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Vocazione e maestri...che non ci sono...

Febbraio 2012 Strade di vita oscurate, per i nostri giovani?


Giovani senza meta, le colpe degli adulti, i troppi idoli e i pochi maestri

Nel dibattito odierno sull'educazione si continua a porre giustamente l'accento sulla figura delladulto, sulla sua immaturit e sul suo desiderio di rimanere sempre giovane, nel senso di adolescente. E' la cosiddetta sindrome di Peter Pan. Vorrei partire da una vicenda che mi ha colpito molto lanno scorso. Una mia exstudentessa mi telefon per comunicarmi che avevano ritrovato morta in un parco di Milano una sua compagna. Lautopsia avrebbe dato il responso pi prevedibile: fatale per lei il cocktail di alcool e droga. Si pu morire a soli ventiquattro anni di tristezza,

di solitudine nel tentativo di far tacere in ogni modo quellabisso di vita che sentiamo in noi, quellesigenza di amore, di affetto, di felicit che quasi insostenibile quando ci si sente da soli! Qualche mese pi tardi un altro ex-studente della scuola di Milano dove insegnavo anni or sono muore in un incidente in moto. Ricordo ancora quando mi disse: Sa professore, ho visto un film, "Notte prima degli esami", che mi ha fatto capire perch valga la pena vivere. Un personaggio del film sostiene che nella vita importante non quanto troviamo alla fine della strada, cio il Destino, ma lemozione che abbiamo provato lungo la strada. Morire a ventanni di troppo desiderio di vita o, forse, morire a ventanni perch nessuno ci ha mai detto perch valga la pena davvero faticare, alzarsi al mattino, prendersi le proprie responsabilit, far famiglia, Il messaggio di quel film, che ha avuto molto successo presso i giovani, ma soprattutto presso quella generazione di trentenni e quarantenni che con nostalgia vivono il presente rimpiangendo ladolescenza perduta o forse mai finita, testimonia la cultura imperante oggi. Non sono tanto importanti la strada e la meta cui essa conduce, quanto lemotivit, la suggestione del momento, lintensit dellistante slegato completamente dal Destino, dal bene, dalla realizzazione, dal compimento. Vivi listante per listante, sembra essere limperativo categorico di oggi, in un becero e superficiale carpe diem, che sprona in realt a considerare come momenti forti solo il sabato sera, le feste, la notte, e a considerare di poco conto tutto quanto quotidianit e normalit. La maggior parte tra gli adulti si chiedono che cosa sia

successo ai giovani, cos cambiati, cos irresponsabili, cos poco capaci di sopportare la fatica. Vi dir con tutta onest che io non mi sento parte di questo gruppo di adulti sempre pronti ad accusare i giovani. La mia esperienza di insegnante mi ha portato in questi anni a verificare come i giovani, nella maggior parte dei casi, si coinvolgano quando viene fatta loro una proposta forte, decisa, vera. Non dobbiamo chiederci che cosa sia successo ai giovani di oggi, ma cosa sia successo a noi adulti. Non abbiamo pi il coraggio del pensiero forte, cos presi dal pensiero debole, non facciamo pi proposte in cui davvero crediamo. Le proposte che facciamo sono spesso per gli altri, non per noi stessi, siamo noi i primi a non crederci. Scriveva s. Ignazio di Antiochia che si educa bene con quel che si dice, si educa meglio con quel che si fa, si educa ancor meglio con quel che si . Lazione educativa mette in moto un educatore che in primo luogo deve educare se stesso. Nellazione educativa ci sono in gioco un maestro, un giovane, una proposta o ipotesi di interpretazione del reale che il giovane deve poter verificare. Solo attraverso la verifica la persona cresce nellesperienza. Come pu fare esperienza? Confrontando quello che vive, che incontra con il proprio cuore, ovvero con la propria esperienza di felicit, di bellezza, di amore. Da questo confronto costante con il proprio cuore nasce il giudizio, senza il quale non c esperienza, non c crescita. Il mondo degli adulti di oggi non pi capace di fare proposte forti, non pi capace di educare il mondo dei giovani ad una verifica. C da chiedersi se sia stato mai educato a sua volta a questo impegno serio e affascinante con la realt. Varrebbe la

pena per noi adulti leggere quel testo geniale che Il rischio educativo da Don Luigi Giussani. In quel testo il prete scriveva: La vera educazione deve essere uneducazione alla critica. Fino a dieci anni (adesso forse anche prima), il bambino pu ripetere ancora: Lha detto la signora maestra, lha detto la mamma. Perch? Perch, per natura, chi ama il bambino mette nel suo sacco, sulle spalle, quello che di meglio ha vissuto nella vita, quello che di meglio ha scelto nella vita. Ma, ad un certo punto, la natura d al bambino [] listinto di prendere il sacco e di metterselo davanti agli occhi []. Portato il sacco davanti agli occhi, ci si rovista dentro. Dunque, il giovane rovista dentro il sacco e con questa critica paragona quello che vede dentro, cio quel che gli ha messo sulle spalle la tradizione, con i desideri del suo cuore: il criterio ultimo del giudizio, infatti, in noi, altrimenti siamo alienati. Ed il criterio ultimo, che in ciascuno di noi, identico: esigenza di vero, di bello, di buono. Noi adulti dobbiamo riappropriarci del nostro cuore, della nostra capacit di giudizio prima di poter insegnare ai nostri giovani che la vita vale davvero la pena di essere vissuta, prima di poter dire loro di confrontare sempre quanto vivono con la propria esigenza vera di felicit e di bene. Questa una sfida che riguarda noi tutti!

Troppi

idoli,

pochi

maestri

Si assiste, cos, ad una parcellizzazione del sapere e ad un affrancamento delle discipline dal Mistero e dal significato totale. Nel sistema culturale moderno, nel paradigma culturale relativistico dominante, ogni pezzo del puzzle percepito come

slegato

dal

disegno

complessivo

da

costruire.

Nel mondo della scuola, ad esempio, spesso, gli insegnanti si pongono come informatori che forniscono delle nozioni, ma si disinteressano totalmente del compito educativo, che richiede il legame tra il particolare presentato e il tutto, ovvero il suo significato. Fornire ai ragazzi pi pezzi del puzzle non servir loro a capire maggiormente la realt, nel caso in cui manchi limmagine da ricostruire. Nellepoca contemporanea ci sono pi nozioni, pi discipline rispetto al Medioevo, ma non si dispone del disegno da ricomporre, anzi in molti ambiti si nega che questo esista. Paradossalmente in questa situazione laumento delle informazioni potrebbe creare sempre pi confusione, come se in una stanza aumentasse il numero degli oggetti, ma non si disponessero in ordine o non crescesse lo spazio in cui disporli. Quando offriamo ad un bimbo o ad un ragazzo i pezzi di un puzzle, se desideriamo che lui possa utilmente sfruttarli, dobbiamo anche offrirgli limmagine da ricostruire. Nel panorama mass mediatico, invece, i giovani hanno davanti a s molti idoli, che mostrano se stessi, non la verit e la bellezza, come risposta al cuore delluomo . Gli idoli non sono compagnia nel cammino dellesistenza. Se lo fossero, mostrerebber o tutta la loro inconsistenza. Gli idoli sembrano affascinare per la loro presunta autonomia, per lautosufficienza, come se fossero in grado di darsi la felicit da soli. Luomo autentico, il giovane come ladulto, percepisce che non ha bisogno di idoli, ma di maestri. Solo apparentemente questo modello umano di divo idolatrato, non impegnato con il reale, in apparenza solare, che non sente il peso della vita e delle difficolt, si

contrappone alla cultura intellettuale che ha caratterizzato il secolo ventesimo. La leggerezza dellio laltra faccia della medaglia dellinsostenibile pesantezza di una realt percepita come assurda e inconoscibile, carcere tetro e ragnatela che impedisce di evadere. La leggerezza dellessere conseguenza dellincapacit a reggere un rapporto vero con la realt, che diventata insopportabile, una volta che si fatto fuori il Mistero, il Creatore, il Destino, una volta che si soli e che ci si percepisce da soli. Luomo leggero, cos come veicolato dai mass media, non comunica davvero, non si mette in relazione con gli altri, autonomo, non ammette responsabilit, non si prende cura degli altri, ma solo di se stesso. O cos almeno crede. Se difficile o addirittura impossibile sostenere luomo e la sua speranza, allor a preferibile scordarsi delluomo e della sua domanda. Infatti, una volta persa la chiave di accesso al reale, questo non pi affrontabile. Quando non si guarda pi in profondit la realt con lo stupore del bambino, quando la realt non pi segno di Altro e possibilit di inoltrarsi in un senso, allora lunica possibilit escludere il reale ed evadere in un mondo che non ha problemi. Crediamo che sia questa una delle possibili interpretazioni del desiderio della cultura contemporanea di non sottostare al reale, ma di creare col pensiero (lesito lideologia) o di evadere in mondi virtuali e immaginari. Per questo oggi sempre pi necessaria la presenza di maestri. Il maestro, colui che guida e che autorevole, non rimanda mai a s come risposta ai problemi della vita, ma comunica altro, indirizza al bene e conquista gli altri proprio perch non avvinghia a s. Il maestro sprona al desiderio del mare aperto, non si sofferma sulla noia del

particolare slegato dal desiderio di navigare. Come descrive bene questo atteggiamento Antoine de Saint Exupery nella Cittadella quando scrive: Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini. Ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito. Se si togliesse la brama del navigare, per quale motivo si dovrebbe faticare a tagliare la legna? E ancora, come si pu educare qualcuno intimorendolo, facendo pensare che nella vita bisogna avere soltanto paura? Che cosa possiamo dare a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri studenti, alle persone cui vogliamo bene se non il bello e il vero che incontriamo? I divi idolatrati, invece, presentano s come la soluzione. Nella Cittadella compare ancora la figura del capo che istruisce i generali spronandoli ad essere pienamente uomini mantenendo vivo il desiderio. Confessa loro: La torre, la roccaforte o limpero crescono come lalbero. Esse sono manifestazioni della vita in quanto necessario che ci sia luomo perch nascano. E luomo crede di calcolare. Crede che la ragione governi lerezione delle sue pietre, quando invece la costruzione con quelle pietre nata dapprima dal suo desiderio. La roccaforte racchiusa in lui, nellimmagine che porta nel cuore, come lalbero racchiuso nel seme. I suoi calcoli non fanno altro che dare forma al suo desiderio e illustrarlo. [] Voi perderete la guerra perch non desiderate nulla. Sono parole profetiche quelle di A. de Saint Exupery, che nel contempo indicano un punto da cui ripartire, per i giovani come per gli adulti: il desiderio infinito del cuore. Questa la strada per vincere la sfida educativa. (di Giovanni Fighera su www.labussolaquotidiana.it. Postato da Angela Magnoni)

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