Appunti Relazioni Pubbliche.
Appunti Relazioni Pubbliche.
PUBBLICA
I giovani e l’Europa
1. Opportunità di studio e lavoro
• Erasmus+ e mobilità studentesca.
La UE offre programmi come Erasmus+ che permettono ai giovani di studiare e fare
esperienze all’estero, ampliando le loro competenze e prospettive.
Libertà di movimento.
Possono lavorare e vivere in qualsiasi paese dell’UE senza bisogno di visti o permessi
particolari, aumentando le opportunità di carriera.
Investimenti in formazione e occupazione.
Programmi come Youth Employment Initiative e Garanzia Giovani mirano a contrastare la
disoccupazione giovanile.
4. Pace e sicurezza
Un continente senza guerre interne: L’UE ha garantito decenni di pace e
stabilità, un aspetto fondamentale per il benessere delle nuove generazioni.
Cooperazione internazionale: In un mondo globalizzato, un’Europa unita è più forte nel
negoziare su questioni economiche, politiche e di sicurezza.
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
Facciamo ora un grande passo indietro.
La Seconda guerra mondiale
la più grande sciagura planetaria del XX secolo (1939-1945)
Morti militari 24.408.154 Morti civili 43.638.905 - Totale 68.047.059
Schieramenti
Germania – Italia – Giappone – Ungheria – Romania – Bulgaria (e moltissimi paesi
«manovrati» dall’Asse) USA – URSS – Gran Bretagna – Cina – Francia ( e molti altri
paesi alleati)
Il paesi che vollero la guerra ottennero anche un vasto consenso dei loro popoli per
scatenare sei anni di violenze di Stato
Insieme alla guerra «convenzionale»
Lo sterminio pianificato di popoli e comunità
• L’introduzione della bomba atomica
• La cancellazione delle libertà e dei diritti
1945 - 1959
Un’Europa di pace – gli albori della cooperazione
L’Unione europea nasce per mettere fine alle guerre frequenti e sanguinose tra paesi
vicini, culminate nella seconda guerra mondiale.
Negli anni Cinquanta la Comunità europea del carbone e dell’acciaio comincia ad unire i
paesi euro sul piano economico e politico al fine di garantire una pace duratura.
I sei membri fondatori sono il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i
Paesi Bassi.
Gli anni Cinquanta sono caratterizzati dalla guerra fredda tra Est ed Ovest.
Le proteste in Ungheria contro il regime comunista sono represse dai carri armati sovietici
nel 1956; l’anno successivo (1957), invece, l’Unione Sovietica diventa leader nella
conquista dello spazio lanciando in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1.
Sempre nel 1957, il trattato di Roma istituisce la Comunità economica europea (CEE), o
‘Mercato comune’.
1960 - 1969
I brillanti anni Sessanta – un decennio di crescita economica Negli anni Sessanta nasce
una vera e propria ‘cultura giovanile’,
con gruppi musicali quali i Beatles che attirano orde di adolescenti, contribuendo ad
alimentare una rivoluzione culturale che aumenta ulteriormente il divario generazionale.
Anni importanti per l’economia: i paesi dell’UE non applicano più dazi
Si decide il controllo comune della produzione alimentare, garantendo a tutti il sufficiente
approvvigionamento di tutta la popolazione ben presto si registrerà anzi una produzione
agricola eccedentaria.
maggio 1968 è famoso in tutto il mondo per i moti studenteschi molti cambiamenti nella
società e nel costume sono associati alla cosiddetta ‘generazione del ‘68’.
1970 – 1979
Una comunità in crescita – il primo allargamento
Con l’adesione della Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito il 1° gennaio 1973, il
numero degli Stati membri dell’Unione europea sale a nove.
Il breve ma cruento conflitto arabo-israeliano dell’ottobre 1973 scatena una crisi
energetica e problemi economici in Europa.
La caduta del regime di Salazar in Portogallo nel 1974 e la morte del generale Franco in
Spagna nel 1975 decretanola fine delle ultime dittature di destra al potere in Europa.
La politica regionale comunitaria comincia a destinare ingenti somme al finanziamento di
nuovi posti di lavoro e di infrastrutture nelle aree più povere.
1980 - 1989
L’Europa cambia volto – la caduta del muro di Berlino
In Polonia in seguito agli scioperi dei cantieri navali di Danzica, nell’estate del 1980, il
sindacato polacco Solidarność ed il leader Lech Walesa diventano famosi in Europa e nel
mondo.
Nel 1981 la Grecia diventa il decimo Stato membro dell’UE, mentre il Portogallo e la
Spagna aderiscono all’UE nel 1986.
1985 – Vertice UE a Milano (quest’anno il quarantennale) – Si lancia il mercato unico
(persone, merci, capitali) e si promuove un dossier di riavvicinamento istituzioni/cittadini
Sempre nel 1986 viene firmato l’Atto unico europeo, che pone le basi per un ampio
programma di sei anni finalizzato a risolvere i problemi che ancora ostacolano la fluidità
degli scambi tra gli Stati membri dell’UE e crea così il ‘Mercato unico’.
Si produce un grande sconvolgimento politico quando, il 9 novembre 1989, viene
abbattuto il muro di Berlino e, per la prima volta dopo 28 anni, si aprono le frontiere tra
germania este germania ovest, che saranno presto riunificate in un solo paese
1990 - 1999
Un’Europa senza frontiere
Il crollo del comunismo nell’Europa centrale ed orientale ha determinato un avvicinamento
dei cittadini europei.
Nel 1993 viene completato il mercato unico in virtù delle ‘quattro libertà’ di circolazione di
beni, servizi, persone e capitali.
Gli anni Novanta sono inoltre il decennio di due importanti trattati:
il trattato di Maastricht sull’Unione europea (1993) il trattato di Amsterdam (1999).
I cittadini europei si preoccupano di come proteggere l’ambiente e di come i paesi europei
possano collaborare in materia di difesa e sicurezza.
Nel 1995 aderiscono all’UE tre nuovi Stati membri: Austria, Finlandia e Svezia.
Una piccola località del Lussemburgo dà il nome agli accordi di ‘Schengen’ che,
gradualmente, consentono ai cittadini di viaggiare liberamente senza controllo dei
passaporti alle frontiere.
Milioni di giovani studiano all’estero con il sostegno finanziario dell’UE.
Viene semplificata anche la comunicazione, in quanto sempre più cittadini utilizzano il
telefono cellulare ed Internet.
2000 – 2009
Ulteriore espansione
L'euro è la nuova moneta per molti cittadini europei.
L'11 settembre 2001 diventa sinonimo di "guerra al terrorismo" dopo che alcuni aerei di
linea vengono dirottati e fatti schiantare contro edifici di New York e Washington.
I paesi dell'UE iniziano a collaborare molto più strettamente per combattere la criminalità.
Nel 2004 il progetto di adottare un Trattato Costituzionale
Nel settembre del 2008 una crisi finanziaria investe l’economia globale, portando a una
più stretta collaborazione in campo economico tra i paesi dell'UE.
Il trattato di Lisbona entra in vigore il 1° dicembre 2009, dopo essere stato ratificato da tutti
i paesi dell’UE, apportando in seno all’UE istituzioni moderne e metodi di lavoro più
efficienti.
Dal 2010
Anni di opportunità e sfide,
che si misurano con tre forti crisi
Il secondo decennio del secolo si apre con una profonda crisi economica, ma anche con
la speranza che gli investimenti in nuove tecnologie verdi e rispettose del clima e una più
stretta collaborazione europea possano portare a una crescita e a un benessere duraturi.
La seconda crisi di non minore importanza riguarda la trasformazione del terrorismo che
ha colpito la città capitale dell’Europa (Bruxelles) e parimenti altre città molto significative
dell’identità europea (a cominciare da Parigi).
La terza crisi – anch’essa di forte incidenza sulle politiche nazionali ed europee – riguarda
il processo migratorio, con paesi fortemente coinvolti (Grecia e Italia), una questione
parzialmente irrisolta (il fronteggiamento) e una questione largamente irrisolta (la
ripartizione dei migranti)
Contraddizioni.
La pandemia genera il grande piano Next Generation EU e la complessa opportunità del
PNRR.
Ma economia, sicurezza, strategia politica non trovano forme di forti condivisioni interne.
Cresce la componente euroscettica, cresce l’orientamento nazionalista.
La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina
E sostenuta dal quadro NATO trova tuttavia una certa stabilità di sostegno pur facendo
progressivamente scendere il livello di attenzione e partecipazione all’interno dei contesti
nazionali europei.
Con la vittoria di Trump negli USA si apre una forte tensione EU-USA (negoziato sulla
guerra in Ucraina e questione dei dazi)
2015-2024
Punti cruciali della situazione
• Euroscetticismo in ascesa (interno paesi membri)
• Ma anche rivitalizzate pratiche di democrazia partecipativa • Conseguenze della Brexit
• Due velocità?
Questione migratoria. Non soluzioni. Rigidità/flessibilità (controllo deficit) Terrorismo,
sicurezza e difesa comune Regioni e città (ruoli solo consultivi)
• Fragilità politica estera e connessi temi della difesa e della sicurezza • Rapporti e ruolo
tra Russia / USA / Cina – E la UE?
• Competitività innovazione e tecnologie della com.
Il fronteggiamento finanziario e progettuale contro la pandemia e le sue conseguenze.
• Dal 2022 si riapre il confronto tra possibili maggioranze politiche UE (centro-sinistra vs
centrodestra)
Dal 2022 in primo piano il fronteggiamento guerra russo-ucraina alle porte della UE 2024
– Piano Draghi per rilanciare la competitività dell’Europa (questione aperta)
QUARTA PARTE
Rappresentazione / Informazione / Comunicazione
Cinque P
Le parole della comunicazione sull’Europa
➢Pace (la costruzione)
➢Progetto (lo sviluppo) ➢Popolo (il fondamento democratico)
➢Paura (l’allargamento e le crisi economico-sanitaria: economia/migrazioni/pandemia)
➢Post (il «dopo»: ci sarà lo spazio per la «Next Generation UE»?)
LA COMUNICAZIONE SOCIALE
Il 900 è stato il secolo dello stato centralista, della grande impresa (fordismo), sviluppatosi
e consolidatosi a seguito della rivoluzione industriale, delle organizzazioni fortemente
rappresentative.
Un contesto che ha vissuto una progressiva accelerazione, dopo la due guerre e le crisi
economiche che ne hanno determinato l’insorgere, nella fase post bellica quella del boom
economico, dell’affermazione del modello capitalistico in occidente e della dittatura del
proletariato nelle zone di influenza sovietica di quelli che sono stati poi i prodromi della
globalizzazione.
Un fenomeno, quest’ultimo, rilevante non solo sotto il profilo economico, finanziario e
geopolitico.
I grandi soggetti protagonisti della comunicazione hanno quindi perso il loro dominio e
sono oggi affiancati da imprese, istituzioni e organizzazioni, di dimensioni ridotte ma
ugualmente fortemente rappresentative, con una moltiplicazione degli snodi della
comunicazione e un allargamento degli ambiti di responsabilità e di riferimento dei singoli
cittadini.
Questo cambiamento rende, da un lato, molto più democratici i processi di
comunicazione. Dall’altro li complica e rende più complicato il lavoro del comunicatori
chiamati a indirizzare i propri messaggi a un serie, quasi infinita, di nodi da cui, attraverso
una vera e propria rete (non solo digitale) i messaggi e le interconnessioni si ramificano e
si diffondono.
Per questi motivi la comunicazione sociale è una disciplina complessa, a volte ostica,
perché di difficile inquadramento e confinamento ma pur sempre strategica perché
elemento fondamentale nelle civiltà complesse del terzo millennio.
La società civile
Il perimetro entro cui la comunicazione sociale prende forma è quello che viene definito
l’ambito della società civile
Secondo Alexander la società civile è : “Un mondo di valori e identità ad essa connessi
che generano capacità di critica sociale e al tempo stesso integrazione democratica”.
Si tratta di una pluralità di attori sociali che partecipano ai processi di sviluppo e
rivendicazione e ne determinano le condizioni insieme al pubblico
Per analizzare l’evoluzione e la situazione attuale della comunicazione sociale occorre
quindi guardarsi indietro fino agli albori della società civile resa possibile dall’avvento delle
democrazie.
Un processo sociale che negli ultimi decenni ha determinato la moltiplicazione dei soggetti
che comunicano e l’allargamento degli ambiti di responsabilità e di riferimento
Il novecento è stato il secolo dello stato centralista, delle dittature e delle organizzazioni
fortemente rappresentative
L’evoluzione naturale della società ha portato, anche grazie all’aumento delle potenzialità
offerte dalle nuove forme di comunicazione, a uno smembramento dei pilastri della società
civile, ora molto più aperta, che si riflette in fenomeni come quelli del federalismo, nella
crescita della piccola e media impresa, dell’aumento del numero di soggetti della
rappresentanza
I protagonisti
La comunicazione sociale viene svolta da soggetti che si riferiscono ai seguenti settori:
settori di pubblica utilità, che comprende le iniziative comunicative legate al settore
istituzionale rivolte alla promozione dell’avvicinamento dei cittadini a norme e servizi
settori sociali come espressione di valori e diritti
settori delle rappresentanze socio-economiche e dell’impresa che comunica in ambiti
lontani dalla sola parte commerciale
sistema dei media quando promuove iniziative di interesse collettivo come per esempio
l’educazione alla salute
i soggetti
Pertanto i soggetti che svolgono comunicazione sociale sono:
- Le istituzioni (Stato, PA e amministrazioni locali)
- Organizzazioni del terzo settore (ETS legge 106/16)
- Soggetti della rappresentanza (Ass. di categoria, sindacati)
L’Amministrazione Pubblica e le sue istituzioni centrali e locali svolgono certamente
questa attività.
Così come il mondo delle Organizzazioni Non Profit e del cosiddetto Terzo Settore, quel
privato sociale che opera, senza scopo di lucro, con azioni di sensibilizzazione,
promozione di campagne e si finanzia con attività di raccolta fondi.
Il mondo dei media è un soggetto interprete di comunicazione sociale quando si occupa di
questi temi e argomenti portandoli all’attenzione dell’opinione pubblica.
Vi sono poi i soggetti cosiddetti di pubblica utilità, che svolgono attività di interesse
pubblico pur essendo realtà di diritto privato, le forze politiche, quando decidono di
mettere nella propria agenda questi argomenti e concorrono così alla formazione delle
priorità dell’agenda pubblica e per questo sono oggetto dei cosiddetti lobbying sociali.
Si tratta di una pluralità di attori sociali che partecipano ai processi di sviluppo e
rivendicazione e ne determinano le condizioni insieme al pubblico.
La società civile e dunque un'arena dove i temi e le dinamiche sociali sono sviluppate e
quindi convogliati nella sfera istituzionale attraverso la partecipazione.
Il terzo settore
L’articolo 1 delle legge 106 del 2016 definisce così il Terzo settore :
“Il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro,
di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di
sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano
attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità
o di produzione e scambio di beni e servizi”.
Sussidiarietà
La sussidiarietà è un principio costituzionale. L’articolo 18 delle Carta Costituzionale indica
che:
“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non
sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle
che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere
militare”.
L’articolo 118, comma 4 recita
”Stato, Regioni, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei
cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base
del principio di sussidiarietà”.
La sussidiarietà è quindi definita come il principio regolatore per cui se un ente inferiore è
capace di svolgere bene un compito, l'ente superiore non deve intervenire, ma può
eventualmente sostenerne l’azione.
Nel trattato di Maastricht del 1992 si afferma che: “Le decisioni siano prese il più vicino
possibile ai cittadini, conformemente al principio della sussidiarietà“.
il principio di sussidiarietà stabilisce quindi che le attività amministrative siano svolte
dall'entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (i comuni), o possano essere
esercitate dai livelli amministrativi territoriali superiori (Regioni, Province, Città
metropolitane, Stato) solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed
efficiente.
Si parla di sussidiarietà verticale quando i bisogni dei cittadini sono soddisfatti dall'azione
degli enti amministrativi pubblici, la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere
spostata verso gli enti più prossimi al cittadino e, pertanto, più vicini ai bisogni del
territorio;
La sussidiarietà orizzontale è quando tali bisogni sono soddisfatti dai cittadini stessi,
magari in forma associata e\o volontaristica.
Il cittadino, sia come singolo che attraverso i corpi intermedi, deve avere la possibilità di
cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui
più prossime.
Identità e relazioni
Come detto la comunicazione sociale consente di innescare un riequilibrio nei rapporti fra
sistema pubblico, imprese e mondo del sociale organizzato e del Terzo Settore. Da quindi
forma a una chiara espressione dell’esigenza, espressa dalla collettività, di incrementare
la partecipazione nei processi decisionali e porta a un espressione rinnovata di
comunicazione che diventa “attiva”.
Forme di comunicazione
La prima è la conoscenza. Solo attraverso una maggior informazione e una migliore
consapevolezza è possibile avviare processi di cambiamento e di intervento sulla società.
A seguire possono essere intraprese azioni temporanee per indurre i cittadini a fare
“qualcosa” come nei casi di campagne di raccolta fondi, mobilitazioni nazionali,
partecipazione al dibattito pubblico.
Infine vi sono interventi sul comportamento atti a modificare aspetti del “fare” come, ad
esempio, nelle campagne sugli abusi (fumo, alcool, droghe) e sui valori quando si intende
indurre modifiche nelle opinioni e nelle posizioni diffuse all’interno del contesto sociale
come riguardo i pregiudizi razziali e di genere o gli stereotipi e le diversa forme di stigma.
Per appelli pubblici si intendono messaggi che sollecitano la partecipazione dei cittadini
rispetto a temi, cause o attività dirette.
Questo anche mediante l’impegno personale o il finanziamento (donazioni) di contributi in
denaro
Un classico esempio di appelli pubblici sono le campagne di raccolta fondi che sono
promosse
dalle associazioni non profit per finanziare le loro attività, la ricerca, il sostegno la difesa di
interessi di categorie deboli, le risposte ai bisogni
Secondo step in termini di impegno richiesto le campagne di sensibilizzazione hanno
come obbiettivo il coinvolgimento di soggetti nel sostenere di iniziative per modificare
percezioni o comportamenti e indirizzare l’opinione
pubblica verso prassi positive
Le campagne di sensibilizzazione più comuni riguardano i temi ambientali, valoriali
(genere, pari opportunità̀) difesa di soggetti deboli o a rischio (minori, donne, disabili,
poveri)
Gli strumenti
La comunicazione sociale affronta temi di pubblica utilità che vengono “raccontati” e
“testimoniati” attraverso:
Pubblicità - campagne sociali, spot tv, annunci stampa, interventi radiofonici, affissioni
PR-Pubbliche relazioni
Eventi–speciali,promossi,partecipati
Ricerche–Rapporti,studi,pubblicazioni
Incontri pubblici-Dibattiti,convegni,seminari,webinar
Giornate nazionali–Promosse per sostenere campagne di sensibilizzazione (Maratona
Telethon, Ricerca sul cancro...)
Il mix di strumenti scelto per diffondere messaggi e contenuti deve essere in grado di
generare il miglior risultato in termini di engagement, sensibilizzazione, cambiamento e
costruzione di un’opinione pubblica diffusa.
La pubblicità sociale utilizza modalità diverse rispetto a a quelle tipiche della pubblicità di
prodotto che basa la sua caratteristica sull’unicità e sull’esclusività.
Qui non si vende niente ma si inducono comportamenti e valori
Lo scopo della pubblicità in ambito sociale è quello di indirizzare e cambiare i
comportamenti e gli atteggiamenti, cioè cercare di “far fare”.
A livello semiotico, “far fare” implica una manipolazione, che si situa fra due poli neppure
tanto diversi: consiglio e richiesta
Occorre quindi prima di tutti utilizzare informazioni vere e confutabili, avere un messaggio
diretto e non subliminale, ricorrere a storie e testimonial
Anche le imprese, come già detto, svolgono attività di comunicazione sociale con iniziative
rivolte ai cittadini ai propri dipendenti, per la promozione di cause sociali e per lo sviluppo
di progetti sui territori di riferimento.
Un processo, dunque, di cause related marketing che punta alla partecipazione solidale e
mette spesso in relazione soggetti del terzo settore con imprese del mondo profit
Un primo esempio significativo di questo approccio risale al 1983 con l’operazione
American Express – Statua della Libertà a cui ne sono seguiti molti altri (Dash Ospedale
Amico, Dove per disaglio mentale....)
Un apporto decisivo e molto noto, nel settore della promozione e diffusione di messaggi
sociali è quello di Pubblicità Progresso, promosso negli anni 70 da associazioni di
pubblicitari per scopi educativi e di sensibilizzazione
La pubblicità sociale riflette i comportamenti e gli aspetti sociologici dei Paesi a cui si
devono riferire i messaggi
Esempio le campagne sui diritti delle persone disabili così differenti fra paesi anglosassoni
e quelli di cultura e tradizione cattolica.
Vista la pluralità delle piattaforme spesso a disposizione occorre elaborare sulla base
della strategia di comunicazione un piano multicanale cioè un piano diversificato per ogni
singola piattaforma dal quale devono emergere
Tone of Voice - sui canali social e web occorre rispecchiare l’identità dell’Organizzazione
o dell’Ente e normalmente seguiren il principio della: “forza gentile”.
Un tono caldo, empatico favorise l’interazione dell’utente.
Formati - a ogni canale deve corrispondere una sua specificità, i contenuti non possono
essere tutti uguali ma si devono adattare con diversi format visuali. Si possono testere
nuovi format su canali consolidati e non.
Social listening - monitoraggio web e social delle conversazioni online per affinare la
strategia e cogliere le opportunità della rete.
Paura, disgusto, senso di colpa sono elementi classici della comunicazione persuasiva
propria della comunicazione sociale.
Elementi che attirano l’attenzione del pubblico, spesso in maniera meno efficace per una
serie di situazioni acuite nel periodo pandemico e che funzionano meno nei momenti di
difficoltà sociale.
Si innescano resistenze e rifiuto, soprattutto se si ritiene di stare vivendo un momento di
difficoltà
Inoltre si può generare un sentimento di impotenza.
Non poter far qualcosa disturba creando uno stato di dissonanza cognitiva che allontana e
non avvicina, porta frustrazione e non voglia di agire.
I linguaggi
Tono e linguaggio sono elementi centrali nei processi comunicativi. Nella comunicazione
sociale, per la specificità degli argomenti e dei contenuti trattati, ci possono essere diverse
modalità con cui i temi sono rappresentati e narrati. Modalità che variano a seconda
dell’argomento, della cultura prevalente, degli stili che sono utilizzati per acquisire efficacia
e penetrazione del messaggio.
Gli stili comunicativi più utilizzati nella comunicazione sociale sono:
Drammatico:
Un linguaggio commovente, patetico, drammatico, è ancora il più utilizzato nelle
campagne di comunicazione sociale in Italia.
Le tecniche adottate dal punto di vista visual sono la presentazione di drammi sociali,
persone in difficoltà, minori in condizioni disperate.
Le parole commuovono, cercano di toccare le corde de pietismo per muovere la
coscienza.
Il link empatico e la commozione hanno spesso come obiettivo la donazione di fondi.
Molto usato nella crisi umanitarie.
Accusatorio:
Molto usato negli anni 70 e 80 è centrato sulla denuncia e l’attacco verso chi si
disinteressa o è responsabile del problema o della situazione negativa. Chiede
partecipazione e mobilitazione
Tipico della campagne in difesa o di sensibilizzazione sui temi ambientali e per la difesa
dei diritti umani. Caratterizzato da toni irruenti per suscitare senso di colpa.
Testi e immagini tendono a a mettere sotto accusa chi non ha preso decisioni corrette o
non ha fatto nulla per risolvere il problema.
Il linguaggio vuole puntare il dito sul problema per stimolare i decisori, le organizzazioni
politiche a cambiare le regole, a prendere posizione.
Scioccante:
Sicuramente lo stile più diverso dalla comunicazione di prodotto
Poco usato in Italia molto nei Paesi anglosassoni.
Il tema è rappresentato con un aspetto drammatico per mettere in evidenza le
conseguenze negative di un determinato comportamento.
Tecnica utile per ottenere attenzione e stimolare il cambiamento.
Attenzione al “fear appeal”, va bene scioccare ma non impaurire.
Parole dirette, crude per enfatizzare gli aspetti drammatici.
Obiettivo provocare senso di orrore per stimolare cambiamento di opinioni e
comportamenti.
Utile anche per colpire anche un target secondario per la forza del
messaggio che implica un passaggio dei contenuti alle persone vicine al target
Ironico:
Linguaggio sempre più usato in Italia, per evidenziare problemi con un tono divertente ma
ficcante. Occorre bilanciare correttamente i contenuti per non sottovalutare il tema e la
sua importanza.
Si punta sulla riflessione e sullo stimolo all’azione usando la leva del “riso amaro”.
Utilizzato per far prendere coscienza del problema oppure per stimolare un vero e proprio
cambiamento di stili di vita o per ottenere la partecipazione attiva
Attenzione a non sfociare nell’eccesso per non perdere efficacia
Didattico:
Rappresentazione pedagogica per insegnare al target specifici comportamenti.
Molto utilizzato soprattutto nelle campagne pubbliche per promuovere, ad esempio, la
sicurezza stradale, combattere le dipendenze, insegnare buone pratiche.
Fa leva sulla responsabilità individuale con appello al rispetto delle regole.
Obiettivo è stimolare, grazie alla chiarezza dell’informazione presentata, la riflessione e il
cambiamento suggerendo corretti comportamenti (vaccino).
Nuove tecniche
Sollecitare emozioni positive, riscuote sempre più spesso un ottimo impatto.
Utilizzare sentimenti di gratitudine da parte dei beneficiari, essere ringraziati e ricevere
manifestazioni di gratitudine è una modalità che sta facendo breccia
Il sentimento è rassicurante: l’azione è andata a buon fine ed è stata apprezzata quindi si
può chiedere di replicarla.
Si ribaltano i livelli: il bambino in difficoltà ora sorride felice, il malato è guarito o comunque
la sua condizione è migliorata
Viene riconosciuto come utile l’impegno di chi ha partecipato, donato o si è impegnato
Si esprime gratitudine e il target è fortificato nelle sue qualità morali, tanto da diventare
esempio per ulteriori azioni
Coinvolgimento affettivo e attivazione di legame fiduciario.
Necessari un linguaggio e un visual che traducano un messaggio di verità e
un’espressione di positività priva di manipolazione.
Strumenti
L’utilizzo dei video consente di avere una maggiore potenza emotiva rispetto al cartaceo.
Ampia possibilità di:
- utilizzare lo storytelling
- far passare pochi messaggi in maniera incisiva e veloce
- mostrare i reali effetti dell’azione
- dare un volto e un nome a chi ha bisogno
- stimolare empatia
- usare testimonial
Storytelling
Una storia “non raccontata” o non correttamente rappresentata e comunicata non è una
“storia”.
In ambito sociale occorre essere in grado di rappresentare i contenuti attraverso una
corretta narrazione e un efficace storytelling
Le origini dello storytelling si perdono nella notte dei tempi Oracoli, cantori e menestrelli
hanno narrato contenuti, in una forma più comprensibile, accattivante e coinvolgente per
catturare l’attenzione del popolo.
Oggi il web ne ha fatto comprendere il potere comunicativo e persuasivo
La pubblicità sociale
Elemento caratteristico e distintivo della pubblicità applicata ai temi sociali, sia sui media e
con gli strumenti tradizionali sia in ambito social e digitale, è l’assenza di un prodotto da
vendere ma, al contrario, l’esigenza e l’obiettivo di generare nuove consapevolezze,
comportamenti e di incidere sui valori etici.
Per questo le informazioni e i messaggi utilizzati non possono essere subliminali ma al
contrario, devono essere veri e confutabili, diretti. Lo storytelling deve essere capace di
andare a determinare una reazione positiva e fattiva.
Un soggetto fondamentale nello sviluppo della pubblicità sociale in Italia è stato Pubblicità
Progresso, consorzio nato e promosso negli anni 70 da associazioni di pubblicitari per
dare vita, ogni anno, a campagne sociali con scopi educativi e di sensibilizzazione.
Nel corso degli anni Pubblicità Progresso ha seguito e inciso direttamente sulla
costruzione di un immaginifico collettivo su tematiche fondamentali nel contesto nazionale
come la prevenzione e la lotta contro alcune malattie e sindromi, la disabilità, gli abusi, i
diritti delle persone.
Seguire l’evoluzione di queste campagne e comprendere come i messaggi, i visual e i
contenuti si siano modificati con il passare degli anni ma soprattutto con l’evolversi delle
sensibilità e delle conoscenze riguardo queste tematiche è uno specchio fedele di quanto
proprio la pubblicità, declinata sia a livello visual sia con spot televisivi, abbia un enorme
valenza e capacità educativa e persuasiva nella costruzione di una posizione diffusa.
La shock adv
La tecnica del fear appeal, è spesso utilizzata soprattutto nei paesi anglosassoni per
incoraggiare un cambiamento nei comportamenti o per correggere atteggiamenti ritenuti
sbagliati o pericolosi. Queste pubblicità utilizzano immagini scioccanti per mettere in luce
aspetti negativi che possono derivare dalla mancata accettazione delle sollecitazioni
proposte
Media relation o ufficio stampa
L’attività di relazione con i media nel settore della comunicazione sociale attiene ai
rapporti continuativi e organizzati che le associazioni non profit, gli Enti di Terzo Settore e
le strutture come le ONG e la stessa PA intrattengono con il mondo dell’informazione.
Elemento fondamentale dell’attività è la RELAZIONE vale a dire un processo di
frequentazione non episodica e di scambio di informazioni che possa essere avviato,
coltivato e alimentato in modo da diventare più efficace di una mera azione di contatto e
scambio di informazioni.
Non si tratta quindi di un “ufficio” ma di un sistema di relazioni fiduciarie che si
costruiscono nel tempo e che sono messe a sistema nel corso di molti anni di lavoro.
Definiremo quindi l’Ufficio Stampa come il soggetto che organizza, promuove ed eroga
l’attività di media relation all’interno dell’Ente o dell’associazione.
Un’attività, dunque, che rappresenta un processo quotidiano di informazione,
comunicazione, confronto e verifica.
Gli obiettivi sono: la diffusione delle notizie, il loro sviluppo e approfondimento e quindi
l’analisi delle ricadute in termini di visibilità, identità e passaggio dei messaggi rispetto alla
pubblica opinione.
Sono diversi gli strumenti dell’attività di media relation che sono quotidianamente gestiti e
prodotti.
La mailing list è il vero patrimonio di chi si occupa di relazioni con i media.
E’ un file o un database che si deve aggiornare giorno dopo giorno e che contiene i
contatti e i riferimenti dei giornalisti divisi per tipologia e testate.
Le definizioni
L’attività di raccolta fondi è una delle azioni essenziali per garantire l’operatività e il
sostengo alla progettualità delle associazioni non profit e in generale di tutti i soggetti che
operano nell’ambito del sociale organizzato.
Si tratta di una attività svolta con tecniche di marketing nella quale il ruolo della
comunicazione è decisivo per la riuscita delle campagne di raccolta perché queste si
basano su elementi che sono l’oggetto dell’attività di comunicazione istituzionale, di brand,
di prodotto e interna.
Le organizzazioni non profit non hanno scopo di lucro ma reinvestono integralmente i
proventi delle loro attività nei servizi e nei progetti svolti che, grazie alle donazioni e ai
finanziamenti pubblici, diventano sostenibili.
Questo rende il settore “terzo”, nel senso di indipendente e libero da forme di
finanziamento diverse che ne potrebbero condizionare l’operato.
Il foundraising
I tre principi cardine sono:
- verità
- trasparenza
- correttezza
Con l’approvazione della legge quadro sul non profit (n. 266/1991) questi principi sono
stati esplicitati e ciò facilità la posizione del fundraiser nel duplice rapporto di tutela delle
istanze dell'organizzazione e dei donatori. Sono previsti provvedimenti a sostegno di una
maggiore deducibilità delle donazioni.
Un passo fondamentale che permette di valutare chi si occupa di raccolta fondi per i
risultati economici e delle prestazioni ma soprattutto per la dimensione relazionale e della
costruzione di rapporti fiduciari che l'organizzazione riesce a mantenere con la propria
comunità
Una gestione coordinata e razionale dell'attività di raccolta fondi parte da una risposta alle
esigenze e agli obiettivi previsti nel piano della comunicazione. Le principali attività di
fundraising prevedono strumenti consolidati come:
- 5 x 1000, introdotto nel 2006, consente di destinare il cinque per mille delle proprie
imposte effettive (IRPEF)
- donazioni dirette da azioni di marketing
- cause related marketing
- merchandising
- SMS solidali
- eventi e aste di beneficenza
- lotterie
Le attività si pianificano con cadenza annuale o biennale.
Occorre stabilire un preciso calendario di iniziative da riprogrammare al termine di ogni
semestre.
Il processo attuativo
Il gruppo di lavoro
La costituzione del gruppo di lavoro è l'elemento di avvio del processo. L'attività di
fundraising è infatti un gioco di squadra e coinvolge tutta l'organizzazione.
Scopo del gruppo di lavoro è condividere la mission, identificarsi nei valori e quindi creare
contatti e relazioni umane e professionali determinare rapporti con il mondo delle imprese
e con i potenziali grandi donatori.
Va da subito identificata la figura di un responsabile che coordini e detti i tempi.
Devono essere pianificate le modalità di lavoro, la periodicità degli incontri, vanno definiti i
ruoli e le responsabilità.
La fase di analisi
L’analisi interna ed esterna parte dal recepimento e la condivisione delle vision e della
mission dell'organizzazione, evidenziati anche nella strategia comunicativa.
Il percorso è quindi simile a quello per la costruzione del piano strategico della
comunicazione.
Solamente tramite una condivisione dei valori fondanti attraverso cui si persegue un bene
comune si potranno intercettare i potenziali donatori che decideranno di sostenere i valori
e partecipare al percorso per il raggiungimento degli obiettivi.
Budget e risorse
Il budget è una previsione razionale di uscite (costi) ed entrate (donazioni) oltre che uno
strumento di controllo finanziario trasparente e fruibile.
Consiste nell’assegnare un costo ai programmi e servizi essenziali descritti nel documento
buona causa.
Rappresenta uno strumento di controllo finanziario, e un indicatore per riflettere
sull’efficacia delle strategie, dei piani e degli obiettivi strategici.
La quantità di risorse utilizzate per organizzare, promuovere, comunicare e sostenere la
campagna di raccolta fondi è direttamente proporzionale alla velocità e alla qualità dei
risultati attesi (sempre che si lavori bene...)
Progetto operativo
Il piano d’azione permette di pianificare le attività e far emergere il risultato atteso cioè la
buona causa che spinge il sostenitore a favorire un determinato progetto o un altro.
E’ opportuno rivolgere le attività di raccolta fondi non solo a un generico sostegno
dell'associazione in quanto tale ma a progetti specifici rispetto ai quali il donatore si possa
riconoscere e per i quali possa valutare i risultati ottenuti.
Gli obiettivi si dividono in strategici quindi riferiti alla mission e operativi cioè rivolti alle
azioni necessarie all'ottenimento degli obiettivi strategici.
Normalmente è maggiore la disponibilità a piccole donazioni.
E’ utile scomporre un grosso progetto in lotti e definire delle fasi di progress che possono
essere finanziate singolarmente con importi più ridotti e danno un’idea più precisa al
donatore dei risultati generati.
Il piano operativo parte dal budget, analizza i target e li segmenta, determina le iniziative,
valuta e descrive le azioni di comunicazione a supporto, specifica le tempistiche ed
evidenzia i criteri per la valutazione delle campagne.
Il progetto di raccolta fondi deve suscitare la felicità nel donatore e l’appagamento per la
valorizzazione del suo gesto.
Data base
Un solido database consente di catalogare, ordinare e razionalizzare i contatti e le
informazioni ad essi connesse essenziali per svolgere l'attività di raccolta fondi.
Per prima cosa occorre eseguire una mappatura delle relazioni a disposizione
dell'organizzazione. Si raccolgono tutti i contatti utili nel direttivo, fra i soci e i volontari per
dare una prima release del database. I dati sono inseriti in un foglio elettronico o meglio in
un semplice programma di CRM (Customer relationship management) dove sono elencati
in anagrafica i dati principali, le informazioni comportamentali di ogni donatore inserite in
una scheda per strutturare in maniera più efficace le attività di comunicazione.
Le forme di finanziamento
La Raccolta annuale si esplicita tramite la richiesta della quota associativa o come
donazione ordinaria. Costituisce la base di donatori fidelizzati in grado di garantire un
reddito stabile all’associazione per finanziare l’attività ordinaria.
La quota associativa riguarda il rinnovo e quindi si ottiene sollecitando il senso
appartenenza. Determinante la fidelizzazione e la capacità di rendere partecipe il donatore
alla vita associativa e agli obiettivi dell’associazione.
La donazione ordinaria, da non trascurare, è stabile e preziosa e richiede un costante
coinvolgimento del soggetto in più momenti dell’anno con il tentativo di aumentare la
quota versata.
Il 5x1000 è uno strumento efficace promosso nel 2006 con un meccanismo innovativo di
fidelizzazione perché offre una nuova occasione per dare continuità al sostegno e di
contatto con nuovi donatori.
Non impone la scelta dei contribuenti rispetto alla destinazione di una percentuale
dell’IRPEF (comunque dovuta) e favorisce l’accountability, cioè la rendicontazione da
parte dell’associazione dei risultati ottenuti che portano l’anno successivo il donatore a
ripetere la sua scelta.
Il successo è legato al grado di fiducia che i cittadini ripongono verso il terzo settore. Il
successo di una campagna dipende dalla capacità di sollecitare la maggiore quantità
possibile di contribuenti, visto che l’entità della donazione non è trattabile.
I lasciti testamentari sono ‘donazioni pianificate’, decise in vita, e con effetto solo dopo la
dipartita di una persona.
Si tratta di un impegno con una dichiarazione scritta della volontà del donatore di disporre,
a favore delle associazioni, beni e proprietà del proprio patrimonio.
Il testamento, può essere olografo, cioè scritto di proprio pugno oppure redatto da un
notaio.
Solo da un decennio le non profit italiane hanno avviato campagne di promozione della
donazione pianificata. Oggi più del 50 % delle associazioni del terzo settore si propone
come possibile destinatario di lasciti testamentari.
E’ un forma destinata a diventare uno dei mercati più rilevanti del fund raising.
Le imprese e le loro iniziative sociali rappresentano dei mercati di fund raising in maggior
sviluppo. Grandi aziende e PMI possono essere soggetti con cui stringere accordi e
partnership finalizzati al finanziamento di progetti e programmi di attività sociale.
La responsabilità sociale di impresa tende a soddisfare
le attese sociali e ambientali dei propri stakeholder interni ed
esterni superando gli obblighi giuridici e il normale svolgimento delle attività aziendali.
La diversità che i consumatori riconoscono alle imprese sostenibili diventa un beneficio in
termini di brand e reputazione e accresce la propria legittimazione nel contesto in cui
opera.
Si esprino sotto forma di erogazioni in denaro, in natura, con payroll (trattenuta volontaria
su stipendio) e CRM.
La comunicazione
Il messaggio deve essere semplice, diretto, conciso e allo stesso tempo esaustivo.
Occorre prospettare al donatore l’‘interesse alla donazione e dare motivazioni razionali
che che sostengono la sua azione.
Non si deve lavorare solo sul piano emotivo per evitare la donazione spot, poco
consapevole, meglio costruire invece un ricorrenza della donazione.
Umanizzare la causa, mettere le persone al centro e in prima fila.
C’è un’emergenza sociale ma la si descrive attraverso le persone.
Spiegare il generale a partire dal particolare, questo da modo di immedesimare e
identificare il donatore.
Ribaltare gli stereotipi per raggiungere e riuscire a coinvolgere in maniera diversa i
donatori.
Inserire nella comunicazione obiettivi e traguardi temporali rende più semplice la racconta
fondi
Spiegare come saranno utilizzati i fondi, in che tempi, con che modalità e per fare che
cosa.
Prevedere obiettivi per donazioni di piccola entità e dare la giusta enfasi a questa forma di
partecipazione.
Raccontare storie e risultati attraverso le testimonianze di chi ha beneficiato dei
finanziamenti. Il donatore vuole sapere “come va a finire”.
Attenzione sempre al taglio e al fear appeal da non abusare. Il problema deve emergere
ma occorre dare una soluzione
e indicare le modalità con cui in concreto si può contribuire: donando tempo, soldi,
impegno.
Gli strumenti
Gli strumenti utilizzati per raccontare e promuovere la raccolta fondi sono i medesimi
previsti dal piano strategico del quale questa attività fa parte.
È essenziale durante la campagne verificare gli esiti e risultati a seconda dello strumento
per investire di più su quelli che danno risultati soddisfacenti e abbandonare quelli che si
dimostrano improduttivi.
Si dividono in strumenti diretti per la raccolta fondi che danno un ottimo ROI, strumenti
indiretti che contribuiscono nella parte di consolidamento della brand identity e strumenti
ibridi adottati in condizioni specifiche.
Direct email - Correlato all’utilizzo dei social media ha le medisime caratteristiche del
direct mailing ma minor efficacia. Parte da un mailng list costruita per contatti, relazioni,
newsletter, ricompensa. Si opera per identificazione, differenziazione, interazione.
Strumento veloce.
Social media – Genera community, diffonde valori, crea engagement. Possono generare
catene virtuose di donatori che si identificano come promotori della causa. Ottime le
campagne di marketing virale.
Si lavora sugli elementi emotivi o razionali del messaggio e del contenuto per spingere la
diffusione e l’azione in favore della donazione.
Occorre lavorare sulla identificazione dei possibili destinatari, avere una creatività in che
segua il profilo dei possibili diffusori e/o donatori e inneschi la capacità di convincerli a
promuovere la causa e la donazione al loro universo di contatti.
Facebook consente la donazione diretta ad associazioni che hanno un profilo proposte
direttamente dagli utenti
Crowdfunding – dall’inglese ‘finanziamento dalla folla, dal basso’, nato alla fine degli anni
90 per raccogliere fondi su determinati progetti, cresciuta con avvento social media e
nascita prime piattaforme. Si riceve ricompensa, se non si arriva alla cifra si ritornano le
donazioni.
Bene per: facilità di contatto tra chi dona e chi chiede donazioni, possibilità di seguire in
tempo reale l’andamento delle donazioni
Per il Terzo settore è un buon strumento a patto che:
Si abbia buona notorietà e reputazione e sia integrato in strategie di lungo periodo.
L’associazione abbia una buona rete sociale.
La chiave vincente la ‘viralità’, il progetto finalizzato, con obiettivi specifici e ragionevoli
cosi come la richiesta denaro Serve trasmettere passione ed entusiasmo e comunicare il
progetto con precisione
La fidelizzazione
Strategia per mantenere e incrementare il numero di donatori e la entità delle donazioni.
Punta a rafforzare i legami con chi ha scelto di aderire ai principi e ai valori
dell’organizzazione.
Il costo di gestione di un donatore è da 3 a 30 volte inferiore a quello di acquisizione.
Si lavora su tre step:
- Comunicare esiti progetti e risultati ottenuti grazie alla donazione di quel donatore.
Informare crea vincoli
- Coinvolgere indipendentemente dalla richiesta di donazione con azioni informative e di
partecipazione. Rendere protagonisti - Ringraziare in maniera informale. A ogni donazione
deve fare seguito una manifestazione di riconoscenza.
In sintesi i 15 punti
1. Il fundraising è una questione di relazione non di denaro
2. Le persone donano alle persone
3. Comunica il bisogno e proponi una risposta
4. Il donatore deve sentirsi protagonista e parte del progetto
5. Occorre conoscere i donatori e profilarli
6. Le persone anziane donano di più
7. Tutti gli strumenti e i canali sono buoni per raggiungere scopo
8. I donatori potenziali sono i tuoi donatori esistenti
9. I processi di donazioni devono essere semplici e intuitivi
10. Chiedere è lecito se si vuole ottenere
11. Usare sempre un tone of voice adeguato e cortese
12. Replicare le strategie del marketing commerciale
13. Dire sempre la verità
14. Utilizzare professionalità e impegno
15. Mandare sempre messaggi di ringraziamento e rendicontare gli esiti
- livello INTERMEDIO
Salendo di livello non siamo al “dovuto” verso il cittadino ma ad un qualcosa di più, ad un
livello superiore appunto, che richiede uno sforzo ulteriore:
Spiegazione dei processi: per esempio: dare la notizia della scuola in DAD spiegando il
processo per cui si arriva alla riforma del sistema scolastico
Accompagnamento sociale: riguarda tutta la società nel suo complesso, deve portare
ad applicazioni comunicative che riducano disuguaglianze, mancanza di coesione, di
integrazione
Fronteggiamento dell’analfabetismo funzionale: la parola deve essere capita da tutti
perché serve a tutti.
Agevolazione dei processi di coesione: la coesione sociale è condizione necessaria
per lo sviluppo di un paese, dovrebbe essere tra gli obiettivi prioritari della comunicazione
istituzionale
- livello ALTO
L’ optimum nel campo della comunicazione istituzionale, da perseguire agevolando:
Accesso riorganizzativo open data e nuova complessità della trasformazione
digitale: il patrimonio informativo del sistema pubblico viene sfruttato solo al 4% mentre
l’AI apre le porte ad ambiti comunicativi di servizio pubblico inesplorati.
Relazioni inter-istituzionali: si tratta di far parlare le amministrazioni tra loro, sia a livello
orizzontale che verticale, per evitare conflitti, spiegarsi
Relazioni con la comunicazione di impresa e la comunicazione sociale per un
adeguato fronteggiamento sia delle maggiori crisi sia delle opportunità di valorizzazione
sviluppo (come sono l’attrattività dei territori, le strategie competitive, i grandi eventi di
interesse collettivo).
Contrasto fake-news: il problema delle notizie false che riguardano l’interesse nazionale
deve entrare in un trattamento pubblico più ampio. L’infodemia (manipolazione e
falsificazione all’interno di processi epidemici) ci ha svelato che la salute, l’ambiente ed i
dati scientifici sono interesse nazionale che va comunicato in modo corretto.
La Comunicazione pubblica
informa i pubblici di riferimento in ottica di trasparenza e partecipazione
gestisce la relazione tra le amministrazioni e tra amministrazioni e
cittadini/imprese/sociale
sensibilizza ed educa su temi sociali, culturali, sanitari, ambientali, ecc.....
lavora sulla reputazione della PA e dei suoi amministratori;
svolge ruolo centrale nel cambio di paradigma
A partire dagli anni 90’ si avvertì il bisogno di stimolare nella PA italiana una nuova cultura
della
comunicazione intesa come vero e proprio servizio di pubblica utilità, prevedendo una struttura che fosse
esclusivamente dedicata alla relazione con il cittadino e all’ascolto del suo punto di vista, finalizzandolo
al miglioramento dei servizi erogati e attività istituzionali
Obbligatorio dal 1993 come servizio di pubblicità
I suoi scopi:
• relazione con il cittadino, agevolando il rapporto tra istituzioni e utenti (cittadini, imprese,
associazioni, etc.)
diritto all’informazione puntuale, alla trasparenza amministrativa e all’accesso ai servizi
pubblici pubblici;
semplificazione del linguaggio
iniziative di pubblica utilità per ampliare la conoscenza rispetto a norme,
diritti e servizi
• ascolto dell’utenza e non solo come accoglienza del reclamo ma monitoraggio dei
bisogni, del livello di insoddisfazione e/o soddisfazione
• migliorare la modalità di erogazione e di accesso ai servizi pubblici
1. Ruolo informativo, di trasferimento delle informazioni richieste, ma anche consulenziale su iniziative e info
non esplicitamente richieste dall’utenza;
2. Ruolo persuasivo, in quanto promuove l’offerta dei servizi pubblici e orienta i cittadini;
3. Ruolo conoscitivo, al fine di apprendere nuovi bisogni e tendenze, spesso latenti, durante la
Grandi (2007) distingue 3 tipi di ufficio a seconda dei modelli organizzativi e delle attività svolte
La prima tipologia è lo sportello informativo, quello che fa riferimento alle due funzioni storiche delle relazioni
pubbliche intese dal Legislatore: quella della tutela dei diritti e dell’informazione, considerata
come opportunità e accesso alla PA. Si tratta di attività minime che può sviluppare l’URP e negli
anni gli uffici hanno intrapreso in 2 direzioni di sviluppo nella messa a regime dei loro servizi: una direzione
“orizzontale”, orientata a coprire l’ampio ventaglio delle opportunità informative di primo
livello offerte dalle istituzioni, e una “verticale”, sviluppata per approfondire e personalizzare
temi e contenuti per specifiche fasce di utenza target.
La seconda tipologia è definita “sportello polifunzionale” che nasce da un modello di servizio già
prefigurato agli inizi degli anni 90’. In questo modello il core business è rappresentato dalla
semplificazione amministrativa, dallo snellimento dei tempi e dei passaggi e anche dalla riduzione degli oneri. Uno
sportello che dunque consente la creazione di un unico front-end allargato dove i cittadini possono svolgere
pratiche semplici e dove la relazione con l’utenza viene posta al centro. La terza tipologia è denominata
“struttura con funzione di line e staff”. Si tratta di una struttura evoluta che ha come pubblici
di riferimento non solo i cittadini ma anche i colleghi dell’ente. Si dota di tecniche e strumenti di
Si può immaginare idealmente la struttura di comunicazione come una realtà reticolare complessa, costituita da un
nodo centrale, il back-office, verso cui e da cui le informazioni vengono filtrate, elaborate e rese disponibili per
la loro circolazione (all’esterno, tramite il front-office tradizionale e digitale e, all’interno, tramite la
cosiddetta “rete dei referenti”). Si tratta di un vero e proprio luogo di produzione di senso in cui troviamo
una redazione che gestisce una banca dati contenente informazioni su servizi, procedimenti, atti, attività
dell’ente. Il back-office deve essere in relazione costante con la rete dei referenti e con il front-office. I referenti
sono figure che operano all’interno di ciascun settore/servizio dell’ente e che hanno il compito
di mantenere i contatti con il back-office dell’URP, al fine di tenere costantemente aggiornate
tutte le informazioni sui servizi/attività che sono attualmente consultabili online da chiunque. Nel front-office il
personale addetto alle relazioni col pubblico dovrà saper dialogare con gli interlocutori esterni in maniera efficace,
disponendo delle info aggiornate grazie al rapporto costante che instaura con il back-office.
La “buona amministrazione” tende perciò a restare fuori dalle coperture mediali degli organi di
informazione, oppure ad occupare spazi molto limitati nella selezione dei fatti da trasformare in notizia. Fattore che
dipende in larga parte dalle logiche dei media, influenzate dagli assetti proprietari e dalla linea editoriale decisa delle
direzioni delle testate informative; ma questa tendenza si è affermata anche per una generale incapacità degli Uffici
stampa pubblici di saper comunicare “positive news”, cioè contenuti in grado di integrare principi di
newsmaking, ampliando la copertura mediatica anche a ciò che funziona meglio nella PA. Il processo di media
coverage (copertura mediatica) e della “mediatizzazione del settore pubblico” si lega inoltre alla
concezione che i media hanno di essere controllori della correttezza e del buon andamento dell’azione
amministrativa; una funzione di wacthdog (cane da guardia) della democrazia e del settore pubblico che ha
spinto le amministrazioni a dotarsi di professionalità e strutture adeguate alla gestione delle complesse relazioni con le
redazioni giornalistiche, oltre che a far emergere scandali ed episodi di corruzione.
Ufficio Stampa
Non è obbligatorio (come invece l’URP) ma è la struttura più diffusa.
La Legge 150/2000 identifica nell’Ufficio Stampa l’organo più importante per curare
l’informazione della PA.
L’Ufficio Stampa della PA si basa su 2 principi fondamentali:
• Il diritto di informazione dei cittadini
• Il diritto/dovere delle amministrazioni pubbliche di informare
Portavoce
Rispetto all’importanza strategica che sappiamo riconosciuta in ambito aziendale, spesso
l’ufficio stampa appare depotenziato.
Questo accade quando l’interesse politico (propagandistico) sorpassa la volontà dell’ente
di stabilire un rapporto di relazione e comunicazione autentico con i propri stakeholder ma
anche quando si preferisce affidare le questioni legate all’impatto mediatico alla figura del
Portavoce (Lovari, Ducci, 2022).
Il Portavoce è una figura professionale di carattere governativo/politico a cui è affidata la
relazione con i media, la relazione con gli stakeholder, e può svolgere anche ruolo di
supporto nella comunicazione interna.
Oltre a capacità di scrittura efficace, public speaking e di relazioni con diversi pubblici,
governa la gestione dei media digitali e social media.
La figura del Portavoce conferma la propria rilevanza, soprattutto nell’ultimo decennio, per
i seguenti motivi: (Lovari, Ducci, 2022)
• rilevanza del leader politico – al centro dell’attenzione anche quando l’informazione è
relativa all’istituzione che presiede;
• clima di campagna elettorale permanente come prassi del settore pubblico;
• la necessità di gestire in modo strategico la comunicazione politica, online e offline
attingendo elementi della cultura pop – la politica diventa spettacolo e quindi più familiare,
più vicina al pubblico;
• La spettacolarizzazione del dibattito pubblico all’interno di un sistema mediale ibrido e
interconnesso.
Sito Web
Il sito web è l’unica interfaccia digitale obbligatoria per legge ai sensi degli articoli 53 e
54 del [Link] 82/2005. Da sito-vetrina a sito-portale, oggi si tratta dell’interfaccia
comunicativa principale per la PA:
• repository delle informazioni relative alle amministrazioni e alle modalità di accesso ai
servizi
• canale di comunicazione dell’identità della PA rispetto ai temi della trasparenza e
dell’accessibilità
• canale certificato d’accesso ai canali social , se attivi. Social media bar con i link a blog
istituzionali e ai social media così come ai programmi di messaggistica come WhatsApp e
Chatbot
Social media
La svolta social della PA italiana è stata influenzata in particolare da :
• consumi mediatici dei cittadini sempre più incentrati su internet e social media;
• dalla spending review che ha ridotto gli investimenti e quindi le possibilità di investire in
campagne di comunicazione tradizionali, sui mass media;
• la pandemia e conseguente lockdown che ha costretto le amministrazioni ha trovare
soluzioni per una comunicazione più diretta ed efficace con i cittadini anche in assenza di
organico per aggiornare il sito web istituzionale o altri mezzi più tradizionali;
• la volontà dei politici di imitare soluzioni istituzionali più innovative e all’avanguardia.
LEZIONE 5/5