Sei sulla pagina 1di 43

La Struttura dell’Atomo

LA STRUTTURA ATOMICA DI RUTHERFORD E


I SUOI DIFETTI

Le confutazioni sperimentali:
• Secondo la teoria di Maxwell dell’elettromagnetismo gli elettroni in
orbita intorno al nucleo avrebbero dovuto perdere rapidamente energia
per irraggiamento e quindi precipitare sul nucleo.
• Lo spettro di emissione dei gas non è continuo, ma a righe.
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD

Domanda: Il modello di Rutherford secondo cui la


distribuzione di massa e carica non è uniforme nell’atomo è
errato?

Osservazioni: Le conoscenze scientifiche dell’epoca (inizi


XX secolo) non sono ancora mature per giustificare un simile
modello.
IL PROGRESSO SCIENTIFICO

E’ fondato principalmente sulle interazioni luce – materia


(Spettrometria).

Osservazioni sperimentali:
 L’effetto fotoelettrico
 Gli spettri di emissione dei gas
LO SPETTRO ELETTROMAGNETICO
LA NATURA ONDULATORIA DELLA LUCE
Lunghezza d’onda e frequenza
Ampiezza (Intensità) d’onda

L’energia della radiazione


luminosa dipende dall’intensità e
non dalla frequenza.
IL CONTRIBUTO DI PLANCK
I risultati sperimentali ottenuti studiando gli spettri di emissione di un corpo
incandescente erano disaccordo con le previsioni teoriche della fisica classica.

Planck, cercò un modello fisico che potesse giustificare i risultati


sperimentali.

Ipotesi di Planck: L'interazione tra radiazione e materia avviene per


trasferimento di quantità discrete di energia chiamate quanti,
ciascuno di energia pari a
E = h
dove  rappresenta la frequenza e h una costante (costante di
Planck).

h = 6.626* 10-34 J · s
L’EFFETTO FOTOELETTRICO
Il fenomeno: una superficie metallica colpita da radiazione elettromagnetica
emette elettroni.

Previsioni della teoria classica:


l'energia degli elettroni emessi
dipende dall'intensità della
radiazione.

Osservazioni sperimentali :
• Si ha emissione fotoelettrica solo se le frequenza della radiazione incidente
() è superiore ad un valore soglia (0) .
• L’energia cinetica degli elettroni emessi dipende dalla frequenza della
radiazione incidente e non dalla sua intensità.
• Il numero degli elettroni emessi per unità di tempo aumenta all’aumentare
dell’intensità della radiazione elettromagnetica incidente.
L’EFFETTO FOTOELETTRICO
IL CONTRIBUTO DI EINSTEIN
La spiegazione:

Einstein ipotizzò per la luce una natura corpuscolare


Spiegò i risultati sperimentali descrivendo il fenomeno come un insieme di
urti tra i quanti di energia radiante (fotoni) e gli elettroni del metallo:
durante l'urto un quanto cede tutta o parte della sua energia a un elettrone
del metallo provocandone l'estrazione;

Efotone- E estrazione = Ecinetica_elettrone_emesso

Ecinetica_elettrone_emesso = h - h0 = h ( - 0)


GLI SPETTRI DI EMISSIONE DEI GAS
Vengono emessi da gas eccitati termicamente e/o elettricamente e non sono
continui.
Nessuno dei due modelli atomici esistenti all’inizio del Novecento riesce a
spiegarli.
LA SPIEGAZIONE DEGLI SPETTRI

L’emissione di radiazioni è dovuta alla cessione di energia da parte degli


elettroni dell’atomo
In base alla teoria quantistica di Planck, ad una determinata
lunghezza d’onda, corrisponde un determinato valore di energia

Spettri di emissione a righe

Emissione di particolari valori


di energia

Principio di Gli elettroni in un atomo


conservazione possono assumere solo
dell’energia alcuni valori di energia.
LA SCALINATA QUANTICA
IL MODELLO ATOMICO DI BOHR

I postulati:
1. Nell'atomo gli elettroni ruotano intorno al nucleo su orbite circolari.
Ognuna di queste orbite ha un raggio ed un valore di energia ben
determinato
2. Il momento angolare degli elettroni é quantizzato. Esso puó assumere
soltanto certi valori (valori permessi), ma non puó assumere i valori
intermedi fra quelli permessi
3. Finché un elettrone rimane nella sua orbita, non emette e non assorbe
energia.
4. Un elettrone può operare una transizione da un livello di energia ad un
altro solo assorbendo o emettendo radiazione. La frequenza  della
radiazione è data dalla nota relazione:
h = D E
dove D E è la differenza di energia fra i due stati coinvolti ed h è la costante
di Planck.
IL MODELLO ATOMICO DI BOHR

Applicando i principi della meccanica classica:

Equilibrio tra la forza di


attrazione elettrostatica (legge
di Coulomb) esercitata dal Quantizzazione del momento
nucleo sull’elettrone
r=
 h e la forza
0
2
n 2 angolare dell’elettrone.
me 2

centrifuga

 0h2 2
r= n
me 2
e 2
me 2

Energia dell’elettrone E =  8    h 2  n 2


0 0
IL MODELLO ATOMICO DI BOHR PER L’ATOMO
DI IDROGENO
PREVISIONE TEORICA

Il modello di Bohr giustifica la stabilità dell’atomo

Prevede uno spettro di emissione a righe, caratteristico per ogni


elemento.

La verifica del modello:

L’unico spettro in accordo con quello sperimentale è relativo


all’atomo di idrogeno
SUPERAMENTO DEL MODELLO DI BOHR

Pregi del modello:

Introduzione del concetto di quantizzazione dell’energia

Limiti del modello


E’ una trattazione esclusivamente basata su concetti
di fisica (meccanica) classica.

E’ necessario sviluppare una nuova teoria meccanica per


descrivere la struttura dell’atomo
IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE DI
HEISENBERG.
Maggiore è l’accuratezza nel determinare la posizione di un particella,
minore è l’accuratezza con la quale si può accertarne la quantità di
moto ( e quindi la velocità) e viceversa
Per l’elettrone:
 Assumendo di volerne determinare la posizione con un’indeterminazione di
0.05 Å, viene commesso un errore sulla determinazione della velocità che è
dell’ordine di 109 cm*s-1 (1/10 velocità della luce)
 Viceversa, assumendo di voler determinare la velocità dell’elettrone con
un’indeterminazione di 0.05*velettrone, viene commesso un errore sulla
determinazione della posizione dell’elettrone MAGGIORE DELLA
DIMENSIONE DELL’ATOMO STESSO!!!

Per descrivere il moto dell’elettrone attorno al nucleo non è possibile


parlare di traiettoria.
LO SVILUPPO DELLA MECCANICA
QUANTISTICA:
IL DUALISMO ONDA-PARTICELLA
Secondo EINSTEIN e DE BROGLIE le particelle sono onde e corpuscoli
insieme. Un elettrone, ad esempio, è un corpuscolo materiale dotato di
attributi fisici ben definiti (massa, energia, impulso, ecc.) che viaggia nello
spazio associato ad un'onda che lo guida nel suo movimento.
Se il moto ondulatorio si realizza in uno spazio delimitato, l’energia
associata all’onda/particella è quantizzata e la sua discretizzazione è tanto
più spinta quanto più piccolo è lo spazio in cui si svolge il moto.
CONOSCENZE ACQUISITE
Per gli elettroni non è possibile parlare di traiettoria

La posizione di un elettrone nell’atomo è un concetto


esclusivamente probabilistico

Gli elettroni hanno una duplice natura: corpuscolare e


ondulatoria.
Gli elettroni in un atomo possono assumere esclusivamente
particolari valori di energia che dipendono dalla struttura
dell’atomo stesso.
IL PROBLEMA: COME CARATTERIZZARE IL
MOTO DELL’ELETTRONE IN UN ATOMO?
L’approccio più semplice descrive il moto di un solo elettrone in un atomo:
l’atomo di Idrogeno

Il problema viene risolto risolvendo un’equazione differenziale a


derivate parziale (Equazione di Schroedinger) la cui soluzione è una
funzione chiamata Funzione d’Onda ().

La funzione d’onda  è caratterizzata da tre numeri interi chiamati


numeri quantici
I NUMERI QUANTICI

Numero quantico principale, n: numero intero


Caratterizza l’energia dell’elettrone

Numero quantico secondario o del momento angolare, l: numero


intero, può assumere tutti i valori compresi nell’intervallo [0, n-1]

Caratterizza la forma della regione di spazio in cui l’elettrone


può trovarsi.

Numero quantico del momento magnetico, ml: numero intero, può


assumere tutti i valori compresi nell’intervallo [-l, l].

Discrimina l’eventuale presenza di assi magnetici preferenziali


GLI ORBITALI
||2 caratterizza la regione di spazio in cui la probabilità si
trovare l’elettrone è superiore al 90% (Orbitale)

Ogni orbitale è caratterizzato dai tre numeri quantici


Simbologia degli orbitali:
Ogni tipo di orbitale è caratterizzato da un numero e da un
simbolo.
Il numero indica il valore di n, il simbolo il valore di l
Es.: l=0 simbolo: s
l =1 simbolo: p
l =2 simbolo: d
l =3 simbolo: f
LE COMBINAZIONI DEI NUMERI QUANTICI
I LIVELLI ENERGETICI DELL’ATOMO DI
IDROGENO
FORMA E PROPRIETA’ DELL’ORBITALE 1s
PROPRIETA’ DELL’ORBITALE 1s
PROPRIETA’ DELL’ ORBITALE 2s
FORMA E PROPRIETA’ DEGLI ORBITALI 2p
COMPORTAMENTO DEGLI ELETTRONI IN UN
CAMPO MAGNETICO
LA SPIEGAZIONE
L’elettrone ruota su se stesso generando un campo magnetico

Esistono due possibili versi di Ogni campo magnetico è caratterizzato


rotazione: orario e antiorario, a da una grandezza vettoriale, chiamata
cui corrispondono due momento magnetico, il cui segno
orientazioni del campo dipende dall’orientazione del campo
magnetico opposte

Un elettrone ruotando su se stesso può generare solo


due opposti valori di momento magnetico
IL NUMERO QUANTICO DI SPIN

ms: può assumere due valori che per convenzione


vengono indicati con +1/2 e -1/2
I NUMERI QUANTICI
GLI ATOMI POLIELETTRONICI

L’approccio rigoroso per descrivere il moto di più elettroni in un atomo è


la risoluzione dell’ Equazione di Schroedinger.

I Problemi:
1. Le soluzioni dell’equazione sono estremamente complesse da
ottenere.
2. Per ogni atomo bisognerebbe determinare le opportune soluzioni
(ogni atomo ha una propria struttura atomica).
GLI ATOMI POLIELETTRONICI

L’approccio semplificato:
 Prescinde dalla risoluzione dell’ Equazione di Schroedinger .
 Assume valide come funzioni d’onda, quelle ottenute per l’atomo di
idrogeno, con le opportune modifiche rese necessarie per ottenere
previsioni che non si discostano sensibilmente dai risultati sperimentali.
Precisazione sui livelli energetici
Passando da un elemento a quello
successivo, l’aggiunta di un
protone al nucleo e di un elettrone L’energia dell’orbitale è tanto più
periferico aumenta il campo piccola quanto maggiore è l’
elettrico preesistente e quindi interazione tra l’elettrone e il
aumenta l’interazione tra nucleo.
l’elettrone e il nucleo.

L’energia di un qualsiasi orbitale diminuisce al


crescere del numero atomico (Z)
La carica nucleare vista dagli elettroni
Poiché gli elettroni in un atomo
polielettronico non si sistemano intorno al
nucleo alla medesima distanza, non
risentono tutti della medesima attrazione da
parte del nucleo.

Gli elettroni più distanti


risentono di un’interazione
più debole per due motivi:
1. Sono mediamente più
distanti dal nucleo Carica nucleare effettiva
2. Gli elettroni più interni
schermano parzialmente la Zeff = Z- n° elettroni più interni
carica nucleare.
Il principio di esclusione di Pauli

In un atomo non possono coesistere due elettroni


caratterizzati dagli stessi valori dei numeri quantici n, l, ml, ms

Un orbitale (definito da una terna di valori di n, l e ml) potrà


descrivere solo due elettroni, purché questi abbiano valori diversi
del numero quantico di spin (elettroni con spin accoppiati o appaiati
o antiparalleli)

La configurazione elettronica fondamentale di un atomo può


essere “costruita” utilizzando per primo l’orbitale a più bassa
energia e continuando con quelli immediatamente superiori, nel
rispetto del principio di esclusione di Pauli, finché sono sistemati
tutti gli elettroni dell’atomo
Costruzione delle configurazioni elettroniche.
H Z= 1 1s1
Le seguenti configurazioni non richiedono
He Z=2 1s2 alcun commento

Li Z=3 1s22s1 Perché 2s1 e non 2p1 ?


Risposta:
L’energia che compete all’orbitale 2s è inferiore a quella degli orbitali 2p,
poiché ha un potere di penetrazione maggiore
Il potere di penetrazione si ricava osservando i diagrammi delle funzioni
densità di probabilità radiale
Generalizzazione:
Ordine di penetrazione

ns > np > nd > nf


Conseguenze

Per un atomo polielettronico l’energia di un orbitale è definita non


solo dal numero quantico principale, ma anche da quello secondario.

A parità di numero quantico principale, l’energia dell’orbitale


aumenta al crescere del numero quantico secondario
Costruzione della configurazione elettronica

DOMANDA che succede quando si devono inserire più elettroni in orbitali


dello stesso tipo, ossia degeneri?
Regola di Hund o della massima molteplicità
Ogni qual volta due o più elettroni “occupano” orbitali degeneri, essi
tendono a disporsi in modo da occupare il massimo numero di
orbitali e con lo stesso valore di spin (elettroni spaiati con spin
paralleli)
Riassumendo…
La configurazione elettronica fondamentale di un
elemento si può costruire in base alle seguenti regole:

1. Principio di esclusione di Pauli: uno stesso orbitale


può ospitare al massimo due elettroni, uno con spin in su
(ms=+½) e uno con spin in giù (ms=–½)

2. Gli elettroni tendono ad occupare gli orbitali a energia


più bassa; penetrazione ed effetti di schermo
suggeriscono la possibile scala energetica degli orbitali

3. Regola di Hund: gli elettroni tendono ad occupare


orbitali degeneri singolarmente, con i loro spin paralleli