Sei sulla pagina 1di 3

LA VERA STORIA DI KRISS OVVERO DA QUAL PARTE STA L'INUMANITA'

Il cane e l'uomo si incontrarono per caso nel canile comunale.


Il cane ve lo avevano portato perché lasciato solo sul marciapiede
di una strada cittadina,dove era rimasto per più di un giorno,fino a
che alcune persone non avevano chiamato il 113.
Di sicuro non era stata la compassione per la sua sorte,di più la paura
di trovarsi di fronte a un animale incostudito,senza museruola e per
giunta di quelli messi al bando da chiacchere di giornali e televisione.
Erano stati anche disturbati dal pianto ininterrotto dell'animale,che non
si era mosso da dove era stato abbandonato.
Era arrivata una volante,era sceso un poliziotto con un'arma in pugno,
poi era arrivato l'accalappia cani che lo aveva preso col cappio,infine
sotto scorta lo avevano portato al canile comunale.
L'uomo, anch'egli triste e angosciato,per la perdita del suo amico lupo,
era arrivato nello stesso luogo.
Con gli occhi arrossati e un nodo alla gola si era appoggiato con le
palme delle mani alla rete dell'ultimo box con lo sguardo fisso davanti
se, come un cieco.Il cane,avvicinatosi, si era alzato sulle zampe posteriori e
con le zampe anteriori,immobile, premeva la rete contro le mani dell'uomo.
Ne l'uno e ne l'altro avevano avuto il tempo di osservarsi,guardavano ma
sembravano non vedersi,i loro corpi erano al momento trasparenti,forse
solo anime o respiro.
Il cane aveva preso a scodinzolare e l'uomo a guardare soffiandosi il naso
con un tovagliolino di carta ormai troppo zuppo di lacrime.
L'uomo,ritornando indietro,si era recato nell'ufficio del custode per chiedere
notizie di quel cane nero, rinchiuso in quell'ultimo box.
Voleva conoscerlo da vicino e se fosse stato possibile accarezzarlo.
Fu accontentato.Il cane si avvicinò e si strusciò contro i calzoni e con il corpo
si fermò contro di essi appogiandovisi e facendovi pressione.L'uomo passò
la mano destra sul suo dorso con cautela.
Il pelo era del tipo corto,ruvido più che morbido.Lo sporco che vi si era ac=
cumulato sopra lo rendeva tale e ancor più male odorante.Tale odore
acre e nauseabondo, simile a quello che deriva da escrementi secchi ravvivati
da umidità, era rimasto anche attaccato alla mano che lo aveva accarezzato.
Il muso corto si slargava in una possente mascella verso un cranio grosso,
triangolare,tondeggiante su cui si aprivano due occhi scuri con sclere rosse,
le palpebre ora si aprivano interamente,ora solo parzialmente.
Le orecchie gli erano state tagliate quasi alla base e ora la loro forma
appariva come un appassita inflorescenza (taglio a mezza rosa).
Il resto del corpo proporzionato,con muscolatura ben scolpita e sviluppata
alle coscie.Una macchia piccola sul muso,bianca,non candida,tendente al
grigio.Una grande macchia,candida questa, si estendeva dal mento
fino alla faccia anteriore del torace,dove si andava via via più allar=
gando.Bianche anche la parte superiore delle dita delle quattro zampe.
Altezza media se ci si riferisce a un cane lupo di cui si hanno in mente le carat=
teristiche,normale per la sua razza.
L'uomo avrebbe voluto prenderlo per averne cura e amarlo,così come aveva
fatto per gli altri cani che di volta in volta aveva avuto,ma era in dubbio.
Appariva docile e anche al momento ubbidiente ,ma poiché aveva in mente
la statuaria bellezza del suo ultimo cane lupo non sapeva decidersi ;per questo
continuava ad osservarlo e a studiarlo.
Ad un tratto chi decise fu proprio il cane.Si era sentito rifiutato e temendo
di essere rimandato nel suo triste recinto si gettò a terra con la pancia all'aria
restando immobile con gli arti anteriori flessi e rattenuti stretti al torace
Un atto di preghiera o di sottomissione,potevano anche essere entrambi.
L'uomo si commosse ancor più e si decise.
Quel cane non era vissuto sempre a lato di strade,non aveva solo conosciuto
persone ingrate,non era stato sempre schivato o abbandonato.
Un tempo anche lui era stato accettato,amato,coccolato,accarezzato,
vezzeggiato,al centro di pensieri e discorsi.
Poi ,come accade anche tra le persone,il destino si era accanito e rivoltato
contro di lui.La sua vita repentinamente era cambiata.
Era stato un pitbull rispettabile ancor prima che le chiacchere gli avessero
rovinata la reputazione.
Si era ritrovato solo con gli occhi che cercavano, che non vedevano chi un
tempo aveva amato e aveva difeso con un grande cuore di cane.
La forza dell'uomo é nella bastemmia,nell'accusa,nel vituperio; quella del cane
é nell'attesa infinita, nel perdono prima che nell'accusa,nello scodinzolare
che ogni torto subito cancella .
Così per bisogno di compagnia più che di carità era stato raccolto da un
ultimo come lui.Tra diseredati e senza patria ci si capisce subito e si fa
amicizia .
Dalle stelle alle stalle-molte volte la gente pronuncia questa frase.Nessuno
meglio di lui poteva capirne la portata.
Le creature semplici sono quelle che meglio si adattano e si accontentano
godendo anche degli avanzi degli altri come doni di vita.
Un Barbone lo aveva preso e lui pure era diventato un barbone,non aveva
chiesto ne di più ne di meno.
La libertà era tanta e anche il cibo sarebbe stato tanto come il caldo e il
freddo.Avrebbe avuto sempre di più di quelli che lo avevano rifiutato.
La libertà va di pari passo con la felicità e l'amore e non crea affanni ma
solo sogni.Quali sogni può avere un cane?
Di strada in strada,di città in città vicini e a fianco in un mondo che vortica
attorno con inutile frastuono.
Un giorno quest'uomo cadde senza potersi rialzare e lui rimase come sempre
al suo fianco.L'uomo fu soccorso e lui dimenticato.Seduto sul marciapiede
aspettava seguendo con lo sguardo la gente che gli veniva incontro e che si
dileguava fino a che fu portato via anche lui ma in altro modo.
Ora un altro incontro.Un altro uomo,anche lui un barbone.Un barbone dell'ani=
mo più che dell'aspetto.Un barbone della solitudine e del buio.
Avevano fatto amicizia,era salito con un salto nella sua automobile,si era
fatto mettere il guinzaglio e la museruola.
Dopo tutto era stato ben educato.I suoi primi padroni (il cane non ha padroni
ma solo amici :buoni o cattivi ) erano persone benestanti,con una bella casa,
maniere gentili,istruiti e giovani.
Lo avevano voluto appena sposati e lo avevano comprato in un canile rinomato
dove si allevano solo cani di razza pura.Lo avevano voluto pitbull,nero e con
una stella bianca lucente sul petto.Lo avevano voluto per tutta la vita come si
può desiderare un amico o un figlio,quando entrambi sono buoni.
Lo avevano circondato di regali:una pallina magica,una tartarughina,una
palla ovale.Quello che lo aveva attirato di più era stato un riccietto di plastica
morbida che appena sfiorato emetteva un gemito,quasi un pianto.
Questo oggetto lo prendeva con delicatezza e lo trasportava tra le fauci
girando e rigirando quasi a cercare un posto adatto e riparato.Infatti lo
metteva in disparte in un angolo,lontano dagli altri.Se tentavano di afferrarlo
subito si gettava a riprenderlo e gli cambiava posto,sempre in luoghi distanti
dagli altri oggetti .
Proteggeva una creatura viva che esprimeva con il suono un richiamo di
affetto e di sicurezza.
Al momento erano felici della scelta e sinceri,ma i desideri umani non sono
eterni anzi mutevoli.
Imparò da loro tutto quello che in cane buono può desiderare e anche di più
perché lui voleva ripagarli di tutto.
Alla coppia col tempo nacque un bambino,piccolo come lui.I piccoli dell'uomo
hanno bisogno di più cure e per un periodo più lungo.Le attenzioni si river=
sarono eclusivamente sul nuovo venuto.Questo non infastidì per nulla il cane,
fù solo un pò sorpreso,ma anche lui si mise al servizio del nuovo intruso.
Voleva proteggerlo,leccarlo,giocare,ma a lui nessuno aveva insegnato come
fare.Quel giorno si era gettatto ringhiando contro di lui perché lo aveva visto
in pericolo,ma era stato frainteso,aspramente rimproverato e cacciato.
Come é facile che il bene si trasformi in male!E' perche il confine non é netto.
La sua vita si era messa improvvisamente in moto.
Era diventato triste e serio,non aveva più voluto giocare o scherzare,era cioé
cresciuto o meglio gli era stata impartita suo malgrado una dura lezione.

stelvio palmonari