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Sonetti di Gianni Carlotta scritte in momenti di solitudine e tristezza

ricordando gli eroici periodi nella R.S.I e LAURA unico immenso amore.
VERRA' LA LUCE
Verr l' alba
e tinger le porte d' Oriente
Con pennellate sanguigne.
Il suo nome SPERANZA.
Verr l' aurora
e incendier mezzo cielo
con un fiammifero spento.
Il suo nome VITTORIA.
A salutare la luce
dopo una notte quasi secolare,
io non ci sar.
Avevo un appuntamento
con Alba e Aurora
sotto un pezzetto di cielo
che non so dove sia.
In un giorno, un' ora
che l' orologio non segna.
ho aspettato a lungo.
ho aspettato invano.
Il mio tempo finito:
imperioso
l' urlo del vento che mi chiama.
Verr l' alba.
Verr l' aurora.
E non mi trover.
Ma se una voce
grider forte il mio nome
e un coro di altre voci
risponder per me,
io sar l con la Patria
e Laura nel cuore.
E BUONA NOTTE INFINITA
Uno squillo di tromba
squarcia l' alba. E' un segnale?
Un segnale ti chiama all' adunata.
Ma tu sei solo? Gli altri?
Gli altri dormono.
Dormiranno per secoli.
E allora? Tu sei sveglio.
Che importa se sei solo?
C' ancora una battaglia che t' aspetta.

Raccogli la ramazza:
l' arma che ti serve.
Guarda intorno:
qui tutti hanno gettato
quello che parso inutile,
brandelli di pensiero,
stracci d' idee perdute,
detriti di un domani
che non sar mai oggi.
Frantumi di speranze,
rimasugli di sogni
che i dormienti non sognano.
Inutile ciarpame
frammisto di cadaveri
che rendono quest' aria irrespirabile.
Ma tu sei vivo: spazza, spazza, spazza
Non t' accorgi che il sole tramontato?
Ormai non puoi pi illuderti
di liberare con la tua ramazza,
spazza te stesso:
cervello cuore anima
non ti servono pi; sanno di vecchio.
Vattene a letto e dormi come gli altri
Un sonno senza sogni nellattesa di Laura.
Buonanotte.
E buonanotte all infinito!
COSI' SIA
L' albero era splendido:
grande chioma frusciante,
esili rami,
tronco poderoso,
radici avvinghiate al suolo.
Pu morire una creatura cos?
Una burrasca improvvisa
inonda terra e cielo
d' un volo di farfalle verdi:
le foglie.
Frantuma e spazza l' intrico
che ricamava disegni scuri
sul cielo:
i rami.
schianta e abbatte
la maest superba
che sosteneva tutto:
il tronco.

Le fonti della vita,


le radici,
hanno perso ormai
funzione di nutrire
e inaridiscono.
L' albero morto.
ma i semi
sparsi in et fiorente
ora li bagna la pioggia,
li riscalda il sole.
Il tempo sar lungo,
ma in un giorno glorioso
dalla terra
spunteranno virgulti
che poi diventeranno
radici, tronchi, rami, foglie
e non ci sar un albero,
ci sar un bosco:
vincer la vita.
Per l' albero caduto,
pei teneri germogli,
per noi vecchi guerrieri,
per i ragazzi di oggi
che non hanno memorie
e le chiedono a noi,
una sola parola:
CORAGGIO.
Coraggio, figli, dopo ogni tempesta
c' sempre una gloria di sole e la
vita per voi rinasce,
per noi la speranza morte.
COSI' SIA
GIORNI D' APRILE, GIORNI DI MAGGIO
giorni rimasti nell' anima
come pietre miliari
Giorni che appartengono alla storia
ma che nessun libro di storia
racconta ai nostri nipoti.
Storia lontana
che chiese tanto sangue
per essere vissuta
e non trova un po d' inchiostro
per essere scritta, perch tanta vilt!
Ma se chiudi gli occhi

e accendi la memoria,
la citt ti balza incontro
con le sue pietre ferite
tutte ammantate di scritte,
di manifesti, come per una vittoria.
Ti avvicini a leggere,
e le parole ti aggrediscono
col sapore dell' odio.
I manifesti elencano nomi
di gente che ognuno pu uccidere
senza pagarne il prezzo.
Forse ci sei anche tu e tu lo sai che ti cercano.
Ti guardi intorno e cerchi un volto amico.
Invano.
I cittadini hanno grinte dure, impenetrabili.
Mentre cammini per le strade
ti senti seguito, spiato, braccato
come una bestia feroce.
Vivi nel silenzio da tanti giorni
che hai per sin dimenticato
il suono della tua voce.
La citt una giungla
dove si pu svanire
senza lasciare traccia.
La notte si sentono spari,
ma nessuno si affaccia,
come per un evento naturale:
un temporale.
Poi la mattina all' alba
una carretta
raccoglie i corpi senza vita
come si raccolgono le immondizie.
Restano sull' asfalto
macchie di sangue
a forma di cadaveri.
Ma la sera si balla
in tutti i cortili e nelle piazze
al suono di vecchi grammofoni.
Sono le figlie dei vinti
che ballano coi vincitori.
E forse soltanto allora,
quando musiche e frastuono
uccidono il silenzio
anche nelle case,
la madre cui negato
portare il lutto
per il giovane figlio assassinato,

pu finalmente piangere.
Furono nostra dimora
in quella stagione,
le rovine di una stazione,
nostro tetto il cielo
nostro rifugio il nulla
nostro orologio il sole,
quel pallido sole di fine aprile,
quel sole di maggio
che fece fiorire
solo rose di sangue.
Giorni d' aprile,
giorni d' un maggio lontano,
quando entrerete nei libri di storia
che studiano i nostri nipoti?
Non ancora tempo che sappiano
come sono morti i tanti,
come sono sopravvissuti i pochi,
come abbiamo pregato,
come abbiamo pianto?
Alza gli occhi umidi al cielo
reclama fortemente
il tuo diritto alla Verit.
Una generazione pura
che baratt la vita
per la parola "Onore"
non dev' essere seppellita
sotto la segatura
come fanno i gatti
con le cose immonde.
Giorni d' aprile, giorni di un maggio
da troppo tempo passato,
abbiamo perdonato.
Ma quando potremo dimenticare
quelle atroci vicende trascorse?
Quando i nostri occhi si chiuderanno
l' ultima volta.
Forse, ma non vi certezza.
VECCHIEZZA
Tra le tue mani
sono una manciata di pongo
che un bambino
modella a suo capriccio.
Ero un abete.
adesso: un mucchio di sterpi.
Sulla mia faccia

hai scavato solchi


che non aspettano sementi.
Hai preso il mio corpo.
Tuo diritto. Vecchiezza!
Ma adesso fermati:
non rubarmi il pensiero.
Lascia che ancora m' esalti
davanti a una vasca
di ninfee in fiore.
Lasciami tremare
di fronte alla furia
di un mare minaccioso.
Lascia che le vicissitudini
della Terra e degli Uomini
mi appassionino ancora.
Lasciami la forza di combattere
le amate battaglie
della mia giovinezza.
Lasciami sognare
future vittorie
che non ci saranno
o che pi vedr.
LAURA
Mi resta il ricordo dei tuoi occhi verdi,
della dolce fanciulla che per me mori,
per un sogno damore infranto
in qual convento sconosciuto.
Potr raggiungerti un giorno
per ravvivare il nostro amore
rimasto incompiuto
a causa di barbari
che vollero la mia vita
per mera vendetta senza piet.
Iddio ti volle, vergine,
imbiancata sposa.
Quanto tormento
nel mio giovane cuore.
La speranza dellalba,
la speranza di vedere
una rosa al mattino
coperta di rugiada
svan nel mio cuore.
Tu eri quella rosa,
tu eri quel romantico amore,
che lasciai in uno squallido androne
quel maledetto giorno

senza mai pi ritorno.


Rimembro, meglio la morte
alla squallida vita priva del calore
del tuo stupendo cuore.
Iddio ti chiese in sposa,
Iddio sapeva che la morte
mai mi colse, ma la vita per me
era ormai divenuta morte.
Tu non sapevi delle mie lacrime
non sapevi del mio tormento,
non sapevi che ero vivo,
non sapevi che uniti per sempre
fummo in quel maledetto
carcere di strazio e di dolore.
Tutte le notti imploravo
il mio struggente amore,
i tuoi occhi verdi erano presenti
il tuo dolce sguardo damore
era presente, per una vita intera
di dolce indimenticabile amore.
Che sapesti donarmi in pochi giorni
dintenso romantico amore?
Le dolci note del piano,
che tu con leggiadria sapevi
suonare toccando in profondit
il mio cuore;
Chopin, Beethoven, Mozart
che stupenda meraviglia!
La musica era per te la vita
per me da quel giorno lo divent.
Le tue morbide mani suonavano
creando un senso doblio
di emozioni inenarrabili
che mi lasciavano attonito
e, che mai pi riprover
Ricordo, ci fissavamo e i nostri occhi
incontrandosi si riempivano
di tenere lacrime d' amore.
Eravamo troppo ingenui, troppo puri
per cogliere quel fiore damore.
Ci bast un bacio, fummo casti,
Dio ti colse, il fato, il destino ci separ
ma, il nostro immenso amore
rimase per l infinito nei nostri cuori.
Laura, amore mio, ovunque tu sia,
sappi un giorno ti raggiunger.
Dio nella sua grandezza,

potr riunirci nelleternit.


Ricorder il Monastero,
il tuo sacrificio per un umano amore
rimasto incompiuto per un crudele
destino o volere divino?
A presto, unico candido dolce fiore
quel mazzo di rosse rose, dopo 60 anni
sono rimaste con te nel mio cuore.
Laura, fa che la Morte,
affacciandosi alla mia soglia
mi trovi vivo,
mi trovi in piedi,
a salutarla alla mia maniera.
Gianni