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Piergiorgio Parroni AICC Roma, 5 maggio 2014 CRISI DI UNAMICIZIA TRA CIVILT CLASSICA E CRISTIANA: AUSONIO E PAOLINO DI NOLA

(Testi e traduzioni di A. Pastorino, Torino, UTET, 1971)

1. 1a) Aus. 24, 1-6 Quarta tibi haec notos detexit epistula questus, Pauline, et blando residem sermone lacessit. Officium sed nulla pium mihi pagina reddit, fausta salutigeris adscribens orsa libellis. 5 Unde istam meruit non felix charta repulsam, spernit tam longo cessatio quam tua fastu?
(Ecco la quarta lettera che ti esprime quei lamenti che gi conosci, Paolino, e che colpisce la tua indifferenza con parole daffetto. Ma da te non m giunta nessuna pagina che, recando in testa la fausta formula di saluto, mi sciogliesse il pio debito. Perch mai la mia povera carta ha meritato lonta di codesta repulsa e perch il tuo silenzio la disdegna con un sussiego cos prolungato?).

1b) Paul. 10, 1-10 Quarta redit duris haec iam messoribus aestas, et totiens cano bruma gelu riguit, ex quo nulla tuo mihi littera venit ab ore, nulla tua vidi scripta notata manu, 5 ante salutifero felix quam charta libello dona negata diu multiplicata daret. Trina etenim vario florebat epistula textu, sed numerosa triplex pagina carmen erat. Dulcia multimodis quaedam subamara querellis anxia censurae miscuerat pietas.
(Questa quarta estate ormai ritorna per gli induriti mietitori e altrettante volte linverno diventato rigido per il bianco gelo da che nessuna sillaba mi giunse dalla tua bocca e non ho visto alcuno scritto tracciato dalla tua mano, fino a che un foglio fausto per un messaggio di salute mi rec moltiplicati i doni per tanto tempo negati. Infatti fioriva una triplice lettera con vari modi di composizione, ma la pagina melodiosa era un triplice carme. Cose dolci, bench talvolta rese aspre da amari lamenti, lansioso affetto aveva mescolato con la critica).

2. 2a) Aus. 23, 33-35 Ego sum tuus altor et ille praeceptor primus, veterum largitor honorum, primus in Aonidum qui te collegia duxi.
(Son io che tho allevato, che tho istruito, io che per primo ti ho fatto beneficiare degli antichi onori, per primo ti ho condotto nellassemblea delle Muse).

2b) Paul. 10, 93-96 Tibi disciplinas, dignitatem, litteras, linguae, togae, famae decus provectus, altus, institutus debeo, patrone, praeceptor, pater.
(A te io debbo la mia scienza, i miei onori, la mia arte letteraria, il prestigio delleloquenza, della toga, della fama, lessere avanzato, allevato, istruito, o mio patrono, tutore, padre).

3. 3a) Aus. 23, 28-33 Innumeras possem celandi ostendere formas et clandestinas veterum reserare loquellas, 30 si prodi, Pauline, times nostraeque vereris crimen amicitiae; Tanaquil tua nesciat istud. Tu contemne alios nec dedignare parentem adfari verbis.
(Ti potrei indicare svariati modi per dissimulare la scrittura e rivelarti i linguaggi segreti degli antichi, se, o Paolino, hai timore di essere tradito e se hai paura che ti si rimproveri la nostra amicizia; che la tua Tanaquilla non ne sappia nulla. Lascia perdere gli altri, ma non avere a disdegno il dialogo con tuo padre).

3b) Aus. 24, 50-52 Vertisti, Pauline, tuos dulcissime mores? Vasconis hoc saltus et ninguida Pyrenaei hospitia et nostri facit oblivio caeli?
(Hai dunque cambiato carattere, mio dolce Paolino ? forse effetto delle foreste di Guascogna, dei soggiorni fra le nevi dei Pirenei, delloblio del nostro cielo?).

3c) Aus. 24, 62+69-74 Quis tamen ista tibi tam longa silentia suasit ? Tristis, egens deserta colat tacitusque pererret 70 alpini conversa iugi, ceu dicitur olim mentis inops coetus hominum et vestigia vitans avia perlustrasse vagus loca Bellerophontes. Haec precor, hanc vocem, Boeotia numina Musae, accipite et Latiis vatem revocate Camenis.
(Quale empio ti ha consigliato i tuoi lunghi silenzi? [] Triste, povero, egli frequenti i deserti, percorra muto i gioghi alpestri che si incurvano, cos come un tempo Bellerofonte dicono and vagabondo per luoghi impervi, privo di ragione, evitando il contatto e le tracce delluomo. Muse della Beozia, vi prego: accogliete questa preghiera, questo grido e richiamate il vostro vate alle Camene del Lazio).

3d) Paul. 10, 156-65 Non etenim mihi mens vaga, sed neque participantum vita fugax hominum, Lyciae qua scribis in antris Pegaseum vixisse equitem, licet avia multi numine agente colant, clari velut ante sophorum 160 pro studiis musisque suis: ut nunc quoque, castis qui Christum sumpsere animis, agitare frequentant, non inopes animi neque de feritate legentes desertis habitare locis; sed in ardua versi sidera spectantesque deum verique profunda 165 perspicere intenti
(Infatti non sono fuori di senno, n conduco lesistenza ritirata degli uomini che vivono in disparte, come quel cavaliere di Pegaso - di cui tu scrivi - che viveva negli antri di Licia; bench molti, guidati da Dio, cerchino la solitudine, come altre volte han fatto i saggi pi illustri per i loro studi e per le loro Muse; come anche ora cercano di fare coloro che hanno ricevuto il Cristo nelle loro anime caste, non perch siano poveri di spirito o perch, per un selvaggio istinto, preferiscano abitare in luoghi deserti, ma, volto lo sguardo agli astri sublimi per contemplare Iddio e intenti a scrutare la profondit del vero ).

3e) Paul. 10, 189-97+202-7 Ne me igitur, venerande parens, his tu male versum 190 increpites studiis neque me vel coniuge carpas vel mentis vitio: non anxia Bellerophontis mens est nec Tanaquil mihi, sed Lucretia coniunx. Nec mihi nunc patrii est, ut visa, oblivio caeli, qui summum suspecto patrem, quem qui colit unum, 195 hic vere memor est caeli. Crede ergo, pater, nos nec caeli inmemores nec vivere mentis egentes, humanisque agitare locis. .. Quod tu mihi vastos Vasconiae saltus et ninguida Pyrenaei obicis hospitia, in primo quasi limine fixus 205 Hispanae regionis agam nec sit locus usquam rure vel urbe mihi, summum qua dives in orbem usque patet mersos spectans Hispania soles.
(Pertanto, o venerabile Padre, non mi rimproverare queste inclinazioni come se io fossi traviato, non biasimarmi per mia moglie o per un difetto dello spirito; non ho lumore inquieto di un Bellerofonte e mia moglie non una Tanaquilla, bens una Lucrezia. Non ho dimenticato - come potrebbe sembrare il cielo della patria, io che contemplo il Padre supremo; e

quando non si adora che Lui veramente ci si ricorda del cielo. Credimi dunque, o padre, noi non viviamo n immemori del cielo, n privi di senno, ma abitiamo in luoghi frequentati da uomini. [] Perch mi contrapponi i vasti boschi di Guascogna e i nevosi recessi dei Pirenei, come se conducessi la vita situato quasi agli ultimi confini delle terre di Spagna e non avessi un luogo in campagna o in citt, dove la ricca Spagna sestende fino ai confini del mondo, mirando il sole inghiottito dalle onde).

4.

4a) Aus. 25, 1-3 + 20-24 Discutimus, Pauline, iugum, quod nota fovebat temperies, leve quod positu et venerabile iunctis tractabat paribus concordia mitis habenis. .. Discutitur, Pauline, tamen: nec culpa duorum ista, sed unius tantum tua. Namque ego semper contenta cervice feram. Consorte laborum destituor nec tam promptum gestata duobus unum deficiente pari perferre sodalem.
(Scuotiamo, Paolino, il giogo che la nota moderazione rendeva facile e che, lieve da subire e degno di rispetto, era guidato con congiunte briglie da una dolce concordia. [] scosso, tuttavia, e la colpa non reciproca, ma soltanto tua, Paolino. Per parte mia, lo sopporter sempre con gioia sul mio collo. Sono abbandonato dal compagno delle mie fatiche e non facile che, se viene a mancare il compagno, uno possa trascinare da solo quello che due hanno sopportato in comune).

4b) Paul. 11, 30-34 Discussisse iugum quereris me, quo tibi doctis iunctus eram studiis. Hoc nec gestasse quidem me adsero. Namque pares subeunt iuga: nemo valentes copulat infirmis neque sunt concordia frena, si sit conpulsis mensura iugalibus inpar.
(Ti lamenti che io abbia scosso quel giogo col quale ero unito a te da dotti studi. Io dichiaro di non averlo mai sopportato. Infatti gli uguali sopportano il giogo: nessuno unisce i forti ai deboli e non sono concordi i freni se vi una misura impari per i compagni aggiogati).

5.

5a) Aus. 25, 110-14 Sed cur tam maesto sero tristia carmina versu et non in meliora animus se vota propinquat? Sit procul iste metus. Certa est fiducia nobis, si genitor natusque dei pia verba volentum accipiat, nostro reddi te posse precatu.
(Ma perch tessere in versi cos mesti carmi? E non lasciar andare il mio cuore a migliori speranze? Lungi da me codesta paura! Ho sicura fiducia che se Iddio Padre e il Figliuol suo esaudiscono le pie domande dei fedeli, tu mi potrai esser reso per mezzo della mia preghiera).

5b) Paul. 11, 47-48+57-62 Numquam animo divisus agam: prius ipsa recedet corpore vita meo, quam vester pectore vultus. Et cum solutus corporali carcere terraque provolavero, quo me locarit axe communis pater, 60 illic quoque animo te geram; neque finis idem, qui meo me corpore et amore laxabit tuo.
(Mai vivr separato da te nellanimo: prima se ne andr la vita stessa dal mio corpo che limmagine tua dal mio cuore. [] E quando libero dal carcere del corpo, io voler fuori dalla terra, nel luogo in cui mi avr collocato il Padre comune, anche l ti porter nellanimo; e la stessa fine, che separer me dal mio corpo, non mi separer dal tuo affetto).