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GOVERNI DEL TERRITORIO

LINCHIESTA MARTEDI10SETTEMBRE 2013

FROSINONE Il geologo sembra avere le idee chiare sul movimento franoso che ha interessato il centro cittadino: La soluzione semplice, veloce ed economica quella suggerita dalla fisica ossia lelettrosmosi
ALESSANDROREDIROSSI Frosinone

na soluzione economica, semplice e immediata per porre un freno alla frana sul viadotto Biondi a Frosinone. A proporla il geologo Mario Catullo, parere esperto e troppo spesso inascoltato, che boccia senza appello la strategia finora seguita per contenere la frana. Catullo aveva gi previsto gran parte dei drammatici eventi che si sono susseguiti in questi mesi e non convinto dellidoneit degli interventi fin qui ipotizzati per il consolidamento del pendio, tornati al centro dellattenzione dopo la polemica a distanza fra Comune e Regione circa lassegnazione dei fondi necessari. Si parla di cifre enormi, di decine di milioni di euro, per realizzare interventi come le gabbionate e lapposizione di pali nella zona del viadotto - ha spiegato Catullo -. Ma la soluzione semplice, veloce ed economica quella suggerita dalla fisica: lelettrosmosi. Basterebbe porre lungo il crinale della collina

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della barre di ferro e alluminio che non costano quasi nulla e che, conficcate nel terreno, funzionerebbero come elettrodi. Attraverso lerogazione di corrente elettrica per mezzo di gruppi elettrogeni o pannelli solari, lacqua sarebbe attirata velocemente rendendo largilla pi dura e consistente. A quel punto il flusso idrico potrebbe essere convogliato e raccolto non incidendo pi negativamente sulla tenuta del terreno. Una soluzione gi sperimentata in altri contesti simili e che determinerebbe una spesa di qualche centinaia di migliaia di euro, non paragonabile dal punto di vista economico ad altri tipi di intervento. Il processo di consolidamento dellargilla potrebbe avvenire anche attraverso una strada ancor pi economica ma comunque funzionale. Nel caso in cui linvestimento per la fornitura della corrente elettrica continua fosse troppo ingente per le casse comunali si potrebbe investire sulla soluzione della chiodatura a barre galvaniche, sfruttando sempre le barre di alluminio e ferro sulla collina a mo di elettrodi per convogliare lacqua e rendere largilla pi consistente. Senza corrente il processo avviene lo stesso, semplicemente pi lento e costerebbe pi o meno come lo spritz beton che stato spruzzato sotto il viadotto, per poi spaccarsi e rendere evidente il fallimento di quella soluzione. In quel caso sono stati buttati via 250 mila euro. Il meccanismo sempre lo stesso insomma: contrastare le perdite idriche che indeboliscono e trascinano via il terreno, convogliando lacqua e aumentando in tal modo la tenuta del pendio. Secondo Catullo sulla collina del capoluogo, e in prossimit del viadotto, non ci sarebbe invece lo spazio necessario per la realizzazione di nuovi pali e di gabbionate di contenimento e i risultati in termini di stabilizzazione del terreno sarebbero tuttaltro che garantiti a fronte di investimenti da capogiro. Spero che il Comune non proceda in questo senso. Si tratta di interventi troppo costosi e che potrebbero rivelarsi inutili. Mettere dei pali su un terreno che non offre uno strato idoneo su cui poggiare il carico non rappresenta una soluzione idonea e funzionale. A testimoniarlo proprio la drammatica esperienza del viadotto

Biondi. Nella parte nord il viadotto ha ceduto mentre in quella pi a sud e vicina allalberata il pendio ha dato prova di maggiore solidit. Basta fare un giro proprio intorno alla parte che ha retto per rendersi conto che la presenza di chiodature in ferro apposte lungo il crinale ha stabilizzato largilla, limitando o evitando i fenomeni franosi. Se si sfruttassero barre in ferro e alluminio nel terreno come suggerisco al Comune, gli effetti positivi sulla consistenza del terreno sarebbero ancor pi evidenti. Altri aspetti sui quali il geologo insiste sono la necessit di non rilasciare pi licenze edilizie in vicinanza delle sponde del fiume Cosa o concessioni che aggravino il carico urbanistico della parte alta della citt. Unaltra emergenza - ha aggiunto infine Catullo - quella del fiume Cosa intubato. Sebbene lintervento si sia reso necessario nellemergenza della frana, adesso potrebbe rappresentare un rischio, in quanto laccelerazione del corso dellacqua aumenta i fenomeni di erosione del terreno.

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