamento; sotto certi aspetti vi appartengono anche tutte le forme di culto. Fanno parte della componente estetica anche attivit che potrebbero sembrare meno nobili. I teppisti che vanno allo stadio ad esibire striscioni ed elaborano complessi cori per dileggiare gli avversari cercano anche loro di soddisfare il proprio senso "estetico", sia pure in maniera del tutto peculiare. Le ragazzine che impazziscono per il "loro" cantante pop o per l'attore delle telenovelas esplicano in questo modo la componente estetica della propria vita. Anche in questo caso importante il rispetto: sebbene rozza, questa forma di espressione "artistica" ha anch'essa un valore, anch'essa importante. Come in ogni altra situazione, il disprezzo proprio dello sciocco, impedisce di cogliere la bellezza che anche in queste forme propria delle attivit umane. Se vediamo un bambino che gioca con le biglie o con le

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figurine, rispettiamo il suo entusiasmo ed il suo impegno. Sono per lui cose di grande importanza, sono qualcosa di meraviglioso e di grande valore. Oltre che sulle attivit "inutili", non strettamente necessarie, la componente estetica ha influenza anche su attivit utili; pi esattamente, ha influenza sul "come" vengono realizzate. Quando si costruisce una casa, quando si impianta un giardino, quando si sposta un sasso in un posto piuttosto che un altro, lo si fa seguendo la propria inclinazione, cercando di realizzare qualcosa che ci piaccia. Le case e le citt dei nostri progenitori sono state costruite perch necessarie; eppure, nella disposizione delle abitazioni, nella articolazione delle strade e delle piazze si esplicava la loro "anima". Molti bellissimi villaggi antichi sono nati a seguito di esigenze pratiche. La libert dell'uomo si realizza soprattutto nella componente estetica. Se a una persona piace qualcosa estremamente difficile fargli cambiare opinione. Imporre alle persone come vestire o come arredare le proprie abitazioni impresa estremamente ardua e quasi sempre inutile. Ognuno ha diritto a ricercare la propria idea di bellezza, ed sostanzialmente impossibile impedirglielo. Ci si pu chiedere quale sia la relazione tra le varie forme in cui si esplica la componente artistica della vita di ognuno di noi, la relazione tra la percezione artistica di chi frequenta concerti sinfonici e di chi stravede per le canzonette; anche in questo caso si pu riscontrare una sostanziale omogeneit. innegabile che vi sia una distanza abissale tra il livello di complessit, di sofisticazione e di "nobilt" dei diversi tipi di espressione artistica; tutti per rispondono alle stesse esigenze di base.

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La comprensione della bellezza capitato molto spesso che gli esperti di determinati settori artistici rimanessero esterrefatti di fronte al grande successo di opere da loro considerate di scarsissimo valore. chiaro che il successo di un'opera non direttamente proporzionale al suo valore, ma talvolta gli "esperti" non sono in grado di cogliere determinati aspetti della bellezza; spesso seguono i propri rigidi schemi e non sono disponibili ad accogliere le novit. Saper cogliere la bellezza una ricchezza, un valore. cosa meravigliosa essere in grado di scoprire la bellezza anche di ci che sarebbe facile disprezzare, del motivetto di successo, del momento di gioia che deriva dalle cause pi disparate. una ricchezza saper cogliere la bellezza di un gesto, di un atteggiamento, di un particolare. Cogliere la bellezza un procedimento creativo, analogo a tutti i nostri pensieri ed emozioni, analogo alla formulazione delle teorie che costituiscono la nostra conoscenza. Non esiste, ovvio, una bellezza "assoluta"; esiste soltanto la nostra percezione della bellezza, che ha la stessa natura di tutti i nostri pensieri. Forse ci rimane il ricordo di qualche notte magica vissuta quando eravamo piccoli, di "quella" sera in cui le nostre emozioni sono state speciali. Altre persone erano l, ma non seppero percepire niente di particolare, non furono in grado di cogliere quella bellezza, non ne furono "capaci". Chi cerca la bellezza solamente nei posti canonici, solo dove "deve" essere, ha un animo limitato e arido. L'uomo saggio cerca di cogliere la bellezza in ogni espressione umana, anche in quelle di chi gli nemico. L'arte sacra pu avere per noi grande valore anche se non concordiamo con le concezioni degli autori. Pochissimi condividono la rigida visione dell'aldil di Dante Alighieri, ma molti amano la Divina Commedia; allo stesso modo possiamo apprezzare le espressioni di religioni lontane dalla nostra

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cultura o di gruppi sociali a noi estranei. Anche se riteniamo la musica da discoteca un genere di scarsissimo valore, anche in essa possiamo trovare qualcosa di bello, se il nostro animo non chiuso ed i nostri schemi mentali non sono rigidi. Se se ne capaci si pu cogliere la bellezza in ogni circostanza, anche se ci troviamo in situazioni sgradevoli e che abbiamo cercato con tutte le nostre forze di evitare. A volte chi finito in carcere per un breve periodo afferma di avere "ritrovato s stesso" e di avere scoperto cose di grande valore che fino a quel momento aveva trascurato. Una camminata di pattuglia durante una battaglia pu essere una cosa meravigliosa, anche se siamo pacifisti ed abbiamo fatto di tutto per evitare di trovarci in tale situazione; una giornata d'inverno fredda e nebbiosa pu avere la sua grande bellezza anche se amiamo il sole e il caldo.

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Il numero delle opere d'arte

Queste sono proprio mie, non imitate n rubacchiate: il mio genio le ha generate, le ha partorite la mia penna. Qual il numero delle opere d'arte? A volte si pu pensare che questo numero sia ormai quasi "esaurito", che tutto sia stato detto o scritto e non si possa evitare di ripetersi. Spesso le melodie delle nuove composizioni sono simili a quelle che gi conosciamo: che si sia esaurito il numero delle melodie gradevoli per l'orecchio umano e niente di decisamente nuovo possa pi essere composto? Per rispondere a questa domanda opportuno ricondursi ancora una volta ai numeri. In uno dei capitoli precedenti ("Il manoscritto copiato") si parlato della probabilit che una persona scrivesse un'opera per caso identica ad un celebre capolavoro del passato, e si effettuato a questo proposito un rapido calcolo. La probabilit di comporre a caso una determinata opera, si detto, pari ad uno contro il numero dei componenti dell'alfabeto utilizzato (approssimativamente venticinque) moltiplicato per s stesso tante volte quanti sono i caratteri che la compongono, ad esempio centocinquantamila (un centinaio di pagine). Il risultato esprimibile con un 1 seguito da duecentomila zeri. Si pu considerare l'insieme di tutte le opere che si potrebbero "comporre" in questa maniera; esso comprende evidentemente tutte le opere di lunghezza uguale o minore a centocinquantamila lettere (tra i caratteri previsti c' anche lo spazio; un'opera di centoquarantanovemila lettere avrebbe degli spazi nelle ultime mille posizioni). Tra queste opere ci sarebbero i quattro Vangeli, le opere di Omero, di Dante, di ogni poeta del passato o del futuro; ci sarebbe assolutamente

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tutto ci che appartiene al campo letterario, ogni opera scritta o non ancora scritta. Chiamiamo l'insieme di tutte queste opere "universo delle possibilit" per le opere di lunghezza non superiore ad un centinaio di pagine. Il loro numero , senza alcun dubbio, finito, ma talmente enorme rispetto al numero dei momenti che compongono la nostra vita, rispetto al numero dei momenti che compongono la vita di tutti gli esseri umani mai vissuti o che potranno vivere prima che il Sole si trasformi in una supernova, che lo si pu considerare virtualmente infinito. Tra tutte le frasi che si potrebbero dire, tra tutte le combinazioni di note musicali che si potrebbero comporre, vi sono con ogni probabilit concetti e temi radicalmente nuovi e rivoluzionari, opere meravigliose di cui non riusciamo nemmeno ad immaginare l'esistenza. Si potrebbe obbiettare che ben poche delle opere che costituiscono luniverso delle possibilit hanno un significato; laspirante scrittore del nostro esempio non si pu presentare alleditore proponendo una accozzaglia di lettere senza senso: le lettere devono essere ordinate in parole, le parole devono essere raggruppate seguendo le regole della sintassi. Moltissimi elementi delluniverso delle possibilit possono essere immediatamente scartati, ma il loro numero cos sterminato che anche se, ad esempio, solo unopera su un miliardo soddisfacesse tali criteri (il che vuol dire che, se visionassimo per tutta la nostra vita unopera ogni tre secondi, avremmo una sola probabilit di trovare unopera corretta), il numero delle opere cos selezionate avrebbe solo nove zeri in meno rispetto ai duecentomila del numero totale. Anche applicando delle "leggi di esclusione" le considerazioni delleditore rimangono valide. Non abbiamo esaurito il numero delle opere d'arte, e non ha senso occuparsi di tale evenienza; nel futuro potrebbe essere composta un'opera di grandissimo valore riconducibile ad un genere che ora riteniamo esaurito. Chi, abbagliato da un grande capolavoro, afferma che "niente di pi grande potr essere scritto" fa una affermazione profondamente ingenua.

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L'universo delle possibilit "diverge" rapidamente - e cio il numero delle opere che ne fanno parte aumenta in maniera rapidissima all'aumentare della lunghezza, rendendo molto difficile "ritrovare" con un procedimento esaustivo anche una sola frase o una sola parola (per sincerarvene provate a ricordare una parola di sole quattro lettere che vi siete dimenticati, esaminando tutte le alternative, aaaa, aaab, aaac,...). La rapida divergenza dell'universo delle possibilit garantisce l'identit dell'opera d'arte. Se qualcuno cercasse di scrivere una sinfonia "simile" ad una sinfonia di Mozart il risultato sarebbe pessimo, anche se egli conoscesse perfettamente la tecnica e le opere del grande musicista. Questo avviene perch vi sono innumerevoli modi in cui una partitura pu essere diversa, ed una lieve differenza rispetto a ci che avrebbe fatto il grande compositore fa s che l'opera non sia pi "quella" e perda tutto il suo valore. In realt il procedimento di "creazione" di un'opera d'arte, cos come il procedimento di formulazione di tutti i nostri pensieri, "creativo". In altri termini, il suo universo delle possibilit talmente ampio che non si pu procedere per esclusione ed il ventaglio delle possibilit che si hanno a disposizione talmente vasto che ogni scelta non pu evitare di avere al suo interno, nettissima, l'impronta della nostra personalit, del nostro carattere, del nostro "essere". Noi possiamo pensare solamente ci che ci viene naturale pensare, e allo stesso modo possiamo "creare" solo ci che deriva dalla nostra personalit. A volte si dice che alcuni artisti continuano per tutta la loro vita a ripetere la stessa opera, con innumerevoli variazioni. In una certa misura questa affermazione applicabile ad ogni persona. Il pensiero di ognuno di noi procede con evoluzioni graduali, ogni nostro pensiero ed ogni nostra creazione portano la nostra impronta. Se ci rivolgiamo ad una determinata persona perch ci progetti una cosa, ci che potremo ottenere sar influenzato dal suo modo di pensare; se volessimo qualcosa di

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radicalmente diverso dovremmo rivolgerci altrove. I progettisti della Wolksvagen continuavano a produrre variazioni sul tema del celebre Maggiolino; per avere prodotti con una "impronta" diversa la casa automobilistica dovette acquistare il reparto di progettazione di un'altra azienda. Tutte le attivit di tipo creativo sono piacevoli e gratificanti; sono le attivit pi nobili che possano esistere. saggio affrontare la vita con un approccio creativo; la lettura e lo studio possono essere creativi, se si evita di appiattirsi sui luoghi comuni e non ci si impone di pensare ci che "normale" pensare. L'apprendimento un procedimento fortemente creativo, se si cerca di pensare sempre con la propria testa e si rivendica il diritto a giungere alle soluzioni richieste con le proprie personali metodologie.

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Il valore delle opere

Si conservi con attenzione per essere di quel grande Autore. Senza prestarsi a nessuno, amico caro che sia. Nella nostra vita siamo costantemente "aggrediti" da un numero sterminato di opere che ci vengono proposte o con cui entriamo in qualche modo in contatto; in realt poche di esse hanno effettivamente valore per ognuno di noi. Sono poche le opere che ci entusiasmano e lasciano in noi un segno profondo. Le opere di valore sono poche rispetto ad una innumerevole moltitudine di proposte, ed il loro valore molto maggiore di quello della grande maggioranza. Esistono opere di valore eccezionale, molto pi valide delle altre. Dopo pi duecento anni si continuano a suonare ed ascoltare le sinfonie di Mozart, mentre il travolgente successo della scorsa estate gi dimenticato. Dopo pi di duemila anni si continuano a leggere le opere di Omero, mentre il diluvio di parole che arriva tutti i giorni in edicola o in libreria non lascia ricordi dopo poche settimane. Vi sono opere "toccate dalla grazia", riuscite eccezionalmente bene; lo dimostra l'emozione che possiamo provare di fronte ad un quadro di grande bellezza, o leggendo un libro di grande valore, o ascoltando una sinfonia che ci colpisce in modo particolare. Lo dimostra, pi ancora, l'emozione che possiamo provare nel ricordo di questo quadro, di questo libro, di questa sinfonia, nella nostra sintesi e rielaborazione interiore. La sostanziale differenza tra questi componimenti e la moltitudine delle opere di scarso valore, la loro identit "unica" "garantita" dalla rapida divergenza dell'universo delle possibilit, dal grande numero di opere simili, ma malriuscite e di scarso valore, che possono esistere.

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Nella scelta delle opere a cui rivolgere la nostra attenzione quindi indispensabile tenere presente il valore della semplicit e concentrarsi su di un numero limitato di esse. necessario scegliere in maniera spietata, perch le alternative sono innumerevoli. Se non si scarta ci che non valido non si pu trovare ci che ha realmente valore. Questo principio applicabile anche alla nostra vita di tutti i giorni: se una persona conserva tutto ci che fa o con cui viene a contatto, prima o poi, per non soccombere al disordine, finir per buttare via tutto, anche ci per lui aveva valore. Se non si sceglie qualcosa, si finisce per non scegliere niente. Le opere a cui rivolgere la nostra attenzione vanno quindi individuate con estrema cura, applicando anche in questo caso il consueto procedimento di valutazione delle fonti, tenendo conto anche degli indizi collaterali. Se un'opera ha avuto successo per lunghissimo periodo, molto probabilmente sar valida; per effettuare la nostra scelta per utile considerare anche ogni genere di citazioni ed il contesto in cui nascono. Il libro di grande successo della scorsa stagione, pubblicizzato e citato in ogni maniera da giornali e riviste, non per questo sar automaticamente degno di attenzione. Se ci accostiamo all'"Odissea" di Omero o al "Don Giovanni" di Mozart possiamo essere ragionevolmente certi che troveremo qualcosa di grande e che la nostra fatica sar adeguatamente ricompensata. importante il contatto diretto con l'opera di valore, senza intermediari inutili. Quante persone, ad esempio, citano a sproposito "Il Principe" di Machiavelli, senza averlo in realt mai letto? Ne parlano solamente per sentito dire, per avere letto scritti che lo citano, ma in realt il testo gli del tutto alieno. Ci che ha valore l'opera, non i vari commenti o scritti su di essa; molti di questi non aiutano affatto a capirla, ma ne falsano la percezione. Anche in questo caso si deve tenere a mente il valore della semplicit. importante accedere direttamente a ci che ha valore senza perdersi nella molteplicit di commenti o

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rielaborazioni. Si deve assolutamente evitare chi seleziona o riduce per te, chi ti dice ci che valido senza darti la possibilit del contatto diretto, chi riassume le opere di valore per evitarti il "tedio" della lettura integrale. Le opere di valore sono poche, e vi sono autori dalla produzione sterminata ricordati per una sola di esse. quindi inutile produrre una gran quantit di cose; molto pi saggio concentrarsi sul valore di ci che si cerca di fare. facile produrre un'opera sterminata; se una persona scrivesse costantemente nei cinquanta anni della sua vita attiva una sola pagina di testo ogni giorno, il risultato sarebbe monumentale, una biblioteca di quasi cento libri di duecento pagine che probabilmente nessuno leggerebbe. opportuno fare solamente ci di cui si convinti, su cui si riflettuto. Un'opera deve avere significato per chi la compone. Chi scrive un libro o un articolo solo perch "deve" scriverlo, o perch pensa di ricavarne un buon guadagno, non fa altro che contribuire all'aumento della confusione del mondo. A chi cerca di usare un metodo o uno stile che gli sono estranei, che non ha capito, le cose non vengono bene, ci che produce non altro che un "falso".

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Le credenze irrazionali Molte persone credono fermamente che se un gatto nero attraversa la loro strada qualcosa di spiacevole accadr al pi presto, o che gli avvenimenti di cronaca influenzino i numeri del lotto, o che esista qualche metodo per vincere con sicurezza alla roulette. Anche queste credenze sono "teorie". Dobbiamo ritenerle teorie non valide, del tutto prive di valore? La risposta non cos semplice come potrebbe sembrare. A mio personale giudizio non c' alcuna relazione tra questo genere di eventi, ad esempio tra l'attraversamento del cammino da parte di un gatto nero e fatti spiacevoli che capitino immediatamente dopo; questo giudizio senz'altro condiviso da chiunque abbia studiato un minimo di fisica e scienze naturali. Il valore di una teoria, per, non risiede solamente nella sua capacit di prevedere eventi del futuro. Questa sua capacit comunque intrinsecamente limitata, poich una teoria non pu essere perfetta, non pu essere "vera". Il valore di una teoria sta anche nella sua bellezza, nel senso pi ampio del termine. La "smorfia", l'arte di interpretare gli eventi in funzione dei numeri del lotto, cosa bellissima ed artistica; se poi i numeri indicati in questa maniera non escono, tutto sommato non un gran male. Qualche volta usciranno, per motivi banalmente statistici, e le credenze si rafforzeranno. Il sistema dei dodici segni zodiacali e la teoria delle influenze dei corpi celesti sul destino degli uomini sono una materia di grandissima complessit e bellezza. In realt, se si vanno ad esaminare le previsioni effettuate dagli astrologi all'inizio di ogni anno, si scopre che ben poche si sono avverate e che qualunque persona dotata di un minimo di buon senso non avrebbe fatto di peggio. Ma questo non ha grande importanza; se una persona vuole credere in qualcosa trover sempre un modo per farlo e riuscir a rintracciare degli aspetti che confermano le sue idee.

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Un approccio irrazionale a volte pi piacevole, pi bello, e quindi preferibile, rispetto ad uno ottusamente "scientifico". Se anche riteniamo che questo approccio non sia efficace, importante essere capaci di riconoscerne la bellezza, il valore che pu avere per la vita di molte persone. Il motivo per cui molti adottano credenze irrazionali la gratificazione estetica, il fatto che gli piace crederci. Questo motivo senza alcun dubbio valido e rispettabile.

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Fonti delle citazioni


La teoria scientifica Albert Einstein e Leopold Infeld L'evoluzione della fisica, "Fisica e realt" La fisica relativistica Agostino Confessioni, XI, 13.16 La semplicit della scienza Lev Landau e Eugenij Lifsits Meccanica quantistica, teoria non relativistica, prefazione alla prima edizione Continuit ed omogeneit Lev Landau e Eugenij Lifsits Meccanica, I, 3. Il principio di relativit di Galilei La semplicit attribuita ad Albert Einstein Il valore del dubbio Vangelo secondo Giovanni, 20.25 I limiti della conoscenza William Shakespeare Amleto, Atto I, Scena V La coerenza della realt Lorenzo Da Ponte libretto per "Le Nozze di Figaro" di W.A. Mozart atto II, scena VIII

La valutazione delle fonti S.S. Van Dine Il caso della canarina assassinata, 14. Vance avanza una teoria

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Don Chisciotte e la conoscenza implicita Miguel de Cervantes Don Chisciotte della Mancia, parte II, capitolo I. Il mantenimento dellequilibrio attribuita ad Oscar Wilde Il giudizio Ippocrate Giuramento dei medici La metrica del giudizio Lorenzo Da Ponte libretto per "Cos fan tutte" di W.A. Mozart atto I, scena IV La perfezione irragiungibile Cyril Kornbluth Miss Phoebe e l'energia cosmica I giudizi etici Jack Vance Il faleno lunare Il comune denominatore Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio, XVII A chi aprire il nostro cuore Niccol Machiavelli Il principe, XVII, 2 Le ingiurie Alessandro Dumas I tre moschettieri, 4. La spalla d'Athos, la tracolla di Porthos e il fazzoletto d'Aramis La tristezza attribuita al generale Wellington La felicit S.S. Van Dine Il caso della canarina assassinata,

159 25. La dimostrazione di Vance I momenti Robert Sheckley Il difficile ritorno del signor Carmody, 28 La visione del saggio Omero Odissea, XIII 293-297 Bob Dylan All along the watchtower La bellezza Giovanni Boccaccio Decameron, X Il numero delle opere d'arte Miguel de Cervantes Novelle esemplari, Prologo Il valore delle opere Iscrizione anonima sul manoscritto dello "Stabat Mater" di G.B. Pergolesi

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Indice
Al lettore ...................................................................................................2 La scienza ..................................................................................................5 La filosofia e la scienza ............................................................................5 La teoria scientifica...................................................................................6 ..................................................................................................................6 Il concetto di infinito ................................................................................8 Numeri ....................................................................................................11 La fisica relativistica ..............................................................................14 Il dualismo ondulatorio-corpuscolare ....................................................18 La meccanica quantistica .......................................................................22 Il processo di misura ..............................................................................25 Limite classico ........................................................................................26 La semplicit della scienza ....................................................................28 Il significato della scienza ......................................................................32 Il mondo ...................................................................................................34 La fondamentale bont del mondo .........................................................34 I giudizi sul mondo ................................................................................35 Limite classico ........................................................................................37 Continuit ed omogeneit ......................................................................38 La semplicit ..........................................................................................40 La sorpresa .............................................................................................43 La probabilit .........................................................................................46 La probabilit nella vita .........................................................................48 La conoscenza .........................................................................................51 Il valore del dubbio .................................................................................51 La mente di fronte alla realt .................................................................54 Le concezioni della realt ......................................................................56 La natura della conoscenza ....................................................................58 Esistenza e realt ....................................................................................60 I limiti della conoscenza ........................................................................62 Limitatezza e perfezione ........................................................................65 Coerenza ed equilibrio ...........................................................................66 La coerenza della realt .........................................................................66 La valutazione delle fonti........................................................................68 ................................................................................................................68 Don Chisciotte e la conoscenza implicita ..............................................71 La catena di S. Antonio ..........................................................................74

161 L'equilibrio .............................................................................................76 Il mantenimento dell'equilibrio...............................................................78 Giudizio e azione ....................................................................................80 Il giudizio................................................................................................80 La metrica del giudizio...........................................................................82 La normalizzazione ................................................................................83 Il manoscritto copiato .............................................................................86 Limite classico ........................................................................................88 Il destino .................................................................................................89 L'azione ..................................................................................................90 I tempi dell'azione ..................................................................................92 Il bene ......................................................................................................93 Il bene e il male ......................................................................................93 La perfezione irraggiungibile..................................................................95 L'egoismo ................................................................................................98 I giudizi etici ........................................................................................100 La scelta del bene .................................................................................103 La responsabilit ..................................................................................105 I delitti e le pene ...................................................................................107 Etica e conoscenza ................................................................................109 Gli altri ..................................................................................................110 Noi e gli altri ........................................................................................110 La soggettivit ......................................................................................111 Le entit pensanti .................................................................................113 Il comune denominatore .......................................................................115 L'importanza di s ................................................................................117 Le persone di successo .........................................................................118 A chi aprire il nostro cuore ..................................................................120 Il rispetto ...............................................................................................122 Le ingiurie ............................................................................................123 Conversazioni, discussioni....................................................................124 L'uomo......................................................................................................128 La memoria ..........................................................................................128 La tristezza............................................................................................130 La felicit...............................................................................................131 Le emozioni ..........................................................................................132 I momenti..............................................................................................134 La filosofia nella vita ............................................................................136 Il saggio ................................................................................................138 La visione del saggio.............................................................................140

162 La bellezza ............................................................................................142 La bellezza ............................................................................................142 La componente estetica ........................................................................144 La comprensione della bellezza ...........................................................146 Il numero delle opere d'arte...................................................................148 Il valore delle opere...............................................................................152 Le credenze irrazionali .........................................................................155