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COPYRIGHTUNIMARCONI

La struttura della lingua italiana


(II parte)

Unit 8





Alessio Giocondi
M
a
s
t
e
r


1
Indice
OBIETTIVI ---------------------------------------------------------------------------------------------- 2
1. IL SINTAGMA AGGETTIVALE --------------------------------------------------------------- 3
2. LA POSIZIONE DELLAGGETTIVO RISPETTO AL SOSTANTIVO ----------- 10
3. LAGGETTIVO QUALIFICATIVO: LESPRESSIONE DELLINTENSIT ----- 19
4. IL SISTEMA DELLA COMPARAZIONE ------------------------------------------------- 30
5. LESPRESSIONE DELLIDENTIT ------------------------------------------------------- 40
6. LA FUNZIONE DELLINDEFINITO -------------------------------------------------------- 46
7. LE FORME DEL POSSESSIVO ------------------------------------------------------------ 51
8. LE FORME DEL DIMOSTRATIVO -------------------------------------------------------- 62
9. CARATTERISTICHE DUSO DEL DIMOSTRATIVO ITALIANO ---------------- 71
10. LESPRESSIONE DELLA QUANTIT ------------------------------------------------- 75
11. LA QUANTIFICAZIONE IN TERMINI MATEMATICI: I NUMERALI ------- 82
12. IL SINTAGMA AVVERBIALE ------------------------------------------------------------- 90
13. I SOSTITUENTI PERSONALI ------------------------------------------------------------- 95
14. I SOSTITUENTI PERSONALI: CARATTERISTICHE DUSO ----------------- 103
RIEPILOGO ---------------------------------------------------------------------------------------- 111
BIBLIOGRAFIA ----------------------------------------------------------------------------------- 113


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OBIETTIVI
Gli obiettivi di questa Unit Didattica sono:
analizzare la struttura della lingua italiana secondo luso scritto e parlato;
definire il concetto di sintagma aggettivale;
riconoscere le caratteristiche e le regole relative allordine delle parole
allinterno di una frase;
individuare limportanza del processo definito comparazione;
considerare la funzione del sintagma aggettivale e quella del sintagma
avverbiale;
valutare i fattori responsabili della trasformazione della morfosintassi
nominale latina in quella romanza;
confrontare i sistemi linguistici delle lingue romanze;
esaminare la trasformazione dal latino alle lingue romanze in relazione al
procedimento definito comparazione;
riconoscere la funzione dei numerali;
analizzare le caratteristiche dellespressione dellidentit;
considerare la funzione dellinfinito;
esaminare le forme dellaggettivo possessivo e dellaggettivo dimostrativo;
esprimere una definizione dellespressione sostituenti personali ed
individuarne le caratteristiche duso.

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1. IL SINTAGMA AGGETTIVALE
Nellambito del sintagma nominale, il nome pu essere preceduto ovvero seguito da
uno o pi sintagmi aggettivali. Ad esempio:
Una bella giornata
Una giornata bella
Una giornata bella e serena
Una serena giornata rilassante
Come vediamo si manifesta una grande variet di posizioni del Sintagma aggettivale
allinterno del Sintagma nominale: ma la posizione non affatto libera. Per esempio,
solo il sintagma aggettivale collocato dopo il nome pu avere un complemento:
una giornata piacevole da godere.
E, pure in assenza di complementi, vi sono SN in cui laggettivo pu essere solo
collocato dopo il nome:
lenergia nucleare / ma non / la nucleare energia.
In altri casi, laggettivo pu essere solo prenominale; e in altri ancora il sintagma
nominale viene ad assumere significati diversi a seconda che laggettivo sia collocato
in posizione prenominale ovvero postnominale:
una certa notizia
una notizia certa
Possiamo dire in generale che, allinterno del SN, il Sintagma aggettivale segue il
nome nel caso non marcato; lo precede dopo i determinanti nel caso marcato:
una persona cara/ un episodio triste
una cara persona/ un triste episodio
Nel caso vi siano dei complementi, la posizione postnominale obbligatoria per i
complementi; ed preferita anche per laggettivo che costituisce la testa del

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Sintagma aggettivale.
In pratica, si ha lordine seguente:
nome ------ aggettivo -------- complemento dellaggettivo
una recita difficile da guidare
In un Sintagma nominale possibile trovare anche pi di un Sintagma aggettivale
(SA). Tali SA possono inoltre essere coordinati tra loro come nel caso seguente:
Gli oratori bianchi e neri sono daccordo su questo aspetto della questione
Giorgio e Paola sono due bambini pigri e svogliati
Come abbiamo detto, la posizione postnominale la posizione non marcata e quindi
produttiva: in tale posizione, non vi alcun limite al numero di aggettivi che vi
possono essere collocati. Inoltre, in tale posizione, due o pi aggettivi possono
essere, non solo coordinati, ma anche subordinati, cio posti a livelli diversi.
Ho comperato una macchina fotografica giapponese
In tal caso lordine dei sintagmi aggettivali fisso:
/un romanzo giallo divertente/ma non/un romanzo divertente giallo /
Invece, in posizione prenominale, si trovano di rado pi di due o tre aggettivi.
Da un punti di vista semantico, come regola generale, stanno nellordine
sintatticamente non marcato, cio in posizione postnominale, gli aggettivi che hanno
funzione restrittiva, cio denotativa o referenziale. Nel seguente esempio:
Vorrei vedere dei cavalli selvaggi
laggettivo /selvaggi/ usato denotativamente per definire una sottoclasse della
classe definita dal nome: i /cavalli selvaggi/ della classe /cavalli/. Invece, un aggettivo
ha una funzione referenziale se mette in grado di individuare loggetto di cui si sta
parlando:
Vorrei vedere il cavallo selvaggio
Gli aggettivi che si trovano in posizione postnominale, avendo la funzione di

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delimitare una sottoclasse, sono tutti gli aggettivi derivati da un nome, detti perci
aggettivi denominali, o di relazione, in quanto stabiliscono una relazione tra il
nome che testa del sintagma e il nome da cui sono derivati
lamore paterno = lamore del padre
vorrei vedere la mostra fotografica
Altri aggettivi che definiscono una sottoclasse sono quelli che indicano una
caratteristica oggettiva che non inerente al nome: cio, essa non presente in un
oggetto in quanto tale e, solo come tale, pu servire e a specificare una sottoclasse
di oggetti nellambito di una classe.
Ho comprato dei fiori gialli
La funzione di specificazione di una sottoclasse pu essere svolta anche da aggettivi
che esprimono un giudizio di valore
vorrei un fidanzato gentile
Stanno nellordine sintatticamente marcato, quindi in posizione prenominale, gli
aggettivi che hanno un ruolo semanticamente connotativo rispetto al nome: aggettivi
che esprimono un gusto o un parere del parlante. Sintatticamente, questi aggettivi,
che in genere esprimono un giudizio di valore oppure caratteristiche fisiche, possono
essere considerati appositivi.
Vediamo le differenze tra uso restrittivo e uso appositivo:
Francesca andata al mare con una sua conoscente simpatica
Francesca andata al mare con la sua simpatica conoscente
La seconda frase, che presenta laggettivo in funzione appositiva, esprime
unopinione del parlante sulla conoscente di Francesca.
In tale funzione possiamo trovare anche alcuni aggettivi denominali:
Lo guardava con paterna dolcezza
Data la loro funzione, questi aggettivi possono trovarsi anche davanti a nomi propri:
non pensavo di trovare anche la piccola Sonia

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Alcuni aggettivi possono apparire nelle due posizioni, prenominale o postnominale,
ma con significati diversi nelle due posizioni
Generalmente, il significato letterale quello che ha laggettivo in posizione non
marcata, dopo il nome; mentre il significato traslato quello che laggettivo ha nella
posizione marcata, prima del nome.
Ho trovato dei libri nuovi (cio: non vecchi)
Ho trovato dei nuovi libri (cio: altri libri)
Vediamo che esiste anche un gruppo di aggettivi in funzione deittica e:o anaforica.
Intendiamo per deissi un elemento linguistico che si riferisce ad un oggetto nel
tempo o nello spazio del parlante.
il caso di aggettivi come:
attuale, presente, odierno, prossimo, futuro, scorso, passato
Intendiamo per anafora un elemento linguistico controllato da un altro elemento
linguistico
il caso di aggettivi come:
seguente, successivo, precedente. Inoltre, hanno valore anaforico stesso,
medesimo, altro, che si trovano sempre in posizione prenominale.
Hanno un valore di volta in volta anaforico ovvero deittico aggettivi come:
locale, contemporaneo, opposto, diverso, simile, analogo
Un aggettivo pu essere modificato da un avverbio come:
molto, abbastanza, tremendamente, incredibilmente, ecc.
In questi casi, il sintagma aggettivale ha quasi sempre una funzione restrittiva e
richiede sempre lordine:
nome - avverbio - aggettivo
Gli aggettivi di grado superlativo, il cui suffisso superlativo svolge la funzione di

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modificatore, hanno anche normalmente la funzione appositiva e quindi possono
occorrere spesso in posizione pronominale:
andato a trovare una sua vecchissima zia
Come abbiamo detto, un sintagma nominale pu contenere due sintagmi aggettivali
che possono occupare:
ambedue posizione postnominale;
ambedue posizione prenominale;
uno la posizione postnominale e laltro la posizione prenominale.
Oltre ad uno o pi sintagmi aggettivali, il sintagma nominale pu contenere anche
altri sintagmi, come un sintagma preposizionale, un sintagma nominale o anche una
frase finita o infinita
Ho bisogno di farina da dolci
Desidero libri che si possano leggere
Ho preparato una serie di pacchetti da portare nella borsa
A differenza dei sintagmi aggettivali, gli altri sintagmi occupano obbligatoriamente la
posizione sintatticamente non marcata e quindi sono collocati dopo il nome. Il loro
ordine reciproco viene stabilito, come per pi sintagmi aggettivali, in base a
considerazioni semantiche:
Se sono subordinati tra loro, con uso denotativo o referenziale, lordine identico
allordine reciproco di pi sintagmi aggettivali subordinati (indipendentemente dalla
loro categoria sintattica). Perci, quello che definisce la classe pi comprensiva, o
che si ritiene pi importante, segue immediatamente il nome. In pratica, lordine dei
sintagmi dipende spesso da ci che si vuole sottolineare come pi importante
Cerco un armadio di circa due metri da adibire a guardaroba
Cerco un armadio da adibire a guardaroba di circa due metri
Nellordine reciproco dei sintagmi aggettivali allinterno del sintagma nominale,
valgono anche considerazioni di tipo fonologico. Ad esempio, se un sintagma

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nominale contiene pi sintagmi aggettivali consecutivi e con la stessa funzione
semantica, a parit di enfasi si pu osservare una tendenza ad usare per primo il
sintagma aggettivale pi breve lasciando per ultimo il pi lungo.
Ricordavo con nostalgia quei lunghi, indimenticabili incontri

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ESERCIZI
a) Esprimi una definizione di sintagma aggettivale


b) Presenta alcune esemplificazioni di aggettivi posti sia in posizione
prenominale, sia in posizione postnominale, ma con differenti significati


c) Esprimi una definizione del termine deissi


d) Esprimi una definizione del termine anafora e presentane alcune
esemplificazioni



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2. LA POSIZIONE DELLAGGETTIVO
RISPETTO AL SOSTANTIVO
Nella lingua latina, come in italiano, un aggettivo qualificativo pu precedere il
sostantivo (Agg.-Nome) o seguirlo (Nome-Agg.). La posizione dipende da molti fattori
di varia natura:
il contenuto dellenunciato;
il significato del sostantivo e dellaggettivo;
laffettivit e lespressivit (stilistica);
la lunghezza delle parole;
il ritmo della frase che consegue alla diversa lunghezza delle parole.
La posizione dellaggettivo determinante del sostantivo rappresenta dunque un
capitolo della morfosintassi, della stilistica e della prosodia; e investe anche il livello
della formazione delle parole. Infatti, il problema della posizione reciproca
dellaggettivo e del sostantivo solo una parte del dominio dellordine delle parole.
La morfosintassi latina, con le desinenze incorporate nella parola (lessema),
permette una notevole libert della posizione dei singoli membri.
Per esempio, qualunque sia la posizione delle parole, nella frase
MAGISTER DISCIPULIS HISTORIAM IMPERII ROMANI NARRAT
ogni parola svolge immediatamente la sua funzione e viene identificata senza
difficolt.
Lordine delle parole della lingua parlata e spontanea presentava certamente meno
libert e pi affettivit; ma rimane sempre il fatto che la morfosintassi latina, senza
riguardo al registro o allo stile, consentiva una grande libert.
Nel latino, lanteposizione dellaggettivo al sostantivo conferisce allaggettivo
maggiore affettivit: MAGNUS VIR pi forte che VIR MAGNUS.

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Laggettivo posposto distintivo dal punto di vista semantico e logico. Cos, ad
esempio:
LINGUA LATINA si oppone a LINGUA GRAECA
Litaliano e le altre lingue romanze, conservano la stessa differenza come si vede
dagli esempi seguenti:
una stoffa nera: qui laggettivo distintivo e anche accentuato;
un nero presentimento: laggettivo non distintivo, giacch la categoria del
colore non si applica ai sostantivi astratti.
In certi contesti la posizione dellaggettivo risulta distintiva, non solo per quanto
concerne il contenuto semantico, ma anche perch rivela diverse strutture profonde.
Ad esempio:

1) ho trovato la valigia vuota
(a differenza di unaltra, che era magari vuota)
ho trovato la valigia vuota

2) ho trovato che la valigia era vuota
(vuota - complemento predicativo delloggetto)

E del resto, lespressione:
ho trovato la vuota valigia
avrebbe soltanto il primo significato.
Sia in latino che nelle lingue romanze, si tratta per soltanto di tendenze e non di
norme fisse. Lordine delle parole un dominio complesso, regolato da diversi fattori.

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Per, osserviamo che la grande trasformazione della posizione reciproca dei
segmenti lessicali e grammaticali ha reso la posposizione dellaggettivo pi frequente
nelle lingue neolatine che in latino.
Laccordo dellaggettivo con il sostantivo
Laccordo viene realizzato attraverso la ripetizione delle marche delle rispettive
categorie: in latino caso, genere, numero; in italiano solo genere e numero, del
sostantivo nelle forme dellaggettivo.
Per quanto riguarda linformazione che viene fornita, laccordo molte volte
ridondante: tuttavia, in un ordine delle parole libero come quello latino, laccordo pu
anche assumere una funzione distintiva.
In considerazione della perdita delle forme casuali, limitiamo lanalisi dellaccordo alle
categorie del genere e del numero.
Il numero superiore al genere: infatti, ci sono aggettivi che esprimono solo il
numero, ma non ci sono aggettivi che esprimano soltanto il genere.
Precisiamo che ci sono tre tipi di accordo:
laggettivo riflette entrambe le categorie del sostantivo;
laggettivo riflette soltanto il numero;
laggettivo non portatore di nessuna delle due categorie.

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Osserviamo per esempio lo schema seguente:

-US -US -o -o
1) ALUMN -A SAN -A alunn -a san -a
-I -I -i -i
-AE -AE -e -e


-US -IS -o -e
2) ALUMN -A IUVEN alunn -a giovan
-I -ES -i -i
-AE -e


-US -O
3) ALUMN -A FRUGI alunn -a pari
-I -i
-E -e

In italiano, con i sostantivi invariabili determinati da aggettivi invariabili nessuna delle
due categorie espressa.
Pi complesso il caso se:
un solo aggettivo determina due o pi sostantivi:
(s1 + s2 + s3........ Sn) A

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due o pi aggettivi determinano un solo sostantivo
(Al + A2 + A3........ An) S
Questi due casi ci consentono di illustrare ancora la differenza tra latino e italiano
determinata dalla perdita del neutro.
Per il primo caso necessaria la distinzione tra la funzione attributiva e la funzione
predicativa dellaggettivo.
Laggettivo in funzione attributiva
in latino si accorda con il sostantivo pi vicino o si ripete. In italiano si pu accordare
col sostantivo pi vicino, o ripetersi; oppure pu stare al maschile plurale (termine
non marcato dei generi):
ROMANIS CUNCTAE TERRAE MARIAQUE tutte le terre e i mari
PATEBANT
ROMANIS TERRAE MARIAQUE CUNCTA tutti i mari e le terre
PATEBANT
ROMANIS CUNCTAE TERRAE CUNCTAQUE tutte le terre e tutti i mari
MARIA PATEBANT
Laggettivo in funzione predicativa
In latino ci sono quattro possibilit (perch c il neutro); in italiano solo due:
Con i sostantivi dello stesso genere e dotati del tratto (+vivo).
Le due lingue mettono laggettivo al plurale del rispettivo genere:
magister et alumnus boni sunt Il maestro e lalunno sono buoni
magistra et alumna bonae sunt La maestra e lalunna sono buone
Con i sostantivi dotati del tratto (+vivo) ma di generi diversi;

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il latino accorda laggettivo con il sostantivo pi vicino mettendolo al plurale maschile
(termine non marcato dei due generi reali). Litaliano usa solo questa possibilit:
uxor et liberi Coriolanum amplexi sunt La moglie e i figli si sono affrettati
ad abbracciare Coriolano
Orgetorigis filia et unus e filiis capti La figlia di Orgetorige e uno dei figli
sunt sono stati fatti prigionieri
Con i sostantivi dello stesso genere ma dotati del tratto (-vivo)
in latino laggettivo pu stare al plurale del genere rispettivo; oppure al neutro plurale
(come termine non marcato dei tre generi). Litaliano usa solo la prima possibilit
mancando il neutro:
avaritia et superbia perniciosae sunt Lavarizia e la superbia sono malvage
nox atque praeda hostes remorata La notte e la preda sono state la causa
sunt del ritardo del nemico
Con i sostantivi dotati del tratto (-vivo) e di generi diversi
il latino accorda laggettivo con il sostantivo pi vicino mettendolo al plurale neutro.
Litaliano usa solo il plurale maschile come termine non marcato::
Caesari principatus atque imperium A Cesare sono stati consegnati il
traditum est potere supremo e il comando
Honor et gloria hominibus grata sunt Lonore e la gloria sono graditi agli
uomini

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La tabella seguente illustra le differenze tra le due lingue:
Latino: Italiano:
genere identico: plurale del rispettivo
genere
plurale del rispettivo
genere
(- vivo)
generi diversi: accordo con il sost.
vicino al plur. masch.
plurale maschile
genere identico: plurale del rispettivo
genere
plurale neutro
plurale del rispettivo
genere
(+ vivo)
generi diversi: accordo con il sost. plur.
neutro
plurale maschile
Le quattro possibilit latine sono sostituite da due principali possibilit daccordo in
italiano: infatti, il neutro quale termine non marcato manca e laccordo con il
sostantivo vicino pu riuscire ambiguo.
Nel secondo caso, quello di un sostantivo determinato da pi aggettivi:
al singolare non c nessun problema:
la casa nuova e bella
al plurale bisogna invece distinguere due casi;
se la trasformazione mostra che tutti gli aggettivi si riferiscono ad ognuno dei
sostantivi componenti il plurale, gli aggettivi saranno al plurale:
strada (stretta e fangosa) ----- strade (strette e fangose)
Ci si giustifica perch c effettivamente una pluralit di entit cui vengono attribuite
le due qualit. Quindi laggettivo pluralizzato assieme al sostantivo.

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se la trasformazione mostra che ognuno degli aggettivi incidente ad un solo
dei sostantivi componenti il plurale, gli aggettivi rimangono al singolare:
lingua (italiana)
lingua (francese) (le) lingue italiana, francese e spagnola
lingua (spagnola)
La pluralit non c: c una sola lingua italiana, una sola lingua francese, ecc. Quindi
laggettivo non pluralizzato assieme al sostantivo: infatti, mettendo anche
laggettivo al plurale risulterebbe che ci sono pi lingue italiane, francesi ecc.; oppure
che ci sono lingue che sono contemporaneamente italiane, francesi ecc.
Perci, usando il singolare del sostantivo bisogna ripetere il sostantivo, oppure
servirsi del sostituente quello:
la lingua italiana, quella francese e quella spagnola.

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ESERCIZI
a) Scrivi una frase in cui laggettivo svolga la funzione attributiva


b) Presenta alcune esemplificazioni di aggettivi usati in funzione predicativa


c) Spiega la differenza che si rileva tra morfosintassi latina e morfosintassi
italiana in relazione alla posizione dellaggettivo rispetto al sostantivo


d) Elenca le diverse possibilit di accordo tra aggettivo e sostantivo e
presentane alcuni esempi



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3. LAGGETTIVO QUALIFICATIVO:
LESPRESSIONE DELLINTENSIT
Gli aggettivi qualificativi (nonch i corrispondenti avverbi) rappresentano la sola
categoria di parole che possa esprimere la differenza tra gradi di intensit della
qualit, cio con il processo tradizionalmente definito di comparazione.
La frase comparativa una frase subordinata che esprime una comparazione
rispetto ad un costituente della frase principale. Semanticamente, la comparazione
pu esprimere uguaglianza o disuguaglianza generando diversi tipi di frase
comparativa.
Il processo di comparazione pu stabilirsi essenzialmente in due modi:
tra due individui rispetto ad una propriet;
tra due propriet rispetto ad un solo individuo.
Il costituente comparato presente nella frase principale viene chiamato primo
termine di paragone; invece, la frase comparativa contiene, ovvero costituisce essa
stessa, il secondo termine di paragone.
Il secondo termine di paragone pu essere realizzato con un sintagma
preposizionale la cui forma varia secondo che si tratti di comparazione di
uguaglianza o di disuguaglianza; e anche dal non essere inserito in modo evidente
nella frase. Infatti, la frase che lo contiene virtualmente resta implicita.
Quindi, lespressione dellintensit si organizza in base ad un certo numero di
alternative binarie che esporremo nelle pagine seguenti.
Lintensit della qualit si pu esprimere:
mediante il confronto di una data unit (unit A) con unaltra (unit B)
A pi simpatico di B

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In questo caso viene operata una comparazione:
per mezzo del confronto del grado di intensit con un limite convenzionale;
A assai (un po, parecchio, ecc.) simpatico
In questo caso si ha un processo di intensificazione e non una comparazione.
Nella comparazione, lunit A pu essere comparata con una sola unit, ovvero con
pi unit. Tale distinzione corrisponde, almeno in parte, alla tradizionale differenza
tra superlativo e comparativo secondo una scala a tre gradi mutuata dalla
grammatica latina e greca.
Tuttavia, adotteremo questi stessi termini, bench non del tutto adeguati, per
continuit con le grammatiche di indirizzo tradizionale.
Sia che il confronto si stabilisca fra due, o fra pi di due unit, lunit A pu essere:
inclusa nel termine di comparazione (A comparato con A+B; A comparato con
N);
esclusa dal termine di comparazione (A comparato con B; A comparato con
N-A).
Quindi si possono avere i quattro casi seguenti:
A il pi forte dei due;
A il pi forte di tutti;
A pi forte di B;
A pi forte degli altri.
La comparazione pu stabilire che due o pi unit posseggono una qualit nella
stessa misura; oppure in misura minore luna rispetto allaltra. In questo secondo
caso possiamo distinguere ancora la superiorit di A rispetto a B dalla sua inferiorit.
La triade tradizionale:
minoranza - uguaglianza - maggioranza

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deve essere suddivisa con due alternative richieste proprio dallaspetto formale:
1. la prima isola luguaglianza
A tanto simpatico quanto B.
2. La seconda si applica anche alla non-uguaglianza
A pi (meno) simpatico di/che B.
Possiamo quindi distinguere tre gradi della comparazione:
di uguaglianza;
di superiorit;
di inferiorit.
Nella lingua quotidiana linferiorit pi rara della superiorit. Per esempio, si dir
pi facilmente:
Laura pi brutta di Maria
anzich:
Laura meno bella di Maria
Tuttavia, la comparazione di inferiorit ha avuto la sua importanza nella creazione
del sistema comparativo romanzo.

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Partiamo allora da una sintesi della comparazione latina esposta nel seguente
quadro:
Superiorit: Inferiorit:
SANUS comparativo: SANIOR MINUS SANUS
superlativo: SANISSIMUS MINIME SANUS

ARDUUS comparativo: MAGIS ARDUUS MINUS ARDUUS
superlativo: MAXIME ARDUUS MINIME ARDUUS
Linnovazione romanza pi notevole, rispetto allassetto che abbiamo sintetizzato,
la sostituzione del comparativo sintetico (sanior) con la perifrasi analitica (magis
sanus/plus sanus) e la sostituzione parallela del superlativo con le medesime due
parole precedute dallarticolo determinativo.
A questa innovazione concorrono pi fattori:
tendenza generale della lingua tardo latina verso le forme analitiche;
tendenza a regolarizzare le forme eliminando le irregolarit, le alternanze,
ecc. e rendendo le forme pi prevedibili;
gi nel latino, il modello della comparazione analitica quello della
comparazione di inferiorit. Questo modello era particolarmente sensibile nei
casi di coordinazione copulativa di due comparativi contrari:
plus aut minus fortis
magis aut minus bene
A giudicare dalla loro presenza nel linguaggio letterario, nel linguaggio comune
dovevano abbondare le perifrasi analitiche:
magis argutum; magis severus
plus miser; plus felix

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Nel periodo di transizione le forme sintetiche coesistono con le perifrasi analitiche
che vengono per avvertite come pi espressive e pi affettive rispetto alle prime. In
seguito le forme sintetiche si sono svuotate probabilmente del loro significato e ci
ha determinato delle contaminazioni come:
plus grossior, plus utilissimus
Queste forme ibride attestano che le sole forme sintetiche non sono pi sufficienti. Le
stesse contaminazioni ricorrono nellodierna comparazione italiana.
In latino /magis/ e /plus/ non erano originariamente sinonimi: maghis anche pi
antico di plus e quindi inizialmente pi frequente. Inoltre, in un primo tempo,
/magis/ era usato in tutte le terre in cui si parlava il latino: e, infatti, presente nella
due aree laterali della Romnia. Poi, nel centro, stato soppiantato da /plus/. Alla
vigilia della tappa romanza, /magis/ e /plus/ sono diventati sinonimi e hanno la
distribuzione areale dei loro succedanei romanzi moderni:
Port. Spagn. Catal. Occit. Franc. Ital. Sard. Rum.
mais ms mes plus plus pi prus mai
doce dulce dol doux doux dolce dulke dulce
Con questa serie di sostituzioni, il comparativo di superiorit di /dolce/ (latino dulcior)
diventa /pi dolce/ simmetrico a /meno dolce/ come equivalente e succedaneo di
/minus dulcis/.
Si quindi operata una simmetria formale come riflesso di quella del contenuto.
Lequivalente italiano di /dulcissimus/ sar /il pi dolce/; e gli altri idiomi delle stesso
genere si comportano in modo analogo, come evidenziato nello specchietto.
Vediamo che, ovunque, larticolo determinativo ha la stessa funzione: cio, come si
dice tradizionalmente, traspone il comparativo in superlativo. Per, la genesi del
superlativo romanzo deve essere spiegata in modo pi preciso.
Tutti gli idiomi romanzi attualmente distinguono i due gradi del comparativo e del
superlativo.
Cerchiamo di capire cosa sia successo osservandola comparazione sintetica di
superiorit. Nel periodo tardolatino si verificano i seguenti fenomeni:

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sostituzione di /fortior/ con /plus (magis) fortis/;
introduzione dellablativo di comparazione (prima funzionante da solo) con
una preposizione (in genere /de/);
sostituzione del genitivo con /de/ + ablativo (e poi con /de/ + obliquo);
cristallizzazione delle parole nominali (sostantivi, aggettivi, ecc.) in una sola
forma;
sostituzione di /quam/ con /que/;
i primi momenti della genesi dellarticolo;
cambiamenti lessicali:
/ceteri/ viene sostituito da /altri/
/omnes/ viene sostituito da /toti/
Se questi cambiamenti vengono applicati alla tabella sinottica della comparazione
latina che abbiamo riportato in precedenza, avremo il seguente risultato:
2 unit: pi di 2 unit:
lunit A inclusa nel termine
di compl.:
MARIU EST PLUS FORTE
DE DUI

MARIU EST FORTISSIMI DE
TOTI
lunit A esclusa dal termine
di compl.:
MARIU EST PLUS FORTE
DE PETRO / QUE PETRO
MARIU EST PLUS FORTE
DE ALTRI / QUE ALTRI
Si crea in tal modo una ambiguit: la distinzione tra inclusione ed esclusione
incerta. Nella frase:
Marius est plus forte de dui
non si comprende inequivocabilmente se Mario il pi forte dei due ragazzi prima
menzionati; ovvero se pi forte dei due altri ragazzi. Lambiguit viene rimediata
grazie allarticolo determinativo che si sviluppato nel frattempo con significato
deittico: esso punta su una unit, singolarizzandola, elevandola sopra le altre;

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insomma, subentrando quando necessario estrarre lunit A dal termine di
comparazione in cui inclusa.
Con lintroduzione dellarticolo il nostri esempio pu essere ripresentato nel modo
seguente:
2 unit: pi di 2 unit:
lunit A inclusa MARIU EST PLUS FORTE
DE DUI

MARIU EST ILLU
FORTISSIMU DE TOTI
lunit A esclusa MARIU EST PLUS FORTE
DE PETRO / QUE PETRO
MARIU EST PLUS FORTE
DE ALTRI / QUE ALTRI
Si crea allora una differenza anche formale tra:
illu plus forte de dui
plus forte de dui
Ma comincia anche a manifestarsi una bivalenza, e quindi una ambiguit,
dellespressione analitica /illu plus forte/ senza un complemento di comparazione.
Osserviamo ora lultima espressione sintetica rimasta: /fortissimu/
Nellambito dellevoluzione che abbiamo tracciato, la forma /fortissimus/ tende ad
essere equivalente al positivo rafforzato, soprattutto nel latino cristiano. Per cui:
/maior omnium/ appare la stessa cosa che /maximus/
Quindi anche questa forma sintetica /fortissimu/ sparisce dal sistema venendo
sotituita da /plus forte/ preceduta dallarticolo e seguita dal complemento. Larticolo
indica che A incluso nel termine di comparazione: il complemento afferma che si
tratta di pi di due unit.

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Abbiamo cos i seguenti quattro casi:
Mariu est illu plus Mariu est illu plus
forte de dui forte de toti
Mariu est plus forte Mariu est plus forte
de Petro/ que Petro de altri/ que altri
Il superlativo italiano analitico e discontinuo: consta dellarticolo, del morfema del
non-positivo e dellaggettivo. Ma nel superlativo entra anche il complemento, come
quarta parte costitutiva. In tal senso:
Mario il pi forte
non n comparativo, n superlativo finch manca il complemento che decide quale
delle due funzioni svolger
dei due (comparativo: due unit comparate)
Mario il pi forte
di tutti (superlativo: tre o pi unit comparate)
Quindi, sintetizzando, la formula completa del superlativo italiano (e romanzo) la
seguente:
2 unit: pi di 2 unit:
MARIU EST ILLU PLUS FORTE DE DUI

MARIU EST ILLU FORTE DE TOTI
MARIU EST PLUS FORTE DE PETRO / QUE
PETRO
MARIU EST PLUS FORTE DE ALTRI / QUE
ALTRI
Una delle differenze tra il latino e litaliano nonch le altre lingue romanze risulta
quindi anche dal fatto che, mentre il latino /fortissimus/ certamente superlativo
anche in assenza del complemento, la forma /il pi forte/ (le plus fort; ecc.) ha
bisogno del complemento per indicare la propria funzione.

27
Nella maggior parte degli idiomi neolatini, i quattro aggettivi latini bonus, malus,
magnus, parvus, conservano le forme sintetiche ad eccezione del romeno che ha
adottato in pieno le forme analitiche.
Italiano Francese Spagnolo Portoghese
MELIORE > migliore meilleur mejor melhor
PEIORE > peggiore pire peor pejor
MAIORE > maggiore maire (ant.) mayor maior
maior (mod.)
MINORE > minore moindre menor menor
E la conservazione in stato funzionante dei quattro comparativi avvenuta perch:
i quattro aggettivi corrispondenti sono i pi usati nella lingua quotidiana.
Questo li imprime stabilmente nella memoria
i comparativi di questi aggettivi hanno uno status quasi di parole autonome
rispetto ai positivi.
I superlativi consistono del comparativo preceduto dallarticolo (il migliore) ed hanno
bisogno del complemento per non essere ambigui (il migliore dei due/ il migliore di
tutti).
Le forme /ottimo/ e /pessimo/ non sono superlativi ma elativi (cio hanno senso
assoluto); invece le forme /massimo/ e /minimo/ sono superlativi e non elativi:
massimo equivale a /il pi grande/ ma non a /grandissimo/.

28
Cos come, nelle lingue neolatine, si conservano gli aggettivi vengono allo stesso
modo conservati gli avverbi corrispondenti:
MELIUS > Ital. meglio Franc. mieux Sardo mezus
PEIUS > Ital. peggio Franc. pis Sardo peyus / peus
MAIUS > Sardo mayus
mayu
MINUS > Ital. meno Franc. moins Spag. menos Port. menos
La lingua attuale usa /pi/ come morfema comparativo di superiorit; mentre come
avverbio quantitativo autonomo litaliano usa /di pi/: e questa differenza si riflette,
nel francese, tra la forma /plus/ e la forma /davatage/.
Nello spagnolo e nel portoghese, /meliore/ e /peiore/ servono anche da avverbi.
Contrariamente a quanto avvenuto nelle lingue ibero-romanze, litaliano pu usare
/meglio/ e /peggio/ (avverbi) anche in funzione aggettivale, in forme invariabili nel
genere e nel numero:
la meglio cosa
i peggio vestiti
In questi casi si verificata la fusione tra melior e melius; peior e peius.
Accanto ai resti della comparazione sintetica latina, permangono nei nuovi idiomi
neolatini anche le forme analitiche conformi al modello della maggior parte degli altri
aggettivi:
pi buono - pi cattivo - pi grande - pi piccolo
plus bon - plus mauvais - plus grand - plus petit
Di fronte alla coesistenza di /migliore/ e /pi buono/; /peggiore/ e /pi cattivo/, gli
avverbi /meglio/ e /peggio/ sono gli unici possibili.

29
ESERCIZI
a) Scrivi una frase ove compaia una comparazione esprimente uguaglianza?


b) Scrivi una frase ove compaia una comparazione esprimente inferiorit


c) Individua le differenze che si rilevano tra il latino e litaliano nellambito del
processo di comparazione


d) Scrivi una frase ove compaia una comparazione esprimente superiorit



30
4. IL SISTEMA DELLA COMPARAZIONE
Nellitaliano moderno il sistema della comparazione funziona dunque nel modo
seguente:
funzionano anche per litaliano tutte le categorie morfosintattiche esposte
precedentemente;
lespressione dei due gradi di intensit superiori al positivo analitica e
discontinua nella stragrande maggioranza degli aggettivi;
la comparazione di non-uguaglianza si distingue in superiorit e inferiorit
servendosi rispettivamente del morfema /pi/ e /meno/;
laggiunta del solo morfema /pi/ e /meno/ al positivo costituisce il
comparativo senza che vi sia problema di termine di comparazione (dato da
una o pi unit);
la comparazione dinferiorit non ha forme sintetiche in nessun aggettivo; la
comparazione di superiorit contiene ancora resti delle forme sintetiche
latine;
laggiunta dellarticolo determinativo alla sequenza /pi/ meno/ positivo non
trasforma automaticamente il comparativo in superlativo; ma la distinzione
dipende dal complemento in modo che:
Con una sola unit: si ha il comparativo (unit A inclusa nel termine di
comparazione);
Con pi di una unit: si ottiene il superlativo (anche qui unit A inclusa nel termine
di comparazione).
Larticolo determinativo riservato a quei casi in cui lunit A inclusa nel
termine di comparazione, sia che sia costituito da una sola unit (il pi forte
dei due), sia che appaia costituito da pi di una unit (il pi forte di tutti)

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Diversamente dal latino, litaliano distingue anche formalmente la comparazione
dallintensit assoluta
pi forte il pi forte (di tutti)
forte

alquanto, abbastanza forte molto forte, fortissimo
Insomma, nella lingua moderna le forme in -issimo funzionano esclusivamente da
elativi indicando un alto grado stabilito in confronto con un certo criterio allinterno
dellunit A stessa, e non mediante il confronto di A con B o con altre unit.
Diremo quindi:
un bellissimo libro
questo libro davvero bellissimo
e non:
questo libro il bellissimo di tutti quelli che finora abbiamo letto.
La forma -issimo, di origine latina, oggi molto popolare e viene applicata, non solo
agli aggettivi, ma anche ai sostantivi, ai nomi propri, agli avverbi, a varie locuzioni, ad
espressioni che sono diventate quasi tecniche:
campionissimo, canzonissima, finalissima, poltronissima, occasionissima
Apriamo una parentesi per segnalare che, nel trattamento dei nomi, lintensificazione
si pu ottenere anche col raddoppiamento: caff caff, cio caff vero e non un
surrogato.
Lintensificazione di un aggettivo si pu ottenere:
combinandolo con un avverbio;
attraverso la ripetizione.
Una stanza molto piccola; o piccola piccola.

32
possibile accoppiare due aggettivi ottenendo coppie in ordine fisso:
bagnato fradicio, pieno zeppo, stanco morto, vecchio decrepito
Generalmente il secondo aggettivo il pi intenso, cosicch la coppia ha un
andamento ascendente.
Lintensificazione pu anche essere ottenuta mediante prefissi extra-, iper-,
oltre-, stra-, super-, ultra- ecc.
con il prefisso stra- unito ad aggettivi, verbi e nomi:
stracarico, stragrande; strafare, stramaledire; stracitt e strapaese, stravizio
Allo stesso scopo serve il prefisso ultra-:
ultramoderno, ultrarapido, ultrasensibile, ultrasuono, ultravirus.
Un modo per intensificare laggettivo rappresentato anche dalla ripetizione,
presente gi in latino (FORTES FRTES, MALUS MALUS) e rimasta funzionante in
italiano (stava zitto zitto).
In generale, come abbiamo visto, gli elativi in -issimo sono destinati ad esprimere
lintensit assoluta; cosicch il loro uso nella comparazione vera e propria si risolve
in latinismi che sono estranei alla lingua corrente.
Le forme in -issimo esistono anche nelle altre lingue neolatine che prevedono parole
proparossitone: spagnolo, portoghese, catalano; ma non francese.
Abbiamo visto, quindi, che le forme in -issimo non servono mai per la comparazione:
perci non dovrebbero essere comprese nel relativo capitolo. In tal modo si pu fare
a meno di istituire una differenza tra superlativo relativo e superlativo assoluto; e,
inoltre, eliminare lespressione superlativo assoluto.
In tal senso, litaliano ha un solo superlativo, quello che istituisce una comparazione.
Dunque, nella lingua italiana per formare:
il comparativo: si usano le forme Pi e meno
il superlativo relativo (che indica il grado massimo): si usa la forma Pi e meno.

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Comparativo Superlativo (relativo)

bello
pi bello il pi bello
meno bello il meno bello
La distinzione fra comparativo, senza articolo, e superlativo relativo, con larticolo
determinativo, neutralizzata quando essi sono attributi di un nome con larticolo
determinativo:
questa scatola pi grande, questa scatola la pi grande,
ecco la scatola pi grande.
Pi e meno si possono usare:
in maniera aggettivale;
mi piace con pi zucchero; vorrei avere meno difficolt;
in maniera avverbiale;
non ne voglio pi.
Ma in:
non ne voglio di pi
di pi usato in maniera pronominale, come complemento oggetto, e non avverbiale.
Le forme che seguono lo schema cui ci siamo riferiti non sono le sole ad
essere usate dagli aggettivi: vi sono infatti le altre che, come abbiamo visto,
derivano da comparativi e superlativi latini:

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Comparativo Superlativo relativo Elativo
buono migliore il migliore ottimo
cattivo peggiore il peggiore pessimo

grande maggiore il maggiore massimo
piccolo minore il minore minimo

In pratica, le quattro forme sintetiche dei superlativi si formano aggiungendo larticolo
e il complemento necessario al rispettivo comparativo sintetico
migliore
peggiore
il + + di tutti
maggiore
minore
Le forme sintetiche:
ottimo e pessimo sono soltanto elativi e non possono essere superlativi;
massimo e minimo possono fungere da superlativi, non preceduti
dallarticolo e per lo pi in locuzioni cristallizzate; ma non possono fungere da
elativi.
Altre forme, come alto/basso, hanno costruzioni del tipo seguente. Invece di:
pi alto, altissimo pi basso; bassissimo
possiamo avere
superiore, supremo (e sommo) inferiore, minimo

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Si tratta di forme non sempre intercambiabili il cui uso pu dipendere dal sostantivo
cui si accompagnano.
Ricordiamo che superiore e inferiore si costruiscono con a e non con di o con che:
il suo stipendio inferiore al tuo.
Vi sono anche altre forme latineggianti, come nel caso dei superlativi di acre,
celebre, integro:
acerrimo, celeberrimo, integerrimo.
Le frasi comparative normalmente sono costruite con il di:
pi intelligente di te
ma a volte si pu usare che:
oggi c pi vento che ieri.
Invece indispensabile luso di che quando i due termini sono confrontati
direttamente:
Ugo pi furbo che intelligente
mentre ci non avviene quando i due termini sono confrontati per mezzo di un altro
termine:
Ada pi intelligente di Ugo
Vediamo che le frasi comparative si possono costruire in molti modi:
arrivato pi presto che non mi aspettassi;
arrivato pi presto di quanto (non) mi aspettavo (o mi aspettassi);
arrivato pi presto di quello che mi aspettavo (o aspettassi).
Fra i termini correlativi che introducono la comparazione, troviamo:
cos ... come; tanto ... quanto; altrettanto ... quanto; sia ... sia

36
Le costruzioni con il che vengono usate in contesti pi familiari:
riesce tanto nella pittura quanto (o che) nella scultura
Abbiamo visto che lelativo incompatibile con la comparazione. Non possiamo dire,
infatti:
Maria pi bellissima delle altre ragazze
altres incompatibile con la precisazione numerica. Infatti, non possiamo dire:
questa torre altissima cinquanta metri
Infatti, laggettivo specificante una indicazione numerica svolge solo questa funzione
e quindi impossibile una sua intensificazione. Lindicazione numerica possibile
solo con il comparativo poich si precisa e quantifica la differenza tra le unit
comparate:
A di venti kg pi pesante di B
Invece la stessa quantificazione diviene impossibile con il superlativo.
A di 20 Kg. il pi pesante di tutti
Esamineremo ora lespressione delluguaglianza che si distingue, formalmente e
semanticamente, dalla non-uguaglianza sia in latino che in italiano.
Per definizione, nella uguaglianza si esprime lo stesso grado che risulta proprio di
ambedue (o di tutte) le unit comparate. Quindi, sparisce cos la distinzione formale
tra due o pi di due unit:
Anna
Luca tanto bravo quanto
gli altri
Cos, scompare anche la distinzione fra inclusione ed esclusione di A nel termine di
comparazione: e resta possibile solo il confronto tra A e B; ovvero tra A ed N-A.
Per, pu capitare che due comparativi di non-uguaglianza vengano a loro volta
comparati in un rapporto di uguaglianza secondo due modalit, secondo due diverse

37
strutture profonde:
Luca tanto pi bravo di Anna quanto Luigi
Luca (di un certo grado quantificato) pi bravo di Anna;
Luigi (dello stesso grado quantificato) pi bravo di Anna.
Luca tanto pi bravo di Anna quanto di Luigi
Luca (di un certo grado quantificato) pi bravo di Anna;
Luca (dello stesso grado quantificato) pi bravo di Luigi.
I segnali formali della comparazione di uguaglianza in un senso quantitativo sono le
coppie:
Latino quam ... tam; quantum ... tantum
Tardo latino quanto ... tanto
Questa forma si conserva in tutte le lingue romanze:
It. quanto ... tanto
Sp. cuanto ... tanto
Port. quanto ... tanto
Franc. ant. quant ... tant
Rum. cit ... atit
Esaminiamo, infine, i quantificatori, o intensificatori che possono esprimere diverse
sfumature dei gradi fondamentali.
Litaliano adopera, ad esempio, un solo quantificatore per il positivo, il comparativo, il
verbo. Altre lingue, invece, distinguono il positivo dagli altri due usi; mentre il latino
distingue tutti e tre gli usi.

38
Il quadro il seguente:
italiano: molto forte molto pi forte canta molto
francese: trs fort beacoup plus fort il chante beacoup
spagnolo: muy fuerte mucho ms fuerte canta mucho
romeno: foarte tare mult mai tare cint mult
inglese: very strong much stronger he sings much
tedesco: sehr stark viel strker er singt viel
serbocroato: vrlo jak mnogo jai pjeva mnogo

latino: VALDE FORTIS MULTO FORTIOR MULTUM CANTAT

Risulta cos che, nella maggior parte delle lingue, la quantificazione o
lintensificazione del comparativo assimilata a quella del verbo.

39
ESERCIZI
a) Elenca le quattro forme sintetiche dei superlativi e costruisci, con ciascuna
di esse, una frase


b) Presenta alcune esemplificazioni di frasi in cui la forma issimo
(esprimente intensit) venga applicata ai sostantivi


c) Presenta una esemplificazione del processo di intensificazione che si
realizza tramite raddoppiamento


d) Presenta una esemplificazione del processo di intensificazione che si
realizza tramite luso di prefissi



40
5. LESPRESSIONE DELLIDENTIT
Anche il latino, come le altre lingue, possiede aggettivi che esprimono lidentit e la
non-identit.
In generale, la categoria dellidentit pu essere concepita in due modi:
1. come la non-aliet (contrasto: aliet):
ad es.: lo ha detto il maestro stesso (non qualcun altro).
Il latino si serve di IPSE, IPSA, IPSUM (a cui corrisponde il ted. selbst, lingl. self,
himself, ecc. nel senso di personalmente)
2. come la non-diversit (contrasto: diversit):
ad es. Io ha detto lo stesso maestro che... (e non un diverso maestro).
Il latino adopera IDEM, EADEM, IDEM (corrispondente al ted. derselbe, allingl. the
same).
Comunque, ambedue le parole sono originariamente composti di IS, EA, ID e nel
latino sono indipendenti dalla posizione rispetto al sostantivo:
IPSE MAGISTER IDEM MAGISTER
il maestro stesso } lo stesso maestro
MAGISTER IPSE MAGISTER IDEM
Per il concetto che abbiamo definito aliet il latino distingue:
laliet fra due termini (alterit): usa ALTER;
laliet fra pi di due termini: usa ALIUS.
Invece, nel caso della diversit servono pi aggettivi del tipo:
DISPAR, DISSIMILIS, DIVERSUS, ALIUS
ALIA RATIONE AC = diversamente da.

41
Nel tardo latino non si conservano, nelle funzioni originarie, n IDEM n IPSE.
IPSE diventato il sostituto di ISTE nella funzione di dimostrativo della II persona.
Nellitaliano anche diventato sostituente personale (esso, -a, -e).
Per, la vera ragione della scomparsa di IDEM e IPSE risiede nella componente
affettiva.
Nella lingua degli schiavi, il latino IPSE denotava il padrone; e accanto a IPSE, per
ragioni di affettivit, si aveva anche il suo elativo IPSIMUS.
Inoltre, il latino usava la particella MET che era sempre enclitica e interveniva a
rafforzare i sostituenti personali:
EGOMET, MEMET, NOSMET, ILLEMET, ecc.
Nella lingua parlata i due procedimenti si combinavano e cos nasceva il sintagma
ILLE METIPSIMUS (per il femm. ILLA METIPSIMA).
Levoluzione tardolatina:
amplia notevolmente luso del solo ILLE, facendone il sostituente della III persona;
in seguito alla crescente avversione verso lenclisi e il ritmo discendente si assiste
alleliminazione delle particelle atone enclitiche, fra cui anche MET (sparito dagli
idiomi romanzi).
Lautonomia di ILLE e labbandono del solo MET fanno s che il sintagma
ILLEMETIPSIMUS sia pronunciato con pausa ILLE METIPSIMUS; e poi, nel tardo
latino, ILLU METIPSIMU.
In tal modo, METIPSIMU si stacca da ILLE e diventa un blocco autonomo perdendo
progressivamente il suo significato originario.
Il risultato :
il franc. pi ant. medisme, poi mesme, oggi meme;
lo spagn. Mismo;
il port. mesmo;

42
lit. medesimo.
La forma medesimo non autoctona in Italia ma un antico prestito galloromanzo
assunto alla tappa medesime o medesme
Autoctono in Italia la combinazione di ISTU e IPSU (/istipsu/) da cui litaliano
stesso che manca nella Romania occidentale.
Vediamo che, per esprimere la non-identit nel senso dellaliet, il latino popolare
aveva preferito ALTER (obl. ALTRU ad ALIUS) perch lopposizione pi netta fra
due soli termini. Perci negli idiomi romanzi sopravvivono pochi resti di ALIUS, tutti
fossilizzati mentre ALTRU panromanzo:
______________________________
it. altro
friul. altri
romancio auter, oter
sardo tteru
franc. autre
occit. autre,
catal. altre
spagn. otro, port. outro
rum. alt.
_______________________________
Vediamo che ALTER in latino poteva essere correlativo di se stesso, mentre nelle
lingue romanze non ha pi questa possibilit e viene adoperato UNUS:
_

43
_____________________________________________________
lat. ALTER ALBUS ALTER AUTEM NIGER ERAT
italiano luno era bianco, laltro nero
franc. lun tait blanc, lautre noir
______________________________________________________
Un residuo delluso latino di ALTER per indicare lalterit appare nella sua unione ai
due sostituenti NOS e VOS (spesso in opposizione):
______________________________________________________
it. noialtri voialtri
franc. nous autres - vous autres
spagn. nosotros - vosotros
(questa forma generalizzata, per noi e voi, nello spagnolo moderno)
______________________________________________________
In latino ALTER apparteneva alla medesima classe flessionale come ILLE:
ILLE - ILLIUS - ILLI - ILLUM - ILLO; ALTER - ALTERIUS -ALTERI - ALTERUM -
ALTERO
Poich poteva anche funzionare da sostituente, nel tardo latino assume le stesse tre
forme casuali assunte dai dimostrativi:
_____________________________________________________
il nominativo (soggetto) in -I (ALTRI)
il dativo (compl. oggetto indiretto) in -UI (ALTRUI)
laccusativo (compl. oggetto diretto) in -U (ALTRU)
_____________________________________________________

44
Litaliano conserva tutte e tre le forme, non nelle funzioni dei tre casi ma come tre
parole distinte:
altri solo sostituente, accordato col singolare
altrui aggettivo, di significato fondamentalmente possessivo e opposto a
proprio (come il latino ALIENUS)
altro pu essere aggettivo e sostituente
Allitaliano altrui corrisponde il franc. autrui idem.
In italiano:
stesso e medesimo possono significare sia IPSE sia IDEM in funzione della loro
posizione:
lo stesso maestro / il medesimo maestro esprimono la non diversit;
il maestro stesso / il maestro medesimo esprimono ambedue la non-aliet.
Quindi, il concetto che il latino distingue mediante due parole, in italiano distinto
con la posizione della medesima parola. Soltanto i fattori ritmici impongono talvolta di
anteporre i due aggettivi anche nel senso di non-aliet, qualora il sintagma nominale
sia relativamente lungo e a condizione che non sia possibile un significato di non-
diversit:
lo stesso Presidente della Repubblica ha dichiarato
(il Presidente della Repubblica unico).
Normalmente, con i sostituenti personali i due aggettivi si pospongono: infatti, il
sostituente personale si pu precisare nel senso della non-aliet, ma non nel senso
della non diversit. E questo perch non ci sono pi io, pi tu, pi lui diversi
reciprocamente.
Perci, in italiano:
laliet si esprime con altro;
la diversit con pi aggettivi: differente, diverso, anche dissimile, ecc.

45
ESERCIZI
a) Esprimi, attraverso un esempio, il concetto di identit


b) Esprimi, attraverso un esempio, il concetto di aliet


c) Esprimi, attraverso un esempio, il concetto di non-diversit


d) Esprimi, attraverso un esempio, il concetto di diversit



46
6. LA FUNZIONE DELLINDEFINITO
I pronomi e aggettivi indefiniti hanno varie forme che si articolano a seconda delluso.
Nelle pagine seguenti tenteremo di raggrupparli secondo il significato.
Tutto, tutti: aggettivo e pronome
ho mangiato tutta la minestra
tutti chiedono di te.
comune luso rafforzato con quanto:
li ho visti tutti quanti
usata anche la forma entrambi o ambedue:
entrambi i ragazzi/ entrambe le ragazze
ambedue i ragazzi/ ambedue le ragazze
Ogni: aggettivo invariabile solo singolare, precede il nome:
mi alzo ogni mattina alle sette
vado a Roma ogni due settimane
ogni tanto viene a trovarmi
Ognuno:
pronome e anche, ma pi raro, aggettivo, solo singolare
ognuno si comprato questo libro
ognuna delle mie colleghe ne ha preso una copia.

47
Ciascuno: aggettivo e pronome, solo singolare:
ciascuno pensa a s
ho fatto un regalo a ciascuna ragazza
ce nerano tre per ciascuno.
Qualche: aggettivo invariabile, solo singolare. Si trova solamente con nomi
usati in maniera numerabile: cio nomi dei quali si potrebbe usare un normale
plurale nello stesso contesto. Pu solo precedere il nome:
mi dai qualche esempio;
La forma un qualche ha valore pi indeterminato:
si sar preso un qualche virus.
Con nomi non numerabili si usa un po di:
mi dai un po di latte?
Pronominalmente si pu usare un poco:
me ne basta un poco
Per specificare un aggettivo normalmente si usa un po:
un po dolce.
Si noti:
vuoi un po di sale? (piuttosto che un poco di)
ma:
ne vorrei un altro po / un altro poco.
I diminutivi pochino, pochetto, pochettino possono sostituire sia poco sia un po.
Espressioni idiomatiche:
un poco di buono

48
Alcuni: aggettivo e pronome, solo plurale; il singolare alcuno si usa solo in
espressioni negative:
ecco alcune matite
Qualcuno (pi raramente qualcheduno): pronome, solo singolare
venuto qualcuno a cercarti
In questa frase qualcuno pu riferirsi a persona conosciuta o sconosciuta al parlante,
a uomo o a donna; venuto uno, o venuta una a cercarti implica che il parlante non
conosce la persona in questione.
Lo stesso vale per forme poco cerimoniose come un tale, una tale, un tizio, una tizia
Qualcuno pu anche avere valore generico:
se viene qualcuno chiamami
Qualunque, qualsiasi: aggettivi invariabili, solo con un nome singolare se lo
precedono:
qualunque/qualsiasi libro mi interessa
a qualunque tavolo ci si sieda c corrente.
Da notare la differenza di significato secondo la posizione:
davanti al nome indica che ci si riferisce a tutti gli oggetti in questione, uno
alla volta;
dopo il nome indica che la scelta non ha importanza: uno degli oggetti in
questione, non importa quale.
Qualunque e qualsiasi possono andare con un nome plurale se lo seguono:
prendi dei guanti qualsiasi.
Chiunque; dovunque: pronome, solo singolare, solo per esseri umani.
Per non umani si usa qualunque e il nome richiesto:
chiunque chieda di me, di che non ci sono;

49
qualunque cosa ti dicano, non crederci;
dovunque tu stia, ti trovi male.
Per quanto riguarda chiunque, qualunque + nome, dovunque distinguiamo:
un impiego pi comune in tal caso appartengono a una proposizione
dipendente, di solito al primo posto:
chiunque chieda di me, di che non ci sono col valore di se qualcuno chiede di me
un uso nella proposizione indipendente con il rafforzo di uno specifico rilievo
intonativo:
chiunque si troverebbe bene qui col valore: tutti, ognuno senza distinzione.
Checch e chicchessia: non sono di uso familiare nellitaliano moderno:
checch ne dica, questo vale di pi;
non vuol vedere chicchessia
Le forme qualunque cosa, chiunque (nessuno in una frase negativa) sono pi
comuni.

50
ESERCIZI
a) Scrivi una frase in cui il termine ognuno usato come aggettivo


b) Scrivi una frase in cui il termine ciascuno usato come pronome


c) Scrivi una frase in cui il termine qualcuno usato come pronome


d) Illustra, attraverso un esempio, alcune espressioni idiomatiche contenenti
un indefinito



51
7. LE FORME DEL POSSESSIVO
Esamineremo ora gli aggettivi determinativi e, in particolare, il sottogruppo
possessivo.
Nel sistema latino si esprimono le seguenti categorie morfosintattiche:
la persona del possessore;
il numero del possessore;
il genere del possessore;
il numero del posseduto;
il genere del posseduto;
la funzione del posseduto (forme casuali);
il riferimento del possessivo al soggetto o meno (+/- funzione riflessiva).
Questultima categoria quella che consente la divisione delle forme dei possessivi
in due gruppi:
1) se la funzione (+/- riflessiva) formalmente espressa: espressa
formalmente nella III e VI persona, cio, nelle persone dei non-interlocutori,
virtualmente assenti dal dialogo.
2) Se la funzione (+/- riflessiva) non formalmente espressa: non espressa
nelle altre quattro persone (I, II, IV, V persona), che sono le persone presenti
al dialogo.
Sul piano del contenuto lopposizione fra il possessivo riflessivo e non-riflessivo
per universale, a prescindere dalla differenza formale.

52

Le categorie presentate dalle persone degli interlocutori sono rappresentate nella
tabella seguente.
Nello schema si sottolinea:
numero del possessore;
numero del posseduto;
genere del posseduto;
persona del possessore.
In generale possiamo riassumere nel modo seguente le caratteristiche del
possessivo latino:
la funzione (+/-) riflessiva espressa solo nelle III e VI persona;
la persona del possessore espressa dovunque;
il numero del possessore espresso ovunque eccetto la III e la VI persona
del possessivo riflessivo;
il genere del possessore espresso solo nella VI persona plurale del

53
possessore non riflessiva;
il numero del posseduto espresso ovunque eccetto la III e VI persona non
riflessiva;
il genere e il caso del posseduto espresso ovunque eccetto la III e VI
persona non riflessiva.
In latino, possono essere considerati come aggettivi determinativi quelli che
rappresentano serie chiuse in opposizione agli aggettivi qualificativi che sono
almeno teoricamente una serie aperta.
Osserviamo ora levoluzione italiana:
levoluzione morfosintattica delle parole nominali e la perdita del neutro
avvengono anche nei possessivi;
la cristallizzazione nellobliquo elimina lalternanza /noster/ nostr/ ecc.;
al posto di VESTER (obl. VESTRU), il latino popolare adopera VOSTER (obl.
VOSTRU) gi vivo nel linguaggio popolare al disotto del classico VESTER.
La simmetria tra NOS/ VOS e NOSTRU/VOSTRU talmente naturale che una forma
VOSTRU, oltre a continuare la rispettiva forma antica, poteva anche nascere e
rinascere per analogia.
La forma VOSTRU panromanza e parallela a NOSTRU: resta anche pi tardi, negli
idiomi romanzi. Alcune delle forme sono raccolte qui di seguito:
lat.: NOSTRU - VOSTRU occit.,
catal.:
nostre - vostre
it.: nostro - vostro spagn.: nuestro - vuestro
rum.: nostru - vostru
sardo: nostru - bostru soprasilv.: nies / nos - vies / vos
friul.: n(u)estri - v(u)estri engandin.: nos / ns - vos / vs
franc.: notre - votre port.: nosso - vosso

54
Le vocali toniche di TUUS e SUUS vengono dissimilate in TQU e SQU.
In seguito a tali cambiamenti, le forme dei possessivi per la I, II, IV e V persona
diventano:
la 2 persona del possessore: TUUS ~ MEUS;
il singolare del possessore: TUUS ~ VESTER;
il maschile del posseduto: TUUS ~ TUA, TUUS ~ TUUM;
il singolare del posseduto: TUUS ~ TUI.
In particolare, nelle forma della III e VI persona si perde la distinzione tra riflessivo e
non-riflessivo e nasce la differenza nel numero del possessore anche nella funzione
riflessiva.
Labbandono della categoria del riflessivo, amplia luso di SUUS:
ILLUS QUOQUE FAMA SUA PERVENERANT ----- anzich FAMA EIUS
Cos, SUUS pu essere sia riflessivo, sia non-riflessivo: il che genera notevole
ambiguit:
______________________________________________________
il proprio figlio
AMAT SUUM FILIUM ama
il figlio altrui
il proprio figlio
AMANT SUUM FILIUM amano
il figlio altrui
______________________________________________________
Tutto ci si conserva nei dialetti italiani e nelle due lingue iberoromanze.
Lambiguit pu permanere se lantecedente precede:

55
Mario ha sorpreso suo fratello.
Ma impossibile se un antecedente non c:
suo fratello ha sorpreso Mario.
Il significato EIUS sicuro se lantecedente in funzione di soggetto.
Ma, per rimediare allambiguit di SUUS (>SOU) cerano diverse vie: una di esse ha
dato origine alla forma italiana.
Un tentativo di ricreare lopposizione tra riflessivo e non-riflessivo pu essere luso di
proprio (ama il proprio figlio), nel quale caso le altre forme possono essere riservate
per il non-riflessivo.
Per, negli idiomi romanzi vi erano altri mezzi:
Conservare la forma unica SUUS e precisare il riferimento con complementi.
Ad esempio, in spagnolo:
su de l, de ella, de Usted- ecc.
Un analogo uso si trova nei dialetti italiani, e anche nella lingua letteraria.
Introdurre la distinzione tra uno e pi possessori anche nelle persone dei non-
interlocutori, sacrificando la distinzione tra riflessivo e non-riflessivo, ma
introducendo quella del numero dei possessori (esistente gi nelle persone I,
II, IV e V). Si raggiunge cos una simmetria fra tutte le forme del possessivo.
probabile che la differenza sia stata introdotta dapprima con il genitivo
EORUM, che in seguito stato sostituito da ILLORUM. La forma ILLORUM
(pi tardi LORU o LORO) quella stessa che servir per la VI persona per
formare il sostituente personale. Poich nessunaltra forma possessiva
esprimeva il genere del possessore tranne EORUM EARUM, tale distinzione
stata abbandonata e cos, anche qui, il maschile, termine non marcato dei
generi, stato usato per entrambi i generi. Cos, nessun possessivo italiano
esprime il genere del possessore.
Poi, dal tardolatino LORU o LORO proviene:

56
litaliano Ioro
il rum. e il friul. Ior
il romancio lur
il franc. Ieur
loccit. Ior
il catal. Ilur
Perci ILLORUM praticamente panromanzo.
I cambiamenti nelle persone dei non-interlocutori si svolgono dunque nelle tre fasi
rappresentate nel seguente schema:

Come risulta anche dalla seguente tabella, il sistema italiano dei possessivi assai
vicino al latino:


57
Le categorie espresse sono:
la persona del possessore;
il numero del possessore;
il numero del posseduto;
il genere del posseduto (tranne loro, che non esprime le ultime due
categorie).
Litaliano letterario non fa alcuna distinzione formale tra la funzione attributiva e
quella predicativa, e non distingue neppure formalmente laggettivo possessivo dal
sostituente possessivo. Invece, lo spagnolo. distingue la funzione attributiva dalle
altre due, e il francese tutte e tre le funzioni:
Italiano: Spagnolo: Francese:
il mio libro mi libro mon livre
questo libro mio este libro es mo ce livre est moi
questo il mio este es el mo cest le mien
Le forme attributive sono di regola anche atone, le altre due toniche. La riduzione del
corpo fonico delle forme atone si era verificata gi in latino:
________________________________________
nom. MUS, gen. MI, dat. MO, accus. MUM ecc.
____________________________________________
Ad esempio: PATER TUS, MATER MEA
Per quanto riguarda la posizione del possessivo, il latino preferiva ]a posposizione,
cio lenclisi:
HUNC TIBI MATER MEA MISIT; SALUTAT TE MATER MEA
Lenclisi del possessivo si ritrova nellenclisi del sostituente personale ed in
relazione con il ritmo cosiddetto decrescente o regressivo del latino. Litaliano, che

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preferisce il ritmo ascendente o progressivo, evita lenclisi in ambedue i casi, per cui
gli esempi citati suonano in italiano:
questo te lo ha mandato mia madre;
ti saluta mia madre.
Lenclisi, o piuttosto la posposizione, si conserva nei seguenti casi:
nelle esclamazioni per esprimere laffettivit:
- mamma mia! Dio mio!
in locuzioni a carattere fisso
- in casa mia, a modo mio
quando il possessivo tonico e viene fatto risaltare
- questi sono affari suoi.
Presentiamo ora un quadro generale delle articolazioni del possessivo in italiano.
Singolare Plurale
Maschile Femminile Maschile Femminile
1 mio mia miei mie
Singolare 2 tuo tua tuoi tue
3 suo sua suoi sue
1 nostro nostra nostri nostre
Plurale 2 vostro vostra vostri vostre
3 loro loro loro loro
In italiano, gli aggettivi o i pronomi possessivi indicano:
se il possessore appartiene alla prima, seconda, o terza persona;
se il possessore singolare o plurale;

59
se il posseduto maschile o femminile, singolare o plurale.
Infatti, si ha sempre la concordanza di genere e numero con il nome del posseduto.
Peraltro, queste categorie possono differire da lingua a lingua: per esempio in
inglese non si ha il riconoscimento del genere e del numero del posseduto.
Il possessivo di terza persona varia a seconda del genere del possessore:
il suo gatto; i suoi gatti
Uso della forma proprio.
Per evitare ambiguit si pu usare proprio invece di suo quando ci si riferisce al
soggetto del verbo:
Ugo prese le proprie carte
Anche se la forma pi corrente :
Ugo prese le sue carte (dove per sue potrebbe voler dire di qualcun altro).
Proprio pu servire anche come rafforzativo:
il suo proprio appartamento
Davanti ai possessivi si usa larticolo determinativo:
ho perso il mio accendino, posso usare il tuo
Invece larticolo non si usa col possessivo quando accompagna termini di parentela,
al singolare, se non sono qualificati da suffissi o aggettivi:
mia madre; nostro padre
ma:
il tuo cugino preferito
Si notino le varianti nelle costruzioni seguenti:
questa casa mia (e non di un altro);

60
questa casa la mia (e non altre case);
questa la mia casa (questo il posto dove vivo);
questa casa mia (questo il posto dove vivo io, e non altri).
Le variabili del significato sono dettate anche dallintonazione non marcata, con la
tonica sulla parte finale della frase.

61
ESERCIZI
a) Illustra con un esempio la caratteristica della posposizione, cio lenclisi
del possessivo, presente nella lingua latina


b) Spiega in quali casi non viene utilizzato larticolo col possessivo, nellambito
della lingua italiana


c) Elenca tutti gli elementi linguistici che vengono specificati attraverso luso
degli aggettivi e dei pronomi possessivi (nella lingua italiana)


d) Illustra le differenze che si rilevano, tra lingua italiana e lingua latina, in
riferimento alluso del possessivo



62
8. LE FORME DEL DIMOSTRATIVO
Come abbiamo visto per i possessivi, nella lingua latina anche i tre principali
dimostrativi esprimono le tre persone a seconda che latto deittico da essi espresso
si diriga:
verso ci che vicino al locutore:
a me ---- HIC questo
al collocatore:
a te ---- ISTE codesto
ad una persona estranea al dialogo:
ad una persona che quindi lontana sia dal locutore che dal collocatore:
lui --- ILLE quello.
Il latino conosce ancora il cosiddetto anaforico IS, EA, ID, che non compie una
funzione deittica ma serve da antecedente al relativo:
is qui ---- colui che
Dei tre dimostrativi (HIC - ISTE - ILLE) lultimo il termine non marcato, e si presta
perci ad assumere diverse altre funzioni.
I dimostrativi latini non distinguono formalmente la funzione aggettivale da quella di
sostituente:
HIC LIBER PULCHER EST ----- questo libro bello.
Nel tardo latino si verifica uno sviluppo dei dimostrativi determinato da pi fattori:
latto deittico crea il bisogno di precisione e di efficacia;
si manifesta la consueta evoluzione fonetica (perdita totale di /h/, caduta della
/k/ finale, caduta anche della /s/ finale). Quindi, i dimostrativi HIC e IS,
diventano inservibili nella maggioranza delle loro forme e cadono;
il dimostrativo ILLE nel latino tardo:

63
- diventa il sostituente personale;
- assume la funzione di articolo.
Cos ILLE diviene sovraccarico di funzioni e nasce la necessit di rafforzarlo,
semanticamente e formalmente, nella sua originaria funzione deittica.
Nel processo di cambiamento, il primo a sparire stato IS, sostituito per un certo
periodo da HIC.
A causa della polivalenza di ILLE e del bisogno di affettivit, nella lingua parlata si ha
la composizione dei dimostrativi con la particella deittica ECCE o ECCUM (>it. ecco);
e forse anche ACCU.
Nel tardolatino, il bisogno di precisione e di efficacia deittica deve essersi fatto
sentire molto tempo prima: infatti, le forme composte ECCISTE, ECCILLE si trovano
gi dallepoca di Plauto, quando IS e HIC funzionano ancora. Quindi, la scomparsa di
questi ultimi due non la sola causa della nascita dei dimostrativi.
Vi sono comunque anche altre combinazioni (ILLE IPSE, ISTE IPSE).
In ogni caso, i dimostrativi composti sono gi tardolatini e, in diverse forme derivate
da basi comuni, sono panromanzi.
In Italia i due dimostrativi oggi pi usati, questo e quello, risultano dalla composizione
di ECCU con gli obliqui ISTU, ILLU.
ECCUM come particella indipendente d lit. ecco, che presenta certe affinit con i
verbi
Una volta scomparsi IS e HIC, le forme ISTE e ILLE (da soli, e nel linguaggio parlato
sempre pi composti con le particelle deittiche) restano per un certo tempo le sole.
Cos, il sistema dimostrativo sembrava ridursi dalla serie trimembre (I- II-III pers.) ad
una serie bimembre, con la sola distinzione della vicinanza (ISTE) dalla lontananza
(ILLE). Questo, in effetti, quanto avviene oggi in francese (celui-ci/celui-l), in
romeno (acest/acel) e in alcuni altri idiomi.
Per, la riduzione non poteva essere generale, perch diversi idiomi romanzi, fra cui
litaliano, mantengono le tre forme, in corrispondenza delle persone, come in latino.

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Per quel che riguarda lItalia, la serie trimembre stata conservata grazie
allinnovazione principale rappresentata dalla creazione di una forma nuova per la II
persona che avviene in due modi:
1. con linserzione di un sostituente personale della II personati o te:
dunque ECCU + TI + ISTU > codesto.
Si tratta di forme essenzialmente toscane, dunque anche letterarie.
2. Con luso di IPSE (obl. IPSU) sempre composto con ECCU:
da qui le forme antiche quesso, -a (oggi rimane nei dialetti centromeridionali kwissu,
kwessa)
Luso di IPSE per il dimostrativo della II persona anche iberoromanzo:
spagn. antico aquesse (oggi ese)
port. ant. aquesse (oggi esse).
Dunque, le principali forme del dimostrativo italiano sono in sintesi le seguenti:
1 persona (latino: HIC) ECCU + ISTU > questo
2 persona (latino: ISTE) ECCU + ISTU > codesto (in Toscana)
ECCU + IPSU > quesso ecc. (Centro-Sud)
3 persona (latino: ILLE) ECCE + ILLU > quello
Si manifesta una affinit tra i dimostrativi e i sostituenti personali a partire dalla
comune etimologia di quello e egli (lat. ILLE). Le forme sono tre, per le tre funzioni
principali:
- nominativo - soggetto esce in -I egli;
- dativo - oggetto indiretto esce in -UI lui;
- accusativo - oggetto diretto esce in -U (-o) lo

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Le forme dei dimostrativi sono le seguenti:
ECCU + ISTI > questi ECCU + TI + ISTI > cotesti ECCU + ILLI > quegli
ECCU + ISTUI > costui ECCU + TI + ISTUI > cotestui ECCU + ILLUI > colui
ECCU + ISTU > questo ECCU + TI + ISTU > cotesto, ECCU + ILLI > quello
codesto
In pratica, le tre forme di ciascuno dei dimostrativi sono originariamente tre forme
casuali di una sola parola; poi, con la perdita della declinazione, le tre forme
subiscono specificazioni sintattiche e semantiche: alcune si perdono, quelle che
restano in uso diventano parole reciprocamente autonome.
Le forme:
cotesti e cotestui sono sparite;
costui oggi per lo pi peggiorativo;
colui prevalentemente anaforico;
questi e quegli sono sostituenti (da non confondersi con il plurale di
questo, quello!).
Restano in uso questo, codesto e quello.
Nella lingua attuale non resta nulla delloriginaria funzione casuale delle triadi:
questi - costui questo;
quegli - colui quello.
Il parallelismo personale dimostrativo si estende al femminile:
costei, colei, ant. cotestei, secondo lei;
costoro, coloro, ant. cotestoro, secondo loro). per il plurale.
Accanto ai dimostrativi composti, litaliano conserva anche:
ISTU -A >esto -a

66
esto loco selvaggio, tutta esta gente
In seguito, anche qui per aferesi (e per le stesse ragioni), nascono le forme sto, sta,
sti, ste, oggi colloquiali e familiari, ammesse nella lingua letteraria nei composti
stamane, stamattina, stanotte, stasera, stavolta, e frequenti in tutti i dialetti italiani.
Come abbiamo gi detto, i dimostrativi evolvono in modo analogo in tutta la
Romania, sia nei composti sia nei semplici, nonch nelle forme casuali.
Lo possiamo osservare analizzando le forme principali degli altri idiomi:
______________________________________________________
Forme composte
spagnolo: ant. aqueste - aquese - mod. aquel,
portoghese: ant. aqueste - aquesse - mod. aquel,
sardo: kustu - kussu - kuddu,
francese: ant. cist - cil (caso retto), cest - cel (caso obliquo),
occitanico: aquest - aquel, aicel
romeno: acest - acel
___________________________________________________
Alcuni idiomi restano fermi allopposizione binaria vicino/lontano; altri hanno serie
trimembri.
______________________________________________________
Forme semplici conservate
spagnolo: mod. este - ese
portoghese: > este - esse,
francese: ant. ist, est
occitanico: est

67
romeno: ast - al
______________________________________________________
Forme casuali
francese: ant. cestui, celui; femm. cestei, celei; mod. celui (cil)
occitanico: celui, femm. celieis
romeno: acestui, acelui; femm. acestei, acelei; plur. acestor, acelor
____________________________________________________________
Dobbiamo far notare lo stretto parallelismo fra il Sud italiano, il sardo e il dominio
iberoromanzo nellevoluzione ulteriore dei tre dimostrativi:
Tardo latino: Ital. merid.: Spagn. ant.: Sardo:
1 ps.: ECCU + ISTU kwesto aqueste kustu
2 ps.: ECCU + IPSU kwesso aquesse kussu
3 ps.: ECCU + ILLU kwello aquel kuddu
Possiamo ora riassumere le caratteristiche dei dimostrativi italiani:
Si distinguono tre dimostrativi in corrispondenza delle tre persone.
Le forme pi usate sono quelle derivate dagli originari accusativi:
questo, quello, in minore misura codesto.
Esse distinguono anche i due generi e i due numeri. In genere Costui peggiorativo;
colui anaforico
In questo vicino al francese, litaliano moderno usa sempre pi collegamenti di
questo e quello con i sostituenti spaziali qui, qua, l, l.
Se il dimostrativo in funzione aggettivale, le due parti sono staccate:
questa casa qui, quella parte l.

68
Ma anche:
chi quello l?
Se usato come aggettivo, il dimostrativo quello si realizza in determinati allomorfi,
in accordo con larticolo determinativo e con laggettivo bello.
Invece, in funzione di sostituente ha solo le quattro forme quello, -a, -e, -i.
Ci rende possibili opposizioni del tipo:
quegli stranieri sono partiti (quegli aggettivo; stranieri nome)
quelli stranieri sono partiti (quelli sostituente; stranieri aggettivo).
In italiano abbiamo anche il sostituente dimostrativo ci.
Questo sostituente deriva da ECCE + HOC ed parallelo al francese (ant. co)
moderno ce.
Si tratta di uno dei pochissimi composti in Italia con ECCE al posto di ECCU.
Vediamo inoltre che:
questo e quello sono possibili sia con il tratto semantico [+umano] sia con [
umano];
i sostituenti questi e quegli sono possibili solo con il tratto semantico
[+umano];
il sostituente ci limitato al tratto [umano] e corrisponde in ci ai neutri
latini HOC, ILLUD, ID ecc.
Poich il neutro scomparso, tutte e tre le categorie si accordano naturalmente col
maschile:
questo bello [+umano];
questi bello [+umano];
ci bello [umano].
Sappiamo che litaliano pu usare anche questo e quello come sostituenti maschili.

69
Da ci risulta che questo pu avere pi significati, come negli esempi seguenti:
aggettivo: questo libro davvero sorprendente
sostituente maschile: questo gli ha fatto un sacco di domande,
sostituente neutro: questo tutto quello che vi posso dare.
Per quanto riguarda quello notiamo che in determinati contesti perde il suo significato
dimostrativo per diventare variante dellarticolo.
Ad esempio:
la mia macchina rossa, quella verde di Mario.
Infatti sarebbe impossibile dire: la di Mario verde.
Invece in spagnolo possibile:
la ma es roja, la de Mario es verde

70
ESERCIZI
a) Illustra le principali caratteristiche dei dimostrativi italiani


b) Presenta alcune esemplificazioni relative alluso dei sostituenti maschili
(questo e quello) nella lingua italiana


c) Presenta alcune esemplificazioni relative alluso dei sostituenti
dimostrativi nella lingua italiana


d) Spiega le ragioni dello sviluppo, nel tardo latino, delluso dei dimostrativi



71
9. CARATTERISTICHE DUSO DEL
DIMOSTRATIVO ITALIANO
Cercheremo ora di presentare una rapida sintesi delle caratteristiche duso del
dimostrativo in italiano.
Il sistema del dimostrativo italiano prevedeva, fino a qualche tempo fa, tre termini
questo si riferisce alla prima persona, cio al parlante;
codesto si riferisce alla seconda persona, cio allascoltatore;
quello si riferisce alla terza persona.
Ormai codesto sta scomparendo nella lingua nazionale e viene usato in riferimento a
qualcosa di cui si sia parlato, generalmente con valore spregiativo:
codeste teorie sono inaccettabili.
Litaliano moderno ha un sistema a due termini:
questo-a si riferisce alla prima persona, cio al parlante;
quello-a si riferisce alla seconda e terza persona (cio a quanto non
appartiene alla prima).
Allo stesso modo, le forme:
qui, cost, l / qua, cost, l,
sono divenute:
qui, l / qua, l.
Laggettivo quello ha le stesse forme dellarticolo determinativo:
quegli svedesi (nel senso di quegli uomini svedesi)
sono arrivati quegli svedesi di cui ti ho parlato;
Ma si usa quelli svedesi, se quelli fa funzione di pronome e svedesi di aggettivo:

72
i registi pi interessanti erano quelli svedesi.
Vi sono comunque alcune ambiguit. Ad esempio lespressione:
quella rossa;
che pu essere:
1. aggettivo dimostrativo + aggettivo sostantivato (la rossa);
2. pronome dimostrativo + aggettivo.
La forma ci si riferisce a una frase nel suo complesso:
Il pane caduto dal tavolo. - Ci mi sorprende
Qui ci si riferisce a tutto il fatto denotato dalla frase.
Luso di questo viene preferito alluso di quello in frasi come:
questo non vero; questo strano; questo ridicolo.
E, in questo uso, litaliano si comporta in modo diverso da altre lingue. Per esempio,
negli equivalenti di queste frasi, linglese usa il dimostrativo that, corrispondente a
quello. Probabilmente, nellitaliano il riferimento non ai fatti, ma alle frasi
dellinterlocutore che sono state appena recepite dal parlante, e vengono considerate
appartenenti alla sua sfera
Forme ormai in disuso sono:
colui, colei, coloro/ costui, costei, costoro
con valore spregiativo. Invece di colui che, colei che, coloro che, quello che, si
preferisce usare chi se non occorre distinguere il genere:
chi mi ama mi segua.
In un contesto geografico, quel di significa il territorio di:
in quel di Firenze
stesso e medesimo.

73
Sono in genere classificati con i dimostrativi. In tal caso precedono il nome:
mi ha dato lo stesso libro.
In particolare, stesso pu valere anche come rafforzativo, e in tal caso segue il
nome:
Ti ha dato una copia del suo volume? - No, mi ha dato loriginale stesso.
Nel senso rafforzativo stesso non si pu adoperare semplicemente per mettere in
rilievo, contrastivamente un termine: e in ci differisce notevolmente dalle forme
equivalenti di altre lingue, per esempio da quelle inglesi con -self.
Stesso in senso rafforzativo portatore, in italiano, di un valore simile a quello di
perfino o addirittura:
Allesame gli studenti erano agitati e gli insegnanti stessi sembravano innervositi.

74
ESERCIZI
a) Illustra le trasformazioni avvenute nella lingua italiana moderna circa luso
del dimostrativo


b) Scrivi una frase utilizzando il dimostrativo stesso in senso rafforzativo


c) Scrivi una frase in cui laggettivo quello abbia la stessa funzione
dellarticolo determinativo


d) Presenta alcune esemplificazioni delluso di quello come pronome



75
10. LESPRESSIONE DELLA QUANTIT
La quantificazione si articola in due modi diversi:
una effettuata in base ad un criterio non considerato necessario;
una che presuppone un tale criterio.
I cosiddetti aggettivi indefiniti ed i pronomi indefiniti si organizzano intorno a
queste due scale con singoli vocaboli, che non interessano la morfosintassi bens la
lessicologia, la semantica e letimologia.
Esaminiamo quindi le espressioni per i seguenti concetti che appaiono disposti lungo
lasse quantitativo:
nessuno, nulla;
qualche;
tutto, ogni, qualsiasi.
Si tratta dunque di espressioni di quantit, o quantificatori; e ci rende inadeguata
lespressione: aggettivi e pronomi indefiniti.
Inoltre, per quanto concerne la totalit, vediamo che pu essere concepita in tre
modi:
totalit singolativa semplice:
- ogni, ciascuno, ognuno.
totalit singolativa concessivo-generalizzante:
- qualsiasi ecc.
totalit complessiva:
- tutto, intero, ecc.
Queste tre modalit sono normalmente sinonime:
Ciascuno studente lo sa

76
Qualsiasi studente lo sa
Tutti gli studenti lo sanno.
Lespressione del grado zero si fa, in italiano, con nessuno, nulla.
In latino vi sono tre principali mezzi di espressione che sono:
NEMO - sostituente, usato solo per le persone umane (tratto [ + umano]);
NIHIL - sostituente, usato solo per oggetti inanimati ([umano]);
NULLUS - aggettivo.
NEMO- accus. NEMINEM (originariamente composto di Nl e HOMO) si conserva
solo nelle due solite aree arcaiche (romeno nimeni, nimenea e sardo nemos) e in
alcuni dialetti italiani (tosc. nimo, nimmo).
La componente affettiva ha determinato altre creazioni, analoghe a NE + HOMO >
NEMO, cio:
NE + IPSU + UNU > it. nessuno
NE + IPSI + UNU > it. merid. niunu ecc. (nominativo IPSI su ILLI)
NEC + UNU > tosc. niguno; settentr. negun, negn ecc. (nella
Peregr. Egeriae: NEC UNAM HABITATIONEM)
NE + UNU > it. ant. niuno, neuno (la vocale in iato si conserva
grazie al contatto sempre avvertito con la
congiunzione n)
Analogo il comportamento dellevoluzione in altri idiomi:
franc. ant. negun, neun, nun, neisun, nesun, nisun;
romeno niciun (<NEQUE + UNU);
spagnolo ninguno.
Il sostituente NIHIL, poco espressivo e gi ridotto a NIL nel parlato, si serviva ormai
di perifrasi: gen. NULLIUS REI, dat. NULLI REI; abl. NULLA RE.

77
Perci, nelle lingue romanze NIHIL scompare e cede a sostituti di vario genere:
it. niente
franc. ant. neient, noient, nient
occit. neen, nien
In italiano, meno popolare laltra forma nulla che proviene dal tardolatino NULLA.
Lespressione del grado medio in italiano effettuata con le forme qualche,
alcuno
In latino, il grado medio fra nulla e tutto era espresso grazie a diversi aggettivi e
sostituenti:
ALIQUIS -ID (sost.)
ALIQUI -A, -OD (aggett.)
QUIDAM, QUAEDAM, QUIDDAM (sost.)
QUODDAM (aggett.)
QUISPIAM, QUISQUAM
Sono tutte forme tutti pi o meno analoghe agli odierni:
qualcuno, alcuno, taluno, un certo, ecc.
Gli altri idiomi romanzi hanno sostituito le forme latine e tardo latine con le seguenti
creazioni nuove:
Litaliano qualche un composto di quale e che, parallelo al franc. quelque.
Questa forma ambigenere e soltanto singolare; come funzione soltanto aggettivo.
Il segmento /alikw/, estratto da ALIQUI, ALIQUANTUS, ALIQUOT ecc., stato
composto con UNU: da cui ALCUNU.

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Questo porta alla formazione di:
________________________________________________________________
it. alcuno (inserito nella serie di ciascuno, nessuno, ognuno, taluno, veruno)
spagn. algun(o)
port. algum
catal. alg
occit. alcun
franc. aucun (ma con il significato negativo)
____________________________________________________________
Oggi alcuno pu funzionare come aggettivo e come sostituente:
qualcuno.
Una combinazione o contaminazione dei due precedenti fornisce lit. qualcuno, oggi
solo sostituente.
Le tre parole principali sono oggi complementari quanto al numero:
qualche e qualcuno sono possibili solo al singolare;
alcuno nel senso positivo si accorda prevalentemente col plurale.
Lit. taluno composto di tale (aggettivo di coincidenza modale, che serve a
sostituire ci che non si sa o non si vuole precisare) e uno.
Per esempio: un tale.
Laggettivo/sostituente alcuno pu funzionare da variante di nessuno, legata per ad
una negazione precedente:
nessuno lo sa;
ma non:

79
non lo sa nessuno.
Alcuno dunque nella lingua moderna a met strada tra il significato primario e
quello negativo generalizzato, che quello del francese attuale.
Lespressione del grado della totalit compiuto, in italiano, attraverso tutto, ogni,
qualsiasi.
Per esprimere la totalit il latino si serviva di pi parole:
CUNCTUS (contratto da CONIUNCTUS) accentuava la totalit dellinsieme
ed era usato soprattutto al plurale.
Questa forma non sopravvissuta negli idiomi neolatini.
TOTUS (originariamente repleto) indicava la totalit nel senso di tutto e
tutti;
OMNIS frequente nel significato di tutto e principale termine latino per il
plurale tutti (OMNES).
Gi nel latino classico, OMNIS poteva significare anche la totalit singolativa
(italiano. ogni).
QUISQUE
Questa forma si presentava anche unita a UNUS (UNUS QUISQUE) ed era il
principale termine per la totalit singolativa (ogni, ciascuno).
Per esprimere il concetto di tutto, il tardo latino ha generalizzato TOTUS, con la
variante affettiva TOTTUS, da cui discendono:
il sardo tottu
lit. tutto
il romancio tout
il franc. tout
loccit. e il catal. tot

80
Laggettivo TOTU (TOTTU) si spostato dunque dal significato repleto, intero a
quello di tutto, spingendo OMNIS a spostarsi a sua volta dal significato di tutto a
quello di ogni. Negli altri idiomi romanzi si perduto ed stato sostituito da
QUISQUE e dai suoi composti.
OMNIS adesso limitato allespressione della totalit singolativa.
La seguente tabella riassume e spiega le successive tappe
Prima fase: Seconda fase: Italiano:
(INTEGER)
intero, repleto TOTUS INTEGRU intero
tutto TOTUS TOTTU tutto
OMNIS
tutti OMNES TOTTI tutti
ogni QUISQUE QUISQUE e
composti ecc.
ciascuno
OMNIS Italia: OMNE ogni


81
ESERCIZI
a) Illustra, attraverso alcune esemplificazioni, le diverse possibilit di impiego
dei cos detti quantificatori


b) Scrivi una frase contenente almeno due aggettivi indefiniti


c) Presenta alcune esemplificazioni della cos detta totalit singolativa
semplice


d) Presenta alcune esemplificazioni della cosiddetta totalit singolativa
concessivo-generalizzante



82
11. LA QUANTIFICAZIONE IN TERMINI
MATEMATICI: I NUMERALI
I numerali hanno la funzione di determinanti di un tipo particolare in quanto
esprimono la quantificazione in termini di categorie matematiche.
In primo luogo si deve distinguere:
numerali funzionanti come aggettivi sono quantificatori di sostantivi;
numerali funzionanti come avverbi sono quantificatori di verbi.
Unaltra classificazione distingue:
lespressione della quantit;
numerali cardinali;
lespressione dellordine;
numerali ordinali.
Nella trasformazione romanza si modifica lespressione della distribuzione: mentre
nel latino vi sono i numerali distributivi, che indicano una distribuzione per quantit
identiche (deni-ae-a), litaliano esprime tale carattere attraverso perifrasi(a dieci a
dieci; dieci per volta).
Gli idiomi romanzi hanno elaborato invece i numeri cardinali approssimativi (una
ventina di lire) che in latino non esistono e che per non possono essere usati:
con le quantit molto elevate (un miliardo di lire = non pu tradursi in una
miliardina di lire);
con le indicazioni numeriche precise (153 soldati non una
centocinquantatreina di soldati);
con la funzione dellindicazione quantitativa ordinale alla quale si affida
lespressione della posizione precisa di un insieme ordinato (il corridore si
classificato al decimo posto e non al decinesimo posto).
Un particolare tipo di indicazioni numeriche sono quelle che aggiungono alla quantit

83
la totalit che esaurisce le parti componenti. I numerali di questo tipo sono preceduti
sempre dallarticolo determinativo perch sono implicitamente attualizzati. Diciamo:
entrambi tutti e tre
ambedue gli studenti tutti e quattro gli studenti
tutti e due x
Le indicazioni numeriche esaustive sono possibili da due in su.
La componente della totalit esaustiva si esprime per tutti i numerali con:
tutti e
per due si usano anche ambo e entrambi che derivano dal latino ambo e inter
ambos.
Gli esempi possibili sono riportati nella seguente tabella:
entrambi tutti e tre
ambedue gli studenti tutti e quattro gli studenti
tutti e due x
Dalla seguente lista di numeri cardinali e ordinali si possono formare tutti gli altri
numeri. Ricordiamo che nella notazione si usano i punti per separare le migliaia; le
virgole per separare gli interi dai decimali.
Cardinali
1 uno; 2 due; 3 tre; 4 quattro; 5 cinque; 6 sei; 7 sette; 8 otto; 9 nove; 1O dieci; 11 undici; 12
dodici; 13 tredici; 14 quattordici; 15 quindici; 16 sedici; 17 diciassette; 18 diciotto; 19
diciannove; 20 venti; 21 ventuno; 22 ventidue; 28 ventotto; 30 trenta; 31 trentuno; 32
trentadue; 38 trentotto; 40 quaranta; 50 cinquanta; 60 sessanta; 70 settanta; 80 ottanta; 90
novanta; 100 cento; 101 centouno o cento e uno; 108 cento otto; 180 centottanta; 200
duecento; 300 trecento; 1000 mille; 1001 mille (e) uno; 1002 milledue; 1003 milletr; 1008
milleotto: 1110 millecentodieci; 1.000.001 un milione e uno; 2.000.000 due milioni;
1.000.000.000 un miliardo; 2.000.000.000 due miliardi.

84
I termini bilione, trilione, quadrilione rientrano in una convenzione internazionale per
indicare rispettivamente:
un milione di milioni;
un milione di bilioni;
un milione di trilioni.
Ma possono anche essere usati con il valore di:
un miliardo;
mille miliardi;
un milione di miliardi.
Come abbiamo visto, i numeri cardinali approssimativi sono creazioni recenti della
fase romanza e hanno caratteristiche sintattiche identiche a quelle dei numerali
cardinali elevati.
Litaliano conosce due forme principali che escono in -ina e in -ena
Il punto di partenza il francese dozaine, imitato da varie lingue europee:
it. dozzina;
spagn. docina;
port. duzia;
ingl. dozen;
ted. dutzend.
In italiano questo modello ha prodotto altri esempi similari: quindicina, decina,
ventina.
Da mille, con il suffisso -aio, si forma migliaio. Mentre, per cento, si forma
centinaio come imitazione del francese centaine pi il suffisso -aio di migliaio.
Se si trovano assieme pi numeri, essi devono appartenere alla stessa categoria:
tutti approssimativi o tutti non approssimativi.

85
I numeri ordinali sono aggettivi con le quattro desinenze regolari in -o; -a; -e; -i
Nella notazione degli ordinali si usano normalmente le cifre romane; oppure le cifre
arabe con in esponente la desinenza dellordinale (II ovvero 2)
I primo; II secondo; III terzo; IV quarto; V quinto; VI sesto; VII settimo; VIII ottavo; IX
nono; X decimo; XI undicesimo; XII dodicesimo; XIII tredicesimo; XVII
diciassettesimo; XXI ventunesimo; XXIII ventitreesimo
In generale notiamo che:
uno ha anche la forma del femminile una.
Si comporta come larticolo indeterminativo anche se ha una diversa funzione
tutti i numerali cardinali, tranne uno, vanno con nomi plurali;
la costruzione di milione e miliardo :
- di + plurale:
un milione di lire
- forme pi rare:
undicesimo e dodicesimo.
Possono essere sostituiti dai latinismi:
undecimo e duodecimo
o anche:
decimoprimo, decimosecondo.
Usate anche con i nomi di papi e re:
Luigi XII (dodicesimo, o decimosecondo).
Giovanni XXIII (ventitreesimo o ventesimoterzo, o vigesimo terzo.
nelluso comune i secoli, dal tredicesimo in poi, sono chiamati non di rado:

86
il Duecento = il secolo tredicesimo
il Trecento = il secolo quattordicesimo.
E vengono scritti in cifre:
il 200, il 300.
Per quanto riguarda le date, il giorno del mese (tranne il primo che si indica
collordinale: il primo marzo) indicato con numerali cardinali:
Quanti ne abbiamo ? il tre
Lora si indica in riferimento alla suddivisione in due cicli di 12 ore. Ma si trovano
anche indicazioni secondo un unico ciclo di 24 ore:
luna; mezzanotte; mezzogiorno; la mezza (mezzogiorno e mezza);
sono le due; sono le tre e cinque;
sono le quattro e un quarto / le quattro e quindici;
sono le cinque e mezzo/ mezza/ le cinque e trenta;
sono le sei e quarantacinque / le sei e tre quarti;
le sette e cinquantacinque.
Dopo i primi trenta minuti di ogni ora, si pu anche usare:
(sono) le otto meno venti / (mancano) venti alle otto;
(sono) le nove meno un quarto / (manca) un quarto alle nove
La forma mezzo pu essere usata come invariabile; invece la forma mezza concorda
con un sottinteso ora.
Ma mezzo ha anche altri usi come:
una mezzora nel senso di circa mezzora;
due mezze porzioni di riso;

87
patate mezze sbucciate;
era mezza morta;
mezzo e mezzo nel senso di cos cos;
facciamo mezzo e mezzo nel senso di una spartizione a met.
Nella lingua commerciale mezzo scritto a volte come 1/2, non solo quando significa
met, ma anche quando vale maniera o strumento:
maglietta 1/2 maniche (da leggere mezze maniche);
spedito a 1/2 posta (da leggere a mezzo posta).
Da notare le costruzioni con in del tipo:
siamo in due, vi siete messi in tre, sono arrivate in quattro.
E anche, limitate agli esseri umani, per indicare unassociazione non casuale degli
individui in questione:
essere in molti in pochi, in quanti siete?
Numerali indefiniti:
un paio; una decina; una dozzina; una quindicina; una ventina.; una novantina; un centinaio;
due centinaia; un migliaio; due migliaia, ecc.
Queste forme possono avere un valore indefinito, oppure preciso: una dozzina pu
voler dire circa dodici, oppure un insieme esatto di dodici unit.
Questi numerali si costruiscono con di:
ci sar stata / ci saranno state una ventina di persone;
ci saranno state un venti persone;
ci saranno state sulle venti persone;
cerano alcune centinaia di studenti.
Con riferimento allet possiamo trovare:

88
sulla trentina (ha circa trentanni);
si avvicina alla quarantina (si avvicina ai quarantanni).

89
ESERCIZI
a) Presenta alcuni esempi di numerali cardinali approssimativi utilizzati dalle
lingue romanze


b) Presenta alcuni esempi di numerali indefiniti


c) Scrivi almeno cinque esempi di numerali cardinali


d) Scrivi almeno cinque esempi di numerali ordinali



90
12. IL SINTAGMA AVVERBIALE
Nel latino, come nellitaliano, gli avverbi sono determinanti del verbo che risultano
dalla trasposizione dellaggettivo corrispondente
Petrus est audax in pugna ------- Petrus pugnat audaciter
Il saluto di Luca gentile ------- Luca saluta gentilmente
Definiamo quindi avverbi solo le forme che derivano dalla trasformazione di
aggettivi; mentre lasciamo, per ora, da parte i quantificatori ed i sostituenti lessicali.
Tra gli avverbi derivati da trasformazione di aggettivi distinguiamo inoltre:
avverbi performativi: determinano il componente performativo di tutta la frase.
Paolo dorme probabilmente = probabile che Paolo dorma.
avverbi non-performativi: determinano solo il verbo.
Paolo dorme tranquillamente = certo che Paolo dorme in modo tranquillo
Tuttavia, la trasposizione da aggettivo ad avverbio si profondamente modificata
nelle lingue romanze poich in tutti gli idiomi sono stati introdotti procedimenti diversi
da quelli del latino.
Ubbidendo alla tendenza generale verso la perifrasi, il latino parlato introduce la
perifrasi anche nellespressione degli avverbi. La perifrasi costituita da:
un sostantivo che significa modo, maniera;
un aggettivo da trasporre.
Allinizio ambedue le componenti sono allablativo e conservano lordine latino:
aggettivo -------- sostantivo
Possiamo osservare due diverse perifrasi cronologicamente distinte:
aggettivo + sostantivo modus
Es.: lento modo (lentamente).

91
aggettivo + sostantivo mens (ablativo: mente)
Es.: lenta mente (lentamente)
Nellitaliano e nel francese, allinizio del periodo romanzo, le due parti non sono pi
autonome ed gi avvenuta la grammaticalizzazione con la perdita delloriginario
contenuto semantico. Invece, nelle altre lingue /mente/ non ancora del tutto
grammaticalizzato.
Le lingue ibero-romanze conservano lautonomia fino ad oggi e /mente/ vi si
aggiunge solo alla fine di una serie di aggettivi da trasporre, tutti al femminile:
franca y valerosamente francamente e coraggiosamente
Cos, queste forme sono un esempio di ritorno dallanaliticit alla sinteticit: analitici
nel tardo latino e nelle prime fasi romanze, esse sono ridiventate sintetiche come lo
erano gli avverbi latini.
Per, alcuni avverbi latini sintetici si sono conservati. il caso di:
bene: sopravvive in tutto il mondo romanzo forse per la sua grande
frequenza;
male: sopravvive in modo esteso;
longe: in italiano /lunge/ e nel francese /loin/;
tarde: in italiano /tardi/ e in francese /tard/.
Dunque, in italiano, gli avverbi si formano aggiungendo -mente al femminile
singolare dellaggettivo:
certamente, lentamente, rapidamente.
Ma, se laggettivo finisce in -le o -re, la -e cade davanti a -mente:
facilmente, gentilmente, benevolmente.
Generalmente si evita di riferire un avverbio in -mente a un altro avverbio in -mente:
correva in maniera straordinariamente veloce (non si dice: straordinariamente velocemente).

92
Un avverbio assume talora la forma:
- dellaggettivo maschile:
parla piano; abitiamo vicino
- dellaggettivo maschile preceduto da /di/:
di nuovo, di recente.
Molti avverbi di tempo e di luogo non hanno rapporti con aggettivi:
adesso, oggi, qua, li.
Anche gli avverbi esprimono lintensit, sia in modo relativo (comparazione) che in
modo assoluto. Le norme sono le stesse degli aggettivi.
Cos, gli avverbi hanno forme comparative e superlative parallele a quelle degli
aggettivi:
glielo ha detto gentilmente; glielo ha detto pi gentilmente; glielo ha detto molto gentilmente.
Si manifesta anche una equivalenza tra:
- il superlativo relativo seguito da possibile
glielo ha detto il pi gentilmente possibile
- il comparativo seguito da che pi la forma del verbo potere:
glielo ha detto pi gentilmente che poteva.
Le forme relative a bene e male hanno forme che derivano da comparativi e
superlativi latini:
bene, meglio, il meglio possibile, ottimamente;
male, peggio, il peggio possibile, pessimamente.
A volte si usano aggettivi al posto di avverbi:
parlava tranquilla (per tranquillamente)

93
camminavano svelti
La posizione dellavverbio rispetto al verbo meno fissa di quella dellaggettivo
rispetto al sostantivo. In latino, lavverbio tende allanteposizione (bene fecisti
quod...); mentre litaliano tende a posporre lavverbio seguendo lordine romanzo
generale:
ha fatto molto bene
Tuttavia, tra le due forme (avverbio comune/avverbio performativo) vediamo che la
forma pi libera lavverbio performativo:
ha eseguito il pezzo bene e sicuramente
dove sicuramente (con sicurezza) qualifica il verbo.

94
ESERCIZI
a)Esprimi una definizione di avverbio performativo


b) Esprimi una definizione di avverbio non performativo


c) Evidenzia, attraverso alcuni esempi, i casi in cui un avverbio assume la
funzione di aggettivo


d) Scrivi una frase in cui siano presenti avverbi esprimenti intensit



95
13. I SOSTITUENTI PERSONALI
Useremo lespressione sostituenti personali per indicare le parole che sostituiscono
altre parole nelle loro funzioni. In questo caso si tratta di parole che sostituiscono il
sostantivo nelle sue diverse funzioni (casi): si tratta quindi di parole variabili.
Vediamo infatti che i sostituenti personali sono la sola categoria di parole nominali
che hanno conservato una flessione
Ad esempio: il latino presenta quattro sostituenti personali per le quattro persone
degli interlocutori (ego, tu, nos, vos); mentre, l dove le lingue attuali usano i
sostituenti di 3 e 6 persona (egli, esso, essa, essi, ecc.) il latino ripete il sostantivo
o adopera il solo verbo o ancora si serve del dimostrativo ille o dellanaforico is.
Proprio dal dimostrativo ille nasce cos la maggior parte delle forme dei sostituenti
personali romanzi per la 3 e la 6 persona.

Il quadro delle forme dei sostituenti il seguente:
nel passaggio dal latino alle lingue romanze, si verificano alcuni fenomeni
importanti anche nel dominio dei sostituenti personali.
Si ha unevoluzione delle forme toniche per le persone degli interlocutori che investe
laspetto morfologico:
a partire dal VI secolo, /ego/ si riduce ad /eo/. In seguito diviene /io/ nel
toscano;
/tu/ resta /tu/;
/nos/ e /vos/ subiscono solo levoluzione della /s/ finale in /y/.
Gli accusativi e gli ablativi che sono /me/; /te/; /nobis/; /vobis/ vengono sostituiti

96
dalla forma generale invariabile /nos/ e /vos/ introdotta dalle preposizioni.
Il tardo latino presenta probabilmente le forme seguenti:
EO - DI ME - A ME - ME - CON ME ecc.
TU - DI TE - A TE - TE - CON TE ecc.
NOS - DE NOS - A NOS - NOS - CON NOS ecc. (nella Romnia orientale
VOS - DE VOS - A VOS - VOS - CON VOS ecc. forse gi NOI, VOI)
Seguiremo ora levoluzione delle forme usate per i non-interlocutori.
La forma /ille/ tende a diventare sempre pi un sostituente personale sulla base delle
evoluzioni illustrate dalla seguente tabella
Nomin.: Gen.: Dat.: Accus.:
masch. sing.: ILLI ILLUIUS ILLUI, LUI ILLU, LU, LO
ILLE (Ib.) ILLI
masch. plur.: ILLI ILLORU, LORU ILLORU, LORU ILLI, LI
ILLOS (Ib.) ILLIS ILLOS, LOS
femm. sing.: ILLA ILLEIUS ILLEI, LEI ILLA, LA
ILLE (<-AE)
femm. plur.: ILLE / ILLAS ILLORU, LORU ILLORU, LORU ILLE, LE / ILLAS,
LAS
ILLAS (Ib.) ILLIS ILLAS (Ib.)
Riassumendo, possiamo dire che i sostituenti personali dellitaliano moderno sono
strutturati nel modo seguente:
vengono usate sei persone (io; tu; egli; noi; voi; essi);
i sostituenti per gli interlocutori si oppongono in base alla categoria della
persona (1/2)incrociata con la categoria dellesclusione/inclusione;

97
la categoria del numero ha un rilievo solo per i non-interlocutori (3/6
persona);
il genere espresso solo nelle forme per i non-interlocutori, l dove non
dato dalla situazione.
Ma anche qui, non viene espresso per tutte le diverse forme la funzione espressa:
per le forme toniche, con le preposizioni;
per le forme atone vengono distinti il soggetto, loggetto diretto e loggetto
indiretto. Queste ultime due funzioni presentano sincretismi in /mi/, /ci/, /ti/,
/vi/.
Il maschile singolare lunica forma che distingue formalmente la categoria +umano
dalla categoria -umano usando le forme /egli/; /esso/.
La distinzione tra serie tonica e serie atona viene attualmente espressa nelle funzioni
di non-soggetto. Per la funzione di soggetto si sta elaborando una analoga
distinzione tra:
egli; essa (atoni);
lui; lei (sempre pi usati anche come soggetto).
Nella lingua attuale il femminile solo /essa/ (plurale /esse/) in quanto le forme /ella/
e /lei/ sono riservati alle formule di cortesia.

98
Lo schema generale delluso attuale nellitaliano pu essere il seguente:
SINGOLARE
1 persona io di me a me, mi me, mi per me (ecc.)
2 persona tu di te a te, ti te, ti per te (ecc.)
3persona
maschile
egli, lui,
esso
di lui,
di s
a lui, gli,
a s, si
lui, lo,
s, si
per lui,
per s (ecc.)
femminile
(ella), lei,
essa
di lei,
di s
a lei, le,
a s, si
lei, la,
s, si
per lei,
per s (ecc.)
PLURALE
1 persona noi di noi a noi, ci noi, ci per noi (ecc.)
2 persona voi di voi a voi, vi voi, vi per voi (ecc.)
3 persona
maschile
loro,
essi
di loro,
di s
a loro,
a s, si
loro, li,
s, si
per loro,
per s (ecc.)
femminile
loro,
esse
di loro,
di s
a loro,
a s, si
loro, le,
s, si
per loro,
per s (ecc.)
Come anche altre lingue, anche litaliano pu unire in un solo blocco due (o anche
tre) sostituenti atoni: in tali casi, uno dei sostituenti al dativo e laltro (nella terza
persona) allaccusativo.
Lordine quello utilizzato nel seguente esempio:
egli me lo manda
Il posto dellaccusativo pu anche essere occupato dal pro-complemento /ne/
sempre nello stesso ordine.

99
I casi di accoppiamento pi frequenti sono i seguenti:
1 membro 2 membro
mi, ti, ci, vi, gli, le, si lo, la, li, le, ne
Poich la forma /loro/ non si unisce ad altre forme e si trova posposto al verbo, la
distinzione tra forma tonica e atona data unicamente dalla presenza/assenza della
preposizione /a/:
forma atona: lo dico loro (esempio: glielo dico)
forma tonica: lo dico a loro (esempio: lo dico a lui)
Simili collegamenti esistono anche nelle altre lingue romanze:
francese il me le donne
spagnolo l me lo da
portoghese ele mo da
rumeno el mi-l da
Le forme del riflessivo (puer se lavat) in latino sono riservate ai non-interlocutori;
mentre per i locutori si usano i sostituenti personali:
______________________________________________
LAVO ME LAVAMUS NOS
LAVAS TE LAVATIS VOS
LAVAT SE LAVANT SE
______________________________________________
Le propriet del riflessivo sono collegate, in latino, allassenza dei verbi unicamente
riflessivi che rappresenta una categoria nuova ed autonoma del sistema verbale
romanzo.

100
Cos, le forme del riflessivo seguono anche esse, nel romanzo, levoluzione dei
sostituenti personali:
/se/ tonico origina /se/
/se/ atono origina /si/
Il sostituente riflessivo romanzo si limita al solo rapporto veramente riflessivo:
esprime cio lazione eseguita dal soggetto su se stesso. Cos, nellarea romanza, il
riflessivo si riferir solo al soggetto della stessa frase; mentre, per il rinvio al soggetto
della frase matrice, subentra il sostituente personale.
In tal modo la categoria del verbo riflessivo si crea unespressione propria distinta
dalle altre e non ambigua.
E veniamo alla determinazione della posizione: in area neolatina, i sostituenti tonici
sono relativamente liberi mentre gli atoni sono immediatamente accanto al verbo.
Vediamo che il raggruppamento dei sostituenti atoni attorno al verbo rappresenta
una caratteristica romanza generale che deriva dalla perdita di autonomia della
parola cui abbiamo gi fatto ampiamente riferimento.
Osserviamo levoluzione di enclisi e proclisi del sostituente nella trasformazione del
latino verso le lingue romanze.
La distribuzione delle due posizioni, enclitica e proclitica, regolata dal principio che
ispira il ritmo dellenunciato: la proposizione non pu cominciare con una parola
atona. Di conseguenza, il sostituente atono deve stare dopo la prima parola tonica.
Allorigine si danno perci due casi:
se la prima parola una forma verbale, il sostituente segue immediatamente
ed enclitico del verbo;
se la prima parola non una forma verbale, il sostituente enclitico di essa;
inoltre una forma verbale deve seguire a sua volta immediatamente in
omaggio al principio del raggruppamento dei sostituenti atoni attorno al verbo.
Il sostituente sta prima del verbo ma non per questo proclitico del verbo: esso
invece enclitico della parola che lo precede, come in:

101
Quando ti incontro.
Questo principio si inquadra nella norma del ritmo decrescente latino. Ma, quando
questo viene sostituito dal ritmo crescente romanzo, il sostituente da enclitico diviene
proclitico, acquistando anche la possibilit di aprire la frase come in:
Ti vedo.
Quindi, litaliano moderno usa il proclitico e conserva lenclisi in alcuni casi:
con linfinito (senza salutarmi); con il gerundio (incontrandolo); con
limperativo (parlami); con il participio passato (vedutolo, lo riconobbe);
con ecco, assimilato ad un verbo (eccolo);
nella lingua pubblicitaria (affittasi, cercasi, ecc.)
Facciamo ora un confronto tra litaliano e le altre lingue romanze occidentali.
Vediamo che litaliano si colloca tra due estremi:
il francese non conosce pi lenclisi;
le lingue iberoromanze conservano in larga misura lenclisi
soprattutto il portoghese
Francese: Italiano: Spagnolo: Portoghese:

il sappelle X si chiama X se liama X chama-se X
habillez-vous! si vesta! i vstase! vstase!
donne-moi! dammi! idame! dame!
vend-e! vendilo! ivndelo! vende-O!
en la voyant vendendolo vindolo vendo-O


102
ESERCIZI
a) Esprimi una definizione dellespressione sostituenti personali


b) Elenca i quattro sostituenti personali utilizzati nella lingua latina


c) Elenca i principali sostituenti personali utilizzati nella lingua italiana
moderna


d) Illustra le caratteristiche pi significative dei sostituenti personali
dellitaliano moderno



103
14. I SOSTITUENTI PERSONALI:
CARATTERISTICHE DUSO
Passiamo ora ad esaminare alcune caratteristiche generali delluso dei sostituenti
personali.
Le forme del soggetto vengono generalmente omesse:
ho aperto la porta
Le forme del soggetto compaiono solo quando devono avere un rilievo particolare,
oppure se sono usate in contrasto con soggetti diversi, o ancora se occorre
specificare chi il soggetto:
mi ha autorizzato lei;
io vado, e tu?
mi chiese che cosa tu volessi.
Il sostituente personale si usa spesso in una proposizione coordinata, se il soggetto
non stato nominato in una proposizione precedente:
cominci a piovere e lui chiuse la finestra
In italiano, quando i sostituenti personali (o pronomi e nomi propri) sono coordinati, il
loro ordine libero a differenza di quanto avviene ad esempio nellinglese).
Ricordiamo che, dopo e, la forma te pi comune di tu:
tu e io; io e te; tu e lui; lui e te.
I sostituenti di terza persona usati pi comunemente sono:
lui, lei, loro.
Sono usati nella lingua letteraria (e in quella parlata formale).
La forma dellallocutivo, usata per rivolgersi in modo cortese a qualcuno lei. Ma,
nella scrittura si pu usare la maiuscola, Lei, come forma di rispetto, o per evitare
lambiguit con il normale uso non allocutivo della terza persona.

104
Lequivalente plurale loro (o Loro) pi elevato, e tende a essere sostituito da voi.
Ella una forma pi elevata di lei.
La forma lei originariamente una forma femminile. Tuttavia, se la persona cui ci si
rivolge un uomo, eventuali aggettivi o participi passati hanno normalmente una
concordanza maschile:
Lei e sicuro di venire?
Invece, con ella, si ha luso pi formale della concordanza per genere:
Ella stata convocata.
Al plurale, la forma loro ha concordanza maschile quando ci si rivolge a uomini (loro
sono invitati ad uscire), e femminile quando ci si rivolge a donne (loro sono invitate).
In italiano si usa normalmente un altro allocutivo singolare di cortesia: voi.
La concordanza plurale col verbo, e singolare con participi o aggettivi:
voi non siete stato invitato.
Rivolgendosi a pi persone la concordanza tutta plurale:
voi non siete stati invitati
Luso di /voi/ sta diminuendo: quindi, per chi apprende la lingua italiana come
seconda pi opportuno limitarsi a:
lei per i conoscenti;
tu per amici e colleghi.
In italiano, luso del tu corrisponde, come indice di familiarit, alluso del prenome in
inglese. Tuttavia, in italiano possibile usare:
il tu con il cognome;
il lei con il prenome.
Ci accade generalmente, in un rapporto dallalto in basso per et, rango, ecc.

105
Luso del lei serve a tenere le distanze; tanto pi il lei con il prenome accompagnato
da signor / signora
Le forme che svolgono funzione di complemento oggetto accentate si usano quando
si deve conferire al sostituente personale un rilievo particolare; o quando si vuole
mettere in contrasto una forma di sostituente con altre forme di sostituenti:
invito te, non lui
Ci avviene anche dopo come, tranne, e nelle esclamazioni:
come me; tranne te; povero me!.
La forma esso non si usa come complemento oggetto. A questo scopo si ricorre
invece a una forma di sostituente personale non accentata; o a una forma che non
sia un sostituente personale.
Invece, con referente umano, abbiamo:
ha visto Ugo;
lha visto;
ha visto non solo lui ma anche Ada.
Con referente non umano abbiamo
- ha perso il portafoglio;
- lha perso;
- ha perso non solo quello (e non esso) ma anche le chiavi.
Le forme di complemento indiretto accentate si usano dopo preposizione:
esco con lui; parlo di te.
La forma Ella non viene usata come forma di complemento indiretto: si preferisce
usare lei:
per lei, a lei

106
Per quanto riguarda la terza persona, si distingue nettamente fra:
forme con lui, loro riferite a persone:
rivolgiamoci a loro.
forme con esso, essi (ma il livello pi elevato):
rivolgiamoci a essi.
Per la terza persona si usa sistematicamente la distinzione fra:
le forme riflessive, quando loggetto ha lo stesso referente del soggetto:
lo fa per s
le forme non riflessive:
lo fa per lui (dove lui non si riferisce al soggetto di fa).
Le forme non accentate precedono il verbo:
ti vedo; lo compro; ti sta scrivendo; gli parlo.
Lo pu avere un valore neutro e riferirsi a tutta una frase:
E arrivato. - Non lo sapevo.
Lo si pu usare anche in costruzioni come:
Il gelato buono? Si, lo
La viene usato con valore neutro in espressioni come:
la sa lunga; se la vede brutta; se la fa; se la sente; me la paghi, ecc.
Litaliano prevede tre usi diversi per la forma loro.
nella lingua letteraria pu precedere il verbo:
Caron dimonio, con occhi di bragia / loro accennando, tutte le raccoglie.
Lequivalente, nellitaliano moderno, preceduto da almeno una forma verbale:

107
dopo aver loro detto (qui loro non accentato).
Nella lingua familiare spesso si trova gli al posto di loro:
gli sto facendo un favore invece di sto facendo loro un favore.
La forma Ne si usa per il partitivo, anche con i numeri:
ho molte pesche, ne vuoi?
(ne vuoi due?)
Questa forma pu servire anche da complemento di argomento, ma non si pu usare
indiscriminatamente per qualsiasi costruzione con /di/ o /da/. In questo caso
sostituisce /di/:
meglio parlarne
Si osservi la differenza fra il ne partitivo e il ne di altro tipo:
ho letto dei libri interessanti
ne ho letti
ne ho letto di interessanti
Le forme allocutive di cortesia La e le corrispondono a lei e a lei:
la saluto
le faccio i miei auguri
Abbiamo gi osservato che, con lallocutivo lei rivolto a un uomo, la concordanza di
un aggettivo o participio passato normalmente maschile. Per, le forme non
accentate sono la, le:
se lei sicuro di venire, mio fratello pu aspettarla alla stazione.
Quando si usano due pronomi clitici, normalmente il complemento indiretto viene
prima.
In un gruppo di pronomi la -i finale si cambia in e.

108
Davanti a l - o n- (cio davanti a lo, la, li, le, e ne).
Esempio: mi, ti, gli, si, ci, vi
diventano:
me, te, glie, se, ce, ve.
Anche le si comporta in tal caso come gli, e diventa glie generalmente scritto in una
parola sola con il sostituente personale seguente:
glielo do per lo do a lui, o a lei.
In una serie di casi, le forme non accentate seguono il verbo e si scrivono in una
parola sola con la forma verbale che le precede.
La posizione dellaccento nella forma verbale resta immutata.
Fa eccezione loro, che nella scrittura rimane sempre separato:
Infinito:
per dirvi; senza dirvelo; per dir(e) loro.
Gerundio:
mostrandogli; dicendoglielo.
Participio passato, come forma verbale indipendente:
cedutogli; vistolo.
Ma, quando fa parte di un tempo composto, il sostituente personale precede:
gli ha ceduto; lo ha visto; avendolo visto.
Imperativo (seconda singolare o plurale, prima plurale):
vattene (applicando la regola del raddoppiamento sintattico)
Ma se limperativo alla terza persona dellallocutivo di cortesia (lei) con la forma
della terza persona, singolare o plurale, del congiuntivo, il sostituente personale
precede:

109
lo guardi pure.
Certe costruzioni di:
verbo + infinito + sostituente personale atono complemento oggetto o indiretto
Questo sostituente personale pu andare:
dopo linfinito che lo regge:
lo voglio vedere; vallo a vedere.
Con il verbo che precede:
voglio vederlo; va a vederlo.
Molti vincoli dipendono dalla funzione sintattica del sostituente personale: ad
esempio, un clitico con funzione di soggetto dellinfinito cui si accompagna non pu
seguire linfinito.
Il verbo reggente richiede lausiliare essere nelle forme riflessive, quando il clitico si
appoggia al verbo reggente:
mi sono potuto adattare / ho potuto adattarmi;
essendoti dovuto fermare: avendo dovuto fermarti;
per essersi voluto impegnare/ per aver voluto impegnarsi;
si cominciato a preoccupare / ha cominciato a preoccuparsi.
La preposizione (soprattutto con a) consente la salita (o spostamento a sinistra) dei
clitici quando essa collocata fra il verbo reggente e linfinito dipendente:
comincio a capirlo /lo comincio a capire

110
ESERCIZI
a) Illustra, attraverso alcune esemplificazioni, la possibile omissione delle
forme del soggetto nelluso dei sostituenti personali


b) Elenca i sostituenti di terza persona che vengono usati con maggiore
frequenza


c) Presenta alcuni esempi di utilizzo dei sostituenti di terza persona nelle forme
riflessive


d) Presenta alcuni esempi di utilizzo dei sostituenti di terza persona nelle
forme non riflessive



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RIEPILOGO
Nellanalisi della lingua italiana importante considerare le trasformazioni che si
sono verificate, sia a livello della lingua scritta, sia a livello della lingua parlata. Il
sistema morfosintattico dellitaliano evidenzia due aspetti caratteristici: un sistema
sintetico e un sistema analitico; il passaggio dal sintetico allanalitico la chiave di
volta della morfosintassi storica romanza e ne costituisce la sua peculiarit.
Definiamo sistema sintetico quel sistema che esprime tutto il significato
grammaticale sintetizzandolo in un morfema; questo il caso del latino che
prevalentemente sintetico.
Un sistema analitico, invece, quel sistema che tende ad analizzare e scomporre
tutto il significato grammaticale esprimendolo mediante pi morfemi. questo il caso
degli idiomi romanzi che sono prevalentemente analitici. Pertanto, la trasformazione
dal sintetico allanalitico il fulcro della morfosintattica storico-romanza e ne
costituisce la sua caratteristica principale.
Dopo aver esaminato le caratteristiche del sintagma nominale, interessante
soffermarsi sulle peculiarit del sintagma aggettivale. Il sintagma aggettivale
assume una grande variet di posizioni allinterno del sintagma nominale, posizioni,
che, tuttavia, non sono affatto libere. Infatti, allinterno del sintagma nominale, il
sintagma aggettivale segue il nome nel caso non marcato; lo precede dopo i
determinanti nel caso marcato.
La posizione postnominale la posizione non marcata e quindi produttiva: in tale
posizione due o pi aggettivi possono essere non solo coordinati, ma anche
subordinati. Nellordine reciproco dei sintagmi aggettivali allinterno del sintagma
nominale, valgono anche considerazioni di tipo fonologico. La morfosintassi latina,
con le desinenze incorporate nelle parole, permette una notevole libert della
posizione dei singoli membri.
Lordine delle parole un dominio complesso, regolato da diversi elementi.
La quantificazione si articola in due differenti modi: secondo un criterio necessario e
secondo un criterio non necessario. I cos detti aggettivi indefiniti ed i pronomi
indefiniti si organizzano intorno a queste due impostazioni con singoli vocaboli, che
riguardano la lessicologia, la semantica e letimologia, ma non la sintassi.

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Nel passaggio dal latino alla lingua romanza, si modifica lespressione della
distribuzione: mentre in latino vi sono i numerali distributivi, indicanti una
distribuzione per quantit identiche, litaliano esprime tale carattere attraverso
perifrasi. Gli idiomi romanzi hanno elaborato i numerali cardinali approssimativi che
in latino non esistono.
I cosiddetti sostituenti personali sono quelle parole che sostituiscono altre parole
nelle loro funzioni. Nel passaggio dal latino alle lingue romanze, si verificano alcuni
fenomeni importanti anche nel dominio dei sostituenti personali.
importante ricordare che, dal punto di vista diacronico, la caratteristica maggiore
del passaggio del sostantivo, dellaggettivo e dei sostituenti dal latino allitaliano, la
perdita dellespressione sintetica delle funzioni, cio la perdita dei casi.
Levoluzione della perdita delle forme casuali conduce ad una tappa intermedia,
definita declinazione bicasuale.
La principale trasformazione che avviene col passaggio dal latino alle lingue
romanze la scomparsa del neutro come genere funzionante. Cos i sostantivi che
erano di genere neutro si inseriscono in uno dei due generi superstiti, soprattutto il
maschile.
Come per la sostituzione dei casi con le perifrasi preposizionali, anche levoluzione
degli aggettivi indicanti materia rientra nella trasformazione generale del sintetico
nellanalitico.


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BIBLIOGRAFIA
Per la consultazione dei testi si rinvia alla bibliografia, articolata per aree tematiche,
sul sito http://www.bdp.it/bibl/aree.htm.