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UdA 2012 - Creazione di un ebook pop-up 3D con ZooBurst

Misteri e storie di Venezia...


Il povero fornaretto
Correva il Febbraio del 1507. Era l`alba e all`angolo tra la calle della Mandola e il ponte degli
Assassini c`erano ancora accesi i cesendoli (lampioni). Un giovane Fornaretto (fornaio), Pietro
Tasca, si stava recando al lavoro quando, alla luce incerta delle lampade vide qualcosa brillare al
suolo: era il fodero d`una spada, tutto scintillante e dorato. Pietro, che era, per l`appunto, un povero
fornaretto, la raccolse con s pensando di usarne le monete che ne sarebbero derivate per chiedere
in sposa la sua bella Annetta di casa Barbo, ossia d`una casata nobiliare.
Poco pi in l, dopo il ponte, scorse un mucchio di stracci al suolo. S`accost e scopr ch`era un
uomo in fin di vita: era stato pugnalato ed era tutto coperto di sangue. Pietro si accucci e ne prese
il capo tra le mani a sorreggerlo, finch questi non gli spir tra le braccia. Fu allora che s alz e si
scoperse tutto imbrattato del sangue del morto. Stava per dare l`allarme quando, sul far del giorno,
di l passaron due gendarmi. Vendendo il fornaretto in piedi lercio di sangue ed il morto a terra,
subito bloccarono Pietro., il quale tentava in vano di spiegarsi.
I gendarmi esaminarono il morto: era un Nobile, era il Conte Guoro. Quindi esaminarono Pietro e,
oltre al sangue del Conte, gli trovarono addosso il fodero dorato della spada con lo stemma
nobiliare. Nonostante l`implorare di Pietro, lo arrestarono e a quell`ora per strada non c`era nessuno
che potesse aver visto cosa era effettivamente accaduto.
Lo incarcerarono ai piombi con l`accusa di assassinio ai fini di rapina: e questo, a quei tempi, a
Venezia voleva dire pena di morte, aggravata dal fatto che il morto fosse un Nobile. Lui contava e
sperava nella giustizia, ma ai piombi, sotto le mani dei Babai (gli antichi Inquisitori della
Serenissima), fin per confessare quello che non era stato, quello che non aveva fatto e nessuno
venne in suo soccorso. La casata dei brbo tacque e, anzi, l`avversario politico di questi, sapendo il
Fornaretto legato alla famiglia dalla storia con Annina, si lev a principale accusatore del povero
Piero.
Fu condannato a morte e portato tra le due colonne di Piazzetta San Marco il 22 marzo 1507. Al
patibolo lo aspettava il boia con la sua mannaia e dalla terrazza al secondo piano di Palazzo Ducale
il Doge Loredan di levava in tutta la sua maest.
Il Doge diede l`ordine e il boia cal la scure. "Giustizia fatta!" sentenzi allora il doge, come da
copione.
"Nooooo!" si lev allora un grido tra la folla. Era un servo di casa Barbo che si faceva largo tra la
folla assiepata in piazza bestemmiando e imprecando con la notizia che Lorenzo Barbo, il padrone e
padre dell`Annina, aveva confessato straziato dei rimorsi alla moglie di essere lui l`autore (o il
mandate) dell`omicidio di Alvise Guoro.
La Serenissima, che da sempre reggeva la sua autorit sulle basi di una Giustizia giusta per tutti,
come da sempre per tutti i grandi paesi mercantili, si raggel alla notizia.
Da quel giorno, ad ogni fine udienza processuale della Serenissima la frase che veniva detta era
"Ricordeve del poro fornareto" a monito di ingiuste condanne e sul lato della Basilica di San
Marco che guarda verso Palazzo Ducale due fiaccole vengon accese ad ogni crepuscolo e spente ad
ogni alba in memoria del Povero Fornaretto, proprio rivolte verso il posto dove s`ergeva il
patibolo... cos dal 1507, in onore di Pietro, come a chieder scusa dell`incapacit dimostrata allora
dagli Inquisitori di riuscir ad indagare pi a fondo...
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Le fiaccole accese di notte e spente di giorno.