Sei sulla pagina 1di 1

SCHEDA APPROFONDIMENTO

Ludovico Ariosto commissario a Castelnuovo: tra banditi e connivenze


Terra di lupi e briganti: questa era la fama che precedeva la Garfagnana nei tempi in
cui Ludovico Ariosto fu inviato, controvoglia e spaventato, a ricoprire il ruolo di
Commissario i Governatori ancora non esistevano. Arrivato a Castelnuovo nel 1522,
vi rimase fino alla met del 1525, tentando di dare un freno alle scorribande dei
banditi che abitavano e sostanzialmente dominavano il territorio. Impegno raccontato
e descritto in un fitto carteggio che lautore dell Orlando Furioso intrattenne con il
Duca Alfonso I dEste e altri dignitari dellepoca.
Ma la storia deve essere raccontata dallinizio. Intorno al XV secolo, la Garfagnana si
don spontaneamente agli Estensi, celebre e raffinata famiglia ferrarese che a partire
dal 1429 e fino a pochi mesi prima dellUnit dItalia estese il suo dominio anche su
questa parte di Toscana. I paesi garfagnini si trovarono quindi divisi: buona parte
fedeli al Duca emiliano e pochi Castiglione, Minucciano e in parte Fosciandora e
Gallicano sotto legida lucchese.
In questo contesto, notabili e in generale le fasce economicamente emergenti della
popolazione si sentivano di poter render conto direttamente al Duca, concedendosi
quindi soverchie, soprusi e abusi di potere, con lavallo e la compiacenza proprio degli
Estensi. Un anticipo di quello che Manzoni descriver nei Promessi Sposi con Don
Rodrigo e i suoi bravi.
qui che si inserisce la figura di Ludovico Ariosto, pacifico amante della poesia e delle
arti contemplative, che si trov quasi costretto ad accettare questo ruolo politico.
Dopo aver dovuto rinunciare al sogno di una carriera ecclesiastica, Ariosto approd a
Castelnuovo di malavoglia, rimpiangendo la raffinata corte ferrarese e timoroso di
fronte a una terra dominata da signorotti e scagnozzi fedeli al Duca e abituati ad
atteggiamenti criminali.
Nelle oltre 150 lettere rinvenute che raccontano il soggiorno garfagnino del poeta si
legge tutto lo scoraggiamento e la fatica che comportava gestire un territorio dove la
legalit non penetrava. Chi li levasse da questa terra insieme al loro capo Pierino la
risanarebbe come chi li levasse tutto il morbo, scrive. Ariosto, armato di una grande
sete di giustizia, si rendeva conto della necessit di una pacificazione sociale che,
secondo lui, sarebbe potuta arrivare solo dopo la cattura e limpiccagione dei
capipopolo fomentatori. Capipopolo che, ovviamente, godevano della protezione di
Alfonso I. Connivenza di cui lo stesso autore si era accorto, come si legge in un'altra
lettera. Credo che quel Battistino Magnano (altro bandito, ndr) [] che il maggior
assassino che avesse questo paese si trovi al soldo di Vostra Eccellenza.
Ma perch questa connivenza tra il Duca e i ribaldi? Oltre ad osteggiare apertamente il
Papa e i Medici, che di per s rendeva gli Estensi inclini allindulgenza, i banditi
garfagnini si resero protagonisti di una strenua resistenza che salv la Fortezza delle
Verrucole e di Trassilico proprio dalle mani di Leone X. Era il 1521 e dopo un
ultimatum, il Papa mediceo invase la Garfagnana, conquistando prima Castelnuovo ma
rimanendo invischiato nella guerriglia dei banditi che, abili conoscitori del territorio,
impedirono la caduta delle ultime due fortezze inespugnate. Dopo la provvidenziale
morte di Leone X, i banditi concedettero a Bernardino Ruffo, commissario papale
insediato a Castelnuovo, di andarsene sano e salvo, ricevendo pochi giorni dopo una
lettera ufficiale di Alfonso I nella quale esprimeva la sua gratitudine per la riconquista
della provincia.
Una situazione a tinte fosche, ben lontana dalla vita di corte, dai canti e dalle
Chanson de Geste care allAriosto che sub per lungo tempo la paralizzante
impotenza di fronte a un territorio ingovernabile.