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Bryn Mawr Classical Review 2015.01.

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Peter Liddel, Polly Low (ed.), Inscriptions and their Uses in Greek and Latin Literature. Oxford studies in
ancient documents. Oxford; New York: Oxford University Press, 2013. Pp. xii, 403. ISBN
9780199665747. $185.00. - Reviewed by Lucia Floridi,

I curatori del volume, Peter Liddel e Polly Low, hanno intrapreso, nel 2003, un progetto-pilota volto alla
costituzione di un database di citazioni e riferimenti alle iscrizioni negli autori antichi. Le prime riflessioni
scaturite dalla raccolta del materiale e le molteplici questioni metodologiche nate in seno al progetto
hanno portato, nel giugno 2009, a un convegno, tenutosi allUniversit di Manchester. Il volume in
oggetto raccoglie le relazioni presentate in quelloccasione, e offre al lettore una serie di stimolanti
riflessioni sullimpiego del materiale epigrafico da parte degli autori pi diversi e nei generi pi disparati,
dallet classica alla prima et imperiale, in Grecia e a Roma.
Le relazioni sono precedute da unintroduzione dei curatori, ampia e articolata (pp. 1-29); oltre a spiegare
genesi e obiettivi della raccolta, Liddel e Low tracciano una breve storia delle raccolte epigrafiche
dallUmanesimo-Rinascimento a oggi (paragrafo 1, Collecting Inscriptions, pp. 2-6), utile per un primo
orientamento nella materia, e di cui potranno pertanto beneficiare particolarmente gli studenti. Dopo
alcune riflessioni su come le citazioni letterarie di iscrizioni costituiscano un supporto per lepigrafia, sul
rapporto tra epigrafia e storia da un lato ed epigrafia e letteratura dallaltro, lultima sezione dedicata
alla presentazione del volume (paragrafo 3, This collection, pp. 18-23). Essa ha il merito di fornire una
sintesi chiara dei singoli contributi, mettendo in luce la variet degli approcci e delle prospettive, ma
evidenziando, nel contempo, la coerenza del quadro generale che le singole tessere del mosaico
consentono di ricostruire.
Le relazioni 16, se si esclude lintroduzione sono distribuite in due sezioni: la prima, Literary
Epigraphy and the ancient Past, riflette sul rapporto tra epigrafia e storia, e comprende una variet di
temi e di autori antichi. aperta dal contributo di A. Hartmann, una riflessione di carattere generale
sullattitudine degli storici antichi nei confronti delle iscrizioni, che funge in qualche modo da introduzione
alla sezione nella sua interezza ( questo uno dei pregi della raccolta: il volume ha una sua architettura
interna che evidenzia il dialogo tra i singoli contributi e concorre a dare unimpressione di compattezza e
di coerenza che non sempre unopera miscellanea pu vantare, per sua stessa natura). Hartmann
dimostra come il lettore antico fosse consapevole dellimportanza delle iscrizioni per autenticare il
passato (o per disautenticarlo, come rivela la citazione di iscrizioni a fini revisionisti), ma mette anche in
luce come, a differenza dei moderni,
gli antichi tendessero a utilizzare le iscrizioni in modo selettivo, e non arrivarono mai a concepire una
qualche forma, per quanto embrionale, di scienza epigrafica. I contributi successivi spaziano da Erodoto
(E. Kosmetatou) a Pausania (Y.Z. Tzifopoulos), dagli oratori (A. Petrovic) alluso degli psephismata nelle
biografie ellenistiche dei filosofi (M. Haake), dai riferimenti nella letteratura greco-romana alle iscrizioni
latine arcaiche (D. Langslow), allutilit delle fonti epigrafiche per comprendere il funzionamento del
santuario di Delfi e la sua centralit nel mondo antico, utilit gi riconosciuta dagli autori antichi, come
Erodoto e Pausania (M. Mari). Dalle singole riflessioni scaturiscono risultati degni di apprezzamento, che
spesso contribuiscono a mettere in discussione consolidati clichs, a restituire immagini pi sfumate
degli autori e dei loro metodi di ricerca, a sottolineare i condizionamenti esercitati da alcuni aspetti
materiali come la forma delle
lettere o il layout delle epigrafi sulla comprensione e la ricezione del messaggio iscrizionale, ad aprire
interessanti prospettive sulle modalit di circolazione dei testi stessi, una volta svincolati dal loro
supporto materiale e dalla loro sede originaria.
Elizabeth Kosmetatou, ad esempio, concentrandosi su una serie di testimonianze relative al santuario di
Delfi, riprende il dibattuto tema dellattitudine di Erodoto verso le iscrizioni e suggerisce che il loro uso, da

parte dello storico, possa essere stato pi sistematico di quanto non si tenda ad ammettere: ferma
restando limportanza attribuita dallautore ai racconti orali (come sar, pi tardi, per Tucidide), Erodoto
sembrerebbe aver consultato gli archivi del santuario, alla ricerca di documentazione epigrafica. Ne
emerge unimmagine pi sofisticata dello storico, who, besides conversing with the locals in order to
listen to their oral histories, also sat in archives, wandered around a sanctuary, read critically, and used
inscriptions as primary sources for his work (p. 75). Il contributo di Andrej Petrovic, Inscribed Epigrams
in Orators and Epigrammatic Collections, offre unacuta e stimolante riflessione sulle modalit di
circolazione dei testi epigrafici nel IV
secolo a partire dallanalisi delle citazioni di epigrafi da parte degli oratori attici. Petrovic si interroga sulle
possibili fonti cui gli oratori attingevano e ragionevolmente esclude la consultazione autoptica, per
ipotizzare piuttosto che essi avessero a disposizione collezioni di epigrammi iscrizionali. In particolare, la
frequenza di citazioni iscrizionali da parte degli oratori del IV secolo suggestivamente collegata con
lapparire, in questo periodo, di collezioni di epigrafi di interesse storico, organizzate secondo criteri
geografici, che costituivano un prontuario di testi facilmente consultabili anche in regioni lontane da
quelle in cui i monumenti recanti le iscrizioni erano collocati. I risultati dellindagine hanno importanti
ripercussioni per la comprensione dei meccanismi che presiedevano alla redazione e alla ricezione dei
testi epigrammatici nellepoca pre-ellenistica prima, cio, che lepigramma, svincolato dal suo supporto
iscrizionale, diventasse un
genere letterario a tutti gli effetti. Limpatto dei testi, pur nati per scopi contingenti, sarebbe infatti ben pi
ampio di quanto non si tenda ad ammettere: come scrive Petrovic a conclusione del suo contributo,
epigram was very early on capable of escaping the confines of its original medium and [] its impact
was one that could have lasted for centuries, providing Greek communities with a moral compass,
historical anchor, and an object of aspiration for generations to come (p. 211).
La seconda sezione, Literary Epigraphy: Complementarity and Competition, esplora il rapporto tra
epigrafia e letteratura, e comprende riflessioni sulla riappropriazione dei materiali epigrafici da parte della
poesia epinicia del V secolo (J. Day, che dimostra come gli epigrammi iscrizionali sulle vittorie atletiche
costituissero una reperformance dei riti legati alla celebrazione del vincitore) e della poesia lirica (D.
Fearn), sulluso delle iscrizioni nei testi teatrali (J. Lougovaya, che con un contributo chiaro e ben
organizzato chiarisce, in particolare, luso delle iscrizioni come simboli di autorit da parte degli autori di
testi destinati allesecuzione scenica, soprattutto comici) e nella letteratura in prosa, tanto in ambito
greco quanto latino (A.V. Zadorojnyi), sulla stretta relazione tra letteratura ed epigrafia nella poesia latina
di et augustea (J. Nelis-Clment e D. Nelis) e negli elegiaci latini (L.B.T. Houghton). N mancano
contributi che si focalizzano
su singoli testi: il saggio di A.D. Morrison dedicato al fr. 64 Pfeiffer degli Aitia di Callimaco, sul sepolcro
di Simonide, mentre P. LeVen si concentra sul rapporto tra lInno alla Virt di Aristotele e le iscrizioni
funerarie, mostrando le complesse dinamiche di interazione tra una poesia riconducibile al genere lirico,
destinata al canto e alla pubblica performance di fronte a uno specifico uditorio, e gli stilemi espressivi
del genere epitafico, la cui forma iscrizionale prevede modalit del tutto diverse di ricezione. Altri
affrontano questioni di portata pi generale: Martin Dinter, per esempio, nel discutere le relazioni tra
epigramma letterario ed epigrafico nella letteratura latina, introduce il concetto di intermediality per
mostrare come i riferimenti agli aspetti fisici o letterari delle iscrizioni, in poesia latina, permettano di
veicolare messaggi specifici, che trascendono le potenzialit dei singoli generi. Lassunto dimostrato
tramite lanalisi
delloccorrenza del nesso tu quoque nellEneide, visto come uneco del sintagma epigrafico kai su e kai
se, diffuso nelle iscrizioni greche, attraverso cui Virgilio alluderebbe al destino che attende alcuni eroi,
spesso fuorviando il lettore e innescando una complessa dinamica testuale. Lapproccio di Dinter potr
senzaltro essere fruttuosamente esteso ad altri autori e ad altre opere.
Anzich presentare ununica bibliografia conclusiva, ogni contributo, inclusa lintroduzione, seguito
dalla propria: questa scelta, se da un lato comporta inevitabili ripetizioni, dallaltra concorre a rendere

autonomo ciascun articolo, il che costituisce senzaltro un pregio in un volume destinato, come questo, a
divenire un reference work, e che come tale sar senzaltro consultato in modo selettivo da lettori con
interessi diversi. Daltro canto, lassenza di alcuni contributi nelle singole bibliografie, bilanciata dalla
loro presenza in altre, per cui anche il lettore non specialista ha la possibilit di ricostruire un quadro
bibliografico completo delle singole problematiche.1 (#n1)
La consultazione del volume agevolata anche dagli indici conclusivi, suddivisi in un indice delle fonti, a
sua volta bipartito (Inscriptions, pp. 387-389; Literary Texts and Papyri, pp. 390-400), e in un indice
generale, selettivo ma funzionale (pp. 401-403).
Il volume si presenta ben curato nella sua veste editoriale: buona la qualit delle immagini; pochissimi i
refusi e per lo pi ininfluenti ai fini della comprensione del testo.2 (#n2)
Questa raccolta di saggi, alla cui ricchezza questo breve resoconto non pretende di rendere giustizia,
dimostra la stretta connessione tra testi epigrafici e testi letterari nel mondo antico, i numerosi e vari
approcci alluso delle iscrizioni da parte dei diversi autori e nei diversi generi, i giochi, spesso raffinati, di
riappropriazione dei modelli iscrizionali per veicolare i messaggi pi diversi. Destinato a diventare un
punto di riferimento per chiunque sia interessato alle complesse dinamiche dellinterazione tra epigrafia e
letteratura, stimoler senzaltro il dibattito scientifico su molteplici temi, e potr essere fruttuosamente
letto dagli specialisti. Lorganizzazione chiara e razionale dei contributi, lintroduzione dei curatori,
istruttiva e stimolante, la ricchezza dei temi e la variet dei metodi raccomandano nondimeno la lettura
da parte degli studenti, per un primo approccio a una materia affascinante e complessa.
-----------------------------------------------------------Notes:
1. (#t1) Un solo esempio: David Fearn, nel discutere gli epigrammi attribuiti a Simonide, rinvia a Bravi
2006 e Petrovic 2007 (p. 232, n. 5), ma non allaltrettanto importante studio di David Sider sulla Sylloge
Simonidea; questo, tuttavia, citato da Petrovic e compare pertanto nella bibliografia che segue il suo
contributo (p. 213).
2. (#t2) Ne segnalo alcuni, in vista delle ristampe: now longer per no longer (p. 291); is still exists
per it still exists (p. 292); epigeram per epigram (p. 296); sepulcro per sepolcro (p. 301) nella
citazione del titolo dellarticolo di Massimilla dedicato al sepolcro di Simonide in Call. fr. 64 Pf.