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Gabriele

Tami
5 Asu

Villa Manin
Di Passariano
I Manin
Le Origini
I Manin furono una famiglia aristocratica veneziana, appartenente
alla nobiltà britannica, del Sacro Romano Impero e di quello
Asburgico.

La famiglia si divideva in tre ceppi con tre diversi capostipiti:


- quello con a capo Romanello resta a Firenze
- quello di Marino II si trasferisce in Friuli, alla corte di
.
Raimondo della Torre, patriarca di Aquileia dal 1273 al 1299
- quello di Giacomo II acquisisce la nobiltà inglese e altri
privilegi grazie a Edoardo III

I Manin con a capo Marino II ottennero la nobiltà udinese,


ottenendo al contempo molto potere, Nel 13 giugno 1385 Nicolò
Manin ottenne la cittadinanza Veneziana.

Stemma della famiglia Manin


Il 4 febbraio 1526, l’imperatore Carlo V conferisce a Camillo
Manin, l titolo di Cavaliere Aurato, facendo così entrare i Manin
nell’Ordine dello Speron d’Oro.
La nascita della villa

Il nipote di Camillo, Antonio Manin, acquistò la gastaldia di diversee


aree, compreso Passariano, dove il nipote Lodovico I inizia la
costruzione della Villa Manin.
Lodovico seguì le orme dei suoi predecessori, acquisendo svariati feudi e
signorie, e venendo ammesso al Maggior Consiglio, organo governativo
della repubblica di venezia, nel 1651
La dinastia si concluse con Ludovico IV ultimo doge della Repubblica di
Venezia.

Gastaldia: circoscrizione Ludovico Manin IV in un ritratto di Bernardino Castelli .


amministrativa governata dal Gastaldo
La Tipologia
La Villa La Villa Manin di
Passariano è un edificio
in stile Barocco, ed una
Sorta intorno al cinquecento dopo la perdita
dei domini sui mari di Antonio Manin, che
delle tante Ville Venete
fece sorgere un’azienda agricola nel costruite dopo la metà
complesso, e una casa padronale. del ‘500, grazie al genio
inventivo del giovane scalpellino Andrea
Vi abitarono una moltitudine di importanti
personaggi storici, come l’ultimo Doge di Palladio, che sotto commissione di varie
Venezia Ludovico Manin, Napoleone famiglie nobili veneziane, realizzò un
Bonaparte, e proprio qui venne firmato il complesso abitativo che riuniva gli annessi
Trattato di Campoformio.
agricoli e la casa padronale del signore in
La villa al giorno d’oggi presenta un aspetto un unico edificio funzionale, ma che curava
diverso dalla sua versione originale, avendo anche l’aspetto, esteriore e Interiore.
subito nel corso degli anni diverse A seguito di lotte fra Guelfi e Ghibellini,
ristrutturazioni, necessarie a causa dei danni
causati dal tempo, del territorio ed La parte abitativa della villa era ispirata ad un
eventualmente anche di attacchi da
tempio classico, e tutto intorno al corpo
popolazioni Barbariche
centrale si trovavano le Barchesse, le stalle, i
Al giorno d’oggi la Villa viene usata per magazzini di attrezzature e alimentari, le colombare
ospitare varie mostre artistiche. e le abitazioni dei Coloni.
La vita della Villa
Il progetto della Villa dei Manin iniziò nel
XVII sec. a Passariano in seguito alla cessione
della gastaldia del paese ad Antonio Manin.

Il luogo scelto era aperta campagna friulana,


dove si intersecavano diversi traffici
commerciali, ed esisteva già un edificio di uso
agricolo e residenziale dei Manin, che fungeva
Purtroppo il cantiere si ferma nel 1659, alla
da punto d’incontro fra le rotte commerciali di
morte di Lodovico., ma viene ripreso alcuni
mare e fiume, e quelle via terra, che
anni più tardi dal figlio Francesco IV
sfruttavano lo “Stradone Manin” per
oltrepassare i monti.
Nella prima metà del 700 si delinea l’intento
dei Manin di sviluppare la villa in una vero e
Ed e proprio da qui, dalla “Fabbrica di
proprio centro agricolo.
Persereano”, che partirà il cantiere per la
costruzione della villa.
Il centro della villa mantiene le sue
caratteristiche, fungendo da abitazione, mentre
i lati ospitano le strutture debite alla
produzione agricola
Dopo l’edificazione della villa, affiancate e restaurò il grande abbaino; lo ingentilì con una
progettata da Domenico Rossi, triade di finestre ad arco tra quattro lesene reggenti un
esattamente verso la fine del ‘700, la frontone triangolare, vi inserì balaustre traforate e diede ai
villa passò alla famiglia Masotto, capitelli un’impronta quattrocentesca, raccordando il rialzo del
anche a causa della caduta del tetto all’intero fabbricato con due volute.
governo nel Maggio 1797 e la stipula
del Trattato di Campoformio, Egli aggiunse inoltre la decorazione pittorica esterna con la
accompagnato dal soggiorno di quale intendeva impreziosire l’architettura semplice e tranquilla
Napoleone nella villa. e dare ai tre elementi centrali
La famiglia Masotto infatti “teneva l’Agenzia” l’importanza adeguata alle
dell’edificio: proprio in questo periodo la villa iniziò ad notevoli dimensioni della villa
essere suddivisa e arricchita con nuove strade e ma non intervenne nella facciata
costruzioni intorno ad essa, conservando un vasto posteriore della villa che, esente
parco per se stessa. dagli abbellimenti ottocenteschi,
si presenta come concepita
Più avanti, nel 1882, essa divenne proprietà di Bortolo originariamente da architetto
Cantarella che ingaggiò l’architetto Antonio Caregaro ignoto.
per ristrutturarla. Egli ridusse nel lato I lavori di ristrutturazione
anteriore due ordini di scale in un’unica terminarono nel 1883;
larga rampa di scale centrale  aggiunse la addossato al lato nord-ovest
modanatura sopra la porta centrale per delle barchesse sorge un edificio
saldare la porta d’ingresso alle due risalente alla seconda metà del
finestre 19° secolo.
LA VILLA AD’OGGI
Dopo altri passaggi di proprietà la Villa fu
acquistata dal Consorzio Agrario di Noventa,
che la adattò alle proprie esigenze commerciali.
Nel piano nobile furono stabiliti uffici di vario Lorem ipsum dolor sit amet, lacus nulla ac
tipo, un magazzino nelle Barchesse e un netus nibh aliquet, porttitor ligula justo
parcheggio auto nel Portico, e con ciò l’eliminazione di parte
del parco originale.
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Nel 1997 la Villa diventa proprietà di un privato che trasforma netus nibh aliquet, porttitor ligula justo

maggior parte degli edifici vicini in residenze, e il giardino


anteriore nella sue per attività profesisonali.; il resto delle sale
vengono lasciate intatte, e infine il parco viene risistemato al Il compendio tutto è spesso scenario di importanti movimenti militari:
suo stato precedente.
Nella Prima Guerra Mondiale Villa Manin vede la presenza degli Stati Maggiori
dell’Imperatore Carlo I per gli Asburgo e del Kaiser Guglielmo II per la Casa
Infine, nel 2017 la villa, acquistata dalla regione Friuli Venezia dinastica di Prussia, dopo la sconfitta di Caporetto.
Giulia, diventa sede della Fondazione Roberto Capucci, ed in
essa è stato infatti trasferito dalla sede di Roma l’Archivio Nel secondo Conflitto Mondiale gli spazi della villa furono usati come ricovero di
Capucci costituito da abiti e migliaia di disegni e illustrazioni. opere d’arte di tutto il Friuli per difenderli dagli aspri conflitti fra partigiani e
fascisti nel territorio cirostante
All’esterno, la villa è affiancata da due barchesse
L’ ARCHITETTURA con porticati che racchiudono un giardino
Domenico Rossi fu colui che, per ordine di d'onore con peschiere a lato del cancello
Ludovico Manin I e Franceso IV, riprese i d'ingresso. La parte antistante è una corte di
progetti della “Fabbrica di Perserano”, dando grandi dimensioni costituita da uno spazio
forma ai vari complessi architettonici già racchiuso da due barchesse e una piazza di
presenti. forma rotonda racchiusa da due edifici porticati
a pianta semicircolare e conclusi con due torri. Tra le

HIPSTYLE CREATIVE
Essa fu concepita a due torri, che si affacciano su due peschiere, passa il viale
piani, prendendo spunto di accesso al complesso posto in asse con la villa. Sul
proprio da Versailles. retro del palazzo dominicale si estende un immenso
Riprende la tipologia del parco recintato del tipo alla francese, sul modello di
grande salone centrale al Versailles.
piano nobile, sopraelevato
“rispetto al vasto piano
Antistante al cortile si trova la Piazza Quadra, altra
interrateo dalle volte a opera di Domenico, che serve a separare la villa dagli
crociera, mentre al piano altri edifici.
superiore si trova una Presenta due quinte polilobate con imponenti portali
grande mansarda. ed archi trionfali che costituivano un diaframma e
chiudevano la visuale verso l'esterno .
Al piano nobile vi sono quattro sale disposte
disposte simmetricamente a destra del Salone
L i n e a d i G r o n d a : Linea (orizzontale o inclinata a seconda dell’andamento
Centrale, e quattro a sinistra: molte di queste L i n e a d i G r o n d a : Linea (orizzontale o inclinata a seconda dell’andamento
della copertura a cui appartiene) costituita dal ciglio esterno della gronda.
presentano numerosi affreschi. della copertura a cui appartiene) costituita dal ciglio esterno della gronda.
VARIE MODIFICHE E
RISTRUTTURAZIONI
1707 1708 1724 1730/40
La Cappella Il Labirinto Modifiche
Piazza Quadrata
In quest’anno si avviarono i Giovanni Ziborghi fa rialzare le
L’architetto veneziano Ludovico Manin trasforma la
lavori per la costruzione del Barchesse, viene rifatto lo scalone di
Domenico Rossi progetta in villa in un complesso organico,
labirinto della zona nord-ovest accesso alla villa e vengono scavate le
quell’anno la famosa “Piazza che rispecchia una volontà di
del giardino, con al centro una peschiere a lato del cancello.
Quadrata” della Villa. rappresentanza.
torretta di avvistamento. Sempre in questo anno, dai progetti di
La cappella di Sant’Andrea fu
Domenico Rossi, si cominciò a lavorare
costruita proprio in quest’anno
su una “Piazza Tonda”, per cui
da Domenico Rossi,
l’architetto prese ispirazione da San
Pietro del Bernini

1962 1882 1745


L’ultimo atto Ristrutturazione Altre Modifiche
In questa data la villa fu venduta Giorgio Massari fa realizzare
Antonio Caregaro Negrin, per
all’Ente Ville Venete di Venezia, dopo questa data la
conto di Bortolo Cantarella,
che più avanti iniziò un restauro sopraelevazione del nucleo
attua una ristrutturazione di gran
completo della villa con una gentilizio centrale della Villa.
parte della tenuta, modificando
spesa di circa 200 milioni.
scale, finestre, e decorazioni
pittorice esterne all’edificio.
Gli Interni
La Villa dei manin, oltre che grande opera nel suo
complesso , presenta numerose opere del settecento
conservate al sicuro nelle sue mura.
Vi sono affreschi di Ludovico Dorigny, Jacopo Amigoni e Pietro Oretti,
tele dipinte di Francesco Fontebasso e sculture del Torretti.

Il Trionfo di Ludovico
In una delle tante sale della tenuta, nel 1708 il parigino Ludovico
Dorigny affresca il tondo centrale di un soffitto con il Trionfo della
Primavera e nei quattro ovati attorno le allegorie dell’Amore, Gloria,
Ricchezza e Abbondanza.
La pittura presenta colori freddi e brillanti, figure molto eleganti su
uno sfondo di cielo limpido, degli amorini e ninfe su delle nubi
fuoriescono dalla cornice. Le pareti invece sono affrescate con uno
sfondo dorato monocromo, successivamente dipinte con scene di Il soffitto dipinto del Trionfo della Primavera
Apollo e Marte, Venere e Bacco, Giudizio di Paride, Pan
e Siringa e varie figure allegoriche, animate da una
precisione linearistica, e un chiaroscuro di gusto
francese
CAPPELLA DI
SANT’ANDREA
La Genesi
La Cappella di Sant’Andrea è una piccola chiesa
situata all’esterno della Piazza Quadrata, addossata
alla porta orientale, precedentemente Chiesa di
Pesereano, la quale dopo una serie di
ristrutturazioni e
decorazioni, venne completata nel primo settecento,
presumibilmente da Domenico Rossi, sotto commissione di
Antonio Manin, mecenate di opere a carattere religioso.
Egli sovrintese la decorazione di chiesa e sacrestia, allestite
seguendo un programma preciso, percettibile nell’apparato
scultoreo.

Oltre che nelle soluzioni architettoniche esiti di notevole livello si


osservano soprattutto per quanto riguarda la qualità
dell'ornamentazione racchiusa all'interno dell'edificio sacro
friulano, soprattutto quando fu coinvolto nell'operazione lo
L’esterno della Cappella di Sant’Andrea, fuori dalla piazza scultore Giuseppe Torretti (1661-1743), originario di Pagnano
Quadrata addossata alla porta orientale. d’Asolo (Treviso).
LA FACCIATA
L’edificio, a pianta centrale quadrata con angoli smussati,
presenta una facciata con due coppie di colonne appoggiate su
piedistallo reggenti la traebazione, che si chiude con un timpano
triangolare, e al suo interno lo stemma in pietra dei Manin.

Sulla cornice di coronamento ci sono varie


staute di pietra: sopra la linea di gronda vi
sono le immagini dei Quattro Evangelisti; alla
sommità del timpano si trova al Madonna col Il portone d’entrata è caratterizzato da
Bambino e due figure velate distese sugli un arco a tutto sesto con una testata
spioventi. d’angelo nella chiave di volta, ed è
sovrastato da un timpano spezzato.
Tutto il complesso marmoreo è opera dello
scultore Pietro Baratta, assunto anch’egli per Nella nicchia al centro è collocato
ridecorare la cappella dopo la sua Gesù bambino, mentre due donne
ristrutturazione velate semidistese occupano le
semiarcate laterali.
La Cappella
La cappella presenta un interno a forma ottagonale,
dove ricche sculture e elementi architettonici si
mescolano creando un’armonia unica.
Sono evidenti alcuni di questi, come gli arredi plastici dello
stuccatore Abbondio Stazio sopra gli archi, le aperture finestrate e le
porte con volti di donne, angeli e putti alati, e ornamentazioni a
bassorilievo sopra al cornicione.
Si nota anche la scansione delle nervature dipinte a toni pastello della
cupola, forata all’imposta da diverse finestre.

L’interno è scandito da quattro archi, delimitati da semicolonne che servono a spostare l’attenzione sull’ingresso, il
presbiterio e i due altari laterali.
Spiccano tre altari marmorei, uno al centro e due ai lati, dentro a delle cornici arricchite da festoni di marmo, con temi che
rimandano alla Vergine e ai santi venerati dai committenti, collegandosi tematicamente con le decorazioni della sacrestia.
Tra gli altari si inseriscono poi due pareti sovrastate da un paramento a stucco che imita vasi di fiori e

frutta. Dentro la cornice si stagliano, su uno sfondo dorato, da una parte la colomba dello Spirito Santo,
dall’altra l’Occhio di Dio dentro il triagolo. Particolarmente elaborate sono le aperture superiore, in forma di
balconate con balaustra
L’ALTARE OVEST
GLI ALTARI Sul lato opposto, sempre entro robusta cornice
mistilinea profilata in marmo giallo, è illustrato
un episodio relativo alla Sacra Famiglia, cioè la
L’ALTARE EST Morte di San Giuseppe, sposo di Maria e padre
L'altare posto a est raffigura un di Gesù: costoro e svariati angeli, al capezzale
miracolo compiuto da di Giuseppe e in
Sant’Antonio da Padova,
omonimo del mecenate volo nel cielo, piangono la sua dipartita.
Antonio Manin e dell'altro avo Completano questi due altari l'elegante
illustre della famiglia, il
cinquecentesco promotore del motivo delle volute a rocaille, i putti
borgo di Passariano. reggi-corona della parte sommitale e il
L’episodio della vita del santo
rappresenta la mula che s'inchina
drappo retto da cherubini, richiamante la
dinanzi all'Ostia consacrata, sulla soluzione esperita nell'altar maggiore, il
base dell'illustre precedente del
famoso bassorilievo bronzeo dello
tutto con soluzioni marmoree policrome
scultore fiorentino quattrocentesco che contrastano con il marmo bianco
Donatello alla Basilica del Santo a
Padova. Nell’esemplare di
riservato agli episodi raffigurati.
Passariano l’episodio (la mula,
tenuta
per tre agiorni,
digiuno
messa alla prova dopo la sfida lanciata dal suo padrone
miscredente, invece di divorare il fieno che le viene posto innanzi, si
inginocchia davanti all’ostia consacrata tenuta in mano da Antonio,
cosicché il padrone dell’animale si converte all’istante) viene tuttavia riletto
in forme aggiornate alla cultura del tempo, con i numerosi personaggi
presenti abbigliati con abiti settecenteschi e inseriti in un contesto
cittadino (l’evento descritto ebbe luogo a Rimini, qui rivisitata in maniera
fantasiosa), con un gusto narrativo declinato entro inquadrature spaziali
rese con grande sapienza prospettica. 
L’ALTARE MAGGIORE Sant’Andrea, fratello di Pietro e discepolo di Giovanni il
Battista, chiamato a Gesù insieme al fratello per diventare
“pescatori di uomini”. Fu martirizzato a Patrasso, legato ad
L'altar maggiore è caratterizzato dall'elevarsi, una croce decussata, decisione di Andrea, che non riteneva di
sopra la mensa, di tre statue: la Madonna col poter imitare il maestro Gesù.

Bambino al centro tra i Santi Andrea apostolo,


titolare della chiesa,
rappresentato mentre porta la croce dietro le spalle secondo
l’iconografia consueta, diffusa specialmente in età barocca, e
Luigi-Lodovico, omonimo dei primogeniti di casa Manin ed
evidente omaggio al ri-fondatore della dinastia, Lodovico I.
Statua della Maria con Bambino

La parete di fondo oltre l’altare è occupata da un ampio


drappo, retto da otto putti alati, e realizzato con marmi
policromi, ove vari cherubini fanno capolino tra le nuvole.
All'apice si osserva una corona gemmata, sempre scolpita.
Sotto ad essa, entro una cornice dorata mistilinea campeggia la
dicitura, anch'essa dorata su fondo nero, ALTARE PRIVIL
QUOTID PERPET.
Luigi IX re della Francia del XII secolo: fu a capo di una
crociata contro i musulmani. In questa statua la stola che
indossa copre il saio, legato in vita con una corda dal quale
pende la corona del rosario.
Due angeli reggicero, possenti e dall’espressione
concentrata, posti su mensole ornano ai lati il vano
absidale; sopra ad essi si scorgono, una per parte,
delle finestre a grata con cornice a rocaille, a
servizio dei due vani (le secrete di cui parlava
Francesco IV) attraverso i quali i rappresentanti della
casata potevano assistere, non visti, alle funzioni
religiose.

Sull'arco trionfale che precede l'abside si


stagliano due angeli sui pennacchi e, alla
sommità, due putti reggenti lo stemma araldico
dei Manin (con, alternati, due leoni e due
dragoni), il tutto modellato nello stucco. 

L'altar maggiore della chiesa non viene nominato


dalle fonti documentarie come opera del Torretti,
cui viceversa spetta la Gloria (1722), ossia il
drappo sul fondale, memore degli esempi
berniniani in Vaticano (anche i putti che
volteggiano fra i tendaggi rimandano alla scultura
romana di fine '600).
FINE
Gabriele Tami - V Asu

Sitografia
https://guidartefvg.it/elenco/la-chiesa-di-sandrea-passariano/

https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Manin#:~:text=Villa%20Manin%20di%20Passariano%20%C3%A8,dalla%20terraferma%2C
%20impiantando%20un'azienda

https://www.villamanincantarella.it/chi-siamo/storia-della-villa/

http://www.villamanin.it/scopri-villa-manin/la-villa/storia-architettura