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Ordine Certosino

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Certosa di Farneta
L'Ordine Certosino (in latino Ordo Cartusiensis) è uno dei più rigorosi ordini
monastici della Chiesa cattolica. L'istituto è stato fondato da San Bruno nel 1084
nella Savoia, Francia.
Prende il nome dal massicio della Certosa (Massif de la Chartreuse), dove san
Bruno e sei compagni cercarono la solitudine per dedicarsi alla vita
contemplativa. Fin dai primi tempi, si trova delineata la caratteristica della vita
certosina: unione di uomini solitari che vivono in una piccola comunità.
Questa caratteristica si è conservata attraverso i secoli. I certosini sono dei
solitari riuniti come fratelli; la comunità che formano è piccola a causa della loro
scelta eremitica; tanto che si parla di famiglia certosina. Questa si esprime in
momenti particolari, soprattutto nella liturgia celebrata in comune, ma anche in
occasione di incontri come le ricreazioni.
Al 31 gennaio 1996, l'ordine contava 18 abbazie e 366 tra monaci, 177 dei quali
sacerdoti.

Conversi e donati [modifica]


Tra i primi compagni di Bruno, quattro erano chierici e due erano laici, i primi
furono ben presto detti padri, i secondi fratelli o conversi. Cercavano tutti
l’unione con Dio nella solitudine, ma con modalità diverse.
La vocazione di converso, nata a metà dell' XI secolo, fu, in un primo momento,
vista come una forma di vita religiosa destinata ad assistere la solitudine degli
eremiti, senza, però, che i fratelli fossero essi stessi solitari. Agli inizi dell'ordine
certosino, però, i fratelli proteggevano sì la solitudine dei padri, ma la loro stessa
solitudine era a sua volta protetta dal fatto che vivevano all’interno del «deserto».
Nei secoli la loro abitazione fu separata da quella dei padri, oggi, invece, abitano
nello stesso monastero.
Ai conversi si sono aggiunti i donati. All’inizio erano operai aggregati al
monastero e tenuti solo ad alcune preghiere. Poi diventarono monaci con abito e
stile di vita simile a quella dei conversi. Tuttavia essi non si vincolano con voti,
ma, "si donano" al monastero promettendo di servire Dio. I donati hanno proprie
regole, meno vincolanti di quelle dei conversi, ad esempio, non sono tenuti a
partecipare alle preghiere notturne.

Il procuratore [modifica]
Nella certosa, i fratelli formano un solo gruppo attorno ad un monaco detto
procuratore. Fin dagli inizi dell’Ordine, uno dei monaci è incaricato dei fratelli:
assegna i vari lavori e coordina l'attività dei conversi. Il procuratore può essere
sia un padre sia un fratello converso. Il procuratore ha anche il compito
dell’amministrazione temporale del monastero ed ha il dovere di non far
diffondere nella casa i "rumori del mondo", poiché il suo compito ha appunto lo
scopo di permettere ai monaci di tendere alla contemplazione nel totale
isolamento.

La vita dei fratelli [modifica]


I fratelli sono chiamati a cercare Dio nella solitudine e nel silenzio, ma la loro vita
è meno rinchiusa nell’interno di una cella, perché devono assicurare lo
svolgimento di compiti pratici che sono necessari per il buon andamento del
monastero. I vari posti di lavoro sono chiamati obbedienze.
La giornata dei fratelli comincia in cella. Il fratello resta in cella da quando si alza
sino alla messa comunitaria. La cella è posta nel corpo dell’edificio, fuori dalla
zona del chiostro, in genere non ha altre stanze né giardino.
All’ora della messa incontra in chiesa tutti i membri della comunità, monaci del
chiostro, conversi e donati. Il fratello può partecipare alla celebrazione svolgendo
alcune funzioni liturgiche o impegnandosi nel canto. Tornato in cella, il fratello
recita l’ufficio previsto per quell’ora. Può scegliere sia di seguire i salmi proposti
dai libri liturgici, sia di limitarsi più semplicemente ad un certo numero di «Padre
Nostro» e di «Ave Maria».
Il resto del mattino i fratelli lo dedicano al lavoro. I compiti sono molteplici e ogni
fratello deve spesso passare da un’attività ad un’altra, primi fra tutti i lavori
domestici. Il fratello lavora sia all’interno che all’esterno dell’edificio, ma sempre
nei limiti della clausura, salvo rare eccezioni, ed il più possibile lavora da solo.
L’Angelus, preghiera del mezzogiorno, segna la fine della mattinata. Dopo aver
preso il portavivande con il suo pranzo, pranza e recita l’ufficio divino.
All’inizio del pomeriggio il fratello torna al lavoro, spesso diverso da quello del
mattino, soprattutto in estate. Alla fine del pomeriggio il fratello rientra nella cella
dove nel riposo e nel silenzio si dedica alla meditazione. Dopo la celebrazione dei
Vespri in coro, può prendere un pasto leggero, tranne in Avvento e in Quaresima.
Dopo aver recitato l’ultimo ufficio della giornata, si corica senza tardare troppo
per essere riposato per la preghiera notturna.
A mezzanotte i fratelli partecipano all’ufficio di mattutino in solitudine. Secondo le
circostanze partecipa o meno alle Lodi del mattino, poi ritorna in cella e si corica.
Si alza una seconda volta qualche ora più tardi.
La domenica e le solennità i fratelli stanno maggiormente in cella. Sono anche
per loro momenti forti della vita comunitaria: partecipano con i padri a tutti gli uffici
in chiesa, al pranzo in refettorio e alla ricreazione comune. Infine, ogni mese
hanno uno spaziamento.

Padri e fratelli [modifica]


Le prime comunità certosine furono formate, come suddetto, dall’unione dei padri
e dei fratelli. La vita dei padri e dei fratelli sono nettamente differenti. I padri, o
monaci del chiostro, vivono nel silenzio della cella, sono sacerdoti o futuri
sacerdoti. I fratelli, o monaci laici, affiancano, alla vita di preghiera, il lavoro
manuale in modo più rilevante di quello dei padri. Questi due generi di vita non
costituiscono delle entità indipendenti, i padri ed i fratelli hanno, infatti, in comune
il medesimo ideale. Gli uni e gli altri manifestano le ricchezze della vita totalmente
consacrata a Dio nella solitudine. Senza i fratelli, la vocazione dei padri non
potrebbe mantenersi, ma allo stesso tempo la vocazione solitaria dei fratelli,
"minacciata" dal contatto con l’esterno, non potrebbe persistere se non si
appoggiasse alla assistenza spirituale dei padri. C’è dunque tra padri e fratelli
uno scambio di servizi spirituali e materiali.

La vita dei padri [modifica]


Durante la settimana i padri si riuniscono tre volte al giorno in chiesa: per il
Mattutino, per la messa conventuale e per i Vespri. Le domeniche, e i giorni di
festa di una certa importanza, cantano in coro tutto l’ufficio, eccetto l'ora Prima e
la Compieta, pranzano in refettorio e hanno una ricreazione nel pomeriggio.
Infine escono in "spaziamento" una volta la settimana.
Lo spaziamento è la passeggiata settimanale durante la quale si può parlare
liberamente. Si svolge il primo giorno libero della settimana, di solito il lunedì.
Dura tre o quattro ore. Si cammina normalmente in coppia, per favorire il
confronto personale. Periodicamente ci si ferma per cambiare i gruppi.
In refettorio non si parla mai. Durante il pasto uno dei monaci legge dal pulpito.
Si legge, soprattutto, la Sacra Scrittura oppure gli Statuti, opere relative alla
festività del giorno o altre opere scelte dal priore.
Nell’Ordine certosino lo studio ha sempre avuto importanza, ma non è
l’occupazione primaria per i monaci. I certosini si dedicano, soprattutto, allo
studio della Sacra Scrittura e della teologia.
Il lavoro manuale procura ai padri la distensione fisica necessaria alla salute. È,
però, anche un modo per partecipare umilmente alla condizione umana, come
Cristo a Nazaret. I monaci lavorano da soli nella cella. Il loro lavoro, che deve
essere veramente utile, consiste in occupazioni diverse, ma tutti si occupano di
tenere in ordine la cella, il giardino e di tagliare la legna per l’inverno. Alcuni
padri, come il sacrista o il bibliotecario, hanno mansioni specifiche. Gli altri,
invece, svolgono lavori di artigianato:
preparazione dei pasti,
rilegatura,
falegnameria,
scultura in legno,
smalti,
miniature,
pittura d’icone,
riparazioni varie.
Secondo la tradizione certosina, il "monaco del chiostro" ricerca la solitudine
della cella per cercarvi Dio. La cella è un porto sicuro dove regnano la pace, il
silenzio e la gioia. Se sono diversi i compiti ai quali il monaco si dedica durante la
giornata, tutta la sua esistenza deve essere una preghiera continua.

La giornata del "monaco del chiostro" [modifica]


La giornata del monaco è uguale per tutto l’anno. Il monaco impara così a vivere
al ritmo lento delle stagioni e dei tempi liturgici.
19.45 riposo per 4 ore
23.45 in cella Mattutino della Madonna e preghiere
0.30 in chiesa Mattutino e Lodi
2.30 o 3.30 in cella Lodi della Madonna e riposo
6.45 risveglio
7 Ora Prima – preghiere
8.15 in chiesa - Messa conventuale
9.15 in cella, Ora Terza – preghiere
10 Studio o lavoro manuale
11.45 Ora Sesta - preghiere
12 Pasto – tempo libero
14.30 Nona - preghiere
14.45 Studio o lavoro manuale
16.45 Vespri della Madonna
17 in chiesa, Vespri
17.45 in cella, cena - lettura – preghiera
19 Compieta riposo
All’interno dell'orario settimanale la vita del monaco certosino può assumere
forme assai differenti, soprattutto grazie ai diversi modi di preghiera e di
contemplazione ai quali si può dedicare.