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L'URAGANO KATRINA

“Per i danni provocati e per il terribile


impatto sulla popolazione, Katrina è
un evento drammatico, paragonabile
all'11 settembre. La potenza
devastatrice di questo uragano è stata
l'ennesima prova dei mutamenti
climatici in atto”. È quanto ha affermato
Roberto Della Seta, presidente
nazionale di Legambiente in
riferimento al ciclone che ha devastato
in questi giorni New Orleans.
Legambiente ha fatto appello al
presidente degli Stati Uniti affinché
riveda la sua posizione sui
cambiamenti climatici e di
conseguenza la politica energetica del
paese americano.

L'associazione ambientalista ha ricordato che gli esperti dell'IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenti
climatici) già dal 2001 hanno decretato che gli eventi naturali estremi di questi ultimi anni, tra cui gli uragani,
sono destinati a divenire sempre più frequenti e sempre più devastanti, come diretta conseguenza dei
cambiamenti climatici. Secondo Meteo France, negli ultimi 30 anni si contavano in media 10-11 cicloni ogni
anno, mentre dal 1995 in poi si è passati a 12-14. Secondo il modello di previsione elaborato da Meteo
France, risulta che il numero degli uragani è direttamente proporzionale alle emissioni di gas serra.

“È chiaro - ha aggiunto Della Seta - che l'obiettivo principale è ora quello di assistere gli sfollati, risanare la
città e ricostruire case e infrastrutture. Ma è tempo che Bush riveda drasticamente la propria posizione sui
cambiamenti climatici. Gli Stati Uniti sono infatti i principali produttori di gas serra nel mondo, responsabili di
oltre un terzo delle emissioni globali e non hanno voluto sottoscrivere il Protocollo di Kyoto”. Che qualcuno
provi a spiegarlo agli ex-abitanti di New Orleans, almeno quelli rimasti.

“Non condividemmo - ha concluso il presidente di Legambiente - e continuiamo a non condividere, la


risposta del presidente degli Stati Uniti all'attacco terroristico dell'11 settembre, ma non si può negare che la
reazione fu immediata. È necessaria ora una risposta altrettanto pronta, per far fronte all'aumento e alla
violenza degli eventi climatici”.

Le cifre che danno la misura della progressione del disastro sono contenute in un rapporto della NOAA
(National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti distribuito alla Conferenza sul
Riscaldamento Globale di Buenos Aires del 1998. L'istituto americano aveva censito 37 catastrofi climatiche
da almeno un miliardo di dollari di danni avvenute a partire dal 1980. Ebbene, 31 di questi 37 flagelli si sono
concentrati nel decennio '88- '98, il decennio più caldo dal 1880.

Il 1998 è stato un succedersi ininterrotto di alluvioni (50 mila senzatetto in Russia, 80 mila in Corea, 2 mila
morti in Cina), siccità (180 milioni di dollari di danni a Cuba, il 90 per cento delle riserve di riso distrutto nelle
Filippine), incendi (centinaia di migliaia di ettari di foresta bruciati in Borneo, 10 mila focolai in Messico),
uragani (oltre un miliardo i dollari di danni in Perù).

Una concentrazione di eventi in linea con le previsioni dell'Intergovernamental Panel on Climate Change
delle Nazioni Unite. Alex Alusa, responsabile del settore atmosfera dell'UNEP, il programma ambiente
dell'ONU, dichiarò: "Il periodo preso in considerazione è troppo breve. Non possiamo affermare con
certezza scientifica che l'uragano Mitch sia una conseguenza dei processi fisici causati dall'uomo bruciando
combustibili fossili e deforestando il pianeta. Anche se i sospetti continuano a crescere”. Nella lista dei
“sospetti” figuravano Andrew, l'uragano che nel 1992 ha devastato la Florida e la Louisiana provocando
danni per 27 miliardi di dollari, la siccità che nel '97 ha prodotto negli States 6 miliardi di danni e almeno 200
morti, gli effetti devastanti causati dal Niño del '97-'98.

Secondo l'UNEP, il livello del rischio era già allora così alto da rendere urgente una contromossa: limitare i
consumi di petrolio e la deforestazione, investendo in tecnologie per migliorare l'efficienza energetica e in
fonti alternative come il solare, l'eolico, le biomasse. La situazione, secondo gli ambientalisti, non consentiva
ulteriori rinvii del piano di riconversione energetica. Un gruppo di attivisti di Greenpeace ha scalato l'obelisco
davanti al teatro Colon chiedendo di non bruciare più di un quarto delle riserve di combustibili fossili. Il WWf
ha rinnovato la richiesta di misure immediate: “Ogni anno la concentrazione di anidride carbonica in
atmosfera aumenta dell'1 per cento”, affermava Aldo Jacomelli, “se non passiamo a una forma di energia
meno inquinante dovremo fronteggiare ogni anno fenomeni catastrofici”.

Sono passati 6 anni e non è stato fatto nulla di concreto. A settembre dello scorso anno si è pronunciata
Meteo France: “Attenzione, gli uragani sono in crescita del 40%”. “I fattori che contribuiscono alla formazione
di questi fenomeni meteorologici”, ha provato a spiegare il meteorologo Jean-Noel Degrace, responsabile del
centro, “temperatura delle acque superficiali superiore ai 26 gradi e forte umidità, sono sicuramente favoriti
dal riscaldamento globale. La crescita degli uragani di classe 4 o 5, ovvero i più distruttivi, è dovuta
all'aumento del livello del vapore acqueo nei Caraibi, in media il 15% in più negli ultimi 20-30 anni”.

Dice il saggio: “Uomo avvisato, mezzo salvato”. Ma nessuno vuole più ascoltarlo.

(Pubblicato su Ecplanet 07-09-2005)

LINKS

Hurricane Katrina - Wikipedia

Billion Dollar U.S. Weather Disasters


Intergovernmental Panel on Climate Change

National Oceanic & Atmospheric Administration (NOAA)

United Nations Environment Programme - UNEP

Meteo France

GENESI DI UN URAGANO

L'uragano è la più
violenta
manifestazione delle
depressioni tropicali -
una sorta di grande
“valvola” che scarica
l'eccesso di energia
che si accumula in
quelle zone - capace
di sviluppare una
potenza pari a 200
chilotoni, dieci volte
quella prodotta dalla
bomba atomica
scoppiata ad
Hiroshima. L'uragano
Katrina è stato il
sesto a colpire
quest'anno gli Stati
Uniti e il più
devastante. Ogni
anno, molti fenomeni atmosferici di questo tipo si abbattono su vari paesi del mondo assumendo nomi
diversi: è chiamata ciclone o uragano sulle coste dell'atlantico, tifone nell'oceano Indiano.
Il fenomeno interessa esclusivamente i mari caldi e solo in alcuni periodi dell'anno quando la temperatura del
mare supera i 27 gradi Celsius su una profondità di 80 metri e l'aria dell'alta atmosfera è fredda
(generalmente da gennaio a marzo nell'oceano Indiano, da giugno a novembre sulla costa est americana).
L'aria calda, più leggera, si alza e aspira in alto l'umidità del mare formando delle nuvole. Anche i venti
risalgono e conferiscono alle nuvole un movimento a spirale, attorno a una zona di calma relativa chiamata
“occhio del ciclone”.

Questi fenomeni tropicali, con diametro da 300 a 1000 km, percorrono migliaia di chilometri, per circa una
settimana, a una velocità di 20-25 km/h su percorsi difficilmente prevedibili: a volte compiono una traiettoria
ad anello, tornando sul luogo già devastato dal loro primo passaggio fino a quando, giungendo sul
continente, perdono progressivamente potenza. Intorno alla zona di depressione, si formano venti fino a 300
km orari e l'umidità portata in alto si condensa e ricade al suolo sotto forma di piogge intense. Il livello del
mare può alzarsi di parecchi metri provocando inondazioni. Il tornado è un fenomeno dello stesso genere,
ma su scala locale e di dimensioni ridotte.

L'usanza di chiamare gli uragani con nomi di persona in ordine alfabetico è stata avviata nel 1953 dal
National Weather Service americano, che ha definito una tabella che comprende oltre cento nomi, semplici e
facili da ricordare. Una volta esaurita la lista, si ricomincia da capo. Fino ad allora, questi fenomeni venivano
identificati indicandone la posizione con latitudine e longitudine. Inizialmente i nomi utilizzati erano
esclusivamente femminili, ma dal 1978, in onore alla parità dei sessi, si cominciò a utilizzare anche quelli
maschili. I vantaggi di questo tipo di identificazione sono eminentemente pratici: nel caso in cui i cicloni da
monitorare siano più di uno nella stessa zona, non si rischiano sovrapposizioni e confusioni.

Il “landfall” di Katrina è avvenuto sulle coste della Lousiana, poco ad est di New Orleans. In quel momento
Katrina era un uragano di categoria 5,
la massima prevista nella scala Saffir-
Simpson, con venti che superavano i
240 km/h. Rapidamente, come “quasi”
sempre accade agli uragani quando
raggiungono terra, Katrina ha perso
d'intensità, percorrendo al contrario
tutti i gradini della scala Saffir-
Simpson, fino ad essere declassato a
Tempesta Tropicale. La perdita di
intensità non gli ha impedito di
causare gravi danni alle strutture nella
città di New Orleans e nelle aree
attigue, dove al forte vento si sono
unite fortissime precipitazioni in grado
di accumulare 183 mm nelle ultime 24
ore all'aeroporto di New Orleans, dove
è stato anche registrato un minimo di
pressione di 958 hPa. Molte zone
affacciate sul Golfo del Messico tra
Louisiana ed Alabama sono state
inondate, mentre lentamente, alla velocità di circa 35 km/h, la tempesta si è diretta verso nord-est, nello stato
del Mississippi.

Le previsioni del NOAA indicano che potrebbero essere fino a 7 gli uragani di categoria pari o superiore a 3 -
in gergo “major hurricanes” - entro la fine dell'anno. La scala che determina l'intensità dell'uragano
nell'oceano Atlantico e nel nord-est del Pacifico si chiama Saffir-Simpson: categoria 1 - minimo: venti da 119
a 153 km/h, livello del mare che sale da 1 m a 1,70 m. Rischi leggeri per le abitazioni senza fondamenta.
Strade costiere inondate; categoria 2 - medio: venti da 154 a 177 km/h. Il mare si alza da 1,80 m a 2,60 m.
Tetti sollevati, strade costiere e situate sotto il livello del mare inondate da 2 a 4 ore prima dell'arrivo
dell'occhio del ciclone; categoria 3 - intenso: venti da 178 a 209 km/h, acque più alte di 2,70-3,80 m. Alberi
grossi sradicati, cartelloni rovesciati. Molti tetti danneggiati.

Inondazioni sulle coste, molte abitazioni costiere distrutte. Strade basse inondate da 3 a 5 ore prima
dell'arrivo dell'occhio del ciclone. Terreni fino a 1,5 m sul livello del mare inondati; categoria 4 - estremo:
venti da 210 a 249 km/h, livello del mare più alto da 3,90 a 5,60 m. Alberi sradicati, tabelloni rovesciati. Danni
gravi a tetti, porte e finestre. Terreni fino a 3 metri s.l.m. inondati. Danni gravi ai piani inferiori delle abitazioni
dovuti alle inondazioni. Evacuazione della popolazione consigliata fino a tre km dalla linea di costa; categoria
5 - catastrofico: venti oltre i 250 km/h, livello del mare cresciuto di oltre 5,60 m. Poche porte e finestre
resistono, i vetri esplodono, numerose abitazioni distrutte. Danni gravi ai piani inferiori delle abitazioni fino a
1 km dalla linea di costa e fino a una quota di 5 m sul livello del mare. Evacuazione della popolazione
consigliata fino a 6 km all'interno.

Secondo i dati dell'Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory, Katrina è da annoverare tra i i
primi 20 uragani “killer” abbattutisi sul Nord America dal 1900 ad oggi. Il primo, con oltre 8.000 morti, fu
quello ribattezzato “Galveston”, che colpì il Texas nel 1900. A seguire, l'uragano “Lake Okeechobee”, che nel
1928 fece più di 2.500 vittime; nel 1919, un tifone senza nome causò più di 600 morti, più o meno lo stesso
numero di vittime provocate dal “New England”, nel 1938. Seguono, al quinto posto, il “Labor Day” (1935)
con 408 vittime, “Audrey” (1957), 390 morti, “Great Atlantic” (1944), 390 vittime, “Grand Isle” (1909), 350, un
altro non ribattezzato in alcun modo che nel 1915 ha fatto 275 vittime. “Katrina” è entrato direttamente nella
top 20, che potrebbe anche scalare fino al numero 1 quando si conoscerà il numero effettivo di vittime.

(Pubblicato su Ecplanet 07-09-2005)

LINKS

DOC-NOAA-OAR-AOML Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory

ECONOMIA DI UN URAGANO

Le prime stime
sull'impatto
economico
dell'uragano Katrina
parlano di 20-30
miliardi di dollari di
danni. Si tratta di cifre
per ora modeste;
basti pensare che nel
terzo trimestre
dell'anno scorso la
costa sud orientale
degli Stati Uniti fu
sconquassata da
quattro uragani:
Charley, Frances,
Ivan e Jeanne e i
danni relativi — sia
quelli coperti da
assicurazione che
quelli non coperti — sono stati stimati dal Department of Commerce in circa 80 miliardi di dollari.

Nel 1992, l'uragano Andrew colpì la Florida e arrivò sulla costa con una forza 5 ( scala Saffir Simpson), al
top della devastazione potenziale ( anche Katrina era stato inizialmente diagnosticato in forza 5, ma è stato
successivamente declassato fino a forza 1). Ebbene, Andrew causò danni (assicurati) per 20 miliardi di
dollari circa. Si tratta, insomma, di impatti diretti macroeconomicamente quasi impercettibili. Il vero problema
sta nell'impatto indiretto, attraverso il prezzo del petrolio. La zona investita da Katrina - il Golfo del Messico -
fornisce più di un quarto della produzione interna americana di petrolio e i danni alle infrastrutture, in una
situazione in cui il prezzo dell'oro nero soffriva già di uno squilibrio fondamentale fra domanda e offerta su
cui si andava innestando una spirale speculativa, manterranno le quotazioni in fibrillazione. Già l'anno scorso
i quattro uragani sopracitati avevano decurtato del 7% la produzione USA di petrolio e spinto in alto i prezzi.

Il prezzo del petrolio, insomma, sospinto dall'uragano, avrà ancora il vento in poppa. Il prezzo dell'oro nero è
più vulnerabile anche a causa degli squilibri già esistenti.

RAPPORTO GREENPEACE (1999)


Le compagnie assicurative USA non assicurano più contro le catastrofi climatiche perché stanno diventando
troppo frequenti e le compagnie di riassicurazione, come i Lloyd di Londra non intendono più farsi carico di
un settore che economicamente sta andando in perdita. L'uragano
Andrew, nel 1992, di forza 4, causò 26 morti e 25 miliardi di dollari di
danni. Il più grosso evento calamitoso fu un tifone senza nome che
nel 1970 in Bangladesh fece oltre 300.000 morti.

A sostenere attivo e forte Floyd, c'è la Niña, il fenomeno di correnti


fredde che si sviluppano nell'oceano Atlantico alla altezza
dell'Argentina e fanno da complemento al caldo fenomeno natalizio
del Niño sulle coste dell'Oceano Pacifico. I due "bambinelli", che non
sono parenti, stanno cambiando le circolazioni oceaniche e portano
effetti mutevoli e talvolta nefasti. Anche la cinese Hong Kong,
dall'altra parte del mondo, è isolata per un tifone dirompente che si sta abbattendo nella zona asiatica con
venti e piogge che hanno bloccato tutti i voli nell'aeroporto della ex colonia britannica dove sono stati aperti
oltre 30 rifugi per la popolazione.

Secondo uno studio di Greenpeace, nei prossimi anni gli uragani


aumenteranno la loro forza almeno del 20% a causa del
mutamento climatico che porterà temperature più alte e
sconvolgimenti nelle circolazioni di masse di aria e di acque
oceaniche mutando il clima. Il cambiamento climatico è un fatto
concreto che minaccia la natura e la società. L'uragano Mitch
abbattutosi nel '98 sul centro america ha lasciato oltre 3 milioni di
profughi ambientali, gente che ha perso anche la propria casa di
fango e canne ed è destinato ad una morte di stenti nel nulla
dell'Honduras, del Nicaragua. Le evidenze dei fatti sono la migliore
testimonianza, anche per gli scettici.

Hanno tuonato i climatologi ed i meteorologi, ed i membri dei


governi a rischio uragani alla “COP5” (quinta conferenza delle parti
della convenzione sui mutamenti climatici) di Bonn. Durante I giorni
del negoziato, un'altro tifone dalla forza inconsueta ha distrutto
un'intera area dell'India, facendo direttamente oltre 20.000 morti e
creando almeno, stando al delegato a Bonn del governo indiano,
15.000.000 di senza tetto.

Ma allora è vero che il pianeta si sta surriscaldando? Vediamo


alcuni dati scientifici di fatto: oltre 0.6 °C di variazione nell'ultimo
secolo; lo scioglimento dei ghiacci e l'arretramento dei ghiacciai
permanenti nel Mondo è già in corso come anche lo scioglimento
del permafrost nell'Artico; il livello dei mari è salito di oltre 25 cm
nell'ultimo secolo. Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti: incremento della temperatura di 2°C
per l'anno 2100; oltre 50 cm di innalzamento del livello dei mari per il 2100; significativa perdita di specie
animali e vegetali; aumento delle patologie a carico degli umani (ampliamento dell'areale della malaria, della
febbre gialla, della febbre Dengue, delle malattie cardiorespiratorie); migrazioni di massa delle popolazioni e
creazione di "profughi dell'ambiente"; estinzione di culture;

La temperatura media dell'intero Pianeta sta aumentando drammaticamente. I cinque anni più caldi da
quando i dati sono stati registrati fin dalla metà del 1900, si sono verificati tutti negli anni 90, e 10 degli 11
anni più caldi si sono avuti dal 1980. Il 1995 è stato l'anno più caldo mai registrato. Il 1997 potrebbe essere il
secondo più caldo. Nessuno scienziato serio dubita degli effetti del riscaldamento del Pianeta negli ultimi
decenni. Le notti diventano più calde del 50% più velocemente rispetto alle ore diurne. Il centro statunitense
per i dati climatici ha riportato nel luglio 1997 che la differenza di temperatura tra il giorno e le notte sta
diminuendo in molte parti del mondo, con più forti cambiamenti nell'inverno dell'emisfero boreale. Le gelate
invernali stanno velocemente sparendo in molte regioni; questo accade perché i gas serra intrappolano il
calore efficientemente durante la notte.

"La primavera nell'emisfero nord arriva una settimana prima che 20 anni fa", dice Charles Keeling dello
Scripps Istitution of Oceanography in California. Questa variazione è rilevabile nella riduzione a primavera
della concentrazione di CO2 poiché le piante la consumano per crescere. Le direzioni di migrazione
dell'uccello canterino e del caribù stanno già cambiando col variare della primavera. Almeno 20 specie di
uccelli canori sono stati visti nel Regno Unito depositare e covare le uova con più di una settimana di
anticipo.

C'è una crescente evidenza che il mondo sta affrontando il più grande disgelo dalla fine dell'ultima
glaciazione, avvenuta circa 10000 anni fa. Questo è il segnale più forte dell'effetto dell'inquinamento sul clima
del Pianeta. "L'Artico", dice il climatologo Besty Weathered dell'università del Colorado, "può essere la
regione che maggiormente risentirà del cambiamento climatico". Nel 1995, l'ufficio meteorologico del Regno
Unito ha riportato che gran parte della Siberia era di 3°C più calda del passato. Il suolo artico si è riscaldato
di 4 gradi. La temperatura media di 9 stazioni meteorologiche nell'Artico è cresciuta di 5 °C dal 1968. Gran
parte dell'oceano Artico si è riscaldato di 1 grado o più dal 1987 e più del 5% del suo ghiaccio è sparito negli
ultimi 15 anni.

Il clima Artico è noto per essere naturalmente variabile, ma questi cambiamenti sono senza precedenti.
Ricercatori europei hanno esaminato la registrazione di migliaia di anni di temperature, conservati negli anelli
annuali dei larici artici, e hanno osservato che la temperatura più alta si è avuta durante il ventesimo secolo.
Questo andamento sta accelerando. La crescita di alberi negli Urali è esplosa. Questo suggerisce un
maggiore riscaldamento, dice il capo del gruppo di ricerca dell'Università dell'Est Anglia, Keith Briffa.

Lo scioglimento dei ghiacci è adesso un fenomeno di tutto il Pianeta, e lo scioglimento dei ghiacciai è una
delle maggiori indicazioni che il clima sta diventando più caldo. I ghiacciai delle Alpi in Europa hanno perso
metà del loro volume dal 1850, cioè da quando la regione si è riscaldata, come sostiene Wilfried Haeberli
dell'Università di Zurigo, direttore del Servizio di Monitoraggio di Ghiacciai delle Nazioni Unite. Un tipico
esempio è il ghiacciaio Grüben, nel sud della Svizzera. Ha iniziato a sciogliersi dalla metà del secolo scorso
ma la sua diminuzione è fortemente accelerata durante l'ultimo secolo. Oggi la sua estremità è 200 metri al
di sotto della montagna rispetto alla posizione che aveva all'inizio del decennio. "Non c'è dubbio che il
responsabile di questo è il riscaldamento del Pianeta", dice Haeberli. Nella vicina Austria, il 90% dei ghiacciai
mostrano una sostanziale riduzione. "Quando i ghiacciai si sono ridotti, hanno causato una intensa azione
chimica sulle rocce, causando un drammatico flusso di agenti inquinanti nei laghi", dice Roland Psenner
dell'Università di Innsbruck.

Mentre l'inquinamento da solfati, normalmente associato con le piogge acide, è aumentato di 4 volte in
alcuni laghi alpini, i Governi continuano a fare summit internazionali ma nessuno sembra veramente
intenzionato a ridurre i consumi di energia e combustibili.

(Pubblicato su Ecplanet 07-09-2005)

Extreme weather warnings | Greenpeace International


http://www.sio.ucsd.edu/

WARNING IN THE WIND

Il giornalista britannico Mark Lynas, esperto di mutamenti climatici, autore di “High Tide”, un libro sul
riscaldamento globale raccomandato da Al Gore, ha scritto il 19 settembre 2004 un articolo sul Washington
Post che nel titolo faceva il verso a una vecchia canzone di Dylan: «Warning in the WindÈ, avvertimenti nel
vento.

Lynas ha messo insieme una serie impressionante di campanelli d'allarme che indicano come il clima stia
cambiando. Il Giappone, colpito da un violentissimo terremoto, ha subito una stagione record di tifoni che
hanno allargato il loro cono di distruzione alla Cina, a Taiwan e alla penisola coreana. Il quotidiano britannico
Guardian, il 24 settembre 2004 dava notizia del rapporto di un gruppo di scienziati di Pechino: entro i
prossimi cento anni si scioglieranno i grandi ghiacciai cinesi, circa il 15% della superficie ghiacciata terrestre.
Negli ultimi 24 anni si sono sciolti più di tremila chilometri quadrati di superficie dei 46.298 ghiacciai cinesi.
Un fenomeno che in tempi medi porterà a un innalzamento del livello dei mari, al prosciugamento di molti
fiumi e infine a gravi carestie per la mancanza d'acqua per l'irrigazione. Mark Lynas in alcuni suoi reportage
ha raccontato come la stessa sorte sia toccata ai ghiacciai delle Ande.
Studi svizzeri dimostrano che lo stesso sta
accadendo nelle Alpi. E le nevi un tempo eterne
dell'Himalaya sembrano destinate a sciogliersi,
provocando in prospettiva la scomparsa dei
fiumi della valle dell'Indo fino al Mekong.
Popolazioni con un'alimentazione che da secoli
si basa sul riso rischiano di dover affrontare
carestie disastrose.

Andrew C. Revkin ha spiegato sul New York


Times (24 agosto 2004) come i ghiacciai
dell'Antartide stiano accelerando la loro corsa
verso il mare. Sheila Watt-Cloutier,
rappresentante dei 155 mila inuit sparsi tra
Groenlandia, Canada, Alaska e Russia, durante
un'audizione al senato americano a metà
settembre ha invitato i senatori a prendere atto
che «ci troviamo sull'orlo di un evento cruciale
nella storia del pianeta: la terra si sta
letteralmente sciogliendoÈ.

La preoccupazione per i mutamenti climatici è


condivisa ormai persino in alcuni ambienti
conservatori, tradizionalmente più impermeabili
alla argomentazioni ecologistiche. Il senatore
John McCain, presidente del comitato sui
commerci del senato americano, ha detto: «Siamo la prima generazione a influenzare il clima, e l'ultima a
scamparne le conseguenzeÈ.

Scampare ai mutamenti climatici comporta un'analisi delle cause del fenomeno, un'analisi estremamente
complessa cui lavorano legioni di scienziati, non tutti disinteressatamente, come quelli che lavorano per le
compagnie petrolifere, per esempio. Qui il problema non è solo scientifico ma anche sociale e politico: non è
una sorpresa che i disastri del mutamento del clima ricadranno soprattutto sulle popolazioni più povere del
pianeta. Stiamo avvicinandoci infatti alla madre di tutte le polemiche: il riscaldamento globale. Molti scienziati
sono pronti a legare riscaldamento dell'atmosfera e mutamenti climatici col rigoroso filo di causa ed effetto.

UP IN SMOKE

L'Intergovermental Panel on Climate Change, organismo costituito dall'ONU nel 1998 e formato da 2500
scienziati di cento Paesi, ha confermato nel suo terzo rapporto (2001) che l'atmosfera si sta riscaldando e
che probabilmente il colpevole è l'uomo, in particolare con i cosiddetti gas serra, specialmente l'anidride
carbonica prodotta dalla combustione dei fossili (benzina, gas naturali, carbone).

Secondo l'IPCC (rapporto 2001) le temperature medie sono aumentate di 0,6 gradi dal 1960, specialmente
nell'ultimo secolo. «È sempre più evidente che gran parte del surriscaldamento rilevato negli ultimi
cinquant'anni è da attribuire alle attività umaneÈ. Gli esperti dell'IPCC hanno quasi raddoppiato la previsione
del riscaldamento medio che è stimata, a meno che non si intervenga per porvi fine, in circa 6 gradi
centigradi per la fine del prossimo secolo. Il rapporto dell'EWG (Enviromental Working Group, composto da
vari Ong e gruppi ambientalisti), significativamente intitolato «Up In SmokeÈ, ha lanciato l'allarme sul
consumo di carbone: in America i fumi da carbone equivalgono annualmente allo smog di 37 milioni di
automobili.

Persino Blair ha suonato l'allarme in un lungo documento sull'ambiente, in cui invitava Bush ad aderire al
protocollo di Kyoto e sottolineava come la lotta al riscaldamento globale sia per i governi la sfida del secolo.
Difficile sospettare di estremismo ecologista il primo ministro di Sua Maestà.

(Pubblicato su Ecplanet 15-09-2005)

LINKS
Warning in the Wind Washington Post 19 settembre 2004

Mark Lynas' Climate Blog

Up In Smoke | Environmental Working Group

VENTO DIVINO

Un altro studio, pubblicato i primi di agosto da Kerry Emanuel, uno specialista di


uragani del MIT (Massachusetts Institute of Technology), autore di “Divine Wind
History and Science of Hurricanes” metteva in evidenza come la potenza
devastatrice di questi fenomeni sia pressocché raddoppiata negli ultimi 30 anni a
causa dell'aumento delle temperature delle superfici marine tropicali di circa
mezzo grado.

Emanuel ha calcolato, in base ai picchi sostenuti dai venti, il potenziale distruttivo


totale di tutte le tempeste verificatesi ogni anno dal 1950 ad oggi nelle due aree
più monitorate del mondo, il Nord Atlantico e Nord-Ovest Pacifico. Dal suo
modello sono emerse evidenti correlazioni tra il potenziale distruttivo di questi
fenomeni e le temperatura delle superfici marine.

Dato che gli uragani sono alimentati dalla differenza di temperatura tra la
superficie del mare e l'aria sopra la tempesta, è del tutto naturale che il
maggiore calore delle acque marine provochi tempeste più intense. Eppure,
precedenti modelli computeristici avevano predetto che l'aumento di mezzo
grado della temperatura della superficie marina negli ultimi 30 anni avrebbe
aumentato la velocità dei venti solo del 3%. Secondo Emanuel, invece,il
potere distruttivo delle tempeste nord-atlantiche è più che raddoppiato,
mentre per quanto riguarda quelle del nord-ovest pacifico l'aumento è stato
del 75%. Emanuel lo attribuisce all'aumento della durata dei fenomeni
molto più che non all'aumento della velocità dei venti.

I risultati di Emanuel hanno sorpreso Chris Landsea del National Oceanic


and Atmospheric Administration di Miami, che ha dichiarato: “È il primo
studio a mettere in stretta relazione i cambiamenti climatici con l'attività
degli uragani”. Kevin Trenberth, dell'US National Center for Atmospheric
Research di Boulder, Colorado, ha detto che i risultati di Emanuel possono
essere confrontati con i suoi sudi sull'energia cinetica degli uragani.

La questione rimane aperta. Poiché i venti che soffiano in una tempesta sono virtualmente impossibili da
misurare direttamente, e le tecniche usate per fare delle stime cambiano ogni anno. Per aggiustare questi
cambiamenti, Emanuel ha ridotto le stime fatte tra gli anni '50 e '60. Emanuel ha concluso che le tempeste
odierne, in media, rilasciano molta più energia
distruttiva dei loro predecessori di metà anni '70.

Suzana Camargo, specialista di cicloni della


Columbia University di New York, ha detto che lo
studio di Emanuel dovrebbe essere preso molto
seriamente, anche perché concorda con
l'aumento di intensità dei tifoni che lei stessa ha
misurato quando le temperature tropicali sul
Pacifico si sono alzate di alcuni gradi Celsius in
concomitanza con gli eventi ciclici causati da El
Nino. Ci ha pensato Katrina a “spazzare” via ogni
dubbio.
Ora si tratta di agire, in fretta e drasticamente. La palla passa di nuovo a Bush (e al governo ombra
mondiale) che intanto ha definito Katrina uno dei “peggiori disastri naturali della storia degli Stati Uniti” (ce ne
siamo accorti, ndr).

E pensare che durante le ultime elezioni americane, un gruppo chiamato Scientists and Engineers for
Change, in Florida espose un manifesto con su scritto: “Global warming = Worse hurricanes. George Bush
just doesn't get it”.

(Pubblicato su Ecplanet 22-09-2005)

LINKS

Hurricanes more powerful, study says Boston Globe 01 agosto 2005

Kerry Emanuel's Homepage

National Center for Atmospheric Research (NCAR)

TEMPESTA GLOBALE

Le temperature polari registrate in Europa, soprattutto dell'est, sono


perfettamente compatibili con l'effetto serra e la tendenza al
riscaldamento globale del pianeta, secondo alcuni esperti intervistati a
margine di un colloquio a Ginevra sul cambiamento del clima.

"In presenza di un inverno molto freddo, può sembrare paradossale


parlare di riscaldamento, ma non c'è affatto contraddizione", ha detto il
climatologo svizzero Martin Beniston, dell'Università di Friburgo. "Come
per tutto quello che riguarda la climatologia - ha aggiunto l'esperto -
bisogna guardare il lungo termine e la tendenza media degli ultimi 20, 30
o 50 anni su scala planetaria, che è l'aumento delle temperature, e non
un episodio locale", come l'ondata di gelo che imperversa attualmente
nel Continente.

Non c'è contraddizione, anche se non è semplice spiegarlo a chi in


questo momento sta battendo i denti. Da una parte abbiamo una
tendenza generale che va verso l'intensificarsi dell'effetto serra, prodotta
in larga misura dall'intervento umano: e questo è l'andamento di base del
clima. Dall'altra parte ci sono le singole variabili che concorrono al caos
metereologico e compongono l'affresco generale.

In un sistema complesso come quello del clima, la tendenza al


riscaldamento globale non si traduce in una crescita omogenea e costante della temperatura.

Un pò come nello scenario “fanta-realistico” immaginato dal film “The Day After Tomorrow” (Roland
Emmerich USA 2004), e, ancor prima, nel 1962, dal romanzo catastrofico “The World In Winter” di John
Cristopher (in it. “L'Inverno Senza Fine”), in cui sopraggiunge una nuova era glaciale. In “The Day After
Tomorrow”, la nuova glaciazione è collegata direttamente all'effetto serra, allo scioglimento della calotta
polare e al conseguente raffreddamento e innalzamento degli oceani: la
modifica della Corrente del Golfo porta alla creazione di cicloni che
innescano una nuova glaciazione.

All'improvviso, terrificanti uragani si abbattono sulle Hawaii, una serie di


mega-tornado distruggono Los Angeles, palle di grandine grandi come
meloni si abbattono su Tokyo e la temperatura di New York scende sotto
lo zero in piena estate nel giro di poche ore. La calotta polare,
sciogliendosi, raffredda gli oceani e stravolge le sue correnti. Manhattan
viene sommersa da un'onda anomala; milioni di americani cercano di attraversare illegalmente il confine con
il Messico per allontanarsi dalla morsa del freddo che sta congelando l'emisfero nord.

Il regista Roland Emmerich ha dichiarato di aver preso l'idea dal libro


“The Coming Global Superstorm” di Art Bell e Whitley Strieber (in it.
“Tempesta Globale”), secondo cui i mutamenti climatici di cui siamo
testimoni sono gli indizi di un evento che sconvolgerà in tempi brevi la
vita sulla Terra: una tempesta globale.

Nel corso delle ere geologiche, a periodi temperati o caldo sono seguite
vere glaciazioni; ma l'inquinamento prodotto dall'uomo ha impresso una
vertiginosa accelerazione ai cicli naturali: proprio il surriscaldamento
provocato dall'effetto serra sarà la causa di una serie di tempeste di
violenza inimmaginabile, che spazzeranno l'emisfero settentrionale e
saranno il preludio a un nuovo diluvio o a una nuova glaciazione.

Quello che secondo un rapporto segreto del Pentagono (venuto alla


luce nel febbraio del 2004, ndr) succederà nell'arco di alcuni anni o
decenni, potrebbe essere molto più vicino. La realtà sembra stia dando
ragione ad Emmerich: è da un po' di tempo che viviamo inverni
incredibilmente freddi ed estati torride.

Il clima si sta radicalizzando, e questo è innegabile. Lo possono negare


solo quei “dementi climatici” dell'amministrazione Bush, il terrorista mondiale number one, colui che ci sta
conducendo alla “tempesta globale”.

(Pubblicato su Ecplanet 02-02-2006)

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Interplanetary “Day After Tomorrow?” 14 maggio 2004Un

“The Day After Tomorrow” Interplanetario? 14 maggio 2004

Secret Pentagon report warns climate change 22 febbraio 2004

L'acqua dell'Atlantico è sempre più fredda: l'effetto serra provocato dai gas di scarico del mondo
industrializzato rischia di provocare una nuova glaciazione, sul
modello di quella che investì l'Europa Occidentale migliaia di
anni fa, con terribili conseguenze che si estenderebbero fino
all'area mediterranea.

È la conclusione di una serie di studi condotti in università


americane, olandesi e britanniche e pubblicati dalla rivista New
Scientist. Il freddo polare sarebbe paradossalmente il risultato
diretto del surriscaldamento provocato dall'anidride carbonica e
dai clorofluorocarburi. Le prime avvisaglie del processo sono già
riscontrabili. Secondo questa teoria, infatti, l'aumento della
temperatura nell'atmosfera ingenerebbe un fenomeno di lento
ma progressivo, inarrestabile e sempre crescente, scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai antartici.

Nell'Emisfero Nord questo scatenerebbe una serie di paurosi effetti a catena: l'incommensurabile quantità
d'acqua gelata e dolce che entrerebbe nell'Oceano raffredderebbe la Corrente del Golfo, alla quale paesi
come l'Islanda, la Penisola Scandinava, l'Irlanda e la Scozia devono tanta parte della loro abitabilità. Il clima
di tutta l'Europa Occidentale diverrebbe bruscamente più freddo, e l'Italia non sarebbe certo risparmiata
grazie alla protezione della catena alpina. Nell'emisfero australe, dove le conseguenze dell'effetto serra sono
più evidenti, i lembi della coltre di giaccio antartica hanno preso già a scivolare in mare ad una velocità
imprevista.
Per l'esattezza, sottolinea uno studio dell'Università di Cambridge, tre volte maggiore di quella di dieci anni
fa: 50 metri all'anno. Sicuramente una velocità che non permette al giaccio, stando a quanto afferma Eric
Rignot della Nasa, di essere rimpiazzato dalle nuove precipitazioni. Nel 2002, ad esempio, crollò un intero
fronte di 3.000 chilometri quadrati, la placca Larsen-B, alla quale si appoggiavano letteralmente tutti gli strati
immediatamente contigui. Da quel giorno, lo slittamento è stato peggio che inarrestabile.

Nell'Atlantico settentrionale, la degenerazione è meno


evidente, ma forse più preoccupante per la maggiore densità di
popolazione delle aree interessate. Uno studio del Centro
Oceanografico di Southampton, nel Regno Unito, ha
dimostrato che la circolazione di acqua calda trasportata dalla
Corrente del Golfo verso le coste dell'Europa Occidentale è
crollata del 30%. “Non sappiamo dire se si vada verso un
blocco totale”, ha detto il coordinatore della ricerca, Harry
Briden, “ma sono risultanze che ci rendono decisamente
nervosi”.

Il nervosismo degli scienziati è giustificato anche dai


precedenti storici, analizzati sulla scorta di ipotesi che gli ultimi
studi stanno via via confermando. L'ultima grande glaciazione
che 8.500 anni fa ridusse l'Europa Occidentale ad una
sterminata prateria di neve, scrive ancora il New Scientist,
venne scatenata da un fenomeno assimilabile allo scioglimento della calotta polare. Usando al computer due
diversi programmi di proiezione, studiosi del Bryn Mawr College in Pennsylvania e del Nasa Goddard
Institute for Space Studies di New York hanno raggiunto la stessa conclusione. A provocare la tremenda
glaciazione che per 300 anni attanagliò l'Europa fu il crollo di una barriera di ghiaccio che liberò milioni di
metri cubi d'acqua fredda e dolce nell'Atlantico.

Il cataclisma ebbe luogo dove oggi si trova il Canada, in un


punto in cui il ritiro dei ghiacciai avvenuto nel 9.000 avanti Cristo
aveva portato alla formazione di due enormi laghi, ben più grandi
dei Grandi Laghi di oggi, il cui accesso al mare era impedito da
una barriera di ghiaccio all'altezza della Baia di Hudson.
Quando questa cedette, una quantità colossale di acqua si
riversò nell'Oceano. Oltre ad abbassarne la temperatura,
questo enorme fiume interno alle correnti oceaniche ne alterò la
salinità, distruggendo il movimento circolatorio che permetteva
alle acque calde del Golfo del Messico di risalire verso l'Europa
ed a quelle ormai fredde di scorrere verso sud.

“La temperatura delle acque scese, all'improvviso, di almeno


cinque gradi, raggiungendo lo zero”, concludono A.P. Wiersma
e H. Renssen, della facoltà di biologia dell'Università di
Amsterdam. L'Italia venne investita dall'ondata di gelo, anche
se la lontananza dall'Oceano e la vicinanza con l'Africa
stemperò gli effetti della glaciazione.

Lo scioglimento attuale della calotta polare non avrebbe


conseguenze così brusche, ma forse più profonde. Le ricerche
pubblicate dalle riviste specializzate Proceedings of the
National Academy of Sciences e Quaternary Science Review,
riferisce New Scientist, “dimostrano come un afflusso di acqua
dolce di questo tipo possa bloccare la circolazione
interoceanica delle correnti in linea con i dati climatici a
disposizione”.

Conclude la pubblicazione americana: “Non sono pochi gli scienziati che suggeriscono come il
surriscaldamento delle temperature terrestri e lo scioglimento dei ghiacci possa abbassare ancora oggi la
salinità dell'Oceano fino a provocare la distruzione delle correnti”. Quando potrebbe avvenire tutto questo?
Secondo Renssen, forse già entro il 2020.

(Pubblicato su Ecplanet 06-02-2006)

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Failing ocean current raises fears of mini ice age New Scientist 30 novembre 2005

Sea Ice in the News

Venti forti, tempeste di neve e


colonnine di mercurio che segnano
temperature al di sotto della media.
Queste le condizioni in cui gli abitanti
dell'Europa centrale e settentrionale
hanno vissuto l'inverno che si sta per
concludere. Un inverno caratterizzato
da tempeste di neve e venti incessanti
che, secondo il WWF, potrebbero
accelerare il rischio di veder spazzate
via intere aree centro-settentrionali del
Vecchio Continente entro la fine del
secolo.

Secondo il nuovo rapporto “Europa in


Tempesta” - “Stormy Europe - The Power Sector and the Extreme Weather”, lanciato oggi in tutto il mondo e
reso noto dal WWF, gli inverni particolarmente estremi costituirebbero, infatti, la diretta conseguenza dei
cambiamenti climatici. A provocare l'inquinamento globale da gas serra, a monte delle variazioni di clima e
dei fenomeni meteorologici estremi, sarebbe il settore energetico e quello dei trasporti, principali imputati di
questo disastro climatico. Basti pensare - ricorda l'associazione ambientalista - che dal settore energetico
mondiale dipende il 37% delle emissioni di Co2 prodotte dall'uomo, dovute principalmente ai combustibili
fossili, tra cui il carbone.

Una possibile inversione di tendenza potrebbe arrivare - precisa il WWF - solo con una drastica riduzione
delle Co2, già avviata dalla prima fase del protocollo di Kyoto, e potrebbe accentuarsi con l'approvazione di
un negoziato per la riduzione delle emissioni di almeno il 50%.

La “maglia nera”, secondo quanto emerge dal rapporto, spetta a Gran Bretagna, Olanda e Francia. In
particolare, la Gran Bretagna potrebbe registrare entro la fine del secolo un incremento delle tempeste
invernali del 25% con una velocità massima dei venti dell'8-16%, ad un costo elevatissimo in termini
finanziari. In Olanda, invece, la velocità massima dei venti potrebbe aumentare del 2-15% con un incremento
che secondo gli esperti potrebbe attestarsi al +6% per un costo complessivo di 100 milioni di euro e danni di
5 volte maggiori rispetto ad oggi. La Francia potrebbe riportare un aumento delle tempeste fino al 10-20%,
con una concentrazione del fenomeno soprattutto nelle zone settentrionali dove la velocità dei venti
aumenterebbe del 16%.

Una proposta per adottare misure immediate ed efficaci è arrivata dal direttore del programma globale
cambiamenti climatici, Jennifer Morgan che precisa: “L'inquinamento climatico va fermato per proteggere gli
esseri umani ed i beni da tempeste sempre più devastanti per non rischiare di essere spazzati via”. Il
rapporto “Europa in Tempesta!” è successivo ad un altro studio sui cambiamenti climatici condotto l'estate
scorsa - come ricordato da Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. “In Paradiso Bollente -
questo il nome del rapporto, spiega Bologna - abbiamo illustrato gli scenari probabili derivanti dall'aumento
della temperatura globale di 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale, con estati torride nel bacino del
Mediterraneo, aumento dell'intensità delle precipitazioni e della loro concentrazione nel tempo, con
conseguenti frane e alluvioni”. I due rapporti, apparentemente antitetici, come precisa il direttore scientifico
del WWF, sono in realtà “due facce della stessa medaglia, derivanti entrambe dall'inquinamento globale da
gas serra che tende ad estremizzare gli eventi atmosferici”.
In questi giorni - sottolinea l'associazione ambientalista - un primo passo è arrivato dall'Unione Europea che
ha provveduto ad istituire una task force che lavorerà sui temi di energia, industria e ambiente
congiuntamente. “È un'opportunità - commenta Bologna - per tentare un'armonizzazione tra campi così
diversi e spesso in competizione”. Spetta, quindi, ai governi - conclude il WWF - adottare provvedimenti
efficaci per limitare un fenomeno che altrimenti rischierebbe di spazzare via un'Europa succube dei
cambiamenti climatici.

Lo studio del WWF si basa sui modelli climatici elaborati da: European Centre Hamburg, Max Planck
Institute Ocean Model, Hadley Centre Atmospheric Model e Hadley Centre Couplet Model. Si basa inoltre sui
risultati del Progetto europeo MICE (Modelling the Impact of Climate Extremes) dell'Unione Europea.

(Pubblicato su Ecplanet 08-03-2006)

LINKS

WWF - Stormy Europe - the power sector and extreme weather

WWF Italia - Fondo Mondiale per la Natura

MICE

Lo scorso 18 gennaio 2007 in Europa e negli USA si sono sviluppati degli eventi climatici molto seri.
Secondo gli esperti è solo l'inizio.

Voli cancellati, autostrade chiuse, treni rallentati. È l' “effetto


Kyrill”, dovuto all'urgano che ha investito il paese, preceduto da
venti fino a 130 chilometri orari che hanno abbattuto alcuni
alberi, dando un assaggio della sua violenza. Il momento critico
è previsto dal servizio meteorologico federale tra le 16 di questo
pomeriggio e la mezzanotte. Molte strade sono già state
inondate in Asia, con il conseguente allagamento di numerose
cantine. I vigili del fuoco hanno risposto a molte chiamate e
40mila volontari della protezione civile sono pronti ad
intervenire.

Ai treni ad alta velocità è stato imposto un limite massimo di 200


chilometri orari, gli altri debbono circolare a 100 chilometri orari. Molti Laender, fra questi la Baviera, hanno
disposto la chiusura delle scuole, almeno al pomeriggio, e dei parchi. Chiuso lo zoo di Hannover a tutela
degli animali e dei visitatori. La protezione civile consiglia di rimanere barricati in casa (oltre a suggerire la
chiusura della scuole). È anche preferibile non parcheggiare le vetture sotto gli alberi o vicino al mare.

Kyrill consiste in una tempesta di vento e pioggia che attraverserà il paese da nordovest a sudest.
Sull’autostrada principale, la A1, un camion vuoto con rimorchio è stato letteralmente sollevato dall'asfalto.
Ad Hannover, diversi cartelli stradali sono caduti in mezzo alle strade. Numerosissime le richieste di
intervento ai vigili del fuoco. In Francia, il servizio meteorologico ha lanciato un allarme «orangeÈ ((terzo
livello su una scala di quattro) per 15 dipartimenti del nord, a
causa dei forti venti. Le regioni investite da folate fino a 130-
140 chilometri orari - Alsazia, Lorena, Nord-Pas-de-Calais,
Picardie e Ardenne - saranno investite dai venti provenienti dal
settore nord-ovest che derivano da una profonda depressione
che va dall'Irlanda alla Danimarca. Secondo i metereologi, la
regione che saràè investita dalle maggiori devastazioni sarà la
Germania. Ma anche la Gran Bretagna, flagellata da tempeste
di pioggia, neve e vento fino a 150 km all'ora.

Le violente ed ingenti precipitazioni hanno fatto scattare


l'allarme nelle Midlands (l'area di Birmingham) e nel nord
dell'Inghilterra, mentre il traffico automobilistico, ferroviario e navale ha subito forti ripercussioni. Un uomo, di
54 anni, è rimasto vittima della caduta di un albero nello Shropshire, nel centro dell'Inghilterra. Kyrill viene
annunciato come l'uragano più violento degli ultimi cinque anni: si è presentato con piogge abbondanti e
venti fino a 120-130 km orari nel Nord-Reno-Vestfalia e nella Bassa Sassonia. La velocità del vento potrebbe
arrivare fino ai 200 Km orari. Ad Amsterdam, la stazione ferroviaria è stata evacuata dopo che il vento ha
portato via parte del tetto. In Olanda, raffiche di vento a 130 chilometri orari hanno provocato rotture di vetri e
danni a cartelli stradali in varie zone. Ritardi e cancellazione di voli all'aeroporto Schipol. Anche in Belgio,le
forti raffiche di vento hanno causato danni all'agricoltura e agli allevamenti di bestiame e rallentamenti nei
trasporti. A Bruxelles sono stati chiusi i parchi e i giardini pubblici.

Anche l'Austria è in stato di allarme. Nella capitale Vienna, i


vigili del fuoco raccomandano di attrezzarsi per la bufera
mettendo in salvo, ad esempio, oggetti che potrebbero volare in
giradino o in balcone, oppure di non aprire le finestre e di
lasciare possibilmente l'auto in garage. “Con venti superiori agli
80 km/h è meglio stare del tutto a casa”, ha messo in guardia il
responsabile della sezione incendi dei vigili del fuoco viennesi
Friedrich Perner. Nell'ovest del paese, raggiunto per primo
dall'uragano, si prevedono oltre a venti forti fino a 150 km/h
anche piogge violente che raggiungeranno fino a 50 mm in 24
ore nel Vorarlberg. A Salisburgo, dove sono previsti venti fino a
170 km/h, sono stati messi in allerta tutti i vigili del fuoco ed è stato anche messo in funzione un sistema
d’allarme maltempo. Gli aerei dell’aeroporto di Linz (Alta Austria),sono stati chiusi negli hangar, mentre
l'AUA, la compagnia di bandiera austriaca, prevede interruzioni del traffico all'aeroporto Schwechat di
Vienna.

Puntuali, sono subito iniziate ad arrivare le notizie delle vittime,


soprattutto dalla Germania e dalla Gran Bretagna, dove un
bambino di due anni e almeno altre nove persone sono morte
per colpa dell'eccezionale tempesta di vento, pioggia, e in alcuni
casi anche di neve. Un altro piccolo, di 18 mesi, è morto a
Monaco di Baviera a causa del forte vento che ha divelto la porta
della terrazza della sua abitazione. Molto spesso le morti sono
state provocate dalle violentissime raffiche di vento, che hanno
provocato la caduta degli alberi sulle vetture: è accaduto per
esempio in Olanda, dove sono rimasti uccisi due automobilisti.
Nell’imbocco del canale della Manica, i 26 uomini dell'equipaggio
del porta container britannico MSC Napoli, che avevano
abbandonato la nave, sono stati recuperati sani e salvi, e portati a terra da due elicotteri. La Coldiretti, in
riferimento all'uragano Kyrill, ha lanciato l'allarme anche per le campagne italiane, dove sono in arrivo un
´ondata di maltempo e un brusco abbassamento delle temperature,che rischiano di determinare danni
ingentissimi alle coltivazioni nazionali, che già si trovano in una fase di crescita tipica della primavera a
causa dell´andamento climatico anomalo.

In America, è salito a 65 il numero delle vittime in tutti gli Stati Uniti a causa dell'ondata di freddo, neve,
grandine e piogge che da una settimana imperversano dal Texas al Maine. Ieri, l'ondata di maltempo ha
colpito soprattutto il Texas, fino alla frontiera messicana. Oltre 350 voli sono stati annullati a Dallas, San
Antonio e Austin. Decine di migliaia di case sono rimaste senza corrente elettrica. Gli Stati più colpiti dal
maltempo e che hanno avuto vittime sono l'Oklahoma, il Missouri, l'Iowa, il Texas, New York, il Michigan,
l'Arkansas, il Maine e l'Indiana. La maggior parte delle vittime è dovuta a incidenti stradali causati dalle
pessime condizioni atmosferiche.

(Pubblicato su Ecplanet 04-02-2007)

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Storm Wreaks Havoc in Northern Europe Spiegel 18 gennaio 2007

George Bush ha recentemente dichiarato lo stato di emergenza in quattro contee della Florida colpite da
violenti tornado - le raffiche di vento hanno raggiunto i 260 chilometri all'ora - che hanno provocato 20 morti.
La misura, ha precisato la Casa Bianca, permetterà alle famiglie che hanno avuto la casa distrutta o
danneggiata -
almeno 1500,
secondo i dati
diffusi dall'ufficio
del governatore
Charlie Crist - di
ricevere prestiti
a tassi agevolati
per ricostruirla.

Molti residenti sono stati ospitati in rifugi, questa notte, e nella zona, circa 80 chilometri a nord ovest di
Orlando, è entrato in vigore il coprifuoco. Le squadre di soccorso sono ancora alla ricerca di sopravvissuti
sotto i detriti. La Guardia Nazionale è intervenuta per distribuire coperte, cibo e acqua. Solo in una occasione
i tornado avevano provocato un numero di vittime maggiore, nel 1998 quando 42 persone avevano perso la
vita, sempre nella Florida centrale, ed erano rimaste distrutte oltre 2.600 abitazioni. In quel caso i tornado
furono cinque.

Mentre in Indonesia, una alluvione ha sconvolto negli


ultimi giorni la capitale Giacarta, causando circa
40.000 senzatetto: interi quartieri sono tuttora allagati
e le autorità ammoniscono che altri fiumi potrebbero
rompere gli argini. L'alluvione è stata causata da due
giorni di pioggia battente, che ha costretto le autorità a
tagliare i rifornimenti idrici e di energia elettrica.

Il bilancio è di 20 morti e 190mila sfollati. “Le vittime


sono morte a causa di malattie, di freddo, o perché
sono state trascinate vie dalle inondazioni”, ha
precisato il portavoce della polizia di Giacarta, Ketut
Yoga Ana. L'ultimo bollettino diffuso dalla protezione
civile parlava di sette morti. Le inondazioni sono le
peggiori degli ultimi cinque anni e si prevede che piova
per un'altra settimana. L'ultima catastrofe naturale di
queste proporzioni risale all'inizio del 2003, quando le inondazioni avevano provocato decine di morti e
almeno 300mila senzatetto.

Secondo il ministro dell'ambiente indonesiano, Rachmat


Witoelar, che ha citato gli studi del gruppo di esperti dell'ONU
riunitisi a Parigi, duemila isole indonesiane rischiano di sparire
sotto le acque entro il 2030, causa lo scioglimento dei ghiacci
per riscaldamento climatico. Il livello del mare, ha spiegato il
ministro, si alzerà fra gli 8 e i 29 cm, sommergendo circa 2.000
piccole isole, per lo più disabitate.

Il rapporto dell'IPCC presentato a Parigi avverte che nei prossimi decenni, le ondate di calore, come quella
riscontrata in Europa nel 2003, potrebbero diventare più intense, frequenti e durature, e che le tempeste
tropicali e gli uragani diventeranno sempre più violenti.

(Pubblicato su Ecplanet 18-02-2007)

Tornadoes kill at least 19 in Florida CNN 03 febbraio 2007

2007 Jakarta flood - Wikipedia


Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, un tornado ha praticamente cancellato una cittadina di meno di 2.000
abitanti in Kansas, nel Midwest degli Stati Uniti. Il
tornado, del tipo che gli esperti definiscono “a cuneo” e
di vaste dimensioni, ha raso al suolo quasi tutti gli edifici
di Greensburg, provocando vittime e panico in una
comunità rurale che ha avuto appena il tempo di
rifugiarsi nelle cantine prima che il fenomeno meteo
toccasse terra. L'allerta, lanciata con apposite sirene
anti-tornado, ha probabilmente salvato la vita a decine di
persone. Il bilancio dei morti è salito a 10. Una delle
vittime è stata ritrovata sotto le macerie nel centro della
città, l'altra è annegata in un laghetto. Domenica sera, i
soccorritori hanno ritrovato un superstite, 48 ore dopo il
dramma.

Infine, quattro soldati ed un poliziotto sono stati arrestati


per aver tentato di saccheggiare un negozio della
cittadina, da cui stavano prelevando sigarette ed alcolici.
La polizia ha arrestato anche altre due persone, a loro volta impegnate in un tentativo di saccheggio, che
indossavano segni di riconoscimento della Croce Rossa senza però appartenere alla associazione. Sono
tutti finiti in carcere. Secondo i meteorologi del National Weather Service, l'estensione del tornado è stata
assai superiore alla media, coprendo a momenti
un'area di quasi un chilometro di ampiezza,
accompagnato da venti che hanno sfiorato i 300 km
orari.

George W.Bush ha proclamato lo stato d'emergenza


per la contea di Kiowa. Alla Casa Bianca, un portavoce
ha affermato che il presidente “prega per le vittime di
Greensburg” e ha promesso ogni possibile aiuto
federale. Più di 100 tornadi sono stati segnalati sulle
Grandi Pianure nello stesso weekend. Quello che ha
devastato Greensburg è stato il tornado più violento mai
registrato in Kansas, il primo di intensità F5 - con
velocità dei venti a oltre 200 miglia orarie (più di 320
km/h) - da oltre 8 anni a questa parte (il precedente
colpì Moore, in Oklahoma, il 3 maggio 1999).

(Pubblicato su Ecplanet 13-05-2007)


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May 2007 tornado outbreak - Wikipedia

DEPRESSIONE LETALE

Mentre cominciano ad arrivare gli aiuti


internazionali ad Haiti e nella
Repubblica Dominicana, dove ha
lasciato almeno 115 morti e migliaia di
senzatetto, la tempesta tropicale “Noel”
si è tramutata in uragano passando
sulle Bahamas: il suo occhio (il centro
del vortice) si trova a un migliaio di
chilometri a sud-ovest delle Bermuda, i
suoi venti hanno raggiunto la velocità di
120 km orari.

Noel è considerato la depressione più


letale dell'anno nell’Atlantico. All'inizio di
settembre, l’uragano “Felix”, di categoria
5, aveva ucciso nei Caraibi, in Nicaragua e in Honduras 101 persone. Fonti cubane hanno reso noto che
nell'isola Noel non ha causato vittime, anche se i danni alle infrastrutture e all'agricoltura sono stati gravi:
soltanto in Las Tunas, scrive il quotidiano Granma, la protezione civile ha constatato danni alle piantagioni di
canna da zucchero, a 22 ponti, 187
chilometri di vie di comunicazione e
2.000 chilometri di sentieri rurali. In
particolare, scrive il giornale, il
settore agricolo “non è più in grado di
rispondere alla domanda di 157.000
quintali di generi alimentari,
equivalenti al consumo della
provincia nel mese di novembre”.

In Messico, più di 300mila persone


sono isolate per le inondazioni che
l'uragano ha causato nello stato di
Tabasco. Il ricco stato petrolifero,
grande quanto il Belgio, è per l'80 per
cento sotto il livello dell'acqua.
Villahermosa, la capitale del
Tabasco, ormai praticamente coperta dall'acqua, è nel caos totale per la mancanza di cibo, acqua potabile,
gas, medicinali e servizi ospedalieri. E adesso si teme che scoppino epidemie, come la febbre dengue.
Nonostante siano stati rinforzati con sacchi di terreno gli argini del Grijalva, il fiume ieri ha inondato gran
parte del centro storico.

“L'uragano Katrina è ben poca cosa paragonato a questo”, ha detto il governatore, Andres Granier,
preoccupato dall’ampiezza della
tragedia. “La situazione è
straordinariamente grave”, ha
confermato il presidente messicano
Felipe Calderon, che nella notte ha
rivolto un messaggio di quattro minuti
alla popolazione per chiedere aiuto:
chiunque ha una barca, ha detto, si
mobiliti con i soccorritori.

La Commissione Europea ha deciso di


stanziare un milione e mezzo di euro
per aiuti umanitari in favore delle vittime
delle inondazioni provocate nella
Repubblica Dominicana. I fondi, spiega
una nota, permetteranno di migliorare
la situazione sanitaria, di distribuire
cibo, acqua potabile, rifugi temporanei
e beni di prima necessità come kit per l'igiene o per la cucina.

(Pubblicato su Ecplanet 10-11-2007)

Hurricane Noel - Wikipedia

Hurricane Felix - Wikipedia

IL GIORNO DEL GIUDIZIO

Bangladesh, 16 novembre 2007

Un violento ciclone si è abbattuto sulle coste


meridionali del Blangladesh. L'area più colpita è stata
quella ai confini con l'India. “La velocità del vento ha raggiunto i 220-240 chilometri orari”, ha spiegato
Samarendra Karmakar, del dipartimento di meteorologia. “È una tempesta violentissima”, ha detto,
aggiungendo che la maggior parte della popolazione della zona è stata fatta evacuare o ha trovato riparo in
appositi rifugi.

Il ciclone, chiamato “Sidr”, una tempesta di categoria 4, ha spazzato i tetti di lamiera delle case, come pure
gli alberi, e ha ingrossato con forti piogge i fiumi che sfociano nel Golfo del Bengala. Seicentomila persone
sono state evacuate in zone più sicure. Una ondata di acqua alta 5 metri ha devastato tre città costiere:
Patuakhali, Barguna e Jhalakathi, che complessivamente raggiungono la popolazione di settecentomila
persone. Molte linee elettriche e telefoniche sono tagliate e le comunicazioni con i cellulari funzionano solo a
tratti. Secondo la rete televisiva ATN Bangla, la maggior parte delle vittime sono state uccise da alberi
sradicati caduti su abitazioni costruite con materiali di fortuna.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa United News of Bangladesh, il numero dei morti sarebbe di
1.100, mentre centinaia restano ancora disperse e altrettante sono rimaste ferite. La stessa fonte ha
precisato che quasi la metà delle vittime, circa 500, si sono registrate nel distretto meridionale di Barguna,
dove il ciclone ha spazzato via centinaia di case ed edifici. La Commissione Europea ha approvato un primo
pacchetto finanziario d'urgenza pari a 1,5 milioni di euro per far fronte ai danni provocati dal devastante
ciclone. Secondo una prima valutazione, i bisogni più urgenti della popolazione riguardano soprattutto
“derrate alimentari, acqua potabile, alloggi d'emergenza, coperte e vestiti”.

Sidr, che forma una impressionante massa bianca di 500 km di diametro, è stato classificato come uno dei
più violenti cicloni degli ultimi anni. Alcuni testimoni hanno parlato di “scene apocalittiche” e di “giudizio
universale”.

Mosca, 16 novembre 2007

Si sono barricati in una sperduta grotta della Russia centrale in


attesa del giorno del giudizio, minacciando un suicidio collettivo.
Ventinove membri di una fanatica setta che s'ispira al culto della
“Vera Chiesa Ortodossa Russa” hanno lasciato il villaggio di
Nikolskoye per rifugiarsi in una caverna che hanno scelto fino al
prossimo maggio, mese in cui, secondo la profezia della loro
capo spirituale, ci saranno la fine del mondo e il giudizio
universale.

Dopo la loro scomparsa, avvenuta il 7 novembre scorso, la


polizia si è messa subito sulle tracce dei fuggiaschi ed è riuscita
a ritrovarli in una grotta che si trova a circa 90 km dalla città di
Penza. Le forze dell'ordine hanno ordinato ai membri della setta
di uscire fuori, ma essi hanno minacciato di portare a termine un
suicidio di massa. Tra le persone rintanate nella grotta ci sono
anche quattro bambini, tra i quali uno di soli 16 mesi. «Hanno
chiuso l'entrate della grotta, si rifiutano di uscire fuori e
minacciano di uccidersiÈ, afferma un ufficiale della polizia locale
al Moscow Times, «dicono che faranno esplodere un serbatoio
di gas se non ce ne andiamoÈ.

Secondo il procuratore capo del distretto di Bekovsky, Alvetina


Volchkova, i membri della setta son ben equipaggiati. «Ho
parlato con loro lo scorso martedì. La temperatura fuori alla caverna è glaciale. Tuttavia essi sostengono di
star bene e che nella grotta ci sono circa 17 gradi centigradi. Hanno portato con loro candele e stufe. Ho
chiesto se mi facevano entrare per dare un'occhiata, ma non mi hanno lasciato fareÈ. La polizia ha
circondato l'area e sta cercando di negoziare. «Nessuno vuole prendersi la responsabilità di provocarli
perchè sappiamo che ci sono bambini all'interno della cavernaÈ, ha affermato un portavoce della polizia.

Le forze dell'ordine fanno notare che sicuramente si tratta di un progetto studiato da tempo: i membri della
setta conoscevano bene il luogo in cui si sono rintanati (si trova a soli 3 km dalla chiesa dove essi celebrano
la messa) e secondo testimoni da tempo ammassavano generi alimentari e le bombole di gas con le quali si
stanno riscaldando.
Il capo indiscusso di questa setta è Pyotr Kuznetsov, un architetto quarantatreenne che proviene dalla
Bielorussia. Da tempo si presentava come una sorta di profeta ed è arrivato nel villaggio di Nikolskoye solo
18 mesi fa, annunciando la prossima fine del mondo. Secondo il giornale russo Izvestiya, l'uomo soffrirebbe
di schizofrenia e tra l'altro per 4 mesi in passato ha dormito in una bara.. È stato lo stesso Kuznetsov a
condurre gli investigatori verso la grotta, dopo che la figlia di uno dei fuggiaschi si è rivolta alla polizia.

Padre Georgy, un prete del luogo difende l'operato della setta: «Sono semplicemente dei cristianiÈ, ha
affermato ai microfoni della televisione russa NTV, «dicono: “La Chiesa fino ad oggi non ha fatto un buon
lavoro, la fine del mondo è vicina e noi dobbiamo salvarci”È.

La polizia spera che l'arrivo dei parenti dei religiosi convinca quest'ultimi a uscire dalla grotta. La
magistratura ha aperto un'indagine rifacendosi all'articolo 235 del codice penale russo che punisce le società
religiose illegali.

(Pubblicato su Ecplanet 06-12-2007)

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2007

Sidr apocalypse and global warming Daily Star 20 novembre 2007

Sect members dig tunnel, await apocalypse in Central Russia RIA Novosti 13
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