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Walter Isaacson EINSTEIN La sua vita, il suo universo -MONDADORI Traduzione di Tullio Cannillo www.llbrimondadori.it ISBN 975-4 58908-0 Copyright © 2007 by Walter esacson (© 2008 Amaldo Mondadori Editore Sp A, Milano Titolo dell oper originale Einstein is Lead Unie Tedirione ote 208 91 107 139 vi vu INDICE Personagei principali A cavallo di un raggio di luce Infanzia. 1879-1896 Lo svevo, 14 ~ Monaco, 16 ~ Scuola, 20 Aarau, 29, 11 Politecnico di Zurigo. 1896-1900 Lo studente sfrontato, 37 -L’aspetto umano, 42~Mileva Marie, 46— Laurea, agosto 1900, 51 | fidanzati. 1900-1904 Vacanze estive, 1900, 54 ~ Il primo articolo pubblicato di stein, 59 ~ Angoscia da disoccupazione, 61 - Lago di Como, ‘maggio 1901, 66 ~ Dispute con Drude e altri, 70 ~ Lieserl, 74 U'Ulficio brevetti, 79~ L’Akademie Olympia, 81 ~ Matrimonio, con Mileva, 86 L’anno miracoloso. Quanti e molecole, 1905, Lialba del nuovo secolo, 91 quanti di luce, marzo 1905, 4 — La dissertazione di dottorato sulle dimensioni delle molecole, aprile 1905, 101 ~ Il moto browniano, maggio 1905, 103 La relativita ristretta, 1905 etroterra, 107 ~I percorso verso la relatvita, 112—«Induzione ce deduzione in fisica», 115 ~ I due postulati, 118 ~ «ll passo», 122 al ‘eletirodinamica dei corpi in movimento», 126—La sua partner, 134 L’appendice del settembre 1905: E = mc!, 136 1 pensiero pitt felice. 1906-1909 Riconoscimento, 139~L/equivalenza di gravith eaccelerazione, 143 ~ Diventare professore, 147 ~ La luce pud essere onda particella, 153 157 187 221 243 256 273 299 325 an 381 va xi xml xv xv XVI XVII xvi I professore errante. 1909-1914 Zurigo, 190, 157 ~ Praga, 1911, 161 ~ 11 Congresso Solvay del 1911, 167—Entrain scena Elsa, 170—Zurigo, 1912, 173 ~ Berlino, 1914, 181, La relativita generale, 1911-1915, Luce e graviti, 187— La matematica, 190~Il taceuino di Zurigo, 1912, 193 -L’Entuurf el seechio di Newton, 1913, 195 Freund lich e Feclssi del 1914, 199 La prima guerra mondiale, 202~11 fronte domestico, 1915, 206 ~ La corsa alla relatvita generale, 1915, 208, Divorzio. 1916-1919 «Langusto vortice dell'esperienza personale», 221 ~ La trat {ativa, 228 ~ Il socialdemocratico, 244 ~ Matrimonio con Elsa, 237 Luniverso di Einstein. 1916-1919 Cosmologia e buchi neri, 1917, 243 ~ Leclissi, 1919, 249 Fama, 1919 «La huce va tutta storta», 256 ~ Il paradosso della pubblicita, 260 -«Viaggiatore solitario», 266~ Le onde prodotte dalla rela- tivit, 269 I sionista errante. 1920-1921 Consanguineita, 273 -Weyland, Lenard e gli antielativist, 275, = Einstein in America, 1921, 280~Ilcativo tedesco, 292 ~ Asia Palestina, 1922-1923, 296 Il premio Nobel. 1921-1927 I premio del 1921, 299 ~Il secchio di Newton e Vetere reincar- nato, 305 ~ Niels Bohr, i laser e il «caso», 309 ~ Salti quantici, 315i non gioca a dadiv, 322 Teorie unitarie dei campi. 1923-1931 Laricerca 325 I granai dibatit Solvay, 1927 ¢ 1930, 382—Strap- Pare i prineipi alla natura, 338 —I suo pitt grosso sbaglio?, 41 Oltre i cinquant’anni, 1929-1931 Caputh, 345 ~ Compagne, 348 — Di nuovo in America, 355 ~ IL ppacifismo di Einstein, 363 ~ Gli ideali politi, 365 — Il carteggio Einstein-Freud, 368 11 Dio di Einstein I profugo. 1932-1933 “Uccello migratore», 381 ~ Pasadena, 1993, 388 ~ ald, 392 - Le Cog sur Mer, 1933, 396 - La fine del pacitismo, 400 ~ Addio, 403 41 433, 455, 470 490 516 525 619 33 637 xix Xx XxIL XXII XxxIV xxv, America, 1933-1939 Princeton, 411 ~Svaghi, 420 ~La morte di Flsa, 426 ~La politica prima della guerra, 430 L’entanglement quantistico. 1935 «Fantomatica azione a distanza», 433 I gatto di Scheddinger, 498 ~ «Fisica e realta», 445 ~ Controcortente, 450 La bomba. 1939-1945 La lettera, 455 ~Il cittadino Einstein, 462 ~Timori atomici, 466 Cittadino del mondo, 1945-1948 H controllo degli armamenti, 470 ~ La Russia, 477 ~ I dossier dell Fb, 482 ~ Le idee politiche di Finstein, 486 Pietra miliare, 1948-1953, La ricerca senza fine, 490 ~ Il leone d’inverno, 497 ~ La presi- dlenza di Israele, 501 Paura rossa. 1951-1954 Rosenberg, 505 - William Frauenglass, 507 ~ Resistenza pas- siva, 510 La fine. 1955 Presagi di mortalitS, 516 Epilogo. Il cervello di Einstein ¢ la mente di Einstein Note Bibliografia. Ringraziamenti Fontiiconografche Indice dei nom EINSTEIN A mio padre, uomo pitt simpatico, intlligente eonesto che io conosen La vita @ come una bicicleta, Per mantenere lequilibrio bisogna continuare a muoversi [ALBERT EINSTEIN, 5 Febbraio 1930! PERSONAGGI PRINCIPALI MICHELE ANGELO BESSO (1873-1955). 'amico pid intimo di Einstein. Inge- _gnerebrillante ma dispersivo, conobbe Einstein a Zurigoe poi lo segul all Utficio brevet di Bema. Fu suo primo referente per Vartcolo del 1905 sulla eativtarstretta. Sposd Anna Wintele, sorella della prima fidanzata di Einstein ‘NIELS BOHR (1855-1962). Danese, pioniere della teoria quantistica. Al Con- ‘gresso Solvay del 1927 e in alts confront intellettuali controbatté le passionate obiezioni di Einstein alla sua interpretazione della mec- Non cera sempre stato cosi. Galileo e Newton erano entrambi grandi geni, ma la loro spiegazione meccanica del mondo in termini di causa ed 12 Einstein effetto era qualcosa che la maggior parte delle persone propense alla riflessione era in grado di comprendere. Nel XVIII secolo di Benjamin Franklin e nel XIX di Thomas Edison, una persona istruita poteva avere una certa familiarita con la scienza e perfino occuparsene a tempo perso come dilettante, Avendo a mente le esigenze del XXI secolo, si dovrebbe, se poss bile, restituire al pubblico generico la capacita di cogliere il significato dell'impresa scientifica. Cid non significa che ogni studente di lettere debba seguire un corso annacquato di fisica 0 che un avvocato che si occupa di diritto societario debba essere al corrente della meccanica quantistica, Significa piuttosto che una comprensione dei metodi della scienza é una risorsa utile ai fini di una cittadinanza responsa~ bile. Quello che la scienza ci insegna di veramente significativo 2 la correlazione tra prove fattuali e teorie generali, qualcosa che trova ampia illustrazione nella vita di Einstein. Inoltre la capacita di apprezzare i successi della scienza una fonte di gioia per una societa sana. Ci aiuta a conservare un rapporto con quella fanciullesca disponibilita alla meraviglia di fronte a cose nor- ‘mali come le mele che cadono e gli ascensori, che @ una caratteristica di Einstein e di altri grandi fisici teorici.* ‘Questa é la ragione per cui pu valere la pena di studiare Einstein. La scienza é una nobile fonte di ispirazione, e il suo perseguimento ® una missione affascinante, come ci ricordano le saghe dei suoi roi. Nei suoi ultimi anni ad Einstein fu chiesto dal dipartimento dell'istruzione dello Stato di New York a che cosa, secondo lui, le scuole dovessero dare maggior rilievo. «Nell’insegnamento della storia» rispose «si dovrebbe discutere ampiamente di personalita che hanno apportato benefici all'umanita grazie alla loro indipendenza di carattere e di giudizio.»® Einstein senza dubbio rientra in questa categoria, In un‘epoca in cui, di fronte alla competizione globale, si tende ad attribuire grande importanza all'struzione scientifica e matematica, sidovrebbe prestare attenzione anche al’altra parte della risposta di Einstein. «Le osservazioni crtiche degli studenti andrebbero accolte in spirito di amicizia» diceva. «Si dovrebbe evitare che I'eccesso di impegni e nozioni soffochi ‘autonomia dello stucente.» La societa trarra un vantaggio competitivo non dal modo in cui le sue scuole insegnano la tavola pitagorica c la tavola periodica, ma dal modo in cui stimolano limmaginazione e la creativita. Inquesto sta, a mio parere, la chiave per comprendere sia la vivacit dingegno di Einstein sia le lezioni della sua vita. Da studente non Accavalo din raggiodi luce 13 ‘ebbe mai grandi risultati nello studio mnemonico. E in seguito il suo stuccesso come teorico non venne dalla forza bruta della sua capacita di elaborazione mentale ma dall'immaginazione e dalla creativita. Era in grado di formulare equazioni complesse, ma, cosa pitt importante, sapeva che la matematica @ il inguaggio di cut la natura si serve per descrivere le sue meraviglie. Cosi riusciva a formarsi un‘immagine mentale di come le equazioni si rflettono nella realta: di come, per esempio, le equazioni del campo elettromagnetico scoperte da James ‘Clerk Maxwell si manifesterebbero a un ragazzo che cavalcasse un raggio di luce. Come affermd una volta, «l'immaginazione é pitt importante della conoscenza».* Questo atteggiamento ne faceva inevitabilmente un nonconfor- mista. «Evviva la faccia tostal» scrisse con esultanza alla fidanzata, che poi sarebbe diventata sua moglie. «E il mio angelo custode {questo mondo.» Molti anni pit tardi, quando altri pensavano che Ja sua riluttanza ad accettare la meccanica quantistica dimostrasse che la sua perspicacia era venuta meno, si lament: «Per punirmi del mio disprezzo nei confronti dell’autorita, il fato fece di me stesso uun’autorita.” I suo stuccesso derivé dalla propensione a mettere in discussione Vopinione prevalente, a sfidare 'autorita, a meravigtiarsi di misteri che ad altri parevano banali. Cid lo condusse a una visione morale € politica basata sul rispetto delle menti libere, degli spirti liberi, degli individui liberi. Provava repulsione per la tirannia, e vedeva nella tolleranza non soltanto una virtt: gradevole ma una condi- jone necessaria per una societa creativa. «EE importante promuovere individualita» disse «perché soltanto l'individuo pud produrre le nuove idee.»* ‘Questo atteggiamento fece di Einstein un ribelle con una profonda riverenza per armonia della natura, un womo dotato della miscela di immaginazione e conoscenza atta a trasformare la nostra concezione dell'universo. Tali tratti sono altrettanto vitali per questo nuovo secolo di globalizzazione, in cui il nostro successo dipendera dalla nostra . Naturalmente, i fatto che gli fosse capitato di essere ebreo in Germania all’inizio del XX secolo fece di lui un intruso e un «errante» pit di quanto avrebbe voluto; ma anche questo divenne parte integrante della sua identita e del ruolo che avrebbe svolto nella storia mondiale. padre di Einstein, Hermann, era nato nel 1847 nel villaggio svevo di Buchau, la cui fiorente comunita ebraica stava giusto allora comin- ciandoa godere del diritto di esercitare qualunque professione. Her- ‘mann dimostrava «una spiccata inclinazione per la matematica»,$ e 16 Einstein la sua famiglia riusci a mandarlo al liceo a Stoccarda, 120 chilometi pitta nord. Ma non poterono permettersi di mandarlo all’universita, cche in ogni caso era per lo pitt preclusa agli ebrei, e cosi Hermann tomd a casa a Buchau per dedicarsi al commercio. Qualche anno pitt tardi, neli‘ambito della generale migrazione degli ebrei della Germania rurale verso i centri industrial, che ebbe uogo nell'ultima parte del XIX secolo, Hermann e i suoi genitori si spostarono di una cinquantina di chilometri nella pitt prospera citta i Ulma, che profeticamente aveva come proprio motto «lllmenses sunt mathemsaici» (gli abitanti di Ulma sono matematici)? La divenne socio dell'azienda di un cugino che trattava materassi i piume. Era «estremamente alla mano, mite e saggio» avrebbe raccontato suo figlio.* Con una cortesia che confinava con la remis- sivita, Hermann doveva dimostrarsi poco abile come uomo d’affarie irrimediabilmente privo di senso pratico nelle questioni finanziar. ‘Ma la sua mansuetudine lo rendeva perfettamente adatto al ruolo di sgioviale womo di famiglia ebuon marito di una donna volitiva. Al’et3 di ventinove anni sposd Pauline Koch, di undici anni pitt giovane. Ipadre di Pauline, Julius Koch, aveva fatto una considerevole for- tuna come commerciante di granaglie e fornitore della corte reale del Wiirttemberg, Pauline ne aveva ereditato il senso pratico, ma in lei il severo temperamento del padre era ravvivato da un’anguzia pungente venata di sarcasmo e da una risata che poteva essere contagiosa ma anche offensiva (tratt che avrebbe trasmesso al iglio). Secondo tutte le fonti, quello tra Hermann ¢ Pauline era un matrimonio felice, in cui la forte personalita di lei si combinava «in modo perfettamente armonico» con la passivita del marito? IL oro primo figlio nacque alle 11 e 30 antimeridiane di venerdi 14 marzo 1879, a Ulma, che era entrata di recente a far parte, con tutta la Svevia, del nuovo impero tedesco. Inizialmente Pauline ¢ Hermann avevano pensato di chiamare il figlio Abraham, come il rnonno paterno. Ma poi considerarono, come rifer\ in seguito Einstein, che il nome suonava «troppo ebreo».!° Cosi mantennero la A iniziale elo chiamarono Albert. Monaco Nel 1880, un anno esatto dopo la nascita di Albert, la ditta di mate- rassi falli, e Hermann si lascid convincere a trasferirsi a Monaco dal fratello Jakob, che vi aveva aperto un‘impresa di forniture di gas ed elettrcita, Jakob, il minore di cinque fratelli,a differenza di Hermann Infnzia 7 cera riuscito a compiere studi superiori ed era diventato ingegnere Nell'azienda, che cercava di aggiudicarsi contratti per la fornitura di generatori e di impianti di illuminazione elettrica ai municipi della ‘Germania meridionale, jakob si occupava dell'aspetto tecnico mentre Hermann contribuiva con un minimo di competenza commerciale «, cosa forse pit! importante, con finanziamenti provenienti dalla famiglia della mogtie."” Nel novembre 1881, Pauline e Hermann ebbero una second e ultima figlia, che fu chiamata Maria ma per tutta la vita usd il diminutive Maj. ‘Quando gli fu mostrata per la prima volta la nuova sorellina, Albert credltte che fosse una specie di bellissimo giocattolo con cui avrebbe potuto divertirsi, La sua reazione fu di guardarla ed esclamare: «Si, ma dove sono le ruote?».1" Pud non essere stata la pitt perspicace delle domande, ma comunque cimostra che nel terzo anno di vita le sue Aifficoltalinguistiche non gli impedivano di fare osservazioni memo- rabili, Nonostante qualche lite infantile, Maja sarebbe diventata la pit intima confidente, I'anima gemella, ci suo fratello Gli Einstein si stabilirono in una casa confortevole con grandi alberie un elegante giardino in un sobborgo di Monaco, dando inizio a quella che doveva essere, almeno per gran parte dell'infanzia di Albert, una rispettabile esistenza borghese. Monaco era stata abbellita architettonicamente dal re folle Ludwig I (1845-1886) e dotata di una profusione di chiese, gallerie darte e sale da concerto per creare un ambiente favorevole alle opere di Richard Wagner, che vi risiedeva. Nel 1882, poco dopo V’arrivo degli Einstein, la citta contava circa 300.000 abitanti, dei quali '85% erano cattolici e il 2% ebrei,e fu secle della prima esposizione tedesca di eletricita, in occasione della quale Villuminazione elettrica fu introdotta nelle strade della cit. Ui giardino sul retro della casa degli Binstein era spesso brulicante di cugini e di altri bambini, Ma Albert non si univa ai loro giochi turbolentie preferiva «dedicarsi ad attivita pit tranquille», Una isti- tutrice lo soprannomind «padre noia». In generale tendeva astarsene da solo, una tendenza che sostenne di prediligere per tutta la vita, sebbene il suo fosse un distacco di tipo particolare che si mescolava a tun gusto det cameratismo e del sodalizio intellettuale. «Sin da bam- bino fu incline a star separato dai ragazzi della sua eta per perdersi in fantasticherie in raccoglimenti meditativin a quanto dice Philipp Frank, uno scienziato che fu a Iungo suo collega."> ‘Amava dedicarsiai rompicapo, erigere complesse strutture con le sue costruzioni, giocare con una macchina a vapore che gli aveva dato suo io e fare castelli di carte. Secondo Maja, Einstein riusciva a costruime 18 Einstein di alti fino a quattordici piani. Anche a voler prendere con riserva i ricordi di una giovane sorella affascinata dalla figura de! fratello, proba- bilmente cera molto di vero nella sua affermazione che «perseveranza « tenacia erano gia palesemente parte del suo carattere>. Era anche incline, almeno nella prima infanzia, ad accessid‘ira. «In ‘quei momenti impallidiva, la punta del naso gli diventava bianca e perdeva il controllo di sé» racconta Maja. Una volta, a cinque anni, afferro una sedia e la scaglid contro un’isttutrice, che fuggl e non si fece pitt vedere. La testa di Maja divenne bersaglio di vari oggetti contundenti. «Ci vuole un cranio solido» celid lei pitt tardi «per fare la sorella di un intellettuale.» Se perseveranza e tenacia rimasero tra le caratteristiche di Einstein, Virascibilita alla fine fu superata."* Per usare il linguaggio degli psicologi, la capacita del giovane Einstein di sistematizzare (comprendere le leggi che governano un sistema) era molto maggiore della sua capacita di immedesimarsi (intuire cid che gli altri esseri umani sentono, e preoccuparsene), il che ha indotto alcuni a chiedersi se non si manifestassero in lui blandi sintomi di qualche turba evolutiva.'>E perd importante rilevare che, nonostante Vatlegiamento riservato ¢ a volte ribelle, era in grado di stringere amicizie e di avere rapport solidali sia con i colleghi che con l'umanita in generale. Le grand illuminazioni che hanno luogo nell'infanzia solitamente vengono cancellate dalla memoria, Ma nel caso di Einstein ci fu verso i quattro o cinque anni un’esperienza che doveva cambiargli la vita e rimanere per sempre impressa nella sua mente, oltre che nella storia della scienza, Un giorno era a letto malato, e suo padre gli portd una bussola. In seguito ricordo di essere stato talmente eccitato mentre ne esaminava le misteriose proprieta da essersi messo a tremare ea rabbrividire. I fatto che ’ago magnetico si comportasse come se avvertisse l'azione di qualche campo di forza nascosto, invece che secondo la pitt fami- liare modalita meccanica implicante I'urto o il contatto, produsse in Juiun senso ci meravigtia che gli sarebbe stato di stimolo per tutta la vita, «Ricordo ancora —o almeno mi sembra di ricordare— che questa esperienza mi fece un‘impressione duratura e profonda» scrisse in tuna delle numerose occasioni in cui racconté lepisodio. «Dietro alle cose doveva esserci un che di profondamente nascosto.»!® «una storia iconica,» ha osservato Dennis Overbye in Einstein innamorato «il ragazzo che coglie V'invisibile ordine dietro una realt& caotica.» Una storia che @ ripresa nel film Gento per amore (IQ), in cui Einstein, impersonato da Walter Matthau, porta la bussola appesa Infonzia 19 al collo, ¢ che ® al centro di un libro per ragazzi, Rescuing Alberts Compass (Satvare fa bussola di Albert, i Shulamith Oppenheim, il cui suocero la senti raccontare da Einstein nel 1911." Dopo essere stato ipnotizzato dalla sudditanza dell’ago della bus- sola a un campo invisibile, Einstein avrebbe maturato una devozione destinata a durare tutta la vita per le teorie di campo come modo di descrivere la natura, Le teorie di campo utilizzano grandezze mate- matiche, quali numeri o vettori o tensori, per descrivere il modo in cui le condizioni esistentiin ciascun punto dello spazio influenzano la ‘materia o un altro campo. Per esempio, in un campo gravitazionale 0 elettromagnetico ci sono forze che potrebbero agire su una particella in qualsiasi punto, ele equazioni di una teoria di campo descrivono il modo in cui queste variano quando ci si sposta allinterno della regione. Il primo capoverso della grande memoria di Einstein del 1905 sulla relativitaristretta comincia con una considerazione sugli effetti dei campi elettrici e magnetic a teoria della relativita generale sibasa ‘su equazioni che descrivono un campo gravitazionale; e nell'ultimo periodo della sua vita Einstein ancora scarabocchiava ostinatamente equazioni di campo nella speranza che potessero costituire la base di tuna teoria del tutto. Come ha rilevato lo storico della scienza Gerald Holton, Einstein considerava «il concetto classico di campo come il ‘massimo contributo allo spirito scientifico».!8 iu. o meno nello stesso periodo, sua madre, un’abile pianista, gli fece un altro dono che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Gli {ece prendere lezioni di violino. In un primo tempo Albert siirritava pet la disciplina meccanica imposta dall'insegnamento. Ma una volta conosciute le sonate di Mozart, la musica divenne per lui fonte di ‘magia e di commozione. «Credo che amore sia un maestro migliore del senso del dovere,» afferm® «almeno per me.» Ben presto fu in grado di suonare duetti di Mozart, con Y'accompa- sgnamento di sua madre al piano. «La musica di Mozart @ cosi pura ‘e meravigliosa che la vedo come un riflesso della bellezza recondlita dell’universo stesso» disse pit tardi a un amico. «Naturalmente,» aggiunse in un‘osservazione che rispecchiava Videa che aveva della matematica e della fisica oltre che di Mozart «come ogni grande beellezza, la sua musica era semplicita pura.» La musica non era un semplice diversivo. Al contrario, lo aiutava 4 pensare. «Ogni volta che sentiva di essere finito in un vicolo cieco odi essere di fronte a un passaggio difficile nel suo lavoro» ha detto suo figlio Hans Albert «cercava rifugio nella musica e vi trovava tuna soluzione a tutte le sue difficolta.» Il violino cosi si dimostrd 20 Einstein utile durante gli anni in cui visse da solo a Berlino, alle prese con la relativita generale. «Suonava spesso il violino in cucina a notte fonda, improvvisando melodie mentre rifletteva su complicati pro- blemi» ha raccontato un amico. «Poi all/improvviso, mentre stava suonando, annunciava eccitato: “Ci sono!”. Come per ispirazione, la soluzione del problema gli balenava in mente nel bel mezzo della amore per la musica, e specialmente per Mozart, forse era un riflesso del suo senso deli‘armonia dell’universo. Come osservd Alexander Moszkowski, che negli anni '20 scrisse una biografia di Einstein basata su conversazioni con il fisico, la musica, la natura e Dio si mescolavano in lui in un complesso di sentimenti in un’unita morale, la cui impronta non svani mai».22 Per tutta la vita Albert Einstein avrebbe mantenuto T‘intuito e il timore reverenziale di un fanciullo, Non perse mai il suo senso di ‘meraviglia di fronte alla magia di fenomeni naturali—campi magne- tici, gravita, inerzia, accelerazione, raggi luminosi ~ che gli adulti trovano cosi banali. Conservd la capacita di considerare nella propria mente due pensieri simultaneamente, di rimanere perplesso quando ssi confliggevano, e di meravigliarsi quando riusciva a percepire uun‘unita pit profonda. «Persone come tee me non invecchiano mair scrisse pit tardi a un amico. «Noi non smettiamo mai di essere come bambini curiosi davanti al grande mistero in cui siamo nati.» Scuola Da adulto Einstein raccontava una vecchia storiella su uno zi agnostico che era I'unico membro della famiglia a frequentare la sinagoga. Quando gli chiedevano perch¢ lo facesse, lo zio rispondeva: Ah be’, non sisa mai» genitori di Einstein, viceversa, erano «com- pletamente irreligiosiv e non sentivano alcuna necessita di mettersi al riparo dai rischi. Non si attenevano alle norme kosher sul cibo € non frequentavano la sinagoga, e suo padre parlava dei ritual ebraici come di «vecchie superstizionin.2 Di conseguenza, quando Albert compi sei anni e fu il momento di ‘mandarlo a scuola,i genitorinon si preoccuparono che non ve ne fosse una ebraica vicino a casa, Lo iscrissero alla grande scuoia cattolica del loro quartiere, la Petersschule. Unico ebreo tra isettanta studenti del suo anno, Einstein segui le normali lezioni di religione cattolicae fini per apprezzarle immensamente. Anzi, andava cosi bene nello studio del cattolicesimo da aiutare i suoi compagni di classe.*5 Infomia 2 Un giomo il suo maestro portd in classe un grossa chiodo. «I chiodi con cui Gesit fu inchiodato sulla croce erano come questo» disse. Einstein in seguito afferm® di non essersi sentito discriminato dagli insegnanti. «J maestri erano senza pregiudizi e non facevano di zioni sulla base delle confessioni»scrisse. I compagni di scuola, perd, erano un’altra cosa. «Tra i bambini della scuola elementare, Vantise- mitismo era assai diffuso» ricordava. | dileggi che subiva per strada andando a scuola e tornando a casa, basati su «caratteristiche razziali di cui i bambini erano stranamente consapevoli», contribuirono a rafforzare in lu la sensazione di essere tun estraneo, sensazione che Iavrebbe accompagnato per tutta la vita. «Le aggression fisiche e gli insulti sulla via del ritorno da scuola erano frequenti, ma nella maggior parte dei casi non troppo cattivi Cid nonostante, erano sufficienti a consotidare, anche in un fanciullo, una viva sensazione di essere un estraneo»?” Compiuti i nove anni, Einstein pass a una scuola media non lon- tana dal centro di Monaco, il Luitpold Gymnasium, che aveva fama diistituzione illuminata, dove, accanto al latino e al greco, trovavano ampio spazio la matematica ¢ le scienze. Inoltre la scuola metteva a disposizione un insegnante incaricato di dare un’istruzione religiosa a lui altri ragazzi ebrei, Nonostantelalaicita dei genitor, o forse proprio per questa ragione, Einstein d’improvviso conobbe una fase di appassionato fervore religioso per il giudaismo. «Tale era 'ardore det suoi sentimenti che osservava per proprio conto i rigidi precettireligiosi ebraici in ogni particolare» ha raccontato la sorella. Non mangiava maiale, seguiva enorme dietetiche kosher e obbediva alle regole sul sabato, tutte cose piuttosto difficii da fare visto che il resto della famiglia mostrava per simili ostentazioni una mancanza di interesse che rasentava il disprezzo. Compose perfino degli inni per la glorificazione di Dio, che cantava tra sé mentre tornava da scuola2* E molto diffusa la convinzione che ca studente Einstein sia stato rimandato in matematica: 'affermazione, spesso accompagnata dalle parole «come tutti sanno», compare in dozzine di libri e in migliaia di siti web che vorrebbero rassicurare gli studenti svogliati, E arrivata perfino nella famosa rubrica giornalistica di Robert Ripley «Believe Itor Not!» (Che ci crediate o no). Ahimé, Vinfanzia di Einstein non mancd certo di deliziosi episodi ironici, ma fra essi questo non c’é. Nel 1935 un rabbino di Princeton ¢gli mostrd un ritagtio della rubrica di Ripley con il titolo I! massimo rmatematico vivente fu rimancato in matematica. Einstein rise. «Non sono 22 Einstein ‘mai stato rimandato in matematica> rispose. «Prima dei quindici anni padroneggiavo il calcolo differenziale e integrale.» Ed era la verita.” In realta era stato un ottimo studente, almeno dal punto di vista intellettuale. Alla scuola elementare era fra i migliori della classe. , disse poi Einstein. I ventuno volumetti erano scritti da Aaron Bernstein, il quale sottolineava le interrelazioni tra biologia ¢ fisica e riferiva con dovizia di particolari gli esperimenti scientifici che venivano ceffettuati all‘epoca, specialmente in Germania. Nel paragrafo iniziale del primo volume Bernstein trattava la velo- cia della luce, un argomento che evidentemente lo affascinava. Infatt viritomava ripetutamente nei volumi successivi e nell ottavo Cerano bben undici saggi sul tema. A giudicare dagli esperimenti mentali di cui it tard nella formulazione della teoria della relativita, sembra che i libri di Bernstein abbiano avuto un’influenza rilevante. 2% Einstein Per esempio, Bernstein chiedeva al letore di immaginare di essere su un treno in corsa, Se un proiettile viene sparato dall‘esterno verso ‘un finestrino, sembrera che sia stato sparato in una direzione obli- qua, perché il treno si sara mosso tra I'istante in cui il proiettile & entrato da un finestrino e quello in cui ¢ uscito dalla parte opposta. Per un‘analoga ragione, a causa della velocita con cui la Terra si muove nello spazio, deve accadere lo stesso alla luce che attraversa un telescopio, Cid che appariva sorprendente, a detta di Bernstein, cera che gli esperimenti davano lo stesso risultato indipendentemente dalla velocita con cui si muoveva la sorgente della luce. In una frase che. per via del suo rapporto con le famose conclusioni tratte pitt tardi da Einstein, sembra aver fatto su di lui una notevole impressione, Bernstein affermava: «Poiché ogni tipo di luce risulta avere esatta- ‘mente la medesima velocita, la legge della velocita della luce pud ben essere definita la pitt generale di tutte le leggi di natura». In un altro volume Bernstein conduceva i suoi giovanilettori in un viaggio immaginario nello spazio. Il mezzo di trasporto era 'onda li un segnale elettrico. I suoi libri celebravano le gioiose meraviglie dell indagine scientifica e non mancavano di passi enfatici come il seguente, dedicato alla riuscita predizione della posizione del nuovo Pianeta Nettuno: «Sia lodata questa scienza! Siano lodati gli uomini che la fanno! E sia lodata la mente umana che vede pitt nitidamente del’occhio umano». Bernstein era ansioso, come sarebbe stato pitt tardi Einstein, di connettere tra loro tutte le forze di natura, Per esempio, dopo avere discusso come tutti i fenomeni elettromagnetici, quali la luce, potes- sero essere considerati onde, ipotizzava che lo stesso potesse valere per la gravita, Una profonda unita e semplicita, scriveva Bernstein, stava sotto tutti concetti chiamati in causa dalle nostre percezioni. La verita nella scienza consisteva nella scoperta di teorie che descrives- sero questa realta sottostante. In seguito Einstein avrebbe rievocato tale rivelazione, e Vatteggiamento realista che essa aveva instillato in lui da ragazzo: «Fuori c’era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che ci sta di fronte come tun grande, eterno enigma». Anni dopo, quando si rividero a New York durante la prima visita di Einstein negli Stati Uniti, Talmud gli chiese che cosa pensasse, retrospettivamente, dell’opera di Bernstein. «Un ottimo libro» rispose. «Ha esercitato una grande influenza su tutta la mia formazione.»% Talmud aiuto Binstein anche a continuare nell’esplorazione delle Infonzia 25 meraviglie della matematica dandogli un manuale di geometria due anni prima di quando era previsto lo studio di tale disciplina a scuola. Pid tardi Einstein lo avrebbe definito il «sacro libretto di geometria» e ne avrebbe parlato con profondo rispetto: «C’erano delle asserzioni, ad esempio quella che le tre altezze di un trian- golo si intersecano in un sol punto, che ~ pur non essendo affatto evidenti ~ potevano tuttavia essere dimostrate con tanta certezza da climinare qualsiasi dubbio. Questa lucidita e certezza mi fecero un‘indescrivibile impressione>. Anni dopo, in una conferenza tenuta a Oxford, Einstein osservo: «Chi nella sua prima giovinezza non ha provato un senso dentusiasmo davanti a quest’opera non @ nato per essere uno scienziato». Quando Talmud arrivava ogni giovedi, Einstein era felice di mostrargli i problemi che aveva risolto in quella settimana. All'ini- zio Talmud era in grado di aiutarlo, ma presto fu superato dall’al- lievo. «dn capo a poco tempo, qualche mese, aveva letto tutto il ibro» raccontd Talmud. «Dopo di che si dedic® a matematica di livello superiore ... Ben presto il suo genio matematico volo cosi in alto che non potei pit seguirlo.»s Cosi lo studente di medicina, messo in difficolta, decise di intro- durre Einstein alla filosofia. «Gli raccomandai la lettura di Kant» scrisse. «A quell’epoca era ancora un bambino, aveva solo tredici anni, eppure sembrava che le opere di Kant, incomprensibili per i comuni mortal fossero chiare per lui» Kant divenne, per qualche tempol filosofo preferito di Einstein, e la sua Critica dellaragion pura fini per condurlo ad approfondire anche David Hume, Ernst Mach e la questione di cid che & possibile conoscere della real Intomo ai dodici anni il contatto con la scienza produsse in Einstein ‘una reazione repentina contro la religione, proprio mentre avrebbe dovuto prepararsi per il bar-mizva, Bernstein, nei suoi libri di divul- ¢gazione scientifica, aveva riconciliato la scienza con la propensione religiosa. Per dirla con le sue parole, «la propensione religiosa consiste nellindistinta consapevolezza radicata negli esseri umani che tutta la natura, compresi gli esseri umani, non @ in alcun modo un gioco casuale, ma @ unopera soggetta a leggi, e che c’ una causa fonda- mentale di tutta lesistenza In seguito Einstein si sarebbe avvicinato a questo punto di vista Ma a quell’epoca il suo rifiuto della fede era radicale. «Attraverso Ja lettura di libri di scienza popolare mi ero convinto ben presto che motte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero 26 Einstein pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i gio- vani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un/impressione sconvolgente.»** Cosi Einstein si tenne alla larga dalle cerimonie religiose peril esto della vita, «Nacque cosi [in lui] una vera avversione per le pratiche ortodosse della religione ebraica, come di qualsiasi altra religione tradizionale,e una vera insofferenza ad assistere a qualsiasi servizio religioso, che egli non ha pitt perdiuto» osservé pit tardi amico Phi lipp Frank. Ma della fase religiosa della sua infanzia conservd una profonda riverenza per larmonia ela bellezza di quella che chiamawa la mente di Dio, quale si esprimeva nella creazione dell’universo nelle sue leggi.? La ribellione di Einstein contro il dogma religioso ebbe un effetto profondo sul suo atteggiamento nei confronti del giudizio prevalente. Giiinculed una reazione allergica contro tutte le forme di dogma e di autorita, reazione che doveva influenzare sia le sue idee politiche sia la sua ativitascientifica. «Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorita... e questo atteggiamento non mi ha mai pitt abbanconato» afferm® pitt tardi, In effetti, sarebbe stato {questo sentirsi a proprio agio nel ruolo di nonconformista a definire sia la sua scienza che il suo pensiero sociale per il resto della sua vita In seguito, una volta riconosciuto come un genio, sarebbe riuscito ad attenuare questo spirito di contraddizione con un garbo che in ‘generale risultava accattivante. Ma le cose non andavano cost bene ‘quando era soltanto un allievo impertinente nel ginnasio di Monaco. «ra molto a disagio a scuola» secondo sua sorella, Trovava ripu- _gnante il metodo di insegnamento, caratterizzato da continui esercizi dimemoria e intolleranza per le domande. «La connotazione militare della scuola, con la sistematica educazione al culto dell‘autorita che si riteneva dovesse abituare gli allievi alla disciplina militare gia in giovane eta, era particolarmente sgradevole.»*? ‘Anche a Monaco, dove pure lo spirito bavarese generava uno stile di vita meno irreggimentato, la glorificazione prussiana della dimensione militare aveva preso piede, ea molti bambini piaceva giocare ai soldati. Quando le truppe sfilavano, accompagnate da pifferi e tamburi, i ragazzi si riversavano nelle strade per unirsi alla parata marciando al passo. Ma non Einstein. Guardando un simile spettacolo, una volta si mise a piangere. «Quando sard grande, non voglio essere come uno di questi poveretti» disse ai genitori. Come spieg6 pid tardi, «che un uomo trovi piacere nel marciare per quattro al suono di una banda & quanto basta per Ifensia ‘meritargli il mio disprezzo. Costui solo per errore ha ricevuto un cervello».## La ripulsa che provava per ogni tipo di irreggimentazione rese i suoi studi al ginnasio di Monaco sempre pitt sgradevoli e contflit- tuali. apprendimento meccanico che vi si praticava, secondo le rimostranze di Einstein, «gli sembrava piutlosto consono ai metodi dellesercito prussiano, dove una disciplina meccanica era ottenuta ‘mediante I'esecuzione ripetuta di ordini senza senso». In anni suc- cessivi, avrebbe paragonato i suoi insegnanti a membri dellesercito. «I maestri della scuola elementare mi sembravano sergenti,» disse «i professori del ginnasio mi sembravano tenenti.» Una volta domand® a Charles Percy Snow, lo scrittore e scienziato britannico, se conoscesse la parola tedesca Zang. Snow rispose di si: significava coazione, costrizione, obbligo, coercizione. Perché? Nella scuola di Monaco, rispose Einstein, aveva fatto il suo primo sciopero contro lo Zwang, e quel gesto aveva contribuito a definirlo peril resto della vita:s Autonomia di giudizio e resistenza all'opinione prevalente diven- nero un tratto distintivo della sua esistenza. Come dichiard nel 1901 in una lettera a Jost Winteler, un amico che era quasi un secondo padre, «la cieca obbedienza all‘autorita& il peggior nemico della verita».*© Durante tutti sei decenni della sua carriera scientifica, sia quando eraalla testa della rivoluzione quantistica, sia quando pitt tardi vi si opponeva, questo aiteggiamento contribui a dare forma all'opera di Einstein. «ll suo sospetto verso Vautorita che, dopo la fanciullezza, non lo avrebbe mai abbandonato del tutto, doveva rivelarsi di impor- tanza decisiva» scrisse Banesh Hoffmann, che fu un suo collaboratore negli anni della maturita, «Infatti senza di esso Einstein non sarebbe riuscito a pervenire alla formidabile indipencenza intellettuale che gli diede il coraggio di sfidare radicate convinzioni scientifiche e, di conseguenza, di rivoluzionare la fisica.»*” ‘Questa noncuranza nei confront dell’autorita non gli procur® certo la simpatia dei «tenenti» tedeschi che insegnavano nella sua scuola. Cosi uno dei professori dichiard che la sua insolenza lo rendeva poco gradito in classe. Quando Kinstein rispose che non aveva fatto rnulla di male, il professore ribatté: «Si, 2 vero. Ma te ne stai seduto fi, nell’ultimo banco, e sorrdi, e cio offende il senso di rispetto che un insegnante esige dalla classe.» Tl disagio di Kinstein degenerd in depressione, forse al limite di tun esaurimento nervoso, allorché Vimpresa di suo padre subi un improvviso rovescio. Il tracollo fu repentino, Per gran parte della 28 Einstein carriera scolastica di Albert, la compagnia dei fratelli Einstein era andata a gonfie vele. Nel 1885 aveva duecento dipendenti e aveva fornito le prime luci elettriche per l'Oktoberfest di Monaco. Negi anni successivi aveva vinto 'appalto per leletirificazione del quar- tiere di Schwabing, un sobborgo di Monaco con diecimila abitanti, e aveva garantito la fornitura mediante motori a scoppio che face- vano gitare dinamo gemelle progettate dagli Finstein. Jakob aveva ottenuto sei brevetti per miglioramenti apportati alle lampade ad arco, agli interrattori automatici e ai contatori eletirici. L'azienda cera pronta a competere con la Siemens e con altre compagnie elet- triche che si stavano sviluppando in quel periodo. Per raccogliete capitali i due fratelli ipotecarono le loro case, presero a prestito oltre 60.000 marchi al tasso di interesse del 10%, e si indebitarono pesantemente* Ma nel 1894, quando Einstein aveva quindici anni, la compagnia falli avendo perso le gare d appalto per Iilluminazione del centro di Monaco e di altre zone. I genitorie la sorella di Albert, insieme allo zio Jakob, si trasferirono in Italia ~ prima a Milano e poi a Pavia — dove i soci italiani della compagnia pensavano vi fosse una situazione pit promettente per una piccola azienda. La loro elegante abitazione fu abbattuta da una societa immobiliare per costruire un grande condo- minio. Einstein fu lasciato a Monaco, in casa di un lontano parente, per portare a termine il triennio conclusivo degli studi. Non ben chiaro se Einstein, in quel triste autunno del 1994, venisse vveramente costretto a lasciare il Luitpold Gymnasium o soltanto com tesemente incoraggiato ad andarsene. Anni dopo raccontd che Tinse- sgnante che aveva detto da tua presenza qui minail rispetto della classe per me» aveva continuatv «esprimendo il desiderio che io lasciassi la scuola». Un libro scritto in tempi non sospetti da un familiare affer- mava che era stata una sua decisione, «Albert maturd gradualmente la decisione di non rimanere a Monaco ed escogitd un piano piano consisteva nel procurarsi una lettera del medico di famiglia, il fratello maggiore di Max Talmud, il quale certiticava che il ragazzo soffriva di esaurimento nervoso, Einstein se ne servi per giustificare Yallontanamento dalla scuola in occasione delle vacanze natalizie de! 1894 ¢ il mancato ritorno. Prese un treno che lo port oltre le Alpi in Italia e informd gli «allarmati» genitori che non sarebie mai pil tomato in Germania. Promise che invece avrebbe studiato per suo conto e cercato di ottenere I'ammissione a una facolta tecnica di Zurigo lautunno seguente. era forse un altro fattore che pesava nella sua decisione di lasciare Infonzia 29 Ja Germania, Se fosse rimasto fino al compimento del diciassettesimo anno, di li a poco pitt di dodici mesi, sarebbe poi stato costretto a prestare servizio militare, una prospettiva che, a detta di sua sorella, sconsiderava con terrore». Cosi, oltre ad annunciare che non sarebbe tomato a Monaco, presto avrebbe chiesto a suo padre di aiutarlo a rinunciare alla cittadinanza tedesca. Aarau Einstein trascorse la primavera e estate del 1895 con i genitori nel loro appartamento di Pavia, collaborando alla gestione dell’ azienda di famiglia. Nel frattempo riusei ad acquistare una discreta confidenza con il funzionamento dei magnetie delle bobine e con la generazione dell'elettricita. Le sue capacita colpirono molto la famiglia. In un‘oc- casione lo zio Jakob era in difficolta con alcuni calcoli relativi a una nuova machina, ecosi Einstein si mise a lavoro sul problema. «Dopo che il mio assistente tecnico io ci eravamo spremute le meningi per zgiori, quel pivellino ha risolto la questione in non pitt di un quarto d’ora» riferi Jakob a un amico, «Sentirai ancora parlare di lui» Con il suo amore per la solitudine sublime delle montagne, Einstein ‘pass giomi a vagabondare sulle Alpie sugli Appennini, compiendo anche un’escursione da Pavia a Genova per far visita al fratello di sua madre, Julius Koch. Dovunque si recasse nell Italia settentrionale era incantato dalla cordialita non tedesca e dalla «delicatezza» delle persone. La loro «naturalezzam contrastava con sla poverta spirituale € Vobbedienza meccanica degli automi» tedeschi, stando ai ricordi della sorella Einstein aveva promesso alla famiglia di studiare per suo conto per entrare al Politecnico di Zurigo.**Cosi acquisti tutte tre i volumi dell'impegnativo testo di fisica di Jules Violle, e ne riempi i margini annotandovi le sue idee. Le sue abitudini di lavoro, seconcio la sorella, davano prova della sua capacita di concentrarsi, «Anche in una com- pagnia folta e decisamente rumorosa, era capace di isolarsi sul divano, prendere carta e penna, mettere il calamaio in precario equilibrio sul bracciolo, e immergersi cosi totalmente in un problema da essere pitt stimolato che disturbato dalle voci della conversazione.»® Quel'estate, al’eta di sedici anni, scrisse il primo saggio di fisica teorica, che intitold «Indagine sullo stato dell’etere in un campo magne- tico». /argomento era importante, dal momento che il concetto di etere avrebbe svolto un ruolo cruciale nella carriera di Einstein. All'epoca sii scienziati concepivano la luce come un’onda ordinaria, e quind 30 Einstein assumevano che universo contenesse una sostanza onnipresente ma invisibile in cui si produceva lincrespatura che consentiva la propagazione delle onde, proprio come I'acquia il mezzo che oscilla sue gitt dando luogo alla propagazione delle onde nell'oceano. Que- sta sostanza era chiamata etere, e Einstein (almeno per il momento) condivideva I'ipotesi. Come scrisse nel saggio, «una correnteelettrica mette Vetere circostante in una sorta di moto transitoriow Nel manoscritto di quattordici capoversi si coglievano echi del testo di Violle oltre che di alcune notizie apparse su riviste di divul- gazione scientifica e relative a recent scoperte di Heinrich Hertz sulle onde elettromagnetiche. Einstein proponeva alcuni esperimenti che avrebbero potuto spiegare «il campo magnetico che si forma intorno una corrente elettrica», Cid sarebbe stato di grande interesse, affer- mava, «perché lesplorazione cello stato elastico dell’etere in questo «aso permetterebbe di dare uno sguardo alla natura enigmatica della corrente elettrica», Iliceale mancato ammetteva apertamente che i suoi erano semplici suggerimenti che non sapeva dove potessero condurre. «Poiché non disponevo affatto di materiali che mi consentissero di approfon- lire l'argomento al di la della mera riflessione personale, chiedo di rnon interpretare questa circostanza come un segno di superficialita» Spedi il saggio allo zio Caesar Koch, un mercante che viveva in Bel- goed era uno dei suoi parenti preferti, oltre ad assumere occasional- ‘mente il ruolo di mecenate. «E piuttosto semplice e imperfetto, come * Era una scuola perfetta per Einstein. L/insegnamento era basato sulla filosofia di un riformatore svizzero deli'istruzione dell inizio del XIX secolo, Johann Heinrich Pestalo7zi, il quale credeva che gli studlenti andassero incoraggiati a formarsi immagini mentali, Pensava anche che fosse importante coltivare la «dignita interiore» e la per- sonalita di ciascun bambino, Agli studenti doveva essere consentito, secondo Pestalozzi, di raggiungere le loro conclusioni seguendo un ppercorso che iniziava con attente osservazioni e poi proseguiva con le intuizioni, il pensiero concettuale e le immagini visive.” In quel ‘modo era possibile imparare ~ e comprendere veramente ~ anche le leggi della matematica e della fisica. Liesercizio meccanico, la memo- rizzazione e le nozioni ingurgitate a forza erano da evitare. ‘Ad Einstein piacque Aarau. «Gli allievi erano seguiti individual- mente» ha raccontato sua sorella. «Si dava pidimportanza al pensievo indipendente che al nozionismo,e i giovani vedevano nell insegnante non un simboto dell’autorita, ma un uomo di personalita definita che stava accanto agli student» Questa esperienza era Vopposto dei metodi educativi tedeschi che Einstein aveva odiato. «A confronto con i sei anni di scuola in un autoritario ginnasio tedlesco» disse pitt tard Einstein «mi fece comprendere con chiarezza quanto sia superiore tun metodo educativo basato sulla liberta d’azione ela responsabilita personale rispetto a uno che poggi sull’autorita esteriore.» mne visiva dei concetti, posta in primo piano da Pestalozzi ii Aarau, sarebbe diventata un aspetto significativo del genio di Einstein. «L'intuizione visiva @ il mezzo essenziale © unico vero per insegnare a giudicare le cose correttamente> scriveva Pestalozzie «l‘apprendimento dei numeri e della lingua deve essere sen7’altro subordinato a essa. Non c’@ da sorprendersi che in questa scuola Kinstein abbia conce- pito per la prima volta I'esperimento mentale basato sulla visualizza- Zione che avrebbe contribuito a fare di lui il massimo genio scientitico della sua epoca: il tentativo di immaginare che effetto avrebbe fatto :muoversia cavallo di un raggio di luce. «Ad Aarau compit miei primi e piuttosto infantili esperimenti mentali che avevano un rapporto diretto con la teoria ristretta» disse in seguito a un amico. «Se una persona potesse inseguire un’onda luminosa con la medesima velo- Gita della luce, si avrebbe una configurazione del'onda che potrebbe Einstein essere completamente indipendente dal tempo. Naturalmente una cosa del genere @ impossibile.» Questo tipo di esperimenti mentali basati sulla visualizzazione—o Gedonkenexperiment~divenne un tratto caratteristico della carriera di Einstein, Nel corso degli anni avrebbe immaginato cose svariate come colpi di fulmine ¢ tren in corsa, ascensori che accelerano e imbianchini che cadono, coleotteri bidimensionali ciechi che avanzano su rami curvi, € ancora una varieta di congegni destinati a individuare con precisione, almeno in teoria, la posizione e la velocita di elettroni in rapido movimento, ‘Ad Aarau Einstein era a pensione presso i Winteler, una famiglia rmeravigliosa i cui membri avrebbero a lungo fatto parte della sua vita, C’erano Jost Winteler, che insegnava storia e greco nella locale scuola; sua moglie Pauline, che ben presto Einstein comincid a chia- mare «Mamerl», mammina; i loro sete figli. Di questi, Marie sarebbe dliventata la prima ragazza di Einstein, Un’altra figlia, Anna, avrebbe sposato il miglior amico di Finstein, Michele Besso. E Paul avrebbe sposato la diletta sorella di Einstein, Maja. «Papa» Jost Winteler era un uomo di idee progressiste che condi deva Vallergia di Einstein al militarismo tedesco e al nazionalismo in generale. La sua rigorosa integritae il suo idealismo politico contr bbuirono a dare forma alla filosofia sociale di Finstein, che, come il suo _mentore, sarebbe diventato un sostenitore del federalismo mondiale, dell‘internazionalismo, del pacifismo e del socialismo democratico, con una profonda devozione per la liberta individuale ela libert® di espressione. "Cosa pi important, nel caldo abbraclo della famiglia Winter, Einstein divenne pit sicuro e socievole. Sebbene ancora si conside- rasse un solitario, i Winteler lo aiutarono a maturare dal punto di vista emotivo e ad aprirsi alla confidenza. «Aveva un grande senso dell'umorismo ea volte rideva di cuore» ha raccontato Anna. La sera talvolta stucliava, «ma pit spesso rimaneva seduto con la famiglia ntorno alla tavola.»#! Einstein era diventato un ragazzo molto attraente, dotato, secondo una donna che lo conobbe, di «un‘avvenenza maschile del tipo che faceva furore verso la fine del secolo scorso». Aveva capelli scuri ondulati, occhi espressivi fronte alta e contegno disinvolto. «La parte inferiore del suo viso avrebbe potuto essere quella di un edonista cui znon mancassero le ragioni per amare la vita.» Un compagno di scuola, Hans Byland, in seguito diede una sor- prenciente descrizione dello «svevo sfrontato» che tanto 'aveva colpito. Inforzia 38 Sicuro di sé, con il suo cappello di feltro grigio buttato indietro sui folti capelli neri, camminava con passo energico su e giit al ritmo rapido, ppotrei dire flle, di uno spiito inquieto che porta in sé un mondo intero Nulla sfuggiva allo sguardo acuto dei grandi e vivaci occhi castani CChiunque glisi avvicinasse rimaneva affascinato dalla sua personalita superiore. Una smorfia ironica della sua bocca carnosa con il labbro inferiore spongente dissuadeva i filistei dal fratemnizzare con lui» Soprattutto, aggiungeva Byland, il giovane Einstein era di un‘argu- tinente, talvolta intimidatoria. «Il suo atteggiamento verso lo spirito del mondo era quello del filosofo irridente, ¢il suo brillante sarcasmo sferzava senza piet ogni vanita e ogni posa.»® Einstein siinnamord di Marie Winteler alla fine del 1895, pochi mesi dopo essere andato ad abitare presso la sua famiglia, Marie aveva appena terminato un corse di tirocinioall'insegnamento e viveva acasa nelfattesa di cominciare a lavorare in un paese vicino. Stava per com- piere diciotto anni, mentre luine aveva solo sedi. Liillio commosse entrambe le famiglie. Albert e Marie mandarono gli auguri per anno nuovo alla madre di lui, che rispose con calore: «La sua letterina, cara ;orina Marie, mi ha fatto immensamente piacere». aprile seguente, tornato a casa a Pavia per le vacanze primaverili, Einstein scrisse a Marie la sua prima lettera d'amore di cui abbiamo notizia: Amore mio! tante tante grazie, amore, per la tua deliziosa letterina, che mi ha fatto immensamente Felice. Era cosi bello poterstringere al cuore quel pezzo di carta che i tuoi occhiett tanto cari hanno gulardato amorevol- mente e st cui le tue delicate manine sono incantevolmente scivolate avanti eindietro, Adesso capisco, angioletto mio, che cosa significhino nostalgia e desiderio struggente di chi non c’e. Ma amore da molta felicita.. molta piu delia sofferenza che da il deseo. ‘Anche mia madre si affezionata ate, pur non conoscendoti; le ho solo fatto leggere due delle tue incantevoli letterine. E lei mi prende sempre in giro perché non sono pit attratto dalle ragazze che sipensava 'mi piacessero tanto in passato, Tu signifchi per Ia mia anima pitt di ‘quanto prima significasse il mondo intero. Qui sua madre aggiunse un poscritto: «Senza aver letto questa lettera, le mando i miei pitt cordiali saluti.** Sebbene gli piacesse la scuola di Aarau, Einstein si riveld uno studente discontinuo. II giudizio di ammissione rilevava che aveva bisogno di lavoro di recupero in chimica e aveva «grandi lacune» nella conoscenza del francese. A meta dell'anno scolastico, doveva 34 Einstein ancora «continuare con le lezioni private di francese e chimican, «la riserva relativa al francese rimanefva] in vigore». Suo padre la prese con ottimismo quando Jost Winteler gli invid la pagella di meta anno. «Non tutti i giudizi sono allaltezza dei miei desideri e delle mie aspettative,» scrisse «ma con Albert mi sono abituato a trovare voti mediocri insieme a voti ottimi, e percid non ne sono del tutto scoraggiato.»'S a passione per la musica non ea venta men, Nella sa classe erano nove violinist, il loro insegnante osservava che mostravano qua e Ia una certa rigidita nella tecnica dell'archetto». Ma Einstein eracitato come eccezione lodevole: «Uno studente, di nome Einstein, @ stato addirittura brillante eseguendo con profonda sensibilita un adagio di una sonata di Beethoven». In occasione di un concerto nella chiesa locale Einstein fu scelto per suonare come primo violino un pezz0 di Bach. La sua «incantevole intonazione il suo ritmo incom- parabile» impressionarono il secondo violinista, che gli chiese: «Ma conti le battute?». Einstein rispose: «Ciclo no, ce 'ho nel sangue>. l-compagno di scuola Byland rammentava di aver udito Einstein eseguire una sonata di Mozart con tale passione ~ «Che fuoco c’era nella sua esecuzione!» ~ che sembrava di sentire il compositore per la prima volta, Ascoltandolo, Byland si era reso conto che Vapparenza spiritosa e sarcastica di Einstein era un guscio che racchiudeva nell'in- timo un animo pit sensible. «Era una di quelle personalita divise che sanno come proteggere, per mezzo di un’esteriorita spinosa, il regno delicato della loro intensa vita emotiva»* Lawersione per le scuole autoritarie e per l'atmosfera militarista della Germania indusse Einstein a desiderare di rinunciare alla cit- tadinanza tedesca. Trovd sostegno in Jost Winteler, che disprezzava tutte le forme di nazionalismo e instlld in lui idea che ci si dovesse considerare cittadini del mondo. Cosi Einstein chiese a suo padre di aiutarload abbandonare la cittadinanza tedesca. La domanda fu accolta nel gennaio 1896, e per il momento Einstein si ritrovo apolide.” Al contempo perse qualsiasi attribuzione religiosa. Nell'istanza di rinuncia alla cittadinanza tedesca, suo padre aveva scritto, pre- sumibilmente su richiesta di Albert, «confessione religiosa: nessuna». Fra una dichiarazione che Albert avrebbe ripetuto anche qualche anno dopo, al momento della domanda di cittadinanza a Zurigo,¢ in varie ‘occasioni nei due decenni suceessivi. La rottura con il periodo di ardente adesione al giudaismo della sua fanciullezza, unita al senso di estraneita che provava per gli ebrei di Monaco, lo avevano allontanato dalle sue radici, «La religione dei Infancia padri, come la conobbi a Monaco durante la mia istruzione religiosa ein sinagoga, invece di attrarmi mi respinse» spiegd pitt tardi a uno storico ebreo. «Gli ambient ebraici borghesi con cui entrai in contatto negli anni giovanili, con la loro ricchezza ela mancanza di senso della comunita, rion mi offrivano nulla che sembrasse di valore.» In seguito, a cominciare dagli anni '20, quando dovette con- frontarsi con virulente manifestazioni di antisemitismo, Einstein avrebbe iniziato a ristabilire rapporti con la sua identita ebraica. «Non @ nulla in me che possa essere descritto come una “fede ebraica”,» affermé «tuttavia sono felice di essere un membro del popolo ebraico.» Pits tardi avrebbe espresso la medesima idea in it coloriti. «E ben noto ... che una lumaca puo disfarsi del suo guscio senza con cid cessare di essere una lumaca, Liebreo che abbandona la sua fede» disse una volta «... si trova in una posizione simile. Resta un ebreo.» ripudio del giudaismo nel 18% andrebbe quindi visto non come tuna netta rottura ma come parte di un‘evoluzione durata tutta la vita dei suoi sentimenti nei confronti della sua identita culturale. «A 4quell’epoca non avrei neppure compreso che cosa potesse voler dire abbandonareil giudaismo» scrisse a un amico anno prima di morire. «Ma ero pienamente consapevole della mia origine ebraica, sebbene rnon mi rendessi pienamente conto del significato dell'appartenenza al popolo ebraico se non molto pit tard.» Einstein concluse il suo anno alla scuola di Aarau in un modo che sarebbe sembrato straordinario per chiunque non fosse uno dei grandi geni della storia, ottenendo la seconda miglior votazione della stia Classe. (Purtroppo il nome del ragazzo che super Einstein @ ignoto alla storia.) Su una scala da 1 a 6, 6 essendo il punteggio massimo, ottenne 5.0 6 in tutte le discipline scientifiche e matematiche oltre che in storia e italiano. II voto peggiore fu un 3, in francese. Poté quindi sostenere una serie di esami, scritti e orali, che gli avrebbero permesso, se li avesse superati, di entrare al Politecnico di Zurigo. Nell’esame di tedesco tratteggio un profilo piuttosto superfi- ciale di un dramma di Goethe e ottenne un 5. In matematica commis tunerrore di distrazione, chiamando «immaginario» un numero, men- tre voleva dire «irrazionale», ma ottenne ugualmenteil voto massimo. Allesame di fisica arrivd tardi e se ne ando presto, completando la prova per cui erano previste due ore in un‘ora e quindici minuti; e ottenne il voto massimo. Nel complesso termind con un punteggio i 55, il migliore tra i nove studenti che sostennero gli esami, unica materia in cui non ando bene fu il francese, Ma il suo 36 Einstein componimento in tre capoversi rappresenta, per noi oggi, la parte pitt interessante di tutti i suoi esami, [’argomento era «Mes projets d’avenir», i miei progetti per il futuro. Sebbene il francese non fosse proprio ineccepibile, le riflessioni personali erano queste: ‘Se avessi la fortuna di superare gli esami, andrei al Politecnico di Zatigo astudiare, per quattro anni, matematica e fisia. Pensoa me come ‘aun futuro insegnante di queste branche della scienza, preferibilmente nei loro aspeti teori Quanto alle ragioni che mi hanno indirizzato verso tale progetto, _mettere al primo posto una certaattitudine al pensieroastratto.e mat matico .. E stata una scelta dettata anche dai miei desideri. I che & naturale: si preterisce sempre lare cose per le quali i hanno le capacita Nella professione scientifica vi & poi una certa indipendenza che mi aittira non poco.7! Nellestate del 1896 V'azienda elettrica dei fratelli Einstein falli di nuovo, questa volta perché non erano riusciti a ottenere i permessi necessari per costruire un impianto idroelettrico a Pavia, La societ& fu sciolta in modo amichevole, e Jakob trovd impiego come ingegnere in.una grande ditta. Ma Hermann, ilcui ottimismo e il cui amor pro- prio tendevano a sopraffare qualsiasi prudenza, insistette per aprire un‘altra azienda per la produzione di dinamo, questa volta a Milano. Albert era talmente scettico sulle possibilita di suo padre che and® dai parenti e suggeri loro di non finanziarlo, ma non fu ascoltato. Hermann sperava che il figlio un giorno si sarebbe unito a lui nell'azienda, ma Albert era ben poco attratto dallingegneria. «ln rigine era previsto che diventassi un ingegnere,» scrisse pitt tardi a ‘unamico «mail pensiero di dover spendere la mia energia creativa su ‘cose che rendono ancor pit raffinata la vita pratica di ogni giorno, con a deprimente prospettiva di una rendita da capitale come obiettivo, mi era insopportabile. Pensare peril piacere di pensare, come per la musical»? E con queste idee se ne and al Politecnico di Zurigo. M1 IL POLITECNICO DI ZURIGO 1896-1900 Lo studente sfrontato U Politecnico di Zurigo, con 841 studenti, era un’istituzione che pre- arava principalmente insegnanti e tecnici quando il diciassettenne ‘Albert Einstein siiscrisse nell ottobre 1896, Era meno prestigioso della vvicina Universita di Zurigo e delle Universita di Ginevra e Basilea, che potevano tutte conferire dottorati (uno status che il Politecnico, ufficialmente denominato Eidgendssische Polytechnische Schule, avrebbe conseguito nel 1911, allorché divenne VEidgendssische Tech- rische Hochschule, 0 ETH). Nondimeno, il Politecnico aveva una solida reputazione nel campo dell'ingegneria e della scienza. Il capo del dipartimento di fisica, Heinrich Weber, si era di recente procurato un nuovo e grande edificio, finanziato dal magnate dell'elettrotecnica (e concorrente dei fratelli Einstein) Werner yon Siemens. Vi erano ospitati laboratori d/avanguardia famosi per le loro misurazioni di Prfinstein era una delle undici matricole seit al corso che for- mava «insegnanti specializzati in matematicae fisica». Viveva in una camera dalfitto per studenti grazie a un assegno mensile di cento franchi svizzeri messo a disposizione dai parenti Koch. Ognii mese ne risparmiava venti per mettere insieme il danaro occorrente per le pratiche di naturalizzazione come cittadino svizzero.\ Negli anni successivi al 1890 la fisica teorica cominciava ad af- fermarsi come disciplina accademica autonoma, e in tutta Europa pproliferavano le cattedre nel settore. I pionieri della nuova disciplina ~ come Max Planck a Berlino, Hendrik Lorentz in Olanda e Ludwig Boltzmann a Vienna - combinavano la fisica con la matematica per suggerire percorsi dove gli sperimentali dovevano ancora inoltratsi. Percid la matematica era considerata una parte rilevante del piano di studi obbligatori di Einstein al Politecnico. 38 Einstein Einstein, pero, aveva un’intuizione pitt lucida per la fisica che per la matematica, enon si rendeva ancora conto di quanto intimamente le due discipline sarebbero state connesse nell elaborazione di nuove teorie. Nei quattro anni trascorsi al Politecnico ottenne votazioni comprese tra 5 e 6 (su una scala da 1 a 6) in tutti i corsi di fisica teorica, ma ottenne soltanto dei 4 nella maggior parte dei corsi di matematica, specialmente in quelli di geometria, «Da studente non capivo molto bene» ammise poi «che la possibilita di conoscere pitt profondamente i principi fondamentali della fisica @legata ai metodi matematici pitt complicati»? Tale consapevolezza si affaccid un decennio pid tardi, quando fu alle prese con la geometria della sua teoria della gravitazione e si trovd costretto a ricorrere allaiuto dil un professore di matematica che in passato lo aveva definito un fannullone. «Ho sviluppato un grande rispetto per la matematica,» scrisse a un collega nel 1912 «la parte pit sottile della quale finora nella mia ingenuita avevo considerato come un puro e semplice lusso.» Verso la fine della sua vita espresse tun analogo rammarico in una conversazione con un amico pitt gio- vane. «Allinizio della mia carriera diedi per scontato che un fisico di sucesso debba conoscere soltanto la matematica elementare» disse. ‘ Isuo principale professore di fisica era Heinrich Weber, che un anno prima era rimasto impressionato cosi favorevolmente da Einstein che, rnonostante il ragazz0 non avesse superato Y’esame di ammissione al Politecnico, loaveva incoraggiato a rimanere a Zurigo ea seguire le sue Iezioni come uditore. Nei primi due anni di Einstein al Politecnico, la loro reciproca ammirazione rimase intatta. Le lezioni di Weber erano trale poche che gli parevano significative. «Weber ha esposto la teoria del calore con grande maestria» scrisse nel secondo anno. «Lezione dopo lezione, mi piace.» Lavorava nel laboratorio di Weber «con fer- vvoree passione, segui quindici corsi con lui (cinque di laboratorio e lieci di teoria), ed ebbe buoni voti in tutti.t Ma graduaimente Einstein perse il suo entusiasmo per Weber. Pensava che il professore si concentrasse troppo sui fondamenti sto- rici della fisica e non si occupasse molto delle frontiere della ricerca contemporanea. «Tutto cid che era venuto dopo Helmholtz era sem- plicemente ignorato» lamentava un coetaneo di Einstein. «Alla fine dei nostri studi, sapevamo tutto del passato della fisica, ma nulla de! presente e del futuro.» In particolare mancava nelle lezioni di Weber qualsiasi esame dei U Politcenico di Zurigo 38 grandi progressi compiuti da James Clerk Maxwell, il quale, a comi Care dal 1855, aveva elaborato profonde teorie ed eleganti equazioni ‘matematiche che descrivevano la propagazione delle oncie elettroma- _gnetiche come la luce. «Attendemmo invano una presentazione della teoria di Maxwell» scrisse un altro compagno di studi. «Einstein pitt di tutti era delu Sfrontato com’era, Einstein non nascondeva le sue opinioni. E dato il suo senso della dignita personale, Weber si irritava del malcelato disprezzo di Einstein. Ala fine dei quattro anni passatiinsieme idue cerano ormai antagonisti Lirritazione di Weber era un ulteriore esempio di come la vita scientifica oltre che personale di Einstein risentisse profondamente dei tratti distintivi del suo animo svevo: la disinvolta propensione a contestare Vautorita, V'atteggiamento sprezzante di fronte allirreg- gimentazione ¢ la scarsa riverenza per l’opinione prevalente. Per esempio, tendeva a rivolgersi a Weber in una maniera piuttosto infor- male, chiamandolo «Herr Weber», signor Weber, invece che «Herr Professor», signor professore, Quando infine la frustrazione ebbe la meglio sull’ammirazione, il professor Weber gli parld in termini assai simili a quelli dell’esa- sperato insegnante del ginnasio di Monaco. «Lei é un ragazzo molto in gamba, Einstein» gli disse Weber. «Un ragazzo estremamente in gamba. Ma ha un grande difetto: non le si pud mai dire nulla.» Cera qualcosa di vero in quella valutazione. Ma Finstein doveva dimostrare che, nel tormentato mondo della fisica della fine del XIX secolo, la disinvolta capacita di ignorare il giudizio prevalente non era il difetto peggiore che si potesse avere.* La sua impertinenza mise Finstein nei guai anche con Valtro profes sore di isica del Politecnico, Jean Pernet, che era incaricato delle eser- tazioni sperimentalie di laboratorio, Nel suo corso di «esperimenti ca per principianti, Pernet assegnd ad Einstein un 1, il voto pitt basso possibile, cosi guadagnandosi il privilegio di passare alla storia per aver bocciato Einstein in un corso di fisica, La stroncatura era dovuta in parte al fatto che il nostro di radio si faceva vedere al corso. Su richiesta scritta di Peet, nel marzo 1899 Einstein fu oggetto di ‘una «reprimenda ufficiale da parte del rettore per la scarsa diligenza mostrata nel corso pratico di fisica».7 Perché si specializza in fisica, chiese un giomo Pernet ad Ei invece che in un campo come la medicina magar' il diritto? «La zagione» rispose Einstein «® che ho ancor meno attitudine per quelle liscipline, Perché non dovrei almeno tentare la sorte con la fisica?»* tein, 40 Einstein Nelle rare occasion in cui Einstein si degnava di farsi vedere nel laboratorio di Pere, il suo atteggiamento a volte lo metteva nei guai, ‘come quel giomo in cut gli fu dato un foglio di istruzioni per un par- ficolare esperimento. «Con la sua consueta indipendenza,»riferisce il ‘suoamico ebiografo della prima ora Carl Seelig «Einstein gett i foglio nel costino della carta straccia.» E procedette a eseguire ’esperimentoa odio suo. «Che gliene pare di Einstein?» chiese Pernet a un assistente. «Fa sempre qualcosa di diverso da quello che ho ordinato.» Liaspetto umano Una sera che Einstein era a casa con la signora Winteler, senti qual- ccuno che eseguiva una sonata per piano di Mozart. Quando chiese chi fosse, la padrona di casa gli disse che era un‘anziana signora che viveva nella soffitta della porta accanto e dava lezioni di piano. AMferrato il violino, Einstein corse fuori senza mettersi né colletto né cravatta. «Non pud andare cosi, Herr Einstein» gli gridé la padrona dlicasa. Ma lui la ignoro esi precipito nella casa accanto. Linsegnante di piano sollevo gli occhi, sbigottita. «Continui a suonare» supplicd Einstein. Qualche attimo dopo Varia si riempi del suono di un violino che accompagnava la sonata di Mozart. Pi tardi l'insegnante chiese chi fosse Vintruso che I'aveva accompagnata. «Soltanto un innocuo studente» la rassicurd la vicina.!* La musica continuava a incantare Binstein. Non era tanto un’eva- sione, quanto piuttosto una relazione: con Yarmonia alla base dell'uni- verso, con il genio creativo dei grandi compositor, e con le altre persone che si sentivano a proprio agio legandosi con qualcosa di pit delle sole parole. Sia nella musica sia nella fisica, Einstein era profondamente colpito dalla bellezza delle armonie. Suzanne Markwalder era una ragazza di Zurigo la cui madre ospi- tava delle serate musicali in cui si eseguiva prevalentemente Mozart. Suzanne suonava il pianoforte mentre Einstein suonava il violino. «Era molto paziente con i miei difetti> ha raccontato la ragazza. «Alla peggio mi diceva: “Eccoti, bloccata come ’asino sulla montagna”, € indicava con larchetto il punto in cui dovevo entrare.» Quello che Einstein apprezzava in Mozart e Bach era la chiara struttura architettonica che faceva sembrare la loro musica «cletermi- nistica» e, come le sue teorie scientifiche preferite, strappata all'un verso piuttosto che composta. «Beethoven creava la sua musica,» disse una volta Einstein, ma «la musica di Mozart é cosi pura che sembra essere stata sempre presente nell’ universo.» Cosi contrappo- neva Beethoven a Bach: «Mi sento a disagio ascoltando Beethoven. Penso che sia troppo emotivo, quasi nudo. Datemi Bach, piuttosto, € poi ancora Bach». Ammirava anche Schubert per la «straordinaria abilita di esprimere Vemozione». Ma in un questionario che una volta compild, si mostro 1 Politecnico di Zurigo 43 critico nei confronti di altri compositori in modi che riflettevano alcune delle sue concezioni scientifiche: Handel aveva «una certa superficialita»; Mendelssohn dimostrava «un talento considerevole, ‘ma anche un indefinibile superficialita che spesso porta alla banalita»; Wagner risentiva di una «mancanza di struttura architettonica [che considero] un segno di decadenza»; e Strauss era dotato di «molto talento, ma [privo di] verita interiore».”” Einstein prese anche ad andare in barca a vela, un’attivita pit solitaria, sugli splendidi laghi alpini intorno a Zurigo. «Me lo ricordo ancora che, quando la brezza cadeva ¢ le vele si afflosciavano come foglie avvizzite, tirava fuor il suo taccuino e cominciava a scaraboc- chiare» ha raccontato Suzanne Markwalder. «Ma appena cera un lito li vento era immediatamente pronto a rimettersi a veleggiare.»!* I sentiment politici che aveva nutrito da ragazzo — disprezzo per Vautorita arbitraria, avversione al militarismo e al nazionalismo, ri- spetto per 'individualita, dislegno dello spreco borghese e della ric- chezza ostentata e desiderio di giustizia sociale—erano stati incoraggiati dal suo padrone di casa e secondo padre di Aarau, Jost Winteler. Ora, 1a Zutigo, conobbe un amico di Winteler che divenne un mentore poli- tico dello stesso genere: Gustav Maier, un banchiere ebreo che aveva contribuito a organizzare la prima visita di Einstein al Politecnico. Con il sostegno di Winteler, Maier aveva fondato la filiale svizzera della Societa per la cultura etica, e Einstein fu spesso ospite delle riunioni {nformali che si tenevano in casa di Maier. Einstein ebbe occasione di conoscere e di apprezzare anche Frie- drich Adler, il figlio del leader socialdemocratico austriaco, che stu- diava a Zurigo. In seguito Einstein lo defini «1‘idealista pitt puro e fervente» che avesse mai conosciuto. Adier cercd di convincerlo a entrare nel partito socialdemocratico. Ma non era nello stile di Einstein dedicare tempo a riunioni di istituzioni organizzate.” suo contegno distratto, ‘aspetto trasandato, Vabbigliamento logoro ¢lasmemorataggine, che pit tardi ne avrebbero fatto un‘icona del pro- fessore con la testa fra le nuvole, erano gia evideenti quando era studente. Era famoso per dimenticare gli indumenti,e a volte anche la valigia, quando viaggiava,¢ a sua incapacita di ricordarsi delle chiavi divenne ‘oggetto di scherzo continuo con la padrona di casa. Una volta anda in visita da amici di famiglia e, raccontava, «me ne andai dimenticando la valigia. “Coclesto giovanotto” disse l'ospite ai miei genitori “non combinera mai grandi cose perché non riesce a ricordare nulla."»2) La vita spensierata da studente era offuscata dai ripetuti rovesci finaniari di suo padre, che, contro il parere di Einstein, continuava 44 Einstein a cercare di impiantare proprie attivita invece di andare a lavorare alle dipendenze di una azienda solida, come lo zio Jakob alla fine si era risolto a fare. «Se fosse dipeso da me, papa avrebbe cercato un lavoro dipendente due anni fa» scrisse a sua sorella in un momento particolarmente cupo nel 1898, quando la ditta del padre sembrava destinata a un nuovo fallimento. La letiera aveva toni insolitamente disperati, con ogni probabilita pit di quanto la situazione finanziaria dei genitori effettivamente giustificasse: id che mi deprime piit di ogni alta cosa @ la malasorte dei miei poveri genitori, che da fanti anni non hanno an momento fice. Per i pid, mi ferisce profondamente il fatto che, pur essendo adulto, non _posso che stare a guardare senza poterc fare assolutamente nulla, Non sono altro che un peso per la mia famighia.. Saebbesicuramente meglio se addirittura non foss al mondo. Solo il pensiero che ho sempre fatto cid che era nelle mie modeste possbilitde che non mi concedo mai un divertimento, una distrazione a parte cid che mi offono i miei studi, ‘mj aiuta a tirare avanti e a volte mi mete al riparo dao sconforto.2) Forse tutto questo era soltanto un attacco di angoscia adolescen- ziale. In ogni caso, il padre parve superare la crisi con il consueto ottimismo, Prima del febbraio successivo aveva vinto gli appalti per fornire Villuminazione stradale a due piccoli centri presso Milano. «Sono felice al pensiero che peri nostri genitori i guai peggiori siano alle spalle» scrisse Einstein a Maja. «Se tutti vivessero in questo modo, cio’ come me, Varte di scrivere romanzi non sarebbe mai stata inventata.»®? La nuova vita da bohémien e il suo solito carattere chiuso rende- vano improbabile la continuazione della sua relazione con Marie Winteler, la dolce e un po’ superficiale figlia dei suoi padroni di casa ad Aarau. In un primo momento, continud a mandarle a mezzo posta cesti di biancheria che lei lavava e poi gli restituiva. A volte non c’era neppure un bigliettino allegato, ma la ragazza cercava premurosamente di accontentarlo, In una lettera gli scrisse di «aver attraversato i boschi sotto una pioggia battente» per andare all'ufficio postale a rispedirglii panni pull. «Invano ho aguzzato gli occhi per cercare un bigliettino, ma la semplice vista della {ua amata calligrafia nell‘indirizz0 ® bastata a rendermi felice.» Quando Einstein le faceva sapere che aveva in mente di andarla a trovare, Marie impazziva di gioia. «Ti sono davvero grata, Albert, della decisione di venire ad Aarau, e non c’e bisogno che ti dica che Politecnico di Zurigo 45 conterd i minuti fino a quel momento» gli scriveva. «Non potrei mai descrivere, perché non ci sono le parole, quanto mi senta felice fin dda quando la tua cara anima ¢ venuta a vivere ea intrecciarsi con la mia. Ti amo per tutta leternita, tesoro.» Ma lui voleva porre fine alla relazione. fn una delle prime lettere dopo Farrivo al Politecnico di Zurigo, proponeva di non scriversi pio. «Amore mio, non capisco bene un punto della tua lettera» rispose Marie. «Tu dici che non vuoi pitt che ci scriviamo, ma perché, amore? . Devi essere proprio seccato con me se riesci a essere cosi duro.» Poi cercava di buttarla sul ridere: «Ma aspetta, ti tocchera una bella sgridata quando arrivo».2 Nelia lettera successiva Einstein era ancora meno cordiale e prote- stava per Vinvio di una teiera. «ll fatto che tiabbia mandato quell'in- significante piccola teiera non deve farti piacere per forza, purché ti ci faccia cel buon te» rispose Marie. «Smetti di fare quella faccia arrab- biata che mi guarda da tutti i latie gli angoli della carta da lettera.» (Cera un ragazzino nella scuola dove lei insegnava che si chiamava Albert e che gli assomigliava. «Gli voglio un gran bene» diceva. «Mi fa uno strano effetto quando mi guarda e mi sembra sempre che sia tua guardare il tuo piccolo amore.» Poi le lettere di Einstein cessarono, nonostante le preghiere di Marie. La ragazza scrisse anche alla madre di Albert chiedendole consiglio, «ll briccone @ diventato terribilmente pigro» rispose Pauline Einstein, «Sono tre giomi che aspetto invano sue notizie; dovrd fangli una bella ramanzina quando verra qui.» Allla fine Einstein dichiard finita la relazione in una lettera alla madre di Marie, in cui diceva che non sarebbe venuto ad Aarau per Je vacanze accademiche di quella primavera, «Sarebbe pit che spre- gevole da parte mia comprare qualche giorno di felicia al prezzo di nuovo dolore: ne ho gia causato troppo alla cara ragazza per colpa Proseguiva dando una valutazione straordinariamente introspet- tiva~ememorabile~di come aveva cominciato a evitare la sofferenza dei coinvolgimenti emotivi e le distrazioni di cid che chiamava il «puramente personale», rifugiandosi nella scienza: Mi riempie di soddlisfazione di un tipo peculiare il fatto che ora dlebba provare jo stesso un po’ del dolore che ho procurato alla cara ragazza a causa della mia noncuranza e ignoranza della sua delicata natura. Accanito lavoro intellettuale e osservazione della natura di Dio sono gli angel ricanciiator, fortficatori ma inflessibilmente rigorosi che mi guideranno attraverso tutte le traversie della vita. Se solo fossi 46 Einstein ‘capace di trasmettere un po’ di questo alla buona ragazza. Eppure, che modo peculiare questo di resistere alle tempeste della vita... in molti ‘moment di luciita mi sembra di essere come uno struzzo che nasconde la testa nella sabbia del deserto per non vedere il pericolo.2 La freddezza di Einstein nei confronti di Marie Winteler pud sem- brare, dal nostro punto di vista, crudele. Ma le relazioni, specialmente quelle tra adolescenti, sono difficili da giudicare da lontano. Erano molto diversi, soprattutto dal punto di vista intellettuale. Le lettere di Marie, in particolare quando si sentiva insicura, scadevano spesso in iarle, «Sto scrivendo un sacco di stupidaggini, vero, e finira che non arriverai neppure alla conclusione (ma questo non lo credo)» serisse in una, In urvaltra diceva: «Non penso a me stessa, amore, questo & proprio vero, ma l'unica ragione di cid & che non penso affatto, salvo quando si tratta di qualche calcolo terribilmente stupido che richiede, tanto per cambiare, che dimostri di saperne un po’ pitt dei miei alunniv.” Chiunque fosse da biasimare, ammesso che I'uno o Valtra lo fosse, non c’é da sorprendersi che abbiano preso strade differenti. Dopo la fine del suo rapporto con Einstein, Marie cadde in una depressione nervosa, assentandosi spesso da scuola, e qualche anno dopo sposd il direttore di una fabbrica di orologi. Einstein, da parte sua, usci dalla relazione per cadere tra le braccia di una persona che era quanto di pit diverso da Marie si potesse immaginare. Mileon Marié Mileva Marié era la figlia primogenitae prediletta di un ambizioso agricoltore serbo che era entrato nell'esercito, si era sposato con una donna moderatamente ricca,¢ poi siera impegnato a fare tutto il pos- sibile perché la sua brillante figlia ruscisse ad affermarsi nel mondo ‘maschile della matematica e della fisica, Mileva trascorse gran parte della sua infanzia a Novi Sad, una cita serba allora soggetta all’Un- gheria,®e frequentd una serie di scuole sempre pitt impegnative, in ciascuna delle quali era invariabilmente la prima della classe, finché suo padre riusci a convincere i responsabili del liceo classico esclusi- vvamente maschile di Zagabria a permetterle di iscriversi. Dopo essersi diplomata li con i massimi voti in fisica e matematica, parti alla volta di Zurigo, dove divenne, alla vigilia dei ventun anni, unica donna del corso di Einstein al Politecnico. Dioltre tre anni maggiore di Einstein, affetta da una lussazione I Politecnico di Zurigo 47 congenita dell'anca che la faceva zoppicare, ¢ incline ad attacchi di tubercolosi e di depressione, Mileva Marié non spiccava né per la sua bellezza né per la sua personalita. «Molto intelligente e seria, minuia, delicata, bruna e tuttaltro che bella» @ la descrizione che ne diede un’amica di Zurigo. Ma aveva delle qualita che Einstein, almeno negli anni romantici degli studi, trovava attraenti: una passione per la matematica ¢ la scienza, una profondita pensierosa e una personalita accattivante. I suoi occhi profondi erano di un‘intensita ammaliante, sul viso aleg- giava una nota seducente di malinconia Nel corso degli anni sarebbe diventata la musa di Einstein, la compagna, 'amante, la moglie, la bestia nera e la sua avversaria, e avrebbe creato un campo emotivo pit potente di quello di chiunque altro nella sua vita. Lo avrebbe a fasi alterne atratto e respinto con una forza cos! intensa che uno scienziato puro come Itt era non sarebbe mai stato in grado di sondare. Si conobbero quando entrambi entrarono al Politecnico, nell'ot- tobre 18%, ma la loro relazione ebbe inizio soltanto qualche tempo dopo. Non ¢’® alcun indizio nelle loro lettere e nei loro ricordi che fossero qualcosa di pitt che compagni di corso durante il primo anno accademico. Decisero comunque di andare a fare un’escursione in- sieme nell‘estate del 1897. Quell’autunno, «spaventata dai nuovi sentimenti che stava provando» a causa di Einstein, la Marié decise di llontanarsi temporaneamente dal Politecnico e di seguire invece lei corsi all'Universita di Heidelberg.» La sua prima lettera ad Einstein giunta fino a noi, scritta qualche settimana dopo la partenza per Heidelberg, mostra bariumi di un’at- trazione sentimentale ma mette anche in evidenza la sua noncuranza e sicurezza di sé Sirivolge ad Einstein con il pronome formale Sie («lei», in tedesco) e non con il pit intimo du. A differenza di Marie Winteler, sottolinea puntigliosamente di non essere ossessionata dal pensiero di lui, che pure le aveva scritto una letlera insolitamente lunga. «E passato ormai un po’ di tempo da quando ho ricevuto la sua lettera» dice «e avrei risposto immediatamente ringraziandola del sa di scrivere quattro lunghe pagine, ¢ leavrei anche parlato della gioia che mia procurato con la nostra gita insieme, ma ha detto che avrei dovuto scriverle in un giorno in cui mi capitasse di essere annoiata, E io sono molto ubbidiente, e ho aspettato e aspettato che venisse la nnoia; ma finora la mia attesa @ stata vana.» A distinguere ancor pitt la Marié da Marie Winteler era l'intensita intellettuale delle sue lettere. In questa prima missiva, esprimeva entusiasmo per le lezioni di Philipp Lenard cui aveva assistito, Le 48 Einstein lezioni di Lenard, che allora era assistente a Heidelberg, vertevano sulla teoria cinetica, che spiega le proprieta dei gas attribuendole alle azioni di milioni di singole molecole. «Oh, era tutto molto chiaro nella lezione di ieri del professor Lenard» scriveva. «Sta parlando ella teoria cinetica del calore e dei gas. Ne risulta che le mole- cole di ossigeno si muovono con una velocita di oltre 400 metri al secondo, e allora il buon professore ha fatto calcoli su calcoli... alla fine si @ visto che quantunque le molecole si muovano con questa velocita, percorrono una distanza pari a solo 1/100 dello spessore di un capello.» La teoria cinetica non era ancora stata pienamente accettata dalla comunita scientifica ortodossa (anzi, non lo era stata neppure I'esi- stenza di atomi e molecole),e la lettera della Mari¢ indicava che non aveva una profonda comprensione dell/argomento. Per una triste ironia della sorte, Lenard sarebbe stato uno dei primi ispiratori di Einstein, ma in seguito sarebbe diventato uno dei suoi pit odiosi persecutori antisemi Pee Maré faceva anche del comment sulle idee di cui Einstein Yaveva messa.a parte nella precedente lettera, in merito alla difficolta che i mortali hanno nel comprendere linfinito, «Non credo che si debba attribuire alla struttura del cervello umano il fatto che I'uomo non riesce ad afferrare 'infinito» scriveva. «L/uomo é perfettamente in grado di immaginare la felicita infinita, e dovrebbe essere capace di comprendere anche Vinfinita dello spazio: credo anzi che questo dovrebbe essere molto pitt facile.» C’e qui una vaga eco dell'idea di instein della fuga dal «puramente personale» per rifugiarsi nella sicurezza della riflessione scientifica: appare pit facile immaginare lo spazio infinito che la flicita infinita Tuttavia la Maric, come risulta chiaramente dalla sua lettera stava pensando ad Einstein anche in termini piti personali. Aveva parlato di lui perfino al suo adorante e protettivo padre. «Papa mi ha dato del tabacco da portare con me perché glielo consegnassi personalmenter scriveva, «Desiderava tanto stimolare il suo interesse per il nostro piccolo paese di fuorilegge. Gli ho detto tutto di lei: deve assotuta- mente venire a casa mia un giomoo altro, Voi due avreste davvero tun saeco di cose di cui parlare!» Il tabacco, a differenza della teiera di Marie Winteler, era un regalo che Einstein avrebbe probabilmente apprezzato, ma la Marie diceva in tono canzonatorio che non glielo avrebbe mandato. «Dovrebbe pagare un diritto doganale su di esso, poi mi maledirebbe.»** ‘Questa mescolanza contraddittoria di giocosita e serieta, di non- 1M Politecnico di Zurigo 49 curanza e intensita, di intimita e distacco ~ cosi peculiare ma pure cosi evidente anche in Einstein ~ dovette esercitare un’attrazione su di lui, che la esortd a tornare a Zurigo. Intomno al febbraio 1898 Mileva decise in questo senso, e Einstein entrd in uno stato di grande eccitazione. «Sono sicuro che non rimpianger la vostra decisione> le scrisse. «Dovrebbe tornare al pitt presto possibile.» Le diede un cenno di come ciascun professore si stava compor- tando (ammettendo di trovare quello che insegnava geometria «an po’ impenetrabile»), e le promise di aiutarla a rimettersi in pari con aiuto degli appunti che lui e Marcel Grossmann avevano preso alle Jezioni. L'unico problema era che probabilmente non sarebbe riuscita a riavere la sua «vecchia bella stanza» alla vicina pensione. «Ben le sta, piccola fuggitivaly® In aprile Mileva era di ritorno, alloggiata in una pensione a pochi {solati da quella di Einstein, e ora i due formavano una coppia. Con- levano libri, entusiasmi intellettuali eintimita, eavevano accesso div Vano alla camera dellaltra. Una volta in cui aveva di nuovo dimenti- cato la chiave ed era chiuso fuori di casa, Einstein ando da leie prese in prestito la sua copia di un testo di fisica. «Non sia in collera con me» le scrisse nel biglietto che le lascid. Pit avanti in quello stesso anno, un analogo biglietto per lei aggiungeva: «Se non ha niente in contrario, mi piacerebbe venire a trovarla questa sera per leggere insieme». Gli amici erano sorpresi che un uomo sensuale e di bell'aspetto, come Binstein, che avrebbe potuto far innamorare di sé quasi qualun- que donna, si ritrovasse con una serba piccola e scialba che zoppicava e spirava malinconia. «Non avrei mai il coraggio di sposare una donna che non fosse assolutamente sana» gli disse un compagno di studi. E Einstein rispose: «Ma ha una voce cosi bella». La madre di Einstein, che aveva adorato Marie Winteler, era anche lei perplessa sulla cupa intellettuale che ne aveva preso il posto. «La sua fotografia ha fatto un grande effetto sulla mia vecchia signora» scrisse Einstein da Milano, dove era in visita dai genitori nelle vacanze di primavera del 1899. «Mentre lei la studiava con attenzione, ho detto con slancio: “Si, si, @ proprio una in gamba”. Ho gia dovuto sopportare molte prese in giro per questo.»®> E facile capire perché Einstein sentisse affinita per la Mari¢. Erano anime gemelle che si sentivano studios! isolati ed estranei al mondo che li circondava. Un po' ribelli alle aspettative borghesi, erano en- trambi intellettuali che cercavano nell/amore qualcuno che fosse anche tun compagno, un collega e un collaboratore. «Comprendiamo cost 50 Einstein ‘bene segreti dell’anima I'uno dellaltra, ea tutti e due piace bere caffe ‘e mangiare salsicce, eccetera» le scrisse Einstein. Lui sapeva come dare un senso malizioso agli eccetera, Chiuse un‘al- tra lettera con: «l migliori auguri eccetera, soprattutto questi ultimi>. Dopo essere stato lontano per qualche settimana, elencava le cose che sli piaceva fare con lei «Presto sar di nuovo con il mio amore e potrd baciarla, abbracciarla farmi il caffe con lei, sgridarla, studiare con lei, ridere con lei, passeggiare con lei chiacchierare con le, eallinfinitol». Si facevano un vanto di condividere la loo eccentricta, «Sono lostesso ‘mascalzone che sono sempre stato.» le scrisse Einstein «pieno i stra- vaganze e di malizia, e lunatico come sempre!>* Soprattutto Einstein amava la Mari¢ per la sua mente. «Come sar fiero di avere per innamorata una piccola dottoressa» le scrisse a un certo punto. Scienza e idillio sembravano intrecciarsi, Mentre era in ‘vacanza con la famiglia nel 1899, Einstein lamentava in una lettera alla Marié: «Quando ho letto Helmholtz per la prima volta non riu- scivo ~ e ancora non ci riesco ~a credere che lo stavo facendo senza averla seduta accanto a me. Mi piace lavorare insieme e lo trovo tranquillizzante e anche meno noioso». In effetti la maggior parte delle loro lettere mescolava effusioni romantiche con entusiasmi scientific, spesso dando il maggiorrisalto a quest ultimi, In una letera, per esempio, Einstein prefigurava non sol- tanto il titolo ma anche alcuni concett della sua grande memoria sulla relativita ristretta, «Sono sempre pitt convinto che Velettrodinamica dei corpi in movimento come viene presentata oggi non corrisponda alla realta e che sara possibile presentarla in un modo pitt semplice» scriveva. «L‘introduzione del termine “etere” nelle teorie dellelettri- ita ha condotto alla concezione di un mezzo il cui moto pud essere descritto, credo, senza che si possa attribuirvi significato fisico.»” Anche se questa miscela di vicinanza intellettuale ed emotiva gli piaceva, di tanto in tanto Einstein tornava ad avvertire l'attrattiva del pitt semplice desiderio rappresentato da Marie Winteler. E con la mancanza di tatto che ai suoi occhi passava per onest’ (o forse a causa del suo malizioso desiderio di tormentare gli altri), Io faceva capire alla Marié. Dopo le vacanze estive del 1899, decise di portare lasorella a iscriversi alla scuola di Aarau, dove viveva Marie. Scrisse alla Marié per assicurarle che non avrebbe trascorso molto tempo con Ja sua ex fidanzata, ma la promessa era formulata in un modo da risultare, forse intenzionalmente, pitt inquietante che rassicurante. «Non andra tanto spesso ad Aarau ora che la ragazza di cui ero co follemente innamorato quattro anni fa sta tornando a casa» diceva, 1 Politecnico di Zurigo 31 «ln generale mi sento abbastanza al riparo nella calma della mia roccaforte. Ma so che se la vedessi qualche altra volta certamente impazzirei. Di questo sono sicuro, e lo temo come il Fuoco.» Lalettera proseguiva, fortunatamente per la Marié, con una descri- Zione di cid che avrebbero fatto quando si fossero rivisti a Zurigo, tun passo in cui Einstein rencleva ancora una volta chiaro perché la loro relazione fosse cosi speciale. «La prima cosa che faremo @ sca- lare Utliberg» diceva, riferendosi a un’altura alle porte della citta. La avrebbero potuto «divertirsi a tirar fuori i ricordi> delle cose che avevano fatto insieme in altre escursioni. «Gia mi immagino come ce la spasseremo» scriveva. Infine, con uno svolazzo che soltanto loro avrebbero potuto apprezzare pienamente, concludeva: «E poi affronteremo la teoria elettromagnetica della luce di Helmholtz». Nei mesi seguenti le loro lettere divennero ancora pit intime appassionate. Einstein comincid a chiamarla Doxerl (bambolina), oltre che «mia sfrenata birbantella» e «mia monella di strada»; lei lo chiamava Johannzel (Giovannino) e «mio piccolo dispettoso amore». All‘inizio del 1900 erano passati al conficenziale du, un processo che era iniziato con un bigliettino di Mileva del seguente tenore: Mio piccolo Johannzel, siecome mi piaci cosi tanto e sei cost lontano che non posso darti tun bacetto, ti scrivo questa lettera per chiederti se io ti piaccio tanto quanto tu piaci a me. Rispondi immediatamente. Mille baci dalla tua Doxerl Laurea, agosto 1900 Anche dal punto di vista accademico le cose andavano bene per Einstein. Negli esami di fine biennio dell’ottobre 1898 era stato il migliore del suo corso, con una media di 5,7 su un massimo di 6. Secondo con la media del 5,6 era stato il suo amico addetto a prendere ‘gli appunti di matematica, Marcel Grossmann.*” Per laurearsi Einstein doveva fare una tesi di ricerca. Inizialmente propose al professor Weber I'esecuzione di un esperimento per la misura della velocita del moto della Terra attraverso Vetere, Vipo- tetica sostanza che consentiva la propagazione delle onde luminose rello spazio, Lopinione corrente, che Einstein avrebbe poi demolito con la sua famosa teoria della relativita ristretta, era che se la Terra fosse stata in movimento attraverso l'etere, sarebbe stato possibile rilevare una differenza nella velocita osservata della luce, a seconda 52 Einstein che il moto fosse in direzione della sorgente del raggio luminoso 0 in direzione opposta. Durante la sua visita ad Aarau al termine delle vacanze estive del 1899, lavord su questo argomento con il preside della sua ex scuola. «Mi @venuta una buona idea per indagare la maniera in cui il moto relativo di un corpo rispetto alletere influenza la velocita di propagazione della luce» scrisse alla Marié. La sua idea prevedeva la costruzione di un apparato con degli specchi disposti ad angolo «in modo che la luce proveniente da un’unica songente venga riflessa in due ditezioni differenti», e una parte del raggio fosse inviata nella direzione del moto della Terra mentre 'altra parte del raggio si propagava nella direzione petpencticolare. In una conferenza su come aveva scoperto la relatvita, instein raccontd poi che la sua idea era di dividere un raggio luminoso, farloriflettere in direzioni diverse, e verificare se c’era «tna differenza di enengia a seconda che la sua direzione fosse o no quella del moto della Terra attraverso l'etere».Si poteva fare, premetteva, «utilizzando ue pile termoelettriche per determinare la differenza tra le quantita di calore generate in esses! ‘Weber respinse la proposta. Einstein non si rendeva pienamente conto che esperimenti analoghi erano gia stati effettuati da molti alii, tra i quali gli americani Albert Michelson ed Edward Morley, e che nessuno era riuscito a rilevare alcuna prova dellesistenza del problematico etere o della dipendenza della velocita della luce dal moto dell'osservatore o della Sorgente luminosa. Dopo aver discusso laquestione con Weber, Einstein lesse una memoria pubblicata anno precedente da Wilhelm Wien, in cui erano brevemente descritt tredici esperimenti, compreso quello di Michelson-Morley, effettuati per rivelare I'etere. Einstein invi al professor Wien la sua memoria speculativa sull'ar- gomento e gli chiese di rispondergli. «Mi scrivera al Politecnico» pronosticd alla Marié. «Se vedi una lettera per me da quelle parti, aprila pure.» Non risulta che Wien abbia mai risposto.s? La successiva proposta di ricerca avanzata da Einstein prevedeva Vindagine sul legame tra le capacita di diversi materiali di condurre il calore e di condurre Ielettricita, un legame che era suggerito dalla teoria dell’elettrone, A quanto pare, neppure questa idea piacque a ‘Weber, ecosi Finstein fu costretto, insieme alla Marié, a condurre uno studio esclusivamente sulla conduzione del calore, che era uno dei settori di competenza di Weber. In seguito Einstein liquid la tesi cli laurea come «priva di interesse per mem. Weber died a lui e alla Marie i due vot pitt bassi di tutto Politecnico di Zurigo 58 ilcorso, un 4,5 e un 4,0 rispettivamente; Grossmann, invece, ottenne tun 5,5. Aggiungendo al danno la beffa, Weber affermo che Einstein ron aveva steso la sua copia sulla prescritta carta regolamentare, e lo costrinse a ricopiare V'intera tesi-® Nonostante il voto basso sulla tesi, Einstein riusci a cavarsela con tuna media del 49 nella valutazione finale, classificandosi al quarto posto su cinque nel suo corso. Anche se il delizioso mito che sia stato bocciato in matematica alla scuola superiore e smentito dalla storia, questa ci offre almeno come consolazione la divertente circostanza che si sia laureato quasi con i voti peggiori del suo corso. Se non altro si laured. La sua media del 4,9 era appena sufficiente 4 fargli conseguire il diploma, cosa che ebbe luogo ulficialmente nel luglio 1900. Mileva Marié invece ottenne solo un 4,0, di gran lunga il voto pitt basso del corso, e non poté laurearsi. Decise che avrebbe ritentato Vanno seguente.*! ‘Come é facile immaginare, gli anni di Einstein al Politecnico furono contraddistinti dalla orgogliosa affermazione del proprio noncon- formismo, «ll suo spirito di indipendenza si manifesto un giorno in aula quando il professore cito una blanda misura disciplinare appena assunta dalle autorita scolastiche» ha raccontato un compagno di studi. Einstein protesto. La premessa fondamentale di ogni processo ‘educativo, secondo lui, era «l’esigenza di liberta intellettuale»..5 Per tutta la vita Einstein avrebbe parlato con affetto del Politecnico «i Zurigo, ma avrebbe anche sottolineato che non gli era piaciuta la disciplina che era implicita nel sistema di esami. «Il guaio era, natu- zalmente, che, piacesse ono, bisognava ammucchiare tutta quella roba nella testa per gli esami> scrisse, «Questa coercizione ebbe un effetto cosi deprimente su di me che, quando ebbi dato ultimo esame, per un anno intero qualsiasi problema scientifico mi parve disgustoso.»** In realta questa reazione non era né possibile né vera. Nel giro di qualche settimana era guaritoe, quando alla fine di huglio di quell‘anno raggiunse la madre ela sorella per le vacanze estive sulle Alpi svizzere, fini per portare con sé alcuni libri scientifici, compresi testi di Gustav Kirchhoff e Ludwig Boltzmann. «Ho studiato molto,» scriveva alla Maré «soprattutto le famose ricerche di Kirchhoff sul moto del corpo rigido.» E ammetteva che il suo risentimento per gli esami era gia svanito, «I miei nervi si sono calmati a sufficienza perché io possa di nuovo lavorare con piacere» scriveva. «Come stanno i tuoi?” Vv IFIDANZATI 1900-1904 Vacanze estive, 1900 Fresco di laurea, portando con sé il suo Kirchhoff e altri libri di fisica, Finstein arvivd alla fine di luglio del 1900 a Melchtal, un paesino annidato sulle Alpi svizzere tra i ago di Lucema el confine con Ita- lia, per trascorrere le vacanze estive con la famiglia. Al seguito aveva la sterribile zia», Julia Koch. Alla stazione ferroviaria vennero loro incontro sua madre e sua sorella, che lo copriono di baci, dopodiché si stiparono tutti su una carrozza e si avviarono verso la montagna. Giunti in prossimita dell/albergo, Einstein e la sorella scesero per continuare a piedi. Maja gli confidd di non aver osato discutere con Ja madre la sua relazione con Mileva Marié, che era nota in famiglia come «affare Doxerl», dal nomignolo con cui lui la chiamava, e gli chiese di «andarci piano con la mamma». Ma non era nella natura di Einstein «tenere chiusa la mia grande bocca», come poi si espresse nella lettera a Mileva sulla scenata, e neppure era nella sua natura proteggere i sentimenti della Mari¢ risparmiandole tutii particolari drammatici di cid che segui.! ‘And nella stanza di sua madre che, opo essersiinformata dei suoi esami, gli chiese: «E allora, che ne sara della tua Doxerl adesso?» «Diventerd mia moglie» rispose Einstein, cercando di ostentare la medesima noncuranza con cui lei gli aveva fatto la domanda, Sua madre, raccontd poi Einstein, «si gettd sul letto, sprofondo la testa nel cuscino, e pianse come un bambino». Alla fine riusci a ritrovare la calma e pass all'attacco, «Stai rovinando il tuo futuro € distruggendo le tue opportunita» disse. «Nessuna famiglia rispetta- bile la ricevera. Se rimane incinta sarai davvero nei guai.» A quel punto toccd ad Einstein perdere la calma. «Ho negato con forza che avessimo vissuto nel peccato» riferi poi alla Maric «e ’ho rimproverata duramente.» Ifidenzati 55 Proprio mentre stava per precipitarsi fuori, entrd un‘amica della madre, «una piccola e vispa signora, una vecchia pettegola della spe- ce piit amabile». Prontamente passarono ai consueti argomenti insi- gnificanti: il tempo, i nuovi ospiti delle terme, i bambini maleducati. Poi uscirono per andare a pranzo e a fare musica Cosi sialternarono per tutta la vacanza periodi di bufera edi calma. Ditanto in tanto, proprio quando Einstein pensava che la crsi fosse rientrata, sua madre tomnava sulla questione. «E un libro, come te, ma tu avresti bisogno di una moglie» polemizzd una volta, Un‘altra volta si appiglid al fatto che la Mari¢ aveva ventiquattro anni e lui solo ventuno, «Quando avrai trent anni, lei sara una vecchia strega.» Ilpadre di Einstein, che era ancora a Milano allavorare, intervene con «una lettera moralistica» Il senso generale della tesi dei genitori = almeno quando si trattava di Mileva Mari e non di Marie Win- teler - era che una moglie fosse un «lusso» che un uomo si poteva permettere soltanto quando aveva un tenore i vita agiato. «Fo una pessima opinione di questa concezione del rapporto tra un womo € sua moglie,» disse Einstein alla Mari¢ «perché rende la moglie distinguibile da una prostituta solo in quanto la prima & capace di assicurarsi un contratto a vita»? ‘Nei mesi successivi vi furono momenti in cui parve che i genitori avessero deciso di accettare la loro relazione. «La mamma sta len- tamente rassegnandosi» scrisse Einstein alla Marié in agosto. Ana~ logamente in settembre: «Sembra che si siano arresi all'inevitabile. Credo che a entrambi finirai per piacere moltissimo una volta che ti conosceranno». E di nuovo in ottobre: «l miei genitori hanno battuto in ritirata, con riluttanza ed esitazione, ora che hanno visto che la battaglia di Doxer! la perderanno».* Ma a pit riprese, dopo ogni periodo di rassegnazione, la loro resi- stenza tomava a divampare, con imprevedibili sussulti di crescente frenesia, «La mamma piange di continuo disperatamente e non ho tun solo momento di pace» scrisse alla fine di agosto. «I miei genitori piangono per me quasi come se fossi morto. Econtinuano a dire che con la mia devozione nei tuoi confronti mi sono attirato la sventura. Pensano che tu non sia sana.» La costernazione dei genitori di Einstein aveva poco a che fare con Ja circostanza che la Marié non fosse ebrea, dal momento che neppure Marie Winteler lo era, e neppure con il fatto che fosse serba, sebbene id di certonon ajutasse la sua causa. Sembra che fondamentalmente laconsiderassero una moglie inadeguata per molte delle ragioni per cui la consideravano tale anche alcuni degli amici di Einstein: era 56 Einstein maggiore di eta, un po’ malaticia, 2oppicava, era di aspetto ordinario ed era un’intellettuale appassionata ma non eccezionale Tatta questa pressione non faceva che alimentare gli istintiribelli di Einstein ela passione per la sua «sfrenata monella di strada», come la chiamava. «Soltanto adesso mi rendo conto di quanto pazzamente sono innamorato di te! I loro rimase, per quanto appate dalle lettre, un rapporto in uguiale misura intellettuale e sentimentale, ma il sen~ timento adesso ardeva di un fuoco che non ci sisarebbe aspettato da tun sedicente soitario, «Mi sono accorto che non ti bacio da tun mese intero, ti desidero terribilmente» serisse lui a un certo punto. Durante una rapida puntata a Zurigo compiuta in agosto per veri- ficare le prospettive di lavoro, si ritrovo a camminare in giro come inebetito. «Senza di te mi manca la fiducia in me stesso, non trovo piacere nel lavoro, né nella vita... in poche parole, senza di te la vita zon é vita.» Tentd perfino di cedicarle una poesia, che iniziava: «Oh santo cielo! Questo Johannzel! / Cosi pazzo di desiderio / mentre pensa alla sua Doxerl./ I suo cuscino prende Fuoco» La loro passione perd aveva qualcosa di elevato, almeno nelle Joro menti. Con un atteggiamento elitario da giovani tedeschi fre- uentatori di caffe che hanno letto una volta di troppo la filosofia di Schopenhauer, tracciavano con disinvoltura la distinzione mistica tra i loro spiriti rarefati e i piit bassiistintie bisogni delle masse «Nel caso dei miei genitori, come in quello della maggior parte delle persone, i sensi esercitano un controllodiretto sulle emozioni» scrsse Einstein a Mileva nel bel mezzo delle battaglie familiari di agosto, «Nel nostro caso, grazie alle circostanze fortunate in cui viviamo, i godimento della vita & enormemente dilatato.» Aonor del vero, Einstein rammentava alla Marié (ea sé stesso) che «non dobbiamo dimenticare che molte esistenze come quella dei miei genitori rendono possibile la nostra». Gi istnti semplicie schiett di persone come i suoi genitori avevano consentito il progresso della «ivilta, «Cosi sto cercando di salvaguardare i miei genitori senza com- promettere nulla che sia importante per me...e cio? te, amore mio!» Nel tentativo di compiacere la madre, Einstein prese a comportarsi come un figlio modetto nel grand hotel di Melchtal. Trovava esagerati aii interminabili paste «indolent e viziatiiclienti«vestiti con troppa ricercatezza», ma suonava ubbidiente il violino per gli amici della madre, conversava educatamente e simulava buon umore. Funziond «La mia popolarita tra gli ospiti di qui imiei successi musicali hanno Veffetto di un balsamo sul cuore di mia madre.»® Quanto al pacire, Einstein decise che il miglior modo di rabbonirlo, I fidansati 57 oltre che di disinnescare parte della carica emotiva generata dalla sua relazione con la Mari, fosse quello di fargli visita a Milano, fare un giro delle sue nuove centrali eletriche e informarsi sull’azienda di famiglia «in modo da poter prendere il posto di papa in caso di emer- genza», Hermann Einstein ne parve cosi compiaciuto che promise di portarlo a Venezia al termine del giro di ispezione. «Parto per IItalia sabato per condividere i “santi sacramenti” amministrati da mio padre, ma il prode svevo’ non ha paura.» La visita al padre ando bene, in massima parte. Figlio distante ma premuroso, si era profondamente crucciato per ogni crisi finanziaria della famiglia, forse pitt di suo padre. Ma gli affari andavano bene per il momento e Hermann Einstein era su di morale. «Mio padre é tun uomo completamente diverso ora che non ha pitt preoccupazioni economiche> scrisse Finstein alla Marié. Soltanto una volta I'«affare Doxer)» siintromise tra loro tanto che Albert considerd 'eventualita dliinterrompere la visita, ma questa minaccia allarm® a tal punto suo padre che Einstein decise di attenersi al programma iniziale. Sem- brava lusingato che suo padre apprezzasse sia la sua compagnia sia la sua disponibilita a occuparsi dell’azienda di famiglia’ Sebbene Einstein a volte parlasse in termini tutt’altro che positivi dell'idea di fare 'ingegnere, sarebbe stato possibile che intraprendesse . Cosi furono poste le premesse di un dibattito storico su quale merito vada attribuito alla Mari¢ per il suo contributo all’elaborazione delle teorie di Einstein, In questo caso, sembra che abbia partecipato alla ricerca di alcuni dati. Le ettere di Einstein presentavano le sue pitt recentiriflessioni sulle forze molecolari, mentre quelle di lei non contenevano conside- razioni scientifiche degne di nota. E in una lettera alla sua migliore amica, la Marié sembrava aver assunto il ruolo di fidanzata solidale piuttosto che quello di collaboratrice scientifica, «Albertha scritto un articolo di fisica che sara probabilmente pubblicato molto presto sugli “Annalen der Physik» scriveva. «Puoi immaginare quanto sia fiera del mio tesoro, Non si tratta semplicemente di un articolo qualsiasi, ‘ma di qualcosa di molto importante. Tratta la teoria dei liquidi.»** Angoscia da disoccupazione Da quasi quattro anni Einstein aveva rinunciato alla cittadinanza tedesca, eda allora era rimasto apolide. Ogni mese metteva da parte tun po’ di denaro per raggranellare la somma che avrebbe dovuto pagare come tassa per diventare cittadino svizzero, come desiderava dal profondo. Una delle ragioni era che ammirava il sistema svizzero, il suo carattere democratico e il mite rispetto per gli individui e la loro vita privata. «Amo gli svizzeri perché, in linea generale, sono pity umani degli altri popol tra i quali ho vissuto» disse pit tardi2” Ma c‘erano anche delle ragioni pratiche: per poter lavorare come dipencente pubblico o come insegnante in una scuola statale, avrebbe dovuto essere un cittadino svizzero, Le autorita di Zurigo lo sottoposero aun esame piuttosto approfon- dito e addirittura richiesero a Milano un rapporto sui suoi genitori. Nel febbraio 1901 siitennero soddisfatte e Einstein fu naturalizzato. Avrebbe mantenuto la cittadinanza svizzera per tutta la vita, pur 2 Einstein accettando poi quelle della Germania (di nuovo), dell’ Austria e degli Stati Uniti, Anzi, eta cosi ansioso di diventare cittadino svizzero che ise da parte isentimenti antimilitaristie si presento, come richiesto, per prestare servizio militare. Fu riformato a causa dell'eccessiva sudorazione dei piedi («hyperidrosis pedis»), dei piedi piatti («pes planus») e delle vene varicose («varicosis»), Liesercito svizzero era, a quanto pare, piuttosto discriminatorio, e cosi sul suo stato di servizio militare fu apposto il timbro «inabile» 21 ‘Qualche settimana dopo che ebbe ottenuto la cittadinanza, per®, ‘suo genitori cominciarono a insistere perché tornasse a Milanoa vivere con loro. Avevano deciso, alla fine del 1900, che non sarebbe potuto rimanere a Zurigo oltre la Pasqua a meno che non trovasse un lavoro i, Quando arrivé la Pasqua, Einstein era ancora disoccupato. La Marié, non irragionevolmente, supponeva che la chiamata a Milano fosse dovuta all’antipatia dei suoi genitori nei confronti di lei «Cid che mi deprimeva profondamente era che la nostra separazione dovesse avvenire in un modo cost innaturale, sulla base di calunnie intrighi» scrisse all’amica. Con una svagatezza che avrebbe poi reso proverbiale, Einstein dimenticd a Zurigo la camicia da notte, lo spazzotino da denti il pettine, la spazzola per i capelli (ne usava una a quell’epoca) e altri oggetti da toilette. «Fai avere tutto a mia sorella» comunicd alla Marié «in modo che lo porti a casa con sé.» Quat- tro giorni dopo aggiunse: «Tieniti il mio ombrello per il momento. Veciremo che cosa fame pitt avanti? Sia a Zurigo sia poi a Milano, Einstein produceva in gran numero lettere sempre pitt supplichevoli ai professori di tutta Europa, con richieste di un posto. Allegava il suo articolo sull’effetto capillare, che non sembrava perd fare un‘impressione particolare; di rado ricevette anche solo la cortesia di una risposta. «Presto avrd onorato della mia offerta ogni fisico dal Mare del Nord allestremita meridionale dell'talia» scrisse a Mileva2 Nell‘aprile del 1901 Einstein si ridusse a comprare un mazzo di cartoline con risposta pagata nella vana speranza di ricevere almeno tuna risposta. Nei due casi in cui queste cartoline di supplica sono sopravvissute, sono diventate, circostanza alquanto divertente, apprezzati pezzi da collezione. Una di esse, inviata a un professore olandese, oggi @ in mostra nel Museo di storia della scienza di Leida, Innessuno dei due casi il tagliando di risposta fu usato; Einstein non ottenne neppure la cortesia di un rifiuto. «Non lascio nulla di intentato enon rinuncio al mio senso dell’ umorismo» scrisse all’amico Marcel Grossmann, «Dio cred Vasino e gli diede una pelle dura.»2* Ifidenzati 63 ‘Tra i grandi scienziati cui Einstein scrisse c‘era Wilhelm Ostwald, professore di chimica a Lipsia, i cui contributi alla teoria delle solu- Zioni gli sarebbero valsi il premio Nobel. «Le sue ricerche sulla chimica _generale mi hanno ispirato nello scrivere larticolo accluso» diceva Einstein, Poi ’adulazione lasciava il posto a toni pitt lamentosi allor- ché chiedeva «se potesse esserle utile un fisico matematico». Einstein ‘concludeva supplicando: «Sono senza denaro, e soltanto un posto di questo genere mi consentirebbe di continuare i miei studi». Non ebbe alcuna risposta. Scrisse di nuovo due settimane pit tardi prendendo ilpretesto che «non sono sicuro di aver accluso il mio indirizzo» nella lettera precedente. «ll suo giudizio sul mio articolo conta moltissimo per me.» Di nuovo non ci fu risposta® padre, con cui Einstein viveva a Milano, condivideva in silenzio Vangoscia del figlio e tento, in un modo penosamente premuroso, di ajutarlo. Quando non giunse risposta neppure alla seconda let- tera a Ostwald, Hermann Einstein si senti in dovere di compiere, all insaputa del figlio, un tentativo inconsueto e goffo, ma soffuso di straziante commozione, di convincere Ostwald: Laprego di perdonare un pace cheha 'audacia di rivolgersialei, sti- rato Hert Professor, nel'interesse del proprio figo. Albert ha ventidue anni, ha studiato per quattzo anni al Politecnico di Zurigo ea superato brillantemente gli esami estate scorsa, Da allora sta cercando senza -successo di ottenere un posto come assistenteacceto all insegnamento, ‘che gli consentirebbe di continuate la sua formazione in fisica. Tutt ‘coloro che sono in grado di esprimere un giudizione lodano le capacit; Jo posso assicurarle che @straordinariamente studiosoe diligente e che porta un grande amore alla sua scienza. Per questo & profondamente Amareggiato della sua attuale condizione di disoccupato, e giorno dopo ggiomo cresce in lui Ia sensazione di aver sbagliato carrieta. Inoltre lo ‘opprime il pensiero di essere un peso per noi, gente di pochi mezz. Siccome é lei che mio iglio sembra ammirare e stimare pit di ogni altro studioso di fisica, & a lei che mi sono preso la liberta di rivolgermi con Vumile richiesta di leggere il suo articoloe di serivergi, se possibile, qualche parola di incoraggiamento, in modo che possa ritrovare la gioia diviveree di lavorare. Se, ota questo, lei potesse procurargl un posto di assistente, la mia gratitudine non conoscerebbe confini. Le chiedo di pperdonarmi per la sfrontatezza che ho di scriverle, mentre mio figlio & de tutto allescuro del mio passo inusitat.® ‘Ostwald non rispose neanche questa volta. Eppure, per una felice ironia della storia, nove anni pit tardi sarebbe stato il primo a pro- porre Einstein per il premio Nobel. 64 Einstein Einstein era convinto che dietro le difficolta ci fosse la sua bestia nera al Politecnico di Zurigo, il professore di fisica Heinrich Weber. Oltre ad aver assunto come assistenti due ingegneri al posto suo, a quanto pareva ora stava dando referenze sfavorevoli sul suo conto. Dopo aver fatto domanda per un posto con il professor Eduard Riecke di Goitinga, Einstein esprimeva il suo pessimismo alla Mari: «Do pit o meno per perso quel posto, Non posso credere che Weber si lascerebbe sfuggire una cosi buona occasione senza fare qualche cattiveriay. La Marié gli consiglio di scrivere a Weber, affrontandolo in modo diretto, e Einstein le riferi di averlo fatto. «Dovrebbe almeno sapere che non pud fare queste cose alle mie spalle. Gli ho scritto che so che la mia nomina ora dipende solo dal suo parere.» Non funziond. Einstein fu di nuovo respinto. «ll rifiuto di Riecke rnon mi ha sorpreso» scrisse alla Marié. «Sono del tutto convinto che la colpa é di Weber.» Ne fu talmente scoraggiato che, almeno per il ‘momento, ritenne inutile proseguire la ricerca. «In queste condizioni non ha pitt senso continuare a scrivere ai professori, dato che, se mai lecose dovessero procedere quanto basta, di sicuro si rivolgerebbero tuttia Weber, e lui darebbe di nuovo un parere negativo.» Con Gross- ‘mann si lamento: «Avrei potuto trovare un lavoro molto tempo fa se non fosse stato per le mene di Weber».27 Fino a che punto in tutto cid aveva un ruolo lantisemitismo? Ein- stein si convinse che era un fattore rilevante, e questo lo indusse a cercare lavoro in Italia, dove pensava che non fosse cosi forte. «Qui @ assente uno degli ostacoli principali che rendono difficile ottenere un posto, e cio® I'antisemitismo, che nei paesi di lingua tedesca & tanto sgradevole quanto di intralcio» scrisse alla Marié, Questa, a sua volta, silamentava con la sua amica delle difficolta del compagno. «Sai che il mio amore ha una lingua tagliente e per di pitt é un ebreo.? Nel tentativo di trovare lavoro in Italia, Binstein poté giovarsi dell'aiuto di uno degli amici che siera fatto mentre studiava a Zurigo, tun ingegnere di nome Michele Angelo Besso. Come Einstein, Besso proveniva da una famiglia ebrea del ceto medio che aveva vagato per Europa e alla fine si era stabilita in Italia. Era sei anni pit anziano di Einstein, e al tempo in cui si erano conosciuti si era gia laureato al Politecnico e lavorava per una societa di progettazione. Besso ¢ Einstein strinsero una profonda amicizia che sarebbe durata per il resto della loro vita (morirono a distanza di poche settimane ‘uno dallaltro, nel 1955). Nel corso degli anni Besso e Einstein condivisero tanto le pitt, intime confidenze personali quanto le pitt elevate idee scientifiche. I fidanzati 65 ‘Come scrisse Finstein in una delle 229 lettere intercorse tra loro che sono giunte fino a noi, «nessun altro mi @ cosi vicino, nessuno mi ‘conosce cosi bene, nessuno @ cosi ben disposto nei miei confronti ‘come te». Besso aveva un’intelligenza che incantava, ma mancava di concen- trazione, di energia edi assiduita, Come Einstein, una volta era stato invitato a lasciare la scuola superiore a causa del suo atteggiamento insubordinato (aveva inoltrato una petizione in cui si lamentava di tun insegnante di matematica). Finstein defini Besso «una persona terribilmente debole .. che non riesce a risolversi ad alcuna azione, nella vita come nella creazione scientifica, ma che ha una mente straor- dinariamente acuta, il cui funzionamento, per quanto disordinato, osservo con grande piacere. ‘Ad Aarau Einstein aveva fatto conoscere Besso alla sorella di Marie Winteler, Anna, che poi lo aveva sposato. Nel 1901 Besso si era trasfe- Fito a Trieste con lei. Quando Einstein riprese contatto con lui, lo trovo, come sempre, brillante, divertente e svagato in modo esasperante. Di recente il suo capo gli aveva richiesto di ispezionare una centrale elettrica e lui aveva deciso di partire la sera prima per essere sicuro di arrivare in orario, Ma aveva perso il reno, poi non era riuscito ad arrivare sul posto il giorno successivo, e infine era arrivato il terzo giorno... «ma si era accorto con orrore di aver dimenticato che cosa doveva fare». Cosi aveva spedito una cartolina all’ufficio chiedendo che gli inviassero le struzioni. Era opinione del capo che Besso fosse «adel tutto incapace e quasi squilibrato». a valutazione di Einstein su Besso era pitt affettuosa, «Michele & tun terribile schlemieb»riferi alla Marié, servendosi della parola yid- dish che significa «pasticcione sfortunato». Una sera Besso e Einstein passarono quasi quattro ore a parlare di scienza,e in particolare delle proprieta del misterioso etere ¢ della «definizione di quiete assoluta» ‘Quest ilee sarebbero fiorite in modo prorompente quattro anni dopo, nella teoria della relativita che Einstein avrebbe concepito facendo di Besso il suo referente. «i interessato alla nostra ricerca,» scrisse alla Marié «anche se spesso perce di vista il quadro generale preoc- cupandosi di questioni insignificant.» Besso aveva delle relazioni che, nelle speranze di Einstein, pote- vvano tomare utili. Suo zio era professore di matematica al Politecnico di Milano, e il piano di Einstein era di farsi presentare dall’amico: -«Lo prendero peril bavero e lo trascinerd da suo zio, eI fard da me il mio discorsetto». Besso riusci a convincere lo zio a scrivere delle lettere a favore dell/amico, ma non ne sorti nulla, Cosi Einstein paso 66 Einstein ‘gran parte del 1901 destreggiandosi tra supplenze temporanee come insegnante e qualche lezione privata.® Fu un altro amico intimo di Einstein dei tempi di Zurigo, il suo ‘compagno di corso specializzato nel prendere appunti di matema- tica, Marcel Grossmann, ad aiutarlo a ottenere finalmente un posto di lavoro, anche se non del tipo che ci si sarebbe aspettato. Pro- prio quando Einstein stava cominciando a disperare, Grossmann gli scrisse che probabilmente c’era un‘opportunita per un posto di analista all'Ufficio brevetti svizzero con sede a Berna. Il padre di Grossmann ne conosceva il direttore ed era disposto a raccomandare Einstein. «Sono rimasto profondamente commosso dalla tua devozione e ‘compassione, che non ti hanno fatto dimenticare il tuo sfortunato amico» rispose Einstein. «Sarei felicissimo di avere un posto cosi bello ti assicuro che non risparmierei nessuno sforzo per fare onore alla tua raccomandazione.» Alla Mariéscrisse esultante: «Pensa che posto meraviglioso sarebbe questo per me! Sard pazzo di gioia se dovesse venime fuori qualcosa». Ci sarebbero comunque voluti mesi, lo sapeva bene, prima che il posto all Ufficio brevetti si materializzasse, ammesso che mai la cosa si verificasse. Cosi accettd una supplenza di due mesi in un isti- tuto tecnico di Winterthur, sostituendo un insegnante richiamato al servizio militare. Lorario sarebbe stato impegnativo e, quel che era peggio, avrebbe dovuto insegnare geometria descrittiva, néallorané in seguito il suo punto di forza. «Ma il prode svevo non ha paura» pro- clamava, ripetendo una delle sue espressioni poetiche preferite."! Nel frattempo lui e Mileva avrebbero avuto Voccasione di fare tuna vacanza romantica insieme, vacanza che avrebbe avuto fatali conseguenze. Lago di Como, maggio 1901 «Devi assolutamente venirea trovarmi a Como, mia piccola strega» scrisse Einstein alla Marié alla fine di aprile del 1901. «Vedrai tu stessa ‘come sono diventato vivace e allegro e come tutto il mio aggrottare le ciglia sia finito.» Le dispute in famiglia e la frustrazione della vana ricerca di un lavoro lo avevano reso irritable, ma assicurava che era tutto passato. «Era solo per nervosismo che ero cattivo con te» si scusava, Per farsi perdonare, proponeva un appuntamento romantico e sensuale in uno dei luoghi pit romanticie sensuali del mondo: illago di Como, il pit Lfidanzati 67 celebre dei laghi alpini incastonati sul confine tra Italia e Svizzera, dove all inizio di maggio il fogliame spunta lussureggiante sotto vette maestose incappucciate di neve. «Porta la mia vestaglia blu in modo che possiamo avvolgerci in quella» diceva. «Ti prometto una gita come non ne hai mai viste.»®= La Mariéaccetto prontamente, ma poi cambid idea; aveva ricevuto, tuna lettera dalla famiglia a Novi Sad «che mi toglie ogni desiderio, ron solo di divertirmi, ma anche di vivere». La gita avrebbe dovuto farsela da solo, disse imbronciata. «Sembra che io non possa avere nulla senza essere punita.» Ma il giomo successivo cambid di nuovo idea. «ler ti ho scritto un biglietto mentre ero del peggiore degli umori a causa di una lettera che ho ricevuto. Ma quando ho letto la tua oggi ‘mi sono un po’ rasserenata vedendo quanto mi ami, e quindi penso che nonostante tutto quella gita la faremo insieme.»® E cosi nella prima mattinata di sabato 5 maggio 1901 Albert Ein- stein era lla stazione ferroviaria di Como ad aspettare Mileva Marié, «a braccia aperte e con il cuore che batteva». Passarono la giomata 1a, ammirando la cattedrale gotica e la citta vecchia cinta da mura, poi presero uno dei magnific batteli bianchi che vanno da un paese allaltro lungo le sponde del Lago. Si fermarono a visitare Villa Carlotta, la pitt splendida di tutte le famose dimore che punteggiano la riva, con i suoi soffttiaffrescati, ‘una copia della scultura erotica di Antonio Canova Amore ¢ Psiche € cinquecento varieta di piante. La Mari¢ in seguito serisse a un’amica quanto avesse ammirato «lo splendido giardino, che mi @ rimasto nel cuore, tanto pitt perché non era consentito cogliere neppure un fiore». Dopo aver trascorso la notte in una locanda, decisero di salire in montagna, ma trovarono neve alta fino a sei metri. Cosi noleggiarono ‘uno slittino «del tipo in uso i, che ha posto appena sutficiente per due persone innamorate, mentre il conducente sta dietro, in piedi su una tavoletta, chiacchiera tutto il tempo e ti chiama “signora”» scrisse la Mari. «Puoi immaginare qualcosa di pitt bello?» Laneve cadeva allegramente a perdita d’occhio, «tanto che questa immensita fredda e bianca mi fece venire i brividi e strinsi forte il mio amore tra le braccia sotto icappottie gli scialli che ci coprivano». Lungo la discesa, camminavano con passo pesante e prendevano a calcila neve per produrre piccole valanghe, «in modo da spaventare a morte il mondo sottostante»..* Qualche giorno dopo Einstein ricordava «come @ stato bello Yul tima volta che mi hai lasciato stringere la tua cara piccola persona 68 Einstein contro di me in quel modo naturalissimo».5 E in quel modo natura- lissimo, Mileva Marié rimase incinta di Albert Einstein, ‘Tomato a Winterthur, dove aveva una supplenza, Einstein scrisse alla Marié una lettera che faceva riferimento alla sua gravidanza. Stranamente —o forse non del tutto stranamente ~ cominciava affron- tando questioni scientifiche piuttosto che personali. «Ho appena letto ‘un magnifico articolo di Lenard sulla generazione di raggi catodici mediante luce ultravioletta» iniziava. «Sotto Vinfluenza di questo bellissimo contributo sono colmo di una tale felicitae gioia che devo dividerne un po’ con te.» Di lia poco Einstein avrebbe rivoluzionato lascienza basandosi sullarticolo di Lenard per formulare una teoria dei quanti di luce che spiegava Iettetto fotoelettrico. Nondimeno, @ alquanto sorprendente, 0 almeno divertente, che Ventusiasmo di dividere «flicta e gioia» con la sua fidanzata da poco in attesa di un figlio si riferisse a un articolo relativo a fasci di elettroni Soltanto dopo questa manifestazione di esultanza scientifica veniva tun breve accenno al figlio che aspettavano, di cui Einstein parlava al maschile: «Come stai cara? Come sta il bambino?». Continuava ‘mostrando di avere una strana idea di che cosa avrebbe significato allevare un figlio: «Riesci a immaginare quanto sara bello quando potremo tornare a lavorare, del tutto indisturbati, e con nessuno intorno a dirci che cosa fare! Soprattutto cercava di essere rassicurante, Avrebbe trovato un. lavoro, prometteva, anche se avesse voluto dire entrare nel mondo delle assicurazioni, Insieme avrebbero creato un ambiente familiare confortevole, «Stai serena e non ti crucciare, cara. fo non ti lascerd € fard in modo che vada tutto bene. Devi solo avere pazienza! Vedrai che le mie braccia non sono cosi male per affidarvisi, anche se le cose stanno cominciando in modo un po’ difficile.»% Mileva sistava preparandoa ripetere gli esami di laurea,e sperava di proseguire conseguendo un dottorato e diventando una fisica Sia lei che i suoi genitori nel corso degli anni avevano fatto enormi investimenti, in termini tanto emotivi quanto finanziari, in vista di quel! obiettivo. Avrebbe potuto, se lo avesse voluto, interrompere la gravidanza. Zurigo era allora il centro di una fiorente industria del controllo delle nascite, e vi aveva sede anche una dita che vendeva per corrispondenza farmaci abortivi. Viceversa decise che voleva avere il figlio di Einstein, anche se lui znon era ancora pronto o disposto a sposarla. Avere un figlio fuori dal ‘matrimonio era una scelta ribelle, data la loro educazione, ma non fuori del comune. Le statistiche utficiali mostrano che a Zurigo nel 1901 fidanzati 69 i 12% delle nascite erano illegittime. Le residenti che erano suddite austro-ungariche, inoltre, avevano molte pit probabilita di avere una gravidanza senza essere sposate. Nell'Ungheria meridionale il 33% delle nascite erano illegittime. I serbi avevano il tasso pit elevato di nasciteillegittime, gli ebrei quello di gran lunga pit basso.” La decisione costrinse Einstein a concentrare lattenzione sul futuro. «Cercherd un posto inmedtiatamente, non importa quanto umile sia» le disse. «l miei obiettivi scientifici ¢ la mia vanita personale non mi impediranno di accettare anche il lavoro pitt subordinato.» Decise di rivolgersial padre di Besso oltre che al direttore della locale compagnia «di assicurazioni, e promise di sposarla appena avesse avuto un posto stabile, «Allora nessuino potra tirare sassi sulla tua cara testolina.» La gravidanza avrebbe potuto anche risolvere —o almeno cosi spe- raya ~i problemi che avevano con le famiglic. «Quando i tuoi genitori ei miei saranno messi di fronte a un fatto compiuto, non potranno fare altro che rassegnarsi come meglio potranno.»* Mileva, costretta a letto a Zurigo da una gravidanza difficile, era commossa. «Allora, amore, vuoi cercare un lavoro immediatamente? E vuoi che mi trasferisca da te!» Era una proposta vaga, ma lei si disse subito «felice» di accoglierla. «Naturalmente non deve impli- care che tu accetti un posto davvero brutto, caro» aggiungeva. «Mi farebbe sentire terribile» Su suggerimento di sua sorella, cercd di convincere Einstein a fare visita ai suoi genitori in Serbia durante le vacanze estive. «Mi farebbe tanto felice» supplicava. «E quando i miei genitori ci vedranno fisicamente davanti a loro, tutti i dubbi scompariranno.»® Ma Einstein, con grande costemnazione di Mileva, decise di passare ancora una volta le vacanze estive con sua madre ¢ sua sorella sulle Alpi. Di conseguenza, non era presente ad aiutarla e incoraggiarla alla fine del luglio 1901, quando ripeté gli esami. Forse a causa della sgestazione e della situazione personale, Mileva fin per essere bocciata la seconda volta, ottenendo di nuovo 4.0 su 6e risultando I'unica del suo gruppo a non superare la prova. Fu cosi che Mileva Mari dovette rassegnarsia rinunciareal sogno di diventare una scienziata. Anda trovare i suoi in Serbia ~da sola ~e ise al corrente i genitori del suo fallimento accademico e della sua gravidanza. Prima di partire, domand® ad Einstein di mandare una lettera a suo padre descrivendogii loro progettie, presumibilmente, impegnandosi a sposarla. «Ti dispiacerebbe spedire la lettera a me in modo che possa leggere che cosa hai scritto?» gli chiese. «Presto gi dird quello che deve sapere, comprese le notizie spiacevoli»® Dispute con Drude e altri La sfrontatezza e il disprezzo per le convenzioni - tratti che veni- vvano incoraggiati dalla Marié ~ si palesavano nell‘attivita scientifica di Einstein oltre che nella sua vita personale nel 1901. In quell’anno il giovane entusiasta, ma ancora disoccupato, si impegnd in una serie di dispute con autorita accademiche. Le dispute dimostrano che Einstein non aveva scrupoli a sfidare i detentori del potere. Anzi la circostanza sembrava infonderglialle- tia. Nel bel mezzo delle tenzoni di quell'anno, aveva scritto a Jost Winteler: «la cieca obbedienza all‘autorita @ il peggior nemico della verti, Questo si sarebbe dimostrato un valido credo, adatto a essere inciso sul suo blasone, se mai ne avesse voluto uno. Letenzoni di quell anno rivelano anche qualcosa di pi sottile sul pen- siero scientifico di Einstein: aveva un bisogno imperioso— ani compulsivo ~ di unificare concetti di diverse aree della fisica. «Da una sensazione stupenda scoprire Yuna di un insieme di fenomeni che a prima vista sembrano completamente distinti» scrisse all'amico Grossmann quella primavera, mentreintraprendeva un tentativo di connettere il suo lavoro sulla capillarita con la teoria dei gas di Boltzmann. Quella frase, pit di e poi aggiunse in tono lamentoso: «Avevo inoltrato domanda anch’io per quel posto, ‘ma lo avevo fatto soltanto per non dover dire a me stesso di essere stato troppo timido per farlo».*8 Nell'autunno del 1901 Einstein accett un lavoro ancora pid umile come precettore in una piccola scuola privata a Sciaffusa, una citta- dina sul Reno una trentina di chilometri a nord di Zurigo. Il lavoro consisteva soltanto nel fare il ripetitore di un ricco allievo inglese che viveva li. Ricevere lezioni private da Einstein un giorno sarebbe parso un affare a qualunque prezzo. Ma a quell’epoca era il titolare della scuola, Jacob Nuesch, a fare V/affare. Si faceva pagare dalla famiglia del ragazzo quattromila franchi all’anno, mentre Einstein riceveva soltanto centocinquanta franchi al mese, oltre a vitto € alloggio. Einstein continuava a promettere a Mileva che avrebbe «avuto un. buon marito appena fosse stato possibile», ma ormai disperava del posto all’Usficio brevetti.«{l posto a Berna non 2 ancora stato bandito to perdendo le speranze.»'* leva desiderava stare con lui, ma la gravidanza rendeva loro impossibile mostrarsi insieme in pubblico. Cosi passd la maggior parte di novembre in un piccolo albergo di un paese dei dintorni oro rapporti stavano facendosi tesi. Nonostante le insistenze di Mileva, Einstein andava soltanto di rado a trovarla, spesso sostenendo che non aveva danaro disponibile. «Di sicuro mi farai una sorpresa, vero?» lo implord lei dopo aver ricevuto I’ennesimo biglietto che annullava una visita. Suppliche e collera si alternavano, spesso nella medesima lettera: Se solo sapessi che terbile nostalgia sento, verest sicuramente Sei davvero senza soldi? Questa é bella! Guadagna centocinguanta franchi, ha vito ealloggio garantitiealla fine del mese non ha un centesimo in tascal.. Non prenderlo come scusa per domenica, per favore. Se non trovi del danato prima di allor, te ne manderd io un Po". Se solo sapessi quanta voglia ho di rivedert!Penso a te tutto il fioro, eancor pit di notte.” Liinsofferenza di Einstein per lautorita presto lo mise in contrasto on il titolare della scuola. Tento di persuadere il suo allievo a trasfe- rirsia Berna con lui ea pagarlo direttamente, ma la madre del ragazzo si oppose. Poi Einstein chiese a Niiesch di pagarglt i pasto in contan in modo da non essere costretto a mangiare con la sua famiglia. «Lei 7% Einstein sa quali sono le nostre condizioni» rispose Niiesch. «Non c’@ aleuna ragione per discostarcene.» ‘Amuso duro, Einstein minaccio di trovarsi un‘altra sistemazione, fe Niiesch furibondo fece marcia indietro. In una riga che potrebbe essere considerata un’altra massima della sua vita, Einstein, dopo aver raccontato la cena alla Maric, concludeva in tono esultante: «Evviva la faccia tosta! F il mio angelo custode in questo mondo: Quella sera, seciendosi per I'ultimo pasto in casa Naesch, trovd accanto al piatto di minestra una lettera. Fra del suo angelo custode nella vita reale, Marcel Grossmann, Il posto all’Usficio brevetti, seri veva Grossmann, stava per essere bandito, ed era sicuro che sarebbe andato a lui. Di lia poco le loro vite sarebbero «cambiate splendida- ‘mente in meglio», scrisse alla Marié un Einstein tutto eccitato. «Sono 1pazzo di gioia quando ci penso» diceva, «E sono ancor pits felice per te che per me stesso. Insieme saremmo di certo le persone pit felici della terra.» Restava aperta la questione di che cosa fare del bambino, che doveva nascere di lia meno di due mesi,allinizio di febbraio del 1902, «Lunico problema che rimarrebbe da risolvere sarebbe quello di come tenere con noi la nostra Lieserb»scrisse Finstein (che aveva cominciato a par- lare del nascituro come di una bambina) alla Marié, che era tomnata in patria per dare alla luce il bambino nella casa dei genitori a Novi Sad. «Non vorrei essere costretto a rinunciare a lei.» Era una nobile inten- zione da parte sua, ma sapeva che gli sarebbe stato difficile presentarsi ‘a Berna per il nuovo lavoro con un figlio illegittimo. «Chiedi a tuo ‘papa; @ un uomo di esperienza, e conosce il mondo meglio del tuo affaticato e poco pratico Johannzel» Ad ogni buon conto, affermava che la bambina, una volta nata, «non avrebbe dovuto essere ingozzata di latte di mucca, perché la cosa avrebbe potuto renderla ottusa». I latte di Mileva sarebbe stato pitt nutriente, diceva.* Puressendo disposto a consultare la famiglia della Marié, Einstein non aveva nessuna intenzione di far sapere alla propria famiglia che i peggiori timori di sua madre in merito alla sua relazione - una gravidanza e un possibile matrimonio ~ si stavano avverando, Sua sorella parve rendersi conto che Albert e Mileva stavano progettando in segreto di sposarsi ene parlé con i Winteler ad Aarau. Ma nessuno di loro diede il minimo segno di sospettare che ci fosse di mezzo un bambino. La madre di Einstein apprese del presunto fidanzamento dalla signora Winteler. -Siamo risolutamente contrari alla relazione di Albert con Fraulein Marié, e non vogliamo neppure avere qualcosa a che fare con lei» lamentava Pauline.” fidanzati 7 Pauline prese anche la singolare iniziativa di scrivere una sgrade~ vole lettera,firmata anche dal marito, ai genitori della Marié. «Questa signora» si lamentd la Mariécon un‘amica a proposito della madre di Einstein «sembra essersi data come obiettivo nella vita di avvelenare quanto piit possibile non soltanto la mia esistenza ma anche quella di suo figlio. Non avrei mai pensato che potessero esserci persone nellatteggiamento verso le comodita materiali. «Farai bene a non diventare cosi» disse alla Marié, «Sarebbe terribile. Devi rimanere sempre la mia strega e la mia monella di strada, Tutti all'infuori di te mi sembrano estranei, come se da me li separasse un muro invisibile-» In vista dell‘assunzione all'Ufficio brevetti, Einstein si dallo stuclente cui faceva da isttutore a Sciaffusa e sitrasferi a Berna alla fine di gennaio del 1902. La gratitudine nei confronti di Gross- ‘mann, che avrebbe continuato ad aiutarlo in vari modi negli anni successivi, non sarebbe mai venuta meno, «Grossmann sta scrivendo la sua dissertazione su un argomento che ha a che fare con la geo~ ‘metria non euclidea» scrisse Einstein alla Marié. «Non so che cosa sia di preciso.» 78 Einstein Qualche giorno dopo 'arrivo di Einstein a Berna, Mileva, che eraa casa dei genitori a Novi Sad, diede alla luce una bambina, che chiamarono Lieserl. Avendo avuto un parto particolarmente diff cile, Mileva non poté scrivere al compagno,e fu suo padre a dare ad Einstein la notizia. «di sana, e piange come si deve?» scrisse Einstein alla Marié. «Come sono isuoi occhi? A chi di noi due assomiglia di pid? Chi laallatta? Ha fame? Sara completamente senza capelli. La amo cost tanto e ancora non ho nemmeno vista!» Ma il suo amore per la loro bambina appena rata sembrava esistere pitt che altro in astrato, dato che non fu neppure sufficiente a indurlo a fare il viaggio in treno fino a Novi Sad. Einstein non parlo della nascita di Lieserl né con la madre, né con. la sorella, né con nessuno dei suoi amici. Anzi, non é alcun indizio che abbia mai parlato di lei con loro. Neppure una volta la nomind pubblicamente o anche solo ammise che esisteva, Nessuna menzione dilei si trova nella corrispondenza, fata eccezione per alcune lettere tra Einstein e la Mari¢, e queste furono fatte sparire ¢ rimasero nasco- ste fino al 1986, quando gli studiosie i curatori delle opere del fisico appresero con grande sorpresa dell’esistenza di Lieserl.* ‘Ma la bambina fece emergere il lato ironico di Einstein, come mostra la lettera a Mileva immediatamente successiva alla nascita di Lieser!. «Sara certo gia capace di piangere, ma per molto tempo non sapra ridere» diceva, «E in questo c’® una profonda verita.» La paternita lo mise di fronte alla necessit® di guadagnare un po’ di denaro mentre attendeva di essere assunto all Ufficio brevetti. Cost il giorno successivo su un giomnale comparve un’inserzione: «Lezioni private di matematica e fisica .. impartite nel modo pitt accurato da Albert Einstein, insegnante diplomato al Politecnico federale Lezioni di prova gratuite». Con la nascita di Lieserl Einstein manifestd un desiderio di costruirsi un nido domestico che non era emerso in precedenza. Trovd una grande stanza a Berna e ne fece uno schizzo per Mileva, completo di diagrammi che rappresentavano il letto, sei sedie, tre mobilett, sé stesso (Johannzel) e un divano contrassegnato con «guardal>.‘° Ma Mileva non sarebbe andata ad abitare li con lui Non erano sposati e tun aspirante impiegato statale svizzero non avrebbe potuto coabitare apertamente con una donna. Invece, dopo qualche mese, la Marié tomd a Zurigo ad aspettare che fosse assunto e, come promesso, la sposasse. Non porto con sé Lieserl Aquanto pare Einstein e sua figlia non posarono mai gli occhi ‘uno sultaltra. Come vedremo, la piccola, nella corrispondenza giunta fino Ifidensati 79) noi, avrebbe meritato soltanto una breve menzione meno di due anni dopo, nel settembre 1903, e poi non sarebbe pit stata nominata, Nel frattempo fu lasciata a Novi Sad con parenti o amici di sua madre, in modo che Einstein potesse mantenere sia il suo stile di vita libero sia la rispettabilita borghese di cui aveva bisogno per diventare un funzionario svizzero. ‘Ce un vago indizio che Lieser fosse stata presa in custodia dall’amica intima della Marié, Helene Kaufler Savié, che Mileva aveva conosciuto rnel 1899 quando vivevano nella medesima pensione a Zurigo. La Savié cra di una famiglia ebraica viennese e aveva sposato un ingegnere di corigine serba nel 1900. Durante la gestazione, Mileva le aveva scritto una letterain cui sisfogava di tutte le sue pene, ma faveva stracciata prima di spedirla, Era contenta di averlo fatto, spiegd ad Einstein due mesi prima della nascita di Lieserl, perché «penso che non dovremmo dire nulla di Lieser per il momento». Aggiunse che Einstein avrebbe dovuto scrivere alla Savi qualche parola di tanto in tanto, «Ora dobbiamo trattarla molto ‘bene. Dovra aiutarci in qualcosa di importante, dopotutto.» LUfficio brevetti Un giorno, mente era in attesa del posto, Einstein incontrd un. conoscente che gia lavorava all’ Ufficio brevetti I lavoro era noi0so, si lamenti l'uomo, osservando che il posto che Einstein aspettava di occupare era «al livello pitt basso», cosicché almeno non doveva preoccuparsi che qualcun altro ne facesse domanda. Einstein non si lascid impressionare. «Certa gente trova tutto noioso» disse alla Marié. Quanto a disdegnare il gradino pitt basso, le disse che avreb- bero clovuto pensarla proprio all’opposto: «Non c‘importa niente di IL posto alla fine arrivo il 16 giugno 1902, quando una seduta del Consiglio federale svizzero lo nomind «in via provvisoria esperto tecnico di terza classe all’ Ufficio federale per la proprieta intellettuale con uno stipendio annuo di 3500 franchi», che in realta era pit di quanto avrebbe guadagnato un professore a inizio carriera.® I suo ufficio, nel nuovo palazzo delle Poste e telegrafi di Berna, era vicino alla famosa Torre dell orologio che sovrasta la porta della citta vecchia (2. inserto). Girando a sinistra al'uscita dal suo apparta- ‘mento, Einstein ci passava ogni giomo andando al lavoro. L'orologio fu costruito originariamente poco dopo la fondazione della citta nel 1191, e un congegno astronomico che rappresenta la posizione dei pianeti vi fu aggiunto nel 1530. Ogni ora ’orologio metteva in scena 80 Einstein il suo spettacolo: venivano fuori un giullare che ballava suonando dei campanelli, poi una sfilata di orsi, un gallo che cantava e un cavaliere in armatura, seguiti da Padre Tempo con il suo scettro e la clessidra, Llorologio forniva I'ora ufficiale alla vicina stazione ferroviaria, & con esso erano sincronizzati tutti gli altri orologi posti lungo i marcia- piedi. I conduttori dei treni che arrivavano dalle alte citta, dove l'ora locale non era sempre coordinata, regolavano gli orologi guardando la Torre di Berna mentre entravano in citta.® Cosi Albert Einstein avrebbe finito per passare isette anni pitt crea- tivi della sua vita ~anche dopo aver scritto le memorie che impressero "un nuovo corso alla fisica - arrivando al lavoro alle otto del mattino, sei giorni alla settimana, ed esaminando richieste di brevetto. «Sono terribilmente occupato» serisse a un amico qualche mese dopo. «Ogni giorno passo otto ore in ufficio e faccio almeno un’ora di lezioni Private, e poi, in aggiunta, un po’ di lavoro scientifico» Ma sarebbe sbagliato pensare che I'esame delle domande di brevetto fosse un lavoro ingrato. «Mi piace moltissimo il mio lavoro in ufficio, perché @ singolarmente vario.»™ Presto si rexe cont ceil lavoro sulle richieste di brevettopoteva essere svolto con rapidita tale da permettergli di ritagliarsi del tempo per la riflessione scientifica durante la giomata. «Riuscivo a fare il lavoro di un giomo intero in due o tre ore soltanto» raccontd poi. «ll resto del tempo lo dedicavo all’elaborazione delle mie idee.» Il suo direttore, Friedrich Haller, era un uomo di uno scetticismo brontolone € bonario e di un umorismo gioviale che ignorava benevolmente i {ogli di carta che ingombravano la scrivania di Einstein e scompa- rivano nel suo cassetto quando qualcuno veniva a parlare con lui ‘«Ogni volta che qualcuno passava da me, chiunque fosse, cacciavo { miei appunti nel cassetto della scrivania e facevo finta di lavorare sulle carte dell‘ufficio.»” In effetti, non dovremmo dispiacerci per Finstein pensando che si sentisse in esilio dai chiostri della scienza accademica. Si convinse invece che, pitt che un inconveniente, era un vantaggio per la sua attivita scientifica lavorare in «quel chiostro terreno dove covavo le mie idee pitt belle». Ogni giomo compiva esperimenti mentali basati su premesse teo- riche, cercando di farsi un’idea delle realta sottostanti, La concen- trazione su problemi della vita reale, disse pit tardi, «mi stimolo a scorgere le implicazioni fisiche dei concetti teorici».” Tra le idee che doveva prendere in esame per possibili brevetti cerano dozzine di Ifidanzati rnuovi metodi per sincronizzare gli orologi e coordinare le misure di tempo mediante segnali lanciati alla velocita della luce.” Inoltre il suo direttore, Haller, aveva un principio che era utile per un teorico creativo e ribelle non meno che per un analista di brevet «Devi rimanere con il tuo senso critico sempre vigile.» Metti in dub- bio ogni premessa, sfida lopinione prevalente e non accettare mai la verita di qualcosa semplicemente perché tutti gli altri la considerano ovvia. Non essere credulo. «Quando prendi in mano una richiesta» erano le istruzioni di Haller «pensa che qualunque cosa dica quell'in- ventore sia sbagliata.»” Einstein era cresciuto in una famiglia che creava brevettietentava i utilizzarli negli affari,e trovava il compito appagante. Quell‘att- vita rafforzava una delle sue doti d’ingegno: la capacita di condurre esperimenti mentali in cui riusciva a farsi un‘idea intuitiva di come tuna teoria avrebbe funzionato in pratica. Lo aiutava anche scartare i fattinon pertinenti che stavano intorno a un problema.” Se invece fosse stato relegato in un posto di assistente di un pro- fessore, avrebbe potuto sentirsi in dovere di produrre pubblicazioni innocue in quantita e forzato a essere eccessivamente cauto nel met- tere in discussione le idee accettate. Come osservd pitt tardi, ori- ginalita e creativita non erano risorse primarie per salire i gradini della scala accademica, specialmente nel mondo di lingua tedesca, € certo lui avrebbe avvertito la pressione che spingeva a conformarsi ai pregiudizi o ai punti di vista prevalenti dei suoi protettori. «Una carriera accademica in cui si é costretti a produrre memorie scienti- fiche a profusione genera un pericolo di superficialita intellettuale» affermo.” Diconseguenza, il caso che lo fece approdare su uno scarmo all’UF ficio brevetti svizzero, invece di fare un assistente nell/ambiente accademico, probabilmente rafforzd alcuni det tratti destinati ad assicurargii il successo: un gaio scetticismo su cid che compariva sulle pagine che aveva davantie un’indipendenza di giudizio che gli consentiva di mettere in discussione presupposti fondamentali. Tra glianalisti di brevetti non c’erano pressioni o incentivi a comportarsi alltrimenti L’Akademie Olympia Maurice Solovine, un romeno che studiava filosofia all'Universita di Berna, un giorno durante le vacanze pasquali del 1902, mentre faceva una passeggiata, comprd un giornale e notd Vannuncio con 82 Einstein cui Einstein offriva lezioni di fisica («lezioni di prova gratuite»). ‘Azzimato e vivace dilettante con i capellitagliati corti e una vistosa barbetta a punta, Solovine era di quattro anni maggiore di Einstein, ‘ma doveva ancora decidere se voleva diventare un filosofo, un fisicoo qualcosa d’altro. Cosi and® all'indirizzo dell'annuncio, suon® il cam- panello, e un attimo dopo dall’interno rimbombd una voce stentorea: « ha rac- contato Solovine* La loro prima discussione duro quasi due ore, dopodiché Einstein segui Solovine in strada, dove continuarono a parlare per un‘altra mezz’ora. Concordarono di vedersi il giorno successive, Al terzo incontro Einstein annuncid che conversare liberamente era pitt diver- tente che fare lezione a pagamento. «Non hai bisogno di lezioni di fisica» disse. «Vieni semplicemente a trovarmi quando vuoi e sard ben contento di chiacchierare con te.» Cosi decisero di leggere insieme i ‘grandi pensatori e poi di discuteme le idee. ‘Alle loro sedute si uni Conrad Habicht, figlio di un banchiere ed ‘ex studente di matematica al Politecnico di Zurigo. Prendendosi un po’ gioco delle pompose associazioni erudite, decisero di chiamarsi Akademie Olympia, Einstein, pur essendo il pit giovane, funominato presidente, e Solovine prepard un attestato con un disegno in cui com: pariva un busto di Einstein di profilo sotto una filza di salsicce. «Un ‘uomo perfettamente e limpidamente erudito, impregnato di mirabile, sottile e raffinata cultura, permeato della scienza rivoluzionaria del cosmo» proclamava la dedica® In generale le loro cene erano pasti frugali a base di salsicce, gru- vera, fruttae te. Ma peril compleanno di Einstein, Solovine e Habicht decisero di fargli una sorpresa mettendo sulla tavola tre piatti di caviale. Einstein era assorbito in un’analisi del principio di inerzia di Galileo, e parlando inghiotti boccone dopo boccone il suo caviale senza accorgersene. Habicht eSolovine si scambiavano occhiate fur- tive. «Ti sei accorto di quello che hai mangiato» gli chiese alla fine Solovine «Per Vamor del cielo!» esclamd Einstein. «Cost quello eral famoso caviale!» Tacque un momento, ¢ poi soggiuinse: «Be’, se offre cibo da buongustai a uno zoticone come me, sapete che non potra essere apprezzator Dopo le loro discussioni, che potevano durare anche tutta la notte, a volte Einstein suonava il violino e estate occasionalmente salivano su una montagna nei dintomi di Berna per ammirare il sorgere del Ifidanaati 83. sole. «La vista delle stelle scintillanti ci faceva una grande impres- sione e ci induceva a discussioni di astronomia» ricordava Solovine. «Ci riempivamo di meraviglia mentee il sole saliva lentamente verso Vorizzonte e infine appariva in tutto i suo splendore inondando le Alpi di un mistico rosa.» Poi aspettavano che aprisse il baretto di mon- tagna per bere caffe nero prima di scendere e andare a lavorare. Solovine una volta saltd una riunione prevista nel suo apparta- mento perché era allettato da un concerto di un quartetto ceco. Quale dono di riconciliazione lascid, come proclamava il suo biglietto scrtto in latino, cuova sode e un saluto» (amicis carissimis ova dura et salutem). Einstein e Habicht, sapendo quanto Solovine odiasse il tabacco, si vendicarono fumando pipe e sigari nella sua stanza e ammucchiando mobili e stoviglie sul letto. Amico carissimo funtum spissumt et salu- tem («al carissimo amico fumo denso e un saluto») risposero su un altro biglietto, Solovine dice che al suo ritorno fu «quasi sopraffattor dal fumo. «Credevo di soffocare. Spalancai la finestra e cominciai a togliere dal letto il cumulo di cose che toccava quasi il sofftto.»* Solovine e Habicht sarebbero diventati amici di Einstein per la vita, e Einstein molti anni dopo avrebbe rievocato con loro «la nostra allegea “academia”, che era meno infantile di quelle rispettabili che poi ho conosciuito da vicino». Rispondendo a una cartolina che i due amici gli avevano mandato da Parigi per il suo settantaquattresimo compleanno, Einstein le rese omaggio: «I tuoi membri ti crearono per burlarsi delle Accademie tue sorele, istituite da lungo tempo. Con quale precisione le loro burle colpivano il segno ho imparato ad apprezzarlo appieno in lunghi anni di attente osservazioni.® Leelenco delle letture dell’ Akademie Olympia comprendeva alcuni classici i cui temi Einstein poteva apprezzare, come ‘Antigone, l'emo- Zionante tragedia di Sofocle sulla sfida all'autorita,e il Don Chisciotte, Vepopea di Cervantes sull’ostinazione a combattere contro i mulini a vento. Ma soprattutto i tre accademici leggevano libri che indaga- vvano sull'intersezione tra scienza e filosofia: il Trattato sulla natura suman di David Hume, L'tnalisi delle sensazioni e La meccanica nel suo sviluppo storico-critico di Mach, I'Etica di Baruch Spinoza e La scienza ¢ lipotesi di Henri Poincaré.® Fu con la lettura di questi autori che i giovane analista di brevetti comincid a formarsi una propria filosofia della scienza, pid influente tra loro, disse pit tardi Einstein, era stato 'empirista| scozzese David Hume (1711-1776), Seguendo le orme di Locke e di Berkeley, Hume era scettico su qualsiasi conoscenza distinta da cid che poteva essere percepito direttamente dai sensi. Perfino le evidenti Sh Einstein leggi della causalita erano sospette ai suoi occhi, semplici abitudini della mente; una palla che ne colpiva un’altra poteva comportarsi nel modo predetto dalle leggi di Newton innumerevoli volte, eppure, 1 rigore, cid non costituiva una ragione per credere che si sarebbe comportata nello stesso modo la volta successiva. «Hume vide chia- ramente che alcuni concetti, come ad esempio quello di causalita, znon si possono dedurre con metodi logici dai dati dell’esperienza» ‘osservd Einstein. Una versione di questa filosofia, chiamata a volte positivismo, negava la validita di qualunque concetto che andasse al di la delle descrizioni dei fenomeni di cui abbiamo esperienza diretta. Essa piaceva ad Einstein, almeno inizialmente. «La teoria della relativita si propone in modo naturale nel contesto del positivismo» disse. «Questa linea di pensiero ebbe una grande influenza sul mio lavoro, ¢ in modo particolare la ebbe Mach, e ancor pitt Hume, il cui Tratéato sulla natura umana studiai con passione e con ammirazione poco prima di scoprire la teoria della relativita.»*? Hume aveva applicato il suo rigore scettico al concetto di tempo. Non aveva senso, diceva, parlare del tempo come se avesse un‘esi- stenza assoluta, indipendente dagli oggetti osservabili icui movimenti ci permettevano di definirlo, «Dal succedersi delle idee e impressioni ci formiamo l'idea di tempo,» scriveva Hume «la quale, senza di esse, non fa mai la sua apparizione nella mente.» Questo concetto che non esista nulla di simile al tempo assoluto avrebbe poi trovato ‘un’eco nella teoria della relativita di Einstein. Ma le considerazioni particolari del filosofo scozzese sul tempo ebbero su Einstein meno influenza dell'intuizione piu generale di Hume che é pericoloso par- lare di concetti che non siano definibili in termini di percezioni e Le idee di Einstein su Hume erano bilanciate dal suo apprezza- ‘mento per il pensiero di Immanuel Kant (1724-1804), il metafisico tedesco cui era stato introdotto, quando ancora era uno scolaro, da Max Talmud. «Kant occupd la scena della filosofia con un’idea che. costitui un progresso verso la soluzione del dilemma di Hume» disse Einstein. Alcune verita rientrano in una categoria di «conoscenza assolutamente certa» che é «radicata nella ragione stessa», Inaltre parole, Kant distingueva tra cue tipi di veri: (1) le propo- sizioni analitche, che discendono dalla logica e dalla «ragione stessa» piuttosto che dall’osservazione del mondo; per esempio, tutti i celibi non sono sposati, ue pit clue fa quattro, ela somma degli angoli di un triangolo @ sempre pari a 180 gradi; e (2) proposizioni sintetiche, che Ifidanzati 85 sono basate sull’esperienza e le osservazioni; per esempio, Monaco @ pitt grande di Berna, tutti cigni sono bianchi. Le proposizioni sin- tetiche potrebbero subire modifiche a opera di nuovi dati empitici ma non cosi le proposizioni analitiche. Possiamo scoprire un cigno nero ma non un celibe sposato, né (almeno cost pensava Kant) un triangolo icui angoli hanno somma di 181 gradi. Come disse Einstein, nella prima categoria di verita «si ritiene rientrino, per esempio, le proposizioni della geometria e il principio di causalita. Questi e certi altri tipi di conoscenza.... non devono essere preventivamente ricavati ddai dati sensoriali, in altre parole sono conoscenza a priori. Da principio Einstein trovd meraviglioso che certe verita potessero essere scoperte mediante la sola ragione. Ma presto cominci a mettere in discussione la rigida distinzione tra verita analitiche e sintetiche. «Mi sembrava che le cose i cui tratta la geometria non fossero essen- ialmente diverse da quelle che si percepiscono coi sensi» ricordava poi. E in seguito avrebbe respinto la distinzione kantiana. «lo sono convinto ... che questa distinzione sia erronea» scrisse. Una proposi- zione che sembra puramente analitica - come quella che la somma degli angoli di un triangoloé pari a 180 gradi — poteva rivelarsifalsa in una geometria non euclidea o in uno spazio curvo (per esempio, nel caso della teoria della relativita generale). Come disse pit tardi dei concetti della geometria e della causalita, Lempirismo di Hume fu spinto un passo pia avanti da Emst Mach (1838-1916), il fisico e filosofo austriaco i cui scritti Binstein lesse su sollecitazione di Michele Beso. Mach divenne uno degli autori preferiti dell’ Akademie Olympia e contribui a instillare in Einstein loscetticismo sull opinione prevalente e le convenioni accettate che sarebbe diventato un segno distintivo della sua creativita. Pitt tardi avrebbe proclamato, con parole che avrebbero potuto essere usate anche per descrivere lui stesso, che il genio di Mach era dovuto in parte al suo «scetticismo incorruttibilee [alla] sua indipendenza».** Lessenza della filosofia di Mach era questa, nelle parole di Ein- stein: «I concetti hanno senso soltanto se possiamo indicare gli oggetti a cui si riferiscono e le regole mediante le quali sono riferiti a questi oggetti».¥ In altri termini, perché un concetto abbia senso ne occorre una definizione operativa, che descriva come si osserve- rebbe il concetto in termini di operazioni. Quest’idea avrebbe dato i suoi frutti quando, qualche anno dopo le letture dell’ Akademie, Einstein e Besso discussero su quale osservazione avrebbe dato 86 Einstein significato al concetto a prima vista semplice che due eventi si verificano «simultaneamente>. La cosa pitt importante che Mach abbia fatto per Einstein fu l'ap- plicazione di questo punto di vista ai concetti newtoniani di «tempo assoluto» e di «spazio assoluto». Era impossibile definire tali con- ‘ett sosteneva Mach, in termini di osservazioni che fosse possibile compiere. Pertanto essi erano privi di significato. Mach ridicotizz® «la mostruosita concettuale dello spazio assoluto» di Newton, defi- nendolo «una cosa puramente ideale che non pud trovare riscontro nell'esperienzan.’ Liultimo eroe intellettuale dell’Akademie Olympia era Baruch Spinoza (1632-1677), il ilosofo ebreo di Amsterdam. La sua influenza fu principalmente religiosa: Einstein fece proprio il suo concetto di un Dio amorfo che si riflette nella bellezza che incute riverenza, nella razionalita e nell'unita delle leggi di natura. Ma, come Spinoza, Einstein non credeva in un Dio personale che premiasse e punisse e intervenisse nella nostra vita quotidiana, Inoltre Einstein trasse da Spinoza la fede nel determinismo: "idea che le leggi di natura, una volta che fossimo in grado di sondarle, stabiliscano cause ed effetti immutabili, e che Dio non giochi a dadi consentendo a qualsiasi evento di essere casuale o indeterminato. «Tutte le cose sono determinate dalla necessita della divina natura» affermava Spinoza, e anche quando la meccanica quantistica parve mostrare che cid era falso, Einstein continud a credere risolutamente che fosse vero. Matrimonio con Mileoa Era destino che Hermann Einstein non vedesse suo figlio diventare qualeosa di pit di un analista di breveti di terza classe. Nell ottobre del 1902, quando le sue condizioni di salute cominciarone a declinare, Einstein andd a Milano per essergli accanto negli ultimi giorni. Da ‘molto tempol loro rapporto era una miscela diestraneitae di affetto, e su quella stessa nota si concluse. «Allorché la fine fu prossima» raccontd in seguito Helen Dukas, la segretaria di Einstein, «Hermann chiese a tutti di allontanarsi per more da solo.» Einstein avverti per tutta la vita un senso di colpa per quel momento, che rappresentava simbolicamente la sua incapacita di stabilire un vero legame con la sua famiglia. Per la prima volta si senti inebetito, «sopraffatto da un senso di desolazione». In seguito defini la morte di suo padre il colpo pit duro che avesse Tfidanzati 87 mai subito. L’evento, perd, risolse un‘importante questione. Sul letto di morte, Hermann Einstein diede finalmente il suo consenso al matrimonio con Mileva Marié* I colleghi di Einstein dell’ Akademie Olympia, Maurice Solovine e Conrad Habicht, si riunirono in seduta speciale il 6 gennaio 1908 per fare da testimoni nella minuscola cerimonia che ebbe luogo nell'utfi- cio dello stato civile di Berna, dove Albert Einstein e Mileva Mari¢ si sposarono. Nessun familiare —né la madre ola sorella di Einstein, né i genitori di Mileva - venne a Berna. I membri del ristreto cenacolo intellettuale festeggiarono in un ristorante quella sera, e poi Einstein ‘¢ Mileva tomarono insieme nell'appartamento di lui. Com’era pre- vedibile, Einstein aveva dimenticato la chiave e dovette svegliare la padrona di casa" «Be’, adesso sono un uomo sposato e vivo una piacevolissima & confortevole vita con mia mogtie»riferi a Michele Besso due settimane pial tardi, «Lei si prende ottimamente cura di ogni cosa, cucina bene ed & sempre di buon umore.» Da parte sua la Mari fece il proprio resoconto alla sua migliore amica: «Sono, se possibile, ancora pitt legata al mio tesoro di quanto non lo fossi nei giomi di Zurigo». A volte partecipava anche lei alle riunioni dell’ Akademie Olympia, ma per lo pitt come osservatrice. «Mileva, intelligente e riservata, ascol- tava attentamente ma non interveniva mai nelle nostre discussioni> ricordava Solovine. Nondimeno, cominciavano ad addensarsi delle nubi, «Le mie nuove mansioni stanno esigendo il loro tributo» disse la Marié rife- rendosi ai lavori domesticie al ruolo di semplice spettatrice quando si discuteva di scienza. Gli amici di Einstein avvertivano che stava diventando pitt cupa. A volte sembrava laconica, e anche sospettosa. E Einstein, almeno cosi affermd retrospettivamente, era gi diven- {ato a sua volta diffidente. Aveva provato un’«intima resistenza» al ‘matrimonio con la Marié, affermd pitt tardi, ma Yaveva superato per «senso del dovere». Mileva presto comincid a cercare dei modi per restituire magia al loro rapporto, Sperava che sarebbero sfuggit alla routine borghese che sembrava connaturata alla vita di un funzionario pubblico svizzero e che, invece, avrebbero avuto qualche opportunita di recuperare la loro vecchia vita da universitari nonconformisti. Decisero ~0 almeno cosi Mileva sperava ~ che Einstein avrebbe trovato un posto da inse- gnante da qualche parte molto lontana, magari vicino alla loro figlia abbandonata. «Tenteremo dovunque» scrisse alla sua amica in Serbia, «Pensi che, per esempio, a Belgrado gente come noi potrebbe trovare 88 Einstein qualcosa?» La Marié sosteneva che avrebbero accettato qualunque cosa avesse a che fare con lo studio, anche insegnare tedesco in una scuola superiore. «Vedrai che abbiamo ancora quel vecchio spirito di awventura.»®® Per quanto ne sappiamo, Einstein non andd mai in Serbia acercare tun lavoro o a vedere la sua bambina. Qualche mese dopo il matri- ‘monio, nell’agosto 1903, la nube segreta che incombeva sulle loro vite d’improvviso proiett6 su di loro una nuova ombra, Mileva ebbe notizia che Lieserl, che allora aveva diciannove mesi, si era ammalata di scarlattina, Prese un treno per Novi Sad. Durante una fermata a Salisburgo comprd una cartolina illustrata con l'immagine di un castello del posto e buttd gitt qualche riga, che poi spedi durante la fermata di Budapest: «Tutto procede velocemente, ma male. Non ‘mi sento affatto bene. E tu, a cosa stai lavorando, piccolo Johannzel? Scrivimi presto, capito? La tua povera Doxerb.* ‘A quanto pare, la bambina fu data in adozione. L'unico indizio ‘che abbiamo in proposito é un‘enigmatica lettera che Einstein scrisse alla Mari¢in settembre, quando let era a Novi Sad da un mese. «Sono ‘molto dispiaciuto di quanto @ sucesso a Lieser|. La scarlattina spesso lascia tracce permanenti, Se solo tutto andasse bene. Come ¢registrata Lieserl? Dobbiamo stare molto attenti, perché non sorgano difficolta per la bambina in futuro.» ‘Qualungue motivazione possa avere avuto Einstein per fare la domanda, non risultano sopravvissutiné icdocumenti di registrazione di Lieserl né alcun’altra traccia documentale della sua esistenza. ‘Vari ricercatori, sia serbi che americani, compreso Robert Schulman dell’Einstein Paper Project e Michele Zackheim, che ha scritto un libro sulla ricerca di Lieserl, hanno inutilmente perlustrato chiese, anagrafi, sinagoghe e cimiteri. ‘Tutti gli indizi relativi alla figtia di Einstein sono stati accurata- ‘mente cancellati, Quasi tutte le lettere scambiate tra Einstein e la Marié nell'estate e nell'autunno del 1902, molte delle quali presumibilmente avevano a che fare con Lieserl, furono distrutte, Quelle scambiate tra la Marié e la sua amica Helene Savié durante quel periodo furono intenzionalmente bruciate dalla famiglia della Savi¢, Peril resto della loro vita, anche dopo il divorzio, Einstein e sua moglie fecero tutto ‘quanto potevano, con sorprendente successo, per nasconsdere non solo il destino della loro prima bambina, ma la sua stessa esistenza, Uno dei pochi fatti emersi da questo buco nero della storia é che Lieserl era ancora viva nel settembre 1903. La preoccupazione espressa da Einstein nella sua lettera a Mileva di quel mese, circa potenziali I fidancati 89 ifficolta «per la bambina in futuro», parla chiaro. La lettera indica anche che la bimba era ormai stata data in adozione, dato che Einstein auspicava di avere un bambino «in sostituzione». Cisono due ipotesi plausibil sul destino di Lieserl. La prima é che sia sopravvissuta alla scarlattina ¢ sia stata allevata da una famiglia adottiva, In un paio di occasioni nel corso della sua vita, quando delle donne si fecero avanti sostenendo (falsamente, come risulto poi) di essere sue figlie illegittime, Einstein non escluse su due piedi la possibilita, anche se, dato il numero di relazioni che ebbe, non vuol dire che pensasse potesse trattarsi proprio di Lieserl. Una possibilita, sostenuta da Schulman, & che Yamica della Marié, Helene Savi¢, abbia acottato Lieserl. In effetti la Savi¢allevo una figlia, Zorka, che era cieca dalla prima infanzia (forse in conseguenza della scarlattina), che non si spos mai e che un nipote provvide a tenere al riparo da coloro che volevano intervistarla. Zorka mori negli anni ssuccessivi al 1990, Inipote che protesse Zorka, Milan Popovié, respinge questa pos- sibilita. In un libro che serisse sull/amicizia e la corrispondenza in- tercorse tra la Marié e sua nonna Helene Savié, In Albert's Shadow (Al'ombra di Albert), Popovié ha affermato: «E stata avanzata una teoria secondo la quale mia nonna adottd Lieserl, ma un esame della storia della mia famiglia mostra che @ infondata». Tattavia Popovié rnon ha prodotto nessuna prova documentale, come per esempio il certificato di nascita di sua zia, per sostenere questa tesi. Sua madre brucid gran parte delle lettere di Helene Savié, comprese tutte quelle che avevano a che fare con Lieserl. La teoria di Popovié, basata in parte sui racconti ci famiglia rievocati da uno scrittore serbo di nome Mira Aletkovig, @ che Lieserl sia morta di scarlattina nel settembre 1903, dopo la lettera di Einstein. Michele Zackheim, nel suo libro che descrive la caccia a Lieser|, giunge a una conclusione analoga.’» Comungue siano andate le cose, la tristezza di Mileva ne fu ac- cresciuta. Poco tempo dopo la morte di Einstein, un autore di nome Peter Michelmore, che non sapeva nulla di Lieserl, pubblicd un libro basato tra altro su conversazioni avute con il figlio di Einstein, Hans Albert. Riferendosi all’anno successive al matrimonio, Michelmore osservava: «Era accaduto qualcosa a quei due, ma Mileva silimitava a dire che era una questione “profondamente personale”. Qualunque cosa fosse, ei ci andava rimuginando sopra, e sembrava che Albert ne fosse in qualche modo responsabile. Gli amici incoraggiavano Mileva a parlare del suo problema e a mettere le cose in chiaro, Ma lei insisteva che era una cosa troppo personale e mantenne il segreto per 90 Einstein tutta la vita: un particolare essenziale nella storia di Albert Einstein ‘che rimane ancora avvolto nel mistero».” malessere di cui la Maré si lamentava nella cartolina spedita da Budapest era probabilmente dovuto all‘atesa di un bambino. Quando scopri di essere incinta, temette che il marito andasse in collera. Ma Einstein, nell’apprendere la notizia che presto sarebbe arrivato un sostituto della loro figlia, espresse grande gioia. «Non sono assolu- tamente arrabbiato del fatto che la povera Doxerl stia covando un ‘nuovo pulcino» scrisse. «Anzi, ne sono felice e mi ero chiesto se non dovessi fare in modo che tu abbia una nuova Lieserl. Dopotutto non dovrebbe esserti negato quello che @ un diritto di ogni donna.» Hans Albert Einstein nacque il 14 maggio 1904. II nuovo venuto sol evo il morale di Mileva e riporto un po’ di gioia nel suo matrimonio, ‘0 cosi almeno lei disse all’amica Helene Savié: «Fai un salto a Berna in modo che possa rivederti e mostrarti il mio piccolo tesoro, che si chiama anche lui Albert. Non so dirti quanta gioia mi dia quando ride cosi allegramente o quando scalcia mentre gli faccio il bagno». Einstein sistava «comportando con dignita paterna» disse la Marié, € dedicava del tempo a costruire per il suo bambino piccoli giochi, come una funivia ricavata da scatole di fiammiferi espago. «Era uno dei pitt bei giocattoli che avessiallora,e funzionava» ricordava ancora Hans Albert quando era ormai adulto. «Con un po’ di spago, delle sca- tole di fiammiferi e poco altro sapeva fare le cose pit incredibili.»™* “Milos Mari¢ fu talmente felice della nascita di un nipote che venne in visita e offri una considerevole dote, che secondo la leggenda familiare (probabilmente un po’ esagerata) ammontava a 100.000 franchi svizzeri. Ma Einstein, racconti in seguito Milos con le lacrime agli occhi, Yaveva rifiutata, affermando che non aveva sposato sta figlia per denaro. In effetti Einstein stava cominciando a cavarsela abbastanza bene da solo. Dopo pit di un anno all’Urficio brevetti, da funzionario in prova era diventato funzionario di ruolo..° v L/ANNO MIRACOLOSO Quanti e molecole, 1905 alba del nuovo secolo «ln fisica non c’é nulla di nuovo da scoprire ormai.» Cosi pare abbia dichiarato il venerato Lord Kelvin alla British Association for the Advancement of Science nel 1900. «Tutto cid che resta da fare sono ‘misurazioni sempre pi precise.»! Ma si sbagliava. Le fondamenta della fisica classica erano state gettate da Isaac Newton (1642-1727) verso la fine del XVII secolo. Basandosi sulle scoperte di Galileo e di altri, Newton aveva formulato delle leggi che descrivevano un universo meccanico altamente intelligibile: una mela che cade e una luna in orbita sono governate dalle medesime leggi della gravita, della massa, della forza e del moto. Le cause pro- ducono effetti, le forze agiscono sui corpi e in teoria tutto pud essere spiegato, determinato e predetto. Eil matematico e astronomo Pierre- Simon Laplace (1749-1827) aveva esultato: «un’Intelligenza che, per tun dato istante, conoscesse tutte le forze da cui é animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se per di piit fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all’analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei pitt grandi corpi dell'universo e dell’atomo pitt leggero: nulla sarebbe incerto per essa, ¢Fawvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi>.? Einstein ammirava questa causalita rigorosa, che defini «la carat- teristica pitt profonda dell'insegnamento di Newton». E riassunse ironicamente la storia della fisica in questi termini: «In origine (se ori- gine vi fu) Dio cred le leggi del moto di Newton insieme con le masse e le forze necessarie». A colpire in modo particolare Einstein erano «le ‘conquiste della meccanica in campi che apparentementenon avevano nulla a che fare con essa», come la teoria cinetica da lui analizzata, che spiegava il comportamento dei gas in termini delle azioni di miliardi di molecole che si muovono e si urtano caoticamente+ 92 Einstein Verso la meta del XIX secolo alla meccanica newtoniana si aggiunse unaltro grande progresso. II isico sperimentale inglese Michael Fara- day (1791-1867), figlio autodidatta di un fabbro, scopr le proprieta dei campiclettricie magnetici. Faraday mostrd che una corrente elettrica produce forze magnetiche, e poi che un campo magnetico variabile _pud generare una corrente elettrica. Quando un magnete viene fatto muovere in vicinanza di una spira metallica, o viceversa, si produce tuna corrente elettricaS Le ricerche di Faraday sull'induzione elettromagnetica permisero a imprenditori inventivi come il padre e lo zio di Einstein di concepire nuovi modi di combinare avvolgimenti metallici rotanti e magneti mobili per costruire generatori elettrci. Di conseguenza, il giovane Einstein aveva dei campi di Faraday una profonda intuizione fisica enon soltanto una comprensione teorica Ifisico scozzese dalla folta barba James Clerk Maxwell (1831-1879) in seguito escogitd delle splendide equazioni che specificavano, tra le altre cose, come i campi elettrici variabili creano campi magne- ticie come i campi magnetici variabili generano campi elettrici. In effetti un campo elettrico variabile pud produrre un campo magne- tico variabile che, a sua volta, pud produrre un campo elettrico variabile,e cosi via Il risultato di questo accoppiamento é un’onda elettromagnetica. Proprio come Newton nacque nell’anno in cui mori Galileo, cost Ein- stein nacque nell anno in cui mori Maxwell, considerava parte del suo compito estendere opera dello scozzese, In Maxwell vedeva un teorico che si era liberato dai pregiudizi dominant, siera fatto condurre dalle ‘melodie matematiche in territori sconosciuti eaveva trovato un‘armonia basata sulla bellezza e la semplicit di una teoria dei campi. Per futtala vita Einstein fuaffascinato dalle teorie dei campi, edescrisse 1o svituppo del concetto in un testo che scrisse con un collega: Un nuovo concetto inveraione pid importante dal tempo di New- ton in poi ~s‘introduce nella fisicae cio® il concetto di campo. Occor- teva una potente immaginazione scientifica per discemere che nella In.un primo tempo la teoria del campo elettromagnetico svilup- pata da Maxwell parve compatibile con la meccanica di Newton. Liane miracoloso 9 Per esempio, Maxwell credeva che le onde elettromagnetiche, di cui fa parte la luce visibile, potessero essere spiegate dalla meccanica classica, a condizione di ammettere che I'universo fosse pervaso da un certo invisibile e sottile «etere luminifero™, ritenuto il mezzo materiale che, increspandosi e oscillando, consentiva la propaga- zione delle onde elettromagnetiche, con un ruolo paragonabile a quello che l'acqua svolge per le onde dell’oceano e Varia svolge per le onde sonore. Verso la fine del XIX secolo, pero, nelle fondamenta della fisica