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Anarchia del desiderio.

Il soggetto rapsodico tra Lacan, Deleuze e Artaud (Alessandra Pigliaru)

Marea palpitante, marea piena di corpi, di ossa mormoranti, di sangue, di polveri squamose, di luci frantumate, di conchiglie di stelle, santa marea che raduni i corpi.

Marea profonda, astri girevoli, schiuma, carne, specchi dove si riflettono gli angeli, fumi, fumi dalle volute strane dove trascorrono specchi di orizzonti erranti. marea spirituale, marea intessuta di carne, ricomponi tra noi la dispersione dei corpi, marea vivente, o tu che la cenere incomparabile dei mondi passati attraversa con le sue favole, formicolante di mondi rinascenti senza sosta

riplasma con le tue mani la sabbia friabile trafiggici con le tue criniere di sangue.

(Antonin Artaud - agosto 1922)

Il desiderio si aggira nelle obliquit del soggetto, nel sospetto di uno sguardo in tralice. Attende su una soglia di sapere dove andare e nel frattempo riflette il suo ghigno beffardo allo specchio. Scriveva Sartre: "Che la realt umana sia mancanza basterebbe a provarlo l'esistenza del desiderio come fatto umanoPerch il desiderio sia desiderio a se stesso, bisogna che sia mancanza, ma non una mancanzaoggetto, una mancanza subitabisogna che sia la sua propria mancanza diIl desiderio mancanza d'essere, sollecitato nel suo pi intimo essere dall'essere di cui desiderio. Cos testimonia l'esistenza di una mancanza nell'essere della realt umana" (Sartre 1943, 132) Per Sartre la perdita di se stessi e la negazione della propria autosussistenza, resta ancorata ad una certa idea esistenzialista per la quale il perse si configura come ricerca di una presunta autenticit. Nonostante la denuncia di una mancanza d'essere infatti, l' analisi pur sempre volta verso l'esistenza alla quale si d una dignita filosofica imprescindibile; dunque il tentativo pur sempre quello nostalgico del ripristino di ci che si perduto. Blanchot individua invece una fessura: il linguaggio porta in seno la decostruzione del soggetto. Infatti "il potere di parlare legatoalla mia assenza d'essere. Mi chiamo ed come se pronunciassi il mio canto funebre, mi separassi da me stesso, non sono pi la mia presenza n la mia realt, ma una presenza oggettiva, impersonale, quella del mio nome che mi supera e la cui immobilit di sasso ha esattamente per me la funzione di una pietra tombale sospesa nel vuoto. Quando parlo, nego l'esistenza di ci che dico, nego anche l'esistenza di chi parla; la mia parola, se rivela l'essere nella sua inesistenza, afferma di questa rivelazione che essa stata prodotta partendo dalla non esistenza di chi la fa, del suo potere di allontanarsi da se stesso, di essere altro che il suo essere." (Blanchot 1983, 29). L'assenza d'essere di cui parla Blanchot molto simile a quella che Lacan chiamava manque-a-tre, spazio nel quale e per il quale sorge il desiderio. "Il desiderio si produce nell'aldil della domanda perch, articolando la vita del soggetto alle sue condizioni, essa ne sfronda il bisogno; ma esso si scava anche nel suo aldiqua perch, domanda incondizionata della presenza e dell'assenza, essa evoca la mancanza ad essereIn questa aporia incarnata il desiderio si afferma come condizione assoluta" (Lacan 1974, 625) Il desiderio un rinvio come del resto lo il soggetto. Il rinvio costante la caratteristica dell'inconsistenza e dello sgretolamento originario del soggetto che si illude di essere ci che gi e sempre in Altro. L'architettura del desiderio prende forma in Lacan attraverso delle disorganicit. Il soggetto rapsodico ravvisato nel "corpo-in-frammenti[che] si mostra regolarmente nei sogni...Allora esso appare nella forma di membra disgiunte e degli organi raffigurati in esoscopia, che mettono ali e s'armano per le persecuzioni intestine" (Lacan 1974, 91) Prosegue pertinentemente Lacan raffigurando il corpo come i quadri di Bosch. Il corpo-in-frammenti la disintegrazione di qualcosa che ha smesso di svolgere la propria funzione, la saturazione e la trasformazione di un soggetto che non controlla se stesso. Per questo verso il desiderio, che pur sempre desiderio del soggetto, una spinta incessante di cui l'appagamento sar solo virtuale. Il desiderio incontenibile tensione che sorge e si fa spazio nel grembo di una ancestrale separazione della quale il soggetto subisce la condanna. Il sentiero del desiderio sembra essere quello contrassegnato dalla formazione e dallo sviluppo del soggetto. Si tratta tuttavia di un soggetto che sfugge al riconoscimento e delega, suo malgrado, l'Altro nell'adesione a s. La trasmutazione del soggetto produce una difficolt primaria: se il soggetto soggetto del desiderio allora dove si dirige il desiderio? Verso un oggetto indefinito che continua sostituzione. Il "voler avere qualcosa in cambio" una scusa, il tentativo bulimico di supplire e riempire un fondo gi e sempre bucato. Il nutrimento effettivo del desiderio dunque nel ribaltamento del rapporto desiderante-desiderato, in cui il desiderato non viene posseduto ma solo ascoltato in attesa. Il desiderio si fa spazio. Rompe gli argini deboli di un soggetto fasullo e straripa Altrove. L'Altrove un luogo di contaminazioni fluttuanti. "Il desiderionon si definisce attraverso nessuna mancanza essenziale proprio cos tutte le volte che si pensa il desiderio come un ponte tra il soggetto e

un oggetto: il soggetto non pu essere altro che sfaldato, e l'oggetto perduto in partenzaCi pareva che il desiderio fosse un processo, e che dispiegasse un piano di consistenza, un campo di immanenzaIl desiderio non dunque interno a un soggetto, come non tende neanche verso un oggetto: invece strettamente immanente a un piano a cui non preesiste, un piano che deve essere costruito, dove si emettono delle particelle, dove si coniugano dei flussi. C' desiderio solo in quanto c' dispiegamento di un tale campo, propagazione di tali flussi, emissione di tali particelle. Lungi dal presupporre un soggetto, il desiderio pu essere colto solo nel punto in cui qualcuno non cerca o non coglie pi un oggetto cos come non si coglie come soggettoIl piano di consistenza o di immanenza, il corpo senza organi, comporta dei vuoti e dei deserti. Ma questi fanno <pienamente> parte del desiderio, ben lungi dall'approfondire una qualsiasi mancanzagi il deserto un corpo senza organi che non mai stato contrario alle trib che lo percorrono, il vuoto non mai stato contrario alle particelle che vi si agitano" (Deleuze 1998, 93-94) Il piano di consistenza su cui dovrebbero incontarsi tutti i CsO una radura scivolosa e deserta che partecipa dei CsO. "Il Corpo senza Organi non lo si raggiunge, non si pu raggiungere, non si finisce mai di accedervi, un limiteSu di esso dormiamo, vegliamo, combattiamo, vinciamo e siamo vinti, cerchiamo il nostro posto, conosciamo le nostre inaudite felicit e le nostre favolose cadute" (Deleuze-Guattari 1996, 227). E' attraverso la perdita della soggettivazione e delle significazioni che si arriva alla verit del corpo: un groviglio di energie e sinergie, una molteplicit materiale e alchemica di organi spogliati della loro stessa densit. Un corpo che per Deleuze come per Artaud si apparterr nel momento della sua completa esautorazione. "L'uomo malato perch mal costruito. Bisogna decidersi a metterlo a nudo per grattargli via questa piattola che lo rode mortalmente, dio, e con dio i suoi organi, Legatemi pure se volete, ma non c' nulla che sia pi inutile di un organo. Quando gli avrete fatto un corpo senza organi, l'avrete liberato da tutti gli automatismi e restituito alla sua libert. Allora gli reinsegnerete a danzare alla rovescia come nel delirio del bal musette e questo rovescio sar il suo vero dritto" (Artaud 2001, 53) La vita "disseminazionesemenza radio-fisica di magia, di cui nessuno da che mondo mondo ha potuto dire cosa fosse" (Artaud 1995, 29). Il corpo senza organi la liberazione del soggetto dalla reclusione di un'anatomia "di cui dio l'unico responsabile certo" (IVI). Questo lazzaretto di atomi conficcati in un corpo di cui nemmeno noi siamo proprietari, deve essere, secondo Artaud, distrutto. La distruzione del corpo feconda, la dissacrazione molto pi sacra di un certo ordine prestabilito. Qualunque principio unificante lascia il posto al Caos su cui poggiano il soggetto e le sue false rappresentazioni; e il Caos de-centramento, elettricit che scorre e si disperde lungo i filamenti del soggetto. "Sento sgretolarsi il terreno sotto il mio pensiero e sono portato a considerare i termini che adopero senza l'appoggio del loro senso intrinseco, del loro substratum personale. Meglio ancora, il punto che sembra collegare questo substratum alla mia vita mi diventa di colpo stranamante sensibile e virtuale" (Artaud 1966, 58-59). Lo sgretolamento del pensiero una sottrazione, un'erosione dell'origine che non permette al soggetto di avere possesso di ci che dice. Il linguaggio inteso come struttura organizzante fuorviante, non appartiene al soggetto ma cospiratore. Il linguaggio tiene in ostaggio il soggetto che pare libero solo nell'inespressione. Il linguaggio espressione di un corpo sotto dittatura. Il soggetto suddito di se stesso e altres di una sottrazione originaria di cui denuncia senza sosta la presenza. E' il vuoto a diventare eloquente, non l'essere che manca a se stesso per cui bisogna cercare incessantemente una conciliazione. La frattura originaria e l'origine probabilmente una farsa. La rivolta della carne il corpo senza organi e il desiderio ne percorre le fenditure senza tregua, impietoso.

APPENDICE. L'ECO DEL DESIDERIO DI EULALIA [1]

"Ci sono sguardi d'amore e sguardi di desiderio. L'amore povert, carenza. E' attesa che l'altro corpo percorra uno spazio e, colmando un vuoto, incontri. Nell'incontro non c' fruizione di un corpo, ma accoglimento di un donoIl desiderio, invece, non conosce incontri, non riduce la propria soggettivit per creare quello spazio indispensabile all'apparizione della soggettivit altrui. Il desiderio conosce solo la saturazione per possesso. Nel suo sguardo non ci sono le tracce di un'attesa, ma la smaniosa concupiscenza di incontrare nell'altro solo se stesso" (Galimberti 1983, 105)

Lo specchio il rifrangersi dell'immagine, di se stessa, di un mondo perduto e mai posseduto, di un desiderio insoddisfatto che ha il suono e il peso lieve di un soffiola mancanza di essere si fa sublime visione e suggestione poetica. Eulalia resta rapita dall'immagine incantata ed edulcorata di un uomo che sorge dalla superficie dello specchiouna presenza gratuita forse o la metafora del perduto amore, di un amore nostalgico che non ha tratti fiammeggianti ma solo sbiaditi dal tempo. E' cos che il desiderio di Eulalia verso chi non alza neanche il capo per guardarla, trasmuta alchemicamente in nostalgiaSi pu avere nostalgia di qualcosa che non si mai avuto; soprattutto, la nostalgia non chiede niente in cambio e non brucia verso il futuro, non rivolta principalmente verso un oggetto erotico. Tuttavia non ci troviamo nella frattura che la struttura della lingua porta in seno ma nella potenza nullificatrice e a-topica del silenzio. Il silenzio l'immagine che ancora non si fatta corpo, un precedere la forma. L'immagine muta che abita lo specchio di Eulalia l'incontro che non ha bisogno del corpo per sopravvivere, la gratuit della visione che non pretende niente in cambio ma solo di essere accolta.

[1] Il riferimento al testo di Paola Capriolo La Grande Eulalia. La trama non essenziale, ci che interessa sono le suggestioni tratte dal testo funzionali al nostro discorso. Riferimenti bibliografici

- M. Blanchot 1983 Da Kafka a Kafka, Feltrinelli, Milano - J.P. Sartre 1943 L' essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano - J. Lacan 1974 Scritti, Einaudi, Torino (2 voll.) - G. Deleuze 1996 (Deleuze-Guattari) Millepiani, Cooper Castelvecchi, Roma 1998 Conversazioni, Ombre Corte, Verona - A. Artaud 1966 Frammenti di un diario d'inferno in Al paese dei Tarahumara, Adelphi, Milano

1995 Storia vissuta di Artaud-Momo, Edizioni L'obliquo, Brescia 2001 Per farla finita col giudizio di dio, Stampa alternativa, Roma - U.Galimberti 1983 Il Corpo, Feltrinelli, Milano - P. Capriolo 1988 La Grande Eulalia, Feltrinelli, Milano

Da: http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/8.htm