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FIRENZE

Piazza del Duomo, 22

4'

CENOTAFIO

IDI

MESSER GINO DA PISTOIA

^K^'^^^

t^

IP

IS

It

MESSER GINO

TERZA.

EDIZIONE

1838.

.*

S S

ER

FRANCESCO PETRARCA
PER LA MORTE

DI M

ESSER GINO (a)

iangete donne

Amore

e con voi pianga

Piangete amanti per ciascim paese

Poich morto colui che tutto inlese


In farvi

mentre

visse al

mondo

onore

me prego il mio acerbo dolore


Non sien da lui le lacrime conlese

lo per

mi

sia di sospir lauto cortese

Quanto bisogna a disfogare


Piangan

le

Perch

rime ancor
'1

Pianga Pistoia e

s'

rallegris'

il

citt

Cittadin pers ersi

cielo

versi

(*)

dolce vicino

ove

egli gito

sa che questa espressione referibile at furo-

re delle parti Bianca e

vo nella

piangano

core

da noi partito

perdut' hanno

C) Ognun

il

nostro amoroso messer Gino

Novellamente

Che

di Pistoia

Nera che allora tanto imperversava^


.

/j,)

in

iJo

membrana

da un

trascritto quetto sonetto

bc/lissimo

Codice

posseduto gi dal fu eh. Sig. Professor Miglio-

Maccioni, ed oggi presso del Sig. Ferdinando Foggi in


appresso
Pisa . In fine di detto Codice si legge quanto
rotto

FRANCISCI PETRARCE PO

ETE CLARlSSmi ETERNI


TATISTRITJMPHUS.VI. ET

ULTIMUS EXPLICIT

die XXIII madii MCCCLXX


hodie completunt

mihi 4radidit poetam


stephanus Canossa

miraculosus artifex

qui

litleris

novioribus

et stilo venustissimo

cum

CCCL. septeni

figuris aureis parvulis


et

duabus oppido maioribus

ornavit in pellucida

membranula

meo

iussu

dulcissimum petrarcam

cum quo
cum quo

Ego

edere

et

^vivere et

cubare

mori volo.

Franciscus Antoni Petri

Bartoli de Florentia,

LE RIME

ESSER GINO

DI M

GI PUBBLICATE

DAL PILLI
Sonetto di

M.

Gio. Battista Fortegiierri di Pistoia

a M. Niccol

Q Da

Pilli

suo compatriotta

uasi stelle del Ciel chiare e lucenti

di lor mostra due be lumi ardenti

Z' uno che tiene

quel di Gino in cui natura pose

Un
Z' altro

Sol che 7 Sole illustra e gli Elementi


,

che

di quel

Che

dolci Colli nostri indora

Montemagno

d Amor

de

fanno un fonte

il

tranquillo

Aurora

(a)

merc della virt che nacque

Col gentil nostro avventuroso Pillo

che

ond' escon V acque

sacri ingegni eterna

Splendi! or

(a)

vivi raggi intenti

Nelle candide sue Selvagge Rose

Questi

chi contempla l onorate cose

Fan

fosca nebbia da gran tempo ascose

Si allude alle rime


Pilli pubblico unite

di

Bonaccorso

a quelle di Gino

da Montemagno
,

MEDESIMO

AL

gentil

ilio

che de pia chiari ingegni

Che mai Jormasse

Ond' or a noi

Ne date
In sin

il

cos grati

appariran d' Jlcide

che

s'

alcun tace

La fama

Pistoia

vostra

da

a far vi

/'

in

guerra ,

bei disegni

e tenta farle offesa

all'

onda di Parmesso

,
:

onor nelV alma impresso

spinse

spenti sotterra

voi di gloria accesa

Terr sempre
Ch'

Segni

dalP invidia oppresso

Diralla jpollo

Ma

pegni

7 fuoco star con V acqua

Mai non saran di voi


I leggiadri pensieri e

in terra

apre Elicona e serra

s^

Mondo

al

sommo Sole

una

bella

Impresa

,
.

ALL'ILLUSTRISS.

E REVERENDISS.

MONSICi.

SIGKORE

IL

NICCOL CAETANO DI SERMONETA


CARDINALE DI

S.

EUSTACfflO

Niccol Pilli

Xo

non voglio esser ora ricordevole

Illustriss. e

Reverendiss,

berai con ambidue


miliari

che come prima ascessi trovate tutte le Ri*

di m, Cino

ri

prima che a ogn^

e Reverejidiss,
esservi grate

da

confermato

Pistoia

le

altro^ vedere

perciocch

io

infinitamente

e che

vi

ne ho

ancora mi

e servidor vostro tanto affezionato

molto

Illustriss,

da m. Raffaello Macone mio conso^

che le

bench antiche sia^

debbiano dilettare , umilmente

reco a voi

dovi

a VS.

al presente

maggior parte

composizioni di questo Autore

no

farei molto volentie*

da che sentivo allora

ridotte insieme la

brino

che pi anni sono deli*

Buonaccorsi vostri intimi fa'

me
,

Mons. mi0

le

ar-

e che piacene
, acciocch le veggia te
mi facciate grazia di pigliarle in dono ; s

perch talora

con onestissimo

appieno

bei concetti

menzioni

e le antiche

diporto

gravi sensi

gustiate

le

variet di Rime

nuove in*
,

ch=e

in

questa bella operetta

ritrovano

si

ancora per-

ch alla Memoria d* un tanto scrittore

mente cosa iratissima

venendo

elle

che

correggerle

e che appresso di s (

gusti

r abbia per carissime

tutti

possi

che

Oltre

altissima protezione

in

mano

come fate

si

di
,

voi )

scorger da

V infinita

vera"

fa

quando voglia

un Signore

le

si

chiarezza

che ne ricever questo gran

Giureconsulto e Poe-

avvenga che essendo

uno degli splendidis-

ta

simi

Raggi

sommo Sole

del

stiana Repubblica

da

voi

il

voi

potr

di questa nostra

Cino

Nosti'o m.

il

premio d* un sempiterno

splendore

Cri-

aver
anzi

della vera sua immortalit che presso a 3oo anni

Ma

stata ascosa.

intendendo ora la patria mia di

Pistoia che io le abbi


in questo picciol

VS.

favore di

mandate

mondo

di

fuori, per dir cos,

Roma

V ombra

sotto

Illustriss, e Reverendiss.y

penso che

ne sentir tant' allegrezza e contento, quanto d'o-

gni altra cosa che in questo giorno felice accader


gli potesse

Casa

striss.

conci sia cosa che dalla


,

gentiluomini

altri

vostra

illu-

nostri Pistoresi

san pur oggi medesimamente favoriti e beneficati


tal che con la molta verta e liberalit vostra,

mondo

strate al

essere

mo-

per la chiarezza del

sangue e per V altezza dei costumi, nato veramente

Signore

mente

de quali proprio remunerar larga-

amici

usar liberalit verso

gli

ed ai luoghi

nelle

neces-

nel che avete imitato la santiss.

memo-

servizj

e sovvenire

sit loro

poveri

pii

Papa Gelasio IL cognominato

ria di

Gaetano

che

fu

Casa

vostra Illustriss.

che per eterna gloria

e della S.

Sede apostolica fece

( col sesto

lihbro dei Decretali

nostre Cristiane

striss,

s'

invieranno

di m. Cinoy cavata per


zo

leggi

le

mani

VS,

del

come

con la vera

mano

Poeta

sin
Illa-

effigie

di Giorgin d' Arez-

dai Ritratti dell Illustrissimo Eccellentis-

(a)

Duca

simo S,

di Fiorenza

riverenza bacio
rendiss,

Roma

alle

ho di gi qualche speranza

parimente

S,

restaurare

tutte

gentilissimo

mi verranno

qiuile se altre

N.

di

dunque cortesemente

Piglierete

Rime di questo

tutte le

qui

accresciuta dalla verta di

FUI

Bonifazio

Dio

grandezza della

della

princpio

gran Gio.

il

le

pregando

il

Io

intanto

mani di VS,
JV.

S. Dio

Illustriss, e

che

giorno di S, Eustachio

vi

ogni

con

Reve*

feliciti

del LIX,

Di

Nella

Sedia vacante di Paulo IV,

(a)

non esegu questo suo proponimento

Pilli

almeno

per quanto apparisce dagli esemplari della sua edizione che

rimangono
iuta

di

Di

questo ritratto fatto

M. Ciao

dal

Vasari vedasi

la

DELLE RIME

DI M

ESSER GINO
DA PIS TOJA

PARTE PRIMA
SONETTO

1/ ual
Che
Vi

dura sorte mia

facci

Son pur

oltre

acconsente

1 venir spietata e fera

legge de

la

degli

membri

Come non
ha

Tacer

la
,

1'

Elementi

vostri

Del Ciel calando

Non r
Non

Donna

1 bel dir eh' umil rende ogn' empia Fera

Romper

I.

uaiana gente

semente

le

e X alma vostra altera


d'

una

in altra Sfera

ha quel suon vivo a

la

mente?

poich parlar n somiglianza

muove

n suon

dissimil farmi

dove

e pianger

io voglio

sempre

Forse con simil disusate tempre

Piegher voi^ non gi donna

Da

che

la vostra

ogni durezza

o-

ma
,

scoglio

avanza

PARTE

12

SONETTO

sin

Il

Non

che

gli

Che ne
io

si
li

miser

fur molte ferite porte

che manda per messaggio un dardo,

qual m' accerta che

Di suo
Per che

la

mia

senz' esser tardo

Che

merc non

dir

piangeranno

vita in potestate

egli

ha

li

Ch' io sento per

Appreso

giudizio avr sentenza forte

Dice eh'

Or

ad uno sguardo

fisi

ne son di gi chiamato a morte

Da Amor,
Il

non chiude morte

avrann' unqua del mio cor riguardo

Ch' oggi

Ond'

occhi miei

IL

di

folli

la

altero loco

vi potr pieiate

occhi

il

gioco

lor gran vanitate

gi dentro la

mente

il

foco

PRIMA

l'S

SONETTO

Jlo son

vago della bella luce

Degli occhi iraditor che

Che

La

dov' io son vinto

gran vaghezza pur

quel che pare

Che da

Il

Seguo

sol' il

mena

io la

mi duol

Ma

pi

Meco

mi

e quel che

traluce

e V altro viso
,

come mio Duce

deso

dolce morte

Ch'

e son deriso

ragione e da vert diviso

qual mi

hanno ucciso

id'

mi riconduce

M' abbaglia tanto V uno

IH.

tanto pien di fede


,

sotto dolce inganno

conosco sol dopo

piet tradita

gabbato affanno;

forte del

mi duole

mio danno

ahi lasso

da mercede

che
.

si

vede

F A R

SONETTO

Il

IV.

che dal vostro viso raggia

zaffir

m' innamora

Si fortemente gli occhi

Ch' eglin

si

Ch' aspetto
S' a tal sorte

fanno miei signori

Amor

Merc da voi

ora

morte m' ingaggia,

clV a la

m' incontra

all'

eh' io

onde con vie n

non aggia
eh' io

mora

Lasso che nel cor vostro non dimora


Pietate

Voi

sete

che del mio martirio caggia

pur

gentile

accorta

adorna del pi bel che 1

Ma
Ch'

io

sol di voi quel poi

veggio esser

Tal che

sol guai

Come Donna

d'

e saggia

mondo

attraggia

m'uccide e accora

ogni piet fora

convien che da voi traggia

crudel

Fera selvaggia

PRIMA

j5

SONETTO

V.

I^aper vorrei s'Anior che venne acceso

molto di novel colore

folle

Quando

vidi

Se innanzi a

Di

s'

lei

'1

dritto

intorno

men

merc niente

core

al

e leal servidore

se di sua sentenza sa

il

se di piet 1 priego F

ha difeso

ci eh' io vo' saper


ella tanto

Gli' innanti

Lusinga

Una

vince

il

pu

,
:

ridotto

vezzosa

alta e

non

a lei piet

assicura

tenore

fort'

leggiadra

Amor non m'

stato inteso

fedel

legato e preso

Il

Ch'

S'

Madonna

farla

motto

eh' ogni cosa


far

si

dotto

selvaggia Fera esser pietosa

PARTE

SONETTO VL

\liiesta

Donna che andar mi

Porta nel viso

virt d'

la

pensoso

fa

amore

La

qual fa disvegliare altrui nel core

Lo

spirito gentil

che

v'

ascoso

Ella m' ha fatto tanto pauroso

Poscia ch'io vidi quel dolce Signore

Negli occhi suoi con tanto valore

Di

non oso

cui parlar veramente

avvien poi che quei begli occhi miri

Io veggio in quella parte

U' r

AUor

intelletto

si

strugge

la

salute

mio non puote


s

la

Che r alma onde


S'

mia
si

virtute

muovono

gire

sospiri

acconcia per voler dal cor partire

PRIMA

SONETTO

Ota

Che

in Sol raggio

nel

muover

non posson
il

Che 1
Quivi

ciel lucida Stella

smarrisce in quella

si

gli

sbatte fuor
si

occhi lo splendore

s'

via passando
atti

tal eh' ei

trova chi di

Nobil negli
Tutt'

cor pu trovar loco

Ridendo par che


Per

degli occhi poggia al core,

S eh* ogni Spirto

Soffrir

VII.

mia Donna Amore

nel piacer della

Com'

17

lei

si

bella

sente dolore

favella

allegri ogni loco


,

ahgelico diporto

ed umil nei sembianti

amorosa di sollazzo e gioco


saggia di parlar

vita e conforto

Gioia e diletto a chi

le sta

davanti

PARTE

la

CANZONE

\luando Amor
eh' han

Volge

Che per
Spirli

Ch'
Poi
S'

si

virt d'

sembianza vera

dentro arder mi lanno

Amor

che son ne

Amor
,

occhi rilucenti e belli

gli

d' alto foco la

ne' miei

I,

la

vei>go un di quelli

celeste sfera

e gioia ugualmente in lor hanno;

per mio grave danno,

un punt

Lagriman

che

sto

gli

occhi

non

fisso

miri

li

e 1 cor tragge sospiri

Cos veggio che in s discorde tene

Questa troppo mia dolce e amara vita

un tempo

Chi

'n

Ma

di gran lunga in

Per che cherendo ad

me

crescon

se piet

si

Nel vostro cor


Il

le

pene

voce aita^

alta

Gli occhi altrove mirando

Or

nel ciel trovasi e 'n terra

mi

fan guerra

serra
,

fate eh'

bel guardo ch^ 'n elei

ognor contempre

mi

terr

sempre

PRIMA
Sempre non
Natura

gi

poscia che noi consente

non

Perci eh' allor

Del duol
se

Chi

v'

Parte

Non

gi per

non

ama

v'

mio riposo

fin

qui tenuto ascoso

almen

per eh'

L' incredibil piacer

non che dir pensi

chi imaginar,
,

Donna

eh' io piglio

Del lampeggiar delle due chiare

Da

cui legati

Prende

'1

ed abbaghati

mio cor un

vola al Ciel

tra

stelle

sensi

volontario essigli

altre

anime

belle

,
:

Indi dipoi lo svelle

La

luce vostra

Fuor

Ben

Non

eh' ogni luce

Quanto

Vedendo

tutto

vede

suo vivo splendore

quando che pi
i

'1

eccede

che 1 Sol tanto gi mai

illustr col

L' aer

di nebbia pieno

vostri celesti e santi rai

avvolto in tenebre

Immantenente

di quella di quel che

lo so io

non mora,

ei

miri della notte ancora

li

noioso

fate

notti

suoi pianti interrotti

ho per

eh'

le

mio cor dolente

lo

sta

sono air alma

Deh

ha che

eh' ordinato

Legati sien

19

'1

mio core

fer chiaro e sereno

dal career terreno

Sollevandol talor

nel dolce viso

PARTE

Gust molti dei ben del Paradiso

Or

perch non vokte pi eh' io miri

Gh

u eoa Amor

occhi leggiadri

privar lo

mio cor

Di questo converr

Che un
Morto

core in s

non vuol

eh*

di tanta gioia ?

eh'
,

gi fui

Amor

adiri

per vivere in altrui

un

altra volta

moia

Or se prendete a noia
Lo mio Amor occhi d' Amor rubegli
Foste per comun ben stati men begli
,

Agli occhi della forte mia nemica


Fa' canzon che tu dica

Poi che veder voi

Vedete in

altri

stessi

non possele

almen quel che voi

sete

PRIMA

21

MADRIGALE

/Vmor,

mia non ha conforto

la doglia

Perch fuor di misura


Cos

Quando m' innamor m'


m'

Non

avesse

era

il

or

quando

io dico

io

porti

si

moro

il

Che

Non

mi

corso

perder

Dal qual tanto distrano


In verit

morto

avesse

ucciso

mio morire

Grave pi che

Ma

^C^

mia ventura

la

S' ella

bel viso

il

sar 1 dispartire

io potessi

umano

propriamente dire

credo fusse core,

Sotto tua legge

Che non

pigliasse

Amore

martiro e sconforto

PARTE

21

SONETTO

i5e 1 vostro cor

Non m'

Vili.

del forte

Andar pensoso
In sin che Morte

e lagrimar sovente

eh' a

entrer nel loco


se

Cos m' ha preso

Che

se

Perch

dice spesso

Poi eh'

fatta
la

dovei

si

ella gli

gente

chiede

siede

la beitate vostra

non selvaggiamente

mi disdegnate morto sono

Amor

per mia fede

Suol apparir da poi che

Vita no' avr

sente

mercede

udirete mai chiamar

Anzi voi mi vedrete

Non

nome

pur volermi uccider mostra;


se di voi ragiono

occhi tuoi vinse in

Convien tenghi da

lei la

vita in

la giostra

dono

PRIMA

SONETTO

Vecchi miei

deh

col pianto

Sete pili degni

S'Amor

IX.

fuggite ogni persona

emendate

Cl' avete fatto

a3

gran

che di cosa alcuna

per cortesia

Di

voi vogliate lo

Deh come mai

quella

Diravvi

Che

'l

tradire,

vi cagiona

da cui voi

faceste

dolorosi pianti

voi foste

cor eh' io aggio

mi vedeste

poi che voi non

Occhi vani

comparirete avanti

Donna

Per dipartir

mio cor

Amor

ci sovente V

non mi perdona,

Consigliovi anzi piangendo finire

Che

fallire

che di morire

il

s
,

costanti
sottrar

mi

voleste

PARTE

24

SONETTO

JLi

jfla

piacer di quello adorno viso

Compose 1 dardo che


Dentro dal cor

Che
Allor

gli

quelle

occhi lanciaro

quando ver me

sua belt riguardavo

sentii lo

Da

X.

si

fiso

giraro
;

spirito diviso

membra che

se

ne turbaro

quei sospiri che dentro gU andaro

Dicean piangendo che 1 core era anciso


Lasso dapoi ne pianse ogni pensiero

Ne

la

mente dogliosa che mi mostra

Sempre davanti
Per

il

Dice

Che

lo suo voler fero

qual se mercede ad
,

piet

non

tu la trovi

Amor

chero

in la virt nostra
,

e cosi

'*

mi dispero

PRIMA.

SONETTO

che per nuova

oi

Vi

Fu

vista di ferezza

allor

che T ardimento mio

privo di mirar vostra adornezza

Sapete che 1

Ch'

ei

mio cor

Di

tal

ha

tal

vaghezza

eh' averlo in oblio

virtute vostra gentilezza

Madonna

n'

quando pur

Torre e farmi obhar

Fovvi saper che

io

sol voi

volete

gentil cosa

m' ancidete

gi perch di ci siate dogliosa

Ch'

volse ben da poi che lo seniio

Morire innanzi

Non

XI.

sforzate di tonni quel desio

Che nacque

Per

a5

veggio che voi ben vi sforzerete

D' esser sempre Selvaggia e disdegnosa

^ A R T E

aS

'

SONETTO

XIL

occhi vostri gentili e pien d'

li

Amore

Ferito m' hauno col dolce guardare


Si eh' io sento ogni

A
Che

doler forte

Donna

voi
gli

atti

Ci che

Come

Com'
dico

si

potea

Nascere

mio membro accordar

per eh'

non ha 1 core

ei

volentieri 1 farei servidore

Di

al

piacente

oltre al pensare

bei sembianti

d'

umana

mondo

natura
figura

si

bella

la

mi

nel mirar vostra beltate

Questa non terrena creatura

Dio

in cui traspare

scorge in voi con gran bellore:

voi che pur maravigliar

mand

dal Ciel

fate ?

tanto novella

SONETTO

mi

Ulto

Che

il

le

lei

Amor

va

rallegrare

il

Quando va

lei

con

terra e

compiute
lei

ci

tai

face

fuori adorna

mio cor dimanda

Per tema

ove

gli

occhi

Mondo
,

giocondo

ascondo

di morir voi fuggir fore

Ch' abbassi

'1

Amore

Si eh' ogni gentil cor divien

il

mostrare

par che

novit vedute

Amor

nato pare

1 mare

Sia tutto pien di spiriti d'

Ed

salute

Ciel la sua virtute

Gi mi non fur
Quali per

somma

grazie son lutie

fa rinnovellar la

dolce salutare

vien da quella eh'

In cui

Con

salva

XIII.

allor tosto

rispondo

<>>

PARTE

28

SONETTO

I5e mi riputo

di niente alquanto

Io ne ringrazio

Facendo

Che

se

XIV.

cortesia

Amor

che sua mercede

m' onora tanto

dentro del mio cor alberga e sede

biasmo non 1 verace vanto

Io dico che per grazia

io son presto

Ancor m' ha
Ch' a

Che

tal

l si

fatto

mi concede

Donna m' ha

pi ricco dono

io

vede 1 Sole ov'

perch

sta in

dato in potestate

appare

ella

vince quello di sua chiaritate

Ond'

io canto

morir per sua fede

Amor

Ch' io tragga del mio cor ci ched

Ond'

ogni terra 1 suono

Di suo gran pregio non oso

cantare

PRIMA

2Q

BALLATA

domando

J.O non

Fuor che potere


Cos

t'

amo

seguire

Che mi

Un

o dolce mio Signore

sempre ugual

eh' io servo

Donna

Quella

Amor

Che

Di poi non

s'

mente.

veduto in altra cosa

quella amorosa
,

Questa membranza
s

la

mio core

Vista eh' io vidi

s ne' suoi begli occhi stare

diletto al

Fuor che

Amore

subitamente

m'entr dentro

In sua sembianza umile

Veggendo

d'

gentile

mostrasti

giorno

tuo piacer gradire.

il

In ciascun tempo

Per

Amore

l.

rimembrar

tutt'

ore

Amor

tanto

mi

piace,

r ho imaginata

Ch'

io

Ma

dir

veggio sempre quel eh' io viddi allora

non

lo potria

tanto m' accora

PARTE

3o

U imagine

passata

Ch' ho nella mente

Che

pur mi do pace

1 verace colore

Chiarir non

Amor

ma

come

potria per

si

si

Dir tu per

suole

me

mie parole

ov' io son servidore

Ben deggio sempre onore


Render

MI

te

Amor

poi che 1 desire

desti d' ubbidire

quella

Donna

eh" di tal valore

PRIMA

SONETTO

XV.

L.Jna gentil piacevol giovenella

Adorna vien

d' angelica

In compagnia di

Che quai

si

la sente

virt te

dolce salute
poi d'

Amor

favella

Ella n' apparve agli occhi tanto bella

Che per
Son

entro

parolette

un
non

quale ha preso

covertata di

si

gi

si

ancor sentute

Che

soave

la

mente nostra

dolce

il

ne' begli occhi

est gioia novella

Che la non pu pensar


Ecco come

pensier al cor venute

Ch' abbian vert d'

La

Anore
se

non di

suo valore

lei

apertamente mostra

Ch' aver doviam gran gioia di costei

PARTE

5'

SONETTO XVL

IVXadonne mie

vedeste voi V

altr' ieri

Quella gentil figura che m' ancide


Quella

se solo

un pocheilin

Quale 1 Sol neve

strugge

Onde nel cor giungon colpi s


Che della vita par eh' io mi
Per Madonne qualunque
,

per via Y incontrate

Restatevi con

lei

e per piet te

fiuenel' accorta

Che

vita per lei

se ella

mia

fieri

diffide
la

dire a

me,

sta san

vide
sentieri

conjforta

L' anima mia piena di gravitate

morte porta

pur, per sua merc,

miei pensieri

o per

Umilemente
la

sorride

voi la mandate

PRIMA

33

SONETTO XVIL

edete

Com'

Donne

bella creatura

Vedeste mai cosi nuova figura

tutte voi

Ponete

Che

umana

adorna similmente

a prova

gentili

cura

Unquemai par

io veggio

falle

V onorate

eh' ella voi onora

di lei 'n ciascun loco

Ch'

fan maravigliar tutta la gente

Donne

natura

agli atti suoi piacenti

Quanto potete

cosi savia giovine piacente ?

Ella per certo Y

sta ira voi maravigliosamente

si

favella

,
.

trov nobiltate,

Amor

riverenza,

si

visibil

che Y adora

bella

PARTE

'H

SONETTO

In

disiior' e 'n

XVIII.

Vergogna solamente

Degli occhi miei che mirarono altrui

Amor

ha lo mio cor con esso

lui

Spinto per forza fuor della mia mente

Con

quello spirto dolce

L' anima mia facea


S eh' io

non sono

Di mirar donna
Ch' a

Amor

Ma

gli

che sovente

membrar

di voi

stato ardito poi

o apparir Xra gente

miei occhi vergognosi pare

li

Che

indovini ciascun

come gU

trovati in fallenza

occhi vostri amorosi

Che fanno

con

il

hiive

ed in colpa
gli

scolpa

bel guardo suave

Ogni cosa, mirando, innamorare

PRIMA

35

CANZONE

V^om'

in quegli occhi gentili

Amor

Sta

me
Amor

talora di

Avesse tanto

Ch'

ei

n quel viso
,

pietade avesse
nel

mio cor loco,

mostranza

facesse

S che la

che m' ha conquiso

Cosi stesse nel core

Che

II.

mia pesanza

JNon paresse a costei sollazzo e gioco

gli

Che

occhi suoi avesser

vedessero 1 foco

Che m' arde


Dentro

Deh

tal

a poco a poco

lo core senza riposanza

che

ora parlasse

la

Ch' nella mia sembianza

possanza

pietanza

venisse ancor fore

Il core

Se veder

mio
si

che ciascun lo vedesse

potesse lo cor

Fera non

dura

mio

PARTE

36

Che

della sua natura

Fuor non
Nato son

uscisse a pianger
lasso

un punto

in

Che non

vai

Chiamar merc
Ch'

Dovria

Che ben
Chi mi

bene

faria e

Per che mi convene

Mille volte morire ad ognor forte

Lasso eh'

di

fuor d' ogni spene,

la

Se sovente

pensier

Solo un pensier

grevi pene

mia mente

Amor mi
men saggio

poter non aggio

N mai

alla

In questo

mia

non deponesse

d'

Ch' io divengo
pili

si

piacer che vene

il

Per strugger

credo aver consorte

Vivo n morto

Con

Amor

amorosa corte

in r

Non

son d'

io

una morte

facesse far sol

Merc

merc chi m' uccidesse

faria

paura

ombra mia

far

visibil figura

uom

ad ogn'

Si eh'

che mi ponga cura

son di morte

io

fallio

sol

coni' io

forte ventura

rio

si

si

in

si

strugge tanto

vita aver

mi vanto

Mondo "frte l mio

dannaggio,

E
E

lo martlro e

verso Dio

Mai sempre

N mai

piamo

'1

fallito

37

gi

e falleraggio

punto allegraggio

mai

assai

cotal

uomo non

C^APITOLO

lo

non so dimostrar chi ha

ragionar di

Ch'

Amor mi

Amo

lei

fa

male avraggio

in questo secol

Per meglio era

Che

ITVI

pena di quanto

la

He

nascesse

il

cor

mio,

tanto altiera

tretiar

pensando

eh' io

colei eh' di belt lumiera,

Della qual esce un ardente splendore

Che
Lasso

gi

che

gi

non oso guardar


,

non

amando

la

la

mia

saccio sfogar la

Si in alto loco

sua clera
vita

more

mia mente

m' ha condotto Amore

PARTE

38

Quando!

pensier divien tanto possente

Che mi comincia sue virt ti a dire


Sento 1 suo nome chiamar nella mente
,

Che

face

Senza

miei

li

far

Ma non

fuggire

spiriti

motto venendo di fore

ha poscia cotanto

d' ardire

Per roverchianza di molto valore

De

r aspra pena che a lo cor m' gionta

Ond'

Amor

io

rimango privo

che sa

la

sua

Di questa Donna

Che

viriii

alta

la

valenza

naturai conoscenza

temo vadi

1'

alma

conquiso divengo

eh' io sento eh' ha di

e n gran

lei

monta

tosto fore
,

mi conta

spesse fiate lo suo saper

Di sopra

E
E

di colore

temenza

troppo timore

'

PRIMA

BALLATA

Dio

ngel di

ni'

ha con

si

convielli

Ogni parola sua

Che

ove posa

il

cor lasciare

pien d' angoscia fatto

Il

loco d' onde

Io non m' accorsi

Ch'Amore
L mia

E
Di

Amor
,

torna

Per che forza di sospir

dell'

che meco non soggiorna

spirito

Fuor

cor disfatto

dolce pare

il

vede adorna

chi la vuol mirare

Sospirando

Lo

occhi suoi

gli

di tanta virili

Che

IL

simiglia in ciascun atto

Questa giovine bella

Che

3g.

lo storna

poscia Y ha tratto

quando

la

assalt gli occhi,

mirai

onde

disfatto

alma trovai

virtii

che per forza

non sperando
ci pili

di

campar

non combatto,

lasciai

gi

mai

PARTE

Dio mandi
Ballata
Dilli

punto di

Per

finir

a chi del tuo fattor

che tu lo

lasciasti

comiato pighasti

Che

il

pur

dimanda

piangendo

che

ti

vederlo morir non aspettasti


lui

ratto

manda

ciascim gentil cor lo raccomanda,

Ch'io per

Com' pi

me non
viver

mi

accatto

possi a nessun patto

PRIMA
SONETTO

k5e merc non

E
Et

aita

il

4*

XIX.

cor

r anima trarr guai dolorosi


i

mre

sospiri usciranno dogliosi

Della mia mente adorni di dolore;

Poi che sentir

li

miei

Lei sol chiamar

Or che

si

spiriti

son

tutti

Amore
vergognosi

senton di doglia angosciosi

Cheron piangendo 1 mio dolce valore


Io dico

Non

in verit

cor

aita lo

che se mercede
che Y alma

Gira traendo dolorosi guai

trista

Egli una virt che ne conquista

Ognor
Ond'

quando

io aspetto

di cor gentil procede

che

la

venga omai

PARTE

4i

SONETTO

JLiasso

Ne

non veggio

eh' io pi

so per che ragion

Che

me non

Ver di

N mi

riscalda

Membrandomi

si

'1

che

li

furato

mi dole

si

come
.A

sole

ei

bel Signor d*
,

s'

chiaro Sole

raffreddato

di lui forte

Per darmi pena

Da

mi

il

luce com'

Ch'io pi noi veggio

Credo che

XX.

era usato,

mor

lo vuole

non aggio peccato.

piace di darmi tormento

Io lo ricever con gran piacenza

Tanto

eh' avr di

Ben credo
S' io

me

conoscimento

certo eh' avr conoscenza

non

gli

avraggio fatto falHmento

spero eh' io n' avr

buona sentenza

,
.

PRIMA

SONETTO

l3e 1

mio

viso

di vedervi

Io vi dico

Lo

face

Per che

tutta

Morte

mia

vi

spirito

dice

si

la

regina

mia natura
,

virt

a quel

se per ventura

mina

poco valore

rimane con pioggia e con tuoni

AUor comincia

Lo

eh' io porto vestita

Combatte dentro

Che

inchina

che paura

che quando vien

la

Madonna

tra noi soverchia

Vi miro
che

s'

rassicura

si

me

XXI.

belt vostra pellegrina

la

Tanto

non

che di

Quaggi

a la trra

4^

a pianger dentro al core

vezzoso della vita

o Amore

perch mi abbandoni

f A R T E

44

SONETTO

XXII.

JLi anima mia vilmente sbigottita


Della battaglia che la sente
Glie se pur

avvicina

Pii presto a lei,

Sta

come

quei

al

core

un poco Amore

che non soglia,

more-

ella

che non ha pi valore

Ch' per temenza dal mio cor partita

chi vedesse com' ella n' gita

Diria per certo

Per

gli

occhi venne

Che roppe

questi non ha

vita

battaglia pria

la

S' ei

Si

ogni valore immantenente

Si che del colpo fier strutta la

Qualunque

mente

quel che pi allegrezza sente,

vedesse

grande

il

la

mio
piet

spirito gir via


,

che piangerla

PRIMA

SONETTO

45

XXIIL

JLja grave udienza degli orecchi miei

M' bave

piena di dolor

Che 1 mio cor

lasso

doglioso

Involto di pensier crudeli e rei

Per che mi fu detto da

colei

si

Che

si

sarebbemi

La morte

assai
,

la

meno

della vita

morte vorrei

ched

ond' 10 credevo aver

Pena dato m' or

Che mi

distrugge e

angosciosa

Poich r piena di tanta

Che

m' angoscian duramente

men pena

per

sente

Per cui speravo viver dolcemente


Cose, che

mente

la

io attendo
tristizia

letizia

dolorosa

consuma languendo

P A R T K

4<5

CANZONE

JL/egna

soii io

Donna
Ch'

quando

ho

i'

eh'

rnora

vi

certo

Men

venni

mostro

al

lato vostro

sapeste

io

furalo

Solo per questo mio


Ch' io dovea innanzi

tormento

i'

usci' fora

folle

ardimento

farne mostramente

voi

Ben son

eh'

okre a natura

stato ozioso

sete altera

Poi eh' ho seguito quanto


Mostrar ver

Ma

poi che cosi era

se

non

me

disdegno vi piacesse,

vi calesse

non mi attento

Ben' ragion eh' io pera

Soffrir ogni

Amor

quando

Mostrarlo in vista vera

celato

Et or perch davanti

Che

degli occhi vostri

Che

Che non

i'

IH.

PRIMA
Di mie

45

alquanto.

follie

Destando 1 vostro cor non disdegnoso


Per ci che questo

Per

m' ancide

se stesso

Che
Donna mia

mio cor

il

dentro a lui menai

Di mio ardir non


,

si

al

basso

mio

per ragion

Che

fa

battaglia
piii

possanza

folleggiar

ma

vncavi pietanza

vendetta ben pi da lodare


5

che padronanza

nel

non ho

eh' io

Non

vide

convien contro

Piacciavi perdonar

Usa

si

morte volentier

la

Vedete ben

Signor

divide

mia gravezza

finir

Dunque

vi caglia

Lasciatemi gir lasso

Fo con

che vostra altezza

Mover non
Ch' a

lasso

uiique mai

Csi fatto giudizio non

Donna

eh' allor furai

tragger pi guai

faria

guisa

'n tal

dentro mi conquide

Sovente mi

Amor

tempo

eh' ei

pu

gastigare

PARTE

48

SONETTO

bella

[a

Mi

Donna

pass per

che

XXIY,

'n virt d'

occhi entro

gli

la

Amore
mente

Irata e disdegnosa spessamente

Si volge nelle parti ove sta 1 core

dice

Tu

s'

io

non vo

ne morrai
quei

si

heva

Si

quant'

il

lei

tu

suo valore

per partirsi allora

trista
,

che

vienle incontro

Dicendo

tostamente

che intende este parole

Dinanzi a

Ma

stringe paventosamente

Che ben conosce


L' anima

di quinci fore

io posso

non

tant'

Amor
te

orgoglio

mena

che se ne duole

ne andrai ancora

tanto fa eh' ei la ritiene a pena

PRIMA

4.9

SONETTO XXV.

ime

lasso

Che mi

or soav* io tanto a noia

sdegnate

Sol perch' io

Che

Mi

la

Mi

Ma

pur eh'

speranza

spiei

davomi

d'

m'

bella gioia

vi piace

moia

io

per cui mi nutrico

mi pasceva

torna in guerra

pur convien ched

viver

io

in

pace

mi

per voi

Ch' uccider mi debb' io

oltre eh' io dico

amor dolce conforto

Per voi morir

affatico

contro pietanza poia

tutto ci eh' io

et in ci

torna in disperanza

Cosi

Di

amo

v'

posso disamar

Morr, da che

come nimico

face

sia

morto,

poich mi piace

ancor che saria torto

PARTE

51^

SONETTO XXVL

k3e non

si

muor non

trover mai posa

Cosi r avete fortemente in

Questo dolente

N
Et

r anima

che per\ voi sospira

che

sta nel

cuor dogliosa

la pena sua tanto angosciosa

Che
Per

la piet

che pare allor


la

Li quai son
gli

che

trasse di piacere

eh' ei gira
ascosa.

gi salute

fan loro

forti nel terribil

occhi vostri

morte entro

Ma poi v' aggrada non Vuol


W ridotta il morir come

Ne

pianger ne dovria ciascun che 1 mira

Gli occhi, che mostran

Per

ira

ponto

accorti foro

una virtute,

Ch' a forza 1 cor se n a morte gionto

PRIMA
SONETTO

5\

XXVII.

eh com' sarebbe dolce compagnia

Se questa Donna

Amor

e Pietate

Fossero 'nsieme in perfetta amistate

Secondo

r un de

'n

vert eh' onor disia

la

1'

altro avesse signoria

sua natura ciascun liberiate

Perch'

il

core alla vista d' umiltate

Simile fosse

Et

sol

io vedessi ci

Ne
Voi

per cortesia;

si

che novella

portassi gioiosa alF

alma

trista

odireste lei nel cor cantare

Spogliata del dolor che la conquista

Ch'ascoltando un pensier
Sospirando

si

gitta in lei a

che ne favella,
posare

PARTE

Sa

SONETTO

Jll

mio cor

che ne' begli occhi

Quando sguardava

Fu

tanto folle

Davanti

Che

moko

in voi

che fuggendo

Si che per segno


la

mise

si

valore

Amore

saetta sua s assise

alla

Ferrata del piacer

XXVIII.

tempr

si

che lo divise
stava di fore

li

forte quel Signore

,
"

dritto

Morto mi fu

Donna

quivi traendo

lo cor

a quel

Cos di voi

Poscia pietate

la

ponto

V ancise

com' vo' odite

me

si

veste

Lo v' ha mostrato onde


N mai di me mercede aver
,

non ve n accorgeste 5

vert non sentite

che d

fiera

ne

gite

voleste

PRIMA

53

CANZONE

IV.

\luand' io pur veggio che


Et apparisce Y ombra ,

sen vola 1 Sole

Per cui non spero pi

la

come

ricevuto ha V alma

Quel raggio

che

D' ogni mariiro

Tanto

la

dolce vista

che lontano acquista


si

La mente ove si chiude


Che r ardente cor mio
,

Piangendo ha di

sospiri

Che comincia

sera

dura insino

AUorch'

Et

il

io

mi

desio

alla

il

bel desio

una battagUa

seconda Sfera

leva

Col giorno che risquole

Mi muovo

travaglia

ritorno alla speranza


si

sgombra

forte s attrista e

la

suole

lo

mio core

e cerco di trovar pietanza

Tanto ched

io riceva

Dagli occhi

il

don, che

fa contento

Amore,

PARTE

54

Ch'

egli

ha gi

per dolore e per gravezza

Del perduto veder pi

Dunque

eh' io

Sol con

la

mi

vista

avanti morti

conforti

e prendane allegrezza

Sovente in questo stato,

Non mi par esser con ragion


Amor con quel principio onde
5

Sempre 1

desio conduce

quel per

Per

lor

Da

si

gli

Di

gli occhi,

e poi diventa spene

ben son

gli

occhi scorta

quando amanza dentro

Riguardando non usa

soccorso chiude

Debbesi usar degli occhi

Vanne

Canzone mia

Tanto che

E
E

la

e la porta

la verttfde

di gente in gente

Donna

pi gentil

begli occhi amorosi


sian de' miei

Quando

chiusa.

trovi

prega che suoi nuovi

Amici

Fa come quei che dentro arde


al

occhi innamorati vene;

nel cor passa

Contro

cria

altra luce

tutto questo

Chi

si

porse quella fede in pria

r una a V

Che

biasmato*

dolcemente

per aver vita

guardan

lei

PRIMA
SONETTO

Dio

Per

me

Che

1 dolce

M'

Fu

E
E

Amor

che

fa

com'

ella

se n' avide

forza d'

Che giammai
lasso

si

Amor

un

vesiio di

quante lagrime

1 suo core

non

'n

ver

j^

a dirlo in carte
,

n'

me

disio

andar consumato e defonto

non so come

la

ei

fiero voler irato gionto

mi

Ch'

occhi ride^

ne' suoi

nacque ci che piet conquide

Per

accorse in forte ponto

dolente quella che m' ancide

nel suo cor

porta

Ahi

s'

XXIX.

a\ia lo cor di sua biltate ponto

Ch' ogni

come

hi

^5

ignudo

buon sembiante
ho
s

sparte
fiero e

crudo ^

soffrisce eh' io le miri avante.

PARTE

56

SONETTO XXX.

Amor

intelletto d'

M' ha

che solo porto

depmta ben propiameiite

Quella Doana gentil dentro

Ch'io

veggio lontano

il

alla

Entro queir or
Veggendola
sia

morto

anima dolente

in Y

bella

mente

eh' ei consente

ragion ci che piet fa torto

Confuggere mi

fa

in

nuova santenza

Cos de r altra mi parte spess' ere

Questa

gentil et alta intelligenza

In cui risplende deit d'

luce a

Di

quella

me

per

Donna

la
,

Amore

somma

eh'

mio conforto

Si che resta di pianger lo cor

Che

piacenza

ha tanto valore

PRIMA

Bj

SONETTO XXXI.

che

gridi

sei
,

voce

e n parte

L' anima nostra

dove non pu

tue parole porte

Non

odi tu 1 Signore in

dir

che pur convien

Questo novello
Dentro

d'

spirito

una verl

Si che qual fiere

Tu

che lo cor corforte

piangerai con

lei

stare

parlare ?

che mi dia morte

eh' appare

gentile e forte

non pu pi campare

lei

s'

ascolti

bene

Ch' esce per forza de' molti martiri

D' esto suo loco

che

si

spesso

muore

fuor degli occhi miei pieno ne viene

De

le

lagrime eh' escon de' sospiri

Ch' abbondan tanto

quanto

fa

'I

dolore

PARTE

SONETTO XXXII.

Xl dolor grande che mi

Da

ciascun canio

corre sovra

per tormi la vita

Sol per cagion de la mia dipartita

L' anima da lo cor

per forza

ella

s'

Non

Ma

vede

la

mente romita

ha ardimento

che di ci

gU occhi miei che son

In quel desio

Fan
Anzi

che quella sconsolata povra

Sen va dogliendo che nessun F

sovra

il

che

eh' altri se

dimostran

Ch' a ogn

uom

Gh' io provo

gli

aita

scovra

si

presi di pianto

distrugge forte

n accorge lagrimando

gli

distrutti tanto

par vedere
lunge da

in lor la morte,

Madonna stando

RIMA

CANZONE

.L

V.

erch nel tempo rio

Dimoro

Non

tuttavia aspettando peggio

so com' io

Mai consolar
Per

Che

morte

la

lui

mi deggio
non m'

se

aiuta

Dio

eh' io chieggio

che venghi nel soccorso mio

miseri

com'

Sempre disdegna

Non mi

io

com' or provo e veggio ;

vo' lamentar di chi ci face

Perch' io aspetto pace

Da

lei

Ch' io
Lasso
Poi

Deh

su

le
,

'1

punto de lo mio

credo servire

morendo

cos

che m' avesse

Prima

eh' io

'1

Arebbe

lei

vivendo

Amore

vidi

Che per biasmo

dispiaccio e disservo

le

finire

immantenente morto

del torto

et a

me

fatto

onore

Tanta vergogna porto

De

la

mia

vita, che teste

non more

PARTE

6o

Ch' peggio del dolore

Amor la gente discoiiforta


Ch' una cosa Amor e la Ventura
Che soverchio n natura
qual d'

Il

L' un per usanza


Si eh' io vo'

Morir

per

e Y altra per sua forza

men

contro a la vogUa naturale

Questa mia voglia

E' tanto

forte

che spesse

altrui potestate

Daria

al

Ancor

morte pi leggiera

muor

eh' io

che non pera

trista

Dio quaV

torni a

Ella non

la

fiate

por pietate

anima mia

Dell'

mio cor

lasso

fera

Per r

Ma

male,

ma

era

viene in gravitate

non mi creda

gi potere

Finalmente tenere

Che

Ma

E
O

a ci per soverchianza

non mi mova

avr forse mercede

quel Signor di

lei

che questo vede

meco

canzonetta mia, tu starai


Accioeh' io pianga teco

Ch'

io

non

so l dove tu possi andare

Ch' apo lo mio penare

Ciaschedun

Non

altro

ha gioia

vo' che vadi altrui facendo noia

PRIMA
SONETTO

Io

XXXIII.

sento pianger Y anima nel core

S eh' agli occhi fa pianger

dice

Che

oim

lasso

lei

veggio

Vie pi crudel

mi

quasi irato

dice

agli

occhi miei

Nel quale io leggo

Che posson
Poscia

mi

dice

d'

.Amore

che

fai

che

si

un

mai

more

que' martiri

tutti

o misero

gi

libro mostra

far vedere altrui la

non vidi

eh' io

non pensai

io

la faccia

Dentro questa persona


Dinanzi

suoi guai

li

questa fusse di tanto valore

Che per

morte

tu miri

L ov' scritta la sentenza nostra


Che tratta del piacer di costei forte

PAR

6i

T E

SONETTO XXXIV

Vji

qua m*

eh* io veggio di

Poich io son lunge in

La

quale io fuggo

Perch mi trovi
Ch' allor passo

Al loco ove
Imaginando

Mi

li

Amor

monti

Lo mio redire
La bella gioia
eh' io

che tesse un Volo

se fia tostano

a far

si

ched

io miri

da cui son lontano

chiamo

Perch' odito non

D'

mente

la

intelligibilmente

Cosi non morragg' io

e ratto volo

cor

il

col pensier solo

conforta un pensier

Quella

fra selvaggia gente.

e sto celatamente

ritrova

mortai duolo.

Amor nemico

sia
,

lasso

coi sospiri

da cor villano

e degli suoi desri

PRIMA
SONETTO XXXV.

vJTuarda crudel giudicio che

Di me

l^uando

Amore

perch piet noQ mi fu intesa

Madonna

disse a

La mente mia per


Egli ha spogliato

' 'nnanzi a

fa

il

gli

eh' era presa

lo suo gran valore

doloroso core

occhi m' ha la vita appresa,

fieramente con sua face accesa

Va

tormentando V anima che muore

Questa sentenza

Amor

d'

Come

crudele

mai non spero

ad

effetto

eh' altro di

Se vert nuova

Non

piet

per

la

che fu data

Per crudeltate della Donna mia

mandata

me

sia

da lo Ciel mandata
,

eh' ella sen gi

PARTE

SONETTO XXXVI.

onna

io vi

miro

Nella mia mente

non

parlando di vui

Tanta paura ha V anima

Che non
Ond'

ella

lo core

Si tosto preso

Nemica

Non

Che

lidi.

de

s'

dentro al cor

atar' in

io la vidi

com' una

nou pi

fiera

nessuna maniera
,

mente,

crudelmente

essere potesse

Sareste voi

gridi

la quale io fui

pur com'

di piet

pu

si

si

ne^ sospiri sui

tiene gli occhi su la

man

la

^krui

pur convien che pianga e

Per quella Donna

mi

d'

trova pensier in cui

Dentro a

Ella

chi vi guidi

solamente
quella

altiera

PRIMA

65

CANZONE

uom

che

Ver

che conosce degno eh' abbia ardire,


s

arrischi

quello

Pu per

quando

natura o per altro

Che non

assicura

s'

onde paura

Cosi ritorn' io ora

VI.

Ch' io viddi quel

io puosi cura

s'

che mi venne a

Cui non conosce 1 cor

Per la

imprimamente

de

virtute

Poscia a

ferir

la

non

se

qual

una
si

Quando

gli

si

congiunge

il

la

cor lo sente

dolce sguardo

belt te

trovan quel piacer, destan


il

salute

va via

occhi rimiran

L' anima e

lo sente

cria

Veloce come face acuto dardo


Ratto che

ferire

Amore

Perch mai non avea veduto

Che par

vogHo dire

fu per ardir

questa cratura

avvenire

la

mente

PARTE

66

mlran dentro

proprietate

la

Stando a veder senz'

Se lo sguardo

altra volontate

aggiunge immantenente

Passa nel cor ardente

Amor

che par eh' esca di chiarltate

Cos fu io ferito in riguardare

Poi mi

Non

volsi

sar pi eh' io

Ancor

Che

1 vo' pur pensare

Io tremo

'n

impaUidisco

guisa conosco

tal

Poi mostro che

Ne

dir posso

e agghiaccio tutto

cor distrutto

il

il

cor ne

il

viso

veduta

vita

al

eh' perduta

si

soccorso suo non provisto

dimostra

Per

combattuta

Questa piet vien come vuol natura

una sembianza,

vien dal cor dov'

Perdi'

la

venuta

sparto ha per

La

occhi miei drittamente pietanza,

gli

Che

mia non fu arditanza

la

Perch' io rischiassi

Ben

1 miri

non possa campare

eh' ornai io

se

dicendo con sospiri

far di

'n figura lo

cor

merc acquisto

La qual si chiede come


L ove mai non vene
,

Forza di spada

d'

tristo

si

con vene

alcun Signore

PRIMA
Che

ragion tenga di colui che

Canzone

Ma

Gf

udir

pu

si

non intender

more

tua ragione

la

che

sia

approvata

Se non da innamorata

E
E

gentil

per tu

Dei

alma

Che

ragion

Mettiti
sia

di'

ma

dunque

sei

Del miser cor

sta 'n tua

opinione

nella via palese

a ciascun servente

che

pone

assicura e cortesia

t'

Liberamente

si

onorata

esser'

guardata

sei

sbigottir

per

gir a star

Non

Amor

ben con quai persone

sai

quando

dove

come vuoi

umil
t'

cortese

appella

novella
,

d'

un che pur

Quel gran Signor , che

dianzi vide

chi lo guarda uccide.

PARTE

68

SONETTO XXXVII.

me

voi che siete ver

Che non

credete

Guardate

il

mio

Amor

Quella

ferita

Nel tempo

Lo

rinfresca
,

la

miei
gli
si

occhi

muova

rinnuova

che de' suoi occhi

pass dentro

qual ricevei

si

si

mosse
,

che 1 cor percosse

sospiri miei parlan dolore

Per che V alma mai non

Che

lei

spirito possente e pien d' ardore

Che

Onde

si

mi truova
va con

chje

Come gli abbandonali spirti


N 1 valor mi riman che
sento

dir senza pruova

se press' a costei

Quello gentile

Ma

giudei

si

si

riscosse

tramortio allor per gran tremore

PRIMA

(%

SONETTO XXXVIII.

Anima mia che va


Per quelle

Quando
Per

la

parti

trova

pellegrina

le quali ior sui

vostra vertute se gli inchina

Dicendo

li

io veggio

Amor

ci che tu vuoi,

piange entro queir or pregando lui

Amor

che fina

che 1 pianto suo doglioso vede

Parlando in un sospiro a
dice che mort' quella

Poscia

La

pon meschina,

Ch' aggia merc de lo suo cor

Signor parlar con voi

il

poi davante se

si

si

duol eoa

qual non

sa

lei

lei

si

gira

mercede

della vostr' ira

trovar onde procede.

Per quel che voi sembiate a chi

vi

mira

PARTE

SONETTO XXXIX.

vvegna che crudel lancia latraversi

Neir alma questa gioven Donna

gente

Co' suoi begli occhi molto fuoco versi

Neir anima

Non

che m' arde duramente

star di mirarla fisamente

Ch'

mi par

ella

ritrarne

se di lei

Lodar

Che per

se gi

che ponerle mente.

e dolci Versi

m' ha preso

Amor

quando

in

non poco

me

si

mise

Bella ancor nissun no' uccise

mai alcun morendo

Cosi degg' io tener

Da

altro

Rime

lo deggio

bella in que' suoi persi

Ch' io non chieggio

Poi di

la

morte

rise

a gioco

che mi yien di cos alto loco

PRIMA
CANZONE

Io

non posso

Per

celar

mio dolore

il

mi convien

eh' esser

VII.

di for dolente

Cora' r anima dentro a lo suo core

mi

Con

Ma

pose davanti la mente

quei pensier

che poi vi dormir poco

pur sovente mi rinforza 1 foco

Parlando del dolor

del qual son nati

Quelli miei sconsolati


Sospiri

Vincon

che per lor grand' abbondanza


la

mia possanza

Venendo con tremor

Quando mi

fa

tosto di fre

Davanti mi dipinse ogni martiro

Ch'

debbo

in sin eh' avr vita

La mia

natura combatte e divide

Morte

eh'

Che

i'

membrar mia Donna Amore.

L' imaginar dolente che m' ancide

io

veggio

seco se ne vuol

l
1'

ovunque
anima

giro

gire

soffrire?

PARTE

Amor

CU*
In

Ne

mio cor

guisa 1

tal

verme a

eh' a lato le

le lasci

desio

che

ferire

morio

Ch' aggia virt di consolarlo mai


Ch' allor eh' io riguardai

^
^

Vidi mia Donna che pietade ancise


Ch' indi poi morte

occhi mise

ne' miei

Per r accidente che vince natura

Ne

guerra d'

la

Amor

trovo sconfitta

La mia virt, che non ha alcun sostegno


Novo color per la mia faccia oscura
Entra

e per gli^cchi miei lagrime gitta

L' alma chiede passar ne

Lasso

ahrui regno

1'

che spesso veggendo divengo

Per simiglianza

in figura d'

Piangendo qul conforto

uom

morto

veggio nella morte solamente

Cii' io

Ch' ancor naturalmente

Per

Pareami

Quando

mi

ragion

la

la

'n

dolesse

mente

talor

Ch' immantinente

Fuggite

morire

quel dolor gioia sentire

Entra Madonna ne

Svegliasi

'1

Amore

Per cui marti r

li

ad
:

rifida

pensier miei

sospiri

miei

spirti

si

si

alta

fanno

voce grida

ecco colei

le vostre

membra aranno,

Onde con graa


Chi udisse un
Contar
^.

Ch'

PRIMA

^3

spavent fuor ne vanno

di que'

che campa poi

riman vivo senza compagnia

ei

dolor suoi

Certo gi non saria

Tanto crudel

che non piangesse allora

In quanto sono umr.na creatora

Canzone

io

ho

Secondo

donde

le

mem

Ti

che

Tu

sollazzo sia

ti

legge

'I

pregherai

lo cui valore

con fidanza
dir

che

che

non V offenda

vedrai, solo al

lei

il

Donna per
disfatto Amore

a quella

ha

]Vr

andrai

parole che tu hai

gentil cor

Che

n'

scompagnata,

starai soletta e

fuggirai

Se

anima mia

seco ne la mente te

Quivi

di lagrime assemplata

scritta nella trist'

Che

t'

al

nome,

t'

intenda

a lei piace

miser mio cor guerra face

5?

H T E

SONETTO

vostri

atti

li

fQ piacere

Il

Fanno

Ma

e la

riman

tal

e 1 bel diporto

nuova beltate

cor dolce conforto

sentir al

AUor che per

sguardi

li

XL.

mente mi

la

passate

eh' via peggio

che morto

Poi quando disdegnosa ve n andate;

s'

ben della cagione accorto

io son

Gli

sol

per

desio che

il

quale indi non pu senza

Il

Da me
Per

Et

partir

forse

v'

ben

Faccin del cuor

In

tal

guisa

la

lui

trovate

vita

lo sapete ornai

aggrada mia

io ne vo' morir

finita

anzi che mai

quant' ei vive

da voi

partita

pria T acquistai

PRIMA

SONETTO

ea'

Che
Ch'

forte cosa

XLI.

dolce sguardo

ho

chiuso

per finir

Che non mi puote Y uomo


Per

lo

chiamo

Ch'entra per

Morte

invisibile

gli

occhi, e

del core

Formasi dentro

in

non pu

Che

d'

per

Amor

stare in

aver riguardo

non pu

star di fore;

alma dolore

ogni soccorso tardo

forma

Di quella Donna
spirito d'

lo core

dardo

e dell'

poi eh' gionto

Lo

Amore

gridar di bel piacere

fa
i

il

ji

et in
la

sembianza

qual

si

pone

in soverchianza

mezzo per ragione

ogni piacer tragge ugual possanza

Poscia che giunto da perfezione

PARTE

76

SONETTO

./Vmor

Che

uno

spirito eh' ancide

nasce di piacer

fiere

Che

Da

il

cor

r altre

XLII,

come

membra

face

dardo

Come mi

s'

S foss' io

di pietad' alcun riguardo,

dice la mente ov' io ardo

assicurar gli occhi miei tanto

Che guardaro una Donna


Che mi

r anima smarrita che lo vide

Quando

distrugge e conquide

lo qual vita e Io valor divide

Ko' avendo

guardo

e vien per

ferio

morto

eh' io ticontrai

1 cor in ogni canto

quando

la

mirai

Ch' altro non ebbi poi, che doglia e pianto

certo son che non avr giamai

PRIMA

SONETTO

ovili

Pielate

della veste tua siano vestiti

che paian nodriti

pien della verti che Dio

t'

Se ad

chiami

Per

gli

Poi

miei

gli

quai

girai

dono
di'

d'

che

ti

gentili

vo'

gittative a

Donne

manda
,

lor chiesta provata

mandare

udienza da lor chiedi

dite chi vi

Udite

smarriti

spiriti

^ia la

a costor

piace ) fa che tu inviti

dove tu vedrai Donne

Quivi

Amor

ha data

nnanzi che cominci tua giornata


(

XLIII.

e va' incarnata

Questi miei messi

jj

lor piedi

e per che affare

esti Valletti

umili

PARTE

SONETTO XLI\

L-Jomo

nome

lo cui

Importa povert di

ricco di

trisiitia

Ci manda a voi

Lo

per effetto
gioi' d'

e di dolore

come

Amore

ha detto

piet v'

qual venuto nel nostro cospetto

Sarebbe volentier

Ma

non

Perch

s'

avesse

lo lascia di vilt
g'

Farebbe vi nel cor

Di merc avare
Di

la

Donne

per la speme

vita pasce

la

tutte

Tant' in lui visibil

Che

tremore

ingombra angoscia

Se voi vedesse appresso

eh'

core

il

1'

intelletto

sua vista..

tremare
pielate

non

gli

siate

ha per voi campare,

V anima sua

trista

PRIMA

CANZONE

JLja bella Stella

Sembra

la

Posta nel

79

III.

che 1 tempo misura

Donna che m' ha imiamorato


Ciel d' Amore
;

come

giorno a giorno 1

quella fa di sua figura

mondo

illuminato

Cos

fa

gemili et a quei eh' han valore.

li

questa

il

ciaschedun Y onora

Per che vede


Per

la

questa

Quel

gli

ciel d'

dimora

si

conduce

n innamora

a chi se

in lei perfetta luce

qual nella mente

Piena vertute

core

Col lume che nel viso

che colora

un lume

eh' a gli

buoni duce,

Con lo splendor che sua bellezza adduce


Da bella Donna pii eh' io non diviso
,

Son

io partito

innamorato tanto

Quanto conviene

lei

j.

PARTE

9o

porto pinto nella mente

il

viso

Onde procede il doloroso pianto


Che fanno gli occhi miei
G bella Donna luce eh' io vedrei
,

S' io fosse l dov' io

Afflitto sbigottito

Dicea

tra se

Che non
Per
D'

piangendo

non

intelletto

partito

sar n 1

eh' io

mi son

mio

il

cor dolente

parlar'

od ito

son fornito

a parlar cosi altamente

N a contar' il mio mal perfettamente


Da lei si muove ciascun mio pensiero

Perch V anima ha preso qualitaie

Di sua

bella persona

vienimi di vederla un desidero

Che mi reca il pensier di


Che la mia voglia sprona
Pur ad amarla

Ma

morir non oso

mia

Che

Non mei
Ch'

io

Ancora

meno

non posso dir mio duolo a pieno^


voglio per tenere ascoso,

ne far pietoso

Ciascun

vita dolente in pianto


io

e pi non m' abbandona

fallami chiamar senza riposo

Lasso

sua beltate

cui tiene

eh' io

il

mio Signor

ne dica alquanto

a freno ^

meno

PRIMA
Kiede a

Che

O
E
E

mente mia ciascuna cosa

la

fu da

per ine gi mai veduta

lei

r odisse dire

eh' io

come

fo

la cui

colui che

non riposa

pi a pi

vita a

lei

mi viea

si

siuta

ogni cosa

d'

In pianto ed in languire

Da

81

il

martire

Che se da lei piet mi


Et io r haggio lassata

fu mostrata

Tanto pi di ragion mi

de' dolere

s'

io la

mi ricordo mai parere

Ne' suoi sembianti verso

viemmene

Dietro

vita

Divienimi

non

Ch'

io

Talor
la

Surge

i'

forte

tira

che mi distrugge

donna mira

allor

quand' io vedia

eh' io dentro porto

eh' io

dir qual' io divegno

Donna mia

figura sua
s

pi pregno

mi ricordo
la

Madonna mi

vista bella

assai

sapre'

fu a vedere

1 grande lagrimar

Quando mia

fugge

si

eh' a

Senza niun ritegno

turbata

di pianger pi volere

desio

al

mi

qual

L' innamorata mia

me

ver disnamorata,

Cotal m' or

divengo morto

PARTE

Oad'
Lasso

mio

io lo staio
!

eh' io

non potria

dir

non vorria

Gi mai trovar chi mi desse conforto,


Fin

eh' io sar dal suo bel viso scorto

Tu non

sei

bella

ma

Canzon mia nuova

L dove

tu sei pietosa
e cotal te

n andrai

tu sarai

Per avventura da Madonna

odita

Parlavi riverente, e sbigottita

Pria salutando

e poi

si

le

dirai

Coni' io non spero mai

Di pi vederla

anti la

mia

Poscia non creggio aver

finita

lunga vita

PRIMA

83

CANZONE

JLIa che

Ne

piace

ti

Amore

Allumale

lo cor

bella

non gradir

La nuova pace
1 sdegno

iv'

ma fiamma

forte

sfogato

Che mi

et baine voglia

men

assai di

doglia

cerio

ma non

er io ancor

morso

di sotto 1 Ciel vidi scoperto

volto

Di che

creasti atto

servirti

Quando

e fiemene

Signore

gli

ond' io son capto


spiritelli

Ver Madonna

che mi cruciava a torto

in tutt' accorto

conosci

Lo

traggia guai^

cagion per cui chiedeva morie

la

Morr

adorni

sempre

e la

Poscia se tu m' uccidi

Tu

sai

prima intendrai

se

Sara

quanto

eh' io

che

Deir amoroso raggio

E
E

eh' io ritorni

r usurpato oh raggio

Deir orgogHosa e

A
E

IX.

ferno corso

a destrorso.

P A

Quella leggiadra

T E

11

che sopra vertute

vaga di beliate di se stessa

Mostra ponerli subito a salute

AUor

poi

La

ad

fidansi

essa

che furon

dolce pace

li

stretti

manto

nel suo

converse in piauto

Io che pur sentia costor dolersi,

Come

r affetto

Molte

fiate

L' anima

mena

corsi avanti lei

che per ver dovea tenersi

Mi

porse alquanto lena

Ch'

io mirai fiso gli occhi di costei

Tu

ricordar ten dei

Che mi
Ond'

me

strinse la chiave

Per

la

atto

si

chiara

fedel soggetto

Et aggradiami
Gloriandomi

Ogni sommo

pietoso

e vezzosa

ciascun suo contegno

servir

si

gentil cosa

diletto

Posposi per guardar nel chiaro segno


Si

tormento m' infiammo pi gioioso

vista gentil

Venni

maggior carco

io sperai allento al

al

Con benigno ramarco,


Mi compiagneva e in
Ch'

chiamasti col viso soave

tosto che ver

ma

quel crudo sdegno

PRIMA
Per consumarmi

a5

ne fu manco

ci che

CojDerse T umilt del nobil viso

Onde discese lo quadrel nel fianco


Che vivo m' bave occiso
Et ella si godea vedermi in pene

Sol per provar se da te valor vene

cos lasso

innamorate e stracco

Desiderava morte

Quasi per campo diverso marliro

Che

1 pianto m' avea gi

umana

Oltr' a r

sorte

rotto e fiacco

Ch' io mi credea ultim' ogni sospiro

Per r ardente desiro

Tanto poi mi

Che

costrinse a sofferire,

per l'angoscia tramortitti in terra,

nella fantasia

Che

odiami dire,

di cotesta guerra

Ben converra

eh' io

Si eh' io dottava

Signor

Anzi

t'

io

ti

Rimarr morto
ti

conti questa per difesa

obedir nel tuo comando

intesa

eh' io sostenni teco stando

se di tale

Per dio

ne perisse ancora

amar per gran paora

m' ha

gi tu

La vita
Non eh'

Ma

impresa
,

e che tu

prego

m' abbandoni

.almeno a

lei

perdoni

PARTE

8^

SONETTO XLV.

dite la cagion de' miei sospiri

Se

gi

Qualora

me

mai fur per


il

mio

nata mercede

pensier fra

chiama innanzi

a se

me

dalla vista

Dalla ciera gentil

che procede

Che come suo nemico par mi


Laond'

in ci

mi struggo

Chiamando morte

Mi

vo

miri

morire

che per mio

rij)oso

togha innanzi ched' io mi dispiri

Miranla

Che

gli

occhi miei

contr el

Per veder

mio

si

volentieri

voler

lei, cui sol

quando mi vede

riede

si

miei desiri

li

Presentansi pien tutti di martiri

Che vengon

mi fanno

gire

guardar non oso

PRIMA
SONETTO

Ir

merc mi raccomande a voi

iet e

rimembrar

Quand'

Per

Madre

tempesta

me

eh'

di

Dio

saria

Che non

Che

la

oh' io

Che ne

quella eh' orgoglio

si

d'

di

Amor

mena

che no' allena

grazia e vert piena

ve ne ricangi poi

gran don di salute

L' allegra ciera sua ver

Lasso

mia pena

smarriti gli spiriti suoi

la

e crudelt verso colui

quella

Ch' a

vi faccia la

con voi

I erezza

Che ha

XLVI.

me

a tutt' ore

mertarei ancor per morte

sono in fortuna,

piange pietate et

le signoreggiar no'

lorte

Amore

avr vertute

,
.

PARTE

SONETTO XLVIL

Donne

entil

valenti

Ch' io non perda

non guardate

Guardate

Per dio

cos V

me

Donne

eh'

Ma

anima mia

qua! io mi

altro gi

me

eh'

uom

che mira

disia

qualche Hate

lei

hanno da Dio grazia

D' aver valor di riguardarla

il

Divotamente Iddio nel

sia

sol de' miei occhi allegrezza

di quei tutti

Ch' ogn'

sia

mio cor non

il

alla vostra pietate

uml verso

Se non che veggia

Che non

or m' aitale

qualora insieme vi trovate

Pregatela

Ched

fiso

suo leggiadro viso


ciel ringrazia

ci eh' tra noi qui nel

mondo

sprezza

PRIMA

89

SONETTO XLVIIL

Xo

trovo 1 cor feruto nella mente

Ch' una Donna vel

tien per

Col quale insiememente


Per

occhi

gli

mi pass

sottilemente

Perch non san 1 colpo


,

e poi

In essempio d'

Folli

muore

Amor

Questo cuore dimora


Si forte

e le

fiamme

onde sen muore.


a tutte

ov' arde

il

pieghi

Ch'

al

1'

ore

fuoco

sospiri

eh' escon di quel luoc

per lor forza convieu eh' io mi

quant' possente

che ne piangeno

Amore

ella et

luoco immantenente

trasselo del

Anzi cresce

suo valore

come quel

punto gionto

eh'

giri

ha valor puoco

de' crudeji martiri.

PARTE

90

SONETTO

l/uella Donna
Poch'

gentil

io la vidi

IL.

che sempre mai

disdegn pietanza

MI mena con tant' ira in disperanza


Che 1 cuor dispregia la sua vita ornai
,

Et

mi dicon

pensier

tu morrai

Che non puoi

viver senza desianza

non so

certo eh' io

Altra cagion

Adunque

si

pu

se

dir

non

Gli occhi a queir ora

La

Ma

d' est

eh' io la mirai

che

gli

Dico

Se ben

i'

rei

prese al guardo,

dolce forza del piacer eh' in

mentre

possanza

che mi fur
,

*,

lei

faccio a lei fiso riguardo

che ancora

i'

io porto in

non raen guarderei

mezz

al

core

il

dardo

PRIMA

^1

SONETTO

V_/ra sen esce lo

Donde

avia

Perch

Vo

ella

mio

un pensier eniro nel core

con Madonna

Sotto pietate

spirito

L.

si

parlando

al desio

covre

chiama

Amore

d'

la follia

Del senno
Per questa
Fra

e sia

eh' io

com'

me medesmo

si

fuore

mio pensiero

vo parlando

Che 1 suo sembiante non mi


Quando

uomo

che se medesm' amraattio

via che fa lo

Perch' io pur di

el' si

e dico

dice

mostra di piet nemico

Ch' a forza par ched

seguendo e mostrandone dolore


par che sogni

il

vero

faccia fiero

speranza mi nodrico

PARTE

92

SONETTO

i^e

occhi vostri Vedessr colui

gli

Ch' hanno fermo


Direste

Ch' ogni

membro

qual dimora

Morto

Perch' niente ci

mio cuor per voe

lo

de' aver valor


si

come

della battaglia

L' anima pianto

nel luoco ove giace

che non vista fallace

Quel che dimostra

Il

LI.

con

che in

si

la

mia

soe

la

Quando

altro

alla

disfaccia

ragion prende disconfbrto

ciascun

faccia

rispetto di quel che dentro porto

che

face

membra

Per un pensi er che par che mi


S

lui

vi piace

onde
le

da

suo contrario scaccia

mente mostra lo cuor morto

PRIMA

SONETTO

Oe

93

LII.

Voi odisie la voce dolente

De' miei sospir

Non
Ch'

Anzi

quando

gabbaresie

la

io cangio alF

se voi

vita

eh' escon di fuore

'1

colore

m' odiaste mortalmente

sovvirebbe a voi del mio dolore

Veggendomi

in angoscia solamente

di distrutto luoco

Per che vengon


Cio dal cuore

Tanto

si

lui

ora

Perch m' incontra ci


fa

menar

eh' di pianger lasso

sente aver di vita

L' anima dice a

Mi

hor quando vi son presente;

Passerebbe piet nel vostro cuore

ti

puoco

lasso

che

riso e

giuoco

quando davanti passo

P A R T E

c)4

SONETTO

l/uesta
Per

Anzi

Donna ehed

vuol veder
gli

si

ferita

la

me

Ch' io

Chiamando
Et
Air
Il

ha data

volge di fiero talento


et adirata

con questi sembianti

Morte

occhi al cor, che sente ogni tormento

Fortemente sdegnosa

eh'

sento

io

alma entrata

Io suo bel piacer ne V

Non
Per

leggiadra

LUI.

ella

Poi dico

cambiata

ne parto di morir contento

come mi

mi

spirito

per soverchio di dolore

si

otta eh'

fosse lontana

risponde nello core

odo

cV

s prossimana

accomando
a lei

tu

al

mio

Signore

mi par dolce

e piana

PRIMA

SONETTO

giorno di

O
E

ora

venni al

mondo

Di pene essempio
Se

pene

le

Nel mondo

di

non

Cotante pene

solo

mi

Amor
me fatt'
,

fai

il

per dare ad altrui


d'

Amore

il

e d' affanno

si

qual venisse pui

vedriano in

me

m' hai messo

si

lui

stanno

di tristizia loco

e d' angoscia

mio cor dolente

in tale stato

hai fonte di martiri

dimorar in ghiaccio

di pianto

Pasci

eh' io nato fui

quante in

Di malignanza e

danno

che V alme in lo 'nferno hanno

Fossero un corpo

Tu

LIV.

e pien di

tristizia

e punto reo

4)5

e 'n fuoco

e di sospiri

disperato

96

i>

R T E

SONETTOLV.

x\hm

eh' io veggio

L' anima

Che

stretta nelle

ella

Che sente de gli


Quando davante
Per tragger

L Ve

Ma

gli

quella

la

d'

morto cuore

tanto fiero

li

miei

Color

la
5

san

volge lo vero

spiriti d'

mena Amor

Donna

suoi colpi spess' ore


si

che

erranza

quando ragiona

'n la

muover per

lo gran dolore

mente vede

vertute della sua persona

Non

Amore

morte chiama volentiero

Traggendo guai per

Di

man

legata la lien nel

Battendola sovente

Ond'

per entro un pensiero

altra

cef tanza

che sono in V amorosa fede

PRIMA

SONETTO

na

Donna mi

97

LVJ.

mente

passa per la

Ch' a riposar sen va dentro nel cuore

trova lui di

Che
S

che

poco valore

della sua virt

si

non

lasciavi

uno

spirito d'

Ch' empie V anima mia

Che

possente

parte disdegnosamente

di dolore

viene agli ocelli in figura dolnte

Per dimostrare a

lei

non pu

vo pensoso

Che son

far piet eh' ella vi miri

Per che ne vivo sconsolatamente

color

negli miei desiri


,

che conoscente

Si faccia poscia degli miei martri

Ma

Amore

che levano

sospiri

PARTE
SONETTO

l\xadonaa

la

belt vostra infollio

Si gli occhi miei

A la
Che
S

LVII.

battagha

che meaaro lo core

di vostro piacer armato uscio

che nel primo assalto

1'

Poscia eatro nella niente

prese

1'

alma

Per vedete

me

e fu signore

che ne sentio

,
:

che vostra beltate

Mosse quella
a

abbattio

che foggia di fore

Piangendo per dolor

Et

Amore

ove V ancise

follia

ond'

cuor morto

il

ne convien chiamar pietate

Non per campar ma


De la mone crudel
,

Et ho ragion

se

per aver conforto


,

che

non

far

mi

vincesse

il

fate

torto

PRIMA

<)<)

CANZONE

on che

Fosse

'n

la

belt

Gi mai non venne pur

umana

presenza della vista

Madonna

X.

all'

eh' in voi

udienza

quanto possa mostrar conoscenza

Cosi meravigliando tragge altrui

Ch' ogn

altra cosa

Onde

piacenti

Per uno

spiritel

qual fedio

Tutta

si

la

che se ne cria

mia

in guisa di mortai saetta

Dio

Benigno consiglier della natura


in

fece loda ver di

Donandovi

degli altri a lor soggetta

anima possenti

Guardando

sia

Si sono sopra Y

Lo

occhi pien di signoria

gli

convien che

Ogni vcrt

ne rassembra vana

Queste bellezze nuove

Vi teogon

queir or

Quando compose

la

sua vertute

di tanta salute

PARTE

lAO

La
Si

vostra gentilissima figura

come

Ch'

Che

credo per

io

altra ragion

non

Quel

sol

diletto

Madonna

Lo mio
La mia
Vi

io

celo

Cora'

che ne son distretto,

uom

me

tra

vostra altezza ponga

facciale veder la

Si che ver

me

stesso

Vostra umilt risponda

pietate

Amore

cor pietoso,

'1

mia pesanza

quando

more

tutto vergognoso

chiamo

io

celo

innamoranza

che dica suo difetto

Se non ch^

Che n

possiara vedere^

per vergogna

forte e corale

Ch' anzi

chiama

Esser gioioso

simighanza del Signor

Che

onde mia

si

tutti

come
gli

altri

li

degni

dole

vita
,

che

v'

il

ama

',

fa nascere

non mi sdegni

Per che poi non convegni

corale affetto

medesma

voi

che degno ne vede lo Cielo

Noi degnamente noi


Per

ne puote avere

se

voi fuggite innanzi a V intelletto

Ahi gioioso

suo desio

ilo

Sole.

PRIMA
SONETTO

Jl

altr

L' anima mia

Dal

gentil

spirilo

consolando

Ch'

io

Onde
Per

ti

intelletto

che

Amore

d'

al core

che presa dentro

che parla in

dice

lei

lei

ragiono dello suo valore

poi

son dolci

ti

gli

sospiri

miei

eh' in dolcezza d' esto ragionare

Si liuovono

da quella

Questa Donna
vedesi da

lei

gentil

eh' allor

che

signoreggiare

valente

Ch'

Ch' a

la sua signoria

tu dei

faccio onore

Esser allegra

LYIII.

oscia eh' IO vidi gli occhi di costei

Non membr'

jE

161

eh' altro

'1

mira

fa parlare

non

desira

soggetta stare

PARTE

192

SONETTO

LIX.

tanto gentir et alta cosa

gli

La Donna che sentir mi face Amore ^


Che r anima pensando come posa
La vert , eh' esce di lei nel mio core
,

Isbigottisce

e divien paurosa

sempre ne dimora

Che

batter Y

Che

dica a

Ohi

lasso

ali

lei

me

Et

v'

so

eh'

ella

Che sua

gi

tal

muore

costui

mia

che lo ciedesse?

Amor medesmo
mai creder noi

vertii nel

osa

andr pietanza

chi le conter la morte

Celato in guisa

Non

spirit'

Madonna

come

in tal tremore

nessun

n'

ha dottanza

potria

cuor mi discendesse

PRIMA

SONETTO

io3

Jjella

e gentile

Valente

Il

amica di pietate

voi degna d' onore

Donna

Veggiano

LX.

occhi vostri

gli

pietoso, che vien pien

e 1 dolce cuore,

d'

umiltate

ridolersi della gravitate

del peccato

Onde ne

che

Io parlo in voi

1 mio Signore

fa

cresce tanto

Ch' io piango

Ma

e son di morte in potest te.

si

eh' egli allor

Sopra r anima mia

un luoco

L' affliggon

si

ched

che

Et appare una Donna che


d'

mio dolore

il

poi se ne corruccia

Dentro

m'

ascolta

e grida guerra
gli

le

par colta

nferra

che sospir talvolta


io

ne caggio in

tejrra >

P A

3o4

11

T E

SONETTO

J^enza tormento di

la

Come

altrui

ferissi

vai lusingando

sol per isguardar meravigliando

Anzi credea
s

Non
N

fissi

quando 1

In cos mortai lancia

Di

vissi

miei occhi riguardando

non credea che tu

eh' io
,

Madonna

behate di

Amore

non

sospir

senza veder morte un ora stando

Fui poscia, che

LXI.

che

Che

il

cor m' aprissi

che quando tu

uscissi

begli occhi apportassi dolci ore


gi che fossi

'n
fai

amaro

guisa cotal tu

mi

e fier signore

tradissi

sollazzo dello mio dolore

Vedendo

uscir le lagrime dal core

IV I

CANZONE

J_J

speranza

alta

D' una Donna

io5

XI.

che mi reca

gentil

eh'

i'

Amore

ho veduta

L' anima mia dolcemente saluta

falla rallegrar'

Per che

si

Che

entro lo core

face a quel

eh'

eli'

venisse di parte lontana

quella

Donna piena

Giunge cortese

era strana

umana

d' umiltate
,

posa nelle braccia di pietate

Escon
Ch'

conta novitate

Come

tali

io

e'

mi

'ntendo

Chi mi
Dice

'1

sospir d' est novella


sto solo

Amor

perch

come

la

fa viver sotto la

dolce Signor

altri

non

gli

oda,

Donna loda

sua stella

questa salute

Voglio chiamar laudando

Per ogni nome di

Che proppiamente

gentil vertute
tutte ella

adornando

PARTE

io6

SoQ

in essa cresciute,

Ch' a buoxV invidia

Non pu

dir

n saver

Se non chi

vanno adastando

si

quel eh' assimiglia

Ciel

sta nel

clV di lassuso

eh' esser

non ne pu

Che non d

invidia quel

Per

gi cor astioso
,

quale vizio regna ove pareggio

Ma

questa senza pare

so essempio dar

La

grazia sua a chi la

quanto

'n

bel raggio

pu mirare

Discende nel coraggio,

non

alcun difetto stare

vi lassa

Tant' la sua vertute

Ched

E
A

ella fa

meravigliar lo Sole

per gradire a Dio 'n ci


lei

inchina

Adunque
Quanto

L' aer ne

sta

ciel

et

onora

gaudente

sen innamora

eh' io

lei

piove dolcezza u'

D' udir d

eh' ei vole

e falle riverenza

eh' gentil

Io sto com' iiom

Per

de' pi onorar la gente ?

la

Tutto ci

'1

se la cosa conoscente

L' ingrandisce

e la valenza

'la

dimora

che ascolta e pur disia

sospirando sovente

mi riguardo entro

trovo ched elF

la

la

meraviglia

eh'

Lo

mente

Donna mia

PRIMA
La Ve m'
Deir onor
Ch'

mi

eh* ei

son di quella

10

Ch'

face

eh' tutta

saggia e sottile

si

Di dolce

vista

Onde ne

tragge

Amor
,

nobile cosa

Tu mi
Che

pari

lei

mio

ti

Canzon

fece

far osa

affetto
5

s\

vita

bella e

posa

nova

Amor

se

vuol che solo allo suo


color

Dirai

io

vuoi ben dire

nome

vadi

che son sui

Perfettamente

ancor ched

vegno

prego che

vi

Per quel Signor

ei

sian radi

dimorar con vui

aggradi
,

mia non haggio ardire

Nello mio cor che sua valenza prova

E
A

affetto

di chiamarti

Di' che

si fidi

diletto

1 suo

che di mia

Questa speranza palese

Che veder

e vuol che 'n ci

solo per veder tutto

Ch' altro gi non

una speranza

In questa speme tutto 1

Ch'

umile sembianza

Di che 1 cor pasce

cora' io la vidi

et

gentile

tragge lo verace

d' ogni cosa

Sta nella mente mia

Che

fammi umile

parole sue son vita e pace

le

Che

Amor

allegra

J07

da cui mandata

fui

PAH

o8

T E

SONETTO

gn allegro pensier

Si

come

s'

ei

eli'

peregria giunge

coni' fa

cos son

meco

alberga
,

e va via

ragiona della vita mia

Iniendol

Amor

LXII.

1 Tedesco

Greco

il

costumato teco

Che r allegrezza non so che si


E se mi mandi a lei per altra
Pi dolor sempre

al

sia

via

cor dolente reco

Et honne dentro a lui soverchio tanto ,


Che tutto quanto per le membra corre

si

disvia in

Ahi doloroso

me

me

per ogni canto

chi

mi

soccorre

Ben veggio mi convien morir

Che non

si

pu

del pianto

per nulla cosa

torre

RIMA

109

SONETTO LXIIL

.him

eh' io veggio

Al grand* assedio della


Irata

Tutto ci

Onde

ri

man

eh' aneide

lo cuor

Senza soccorso

vita

la

sostiene

compagnia

per forza convien che morto

Per un solo desio


Qnest' assedio

Amor

Come

colei

vi tiene

la

vita

intorno

che

che
sei

sen' ira

eh' ei

Amore

forte

pone in disnore

assalir lo vien si

cuore

al

cangi stato quando 1 prese

Per quella Donna

Onde

eh'

sia

grande ha posto morte

Per conquider

Che

pene

eh' pien di

e senza

mia

e manda via

ehe in vita

ima Donna viene

eh*

ne muore

PARTE

lio

SESTINA

iTJLilIe volte richiamo

Dolce mia Donna

La mente mia

Per voi

Che morte
certo

Ma

si

non

ci

mi

vita

si

Amor

disvia

Amor

uomo
mio

dislrigne

si

forte et

rispetto

Assaliscemi forte

si

Mi

piangendo

men

merc merc

che gridare

Merc

tutte fiate a voi

Che

sua vertute sta lo

chiedendo

diletto:

poi eh' ho pianto comincio a cantare

'a

infigne

Amor pungendo

In ogni parte 1 cor

piace

vi

audace

oppur
,

m' astrigne

tanto ha pii d' angoscia

fa

e di fede

m' qual pi

verace

ciascun

D' amare

vede

io sia.

eh' ogn' altra novitate oblia

In vostra signoria

Che

che dovunque

pien tutto d'

si

mercede

il

disiosa vi

mio cor da

lo

Ch'

mio scampare

PRIMA
E

tal vita

Che

di voi

ognora porto

quand' io scrivo

me

sovviemmi di

Ch'
(

Amor

d'

non conosco

io

causa n'

m' crudel nemica

mi conforto,

di venir in porto

cos nel

quand' io io pianto

Amor

Del mio voler


S

III

la

mio longo canto


tempo cono

ventura
^

Ch' ogni ragion

ogni ben

disf tutto ci

'n eh' io

mi contende
metto cara

Perch pietate da merc discende

E
Lo
Se

'1

Di

Da

merc da
core

piet

eh' altro no'

quant' pi gentil eh'

vostro non intende a pietanza


ci causa

non

se

non

cui nasce maggior la

m' invidiosa

Dunque

'1

Amor

eh' io

Vincer

indura

prende

il

ria sorte

mia pesanza

e via peggio che

morte

fo io ( se spesso grido forte


)

m'

credo con vostra possanza


atterga quesl' usanza

PARTE

112

BALLATA

iVXadonna

Che

Io sento

Che

pietate

addimandan

v'

sol

il

tutti

miei sospiri

degnate eh' io vi miri

vi

elle

III

disdegno

voi mostrate contr' al mirar

Ch' a veder non

vi

grande n ho

morronne

Dunque merc

Di mirar

eh'

La

sol

vegno

per dio

il

desio

appaga

vostra grand' altezza

mio

non

miei desiri
s'

adiri

PRIMA

BALLATA

I^uanlo
Le

che faa piacer costei

tanto per lei

M' incende pi
Parmi veder

di soverchio

in lei

Che porge

quand' io

la

guardo

Amor con un

dico

il

cor

eh' io

colpo non

cali

non so pi tenere
,

o occhi per vostro mirare

veggio tormentare

Tanto

eh' io sento

suo dardo,

con tanta dolcezza

MI fiere
Ched al
Mi

mar tiro

occhi miei nuovo piacere

agli

Allor m' aggiunge

Tuttor nuova bellezza

IV.

pi fisso miro

bellezze

Amor

ii3

V ultimo sospiro

PARTE

ii4

BALLATA

V.

come 1 mo sospiro
Piangendo va da Madonna e da Amore

JLIeh

ascoltate

Che per

Amor

lor

da

vita

la

me'

eh' piena cosa di

Mi fa geloso stare
Onde Madonna sdegna

si

more

paura

E
E

perdo lo mirare

Che mia vita


Cotale Amor

sdegnando mi cela sua figura

sostegna

per sua natura regna

sdegno in gentil donna vien di fore

Si che r aver pietate gran valore

PRIMA

ii5

BALLATA VL

onna

beato punto

'I

Al vostro bon remiro

Con r

aer del sospiro

L' anima mia

Da

'n

sul passar

quel lucente raggio

Da' bei

S' partita dal cor

Cui non rimase


lena tanta

vita

mi tenne

che battia

miei

vostr' occhi a'

L' anima mia di subito

che m' avvenne

ferita

che mi cadia

che dicesse omei

Se non che Y aer del sospir compresa

Che

La

di dolcezza nacque

tenne

come piacque

Al mio Signore

Amor

per cui m' avvenne.

PARTE

ii6

.BALLATA

eh piacciavi donar

muor

Che

si

Che

inavverato

Sar la sua

Deh non

finita

che poco stando

se sua vita

Amor

ferita

voi riguardando

mai poscia non soccorre

Anzi cresce

il

dimando

Amore

Fiere cos

perch'

diede est

gi

vita

aggiate a sdegno

Donna mia

mio cor

sospirando

Vostra merc

Le

al

VII

dolore

Muor, se non chiama poi


La donna da cui ebbe lo
,

Per ne prego voi

altrui

valore

PRIMA
BALLATA

Io
Il

prego, Dorina mia


gendl

'

e d'

Amore

stando in vostra signoria

per sua cortesia

Lo pu

ben

Che non

fare senza uscirne fuore

disdice onore

Sembiante alcun
Io

VIIL

che risiede in vostro core

Che da Morie

Mi campi

11-

mi

star

gentil

Ben lungamente

Non si che
Ma standomi
,

dello

Donna

in gioia

cos

di

in loco

sia

poco

pur eh'

mio veder

non arda

tutta via

Verr di rado

Che

che di pietate

io

in foco

non moia

vi facci noia

PARTE

Il

SONETTO

eduto han

Che

se per veder lei tutlor

fatto

Che

occhi miei

gli

bella cosa

dentro da lo cor dipinta V hanno

non

Insin che

LXIV.

la

tutto corro in

Toccan

lo

trovan non han posa

han V alma mia

quando

non stanno

amorosa

amoroso affanno

col suo sguardo scontro fanno

cuor

che sovra 1

ciel

gir osa

Fanno nel

cielo gli occhi al

Fermandol ne

Quando

la f

d'

*1

desiar fiso

Che 1 dolce imaginar


non

Amor

scorta

pi forte

riguardan lo suo nuovo viso

tanto passa 'n su

S' ei

mio cor

fasse

Amor

gli

daria morte

poi, che lo conforta.

P R

MA

119

SONETTO LXV.

nde ne

Con

Amor

vieni

cos soave

tuo spirto dolce

il

L' anima mia

Tanto r

che conforta

ched quasi che morta

stata la partenza grave ?

Vien tu da quella
Dillomi

che

che lo mio cor have?

mente

la

se

Per quella

D'

me membranza

Merc

se di

Amor

Tu

vita e

Mi

dai

Ma

n accorta

che lo mio cor


le

ti

porta

recave

fai

che confortar mi vuoi

morte

tu pena

come

e tu gioia

Signor far lo puoi

ora che 1 partir m' mortai noia

che non mi

Per dio

Fammi

presente

se

facci

come

non vuoi

suoi

eh' io

moia

PARTE

lae

SONETTO LXVI.

\_J tu
Per

Amor

tua f

la

Dammi
Ch'

se

che m' hai

io possa

Morir mi

Uom

mio languire

Per

gli

Quella
i'

che 1 mal

sotto

sia

pi leggier

la via di

senta 1

certo, tanto

farai poscia

Y ammanto,

poi piagner pene e gioire

Crede

Ch'

del tuo ben sentire

che non vide mai ben

della tua gioia alquanto

un poco

Facendomi tornar

Ove

piace pur lo

ti

martire

di langore e di pianto

per dio

fatto

n sealio

cosi naturale
;

e cosi 1

conducermi

mal secondo

a tale

mio

eh' egli rio

Provando 1 suo contrario quanto vale

,,

PRIMA
SONETTO

VJon gravosi sospir


Donna gentil da

lai

LXVII.

traendo guai

vostra rivera

la

conira 1

Il

dimorar peggio che morte m' era

Ma

per

la

mio

voler

Cosi non

Deh male

fossi

me

me

tapin

nulla vai per

tutto 1

sol ver

me

Donna

mai

fera

quella terza Sfera

n' aggia

In che ventura

Ch'

dislungai

io ritornato

Prch' contra di

Che

mi

speme del tornar campai

tomai a veder voi

Dolente

cotanto strana
son' io giudio

me mercede umana

e 'n che punto

mondo

sete

umile

tenete 1 cor

si

nacqu' io
,

e piana

rio ?

PARTE

^22

SONETTO

ra gi vinta e lassa

sospirava

il

LXVIII.

1'

alma mia

cor per tragger guai

Tanto che nei dolor m' addormeatai

E
Per

nel doler piangendo tuttavia

membrar

lo fiso

Quand' ebber pianto

li

Che mi prendeva
Dov' era

Del qual

diceva

mi parca che

Chi

ci

paria

mia Donna

sentia uscir

Che

mi menava

gentil

la

innanzi

mi

merc

gisse

una parola
,

merc

m' espon con V

miei occhi assai

In una nuova vision' entrai


Spirto visibil veder

che fatto havia

ali

d'

in loco

sola

un foco

un poco

Amor

vola

PRIMA
SONETTO

/liraor

dolce vista di pietate

la

Ch' sconsolata

Meco

quella bella

la

il

sovente

mente

e dall' atto sdegnoso

Donna

a cui son servo

nato in questa vertute

jy ornar

Lo

in gran desio

vene a doler ne

Del mio tormento

Di

LXIX.

il

desio

suo belF aspetto vezzoso

qual adoro pi eh' io non osservo

Ella non degna

o dolce Signor mio

Deh spandi in lei la tua vert si eh'


Con piet veggia tua stella lucente
,

io

spenga V atto che mi

fa

dolente

PARTE

ii4

CANZONE

vallando potr
Per

Or m'

che

Che dopo

occhi miei

gli

salute

eh' io veggio
,

eh'

Che r

Signor verace

d'

dea

d'

mai

Quel

e miro

ogni gentil beliate

mia dentro

eh' io porto
la

mente

tu dipingi

che rimira

(*) // pilli la

1'

intelletto accorto

chiama Sestina

Signor possente

alto Ciel distringi

della guerra

ogni scuritate

Della battaglia de' sospir

L ove

io disio

m' empie tutto di suavitate

Increscati oggi

com'

liberato son d' ogni martiro

Quella

affanno riposar ne face

Quando potr io dir


Or m' hai tu tratto
Per

hai tu posto d' ogni guerra in pace

Vegghin quella

Or

dolce mio Dio

tua gran virtute

la

Lasso

io dir

XII.

RIMA

P
Increscati del cor

Da Amor con
Che

120

che giace morto

quella sua dolce saetta

fabbricata fu del suo piacere

Nel qual sempre vedere

Tu mi
Cui

d'

Muoviti

ubbidir a
Signor

Signor

mio

moviti a piet
te quant'

Vedi per

te

Da me
Che

fu

in

Per grazia

Canzon

amo
non

me

se

non

S' a

Non

<f

la breve tempo

si

mia Donna
,

amando

eh'

sofferir,

non

se

ben dire

tu puoi

spero

trista

ne racquista

sol della beata vista

piet

vita

la

moro

vedi eh' io

di quella sentita

lieta

Vedi che poca


Rimasa

parta Y anima mia

si

quante lagrime spando

Signor mio

mi raccomando

a cui

Vedi per
Ahi

if

chiamo

cui solo adoro

cui tanto

eletta

Angeli diletta

gli

Signor mio solo

Deh

Donna

facesti quella

muove
,

e che

mi

il

mio Signore

che gi mai redire

1 dolore
far finire

PARTE

ia6

CANZONE

'i

nuovo

Miraron

occhi miei

gli

Una donna

ched

Come
Ch'

lei

1 consente

me porse le ciglia
ma paventosamente

vaghezza con desio mi piglia

altra

al

suo dover torna

la

mente

con valor possente

Tanto 1 voler

la

sua voglia assottiglia

Ch'

Amor

Ma

tace per veder di


li

Che

si

fa di ci

me

la

prova

per altra belt cangi

la

fede

par cosa nova

celarmi da lui

che tutto vede

posso

Ond'

io veggio la briglia

e conscienzia

mi

ripiglia

con gran tema dimando mercede


C) Nel pan xii.

gran maraviglia

Non

colui che sente

Per questo-

io

vaga luce a

Io guardai

per accidente

perch mia Donna simigh'a

Sua figura lucente

(*)

piacente

per sola cagion

Con

XIII.

PRIMA

ij

SONETTO LXX.

Amor jdel

3i incarnato

Che

S'

preso ha

membri

tutto convertito gi in natura

che di contrastar non ho potere

Amor medesmo
Non disfarebbe
Da

no' avesse vedere


al

Egli

chi
il

Ch' io

mi

cor la sua pintura

Amor non

poter mai disfarsi

Dunque

miei fuor di misura

Per che 1 fino

suo piacere

o da spiacere

diparte da

potrebbe far

figura

amar

non

facci ci, tant' dir

lei ?

altra

cosa

come

muori

ancor che fosse del mio corpo fuori


L' anima mia per la morte amorosa

Nel mondo stanno

gli

spiriti

miei.

i-iU

PARTE

SONETTO

Xl

soltil

Vien

ladro, che negli occhi porti

all'uom per mezzo della

dritto

prima invola

Passando

Tu

lui

cor

il

per

eh' a far questo F aiuti

Fuggendo

Li

'n

mostri poi

'n

dolenti disviati

e conforti

che

ti

dispiaccia

vece son dei cor, che trovan meno,

Non dimandaro

Ma

questa guisa n hai gi quasi morti

spiriti

Che

disfaccia

si

faccia^

eh' altri lo scaccia

sentier pi accorti

Per che sospirando

LXXT.

se

vuoi che mi guati

tu sei micidiale, et hai

si

pieno

L' animo tuo di pensier dispietati

Ch' ogni merc

ti

par crudel veleno

PRIMA
SONETTO

mor

E
E

come credo

si

forza

ogn

riccor

vassallaggio

uom

lien

Con

gi

Ch'

Amor
d' Amor

umiliate

non era

Amor

Che non

Ma

ha signoria

gentilia

'n

lo proprio

sua balia

uomo

cominci

vai pi

con par grado

n poiesiate

il

Dio

che 1 cor' innamoralo

stesse lo talento

Di due Amanti con pura amista te

Di quellg

via

la

mio 'nlendimenlo

guardi riccor

convenenie

e sia ubidiente

lo

n Signor polente;

con paraggio

Que&t' d'

Pur che

LXXII.

e potestale nella gente

non cura

129

d'

Amor

avea pregato

PARTE

iS

SONETTO

Che

Amor

d'

Premio
Tardi or

Ben

lasso

eh' or

Finischin

Che

et alfin

d' angoscia

ne portai

e di perpetuo affanno

mi accorgo

del

dunque

gli

amorosi

mio danno,

meglio pentirsi che non mai

quella Dorina

anzi la

insegna d'

Amor

Resti con sua finzion

'l

entrai

lai

spesi haggio in servir questo tiranno;

Che r

campo

nel feroce

Vissivi in spene

undecim' anno

oggi

l traspassato

LXXIII.

mio cor franco

mia nemica
portar

si

crede

frauda e menzogna

e liberato dica

Cieco qualunque de' mortali agogna


In donna ritrovar pietate

o fede

Fine della Parte Prima

DELLE RIME

ESSER GINO

DI M

DA PIS TOIA

PJRTE SECONDA
SONETTO LXXIV.
Mortb

Ik

dubbi

ille

in

Al tribunal

Amor

Madonna Selvaggia

di

un

di

me forma

contro

sol

Di fama
Anzi

Dico

Et

d'

mondo

mio mal

ogni

radice

la

ahi falso servo fuggitivo

merto

Dandoli una

Che

sei

il

vai

Io n

saria 'nfelice

questo

seguo

risponde

Et

Convien pi tempo

me

ella

n' hai

fele

che mi rendi

se tosto

il

a cui 'n terra egual

spiega le vele

ove

e dice

e provai gi di tuo dolce

egli

al

inuo

pi fedele

sia

mia cagion

Imperatrice

dell' alta

Giudica chi di noi


Questi

mille querele

si

ingrato

non era
privo

gran piato

a dar sentenza vera

PARTE

i32

SONETTO LXXV.

Io

fui 'n su r allo e ^n sul beato

Ov' adorai baciando

caddi

santo sasso

su quella pietra

'n

Ove r Onesta pose

il

la

sua fronte

Fece

la

Ma

lo

mio cor

lasso

Amore

a questa guisa
,

fa

a s che qui giace

dipartii

che quinci mi traggia

poi che non m' inlese

Mi

1 fonte

Dolce mio Dio

La morte

tutta d' adornezze conte

Quivi chiamai

lasso

che di morte acerbo passo

Donna de

Gi piena

ohim

eh' ella chiuse d' ogni virt

Quel giorno

monte

il

pur chiamando

il

mio core

mio Signore
Selvaggia

L' alpe passai con voce di dolore

SECONDA

CANZONE

v/him
Da le

lasso

XIV. C)

quelle treccie bionde

quai riluceano

D' aureo color

poggi

ogni iatorno

d'

Ohim la bella ciera e


Che nel cor mi sedeano

le

Di quei begli occhi

Ohim 1

i^

fresco

et

dolci onde

ben segnato giorno;

al

adorno

rilucente viso

Ohim 1

dolce sorriso

Per

lo qual

Fra

le

la

bianca neve

rose vermiglie d' ogni

Ohim
Morte

vedea

si

senza
,

tempo

meve

perch 1

togliesti

per tempo

Ohim caro diporto e bel contegno


Ohim dolce accoghenza
Et accorto intelletto e cor pensato ^
Ohim 1 bello umila alto disegno
,

(*)

Nel PiUi

XIIL

PARTE

i34

Che mi

crescea Y inlenza

D' odiare 1

Ohim
Di

vile

Ohim

mi

Ch' ogn'

altra

mi rendea

Ohim
Morte

X'ott'

Donna

Dea

cui d' ogni

come

Ohim

Amor

d'

hai qual vetro

Ohim
( Si

facea veder a dietro


il

peso

che vivo m' hai morto

quella speranza

lieve

l'alto stato

desio nato

'1

bella creanza

amar

et

et

impeso

Donna

d' ogni virtii

Dea

Amor

volse

feci rifiuto

di che pietra qual colonna

mondo

In tutto 1

avea

Che fosse degna in aer


Ohim vasel compiuto

darti aiuto ?

Di ben spra natura

Per voltar di ventura


Condotto

fosti

suso

gli

aspri

Dove t' ha chiusa ohim


La morte che du fonti
,

monti

fra duri sassi

Fatt'

ha di lagrimar

Ohim

Morte

Di me

almen per

La man

tua se

sin

gli

occhi miei

che non
li

tristi

mi colpa

li

lassi

scolpa

occhi miei

Finir non deggio di chianxar

ohmei

SECONDA

iS5

SONETTO LXXVI.
A

M. Agaton Dkusi

\^i che procede

di cosa mortale

Per natura convien


Perch* a

N manco
Et

questo

Che

contra

lei

a lei

eh' arrivi

uman
senno

morte

a,

o bellezza

crudo e duro male

umana

vita stringe d' est

a ciascuna et

N si pu
N con
Ci

racquistar

rompe

che

v'

Fatto bagnar di lacrime

Ben

che divora est spietata

mai con preghira

tormento di doglia

Per dopo 1 dolor

porte

le

o di pianto
fiera

ha cotanto
la

ciera

forte

sorte

spesse volte gioventute assale

Et

poter non vale

vi dovreste rallegrare alquanto

PARTE

i3

SONETTO LXXVII.

xxmato

Gherardaccio

Di quella

Che mia

eh'

ad

quand' io scrivo

Amor

ha tessuta

vita

Presente e lungi

mi lagno ^

pi non
,

come ragno

e ritornando vivo

Trovandomi di sua veduta privo


Del pianto

che m' abbonda

CIV io non posso parlar

Pi

se

eh' io

non

anzi rimagno

non soglio, doghoso

fusse

mi bagno

che spesso ricorro

Alla figura in sua sembianza pinta

Fora

d'

angoscia la mia vita estinta

Cosi miser m' aito

Per ritornare

e pensivo,

mi soccorro

e dar maggiore strinla

Or che morte ha

mi^t forte guerra vinta

SECONDA

SONETTO
A

Uante

Dantb

abito di doglia

innaazi altrui di lagrimar non curo

Che 1

vel tinto

eh' io vidi

D' ogni allegrezza

Et

LXXVIII.

ho preso V

io

nij

il

e d' ogni

e 1 drappo scuro,

ben

mi

spoglia

cor m' arde in desiosa voglia

Di pur doler
Tal
Ch'

mentre che

'n vita

Amor non pu rendermi


ogni dolor in me pi non s
eh'

Dolente vo pascendo

duro
sicuro

accoglia

miei sospiri,

Quanto posso inforzando 1 mio lamento


Per quella

in cui son morti

per se tu sai nuovo tormento

Mandalo

Che

fie

al

miei desiri

desioso de' martri

albergato di coral talento

PARTE

[38

SONETTO LXXIX.
AL MEDESIMO

CJignor

Over

Con

non passo mai peregrino

d' altra
gli

manera viandante

occhi

dolenti per

SI

csi grevi di

Com'

io passai per

pene cotante

Amor con

con r

Un

la

altra in la

monte Apennino

il

Ove pianger mi fece il


Le trecce bionde e 1
Ch'

camino

sua

bel sembiante,

dolce sguardo fino

man mi pone

mente mi depinge

piacer simile in

bella foggia

Che r anima guardandol se n estinge


Poscia da

Che 1
S' io

gli

avante;

occhi miei

mena una

pioggia

valor tutto di mia vita stringe

non

ritrovo lei

cui 1 voler poggia

SECONDA

CANZONE
Pur la morte

JLIa poi che

Al viver

Com'

in cui virtute

Che morto

che 1 mio

quel

finir sia

d* ogni
,

In ogni parte
Riaverassi

mai

Giustizia tutta

ahi lasso

e la

intera

eh'

viva

Prudenza,

ho

io detto?

e vera

saggio petto

n avr testimonianza

quai son morti

O Nel

ander la semenza

sua chiara e buona nominanza

Di quei

nutrir con gran diletto

si

S eh' ogn' et

Ma

Temperanza

non morto

la

nome
come

non veggio

in ogni terra

De

del suo dolce

La fama sua al mondo


E 1 nome suo regner 'n

per cui allegro andava

Per questo morto 1 senno

Quivi

salute

tosto

fama 1 mondo illuminava

la cui

Ma

dimorava

in suo proprio loco


lei

(*)

natura ha fine posto

la

Poich vedovo son

XV.

Arrigo VII. Imperatore

di

di colui

Io prego

139

e quai vivono ancora

che avean lor fede in

Pilli

lui

fermata

XIV.

PARTE

i4o

Con ogn amor

come

cosa degna

in

Ogn' allegrezza nel cor

ci

ha

tagliata

Per ciascun come smarrito regna

somma

Poi che

Danne
Chi

malvagia fortuna in subit' ora

maest giusta

ti

tu

Che

somnV uom

Natura ha

la

,
.

potresti dire

tolto al breve

r ha mandato in quel senza

Dio chiamato

finire

perch 1 vide degno

Muoviti

piangi

e di molto dolore

guarda che persona non

ti

miri,

te n' andrai cosi chiusa


,

e va disconsolata

Che non fussi fedele a quel Signore


Che tanta gente vedova ha lasciata
L

su nel giocondo

piena d' affanni e di sospiri

Nata di pinto

Tu

che del profondo

esser co' gli altri nel beato regno

Canzon

mondo

r allegrezza ha largo fonte

vile esser quaggii

U ha

qual tu ne racconte

il

Arrigo Imperador

D'

e benegna

fu 'n piacer torci costui

che leggi

L dove

qualche conforto per altrui

questo

e celata

ove troverai gente pensosa

Della singular morte dolorosa

j,

SECONDA

CANZONE

X-Ja dolce

vista

vita

si

Porto

Ohim

core

desi nel

nati son di
partita

la
5

Amore

d'

Non mi

feristi

Perch non

s ,

Amor

al

da

me

Lo spirito angoscioso, ched


Amor al mio dolor non
,

forte

eh' io fussi

dipartisti

e gai

che mi duol
^

morte

deh perch

grave

fa parer

vo traendo guai

eh' io

Ch' aver solca

Per

mi

vece di pensier leggiadri

'n

Che

XVI.

e 1 bel guardo soave

Ch' ho perdalo

La

24i

primo passo

morto
lasso

io

porto?

conforto

Anzi quanto pi guardo

Al sospirar pi ardo

Trovandomi partuto
Da' quei begh occhi ov' io
(*)

Nel Filli

XF,

t'

ho

gi veduto.

PARTE

i44

Io

t'

ho veduto

in quei begli occhi

me n

rimembranza

Tal che

la

grande schiera di dolore

fa

si

Dentro

mente

alla

Il

d'

occide

riso

gran contrario

si

eh' tra

bianco e 1 negro.

'1

mia virmte

disvia la

Che dentro
Membrando

ritener

alquanto

lei

non posso 1 pianto

Madonna

ai

Lontan di veder

a cui son tanto

dolenti occhi miei

3Von morite di doglia


Si per vostro voler

Amor

la divide

Quando per gentil' atto di salute


Ver bella Donna levo gli occhi

ogni stato allegro

S tutta

com' diviso

Dallo gioioso

Amore

che Y anima stride

Sol perch morte mai non

Da me

ci

la
,

mia ventura

Dunque merc

Da

eh'

quando

vita

sai

dove

spirto

il

troppo cruda
gli

che

ho perduto

Gli gioioso

Tu
Lo

Amor

pur che

che 'ncontran

1'

occhi

la tua

morire

de' gire
,

s'

pi m'

man

amorosa

per morte

mio da poi

attrista.

acquista

chiuda

la

vista

voglia

SECONDA

sai

Amor

quanta piet

Secondo

Dammi
,

ara di noi

per esser micidial pietoso

Tenuto

Si

s'

43

in

mio tormento

eh'

ho

di

talento

morte

gioia

che lo spirto almen tomi a Pistoia

PARTE

i44

SONETTO LXXX.
A Emanuel Ebreo

CONSOLANDOSI DELLA MORTE DI SELVAGGIA

liuando ben penso al picciolino spazio


Che Fuom del viver ci ha, poi che Dio vuole,
,

Assai di te

Ond'

io

mai del ben

morto Cesar

pi che

far

mi veggio

morio Bonifazio

cos

Lassar onore

Ogni contrario
Cosi dopo

la

tenere

e dispregiar avere,

deir offese fatte aver pentute

1 viver nostro uno strazio

Quel

sazio

chi maggior esser suole

Dunque qualche via buona da


Amare Dio e seguitar virtute

mi duole

morti son gran maestri di scuole

Morto veggiam

d' altrui

in pace sostenere

morte avrem

salute

che non hanno Y anime perdute

Fine della Parte Seconda

DELLE RIME

MESSER GINO

DI

DA PIS TOIA

PARTE TERZA
SONETTO LXXXI.
AD Agaton Drusi da Pisa

Uruso

se nel partir voslro in periglio

Lassate

Son

di gran lunga poi cresciuti

r Arno

Ond*

Da

nido in preda de' tiranni

'1

io

mar n and bianco

al

m' ho preso un volontario

che qui

la virt

vostro giudizio

al

Po

Diiolmi che verso 1

non

Fortuna

Risponde

E
E

par

si

dove

dico

ove

d'

essiglio

vanni

buon m'

mi guidi

com'

ti

io

disarmi

or che puoi farmi

Amor

in questo

appiglio

sempre scontento

spingemi un vento

e 'n qual parte

sarai

converr che

non so

sete

e vermiglio

condanni

per pi presto gir preparo

Perch'

danni

y
;

non m' uccidi

parte

j46

SONETTO LXXXII.
AL MEDESIMO

i^e

puote un naturai consiglio

tra noi

Nelle dubbie speranze

Vaglino
Sagrarno

Et

miei

alla

e ne gli affanni

che gi molti e molt' anni

Fortuna

petto e 1 ciglio

il

a la fin costretto da F artiglio

Di

quella, eh'

ognor sembia

Lasciai la Patria

E1

securo

cammin

di vertii piglio

Voi

So

gloria

muor

clr aspettate ? di

eh' averete

inganni,

foco

il

de'

e Y armi,

Toschi Lidi

morte 1 talento

e gi

e son contento

D' aver fuggito 1 sangue


la

mondo

e gli onorati scanni

Sona tranquillo tiemmi

Per cui

al

d' intender

Novella rea de' vostri ultimi

parmi

stridi

TERZA

i47

SONETTO LXXXIIL
AL MEDESIMO

Oignor io soa
Cile mi feri si
,

sol

colui
eli'

che vidi

Amore

per cosi pensoso voe,

Tenendomi

la

man

presso lo core

Io sento in quella parte tal dolore

Che

spesse volte dico

gli

non camperoe

io

atti

Son come

un

Io morr 'n verit

ora morroe

e gli sembianti
d'

eh' io foe

che n gravitate more

Amor m'

ancide

Che m' assalisce con tanti sospiri


Che r anima ne va di fuor fuggendo

eh'

io la 'niendo

Una donna

ben

apparir a

Tanto sdegnosa

dice
i

che vide

miei desiri

che ne va piangendo

P A

l4B

il

SONETTO LXXXIV.
AL MEDESiMO

Xjasso

pensando

Spesse

fiale

me

Cotanto

Che

ivi

valle

natio Sole

accendo

nuove

delle

me

pianto al core 'n sin da

'1

rimembrando
Ch'

mio

del
n'

alla destruita

ne dole

talle

speranza del tornar

la

senza creder d' aver

Sol di vedere

N ad

altro

se creder

Dunque
Pena

il

frutt'

eh' a quel

non voglio

in

Parte crudel
,

falle

ornai

gi

mi

pensai

Macometto
perch mi

eh' io

1 diletto

fior era

sentir di quel

gli

son delle piante di Vergiole

Pi meco r alma dimorar non vuole


Se

occhi valle

gli

fai

non commetto

TERZA

149

SONETTO LXXXV.
A

VJecco

10

ti

Cecco

d'

Ascoli

prego per virt di quella

Ch' della mente tua pennello

Che

Ne

r alto Ciel

qual per

me

Perch rimedio

la

e chi

mia

so da tal giudizio

m' buon di

non

bel Fiore

de

se cessar

la

mi

sfida

s'

appella

gire a quella pietra

il

'i

pi fida

vita grida

Dov' fondalo
lungo

la

laida, e qual bella;

star

e guida

di stella in stella

seguendo

dr chi m' assecura

me

tu scorra per

gran tempio di Giove


,

o gire altrove

tempesta tetra

Che sopra 1 genital njio terren piove ;


Dimmelo o Tolomeo , che 1 vero trovo
,

PARTE

i5o

SONETTO LXXXVI.
MEDESIMO

AL

1^ on

credo

che

Madonna

'n

Alcun pensiero di piotate


Ch'

ella

Amor

s'

accorse

che smarruto
,

non

sa a cui

porto dentro agli occhi un cor feruto

Che

F non
Ch'

Ond'

veduto

gentile ne' begli occhi suoi

Che dimanda mercede

Di

venuto

poi

eh' io avea

per vo come quel

sia

quasi morto

ispero
ella

mai

me

Se non

se

dimostra altrui

eh'

Te mi dimostra

et ira forte

che aver dovria pietanza

ne darei tosto

Amor

non pesanza

ha preso disdegno

tutto quel

io

si

la

morte

quand' io vo in disperanza

simile in sua corte

TERZA

a5i

SONETTO LXXXVII.
Dante

J; oi eh' 10 fui

Per greve

Dante

dal

mio

natal silo

fallo peregrino

essilio

lontanato dal piacer pi fino

Che mai formasse 1

piacer infinito

Io son piangendo per lo

mondo

gito

Sdegnato del morir come meschino

se trovai'

Dett'

ho

ho

di lui alcun vicino

che questo m' ha lo cor ferito

N dalle prime braccia dispietate


N dal fermato sperar che m'
,

Soa mosso

Un

perch

aita

mi

lega

piacer sempre

Nel qual convien

Con molte donne

non

assolve

aspetti

e dissolve

eh' a simil di biltate

sparle

mi

diletti

r A

j5a

II

T E

SONETTO LXXXVIII.
AL MEDESIMO

aturaimenie chere ogn'

Di suo cor

questo

la

sua

per

la

Amadore

Donna

far saccente

vision presente

Intese di mostrare a te

Amore

In ci che dello tuo ardente core

Pasceva

la

tua

Donna umilemente

Che lungamente

stata era

dormente

Involta in drappo d' ogni pena fore

Allegro

te

si

mostr

Amor venendo

per darti ci

che 1 cor chiedea

Insieme, due coraggi comprendendo

r amorosa pena conoscendo

Che
Per

nella

Donna conceputo avea

partendo

piet di lei pianse

TERZA

i5i^

SONETTO LXXXIX.
A

IVXesser

lo

pone e

M. Onesto Bolognbsb

mal

tiene sopra 1 cor la pianta

Quand' ha per

Di dar

se

che nella mente siede

non dolor

la

Mi d

di morte

se

dolente

Amor

e diede,

quanta

seguendo sua fede

ma

pur ancide

che contro

di tanta vert quella s

Gh'

che voglia manta

per voi ver tu morta

Fortuna solo

Ma

Providenza non ha

mai procede

che m' ha dato

sua signoria

gi

Poscia ched io provai

occhi sua potenza spanta,

gli

questo 1 frutto

e 'nfranta

le siede

ammanta

siccome in suo soggetto riede

Ch' a voi promette gi pi

d' altrettanta

PARTE

^^

SONETTOXC.
AL MEDESIMO

Amore

che

.nzl

Donna

che poi del core ucciditrice

Si convien dire

Guani

d'

Amor

non

se tu piangi e tu ridi

ancidi

sei fenice

ancidi

poi consiglia invan chi 1 contradice

Per
Ch'

uora

all'

Quand' odirai gridare

Che

mente guidi

nella

si

leva tardi chi

Amor non

serva

mi

dice

Che morte ancor di


Ch' io

'1

Come
Cos

'1

lui

servo nella pace

Servol dovunque in
vassallo

mar

fidi

non mi diparte
,

e sotto Marte

drizza le vele

che non serve ad arte,.

amico mio

n di lui mi

Io son tanto soggetto suo fedele

convene

farte

t E R

Z A

i55

SONETTO XCL
AL MEDESIMO

Oe

mai

So

leggesti

Amore

eh'

stesso

che

si

disdice

Amico

mercede
ti

sfidi

conquidi

Amor

gentile e bella guardatrice

Del suo onor

Ch'

di

cornacchia sta su la cornice

la

Alta

Ovidi

d'

che sdegnoso contra sdegnatrice

Per tu

D'

scritti

eh' hai trovato ci

Coavien

gli

che vuole in foco scidi

puoi dire

egli di

se lo ver

non

nobil cuor dottrina

cele

Ch'

io

Cosi

r assaporo

siess'

ed honne pieu

io in pi pietosa parte

et arte

tue virt son con le sue scoperte

Io sol conosco 1 contrario del mele

le quarte,
.

PARTE

i50

SONETTO

Ueh

Glierardiccio

Che non moristi


Che tu ponesti a
Di cui

La

ci

oom' campasti tue

allor subitamente

quella

Amor

dice

XGir.

Donna mente

eh'

Angelo fue

qual va sopra ogn' altra tanto pine

Quanto

gentil

si

.vede umilemente

muove gli occhi mirabilemente


Che si fan dardi le bellezze sue

Dunque fu
Che gli
Si che

Ci che

quello grazioso punto

occhi tuoi

a vedere

1 desio nello cor fu giunto

t'

incontra

In allegrezza

la soffrir

ornai

perch tu

non morto

ti

dei tenere

sei

di quel che

punto
t'

in piacere

TERZA

ibj

SATIRA

I.

Dante

SCRITTA A

JLIeh quando rivedr 1 dolce paese

Di Toscana gemile

Dove

1 bel Fior

vede

si

Per ragion

Ove
Ove

nome

d'

buon grado

animai

nullo ben

si

face

Vate

non

Pietlola

col

Quando
tal

la

t'

facesti

era me' morire

dove

nascesti ?

mosca per Y

loco ponesti

trova

Balduina

quanto mal

venir qui
,

si

e peregrina

co/i fatta gente

O sommo

nova

eh' cosa

Straniera

Ove

vile

ogni senso bugiardo, e fallace

Per

In

Senza riguardo di vert

A
A

ogni mese

partirommi del regno servile

Ch' anticamente prese

Di

d'

altre fuggire

ogni vespa doverria venire

punger quei

che su ne' boschi stanno

PARTE

i58

Come

scmia vi stanno

Che non

distinguon pregio

Riguarda ciascheduno
Tutti a un par

De

o bene alcuno

vedi

li

loro antichi vizj

eredi

fatti

gente senz alcuna cortesia

La

punge

cui invidia

L'

altrui

vii

Di

valore

malizia

et ogni

suolo

per

a te

La

suolo

lunge

bella e pura

Totila

disgiunge

del gran sangue altero?

flagello

poi eh' in te costume rio e fello


Satira

mia

va' per lo

di Napoli conta

Gh'ei

mute

Ti converria un Nero

Vera

sta

oblia

voto di virtute

tua natura

gentil

Gi

Da

s'

Amor meco

eh' or

Perch trasformi

ben

bella leggiadria

La penna

senza lingua

rilien quel,

Mondo

che 1 mar non vuole

al

fondo.

T E R

CANZONE

Z 4

i59

XVII.

(*)

CONTRO LE parzialit' DE BlANCHI


DI QUEI TE.IIPI

i^i m' ha conquiso

Con

la

Che bisogna
Tal pena

selvaggia gente

suoi ani n*uovi

gli

E NbRI

eh' io provi

che morir cheggio sovente

Questa gente selvaggia

fatta s

per farmi penar forte

Che troppo

affanno sotterra mia vita

Per chieggio
Ch'

vogho

io

la
,

morte

innanzi che facci partita

L' anima da lo cor

che

tal

pen' aggia

Ch' ogni partenza di quel loco saggia


Ch' pieno di tormento

Et

io

per quel eh'

i'

Non deggio mai se non


Non mi fora pesanza
Lo viver tanto se gaia
,

C) Nel

Pilli

XVL

sento

viver dolente

et allegra

PARTE

1^0

Vedess' io questa gente d' un cor piano

Ma

che ogni strano

del suo stato intende

Tanto

ha coral duolo

n'

Dunque eh'
Che r amo

io son quel solo

pi languisco maggiormente

simile a questa

Ch' crudel di

Gravar sua

non

si

Tanto par

meo

iVltro gi

Non

disperata

pietosa

Signore

che 1 mio cor ne sente

movi

ti

me

lai

credo che mi giovi

vieni a

che tu morte

Merc dunque

Deh

lei

lo dolore

Per abundanza

resta

cura d' altra cosa or mai

Per quanto di
col

come

vita

se stesSa e dispietata

Ch' in nulla guisa

Movo

Colai gente gi mai non fu veduta

ha pesanza

n'

r ama non sente riposanza

chi

Lasso

Negra,

di lai condizion

Che

Bianca

ella

me

parvente

che mi

se' s

piacente.

TERZA
MADRIGALE

SELVAGGIA

DI

A M. Gino

vTentil mio Sir

Di

voi

Che

si

ii

lo parLife

mi mantene ^

in allegranza

dirvel noi poria

Perch del mio amor

amoroso

ben lo

sacciate

sete gioioso

Di

ci grand' allegria e gio'

Et

altro

mai non haggio

For del vostro piacere

mi vene

in volontale

Tutt' ora fate la vostra voglenza

Aggiate previdenza

Voi

di celar la nostra disiane

P A

t6t^

11

TE

SONETTO xeni.
A Lemlmo da Pistoia

di trovar lumera in oro

VJercando

Di quei saper

cui gentilezza inchina

M' ha punto 1 cor Marchesa Malespina


In guisa che

Ma

versando

pi per quello

Per cui
Lasso

Che
Pur

le

vita naturai

ove pero

mie pene

Ben

mio Signor

Far convertir

Che

fatto

non trovo
affina

moro,

io

ploro

destina

dimoro

ancor conte

che tu troppa gioia

prenderesti di ci

poria

sangue

voleniier

s'

mi

farti

Se poi non fnsse

Ne

eh' io

cotal pianeta

la

il

in oro

che m' noia

anzi eh' io

moia

un duro monte

ha gi di pietra nascer fonte

TERZA

SONETTO

J\

che

Roma

Di Senator

Di Prudenti

superba

di Plebe

XCIV.

KOMANI

AI

103

tante leggi

e degli Scritti

di Placidi

e di Editti

Se 1 mondo come pria pi non correggi


Leggi

misera a te

Gli antichi

Che

Reggere

Che

Domato
S' oggi

In

leggi

milF Affriche

et or sei retta

et Egitti

e nulla reggi

giov' ora aver gli altrui paesi

ti

Merc

de^ tuo' figli invitti

fatti

ter gi

ti

misera

e posto

freno a genti strane

con teco ogni tua gloria morta

Dio

la

che miei giorni ho male spesi

trattar leggi

Senza

'1

tua

tutte ingiuste e

che

scritta in

cor

Fine della Parte Terza

vane
si

porta

NICCOLO PILLI

LETTORI

AI

\/uesto 7
mio

stoia

compat iotta

me con

appresso di

mano

che un

JRime di

fine delle

delle

daranno

ebbero dal magnifico

Pi-

parte erano

quali

altre cose di

d si

M. Cino da
Storie

in luce

scritte

parte

si

signore Annibale Caro

da

M, Piero Or Sila go
da M. Fdippo Cerio da Pistoia
da M, Carlo Gualteruz da M. Cesare
,

luvenale
ti

con

tutti

e riscontrate poi le variet degli


,

et

ancora

con quelli della

moria di Mons. R. Card, Bembo


fuori con quella purit di

medesimo Autore

stile

per la malattia tornai


detti copia in parte

che le scrisse

Rime V anno i55i


di

Roma

diversi

in

tri eli io

il

Amici scolari

et

non mi ricordo

ne

e Dot'

31,

a M, Domenico Bruni

che

Pistoia

tori compatriotti miei, et in particolare


,

date

son

e si

di queste medesime

cenzo Banchieri

scrit-

buona me-

Vinet al-

DELLE RIME

MESSER GINO

DI

DA PIS TOIA

TE

PJ R

Q UA

B.

TA

CONTENENTE RIME TRATTE DALLA PRIMA PARTE


DKLl' udizione PROCURATA DA FAUSTINO TASSO

SONETTO XCV.

OD

v'

accorgete

va piangendo

10 prego voi

Che

se

sbigottito

Che '1 fa
Con una

Che

si

d'

disconforta

non veu

siete

e d'

aprirli in altrui

d'

cor di pianger tutto

r alma se ne duol

non

S alto

fiisse

si

s ,

eh' egli allor

chiama voi

altri

direbben

non ha valore

mira

il

distrugge

poi eh'

fugge
ei

^
.

che ne stride
si

che negli occhi porta

11

Ch'

accorta

parere una persona morta


doglia

iliuore,

un colore

quando alcun pietosamente

se

un che

lo miriate sol per vostr' onore

Ei sen va
'

Donna

sospira

sappiam chi T uccide

PARTE

i6$

SONETTO

lo

maledico

La

punto

'l

eh' io

a trarne

maledico

che veuiste

veddi prima

Ch'

i'

Per

che 1

maledico

la

Che ferma
Cio

Per cui

la

su la cima

'n

anima di fuori

miei detti

ho per voi

far

1'

trovati

e bei colori

mondo mai sempre

mia mente dura

di tener' quel

Amor

sovente

Si che ciascun di lei

si

e messi in rima

spergiura
e di

onori

v'

che m' uccide

bella e rea voslra figura

Che credo

amorosa lima

1'

Ch' ha pulito

luce de' vostr' occhi traditori

Del core

di

il

XCVJ.

me

ride

tor la ruota alia ventura

QUARTA
SONETTO

man

elle

vostre

Raccomando

E
Lo
Voi

ne va

se

XCVII.

o dolce Donna mia


che muore

lo spirito

dolente

si

mira con piet

Di

che 1 manda via

non ebbe poi alcun valore

poterlo chiamar se
dir

Amore

eh'

lo legaste alla sua signoria

S che

i9

fa'

di

me

quel

non
,

Signore

che vuoi che

sia

Io so che a voi ogni torto dispiace;

Per

la

morte

che non ho servita

Molto pi m' entra dentro


Gentil

Madonna

Acci

Non

eli

io

siate a

core amara

mentre ho della

mora consolato
gli

al

vita

in pace

occhi miei cotanto avara.

P A

17*

T E

II

SONETTO

!^e vedi

occhi miei di pianger vaghi

gli

Per novella
Per

lei

ti

piet

prego

la

Chi

ha

gli

messo ha

foco d'

Levala su

Che

senza

che 1

mondo

allaghi;

di paura tanto gielo

Ma

Questa virt

e poi rifugge

gi sparto, e vuol

de' tuoi fedei

gU svaghi

del cui tosco sugge

Nel cor
tu

cio che paghi

giustizia occide

Al gran Tiranno
Che'

piacer

tal

man

tua dritta
la

che 1 cor mi strugge

che da te non fugge

Signor, che tu di

Con

XGVIII.

Amor

che ciascun tace

lume del

cielo

che nuda e fredda giace

vestita del
lei

tuo velo

non qui

'a

terra pace

QUARTA

SONETTO

Jl erch voi slate

D' udir nova di

forse

me

171

XCIX.

ancor pensivo

poscia eh' io corsi

Su

quest' antica

De

r esser di mio stato ora vi scrivo

Gi

cos

Che

'1

montagna de

orsi

gli

mi percosse un raggio vivo


mio camino

visitai

a veder folHa torsi

per mia sete temperare a sorsi

Chiar acqua

di blando rivo

Ancor per divenir sommo gemmeri

Nel lapidato ho messo ogni mio intento


Interponendo varj desideri

Ora

'n

Ond'

su questo monte
io

tira

vento

studio nel libro di Gualtieri

Per trarne vero

nuovo intendimento

ZI

PARTE

172

SONETTO

jlnfra gli

altri

difetti

Che mostra Dante


Son duo

Che

Signor
5

che

d'

ogni rima

altri

men

bello

altr

Che

secondo che 1 suo canto dice

vide

la

sua Beatrice

quando ad Abraam guard

Non

motto ad Onesto di Boocima

pass poi nel bel coro divino

L dove

della dotta scrima

Ch' era presso ad Arnaldo Daniello

a dritto Y estima

che ragionando con Bordello

con molt'

ISon

grandi

del libello

aggia Y alma sua luogo

a'

L' un

si

C.

nel sino

riconobbe Y unica Fenice

Che con Sion congiunse Y appennino

QUARTA

SONETTO

jf\ hi

lasso

Quando

si

173

CI.

eh' io crdea trovar pietate

mia donna aecorta

fosse la

De

la

Et

io trovo

gran pena

che 1 mio cor sopporta

disdegno

e crudeltate

guerra forte in luogo d' umiliale


Si

eh' io

Ch'
~

m' accuso

io veggio

Quel

che mi sfida

Che

io pili viva

tra lei e piet

posso dir

Ma

morta

e disconforta

pi

la

se

bella

che mi rampogna

non sperando mai


pace

pogna

Onde morir pur mi conviene omai

che dar mi dovrebbe sicurtate

Per parla un pensler

Com'

gi perdona

mal veddi Bologna

Donna

eh' io lassai

PARTE

3^

SONETTO

ant'

Che

se

r angoscia

spesse fiate V

un

Allevia

CIL

clV aggio dentro al core.

alma ne sospira

peusier non fasse

quando Amor

gli

che 1 dolore

occhi suoi gira

Io sarei gi di questa vita fuore

Ora Madonna
.

Veggendomi

che 1 mio mal desira

languire a tutte Y ore

Lieta del male, e del

mio ben

s'

adira

Onde mi spiace quel, che Amore aggrada,


Et s tale il duol eh' ognor rinnuovo ,
Che nelle vene il sangue mi s agghiada
,

Amor

s'

altro sollazzo 'n te

Seguir non vo'

Che troppo

quel eh' a

affanno quel

non trovo

me

tanto sgrada;

che per

lei

provo.

QUARTA

SONETTO

JL ulto ci

Ed emmi

CHI.

eh' altrui piace

a noia

iji

me

disgrada

e space tutto 1

Or dunque che ti piace ? io ti rispondo^ ^


Quando V un V aUro spessamente agghiadi
E' piacemi veder colpi di spada
Altrui nel volto

E
E

piacemi veder JNeron secondo

che

s'

la

far

Ed
Con

mi

aramazzar

tutti

quei

r arme del pensieri

un pazzo

d vorrei seguire

parerla di pianto

e solazzo

malinconia m' aggrada forte

tutto

ardesse ogni femina lada

Molto mi spiace allegrezza

E
E

fondo^

e navi andar al

corte

eh' io

mondo.

ammazzo

trovo morte

PARTE

i^^e

SONETTO
DI

ojch' 10

Dante

CIV.

M esser

Gino

non truo chi con meco ragioni

Del Signor cui serviam

e voi et io

Convienmi soddisfare

gran disio

Ch'

Nuir

i'

ho

altra

di dire

e di noioso tacer

in loco ov' io sono

Che 1 ben non

Donna non
JN

E
Ah

pensamenti boni

cosa appo voi m' accagioni

Di lungo
Sono

i.

il

uomo

e'

mio

eh'

trova chi

albergo

Amor

venga

eh'

ancora

le

che per

lei

rio

gli

al

volto

sospiri

chi 1 facesse saria detto stolto

doni

Messer Gino come 1 temp' volto

A
Da

danno nostro e de
poi che 1 ben

ci

li

nostri diri
s

poco

ricolto

QUARTA

177

SONETTO

GV.

Risposta di M. Gino

ante

Il

ben

Che

10

non odo

in quale albergo suoni

che da ciascun mess in oblio

gran tempo che di qua faggio


del contrario son nati

li

tuoni

per le variate condizioni

Chi 1 ben

facesse

non risponde

Il

ben

sai

non

tacea nel regno de'

Dunque

s'

al

tu che predicava

in ogni parte

tolto

ove tu

giri

tu fare ancor di piacer molto ?

Diletto fratel

mio

di

pene involto

Merc per quella Donna

Di

Demoni

bene ogni reame

Nel mondo

Vuoimi

Dio

al fio

dir non star

se di f

che tu miri

non

sei

sciolto

PARTE

J78

SONETTO
AL SIC.

-/jLmor

Gerardo da Reggio

che viene armalo a doppio dardo

Dal pi elevato monte

E
E
Ed

del lauro

ferio

che

sia

1 nostro Gherardo

duro

in quel fece cos

cor a quello di Penno secondo

Quello trasmut

rispondo

Chi dee

Amor

Come
C^Cos

dimora

come

noi siamo amanti

a suo seguo;

fora

del Sol lum' esser de' benegno

vuol questo

degno

eh' ancor

spirto intorno a lei,

se d'

ti

di noi ricever onor

Per r imagine sua

dolce sguardo

il

se

e tardo

Del qual poscia che vide

Lo

mondo

al

1 bel soggetto del piombo ritondo

Lo

evi.

onde perci V onora

QUARTA
SONETTO

f/uai
Deh

soQ
,

1^^

GVII.

cose vostre eh' io vi tolgo

le

Guido

che mi fate

vii

Certi bei motti volentieri accolgo

Ma

ladro
,

fuane mai de' vostri alcua leggiadro

Guardate ben ch'ogni carta io rivolgo


S' io

dico

il

vero

io

non

Queste cosette mie da chi


lo sa

Amor

Ci palese

eh' io

non

Ben

eh'

opro

Ponghiam

Ma

son un

colai

'1

fu'

mondo

uom

lasso

dinanzi a cui le sguadro.

Che vo piangendo
Per un cor

tolgo

mai

artista

ignoranza per disdegno

d'

che

sar bugiadro
le

la

vista

di basso 'ngegno

sol
!

guardi sol

con V alma

trista

eh' fuor d' esto regno.

PARTE

28a

SONETTO

ItX esser Bozzon

il

CVIIL

vostro Manoello

( Seguitando Y error della sua legge


Passato neir Inferno
Martr

Non

Ma

non

eh' dato a chi

con tutta la

con Dante

Del qual

si

come

corregge

si

comune gregge
sta sotto al

nel libro suo

lor

non solazzo

fu pieno Alesso

ruggia

Dante dice

r iiom

com' un orso

dove vede Castruccio

quel da Tiro morso


in

che innest

breve sdruccio
'1

Mostrando Manoello

legge

si

ne corruccio

Del qual

cappello

Vide coperto Alesso Interminello

Tra

e prova quello

persico nel torso

QUARTA
SONETTO

Xn

una

scisma di Poeti

bella

Che- con leggiadro


Tira

Ma

pur

le

tra

Gioviali
il

dritto

Alcuni esser

Com' Amor

e vago consonante

gli

Debbano

Cometi

e tra

e 1 torto mette avante

alcuni

essempi suoi

si

falsi

come

lieti

Amante

e bugiardi

voti cardi

vendetta de' Franchi

Si dorr

Demonio

quai lungi dal

per lo temerario testimonio

La

di questo e quello

fa

star

reti

grami

fa

Quai presso pon

cose altrui ne le sue

Riverscia

Poi che

GIX.

Dante

verit questo libel di

181

e de'

Lombardi

quai di Tallio fece Antonio

PARTE

x8

SONETTO

ex.

jf\l mio parer non eh' in Pisa porli


Si la tagliente spada d'

Amor

Come

eh'

bel Cavalier

il

ha oggi vinta

Tutta r alta sembianza de' pi

cinta

forti

quei che de' suoi colpi non son morti

Ne

sentono per lui V anima slrinta

Campar

La

Come

per ci che dov' egli ha depinta

sua figura non han

miei

11

S tosto

Di

SI

che

si

gli

fermano

in freccia

com' avanti quel m' apparve

nobil belt

Io non dir quel

eh'

ogn

eh' io

altra sparve

che veder mi parve

Del Cavaher ardito dalla


Se noa

occhi accorti

treccia

porto nella mente teccia

QUARTA
SONETTO

jL

ianta Selvaggia

Nata

cresciuta

Ch' adombri

Che mai
Perdona

al

gli

i83

CXI.

me sommo

e colta in Paradiso

occhi onesti

fosse creato

se

trae copia in stile alto

e prollso

altr

oggetto

lunga stagion tuo stato dura


,

D' esser ghirlanda

Che

temerario mio 'ntelletto

In tanta dignit

Dille

e 1 pi bel viso

Perch quest' occhi non hann

e 1 pi perfetto

Dalla salute sua tanto diviso

Che ne

diletto

che prendi onore


a lei

degna

che un sol rimedio ha 1


,

e sicura

tristo

core

secondo uman corso di natura

nullo amato

amar perdona Amore

PARTE

)84

SONETTO

en dico certo

CXII.

che non fu riparo

Ch' io sostenessi de' suoi occhi

colpo

questo gran valor io non incolpo

Ma

1 duro core

Onde

la

bel viso chiaro

mio cor rimpolpo

piaga del

quale mentre lagrimando scolpo

D'

Amor

Ma

selvaggia

nemica

pi m' incresce che convien

Non

perch contr' a

Che

via pi che

me

lei
1'

e di piet

Per forza del dolor che m'

Sempre mi movo con lamento amaro


Cos tuttavia bella e crudele

affatica

eh' io

1 dica

porti alcun fele

amo

ogni merc avaro

d'

Che mi nasconde 1 suo

Il

il

e son fedele

QUARTA
CANZONE

volte ne

ille

chiamo

Dolce mia Donna

La mente mia
Et
*

Ch'

Per voi

eh'

ogn

In vostra signoria

Che morte
Di me

Pur

non

ci

amor

d'

Che

gi

verace

fa

vostra pace

stringe

merc

cor

poi eh' ho pianto

si

merc
,

men

diletto,

Amor pungendo

spesso m' assale


il

infinge

tanto ho pi d' angoscia, e


!

amor mi

1 cuor non

In ogni parte

Mi

e vita aspetto

D' amare ad un rispetto

Ahim

e di fede

son distretto

qual pi vi piace

altra novitate oblia


s

sia

desvia

si

eh' abbia in sul finir la

certo

Ma

mercede

el

desiosa vi vede

pieu tutto

XVIII.

che dovunque

mio cor da

il

i85

che gridare

forte

piangendo

comincio a cantare

PARTE

386

'

SeiDpre grata mercede a voi chiedendo,

Che

mondo non ha

di bellezza al

amare ognora porto

vita d'

tal

pare,

Che di voi mi conforto


Membrando quand' io canto
,

Ch'

Far

potria

m'

Amor

crudel

nemica

strugge queir

mi contende

in che pong' ogni cura

merc da piet

Il

core quanto pi gentil voi prende

se 1 vostro

se

non m' imparie

non

ria

Che m' invidiosa


Dunque perch si

Amor
Con

a bastanza

sorte

e pi crudel che morte.

forte

e spesso grido

per eh' io sfido

vostra possanza

la

Vincer

se

si

mantenga

Canzone mia

Passa 1 Bisanzio

eh' altronde indura

D' una greve possanza

Non

la sventura

ogni ben

tempo corto

Perch pietate da merc discende

Vola

destino

fino

cos n' 1

Ch' ogni ragione

mio

il

eh' io venissi in porto

Del mio voler


Si

quand' io fo pianto

io riconosco tanto

Che non

me

sovviemrai di

non
1'

qncst' usanza
far

Agna

soggiorno
,

QUARTA
Riposandoti appunto in su

Dove Marte

di sangue

il

187
la

Brana

terrea bagna

cerca di Selvaggia ogni contorno

Poi

di'

senza magagna

Mio Signor

far presto a Voi ritorno

i^

PARTE

iSa

SONETTO

.mor

che vien per

S chiuso

vuol

de

molte pene

al

Fa tormentar

la

gli

trapanando

e l tien corte

giudicando

vita

affannando

spiriti

r anima non osa pianger forte


lui

Queste cose distingue


la signoria

Che

Amor

soggetta stando

che V have

per non contiam nui

addogha

la sentenzia

senza essempio di fera

Partiam sovente

uom

cor per lui son porte

eh' ha paura di

pi dolci porle

che noi vede

Riposa nella mente

Come

le

GXIII.

colpi spessi

o di nave

e non sappiam da cui

guisa di dolenti a morir messi

QUARTA

CANZONE

i8j)

XIX.

A MESSER GUIDO NOVELLO IN LODE D* ENRICO

JLi

alta virt

che

ritrasse al

si

Poi che perde Saturno

venne sotto Giove

Qua

giuso in terra

Ma

effetto

per che

le

ed

in quell' atto degno.

muove

sue 'nsegne furon nuove

Per lungo abuso

e per contrario usaggio

mondo reo non sofferse


Onde la terra trista

Il

Rimasa

s'

1 Ciel

Ben

la

vista

nell' usurpato oltraggio

reintegrato

s'

de' la trista crescere

Quant' ha cresciuto

il

La

dispietata

per lardi

Di Linceo
Dentro da

Era

Che 1 suo

suo bel regno

il

tornata ne V aureato velo


,

Cielo

VII.

morte
si

il

come

saggio

suo duolo

disdegno

e T ardire

vendica 1 suolo

che

le sue

si

schifa di venire

porte

PARTE

i^

Ma

contr'

Che non

a'

buoni

ridotto di bont

Vitlor vai

Ma come

vuole

e a forza

e Tarquino

piuttosto accresce

Ch* di virtute amico

come ha

Si

Di

Ma

gli

fosse sta' noiosa

suso in Ciel lo abbraccia la sua sposa

Ci che

si

Ci che

vede pinto di valore


si

Tutto
Enrico

si
,

legge di virtute scritto

Ci che di laude suona

ritrovava in quel Signore

senza par

Sol degno di corona

E' fu forma del Ben


Il

Enrico

saria redito

Ch' da virt smarrito

Se morte non

cui tremava ogni sfrenata cosa

ben

suo peculio

il

fatto del novello

Si che r esule

d' lulio

mostrandone Cesar

che laude vera

Morte non conobbe Nino

Di quei

sotto sua bandiera


lei

n schiera

Non temo d' Alessandro n


N del buon Carlo antico,

e forte

contr' a sua dura forza

Ne mena 1 mondo
N altro fugge da

U ardita

ardita

si

qual gastiga

gli

Cesare invitto

;
,

che

elementi

si
,

ragiona
e regge

QUARTA
mondo

Il

Per che
Rigor

ingrato d' ogni previdenza


volta

si

Contro

la

il

timor a

fiamma de

la legge

ardenti invegge

le

Veggiam che Morte uccide ogni

Che
Che

tenga di quelF organo

porta ogni animale

Ma

pregio

Non pu

di

morte ricever

Lo

spirito di

Da

cui

Dunque

ferita

e sale

il

laude

gentil

al fin

d' ordinato diletto

animo

pregio

distretto

senjpre piove

Solo

ivi

che virtude spande

che diventa spirito ne

Che

ove sonando applaude

Che piove Amor

vita

nel loco del saggio intelletto

sente V aere

amica, vola

Che

la

vivente

che d virt solamente

Perch' cosa eternale

Sempre

senza

che renda

i^%

are

1'

Amore

intender de' Y animo grande

Tanto pi con magnific' operare


Quant' in stato maggiore

N uomo

gentil

n Re

n Imperadore

Se non risponde a sua grandezza V opra

Come
La

facea nel magnifico Prince

cui virtute vinqe.

PARTE

192

cor gentil

Con

si

che

Che 1
Per

non

tutto che per parte

Messer Guido JNo vello

Non

vista di sopra

vostro Idolo

vi

io son

Amor

scuopra

ben certo,

Idol beato

rimuove da V amore sperto

eh' infinito

per

si

mando

Di Cesare

merto

a voi ci

che ho trovato

eh' al Cielo 'ncoronato

QUARTA

SONETTO

la

battaglia

Di mia

mi trova intorno

virt quanta

per la forza d'


vince tutto

Anzi sen va

Lo

bel

vi fa

Cavalier

Quella

Ora

che combatte
soggiorno

che del ritorno

s'

imbatte

nel cor rimasa tanta parte

Che provar

'

non

dibatte

prega qual pensier in lai

Non m'
Il

si

Amor

bene adorno^

Che r anima veggendo

CXIV.

ove IVpadonn abbatte

Apparve un Cavalier

Ma

%^

che

vi potesse

che

sospira

colpi sui

tien' iu forz

allegr

s'

veggendo

poi che

si

Tanto gentil^ che par

altrui

lui

diparte

fatto

per arte

P A

ag4

K T E

SONETTO CXV.

iTJLaraviglia

non

talor

Sospiri a chiamar voi

Ch' a lutto

il

Qual mio
mia

Ch'

mia fede chiara

la

provo

il

mio peccato novo

qiial

lenta a ve air ventura

al fonte di piet piet

Pur queir Amor

Con

sue lusinghe

contro a

Ch' io non

me
sia

Questo voi no

e rara

non trovo

e con parole accorte,

speranza mia

la

pugnar pu
vostro
,

ad amar voi m' invita

eh'

Frutto promette a

Non

Selvaggia cara

or a mie spese

movo

io

voi cagion della mia vita amara ?

Fa

destin

mondo

Solo a voi no

s'

ma

la

mia

e che cosi

sorte

non

sia

terminar pu morte

QU AR

-jf

SONETTO

VJaro mio Glierarduccio


Del

fatto

tuo

ma

Che mai non

spero

Per

diss' io

dico sempre

mandi

al

Che pur convien

De

r uno a

Onde tu puoi
Che tu sei

E1
Cosi

la

colpp

1'

altro

io

non ho nveggia

I.

Amor mi

proveggia

ver

che feggia

spirto qual vuole

e morte seguir suole

come
al

ti

piace

cor ferito a morte

occhi tuoi ritenner forsi

piaga vai portando in pace*

eh' umilt trovi

XV

eh' accidente esser deggia

dentro

queste parole

uno

parlar

gli

eh'

egli

core

195

ben del mio mi duole

altr* jer

ed

non molto ancor

il

contrario forte

eh' io

me

n' accorsi

P A

J96

TE

II

MADRIGALE

III.

Jr oich saziar non posso gli occhi miei


Di guardar di Madonna il suo bel viso

Mirerol tanto fiso

Ch' io diverr

felice lei

guisa d' Angel

Sopra umana

guardando

che di sua natura

fattura

Divien beato sol vedendo Dio


Cosi essendo umana creatura

Guardando

che tiene

Potria beato divenir qui io

Tant' la sua virt


stessa

Se non

ad

cjbi

la figura

Di questa Donna

Se

altri,
lei

cor

il

mio

che spande

avvenga non

onora desiando

e porge

la scorge
.

FlNB DELLA ParTE QuARTA

DELLE RIME

MESSER GINO

DI

DA PIS TOIA

PJ R

TE

VINTA

LA QUALE COMPRENDE MOLTE RIME CHE

CREDONO INEDITE

CANZONE
Per la morte

i5u per

la costa

Drieto a lo

Or

XX.

Amor

de F

monte

alto

del nostro ragionare

stil

chi polria montare

Poi che son

r penso

Ne

Dante Alighieri

di

SI

rotte F ale d' ogni 'ngegno ?

eh' egli secca quella fonte

la cui

acqua

si

potea specchiare

Ciascun del suo errare,

Se ben volem guardar nel dritto segno

Ah

vero Dio

Sei a ciascun

che e perdonar benegno

che col pentir

Quest' anima bivolca

Sempre

stata d'

amor

si

colca

coltivatrice

Ricovera nel grembo di Beatrice

QuaF

,
.

oggi mai degli amorosi dubi

Sar

a'

nostri intelletti secar passo

PARTE

398

Poich caduto

ahi lasso

1 ponte ove passava

Del suo aspetto

Si copre d' erba

Ah

e talora di spini

che con tuoi

contento ciascun

Face-i

Quanto dolor
Ciascun

si

che

Amor

Oggi ma'
Di'

udia

mente ha volta

la

Poich fortuna dal mondo


,

t'

latini

dia

che verso

Canzone mia

sasso

dolce lingua

copre ognun basso

si

come 1 duro

Si

peregrini ?

1 veggio sotto nubi

ha

t'

tolta

nuda Fiorenza

a la

di speranza

andrai

ten'

che ben pu trar guai

Ch' omai ha ben di lungi

al

becco V erba

Ecco la profezia che ci sentenza ,


Or compiuta Fiorenza , e tu 1 sai
:

Se tu conoscerai
Il

tuo gran danno

quella savia Ravenna

II

tuo tesoro allegra se ne goda

Che

piangi
,

t'

acerba

che serba

degna per gran loda

Cosi volesse Dio

che

che per vendetta

Fosse deserta V iniqua tua

setta

QUINTA

199

SONETTO ex VII.

i^i m' hai di forza e di valor distrutto

Che pi non tardo, Amor,

Che

levo per te

lasso

Del mio gravoso affanno

Come

Ed

lusingator tu

or mi

Che non

fai

sai la

ov' ip
,

iti

appoio

questo frutto

m' hai condutto

come

villano e croio

cagion

perch* io

t'

annoio

Voglendoti piacer sempre del tutto

Perch vuo' tu
Sia lo

itiio

Amor

che pesanza

Forse per eh' io senta dolce morte

Che

tal v'

che cosi forte

stato sol pi

Oim dolente
Non pensava

ecco ch'io muoio,

che cotal pietanza


trovar ne la tua corte,

ha gioia

che

y'

ha

meo

leanza

T E

P A R

aoo

SONETTO
all' annunzio dlla

CXVIII.

morte di Selvaggia

eh non mi domandar perch* io

Ch' io ho

Fuor

Ed

ha

lutti

Col cuore

'n

afflitto

Farmi

sentir

fine

me

oh

miei desiri

della terra la

ha lasciato

Rimaser

una parola udita

tesi

svariai'

sospiri

mia Donna
pene

la

gita

la

han smarrita.

morte

mia grave

tiri

vita

occhi di lor luce oscuri

gli

S, ch'altra donna non posso mirare,

Ma
Veder

credendogli un poco rappagare

fo loro spesso gli usci

Della casa

Di

quella

s'

e'

muri

andaro a innamorare

che lo cor

e martri

e gli occhi Y

che ormai

lasso

fa sospirare

QUINTA

SONETTO

Jl

oi

ched

e' t'

piaciuto

291

CXIX.

Amor

eli'

Sotto tua grande et alta pot estate


Piacciati

ormai

Nel cor

gentil

io sia

eh' io trovi petate

che

c^

Ch' io mi veggio menar

la vita

gii

per

mia

tal vi^

Ch' io temo di trovar crudelitate,

Ma

sofferendo amico d' umiliate

Spero pur ci

che

la

Merc chiamando sempre


Ch' escou di fuor

gli

Gh'

al

fa

ne' sospiri

il

si

suo^ Signore

vede
.

da cui procede

gentil virtude

mio cor

disia

quando V alma

occhi suoi celare

Quest' lo spiritel

Ogni

mente

e gran valore

provar

tanti martiri

PARTE

202

ANZONE

Jo

gran disio

Di riveder

Mena

XXI.

che mi stringe cotanto

vostra gran beltate

la

spesse fiate

Gli occhi lontani in doloroso pianto

di dolore

Ch'

Amor

devrie venir da qualche canto

me

di

vostra nobiltate

la

Poich' secondo

la

sua voluntate

me

S che quasi niente in

Vien

d' ogni

spirto

tempo

uccidr

so se

Amor

In se cangiato

Che pur

eh'

ove voi

state

tardando

il

redlr

mio

per questa piet sola


,

a voi

spirito

accende pi 1 disfo

Madonna

ci non m' insegna

Lo nnamorato

risiede

e riede

donna mia

questo quel

Che m'

Non

voi per fare alquanto

Membrar

Lo

e angoscia tal pietate

che vola

vegna

QUINTA
Per
Ch'

pi dolor morte mi spegna

cori

IO fino

Ch'

Che morto

Oh

e voi credete a

com una

2c3

sola

tal

nome

cpiei cui'l

parola

or vi disdegna

Dio che 'n\ece della morta insegna

Qualche
Poi

v'

figura pinta in

apparisse avante

Che quandunque

mio sembiante

me

di

pur

vi

sovvegna

L' alma che sempre andr seguendo Amore,

come

Gioia n avr

Quanto mi

fosse nel core

ben sopra ogni cosa

fora

Se voi doveste sopra 1 mio martlro


Far

lo pietoso giro

De' bei

vostr' occhi

Che come ho sempre


Vi chiamerei
Per

ci che

Per

me

di

fugge

S'

mio

avuto ho un desro;

piet

miro

in vostra belt
,

e quanto

nome

ancor vo' dir selvaggia

cio strana

di cui siete lontana

come

poi che pur lontan di voi vedere

Lasso

sospiro

pietosa

fuor di sua propriet lo tiro

D' ogni

Ma

saver nostro

Selvaggia n 1 bel

Ne

posa

si

amorosa

chiamarvi

il

desto 1

Selvaggia

Ancor che quando

Che

Amor

l 've

convien che di mia vista caggia

i3

PARTE

ab4

l'a vostra niente saggia

men

1 core sempre

potr valere

Prego che quel disdegno pi non aggia

Che nacque allor che cominci


In me s come fere

apparere

Lo

splendor bel, che de' vostr echi raggia;

Et

ogni mal voler ver

guardando

Se

non

Se da

me

siete

Canzon

'1

chiamando Selvaggia

suo desio

e lo suo

bene

sai

se v'

Guardami

cosi chiusa chiusa

in Pistoia a quel di Pietra

Dalla qual

eh' a voi servente viene

giugni da quell' ala

Poi

noioso a voi so stato

parte

vanne

Entro

ritraggia

vi sia in disgrato

L' anima mia

Voi

me

che
'1

come

'1

mala

nostro Signor usa

dritto segno

dei

da cuor malvagio

QUINTA

2o5

CANZONE XXI

i5

smagato sono

io

Non

Ma

ve ne

Et

et infralito

genti

maraviglia

miracol vi sembri solamente

Com'
In

fate

I.

io

tal

noa son

maniera

assalisce

gi della

morte mi

la

subitanamente

Che r alma non

mente uscito
piglia

consente

Per nulla guisa di voler morire

Ma

1 corpo mio per pena di sentire

La

chiede quanto pu

Di

ci

lasso

senza dimora

ad ognora

me

Crescere sento fra

stesso guerra

Per che non disserra

La morte

di voler

eh'

mora

test

Cosi m' avvien per non veder V augella

Di

cui

non ebbi gran tempo novella

Quando V anima
Guerreggian

trista

tutti

e 1 corpo

insieme per

la

e 1 cuore

morte

P A

Jo6

Che

qual V adastia

me

Sovra

Che

per

membra

le

non

io

Ma

allor la

La

e qual

pur

la

disia

un tremore

discende

sacco in qual parte

forte
i'

mi

sia

Donna mia

salute ricorro a vedere

ombra

cui

sento venire

Ch'

Per mia

T E

II

Ogni fantasma

giuliva fa sparere

eh' addosso

mi greva

Ch' ogni gravor m' alleva

Lo

suo gentile aspetto vertudioso

Che mi f.t star gioioso


Per membrando ci test
;

Ch' aver non posso tuttor

Dunque
Di morir

Che non

E
O

tengo

col corpo

avrei se

per vederla

mi

le direi

io

non vorrei

senti'

veder voi

da poi

vidi la vostra figura

cui

mia

Menato m' ha ventura

non

eh' io sento

venuto son per veder vi

non

lei

potess' io per arte

eh' altro

Ch' altro che pena

Ched

mia parte

non minor tormento

gir a lei per contar ci

Piangendo

stando senza veder

travagliar

Donna

conforto

sarebbe me' eh' io fosse morto

Ch' io aggia

Deh

tal

vita richiede

QUINTA.

20^

Certo che in

me

Piet visibil

se porrete cura

Ci

che vi mostra

Che mostra
Quand'

Che

E
E

vede

si

mio smagato

il

fuor com'

Amor

Madonna

per veder

si

vita

mantiene

cagion perdi' io sto gravoso

la

m' ha conquiso.

penso a mia leggiera

io

viso

1 gaio tempo presente n invita

Per

la

fresca verzura a gioia

Chi

si

sente aver core disioso

bene

Ciascheduno amoroso

Va

per veder quella

vedendo V alma mia

ci

Tanto

che

Col cor

E
Lo

dice

non puote

ella

la

mente face

lassa

Secondamente

Da

vedess' io

imbrama

la

meve

preghi Dio

e lo

piace

eh' io morissi
gissi

mo torment' aude

che mi taccia

Che di morir ne lo
Mi conterei in gran

Amor

che consolato

mia pena

parte di piet prego ciascuno

Che
Che

pace

star' in

eh' al nostro

s'

tua vita greve

fia

Volesse Dio eh' avanti

La

che ama

che sar di

corpo dice

Donna

stato

finire

ov' io sono

pregio, et in laude

PARTE

2oS

Di me poma
Ch'io

fui d'

dire

Amor

stando sol ne

sia

da giovane elade

sua potestade

la

Per non veder mia Donna morto

come Amor m' addusse

Direi a quei

D'

che sono innamorati

est vita passati

Laudando

fosse,

II

gran piacer,

crederemmi solamente

Oga anima

ch'Amor mi mosse,
fare

di ci maravigliare

QUINTA

SONETTO

X-Jo fino

Amor

cortese

ao9

CXX.

eh'

ammaestra

D' umil soffrenza ogni suo

dritto servo,

Mi mena con

man

dolce

la sua

destra

Per che 1 suo voler Hiitto conservo

Ma

per servire a lui

Che

La
Mi

qual

poich d' amar

lei

veder non mi rallegri

lei
il

disio

che

mi

non disnervo

cara sol di stare a la finestra

Anzi perda

Ma

quella diservo

sue moschette nel cor mi balestra

Perch' io di

nutrica

poi del tutto a\mor per lei disdica

questa pruova V alta mia nemica

Pur perder

si

Li miei pensieri

sono in essa integri


,

a mal grado
mO

de'

Negri

PARTE

aio

SONETTO

morte m'

insto dolore a la

Ch'

mio

tutto

ben

de

far

morir volentier

al

Cosi

'n

questo dolor

la

gi

lasso
gli

me

Poich in oscuro

mutaro

finita

non
,

mia

fallita

arrivo

vivo
vita

non cadessero

avrei di lacrimar riposo

CIV a ci non vuol'

Si

giulivo,

sopra ciascun doglioso!

occhi miei

Mai non

m'

misero

Infra 1 grave tormento di

Se

uom

dispetto ogn'

eh' ogni gio'

non so che mi

Ch'

invita

non conforto alcuno, stando privo

Di

Ma

io veggio a

CXXI.

Amor
,

stanchi,
j

manchi,

eh' un' ora

di stato gioioso

color vermigli e bianchi

QUINTA
CANZONE

)i

mi

N
Il

XXIII.

Amore

distringe

Mortalemente ia

Che

aii

casciin

membro

o lasso

sospirar lion lasso,

non so

altro gi

corpo piange

Ch' dipartito
In loco di se

Amor

Cio

d'

dicer

core

il

n fare

e dato gli

morte

che 1

fa

ha consorte

per morto stare

Con questo pur penare ,


N si pu rallegrare
N se risquoter gi sol per mercede
,

Se

la vostra

Non

veggio

figura

Donna

Cosi m' aiuti

Che

Dio

'n

cui 1 viver

mio

gi per altro a voi

non pongo cura

Sempre con fede pura


Sollievo gli occhi miei, eh' arrecau vita

Alla

mia ammortita

Persona lassa

quando

voi

non vede

T B

r A K

ai2

JNon gi maraviglia

Donna
Che

mi

se a vedervi

campar

S' io vo'

morte

di

gran cosa simiglia

Poich

Com'

e vita avere

mi parto punto

io

il

posso voi vedere

Ov' lo piacere

Ma

son per avventura giunto

vi

Del loco

Non

rattegno

convegno

ci pur far

Ma

me

sol

rattenere

pur venir

'v'

Devria senza partire

vostra persona

Mettendomi pertanto

al disperare

Anzi che ritornare

forte martire

Dio

Non

Donna

vide

abbellire
la passione

ver voi vorria

star

mondo

Ch' a tutto 1

Ma

sol io

M' ha
Ch' io

E
E

v'

mia

siete santa e

buona

che sorpreso

tant'

bramo

Ma

oltr' a

amo

pensare

pi d' altrui

voi veder per

Amor

di vui

mia

salute

ciascun altro inteso

al

talento suo

Tien miracol

onde coralemeute

la gente

QUINTA
Veder voi cosa

di sovra virtute

Pi che Natura puote

Che mai non

2i3

fur vedute

Cos nuove bellezze in donna adorna


Coni' io credo di piana

V
E

elesse
'n far

Prender

Tanto

Dio

fra gli angioli

Sol

sovrana
,

mondo

che lo

dee giocondo

Donna per Dio


Ched e' per vi
,

pensate
f'

Sovra piacente cosa

5,

che tra noi vostra cera soggiorna

Che

pi bella

umana

condizione

vi fece

gentil creatura
ci

cosa novella

siete

Esser

uom

maravigliosa
,

lodasse lui nel vostro avviso

ci vi die beltate

Che voi mostraste sua somma potenza


Adunque in dispiacenza
Esser gi non

vi

dee

Vostro mirabil viso

Che m' ave

il

s'

io

guardo

cor diviso,

vi fece

vita

si

Dio

Perch ancidesse alcun vostro bellore

La mia

liso

che m' alleggia ogni gravosa pena

Gi non

muor

PARTE

2i4

Naturalmente

m' mortale

Lo

Ch' a

me

Anzi

non vegg'

e rio

veder

star senza

Mia vigorosa
Ahi

se voi

spera

vostra cera

la

vita e

morte sovente mi mena

lasso

morto

foss' io

che dispiacervi tanto

Che

voi vedere alquanto

Non

concedesfse a

Uomo

io

me

servo leale

son fuor conforto

fina irar guai

Si la tempesta

tempo fortunale

Gi son venuto a

Tant' Y anima mia smarrita ornai

Che non

tale

Per soverchio di male

Che ogn' uom mi mira per


Dunque se mi scampate ,

iscontraffatto

Merito n averete da ci certo

Ch'

Amor

collocato in vostra potestaie

Per Dio

Vi prenda

di
,

ha tutto offerto

me

pietate

per merc

Ritornatemi in giuoco

di

mene un poco

Ch' io prenda ardir, che sto ver ciascun quatto.

QUINTA

CANZONE

V^uori

gentili

XXIV.

e serventi d'

ai5

Amore

Io vo' con voi di lui dire alquanto

Per cui avete sospirato tanto

Ma
Per

trov' io

d'

ched alcun

Altro che sofferenza

Ma

come ad Amor

poi pensate

Amor

Tenuto m' ha
variato

me
s'

gioia

lor detto s appoia

mia tempesta cheta

gi sarebbe

Io dico d'

ripeta

per soffrir d' amanza

Per poco di

mi

altro canto

non posso veder quale pianeta

Prometta

Che

ogni buon Profeta

mia pena e 1 mio pianto

rallegrar la

Non

]E

salvo tuttavia lo vostro onore

Ch' esto consiglio

dicer vi voglio

a ragion

mi doglio

eh' in grave affanno

gi fa lunga stagione

mia opinione

Della sua fede

come

fedei sanno

PARTE

2i6

E
E

di

merc cherer

1 gran

soffrir

mai non

gi

sosto

non mi d guidardone

Ella peggiora tuttor mia condizione


Si

che

Perch' io

Che

vita

la

mi

mia

sento

non mi

Cosi m' ha

me

stesso bailire

vai soccorso di soffrire


lasso

Miracol par com'

Quando

grieve disposto

non posso

gi

finir tosto

stato

Amor fra pene posto


ogn' uom non s attrista

risguarda mia piatosa vista

sono

d' umilt guernito

In ver lo grande orgoglio

M' ha sempre con


Sofferto

Amor

spietanza

Per acchetare orgoglio

Ch' ha per uso


Perduta ha

forse

Di

con tempesta,

offesa

sentito

mia

difesa

o sua contesa

lutto ci

Amor
soffrir
,

e per guerra

gi

Fuom

che per

non osa

sa

soffrir

virt ver la spietosa


lei

spiet natura presa

che sforzar

Credo che per

sofferenza con pietate atterra

Cosi morra ggio per forza

tutto gicchito.

N non aggio veduto n


Ch' Amor si sia levato a

eh' assalito

ho lungamente loro

Istando per

Che

Portato ho sempre di piatanza vesta

vincente

procede

QUINTA
Ma

creder gi non posso

Amor

D'

per

L' Amore

Soave

Poi

Che vanno

N
Che

quanto a ciascheduno

Ci addi vien
eh'

i'

mq

davanti

ho provato

Veracemente V Amore
quel

Ch'

Amor

d'

altro consiglio ?
assiraiglio

Maravigliate forse

Amor

Biasmare

eh' io sento

a che rimedi^ pi m' appiglio

son come

Test conosco
far

natura

soffrenza

la

per ventura

la

Nave

come

eh' in periglio

cui da tutte parti nuoce

Che

pene nuove

Discreder non poss' io quel


lasso

che genti inganna per negghienza

Oh

e ancide,

mi rapporta

non per

Chi ma' saprebbe dare

faccia loro scorta

si

Se spene vien compiuta

discorrendo non so dove

Piangendo ad

Lasso

vede

si

muove

Signor, martora

Amor

so se

si

miei ne fanno prove

spiriti

gli

mio parvente

al

che ben Signor

come egh

che mercede

per piacente affar

fin

acquista

s'

217

'1

vento

attento

cui gi post' aggio laude ?

ma

tardi

non posso da

lui

sua fraude

partimento

Pensate ora fra voi ci eh' io vi dico

D' Amore

il

qual

mi

tien di gio'

mendico.

PARTE

tiS

SONETTO

ulte le

Mi

pene

eh' io sento d'

che mi ha fatto servidore

Della mia gentil

Quella

non V noia

d'

arme Ettor

di tutta avvenentenza

Fra

tutte

altre

donne

chi potria senHt d'

Avendo

so

la beltate sol dello

al

il

di Troia

mondo

gioia

doglia

suo cor miso

eh'

e bellore

amor mai

in tanta altura

Et ancor pi che

Che

Donna

che porta pregio di valof e

Pi che non fece

Deh

Amore

soD conforto acci eh' io non ne muoia,

Pensando

CXXII.

ben sua voglia j

suo viso

Tant' allegrezza par eh' al cor m' accoglia

Paradiso

Ch' io credo pi

gio'

non

sia in

QUINTA
SONETTO

uardando

^i

CXXIII.

parlare

'n

Angelica figura mi parete

Che

ai^

et ia Sembiauti ^
,

sovra ciascun mortai contenete

Compimenti di bea noa so dir quaati


Credo

Che

Ne

eh' a prova ogni virti v'

di bellezze
gli

atti

I^'

'n tal

Amor

ciascun

sta

che vi

sta avanti

gli

muova

che figurale in vostra ciera

cor di quei

Che

siete

maestria par che

Cne pur conviea

Lo

miracol

ammanti

gentil piacer avete

Che 'nnamoran
Gli occhi

tal

eh'

a ristio se

Per voi veder

che pera per dolcezza

han tanta sicurezza


campi

se pera

come Amor

lo trova

t4

P A

2J0

Tx

T E

SONETTO GXXIV.

VJome non
Donne

con voi a questa festa,

gentili

lo bel viso

adorno

Perch non fu da voi staman

richiesta

Gh' ad onorar venisse questo giorno

Vedete ogn'

uom

Per vederla

me

per

Ch' a

lei

Fate

'T

la

mia

a sua vita

Donne

Se non volete

lo pi

s'

arresta

gioia

mio

e veder lo cor

come

Or' Io vi prego

mette in inchiesta

che sospirar non storno

Oggi aspettavo veder


Stare tra voi

si

girandovi d' intorno

guardan qua

Poi miran

che

appoia

s'

sol per

eh' io di ci

che stasera la vegg' io

Dio

mi muoia
.

QUINTA

MI

SONETTO GXXV.

dov'

Donne

Tanto piacer
Poi non

Che

v'

che ancor voi

non

raffrenar di lei

Ed

io sol

genti

le

attrista

s'

moro

per Dio

d'

maldicenti

li

amorosa

Tant' advenante

mi doglio

Amore

uom

riceve,

e di tutto dolciore

non curaste n Dio


ci

vista

e per piet d'

Ch'allegrezza a vederla ogn

Che

avvista

voi con la

Per

Di

s'

fa piacenti

corrono

ci

di ci ne lo mio cor

Che

Ma

cui

'n

reverenza a tutte voi acquista

Amor

Che

quella

ne preghiera

ognun doler

la festa turbata in tal

si

maniera

deve
.

P A

2f2a

TE

CANZONETTA

J_j Vostra disdegnosa gentilezza

Che pone

in se ogni nobil calere

Kon mi pu
Madonna
Quel

far dolere

me non

che

Anzi m' dispiacere


Si

Or

come 1

Donna

fa

in ver

pi che

vita

la

il

mia

mio

servire

che lo mio desire

debbe disdegnar

io potessi

Che 1 mio
Madonna ,

se alla vostra signoria

SaVer dovete

dal vostro volere

Piace avere in disdegno

Non
Ma s'

sia

pot esser gravezza

muove

si

avvegnach contro mi

Per che a

ben

a vui

vi pregherfa

desir volgeste

ad

altra cosa

sol per che faticosa

M' troppo questa

a far credere altrui

QUINTA

MADRIGALE

Xo

guardo per

li

2^3

JV.

prati ogni fior bianco

che mi face

Per rimembranza di quel

S vago di sospir

ne chiegg anco

mi rimembra

Che

La

eh' io

della Bianca Parte

verdebrun

fa col

qual vestio

Nel tempo

la bella taglia

Amore

che guardando Vener Marte

Con quella sua saetta che pi taglia ,


Mi die per mezzo il core ,
E quando Y aura muove il bianco fiore ^
Rimembro de' begli occhi il dolce bianco

Per cui lo mio

desr

mai non fu stanco

PARTE

i^4

MADRIGALE

xo mi

sn dato tutto a tragger oro

poco

poco del fiume

Pensandone

arricchire

Ond'

s'

potria gradire

vena

Per che non mai maggior tesoro ^

Che quel

contenta

che lo cor tragge fuor di


il

disire

.u

p^a

Per contento son pure ad amare

Voi

gentil

Donna

Pi sottilmente

phe r oro

la

mio lavoro

io trovassi d' ariento

Non mi

Poro

penso tanto a questo

Che

re

fra V arena

io potrei gioire

l.

che 1 mena

credone ammassar pi che 1

Traendol sottilmente

V.

da cui mi convene

speranza trare,

di quel fiume

QUINTA

a5

CANZONE XXV.

oa spero

Si faccia

d' altra

che gi mai per mia salute

o per viriate di soffrenza


cosa

Questa sdegnosa di pietate amica

Poi non

Le

s'

mossa da

eh' ella

ha vedute

lagrime venute per potenza

Della gravosa

Pena
Per

che posa nel cuor eh' ha

tornando a pianger

la

mia mente

Vado cos dolente tuttavia ,


Com' uom che non sente ^ n

Da campar
Non so chi
Pi omai

la

altro

fatica

sa

che in parte

ove

ria

che

la

vista

mia

Che mostra apertamente

Come

sia

di ci faccia conoscente

gente

r alma desia

Per non veder

il

cor

partirsi via

Questa mia Donna prese nimistate

PARTE

vJ5

AUor

centra petate

che

s'

accorse

Ch' era apparita


Nella smarrita figura

Per che vide


Cos pone in

Quella

ferita

La^4|uale

adirata

Ch'

ella

Ch'

altri

che m' ha 1 cor morto

ond' sdegnata

per questo che vede

fu risguardata
riguardi

affilata

Tanto

eh'

d' ardir

Io la vidi

Et

Amor mi

in vista

bella

diede

gentile

umile

fiata

con fede

eh' io vi mirai
,

che fiede

di piacer procede

Io r ho nel cor portata

Dappoi

che ogni

ove non crede

per virt

D' una lancia mortai

Che

mi porse

viltate chi

ita

tanta nobiltate

Pietanza lo dimostra

Et

eh' io porto

che per forza

Del suo piacere

lei

veder menaron

gli

occhi

il

Partissi allora ciascun pensier vile

Amore

eh' sottile,

si

core

che sforza

L' altrui savere

Al suo volere

mi

Dunque non muove


Ch'

io

si f'

Signore

ragione

convegno seguire

il

disdegno,

inforzato

QUINTA
Lo mio

desio

Ancor che da

secondo eh'

Ch' a ci vegno
sol

nato

eh' io

non son degno

come quei

eh' menato

questo n assegno

Morendo
Ch'

egli

virt sia scompagnato

Per che non cagion

Ma

^17

Amor

sconsolato

fa di ragion

ci che gli grato.

PARTE

!ia8

BALLATA

.mor

che ha messo n gioia lo mio core

Di

voi

Mi

fa 'n

Et

io tiol vo' celare.,

Messere

gentil

Ch' infra

Mostro

Ad

le

'n

per temenza

Messer

gioia

'nnamorata

so'

mia consideranza

che per sembianti

il

fo parere

voi gentil Messere, ad cui son dataj


s

Non

altra

donna contr

pensi

al

mio

talento

mai con

altra

donna

gire

io lo fo sentire

Ad chi di voi mi volesse far


Non ho temenza di dir com' io

fanno

tanta sicuranza

Volesse adoperare

Et

donne dico 1 mio volere

di voi

come

gran benignanza sormontare

Come le donne
Amor mi tiene in
Come

IX.

lo

danno
sono

vostro piacer sempre distretta

QUINTA
S la baldanza d'

quando con

Amor m'

319
assicura

altrui di voi

ragiono

Lo nome vostro nel cor mi saetta


Una dolcezza che lo cor mi fura
E non donna che me ne riprenda
,

Ma

ciascheduna pare

Che

senta parte de lo

questo quel

Temo

mio

desio

per eh' io

di perder voi per loro

inganno

PARTE

3s9o

BALLATA

J^a

X.

dolce innamoranza

Di voi

mia Donna

non posso

celare

Convienimi dimostrare
Alquanto di mia
Cosi

come non pu

gio'

per abbondanza

tutto tenere

Lo pomo lo suo frutto eh' ha incarcto


De r Amorosa sua dolce stagione
Non posso tanta gioia meco avere
N tanto ben tutto tener celato
Che fora in me perduto, e di ragione;
,

Se

io

Non

pi d' altro amante


dimostrasse Y amoroso stato

Ove Amor m' ha locato


Con voi , Madonna di tutt' onoranza

QUINTA
BALLATA XI.

entil

Di

mio

sire

il

mi mantiene,

Ch' io dir non lo potria

ci grand' allegrezza
altra cosa

Fuor che 1

non aggio

ben lo

Perch de lo mio amor

Di

amoroso

parlare

voi in allegranza

^^i

siate
,

sacciate

gioioso

e gio'

mi

Tuttora late la vostra voglienza

Aggiate provvidenza

Voi

viene

in volontate

vostro piacere

di celar la vostra disianza

ARTE

7!^^

BALLATA

Aj pi
Oim

begli occhi
!

lasso

che lucesser mai

lasciai

Ancider mi devea quand'

Ben mi dovea ancider

Come
Le

f'

XII,

il

pensai

io stesso

Dido quando quelF Enea

lasci tanto

amore

Ch' era presente e fecemi lontano

Da

quella gioia

Che
Partirsi

Dov'

nulla creatura

da

colpa

da passar per guai

pi bella d' ogni altra figura

nulla pena

Perch tanto peccai

Che

diletta

cosi bello splendore

io tanto fallai

Che non

Oim

che pi mi

mi tormenta

assai ?

QUINTA

a33

SONETTO CXXVI.
Dantb

X 1 ovellamente Amor mi
D' una Donna gentil

Che per

giura
fa

virtute del suo

riguardo

eh'

ho provato poi come

Quando vede

Che non potr


S'

i'

levo

Lo

gli

e'

far

Dante

? eh'

d' altra parte

Che peggio

il

del suo colpo perde


,

che- di vita

Gli rimase d' un altra sua

Che

disdice',

contraffar la fenice

occhi

morte mi do tardo

mio quel poco

cor

imbastito lo suo dardo

Ci che promette

nuovo sguardo

Ella sar del mi^ cor beatrice

Io

e dice

ferita

Amor pur

m' invita

tremor mi disperde

che F oscur , non mi

sia

1 verde.

PARTE

a34

SONETTO CXXVU.

voi

Che chiama

e grida sovra ciascun core

apparecchiate la via de lo onore

Cli'

Per

voce nel deserto

clic siete

la

qual non

secondo

Non

che

si

chi 'ntenda

va gi senza merto

voi siete esperto

'n

tanto fervore

Convertite la voce or ma' in dolore^

Perch

Che

tutto 1

nuova usanza

mondo

Per

la

Luna

siete sol d'

cui

si

non rende splendore

eh' fatta

maggiore

ogni parente fore

Per lo contrario

vi fa certo

convien star coverto

lo Sole che

Se

Voi

la

che 1 valore ha merto

trova ciascun core offerto

QUINTA
SONETTO

Jo

CXXVIII.

era tutto fuor di stare

Diletto fratre

Entro

Due
Et

'n

quel tempo

ladri

in tal

che

punto

amaro,

e ritornato in

buono

che 1 cor mi luraro

'n figura

allotta

a35

mi

nuova sono
destaro

Ch' io non posso trovar riposo alcuno

s'

non veggio

io

Potrammi

Tu

sai

far di se

di piet riparo

Morte gran don

che di quel furto non

si

tiene

Ragione in corte del nostro signore

Che

per lor ratto in signoraggio viene.

Adunque amico per altro valore


Che di piet scampar non mi conviene
,

Da

che io non posso mai trovare

il

core

i5

,
.

PARTE

a36

SONETTO CXXIX.

ante

disio

Il

quando per caso


amoroso de

la

s'

abbandona

speme

Che nascer fanno gli occhi


Di quel piacer che dentro
,

dico poi se morte

Se poi

ella tien

L' alma gentil

Se tramutar

mi

ci

Di

tutte cose

lei

la

pu

del bel seme,


si

perdona

delle

piii

fa quella

U entrata
Per

si

gli

ragiona

duo streme

qual morir non teme


'n

altra

persona

che maestra

e per quel eh' io sent' anco

lascio per la ria finestra

che 1 mio creder non manco

Che prima stato sia o dentro


Rotto mi sono ogni mie ossa e
,

estra

fianco

QUINTA

237

SONETTO GXXX.

a'

mente tua specchio sovente

della

Se vuoi campar

Nel qual so che

Che

Tu

come non

Ma

se lo

La

bella

ti

poi che tu starai


di

Quel

De

gli

me

che mi

che

dolce viso

suo bel riso

cor dolente

il

fusse

mai diviso

che non
il

ti

tesor

ti

dolcemente

si

scrivi

Amor

fiso

parr presente

In quale parte ora


priego

il

imaginar sar ben

Donna

il

quella gente

sentirai cosi di

Rimembrati

piato

v'

fa tornar gioioso

AUor

Da

guardando

celo

mio

tostamente

dir

quando

occhi miei vedrai sotto ad

il

disio

un velo

PAR

236

T E

SONETTO CXXXI.

J; er una merla

che

intorno al volto

d'

Sovravolando sicura mi venne


Sento eh'

Lo

tutto in

me medesmo

d' altro poscia

non mi vai

Piti

che colui

me

qu5l USCIO dalle sue nere

Ch' a

Amore

raccolto

penne

m' ha furato e

tolto

mai non mi sovvenne

tra spine esser involto


,

che simile sostenne

r non so come ad esser mi ritorni ,


Che questa merla m' ha si fatto suo
Che sol voler mia Hbert non oso
.

Amico
Che

s'

or metti qui 1 consiglio tuo


egli avvien

Almen non

pur

eh' io cosi soggiorni;

viva tanto doloroso

QUINTA

SONETTO

ovelle

non

s%

CXXXII.

d ventate ignude

Quant' esser pu lontane sien da gioco


Disio saver

De

ci

la belt

Pensando

Ma

eh' entrerei per te 'n

svariato

ahi

Per m'

si

t'

me

chiude

un fuoco

ha forse non poco

lasso

obli

metti ogni virtute

La nuova usanza de
Sicch

non trovo loco

che per dolor

prego

ti

io

cii'

il

le genti

crude

tuo pensier non volte

che memoria non perde

Se non quel che non guarda spesse volte

Ma

se del tutto

Mandami

Come

si

ancor non

a dir

si

disperde,

merc a chi am molte

dee mutar

lo scuro in verde

PARTE

a4o

SONETTO

.mco

se

egualmente mi ricange

me

Niente gi di

moro

io

La

qual velata

Lo

la

cor

mnte
eh'

lei

Chiamar pietade
?

JNTon

ait'

uomo

suo servente tutto integro

Amor

vegg' io

che pur piange^

e lacrimando tange

del suo dolor

che in

un ammanto negro

'n

AUor

Qui non

sarai allegro

per la oscura

Ch'

Vien ne

CXXXIII.

1'

aggreva

che

e frange

non trova pegro

servir

dolente

la

che mi vaglia
sua mercede

che cos travaglia

Onde s' attrista V anima che vede


La Donna sua che non par che

Se -non di morte

e in altra

le

caglia

non ha fede

QUINTA

a4i

SONETTO GXXXIV.

VJrraziosa Giovana, onora e eleggi

Qual vuoi

solo

Lo mio

di quelle

Amore

sonetto in sua presenza leggi

ne

cai

Merc de

la

mia

intanto per lo tuo onore

se poi te

Prego

che tu vedi

che

vita

gli

che

che provi tanto

il

chiegg

muore

tuo valore

si

Ch' ogni virtute quasi ten inveggi

Che nessuna per me

slata

Verso questo Signor

possente

che m' ha tenuto

Sotto spera di morte lungamente}

Et or vuol metter sopra

Lo

spirito

il

cor feruto

che V anima dolente

Caccia via ratto

che

v'

su venuto

PARTE

%^%

SONETTO CXXXV.

Jl

icciol dagli atti

Equivocato

se Y intendi punto

Da

certo

si

cos fatti

Subitamente

ti

non

eh' io

mai giunto

fui

di tal guisa volo

levasti solo

me

Senz' essere da

chiamato

o punto

del tacer perdesti entro a quel punto,

Ogn'
S

rispondi al Picciolo

uom

grande

Se tu

lo dice

il

la vittoria

cinto

se'

pregio che n aviolo

come

te

che da

demi

vinto

esser respinto

folh'a se' spinto

In laberinto, morderla
S' avesse

'1

meglio eh' io non apra

Che mio onor non potrebbe


Di vincer

la

per non

capra
sie infinto

,
.

QUINTA

243

SONETTO CXXXVI

Vjhi ha un buoQ amico


Molto leggiero

qual di aver

'I

al

Fa gran vendetta
Per

gli

Non

e noi tien caro

suo conoscimento

male alleggiamento

non legge ben chiaro

favella a piacimento

gli

faccio saper

fu gi mai

Prim' hanno

eh' a noi

gli

che non paresse amaro

Spagnuol perduto

avvenga di lodar

Che tal si gabba


Che pu venir
Qua! va

di

che pentimento

il

sole

il

sole

Acciocch siamo incerti del suder

guardi chi non ha riparo

si

Contro a chi
Io

delF altrui somaro


a tempo, che

non cad^r non

sia

scuro

sicuro

PARTE

a44

SONETTO CXXXVII.

M.erc

di quel Signor, che dentro a

Nessuu non dotto

che ci

Poi
Ch'

che faveUi in rima

possa dir

quando

il

sente

io son quel sol

mio core estima

uomo

Et

che sua virt riceve

Ch' io 1 porga

Dunque
D'

lui

prima

gente chiaro e breve

fra la

di cui dottar degg' io parlando ?

Amor

Che

muovo con

intender deve,

Fatto et acconcio tutto con sua lima


ogni motto

meve,

che dal suo spirito procede

parla in

me

ci

eh' io dico

rimando

Non temo lingua no che astiando fiede


Che r uom che per invidia va biasmando
,

Sempre dice

il

centrar di quel che crede

QUINTA

45

SONETTO CXXXVIII.

fc^

doloroso

Ho

pna

non potra

e schianto

1 martorio

angoscia

eh' io sofferisco

Che mai non canto ed

dir quanto

sono affranto

d'

altra gio'

ciascun giorno rinnovello

il

e tormento,
tanto

pianto

ogni allegramento

Di grave pena addosso porto manto


Ben
Ch'

ro

saria santo

non

Perche
In

tal

se stessi contento

talento

mai
mia

tant' la

assicura

la

me

la

che morte
s

dura

sostiene

cos crudel sorte

trova forte in

Che m'

vita

Amor mi

rancura Y

Per che m' avvene

Che

altro

non sento

mia natura

morte non vieae

,
.

PARTE

%i^

SONETTO CXXXIX.

li

yostr' occhi gentili

e pien d'

amore

Feruto m' hanno col dolce sguardare


S eh* io sento ogni

doler forte

membro

perch' io

alti,

ci

Come

non ho 1 core

Nascer nel

d'

umana

mondo

figura

si

mand

parmi

bella

mi

la vostra beltate

Questa non umana creatura


la

pensare

al

bellore.

natura

sete voi ? Maravigliar

Dico guardando

Dio

sembianti, e la vista che appare

eh' io veggio in voi

poto

Com'

accordare

Che volentieri il farie servidore


Di voi , Donna , piacente oltre
Gli

dal Ciel

fate

tanto novella

QUINTA
SONETTO
DI

i3ete voi

247

CXL.

Messer Ojsksto Bolognese

Messser Gin

se

ben

vi adocchio

S che la verit par che lo sparga

Che

stretta

via a voi

sembra larga

si

Spesso vi fate dimostrare ad occhio

Tal frutto buono

Chi r assapora

che di quello

nocchio^

il

molto amaror larga

ben lo manifesta vostra targa

Che r erba buona

tal

com'

il

Pi per figura non vi parlo avante

Ma
Che

Ah

posso dire
a trarre

cielo e

che

ben ve ne ricorda

un baldovin vuol lunga corda.


follia

AUor non par che

finocchio

ci v' insegn

dire s accorda
la lingua si

mai Guido

morda

ne Dante

PARTE

a48

SONETTO GXLL
RISPOSTA DI MeSSER ClffO

Xo

son colui

che spsso m' inginocchio

Pregando Amor, che

d' ogiii

mal mi tragga:

Ei mi risponde come quel da Barga

E
E

voi

Che

gli

Tale

lo

mi

come

veggiovi veder

il

gittate in

occhio

monocchio

non

si

vi parlo

et in

d^ V animai

Bene

talvolta far V orecchia sorda

eh' cosa lorda

crediate

Che

so veder ci che

Chi mostra

il

che 1 tambur mi storda

non

sembiante

Siete

sparga

fece del Signor suo 1 ranocchio

In figura

del maggior difetto varga

altri

che mette in peggio

Come

Messer

gli

amici scorda

vero intento

sol'

amante

QUINTA

249

CANZONE XXV L

JLiasso che

gi

amando

non

la

mia

vita

m' ha locato Amore

Io non so dimostrar chi ha

ragionar di

Che amor mi

Amo
Che

colei

gi

lei

fa

mia mente

saccio sfogar la

Si altamente

more

il

cor mio

tanto altera

tremar pensando eh' io

lumera

eh' di belt

non oso sguardar

la

sua cera,

Della quale esce uno ardente splendore


^

Cile toUe agli occhi miei tutto valore

Quando il pensier diviea tanto possente


Che mi comincia sua virtute a dire
Sento il suo nome chiamar nella mente
Che face gli miei spiriti fuggire
,

Non hanno
Che

gli

miei

faccin motto

Per soverchianza

Amor

che sa

la

di

spirti

tanto ardire

vegnendo di fuore
molto dolore

sua virt

mi conta

P A R

>Bo

Di questa Donna

Che

si

T E

alta valenza

spesse volte lo suo saver

monta

Di sopra sua naturai conoscenza


rimango con

gran temenza

Ond'

io

Che

fuor V anima mia non fugga allore

Che

$eDto che ha di

si

lei

troppo tremore

QUINTA
CANZONE

25]

XXVII.

Amore,

anta paura m' giunta d'

non credo

Ch'

io

che in

Di

me
mai

parlar

In ciascun

Lo

gi

sono sbigottito

membro mi

Per che

Che

i'

mi veggio

s savesse

Convertirebbe

Che per

li

senso fa smarrire

par da

intelletto

ben
il

me

fuggito

che cosa

Amore

suo riso in sospiri

eh' ogn'

io so

il

core

uom

t'

mi venne paura

viltate

Ti mando, che per


j

miei martri

Per convien

Ganzon

a tal mostrare a dito

Pietate gli farfa tremar

Se da

sento tremore

smaghire

'n tal guisa

torni ardire

quale ogni mio

Che r

mai spaurire

Perch quest'

che

uom

ti

me

ascolti

e miri

parli sicura,

dir la gente

fu da timor

giunto^

PARTE

259

Che non
Dov' era

parlava punto
il

suo parlar

amore

d'

allora ?

Feo temer queste cose mortalmente

Amor Y

Solo una Donna, per cui

Che

si

E
E

rispondea
tu

di'

Di

ha punto,

stava disgiunto

D' ogni sentor

com'

uom

di vita fuore

eh' era peggio ancora

Canzone

eh' avea

per tanta temenza

allor

stare in sua presenza

Ch'

altra fiata vidi

Ch'

ei

dimostr

trae davante

ti

per sembiante

ch'io

gli

era in dispiacenza,

La onde io vergognava allor pi forte


Che dato non m' avea per la morte

Vergognavami

Che morto

sol per eh' io era vivo

non m' avea

gi

Chi m' ha tanto

e corrulto

distrutto

Gi lungo tempo per

lo suo sdegnare

Paura avea perch' era del cor privo

perch'

Amor mi

non potea

Ch'

io

Et

ogni volta

struggeva

far

eh' io

Mi sormontava Amor

Non

poteva

Che ben

Uno

la

il

mutto
1'

tutto

udia parlare

in alcun loco

sua figura oltra piacente


.

tanto che stare

mio core

splendor lucente

QUINTA

non avea

Ben

mi

chi

353

desse conforto

non caddi morto

fu miracol eh' io

Cosa vivente nel mondo non temo


Cosi com' io fo

lei

per cui mi tene

Amore in tante pene


Che morto il di divento molte
,

Per

se appetto a lei smarrisco

Maraviglia non

Amor

Ch'

Che

la

Per

lei

Per Dio

m' avviene

no' ha in lei potestate

cui

che forza

il

teme ogni persona,

buona

dolce e

che

che per sola pietate

per suo onor mercede

lei

morte

m'

e tremo

cui servir vene

Dunque convien
Acquisti in

se ci

Ciascun per forza

fiate

bene

sa

savere

il

mio cor vede,


dona

e vert

Metta ne lo suo cor tanta pietanza


Ch'

ella

proveggia in ver

Che pesanza d' Amor s


Che non solo smarrir
Perdendo

la

star lontan

Ma

favella

mia pesanza

forte sento

il

tormento

mora , prender

preso ho da quella

pensoso tuttavia

se cosi continua

Perch' io non

la

novella

PARTE

,>54

Non

buona

gi

Mondo

Tutto lo

n bella
,

de

mia

la vita

Che de

la

Uscito

tutto che picciolo o grande

mente per maninconia

Amore

Maladi ranno

e sua natura

Tant' mia vita oscura

me

lo dolor

che sopra

Che r anima mia piange

si

spande

ed ha rancura

non ho posa mai

n non avraggio

Pauroso son sempre

e pi saraggio

Canzon

Di

con tutto

Non

te

Andr

fra

Ah Dio

mio

avr ascoltato

parler di
se

me

ma

parlando

non aggia detto

eh' io

mille parli Y una di

Chi ben

stato

sospirando

com' di costui gran peccato

QUlNTiA

SONETTO

Ju

ior di virt

E
E
E
Lo

vaso di virt

nome

GXLII.

gentil coraggio

frutto di virt

si

onore

valore

si

di virt

si

uom

saggio

specchio di virt tion vede oltraggio

E viso di
E Amore

si

%S

dono

virt chiaro colore

di virt

di virt gentil lignaggio

luogo di virt conoscienza

E
E

sedia di virt

Amor

reale

braccia di virt beli' aceoglieua

Opera di

buon servidore

virt sser leale,

poter di virt

solferlft^a

Tutta virt render ben per malel

PARTE

a56

SONETTO GXLIIt

VE

ima e

lassa era gi

V anima mia

1 corpo in sospirar

et in trar guai

Tanto che nel dolor m' addormentai

E
Per

nel

dormir piangeva

membrar

lo fiso

Poi

eh'

ebber pianto

che
gli

tutta via.

fatto avia

occhi miei assai

In una nuova vision entrai

Ch'

Amor

visibil

Che mi prendeva
Ov' era

me

Dal qual parca

dicea

Che

mi

mi menava

mia donna

in loco

sola

parca che gisse

un foco

che uscisse una parola

Che mi
ci

la gentil

Davanti a

veder mi paria

deh mercede un poco

'spon con Y ale d'

Amor

vola

QUINTA
CANZONE

Dio

Di

XXVIII.

m' hai degnato

po'

formare

vii terra

Simil a tua figura

Lo mio

aSj

gravoso stato

Piacciat' ora alleggiare

Et ammortar mia

arsura.

Mia natura

per soperchianza

vint'

D' una innamoranza

Ch' obliar mi face ogn' altro bene


che r anima mia

Si

Di

ci

pur piange e

Pensando

mi

Si

Ma
Cosi

loco

al

tien

Amor
non

di viver
5

lasso

gria

ove passar convene

preso
fino

eh' io

che

dimoro

Che m' ha per dolce


y

moro

Per lo mio cor meschino

Amore mi

desiar condutto

tiene

e strugge tutto

PARTE

a58

Dio

me

di

mercede

Che merc non mi vale


N piet per Amore ,

K
N

r amorsa fede
soffrenza d

Ched

Lo

male

inio cor

Per cui

altro eh'

Amor

Si che

Amore

gli

verit

occhi

mi

face

mi smuove

non guardan dove

Possan veder mia salute verace

Ahi

non brama

mi disama,

si

Ch' errar da ferma


Ch'

io porti a tutt' ora

Amor

fallace

che

'n tanta

erranza

Posto ha lo cor mio,

Che metto
Il

mio Signore

Che

Dio

dal ciel venne in abito d' altrui

morte degn per salvar nui

la

Dio

Di

in oblianza

come son

tutro

buon

fora

consiglio

Per lo mio core errante

Ogni

De

spirito plora

r alma

Vivendo

in

Si pesante

eh' 'n periglio

pene tante

mi

sento Io tormento

Del mio innamoramento.

QUINTA
miracol mi sembla

Che
In

loco son corso

tal

a59

mia

la

Dio

aita

sar

uom mai

fa

com'

fu

Dio

n sar alcuno

me

che d

che far

Di viver

Neente mi

fuggon

lasso

genti

le

gravosi tormenti

si

gravoso

si

io sono ?

Per esemplo di

Amor

contrita

conquiso

Secondo che m' avviso

Non

mente per amar

la

Ch' io noQ trovo soccorso


Tant'

vita

sta 'n grato

Per che viver mi

lasso

Per che paventoso

Son pi

di tal peccato

Fu' io nato per esser

Ora

Lo
Ah

sia

V anno

Ben

distretto ?

me

tempo

e1

disdegnosa morte

Per che non

Da

si

maladetto

giorno
!

Morte

Non mi

ne porte

men

dei

che udissi mia preghiera

per Dio

m' ancidi

star cosi fera

So che mia

eh' io nasooi.

che portar finalmente


vorrei

voglia vedi

PARTE

a6o

Vieni

ornai

Che pera

Dio

per

De
D'

et a

Amor mi

ben mio cor

cos nel

Nacqui per

folle.

si

mondo

esser

Amor

fallo

lolle

gramo

servire ?

r oscuro profondo

mie pene chiamo

este

Misericordia

Che

Sire

assa' dire

posso

Per mi

fa scurare

La

forza

Ci per

ma non

fare

che mi vien da colai raggio

Amor m'

incontra

Degli occhi mi disconlra

S che io seguo mio vago coraggio

Ma

r aggio fermato mio volere

In certana credenza

Che compia
Per non

il

fo fallenza

Che 1 mio poder

Ma

non podere

volont

f INE

contra ad

pien di potenza

Amor
,

poco

ha loco

DELLA PaRT;E QuINTA

yi

PARTE SEST

SUPPLIMENTO
ALLE POESIE
GI

DI M. GINO

PUBBLICATO DALl' EDITORE

DOPO LA PUBBLICAZIONE
DELLE PRECEDENTI

5.

PARTI

AL NOBILISSIMO
BP ERUDITISSIMO SIGNOR CONTE

GIAN-GIACOMO TRIVULZIO

jLJa cortese

da Voi fattami di sommi^


ricche Collezioni di Rime an-

esibizione

nistrarmi dalle vostre

quanto

tiche

sta

all'

uopo mi fosse occorso

mia Edizione

delle

onde

y/^e-

Rime di Messer Cino da

Pistoia riuscisse pi completa, sia per le varianti^


sia

per

profitto

fine

rime inedite

le
,

non ho potuto metterla

un supplimento

la speranza di arricchirla

che

via

intrapresa

parti

ditiss.

Della qual cosa

Signore

Foi

chi meglio di

siccome in altri

dijfi-

in tutte le sue

a vero dire per ben eseguirla

d!

maggiormente render

commendevole la mia intrapresa


Cile

presso al suo

perch V Opera era gi

mi porge pero

se

Eru-

specialmente in

questa specie di studj intelligentissimo

puh jarmi

ragione? Si tratta di nulla meno che di produrre


al Pubblico composizioni venute a noi nel giro

pi secoli

per

le

nella

parole

^!

massima parte scorrettissime

per r ortografa y a motivo delfi'

gnoranza e delV incuria dei


nuensi e degli editori

copisti

degli

In questa circostanza

sembrato ugualmente biasimevole


tali

di

quali mi son venute

alle

mani, o

ama,

mi

lasciarle

il

il

correg-

gerle troppo liberamente

poich

nel primo caso

spiacevolissimo sarebbe riuscito Ipe' Lettori

intendere

senso

il

e V esser costretti a lambiccar-

cervella pei' rinvenirlo

si le

pericolo

secondo era

]\el

M, Cino

per erroneo

ho

tolto

dal

manifestamente tener dovevasi

MSS,

riponendovi ci , che o dai varj

e dal contesto

pre-

scanso dunque deU

incoveniente

e pili dell* altro

testo tutto quel che

il

qual cosa era per avven-

la

tura ben pi condannabile


5

che invece delle idee di

sentassi loro le mie

V uno

non

il

da

altri luoghi del N, A. chia-

ramente pi corretto ne resultava

Le congetture

poi e le varianti di minor importanza le ho tutte


riunite nelle seguenti Illustrazioni

che a Voi di

rigo e consacro in testimone di quella stima

alla

quale avete diritto non solo per V illustre Vostra

Prosapia

ma

specialmente per

le

virt Vostre ^ e

per V amore che nutrite pe buoni studj

mamente per

tutto ci che al

e massi'

conservamento della

purit dell italiano linguaggio appartiene


te vi

prego questa mia

qualunque

che se tenue ella per se

da

certo
n)izio

un*

stessa

siasi

Gradiofferta,

avvalorata

animo sempre dedicato al Vostro

ser*

protestandomi del continuo

Di VS.

lllustriss.

Pisa 2

1.

Agosto i8i5.

Devotissimo Servo

SoASTiANO Ciampi

VVER TIMENTO

H/cco

Amatori

cpuditi

Padri di Lingua

che do compimento

Pistoia

fatta

al-

Rime di Messer Ciao

Avrete in questo Supplimento quelle che


Raccolta dell' Allacci

mi

de' nostri

promessa

alla

lorch pubblicai la maggior parte delle

da

produzioni

pregiabili

delle

quali

le

quel tempo

afflissero in

per le molte inquietudini che

non ' avvidi

nella

trovano

si

d' aver tralasciato

sebbene avessi fatto disegno d'inscrirvele. Olire a queste, vene


presento delle altre, che io
blicate finora

desime
ser

e se

mai

che come venute

da Voi ben' accolte

celebre Possessore

blioteca di Classici

penna

anzi

Voi meco

G.

che vanti V

Italia

Poggiali

hanno pubblicato un ragionato ed

ulil

non a

ti,

che ne' suoi

Ha

penna

delle

Rime

di

Catalogo

testi

dal

di antichi poeti

che

aveva

del

suddetta

tutte le Varian,

Pistoia

medesimo Sig, Marchese, Alcune

quella

ed

in

Bossi
.

Ho

uno

di

del-

Pittore

reputato

cosa utilissima riportarle tutte insieme con le osservazioni


t'evi

cor-

voluto favorirmi

M. Gino da

li

vicina

ci solo s' ristretta la gentilezza

testi a

alla

cui ora gli Eredi

di

l'eruditissimo e ben noto Sig. Cav. Giuseppe


ri.scontrano

per

star

quasi affatto compiuto lo stesso Sig. Gaetano

Ma

Giacomo Trivulzio

quale pu solo

del fu benemerito Sig. Gaetano

Sig. Marchese Trivulzio.

me-

possono es

prima volta

Marchese

alla

la rarit delle

Collettore della pi nobile e ricca Bi-

Italiani

che a stampa

debbo

veruno pub-

da

esser

tanta

luce la

in

Io le

Sig.

dell* eruditissimo

tesia

mo non

st

lo fossero

lat-

queste Varianti

stono di tal pregio

che assolutamente migliorano

stampa, specialmente del


tificano

metro

il

Ne

locandole

nta gi

^ar

1'

impressione

d'arbitrio

quella lezione

del

Pilli

come

tale

per ci dietro

mi

li,

al

trova

si

luogo

ai dotti

di riprodurla

riserbandomi nelle note a dire

ed intelligenti

vazioni e preferenze

lettori di

venendo quasi tutte da

fare

Varianti da

modi adoperati nel buon tempo

qui voglio soggiungere che

che tutte

le

M. Cino da
pratica di

lui

rime

Pistoia

potessero conve-

me

esibite

le

sono anche

quali

per loro

della lingua volgare

non pretendo

debbano

sicuiamenie appartenergli. Chi ha

queste materie ben sa,

come

osserva

della siampa

o per qualche

l'eruditissimo

rime antiche

di

degli Opuscoli Scientifici e

che specialmente a certe brevi poesie

alcuni copiatori apporre


,

XIV.

pubblicate nel volume

che prima

andavano anonime
il

nome

somiglianza

in giro

di quell' Autore
di

quanto

stile

che

d' avere

nomi

trovano nelle manoscritte Raccolte di Rime antiche

Tra

tutte le

blicate, sono la maggior

Rime

parte

di

ai

per

scoperto

Autori

degli

figurarono. Quindi che

dovettero

ai

bili diversit

sostenere

di

quali s'incontrano nei Codici attribuite a

le
,

Letterarj d Firenze

udita

e a dar

quelle osser-

tutte

Ab. Luigi Fiacchi nell' avviso alla scelta

Sig.

cangia-

notabili

stimar

Gaetano Poggia-

mio parere ,

il

antichissimi

testi

edizione

di lingua

testi

senza

l'

importanti, attesa la testimonianza che fanno dell'uso di

Stesse

da

che

di lezione,

nienti nella moltitudine delle

certi

tra

debbono

si

Aggiungasi che

consiglio del fu erudito Sig.

attenni al partilo

menti

riguardar

citata

nume-

proporzione del gran

in

potuto

ammettere questa, o

quelle mutazioni che

col-

poich^

sarebbeaiisi forse

preferire ed

nel

per assolutamente necessarie

tutti

profittato

ebbi dopo aver termi-

le

che

di

poche essendo

ro delle Varianti

da

oltre

',

ret-

non ne abbia

Trivulziane

Varianti

alle

critica

la

sentimento

il

suoi luoghi nelle rcspetiive Composizioni

a'

quanto

in

schiariscono

vogliale darmi debito che

lezioni

le

riempiono qualche lacuna

Pilli,

si

nota-

M. Cino da me pub-

o univejsalmente,

dai pi-

a lai solo attribuite nei Codici


date or' a

lui

Dante

ora a

o ad

altri

ho

stile, le

Tra queste

come

riportate

giudizio che gli sembrer

di

tanto per

mio studio

onde nulla

di cui per

resti

per

me

e delle

di

ne dar

utili

ho giu-

negletto intorno alla

rime

lungo tempo

si

s'

parlalo

da

se di coloro

il

molti

primo,

ra

per

senza sovvenirsi

e della stima

insieme ed

slima che

della"

imitazione

della quale sto preparando nel

utilii

serie

Gradite queste mie cure a pr' della

occupazioni

1*

che

n'

di

ebbe

ne lece

il

nostra letteratu-

tempo

illustrazione delli Statuti

la delle Porte di Pistoia del i34o. incirca

ptuarj del

come

della clas-

che appena meritano d* essere ricordati prima

e del Petrarca

secondo

pi

illu-

amico di

speciale

Sello

d'un barbogio Giureconsulto, o d'un rancido poeta


Dante

m'

Cino

ritrovamento

che per opera dei dotti amici

memorie

strazione delle

Dante

osservazione

utile

Supplimento quelle giunte che

io fine di questo

dicate

qualche

lare

M.

perch in proposito anche della p^ita di

avvenuto

incerte

ognuno ne

ed

migliore

il

lo stile

le

sono

M. Cinoj purch

di

da qualche Testo o Edizione siaugli attribuite


far poi quel

alcune

che di Dante

molte ne palesa pi proprie di Gino

anche per lo

stampe

e nelle

li

libero

da

della gabel-

Statuti

sum-

i332., o come icono prammatiche delle feste, e

banchetti di sposalizj e nozze, degli ornamenti del vestiario fe-

minile

e dei funerali delle persone dei varj ceti della Citt di

Pistoia

distesi parte

Gradite, ripeto

nel volgare, e parte nel latino d'allora.

queste mie cure

e vivete

lungamente

felici

DELLE RIME

MESSER GINO

DI

DA

OIA

PI S T

ESTRATTE DALLA KACCOLTA OKLl' ALLACCI

SVPPLIMENTO
O

SIA

SESTA

P'JRTE

CANZONE

OE

Morte

della vita privatrice (i)

bea guastatrice

de'

Davanti a cui di
Altri

te

d'

ogni et divoratrice

Sei fatta Imperatrice


SI che

non temi fuoco

ci vale

Tutt' or

Lo

porr lamento?

non sento che 1 divin Fattore

Perch tu

Non

XXIX.

ti

acqua n vento

argomento

piace eleggere

pi degno d' onore

tuo valore

al

il

migliore

dai ricchi schivata

Troppo

Non

sei

come

in tua potenza

previdenza umile

Morte sempre dai miseri chiamata

vile

signorile

P A

%B2

Quando

uom

un

ci togli

Ahi ultimo accidente


Ahi Morte oscura di

TE

II

fresco e giulivo

distruttivo

laida

sembianza,

Ahi

di nave pesanza

Che

ci che vita congiunge e nutrica

Nulla

ti

par

a sceverare

fatica

Perch radice

uom

D' ogni

ogni sconsolanza

d'

Prendi tanta baldanza


sei fatta

pessima nemica

Doglia nova ed antica

fai

gridare

Pianto e dolor

fai

ingenerare

Ond'

io

ti

tutt'

or

vo' biasmare

Da
Che

tu lo

tiri

fa viver

a fondo

pietate

Di ben matrigna

ma

Gi non

ti

usaggio
.

albergo di male

cale a cui spegni la vita

Perch tu fonte

Madre

d' amistate

et

d'

di vanitate

ogni crudeltate

Sei fatta arciera et in noi fai segnale

Di colpo homicidial

Onde riman dogUoso vedovaggio


Ahi senza

posa

mondo

giocondo

Poi non ne mostri ragion

Ahi Morte partimento

diletto e

sua novella sposa in questo

Breve tempo lo

Che quando V uom prende

siei

fornita

SESTA
Ahi come tua possanza

Trovando poca

Quando

fie

finita

vita

data la crudel sentenza

fie

tua fallenza del segno superno

Di

Poich

fie

tuo loco in fuoco sempiterno

verno

starai (2) state e

L dove hai
Re e Prelati

!i6a

missi Papi e Imperadori

gran Signori

et altri

Morte fiume di lagrime e pianto

Inimica di canto

Desidro che

visibile ci vegni

Perch sostegni
Perch di

Ben par
Poi

ci

crudel martire,

preso manto (3)

tant' arbitro hai

contra tutti

il

vanto

nel tuo pensier che sempre regni

disdegni in lo mortai partire (4),

Tu non li puoi maligna


N da cagion disdire
,

qua coprire

Che non

trovasi pi di te possente

Ci fu Cristo possente

Che

prese

Adamo

Incalzando te
Allora

li

alla

e disprezz le porte ^

forte

spogli della vertute

dair Inferno tolse ogni salute

Ahi Morte nata di merc contrara


Ahi passione amara

sua morte

PARTE

64

credo poner mia questione

Sollil te

Contra

ragion della tua opra

falsa

Perch tu nel mondo

fatta vicara

Se vien senza ripara

Nel

di giudizio avrai quel guiderdone

Che la stagione converr eh* io scopra


Ahi come avrai in te la legge propra
Ben sai che Morte adopra
Simil di ricever per giustizia

da

terribil

Come
In
.

sostener

nel

3?fon

io

mio

mi

t'

t'

porr

vi

dir ripresa

DI

la

mani

inchino

pie

ai

io

fo contesa

merc chiamando

non chero perdono

Io so che non avr ver

Per non

le

avessi fatta offesa

Che disdegnando

Ma

corpi umani

ai

Per mia vendetta

Ahi Morte

costumata

sei

farla

morte giudicala

te difesa,

lingua non tace mal parlando

te in

reprovando cotal dono

Morte tu vedi quale e quanto sono,

Che con

Ma

tu

teco ragiono

mi

Che non

Poi tua mahzia sar raffrenata

fai

pi muta parlatura

fa la pintura alla parete

SESTA
E

come

Che
Che

la

rete

sete

tu acconci per voler coprire

Cui troverai

Canzon andrane

Di

ho gran

di distruggerti

gi veggio

a65

vegliar

o dormire

(5) a quei che son in vita

gentil core e di gran nobiltate

Di' che mantengan lor prosperitate

sempre

si

rimembrin

In contrastarle forte

di'

Che

che se

della

Morte,

visibil la

vedranno

faccian la vendetta eh' ei

dovranno

PARTE

S&

SONETTO

k5e conceduto mi

fosse

GXLIV.

da Giove

Io non potrei vestir quella figura

Che

Mutar

il

prove

mia

la piet della

la

se potessi far

'Sta

Et un

farei

un

Muterei in uccello
1'

(6)

in bella faggia

non move

ellera d' intorno

eh' k) taccio

Canterebbe su

lei

come quel Dio

donna muterei

mi

rancura

vita oscura

Neente da ammirar se

Ma

pianto che dagli occhi piove

1 continuo sospiro e

Con

fredda e dura

facesse dell' usate

Adunque

Donna

questa bella

per simil desio

che ogni giorno

ellera Selvaggia

T A

267

SONETTO CXLV.

l\

vano sguardo

Celo

altri

che nella niente ho pinta

non

tale infinta

sa di qual

per

occhi ond'

gli

Si che direbber

Del piacer di

Amor
Il

celato fa

io

li

mal

come

il

foco

costei

non

si

Ond'

consuma

pu

io so

canti

virt vinta

alma

questi ha V

mi

tinta

parlanti

qual precede senz alcun riparo

Arde

Ma

la

Donna

spesse volte gli anderia dinanti

Lasso

sembianti

falsi

covro lo desio di

Ch'

colei

et a

ci che trova in loco

sentir se

non amaro

ben che 1 mio viver

pi che 1 viver

m'

lo

fia

poco

morir caro

17

,
.

f A

268

TE

11

SONETTO

oi

CXLVI.

che per somiglianza amate

Tanto che akrui non ne

fareste

cani

un don

Cari amici miei io vi perdono

Se un non

non

Che

maraviglia se fur vani

I prieghi

Ch'

mani

yi potei trar dalle

io

miei che sventurati sono

non seppi mai

far viso

quel eh' io voglio

Forse mi fece mia chiesta

Vostro

difetto

Che pi mi

over

la

pi non

bono
s'

mia sciagura

piaceria per voi scusare

star scura

Che maggior sacramento non


fallo

so fare

non mi va ad usura

allontani

fallare

Sempre mi possa mia Donna


Se cotal

si

SESTA
SONETTO

GXLVII.

uai son le cose vostre

Guido

elle fate di

369

che vi tolgo

me

si

ladro

vii

Certo bel molto volentier io colgo

Ma

S' io dico

vero

io

lo sa

Amor

sono un

'1

a cui dinanti

artista

(8)

la vista

cotal di basso ingegno

Che vo piangendo
Per un cor

squadro (7);

mondo guarda pur

uom

le assolgo

ricopro ignoranza con disdegno

'Vegna che

eh' io volgo

Quivi palese che non sono

Ma

non sono bugiadro

Queste cosette come io

funne vostro mai alcun leggiadro

Se ben guardate ogni carta

Beb

lasso

dietro V alma trista

che fuor

d' esto

regno

PARTE

SONETTO

omo

CXLVIII.

smarrito che pensoso vai

Che

hai tu

Che

vai, tu

ragionando con

Traendone

che tu

sospiri

E' non pare che tu

Di ben' alcun

sei

cos dolente ?
la

mente

spesso e guai ?

sentissi

che

il

mai

core in vita sente

Anzi par che tu muori duramente


Negli

atti

Se tu non

ti

e ne' sembianti che tu fai

conforti

In disperanza

si

tu cadrai

malvagiamente

Che questo mondo

Deh

e V altro perderai

vuoi tu morir cos vilmente

Chiama

pietate che tu camperai

Questo mi dice

la pietosa gente

SESTA
SONETTO CXLIX.

k^e questa

Non

Donna

vi saluta

riguardate dentro agli occhi sui

Ch'

Che

gentil

tal

air

cosa

al

mio cor avvenuta

anima non

non pertanto vuol veder

Che

vita

Si eh' io

cai di star con lui

dice ben che ha la Morie veduta

Ma

et

ogni ben per

mi

partir tosto

lei

altrui

rifiuta

da vui

Allor trarrete dal

leggerete ci che

Che dentro

Che

mio corpo

mi

agli occhi

fa

suoi

voi vi troverete scritto

il

core

non riguardate

Amore

Col nome che chiam quando

Venne

dire

a ferire

guarnito- della sua beltate

272

11

T E

SONETTOCL.

esio

pur di vederla e

s'

io

m' appresso

Sbigottito converr clV io incespi (9)

Cosi mi fere

1 bel color de' biondi capei crespi

ci eh' io celo

Per

lasso

Mi pungon

li

che

come

ha messo
vespi

sospir cotanto spesso.

Giroli pur dinanti e

s'

io vi

cagglo

Allo splendor di sua nova beltate

Forse che mi ater levar pietaie


in segno di

mercede e

d' umiltate

move lo gentile coraggio (11)


Dunque per sua fidanza moveraggio
Cos

converr eh' io cespi (ro)

lo sospiro che del core

Dolente

Che

sua luce adesso

la

SESTA

SONETTO

Oe

non

amato

Si dall'

Non

move

si

d'

come

dall'

Ma
L'

ei

se

Per che

fermo

sta

il

Amor

jstante

o simigliarne,

oppure

assale avaute

radice di luce
,

mostra e dentro lo riduce

se

d' ora in

fermo/ n

nutrisce lo corpo alluminato

Si accresce e

amato di bon core

sente

si

Amor

Di fuora
Cosi r

amante

amatore

sforzi ogni

si

non trova paro

Amor

Che

Amore

pu molto durar Io suo valore

di partir

Sed

GLI.

ogni parte

Che 1 mezzo Amor non

a^S

si

dalf^amante amato

nutrica e

ora V

k'

uom

si

conduce

pi innamorato

PARTE

274

SONETTO

\_jhi

a' falsi

Vedendo
Tanto

Che

amato

esser

diletto

il

non

core airisca

e s'innamora

sente in quell' ora

appresso di penar pi non languisca

Quando

jijer

Che non

sembianti

CLII.

lume

di vista

clarisca

dentro quel che par di fuora

se di ci seguir pi

rancora

si

Convien che finalmente ne perisca

Onde non chiamo

gi

Donna

ma Morte

Quella che altrui per servitor accoglie

E
A

poi gabbando e sdegnando Y uccide

poco

poco

la

vita gli toglie

quanto pi tormenta

Caduta

pi ne ride

veggio io lei in simil sorte

9.75

RIME
D

M.

CONTENUTE

NO

VARI MSS.

IN

Nella raccolta di varie poesie di diversi jutori copiale da'


WSS di varie t ibli teche d' Italia n l ^iro di quattro anni dal S>g. Carlo Giuseppe Vecchi fisico, al Libro 7P.
trovasi i seguente Madrigale di Messer Cino copiato da
un Codice di Miscellanee da Gio. Vincenzo Pinelli
Il
Vecchi non d alcuna indicazione del luogo , dove esistesse il Codice Pinelliano
Di questa raccolta di poesie fatte dal Vecchi, esistente ora
presso S. E il Sig- marchese Trivulzio in Milano
vedasi
quanto ne dice il Quadrio nel tomo deW Indice alla sua
grand' epera ( a carte io* ), ed il Mazzuchelli negli
Scrittori d' Italia
( articolo Boccaccio . xx. )
.

MADRIGALE

jruardate

Amanti

VI.

mi rivolgo

io

a vai

Perch so ben eh' ahrui


Intendere non pu qual slato

Amo

quanto

De

amoroso affanno

Che veder
Et

ella

Fra gF

si

gli

pu

sol

mio

n per conforto
altro disio

occhi de la

Donna mia

perclV io sia
infelici

amanti

pi infelice

il

Questo ancor mi disdice

'1

mi mostra

tanto

il

suo bel viso

Ch' io veggia che 1 mio duol

le

muova

riso

PARTE

276

BALLATA
Da un MS.

presso S. E.

il

Sig. Marchese

Giacomo Trivulzio

e tu martoriata

Con

XII

mia soffrenza

questa mia figliuola vai plorando

Avanti a quella Donna

ove

mena

ti

Quando sii giunta dirai sospirando


Madonna il vostro servo ha tanta pena
Che se voi non avete provedenza
:

Il

lasciai

Ched

il

el

con

debole potenza

non crede mai veder Fiorenza

suo soccorso lo

Per da San-Miniato

Et

io

spirito
si

parto

che a sua difesa sono

Noi posso
Dunque vi
Madonna

mio
,

stata

pi difendere affannata

se

piaccia lui e

me

merc volete

campare

fare

SESTA

877

CANZONE XXX.
Esi4tentr in

Dmnte

nel

di Cino

x\ nior

dal

un Codice posseduto

Bossi Pittore

rime antiche

e di altri Autori del secolo

veggo ben

il

Cav. Giuseppe

Sig>

sono contenute

quale

Che m'inua inora

XIF.

che tua vlrtute

di

cos coralmente

JNon tanto possente

Che
Che

Da

sol per racquistare


gli

Quel

Mi

Donna

faccia questa

esser pietosa

mia

salute

occhi suoi imporlo ne la mente

disio che sovente

fa d'

Amore

anima pensosa

1'

questa disdegnosa

Che

porta quel negh occhi

Gi non. mi mira

Che

per lo

Ella

li

mio

ond' io son vago

eh' io possi dire

si

desire

muova dove

Vegnian per pace


Questo non eh*

raggi suoi

de' martiri tuoi

ella

non vuol

Della tua gran possanza ov* io

Ne
Per

la
te

vita

eh* io

sentire

mi tfovo

provo

crudele e per

lei

poca e

vile

PARTE

278

Che

mia mgion seguire

la volessi

s'

Ad

atar cosi

Le

lagrime eh' io piovo

ben com'

io la

movo

Ti faranno

esser cortese el umile

Poi non

si

se

E
Che

ho per mia Donna

io

1'

la

sua ferezza

non vuol

ella

non

tu

di

dei voler

che tu

allor

me la signoria
la mone mia
.

venisti

ne

S eh' io per te la chiesi

veggo

eh' io

questa

Donna

ver

hai data

Ch'

io

non veggo

Tu

se'

come
mi

Che per

Donna

pui

me

adirata

piet negli occhi sui

desti

e atar

mi

dei

da

sua guida venisti nel core

tu

colui
lei
,

Mi tolse r ombra d' una bella roba


Unde venne vestita quella loba (12)
Canzon

virtudi spente

Allor ogni valore

Come

disdegnata

si

la

mie

le

Ed

Che

le

m' avei lodata

la

Or

mente

la

Per quella signora che tu

Tu

eir in tanta altezza

Ch'

gentile

Udendo ben com'


Che tu dicessi de

muovi piena

figura della stretta

di paura

mente

SESTA

279

Isbigottitamente

Ti metti per voler mia ragion dire

Or

ti

piaccia di prender tanto ardire

Dinanzi a quella a cui tu

te

Che quando la vedrai


Tu dichi Donna se merc
:

La

vita di costui

ne vai

ti

noja

convien che rauoja

,
.

PARTE

a86

CANZONE
Da MS.

presso 5.

E.

X XXI
il

Sig. Marchese

G Giacomo Trivulzio

liei tempo de

Quando mi

Lo

dover

mia novella

la

etate

fu per antico diletto

far lontan peregrinaggio

Intrando nel camin con puritade

Senza

altra

compagnia pur

Per ispacciarmi
3Vo-4Jonoscea

Che

tosto dal viaggio

il

io soletto
,

dannaggo

avvenir suol altrui per rattezza

Con troppa leggierezza


Mi fermai di pensar per un

deserto

Si tenebroso et erto

Che pur

la

vista

mi

feo quasi stanco

Io vesiia ancor di bianco

Et non portava fodro ne guarnaccia

conoscea chi segnia

Andando per

la

folta

mia

traccia

strada tutto carco

D' affannati pensieri

Per una

la

et di

paura

che io mirava nebbia

S K S

T A

281

Cosi coni' 10 passava per un varco

Che 1 pian

me

Infra

lassava a prender dell' altura

non so

dissi

Ma come quei che


Lo peso per andar

allebbia (i3)
cosi feci

io

mio desio

Strinsimi al

Et

debbia

eh' io far

di subito vidi

Cinque giovin

accompagnarmi

senz'

armi

Ciascun ornato di diversi scuri


Bianchi

Ma
Si

gialli

et azzuri

bench fusser

belli

io dubitai

che a morte ciascun di lor piagai (i4)*

com'

io

li

In ciascun

Et

feri' senti'

membro

'1

dolore

eh' io fui lor segno

quelli furon pi forti che 'n

prima

Io perdei in parte et acquistai valore

Et

ricopri'

De'

falsi

Ma

com'

com'

vidi sette in

tanto ardire

Che

non

Eran

dir

vestite in

Egli sprendenti

Con

il

disdegno

io entrai in citea

Ver me con
pili

colpi che io trassi di scima (i5)

D' un Colle

si

pu

un

venire

con

sette

donne

gonne
,

et elle nere et perse

faccie assai diverse

Et pi che

io seppi

d'

arco strai

ciascun venia

PARTE

%i

Per riserarmi dinanzi

la

via

Pugnar mi convenia con quelle,

Campo

Spettar nel
S' io

Allor

non volea
S

fenno

Per speme
Si che io

et far

et questi

come

eh' intana

di subito morire

li

miei pensier

tristi

campar che era lontana

di

non potea

ornai piii sofferire (i^),

JVon mi valse

il

Mercede

che non mi percotesse

allor

cherire

Conveiia pur che io stesse

sofferir gli

Che da
Et

io

lor

colpi dispietati

m' eran

mirando

in

dati

capo de

la

strada

Vidi con una spada


Star una

Et

Donna con sembianze grame

tutte sue parole eran di fame

Centuplicommi

Lo

la

paura

al

core

andar ver quella Donna

si

spietata

Et lo retrogradar (17) che m' era tolto


Si che io divenni

La

carne mi

si

come

1'

uom

che more;

feo tutta gelata

El sudor fosco m'

uscia per lo volto

Bench una voce molto

Mi confortasse che nel cor udia


La qual si mi dica
Dimmi chi sei et non mi ti celare
:

SESTA
Che
Et

io

impromelto

t'

183

aitare

cui cotesti inchina

Ma

voi (18)

Che

ben che

Allor dagli occhi

la

tanto cortese

se

da

allor quel che

lasci

Regina

farlo posso eh' io sono

palpebra

lor paese (19)


i'

sciolsi

Per veder quella Donna che parlava

Meco

De

la

Che

Ne

parole di tanta soavezza

sua vista cotanto raccolsi

creatura angelica sembrava

nova mirabii sua bellezza

la

Io che tanta laidezza

Mi vedea
Ond'

Mi

ella allora

port per

Con fama
Che

fii

lei

una

La neve

armi de

la piet

parve pi che inamorata

apparecchiata
tolga (ao)

gli

Nova Canzon

le

nudo

star

un scudo

tanto lieta

me

di

Et per

Mi

vergognava di

bianca

che persa

parca che le era adversa


del

mio camin

Tanto gradita per

la

Che

me

certa puoi di

tu sei

Dio mercede

portar novella

Venti duo millia cinquecento

et sei

Che haggio caminati come vede


La adorna Donna che ancor non
,

favella

18

PARTE

a84

Dimmi

perch

la stella

Che mi conduce non


Ove r ultimo ponte
Convien

Che

Ma
La

s
s

eh' io passi

se (21) corsa al

con maggior paora

offerisce ancora

io

non perdo

via piana

Farammi

la

monte.

la

candida robba,

non gobba

Regina per virtute

Che mi promise amando di salme

SESTA

SONETTO
Dal Codice del

Ueh
E

Sig.

^5

CLIII.

Marchese Giuseppe Pucci

moviti Pietate e vai 'ncarnata

della veste tua

mena

vestiti

Questi miei messi che pajoa nutriti

E
E

tien della vert

che Dio

t'

ha data

'naDzi che cominci tua giornata

Amor

Se ad

piace

chiami poi

Per

quai

li

li

Ivi girai

E
Poi

che

dono a
di'

Udite

che tu

smarriti

inviti
,

gentili

l ti vo'

mandare

chi vi

Donne

gittatev a' lor piedi

manda

est

lor d' audienza chiedi

a costor

di che

lor chiesia provata

donne

se tu troverai

fa

spiriti

la

fia

e per che affare

valletti

umili

PARTE

%QG

SONETTO
Dalle File

CLIV.

/klSS. de' poeti antichi

Vita di

JSella

Messer

Cirio

del Zilioli

(22)

reccie conformi al pi raro metallo

Fronte spaciosa e

tinta in fresca xieve

Ciglia disgiunte tenuette e breve

Occhi di carbon spento

Gote vermiglie

e di cristallo

e fra loro intervallo

Naso non molto concavato

e leve

Denti di perla e parlar saggio e greve

Labri non mollo gonfi e di corallo

Mento

di picciol spazio e

Gola decente

al

non

disteso

pi caro monile

Petto da due be' pomi risospeso,


Braccia tonde

Corpo non
Son

man

gi

da

candida e
tutti

ben

sottile,

inteso

le bellezze di Selva gentile

SESTA

SONETTO

GLV.

Laurenziano 1687 gi de'

ifel Codice

28x

di Firenze

Serviti

Pippo da Firewze a M. Gino

VJino, deh

'n

la pratica

non metter pi soUicitudine

ci

Poich

danzar

lascia del

Over

testa allor lunatica

la

nozze con poca aptitadine

alle

Facesti quelle corse alla salvatica

Avevi tu

>

sentivi al core

amaritudine

Poich pareva bene che un' anchudine


Alle garette avessi allegacciata

Slringevati

il

cappuccio

Che 1 suon

O
O

la

la celloria

parca che non potessi intendere^

amostaccato avessi la memoria;


fogiana grossa

al

mio comprendere

Si balzellon n' andavi alla Melloria

Per Dio

tal'

arte

non voler offendere^

Ritorna a tua scientia poetica

'nsegna a tuoi scolari dialetica

ARTE
SONETTO CLVII.
V

288

RISPOSTA DI M. Gino a Pippo

ppo

Com'

Non

buon mastro

se fossi

io son del

danzare

in gramatlca

avra pari a te ia beatitudine

Udine

insino a
;

Ch' empier potresti tua voglia a boccatica

DI

trassinar

m' ingabbi cosce

e natica

A' giovinettti con tua improntitudine

Non come

artieri in

Che barba

gi

Ringrazia lui

Di quel che
Col tuo

Ma

le

Li

non

somma

capitudine

curi n volatica

che fu rotto a Melloria

volest in Pistoia prendere

fantin

s'

io

ben noto

la storia

minacce tue non sepper prendere


scorsi lacci

Di^lu, che a

eh' avesser gloria

te gi

non

si

volle arrendere,

Fine della Sesta , ed Ultima Parte

SPIEGAZIONE DELLE ABBREVIATURE


V.
V.

n)erso del Sonetti


l.

V. a.
f.

Le

varia lezione
voce antica
forse

o delle Canzoni

abbreviature dei Codici e de' MSS.

dal Catalogo premesso alla Vita di

rilevano

M. Ciao

NOTE
ED ILLUSTRAZIONI
DEL L' EDITORE
SEBASTIANO CIAMPI.

P.

PARTE PRIMA
SONETTO
\Juesto

fu

I.

sonetto serve d' introduzione

letto in

Pilli ci fa sapere

Il

che

Fiorenza dal Magnifico Hess. Piero Orsilago da

Pisa filosofo

medico

neW Accademia

di Pistoia dal

Magnifico Mess. Pietro Amati I, U. D, pistoiese,


V.

venir, v.

3. oltre il

SONETTO
SONETTO

V.

II.

5.

fl

s\

SONETTO

Ma

di ci che

questo quel

nemico

cio

somma

donna onora

la difficolt

rinchiude a difesa

si

VI.

V.

3, disvegliare

Nel vocab. manca


I.

l'

primo

non debbe

peraltro

a pri da potersi

quel che tutto


ult.

VV.

agli occhi di
I.

vede

dove

il

v. a. invece di

rigettarsi

svegliare

Il

vocab. scrive esi'

il

voc. ha essempio,

ammettere essiglio

cio

8. 9. Imitati

M. Laura

di

Dio

V.

di

dal Petrarca

nella

canzone

stampata nell'edizione de' Giunti

tribuisce a

il

Metafora tolta dal

luogo di ricovero

Stanza IV. V. 5. essiglio

onde

BALLATA

versi del

esempio poetico

%lio',

Stanza

corte

due

che pi m' ancide ancora

termine militare di Ridotto

CANZONE

Bisc.

ultimi

gli

V. V. a. colore Cod. Bisc. valore. V. g. fort'

ridotto

SONETTO

ver dir,

'l

leggono cosi:

" Et adorna
**

morte Cod.

IV. N'-l sud. Cod.

terzetto,

oltre

1.

dove

si

at-

Dante Alighieri. Peraltro in molti MSS.


19

292
data a Gino

medesimo,

Il

Trissino nella Poetica

attribuendola

modello. Qui

porta per

la

volta per sempre, che nella edizione giuuiina

sono

sette

on

ascritte

ragione

da

Dante

non

credere

alcuna di nsse

fatti in

vi

V.

anche imagonegata

M. Gino

CANZOINE
ria',

1^.

Vedi

ne

che

In-

imagnata

Annoi,

qui

gli

Antichi

Vita

alla

sta

di

JV. V. 12

St.

li.

ma

ncll'ediz. del

Pilli

si

creduto doversi correggere furia

&'

Stanza ult. V. 10. Uegraggio


Il

veri'

appartengano

gli

per impressa, rappreseniata nell'animo, che


dissero

del

rime liriche

ravvisa pi lo stile di Gino

si

che quello dell'Alighieri.

molte

al

una

avverta

s'

v. a. per

legge fo.

rallegramento.

vocab. d un solo esempio dalle rime di Fra Guittoed un'altro di Dante da Maiano

_,

BALLATA

II.

possi Cod. Bisc. possa

SONETTO XX.

V.

10.

in questo luogo;

vaghezza

Piacenza

Latini

diletto

geaeralmenie usata questa voce per

il

10.

interporre la

piace altrui; nel qual

ha da leggersi presso

Fu
lettera d

ched

si

vocab.

4. presto forse

XXIII V.

vale piacere

a.

v.

per bellezza, onde

XXII. V.

V. ult.

senso solamente la registra

SONETTO
SONETTO

Stanza IH. V. 25. Lui God. Ricas cg^t

gi maniera degli antichi

io

tra

una voce che termi-

na in vocale, ed un'altra che principia pure in vocale.

Le

antichissime iscrizioni son piene d' esempj

no

( Istif. Or. Lib.

bus

plurirais in verbis

manifestum

est

Plauto

med
vv.

) scrisse

" Facevano

neW
,

y-j

sinaria

invece di

opin che

il

me

erga

Anche

male nominatis

Quintilia-

veteri-

quod ma-

quse est

ci per isfuggire
Gos'i

Bacchidi

nelle

" Latinis

ullimam adieclam

due vocali che concorrevano

erga
11.

1.

etiam ex columna rostrata

Duilio in Foro posila


jato di

cap.

I.

il
il

G.
lo

troviamo in

alt.

2. se.

Mureto
tihi

3*

nelle

diluxisse

293
d' Ofaio fossero nati dall' aver trovato nei codici scritto

maltd ominalis ,
pass

tiUd

Qu^st' uso dei Latini

illiixisse

Toscani

antichi

negli

premurosi

scansare la concorrenza delle vocali

invece di che. Perci

Gino

ferno

ched opposto a quel

malamente ha levato

ched

il

Trovasi parimente ned altre


di se

es^i

ched

trova

si

di

Dante ed

in

Lombardi nel verso dell'In-

l*.

il

onde

dell'et sua, specialmente in

altri

anch'

che

gran

la

leggendo

henched ella

Alcune volle per altro

ched

il

secca

che opposto

sed invece

io potrebbe essere

invece di ched' io; avendo avuto l'antica lingua chesta

per chiesta e chedere per chiedere

CANZONE m.
contr'

per

UI V. 3. contro

Stanza

uom

basso

se stesso

dopo

che

s'

piatanza

ha piata

piatoso ec.

di Gino alla voce

SO.NETTO XXIV.

XXIV.
vocab.

pietanza

V. 2.

corretto

Il

per gli

il

porzione

pietanza

St

II.

V.

1.

cita

legge

si

per

esempio

altro

poetico

legge pere gli occhi,

Pilli

Il

II.

pi

V. ult, pietanza per piet v.

voce non registmta nel vocab. che

Stan.
di

creduto di rimet-

d usarsi per l'equivoco c^n

di vivanda. Alla canzone

Cod. Ricas.

della

8.

Cod. Ricas. c'

m' ancide nel

tere nella nostra edizione.

biamo

haiso

verso

il

verso e dentro mi conquide

a., ne

Pere invece

di

contado pistoiese^ quando specialmente

il

per

ma

ab-

usalo nel

per precede un

vocabolo che incomincia da consonante doppia o impura,

come pere

zelo

pere scavare

testo s* rigettato

plurale di pera
to nell'

Nota

Accademia

spietato

Q9

il

Pilli

XJ.

D.

V. 8. Spiet

spietatamente.

di Gin

Poia

ma

ci

non ostante nel

Il

monta

Magn. M.

pistorese
il

Gio Bat'

contrario di piet;

vocab. cita
,

il

che questo sonetto fu let-

pistoiese dal

tista Fortegueiri I.

SONETTO XXV.

come modo basso ed equivoco con

1'

donde

esempio poeti-

sale invece di

poggia

294

SONETTO

XXVI. V.

uso presso
ribil

ponto;

Cod.

il

punto della morte

SONETTO

voce provenzale in grand'

io. ridottare,

legge punto

Bisc.

XXVII. Questo Sonetto

ligibile.

" Nella

" mente

essere

Tom. 2.) come

il

senso

**

natura ha libertate

suU' altro
^

stati fossero d'

Amore

spontaneamente

"

corso degl' infelici

*'

compagnia

mia donna

**

devoto

"

petate,

altro

non

morale per

Che

**

sia e per grazia

accorgermi di ci

^*

la

**

esultare di liete voci

una

allora

stata
il

core

( cio

mio,

ma

"

riferisse

sospirando di

**

a riposare in lei

XXVIII. V.

te disse saetta

deponendo

cio

gioja
,

s'

donna

3. e 4. saetta ferrata
:

il

che

la

pensiero

le

abbandonerebbe

nella sua

ferrata di piet

l'udireste

la tristezza

duce

ferita di

che come

la

tutta

del piacer-, Dan-

presa la metafora dalla

punta di ferro, posta all'estremit delle frecce o


per indicare

e di

corle-

sola

bella cosa sarebbe se io potessi

ponendo mente a quanto

conquide

umile e

che sollecito ne darei tosto novel-

^*

affetto

d'Amore

per

all'anima mia dolente^ la quale subito

cui

dolce

1'

un amante

d'

) alla vista

gi per merito

mia Donna

la

vedesse secondato dall'amist

si

a compassione ed a soc-

sarebbe

violenza,

soffre

a sua natura. Se dunque

muoviamo

ci

purch per

e cos ciascuno in sua

( cio la sensibilit

_,

**

uno ha ugual*

1'

accordo perfettamente

e Vietate

che quanto dire che

non

perch

rimane nella libert relativa

**

SONETTO

inintel-

la signoria dell'altro, (

V uno non domina

delia

Gnguenc

citato dal Sig.

perfetta amist degli amici

'*

cio nel tcrribil

Vedasi la mia prefazione pag. XI. e seguenti

Questo ne sembra

**

nel ter'

ii.

Hislore Litteraire d' Italie

V.

invece di temere,

gli antichi

saette,

punta guernita di ferro pro-

dolore / cos la punta guernita di piacere

e di piet, produce colla sua ferita

un

effetto relativo.

Il

vocab. eiia quest' esempio di Gino

cio la guai saetta divise

core

il

-^

che lo divse

CANZONE IV. Stan. II. V. S. pi avanti. Trissino pi amanti.


SONETTO XXIX. V. i. come s' accorse in forte ponto (punto)
ec. Il

senso

me

dolente

" con sua


*

di

'*

piet

ella

me

n'avvide

se

V.

g.

alone

come

vediamo

e porti le tue parole in

gnore

Amore

cio

spirito novello, cio


si

me

forte

dove V anima

dimmi

) che

Pur

voce

cuori, e che gridi,

parla

non pu

non odi tu

_,

Madonna

in

giovincUo

della

il

Si-

non

mia donna

che uccide chiunque assalga

**

ca? Io tei dico e

**

orecchio

tu

" anima mia

ven

senso.

testi

Tu

**

nella le-

)^

mostra in mezzo ad una virt e ad un valore

" talmente

menti

cosi gire

medesimo che debbe darmi morte questo

odi dirsi dal

tei*

o Gino

la

_,

se

piangerai con colei

e quasi

muore

occhi miei viene una piena di lacrime


sospiri

legge cos\

quanto

nel Cod, Bisc. ^Ae

fa

cio con

che

tal discorso

**

che abodan tanto

de' molti

del corpo )

colpi-

pur mi darai bene

quale esce per iorza

d' esto suo loco

meno

avviso,

**

si

defunto

mal coucio

assai

mia donna, che conforti

della

che

8.

verso

ira

contrarj

Cod. Bisc

lezione del

trarsene qualche

'*

**

ed

sono

che

apparisce dal confronto ui varj

pu

se

la

questo sonetto

5*

disdegno

di

affetti

" aver albergo pi a lungo

giunse nel suo core ogni

_,

ma

conftiggere forse debbe leggersi co/i/^^-

gire V. a. Preferirei

**

core per causa di

il

"

ec.

SONETTO XXXI. E

**

accorse che

s'

per

lei ribile

mi fa^no andare consomato

che

nacquer

ne

SONETTO XXX.

**

quale mi ancide

la

beilade m' avrebbe ferito

pensiero non di pace

"

colei

un punto

in

quel dolce Amore che ride ne' suoi occhi: di sorte che

" appena
**

" Ahi Dio come

il

guai

fuori

pati*

spesso
degli

che escon
dolore

(|ai

" V.

uom fere non

296
ne pu scampare. V.

SONETTO

XXXIl. V.

re V. a. V.

sincope di povera
ti

antichi

CANZONE
vire

V.

Manca

il

Queste sincopi sono ovvie nei poe-

V.

I.

disservo v

ult.

l'esempio

vocab.

nel

SONETTO XXXIV.

V.

monti

da'

monti

valico

l'amore

stra

Stanza

V.

I.

in

forse

1'

affetto

9.

Lombardia

V.

II.

nel

che

capoverjio

legge nell' edizione

del

di suoi parole^* [Si.

tuo

',

ma

**
,

opinione

tuo

st<i'n

cio in tua

ed era molto

opinione
bel dicitor

Vec-

p. 249* Firenze j^oo.

suo

per sua

questo luogo noti errore

dolendosi legger piuttosto

opinione

tu*

di

Nel

ho adottato tua opinione.

SONETTO XXXVII

V.

1.

V.

nati e anche crudeli.

Redi abbandona gli

S^^NETTO

pist.

in (Questa no-

COSI pot per idiotismo dirsi

per tua', seppure in

stampa
testo

ma

Pilli

suoi d^cevasi per sue

ch. Ediz.

^.

Cod. Bisc. per lo

il

e rusticale.

a.

Cod. Bisc fedir

i^, ferir

li

cio

l'amica.

sta presso

passo

5.

core

il

atare per aiutare v.

Pilli

per

3.

V.

appennino per ritrovare

edizione stato corretto

Come

Stanza IL

Stanza ult. V. b. non sbigottir,


si

contrario di ser

a.

Ci ch'io veggio di qua ec. cio di

1.

SONETTO XXXVI. V. 12.


CANZONE VI. Stanza I. V.
Stanza

poetico.

V. i3. Foi\se dovrebbe leggersi; Jllor di lei

III.

Signor che tutto vede

qua

sopra da soprare, supera-

e talmente supera ec. po'vra,

soverchion Cod. Bisc. soverchian

10.

Stanza

cio

piena,

Bisc.

V. Stanza
.

so\>ra, cio

4-

5.

Cod.

12.

XXX Vili.

cio suoi.

Ved.

ron gik suoi.

quando

V.

Giudei, cio
5. gli

increduli, osti-

abbandonati

spirti,

Cod.

spiriti.

2.

Per quelle parti

sopra alla canz. VI.


Si

avverta

in simili casi

le quali

Cod

Bisc.

una volta per

sembrano sbagliate

le

for sui,
che fu-

sempre

che

rime

ci

/
non

nasce dal

aversi voluto alterare le

pronunzia

antica

quando

qual caso

proferivano

si

nell*

come

ec.

nel

alcona o persuna

dovette pronunziare o

si

che

con persona

alcuna

rimato

trova

si

voci

diversamente

altrui con voi ec.

SONETTO XXXIX.

V. 2. Questa

Donna gente,

gioven

cio

gentile v, a.

SONETTO
CANZONE
V

XLIII. V. 8. proi'ata ec.


Vili

Stanza

ore Petr. V.

V.

!.

ha da dire approvata,

f.

Quando

pianeta che misura

*l

a giorno a giorno

5,

(fa)

mondo

il

al-

luminato} allo spuntar del giorno, dalla vetta del gior-

no

appena terminato

fuori

V.

Stanza

II.

Stanza

ITI.

diAso

1.

V. 1

della

notte

qui

per descrivo,

sta

V anima ha

narro.

preso qualitate

sua bella persona; metafora presa dai corpi

dono

qualit

la

di

IV. V.

mano

del colore dalla luce

a traverso dei quali

vetri colorati

Stanza

5. e

la cui vita

mano

in

mette

perchk

periodo

il

suo splendore

il

pi

si

pit

spenge

del Sole

o dei

vedono.

si

di

che pren-

si

pi,

si

smorza

stuta

Statare

V. a.

CANZONE

IX. Stanza

leviamento

SONETTO XLV.

V. 9. allento per allentamento, al-

III.

V. V oc ab.

V.

11.

dispiri per disperi voce singolare ^

senz'altro esempio. Cosi


forse debbe rigettarsi

doversi leggere disperi

SONETTO

XLVI. V.

piaccia

SONETTO

nell'edizioni e nei

perch

MSS.; ma

rima ndica ben chiaro

la

2. forse

deve dire

che rimembrar vi

LI.

Par che la rima vorrebbe vui e sui.

perch potrebbe essere una special maniera di


tra perch sen^ e detta la ragione

abbiamo

lasciato l'antica

gersi si sjace

V anima

lezione

in pianto

al sonetto

V.
.

^. forse

Ma,

tra

rimare

XXXVIII,
debbe leg-

3J)8

SONETTO

LIV. V.

i.

Petr.

V.

so

si

legge COSI

no

giorno,

5. nell'edizione

ma

Se

sero un corpo

o 'n un corpo

sonalizzino

pene

SONETTO
do

le

LV. V.

davante

mente

CANZONE

MS

MSS. perch

se

non vincesse

doltanza

12.

adastando
trattenersi;

II.

dice

ma

non

v. a.

V.

dei

mia

timoroso

Ch' a buon invidia

si

dei copisti.

La

con invidia

nell'

Arte poetica
del

vanno attizzando
di

Trissino

l^gge

Pilli

ada-

che cio

pensieri

licenza graziosa ed elegante

del Trissino

medesimo
Il

stimolando al

del Pilli souo sbagliate le rime che

suU' autorit anche

vanno

fermarsi

^^ev

Presso del

Tutta questa canzone piena


.

si

questo luogo di Gino, seppure,

Vdixmi preferibile la lezione

sublimi

dizione

ult.

cita

error

con lodevol gara.

dottoso

per attizzare con astio e

citando questa canzone

b^ne

vale temenza dal verbo

vale anche semplicemente attizzare

stiando

Adastare nel vocabolario

preso dall' Alberti


ei

confronto

d questa canzone

la

XI. Stanza

Alberti

la san,

torto. Analoga-

il

n pu emendarsi col

solo Pilli ci

il

LIX. V.

CANZONE

per

; quando

Bisc.

vincunt.

dottare temere, dubitare, d'onde

dubbioso

verit

la

MS.

lascia invece di

lo corressi se ne cria

volge lo vero .-quan-

si

V. 12. in questo verso corrotta

I.

parola sence cria

SONETTO

che ha

Bisc.

Omero pejora

disse

X. Stanza

notizia

per-

ed ho ragion

i4.

si

vuol por lo vero. V. i3. Sembra preferbile

si

la lezione del

V.

6. ft'

che poelicameiite

vogliasi

amorosi inganni. Nel

sottrarsi agli

V,

d'un corpo

leggersi fosser

Quando damante

8.

V Inferno han-

lezione del Pilli.

ha da

non

se

la

proponcsi davanti alla mente

cio

forse

ec

di Faostino Tasso questo ver-

pene che A\ferno

le

par preferibile

momento

ora, o iiltimo

ti

nobili

Nella e-

ho corrette

a9D

SONETTO
V.

LXIll. V.

Cod,

del

1.

Sestina

I.

4. tuttoci, che h la vita e la sostiene

Stan.

Trivulzi

V.

II.

certo che verace

che alcun

3.

Stanza IV. V.

Stanza V.

V.

5.

BALLA.TA V. V.

BALLATA
rio

dire

V.

5.

m* invita V A'

invece

f.

di canto

ha

da-*

debbe

f.

3. forse

cosi

finir

eh' altronde indura.

che per lor darla vita ma*

si

more,

VI. V. 2. remiro per isguardo manca al vocabola^

che per altro ha rimiro

BALLATA Vin.

V.

SONETTO LXV.
V.

al pianto.

incanto

leggersi

dispetto

debbe

forse

3.

more ognora

astringe

forte et audace

parola merc debbe esserci tre volle.

la

f.

deve dire come appresso.

Amor m

nomo

D* amarvi a mio
Stanza lU. V.

3. e seg. forse

V.

14. cio

BALLATA V.

^. Torse

non disdice a onore

dire: che

per suoli in grazia della rima

i3. suoi

fammi presente alla mia Donna.


Amor chi! piena cosa di paura: e

V. 4

simile a quello

MS

leggesi nel

Amor

debbe

un sonetto

d'
.

Lucchesini di

di

'1

so'

et allegranza

cominciamento per vedere

Nutricarsi in paura et in speranza

Nascie di gioja forte a mantenere

Amore

a nulla cosa ha somiglianza

poi

si

fa all'

uom

si

temere

Ch' Amore piena cosa di dottanza


Assai che

ama

non

Credon eh' Amor


Servon

gli

Da

Amor

sa che sia
s'

aven com' chi serve


poi eh'

JHolti

Amor

amator

d'

Amore,

acquisti per servire;

e credon esser

al

amati

mal signore

nascie da piacere

Amor

con-

Pace Notaio che

Ser

Rime Antiche

discende e nascie da piacere

dona a uomo pena

sono ingannati

Boa
Anche

il

Re Enzfo

canzone

Res

SONETTO

est solliciti

LXVII. V.

Amor

stoia^

ma

tuttora

dice

come ha

LXIX.

stampato

nel-

lo basso in Pi-

aggia, ovvero

n'

/7i-

Cod. Ricasoli.

il

non debbe chiamarsi

forse questo

sonetto

piuttosto canzonetta

CANZONE

Xil. Bella e patetica

la licenza

ed io ve

una stanza
vea

CANZONE

mancava

la licenza

Di nuovo

XIII.

SONETTO

11

Pilli

LXXI.

V.

sta

di poco

qui per

sando altrui per


V.

e nobilt.

Il

sentier

li

3.

ma
^

do-

che

di recente

qui sarebbe lui ia

f.

caso retto. Nel cod. Redi questo verso

SONETTO LXXIL

fine

al

passando lui

4.

dall' e-

accenna che manca

questo avvertimento

far

manca

Neil' edizione del Pilli

ho aggiunta prendendola

che verrebbe ad essere la seconda

piuttosto

cio

1'

Tasso

dizione di Faostino

za

nella
e ere*

Amor

pop

il

male

da correggersi

lann' aggia,

SONETTO

piena timoris

pien

Anticlii Latini:

gli

malennaggia come

8.

Roma,

l'edizione di

ma

sovente ec.

di paura; come dissero pure

sce

Rime Antiche

tra le dette

scrisse

Amor mi fa

si

pi corti

legge cosi '.pas-

rccore e gentilia vv. aa. per ricchez-

vocabolario cita questo luogo di Cino.

PARTE SECONDA
SONETTO LXXIV. K imitazione di

questo sonetto pare

QuelV

dal Petrarca la canzone che comincia

dolce empio Signore, V. 2. l'Imperatrice

che lo stesso Petrarca nella canzone

Reina che la parte divina

cima siede .V.

me

'y

cio

gion d'

5. Il

M. Cino

Amore ,

ve, senza

il

antico
la

quale

scrisse

Amore

sarebbe

mio

Ragione

sudd. chiama

La

nostra natura e 'n

Crescimbeni legge Questi

e fu per

Amore,

tien di

scritta

le

solo

per

sue rime per ca-

famoso

al

stato infelice,

mondo doperch noB

avrebbe avuto

il

conforto dell'amicizia di Selvaggia. Gli

risponde Gino che quest'


za

ma

pari

sponde

servo

che voglia far consistere

la

Amore

colpa

peraltro

laonde

ricorre

lo incolpa

qui

scusa dicendo

si

Gino

d' a-

specialmente par

ama-

che non n' sua

Tribunale della Ragione

al

affinch decida ella chi abbia pi dritto


se egli di

ugual

cui

tale

ma

dolce che poi diventa

il

al

Signore; giacche ne

d' ingrato

che non corri-

una Donna

era in terra. Gino noi niega

porta amarez-

taccia

benefci ricevuti dal suo

ai

vcrgliela troppo presto ritolta

ro

lo

perverso

fuggitivo e

avea da lui avuto in dono

non

dolce che

Amore,

riprendelo

un

d'

un

o Gino di lui . La

di lamentarsi,

non vuole

Ragione

decidere la questione e se ne libera col rispondere che

convien pi tempo a dar sentenza vera.


1'

occasione

ed

rimanga oscuro nelP applicazione


questione

Si tratta

pi fedele a Gino

mente fu

quindi far alleanza pi forte

irae
fra

Amore

di

guerra

Nato qualche disgusto

solsero di abbandonarsi

uno

in

fanno

si

Amore

Gino ad

se

N. A.

scritto dal

Amore

se

Amore .V.

momenti

sdegnansi
,

per

pax

rur*

Gino e Selvaggia

ri-

ne duole e ne rim-

provera Gino; Gino non vuole averne


rifonde la colpa in

stato

Probabil-

que'

che

fusse

belluni

sapersi

fa

causa della

nella

decidere

di

nei quali gli amanti

sum

non

11

soggetto di questo sonetto

il

il

torto

Amore

9.

lo

ne

chiama

falso servo fuggitivo o in senso di dispregio, paragonandolo ad un servo tale

realmente fuggito
que' propositi

le

ovvero

( ah troppo

non pi seguir

lo

rimprovera d' avere

bandiere di lui
incerti

le insegne

tempo bisogna a tanta

con fare

) degli

d'Amore. V.

lite Petr,

I.

cit.

uno

di

innamorati^ di
i^.
Il

Ma

pia

Muratori

nel Trattato Della perfetta poesia vorrebbe far credere

che questo sonetto

sia

lavoro di Pandolfo Porrino poeta

3o2

Modanese

e da questo

mandato

come

al Casielvetro

cosa di Cino. Conchiude che c[ue]V alta Imperatrice

un enigma da far perdere

Ma

buona pace del

con

inganno e per V una

mera supposizione non


nimento

che senza

MSS. che

Ora

mandato dal Porrino


pi

circa

del Pilli

il

avvertimento posto

dall'

da

altri

non

ricevute

a cui

presente sonetto

visse

Castelvetro

nei

MSS.

per

tutte

le

monte
Per

altre

ec.

l'

XIV. Pare che


rime di Cino

V.

9.

Oimk

Ed

il

oim

appennino

idea di quel sonetto

labbri

Quella espressione

cio

oim

dolce viso Pet.

Neve

ec.

candidi
di

intende

s'

il

V.

14.

qui e

da

bel viso

ine-

e dall' e-

ec.

Petrarca prendesse

delle

il

bianca
,

un enigma

Per l'alto monte

i.

de-

parto

sia

Sambuca, dove mori Selvaggia

della

M. Laura

rime

chiaro dal gi detto di sopra

Alpt*. intendesi

CANZONE

crederlo

altre

lavori del nostro poeta

V.

vuol

perch generalmente riconosciute

sempio specialmente del Petrarca

SONETTO LXXV.

quando

da cui l'ha

la persona

Che poi V alta Imperatrice non


splicabile,

tem-

rime comunicategli

altre

tralascia d* indicare

ugualmente che

vuole

ai

quale non sarebbesi facilmen-

e di questo nulla affatto dicendo

quali nulla soggiunge

si

Anzi dall' osservarsi che

dursene, che avea buon fondamento di


di Cino

che potes-

il

produce un sonetto o

Pilli

il

stesso ,

fu dilgentissimo per non pren-

il

lasciato ingannare

te

tutti i

dal Pilli

dere abbaglio nel raccogliere rime di Cino


sero esser supposte

sua

un compo-

a Cino

non che

Una

attribuito da

gli

da quanto apparisce

infine della sua edizione

il

sua opinione

basta a torre

sist

stesso

manifesto

altra

l'

contrasto

ce lo conservano

quale,

il

Muratori

per

a Edipo

le staffe

7
1.

denti

di

in

morte di

soave sguardo

V. 10. /a

e.
fra

ogni tempo

vermigli

corrisponde

3o3
mese usata nella canzone o

all'altra d' ogni

della parte

ora

tutV ore

mo

cio

li.

continuamente

ogn* orm

medesi-

ci senso

spess^ ore

i.

legge tutt*

si

Slanza

V.

li.

ponderato

Cor pensato

3.

_,

ce Lucchesini

V.

che comincia

18. cio vuole

namoramento

vir-

;=;

intendanza e intendenza

sta invece d'

il

amanza

intendersi

inclinazione

rosa intenza disse

voglia

21. alla canzone Zh

cio

in-

amo-

desio ec. h'

notaro Giacomo da

Gi lungamente Am^re

e a pag.

fatta

28

con tutto lo studio e con tutta lari-

Sembra che possa anche

e.

una natura ben

avvilire

conforpag.

per ci pieno d' ogni possibile perfezione. V,

Inlenza qui

canzone

Amor mi

Cor pensato potrcbbesi anche intesdere core

fatto dalla natura

flessione

fino

:=j

naturale apensato

leggesi vuole gacJiir

tuosa ec.

5.

Similmente in una canz. di Bo-

Orbicciani da Lucca tra le R. Ant. del Codi-

nagiunta

sua giusta

diconsi ^ctro/e^esa/e, che han-

Cosi

tutta l'accortezza

ta

Latino pensalus

ben fatto, cui niun

metafora presa da ci cbe ha

misura e suo peso

no

dal

forse

quasi cuor ben pesato

pregio manca

].

come

satira

Lentina nella

a pag. 27. tergo

Btn m*

venuta

ha in

se

:=}..,. Guardate a Pisa eh'


cognoscenza s che teme intenza d* orgogliosa

gente

V. 12. Qui per vetro intende metaforicamen-

prima cordoglienza

te

il

bello e grazioso

V.

ma

fragile

cOme per vetro,

pel quale

nima

i3.

corpo

Selvaggia,

di

pi

tralucea la sua

impeso invece

di

appeso

presa dalla morte degli animali, che servono

mento

ma

Ti*

quali

pelle ec.

e anche fatto strazio

sempio di poeta
Stanza

ammazzati

III.

si

e cos fa intendere

V.

1,

appendono per

nutri-

al

trarne

che non solo

la

morto

per sua peggior sorte

da aggiungersi al vocabolario

Donna

beli' a-

Similitudine

E-

d* ogni virtii^ qui vale signora

3o4
e sovrana d' ogni virt
virt

Del

mina

e di

donno sincope

Don

del titolo di

pu

in tutto

tuo bel corpo


Petrarca

si

1808.

V. 4- cio qual co-

mai nobil materia trovar

voglia

mondo degna

il

sincope di do-

di sorreggere in aria

il

Questo pensiero corrisponde a juello del

nella canzone

Amore ? Dove

sigli

Donna

dominus V. y^ncellieri

di

Roma

ec.

lonna di qualunque
si

ovvero Donna ornata d' ogni

significato della voce

Che debb*

io

far , che mi eon-

Ahi orbo mondo ingrato

Caduta

la tua

Ne degno

eri

Visse quaggi

Ne

Dovea

M.

'1

si

cielo

bella

adornar di sua presenza

Selvaggia dovea star sollevata da terra. V. 11.


Alla

seg.

d' aver sua conoscenza

d' esser tocco da' suoi santi piedi

Perch cosa

cosi

tu noi vedi.

gloria e

mentr' ella

Sambuca, dove

me

discolpi presso di

V.

vocab. per colpeggiare

16.

Colpare non

colpire

_,

n^rdo del Gualacca R.

moi. Fino che non

v.

ec.

ti

trova nel

si

Anche Lu-

a.

Aut. cod. Lucch.

p.

63. ter-

^o j ynior un fier mal colpa tanto vai che mi col'


pa Amor guai mi amonta L' Alberti non cita esempio
poetico
ma due ben chiari uno delle prose di F.
,

Guittone

SONETTO

un

Storie

Tasso

Pistoiesi

questi quel Gherarduccio

Galisendri

sonetto del quale in risposta al


le

presen-

rime di diversi antichi poeti a pag.

neir edizione delle

114.

sul

legge tra

si

SONETTO

altro delle

LXXVTI.

da Bologna
te

Rime

di

Gino

di

Faustino

il

seguente

LXXVIIF. Elegantissimo
medesimo argomento

Monte appennino

della

del secondo

come pure
morte

di

sonetto

Selvaggia

Il

come fu detto

3o5

Sambuca

la

scana

CANZONE XV.

verso

Appennini

gli

ultimo

accaduta ad Enrico VII.

in

nota

mentre

Imperatore comunicavasi

l'

datogli

primo verso

11

improvvisa

essendo

stata

colla particola

frate
.

trasport

lo

me

canzone Lasso

4. strofe della

morte

la

da un

a veleno

XVI.

Bonconvento

attribuita

CANZONE

To

via che di Lombarcla conduce in

la

attraversando

il

.eh' io

Petrarca nella

non so *nqual

parte pieghi

SONETTO LXXX.

V.

stenitori dell'autorit

principia

gesse
a.

gli

una

ed

a Pierozzo Strozzi

canzone

morale che

partita avaccio

che

avea mandato acciocch la correg^

Nota del MS. MCchesini

per pentimento

Soldanieri

ma

Per caso avverso mia

suddetto Strozzi

il

Niccol

rimandargli

air occasione di

dell'

dei pi gran so-

Questo sonetto in un'an-

non ad Emanuel Ebreo

scritto

uno

Vili,

Papale

tica raccolta attribuito a

Fondatore

Augusto

Cesare

5.

Impero Romano e Bonifazio

Esempio

di

V.

12. peritata

v.

poeta da aggiungersi al

vocabolario.

PARTE TERZA
SONETTO LXXXII.

S'allude in questo sonetto alle Fazioni,

M. Gino abbandon

per le quali

rati scanni intende

che vi occupava

V. 9

Sona

na, l'antico Arari, uno de'


cia.

Da

Cino

Napoli

andato in Francia

SONETTO
tavia

in

terra di

LXXXIII. V.
il

Lavoro

3. e segg.

Per

gli

ono*

Assessore
la

Sao-

principali fiumi della Fran-

cavarsi argomento che

ec.

se

un'altro fiume chiamato egualmente


di

posto di

il

probabilmente

questo sonetto potrebbe

fosse

Pistoia

probabilmente

non

si

prende per

Saona nel llegno

woc ec. Gli Antichi e

basso popolo aggiunge l'

alle

prime e

tutterze

3o6
persone singolari dei presenti

dei perfetti

atidf ande
si

aggiunse in

fine

l'

dagli

piethe

fee

fede, tu, piet, merc


meve

Cos Fra

me

L'

sarde

in

ma anche

alle

come

f abbreviato di
mene,

e dissero anche

ec

Guittone in un sonetto inedito fra

un MS.

conservano dal

si

tali casi

dell' eredit

Moiike

le

Cesa-

sig.
:

certo assai meravigliare ^

Amore

Ne

per

mee,

rime che di questo autore


re Lucchesini in

antichi

e terminati in

mercee

sar

Ne solamente

stae ec.

nomi monosillabi

voci dei

tue

e sta

e dei futuri

che terminano in o ed in a con accento

fa di voi ci

che n'addivien mee

Che lungamente son merc clamare,

Vo richiesto a Signor certa gran fee


Ma quant' eo pi recheo lor men pare
.

Ch'

io

posso sia i voi trovar meicee ec.

SONETTO LXXXIV.

Per la destrutla valle

Pistoia distrutta

se dicesse al core

di vagli, cio gli va

occhi

degli

V.

pistoiese

d'

6.

luogo

Vergiole

onde prese

della quale era Selvaggia

della

nome

il

se

se

non seguito

creder non

11.

la Parte

voglio

Nera

Il

vuol far
Selvaggia.

Macometto

in

cio

essendo egli de' Bianchi)


la

mia semche

delitti

commetto; nulla operato avendo contro di voi ?

tempi

effetto

dello

di

spirito

partito

in tutti

SONETTO LXXXV.
scoli

pullulo,

montagna

M.

plice opinione e mi fate provar la pena di

Lacrimevol

pianto

Poeta

perch, o seguaci della medesima, punite

non

bassa

intendere la purit della sua amicizia eoo

V. 12. Che

il

Famiglia Vergiolesi

la

V.

va

gli

verbo Tallo

V. 5. talle rampolli dal greco


viresco

intender vuoisi

dal furor delle Fazioni Bianca e Nera,

V. 4. vplle poeticamente invece

come

-,

L'astrologia

era guida alla sua

professata

mente

da Cecco

d'

A-

e pennello isieme per

3o5

da

Pistoia

ma, o
fiore

a Fiorenza

somma

logo per la

^W^NETTO LXXXVII.
"vicino

dell'

perizia

V.

reputato

astronomia

del

di lui alcun

natale

che questo, (l'essermene dovuto allontanare

ba

oncittadino

paesano

quel verso del Petrarca


versi

ed anche

non

m'

un

meno

per lo

spiegano

ciitadin per-

e'

Per altro noa

l^le

significato

solo

dubbio

assai

che

perch non s'intenderanno in que^ cittadini perversi


gi

Pistoiesi

ma

Fiorentini o altra

nante col pistoiese Distretto


ta vicino nel senso proprio
cittadini in senso

delle

Lucca dominavano
ser favorevoli

non

pianga Pistoia
s

nobile

eli

e cos caro

Anche

al

Petrarca

Al
,

fece

1'

'

in
es-

Inoltre se in-

chiamar

si

giacch sarebbe lo stesso che


Pistoiesi

piangano

pen'ersi per
cos

hanno

eh'

quanto

contrario

Pianga Pistoia

Gino

in Firenze ed

non potevano

e perci

hanno perduto un vicino


.

citt confi-

nostro poe-

il

Chiamansi poi perversi que

piangano

tanti delle limitrofe citt

parte

de' quali fu

so quanto elegante

caro Pistoiese
idea

fazioni

Guelfi

possa la frase del Petrarca

perduto

ne a Gino n

tendasi de' Pistoiesi

dire

caro vicino

vocabolario non cita che questo

nel luogo presente resta

Or

Pianga Pistoia

manifesti che confermino

il

ho

ec. )

prendersi per

senso

questo

ed in

Che perduto hanno

ho esempi

dett'

V. 10. assolve per discioglie.

lo cor ferito

Alcuni hanno preteso che vicino debba


o

Astro-

ho

sito

Robel

il

eccellente

se trovai'

cio qualche vicino

dovendo partir

dirigersi piuttosto a

che metaforicamente chiama

Fu Tolomeo

V. j4.

interroga se

espediente di

eragli

Lo

avvenire.

1'

ilipingere

lo

pi

gli ahi"

spirito

di

degno di lode

ultima carriera

in

Firenze

dove leggeva nel i334. Forse ne fu obbligato a partire


per disgusti
liti

sofferti

ritirandosi

Pistoia

dove

i336.

Al

mor

3o8

SONETTO LXXXIX.

V.

manta

Voglia

7.

Sapientia manta
di

Rime

MS.

antiche

del eh.

SONETTO

massima mente

M. Onesto

netto di

',

convien fare

ti

SONETTO

Cino

guardati

di

si

nota che

Onesto Bolognese che incominciano

V amorosa
lidi

radice

11. s che f

son

assai

questo

che

sin

in cor

come

Guittone

Cecco d' Ascoli ripetuto. F.

sopra

nel

nel

Fiore

presso quasi tutti

fa

si
i

femnino dal

Rim. Ant. prima

bel fior d' ogni mese, per

il

taforico

cio Fiorenza

naturali e veri
d' ogni

mese

tinuamente,

come

cosi nella

Donna

rose vere

sempre permanente

tiitf

sono

le

labbra

tempo vermiglie

e la sjlo^
la

V.

Tutto

il

fleur

chiamata

il

fiore

me-

dai

fiori

le stagioni

ec. le

color
,

di

rose

rosa

a distinzione

tempo

che non son vermiglie in ogni


.

poco

ore cio con-

canzone Girne lasso

in ogni

continuamente

mente adottando

Dance.

distinguere

spess' ore

chiama

170

Francese

che non vedonsi in tutte

vale

vermglie d' ogni tempo


della swa

di

nella canzone

p.

vedendo V alta fior sempre granata ,

bel

sonetto

Fiorenza fior che sempre rinnovella

rata fiore

delle

Bologna. V.

sul lamento d' Italia nel Cod. Lucch.

Firenze

di

a Dante Alighieri, V. 3.

debbe intendere Fiforenza

si

fiore

cio

il

M.

somenta in

che

certo

di

altri

quella che

Gherarduccio Gariseudi

Vuoisi diretta

I.

poi

14.

SONETTO XCU. A
SATIRA

V.

precedente sonetto sono in risposta a due

^*

^>

al so-

m' fatta nemica la mei cede,

Nel MS. Biscioni

XCI.

colta

grande mente

Qui risponde

XC. V. 4. guarti sincope

cio

voce

'e

se la

Cesare Lucchesini. Forse

sig.

da manto sene form mente unito a


forte mente

manto

di fra Guittone nella Raccolta

sonetto

Che

provenzale antica maintes vale molto.

conlesto

la lezione di Faostino Tasso

special-

cio /i#v

me

invece di nome.

mi

che Gino scrivesse

giudicare

fa

questa Satira coatro di Iloma^ della quale fu ed

me una Lupa ,
presso dei
gnificato

che

Romani

allatta

specialmente

meretrice

di

con

rarle

malvagit che

Se col

Poeta

il

rimprove-

di

nome

legga invece d'arme,

Pilli si

vale

scostu-

alla

intende

si-

Roma

che

ragione

a dire che prese un'arme ben conveniente

matczza

suo

osceno

Poeta

il

ossia

ar-

animale vile

per

Aggiunge

arme per ragione

prese quest'

Gemelli

1'

potr

egualmente intendersi di Roma, che prese nome da ani-

male

vile

che cio prese origine e fama da

voce che presso

Toscani

del bestiame porcino

d dal popolo

si

V.

12.

malvagit

cie di

non

ardito ec.5 seppure

baldo

che
si

ma

quale spe-

di

determinare

difficile a potersi

stesso

baldanzoso

volesse far derivare

Baldo villano d'Aguglione famoso barattiere,

da Dante nei canto 16. del Paradiso


i-altiere

Anche

tenuto in un

in

un

antico

racconto sopra

MS.

posseduto

Ricasoli dal Ponte alla Carraja

eolico

Si rileva dal

,,

fernina

alla

Gente Balduina pare che

qui debba intendersi gente malvagia

balduino fu lo

Troia

Forse

ribaldo

nominato

56, come

v.

da quel

ba-

medesimo, con-

il

dal

sig.

Leopoldo

chiamato spirito dia*

medesimo MS. che " Baldo d'A-

guglione dottore di legge era nel numero dei Priori nel

i3i

1,

quale avendo privato odio inveito

il

gli usciti

come

e inventori di

spesse volte simili

vide che in questo benefizio


la via di potere nuocere

ione

gli

si

ma

se

chi

sottili

vogliono

popolo v'era

del

e questo era

sodo
e'

de-

si

nella

Provi-

dava

il

be-

piuttosto quegli o quella famiglia a chi

toglieva, acciocch

dalla leggie
<)vMO

comune

non fustino nominati coloro a

nefizio

uomini

mode da spendere quando

alcuno

quasi

**

perpetualmente

Forse da questo
seguace di

Baldo

Bddo ed

fossino

ne

notali

deriv

immiiatore

e-

dei

Balvi^t

di lui. Nel sonetto

M Onesto Bolognese;

Gino di

Sete voi Messer Cin sebben v' adocchio

N. E.

d.

legge

si

Pi per figura non

Ma

pag.

247

posso dire

ben ve ne ricorda

parlo avante

vi

Che a trarre un Baldovin vuol lunga corda

Ove Baldovin
al

tirarlo

pare che

suo

volere

bisogna

uomo

per

stia

pigliarlo

dargli molta corda. Nella Novella

Pecorone

si

Codice di

larga

alla

Rime Antiche

significa

avverte che

si

Asino Questa notizia

il

al

osce-

margine

in

aggiunte

III. dell*

posia

Salvini

per

che

legge la voce Baldovino in significato

no. In una nota del

dovino

astuto

un

di

vocabolo Bal-

comu-

n;i stata

nicata dal chiariss. sig. Ab. Fiacchi

Stanza

V.

II.

ce di

trasferirsi

Roma

dova esser morto a

1'

Andes

mantovano

dove

ebbe

Questo passo di Gino unito ad un'altro

all'

Dante

canto 18. V. 83.^ ) prova che l'opinione della

reduto chi la riferisce

al principio

Tiraboschi Sr, Lett.

1.

i8o5. V.

Roma

altre

ne

per fuggire altrui,

mosca qui

ti

genti vespe venir

gnoieggiano
li

di

posasti

^tanza

del

sec.

ediz.

occupati

abbia

XV. Vcd.
del

di Firenze

edizione

questo

di
'^

senso

che

nuovi abitatori,

Fondo qual paurosa smar,

dove non mosche

primi posti
,

Pur.

nascita

che

come neir

dovrebbono a punger

scimmie sedute in alto

male

quel

rilevo

cio

spogliarono anche del tuo

rita

176.

p.

altrui

sostituirei

Quando
ti

4* luvece

t.

di

antica

Virgilio a Piettola pi

di

antico

Virgilio

natali
di

inve-

Piettola,

corrisponde

opinione d' alcuni

che secondo
nel

che

Intende qui di Virgilio

i. e seg.

ma

ma pun-

che

coloro

che poi

non distinguono

il

si-

qua-

bene dal

**^.

III.

V.

2.

f.

ha da leggersi distingua. Licenza V.,

a. L'edistioue del Pilli

lia

e di Napoli conta

ma Fap*

311
^lno Tasso legg invece ' est gente conta

he preferisco

perch

come

dissi

aembrando questa

Satira d' essere stata scritta piuttosto contro


so vedere cosa vi abbia che fare Napoli

mente

Roma

ste espressioni

ro..

si

riferisca

La

S'aggiunge che

viver qui

porge nuovo indizio

dire che a Virgilio

il

Roma

Roma

quanto

Piettola per reclamare

nella nota

Pieltola

ne

luo-

altri

espressione vivere
la

in^

quale non fa

quanto

soldati

ai

abbandonando

del

fatta

territorio

Probabilmente

scrisse

Roma, quando ne do-

Satira contro di

Marchese di Savoia

da

da quel tempo in poi

per nuova patria

M. Gino questa
vette fuggire

trasfer

si

Fondo perduto

del

possesso

il

distribuzione

Roma

dove subito

mantovano da Cesare Augusto


scelse

alte-

Oltredich niun' altro paese sta meglio accan-

to a Pietlola

si

1'

indica farvi stabile dimora

vera-

invece del

da Virgilio pi stabilmente in altro paese

fatta

in

morire

pure

non

da que-

poich sebbene in molti

ghi stato fosse quel Poeta

un luogo

Roma
E che

del gran sangue

sarebbe slato meglio

pu anche dedursi

tua natura

lezione

posto

il

del

d' Assessore

non

per la Fazione che

volle

as-

soggettarsi all'Imperatore Enrico VII, e che favoreggiava

Papa. Laonde contro la

gli interessi del

dominante

Roma

in

Guelfo

parte

scaric tutte queste invettive.

tenuta la divisione delle stanze fatta

dal

Pilli

S'

sebbene

sembrar possa che forse vada regolala altrimenti

trebbe credere che

sua edi-

zione in

me

CANZONE

Roma

il

Pilli

usasse

il

avendo stampata

bedue

Scrisse

che cagionavano
V. ^

^u2a

V,

alt,

e Nera

Napoli

il

no-

canzone

contro

deplorandone

am-

maR

alla misera Italia

f.

Poeta questa

Bianca

le fazioni

Stanza IV,

il

Si po-

riguardo di sopprimere

di quella citt, sostituendovi

XVII,

la

ha da

me

leggersi pietoso

parvente v.

ai*,

forse

me'

me9

3l2
( mio ) parete

come

senso non

la

non debba

te

o morte

MAiDRlGALE

molto

uno

SONETTO

te col sonetto
si

al

non

pensiere

non

modo

suoi amori

nel Codice Redi diretto al

quale pel Marchese rispose Dan-

i.

tesoro. Al sud.

liimera

luce

XCIV. Nel

Pilli

sembra piuttosto su
nulla sono senza

indirizzato

la legge

A me

Romani.

ai

la caducii delle

Umane

che

leggi,

divina scritta naturalmente nel

modo

cuor dell'Uomo. V. 5. misera a te:


dialetto pistoiese
,

raa

qualche

in

Degno farA trovar ogni

sembrerebbe appun-

riporta la canzone XUI. V.

frane, lumiere

me

il

dell' ivmico di scriver in versi

Marchese Malaspiua

SONETTO

A me

merito poetico.

XCin. Questo sonetto

sonetto

sola

da negarlo ad una persona di cui non

tali
il

ed

stile

tu

ec.

Selvaggia

di

sia

parimen-

cio:

puoi giovarmi

sforzo femminile per imitare

costume

il

me

In questa

a me

a me apparente,

Alcuni negano che

hanno pregi

to

inteudeisi

mostrandoti a

Latini ut video

con quali fondamenti. Lo

saprei

fosse

(Ussero

vocabolario. Se pure

il

nei

usato

come pure: meschin' a me,

pover'a

a te a lui ec

PARTE QUARTA
SONETTO

XCVl. Questo

senso opposto
'veddi

prima

tempo,

l'

sonetto imitato

Gino

ec. e

Ora

scrisse

il

V.

da Siena avea

scritto

che *n primiero

Petrarca io benedico
p.

1.

il

luogo

il

Ugo da Massa

prima di Gino: io maledico

T ora

amai che fue per mia disaventura

tale lo cita

XCIX.

nel

d eh' io

il

XCVlll. Nelle rime antiche attribuito

come

SONETTO

Io maledico

sonetto 12.

rime antiche Cod. Lucchcsini

SONETTO

dal Petrarca

Scrisse

il

a Dante

Vocab alla voce svagare

M. Ooo

il

pi escale

sonetto a qual-

3i3
che suo amico

tempo

quando da Slena

montagna da

sferito alla

dove

degli

lui delta

non

saprei a qual luogo farla corrispondere.


V. a.

per gemmiere

come

come lapidario

un lavoro

indic

d esempio

che interpone varj desideri

frammischiano
lieri

Quale

interponeva

senso

il

sassi

che

pietre

un

legano

si

lavori dei

non

e cosi

gioiel-

saprei

dirlo

perle

amica

1'

gioiel-

desideri

su la montagna

negli

antichi

poeti,

questo difetto

risente di

Guarniero o Irnerio uno dei primi


dello Studio

Bologna

di

dottori

che

SONLTTO
a

3. p.

t.

M.

di

vero

il

il

celebre

Legge

Vedi Tirab.

M.

Selvaggia

St.

sua

Onesto Bolognese suo grand' amico. Boncima

nome

ci-

famosa

la

Poeta vuol far rimprovero

non aver nominato ne

verislmilmenie

ma

Gino

2. Lib. 4-

C. In questo sonetto

Dante

di

scrisse

chiosa su le Pandette intorno al 11 35.


Lett.

V. i3. Cre-

do che per Gualtieri, o Guarniefi intenda del

Vl

Sarebbe

ed una metafora strana

una

ne faceva

ne' suoi

figurate

Orsi dove

cio di lavoro d' incastro da

da maravigliarsene

qualche volta

non

le gioie si

desiderando di riveder
,

lapidato

come

montagna degli

tra le quali egli stava

_,

lapidato

il

metaforicamente dice

allegorico

pensiere ricercato assai

non

1 1

desideri alle pietre

pecie di lapidato
liere

peri'

gemmieri

9.

cos

lapidato

al

Forse dicendo che sulla


erano pietre e

i.

nel

10.

alle pietre preziose nei

sia

V,

che

di pietre preziose^ di questo senso

vocabolario. V.

il

V.

disse per gioielliere

si

ma

cavalieri per cavaliere ec. sta per

gcmmariiis

gioielliere dal latino

l'anima pensila. Fra

Cod. Lucch. son. 33. pag. 189. V.

Giiitt.

erasi tra-

Orsi

sii^o

Perche e n'ho tanto

da quel

fin

Fonte Branda o Orlanda

celebre la

il

nome

gentilizio

termine cavalleresco

del padre di
.

V.
qui

6.

M. Onesto

scrima

dotta

cio

fa

ossiv-

scherma

scrima vale dotta

3j4
tenzone

de' dotti

cio la classe

tra

([uali

lort

V,

per lo pi sempre tenzonano in dispute letterarie.


8.

Dante introduce nel canto VI. del Purgatorio

Mantovano

delio
to

XXXVI. Guido
Rammenta

M. Onesto

canze Gino non

che avea

si ,

d'

ambedue

che slava

le

1*

p'er

Dante non

V.

indicare

concetto

alto

rarissime

le

da

altri

vinto,

ancora

ee.

"

V. ii. da
,

Al

pu

si

tutto questo sonetto.,

^*

**

Ma

lo scudo

inferire

co-

motivo che die

il

mal

i3.

al Dottorato

in

man
II.

mal vide Me*

che

Parte

Che fai

^^e mal per noi quella belt

per qual ragione

la repulsa che

dicevasi

Ho

mal vide Bologna

avere avuto

quando

avr

mal vide Bologna, perch

r allontanamento

voluto

dire

il

freddamento verso di
,

onde

vide.

forse
si

da Selvaggia

lu nelP

ragione

per

present

ha

Poeta che

l'essere andato col gli ca,

da

derivarono effetti perniciosi alla loro amicizia,

se simili

che

si

mostrato che questa opinione non

fondamento. Piuttosto

gion

tribunal dell' alta Imperatrice ec.

nel sonetto della

pensi ec. dove


cch

sin-

Questa espressione usata dal Petrarca nel Trion-

fo della Castit

usa

Sel-

morta vale arrender-

cio, qualche disgusto, tra lui e Selvaggia. V.


.

li

man-

quali

Chiama poi elegantemente

Accusarsi persona

6.

origine al sonetto

vidi

mot-

fa

prerogative di spirito e di corpo della medesima


CI.

darsi per

me

perdonargli

pu

runica Fenice per

golari

SONETTO

Petrar-

avea meri-

cio

sua Beatrice, nel Paradiso;

la

il

maestro dei

Ma non

ec.

quale era presso

Sor-

nel cas-

intitola

Limoges

Fra Guittone

il

Arnaldo Da-

Neppure riconobbe M. Selvaggia

dove vide

vaggia

accanto ad Arnaldo Daniello

to da stare
lo cur

Geraud

inoltre

Trovadori Provenzali
to di

Bolognese^

Guinizelli

d'amore, come lo

niello gran maestro

ca

e poeta di grido

letterato

animo

questo

come

ne
raf-

di Selvaggia o co-

lamentavasi d* essere disgra-

3i5
ziatamentc andato a Bologna
fu

r aver

ma

Donna

conosciuto una

pi disgrazia per lai^

infedele

che

ci

non ostante, non poteva levarsela dalla mente. Potreb-

mal vide Bologna perch do-


studiato non fece senno da superar

be anche intendersi che

p aver col tanto


questa passione

Ancor che

senno vegna da Bologna

*l

Buonagiunta da Lucca. R. Ant. Cod. Lucch.

crisse

l38. Finalmente pot dire che


/

per

SONETTO

Amore

CU. V.

adira. V. 11. agghiadare

SONETTO

Clll.

vuol

poeta

Il

quanto compassionevole
ridotto

MS.

in questo se

ai Cristiani

donne

le

nel vocab.

V.

invece

8.

per

di

SONETTO

CV. V.

Vuoimi

tu fare

vuoi tu fare ancor

al

piacere

Himatori

Nero-

laida

cio

malvagia,

ec.

far di

12.
di

cosi

sozza

allegra ^

o divisione

pubbli-

premio, Ha ricompensa

Il

V.

cio

mi

piacere. Dimolto,

Poeta lo slacca per

frapponendovi

Queste maniere non sono


s::

pace,

molto

grande aggeltiv, e avverb.


gura dieresi

di

Nerone a

donne, vor*

le

ancor di piacer molto


di

ha

sollazzo, e la gioia.

il

mano

6. al fio

1'

contrario

il

corno gi fece

Corte sta qui per sinonimo

cato gi nella Bella

amar

CiV Cavato da un Cod. MaruceUiano

SONETTO
1 J

non

un' altro

ftmina lada
disprezzo:

giacch in corte regna

sonetto

questo

manca l'esempio poetico. V.

pianto corte

si

ghiado,

uomini, cio invece

rcbbele veder tutte bruciate vive

ne

ghiacciarsi

guerre e crudelt, quali se tornasse

chiama

mio mal

e acerbo sia lo stato in cui

di ci che diletta gli altri

talch

del

mostrare in

Amore, non avendo

commetterle,

donna

altra

o agghiadarsi da

freddo

significare aver

vuol

p.

forse

colse solamente dispiaceri ed affanni

Leggevas nel

8.

vide Bologna

innamorato di qualche

col

essersi

dal qual'

mal

rare

il

cQ.,
la

fi-

sostantivo

negli

Antichi

di non in tal sommctterti servaggio

22

mi

3i(5
Bacciar.

SONETTO

giardo

Queste trasposizioni d

uso presso

Pisa. Cod. Lucchesini p.

eia

gli

Antichi nostri

qual dei Guidi

sia

facile di deciderlo

gna

volgare

SONETTO

duetto

grazia

la

questo

Quel M. Bozzone

volgarmente

invece di Opizzone

che fosse qualche

cortigiano

P^idi

un

s*

cio avca

capo

il

rano puniti

di

_,

di Giove e delle

merda lordo

ricoperto

simile

W.

fra

luogo

Poeti

prende

5. e 6.

ove

il

V. 3. con

paragone

quali secondo le apparenze ed

segni

Comete davano buon'o cattivo aspetto

non

sinceri

quali

cio nell'Inferno, o lungi, cio


,

debbono

o cardi vuoti delle castagne

raccoglie e gli 4:ura

afflitti

V. 9. Poich gli essempj suoi

o nel Paradiso egli espone


,

se

vuol dire

nel

suoi esempi o racconti

ricci

cappello

'1

cappello

d' Alesso

uno scandolo

altri allegri

Demonio,

me

Bozzone

di

V. ^. Alcuni da lui son rappresentati

all cose.

e dolenti

Emanuel par

Per cappello intendesi

sozzura

tal

leggiadra e vaga rima.


dagli Astrologi,

del
forse

era laico o cherco, canto 18. Inf.

condanna

2.

chiamato,

Inferno sotto
.

Este

3.

cio

adulatori

gli

CIX. V.

gatorio

scriver

V.

al

adulatore

questo Manuello aveva un

essere nella stessa

il

Dante

Bozzone

iiell'

col capo s di

Che non parca

dello

Obizzo da

forse

d' Alesso Interminelli da Lucca

quel che Dante scrive

SONETTO

sar

non avrebbe

di cui

Questo Manoello

giacche dal Poeta posto

se

Greci

non

sonetto

Guinizzelli di Bolo-

nominato da

di Ferrara

canto XII. Inf.

Ora

molto in

dei

leggiadria

la

bu-

di

CVIII.

Signor

presso

Forse a Guido

invece

erano

lettere

come

piuttosto che al Cavalcanti

potuto negare

ec.

102.

CVII. V. 6. bugiadro per la rima

Altri esempj

s'

presso

nel Purstare

che niuno

cogli

ineontrano nei Ri*

3i7
matov Antichi
cardo

me

fora cardi

'i

cardi

in questo sonetto

dia di Dante

Rima

in proposito della
riet dell'

Ma

da notarsi

gli

si

Comme-

gran

attribuisca

vanto

e della

^*

Tira

le cose alt

sincero

sia

senta le cose a

nelle sue reti

verit storica vuoisi

dritto e

'l

torto mette ovante


.

molto

Pare che l'autore di questo Sonetto non fosse

amico

di
.

Dante

e forse

fu

Guelfo

od uno

Ci mi indurrebbe a credere che

Sonetto non appartenga a

SONETTO

ex. V.

i3.

dalla treccia vale tresca, danza, in-

Indi trecciere e trecciero

femina

il

M. Gino.

tuttora diciamo intrecciar

mal

dei

veramente

treccio di hallo per metafora di treccia e di


intrecciato

pre-

suo

resto del Sonetto

il

credere

far

perch a guisa degli astrologi

modo

Rovescia

con tutto

vago consonante

mi

poi in quanto alla

trattati

va-

argomento

Che con leggiadro

^*

tergo.

ir>2.

p.

cio della poesia

**

che non

dal

assaporar

giudizio dato della Divina

il

Sembra che

quanto

Pisa

similitudine

la

quanto meglio sarebbe assaporar

cio

R. Ant. Cod, Luce.

prende

si

da

Bacciarone

Cosi

nei quali

ci

che

contraddanze ec.

Se lo scritto non

mente di

R. Ant. Cod. Lucch. Lunardo

trecclera ec.

Gualacca nella canzone come lo pescie a Nasso

p.

del

6a

tergo. Qui treccia per tresca intende la giostra istessa

Nel medesimo senso


Pisa;

la

sta forse

ho

SONETTO

altro

questo

senso.

per tecca macchia. Manca

esempio

CXI. V.

Baccerone di M.

2.

Baccone

da

danza vuol' arditanza nel saver ferire^

vocabol. non la d in

qu\
n*

menar

disse

V.
al

i^.

leccia

vocab. e non

Due

rose fresche e colte in Paradiso.

Petr. sonetto 207. P. I.

V.

14. cio

Alacre non dispensalo dal riamare.

chi

amato.

Si8

CANZONE XVm.

Stanza

che ciascun

Stanza

Stanza

V.

V.

111.

14. leggevasi nel invece d n' *l.

che altro non dura

**

li

core quanto pi gentil voi prende

"

se

V.

leggcvasi

5. e seg. leggevasi

**

12. che gi'l cuor,

V. 11. leggevasl che io mi conosco tanto a rio

li.

destino

V.

I.

il

vostro

non m'intende abbastanza.

12. invece di sfido cio diffido leggevasi strido

Stanza

VV.

ult.

gnando

le

3.

a.

mura

Il

di Prato

sbocca

Arno

in

L' Agna

altro fiume o piuttosto torrente che attraversa

pagna a ugual distanza da Prato a Pistoia

mura

altro piccol fiume che

bagna

parte di tramontana

Ordinando

zone di passare
stia

il

Bisenzio e

le

1*

di

cam-

la

La Brana

Pistoia

dalla

Poeta alla sua can-

il

Agna per

pare che allora scrvesse la

un fume che ba-

Bisenzio

andare a

presente

Pi*

canzone

in

Bologna, e che intendesse della strada che va da Bologna a Barberino

a Prato

a Pistoia

SONETTO CXm. V. 3. invece i e l ,


CANZONE XIX. Stanza I. V. 8. invece
abisso

Stanza

schiera

V.

ge

5. leggevasi liceo,

III.

7,

Questo luogo

7 permette Amica,

pput

quanV e

il

2.

che f che

ei

e
se

ne

V.

f.

si

leg-

ha da leggersi

f.

sale,

quegli

cio

vola

d
7.

V.

aere.

f.

n ,

Stanaa ult. V, 4- perch* h

Nel MS.

sale

a
ec.

vola e sale ec.

are sincope

stato hiaggiore
.

vola

permette

per amica sorte

Stanza VI. V.

guasto

qual permette Amica vola e sale

chi

bontade

leggevasi

V. ult. leggevasi le braccia.

V.

cui virti amica

1 1

V. 8

Stanza V.

^^50 leggevasi

di

li.

Stanza

leggevasi ella

per vhi ha

leggevasi

6.

n*

V.

319

SONETTO CXIV. V. 8 lo prega leggevasi lo


Sonetto CXV. Il presente sonetto in alcune
ma

Dante^

tribuito a

me

lo siile

reca

edizioni

aperlameute nominata Selvaggia

oltre all' esservi

at-

lo fa credere di Cino;
.

PARTE QUINTA
CANZONE XX.

Stanza

V.

\.

modo

seppure questo

ze egli ora, egli

idiotismo invece di ella,

5. egli

d' esprimersi usatissimo

detto

egli

un modo adoperato per

piuttosto

stanziale del verbo essere

spiegare la

onde egli

come

lo stesso che bisulca cio brutale

neppur

del Sanazzaro

sull' autorit

ti

Stanza

V.

II.

nel vocab.

essa

9. tuoi latini.

ma

La voce bisulca
1'

la registra

Alber-

noto che

questa voce

per linguaggio antonomasticamente presa la specie


genere. L' us
gli uccelli

Heron
leggfe
**

',

il

in

antico

el
cit

nell'anno

1*

Stanza IH. V. 4

Modo

coriacei

_,

estcs

i338.

du
si

va declia
latin

Ancienne Chevalerie

par

M. de

la

119. Paris 1781.

3. p.

Ch* ornai ha ben di lungi al becca Ver-

proverbiale

metaforico

che quando hanno

1'

penosamente in traccia

; cosi

8U srno Dante

dai

tolto

volatili

erba lontana dal becco

che cio non hanno da nutrirsi

liei

qu'

gay ont perdu lou

oisillon

V. Memoirts sur

pi

Poema du Voeu

nel

mois de Settembre

Curne de Saint Palaye T.

francese

Ens

" Que

ha

sta

pel

Petrarca metaforicamente del canto de-

e prima di esso

scritto

f.

ovvero

presa la metafora

dall'unghie bisulche d'alcuni animali.

non

so-

vocab.

nel

anima rozza

dire

non

forza

invece sem-

stia

plicemente di k. V. 11. hivolca manca


dal latino bubulcus ,

Firen-

in

fatto ec.

stentano

Firenze

u viro

e e vanno

non accogliendo

psche

1'

aveva e-

$20
sigliato

ne morto

perch era sepolto in Ravenna

mase priva d' un grande alimento


cio la Parte Guelfa

ult.

un codice

da

SONETTO CXVU.

V.

3.

XX[. Stanza

Stanza IV. V.

tempi

Questa canzone

di S.

libreria

fu

Marco

ri-

V,

estratia

in Venezia

appaio vale appoggiarsi.


V. 2. in se cangiato leggevas in

II.

V. 8. leggevasi: che quel che non vi disdegna.

ec.

lei

gio ia

nel i534 da Alessandro Contarini

scritto

CANZONE

R.

della

della sua

apparere per comparire

6.

specialmente

poesia

in

con

alterna

suoi

apparire

cosi

apparisce e appare Forse qui dovrebbesi legger piutto-

a parere

sto

Licenza V. 2. Uguccione

Signore di Pietramala

ia

Ghibellini

uno

peratore Arrigo VII.,

dei Vicarj

nel primo

si

di Piero del Nero

Guido Cavalcanti

V.

I.

sbigottito

co' quali

1.

come

anche

in questo

V.

Stanza
di

li.

V.

Martelli, e

collazionata

MS.

nel

perdersi

luogo.

lo

il

d'

animo

Infralire

essere

perder

di-

intenzione. V. i5.

aw

come

augelletta

da

augel'

Vocab. e non ho altro esempio

9. sparre per sparire. Dicasi lo stesso

apparere per apparire

.V.

10.

per pesare aggravare esser grave;


^fontadini nel pistoiese

le

i3. disserrare qui sta per

gella fcminino da augello

non

Ricasol

chiarare, manifestare la propria

letto ;

sebbene

smagato ed infralito, vv. aa. nel Voca-

indebolirsi ec.

nel

bolario smagarsi vale

forze

quest'anno.

in

nota che da alcuni vien credula di Gino

a cui pure assegnata nei Codd.

Lucchesi ni

ne

qui se

di

XXII. Questa canzone nel Codice Chigiano

Riccardiano attribuita

Stanza

Pisto-

dunque

quest'epoca

canzone

la presente

argomenta che Selvaggia tuttora vivesse

CANZONE

defunto Im-

del

che prese a rimettere in

nell'anno i3i3.

ha da assegnarsi

Faggiola

della

gre va

che

da gravare

voce rimasta

V. 11. gravare per peso

fra
,

gru"

3ai

vezza

non

ec.

ha

1'

Vocab. ne ho altro esempio

il

luogo

Stanza IH. V. 4. travagliare vale in questo

da fare
fine

trovar mezzo, maniera

imbramarsi

SOINETTO CXX.
cio

V.

schetto

COSI

.V.

fino

Amore

mene

V.

6.

disnervo sta per non

antico

dagli

che poi fu

dell'

cessare

nel

mo-

per

moschetta

manca

avara

Amor. L'aggiunto fino,

armi da fuoco maggiori

qui vale ritemUa

per

a.

v.

anche tene

dato frequeatemente

ec.

indebolirei In questo senso


,

meve

archibu-

disnervo da disnervare torre la forza

amar non

cara

12.

di strumento bellico

a certe

applicalo

/o

i.

Jln piacer

nome

prender brama e deside-

dice dai contadini

si

perfetto, ad

Antichi

d'

Vocab. V.

il

per malinconico, V. 9.

sta

per invogliarsi

Tuttavia

gravoso qui

3.

non l'ha

rio

so

un

per conseguire

Stanza IV. V.

me

ec*

darsi

Qui

mancare

_,

V.

vocab.

parca .V.

8.

a mal

\^.

lo obbligavano a starne lontano.

grado dei Negri perch


Ved. Vita ec.

CANZONE

XXIII. Stanza

III.

tien miracol gente

.V.

beramente

agevolmente

Stanza IV. V.
espoir

V. 6. 7 leggevas talentoso ,
3 . di

li-

18. spera qui sta

lo

piana per di piano

per

speranza

Fran,

mio desir conforta la mia spera

ganino da Serezana p. i52. Cod. Lucch. p

Pa-

Manca

3.

nel vocab.

Stanza V.
ci

ccio ed

V.

CANZONE XXIV.

Fortunale per tempestoso usato dal Boc-

8.

altri

Stanza

II.

10.

bailire

v.

a.

reggere

governare; portare, da bajnlo porto. Nel vocab, manca

1'

Stanza

ne

esempio poetico
III.

d'

V. 4*

uso elegante

Voc. V,

6;

spietanza. op^^osto di pietanza


;

di

spieta e spietato

li

tutto gicchito

gicchito

f.

vv. aa.

manca

o agiecchito

al

vale

^22
agiecchito

cos

tt

antiche del Cod. Lucchesini. Cauz

Rime

donasco
giachiti

\.

e.

Lo

incomincia;

che

tergo

p. 11.

Bal-

piacente^ e

nella canzone d' In-

conoscenza penosa

Manca

nelle

d' Arrigo

Amor

fino

a terra instare, languire,

ghilfredi che incomincia

sa

ed

abbietto:

abiettto, fatto

angoscio-

Vale anche

vocab.

nel

stanco

Stanza IV. V.

4 ^l

""'^

parvente

mio parere

al

Stanza V. V. 4 negghienza, pigriaa

neghiettos'> o neghittoso. V. ult. di gio'

donde

aa.

ec.

trascuraggine

vv.

men-

dico abbreviatura ovvia negli Antichi invece di gioia

SONETTO

CXXII. V.

SONETTO
disse

come

bellore

7.

bellezza e ricchezza

Il

riccore

vv. aa.

V esempio

vocab. cita

di

CXXIII. V. 2. Angelica figura mi parete,

In dolce, umile angelica figura;

SONETTO CXXV.

V. 3. poi non

/;

advenante per avvenente. Si noti

226

son.

poich

per

Gino

P.

V.

ec.

Tet.
I.

11.

uso degli Antichi

1'

di scrivere molte parole alla latina, ad venire, advertire

che oggi scrivonsi con doppio v.

CANZONETTA,

V.

i^. volgeste, era

dee finire cosi: e fora lieve

CANZONE XXV.

Stanza

I.

V.

9.

era

14. invece di ornai era tra,

V.

ha da
Stanza
12.

PAILATA

II.

f.

non leder

leggersi

V. 6.

f.

voleste.

altrui

ult.

forse

a pianger.

trovando

V.

1^.

non veder

f.

invece di pone deve

invece di per deve dire che

X. In

V.

risposta alla precedente

dire

porre. V.

VV.

5, 6. incarcato,

e carcato v. a. per caricato. Fra le citate

Rime

antiche

nella canzone di Amorozzo da Firenze che incomincia:

Lontan
s'

vi

sono,

ma

presto e* lo core^

usa la stessa similitudine

Come V

albore che troppo carcato

Che frange

Amore

ec.

perde sene e lo suo frutto

323
Kelle dette

Rime

trova pure la presente ballata

e data ad Alber luccio

BALLATA XL

anche

riportata

Viola

dal

ho stimato bene

SONETT/O CXXVI.

Pilli

sto

V, i.

CXXVII. V.
Manca

dire cosi
**

SONETTO
to

di

ma-

nuovamente

fa

far

sa

f.

al

togliendo

vocabol.

quale

due

parente per apparente

12.

manife-

Forse questi due versi debboa

d' ogni

sol

siete

Per lo contrario

CXXVIII. V.

1 1

cio rapimento

SONETTO CXXIX.
poich V.

1 1 .

V.

valore aperto

il

invece di poi

lascio per la

Per voi che

*'

Prima che

**

Rotto ec. ec.

gentile

ci

Invece di tratto sostituito rat-

5.

**

SONETTO CXXX.

apparenza fore

e segg, leggevansi

" L'entrata

^1

deve

forse

se

dire

mia

finestra

mio creder non

stato sia o dentro

V. b,di quella gente

manco

o estra

f.

gente

sta

qui per

SONETTO CXXXIV.
vanna

tal

Voi

'*

nome

sotto

riportarla

di

punti dopo dice del verso superiore

SONETTO

ma

Avendola trovata nel Cod. Lucch. molto varia-

drigale.
ta

della

V.

Codd.

i.

BIsc.

Gio-

Martel.

Ricas.

SONETTO CXXXV. V. 11. respinto era pinto


SONETTO CXXXVIll. V. 6. affranto indebolito^
.

V.

talentare

9.

lo core

mio non gi guarir

talenta,

Lucchesini sonetto i'^^, p. 225,

SONETTO CXXXiX. Questo


Pilli

_,

ma

oppresso.

aver piacere, aver in grado, bramare:

nel Cod.

sonetto

F.

Guitt.

V.

11.

riportato

Cod.

rancura affanno.
anche

Lucch, avendo molte varianti,

riprodotto tale quale

dal
si

SONETTO CXLL V. ult. intento era intendo


CANZONE XXVIL Stanza L V. 2. spaurire

per deporre la

23

5^4
paura come sembra qui

V.

significare

smaghi re diceva smarrire

^.

V.

Stanza

II

Stanza

V.

V. i3. per

pur

dfjve leggersi

f.

diceva

Questo sonetto riportato anche dal


trovandosi molto variato nel Cod. Lucch.

stimato bene di riferirlo qual

CANZONE

XXVIII. V.

i.

legge

ivi si

esempio poetico

Stanza uh. V. 4*
f.

De

vano coraggio

Nel yocab.

a.

sta

per cuore

V.

ec.

v.

^ago

12.

che nuli' al-

tro coragio porta aver gioja ver core innamorato

naldo

dWquino Rime Ant.

Cod. Lucch. p, 24.

to probabilmente l'esempio al Petrarca per


^

Beata Vergine

vita trascorsa

_,

delF ultima

fine

al

che neir altra

il

ho

profundis clamavi
qui

Pil-

po' invece di poich

Stanza IH. V. y. semhlare per sembrare v.

manca

CXLIII.

ma

li ,

spesso

Stanza VI. V. 3. perdendo diceva prendendo

SONETTO

vocaU.

il

appetto cio davanti

5.

V ha

temer diceva Deo teme

5. feo

V.

non

Poeta piange

parte

gli errori

Ha

da-

quella alla
S

Ri-

una

nell'

dell'

amorosa

PARTE SESTA
(1)

CANZONE XXIX.

Questa Canzone dovette esser composta

in qualche occasione di morte d' una persona


se

molto a cuore al Poeta.

sono analoghi

una turba

ci

dove

ciechi

ci

ha

dall'

Orga-

ed

altri

la-

infeli-

lassati

medicina d' ogni pena

viei a darci

stes-

contenuti

essa

gridano

che

vede da un

si

storpi

verso la Morte

che prospcritate

Morte

Deh

Ma

stese

in

Morte dipinto

di Pisa,

di vecchi

che a braccia

Da

pensieri

al trionfo della

gna nel Campo Santo


Io

omai V ultima cena

quella, lasciando che invan

sia

dai miseri chia^

325

mata

volta loro le spalle

scagliando

colpo

il

diale della recurva falce sopra un allegro


ricchi signori,

quali in compagnia

donne stanno a sedere

ameno

tra gioia

boschetto smaltato di

all'altra scena

di

di

belle

un ombroso

Tramezzo

fiori.

gentili

festa in

omici-

drappello

una ed

all'

vede giacer sul suolo un mucchio

si

di

morti

Papi e Imperadori

Ke

e Prelati

et

gran Signori

altri

Questa Canzone attribuita


colta del
to

il

Zane a M. Gino

nome

(2) Stanza

Lapo Gianni

di

molto da manto voce provenzale

*'

Apollo

invece '

Andrane

VII.

SONETTO

CXLIV. V.

Come

9.

concetto di queste terzine

(7)

SONETTO

CXLVII. V.

8.

schiero termine militare

dai capitani della milizia

Duci

della milizia d'

sapiente

leggesi

Ma

prende
,

(8)

V.

invece di

il

il

179.

sfilo

verso
della

metafora

la

uno

Artista

vece

dei
cio

av-

di

posto 'vegna

si

9.

in

al-

Questo Sonetto

parte

quarU

di

perch ha molta variet di lezione,

come

si

trova

nell' Allacci

V. 2. Inccspi cio cuopra:

tafora da incespare

o cuopra

poeta

il

considerandosi egli

nell' Allacci

perci lo riferisco anche

SONETTO CL

do

Dinanti squadro,

trimenti ridonda d' una sillaba

questa edizione

come

cio,

Amore

riportato pure alla pag.

(9)

Dio,

Elegantissimo

Nel terzo verso del sonetto

vegna come

andraine

quel

che mut Dafne fn alloro

Forse

V. 8.

(4)

analogamente a quel che dice di

Morte sempre dai miseri chiamata

(5J Stanza

(6)

Hai preso manto, cio vesta, oppu-

5,

ha da leggersi patire
sopra

dalla Rac-

codice Pucciano va sot-

V, i^. L starai V Allacci legge yhr/zi.

III.

(3) Stanza IV. V.


re

dall' Allacci

nel

cuoprir d eespi

m*

incespi

Ha

presa la

detto

mi cuopra

me-

incespi

mi

3a6
nasconda
pare

Jncespare

mai che

spesso

V,

adombra

e *ncespe

produr fuori

cio

CANZONE XXX.
lupa

uno

In

Ma

intop-

com* ani-

in questo luogo,

primo

il

significato

Stanza

strumento

cespo

il

V.

dell'

contrario

il

scuoprire
o

mo-

cespuglio che

Coraggio, cio core.

i3.

V. i4.

III.

sia

per

stia

come

esce fuori della terra, (ii)

(i2)

Petrarca

il

vocab. Sembra che qui

registrato dal

us

Questo verbo semplice cespare non lo trovo

5,

d' incespare o cuoprire


strare

segue mi fa preferire

verso che

il

(io)

pure per inciampare

sta

ed in questo senso

loha

cfitella

882.

presso

cio

Giulini

il

Memorie di Milano pag. 81. t. I. si legge luba^ e poi


come lupus era nome di
ripetesi loha nome di femina
,

Uomo

Strum.

( in altro

dell'

859,

Veneziano e nel Milanese

dialetto

per lupo

e lova per

e loba per

1'

lupa

aifnit e

che

ivi pag.

447-

tuttava

dicesi

lo

lo scambio del b col

lupa

come

M Laura
.

(i3)

il

P.

lovo

Qui

il

Donna

una fiera gentil

Petrarca assomiglia ad

nella Canz. della

sua

la

^^1

che lobo

stesso

Poeta per certo particolar vezzo chiama

Standomi un giorno

I.

solo alla finestra ec.

CANZONE XXXI.
levviare per la

Debbo

i5.

(i5) Stanza
cio

di

Stanza

III.

V. 6. Parmi

scherma

esempio

d'

del

nel Cod.

stia

aU

(i4) V.

pregai,

leggere di scrima

doversi

Leggerei sofferere

ed allora tornerebbe

che non manca

meglio

cherere

non

Retrogradare pu aggiungersi quo

3.

esempio poetico

Che

Allebhiare cio

altro esempio di cherire

do. (18) V, 14.


saprei

7.

del b e

(17) Stanza V. V.
sto

V.

leggersi cosi, sebbene

(16) Stanza IV. V. 6.

avendo

II.

solita affinit

vocab. che cita

al

Ma

come correggere
lasci

il

Dittamon-

solo

voi, cio vuoi, (19) V.


:

forse cos

a lor quel che da lor

si

prese

i5.

Non

^27
(tio)

Stanza VI. V.

(21) Stanza

non
(22)

sie

i4.

V.

VII.

una tolga,

8.

cio toga

Che mi conduce non se,

forse

SONETTO

CLIV. Forse sembrer a taluno che questo

Sonetto abbia da tenersi per apocrifo


concetti disse
**

La

**

Ebano

il

Petrarca della ^ua

testa or fino
i

cigli e gli

Con quasi

Donna

e calda neve

il

volto

**

Perle e rose vermiglie

Dolor formava ardenti voci e belle

Parie prima

sospir

occhi eran due stelle

**

" Fiamma

le

ove

l'

accolto

lacrime cristallo

bonetto 12^*

**

simili

328

VARIANTI
da un Codice

Tratte
la

maggior parte

contenente Rime antiche


trascritte di

Magnifico Lorenzo de* Medici

Versa

Ma

1 Mai non avranno de lo cor

pi m' incresce lasso che

vede

si

Ed

D' Amor

2 Di novel valore

ne sou di gi chiama-

io

Quando

tuormi

to a Corte (a)

6 Lo

7 Lo qual

9 Per che

mia

di

dir

merc
a la

SON.

(a)

la

sua sentenza lo te-

prego di piet non ha

'1

9 Forte

il

ridotto

III.

Che innanzi a

12

Non

ih)

do-

lei

piet

non

motto

far

solo

danno

Co leggono

l'assicura

i3 Lusinga e vince

tutti i

testi

MSS.

e stampati

il

solo

PiL

con manifesto errore legge morte

(b) Questo Sonetto stampato nelle

me

de

10 Ch'ella tanto leggiadra

5on diviso

li

core

mente

Che conosciuto
po

difeso.

i4 Dentro

il

Madonna

fedel

8 Se

io Disse

vidi

nore,

vita pote-

state

Che

SON. V.

riguardo

4 Ferule porte

11

Verso

SONETTO II.

mano del

di Dante Alighieri ,

dal MS.

ed a

Rime
lui

antiche 1527.

pure viene

co-

attribuito

32JJ

Verso

Kerso

iSON
3 La qual

fa

SON.X. (i^)
SON. XI.

VI. (a)
disyegliare altrui

nel core
v'

6 Vidi

lo dolce Signore

ll^

nascoso

se avvieii ci

Ove

mio

lo

pu

SON

eh' io que-

non

intelletto

SON.

lo

3 Porge

gli

bella

si

tutto

di

MS.

nelle

iVe//e

Dante

la

virt

gioia

d' est

come

soave.

nelle rime antiche^

ma da

que-

Bembo attribuito a Cina

Rime

antiche

come di Dante

Codice del Bembo lo danno

Rime antiche

assai migliore

dal^ cor

E coverta di tanto dolce amor

12 Vedi

il

parolette che

novella

10

testo del

questo manoscritto e

Cino

Son

vedute

pur volermi

dal

E* stampato

ma

domanda

uomo allor rispondo.


SON. XIV.

8 Han

(a) Stampalo come di

(h)

are

SON. XV.

Vili.

SON. IX.
Amor v' accagiona

sto

lo villan

loco

sente

Che amor

L'

cantare
il

Se lo cor vostro de lo no-

me

tal sente do-

prova

allegri

SON.

11

XXlll.
nato pare

lei

i4 Del pregio suo non fino di

8 Quivi

li

i4 L'
,

lore

9 Ch'

4 Che con

voi

veggio in

bellore

8 Ci fece Dio mostrare

in loco

7 Isbatie forte

core

amare

5 La terra e

al core
star

il

sembianti e la vi-

SON.
raggio e

Xil.

non ho

ci eh' io

VII.

'n ciel la stella

6 Pu

mi par

Sol

nel

io

atti e

sta d'

gire

Come

4 Perch'
7 Gli

i4 Del cor partire

ucciderete

occhi misi

sti

Fovvi a saper che voi mi

4 Che

ma
a

stampato con molta variet^

parmi la lezione data dai

Pilli

33o

Ferso

'

rersfi

SON. XVl.

22 Et

()

SON..XV11.
j)

Quanto

puote

si

28 Ben

jo

Donne

D cui per ciascun loco

12

Or

gentil che

tutte voi

nobiltate

ha

34 Ne V amorosa

sorte

in se

36 Vivo n morto

di

Come m' ha messo amor


che in cera tiene (d)

soave

3^

i4 Ogni cosa che sente

un

me

flore di

Deo che

42

amore mi

d'

'1

mio

nelle

Rime antiche

di Dante

come

tutte le

U mio

altre strofe

in

tutte

Varianti del Cod, Bossi

con

core

le

cos

delV ultimo

di questa Canzone

rimando con mia va bene farla

manca

Ediz. dello Zane legge

com' in

II.

11 Si angoscioso fatto

va per conservar la rima alla terza sillaba

che

fallalo e fal-

BALLATA

pian-

com' eo

grandi variet di lezioni

(dj Verso

distrug-

leraggio

E* stampato

fc) Farla

non

poder

lo

47 Aggio ver Dio

meo

44 Forse

(6)

20 Fuor non venisse

pensier

ge tanto

or parlasse

i6 Lo meo core

verso

che viene

4i Quanto lo voler maggio

12 Dentro del core

(b) Anclie

sovente

'1

40 Pensier

II.

5 Nel suo cor loco

(a)

lo piacer

diponesse

CANZ.

si

39 Che

inna-

morare

27 Lo cor

gravi

si

pene

SON. XVIII.

ger

m*

chi

33 Fer tutta speue

13 Che feriron col bel guardo

i5

Deo

29 Pur una morte

parta chi

eh'

mercede

faria

si

novella

4 Si

reo

si

vai per

uccidesse (e)

onora

si

ponto

in

23 Che non mi

edizioni

trissillaba
.

Vedi anche

le

33
F'erso

F'erso

12 Quel

loco dello quale

8 Di darmi pena

amor

che mi dar

i4 Spero

l'ha tratto (a)

SON.XXIII.

SON. XIX.
6 Di

chiamar soo

lei

suti ver-

L'audienza

M' hanno

suo dolce valore

II

12 Ella

3 Che

una virtude che con-

quista

uom

i4 Com'

io aspetto

come ve-

Non

me non

mi

i3

me

me non

di

for

7 D' avante a

suole

io

ni.

m' attento

voi

12 Soffrirne ogni tormento (e)

SON. XXIV.
non

^ Credo che

Nel

bendata pena dolo-

CANZ.

luce co-

lei

6 Ch'

{a)

Mi

io sperava

rosa (h)

4 Non mi

5 Di

1 Ond'

incontrato

3 In ver

sente

attendo

veggio

so per qual cagion

s'

doglioso

10 La morte che la vita ch*io

SON. XX.
1

piena

8 La morte cherei

ornai?

lasso

orecchi

6 Sperava

quando
,

si

mio cor

lo
si

si

i3 Ogni

gua

gli

miei

gognosi

de

2 Per

la veggio

'1

bello

Dio d'amor

tro

gli

la

occhi mi pass den-

mente

resto della Ballata il codice corrisponde alla lezione

data dal Corbinelli

sogna adottare, avendo


stato il

mano

nella Bella
il

metro e confusi

car.

che

^3.

gua-

Pilli in questa Ballata


versi

siccome

in

bi-

altre

ha

fatto,
(b) Cos nel Cod.
(e)

Nel

resto la lezione

del Codice

per lo pia corrispou'

dente a quella ritenuta dal Trissino

nella sua

a carte LXI. ove

prima

la pubblic per la

sua vera lezione ridotta


conte d'un verso, dopo

il

La

poetica

volta

lezione del Pilli

alla

man*

verso 3g e per regnare avanza.

24

332
Verso

Verso
volge

quelle

in

fj

Paurosameute
sente ben

quant' lo

9
12

Ma

i3

10

Ne
1*

portassero gli

11 Voi udireste bene

ne dole

i3 Ascoltando

i4 Se

dice

Mi

12 Ch'

4 Ch'

senza

8 Ci

quell' ora

e'

SON. XXVI.

da

11

dipartemi

altre

SON. XXXI.

La morte nascosa

2 Ove non puote

Come

coloro

7 In una

i3 Che trasser del piacer

si

cor

nova

gir in

fa
1'

Et d'alta intelligenza

^ Ch' appare allor che gira

eh'

stare

gentil

yert

forte

8 Che quale non

essendo

fere

non ne

pu scampare

morte

SON. XXVII.
Amore
2 Ed

10 Di novi martiri
12 Pena ne viene (^)

(a) Cio

V anima non piange pi

(b) Cos

il

testo

anima

spess' ore

3 S lo tenete

in

1'

ha pietafe torto

9 Cosi mi

saria

10

il

7 Che consente

si

a torto

in forza

dolente (a)

per voi

i4 Per voi morir, ancor

i4 Ch'

c^)

conforto

6 Entro

torna or guerra, se viver

mi piace

10

il

veggio lontano

io la

mi

i3 Ch'ancider mi dovess'io

lor

il

2 Dipinta ben propriamente

bella gioja

io

ft

SON. XXX.

9 Che mi pasceva
10 E davami l'amor
11

occhi

ito in lui posare

SON. XXV.
,

vista

alma

viea dinanzi amor che

gli

4 Voi

a la

S' io

anima

1'

core

umiliate

suo valore

onor

7 Perch lo

ov' lo core

8 Che

parti

MS. forse va
del Bembo
^

il

cor morto

scritto piena.

V*

le

varianti del

333
yerso

Ferso

Donna

SON. XXXVI.
6 Onde con vie n che pur

io

Dentro al core e ne' sospi-

1 1

ri

sui

Preso

com'io

SI

Che poner

8 Poi

pianga e gridi

Come l'anima mia

misse nel core (a)

8 Con quelli

parti che furon

Per la vostra vertute

li

17

L ovunque mi

21

Non

si

li

pon

te uccise

che tu vuoi

si

li

32 Lasso vedendo

35 Che trovo nella morte

a Nel mio cor questa giovin

cos e

(b) Forse

38 Parriami

questo verso

nelV edizione

senso

va

metro e

il

del

Pilli

Esso trovasi in

guastando

tutte

altre

letto

Vegnendo

(e) J?' per migliore la lezione delle

vedendo

spes-

eh' io

so divegno (e)

SON. XXXIX.

edizioni

mise

3i AUor credo passar

duol

de procede

Manca

si

3o Di fuor degli ocdii miei

j3 Perch non pu trovar on-

(a)

la pieta-

25 Che morte poi negli occhi

ci

g Pregandol poi
poi

giro

le

24 Madonna mia che

inchina

6 Dicendo: voglio. Amor,

sconsolali

12 Veggendo (b)

gi suoi

3 Parla di voi

5 Davanti

si

4 Alla mente

va peregrina

si

2 Per quelle

12

dentro

al suo loco

xxxvm.

SON.

s'

esser

Che quando Amor mi

12 Aitar

n' uccise

CANZ. VU.
Lo mio dolore

11 Pieiate crudelmente

Che

mente

la

trovarne rime

di

Nessun

2 Poi eh'

9 In su la mente
10 S -come fiera

e gente

ci spesso divegno

Rime Antiche

*'

Lasso

334
P'ersQ

SON. XLr.

4i Che incontanente

4^

Amor con

Svegliati

vo-

la

2 Che

ce che grida

43

re

Ftigglie spiritei

che

ecco

io

vostre

le

rimango quando

se

riraan

65 Quivi

6
7

Morte del core

andrai

da gente scom-

che

mia

altra

dell'

11

Che mi

l^

Or

leggiadri

Ma

non

gi

3.

pu

si

do
(b)

Dee

testi

da

bellissimo

pensir

den-

cui

piet

si

copriva

i!

desio

1*

5 Perch

mio

con mia Donna

4 Sotto

tutti

L.

rise lo spirito

Donneava un

questo

zone

Ora che

ne v

acquistai

Cos

non

se

tro dal core

i4 Che di guida cotal^ pria

(a)

ebbi

i4 Ch'io non avr

per

io

morto

foss' io

SON.

per lo disio

il Forse

feri lo cor

doglia

8 E
9 Lo qual

di piet

dice

i3 Che poi non

fin

sol

17.

vostri

come

bel

a E'I

XLII.

vien di sguardo

3 Face un dardo

SON. XL.
'1

7 Si

sia

le spiace

Gli atti

par di for

si

6 Gi non avendo

solazzo

persona face (a)

non

SON.

te n*

starai

64 Quel

dardo

itvisibil

i4 Et da perfezione (^)

pagnata

63 Qie

5 Lo

morto

54 Nella morte

Dove

per fejir

jo Di quella

ne vanno

47 Contare per colui

%(

chiuso

si

lo core

44 PtT cui martiri


membra hanno

48 Che

Amore

3 Che va

colei

45 Com'

fa crear del bel piacC"

il

solo

la

chiama

Pilli

devia toglien-

concetto con eui termina

leggersi: d ha perfezione.

la

Can*-

335

Veno

rers0

6 Vo

^ Cora'

uom

8 Tutto

eh'

e'

senno e se

del

SON. LXIL

stes-

a Si

Per questo donnear

11 Non mi dice vero


i3 Che par per

forza

che

lo

Onde

LI.

mostra

i3

Ne

SON. Lvm.

6 Lo qual
la

membri

12 Lo qual

feruta on-

5
11

pene che l'armi

e lo

si

fa

ve-

SON. LVl.

Ma

8 Che

Bella

E
A

il

'1

amica
occhi

gli

vo-

dolce core

pietoso

mia gravi-

tate
io

vostra

vien negli occhi

Io

nou ebbe

piango in

chieder

potestate

parlo

Lezione non preferibile alla stampala

deve leggersi

gentil

dolersi de la

8 Ch'

trova

(b) Forse

parlai*e

3 Io veggio a

2 Si va dentro dal core

(a)

Che

stri

Nel mondo gi non


drieno

consolando le dice

SON. LX.
1

inferno hanno (a)


7

spirito

cuor eh' morto

le

intelletto

3 L'anima mia la qual pre-

4 Lo

sui

ragiona sol di di-

SON. UV.
5 Se

altro

se nel core

sconforto

ebbi

(b)

ed

de ne face

24

la follia

morte

la

2 Non

li

lo as-

mente

nella

mosse

10 Pria

mio

il

lui

salo

viso per vu

8 Con

ancise

6 Per entro

SON.

7 Morto

lo

5 Nel primo assalto

faccia fiero

4 Quella che

me-

4 Che del vostro

i4 Nutrico

5 Di

miei ocelli che

gli

nar lo core

che fa

pensiero

il

9 Per dimostrare
12 Per ne vivo

fuore

ha in oblio

so

t mostroue

seguitando

SI

di voi che A-'

336
F'erso

P^erso

mor m'ascolta
10

Ma

da poi

se

grida guerra
11

Che

12 Che

la

4 Ch'

aS

Tormenti

Fu quando

Ne

49 Ella
67

non credea

che per sol veder ma-

tregge

65

al

2 Del mio cor dipinta

5 Che fatto

i4 Le lagrime che piovon del

9 Fanno

mio core

gli

occhi a lo

mio

co-

re scorta

CANZ.

12 In suo disiar

XI. (a)

i4 Sed

allo core

E* riportata come di
ve

mio cor

SON. LXIV.

crudel fero

Signore

(a)

bel-

vo' che solo

i3 Che sol sollazzo

3 Dentro

verace

nova

la e

fossi

il

suo effetto

II

64 Dentro

che

(e)

pur

61 Canzone tu mi par

cosi

Non

sua vertute

la

58 Esser osa

10 Portasti dolzore
11

esemplo di quaut'

44 Ch'ella

miei occhi

beltate

chi

sospir

maggio (b)

3i Tanl'
gli

ravigliando

8 Di

non

ella

riguardando

4 Ne la
5 Come

cortese e piana
tali

20 Adastiando

sospir

SON. LXl.
3

son

i8 Ebbe tutta adornando

ne

io

aserra

i3 In uno loco che


1

parte

9 Giunge

par tolta

gli

Da

8 Che questa Donna

ne cruccia e

e'

non

lezione

Amor

che

del Trissino o-

Cirio nella poetica

da esaminarsi la

fiso

fosse

(b) Cosi anche la lezione data dal Corhinelli], Nelle "Rime

antiche del 1527 questo verso leggesi cos

sempio dar

E
(e)

non

Manca

so

lant' ella

exemplo

di

maggio, e nel

quanto

ella

non

so e:

maggio

nel Manoscritta questa strofa

Ghigiano

Cod, Ghigiano

ed anche

nel

MS.

337
Verso

yerso

ro male

lo conforta

SON LXVl
a Per

la

tua fede

9 Non

SON. LXXVIII.

di pianto

3 Dammi

prego de

ti

2 Di lagrime non curo

la gio-

3 Che

ia al<{uanto

4 Di te ben
6 Morir mi

4 Ne

7 Sotto lo manto

9 N ben

9 Con V

10 Sia cosa naturale

Convien

10

provar

qual valor

la

nien-

(a)

il

'1

bel guar-

si

verso

Pilli segna la

m'empie

[b]

fa pa-

mancanza di una stanza


nuo-

segna tal mancanza una stanza prima,

cio

Che dopo affanno riposar ne


,

ed

distinguendone esattamente
in tutto

mai

1 Che perduto ho mi

il

suna stanza vi manca

oltre la licenza

al verso Increscati

(b) Questo

tutto di suavitate, e nella

verso

il

ediz.

dopo

CANZ. XVI.

ccsser

Avvertasi che

va

cosi

De' pi begli occhi che lu-

questo crudele e du-

dopo

bella

occhi

do soave
beltade non ver

lei forte^

5 Ed

MS.

La dolce vista

te vale

4 Senno

gli

vostra loggia

la

nel

natural-

mente morte
3 Con tra

simil di piacer

Da

i4

mente

altra nella

12 Questa da

XII. (a)

SON. LXXVl.
3

COSI grave

5 Per lo monte

sentio

CANZ.

sospiri

8 Ch' amor con V una maa

pena e gioire

Pianger

vel tratto

SON. LXXIX.

poi certo

farai

'1

9 Pascendomi

sentire

cotanto

t3

pu

si

i4 Dovreste

di langor

verso

Pilli le

capiversi

Ma neS'

ha confuse
:

La seconda

Sono

tre

dal Pilli Uggesi

De' pi begli occhi che

non

stanze

comincia

stanza

la terza al verso Moviti

dimenticato

idtre edizioni cos

il

face

in
si

tutte le

vider mai.

338

Veno

Verso
rer

si

3 La vita eh'

me ne darci (a)
SON. LXXXIX.

12 Ond'io

grave
io

vo

traendo

guai

8 Per

la partenza

si

me

ne

Messer quel mal

duci forte

23 Corae diviso

24 Mi trovo

4 Di

dal bel

viso

26 Pel gran contrario

27 Per

atto, e di sa-

gentil

colei

49

mio tormento

il

mio lamento
mio

'1

spirto

Ma

io

j3 Si come suo suggetto riede

nanzi a

4 Guarti

d'

ga

gli

il

e' si

10

MS. dica me ne

QiCi il testo e

letto

sicuramente

Da

Fortuna

pian^

ma pur non

vede

lui

dorrei
corrotto
,

doterebbe

leggersi

e chi sa che non

sfa-

(e) Migliore la lezione dell' ediz.

(d) L' ediz,

Amor non

son tanto suggello t

Io gli

ancede per la rima e non ancide

da

eh'

tu ridi

se

fedele

5 Per vo come quei eh'

Vare che

vanta {d)

3 Conviensi dir

sento

occhi sui

(b)

lei si

SON. XC.

uom
SON. LXXXVl.
4 Amor gentil dentro da

(a)

eon-

di tanto valor

SON. tXXXUl.
8 Son come

al

(<?)

j4 Che a voi promette e in-

al-

men
5 Ch'

siede

trario

il

voi la virt vol-

pronta

Fortuna sola che

11

che

Si

eh' io provai

per

s'

ta e

esser

invita

non

se

(*)

da

cui

47 Secondo

lui

Poscia

9
10

3i Membrando

46 T'

e tien sopra lo cor

8 Seguendo sua fede

lute

45 Amor ad

pone

3 Poi eh' ha

de' Giunti 1527.

solo che contr' a lui fiede

del xS^'j,

altrettanto

dice-,

Che

a voi promette gioi' pi d'

339
Verso

Verso
13 Dovunque volc ove drizza

j3 Come

non

che

colui

gli

servo ad arte

i4 Or convien

farle

SON. XCl.
1

5 Ei va

Lo cuor

r
3

Quand'

di

merc A'

Con

5 Voi mi legaste

7 Di

salvatrice

i5 Cosi

siess' io

con Martino

(a)

poi

altro

che

sia

me quel

di

(e)

spiace

i3 Per quel ch'io m'era consolato

di

un che
4 Che

vo'che

9 Ogni tormento

SON. XCV. (e)


Non vi accorgete voi

3 Se non

dir

signore

in disparte [b")

potergli

Qualunque vuoi

sue cosparle

le

(d)

6 Si ch'io non ebbi

8 Chi vuole (a)


Il

sospira

ei

SON. XCVl!.

4 Convien che
mor mi fidi
hella

anima sen duol

i4 Direbbe or sappiam

3 Contro a

sbigottito

tanta doglia

10

Leggesti versi dell' Ovidi

Con

SI

i4 Vi piaccia

non

vi siete

agli

esser cara

occhi

miei

(/)

Io miriate

Cos

il

MS, ma par

meglio lo stampato.

(b) Bizzarra lezione.


(e)

Stampato nelle rime di Dante nslV ediz. del


attribuito

1327

ma

a Cino dal MS,

td) Stampato nelle Rime di Dante,


(e)

Questa bella lezione confermata anche dal

MS.

Bossi 6

dalV ediz. del 1527.


(f)

Cos

Manoscritti e le edizioni

Della voce cara./;er

eccetto quelle del Pilli

iscarsa vedi il

Vocabolario ove cita*

guest' istesso verso.

2%

da un

frananti fratte

Codlct del

me

Antiche

Verso

SON. Lvnr.

ebbe

altro

L' anima mia

spirito

qual pre-

la

1^

ti Nato fui, lasso

24

ci

manda
la

8 Per un
li Che

si

i4 Onde

pene

mira forte

3^

vien

si

che

4o Pensier

un

fiore di

me

42

(a) Questo sonetto tanto nel Cod. Bossi

del Cardinal

ed

diretto

(b) Questo verso


cera tiene

nel viso

Bembo

e' il

cio

attribuito

in tutte

V Amore

strug-

tanto

voler eh'

mag-

le

mio dannaggio

quanto nel

che

edizioni "

eh' ella

testo

a Dante Alighieri^

a Bernardo da Bologna

manca

Amor mi

poder

lo

44 Forse

^ Nel suo cor loco

il

[li)

gio

pie-

tade avesse

fu

d'

Amor

messo

e stringe

4i Quanto

II.

gravi

si

pur vene

lo piacer

ge

CANZ.

di

eh' in ciera tiene

gentil disio

muore

Si che

amorosa sorte

1*

Come m' ha

assalir la

reo

36 Vivo ne morto

via

vita

sostiene

la

si

una morte

l^ur

34 Ne

eh'

punto

in

3i Conviene

(a)

1 Bernardo io veggio

3 Che accende

ora parlasse

meo

cor

25 Che non mi vai per Deo

gentil che parla

SON. LXUI.

si

Deh che
Lo

in

in lei

4 Tutto

i3

IO Siccom' eo

nel core

se

Lo

intelletto

Amore

che d'

vedesscr lo foco

12 Dentro dal core

di costei

Non

Che

io

Poscia eh' io vidi gli occhi

molte Ri-

XJV^.

Sec,

Verso

Cav. Giuseppe Bossi

Sig,

Vita nuova di Dante e

pittore contenente la

tiene

Amor che

nella sembianza ^

34*

Verso

Verso
/^rj

Aggio

Dio

ver

fallato

34

falleraggio

49 Non punto d'


CANZ.
1

35

V. (a)

3b Che

Com*

soc-

Zg Avr

iorse

40 AUor

di

L'

Ch' peggio che dolore


la gente

1'

i3 Poscia

altro

un
che nelle

neW

d'autore incerto, e

(d)
(e)

Anche questo

s^erso

nel Pilli

3 18

come di Dante,

Bembo

che pur trovasi in tutte le

yerso

manca

nell* cdiz, del Pilli

Cos portano anche tutte le ediz., eccetto quella del Pilli,


Il Pilli in questa Canz.
le stanze

(I)

va via come

fedir

dai do (h)

ediz. del

(b) V. le Varianti del testo del

questo

il

Rime Antiche stampata come

dal Cod. B. attribuita a Cino

altre edizioni

per altro venire


core se noi sente {g)

II

per sua forza

Cam.

legna

eh' aggia ardire

10

a5 L' un per usanza

Manca

Signor che

il

CANZ. Vl.(/)
uom che conosce

eo

di sconforto (^)

(e)

me

questo vede (e)

Blasrno

Questa

a ci per soverchianza

non mi muova

meo

22 Nel qual d'amar

(a)

er

Misericordia nova (d)

io

4 M' ajula Deo


6 Da lei che vegna nel

i-j

ciascuno sforza (e)

E torni a Deo quel eh'


Ma vive in gravitate

allegraggio

tempo reo

Io che nel

3 Non so cui

corso

me

li

e guastato

Nelle Rime Antiche

come

il

in molte altre,

metro e la lezione

i52^ stampato

conila

ha confuse

d'incerto,

dal Cod. B. attribuita a Cino.


(g) Cos

deve leggersi per

le

rime di

mezzo

di

core

corrisponde a quello del verso antecedente d' Amore


(h) Cio dopo

il

pure Poscia

ferire egli
il

va via. Amore,

che.
,

come un dardo^ op-

ferire, cio chi ferisce va via

come un dardo.

342
Verso

Verso
che

i5 Ratto

congiunge al

si

4i Per fare acquisto

dolce sguardo (a)

^4

pur

Cosi

dando

mercede

io sento risguar-

43 Ove

tremando

volsi

nei

i'

miri a lui

53 Non

giammai

a8 Che

s'

vo pur pensare

il

guisa

tal

32 Non eh'

conosce

il

56 Da

venuta

appella

58

Io viso

non

Pilli

25

(e)

fantasia ch^ addosso

di questi due ultimi versi , tanto in questa

r autorit
i

testi

e cos esige

e perch cos

solo quello del

Pilli

quan^

trovano in

perch

il

tutti i testi

metro lo
,

eccetto

(d) Cio va ad appellarsi da ciascun cortese umil servente


(e)

Anche in questa Canzone


divisione delle stanze

va in linea cogli

tre

metro.

il

cos letti

si

Canzone ne ha fatto

dei Codici e di tutte le stampe

Questi due versi vanno


"vuole

(e)

giolia

26 La

tristo

(b) Cos tutti

uu

novella d'

CANZ. XXII.

to nell' altre strofe di questa

contro

se'

guarda uccide

com'

vien

vuol natura

40 Del cor

che

60 Quello Signor che chi lo

(e)

pietate

di'

ti

(d)

che vide

soccorso suo

ha possanza

(a) Il

esce dal cor

39 Questa

umil

cortese

5^ Liberamente come vuol

io

*1

ciascuno

servente

dir eh'

38 Perch

metti in via che

ti

sia palese
il

35 El parte per

36 Ch'

colui

di

sbigottir nella tua o-

55 Dunque

cor distrutto

33 Posso

di

penione

tremo tutto
3o Di

non viene

che more
pi che

fia

forza

45 Che ragion legna

sospiri

a6 Ne

di

signore

{b)

a5 Poi mi

solo

(e)

altri

il

il

Pilli

verso

non fu
Perch

esatto

per la

mai non avea

non essendo principio di

strofa

543

Vano
39 Ne

27 Mi leva

28 Aspetto virtuoso

44

3o Per membrando ci

teste

che avere'
3i

Non

posso da tutt' ora tal

5i Cagione el d perdi'

6i

80

Non

s'

CANZ. XXIV.
4 Salvando tuttavia
7 E si non trovo che alcun

inflama

lamento face

Lo corpo

concedeste

89 N' avrete da Dio

io

8 Che

(a)

63 Volle Iddio eh* avanti

eh'

sola sottevenga

i5 Io dico a

io morisse

64

talentoso

74 Di &iar
65 Mia gravosa spera

sente aversi

67 \J alma mia

69 Col cor

io

8i Io son for di confort

conforto

54 Chi

sol

Gisse

19

voi che

Amore

grave affanno

in

variato ha

mia

19 Di mercede cherer

Poi eh' io morrei

Amor
74

sol

per

42 Ho fede
47 L'Amor

Si mortalmente

Amore che

morte

'1

fa

per

gli

pur penare

forte

anche

(b) Il 'verso

per piacimento a

move

si

spirti

fin

che ben

ne fanno

miei

55 Chi mi saprebbe

e a

si

crudel

61

Non

posso ci eh' 10 scn

to

il

MS. ma credo vada

che

seguita

quello

letto lo core

che

manca

pato,
(e

che sforzar

vere prove

martire

(a) Cosi

Li

guarda

si

52 Se AmoTC faccia loro

21 Se di veder voi

5o

occhi miei ch'e-

ran con vita (e)

34

far

48 Ischiavo

slare

9 Con questo
17 Lievo

peggiora

28 Quando

dasse

CANZ. XXIII.
2

Ma

23 S grave dispetto

servire

come Amor mi

8 Cio

21

* migliore la

lezione dello stampato

nello

siqpi^

m
f^ers

F'erso

CANZ. xxvr.

65 Forse che m* attento

66 Blasmar

4 Non

67 Pensate fra di voi

6 Non

^o De r Amor che mi

olso dimostrar

olso riguardar

>i Di sopra

tien

la naturai

22 Con grande tormento

BALLATE X.

(a)

XL

34 Troppo timore

(a)

Queste due Ballate nel Cod. Bossi sono unite

formano che una

Donna

che la

X.

sola, e infatti la seconda di queste

Forse non vero ci die

Ballata

Nella Ballata

dano

letti

come

Fuor che

'i

si

si

dice

non

sia in risposta all' antecedente

XI, pare

die

due versi 7

trovano nel Cod. Bosslano,

la vostra

Farmi anche migliore la

voglianza.

lezione ddl' ultimo verso

di celare nostra disianza.

note

nelle

vostro piacere

Tuttora fare, e

Voi

non ne

una strofa della prima a cui risponde in nome del-

che

la

8 va-

345
frananti

da un Codice di Pime Antiche che fu del


e segnate in rosso da antica mano nei mar'
un esemplare delle Rime Antiche dell' edizione

tratte

Bembo ,

Card.
gini di

giuntina^ esistente presso S

mo
Verso

4 Che

lutto

8 Ch'

io le

S'

a Per

suo valore

il

vo

presso e

guardar non

advien

che

8 Che

questi

il

mio

12

in-

Ma

do giraro

13

li

diceli

9 La morte nascosa
io

Come

coloro

i3 Qie trasser del piacer

sua bilt guar-

i4 Che 'nfoiza

fiso

il

core

essen-

do a morte

5 Allor sentio (/}


pianse

Anche secondo
,

il lesto

del

Bembo

q\iesto Sonetto e

di Gi-

bench tra le Rime Antiche sia attribuito a Dante,

(b) Cos anche

ediz. del

(e) Cos anche

ediz. del vensette,

(e)

Amor

a Si lo tenete

{d)

(e)

4 Ver me che

E* di Cina secondo
to

dinnanzi

vien

SON. XXVI.

SON. X.

(d)

parte

che gliene duole

r anima che muove

3 Dentro da lo mio cor quan-

no

quella

sente bene

sospiri (e)

9 Mi

in

ov* lo core

telletto gire

dava

mente

9 E r anima

Ove non puote

i3 Che

mi pass en-

occhi

volge

Si

oso (b)

ci

gli

tro la

ri-

occhi miri

(a)

Mar. Clan- Giaco-

SON. XXIV.

VI. (a)

v' nascoso

^ Con

12

Sig

il

Verso

SON.

E.

Trivulzio.

nelle

Rime

testo

del

Bembo

Anticlie tra quelli di

Cos leggesi anche

(1) Cio senili io

il

i^i*].

ntW ediz,

1527.

bench stampa-

Dante,

34G
Verso

E
E

P'ers

d'

9 Se
Ne

vedessi

io

portassero gli

occhi all'

odirestc

bene

lor

il

cantare

i4 Sospirando s'

ito in lui

SON. XXIX.
1

Oh

{a)

mi

Fu

Nello suo cor

Di

3 Nostra
so

come

stan-

si

senti

di

bon
32

Oh

lasso (quante lagrime n'

ver

]4 Che

in

parte ove

7
soffrisce di' io le

lei

Com'

i6 Deh
21 Che

para avaute (h)

cui parole pori

tempo reo

che vegna nel

Secondo

il

testo del

Bembo

soc-

meo

io
e'

'1

or

dolore

22 Nel qual d'amar

(a)

non

stare

non m'aiuta Deo

corso

me

non

Io nel

6 Da

ho spante
i3

d' alla

CANZ. V. {d)

mai non

Che

diparte

12 Piena ne viene (e)

do amante
11

geitile e

gridi

puoie

non

mi

SON. xxxr.

nascie ci

E me fa
9 E porto

nova

in

12 Piagenza

sua

ratto giunto

lei

gir

dall' altre

11 Questa
lo cor per

fa

spess' ore

Dio

M'avea

eh' ha pietate torto

Cosi

sentenza

10

posare

'n c[ueir ora

Che consente

8 Ci

oh'

porto

mi conforto

6 Entro
7

Voi

d' ximor

intelletto

io solo

alma
11

Lo

vista umiliate

la

10

SON. XXX.

SON. XXVll.
Amore

la

di maestro Rinuccino

genie

(b) Cos anche la giuntina


(e) Cos

anche

(d) Il lesto del


tiche

edlz. del 27.

Bembo V attribuisce a

stampata come d' incerto.

Cino, e nelle

Rime

ati'

347

Vena
y S^ fieramente come face ac-

disconforto (a)

a3 Ch' Amor
^4 Che

una

cesa

cosa

soverchiai! natura

Questa

35 A Deo

Ma

38
39

fu data

Come tu

Il

vive in gravitate

(^)

i4 Che

Misericordia nova

40 N'avr

4i Allor di

me

il

che

Signor

so l 've tu

^1

8 Che

mio

10

(?)

II

va come un

ferir

dardo

i5 Ratto che

si

congiunge

al

dolce sguardo {)

vita impesa

Cosi

me

che

core se noi sente

i3 Poscia a

(e)

5 Lo dolente core

6 La

quei

vide

venne

1 Che per piet'


dissi

e voglio

7 Se questa

46 Ciaschedun altro ha gioja


SON. XXXV. {d)
3 Quando

VI. (/)

Che conosce tegno eh' aggi

4 Ritorno eo

ti

possa andare

45 Che appo

sua gria

la

2 S' arrischia

questo vede (e)

non

effetto

CANZ.

mercede

forte

ad

vedi

portata

44 Ch'io

che

sentenza

fera

neW ediz.

del 18 e 27

e nel testo del

e tale esser debbe la vera lezione

Cav*

Bossi,

sia pel senso, sia

per

la rima.
(b)

Dopo

manca

trovasi in tutti
(e) Cos anche le
(d)

//

a ci per soverchianza

nel Pilli

Misericordia nova

e in tutte

i testi

segue

e die

pur

altre edizioni,

due antiche ediz

Dal Cod. del Bembo

(e) Cos
(f)

Che

questo verso

altro che

attribuito

a Maestro Rinuccino,

anche lagiuntina,

Cod, del Bembo

(g) // Pilli di questi


strofe,

V.

l'

due

attribuisce
versi

le Varianti degli altri

a Cino

ne fece

tre

e cos nelle altre

Codici.

26

348
Verso

Verso

>

15 Lo piacer ()

signore

45 Che ragion

'9 ()
1 Si giunge (e)

46 Canzone

uscir (ci)

odir

a4 Ferito risguardanlo (d)

5o

25 Poi mi

5?.

Sgaardata

tremando nei

volsi

53

sospiri \d)

26 Non

pi

fia

eh'

io

2^ Scampare

28 Che

vo

'1

se

3o Di

pur pensare

guisa

tal

35

il

58

far

sol

forza

(a) Cos anche


(b)

Nel Cod*
giiente

(e) Cos

cortese

umil

novella d'un

sei

4 Quel
5

acquisto di

viene

ediz. del

Bembo

6 N

di

Ma-

truova

gentile

Amor

()

Come abbandona
riti

non

del

presso

se

donna mi

(e)

un

che chi lo

SON. XXXVII.
3 Guarda

mercede

43 Ove

via

sguarda uccide

soccorso suo noa

ha possanza

che

di'

60 Quello Signor

venuta [d)

39 Com vuol
4i Per

esce dal core ov'


'1

in

che vide

dir eh'

38 Perch

metti

ti

servente

conosce

il

sparto per lo viso (d)

36 Che

la tua o

(/*)

56 Di ciaschedun

cor distrutto

33 Posso

ne

sbigottir

chiara e palese [f)

tremo tutto

io

No

55 Dunque

giammai

a lui

perci

penione

rimiri

ca^

che more

lui

23 Amor che pare

tegna di

gli

spi-

riman

che

miei
valor

mi

1527.
questo verso

si

legge

dopo

il

se

Stando a veder,

anche la guntina.

(d) Cos pure in detta ediz.


(e) Cos

ma
(f) Cos

anche la guntina
.

anche la guntina*

(g) Cos sinch la giuntina.

cos esige il

metro

la ri

34s
Versa

Verso

6 Ma sovente

smuova

occhi

gli

7 Or

veggio

8 Con quegli

rinnova

si

8 Feruta
9 Qie degli

12
occhi suoi

si

mo*-

Uno

Qie

le

no Che sen morio

quai fur

6
J2

23

di voi

pon meschina

si

Io voglio

poi

Amor

i4 Per qual che

Celar lo

dentro

a)

42 Svegliasi Amor

suo loco

45 Com'

Amor mi

46

mente

Manca

questo

una

Un

io

rimango quando

ne vanno {d)

campai

di quei che

47 Contarlo per colui (^)

verso

neW

trovasi nella giuntina


(e)

se

si

(a) Cos anche la giuniina

(b)

con

voce e grida (d)

44 Membra hanno

misse nel core (b)


la

vedendo ci spesso

anima mia

Che quando

divegno

a Poi eh' esser


1'

negli oc-

mise

38 Parriami

VII.

mio

3 Com'

si

3i Allor credo passar

32 Lasso

[a)

CANZ.

li

3o Fuora degli occhi miei

duol

si

risguardai

chi

i3 Perch non pu trovar

lasso disio

le

26 Che morte appoi

Li s'inchina

21 Non

22 Di consolarla

gi suoi

5 Li

Amo-

re (e)

19 L venne

va peregrina

si

2 In queUe parti

Membrar Madonna

17 L ovunque eo mi giro

xxxvm.

soN.

sconsolati (e)

i4 Mi dipinge

spirito fero e pien

i3 Perch l'alma gi mai

il

i3 Lo imaginar

se

io

rinforzano

mio foco (e)

clic s' infresca e

Cos anche la giuntina

(d) Cos anch^ la giuntina

edizione del

Pilli

che

pur

35o
^erso

F'erso

48 Che

ri

man morto

4 Che pruova ogni tormento

e senza

5i lo sono

7 Sembianti m'accomiata

seco ne la morte

64 Che

55 Quivi

starai

da gente scom-

63 Ch'

11

SON. LV.

mia

altta

dell'

persona face (a)

2 Che

SOiM. XLI.

forte cosa

Bene

3 Che va

Da

poi eh' gionto ed

Si

come

Come

face

Che

cuore

^d)

mente
il

LVIII.

spirito

dice

L,e

Che

f parlare

SON. LXI.

e forse

ov' io ardo
testo del

andava

letto

Come

si

dice

Beni ho di Maestro Rnitccino

Forse deve leggersi non ebbe


ti'y

4 Lo
5

LUI. (e)

Cos nel Codice


la

isconsolata-

La qual prese nel core

io sento

{e) Secondo

vivo

SON.
3

(a) Cos la giuntina


(fc)

ne

2 Non ebbi (d)

poss' io

SON.

dimostrarsi

un dardo

feri lo

gli occhi

mente

30 Ch'io scontrai

Or

morte

ir uova

i3 Per

dice {b)

Che mi

Ma

9 Per

vien di sguardo

12

la

8 Che vien ne

ha

SON. XLII.

li

legala
baitela sovente

SON. LVl.
3

perfezione

E
E

chiuso per ferir lo core 8 Si vuol por lo vero

4 Che non ne puote


6 E non si par di fore
l4

O me

5 Onde

bel

fa criar del
si

lo core

i3 lo spirito

spiace

64 Quel che

De

12 llor che odo eh*

sollazzo
lei

morir

di

contento

pagnata

66 Dove

mi pato

Si eh' io

la giuntina legge

Non

F'eggansi le altre Variar"

membro

35

Verso

Verso

2 Fui quando

Io

che pur

miei

li

43 Mi

fssi

6 Com'
8 Di

uom

45 Onde m'allegra

che noD

47 Ch' tanto gentile


5o Che d' ogni cosa ella

COSI (a)

10 Portassi dolgore
2 1

Crudo

ge

e fer Signore

67 Tutto

]4 Le

58 Esser

lacrime c\\e piovon dal

59 Ch'

mio core

65

4 Dentro a lo core
5

Onde

Da

son

tali

i4 Che mi

Bernardo

8 Per un

fa \J>)

(a) Cos

LXIII. (e)
io

veggio

gentil disio

SON. LXIV.
1

27 Essemplo di quanto

mi

alletto

cor

l4 Si ch'essi muore (^)

21 Quel che somiglia

lo

mio

9 Questo assedio grande


12 Che si mira forte

sospif

i8 Ella tutte

4^

al

vo' cht solo

ao daschiando

maggio

non

altro gi

3 Armatasi

Cortese e piana

osa (d)

SON.

face

parte

8 Che questa

11

suo effetto

'1

64 Dentro

XI.

trag-

verace

il

i3 Che son sollazzo

CANZ.

disia

risguardo

sto

5 Che

ella

14

(e)

com'

sol

uom

anche la giuntina

Che dentro dal mio cor

S-'ei

lo

fatto

non

Amor

che

manca

noi

fosse

conforta {g)

(b) Cos legge anche la giuntina,


(e)

La stanza

seguente Tanta

Cod. del Bembo


(d) Cos la giuntina
(e)

Secondo

il testo

f)

Forse

Che

si

Bembo
,

niuorc

(g) Cos la giuntina

sua

virtute

del

nardo da Bologna
{

la

di Dante Alighieri

Ber-

35^
Altre Varianti ed Osservazioni

Verso

Verso

CANZ. IX.

CANZ. XX.

(e)

schifa di ve-

BALLATA IX. {d)


BALLATA XIL (e)

55 La qual per morte amica

CANZ. XXV. (/)


CANZ. XXVH. (g)
SON. CXLIl. {h)

17 Del reo che

si

niie (a)

vola e sale (ivi)

56 Dal maggio
78 Che

(a)

intnlietto {ivi)

MADRIGALE

al cielo ritornato (^)

Ed. di Venezia i5i8

neW

(h) Allacci, e

di Monferrato
(e) Pubblicata

e del

(i)

''j^o.

i5i8

Venezia

di

ediz.

III.

per Guglielmo

dal Rubbi nel T.

VI

del Parnasso Italiano

(d) Pubblicata fino al verso ad chi di voi mi volesse far dan-

no

dal Trissino nella quarta divisione

Tutta intiera

maduzi

(e) Pubblicata
(f)

si

dal Trissino

Citata dal Trissino


12.

11.,

negli

trova

e si dice estratta
,

Anecdoti Ietteraij

ma

con qualche variet

Sonetti i4o e i4i

e la

(g)

Toscani

(i) Riferito

versi 8.

Canzone
le

rime di diversi an-

si

cita

Chigi,

a carte 3i5 ^e' Poeti Antichi ed


S.

Gemignano

6.

ha

^*

Della Canzone V che comincia Perch

rio

10.

26 sono pubblicali

dal Trissino con qualche variet Il v.

dal Trissino

9,

mutilata anche nel cod.

a Folgore da

Stando su ne l'altura

tempo

(h) Pubblicato dall' Allacci

ivi attribuito

interrogativo infine*

Edita dai medesimi


V. i4 Per canzon

dal Corbinelli e dal Seghezzi tra


tichi autori

senza

A-

dell*

dal libro dello Strozzi

e se ne riportano

Poetica

della

il

primo verso

cos

nel
**

Io

tempo

ria

che

nel

INDICE
DELLE RIME

Amor

la doglia tuia

Angel

di

Ahi Dio

non ha conforto

come

s'

lancia intraversi

Amor

che ancide

Ahim

spirito

eh' io veggio per entro

Ahim

Amor
Amor

uno

eh' io veggio che

come credo

Amato Gherarduccio quand'

io scrivo

che

Ahi

Roma

superba

Amor

che vien per

la battglia

Amor

le

se

Amor

il

B
Ben'

si

forte cosa

il

dolce sguardo

i54
i63

173

178
i83

i8B

pi dolci porte

che tua virlule

109
j'Z

i36

193
Ballata

egualmente mi ricange

veggo ben

76

1*29

ove Madonna abbatte

vano- sguardo et a farsi sembianti

39

eh' ha messo in gioja Io mio cuore

Amico

che viene armato a doppio dardo

Al mio parer non ch'in Pisa porti

tante leggi

lasso eh' io credea trovar pietate

Amor

21

70

....

Anzi che Amore nella mente guidi

Pag.

55

una Donna viene

ha signoria

un pensiero

la dolce vista di pietale


,

Ballata

accresce in forte ponto

Avvegna che crudel

Madrigale

Dio simiglia in ciascun atto

228
240
267

Canzone

277

5$
Bella

Ben

amica di pielate

io3

dico ceito che noi fu riparo

i84

t gentile

Come

in quegli occhi gentili, e in quel viso

35

veggio di qua m' mortai duolo

62

Ci eh*

io

35

Ci che procede di cosa mortale

Con

gravosi sospir traendo guai

Cecco

io ti prego per virt di quella

149
162

Cercando di trovar lumera

in oro

Caro mio Gherard uccio

non ho 'nveggia

io

Cuori gentili e serventi d'Amore

Come non

195

2l5

Canzone

con voi a questa festa

220

Chi ha un huon amico e noi tien caro

243

Chi

274

a' falsi

Ciao

deh

sembianti

il

core arrisca

287

lascia del danzar la pratica

Degno son io ch'i mora Canzone


Deh com' sarebbe dolce compagnia
Donna io vi miro, e non chi vi guidi
Da che ti piace Amore, ch'io ritorni Canzone
Ballata
Deh ascoltate come il mio sospiro
'1
che
avvenne
Ballata
baio
punto
m'
Donna
Ballata
Deh piacciavi donar al mio cor vita

46

5*

5i

64
C3

1,4
ii5

Di nuovo

gli occhi miei

Dante

ho preso

Da

io

l'

per accidente

se nel partir

187

Canzone

io

non odo

189

vostro in periglio

Deh Gherarduccio com' campasti lue

Deh quando rivedr '1 dolce paese Satira


Dante

126

abito di doglia

poi che la Natura ha fine posto

Druso

116

Canzone

145

i56

167

in qual albergo suoni

177

^7

"356

Deh non

domandar perch'

idi

Dante quando per caso s'abbandona


Desio pur di vederla e

Deh

moviti

I^ietate

s*

200

io sospiri

236

m' appresso

io

272

285

e vai 'ncarnata

E
Egli

tanto gentile et alta cosa

102

alma mia

122

Era

gi vinta e lassa

Fa'

della

mente tua specchio sovente

Fior di virt

Gli

1'

Occhi vostri gentili e pen d'

Guarda crudel giudicio che


>Gli atti vostri

fa

sguardi e

gli

Gentil donne valenti or

Gi trapassato oggi

1'

me

'1

Giusto dolore a

In

aitate

SI

Zaffir

undecim'anno

il

parlare amoroso

Madrigale
.

Amanti

io

mi

63
74
b8

i3o

161

210

219

23

24

2^5

Madrigale

non chiude morte

vago della bella luce

rivolgo a vui

che dal vostrp viso raggia

26

Ballata

onora e eleggi

sin che gli occhi miei

Io son

bel diporto

'n parlare et in sembianti

Graziosa Giovana
,

...

Amore

morte m'invita

la

Gentil mio Sire

Guardate

255

Amore

Gentil mio Sir lo parlar amoroso

Guardando voi

23.^

gentil coraggio

si

12

35^
Io

non domando Amore

Ballata

10 non so dimostrar chi ha

cor

il

mo

mio cor die

11

dolor grande che mi corre sovra

si

Io sento pianger l'anima nel core


Io

non posso

Io trovo
10 prego
11 sottil

'1

celar

il

mio dolore

cor feruto nella

Donna mia

Canzone

mente

Ballata

ladro che negli occhi porti

Io fui 'n sull'alto e 'n sul beato monte


Io maledico

'1

di eh' io veddi prima

Infra gli altri difetti del libello

In verit questo

libel di

Dante

Io guardo per gli prati ogui fior bianco


Io

CapUolo

mise

li

ne' begli occhi

In disnor* e 'n vergogna selamenie

mi son dato tutto a tragger oro

Io era tutto fuor di stare amaro

Io son colui che spesso m' inginocchio

ass

Lo gran

mi

disio che

Amor

Canzone

stringe cotanto

Lo

fino

La

vostra disdegnosa gentilezza

ch'ammaestra

cortese

La dolce innamoranza

209

Canzonetta

Ballata

23o

Li pi begli occhi che lucesser mai

232

Ballata

Li vostri occhi gentili e pien d' Amore

246

Lasso che amando

^49

la

mia vita more

Canzone

M
Madonne mie
Moviti

Pielate

Madonna

e va' incarnata

77

la belt vostra in follio

Mille volte richiamo

Madonna

32

vedeste voi l'altr'ieri

mercede

'1

Ballata

la pietate

110

Sestina
.

mille querele

Messer lo mal che nella mente siede

un di,

Mille dubbi in

Messer Bozzon,

vostro Manoello

il

Mille volte ne chiamo e

Maraviglia non talor

'1

s'

io

i3i

i5S
180

mercede

di

113

Canzone

i85

movo

^94

Merc di quel Signor, che denuo a meve

r
PVon che'n presenza

Non

244

della vista

credo che 'n Madonna

sia

umana

Canzone

Maturai mente chere ogni amadore

Non

v' accorgete

Nelle

Non

man

Donna

vostre

d*

l52

un che more

o dolce donna mia

spero che gi mai per mia salute

Novellamente

Amor mi

giura

Novelle non di veritate ignude

Nel tempo de

la misi

aovelU

99
i5o

venuto

169

Canzone

235

e dice
.

etaU,

225
289

Canzona

28e

359

Occhi

Oim

O
O

lasso, or sonv' io tanto a

me

voi che siete ver

Ora

giorno di

68
91

e pien di

tristizia

noia

Giudei

si

mio

sen' esce lo spirito

Ogni

23

mici deh fuggile ogni persona

danno

95

meco

108

allegro ppnsler ch'alberga

>J9

Onde ne vieni, Arar, cos'i soave


O Tu, Amor, che m'hai fatto martire
Ohim lasso quelle treccie bionde Canzone

120

i33

Or

dov'

quella 'n cui

s'

221

avvista

234

voi che siete voce nel deserto

Oh

Donne

Do

po'

m'

hai degnato

Morte della vita-privatrice

Perch nel tempo


Piet e

Canzone

Canzone

rio

59

merc mi raccomande a voi

Poscia eh* io vidi


Poich' io fui

Perch voi
Poich' io

occhi di costei

gli

Dante

state forse

non truo

Pianta Selvaggia a

87

101

dal mio natal sito

i5i

ancor pensi vo

171

chi con

meco

me sommo

gli occhi

Poi ched

piaciuto

176

ragioni

i83

diletto

Poich saziar non posso


e' l'

261

Canzone

Amor

miei

Madrigale

196
201

eh' io sia

al volto

238

Picciol dagli atti, rispondi al Picciolo

2^2

Pippo e

28S

Per una merla che d'intorno

fossi

Qual dura

buon mastro

sorte

in gramntitica

mia Donjja, acconsente

11

ZCo
Questa Donna che andar mi

Quando Amor
Quand'

pensoso

fa

pur veggio che sen vola

io

Canzone

occhi rilucenti e belli

gli

Canzone

Sole

il

Quella Donna gentil che sempre mai

Questa leggiadra Donna ched

Quanto pi

Quando

miro

fiso

potr io dir

Quando ben penso

dolce mio Dio

le cose

Quai son

le cose vostre

che vi tolgo

che venne acceso

Sta nel piacer de la ma Donna

Se

'1

vostro cor del forte

Se mi riputo

Se

Se

mo a

viso

Se non

si

aita

cor

il

la terra

muor non

s'

more

inchina

trover mai posa

odiste la voce dolente

Senza tormento
Si 'ncarnato

Signor

e'

Se mai

di sospir

Amor

non

vissi

del suo piacere

non pass mai peregrino

tra noi

Signor

sente

occhi vostri vedesser colui

gli

Se voi

Se

nome

Amore

di niente alquanto

Se merc non m'


'1

tolgo

vostre eh' io vi

Amor

s*

Canzone

al picciolino spazio

Quai son

Saper vorrei

io sento

Ballata

puote un naturai consiglio

io son colui

che vidi Amore

leggesti gli scritti d'

Ovidi

Si m' ha conquiso la Selvaggia gente

Se vedi

Su

gli

occhi miei di pianger vaghi

per la costa

Amor

de

alto

monte

Canzone
.

Canzone

S m' hai di forza e d valor distrutto


S' io smagato sono, et infralito

Si mi disiringe Anaort

Canzoni

Canmone

3^1

non

S duloroso

Sete voi

potria dir qaanto

Messer Gin, se ben

Se conceduto mi
gentil

Donna

Se non

move

d' ogni

vi saluta

Amore

parte

Se tu martoriata mia soffrenza

1 utto mi

Tu

che

salva

sei

Ballata

Tutto ci ch'altrui piace a


le

pene eh'

Tanta paura m'

27

me

io sento d'

disgrada

Amore

d'Amore

giunta

al core

218
Canzone

Treccie conformi al pi raro metallo

Voi che per nova


Vedete

Donne

Veduto han
Vinta e

276

voce de lo cor conforle

Tant' l'angoscia eh' aggio dentro

Tutte

271

2^3

dolce salutare

il

247

266

da Giove

fosse

Se questa
si

245

adocchio

v'

gli

vista di ferezza

occhi miei
1'

si

bella cosa

anima mia

Voi che per somiglianza amate

286

25
33

bella creatura

lassa era gi

25l

cani

118

256
268

U
Una
Uomo

gentil

piacevol giovinella

lo cui

nome

per effetto

Udite la cagion de' miei

Una donna mi

Uomo

sospiri

passa per la mente

smarrito che pensoso vai

FINE

3i

78

86
97
270

4 p.

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