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Anno1

Numero 5,
Primavera 2009 ….INSIEME,
CAMMINIAMO !
periodico di informazione della
Parrocchia Gesù Adolescente
Splende la Pasqua del Signore!

Cari amici, Anche se non si vede, è importante nostri terreni: sono semi di poesia,
anche un regalo (libro) a sorpresa “ascoltare”. Al cuore di tutta l’esperienza di novità, di giustizia e onestà, di
e per questo ancor più gradito, ebraico-cristiana vi è proprio l’ascoltare, libertà e dignità, di Ethos nobile e
fatto da uno di voi, può diventare non il vedere. La Santa Pasqua è l’aprirsi fraterno verso i fratelli. La Pasqua
per me e per voi occasione utile dei cieli e, da parte nostra, il mettersi in del Signore è l’indicibile forza della
per vivere bene la Pasqua. Ringra- ascolto delle voci di salvezza che Dio ci Creazione e della Provvidenza, che
ziando cordialmente chi mi ha fat- può fare di ciascuno di noi un albero
manda: attraverso il sussurro dell’erba
to dono del libro che raccoglie che rinasce, la brezza del mare, lo scia- dalle radici nuove, dal tronco più
“riflessioni settimanali tra l’umano bordio delle onde o il mugghiare del ma- robusto, dalle fronde che intonano a
e il divino” di Antonio Balletto, pre-re quando si ingrossa; e ancora il mor- gloria di Dio un canto nuovo: quello
te genovese da poco scomparso e morio delle fronde, il sibilo della tramon- dell’uomo che prende coscienza
da molti assai stimato, vorrei fare nuova di sé. Non si sente più schia-
tana, il belato degli agnelli e, perché no,
mia la sua riflessione sullo splen- le voci di chi lavora, realizza, costruisce. vo e totalmente oppresso, né dispe-
dore della Pasqua e quindi ve la Stare ad ascoltare Dio, che dai cieli aperti ra di sé, poiché non è più un fuscel-
offro: mi rivela qualcosa del suo volto, non mi lo in balia delle onde. E’ un vivace e
sospinge verso una zona vacua, sorda, nuovo “giovinetto” che sa d’essere
“Vorrei essere capace di parlare di irreale. Si ascolta e si prega dentro la preso dalla mano robusta e delicata
questo evento, che non è tale in storia, là dove vive e trepida l’uomo. dell’Eterno, che lo aiuta lungo il sen-
quanto “apparenza”, ma in quanto Quante altre voci, poi, racchiudono in se tiero della vita fino alla meta dove
“sostanza” centrale dell’esistenza, stesse qualche sillaba del Discorso del saranno ad attenderlo Maria, Giu-
dell’essere, della vita, che parte da Padre che ci narra la liberazione e resur- seppe, le schiere celesti, i santi e i
Dio e si espande nelle sorti uma- rezione della Pasqua: voci di bimbi, cri- suoi cari. Il vento pasquale si posa
ne…Comincerò col professare la stalline e gioiose; voci di saggi e di poeti; sui nostri monti, sui tetti delle nostre
mia fede viva nella Santa Pasqua: voci di sofferenti, di martiri, di moribondi. case. Va, questo vento, a cercare
”Credo ut intelligam”. Mi affido al Nel corso dei tempi, il significato del gior- per tutto il mondo un volto, un cuo-
Signore Risorto e al Santo Spirito, no più grande per i cristiani è andato ar- re umano, donando a tutti il mes-
affinché mi partecipino qualcosa di ricchendosi. Il Popolo di Dio, il Santo I- saggio di Libertà. Affratella gli uomi-
quella Luce che scende sin nel sraele, schiavo in Egitto, riceve la chia- ni nel popolo nuovo dei figli di Dio”.
profondo delle oscurità del creato mata di Yahweh e Iddio, grande, lo libe- E ora il mio augurio pasquale a tutti
e della storia e che viene donata a ra. Così non più solo dai cieli aperti, ma voi attinge dalla liturgia pasquale
chi la chiede in modo corretto. anche dalle viscere della terra viene a noi ebraica (Pesachim X,5) per dirvi
Così equipaggiati, ci si può incam- il messaggio della Pasqua: ci giunge la
minare verso la comprensione di forza della liberazione, il respiro della
questo “centro” della vita cristiana. speranza; ci viene donata la gioia esul-
La Pasqua benedetta apre, anzi- tante di essere liberi e non più schiavi, lo “ Egli ci ha fatti passare:
tutto, i cieli e vorrebbe che noi spirito dell’amore fiducioso. Pasqua è dalla schiavitù alla libertà,
vedessimo e contemplassimo tutti rompere le catene dei nostri vizi, dei no- dalla tristezza alla gioia,
gli splendori che brillano nel cuore stri peccati, dei nostri egoismi che ci ren- dal lutto alla festa,
dell’Infinito. La nostra mente e i dono schiavi: riporta la nostra umanità dalle tenebre alla luce,
nostri occhi restano, però, spesso alla sua libertà. Dopo la morte e resurre- dal peccato alla grazia.
abbagliati. Ma i cieli si sono aperti zione di Gesù si spaccano le rocce, si ele-
e se vi sostiamo sotto, già il nostro vano i colli: tutto si rinnova e spunta
essere viene “toccato” da qualcosa l’uomo adamitico, capolavoro della Crea-
Perciò diciamo davanti a Lui:
e da Qualcuno che lo purifica e lo zione: quale ammirazione e quanta gioia Alleluia!”
nobilita. Anche Paolo, sulla via di riconoscente, mio Dio! Ecco, la Pasqua è
Damasco, restò accecato per qual- come un melograno che si apre, spargen-
che tempo. L’esperienza della ceci- do i suoi semi perché fruttifichino sui
tà è parte della vita cristiana. padre Daniele
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Per iodico di in for ma zione de lla Numero 5,
Parrocchia Gesù Adolescente Primavera 2009

CINEFORUM….. Notizie a cura di Lino & Patrizia

C’’entra perché il 15 gennaio u.s. mettersi in contatto con la Signora


Nel 1914, allo scoppio della Prima
abbiamo proiettato il film Arslan, l’ha invitata a Genova, e così
Guerra mondiale, l’Impero ottomano
“La masseria delle allodole”, uno dopo la proiezione del film abbiamo
si schierò con la Germania e l’Austria
splendido film dei fratelli Taviani, potuto ascoltare una testimone, or-
-Ungheria. Così gli Armeni sudditi del
liberamente tratto dall’omonimo libro mai di terza generazione, estrema-
Sultano si trovarono a dover com-
di Antonia Arslan. Il tema è appunto mente documentata e precisa, di
battere contro i loro fratelli,
il genocidio degli Armeni osservato e questa storia quasi dimenticata. Anto-
gli Armeni cittadini della Russia.
narrato da un punto di vista familia- nia Arslan, un po’ come è avvenuto
Alcuni disertarono e il governo turco
re: Antonia Arslan è infatti nipote di per tanti ebrei trent’anni dopo, ha
ebbe motivi per dubitare della loro
Yerwant Arslan, un armeno emigrato sentito il dovere civile e morale di
lealtà, e in tale situazione ebbero
in Italia molto tempo prima della ricordare, di “fare memoria” di tutte
buon gioco coloro che, accesi nazio-
Grande Guerra, laureatosi in medici- quelle povere persone sparite nel nul-
nalisti, fecero pressione per ottenere
na a Padova e sposato con un nobil- la, e l’ha fatto con una semplicità
l’eliminazione sistematica della popo-
donna veneta, scampato perciò al straordinaria, con una “pietas” che
lazione armena: tale decisione fu
massacro, ma unico superstite di investe tutti, le vittime e i carnefici, e
presa nel febbraio del 1915.
tutta la sua famiglia. Il libro è uscito che tuttavia vuole restituire a ciascu-
Gli Armeni furono vittime di un mas-
nel 2004, e, attraverso un passapa- no il suo posto, senza dimenticanze e
sacro generale, condotto con metodi
rola discreto ma inarrestabile, ha senza revisionismi o falsificazioni.
feroci. Gli storici parlano di non me-
venduto moltissimo, ha vinto nume- E’ stata una serata speciale, intensa e
no di un milione di persone, (ma
rosi premi, ed è stato tradotto in commossa, e siamo grati a questa
cifre certe non ce ne sono) uccise
dieci lingue. I fratelli Taviani poi, con donna che, con grande disponibilità e
solo perché appartenenti ad una
la loro scelta coraggiosa (il Governo generosità ci ha offerto la possibilità
minoranza: il primo genocidio del
Turco, a distanza di quasi cento an- di riflettere ancora una volta su que-
Novecento, anticipatore dell’altro,
ni, ancora non ammette il fatto, e ha sto strano, contraddittorio, grande e
non meno drammatico, perpetrato
cercato in molti modi di bloccare la crudele essere che è l’uomo.
dai nazisti di Hitler nei confronti de-
realizzazione cinematografica) hanno Bella la frase che Antonia ha scritto
gli ebrei.
dato ulteriore risonanza alla vicenda sul retro di copertina del suo libro:
Eppure di questa pagina tragica del-
la storia del popolo armeno (ma oggi storica, e si può dire che il film ha
parliamo di crimini contro l’umanità fatto da volano alla curiosità e alla
intera) poco o nulla se ne sa, e solo voglia di conoscere questa scomoda
in tempi recenti i libri scolastici fan- verità.
no un pur breve cenno a tali fatti. Queste le linee generali del film e del
libro. Ma noi cinefili abbiamo avuto “Io mi sono seduta, un giorno di
I nostri lettori si domanderanno: “Ma
un ulteriore regalo: Padre Daniele, maggio, ad ascoltare e a scrive-
cosa c’entra tutto ciò con il
tramite alcuni amici, è riuscito a re. Ed è stato come intessere un
Cineforum?”
tappeto”

Patrizia T.

APRILE al Cineforum:
2 NOI DUE SCONOSCIUTI
7 martedi Santo L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI
16 MEDUSE
23 HERMANO con la partecipazione del regista Giovanni Robbiano
30 COUS COUS le grain et le mulet
MAGGIO al Cineforum
7 LATERRA DEGLI UOMINI ROSSI
14 GIU’ AL NORD
21 IL PAPA’ DI GiOVANNA
28 CHANGELING

La commissione Cineforum ha incontrato il regista genovese G.Robbiano ed è motivo d’orgoglio annunciarVi che
per la prima volta a Genova verrà proiettato nel salone parrocchiale il suo ultimo film “HERMANO”.In questa occa-
sione Robbiano sarà presente per presentarci la sua opera e risponderà alle nostre domande al termine della proie-
zione.
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Per io d ic o d i in for m a zione d e lla Numero 5,
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Libri per riflettere a cura di Ines C.

Segnaliamo il nuovo libro di Antonia Arslan, autrice de “La masseria delle allodole”,della quale
parliamo nella sezione CINEFORUM

LA STRADA DI SMIRNE. 2008, EDIZIONI RIZZOLI, 18,50

Enzo Bianchi, “Il pane di ieri”, Einaudi, 2008, euro 16,50

Questi racconti sembrano la tappa di un libro sapienziale, che parla di tradizione e


cultura, di amicizia, diversita’, gioia di vivere nella semplicita’ di un tempo passato,
umile e povero, ma ricco di emozioni e profumi antichi; c’è il recupero della memo-
ria, che esalta il ricordo del canto del gallo all’alba, il rintocco delle campane per
annunciare momenti lieti o tristi al ritmo delle stagioni, il grido dell’acciugaio e il
richiamo del venditore ambulante di carta da lettere, e ancora il colore della ven-
demmia, il profumo dell’orto, la semplice gioia di una tavola imbandita… Suoni quo-
tidiani accompagnano persone; saggezza popolare, aneddoti, proverbi intrisi nelle
righe, riflessioni sulla vita e sulla morte, recupero della bellezza delle diversita’… La
memoria personale e individuale sfuma nella storia universale e si fa memoria col-
lettiva.

C.M.Martini – G.Sporschill
“Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Mondatori, 2008 euro 17,00

L’ ex arcivescovo di Milano e studioso della Bibbia e il gesuita austriaco noto per aver
vissuto “coi bambini in strada” tra Romania e Moldavia, si sono conosciuti durante un
soggiorno a Gerusalemme e sono diventati amici; si sono chiesti come concretamente
gli uomini di fede possano rispondere alla crisi etica della societa’ contemporanea:
"Che cosa farebbe oggigiorno Gesù?", "A quale meta conduce il cammino delle religioni
in una società sempre più disorientata e priva di Dio?". Per Martini questo libro che può
essere interpretato come il suo testamento spirituale, attraverso pensieri, ricordi, do-
mande e risposte, metafore della vita...Ragionamenti ispirati da molte conversazioni
con i giovani che lottano contro l’ingiustizia e vogliono imparare l’amore danno speran-
za a un mondo difficile.
Tra i vari temi si coglie il doveroso e profondo senso di responsabilita’ di religiosi e laici
del 3°millennio.

H.Nouwen “Muta il mio dolore in danza” Sanpaolo, 2008 euro11,00

Di questo sacerdote e docente di grande talento, scomparso nel 1996, sono stati raccolti
scritti e pensieri di profonda spiritualita’, che toccano il cuore e spiegano come si deve
vivere nel tempo della prova: la speranza è il senso della vita cristiana, il suo fondamen-
to; sempre pragmatico e mai facilmente consolatorio né rassegnato, l’autore ci aiuta a
vivere nella pienezza ogni tempo umano, anche quando i luoghi e i tempi della sofferen-
za ci fanno sentire ancora piu’ indicibile il mistero di Dio.Riflessioni quaresimali per com-
battere il fatalismo e lo smarrimento, il non-senso apparente e il vuoto d’amore…fede e
preghiera ad imitazione di Gesu’ nel Suo rapporto col Padre…ecco allora delinearsi il mo-
do per cui ogni dolore puo’ essere sublimato e tramutato in danza tra le braccia del Si-
gnore, che veramente accoglie, perdona e ama.Uno dei tanti capolavori di Nouwen.
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Definizioni di teatro

Da Aristotele ai giorni nostri, il termine ha subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è certo


che il dibattito intorno ad una definizione esaustiva dell'evento teatrale continuerà in futuro.
Sintetizzando i punti di convergenza dei diversi insegnamenti che hanno attraversato il teatro
contemporaneo negli ultimi decenni, da Jerzy Grotowski a Peter Brook, da Giorgio Strehler a
Eugenio Barba, possiamo trovare elementi comuni per una definizione: il teatro è quell'even-
to che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo
in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

Silvio D'Amico ha definito appunto il teatro come «la comunione d'un pubblico con uno spettacolo vivente».

<< Non gl'immobili fantocci del Presepio; e nemmeno ombre in movimento. Non sono teatro le pellicole fotografiche
che, elaborate una volta per sempre fuor dalla vista del pubblico, e definitivamente affidate a una macchina come
quella del Cinema, potranno esser proiettate sopra uno schermo, tutte le volte che si vorrà, sempre identiche, inalte-
rabili e insensibili alla presenza di chi le vedrà. Il Teatro vuole l'attore vivo, e che parla e che agisce scaldandosi al
fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal
consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori. >> (Silvio D'Amico,
Storia del teatro.)
In senso lato può avvenire anche fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia possibile raccontare una storia o
catalizzare l'attenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali che distinguono un evento teatrale da, per esempio,
una conferenza o dal vociare di un mercato pubblico, sono, nella pratica teatrale:la scelta consapevole di una forma
(nella finzione drammatica il personaggio o la maschera); la definizione di uno spazio nel quale tale forma possa agi-
re (il palcoscenico, tradizionale o improvvisato); il tempo stabilito dell'azione (l'elemento drammaturgico, la durata di
un testo o di una partitura gestuale).

È utile notare come, in ogni caso, spesso l'improvvisazione renda variabili le costanti sopra descritte, anche se è opi-
nione corrente dei maestri di questa disciplina che solamente il rigore di uno schema predefinito renda l'attore libero
di variarlo.

Più in generale, ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico, è il carattere di compiutez-
za dell'azione scenica che la rende classificabile come arte e la distingue dagli altri eventi sociali, didattici o semplice-
mente quotidiani. Ciò non esclude del tutto che l'evento teatrale (la 'magia' di Eduardo) si possa temporaneamente
manifestare anche in altri contesti: nella parentesi narrativa di un insegnante durante una lezione scolastica, o nella
performance di un giocoliere in una piazza affollata.

Rilievo con maschere Teatrali

Roma,Traforo del Quirinale

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La“Compagnia DEL Muretto”replica la Commedia

“PENSIONE VEDOVA FERRO”

Il giorno 24 Aprile 2009 alle ore 20,45

presso il Teatro Parrocchiale della Chiesa di Coronata….

Vi aspettiamo ancora numerosi Angelo C.


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Avere un amico come Giuseppe Dossetti

Ho la fortuna e, aggiungo, anche l’orgoglio di avere ancora mio papà, Mario Giorgini,
geometra, classe 1915, Solognese a denominazione d’origine; una vita lunga che si è
dipanata in uno spaccato di storia intenso e difficile soprattutto a cavallo della secon-
da guerra mondiale quando, dopo le scellerate alleanze del fascismo, una guerra
persa (perché dagli Alleati, dopo l’euforia della liberazione, ci fu fatto notare che la
guerra l’avevamo persa) e una sanguinosa e fratricida guerra civile in via di defini-
zione, occorreva ricostruire anche gli edifici ma soprattutto le coscienze.
Fu in questo periodo che mio papà (Carmine da partigiano) fu coinvolto, più dal
punto di vista amministrativo che politico, nelle vicende della nascente Democrazia
Cristiana nella montagna Reggiana ed ebbe l’opportunità di conoscere Giuseppe Dossetti (Benigno da partigiano),
presidente “disarmato” (aveva sempre rifiutato le armi) del CLN di Reggio Emilia, più anziano di lui di due anni, per-
sonaggio di grande rigore morale e di profonda ispirazione cristiana che godeva di un credito politico illimitato; nel
luglio del 45’ fu convocato a Roma il congresso del partito e Dossetti, che insieme a Fanfani, La Pira e Lazzati si ri-
conosceva in una concezione etica della politica (Montanelli li definì “sinistra integralista della DC), giunse a Roma a
lavori congressuali conclusi e, ciò nonostante, fu eletto vice-segretario del partito, per così dire, “in contumacia”;
arrivò in ritardo a causa di un incidente stradale occorso alla vettura sui cui viaggiava insieme ad altre tre persone,
una delle quali era mio padre; Dossetti era davanti insieme ad un ingegnere delle “Reggiane” che guidava, mio papà
era dietro con un altro partecipante Castelnovese al congresso; nei pressi di Grosseto, all’alba, presumibilmente a
causa di un colpo di sonno del conduttore, la vettura uscì di carreggiata, abbatté un giovane platano (allora erano
giovani anche i platani) andandosi a schiantare contro quello successivo; i ricordi delle teste e delle facce insanguina-
te sono ancora vivi (non c’erano ancora cinture e tanto meno air bag), soprattutto Dossetti era finito con violenza
contro il parabrezza e per quanto non avesse ferite serie, era una maschera di sangue; mio papà si limitò a dare una
testata al tetto della vettura ma, considerati i suoi trent’anni, fu la vettura ad avere la peggio.
Tutti ricorsero a cure mediche e sul posto restò solo mio papà che fece trainare la vettura incidentata da una pariglia
di buoi fino ad una vicina officina; a Roma era andato anche per riprendere il lavoro lasciato prima della guerra
all’ACEA la società romana degli acquedotti che poi dovette abbandonare per l’esiguità dello stipendio che non gli
consentiva di vivere lontano da casa.
L’esperienza dell’incidente insieme alla condivisione degli ideali cristiani, avevano creato però le condizioni per un
rapporto di stima e di amicizia profonde; mio papà finì poi a lavorare a Ligonchio per l’Edisonvolta Spa, progettò e
tracciò elettrodotti e gallerie per captare acque utili al sistema di centrali idroelettriche; Dossetti, più volte, per attivi-
smo politico o solo per amicizia, venne a Ligonchio e sempre gradito ospite a casa dei miei genitori dove faceva lun-
ghe chiacchierate con mia nonna Maria; non è escluso che abbia tenuto sulle ginocchia mio fratello e forse anche
me.
Il mio orgoglio per mio papà si estende naturalmente anche a questa sua prestigiosa amicizia; Dossetti, laureato in
giurisprudenza a soli ventuno anni a Bologna e subito dopo professore di diritto ecclesiastico alla “Cattolica” di Mila-
no, fu uno dei 75 esperti chiamati a redarre la Carta Costituzionale e si occupò in sottocommissione della prima par-
te, quella “poetica” dei diritti e dei doveri; non condivise, per fedeltà all’ispirazione evangelica, il pragmatismo e
l’atlantismo di De Gasperi, partendo dall’irrinunciabile presupposto che “al centro” ci deve essere sempre l’uomo; la
sua esperienza politica, come sappiamo, nonostante l’affidabilità e gli alti incarichi ricoperti, si concluse presto per
lasciare spazio a quella religiosa nella quale la sua sensibilità e profondità trovarono un habitat migliore; prese i voti
ma continuò a criticare la politica che deludeva la “povera gente” e Dio solo sa quanto avrebbe potuto incidere in
positivo se la sua non fosse stata una voce che chiamava nel deserto della DC.
Anche alle gerarchie ecclesiastiche comunque non sfuggì la sua preziosa esperienza giuridica e fu il Cardinale Lerca-
ro, nel 60’, a richiamarlo dall’eremo di Monteveglio per collaborare alla costruzione del Concilio Vaticano II voluto da
Papa Giovanni.
Su questo argomento scriverei molto più a lungo ben conoscendo molti particolari dai racconti di mio papà ma mi
fermo qui; se ci sono due “valori” che informano la mia concezione del mondo, su due piani solo apparentemente
diversi, sono proprio la Costituzione e il Concilio e mi dà un’emozione enorme essere stato sulle ginocchia di una
“grande anima” come Giuseppe Dossetti. Lino G.

Giuseppe Dossetti (Genova, 13 febbraio 1913 – Oliveto di Monteveglio, 15 dicembre 1996)


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Balbettando un po’…
sul Concilio Ecumenico Vaticano ll (1962-1965)

Quando papa Giovanni XXIII annuncio’ che, essendo investito di “una duplice responsabilità di vescovo
di Roma e di Pastore della Chiesa universale” intendeva proporre, “con umile risolutezza la duplice ce-
lebrazione di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale”,
quelle parole inattese, a tre mesi appena dalla sua elezione, in un papato considerato di transizione,
destarono curiosità, perplessita’ e stupore.
Il Concilio si rivelo’ invece un evento epocale, di grande respiro e di profonda fecondita’, segnato dal
fatto che la Chiesa, intesa come “ mistero e sacramento universale di salvezza… e Popolo di Dio”,
acquisi’ una nuova percezione di se stessa e della sua missione nel mondo. Essa infatti si percepi’ come
assemblea di battezzati, chiamati tutti indistintamente alla santità e realmente universale, costituita in
ogni parte del mondo e guidata da un presbiterio autoctono, cosciente della propria autonomia, e da
una moltitudine di fedeli, il cui valore aggiunto e’ la diversita’ e la particolarita’ dovute ai doni elargiti
dallo Spirito di Dio, ricchezza multiforme e tangibile, patrimonio teologico e spirituale alla portata di
tutti.
Il Concilio, pur essendo della Chiesa cattolica, divenne tuttavia di nome e di fatto ecumenico; in tutti i
lavori infatti la prospettiva ecumenica fu la base su cui costruire, alla luce di una conversione della
mente e del cuore da parte di tutti i cristiani, cattolici compresi, aperti e disponibili all’azione dello Spiri-
to.
Uno degli accenti principali fu posto sul passaggio dalla conservazione della tradizione (controriforma),
all’idea di aggiornamento all’interno della chiesa cattolica e di dialogo e confronto con tutti i cristiani,
con tutte le religioni e con tutto il mondo: si chiuse cioè la lunga fase aperta col Concilio di Trento, pre-
occupato per la riforma protestante e quindi impegnato sul fronte della dottrina tradizionale con toni
molto apologetici e di difesa , e ci si avvio’ verso un modello di cristianesimo a dimensione mondiale, in
nome di una nuova coscienza dell’universalita’ e della cattolicita’ ; ecco allora delinearsi una nuova ri-
flessione ecclesiologica, dove il Popolo di Dio (che ha “per capo Cristo …per condizione la liberta’ e la
dignita’ dei figli di Dio… e per fine il regno di Dio”) si colloca in una struttura circolare, non piu’ in una
struttura verticistica e piramidale, e la sua guida (papa-vescovi-sacerdoti), presiede nella carita’ la vita
sacramentale e morale dei battezzati impegnati nel mondo.
Tra le novita’ piu’ appariscenti, oltre l’immagine nuova di chiesa di cui si è accennato, si ricordano:
la riforma della liturgia, la cosiddetta “teologia orante”, luogo simbolico per antonomasia del recupero
della Parola di Dio (nelle lingue nazionali) e della celebrazione dei misteri della salvezza in Cristo
Gesù;
il ritorno dell’Omelia nella celebrazione dell’Eucarestia, che sostituisce la predica più di carattere e-
sortativo-morale, e si passa così al commento delle letture e all’attualizzazione della Parola;
la preghiera si fa più liturgica anche per i laici, che adottano la “Liturgia delle Ore” e la “Lectio Divi-
na”, una volta soltanto del presbiterio e dei monaci;
il recupero del diaconato permanente dei laici, sposati o no, quindi di ministeri ordinati e di fatto già
presenti nella chiesa delle origini come i ministri straordinari dell’Eucarestia, i lettori, ecc;
Il movimento ecumenico per l’unità dei cristiani, insieme a tutte le altre confessioni cristiane;
L’approccio positivo e di dialogo con il mondo moderno;
La nascita e il fiorire di movimenti ecclesiali (oltre l ‘Azione cattolica) e carismatici come i Focolarini,
i Neocatecumenali, il Rinnovamento dello Spirito, Comunione e Liberazione, la Comunità di S. Egi-
dio…);
Un nuovo tipo di “governo” nella chiesa universale e particolare, con il Sinodo dei Vescovi convocato
periodicamente,le Conferenze Episcopali nazionali, i Consigli presbiterali e pastorali nelle varie diocesi e
parrocchie,ecc.
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Balbettando un po’…
…..segue….
sul Concilio Ecumenico Vaticano ll (1962-1965)

I documenti di base più significativi usciti dal Concilio riguardano la costituzione della liturgia
(Sacrosantum Concilium), la dogmatica sulla Chiesa (Lumen Gentium), la pastorale nel mondo contempo-
raneo (Gaudium et Spes),la dogmatica sulla Rivelazione (Dei Verbum).
Il Concilio rappresenta dunque una novita’ che ha segnato profondamente la storia della Chiesa, il suo
“depositum fidei” e il magistero vivente. Non si puo’ tuttavia non riflettere sull’insidia della secolarizzazio-
ne, sia per la debolezza umana intrinseca alla chiesa stessa, sia per le spinte relativiste e nichiliste
dell’attuale societa’, propensa a condurre una vita che prescinde da Dio, a dare un’interpretazione riduzio-
nistica e puramente sociologica della chiesa e di Gesu’, troppo spesso impoverito in una concezione esclu-
sivamente terrena e non anche trascendente.
Ecco allora emergere il rischio di cadere nella trappola di un cristianesimo ridotto a morale o politica o
semplicemente a umanesimo; attualizzare il Concilio vuole dire invece testimoniare il Vangelo, segno di
speranza nel Risorto, pur nel pluralismo ideologico e religioso di questo nostro mondo.
Non è dunque con l’irrigidirsi su posizioni dogmatiche e incontrovertibili che si rende vivo il Concilio anche
ai giorni nostri, di fronte alle nuove realta’ globali e alle questioni antropologiche legate all’intensificarsi
degli scambi culturali tra continenti e civilta’: occorre invece recuperare la diversita’ come complementa-
rietà e ricchezza, e rivalutare quei valori umani e civili come solidarieta’, fratellanza, giustizia,dignita’, con-
divisione,accoglienza, che fanno parte di quei “ segni dei tempi” indicati in modo illuminante proprio dal
Concilio Ecumenico Vaticano II°.

Padre Daniele, Ines C.

Campo invernale in Val Cenis

Come di consueto, anche


quest’anno si è svolto il tradizio-
nale campo invernale, che ha
concluso il periodo natalizio e ci
ha permesso di iniziare tutti in-
sieme con gioia e serenità il
2009. Dopo due inverni
nell’allegra Les2Alpes, la desti-
nazione di questo campo è stata
la Val Cenis, località molto intima
ma caratterizzata da un clima piuttosto rigido (il paese infatti è in una valle baciata solo parzialmente dai raggi
solari). Protagoniste indiscusse del campeggio sono state le sciate, effettuate dai più grandi e dai più piccini in
un vastissimo comprensorio di rara bellezza; molto belle e ben curate le piste, peraltro a pochi metri (!) dal no-
stro hotel. Molto confortevoli le camere,moderne, spaziose e.......un po' originali in quanto disposte su tre pia-
ni! Particolare il ristorante self-service, in cui potevamo mangiare senza freni e recuperare le energie spese du-
rante il giorno. Come sempre non sono mancati i momenti di condivisione e di spiritualità guidati dal nostro
Padre Daniele. Va sottolineata inoltre la nutrita partecipazione delle famiglie: tale fatto è di vitale importanza,
in quanto rappresenta un segnale molto positivo per il futuro della nostra comunità! Un GRAZIE sentito a tutti
coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo campo e un forte abbraccio a coloro che lo hanno
vissuto con passione ed entusiasmo…

Flavio G.
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L’ angolo della Poesia



Il ricordo di un amico

Penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto,


quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l'immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perché amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.

David Maria Turoldo

Più morbida,più lieve

l ’aiuola, ecco, s’inturgida;

candide come neve,


ondeggian le campanule,
un vivo ardor di fuoco
va dispiegando il croco;
il suo sangue stilla,
lo smeraldo sfavilla.
Le primule si gonfiano
con borioso piglio;
mentre l’astuta mammola

s’asconde ad ogni ciglio,


un alito possente
scuote la vita intera.
E’ viva, e qui presente
ormai la primavera.” Goethe
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Per io d ic o d i in for m a zione d e lla Numero 5,
Parrocchia Gesù Adolescente Primavera 2009

Discussioni sul clima. Seconda puntata


“Lo Sciacalllo nacque in agosto
le piogge caddero in settembre;
uno spaventoso diluvio come questo
esso disse - non l'ho visto mai!"
(R.Kipling, Il Secondo Libro della Giungla)

Cari lettori (se qualcuno è rimasto) un affettuoso saluto. Ci sia-


mo lasciati circa quattro mesi fa, prima di questo inverno freddo
- a proposito di clima! -, cercando di capire perché l’evoluzione
del clima futuro sia ancora argomento di dibattito all’interno
della comunità scientifica. Abbiamo visto che esso è fortemente
collegato al ciclo dell’acqua, abbiamo imparato quanto sia un
“oggetto” complesso (ricordate l’esempio della scatola piena di
carrucole?) il cui comportamento non è poi così scontato.
Abbiamo concluso che oggi sappiamo molto su molte - non
tutte - componenti del clima, ma non abbiamo ancora una
visione del tutto chiara di come queste componenti interagi-
scano tra loro.
Vi propongo a questo punto un esempio chiarificatore: si
parla spesso dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia
a causa del riscaldamento globale.
L’”uomo qualunque” (inteso in senso positivo... alla Guglielmo Giannini - chi si ricorda del suo quotidiano del dopo-
guerra?), sulla base di questa premessa, concluderebbe che il clima si stia scaldando e che la sua vita sia destinata a
svolgersi in un clima tropicale, tra uragani, barriere coralline e palme da cocco. Mentre in Groenlandia crescerà la
vite.
Purtroppo (per i ricercatori) non è così semplice. Prendiamo ad esempio la famosa “Corrente del Golfo”. Tutti sanno che è
una corrente del nord Atlantico, che trasporta acque tiepide dal Golfo del Messico fino alla Groenlandia e all’Islanda, miti-
gando il clima dell’Europa. Prova ne è che in Canada, nella Baia di Hudson, alle stesse latitudini di Londra, vive invece
l’orso polare.
Pochi invece sanno che questa corrente fa parte di una circolazione oceanica globale, chiamata “circolazione termoali-
na” (ecco che ricominciamo con le parole strane!) mossa dalle differenze di temperatura (termo-) e di concentrazione sali-
na dell’acqua di mare (-alina). Come funziona? Detto in breve, il mare vicino alla Groenlandia e all’Islanda è molto freddo e
più salato, perchè l’acqua evapora a causa dei forti venti e ghiaccia, lasciando nel mare il sale che conteneva.
L’acqua più salata e più fredda è più pesante e tende a sprofondare verso i fondali dell’Atlantico, richiamando acqua
calda spinta dal vento dai tropici. Questo meccanismo perpetua da millenni la Corrente del Golfo, e, con meccanismi
simili tutte le altre correnti oceaniche.
Ma se i ghiacci della banchisa e della Groenlandia si sciogliessero a ritmo elevato, a causa del riscaldamento globale,
riversando acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, la salinità lì diminuirebbe, spingendo verso sud la circolazione
termoalina. Questo potrebbe causare effetti imprevedibili sulla corrente del Golfo.
Paradossalmente quindi, in un clima globale più caldo, l’Europa potrebbe sperimentare una glaciazione causata
dall’assenza della tiepida corrente!
Niente paura, non è detto che succeda ed io sono sufficientemente consapevole di essere ignorante in materia per
azzardare previsioni.
Inciso: il nome “Groenlandia” deriva dal Danese Grønland letteralmente "terra verde" .. ciò può suggerire che la va-
riazione, piuttosto che la stabilità, della sua copertura glaciale, sia la norma.
Ecco quindi che un riscaldamento provoca un raffreddamento.. un apparente paradosso che esemplifica le interazioni al-
quanto complesse e per nulla scontate delle componenti del clima terrestre. Pensiamo inoltre che questo meccanismo fu
scoperto solo circa 25 anni fa, e quindi chissà quante cose dovremo ancora scoprire!
E poi sappiamo tutti che i fenomeni di cambiamento climatico sono sempre esistiti e sono durati tempi molto lunghi rispet-
to al tempo trascorso da quando calchiamo la Terra come Homo Sapiens Sapiens. Basti pensare alle glaciazioni.
Ma allora come è possibile a comprendere fino in fondo questi meccanismi complessi? Come possiamo dire che cambia-
menti così non ce ne sono mai stati, senza rischiare di fare la magra figura del povero sciacallo Kiplinghiano, che non ave-
va mai visto diluvi così semplicemente perché il settembre dell’anno prima non era ancora nato?
L’unica soluzione è seguire il suggerimento di Galileo, grande precursore della Scienza moderna: “Misura ciò che è misura-
bile, e ciò che non lo è rendilo misurabile”. Bisogna instancabilmente osservare e misurare per prevedere l’evoluzione dei
fenomeni. E rendere misurabili semplici indizi che ci vengono dal passato remoto del nostro pianeta. Ma di misure parlere-
mo la prossima volta.
Giorgio B.
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CPM a cura di Luisa e Roberto


Siamo arrivati quasi alla conclusione del corso di preparazione al matrimonio. Manca soltanto l’ultimo incontro duran-
te il quale vivremo insieme l’eucaristia intorno all’altare, come ringraziamento a Dio per averci accompagnato duran-
te questi mesi e come momento per sentirci uniti nel suo nome, consapevoli che Lui ci sarà quando ogni coppia cele-
brerà il sacramento del proprio matrimonio, e che continuerà ad essere accanto a noi sempre, nei momenti belli e in
quelli più difficili della nostra vita.
Ci sarà infine il momento dei saluti e degli auguri, con qualche brindisi e qualche pasticcino che contribuiranno a
rendere questa serata più gioiosa, ed i saluti non saranno degli addii ma saranno degli arrivederci, come lo sono stati
per i fidanzati che abbiamo conosciuto e seguito negli anni scorsi e che, con molta gioia, rivediamo spesso nella no-
stra parrocchia perché molti di loro, pur non abitando vicino, si sentono ormai un po’ parte della nostra comunità.
Quest’anno il gruppo era meno numeroso rispetto agli scorsi anni, cinque le coppie partecipanti, Padre Daniele e tre
coppie accompagnatrici, ma nonostante questo gli incontri non si sono mai conclusi prima delle 23,30, e le serate
sono sempre state molto interessanti e molto animate. Segno questo che gli argomenti trattati sono stati apprezzati,
ritenuti stimolanti, e che il coinvolgimento attivo di tutti, mai forzato, anche se all’inizio può aver creato qualche pic-
colo imbarazzo, a mano a mano che ci si conosceva è diventato per tutti un modo spontaneo e sincero di esprimere
le proprie idee, per farsi conoscere meglio dagli altri, per portare contributi importanti alla discussione e per creare
quell’atmosfera, sempre molto accogliente, che ha caratterizzato queste serate.
Il filo conduttore degli incontri è l’amore, in tutti gli aspetti in cui si può manifestare: l’amore umano tra gli sposi,
vissuto sì come sentimento, ma anche e soprattutto come fiducia, dialogo, volontà di volere il bene dell’altro,
l’amore di Dio per il suo popolo, vissuto con sentimenti umani ma capace di arrivare al Perdono come solo Dio sa
fare, l’amore di Gesù che arriva a donare la vita per noi, e ancora l’amore degli sposi, che fa il salto di qualità nel
momento in cui diventa sacramento, ed acquista quella forza e consapevolezza che permette ai due di sentirsi capaci
di affrontare anche le avversità che la vita può presentare sapendo di non essere soli e cercando di tendere all’ideale
dell’amore di cui è capace Dio. Abbiamo parlato di tutto questo, e sentendo gli altri abbiamo capito un po’ di più an-
che di noi stessi. Molti ragazzi, dopo l’incontro, parlando sulla piazzetta della chiesa, in un modo molto simile a quello
che succede dopo la Messa della domenica, la famosa “liturgia del sagrato”, quando è cosi bello stare insieme che
si vorrebbe prolungare il più possibile quel momento, ci hanno detto che le discussioni delle serate, spesso e volen-
tieri, sono proseguite tra di loro, all’interno di ogni coppia, la notte stessa dell’incontro, o nei giorni seguenti. Segno
questo che i temi trattati, ed il modo di discuterne insieme, sono stati per loro motivo di dialogo e di approfondimen-
to personale e questo è motivo di grande gioia per noi e stimolo a ripetere ancora, se e quando Dio lo vorrà, questa
bellissima esperienza.

Gli educatori raccontano…Un aggettivo, un sentimento, Monterosso al Mare, domenica 15 marzo


Sono le 16:27 e stiamo salendo su un treno regionale molto affollato, di ritorno da Monterosso al mare, dove abbia-
mo trascorso una piacevolissima giornata, certamente diversa dalle solite domeniche fatte di animazione liturgica,
studio e incontri preserali..Beh, a dire il vero, qualche libro era presente nello zainetto di alcuni ragazzi, perchè l'in-
terrogazione di storia incombe, però è stato saggio rimandare il ripasso a questa sera…oggi, è stato utile aprirsi pie-
namente agli altri..E le condizioni meteorologiche ci hanno aiutato molto:il sole ha accompagnato le nostre prodezze
pallavolistiche in spiaggia, il pranzo sugli scogli, la passeggiata lungo il borgo e le nostre riflessioni sul silen-
zio,componente necessaria per rientrare in se stessi, conoscersi realmente, toccare il Signore. Le note composte
dalle onde del mare, le barche a vela all’orizzonte, i tipici terrazzamenti liguri e la brezza marina hanno accarezzato i
minuti trascorsi singolarmente da ciascuno di noi, in un breve ritiro.
Di stazione in stazione, il treno si riempie..non siamo stati gli unici a godere di questa splendida giornata dal clima
primaverile!Sparsi tra un seggiolino e l’altro, passa di mano in mano un foglietto su cui scrivere un aggettivo, un sen-
timento e un’associazione per descrivere il tempo trascorso insieme.Si legge: giocoso, sereno, libero, bello, ma non
senso banale, precisa Federica! Ricorre la spensieratezza e l’amicizia, ma anche la confusione, intesa come intrec-
cio di pensieri. Per Tommaso, le carte e la palla riassumono molto bene la giornata; Annalisa ricorda il tempo tra-
scorso in campagna per il sole, il vento fresco e la riflessione mentre Federica ripensa ai campi estivi e si proietta
con la mente al prossimo,a Cogne. “Vita” scrive Eleonora, semplicemente!E sulla musica di “Io,diventerò qualcuno”,
la colonna sonora proposta da Luca, siamo giunti alla stazione di Sturla..Un’occhiata all’orologio:sono le 18:10..i no-
stri amici adolescenti avranno appena iniziato a vedere il film proposto
dalle loro educatrici Ilaria e Valentina, mentre i giovanissimi, guidati da
Claudia e Elio, fra meno di un’ora si apprestano a commentare le sacre
scritture.
Appuntamento a domenica prossima, ore 18:30, come sempre, insieme
agli amici che oggi non sono potuti venire!

Gli educatori Laura, Luca e Simone


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Sguardo sull’arte

GRANDI MOSTRE: CENTO ANNI DI FUTURISMO

PARIGI, 20 febbraio 1909.

Sul quotidiano “Le Figarò” esce in prima pagina un insolito pro-


clama.
E’’firmato da un italiano, letterato, poeta, editore Filippo Tommaso
Marinetti.
Egli dichiara il suo amore per il pericolo, la vita audace, la velocità,
la lotta e l’avversione per i musei, le biblioteche e le accademie.E’
l’atto di fondazione del primo movimento d’avanguardia
(finalmente italiano !) del Novecento “Il Futurismo”.Cent’anni dopo
l’Italia celebra questo dirompente apporto da Lei fornito alla storia
dell’arte mondiale. Il manifesto del Futurismo è redatto da U. Boccioni e firmato da G. Balla, C.
Carrà,L.Russolo e G.Severini.Il Futurismo intende produrre un’arte in grado di esprimere la vita
turbinosa della metropoli moderna. Dietro l’esaltazione futurista del progresso, il disprezzo di una
tradizione e di una cultura arretrate e provinciali c’è l’ideologia di una borghesia industriale emer-
gente, che i futuristi a parole spregiano, ma ne assumono inconsapevolmente gli atteggiamenti,
fino alla celebrazione della guerra “igiene del mondo”e all’adesione quindi del fascismo. Boccioni
è indubbiamente la personalità più rilevante. Lui cerca il rapporto reciproco tra oggetto e ambien-
te circostante, fino al mutamento emotivo del soggetto (serie degli stati d’animo, 1911).Balla ten-
de alla dinamica oggettiva e Carrà alla simultaneità delle sensazioni.Russolo è il maestro del mo-
vimento e della velocità, e Severini, guardando al cubismo, alla scomposizione di oggetti e per-
sone. Il gruppo si divide dopo la tragica morte di Boccioni in guerra (1916).Severini torna alla
figurazione, Carrà sfocia nella metafisica e Balla giunge a una totale astrazione. Molte le mostre
che celebrano il movimento: Milano, la capitale del Futurismo, a palazzo Reale sino al 7 Giugno;
Roma, alle Scuderie del Quirinale sino al 24 Maggio ;poi Aosta, Rovereto, Torino, Venezia.
E’ doveroso un omaggio al movimento artistico Italiano più importante del secolo scorso.
Seguirà avviso per l’eventuale visita alla mostra di Milano
Roberto P.

Umberto Boccioni:studio per l’antigrazioso

Giacomo Balla:velocità d’automobile


Parrocchia Gesù Adolescente Tel.: 010 358177
Fax: …………………………….
Padri Barnabiti Direttore responsabile
Padre Daniele: danielponzoni@tin.it
Via padre G Semeria, 38-GENOVA Redazione:
fabio.giuffra@gmail.com
APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
APRILE
TRIDUO PASQUALE:
- Giovedì Santo ore 18.00 - S. Messa in “Coena Domini”; ore 21.00 Adorazione comunitaria
- Venerdì Santo ore 18.00 - Solenne celebrazione della Passione del Signore
- Sabato santo ore 21.30 - Solenne Veglia Pasquale,
cui seguirà uno scambio di auguri nel Salone

Lunedì 13 - Pasquetta :
Gita a piedi sul “Monte Caucaso” 1200 metri.
Dal paesino di Barbagelata in circa 1h30’ di percorso facile.La
vista in cima è mozzafiato. Saremo praticamente sopra
la foce dell’Aveto, dove inizia l’omonima valle. In mezzo
alla Val Fontanabuona. Il mare è laggiù in fondo, e
quando è terso è uno spettacolo. Pranzo al sacco o pres-
so il rifugio in vetta(contattare la Parrocchia)

Domenica 19 - Giornata di Ritiro per Comunicandi e loro genitori dalle Suore Immacolatine (c\o via
Dezza sul Monte Fasce). Portare colazione
Martedì 28 – ore 21.00 Incontro formativo coi genitori dei cresimandi , padrini e madrine. NB. Portare il
Certificato di Battesimo dei figli.
MAGGIO
DOMENICA 10 - ore 15.00 LITURGIA BATTESIMALE per i Bambini\e del 1° Anno e loro genitori e
accompagnatori. Segue merenda .
DOMENICA 17 - ore 10.45 S. Messa e PRIMA COMUNIONE dei Bambini\e del 3° Anno
DA VENERDI 22 a DOMENICA 24 – Pellegrinaggio a ROMA dei Cresimandi con la Diocesi
DOMENICA 24 - FESTA DELLA PARROCCHIA -
verrà dato il Programma dettagliato delle manifestazioni
SABATO 30 - ore 14.30-17.00 Mini-Ritiro per Cresimandi e loro genitori, padrini e madrine.
GIUGNO
SABATO 6 – ore 18.00 S. Messa e CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA
CAMPI ESTIVI:
MARTEDI’ 23 Giugno > MERCOLEDI’ 1 Luglio a DEJOZ (Val Savaranche – AO) per i bambini dalla
3° Elementare ai Ragazzi della 2° Media;
MERCOLEDI’ 1 Luglio > DOMENICA 12 Luglio a COGNE (Val di Cogne AO) per i Ragazzi dalla 3°
Media ai Giovanissimi delle Superiori.

Punti di vista a cura di Fabio tratti dal libro “La variabile Dio” di Riccardo Chiaberge
La mia ricerca scientifica è preghiera.Sto cercando di capire un universo creato da
Dio che mi ama. George Coyne .gesuita ed astronomo di Papa Woytila

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Io credo che abbiamo dei corpi fisici.Soltanto fisici.Se abbiamo un’anima essa
coincide con l’altruismo incastonato nel nostro DNA.
Arno Penzias,ebreo tedesco premio Nobel per la Fisica