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Prologo. -adesso la ricopriamo di terra, e tra un po di tempo crescer una piccola piantina.

-oh che bello, ma non star stretta nel vaso?-no tranquilla, una piccola piantina, questo vaso , anzi, grande per lei-sono commossa.-piccola Aline, sei la bambina pi dolce del mondo. Ok vai a prendere il giubbino che andiamo al lunapark-va bene nonna. Ti voglio bene.La nonna prese in braccio la bimba, le diede un tenero bacio sulla guancia e la mise sul seggiolino in macchina, il seggiolino che avevano preso insieme, quello dietro il posto del guidatore. -la tua intelligenza mi sorprende sempre di pi cara.-beh, sono lunica della mia classe che sa leggere.-ah si, beh allora sabato mi leggerai una storia.-con piacere nonna.La donna si gir a sorriderle e a soffiarle un bacio con il palmo della mano. -1,2,3 LIBERA!Nessun segnale -RIPROVIAMO FORZA!Ma non cera pi niente da fare -NO NO! 1,2,3 LIBERA!Lasfalto era bagnato, e oltre allacqua piovana, cerano anche le lacrime della piccola Aline, che non capiva, non riusciva a capire. Era una bambina piccola, cos piccola in un mondo cos grande. Perch sua nonna non si muoveva? E perch cerano quei strani rumori striduli? Era rimasta sola. Sola in un mondo cos grande. -Aline Carter, ha capito la domanda?-uhm? Scusi, ero distratta.- sempre i soliti pensieri, ma perch riaffioravano sempre? -succede troppo spesso, dai, solo perch nuova qui passer anche questa volta.-grazie.Ecco, ci risiamo, ancora la parte della nuova arrivata. Sempre la stessa storia, ogni anno, sempre la stessa fottuta storia. Mannaggia al lavoro di pap che ci costringeva a cambiare citt almeno una volta allanno. Passavo da New York a Los Angeles, al Texas e adesso in Canada. -guarda dove metti i piedi imbranata.-oh cazzo vuoi? Sei te quello che mi venuto addosso, furbizia.- sent un coro alle mie spalle. Il tipo, che non guardai neanche in faccia, senn lo avrei preso a paroloni besiata comero, si chin per aiutarmi a raccogliere le cose che mi erano cadute senti dolcezza, non so chi tu sia, non ti ho mai vista, ma nessuno si rivolge a me cosIl suo tono doveva essere minaccioso, ma si plac quando alzai lo sguardo per fulminarlo e i miei occhi azzurro-verde incontrarono i suoi color miele scusi, sua altezza.- ironizzai con un sorriso stronzo stampato in faccia, mente raccoglievo lultimo figlio. -in ogni caso- continu lui, sorridendo maliziosamente, non avendo capito che lo stavo ignorando -che non capiti pi.-oh ai suoi ordini. Stai tranquillo, neanche io ti voglio pi vedere.- alcune voci mi dicevano che avevo sbagliato a reagire cos e altre che avevo fatto bene, ma il mio primo pensiero fu per mia madre, quando vidi una chiazza enorme sulla nuova camicia che avevo addosso. -cazzo, e mo? mia madre mi uccide.-