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PIERO CASSOLI.

UN TRIBUTO PERSONALE1
GIOVANNI IANNUZZO

Se volessimo, o dovessimo, individuare un uomo e uno studioso che ha rappresentato pienamente, in tutte le sue componenti, nel bene e nel male, la storia della parapsicologia italiana dal secondo dopoguerra agli inizi del terzo millennio, non potremmo che pensare a Piero Cassoli. Sul palcoscenico ideale sul quale si per decenni rappresentata la storia di questa disciplina negletta e problematica, egli stato prima attore, poi scenografo e regista. Ed rimasto a tenere la scena, a scegliere gli attori, a tentare di regolarne e dirigerne le performance sino all ultimo, grande regista, come un suo famoso conterraneo che egli amava molto. Malattia e sofferenza gli hanno impedito di continuare. Ora se n andato, silenziosamente, nel rispetto assoluto di quel senso della privacy che ne ha sempre caratterizzato i comportamenti. Il sipario calato. E niente applausi, per favore. Su Piero Cassoli ci sarebbero tante cose da dire, sia per la complessit del personaggio, sia per questa sua presenza costante nell arco di pi di mezzo secolo di storia della parapsicologia italiana. Ma non credo che sia questo il momento per tentare di realizzarne un ritratto a tutto tondo, e non quello che voglio proporre. Altri contributi verranno certamente forniti da chi l ha conosciuto, ha collaborato con lui, lo ha comunque frequentato, il che significa praticamente che tutti quelli che di parapsicologia si sono in qualche modo occupati in Italia dal 1960 in poi avrebbero qualcosa da dire. I commenti si sprecheranno, giusti o sbagliati, falsi o sinceri o semplicemente formali, in gioco di celebrazioni talmente doveroso da essere ovvio. Ma io non sto scrivendo n perch doveroso, n perch ovvio. Sento semplicemente di fornire un tributo assolutamente personale, col solo desiderio di ricordare in questo momento lo studioso e l amico. Dicevo che Cassoli stato per decenni attore, scenografo e regista della parapsicologia italiana. Voglio quindi parlarne seguendo questa impostazione. L ATTORE Piero Cassoli divent attore esordiente della parapsicologia italiana negli anni 50. Nato a Bologna il 25 luglio 1918, si laure in Medicina nel 1943 presso l Universit della sua citt, iniziando poi un assistentato a Clinica Medica. Si rivel subito un clinico brillante, ma, allora come ora (e forse di pi) essere brillanti non garantiva una carriera universitaria. Baronati locali e regole rigide e frustranti imponevano tempi di attesa lunghissimi. E Cassoli non aveva risorse sia economiche, sia soprattutto di temperamento, sufficienti a fargli accettare quelle attese gigantesche. Mi disse una volta che fare il portaborse non era cosa
Questo articolo gi stato pubblicato in Luce e Ombra e in Quaderni di Parapsicologia, nel numero monografico dedicato alla via e all opera di Piero Cassoli ,dal Centro Studi Parapsicologici di Bologna.
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sua. Avendolo conosciuto bene, so che assolutamente vero. Si era peraltro sposato nel 1948 con Brunilde Mignani, un amore intensissimo e ricambiato, centrale per tutta la sua vita. I motivi erano pi che sufficienti perch, nel 1950 lasciasse l Universit, dedicandosi all attivit privata. L ottima formazione acquisita in una Facolt Medica prestigiosa gli assicur presto il successo professionale. Divenne rapidamente un medico clinico molto stimato. E a ragione. Aveva una competenza medica classica che affascinava, una profonda conoscenza dei processi fisiopatologici, in ogni area medica. Quando discuteva di casi clinici (ed era cosa che amava molto fare) seguiva percorsi mentali lucidissimi, anche senza gli ausili della diagnostica moderna. Era un clinico pratico di vecchia scuola, all antica, per quanto fosse sempre aggiornatissimo. La prima volta che misi piede nel suo studio (la stanza dei bottoni, come amava definirla), non mi stup tanto o solo il gran numero di riviste parapsicologiche, quanto l enorme mole di riviste di medicina pratica che costantemente riceveva, ordinate in pile regolarissime, su un ripiano della libreria, dietro la poltrona della sua scrivania. La formazione medica di Cassoli influenz certamente i suoi esordi in campo parapsicologico, avvenuti in un momento storico di estrema incertezza sociale e politica, come quello del secondo dopoguerra in Italia. L incertezza era anche dottrinaria, per quello che riguarda la ricerca psichica. La parapsicologia era ancora quasi esclusivamente una invenzione americana, non aveva ancora una dimensione internazionale (la avrebbe acquisita nel 1953 col Congresso Internazionale di Utrecht). Esisteva la metapsichica, creatura di Charles Richet. In Italia il suo massimo rappresentante era Ferdinando Cazzamalli, potente decano della metapsichica italiana, che, nel 1949, pubblic dalle pagine, allora autorevolissime, della rivista Minerva Medica, un appello ai medici italiani affinch si occupassero di metapsichica. Appello che intrig il trentenne Piero Cassoli, giovane professionista dalle grandi speranze e dai robusti appetiti intellettuali2. Ne segu l adesione, nel 1949, al Centro Emiliano di Metapsichica (C.E.M.), diretto da Pietro Tarchini, insieme ad un piccolo gruppo di altri giovani studiosi, anch essi quasi tutti medici. Nel 1952, a seguito di questioni ideologiche il Centro Emiliano era troppo vicino a posizioni spiritualiste - Cassoli e altri abbandonarono il C.E.M. e diedero origine ad una Sezione Emiliana dell Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica di Milano, creatura indiscussa proprio di Cazzamalli. E passarono, cos, come si dice, dalla padella alla brace. Cazzamalli era, infatti, un personaggio notevolmente ingombrante . Ai meriti scientifici associava atteggiamenti autoritari. Insomma, comandava lui, e su questo non si discuteva. Aveva avuto grosse questioni con la Societ Italiana di Metapsichica di Roma (poi divenuta Societ Italiana di Parapsicologia), ancora una volta per questioni ideologiche . Ma la S.I.M. era comunque un punto di
I dati storici essenziali relativi alla nascita del C.S.P. riportati in questo articolo sono tratti da: CASSOLI B. e RIGHETTINI P.: Un sole nascosto. Cinquant anni di vita del Centro Studi Parapsicologici. Phoenix, Roma, 1999
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riferimento. Diretta da Francesco Egidi, annoverava fra i suoi membri personalit di spicco della cultura italiana (compreso Emilio Servadio, appena tornato dall India dove era riparato per motivi legati alle leggi razziali fasciste). Era inevitabile, addirittura ovvio, che Cassoli e gli altri giovani ufficiali della Sezione Emiliana dell A.I.S.M., contattassero la Societ Italiana di Metapsichica. Ma Cazzamalli non grad affatto l iniziativa. Li espulse tutti. Il 13 ottobre 1954 Piero Cassoli ed Enrico Marabini, insieme ad altri, fondarono una nuova associazione bolognese, ed il 16 novembre dello stesso anno Enrico Marabini, nelle funzioni di segretario del nuovo sodalizio, risped al mittente, con doverosa lettera d accompagnamento, le tessere di associazione all A.I.S.M. degli studiosi bolognesi. L associazione fondata da Cassoli, Marabini ed altri venne chiamata Centro Studi Parapsicologi, con sede in Bologna, in via Cesare Battisti 23, presso il Circolo Bancario. Tenne la sua prima riunione il giorno dopo, 17 novembre 1954. Un obiettivo dichiarato del nuovo gruppo era quello di aderire alle nuove strategie di ricerca, che cominciavano ad attraversare l Atlantico. Cassoli e Marabini ne erano fautori, cercavano il nuovo. E cos, nel 1954, entrambi pubblicarono un primo lavoro sperimentale. Sarebbe stato seguito poi da molti altri, sino alla formulazione di nuovi, originali approcci metodologici3. Cassoli predilige, per, l osservazione e la ricerca empirica. I suoi primi lavori indipendenti sono infatti delle vere memorie cliniche, frutto di attente osservazioni sul campo, sottoposte poi al vaglio di quanto la medicina del tempo metteva a disposizione.
Verso la met di Luglio del 1948 veniva dimesso dall Ospedale Civile di Milano il diciassettenne Erminio B. da Cinisello Balsamo. Diagnosi: Osteosarcoma maligno. Prognosi espressamente dichiarata ai parenti: Infausta e a breve scadenza. Ha detto recentemente un illustre Clinico in un Congresso Nazionale della Confederazione Medici Liberi Professionisti: Quando la Scienza non soccorre pi ed alla porta dellignoto batte la speranza, si pu ricorrere ai guaritori e chi vi crede non pu essere condannato.4

E cos che esordisce la relazione del Dr. Piero Cassoli, allora Vice-Presidente del centro dell AISM di Bologna sul caso, celeberrimo, di Pasqualina Pezzola, la sensitiva marchigiana che sembrava avere capacit bilocative. Lo stile osservazione, approccio empirico, valutazioni post-hoc - non molto diverso da quanto, all epoca ( il 1954) si poteva trovare su una rivista clinica italiana. Un altro esempio dato da una pubblicazione di poco successiva:
CASSOLI P. E MARABINI E.: Esperienze di telepatia collettva eseguite nella citt di Bologna. Metapsichica, Anno 1954, Fasc.I, Milano, Fratelli Bocca Editori [estratto]. Enrico Marabini si era gi occupato di telepatia, in una serie di brillanti studi pubblicati anch essi su Metapsichica. La collaborazione fra Cassoli e Marabini sarebbe continuata per anni, producendo una serie di originali e importanti lavori sperimentali. 4 CASSOLI P. : Esiste la bilocazione? Studio di una sensitiva marchigiana. Metapsichica, anno 1954, Fasc.I. Milano, Fratelli Bocca Editori [estratto]
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Prima di affrontare la disamina clinica del caso della miracolata Cristina B. da Bologna, non sar inutile ribadire ancora una volta un concetto fondamentale e chiarificatore. Concetto che nasce da una domanda che sia il profano che lo studioso di Metapsichica si pongono: Cosa c entrano i miracoli o i presunti miracoli colla Metapsichica?.5

E una domanda che risale al 1954, ma che perseguiter Piero per tutta la sua vita di studioso. Da allora le sue ricerche sperimentali e sul campo si sono moltiplicate. L apertura su Minerva Medica delle famose pagine verdi , l inserto-rivista periodicamente pubblicata nel contesto della pi famosa tribuna medica italiana degli anni 60, gli diede ampia notoriet scientifica. A Piero, comunque, la sperimentazione tout-court non piaceva. Non amava la statistica, detestava i numeri, le formule matematiche, la ripetizione ossessiva di osservazioni standardizzate, per quanto ne comprendesse l importanza metodologica. E sempre stato pi un clinico ed un osservatore, un viaggiatore ed un esploratore sul campo, un curioso ed uno speculatore. Anche se amava ripetere che era interessato praticamente ad ogni branca, sia pratica sia teorica della parapsicologia6, in realt la sua formazione medica diciamo pure il suo amore per la medicina - ne condizion fortemente gli interessi, i metodi e gli orientamenti teorici. Fu un attento studioso di soggetti selezionati sensitivi, medium, cartomanti e quant altro di particolare gli capitasse a tiro ma anche delle manifestazioni parapsicologiche del quotidiano, dei modi in cui la paranormalit sembrava manifestarsi comunque e ovunque, nella vita di tutti i giorni e nei modi pi vari. Si potrebbe dire che il suo interesse prioritario era proprio la dimensione umana, soggettiva, interpersonale delle capacit paranormali, diremmo la psi come si manifesta e come osservabile, ma anche come utilizzabile. Credo che questa opzione ideologica, insieme ad una formazione medica cos forte, spieghi il suo interesse per i guaritori, argomento al quale dedic decenni di studi clinici, producendo una quantit enorme di osservazioni, e fornendo di questo fenomeno, per la prima volta, non solo un quadro di riferimento completo, ma anche delle vere e proprie linee guida per la una valutazione medica clinica. Nella sua visione, insomma, la psi era un fenomeno strettamente afferente alla realt umana, in tutti i suoi aspetti, lungo quel range che collega, sottilmente, la normalit alla patologia, l insolito e l abituale. Il Piero Cassoli attore sulla scena parapsicologica, si occupava di tutto ci che fosse o sembrasse paranormale, nel tentativo non so, onestamente, quanto riuscito - di percepire una essenza al di l dell apparenza. Forse proprio da questo nasceva la sua ossessione per le definizioni e le classificazioni dei fenomeni paranormali, di sapore fortemente nosografico. La sua filosofia era: indaghiamo tutto, poi
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CASSOLI P.: Indagine clinico-metapsichica sul caso della miracolata Cristina B. di Bologna. Metapsichica, anno 1954, II Milano, Fratelli Bocca Editori [estratto] 6 Questa affermazione peraltro contenuta del profilo biografico di Cassoli nel sito della Parapsychological Association [http://www.parapsych.org/members/p_cassoli.html]

stabiliamo cosa o non paranormale, e come, e perch. Si pu essere d accordo o meno con questo approccio, forse troppo artigianale ed empirico. Ma Cassoli era un grande artigiano dell investigazione, ed un ricercatore fortemente empirista. Il fatto poi di avere aggiunto alla formazione medica quella psicoanalitica e psicosomatica, ne fece anche un curioso scrutatore d anime, come il celebre personaggio di un romanzo di Groddeck. La mole delle sue osservazioni, delle sue ricerche, delle sue collezioni di eventi psi o presumibilmente tali davvero notevole, e credo in buona misura ancora inedita. Ma Piero non amava molto pubblicare. Molto di pi gli piaceva fare. Da grande attore recitava spesso a soggetto, senza copione, senza nemmeno un canovaccio. Improvvisava e citava a braccio, con la consumata perizia di chi ha calcato le scene con grande passione, a lungo, con grande competenza. LO SCENOGRAFO Piero Cassoli aveva una grande capacit, quella di inventare scenari sui quali la parapsicologia italiana potesse recitare il suo ruolo. Era fortemente convinto che l esistenza di una trama organizzativa di riferimento, di un framework istituzionale, - insomma, nella nostra metafora, proprio di un palcoscenico potesse favorire l espressione della ricerca psi in Italia. Credeva fortemente all importanza dei gruppo, delle societ di studiosi, delle organizzazioni scientifiche o professionali, degli incontri pubblici, delle riviste. Li considerava strumenti formidabili per la diffusione e per la produzione stessa di conoscenze. Piero aveva capito bene che, proprio in questo campo, il gruppo era molto pi forte del singolo e che l aggregazione era gi una mezza vittoria. Certo il suo capolavoro resta il Centro Studi Parapsicologici, un vero gigantesco palcoscenico per la recita dell Aida. Bene o male che dir se ne voglia, questo piccolo gruppo di studiosi, numericamente da sempre limitato, con fondi economici scarsissimi, e per la gran parte della sua storia senza una sede fissa, ha rappresentato un fondamentale centro di aggregazione degli studiosi italiani. Poco importava che la vera sede del CSP fosse il salotto di casa Cassoli, un divano, alcune poltrone, le sedie prese in cucina nel caso gli ospiti fossero pi numerosi del solito. E stato su quel divano e su quelle poltrone, su quelle sedie ed intorno al grande tavolo della stanza da pranzo che per decenni sono stati organizzati incontri con studiosi provenienti da ogni parte d Italia e talvolta anche dall estero, si sono tenuti esperimenti, sono stati programmati conferenze e congressi, insomma ci si sia incontrati per decidere cosa fare e come farlo. Ma Piero Cassoli aveva inventato anche altri scenari. Nel 1978, per esempio, diede vita alla Tavola Rotonda Permanente dei parapsicologi italiani, una strana organizzazione che aveva come fondamentale intento quello di riunire operativamente e senza preclusioni ideologiche tutti i parapsicologi italiani, per potenziarne la professionalit e rilanciare la ricerca psi in Italia. Da questa idea si origin, qualche anno dopo, quella di una Associazione dei Parapsicologi Italiani (A.P.I.), che voleva rappresentare una specie di Parapsychological Association italiana. Poi ancora, dopo il fallimento di questa iniziativa, fu la volta degli Amici

della C Vecchia, una non organizzazione, che sotto una apparenza goliardica racchiudeva in effetti il desiderio di incontrarsi, progettare e lavorare insieme. Si trattava di iniziative spesso assolutamente estemporanee, spontanee, senza nulla di accademico. La Tavola Rotonda Permanente, per esempio, nacque in una brumosa mattina bolognese nei locali del Circolo del Tennis di Bologna. Non era prevista alcuna organizzazione simile. Era previsto semplicemente un incontro fra tutti gli studiosi disponibili a confrontarsi sui temi di interesse comune. Ma quella mattina, o il giorno prima, Piero aveva letto da qualche parte di una organizzazione che era stata chiamata appunto Tavola Rotonda Permanente. Gli venne l idea di denominare la nostra iniziativa allo stesso modo. Gli Amici della C Vecchia presero invece il nome da un grande casale, appunto la C Vecchia, vetusta e suggestiva sede della CGIL, dove ci si cominci a riunire per incontrasi e discutere. Non era una associazione, ma la rimpatriata di vecchi amici. Ed ecco pronta la denominazione. Ma gli scenari erano anche pi formali, dalle conferenze periodiche del CSP, tenutesi con regolarit per anni, ai Corsi di Parapsicologia. Di particolare rilevanza furono le Giornate Parapsicologiche Bolognesi (dieci nell arco di vent anni, una media di un convegno ogni due anni) che, nel bene e nel male, hanno rappresentato un fondamentale momento di incontro degli studiosi italiani. E infine le riviste: prima i Quaderni di Parapsicologia, timido ma efficace esperimento di rivista tecnica, [che comunque dura dal 1970]. Poi la direzione della rivista ESP dell editore Armenia, uscita per venti numeri prima di interrompere le pubblicazioni, e che rimane, per l epoca, un esempio di ottima divulgazione scientifica in questo campo; infine, in tempi molto pi recenti (gli anni 80) il Bollettino (in realt questa creatura di Brunilde Cassoli, ma che ricevette comunque per anni il suo incondizionato sostegno). Scenari, che Piero era abilissimo a costruire, ad inventare e realizzare. E poco importa che quasi tutti siano crollati per un motivo o per l altro. Esistono decine di motivi che possono spiegare questi fallimenti: defezioni, conflitti personali, problemi economici, mancanza di collaborazioni esterne, rapporti difficili con l estabilishment. E importante per rilevare che Piero fu instancabile nel proporne sempre di nuovi, nel rincorrere sempre la possibilit, seppur remota, che qualcuno di questi palcoscenici funzionasse davvero e che sulla ribalta prendesse finalmente corpo una prima importante, seguita da tante repliche. IL REGISTA Ho avuto il privilegio di conoscere Piero Cassoli in tutti i suoi tre ruoli: il ricercatore e lo studioso curioso e dedicato (l attore); l ideatore di scenari scientifici e organizzativi (lo sceneggiatore). Debbo ammettere per che come regista egli stato davvero grande. Piero aveva una convinzione granitica: che se la parapsicologia doveva avere un futuro, bisognava aprire ai giovani, dar loro fiducia, aiutarli e sostenerli sempre. Il suo atteggiamento rappresentava una totale inversione di rotta rispetto al passato. Nel suo comportamento verso i giovani, non c era boria, n alcuna preclusione. Era diretto e immediato, di una

franchezza che talvolta poteva anche turbare; ma Piero uomo senza peli sulla lingua, e, senza trincerasi dietro ruoli o titoli ti coinvolgeva, ti faceva sentire parte attiva di qualcosa, ti stimolava e motivava. Si racconta che Vittorio Emanuele II, re d Italia, dicesse che un sigaro toscano e un titolo di Cavaliere non si negano a nessuno. Piero diceva che la fiducia ai giovani non doveva rifiutarsi mai. Era sempre disponibile al nuovo; la porta di via Valeriani, 39 era sempre aperta a tutti. Poi, ovviamente, lui faceva le sue selezioni, spesso severe. Il problema non era entrare in casa Cassoli, era avere di che restarci. Seguendo questa politica, Piero Cassoli stato il responsabile morale della formazione di due intere generazioni di studiosi, oltre ad essere stato comunque punto di riferimento con decine di altri, sparsi in tutta Italia. Ma non credo che ci sia qualcuno in Italia che possa dire di non essersi mai dovuto confrontare con Cassoli, di non essersi rivolto a lui per un qualche motivo. Non poteva essere diversamente, semplicemente perch Cassoli era un vero punto di riferimento per chiunque in Italia si occupasse di parapsicologia. AMICI E NEMICI Sarebbe facile, ora, dire che Cassoli era lo studioso pi amato d Italia, un padre e un mecenate per tutti. Ma a Piero le agiografie non piacevano per nulla, e credo che non apprezzerebbe un simile giudizio. Cassoli era una personalit dominante, e pertanto complessa, dalle molte sfaccettature. Come sempre, in questi casi, aveva delle caratteristiche che potevano essere viste contemporaneamente come grandi pregi e grandi difetti, dipendeva dalla prospettiva. Cos, di lui si potevano avere opinioni totalmente diverse, dipendeva da quanto e da come lo conoscevi, dal rapporto che avevi con lui. Era, per esempio, studioso di grande umilt intellettuale. Ti ascoltava sempre e comunque e se si era fatto l opinione che, su qualsiasi argomento, avevi pi competenza di lui, ti stava ad ascoltare curioso e attento come il pi devoto degli alunni. Ma se notava nell interlocutore la minima arroganza rispetto ad un argomento sul quale aveva legittima competenza, o pensava di avere diritto di veto, lo zittiva subito: non c erano mediazioni possibili, non ammetteva repliche. Sulla parapsicologia aveva una serie di idee costruite nel tempo, assolutamente personali, e tutte potevano essere condivise o meno. Viveva della convinzione che i fenomeni psi esistono, e masticava amaro ogni qualvolta qualcuno metteva in dubbio questo paradigma. Un simile atteggiamento pu anche essere scambiato per intolleranza, o dogmatismo. Lui ti rispondeva che la sua esperienza gli diceva che questo era vero. E la sua esperienza era per lui il vero dogma. Piero era uomo dalle simpatie e dalle antipatie forti, ma questa sua caratteristica era sempre temperata da un autentico sforzo di comprensione dei motivi altrui e da un atteggiamento comunque di grande rispetto, il che non gli impediva di viversi pienamente i sentimenti che provava nei confronti dell altro. Non aveva grandi doti diplomatiche, non era in vendita. Si fidava molto del suo intuito, di ci che percepiva dell altro. Non possibile capire fino in fondo quanto in

questo avesse ragione, per quanto io abbia spesso avuto modo di constatare la veridicit dei suoi giudizi su persone o situazioni. Voglio solo ricordare ora brevemente come era Piero per come io l ho conosciuto: un uomo generoso e disponibile, leale e rigoroso, affettivo e burbero, caparbio e volitivo, ironico e pragmatico. Aveva le sue regole, ma rispettava quelle altrui. Mi stato spesso chiesto da alcuni colleghi, perch mai io ho sempre definito Piero un mio Maestro. Perch - mi dicevano, non senza un pizzico di ironia che cosa ti ha insegnato?. Rispondo: tante cose. Certo, non sul piano strettamente tecnico, nel senso di nozioni specifiche e professionali, bens su quello umano. Grandi e piccole cose. Dir solo delle grandi cose: il valore dell atteggiamento empirico; il dovere di spendersi se si chiamati a qualcosa; il rispetto del bisogno etico di porsi domande impossibili, anche a costo di fornir loro risposte improbabili, di essere sempre come Ulisse alla ricerca della sua Itaca, buttando il cuore oltre l ostacolo per poi andare a riprenderlo. Per quanto attiene alla parapsicologia, da lui ho imparato il senso euristico di questa ricerca, l utilit dell uso di metodi anche approssimativi, ma che consentano di definire, col tempo, metodi sempre pi rigorosi per una migliore ricerca del vero, sia dentro che fuori di s, in un continuum che rappresenta poi il vero significato dell esistenza. Tante cose. E forse per questo che sono convinto che Piero sia ancora qui, in noi e tra noi. Io non so, ovviamente, dove sia ora Piero. Era perplesso sulla sopravvivenza, ma, se la sua formazione empirista glielo avesse concesso, avrebbe forse voluto crederci. Mi piace immaginarlo in una Durham dall altra parte, mentre discute animatamente con Rhine. O, ancora di pi, in una Bologna parallela, al di l del confine. Se cos fosse, spero per lui che abbia trovato dei tennisti del suo livello e soprattutto degli abili compagni di bridge. Ma nel rincorrere i pensieri, immagino anche di sentire, come un sussurro, come uno spiffero di vento insinuatosi sottile, in un giorno d inverno, fra le fessure della finestra del suo studio, al civico 39 di via Valeriani, in Bologna, le sue parole, tristi e intense: Il mio non un arrivederci: un addio, un passare la mano, oppure la fiaccola, se volete. Il mio un addio addolcito dalla speranza che qualcun altro raccolga il seme e lo coltivi ancora 7. D accordo, Piero, il messaggio arrivato, forte e chiaro. Tenteremo di essere dei bravi agricoltori

Cassoli scrisse queste parole, nel commiato ai lettori del ultimo numero di ESP: CASSOLI P.: Ai lettori. ESP. Parapsicologia e fenomeni dell insolito. Anno II, n.20, ottobre 1976, p. 5