Analisi Matematica I (F. Nicola)
Analisi Matematica I (F. Nicola)
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Presentazlone
Questo testo raccoglie gli appunti del corso di Analisi Matematica I che tengo presso il
Politecnico di Torino. E strutturato in 34 paragrafi, corrispondenti ciascuno ad un'ora
e mezza circa di lezione (fanno eccezione i paragrafi 5, 7, 31, 34 che corrispondono
a 3 ore di lezione ciascuno). E stato mantenuto, per quanto possibile, il carattere ri-
goroso tipico della tradizione italiana, ma anche i concetti più semplici sono illustrati
r
J con numerosi esempi e figure, come è ormai d'uso nei libri di testo per i nuovi ordi-
namenti didattici. È stato inoltre scelto uno stile essenziale con lo scopo di focalizzare
l'attenzione del lettore sui punti fondamentali.
Sugli argomenti meno elementari sono possibili due livelli di lettura; la defini-
zione di limite, ad esempio, è presentata prima per funzioni definite in un intorno
di un punto, privato del punto stesso, e poi generalizzata mediante il concetto di
punto di accumulazione - di regola, le generalizzazioni sono presentate come tali e
quindi non enfatizzate. In maniera simile, in un'ottica minimalista, si può ignorare
1'argomento delle sottosuccessioni e seguire comunque la dimostrazione del teorema
di Weierstrass, che si appoggia solo sull'esistenza del liinite di successioni monoto-
ne. Al termine di ogni paragrafo sono poi proposti esercizi di routine, con soluzioni
nell'Appendice A.
Sono anche presenti vari complementi, che riguardano l'evoluzione storica di idee
e concetti centrali nell'Ana]isi Matematica, così come problemi intriganti. Questo ma-
teriale è una rielaborazione degli articoli e i cominenti che avevo pubblicato sul blog
del corso. Si trovano, in particolare, cenni sulla risoluzione delle singolarità di curve
algebriche, la formula di Faà di Bruno, l'interpretazione geometrica del teorema di
Cauchy, il metodo con cui Newton calcolava la retta tangente e quello con cui Fermat
otteneva i massimi e minimi (entrambi, senza derivarel), la presentazione origina-
-L_4:. -cåfl
ria di Leibniz del concetto di differenziale nel Nova methodus, o ancora il metodo di
esaustione e gli indivisibili. Queste note storiche sono in parte ispirate dalle proposte
didattiche di Pascal Dupont [6] su una storia della matematica a servizio della didat-
tica. Ad esempio, il problema che appare sulla pri_ma pagina di copertina si trova
in Newton, Tractatus de quadratura curvarum, ed è proposto al lettore (in una leggera
variante) nel Paragrafo 7.
V
VI Pnßaflaüoms
In sostanza, senza perdere di vista l'obiettivo più concreto dell'esame finale e sulla
base dell'esperienza positiva del blog, ho quindi cercato di suscitare un interesse di
tipo culturale nei confronti del corso. Sempre a questo scopo ho anche raccolto alla
fine alcuni riferimenti utili per approfondimenti, come l'ottimo testo di Luigi Rodino
[9]. -
L'errata corrige aggiornata e molti altri esercizi saranno mantenuti alla pagina
[Link]
Mi fa piacere ringraziare gli studenti dei miei corsi per i commenti e in modo partico-
lare Umberto Fugiglando per avermi fornito le note del corso. Sono pure grato a tutti
i colleghi e amici del Politecnico di Torino, in particolare a Guillermo Quelali, per le
numerose discussioni avute in questi anni sull'insegnamento dell'Analisi Matematica.
Ringrazio anche fin d'ora chi vorrà segnalarmi sviste ed errori all'indirizzo e-mail
[Link]@[Link]
Fabio Nicola
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Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ I I I I I I I I I I I I I I I I I I wi-\i-\
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vm Indice mi
B
14 Massimi e minimi; teorema di Weierstrass . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 95
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 98 C
15 Teorema dei valori intermedi; continuità della funzione inversa . _ _ _ _ 98
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 Te:
3 Calcolo differenziale 105 Im
16 Funzioni derivabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ 105
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 109
17 Proprietà delle funzioni derivabili; esempi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
18 Regole di derivazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 115
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ . . . . . . . . . _ 120
19 Crescenza e decrescenza, massimi e minimi, teorema di Fermat _ . . . . 121
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ . 124
20 Teoremi di Rolle, Cauchy e Lagrange . . . . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . . . . _ 125
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 129
21 Conseguenze del teorema di Lagrange . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . . . . _ _ . 129
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ . . . . . . . _ 133
22 Teorema di L'Hôpital . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 133
Esercizi . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ 137
23 Derivate di ordine superiore; formula di Taylor con il resto di Peano . 138
24 Sviluppi notevoli; formula di Taylor con il resto di Lagrange . . . . . . _ . 144
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ _ 147
25 Funzioni convesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ 148
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ . . . . . . . . _ . . . . . . . 154
A Soluzioni 193
«_
Ind1ce _ IX
B Glossano 201
C Formularlo 205
I
Capitolo 1
1 Insiemi numerici
La prima applicazione della Matematica al mondo reale si presenta nella misura di
randezze _ eometriche e fisiche uali aree, volmni, esi.
ggrandezza . . Infatti, confrontando . la
1n questione con una grandezza omogenea fissata, scelta come campio-
ne, si ottiene come risultato un numero. Questa fu in effetti la principale motivazione
per gli insienií numerici che andiamo ora ad illustrare.
Denoteremo nel seguito con ,_ V ¬
IN = {0,1,2,3, . . 4, ¬ É
l'insieme degli interi naturali, su cui sono definite le ordinarie operazioni di somma e
prodotto. Il numero naturale n espriine il risultato di una misura in cui la grandezza
campione sta n volte in quella data.
Affinché l'operazione di sottrazione sia sempre possibile, è invece necessario con-
siderare l'insieme più ampio Z degli interi relativi:
z = {...,~2,_1,o,1,2,...}.
Esso permette anche la misurazione di grandezze intere che debbano considerarsi
come negative.
Esarniniamo ora il caso più generale in cui la grandezza considerata sia commen-
surabile, esista cioè una nuova unità di misura rispetto alla quale la grandezza data e
la precedente unità di misura abbiano entrambe misure intere relative, m ed n rispet-
tivamente; associaino allora alla grandezza il numero razionale m / n. Denoteremo nel
1
2 1 - Insiemi e funzioni numeriche
-4 -3 - -1 O 1 2 3 4
[N ›-1 -| -1)
Nim] â ël
e se inoltre z > O,
x<y 1> xz<yz.
lndicheremo nel seguito con ]R+ e lR._ gli insiemi dei numeri reali positivi e negativi,
rispettivamente:
IR+={xeIR:x>0}, 1R_={xe]R:x<0}.
Riserveremo invece il nome di non negativi e non positivi ai numeri 2 0 e § O rispetti-
vamente.
-1 3 4 5
f ›
>1è¢1¬ius0=1=[a,b]={xe1R=agxgb} ___.“__.b. _ ,
DIèaperto:I=(a,b)={x€IR:a<x<b} må.___lÉ> ›
D I è aperto a sinistra e chiuso a destra: I = (a, b] = {x E IR: a < x § b}
mgmš'. .
D Ièchiusoasinistraeapertoadestra: I = [a,b) = {x E IR: a § x < b}
___.“í'%› _ ›
Si possono inoltre distinguere i seguenti tipi di intervalli illimitati inferiormente (o
superiormente), con estremo superiore (od inferiore) il nunnero reale a:
DI=(-oo,a]={x€lR:x§a} ___mf. ,
DI=(-oo,a)={x€]R:x<a} mmí; .,
DI=[a,+oo)={x€]R:x2a} fm
DI=(a,+0<›)={x€1R:x>a} C§'_.__m.›
L'insieme stesso IR e l'insieme vuoto sono intervalli.
6 1 - Insiemi e funzioni numeriche
1.8 Teorema (densità di Q in IR). Comunque presi due numeri reali r, r', con r < r', esiste
un numero razionale q tale che r < q < r'.
|x|_ x sex2O
_ -x sex§O
-~-
x1 O1 e
V1 >
x1 H1 )~
Osserviamo anche che, per a 2 0, la disuguaglianza |x| < a equivale alla congiunzio-
ne delle due x < a e -x -< a, ossia -a < x < a, mentre [xl > a equivale a x < -a o
x > a.
§1 - Insiemi numerici 7
-61 61 -Ø Il
0-i--_-O › --_-_-O - o---í-›
|x|<a<==>-a<x<a ]x|>a<=>x<-aoppurex>a
Complementi
Numeri razionali e rappresentazioni periodiche.
Abbiamo osservato che ogni numero razionale ammette una rappresentazione decimale pe-
riodica (pensando di considerare periodiche, con periodo O, le rappresentazioni deci-
mali finite).
Per verificare questo fatto bisogna ricordare l'algoritmo di divisione. Conside-
riamo due nunfteri interi positivi m, n. Nella divisione di m per n, al primo passo si
individua un quoziente ag e un resto rg < n. Se rg 75 0, si procede a dividere 1Or0 per
n, ottenendo così un nuovo quoziente ql e resto r1 < n. Se r1 ;é O, si divide 1Or1 per n,
individuando un nuovo quoziente ag e resto r2 < n, ecc. (tutti i quozienti q1,q2, q3, _ . .
sono nuineri compresi tra O e 9; perché?). Il risultato della divisione sarà allora il nu-
mero qg,q1q2q3 . . .. Ora, come si conclude che tale rappresentazione decimale è neces-
sariamente periodica? Inoltre, data una frazione e la sua rappresentazione decimale
periodica, c'è qualche legame tra la lunghezza del periodo e il denominatore della
frazione?
Commento. Siccome ogni resto r è strettamente minore di n, il numero n sta al più 9
volte in 10r, quindi il quoziente della divisione di 10r per n è un numero tra 0 e 9. Ora,
se la rappresentazione è infinita allora i resti non sono mai O, e quindi appartengono
all'insieme {1, 2, . . . , n - 1} che ha appunto n - 1 elementi. Quindi dopo al più n - 1
iterazioni si ritrova un resto che si è già incontrato; i successivi resti, e quindi quozien-
ti, si ripeteranno allora nello stesso ordine. Non è detto che il primo resto ripetuto sia
proprio rg; in altri termini, ci può essere un antiperiodo. Ad esempio, per il numero
razionale dato dalla frazione 8/ 15, che ha rappresentazione decirnale 0,5333..., risulta
rg = 8, mentre i successivi resti r1, r2, . . _, valgono tutti 5.
1 Soluzione. Se x ed y sono tutti e due non negativi o tutti e due non positivi, la disuguaglianza (1.1) è
ovvia. Seinvece x 2 O e y 5 O allora x+y 5 x+ |y| = |x| + |y|, -x -y É -y = |y| $ |x| + |y| cosicchè
lx + y| = max{x + y, -x - y} 5 |x| + Iyl; la (1.1) è quindi dimostrata.
La (1.2) è ovvia. Per dimostrare la (1.3) scriviamo: |x| = |y + (x - y)| § |y| + |x - y|, ovvero |x| - |y| 5
lr - yl; d'a11T-'=\ parte lyl = lr + (y - x)l S lxl + ly - Il 2 quindi flnshe -lx - yl S III - lyl-
8 1 - Insiemi e funzioni numeriche ' _
Determinare, per ciascuno di essi, l'insieme dei maggioranti e quello dei minoranti.
1.4 Verificare che sup{(2n + 1)/ (n + 1) : n E IN} = 2. Calcolare estremo superiore
e inferiore, massirno e minimo (se esistono) degli insiemi X = {(-1)” /n : n G IN, n yé
0},Y={n€Z: ng -3/2},Z={x€IR: xínt/n€IN,n?_2}.
1.5 Mostrare che se A C B C IR, allora sup A § sup B (convenendo che -oo <
x < +oo per ogni x G IR). Osservare, viceversa, che per la validità di tale proprietà è
essenziale che si ponga sup Ø = -oo.
1.6 Mostrare due sottoinsiemi A e B di IR, illiinitati superiormente, tali che A O B sia
limitato.
poniamo anche O! = 1.
2.2 Esempio. Tre oggetti distinti a, b, c possono disporsi in 3! = 6 modi, vale a dire
(a, b, c), (a, c, b), (b, a, c), (b, c, a), (c, a, b), (c, b, a).
che prende il nome di coejjciciente binomiale (e si legge n su k). Si pone anche = 1 per ogni
n 2 1.
fattori e ciascuno è uguale ad a, oppure b). Infine sommiamo i monomi simili. Il ter-
mine a”'kbk proviene quando si sceglie la variabile a in n - k di questi fattori, e b nei
rimanenti k. Questo si può fare esattamente in modi distinti (si devono infatti sele-
zionare k fattori degli n presenti) e quindi il monomio a""kbk comparirà esattaniente
volte (il lettore svolga questi conti esplicitamente nel caso n = 3). III
Radice n-esima
2.6 Definizione. Chiamiamo radice n-esima, n 2 2, di un numero reale y, quel numero, se
esiste, che elevato alla potenza n-esima riproduce y.
Il seguente teorema utilizza in maniera essenziale la proprietà di completezza di
IR.
2.7 Teorema. Dato y G IR+, esiste ed è unica una sua radice n-esima appartenente a IR+.
Essa verrà indicata con (1/y e detta radice aritmetica per distinguerla da altre solu-
zioni dell'equazione x" = y che studieremo più avanti (pertanto, ad esempio, \/9 vale
3, e non :i:3). La dimostrazione del teorema precedente è riportata nei Complementi di
questo paragrafo; inbreve, si mostra che (1/y = sup{a E IR : a > O, a" 5 y}.
mentre
x"'”/" = V" x_"".
Lasciamo allo studente la verifica che il secondo membro assume lo stesso valore
si sostituisce alla frazione m/ n una frazione equivalente, e quindi la definizione e
n data Come al solito, al siinbolo di radice attribuiaino il significato aritmetico
Le proprieta di monotonia delle potenze ad esponente mtero non cessano di valere
per gli esponenti razionali.
2.9 Teorema.
1) Siano r e s due numeri razionali. Allora
2)Sex>O,y>O,
xr>x" ser>O 2.2
x>yì> x"<y† ser<O. ( )
Dimostrazione. Supponiamo infatti i due esponenti in (2.1) ridotti allo stesso denomi-
natore: r = m/n, s = p/n. Preso x > 1, se per assurdo fosse xm/" 2 xp/", allora
elevando entrainbi i membri alla potenza n-esima, risulterebbe xm 2 xp, il che con-
traddice le proprietà di monotonia delle potenze ad esponente intero. Il caso x < 1 si
riduce al precedente osservando che xi"/" = (1 / x)"m/".
Analogainente si diinostra la proprietà (2.2). Cl
I
I
(mf = fa cx/yr = xf/yo
lche si deducono immediatamente dalle stesse proprietà valide per gli esponenti interi.
I Non è invece iinmediato dare significato al numero x" quando r è irrazionale (cosa
:sì intende, ad esempio, con 2 \/ì ).
q Volendo giungere a una definizione rigorosa, supponiamo inizialmente x > 1 e
fosserviamo che dalle proprietà di monotonia appena viste, se r G Q, allora x' =
§sup{x}/ : y E Q, y É r}. Questo suggerisce la seguente definizione.
x'=sup{xy:y€Q,y§r}, x>1,r€IR.
__
Dimostrazione. Verifichiaino ad esempio (2.1) quando x > 1 (le altre verifiche sono
simili). Si considerino due razionali r1, r2, con r < r1 < r2 < s, che esistono per la
proprietà di densità dei razionali in IR. Allora la stessa formula (2.1) per esponenti
7'
razionali e la definizione di potenza d'esponente reale mostrano che x" § xfl < x 2 §
xs E]
2.12 Teorema. Sia a > O, a çé 1 un numero reale. Dato b > O, esiste un unico numero reale
x tale che ax = b.
2.13 Definizione. Il numero x che interviene nel teorema precedente si dice logaritmo in
base a di b e si scrive x = loga b.
Ad esemP io 1 lo 8 9 = 2, P erché 32 = 9 -
Dalle proprietà delle potenze (2.3) seguono poi subito le seguenti proprietà dei
logaritini, valide per x, y > O, a, b > O, a 75 1, b 75 1:
(24)
1<>sa(xy) = los.. X +10sa 1/
10sa(x/y) =1<>s,. X - lßsa v (2-5)
loga(x") = rloga x, r E IR (2-6)
logb x = logb a loga x. (2.7)
Complementi
Dimostrazione del teorema di esistenza e unicità della radice n-esima (Teorema 2. 7)
Dimostriamo innanzi tutto l'unicità della radice in IR + _ Se er assurdo esistessero
x1,x2 E IR+, x1 yé x2, tali che x'f = y, xg = y,
che questo risultato è in accordo con quanto ottenuto sopra (Ø ha O elementi, quindi
73(Ø) ha 20 = 1 elementi, ecc.).
Sia P(n) il predicato espresso dalla suddetta formula. Pertanto, P(1) è vero, perché
1 = Per concludere basta quindi diinostrare che P (n) implica P(n + 1) per ogni
n. Assumiamo quindi P( n) e calcoliamo
71-I-1 71 1
Zk=(:k)+n+1=ín(n;)+n+1-(n+1)2(n+2),
k=1 k=1
(1+h)"21-l-nh, `v'n€N,n20,h€IR,h>-1.
Esercizi
1.7 Calcolare 5!, (É), (É), (a + b)5, (2 - a)4.
1.8 Risolvere le seguenti equazioni:
(a)1_x2+x46_1
2
>1-gin, (e)x2+è>z, (f)2x> â'/sxP›+4x2_1
3 Relazioni e funzioni
Fondamentali per la teoria degli insiemi sono le nozioni di prodotto cartesiano e di
relazione. Precisamente: assegnati due insiemi X e Y, diciamo prodotto cartesiano di
X e Y, ed indichiamo X >< Y, l'insieme di tutte le coppie ordinate (x, y), aventi come
primo elemento un elemento x € X, e come secondo elemento un elemento y € Y.
E detta relazione tra l'insieme X e l'insieme Y il generico sottoinsieme R dell'insieme
X >< Y; se (x, y) € R diciamo anche che l'elemento x E X è in relazione R con y E Y.
Ad esempio, posto X = Y = IR, si può considerare la relazione R = {(x,y) E
IR >< IR : x2 + yz = 1}. L'elemento x = O è in relazione con i due elementi y = 1 e
y = -1. L'elemento x = 1 è in relazione soltanto con y = O. L'elemento x = 2 non è
in relazione con alcun elemento.
Diamo ora la fondainentale definizione difunzione.
definizione precedente può quindi riformularsi in terinini intuitivi: una funzione del-
l'insieme X nell 'insieme Y è una legge che ad ogni elemento di X fa corrispondere uno ed un
solo elemento di Y.
Con abuso di notazione nel seguito denoteremo la funzione f anche con la scrittu-
ra
3.2 Esempi.
l--I
/I
'
li
._ N
_ _.-
f_1(f(-7))
1 sex>O
ƒ(x)= O sex=0 '
-1 sex<O.
y=signx A. -
^ y=IxI 1 I 1
I x I I
f Q v * > I
_
x› - QI 1 I
A parole, Lxj è il più grande intero che non supera x; ad esempio, L3/2I = 2, L3] = 3,
L-1/3] = -1. Il suo grafico è rappresentato nella figura seguente. L'iinmagine di
tale funzione è Z.
_.
3 - - - - - - --#-0
2 -----¬›-<›
1.__ -pio
_.3:2_|1$_<]l:› - ›x
N__ OJ
__
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I
.-__¢›---(_
óíò------I_ WN
dove Lxj denota la funzione parte intera definita nell'esempio precedente. Abbiamo i
ad esempio M(3,2) = 0,2; M (-0,2) = 0,8; M (3) = O. Il suo grafico è rappresentato
nella figura seguente. L'immagine è l'intervallo IO, 1).
§3 W . . .. 5 19
- Relazioni e funzioni
3.10 Esempio. La funzione ƒ : [-2, 2] -› IR, ƒ (x) = x2, considerata nell'Esempio 3.4
non è iniettiva perchè vi sono punti distinti in X = [-2, 2] aventi la stessa imrnagine;
ad esempio, ƒ (1) = f(-1) = 1. La stessa funzione non è suriettiva, siccome ƒ (X ) 75
IR: vi sono dei valori, ad esempio y = 5 che non sono assunti in alcun punto x G X .
Le seguenti due figure rappresentano i grafici, a sinistra, di una funzione ƒ : IR -›
IR iniettiva ma non suriettiva, e a destra di una funzione f : IR -› IR suriettiva ma
non iniettiva (in verità è difficile rappresentare su un foglio il grafico di una funzione
IR -› IR suriettiva...il lettore usi un po' di immaginazione).
 A
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iíiiímlím-mmmmmmiiímmmm
In generale, una funzione numerica è iniettiva se ogni retta orizzontale interseca il suo
grafico in al più un punto. Ad esempio, nel grafico a sinistra le rette di equazione y = c
intersecano il grafico in un solo punto se c > O e in nessun punto se c 5 O.
Invece una funzione nmnerica è suriettiva se ogni retta orizzontale interseca il suo
grafico in almeno un punto. Nel grafico a destra si vede che alcune rette orizzontali
intersecano il grafico in più di un punto, altre in un unico punto.
20 _ 1 - Insienii e funzioni numeriche
tutto IR. Avremo modo di considerare esempi più elaborati nel prossimo paragrafo,
dopo aver introdotto le funzioni elementari.
supfm = supfcxx
xGX
mf fu) = mffoo
xêx
Una tale funzione si dice limitata superiormente (limitata inferiormente, limitata, rispettiva-
mente), se tale è la sua immagine ƒ (X ).
§3 - Relazioni efunzioni 21
Ad esempio, la funzione valore assoluto f(x) = |x| (Esempio 3.5) è limitata infe-
riormente ma non superiormente: abbiamo inni; f(x) = 0 e sup f(x) = +oo. La fun-
xê xGIR
zione parte intera (Esempio 3.7) non è lirnitata né superiormente, né inferiormente; la
funzione mantissa (Esempio 3.8) è invece limitata.
In termini geometrici una funzione è limitata quando il suo grafico è interamente
contenuto in una striscia di piano delimitata da due rette orizzontali.
3.17 Definizione. Sia f : X -> IR una funzione. Diciamo che f è crescente (decrescente) in
X se per ogni x1, x2 G X, con x1 < x2, risulta f(x1) 5 f(x2) (risp. f(x1) 2 f(x2)). _
Si parla invece di crescenza (decrescenza) stretta quando per x1 < x2 risultano soddisfatte
le disuguaglianze strette f(x1) < f(x2) (f(x1) > f(x2)). _ _ _
Infine, la funzione si dice monotona (strettamente monotòna) in X se è ivi sempre (stretta-
mente) crescente oppure (strettamente) decrescente.
A A
Si osservi che una funzione costante, ossia del tipo ƒ (x) = c, c G IR costante, è sia cre-
scente, sia decrescente su IR, ma non in senso stretto. hi termini geometrici, nella de-
finizione di funzione monotona non si esclude che il grafico della funzione contenga
dei tratti ”pianeggianti”.
A 1/=ƒ(x)
I1/=f(X+2) Iy=ƒ(X)~1 I
y=ƒ(X+2)-1
-I-_.
) )- > >
2
^ ^ y=fl-n ^
1__ _1_ y=-f(X)
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y=f(x) -1
A A A
y= If(x)I
1 _
> -- )› >
2
yzfß) y=flun
A A
› 1 ff >
. y=f(X) y=f(2X)
MN
'-¬.
24 1 - Insiemi' e funzioni numeriche
Esercizi
1.10 Si consideri la funzione f : IR -› IR il cui grafico è
rappresentato a lato. Determinare gli intervalli I C IR su ^
cui f è iniettiva. Determinare poi f ([0, 2]), f ([2, +oo)), e
f_1([0,1]). Risolvere l'equazione f(x) = O. Determinare _1___
infine il numero di soluzioni dell'equazione f(x) = k, al ' U U -ppm
›
variare del parametro reale k. -É -QJI--I
1. 1 1 Rappresentare il grafico delle seguenti funzioni:
4 Funzioni elementari
In questa sezione studieremo in dettaglio alcune funzioni di uso frequente nel seguito.
Possiamo dire che la maggior parte delle funzioni che intervengono nelle applicazio-
ni si ottengono a partire da queste mediante operazioni algebriche, composizione e
mversione.
1x2
bito che è strettamente crescente su [0, +oo) I . ' I' y
(per essere precisi, è strettamente crescente la \ I ' ,'
restrizione della funzione f a questi sottoin- \' ','
siemi). Il teorema di esistenza della radice n- “|- _ _ _ __1_ _ _ "
esiina di numeri positivi, il fatto che f (O) = O "`-1-.. -_.-/'I ,
e la parità della funzione ci dicono inoltre -1 1 x
chefcc-00,01) = f<I0,+<›<››> = I0.+«›<›>.
Sia ora n dispari. Allora la funzione f è dispari e strettamente crescente su tutto IR,
quindi iniettiva. Questa ro rietà di sirnmetria e il teorema di esistenza della radice
n-esiina ci dicono che f(£) g IR.
Si osservino attentamente i grafici di queste funzioni: al crescere di n, essi tendono
ad appiattirsi lungo l'asse x per |x| < 1, e a crescere più rapidamente per x > 1.
Uno studio siinile uò svolgersi per la funzione potenza, f (x) _ x", con dominio
IR \ {O}, quando n è uff intero negativo. Si vedano le figure seguenti.
§4 - Funzioni elementari 25
^ *I
y:x7'r:y:x3 y: HN|,_. __un
in In__
ui"---I.
I I.,*Q Il \\
1 __ \
'I y`_x I' \\.
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1| _
I i
I __
I ' q y _ Rm'
,_›
I
dove ag, a1, . . . , an sono numeri reali; se an çé O, diciamo che il polinomio ha grado n.
Chiaramente una funzione poljnomiale è definita per ogni x G IR.
Si dice funzione razionale il rapporto di due funzioni polinomiali, quindi della
forma
P(X)
f(x) = í(;)'›
dove P(x) e D(x) sono polinomi, e D(x) non è identicamente nullo. Una funzione
razionale è ben definita per ogni x che non sia uno zero del denominatore D(x) (non
essendo definita la divisione per 0). Ad esempio, la funzione f(x) = x2/ (x3 + 1) è
definita in IR \ {-1}.
Osserviamo che effettuando la divisione dei P(x) e D(x) (il lettore è invitato a
ripassare l'algoritmo di divisione), la funzione razionale f (x) si può sempre scrivere
nella forma
R(x)
f(x) : "I" W
dove Q(x) è un polinomio, detto quoziente, e R(x) è un polinoniio, detto resto, di grado
strettamente inferiore a quello di D(x). Il quoziente e il resto sono univocainente
determinati da f.
4.1 Esempio. Rappresentiamo il grafico della funzione ƒ (x) = 2x/ (x - 1). Effettuan-
do la divisione possiaino scrivere f (x) = 2 + Il grafico di f è quindi ottenuto da
quello di f (x) = 2/ x effettuando (in ordine) una traslazione a destra di una unità e in
alto di 2 unità, come nella figura seguente.
26 1 - Insiemi e funzioni numeriche
N
_ _ _ _ _ _ _ __¬._ I I I I I I I I I I I
_ _l . ._. . _._
I V
P-\
4.2 Esempio. Spesso è possibile tracciare il grafico di una funzione in prima appros-
simazione basandosi solo su considerazioni elementari. Vediamo un esempio con la
funzione f(x) = % (tridente di Newton). Scriviamo innanzi tutto f(x) = x2 +
Quando x è molto grande in valore assoluto l'addendo 1 / x è numericamente trascu- --¬-¬
rabile rispetto a x. Il grafico per |x| grande sarà quindi molto simile a quello della
funzione x2 (]j_nea tratteggiata nella fig-ura a sinistra). Quando |x| è piccolo, allora sa-
rà il primo addendo x2 ad essere trascurabile rispetto a 1 / x. Per |x| piccolo possiamo
quindi tracciare il grafico della funzione 1/ x (linea continua nella figura a sinistra).
Raccordando le linee tracciate viene a comporsi il grafico qualitativo della funzione
f(x) (figura a destra).
\\ A f' A
` I
\ &
g» ›x I ›x
Funzione radice
Abbiamo visto che la funzione potenza x", con n positivo e pari, quando ristretta
a [O, +oo) è strettamente crescente, iniettiva e ha immagine [O, +oo). Pertanto è ben
definita la ftmzione inversa, con doininio [O, +oo), irmnagine [O, +c>o), denotata con
f(x) = Essa è strettamente crescente sul suo dominio e viene detta funzione
radice. Il suo grafico si ottiene quindi da quello di x", x G [O, +00), per sirnmetria
rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante.
Analogamente, quando n è dispari, essendo la funzione potenza x" dispari, stret-
tamente crescente su IR con immagine IR, ammetterà una funzione inversa dispari, con
dominio IR e irnmagine ]R, denotata ancora con f (x) =
- Funzioni elementari
1/=\/I
A
I . mi
I-\
ƒ
j
n un
_ í
gn ° _-
í - -_ . 1 . _- 0
Si osservi che, quando x > O, il valore della funzione radice ora definita coincide
con quello della radice aritmetica, per l'unicità della radice positiva Pertanto non vi
è ambiguità ad utilizzare qui lo stesso sirnbolo introdotto per la radice aritmetica
X y=logax,a>1
\
`\
\
\
1*~~.,__ Wu
hu..-
'In 1*
íì-
\ y=logax,O<a<1
Funzioni trigonometriche
Conveniamo di misurare qui e nel seguito gli angoli in radianti; ciò equivale ad attri-
buire all'angolo giro la misura 27:, all'angolo piatto la misura 7r, ecc.
Consideriamo quindi la circonferenza goniometrica, cioè la circonferenza nel piano
cartesiano di centro (O, O) e raggio unitario. Assunta come origine degli archi il punto
della circonferenza A = (1,0) e come origine degli angoli di vertice O il lato OA,
avendo fissato come abituale il verso di percorrenza antiorario, la misura di un angolo
in radianti viene evidentemente a coincidere con la misura dell'arco corrispondente.
Ricordiamo ora che il seno e coseno dell'arco AP (ovvero dell'ango1o AOP) di
misura x sono, rispettivamente, l'ordinata e l'ascissa del punto P evidenziate in figura.
1 S1I1X
..dl
H sinx
tanx = 2-
_ ^ y=sinx
I I I
I \ I \ I \
1
J-27t \\ rc
_ 1
f \ -2 1 f †
\` )x
I I I
I __2_
_3'7T -kg 1 271' `\
1 ,__ I mg»- I
\ 1 `
\ \ \
` I I I
*nf `§f `In-I `Iu.,
La funzione tangente,
sinx
tanx = í,
cosx
è ben definita laddove non si annulla la funzione coseno, e quindi ha come dominio
{x E IR : x yé % + kn, k E Z}. Essa è periodica di periodo rr; infatti, tan(x + 7:) =
Si11(x+7f) - sinx
a;s(x+n) F *fw = *an x-
) I
SLT.
-rr «TI 2
>.x
__3rr __ _
T N-11
_ §ã_ _ _ _ _
_-._
- _ $¢ -_ ._ ¢ _¢_ -_
ƒ_1:[-1,1]-› [-g,-%.],
è dunque ben definita e strettainente crescente; essa viene indicata con la notazione
ƒ"1(x) = arcsin x e detta funzione arcoseno.
In modo analogo, osservando che la funzione ƒ (x) = cos x è una funzione stret-
tamente decrescente in I = [O, rt] e che ƒ(I) = [-1, 1], possiamo definire la funzione
inversa
f_1 : [-1,1] -› [O,rc],
che viene indicata ƒ“1(x) = arccos x e detta funzione arcocoseno. Essa risulta stretta-
mente decrescente in [-1, 1].
A A
71'
È ___-
71.'
y = arcsin x
Il-I
2
H
I-\ HIV
____.L_ y = arccos x
____ _7T x
2 -1 1
che viene indicata con ƒ_1(x) = arctan x e detta funzione arcotangente. Essa è stretta-
mente crescente.
A
T( _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __
'f ++1 L ¬__ __.
y=arctanx
I › x
___-___*_:.T_`f _ _ _ _ _ _ ___. ff
2'
§4 . . g . 31
- Funzioni elementari
4.5 Esempio. Riportiamo qui il grafico delle funzioni sinz x, sin3 x. Il lettore confronti
attentamente il grafico di sinz x con quello di | sinx] (linea tratteggiata a sinistra), in
particolare in prossimità degli zeri.
ƒ(x)=sin2x 3
^ ƒ(x)=sin x
A
\ ' \ 1 I I \ 1 \ I ]
\ I \ ,I \ | \ I \ 1 I
\ ' ._ I I I I I \ I
\ I \ I l I \ ƒ \ I
I ' \I I I I; \f x
I' (1 Il II *I
I' \| II I; H ]
ll \l U U
_ ).x
funzionale. Quello che si chiede è, di fatto, il più grande sottoinsieme X C IR tale che, per
ogni x E X, abbiano senso le operazioni che intervengono nella definizione di ƒ Bisogna
tener conto, quindi, dei domini delle funzioni elementari che intervengono.
f(x) T ./-10g.u»x›
è dato dagli x G IR tali che 1 - x > O (ricordare il dominio della funzione logarit-
mo), - log2(x - 1) 2 O (ricordare il dominio della funzione radice quadrata), e infine
\/- log2(1 x) 75 O (non è definita la divisione per O). Mettendo a sistema queste
condizioni si trova come dominio l'intervallo (O, 1).
Complementi
Equazioni polinomiali
Il lettore sa certamente come risolvere le disequazioni polinomiali. Ad esempio, per la
disequazione - (x + 5) (x + 2) (1 - x) (2x - 8) < 0, si può studiare il segno di ciascun
fattore e poi, con l'aiuto di una tabella riassuntiva e applicando la regola dei segni si
conclude. Ok. Ma si può procedere molto più velocemente...
Guardiamo agli zeri del polinomio p(x) che compare a priino membro: ordinati in
ordine crescente essi sono -5, -2, 1,4. Marchiainoli sulla retta reale e consideriaino
quindi i 5 intervalli consecutivi che hanno quelli come estremi: (-oo, -5), (-5, -2),
ecc. Vediamo che p(x) assuine lo stesso segno in tutti i punti appartenenti ad uno di
questi intervalli e anzi, se pensiamo di far percorrere alla variabile x l'asse reale da
-oo a +oo e guardiamo il segno di p(x), esso cambia precisamente quando x attraver-
sa uno di quegli zeri. Quindi i segni di p(x) sono alternati, del tipo +, -, +, -, +
oppure -, +, -, +, -. Quale di queste due situazioni si verifica? Basta guardare
qual è il segno di p(x) nel priino intervallo (-oo, -5), ossia quando x < O e |x| è
grande; lì il termine di grado massimo, ossia 2x4, è quello che detta legge (a con-
fronto, le potenze più piccole sono trascurabili) e lì è positivo. Di conseguenza, la
successione dei segni è +, -, +, -, +, e la soluzione è data dagli x G (-5, -2) LJ (1, 4).
E anche possibile, da queste informazioni sul
segno e dal fatto che per |x| grande il grafi- A
Funzioni periodiche
È chiaro, dalla definizione, che se una funzione è periodica di periodo T, essa è anche
periodica di periodo 2T, 3T, ecc. Quindi, il periodo non è unico. Spesso, quando si
parla di periodo di una funzione f ci si riferisce al periodo minimo, ossia al più piccolo
T > O (se esiste), tale che ƒ è periodica di periodo T (quindi, il minimo dell'insieme
dei periodi di f).
Esibire un esempio di una funzione f : IR -› IR non costante e periodica, avente
periodi arbitrariainente piccoli (e di conseguenza, che non ha periodo minimo).
34 _ 1 - Insiemie funzioninumeriche
f(x) __ 1 se x E Q
_ 0 se x e IR \ Q.
Chiaramente, ogni numero razionale T > O è un periodo, poiché se x è razionale allora
x + T lo è pure, e quindi f(x + T) = 1 = f(x), mentre se x è irrazionale, lo è anche
x+ Teancoraƒ(x+ T): O =
Sul concetto di funzione
Il concetto di funzione ha una storia interessante. Con Leonhard Euler (1707-1783) lo
studio dell'analisi era diventato lo studio delle funzioni. Per Euler e i suoi contempo-
ranei, tuttavia, una funzione era definita da una espressione analitica, come ƒ (x) = 2x,
e certamente non come un'arbitraria legge che associa ad ogni elemento x di un certo
insieme, un ben determinato valore y.
Nel 1747 Iean le Ronde d'Alembert (1717-1783) introduceva 1'equazione che de-
scrive la propagazione delle onde; l'anno seguente Euler notava che in quel contesto
bisognava permettere funzioni date da espressioni analitiche diverse in intervalli di-
versi; si pensi, ad esempio, al profilo tipo tenda che assume una corda di violino
sollevata in un punto intermedio.
Queste esigenze facevano maturare la necessità di definizioni più generali. Diri-
chlet nel suo famoso lavoro del 1837 sulle serie di Fourier4, riferendosi ad una fun-
zione y = f(x), dice che non è necessario che y dipenda da x secondo la stessa leg-
ge nell'intero intervallo; non è neppure necessario pensare ad una dipendenza che
si possa espriinere attraverso operazioni matematiche. Nel suo precedente articolo
del 1829 aveva in effetti già esibito la funzione f(x) menzionata sopra come esem-
pio di funzione non integrabile (vedremo nel Paragrafo 26 la definizione di funzione
integrabile).
Esercizi
1. 12 Determinare il dominio delle seguenti funzioni:
(a) log(sinx), (b) \/- arctanx, (c) ]x(x - 1)], (d) M(cos(x)), (e) cos(M(x)).
(11) f(x) = 3/5- 2› g(x) = \/1 (blfíf) =108(X _ 1)› g(x) = fx-
1.18 Determinare i più grandi intervalli su cui le seguenti funzioni sono iniettive
(quindi invertibili) e calcolare le corrispondenti funzioni inverse:
-x4+1 x<O
(a) x|x - 2| +2x, (b) x(x - 2), (c) { x+1 x20.
5 In queste considerazioni informali, usiaino il sirnbolo >> 1 con il significato di “molto grande" (ad es.
> 101°) e << -1 con il significato di "molto grande in modulo, ma negativo” (ad es. < -101°) e il simbolo
Pf: per dire "circa uguale”.
36 1 - Insiemi e funzioni numeriche
. . - 2x
sm . .
x sinx x, x3 sinx x, --x-- (x > rc/2), x + sm3 x, x2 + sm3 x.
5 Numeri complessi
E noto che nell'ambito dei nuineri reali alcune equazioni algebriche, anche con coeffi-
cienti interi, non amrnettono soluzioni. L'esempio più semplice è dato dall'equazione
2 , . . .
x + 1 = O e l ostruzione e dovuta alla mancanza, in IR, della radice quadrata di nu-
meri negativi. I cosiddetti numeri complessi, che andiamo ora a definire, permettono
di risolvere questo problema. Essi furono introdotti dagli algebristi del Rinascimento,
motivati principalinente dalla formula risolutiva delle equazioni di terzo grado. Per
certe equazioni, che pure hanno soluzioni reali, tale formula fa infatti intervenire la ra-
dice quadrata di nmneri negativi, e poneva quindi il problema di dare un significato
a tale operazione.
A tale scopo, si introduce un nuovo simbolo, che denotiamo con la lettera i, e che
chiamiamo unità immaginaria. Iinponiamo poi la regola
i2 = -1. (5.1)
Con ciò, possiamo dire che x = i è soluzione dell'equazione xx + 1 = O.
5.1 Definizione. Si definisce nuinero complesso 1'espressione
z=x+yi,
con x, y G IR. Il numero x si dice parte reale di z e si pone x = Re z, mentre y si dice parte
immaginaria di z e si scrive Im z = y.
Due numeri complessi sono uguali se e solo se hanno la stessa parte reale e la stessa parte
immaginaria. L'insieme dei numeri complessi si denota con C.
Ad esempio, il numero z = 2 - 3i ha parte reale 2 e parte immaginaria -3.
Le operazioni tra numeri complessi sono definite in accordo con le usuali regole
del calcolo letterale e tenendo conto della relazione (5.1).
5.2 Definizione. Dati due numeri complessi z1 = x1 + yli e zz = x2 + ygi, si pone
Si può verificare che, con questa definizione, valgono le usuali proprietà della
somma e il prodotto di nuineri reali. Inoltre, se identifichiamo un numero reale x con il
§5 - Numeri complessi 37
Moltiplicando la prima equazione per x2, la seconda per 3/2 e somrnando si ricava
x1(xš + yš) = O. Essendo Z2 çé O abbiamo xš + yš = O. Analogainente, moltiplicando
la prima equazione per yz, la seconda per x2 e sottraendo si ricava y1(x% + yš) = O, da
cui yl = O. Quindi z1 = O. III
IR:
A I
I Z1 -I- Z2
.I
y2lI____.
Z2
3115-- N ›-I
L 1
, X2 X1 IR
AM "1Ri
. Z2
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-yz - - - « - - - - - - - - - ~ --(___- "
N I-\ 5
che per il teorema di Pitagora rappresenta la distanza tra i due punti z1 e zz. Valgono
inoltre le seguenti proprietà:
e
IZ1-22| = IZ1IIZ2I- (5-4)
Un numero complesso può quindi essere individuato, oltre che dalla sua parte
reale e parte imrnaginaria, dal suo modulo p e l'argomento 9. Dalla definizione stessa
di modulo e argomento risulta subito che queste due rappresentazioni sono legate
dalle formule
{x _ pcosâ (55)
y _ p sm 9
: / 2 2 : arctan(y/x) se x > 0
P x +y ' 6 {arctan(y/x) + rc se x < O;
z =2(cos5ín+ism5%[).
zlzz = p(cos 91 cos 9z - sin 61 sin Hz) + i(cos 61 sin 92 + cos Gz sin 91).
Dalle note formule di addizione per le funzioni seno e coseno otteniamo quindi la
seguente formula per il prodotto di due numeri complessi:
A parole: il modulo del prodotto di due numeri complessi è il prodotto dei moduli,
mentre l'argomento è la somma degli argomenti.
Analogamente vediamo che, se zz yé O,
z =2(cos5%[ +isinÈ%[).
Quindi
z _2 (cosí--6 +ism--6 )_8(cos2+1s1n2)_81.
5.9 Teorema. Ogni numero complesso z 75 O ha esattamente n radici n-esime. indicato con
p il modulo di z e con 9 il suo argomento, esse sono date dalla formula
k , 2k
zk=Vp(cosgjniE+ism6l_ãl), k=O,1,...,n-1. (5.10)
Siccome due numeri complessi sono uguali se e solo se hanno lo stesso modulo e lo
stesso argomento, a meno di multipli di 27:, deve essere
{nço = 9 + Zkrr,
6+2krc .. t9+2krc
w={/p(cos†+1s1n†), k€Z.
Dalla formula (5.7) segue che le radici n-esime di z hanno tutte lo stesso modulo
Q/p, e gli argomenti sono dati da
A
I
Z0\
I \
1 \\
_.----...__ I \
-"-I "'--.. /
I \
7
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I \ I
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\ ` I I I /
'_-u. uf
--.\£______--
Z2
5.10 Esempio.
Calcoliamo le radici quarte di -1. Risulta
-1 =cos†c-I-isinrc.
rc _ rr \/Z
Z0={l/l(cosz+s1nZ) = 2 +1 2 ,
2 _ +2
z1=§7T(cos-R:n+s1n7T 4 TE) --?- -
+4 . +4
z2={l/T(cos_-L
4 n+smn 4 n)- -
+6
z3=i/1(cos£-_4l+sm£ì-1) =
. +6 Èlo
2
§ _
I\›+§
12.
â'fâ
'fâ
Graficamente, questi punti sono i vertici di un quadrato (rappresentarlo).
Concludiamo infine con una definizione. Se 9 E IR, si definisce l'esponenziale con
base e (numero di Neper7) ed esponente immaginario i9 come il nuinero complesso
Come parziale motivazione per questa definizione, si osservi che per y = O si riottiene
l'esponenziale reale ex, e inoltre dalle formule (5.7) e (5.8) seguono le usuali regole di
calcolo
eZ1eZ2 = ez1+Z2, (ez)" = e"Z, n E Z.
Equazioni algebriche
Abbiamo introdotto i numeri complessi motivati dal problema dell'esistenza di solu-
zioni di equazioni algebriche, quindi del tipo
Il seguente teorema, che ci limitiamo a enunciare, mostra che tale problema è in effetti
completamente risolto se si ammettono soluzioni complesse.
a coejƒicienti ag, a1, . _ ., an complessi, con n > 1 e an 75 O, ammette almeno una radice zo E C.
a0zß'+a1zg -1 +...+a,», :O
essendo ag, a1, . . . , an reali. E anche facile verificare che 20 ha la stessa molteplicità di
Z0
5.14 Esempio. Cerchiamo una fattorizzazione del polinomio z4 + 1. Abbiamo calco-
lato nell'Esempio 5.10 le sue radici z0,z1,zz,z3. Si osservi che z3 _ 20 e zz = E1, in
accordo con l'osservazione precedente. Quindi possiamo scrivere
nella Matematica.
Esercizi
1.22 Scrivere in forma trigonometrica e rappresentare nel piano di Gauss i numeri
z1 = 1 - i ezz = \/5+ i. Calcolare poi
{z€C:|z-i|§3}, {Z€C:IZ+1|=|z-2i|}.
6 Funzioni continue
Il concetto di funzione continua formalizza l'idea intuitiva di linea continua. Ad esem-
pio, nei grafici seguenti, certamente soltanto quello a sinistra ha le caratteristiche per
potersi dire continuo. Il grafico a destra presenta invece uno “strappo” nel punto x0.
f(x) 1--------- - ~
fm) ~ ------ ~ - ww
fcxo -1 ------ --
ë-<I_ _._ <::›
v
si-H H0-- -
v
Questo suggerisce l'idea che la continuità sia un concetto di natura locale e che si
debba dire cosa si intende per funzione continua in un punto. In prima battuta, si può
dire che una funzione ƒ è continua in un punto x0 se, per x vicino a x0 il valore y =
ƒ (x) è vicino a ƒ (x0). Si vede però che questa definizione non coglie l'aspetto cruciale
del problema. Infatti, anche nella figura a destra se il punto x 72 xo si avvicina a x0, il
punto ƒ (x) si avvicina a ƒ (x0), nel senso che la differenza ƒ (x) - ƒ (x0) diminuisce. Il
47
48 2 - Liniiii e funzioni continue
problema è che, tuttavia, se x > x0, tale differenza non scende sotto la soglia d indicata
in fi ra, er uanto x si renda vicino a x 0 _ uesta su _ erisce una definizione P iù
precisa, che ancora con lmguaggio comune si può esprimere come segue:
' ƒ è continua nel punto x0 se, pur di prendere x opportunamente vicino a x0, (6.1)
il 'oalore y = f(x) si mantiene vicino quanto vogliamo al valore ƒ(x0).
Dobbiamo chiarire, in termini matematici, cosa si intende per "vicinanza". A tale
scopo si introduce il concetto di intorno di un punto.
6.1 Definizione. Siano x0 G lR e (5 > O. Diciamo intorno (simmetrico) di xo e raggio 5
l'intervallo (xo - <5, xg + 6).
_ ›
X0-Ö x0 IQ-I-0
Si tratta, evidentemente, di tutti i punti sulla retta reale che distano da xo meno di
6; abbiamo x G (xo - ö,x0 + 5) se e solo se lx - x0| < 5.
6.2 Osservazioni.
a) Ogni punto xo ha infiniti intomi, uno per ogni valore del raggio 6 _ Presi due
intorni U1 e Uz di xo, certamente quello con raggio minore è contenuto nell'altro; se
Ill C llz, allora Ill F1 Uz = ll1_ Pertanto, l'intersezione di due intorni di un punto x0 è
ancora un intorno di xo.
b) Ogni intervallo aperto contenente xo contiene un intorno di xo.
Possiamo ora tradurre in termini matematici la definizione di continuità in (6.1)
come segue.
6.3 Definizione. Sia X C lR e x0 G X. Una funzione f : X -› IR si dice continua in x0 se
per ogni intorno V di f(x0) esiste un intorno LI di xo tale che, se x G LI Fl X allora f(x) G V.
Nella figura che segue è indicato sulle ordinate un intorno V di f(x0), la sua
controimmagine sull'asse delle ascisse, e un possibile intorno LI di xo.
V\›
f(Io - - - - - - - - - - - - - --
1¢._¢_à_.ií--ííiii
C
'--l-(íl/ ›
X0
\
§6 - Funzioni continue 49
gxeLI<=:-,-|x-x0|<5.
f(x) E V<:> If(X)-fíxoìl < €-
Quindi possiamo riscrivere la definizione precedente in forma equivalente come se-
gue.
6.4 Definizione (equivalente alla precedente). Sia X C IR e x0 G X. Una funzione
ƒ : X -› lR si dice continua in xo se per ogni e > O esiste 5 > O tale che, se x G X e
|x - x0| < 5al1ora|ƒ(x)-ƒ(x0)| < e.
Si osservi che nella definizione di funzione pensiamo prima alla variabile indipen-
dente x e poi alla variabile dipendente y. Qui, invece, si considera prima l'intorno V
di ƒ(x0) e a questo si subordina la scelta dell'intorno LI di x0. Inoltre, se la condizio-
ne nella definizione vale per una coppia LI, V, essa continua certamente a valere se si
diminuisce il raggio di LI (a parità di V). Questo ci dice, in particolare, che LI non è
univocamente determinato da V. In maniera simile, se tale condizione vale per una
coppia LI, V, essa continua a valere se si aumenta il raggio di V (a parità di U).
6.5 Osservazioni. Per quanto appena detto, invece di ogni intorno V di f (x0), avrem-
mo potuto liinitarci, nella definizione, a considerare ogni intorno V di raggio minore di
un qualche 'valore prefissato.
Volendo, il lettore può pensare ad x e y come due grandezze geometriche o fisi-
che, tra cui sussiste una relazione funzionale y = f(x) (ad esempio, x è il lato di un
quadrato e y = x2 la sua area). Spesso, nelle applicazioni x e il risultato di una misura
inevitabilrnente soggetta ad un piccolo errore. Fino a che punto è quindi corretto cal-
colare il valore della grandezza y mediante la formula y = ƒ (x) prendendo come x tale
valore approssimato? Questa procedura è giustificata precisainente quando la funzio-
ne ƒ (x) è continua (in ogni punto del suo dominio), perché piccoli errori nella misura
di x si riflettono allora in piccoli errori in y. Questo tipo di stabilità rispetto a piccole
perturbazioni è una informazione qualitativa essenziale perché sia significativo, dal
punto di vista pratico, il valore di f (x) in un dato puntol.
Volendo essere più precisi, risulta dalla definizione che per ottenere yg = f(x0) a
meno di un errore e basta conoscere x0 con un errore minore del nmnero 5 _ Bisogna
però dire che, nelle applicazioni, non è immediato estrarre queste informazioni quan-
titative, perché in generale 6 dipenderà anche dalla scelta di x0 stesso, oltre che da e (si
vedano tuttavia i Complementi seguenti per una discussione della continuità uniforme,
quando cioè 5 può scegliersi indipendentemente da xo).
6.6 Osservazione. In pratica, per verificare la continuità di f in xo si considera la
disequazione If (x) - ƒ(x0)| < e, e si mostra quindi che essa è verificata dagli x G X
1 Funzioni ƒ non continue sono pure innportanti nelle applicazioni, ma in quel caso le grandezze fisiche
significative sono delle medie dei valori della fruizione, piuttosto che i valori stessi (ad esempio, l'energia di
un segnale).
50 2 - Limiti e funzioni continue
soddisfacenti |x - x0| < 5 per qualche 5 > O. In altri terniini, posto V = (ƒ(x0) -
e, ƒ(x0) + e), si mostra che f"1 (V) contiene l'insieme LI O X per qualche intorno LI di
JCO.
Possiamo anche supporre e § 4 (si veda l'Osservazione 6.5). Quindi l'insieme delle
soluzioni è (-\/4 + e, \/4 - e) LJ (\/4 - e, \/4 + e).
Questo insieme contiene un intorno LI di 2 (si veda l'Osservazione 6.2 b)) e quindi
ƒ è continua in 2. Volendo scrivere esplicitamente un tale intorno LI, si può prendere
ll = (2 - <$,2+ô),dove
o<<Sgmin{2-\/4-e,\/4+e-2}.
Scelto 5 in questo modo, avremo quindi |x2 - 4| < e se |x - 2| < 5 _
4+e
1--_..-11l...1_.::i11í11i1-1_-iliíiiiiì
I-là I I I I I I I I I I I
"I
I
4-e
-,_ -_._
2-5 2_5
6.8 Esempi.
6.10 Esempi.
6.11 Esempio. Le funzioni sin x e cos x sono continue su lR. Per verificarlo, osserviamo
preliminarinente che vale la seguente disuguaglianza:
|sinx| < |x|, x 75 0. (6.2)
/F,
I
I
II
II.
\.\I
\_›
52 2 - Limiti e funzioni continue
Pertanto, dato e > 0 basterà scegliere 5 = e, cosicché, se lx - x0| < 5 avremo allora
Isinx - sinx0| < 5 = e.
» Lasciamo al lettore il compito di verificare la continuità della funzione coseno su
IR.
Complementi
Continuità uniforme
Come già osservato, nella definizione di continuità il numero 5 dipende, oltre che
dalla scelta di e, pure dalla scelta del punto x0. Nei casi in cui 5 si possa scegliere
indipendentemente da xo, si dice che la funzione f è uniformemente continua.
6.12 Definizione. Una funzione f : X -› IR si dice uniformemente continua su X se per
ogni e > 0 esiste5 > 0 tale che, se x1,xz G X e |x1 - xz| < 5allora |f(x1) - f(xz)| < e.
Se x e y sono grandezze geometriche o fisiche, legate da una funzione y = f (x)
uniformemente continua, comunque scelta una tolleranza e, per ottenere il valore di y
con un errore < e basterà quindi calcolare f (x) prendendo come valore per x una mi-
sura approssimata della corrispondente grandezza, con un errore minore del numero
5 che interviene nella definizione.
Mostrare che ogni ftmzione f (x) = ax + b, con a, b G lR, è uniformemente continua
su IR. Mostrare che la funzione f (x) = 1 /x non è unifonnemente continua su (0, 1] e
che la funzione f (x) = x2 non è uniformemente continua su [O, +00).
Il seguente risultato è uno dei più importanti dell'Analisi Matematica.
6.13 Teorema (di Heine-Cantor2). Sia f una funzione definita e continua su un intervallo
limitato e chiuso [a, bl. Allora f è uniformemente continua su [a, bl.
Esercizi
2.1 Verificare la continuità di f(x) = (x - 1) /x in x0 = 2 (ragionare come negli
Esempi 6.8).
2.2 Verificare la continuità di f (x) = \/ x2 + 2x in x0 = 0.
2.3 Verificare la continuità di f (x) = |x| in x0 : 0.
2.4 Mostrare che la funzione parte intera (Esempio 3.7) non è continua nei punti
X0 E Z.
2.5 Mostrare che la funzione mantissa (Esempio 3.8) non è continua nei punti x0 G
Z.
o_-G-oi-_--O ›
X0-li x0 X0-I-ll
V\›
I ------------ --
íliiiplii
U\{X0}
Come primi esempi di limiti abbiamo quindi quelli provenienti da ftmzioni continue,
come
limxz = 4, lime” = e, limsinx = 0, lirncosx = 1.
x-›2 x-›1 x-›O x-›O
7.2 Teorema (dell'unicità del limite). Una funzione f : X -› IR non può tendere a due
limiti distinti per x -› xo.
Dimostrazione. Per assurdo, sia lirn f (x) = 11 e lim f(x) = lz, con Z1 75 lz. Supposto
x-›x0 x-›x0
ad esempio e = (lz - lz)/4, gli intorni V1 = (11 - e, ll + e) e Vz = (lz - c-:,lz + e)
risultano disgiunti_
§7 _ Limit' di fimzfom, api di dfscontmuifà 551
V1 V2
7.4 Definizione. Diciamo che f(x) ha limite +oo (-oo) per x tendente a xg, e scriviamo
se, per ogni K G lR esiste 5 > 0 tale che, per ogni x nel dominio X con lx - x0| < 5, x 75 xo,
si abbia f (x) > K (rispettivamente f (x) < K).
Il caso del limite l _ +oo è illustrato nella figura seguente, dove in corrispondenza
ad un certo K si è considerato un possibile valore di 5.
1< ------- -- - -- - - - - - - --
._ _._ I_-
_ _ _ I * I . ›
/'X0 '\
XQ-Ö X0-I-Ö
56 2 - Limiti e funzioni continue
mo pensare positivo, risulta 1/x2 > K non appena |x| -< 1/ \/K, x 75 0. Quindi la
definizione precedente è soddisfatta scegliendo 0 < 5 5 1 /
Nelle definizioni precedenti è sempre sottointeso che f (x) risulti definita in tutto
un intorno di xo, eventualmente privato di xo stesso. Consideriamo invece ora una
ftmzione f (x) il cui dominio X includa un intervallo illiinitato superiormente.
7.6 Definizione. Diciamo che f ha limite l G lR per x tendente a +oo, e scriviamo
lim f (x) = l,
x->-I-oo
se, per ogni e > 0 esiste K G IR tale che, per ognigxMG_JX con x > K risulti - l| < e.
Nella figura seguente è illlustrata la definizione ed è indicato, in corrispondenza
ad un certo e > 0, il più piccolo valore di K ammissibile.
I ›
Analogamente, si verificano i limiti
-e- - - - - - - - - - - - - - - - - --
li:m x"=0(r<0), lin1ax=0(0<a<1).
x-›+o0 x-›+oo
7.9 Definizione. Siano x0,l G IR, e f : X -› IR una funzione definita in un intorno di xo,
eventualmente privato di xo.
Si dice che f ha limite l, o tende a l, per x che tende a x0, e si scrive
lim f (x) = l,
X-+360
se per ogni K G IR esiste H G IR tale che, se x G X, x 75 xo e x > H allora f(x) > K. Nella
figura seguente è illustrato, in corrispondenza di un certo K, il più piccolo valore di H
per cui la condizione precedente è verificata.
K , _ _ _ _ _ _ __
E
__
E facile verificare che il Teorema 7.2 vale ancora in questo contesto più generale.
7.10 Esempio. Risulta x" = +oo (r > 0). Infatti, preso K G IR, che possiamo
X OO
liin f(x) = l
+
(rispettivamente, lim f (x) = l),
__
se per ogni intorno V di I esiste un intorno destro (rispettivamente, sinistro) LI di xo tale che,
sex G X,x 75 xoex G LIalloraf(x) G V.
7.13 Esempi.
a) Risulta
lim logax= _c›o (a > 1), lim logax= -oo (0<a< 1).
x-›0+ x-›0+
Ad esempio, nel caso in cui a > 1, per ogni K > 0 la disequazione loga x < K è
soddisfatta non appena 0 < x < af( _ La condizione nella precedente definizione
di limite destro è quindi soddisfatta se V = (K, +00), LI = (0, ax )-
b) Si verifica immediatamente che
Si dice poi che f ha una discontinuità di seconda specie quando tale funzione non è
continua in xo e non ha in x0 né una discontinuità artificiale, né una discontinuità di prima
specie, ossia, uno almeno dei limiti destro o sinistro non esiste o vale +oo, oppure -oo.
7.16 Esempi.
Si vede subito che sarebbe equivalente richiedere che ogni intorno di xo contenga
infiniti punti di X_ Non si richiede, invece, che xg stesso appartenga a X _
7.18 Esempi.
a) Per l'insieme X = {0} LJ (1, +oo) sono punti di accumulazione tutti i punti dell'in-
tervallo [1, +00), così come +oo. In particolare, 0 non è un punto di accumulazione
nonostante appartenga ad _2_(, mentre 1 è un punto di accumulazione sebbene non
appartenga a X_
b) L'insieme {1/ n : n G IN, n 2 1} ha x0 = 0 come punto di accumulazione. Infatti,
dato 5 > 0, l'intorno (-5, 5) di 0 contiene tutti i punti 1/n con n > 1/5.
I
2 1
ÉO - OJI-I I I
_1 _Z
s 0 +r~JI<.›
-_-*IH-I I I gl-3 -r-›l=~U1
60 2 - Limiti e funzioni continue
7.19 Definizione. Siano x0,l G IR, e sia f : X -› IR una funzione il cui dominio X C IR
abbia x0 come punto di accumulazione. I
Si dice che f ha limite l, o tende a l, per x che tende a x0,_e si scrive
lim f(x) = l,
I->3C0
7.20 Teorema (limite di restrizioni). Siano x0,l G IR, e f : X -› IR una funzione il cui
dominio X C IR abbia x0 come punto di accumulazione. Sia Y un sottoinsieme di X avente xo
come punto di accumulazione. Allora, se l`_11›n f (x) = l risulta lim f|y(x) : l.
X X0 I->.'t'U
E importante osservare che dall'esistenza del limite per una restrizione non segue
l'esistenza del limite per la funzione stessa, come mostrano i seguenti esempi.
7.21 Esempi.
a) Consideriamo la funzione f (x) = sin x, e l'insieme Y1 = {2nrr : n G IN}, avente
+00 come punto di accuinulazione. Abbiamo f |y1 (x) = 0 per ogni x G Y1, quindi
lim f|y1(x) = 0. Invece, posto Yz = {7r/2 +2nrc: n G N}, 1isultaf|y.,(x) = 1
x-›-I-oo *-
per ogni x G Yz, pertanto lirn f |y2 (x) = 1. Avendo ottenuto limiti diversi per
X_} OO
n
§7 - Limiti di funzioni; tipi di discontinuità 61
Complementi
Prime e ultime ragioni in Newton
Consideriamo qui un bellissimo problema che Newton3 affronta nel suo Tractatus de
quadratura curvarum (di cui i primi appunti risalgono al 1665-1666 e la redazione de-
finitiva al 1676; la pubblicazione è solo nel 1704, come appendice all'Ottica). Si tratta
del calcolo di un lirnite che interviene in un problema geometrico.
Si considerino due rette fisse r e p che si interse-
cano in un punto A, e un'altra retta mobile p' come p
in figura. Il punto B in figura sia scelto in modo che
PA = PB. Supponiamo poi che la retta p' ruoti in ver- I
so orario fino a sovrapporsi alla retta p. Calcolare il P
limite del rapporto AB /AC quando l'angolo 9 tende P
a zero. B
Commento. L'idea è quella di costruire un triangolo r -
simile ad ABC che non degeneri in un punto quando A C
9 tende a 0.
Indichiamo con a l'angolo con cui si intersecano
le rette r e p. Si consideri poi la retta PD parallela ad AB e la retta PE ortogonale a PA,
come nella figura seguente.
P
/O* p,
p B
r E 04 2 2
D A C
Ora si osservi che, quando 6 -› 0, gli angoli PBA e PAB tendono a diventare retti
(perché il triangolo PAB è isoscele e la somrna degli angoli di un triangolo vale rr);
quindi essendo il triangolo ABC siinile a DPC, abbiamo
I liinëã-lung)-"F3-sma
6-›O BC -9-›O DC _ EA _ °
Newton direbbe che l'ulti1na ragione (rapporto) delle quantità evanescenti, cioè l'ul-
tima ragione di AB e BC, è il rapporto che hanno EP e EA.
Questa "ultima ragione di due quantità evanescenti" corrisponde a quello che per
noi è il valore del lirnite del rapporto - un limite della forma indeterminata 0/ 0. Pre-
cisamente Newton spiega così: "Per ultime ragioni delle quantità evanescenti si de-
ve intendere il rapporto delle quantità non prima di diventare nulle e non dopo, ma
3 Isaac Newton, 1642-1727.
62 _ 2 - Limiti e funzioni continue
quello col quale si annullano [_._]. Si può anche obiettare che se vengono date le ultiine
ragioni delle quantità evanescenti, saranno anche date le ultime grandezze [...].Que-
sta obiezione però si basa su false ipotesi. Le ultime ragioni con cui quelle quantità
si annullano non sono in realtà le ragioni delle ultiine quantità, ma i ljiniti ai quali
le ragioni delle quantità evanescenti si avvicinano sempre, illimitatamente, e ai quali
si possono avvicinare per più di qualunque differenza data, e che però, non possono
mai superare, né toccare priina che le quantità siano diminuite all'infinito".
Nelle ultime righe appare sostanzialrnente la definizione di limite secondo New-
ton; si vede che è nella sostanza un poco diversa dalla nostra definizione rigorosa, ma
Newton ha piena consapevolezza operativa.
Confrontare con attenzione la definizione di Newton e la nostra. Secondo Newton,
se f (x) tende a l per x tendente a x0, può essere f (x) = l in un intorno di x0? E per
noi?
Sul concetto di limite
Il concetto di limite ha avuto una genesi molto travagliata. La formulazione che ab-
biamo presentato va considerata veramente come una grande conquista dell'intelletto
umano. La priina forrnulazione vicina a quella moderna è stata data da Cauchy4 nella
Analyse algebrique del 1821, dove scrive "Quando valori successivamente attribuiti ad
una stessa variabile si avvicinano indefinitamente ad un valore fisso, in modo tale da
differire da esso meno di quanto si vuole, questo valore fisso è chiamato il ljinite di
tutti gli altri".
Come si vede, non compaiono ancora gli e, 5, che sono stati introdotti da Bonnet5
nel 1871, il quale scriveva: “Essendo data una funzione f (x) di una variabile x, si dice
che questa funzione tende verso un liinite finito e determinato I per x che tende verso
un valore particolare x0, quando dopo aver fissato arbitrariamente un ntunero reale
positivo e piccolo quanto si vuole è possibile trovare un altro numero reale positivo 5
tale che, per ogni valore di x la cui differenza con x0 ha un modulo diverso da zero ma
minore di 5, il valore corrispondente di f (x) abbia con l una differenza il cui modulo
sia compreso fra 0 e e."
Infine riportiamo la definizione di Weierstrassó, data dal suo allievo Heine nel
1872: "Se data una qualsiasi grandezza e esiste una 50 tale che per 0 < 5 < 50 la
differenza f (x0 + 5) - l è minore di e in valore assoluto, allora l è il liinite di f (x) per
x = xo" (sì, proprio "per x = x0”).
Funzioni discontinue curiose
Abbiamo già visto vari esempi di funzioni continue o discontinue. Discutiamo ora
due esempi meno banali.
1) Verificare che la seguente funzione è continua in x0 = 0:
fa-{:. :::;å
4 Augustin-Louis Cauchy, 1789-1857.
5 Pierre Ossian Bonnet, 1819-1892.
6 Karl Theodor Wilhehn Weierstrass, 1815-1897.
Esercizi 2 63
0 sex¢Q
g(x):{š sex=§,pGZ,qGlN,q750,
Esercizi
2.6 Verificare, direttamente mediante la definizione, che valgono i seguenti limiti:
_ \/È - 1 _ _ x _ _ _
(a) x51›I¬l-lw_xí _ O' (b) xlinf- É--_1 _ _°°' (C) x5›1T<›<›IxI _ +oo'
2.7 Verificare che i seguenti limiti non esistono:
- - - 2 -
lun M(x), lim smx , lim cose x , -
Inn 1
-(1 1
+cos E), -
lun x sin x
x-›+0-0 x-›+00 x-›-I-oo x_›0+ JC x-›+oo
If(X)-1I<1/2
per x G ll, x 75 xo. Ma ciò implica che tali valori di f siano tutti maggiori di l / 2,
e quindi essi saranno tutti positivi. Analogamente si ragiona quando l è un numero
negativo. I:I
Ovvie varianti valgono quando l = :l:oo, ed anche per i limiti destri o sinistri. Se
applichiamo poi il teorema ad una funzione continua in xo otteniamo che esiste un
intorno di xo in cui f (x) ha lo stesso segno di f(x0)_
8.2 Osservazione. Si osservi che il teorema di permanenza del segno non è invertibile:
se in qualche intorno di xo, privato di xo, si ha f(x) > 0 ed esiste il limite f(x) = l,
O
allora si può solo dire che l 2 0 (per assurdo, se fosse l < 0, ___). Ad esempio, lirn) x2 = 0
X-)
EQ/ël Teorema (algebra dei limiti). Siano ƒ, g duefunzioni definite in un intorno di x0 E IR,
privato eventualmente di x0. Sia x-›x0
lim f(x) = 11 e x-›x0
lim g(x) = 12, con 11,12 E IR. Allora
1) 1im(f(I)+8(X)) -11 +12;
I_}X0
Dimostrazione. 1) Dato e > O, esistono intorni L11 e L12 di xo tali che |ƒ(x) - 11| < e/2
se x E L11, x çé xo e -12| < e/2 se x E L12, x çé x0. Ora, se x 7% x0 appartiene
all'intersezione L11 H 1,12, che è ancora un intorno di x0 (Osservazione 6.2 a)), avremo
mx) +g<x> ~ (11 +12>| s |f<x› ~111+ |g<x› -12| < 2 +5; = E»
2) Possiamo scrivere, sommando e sottraendo il termine 11g(x),
1 1 _|1-g(x)!
|g<x> 12| * lg<x>|12 ' (82)
Si osservi che la funzione g(x) - 12/2 ha limite 12 / 2 per x -› x0. Per il teorema di
permanenza del segno applicato a tale funzione, esiste quindi un intorno L11 di x0 tale
che g(x) - 12/2 > O, ossia g(x) > 12/2 se x E L11 \ {x0}. Inoltre, esiste un intorno L12
di x0 tale che |g(x) - 12| 5 elš / 2. Dalla formula (8.2) otteniamo quindi
F›6 Corollario. Le funzioni polinomiali sono continue su IR. Le funzioni razionali sono
continue in ogni punto dove non si annulla il denominatore.
Almeno in alcuni casi il Teorema 8.4 continua a valere se uno od entrambi i limiti 11 o 12
valgono :|:oo. Il significato da dare ad 11 + 12, 1112, 1/12 è allora chiarito dalla seguente
tabella:
+oo+c>o=-I-oo; -oo-oo:-oo
Così ad esempio, se xl_'_n;nOf(x) = +oo, e xlišno g(x) = +oo, allora xlgngo + g(x)) =
+00 + 00 = +00, X%X0
lim f(x)g(x) = (+00)(+00) = +00, ecc.
Ovvie varianti valgono per i limiti destri e sinistri. Le dimostrazioni relative (una
per ognuno dei casi contemplati nella tabella) sono iminediate, e vengono lasciate allo
studente come esercizio. Si verifica anche facihnente il seguente risultato.
§8 - Proprietà dei limiti di funzioni 67
8.7' Teorema. Se liin f(x) = 1 E lR, e lim g(x) = O, con g(x) çé 0 in un intorno di xg,
x-›x0 x-+x0
privato di x0, allora
f(x)
X1iI>I.'1Cl0 l
I
che vengono dette forme indeterminate. Con questo si intende, ad esempio, che se ƒ (x)
e g(x) tendono entrambe a +oo per x tendente a x0, non è possibile determinare il
valore del limite della fimzione f (x) / g(x) senza ulteriori informazioni. In altre parole, i
valori dei limiti delle due funzioni non bastano, in questi casi, a concludere riguardo al limite
del rapporto. Vedremo in seguito diversi strumenti per calcolare il limite di forme in-
deterrninate. Il caso di funzioni polinomiali e razionali sono considerati negli esempi
alla fine di questo paragrafo.
8.9 Esempio. La funzione tan x = (sin x) / cos x, come quoziente di funzioni continue,
è continua in ogni punto x 75 rr/ 2 + kn, k E Z. Per il Teorema 8.7 abbiamo anche
8.10 Esempi.
presenta sotto la forma indeterminata ico / 1|; oo. Basterà però scrivere
a_0 mal
lim -Lx) = lim xh + x"_1 + 1 1 ' + an x”_'"
x-›+<›<› Q(x) x-›+<>o 11% _|_ š%_T + . _ _ + bm
a _ _
=-1l1rnx"m
19m x-›+oo
O se n < m
lim P(x)
-_= a,,/lim sen = m (8.3)
x_›+°° Q(x) :too se n > m,
Esercizi
2.8 Calcolare i seguenti limiti:
1 -x x2 - 25 coszx
l' x, b ` 1 , l' -í, d l' -1?.
(Q) x]i1)xCOSx+e () cos(rtx)+3 (C) xlllšš x-5 ( )x-lg?/21-smx
2.9 Determinare per quali valori del parametro reale k sono continue le seguenti
ftmzioniz
9.1 Ééorema (dei due carabinieri). Siano ƒ, g,l1 tre funzioni tali che in un intorno di
x0 G IR, escluso al piu xo, sia f(x) É g(x) 5 l1(x); se è xli_1rx10f(x) = xlL1;C10l1(x) = l E ]R,
allora è anche xl`_11;1;O g(x) = 1.
Dimostrazione. Dato e > 0, sappiamo che esistono intorni LI1 e U2 di x0 tali che 1 - e <
f(x) per x E Ll1\{x0}, e h(x) < 1+ e per x € U2 \ {x0}. Avremo quindi
1-e<ƒ(x)§g(x)§h(x)<l+c-I perx€Ll1ñLI2\{x0},
lim É-1l'í
x-›O JC
= 1. (9.1)
Vale la seguente variante del teorema dei due carabinieri, nel caso in cui il limite
valga +oo, oppure -oo.
70 2 - Limiti e funzioni continue _
9.3 Teorema. Siano f, g due funzioni tali che in un intorno di x0 € IR, escluso al più xo, sia
f(x) *_< g(x); se è xl;1›1;0 = +oo, allora è anche xlìrno g(x) = +oo; se invece xli_1å1O g(x) =
-oo allora liin = -oo.
X-HCG
allora xl1';r;1J10f(x)g(x) = O.
2)1iSe§_pplf_1r;1;Ci__
x 0 =.- +oo e g(x) è limitata inferiormente in un intorno di xo, privato di
xo, allora xl`_1n;\ + g(x) = +oo.
O
3) Se è x]i;1›1;C1 f(x) = -oo e g(x) è limitata superiormente in un intorno di xo, privato di
0
x0, allora xlj_r›rc10f(x) + g(x) = -oo.
9.5 Esempi.
a) Mostriamo che 1
liin x sin - = 0.
x-›0 X
Infatti, la funzione = x tende a +oo per x -› +oo, mentre g(x) = x2(1 + cos x)
è limitata inferiormente: essendo cos x 2 -1 per ogni x > 0, abbiamo 1 + cos x 2
§9 - Teoremi del confronto; cambiamento di variabili 71
O e quindi g(x) 2 O per ogni x. La conclusione segue quindi dal Corollario 9.4,
punto 2).
c) Verifichiaino che
lim x(3 - sinx) = +oo.
x-›-I-oo
f<x>-__ x(sinx_1
x - 5)
«
non ammette limite per x -› +oo. Possiamo ricavare sinx = 5 + f(x)(x - 1)/x.
Quindi, se f ammettesse lirnite, lo stesso accadrebbe per la fimzione sin x, e sap-
piamo che questo non è vero (Esempio 7.21).
Sia g definita in un intorno di yo, privato eventualmente di yo, e supponiamo che valga
una delle seguenti condizioni:
1) yš yo per ogni x E X ed esista il limite ylìrr; g(1/) in IR;
0
9.8 Esempi.
a) Verifichiamo il liinite seguente:
_ arcsin x
lim _ 1.
x-:-0 X
la .2
_ 1-cosx
2
1
<9-ß›
Moltiplicando nurneratore e denominatore per 1 + cos x otteniaino
1 - cos x 1 sin x 2
x2 1+cosx( x
Ora, abbiamo lim cos x = 1 e inoltre
x-›0
nm
x-›O
= y-+1
1111122 = 1.
dove abbiamo applicato il cambio di variabile y = (sin x) / x, e il fatto che y -+ 1
per x -› 0 (limite notevole (9.1)). Quindi per l'algebra dei lirniti (Teorema 8.4)
abbiamo _
_ 1 - cos x _ 1 sin x 2 1 1
1xlgll x2 -1x1ì›T(I)1+cosx ( x )=--1:-_ 2 2
c) Risulta
_ 1-cos\3/x-5 _ 1-cosy 1
lim - lim f 2 - -,
x-›5 (JC - 5)2/3 y-+0 1/ 2
Esercizi
2. 12 Applicando i teoremi del confronto calcolare i seguenti limiti:
1 1
(a) lim 3x + sin2 x, (b) lim -Jül (3 - sin x + cos x), (c) liin sin x sin -.
x-›+00 x-›-00 X _ 1 x-›0 x
10 Limiti di successioni
In questo paragrafo ci concentriamo sui lirniti di quelle funzioni che hanno come
dominio l'insieme N dei numeri naturali. Esse sono dette successioni numeriche.
Si indica poi con {a,,} l'insieme dei valori della successione (vale a dire, i numeri reali
che compaiono almeno una volta nella successione):
{a,,} = {x G IR : esiste n G N tale che x = a,,}.
10.2 Esempio. Riportiamo qui alcuni esempi di successioni, dandone il termine gene-
rico an e, a fianco, la sua scrittura per esteso (si intende, dei primi termini):
a,, = 112; o,1,4,9,16,...,
an = -n; O, -1, -2, -3, -4, . _ . ,
an =r(dover€]R); r,r,r,r,r,...,
an = (-1)"; 1,-1,1, -1,1,-..,
an = (-1)"+1; -1,1,-1,1,-1,....
Si noti in particolare che l'ultima successione e la penultima sono diverse, sebbene
l'insieme dei valori assunti, {-1, 1}, sia lo stesso.
Le successioni intervengono sostanziahnente in ogni processo di approssimazio-
ne. Ad esempio, dato il numero reale l = \/È, la cui rappresentazione decimale
è 1,414. .. possiamo considerare la successione delle sue rappresentazioni decirnali
troncate, ag = 1; a1 = 1,4; ag = 1,41;. _. Sulla bontà di tali approssimazioni qui
possiamo senz'altro dire che
Questa affermazione espriine con il linguaggio comune il fatto che af, tende ad I (per
n che tende ad infinito), nel senso precisato della seguente definizione.
10.3 Definizione. Sia (an) una successione e sia l E IR. Si dice che la successione (an) è
convergente al limite l, e si scrive
lim an = I, od anche an -> l,
H-)0O
se per ogni e > O esiste ng E IN tale che per ogni n > ng risulta |a,, - 1| < e.
Si può quindi dire che 1i_m an = l se e solo se, considerato un qualsiasi e > O, gli
H OO
indici relativi ai termini della successione che cadono al di fuori del1'intorno di centro
l e raggio e sono in numero finito.
In effetti, se la definizione precedente è soddisfatta, allora tali indici sono da ri-
cercarsi nell'insieme finito «[O, 1, 2, _ . ., ng} e viceversa, se tali indici sono in numero
finito, basterà per soddisfare la definizione prendere ng uguale al massimo di questi.
10.4 Osservazione. Nel seguito un po' impropriamente chiameremo successione an-
che una funzione avente come dominio l'insieme di tutti i numeri naturali maggiori
di un certo valore; ad esempio an 1/ n, che è definita solo per n > O. E chiaro
che la definizione di limite può riferirsi senza alcun cambiamento a questo caso più
generale.
10.5 Esempio. Risulta lim 1 /n = O. Fissato e > O, basterà infatti scegliere ng > 1 / e;
?'l_}0O
pern > ng si avrà allora |1/n| = 1/n < 1/ng < e.
§10 - Liiniti di successioni 75
Si noti, in particolare, che ogni intorno di +oo contiene un numero naturale (+oo è
un punto di accuinulazione di ]N). p
Per questa ragione possiamo immediatamente estendere alle successioni le pro-
prietà, l'algebra dei limiti e i teoremi del confronto dimostrati per i lirniti di funzioni.
Ad esempio: il limite di una successione, se esiste, è unico; inoltre, se an -› Z1 e
bn -› 12, 11,12 E IR, allora an + bn -> 11 +12; se |an| 5 bn e bn -› 0 allora an -› 0,
ecc. Invitiamo tuttavia il lettore a dimostrare nuovamente questi risultati basandosi
direttainente sulla Definizione 10.3. Vale inoltre il seguente risultato.
10.7 Teorema. Una successione convergente è limitata.
se per ogni K E ]R esiste ng G IN tale che per ogni n > ng risulta an > K (an < K,
rispettivamente).
Si dicono regolari quelle successioni che sono o convergenti, o positivamente o negativa-
mente divergenti. Le successioni non regolari saranno anche dette oscillanti.
Si riconosce ancora, nella prima parte, un caso particolare della definizione di li-
mite di funzione lim f(x) = :too (Definizione 7.19) nel caso di una funzione con
x->+oo
dominio X = N.
`Un esempio immediato di successione divergente è fornito dalla successione an =
n. E oscillante la successione nell'Esempio 10.6, che come si è detto non converge, e
neppure è divergente (verificarlo).
76 2 - Liiniti e funzioni continue
10.9 Teorema (di relazione). Sia f definita in un intorno di un punto xg E ]R, privato
eventualmente di xg. Sia l E IR. Allora XlimX0
f(x) == 1 se e solo se, per ogni successione (an)
tendente a l, con an 72 xg per ogni n, risulta f(an) -› l.
Si osservi che, per l'ipotesi sulla successione (an), fissato comunque un intorno LI
di xg, risulta che an appartiene definitivamente a ll \ {xg} e pertanto la composizione
f (an) è ben definita per n sufficientemente grande.
c) Risulta
TI
lim ”_=+o<›,
n-›oo nk
a>1,ke1R.
Infatti, posto 5 = a - 1, dalla formula del binomio risulta, per 0 < ng § n,
Otteniamo quindi
n _ n
E_ > (n no) O 5119.
nk nkng!
d) Mostriamo che
_ n!
l1m - = +oo
n-›oo gn
per ogni a > 0. Osserviamo che per ogni coppia di indici O < ng < n abbiamo
_
nl_1-2-3-...~ng-(ng+1)-...-n>n0H-Ho .
Pertanto
n! ng H 1
ai > (7) 7,30»
Fissando ng > a vediamo che (ng / a)" -› +oo e quindi, per il teorema del confron-
to, otteniamo la conclusione desiderata.
e) Mostriarno che
. rl"
l1m _ = +oo.
rl->oo 11!
Abbiamo
n" n n n
- - _.. - - > n
n! 1 2 n _ '
10.12 Osservazione. Il teorema di relazione è spesso utile per verificare che una fun-
zione f non aminette liinite per x -› xg. Basta infatti esibire due successioni an e bn
tendenti a xg, con an çé xg e bn çé xg per ogni n, tali che ƒ (an) e ƒ (bn) tendano a limiti
distinti. Riconsideriamo in particolare l'Esempio 7.21 alla luce del teorema di rela-
zione. Per verificare che la funzione f (x) = sin x non armnette lirnite per x -› +oo,
consideriamo le successioni an = % + Zrrn e bn = rm. Abbiamo f (an) = 1 per ogni
n, quindi ƒ(an) -+ 1. Invece f(bn) = 0 per ogni n, per cui f(bn) -› 0, da cui la
conclusione.
Esercizi
2. 14 Calcolare i seguenti limiti:
3 _
(a) li1n2`"+arctane", (b) lim n_-_2, (c) lim mi
n-+oo n-›c›o 115 + 1 n-›oo ¬ /n + 1
n' - n3 1 3
cd) ,;1;;,,,5_'_,.+3› <e›ngn«w`/finfi, <f>~/'J e/H
_ n" _ cosn _ , _
78 2 - Limiti e funzioni continue
Per le successioni monotone l'esistenza del limite è garantita dal seguente teorema,
che si basa sulla proprietà di completezza di IR.
1flQ2 Teorema. Se (an) è una successione crescente, allora li_m an = sup{an}. Se (an) è
T1 OO
Dimostrazione. Supponiamo (an) crescente e limitata, e poniamo I = lim an. Per ogni
l'l*}O0
e > 0, esisterà un termine ano tale che I - e < ano. D'altra parte per n > ng abbiamo
an 2 ano e pertanto l - e < an É 1. E quindi verificato che TIli_1;nOO an = 1.
Supponiamo ora (an) crescente e non limitata. Abbiamo allora sup{an} : +oo e
fissato K G IR arbitrario esiste un elemento della successione ano con ano > K. Per ogni
n > ng si ha an 2 ano, e quindi an > K. Quindi li_m an = +oo.
fl O0
Analogamente si tratta il caso delle successioni decrescenti, limitate o non limitate.
E]
Si noti che per la validità del teorema non è necessario che la condizione di mono-
tonia an § an+1, o an 2 an+1 sia verificata per ogni n, ma basta che sia verificata “da
un certo ng in poi" (si dice che la successione è definitivamente monotona).
§1 1 - Successioni monotone, sottosuccessioni 79
11.3 Osservazione. Il teorema precedente ammette ovvie varianti nel caso del limite
di una funzione f(x) monotona, quando x tende a xg G R da destra o da sinistra.
Lasciamo al lettore la formulazione precisa di questi risultati.
Se esprimiamo nella stessa maniera en+1, otteniamo una somma che contiene n + 2
addendi positivi, i primi n + 1 dei quali maggiorano i rispettivi nella (11.2). Risulta
dunque en+1 > en per ogni n.
Sempre da (11.2), si può facihnente dedurre che en < 3 per ogni n. Infatti
H 1 fl 1 k_1
€nílšOk!í1+Iš(š) 1
1~ (%)”
n51+--T-<1+-T=a 1
1-É 1-È
In conclusione, la successione in (11.1) è crescente e limitata e quindi convergente a
sup{en }, che è un nuinero reale non superiore a 3 e maggiore di el = 2. E
11.5 Definizione (numero di Neper). Il valore del limite della successione in (11.1) è detto
numero di Neper e denotato con la lettera e.
80 2 † Limiti e ftmzioni continue
Una valutazione numerica più accurata fornisce i primi termini della rappresenta-
zione decilnale come 2.718281828459._.. Si può mostrare che il numero e è irrazionale
e trascendente (non è radice di alcun polinomio con coefficienti interi).
Nel seguito giocherà un ruolo importante la funzione esponenziale ex e la corri-
spondente funzione inversa log x, logaritmo in base e.
11.6 Definizione. Siano date una successione (an) ed una successione (nl) di interi naturali
(quindi nl, G ]N per ogni lc G IN), e supponiamo inoltre ng < nl < ng < _ _ _ _ Diremo
sottosuccessione estratta dalla successione (an) secondo la legge (nl) la successione
Ad esempio, alla legge nk = k3 corrisponde la sottosuccessione ag, al, ag, a;;7, agl, _ _
La nozione di sottosuccessione trova la sua ragion d'essere nello studio di successioni
oscillanti. Ad esempio, per la successione (-1)", che non ainmette liinite, possiamo
individuare due sottosuccessioni che ammettono limite: quella dei termini di posto
pari, che è la successione costante = 1, e convergente quindi a 1, e quella dei termini
di posto dispari, successione costante = -1, che converge a -1.
Questo semplice esempio illustra il seguente risultato generale.
questo modo si definirà un intervallo Ig = [cg, dg] C [cl, dl] e bg _= an2 G Ig, per qual-
che ng > nl. Procedendo in questo modo si costruisce una successione di intervalli
In = [cn,dn], tali che In+l C In C [c, d] e
dn - Cn = -47:5, (11.3)
e una sottosuccessione bl, = ank soddisfacente
Ck É bk É dk. _ (11.4)
Complementi
Punti di accumulazione di una successione
Definizione. Data una successione (an) e un numero x, si dice che x è un punto di
accumulazione di (an) se esiste una sottosuccessione di (an) che converge a x.
Ad esempio, se una successione è convergente, allora il suo limite è un punto di
accumulazione; la successione an = (-1)" ha come punti di accuinulazione 1, -1; la
successione an _ sin(n7t/ 2) + 1 /n ha tre punti di accurnulazione: 0, 1, -1.
Una definizione equivalente di punto di accumulazione è la seguente (verificare
l'equiva1enza con la precedente): x è un punto di accumulazione di (an) se in ogni intorno
di x cadono infiniti termini della successione. Notare la differenza con la definizione di
limite, che si può esprimere invece così: “in ogni intorno di x cadono tutti i termini
della successione eccetto eventuahnente un numero finiti di essi".
Se sup{an} - +oo diciamo che +oo è un punto di accumulazione di (an) ; se
inf{an} = -oo diciamo che -oo è un punto di accumulazione.
Indichiamo ora con X C R l'insieme dei punti di accumulazione di una succes-
sione (an). Mostrare che sup X e inf X sono anche punti di accumulazione. Tali valori
vengono detti rispettivamente il massiino e minimo liinite della successione e indicati
con
lim sup an = sup X, lim inf an = inf X.
1'I_>0O i'I_}C>O
se (an) ammette liinite, e in quel caso il massimo e miniino limite coincidono con il
valore del lirnite.
.um_.- _
Successioni di Cauchy
11.8 Definizione (successione di Cauchy). Una successione (an) si dice successione di
Cauchy o successione fondamentale, se per ogni e > 0 esiste N G IN tale che, se n, m > N
allora |an - an,| < e.
A confronto con la definizione di limite, qui non si sta richiedendo che i termini
della successione diventino vicini quanto vogliamo ad un certo numero l ma piuttosto
che diventino vicini quanto vogliamo tra di loro.
Mentre è chiaro che ogni successione convergente è di Cauchy (verificarlo), si può
anche dimostrare che, viceversa, ogni successione di Cauchy è convergente. Per verifi-
care la convergenza di una successione, non occorre quindi conoscerne a priori un
candidato valore del limite, ma basta confrontare tra loro i termini della successione.
Questo risultato è equivalente alla proprietà di completezza dei numeri reali, o anche
al teorema sulla regolarità delle funzioni monotone.
Assioma della scelta. Data una famiglia .F di sottoinsiemi non vuoti di un insieme E,
esiste unafunzione cp : _7-` -+ E tale che, per ogni X G .7-`, 4›(X) G X.
Sia f una funzione definita in un intorno di un punto xg, privato di xg. Se per qualche nu-
mero realel G lR e Per o8" isuccessione an -› x0 , con an xg Per o8ni n, risulta an -> 1,
allora esiste il limite lim f(x) = Z.
X_}X0
9 Ernst Friedrich Ferdinand Zermelo, 1871-1953; Adolf Abraham Halevi Fraenkel, 1891-1965.
§11 - Successioni monotone, sottosuccessioni 83
Dimostrazione. Per assurdo, supponiamo che non sia vero che I->X()
liin f(x) = 1. Allora
esiste e > O e, per ogni 5 > 0, esiste x tale che |x - xg| < 5, x 75 xg e |f(x) - 1| 2 e.
Quindi,perognin = 1,2,.._,esisteunxtaleche |x - xg| < %, x 75 xge - 1| 2 e.
Questo significa che, per ogni n = 1, 2, _ _ _, l'insieme
1
LIn={xGlR:|x-xg|<-1;,x7$xg,|ƒ(x)-l|2e}
è non vuoto. Per l'assioma della scelta (applicato alla famiglia di insiemi .F = {Lln;
n = 1, 2, _ _ e E = IR), esiste una funzione ll\l \ {0} -› lR, ossia una successione an,
tale che an G Un per ogni n. Pertanto
1
Queste informazioni ci dicono che an 7% xg per ogni n, an -› xg, ma f (an) non tende a
1, contro l'ipotesi. Questo conclude la dimostrazione. EJ
Si osservi che, in questa applicazione, abbiamo usato l'assioma della scelta per una
famiglia di insiemi .F nmnerabile (che si può cioè mettere in corrispondenza biunivoca
con l'insieme dei numeri naturali). La diffidenza dei matematici verso questo assioma
risiede nel fatto che, quando applicato a famiglie non-numerabili di insiemi, esso può
implicare dei risultati paradossali (il termine paradossale qui non significa che siano
falsi, ma piuttosto anti-intuitivi). Una di queste conseguenze è il seguente risultato.
Paradosso di Banach-Tarski.10 È possibile ripartire una palla piena di raggio unitario in
5 parti disgiunte, sottoporre ciascuna parte separatamente a una isometria (quindi, non sono
ammessi stiracchiamenti) e ottenere così due palle piene di raggio unitario.
Non si deve pensare a ciascuno di questi pezzi come a qualcosa di solido, delimi-
tato da superfici lisce; piuttosto, si deve pensare a insiemi incredibilrnente irregolari,
come un formaggio con infiniti buchi, piccolissirni e disseminati ovunque.
La dimostrazione si basa, oltre che sull'assioma della scelta, anche su una proprie-
tà del gruppo delle rotazioni nello spazio tridiinensionale, che è abbastanza grande
da permettere scherzi di questo tipo. Infatti, l'analogo del paradosso nel piano non
vale.
an = 2an_l per n 2 1,
(IQ I 5,
ossia ag = 5,al -_ 10, ag = 20, _ _ _ Si vede subito che la formula che espriine an in
funzione di n è di tipo esponenziale: an = 5 - 2".
Si consideri ora la successione definita per ricorrenza come
C1 + C2 = I
cl +cg = 1.
a _l(1+\/š)"+l(1-\/5)"
"-2 2 2 2 '
Questa successione prende il nome di successione di Fibonacci, dal matematico
pisano Leonardo Fibonacci (1170-1240 ca_), che l'aveva studiata motivato da un pro-
blema sulla riproduzione di conigli: an rappresenta il numero di coppie di conigli
dopo n mesi, assulnendo che inizialmente ci sia una coppia, che ogni coppia diven-
ti fertile a un mese dalla nascita e che ogni coppia generi un'altra coppia ogni mese
(quindi la gestazione dura 1 mese).
§12 - Liniiti notevoli 85
Esercizi
2.16 Mostrare che la successione an = 1 + e_" / (n2 + n + 1) è strettamente decre-
scente e limitata, e determinarne il limite.
zå1 Il
12 Limiti notevoli
In questo paragrafo vedremo un certo nuinero di lirniti notevoli. Questi risultati si
rivelano particolarmente utili quando vengono applicati insieme alle regole di calcolo
già viste per il limite della somma, prodotto, quoziente e composizione funzionale. I
seguenti primi due liiniti sono già stati introdotti nei paragrafi precedenti.
a) Risulta _
11m iìfí
x-›0 JC
= 1, (12.1)
come abbiamo verificato nell'Esempio 9.2.
b) Vale
_ 1-cosx 1
in .Z af (122)
si veda l'Esempio 9.8 b).
c) lirn 1 + 1 x = e. Il risultato segue dal teorema del confronto e dalla definizione
x-›-l-oo x
del numero di Neper. Infatti denotando con n = |x| la parte intera di x, risulta
86 2 - Limiti e funzioni continue
nÉx<n+1,dacui
c1+n?n>'@ <1+;>2<1+%>"“›
e il primo e terzo membro di queste disuguaglianze tendono ad e.
) X lirn
-OO
(1 + š)x = e. Si esegue la sostituzione x = -y - 1. Per x -› +oo risulta
y-› -oo,equindi
<1+%›*-<8;-ì.>"*-<1+;>y<1+;>-E-1-
per il risultato del punto precedente.
I
a 1' 1 y fl
(Hal _ |(1+;l l f
si conclude combinando i limiti precedenti e la continuità della funzione x”.
dove si sono applicati i limiti in c) e d), combinati con la continuità della funzione
logaritmo.
8) lirrô 19g“gC1+x) -_ loga e (a > O, a yé 1). Si applica il lirnite al punto precedente dopo
X_)
aver scritto loga(1 + x) = log(1 + x) loga e.
11) linà 5% = loga (a > O). Si opera la sostituzione y = ax - 1, osservando che
X_)
y -› O per x -› 0. Siccome _
ax - 1É H
x loga (1 + y) '
_ _ «-1 _ _
1) hrrà “+32 - a (ac G IR). Possiamo scrivere
I-}
11m(1+x)“ 71 - y-›0
x-›0 log(1 + x)
um log(1
“V+ y) - «_
Per una dimostrazione alternativa degli ultimi tre limiti, si veda l'Esempio 22.3.
I seguenti esempi illustrano l'utilizzo dei precedenti risultati nel calcolo di liiniti.
La strategia è quella di manipolare le espressioni che intervengono in modo da fare
comparire i limiti notevoli.
12.1 Esempi.
a) Calcoliamo il liniite
hm 1 -.cos \/xl _
x-›0+ S111 33€
Il limite proposto vale quindi 1 - 1 - ílöš = Tila-g-2 (per il calcolo del limite di
sin(log(x + 1 / log(x + 1) abbiamo iinplicitamente eseguito il cambio di variabile
y=log(x+1) (y -›0perx -› 0).
c) Risulta
1 il- log(1/x) _ logx
lim
x-›+oo ( )
- Hlogx = lirn e2+1°8-Y = lim e 2+1f-*Sx = e_1_
JC x-›+oo x-›-l-oo
d) Abbiamo
Esercizi
2. 18 Calcolare i seguenti limiti:
l> f = o(g) per x -› xg (che si legge "f è 'o piccolo' di g”) se x-›xg
lim 1(-xl
g(x)
= 0.
13.3 Esempi.
c) Risulta sin x ~ x per x -› 0. Infatti lirn) (sin x) /x = 1. Allo stesso modo si possono
X-->
riscrivere gli altri lirniti notevoli con questo linguaggio: 1 - cos x ~ (1 / 2)x2, ax -
1 ~ (log a)x (a > 0), log(1 + x) ~ x, sempre per x -› 0.
90 2 - Limiti e funzioni continue
b) Risulta ovviamente f ~ f _
c) Si ha f ~ g <<:› g ~ f. Infatti, xl;1›1gOf(x)/g(x) = 1 se e solo se xli_n;C10g(x)/f(x) =
1.
d) Se f ~ g e g ~ h, allora f ~ h. Infatti, scrivendo
f(x)/l'1(x) = lf(X)/S(X)ll8(x)/l1(x)l
otteniamo xli_›r1;10f(x)/h(x) = 1 - 1 = 1.
e) Dalla stessa definizione risulta subito che f = o(1) 4:» xl_i_1›1;1 f(x) -= 0.
0
Sebbene i simboli di Landau siano stati definiti soltanto in espressioni del tipo
f = o(g), in pratica essi si usano con maggior libertà. Ad esempio, si scrive sin x =
x + o(x) (per x -> 0) per dire sin x _ x + con = o(x). In generale, ogni volta
che si incontra l'espressione o(g) si deve intendere una funzione f per cui vale f -=
o(g), ma non necessariamente sempre la stessa funzione. Quindi, ad esempio, o(x) - o(x)
è una scrittura abbreviata per - g(x), con f(x) = o(x), g(x) = o(x). Occorre
quindi prestare attenzione al fatto che non si possono applicare agli “o piccoli” le
usuali leggi di semplificazione. Lasciamo come esercizio le verifiche, tutte immediate,
di alcune regole di calcolo con i simboli di Landau. Si vedano, prima di continuare,
gli Esercizi 2.19, 2.20, e 2.21 seguenti.
13.5 Osservazione. In generale, da fl ~ fg, gl ~ gg, non segue che fl + gl ~ fg + gg.
Si prenda ad esempio fl (x) = x,fg(x) = x + 1, gl (x) = x, gg(x) = -x per x -› +oo.
In maniera simile, da f ~ g non segue che ef ~ eg _ Si prenda, ad esempio, f (x) =
x, g(x) = x + sin x, per x -› +oo.
§13 - Infiniti', infinitesimi e simboli di Landau 91
13.6 Teorema (principio di eliminazione dei termini trascurabili). Siano ƒ1, fg, gl, gg
funzioni definite e non nulle in un intorno di un punto x0 E IR privato di xo. Se fg = o(f1) e
gg = o(g1) allora
hm f1(x) +f2(x) __ lim (131)
X-“O 810€) + 82(x) JHXO 811%*
ammesso che uno dei due limiti esista.
I seguenti esempi illustrano l'uso dei simboli di Landau nel calcolo dei limiti.
13.7 Esempi.
a) Volendo calcolare il limite
_ x-|-sinxx
l1I'I1 f É ff s,
x-›+o0 x2 + ¬/x2 + 6-x
osserviamo che sinx x = o(x) e \/3 x2 + e_x = o(x2) per x -› +oo. Pertanto
1, x+sin2x _ 1_ x+o(x) __ l_ x _0
x-gl:-loo x2 + x +e -x
3/_2 _ x-›1I-|I}oo x2+ O(x)
2 + I
x-ìmw 7 _ °
b) Calcoliamo il limite
xlgnw ex [log(1 + ex) - x].
Abbiamo
quindi xx = o(ax).
b) Qualunque siano i numeri reali ai > O, a > 0, a yé 1, la funzione potenza xx è un
infinito di ordine superiore a loga x per x -› +oo. Risulta infatti I 00
loga x / xx =
O, quindi loga x = o(xx).
c) Le funzioni sin x, tan x, arcsin x, arctan x, ex - 1, log(1 + x), sono infinitesimi dello
stesso ordine di x per x -› O.
d) Le funzioni x e x(3 + cos x) sono infiniti non confrontabili per x -› +oo. Infat-
ti il limite x/ (x(3 + cos x)) non esiste. Analogamente per le funzioni ex e
x
ex+cos x
È utile costruire una scala di infiniti e infinitesimi con cui confrontare una data
funzione. Supponiamo, per fissare le idee, che x -› +oo. Possiamo allora considerare
la funzione ço(x) = x come infinito campione; le sue potenze xx con zx > O sono
pure degli infiniti per x -› +oo. Diremo allora che f(x) è un infinito di ordine zx
rispetto all'infinito campione x se ha lo stesso ordine di infinito di xx. Analogamente,
per funzioni infinitesime si può fissare come infinitesiino campione la funzione 1/ x
(sempre per x -› +oo). Diremo allora che f(x) è un infinitesimo di ordine a per
x -› +oo rispetto all'infinitesimo campione 1 /x se ha lo stesso ordine di infinitesimo
di (1 / x)x. Più in generale, vale la seguente definizione.
13.10 Definizione. Sia (p(x) un infinito (infinitesimo) per x -› xo, con go yé O per x #
xg. Diciamo che una funzione f è un infinito (infinitesimo) di ordine rx rispetto all'infinito
(infinitesimo) campione cp se il limite
x11_›n;0 % =1 (13.2)
esistefinito e non nullo. In quel caso la funzione lq;›(x)x si dice parte principale di ƒ rispetto
a cp.
S'intende, ovviamente, che la ftmzione q›(x)x sia ben definita in un intorno di xo
privato di xo.
§13 - Infiruh', infinitesimi e simboli di Landau 93
Si noti che la formula (13.2) potrebbe riscriversi come ƒ (x) ~ l cp(x)x, o anche come
f(x) =1fP(x)x + 0(€0(x)x)-
13.11 Esempio. La funzione f (x) = logx 3x è un infinitesimo di ordine 2 per x -› 1 / 3
rispetto all'infirútesiIno campione x - 1/3. Infatti, usando log(1 + y) = y + o(y) per
y -› O, con y = 3x - 1, abbiamo
In altre parole, nel caso dell'asintoto obliquo si sta affermando che la distanza in
verticale tra la funzione f (x) e la retta tende a zero quando x -> +oo.
f`ì
~ ¬._ -¬
I
.-
" u=.f<x>.
\
f(x)-mx-4 V
y=mx+q
| f ›
X
=x+(x-1)(;%1+0(š)) =x-I-2-1-o(1).
Esercizi
2. 19 Verificare le seguenti relazioni asintotiche per x -› x0:
2.20 Mostrare che vale o(xm) + o(x") = o(xP) per x -› O, dove p = min{m,n}
(m, n E IN), e analogamente se x -› +oo, con p = max{m, n}.
2.21 Mostrare che (x + xx + o(x2))3 = x3 + 3x4 + o(x4) per x -› O.
2.22 Calcolare nuovamente i liiniti dell'Esercizio 2.18 mediante l'uso del Teorema
13.6 (ossia, ragionando come negli Esempi 13.7).
2.23 Calcolare i seguenti limiti utilizzando il Teorema 13.6:
2_l ezx 2 t 3
(a) x-›+c›<:›
lim x °gx2;§2
rtf - x
, (b) x-›0+
um x + xxx;
xlogx + sm x
_ 1-cosx+sinx2 , xx-x
(c) lim 3 A A , (d) hm A 2.
x-›O3C +JClOg(1-I-JC) x-›Ox-1-|-gx
§14 - Massirni e zninimi; teorema di Weierstrass 95
2.24 Si dispongano le seguenti funzioni in modo che ciascuna abbia ordine di infi-
nitesiino maggiore della precedente per x -> +oo:
(a) logx, (b) \/ 1pqgxl (C) lo;g_x, (d) log5 xl (6) loglogx_
x x(/E x+logx
2.25 Determinare l'ordine di infinitesimo e la parte principale delle seguenti funzio-
ni per x -› O, rispetto ad x:
_ _ 1 2 .
(a) x3 sm(1/x) + \/3 sm x, (b) x Ošífìsxx , (c) log (d) xx/1 + smx - cos x.
(a) xx + 1, (b) x3 +sin x, (c) x(€/x+ 1), (d) e_x + Zlogx +3xx.
2.28 Determinare gli ordini di infinitesimo delle seguenti ftmzioni per x -› +oo,
rispetto all'infinitesimo campione 1 / x:
x+1 1/ _ logx x-i-logx
--, b x-1 -- ,
(xl x2+:›› Ue +S"`( X2) xx s/Haba _
2.29 Determinare gli asintoti obliqui (o orizzontali) delle seguenti funzioni
xx - 1 x3 + 2x + 1 _ 1
(L1) , x2 + 1 , (C) xarcsln
2.30 Mostrare che le funzioni x + log x e x + \/x non hanno asintoti obliqui destri.
Per capire bene gli esempi che seguono, invitiamo il lettore a rappresentare i grafici
delle funzioni che intervengono.
96 Q 2 - Limiti e funzioni continue
14.2 Esempi.
a) Per la funzione f : IR -› IR, f(x) = -x2, risulta f(]R) : (-oo,0]. Quindi f ha
come valore massimo O, e x = O è l'unico punto di massimo. Non ci sono punti di
minimo.
b) La funzione f : (O,1] -› IR, f(x) = 1/x, ha come valore minimo 1, e x = 1 è
l'unico punto di minimo, mentre non ci sono punti di massimo.
c) La ftmzioneƒz [-1, 1] -› IR data da
x+1 per-1§x<O
f(x): O perx=O
x-1 per0<x§1
An = {x E [a,b] : 2 M-
§14 - Massiini e minimi; teorema di Weierstrass 97
conn 2 1.
Ciascuno An è non vuoto, per definizio- †
ne di estremo superiore. Esistono quindi in M __________
. . . . . 7
[a, b] 1 numeri xn = mf An. S1 osservi che,
I I I I
per la continuità di f, abbiamo f(x,,) 2 M - M- % ------------
% (se fosse ƒ(x,»,) < M - %, dovrebbe es-
sere < M - % in un intorno destro di
xn). Inoltre A,.,+1 C An per ogni n, quindi _ _._ _ 1_ 9I
la successione (xn) è crescente (e limitata su- u____I__mIm,
H__. 3
periormente da b). Come tale, essa converge Q..__
An É!
. _. _.
Complementi
Variante del teorema di Weierstrass
Il teorema di Weierstrass ammette varie varianti e generalizzazioni. Quella che pro-
poniamo qui si riferisce ad una funzione definita su tutto l'asse reale.
14.4 Teorema (di Weierstrass; variante). Sia f : IR -› IR una funzione continua, con
f(x) = +oo. Allora ƒ ammette minimo.
X OO
Il teorema di Weierstrass (nelle sue varie forme) è la base teorica di molti problemi
di massimi e Ad esempio, la generalizzazione del risultato precedente al
caso di funzioni di più variabili permette di mostrare l'esistenza di una soluzione del
cosiddetto problema di Steiner: dati n punti nel piano, trovare un punto la cui somma delle
distanze dagli n puntifissati è minima.
Si capisce l'i1nportanza di questi problemi nelle applicazioni; ad esempio, il pro-
blema di Steiner interviene nella progettazione di reti di computer e gioca un ruolo
centrale nell'attuale panorama delle telecomunicazioni. In tutte le questioni di otti-
mizzazione, come problema preliminare allo sviluppo di algoritini efficienti vi è sem-
pre quello dell'esistenza di una soluzione, che è spesso garantita da qualche forma del
teorema di Weierstrass.
98 2 - Limiti e funzioni continue
Esercizi
2.31 Si consideri la funzione f(x) = |x - 2|. Verificare che essa soddisfa le ipotesi
del teorema di Weierstrass sull'intervallo [O, 3] e determinarne i punti di massimo e di
miniino.
2.32 Determinare per quali valori del parametro a la funzione f : [O, 1] -> IR, f (x) =
x per 0 g x < 1, f (1) = a, soddisfa le ipotesi del teorema di Weierstrass sull'intervallo
[O, 1]. Deterininare poi per quali valori di a essa assume valore massimo e valore
mmnno.
2.33 Mostrare che una funzione continua, definita su un intervallo limitato e chiuso,
non può essere suriettiva.
In terrnini intuitivi si afferma che per congiungere con una curva continua un
punto che giace al di sotto dell'asse delle ascísse con un punto al disopra occorre
attraversare l'asse stesso in qualche punto intermedio.
a
fo) ---------------------- - -
su- c-- - -
f(a)]-~
Si noti che l'algoritmo di bisezione che compare nella dimostrazione può essere
implementato al calcolatore per calcolare una soluzione approssimata. Infatti, i punti
100 _] 2 2 - Limitiefunzioni continue
15.4 Corollario (teorema dei valori intermedi). Sia ƒ una funzione continua definita su
un intervallo I. Se ƒ assume due valori y1, yz, con y1 < yz, allora assume anche ogni valore
nell 'intervallo (y1, yz).
Dimostrazione. Sia y € (y1,yz). Per ipotesi esistono x1,xz E I tali che f(x1) = y1,
f(X2) = H2-
Supponiamo, per fissare le idee, che sia x1 < xz.
Applichiamo il teorema di esistenza degli zeri alla ^
funzione ausiliaria g(x) = f(x) - ii sull'intervallo yz - - - - - - - - - - - - -
[x1, xz]. Osserviamo che g è ben definita su tale in- YL-----
tervallo perché I stesso è un intervallo; inoltre essa è
continua su [x1, xz]. Risulta poi g(x1) = f(x1) - y =
yz -y < O,mentreg(xz) = ƒ(xz) -y: yz -'y > O. V1 --,
Quindi esiste un punto x E (x1, xz) tale che g(x) = '
f(f)"*y=0- E X11 _
R
_. _. _ X2 x
15.5 Corollario. Ogni polinomio di grado dispari a coejficienti reali ha almeno una radice
reale.
Infatti, detta p(x) tale funzione polinomiale, avremo p(x) = +oo e lim p (x)
I OO X _O0
M, - - - - - - - - - - - - - --
fo-I --------------- - -
f(a) - ~ -
mf----
~ - ›
3-;_ U'
15.7 Teorema (continuità della funzione inversa). Sia f una funzione continua e stret-
tamente crescente, definita su un intervallo I. Allora l'immagine I = f (I) è un intervallo
contenente il suo estremo sinistro (destro) se e solo se I contiene il suo estremo sinistro (destro).
Inoltre la funzione inversa f'1 è continua su I.
Complementi
Punti fissi di una applicazione
Sia f una funzione da un insieme A in se stesso. Un punto xo E A si dice punto fisso
per ƒ se ƒ(x0) = xg, ossia se viene mandato da ƒ in se stesso.
Vi sono molti teoremi che garantiscono l'esistenza e / o l'unicità di punti fissi di
applicazioni. Il seguente è forse il più semplice.
15.9 Teorema (del punto fisso di Brower; caso particolare). Una funzione continua
f : [O, 1] -› [O, 1] ammette sempre almeno un punto fisso.
102 _ 2 - Limiti e funzioni continue I
Temperatura di un anello
Si consideri un anello metallico della forma in figura. Supponiamo che esso venga
riscaldato in maniera non necessariamente uniforme, ma assumiamo che la tempera-
tura vari con continuità. Mostrare che esistono sempre due punti P e Q antipodali
(vedere la figura a lato) che hanno la stessa temperatura.
Commento. Consideriamo la temperatura come una
funzione continua ƒ : [O, 2Tr] -› IR dell'angolo 6 P
in figura, con f(O) = f (27r). Possiamo considera- /
/
Esercizi
2.34 Mostrare che l'equazione ex - sin x = 0 ha infinite soluzioni negative.
Calcolo differenziale
Questo capitolo è dedicato al concetto di derivata, con applicazioni alla ricerca di
massimi e miniini, intervalli di monotonia e convessità/ concavità di una funzione.
16 Funzioni derivabili
Sia y = f (x) una funzione definita in un intorno di un punto xo. Volendo quantificare
la crescita o decrescita di f in un intorno di x0 siamo condotti a confrontare i valori che
f assu1ne in xo con quelli che assuine in punti x vicini ad xg. Consideriamo quindi un
incremento Ax = x - xo della variabile indipendente e il corrispondente incremento
Ay = ƒ (x) - f (xo) di f. Si rivela in realtà significativo l'incremento relativo
A
Ai _
1 f(x)-f(x)
x_xO ° _ (16.1)
Questa funzione di x prende il nome di rapporto incrementale di f in xg. Essa è defi-
nita in un intorno di xg privato di xg. Geometricamente, tale rapporto rappresenta il
coefficiente angolare della retta passante per i punti P = (xg, ƒ (x0)) e Q = (x, f
Q
››
Ro R
x_>x0 JC _- X0
105
106 3 - Calcolo differenziale
Se ƒ è derivabile il valore di tale limite si dice derivata di f in xo e viene denotato con uno dei
seguenti simboli: ƒ'(x0), Df(x0), É-ic |x= X0'
- f(x +71)-f(x)
ilixš O /«I 0' (163)
avendo posto h = x - xo.
ƒ(xo) - - ~ - ~ - - - -
9
v
5-<_O
16.4 Esempi.
A
ãl 6 .. . _. 1 07
- Funzioni derivabili
\ A I
\ y ,
/
\ x
\ /
\\ 1
\ /
\ /
/
x
/
” X
>
I
/
\
I, \
/ I \
\
1 \\
I
I \
I \y = xx sin(1/x)
Se f è derivabile a destra (sinistra) in x0 il valore di tale limite si dice derivata destra (sini-
stra) di f in x0 e viene denotato con uno dei seguenti simboli: (xo) (fi (x0)), D+f(x0)
(D-f(Xo))-
Per le derivate destre e sinistre valgono interpretazioni geometriche simili a quella
data per la derivata; con riferiinento alla figura seguente abbiamo infatti fjF(x0) =
taIlÖ1,fL (X0) = 1231102.
f(Xo)1 - - - - - --" I
I
I/ xx
'\
/ \
I
f
'\
I /
/
I /\2
e
` /
/ I-I
/` 1
_ _ 1
/ '% V
\
><.._-___ Q
16.7 Esempi.
limflxxx - fm)
x-›0 0
=11m£=+<><›.
x-›0 x
x›
Complementi
Risoluzione delle singolarità di curve algebriche
La funzione y = \/x2 - x3 rappresenta un prototipo di funzione algebrica, soddi-
sfacente cioè una equazione polinomiale, che si ottiene in questo caso elevando al
quadrato entrambi i membri: yx = xx - x3.
Il luogo dei punti del piano soddisfacente tale equazione
è rappresentato a lato. Per trovare le due rette tangenti nel- y
l'origine basta calcolare le derivate destre e sinistre della fun- A
zione f(x) = \/x2 x3 nel punto x = O (punto angoloso) e -\ ,I
si ottengono i valori :l:1 per i coefficienti angolari (farlo come ". I/
esercizio). >x
In Geometria Algebrica si utilizza una tecnica generale per \
lo studio dei punti singolari (punti di non derivabilità) di una I,' `\\
curva algebrica, nota come blow-up (scoppiamento) della singo- f *~
larità. L'idea è quella di introdurre nuove coordinate X, Y, in
modo da sostituire al punto singolare (l'origine, nell'esempio
precedente), una intera retta che tenga traccia delle varie direzioni uscenti dal punto
stesso.
Vediaino come si opera per la curva nell'esempio prece-
dente. Si considera il cainbio di coordinate X = x, Y = y
y/ x, o equivalentemente, la trasformazione inversa x = X, X=i-Y2
y = XY. Sostituendo nella equazione yx = xx - x3 tro- 1
viamo Xx(Yx - 1 + X) = O, ossia X - O (asse Y), oppure
Yx - 1 + X = O. Si osservi che l'origine (x = O, y _ ) 3;
"scoppia" nell'intero asse Y (che prende il nome di divisore -1
eccezionale), mentre altrove la trasformazione è biunivoca e fa
corrispondere, alla curva originaria, la parabola di equazione
X _ 1 - Yx. Questa curva risulta liscia (priva di punti singo-
lari) e interseca l'asse Y nei due punti di ordinata :l:1. Questi
valori sono esattamente i coefficienti angolari delle due rette tangenti in (O, O) alla cur-
va di partenza (esercizio: giustificare questo fatto). In sostanza, l'effetto del blow-up è
quello di separare i due rami della curva originaria che si intersecano nell'origine ed
ottenere così una curva non singolare.
Come esercizio, rappresentare il luogo dei punti del piano soddisfacenti l'equazio-
ne yx = x3. Eseguire un blow-up dell'origine mediante il cambio di coordinate Y = y,
X = x/ y. Verificare che la corrispondente curva nel piano X, Y risulta costituita dal
divisore eccezionale Y = O (asse X) e dalla parabola di equazione Y = Xx. Spiegare
perché ora si ottiene una parabola che interseca l'asse X in un unico punto (o meglio,
in due punti coincidenti).
Esercizi
3. 1 Delle seguenti funzioni, scriverne il rapporto incrementale, la derivata e la retta
tangente in x = O: sin x, tan x, 2x, ex, log(1 + x), 1 - cos x.
110 __ 3 - Calcolo differenziale
3.3 Mostrare chela funzione f(x) = \/ |x| tan x è derivabile in x = O e che f'(O) = O.
3.4 Mostrare che la funzione f(x) = |x|x, dove lx > O, è derivabile in x = O se e solo
se ac > 1.
3.5 Mostrare che la fruizione = 2 + É/1 - cos(x + 1) ha una cuspide in x = -1.
che prende il nome di prima formula dell 'incremento finito. A fronte di un incremento
Ax = x - xo della variabile indipendente, la variabile dipendente subisce quindi un
incremento Ay = f (x + xo) - ƒ (x), che può esprimersi come la somma dei due termini
a secondo membro di (17.1).
Il primo termine a secondo membro è denotato con
A w(x)Ax
.f(x) - _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _
I Id? = f'(X0)Ax
f(Xo) 5* - - - - - - - I I
>:RI
I I
V
R__ CD R
._ _.
Continuità e derivabilità
17.1 Teorema. Ognifunzione f derivabile in x0 è continua in xo.
Si noti che non vale il viceversa: la funzione f (x) = |x| è continua in x0 = O ma,
come abbiamo verificato nel paragrafo precedente, non è ivi derivabile.
Come altro esempio, si consideri la funzione definita come f (x) = x sin(1/x) per
x # O, ƒ (O) = O. Essa è continua in x = 0 ma non derivabile. Infatti, risulta =
sin(1/x) e questa espressione non ha limite per x -› 0. Inoltre, a differenza della
funzione valore assoluto, questa funzione non è derivabile né a destra né a sinistra in
O
112 3 - Calcolo differenziale
lvl, .__I.,I'l x,
\
/ x
/ x
/ °-.
/ -.
f x
f \
/ \
/ \
/ '-.
/ "-.
/ \
17.2 Esempi.
a) Ogni funzione costante è derivabile, con derivata nulla. Infatti, il corrispondente
rapporto incrementale è nullo.
b) La funzione potenza n-esima xx, con n E IN, è derivabile in ogni punto x E IR, e si
ha Dx" = nx"_1. Il suo rapporto incrementale in xo si scrivel
xx -x0 n-1
T;-:x +x n-2 x0+...+xxOn-2 +x0n-1 _
_ O
_ X" - X"
lim -4-Q = nxg 1.
_
X-+10 x - X0
_ sin x +h -sinx
lim ( 0 ) O -cosxg.
h-›O lt
da cui _ ( h) _
_ sm x + - sinx _
11m 0 O = - smxg.
h-›0 h
la ,. =fl*°1°gfl
_ axg-F _ axg
dv
V
dx
v
B L ›
2 Gottfried Wilhehn von Leibniz, 1646-1716.
3 “Un nuovo metodo per la detenninazione dei massiini e rninjini, nonché delle tangenti, che non è
ostacolato né dalle quantità fratte, né dalle irrazionali, e un particolare tipo di calcolo per quelli".
114 3 - Calcolo differenziale
Vediamo quindi due definizioni di differenziale. Nella prima parte si definisce il dif-
ferenziale dv come il prodotto di dx per il coefficiente angolare della retta tangente
(della cui esistenza Leibniz non si pone il problema). Pertanto il differenziale così
definito coincide di fatto con il nostro differenziale, sebbene sia definito in maniera
differente, senza parlare di derivate. Alla fine della citazione però Leibinz dà un'al-
tra definizione, "ossia differenza delle stesse U”, vale a dire dv = v(x + dx) - v(x).
E chiaro che questa definizione è incompatibile con la precedente se dx è un nmnero
reale non nullo (con le nostre notazioni, abbiamo visto infatti che, ingenerale, abbia-
mo Av -- dv + o(dx), mentre Leibniz ignora qui il termine ”o(dx)"). E allora naturale
immaginare che Leibniz stia pensando, almeno in questa seconda definizione, ad un
dx inƒinitesimo; una nozione questa misteriosa, e non meglio precisata, che avrebbe
attirato non poche critiche sulle fragili basi del suo calcolo, peraltro incredibilmente
efficiente dal punto di vista operativo.
Come abbiamo detto, il differenziale è quindi definito dando per buona l'esistenza
della retta tangente, sulla quale Leibniz chiarisce che "trovare la tangente è condurre
una retta che congiunge due punti aventi una distanza infinitamente piccola, o trac-
ciare il lato prolungato di un poligono infinitangolo che per noi equivale alla curva.
Quella distanza infinitamente piccola è sempre nota per mezzo di qualche differenzia-
le come dv, o può essere espressa per mezzo di una relazione con questo, cioè per via
di una tangente nota”. Si noti che per noi la retta tangente è la posizione lirnite della
retta secante, mentre per Leibniz è una particolare retta secante. Si vede che siamo
ancora molto distanti dal nostro concetto di limite.
Si può mostrare che ƒ è ben definita su lR (nel senso che il limite esiste finito, per ogni
x E IR) e risulta una funzione continua e limitata, ma non è derivabile in alcun punto.
La verifica di questi fatti non è banale con le conoscenze di questo corso (tornare su
questa funzione dopo aver seguito il corso di Analisi Matematica II).
§18 - Regole di derivazione 115
18 Regole di derivazione
18.1 Teorema. Siano f e g due funzioni definite in un intorno del punto xg, entrambe
derivabili in xg. La funzione f + g è allora derivabile in x0, e si ha
18.2 Teorema. Sia f definita in un intorno del punto xg, e derivabile in xo. Se c è una
costante, la funzione cf risulta derivabile e
(Cf)'(Xo) = Cf'(Xo)-
Lasciamo la facile dimostrazione come esercizio.
18.3 Teorema (regola di Leibniz). Siano f e g duefunzioni definite in un intorno del punto
xo, entrambe derivabili in xo. Allora la funzione ƒg è derivabile in xg e si ha
18.4 Teorema. Sia ƒ una funzione definita in un intorno di un punto xo, con f(x0) 75 0,
e derivabile in xo. Allora la funzione reciproca f (x) = 1 /f(x) (che in virtù del teorema di
permanenza del segno è definita in un intorno di xo) è derivabile in xo e risulta
g'(x@) - (18.3)
116 3 - Calcolo differenziale
Da (18.2) e (18.3) risulta subito la forrnula per la derivata del quoziente di due
funzioni:
(š)'(xO) : f'(x0)g(x(;)(;0{2(x0)g'(x0)_ (184)
18.5 Esempio. La funzione tan x è derivabile in ogni punto del suo dominio e si ha
D tan x = 1 + tan2 x = Per la formula (18.4) abbiamo infatti
sinx cosxcosx+sinxsinx 1
[Link]=D-_n_ A2 -A 2 --1+tan2x.
cosx cos x cos x
18.6 Teorema (derivazione delle funzioni composte). Sia f una funzione definita in un
intorno LI di xo e derivabile in xg, sia g una funzione definita in un intorno V di yg = f (xo),
tale che f C V. Allora la funzione composta g o ƒ è derivabile in x0 e si ha
a) Consideriamo la funzione sinz x. Essa può vedersi come una ftmzione composta
g(f(x)), dove g(y) = yz, f(x) = sinx. Osserviamo che f'(x) = cosx e g'(y) =
2y. Pertanto la sua derivata in un generico punto x è data da g' (ff' (x) =
g'(cosx) sinx = Zcosxsinx = sin2x.
b) La funzione e°°Sx può vedersi come funzione composta g(f (x)) dove g(y) = ey,
f(x) = cos x. Quindi la sua derivata è data da g' = e°°Sx(- sin x) =
- sinxe°°Sx.
18.8 Teorema (derivata della funzione inversa). Sia f una funzione continua e stret-
tamente monotona su un intervallo aperto I. Allora la funzione f_1 è derivabile nel punto
yg = _f(XQ) 8 Sl hd 1
D arccos - 1 -- 1 _ 1
y Dcosx sinx ./1-3/2'
dove abbiamo usato la formula sinx = \/1 - cosz x = \/1 - y2 con il segno
positivo del radicale, dal momento che 0 < x < rt.
c) La funzione arcotangente è derivabile in ogni punto di IR. Ponendo y = tan x con
-rt / 2 < x < rc / 2, quindi x = arctan y, abbiamo
_ 1 _ 1 __ 1
Dawn” nam; ___1+tan2x-Ta"
d) La funzione log x è derivabile sul suo dominio: posto y = ex, x = log y, abbiamo
1 1 1
Dlogy = Dex - ex -
Inoltre, dalla regola di derivazione della funzione composta vediamo che abbiamo
anche Dlog(-x) = (-1)/(-x) = 1/x per x < O. Pertanto, per x çé 0 vale la
formula
1
A Dlog|x| = È.
118 3 - Calcolo differenziale
e) La funzione x“ (ac E IR) è derivabile in ogni punto x > O. Possiamo infatti scrivere
x“ = e“1°gx. Applicando quindi la regola di derivazione della funzione composta
otteniamo
1 1
Dx" = Dx“l°gx = e“1°gxD(a logx) = eadogxaš = x“aš = ax“'1.
A A
y=sinhx y=coshx
x› 1` x)
Per comodità del lettore riportiamo una tabella con le derivate delle funzioni ele-
mentari più comuni.
Dax=axloga Dcosx:-sinx
1 1
Dlog|x|=- Dtanx+ -1+tan2x
x cos2x
D arcsin x 1 D arccos x ~ 1 A
\/ 1 - x2 \/ 1 - x2
1
Darctanx = --- Dsinhx = coshx
1+x2
Dcoshx = sinhx
§18 - Regole di derivazione 119
Complementi
Retta tangente in Newton
Facciamo ora un salto ai tempi di Newton e vediamo come egli operava per scrivere
la retta tangente ad una curva in un suo punto.
Newton è spesso considerato con Leibniz l'inventore della Analisi Matematica. In
realtà questa è un pò una semplificazione, perché nella genesi dell'Analisi Matematica
confluirono le forze più disparate, tuttavia Newton ha portato, insieme a Leibniz, il
maggior contributo.
Newton non ha la nostra visione statica del grafico di una funzione come insieme
di punti, ma la sua impostazione da fisico lo porta a vedere ogni linea come la traiet-
toria di un punto mobile. Ogni curva viene quindi generata dal moto di un punto con
una certa "velocità di accrescimento", un concetto primitivo per Newton, che risulta
un antenato della nostra derivata. Ma vediamo di operare come farebbe Newton per
risolvere il seguente problema.
Consideriamo il luogo dei punti del piano soddisfacen-
te l'equazione yz = x2 - x3 (vedere la figura a lato). Sup- \ *y
poniamo di volerne scrivere l'equazione della retta tangen-
te nel punto (-1, Noi risolviamo rispetto a y, quindi _ _ _ _ _ `/§
y = \/ x2 - x3 (prendiarno il segno positivo perché siamo in- \
1 T
e da qui ottiene il valore delle flussioni, o meglio del loro reciproco rapporto:
y' 2x - x3
x 2y°
Esercizi
3.7 Calcolare le derivate delle seguenti funzioni:
(Q) (2+sx)1°, (b) xs: 1, (C) 3/zx"-'s, (iz) ¬/šš, (B) \/1+¢0s2x
logxz, (g) xlogz x, logloglogx, log(1 - \/É), loglcosxl
(k) sinexz, (l) arcsin \/1 - x2, (m) arctanex, (n) log
(0) arctan (p) 10g(x+ \/1 +x2) (q) (zxyf, (f) xsinx, (S) (10gx)1°gx.
3.8 Mostrare che la funzione coseno iperbolico è pari e che la funzione seno iperbo-
lico è dispari.
3.9 Mostrare che la funzione seno iperbolico è invertibile su IR e determinarne la
funzione inversa (essa prende il nome di settore seno iperbolico e si denota con sett sinh
x). Mostrare poi che la restrizione della funzione coseno iperbolico all'intervallo [O, +
oo) è invertibile e determinarne la ftmzione inversa (si tratta del settore coseno iperbolico,
sett cosh x).
§19 - Crescenza e decrescenza, massimi e minimi, teorema di Fermat 121
3.10 Mostrare che coshz x - sinhz x = 1 per ogni x E IR. Dedurre che il punto di
coordinate (cosh x, sinh x), nel piano cartesiano con coordinate X, Y, giace sull'iper-
bole di equazione X2 - Y2 = 1.
3.11 Mostrare che se f è pari e derivabile la funzione ƒ' è dispari (suggerimento:
partire dalla identità f (-x) = f (x) e derivare entrambi i membri).
3.12 Mostrare che se f è dispari e derivabile la funzione f' è pari (suggerimento:
partire dalla identità f (-x) = -f (x) e derivare entrambi i membri).
j,-/(xo) _: _.ƒ(x0) 2
x-›x0 x _ xo
Infatti, se tale liinite, che esiste per ipotesi, fosse negativo, per il teorema di permanen-
za del segno sarebbe negativo il rapporto incrementale stesso per x in un opportuno
intorno di xg, x yé xg, il che contraddice la (19.1). D
›
X1 X2 X3 X4
122 3 - Calcolo differenziale Q
Essa è crescente negli intervalli (x1, x2) e (x3, x4) e decrescente in (x2, xg,). Avremo
f'(x) 2 O se x E (x1,x2) e se x G (x3,x4), mentre f'(x) É O se x G (x2,x3).
Vediamo ora cosa si può dire della derivata f' negli eventuali punti di massimo o
di minimo. I risultati si applicheranno in realtà ad una classe più ampia di punti, detti
di massimo o minimo relativo, in accordo con la seguente definizione.
19.3 Definizione. Sia f : X -› IR e xo E X. Diciamo che f ha un punto di massiino
relativo (minimo relativo) in x0 se esiste un intorno LI di x0 tale che, per ogni x E X F) LI
ri lta
su § f(x0) (rispetti'0amente,f(x) 2 f(x0)) (19.2)
Nel caso in cui in (19.2) valgano le disuguaglianze strette per x 7+ xg, si parlerà di
massimo relativo (rispettivamente, minimo relativo) forte, o stretto.
Si dice punto di estremo relativo un punto di massimo 0 di minimo relativo.
Rispetto alla definizione di massimo o minimo (assoluto), si confronta qui il valore
della funzione in x0 soltanto con il valore in punti vicini a xg. In altri termini, un punto
x0 è di massimo relativo per f se è un punto di massimo per la restrizione di ƒ ad un
opportuno intorno di xg. Nella letteratura si trova anche il termine massimo (minimo)
locale in luogo di massimo (minimo) relativo.
19.4 Esempio. Consideriamo la funzione, definita in un intervallo [a, b], il cui grafico
è rappresentato in figura.
A
I _ ._
_. ›1¢_
1 1 -_ . «_
.-1 1 1 1 1 1-_ _.-_1 ._
31 1 † I ›
. 1 7
Sono punti di massiino relativo i punti a, x5 e tutti i punti x E [xg, xg,] (i punti a, x5
sono di massimo relativo forte). Sono punti di minimo relativo i punti x1, x4, b e tuttii
punti x E (x2, x3) (i punti x1, x4, b sono di minimo relativo forte). Il punto di massimo
(assoluto) è x5 , il punto di miniino (assoluto) è b.
19.5 Teorema (di Fermat4). Sia f una funzione definita in un intorno di un punto xo e
derivabile in xg. Se ƒ ha in x0 un punto di massimo 0 minimo relativo allora f' (xo) = O.
Un punto x0 in cui f' (xg) = O viene detto punto stazionario. Si noti che la retta tan-
gente in un punto stazionario ha coefficiente angolare f' (xo) = O, e quindi è parallela
all'asse x.
4 Pierre de 1=e1-mat, 1601-1665.
§19 - Crescenza e decrescenza, massimi e minimi, teorema di Fermat 123
2O perxg-5<x<x0
.f(x)“ƒ(-X0) É
X-XQ
O perxg < x < xg+<5.
Passando al liinite in queste formule, per il teorema di permanenza del segno, risulta
Per ipotesi la derivata in xo esiste, quindi f' (xo) = ƒL (xo) = fjr (xo) = O.
Analogamente si ragiona nel caso del minimo relativo. III
_3
A y_`x
X
›
Complementi
Massimi e minimi in Fermat
Come abbiamo visto, il teorema di Fermat si riferisce ai massimi e minimi di una
funzione derivabile. Ai tempi di Fermat, tuttavia, non era stata ancora introdotta la
nozione di derivata. Vediamo quindi come procedeva veramente Fermat.
Determiniamo, con il suo metodo, i punti di massiino e di
minimo della funzione f (x) = x7-(3 - x), rappresentata a lato. y = x N __ x)
Fermat osserva che in un punto di massimo o di minimo
la funzione è stazionaria, nel senso che i suoi valori variano OJ-
di poco quando si sottopone la variabile indipendente x a un x
incremento, che lui chiainava E (sarebbe il nostro Ax, con la N (JJ
differenza che lui, a differenza di noi, pensava sempre ad in-
crementi positivi, non incrementi algebrici). Quindi Fermat
considera f(x + E) = (x + E)2(3 - x - E) e irnpone che que-
sta espressione sia quasi uguale a f Lui parla di adeguaglianza e usa il simbolo ~;
quindi scrive
(x+ E)2(3 - x - E) ~ x2(3 - x).
Ora svolge i calcoli, riduce i termini sirnili e divide per E (farlo come esercizio). A
questo punto avviene un passaggio poco convincente: pone E - O (prima abbiamo
diviso per E!) e sostituisce il segno di adeguaglianza con quello di uguaglianza. Quin-
di ottiene l'equazione 6x - 3x2 = 0. Ebbene, questa è l'equazione che è soddisfatta
dai punti di massimo o di minimo. Risolvendola si ottiene x = O e x = 2 (ovviamente,
noi oggi otteniamo queste soluzioni come radici dell'equazione f' (x) = O, in accordo
con il teorema di Fermat).
Si vede che siamo già molto vicini al rapporto incrementale, ma ancora molto di-
stanti, dal punto di vista concettuale, dalla nozione di lirnite. Dal punto di vista opera-
tivo questo metodo sembra piuttosto efficiente, ma risulta semplice da applicare solo
con funzioni polinomiali.
Trovare i punti stazionari della funzione f(x) = 2x3 + 3x2 - 12 con il metodo
usato da Fermat.
Esercizi
3.13 Si consideri la funzione f(x) = 3x2 - x3. Mostrare y=3x2-x3
che x = O è un punto di minimo relativo forte (studiare il
segno di ƒ). Verificare che f' (O) = O, in accordo con il teo-
rema di Fermat. Infine, partendo dal grafico di f rappre- '›<
sentato a lato, e senza usare l'espressione trovata per la derivata, (JJ N----
20.1 Teorema (di Rolle5). Sia f una funzione definita e continua su un intervallo limitato e
chiuso [a, b], con a < b, e derivabile in (a, b). Se f(a) = f(b), esiste un punto c E (a, b) tale
che f' (c) = O.
V
&___.. ._.__ Q__ _. _._ Q-.___._.__
Chiaramente, potrebbe esserci più di un punto c che soddisfa la conclusione del teo-
rema, com'è chiaro dalla figura precedente.
In termini cinematici, se la variabile x rappresenta il tempo e f (x) è la legge del
moto di un punto mobile su una retta e se quest'ultimo assume la stessa posizione
negli istanti iniziali e finali, vi deve essere durante il moto un istante di arresto.
20.2 Corollario. Sia ƒ derivabile su un intervallo. Tra due zeri di f cade certamente uno zero
di f'.
5 1vfi¢1¬e1R611e, 1652-1719.
126 3 - Calcolo differenziale
20.3 Esempi.
a) Siccome D sin x = cos x, tra due zeri della funzione sin x cade uno zero della fun-
zione cos x. Siccome inoltre D cosx = - sin x, tra due zeri della funzione cosx
cade uno zero della funzione sin x.
b) La funzione polinomiale = x2(x - 3) (x - 6) si annulla in x = 0, x = 3, x = 6.
Possiamo quindi dire che la sua derivata f' (x) si annulla in un punto dell'inter-
vallo (0, 3) e in un punto dell'intervallo (3, 6).
20.4 Teorema (di Cauchy). Siano f e g due funzioni definite e continue su un intervallo
limitato e chiuso [a, b], con a < b, e derivabili in (a, b). Supponiamo che g' (x) 75 0 per ogni
x E (a, b). Allora esiste un punto c E (a, b) tale che
f(b)_f( ) __f'()
go) -gol) _ (201)
Si osservi che certamente g(b) yé g(a). Infatti, se fosse g(b) = g(a) la funzio-
ne g' (x) si annullerebbe in ahneno un punto di (a, b) per il teorema di Rolle, contro
l'ipotesi.
fw) ----------- ~- --
f(a) ----
V
g-;___.. q______
q~l___.. .
20.6 Esempio.
La funzione f(x) = x2 soddisfa le ipotesi del teorema di Lagrange sull'intervallo
[2, 5]. Qui ƒ'(x) = 2x e la formula (20.3) si scrive ãšåí = 2c. Pertanto c = 7/2 è
l'unico punto per cui vale la suddetta formula.
128 3 - Calcolo differenziale _
Complementi
Interpretazione geometrica del teorema di Cauchy
Discutiamo qui brevemente una interpretazione geometrica del teorema di Cauchy.
Consideriamo le due funzioni f e g che intervengono nell'enunciato, e la funzione
fy : [a, b] -› IR2, definita come
'YU-L) = (8(f)›f(†))-
Si tratta di una funzione a valori vettoriali, in quanto l'irn1nagine di un punto t è il vet-
tore (g(t), f (t) ), le cui due componenti sono appunto g(t) e f (t) . Possiamo pensare a t
come alla variabile "tempo" e a questa funzione come ad una curva nel piano descrit-
ta da un punto mobile; quindi le coordinate (g(t), f danno la posizione del punto
all'istante t. La traiettoria, ossia l'insieme delle posizioni nel piano che sono assunte
dal punto allo scorrere del tempo, non è nient'altro che l'immagine della funzione fy,
ossia 'y([a, Ad esempio, se g(t) = cos t, = sin t, allora fy(t) = (cos t, sin t) e
la traiettoria è un arco di circonferenza di centro l'origine e raggio 1 (la cui rappre-
sentazione parametrica è, appunto, x = cos t, y = sin t). Si tratta quindi di un moto
circolare.
Ora, la funzione 'y' (t) = (g' (t), f' (t)) rappresenta il vettore velocità all'istante t;
geometricamente, questo vettore è tangente alla curva nel corrispondente punto di
coordinate fy(t) = (g(t), f Osserviamo anche che il punto mobile si trova inizial-
mente (cioe quando t = a) nella posizione (g(a), f(a)) e alla fine (cioè quando t = b)
nel punto (g(b), ƒ (b) ), e che la retta passante per questi due punti è parallela al vettore
differenza (309) _ 3(fl)›f(b) _ f(a))-
La formula (20.1) afferma quindi che tale retta è parallela al vettore tangente fy' (c),
per un opportuno punto c E (a, b). Infatti, tale vettore è dato da (g'(c),f'(c)), ed è
parallelo a (g(b) - g(a),f(b) - f(a)) se vale (20.1).
La condizione g' (x) yé O significa che non ci sono istanti di arresto. Nella figura
seguente, avendo supposto g(a) < g(b), il moto avviene quindi da sinistra a destra.
§21 -- Conseguenze del teorema di Lagrange 129
A ')/(C
fw) ----------- - - - -
fm ------- - -
f(a)
>
Esercizi
3.16 Sia f(x) = cos x log(1 + esínx). Usando il Corollario 20.2 mostrare che la fun-
zione f' (x) si annulla infinite volte.
3.17 Mostrare che la ftmzione f(x) = logx soddisfa le ipotesi del teorema di La-
grange sull'intervallo [1, e] e determinare i punti c E (1, e) per cui vale la conclusione
del teorema. Rappresentare il grafico di f su [1, e], la retta tangente a f in x = c e la
retta passante per i punti (1, 0) e (e, 1).
3. 18 Mostrare che se f (x) è una funzione polinomiale di secondo grado allora l'unico
punto c per cui vale (20.3) è la media aritmetica di a e b, ossia c = (b - a) / 2.
3.19 Sia f(x) = 1/x, O < a < b. Mostrare che l'unico punto c E (a, b) soddisfacente
(20.3) è la media geometrica di a e b, ossia c = \/ ab.
21.1 Teorema. Sia f unafunzione definita e continua su un intervallo I e derivabile nei punti
interni ad I. Se f'(x) = 0 per ogni x interno ad I, allora f è costante su I.
zione f sull'intervallo [x1, xz]. Esiste quindi un punto c G (a, b) tale che
Qui-ndif(x2l = f(X1)- U
Abbiamo visto che una funzione crescente e derivabile ha derivata non negativa
(Teorema 19.1). Il viceversa è contenuto nel seguente teorema.
21.2 Teorema. Sia f una funzione definita e continua su un intervallo I e derivabile nei punti
interni ad I. Se f' (x) 2 O (rispettivamente f'(x) > 0) per ogni x interno ad I, allora f è
crescente (rispettivamente, strettamente crescente) su I.
Dimostrazione. Siano x1,x2 punti di I, con x1 -< xg. Supponiamo che f' (x) 2 0 nei
punti interni ad I. Applichiamo il teorema di Lagrange alla funzione f sull'intervallo
[x1, xz]. Esiste quindi un punto c G (a, b) tale che
in generale l'implicazione
21.4 Corollario. Sia f continua in un intorno di un punto x0 e derivabile nello stesso intor-
no privato eventualmente di xg. Supponiamo che f' (x) 2 0 in un intorno sinistro di xo e
f' (xo) § 0 in un intorno destro di xg. Allora xo è un punto di massimo relativo.
1-\
§21 - Conseguenze del teorema di Lagrange g 131
21.5 Esempio. Si voglia tracciare il grafico qualitativo della funzione ƒ (x) = x2e_x. Si
osservi innanzi tutto che f(x) 2 O per ogni x E IR, che f(O) = O e che lim =
X_)--OO
+oo, lim I O.
x-›+oo
Per deterrninare gli intervalli in cui ƒ è monotona e gli eventuali punti di massimo
e minimo relativo, osserviamo che ƒ è derivabile su ]R e ƒ' (x) = x(2 x)e_x. Risulta
ƒ'(x) 2 O per O § x § 2, mentre ƒ'(x) < O per gli altri valori di x. Pertanto f
è crescente sull'intervallo [O, 2] e decrescente sugli intervalli (-c›o,O] e [2, -1-oo). Di
conseguenza, ƒ ha un punto di massimo relativo in x = 2. Dalle informazioni raccolte
possiamo dedurre che il grafico di f ha l'andamento seguente:
*y
21.7 Esempio. La funzione f(x) = exz è una primitiva di Zxexz, perché ƒ' (x) = Zxexz.
La funzione f(x) = log |x| è una priinitiva di = 1/x sull'intervallo (O, +oo) e
anche su (-oo, 0). Infatti, D log |x| = 1/x per ogni x çé O. Anche la funzione 2 + logx
è una primitiva di 1/x su (O, +oo),
Un problema di grande interesse consiste nella determinazione della primitiva di
una data funzione. Si tratta quindi, in un certo senso, del problema inverso della
derivazione. Dedicheremo alcuni paragrafi specificatainente a questo argomento. Per
ora osserviamo che questo problema non ha un'unica soluzione: se _f è una priinitiva
di g, anche le funzioni ƒ (x) + c, c E IR, sono chiaramente delle primitive di g, essendo
D(f (x) + c) = Dƒ (x) = g(x). Il seguente risultato afferma che, in realtà, non vi sono
altre primitive al di fuori di quelle.
21.8 Teorema. Due primitive di una stessa funzione, su un intervallo, difleriscono per una
costante.
132 _ 3 - Calcolo differenziale
21.9 Esempi.
ƒ f(x) dx
e viene detto integrale indefinito di f. La tabella delle derivate alla fine del Paragrafo
18 può rileggersi in termini di primitive come segue.
1 .
ƒx†dx=-1:xr+1+c(ser%-1) cosxdx=smx+c
1
ƒ;dx=log|x|+c inxdx=-cosx+c
ax 1
Q :if loga (a > O, a çé 1 )
H = *_ + X2 cl x = arctanx + c
--
1 _ 1
í--clx=arcsmx+c -†-dx=tanx+c
ìì :W1_ 2 VJ0›-1 os x
/ '
coshxdx=s1nhx+c
/ sinhxdx=coshx+c
§22 - Teorema d1'L'Hôp1°ta1 133
Esercizi
3.21 Determinare gli intervalli di monotonia e gli eventuali punti di massimo e di
minimo relativo delle seguenti funzioni. Rappresentarne il grafico.
2 _
(a) - 2x3 +3x2, (b) % (c) \/4 - x2, (d) 1og(x2 - 2x), (e) l%C:2-ai
(f>Ȭ
\/È+1
<g>af«m<›«-1<›gx›. un ¢1_,j(ñ
xlo x
8
<1>\/Tm,
. 1-|x|
<1>x\/x_H~
. x-1
3.22 Determinare gli intervalli di monotonia e gli eventuali punti di estremo relativo
della funzione f (x) = |x2 - 2x| (osservare che la funzione è continua su IR e derivabile
per x yš O, x 75 2). Rappresentarne il grafico.
3.23 Determinare gli intervalli di monotonia e gli eventuali punti di estremo relativo
22 Teorema di L'Hôpital
Introduciamo ora un importante strmnento per il calcolo di limiti che si presentano
sotto la forma indeterminata O/ O o oo/ oo.
Consideriamo dapprima due funzioni f e g derivabili (quindi continue) in un pun-
to x0 E IR, con f(x0) = g(x0) = 0 e g'(x0) ;é O. Il limite del rapporto f(x)/g(x) per
x -› x0 si presenta quindi sotto la forma indeterminata O/O. Tuttavia, applicando la
prima formula dell'incremento finito possiamo scrivere
im flfl : f'(x0)
Jaxo g(x) gfixow Q2”
134 _ 3 - Calcolo differenziale
oppure
lim = ico, lim g(x) = :!:oo.
h.m f(x)
(x) : l (22.3)
x-ag g'
allora esiste anche il limite lim+ f(x) /g(x) e coincide con l.
X_}X0 _
Dimostrazione nel caso della forma indeterminata O/ O. Supponiamo che valgano le formu-
le in (22.2) (pertanto il limite li1n+ f (x) /g(x) si presenta sotto la forma indetermina-
X-rx
O
ta O/O). Se attribuiamo alle funzioni f e g il valore O in xg, esse saranno continue
(a destra) in xg. Siarno ora nelle condizioni di poter applicare il teorema di Cauchy
nell'intervallo [xg, x], se x > x0 è sufficientemente piccolo. Risulta quindi
E Z f(x) -f(a) I
g(x) g(x)-g(Xo) g(c)
per un opportuno punto c € (xo, x). Per l'ipotesi (22.3), per ogni intorno V di l esiste
5 > O tale che f'(x) /g'(x) E V se xo < x < x0 + 6. Ma allora, avremo anche
f(x) _ f'<«:> C V
g(x) g'(¢)
dal momento che xo < c < x < x + 5. Questo mostra che lim+ f(x)/g(x) = l. III
22.2 Osservazioni.
a) Vale un risultato analogo per x -› x5 e quindi per x -› x0. In quest'ultimo caso
supporremo f e g derivabili in un intorno di xo privato di x0 con g' (x) 7+ O.
7 Guillaulne François Antoine Marquis de L'Hôpital, 1661-17O4.
§22 - Teorema di L'Hôpital 135
22.3 Esempi.
forma O/ O. Abbiamo
_ TL'/2-arctanx _ _ -1/(1+x2) _
X]-l›]:|I-100 1 /JC xìlíll-100 -S1 /X2 I 1.
c) Consideriamo il limite lim ax /x per x -› +oo, dove a > 1. Esso si presenta sotto
X_> OO
la forma oo / oo. Passando al rapporto delle derivate abbiamo
_ ax _ ax lo a
lun _ = lun ig- = +oo.
x-›+oo x x-›-|-oo 1
senta sotto la forma oo/oo. In questo caso, come spesso accade, torna utile ap-
plicare il teorema ripetutamente (si noti che ciò non è possibile con la forinula
(22.1)). Passando al limite delle derivate siamo infatti condotti a calcolare il limite
di ax log a/ (nx""1). Ora, se n > 1, questo è ancora una forma indeterminata del
tipo oo / oo. Applichiamo allora nuovainente il teorema a questo linnite, e così via.
Otteniamo
_ ax _ ax lo a _ ax lo a _ ax lo " a
lun _: lun --8-i-= lim g2 2=...=l11n ..ag ¬+c>o.
x-›+oo x" x-›+oo nxnv x-›+<>o n(n - 1)x"_ x-›+¢›<› nl
Si noti che le varie uguaglianze sono giustificate a posteriori, dopo aver accertato
che l'ultimo limite esiste.
136 3 - Calcolo differenziale
Per inciso, da questo risultato e dal teorema del confronto segue subito che
. ax
lnn - = +oo
x->+oo Xu
_ x“ _ ax“_1
lun _; = lim A a - +oo.
x-›+<›<› loga x x-›+<>o (loga e) /x
f) Calcoliamo il liinite li1š1+ x“ loga x, con ai > O a > O, a yé 1. Esso si presenta sotto
x_)
la forma indeterminata O - oo, quindi non è direttamente applicabile il teorema di
L'Hôpital. Possiamo tuttavia riscrivere x“ loga x = (loga x) /x_“, che risulta ora
nella forma oo / oo. Abbiamo quindi
hm logx-x+1 :1im(1/x)-1 _ 1
x-›1 (JC-1)2 x-›1 2(Jí-1) 2.
22.4 Osservazioni.
a) Nel teorema di L'Hôpital è essenziale l'esistenza del limite di f' (x) /g' Ad
esempio, per le funzioni = x2 sin(1/x) e g(x) = x risulta lCiìn)f(x)/g(x) = O,
mentre non esiste il liinite per x -› O di f'(x) /g'(x) = 2x sin(1/x) - cos(1/x).
b) È pure essenziale essere in presenza di una forma indeterminata O / 0 oppure oo / oo.
Ad esempio, la funzione x / (x + 1) tende a O per x -> O, ma il rapporto delle
derivate tende a 1.
c) Talvolta l'applicazione del teorema di L'Hôpital può rivelarsi inefficace per la riso-
luzione di forme indeterminate. Ad esempio, nel caso del limite X 00
\/ x2 + 1 / x
saremmo ricondotti al calcolo di lim x / \/ x2 + 1, che presenta la stessa difficoltà.
x_) O0
Invece, per il limite lim ex / (1/ x) saremmo ricondotti a lim ex/ (-1/x2), che
x-++oo x-›+c›o
Esercizi _ 137
22.5 Corollario. Sia f una funzione derivabile in un intorno di un punto x0 privato even-
tualmente dz xg, e continua in xg. Supponiamo eszstafmzto il limite xl_1rn l. Allora f
u n u a 1 n ¢ ø n ø 1 I ì
Io
è derivabile anche in x0 e risulta f' (xo) = l .
III
22.7 Osservazione. Nel Corollario 22.5 è essenziale che f sia continua in xg. Ad esem-
pio, perla funzione definita come f(x) = x per x yé O, f(O) = 1, risulta X_>
lirr(1)f'(x) =
lirn) 1 = 1, ma f non è derivabile in O, non essendo neppure continua.
JC-->
Esercizi
3.26 Calcolare i seguenti liiniti usando il teorema di L'Hôpital.
(,) x-›O
lim a's_a-mx,
t
X
(b) 1imL_;ä¬_e,
x-›O
-t
JC
(C) x-›O+
hm '
X
' (4) x-›-321-
hm ___§;11_x
1- '
COS JC
_ log(x - 1) _ tan2(x/2) _ _
(8) x1ì›l11+ el/(1-X) ' (log(rf-x))2' (8) 1)1Ogx3°
3.27 Calcolare i seguenti limiti (per (a) e (b) può essere utile la formula f (x)3(xl =
e8(x)10Sf(I));
-
(a)JlE1_n'ìx 1/( x -1) I -
(b) xll›1p+(logx) 1-x , -
(c) xl›11;1_1oo 108(1+€x)
V?? _
138 3 - Calcolo differenziale
3.28 Calcolare i seguenti limiti (può essere utile la formula f (x) - g(x) = 1_ã);(x) ):
_ 1 1 . /“___
(ü)xl1-›I::\_(Sínx n__x), xí›1]í\oo (x2_ 6 x3-l-4:).
calcolare f' {
a) Sia f(x) = sinx. Abbiamo f'(x) = cos x, f”(x) Dcosx = -sinx, f(3)(x) =
D(-sinx) = -cosx,f(4)(x) = sinx, ecc., per ognix E ]R.
b) Sia f(x) = ex. Allora f'(x) = Dex = ex, f”(x) = Dex = ex. Abbiamo in effetti
f(")(x) = ex per ognin 2 O, x E IR.
§ . _. ._ . . . 19
23 - Deriva te di ordine superiore, formula di Taylor con il resto di Peano 3
(k) : k! sek=n
lo (xo) {0 sekyén.
23.3 Definizione. Se f è derivabile n volte in ogni punto di un intervallo aperto I e f (") (x)
è una funzione continua su I diciamo che f è di classe C" su I e scriviamo f E C"(I Se
esistono le derivate f( TI )(x) su I, per ogni n, diciamo che f e\ di classe C O0 su I e scriviamo
ƒ e C°°(I).
23.4 Esempio. Le funzioni ex, sin x, cos x e le funzioni polinomiali sono di classe C°°
su lR. La funzione x\/ |x| è di classe C1 ma non di classe C2 su lR. La funzione xxå/x è
di classe C2 ma non di classe C3 su IR.
Abbiaino visto nel Paragrafo 17 che per una funzione f derivabile in un punto x0
vale la prima formula dell'incremento finito, che possiamo riscrivere, con il linguaggio
dei simboli di Landau, come
f(x) = ao +a1(x - xo) +a2(x - x0)2 + . _ _ +a,,(x - x0)" +o((x - x0)") perx -› x0.
A secondo membro di questa formula interviene una somma di infinitesiini per x -›
xo ciascuno di ordine superiore del precedente. Essi vanno pensati come correzioni
successive su scale sempre più fini, in maniera simile a quello che avviene nella rap-
presentazione deciinale di un numero reale. La scelta del resto come o((x - x0)") è
naturale, essendo un infinitesiino di ordine superiore all'ulti1no terrnine (x - x0)".
Osserviamo che in (23.1) la funzione P1(x) = f(x0) + f'(x0)(x - x0) è, tra tut-
te le funzioni polinomiali di primo grado ag + a1 (x - xo), quella individuata dalle
condizioni I
P1(Xo) = f(x0)› P1(x0) = f'(X0)-
Questo ci suggerisce di considerare, per il problema posto, il polinolnio
P›».<x0> = fcxa. Pm) = fm), . . .,P.£"_“ (xo) = f<"_1> (xo), Pt” <x0> = f<"> (xo),
dove assumiamo che f sia derivabile n volte in xg.
Calcoliamo quindi le derivate di Pn (x) in x = x0 in termini dei coefficienti, consi-
derando, per semplicità, il caso n = 4. Abbiamo quindi
P4(x0) = ag, P,í(x0) = a1, P,í'(x0) = 2a2, P,í”(x0) = 3!a3, P,;m(x0) = 4!a4.
In generale, per un polinomio di grado n abbiamo Påk) (x0) = akk! (8). Imponendo
quindi
P,§'“)(x0) = ƒ('°)(x0), k = o,1,...,n,
otteniamo ak = f(x) (xo) /k!. Al polinomio Pr, (x) così trovato si dà il nome di polino-
mio di Taylorg di f in accordo con la seguente definizione.
8 Questo si può ottenere più velocemente come conseguenza de]l'Esempio 23.2: nel calcolo di Påk) (xo),
soltanto la derivata del terrnine (x - x0)x fornisce un contributo non nullo, pari a k!. Perciò Pák) (xg) = akki.
9 Brook Taylor, 1685-1731.
§23 - Derivate di ordine superiore; formula di Taylor con il resto diPeano 141
A
y yiex
P2(X)=1+X+_X
1 3 ,:_,--'y=P1(x)
P3(x)=1+x+-x MN+-x
6 ` ,__,
Nr-\I\J›-\
... 1 2 1 "'-v:-':,,:.:_ ›
P,,(x)=1+x+ìx +...+n!x". -- I, I
I
23.7 Teorema (formula di Taylor, con il resto di Peanolo). Sia xg E IR e f una funzione
derivabile n - 1 volte in un intorno di x0 ed esista la derivata n-esima in xg (n 2 1). Sia
Pn (x) il suo polinomio di Taylor centrato in xo di ordine n. Allora
dove nella penultima uguaglianza abbiamo semplicemente usato il fatto che la deri-
vata seconda di f è il limite del rapporto incrementale di f' (x). E]
10 Giuseppe Peano, 1858-1932, nato a Cuneo,
I frazione Spinetta.
142 3 - Calcolo differenziale É
23.8 Osservazione. Si vede facilmente che viceversa, nelle stesse ipotesi del teorema di
Taylor, se abbiamo
Complementi
Formula di Faà di Bruno
Esiste una formula compatta per il calcolo della derivata n-esirna di una funzione
composta, dovuta a Francesco Faà di Bruno (1825-1888). Precisamente, supponiamo
che f e g siano funzioni derivabili infinite volte su lR. Abbiamo innanzi tutto
<g<›f>f<x› = g'<f<x>>f'<x>
<g<›f>”<›«> = g"<f<›«>>f'<x›2+g'<f<x>>f”<x>
<g<›f>”'<›«> = g"'<f<x>›f'<x›3+ßg"<f<x>>f"<x›f'<x>+g'<f<x>>f"'<x>
cg O f›<4> <x> = gf” <f<x>>f'(x>4 + 6g"'<f<x>>f"(x>f'<x>2+
+g"<f(x>> (4f'"<x>f'<x> + 2›f”<x>2> + g'<f<x›>f<4> of).
Ebbene, nel caso generale della derivata n-esima vale il seguente risultato.
Formula di Faà di Bruno. Risulta
<g<›f><"><x› = :†,;=1›:g<P><f<x››;_-.,.;:+m›< k
›< (LW (wr (ee) 'Z
dove la seconda somina si intende estesa agli interi kl, kg, . . . , kn 2 O soddisfacenti
Tl=lC1_l_2lC2_l_3lC3-I-...-l-Tlkn.
Questa formula fu pubblicata dal Faà senza dimostrazione nel 1855, nel lavoro Sullo
sviluppo delle funzioni, Annali di Scienze Matematiche e Fisiche. Successivamente, nel
suo volurne Théorie générale de l'élimination del 1959 ne viene presentata una dimostra-
zione per induzione. La fonnula inquadrava e generalizzava molti casi particolari,
noti all'epoca, di derivate di funzioni composte, come log (f(x)), f (x)", ecc.
La principale motivazione era tuttavia data dallo studio di alcune funzioni sim-
metriche delle radici di un polinomio in termini dei coefficienti. Ad esempio, per
un'equazione di secondo grado axx + bx + c = O, con radici al e ag, sappiamo che
al + ag = -b /a e ala; = c/ a. Solitamente queste formule sono dimostrate nella
Scuola Media Superiore usando le espressioni delle radici in termini dei coefficien-
ti, ossia attraverso la formula risolutiva per le equazioni di secondo grado. Ora, per
§23 - Deriva te di ordine superiore; formula di Taylor con il resto di Peano 143
non esistono formule risolutive (se n 2 5), e tuttavia si possono ancora dirnostrare
delle formule che legano alcune funzioni delle radici in termini dei coefficienti. Ad
esempio, se indichiamo con al, . . . ,an le radici dell'equazione, per la somma delle
radici abbiamo
al+a2+...+an=-gi, (23.3)
71
Proprio per studiare il caso di potenze di grado qualsiasi, Faà introdusse la formula
che ora porta il suo nome. Inoltre, quella formula rappresentava un potente strumento
per calcolare i coefficienti del polinomio di Taylor di una funzione composta (vale
a dire, automatizzava in qualche modo la composizione funzionale di due sviluppi
asintotici).
Faà di Bruno fu ufficiale dell'esercito piemontese (partecipò alla I Guerra d'Indi-
pendenza), matematico, astronomo (conseguì il dottorato di ricerca a Parigi con lo
stesso Cauchy come relatore), scienziato e architetto (progettò il più alto carnpanile di
Torino, in via S. Donato), si fece sacerdote a 52 anni e venne beatificato da Giovanni
Paolo II il 25 settembre 1988. Scrisse: "Ce n'est en effet que lorsqu'une vérité est deve-
nue accessible au plus grand nombre de personnes qu'on peut vrairnent affirmer que
la science humaine a fait un progrès” (Théorie des formes binaires, 1876).
Esercizio 1. Mostrare che la formula di Faà di Bruno, nei casi n = 2 e n = 3, si
riduce alle formule più esplicite presentate sopra.
Esercizio 2. Dimostrare la formula (23.3). Suggerimento: basta considerare l'iden-
tità
24.1 Esempi.
ex-1+x+x2+x3+
M 2
I
Goo +xn+o(x")-Éxk+o(x")
I
*ik
O
0 (241)
0
1?) Sia f (x) = sin x. Nell'Esempio 23.2 a) abbiamo già calcolato le derivate f(x)
Risulta in particolare = O, f'(O) = 1, f”(O) = O, f”'(O) = -1, f(4)(O) = 1,
ecc. Pertanto
3 5 _1 n
SIIIX I X _ 'l' . . . + X2n+1 -l' 0(x2n+2)
: É x%+1 _|_0(x2n+2)_
kzo (2k+ 1)!
Si osservi che compaiono qui solo potenze di grado dispari, in accordo con il fatto
che la funzione f (x) = sin x è dispari; quindi sono dispari tutte le sue derivate di
ordine pari, e come tali si annullano in x = O.
C) Sia f(x) = cos x. Abbiamo f'(x) = - sin x, f”(x) = - cos x, f”'(x) = - sin x,
f(4) (x) = cos x, ecc. Risulta quindi f(O) = 1, f'(O) = 0, f”(O) = -1, f”'(O) = O,
f(4) (O) = 1, ecc. Da cui
cosx=1- x2
2!
x4
4! +...+ (21/l)!x
(_1)n 2n
+0(x2"+)
1
T1 __1 l(
: kg) x2k + 0(x2n+1)_
Si osservi la presenza delle sole potenze di grado pari: la funzione f (x) = cos x
è infatti pari, per cui le sue derivate di ordine dispari sono funzioni dispari, e si
annullano quindi in x = 0.
fi) Sia f(x) = log(1 + x). Abbiamo f'(x) = (1 + x)"1,f”(x) = -(1 + x)"2,f'”(x) =
-2(1 + x)-3, _. ., ƒ<">(x) = (-1)"+1(n _ 1)!(1 + x)_". Pertanto,
f<">(0> = <-1›"+1<n - ni.
_ §24 - Sviluppi notevoli; formula di Taylor con il resto di Lagrange 145
da cui
2 5 _ n+1
log(1+x)=x-%+%+...+%ì-_x"+o(x")
_]š-kíxk+o(x
_ n (-1-)k+1 n
Sia f(x) = (1 +x)“ (oc E IR). Abbiamo f'(x) = a(1 +x)'x"1, f”(x) = a(a -
1)(1+x)'x"2, ...,f(")(x) = a(a - 1)...(a - n +1)(1 +x)x"". Quindi f(")(O) =
a(a-1)...(a-n+1),e
(1+x)'x =1+ax+--a(a;1)x2+...+tx(“_1)"1:l$a_n+1)x"+o(x")
= ,É xk + o(x"),
(k)- oc
k_
_a(a:-1)...(a:-k+1)
_ ,..N,.2., (0)-. _ rx _
in accordo con la definizione già data dei coefficienti binomiali quando ai 6 IN.
Sia f (x) = sinh x. Sostituendo nella definizione sinh x = (ex - e“x ) / 2 gli sviluppi
(24.1) otteniamo subito lo sviluppo
che presenta gli stessi termini come per la funzione seno, ma con tutti segni posi-
tivi.
Ragionando in maniera simile al caso della funzione sinh x otteniaino
x2 x4 xzn n xzk
coshx _
_ 1+ 2! + _
4! +...+ -FM +o(x 2n+1 ) : k=0 (2k)! +o(x 2n+1 ) _
Possiaino quindi prendere il nurnero 0.09983 come valore approssimato per sin(1 / 10)
commettendo un errore E = sin c/(4! - 104). Siccome O < E < 1/(41 - 104) < 1/105, si
tratta di una approssirnazione per difetto a meno di 1O"5.
per un opportuno punto c G (O, x). Da questo segue subito la disuguaglianza deside-
rata, essendo e°x3 /3! > 0 per x > O.
Complementi
lrrazionalità del numero di Neper
Mediante la formula di Taylor per la funzione esponenziale, con il resto nella forma
di Lagrange, è possibile dimostrare in modo molto elegante che il numero e di Neper
è irrazionale. Vediamo qui questa classica dimostrazione.
Per assurdo, supponiamo che sia e = p/ q, con p, q 2 1 interi. Allora dalla formu-
la di Taylor per la funzione esponenziale ex, centrata in x0 = O e calcolata in x = 1,
arrestata all'ordine n, abbiaino
3=LH+l+l+
q 2 3!
+1+
n!
x
(n+1)!'
Esercizi
3.34 Scrivere lo sviluppo in x = 0, arrestato al quarto ordine, delle funzioni 1 / (1 +
x) e l/1+x.
3.35 Calcolare lo sviluppo in x = O, arrestato al terzo ordine, delle funzioni arcsin x,
arccos x, arctan x e tan x.
3.36 Calcolare lo sviluppo in x = O, arrestato al terzo ordine, delle funzioni
(a) (1 + 3x)_2, (b) sinx x, (c) sinx xcos x, (d) sin(ex - 1), (e) (cos x)Si“x.
148 3 - Calcolo differenziale
Zsinxx-x(\/1-I-4x-1) xsinl1x+2cosx-2
l' , b
1' --- A ---
(a)r1ì>T(I`J xsinhx-log2(1+x) ( )X1ì›Tô 'falizx--X2
25 Funzioni convesse
In questo paragrafo svilupperemo un metodo per studiare come si dispone il grafico
di una funzione rispetto alla retta tangente in un punto xg. Ad esempio, ci chiediamo
se in un intorno di x0 esso giace tutto da una parte rispetto alla retta tangente, oppure
la attraversa.
Quando risulta f (x) > Pl(x) (rispettivamente, f (x) < Pl(x)) per x E LI, x yé xo, si dice
che f è strettamente convessa (rispettivamente, concava) in xg.
A A A A
l
V Y - › Y
xo xo X0 X0
f convessa in xo f concava in x0 flesso ascendente in xo flesso discendente in x0
Come modello da tenere in mente il lettore può considerare la funzione f (x) = c(x -
x0)”, c % O, il cui grafico al variare di c, n presenta la varietà di comportamenti
illustrati in figura.
\/_ X.. /_ \.
A A A A
:U
n pari, c > O
/\ /:H
n pari, c < O
~\ n dispari, c > 0 n dispari, c < O
Si noti che tale funzione ha derivate nulle in xo fino all'ordine n - 1, mentre f(x) (xo) =
n!c ha lo stesso segno del coefficiente c. La convessità, concavità, ecc., di f in x0 è quindi
determinata dalla parità di n e dal segno di f(") (xo). Le stesse conclusioni valgono evi-
dentemente se si somma a f (x) un polinomio di primo grado, vale a dire per polinomi
del tipo f(x) = ag + al (x - xg) + c(c - x0)", eccetto che ora la retta tangente in x0 avrà
equazione y = ao + al (x - xo).
Il teorema seguente estende questi risultati ad una ampia classe di funzioni, per un
punto xg non necessariamente stazionario (ovvero, non richiediamo che f' (xo) = O).
25.2 Teorema. Sia f definita e derivabile n - 1 volte in un intorno di un punto xo, e abbia
derivata n-esima in xg, con n 2 2.
Supponiamo inoltre che f”(x0) = O, . . . ,f(""1)(x0) = O, f(")(x0) yé 0.
Allora, se n è dispari e f(") (x0) > 0, x0 è un punto di flesso ascendente per f; se n è
dispari e f(x) (x0) < 0, xo è un punto diflesso discendente.
Se n è pari ed è f(x) (xo) > 0, f è strettamente convessa in x0; se n è pari ed è f(x) (x0) <
O, f è strettamente concava in xg.
150 3 - Calcolo differenziale
con (n(x) infinitesima per x -› O. Siccome f(") (xo) 75 O, per il teorema di permanenza
del segno l'espressione f(x) (x0) + w(x) avrà lo stesso segno di f (xl (xo) quando x varia
in un intorno LI di x0, x 75 xg.
Supponiamo ora che n sia dispari. Allora il fattore (x - x0)" assumerà valori
negativi per x < x0 e valori positivi per x > xg. Pertanto, in quel caso
Una condizione sufficiente era data nel Corollario 21.4, quando f è derivabile in un
intorno destro e in un intorno sinistro di xo. Utilizzando il Teorema 25.2 possiamo
dare qui un'altra condizione sufficiente, basata sull'analisi della prima derivata non
nulla in x0 (quando esiste).
Premettiamo la seguente osservazione: se xo è un punto critico per f, quindi
f'(x0) = O, allora Pl(x) = f(x0) è costante. La condizione > Pl(x) è quindi
equivalente, in quel caso, a f(x) > f (xo). In altri termini, x0 è un punto di minimo
relativo forte:
Se f' (xo) == O, allora f è strettamente convessa (rispettivamente, concava) in xo se e solo se
xo è un punto di minimo (rispettivamente, massimo) relativo forte.
Nell'ulteriore ipotesi che f' (x0) = O possiamo quindi riscrivere il teorema precedente
come segue.
25.4 Teorema. Sia f definita e derivabile n - 1 volte in un intorno di un punto xo, e abbia
derivata n-esima in xg, con n 2 2.
Supponiamo inoltre che f'(x0) = O, f”(x0) = O, . . .,f("_1)(x0) = 0, f(")(x0) 75 O.
Allora, se n è dispari e f(xl (xo) > O, xo è un punto di flesso ascendente per f; se n è
dispari e f(xl (x0) < 0, x0 è un punto di flesso discendente.
Se n è pari ed è f(x) (x0) > 0, f ha un punto di minimo relativo forte in xo; se n è pari ed
è f (xl (x0) < O, f ha un punto di massimo relativo forte in xo.
A A A A
| ; I 5 2 I | š
I | | |
~ -~ › ~ › - › - ›
x0 x0 x0 x0
n pari, f(")(x0) > 0 n pari,f(")(x0) < 0 n dispari, f(")(x0) > O n dispari, f(")(x0) < O
25.5 Corollario. Sia f(x) una funzione derivabile in un intorno di punto xo e esista la
derivata seconda in xg.
1) Se f” (x0) > 0 allora f è strettamente convessa in xg.
2) Se f” (x0) < 0 allora f è strettamente concava in xo.
152 3 - Calcolo differenziale
25.6 Teorema. Sia f derivabile in un intorno di punto x0 e esista la derivata seconda in xo.
Se f'(x0) = O e f”(x0) > 0, allora xo è un punto di minimo relativo stretto per f.
Se f'(x0) = O e f”(x0) < O, allora x0 è un punto di massimo relativo stretto per
Per le funzioni due volte derivabili, vale la seguente caratterizzazione della con-
vessità (si confrontino le ipotesi con quelle del Teorema 25.2).
25.8 Teorema. Sia f una funzione derivabile due volte in un intervallo aperto I. Allora f è
convessa in I se e solo se f”(x) 2 O per ogni x G I; f è concava in I se e solo se f”(x) g O
per ogni x G I.
Dimostrazione. Segue subito dal Teorema 25.5 che se f è convessa in I allora f” (x) 2 O,
x G I.
Viceversa, assumiamo che f'' (x) 2 O per ogni x G I. Per dimostrare la convessità
in un generico punto xg G I, ragioniamo esattamente come nella diinostrazione del
Teorema 25.2, ma applichiamo ora la formula di Taylor con il resto nella forma di
Lagrange. Otteniamo
Dominio, segno e asintoti. Il dominio X è dato dagli x G IR per cui x > O e logx 75 O,
quindiX = {x G ]R: x > 0, x 75 1}. Osserviamo che f(x) 2 Oper ognix G Xe
f(x) = O solo per x = e.
Risulta lim f(x) = 1, mentre lim f (x) = +oo, quindi la retta di equazione x = 1
x-›O+ X->1
è un asintoto verticale. Inoltre, liiìi f (x) = 1, quindi la retta di equazione y = 1 è un
X-› oo
asintoto orizzontale.
Punti di derivabilità e intervalli di monotonia. La funzione è derivabile in X. Inoltre
f'(x) = 2% _ 1) -
1_ < O,
logx
perciò per O < x < 1, oppure x > e. Inoltre f'(x) = O per x = e e f'(x) < O
per 1 < x < e. Come conseguenza del Teorema 21.2 vediamo che f è strettamente
crescente negli intervalli (O, 1) e [e, +oo) e decrescente in (1, e]. In x = e la funzione
ha un punto di minirno relativo (in realtà assoluto, siccome f (e) =- O § f (x) per ogni
x G X).
Intervalli di convessità e flessi. La funzione f è derivabile due volte su X e abbiamo
(dopo qualche conto)
,, _ 2(-logxx-logx+3)
f (x) _ x2(log4 x) 1
Il denominatore è sempre > O in X. Vediamo quindi che f” (x) > O per xl < x < x2,
x 55 1, dove xl = e(_1”*/É)/2, x2 = e(_1+`/E)/2. Invece f”(x) = Operx = xl ex = x2,
e f” (x) < O altrove su X. Quindi, per il Corollario 25.5, f è strettamente convessa sugli
intervalli (xl, 1) e (1, x2), ed è strettamente concava negli intervalli (0, xl) e (x2, +oo) ;
xl e x2 sono punti di flesso ascendente e discendente, rispettivamente.
Dalle informazioni ottenute possiamo tracciare un grafico qualitativo di f come
nella figura seguente.
154 3 - Calcolo differenziale
›
Q
›-›
--r- 1›¬xu
¬-félr
<í- ›
Esercizi
3.42 Sia f derivabile quattro volte su IR, con sviluppo di Taylor f(x) = -1 + 3x +
x4 + 0(x4) per x -› O. Calcolare le derivate ƒ(")(O) per 11 : O, _ . . ,4. Dedurre che f è
convessa in x = O.
3.43 Dire se le seguenti funzioni sono convesse o concave in x = O, oppure se x = O
è un punto di flesso:
3.45 Discutere il segno della funzione f(x) = xlog(coshx) + (x2 sin x)/ 2 in un
intorno di x = 0.
3.46 Tracciare i grafici qualitativi delle seguenti funzioni
Calcolo integrale
In questo capitolo introduciamo il concetto di integrale definito di una funzione f
su un intervallo, e la sua interpretazione come area (con segno) della ragione di piano
sottesa dal corrispondente grafico. Mostreremo allora un mirabile legame con la ricer-
ca delle priinitive (teorema fondamentale del calcolo integrale). Infine applicheremo
queste tecniche alla risoluzione di alcune classi di equazioni differenziali.
26 Integrale definito
Si consideri una funzione f, definita e non negativa su un intervallo [u, b]. Vogliamo
dare una definizione precisa dell'area sottesa dal suo grafico, ossia del trapezoide
T={(x,y)€]R><]R: x€[a,b],O§y§ƒ(x)}, (26.1)
evidenziato nella figura a sinistra.
L'idea è quella di approssimare la regione T mediante dei rettangoli inscritti e cir-
coscritti, suddividendo l'intervallo [a, b] in un numero finito di sottointervalli come
nella figura a destra. Evidentemente, vorremo che l'area di T sia un numero A mag-
giore o uguale all'area complessiva dei rettangoli inscritti e minore o uguale all'area
complessiva dei rettangoli circoscritti, qualunque sia la partizione dell'intervallo [a, b].
Ebbene, se esiste un unico numero reale soddisfacente tale condizione allora diciamo
che T ha area A.
`A A
a 1, › a xi x2 x3 1, il 3)
155
156 4 - Calcolo integrale
s(P) = í:m,-Ax,~.
i=1
Nel caso di una funzione non negativa, esso rappresenta evidentemente l'area com-
plessiva dei rettangoli inscritti. Allo stesso modo possiamo considerare la somma
superiore di Riemann
n
= ZÂ/lißxi.
i=1
Essa rappresenta l'area complessiva dei rettangoli circoscritti, quando f è non negati-
va.
Osserviamo che risulta s('P) í S(7)) per ogni partizione 'P, essendo mi § M,-.
Inoltre è anche imrnediato verificare che, date due partizioni 731, 732, abbiamo
abbiamo quindi s, S G IR e s g S.
26.1 Definizione. Diciamo che f è integrabile su [a, b] se i numeri s e S in (26.3) sono
uguali. In quel caso tale valore è indicato con il simbolo
Abƒ(x)dx=s=S,
§26 - Integrale definito 157
26.2 Osservazione. La scrittura fab f(x) dx indica quindi un numero reale che dipen-
derà dalla fmmzione f e dagli estremi a, b. La variabile x è muta, nel senso che non
compare nel risultato e potrebbe quindi essere cambiata di nome, al pari della varia-
bile in un siinbolo di sommatoria. Potremmo ad esempio indicare lo stesso integrale
con fab ƒ (t) dt. La notazione è quindi un pò ridondante dal punto di vista logico ma si
rileverà assai conveniente quando studieremo la formula di cambiamento di variabile
negli integrali.
26.3 Esempi.
s(P)= ---=- I
›l=› -\ l :-››-i
Y
S(P) - - I- -1 = -_ % 1
N›-*N*-* ›l=-›-› N›_\|\.› -\ o u1° *-*
f(x) _ O se x è irrazionale _
1 se x è razionale
158 4 - Calcolo integrale
non è integrabile. Infatti, data una qualsiasi partizione P = {x0, x1, . . . , x,,}, ve-
diamo che i_n ogni intervallo (x,-_1, x,-) vi sono certamente un punto razionale e un
punto irrazionale. Quindi abbiamo mi = 1 e M, = 1 per ogni i, da cui s(P) = O e
S(P) = 1. Di conseguenza, s = inf{s(P)} = O, S = sup{S(P)} = 1.
d) Sia
_ 1 perO§x§1 ^y '
f(x)_{2 per1<x§2. 2'-"--°¬-ii
Il calcolo degli integrali a partire dalla definizione sarebbe laborioso anche per fun-
zioni molto semplici come f(x) = x2 (corrispondente al problema dell'area di un
settore parabolico) ed è comunque impensabile per funzioni più complicate. Nei pros-
simi paragrafi svilupperemo invece un metodo di calcolo indiretto molto potente e ge-
nerale.
Per inciso, è dovuta ad Archimede la formula per l'area di un
settore parabolico, che con linguaggio moderno può scriversi ^ : X2
K2
come I
3
fa
0
x2 dx = “_,
3
(26.4)
dove a > 0. Noi otterremo questo risultato più avanti. ›
1
L1 I
§27 - Teorema della media; proprietà dell 'integrale 159
Esercizi
4.1 Calcolare le somme inferiori e superiori s(P), S(P) re-
lative alla partizione P = {O, 1,2} dell'intervallo [O, 2] per la funzione f(x) = exz.
Dedurre che 1 + e § ƒol exz dx § e + e4.
ƒ.f°f(x> dx
b-a
viene detto media integrale di ƒ su [a, b].
27.2 Teorema. Se ƒ è una funzione integrabile su un intervallo [a, b], la sua media integrale
è compresa tra il suo estremo inferiore e il suo estremo superiore in [a, b].
Il seguente teorema afferrna che, nel caso di funzioni continue, il valore della
media integrale è assunto in qualche punto c E [a, b].
27.3 Teorema (della media integrale). Sia ƒ una funzione continua su [a, b]. Allora esiste
un punto c E [a, b] tale che
b
Dimostrazione. Sappiamo dal Teorema 27.2 che il valore medio di ƒ è compreso tra
l'estremo inferiore e l'estremo superiore di ƒ in [a, b]. Pertanto ƒ, essendo continua,
160 Q 4 - Calcolo integrale
assumerà tale valore in qualche punto c E [a, b] per il teorema dei valori intermedi
(Corollario 15.4). II]
Dal punto di vista geometrico la conclusione del teorema significa che, per un
opportuno punto c E [a, b], il rettangolo avente per base l'intervallo [a, b] e altezza
f(a) è equivalente (ossia ha la stessa area) alla regione compresa tra il grafico della
ftmzione ƒ e l'asse x:
f(e) ----
- 4 ›
33 G Q"
b b
A Àƒ(x) dx = À f(x) dx.
§28 - '
Teorema fondamentale del calcolo integrale 161
y=fU) y=UUH
+ +
b › - + ›
a I _ a 1,
Esercizi
4.2 Calcolare la media integrale della funzione ƒ (x) = sign x (funzione segno) sugli
intervalli [-1, 1] e [~1,2] (per il calcolo dell'integrale, ragionare come nell'Esempio
26.3 d)).
jbaƒ(x)dx= -Ãbƒ(x)dx.
Abƒ(x)dx=LCƒ(x)dx+Ãbf(x)dx. (28.1)
f1,af(x)dx
a-b '
Sia ora a E I un punto fissato. La funzione
V
Q_ H__ O H..
.1':1.†;.“”ìIfšx°) D fW
se xo è interno ad I . Nel caso in cui xo coincida con un estremo di I si conclude
analogamente, considerando invece il liinite destro o sinistro. E
Dal teorema precedente risulta quindi che ogni funzione ƒ continua su un inter-
vallo I ha una primitiva in I. Questa conclusione non vale, in generale, per funzio-
ni discontinue. Si consideri, ad esempio, la funzione data da f(x) = O per x É 0,
f(x) = 1 per x > O. Se essa avesse una primitiva g su lR, allora dovrebbe essere
g(x) = c1 per x < O, g(x) = x + C2 per x > O. Siccome g deve essere continua in O,
sarà C1 = cz = g(O). Quindi g(x) = c per x É O, g(x) - x + cper x > 0. Tale funzione,
tuttavia, non è derivabile in x = 0 per alcun valore di c.
Il teorema fondamentale del calcolo integrale viene spesso utilizzato in senso in-
verso, ossia per calcolare un integrale definito conoscendo una primitiva di ƒ. Vale
infatti il seguente risultato.
Dimostrazione. Dal teorema fondamentale del calcolo e dal Teorema 21.8 abbiaino
JC
f f(f)df = c(x) +1(
(1
L'espressione a secondo membro in (28.3) si denota anche con uno dei seguenti
simboli: b b _b
[G(X)].-.-› G(I)l.«.-› G(x)lš;a-
Ad esempio, abbiamo fol ex dx = ]ex]â = el - eo = e - 1. In maniera siinile, fo” x2 dx =
[x3 /3]g = a3 / 3 - O3 / 3 = a3 / 3, come anticipato nella formula (26.4).
Il problema del calcolo delle priinitive è di grande interesse in vista della formula
28.3 e sarà affrontato nei prossimi paragrafi. Per ora osserviamo che, utilizzando la
tabella delle primitive alla fine del paragrafo 21 e la linearità dell'integrazione definita
(Teorema 27.6), è già possibile calcolare alcimi semplici integrali definiti.
Esercizi
4.3 Calcolare
4.4 Calcolare l'area della regione del piano delimitata dai grafici delle funzioni f (x) =
sin x e ƒ (x) = x, e dalla retta di equazione x = 27t.
4.5 Calcolare l'area della regione {(x,y) E IRZ : |y| + (x - 2)2 É 1}.
4.6 Calcolare le funzioni integrali
29 Regole di integrazione
Questo paragrafo è dedicato a due metodi di calcolo degli integrali definiti e indefiniti.
Integrazione per parti
Siano f e g due ftmzioni di classe C1 su un intervallo aperto I (Definizione 23.3). Dalla
formula per la derivazione del prodotto di due funzioni abbiamo
vale a dire
f<x>g<x> = / f'<x›g(x› dx + / f<x>.«.›'<x> dx
/ f'<x>g<x› dx = f<x>g<x> - ƒ f<x>g'<x› dx. (29.1)
Questa formula, combinata con la formula fondamentale del calcolo integrale (formu-
la (28.3)) fornisce subito l'analogo risultato per gli integrali definiti:
b b
/Q f'<x›g<x>dx= Lf<x>g(x>12- Â f<x>g'<x>dx- <29.2›
In (29.1), (29.2) la funzione g è detta fattore finito, mentre la funzione ƒ' è detta fat-
tore dijjferenziale. Evidentemente queste formule sono di utilità pratica se si conosce
una priinitiva f del fattore differenziale e se gli integrali a secondo membro sono più
semplici di quelli a prirno membro.
29.1 Esempi.
a) Si voglia calcolare fol xex dx. Applicando la formula (29.2) con f(x) = ex, g(x) = x
otteniamo 1
1
/0
xex dx = [xex]à -fo ex dx = e - [ex]å = 1.
jlogxdx=xlogx-fx ]Cdx=xlogx-x+c=x(logx-1)+c.
Questa formula mostra l'opportunità della notazione introdotta per l'integrale defi-
nito: essa si ottiene formalinente sostituendo y = (p(x) e dy = cp' (x)dx a secondo
membro, quindi considerando il simbolo dy nella notazione di integrale come se fosse
il differenziale della funzione go.
Per quanto riguarda l'integrale definito su un intervallo [a, b] C I, consideriamo
(29.3) scegliendo come primitiva F la funzione integrale F (y) = fåa) ƒ (t) dt. Allora
/axf(¢(x))fp'(x) dx = f(x) di + C, vx E 1.
Ponendo x : a vediamo che c = O. Ponendo poi x = b otteniamo quindi
b <P(b)
 f<d›(x>>d<x>dx= /W) fcwdy. <29.s›
che è la formula di cambio di variabile negli integrali definiti.
29.2 Esempi.
a) Si consideri l'integrale f23 xexz dx. Riconosciamo nel fattore x la derivata di xx,
a parte un fattore 2. Pertanto poniamo y = ço(x) = xx, quindi dy = 2x dx, e
applichiamo la formula (29.5). Risulta (p(2) = 4, q:›(3) = 9, da cui
3 1 3 9
f xexz dx = šƒ ex2 -2xdx = eydy = ]ey]å = eg -e4.
2 2 4
b) Si voglia calcolare l'integrale I tanx dx = f (sin x) / cos x dx. Riconosciamo nel
fattore sinx la derivata di cosx a meno del segno. Allora poniamo y _ sin x,
quindi dy = cosx dx, e applichiamo la formula (29.4) dopo aver moltiplicato e
diviso per -1:
ƒtanxdx=ƒSùiCdx=-ll;-(-sinx)dx
cosx cosx
1
= -f;dy= -log|y|+c= -log|cosx|+c.
- 3 xdx=
sm -
smxdx- -
smxcos 2 xdx=-cosx+šcos
1 3 x+c,
= -sinxcosx+fcos2xdx= -sinxcosx+]›(1-sinxx) dx
_ . _ . 2
--smxcosx+x [sm xdx.
Quindi
jsin2x= -sinxcosx+x-ƒsinxxdx.
. 1 . 1 .
ƒsmxxdx=š-ãsmxcosx+c-È 4sin(2x)+c.
1 . 1 .
ƒcosxxdx = š+ šsmxcosx+c = š+ Ãsm(2x) +c.
1 _ 1 xx
(1+x2)2 _ 1+x2 (1+x2)2'
quindi
1 1 x
/ídífjídxz/ífdx_'/x'(_1ì¢fidx`
Integrando per parti nell'ultimo integrale, considerando x come fattore finito e
x/ (1 + x2)2 come fattore differenziale, risulta
ƒ_-lí-dx-arctanx 1( - x +1]--Ldx)
(1+x2)2 _ 2 2(1+x2)2 2 1+x2
x 1 3 x
= arctanx+ 4(1 +x2)2 4arctanx+c = Ãarctanxa- 4(1 +x2)2 +c.
168 4 - Calcolo integrale
h) Per calcolare ƒol \/1 - yz dy, poniamo y = q›(x) = sinx con O < x É rt/2 . Osser-
viamo che ço(O) = sinO = O, ço(7r/2) = sin(rr/2) = 1 e applichiamo la formula
(29.5). Otteniamo
1 /2 /2
ƒ x/1-V261]/:ln \/1-sinxxcosxdxzfün cos2xdx=å£.
0 0
Si noti che tale integrale rappresenta l'area di un quarto di cerchio di raggio uni-
tario, e il risultato ottenuto è in accordo con la nota formula per l'area del cerchio.
Complementi
Metodo di esaustione ed indivisibili
Il problema del calcolo delle aree nell'antichità veniva affrontato con il metodo di
esaustione di Eudosso, Euclide e Archimedel, che troviamo esposto negli Elementi di
Euclide. Nello spirito, esso è molto vicino alla nostra definizione di integrale, dove la
regione interessata è approssimata dal1'interno con dei poligoni inscritti e dall'esterno
con dei poligoni circoscritti, e si applica come segue.
Per dimostrare che l'area della regione è un certo candidato nuinero S, si mostra
che entrambe le ipotesi Area < S e Area > S portano ad un assurdo. Ad esempio,
si mostra che non può essere Area < S perché, per ogni e > O, esiste un poligono
inscritto con area > S - e; in maniera siinile si mostra che non può essere Area > S.
Questo metodo era ineccepibile dal punto di vista logico (il lettore riconosce la no-
stra caratterizzazione dell'estremo superiore con l'e?). Tuttavia esso presentava degli
inconvenienti: bisognava già possedere un candidato valore per l'area, da ottenersi
in qualche altro modo (spesso non rigoroso); solo allora si poteva dimostrare in ma-
niera rigorosa che l'area avesse proprio quel valore. Inoltre, tale metodo risultava, in
pratica, piuttosto macchinoso.
Nel XVII secolo vengono sviluppate tecniche molto più agili, sebbene senza ba-
si altrettanto solide. In particolare, il metodo di esaustione viene sostituito dagli
indivisibili di Kepler, Cavalieri, Roberval e Torricelli, e altri.
Vediamo di darne un'idea in un caso particolare. Ci
proponiamo di calcolare l'area di una ellisse di semiassi a Ay
e b. Consideriamo, oltre al1'ellisse in questione, anche il H
cerchio di raggio a e centro pari a quello dell'ellisse. Con-
sideriamo, per ogni punto F sull'asse delle ascisse, la retta
verticale che individua i segmenti G' G e H' I-I sull'ellisse e x
il cerchio rispettivamente. Dalla geometria analitica (scri- Qx
vendo le equazioni dell'ellisse e del cerchio) si vede che
vale la relazione di proporzionalità C/G : H' H = b : a
(verificarlo). ] ,
Ora, il metodo degli indivisibili afferma che la stessa H
proporzione deve sussistere tra le aree dell'ellisse e quella del
1 Eudosso di Crúdo, 408 a.C. - 355 a.C.; Euclide, 323 a.C. - 285 a.C.; Archimede di Siracusa, circa 287 a.C.
- 212 a.C.
§30 - Integrazione di funzioni' razionali 169
cerchio; la giustificazione sta nel fatto che l'ellisse è generata da tutti i segmenti verticali
G'G, al variare di F, mentre il cerchio è generato da tutti i segmenti verticali H' H
(questi seginenti sono gli indivisibili, perché di spessore zero). Pertanto, per l'area S
dell'ellisse avremo S : rrax = b : a, ossia S = rrab.
Ovviamente ora noi possiamo ottenere lo stesso risultato con il calcolo dell'inte-
grale
a x2
2b 1 - -- dx,
a 112
Esercizi
4.8 Calcolare i seguenti integrali:
1-sinx 1 1-sinx
(a) fßlfidx, (b) ƒ-Síšdx, (c) fi-Jrmdx, (d) fx3logxdx
4 rt rr/4
(l) ƒ log(x + dx, (m) j ex sinx dx, (n)]O tanx x dx.
1 0
1 x 1
F, 1--(1
+ xz)”, -V
+ xz)” (n E IN, n > 0). (30.1)
170 4 - Calcolo integrale
1 log|x|+c sen=1
f i dx '= 1
x" (n _1 f)f~
xii-1 +c sen>1.
Uintegrale della seconda funzione in (30.1) si ottiene anche subito con il cambio di
variabile y = 1 + xx, come nell'Esempio 29.2 c). Si ottiene
1
ƒ--- dx = arctanx + c.
1 + x2
Abbiamo già anche considerato, nell'Esempio 29.2 g), il caso n = 2. Per un generico
n > 1 vale una formula ricorsiva che permette di calcolare l'integrale
1
1H = f *__ .d
(1 + x2)" x
1 _ 1 x2
e integrando otteniamo
JC
f":ffl~1+/x'(-1-d..“;fidx°
Integrando per parti l'ultimo integrale, considerando x come fattore finito e x/ (1 +
xz)" come fattore differenziale, otteniamo
_ x 1 dx d
I" _ 1"* T 2(n _ 1)(1 + x2)fl-1 + 2(n - 1) f (1 + x2)d-1 x
da cui
I __ x +2n-3I
" _ 2(n --1)(1 +x2)d-1 zn-2 ”*1'
Applicando ripetutamente questa formula è possibile calcolare 1,., a partire da I1 =
arctan x + c.
§30 - Integrazione di funzioni razionali 171
Consideriamo ora il caso generale di una funzione razionale A(x) / B(x). Innanzi
tutto, dato un polinomio P(x) indichiamo con deg(P) il suo grado. Osserviamo che
se deg(A) 2 deg(B) allora possiamo effettuare la divisione e scrivere
iii)- ,C Ãü
B(x) _Q( )+ B(x)'
dove Q(x) è un polinomio e R(x) è un polinomio di grado deg(R) < deg(B). Sicco-
me sappiamo integrare le ftmzioni polinomiali, possiamo considerare, d'ora in avanti,
una frazione razionale A (x) / B (x) propria, ossia con deg(A) < deg(B Ora, il seguen-
te Teorema 30.1 afferma che una tale funzione razionale può sempre scriversi come
somma di funzioni razionali il cui denominatore non è ulteriormente fattorizzabile.
Premettiamo la seguente osservazione. Sappiamo dal teorema fondamentale del-
l'algebra che ogni polinomio B(x) di grado > 0, si fattorizza come prodotto di fattori
di primo grado, eventualmente ripetuti. Precisamente, ad ogni radice reale a di mol-
teplicità m corrisponde il fattore (x - a)'"_ Sappiamo anche che, se i coefficienti di
B(x) sono reali, insieme ad una radice complessa a + iß di molteplicità m compare
anche la radice complessa coniugata rx - iß, con la stessa molteplicità. Quindi nella
fattorizzazione di B(x) troveremo l'espressione
In conclusione, B(x) ha una fattorizzazione in fattori del tipo (x - a)'", a E IR, op-
pure (x2 + 2bx + c)'", con bx - c < 0. Questi fattori, non ulteriormente fattorizzabili
nell'ambito reale, sono detti irriducibili (in ]R).
C1 C2 _ _ _ m,
Cm 30.2
x-a+(x-a)2+ +(x-a)m ( )
Ad esempio se bx - c < 0,
b
= \/ c - b2 arctan + k, (30.4)
/ 2 _ -_
x3+x2+6x+1
x +x-2
_...
Risulta innanzi tutto
{.
C1-I-C2=8
C1-C2=1
§30 - Integrazione di funzioni razionali 173
Notiamo che i valori dei coefficienti c1 e c2 qui si sarebbero anche potuti ottenere
come segue: moltiplicando entrambi i membri di (30.5) e passando al liinite per
x -› 1 nei due membri si ottiene c1 = 3. Moltiplicando invece per x + 2 e passando
al lirnite per x -› -2 si ricava C2 = 5.
Si voglia calcolare
6x3 + 8x2 + iex + 6 dx
x2(x2 +4x+6) °
6.763-l'8JC2-l*16JC-l-6 _ C1 ._ C2 + C3JC+C4
x2(x2+4x+6) x x2 x2+4x+6'
Svolgendo i conti a secondo membro e ragionando come nell'esempio precedente
troviamo cl = 2, c2 = 1, c3 = 4, c4 = -1, quindi
6x3+sx2+16x+6_2+_1_+ 4x-1
x2(x2+4x+6) x x2 x2+4x+6°
Pertanto
Rimane da calcolare l'ultimo integrale. Per questo, osserviamo che la derivata del
denominatore è il polinomio 2x + 4. Il polinomio 4x - 1 a nuineratore può scriversi
come un multiplo di quest'ultiino, più una costante, come 4x - 1 = 2(2x + 4) - 9.
Quindi
4x - 1 _2_ 2x + 4 9
x2+4x+6 x2+4x+6 x2+4x+6°
Usando la formula (30.4) otteniamo
4x-1 9 x+2
ƒx2+4x+6dx=2log(x2+4x+6)--`/-È-arctan )dx+c_
_-_-._ -1-_-_,
174 _ _ 4 - Calcolo integrale
Esercizi
4.9 Calcolare i seguenti integrali.
31 Integrali impropri
Abbiamo fino ad ora considerato integrali di funzioni limitate, definite su intervalli
limitati. Ci proponiamo qui di estendere la definizione di integrale a situazioni in
cui queste restrizioni non sono verificate. Iniziamo con il caso di funzioni definite su
intervalli illimitati. Considereremo, per semplicità, solo funzioni continue.
Integrali su intervalli illimitati
Sia a E IR e f una ftmzione definita e continua sull'intervallo [a, +oo). Possiamo
quindi considerare la funzione integrale
+oo
 f(x)dx= lim P(c)_
c-› +00
*ìå ¬lm-in
l J mi
V
G C
-
31.2 Esempi.
a) Abbiamo
+oo
f l dx = lim fc l dx = lim [logx]'í = lim logc = +oo.
1 JC c-›+o<› 1 X c-›-I-oo c-›+<>o
b) Se a 95 1, risulta
Pertanto l'integrale improprio f1+°° xi., dx converge per rx > 1 e diverge positivamente
pera É 1.
31.3 Teorema. Se f : [O, +oo) -› lR è continua e f(x) 2 0 su [a, +oo), allora l'integrale
improprio ƒa+°° f (x) dx converge oppure diverge positivamente.
31.4 Teorema (criterio del confronto). Sia a E ]R, f e g duefunzioni continue su [a, +oo),
con 0 É f(x) É g(x) per ogni x E [a, +oo). Allora,
+oo +oo
j f (x) dx diverge positivamente I> f g(x) dx diverge positivamente.
ü Ø
176 _ 4 - Calcolo integrale
y=f(x)
y = g(x)
ícm-fé* \
v )'
Sì
È facile vedere (il lettore lo verifichi) che la conclusione continua a valere se la disu-
guaglianza O 5 f(x) 5 g(x) vale solo in un intorno di +oo.
31.5 Teorema (criterio di convergenza assoluta). Se f è continua sull 'intervallo [a, +oo),
OO O0
Quando l'integrale fa+ |ƒ(x)| dx converge, diciamo che l'integrale ƒ61+ f(x) dx
converge assolutamente. Quindi il criterio precedente afferma che se un integrale iin-
proprio converge assolutamente allora converge.
31.6 Esempi.
. . ,_ + .
a) Consideriamo 1 mtegrale fl 0° % dx. Siccome vale
cos x <m
m 1
`x`/šl_x`/E perx> Q,
e l'inte 81' ale 1+°° x_3/2 dx conver Se, P er il criterio di conver enza assoluta anche
l'integrale ƒ1+°° % dx converge.
O0
b) Verifichiamo che l'integrale ƒ1+ sin x/ \/x dx converge. Integrando per parti ab-
biaino
Ora, per c -> +oo abbiamo cos c/ `/E -› O, mentre l'ultiino integrale aminette
limite finito per l'esempio precedente. Questo dà il risultato desiderato.
c) Mostriamo che l'integrale (di Fresnelz) f1+°° sin x2 dx converge.
. . 1 2 .
Con la sostituzione y _ x otteniamo y : sm X2
C 1 C2sin
ÂSHIX ° 24 X =-/
2 1 _-ya.
`/g y
E- jr- ji- mir- mi Bi hí
|_›__
Il liinite per c -› +oo di questa espressione esiste T
_í
mi
--m
--_ im
-Ií -_
31.7 Teorema (criterio del confronto asintotico). Sia ƒ una funzione continua su un
intervallo [a, +oo), avente ordine di infinitesimo a rispetto all › inƒinitesimo campione E,
1 per
OO
x -› +oo. Allora l'integrale fa+ f(x) dx converge se a > 1 e diverge (positivamente o
negativamente) se a 5 1.
Dimostrazione. Supponiamo che f(x) ~ l/x“ per x -› +oo, conl > 0. Allora, scelto
e > O, e < 1, abbiamo
l-e l+e
x(x x(x 7
per x in un intorno di +oo. Pertanto, per il criterio del confronto l'integrale improprio
di ƒ (x) e quello di 1 / x“ hanno lo stesso carattere, da cui la conclusione.
2 Augustin-Iean Fresnel, 1788-1827.
178 4 - Calcolo integrale
Il caso in cui f(x) ~ I /x“ per x -› +oo, con l < O, si ottiene subito applicando
le considerazioni precedenti alla funzione -f(x), che soddisfa f(x) ~ (-1) / x“ per
x -> +oo. I:
Tutte le considerazioni svolte fin ora ammettono ovvie varianti nel caso di integrali
di una funzione continua ƒ su intervalli illiniitati del tipo (-oo, a]. Si porrà allora
v
ti G G'
b -__-ad.
1
Ãcb-xv X
Sea<c<b,
Pertanto
ƒb 1 d 1. ƒf 1 d +00 Se ai 2 1
-- x = m ii- x = -if
a (b_x)a c-1~›b_ a (Z9-X)“ (l%a-ìi-- Sed < 1.
l'integrale improprio
Esercizi
4.11 Determinare il carattere dei seguenti integrali iinpropri mediante un calcolo
diretto.
+w 1 +w 1 +w 1
(a) A
-ia
xlogx x
, b f
( ) 3 xlogxlog(logx)
ax , (C)
f2 í,,a
xlog x x (a E
IR.)
4. 12 Determinare il carattere dei seguenti integrali impropri facendo uso dei criteri
di convergenza.
32.1 Esempi.
a) L'equazione
y' = y (32.2)
è del priino ordine; le sue soluzioni sono le funzioni y(x) derivabili in qualche
intervallo I tali che y' (x) = y(x) per ogni x E I. Sostituendo nell'equazione,
è immediato verificare che le funzioni 3/(x) = cex, con c G IR arbitrario, sono
soluzioni della equazione su lR.
Per vedere se vi sono altre soluzioni, ragioniamo come segue: sia y(x) una solu-
zione di (32.2), definita su un intervallo I. Abbiamo allora
Tipicamente tale costante viene determinata nel momento in cui si cerchi la soluzione
che in un dato punto xo assume un valore prefissato yg; si dice, in questo caso, che si
risolve un problema di Cauchy basato in (xo, yo).
32.2 Esempio. Consideriamo il problema di Cauchy
y' = 11/
y(0) = 2-
Esso è basato in (O, 2). Abbiamo visto che l'integrale generale della equazione è dato
dalla formula y(x) = cex, con c E IR. Imponendo che una tale soluzione soddisfi
la condizione 1/(O) = 2 troviamo c = 2. Quindi y(x) = 2ex è l'unica soluzione del
problema di Cauchy.
Per le classi di equazioni del primo ordine che considereremo nel seguito, si può
dimostrare che esiste un'unica soluzione del corrispondente problema di Cauchy basato in
un dato punto (xg, yo), definita in un opportuno intorno di xo. Abbiamo quindi esistenza
e unicità locale della soluzione.
Si dice equazione difierenziale del primo ordine in forma normale una equazione del
tipo
y' + atm = b(x), (32.3)
dove a(x), b(x) sono funzioni continue su un intervallo I . Nel caso in cui b(x) = O
l'equazione è detta omogenea e prende quindi la forma
yu) = B<x>@¬*<*%
dove la funzione B (x) è da determinarsi. Sostituendo nella equazione (32.3) troviamo
da cui B' (x) = b(x)eA(x). Pertanto, le soluzioni sono date dalla formula (32.5), dove
B(x) è una qualsiasi primitiva della funzione b(x)eA(x) su I. Possiamo riassumere il
risultato ottenuto come segue.
§32 - Equazioni differenziali lineari del priino ordine 183
y@)=e*W%Bay+a,.xe1
dove A(x) è una primitiva di a(x) su I, e B(x) è una primitiva di b(x)eA(x) su I.
32 4 Esempi.
a) Consideriamo l'equazione
y'+xy=x.
M+%y=x
y(1) = 2-
Abbiamo qui a(x) = 1 /x, b(x) = x. Siccome la funzione a(x) è continua solo su
IR \ {O}, l'equazione andrebbe trattata separatamente sui due intervalli (-oo, O)
e (O, +oo). D'altra parte, dovendo valere la condizione y(1) _ 2, la soluzione
cercata deve essere definita in particolare in x = 1, per cui risolviamo l'equazione
nell'intervallo I = (O, +oo).
Possiamo scegliere A(x) = log x, x > 0. Abbiamo
3
fb(x)eA(x) dx = _/xe1°gxdx = fxz dx = xí + c.
y<x>=@1°g”(:+f): aw-
_ x3 x2 c
x3 5
y(x) - <2 + 3x, x > O.
Esercizi
4. 13 Risolvere le seguenti equazioni differenziali, precisando i più grandi intervalli
su cui sono definite le soluzioni:
/ 1 1 2 I y I xy 1
= -- + + , I? + =3, + + ~ +0.
(My (x ly x x ( )y x(logx+1) (c)y 1+x2 `/ff?
Pertanto, escludendo il caso banale in g(x) = O per ogni x E I (nel qual caso tutte le
funzioni costanti sono soluzioni) vediamo che deve essere h(c) = O. In conclusione:
Le soluzioni costanti dell'equazione (33.1) sono le funzioni y(x) = c, x E I, dove c è uno
zero della funzione
Cl
üí : dx/
Una volta calcolati questi integrali dovremo poi ricavare y da questa equazione come
funzione di x.
33.2 Esempi.
yi : y2,
1»/(0) = 1-
L'equazione è a variabili separabilí, ossia del tipo (33.1), con g(x) = 1 e h(y) = y2,
entrambe definite su tutto IR.
L'equazione ha la soluzione costante 3/(x) = 0, x G IR, che tuttavia non soddisfa la
condizione y(O) = 1. Per le altre soluzioni, da (33.2) abbiamo
1 . .
y(x) I É Clefllllta Su (_O0,
A
E iinportante osservare che, nonostante le ftm-
zioni g(x) e h(y) che intervengono in (33.1) sia-
no in questo caso definite su tutto ]R, tale so-
luzione non è definita su tutto l'asse reale, non
potendosi prolungare oltre x = 1. Questo feno- y(r) = 1%,
meno, tipico delle equazioni non lineari, prende
il nome di blow-up (scoppiamento) in tempo finito l--\
y' = (1 + y2)x
y(0) = 1›
Osserviamo che l'equazione non ha soluzioni costanti, essendo 1 + yz 75 O per
ogni y. Per (33.3) abbiamo
x2 vr _ _ /rr /rr
y =tan (í + E), definita su (_ É, -5),
l-\
Esercizi
4. 15 Determinare tutte le soluzioni delle seguenti equazioni:
y” + ay' + by = 0. (34.2)
Ispirati dal caso di equazioni lineari del primo ordine, cerchiamo soluzioni di (34.2)
nella forma y(x) -- e^x, con À E lR da determinarsi. Sostituendo nell'equazione
troviamo
)L2e^x + a/\e^x + be” = O,
da cui
A2 + ai + b = 0. (34.3)
Quest'ultima equazione è detta equazione caratteristica associata alla (34.2). Se À è una
sua soluzione, allora la funzione 3/(x) = e^x soddisfa (34.2).
Nel caso in cui l'equazione (34.3) ha 2 soluzioni distinte /11, A2, abbiamo quindi
trovato le due soluzioni e^1x e e^2x .
Se l'equazione (34.3) ha una soluzione À doppia, allora si vede subito che, oltre
alla fimzione em”, anche la funzione xe^x è una soluzione (il lettore compia la verifica
come esercizio, sostituendo nell'equazione).
Infine, nel caso in cui l'equazione (34.3) ha due radici complesse coniugate À =
a + ifi, À = a - iß, con oc, ß E lR, è possibile allora verificare che le funzioni e“x cos(ßx)
e e“x sin(ßx) sono soluzioni (il lettore lo verifichi). La comparsa di queste espressioni
non dovrebbe sorprendere, essendo in accordo, dal punto di vista formale, con la
formula di Eulero per l'esponenziale complesso:
e /\x_axix_ax -ax-
-_ e e 8 _ e (cos(ßx) +1e sm(ßx)).
Questa osservazione può essere anzi un modo utile per ricordare queste formule.
Con ciò abbiaino determinato alcune soluzioni dell'equazione omogenea. A par-
tire da queste è possibile determinare subito altre soluzioni mediante la seguente
semplice osservazione.
34.1 Osservazione. Se y1(x) e y2(x) sono soluzioni della equazione omogenea, allora ogni
funzione della forma y(x) = c1y1(x) + c2y2(x), cl, cg E lR è ancora una soluzione. Infatti,
188 4 -- Calcolo integrale
34.4 Teorema. Sia yp(x) una soluzione particolare dell'equazione completa, x G I. Allora le
soluzioni y(x), x G I, dell'equazione completa (34.1) sono date dalla formula
34.5 Teorema. Sia g(x) = pn (x)et*x, dove pn (x) è un polinomio di grado n. Si consideri il
polinomio caratteristico in (34.3) e l 'equazione completa (34.1).
Supponiamo ora che il termineforzante sia del tipo g(x) = pn (x)el“ sin(6x), oppure g(x) =
p,»,(x)eP*xcos(9x) dove p,,(x) è un polinomio di grado n e 9 yé O.
D Se u + i8 G IR non è una radice del polinomio caratteristico , l'equazione completa ha una
soluzione della forma
a) Consideriamo l'equazione
yi/ +y/ 1 ex.
-5a + 2b = O
-1012 = 1,
Consideriamo l'equazione
y” + y = sm x.
Il polinomio caratteristico è /'L2 + 1 = O, che ha come radici :l:i, pertanto l'integrale
generale della corrispondente equazione omogenea è y0(x) = C1 cos x + C2 sin x,
C1, C2 E IR. Il termine forzante è g(x) _ sinx = eo* sin(1 - x); con le notazioni del
Teorema 34.5, 1,1 = O, 9 = 1. Siccome il numero 1,1 + :'19 = i è una radice semplice
del polinomio caratteristico, cerchiamo una soluzione particolare dell'equazione
completa nella forma yp (x) = ax cos x + bx sin x, con costanti a, b da determinarsi.
Sostituendo nell'equazione e sommando i termini simili troviamo
Zbcosx - Zasinx = sinx
da cui
2b = O
-2a = 1,
Esercizi
4 17 Risolvere le seguenti equazioni omogenee:
(a) 1/” + By' - 4y = 62°”, (b) y” + By' - 41/ = 8*”, (C) y” + 2y' + 51/ = H”-
4 19 Risolvere i problemi di Cauchy
Soluzioni
1.2 Sono intervalli gli insiemi in (a), (c) e (d).
1.3 (a) (-2, 2), sono maggioranti i numeri 2 2, minoranti i numeri § -2; (b) [2, +oo),
non esistono maggioranti, sono minoranti i numeri < 2; (c) (-oo, -5] LJ [3, +oo), non
esistono maggioranti, né minoranti.
1.4minX = -1,maxX = 1/2, infY = -o0,maxY = -2,infZ = -c>c›,maxZ = 2,
non esistono i mininni di Y e Z.
1.6 Ad esempio, se A = {2n : n E IN} e B = {4} LJ{2n+1 : n E N}, allora
A n B = {4}.
1.7 51 = 120, (3) = 1, (§) = 6, (a + b)5 = a5 + 5a4b + 10a3b2 + 1oa2b3 + 561194 + b5,
(2 - a)4 = 16 - 32a + 24a2 _ sas + a4.
1.s(a)x= -zvx = -1,(b)x = -1\/x = (5i\/2-1)/2.
1.9(a)O<x-<1,(b)x§2\/3§x§5,(c)(1-\/7)/2§x§ (1+\/7)/2\/2<x<3,
(d)-\/§<x<-1\/1<x<\/2,(e)Vx;éi1,x,›+0,(f)-1/2<x<1/2,(_ã)6/55
x<2,(h)-2<x<3/2,(i)1<x<5\/x>9,(j)x>O,(k)x<-1\/x>1,1)x<3,
(m)x<log32-1\/x>2,(n)O<x<6/\x7é3,(o)e_6 <x<e"4Ve”2 <x<1.
1.10 f è iniettiva su ogni intervallo contenuto in uno dei seguenti tre: (-oo, 0], [O, 1 / 3],
[1/3›+°°)›= risulta f([0›2]) = [0›1]› f([2f +°°)) = (-°°›0]f f'1([0›1]) = [-2/3›2l;
f(x) = O per x = 0\/x = 2; l equazioneƒ(x) = kha una soluzione se k < O \/k > 1,
due soluzioni se k = O V k = 1, tre soluzioni se O < k < 1.
1.12 (a) (-2, O] LJ (2, 3], (b) [-1, 0], (c) IR\ {-3, O}, (d) (-oo, O) LJ (2, +oo), (e) ]R\ {7†r/6 +
2k7T,k E Z}, (-oo, -1).
1.14 (a) 1, (b) infinite, (c) 2.
1.15 (a) (-oo,O], (b) [O, rc/2), (c) [O, +oo), (d) [O, 1), (e) (cos 1, 1].
1.16 (a) 271/3, (b) rrr, (c) 27:, (d) rr/2.
1.17 (a) (ƒ o g) (x) = \8/È - 2, con dominio [O, +oo), (g o ƒ) (x) = \/ {*/É - 2, con domi-
nio [16, +oo), (b) og) (x) = log(ex - 1), con dominio (0, +00), (b) (g 0ƒ)(x) = X - 1,
con dominio (1, +oo).
193
194 Soluzioni
1.18 (a) invertibile su tutto ]R, ƒ_1(x) = " 4 x È É :I con dominio IR. (b)
invorfibilo in 11 = (_oo, 1] o 12 = [1, +oo), (ƒ|,1)-1(x) = 1 -- \/1 + x, con dominio
[-1, +oo) e (f|12)_1(x) = 1 + \/1 + x, con dominio [-1, +oo). (c) invertibile in I1 =
(_oo,0] o 12 = [0,+oo), (ƒ|,1)-1(x) =-. -{*/1_-_x, oon dominio [1,+oo) o (ƒ|,2)-1(x) =
x - 1, con dominio |1, +oo).
1.22 z1 = \/2(cos(7rc/4) + isin(7rc/4)), zz = 2(cos(7t/6) + isin(n'/6)), z1 + 22 =
1 + \/É,-2122 = \/5+ 1 + (1 - \/§)i, |Z1| = \/5,5 = \/lì-1', fl1'g(Z1)= 7†C/4, a1'g(Z2) =
71/6, |z1 - z2| = \/8 - 2\/S.
1.23 (a) insieme dei lpunti la cui distanza dal punto i è §_3, quindi è il cerchio chiuso
(ossia, è compresa a circonferenza) di centro il punto 1 e raggio 3, (b) insieme dei
punti con ugual distanza dal punto -1 e dal punto 2i, quindi è l'asse del segmento
che congiunge questi due punti.
1.24 12012 = (i4)5°3 = 1503 = 1, (1 + i)_5 = (-1 + i)/8.
1.25 Radici quarte di 161': 20 = 2(cos(7r/8) + isin(rc/8)),
z1 = 2(cos(5†c/8) + isin(57I/8)), Z2 = 2(cos(9†c/8) + isin(9†c/8)),
z3 _ 2(cos(137t/8) + isin(137T/8)), sono i vertici di un quadrato.
Radioi forze di -27; zo - 3(1/2 +1(/š/2), Z1 = -3, Z2 = 3(1/2 -1x/5/2), sonoi
vertici di un triangolo equilatero.
1.26 soluzioni; -1 /2 jo 1x/š/2.
1.27 Sono i nmneri z yé 0 con argomento 71 < 9 < 271.
2.1 La disequazione |(x - 1) /x - 1 / 2| < e è soddisfatta dagli x nell'intervallo (2 / (1 +
2e), 2 / (1 - 2(-3)) (assumendo e < 1 / 2), il quale contiene un intorno di 2.
2.2 La funzione e definita per x 5 -2 \/ x 2 0. Si potrebbe risolvere la disequazione
|f(x) - ƒ < e, ma è più rapido ragionare nel modo seguente. Se 0 < x < 5, con
5 < 1, abbiamo -ƒ(0)| = |\/x2+2x-0| < \/c52+2<5 < x/35. Basterà quindi
prendere 6 = ez/ 3 (supponendo e < \/S) perché risulti |ƒ(x) -- f < e quando
0 § x < 5.
2.3 La disequazione ||x| - 0| < e equivale a |x| < 6, e quindi possiamo prendere 5 = e
nella definizione di continuità.
2.4 Se prendiamo e < 1, la disequazione ||x| - |x0|| < e, ossia ||x| - xg| < e è
soddisfatta solo dagli x nell'intervallo [x0,x0 + 1) (vederlo graficamentel), il quale
non contiene un intorno di x0.
2.6 (a) Potremmo risolvere la disequazione - 1) /x - 0| < e, ma conviene ragio-
nare più velocemente come segue. Osserviamo che per x > K, con K > 1, risulta
- 1)/x - 0| É 1/\/È + 1/x § 2/\/É < 2/\/K. Pertanto, basta prendere K in
modo che 2/\/K = e, quindi K = 4/c-:2 (con e < 2), per avere - 1)/x - 0| < e
non appena x > K. (c) Siccome x S |x|, abbiamo |x| > H se x > I-I.
2.8 (a) 1, (19) -1/4, (C) 10, (cl) 2.
2.9 (a) k = 4, (b) Vk.
2.10 (Q) 3, (b) 0, (C) +oo, (d) -1.
Soluzioni _ q 195
2.12 (a) +oo, (b) +oo (usare il fatto che 3 - sin x + cos x 2 1), (c) 0.
2.13 (a) \/ rc / 2, (b) O, (c) 0.
2.14 (a) rr / 2, (b) 0, (c) 2, (cl) -oo, (e) 0, (f) 0, (g) +oo, (h) 0, (i) +oo.
2.16 Le successioni e"" e 1 / (nz + n + 1) sono positive e strettamente decrescenti, quin-
di il loro prodotto è_ strettamente decrescente, e rimane tale se si aggiunge la costante
1. Evidentemente la successione è limitata, essendo ag 2 an > 1 per ogni n. Il suo
liinite vale 1.
2.17 ez.
2.18 (a) 3/2, (b) -1 / log 2, (o) -1, (d) 1, (6) -2, (f) 62/5, (g) E-7, (11) +oo, (1) 1.
2.23 (a) +oo, (b) 0, (c) 3 / 2, (d) -1
2.24 ordine (c), (a), (b), (e), (d).
2.25 (a) ordine 1 / 3, parte principale E/x, (b) ordine 3, parte principale -x3 / 4, (c) ordine
2, parte principale 2x2, (d) ordine 1, parte principale x /4.
-
2.26 Abbiaino \/ xl/x
2-1- x _ 3 `/;â1+x › 21 per x -› +oo. Parte principale.
- - . -5.
1
3.61....
x-›2 x
= um ~/5 Smíäv » 1....
x-›2 X
196 H Soluzioni
- /
s.7(a)3o(2+3x)9,(b) (o)§(2x-3)-2/3,(d) -g(x+1)-2(§§;g-) 1 2,
(o) (f) §, (g)1og2 x + 21og x, (11) x10gx10g1Ogx,(z)
1
(2x _ 2(/5)-1, (1-)_ em x,
(k) 2xex2 cos exz, (1) -(sign x)(1 - x2)_1/2 (non derivabile in x = 0), (m) í%, (n)
1:;°an(í/52) - šå-5,-, (0) -È-5, (p) (1 + x2) ._ 1/2, (q) (2x)x(logx + log2 + 1),
a.n2 x
(r) xsinx (cos x log x + (sin x) /x), (s) (log x)1°gx(log(log x) + 1) /x.
3.9 sett sinh x _ log(x + \/ x2 + 1), definita su IR (risolvere x = sinhy = (ey - e_3/)/2;
per inciso, verificare direttamente che tale funzione è dispari); sett cosh x = log(x +
¬\/ x2 - 1), definita su [1, +oo).
3.11 Derivando1'identità f(-x) = troviamo -ƒ'(-x) = ƒ'(x), ossia f'(-x) =
f'(X)-
3.13 Risulta f(x) > 0 per x < 0 \/ 0 < x < 3, quindi in un intorno di x = 0 privato
di 0 stesso risulta > La derivata ƒ 1 (x) = 6x - 3x 2 si annulla in x = 0. Per
tracciare il grafico della derivata, usare il Teorema 19.1 e lo stesso teorema di Fermat.
3.14 La derivata ƒ' (x) = -2x + 2 si annulla in x = 1, che risulta l'ascissa del vertice.
3.15 La derivata ƒ' (x) = 3 sin2 x cos x si annulla in x = 7t. Tuttavia, f(x) > 0 in un
intorno sinistro di rc e f(x) < 0 in un intorno destro, quindi x = vr non è un punto di
estremo relativo.
3.16 La funzione f si annulla negli infiniti punti in cui cos x = 0, quindi anche f' (x) si
annulla infiniti punti.
3.17 La funzione ƒ è continua su |1, e] e derivabile in (1, e). Dall'equazione (loge -
logl)/(e - 1) = 1/c si ricava c = e - 1.
3.20 Perché f sia derivabile anche in x = 0 deve essere m = 0. Per tale valore di m
abbiamoƒ(-1): 1 e -ƒ(-1))/(1 - (-1)) = f'(c) se e solo se c = 1/4.
3.21 (a) dominio IR, xliåioo f(x) = :|:oo, crescente in [O, 1], decrescente in (-oo, 0] e in
[1, +oo), x == 0 punto di min, x _ 1 punto di max;
(b) dominio IR\ {-1}, x = -1 asintoto verticale, y = x - 1 asintoto obliquo, crescente
111(-0°, 1) @iI1(~1›+°°);
(c) dominio [-2, 2], crescente in [-2, 0| e decrescente in [0,2], x = 0 punto di max,
x = :l:2 punti di minimo;
(d) dominio (-00,0) LJ (2+00), lim_ƒ(x) = -oo, liin f(x) = -oo, x = 0 e x = 2
x-›O x-›2+
asintoti verticali, ƒ (x) = +oo, decrescente in (-oo, 0), crescente in (2, +oo) ;
I OO
(e) dominio (0, +oo), li1š1+ f(x) = -oo, x = 0 asintoto verticale, y = 0 asintoto oriz-
X-}'
zontale, crescente in (0, el/2], decrescente in [e1/ 2, +oo), x = el/2 punto di max;
(f) dominio [O, +oo) \ {1}, limì f(x) = Ipoo, x = 1 asintoto verticale, y = 0 asintoto
X_>
. . _1 . _ _ _: _1 . . . :
(h) dominio (e , +oo), x_›lg_šn_1 )+ f(x) _. oo, x e asmtoto verticale, x11›1:1'|_1ooƒ(x)
3.26 (C) 1, (C) -1/3, (C) +oo, (C1) 1/2, (C) _.-.¬o, (f) +oo, (g)1og3(osoro1ogx 3 = f%';-).
3.27 (a) e, (b) 1, (c) +oo
3.28(a) 0, (b) 0.
3.29 Parte principale x3 / 6.
3.30 (X = O.
3.32 Asintoto destro (71/2)x + 3, asintoto sinistro - (71/2)x + 3.
3.33 C = 0,ƒ'(0) = 2.
3.34 1/(1 + x) = 1 - x + x2 - x3 + x4 + o(x4), \/1 +x = 1 + (1/2)x - (1/8)x2 +
(1/1o)x3 _ (5/12s)x4 + C(x'-1).
3.35 arcsinx = x + (1/6)x3 + o(x3), arccosx = rc/2 - x - (1/6)x3 + 0(x3), arctanx =
x _ (1/3)x3 + o(x3), tanx = x + (1/3)x3 + o(x3).
3.36 (a) 1 - 6x + 27x2 - 108x3 + 0(x3), (b) x2 + o(x3), (c) x2 + 0(x3), (d) x + (1/2)x2 +
o(x3), (e) 1 - (1/2)x3 + o(x3).
3.37 Ordine 5, parte principale -x5 / 15.
3.38 Ordine 2, parte principale -3x2 / 2.
3.39 (C) 2, (b) 3/8, (C) C-1/6, (Ci) -C2.
3.40 Per la formula di Taylor con il resto di Lagrange abbiamo log(1 + x) - x =
2
-É)-5 < Osex > -1,x #0.
3.42 ƒ(0) = -1, ƒ'(o) = 3, f”(0) = 0, ƒ”'(o) = 0, ƒ<4> (0) = 4! > 0, qumdi ƒ è
convessa in 0.
3.43 (a) sviluppo di Maclaurin 3 x + 2x2 + 0(x2), quindi ƒ è strettamente convessa
in x = 0, grafico simile a quello di 3 - x + 2x2; (b) sviluppo di Maclaurin -1 + 2x +
(1 / 27) x9 + 0 (x9), quindi x = 0 è un punto di flesso ascendente, grafico siinile a quello
di -1 + 2x + (1/27)›C9.
3.44 (a) sviluppo di Maclaurin - (1 / 3)x4 + 0(x4), quindi x = 0 è un punto di massimo
relativo forte; (b) sviluppo di Maclaurin (3/2)x2 + 0(x2), quindi x = 0 è un punto di
miniino relativo forte.
198 Soluzioni
4.14 (a) (x2 - 1) log(x/2), definita su (1, +oo), (b) exa + x2, definita su IR.
4.15 (a) c\/3 1 + x3, soluzione costante y(x) = 0, (212) (1 + C ) / (1 - c - %), soluzioni
costanti y(x) = 1 e y(x) = -1, (c) y(x) = ce* + 1, soluzione costante y(x) = 1, (d)
:I: \/ (x + 1)2 + c, non ci sono soluzioni costanti.
4.16 (a) (1 /2) log(2ex + ez - 2), (b) y(x) = 1 costante.
4.17 (a) c1e'2x + c2ex, sono liinitate su [O, +oo) tutte le soluzioni con c2 = 0, quindi
c1e"2x; (b) c1e`x + c2xe'x, sono tutte lirnitate su [O, +oo), (c) e”2x (C1 cos 3x + C2 sin 3x),
sono tutte limitate su [O, +oo) .
4.18 (a) c1e_4x + c2ex + (1/6)e2x, (b) c1e_4x + c2ex + (1/5)xex,
(c) c1e_x cos 2x + c2e"x sin 2x + (1 /8)ex.
4.19 (a) (9/10)e"3x cos x + (6/5)e_3x sinx + (3/2)x - 9/10, (b) ex(3x - 2) + 2,
(c) (3/4)e_x + (x/2 + 1/4)ex.
i
-À \
<
1
ì
Appendlce B
Glossario
Logica
Proposizione. Una affermazione di cui si può asserire se è vera oppure falsa. Ad
esempio, "il triangolo ha 4 lati" è una proposizione (falsa).
Predicato. Una affermazione contenente qualche variabile, che diventi una propo-
sizione una volta fissato il valore della variabile. Ad esempio, "x è un nmnero
naturale".
¬ negazione (si legge "non") Se p è la proposizione "Parigi è la capitale della
Francia", allora ¬p si legge "Parigi non è la capitale della Francia".
/\ congiunzione (si legge "e"). Se p è la proposizione "Parigi è la capitale della
Francia" e q è la proposizione "il triangolo ha 4 lati", allora p /\ q significa " Parigi
è la capitale della Francia e il triangolo ha 4 lati". In generale p /\ q è vera solo nel
caso in cui entrambe p e q sono vere.
V disgiunzione (si legge "o"). Con p e q come sopra, p \/ q significa " Parigi è la
capitale della Francia o il triangolo ha 4 lati". In generale p V q è vera nel caso in
cui almeno una delle due proposizioni p, q è vera.
I> implicazione (si legge "se...allora..."). Con p e q come sopra, p :› q è la pro-
posizione (falsa): "Se Parigi è capitale della Francia allora il triangolo ha 4 lati".
In generale, p :> q è vera eccetto nel caso in cui p è vera e q è falsa (come nel
precedente esempio). Ribadiamo che il valore di verità di p í› q dipende quindi
soltanto da quelli di p e q e non dal significato di tale proposizioni (l'i1nplicazione
logica non è causale). Ad esempio, la seguente proposizione è vera: "Se Parigi è
capitale della Francia allora il triangolo ha 3 lati".
4:-*~› equivalenza (si legge "se e solo se”). La proposizione p <==> q equivale a
p :> q /\ q :> p.
V quantificatore universale (si legge "per ogni”). Ad esempio, "Vx, x2 2 O" è una
proposizione vera.
šlquantificatore esistenziale (si legge "esiste"). Ad esempio, "Elx : x2 = 1" significa
"esiste (un numero) x tale che x2 = 1” (vero).
Condizione necessaria/sujƒiciente. Se p 1-> q è vera, diciamo p è condizione sufficien-
te perché valga q e che q è condizione necessaria perchè valga p. Consideriamo,
201
202 B - Glossario
Insiemi
D Insieme. Concetto primitivo, da pensarsi come aggregato, famiglia di oggetti, che
vengono chiamati elementi. Può essere utile immaginarsi un insieme come una
scatola contenente al suo interno quegli elementi.
D Ø insieme vuoto. E l'insieme che non ha elementi. Si può imrnaginare come una
scatola vuota (ma la scatola c'è; l'insieme vuoto non è "il nulla"!).
D G appartenenza. Scriviamo a G A per dire che l'elemento a appartiene all'insieme
A. Ad esempio, 2 G N. La negazione è indicata con G; ad esempio, -1 G N.
D C inclusione. Scriviamo A C B se ogni elemento di A è anche un elemento di B .
Non escludiamo che sia A = B. Ad esempio, N C Z e N C N. La negazione è
indicata con Ø; ad esempio, Z Ø N. B
D LJ unione. Dati due insiemi A, B, diciamo che a G A LJ B se a G A oppure a G B . Ad
esempio, se A = {1,2,5}, B = {O, 1}, allora A LJ B = {O, 1,2,5}.
D F) intersezione. Dati due insiemi A, B, diciamo che a G A F1 B se a G A e a G B. Ad
esempio, se A = {1, 2,5}, B = {O, 1}, allora A O B =
D \ difierenza. Dati due insiemi A, B, diciamo che a G A \ B se a G A e a G B. Ad
esempio, se A = {1, 2,5}, B = {O, 1}, allora A \ B = {2,5}.
Simbolo di sommatoria
Per indicare in maniera sintetica la somma di una progressione di termini secondo
una certa legge, è opportuno utilizzare il simbolo di sommatoria. Se gli addendi sono
am,a,,.,+1, . . ., an (m, n G Z, m 5 n), si pone
YZ
E akíam+a†n+1+...+an.
k=m mgkgn
anni
B - Glossario 203
Ad esempio,
5 3
2: 10'° = 102 + 103 + 104 + 105 = 111100; 2 1/k = 1 + 1/2+ 1/3 = 11/6.
k=2 k=1
È anche utile ricordare la somma di una progressione geometrica di ragione r çé 1:
n-1 n
E rk : 11- r '
I<=0 _ 7'
Formulario
Disequazioni irrazionali
00 0 0020
Vf(x)<š›g(x)<=> {lf(x›:>)0 \/{lf<x> (>)g<x>2
F ai
g(x) 2 0
i/JT) É) g(x) <=> f(x) É) g(x)?-', i/FI) È) g(x) <=> f(x) È) gcxfi.
Formule di trigonometria
sin2x=2sinxcosx cos2x=cos2x--sinzx
Sinz (f) _ 1 -cos2x C052 (i) _ 1+cos2x
2 _ 2 2 _ 2
. . _ _ . _ . X- 16+
smx+smy = 2smJ'f_,2icos% smx-smy = 2s1n-Ticosizl
cosx+cosy=2così;;Zcosx-gl cosx-cosy=-2sin%sin%
205
206 C - Formulario
Limiti notevoli
_ sinx , 1-cosx 1
lun-=1 1nn-í2-=-
x-›O X x-›O X 2
. fl _ ,
xglìloošlìí-+oo(r>O,a>1) xll›1ã1+x logax-0(r>O,a>0,a;é1).
xf = 0(ax), x -› +00 (r E IR,a > 1) logax = o(x†), x -› +00 (r > 0,a > 1)
Derivate fondamentali
Dx“ = ax“"1 (rx € ]R) Dsinx = cosx
Dax=axloga Dcosx:-sinx
1
Darctanx:-_ Dsinhx=coshx
1+x2
Dcoshx = sinhx
I-§
IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
C - Formulario 207
3 5 _1 11
sinx = x È! 1-3;! + _ . . + x2"+1 + 0(x2"+2)
2 4 _1 rl
cosx = 1- 3;!-+ 3;! +...+£(-åx2"+o(x2"+1)
2 5 __1n+1
log(1+x)=x-E2-+xí+...+( 2 x"+o(x")
(1_|_x)tX:1+ax+ x2+...+a(a'_]-)-..(lX'_n"l"]_)xn_|_O(xn)
2 n!
sinhx - x + X3 + xs +
_ 31 51 “' + Qn+U!
x2n+1 1- o(x2"+2)
coshx - 1 + x2 + x4 +
_ 21 Q '“ + (mm
xzn + o(x2"+1)
3 5 _1 n
arctanx : x - 3% + 3% + . _ . + ;_11jF)_1x2"+1 + 0(x2"+2).
Integrali fondamentali
-dx=1og|x|+c v/sinxdx=-cosx+c
X 1
R¬
mi-<
kid Q..R
53.. H ƒ dx:arCtanx+C
1 , 1
i--dx=arcsmx+c j--2-dx=ta_nx+c
1 1_ 2 cos x
coshxdx=sinhx+c ƒsinhxdx=coshx+c
208 C' - Fonnulario
Regole di derivazione
Regole di integrazione